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Document 52013JC0007
JOINT REPORT TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on Serbia's progress in achieving the necessary degree of compliance with the membership criteria and notably the key priority of taking steps towards a visible and sustainable improvement of relations with Kosovo(
RELAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sui progressi compiuti dalla Serbia per raggiungere il necessario livello di conformità con i criteri di adesione, in particolare con la priorità fondamentale di muovere verso un miglioramento visibile e sostenibile delle relazioni con il Kosovo(
RELAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sui progressi compiuti dalla Serbia per raggiungere il necessario livello di conformità con i criteri di adesione, in particolare con la priorità fondamentale di muovere verso un miglioramento visibile e sostenibile delle relazioni con il Kosovo(
/* JOIN/2013/07 final */
RELAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sui progressi compiuti dalla Serbia per raggiungere il necessario livello di conformità con i criteri di adesione, in particolare con la priorità fondamentale di muovere verso un miglioramento visibile e sostenibile delle relazioni con il Kosovo( /* JOIN/2013/07 final */
RELAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO
E AL CONSIGLIO sui progressi compiuti dalla Serbia per
raggiungere il necessario livello di conformità con i criteri di adesione, in
particolare con la priorità fondamentale di muovere verso un miglioramento visibile
e sostenibile delle relazioni con il Kosovo*
1.
Introduzione
Nel suo parere[1]
dell'ottobre 2011 sulla domanda di adesione della Serbia, la Commissione
concludeva che "la Serbia è ben avviata verso una conformità sufficiente
con i criteri politici definiti nel 1993 dal Consiglio europeo di Copenaghen e
con le condizioni legate al processo di stabilizzazione e di associazione,
sempre che continui a fare progressi e trovi soluzioni pratiche ai problemi con
il Kosovo" e raccomandava che i negoziati di adesione all'Unione europea
fossero avviati con la Serbia "non appena il paese avrà compiuto progressi
significativi verso la realizzazione della seguente priorità fondamentale:
adozione di altre misure volte a normalizzare le relazioni con il Kosovo
secondo le condizioni del processo di stabilizzazione e di associazione […]".
Sulla base della raccomandazione della Commissione e dei primi progressi
osservati per quanto riguarda il miglioramento delle relazioni con il Kosovo,
nel marzo 2012 il Consiglio europeo ha concesso alla Serbia lo status di paese
candidato. Visti i progressi registrati nell'ambito del dialogo tra
Serbia e Kosovo, facilitato dall'UE sotto l'egida dell'Alta rappresentante dell'Unione
europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della
Commissione, e in previsione di altri progressi sostanziali nella prima parte
del 2013, nelle sue conclusioni dell'11 dicembre 2012 il Consiglio ha
annunciato che avrebbe esaminato, sulla scorta di una relazione che la
Commissione e l'Alta rappresentante presenteranno nella primavera del 2013, i
progressi compiuti dalla Serbia in vista dell'eventuale decisione del Consiglio
europeo di avviare negoziati di adesione con questo paese. La
presente relazione riferisce sugli ulteriori progressi compiuti dalla Serbia
tra l'11 dicembre 2012 e il 15 aprile 2013 ed esamina le misure
adottate per realizzare la priorità fondamentale consistente nel migliorare le
relazioni con il Kosovo, sia per quanto riguarda gli ultimi sviluppi del
dialogo ad alto livello che l'applicazione effettiva degli accordi raggiunti
nel 2011 e nel 2012. Inoltre
la relazione presenta e valuta gli sforzi compiuti di recente per accelerare il
programma di riforme connesso all'UE, con particolare attenzione agli ultimi
sviluppi a livello di Stato di diritto e in particolare su: riforma
giudiziaria, politica anticorruzione e lotta alla criminalità organizzata,
indipendenza delle istituzioni principali, libertà dei media, politica
antidiscriminazione, tutela delle minoranze e miglioramento del clima
imprenditoriale. La relazione esamina infine
le recenti iniziative prese dalla Serbia per svolgere un ruolo costruttivo
nella regione e migliorare le relazioni con i suoi vicini diretti. La
valutazione contenuta nella presente relazione tiene conto delle informazioni
raccolte e analizzate dalla Commissione e dall'Alta rappresentante, compresi i
dati forniti dalle autorità serbe, le conclusioni delle missioni di esperti e
le informazioni comunicate da Stati membri dell'UE, organizzazioni internazionali
e organizzazioni della società civile. La
parte finale della relazione contiene conclusioni e raccomandazioni.
2.
Miglioramento delle relazioni con il Kosovo
Dopo le elezioni in
Serbia, l'intervento dell'Alta rappresentante ha permesso di trasformare il
dialogo tra Belgrado e Pristina in un processo politico ad alto livello. Nell'ottobre 2012 è
iniziata una serie di incontri ad alto livello tra i due primi ministri. L'Alta
rappresentante ha messo in chiaro fin dall'inizio che si sarebbe trattato di un
processo graduale, a durata limitata, e che si sarebbe iniziato dalle questioni
più "facili" per poi affrontare quelle più complesse, nell'intento di
normalizzare progressivamente le relazioni tra le parti, lasciando
impregiudicate le loro posizioni sullo status, e di permettere a entrambe di
progredire sul percorso verso l'UE. Tra fine ottobre 2012 e
fine aprile 2013 si sono svolte dieci riunioni[2],
a cui si aggiunge l'incontro del 6 febbraio tra i presidenti Nikolic e Jahjaga. Durante la prima parte del
dialogo ad alto livello, terminata nel dicembre 2012, si è discusso delle
questioni considerate meno problematiche, tra cui il completamento dell'attuazione
della gestione integrata delle frontiere, il patrimonio religioso e culturale e
gli accordi sui meccanismi di collegamento. Già in questi primi mesi sono stati
ottenuti i primi risultati significativi, il più importante dei quali è l'attuazione
della gestione integrata delle frontiere. Per la fine di dicembre 2012 erano
operativi quattro gate, compresi i due nel Kosovo settentrionale, e
dalla fine di febbraio sono operativi tutti e sei i gate tra Serbia e
Kosovo. Nell'ambito delle discussioni sull'attuazione, le parti hanno inoltre
convenuto di iniziare a riscuotere i dazi doganali e di creare un fondo per lo
sviluppo del Kosovo settentrionale. Per quanto riguarda la libera circolazione,
il regime di viaggio basato sulle carte d'identità è operativo e funziona bene.
Entrambe le parti continuano ad applicare l'accordo sui timbri doganali. Si
osservano buoni progressi per quanto riguarda i registri dello stato civile e l'attuazione
dovrebbe essere terminata entro gennaio 2014. Per quanto riguarda il catasto,
le parti stanno ancora prendendo le necessarie misure preparatorie. L'accordo
sull'accettazione dei diplomi universitari viene applicato senza problemi. La
cooperazione della Serbia con EULEX è ulteriormente migliorata in un certo
numero di settori e dovrà progredire ulteriormente a mano a mano che si
intensifica la normalizzazione tra le parti. I contatti diretti ad alto livello
e i contatti regolari a livello operativo continuano ad agevolare la
cooperazione, anche per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata.
La Serbia si è impegnata ad attuare integralmente il protocollo di polizia con EULEX. Fra gli altri risultati
significativi ottenuti dai due primi ministri figurano l'accordo sulla
creazione di meccanismi di collegamento e l'accordo sul miglioramento della
tutela dei siti del patrimonio religioso e culturale (creazione dell'unità di polizia
speciale/multietnica in Kosovo). Durante la seconda parte
del dialogo ad alto livello, iniziata nel gennaio 2013, i due ministri hanno
parlato prevalentemente del Kosovo settentrionale e della realizzazione di
strutture che rispondano alle esigenze di sicurezza e giustizia della
popolazione locale e in modo tale da assicurare la funzionalità di un'unica
struttura istituzionale e amministrativa all'interno del Kosovo, in linea con
le conclusioni del Consiglio del dicembre 2012. Durante i colloqui le
parti hanno convenuto che l'esito delle loro discussioni sarebbe consistito in
una serie di principi e accordi che avrebbero dato alla comunità serba del
Kosovo una nuova visione del suo futuro, tenendo conto delle sue preoccupazioni
e necessità ma in modo tale da preservare la funzionalità delle istituzioni e
del quadro giuridico del Kosovo. Durante il processo ad
alto livello le parti hanno dato prova di impegno. In particolare, i due primi
ministri hanno instaurato buone relazioni operative e dimostrato maturità e
coraggio politico nel discutere questioni estremamente delicate e complesse,
spesso in un'atmosfera politica difficile. Questo atteggiamento è lodevole.
Nell'ultima fase del dialogo, i vice primi ministri di entrambe le parti hanno
partecipato alle riunioni conferendo alle discussioni un elemento supplementare
di legittimità e di competenza politica locale. Le discussioni sul Kosovo
settentrionale e sulle preoccupazioni della comunità serba del Kosovo si sono
concluse il 19 aprile con la sigla di un "primo accordo sui principi che
disciplinano la normalizzazione delle relazioni". L'accordo prevede la
creazione di un'associazione/comunità di comuni serbi in Kosovo che
funzioneranno/opereranno nell'ambito dell'attuale quadro giuridico del Kosovo. L'associazione/comunità
avrà uno statuto e organi propri, sul modello dell'altra associazione esistente
in Kosovo, e svolgerà un ruolo rappresentativo nel governo centrale. Per quanto riguarda la
polizia, il testo dell'accordo sancisce il principio di un'unica forza di
polizia in Kosovo e l'integrazione di tutte le forze di polizia del Kosovo
settentrionale nella polizia del Kosovo. Viene nominato un comandante regionale
della polizia per i quattro comuni del nord, selezionato dal ministero dell'Interno
del Kosovo fra i nomi proposti dai quattro sindaci. Questo significa che è
stato deciso che i quattro sindaci dei comuni settentrionali a maggioranza
serba avrebbero consultato l'associazione/comunità e presentato un elenco al
ministero dell'Interno perché procedesse alla nomina. Per quanto riguarda il
settore giudiziario, il testo sancisce il principio dell'integrazione e del
funzionamento di tutte le autorità giudiziarie nell'ambito del quadro giuridico
del Kosovo. È stata creata a Pristina una corte d'appello competente per tutti
i comuni del Kosovo a maggioranza serba; una sezione della corte siederà
stabilmente nella parte settentrionale del distretto di Mitrovica. L'accordo prevede l'organizzazione,
nel 2013, di elezioni comunali nei comuni settentrionali con l'aiuto dell'OSCE. Il testo dell'accordo
prevede anche che le discussioni su energia e telecomunicazioni si concludano
entro metà giugno. Le parti hanno convenuto
che nessuna di esse bloccherà i progressi dell'altra sul proprio percorso verso
l'UE né incoraggerà altri a farlo. Quanto alle prossime fasi,
le parti hanno convenuto di adottare un piano di attuazione entro il 26 aprile
e di istituire un comitato di attuazione con l'aiuto dell'UE. L'UE si aspetta inoltre
che le due parti continuino ad adoperarsi, nel nuovo spirito di
comprensione/comunicazione e lasciando impregiudicate le loro posizioni sullo
status del Kosovo, per normalizzare le relazioni fra di esse e in questo
contesto affrontare, tra l'altro, la questione dell'integrazione/partecipazione
del Kosovo negli organi internazionali.
3.
Recenti progressi in termini di conformità con i
criteri di adesione
3.1.
Introduzione
Negli ultimi mesi la
Serbia ha adottato misure volte a rilanciare il suo programma di riforme
connesso all'UE. Come annunciato al momento del suo insediamento, nel luglio 2012,
il governo serbo ha intensificato il coordinamento del programma di riforme
connesso all'UE, iniziando ad attuare il piano d'azione globale adottato nel
dicembre 2012 in risposta a tutte le conclusioni contenute nella relazione
della Commissione del 2012. Il governo intende pubblicare relazioni periodiche
sull'esecuzione del piano in aprile, giugno e settembre 2013. L'adozione da
parte del governo, il 28 febbraio 2013, di un piano nazionale di avvicinamento
all'acquis (PNAA) per il periodo 2013-2016 segna una svolta importante. Il PNAA
è un documento programmatico dettagliato contenente tutti gli atti legislativi
adottati dalla Serbia per rispettare gli obblighi previsti dall'accordo di
stabilizzazione e di associazione (ASA) e prepararsi a un ulteriore
allineamento con l'acquis. Il PNAA comprende un piano dettagliato di
allineamento legislativo per il 2013, con la corrispondente dotazione di
bilancio, e offre una base per un controllo efficace delle attività connesse e
un maggior coinvolgimento delle parti interessate. Nonostante le difficoltà
incontrate nel 2012, il governo serbo si è adoperato con impegno per rafforzare
lo Stato di diritto, con particolare attenzione alla riforma giudiziaria e alla
lotta contro la corruzione. Sono in
preparazione progetti di strategie in diversi settori chiave, la cui adozione è
prevista nella prima metà del 2013. Pur avendo
accettato di organizzare ampie consultazioni in determinati settori e chiesto
all'UE di fornirgli consulenza in materia, il governo serbo deve ancora
migliorare il processo di consultazione con tutte le parti interessate,
lasciando anche al parlamento il tempo necessario per esercitare il suo
controllo sui disegni di legge.
3.2.
Attuazione delle riforme
Per quanto riguarda lo Stato
di diritto, nel dicembre 2012 è stata adottata una prima serie di modifiche
legislative in base alle proposte dei gruppi di lavoro costituiti a settembre
con la partecipazione delle principali parti interessate. Le leggi su giudici e pubblici ministeri sono state
modificate per confermare i circa 900 magistrati in prova assunti nel 2009. Sono state apportate tre importanti modifiche al
codice penale: perseguibilità penale di chi
facilita gli abusi del diritto di asilo in un paese straniero; depenalizzazione della diffamazione e dei "commenti
pubblici non autorizzati sui procedimenti giudiziari"; riconoscimento come circostanza aggravante di certi
reati "di odio" giustificati dall'origine etnica, dalla religione o
dall'orientamento sessuale. Sono inoltre state
modificate le disposizioni sul reato di "abuso d'ufficio" per
ridefinirne le modalità di applicazione agli operatori privati. I procedimenti avviati a norma dell'articolo 359
del codice penale devono essere riqualificati, caso per caso, come nuovi reati
contemplati dalla sezione "criminalità economica" del codice penale. Questa parte del codice penale sarà oggetto di un
riesame globale in vista di ulteriori modifiche. Occorre
preparare accuratamente l'applicazione del nuovo codice di procedura penale. Per quanto riguarda la riforma
giudiziaria, il nuovo governo serbo si è trovato in serie difficoltà a
causa della decisione della Corte costituzionale del luglio 2012 di annullare
la riconferma di giudici e pubblici ministeri, la cui conseguenza più immediata
è stata la necessità di reintegrare circa 800 magistrati (vale a dire un terzo
del numero totale). Questo ha significato
anche che nel dicembre 2012 le autorità serbe si sono dovute concentrare sull'adozione
di misure urgenti prima di poter iniziare a definire un'impostazione a
medio-lungo termine, comprendente anche la preparazione di una strategia
globale volta ad introdurre cambiamenti strutturali e duraturi per rendere la
magistratura imparziale, indipendente ed efficiente. In seguito alle pronunce
della Corte costituzionale del luglio 2012, il Consiglio giudiziario e il
Consiglio dei pubblici ministeri hanno riconfermato tutti i giudici e i
pubblici ministeri che non erano stati riconfermati in precedenza, entro il
termine di 60 giorni imposto dalla Corte costituzionale. Finora i magistrati sono stati riconfermati presso i tribunali
di origine o presso le giurisdizioni che li hanno sostituiti. È previsto l'adeguamento delle reti di tribunali e
procure per garantire una ripartizione ottimale dei magistrati riconfermati,
conciliandone le richieste e il diritto costituzionale di non essere trasferiti
senza il loro consenso con le necessità dell'intera magistratura in termini di
accesso e di prossimità. Il carico di lavoro
dei giudici presenta tuttora forti squilibri e in molti casi la lunghezza dei
procedimenti rimane eccessiva. Per poter riformare ulteriormente la rete dei
tribunali occorre analizzarne l'intero funzionamento in termini di costi,
efficienza e accesso alla giustizia. È importante
definire una strategia a medio-lungo termine per garantire la sostenibilità
della riforma giudiziaria. Il ministero della
Giustizia e della pubblica amministrazione sta elaborando una nuova strategia
per il periodo 2013-2018 con l'aiuto di gruppi di lavoro che si riuniscono
periodicamente e sulla base di un processo consultivo a cui partecipano le
principali parti interessate. Questa
strategia, che il governo intende completare in primavera, terrà conto dei
problemi incontrati nell'attuazione della strategia del 2006 e si baserà sui
principi fondamentali di indipendenza, imparzialità e qualità della giustizia,
competenza, responsabilità ed efficienza della magistratura. La strategia dovrebbe mirare a potenziare il
Consiglio giudiziario e il Consiglio dei pubblici ministeri quali organi
incaricati dalla Costituzione di garantire l'indipendenza della magistratura. La strategia deve inoltre ovviare alla mancanza di
una reale indipendenza che caratterizza molti aspetti del sistema giudiziario. Ora come ora, il sistema di nomina e di promozione
dei giudici non è indipendente né dal potere esecutivo né da quello
legislativo. Occorre inoltre rendere più
trasparente il funzionamento dei Consigli e far sì che i loro membri rispondano
del proprio operato. L'elaborazione di una
strategia globale basata su un'analisi approfondita delle lacune del quadro
attuale è un obiettivo fondamentale, che deve
essere conseguito in collaborazione con tutte le parti interessate e
utilizzando pienamente l'assistenza disponibile. La strategia deve mirare
anche a rafforzare la capacità istituzionale dell'Accademia giudiziaria in
termini di assunzioni basate sul merito, nonché la formazione iniziale e
permanente di giudici e pubblici ministeri. La strategia deve essere
ulteriormente sviluppata e comprendere piani dettagliati per il rafforzamento
del quadro di nomina, valutazione e disciplina, nonché per il monitoraggio e la
valutazione dei progressi, l'individuazione delle istituzioni responsabili e di
risorse finanziarie e umane adeguate e la definizione di un preciso calendario
di attuazione. Un altro obiettivo
prioritario è la creazione di un sistema di responsabilità efficace nel settore
giudiziario. In questo contesto il Consiglio
dei pubblici ministeri ha avviato un processo di consultazione sul progetto di
regole di valutazione professionale pubblicato nel febbraio 2013. Anche il Consiglio giudiziario ha avviato un
processo di consultazione sul progetto di regole per la valutazione dei giudici
e dei presidenti di tribunale. L'applicazione del progetto di codice etico per
i pubblici ministeri pubblicato nel marzo 2012 dovrebbe iniziare prossimamente. Il codice etico per i giudici non viene ancora
applicato sistematicamente: solo poche
decisioni definitive sono state prese in base alle norme disciplinari adottate
tre anni fa dal Consiglio giudiziario. Prossimamente
dovrebbero essere avviati i primi procedimenti disciplinari in base alle norme
disciplinari adottate dal Consiglio dei pubblici ministeri nel luglio 2012. La lotta alla
corruzione è stata sin dall'inizio un elemento centrale dell'attività
governativa, sostenuta da un messaggio di "tolleranza zero". È stato avviato un certo numero di indagini, anche
sulla corruzione ad alto livello, basate in parte su casi di privatizzazioni
problematiche individuati in passato dal Consiglio anticorruzione. La Serbia ha registrato qualche progresso anche in
termini di lotta alla criminalità organizzata. Il
coordinamento e la collaborazione operativi tra le autorità di contrasto
rimangono soddisfacenti. La Serbia deve migliorare ulteriormente il proprio
bilancio in termini di efficacia delle indagini, delle azioni penali e delle
condanne nei casi di corruzione e criminalità organizzata e mettere a
disposizione maggiori risorse umane e finanziarie, anche per quanto riguarda la
protezione dei testimoni, l'informazione finanziaria e la procura speciale per
la criminalità organizzata. È in preparazione un
progetto di strategia sulla lotta alla corruzione per il periodo 2013-2018 a cui partecipano tutte le istituzioni competenti e
le parti interessate e che tiene conto degli esempi positivi riscontrati nella
regione. L'obiettivo è definire un approccio
strutturale, per questioni come la buona governance, le istituzioni
indipendenti, l'audit e il controllo interno ed esterno o la protezione degli
informatori, e un approccio settoriale da applicare alla corruzione in settori
sensibili quali l'urbanistica e la pianificazione territoriale, la giustizia,
la polizia, l'istruzione e la sanità. Occorre
definire meglio i ruoli complementari dell'Agenzia e del Consiglio
anticorruzione per l'attuazione e il monitoraggio della strategia e agevolare
la collaborazione interistituzionale. Il
governo intende completare la strategia in primavera.
La preparazione del relativo piano d'azione inizierà dopo la
consultazione pubblica sul progetto di strategia. Il
rispetto del ruolo e dell'indipendenza delle istituzioni principali può
essere ulteriormente migliorato. Le relazioni
e le raccomandazioni delle istituzioni indipendenti non sono state oggetto di
sufficiente considerazione a livello politico e di un seguito appropriato. Occorre mettere a disposizione risorse stabili e
sufficienti per garantire il rispetto del ruolo e dell'indipendenza di queste
istituzioni. L'ombudsman e il commissario per
il libero accesso alle informazioni di interesse pubblico e la protezione dei
dati hanno iniziato a collaborare con la commissione parlamentare per il
controllo dei servizi di sicurezza da parte della società civile, di recente istituzione.
Sulla base delle loro raccomandazioni, nel febbraio 2013 il parlamento ha
adottato modifiche alla legge sulle agenzie dei servizi di sicurezza e di
intelligence militare riguardanti le intercettazioni delle comunicazioni per
motivi di sicurezza dello Stato. La Serbia
deve garantire che il suo quadro giuridico distingua chiaramente le
intercettazioni nell'ambito delle indagini penali da quelle per motivi di
sicurezza dello Stato, conformemente alle migliori pratiche europee. Uno sviluppo degno di
nota per quanto riguarda la libertà dei media è la depenalizzazione
della diffamazione (vedi sopra). Nel gennaio 2013
è stata inoltre istituita una commissione ad hoc composta da giornalisti,
agenti di polizia e rappresentanti dell'agenzia per le informazioni sulla
sicurezza, incaricata di far luce sugli omicidi irrisolti di giornalisti. Per quanto riguarda l'attuazione della strategia
sui media, è stato costituito un gruppo di lavoro incaricato di armonizzare il
quadro legislativo per eliminare le contraddizioni inerenti alla costituzione e
al finanziamento dei media. Sono in
preparazione due leggi: la legge sull'informazione
pubblica e sui media, che riguarderà l'informazione dei cittadini, la proprietà
e la concentrazione dei media e l'accreditamento dei corrispondenti stranieri,
e la legge sui media elettronici, che riguarderà i mezzi elettronici e le
emittenti pubbliche. È stata già presa una
prima misura con l'adozione di modifiche della legge sulle imprese pubbliche
che mettono fine alla possibilità per le autorità pubbliche a tutti i livelli
di costituire imprese pubbliche nel settore dei media.
È in corso una consultazione pubblica in merito al disegno di legge sull'informazione
pubblica e sui media, che dovrebbe garantire
la trasparenza dei finanziamenti e regolamentare la concentrazione dei mezzi di
comunicazione, introdurre soglie e massimali e conferire un ruolo nel processo
alla commissione per la tutela della concorrenza. Le
notizie riportate dai media rimangono nel complesso poco analitiche ed
equilibrate e l'autocensura è tuttora molto diffusa. Si osserva qualche
progresso per quanto riguarda le politiche antidiscriminazione: il
quadro giuridico è stato in buona parte approntato, ma le autorità devono
adoperarsi con costante impegno per migliorarne l'attuazione e l'applicazione,
anche creando un clima più favorevole nella società. È
apprezzabile il riconoscimento come circostanza aggravante di certi reati "di
odio" giustificati dall'origine etnica, dalla religione o dall'orientamento
sessuale (vedi sopra). È in preparazione,
attraverso intense consultazioni con le parti interessate, la strategia globale
2013-2018 di lotta alla discriminazione, che dovrebbe essere adottata nel
secondo trimestre del 2013 e successivamente completata da piani d'azione per l'attuazione. Il commissario per la protezione della parità ha
pubblicato un testo sulla "protezione giudiziaria civile contro le
discriminazioni " e un "Manuale per la lotta contro le
discriminazioni sul posto di lavoro" che costituiscono un utile materiale
di riferimento per gli operatori del settore giuridico e le altre parti
interessate. Si è iniziato a preparare l'allineamento
di diverse disposizioni della legge antidiscriminazione serba del 2009 che non
sono conformi alla direttiva dell'UE del 2001 contro la discriminazione. Sono state intensificate le attività volte a
tutelare le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT). La formazione impartita alla polizia, lo sviluppo
delle prassi nei tribunali e il miglioramento della collaborazione con le
persone LGBT in qualità di testimoni hanno permesso di trattare più attivamente
i casi di discriminazione nei loro confronti. La
Corte d'appello di Novi Sad ha pronunciato una prima sentenza su un caso di
discriminazione sul posto di lavoro per motivi di orientamento sessuale. Il commissario per la protezione della parità ha
continuato ad adoperarsi attivamente per promuovere i diritti delle persone
LGBT. Sono state organizzate diverse attività
di sensibilizzazione su problemi legati alla lotta alla discriminazione, e in
particolare sui diritti delle persone LGBT, rivolte specificamente agli agenti
di polizia e agli operatori sociali. Nel
dicembre 2012 si è svolto a Belgrado un primo seminario nell'ambito di un
progetto regionale del Consiglio d'Europa sulle persone LGBT. Sono iniziati i preparativi per la Pride Parade che
si terrà a Belgrado nel 2013. Queste
iniziative devono essere intensificate e sostenute da un impegno politico
visibile per promuovere una migliore inclusione e protezione delle persone LGBT
e aumentare la tolleranza e la comprensione nei loro confronti in tutta la
società serba. Per quanto riguarda la tutela
delle minoranze, in preparazione delle elezioni dei consigli per le
minoranze che si terranno nel 2014 la Serbia ha avviato una revisione della
legge del 2009 sui consigli nazionali per le minoranze onde correggerne
determinate lacune in seguito alle
raccomandazioni dell'ombudsman e del commissario per il libero accesso alle
informazioni di interesse pubblico, in particolare quelle riguardanti il
processo elettorale e le regole che disciplinano la costituzione dei consigli. La Serbia ha inoltre adottato misure volte a
migliorare l'applicazione del quadro legislativo in tutto il suo territorio. Sono stati presi provvedimenti per la trasmissione
di programmi televisivi in rumeno nella Serbia orientale e una circolare
ufficiale ha introdotto dal prossimo anno scolastico un corso facoltativo di
lingua e cultura rumena, preceduto da lezioni pilota che inizieranno nell'aprile
2013. Il governo ha invitato la Chiesa
ortodossa serba ad avviare un dialogo con la Chiesa ortodossa rumena, ma finora
non si è registrato alcun progresso sulla questione dell'accesso alle funzioni
religiose in rumeno. Nelle scuole elementari e
secondarie del Sandzak sono iniziate le lezioni in lingua bosniaca. Dopo le recenti tensioni causate dall'erezione e
dalla rimozione di un monumento a Presevo, nella Serbia meridionale, si è
tentato nuovamente di ripristinare un dialogo costruttivo fra il governo centrale
e le autorità locali per affrontare tutte le questioni di interesse, compreso
lo sviluppo socioeconomico della regione. Sono
stati forniti libri di testo supplementari per le lezioni in albanese nella
Serbia meridionale. Dal settembre 2012 sono
disponibili tirocini presso l'amministrazione statale per i membri delle
minoranze albanese, bosniaca e rom. La Serbia
deve continuare ad impegnarsi per applicare in modo più efficace il quadro
giuridico su tutto il territorio nazionale. La
Commissione verificherà attentamente i progressi compiuti. Per quanto riguarda i rom,
la Serbia continua ad applicare attivamente le conclusioni operative del
seminario congiunto Serbia-Commissione tenutosi nel giugno 2011, a cui dovrebbe far seguito un seminario di
follow-up in primavera. Per quanto riguarda i
documenti di stato civile, sono entrate in vigore le due leggi necessarie per
garantire la registrazione o la registrazione a posteriori delle persone "giuridicamente
invisibili" e dal dicembre 2012 sono in vigore nuove procedure di
registrazione. Sono aumentate le azioni di discriminazione positiva nel settore
dell'istruzione e si sta vagliando la possibilità di sviluppare ulteriormente
il sistema degli assistenti pedagogici, che finora sono 175. Sono proseguite le misure volte a favorire l'occupazione
dei rom. Nel campo dell'assistenza sanitaria, 75
mediatrici sanitarie rom lavorano attualmente per il ministero degli Affari
sociali e del lavoro e ora i rom privi di un indirizzo permanente possono
registrarsi presso il centro di assistenza sociale. La
Serbia si sta preparando a integrare nel diritto nazionale gli standard
internazionali pertinenti in materia di alloggi e sfratti. Il paese deve adoperarsi con ulteriore e costante
impegno, anche a livello finanziario, per garantire la piena attuazione della
strategia nazionale sui rom e ovviare alle difficoltà incontrate da queste
persone, spesso vittime di intolleranza, discorsi di incitazione all'odio e
addirittura aggressioni fisiche. Il governo serbo ha
intrapreso riforme volte a migliorare il contesto economico e
imprenditoriale. Fra gli sviluppi più
importanti e positivi va segnalata l'adozione, alla fine del 2012, della nuova
legge sugli appalti pubblici, che allinea
ulteriormente la legislazione serba all'acquis e migliora l'efficienza generale
delle procedure, ad esempio centralizzando gli appalti pubblici. La legge potenzia altresì le istituzioni
responsabili dell'applicazione e del monitoraggio delle norme sugli appalti
pubblici. Sono state introdotte nuove norme
per la prevenzione della corruzione e del conflitto di interessi, che dovrebbero rendere le procedure di appalto più
trasparenti ed efficienti e aumentare la concorrenza.
Il governo ha adottato altre misure volte a migliorare il clima
imprenditoriale, tra cui l'abolizione di oltre 130 oneri e diritti parafiscali
gravanti sull'attività delle imprese, la modifica della normativa sull'IVA e l'adozione
di una legge che limita i termini di pagamento dei crediti commerciali. Nel dicembre 2012 è stata avviata la riforma,
attesa da tempo, delle imprese collettive, che impone un termine di 18 mesi per
il completamento della loro ristrutturazione. Le
modifiche della legge sul commercio interno adottate nel gennaio 2013 mirano a
ridurre gli ostacoli all'ingresso nel mercato per i dettaglianti. La Serbia ha iniziato ad
applicare l'accordo interinale sugli scambi e sulle questioni commerciali il 1°
gennaio 2009, registra un bilancio positivo
per quanto riguarda il rispetto dei suoi obblighi a norma dell'accordo
interinale e si è impegnata a discutere e ad affrontare tutte le questioni in
sospeso. La Serbia ha inoltre avviato in buona
fede il processo di adeguamento dell'ASA in vista dell'adesione della Croazia
all'UE. Rimangono irrisolte questioni relative
agli aiuti di Stato e ai diritti di proprietà intellettuale. Occorre in particolare dimostrare in modo più
probante l'indipendenza della commissione per il controllo degli aiuti di
Stato, avere la conferma che tutti gli aiuti di Stato sono notificati alla
commissione e da essa approvati e proseguire l'adeguamento dei regimi di aiuti
esistenti.
3.3.
Cooperazione regionale e relazioni bilaterali
Dopo aver incontrato
qualche difficoltà nei primi mesi successivi al suo insediamento, il governo
serbo ha recentemente intensificato i contatti con i paesi vicini nell'intento
di ricominciare a contribuire positivamente alla cooperazione regionale. Per quanto riguarda la Croazia,
l'incontro tenutosi il 16 gennaio 2013 a Belgrado fra il primo ministro croato
e il primo ministro serbo ha segnato una svolta fondamentale. In questa
occasione, i due ministri hanno deciso di comune accordo di migliorare
ulteriormente le relazioni fra i rispettivi paesi e di intensificare la
cooperazione e il lavoro congiunto su questioni come l'integrazione nell'UE, l'economia,
i rifugiati, la delimitazione dei confini, le persone scomparse e i crimini di
guerra. È stata inoltre organizzata una serie
di riunioni a livello ministeriale, fra cui la visita a Zagabria del ministro
degli Esteri serbo a marzo, e si sta preparando un accordo sulla cooperazione
per l'integrazione nell'UE. Le relazioni con
la Bosnia-Erzegovina sono rimaste buone. Il
primo ministro serbo si è recato a Sarajevo nel gennaio 2013 e il presidente
del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina si è recato a Belgrado nel
febbraio 2013. Nel dicembre 2012 il presidente
serbo ha ricevuto a Belgrado la presidenza della Bosnia-Erzegovina. Nel dicembre 2012 i due ministri degli Esteri hanno
firmato un memorandum d'intesa per la cooperazione relativa all'integrazione
nell'UE. Nel gennaio 2013 è stato firmato un
protocollo tra il procuratore serbo per i crimini di guerra e la Procura
generale della Bosnia-Erzegovina sulla cooperazione per il perseguimento degli
autori di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio. Le relazioni con il Montenegro sono
migliorate. Durante la sua visita del gennaio 2013,
che si è svolta in un'atmosfera positiva, il presidente serbo ha insistito sul
rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale del Montenegro. Le relazioni con l'ex Repubblica jugoslava di
Macedonia sono migliorate e il primo ministro serbo si è recato a Skopie
nel gennaio 2013. Nella stessa occasione si è tenuta una riunione fra i
ministri della Giustizia e si è deciso di
organizzare una sessione congiunta dei due governi che si svolgerà a Belgrado
nel maggio 2013. Il ministro degli Esteri
serbo si è recato a Skopie nel febbraio 2013 e ha firmato un accordo con il suo
omologo sulla cooperazione nel processo di integrazione nell'UE. La Serbia ha inoltre fatto progressi verso il
ripristino di buone relazioni con la Turchia. L'importanza
delle relazioni Serbia-Turchia per la regione è stata ribadita durante la
visita del presidente Nikolic ad Ankara all'inizio del febbraio 2013, che era stata preceduta da una visita del ministro
degli Esteri turco a Belgrado. La Serbia ha mantenuto
buone relazioni con gli Stati membri dell'UE suoi vicini, cioè Bulgaria,
Ungheria e Romania. Nel dicembre 2012, in
occasione della visita del ministro degli Esteri bulgaro in Serbia, è stato
completato un accordo sulla previdenza sociale e si è convenuto di preparare un
accordo sulle relazioni di buon vicinato. È
stato aperto un centro di contatto comune per la cooperazione doganale e di
polizia presso il valico di frontiera di Kalotina. I
primi ministri serbo e bulgaro hanno firmato un accordo sulla realizzazione del
gasdotto tra Serbia e Bulgaria. La visita del
presidente serbo in Ungheria a novembre 2012 si è svolta in un'atmosfera
positiva. La cooperazione fra Serbia e
Ungheria in materia di affari interni è stata intensificata per contribuire ad
arginare l'aumento di richieste di asilo infondate nell'UE. È proseguita la cooperazione fra Serbia e Romania
sulla protezione delle minoranze in conformità del protocollo congiunto del
marzo 2012. Sono proseguite le consultazioni
sotto la guida dell'Alto commissario dell'OSCE per le minoranze nazionali, da
cui sono emerse conclusioni su diverse misure già adottate o programmate in
materia di media e istruzione, mentre rimane irrisolta la questione delle
funzioni religiose.
4.
Conclusioni e raccomandazioni
La Serbia ha preso
misure molto significative volte a migliorare in modo visibile e duraturo le
relazioni con il Kosovo, in linea con le conclusioni del Consiglio del dicembre
2012. La Serbia si è impegnata in modo attivo
e costruttivo nel dialogo con Pristina, facilitato dall'UE, e ha avviato
discussioni su tutte le questioni pertinenti per migliorare in modo visibile e
duraturo le relazioni con il Kosovo. Dopo le elezioni in
Serbia, l'intervento dell'Alta rappresentante ha permesso di trasformare il
dialogo tra Belgrado e Pristina in un processo politico ad alto livello. Tra fine ottobre 2012 e fine aprile 2013 si sono
svolte dieci riunioni, a cui si aggiunge l'incontro
del 6 febbraio tra i presidenti Nikolic e Jahjaga. È
inoltre proseguita l'attuazione degli accordi conclusi finora nell'ambito del
dialogo. Nel complesso l'accordo sulla
rappresentanza del Kosovo nei consessi regionali è stato applicato
correttamente. Va segnalata in tale contesto l'ammissione del Kosovo come
membro a tutti gli effetti del Consiglio di cooperazione regionale nel febbraio
2013. Per quanto riguarda la gestione
integrata delle frontiere, sono stati aperti, e sono operativi, valichi di
frontiera provvisori comuni a tutti i sei gate.
L'accordo del dicembre 2012 sulla tutela dei siti del patrimonio
religioso e culturale è in applicazione. Entrambe
le parti continuano ad applicare l'accordo sui timbri doganali. Si osservano buoni progressi per quanto riguarda i
registri dello stato civile e l'attuazione dovrebbe essere terminata entro
gennaio 2014. Per quanto riguarda il catasto,
le parti stanno ancora prendendo le necessarie misure preparatorie. L'accordo sull'accettazione dei diplomi universitari
viene applicato senza problemi. La
cooperazione della Serbia con EULEX è ulteriormente migliorata in determinati
settori. Le parti hanno inoltre
convenuto di iniziare a riscuotere i dazi doganali e di creare un fondo per lo
sviluppo del Kosovo settentrionale. Durante la
seconda parte del dialogo ad alto livello, iniziata nel gennaio 2013, i due
ministri hanno parlato prevalentemente del Kosovo settentrionale e il 19 aprile
2013 è stato siglato un "primo accordo sui principi che disciplinano la
normalizzazione delle relazioni". L'accordo
prevede, tra l'altro, un'intensificazione delle discussioni su energia e
telecomunicazioni e il loro completamento entro il 15 giugno 2013. In considerazione di
quanto precede, la Commissione ritiene che la Serbia abbia realizzato la
priorità fondamentale di muovere verso un miglioramento visibile e sostenibile
delle relazioni con il Kosovo. La Serbia ha inoltre
iniziato a rilanciare le riforme nei seguenti settori fondamentali: Stato di
diritto, in particolare la riforma giudiziaria e la politica anticorruzione,
indipendenza delle istituzioni principali, libertà dei media, politica
antidiscriminazione, tutela delle minoranze e miglioramento del clima
imprenditoriale. Le autorità serbe hanno
rivolto una rinnovata attenzione a tutti questi ambiti, per i quali hanno
iniziato a definire una visione globale e a lungo termine. Sono in atto riforme in questi settori che
riguardano in particolare l'elaborazione delle strategie, dei relativi piani d'azione
e dei disegni di legge. Il paese dovrà progredire in modo costante in questi
ambiti e in particolare nel settore
giudiziario, che rappresenta una sfida considerevole. Negli ultimi mesi il
governo serbo si è adoperato con impegno per contribuire alla cooperazione
regionale, come dimostrano i numerosi contatti ad alto livello con i paesi
limitrofi. Ricordando le risultanze
e le conclusioni contenute nel suo parere dell'ottobre 2011 sulla domanda di
adesione della Serbia, nel documento di strategia dell'ottobre 2012 e nella
relazione del 2012 sui progressi compiuti dalla Serbia, la Commissione conclude
che: la Serbia ha raggiunto
una conformità sufficiente con i criteri politici e con le condizioni del
processo di stabilizzazione e di associazione. La Commissione mantiene
inoltre la propria valutazione per quanto riguarda i criteri economici, gli
obblighi previsti dall'accordo di stabilizzazione e di associazione e dall'accordo
interinale, nonché la preparazione della Serbia ad assumere gli obblighi che
comporta l'adesione. La Commissione
raccomanda pertanto di avviare i negoziati sull'adesione della Serbia all'Unione
europea. La Commissione
continuerà a monitorare i progressi della Serbia verso la conformità con i
criteri di adesione e con le condizioni del processo di stabilizzazione e di
associazione. La Commissione ricorda la sua
raccomandazione dell'ottobre 2012, secondo la quale le misure volte a
normalizzare le relazioni tra Belgrado e Pristina dovevano essere adottate nell'ambito
del quadro per i futuri negoziati di adesione con la Serbia. Durante i negoziati di adesione la Commissione
continuerà a monitorare attentamente le riforme e la loro attuazione per quanto
riguarda lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, in particolare la
riforma giudiziaria, la lotta contro la corruzione e la politica
antidiscriminazione, utilizzando tutti gli
strumenti disponibili in tutte le fasi del processo di adesione, segnatamente
la nuova strategia approvata dal Consiglio europeo del dicembre 2011 per quanto
riguarda i capitoli "Sistema giudiziario e diritti fondamentali" e "Giustizia,
libertà e sicurezza". * Tale designazione
non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la
risoluzione 1244 (1999) dell'UNSC e con il parere della CIG sulla
dichiarazione di indipendenza del Kosovo. [1] COM(2011) 668
definitivo. [2] 19 ottobre, 7
novembre, 4 dicembre, 17 gennaio, 20 febbraio, 4 marzo, 20 marzo, 2 aprile, 17
aprile e 19 aprile.