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Document C2009/221/04
Minutes of the sitting of Thursday, 9 April 2009#Annex I — Alphabetical list of members of the joint Parliamentary Assembly#Annex II — Record of attendance at the session from 6 to 9 April in Prague (Czech Republic)#Annex III — Annex of the sitting of Monday, 6 April 2009#Annex IV — Resolutions adopted#— Resolution on challenges to the democratic accommodation of ethnic, cultural and religious diversity in ACP and EU countries#— Resolution on Economic Partnership Agreements (EPAs) and their impact on ACP States#— Resolution on the social and environmental consequences of climate change in the ACP countries#— Resolution on the role of the Cotonou Partnership Agreement in addressing the food and financial crisis in ACP countries#— Resolution on Establishing and promoting peace, security, stability and governance in Somalia
Processo verbale della seduta di giovedì, 9 aprile 2009
Allegato I — Elenco alfabetico dei membri dell'assemblea parlamentare paritetica
Allegato II — Elenco di presenza alla sessione del 6-9 aprile di Praga (Repubblica Ceca)
Allegato III — Allegato alla seduta di lunedì, 6 aprile 2009
Allegato IV — Risoluzioni approvate
— Risoluzione sulle sfide per la gestione democratica delle diversità etniche, culturali e religiose nei paesi ACP e UE
— Risoluzione sugli accordi di partenariato economico (APE) e il loro eventuale impatto sugli Stati ACP
— Risoluzione sulle conseguenze sociali e ambientali del cambiamento climatico nei paesi ACP
— Risoluzione sul ruolo dell'accordo di partenariato di Cotonou nell'affrontare la crisi alimentare e finanziaria nei paesi ACP
— Risoluzione stabilire e promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e la governance in Somalia
Processo verbale della seduta di giovedì, 9 aprile 2009
Allegato I — Elenco alfabetico dei membri dell'assemblea parlamentare paritetica
Allegato II — Elenco di presenza alla sessione del 6-9 aprile di Praga (Repubblica Ceca)
Allegato III — Allegato alla seduta di lunedì, 6 aprile 2009
Allegato IV — Risoluzioni approvate
— Risoluzione sulle sfide per la gestione democratica delle diversità etniche, culturali e religiose nei paesi ACP e UE
— Risoluzione sugli accordi di partenariato economico (APE) e il loro eventuale impatto sugli Stati ACP
— Risoluzione sulle conseguenze sociali e ambientali del cambiamento climatico nei paesi ACP
— Risoluzione sul ruolo dell'accordo di partenariato di Cotonou nell'affrontare la crisi alimentare e finanziaria nei paesi ACP
— Risoluzione stabilire e promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e la governance in Somalia
GU C 221 del 14.9.2009, pp. 8–48
(BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)
|
14.9.2009 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 221/8 |
PROCESSO VERBALE DELLA SEDUTA DI GIOVEDÌ, 9 APRILE 2009
(2009/C 221/04)
(La seduta ha inizio alle 9.15)
PRESIDENZA: KINNOCK
copresidente
1. Sostituti
La copresidente comunica i nomi dei sostituti seguenti:
Fernández Martín (in sostituzione di López-Istúriz White), Gill (in sostituzione di Jöns), Hutchinson (in sostituzione di McAvan), Kastler (in sostituzione di Gaubert), Klass (in sostituzione di Coelho), Lefrançois (in sostituzione di Arif), Leinen (in sostituzione di Grabowska), Neris (in sostituzione di Pleguezuelos Aguilar), Olajos (in sostituzione di Novak), Seeber (in sostituzione di Ribeiro e Castro), Virrankoski (in sostituzione di Busk) e Zaleski (in sostituzione di Liepina).
2. Approvazione del processo verbale di mercoledì 8 aprile 2009, mattina e pomeriggio
Il processo verbale è approvato.
3. Relazioni di sintesi a conclusione dei seminari
Presentazione delle seguenti relazioni:
|
— |
Emanuel Jardim Fernandes sull'energia sostenibile - visita a una centrale solare a Ustek; |
|
— |
Richard Seeber sulla gestione della crisi - visita a Praga agli impianti di difesa contro le alluvioni; |
|
— |
Inusah Fuseini (Ghana) sui danni ecologici - visita a un sito contaminato. |
4. Nomina del Presidente onorario
In relazione a un richiamo al regolamento, Sir Louis Straker (Saint Vincent e Grenadine) rende omaggio alla copresidente Kinnock per l'attività svolta e per il prezioso contributo apportato all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE. Propone, quindi, di conferire alla copresidente Kinnock il titolo di Presidente onorario dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, come riconoscimento dell'insigne impegno a favore della causa dell'Assemblea (a norma dell'articolo 29 del regolamento dell'APP ACP-UE).
L'Assemblea approva per acclamazione la nomina della copresidente Kinnock a Presidente onorario dell'Assemblea parlamentare paritetica.
Intervengono: Rasmussen, copresidente, William (Seychelles) e Kinnock, copresidente.
5. Votazione delle proposte di risoluzione incluse nelle relazioni presentate dalle tre commissioni permanenti
Interviene: Deva sulle procedure di voto.
|
— |
Le sfide per la gestione democratica delle diversità etniche, culturali e religiose nei paesi ACP e UE Relazione di Ruth Magau (Sud Africa) e Filip Kaczmarek Commissione per gli affari politici (ACP-UE/100.460/09/def.) Gli emendamenti 1 e 2 sono approvati. La risoluzione è approvata all'unanimità nella versione emendata. |
|
— |
Gli accordi di partenariato economico e il loro eventuale impatto sugli Stati ACP Relazione di Assarid Ag Imbarcaouane (Mali) e Jürgen Schröder Commissione per lo sviluppo economico, le finanze e il commercio (ACP-UE/100.463/09/def.) Sei deputati chiedono una votazione per parti separate per il considerando Q, il quale è approvato. Sei deputati chiedono una votazione per parti separate per il paragrafo 6, il quale è approvato. Sei deputati chiedono una votazione per parti separate e una votazione a collegio separato per il paragrafo 9, il quale è respinto. Schröder e Hutchinson presentano un emendamento orale al paragrafo 18, il quale è approvato. Sei deputati chiedono una votazione per parti separate per i paragrafi 19b e 22 ed entrambi sono approvati. Sei deputati chiedono una votazione per parti separate e una votazione a collegio separato per i paragrafi 23 e 24 ed entrambi sono respinti. L'emendamento 7 è ritirato. Gli emendamenti da 1 a 6 e da 8 a 12 sono approvati. La risoluzione è approvata all'unanimità nella versione emendata. |
|
— |
Le conseguenze sociali e ambientali del cambiamento climatico Relazione di: Netty Baldeh (Gambia) e Josep Borrell Fontelles Commissione per gli affari sociali e l'ambiente (ACP-UE/100.383/09/def.) La risoluzione è approvata all'unanimità senza emendamenti. |
6. Votazione delle proposte di risoluzione urgenti
|
— |
Proposta di risoluzione urgente sul ruolo dell'accordo di partenariato di Cotonou nell'affrontare la crisi alimentare e finanziaria nei paesi ACP (ACP-UE/100.568/09/comp.) Cinque deputati chiedono una votazione a collegio separato per gli emendamenti 1, 2, 9 e 10, i quali sono respinti. L'emendamento 8 è respinto. Gli emendamenti 3-7 sono approvati. La risoluzione, così emendata, è approvata all'unanimità con un'astensione. Dichiarazione di voto (articolo 16 del regolamento): Hutchinson (orale). |
|
— |
Proposta di risoluzione urgente diretta a stabilire e promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e la governance in Somalia (ACP-UE/100.569/09/comp.) Gli emendamenti 1, 2 (con l'emendamento orale presentato da Kamar (Kenya)), 3 (con l'emendamento orale presentato da Gahler), 4 (con l'emendamento orale presentato da Kamar (Kenya)), e 5-7 sono approvati. La risoluzione, così emendata, è approvata all'unanimità. Intervengono: Gahler e Assarid (Mali). |
PRESIDENZA: RASMUSSEN
copresidente
7. Data e luogo della 18a sessione dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE
La 18a sessione dell'Assemblea parlamentare paritetica si terrà dal 30 novembre al 3 dicembre 2009, a Luanda (Angola).
De Sousa (Angola) comunica ai deputati che saranno i benvenuti a Luanda.
8. Varie
Mushelenga (Namibia) richiama l'attenzione dei deputati sulle alluvioni che hanno colpito la Namibia all'inizio del marzo 2009 e richiede l'adozione di misure urgenti per rispondere ai bisogni immediati e a medio termine delle 350 000 vittime.
I copresidenti ringraziano le autorità ceche per la loro ospitalità e per l'impegno dimostrato nell'organizzazione della 17a sessione dell'Assemblea parlamentare paritetica a Praga e delle attività sociali associate all'evento.
Prima della conclusione della seduta, proiezione di diapositive che mostrano fotografie scattate durante eventi memorabili della carriera di Kinnock, in qualità di copresidente dell'Assemblea. Il copresidente Rasmussen omaggia Kinnock con un mazzo di fiori.
(La seduta termina alle 10.45)
Wilkie RASMUSSEN e
Glenys KINNOCK
Copresidenti
Sir John KAPUTIN e
Dietmar NICKEL
Cosegretari generali
ALLEGATO I
ELENCO ALFABETICO DEI MEMBRI DELL'ASSEMBLEA PARLAMENTARE PARITETICA
|
Rappresentanti ACP |
Rappresentanti PE |
|
RASMUSSEN (ISOLE COOK), copresidente |
KINNOCK, copresidente |
|
ANGOLA (VP) |
GAHLER (VP) |
|
BURKINA FASO (VP) |
VENTRE (VP) |
|
CONGO Repubblica del (VP) |
JOUYE DE GRANDMAISON (VP) |
|
CONGO Repubblica democratica del (VP) |
CARLOTTI (VP) |
|
ETIOPIA (VP) |
MITCHELL (VP) |
|
GAMBIA (VP) |
AUBERT (VP) |
|
GUYANA (VP) |
LULLING (VP) |
|
PAPUA NUOVA GUINEA (VP) |
BIELAN (VP) |
|
RUANDA (VP) |
POLFER (VP) |
|
ISOLE SALOMONE (VP) |
MARTÍNEZ MARTÍNEZ (VP) |
|
SURINAME (VP) |
BOWIS (VP) |
|
ZIMBABWE (VP) |
GOUDIN (VP) |
|
ANTIGUA E BARBUDA |
AGNOLETTO |
|
BAHAMAS |
ALLISTER |
|
BARBADOS |
ARIF |
|
BELIZE |
AYLWARD |
|
BENIN |
BEREND |
|
BOTSWANA |
BERGER |
|
BURUNDI |
BORRELL FONTELLES |
|
CAMERUN |
BULLMAN |
|
CAPO VERDE |
BUSK |
|
REPUBBLICA CENTRAFRICANA |
CALLANAN |
|
CIAD |
CASHMAN |
|
COMOROS |
CIANI |
|
COSTA D'AVORIO |
COELHO |
|
GIBUTI |
CORNILLET |
|
DOMINICA |
DEVA |
|
REPUBBLICA DOMINICANA |
DILLEN |
|
GUINEA EQUATORIALE |
FERNANDES |
|
ERITREA |
FERREIRA |
|
FIGI |
FRAILE CANTÓN |
|
GABON |
GAUBERT |
|
GHANA |
GOMES |
|
GRENADA |
GRABOWSKA |
|
GUINEA |
GRÖNER |
|
GUINEA-BISSAU |
GURMAI |
|
GIAMAICA |
HALL |
|
HAITI |
HAUG |
|
KENYA |
HOLM |
|
KIRIBATI |
IRUJO AMEZAGA |
|
LESOTHO |
JÖNS |
|
LIBERIA |
KACZMAREK |
|
MADAGASCAR |
KORHOLA |
|
MALAWI |
KOZLIK |
|
MALI |
LANGENDRIES |
|
ISOLE MARSHALL (Repubblica delle) |
LEHIDEUX |
|
MAURITANIA |
LIEPINA |
|
MAURIZIO |
LÓPEZ-ISTÚRIZ WHITE |
|
MICRONESIA (Stati federali della) |
LOUIS |
|
MOZAMBICO |
McAVAN |
|
NAMIBIA |
MARTENS |
|
NAURU (Repubblica di) |
MAURO |
|
NIGER |
MAYER |
|
NIGERIA |
MORILLON |
|
NIUE |
NOVAK |
|
PALAU |
PLEGUEZUELOS AGUILAR |
|
SAINT KITTS E NEVIS |
RIBEIRO E CASTRO |
|
SAINT LUCIA |
ROITHOVÁ |
|
SAINT VINCENT E GRENADINE |
ROSATI |
|
SAMOA |
SANZ PALACIO |
|
SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE |
SCHLYTER |
|
SENEGAL |
SCHMIDT F. |
|
SEYCHELLES |
SCHMIDT O. |
|
SIERRA LEONE |
SCHNELLHARDT |
|
SOMALIA |
SCHRÖDER |
|
SUD AFRICA |
SPERONI |
|
SUDAN |
STURDY |
|
SWAZILAND |
VAN HECKE |
|
TANZANIA |
VAN LANCKER |
|
TIMOR-LESTE |
VENETO |
|
TOGO |
de VILLIERS |
|
TONGA |
WIELAND |
|
TRINIDAD E TOBAGO |
WIJKMAN |
|
TUVALU |
ZÁBORSKÁ |
|
UGANDA |
ZANI |
|
VANUATU |
ZĪLE |
|
ZAMBIA |
ZIMMER |
COMMISSIONE PER GLI AFFARI POLITICI
|
Membri ACP |
Membri PE |
|
IBOVI (REP. DEL CONGO), copresidente |
CALLANAN, copresidente |
|
BEAUPLAN (HAITI), VP |
JÖNS, VP |
|
PAPUA NUOVA GUINEA, VP |
POLFER, VP |
|
DE SOUSA (ANGOLA) |
BIELAN |
|
GRANT (BELIZE) |
CARLOTTI |
|
DAYORI (BENIN) |
COELHO |
|
SORONGOPE (REP. CENTRAFRICANA) |
DILLEN |
|
RASMUSSEN (ISOLE COOK) |
GAHLER |
|
GOSSET (COSTA D'AVORIO) |
GAUBERT |
|
NAIB (ERITREA) |
GOMES |
|
GEBRE-CHRISTOS (ETIOPIA) |
GRABOWSKA |
|
CAVUILATI (FIGI) |
GRÖNER |
|
ROGOMBE (GABON) |
GURMAI |
|
FUSEINI (GHANA) |
KACZMAREK |
|
ROBERTS (GRENADA) |
LÓPEZ ISTÚRIZ |
|
GUINEA |
LOUIS |
|
RAMOTAR (GUYANA) |
MARTÍNEZ MARTÍNEZ |
|
KAMAR (KENYA) |
MAURO |
|
KOLLIE (LIBERIA) |
MORILLON |
|
NIUE |
SANZ PALACIO |
|
SAINT VINCENT E GRENADINE |
SCHMIDT F. |
|
MAGAU (SUD AFRICA) |
VAN HECKE |
|
MPOROGOMYI (TANZANIA) |
VENTRE |
|
KLASSOU (TOGO) |
WIELAND |
|
ITALELI (TUVALU) |
ZANI |
|
MUMVURI (ZIMBABWE) |
ZIMMER |
COMMISSIONE PER LO SVILUPPO ECONOMICO, LE FINANZE E IL COMMERCIO
|
Membri ACP |
Membri PE |
|
NTUANE (BOTSWANA), copresidente |
SCHLYTER, copresidente |
|
MABAYA GIZI AMINE (REP. DEM. DEL CONGO), VP |
LIEPIŅA, VP |
|
ABDULLAHI (NIGERIA), VP |
RIBEIRO E CASTRO, VP |
|
HUMPHREY (BARBADOS) |
AGNOLETTO |
|
NDIZEYE (BURUNDI) |
BEREND |
|
DOUGAN (GUINEA EQUATORIALE) |
BULLMANN |
|
DALRYMPLE-PHILIBERT (GIAMAICA) |
BUSK |
|
MAFURA (LESOTHO) |
CORNILLET |
|
ASSARID (MALI) |
DEVA |
|
GUELAYE (MAURITANIA) |
FERREIRA |
|
MICRONESIA (Stati federali della) |
IRUJO AMEZAGA |
|
MUSHELENGA (NAMIBIA) |
KINNOCK |
|
PALAU |
KOZLIK |
|
POLISI (RUANDA) |
LANGENDRIES |
|
THOMAS (SAINT KITTS E NEVIS) |
LEHIDEUX |
|
JEAN-MARIE (SAINT LUCIA) |
LULLING |
|
SOLAMALEMALO KENETI (SAMOA) |
MAYER |
|
SAO TOME E PRINCIPE |
McAVAN |
|
DIAGNE (SENEGAL) |
PLEGUEZUELOS AGUILAR |
|
WILLIAM (SEYCHELLES) |
ROSATI |
|
BUNDU (SIERRA LEONE) |
SCHRÖDER |
|
DEKUEK (SUDAN) |
SPERONI |
|
TONGA |
STURDY |
|
TRINIDAD E TOBAGO |
VAN LANCKER |
|
MUGAMBE (UGANDA) |
de VILLIERS |
|
MILUPI (ZAMBIA) |
ZĪLE |
COMMISSIONE PER GLI AFFARI SOCIALI E L'AMBIENTE
|
Membri ACP |
Membri PE |
|
TOSUL (VANUATU), copresidente |
BERGER, copresidente |
|
SITHOLE (MOZAMBICO) VP |
NOVAK, VP |
|
DEERPALSING (MAURIZIO), VP |
ARIF, VP |
|
ANTIGUA E BARBUDA |
ALLISTER |
|
BAHAMAS |
AUBERT |
|
TAPSOBA (BURKINA FASO) |
AYLWARD |
|
BOBBO (CAMERUN) |
BORRELL FONTELLES |
|
CAPO VERDE |
BOWIS |
|
DARBO (CIAD) |
CASHMAN |
|
COMOROS |
CIANI |
|
SAID (GIBUTI) |
FRAILE CANTÓN |
|
DOMINICA |
JARDIM FERNANDES |
|
JIMÉNEZ (REPUBBLICA DOMINICANA) |
GOUDIN |
|
BALDEH (GAMBIA) |
HALL |
|
GUINEA BISSAU |
HAUG |
|
TABAI (KIRIBATI) |
HOLM |
|
MADAGASCAR |
JOUYE DE GRANDMAISON |
|
MATOLA (MALAWI) |
KORHOLA |
|
ISOLE MARSHALL |
MARTENS |
|
NAURU |
MITCHELL |
|
OUMAROU (NIGER) |
ROITHOVA |
|
ISOLE SALOMONE |
SCHMIDT O. |
|
SOMALIA |
SCHNELLHARDT |
|
RODGERS (SURINAME) |
VENETO |
|
HLOPE (SWAZILAND) |
WIJKMAN |
|
TIMOR LESTE |
ZÁBORSKÁ |
ALLEGATO II
ELENCO DI PRESENZA ALLA SESSIONE DEL 6-9 APRILE DI PRAGA (REPUBBLICA CECA)
|
RASMUSSEN (Isole Cook), copresidente |
KINNOCK, copresidente |
|
DE SOUSA (Angola) (VP) |
AUBERT (VP) |
|
HUMPHREY (Barbados) (1) |
AYLWARD |
|
GRANT (Belize) (1) |
BEREND |
|
DAYORI (Benin) |
BORRELL FONTELLES |
|
NTUANE (Botswana) (VP) |
|
|
KABORE (Burkina Faso) (VP) |
CALLANAN |
|
NDIZEYE (Burundi) |
CARLOTTI (VP) |
|
BOBBO (Camerun) |
CASHMAN |
|
SORONGOPE (Repubblica centrafricana) |
|
|
HOPFFER (Capo Verde) |
DEVA |
|
DARBO (Ciad) |
DILLEN (2) |
|
BOUNKOULOU (Repubblica del Congo) (VP) |
FERNANDES |
|
MABAYA GIZI AMINE (Repubblica democratica del Congo) (VP) |
FERNANDEZ MARTIN (in sostituzione di López-Istúriz White) |
|
GOSSET (Costa d'Avorio) (1) |
FRAILE CANTÓΝ |
|
SOUBANEH ATTEYEH (Gibuti) |
GAHLER (VP) |
|
JIMENEZ (Repubblica dominicana) |
GILL (in sostituzione di Jöns) |
|
DOUGAN MALABO (Guinea Equatoriale) |
|
|
NAIB (Eritrea) |
|
|
GEBRE-CHRISTOS (Etiopia) (VP) (1) |
GURMAI |
|
CAVUILATI (Figi) (1) |
HAUG |
|
ROGOMBE (Gabon) |
HUTCHINSON (in sostituzione di McAvan) |
|
BALDEH (Gambia) (VP) |
|
|
FUSEINI (Ghana) |
KACZMAREK |
|
ROBERTS (Grenada) |
KASTLER (in sostituzione di Gaubert) |
|
RAMOTAR (Guyana) (VP) |
KLAβ (in sostituzione di Coelho) |
|
BEAUPLAN (Haiti) |
|
|
DALRYMPLE-PHILIBERT (Giamaica) |
KOZLIK (2) |
|
KAMAR (Kenya) |
|
|
TABAI (Kiribati) |
LEINEN (in sostituzione di Grabowska) |
|
MAFURA (Lesotho) |
LULLING (VP) |
|
KOLLIE (Liberia) |
MARTENS |
|
MATOLA (Malawi) |
MARTÍNEZ MARTÍNEZ (VP) |
|
ASSARID IMBARCAOUANE(Mali) |
MAYER |
|
GUELAYE (Mauritania) |
MORILLON |
|
DEERPALSING (Maurizio) |
NERIS (in sostituzione di Pleguezuelos Aguilar) |
|
SITHOLE (Mozambico) |
OLAJOS (in sostituzione di Novak) |
|
MUSHELENGA (Namibia) |
POLFER (VP) (2) |
|
MALAM ALMA (Niger) |
ROITHOVA |
|
TAMBUWAL (Nigeria) |
|
|
POLISI (Ruanda) (VP) |
SCHLYTER |
|
THOMAS (Saint Kitts e Nevis) (1) |
SCHMIDT F. |
|
JEAN-MARIE (Saint Lucia) |
SCHMIDT O. |
|
STRAKER (Saint Vincent e Grenadine) |
SCHNELLARDT |
|
SOLAMALEMALO (Samoa) |
SCHRÖDER |
|
DIAGNE (Senegal) |
SEEBER (in sostituzione di Ribeiro e Castro) |
|
WILLIAM (Seychelles) |
|
|
BUNDU (Sierra Leone) |
STURDY |
|
BARNABAS (Isole Salomone) (VP) |
VAN LANCKER |
|
NUR (Somalia) |
VENETO |
|
SITHOLE (Sud Africa) |
VIRRANKOSKI (in sostituzione di Busk) |
|
DEKUEK (Sudan) |
WIELAND |
|
RODGERS (Suriname) (VP) |
|
|
HLOPHE (Swaziland) |
ZALESKI (in sostituzione di Liepina) (5) |
|
MPOROGOMYI (Tanzania) |
|
|
VIEGAS (Timor Leste) |
|
|
KLASSOU (Togo) |
|
|
LAVULAVU (Tonga) |
|
|
ITALELI (Tuvalu) |
|
|
MUGAMBE (Uganda) |
|
|
TOSUL (Vanuatu) |
|
|
MILUPI (Zambia) |
|
|
MUMVURI (Zimbabwe) |
|
Partecipano alla riunione anche:
|
ANGOLA BRAGANCA DE SOUSA MENDES DOS SANTOS SILVESTRE GABRIEL SAMY VIRGILIO MARQUES FARIA |
BENIN ALIA SEIDOU ADAMBI TODJINOU |
BOTSWANA MASEGO TLHOIWE |
|
BURKINA FASO TABSOBA OUEDRAOGO OUOBA |
BURUNDI KAVAKURE MANIRAKIZA |
CAMERUN AWUDU MBAYA OWONA KONO OWONA |
|
CONGO (Repubblica del) IBOVI IKOUNGA OPIMBAT PANDET |
CONGO (Repubblica democratica del) NKONGO BUDINA NZAU MUTAMBA DIBUE DENIS-KAMBAY KUTEKALA KAAWA MOLEKO MALIWA BIE BONGENGE |
GIBUTI ABDI SAID |
|
GUINEA EQUATORIALE DOUGAN MODU AKUSE BINDANG NFA NDONG |
GABON OBIANG NDONG MILEBOU AUBUSSON, ep. MAKONGO BERRE |
GHANA KUMI |
|
HAITI LUMERANT BENOIT FRANÇOIS |
KENYA KOMBO |
LESOTHO TIHELI |
|
LIBERIA DUNAH BARCLAY TELEWODA |
MALI BA DIANESSY CISSE |
MOZAMBICO MIGUEL ERNESTO |
|
NAMIBIA DE WAAL BASSON |
NIGER ABDOU YERIMA BAVO |
NIGERIA ABDULLAHI BARAYA USMAN AKWASHIKI AINIGABASANA |
|
RUANDA AYINKAMIYE |
SENEGAL CIRÉ SALL EL WALY DIOP SOW GUEYE |
SEYCHELLES FAURE |
|
SUD AFRICA MAGAU SOOKLAL SEALS PULSE MGULI |
SUDAN ALLOBA LUAL YAK BADRI ABBAS MUSTAFA ABDELWAHAB |
SURINAME SITAL ADJODHIA |
|
TANZANIA KAYOLA |
TOGO LAWSON GBONE |
UGANDA OGWAL DOMBO KATENKA-APULI |
|
ZAMBIA MBEWE MUBANGA |
ZIMBABWE MLOTSHWA MNKANDHLA |
|
CONSIGLIO ACP
|
HAOMAE |
ministro degli Affari esteri e del Commercio esterno (Isole Salomone), Presidente in carica del Consiglio ACP |
CONSIGLIO UE
|
KOHOUT |
vice ministro degli Affari esteri (Repubblica ceca), Presidente in carica del Consiglio UE |
COMMISSIONE EUROPEA
|
MICHEL |
Commissario responsabile per lo sviluppo e l’assistenza umanitaria |
|
ASHTON |
Commissaria responsabile per il commercio |
UA
ANNADIF
CESE
JAHIER
DANTIN
KING
CTA
BOTO
BURGUET
NEUN
ECOWAS
GARBA
SORIE
BA
SEGRETARIATO ACP
KAPUTIN cosegretario generale
SEGRETARIATO UE
NICKEL cosegretario generale
(1) Paese rappresentato da persone diverse dai deputati al Parlamento.
(2) Presente il 6 aprile 2009
(3) Presente il 7 aprile 2009
(4) Presente l'8 aprile 2009
(5) Presente il 9 aprile 2009
ALLEGATO III
ALLEGATO ALLA SEDUTA DI LUNEDÌ, 6 APRILE 2009
Accreditamento dei delegati non parlamentari
BARBADOS
S.E. Errol HUMPHREY,
ambasciatore, ambasciata delle Barbados, Bruxelles
BELIZE
S.E. Audrey Joy GRANT,
ambasciatore, ambasciata del Belize, Bruxelles
COSTA D'AVORIO
S.E. Marie GOSSET,
ambasciatore, ambasciata della Costa d'Avorio, Bruxelles
ETIOPIA
S.E. Berhane GEBRE-CHRISTOS,
ambasciatore, ambasciata dell'Etiopia, Bruxelles
FIGI
S.E. Ratu Seremaia Tuinausori CAVUILATI,
ambasciatore, ambasciata delle Figi, Bruxelles
SAINT KITTS E NEVIS
Dr. Arnold THOMAS,
ministro consigliere, ambasciata di Saint Kitts e Nevis, Bruxelles
ALLEGATO IV
RISOLUZIONI APPROVATE
|
— |
Le sfide per la gestione democratica delle diversità etniche, culturali e religiose nei paesi ACP e UE (ACP-UE/100.460/09/def.) | 19 |
|
— |
Accordi di partenariato economico (APE) e il loro eventuale impatto sugli Stati ACP (ACP-UE/100.463/09/def.) | 24 |
|
— |
Conseguenze sociali e ambientali del cambiamento climatico nei paesi ACP (ACP-UE/100.383/09/def.) | 31 |
|
— |
Il ruolo dell'accordo di partenariato di Cotonou nell'affrontare la crisi alimentare e finanziaria nei paesi ACP (ACP-UE/100.440/08/def.) | 38 |
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— |
Stabilire e promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e la governance in Somalia (ACP-UE/100.569/09/def.) | 43 |
RISOLUZIONE (1)
sulle sfide per la gestione democratica delle diversità etniche, culturali e religiose nei paesi ACP e UE
L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE
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riunita a Praga (Repubblica ceca) dal 6 al 9 aprile 2009, |
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visto l'articolo 17, paragrafo 1, del proprio regolamento, |
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vista la convenzione dell'UNESCO sui mezzi per impedire e vietare l'importazione, l'esportazione e il trasferimento illecito di beni culturali del 1970, |
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vista la convenzione americana sui diritti dell'uomo del 1978, |
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viste la Carta delle Nazioni Unite, firmata il 26 giugno 1945, e la creazione della Corte internazionale di giustizia, |
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vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, |
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viste la Carta africana (Banjul) per i diritti dell'uomo e dei popoli del 1985 e la creazione della Corte africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 2004, |
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vista la dichiarazione sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali, etniche, religiose o linguistiche, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1992, |
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vista la convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali del 1o febbraio 1995, |
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visto il capo IV della dichiarazione del vertice del movimento dei non allineati, tenutosi a Durban nel 1998, |
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visto l'articolo 30 dell'atto costitutivo dell'Unione africana del 2000, |
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vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (2), |
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vista la dichiarazione universale sulla diversità culturale, adottata dalla Conferenza generale dell'UNESCO il 2 novembre 2001, |
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visti la conferenza mondiale contro il razzismo del 2001 e il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002, |
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vista la convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, |
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visto il protocollo della Corte di giustizia africana del 2003, |
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vista la risoluzione su razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza, approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 3 aprile 2003, a Brazzaville, |
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vista la risoluzione sulla Corte penale internazionale (CPI) approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 3 aprile 2003, a Brazzaville (3), |
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vista la dichiarazione di Dakar sulla promozione delle culture ACP e delle loro industrie culturali, approvata il 20 giugno 2003 in occasione della prima riunione dei ministri della Cultura degli Stati ACP, |
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vista la risoluzione 1334 del Consiglio d'Europa sulle esperienze positive delle regioni autonome quali fonte di ispirazione per la composizione dei conflitti in Europa, approvata il 24 giugno, |
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vista la relazione dell'UNDP sullo sviluppo umano del 2004 «Libertà culturale nel mondo diversificato di oggi», |
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vista la Convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle forme di espressione culturale del 2005, |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2005«Protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione nell'Europa allargata» (4), |
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visto l'accordo di Cotonou firmato a Cotonou nel giugno 2000 (5) e rivisto a Lussemburgo (6) nel giugno 2005, in particolare l'articolo 33 «Sviluppo istituzionale e potenziamento delle capacità», che invita al pieno rispetto della diversità tra le società e all'interno delle società, |
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vista la Carta africana per la democrazia, le elezioni e la governance adottata dall'Unione africana ad Addis Abeba il 30 gennaio 2007, |
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vista la dichiarazione universale sui diritti delle popolazioni indigene, adottata dalle Nazioni Unite il 13 settembre 2007, |
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viste le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro, |
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vista la decisione del vertice di Maputo dell'Unione africana, del 2003, di includere la diaspora africana come sua sesta regione, |
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vista la relazione della commissione per gli affari politici (ACP-UE/100.460/A/09/def.), |
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A. |
considerando che nei quasi 200 Stati presenti nel mondo vivono circa 5 000 gruppi etnici e che due terzi di tali Stati hanno almeno una minoranza etnica o religiosa importante, |
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B. |
considerando che pertanto, tutte le democrazie hanno l'esigenza di definire politiche che riconoscano in modo esplicito le differenze culturali, garantendo nel contempo l'inclusione e promuovendo vincoli comuni e il senso di solidarietà, elementi necessari per il funzionamento delle società democratiche, |
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C. |
considerando che è essenziale disporre di un quadro giuridico che riconosca pari diritti ai gruppi etnici, religiosi e linguistici, al fine di promuovere il governo democratico, l'elaborazione di politiche multiculturali e la valorizzazione dello sviluppo umano, |
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D. |
considerando che la diversità culturale costituisce un tratto consolidato della maggior parte dei paesi ACP e dell'Unione Europea e che tale elemento è cresciuto negli ultimi decenni per effetto delle forze della globalizzazione; considerando, altresì, che la gestione di altre culture, religioni e lingue pone una nuova sfida per molte società, in particolare in Europa e nei paesi ACP, |
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E. |
considerando che in un mondo globalizzato il rispetto della diversità diventa ancora più essenziale, sia per gli Stati che per la comunità internazionale, se si vogliono prevenire i conflitti sociali, etnici e religiosi, |
Aspetti politici e giuridici
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1. |
sottolinea l'importanza del rispetto degli strumenti e delle strutture giuridici regionali e interregionali, nonché il ruolo importante svolto dai tribunali dei diritti dell'uomo e dalla Corte penale internazionale (CPI); |
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2. |
riconosce il ruolo fondamentale della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) nel salvaguardare i diritti di tutti i popoli e nell'eliminare qualunque genere di discriminazione; |
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3. |
invita tutti gli Stati membri dell'UE e gli Stati ACP a ratificare e attuare le convenzioni internazionali e regionali in tema di diritti dell'uomo, compresi gli strumenti giuridici specifici per la tutela dei diritti delle minoranze, e a sviluppare una legislazione antidiscriminazione in linea con tali convenzioni internazionali; in tal senso, richiama l'attenzione sulla difficile situazione in cui versano i gruppi sociali vulnerabili, quali le persone affette da HIV/AIDS, gli albini, gli sfollati interni, i rifugiati e i lavoratori migranti; |
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4. |
riconosce il ruolo dell'Organizzazione internazionale del lavoro nella tutela dei diritti e nell'eliminazione delle discriminazioni nei confronti di tutti i lavoratori e invita gli Stati ACP e gli Stati membri dell'UE a sostenere tali diritti; |
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5. |
invita tutti gli Stati ACP e gli Stati membri dell'UE a ratificare con urgenza la convenzione 169 sulle popolazioni indigene e tribali dell'Organizzazione internazionale del lavoro; |
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6. |
ritiene che, ove la diversità sia sfociata in conflitti violenti o minacci di esplodere sotto tale forma, sia opportuno istituire meccanismi permanenti in grado di affrontare i conflitti prima che subiscano un'escalation; |
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7. |
invita i governi dell'UE e degli Stati ACP a coinvolgere nel dialogo politico le organizzazioni della società civile, comprese quelle che rappresentano gruppi emarginati e di minoranza, a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou; |
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8. |
Ritiene che la cooperazione allo sviluppo tra gli attori regionali e locali sia presti particolarmente bene allo scambio di migliori pratiche in materia di gestione democratica della diversità e a fornire una risposta alle necessità specifiche di alcune comunità; invita pertanto i governi dell'UE e dell'ACP a sostenere iniziative di sviluppo congiunte a livello locale e regionale fornendo anche il necessario spazio politico affinché tali iniziative prosperino indipendentemente dalla cooperazione governativa; |
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9. |
Ritiene possibile effettuare una revisione multilaterale tra pari, simile al meccanismo africano di valutazione inter pares, al fine di verificare le condizioni nei singoli Stati e stabilire una serie di criteri per valutare la gestione della diversità da parte degli stessi; |
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10. |
Sottolinea che la rappresentazione democratica dei gruppi minoritari, nonché la loro capacità di partecipare al dibattito politico, sociale e culturale, sono aspetti fondamentali per assicurare l'attuazione dei principi di buon governo; |
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11. |
Sottolinea che l'appartenenza a un gruppo religioso non deve essere una condizione necessaria affinché un cittadino possa godere di tutti i suoi diritti civili e sociali; |
La dimensione culturale
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12. |
riconosce che esistono varie politiche e soluzioni costituzionali per gestire la diversità culturale; ritiene, tuttavia, che la definizione di politiche multiculturali richieda, in primo luogo e soprattutto, un quadro giuridico che riconosca pari diritti ai gruppi etnici, religiosi e linguistici e protegga i cittadini da qualunque forma di discriminazione; |
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13. |
sottolinea, in particolare, che tutti gli Stati ACP e dell'Unione europea devono rispettare la libertà di religione, come sancita nell'articolo 18 dell'UDHR, negli articoli 1 e 2 della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali, etniche, religiose o linguistiche (dichiarazione sulle minoranze) e in altri trattati internazionali in tema di diritti umani; |
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14. |
sottolinea che le stesse pratiche culturali e religiose devono rispettare gli standard internazionali in tema di diritti umani, compresi i diritti delle minoranze, i diritti delle donne e i diritti dei fanciulli, come sancito, per esempio, nell'articolo 5 e nell'articolo 16, paragrafo 2, dell'UDHR, e nell'articolo 4, paragrafo 2 della dichiarazione sulle minoranze, e che la libertà di scelta dei membri di comunità religiose o culturali deve essere garantita; |
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15. |
Sottolinea che i diritti tradizionali, culturali o religiosi di un gruppo non devono compromettere le norme in materia di diritti umani concordate a livello internazionale e valide per tutti; |
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16. |
Ricorda che la pratica religiosa rappresenta una scelta personale che rientra nella sfera privata e ritiene che le organizzazioni religiose e le istituzioni statali nelle varie società dovrebbero restare chiaramente separate; |
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17. |
invita tutti i paesi ACP e UE ad assicurare che il diritto di tutti i gruppi linguistici minoritari a utilizzare la loro lingua materna sia rispettato, a norma dell'articolo 2 dell'UNHR; rammenta l'obbligo degli Stati, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3 della dichiarazione sulle minoranze, di adottare misure adeguate affinché, ove possibile, le persone appartenenti a minoranze dispongano di opportunità adeguate di imparare la loro lingua materna o avere un'istruzione nella loro lingua materna, e di evitare una separazione dei sistemi scolastici su linee etniche, religiose o linguistiche; sottolinea altresì la necessità di promuovere e garantire l'apprendimento di altre lingue; |
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18. |
incoraggia i paesi ACP e gli Stati dell'UE a investire nei loro sistemi scolastici, dato che l'istruzione costituisce un diritto umano fondamentale (articolo 26 UDHR) e offre uno degli strumenti più efficaci per promuovere la tolleranza e l'integrazione (articolo 4, paragrafo 4 della dichiarazione sulle minoranze); invita in tale contesto la Commissione a rispettare l'impegno assunto di riservare alla salute e all'istruzione almeno il 20 % dei fondi previsti nel quadro dei programmi geografici dello Strumento per la cooperazione allo sviluppo e la invita a estendere tale impegno al Fondo europeo di sviluppo; |
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19. |
invita tutti i governi degli Stati ACP e dell'UE ad assicurare che, in linea con l'articolo 19 UDHR, tutti i cittadini abbiano accesso ai mezzi di comunicazione, in modo da poter esprimere appieno la loro identità etnica, religiosa o linguistica, fornendo inoltre un sostegno mirato ai mezzi di comunicazione nelle lingue minoritarie e a quelli che consentono una presentazione equa ed equilibrata di tutti i gruppi che compongono la società; ritiene che le diverse voci della società dovrebbero potere esercitare i loro diritti grazie a un'adeguata rappresentazione nei mezzi di comunicazione e all'accesso agli stessi e godere così dei benefici propri di uno Stato democratico; sottolinea l'importanza di garantire l'accesso ai media su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire un adeguato livello di informazione; |
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20. |
ritiene che dove l'esclusione e i pregiudizi rappresentano un problema serio, la cooperazione ACP-UE dovrebbe fornire sostengo a programmi specifici nei settori dei media e dell'istruzione, così da promuovere la tolleranza e la comprensione; |
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21. |
invita i paesi ACP e dell'UE ad adottare politiche attive di promozione di un'equa rappresentanza dei vari gruppi etnici, culturali e linguistici negli uffici pubblici, nei sistemi elettorali, nell'amministrazione, nella polizia e nel settore della sicurezza, al fine di contrastare qualunque forma di discriminazione e di sviluppare politiche mirate di assunzione, comprese, ove opportune, le azioni positive; |
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22. |
esorta i paesi ACP e gli Stati membri dell'UE a considerare la possibilità di ridefinire i loro sistemi elettorali, al fine di incoraggiare un'equa rappresentazione degli interessi delle minoranze, evitando al contempo che l'etnicità diventi la principale causa di divisioni; |
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23. |
invita i paesi ACP e dell'UE a promuovere leggi in tema di proprietà intellettuale, come prescritto da enti internazionali riconosciuti quali l'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, con riferimento allo scambio e al trasferimento di beni culturali o appartenenti al patrimonio sia culturale che naturale nazionale; |
Problemi socioeconomici
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24. |
invita i paesi ACP e dell'UE a riconoscere l'importanza della diversificazione economica e ad attuare politiche a tale scopo, dato che i fattori socioeconomici possono generare o esacerbare tensioni etniche e culturali, e li incoraggia a promuovere l'integrazione regionale nell'interesse dello sviluppo; |
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25. |
esorta i paesi ACP e dell'UE a promuovere l'inclusione sociale delle minoranze e ad attuare politiche attive volte a garantire un accesso all'occupazione, all'istruzione e ai servizi sociali in condizioni di parità; |
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26. |
invita gli Stati membri dell'UE a tenere fede ai loro impegni di aiutare i paesi ACP nel loro compiti volti al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio; |
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27. |
riconosce che fattori quali la globalizzazione, i conflitti per le risorse naturali o il cambiamento climatico possono generare ulteriori flussi migratori e ritiene che la migrazione all'interno del gruppo ACP e tra i paesi dell'UE non debba essere vista soltanto in un'ottica economica ma che da un punto di vista degli scambi politici, sociali e culturali; crede fermamente che sia essenziale favorire il pieno rispetto dei diritti e della dignità di tutti i migranti; |
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28. |
insiste affinché i redditi derivanti dalle risorse naturali dei paesi ACP e dell'UE siano utilizzati a vantaggio dello sviluppo di tutti i settori della società all'interno di quei paesi; invita i governi a garantire che tutte le comunità siano consultate, così che possano trarre beneficio dai profitti commerciali e che le preoccupazioni in tema di ambiente e cultura siano tenute in considerazione; riconosce la necessità di istituire una serie di meccanismi che garantiscano la distribuzione di tali proventi; |
Cooperazione internazionale e regionale e politica di sviluppo
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29. |
invita i governi dell'UE e degli Stati ACP ad analizzare, all'atto dell'elaborazione e revisione dei documenti di strategia nazionali e regionali, i problemi relativi all'inclusione e all'uguaglianza delle minoranze culturali, religiose ed emergenti, e a coinvolgere i rappresentanti dei gruppi interessati nel processo di consultazione; sottolinea che sarebbe opportuno elaborare e finanziarie programmi specifici che promuovano la parità di accesso ai servizi sociali e la partecipazione politica; |
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30. |
invita gli Stati membri dell'UE e la Commissione ad assicurare che i diritti delle minoranze, comprese le popolazioni indigene e le minoranze emergenti, siano tenuti in considerazione in tutti i programmi e i progetti, specificamente in quelli che riguardano i diritti umani, la democrazia e la governance; |
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31. |
rammenta l'esperienza positiva dell'UE riguardo alla salvaguardia dei diritti delle minoranze e alla soluzione pacifica dei conflitti alle frontiere; |
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32. |
invita i paesi ACP e dell'UE a riconoscere gli effetti positivi dell'atto costitutivo dell'Unione africana, che prevede che i governi giunti al potere con mezzi incostituzionali non siano ammessi a partecipare alle attività dell'Unione africana; |
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33. |
ritiene che il meccanismo africano di valutazione inter pares rafforzi efficacemente le istituzioni democratiche che promuovono la diversità e la governance responsabile; sollecita le organizzazioni regionali e subregionali ACP a riservare maggiore attenzione ai problemi delle minoranze in tali contesti; |
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34. |
incarica i suoi copresidenti di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio dei ministri ACP-UE, alla Commissione dell'Unione africana, al Parlamento panafricano e ai parlamenti nazionali e regionali, alla Commissione europea, alle Nazioni Unite e alle organizzazioni regionali, alla Presidenza del Consiglio e all'Unione africana. |
RISOLUZIONE (7)
sugli accordi di partenariato economico (APE) e il loro eventuale impatto sugli Stati ACP
L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,
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riunita a Praga (Repubblica ceca) dal 6 al 9 aprile 2009, |
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visto l'articolo 17, paragrafo 1, del suo regolamento, |
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visto l'articolo 178 del trattato che istituisce la Comunità europea, |
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visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 («accordo di Cotonou») (8), |
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vista la decisione (9) dell'undicesima sessione ordinaria della Conferenza dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana (Sharm el Sheikh, Egitto, 30 giugno - 1 luglio 2008) in merito alla relazione sugli accordi di partenariato economico, |
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vista la dichiarazione relativa agli accordi di partenariato economico della decima sessione ordinaria della Conferenza dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana, Addis Abeba, 31 gennaio - 2 febbraio 2008, |
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vista la «dichiarazione di Accra» adottata il 3 ottobre 2008 in occasione del sesto Vertice dei capi di Stato e di governo ACP (10), |
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vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale del 12 aprile 2005 – Coerenza delle politiche per lo sviluppo –Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio (11), |
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viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali e relazioni esterne» del maggio 2005 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio (12), |
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visto il regolamento (CE) n. 980/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate (13), |
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visto il regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (14), |
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viste le conclusioni della 2870a riunione del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 26 e 27 maggio 2008 sugli accordi di partenariato economico, |
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vista la risoluzione del Consiglio dei ministri ACP-UE adottata ad Addis Abeba il 13 giugno 2008, |
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vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Dal Cairo a Lisbona – Il partenariato strategico UE-Africa, del 27 giugno 2007 (COM(2007) 357), |
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vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sugli accordi di partenariato economico, del 23 ottobre 2007 (COM(2007) 635), |
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visto l'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), in particolare l'articolo XXIV dello stesso, |
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vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, dell'8 settembre 2000, che fissa gli obiettivi di sviluppo del Millennio definiti di concerto dalla comunità internazionale per l'eliminazione della povertà, |
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vista la dichiarazione della seconda Conferenza dei ministri africani responsabili dell'integrazione, approvata a Kigali, Rwanda, il 26-27 luglio 2007, |
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viste le dichiarazioni della quarta e quinta Conferenza dei ministri del commercio dell'Unione africana, tenutesi ad Addis Abeba il 3 aprile 2008 e il 2 marzo 2009, sugli accordi di partenariato economico, |
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vista la relazione presentata da Christiane Taubira, membro dell'Assemblea nazionale francese, il 16 giugno 2008, dal titolo: «Les Accords de Partenariat Economique entre l'Union européenne et les pays ACP. Et si la Politique se mêlait enfin des affaires du monde?», |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo del 26 settembre 2002 sulle sue raccomandazioni alla Commissione in ordine ai negoziati relativi agli accordi di partnership economica con le regioni e gli Stati ACP (15), |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo del 23 marzo 2006 sull'impatto sullo sviluppo degli accordi di partenariato economico (APE) (16), |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo 23 maggio 2007 sugli accordi di partenariato economico (17), |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo del 23 maggio 2007 sugli aiuti al commercio dell'Unione europea (18), |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo 12 dicembre 2007 sugli accordi di partenariato economico (19), |
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vista la sua risoluzione sugli accordi di partenariato economico: problemi e prospettive, del 19 febbraio 2004 (20), |
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vista la sua risoluzione del 23 novembre 2006 sulla revisione dei negoziati per gli accordi di partenariato economico (APE) (21), |
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vista la sua dichiarazione di Kigali relativa agli accordi di partenariato economico (APE) a favore dello sviluppo, approvata il 20 novembre 2007 (22), |
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vista la relazione della commissione per lo sviluppo economico, le finanze e il commercio (ACP-UE/100.463/09/def.), |
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A. |
considerando che, in base all'articolo 36, paragrafo 1, dell'accordo di Cotonou, l'Unione europea e gli Stati ACP convengono di concludere accordi commerciali compatibili con le disposizioni dell'OMC, eliminando progressivamente gli ostacoli che intralciano i loro scambi e approfondendo la cooperazione in tutti i settori connessi al commercio, |
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B. |
considerando tuttavia che l'articolo 37, paragrafo 3, di tale accordo stabilisce che «il periodo preparatorio è a sua volta utilizzato per sviluppare le capacità dei settori pubblico e privato dei paesi ACP», |
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C. |
considerando che i negoziati tra l'Unione europea e il gruppo di Stati ACP su questioni di interesse generale sono iniziati nel 2002, seguiti da negoziati separati dell'UE con sei regioni APE (Caraibi, Africa occidentale, Africa centrale, Africa meridionale e orientale, gruppo ristretto dei paesi SADC, Pacifico), |
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D. |
considerando che 15 Stati membri del Forum degli Stati ACP dei Caraibi (CARIFORUM) hanno siglato un accordo di partenariato economico con l'UE e i suoi Stati membri il 16 dicembre 2007, |
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E. |
considerando che 18 paesi africani, di cui otto paesi meno sviluppati, hanno siglato accordi di partenariato economico preparatori («di lancio») in novembre e dicembre 2007, mentre altri 29 paesi africani del gruppo ACP, di cui tre non inclusi nei paesi meno sviluppati, non hanno concluso alcun accordo di partenariato economico, e che il Sudafrica aveva già sottoscritto l'accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione (TDCA) con l'Unione europea, un regime commerciale compatibile con l'OMC, |
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F. |
considerando che la Papua Nuova Guinea e le Figi, entrambe non incluse nei paesi meno sviluppati, hanno siglato un accordo di partenariato economico provvisorio il 23 novembre 2007, mentre i rimanenti paesi ACP del Pacifico (di cui sei inclusi tra i paesi meno sviluppati e sette non inclusi tra i paesi meno sviluppati) non hanno siglato alcun APE, |
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G. |
considerando che nel 2008 erano stati firmati soltanto l'accordo tra gli Stati del CARIFORUM e l'UE e gli accordi provvisori tra l'UE e la Costa d'Avorio e tra l'UE e il Camerun, |
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H. |
considerando che, dall'1 gennaio 2008, l'UE ha applicato il regime d'importazione ai prodotti originari dei paesi ACP che hanno siglato APE o APE provvisori («di lancio») ai sensi di questi accordi (23), |
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I. |
considerando che le regioni africane e del Pacifico stanno proseguendo i negoziati con l'Unione europea, al fine di concludere accordi di partenariato economico completi, e che la metà dei paesi ACP non ha ancora siglato o sottoscritto accordi relativi agli APE, |
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J. |
considerando che i paesi ACP hanno manifestato le loro preoccupazioni circa le «clausole controverse» contenute negli accordi di partenariato economico iniziali e hanno chiesto che la questione sia affrontata prima della loro sottoscrizione, |
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K. |
considerando che tutte le parti hanno ribadito che gli APE devono essere strumenti di sviluppo, volti a promuovere lo sviluppo sostenibile, l'integrazione regionale e una riduzione della povertà negli Stati ACP, |
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L. |
considerando che i costi di adeguamento derivanti dagli APE avranno un impatto significativo sullo sviluppo dei paesi ACP e che, sebbene difficilmente prevedibili con precisione, tali costi avranno un impatto diretto derivante dalla perdita dei dazi doganali e un impatto indiretto dovuto ai costi ingenerati dall'adeguamento e dal sostegno sociale nell'ambito dell'occupazione, del rafforzamento delle competenze, della produzione, della diversificazione delle esportazioni e della riforma della gestione finanziaria pubblica, |
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M. |
considerando che 21 paesi ACP, alcuni dei quali non hanno ancora firmato un APE, hanno assegnato importi specifici alle misure di accompagnamento degli APE nell'ambito dei rispettivi programmi indicativi nazionali (PIN) per il 10° Fondo europeo di sviluppo (FES), |
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N. |
considerando che l'impatto degli APE sui paesi ACP comporterà, in alcuni casi temporaneamente:
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O. |
considerando che il commercio all'interno e tra le regioni ACP, così come tra i paesi ACP e altri paesi in via di sviluppo (cooperazione commerciale Sud-Sud) può avere effetti positivi importanti sullo sviluppo dei paesi ACP, |
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P. |
considerando che l'accordo di partenariato di Cotonou si è prefissato come obiettivo di conferire agli APE il ruolo di strumenti per la promozione dello sviluppo sostenibile, l'eliminazione della povertà, la progressiva integrazione delle economie delle regioni ACP nell'economia mondiale e il rafforzamento dell'integrazione regionale, |
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Q. |
considerando la dichiarazione resa da José Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, in occasione del vertice UE-Africa tenutosi a Lisbona nel dicembre 2007, secondo cui «esisterebbe la possibilità di rivedere le disposizioni degli accordi di partenariato economico sottoscritti tra le due parti nel corso degli ultimi mesi», |
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R. |
considerando che le popolazioni dei paesi ACP sono le più duramente colpite dalla crisi finanziaria e alimentare mondiale e che, ora più che mai, è indispensabile impegnarsi per conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio, |
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1. |
esorta gli Stati membri dell'UE a rispettare i propri impegni di aumentare gli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) per contribuire a soddisfare le richieste di rafforzamento delle capacità legate al commercio, il che consentirà di elaborare misure di accompagnamento sotto forma di pacchetti regionali di aiuti al commercio per l'attuazione degli APE, contribuendo in questo modo all'impatto positivo degli APE sullo sviluppo; sottolinea il fatto che la sottoscrizione di un EPA non viene imposta come prerequisito per l'assegnazione di fondi di aiuto al commercio; |
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2. |
insiste sul fatto che gli APE costituiscono uno strumento per lo sviluppo che dovrebbe riflettere gli interessi e le esigenze nazionali e regionali dei paesi ACP allo scopo di ridurre la povertà, conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio e favorire il rispetto dei diritti umani fondamentali, come il diritto all'alimentazione o il diritto di accesso ai servizi pubblici di base; esorta il Consiglio, la Commissione e i governi degli Stati membri dell'UE a impegnarsi al massimo per ricreare un'atmosfera di fiducia, di rispetto reciproco e di sicurezza nella misura in cui è stata compromessa nel corso dei negoziati; |
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3. |
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4. |
sottolinea che, in base alla definizione di compatibilità OMC di cui all'articolo XXIV del GATT, tale compatibilità riguarda solo lo scambio di merci e richiede la liberalizzazione di una parte sostanziale degli scambi entro un periodo di tempo ragionevole; esorta pertanto il Consiglio e la Commissione ad accettare dai paesi ACP qualsiasi proposta riguardante unicamente lo scambio di merci che sia compatibile con le disposizioni dell'OMC; |
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5. |
esorta i paesi ACP e la Commissione europea a trarre il maggior profitto dai finanziamenti disponibili per gli aiuti al commercio, al fine di sostenere il processo di riforma in aree fondamentali per lo sviluppo economico, a migliorare le infrastrutture ove necessario, al fine di beneficiare maggiormente delle opportunità offerte dagli APE, a compensare la perdita netta di entrate provenienti dai dazi doganali e di incoraggiare la riforma fiscale, affinché gli investimenti pubblici nei settori sociali siano mantenuti, a investire nella catena produttiva, al fine di diversificare la produzione destinata all'esportazione e di incrementare la produzione di merci d'esportazione il cui valore aggiunto sia maggiore; |
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6. |
ribadisce la propria posizione secondo cui gli APE non devono essere finanziati a titolo del FES, bensì da aiuti supplementari al commercio che nel 2005 l'Unione europea si è impegnata a fornire per un importo di 2 miliardi di euro l'anno a partire dal 2010, di cui il 50 % è destinato ai paesi ACP; contesta qualsiasi forma di condizionalità legata agli APE nella concessione degli aiuti europei e chiede alla Commissione di garantire che l'accesso ai finanziamenti del 10° FES sia indipendente dai risultati e dal ritmo dei negoziati; |
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7. |
sottolinea che l'incremento degli aiuti pubblici allo sviluppo promesso dagli Stati membri dovrebbe servire innanzitutto a raddoppiare gli sforzi per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio nei paesi ACP che risentono maggiormente delle conseguenze della crisi finanziaria e alimentare mondiale, che ha compromesso e continua a minacciare gravemente i risultati registrati nel perseguimento di tali obiettivi; |
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8. |
sottolinea altresì che tutti gli accordi devono rispettare l'asimmetria a favore dei paesi ACP per quanto concerne sia la gamma dei prodotti interessati che i periodi di transizione, e che gli APE devono apportare garanzie concrete per la tutela dei settori sensibili identificati dai paesi ACP; |
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9. |
constata con preoccupazione che l'accordo sulle banane che la CE sta concludendo con i fornitori delle nazioni più favorite dell'America Latina minaccerà la viabilità dell'industria bananiera dei paesi ACP e in particolare lo sviluppo sociale ed economico sostenibile delle piccole economie vulnerabili; invita la Commissione europea a garantire che siano prese misure volte a tutelare il sostentamento dei piccoli coltivatori di banane, soggetti più vulnerabili; |
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10. |
sottolinea che le misure di sostegno collegate agli APE devono tenere conto dell'importanza, ai fini dello sviluppo dei paesi ACP, dell'integrazione regionale e delle relazioni economiche con altri paesi in via di sviluppo; |
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11 |
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12. |
sottolinea che gli accordi APE devono includere una clausola che preveda la loro revisione a 5 anni dalla sottoscrizione, con il coinvolgimento formale dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo e degli attori non statali, e che tali accordi devono altresì contenere disposizioni di monitoraggio e valutazione più rigorose, che permettano di determinare l'impatto dell'APE sullo sviluppo nazionale e regionale e sugli obiettivi di riduzione della povertà – e non soltanto i livelli di osservanza dell'APE – e prevedano un meccanismo di ricorso tale da consentire la modifica o l'abrogazione di aspetti dell'accordo che indeboliscono i processi d'integrazione regionale o che pregiudicano le possibilità di ridurre la povertà o di conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio; |
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13. |
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14. |
sottolinea la necessità di una maggiore trasparenza dei negoziati e del loro esito, allo scopo di consentire il controllo pubblico da parte dei decisori politici, dei parlamentari e dei rappresentanti della società civile; |
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15. |
esorta le istituzioni e i governi degli Stati membri dell'UE a fare del loro meglio per ricreare un'atmosfera di fiducia, nella misura in cui è stata danneggiata nel corso dei negoziati; |
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16. |
sottolinea che l'attuazione degli APE dovrebbe essere monitorata da un organismo parlamentare previsto nei testi degli APE e che tale organismo dovrebbe essere creato per ogni caso nell'ambito dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (APP) e dei suoi organismi e rimanere strettamente collegato o rimanere parte dell'APP per tenere conto dell'impatto degli APE sulle economie dei paesi ACP, come convenuto nell'accordo di partenariato di Cotonou; |
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17. |
sottolinea in particolare il ruolo fondamentale dei parlamenti nazionali e degli attori non istituzionali nel monitoraggio e nel controllo degli APE e chiede alla Commissione europea di garantire il loro coinvolgimento sistematico nelle procedure di negoziato in corso; a tale scopo si rende necessario un programma preciso per gli ulteriori negoziati, che dovrà essere concordato dai paesi ACP e dall'UE sulla base di un approccio partecipativo; |
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18. |
raccomanda che il Parlamento europeo attenda i pareri dei parlamenti ACP sugli esiti dei negoziati APE e ne tenga conto prima di esprimere il proprio parere conforme; |
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19. |
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20. |
sottolinea che la sottoscrizione di un accordo temporaneo da parte di un paese ACP non deve compromettere la possibilità per le regioni ACP di concludere con l'UE un APE completo, che tenga conto sia della dimensione dello sviluppo sia degli sforzi di integrazione delle economie regionali e che consolidi la cooperazione tra i paesi ACP e quelli dell'Unione europea; |
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21. |
insiste nuovamente sulla necessità di identificare i prodotti sensibili da escludere dal campo della liberalizzazione commerciale; |
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22. |
esprime la necessità di ripristinare la fiducia tra i paesi ACP e quelli dell'UE, minata nel corso dei negoziati APE, nello spirito del partenariato che li unisce; |
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23. |
incarica i suoi copresidenti di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio dei ministri ACP-UE, al Parlamento europeo, alla Commissione, alla Presidenza del Consiglio, all'Unione africana, ai parlamenti nazionali e regionali, e alle organizzazioni regionali dei paesi ACP. |
RISOLUZIONE (24)
sulle conseguenze sociali e ambientali del cambiamento climatico nei paesi ACP
L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,
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riunita a Praga (Repubblica ceca) dal 6 al 9 aprile 2009, |
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visto l'articolo 17, paragrafo 1, del suo regolamento, |
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visto l'accordo di partenariato ACP-UE firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 e rivisto a Lussemburgo il 25 giugno 2005 (in appresso denominato «accordo di Cotonou»), e in particolare l'articolo 32, |
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visti gli articoli da 177a 181 del trattato che istituisce la Comunità europea, |
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vista la dichiarazione comune del 20 dicembre 2005 del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: «Il Consenso europeo», e in particolare gli articoli 12, 22, 38, 75, 76, 101 e 105 (25), |
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vista l'Agenda 21, la dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo e la dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste, adottate da oltre 178 governi in occasione della conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo (UNCED), tenutasi a Rio de Janeiro (Brasile) dal 3 al 14 giugno 1992, i cui principi sono stati ribaditi con fermezza nel corso del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (WSSD) tenutosi a Johannesburg (Sudafrica) dal 26 agosto al 4 settembre 2002, |
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vista la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il suo protocollo di Kyoto, |
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vista la convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione, adottata a Parigi il 17 giugno 1994 ed entrata in vigore il 26 dicembre 1996, |
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vista la Dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000, in cui sono definiti gli obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG), ossia i criteri stabiliti collettivamente dalla comunità internazionale per eliminare la povertà, |
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vista l'iniziativa per l'ambiente del nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa (NEPAD), |
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visto il «Quadro d'azione di Hyogo 2005-2015: costruire la capacità di ripresa di nazioni e comunità a fronte di disastri naturali» approvato alla conferenza mondiale sulla riduzione del rischio di catastrofi, tenutasi a Kobo, Hyogo (Giappone), nel gennaio 2005, |
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vista la dichiarazione sull'integrazione dell'adattamento al cambiamento climatico nella cooperazione allo sviluppo, approvata dai ministri per lo sviluppo e l'ambiente dei paesi membri dell'OCSE il 4 aprile 2006, |
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vista la dichiarazione del vertice del G8 del 7 giugno 2007, diffusa a Heiligendamm, dal titolo «Cambiamento climatico, efficienza energetica e sicurezza energetica – Sfida e opportunità per la crescita economica mondiale», |
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visto il partenariato Africa-UE sul cambiamento climatico, nel quadro del primo piano d'azione (2008-2010) per l'attuazione della strategia congiunta UE-Africa, |
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vista la tabella di marcia di Bali, approvata in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi sull'isola di Bali (Indonesia) nel dicembre 2007, |
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viste la 14a Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e la quarta Conferenza delle parti, facente funzione di riunione delle parti contraenti del protocollo di Kyoto, svoltesi dal 1o al 12 dicembre 2008 a Poznan (Polonia), |
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vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo «I cambiamenti climatici nel contesto della cooperazione allo sviluppo» (26), dell'11 marzo 2003, |
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viste le conclusioni del Consiglio e il piano d'azione 2004-2008 sui cambiamenti climatici nel contesto della cooperazione allo sviluppo del 24 novembre 2004, |
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vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo «Coerenza delle politiche per lo sviluppo. Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio» (27), del 12 aprile 2005, |
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vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius. La via da percorrere fino al 2020 e oltre» (28), del 10 gennaio 2007, |
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viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo dell'8-9 marzo 2007, che hanno sottolineato l'importanza di raggiungere l'obiettivo strategico di contenere l'aumento della temperatura media mondiale entro 2 °C al di sopra dei livelli preindustriali, |
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vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo «Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti» (29), |
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vista la risoluzione del Parlamento europeo «Dar vita a un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti» (30) del 21 ottobre 2008, |
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visto il documento dell'alto rappresentante e della Commissione al Consiglio europeo dal titolo «Cambiamenti climatici e sicurezza internazionale» del 14 marzo 2008 (31), |
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vista la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa ai problemi di deforestazione e degrado forestale da affrontare per combattere i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità (32), del 16 ottobre 2008, |
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vista la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Verso un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenaghen» (33), del 21 gennaio 2009, |
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vista la dichiarazione Cariforum-UE sul cambiamento climatico e l'energia, del 17 maggio 2008, |
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vista la dichiarazione degli Stati membri del Forum delle isole del Pacifico e dell'Unione europea sul cambiamento climatico, del 7 novembre 2008, |
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vista la dichiarazione Africa-UE sul cambiamento climatico, del 1o dicembre 2008, |
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vista la relazione di Nicholas Stern dal titolo «L'economia del cambiamento climatico» («relazione Stern») del 2006, |
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vista la relazione elaborata dall'OCSE nel 2007 dal titolo «Bilancio dei progressi compiuti nell'integrazione dell'adattamento ai cambiamenti climatici nelle attività di cooperazione allo sviluppo», |
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viste le relazioni del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e, in particolare, la quarta relazione di valutazione del gruppo di lavoro II dell'IPCC dal titolo «Impatti, adattamento e vulnerabilità», |
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vista la relazione sullo sviluppo umano 2007/2008 dal titolo «Combattere il cambiamento climatico: solidarietà umana in un mondo diviso» del programma di sviluppo delle Nazioni Unite, |
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vista la relazione della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale dal titolo «Relazione globale di controllo 2008: obiettivi di sviluppo del Millennio e ambiente: agenda per uno sviluppo sostenibile e inclusivo», |
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vista le prospettive ambientali fino al 2030, elaborate dall'OCSE nel marzo 2008, |
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vista la sua risoluzione sui cambiamenti climatici e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo nel contesto della cooperazione ACP-UE, approvata il 1o aprile 1999 a Strasburgo, |
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vista la sua risoluzione sulle calamità naturali negli Stati ACP: finanziamenti UE destinati alla preparazione (fondi FES) e all'aiuto (fondi ECHO), approvata il 22 novembre 2007 a Kigali (Ruanda), |
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vista la relazione della commissione per gli affari sociali e l'ambiente (ACP-UE/100.383/09/def.), |
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A. |
considerando che i paesi in via di sviluppo hanno contribuito in misura minore al cambiamento climatico (CC), ma sono coloro che ne subiscono le conseguenze sociali e ambientali più gravi, in ragione della loro vulnerabilità sociale, economica e geografica, della forte dipendenza dal settore primario, segnatamente l'agricoltura, la pesca e altre risorse naturali, e della loro infrastruttura limitata per affrontare le conseguenze del cambiamento, |
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B. |
considerando che il rapido innalzamento del livello dei mari provocherà alluvioni, erosione delle coste, contaminazione da parte dell'acqua salata delle risorse idriche interne e addirittura sommersione delle isole del Pacifico o dei Caraibi con bassi fondali; considerando, inoltre, che il numero di persone a rischio di inondazioni costiere potrebbe aumentare, nella sola Africa, da 1 milione nel 1990 a oltre 70 milioni nel 2080, |
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C. |
considerando che l'aumento della temperatura e la variabilità delle precipitazioni provocheranno gravi siccità e ridurranno notevolmente la disponibilità di risorse idriche nei paesi ACP; considerando altresì che tra 75 e 250 milioni di persone in Africa saranno esposte a una più grave carenza idrica e a una maggiore insicurezza in tale ambito in caso di aumento di 1o C soltanto, mentre tale cifra aumenterà a 350-600 milioni con un aumento di 2° C e raggiungerà 1,8 miliardi se le temperature aumenteranno di 3° C, |
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D. |
considerando che il riscaldamento degli oceani scatenerà il moltiplicarsi di fenomeni climatici estremi quali le tempeste tropicali e i cicloni e che tali fenomeni colpiranno violentemente le zone costiere, i bacini fluviali in cui sono presenti megalopoli e vaste concentrazioni di popolazione, le infrastrutture economicamente vitali come i porti, le infrastrutture offshore, le zone urbane costiere e le infrastrutture turistiche, |
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E. |
considerando che il cambiamento climatico esacerberà la desertificazione e il degrado dei suoli, compromettendo ulteriormente la produzione agricola e la sicurezza alimentare, con conseguente aumento della diffusione di fame e malnutrizione nelle regioni ACP, |
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F. |
considerando che l'innalzamento del livello dei mari e della temperatura avrà conseguenze negative importanti sugli ecosistemi costieri e marini, riducendo le catture ittiche nelle isole del Pacifico e dei Caraibi e lungo la costa africana, e provocherà effetti negativi sugli approvvigionamenti alimentari a livello locale, |
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G. |
considerando che il cambiamento climatico accelererà ulteriormente il declino della biodiversità, rappresenterà una grave minaccia per l'esistenza di molte specie vegetali e animali e danneggerà irrimediabilmente alcuni ecosistemi particolarmente sensibili alle perturbazioni climatiche, come le barriere coralline, le mangrovie o le foreste umide; considerando altresì che gli effetti sulla biodiversità dei paesi ACP provocheranno, a loro volta, ripercussioni sostanziali sulla catena alimentare e sulle fonti di sussistenza delle persone che dipendono direttamente dai beni e dai servizi forniti da tali ecosistemi, |
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H. |
considerando che il cambiamento climatico, combinato all'attuale fragilità dei sistemi sanitari pubblici e all'accesso limitato alle cure sanitarie, insieme a una cattiva gestione e alla mancata igienizzazione dell'acqua, porterà a una maggiore incidenza di malattie trasmesse dai vettori e dall'acqua, tra cui malaria, dengue e colera, nonché un aumento dello stress provocato dal calore e della diffusione di malattie respiratorie, |
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I. |
considerando che le conseguenze ambientali del cambiamento climatico innescheranno flussi migratori su vasta scala, sia a livello interno che internazionale (secondo le stime dell'IPCC, i migranti saranno 150 milioni entro il 2050), e che la maggior parte dei migranti per motivi ambientali si trasferirà e insedierà all'interno del proprio paese di origine, o in uno Stato vicino, provocando in tal modo un«escalation» di crisi umanitarie, una rapida urbanizzazione (con conseguente crescita delle baraccopoli) e una battuta d'arresto dello sviluppo all'interno dei paesi ACP; considerando altresì che tale conurbazione avrà come conseguenza l'abbandono delle zone rurali, incrementando così la degradazione dei suoli, |
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J. |
considerando che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il cambiamento climatico porterà a una recrudescenza delle malattie trasmesse dagli insetti, tra cui la malaria, la chikungunya e la malattia di Lyme, che richiedono l'adozione di misure di adeguamento, |
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K. |
considerando che molti degli effetti del cambiamento climatico sulla salute, segnalati ad esempio dall'Organizzazione mondiale della sanità, posso essere tenuti sotto controllo mettendo a punto e rafforzando i sistemi sanitari con l'adozione di opportune misure preventive, con particolare attenzione alla diffusione delle malattie tropicali, nonché mediante campagne di informazione del pubblico aventi come obiettivo soprattutto i gruppi vulnerabili, quali le donne incinte, i neonati, i bambini e le persone anziane, |
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L. |
considerando che il cambiamento climatico pregiudica la sicurezza nazionale, regionale e globale e provoca conflitti riconducibili all'acceso a risorse naturali scarse, al controllo e all'utilizzo di quest'ultime o tensioni dovute alla presenza di sfollati, |
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M. |
considerando che il cambiamento climatico sta mettendo a rischio il 40 % degli investimenti internazionali erogati per contrastare la povertà (secondo le stime della Banca mondiale), ponendo così a repentaglio l'obiettivo di riduzione della povertà, lo sviluppo socioeconomico e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) in molti paesi ACP, |
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N. |
considerando che, se si vogliono evitare gli effetti irreversibili peggiori del cambiamento climatico, l'aumento della temperatura mondiale non deve superare i 2° C e le concentrazioni globali di gas a effetto serra (GHG) nell'atmosfera devono essere stabilizzate al di sotto di 450 ppm; considerando altresì che è incontrovertibile che i principali responsabili delle emissioni di CO2 (i paesi industrializzati ed emergenti) debbano farsi carico della responsabilità maggiore in termini di riduzione delle emissioni, |
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O. |
considerando che nei paesi ACP è necessario abbinare misure di attenuazione del rischio a misure di adattamento, al fine di gestire i notevoli effetti negativi del cambiamento climatico; considerando che i paesi industrializzati hanno la responsabilità storica del cambiamento climatico e hanno l'obbligo morale di assistere i paesi ACP nei loro sforzi di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico, sulla base del principio «chi inquina paga», |
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P. |
considerando che, attualmente, esiste un enorme divario in termini di finanziamento dell'adattamento dei paesi in via di sviluppo; considerando, inoltre, che mentre i costi annuali di adattamento stimati variano da 10 a oltre 80 miliardi di dollari all'anno, le risorse attualmente fornite dai paesi industrializzati attraverso i meccanismi di finanziamento multilaterali ammontano a 150 - 300 milioni all'anno, |
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Q. |
considerando che gli interventi precoci a favore dell'adattamento al cambiamento climatico e della riduzione dei rischi di catastrofe (RRC) rappresentano chiaramente una soluzione efficace dal punto di vista dei costi e che, secondo le stime, ogni dollaro speso per la RRC potrebbe consentire di risparmiare fino a sette dollari di fondi per la reazione alle catastrofi, fornendo in tal modo anche una solida motivazione per anticipare la spesa per gli aiuti, |
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R. |
considerando che le procedure per la fornitura e distribuzione di risorse nell'ambito di vari meccanismi di finanziamento della lotta contro il cambiamento climatico, come il meccanismo di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism (CDM)), sono alquanto complicati e carenti in termini di coinvolgimento dei paesi beneficiari, |
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S. |
considerando che il CDM si è rivelato, finora, poco adatto a soddisfare le esigenze dei paesi più poveri in termini di investimenti in tecnologie pulite, tanto che l'Africa ospita soltanto il 2 % di tutti i progetti CDM, e che spesso i criteri di sostenibilità e di addizionalità dei progetti CDM non sono mantenuti, |
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T. |
considerando che qualunque ritardo nell'adottare decisioni risolute in merito ai finanziamenti necessari a ridurre le cause e le conseguenze del cambiamento climatico provocherà costi molto più elevati, |
Aspetti generali
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1. |
invita la Commissione e i paesi donatori a ridefinire e riprogettare la cooperazione allo sviluppo, affinché quest'ultima consenta di resistere agli effetti del cambiamento climatico e di intraprendere un cammino di riduzione delle emissioni di CO2; |
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2. |
invita la Commissione a semplificare le strutture con cui attualmente affronta il cambiamento climatico e i problemi legati allo sviluppo; |
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3. |
invita la Commissione egli Stati membri dell'UE a migliorare i legami tra MDG e cambiamento climatico, prendendo in considerazione gli effetti del cambiamento climatico e dell'adattamento a quest'ultimo nell'ambito dei progetti e dei programmi pensati per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio nonché nell'insieme delle più ampie strategie di riduzione della povertà e delle politiche di sviluppo; |
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4. |
accoglie con favore i progressi compiuti, durante i negoziati sul futuro quadro di riferimento post Kyoto, nel porre l'adattamento su un piano di parità con l'attenuazione degli effetti del CC; sottolinea, tuttavia, che è necessario creare un legame più solido tra i negoziati sull'adattamento e quelli sull'attenuazione degli effetti, affinché le decisioni più importanti adottate in merito a questi problemi non siano isolate le une dalle altre; |
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5. |
invita la comunità internazionale e il settore privato, allo scopo di facilitare la transizione dei paesi ACP verso un’economia a basso consumo di carbone, a mettere a disposizione gli investimenti necessari per la ricerca, lo sviluppo e il rapido e completo trasferimento di tecnologie per l'attenuazione degli effetti (per esempio tecnologie energetiche a bassa emissione di carbonio, tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio) e l'adattamento nei paesi ACP; invita, inoltre, la comunità internazionale a eliminare le barriere che ostacolano il commercio di tecnologie di adattamento al CC e la liberalizzazione dei diritti di proprietà intellettuale (per esempio, le licenze obbligatorie); |
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6. |
invita la Commissione e gli Stati membri dell'UE a sostenere le attività dell'UNESCO che contribuiscono all'attuazione del programma d'azione di Barbados per lo sviluppo sostenibile dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e la successiva strategia di Maurizio; |
Attenuazione degli effetti
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7. |
sottolinea la necessità di raggiungere, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di Copenaghen, nel 2009, un consenso globale su un obiettivo ambizioso e vincolante di attenuazione degli effetti, in base al principio della responsabilità comune ma differenziata che figura nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (CCNUCC), e invita pertanto tutti i paesi industrializzati e i paesi a rapido sviluppo a concordare un obiettivo vincolante in materia di GHG; suggerisce che, al fine di stimolare la partecipazione delle economie emergenti al nuovo accordo, si dovrebbe procedere alla definizione di un nuovo accordo, caratterizzato da un approccio più flessibile e differenziato (per esempio con obiettivi che riguardino soltanto settori specifici), tenuto conto delle capacità di adattamento di ciascun paese e della responsabilità storica dei paesi industrializzati in materia di surriscaldamento del pianeta; |
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8. |
osserva che le procedure di richiesta e di distribuzione delle risorse, nell'ambito del meccanismo di sviluppo pulito (CDM), devono essere riviste e semplificate, per rendere tale meccanismo più facilmente accessibile ai paesi ACP e realizzare una distribuzione più equilibrata dei progetti CDM, con un aumento del numero di progetti, in particolare, nell'Africa subsahariana; sottolinea che sarebbe opportuno istituire un sistema che garantisca che i progetti CDM sono conformi al principio di addizionalità e favoriscono lo sviluppo sostenibile dei paesi ACP; invita i paesi donatori a contribuire a costruire, nei paesi ACP, le capacità necessarie a rafforzare la partecipazione di questi ultimi al CDM e a non concentrare l'attenzione esclusivamente sul CDM quale strumento politico di ultima istanza, ma anche a sviluppare nuovi meccanismi di attenuazione degli effetti nei paesi ACP; |
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9. |
invita i governi dei paesi industrializzati e delle economie emergenti a definire quadri programmatici chiari e coerenti di lungo periodo, per promuovere l'ecoinnovazione e gli investimenti (per esempio energie rinnovabili, veicoli a basso consumo di carburante e ibridi, nuovi carburanti); sottolinea che il settore privato svolge anch'esso un ruolo centrale nel promuovere l'ecoinnovazione; ritiene altresì che sia necessario creare, a medio e lungo termine, meccanismi in grado di modificare i modelli di consumo generali, al fine di ridurre le emissioni; |
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10. |
sottolinea che la Commissione e i governi dei paesi donatori dovrebbero rafforzare il partenariato con i governi ACP, per sviluppare iniziative politiche ambiziose e piani capaci di porre un freno alla deforestazione e di ridurre il degrado delle foreste, nonché di fornire tecnologie e risorse considerevoli per la gestione sostenibile delle foreste nei paesi ACP; |
Adattamento
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11. |
invita i governi ACP a inserire obiettivi e misure di adattamento direttamente nei rispettivi piani di sviluppo nazionali, nelle strategie di riduzione della povertà e nelle politiche settoriali, oltre che in tutte le fasi e a tutti i livelli del loro processo decisionale; |
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12. |
sottolinea che i contributi per l'adattamento dovrebbero diventare un obiettivo giuridicamente vincolante, presente sia nell'accordo internazionale che dovrà essere adottato a Copenaghen nel dicembre 2009 sia nella legislazione nazionale dei 27 Stati membri dell'UE; |
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13. |
invita i paesi industrializzati ad aumentare in modo significativo il sostegno finanziario all'adattamento nei paesi ACP e a prendere in esame, a tale scopo, meccanismi di finanziamento innovativi, tra cui, per esempio, imposte internazionali sul commercio, imposte sulle emissioni nazionali, contributi sui biglietti aerei, messa all'asta delle quote di emissioni assegnate; invita la Commissione ad aumentare in modo sostanziale i fondi per l'Alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (GCCA), a rivolgere un'attenzione maggiore al cambiamento climatico nel prossimo bilancio del FES e ad attuare, con urgenza, l'idea di un meccanismo globale di finanziamento per contrastare il cambiamento climatico, ossia uno strumento di finanziamento innovativo per sostenere gli investimenti nell'ambito del cambiamento climatico a favore dei paesi più poveri e vulnerabili; |
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14. |
sottolinea che i finanziamenti per l'adattamento devono integrare gli impegni già assunti in materia di aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e di aiuti in generale; |
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15. |
invita le istituzioni finanziarie internazionali ad ampliare le loro politiche di adattamento e gli strumenti di finanziamento; |
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16. |
sollecita il settore privato a incrementare gli impegni assunti per colmare il divario finanziario in materia di cambiamento climatico; incoraggia la Commissione e i governi dell'UE e dei paesi ACP a investire nello sviluppo di partenariati pubblico-privato, per attirare fondi aggiuntivi provenienti dal settore privato e finanziare progetti di adattamento, soprattutto nei paesi meno sviluppati; |
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17. |
ritiene che siano necessari un migliore coordinamento dei donatori, un dialogo molto più intenso tra Nord e Sud, nonché il rafforzamento della cooperazione tra donatori e paesi in via di sviluppo in merito alle politiche sul cambiamento climatico, oltre a meccanismi e finanziamenti per l'adattamento, conformemente ai principi di Parigi e all'agenda 2008 di Accra per l'azione; |
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18. |
sottolinea la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione regionale, lo scambio di buone prassi e l'attuazione di forum di discussione tra i paesi ACP che affrontano problemi analoghi in materia di cambiamento climatico; |
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19. |
esorta i governi dei paesi ACP a coinvolgere maggiormente la società civile e le comunità locali nell’elaborazione e nell’attuazione delle strategie di adattamento al cambiamento climatico, segnatamente a motivo della loro vasta esperienza sul terreno e della vicinanza diretta alle persone e ai luoghi più esposti agli effetti nefasti delle perturbazioni del clima; |
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20. |
invita i paesi donatori e le organizzazioni internazionali a investire nel rafforzamento dell'infrastruttura per il controllo del cambiamento climatico e per la gestione dei dati relativi al clima, oltre che nel potenziamento della capacità di adattamento delle istituzioni, delle comunità locali e dei singoli nei paesi ACP; |
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21. |
incoraggia le istituzioni che operano nel campo della R&S negli Stati membri dell'UE a promuovere e agevolare lo scambio di buone pratiche e informazioni, la condivisione di competenze e conoscenze e la creazione di reti e partenariati con istituzioni analoghe nei paesi ACP, in settori dove il cambiamento climatico rappresenta una questione importante (per esempio l'agricoltura e la gestione delle risorse idriche); |
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22. |
invita i partner per lo sviluppo a sostenere i governi e le organizzazioni della società civile dei paesi ACP nell'elaborazione di campagne pubbliche di educazione e di informazione sugli effetti del cambiamento climatico; |
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23. |
accoglie con favore l'intenzione della Commissione di proporre una strategia europea di disarmo, smobilitazione e reinserimento (DRR); invita la Commissione e gli Stati membri dell'UE ad aumentare gli investimenti nella strategia DRR, al fine di agevolare l'adattamento al cambiamento climatico, e a includere finanziamenti a lungo termine per la strategia DRR, nel quadro dell'aiuto allo sviluppo; ritiene che lo sviluppo, nel settore privato, di mercati di assicurazioni legate al clima nei paesi ACP debba essere promosso per rafforzare la resistenza agli effetti del cambiamento climatico; |
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24. |
invita la Commissione e i governi dell'UE a mettere a disposizione maggiori risorse per rafforzare la capacità dei sistemi sanitari nei paesi ACP al fine di aiutare questi ultimi ad affrontare gli effetti negativi del cambiamento climatico sulla salute; |
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25. |
ritiene che una pianificazione e una gestione adeguate delle migrazioni ambientali siano essenziali per la sicurezza umana; a tale scopo, invita la comunità internazionale a identificare e a colmare le lacune giuridiche esistenti in materia di tutela dei rifugiati ambientali; suggerisce di tenere in considerazione i regolamenti o gli accordi in materia di asilo esistenti a livello regionale o internazionale, considerata la situazione di estrema vulnerabilità degli Stati insulari, che rischiano di essere sommersi; sottolinea, inoltre, che sarebbe opportuno sviluppare e attuare strumenti a tutela dell'identità, della cultura e delle tradizioni dei rifugiati ambientali; |
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26. |
incarica i suoi copresidenti di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio ACP-UE, alla Commissione, all'Unione Africana, all'UNFCCC e alla Banca mondiale. |
RISOLUZIONE (34)
sul ruolo dell'accordo di partenariato di Cotonou nell'affrontare la crisi alimentare e finanziaria nei paesi ACP
L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,
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— |
riunita a Praga (Repubblica ceca) dal 6 al 9 aprile 2009, |
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visto l'articolo 17, paragrafo 2, del suo regolamento, |
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visti gli obiettivi dell'accordo di partenariato ACP-CE, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 e rivisto nel 2005 (35), |
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vista la dichiarazione del G20 sulla crisi finanziaria del 15 novembre 2008 (36) e la dichiarazione dei leader del G20 in occasione del vertice di Londra del 2 aprile 2009, |
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— |
vista la sua dichiarazione di Port Moresby sulla crisi mondiale finanziaria e alimentare, adottata il 28 novembre 2008 (37), |
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visti gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) delle Nazioni Unite e l'impegno a dimezzare la proporzione di persone che soffrono la fame, nonché quella di persone che vivono con meno di un dollaro USA al giorno, |
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vista la comunicazione della Commissione del 9 aprile 2008 intitolata «L'UE – partner mondiale per lo sviluppo – Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio» (COM(2008)0177), |
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— |
vista la comunicazione della Commissione, approvata l'8 aprile 2009«Sostenere i paesi in via di sviluppo nell'affrontare la crisi», |
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— |
visto il consenso di Monterrey, adottato dalla Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo del 21 e 22 marzo 2002 e la dichiarazione di Doha sul finanziamento allo sviluppo del 2 dicembre 2008, adottata in occasione del seguito dato alla conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo per riesaminare l'attuazione del consenso di Monterrey (38), |
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— |
vista la dichiarazione di Parigi (39) e l'Agenda di azione di Accra (40), |
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vista la relazione del FMI recentemente pubblicata intitolata «Le conseguenze della crisi finanziaria globale per i paesi a basso reddito», |
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— |
viste le conclusioni della Valutazione dell'ecosistema del millennio del 2007 (41), |
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— |
viste le conclusioni del vertice mondiale sull'alimentazione del 1996 (42) e il suo obiettivo di ridurre della metà il numero di persone che soffrono la fame in tutto il mondo entro il 2015, |
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vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritto all'alimentazione, presentata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 ottobre 2007 (43), |
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— |
visto il regolamento (CE) n. 1337/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, che istituisce uno strumento di risposta rapida all'impennata dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo (44), |
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— |
viste le sue precedenti risoluzioni sulle questioni di sicurezza alimentare nei paesi ACP e il ruolo della cooperazione ACP-UE, |
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A. |
considerando che gli obiettivi di sviluppo del Millennio, in particolare l'eradicazione della povertà estrema e della fame, così come gli obiettivi di sviluppo e i principi concordati nelle Conferenze delle Nazioni Unite, forniscono una visione chiara e devono sostenere la cooperazione ACP-CE nel quadro dell'accordo di partenariato di Cotonou, |
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B. |
considerando che a causa della crisi finanziaria alcuni paesi donatori hanno ridotto il loro contributo finanziario all'aiuto pubblico allo sviluppo a favore dei paesi in via di sviluppo, le cui economie sono di per sé alquanto fragili, |
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C. |
considerando che l'obiettivo di favorire l'inserimento dei paesi ACP nell'economia mondiale previsto dagli accordi di Lomé e di Cotonou non è raggiunto e che la loro quota nelle importazioni dell'UE non cessa di diminuire, |
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D. |
considerando che i paesi ACP dipendono dalle esportazioni di prodotti di base che costituiscono più del 50 % delle loro entrate valutarie estere e che la crisi finanziaria sta provocando una diminuzione delle esportazioni da molti paesi in via di sviluppo e dei flussi delle rimesse a essi destinate, un minore accesso al credito, una riduzione degli investimenti esteri diretti e un notevole aumento dei prezzi dei prodotti di base, |
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E. |
considerando che le nuove stime della Banca mondiale per il 2009 indicano che il calo della crescita economica farà aumentare il numero di quanti vivono con meno di 1,25 dollari USA al giorno di 46 milioni di persone rispetto alle previsioni antecedenti la crisi, in aggiunta ai 130-155 milioni di persone costrette in condizioni di povertà nel 2008 a causa dell'aumento vertiginoso dei prezzi degli alimenti e del carburante e che ogni calo della crescita pari all'1 % potrebbe far aumentare il loro numero di altri 20 milioni, |
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F. |
considerando che, secondo una recente relazione esecutiva di Global Financial Integrity (GFI), il debito pubblico dei paesi in via di sviluppo ha raggiunto i 540 miliardi di dollari USA nel 2006 e che questi paesi hanno perso circa 1 000 miliardi di dollari in fughe illecite di capitali; considerando che il costo dei prestiti ha subito un forte aumento per i paesi in via di sviluppo e che le valute si sono fortemente indebolite; considerando che l'integrazione economica e finanziaria non ha mai raggiunto livelli così elevati e che i crediti vantati dalle banche nei confronti dei paesi in via di sviluppo sono quasi triplicati, raggiungendo i 3 100 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni; considerando che, secondo alcune stime, i flussi finanziari globali verso i paesi in via di sviluppo crolleranno dai 1 000 miliardi di dollari nel 2007 ai 165 miliardi di dollari di quest'anno, |
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G. |
considerando che, nonostante l'importanza comprovata dell'agricoltura per i paesi ACP, né i governi nazionali né le politiche comunitarie di cooperazione allo sviluppo attribuiscono l'adeguata priorità a questo settore chiave, esponendo milioni di persone al rischio di povertà, fame e malnutrizione estreme, |
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H. |
considerando che uno dei principali ostacoli all'incremento della produzione agricola, che è fondamentale per ridurre l'insicurezza alimentare, nei paesi in via di sviluppo è rappresentato dal fatto che spesso i piccoli agricoltori, in particolare le donne, non possono accedere alle terre, ai prestiti o ai microcrediti per investire in sementi, fertilizzanti e meccanismi di irrigazione, né ai diversi strumenti di tutela delle colture per proteggere il raccolto, |
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I. |
considerando che la soppressione delle sovvenzioni destinate all'agricoltura nei paesi ACP e i sussidi alle esportazioni nei paesi sviluppati hanno contribuito alla riduzione delle rese e della produzione agricola, con la conseguenza di favorire la crescita delle importazioni di prodotti alimentari, |
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J. |
considerando che il settore agricolo è colpito da catastrofi naturali sempre più frequenti e che, allo stesso tempo, le risorse destinate all'aiuto alimentare prima e dopo tali calamità stanno diminuendo, |
Il G20 e il vertice di Londra
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1. |
approva il risultato e gli impegni del vertice del G20 di Londra del 2 aprile 2009, con particolare riferimento al rilancio della crescita e dell'occupazione, al rafforzamento della vigilanza e della regolamentazione finanziaria, al rafforzamento delle istituzioni finanziarie globali, al rifiuto del protezionismo, alla promozione degli scambi e degli investimenti a livello mondiale, alla garanzia di una ripresa equa e sostenibile per tutti, al mantenimento degli impegni in materia di aiuti; |
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2. |
accoglie pertanto con favore la somma concordata di 1 100 miliardi di dollari USA e confida sul fatto che quasi un quarto dell'importo sarà destinato ai paesi in via di sviluppo; invita i paesi del G20 ad assegnare tale importo a quei paesi attraverso il rapido esborso di fondi realmente nuovi e aggiuntivi; |
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3. |
chiede al G20, all'EU e ai paesi ACP di adoperarsi in ogni modo per impedire che la crisi globale dilagante si trasformi in una grave crisi umanitaria e sottolinea l'importanza della protezione sociale e degli investimenti nella sicurezza alimentare per affrontare i bisogni immediati dei poveri; |
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4. |
invita all'assegnazione dei 50 miliardi di dollari destinati ai paesi a basso reddito da erogare sotto forma di sovvenzioni dirette, anziché di prestiti, al fine di sostenere la tutela sociale, di stimolare gli scambi e di salvaguardare lo sviluppo nei paesi a basso reddito; |
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5. |
sostiene la volontà del G20 che le risorse siano utilizzate in modo efficace e flessibile a sostegno della crescita; plaude ai progressi conseguiti dal FMI con la sua nuova linea di credito flessibile, che si allontana dal precedente quadro prescrittivo e rigido relativo all'erogazione di prestiti e all'imposizione di condizioni, come indicato nella recente dichiarazione del FMI, contenuta nella relazione «Le conseguenze della crisi finanziaria globale per i paesi a basso reddito» secondo cui «nella formulazione delle politiche di spesa, occorre attribuire carattere prioritario alla protezione o all'estensione dei programmi sociali e all'avanzamento degli investimenti approvati nonché, in generale, al mantenimento dello slancio per il conseguimento degli OSM»; |
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6. |
sostiene pienamente l'impegno assunto dal G20 di riformare le istituzioni finanziarie internazionali, ma ritiene impossibile attendere fino al 2011 per dare più voce e rappresentanza ai paesi in via di sviluppo a livello della finanza internazionale, soprattutto alla luce delle nuove responsabilità del FMI e chiede a questo proposito maggiore trasparenza e responsabilità e un nuovo approccio alla politica di sviluppo; queste riforme della governance devono essere concordate nelle prossime riunioni delle commissioni della Banca mondiale e del FMI il 25 e il 26 aprile 2009; |
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7. |
invita l'UE e i paesi ACP ad agire per eliminare l'evasione fiscale e la fuga illecita di capitali dai paesi in via di sviluppo, che comportano per questi paesi la perdita di un importo stimato di 800 miliardi di euro all'anno, ossia otto volte la cifra che essi ricevono sotto forma di aiuti; |
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8. |
si rammarica del fatto che le promesse del G20 relative agli aiuti al commercio e all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) si sono rivelate insufficienti; sottolinea che, sebbene il comunicato elenchi misure finanziarie volte ad aumentare le risorse destinate ai paesi in via di sviluppo attraverso la Banca mondiale e il FMI, non è stato espresso un impegno specifico per garantire che gli aiuti al commercio costituiscano un finanziamento aggiuntivo; |
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9. |
ritiene che la sfida dei cambiamenti climatici debba essere affrontata attraverso riforme strutturali e chiede una valutazione sistematica dei rischi del cambiamento climatico che copra tutti gli aspetti della pianificazione strategica e del processo decisionale, compresi il commercio, l'agricoltura e la sicurezza alimentare; chiede che il risultato di questa valutazione sia utilizzato per elaborare orientamenti chiari per una politica di cooperazione allo sviluppo sostenibile; |
La crisi finanziaria
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10. |
invita gli Stati membri dell'UE a rispettare gli impegni assunti in materia di aiuto pubblico allo sviluppo, ossia lo 0,56 % del loro reddito nazionale lordo entro il 2010 e lo 0,7 % entro il 2015, e a non usare la crisi finanziaria come pretesto per ridurre l'assistenza; |
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11. |
ritiene che la situazione renda necessaria l'attuazione di misure e di meccanismi per risolvere gli attuali problemi di indebitamento dei paesi in via di sviluppo e chiede agli Stati membri dell'UE di non includere nei propri importi destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo risorse destinate alla riduzione del debito; |
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12. |
ritiene che sia necessario compiere maggiori sforzi per mobilitare più risorse nazionali e internazionali ai fini di uno sviluppo sostenibile, il che implica garantire l'accesso universale alle infrastrutture economiche e sociali di base e a servizi sociali inclusivi, nonché il rafforzamento delle capacità; |
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13. |
ricorda che redditi equi e sostenibili e la distribuzione della ricchezza necessitano di un sistema fiscale moderno ed efficace; chiede la promozione, mediante la cooperazione ACP-UE, di una riforma fiscale che consenta di aumentare le entrate fiscali attraverso una raccolta più efficiente, una base imponibile più ampia e una lotta più efficace contro l'evasione; |
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14. |
invita la comunità internazionale, in particolare gli Stati membri dell'UE, ad attribuire un ruolo più significativo alle questioni riguardanti l'occupazione e il mercato del lavoro nell'ambito della politica di sviluppo internazionale, al fine di ridurre gli effetti del rallentamento economico mondiale sulla crescita, sugli scambi e sui flussi di investimenti esteri diretti dei paesi in via di sviluppo, aiutandoli a rafforzare ulteriormente le loro capacità commerciali e a migliorare le loro infrastrutture e facilitando i trasferimenti di denaro; |
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15. |
sottolinea che la creazione di un sistema di scambi libero ed equo, l'attuazione di principi del mercato che promuovono l'investimento, l'imprenditorialità e l'innovazione e la realizzazione di mercati finanziari efficacemente regolamentati sono fondamentali per la crescita economica, l'occupazione e la riduzione della povertà; |
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16. |
ritiene che un commercio internazionale equo e non discriminatorio possa essere uno strumento potente per lo sviluppo e la crescita economica sostenuta, ma sostiene che dovrebbe essere regolato da norme trasparenti sottoscritte da tutti; ricorda ai paesi ACP e agli Stati membri dell'UE la necessità di stabilire la coerenza tra le politiche commerciali e gli obiettivi di sviluppo, incluso il processo dei negoziati APE; |
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17. |
sottolinea la necessità di evitare la regolamentazione eccessiva che ostacolerebbe la crescita economica, nonché la necessità di un maggiore dialogo tra Stato e imprese, al fine di trovare modalità innovative per definire norme chiare, applicare il rispetto per i diritti di proprietà e creare infrastrutture finanziarie attraverso la promozione delle microimprese e delle PME; |
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18. |
invita i paesi ACP e l'UE, alla luce dell'impatto dell'attuale crisi finanziaria sui paesi ACP, a impegnarsi in negoziati aperti, trasparenti e inclusivi; |
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19. |
invita tutte le parti interessate a collaborare per garantire una conclusione positiva, sostenibile e tempestiva del ciclo di Doha per lo sviluppo; |
La crisi alimentare
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20. |
esorta la Commissione europea e gli Stati membri dell'UE a migliorare la coerenza tra le politiche per lo sviluppo in materia di agricoltura e commercio; |
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21. |
ribadisce il principio del diritto all'alimentazione; ricorda ai leader dell'UE e dei paesi ACP che si sono impegnati a dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015 ed esorta la Commissione, il Consiglio dell'UE e i paesi ACP ad adottare e a finanziare in modo adeguato qualsiasi misura necessaria a rispettare tale impegno; |
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22. |
chiede ai governi dei paesi ACP e dell'UE di rispondere agli urgenti bisogni dei gruppi più vulnerabili, in particolare le donne e i bambini, potenziando interventi alimentari sostenibili e reti di salvataggio e sviluppando i sistemi di protezione sociale; |
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23. |
chiede ai governi dei paesi ACP di coinvolgere gli agricoltori e gli allevatori, molti dei quali sono donne, nell'elaborazione delle loro politiche agricole e di utilizzo del suolo e a garantire il loro accesso alla terra, al credito e a nuove tecnologie che permetteranno di aumentare la produzione; |
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24. |
invita, nel quadro dell'attuale processo di revisione dell'accordo di partenariato di Cotonou, a rivedere l'articolo 54 per includere il primo obiettivo di sviluppo del millennio, volto a dimezzare la percentuale delle persone che soffrono la fame entro il 2015; |
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25. |
chiede ai governi dei paesi ACP e dell'UE di garantire congiuntamente che una quota sufficiente di aiuti e di spesa pubblica sia utilizzata per conseguire l'obiettivo della sicurezza alimentare, come sancito nella dichiarazione di Maputo adottata dai capi di Stato e di governo dei paesi ACP nel giugno 2004 (45); |
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26. |
invita i paesi ricchi, fra cui gli Stati membri dell'UE, nonché la nuova amministrazione americana, a ridurre le sovvenzioni agricole e a eliminare le sovvenzioni alle esportazioni agricole, come promesso dalla maggior parte dei paesi ricchi all'inizio del ciclo di Doha per lo sviluppo, sebbene da allora non siano stati compiuti molti progressi; |
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27. |
condanna fermamente le attività degli speculatori nei mercati globali dei prodotti di base, delle materie prime agricole e dell'energia, che contribuiscono a esacerbare la volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari e ad aggravare la crisi alimentare globale; sottolinea che non è accettabile che la fame sofferta da alcune persone sia fonte di profitto per altre e chiede una regolamentazione adeguata e un controllo efficace a livello nazionale e internazionale per prevenire la violazione del diritto all'alimentazione attraverso la speculazione; chiede all'UE e ai paesi ACP e alle imprese la piena attuazione dell'Iniziativa per la trasparenza dell'industria estrattiva; |
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28. |
osserva con preoccupazione che la CE sta stipulando un accordo sulle banane con i paesi fornitori secondo la NPF (46) in America latina che costituirà una minaccia per la realizzazione dell'industria bananiera dei paesi ACP e, in particolare, per l'economia sostenuta e lo sviluppo sociale delle piccole economie vulnerabili; chiede alla Commissione europea di garantire l'attuazione di misure per salvaguardare la sussistenza dei piccoli coltivatori di banane, che sono i più vulnerabili; |
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29. |
chiede alle istituzioni dell'UE la rapida attuazione della proposta recentemente concordata relativa allo strumento alimentare da un miliardo di dollari senza ridurre di conseguenza gli stanziamenti destinati agli aiuti bilaterali e di reinserire la questione della produzione alimentare tra le priorità dell'agenda internazionale, in linea con l'articolo 23, paragrafo d, dell'accordo di partenariato di Cotonou; |
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30. |
invita l'UE e i paesi ACP a elaborare meccanismi e politiche, volti a ridurre gli effetti della volatilità dei prezzi dei prodotti di base e a incoraggiare la diversificazione delle attività locali e ausiliarie delle economie dei paesi ACP ovunque ciò sia possibile; riconosce che il trasferimento delle tecnologie e delle capacità imprenditoriali può avere un impatto positivo sullo sviluppo, chiede ai paesi ACP e dell'UE di intraprendere sforzi, volti a massimizzare il collegamento con le attività produttive nazionali, rafforzando il trasferimento tecnologico e creando opportunità di formazione per la manodopera locale; |
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31. |
sottolinea l'urgente necessità per l'UE e i paesi ACP di elaborare strategie efficaci e globali per affrontare le situazioni di emergenza originate dalle catastrofi naturali nel settore dell'agricoltura; |
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32. |
incarica i suoi copresidenti di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio ACP-CE, alla Commissione, nonché ai governi e al segretariato del gruppo G20. |
RISOLUZIONE (47)
stabilire e promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e la governance in Somalia
L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,
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— |
riunita a Praga (Repubblica ceca) dal 6 al 9 aprile 2009, |
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— |
visto l'articolo 17, paragrafo 2, del suo regolamento, |
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— |
vista la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza della navigazione marittima, del 10 marzo 1988, |
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— |
vista la dichiarazione sulla Somalia da parte della Presidenza del Consiglio dell'UE a nome dell'Unione europea, del 3 febbraio 2009, |
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— |
viste le risoluzioni 1814 (2008), 1816 (2008) e 1844 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Somalia, |
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viste le dichiarazioni dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune e Segretario generale del Consiglio dell'Unione europea, Javier Solana, del 23 febbraio e del 4 aprile 2009, e del Commissario Louis Michel, del 26 febbraio 2008, |
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— |
viste le decisioni e la dichiarazione adottate dal Consiglio esecutivo dell'Unione africana il 30 gennaio 2009 ad Addis Abeba (Etiopia), |
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visto il comunicato rilasciato dal vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione africana il 4 febbraio 2009 ad Addis Abeba (Etiopia), |
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— |
vista la dichiarazione adottata in occasione della 13a sessione straordinaria dell'assemblea dei capi di Stato e di Governo dell'Autorità intergovernativa sullo sviluppo (IGAD), tenutasi il 29 ottobre 2008 a Nairobi (Kenya), |
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visto il comunicato della 32a sessione straordinaria del Consiglio dei ministri dell'IGAD del 27 gennaio 2009 ad Addis Abeba (Etiopia), |
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— |
vista la relazione della commissione degli ambasciatori dei paesi ACP sul futuro del gruppo ACP, adottata dal Consiglio dei ministri dei paesi ACP nella sua 86a sessione, tenutasi dal 10 al 14 dicembre 2007 a Bruxelles (Belgio), |
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visto il progetto del segretariato ACP relativo allo sviluppo di indici per misurare e monitorare i processi di integrazione regionale nelle sei regioni ACP, |
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viste le risoluzioni del Parlamento europeo del 19 giugno 2008 e del 20 novembre 2008 sulla situazione in Somalia (48) e le sue precedenti risoluzioni sulla Somalia, |
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vista la risoluzione dell'Unione parlamentare africana sulla situazione in Somalia, adottata il 30 novembre 2008, |
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— |
vista la dichiarazione dell'Unione africana del 10 dicembre 2008 e il suo comunicato del 22 dicembre 2008, |
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— |
vista la firma dei documenti sulle modalità di attuazione della cessazione del confronto armato e di una dichiarazione congiunta sugli obiettivi politici comuni da parte del Governo federale di transizione e dell'Alleanza per la riliberazione della Somalia il 26 ottobre 2008, |
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— |
viste le conclusioni della 14a riunione del Gruppo di contatto internazionale (GCI) sulla Somalia, tenutasi sotto la presidenza del rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, il 26–27 febbraio 2009, |
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A. |
sostenendo l'importanza di rispettare l'integrità territoriale, la sovranità, l'indipendenza e l'unità politica della Somalia, |
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B. |
considerando che, negli ultimi 17 anni, la Somalia si è rivelata uno Stato assente e che la situazione si è aggravata diventando una delle peggiori crisi mondiali a livello umanitario e di sicurezza, |
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C. |
considerando che il Governo federale di transizione e l'Alleanza per la riliberazione della Somalia hanno firmato un accordo per la divisione del potere a Gibuti il 9 giugno 2008; considerando che l'obiettivo iniziale del processo di pace di Gibuti era di avviare un'ampia riconciliazione nazionale e di creare un'alleanza politica forte e inclusiva, capace di garantire la pace, di riconciliare il paese e di ristabilire l'autorità statale centrale, |
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D. |
considerando che il processo di pace è stato ulteriormente complicato dalle divisioni all'interno del Governo federale di transizione e dell'Alleanza per la riliberazione della Somalia, nonché dall'affermarsi di milizie radicali, quali Al-Shabab, che non fanno ancora parte del processo di pace e che controllano attualmente alcune regioni della Somalia, inclusa Baidoa, ex sede del parlamento, |
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E. |
considerando che gli abusi e le violazioni del diritto umanitario internazionale continuano a verificarsi in modo diffuso nell'ambito del conflitto in Somalia a opera di tutte le parti, in particolare attraverso la tortura e altre forme di maltrattamento, le violenze sessuali, le esecuzioni stragiudiziali, la detenzione arbitraria e gli attacchi alla popolazione civile, ai giornalisti e ai difensori dei diritti umani e alle infrastrutture civili, |
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F. |
considerando che il numero di violazioni gravi dei diritti dell'uomo nei confronti dei bambini in Somalia, dalle uccisioni e dagli stupri al reclutamento di bambini soldato e alla negazione dell'accesso umanitario ai bambini bisognosi sono complessivamente aumentate nell'ultimo anno, |
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G. |
considerando che, dal febbraio 2007, circa 340 000 somali sono scappati dagli scontri a Mogadiscio, mentre 2,6 milioni di somali – il 35 percento circa della popolazione – necessitano di aiuti umanitari, e che ci sono 1,3 milioni di sfollati; considerando che molti profughi sono stati derubati, stuprati o picchiati da milizie private mentre scappavano dalla Somalia, |
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H. |
esprimendo approvazione per il fatto che il Kenya sta ospitando 250 000 persone presso i campi profughi a Daadab; considerando che centinaia di somali sono annegati nel tentativo di attraversare il Golfo di Aden per raggiungere lo Yemen, e che molti sono stati abbandonati in mare dai trafficanti, |
|
I. |
considerando che l'Etiopia ha ritirato le sue truppe dalla Somalia come parte di un accordo di pace sostenuto dalle Nazioni Unite tra il fragile governo di transizione e l'ala moderata dell'opposizione principale; considerando che il ritiro delle truppe etiopi – nonostante abbia alimentato i timori per un vuoto di potere effimero – e l'elezione di un nuovo presidente aprono uno spiraglio di opportunità per una riconciliazione all'interno della Somalia; considerando che la missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM), che, dal marzo 2007 è stata essenzialmente limitata a Mogadiscio, si ritroverà da sola sul campo, |
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J. |
considerando che gli atti di violenza contro i civili e gli operatori umanitari, in violazione del diritto umanitario internazionale, nonché gli attacchi al personale e alle postazioni dell'AMISOM e tutti gli atti e le minacce di violenza perpetrati da coloro che cercano di impedire il processo politico ostacolano le operazioni dell'AMISOM e compromettono la pace e la stabilità nella regione, |
|
K. |
considerando che un numero stimato di 10 000 profughi – che si prevede diventeranno 25 000 nelle prossime settimane – sono giunti nella città di frontiera di Dolo Ado, nella regione somala dell'Etiopia dall'inizio dell'anno; considerando che si tratta principalmente di donne e bambini fuggiti a seguito del ritiro delle truppe etiopi, |
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L. |
considerando che c'è stato un aumento significativo del numero di episodi di pirateria riusciti negli ultimi tre anni (10 nel 2006, 35 nel 2007, 43 nel 2008 e 9, attualmente, nel 2009), con la conseguente cattura di ostaggi e delle imbarcazioni, |
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M. |
considerando che la pirateria in alto mare rappresenta una minaccia crescente per la vita umana e la sicurezza, nonché per gli aiuti umanitari, in particolare nelle acque al largo della Somalia e del Corno d'Africa; considerando che questi episodi di pirateria e le rapine a mano armata sono dovuti ai continui conflitti e all'instabilità politica in Somalia, |
|
N. |
considerando che anche la portata della pesca illegale nelle acque somale contribuisce al manifestarsi di episodi di pirateria e sta distruggendo una riserva alimentare fondamentale per gli abitanti della Somalia e per la sussistenza dei pescatori locali, |
|
O. |
considerando che, secondo una relazione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUA), un ampio numero di carichi illegali di rifiuti tossici, il cui contenuto sta fuoriuscendo, sono stati depositati lungo la costa della Somalia, in assoluta inosservanza della salute della popolazione locale e della conservazione dell'ambiente, |
|
P. |
considerando che, secondo la stessa relazione, i rifiuti scaricati in mare provengono in parte dall'Unione europea, e che questi rifiuti stanno irrimediabilmente danneggiando la salute dell'uomo e l'ambiente della regione, in flagrante violazione dei diritti dell'uomo, |
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Q. |
considerando che a seguito degli atti di pirateria il Programma alimentare mondiale (PAM) ha dovuto sospendere la consegna di aiuti alimentari alla Somalia, aggravando una situazione umanitaria già precaria, |
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R. |
considerando che l'8 dicembre 2008 l'Unione europea ha lanciato la sua operazione marittima EU NAVFOR Somalia (ovvero Operazione Atalanta) avente lo scopo di proteggere i convogli marittimi del PAM e altre navi che attraversano le acque al largo della Somalia, |
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S. |
considerando che la lotta contro la pirateria non può essere vinta solo militarmente, ma dipende principalmente dai successi conseguiti nella promozione della pace, dello sviluppo e nell'edificazione dello Stato in Somalia; |
Sviluppi politici recenti
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1. |
sostiene fermamente i progressi compiuti da dicembre 2008, in particolare la creazione di un parlamento più ampio e inclusivo, l'estensione del periodo di transizione, l'elezione dello sceicco Sharif Sheikh Ahmed in qualità di presidente e la designazione di un primo ministro e di un gabinetto; riconosce e sostiene questo nuovo processo come un processo di riconciliazione di proprietà e responsabilità della Somalia; |
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2. |
accoglie con particolare favore il trasferimento del governo e dei deputati al parlamento a Mogadiscio e il loro impegno a continuare il processo di pace di Gibuti; sottolinea l'urgente necessità di fornire un sostegno concreto e coordinato per affrontare le relative priorità concordate riguardanti le questioni politiche, di sicurezza, di ripresa, dei diritti umani e di creazione delle istituzioni; ritiene che questo sia un passo importante verso la creazione di un'amministrazione efficiente in Somalia; |
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3. |
accoglie con favore la tregua raggiunta nel 2009; invita tutti gli attori politici e le relative parti interessate in Somalia ad aderire al processo di pace e ad astenersi da nuovi atti di violenza; |
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4. |
auspica la partecipazione delle organizzazioni della società civile e, in particolare, delle organizzazioni femminili, nel dialogo nazionale e nel processo di riconciliazione nazionale; |
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5. |
sottolinea l'urgente necessità di ripristinare l'ordine pubblico, incluso il rispetto per i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e per il diritto umano internazionale in tutto il paese; osserva che il presidente Ahmed ha accettato l'introduzione della legge islamica, sottolinea che la Sharia dovrebbe essere codificata per evitarne l'interpretazione errata in violazione dei diritti dell'uomo ed evidenzia inoltre che qualsiasi modifica legislativa dovrebbe avvenire nel rispetto dei diritti umani, in particolare dei diritti delle donne; |
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6. |
invita la nuova leadership a elaborare e ad attuare un piano, volto a creare istituzioni valide senza indugio ed entro il periodo di tempo previsto dall'estensione della Carta costituzionale federale provvisoria fino all'agosto 2011; |
accordo di Gibuti e responsabilità della comunità internazionale
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7. |
esprime gratitudine alla Repubblica di Gibuti per la sua azione in qualità di intermediario e di mediatore durante il processo di pace in Somalia e per la sua attività ai fini della pace e della stabilità, allo scopo di ripristinare la calma nella regione; |
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8. |
plaude al ruolo del Kenya nell'ospitare e nel mediare la Conferenza per la riconciliazione della Somalia sotto l'autorità dell'IGAD, che ha portato alla formazione del governo federale di transizione; condivide l'apprezzamento dell'Unione africana per il sacrificio compiuto dall'Etiopia e per il suo impegno nella ricerca di una soluzione duratura al conflitto in Somalia; |
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9. |
chiede alla comunità internazionale di rafforzare l'embargo delle Nazioni Unite sulle armi e di monitorare i porti marittimi e gli aeroporti per impedire alle importazioni di armi illegali di entrare nel paese, al fine di migliorare la situazione generale della sicurezza; |
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10. |
chiede a tutte le parti nel conflitto di interrompere gli attacchi contro i civili, di abbandonare qualsiasi utilizzo delle minacce di morte, dello stupro, dell'arresto illegale, del rapimento, dell'intimidazione e della rapina dei civili e di conformarsi completamente alle disposizioni dell'articolo 3 comune delle Convenzioni di Ginevra; chiede alla Commissione e al Consiglio europeo di sostenere gli sforzi, volti a garantire le pene adeguate per le persone responsabili di tali reati; |
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11. |
chiede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di rafforzare il monitoraggio e l'obbligo di relazione sulle condizioni dei diritti umani, di fornire assistenza e consulenza alle istituzioni federali di transizione e di sostenere i difensori dei diritti umani in tutta la Somalia; |
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12. |
chiede al Gruppo di contatto internazionale per la Somalia, all'Unione africana e agli Stati donatori che hanno contribuito al governo federale di transizione, inclusa l'UE, la Norvegia e gli Stati Uniti, di sostenere meccanismi di indagine nell'ambito delle violazioni dei diritti internazionali dell'uomo e del diritto umanitario internazionale commesse in Somalia dal 1991; |
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13. |
approva l'impegno assunto dal governo federale di transizione di introdurre una governance responsabile ed efficace, basata sulle proposte generali presentate alla riunione del Gruppo di contatto internazionale a New York nel dicembre 2008; accoglie inoltre con favore il fatto che le istituzioni transitorie somale abbiano invitato tutte le parti interessate somale interessate, sia all'interno che all'esterno della Somalia, ad aderire al processo di riconciliazione; |
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14. |
accoglie con favore la decisione del Gruppo di contatto internazionale di fornire aggiornamenti regolari relativamente ai piani d'azione semestrali elaborati in collaborazione con il governo federale transitorio; sostiene fermamente la richiesta del Gruppo di contatto internazionale di promuovere iniziative di rapida ripresa, quali la creazione di posti di lavoro, la fornitura di servizi sociali e iniziative di sostentamento, che avrebbero un effetto immediato sul benessere della popolazione somala, sul settore della sicurezza e sulla stabilità futura della Somalia, attraverso risorse aggiuntive, e di proteggere gli investimenti politici e finanziari già attuati dalla comunità internazionale; |
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15. |
chiede al Consiglio e alla Commissione di continuare a sostenere la creazione delle istituzioni in Somalia; chiede il potenziamento della missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM) e il dispiegamento di una forza di stabilizzazione delle Nazioni Unite in tempi rapidi non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo permettano; |
Ruolo dell'AMISOM
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16. |
chiede al Segretario generale delle Nazioni Unite di istituire senza ulteriori indugi un fondo speciale per sostenere la missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM) fino a quando l'ONU dispiegherà una missione di mantenimento della pace; |
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17. |
esorta affinché, soprattutto dopo il ritiro delle truppe etiopi, l'AMISOM e qualsiasi successiva missione ONU di mantenimento della pace ricevano un mandato per la protezione dei civili – incluse le donne, i bambini e gli sfollati interni – con una forte componente dal punto di vista dei diritti umani e con la capacità di monitorare, di indagare e di riferire in merito alle violazioni dei diritti umani; |
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18. |
plaude all'iniziativa degli Stati africani, in particolare dell'Uganda e del Burundi, per l'azione intrapresa e condanna i recenti attacchi in cui diversi soldati dell'Uganda e del Burundi facenti capo all'AMISOM, nonché molti civili, sono stati uccisi e feriti; incoraggia il continuo impegno dell'AMISOM e delle sue truppe, operanti in condizioni estremamente difficili, e chiede a tutte le parti somale di sostenere coloro che lavorano per portare la pace e la stabilità nel paese; |
Aspetti umanitari e diritti dell'uomo
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19. |
esorta il nuovo governo ad attuare rapidamente tutte le misure necessarie e appropriate per evitare l'aggravarsi dell'attuale crisi umanitaria e di instaurare la pace e la sicurezza ponendo termine al conflitto che ha causato il dislocamento della popolazione, perdite civili e materiali, malnutrizione e malattie; |
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20. |
condanna gli attacchi sempre più frequenti contro gli operatori umanitari che si sono verificati negli ultimi mesi che hanno gravemente ostacolato la fornitura degli aiuti e hanno contribuito ad aggravare la situazione umanitaria in Somalia; esorta la nuova leadership ad attuare tutte le misure necessarie per garantire l'accesso agli aiuti umanitari e l'assistenza alle persone interessate nel paese e ad adottare misure efficaci per garantire la sicurezza degli operatori umanitari sia locali che internazionali; |
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21. |
chiede al Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia di negoziare l'accesso agli aiuti umanitari separatamente dal processo di pace di Gibuti, zona geografica per zona geografica, accelerare la fornitura di cibo e alleviare la terribile situazione umanitaria; chiede a tutti i governi interessati di garantire il pieno accesso per gli aiuti umanitari ai rifugiati somali nella regione e chiede alla comunità internazionale di rafforzare il proprio sostegno; |
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22. |
chiede al nuovo governo di affrontare in modo prioritario la questione della giustizia, allo scopo di porre fine alla cultura dell'impunità, poiché la popolazione somala in generale, e le donne in particolare, è vittima di violazioni dei diritti umani, inclusa l'uccisione, lo stupro e la tortura; |
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23. |
invita l'UE a fornire tutto il sostegno necessario al fine di creare un solido governo democratico in Somalia e di concedere un ulteriore aiuto al governo della Somalia per imporre il proprio controllo su tutto il paese e per instaurare lo Stato di diritto in un modo, compatibile con i suoi obblighi internazionali; |
La pirateria
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24. |
condanna fermamente qualsiasi atto di pirateria o di rapina a mano armata, soprattutto al largo delle coste somale; |
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25. |
accoglie con favore il dispiegamento di navi dell'EU nell'ambito dell'operazione Atalanta, al fine di combattere la pirateria, i cui attacchi sono nettamente diminuiti nel corso di quest'anno; chiede un coordinamento efficace con altre formazioni navali nella regione, in particolare quelle degli Stati Uniti, della Russia e della Cina; chiede che le operazioni Atalanta siano estese all'Oceano indiano occidentale, dove i pirati si stanno riorganizzando; |
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26. |
chiede al parlamento federale transitorio e al nuovo governo federale transitorio, in collaborazione con le Nazioni Unite e l'Unione africana, di considerare gli atti di pirateria e le rapine a mano armata commessi dalla costa somala contro navi che trasportano aiuti umanitari come crimini, i cui autori devono essere consegnati alla giustizia ai sensi del diritto internazionale vigente; |
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27. |
accoglie con favore l'istituzione di un gruppo di contatto delle Nazioni Unite sulla pirateria al largo delle coste somale il 14 gennaio 2009; |
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28. |
raccomanda vivamente all'UE di sostenere il nuovo governo della Somalia e tutte le altre parti interessate, al fine di migliorare le infrastrutture di base per le attività di pesca, la conservazione delle risorse marine e la gestione dei rifiuti, allo scopo di incentivare l'occupazione, riducendo il reclutamento dei giovani in attività di pirateria o delle milizie; |
Pesca illegale, rifiuti tossici e contrabbando
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29. |
condanna fermamente la pesca illegale nelle acque somale ed esorta l'UE ad affrontare la questione della pesca illegale mediante la rapida attuazione delle nuove norme adottate nel 2009 in materia di tracciabilità, controllo e sanzioni; |
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30. |
invita le Nazioni Unite e alla Commissione europea a svolgere indagini approfondite sullo smaltimento di rifiuti tossici lungo la costa somala, al fine di accertare le responsabilità a tutti i livelli, di processare i responsabili di questo reato ambientale e di porre rimedio in modo completo alla contaminazione dell'ambiente; |
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31. |
chiede che il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUA) continui le proprie indagini e fornisca una valutazione approfondita e accurata sulla portata del problema, poiché ciò è fondamentale per il futuro della Somalia; |
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32. |
condanna qualsiasi atto collegato alla tratta di esseri umani che si verifichi al largo delle coste somale; |
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33. |
incarica i suoi copresidenti di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio ACP-UE e alla Commissione europea, nonché ai parlamenti degli Stati dell'UE e ACP, al presidente e al parlamento della Somalia, alla presidenza e alla commissione dell'Unione africana, al parlamento panafricano e al Segretario generale delle Nazioni Unite. |
(1) Approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 9 aprile 2009 a Praga (Repubblica ceca).
(2) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(3) GU C 231 del 26.9.2003, pag. 20.
(4) GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 405.
(5) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(6) GU L 209 dell’11.8.2005, pag. 27.
(7) Approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 9 aprile a Praga (Repubblica ceca).
(8) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(9) AU/Dec. 197(XI)
(10) ACP/28/025/08
(11) COM(2005) 134 def.
(12) 9266/05
(13) GU L 169 del 30.6.2005, pag. 1.
(14) GU L 348 del 31.12.2007, pagg. 1-154.
(15) GU C 273 E del 14.11.2003, pag. 305.
(16) GU C 292 E dell’1.12.2006, pag. 121.
(17) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 301.
(18) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 291.
(19) Testi approvati, P6_TA (2007)0614.
(20) GU C 120 del 30.4.2004, pagg. 16-22.
(21) GU C 330 del 30.12.2006, pagg. 36-40.
(22) GU C 58 dell’1.3.2008, pagg. 44-46.
(23) Regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (GU L 348 del 31.12.2007, pag. 1).
(24) Approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 9 aprile a Praga (Repubblica ceca).
(25) GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(26) COM(2003)0085.
(27) COM(2005)0134 def.
(28) COM(2007)0002 def.
(29) COM(2007)0540.
(30) P6_TA(2008)0491.
(31) S113/08.
(32) COM(2008)645 def.
(33) COM(2009)39 def.
(34) Adottata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 9 aprile 2009 a Praga (Repubblica ceca).
(35) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3. accordo di partenariato ACP-CE modificato dalla decisione n. 1/2006 del Consiglio dei ministri ACP-CE (GU L 247 del 9.9.2006, pag. 22).
(36) «Dichiarazione del vertice sui mercati finanziari ed economia mondiale», Washington, 15 novembre 2008.
(37) ACP-UE/100.393/08 (28.11.2008).
(38) Dichiarazione di Doha sul finanziamento dello sviluppo: documento finale della Conferenza internazionale di monitoraggio delle iniziative di finanziamento dello sviluppo per valutare l'attuazione del consenso di Monterrey (doc. A/CONF.212/L.1/Rev.1.
(39) Dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti: responsabilizzazione, armonizzazione, allineamento, risultati e responsabilità reciproca, adottata il 2 marzo 2005 al forum di alto livello di Parigi sui progressi congiunti verso una maggiore efficacia degli aiuti.
(40) Adottata al terzo forum di alto livello sull'efficacia degli aiuti, Accra (Ghana), 2-4 settembre 2008.
(41) Cfr. http://www.millenniumassessment.org/en/index.aspx.
(42) Roma (Italia), 13-17 novembre 1996.
(43) Assemblea generale delle Nazioni Unite, 62a sessione, doc. A/62/289 del 22.8.2007.
(44) GU L 354 del 31.12.2008, pag. 62.
(45) 4° Vertice dei capi di Stato e di governo ACP, Maputo (Mozambico), 23-24 giugno 2004, dichiarazione di Maputo «Together shaping our future» (doc. ACP/28/010/04 [def.]), Maputo, 24 giugno 2004.
(46) Nazione più favorita.
(47) Adottata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 9 aprile 2009 a Praga (Repubblica ceca).
(48) Testi approvati, P6_TA(2008)0313 e P6_TA(2008)0569.