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Document 52025IR1704

Parere del Comitato europeo delle regioni — Il ruolo del settore privato nel rafforzamento della politica di coesione dopo il 2027

COR 2025/01704

GU C, C/2026/2597, 20.5.2026, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/2597/oj (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, GA, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/2597/oj

European flag

Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea

IT

Serie C


C/2026/2597

20.5.2026

Parere del Comitato europeo delle regioni — Il ruolo del settore privato nel rafforzamento della politica di coesione dopo il 2027

(C/2026/2597)

Relatore

:

Kristoffer TAMSONS, consigliere regionale di Stoccolma

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI (CdR)

Il ruolo del settore privato nella politica di coesione

1.

prende atto della pubblicazione della proposta della Commissione europea relativa al quadro finanziario pluriennale (QFP) e alle nuove risorse proprie per il periodo 2028-2034;

2.

sottolinea che la politica di coesione è una politica di investimento a lungo termine e costituisce uno degli strumenti principali dell'UE per investire nella competitività, nella conoscenza e nello sviluppo sostenibile e per promuovere l'inclusione sociale, sulla base di politiche regionali e basate sul territorio, con l'obiettivo di rendere competitive tutte le regioni;

3.

fa notare che, considerati i vincoli di bilancio per il dopo 2027, occorre incentivare gli investimenti da parte del settore privato, poiché quest'ultimo apporta le innovazioni, le risorse e le specifiche competenze necessarie per integrare gli investimenti pubblici. Gli investimenti privati contribuiscono inoltre a rendere più efficaci gli stessi finanziamenti pubblici e a sfruttare la leva dei fondi pubblici per ottenere un effetto moltiplicatore e generare ricchezza per l'intero territorio. In quest'ottica, occorre — tra le altre cose — ottimizzare la partecipazione del settore privato e i finanziamenti da esso erogati, a tutti i livelli territoriali;

4.

chiede ulteriori azioni, comprese misure di sviluppo delle capacità e di assistenza tecnica, per dotare gli enti locali e regionali dei mezzi necessari per favorire un coinvolgimento effettivo e rilevante del settore privato. Un'interazione efficace degli enti locali e regionali con i diversi portatori di interessi del settore privato coinvolti nella politica di coesione è di fondamentale importanza per l'attuazione — oggi e in futuro — di tale politica ed è essenziale anche per realizzare gli investimenti necessari sul campo. La capacità di questi enti di intrattenere un dialogo efficace con il settore privato è cruciale tanto per conseguire risultati migliori a livello regionale quanto per realizzare gli obiettivi comuni dell'UE;

5.

sottolinea l'importanza del ruolo svolto nella politica di coesione dalle piccole e medie imprese (PMI), le quali non sono soltanto beneficiarie ma anche partner strategici di tale politica e, in molti casi, il motore delle economie locali. I fondi della politica di coesione rappresentano una quota significativa del sostegno su misura erogato alle PMI, anche attraverso strumenti di debito e capitale azionario nonché servizi per lo sviluppo delle imprese volti a stimolare l'innovazione, la competitività e la creazione di posti di lavoro. Occorre sottolineare che, ai fini del sostegno alle PMI, è particolarmente importante adottare un approccio basato sul territorio, che metta al centro le esigenze e le caratteristiche specifiche di tali imprese nei rispettivi contesti locali e regionali;

6.

fa presente che anche le grandi imprese e le società multinazionali sono attori chiave della politica di coesione per quanto riguarda i progetti in materia di infrastrutture, energia, trasporti e digitalizzazione. Esse svolgono inoltre un ruolo cruciale in quanto motori e catalizzatori delle attività delle PMI. La loro capacità finanziaria e le loro specifiche competenze tecniche possono amplificare in misura significativa l'impatto degli investimenti a favore della coesione nelle grandi iniziative di sviluppo regionale, con progetti che hanno buone possibilità di promuovere trasformazioni strutturali sul piano industriale ed economico. Non solo, ma le grandi imprese e le multinazionali hanno la capacità di assumersi i rischi necessari per realizzare investimenti di vasta portata;

7.

sottolinea che gli istituti finanziari e gli investitori privati — come le banche, i fondi d'investimento e altri intermediari finanziari — svolgono un ruolo cruciale nella fornitura di strumenti finanziari (prestiti, garanzie e investimenti azionari) nell'ambito della politica di coesione. Inoltre, gli istituti finanziari contribuiscono a sfruttare la leva dei fondi pubblici per attrarre capitali privati, aumentando la portata e l'efficacia dei programmi di coesione. Il CdR ha già avuto occasione di mettere in risalto il ruolo chiave delle banche di promozione nel suo parere sul tema Lavorare insieme per l'occupazione e la crescita: il ruolo delle banche nazionali e regionali di promozione nel piano di investimenti per l'Europa;

8.

riconosce il ruolo svolto dalle organizzazioni di sostegno alle imprese e dalle associazioni di categoria (ad esempio camere di commercio, agenzie per le imprese e associazioni che riuniscono imprese di un determinato settore) in quanto intermediari tra il settore privato e le autorità di gestione. Questi portatori di interessi hanno una funzione cruciale nel fornire assistenza tecnica, promuovere politiche a favore delle imprese e diffondere informazioni sulle opportunità di finanziamento, come pure nell'individuare e far presenti le esigenze delle imprese e le sfide che esse devono affrontare.

I passi avanti realizzati, ma anche le carenze persistenti

9.

riconosce che, negli ultimi vent'anni, sono stati compiuti progressi significativi nello sviluppo di quadri istituzionali e capacità amministrativa per la cooperazione con gli attori del settore privato. Molti enti locali e regionali hanno sviluppato solide capacità istituzionali per la collaborazione con il settore privato grazie ai requisiti previsti dalla politica di coesione in materia di partenariato e coinvolgimento dei portatori di interessi e al ricorso, nel quadro di tale politica, a strumenti finanziari che richiedono una cooperazione pubblico-privato;

10.

rammenta che, nel corso dei vari periodi di attuazione della politica di coesione che si sono succeduti, sono stati ottenuti ottimi risultati attraverso la partecipazione delle PMI e il sostegno a queste imprese, ad esempio sotto forma di finanziamenti per 118 miliardi (1) erogati a circa cinque milioni di PMI e di un contributo alla creazione di 370 000 nuovi posti di lavoro diretti nel periodo 2014-2020 (2), mentre nel periodo 2021-2027 (3) il sostegno alle PMI e la loro diversificazione hanno rappresentato all'incirca un terzo del bilancio del Fondo per una transizione giusta. Tutto ciò rende chiara l'importanza di politiche che favoriscano l'espansione delle imprese e di strategie regionali a tutto campo volte a stimolare la crescita e la competitività;

11.

prende atto del crescente successo registrato dall'attuazione della politica di coesione attraverso strumenti finanziari: a partire da uno o due Stati membri nel periodo 2000-2006 fino ad arrivare a una situazione in cui, al momento della valutazione intermedia del periodo di programmazione 2021-2027, 21 Stati membri avevano programmato l'erogazione di circa il 6,5 % dei contributi dell'UE a titolo del FESR, del Fondo di coesione e del Fondo per una transizione giusta attraverso strumenti finanziari, di cui quasi la metà collegati alla crescita e alla competitività delle PMI, circa un quarto all'efficienza energetica e più o meno l'8 % alle energie rinnovabili e altrettanto alla ricerca e innovazione. Risorse importanti erogate sotto forma di strumenti finanziari sono poi state stanziate anche per lo sviluppo urbano e territoriale, la digitalizzazione, le tecnologie critiche e l'economia circolare (4);

12.

sottolinea che vi è un potenziale tuttora inutilizzato di attrazione di capitali privati; le carenze di capacità continuano a costituire una notevole sfida, che deve essere affrontata e superata per sfruttare l'effetto leva della politica di coesione;

13.

ricorda che molte autorità pubbliche possono non disporre delle conoscenze tecniche o delle competenze giuridiche necessarie per negoziare e strutturare collaborazioni pubblico-privato o per valutare e gestire efficacemente gli strumenti finanziari. Vi sono inoltre dei limiti nella pianificazione strategica, nella valutazione dei progetti e nella valutazione dei rischi, che sono elementi essenziali ai fini della cooperazione con gli investitori privati o l'attuazione di iniziative orientate all'innovazione. A ciò si aggiunge il fatto che le inefficienze burocratiche, i punti deboli dei regimi di appalto e l'instabilità politica ostacolano la cooperazione con soggetti privati;

14.

sottolinea come anche sul piano della cultura istituzionale e della fiducia permangano dei problemi. In alcuni contesti, infatti, si osserva una mancanza di esperienza o di tradizione in fatto di cooperazione con attori privati, il che può portare a scetticismo o esitazioni da entrambe le parti: le amministrazioni pubbliche possono essere avverse al rischio, mentre le imprese private possono dubitare della trasparenza o dell'affidabilità dei partner pubblici. In conclusione, sono necessari tanto uno sviluppo mirato delle capacità quanto un cambiamento di mentalità — per passare dall'avversione al rischio a partenariati strategici responsabili;

15.

esprime preoccupazione quanto al fatto che numerose PMI sono ancora alle prese con complessità amministrative, una sovrapposizione dei controlli e un adattamento insufficiente a livello locale. In assenza di misure concrete per ridurre gli oneri amministrativi a carico dei beneficiari, le riforme strutturali previste e gli obiettivi stabiliti dall'UE non saranno realizzati;

16.

rimanda alle conclusioni dello studio del Parlamento europeo dal titolo Public private partnerships and cohesion policy (5), da cui emerge che, malgrado un quadro legislativo più favorevole, nell'ambito della politica di coesione i partenariati pubblico-privato (PPP) sono tuttora poco diffusi. I dati concreti sulle operazioni di finanziamento misto indicano che il ricorso ai PPP è limitato.

Ottimizzare il coinvolgimento dei portatori di interessi del settore privato nell'ambito del QFP per il periodo successivo al 2027

17.

ribadisce che, nella politica di coesione, i modelli di cooperazione pubblico-privato e di coinvestimento dovrebbero avere una valenza strategica e non puramente simbolica. È necessaria una collaborazione tra il settore pubblico e quello privato, che garantisca che a ogni euro di finanziamento dell'UE corrispondano know-how, investimenti e assunzione di responsabilità — che sia da parte di attori pubblici o privati — per ottenere risultati significativi per le nostre regioni. È importante adottare un approccio globale e lungimirante nell'individuare i principali progetti trasformativi;

18.

sottolinea che affidare ai singoli Stati membri la programmazione della politica di coesione (come nella proposta sul QFP per il periodo successivo al 2027) rischia di indebolire gli approcci basati sul territorio e di ridurre la visibilità degli ecosistemi imprenditoriali locali, e chiede di introdurre meccanismi integrati strutturati per la partecipazione del settore privato alla concezione e all'attuazione dei programmi. Allo stesso tempo, è importante rafforzare la capacità di gestione a livello regionale per migliorare la partecipazione del settore privato;

19.

sostiene fermamente il rafforzamento del principio di partenariato e il coinvolgimento sistematico del settore privato nella programmazione, nell'attuazione e nella valutazione della politica di coesione, attraverso una partecipazione attiva del settore in questione in tutte le fasi di tale politica, dall'analisi dei bisogni alla definizione delle condizioni e all'elaborazione delle riforme, fino alla selezione degli ambiti d'intervento prioritari e delle dotazioni finanziarie;

20.

osserva che le valutazioni successive della politica di coesione e il ruolo svolto dagli strumenti finanziari nell'attuazione di tale politica hanno individuato margini di miglioramento e di ulteriore incentivazione all'utilizzo di questi strumenti;

21.

si pronuncia decisamente a favore di un quadro e un'architettura progettati in modo chiaro, comprensivi di misure ad hoc e meccanismi di sostegno specifici per gli enti locali e regionali e le PMI all'interno del futuro quadro legislativo della politica di coesione che consentano di erogare un sostegno allo sviluppo di capacità con misure di assistenza tecnica e amministrativa, così da liberare il potenziale inespresso e affrontare le sfide rimanenti;

22.

sottolinea che, nel futuro quadro legislativo, il concetto di «finanziamenti nazionali» dovrà esplicitamente includere il cofinanziamento privato per contribuire a un migliore allineamento con le norme in materia di aiuti di Stato e prevenire eventuali ritardi dovuti a procedure di notifica individuali;

23.

esprime preoccupazione per l'assenza, nella proposta sul QFP per il dopo 2027, di una menzione o un riconoscimento dell'importanza della specializzazione intelligente (S3), malgrado il fatto che questa abbia reso evidenti i benefici derivanti dall'allineare gli investimenti pubblici alle esigenze e alle condizioni economiche locali. Lo strumento per gli investimenti in materia di innovazione interregionale (I3) e le valli regionali dell'innovazione (Regional Innovation Valleys — RIVs), subentrati alla S3 e anch'essi esclusi dalla suddetta proposta sul QFP, hanno dimostrato come la collaborazione tra attori pubblici e privati possa promuovere i partenariati transregionali, in particolare tra le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate, integrandole nelle catene del valore europee e globali. Le esperienze maturate grazie a questi strumenti dovrebbero essere incluse nella nuova proposta sul QFP al fine di incoraggiare ulteriormente il coinvolgimento del settore privato;

24.

ritiene della massima importanza accrescere le possibilità di coinvolgimento di portatori di interessi del settore privato e mettere in campo misure concrete per evitare la sovraregolamentazione introducendo un meccanismo di riesame rapido volto a individuare i requisiti nazionali sproporzionati e a porvi rimedio, nonché a migliorare l'allineamento tra le norme dell'UE e nazionali, in particolare per quanto riguarda le norme in materia di aiuti di Stato e la possibilità di un cofinanziamento nazionale per i progetti finanziati dai fondi della politica di coesione. È particolarmente importante utilizzare al meglio la forza trainante e gli strumenti offerti dalla piattaforma STEP per sfruttare la leva del sostegno pubblico a favore di progetti con un effetto catalizzatore;

25.

raccomanda l'applicazione del principio «una tantum» (in base al quale è sufficiente presentare una sola volta la documentazione necessaria alle autorità regionali di gestione) e l'introduzione di opzioni semplificate in materia di costi e di finanziamenti non collegati ai costi;

26.

suggerisce di applicare procedure di audit proporzionali stabilendo una soglia del tipo «de minimis» per i piccoli progetti (ossia quelli di valore inferiore a 100 000 EUR) — che consenta di effettuare un audit semplificato nei casi in cui il risultato sia dimostrato con evidenza — e garantendo che un approccio basato sui risultati debba tenere conto di misure adeguate per le PMI. Inoltre, replicare e adottare il modello di finanziamento della Commissione europea basato su un importo forfettario potrebbe contribuire a semplificare e razionalizzare le procedure;

27.

chiede di fornire un sostegno rafforzato allo sviluppo di competenze tecniche per gli enti locali e regionali e le PMI, in particolare a livello locale, al fine di sviluppare un sistema aperto e prevedibile, in grado di garantire una prospettiva sostenibile e a lungo termine;

28.

sottolinea che, per favorire l'efficienza economica, il ricorso agli strumenti finanziari dovrebbe corrispondere alla natura dell'investimento in questione, e raccomanda pertanto di non ricorrere al sostegno sotto forma di sovvenzioni dirette nel caso di investimenti produttivi; raccomanda altresì che il futuro quadro normativo includa una disposizione in base alla quale gli investimenti che permettono di generare entrate e risparmiare sui costi siano effettuati principalmente mediante strumenti finanziari;

29.

avverte che si va allargando sempre di più il divario tra regioni leader nel campo dell'innovazione e regioni meno sviluppate, che non hanno maturato la stessa esperienza o acquisito la stessa capacità istituzionale delle prime per potersi avvalere dei nuovi fondi e strumenti previsti dalla proposta sul QFP; raccomanda quindi vivamente che tale proposta preveda servizi di consulenza e un sostegno tecnico adeguati per le amministrazioni regionali con minore esperienza, in modo da garantire un'equa distribuzione dei fondi per conseguire gli obiettivi di coesione e competitività dell'UE;

30.

sottolinea che il futuro quadro legislativo dovrebbe consentire agli Stati membri di includere gli strumenti finanziari nei loro piani; ribadisce che questi strumenti offrono soluzioni intelligenti ed efficienti per aumentare l'impatto dei finanziamenti dell'UE, e che, se saranno adattati alle esigenze locali, rafforzeranno gli effetti leva e moltiplicatore dei fondi europei; evidenzia che il coinvolgimento del settore privato non è un optional, bensì un fattore essenziale per la resilienza e l'impatto a lungo termine degli investimenti finalizzati alla coesione;

31.

ritiene che gli istituti finanziari nazionali e regionali debbano essere dotati dei poteri e delle responsabilità necessari affinché gli strumenti finanziari siano affidati a organismi di garanzia e banche pubbliche di promozione a livello nazionale e regionale, in ragione della loro vicinanza alle PMI e della loro profonda comprensione dei mercati locali;

32.

sottolinea in particolare la necessità di disporre di strumenti finanziari su misura, come ad esempio programmi di microcredito, procedure di concessione di prestiti semplificate e garanzie ad hoc, in particolare nelle regioni meno sviluppate e nelle economie a bassa densità, laddove cioè gli ecosistemi finanziari sono più fragili e il raggio d'azione è limitato.

Bruxelles, 4 marzo 2026

La presidente

del Comitato europeo delle regioni

Kata TÜTTŐ


(1)  Relazione di sintesi 2023 sull'attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei.

(2)  Valutazione ex post del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di coesione per il periodo di programmazione 2014-2020.

(3)  Valutazione intermedia del FESR, del Fondo di coesione e del Fondo per una transizione giusta 2021-2027.

(4)  Valutazione intermedia del FESR, del Fondo di coesione e del Fondo per una transizione giusta 2021-2027.

(5)   Research for REGI Committee — Public Private Partnerships and Cohesion Policy [Ricerca per la commissione REGI — I partenariati pubblico-privato e la politica di coesione].


ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/2597/oj

ISSN 1977-0944 (electronic edition)


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