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Document 52025IE0595

Parere del Comitato economico e sociale europeo — Elementi costitutivi per rafforzare la base manifatturiera europea nel settore delle tecnologie pulite (parere d'iniziativa)

EESC 2025/00595

GU C, C/2026/14, 16.1.2026, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/14/oj (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, GA, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/14/oj

European flag

Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea

IT

Serie C


C/2026/14

16.1.2026

Parere del Comitato economico e sociale europeo

Elementi costitutivi per rafforzare la base manifatturiera europea nel settore delle tecnologie pulite

(parere d'iniziativa)

(C/2026/14)

Relatrice:

Corina MURAFA BENGA

Correlatore:

Guido NELISSEN

Consigliere

Mihnea CĂTUȚI (per la relatrice, III gr.)

Decisione dell'Assemblea plenaria

23.1.2025

Base regolamentare

Articolo 52, paragrafo 2, del Regolamento interno

Organo competente

Commissione consultiva per le trasformazioni industriali

Adozione in CCMI

10.7.2025

Adozione in sessione plenaria

18.9.2025

Sessione plenaria n.

599

Esito della votazione

(favorevoli/contrari/astenuti)

97/0/0

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

L'UE accoglie vari ecosistemi di tecnologie pulite riconducibili a industrie consolidate come l'energia eolica, oppure a settori emergenti, come gli elettrolizzatori, la produzione di batterie, la cattura del carbonio e tecnologie efficienti sotto il profilo idrico. Tuttavia, sebbene l'UE disponga di solide conoscenze specialistiche in materia di ricerca e sviluppo (R&S), la transizione dall'innovazione alla diffusione commerciale rimane problematica, soprattutto a paragone dei concorrenti a livello mondiale come la Cina e gli Stati Uniti.

1.2.

L'UE è un importatore netto di tecnologie pulite in molti settori e dipende in larga misura dalla Cina per i pannelli solari, le batterie e le materie prime, il che genera un rischio strategico. Le politiche statunitensi e cinesi mettono a rischio la capacità dell'Europa di aumentare gli investimenti e rafforzare la sua industria delle tecnologie pulite, anche nei settori in cui l'Europa è all'avanguardia.

1.3.

Le politiche frammentarie e i meccanismi di finanziamento rientranti nel Green Deal europeo affrontano solo parzialmente le ambizioni dell'UE nella produzione di tecnologie pulite. La mancanza di coordinamento tra le politiche e i finanziamenti dell'UE e nazionali ostacola l'efficienza, le attuali misure configurabili come aiuti di Stato avvantaggiano oltremisura gli Stati membri più ricchi, e i promotori dei progetti continuano a incontrare difficoltà per orientarsi tra i diversi finanziamenti. Le distorsioni della concorrenza a livello mondiale mettono a dura prova l'industria UE delle tecnologie pulite. L'Europa, se adottasse le giuste politiche, potrebbe trasformare le sfide nei settori energetico e idrico in opportunità per creare posti di lavoro, sviluppare nuove competenze e stimolare la crescita delle imprese.

1.4.

Per tutti questi motivi, il CESE invita la Commissione a:

adottare un quadro strategico industriale consolidato riveduto a sostegno della produzione di tecnologie pulite per la decarbonizzazione e l'efficienza idrica;

riconoscere le tecnologie pulite come un settore industriale distinto e sostenerne lo sviluppo elaborando tabelle di marcia tecnologiche, riducendo i rischi per l'innovazione attraverso progetti pilota e partenariati, e aumentando i finanziamenti, in particolare attraverso Orizzonte Europa e il 10o programma quadro (PQ);

integrare gli obiettivi dell'UE in materia di tecnologie pulite in tutte le politiche dell'Unione;

semplificare le regolamentazioni e realizzare infrastrutture per l'ingresso nel mercato, affrontare le questioni riguardanti la catena di approvvigionamento e l'adesione dei cittadini, e migliorare l'accesso ai finanziamenti e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) per le imprese in fase di avviamento (start-up); favorire la collaborazione tra i centri di ricerca, le start-up e l'industria per accelerare la commercializzazione delle nuove tecnologie e promuovere quadri favorevoli all'innovazione, come gli spazi di sperimentazione normativa nel quadro della normativa sull'industria a zero emissioni nette (Net-Zero Industry Act, o NZIA);

promuovere incentivi per l'economia circolare, destinati anche al riutilizzo e all'approvvigionamento locale, nonché quote o etichette per il contenuto riciclato;

integrare ogni tabella di marcia tecnologica con una tabella di marcia riguardante la dimensione umana e sociale, al fine di sostenere la transizione delle competenze per tutti i lavoratori. In queste tabelle di marcia andrebbero incorporati i dati forniti dall'osservatorio delle tecnologie per l'energia pulita e dall'osservatorio europeo sull'analisi del fabbisogno di competenze;

investire, ove necessario, nelle politiche per l'aggiornamento e la riqualificazione delle competenze al fine di sviluppare contenuti di apprendimento nei settori delle tecnologie pulite, anche in rapporto alla dimensione idrica, monitorando nel contempo l'efficacia e l'impatto dei programmi già avviati (ad esempio, l'Accademia europea per il solare fotovoltaico e l'Accademia europea per le batterie);

rafforzare le competenze in materia di tecnologie pulite valutando a livello dell'UE le carenze in termini di forza lavoro per il settore dell'energia pulita e delle tecnologie riguardanti le risorse idriche, garantendo nel contempo la qualità dell'occupazione e un accesso inclusivo per le donne e altri gruppi svantaggiati. La Commissione dovrebbe creare, all'interno dell'osservatorio europeo sull'analisi del fabbisogno di competenze previsto nel quadro dell'Unione delle competenze, un settore appositamente dedicato alle tecnologie pulite al fine di garantire la rapida disponibilità delle competenze richieste;

sviluppare strumenti quali un passaporto UE delle competenze, una certificazione armonizzata e legami più stretti tra gli istituti d'istruzione e il mondo dell'industria per agevolare la transizione verso posti di lavoro a zero emissioni nette;

stimolare la produzione di tecnologie pulite dell'UE attraverso un fondo europeo per la competitività, il riorientamento del Fondo per l'innovazione e la concentrazione degli investimenti della BEI nella fase iniziale, assicurando nel contempo la coesione e l'accesso delle piccole e medie imprese (PMI);

coordinare e razionalizzare i finanziamenti, riformare i quadri che disciplinano gli aiuti di Stato e rafforzare le capacità amministrative per migliorare l'assorbimento dei fondi e l'equità del mercato;

investire nei cluster regionali di tecnologie pulite, nelle reti elettriche e nell'integrazione dei mercati dei capitali, accelerando nel contempo l'iter per il rilascio delle autorizzazioni;

rafforzare la domanda di tecnologie pulite applicando la normativa sull'industria a zero emissioni nette con criteri obbligatori diversi dal prezzo per gli appalti, quote di prodotti verdi ed efficienti sotto il profilo idrico, tecnologie per l'acqua pulita, nonché norme di sostenibilità che tengano conto del carbonio incorporato;

inserire i temi della decarbonizzazione e dell'efficienza idrica negli accordi commerciali e stringere partenariati strategici volti a rafforzare le catene di approvvigionamento per le tecnologie pulite;

monitorare costantemente l'evoluzione nel settore delle tecnologie pulite dell'UE e riferire in merito ai risultati dell'attuazione delle politiche pertinenti.

2.   Informazioni di base sullo stato della produzione di tecnologie pulite in Europa

2.1.

Dal 2021 l'Europa ha registrato un aumento significativo degli investimenti nelle tecnologie pulite, trainato in particolare dalla produzione di elementi di batteria. Tuttavia, in altri settori come il solare fotovoltaico, le imprese europee dipendono in larga misura dalle importazioni, in particolare dalla Cina (1). Sebbene vengano realizzati investimenti in tutta l'UE, la maggior parte dei progetti si concentra in una manciata di paesi.

2.2.

Le condizioni macroeconomiche, compresi gli elevati tassi di interesse, hanno determinato un rallentamento degli investimenti azionari nelle tecnologie pulite nell'UE del 24 % su base annua (da 11,6 miliardi di EUR nel 2023 a 8,8 miliardi di EUR nel 2024). La contrazione degli investimenti in azioni è stata compensata dagli investimenti in titoli di debito per un valore di 23,4 miliardi di EUR nel 2024, un miglioramento significativo rispetto ai 7,9 miliardi di EUR del 2023 (2).

2.3.

Sebbene l'UE mantenga una forte presenza industriale nelle tecnologie pulite, il panorama di tale industria varia da un settore all'altro. Il settore dell'energia solare fotovoltaica si trova a dover affrontare una fase di ristrutturazione a causa della concorrenza mondiale, mentre l'energia eolica cresce lentamente ed è geograficamente disomogenea, una situazione che mette a rischio la competitività. La produzione di batterie si sta espandendo grazie a impianti industriali di grandi dimensioni (gigafactory), ma la domanda di veicoli elettrici dipende dagli incentivi finanziari forniti dai governi. La produzione di pompe di calore è in aumento malgrado gli ostacoli macroeconomici. La capacità degli elettrolizzatori è destinata a crescere, ma persiste l'incertezza in rapporto agli investimenti e all'andamento della domanda. La cattura e lo stoccaggio del carbonio si stanno sviluppando, e l'importanza del biogas sta crescendo grazie al sostegno della politica in materia. L'UE è all'avanguardia nel settore delle tecnologie pulite che sfruttano l'energia geotermica, solare termica, oceanica e pelagica (3).

2.4.

Il coordinamento della politica industriale dell'UE può ridurre l'inefficienza derivante dall'esistenza di 27 approcci concorrenti in materia di reindustrializzazione. Un quadro di governance solido dell'UE in materia di politica industriale dovrebbe andare oltre quanto proposto dalla Commissione europea e, ove necessario, andrebbero prese in considerazione strategie industriali settoriali e programmi comuni di sostegno dell'UE. L'UE deve passare da un approccio di carattere prevalentemente reattivo a una strategia industriale orientata al futuro.

2.5.

In quanto promotore dell'iniziativa faro del Blue Deal dell'UE, il CESE sottolinea che le tecnologie pulite dovrebbero essere efficienti sotto il profilo sia energetico che idrico, mentre sono essenziali misure orizzontali – come una migliore raccolta dei dati, l'ampliamento delle infrastrutture, il risparmio energetico, la digitalizzazione, oltre a un accesso migliore a servizi energetici e idrici a prezzi accessibili – al fine di rafforzare la competitività nella produzione di tecnologie pulite dell'UE.

3.   Favorire l'ecosistema dell'innovazione nel settore delle tecnologie pulite

3.1.

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, solo la metà delle tecnologie necessarie per una piena decarbonizzazione è pronta per il mercato. Occorre sviluppare e diffondere la prossima generazione di tecnologie pulite.

3.2.

Oltre un quinto delle tecnologie pulite di tutto il mondo è sviluppato nell'UE, che tuttavia sta sprecando risorse in molte tecnologie allo stadio iniziale, perché il potenziale di innovazione di cui dispone non si trasforma in capacità di produzione.

3.3.

Nel 2023 la Cina, l'UE e gli Stati Uniti rappresentavano l'85 % della spesa pubblica in R&S dato che avevano rispettivamente investito 17,5 miliardi, 13,5 miliardi e 11 miliardi di dollari USA (4). Gli investimenti pubblici nella ricerca e nell'innovazione (R&I) nel settore dell'energia pulita sono in aumento nell'UE, ma gli investimenti privati rimangono insufficienti.

3.4.

Il CESE invita la Commissione a:

3.4.1.

elaborare tabelle di marcia tecnologiche per le tecnologie emergenti a sostegno dell'innalzamento del loro livello di maturità tecnologica (Technology Readiness Level, o TRL), delineando il loro ruolo nel conseguimento degli obiettivi climatici per il 2040 e il 2050;

3.4.2.

rafforzare ulteriormente i finanziamenti europei per la R&I, nonché proteggere e ampliare i finanziamenti di Orizzonte Europa, badando a evitare tagli durante i negoziati sul quadro finanziario pluriennale (QFP);

3.4.3.

garantire che le tecnologie pulite diventino una priorità del 10o PQ per il periodo 2028-2034;

3.4.4.

promuovere le tecnologie di riduzione dei rischi sostenendo progetti dimostrativi, progetti pilota e la creazione di partenariati pubblico-privato (comprese le imprese comuni dell'UE);

3.4.5.

far rispettare la protezione dei DPI e rendere i meccanismi di finanziamento (come il Fondo per l'innovazione) più accessibili alle start-up.

4.   Accesso alle materie prime critiche e circolarità

4.1.

L'adozione dei principi dell'economia circolare può favorire nuove opportunità economiche e ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche. L'introduzione di norme in materia di riciclabilità e di efficienza delle risorse creerebbe per le industrie forti incentivi a ridurre la dipendenza dalle materie prime primarie.

4.2.

Il CESE formula le seguenti raccomandazioni:

4.2.1.

l'atteso atto legislativo sull'economia circolare dovrebbe guidare gli investimenti in materia di riciclaggio e promuovere l'uso circolare dei materiali attraverso tecnologie digitali e modelli imprenditoriali;

4.2.2.

gli Stati membri dovrebbero rafforzare le loro capacità interne di estrazione e raffinazione dei minerali chiave, nonché le capacità di trasformazione nella fase intermedia, mantenendo nel contempo standard elevati in materia ambientale e sociale;

4.2.3.

andrebbero forniti incentivi per l'approvvigionamento locale di risorse e rifiuti circolari, con quote obbligatorie o etichette facoltative per i materiali riciclati.

5.   Mobilizzazione della forza lavoro e competenze

5.1.

I settori delle tecnologie pulite rientrano tra quelli con il fabbisogno più elevato in termini di (ri)qualificazione professionale. Sarà necessaria un'analisi più approfondita dell'impatto sociale della diffusione delle tecnologie pulite, al fine di anticipare e gestire le sfide strutturali.

5.2.

I posti di lavoro nelle tecnologie pulite stanno aumentando più rapidamente che negli altri settori dell'economia (5). Un patto per l'industria pulita ambizioso, che sostenga la produzione industriale a zero emissioni nette dell'UE, può generare 1,6 milioni di posti di lavoro in più entro il 2035, raggiungendo i 2,1 milioni di posti di lavoro entro il 2040 (6), e potenzialmente anche di più se si tiene conto della dimensione idrica.

5.3.

A questo proposito il CESE raccomanda di:

5.3.1.

investire nel rafforzamento delle competenze in materia di tecnologie pulite, promuovere formazioni mirate, realizzare una valutazione a livello dell'UE sulle carenze di competenze nei settori delle tecnologie a zero emissioni nette, elaborare programmi di apprendimento mirati e, ove necessario, creare accademie NZIA;

5.3.2.

monitorare costantemente la carenza di forza lavoro nel settore delle tecnologie pulite attraverso l'osservatorio europeo sull'analisi del fabbisogno di competenze recentemente annunciato. Le tecnologie pulite dovrebbero essere una priorità nelle attività di monitoraggio dell'osservatorio, affinché questo possa lanciare segnali di preallarme in merito alla carenza di competenze e garantirne la rapida disponibilità sul mercato del lavoro;

5.3.3.

privilegiare l'obiettivo di rendere attrattive le professioni di questo settore tramite il mantenimento di norme rigorose a protezione della forza lavoro, puntando a offrire posti di lavoro sicuri, ben retribuiti e socialmente rispettati. La tabella di marcia per posti di lavoro di qualità proposta nel piano per l'industria pulita dovrebbe guidare la valutazione dei progetti nell'ambito della normativa sull'industria a zero emissioni nette e del regolamento sulle materie prime critiche;

5.3.4.

dare la priorità alla riqualificazione professionale per i gruppi svantaggiati, come i lavoratori anziani e quelli precari. Classificare i posti di lavoro a zero emissioni nette come professioni caratterizzate da carenza di personale può garantire la stabilità finanziaria durante la formazione fino all'ingresso dei lavoratori nel mercato del lavoro (7); aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nei settori della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica;

5.3.5.

mettere a punto un passaporto UE delle competenze e armonizzare i sistemi di certificazione dell'UE;

5.3.6.

creare enti intermedi volti a colmare il fossato tra istruzione e attività lavorativa, compresi partenariati tra i settori delle tecnologie pulite e le facoltà universitarie di materie tecniche, allo scopo di rafforzare lo sviluppo della forza lavoro (8);

5.3.7.

puntare a un'equa distribuzione dei posti di lavoro tra le regioni dell'UE con settori industriali in declino o che necessitano di una ristrutturazione (9), attingendo ai finanziamenti attualmente disponibili (ad esempio, il Fondo per una transizione giusta).

6.   Sbloccare gli investimenti

6.1.

Poiché il margine di manovra nel bilancio dell'UE è limitato, i programmi di finanziamento esistenti dovrebbero concentrarsi sugli anelli delle catene del valore delle tecnologie pulite in cui l'UE può acquisire vantaggi comparativi. L'UE dovrebbe cercare di reperire fondi comuni europei supplementari per finanziare il perseguimento delle sue ambizioni nel settore industriale.

6.2.

La fine di NextGenerationEU nel 2027 comporterà il disinvestimento di 35 miliardi di EUR per l'azzeramento delle emissioni nette, causando un ammanco di finanziamenti (10) che potrebbe essere in parte compensato dall'atteso fondo per la decarbonizzazione industriale, da un futuro fondo per la transizione nell'ambito del Blue Deal dell'UE, oppure dal previsto fondo europeo per la competitività (all'interno del prossimo QFP).

6.3.

L'attuale disciplina sugli aiuti di Stato ha stimolato gli investimenti, ma ha anche causato distorsioni del mercato, mentre persistono le disparità regionali. Tra il 2022 e il 2023 alcune regioni all'avanguardia hanno aumentato gli investimenti di circa 15-17 miliardi di dollari USA, mentre l'aumento osservato nell'Europa meridionale, centrale e orientale è stato solo di 3 miliardi di dollari USA (11).

6.4.

Per rendere ancora più efficace il sostegno finanziario (sia pubblico che privato), il CESE appoggia le seguenti proposte:

6.4.1.

creare un fondo europeo per la competitività all'interno del nuovo QFP, eventualmente alimentato da nuovi prestiti congiunti dell'UE tramite l'emissione di un asset europeo sicuro (2026). Il fondo dovrebbe sostenere gli investimenti azionari a favore della crescita e puntare sulle catene del valore delle tecnologie pulite, con l'obiettivo di favorire la coesione europea ed evitare un'Europa a due velocità;

6.4.2.

trasformare il Fondo per l'innovazione in un fondo per la realizzazione e destinare una quota delle sue risorse alla produzione di tecnologie pulite. Andrebbe prestata maggiore attenzione a migliorare l'accesso delle PMI a questi strumenti;

6.4.3.

imporre agli Stati membri di investire almeno il 25 % dei proventi derivanti dal sistema per lo scambio di quote di emissioni (ETS) nella produzione di tecnologie pulite, senza pregiudicare gli obiettivi sociali, anche utilizzando il meccanismo dell'asta come servizio (12) del Fondo per l'innovazione. I piani di spesa dovrebbero essere inclusi nei piani nazionali per l'energia e il clima (PNEC) (13);

6.4.4.

razionalizzare e coordinare tutti i finanziamenti destinati alla produzione di tecnologie pulite, ad esempio utilizzando portali centralizzati come la piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa; coordinare e armonizzare i regimi di sostegno nazionali, istituendo sportelli unici europei e procedure uniformi per la presentazione delle domande;

6.4.5.

concentrare nella fase iniziale gli investimenti in tecnologie pulite resi possibili attraverso i proventi del sistema ETS, anche attraverso prestiti erogati dalla Banca europea per gli investimenti (BEI);

6.4.6.

agevolare l'innovazione nel settore delle tecnologie pulite approfondendo i mercati dei capitali e rendendo l'accesso al capitale di rischio più facile per le imprese in fase di avviamento e per quelle in espansione (scale-up), in particolare attraverso un'Unione dei mercati dei capitali;

6.4.7.

rafforzare il ruolo della BEI (e delle banche di promozione nazionali) nel favorire gli investimenti del settore privato attraverso l'estensione delle (contro)garanzie ai settori delle tecnologie pulite;

6.4.8.

creare cluster regionali nel settore delle tecnologie pulite, in particolare nelle regioni in transizione industriale, facendo ricorso alla specializzazione intelligente e ai fondi esistenti, e promuovendo una collaborazione fattiva tra tutte le parti interessate, nonché creando un collegamento tra l'erogazione delle risorse pubbliche e il rispetto di criteri sociali e ambientali;

6.4.9.

semplificare le procedure in materia di aiuti di Stato previste nella futura disciplina degli aiuti di Stato nell'ambito del patto per l'industria pulita, sulla base degli insegnamenti tratti con il quadro temporaneo di crisi e transizione e il regolamento generale di esenzione per categoria, mirando nel contempo a garantire l'equità tra le regioni e a evitare distorsioni del mercato unico;

6.4.10.

riformare gli IPCEI e fornire sostegno finanziario e amministrativo per aiutare le regioni a basso reddito a integrare più facilmente le catene del valore dell'UE, anche tramite il rafforzamento della capacità amministrativa nei paesi che faticano ad assorbire i fondi;

6.4.11.

accelerare le procedure di pianificazione e gli iter per il rilascio di autorizzazioni per i nuovi progetti nel settore delle tecnologie pulite;

6.4.12.

realizzare investimenti ingenti per modernizzare e collegare tra loro le reti elettriche europee, in quanto la diffusione delle tecnologie pulite è attualmente ostacolata dalla lentezza dell'elettrificazione.

7.   Sviluppo dei mercati e creazione di mercati guida

7.1.

Molte tecnologie pulite sono ancora in una fase nascente e hanno bisogno di una maggiore diffusione sul mercato. È possibile contribuire al raggiungimento di questo risultato incentivando la loro adozione da parte del settore privato e integrando criteri sul contenuto locale e sulla resilienza sia nelle procedure di appalto pubblico che in quelle per gli appalti privati.

7.2.

Le aste indette nel quadro della normativa sull'industria a zero emissioni nette dovrebbero prevedere criteri sul consumo idrico e in materia di condotta responsabile delle imprese, cibersicurezza e capacità di esecuzione, e i fattori di sostenibilità e resilienza dovrebbero contare per il 15-30 %.

7.3.

Per rafforzare ulteriormente i mercati guida europei, il CESE invita a tenere conto delle seguenti considerazioni:

7.3.1.

la normativa sull'industria a zero emissioni nette dovrebbe essere attuata mediante appalti pubblici e aste per le energie rinnovabili che prevedano criteri obbligatori diversi dal prezzo (tra cui condizionalità sociali). Le norme in materia di sostenibilità devono essere rafforzate per rispecchiare l'impronta di carbonio e quella idrica dei materiali utilizzati nelle tecnologie a zero emissioni nette, andando ben oltre gli attuali parametri di riferimento (14);

7.3.2.

gli Stati membri dovrebbero rafforzare le regolamentazioni al fine di stimolare la domanda di prodotti rinnovabili mediante l'integrazione di criteri espliciti in materia di sostenibilità e resilienza;

7.3.3.

un «bonus per catena del valore dell'UE» a zero emissioni nette e quote per prodotti verdi ed efficienti sotto il profilo idrico in settori chiave come la siderurgia e la produzione di batterie potrebbero contribuire a ridare all'Europa la leadership nel settore delle tecnologie pulite. Per accelerare la decarbonizzazione dell'industria, l'atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale potrebbe fissare quote analoghe, come l'utilizzo di acciaio pulito nelle autovetture e nelle turbine eoliche;

7.3.4.

l'introduzione di passaporti comuni dell'UE per i prodotti (ad esempio, i passaporti per le batterie), di etichette di qualità o di dichiarazioni obbligatorie sull'impronta di carbonio e su quella idrica per i prodotti farebbe aumentare la trasparenza, aiutando i consumatori e le imprese a prendere decisioni con cognizione di causa (anche nei mercati di esportazione);

7.3.5.

il costo supplementare delle soluzioni fornite dalle tecnologiche pulite dovrebbe essere ridotto mediante meccanismi quali i contratti per differenza nel settore dell'energia o sovvenzioni supplementari fisse legate alle prestazioni ambientali dei prodotti.

8.   Condizioni di parità a livello internazionale e cooperazione

8.1.

Il settore europeo delle tecnologie pulite è sottoposto a una pressione crescente a causa delle sovvenzioni a livello mondiale, dell'allentamento delle norme ambientali e della concorrenza sleale, con conseguente aumento della dipendenza dai paesi terzi. Il disavanzo commerciale crescente con la Cina – dovuto alla sua posizione dominante nelle terre rare, a strategie industriali con protezione statale e a esportazioni di prodotti a basso prezzo – mette in evidenza le sfide che l'Europa deve affrontare in materia di competitività. L'UE è in ritardo per quanto concerne il capitale di rischio, dato che ne attira solo il 5 % rispetto al 52 % degli Stati Uniti, il che limita la sua capacità di espandere le innovazioni. L'UE deve stimolare la produzione interna, diversificare le risorse e coordinare la politica industriale con quella relativa al commercio con i paesi terzi, al fine di assicurare una concorrenza leale e catene di approvvigionamento resilienti.

8.2.

Il CESE raccomanda quanto segue:

8.2.1.

gli accordi commerciali dovrebbero comprendere capitoli specifici in materia di decarbonizzazione, efficienza idrica e tecnologie pulite, volti a promuovere la diffusione di tecnologie pulite, garantire le catene di approvvigionamento e sostenere l'accesso al mercato;

8.2.2.

l'UE deve stringere partenariati industriali strategici con paesi che condividono gli stessi principi per rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento, in quanto è improbabile riuscire a controllare l'intera catena del valore come tentano di fare la Cina e gli Stati Uniti. I partenariati per il commercio e gli investimenti puliti possono rafforzare la cooperazione, ma l'UE deve chiarire ai partner la sua proposta in termine di valore;

8.2.3.

l'UE dovrebbe rafforzare la difesa commerciale, modernizzare le infrastrutture energetiche attraverso la strategia Global Gateway e attrarre investimenti, promuovendo nel contempo il trasferimento di tecnologie. Dovrebbe altresì trovare un punto di equilibrio tra benefici del libero scambio e sostenibilità, garantendo un approvvigionamento responsabile di minerali e il dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento;

8.2.4.

andrebbero valutate le alternative a disposizione per promuovere le esportazioni di tecnologie pulite attraverso strumenti conformi alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio.

Bruxelles, 18 settembre 2025

Il presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Oliver RÖPKE


(1)  Bruegel, Clean industrial transformation: where does Europe stand? [Trasformazione industriale pulita: a che punto è l'Europa?].

(2)  Cleantech for Europe, Briefing sull'esercizio finanziario 2024.

(3)  Osservatorio delle tecnologie per l'energia pulita, Overall strategic analysis of clean energy technology in the EU [Analisi strategica generale delle tecnologie per l'energia pulita nell'UE].

(4)  Strategic Perspectives, The global net-zero industrial race is on [È iniziata la corsa industriale globale a zero emissioni nette].

(5)  Strategic Perspectives, The global net-zero industrial race is on [È iniziata la corsa industriale globale a zero emissioni nette].

(6)  Strategic Perspectives, The global net-zero industrial race is on [È iniziata la corsa industriale globale a zero emissioni nette].

(7)  E3G, How to make the best of the Green Deal Industrial Plan [Come sfruttare al meglio il piano industriale del Green Deal].

(8)  Strategic Perspectives, Poland, a strategic cleantech hub for Europe [Polonia, un polo strategico delle tecnologie pulite per l'Europa].

(9)  Ecorys, The net-zero manufacturing industry landscape across Member States [Il panorama dell'industria manifatturiera a zero emissioni nette in tutti gli Stati membri].

(10)  Strategic Perspectives, The global net-zero industrial race is on [È iniziata la corsa industriale globale a zero emissioni nette].

(11)  Strategic Perspectives, The global net-zero industrial race is on [È iniziata la corsa industriale globale a zero emissioni nette].

(12)  Commissione europea: Gara concorrenziale.

(13)  Cleantech for Europe, Lettera aperta.

(14)  E3G, How to make the best of the Green Deal Industrial Plan [Come sfruttare al meglio il piano industriale del Green Deal].


ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2026/14/oj

ISSN 1977-0944 (electronic edition)


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