COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 23.6.2017
COM(2017) 338 final
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO
sugli ostacoli al commercio e agli investimenti
1 gennaio 2016 – 31 dicembre 2016
This document is an excerpt from the EUR-Lex website
Document 52017DC0338
REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on Trade and Investment Barriers 1 January 2016 - 31 December 2016
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sugli ostacoli al commercio e agli investimenti 1 gennaio 2016 – 31 dicembre 2016
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sugli ostacoli al commercio e agli investimenti 1 gennaio 2016 – 31 dicembre 2016
COM/2017/0338 final
COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 23.6.2017
COM(2017) 338 final
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO
sugli ostacoli al commercio e agli investimenti
1 gennaio 2016 – 31 dicembre 2016
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO
sugli ostacoli al commercio e agli investimenti
1 gennaio 2016 – 31 dicembre 2016
INTRODUZIONE
Nell'ambito della strategia di accesso ai mercati, questa settima edizione della relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti analizza gli ostacoli a commercio e investimenti segnalati da imprese e Stati membri alla Commissione per mezzo del partenariato per l'accesso ai mercati 1 .
Il partenariato tra Commissione, Stati membri e imprese europee si è già dimostrato estremamente utile per ottenere informazioni sugli ostacoli al commercio, nonché per dare la giusta priorità e definire assieme una strategia comune di rimozione degli ostacoli. Basandosi su questa esperienza e tenendo conto dell'aumento del protezionismo, nella comunicazione "Commercio per tutti" 2 la Commissione ha annunciato un "partenariato rafforzato", finalizzato a potenziare le iniziative congiunte in corso e a estenderle oltre la rimozione degli ostacoli al commercio e agli investimenti per farvi rientrare l'attuazione degli accordi di libero scambio (ALS) 3 .
In questo contesto, l'edizione di questo anno della relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti è incentrata sugli ostacoli concreti che hanno un'incidenza diretta sugli operatori economici dell'UE nei paesi terzi. Questo approccio segna una transizione dalle analisi delle tendenze protezionistiche generali esaminate nella precedente edizione 4 , al fine di concentrare l'attenzione sugli ostacoli più pertinenti che interessano le esportazioni dell'UE in 51 paesi terzi 5 , segnalati attraverso il partenariato per l'accesso ai mercati e registrati nella sezione relativa agli ostacoli al commercio della banca dati sull'accesso ai mercati 6 . Questa analisi delle misure che incidono sulle imprese dell'UE permette inoltre di trarre conclusioni, che in genere confermano il continuo aumento delle tendenze protezionistiche osservate nelle precedenti relazioni sugli ostacoli al commercio e all'investimento e sul protezionismo.
La prima parte della presente relazione mostra un'analisi numerica, per paese, tipo di ostacolo e settore, dell'insieme dei 372 ostacoli attivi 7 al commercio e agli investimenti registrati nella banca dati e i nuovi 36 ostacoli rilevati nel 2016.
La seconda parte fornisce un'analisi più dettagliata dei nuovi ostacoli segnalati nel 2016 (1° gennaio – 31 dicembre 2016), illustrando le tendenze specifiche registrate in diversi paesi e settori e valutando i flussi commerciali potenzialmente colpiti.
La terza parte esamina gli strumenti utilizzati nell'ambito della strategia di accesso ai mercati al fine di affrontare gli ostacoli in questione e presenta una panoramica dei 20 ostacoli eliminati nel 2016. In base a un'analisi generale dei flussi commerciali potenzialmente colpiti e dei principali settori che ne hanno tratto beneficio, sono evidenziati altresì alcuni dei maggiori risultati positivi conseguiti.
I. PANORAMICA DEGLI OSTACOLI AL COMMERCIO E AGLI INVESTIMENTI
In questo capitolo è presentata un'analisi fattuale e numerica degli ostacoli al commercio nei paesi terzi e delle relative tendenze, basata sulla sezione riguardante gli ostacoli al commercio della banca dati sull'accesso ai mercati, nella quale sono registrati dati su tutti gli ostacoli oggetto di azioni intraprese nell'ambito del partenariato per l'accesso ai mercati.
È importante tenere conto del fatto che la banca dati (come pure la presente relazione) non fornisce un quadro completo di tutte le barriere al commercio che gli operatori economici dell'UE devono affrontare 8 . Le imprese possono decidere di non segnalare alcuni ostacoli nell'ambito del partenariato, nell'auspicio di poterli risolvere o aggirarne gli effetti oppure perché l'ostacolo in questione potrebbe non rientrare tra le priorità del partenariato. Alcune imprese possono inoltre non essere a conoscenza della possibilità di affrontare gli ostacoli attraverso il partenariato.
Mentre la banca dati sull'accesso ai mercati e la presente relazione non pregiudicano la liceità (l'illiceità) delle misure riportate, gli ostacoli segnalati sono stati tutti ritenuti problematici per le imprese dell'UE e posti in cima alle priorità per le nuove azioni del partenariato per l'accesso ai mercati, in quanto potenzialmente discriminatori, sproporzionati o restrittivi degli scambi.
A. INSIEME DEGLI OSTACOLI AL COMMERCIO E AGLI INVESTIMENTI
Al momento della redazione della presente relazione erano registrati nella banca dati sull'accesso ai mercati 372 ostacoli attivi al commercio e agli investimenti, cifra che è indice del successo del partenariato per l'accesso ai mercati in quanto istanza per rilevare gli ostacoli al commercio, ma che mostra altresì che sono ancora in atto numerose misure che limitano le opportunità degli esportatori e degli investitori dell'UE. La banca dati sull'accesso ai mercati distingue gli ostacoli al commercio registrati per paese terzo, tipo di misura e settore, suddivisione seguita anche nella presente relazione.
1. Suddivisione degli ostacoli per paese terzo
La tabella 1 presenta una rappresentazione grafica della distribuzione geografica delle misure.
Nonostante l'impegno dei leader del G20 a rifiutare il protezionismo, ribadito nel 2016 in occasione del vertice del G20 tenutosi il 4 e 5 settembre 2016 ad Hangzhou, i dieci paesi in cui è ancora presente il maggior numero di ostacoli al commercio sono tutti economie del G20. La Russia è il paese in cui è stato osservato il quantitativo più corposo di ostacoli, con 33 misure segnalate, 16 delle quali applicate direttamente alla frontiera, 14 all'interno dei confini nazionali (behind-the-border) e 3 costituite da sovvenzioni con effetti distorsivi sugli scambi. Al secondo posto per numero più elevato di ostacoli attivi si collocano il Brasile, la Cina e l'India, ciascuno con un totale di 23 misure in atto. Si tratta in particolare di misure all'interno dei confini nazionali (14 per il Brasile e 12 rispettivamente per la Cina e per l'India), ma anche direttamente alla frontiera (9 per il Brasile, 10 per la Cina e 11 per l'India). Per la Cina è stata registrata nella banca dati sull'accesso ai mercati anche una misura relativa a sovvenzioni.
Altri paesi terzi in cui sono stati rilevati 10 o più ostacoli al commercio e agli investimenti sono l'Indonesia (17), la Corea del Sud (17), l'Argentina (16), gli Stati Uniti (16), la Turchia (15), l'Australia (13), la Thailandia (11), il Vietnam (11), il Cile (10) e il Messico (10).
Tabella 1: suddivisione geografica degli ostacoli al commercio e agli investimenti nella banca dati sull'accesso ai mercati (* - paesi del G20)
2. Suddivisione di tutti gli ostacoli per tipo di misura
La banca dati sull'accesso ai mercati consente inoltre di ripartire gli ostacoli per tipo, come illustrato nella tabella 2.
Tabella 2: suddivisione per tipo degli ostacoli al commercio e agli investimenti nella banca dati sull'accesso ai mercati
Il grafico mostra che esiste uno stesso numero di ostacoli (183) nel settore delle più comuni misure alla frontiera, da un lato, e in quello delle misure all'interno dei confini nazionali dall'altro. Le misure alla frontiera sono restrizioni che incidono direttamente sulle importazioni e le esportazioni, solitamente con aumenti tariffari, restrizioni quantitative, misure sanitarie e fitosanitarie (SPS), licenze d'importazione o divieti commerciali assoluti. La Russia (16), l'India (11), l'Argentina (11), la Cina (10) e la Turchia (10) sono i paesi che sono ricorsi più spesso a tali ostacoli.
Nella banca dati sull'accesso ai mercati è registrato un numero altrettanto elevato di misure all'interno dei confini nazionali. Tra questi ostacoli rientrano le restrizioni relative a servizi, investimenti, appalti pubblici, diritti di proprietà intellettuale o ostacoli tecnici agli scambi ingiustificati. La Russia, il Brasile (14 ciascuno), la Cina (12) e l'India (12) sono i paesi in cui, in base ai dati registrati, è in atto il maggior numero di misure di questo tipo.
La terza categoria principale di ostacoli registrati è quella delle sovvenzioni con effetti distorsivi sugli scambi. Benché questo tipo di misure sia affrontato piuttosto con le inchieste antisovvenzioni, gli Stati membri e le imprese hanno scelto di segnalare alcuni sistemi di sovvenzioni (sei) anche nel quadro del partenariato per l'accesso ai mercati – aspetto che mette in evidenza le crescenti sfide rappresentate da questa pratica iniqua. È alla Russia che si deve la metà delle sovvenzioni con effetti particolarmente distorsivi sugli scambi registrate (tre), seguita da Cina, Corea del Sud e Stati Uniti (una per paese).
B. OSTACOLI AL COMMERCIO E AGLI INVESTIMENTI SEGNALATI NEL 2016
In virtù della sua portata annuale, la relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti rappresenta una buona occasione per fare il punto di anno in anno sui nuovi ostacoli, nonché sulle attività di eliminazione degli ostacoli esistenti condotte dal partenariato per l'accesso ai mercati. Secondo i dati registrati nella banca dati sull'accesso ai mercati, nel 2016 sono stati registrati 36 nuovi ostacoli in 21 paesi terzi 9 . Il numero di nuovi ostacoli introdotti nel 2016 si è quindi dimostrato alquanto in linea con le 39 nuove misure del 2015.
1. Suddivisione degli ostacoli registrati nel 2016 per paese terzo
La ripartizione geografica dei nuovi ostacoli è illustrata nella tabella 3.
Tabella 3: suddivisione geografica degli ostacoli al commercio e agli investimenti segnalati nel 2016 (* - paesi del G20)
La percentuale più elevata di nuovi ostacoli introdotti nel 2016 è stata segnalata nei rapporti commerciali e di investimento con la Russia (sei) e l'India (cinque), a riprova delle tendenze protezionistiche già rilevate nell'edizione dello scorso anno della relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti. Anche la Svizzera ha introdotto tre nuovi ostacoli, mentre l'Algeria, la Cina, l'Egitto e la Turchia rispettivamente due. I restanti 14 nuovi ostacoli sono stati registrati per altri singoli paesi terzi.
2. Suddivisione degli ostacoli segnalati nel 2016 per tipo di misura
La tabella 4 presenta una panoramica dei tre tipi principali di misure registrate nel 2016.
Tabella 4: suddivisione per tipo degli ostacoli al commercio e agli investimenti segnalati nel 2016
La maggior parte degli ostacoli registrati nel 2016 è rappresentata da misure all'interno dei confini nazionali (20), aspetto che indica un aumento del ricorso a misure interne che incidono sulle esportazioni o sugli investimenti dell'UE, spesso più difficili da rilevare e da affrontare. La maggior parte delle restrizioni registrate concernono gli scambi di merci e vi rientrano gli ostacoli normativi ingiustificati, le misure fiscali interne e i diritti di proprietà intellettuale (17). Sono stati inoltre registrati alcuni nuovi ostacoli per quanto concerne gli scambi nel settore dei servizi (due) e gli investimenti (uno).
Mentre il numero di nuovi ostacoli all'interno dei confini nazionali nel 2016 ha superato i tradizionali ostacoli al commercio affrontati dagli esportatori dell'UE alle dogane, anche il numero di nuove misure alle frontiere è rimasto significativo (13). La maggior parte di tali restrizioni ha ostacolato le importazioni nei paesi terzi, con l'incremento di tariffe doganali, quote, divieti o sistemi di rilascio delle licenze onerosi (otto). In aggiunta sono state introdotte numerose nuove restrizioni SPS (quattro). Nel 2016 il numero di nuove restrizioni alle esportazioni registrate dai partner commerciali dell'UE era più esiguo (una).
L'elenco di ostacoli segnalati nel 2016 conteneva anche nuove misure di sovvenzione (tre), sotto forma di sistemi di sovvenzioni generali (due) oppure riguardanti in particolare le attività di esportazione (uno).
3. Suddivisione degli ostacoli segnalati nel 2016 per settore
La tabella 5 mostra che la quantità di nuove misure registrate nel 2016 ha inciso su 13 settori economici.
Tabella 5: suddivisione per settore degli ostacoli al commercio e agli investimenti segnalati nel 2016
Il numero più elevato di nuovi ostacoli segnalati è stato registrato per il settore dei vini e delle bevande spiritose (sette), seguito da quello dell'agricoltura e della pesca (sei). Nei settori automobilistico, farmaceutico, dei servizi, dei dispositivi medici, dei giocattoli nonché del ferro, dell'acciaio e dei metalli non ferrosi sono stati registrati due nuovi ostacoli per settore. Singoli ostacoli sono inoltre stati segnalati nel settore dell'edilizia, dei mobili, delle TIC, della cantieristica e tessile (uno per settore). Da ultimo, sono stati segnalati anche sei ostacoli orizzontali, che interessano più ambiti.
II. PRINCIPALI OSTACOLI AL COMMERCIO E AGLI INVESTIMENTI SEGNALATI NEL 2016
Questo capitolo presenta un'analisi più approfondita dei nuovi ostacoli nei sette partner commerciali in cui nel 2016 è stata registrata l'introduzione di più ostacoli: Russia, India, Svizzera, Cina, Algeria, Egitto e Turchia. Presenta inoltre una stima dei flussi commerciali potenzialmente colpiti.
A. ANALISI QUALITATIVA DEI NUOVI OSTACOLI
1. Russia
Nel pieno di una grave crisi economica interna, nel 2016 la Russia ha continuato ad avvalersi di ostacoli al commercio per tutelare l'industria locale, confermando le tendenze osservate nelle relazioni precedenti. La Russia è il paese in cui è stato registrato il maggior numero di nuovi ostacoli introdotti nel 2016 (sei) e, con un totale di 33, si colloca al primo posto per quantità totale di ostacoli al commercio registrati.
Le sovvenzioni con effetti distorsivi sugli scambi sono tra i principali ostacoli segnalati per la Russia, che nel 2016 ha introdotto due nuove misure di questo tipo. Una delle nuove misure di sovvenzione è stata finalizzata alla promozione della produzione degli impianti industriali russi nei settori automobilistico e dei macchinari agricoli in seguito al significativo rallentamento della domanda locale. In tale contesto il governo ha emanato due decreti, che stabiliscono sovvenzioni alle esportazioni dal bilancio federale destinate a imprese che operano in Russia in questi settori.
Il governo ha inoltre introdotto restrizioni specifiche per la partecipazione delle imprese straniere nel quadro dei progetti di investimento intrapresi da società di proprietà statale o da imprese private sovvenzionate dallo Stato. Nel quadro di questa misura, la Russia ha inoltre introdotto una preferenza di prezzo del 15% per le imprese russe che partecipano a gare di appalto delle società di proprietà statale.
Inoltre, la Russia ha adottato due nuovi ostacoli relativi alla certificazione per il settore del cemento e per quello farmaceutico, al fine di tutelare la produzione locale e incoraggiare l'ulteriore localizzazione delle attività produttive. Nel settore del cemento sono stati introdotti requisiti relativi alla certificazione obbligatoria e non sono stati rilasciati certificati alle imprese importatrici (tranne che per il cemento bianco), con un conseguente blocco delle esportazioni di cemento dell'UE in Russia dal marzo 2016. La Russia ha inoltre adottato i requisiti del certificato per le "buone pratiche di fabbricazione", in relazione alla commercializzazione e al rinnovo delle autorizzazioni per l'immissione in commercio dei prodotti farmaceutici, senza però garantire capacità sufficienti per lo svolgimento di tali procedure in Russia, il che ha causato indebiti ritardi per l'industria farmaceutica dell'UE.
La Russia (assieme al Kazakhstan) ha inoltre notificato una proposta di modifica del regolamento dell'Unione economica euroasiatica sulla sicurezza dei giocattoli, intesa a introdurre requisiti relativi alla sicurezza psicologica ed educativa, un aspetto senza precedenti nella prassi internazionale e che non sembra essere correlato a obiettivi reali di sicurezza dei giocattoli.
Infine, la Russia ha introdotto una nuova misura alla frontiera di grande portata, che consiste in un divieto di transito per i vettori, sia su strada che su rotaia, dal territorio dell'Ucraina a quello del Kazakhstan e del Kirghizistan attraverso la Russia, indipendentemente dalla loro origine (ossia UE inclusa). Tali restrizioni hanno comportato un notevole incremento dei costi di trasporto per alcuni esportatori dell'UE.
È importante osservare che la Russia ha inoltre esteso a due ulteriori settori (prodotti alimentari e radio-elettronici) le annose restrizioni per le imprese straniere riguardanti la partecipazione agli appalti pubblici. Ai fini della presente relazione, queste misure non sono state considerate nuovi ostacoli, bensì nuovi aspetti di restrizioni di vecchia data relative agli appalti pubblici, che già interessavano un'ampia gamma di merci (prodotti tessili, dispositivi medici, veicoli importati, importazioni di prodotti dell'industria leggera, macchinari, attrezzature, prodotti farmaceutici e software).
La Commissione ha sollevato la questione di tutti gli ostacoli, nuovi ed esistenti, con la Russia in tutte le sedi possibili, sia in occasione del riesame della politica commerciale dell'OMC del 2016 relativo alla Russia, sia nell'ambito dei pertinenti comitati dell'OMC, nonché nelle riunioni bilaterali e nella corrispondenza. Per i casi in cui le politiche della Russia erano in contrasto con gli impegni assunti nell'ambito dell'OMC, l'UE si è avvalsa altresì della procedura di risoluzione delle controversie dell'OMC. Nel 2016 i panel dell'OMC si sono pronunciati a favore dell'UE per quanto concerne le esportazioni dell'UE di prodotti di carne suina (decisione confermata dall'organo di appello il 23 febbraio 2017) e le eccessive tariffe doganali russe per taluni prodotti agricoli e manifatturieri (il termine ragionevole affinché la Russia si conformi alla decisione dell'OMC non era ancora scaduto al momento della redazione della presente relazione).
2. India
Con l'introduzione di cinque nuovi ostacoli nel 2016, l'India ha raggiunto un totale di 23 ostacoli e confermato le tendenze protezionistiche individuate nella relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti dello scorso anno. Nella maggior parte dei casi, le nuove restrizioni messe in atto consistono in misure all'interno dei confini nazionali (quattro) relative a un'ampia gamma di settori, tra cui quello dell'acciaio, dei dispositivi medici, dei prodotti tessili, nonché dei vini e delle bevande spiritose.
Per quanto riguarda il settore dell'acciaio, l'India ha applicato prezzi minimi all'importazione, introdotti inizialmente nel febbraio 2016 per 173 prodotti di acciaio. La misura è stata prorogata da ultimo per due mesi nel dicembre 2016, per 19 prodotti di acciaio 10 . In aggiunta, a giugno 2016 è stato ampliato l'elenco di prodotti che rientrano nell'ambito del sistema di certificazione obbligatoria, a cura dell'Ufficio indiano di normazione (Bureau of Indian Standards – BIS), per includere altri 3 prodotti di acciaio inossidabile, oltre ai 35 prodotti di acciaio previsti dall'ordinanza sul controllo di qualità del 2012.
In India i dispositivi medici sono ancora regolamentati come "farmaci" conformemente ai termini della legge e delle norme nazionali in materia di farmaci e cosmetici, che fissano senza motivo requisiti più rigorosi. In tale contesto, le esportazioni di dispositivi medici "rimessi a nuovo" (ossia prodotti che sono stati completamente ricondizionati e che pertanto non possono essere considerati dispositivi di seconda mano) sono vietate, il che limita le possibilità di esportazione dei produttori dell'UE.
Per quanto concerne i prodotti tessili, sono stati introdotti dazi supplementari doppi rispetto ai precedenti (dal 30% al 60%) per i prezzi massimi di vendita al dettaglio di determinati articoli. Questo incremento, associato alle relative tasse di atterraggio, comporta pesanti oneri per il settore dell'abbigliamento dell'UE.
Inoltre, le opportunità commerciali offerte dal settore dei vini e delle bevande spiritose in India sono inficiate da divergenze normative non giustificate dalle norme internazionali in materia di requisiti di etichettatura e da misure di imposizione interna.
Mentre nel 2016 si sono registrati sviluppi parzialmente positivi nelle esportazioni di apparecchiature per le telecomunicazioni, persistono altri requisiti onerosi, come ad esempio l'obbligo di riesportare dispositivi elettrici ed elettronici usati in caso di interventi di riparazione, verifica, ricerca e sviluppo o progetti. Ne conseguono ritardi delle importazioni, che incidono negativamente sia sulla riparazione delle reti di telecomunicazione che sui potenziali progetti di cooperazione nel settore della ricerca.
I negoziati per un ALS di ampia portata con l'India sono de facto in stallo dall'estate del 2013, a causa di una discordanza nel livello di ambizioni e aspettative. La Commissione solleva regolarmente tali questioni con le autorità indiane in tutte le sedi multilaterali e bilaterali disponibili, quali i comitati sugli ostacoli tecnici agli scambi (TBT) dell'OMC o i gruppi di lavoro UE-India e il sottocomitato UE-India per il commercio.
3. Svizzera
Per la Svizzera il partenariato per l'accesso ai mercati ha rilevato nel 2016 tre nuovi ostacoli, che portano a sette il totale di ostacoli registrati. Due delle nuove restrizioni interessano i settori dei servizi. Sinora, le imprese dell'UE che fornivano servizi erano tenute a registrarsi in Svizzera ai fini dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) qualora il fatturato annuale raggiungesse una determinata soglia. Una nuova normativa proposta nel 2016 modificherebbe il riferimento, spostandolo dal fatturato in Svizzera al fatturato prodotto a livello mondiale. Di conseguenza, la maggior parte delle imprese dell'UE che forniscono servizi transfrontalieri in Svizzera dovrebbero registrarsi ai fini dell'IVA e versare tale imposta. In aggiunta, un'impresa che ha sede nell'UE dovrebbe designare un rappresentante fiscale in Svizzera, con conseguenti costi aggiuntivi. È altresì prevista la modifica delle norme per le spedizioni di valore esiguo, esenti dall'IVA, che renderà meno interessanti le importazioni di piccolo valore (in particolare, tramite il commercio elettronico).
In aggiunta, un nuovo requisito in materia di registrazione per gli artigiani, introdotto nel Canton Ticino, stabilisce un obbligo di registrazione per diverse professioni artigianali (ad esempio, carpentieri, imbianchini, giardinieri) in base ai requisiti professionali (ad esempio, diploma e anni minimi di esperienza pratica) e personali (ad esempio, nessun precedente penale). Il richiedente è tenuto a dimostrare il rispetto di tali requisiti e, nel caso di cittadini stranieri, fornire documenti certificati rilasciati dalle autorità competenti. Questa misura ha ripercussioni negative sulle possibilità dei professionisti europei di fornire questi servizi.
La Svizzera ha inoltre introdotto una misura alla frontiera, nello specifico riclassificando le tariffe doganali per le carni insaporite, che hanno subito un notevole incremento. Benché nel frattempo si sia deciso di ridurre la tariffa doganale per le carni insaporite "importate per la produzione di carni secche", gli importatori dovranno dimostrare su richiesta che la carne è stata importata per questo fine. Parte delle esportazioni dell'UE continuerà pertanto a essere soggetta a dazi più elevati.
L'UE ha sollevato la questione dei suddetti ostacoli con la Svizzera, sia a livello locale, con gli esperti e la squadra incaricata dell'accesso ai mercati, sia in maniera più formale nelle riunioni dei pertinenti comitati congiunti in materia di dogane, libera circolazione delle persone e agricoltura.
4. Cina
Come evidenziato nelle precedenti relazioni sugli ostacoli al commercio e agli investimenti e nella banca dati sull'accesso ai mercati, la Cina resta uno dei partner dell'UE che applica le politiche più restrittive per gli scambi. In Cina le imprese dell'UE devono affrontare numerosi ostacoli, in atto da molto tempo, quali gli obblighi di costituire joint venture, le restrizioni all'ingresso al mercato, gli obblighi per il trasferimento di tecnologie e regolamentazioni tecniche ingiustificate. La produzione della Cina continua inoltre a rappresentare il fattore principale dell'attuale e crescente sovraccapacità del settore dell'acciaio a livello mondiale, così come di molti altri, non solo nei tradizionali comparti ad elevata intensità energetica, ma sempre più anche nelle industrie ad alta tecnologia. In alcuni casi, la sovraccapacità della Cina oltrepassa la produzione totale dell'UE o l'intero mercato dell'Unione. Si viene così a creare un rischio di dumping con pratiche di prezzo sleali, con conseguenti forti perturbazioni del mercato nell'UE.
Per il 2016 in particolare, sono stati segnalati al partenariato per l'accesso ai mercati due nuovi ostacoli (entrambe misure normative all'interno dei confini), uno nel settore dei mobili, l'altro in quello dei dispositivi medici.
Per quanto concerne il settore dei mobili, sono state introdotte limitazioni per il livello di determinati composti organici volatili, in contrasto con le norme internazionali, che comportano per le imprese dell'UE un serio rischio di non riuscire a vendere i propri prodotti in Cina. La Commissione ha sollevato tali questioni nella risposta alle notifiche pertinenti in materia di TBT e a più riprese in seno al comitato TBT dell'OMC e nelle riunioni bilaterali del comitato UE-Cina.
Per quanto concerne i dispositivi medici, nel 2016 la Cina ha aggiornato i requisiti di regolamentazione, pubblicando un secondo elenco che include 350 dispositivi esentati dalle prove cliniche. Tuttavia, per essere registrati in Cina, i dispositivi più innovativi devono ancora essere sottoposti a prove cliniche, da effettuare nel paese. La Commissione ha chiesto più volte alla Cina di conformare il sistema normativo nazionale in materia di dispositivi medici alle norme e alle pratiche internazionali, anche in occasione della tavola rotonda UE-Cina degli esperti in materia di dispositivi medici, del dialogo normativo annuale UE-Cina e della riunione sull'accesso ai mercati, nonché all'incontro di alto livello tra l'UE e l'Amministrazione cinese per gli alimenti e i medicinali.
Oltre ad affrontare i nuovi ostacoli registrati nel 2016, l'UE sta ovviamente prendendo anche tutte le misure necessarie che possano contribuire a eliminare i 23 ostacoli attualmente registrati nella banca dati sull'accesso ai mercati. Tuttavia, le possibilità di creazione di nuovi ostacoli restano molto elevate. Ad esempio, la Cina sta introducendo norme orizzontali in materia di sicurezza, con effetti significativi in diversi settori. Inoltre, recentemente la Cina ha riferito di una prossima legislazione in settori importanti per gli operatori economici dell'UE, come quello dei veicoli alimentati con le nuove energie. La Cina ha altresì dichiarato di volere introdurre requisiti di certificazione alimentare ingiustificati, che interessano un'ampia gamma di prodotti, tra cui bevande (alcoliche e analcoliche), dolciumi, cioccolatini, biscotti, confetture, composte e altri preparati a base di frutta, prodotti macinati o in chicchi, cereali da colazione e prodotti secchi, come noodle e paste alimentari. Se confermate, queste misure saranno oggetto della prossima edizione della relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti.
5. Algeria
L'Algeria non è stata tra i principali paesi oggetto delle relazioni precedenti. Tuttavia, a causa del peggioramento del saldo delle partite correnti e della bilancia commerciale e nell'ambito delle iniziative volte a incrementare la produzione industriale locale, il paese ha introdotto nel 2016 due importanti ostacoli, con pesanti ripercussioni per gli esportatori di diversi settori.
In seguito all'adozione di una normativa del 2015, che consente l'applicazione di restrizioni quantitative potenzialmente di ampia portata, è stato introdotto un regime di licenze d'importazione per quattro categorie di prodotti (veicoli, cemento, tondo per cemento armato e vergelle d'acciaio), che ha inciso notevolmente sulle attività degli esportatori dell'UE nel 2016. A titolo di esempio, nel 2016 sono state rilasciate soltanto 57 000 licenze per le esportazioni di automobili dell'UE, un calo significativo rispetto alle esportazioni effettuate dall'Unione nello stesso mercato in anni precedenti (ad esempio, circa 245 000 veicoli nel 2012). Anche i settori del cemento armato, del cemento e delle vergelle d'acciaio hanno risentito considerevolmente della misura.
Inoltre l'Algeria ha continuato a ricorrere alle politiche di localizzazione industriale, avviate con la legge finanziaria del 2015 mediante adozione di un decreto volto a introdurre dal 2016 un credito al consumo orizzontale per l'acquisto di prodotti fabbricati o assemblati in Algeria.
L'UE ha sollevato tali questioni con l'Algeria nel quadro dell'accordo di associazione UE-Algeria, ma il paese continua a dimostrarsi restio a modificare le politiche di restrizione degli scambi, contribuendo in tal modo allo stallo dei negoziati di adesione all'OMC.
6. Egitto
L'Egitto non è mai stato al centro di precedenti relazioni. Tuttavia, il paese sta mettendo in atto sempre più ostacoli che hanno ripercussioni sugli scambi commerciali. Di recente, con l'adozione di una misura trasversale che include 25 categorie di merci, da prodotti agricoli, biciclette, cosmetici e indumenti sino a piastrelle in ceramica e mobili, il governo egiziano ha introdotto una registrazione obbligatoria delle imprese che intendono esportare i loro prodotti in Egitto. Tra i documenti necessari per la registrazione, il decreto prevede una certificazione della messa in atto di un sistema di controllo della qualità da parte del produttore e/o del titolare del marchio. Tutti i documenti da fornire devono essere certificati da una Camera di commercio, approvati da un'ambasciata egiziana e tradotti da un centro di traduzione accreditato. La misura solleva preoccupazioni in merito alla relativa compatibilità con il quadro dell'OMC e con quello dell'accordo di associazione UE-Egitto e crea una serie di difficoltà pratiche per le imprese (mancanza di trasparenza del processo di registrazione, mancanza di procedure di ricorso, ritardi eccessivi, ecc.).
L'UE ha espresso timori al riguardo in tutte le sedi disponibili, anche in seno al comitato TBT dell'OMC, nel quadro bilaterale garantito dall'accordo di associazione UE-Egitto, attraverso la delegazione dell'UE a Il Cairo, nonché via una missiva ad alto livello politico.
L'Egitto sta inoltre preparando un progetto per un regime di incentivi fiscali nel settore automobilistico, finalizzato alla localizzazione forzata, in base al quale verrebbero garantite detrazioni fiscali alle imprese che presentano una determinata percentuale di componente locale, un quantitativo di produzione locale e/o una soglia di esportazione dall'Egitto.
7. Turchia
Negli ultimi anni la Turchia ha conservato diversi ostacoli al commercio, che violano gli obblighi assunti nell'ambito dell'Unione doganale UE-Turchia, quali procedure doganali onerose o dazi aggiuntivi. Nel 2016 la Turchia ha introdotto altre due misure restrittive degli scambi, che hanno portato a 15 il numero di ostacoli al commercio segnalati.
Uno dei nuovi ostacoli consiste nell'applicazione, da parte della Turchia, di requisiti di certificazione eccessivi per un'ampia gamma di prodotti (tra i quali, macchinari, pompe e motori elettrici), sebbene non si siano verificati casi di malfunzionamento né difetti dei prodotti. Molte imprese dell'UE hanno quindi riscontrato problemi nelle procedure doganali per le esportazioni di prodotti in Turchia.
Un altro nuovo importante ostacolo al commercio è rappresentato dall'attuazione da parte delle autorità turche di misure di localizzazione forzata nel settore farmaceutico, volte a sostenere la produzione interna in Turchia. Il ministero della Salute turco ha chiesto ai produttori stranieri di diversi prodotti farmaceutici di garantirne la produzione in loco. In mancanza di un "sufficiente" impegno alla localizzazione da parte dei produttori stranieri, i prodotti saranno depennati dall'elenco dei prodotti rimborsabili nell'ambito del sistema di assicurazione sanitaria turco. In concreto i prodotti verrebbero così esclusi dal mercato turco. La misura è discriminatoria nei confronti delle importazioni e avrà pesanti ripercussioni sulle capacità dell'industria farmaceutica dell'UE di esportare i propri prodotti e di operare in Turchia, con il rischio di perdere una significativa quota di mercato.
L'UE ha sollevato le proprie preoccupazioni riguardo a entrambe le misure in occasione di diverse riunioni bilaterali con il ministero dell'Economia e il ministero della Salute, nonché con l'Agenzia per i medicinali e i dispositivi medici della Turchia. La Commissione continuerà a occuparsi di questi ostacoli e altre barriere al commercio per impedire un'ulteriore intensificazione delle misure protezionistiche, accrescere l'accesso al mercato per le imprese europee e migliorare il contesto commerciale generale. Il rispetto da parte della Turchia degli obblighi assunti nell'ambito dell'unione doganale UE-Turchia sarà preso in considerazione anche nell'ambito dei futuri negoziati per l'aggiornamento e l'ampliamento dell'unione doganale.
B. FLUSSI COMMERCIALI POTENZIALMENTE COLPITI DAGLI OSTACOLI SEGNALATI NEL 2016
Effettuare una stima delle ripercussioni economiche di specifici ostacoli al mercato resta un compito complesso, che richiede una stretta collaborazione tra la comunità imprenditoriale, gli Stati membri e la Commissione. Uno dei fattori necessari per dare la giusta priorità a ciascun ostacolo al commercio nell'ambito del partenariato per l'accesso ai mercati è rappresentato dalle ripercussioni attese per le nuove misure segnalate.
Sebbene la Commissione intenda in futuro prestare maggiore attenzione alla raccolta di queste informazioni nel quadro del partenariato, nonostante i miglioramenti, i dati economici disponibili al momento per gli ostacoli registrati restano parziali. Pertanto, nella presente sezione è presentata un'analisi dei flussi commerciali potenzialmente colpiti dai nuovi ostacoli allo scambio di merci, basata su dati bilaterali relativi alle esportazioni dell'UE (e dati sulle importazioni nel caso di restrizioni all'esportazione di paesi terzi) per i pertinenti codici tariffari del sistema armonizzato (SA). Poiché gli ostacoli introdotti nel 2016 possono già avere limitato le esportazioni dell'UE nel corso dello stesso anno, l'analisi è basata sulla media dei flussi commerciali dei tre precedenti anni consecutivi, dal 2013 al 2015. Pur non potendo misurare le esatte ripercussioni degli ostacoli al commercio su tali flussi commerciali 11 , l'analisi fornisce almeno un'indicazione della portata delle esportazioni sottostanti potenzialmente colpite dagli ostacoli al commercio.
Questo metodo è stato applicato per 32 dei 36 ostacoli registrati nel 2016, ad eccezione di due misure relative ai servizi e una agli investimenti (per le quali non sono disponibili dati sui flussi commerciali) e di una misura orizzontale determinante, per la quale non è stato possibile individuare alcun settore specificatamente colpito.
In base ai risultati delle stime, i nuovi ostacoli al commercio registrati nel 2016 hanno avuto un impatto potenziale sulle esportazioni dell'UE di un valore pari a 27,17 miliardi di EUR 12 . Questo importo supera il totale delle esportazioni dell'UE verso partner commerciali quali il Sud Africa 13 , l'Algeria 14 o l'Ucraina 15 e rappresenta l'1,6% di tutte le esportazioni dell'UE a livello mondiale negli stessi anni.
Secondo le stime, le misure introdotte dalla Russia potrebbero avere - se considerate complessivamente – il maggiore impatto sulle esportazioni dell'UE, con un'incidenza sui flussi commerciali sino a 12,26 miliardi di EUR. Seguono, per l'impatto potenziale degli ostacoli messi in atto, l'Algeria (3,75 miliardi di EUR), la Cina (3,7 miliardi di EUR), la Turchia (2,69 miliardi di EUR), l'India (2,2 miliardi di EUR) e l'Egitto (1,72 miliardi di EUR).
L'analisi ha inoltre rivelato che le nuove misure introdotte dalla Russia interessavano in particolare settori in cui le esportazioni dell'UE nel paese sono tradizionalmente forti. Ad esempio, prima dell'introduzione dei requisiti di certificazione non giustificati per i prodotti farmaceutici, il valore delle esportazioni di medicinali dell'UE in Russia era pari a 6,1 miliardi di EUR l'anno, mentre le sovvenzioni per le automobili e i macchinari agricoli potrebbero avere un impatto sui flussi commerciali nei rispettivi settori di un valore di 5,85 miliardi di EUR l'anno in esportazioni dall'UE in Russia.
Anche la decisione dell'Algeria di introdurre nuove restrizioni quantitative e un sistema di licenze d'importazione per i veicoli a motore, il cemento, l'acciaio e le vergelle d'acciaio potrebbe avere ripercussioni significative per le esportazioni dell'UE, che in questi settori raggiungevano precedentemente i 3,75 miliardi di EUR.
Tra gli altri ostacoli con un impatto potenziale sui principali flussi commerciali rientrano gli obblighi relativi alle prove cliniche imposti dalla Cina per i dispositivi medici europei, che potrebbero mettere a repentaglio 2,95 miliardi di EUR in esportazioni dell'UE, le onerose procedure doganali applicate dalla Turchia per diversi prodotti, tra cui macchinari, pompe e motori elettrici, che potrebbero avere un impatto negativo sulle importazioni dell'UE per un valore di 2,6 miliardi di EUR, nonché l'ostacolo rappresentato dai prezzi minimi all'importazione, introdotto dall'India per l'acciaio e che potrebbe avere ripercussioni negative sulle esportazioni dell'UE per un valore di 1,36 miliardi di EUR. Inoltre, i requisiti di registrazione degli stabilimenti applicati dall'Egitto, che interessano 25 categorie di merci, da prodotti agricoli, biciclette, cosmetici e indumenti sino a piastrelle in ceramica e mobili, potrebbero avere un impatto sui flussi commerciali per un valore di 1,03 miliardi di EUR in esportazioni dell'UE.
L'elevata quantità di scambi potenzialmente colpiti dall'introduzione di nuovi ostacoli all'accesso ai mercati riconferma l'importanza della strategia di accesso ai mercati dell'UE e del "partenariato rafforzato" per monitorare e affrontare le misure di restrizione degli scambi a livello mondiale, nonché per attribuirvi la giusta priorità e rispondervi con gli strumenti più appropriati.
III. PRINCIPALI OSTACOLI AL COMMERCIO E AGLI INVESTIMENTI ELIMINATI NEL 2016
Questa sezione descrive la strategia applicata dalla Commissione per affrontare gli ostacoli al commercio e agli investimenti nel 2016 e i risultati ottenuti in termini di ostacoli eliminati. Esamina poi in maggior dettaglio alcuni dei maggiori successi del 2016. Infine, presenta una stima del valore degli scambi colpiti dalle misure in questione prima della loro rimozione.
A. STRATEGIA DELL'UE PER AFFRONTARE GLI OSTACOLI AL COMMERCIO E AGLI INVESTIMENTI
Nella precedente edizione della relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti erano già stati analizzati i principali strumenti utilizzati dal partenariato per l'accesso ai mercati per affrontare i crescenti ostacoli nei paesi terzi 16 . Nel corso del 2016 il partenariato per l'accesso ai mercati ha continuato a ricorrere a una gamma di strumenti di analoga portata, per risolvere le questioni relative all'accesso al mercato.
Nel quadro dell'OMC, l'UE continua a sostenere con vigore l'agenda commerciale multilaterale e il sistema multilaterale di risoluzione delle controversie. L'UE ha inoltre confermato il suo ruolo attivo e costruttivo nei comitati dell'OMC (che si occupano ad esempio di TBT 17 , SPS 18 , SCM 19 , TRIMS 20 , procedure in materia di licenze d'importazione e restrizioni relative alla bilancia dei pagamenti), che nel 2016 hanno garantito utili opportunità per sollevare le preoccupazioni dell'UE riguardo alle misure descritte nei capitoli precedenti.
Nei casi in cui i meccanismi di consultazione si siano dimostrati insufficienti per rimuovere efficacemente gli ostacoli che hanno ripercussioni negative sugli interessi dell'UE, l'Unione si è avvalsa altresì della procedura di risoluzione delle controversie dell'OMC. Nel 2016 l'UE ha avviato due nuovi procedimenti, uno relativo ai dazi e ad altre restrizioni all'esportazione di materie prime imposti dalla Cina (DS 509) e l'altro riguardante il trattamento discriminatorio applicato alle esportazioni di bevande spiritose dell'UE in Colombia (DS 502). Sempre nel 2016, due panel dell'OMC si sono pronunciati a favore dell'UE (nelle controversie DS 475 e DS 485, riguardanti rispettivamente le disposizioni russe sull'importazione di prodotti suini e il trattamento tariffario russo applicato a determinati prodotti agricoli e manifatturieri).
Inoltre, l'UE ha continuato a perseguire un'agenda ambiziosa di negoziati commerciali, altro importante strumento per aprire i mercati ed eliminare gli ostacoli al commercio. Nel corso del 2016 è stato sottoscritto l'accordo economico e commerciale globale con il Canada (CETA), si è conclusa l'adesione dell'Ecuador all'ALS con la Colombia e il Perù, i negoziati per l'ALS con il Giappone hanno registrato notevoli progressi, le discussioni nell'ambito dell'ALS con il MERCOSUR sono state riprese, è iniziato l'ammodernamento dell'ALS con il Messico e sono stati avviati nuovi negoziati con diversi paesi, tra cui l'Indonesia, le Filippine e la Tunisia. Molti ostacoli all'accesso ai mercati sono stati affrontati direttamente durante i negoziati. Ad esempio, in seguito alla sottoscrizione del CETA con il Canada nel 2016, l'eliminazione delle tariffe doganali è stata integrata dalla rimozione di numerosi e significativi ostacoli all'interno dei confini nazionali applicati in diversi settori, come quello dei vini e delle bevande spiritose.
Nell'ambito del partenariato rafforzato per l'accesso ai mercati e considerato l'aumento delle tendenze protezionistiche, la Commissione ha deciso altresì di potenziare la collaborazione con gli Stati membri e le imprese, per migliorare le attività di coordinamento con i paesi terzi intese a eliminare gli ostacoli. In particolare, la Commissione ha intensificato le discussioni con gli attori del partenariato per l'accesso ai mercati riguardo agli ostacoli al commercio in atto nei paesi con i quali sono previsti o in corso negoziati ALS, al fine di definire la migliore strategia possibile per affrontarli.
L'attuazione e l'applicazione degli accordi commerciali resta inoltre uno degli aspetti fondamentali delle politiche commerciali dell'UE. Le strutture di attuazione istituite dagli ALS apportano un contributo significativo all'eliminazione di specifici ostacoli al commercio. Ad esempio, nel 2016 è il caso dell'accordo di libero scambio UE-Corea del Sud e dell'accordo di libero scambio globale e approfondito (DCFTA) UE-Ucraina. Quest'ultimo accordo ha iniziato a essere applicato in via provvisoria il 1° gennaio 2016 (cfr. sezione III.C della presente relazione). La Commissione sta inoltre verificando attentamente che gli impegni assunti nell'ambito del CETA siano recepiti nel diritto canadese ed effettivamente attuati. L'accordo CETA fornisce inoltre il quadro necessario per dibattere degli ostacoli che possono essere applicati in aree quali le misure SPS, gli ostacoli TBT o gli investimenti. Nel contesto del "partenariato rafforzato" annunciato nella strategia "Commercio per tutti" adottata nell'ottobre 2015, la Commissione pubblicherà più avanti nel corso dell'anno una relazione mirata sull'attuazione dell'ALS.
B. PANORAMICA DEGLI OSTACOLI ELIMINATI NEL 2016
1. Suddivisione degli ostacoli eliminati nel 2016 per paese terzo
Grazie agli sforzi profusi da tutti gli attori del partenariato per l'accesso ai mercati, nel 2016 è stato possibile rimuovere, del tutto o in parte, 20 ostacoli al commercio registrati applicabili in 12 diversi paesi terzi. I risultati conseguiti lo scorso anno sono nell'insieme comparabili alle 23 misure affrontate nel 2015.
La tabella 6 presenta i paesi terzi in cui si sono ottenuti i migliori esiti nell'eliminazione degli ostacoli. La Corea del Sud è risultata il primo paese per numero di ostacoli al commercio eliminati nel 2016 (cinque), seguita dalla Cina (tre), da Israele e dall'Ucraina (due ciascuno). Anche in Argentina, Botswana, Brasile, Egitto, India, Giappone, Taiwan e Turchia è stato possibile eliminare un ostacolo per paese.
Tabella 6: suddivisione geografica degli ostacoli al commercio e agli investimenti eliminati nel 2016 (* - paesi del G20)
Tuttavia, è opportuno ricordare che, non fornendo una panoramica completa di tutti gli ostacoli al commercio affrontati dagli esportatori dell'UE, la banca dati sull'accesso ai mercati non delinea un quadro complessivo neppure di tutti gli ostacoli eliminati nel 2016. In particolare, in caso di negoziati ALS in corso, gli ostacoli e la loro rimozione non sono talvolta stati segnalati. In futuro questo aspetto sarà monitorato più attentamente dal partenariato per l'accesso ai mercati, nel contesto del "partenariato rafforzato".
2. Suddivisione degli ostacoli eliminati nel 2016 per tipo di misura
Esaminare il crescente ricorso nel 2016 a ostacoli all'interno dei confini nazionali (20) rispetto alle misure alla frontiera (13) è utile per analizzare l'efficacia dimostrata lo scorso anno dall'UE nell'affrontare le diverse tipologie di misure.
La tabella 7 mostra che la strategia di accesso ai mercati ha ugualmente contribuito all'eliminazione di misure alla frontiera (10) e all'interno dei confini (10), a dimostrazione del fatto che questo insieme di strumenti è efficace anche per affrontare le misure spesso più difficili da rilevare.
Per quanto concerne le 10 misure alla frontiera eliminate, la maggior parte riguardava questioni in materia di SPS (sette), mentre gli altri ostacoli rimossi erano costituiti da divieti all'importazione o misure doganali (sette).
Per le 10 misure all'interno dei confini nazionali, i risultati più positivi sono stati ottenuti nell'ambito delle misure normative o impositive per lo scambio di merci (nove) e anche nel settore dei servizi è stata rimossa una misura.
3. Suddivisione degli ostacoli eliminati nel 2016 per settore
La tabella 7 presenta un quadro sintetico dei principali settori economici in cui nel 2016 sono stati eliminati ostacoli al commercio. L'agricoltura e la pesca sono al primo posto, con la rimozione (totale o parziale) di otto ostacoli, in particolare relativi a questioni in materia di SPS (cinque). Anche nell'industria dei vini e delle bevande spiritose sono stati eliminati un buon numero di ostacoli (tre), seguita dal settore automobilistico e da quello dei cosmetici (due ciascuno). Sono stati inoltre rimossi singoli ostacoli nei settori elettronico, farmaceutico e delle TIC. Infine, sono stati eliminati due ostacoli orizzontali, entrambi in Corea del Sud, uno relativo alla verifica dell'origine e un altro (rimosso in via provvisoria) riguardante il trattamento tariffario delle merci riparate (reimportate) (cfr. altresì la sezione III.C.1).
Tabella 7: Suddivisione per settore degli ostacoli al commercio e agli investimenti eliminati nel 2016 e registrati nella banca dati sull'accesso ai mercati
C. ANALISI QUALITATIVA DEGLI OSTACOLI ELIMINATI NEL 2016
Questa sezione presenta un'analisi più approfondita degli ostacoli eliminati nei quattro partner commerciali per i quali nel 2016 si è registrato il maggior numero di ostacoli rimossi: Corea del Sud, Cina, Israele e Ucraina.
1. Corea del Sud
Una tendenza particolarmente positiva è stata osservata in Corea del Sud, dove è stato introdotto un solo nuovo ostacolo, mentre cinque sono stati eliminati, il che evidenzia l'efficacia della struttura di attuazione dell'ALS quale strumento per affrontare gli ostacoli al commercio (cfr. altresì la sezione III.A).
Mentre i flussi commerciali nel settore automobilistico hanno subito significativi miglioramenti dall'applicazione dell'ALS, alcune questioni relative all'accesso al mercato in questo settore restano irrisolte. La Commissione ha continuato a sollevare preoccupazioni al riguardo nell'ambito del gruppo di lavoro ALS sul settore automobilistico. In questo contesto, nel 2016 la Corea del Sud ha deciso di modificare i suoi requisiti unici in materia di dimensione dei siti produttivi e autorizzazioni e di allineare alle norme internazionali alcuni regolamenti (ad esempio, la questione dei 48 V nell'ambito del regolamento UNECE n. 100). La Commissione continuerà a sollevare la questione degli ostacoli restanti nell'ambito degli organismi responsabili dell'attuazione dell'ALS e di eventuali modifiche all'accordo in vigore.
Nel 2016 è stato eliminato un ostacolo anche nel settore dei cosmetici. In seguito all'intervento dell'UE con le controparti sudcoreane è stata introdotta una modifica a una misura discriminatoria, che imponeva agli operatori dei negozi duty-free dei centri cittadini in Corea del Sud di riservare una superficie minima alla vendita di prodotti domestici. Ora meno discriminatorio, l'obbligo prevede di riservare una superficie minima per la vendita di prodotti delle piccole e medie imprese.
Nel settore del commercio nei prodotti agricoli, gli aspetti distorsivi degli scambi comportati da una proposta di regolamento contenente requisiti tecnici non giustificati per il formaggio di latte crudo, con ripercussioni negative sulle imprese dell'UE, sono stati mitigati in seguito agli interventi dell'Unione.
A livello più orizzontale, la Corea del Sud ha inoltre modificato le procedure doganali relative alla verifica dell'origine. Sino al 2016 i servizi doganali della Corea del Sud effettuavano le verifiche dell'origine per le merci dell'UE in un modo analogo al metodo di verifica diretta dell'origine, ossia rivolgendosi direttamente agli importatori. Le imprese dell'UE di diversi settori hanno denunciato questo approccio contrario alla verifica indiretta dell'origine prevista dall'ALS. In seguito agli interventi dell'UE, la Corea del Sud ha accettato di applicare verifiche indirette dell'origine, in linea con l'ALS, migliorando notevolmente la situazione per gli esportatori dell'UE.
Un'altra annosa questione orizzontale riguarda il trattamento tariffario applicato dalla Corea del Sud alle merci riparate (reimportate). L'ALS UE-Corea del Sud non contiene disposizioni che prevedano l'esenzione delle merci riparate dai dazi doganali alla reimmissione in Corea del Sud dopo le riparazioni effettuate nell'UE. In seguito ai frequenti interventi della Commissione, nel dicembre 2016 la Corea del Sud ha esteso l'attuale esenzione dai dazi sino alla fine del 2018. Oltre a questa soluzione provvisoria, l'UE continuerà inoltre a cercare una soluzione di lungo termine alla questione, anche nell'ambito di eventuali modifiche all'ALS.
2. Cina
La Cina resta tra i paesi che più utilizzano gli ostacoli al commercio, sia per totale di misure registrate (23) che per numero di nuove misure introdotte nel 2016 (due). Tuttavia, nel 2016 si sono registrati sviluppi positivi per tre ostacoli al commercio registrati, a dimostrazione del fatto che la strategia dell'UE per l'eliminazione degli ostacoli può essere efficace anche nei confronti delle grandi economie.
Progressi sono stati realizzati per quanto concerne uno dei principali ostacoli nel segmento delle TIC. La Cina aveva previsto di adottare norme che imponessero alle imprese che forniscono beni TIC alle banche cinesi di utilizzare la proprietà intellettuale cinese e divulgare codici informatici considerati segreti aziendali. In seguito a interventi di alto livello della Commissione, la Cina ha deciso di sospendere temporaneamente l'adozione della misura, in attesa della revisione del regolamento. La Commissione continuerà a monitorare attentamente la questione, per garantirne la piena risoluzione sul campo.
Un altro sviluppo positivo è stato registrato nell'industria dei cosmetici, nel cui ambito, in seguito a una nuova normativa, avrebbero dovuto essere introdotti onerosi requisiti, come il divieto di "rietichettatura" dell'etichetta originale o l'obbligo di indicare sull'imballaggio il nome e l'indirizzo delle imprese subappaltatrici. In seguito agli interventi dell'UE in tutte le sedi multilaterali e bilaterali pertinenti, la Cina ha deciso di sospendere la misura, permettendo alle imprese dell'UE del settore dei cosmetici di continuare le esportazioni in Cina nel 2016 come negli anni precedenti.
Anche nel settore delle bevande spiritose si sono ottenuti risultati positivi. La Cina aveva sempre conservato una misura SPS non giustificabile, che imponeva per certi ftalati livelli molti bassi, più rigorosi dei livelli di sicurezza previsti nell'ambito delle stesse valutazioni dei rischi condotte a livello nazionale. La questione è stata risolta nel 2016, quando la Cina ha confermato il ripristino della pratica attuata in precedenza conformemente ai risultati della valutazione dei rischi, consentendo in tal modo gli esportatori di bevande spiritose dell'UE di continuare le loro operazioni.
3. Israele
I rapporti commerciali tra l'UE e Israele sono disciplinati dall'accordo di associazione entrato in vigore nel 2000. Nel complesso, Israele sostiene la facilitazione degli scambi commerciali e non è mai ricorso attivamente a ostacoli all'accesso al mercato nei confronti delle imprese dell'UE, aspetto che a sua volta ha contribuito a istituire una solida relazione commerciale. Con l'effettiva eliminazione di due ostacoli nel 2016 restano in tutto solo tre ostacoli attivi nella banca dati sull'accesso ai mercati.
Uno degli ostacoli eliminati di recente concerne le esportazioni di prodotti farmaceutici. In seguito a contatti diretti con il ministero della Salute, Israele accetta ora di considerare le richieste di autorizzazione all'immissione in commercio di tutti gli Stati membri dell'UE, anche di quelli che hanno aderito all'UE dal 2004. Ora le imprese di questi Stati membri possono esportare prodotti farmaceutici anche in Israele. L'UE è certa che a breve sarà possibile eliminare un simile ostacolo relativo ai dispositivi medici.
Dal 2016 Israele ha inoltre ripreso a rilasciare a diversi Stati membri dell'UE l'autorizzazione per l'esportazione di bestiame vivo, fornendo così una risposta alle preoccupazioni sollevate riguardo alle misure SPS.
4. Ucraina
L'applicazione provvisoria degli accordi DCFTA tra l'UE e l'Ucraina dal 1° gennaio 2016 ha permesso di realizzare costanti miglioramenti dei rapporti commerciali. L'insieme di ostacoli attivi al commercio in atto in Ucraina è sceso da cinque a quattro, con l'eliminazione di due ostacoli e l'adozione di uno nuovo nel 2016. In merito a quest'ultimo ostacolo, che consiste in un dazio all'esportazione dei rottami metallici, è opportuno segnalare che in seguito all'intervento della Commissione e a un conseguente veto applicato dal presidente ucraino alla proposta iniziale, la misura adottata è stata ridotta a un anno e dovrebbe giungere a termine nel settembre 2017. In tal caso gli ostacoli totali verrebbero ridotti ulteriormente.
L'Ucraina ha registrato progressi nell'eliminare gli ostacoli che interessano gli esportatori dell'UE, ad esempio abrogando il divieto di lunga data in materia di SPS per le carni bovine (sebbene alcuni requisiti di importazione non siano ancora pienamente conformi alle norme dell'UE) o l'altrettanto annosa questione dell'autorizzazione di quarantena per l'importazione o il transito di ortaggi. D'altro canto, resta purtroppo in vigore il divieto all'esportazione di legname adottato dall'Ucraina nel 2015, nonostante i molteplici impegni assunti dal paese per l'eliminazione della misura. Assieme ai partner del partenariato rafforzato per l'accesso ai mercati, la Commissione continuerà a monitorare l'attuazione dell'accordo DCFTA, al fine di eliminare gli ostacoli restanti e impedirne l'introduzione di nuovi.
D. FLUSSI COMMERCIALI POTENZIALMENTE COLPITI DAGLI OSTACOLI ELIMINATI NEL 2016
In mancanza di dati economici sufficientemente affidabili in questa fase, per calcolare i flussi commerciali potenzialmente colpiti dagli ostacoli eliminati nel 2016 è stata utilizzata la stessa metodologia presentata nella sezione II.B. Pur non essendo perfetta – poiché tenendo conto dei flussi commerciali degli anni precedenti per l'analisi degli ostacoli eliminati si ottengono dati falsati a causa del calo delle esportazioni dell'UE dovuto agli ostacoli ancora in atto – questa metodologia dà per lo meno un'indicazione (anche se potenzialmente sottostimata) della portata dei flussi commerciali che possono beneficiare della rimozione degli ostacoli in questione.
La metodologia è stata utilizzata per 17 dei 20 ostacoli eliminati nel 2016, ad eccezione di quelli relativi a casi di misure più orizzontali (ad esempio, la questione delle merci riparate e della verifica dell'origine in Corea del Sud) e alla questione relativa alle TIC in Cina, illustrata nella sezione precedente. Nonostante l'elevato valore economico atteso dall'eliminazione di tali ostacoli, è ancora difficile individuare e misurare i flussi commerciali pertinenti, che di conseguenza sono esclusi dall'analisi.
Tuttavia, in base alla metodologia applicata, la rimozione degli ostacoli al commercio nel 2016 potrebbe avere ripercussioni positive sulle esportazioni dell'UE, per un valore di circa 4,2 miliardi di EUR 21 . Ad ogni modo, considerati i limiti della metodologia, sarà utile per il futuro monitorare l'evoluzione degli scambi in questi settori, ora che gli ostacoli sono stati eliminati, per trarre conclusioni più dettagliate sugli effetti della loro rimozione 22 .
Per quanto concerne i flussi commerciali potenzialmente colpiti da ostacoli specifici, gli esportatori dell'UE otterrebbero dall'eliminazione dei sette ostacoli in materia di SPS nel 2016 opportunità commerciali decisamente migliori, per un valore totale di 1,86 miliardi di EUR di esportazioni dell'UE. Ad esempio, gli agricoltori dell'Unione potrebbero beneficiare dell'eliminazione della restrizione SPS applicata precedentemente dall'Ucraina, il che potrebbe incidere sulle esportazioni attuali per un valore di 602,62 milioni di EUR.
La rimozione degli ostacoli relativi a cosmetici e bevande spiritose in Cina può anch'essa avere effetti significativi, considerato che le esportazioni dell'UE in questi settori hanno raggiunto rispettivamente 678,6 e 398,39 milioni di EUR. Il settore dei cosmetici potrebbe altresì trarre vantaggio dall'eliminazione del trattamento discriminatorio applicato dalla Corea, che potrebbe stimolare l'attuale livello di esportazioni dell'UE, di un valore di 452,56 milioni di EUR.
IV. CONCLUSIONE
La relazione di quest'anno è incentrata sulla presentazione di un quadro completo degli ostacoli al commercio e agli investimenti che hanno ripercussioni dirette sugli operatori economici, segnalati e affrontati attraverso il partenariato per l'accesso al mercato tra la Commissione, gli Stati membri e le organizzazioni imprenditoriali. La banca dati sull'accesso ai mercati, in cui vengono registrati tali ostacoli, contiene ora 372 ostacoli attivi in 51 paesi del mondo. Le grandi economie, quali Russia, Brasile, Cina, India e Indonesia restano i primi paesi per il ricorso a strumenti protezionistici di questo tipo.
Si sono osservate tendenze simili a livello mondiale nell'anno civile 2016, il periodo di riferimento della presente relazione. È alla Russia che si deve il maggior numero di nuove restrizioni al commercio, tra i 36 nuovi ostacoli segnalati nel 2016, seguita a poca distanza dall'India. Anche la Cina si è confermata tra i primi cinque paesi per ricorso agli ostacoli al commercio. Sono state segnalate nuove misure anche per la Svizzera, mentre l'Algeria, l'Egitto e la Turchia sono tra i paesi che più sono ricorsi attivamente a politiche di localizzazione. Oltre ad alcune misure orizzontali, sono stati registrati nuovi ostacoli per 13 settori economici, tra cui, in particolare, quello dei vini e delle bevande spiritose, dell'agricoltura e della pesca, nonché nel settore automobilistico, farmaceutico, dei servizi, dei dispositivi medici, dei giocattoli nonché del ferro, dell'acciaio e dei metalli non ferrosi. Il valore dei flussi commerciali potenzialmente colpiti da tutti i nuovi ostacoli registrati nel 2016 è stato stimato a 27,17 miliardi di EUR, un importo superiore al totale delle esportazioni dell'UE verso partner quali il Sud Africa, l'Algeria o l'Ucraina e pari all'1,6% delle esportazioni totali dell'UE.
Sul fronte tono positivo, nel 2016 il partenariato per l'accesso ai mercati ha contribuito a eliminare 20 ostacoli al commercio e agli investimenti in sette diversi settori, come pure ostacoli orizzontali. Le tendenze positive osservate in particolare in Corea del Sud e Ucraina evidenziano l'efficacia dell'attuazione degli accordi di libero scambio per la rimozione degli ostacoli all'accesso ai mercati. La Commissione intende rafforzare ulteriormente il "partenariato rafforzato" e nel suo ambito unire le forze con i partner, per garantire un'attuazione ancor più efficace degli accordi di libero scambio dell'UE. Mentre la strada da percorrere è ancora lunga, alcuni ostacoli sono stati rimossi anche in Cina, a riprova del fatto che la strategia di rimozione degli ostacoli dell'UE può essere efficace anche per le grandi economie con cui non sono in atto accordi di libero scambio. L'UE continuerà inoltre a basarsi sul quadro dell'OMC e sulla sua ambiziosa agenda di negoziati commerciali, che resteranno strumenti indispensabili per affrontare gli ostacoli al commercio. Complessivamente, nel 2016 il valore dei flussi commerciali su cui la rimozione degli ostacoli ha avuto un impatto potenziale è stato di circa di 4,2 miliardi di EUR.
Per concludere, la strategia di accesso ai mercati dell'UE si è rivelata molto utile per individuare ed eliminare gli ostacoli, contribuendo in tal modo a migliorare le opportunità di esportazione e di investimento per gli operatori economici dell'UE. Alla luce del crescente protezionismo in tutto il mondo, la Commissione si adopererà ancor più per garantire che tutti i soggetti interessati si uniscano nel partenariato per l'accesso ai mercati, per innescare meccanismi di crescita economica e produttività basati su mercati aperti a livello mondiale.