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Document 52025IR0140

Parere del Comitato europeo delle regioni — Elaborare i crediti natura: un quadro per promuovere la biodiversità e i servizi ecosistemici

COR 2025/00140

GU C, C/2025/6321, 3.12.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/6321/oj (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, GA, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/6321/oj

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Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea

IT

Serie C


C/2025/6321

3.12.2025

Parere del Comitato europeo delle regioni — Elaborare i crediti natura: un quadro per promuovere la biodiversità e i servizi ecosistemici

(C/2025/6321)

Relatore

:

Rastislav TRNKA (SK/PPE), presidente della regione di Košice

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI (CDR)

I crediti natura nel contesto internazionale

1.

sottolinea che i crediti natura possono solo integrare — e mai sostituire — finanziamenti pubblici ambiziosi, una regolamentazione vincolante e un'applicazione effettiva, che rimangono le pietre angolari della tutela della biodiversità; sottolinea altresì che i regimi di crediti natura devono rispettare pienamente il principio di precauzione e i limiti ecologici, facendo in modo che gli strumenti finanziari non legittimino la distruzione dell'ambiente o creino incentivi controproducenti;

2.

sottolinea che la perdita di biodiversità e il degrado della natura sono tra le sfide ambientali ed economiche più gravi che il mondo deve oggi affrontare e richiedono approcci innovativi, sistemici e decentrati, che coinvolgano tutti i livelli di governo, comprese le regioni e le città, oltre che i cittadini, gli istituti di formazione e istruzione, i centri di ricerca e il mondo delle imprese;

3.

sottolinea che l'applicazione dei requisiti dell'UE in materia di protezione della natura, come quelli previsti da Natura 2000 e dal regolamento sul ripristino della natura, comporta una serie di attività obbligatorie, che devono essere finanziate con fondi pubblici. Di conseguenza, è oggi ancora più necessario che l'UE contribuisca in misura sostanziale alla copertura dei notevoli costi legati a tali attività;

4.

richiama l'attenzione sul quadro globale di Kunming-Montreal per la biodiversità (Global Biodiversity Framework — GBF), che impegna a recuperare il 30 % della perdita di biodiversità entro il 2030, e sottolinea in particolare l'obiettivo 19 del GBF, che consiste nel mobilitare 200 miliardi di dollari USA all'anno per la biodiversità, anche incentivando regimi finanziari innovativi come i crediti natura; sottolinea che tali regimi finanziari devono essere assistiti da solide garanzie, essere trasparenti ed essere sottoposti a un monitoraggio indipendente onde evitare il greenwashing e assicurarsi che essi concorrano a produrre benefici reali e misurabili in termini di biodiversità;

5.

evidenzia che il GBF include il primo riferimento esplicito al CdR quale partner fondamentale per sostenere l'attuazione del piano d'azione su governi subnazionali, città e altri enti locali per la biodiversità nel quadro della convenzione sulla diversità biologica (CBD) (2021-2030); sottolinea l'importanza di strategie di conservazione a guida locale, basate sulle comunità e rispettose dei diritti, delle esigenze e dei sistemi di conoscenza indigeni e locali; chiede di dare alle popolazioni indigene, alle comunità locali, ai giovani e alle organizzazioni della società civile possibilità concrete di partecipazione attraverso processi di consultazione e dialogo, in particolare nella progettazione e nel monitoraggio dei sistemi di crediti natura, garantendo al tempo stesso che le competenze decisionali rimangano nelle mani delle autorità pubbliche competenti;

6.

sottolinea che il finanziamento sostenibile della tutela della biodiversità richiede la diversificazione degli strumenti, e che in quest'ottica i crediti natura possono integrare le sovvenzioni e i sussidi pubblici, ma avverte anche che tali crediti devono essere tenuti separati dai crediti di carbonio e dal sistema ETS e non devono essere utilizzati per adempiere obblighi giuridici. I crediti natura devono essere concreti, trasparenti e basati su criteri di qualità chiari (durabilità e prevenzione della rilocalizzazione delle emissioni), devono essere soggetti a un controllo pubblico indipendente e rispettare il principio di precauzione e i diritti delle comunità interessate. L'obiettivo di tali strumenti è migliorare la tutela della biodiversità attraverso soluzioni radicate a livello regionale che combinino politiche pubbliche e incentivi volontari per il settore privato;

7.

fa notare che gli investimenti nel ripristino della natura hanno un forte effetto moltiplicatore — ad esempio, il ripristino delle zone umide o forestali non soltanto sostiene la biodiversità, ma accresce anche la resilienza ai cambiamenti climatici, pone un freno alle inondazioni, rende le foreste più resistenti agli incendi sia nella fase iniziale che in quella di propagazione, stimola l'economia locale e regionale così come l'industria del turismo, creando maggiori opportunità per le piccole e medie imprese (PMI), e migliora la salute pubblica e la qualità della vita nelle comunità; inoltre, secondo alcuni studi, le zone umide o forestali ripristinate possono persino fungere da barriere naturali, contribuendo così, in particolare nelle regioni orientali dell'UE, alla resilienza territoriale strategica;

8.

evidenzia che il quadro per le future politiche in materia di ambiente e uso del suolo deve tenere conto di tutti i produttori agricoli e di tutti i silvicoltori in ogni parte dell'UE, quali che siano le dimensioni, la struttura, il modello di produzione o l'ubicazione geografica dell'azienda agricola considerata. Tale quadro dovrà essere concepito in modo tale da rispecchiare la diversità del settore e garantire parità di accesso, evitando meccanismi eccessivamente complessi che facciano gravare un onere sproporzionato sulle imprese più piccole o meno specializzate;

9.

sottolinea che, in sede di discussione delle proposte presentate dalla Commissione europea in merito al prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), il sostegno finanziario all'applicazione dei requisiti dell'UE in materia di protezione della natura deve essere notevolmente migliorato. In quest'ambito il contributo dell'UE deve essere stabilito in funzione dei costi di attuazione individuati;

10.

osserva che i regimi di crediti natura costituiscono uno dei molteplici strumenti in grado di contribuire a colmare il deficit di finanziamenti per la biodiversità, e accoglie pertanto con favore il potenziamento dei relativi regimi in ogni parte del mondo — dalle politiche in materia di crediti natura varate dallo Stato brasiliano del Paraná fino alla politica britannica del Biodiversity Net Gain e alle molte altre politiche presentate durante la COP 16 della CBD svoltasi a Cali (Colombia) nell'ottobre 2024; esprime altresì il proprio apprezzamento per il fatto che alcune delle attuali iniziative, come WWF France e weAdapt, stiano già sperimentando modelli che combinano il capitale privato con misure ecologiche concrete e la comunicazione pubblica dei risultati;

11.

sottolinea, in tale contesto, che la diffusione dei crediti natura deve essere condizionata alla compatibilità geografica tra il loro luogo di origine e quello di applicazione, al fine di preservare l'integrità ecologica e l'orientamento regionale delle misure. La negoziazione secondaria deve essere rigorosamente limitata, e il trasferimento di crediti tra regioni incompatibili dal punto di vista ambientale deve essere vietato. Tutti i regimi in questione devono essere gestiti mediante registri pubblici e trasparenti e devono dimostrare un contributo quantificabile alla biodiversità locale;

12.

sottolinea che gli strumenti esistenti, come i pagamenti per i servizi ecosistemici, dimostrano che gli approcci basati su incentivi alla protezione e al ripristino del capitale naturale possono generare valore pubblico ogni qualvolta sono sostenuti da garanzie solide, da una governance trasparente e da metodologie convalidate scientificamente che garantiscano risultati ecologici misurabili;

13.

chiede di istituire registri pubblici, garantire una governance locale e introdurre salvaguardie ambientali e sociali vincolanti, compresi il requisito del consenso libero, preventivo e informato dei popoli indigeni e delle comunità interessate e l'effettivo coinvolgimento del pubblico in tutte le fasi della progettazione, dell'attuazione e della valutazione dei progetti di credito natura; e sottolinea che i crediti natura non devono essere utilizzati per legittimare attività distruttive nel Sud del mondo da parte di imprese stabilite nell'UE che cerchino di adempiere gli obblighi nazionali in materia di rendicontazione di sostenibilità.

L'azione dell'UE in materia di crediti natura

14.

accoglie con favore la tabella di marcia verso i crediti natura pubblicata il 7 luglio 2025 dalla Commissione europea; e in proposito ricorda l'impegno della Presidente della Commissione a mantenere le regioni al centro del lavoro di tale istituzione e sottolinea l'importanza cruciale di tale impegno nel quadro di uno sviluppo congiunto di soluzioni basate sulla natura, compresi la certificazione di biodiversità e gli stessi crediti natura, conformemente al principio di sussidiarietà;

15.

chiede che qualsiasi meccanismo introdotto per i crediti natura includa misure di salvaguardia volte a prevenire l'accaparramento dei terreni e a garantire la continuità dell'uso produttivo dei suoli. Le misure in questione devono proteggere le comunità agricole dagli attori esterni che acquistano terreni unicamente per ottenere crediti natura a fini speculativi o non produttivi;

16.

fa notare che, secondo le stime dell'UE, nell'Unione europea sono necessari almeno 48 miliardi di EUR all'anno per proteggere e ripristinare la biodiversità conformemente alla strategia in materia per il 2030, e che stime più generali — comprendenti anche il monitoraggio di suolo e terreni — fanno supporre che il fabbisogno di finanziamenti possa arrivare fino a 65 miliardi di EUR all'anno, nel qual caso il deficit di finanziamenti ammonterebbe a circa 37 miliardi di EUR; sottolinea, a questo proposito, il rischio associato alle proposte presentate nel luglio 2025 dalla Commissione europea riguardo al prossimo QFP (2028-2034), le quali, nella loro forma attuale, non rispettano i principi fondamentali della governance multilivello, del partenariato e della sussidiarietà; ribadisce che, per affrontare le sfide del ripristino della natura e della conservazione della biodiversità, è necessario, a qualsiasi livello, un approccio a tutto tondo in materia di investimenti pubblici e privati; e in tale contesto, visti i risultati positivi del programma LIFE, esorta la Commissione a far tesoro di questi risultati e a prorogare tale programma nel prossimo QFP;

17.

raccomanda di considerare l'introduzione di un quadro per i crediti natura nell'UE come un'opportunità strategica per convogliare gli investimenti sia pubblici che privati verso misure concrete di tutela e ripristino della biodiversità — come il ripristino degli habitat degradati, il miglioramento della connettività ecologica e il potenziamento delle funzioni ecosistemiche — in particolare nelle regioni soggette a una notevole pressione ambientale come quelle ultraperiferiche, rese estremamente vulnerabili da un'esposizione oltremisura ai cambiamenti climatici, dalla grande biodiversità endemica e da una minore capacità di assorbimento degli shock. Questo approccio sostiene l'obiettivo dell'UE di espandere i finanziamenti per la conservazione della natura, in linea con la strategia europea sulla biodiversità per il 2030, e contribuisce al rispetto degli impegni internazionali assunti nell'ambito del GBF. La certificazione e i crediti natura dovrebbero inoltre essere considerati uno strumento complementare alle politiche dell'UE in materia di clima e adattamento, fornendo un quadro di incentivi per l'attuazione di soluzioni basate sulla natura che generino benefici collaterali per la biodiversità, la mitigazione dei cambiamenti climatici e la resilienza, oltre che per le economie locali e regionali e, in particolare, per le PMI. Il CdR sottolinea che i crediti natura non devono distogliere l'attenzione dagli obiettivi vincolanti di ripristino previsti dal regolamento sul ripristino della natura e dalla correlata legislazione dell'UE, bensì fungere — conformemente al principio di sussidiarietà — da strumento aggiuntivo, collegato al quadro regionale e locale, che contribuirà ad accelerare il conseguimento di tali obiettivi;

18.

raccomanda di collegare i progetti riguardanti i crediti natura ai piani regionali di resilienza climatica, prevedendo in particolare lo sviluppo di sistemi di allarme precoce, infrastrutture verdi multifunzionali, soluzioni basate sulla natura per la gestione delle risorse idriche e programmi di adattamento guidati dalla collettività;

19.

raccomanda che i crediti natura siano assegnati in via prioritaria alle regioni e comunità maggiormente esposte al rischio di eventi climatici estremi — come inondazioni, siccità o incendi boschivi — al fine di accrescere la resilienza di tali comunità e regioni sul piano ambientale, economico e sociale;

20.

sottolinea che le regioni e i comuni svolgono un ruolo chiave nella definizione e nel perseguimento degli obiettivi ambientali, essendo gli enti nel cui territorio hanno luogo i cambiamenti ecosistemici e nei quali si concentra il know-how pratico per la conservazione e il ripristino degli ecosistemi; e chiede risorse pubbliche e assistenza tecnica sufficienti per garantire che gli enti infranazionali possano guidare la conservazione e il ripristino ecologici con il sostegno del settore privato;

21.

propone che i crediti natura siano utilizzati come strumento volto sia a rafforzare le misure di conservazione più riuscite che a realizzare miglioramenti ecologici mirati a livello territoriale, in particolare nelle regioni e nelle città gravate da oneri ambientali (che sono spesso anche zone economicamente e socialmente svantaggiate), comprese quelle con alti livelli di disuguaglianza, povertà energetica o esclusione sociale. I sistemi di crediti natura potrebbero aiutare queste regioni e città a trarre profitto da nuove opportunità di sviluppo sostenibile e potrebbero contribuire alla creazione di posti di lavoro verdi di qualità, in linea con una transizione giusta e con i principi dell'economia circolare. Al tempo stesso, tali sistemi potrebbero sostenere il ripristino e la rigenerazione delle aree interessate da attività industriali, attività minerarie o inquinamento a lungo termine;

22.

appoggia il riconoscimento dei crediti natura nei quadri di rendicontazione in materia ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance — ESG) a norma della direttiva relativa alla rendicontazione societaria di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive — CSRD), sì da creare un quadro di incentivi chiaro, anche e soprattutto per le imprese con elevata impronta ambientale; e chiede che i crediti natura siano regolamentati e verificati in modo trasparente;

23.

accoglie con grande favore l'introduzione di progetti pilota a sostegno dei crediti natura con un meccanismo di garanzia di riacquisto — che costituisce un modello chiave di partenariato pubblico-privato per mobilitare investimenti nella tutela e nel ripristino della biodiversità — e chiede alla Commissione europea di avviare molti più progetti pilota di questo tipo, gestiti a livello territoriale, per sperimentare cosa funzioni meglio in contesti regionali e locali differenti, onde ridurre direttamente sul nascere le pressioni sulla biodiversità; e a tal fine chiede che i progetti pilota prevedano le misure necessarie per garantire la comparabilità dei loro risultati, i quali devono essere resi pubblici assieme ai costi affinché questi dati possano essere utili ad orientare l'elaborazione delle politiche;

24.

invita la Commissione europea a sviluppare, sulla base dei risultati e dell'esperienza pratica ottenuti con i progetti pilota e le azioni delineate nella tabella di marcia verso i crediti natura, un quadro europeo graduale e adattivo per i crediti natura; da un'attuazione facoltativa da parte degli Stati membri e delle regioni occorrerebbe passare a una regolamentazione armonizzata e possibilmente vincolante in aree ad alto valore di biodiversità o ad elevato rischio ecologico;

25.

propone che il quadro in questione si fondi sui principi dell'integrità ambientale, della verifica ex post dei risultati conseguiti, della trasparenza e del controllo indipendente, e che il finanziamento ex ante sia soggetto a rigorosi requisiti di trasparenza, compresa la condizione che i crediti siano emessi soltanto dopo che i risultati siano stati raggiunti e verificati. Propone inoltre che, nel calcolo dei fabbisogni di finanziamento, siano contemplati fattori aggravanti del rischio legati alla vulnerabilità dei territori, quali l'esposizione a eventi climatici estremi, il degrado del suolo, l'erosione, la perdita di biodiversità e la fragilità degli ecosistemi (sia terrestri che marini);

26.

sottolinea che il quadro proposto dovrebbe essere in linea con gli strumenti legislativi esistenti, come il quadro sulla contabilità ambientale, la tassonomia dell'UE, la direttiva sulle asserzioni ambientali, le direttive dell'UE sulla biodiversità (ad esempio la direttiva Habitat e la direttiva Uccelli) e il regolamento sul ripristino della natura, nonché il regolamento dell'UE sugli assorbimenti di carbonio e sulla carboniocoltura (CRCF); pone l'accento sulla necessità di chiarezza giuridica per evitare che i crediti natura compromettano il quadro normativo dell'UE o abbassino il livello di ambizione in materia ambientale; e ricorda che qualsiasi quadro proposto deve tener conto delle normative nazionali che disciplinano il funzionamento dei mercati dei crediti ambientali e dei crediti natura ed essere coerente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite;

27.

raccomanda vivamente che il quadro in questione sostenga l'attuazione di strategie regionali e locali e la creazione di sinergie tra le strategie stesse, in modo da stabilire misure concrete per la tutela e il ripristino della biodiversità e il conseguimento degli obiettivi ambientali a livello infranazionale; una volta valutata e verificata l'efficacia di tale quadro, i crediti dovrebbero essere assegnati in funzione del grado di priorità (livello di rischio) indicato nelle strategie regionali e/o locali, in modo da riflettere sia la rilevanza ecologica che l'importanza strategica.

La governance dei crediti natura e il ruolo degli enti locali e regionali

28.

raccomanda meccanismi di coordinamento per sostenere gli Stati membri e i rispettivi enti locali e regionali nell'introduzione di regimi di crediti natura, tra cui lo sviluppo di impostazioni metodologiche armonizzate, di norme tecniche e di piattaforme per lo scambio di buone pratiche; ciò al fine di garantire la trasparenza, una governance chiara, un'attuazione di alta qualità, un approccio orientato ai risultati e un elevato livello di accettazione sociale, quali presupposti per un funzionamento credibile ed efficace di tali meccanismi;

29.

invita la Commissione europea e gli Stati membri a rafforzare il ruolo delle regioni e delle città in quanto attori essenziali nella transizione verde e nella protezione del capitale naturale, come sottolineato nelle principali iniziative internazionali in materia di crediti natura, quali il Gruppo consultivo internazionale per i crediti di biodiversità (IAPB), il Forum economico mondiale (WEF) e l'Alleanza per i crediti di biodiversità (BCA);

30.

esorta gli Stati membri a integrare, ove opportuno, i meccanismi di crediti natura nelle rispettive strategie nazionali e regionali e/o locali in materia di ambiente e di clima, nonché a sviluppare le capacità tecniche, amministrative e professionali necessarie per sostenere gli enti locali e regionali nella gestione di tali meccanismi;

31.

raccomanda che i regimi di crediti natura sostengano una cooperazione efficace tra il settore privato e quello pubblico, garantendo nel contempo che tali crediti rimangano soggetti a un rigoroso controllo pubblico, affidato ad autorità ambientali indipendenti a livello regionale e/o locale o nazionale, che comprenda ad esempio l'impiego della certificazione, di registri e di dati accessibili al pubblico sulla metodologia, l'attuazione e l'impatto di ciascun progetto, oltre che la possibilità di un riesame da parte di cittadini e di studiosi. È essenziale istituire premi finanziari e meccanismi di incentivazione adeguati per tutti i soggetti interessati — comprese le PMI e gli attori più piccoli, come ONG, proprietari terrieri, gestori di terreni, pescatori, silvicoltori e agricoltori, nonché la popolazione locale –, la cui partecipazione può essere cruciale per intensificare l'azione e garantire l'equità territoriale;

32.

propone che il sistema dei crediti natura debba supportare programmi, progetti e azioni coerenti con le strategie nazionali o regionali tese ad attuare e implementare la Rete Natura 2000. In particolare, i crediti dovrebbero sostenere in via prioritaria le misure di salvaguardia, regolamentazione, formazione, monitoraggio e divulgazione indicate nei quadri di azioni prioritarie (Prioritized Action Frameworks — PAF), che individuano, a livello regionale e locale, le priorità e le azioni necessarie per conseguire gli obiettivi di tutela della biodiversità;

33.

raccomanda che i sistemi di crediti natura comprendano una dimensione educativa e di sensibilizzazione ecologica, facilitando l'alfabetizzazione ambientale dei cittadini e promuovendo una cultura della corresponsabilità nella tutela della biodiversità, in particolare nei giovani, negli istituti di insegnamento e negli attori di prossimità;

34.

propone che i meccanismi dei crediti natura vengano adattati alla realtà specifica dei territori più vulnerabili come le regioni ultraperiferiche, caratterizzate da una ridotta estensione territoriale e da una forte pressione antropica su ecosistemi affatto peculiari — una situazione unica che giustifica, in rapporto ai crediti natura, l'elaborazione di metodologie su misura per questi territori, che riconoscano il valore unico e insostituibile dei loro ecosistemi, che non hanno eguali nell'UE o nel resto del mondo;

35.

propone che agli enti locali e regionali sia data la possibilità di istituire propri fondi di crediti natura e che i regimi di crediti natura evolvano gradualmente verso un sistema che generi risorse proprie e distribuisca benefici, con un giusto ritorno per gli enti locali e regionali;

36.

raccomanda che gli enti locali e regionali fungano da promotori attivi di meccanismi di crediti natura — in quanto emittenti (per l'attuazione delle misure) o in quanto piattaforme per il coordinamento dei progetti e intermediari tra investitori e soggetti responsabili dell'attuazione;

37.

osserva che molte regioni e città dell'UE hanno già esperienza di progetti ecosistemici sostenuti attraverso programmi quali LIFE e Orizzonte e meccanismi transfrontalieri come Interreg, esperienza su cui far leva per evolvere, se del caso, verso un quadro basato su crediti; e sottolinea la necessità di mantenere tali programmi e di creare sinergie, evitando al contempo che ne risultino dei doppioni rispetto al regime dei crediti natura. I finanziamenti pubblici dovrebbero continuare ad essere robusti, e i crediti natura dovrebbero fungere da fonte complementare di finanziamento, senza sostituirsi all'attuale sostegno dell'UE alla tutela e al ripristino della biodiversità. Il CdR esprime perciò forte preoccupazione per il fatto che le attuali proposte della Commissione europea per il QFP 2028-2034 non prevedono la prosecuzione del programma LIFE, e chiede di introdurre uno strumento specifico, con dotazione almeno pari a quella di tale programma, in grado di fornire un finanziamento diretto agli enti locali e regionali impegnati ad affrontare sfide ambientali;

38.

suggerisce che i progetti pilota in materia di prestiti per la natura forniscano un'esperienza concreta dei modi in cui tali prestiti possono giovare alla conservazione della natura in contesti regionali diversi. Tale sperimentazione dovrebbe riguardare le regioni e le città esposte a un particolare degrado ambientale, e in cui il ripristino della natura può apportare i benefici sinergici più immediati per la salute pubblica, l'economia e la qualità di vita dei residenti, ma interessare anche altre realtà, onde assicurare un approccio integrale allo sviluppo del potenziale dei crediti natura; e alcuni esempi in tal senso sono offerti dalle iniziative attuate nella regione slovacca di Košice (ripristino degli ecosistemi forestali e ritenzione idrica nelle zone urbanizzate), nel Land tedesco della Baviera (progetti per il ripristino di zone umide e pianure alluvionali) o nei Paesi Bassi (programma «Room for the River» [spazio per il fiume] per la ritenzione idrica e il ripristino del paesaggio).

Principi di integrità dei crediti natura

39.

sottolinea che i crediti natura devono integrare gli standard pubblici sulla conservazione della natura e non compromettere la normativa ambientale dell'UE, e nel contempo devono essere allineati alle — e rafforzare l'attuazione delle — strategie ambientali e di sviluppo esistenti a livello locale e regionale e a questo scopo essere sostenuti da capacità sufficienti per la pianificazione, l'attuazione e la verifica dei risultati;

40.

raccomanda che, nella definizione del quadro di riferimento per i crediti natura, siano inglobati i principi dell'equità intergenerazionale, in modo da garantire che le decisioni prese adesso non pregiudichino le generazioni future;

41.

chiede che i crediti in questione siano utilizzati per sostenere misure ecologiche supplementari, compresi gli interventi di conservazione e ripristino (attivo o passivo) della natura, quando esista un rischio reale di degrado e/o perdita del patrimonio naturale e venga dimostrato, attraverso uno scenario di riferimento, il miglioramento rispetto a una situazione senza l'intervento che sarebbe destinatario di un credito natura. I benefici di tali misure supplementari devono essere quantificati in base a un parametro o indicatore riconosciuto della biodiversità e verificati conformemente a metodologie di certificazione riconosciute a livello internazionale, e i crediti natura devono essere accordati solo in presenza di un impatto positivo dimostrabile. Per prevenire il rischio di greenwashing, i crediti dovrebbero essere emessi ex post, in linea con i principi di mitigazione e guadagno netto in termini di biodiversità. Il CdR sottolinea che la protezione e il ripristino della natura devono rimanere fondamentali per la gerarchizzazione delle misure di mitigazione, ma avverte che, per quanto il guadagno netto in termini di biodiversità sia un obiettivo essenziale, occorre evitare che l'applicazione di tali misure si presti a giustificare un degrado pregresso oppure pratiche di compensazione;

42.

ritiene necessario che l'UE continui a garantire la disponibilità di livelli di fondi pubblici adeguati nell'ottica di un'attuazione cooperativa. I crediti natura possono apportare un contributo prezioso alla protezione della natura, finanziando misure volontarie che vadano al di là di quanto imposto dai requisiti dell'UE e dalle normative degli Stati membri in materia. In ogni caso, però, le misure che adempiono obblighi di legge devono essere sostenute da fondi pubblici, in quanto solo in questo modo è possibile garantire la certezza della pianificazione e l'affidabilità;

43.

riconosce che, sebbene i crediti natura e i crediti di carbonio possano contribuire congiuntamente al conseguimento degli obiettivi ambientali, è essenziale tenerli tra loro ben distinti sul piano concettuale e funzionale. Le sinergie tra i due tipi di crediti sono auspicabili laddove i benefici ambientali si cumulino in modo trasparente, ma il CdR mette in guardia dal considerare intercambiabili tali strumenti, in quanto ciò potrebbe compromettere obiettivi specifici di conservazione della natura; inoltre, contrariamente ai crediti di carbonio, che per essere considerati legittimi devono generare addizionalità, i crediti natura dovrebbero premiare anche la conservazione degli ecosistemi e il mantenimento delle buone pratiche;

44.

sottolinea che i crediti natura non dovrebbero essere utilizzati come meccanismo di compensazione, bensì come strumento per realizzare un contributo ecologico positivo volto a generare un guadagno netto per la biodiversità, quantificato mediante sistemi di misurazione riconosciuti;

45.

fa notare che qualsiasi confronto tra danno ambientale e risarcimento è scientificamente limitato e che pertanto il sistema dei crediti dovrebbe servire principalmente come strumento di sostegno alla conservazione e al ripristino, e non come mezzo per compensare la distruzione ambientale;

46.

chiede che i regimi di crediti si fondino esclusivamente sui risultati ottenuti e siano avvalorati da procedure di monitoraggio, comunicazione e verifica, in base a standard che possano essere armonizzati con quelli promossi da istanze internazionali come il Gruppo consultivo internazionale sui crediti per la biodiversità (International Advisory Panel on Biodiversity Credits — IAPB), il Forum economico mondiale (FEM) o l'Alleanza per il credito sulla biodiversità (Biodiversity Credits Alliance — BCA); chiede inoltre che tali procedure siano proporzionate alla dimensione, agli obiettivi e ai rischi del progetto considerato, onde evitare che diano luogo ad oneri amministrativi ed economici fuori misura;

47.

ritiene importante che i crediti generati rispecchino le misure intraprese (ad esempio il ripristino di zone umide, la piantumazione forestale di specie autoctone, cambiamenti nella gestione dei terreni o trattamenti silvicolturali), tenendo conto delle esigenze ecologiche, del livello di sviluppo economico e della disponibilità di dati per il monitoraggio e la verifica, nonché di una valutazione della sostenibilità a lungo termine dei crediti stessi, al fine di facilitare l'interoperabilità e lo sviluppo del mercato;

48.

sottolinea che i regimi di crediti natura dovrebbero evitare di imporre restrizioni che conducano a una perdita di produttività delle attività agricole o silvicole, e dovrebbero invece incentivare pratiche che combinino la conservazione e il ripristino della biodiversità con un uso sostenibile del suolo, offrendo così opportunità di generare nuovi redditi;

49.

raccomanda che venga valutato l'impatto che i progetti riguardanti i crediti natura potrebbero avere sulla sicurezza alimentare, su un accesso equo all'acqua e sulla sovranità alimentare regionale, onde evitare spostamenti della produzione che danneggino le comunità locali o i piccoli produttori;

50.

raccomanda che — in particolare per i progetti che coinvolgano molteplici parti interessate e riguardino la sostenibilità ambientale a lungo termine — siano istituiti meccanismi per un'equa ripartizione dei benefici derivanti dalla vendita dei crediti, ad esempio nella forma di contratti o servitù a lungo termine, rafforzando ove possibile la partecipazione delle piccole e medie imprese;

51.

propone che il quadro normativo europeo sui crediti natura preveda un'equa ripartizione dei benefici e un'attenzione prioritaria per le comunità vulnerabili;

52.

sottolinea che in futuro si potrebbe valutare la possibilità di un mercato secondario dei crediti natura, a condizione che ciò non indebolisca la biodiversità complessiva nell'UE, non comprometta l'orientamento regionale, non porti a speculazioni finanziarie e non interferisca con le azioni esistenti a favore della biodiversità in nessuna parte dell'Unione; e suggerisce pertanto che la negoziazione secondaria potrebbe essere limitata a una percentuale prestabilita dei crediti totali emessi. Il CdR chiede l'introduzione di meccanismi che consentano la negoziazione dei crediti al solo scopo di rispettare gli impegni ambientali, e invoca l'istituzione di un organismo di vigilanza indipendente incaricato di monitorare i flussi di crediti, verificarne l'effettivo valore ecologico e garantire la trasparenza del sistema nell'interesse dei cittadini e della credibilità generale del sistema stesso;

53.

esprime la sua disponibilità a cooperare e contribuire attivamente allo sviluppo di una politica europea in materia di regimi di crediti natura nel quadro di un nuovo gruppo di esperti dell'UE sui crediti natura, mettendo a disposizione le proprie competenze specialistiche e la propria rete di attori territoriali, e raccomanda di considerare tali regimi uno dei possibili pilastri della trasformazione ambientale dell'Unione europea.

Bruxelles, 14 ottobre 2025

La presidente

del Comitato europeo delle regioni

Kata TÜTTŐ


ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2025/6321/oj

ISSN 1977-0944 (electronic edition)


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