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Document 52005IP0136
European Parliament resolution on Bangladesh
Risoluzione del Parlamento europeo sul Bangladesh
Risoluzione del Parlamento europeo sul Bangladesh
GU C 33E del 9.2.2006, pp. 594–596
(ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, SK, SL, FI, SV)
Risoluzione del Parlamento europeo sul Bangladesh
Gazzetta ufficiale n. 033 E del 09/02/2006 pag. 0594 - 0596
P6_TA(2005)0136 Bangladesh Risoluzione del Parlamento europeo sul Bangladesh Il Parlamento europeo, - visto l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica popolare del Bangladesh sul partenariato e sullo sviluppo [1], - viste le crescenti critiche in merito a numerose e sempre più gravi violazioni dei diritti umani compiute da forze ufficiali e da organizzazioni religiose fondamentaliste, critiche che sono state formulate dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite nel febbraio 2005 (E/CN.4/2005/NGO/32), dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sempre nel febbraio 2005 (Country Report on Human Rights Practices in Bangladesh 2004), e da Amnesty International (ad esempio con l'Urgent Action 061/2005), - vista la dichiarazione della Presidenza a nome dell'UE sull'attentato avvenuto ad Habiganj, in Bangladesh, il 29 gennaio 2005, - visto l'articolo 115 del suo regolamento, A. preoccupato per i ripetuti attentati con ordigni esplosivi a danno di leader politici dell'opposizione, di gruppi religiosi minoritari, di giornalisti e di rappresentanti delle ONG, in particolare per i due recenti attentati compiuti con granate contro due importanti uomini politici d'opposizione, rispettivamente il 21 agosto 2004 contro Sheikh Hasina, leader della Lega Awami ed ex Primo Ministro, e il 27 gennaio 2005 contro l'ex Ministro delle finanze Shah Mohammad Kibria, che è stato assassinato, B. preoccupato per i recenti sviluppi politici in Bangladesh, dove il rischio del fondamentalismo sembra essere in aumento e il malgoverno, la corruzione e il nepotismo hanno gravemente minato lo stato di diritto, ivi comprese le garanzie previste dalla Costituzione a tutela dei diritti fondamentali, C. preoccupato per il fatto che il governo del Bangladesh è riuscito solo limitatamente a contenere le esplosioni di violenza e che le minacce dei gruppi estremisti non sono cessate; notando che gruppi paramilitari continuano ad operare nella campagne con l'appoggio — in taluni casi — di autorità locali, D. constatando con preoccupazione che minoranze religiose, fra cui gli induisti, ma anche gruppi musulmani moderati e organizzazioni per i diritti delle donne hanno subito in anni recenti numerosi atti violenti di aggressione e intimidazione, E. riconoscendo che il clima di paura che ne consegue è stato creato dall'abuso del potere da parte dei partiti musulmani fondamentalisti al governo, F. considerando che, malgrado il Bangladesh abbia compiuto passi avanti in settori socioeconomici, tra i quali la sanità, l'igiene, l'istruzione, l'emancipazione femminile, la pianificazione familiare e l'autosufficienza alimentare, è in ritardo nel miglioramento della situazione generale della gestione degli affari pubblici e nella promozione dei diritti umani, processi che, se attuati, potrebbero incentivare ulteriormente il progresso socioeconomico della sua popolazione, G. preoccupato per il fatto che il governo del Bangladesh non ha finora portato davanti alla giustizia gli autori di questi attentati e aggressioni, nonché per il generale deterioramento della situazione dell'ordine pubblico in Bangladesh nel corso dell'ultimo anno; constatando tuttavia che il 22 febbraio 2005 il governo ha vietato le attività di due organizzazioni criminali musulmane e ne ha anche bloccato i beni, H. sottolineando che l'accordo di cooperazione CE-Bangladesh si basa sul rispetto dei diritti dell'uomo e dei principi democratici, e che la violazione dell'articolo 1 può mettere a repentaglio la prosecuzione dell'accordo, I. considerando che la Commissione deve assicurare il monitoraggio della situazione dei diritti umani in Bangladesh e la costante informazione del Parlamento al riguardo, J. sottolineando che il Bangladesh ha degli obblighi di diritto internazionale quale Stato parte sia del Patto internazionale sui diritti civili e politici che della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, ma non ha ancora approvato i provvedimenti legislativi per l'attuazione di tali obblighi, 1. condanna i ripetuti attentati con ordigni esplosivi e sollecita il governo del Bangladesh a garantire agli investigatori internazionali che assistono i servizi di intelligence del paese pieno accesso a tutte le prove raccolte al riguardo, secondo le promesse fatte dal governo stesso, e a pubblicare integralmente il rapporto investigativo; 2. sollecita il governo del Bangladesh a rispettare le indicazioni date dall'Alta Corte del paese affinché sia evitato l'abuso di strumenti giuridici in relazione all'arresto di dimostranti dell'opposizione e ci si astenga dal reprimere le proteste politiche pacifiche ricorrendo ad arresti e torture; 3. sollecita il governo del Bangladesh, in particolare, a porre fine alle operazioni anticrimine delle forze paramilitari del cosiddetto Battaglione d'azione rapida (RAB), che consistono in uccisioni extragiudiziarie; rileva che l'apprezzata organizzazione per i diritti umani Odhikar ha affermato che nel 2004 sono stati riferiti pubblicamente 90 casi di morte in carcere in seguito a tortura; 4. incoraggia il governo del Bangladesh a consentire alla popolazione di partecipare ad eventi culturali tradizionali e ad adottare misure di sicurezza atte a garantire il pacifico svolgimento di queste manifestazioni, che riflettono una tradizione di tolleranza e laicità; 5. sollecita il governo del Bangladesh ad adottare misure preventive contro gruppi paramilitari musulmani che hanno diffuso la violenza e l'intimidazione in zone rurali del paese; 6. rinnova il suo appoggio alla richiesta di portare davanti alla giustizia coloro di cui è nota la partecipazione al massacro di cittadini del Bangladesh e ad altri crimini di guerra perpetrati durante la guerra di liberazione del Bangladesh del 1971; 7. ritiene che, in vista delle elezioni parlamentari in programma per la fine del 2006 o l'inizio del 2007, siano necessarie riforme sistemiche per ripristinare i principi del buon governo, in modo che la commissione elettorale e il governo provvisorio possano operare in modo indipendente; 8. ritiene che per sostenere tali riforme sarà necessario un approccio coordinato da parte di tutti i donatori di qualunque parte del mondo; 9. invita tutte le parti in causa ad astenersi da pratiche antidemocratiche e ad impegnarsi in un dialogo che le coinvolga tutte, attraverso la piena partecipazione al processo democratico parlamentare; invita in particolare i partiti di opposizione a porre fine al boicottaggio dell'attività parlamentare, poiché il disordine e la violenza provocano sofferenza al popolo del Bangladesh; 10. esprime il suo sostegno alle iniziative di principio assunte da rappresentati dell'UE lo scorso anno in difesa dei diritti delle minoranze religiose in Bangladesh, ad esempio la loro presenza fisica presso un centro di musulmani Ahmadiyya nell'ottobre 2004, allorché dei fondamentalisti si preparavano a mettere in atto un assalto di massa a tale centro; 11. invita il Consiglio a riesaminare l'applicazione della clausola sui diritti dell'uomo e la democrazia dell'accordo di cooperazione CE-Bangladesh e ad accertare se il governo del Bangladesh stia compiendo sforzi sufficientemente intensi per migliorare sostanzialmente la situazione dei diritti umani; 12. prende atto dei recenti modesti passi compiuti dal governo del Bangladesh per migliorare la situazione politica nel paese; incoraggerà detto governo ad instaurare una situazione di rispetto dell'ordine pubblico e appoggerà ogni rilevante progresso su questioni quali il buon governo, la libertà di stampa, la lotta contro la corruzione e il rispetto dei diritti dell'uomo; 13. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al governo del Bangladesh. [1] GU L 118 del 27.4.2001, pag. 48. --------------------------------------------------