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Document 52014IR5704
Opinion of the European Committee of the Regions — Local and regional support for fair trade in Europe
Parere del Comitato europeo delle regioni - Sostegno a livello locale e regionale del commercio equo e solidale in Europa
Parere del Comitato europeo delle regioni - Sostegno a livello locale e regionale del commercio equo e solidale in Europa
GU C 260 del 7.8.2015, pp. 17–21
(BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)
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7.8.2015 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 260/17 |
Parere del Comitato europeo delle regioni - Sostegno a livello locale e regionale del commercio equo e solidale in Europa
(2015/C 260/04)
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I. OSSERVAZIONI GENERALI
IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI
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1. |
accoglie con favore la risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 2 aprile 2014 sulla proposta di decisione relativa all’anno europeo per lo sviluppo (2015) (1). L’anno europeo 2015 non dovrebbe essere solo un’occasione per dare risalto alla politica di sviluppo dell’Unione europea in generale, avvicinandola ai cittadini europei, ma anche e soprattutto per perseguire un approccio ambizioso nei confronti del commercio equo e solidale, che può servire per misurare il grado di coerenza della politica di sviluppo. |
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2. |
ricorda i precedenti pareri e le attività già condotte dal CdR, che pongono in rilievo la grande importanza degli enti locali e regionali e il loro ruolo nell’ambito dell’azione esterna dell’UE (2); |
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3. |
evidenzia l’importanza vitale della coerenza delle politiche dell’UE ai sensi dell’articolo 21 del Trattato sull’Unione europea (TUE) e dell’articolo 208 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), e ricorda che l’UE svolge una funzione di guida nel definire e attuare la coerenza delle politiche in materia di sviluppo; evidenzia in particolare la complementarità tra la politica commerciale e quella di sviluppo e sottolinea che in tale contesto bisogna riconoscere il ruolo del CdR in quanto promotore e coordinatore degli sforzi di sviluppo intrapresi dagli enti locali e regionali; |
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4. |
ricorda che già nel 2006 il Parlamento europeo, nella sua risoluzione sul commercio equo e solidale e lo sviluppo, aveva chiesto un coordinamento del commercio equo e solidale a livello dell’UE e l’integrazione di questo concetto in tutti i settori politici (3). La Commissione europea ha reagito a questa richiesta adottando il 5 maggio 2009 una comunicazione dal titolo Contribuire allo sviluppo sostenibile: il ruolo del commercio equo e solidale e dei programmi non governativi in ambito commerciale a garanzia della sostenibilità (4), che ora dovrebbe tradursi in una vera e propria strategia dell’UE a favore del commercio equo. |
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5. |
rimanda al proprio precedente parere (5) in cui si riconosce «il ruolo importante che gli enti locali e regionali svolgono a favore della politica commerciale in relazione ai prodotti equosolidali» e si propone inoltre di «elaborare una strategia europea» comune «del commercio equo e solidale per gli enti locali e regionali»; |
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6. |
è favorevole a un futuro quadro di sviluppo, che sostenga obiettivi sia di sviluppo sia di sostenibilità, coinvolgendo così gli enti locali e regionali nel processo (6); |
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7. |
concorda con la richiesta, formulata dal Parlamento europeo ai fini di un quadro di sviluppo globale post 2015 (7), di «un nuovo quadro globale che crei un regime di scambi commerciali più equo e sostenibile, basato sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che favorisca una maggiore equità nell’ambito del commercio internazionale»; |
Contesto
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8. |
osserva che in questi ultimi dieci anni sono sensibilmente aumentati il volume commerciale di prodotti equosolidali certificati e il sostegno a livello locale e regionale del commercio equo e solidale nell’UE. A titolo di esempio, oggigiorno esistono in Europa oltre 1 500 comuni equosolidali (il cui numero è raddoppiato negli ultimi cinque anni) ed anche il concetto di «regione equosolidale» assume una popolarità crescente; |
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9. |
pone in rilievo la definizione di commercio equo e solidale formulata dall’Organizzazione mondiale del commercio equo e solidale (World Fair Trade Organisation) e dalla Fairtrade Labelling Organisations International (attualmente denominata Fairtrade International), più precisamente: «il commercio equo e solidale è un partenariato commerciale, basato sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, finalizzato ad ottenere una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali ai produttori e ai lavoratori marginalizzati e garantendone i diritti, in particolare nel Sud. Le organizzazioni del commercio equo e solidale (supportate dai consumatori) si impegnano attivamente per sostenere i produttori, sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere modifiche delle regole e delle pratiche seguite nel commercio internazionale» (Carta dei criteri del commercio equo e solidale, 2009); |
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10. |
ribadisce la propria adesione alla posizione espressa dalla Commissione di mantenere il carattere volontario del commercio equo e solidale e degli altri programmi a garanzia della sostenibilità a livello dell’UE (8); |
II. RACCOMANDAZIONI POLITICHE
IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI
Necessità di una strategia dell’UE per il commercio equo e solidale
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11. |
è favorevole all’elaborazione di una strategia europea per il commercio equo e solidale che favorisca un approccio coerente e coordinato nei confronti del commercio equo e solidale in tutti i settori d’intervento dell’UE, ma soprattutto nel commercio, lo sviluppo, il consumo e la produzione sostenibili; |
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12. |
attende la comunicazione sul commercio annunciata di recente e chiede alla Commissione di cogliere l’occasione per definire le misure concrete che intende adottare ai fini di un quadro coerente per il commercio equo e solidale nell’UE; |
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13. |
sottolinea che una simile strategia deve promuovere l’impegno attivo degli enti locali e regionali in questo settore, ma al tempo stesso coinvolgere anche altri importanti attori, come il Parlamento europeo, il Servizio europeo per l’azione esterna e il Comitato economico e sociale europeo. A questo scopo si potrebbe valutare la possibilità di creare un gruppo di lavoro interistituzionale per coordinare misure in questo campo dal punto di vista della coerenza e per garantire la complementarità delle relative iniziative e politiche dell’UE; |
Il commercio equo e solidale nella sensibilità dei cittadini
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14. |
si compiace del dato riportato nell’ultimo rapporto dell’Eurobarometro (9), secondo cui la metà dei cittadini dell’UE è disposta a pagare di più per i prodotti del commercio equo e solidale; |
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15. |
osserva che, sebbene il commercio equo e solidale goda di un riconoscimento e di un sostegno maggiori in tutta Europa, la notorietà di tale modello varia sensibilmente a seconda dei diversi Stati membri dell’UE e all’interno di ciascuno di essi: mentre il marchio del commercio equo e solidale è noto a una percentuale relativamente elevata (oltre il 50 %) della popolazione dell’Europa nord-occidentale, nella maggioranza dei paesi dell’Europa centro-orientale il commercio equo e solidale è ancora pressoché sconosciuto. Una strategia dell’UE a favore di questa forma di commercio avrebbe un impatto positivo anche sui paesi candidati all’adesione; |
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16. |
sottolinea che i gemellaggi internazionali (tra città) (nell’UE, in Europa e nel mondo) già esistenti andrebbero sfruttati per sensibilizzare al commercio equo e solidale e per lo scambio di buone pratiche a livello locale e regionale. In questo contesto occorre sostenere e favorire soprattutto gli sforzi delle organizzazioni della società civile in cooperazione con gli enti locali e regionali; |
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17. |
giudica di grande importanza promuovere l’educazione del consumatore all’interno dell’UE, soprattutto nell’ambito dell’istruzione scolastica, ma anche in altri contesti formativi, di concerto con le iniziative in corso a livello locale e regionale; |
Appalti pubblici
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18. |
accoglie con favore le direttive rivedute dall’UE in materia di appalti pubblici, che consentono tra l’altro di introdurre i criteri del commercio equo e solidale nei contratti di appalto. Grazie all’adozione di tali direttive, le amministrazioni aggiudicatrici pubbliche possono ora affidarsi con maggior facilità all’etichettatura volontaria e ai sistemi di certificazione per integrare le esigenze dello sviluppo sostenibile nelle procedure di appalto pubblico; |
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19. |
esorta la Commissione ad elaborare orientamenti pratici che chiariscano con esempi concreti e promuovano in tal modo il commercio equo e solidale, al pari di altri criteri sociali, nelle procedure d’appalto pubblico; |
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20. |
si rallegra del crescente interesse dei comuni di tutta Europa per la produzione alimentare sostenibile, e in special modo della domanda di prodotti locali. Questo approccio, che il CdR accoglie con favore, si integra perfettamente con il consumo di prodotti equosolidali, come dimostrano numerose iniziative regionali e locali in questo campo; |
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21. |
ritiene molto utile mettere a disposizione degli enti locali e regionali alcuni esempi di appalti pubblici che abbiano tenuto conto di criteri sociali ed etici. A tale riguardo la Commissione dovrebbe promuovere una più stretta collaborazione tra gli enti territoriali, ad esempio, nella definizione di criteri e orientamenti comuni, nelle trattative con i fornitori e nei contratti di fornitura a lungo termine, come pure nel caso di un controllo coordinato delle procedure d’appalto pubblico dal punto di vista del rispetto di criteri ecologici, sociali ed etici; |
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22. |
raccomanda una stretta collaborazione degli enti locali e regionali con diversi gruppi d’interesse, quali università, scuole od ospedali in un determinato campo. In questo caso è della massima importanza che i responsabili degli appalti siano già informati in merito alle possibilità di adottare i criteri di sostenibilità nei loro bandi di gara, per poterne poi far uso; sottolinea che questa diffusione di informazioni può essere realizzata attraverso centri di conoscenza. Questi ultimi possono assistere le amministrazioni locali e regionali e le imprese nell’esecuzione di gare d’appalto eque, diffondendo conoscenze e offrendo consulenza; |
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23. |
propone che gli Stati membri incorporino nel loro ordinamento giuridico la possibilità di includere nelle gare d’appalto pubbliche criteri che prevedano una discriminazione positiva in favore dei prodotti del commercio equo e solidale; |
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24. |
rileva inoltre che la disponibilità di una centrale o piattaforma d’acquisto potrebbe costituire una buona occasione per realizzare senza gravi complicazioni appalti equosolidali a livello locale/regionale. Tali iniziative possono favorire le forniture pubbliche di prodotti equosolidali, consentendo a più enti di coordinare le loro ordinazioni e consegne e di approfittare così di una riduzione dei costi; |
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25. |
accoglie con favore gli sforzi compiuti attualmente dalle istituzioni dell’UE per sostenere il commercio equo e solidale nelle proprie strutture interne, ad esempio mediante il consumo di prodotti equosolidali in occasione di eventi organizzati dall’UE, e chiede un’applicazione sistematica di tale approccio. Le istituzioni dell’UE devono essere le prime a dare il buon esempio. Esse dovrebbero favorire il consumo di prodotti del commercio equo e solidale presso le autorità pubbliche, ma anche nel caso di manifestazioni organizzate dall’UE; |
Contributo all’«imprenditorialità equosolidale»
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26. |
ritiene che gli enti territoriali possano incoraggiare le aziende della propria regione di competenza ad integrare i principi del commercio equo e solidale e della responsabilità sociale delle imprese (RSI) nelle loro prassi aziendali. A titolo di esempio essi possono incoraggiare i comparti alberghiero e della ristorazione locali ad acquistare prodotti equosolidali. Si potrebbe inoltre promuovere la redazione di un codice di condotta per il commercio equo e solidale a cui dovranno aderire le aziende degli enti locali e regionali; |
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27. |
propone altresì di inserire anche il commercio equo e solidale tra gli obiettivi della promozione dell’economia e di integrarlo nelle strategie di RSI attuate dalle associazioni aziendali nazionali corrispondenti. A titolo integrativo potrebbero essere sviluppate e promosse iniziative multipartecipative (ad es. iniziative a favore del commercio sostenibile in diversi Stati membri o adesione all’organizzazione Fair Wear Foundation da parte di aziende che operano in determinati settori) o l’introduzione di marchi riconosciuti (come Fairtrade) con il sostegno dell’UE; |
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28. |
sottolinea che, nel sostenere le piccole e medie imprese o la creazione di imprese tramite fondi pubblici, come il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR), si possono adottare i criteri del commercio equo e solidale. Un ulteriore passo in questa direzione potrebbe essere l’organizzazione di fiere del commercio equo e solidale, sull’esempio della fiera di Dortmund, che nel mondo germanofono costituisce attualmente il maggior evento dedicato alla produzione equosolidale e aperto non solo ai professionisti del settore, ma anche al grande pubblico; |
Sostegno degli sforzi condotti dal livello locale e regionale per promuovere il commercio equo e solidale
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29. |
ai fini della diffusione del concetto di regione equosolidale, propone di verificare fino a che punto l’esempio della «capitale tedesca del commercio equo e solidale», che trae ispirazione dall’iniziativa della capitale europea della cultura, sia adatto ad offrire ai comuni e alle regioni d’Europa incentivi per la promozione del commercio equo e solidale. Una simile iniziativa dovrebbe anche tener conto in modo mirato delle particolari difficoltà presenti negli Stati membri dell’Europa centrorientale; |
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30. |
è convinto che la denominazione «capitale/regione europea del commercio equo e solidale» fornirebbe agli enti territoriali un’ulteriore motivazione per distinguersi a livello sovraregionale o internazionale con azioni a favore del commercio equo e solidale. Questa iniziativa deve coinvolgere i cittadini e le organizzazioni di base locali; |
Il commercio equosolidale nel quadro di sviluppo globale post 2015 (10)
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31. |
sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo degli enti territoriali nell’elaborazione dell’agenda di sviluppo post 2015, come proposto dal gruppo di personalità ad alto livello (11). Gli obiettivi di sviluppo post 2015 devono riconoscere il ruolo degli enti locali in quanto importanti componenti attive della politica di sviluppo, e gli obiettivi di sviluppo sostenibile attualmente in discussione devono essere attuati nell’ambito di strategie nazionali, regionali e locali coordinate; |
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32. |
ricorda che, per perseguire gli obiettivi di sostenibilità, vanno sviluppati partenariati tra numerosi attori, promuovendo e finanziando anzitutto i partenariati che nel campo del commercio equo sono attenti a tutte le dimensioni della sostenibilità; |
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33. |
accoglie favorevolmente la comunicazione Partenariato mondiale per l’eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile dopo il 2015 pubblicata di recente dalla Commissione europea, e si compiace in particolare che sia stato espressamente riconosciuto l’apporto del commercio alla crescita inclusiva e allo sviluppo sostenibile. Il CdR inoltre nota con interesse l’esplicito riferimento al contributo che i programmi di commercio equo e solidale forniscono, in tale contesto, alla creazione di benefici economici, ambientali e sociali; |
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34. |
ravvisa la necessità di elaborare indicatori concreti per misurare il livello di conseguimento degli obiettivi. Il commercio equo e solidale dovrebbe essere utilizzato per valutare la sostenibilità della produzione e del consumo, soprattutto nel campo degli appalti pubblici, e potrebbe in primo luogo servire da indicatore per l’obiettivo dei «partenariati per la solidarietà», visto che esiste già un’esperienza molto positiva in questo campo, con il coinvolgimento di diverse parti interessate; |
Scambio di esperienze
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35. |
richiama l’attenzione sulla pubblicazione di uno studio sul sostegno del commercio equo e solidale da parte degli enti locali e regionali, nel quale si esaminano i diversi approcci messi a punto nell’UE per questa forma di commercio e si individuano i possibili ostacoli. Completa lo studio una selezione di buone pratiche. Questo materiale viene pubblicato dal CdR per creare delle comunità di apprendimento e di qualificazione in questo campo e per corroborare le richieste politiche del presente parere; |
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36. |
accoglie con favore l’inclusione del tema del commercio equo e solidale nella prossima edizione annuale delle Assise della cooperazione decentrata allo sviluppo. È dell’avviso che il CdR debba collegare più strettamente il commercio equo e solidale, nel quadro di queste manifestazioni, con altre misure ed altre reti già esistenti a livello regionale; |
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37. |
sottolinea che le dotazioni per i programmi nazionali di educazione e sensibilizzazione allo sviluppo (Development Education and Awareness Raising, DEAR) e altri programmi analoghi dovrebbero essere utilizzate in futuro anche per realizzare un maggior numero di gemellaggi tra città nel campo del commercio equo e solidale, in particolare con le città del Sud. Approva la creazione di partenariati strategici tra gli enti locali e regionali e le reti di produttori del commercio equo e solidale nei paesi partner dell’UE nell’ambito del nuovo programma tematico a favore delle «organizzazioni della società civile e degli enti locali»; |
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38. |
giudica interessanti iniziative come il Conseil Ligérien du Commerce Équitable, una manifestazione annuale organizzata dalla regione francese della Loira che raccoglie tutti gli attori regionali del commercio equo e solidale per uno scambio di esperienze nei diversi settori di competenza; |
La politica commerciale dell’UE
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39. |
ricorda che l’UE svolge un ruolo centrale nel commercio mondiale e al tempo stesso si sforza di assumere un ruolo guida nel dibattito sulla sostenibilità. Chiede pertanto alle istituzioni europee di modellare gli scambi commerciali dell’UE con i paesi terzi in modo tale che contribuiscano a uno sviluppo sostenibile; |
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40. |
constata con soddisfazione che l’UE ha intrapreso alcune iniziative quali l’inclusione obbligatoria di un capitolo ampliato sullo sviluppo sostenibile negli accordi commerciali con i paesi terzi; di conseguenza, in alcuni accordi commerciali bilaterali si indica espressamente che le parti contraenti sostengono un commercio giusto ed equo. Questa apertura dei mercati dovrebbe avvantaggiare anche i piccoli produttori agricoli; |
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41. |
insiste perché nell’attuazione di questi accordi si abbia cura di incoraggiare i piccoli produttori agricoli dei paesi in questione a dare impulso al commercio equo e solidale; per fornire un esempio, alcune delegazioni di imprese, in collaborazione con le autorità locali o regionali, potrebbero effettuare delle visite mirate presso piccoli produttori agricoli, in modo da conoscere meglio le loro condizioni in loco; |
Condizioni di lavoro nelle catene di approvvigionamento internazionali
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42. |
sottolinea che in questi ultimi anni l’attenzione dell’opinione pubblica e l’interesse di numerosi consumatori si concentrano sempre più sulle condizioni di lavoro inaccettabili e le violazioni dei diritti umani nei paesi produttori. A titolo di esempio, i governi della Germania e dei Paesi Bassi, in collegamento con le imprese, i sindacati e la società civile, sono impegnati in iniziative similari nel settore del tessile per riuscire a ottenere condizioni di vita e di lavoro migliori e più sostenibili — lungo tutta la catena di approvvigionamento — per i lavoratori dell’industria globale dell’abbigliamento. Un approccio analogo è attualmente all’esame della Commissione a livello europeo; |
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43. |
accoglie con grande favore queste iniziative e invita la Commissione, ma anche le autorità nazionali competenti a elaborare progetti analoghi in cui gli enti locali e regionali andrebbero coinvolti come punti di contatto; |
Sostegno del commercio equo e solidale nelle relazioni bilaterali
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44. |
invita a promuovere ulteriori opportunità di praticare il commercio equo e solidale, ad esempio ricorrendo maggiormente al legame esistente tra quest’ultimo e la cooperazione decentrata allo sviluppo. Potrebbero servire da punto di partenza le esperienze maturate inserendo il commercio equo e solidale nei partenariati già esistenti con città e regioni dei paesi del Sud ed anche nel quadro dei gemellaggi intraeuropei; |
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45. |
propone, a tal fine, di promuovere le reti del commercio equo e solidale già esistenti, in particolare quelle che collegano più città o regioni attraverso le frontiere interne dell’UE, come la rete transfrontaliera che unisce quattro città del commercio equosolidale — Metz, Lussemburgo, Treviri e Saarbrücken. |
Bruxelles, 4 giugno 2015
Il Presidente del Comitato europeo delle regioni
Markku MARKKULA
(1) A7-0384/2013.
(2) Si prendano ad esempio i pareri sui seguenti temi: Capacitare le autorità locali dei paesi partner per una migliore governance e risultati più concreti in termini di sviluppo (CdR 2010-2013) e L'Europa nel mondo: una nuova strategia per il finanziamento dell'azione esterna dell'UE (CdR 732-2013).
(3) Risoluzione del Parlamento europeo sul commercio equo e solidale e lo sviluppo [2005/2245(INI)].
(4) COM(2009) 215 definitivo.
(5) Parere del CdR Contribuire allo sviluppo sostenibile: il ruolo del commercio equo e solidale e dei programmi non governativi in ambito commerciale a garanzia della sostenibilità (CdR 214-2009).
(6) Parere del CdR Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE: un programma di cambiamento (CdR 364-2011).
(7) Relazione del Parlamento europeo, del 17 novembre 2014, sul tema L'UE e il quadro di sviluppo globale post 2015 [2014/2143(INI)]
(8) Parere del CdR Contribuire allo sviluppo sostenibile [...] (CDR214-2009).
(9) Speciale Eurobarometro 421: The European Year for Development — Citizens’ Views on Development, Cooperation and Aid (L'anno europeo per lo sviluppo — il punto di vista dei cittadini sullo sviluppo, la cooperazione e gli aiuti).
(10) Un'esistenza dignitosa per tutti: dalla visione all'azione collettiva (in preparazione).
(11) Relazione del gruppo di personalità ad alto livello delle Nazioni Unite sull'agenda di sviluppo post 2015, del 30 maggio 2013.