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La decisione 93/626/CEE segna l’approvazione, da parte della Comunità europea (oggi UE) della Convenzione ONU sulla diversità biologica firmata a Rio de Janeiro nel giugno 1992. La decisione conferma l’impegno dei paesi dell’UE nell’attuazione degli articoli della convenzione.
La convenzione si pone tre obiettivi:
La diversità biologica produce importanti vantaggi ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi, culturali, ricreativi ed estetici.
La convenzione prevede che ogni governo firmatario dovrà:
La convenzione prevede inoltre che i firmatari debbano:
I governi nazionali dovranno facilitare l’accesso alle loro risorse genetiche per usi compatibili con l’ambiente secondo le condizioni stabilite di comune accordo, e previo consenso informato.
Le parti assicurano una ripartizione equa dei benefici monetari e non monetari derivanti dall’uso (ricerca e sviluppo) di tali risorse genetiche.
I governi nazionali si impegnano a:
Il Fondo mondiale per l’ambiente fornisce le risorse finanziarie affinché i paesi in via di sviluppo possano attuare la convenzione. Il suo bilancio centrale proviene dai governi nazionali con significativi contributi volontari aggiuntivi.
La convenzione è entrata in vigore il .
Due protocolli sono stati concordati nell’ambito della convenzione. Il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza disciplina i movimenti di organismi viventi modificati dalla biotecnologia moderna da un paese all’altro. Il secondo è il protocollo di Nagoya relativo all’accesso e alla condivisione dei benefici. L’UE è parte contraente in entrambi.
Nell’ottobre 2010 a Nagoya, in Giappone, le parti della convenzione hanno concordato un piano strategico decennale per contrastare la perdita della biodiversità e hanno definito 20 obiettivi, noti come gli obiettivi di Aichi, per raggiungere questo risultato. Questi impegni si riflettono nella strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020.
Per ulteriori informazioni, si veda:
Decisione 93/626/CEE del Consiglio, del , relativa alla conclusione della Convenzione sulla diversità biologica (GU L 309 del , pag. 1).
Convenzione sulla diversità biologica (GU L 309 del , pag. 3).
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