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Document 52005AE1247

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma Cittadini per l'Europa mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva COM(2005) 116 def. — 2005/0041 (COD)

GU C 28 del 3.2.2006, pp. 29–34 (ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, NL, PL, PT, SK, SL, FI, SV)

3.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 28/29


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma «Cittadini per l'Europa» mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva

COM(2005) 116 def. — 2005/0041 (COD)

(2006/C 28/06)

Il Consiglio, in data 11 maggio 2005, ha deciso, conformemente al disposto degli articoli 151, 305 e 251 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 5 ottobre 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore LE SCORNET.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 26 ottobre 2005, nel corso della 421a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 125 voti favorevoli e 6 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Il programma in esame ha lo scopo di incoraggiare i cittadini e le organizzazioni civiche dei diversi paesi a cooperare tra loro incontrandosi, agendo insieme e plasmando le loro idee in un contesto europeo che trascenda le concezioni puramente nazionali, pur rispettando la loro diversità. La partecipazione dei cittadini si fonda sui principi di comprensione reciproca e di solidarietà e sul sentimento di appartenenza all'Europa.

1.2

Il programma si pone in un rapporto di continuità rispetto al programma di partecipazione civica attualmente in corso e apre la via a nuove attività, presentando nel contempo la flessibilità necessaria per adattarsi a eventuali evoluzioni future.

1.3

Il suo obiettivo generale è di contribuire, come afferma il testo della proposta, a:

dare ai cittadini la possibilità di interagire e partecipare alla costruzione di un'Europa sempre più vicina, unita nella sua diversità culturale e da questa arricchita,

sviluppare un'identità europea, fondata su valori, una storia e una cultura comuni,

migliorare la comprensione reciproca dei cittadini europei rispettando e valorizzando la diversità culturale e contribuendo al dialogo interculturale.

1.4

Tenuto conto della situazione attuale e dei bisogni individuati, gli obiettivi specifici più appropriati da realizzare su scala transnazionale sono i seguenti:

avvicinare tra loro le persone appartenenti alle comunità locali di tutta Europa, perché possano condividere e scambiare esperienze, opinioni e valori, trarre insegnamento dalla storia e operare per la costruzione del futuro,

promuovere le iniziative, i dibattiti e la riflessione in materia di cittadinanza europea, grazie alla cooperazione delle organizzazioni della società civile a livello europeo,

rendere l'idea dell'Europa più tangibile per i suoi cittadini, promovendo e celebrando i valori e le realizzazioni dell'Europa e preservando la memoria del suo passato,

favorire l'integrazione equilibrata dei cittadini e delle organizzazioni della società civile di tutti gli Stati membri, contribuendo al dialogo interculturale e mettendo in evidenza la diversità e l'unità dell'Europa, con un'attenzione particolare per le attività che coinvolgono gli Stati membri di recente adesione.

1.5

Per realizzare questi obiettivi sono previsti tre tipi di azioni: azione 1: Cittadini attivi per l'Europa (gemellaggio di città, progetti dei cittadini e misure di sostegno); azione 2: Una società civile attiva in Europa (sostegno strutturale ai centri di ricerca e di riflessione sulle politiche europee, sostegno strutturale alle organizzazioni della società civile a livello europeo, sostegno a progetti promossi da organizzazioni della società civile); azione 3: Insieme per l'Europa (eventi di grande visibilità, studi, strumenti d'informazione e di diffusione).

2.   Contesto

2.1

La Commissione propone di fare dello sviluppo della cittadinanza europea una delle priorità fondamentali dell'azione dell'Unione (1): il CESE ritiene giustificato, oltre che urgente, accordare un tale grado di priorità a questa tematica, che riveste altresì un'importanza decisiva per il proseguimento della costruzione europea. Il basso tasso di partecipazione alle ultime elezioni europee, che viene sottolineato nella parte introduttiva del documento in esame, non è l'unico elemento a riprova della necessità di intervenire con urgenza su questo fronte: le vicende della ratifica del Trattato costituzionale europeo dimostrano che la mancanza di coinvolgimento e la non partecipazione dei cittadini europei al processo di costruzione europea hanno come conseguenza la sfida alle istituzioni dell'Unione e possono addirittura portare ad atteggiamenti di rifiuto.

2.2

Questa situazione è comune, anche se in misura diversa, a tutti gli Stati membri e interessa, o interesserà più tardi, anche i paesi candidati. È quindi positivo, in questo senso, che il programma si rivolga sia agli uni che agli altri ponendoli su un piano di parità.

2.3

Se infatti questa scarsa adesione a una realtà europea «che c'è già» non si esprime allo stesso modo in ciascun paese aderente, in particolare a causa delle diverse modalità di ratifica scelte da ciascuno, e se essa non si manifesta, di conseguenza, con la stessa intensità dappertutto, essa sembra tuttavia essere presente, in diverso grado, in tutti gli Stati membri.

2.4

Anche nei casi in cui si assiste a un dibattito europeo — che può assumere un'intensità inusitata, com'è avvenuto nei paesi che hanno voluto o potuto ricorrere alla ratifica del Trattato costituzionale per via referendaria — si nota che la discussione verte piuttosto intorno alle questioni dell'identità e della cittadinanza nazionale (e del come conservarle, in discussioni che spesso presentano toni difensivi, se non addirittura nazionalisti), che sulla realtà delle conquiste europee, dei progressi introdotti dal Trattato costituzionale, in particolare per quanto riguarda le politiche sociali (un tema considerato, a giusto titolo, come un indicatore fondamentale per quanto riguarda la cittadinanza), le politiche a favore della democrazia («affossate» da pregiudizi quasi generali ma ampiamente immeritati nei confronti di un'Europa vista come antidemocratica e tecnocratica, un'Europa che esclude quasi volutamente il cittadino dalla partecipazione al processo decisionale).

2.5

Il programma proposto copre il periodo 2007-2013: per allora gli Stati membri dovranno avere già proceduto a ratificare o respingere, ciascuno secondo le proprie modalità, il Trattato costituzionale europeo. Tuttavia, nel contesto attuale, la discussione e l'approvazione del programma incideranno senz'altro direttamente sul tema centrale della cittadinanza europea, così come si manifesta «qui e ora». Il programma per il periodo 2007-2013 ricalca troppo da vicino la decisione presa dal Consiglio nel 2004 (2): le risorse di cui è dotato sono insufficienti e i metodi previsti, quantunque collaudati, non sono sufficientemente innovativi rispetto a sfide che oggi risultano ancor più chiare. Ma la realtà è che il problema esiste già ora, che i bambini che nascono oggi avranno 8 anni nel 2013 e per allora i loro schemi mentali di futuri cittadini saranno in parte già formati.

2.6

Il CESE è convinto che, paradossalmente, il contesto attuale e il dibattito che si svolge, in tale contesto, sul nuovo programma «Cittadini per l'Europa» per il periodo 2007-2013 siano estremamente propizi per porre finalmente in primo piano la questione della cittadinanza europea, per uscire dal discorso un po' trito sull'unità nella diversità che, di fatto, se non si fa attenzione, rischia di mettere in risalto soltanto la diversità, se non addirittura l'eterogeneità. Approva pertanto la proposta di prorogare il programma 2004-2006 senza neppure attendere la relazione di valutazione esterna prevista entro la fine del 2006 (valutazione che andrà effettuata comunque). Il CESE, data la sua specifica natura, vuole essere uno dei protagonisti principali, un punto focale, dell'importanza data al programma. Esso dà pienamente atto della necessità di garantire la continuità con il programma di partecipazione civica attualmente in corso, ma condivide ampiamente le aspre critiche rivolte a quest'ultimo dal Parlamento e da alcune organizzazioni della società civile, che lo accusano di mancanza di ambizione. Le proposte del CESE mirano dunque a fare in modo che il programma 2007-2013 non sia soltanto un aggiustamento del programma in corso.

2.7

È evidente che il programma attuale, data l'estrema esiguità di mezzi finanziari di cui dispone, non è sufficiente a coprire l'intera problematica della cittadinanza europea, contrariamente a quanto potrebbe far pensare la molteplicità di obiettivi e di azioni previste. Ne costituisce tuttavia un anello essenziale, quello, cioè, della «cittadinanza europea attiva», definita come la capacità dei cittadini di organizzarsi autonomamente per esercitare poteri e responsabilità politiche volte alla cura e allo sviluppo dei beni comuni (3). Il CESE chiede con insistenza che venga garantito al programma il bilancio previsto (235 milioni su un periodo di 7 anni), a prescindere dalle conclusioni finali del dibattito sulle prospettive finanziarie dell'Unione europea.

2.8

Se è vero che il contesto esige un salto qualitativo, è altrettanto vero che esso lo rende possibile: da questo punto di vista il CESE auspica che si proceda a uno studio sul sentimento di appartenenza all'Unione europea nel cittadino di oggi, o per lo meno che si raccolgano gli studi già realizzati al fine di formulare una diagnosi sufficientemente precisa.

2.9

Il CESE ritiene infatti che l'«atteggiamento di distanza nei confronti delle istituzioni europee» e le «difficoltà ad identificarsi nel processo dell'integrazione europea» (4) siano paradossalmente il frutto — oltre che dell'ignoranza e dell'incomprensione reale dei meccanismi di funzionamento dell'Unione, della logica comunitaria; oltre che dell'innegabile ripiegamento nazionalistico e protezionistico legato ai diversi rischi e paure, oggettive e soggettive, suscitate dal processo di globalizzazione — del mancato riconoscimento di una cittadinanza europea che già esiste, e in particolare delle sue forme più attive e organizzate.

2.10

Da questo punto di vista si potrebbe affermare che non viene sottolineato a sufficienza il notevole riavvicinamento, le diverse forme di mobilità (sebbene questa risulti ben inferiore alle possibilità offerte dall'integrazione europea), la soppressione fisica e materiale delle frontiere, la moneta comune, il mercato unico: «l'identità comune degli europei non viene percepita perché non viene affermata» (5). Risulta tuttavia evidente — tanto più quando si considera l'Europa dall'esterno, quando si viaggia o si vive al di fuori del vecchio continente — che esiste davvero una European way of life e che esercita ovunque una forte attrattiva.

2.11

I sussulti dell'identità nazionale che si manifestano attualmente non devono dunque celare il già elevato livello di coerenza e di qualità del modello di vita europeo e delle forme democratiche e partecipative dell'Europa. Un programma di cittadinanza europea attiva più ambizioso potrà attenuare, calmare o trasformare tali sussulti.

2.12

In ogni caso — e a prescindere dalle difficoltà e dalla crisi del momento, che possono essere il frutto del dibattito attuale sulla ratifica del Trattato costituzionale, e del periodo necessariamente travagliato che ne conseguirà per la costruzione europea — il CESE giudica l'attuale contesto estremamente favorevole per affrontare la problematica della cittadinanza europea attiva. Reputa altresì che il relativo programma per il periodo 2007-2013 debba essere visto — e se possibile riesaminato — in un contesto di ritrovato interesse da parte dei cittadini — qualunque sia la loro posizione — per l'Europa e per la loro capacità di intervenire, direttamente e attraverso le loro organizzazioni, nel processo decisionale europeo.

2.13

Il CESE propone dunque di organizzare un simposio aperto per affrontare l'intera problematica della cittadinanza europea in questo nuovo contesto ed esaminarla nella sua totalità, anziché dare risposte frammentarie che si traducono in una molteplicità di programmi distinti, poco trasparenti e poco operativi. Tale simposio potrebbe essere organizzato direttamente dal CESE, il quale si compiace dell'opinione favorevole espressa dalla Commissione per una tale iniziativa (6).

3.   Osservazioni generali

3.1

Il CESE, in quanto istituzione europea della società civile organizzata, iscritta nei Trattati allo stesso titolo delle altre istituzioni europee, apprezza che gli venga sottoposto il programma in esame anche in assenza di obbligo formale di consultazione; giudica tuttavia che sarebbe stato meglio se la proposta presentata al Consiglio dell'Unione europea e al Parlamento europeo gli fosse stata sottoposta in una fase più precoce dell'elaborazione. Se è vero infatti che il programma in esame è stato oggetto di una grande consultazione on-line effettuata tra il dicembre 2004 e il febbraio 2005 (nella quale è stato raccolto un migliaio di risposte) e di un forum consultivo svoltosi il 3 e 4 febbraio 2005 (che ha visto la partecipazione di 350 persone), è vero anche che il Comitato dovrebbe svolgere un ruolo consultivo più forte a monte, anziché emettere semplicemente un parere «ex post»: questo sarebbe un modo per lottare contro le molteplici cause dell'estraneamento dei cittadini europei e della loro conseguente rinuncia a servirsi delle loro capacità concrete, individuali e collettive di influire veramente sulle decisioni dell'Unione.

3.2

Il CESE si rammarica che il programma, il quale fa riferimento all'individuazione, da parte della Commissione, di tre tipi di risposta al problema dell'atteggiamento di distanza dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee, non affronti la questione nella sua totalità. Pur essendo favorevole a dare risposte specifiche a temi specifici, il CESE suggerisce altresì di riunire le risposte in un programma quadro che consenta di cogliere l'insieme degli elementi della problematica, di lavorare sugli obiettivi comuni e sulla relativa coerenza e complementarietà.

3.3

L'informazione dei cittadini sulle istituzioni europee, la comunicazione sulle questioni europee, la coscienza dei diritti conferiti dalla cittadinanza europea, il sentimento di appartenenza e l'identità europea formano un tutto unico. Se il programma presentato dalla Commissione parla di complementarietà rispetto ad altri programmi e strumenti della Comunità, per quanto riguarda invece un aspetto così essenziale esso rimane nel vago e non indica come fare per garantire che le azioni siano coerenti con gli obiettivi. Senza un approccio complessivo, che riunisca i tre aspetti della questione, non si riuscirà a rovesciare la grave situazione attuale e a ravvivare il sentimento di appartenenza e di identità europea.

3.4

Il CESE vorrebbe essere certo che, parallelamente allo specifico programma in esame, venga dato un vigoroso impulso all'informazione e alla comunicazione sulle istituzioni e i diritti dei cittadini europei. Bisognerà in particolare far conoscere ai cittadini l'esistenza e lo specifico ruolo del CESE, poco valorizzato nella comunicazione dalle altre istituzioni europee. Ciò a prescindere dalla necessità per il CESE stesso di ripensare radicalmente, da parte sua, la propria comunicazione, che rimane del tutto inadeguata al ruolo che esso aspira a svolgere nella formazione di una cittadinanza europea attiva, in quanto istituzione privilegiata di quest'ultima.

3.5

Pur prendendo atto della distanza del cittadino dalle istituzioni europee e della sua difficoltà a identificarsi con il processo di integrazione europea, il programma presentato non sembra tuttavia trarne tutte le debite conseguenze. Ciò risulta chiaro già dai termini e dalla formule utilizzate, mentre sappiamo che il nome che verrà dato a questa crisi di identificazione e di partecipazione potrà influire molto sulla capacità di superarla. Chi potrà credere che un programma dotato di risorse finanziarie così modeste rispetto all'entità della sfida possa essere lo strumento per porre i cittadini al centro della costruzione europea? Inoltre, data, anche in questo caso, l'entità della posta in gioco (ben illustrata nella parte iniziale del documento in esame), si ha difficoltà a percepire, al di là di alcune novità non trascurabili (progetti pluriennali, condivisione delle esperienze, ampliamento degli interlocutori, sostegno a manifestazioni di vasta portata, in particolare nel contesto del dialogo interculturale) quali siano le grandi innovazioni che possono contribuire a modificare concretamente la situazione attuale.

3.6

L'impressione generale è di un'eccessiva continuità tra il programma proposto e quello per il periodo 2004-2006. Si dovrebbe sopprimere il sostegno strutturale nuovamente accordato a un certo numero di organizzazioni che, secondo il programma, perseguono a priori un obiettivo di interesse generale europeo, sostituendolo con una procedura aperta di accesso ai fondi, stabilita in base a criteri chiari e trasparenti. Occorrerà altresì precisare il concetto stesso di «interesse generale europeo» per renderlo operativo.

3.7

Il CESE è perfettamente consapevole del fatto che il programma in oggetto è più specificamente aperto alle associazioni e alle ONG che, contrariamente ad altre organizzazioni della società civile, in particolare le parti sociali, non hanno accesso ad altri programmi e altre modalità che consentano loro di apportare un contributo incisivo all'espansione della cittadinanza europea attiva.

Tuttavia, per poter definire chiaramente la volontà espressa dalle parti sociali e da altre organizzazioni della società civile, come le mutue e le cooperative, di partecipare in modo specifico e visibile a tale espansione, bisognerà che il programma sia aperto formalmente e praticamente anche a loro. Anche se ciò dovesse comportare la necessità per le parti sociali stesse di una maggiore collaborazione, su altre linee di bilancio, con le associazioni e le ONG.

3.8

Il CESE ribadisce, come ha già fatto a più riprese, la necessità di definire quanto prima una cittadinanza europea aperta, dotata di diritti propri, accessibile a tutti coloro che risiedono nell'Unione europea in maniera stabile e regolare o ai residenti di lunga data (7). L'inserimento della Carta dei diritti fondamentali nel Trattato costituzionale europeo e l'adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali presuppongono il riconoscimento di una cittadinanza «civica» relativamente indipendente dalla cittadinanza europea, attualmente aperta soltanto a chi è cittadino di uno Stato membro. Per approdare a una cittadinanza europea vera e propria bisogna dare validità giuridica a questo primo passo verso una cittadinanza partecipativa, aperta a tutti coloro che risiedono in maniera stabile e regolare sul territorio dell'Unione europea. Altrimenti la cittadinanza europea sarà soltanto una cittadinanza astratta sovrapposta alla cittadinanza nazionale degli Stati membri.

3.9

Il CESE è dell'avviso che resterà difficile compiere progressi concreti in questo campo fondamentale senza la maturazione progressiva di un sostegno materiale concreto alla cittadinanza europea, sostegno che non può venire dalla sola cittadinanza nazionale; senza che ai diritti conferiti da questa cittadinanza europea unica e comune venga associato un certo numero di doveri. Di conseguenza, il non ricorso allo strumento legislativo per promuovere la partecipazione dei cittadini, quantunque comprensibile in assenza di un sostegno materiale specifico alla cittadinanza europea, è discutibile qualora ci si orienti, seppure in maniera progressiva, verso l'istituzione di diritti e doveri specificamente legati a tale cittadinanza. Il CESE è del parere che sia necessario progredire in questi settori, a prescindere dal sostegno materiale o simbolico prescelto: ad esempio, oltre alla creazione di un servizio civile europeo per i giovani, già proposta dalla Commissione europea, si potrebbe pensare al versamento diretto di un contributo, seppur minimo, al bilancio dell'Unione — quantunque si tratti di un argomento difficile da affrontare — e/o all'elezione dei rappresentanti del popolo lo stesso giorno in tutti i paesi dell'Unione.

4.   Osservazioni specifiche in merito alle azioni del programma

4.1   Azione 1: Cittadini attivi per l'Europa

Il CESE è naturalmente attento e favorevole alla promozione dei gemellaggi tra città, nella misura in cui essi contribuiscono alla conoscenza reciproca e alla mobilità dei cittadini in Europa. Si deve tuttavia constatare che la mobilità rimane troppo limitata. Favorire le esperienze originali di partecipazione locale e lo scambio di esperienze nel quadro dei gemellaggi dovrebbe essere una delle priorità del tipo di azione in esame. Per quanto riguarda i progetti dei cittadini, risulta difficile comprendere le potenzialità del programma data la vaghezza del testo a questo proposito. Ci si può infine chiedere come mai il 40 % del bilancio, già molto limitato, del programma venga assegnato alle azioni di tipo 1, nella fattispecie i gemellaggi tra città: uno strumento che non sembra il più adeguato per conseguire gli obiettivi del programma, tanto più in quanto quest'ultimo favorisce poco le innovazioni in corso in questo settore, in particolare i gemellaggi triplici, in cui due enti territoriali europei si associano ad enti territoriali di altre parti del mondo per costruire tra di loro relazioni durevoli. Eppure tali innovazioni segnano un'apertura al mondo che può essere considerata come una delle caratteristiche distintive della cittadinanza europea, in particolare per e tramite i giovani. In ogni caso, indipendentemente dal tipo di gemellaggio, appare importante informare i cittadini del sostegno diretto fornito dall'Unione europea a questo tipo di promozione della cittadinanza attiva, sostegno poco noto agli interessati.

4.2   Azione 2: Una società civile attiva in Europa

4.2.1

Il CESE ritiene che questa parte del programma possa essere sviluppata ulteriormente. Incontrarsi e agire insieme a livello transnazionale è il fondamento stesso della cittadinanza europea. Il CESE reputa pertanto che, malgrado il programma non affronti la questione dello statuto delle associazioni, mutue e fondazioni europee, si debba trovare una soluzione definitiva alla questione onde contribuire allo sviluppo della solidarietà reciproca e dell'azione comune, particolarmente in ambito volontario.

4.2.2

Agli occhi del CESE il rafforzamento delle reti europee costituisce, in linea con il programma, un elemento decisivo. Esso ribadisce tuttavia il fatto che tutte le reti europee devono avere pari possibilità di accesso al sostegno strutturale, senza che vengano finanziate a priori determinate organizzazioni, anche nel caso in cui la Commissione accerti che si tratta di progetti valutabili e non di «biglietti automatici». Il finanziamento di progetti, anche di modeste dimensioni, è peraltro fondamentale, in quanto permette alle organizzazioni nazionali o locali a diretto contatto con i cittadini di acquisire una dimensione europea e di contribuire a colmare la distanza tra i cittadini e le istituzioni europee. Il CESE si rallegra inoltre del fatto che, attraverso il sovvenzionamento di piccoli progetti, il programma consente la formazione di iniziative transnazionali, anche se non estese alla totalità degli Stati membri, a partire da reti nazionali.

4.2.3

Il CESE guarda con estrema preoccupazione a qualsiasi proposta della Commissione che, come quella avanzata dalla DG Giustizia, libertà e sicurezza (8), conduca, in nome della sicurezza e della lotta al terrorismo, a gettare il sospetto generale sulle ONG e le associazioni per il presunto rischio che tali organizzazioni, per natura aperte, vengano utilizzate a loro spessa insaputa come copertura di attività terroristiche. Tramite pesanti disposizioni burocratiche si imporrebbe a tali organizzazioni l'onere di dimostrare la loro innocenza in materia. Un'iniziativa di questo tipo andrebbe in direzione diametralmente opposta al programma in esame, sia sul piano materiale che su quello concettuale.

4.2.4

In linea con il parere del Parlamento, il CESE ritiene opportuno che gli venga specificamente assegnato il compito di coordinare, unitamente al Comitato delle regioni, la consultazione delle organizzazioni sociali e degli enti locali, di sintetizzare i loro punti di vista e di farli pervenire alle altre istituzioni europee, nonché di vigilare sulla corretta veicolazione delle informazioni a queste ultime. A questo proposito, gioverà raccomandare al Parlamento europeo di consultare regolarmente e formalmente i due Comitati.

4.2.5

L'obiettivo di un partenariato permanente (9), e non caso per caso, tra il Parlamento e la società civile organizzata rappresentata dalle proprie istituzioni europee, fondato sull'uguaglianza nella diversità dei compiti, diventa allora decisivo: ma oggi esso è ben lungi dall'essere una realtà e persino un progetto. Il programma per la cittadinanza europea attiva dovrebbe adoperarsi per far scomparire ogni traccia di visione gerarchica delle istituzioni europee: la cultura europea è infatti anche una cultura di condivisione dei poteri e dei compiti.

4.3   Azione 3: Insieme per l'Europa

4.3.1

Per il CESE l'obiettivo principale del programma dovrebbe essere la promozione del dialogo interculturale all'interno dell'Europa. Il dibattito sul Trattato costituzionale europeo attualmente in corso dimostra che l'ignoranza delle differenze culturali esistenti in Europa, la grande inerzia degli stereotipi, il carattere a volte antitetico delle fonti basilari, in particolare giuridiche e costituzionali, che determinano l'immaginario di ciascuno degli Stati membri sono stati sottovalutati. Com'è del resto sottovalutato il grado di convergenza degli stili di vita, dei valori, della rappresentazione del mondo e la certezza dell'esistenza di un homo europaeus che si distingue piuttosto nettamente, in termini di cittadinanza, da ogni altro cittadino del pianeta. Tale homo europaeus è il frutto dell'attuazione concreta del patrimonio spirituale e morale dell'Unione, che si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, libertà, uguaglianza e solidarietà, sul principio della democrazia e dello Stato di diritto. Esso pone la persona al centro della propria azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Occorre dunque promuovere intensamente eventi di grande visibilità, strumenti di informazione e di diffusione, studi che sanciscano non soltanto le differenze reali (e non gli stereotipi), ma anche e soprattutto questa European way of life. La cultura europea non si fonda unicamente sui valori ereditati, ma anche su quelli legati alla costruzione dell'Unione europea stessa, del mercato unico, della moneta comune, della riunificazione dell'Europa con se stessa (allargamento ai paesi dell'Est europeo). Tuttavia, affinché tali eventi di grande visibilità favoriscano il sentimento di appartenenza e rafforzino effettivamente l'identità europea, è essenziale che i cittadini e le loro organizzazioni siano strettamente coinvolti nella loro ideazione e realizzazione, o meglio ancora che ne siano all'origine, in quanto essi sono maggiormente in grado di individuare le componenti essenziali e i simboli di un'identità che vivono già quotidianamente.

4.3.2

Da parte sua il CESE, anche in funzione delle competenze che gli sono proprie, ritiene che il suo apporto alla promozione della dimensione sociale della cultura e all'organizzazione di un partenariato permanente con il Parlamento europeo in questo settore, dotato di strumenti adeguati, sia una condizione essenziale per l'identificazione e la formazione continua di un'identità culturale comune ai cittadini europei. Identità culturale che non può essere ottenuta con la sola conservazione di un patrimonio culturale spesso molto meno comune di quanto non si sia disposti ad ammettere. La cittadinanza europea comune ha una forte dimensione contemporanea: essa si forma attraverso la decisione di unire sempre di più gli Stati d'Europa, di tutta Europa, mediante l'opera, difficile ma indispensabile, di condivisione della sovranità. Dice Claude Lévy Strauss: «ho conosciuto un'epoca in cui l'identità nazionale era il solo principio concepibile nelle relazioni tra gli Stati. Sappiamo quali disastri ne risultino.» Una cultura della sovranità condivisa, non la rinuncia alla sovranità: è questa la cultura e l'identità del cittadino europeo di oggi e ancor più di quello di domani.

5.   Conclusioni e proposte

5.1

La cittadinanza europea è al centro della crisi apertasi con il «no» di alcuni paesi al Trattato costituzionale europeo. Il riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni dell'Unione deve quindi essere più che mai al centro delle preoccupazioni e della politica della Commissione, in particolare attraverso la promozione della cittadinanza europea attiva. Bisogna dunque organizzare una riflessione approfondita su questo tema, che coinvolga tutti i protagonisti del settore prima dell'approvazione del nuovo programma per il periodo 2007-2013.

Questa riflessione potrebbe svolgersi nel quadro del simposio menzionato al punto 2.13 del presente parere, la cui organizzazione potrebbe essere affidata al CESE.

5.2

Tale simposio dovrebbe discutere il tema della cittadinanza europea attiva in maniera aperta, definendo diritti e responsabilità dei cittadini europei distinti da quelli conferiti dalla cittadinanza dei singoli Stati membri.

La definizione e la sperimentazione di diritti economici, sociali, politici e ambientali propri della cittadinanza europea attiva, in particolare in materia di solidarietà e sicurezza (si pensa subito alla sicurezza civile), dovrebbero poter essere esaminate e sottoposte a un voto europeo unico a suffragio universale.

5.3

Il CESE ritiene che a questo stadio, malgrado le difficoltà che si frappongono sul cammino, la realizzazione concreta dello statuto dell'associazione europea costituisca un obbligo imperativo, se si vuole dotare la cittadinanza europea attiva di un quadro adeguato che vada al di là del semplice — e discutibile — codice di buona condotta «sicuritario».

5.4

In ogni caso, e a prescindere dall'esito dei negoziati sulle prospettive finanziarie, il CESE chiede che al programma in esame venga garantito il bilancio previsto, bilancio che rappresenta una dotazione minima a favore di un elemento chiave dello sviluppo della cittadinanza europea, elevato a giusto titolo dalla Commissione al rango di «priorità fondamentale» dell'azione dell'Unione. Il CESE propone peraltro di non limitarsi al bilancio annunciato di 0,55 euro pro capite per 6 anni, ma di coltivare tutte le sinergie tra le diverse direzioni generali della Commissione per mettere in comune obiettivi e risorse su questo capitolo che, per la sua centralità e importanza per il futuro, interessa tutte le istituzioni europee. A questo proposito, la politica dell'Unione europea in materia di cittadinanza attiva dovrebbe essere elaborata all'interno di una cellula interistituzionale permanente che raggruppi tutte le direzioni generali della Commissione interessate alla questione insieme ai rappresentanti di tutte le altre istituzioni dell'Unione.

5.5

Il CESE ritiene che la costruzione della cittadinanza europea debba iniziare nella scuola elementare, e non essere limitata ai programmi di formazione permanente: la cittadinanza europea andrà insegnata come disciplina in sé, e non in quanto semplice oggetto di operazioni di facciata (a base di colori, adesivi, berrettini, feste, ecc.). La cittadinanza non riguarda soltanto le fasce attive della popolazione.

In quest'ottica, la Commissione potrebbe proporre agli Stati membri di inserire nei loro programmi scolastici metodi e contenuti legati alla conoscenza dell'Unione e questioni proprie alla cittadinanza europea: bisognerebbe prevedere l'introduzione di un «programma Erasmo» per la scuola elementare, adatto alla fascia d'età interessata, che vada ben oltre i tradizionali scambi linguistici.

Occorre sfruttare tutte le potenzialità delle nuove TIC, in particolare il loro carattere ludico, interattivo, partecipativo (magari anche con la creazione di una cellula psicologica di valutazione per ciascun nuovo supporto al cittadino), superando la poco attraente staticità dei siti europei attuali. Tali suggerimenti e proposte sono in linea con il programma Comenius, i cui obiettivi sono:

1)

far comprendere meglio ai giovani e agli educatori la diversità delle culture europee e il suo valore;

2)

aiutare i giovani ad acquisire le qualifiche e le competenze fondamentali di base necessarie per il loro sviluppo personale, per la loro futura attività professionale e per fare di loro dei cittadini europei attivi.

5.6

Per quanto riguarda le azioni specifiche, bisogna promuovere tutti i livelli contemporaneamente, evitando di eliminare i microprogetti di cui sono protagonisti i cittadini — e che partecipano alla promozione dell'identità europea a livello locale o nazionale — a vantaggio delle reti europee. I fondi assegnati ai diversi tipi di azione devono essere ripartiti in base al solo criterio dell'impatto sulla cittadinanza europea attiva e della partecipazione dei cittadini al processo di costruzione dell'Unione europea e alla definizione e attuazione delle sue politiche.

5.7

Il CESE desidera esprimere il proprio pieno sostegno alle proposte della Commissione miranti, sul piano tecnico, a una decisa semplificazione delle procedure in un settore (quello della partecipazione diretta e attiva del cittadino stesso) che rischia, anche se meno di altri, di scontrarsi con ostacoli burocratici.

5.8

Il CESE è convinto che «l'invenzione» di attributi propri alla cittadinanza europea, non riducibili alla semplice somma delle cittadinanze nazionali (sia che si tratti di attributi di carattere simbolico, economico, sociopolitico, culturale o giuridico), costituisca oggi una priorità assoluta per l'Unione europea e che la promozione della cittadinanza attiva possa contribuirvi in maniera significativa. Da parte sua, esso è disposto a concorrere a tale «invenzione» coordinando la consultazione delle organizzazioni della società civile organizzata e facendo in modo che le altre istituzioni comunitarie conoscano e tengano conto del loro punto di vista.

Bruxelles, 26 ottobre 2005

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Cfr. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Costruire il nostro avvenire comune - Sfide e mezzi finanziari dell'Unione allargata 2007-2013 (COM(2004) 101 def. del 10.2.2004).

(2)  Cfr. GU L 30 del 2.2.2004, pag. 6.

(3)  Cfr. Giovanni Moro, Manuale di cittadinanza attiva, Carocci, 1998.

(4)  COM(2005) 116 def., Introduzione.

(5)  Sondaggio sui valori comuni degli europei realizzato nel 2005 da TNS-Sofres nei 10 paesi che rappresentano l'85 % della popolazione dell'UE a 25.

(6)  Cfr. la dichiarazione fatta dal commissario Ján Figel' alla sezione SOC del CESE il 21 giugno 2005.

(7)  Cfr. parere del CESE sul tema Integrazione nella cittadinanza dell'Unione europea (GU C 208 del 3.9.2003, relatore: PARIZA CASTAÑOS); parere del CESE in merito alla Comunicazione della Commissione su immigrazione, integrazione e occupazione (GU C 80 del 30.3.2004, relatore: PARIZA CASTAÑOS).

(8)  Cfr. Draft Recommendations to Member States regarding a Code of Conduct for Non-Profit Organisations to Promote Transparency and Accountability Best Practices [documento disponibile solo in inglese, N.d.T.], del 22 luglio 2005.

(9)  Il Parlamento europeo aveva proposto esso stesso questo tipo di partenariato in una relazione elaborata nel 1996 dal relatore Philippe HERZOG sulla partecipazione dei cittadini e degli attori sociali al sistema istituzionale dell'Unione europea.


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