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Document 52014IE3060

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «La società civile in Russia» (parere d’iniziativa)

GU C 230 del 14.7.2015, pp. 52–58 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

14.7.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 230/52


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «La società civile in Russia»

(parere d’iniziativa)

(2015/C 230/08)

Relatrice:

Mall HELLAM

Il Comitato economico e sociale europeo, nella sessione plenaria del 22 gennaio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 29, paragrafo 2, del proprio regolamento interno, di elaborare un parere d’iniziativa sul tema:

«La società civile in Russia»

(parere d’iniziativa).

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 novembre 2014.

Alla sua 503a sessione plenaria, dei giorni 10 e 11 dicembre 2014 (seduta del 10 dicembre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 118 voti favorevoli, 6 voti contrari e 5 astensioni.

1.   Raccomandazioni generali

1.1.

È più che mai importante costruire la fiducia reciproca, garantire la libera interazione tra la Russia e la società civile dell’UE, e fornire il maggior sostegno possibile alle organizzazioni indipendenti della società civile russa.

1.2.

Bisognerebbe promuovere più attivamente il quadro strategico dell’UE sui diritti umani e la democrazia, e accrescere il ruolo politico del Rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani. I temi riguardanti la società civile e i diritti umani dovrebbero far parte di ogni dialogo bilaterale e multilaterale con la Russia. Il dialogo sui diritti umani dovrebbe proseguire e i soggetti della società civile con specifiche competenze dovrebbero esservi coinvolti ove possibile. L’alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza dovrebbe incontrare la società civile e le relative organizzazioni ogni qual volta si rechi in visita in Russia.

1.3.

L’UE dovrebbe coordinarsi ed esprimersi con una sola voce in merito alle sfide politiche e alla repressione nei confronti delle organizzazioni non governative e dei mezzi d’informazione in Russia. Il CESE invita l’UE a seguire da vicino e a commentare regolarmente vari aspetti della situazione della società civile in Russia.

1.4.

Non va tuttavia sottovalutato l’approccio bilaterale come strumento per progredire nel dialogo con la Russia. L’UE dovrebbe mantenere una posizione chiara sulle sanzioni e sulla responsabilità per la repressione della società civile. Sarà tuttavia necessaria molta flessibilità per superare l’attuale stallo delle relazioni tra UE-Russia. Il modo giusto per rilanciarle potrebbe essere un approccio bilaterale.

1.5.

Un ulteriore investimento strategico potrebbe consistere nel considerare la cooperazione tra la società civile russa e quella dell’UE come un eventuale componente del futuro accordo di partenariato e di cooperazione (1) e nel prevedere una linea di finanziamento a parte per la piattaforma indipendente di dialogo della società civile UE-Russia. Malgrado le circostanze politiche straordinarie, l’UE dovrebbe continuare a esercitare sforzi basati sulla forza di persuasione (soft power) (2) e sull’avvedutezza per normalizzare la situazione e prevenire la deriva (auto)isolazionista della Russia. A questo riguardo, si potrebbero esaminare le raccomandazioni formulate dal CESE nei precedenti pareri sulla dimensione settentrionale (3) (compresa la politica per la regione artica (4)), la strategia per il Mar Baltico (5), la sinergia del Mar Nero (6), il partenariato orientale (7) e la strategia per la regione del Danubio.

1.6.

L’UE dovrebbe tenere un rendiconto preciso dei processi democratici e delle sfide per i partecipanti al dialogo. Occorre adesso riconoscere il rapido deterioramento della situazione relativa ai diritti e alle libertà, avvenuto in Russia negli ultimi due anni, e porvi rimedio. Le istituzioni e gli Stati membri dell’UE, soprattutto quelli che non sono stati coinvolti, dovrebbero finanziare e sostenere programmi di scambio e di cooperazione con la società civile russa, appoggiare le ONG russe di orientamento democratico e impegnate in specifici temi, come pure gli attivisti dei diritti umani, gli ambientalisti, le associazioni dei consumatori, parti sociali di vario tipo, altre organizzazioni indipendenti di categoria e altre ancora. Occorrerebbe inoltre avviare opportune azioni per facilitare e liberalizzare, a determinate condizioni, la concessione di visti.

1.7.

La diversità è il fondamento di una società civile europea sana: l’UE dovrebbe intrattenere rapporti con un ampio ventaglio di soggetti della società civile impegnati in specifici temi o attivi a livello regionale, e questo nonostante, e anzi a maggior ragione, in una situazione di crescente monopolizzazione e isolamento della Russia a seguito del ripiegamento su modi di comportamento autoritari. Il CESE chiede che i contatti interpersonali vengano intensificati, allo scopo soprattutto di potenziare gli scambi su vasta scala nel settore dell’istruzione e del dialogo interculturale, quale mezzo per migliorare la comprensione e la fiducia reciproche. Dovrebbero svilupparsi nuove piattaforme e modalità di cooperazione tra le organizzazioni della società civile dell’UE e quelle russe. Il forum della società civile UE-Russia (simile al forum della società civile del partenariato orientale) potrebbe essere considerato una delle piattaforme in via di sviluppo che sono idonee allo scopo. Merita attenzione anche il coinvolgimento delle parti sociali in questa piattaforma o in un’altra simile.

1.8.

L’UE dovrebbe rivedere le procedure di sostegno finanziario concesso alle ONG attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR). Tenuto conto della repressione e della campagna di persecuzione in corso, una percentuale relativamente alta di cofinanziamento rappresenterebbe un onere enorme per molte ONG russe e i loro partner. È quindi importante aumentare le opportunità di finanziamento e predisporre un canale sicuro che permetta alle ONG russe e alle loro associazioni di accedere ai finanziamenti. Ad esempio, si propone di aumentare (da 3 a 9 milioni di EUR l’anno) la dotazione dell’EIDHR per la Federazione russa. Per rendere più flessibili e accessibili i meccanismi di sostegno si potrebbero studiare modalità di riassegnazione dei fondi.

1.9.

Un’altra utile opportunità potrebbe consistere nel consentire l’accesso di partecipanti russi allo strumento europeo di vicinato nel quadro di programmi transfrontalieri e multilaterali con controparti dell’UE e dei paesi del partenariato orientale. Il CESE raccomanda inoltre di estendere lo strumento di partenariato, che attualmente stanzia 10 milioni di EUR per la cooperazione con la Russia, consentendo alle istituzioni della società civile di candidarsi a beneficiarne. Si potrebbe infine estendere alla Russia il mandato del Fondo europeo per la democrazia. I pertinenti programmi di cooperazione regionale e transfrontaliera dovrebbero dare maggiore sostegno alla società civile.

1.10.

Le attuali politiche di finanziamento dell’UE non dovrebbero riguardare esclusivamente i programmi di aiuti. Il sostegno istituzionale e l’aggiornamento professionale sono essenziali per la sostenibilità della società civile nelle economie in transizione come quella russa. Affinché la società civile russa possa progredire è importante potenziare le capacità delle organizzazioni della società civile e delle parti sociali, fornire sostegno tecnico e in materia di tecnologie dell’informazione, sviluppare capacità gestionali nella comunità delle organizzazioni della società civile e promuovere la cooperazione con le controparti dell’UE.

1.11.

Il CESE chiede che venga creato un sistema di azione urgente/allerta rapida per i gruppi e le persone in pericolo o in situazione di grave bisogno. Questo sistema dovrebbe ad esempio facilitare l’accesso alle misure di asilo, concedere visti e relative proroghe, assegnare borse di ricerca e altro. È inoltre essenziale aiutare e sostenere gli attivisti della società civile che sono già stati costretti a lasciare la Russia per motivi politici.

1.12.

Il CESE chiede che siano intensificati gli scambi e i legami tra la società civile russa e quella ucraina, con il sostegno e la direzione strutturale dell’UE. Il CESE propone di ricercare le opportunità per far partecipare interlocutori russi a grandi progetti regionali a fianco dei paesi del partenariato orientale, specialmente nei settori della democrazia, dell’ambiente, della salute, dei trasporti e dell’efficienza energetica.

1.13.

L’UE dovrebbe puntare a un coinvolgimento più strutturato di rappresentanti indipendenti della società civile nel dialogo governativo tra l’UE e la Russia, anche su temi reciprocamente importanti come la migrazione, le relazioni interculturali, i cambiamenti climatici, la sicurezza dei dati e altro. L’UE dovrebbe inoltre elaborare nuove modalità, interattive e trasparenti, di partecipazione civica sia sul suo territorio che in Russia. Un passo in questa direzione potrebbe essere un incontro tra l’alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza e i soggetti della società civile che operano fuori dell’UE.

2.   Il ruolo del CESE

2.1.

Il CESE e le organizzazioni indipendenti della società civile russa dovrebbero valutare come si possano approfondire le consultazioni UE-Russia sui diritti umani, e trovare nuovi percorsi per un dialogo regolare.

2.2.

Per rafforzare l’interazione tra la società civile europea e quella russa, bisognerebbe compiere i seguenti passi:

2.2.1.

valutare l’ampliamento del comitato di monitoraggio CESE-Russia per consentire a un numero maggiore di membri di partecipare ai contatti con i partner russi;

2.2.2.

rafforzare la cooperazione tra il CESE e il forum della società civile UE-Russia, per seguire gli sviluppi nella società civile russa e valutare come si possa promuovere il dialogo tra l’UE e le organizzazioni indipendenti della società civile russa (comprese quelle ambientaliste, dei consumatori, agricole, a finalità sociale, di categoria, relative a specifici temi ecc.);

2.2.3.

avviare e sviluppare i contatti con una varietà di interlocutori sociali indipendenti (ad esempio le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati) in Russia;

2.2.4.

sostenere, espandere e mettere in primo piano gli sforzi di partecipazione volti a promuovere la cooperazione e la società civile in Russia, in Ucraina e nel resto dell’area del partenariato orientale, comprese le relazioni industriali; considerare un ruolo speciale per il CESE nell’organizzazione della cooperazione tra Russia e Ucraina a livello della società civile.

2.2.5.

A causa della situazione politica il CESE ha sospeso i seminari congiunti con la Camera civica della Federazione russa (CCFR). Tuttavia il Comitato mantiene dei contatti con la CCFR su temi specifici e avvierà relazioni con il Mediatore russo e altre istituzioni e soggetti pertinenti.

3.   Osservazioni preliminari

3.1.

All’inizio di marzo 2014, la Federazione russa ha adottato misure attive per annettere la Repubblica autonoma di Crimea, Ucraina. Si ritiene che da aprile la Russia abbia intrapreso una guerra per procura nell’Ucraina orientale, appoggiando in misura crescente i separatisti pro-russi nelle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk ed effettuando incursioni dirette in territorio ucraino. Questa situazione mette alla prova l’attuale sistema di sicurezza europeo, che esiste da decenni, e gli accordi internazionali più generali conclusi dopo la fine della seconda guerra mondiale. A partire dalla scorsa estate l’UE e gli Stati Uniti hanno imposto una serie di sanzioni a personalità e imprese russe in risposta all’annessione della Crimea e alla crisi nell’Ucraina orientale. Il 21 settembre 2014 a Mosca e in altre grandi città si sono svolte le manifestazioni di protesta contro la guerra probabilmente più importanti da molte anni (le stime variano tra 25  000 e 50  000 partecipanti).

3.2.

Nel 2013 e 2014 il presidente Vladimir Putin e il governo russo si sono concentrati nell’opera di consolidare il loro controllo sul potere, emarginando ogni potenziale opposizione. Negli ultimi anni il governo russo ha varato una serie di leggi severe in risposta alle proteste di massa avvenute tra il dicembre del 2011 e la metà del 2012. Tra le restrizioni imposte da queste leggi, figurano controlli maggiori sulle ONG e su Internet, un aumento brusco delle ammende per la partecipazione a proteste di piazza non autorizzate e un’estensione della definizione di tradimento.

3.3.

Nella Federazione russa la situazione dei diritti umani e della società civile è in via di deterioramento. Le modifiche apportate alla legge sulle organizzazioni non commerciali (nota anche come legge sugli «agenti stranieri»), associate ad altre innovazioni legislative, penalizzano le attività a favore di una certa causa (advocacy), demonizzano le ONG agli occhi dei cittadini e quindi impediscono lo sviluppo della società civile. Suscita inquietudine il recente aumento del numero di processi a carico di organizzazioni della società civile. Il clima generale a livello sociale e politico è diventato sempre più ostile alle ONG e alle voci indipendenti.

3.4.

Altre leggi restrittive, come il divieto di fare propaganda alle «pratiche sessuali non tradizionali» presso i minori, hanno l’effetto di generare stigmatizzazione e di accrescere la discriminazione e la violenza omofoba. Inoltre, alcune recenti azioni a livello legislativo e amministrativo hanno portato a una repressione dei mezzi d’informazione russi indipendenti.

3.5.

Nelle conclusioni del 16 luglio 2014, il Consiglio europeo «invita la Commissione a riesaminare i programmi di cooperazione UE-Russia allo scopo di decidere, caso per caso, sulla sospensione dell’attuazione dei programmi bilaterali e regionali di cooperazione dell’UE. Saranno tuttavia mantenuti i progetti che si occupano esclusivamente della cooperazione transfrontaliera e della società civile». In queste circostanze è necessario considerare come le istituzioni e la società civile dell’UE possano contribuire a migliorare le condizioni per i gruppi della società civile in Russia e a rafforzare un autentico dialogo civico e sociale.

4.   La situazione generale della società civile

4.1.

Negli ultimi anni importanti soggetti internazionali nell’ambito delle Nazioni Unite, dell’UE, del Parlamento europeo, del Consiglio d’Europa e dell’OSCE hanno espresso preoccupazione per lo spazio sempre più ristretto lasciato alla società civile in Russia.

4.2.

La società civile russa, intesa in senso lato, compresi tutti i tipi di organizzazione senza finalità di lucro, è cambiata considerevolmente dall’inizio degli Anni 90. Più recentemente alle ONG si sono aggiunti molti raggruppamenti e circoli, organizzati in modo poco strutturato e composti da cittadini che si uniscono per dedicarsi a progetti di beneficenza, a iniziative pedagogiche, all’educazione ai diritti ecc., anche se adesso, rispetto al periodo di formazione, circa 20 anni fa, la comunità costituita dalla società civile russa contemporanea fa fronte a un clima sfavorevole per l’iniziativa individuale e l’attivismo sociale.

4.3.

Da quando, nel maggio del 2012, Vladimir Putin è tornato al Cremlino, è stata adottata una serie di leggi repressive, e alle autorità è stato conferito un ampio potere di limitare le libertà fondamentali. A titolo di esempio, la definizione modificata di tradimento consente di imporre sanzioni alle attività internazionali a difesa dei diritti umani. Sono state introdotte ammende esorbitanti per la partecipazione a raduni «non autorizzati». La legge che proibisce la «propaganda dell’omosessualità» è ampiamente discriminatoria nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). I responsabili delle ONG possono essere chiamati a rispondere personalmente in sede penale del mancato rispetto delle nuove disposizioni introdotte dalla legge sulle ONG.

4.4.

In sostanza, in Russia la società civile è posta di fronte a un aut-aut (8). Alcuni osservatori dei diritti umani ritengono che questo inasprimento della repressione della società civile sia di una portata senza precedenti nella storia postsovietica della Russia, e che la situazione si sia persino aggravata con l’inizio della crisi in Ucraina (9). Contemporaneamente lo Stato russo ha stanziato cospicui finanziamenti per i cosiddetti gruppi a orientamento sociale, aggiungendo questa linea di separazione nella comunità delle ONG.

4.5.

La persecuzione politica degli attivisti e la severità nei confronti degli oppositori e dei critici dell’attuale regime continuano. Va notato che prima delle Olimpiadi di Sochi del 2014 sono stati amnistiati e rilasciati vari prigionieri politici, compreso Mikhail Khodorkovsky ed esponenti del gruppo punk Pussy Riot. Tuttavia nello stesso periodo varie decine di persone, che il 6 maggio 2012 avevano partecipato alla dimostrazione di piazza Bolotnaya a Mosca, sono state processate e incriminate per istigazione alla sommossa e resistenza alle forze dell’ordine (10). Le istituzioni locali e internazionali per la difesa dei diritti umani hanno ripetutamente contestato la proporzionalità e la pertinenza dei capi d’accusa.

4.6.

Le modifiche all’attuale legge sulle ONG (nota come la legge sugli «agenti stranieri») che sono state adottate nel novembre del 2012 (11) costituiscono uno degli elementi principali del giro di vite sulla società civile in Russia e hanno dato inizio a una campagna tesa a marginalizzare le ONG russe.

4.7.

È allarmante osservare che la legge sugli «agenti stranieri» e molte leggi repressive emanate successivamente in Russia hanno creato un contesto sfavorevole allo sviluppo della società civile nell’intera regione (12). La stessa idea di «agente straniero» ha immediatamente riportato in auge la retorica, odiosa e pesantemente tendenziosa, dell’epoca sovietica, oltre a dare alle ONG la chiara connotazione di «spia» («agenti»).

4.8.

All’inizio la nuova legge obbligava tutte le ONG che ricevono finanziamenti dall’estero e sono impegnate in cosiddette «attività politiche» (ossia, in attività a favore di una certa causa — in inglese, advocacy) a registrarsi come «agenti stranieri» presso le autorità. Il mancato rispetto di quest’obbligo era punibile con la sospensione delle attività dell’organizzazione senza che fosse necessario un ordine del tribunale. Con l’attuazione della legge nel febbraio 2013 è iniziata una campagna di ispezioni su scala nazionale che ha interessato oltre 1  000 ONG (13) (Vladimir Putin, in risposta alle critiche, ha in seguito riconosciuto alcuni «eccessi» nell’applicazione della legge).

4.9.

Più di 60 gruppi della società civile o per la difesa dei diritti umani, molti dei quali di primaria importanza, sono stati accusati di illeciti amministrativi e hanno presentato ricorso, con esiti diversi, contro le accuse e le ammende derivanti dalla ispezioni. Le attività dell’ONG moscovita Golos, il gruppo di monitoraggio elettorale più esplicito, sono state sospese, come quelle di qualche altra ONG. Mentre sono ancora in corso i procedimenti giudiziari, 13 ONG hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Nessuna ONG si è registrata di sua propria iniziativa (14).

4.10.

Lo scorso giugno la legge è stata nuovamente modificata e al ministro della Giustizia è stato attribuito il potere di classificare, a sua discrezione, una ONG come «agente straniero» aggirando ogni coinvolgimento giuridico. I primi sei gruppi sono apparsi sul sito Internet del ministero quasi subito dopo l’entrata in vigore della legge (15). Alla data del 1o ottobre 2014, l’elenco comprendeva 15 ONG, molte delle quali si occupano della strategica questione dell’assistenza giuridica o in caso di controversie (16).

4.11.

Pochissime istituzioni statali in Russia si occupano di temi legati alla società civile e ai diritti umani: il Mediatore, il Consiglio presidenziale per la società civile e, in certa misura, la Camera civica (17). Quest’ultima è stata l’organizzazione partner del CESE per i contatti ufficiali con la controparte russa (18). La capacità di queste istituzioni è tuttavia insufficiente per affrontare i recenti sviluppi negativi che hanno interessato le ONG e i raggruppamenti della società civile in Russia.

5.   Dialogo sociale

5.1.

La Commissione tripartita è l’organo ufficiale russo incaricato di gestire le relazioni di lavoro e industriali (in base al concetto dell’OIL). La Commissione è formata da 30 rappresentanti per ciascuna delle tre parti costituenti, ossia i sindacati di portata nazionale, il governo russo e le associazioni dei datori di lavoro. Attualmente la Commissione opera nei termini stabiliti dall’accordo generale per il periodo 2014-2016 (19). I contratti collettivi sono negoziati e firmati al livello dell’impresa interessata.

5.2.

Nella commissione sia i datori di lavoro che i sindacati sono rappresentati da grandi associazioni. L’Unione russa degli industriali e degli imprenditori (URII) (20) è un’associazione di primo piano formata da 361 datori di lavoro appartenenti ai principali settori industriali. I rappresentanti dell’URII prendono parte alle riunioni della Commissione tripartita in qualità di portavoce dei datori di lavoro. L’URII offre ai suoi membri un servizio di mediazione delle controversie e promuove la cooperazione imprenditoriale con le aziende dell’UE. Complessivamente i membri dell’URII danno lavoro a circa 6 milioni di persone; l’URII ha firmato la Carta sociale delle imprese russe e partecipa sia al Global Compact che alla Global Reporting Initiative (GRI). Tra le federazioni minori dei datori di lavoro si annoverano la Camera del commercio e dell’industria (21), l’Opora Rossii (PMI) ecc.

5.3.

Il movimento sindacale nella Russia di oggi non ha mai avuto forza come portavoce indipendente; tuttavia esistono alcuni esempi rassicuranti al riguardo, spesso circoscritti all’industria automobilistica.

5.4.

Il soggetto più importante del settore è la Federazione dei sindacati indipendenti della Russia (FNPR), che è l’erede di un modello simile di «sindacato dei sindacati» che esisteva nell’epoca sovietica (VTsSPS). L’FNPR ha provato a diventare un ponte tra i sindacati e le autorità; al tempo stesso, è stata criticata per la sua posizione chiaramente pro-governativa e per una generale mancata partecipazione a scioperi, azioni di piazza ecc. Un’altra confederazione sindacale importante à la Confederazione del lavoro della Russia (KTR) (22); Esistono poi confederazioni più piccole come Sotsprof, il sindacato dei sindacati di Russia (SPR) ecc.

5.5.

Sebbene la Russia abbia firmato tutte le principali convenzioni dell’OIL, in quel paese il rispetto dei diritti socioeconomici e del lavoro rimane fonte di preoccupazione, un’apprensione condivisa dal CESE.

5.6.

La libertà di riunione nel quadro dei diritti dei lavoratori è una questione particolarmente problematica; secondo gli attivisti, è quasi impossibile scioperare senza infrangere la legge (23). Al tempo stesso, nella legislazione russa manca una chiara definizione della «discriminazione»; quindi i datori di lavoro potrebbero facilmente discriminare lavoratori già in servizio o aspiranti tali sulla base del genere, dell’età e dell’appartenenza sindacale. I gruppi svantaggiati di lavoratori — come i detenuti o le minoranze — sono particolarmente vulnerabili e gli attivisti sindacali sono privi di un’effettiva tutela giuridica che li protegga da pressioni e persecuzioni (24).

5.7.

Il Centro per i diritti sociali e del lavoro, l’unico gruppo di riflessione tematica della Russia, ha segnalato 395 casi di protesta in materia di lavoro nel periodo 2007-2013 e il loro numero cresce di anno in anno (25).

6.   Mezzi di comunicazione e libertà di espressione

6.1.

In Russia la libertà di informazione e i mezzi di comunicazione sono oggetto di attacchi. Nel 2014, dopo il ripristino della perseguibilità della diffamazione, è stata adottata una serie di nuove leggi tese a limitare la stampa e Internet. Vari mezzi d’informazione indipendenti — cartacei, radiofonici, online — hanno dovuto cessare l’attività oppure sono stati forzati a cambiare proprietario, personale e politica editoriale. Queste recenti manovre sono in evidente contraddizione con la lettera e lo spirito degli obblighi internazionali sottoscritti dalla Russia.

6.2.

La legge sull’informazione e sulla tecnologia informatica (modificata lo scorso febbraio) adesso permette di chiudere i siti Internet su richiesta del procuratore generale qualora riportino un presunto contenuto «estremistico» oppure incitino a sommosse popolari o a raduni non autorizzati.

6.3.

La legislazione antiterrorismo è stata modificata lo scorso maggio con l’introduzione di nuove norme per i blogger che hanno un numero di lettori quotidiani online superiore a 3  000. Questi blogger devono ora registrarsi presso lo Roskomnadzor (il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione e dei mass media) e in seguito dovranno conformarsi alla normativa russa sui mass media che regola i blog (restrizioni durante le elezioni ecc.). Possono anche essere obbligati a rivelare il loro vero nome e altre informazioni, ed essere ritenuti responsabili per i commenti di terzi ai post da loro pubblicati. La mancata registrazione è punibile con un’ammenda.

6.4.

L’UE e la comunità internazionale sono profondamente preoccupate per un’altra iniziativa legislativa che propone di limitare al 20 % gli investimenti esteri in imprese russe del settore delle comunicazioni a partire dal gennaio del 2016.

Bruxelles, 10 dicembre 2014

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  Da vari anni sono in corso i negoziati tra l’UE e la Russia per l’adozione di un nuovo accordo di partenariato e cooperazione (APC), un importante documento istituzionale volto a definire le procedure tra le parti. Il precedente APC (della durata di 10 anni) era entrato in vigore nel 1997 e, dalla sua scadenza, è automaticamente rinnovato ogni 12 mesi. Va rilevato che questo accordo non risponde più alle esigenze delle relazioni tra l’UE e la Russia.

(2)  Il concetto è stato introdotto nel campo delle relazioni internazionali da Joseph Nye, professore all’Università di Harvard, secondo cui sia il potere forte (quello militare) che la linea morbida («soft power», ossia tutte le forme di diplomazia) vengono impiegati per aumentare l’efficienza delle relazioni internazionali.

(3)  Parere CESE sul tema Il futuro della dimensione nordica del 5 luglio 2006 — relatore: M. Filip HAMRO-DROTZ (GU C 309 del 16.12.2006, pagg. 91-95).

(4)  La politica dell’UE per la regione artica Cfr. anche http://ec.europa.eu/maritimeaffairs/policy/sea_basins/arctic_ocean/index_en.htm

(5)  Parere CESE sul tema La regione del Mar Baltico: il ruolo della società civile organizzata nel rafforzamento della cooperazione regionale e nella definizione di una strategia regionale, del 13 maggio 2009 — relatrice: Marja Liisa PELTOLA (GU C 277 del 17.11.2009, pagg. 42-48).

(6)  Parere CESE sul tema La creazione di reti di organizzazioni della società civile nella regione del Mar Nero, del 9 luglio 2008 — relatore:Mihai MANOLIU, correlatore: Vesselin MITOV (GU C 27 del 3.2.2009, pagg. 144-151).

(7)  Parere CESE sul tema Partecipazione della società civile al partenariato orientale, del 13 maggio 2009 — relatore: M. Ivan VOLEŠ (GU C 277 del 17.11.2009, pagg. 30-36).

(8)  Anna Sevortian. European Human Rights Advocacy Centre Bulletin, inverno 2013. http://ehracmos.memo.ru/files/WinterBulletin2013ENGWEB.pdf

(9)  http://www.hrw.org/news/2013/04/24/russia-worst-human-rights-climate-post-soviet-era

(10)  A un imputato è stata concessa la sospensione della pena ma gli sono state imposte limitazioni della libertà di spostamento, un altro è stato condannato alla reclusione a tempo indeterminato in un istituto psichiatrico, e agli altri sono state inflitte pene detentive da due anni a mezzo sino a quattro anni e mezzo. Altre quattro persone sono attualmente sotto processo con l’incriminazione di istigazione alla sommossa e resistenza alla polizia.

(11)  Nel 2014, inoltre, una sentenza della Corte costituzionale ha convalidato la suddetta legge.

(12)  Nel settembre del 2013 il parlamento del Kirghizistan ha varato un provvedimento sugli «agenti stranieri» di natura simile, mentre idee analoghe sono state al centro delle discussioni nel Kazakhstan ecc.

(13)  Per la maggior parte delle ONG questi «controlli» non sono stati un episodio isolato. Le attività di molte ONG sono state intralciate da ispettori, che spesso si presentavano come rappresentanti della Procura o degli enti competenti in materia di registrazione, di immigrazione o tributaria e, in un caso, anche come troupe televisiva. Nel giugno del 2013 è iniziato a circolare nel parlamento nazionale (Duma) un altro progetto di legge, che amplia l’elenco dei motivi che giustificano ispezioni casuali e senza preavviso presso le ONG.

(14)  http://www.hrw.org/reports/2013/04/24/laws-attrition

(15)  Si tratta di: associazione Golos (Mosca), Golos regionale (Mosca), Centro per la politica sociale e gli studi di genere (Saratov), Donne del Don (Novočerkassk) e il Centro per il sostegno alle iniziative pubbliche (Kostroma).

(16)  Cfr. l’elenco sul sito Internet del ministero della Giustizia: http://unro.minjust.ru/NKOForeignAgent.aspx

(17)  La Camera civica è stata creata nel 2005 quale istituzione statale con poteri consultivi che ha il compito di monitorare le iniziative parlamentari e le politiche statali e di fornire consulenza in merito. Essa è formata da 126 membri eletti che rimangono in carica per due anni, ma per la prima convocazione un terzo dei membri è stato nominato dal presidente Putin. Nel periodo di esistenza della Camera civica non sono mancate le controversie.

Dopo le ultime elezioni la carica di direttore della Camera è stata assunta da Alexandr Brechalov, presidente di Opora Rossii, un’organizzazione pubblica delle piccole e medie imprese che agisce su scala nazionale. Cfr.: www.oprf.ru/en

(18)  Sulla base del Memorandum d’intesa del 2008.

(19)  http://www.unionstoday.ru/news/social/2013/12/25/18878

(20)  L’URII intrattiene contatti ufficiali con BusinessEurope ed è un membro dell’Organizzazione internazionale dei datori di lavoro (IOE) e dell’OIL.

(21)  La Camera di commercio e dell’industria della Federazione russa è membro di Eurochambres (l’Associazione delle camere di commercio e industria europee).

(22)  Sia l’FNPR che la KTR sono membri della Confederazione sindacale internazionale (CSI) e della sua struttura regionale per l’Europa, ossia il Consiglio regionale paneuropeo (PERC).

(23)  http://www.unionstoday.ru/news/actual-18/2013/09/26/18592

(24)  Il Consiglio presidenziale sui diritti umani ha esaminato questo tema il 18 aprile 2014.

(25)  http://trudprava.ru/expert/analytics/protestanalyt/1047


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