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Document 52014DC0700
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS Enlargement Strategy and Main Challenges 2014-15
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2014-2015
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2014-2015
/* COM/2014/0700 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2014-2015 /* COM/2014/0700 final */
Completare
le fondamenta a vantaggio della credibilità I.
Il programma di allargamento:
realizzazioni e sfide Negli ultimi
cinque anni la Commissione ha rafforzato la credibilità e la capacità
di trasformazione della politica di allargamento, mettendo maggiormente l'accento
sulla realizzazione delle riforme fondamentali già dalle prime fasi del
processo di allargamento. La strategia della Commissione insiste in particolare
su tre pilastri: Stato di diritto, governance economica e riforma
della pubblica amministrazione. Nel 2012 la
comunicazione della Commissione sulla strategia di allargamento[1]
definiva un nuovo approccio allo Stato di diritto. La comunicazione del 2013[2],
traendo spunto dall'esperienza del semestre europeo, ha definito un quadro per
il rafforzamento della governance economica, mentre la presente comunicazione
della Commissione presenta nuove idee per sostenere la riforma della pubblica
amministrazione nei paesi dell'allargamento. Trattandosi di tre pilastri
interconnessi, i loro progressi saranno fondamentali per stabilire quando i
paesi saranno pronti a aderire a pieno titolo all'Unione. La politica di
allargamento dell'Unione offre vantaggi reciproci di pace, sicurezza e
prosperità in Europa: se da un lato dà spessore politico e economico all'Unione,
dall'altro esercita un forte potere di trasformazione sui paesi interessati. Un
processo di adesione ben preparato garantisce che l'allargamento non
comprometta l'efficacia dell'Unione. Il primo
decennio dalle adesioni del 2004, conclusosi lo scorso maggio, ci ricorda i
progressi fin qui realizzati. Man mano che l'Unione si espande aumentano le
opportunità per imprese, investitori finanziari, consumatori, turisti, studenti
e proprietari di beni. I benefici sono tangibili tanto per i paesi che aderiscono
che per i vecchi Stati membri. La crescita degli scambi e degli investimenti è
stata accompagnata da un miglioramento della qualità di vita dei cittadini con
il diffondersi delle norme dell'UE su ambiente, tutela dei consumatori e altri
aspetti. Per i paesi dei
Balcani occidentali la chiara prospettiva di adesione all'Unione, concessa loro
dagli Stati membri, esercita un importante effetto stabilizzatore. La
prospettiva di adesione puntella i progressi verso il rispetto delle condizioni
necessarie, in particolare quelle del processo di stabilizzazione e di
associazione. In questo panorama le relazioni di buon vicinato e la
cooperazione regionale rivestono un ruolo essenziale, un ambito questo che ha
registrato progressi nell'ultimo anno, anche se rimangono sul tappeto una serie
di questioni. In una regione così di recente teatro di conflitti, è necessario
un impegno costante per risolvere le questioni bilaterali tra i paesi dell'allargamento
e con gli Stati membri, eventualmente anche sotto gli auspici dell'ONU, e
occorre voltare la pagina di una pesante eredità storica. Il processo di
adesione è improntato al rigore, a condizioni stringenti ma eque, a criteri
prestabiliti e al principio meritocratico. Questo approccio è fondamentale per
la credibilità della politica di allargamento, per incentivare i paesi
interessati a lanciarsi in riordini di ampio respiro e per assicurare il
sostegno dei cittadini dell'Unione. Gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione
dovrebbero condurre, dal canto loro, un dibattito informato sugli effetti
politici, economici e sociali della politica di allargamento. *
* * Il
presente programma di allargamento interessa i paesi dei Balcani occidentali,
la Turchia e l'Islanda. L'anno fin qui trascorso è stato significativo per una
serie di paesi dei Balcani occidentali. Il Montenegro ha
compiuto ulteriori passi nei negoziati di adesione, con l'apertura di dodici
capitoli e l'avvio alle riforme sullo Stato di diritto. Risultati tangibili
saranno ora fondamentali per valutare l'andamento complessivo dei negoziati. L'avvio dei
negoziati di adesione ha segnato un punto di svolta nelle relazioni UE–Serbia.
Il paese è chiamato ora a mettere concretamente in atto le priorità di riforma
a ritmo sostenuto, dato che l'andamento dei negoziati dipenderà dai progressi
realizzati nei settori fondamentali, in particolare Stato di diritto e processo
di normalizzazione con il Kosovo*. Per
risolvere le principali questioni in sospeso e avviare una nuova fase del
processo di normalizzazione delle relazioni tra i paesi occorrerà dare nuovo
slancio al dialogo tra Belgrado e Pristina. L'Albania ha ottenuto a
giugno lo status di paese candidato in riconoscimento degli sforzi di riforma e
dei progressi realizzati verso il rispetto delle condizioni richieste. Il
processo di riforma va ora sviluppato e consolidato e occorre concentrare gli
sforzi sulle sfide connesse all'integrazione nell'Unione, seguendo una linea
sostenibile e inclusiva. Il governo e l'opposizione dovranno garantire che il
dibattito politico si svolga principalmente nell'alveo parlamentare. La sigla, a
maggio, dell'accordo di stabilizzazione e di associazione con il Kosovo
segna una tappa importante nelle relazioni UE–Kosovo. Il paese è ora chiamato a
mettere in atto le riforme fondamentali, in particolare sullo Stato di diritto. Il processo di
adesione dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia è in una fase
di stallo. Il paese dovrà porre rimedio con determinazione alle recenti derive,
soprattutto nel settore della libertà di espressione e dei media e dell'indipendenza
del potere giudiziario. Urge una soluzione negoziata e reciprocamente
accettabile alla questione del nome. Il governo e l'opposizione dovranno
adoperarsi perché il dialogo politico riprenda nell'alveo parlamentare. Il processo di
integrazione della Bosnia–Erzegovina rimane in una fase di
stallo. Dopo le elezioni sarà essenziale che il paese si esprima in modo
univoco, appronti con urgenza le riforme socioeconomiche e compia progressi
nella realizzazione del programma europeo. La Turchia
ha continuato a tener fede a una serie di impegni di riforma, come il pacchetto
democratizzazione del 2013, e ha intrapreso passi verso una soluzione della
questione curda. Sussistono tuttavia seri motivi di preoccupazione per quanto
riguarda l'indipendenza del sistema giudiziario e la tutela delle libertà
fondamentali. Negoziati di adesione attivi e credibili rimangono il contesto
più idoneo per sfruttare appieno le potenzialità delle relazioni UE–Turchia. L'avvio
dei negoziati sui capitoli su Stato di diritto e diritti fondamentali potrebbe
costituire una tabella di marcia per le riforme in questi importanti settori. Su decisione
dell'Islanda, i negoziati di adesione sono sospesi da maggio
2013. * * * Questo
approccio della Commissione incentrato sui fondamentali dà priorità alle
riforme in materia di Stato di diritto e diritti fondamentali, governance
economica e competitività e sviluppo delle istituzioni democratiche. Vi rientra
anche la pubblica amministrazione che, tuttora carente nella maggior parte dei
paesi dell'allargamento, presenta limitate capacità amministrative, livelli
elevati di politicizzazione e mancanza di trasparenza. Rafforzare il
funzionamento delle istituzioni democratiche implica anche processi elettorali
credibili, istituzioni parlamentari correttamente funzionanti e un dialogo
costruttivo e duraturo su tutto lo spettro politico. In tal senso occorre un
maggiore impegno per promuovere un clima favorevole alle organizzazioni della
società civile. Una società civile forte assicura una maggiore responsabilità
politica e favorisce una comprensione più approfondita delle riforme collegate
all'adesione. La sezione II
della presente comunicazione fa il punto sulle maggiori sfide e passa in
rassegna i progressi in materia di riforma della pubblica amministrazione,
governance economica e competitività e Stato di diritto e diritti fondamentali.
La sezione III affronta questioni regionali e bilaterali, soprattutto nei
Balcani occidentali, mentre la sezione IV trae le conclusioni e formula raccomandazioni
su questioni orizzontali e specifiche ai paesi. In tutti questi
ambiti la Commissione mira a sfruttare al massimo i meccanismi e i consessi
esistenti per stimolare le riforme, sia nel quadro delle strutture degli
accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA), che nel quadro dei
negoziati di adesione o di iniziative specifiche per paese sotto la sua guida,
come i dialoghi ad alto livello e i dialoghi strutturati sullo Stato di
diritto. A queste iniziative si è aggiunto, a novembre 2013, un dialogo ad alto
livello con l'Albania sulle principali priorità. Quanto alla riforma della
pubblica amministrazione, la Commissione va man mano intavolando con i paesi
dell'allargamento un dialogo più strutturato, coadiuvato da "gruppi
speciali". Nel 2014 è
entrato in vigore il nuovo strumento di assistenza preadesione (IPA II). Con
una dotazione finanziaria di 11,7 miliardi di EUR nel periodo 2014–2020, lo
strumento IPA II permetterà all'Unione di sostenere i paesi dell'allargamento
che si preparano all'adesione, così come la cooperazione regionale e
transfrontaliera. Le caratteristiche dell'IPA II sono una maggiore centralità
alle priorità dell'adesione in materia di democrazia e Stato di diritto e
competitività e crescita, un approccio settoriale, incentivi in funzione dei
risultati, un sostegno al bilancio potenziato e l'individuazione dei progetti
prioritari. Un approccio coordinato è richiesto per i grandi investimenti lungo
i principali corridoi infrastrutturali e viene intensificata la collaborazione
con le istituzioni finanziarie internazionali. Il quadro per gli investimenti
nei Balcani occidentali continuerà a sostenere gli investimenti necessari a
rilanciare la crescita e l'occupazione e a promuovere la connettività nella
regione. Tre
vantaggi strategici dell'allargamento 1) Un'Europa più sicura. L'Unione
si avvale del processo di adesione per promuovere la democrazia e le
libertà fondamentali e consolidare lo Stato di diritto nei paesi che aspirano a
diventare suoi membri, riducendo le conseguenze della criminalità
transfrontaliera. Attualmente la politica di allargamento rafforza la pace e
la stabilità nei Balcani occidentali e promuovere la ripresa e la
riconciliazione dopo i conflitti degli anni '90. 2) Migliore qualità di vita dei cittadini grazie
all'integrazione e alla cooperazione in settori quali energia, trasporti, Stato
di diritto, migrazione, sicurezza degli alimenti, protezione dei consumatori,
tutela ambientale e cambiamenti climatici. L'allargamento assicura che gli
elevati standard dell'Unione si applichino oltre i suoi confini, riducendo i
rischi per i cittadini legati a fenomeni quali l'inquinamento importato. 3) Più prosperità. Un'Europa più
grande vuol dire un'Europa più forte. Nel 2012 il PIL dell'UE ammontava a 13
miliardi di EUR, pari al 23% del PIL mondiale. I benefici dell'adesione sono
tangibili tanto per i paesi che aderiscono che per i vecchi Stati membri. L'allargamento
dell'Unione implica maggiori opportunità per imprese, investitori, consumatori,
turisti, studenti e proprietari. Un mercato unico più esteso esercita un
maggior richiamo sugli investitori: dalle adesioni del 2004 gli investimenti
diretti esteri nell'UE provenienti dal resto del mondo sono raddoppiati in
percentuale del PIL (dal 15,2% del PIL nel 2004 al 30,5% del PIL nel 2012). *** II.
Partire dai fondamentali:
consolidare le riforme e rafforzare la credibilità La presente
sezione illustra le principali sfide e passa in rassegna i progressi in materia
di riforma della pubblica amministrazione, governance economica e competitività
e Stato di diritto e diritti fondamentali. Vengono proposte nuove idee per
concentrare gli sforzi sulla riforma della pubblica amministrazione e viene
ulteriormente definito l'approccio alla governance economica. La comunicazione
del 2013 si soffermava in particolare sul sostegno che i finanziamenti di
preadesione offrono al processo di riforma nei diversi ambiti, mentre la
presente comunicazione illustra una serie di pratiche adottate dai paesi dell'allargamento
in questi settori, che possono essere d'ispirazione alle riforme in altri
paesi. a)
Riforma
della pubblica amministrazione Insieme allo
Stato di diritto e alla governance economica, la riforma della pubblica
amministrazione è uno dei pilastri del processo di allargamento. Questi tre "pilastri"
consistono in temi trasversali strettamente collegati e di primaria importanza
per il successo delle riforme politiche e economiche e per spianare la strada
verso l'attuazione di norme e standard dell'UE. La governance democratica fa
appello a una pubblica amministrazione ben funzionante, un fattore che incide
direttamente sulla capacità dei governi di fornire servizi pubblici e
promuovere la competitività e la crescita. Riformare la
pubblica amministrazione vuol dire maggiore trasparenza, rendicontabilità e
efficacia dei pubblici poteri e più attenzione per i bisogni di cittadini e
imprese. Una gestione adeguata delle risorse umane, una pianificazione, un
coordinamento e uno sviluppo più efficienti delle politiche, procedure
amministrative consone e conti pubblici meglio amministrati, anche per quanto
riguarda la gestione e la riscossione delle entrate, sono elementi fondamentali
per il funzionamento delle istituzioni e per la realizzazione delle riforme
necessarie all'integrazione nell'Unione. I paesi dovranno potenziare l'impegno,
nel quadro delle strategie nazionali, volto a rendere più efficienti i vari
livelli amministrativi. In riconoscimento della portata della sfida per i paesi
dell'allargamento, la Commissione sta potenziando il sostegno allo sviluppo
delle capacità e delle strutture amministrative necessarie al processo di
adesione. Nel settore
della riforma della pubblica amministrazione, la collaborazione tra la
Commissione e i paesi dell'allargamento affronterà le seguenti questioni fondamentali. Questioni
fondamentali per la riforma della pubblica amministrazione 1. Quadro strategico della riforma della pubblica
amministrazione: impegno politico al processo di riordino,
leadership strategica, coordinamento tecnico e monitoraggio dell'attuazione. 2. Definizione e coordinamento delle politiche: un
adeguato coordinamento ai vertici di governo, coordinamento interministeriale,
elaborazione delle politiche e analisi finanziaria. 3. Gestione dei servizi pubblici e delle risorse umane:
organizzazione e funzionamento della funzione pubblica, depoliticizzazione,
selezione e promozione meritocratiche del personale, formazione e
professionalizzazione. 4. Rendicontabilità: trasparenza
dell'amministrazione, accessibilità delle informazioni e mezzi di ricorso
giudiziario e amministrativo. 5. Fornitura di servizi: servizi
migliori per cittadini e imprese, procedure amministrative e servizi di e–government. 6. Gestione dei conti pubblici: un impegno a
impostare la gestione delle finanze pubbliche e dell'intero processo di
bilancio secondo un approccio più inclusivo, basato sull'elaborazione e sull'attuazione
di programmi pluriennali di gestione dei conti pubblici, e a condurre un
dialogo politico con la Commissione e le istituzioni finanziarie internazionali.
Un programma di gestione dei conti pubblici credibile e adeguato è altrettanto
fondamentale per il sostegno settoriale al bilancio previsto dall'IPA. Lo scopo per la
Commissione è integrare meglio la riforma della pubblica amministrazione nel
processo di allargamento. In tal senso sono già attivi o sono in fase di
creazione con i paesi dei Balcani occidentali dei "gruppi speciali sulla
riforma della pubblica amministrazione", che ricalcano i sottocomitati
ASA. I gruppi speciali sono già stati convocati per l'Albania, il Kosovo, l'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia e il Montenegro. Con la Serbia la prima
riunione del gruppo speciale si terrà a ottobre. I gruppi speciali sono
destinati a diventare la sede deputata a far avanzare i lavori sulla riforma della
pubblica amministrazione, che si articolano attorno alle questioni principali
già illustrate. I lavori dei gruppi speciali andranno a alimentare il consiglio
o il comitato ASA, con discussioni politiche più strutturate sulle principali
questioni riguardanti la riforma della pubblica amministrazione. Sebbene non
esista un capitolo dell'acquis specifico sulla pubblica amministrazione,
è opportuno che i negoziati di adesione concorrano a incoraggiare le riforme
necessarie. Gli aspetti principali andranno affrontati nell'ambito dei capitoli
interessati (soprattutto appalti pubblici, controllo finanziario, sistema
giudiziario e diritti fondamentali, fiscalità e politica economica e monetaria)
e di conferenze intergovernative, ove utile ai fini dell'attuazione dell'acquis.
Sarà inoltre essenziale il coordinamento con le istituzioni finanziarie
internazionali, in particolare in materia di gestione dei conti pubblici. La
Commissione continuerà a sostenere la Scuola regionale di pubblica
amministrazione, importante piattaforma per lo scambio di esperienze regionali
in materia di riforma della pubblica amministrazione, anche in relazione al
processo di integrazione all'Unione. Kosovo:
sviluppo della capacità della pubblica amministrazione Per rafforzare la capacità professionale
e istituzionale della pubblica amministrazione, il Kosovo ha lanciato un
programma per giovani professionisti. Il programma, fortemente orientato alle
esigenze dell'integrazione europea, mette a disposizione degli studenti più
brillanti borse di studio per seguire un master speciale in Kosovo, con
opportunità di studio nell'UE. Circa l'80% dei laureati hanno trovato lavoro
presso le autorità kosovare. A beneficiarne sono non solo il ministero dell'Integrazione
europea, ma anche altri ministeri e istituzioni che saranno chiamati a
adempiere agli obblighi del futuro ASA. b)
Governance
economica e competitività La Commissione
intensifica il sostegno ai paesi dell'allargamento per migliorare la governance
e la competitività economiche, quale elemento essenziale per rispondere alle
preoccupazioni dei cittadini, sullo sfondo delle persistenti difficoltà
economiche, con tassi di disoccupazione elevati e scarsi investimenti. Il nuovo
approccio, particolarmente importante per i paesi dei Balcani occidentali non
ancora considerati economie di mercato funzionanti, metterà a profitto l'esperienza
acquisita dagli Stati membri nel quadro del semestre europeo. Verrà data
maggiore attenzione alle riforme strutturali a valenza settoriale. I paesi
candidati saranno invitati a presentare programmi nazionali di riforma
economica, mentre l'Unione fornirà, dal canto proprio, ulteriori orientamenti
sulle priorità di riforma, mirando maggiormente i fondi IPA. Il miglioramento
della governance economica nei paesi dell'allargamento è peraltro importante
per far sì che l'adesione continui a trovare sostegno in seno all'Unione. Tutti i paesi
dei Balcani occidentali sono alle prese con grandi sfide economiche
strutturali, con alti tassi di disoccupazione e bassi livelli di investimenti
esteri. Le riforme economiche, la competitività, la creazione di posti di
lavoro e il risanamento di bilancio rappresentano importanti problemi in tutti
i paesi dell'allargamento. Le carenze dello Stato di diritto e della gestione
dei conti pubblici aumentano il rischio di corruzione, con ripercussioni
negative sul clima degli investimenti. Nessun paese ha elaborato, ad oggi, un
programma di riforma nazionale inclusivo e convincente. Congiuntura
macroeconomica nei paesi dell'allargamento ÞGli
sviluppi socio–economici nei paesi dell'allargamento disegnano un panorama
variegato. Sebbene tutti i paesi dell'allargamento abbiano in buona parte
preservato la stabilità macroeconomica, in una serie di questi paesi i rischi
gravanti sul bilancio sono notevolmente aumentati. Continua una ripresa
modesta: secondo le ultime previsioni della Commissione, i paesi candidati dei
Balcani occidentali dovrebbero crescere in media dell'1,6% nel 2014. La ripresa
non si traduce però in posti di lavoro. La disoccupazione, specie quella
giovanile, rimane elevata, con una media attualmente del 21% nei Balcani
occidentali e picchi molto più elevati in Bosnia–Erzegovina, ex Repubblica
jugoslava di Macedonia e Kosovo, mentre i livelli di povertà rimangono
tenacemente alti. ÞL'Unione,
che assorbe circa il 60% delle esportazioni dei Balcani occidentali, è il più
importante partner commerciale della regione e di gran lunga il maggior
fornitore di investimenti esteri diretti. ÞNel
2013 l'aumento della crescita in Turchia si è attestato al 4%, con una
revisione di crescita per il 2014 del 2,6%. La lira turca si è indebolita e il
deterioramento del disavanzo delle partite corrente ha raggiunto circa l'8% del
PIL nel 2013. Le ultime prestazioni economiche della Turchia testimoniano da un
lato le grandi potenzialità e dall'altro i persistenti squilibri dell'economia
turca. L'UE assorbe oltre il 40% delle esportazioni turche e si riconferma il
principale partner commerciale del paese. La Turchia è diventata una meta di
investimento per le imprese europee e va sempre più integrandosi nella catena
di approvvigionamento e di produzione dell'UE. Circa il 70% degli investimenti
diretti esteri in Turchia provengono dall'Unione. Principali
indicatori economici || PIL pro capite in SPA (% UE) || Crescita PIL (%) || Inflazio-ne (%) || Disoccupazione (%) || Tasso di occupazione, età 20–64 (%) || Tasso di partecipazione, età 20–64 (%) || Esportazioni (beni e servizi % PIL) || Debito pubblico (% PIL) || Deficit pubblico (% PIL) Albania || 30 || 1,4 || 1,9 || 15,6 || 57,2 || 68,0 || 40,2 || 62,0* || –3,4* Bosnia–Erzegovina || 29 || 2,5 || –0,2 || 27,5 || n/a || n/a || 30,0 || n/a || –2,2 Ex Repubblica jugoslava di Macedonia || 35 || 2,9 || 2,8 || 29,0 || 50,3 || 70,4 || 53,9 || 36,0 || –4,1 Kosovo || n/a || 3,4 || 1,8 || 30,0 || n/a || n/a || 17,4 || n/a || n/a Montenegro || 42 || –2,5* || 1,8 || 19,5 || 52,6 || 65,1 || 44,1* || 58,0 || –2,3 Serbia || 36 || 2,5 || 7,8 || 22,1 || 51,2 || 66,0 || 44,7 || 63,2 || –5,0 Turchia || 55 || 4,0 || 7,5 || 8,8 || 53,4 || 58,4 || 25,7 || 36,2* || –0,3* Fonte: Eurostat. Anno di
riferimento 2013 tranne (*) 2012. Ø Rafforzare la
governance economica La strategia di
allargamento 2013–2014 ha introdotto un nuovo approccio per aiutare i paesi
dell'allargamento a affrontare i temi economici fondamentali e a soddisfare i
criteri economici. Questo nuovo approccio implica un cambiamento del dialogo e
una migliore comunicazione per formulare orientamenti più chiari sulle riforme
necessarie a sostenere una crescita e una competitività di lungo termine. Principali
sfide economiche nei Balcani occidentali ÞRafforzare
il risanamento di bilancio riducendo il deficit e attuando riordini credibili
del settore pubblico, tra cui la riforma della pubblica amministrazione e del
sistema pensionistico. ÞPotenziare
la gestione dei conti pubblici, compresi la gestione e la riscossione delle
entrate, l'elaborazione e l'esecuzione del bilancio, la contabilità e la
rendicontazione e il controllo esterno. Þ
Alleviare l'elevato onere dei prestiti in sofferenza. Þ
Ristrutturare e migliorare la governance delle imprese di Stato. ÞMigliorare
il tessuto imprenditoriale, anche tramite l'economia digitale, sostenere lo
sviluppo del settore privato, ridurre gli oneri parafiscali, semplificare la
regolamentazione e promuovere gli investimenti nella ricerca. Þ
Migliorare le reti energetiche e di trasporto e sviluppare la connettività. ÞCreare
mercati del lavoro funzionanti, anche garantendo la necessaria flessibilità, riassorbire
il settore informale, migliorare l'occupabilità dei lavoratori e garantire che
il sistema di istruzione e di acquisizione delle competenze siano più
rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro. I paesi dei
Balcani occidentali sono invitati a migliorare la politica e la governance
economiche nel quadro dei programmi nazionali annuali di riforma economica.
Questi dovranno articolarsi in due parti. La prima consisterà in una versione
rafforzata degli attuali programmi economici di preadesione (PEP), per i paesi
candidati, e dei programmi economici e di bilancio (EFP), per i candidati
potenziali, estesi al Kosovo. Questa prima parte dei programmi nazionali di
riforma economica definirà un quadro di politica macroeconomica e di bilancio a
medio termine, con particolare attenzione alla valutazione della sostenibilità
esterna e degli ostacoli strutturali alla crescita e a misure concrete di
riforma a sostegno del quadro politico. La seconda parte dei programmi
nazionali di riforma economica riguarderà le riforme strutturali a valenza
settoriale (trasporti, energia, istruzione, ambiente, ricerca, industria,
concorrenza, mercato interno) che a seconda dei paesi destano maggiore
preoccupazione in vista del potenziamento della competitività e della crescita,
e il fabbisogno in investimenti infrastrutturali. La Commissione offrirà ai
paesi orientamenti chiari e consolidati onde garantire che i rispettivi
programmi affrontino i temi più importanti. Quanto al
maggiore accento posto sulle riforme strutturali, il 2015 dovrà ritenersi il
primo anno della fase pilota. Le riforme previste dai suddetti documenti
saranno sostenute tramite l'assistenza IPA. Per rafforzare la sorveglianza, il
processo di valutazione si tradurrà in orientamenti strategici più mirati in
funzione dei paesi. Già a maggio 2014 il Consiglio ECOFIN, nella formazione
comprendente i paesi candidati, ha formulato orientamenti mirati per ciascuno
di questi paesi. La Turchia e l'UE
hanno un interesse reciproco a promuovere un programma di riforma economica e
lo scambio di esperienze, a allineare le posizioni in sede di G20 e a
approfondire l'integrazione economica. La recente valutazione dell'unione
doganale UE–Turchia sarà un elemento prezioso per migliorare l'accordo
commerciale. Entrambe le parti hanno interesse a favorire le relazioni
commerciali in misura consona ai moderni accordi commerciali e all'importanza
strategica delle relazioni tra di esse. Il programma economico potrebbe essere
affrontato nell'ambito di un regolare dialogo economico ad alto livello tra l'UE
e la Turchia e questo contatto politico intensificato potrebbe essere
completato da un consesso commerciale bilaterale su base annua. Un ciclo
annuo di riesame e guida della politica economica per i Balcani occidentali 31 gennaio – I paesi
presentano alla Commissione i programmi nazionali di riforma economica (prima
parte sul quadro di politica macroeconomica e di bilancio e sulle riforme di
sostegno e seconda parte sulle riforme strutturali a valenza settoriale e sulla
competitività). Data la loro natura di lungo termine, le riforme della seconda
parte potrebbero essere semplicemente aggiornate nel quadro dei successivi
programmi annuali. Febbraio – Missioni di valutazione della
Commissione nei paesi dei Balcani occidentali. Aprile – Riunione tra i paesi e la
Commissione per discutere gli orientamenti strategici mirati. Maggio – Conclusioni del Consiglio
ECOFIN. Giugno/luglio – Riunioni
specifiche per paese a livello ministeriale. Autunno – Il pacchetto allargamento
della Commissione fa il punto sugli ultimi progressi compiuti dal Consiglio
ECOFIN e formula ulteriori e più dettagliati orientamenti futuri che saranno
presi in considerazione nel quadro dei programmi da presentare a gennaio. L'attuazione di
questo approccio richiede un'assistenza tecnica specifica. La messa in pratica
degli orientamenti politici specifici per paese necessita un pronto sostegno
tramite progetti IPA mirati e concreti, volti a migliorare la governance
economica. I documenti di strategia nazionali e multinazionali IPA 2014–2020
riflettono l'importanza della governance economica e assegnano i fondi
indicativi a tal fine. Sono attualmente in fase di elaborazione progetti IPA
concreti che verranno realizzati a partire dal 2015. Una crescente
competitività e l'introduzione di misure di sostegno all'occupazione nella
regione permetteranno di attenuare la pressione migratoria dai paesi candidati
verso l'UE. In buona parte degli ultimi allargamenti soluzioni transitorie
hanno garantito un passaggio graduale verso la libera circolazione dei
lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri. L'opportunità e l'eventuale
natura di misure transitorie e/o di un meccanismo di salvaguardia per la libera
circolazione dei lavoratori saranno valutate nel corso dei negoziati di adesione
in vista di futuri allargamenti, sulla base di valutazioni d'impatto. Ø
Dialogo
su occupazione e riforme sociali L'assistenza
della Commissione allo sviluppo economico sostenibile dei paesi dei Balcani
occidentali non si limita alla stabilizzazione macroeconomica e alla creazione
di un'economia di mercato funzionante. Dall'inizio della crisi la Commissione
insiste che bisogna fare di più in risposta alla difficile congiuntura
socioeconomica, in particolare all'elevata disoccupazione. La Commissione
ha già avviato con la Turchia e la Serbia un nuovo dialogo sui programmi di
riforma della politica sociale e occupazionale (ESRP) e sono in fase di
preparazione i dialoghi con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia e il
Montenegro. Negli altri paesi la situazione socioeconomica è più difficile e
necessita maggior sostegno per sviluppare la capacità amministrativa e favorire
la loro partecipazione al nuovo processo. Questi paesi verranno gradualmente
invitati a partecipare al nuovo dialogo. Nel quadro dell'IPA viene fornita una
vasta assistenza tecnica e un più ampio sostegno nel settore occupazionale e
sociale. La Commissione prevede di lanciare una piattaforma sociale e
occupazionale quale ulteriore strumento per aiutare i paesi a condividere le
esperienze e a prepararsi al dialogo sui programmi ESRP. Su un altro
versante, in vista di ridurre il deficit di competenze e migliorare i sistemi
di istruzione, la Commissione continuerà a sviluppare la piattaforma per l'istruzione
e la formazione nei Balcani occidentali. Ø Promuovere gli
investimenti per la crescita e l'occupazione; reti e cooperazione regionale Nei Balcani
occidentali le reti transfrontaliere di trasporto, energia e comunicazione sono
poco sviluppate e urgono investimenti infrastrutturali per stimolare lo sviluppo
economico della regione. L'integrazione è fondamentale viste le dimensioni
ridotte delle economie della regione. La cooperazione economica regionale è un'occasione
non solo per la crescita sostenibile ma anche per la cooperazione politica e le
relazioni di buon vicinato. Sotto gli auspici del Consiglio di cooperazione
regionale (RCC) sono in corso i lavori per perseguire gli obiettivi e le
priorità della strategia SEE 2020 e la liberalizzazione prevista dei servizi
nella zona di libero scambio dell'Europa centrale (CEFTA) darà un ulteriore
contributo in tal senso. Reti
energetiche e di trasporto Per promuovere la crescita economica sostenibile, l'occupazione,
il commercio e gli scambi culturali è prioritario migliorare le
interconnessioni delle reti energetiche e di trasporto tra l'UE e i paesi dell'allargamento. A maggio la Commissione ha adottato la strategia
europea di sicurezza energetica[3]con
l'obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica dell'Unione. La strategia
propone che, nel breve termine, la Commissione lanci prove di stress sulla
sicurezza energetica che simulino interruzioni dell'approvvigionamento di
gas nel prossimo inverno in modo da verificare come reagisce il sistema
energetico quando la sicurezza dell'approvvigionamento è a rischio. Tenendo
presente la dimensione paneuropea della sicurezza energetica, la Commissione ha
invitato tutti i paesi dei Balcani occidentali e la Turchia a partecipare alle
prove di stress. All'esercizio hanno contribuito Albania, Bosnia–Erzegovina, ex
Repubblica jugoslava di Macedonia, Kosovo, Serbia e Turchia. È essenziale
sviluppare ulteriormente le infrastrutture e la cooperazione energetiche
transeuropee con la Comunità dell'energia, il cui scopo è estendere l'acquis
energetico dell'UE ai paesi dell'allargamento e del vicinato. Alla luce dei
problemi di sicurezza dell'approvvigionamento energetico dell'Unione, la
Comunità dell'energia andrà ulteriormente rafforzata, promuovendo ulteriormente
le riforme nel settore energetico nei paesi partecipanti, sostenendo la
modernizzazione e la sostenibilità dei loro sistemi energetici e la loro piena
integrazione nel quadro normativo energetico dell'UE. In futuro la Comunità dell'energia dovrà
concentrarsi in particolare su una migliore realizzazione e attuazione delle
riforme atta a creare un autentico mercato interno, sia all'ingrosso che al
dettaglio, soprattutto in termini di disaggregazione dei gestori, trasparenza
dei prezzi e accesso delle reti ai terzi. La necessità di garantire l'accesso
ai terzi è una delle ragioni per cui la Commissione ha dichiarato che vanno
rinegoziati gli accordi intergovernativi, firmati tra la Russia e una serie di
paesi che partecipano al progetto South Stream, e che va sospesa la
costruzione del progetto. Va ulteriormente sviluppata la cooperazione con la
Turchia, alla luce della sua posizione strategica e delle sue potenzialità come
snodo energetico. Una maggiore cooperazione UE–Turchia nel settore dell'energia
e progressi significativi dei negoziati di adesione potranno facilitare ulteriori
passi avanti verso l'interconnessione e l'integrazione dei mercati energetici. La Commissione ha adottato un elenco di progetti di
interesse comune per lo sviluppo di infrastrutture energetiche transeuropee,
mentre il consiglio ministeriale della Comunità dell'energia ha approvato un
elenco di progetti di interesse per la Comunità dell'energia. Per attuare
queste reti, le parti (con l'aiuto dell'Unione) dovranno superare le difficoltà
insite nel finanziamento delle interconnessioni tra i paesi. Il futuro trattato che istituisce la Comunità dei trasporti
con i paesi dei Balcani occidentali, oltre a favorire l'integrazione dei
mercati e delle infrastrutture dei trasporti terrestri, aiuterà i paesi della
regione a attuare le norme dell'Unione in questo settore. La Commissione ha
inoltre riesaminato le reti transeuropee dell'UE nei settori dei trasporti
(TEN–T) e dell'energia (TEN–E) allo scopo di migliorare le connessioni con i
paesi dell'allargamento e del vicinato. Il quadro per
gli investimenti nei Balcani occidentali (WBIF) riveste un'importanza crescente
nell'aiutare a spianare la strada e sostenere gli investimenti più urgenti per
rilanciare la crescita e l'occupazione. Nel quadro del WBIF la Commissione, i
donatori bilaterali e le istituzioni finanziarie internazionali sostengono ogni
anno investimenti per 4 miliardi di EUR in una serie di settori – trasporti,
energia, ambiente, cambiamenti climatici, sostegno a un'economia efficiente
sotto il profilo delle risorse, settore sociale, sviluppo del settore
privato/delle PMI – mentre la Commissione cofinanzia una piattaforma per le PMI
nei Balcani occidentali che mira a favorire l'accesso al credito con garanzie e
capitale di rischio. La Commissione incoraggia i paesi a creare comitati
nazionali per gli investimenti o analoghi meccanismi di coordinamento in modo
da costituire in ogni settore un'unica riserva di progetti. Serbia:
costituzione di una riserva unica di progetti La Serbia sta stilando un elenco di progetti
infrastrutturali prioritari di interesse strategico per il paese e per l'UE nei
settori dell'energia, dei trasporti, dell'ambiente e delle infrastrutture d'impresa.
Queste priorità serviranno a lanciare progetti che, approvati a livello
politico, saranno attuati entro e dopo l'adesione. L'elenco è elaborato secondo
un metodo di selezione coerente e obiettivo, nel quadro di un progetto
finanziato con fondi IPA. I progetti vengono attentamente esaminati in termini
di fasi di preparazione e/o amministrative ancora da compiere e specifiche
responsabilità istituzionali in ogni singola fase. Una volta ottenuto l'imprimatur
politico del governo, tutti questi elementi, assenti in passato, permetteranno
di definire meglio le priorità di finanziamento dei progetti, agevolando il
coordinamento tra le istituzioni finanziarie internazionali e le organizzazioni
internazionali interessate a finanziarli. L'obiettivo è che l'IPA e le
istituzioni finanziarie internazionali finanzino unicamente i progetti della
riserva unica. Ø Garantire la
sostenibilità degli investimenti e un'efficace gestione del rischio di
catastrofe I paesi dei
Balcani occidentali sono esposti a diversi tipi di catastrofi. Le gravi
inondazioni di maggio in Bosnia–Erzegovina e Serbia hanno occasionato decine di
vittime, con gravi ripercussioni socioeconomiche. Il danno totale è stimato a
circa 2,04 miliardi di EUR in Bosnia–Erzegovina (pari a quasi il 15% del PIL) e
a 1,52 miliardi di EUR in Serbia. Le inondazioni, che hanno inciso
profondamente sulle prospettive di crescita di entrambi i paesi, influenzandone
negativamente lo sviluppo sostenibile di lungo termine, hanno messo in risalto
l'importanza di investimenti sostenibili nella gestione dei rischi di
catastrofe, sottolineando la necessità di integrare efficacemente la gestione
dei rischi nelle grandi linee di indirizzo economico nazionale. c)
Stato
di diritto e diritti fondamentali i) Stato di
diritto Valore
fondamentale dell'Unione, lo Stato di diritto è al centro del processo di
adesione. I paesi che aspirano a diventare membri dell'Unione devono assicurare
e promuovere, sin dalle primissime fasi, il buon funzionamento delle
istituzioni cardini dello Stato di diritto. Lo Stato di diritto è essenziale
per garantire un clima imprenditoriale stabile, in quanto assicura la certezza
del diritto agli operatori economici e tutela i consumatori, stimolando così
investimenti, crescita e occupazione. Nell'ultimo anno i paesi dell'allargamento
hanno registrato una serie di sviluppi positivi in questo ambito. Per il
Montenegro l'apertura dei capitoli 23 e 24 delinea un solido quadro per l'attuazione
del piano d'azione globale, nel quale rientrano un'ampia gamma di questioni
connesse allo Stato di diritto. La Serbia è a buon punto nell'elaborazione di
simili piani d'azione in vista dell'avvio dei negoziati di adesione su questi
capitoli, mentre l'Albania ha profuso importanti sforzi nella lotta contro la
criminalità organizzata. Molti paesi
interessati dal processo di allargamento sono confrontati all'importante sfida
di rafforzare lo Stato di diritto e in particolare di migliorare il
funzionamento e l'indipendenza del sistema giudiziario e di potenziare la lotta
contro la corruzione e la criminalità organizzata. Per questo è necessaria una
forte volontà politica, che vada oltre le dichiarazioni e produca risultati
tangibili. I paesi devono consolidare una casistica credibile di indagini,
rinvii a giudizio e condanne definitive per i reati di criminalità organizzata
e corruzione, con condanne adeguate e confische dei beni. In molti casi
sono necessari ampi riordini giudiziari per garantire sistemi
giudiziari indipendenti e efficienti che assicurino processi equi, amministrati
da una magistratura imparziale e responsabile, nominata e promossa secondo
principi meritocratici. Molti paesi si sono dotati di strategie di riforma del
sistema giudiziario la cui attuazione però è ancora in una fase iniziale e
numerose questioni sono ancora irrisolte. Occorre garantire l'indipendenza dei
consigli giudiziari di Stato, introdurre procedure più efficienti per la nomina
di giudici e procuratori e salvaguardare l'indipendenza del potere giudiziario
garantendone al tempo stesso la responsabilità. La qualità e l'efficienza della
giustizia sono spesso carenti, con eccessivi arretrati giudiziari nella maggior
parte dei paesi e difficoltà a dare esecuzione alle decisioni giudiziarie.
Occorre operare una svolta culturale che metta l'accento sul servizio ai
cittadini. Ex
Repubblica jugoslava di Macedonia: formazione di magistrati e personale dell'amministrazione
giudiziaria L'accademia per giudici e pubblici ministeri,
istituita nel 2006 e diventata operativa nel 2007, offre ai futuri giudici e
pubblici ministeri una formazione propedeutica all'entrata in servizio,
articolata in corsi biennali pratici e teorici a tempo pieno, e una formazione
continua rivolta a giudici, procuratori, personale dei tribunali e funzionari,
durante tutta la carriera. I corsi sono tenuti per lo più da professionisti,
soprattutto giudici più anziani. Ad oggi il programma di formazione
propedeutico all'entrata in servizio è stato già seguito da 80 candidati
giudici e procuratori; lo scorso anno l'accademia ha raggiunto la quota di
7 300 partecipanti e ha organizzato oltre 270 eventi di formazione per il
personale in servizio. L'accademia dispone inoltre di un sistema decentrato per
chi non risiede nella capitale e offre moduli di e-learning sul sito
web. Sono stati inoltre intensificati i contatti con le organizzazioni
giudiziarie internazionali, con tirocini all'estero. La corruzione
rimane un grave problema in molti paesi dell'allargamento. In determinati
ambiti, quali appalti pubblici e privatizzazioni, le pratiche corruttive
continuano a distorcere i già esigui fondi pubblici, incidendo negativamente
sul clima imprenditoriale e degli investimenti, che hanno invece bisogno di
certezza giuridica per prosperare. La corruzione danneggia inoltre direttamente
i cittadini nella fruizione di determinati servizi pubblici, quali istruzione e
sanità. Gli strumenti per prevenire efficacemente la corruzione rimangono
ancora poco sfruttati. Urge un'azione di contrasto più proattiva, ben
coordinata e efficace che garantisca che i casi di corruzione, anche nelle alte
sfere, siano debitamente indagati, perseguiti e sanzionati. In questo settore
occorre mettere a punto un'ampia casistica di risultati concreti. I paesi devono
assicurare un rigoroso quadro di prevenzione della corruzione e profondere
ulteriori sforzi sul versante del finanziamento dei partiti politici e delle
campagne elettorali, della gestione del conflitto d'interesse, della
trasparenza nell'uso dei fondi pubblici, dell'accesso all'informazione e dei
sequestri e confische di beni. In tal senso sono essenziali la riforma della
pubblica amministrazione e una sana gestione dei fondi pubblici. È necessario
migliorare la raccolta e l'accessibilità dei dati onde garantire la trasparenza
e contribuire a monitorare l'attuazione delle politiche anticorruzione. La criminalità
organizzata è un problema ancora risentito in molti paesi dell'allargamento.
Malgrado i progressi rimane ancora molto da fare affinché gli organi di
contrasto e le procure dispongano di strumenti giuridici e investigativi
efficaci per combattere e sanzionare adeguatamente la criminalità organizzata e
per garantire un'azione investigativa proattiva. La lotta contro la criminalità
organizzata e la corruzione è fondamentale per contrastare le infiltrazioni
criminali nel tessuto politico, giuridico e economico. Gli organi di contrasto,
le procure e il potere giudiziario dovranno diventare più resilienti alla corruzione
e occorrerà potenziare i controlli per individuare le imprese che, sotto una
parvenza legale, fanno da copertura a attività criminali. È necessario
sviluppare sostanzialmente la capacità di condurre indagini finanziarie
complesse, di contrastare il riciclaggio di denaro e far fronte a nuove
minacce, quali la criminalità informatica. I proventi di reato dovranno essere
effettivamente confiscati, occorrerà introdurre estesi poteri di confisca dei
beni e bisognerà vagliare l'opportunità di criminalizzare l'arricchimento
illecito per combattere il fenomeno dei patrimoni di dubbia provenienza. La natura
transfrontaliera di molte attività criminali e di molti gruppi di criminalità
organizzata rende necessaria una più intensa cooperazione regionale e internazionale
e i paesi dovranno essere in grado di rispondere in modo più esauriente alle
richieste di cooperazione giudiziaria e di polizia provenienti dagli Stati
membri. Andrà inoltre assicurata una maggiore cooperazione operativa con le
principali agenzie europee, in particolare Europol, Eurojust e Frontex. Accordi
operativi con Europol sono entrati in vigore con la Serbia e l'Albania e sono
in una fase avanzata di preparazione con il Montenegro. La Commissione continua
a sostenere la rete regionale delle procure e sistemi armonizzati di protezione
dei testimoni nella regione. Montenegro:
sviluppo di un'analisi strategica della situazione della criminalità
organizzata Ogni paese che intenda sconfiggere la criminalità
organizzata deve condurre una valutazione coerente, globale e strategica della
criminalità organizzata sul proprio territorio. Questo serve non solo all'apparato
di contrasto ma anche a tutti i soggetti interessati per comprendere i rischi
cui è esposto il paese e per gestire l'andamento del fenomeno. Nella primavera
2014 il Montenegro ha pubblicato una valutazione della minaccia di criminalità
grave e organizzata che rende conto delle minacce criminali regionali e
nazionali per la sicurezza nazionale. L'analisi servirà ora a individuare
priorità comuni agli organi di contrasto in modo da approntare risposte
adeguate e applicare una metodologia di contrasto basata sull'intelligence. La Commissione
continua a dare massima priorità a tutti gli aspetti dello Stato di diritto nei
paesi dell'allargamento. Nel quadro dei negoziati di adesione, i capitoli su
sistema giudiziario e diritti fondamentali e su giustizia, libertà e sicurezza
sono improntati a un nuovo approccio che rende necessario un'ampia casistica di
misure di attuazione delle riforme, da consolidare lungo tutto il processo di
preparazione all'adesione. A dicembre 2013 l'Unione ha stabilito per la prima
volta parametri temporanei nei negoziati di adesione con il Montenegro. Alla
Serbia sono state date ampie indicazioni per i piani d'azione globali che il
paese sta approntando come base per avviare i negoziati sullo Stato di diritto.
Questi orientamenti, insieme ai parametri, imposteranno i futuri negoziati e il
lavoro con gli altri paesi dell'allargamento. Le questioni riguardanti lo Stato
di diritto vengono ora affrontate con tutti i paesi dell'allargamento in una
primissima fase del processo di adesione e i progressi costituiscono un fattore
importante per le decisioni da prendere in ogni fase del processo di adesione. Sintesi
del nuovo approccio ai capitoli 23 e 24 Il nuovo approccio al capitolo 23
"sistema giudiziario e diritti fondamentali" e al capitolo 24 "giustizia,
libertà e sicurezza" definisce un quadro negoziale più strutturato
che tiene conto dei tempi necessari per un'attuazione adeguata delle riforme: ► i
capitoli 23 e 24 vengono aperti in una prima fase e chiusi solo alla
fine del processo negoziale per lasciare quanto più tempo possibile per
consolidare un'ampia casistica di misure di attuazione delle riforme che le
renda irreversibili; ► l'UE
fornisce ampie indicazioni per l'elaborazione dei piani d'azione globali
di riordino, necessari quali parametri di apertura e che hanno un effetto
catalizzatore per le riforme; ► vengono
introdotti parametri temporanei per guidare ulteriormente il processo di
riordino e tenere il passo delle riforme; ► i
parametri di chiusura sono definiti solo una volta constatati progressi
significativi su tutti i fronti, soprattutto per quanto riguarda la casistica
di attuazione; ► vengono
introdotte garanzie e misure correttive, per esempio adeguamento dei
parametri e andamento generalmente equilibrato dei negoziati su tutti i
capitoli, e un meccanismo di blocco dei negoziati su altri capitoli in caso di
scarsi progressi sui capitoli 23 e 24; ► sono
assicurate maggiori trasparenza e inclusività del processo tramite ampie
consultazioni delle parti interessate sulle riforme, in modo da assicurare il
massimo sostegno in fase di attuazione. In termini
generali la Commissione si avvale di tutti gli strumenti disponibili per
rafforzare lo Stato di diritto: ricorrendo per esempio a un monitoraggio
regolare, soprattutto mediante gli organi congiunti istituiti dagli accordi di
stabilizzazione e di associazione, a missioni di verifica e a dialoghi
strutturati; servendosi delle relazioni, soprattutto quelle sullo stato di
avanzamento; utilizzando la leva dell'assistenza finanziaria, per cui l'IPA II
dà maggiore centralità allo Stato di diritto; nel quadro dello sviluppo
istituzionale, del programma Taiex, dei gemellaggi e delle valutazioni inter
pares, che mettono direttamente in contatto giudici, pubblici ministeri e
altri esperti in materia di contrasto, gestione delle frontiere e migrazioni
degli Stati membri con i loro omologhi. Nel quadro del programma costruttivo
con la Turchia è stato istituito un gruppo di lavoro sul capitolo 23. Per
combattere meglio la criminalità transnazionale, la Commissione incoraggia una
più intensa cooperazione giudiziaria e di polizia nella regione, sia con gli
Stati membri che con Europol, Eurojust e Frontex e, sempre di più, anche l'Ufficio
europeo di sostegno per l'asilo. Per porre in essere misure adeguate di
contrasto del fenomeno dei combattenti stranieri, i paesi dell'allargamento
dovranno sviluppare la capacità di prevenire la radicalizzazione, anche tramite
lo scambio di buone pratiche e una maggiore cooperazione con gli Stati membri.
Il processo di liberalizzazione dei visti, che pone condizioni di riforma
specifiche, ha aiutato i paesi a orientare meglio i rispettivi sforzi, che ora
vanno intensificati per consolidare i riordini. I paesi esenti dall'obbligo del
visto devono adottare misure immediate per correggere eventuali abusi del
regime di liberalizzazione. Occorre consolidare gli sforzi sul versante della
migrazione e della gestione delle frontiere. Le questioni in sospeso in questi
ambiti continueranno a essere affrontate nelle sedi deputate, per esempio l'accordo
di stabilizzazione e di associazione e il capitolo 24 "giustizia, libertà
e sicurezza". ii) Diritti
fondamentali La Commissione
controlla attentamente la situazione dei diritti civili, politici, sociali e
economici e dei diritti delle minoranze nei paesi dell'allargamento. I diritti
fondamentali sono ampiamente sanciti dagli ordinamenti giuridici ma occorre un'azione
più incisiva per garantirne il pieno rispetto nella pratica. Continua a
suscitare particolare apprensione il rispetto della libertà di espressione e
dei media. Occorre tutelare meglio i diritti delle minoranze e combattere la
discriminazione e l'ostilità nei confronti dei gruppi vulnerabili, soprattutto
se basate sull'orientamento sessuale. Bisogna fare di più per promuovere i
diritti delle donne e combattere le violenze domestiche, per garantire un
maggior rispetto dei diritti dei minori e per sostenere i disabili. Sono tuttora
irrisolti i problemi legati al rispetto di altri diritti fondamentali, come il
diritto di proprietà, e spesso occorrono misure più efficaci per agevolare l'accesso
alla giustizia. I paesi sono
chiamati a definire un quadro istituzionale più solido per la tutela dei
diritti fondamentali. Le istituzioni per la tutela dei diritti umani, tra cui
il difensore civico, esistono ma non hanno ancora un ruolo pregnante,
commisurato alla gravità del problema. Troppo spesso le loro raccomandazioni
rimangono lettera morta e non ricevono adeguato seguito presso gli organi
statali. Occorre inoltre creare una cultura di accettazione del lavoro delle
organizzazioni non governative (ONG) e dei difensori dei diritti umani. Per
integrare meglio i paesi dell'allargamento nei quadri dell'Unione e sostenere
la diffusione di buone pratiche, la Commissione incoraggia vivamente i paesi
candidati a continuare i preparativi in vista della partecipazione, in qualità
di osservatori, ai lavori dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali. Turchia:
tutela dei diritti fondamentali da parte della Corte costituzionale Dal 2011 chiunque ritenga che i pubblici poteri
abbiano violato i diritti o le libertà fondamentali sanciti dalla Costituzione
può adire la Corte costituzionale, dopo aver esperito, in linea di principio, i
mezzi di impugnazione ordinaria. Nel 2014 questa procedura ha permesso alla
Corte costituzionale turca di emettere sentenze: • a tutela della libertà di
espressione e della libertà di internet; • a garanzia del diritto alla
libertà e alla sicurezza e del processo equo e in esito alle quali è stato
avviato un nuovo processo nei casi più eminenti, che hanno polarizzato l'opinione
pubblica nazionale; • in riconoscimento del reato
di incitamento all'odio dettato da discriminazioni sessuali. Ø Libertà di
espressione e dei media I paesi
dell'allargamento vantano in generale un quadro giuridico che tutela la libertà
di espressione e dei media e il loro panorama mediatico risulta nel complesso
pluralista. Nella pratica, però, la libertà di espressione e dei media è
peggiorata in una serie di paesi in quest'ultimo anno. Vanno affrontate con
urgenza una serie di questioni importanti e l'ingerenza governativa sulla
libertà dei media rimane un problema grave. Ulteriori sforzi sono
necessari per garantire l'indipendenza politica e finanziaria delle emittenti
di servizio pubblico, per rafforzare le agenzie di regolamentazione e favorire
l'autoregolamentazione dei media. Occorre peraltro evitare le pressioni
economiche informali sui mezzi di informazione, pretendendo per esempio
trasparenza sull'assetto proprietario dei media, vietandone l'eccessiva
concentrazione e garantendo norme chiare per gli appalti della pubblicità di
Stato. In alcuni paesi episodi di violenza e intimidazione contro i giornalisti
alimentano un clima di paura che favorisce l'autocensura, mentre le autorità
riescono difficilmente a individuare e sanzionare adeguatamente gli autori. A
volte sono gli stessi governi a alimentare un'atmosfera che stigmatizza come
traditori i giornalisti critici nei confronti della politica di governo,
favorendo l'autocensura. Anche se la diffamazione è stata depenalizzata,
continuano le azioni giudiziarie nei confronti dei giornalisti. Per evitare
abusi della funzione statale, occorrerà potenziare il potere giudiziario e
prevedere formazioni per i magistrati. Nel
quadro del processo di adesione la Commissione continua a dare priorità ai
lavori sulla libertà di espressione e dei media e valuterà l'opportunità di
convocare nel 2015, insieme al Parlamento europeo, la terza edizione della
conferenza Speak-Up!, che riunisce i principali addetti del mondo dei
media, della società civile e delle autorità nazionali. Nei prossimi mesi la
Commissione assegnerà per la prima volta un premio per il giornalismo
investigativo. Ø Tutela dei
diritti delle minoranze, compresi i rom Nel complesso la
tutela delle minoranze è sancita da quadri giuridici solidi e ben strutturati,
la cui attuazione pratica risulta però spesso complicata, specie per motivi
legati ai recenti conflitti. Bisogna fare di più per assicurare la corretta
ottemperanza degli impegni giuridici e rispondere meglio alle difficoltà con
cui si scontrano le minoranze etniche. Spesso si tratta di prestare maggiore
attenzione a questioni quali lingue minoritarie, accesso all'istruzione e
rappresentanza politica. Bisogna incoraggiare una cultura generale di
accettazione delle minoranze e combattere l'ostilità sociale, facendo leva
sulla scuola e lanciando dibattiti pubblici e campagne di sensibilizzazione di
ampio raggio. Le discriminazioni, i discorsi di incitamento all'odio, le
violenze e le intimidazioni a base etnica vanno perseguiti in modo proattivo e
secondo il principio della tolleranza zero. È vitale che in determinati ambiti
– media audiovisivi, sport, politica, istruzione e internet – venga consolidato
un quadro coerente di lotta contro forme e espressioni di razzismo e xenofobia. Ovunque nei
Balcani occidentali e in Turchia le condizioni in cui vive buona parte delle
comunità rom suscitano grande apprensione. Spesso vittime di razzismo,
discriminazione e emarginazione sociale, i rom vivono in condizioni di profonda
povertà, senza poter fruire di un'assistenza sanitaria adeguata e senza accesso
a istruzione, formazione, alloggi e impiego. Altro problema è il loro mancato
accesso ai documenti dello stato civile. A aprile 2014 la Commissione ha
indetto un vertice ad alto livello sui rom per ricordare i problemi cui sono
confrontate queste comunità in Europa, ivi compreso nei paesi dell'allargamento.
Il vertice ha messo in risalto il ruolo particolare che svolgono le autorità
locali nel garantire l'inclusione sociale dei rom. Nel 2014 la Commissione ha
istituito un premio per l'integrazione dei rom in riconoscimento dell'inestimabile
contributo delle ONG attive in questo campo. La Commissione
collabora a stretto contatto con i singoli paesi dell'allargamento per
assicurare un'attuazione, un seguito e un monitoraggio adeguati delle strategie
nazionali di integrazione dei rom. Il sostegno finanziario dello strumento IPA
è stato inoltre potenziato e meglio mirato per sostenere progressi sostenibili
nei cinque settori prioritari dell'istruzione, dell'occupazione, della sanità,
degli alloggi e dello stato civile. La Commissione intende rafforzare la
cooperazione strategica con organizzazioni internazionali e altri donatori. L'inclusione
dei rom deve diventare una priorità nazionale, sostenuta da una forte volontà
politica a tutti i livelli, e ogni parte in causa deve assumersi la propria
parte di responsabilità. Scolarizzazione
dell'infanzia in Serbia: insegnanti di sostegno rom Per favorire l'iscrizione a scuola dei bambini rom e
promuovere il completamento del ciclo della scuola primaria, dal 2008 è attiva
una rete di oltre 170 assistenti pedagogici che danno sostegno agli alunni
provenienti da gruppi vulnerabili, molti dei quali rom, che organizzano le
lezioni e che mantengono i contatti con le famiglie. Questa iniziativa, oramai
acquisita nel sistema scolastico serbo, ha portato a un aumento significativo
dei tassi di iscrizione alla scuola elementare e dell'infanzia. Ø Orientamento
sessuale e identità di genere L'omofobia,
la discriminazione, i reati generati dall'odio, le violenze e le intimidazioni
basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere sono fenomeni
purtroppo ancora diffusi, tanto nei Balcani occidentali che in Turchia. In
Turchia e nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia occorre estendere quanto
prima le norme che vietano la discriminazione anche all'orientamento sessuale e
all'identità di genere. Turchia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Bosnia
Erzegovina e Kosovo devono ancora dotarsi di norme contro i reati generati dall'odio.
La diffusione di queste nuove norme e la loro corretta attuazione e
comprensione vanno sostenute con attività di formazione rivolte a autorità di
contrasto, difensori civici, giudici e professionisti dei media. Per combattere l'incitamento
all'odio, le violenze e l'intimidazione è necessaria una politica di tolleranza
zero, suffragata da un forte messaggio di condanna dei pubblici poteri contro
atteggiamenti sociali spesso ostili nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali,
transgender e intersessuali (LGBTI). Vanno combattuti gli stereotipi e la
disinformazione, anche tramite la scuola. La discriminazione non può essere
giustificata da motivi religiosi o da valori culturali e le libertà di riunione
e di espressione vanno tutelate, anche dando adeguato spazio a manifestazioni
come le Pride Parade. In autunno la
Commissione convocherà, insieme al Parlamento europeo e alla presidenza
italiana del Consiglio, una conferenza ad alto livello per fare il punto della
situazione, verificare i progressi compiuti sulle questioni LGBTI e permettere
lo scambio di buone pratiche. Bosnia–Erzegovina:
promuovere l'azione delle forze di polizia contro le violenze ai danni della
comunità LGBTI In tutta la regione si registrano tipicamente poche
denunce per minacce o episodi di violenza subiti dai cittadini per il loro
orientamento sessuale. Questo fenomeno è dovuto in parte all'indifferenza o
addirittura all'ostilità delle forze dell'ordine, e della società più in
generale, e in parte alla scarsa fiducia nella reazione delle autorità. La
polizia di Sarajevo ha nominato dei funzionari di collegamento specificamente
addestrati a trattare le minacce e gli attacchi omofobi. L'iniziativa,
risultato di una cooperazione fruttuosa tra forze di polizia e ONG, ha permesso
di sensibilizzare la polizia sulla necessità di trattare seriamente il fenomeno
e di reagire adeguatamente in tutti i casi di reati generati dall'odio. Ø Diritti delle
donne È necessaria un'azione
più incisiva per sostenere i diritti delle donne, garantire l'uguaglianza di
genere e porre rimedio alle discriminazioni lavorative e alla scarsa
partecipazione delle donne al mercato del lavoro. In alcuni casi il persistere
di stereotipi e ruoli di genere tradizionali è tale da precludere alle donne la
possibilità di far valere i propri diritti, in particolare in Turchia. In
Kosovo è pesantemente osteggiata la successione delle terre alle eredi donne.
La convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la
violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, entrata in vigore
quest'anno, è stata ratificata da molti paesi della regione ed è ora
fondamentale darvi attuazione, poiché le violenze contro le donne e il
sostegno alle vittime rimangono aspetti problematici in tutti i paesi. In
Turchia le violenze domestiche, l'oppressione e la violenza per motivi d'"onore"
e i matrimoni prematuri e forzati pongono tuttora gravi problemi. La
convenzione del Consiglio d'Europa individua una serie di violenze contro le
donne che qualifica reati, che vanno ora recepiti nel diritto penale nazionale.
Tra queste figurano le violenze psicologiche, fisiche e sessuali, lo stupro, il
matrimonio forzato e gli atti persecutori (stalking). Montenegro:
programma globale per l'uguaglianza di genere Gli sviluppi politico-legislativi di questi ultimi
anni hanno creato nuove opportunità per affrontare la questione della tutela
dei diritti umani delle donne e del loro contributo allo sviluppo politico,
economico e sociale. Per garantire l'applicazione delle leggi e delle
politiche, il Montenegro ha lanciato un ampio programma di genere volto a
tutelare meglio l'integrità personale, il progresso economico e la
rappresentanza politica delle donne. Sono stati così creati gruppi
pluridisciplinari di lotta contro le violenze contro le donne ed è aumentata la
percentuale di deputate in parlamento. Ø Diritti dei
minori Occorre un'azione
più incisiva per tutelare i diritti dei minori, soprattutto contro ogni forma
di violenza, per migliorarne l'accesso alla giustizia, per potenziare i sistemi
di giustizia minorile e per promuovere l'accoglienza in famiglia e nelle
comunità dei minori che, privi di assistenza genitoriale, vivono negli istituti
(deistituzionalizzazione). Nella maggior parte dei paesi della regione esistono
quadri giuridici e piani d'azione, la cui attuazione è però in ritardo. III.
Questioni regionali e bilaterali
e l'eredità della guerra Le relazioni di
buon vicinato e la cooperazione regionale restano il perno del processo di
stabilizzazione e associazione. Le relazioni
di buon vicinato sono state potenziate nel quadro della cooperazione in
materia di polizia e criminalità organizzata e della cooperazione e dei
contatti bilaterali rafforzati, anche su temi sensibili come i crimini di
guerra e il rientro dei profughi, soprattutto tramite l'attuazione del
programma regionale per gli alloggi nel quadro del processo di Sarajevo[4], che
ha permesso la costruzione di alloggi attualmente in corso. I progressi fin qui
conseguiti vanno consolidati. Lo scorso maggio la forte risposta dell'UE in
soccorso della Bosnia-Erzegovina e della Serbia, pesantemente colpite dalle
alluvioni, ha dato prova di solidarietà e ha dimostrato i vantaggi di una
maggiore integrazione, e nella stessa occasione si è creata una fruttuosa
cooperazione tra i paesi colpiti e il resto della regione. La forte solidarietà
dimostrata ha travalicato le divisioni etniche e nazionali, soprattutto – ma
non solo – a livello della popolazione. È un'occasione per i leader politici di
far leva su questa buona volontà per approfondire ulteriormente la cooperazione
e affrontare le sfide comuni sulla strada verso l'Unione. Occorre maggiore
impegno per superare le controversie bilaterali tra i paesi dell'allargamento
e con gli Stati membri. Sulle relazioni bilaterali nella regione continuano a
pesare molti problemi irrisolti, soprattutto quelli derivanti dalla
dissoluzione dell'ex Jugoslavia, come le controverse interetniche e sullo
status, la situazione delle minoranze, la responsabilità per i crimini di
guerra, le persone scomparse e la demarcazione dei confini. Sulle relazione
gravano inoltre visioni diametralmente opposte della storia recente. Le prime misure
a sostegno dell'iniziativa RECOM per la verità e la riconciliazione devono ora
trovare il giusto seguito. La riconciliazione è fondamentale affinché vi sia
stabilità e si creino in Europa sudorientale le condizioni per lasciarsi alle
spalle l'eredità della guerra, scongiurando il rischio di veder
strumentalizzate a fini politici questioni bilaterali pendenti. È importante che
le questioni bilaterali siano risolte quanto prima dai paesi interessati e non
intralcino il processo di adesione, che dovrebbe basarsi su condizioni ben
definite. La Commissione esorta le parti a fare il necessario per risolvere le
vertenze pendenti, in linea con i principi stabiliti e i mezzi disponibili,
anche rivolgendosi alla Corte internazionale di giustizia, se necessario, o a
altri organi di composizione delle controversie esistenti o ad hoc. I negoziati
di adesione possono dare impulso politico alla risoluzione delle vertenze.
Occorre dare seguito al processo di normalizzazione tra Serbia e Kosovo e
attuazione all'accordo di Bruxelles[5].
La normalizzazione delle relazioni è uno dei requisiti dei negoziati con la
Serbia e dell'accordo di stabilizzazione e di associazione con il Kosovo. Per
quanto riguarda l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, rimane essenziale che
il paese mantenga relazioni di buon vicinato e risolva quanto prima la
questione del nome sulla base di una soluzione negoziata e accettabile per le
parti, sotto gli auspici dell'ONU. La Commissione continuerà a dare sostegno
politico a tutti i paesi interessati e a facilitare soluzioni immediate alle
questioni bilaterali, continuando a sostenerne attivamente gli sforzi anche in
altri consessi. Le relazioni di
buon vicinato continuano a svilupparsi tramite diverse iniziative di cooperazione
regionale. La Commissione appoggia in pieno il processo di cooperazione
nell'Europa sudorientale (SEECP), il Consiglio di cooperazione regionale e la
futura strategia regionale 2020. La Commissione si compiace per la creazione, a
maggio, dell'assemblea parlamentare regionale dell'SEECP e per la cooperazione
rafforzata avviata di recente dal gruppo di "sei paesi dei Balcani
occidentali" nell'ambito del processo di stabilizzazione e di
associazione. L'iniziativa ha favorito di recente importanti contatti tra i
ministri degli Affari esteri e delle Finanze della regione per discutere le
sfide comuni, soprattutto in materia di governance economica. La cooperazione è
peraltro proseguita in altri consessi regionali, quali la zona di libero
scambio dell'Europa centrale (CEFTA), la Comunità dell'energia e la Scuola
regionale di pubblica amministrazione. È importante che queste iniziative siano
complementari, inclusive e a titolarità e guida regionale. La Commissione si
compiace inoltre per il vertice di Berlino di agosto, che ha manifestato un
forte sostegno politico alla prospettiva europea dei Balcani occidentali. Sono
previsti altri vertici annui e il prossimo sarà ospitato dall'Austria. Il "processo
di Berlino" potrà servire a promuovere le riforme e concordare priorità
realistiche per gli investimenti di base sulla connettività, fungendo da
stimolo per la risoluzione delle questioni bilaterali in sospeso. La
Commissione è pronta a sostenere lo sviluppo di questa iniziativa. *** IV.
Conclusioni e raccomandazioni Sulla
base dell'analisi fin qui condotta e delle valutazioni contenute nelle sintesi
per ciascun paese riportate in allegato, la Commissione propone le seguenti
conclusioni e raccomandazioni. I 1.
Negli
ultimi cinque anni la Commissione ha rafforzato la credibilità della politica
di allargamento e la sua capacità di trasformazione, ponendo maggiormente l'accento
sulla realizzazione delle riforme fondamentali sin dalle prime fasi del
processo. La Commissione ha insistito in modo particolare su tre pilastri:
i) Stato di diritto, ii) governance economica e iii) riforma
della pubblica amministrazione. 2.
Dopo
aver introdotto, nel 2012, un nuovo approccio allo Stato di diritto, nel 2013
la Commissione ha definito un quadro per il rafforzamento della governance
economica avvalendosi dell'esperienza acquisita con il semestre europeo. Quest'anno
la Commissione presenta nuove idee per sostenere la riforma della pubblica
amministrazione nei paesi dell'allargamento. I tre pilastri del processo di
allargamento rafforzato sono strettamente legati fra loro e i progressi in
questi settori saranno fondamentali per verificare che i paesi siano
effettivamente pronti ad aderire all'UE. 3.
La
politica di allargamento dell'UE contribuisce alla pace, alla sicurezza e alla
prosperità in modo reciprocamente vantaggioso, accentua il peso politico ed
economico dell'Unione ed esercita un notevole potere di trasformazione
sui paesi interessati. Se adeguatamente preparato, il processo di adesione
evita che gli allargamenti compromettano l'efficacia dell'Unione. 4.
A
dieci anni dalla storica adesione di dieci Stati membri, avvenuta nel maggio
2004, possiamo constatare i progressi compiuti. Man mano che l'UE si espande
aumentano le opportunità per imprese, investitori, consumatori, turisti,
studenti e proprietari di beni. L'adesione ha comportato vantaggi per tutti gli
Stati membri, vecchi e nuovi. La crescita degli scambi e degli investimenti è
stata accompagnata da un miglioramento della qualità di vita dei cittadini e da
un'applicazione più estesa degli standard dell'UE relativi all'ambiente, ai
consumatori ed ad altri ambiti. 5.
La
chiara prospettiva di adesione offerta dagli Stati membri dell'UE
costituisce un fattore chiave per la stabilità dei paesi dei Balcani
occidentali e favorisce i progressi verso la conformità con le necessarie
condizioni, comprese quelle del processo di stabilizzazione e di associazione.
L'esistenza di buone relazioni di vicinato e di una cooperazione regionale
inclusiva riveste un'importanza fondamentale. Considerata la storia della
regione, che è stata così di recente teatro di conflitti, è necessario un
impegno costante per affrontare le questioni bilaterali e superare il retaggio
del passato. 6.
L'allargamento
è diventato uno strumento potente della politica esterna dell'Unione. Gli
sviluppi nel vicinato dell'UE evidenziano il ruolo importante della politica di
allargamento per l'ulteriore approfondimento della cooperazione sulle
principali questioni di politica estera. Il dialogo bilaterale sulla
politica estera deve essere rafforzato con ciascun paese dell'allargamento. Il
capitolo 31 (Politica estera, di sicurezza e di difesa) va affrontato sin dalle
prime fasi dei negoziati di adesione. La Commissione insiste sul fatto che i
paesi dell'allargamento debbano allinearsi gradualmente con le posizioni dell'UE
in materia di politica estera e sottolinea l'importanza della politica di
sicurezza e di difesa comune, che comprende anche la partecipazione ai
programmi dell'Agenzia europea per la difesa. 7.
Il
processo di adesione è rigoroso e basato su condizioni severe ma giuste,
su criteri ben definiti e su un principio meritocratico. Questo approccio è
fondamentale per dare credibilità alla politica di allargamento, incentivare i
paesi interessati a lanciarsi in riordini di ampio respiro e assicurarsi il
sostegno dei cittadini dell'UE. Dal canto loro, gli Stati membri e le
istituzioni dell'Unione devono condurre un dibattito informato sugli effetti
politici, economici e sociali di questa politica. 8.
Per
quanto riguarda il primo pilastro, il consolidamento dello Stato di diritto
è essenziale per rilanciare il processo di adesione. La riforma giudiziaria
deve essere portata avanti con determinazione per garantire l'indipendenza, l'imparzialità
e l'efficienza della magistratura. I paesi devono sviluppare una casistica
credibile di indagini, azioni penali e condanne in relazione ai casi di
corruzione e criminalità organizzata. Le pene devono essere dissuasive e i
proventi di reato devono essere confiscati. Lo Stato di diritto sostiene il
clima degli affari e degli investimenti, garantendo la certezza giuridica e
contribuendo alla competitività, all'occupazione e alla crescita. 9.
La
Commissione continua ad applicare il nuovo approccio allo Stato di diritto
approvato dal Consiglio nel dicembre 2011. Affrontando la questione dello Stato
di diritto sin dalle prime fasi del processo di adesione, si dà più tempo ai
paesi per ottenere buoni risultati nell'attuazione delle riforme, rendendole
radicate e irreversibili. In linea con il nuovo approccio, la Commissione è
fermamente decisa a garantire un equilibrio globale in sede di negoziato. I
progressi relativi ai capitoli 23 (Sistema giudiziario e diritti
fondamentali) e 24 (Giustizia, libertà e sicurezza) dovranno essere paralleli
all'avanzamento globale dei negoziati. La Commissione ricorda che i quadri di
negoziato contengono una clausola di "equilibrio globale" e che in
caso di mancati progressi sulle questioni attinenti allo Stato di diritto è
possibile interrompere i negoziati sugli altri capitoli. 10.
I
diritti fondamentali sono sanciti dal quadro giuridico dei
paesi dell'allargamento, ma occorre profondere maggiori sforzi per garantirne
il pieno rispetto nella pratica. La libertà di espressione e dei media continua
a destare preoccupazione. Occorre tutelare meglio i diritti delle minoranze. L'ostilità
e le discriminazioni, anche sessuali, nei confronti dei gruppi vulnerabili sono
fonte di notevole preoccupazione. Occorre promuovere più attivamente i diritti
delle donne, affrontando anche il problema delle violenze domestiche, nonché
quelli dei minori e dei disabili. È necessario integrare maggiormente i paesi
dell'allargamento nei quadri dell'UE e promuovere la diffusione delle migliori
pratiche. A tal fine, la Commissione incoraggia vivamente i paesi candidati a
proseguire i preparativi per partecipare come osservatori ai lavori dell'Agenzia
dell'Unione europea per i diritti fondamentali. 11.
Per
quanto riguarda il secondo pilastro, è di fondamentale importanza rafforzare la
governance economica e la competitività dei paesi dell'allargamento
affinché rispettino i criteri economici per l'adesione all'UE. Le riforme
devono essere intensificate per arrivare a una crescita sostenibile, migliorare
il contesto imprenditoriale e rilanciare gli investimenti. Occorre affrontare
il problema degli elevati tassi di disoccupazione, soprattutto fra i giovani.
Il sostegno allo sviluppo economico dovrebbe permettere anche di ridurre la
pressione migratoria sull'UE. L'eventuale necessità e la natura di misure
transitorie e/o di un meccanismo di salvaguardia della libera circolazione dei
lavoratori saranno esaminate durante i negoziati di adesione per i futuri
allargamenti, sulla base di una futura valutazione d'impatto. 12.
Basandosi
sull'esperienza relativa al semestre europeo e alla governance economica
rafforzata nell'UE, la Commissione ha avviato un processo più efficace di
cooperazione con i paesi dell'allargamento. Per i Balcani occidentali, la
Commissione prevede l'elaborazione di programmi nazionali di riforma economica,
che saranno suddivisi in due parti. La prima parte consisterà in una versione
perfezionata degli attuali programmi economici di preadesione per i paesi
candidati e dei programmi economici e di bilancio per i candidati potenziali,
compreso il Kosovo. Ne risulterà un quadro di politica macroeconomica e di
bilancio a medio termine che riserverà maggiore attenzione alla valutazione
della sostenibilità esterna e degli ostacoli strutturali alla crescita. La
seconda parte riguarderà le riforme strutturali settoriali che sono
indispensabili per promuovere la competitività e la crescita, compreso il
fabbisogno di investimenti infrastrutturali. Ai fini di una sorveglianza più
efficace, dal processo di valutazione scaturiranno anche in futuro orientamenti
strategici mirati per i singoli paesi. Nel caso della Turchia, è previsto l'avvio
di un dialogo economico ad alto livello. 13.
Per
quanto riguarda il terzo pilastro, la riforma della pubblica amministrazione
è una priorità per tutti i paesi. Il servizio pubblico continua ad essere
caratterizzato da un'eccessiva politicizzazione. La pubblica amministrazione
deve essere resa più trasparente, responsabile, professionale ed efficiente. Va
prestata maggiore attenzione alle necessità dei cittadini e delle imprese
nonché alla gestione delle finanze pubbliche. La Commissione integrerà
maggiormente la riforma della pubblica amministrazione nel processo di
allargamento. Sono stati istituiti - o stanno per esserlo - "gruppi
speciali sulla riforma della pubblica amministrazione" con i paesi dell'allargamento,
che diventeranno la piattaforma principale per avanzare in questo processo. Le
questioni fondamentali dovrebbero essere oggetto di una discussione politica
più strutturata in sede di consiglio/comitato di associazione. I negoziati di
adesione dovrebbero inoltre essere utilizzati per incentivare le riforme
necessarie. Le questioni fondamentali dovrebbero essere affrontate nell'ambito
dei capitoli corrispondenti (in particolare appalti pubblici, controllo
finanziario, sistema giudiziario e diritti fondamentali, imposizione fiscale,
politica economica e monetaria) e durante le conferenze intergovernative. I
gruppi speciali saranno anche la sede in cui discutere le questioni orizzontali
attinenti alla riforma della pubblica amministrazione emerse dai capitoli
negoziali pertinenti, monitorare i progressi e garantire la coerenza. I
risultati delle discussioni saranno integrati nei singoli capitoli. 14.
Per
sostenere il processo di riforma, è di fondamentale importanza rafforzare il
funzionamento e l'indipendenza delle principali istituzioni democratiche nei
paesi dell'allargamento. Questo presuppone, tra l'altro, un dialogo duraturo e
costruttivo a tutti i livelli politici e in particolare con il Parlamento. Va
migliorato anche il contesto in cui operano le organizzazioni della società civile,
poiché una società civile dinamica rafforza la responsabilità politica e
favorisce una miglior comprensione delle riforme legate all'adesione. 15.
Le
relazioni di buon vicinato sono un elemento fondamentale del
processo di stabilizzazione e associazione. Occorre un impegno costante per
sormontare il retaggio del passato, promuovere la riconciliazione e risolvere
le controversie bilaterali tra i paesi dell'allargamento e gli Stati
membri. È fondamentale che le questioni bilaterali siano risolte quanto prima
dagli interessati e non intralcino il processo di adesione, che deve basarsi
sulle condizioni stabilite. 16.
La
cooperazione regionale è stata ulteriormente intensificata
negli ultimi dodici mesi. La Commissione dà pieno appoggio al processo di
cooperazione nell'Europa sudorientale (SEECP) e al Consiglio di cooperazione
regionale, compresa la strategia 2020 regionale. È positivo che il Kosovo sia
associato sempre più alle iniziative regionali. La Commissione si compiace dell'avvio
di una cooperazione rafforzata fra i "sei Balcani occidentali" nell'ambito
del processo di stabilizzazione e di associazione. Questi sviluppi rafforzano
la dimensione multilaterale della politica di allargamento, favoriscono la
cooperazione inclusiva e la condivisione delle migliori pratiche di governance
economica e promuovono i collegamenti nella regione e con l'UE. La Commissione
esprime soddisfazione anche per il forte sostegno politico alla prospettiva
europea dei Balcani occidentali che è stato espresso in occasione del vertice
tenutosi in agosto a Berlino. Sono previsti altri vertici annuali, il primo dei
quali si svolgerà in Austria. Il "processo di Berlino" può
contribuire in misura determinante a stimolare le riforme e a fissare priorità
realistiche per i principali investimenti nella connettività, oltre a
promuovere la risoluzione delle questioni bilaterali ancora in sospeso. La
Commissione è pronta a sostenere il follow-up di questa iniziativa. 17.
Nel
2014 è entrato in vigore il nuovo strumento di assistenza preadesione
(IPA II), tramite il quale l'UE erogherà 11,7 miliardi di EUR per il periodo
2014-2020 per aiutare i paesi dell'allargamento a prepararsi all'adesione e
sostenere la cooperazione regionale e transfrontaliera. Oltre a porre
maggiormente l'accento sulle priorità per l'adesione all'UE in materia di
democrazia e Stato di diritto, competitività e crescita, IPA II introduce un
approccio settoriale, incentivi ai risultati, un maggior sostegno al bilancio e
una classificazione dei progetti per ordine di priorità. I grandi investimenti
lungo i principali corridoi infrastrutturali devono essere realizzati secondo
un approccio coordinato. Si sta rafforzando il coordinamento con le istituzioni
finanziarie internazionali. Il quadro per gli investimenti nei Balcani
occidentali continuerà a sostenere gli investimenti volti a rilanciare la
crescita e l'occupazione e a promuovere la connettività nella regione. II 18.
Montenegro: i
negoziati di adesione sono ulteriormente progrediti. L'esame analitico
(screening) dell'acquis dell'UE si è concluso nel maggio 2014. A dicembre sono
stati avviati negoziati sui capitoli 23 (Sistema giudiziario e diritti
fondamentali) e 24 (Giustizia, libertà e sicurezza). Basandosi sui piani d'azione
adottati dal Montenegro, l'UE ha definito una serie completa di 84 parametri di
riferimento intermedi per i capitoli 23 e 24 che costituiscono orientamenti
chiari per le future riforme. In totale, i negoziati sono stati avviati per
dodici capitoli e chiusi provvisoriamente per due. 19.
È
iniziata l'attuazione dei piani d'azione. Dopo l'allineamento della
legislazione pertinente con la riforma costituzionale del luglio 2013, sono
stati eletti e nominati a posti chiave diversi funzionari giudiziari e delle
procure. Dopo vari tentativi, nell'ottobre 2014 il Parlamento ha finalmente
nominato il procuratore supremo di Stato. Si è migliorata l'efficienza dell'apparato
giudiziario e rafforzato il quadro legislativo per la tutela dei diritti
fondamentali, compresa la legge sul difensore civico. 20.
Si
rilevano tuttavia ritardi nell'attuazione di un certo numero di misure, in
particolare le riforme legislative, specialmente quelle volte a combattere la
corruzione. Le misure legislative adottate non hanno dato risultati tangibili.
Il Montenegro deve adottare rapidamente una normativa adeguata sul
finanziamento dei partiti politici. Deve essere sviluppata una casistica
credibile di indagini, azioni penali e condanne definitive in relazione ai casi
di corruzione, anche nelle alte sfere. Va garantito l'uso sistematico degli
strumenti di sequestro e confisca dei beni. Permangono serie preoccupazioni
riguardo alla libertà di espressione e dei media. È necessario accelerare le
indagini sui casi di violenza nei confronti dei giornalisti. Occorre inoltre
instaurare un dialogo politico costruttivo e ripristinare la fiducia nel
processo elettorale e nelle istituzioni statali. Per mantenere lo slancio del
percorso verso l'adesione è indispensabile rafforzare la capacità
amministrativa per le questioni connesse all'integrazione nell'UE. Occorre inoltre
depoliticizzare e rendere più professionale la funzione pubblica. Il paese deve
proseguire l'attuazione delle riforme economiche, affrontando in particolare il
problema dell'alto tasso di disoccupazione, e migliorare il contesto
imprenditoriale. Va trovata urgentemente una soluzione duratura e compatibile
con l'ASA per il produttore di alluminio KAP. 21.
Un
forte impegno politico è fondamentale per attuare le riforme politiche profonde
e durature necessarie per consolidare lo Stato di diritto. Il Montenegro è il
primo paese ad avviare i negoziati relativi ai capitoli 23 e 24 secondo il
nuovo approccio allo Stato di diritto. La Commissione ricorda che il quadro di
negoziato contiene una clausola di "equilibrio globale". I progressi
registrati verso la conformità con i parametri di riferimento intermedi per i
capitoli relativi allo Stato di diritto e l'eliminazione delle carenze di cui
sopra, dimostrati da risultati tangibili, incideranno sul ritmo complessivo dei
negoziati di adesione, compreso l'ordine del giorno delle future conferenze
intergovernative. 22.
Serbia: sono in
corso i negoziati di adesione tra l'UE e la Serbia, il cui avvio è stato deciso
dal Consiglio europeo in considerazione dei progressi della Serbia sul fronte
delle riforme e del suo costante impegno per normalizzare le relazioni con il
Kosovo. Nel gennaio 2014 si è svolta la prima conferenza intergovernativa sui
negoziati. L'esame analitico (screening) dell'acquis dell'UE procede come
previsto. Le forti inondazioni del maggio scorso hanno avuto pesanti
ripercussioni socioeconomiche. L'UE ha fornito soccorsi ingenti e immediati e a
luglio ha organizzato una conferenza dei donatori, durante la quale la comunità
internazionale si è impegnata a erogare un notevole volume di finanziamenti per
la fase di ripresa e di ricostruzione. 23.
La
Serbia ha compiuto qualche progresso in termini di riforma della pubblica
amministrazione, con l'adozione di una strategia globale e il rafforzamento del
coordinamento e della programmazione. Sul versante della giustizia, sono state
adottate leggi importanti e norme per la valutazione di giudici e procuratori.
Un gran numero di presidenti di tribunale è stato nominato su base permanente.
Vi è una forte volontà politica di combattere la corruzione. Sono state svolte
diverse indagini su casi di corruzione nelle alte sfere e compiuti sforzi per
migliorare il coordinamento. La Serbia ha partecipato attivamente alla
cooperazione regionale tra le autorità di contrasto. 24.
Il
paese deve tuttavia prendere ulteriori provvedimenti per garantire l'efficienza
e l'indipendenza della magistratura e adottare atti legislativi fondamentali
come la legge sul gratuito patrocinio, la legge sugli informatori e la legge
sui conflitti di interesse. La corruzione regna ancora in molti settori. La
Serbia deve costituire una casistica di risultati concreti nella lotta contro
la corruzione e la criminalità organizzata. Occorre garantire nella pratica il
pieno rispetto dei diritti fondamentali, compresa la protezione dei gruppi
vulnerabili. Desta preoccupazione il deterioramento delle condizioni per un
pieno esercizio della libertà di espressione. È necessario ovviare alle carenze
della pubblica amministrazione e dare un maggior seguito alle conclusioni degli
enti normativi indipendenti. Le riforme economiche sono fondamentali per
promuovere la crescita e ridurre l'elevata disoccupazione. 25.
Il
forte mandato conferito al governo dovrebbe permettergli di attuare le riforme
con la necessaria determinazione. La Serbia dovrà affrontare un gran numero di
sfide. Il paese deve adoperarsi in modo proattivo per rendere il processo di
adesione più inclusivo e trasparente. Per sostenere il processo di riforma, la
Serbia dovrebbe migliorare la programmazione, il coordinamento e il
monitoraggio dell'attuazione delle nuove leggi e strategie. In linea con il
nuovo approccio alle questioni connesse allo Stato di diritto, sono stati
fissati parametri di riferimento per l'apertura dei capitoli 23 e 24 che
impongono alla Serbia di presentare piani d'azione complessivi. Per garantire l'equilibrio
globale dei negoziati, i progressi relativi a questi capitoli dovranno andare
di pari passo con l'avanzamento globale dei negoziati. 26.
La
Serbia deve mantenere l'impegno a favore della cooperazione regionale e la
partecipazione attiva e costruttiva al processo di normalizzazione delle
relazioni con il Kosovo, che ha registrato notevoli progressi. La Serbia deve
inoltre continuare ad applicare gli accordi raggiunti nell'ambito del dialogo.
La Commissione ricorda che, come per i capitoli sullo Stato di diritto, il
quadro negoziale richiede che il processo di normalizzazione delle relazioni
con il Kosovo nell'ambito del capitolo 35 proceda di pari passo con l'avanzamento
globale dei negoziati. Il capitolo 35 dovrebbe essere aperto nelle prime fasi dei
negoziati, in modo da fornire un solido quadro per il monitoraggio dell'applicazione
degli accordi raggiunti. 27.
Ex
Repubblica jugoslava di Macedonia: il processo di
adesione all'UE dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia è in una fase di
stallo. I negoziati non sono ancora stati avviati perché non è stato dato alcun
seguito alla raccomandazione rivolta dalla Commissione al Consiglio. Al tempo
stesso, la mancanza di un intervento governativo adeguato in merito a
determinate questioni fondamentali ha compromesso la sostenibilità delle
riforme, con palesi passi indietro in alcuni settori. 28.
Si
osserva quale ulteriore progresso per quanto riguarda la riforma della pubblica
amministrazione e la cooperazione attiva tra le forze di polizia a livello
regionale e internazionale. Considerato lo stadio attuale del suo processo di
adesione, il paese mantiene un notevole livello di allineamento con l'acquis.
Il programma per l'UE rimane una priorità strategica. 29.
L'anno
scorso, tuttavia, è stata espressa seria preoccupazione per la sempre maggiore
politicizzazione delle istituzioni pubbliche e per il controllo del governo sui
media, anche nel contesto elettorale, come segnalato dall'OSCE/ODIHR. La
fiducia nelle istituzioni pubbliche sta diminuendo. Aumentano le preoccupazioni
circa il carattere selettivo della giustizia e la situazione dei media continua
a peggiorare. Le recenti tensioni politiche fra governo e opposizione
dimostrano che gli interessi di partito prevalgono sempre più sugli interessi
nazionali. Il governo e l'opposizione hanno il dovere di garantire che il
dibattito politico si svolga principalmente in Parlamento e di contribuire ad
agevolare il suo corretto funzionamento. Il governo deve garantire che l'opposizione
possa svolgere pienamente la sua funzione di controllo democratico. Dal canto
suo, l'opposizione deve partecipare in modo costruttivo ai processi
democratici. L'anno scorso non si sono svolte riunioni del dialogo ad alto
livello sull'adesione. Per quanto riguarda la situazione interetnica, è necessario
promuovere una maggiore fiducia tra le diverse comunità. Occorre portare a
termine la revisione dell'accordo quadro di Ohrid e dare seguito alle relative
raccomandazioni. 30.
Rimane
fondamentale l'adozione di misure decisive per risolvere la "questione del
nome" con la Grecia. Il fatto che le parti in conflitto non siano arrivate
a un compromesso dopo 19 anni di trattative sotto l'egida delle Nazioni Unite
ha avuto ripercussioni dirette sulle aspirazioni europee del paese. Occorrono
un intervento risoluto e un sostegno proattivo da parte dei leader dell'UE. La
Commissione ribadisce che, se si fossero avviati lo screening e le discussioni
in sede di Consiglio sul quadro negoziale, si sarebbe impresso l'impulso
necessario per trovare una soluzione negoziata e accettata da entrambe le parti
alla questione del nome ancor prima di aprire i capitoli negoziali. 31.
In
considerazione dei progressi globali compiuti dal paese, la Commissione ritiene
che i criteri politici continuino ad essere sufficientemente rispettati e
mantiene la sua raccomandazione di intavolare i negoziati di adesione, pur
deplorando i passi indietro registrati da un anno a questa parte. La
Commissione esorta le autorità ad adoperarsi risolutamente per fugare le
preoccupazioni circa l'accentuarsi della politicizzazione e delle carenze
relative all'indipendenza della magistratura e alla libertà di espressione,
affinché questa raccomandazione possa essere mantenuta anche nei prossimi anni.
La Commissione conferma il proprio impegno a sostenere gli sforzi profusi dal
paese, anche attraverso un dialogo inclusivo ad alto livello sull'adesione, per
attuare tutte le riforme connesse all'UE e, di conseguenza, sfruttare appieno
il potenziale delle relazioni tra le parti. 32.
Albania: la
decisione del Consiglio europeo di giugno 2014 di concedere all'Albania lo
status di candidato è al tempo stesso un riconoscimento dei suoi sforzi in
materia di riforme e un incoraggiamento ad accelerare il processo. A novembre
2013 la Commissione ha istituito un dialogo ad alto livello con l'Albania per
aiutare il paese a mantenere lo slancio impresso al processo di integrazione
nell'UE e monitorare l'andamento delle riforme in funzione delle priorità
fondamentali a cui è subordinato l'avvio dei negoziati di adesione. A maggio
2014 l'Albania ha adottato una tabella di marcia in cui le riforme previste
vengono illustrate e strutturate in funzione delle priorità fondamentali. 33.
L'Albania
ha compiuto progressi negli ultimi dodici mesi. Il governo ha fatto altri passi
avanti nell'ambito della riforma della giustizia e ha dimostrato la volontà
politica di agire con determinazione per prevenire e combattere la corruzione.
Il quadro legislativo è stato rafforzato e si sono migliorati il coordinamento
e il monitoraggio delle politiche a livello centrale. In diversi settori si
osservano miglioramenti a livello di lotta contro la criminalità organizzata,
con un'intensificazione delle attività di contrasto, specie per quanto riguarda
i sequestri di stupefacenti, i reati connessi alla droga, la criminalità
economica e la tratta di esseri umani. È stato preso qualche provvedimento per
migliorare il riconoscimento giuridico dei diritti delle persone lesbiche, gay,
bisessuali e transgender e intersessuali (comunità LGBTI). 34.
Permangono
tuttavia numerose carenze, specie per quanto riguarda lo Stato di diritto, e il
lavoro da fare è ancora tanto. La lotta alla corruzione e alla criminalità
organizzata costituisce una sfida considerevole. L'Albania dovrà profondere
altri notevoli sforzi per realizzare le priorità fondamentali a cui è
subordinato l'avvio dei negoziati di adesione. Il paese dovrà dar prova di
determinazione per portare avanti la riforma della pubblica amministrazione
onde rendere quest'ultima più professionale e meno politicizzata, attuare un
riordino dell'intero sistema giudiziario per rafforzarne l'indipendenza, l'efficienza
e la rendicontabilità, nell'ambito di un processo inclusivo e in stretta
consultazione con la commissione di Venezia, intensificare la lotta alla
corruzione e adottare altre energiche misure per combattere la criminalità
organizzata, onde costituire una solida casistica di indagini proattive, azioni
penali e condanne in entrambi i settori, e adottare misure efficaci per
migliorare la tutela dei diritti umani, in particolare della comunità rom,
combattere la discriminazione e assicurare il rispetto dei diritti di
proprietà. Il governo non ha realizzato le priorità concordate per quanto
riguarda la libertà di espressione e dei media. Occorre ripristinare tutte le
funzioni istituzionali dell'autorità per i media audiovisivi e garantirne l'indipendenza
nella pratica. L'Albania deve portare avanti le riforme economiche volte a
migliorare la competitività, a combattere l'elevata disoccupazione, a ridurre l'economia
sommersa e a migliorare il contesto imprenditoriale. 35.
È
di fondamentale importanza che il processo di riforma sia accompagnato da un
dialogo costruttivo e sostenibile fra il governo e l'opposizione, a cui spetta
il compito di garantire che il dibattito politico si svolga principalmente in
Parlamento e di contribuire ad agevolare il suo corretto funzionamento. Il
governo deve garantire che l'opposizione possa svolgere pienamente la sua
funzione di controllo democratico. Dal canto suo, l'opposizione deve
partecipare in modo costruttivo ai processi democratici. Un lavoro costruttivo
in Parlamento, basato sul raggiungimento di compromessi, è indispensabile per
garantire la sostenibilità delle riforme. L'istituzione di un Consiglio
nazionale per l'integrazione europea che riunisca tutte le parti interessate
contribuirà ulteriormente a rafforzare l'inclusività del processo di riforma ed
è fondamentale affinché le riforme pertinenti siano appoggiate da tutte le
fasce della società albanese. 36.
Bosnia-Erzegovina: il
processo di integrazione europea è tuttora in una fase di stallo. Manca ancora
la volontà di tutti i leader politici di avviare le riforme necessarie per
progredire verso l'adesione all'UE. Si osservano progressi limitatissimi per
quanto riguarda le questioni politiche ed economiche e la conformità con gli
standard europei. Le forti inondazioni del maggio scorso hanno avuto pesanti
ripercussioni socioeconomiche. L'UE ha fornito soccorsi ingenti e immediati e a
luglio ha organizzato una conferenza dei donatori, durante la quale la comunità
internazionale si è impegnata a erogare un notevole volume di finanziamenti per
la fase di ripresa e di ricostruzione. 37.
Le
proteste di massa dell'inizio del 2014 hanno sottolineato la fragilità del
contesto socioeconomico. La Commissione ha varato tre iniziative per orientare
la priorità verso le riforme e le questioni che interessano direttamente i
cittadini, estendendo il dialogo strutturato sulla giustizia tra l'UE e la
Bosnia-Erzegovina ad altre questioni connesse allo Stato di diritto, in particolare
la lotta alla corruzione, creando un gruppo di lavoro congiunto
UE/Bosnia-Erzegovina per accelerare l'attuazione dei progetti finanziati dall'Unione
e concentrandosi sul rafforzamento della governance economica. Questo ha
portato, tra l'altro, all'elaborazione di un "patto per la crescita e l'occupazione"
insieme a soggetti chiave quali le istituzioni finanziarie internazionali. Il
patto guiderà l'attuazione delle riforme economiche nei prossimi mesi e
costituirà la base del programma nazionale di riforma economica che la
Commissione chiede al paese di elaborare entro la fine di gennaio 2015. 38.
La
mancanza di un meccanismo di coordinamento efficace per le questioni collegate
all'UE continua a incidere negativamente sull'interazione del paese con l'Unione.
Il Consiglio dei ministri è ancora teatro di tensioni politiche sulla
ripartizione delle competenze fra i diversi livelli di governo, ulteriormente
aggravate dalla complessità dell'assetto istituzionale del paese. Questo ha
impedito di organizzare tre delle ultime sei riunioni dei sottocomitati
istituiti dall'accordo interinale. La Bosnia-Erzegovina si rifiuta inoltre di
adeguare l'accordo per tener conto degli scambi che effettuava tradizionalmente
con la Croazia prima che quest'ultima aderisse all'UE. La Commissione ha
previsto di sospendere l'applicazione di determinati benefici commerciali alla
Bosnia-Erzegovina qualora il processo di adeguamento non si concluda entro la
fine del 2015. L'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) firmato nel
2008 e ratificato nel 2011 non è ancora entrato in vigore, perché la
Bosnia-Erzegovina non soddisfa le condizioni necessarie. 39.
Vista
l'impossibilità di concordare a livello politico le strategie nazionali
necessarie per poter usufruire dell'assistenza dello strumento di preadesione
in settori come l'energia, i trasporti e l'ambiente, i finanziamenti in questi
ambiti sono stati considerevolmente ridotti e si è optato per un'erogazione
diretta dell'assistenza ai cittadini. La Bosnia-Erzegovina dovrà raggiungere il
consenso necessario per poter beneficiare integralmente degli stanziamenti
disponibili. 40.
Nonostante
l'opera di mediazione svolta dalla Commissione per sbloccare la situazione, non
si ancora data esecuzione alla sentenza Sejdić-Finci della Corte europea
dei diritti dell'uomo, che continua ad essere strumentalizzata per difendere
interessi strettamente politici ed etnici. La soluzione al problema è
indissociabile da altre questioni. 41.
Per
poter progredire sulla via dell'adesione all'UE, la Bosnia-Erzegovina deve
garantire l'insediamento di tutti i livelli di governo entro tempi brevi dopo
le elezioni e intraprendere tempestivamente riforme concrete. I dirigenti
politici hanno il dovere di stabilire una linea chiara per il paese nell'interesse
dei cittadini. L'efficienza e il funzionamento delle istituzioni politiche
vanno migliorati a tutti i livelli di governo. Questo vale in particolare per l'interazione
fra i livelli di governo e richiede l'istituzione di un meccanismo di
coordinamento efficace per le questioni connesse all'UE. Vanno inoltre
potenziati tutti i settori della pubblica amministrazione. 42.
Kosovo: il
completamento dei negoziati di un accordo di stabilizzazione e di associazione
con il Kosovo e la sigla dell'accordo a luglio sono una svolta importante nel
percorso di integrazione europea del Kosovo. L'ASA, che sarà il primo accordo
globale tra l'UE e il Kosovo, prevede un dialogo politico rafforzato, una
maggiore integrazione commerciale, anche attraverso l'apertura dei mercati dell'UE
ai prodotti industriali e agricoli del Kosovo, e nuove forme di cooperazione.
La Commissione attende con impazienza la firma e la conclusione dell'accordo.
La crescente polarizzazione politica successiva alle elezioni di giugno ha
creato in Kosovo una situazione di stallo, ritardando l'attuazione di
determinate riforme fondamentali. 43.
Il
Kosovo ha compiuto progressi nell'ambito del dialogo sulla liberalizzazione del
visto. La cooperazione con la missione UE sullo Stato di diritto (EULEX) è
proseguita in modo soddisfacente. Le autorità del Kosovo hanno assunto l'importante
impegno politico di rinnovare il mandato della missione, assumendo nel contempo
maggiori responsabilità, e hanno accettato di istituire un tribunale speciale
competente a statuire sui casi emersi in seguito alle indagini della task force
investigativa speciale. Per completare il processo, il Kosovo deve adottare le
necessarie modifiche legislative, anche per quanto riguarda la Costituzione. Il
Kosovo deve collaborare con il tribunale speciale e superare il retaggio del
passato. 44.
Le
sfide da affrontare sono molteplici. La situazione del Kosovo per quanto
riguarda lo Stato di diritto, compresa l'indipendenza della magistratura, e gli
scarsi risultati ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata destano
ancora notevole preoccupazione. È necessario un maggiore impegno per ovviare
alle carenze individuate durante il dialogo sul visto, adoperandosi anche per
ridurre i rischi che la potenziale liberalizzazione del visto comporterebbe in
termini di sicurezza e migrazione. Servono urgentemente riforme economiche
strutturali per ridurre l'elevata disoccupazione. Occorre intraprendere in via
prioritaria riforme importanti, come la riforma elettorale e la riforma della
pubblica amministrazione, e adottare misure per tutelare le minoranze. 45.
Il
Kosovo deve impegnarsi attivamente per realizzare il suo programma di riforma
collegato all'UE nonché le priorità evidenziate nello studio di fattibilità del
2012 e nelle ultime relazioni sui progressi compiuti. Nell'ambito dell'ASA il
Kosovo si è impegnato ad attuare una riforma globale e ad allineare la
legislazione con l'acquis dell'UE in ambiti quali lo Stato di diritto, la
pubblica amministrazione, l'economia, la concorrenza e il commercio. Il Kosovo
deve concentrarsi sui preparativi volti ad agevolare l'applicazione dell'ASA,
comprese le strutture necessarie. La Commissione è pronta ad aiutare il Kosovo
a passare a questa nuova fase importante delle sue relazioni con l'UE e a
intensificare il dialogo con il Consiglio nazionale per l'integrazione europea. 46.
Il
Kosovo ha potuto progredire verso il suo futuro europeo grazie all'avanzamento
del processo di riforma e al costante impegno profuso per normalizzare le
relazioni con la Serbia, che sono notevolmente migliorate. In questo contesto,
il nuovo governo del Kosovo dovrà mantenere l'impegno a favore della
cooperazione regionale e la partecipazione attiva e costruttiva al processo di
normalizzazione delle relazioni con la Serbia. Il Kosovo deve inoltre
continuare ad applicare gli accordi raggiunti nell'ambito del dialogo. 47.
La
situazione nel Kosovo settentrionale rimane tesa. Tutte le parti interessate
dovrebbero collaborare con EULEX ed evitare di prendere iniziative unilaterali.
EULEX deve beneficiare di un sostegno totale per poter svolgere il suo mandato
nel Kosovo settentrionale. Occorre adoperarsi con ulteriore impegno per
consentire ai quattro comuni del nord di funzionare nell'ambito del quadro
giuridico del Kosovo. 48.
Turchia: la
Turchia è un paese candidato e un partner strategico per l'Unione europea. La
sua economia dinamica fornisce un contributo prezioso alla prosperità del
continente europeo. I drammatici sviluppi nella regione, in particolare in Siria
e in Iraq, rendono ancora più fondamentale la cooperazione sulle questioni di
politica estera. La posizione geografica strategica della Turchia ribadisce
inoltre l'importanza di una cooperazione più intensa sulla politica nel settore
della migrazione e sulla sicurezza energetica, il cui valore è ulteriormente
dimostrato dalle notevoli sfide poste dai recenti sviluppi nel nostro vicinato
comune, compresa la crisi ucraina. 49.
Negoziati
di adesione intensi e credibili sono la sede più adatta per sfruttare appieno
il potenziale delle relazioni UE-Turchia. Grazie alla sua portata e alla sua
profondità, il processo di adesione è insostituibile in quanto strumento di
promozione delle riforme collegate all'UE e solida base per intensificare il
dialogo sulle questioni attinenti alla politica estera e alla sicurezza,
migliorare la competitività economica e ampliare le opportunità commerciali.
Questo processo contribuisce inoltre a rafforzare la cooperazione nel settore
dell'energia e a livello di giustizia e affari interni, anche per quanto
riguarda la politica in materia di visti, migrazione e riammissione. Occorre
ridare slancio ai negoziati di adesione, nel rispetto degli impegni assunti
dall'UE e delle condizioni poste. L'Unione deve rimanere un importante fattore
di stimolo per le riforme politiche e economiche in Turchia. In tale ottica, è
nell'interesse della Turchia e dell'UE che i parametri di apertura per i
capitoli 23 (Sistema giudiziario e diritti fondamentali) e 24 (Giustizia,
libertà e sicurezza) siano definiti al più presto, in modo da poter avviare i
relativi negoziati. La Turchia può accelerare i negoziati compiendo progressi
verso il rispetto dei parametri fissati, conformandosi ai requisiti del quadro
negoziale e rispettando i suoi obblighi contrattuali nei confronti dell'UE.
Questo potrebbe dare un notevole impulso al processo. Nel frattempo, la
cooperazione tra l'UE e la Turchia dovrebbe essere sviluppata in tutti i
settori fondamentali, in particolare quelli già individuati nel programma
costruttivo. 50.
La
Turchia svolge un importante ruolo regionale ed è attivamente coinvolta nell'ambito
del suo vicinato. In questo contesto, occorre intensificare ulteriormente il
dialogo e la cooperazione sulle questioni di politica estera che interessano
entrambe le parti. La costante partecipazione della Turchia alle missioni e
operazioni della PSDC e la sua recente offerta di contribuire a EUFOR RCA e
EUBAM Libia sono giudicate molto positive. La Turchia svolge un ruolo
fondamentale in Siria, specie per quanto riguarda l'importantissimo sostegno
umanitario fornito alla popolazione che lascia il paese per sfuggire alla
violenza. L'UE si è impegnata a sostenere i governi e le comunità di
accoglienza dei paesi vicini della Siria affinché siano in grado di gestire
efficacemente il flusso sempre più massiccio di profughi e di aumentare la loro
resilienza. La Turchia ha espresso chiaramente la sua disponibilità a
partecipare alla coalizione contro l'ISIL. Si deve utilizzare il dialogo
politico per intensificare la cooperazione contro le reti che finanziano l'ISIL.
L'intenso dialogo tra l'UE e la Turchia sulle misure antiterrorismo è positivo
e dovrebbe essere ulteriormente rafforzato, soprattutto sul tema dei "combattenti
stranieri". Per sviluppare ulteriormente la cooperazione in questo campo,
la Turchia dovrebbe adottare altre leggi sulla lotta al terrorismo. L'UE
incoraggia costantemente la Turchia a definire la sua politica estera in modo
complementare e coordinato con l'Unione, allineandosi progressivamente alle
strategie e alle posizioni dell'UE. 51.
È
proseguita l'attuazione delle riforme adottate negli anni precedenti, in
particolare le misure annunciate nel pacchetto sulla democratizzazione del
settembre 2013. La Corte costituzionale ha adottato una serie di decisioni importanti
che evidenziano la resilienza del sistema costituzionale del paese. L'accordo
di riammissione UE-Turchia è stato firmato nel dicembre 2013, parallelamente
all'avvio del dialogo sulla liberalizzazione del visto, ed è entrato in vigore
il 1° ottobre 2014, imprimendo un nuovo slancio alle relazioni fra le parti. Il
paese ha compiuto ulteriori sforzi per trovare una soluzione pacifica alla
questione curda, adottando in particolare una legge volta a consolidare la base
giuridica di questo processo, che riveste un'importanza storica per la Turchia
e dovrebbe essere portato avanti in buona fede da tutte le parti in causa. 52.
La
risposta del governo alle accuse di corruzione formulate nel dicembre 2013 ha
destato serie preoccupazioni in merito all'indipendenza della magistratura e
alla separazione dei poteri. Pur non essendo legato, secondo quanto dichiarato
dal governo, al caso anticorruzione, il gran numero di trasferimenti e revoche
di poliziotti, giudici e pubblici ministeri ha compromesso il buon funzionamento
delle rispettive istituzioni e sollevato interrogativi circa il modo in cui
sono state applicate le relative procedure. È di fondamentale importanza che le
indagini sulle accuse di corruzione siano condotte in modo regolare e
totalmente trasparente e che siano garantite le capacità operative della
magistratura e della polizia. I tentativi di vietare i social media,
successivamente neutralizzati dalla Corte costituzionale, e le pressioni
esercitate sulla stampa, che hanno determinato una diffusa autocensura,
rispecchiano l'approccio restrittivo applicato alla libertà di espressione, che
è stato mantenuto anche per la libertà di riunione. La Turchia dovrà allineare
con gli standard europei la legislazione sul diritto di riunione e sull'intervento
delle forze di polizia e la relativa attuazione. 53.
In
questo contesto, il paese dovrà adoperarsi in via prioritaria per promuovere un
dialogo più ampio fra tutte le forze politiche e all'interno della società,
imprimere nuovo impulso alla riforma dello Stato di diritto e rivolgere
particolare attenzione al rispetto dei diritti fondamentali de iure e de facto.
L'avvio dei negoziati sui capitoli 23 e 24 doterebbe la Turchia di una tabella
di marcia globale per le riforme in questo ambito fondamentale. La Turchia è
invitata a collaborare in modo più sistematico con la Commissione e altri
organi competenti come il Consiglio d'Europa, compresa la commissione di
Venezia. In linea generale, va riservata maggiore attenzione all'effettiva
applicazione della legislazione vigente. Al ministero per gli Affari europei
compete il ruolo fondamentale di garantire il coordinamento e la compatibilità
delle nuove leggi con la normativa UE. La Commissione si augura che la Turchia
dia applicazione concreta alla sua strategia sull'UE di recente adozione, il
cui obiettivo è rilanciare il processo di adesione. 54.
Il
programma costruttivo varato nel 2012 continua a coadiuvare e accompagnare i
negoziati di adesione assicurando una cooperazione più intensa tra l'UE e la
Turchia in una serie di aree di interesse comune. Lo sviluppo dei contatti ad
alto livello tra Turchia, Unione e Stati membri permetterebbe di rafforzare la
cooperazione. Occorre moltiplicare gli sforzi comuni per affrontare le sfide in
materia di giustizia e affari interni, specie per quanto riguarda la
migrazione. L'UE si aspetta che la Turchia onori integralmente e adeguatamente
gli obblighi assunti con l'accordo di riammissione nei confronti di tutti gli
Stati membri. 55.
Con
un'economia estesa e dinamica, il paese è un importante partner commerciale e
può dare un valido contributo alla competitività dell'UE attraverso l'unione
doganale, di cui ora bisogna sfruttare appieno il potenziale. L'UE dovrebbe
collaborare con la Turchia per ampliare e modernizzare le relazioni commerciali
reciproche a vantaggio di entrambe le parti. Va inoltre affrontata, in base
alla valutazione completata nel 2014, una serie di questioni connesse al
funzionamento dell'unione doganale. È altresì fondamentale sviluppare un
dialogo economico dinamico e di ampia portata. L'ulteriore intensificazione
della cooperazione UE-Turchia in materia di energia e l'avanzamento dei
negoziati di adesione favorirebbero l'interconnessione e l'integrazione dei
mercati in questo settore. L'avvio dei negoziati sui capitoli 5 (Appalti
pubblici), 8 (Concorrenza) e 19 (Occupazione e politica sociale), non appena la
Turchia si sarà conformata ai parametri corrispondenti, incentiverà
notevolmente la cooperazione economica. 56.
La
Commissione ribadisce i diritti sovrani degli Stati membri, tra cui il diritto
di concludere accordi bilaterali e di esplorare e sfruttare le proprie risorse
naturali, riconosciuti dall'acquis dell'Unione e dal diritto internazionale,
come la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. In linea con le
posizioni reiterate dal Consiglio e dalla Commissione negli scorsi anni, la
Turchia deve rispettare senza indugio l'obbligo di attuare pienamente il
protocollo aggiuntivo e realizzare progressi verso la normalizzazione delle
relazioni con la Repubblica di Cipro. Questo potrebbe dare nuovo slancio al
processo di adesione, favorendo in particolare i progressi negli otto capitoli
oggetto delle conclusioni del Consiglio di dicembre 2006. La Commissione esorta
inoltre la Turchia a evitare ogni tipo di minaccia, fonte di attrito o azione
provocatoria che possa nuocere alle relazioni di buon vicinato e alla
risoluzione pacifica delle controversie. La Commissione si compiace del
sostegno offerto dalla Turchia alla ripresa di colloqui in piena regola intesi
a trovare una soluzione alla questione cipriota. Ora questo sostegno deve
tradursi in dichiarazioni costruttive e azioni concrete. 57.
Per
quanto riguarda la questione cipriota, la Commissione accoglie con
favore la ripresa di colloqui in piena regola tra i leader delle comunità
greco-cipriota e turco-cipriota sotto l'egida delle Nazioni Unite e la nomina
di Espen Barth Eide alla carica di Consigliere speciale del Segretario generale
dell'ONU per Cipro. La Commissione si aspetta che le parti intavolino
rapidamente negoziati sostanziali e strutturati per preparare un accordo su una
soluzione globale al problema cipriota in modo vantaggioso per tutti. La
Commissione incoraggia le iniziative, comprese quelle della società civile, che
contribuiscono a creare un clima positivo tra le comunità e che facilitano la
vita ai cittadini ciprioti. L'UE si è detta disponibile ad accettare una
soluzione i cui termini siano conformi ai principi su cui si fonda l'Unione
europea. Vanno evitate le dichiarazioni che non contribuiscono a creare un'atmosfera
positiva nell'ambito degli attuali colloqui volti a trovare una soluzione. 58.
Islanda: i
negoziati di adesione sono stati sospesi nel maggio 2013 in seguito a una
decisione del governo islandese. Vista la posizione del governo, la Commissione
ha iniziato a ridurre progressivamente l'assistenza preadesione IPA. L'Islanda
rimane un partner importante per l'Unione in quanto membro dell'accordo sullo
Spazio economico europeo e dello spazio Schengen, nonché nell'ambito della
cooperazione sulle questioni artiche. ALLEGATO Sintesi
delle conclusioni delle relazioni sui progressi compiuti da Montenegro, Serbia,
ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e
Turchia Montenegro Il
Montenegro continua a soddisfare sufficientemente i criteri politici. Il
governo ha mantenuto la priorità attribuita all'integrazione nell'UE. Le
strutture per i negoziati di adesione sono state ulteriormente potenziate. I
progressi in questo settore dovrebbero essere favoriti dall'adozione del piano
d'azione 2014-2015 per l'attuazione della strategia di riforma della pubblica
amministrazione e dalla creazione di un gruppo speciale per tale riforma nell'ambito
dell'accordo di stabilizzazione e di associazione. Occorre razionalizzare
ulteriormente la pubblica amministrazione, aumentare la trasparenza per
limitare le possibilità di corruzione e rafforzare la capacità amministrativa
in materia di integrazione europea. Il paese deve adoperarsi con notevole
impegno per ovviare all'elevato livello di politicizzazione della funzione
pubblica e garantire il carattere meritocratico delle assunzioni e delle
promozioni. Migliorare la professionalità e l'efficienza è importante, anche
per preparare l'amministrazione ad affrontare le sfide connesse ai negoziati di
adesione e all'attuazione dell'acquis. A livello di gestione delle finanze
pubbliche, occorre rafforzare la capacità di elaborare previsioni finanziarie e
la conformità con gli standard europei. Le
elezioni organizzate all'inizio del 2014 in un certo numero di comuni sono
state inficiate da accuse di irregolarità su cui si dovrebbe indagare e che
dovrebbero essere perseguite, se del caso, dalle autorità competenti. In certi
comuni, la polarizzazione del clima politico ha reso difficile la nomina delle
nuove amministrazioni in seguito alle elezioni. A febbraio e a marzo sono state
adottate nuove leggi elettorali che danno seguito a diverse raccomandazioni
dell'OSCE/ODIHR, ma occorre ancora affrontare alcune questioni in linea con le
norme e le migliori pratiche europee. L'adozione delle modifiche alla legge sul
finanziamento dei partiti politici è stata un processo controverso, con il voto
contrario del principale partito di governo. In seguito a una sentenza emessa a
giugno dalla Corte costituzionale, gran parte delle modifiche alla legge sul
finanziamento dei partiti politici è stata dichiarata incostituzionale. Il
Montenegro deve allineare rapidamente e integralmente il suo quadro legislativo
in questo campo con le norme e le migliori pratiche europee, nonché fornire un
primo bilancio della corretta applicazione della legge comprendente, ove
necessario, l'applicazione di sanzioni dissuasive. Occorre completare il
follow-up giudiziario del presunto abuso di fondi pubblici da parte dei partiti
politici e garantire la responsabilità politica. L'attuazione
delle misure di riforma giudiziaria prosegue secondo la tempistica indicata nel
piano d'azione. Dopo l'allineamento della legislazione pertinente con la
riforma costituzionale del luglio 2013 sono stati eletti diversi funzionari
giudiziari e delle procure. Dopo vari tentativi, il Parlamento ha finalmente
nominato il procuratore supremo di Stato nell'ottobre 2014. Occorre completare
le riforme volte a istituire un sistema di assunzione unico a livello nazionale
per giudici e pubblici ministeri, un sistema di promozione oggettivo e fondato
sul merito e un sistema disciplinare più efficace. Nel complesso l'efficienza
dei tribunali è migliorata, ma occorre rafforzare ulteriormente l'efficienza
del sistema giudiziario. Le misure
anticorruzione hanno avuto finora un impatto limitato. Ancora prima che la
nuova agenzia anticorruzione diventi operativa, occorre potenziare le
istituzioni esistenti incaricate di prevenire la corruzione affinché adottino
un approccio più proattivo. La corruzione che ancora regna in molti settori è
un problema serio. Deve essere sviluppata una casistica credibile di indagini,
azioni penali e condanne definitive in relazione ai casi di corruzione,
compresi quelli nelle alte sfere. Va garantito l'uso sistematico degli
strumenti di sequestro e confisca dei beni. A fronte di risultati sempre più
positivi nella lotta contro la droga e dell'avvio di nuove azioni relative al
traffico di migranti, permangono difficoltà ad affrontare altre forme di
criminalità organizzata come la tratta di esseri umani, la cibercriminalità e
il riciclaggio del denaro. Vengono pronunciate poche condanne definitive nei
casi di corruzione e criminalità organizzata, che spesso sono sottoposti a un
nuovo processo a causa di vizi procedurali. La lotta contro la criminalità
organizzata e la corruzione è fondamentale per combattere l'infiltrazione
criminale nei sistemi politici, giuridici e economici. Il paese
si è dotato del quadro giuridico e istituzionale per il rispetto dei diritti
umani e i principali elementi del diritto internazionale sui diritti umani sono
stati integrati nel sistema giuridico. Occorre rafforzare la capacità delle
istituzioni responsabili della tutela e dell'esercizio dei diritti umani,
compresi l'apparato giudiziario e la polizia. I gruppi vulnerabili come i rom e
i disabili sono quelli che più risentono delle carenze in questo settore. Permangono
serie preoccupazioni riguardo alla libertà di espressione, intaccata dai casi
di violenza a danno di giornalisti e dagli attacchi alla proprietà dei media.
Occorre indagare attentamente su tutti i casi, vecchi e recenti, di minacce e
violenze contro i giornalisti e tradurre in giustizia i responsabili,
individuando non solo gli esecutori materiali ma anche i mandanti. Bisogna
occuparsi con particolare urgenza dei casi più vecchi, per evitare che cadano
in prescrizione. A dicembre è stata istituita una commissione incaricata di
monitorare le attività delle autorità competenti a indagare sui casi, vecchi e
recenti, di minacce e violenze contro i giornalisti, le cui raccomandazioni
dovranno essere applicate integralmente dalle autorità. Il governo dovrebbe
continuare a promuovere e sostenere pubblicamente la libertà dei media,
evitando qualsiasi dichiarazione che possa essere interpretata come un'intimidazione.
Gli organi di autoregolamentazione incaricati di mantenere e promuovere gli
standard professionali ed etici sono deboli. Le
autorità montenegrine hanno adottato ulteriori provvedimenti per rafforzare la
tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e
intersessuali (comunità LGBTI). La prima "pride parade" si è svolta a
Podgorica nell'ottobre 2013 con un adeguato sostegno da parte delle autorità.
Si sono però verificate ulteriori aggressioni a danno della comunità LGBTI, che
hanno dato luogo a un numero limitato di condanne penali. La società è ancora
largamente ostile a queste persone. È stato
fatto qualche passo avanti per quanto riguarda la situazione dei rom,
specialmente in termini di frequenza scolastica, ma i tassi di abbandono e la
bassa percentuale di studentesse fra i rom sono fonte di preoccupazione. È
necessario combattere le discriminazioni contro i rom e ovviare alla
rappresentanza politica inadeguata di questa comunità. Il
Montenegro mantiene buone relazioni bilaterali con gli altri paesi dell'allargamento
e con gli Stati membri dell'UE suoi vicini e contribuisce attivamente allo
sviluppo della cooperazione regionale. È stato siglato un accordo sulle
frontiere con la Bosnia-Erzegovina. Il
Montenegro continua ad applicare l'accordo bilaterale di immunità con gli Stati
Uniti del 2007, che prevede deroghe alla competenza della Corte penale
internazionale. Il Montenegro deve allinearsi alla posizione dell'UE nell'ambito
dei negoziati di adesione. Per
quanto riguarda i criteri economici, il Montenegro ha compiuto qualche
ulteriore progresso verso un'economia di mercato funzionante. A medio termine
il paese dovrebbe poter far fronte alle pressioni della concorrenza e alle
forze di mercato all'interno dell'Unione, sempre che continui a colmare le
lacune esistenti mediante opportune riforme strutturali. Nel 2013
l'economia è uscita da una recessione a doppia v, ma la ripresa rimane fragile
a causa di una domanda interna debole, dell'esiguità dalla base produttiva e
della forte dipendenza dal contesto esterno. Il disavanzo delle partite
correnti è lievemente diminuito, ma si registrano ancora notevoli squilibri
esterni. Gli elevati e persistenti disavanzi di bilancio evidenziano la
necessità di adottare misure di risanamento di bilancio per ridurre il debito
pubblico. Nonostante qualche miglioramento marginale, le condizioni del mercato
del lavoro rimangono precarie a causa degli elevatissimi tassi di
disoccupazione, che riguardano in particolar modo i giovani e i disoccupati di
lunga durata. Il
Montenegro dovrebbe incentivare la mobilità dei lavoratori, rendere più
efficaci le politiche attive per il mercato del lavoro e migliorare
qualitativamente l'insegnamento, compresa l'istruzione e la formazione
professionale. Per sostenere lo sviluppo del settore privato, dovrebbero essere
prese misure volte a semplificare ulteriormente il contesto normativo e
giuridico migliorando, tra l'altro, l'esecuzione dei contratti, riducendo i
costi e gli ostacoli amministrativi e agevolando le procedure di
privatizzazione. Si deve ancora trovare una soluzione duratura per il
conglomerato di alluminio KAP, in conformità delle disposizioni dell'ASA, onde
evitare ulteriori passività potenziali. Per
quanto riguarda la capacità di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione,
il Montenegro presenta livelli di allineamento diversi. Al termine del processo
di screening, la Commissione ha concluso che i progressi del Montenegro erano
sufficienti per poter avviare i negoziati su venti capitoli senza fissare
parametri di apertura. Dieci di questi capitoli sono già stati aperti, con la
definizione di parametri intermedi o di chiusura, e due sono stati
provvisoriamente chiusi. Oltre ai capitoli connessi allo Stato di diritto, sono
stati fissati parametri di apertura per undici capitoli. La conformità con i
parametri di apertura, nonché con i parametri intermedi definiti per i capitoli
connessi allo Stato di diritto e i parametri di chiusura fissati per altri otto
capitoli, dovrebbe guidare il Montenegro nel suo percorso di integrazione. Il
Montenegro ha raggiunto globalmente uno stadio avanzato di allineamento in
alcuni capitoli dell'acquis come la legislazione sulla proprietà intellettuale,
la scienza e la ricerca, l'istruzione e la cultura, la tutela dei consumatori e
della salute e la politica estera, di sicurezza e di difesa. Nel complesso, il
Montenegro si è allineato e ha dato attuazione alle misure restrittive
istituite dalle decisioni del Consiglio, comprese le misure restrittive
applicate dall'UE a seguito dell'annessione illegale della Crimea da parte
della Russia e degli eventi verificatisi nell'Ucraina orientale. L'allineamento
con l'acquis e il rafforzamento della capacità amministrativa rimangono una
sfida considerevole per il Montenegro. L'amministrazione montenegrina dovrà
adoperarsi con particolare impegno per conformarsi ai parametri di apertura non
ancora soddisfatti. Va data particolare priorità alla conformità con le norme
dell'ASA sugli aiuti di Stato nel caso di KAP. Occorre rafforzare, a livello
centrale e locale, la capacità amministrativa in tutti i settori connessi all'ambiente
e ai cambiamenti climatici per garantire l'allineamento con l'acquis pertinente
e la relativa attuazione. Serbia La
Serbia continua a soddisfare sufficientemente i criteri politici. Le
elezioni politiche anticipate organizzate a marzo hanno confermato le
aspirazioni del paese all'integrazione europea. L'adesione all'UE rimane il
principale obiettivo del nuovo governo, che può contare per la prima volta su
una maggioranza dei due terzi in Parlamento per realizzare le riforme
fondamentali necessarie ai fini del percorso europeo del paese. Il governo
serbo si è prefisso obiettivi economici ambiziosi al riguardo. L'adozione di
riforme costituzionali all'inizio della nuova legislatura rappresenterebbe una
svolta decisiva nei negoziati di adesione. Occorre rafforzare ulteriormente il
carattere inclusivo e trasparente del processo di riforma. Il ricorso alla
procedura parlamentare d'urgenza dovrebbe essere limitato ai casi in cui
risulti strettamente necessario. Occorre riconoscere costantemente il ruolo
degli enti normativi indipendenti e seguirne le raccomandazioni. A giugno è
stata istituita una convenzione nazionale sull'Unione europea quale piattaforma
di cooperazione con la società civile nell'ambito dei negoziati di adesione,
che dovrebbe permettere di intensificare la consultazione della società civile
in tutti i settori, specialmente in un contesto socioeconomico particolarmente
difficile per i cittadini serbi. La
Serbia sta portando avanti la riforma della pubblica amministrazione. Il paese
ha adottato una strategia globale e rafforzato il coordinamento e la
pianificazione delle politiche pubbliche con la creazione del nuovo Segretariato
per le politiche pubbliche. Rimane però necessaria una riforma solida e
globale, sostenuta da un'analisi adeguata e da strumenti ad hoc per la gestione
delle prestazioni. Sono
stati presi i primi provvedimenti per attuare le strategie nazionali di riforma
giudiziaria e lotta alla corruzione adottate l'anno scorso. La Serbia è
consapevole delle notevoli sfide poste al suo sistema giudiziario. L'attività
legislativa è stata intensa. Sono state adottate norme per la valutazione di
giudici e pubblici ministeri. Un gran numero di presidenti di tribunale è stato
nominato su base permanente ed è entrata in carica la prima generazione di
notai. Devono ancora essere adottati atti legislativi fondamentali come la
legge sul gratuito patrocinio. Occorre inoltre valutare l'attuazione delle
leggi di recente adozione e adottare altre misure per garantire l'efficienza e
l'indipendenza della magistratura. I criteri che disciplinano l'assunzione e la
nomina dei magistrati sono ancora poco chiari. La generalizzazione del
principio del contraddittorio e la riorganizzazione dei tribunali non hanno
ancora avuto effetti visibili sull'efficienza e sulla qualità della giustizia. Vi è una
forte volontà politica di combattere la corruzione. Sono state svolte diverse
indagini su casi di corruzione nelle alte sfere e compiuti sforzi per
migliorare il coordinamento e la leadership istituzionale in questo campo. La
corruzione che ancora regna in molti settori rimane tuttavia un problema serio.
Il rapporto condanne/rinvii a giudizio è basso. Devono ancora essere
predisposti meccanismi di protezione degli informatori e sistemi efficaci di
prevenzione e repressione. Il ruolo dell'agenzia e del consiglio anticorruzione
deve essere sostenuto ai massimi livelli, assicurando inoltre un seguito
adeguato alle loro raccomandazioni e proposte. Vanno trovate alternative
efficaci al ricorso eccessivo alle incriminazioni per abuso di posizione nel
settore privato. La
Serbia ha partecipato attivamente alla cooperazione tra le autorità di
contrasto a livello regionale, che ha permesso di ottenere risultati tangibili
nella lotta contro la criminalità organizzata tra cui, in particolare, l'arresto
di una personalità di spicco collegata a gruppi della criminalità organizzata.
È necessaria una valutazione strategica della minaccia rappresentata dalla
criminalità organizzata, per sviluppare la pianificazione e l'analisi
strategiche e adottare successivamente opportune misure di contrasto, anche
attraverso attività di polizia basate sull'intelligence. Deve essere sviluppata
una casistica credibile di indagini, azioni penali e condanne definitive in
relazione ai casi di corruzione e criminalità organizzata, anche nelle alte
sfere. La lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione è
fondamentale per combattere l'infiltrazione criminale nei sistemi politici,
giuridici e economici. A lungo
termine, l'adozione di piani d'azione credibili e globali per i capitali 23 e
24, in linea con il nuovo approccio, sarà una svolta fondamentale per la
Serbia. Il paese
si è dotato di gran parte del quadro giuridico sulla tutela delle minoranze,
che tuttavia dovrà essere applicato coerentemente in tutto il territorio
nazionale, soprattutto per garantire l'istruzione, l'uso delle lingue, nonché l'accesso
ai media e alle funzioni religiose nelle lingue minoritarie. Occorre
intensificare le misure positive adottate per migliorare la situazione dei rom,
specie per quanto riguarda l'istruzione, gli alloggi e l'occupazione. È
necessario un ulteriore e costante impegno per migliorare la situazione di
profughi e sfollati. La pride
parade, organizzata il 28 settembre a Belgrado senza incidenti di rilievo,
segna una svolta importante verso l'effettivo esercizio dei diritti umani in
generale e dei diritti della comunità LGBTI in particolare. La Serbia ha
compiuto un notevole passo avanti nell'attuazione della strategia sui media del
2011 con l'adozione, in agosto, di un pacchetto legislativo volto a rendere più
trasparenti la proprietà e il finanziamento dei mezzi di comunicazione nonché
ad allineare leggi e prassi con il quadro UE. Desta però preoccupazione il
deterioramento delle condizioni per un pieno esercizio della libertà di
espressione. Le autorità hanno l'importante compito di contribuire attivamente
al libero esercizio della libertà di espressione, anche dimostrando un adeguato
sostegno agli organismi indipendenti, ai difensori dei diritti umani e ai
giornalisti indipendenti. La promozione di tutti i diritti fondamentali e l'attuazione
della strategia antidiscriminazione richiederanno un approccio ancora più
mirato e proattivo. La
Serbia ha mantenuto un approccio costruttivo alla cooperazione regionale e
migliorato considerevolmente le relazioni con alcuni paesi limitrofi. Per
quanto riguarda la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo, la
Serbia ha continuato a impegnarsi nel dialogo e nell'attuazione del primo
accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni,
concluso nell'aprile 2013, e di altri accordi raggiunti nell'ambito del
dialogo. Questo ha determinato cambiamenti concreti e irreversibili, con l'organizzazione
delle prime elezioni politiche in tutto il Kosovo e notevoli progressi nello
smantellamento delle strutture giudiziarie e di polizia serbe. È stata
approvata una soluzione permanente per l'inclusione del Kosovo nel processo di
cooperazione nell'Europa sudorientale (SEECP). Sebbene non si siano tenute
riunioni ad alto livello da quando sono state indette le elezioni anticipate in
Kosovo, il lavoro è proseguito a livello tecnico, con progressi in termini di
riscossione dei dazi doganali, gestione integrata delle frontiere, energia e
telecomunicazioni. Si
osserva tuttavia un rallentamento generale dei progressi nell'attuazione del
dialogo. Sono state indette elezioni politiche anticipate sia in Serbia che in
Kosovo. È importante che il dialogo ad alto livello riprenda e che entrambe le
parti continuino ad adoperarsi con impegno per applicare in buona fede tutti
gli accordi esistenti. Il compimento di ulteriori progressi dovrebbe portare progressivamente
alla normalizzazione generale delle relazioni tra Serbia e Kosovo, con la
conclusione di un accordo giuridicamente vincolante entro la fine dei negoziati
di adesione della Serbia, per consentire a Serbia e Kosovo di esercitare
integralmente i loro diritti e di assumersi le loro responsabilità. Per
quanto riguarda i criteri economici, la Serbia ha realizzato progressi
limitati verso un'economia di mercato funzionante. Il paese deve attuare un'ampia
gamma di riforme strutturali per far fronte a medio termine alle pressioni
concorrenziali e alle forze di mercato all'interno dell'Unione. Nella
prima metà dell'anno si è registrata una contrazione dell'economia dovuta anche
alle forti inondazioni. Il governo ha iniziato seriamente ad attuare il suo
ambizioso programma di riforme economiche e strutturali con l'adozione di una
prima serie di leggi importanti sul lavoro, sulla privatizzazione e sul
fallimento. Malgrado una serie di nuove misure, gli squilibri di bilancio
rimangono molto elevati e il debito pubblico è ulteriormente aumentato. La
crescita delle esportazioni, tuttavia, ha contribuito a ridurre gli squilibri
esterni. L'inflazione è scesa ai minimi storici, con un tasso inferiore alla
fascia fissata dalla banca centrale. Il tasso di disoccupazione rimane
elevatissimo. Occorre
adoperarsi con notevole impegno per ridurre la spesa pubblica e attuare le
riforme strutturali adottate onde ripristinare la sostenibilità di bilancio e,
a termine, sostenere la crescita. Per ridurre le pesanti ingerenze dello Stato
nell'economia occorre ovviare all'inefficienza del vasto settore pubblico,
portare avanti il processo di privatizzazione secondo il calendario fissato,
razionalizzare gli aiuti di Stato e migliorare la gestione delle imprese di
Stato. La riscossione delle imposte va migliorata, cercando anche di ridurre l'economia
sommersa. Il contesto imprenditoriale risente degli eccessivi oneri
burocratici, della lentezza delle procedure di entrata e uscita dal mercato e
dei numerosi ostacoli agli investimenti, tra cui il sistema giuridico
inadeguato e la lenta esecuzione dei contratti. È necessario ridurre l'elevata
percentuale di prestiti in sofferenza per incentivare il credito bancario. Il
potenziamento delle infrastrutture fisiche, soprattutto dopo i danni causati
dalle inondazioni, richiede uno sforzo costante e la creazione di un margine di
bilancio supplementare. Va migliorata l'efficienza del sistema di istruzione,
per ovviare al calo degli alunni e alla mancanza di competenze sul mercato del
lavoro. Per
quanto riguarda la capacità di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione,
la Serbia ha continuato ad allineare la legislazione nazionale ai requisiti
della normativa UE in un gran numero di settori. Il paese ha inoltre continuato
a onorare gli obblighi assunti con l'accordo di stabilizzazione e di
associazione (ASA). Vanno segnalati buoni progressi a livello di società dell'informazione
e media con l'adozione del pacchetto di tre leggi che attua la strategia sui
media del 2011, allineando ulteriormente il quadro legislativo della Serbia con
l'acquis. La normativa sul trasporto ferroviario, aereo e stradale è stata
ulteriormente allineata. È proseguita la divulgazione dei risultati del
censimento della popolazione e dell'agricoltura. La nuova strategia per la
riforma della pubblica amministrazione (gennaio 2014) annovera fra le sue
priorità il controllo interno delle finanze pubbliche. Per
quanto riguarda la politica estera e di difesa, la Serbia dovrebbe allinearsi
maggiormente con le dichiarazioni dell'UE e le decisioni del Consiglio per
rispettare l'obbligo, previsto dal quadro negoziale, di uniformare
progressivamente le sue politiche e decisioni in questo campo con quelle
adottate dall'Unione europea e dai suoi Stati membri nel periodo che precede l'adesione.
La Serbia deve predisporre e applicare con urgenza meccanismi solidi e
affidabili di monitoraggio e vigilanza dell'allineamento con l'acquis in tutti
i settori. Dovranno essere profusi notevoli sforzi non solo per potenziare e
applicare integralmente il quadro legislativo generale, ma soprattutto per
sostenere queste riforme con risorse finanziarie e umane adeguate. In alcuni
dei principali settori dell'acquis si ravvisano inoltre una mancanza di
coordinamento e leadership istituzionale e la necessità di tutelare l'indipendenza
degli enti normativi. La normativa sul controllo degli aiuti di Stato deve
essere allineata con l'acquis e debitamente applicata a tutte le imprese,
comprese quelle in fase di ristrutturazione e privatizzazione. Occorre compiere
ulteriori sforzi per razionalizzare la procedura di asilo conformemente agli
standard dell'UE e potenziare urgentemente le strutture di accoglienza
permanenti. La Serbia deve accelerare l'allineamento in materia di energia,
anche per quanto riguarda il gasdotto South Stream, nonché procedere in via
prioritaria alla separazione proprietaria nel settore del gas e alla
ristrutturazione dell'azienda pubblica del gas Srbijagas. Occorre inoltre
proseguire l'allineamento in materia di imposizione fiscale, ambiente,
cambiamenti climatici e organismi geneticamente modificati, oltre a potenziare
notevolmente l'intero sistema della sanità e della protezione sociale. Ex
Repubblica jugoslava di Macedonia Nel
complesso il paese continua a soddisfare sufficientemente i criteri politici.
L'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha completato la maggior parte delle
riforme per quanto riguarda il sistema giudiziario e la pubblica
amministrazione e ha compiuto progressi da quando, nel 2005, gli è stato
riconosciuto lo status di paese candidato. Il suo grado di allineamento
legislativo è elevato rispetto allo stadio del suo processo di adesione.
Permangono tuttavia notevoli problemi, che in alcuni settori si sono
addirittura aggravati e che riguardano in particolare la cultura politica
sempre più conflittuale, la profonda preoccupazione causata dall'aumento della
politicizzazione e del controllo governativo sulle istituzioni pubbliche e sui
media e una situazione interetnica ancora fragile. La
valutazione dell'OSCE/ODIHR ha giudicato soddisfacente lo svolgimento delle
elezioni presidenziali e delle elezioni politiche anticipate dell'aprile 2014,
che hanno però risentito della mancata separazione tra attività statali e
attività di partito e di una copertura mediatica non imparziale. Le
preoccupazioni relative alla separazione poco netta fra Stato e partiti al
governo stanno intaccando la fiducia nelle istituzioni pubbliche. La mancanza
di dialogo e le persistenti divergenze tra i partiti hanno provocato una nuova
crisi politica, alimentata dalle denunce relative alle elezioni, con la
conseguente assenza dal Parlamento del principale partito all'opposizione. I
partiti politici non si sono sforzati a sufficienza di attuare politiche
costruttive nell'interesse di tutti gli elettori e dell'intero paese. Il
governo e l'opposizione devono adoperarsi per consentire la ripresa del dialogo
politico in Parlamento. Il governo deve garantire che l'opposizione possa
svolgere pienamente la sua funzione di controllo democratico. Dal canto suo, l'opposizione
deve partecipare in modo costruttivo ai processi democratici. La
politicizzazione della pubblica amministrazione, a livello centrale e locale, è
un problema serio. I principi di trasparenza, rendicontabilità e merito non
sono ancora pienamente applicati. L'OSCE/ODIHR ha inoltre segnalato denunce
credibili di pressioni esercitate sui dipendenti del settore pubblico durante
le elezioni dell'aprile 2014. Questi problemi vanno affrontati, anche
attraverso il nuovo quadro legislativo. Occorre
inoltre rafforzare ulteriormente l'indipendenza e la giurisdizione dei
tribunali e migliorare la qualità della giustizia amministrata ai cittadini. I
notevoli progressi del paese in termini legislativi e tecnici sono eclissati
dalle preoccupazioni sempre più accentuate circa il carattere selettivo della
giustizia. Sebbene si stia costituendo una casistica positiva, la corruzione
che ancora regna in molti settori rimane un problema serio. Il quadro
anticorruzione deve essere applicato in modo più efficace. Si
osservano ulteriori miglioramenti per quanto riguarda la cooperazione di
polizia e la lotta contro la criminalità organizzata e la tratta di esseri
umani. La casistica di indagini, azioni penali e condanne in relazione ai casi
di criminalità organizzata e corruzione deve essere ulteriormente sviluppata.
La lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione è fondamentale per
combattere l'infiltrazione criminale nei sistemi politici, giuridici e
economici. Il paese
si è dotato del quadro generale per la tutela dei diritti fondamentali, la cui
effettiva applicazione deve però essere promossa con maggiore impegno.
Occorrono ulteriori sforzi per fugare le preoccupazioni relative ai pregiudizi
e alle discriminazioni contro la popolazione rom e combattere l'intolleranza
nei confronti della comunità LGBTI. Si
rileva un aumento delle restrizioni alla libertà dei media. L'influenza
governativa sull'attività dei media si esplica, tra l'altro, per mezzo di
pubblicità finanziate dallo Stato. Si deplora la mancanza di un'informazione
veramente indipendente, che fornisca ai cittadini dati precisi e obiettivi
attraverso i media convenzionali, e di un dibattito pubblico informato. Per
quanto riguarda i rapporti interetnici, l'accordo quadro di Ohrid, che ha posto
fine al conflitto del 2001, fornisce la base necessaria per garantire il
carattere multietnico della società. La diffidenza tra le comunità rimane però
diffusa. Semplici avvenimenti o incidenti bastano spesso a scatenare tensioni.
È necessario un approccio più proattivo e condiviso per promuovere una società
multietnica inclusiva. Occorre portare a termine la revisione dell'accordo
quadro di Ohrid e dare seguito alle relative raccomandazioni. L'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia intrattiene nel complesso buoni rapporti con
gli altri paesi dell'allargamento e svolge un ruolo attivo nella cooperazione
regionale. È altresì importante che le relazioni con i vicini Stati membri dell'UE
continuino a essere costruttive e occorrerà evitare azioni e dichiarazioni che
possano nuocere alle relazioni di buon vicinato. Per
quanto riguarda i criteri economici, l'ex Repubblica jugoslava di
Macedonia rimane a uno stadio avanzato e, in alcuni settori, ha compiuto
ulteriori progressi verso un'economia di mercato funzionante. Per far fronte, a
medio termine, alle pressioni della concorrenza e alle forze di mercato all'interno
dell'Unione, il paese deve affrontare notevoli sfide attuando con
determinazione le riforme strutturali. La
ripresa economica è ulteriormente progredita, ma si basa quasi esclusivamente
sul settore esterno e ha un'incidenza limitata sulla disoccupazione, che rimane
elevata, specialmente fra i giovani. Le riforme volte a ridurre le rigidità
strutturali del mercato del lavoro non procedono in modo sufficientemente
spedito. La stabilità finanziaria è stata preservata e si è registrato un
aumento dell'afflusso di IDE. Si è assistito a un deterioramento sia della
disciplina di bilancio che della trasparenza e della qualità della spesa
pubblica. Le
prospettive di crescita e occupazione dipendono in buona parte dal contesto
imprenditoriale del settore privato nazionale. Per favorirle, occorre agevolare
ulteriormente le procedure di rilascio delle licenze, anche per promuovere i "collegamenti
ascendenti" tra imprese nazionali e straniere, accelerare le procedure di
uscita dal mercato e, più in generale, garantire condizioni di parità per tutte
le imprese nell'applicazione della normativa pertinente. L'accesso ai
finanziamenti dovrà essere migliorato, anche ripristinando il canale del
credito bancario. Per far sì che le competenze dei lavoratori corrispondano
maggiormente alla domanda del mercato del lavoro occorre riformare
ulteriormente il sistema di istruzione, anche attraverso l'attuazione della
strategia sulla formazione professionale. Per quanto riguarda le finanze
pubbliche, l'ulteriore deterioramento della disciplina di bilancio verificatosi
nel 2013 e nel 2014 richiede un miglioramento delle procedure di pianificazione
del bilancio e una maggiore coerenza dell'esecuzione annuale del bilancio con
la strategia di bilancio a medio termine. Dovrà essere migliorata anche la
qualità della spesa pubblica, orientando maggiormente la spesa in conto
capitale verso gli investimenti a favore della crescita. L'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia ha migliorato ulteriormente la propria capacità
di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione. Il paese continua a
impegnarsi nel processo di stabilizzazione e di associazione e a onorare gli
impegni assunti nell'ambito dell'accordo di stabilizzazione e di associazione. L'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia intrattiene con l'UE un'ampia cooperazione in
tutti i comparti dell'acquis e vanta livelli avanzati di allineamento
legislativo, sia in termini istituzionali che strategici. Il suo grado di
allineamento è sufficiente per passare alla fase successiva del processo di
adesione. Ora va posto l'accento sulla capacità amministrativa e sull'effettiva
applicazione. Sul
versante del mercato interno, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha già
raggiunto un buon livello di allineamento delle norme sui movimenti di
capitali, sui servizi postali e sul diritto societario. Sul fronte della
giustizia e degli affari interni si registrano progressi per quanto riguarda la
politica dei visti, le frontiere esterne, Schengen e la cooperazione di
polizia. Occorrono invece ulteriori sforzi per quanto riguarda, in particolare,
la politica regionale, l'ambiente e i cambiamenti climatici, la politica
sociale e l'istruzione. Il controllo interno delle finanze pubbliche dovrà
inoltre essere rafforzato e sviluppato in tutti i rami della pubblica
amministrazione. Il
Consiglio non si è ancora pronunciato sulla proposta presentata dalla
Commissione nel 2009, relativa al passaggio alla seconda fase del processo di
associazione a norma dell'articolo 5 dell'accordo di stabilizzazione e di
associazione. Albania L'Albania
ha fatto ulteriori passi avanti verso il rispetto dei criteri politici.
È stato istituito un dialogo ad alto livello sulle priorità fondamentali e sono
stati creati gruppi di lavoro congiunti incaricati di strutturare il necessario
processo di riforma. Deve ancora essere istituito un Consiglio nazionale per l'integrazione
europea onde promuovere l'inclusività e coinvolgere tutte le parti interessate nel
processo di riforma. Un dialogo politico costruttivo e duraturo tra governo e
opposizione è una condizione indispensabile per la sostenibilità delle riforme. Il
Parlamento ha adottato all'unanimità una risoluzione sull'integrazione europea,
ha approvato una serie di misure legislative in questo campo, che riguardano
prevalentemente la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, e
ha votato diverse nomine nel settore giudiziario. L'iter legislativo è stato
reso più trasparente. L'attività parlamentare ha tuttavia risentito delle
tensioni politiche, con frequenti astensioni dell'opposizione che da luglio
boicotta tutti i lavori parlamentari. Il governo e l'opposizione devono
garantire che il dialogo politico si svolga principalmente in Parlamento. Il
governo deve garantire che l'opposizione possa svolgere pienamente la sua
funzione di controllo democratico. Dal canto suo, l'opposizione deve
partecipare in modo costruttivo ai processi democratici. La
riforma della pubblica amministrazione è progredita, in particolare con l'entrata
in vigore della legge sulla funzione pubblica, l'adozione della relativa
normativa di attuazione e misure volte a migliorare le procedure di assunzione.
Il processo deve proseguire al fine di rafforzare la depoliticizzazione, la
rendicontabilità e gli standard professionali della pubblica amministrazione.
Il codice delle procedure amministrative deve essere completato e adottato
conformemente agli standard dell'UE. Occorreranno provvedimenti volti a
rafforzare l'indipendenza e l'efficienza delle istituzioni indipendenti. L'Albania
ha portato avanti la riforma della giustizia collaborando con la commissione di
Venezia per rafforzare l'indipendenza, la rendicontabilità e la professionalità
della magistratura e avviando l'elaborazione della strategia di riforma
giudiziaria 2014-2020. È stata presa qualche misura per migliorare la
rendicontabilità e la trasparenza del sistema giudiziario, tra cui modifiche
legislative che disciplinano l'immunità dei giudici e dei pubblici ministeri.
Sono state inflitte sanzioni a seguito di procedimenti disciplinari contro i
giudici. È iniziata l'attività dei tribunali amministrativi, che tuttavia non
sono ancora del tutto operativi. È stata espressa preoccupazione riguardo al
fatto che le modifiche apportate alla legge sul Consiglio superiore della
giustizia per migliorarne il funzionamento siano state adottate con una
procedura accelerata, senza coinvolgere né consultare tutti i soggetti
interessati. Permangono ancora numerose carenze e si è creata una
consapevolezza generale di quanto sia necessaria e urgente una riforma radicale
del sistema giudiziario. Il paese dovrà profondere altri notevoli sforzi per
garantire l'efficienza, l'indipendenza e la rendicontabilità della
magistratura, anche attraverso modifiche costituzionali. L'Albania dovrà
proseguire risolutamente su questa via con la collaborazione costruttiva di
tutte le parti interessate, anche attraverso una cooperazione costante con la
commissione di Venezia. Occorrono provvedimenti energici per migliorare il
sistema disciplinare applicato a giudici, pubblici ministeri e avvocati e per
rafforzare ulteriormente l'efficienza dei tribunali. Il
governo ha dimostrato la volontà politica di agire con determinazione per
prevenire e combattere la corruzione. Il quadro legislativo è stato rafforzato
e si sono migliorati il coordinamento e il monitoraggio delle politiche a
livello centrale. È stato nominato un coordinatore nazionale anticorruzione ed
è stata creata una rete di punti di contatto presso tutti i ministeri
competenti. La corruzione, tuttavia, è estremamente diffusa in molti settori,
compresi la giustizia e le attività di contrasto, e rimane un problema
particolarmente grave. L'Albania deve prendere provvedimenti per far applicare
il quadro legislativo e adottare la strategia anticorruzione 2014-2020, così
come i relativi piani d'azione. Occorre rafforzare la cooperazione
interistituzionale e rimuovere gli ostacoli allo svolgimento di indagini
proattive. L'Albania dovrà inoltre migliorare il bilancio in termini di
indagini, azioni penali e condanne in relazione ai casi di corruzione,
soprattutto nelle alte sfere. In
diversi settori si osservano miglioramenti per quanto riguarda la lotta contro
la criminalità organizzata, con un'intensificazione delle attività di contrasto
(sequestri di stupefacenti, reati connessi alla droga, criminalità economica,
tratta di esseri umani, ecc.). Le autorità hanno adottato in particolare misure
concrete per combattere la coltivazione e il traffico di cannabis, che
costituiscono ancora un problema serio, soprattutto attraverso una vasta
operazione di polizia nel villaggio di Lazarat e nel nord del paese. La
cooperazione internazionale è stata intensificata. Occorre tuttavia rafforzare
la lotta alla criminalità organizzata, migliorare ulteriormente la cooperazione
tra le autorità di contrasto e rimuovere gli ostacoli legislativi che
compromettono l'efficacia delle indagini. L'Albania dovrà adoperarsi con
notevole impegno, attraverso indagini finanziarie proattive e sistematiche e un'applicazione
coerente della legislazione, per contrastare tutte le forme di attività
criminale, compresi il riciclaggio del denaro, la tratta di esseri umani e il
traffico di droga. L'Albania deve continuare a combattere energicamente la
coltivazione della cannabis. La lotta contro la criminalità organizzata e la
corruzione è fondamentale per combattere l'infiltrazione criminale del sistema
politico, giuridico e economico. Per
quanto riguarda i diritti fondamentali, la libertà di riunione e di
associazione e la libertà di pensiero, di coscienza e di religione continuano
ad essere globalmente rispettate. È migliorata la cooperazione tra autorità
pubbliche e organizzazioni della società civile per quanto riguarda i diritti
della comunità LGBTI. Occorre garantire l'applicazione del quadro legislativo
riveduto per i disabili, abolire le disposizioni di legge che comportano
discriminazioni di genere, rafforzare la capacità istituzionale per la tutela
dei minori e affrontare la questione del lavoro minorile forzato. È stato
adottato un piano d'azione sui diritti dei minori. L'Albania dovrà concentrarsi
sulle misure volte a favorire l'inclusione dei rom e a tutelare i gruppi
vulnerabili. La tutela dei diritti di proprietà va ulteriormente rafforzata,
anche attraverso un riesame della strategia del 2012 sulla riforma di questo
settore e il rafforzamento delle garanzie di tali diritti. Il governo non ha
realizzato le priorità concordate per quanto riguarda la libertà di espressione
e dei media. Occorre ripristinare tutte le funzioni istituzionali dell'autorità
per i media audiovisivi e garantirne l'indipendenza. L'uso non autorizzato
delle frequenze da parte di numerose emittenti costituisce ancora un problema. Rimane
essenziale che il paese si impegni in modo costruttivo nella cooperazione
regionale e nelle relazioni di buon vicinato. Per
quanto riguarda i criteri economici, l'Albania ha fatto qualche
progresso verso la realizzazione di un'economia di mercato funzionante. Nel
medio termine il paese dovrebbe essere in grado di far fronte alle pressioni
della concorrenza e alle forze di mercato all'interno dell'Unione, sempre che
acceleri ulteriormente il ritmo delle riforme strutturali. L'Albania
ha preservato la stabilità macroeconomica, continuato a smaltire gli arretrati
e preso misure per migliorare l'amministrazione e la riscossione delle imposte.
La crescita economica, tuttavia, è ulteriormente rallentata e la persistenza di
un disavanzo elevato delle partite correnti riflette la scarsa competitività.
Nel 2013 il disavanzo di bilancio è stato superiore al previsto e il livello
sempre più elevato del debito pubblico ha limitato il margine di manovra
finanziario. Il contenimento dell'inflazione ha permesso di allentare
ulteriormente la politica monetaria, ma questo non si è tradotto in una
crescita del credito a causa dell'alta percentuale di prestiti in sofferenza
presso le banche commerciali. Il tasso di disoccupazione è elevato e l'economia
informale rimane molto diffusa. L'Albania
dovrebbe proseguire con il risanamento di bilancio per ridurre il debito
pubblico, mantenendo al tempo stesso un margine di manovra per la spesa a
favore della crescita. Occorre riformare il settore dell'energia e portare
avanti il riordino dell'amministrazione delle pensioni e delle imposte onde
ridurre i rischi che essa comporta per le finanze pubbliche. Per sostenere l'erogazione
di prestiti bancari e la crescita del credito occorre proseguire il pagamento
degli arretrati dello Stato nei confronti delle imprese e affrontare la
questione dei prestiti in sofferenza. Gli ostacoli allo sviluppo del settore
privato devono essere rimossi migliorando il contesto imprenditoriale,
caratterizzato da carenze in termini di Stato di diritto e quadro normativo e
dall'incertezza circa la proprietà dello Stato. Per diversificare l'esigua base
produttiva è indispensabile creare condizioni favorevoli agli investimenti
privati, in particolare gli investimenti diretti esteri. Occorre migliorare
ulteriormente l'istruzione e la formazione per conciliare maggiormente la
domanda e l'offerta di competenze sul mercato del lavoro e aumentare l'occupabilità.
Nel
complesso l'attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA),
entrato in vigore nell'aprile 2009, procede regolarmente. L'Albania ha
continuato ad allineare la normativa nazionale ai requisiti dell'UE in un certo
numero di settori, rafforzando la propria capacità di assumersi gli obblighi
derivanti dall'adesione. È stato adottato un nuovo piano nazionale
2014-2020 per l'integrazione europea. Nella maggior parte dei settori,
tuttavia, i miglioramenti concreti sono stati modesti. L'Albania dovrà
adoperarsi con notevole impegno per prepararsi meglio ad applicare l'acquis
dell'UE. Occorrono ulteriori sforzi per tutelare i diritti di proprietà
intellettuale. La risoluzione della vertenza tra il governo e l'azienda di
distribuzione dell'energia CEZ ha contribuito ad agevolare l'attuazione di
ulteriori riforme nel settore dell'energia. Ai fini dello sviluppo economico è
indispensabile intensificare gli sforzi in questo campo, anche diversificando
le fonti di energia e migliorando il funzionamento del mercato dell'energia
elettrica. L'Albania dovrà inoltre rafforzare la tutela ambientale e ovviare
alle carenze individuate in materia di trasporti, sicurezza alimentare e tutela
dei consumatori e della salute. Occorrerà sviluppare la capacità amministrativa
e gli standard professionali degli enti preposti all'attuazione dell'acquis e
salvaguardare l'indipendenza degli enti normativi. Rimane fondamentale
garantire la trasparenza e la rendicontabilità, specie per quanto riguarda gli
appalti pubblici e la gestione delle finanze pubbliche. Bosnia-Erzegovina
Si
osservano ancora una volta scarsissimi progressi verso il rispetto dei criteri
politici. Non vi è stato alcun progresso tangibile nella creazione di
istituzioni funzionali e sostenibili. Analogamente, l'Assemblea parlamentare
della Bosnia-Erzegovina ha compiuto progressi molto limitati nell'adozione
della normativa connessa all'UE. I disaccordi politici e interetnici hanno
avuto pesanti ripercussioni sul lavoro delle assemblee a livello di Stato e di
Federazione. La
collaborazione con la società civile a livello di Stato, di entità e di cantone
è rimasta limitata. Come è emerso chiaramente durante le proteste sociali dell'inizio
del 2014, tutti i governi devono puntare in via prioritaria a soddisfare le
necessità socioeconomiche dei cittadini, affrontando in particolare il problema
dell'elevatissima disoccupazione giovanile e aiutando le persone più bisognose,
comprese quelle colpite dalle forti inondazioni del maggio scorso. Il clima
politico ha fortemente limitato i progressi compiuti in termini di riforma
della pubblica amministrazione e di miglioramento della sua capacità di soddisfare
i requisiti associati all'integrazione nell'UE. La frammentazione del quadro
amministrativo-giuridico ai diversi livelli di governo desta tuttora notevole
preoccupazione, in quanto incide pesantemente sulla funzionalità del sistema
dei servizi pubblici. Va elaborata una nuova strategia post-2014 per il
riordino della pubblica amministrazione. Occorre inoltre attuare in modo
globale le necessarie riforme della gestione delle finanze pubbliche. Si
osservano pochi progressi per quanto riguarda la riforma del sistema
giudiziario. Il dialogo strutturato sulla giustizia, che rimane una piattaforma
importante per raggiungere un consenso sulle riforme giudiziarie, è stato
esteso ad altre questioni attinenti allo Stato di diritto. Il sistema
giudiziario a livello statale va riformato in via prioritaria. Si è in parte
ovviato all'insufficienza delle risorse umane incaricate, a tutti i livelli, di
gestire l'arretrato di casi riguardanti i crimini di guerra, ma occorre ancora
garantire la sostenibilità mediante una pianificazione efficace e lo
stanziamento di mezzi sufficienti da parte delle autorità nazionali competenti.
Sul fronte della giustizia, è necessario potenziare ulteriormente gli strumenti
disciplinari e regolamentare adeguatamente il conflitto di interessi. Il paese
ha compiuto pochi progressi nell'attuazione delle riforme volte a ridurre la
corruzione, che interessa tuttora l'intero settore pubblico, specie per quanto
riguarda l'erogazione dei servizi e l'accesso all'occupazione. Le potenti reti
del clientelismo politico esercitano la loro influenza a tutti i livelli di
governo. Le indagini e le azioni giudiziarie per i casi di corruzione nelle
alte sfere rimangono insufficienti e la percentuale di condanne è generalmente
bassa. Manca una vera volontà politica di andare al di là della retorica e
combattere la corruzione, anche attraverso indagini e azioni giudiziarie nei
casi che vedono coinvolte le alte sfere. I progressi sono stati globalmente
limitati per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, che desta
tuttora notevole preoccupazione nonostante il successo di alcune operazioni
congiunte, dovuto anche a uno stretto coordinamento con i paesi limitrofi. La
lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione è fondamentale per
combattere l'infiltrazione criminale nei sistemi politici, giuridici e
economici. Il paese
si è dotato del quadro giuridico e istituzionale per il rispetto dei diritti
umani e i principali elementi del diritto internazionale sui diritti umani sono
stati integrati nel sistema giuridico. Destano tuttavia notevole preoccupazione
le sempre maggiori pressioni politiche e finanziarie sui media cosi come l'intimidazione
e le minacce subite da giornalisti e editori. Occorre adoperarsi con maggiore
impegno per rendere le scuole più inclusive e porre fine alla segregazione
denominata "due scuole sotto lo stesso tetto" ancora presente nella
Federazione. Va garantita l'efficacia della prevenzione e delle indagini
relative ai casi di incitamento all'odio, violenza e discriminazione contro la
comunità LGBTI. A fronte di progressi significativi per quanto riguarda l'attribuzione
di alloggi ai rom, si ravvisa la necessità di intensificare gli sforzi a
livello di istruzione, sanità e occupazione. Per quanto riguarda profughi e
sfollati, va garantita l'effettiva attuazione della strategia riveduta, con
particolare attenzione ai suoi aspetti socioeconomici. La Bosnia-Erzegovina ha
continuato a partecipare attivamente alla cooperazione regionale e a
intrattenere relazioni di buon vicinato. Per
quanto riguarda i criteri economici, la Bosnia-Erzegovina ha compiuto
pochi progressi verso la creazione di un'economia di mercato funzionante. Il
paese dovrà dar prova di notevole impegno per ovviare alle carenze strutturali
persistenti ed essere quindi in grado, a lungo termine, di far fronte alle
pressioni concorrenziali e alle forze di mercato all'interno dell'Unione. Si
registrano una lieve ripresa della crescita economica e una diminuzione del
disavanzo delle partite correnti in un contesto di persistenti squilibri
esterni. La ripresa rimane fragile a causa di una domanda interna debole e di
una base produttiva limitata. Le forti inondazioni della primavera scorsa
peggioreranno probabilmente la situazione economica e di bilancio a breve
termine. Sono già state prese misure per migliorare il coordinamento di
bilancio nella Federazione e la riscossione delle imposte indirette. La
Bosnia-Erzegovina dovrebbe adottare urgentemente altri provvedimenti per
salvaguardare la disciplina di bilancio. Occorre inoltre ridurre la forte
presenza dello Stato nell'economia nonché abbassare il livello della spesa
pubblica, migliorarne la composizione e renderla più mirata. Va inoltre
affrontato il problema dell'inefficienza delle imprese statali. Un miglior
coordinamento fra le entità e al loro interno faciliterebbe considerevolmente
la definizione della politica economica. I forti squilibri del mercato del
lavoro, evidenziati da un livello di disoccupazione perennemente elevato,
specialmente fra i giovani, e da un bassissimo tasso di partecipazione,
richiedono misure energiche per eliminare i disincentivi al lavoro e migliorare
la qualità dell'istruzione. È necessario ovviare alle carenze del quadro
giuridico e del contesto imprenditoriale, in particolare la lenta esecuzione
dei contratti nonché la complessità e i costi delle procedure di ingresso e
uscita delle imprese, e allo sviluppo insufficiente delle infrastrutture per
favorire lo sviluppo del settore privato e attrarre gli investimenti,
specialmente quelli esteri. In questo contesto, va affrontato anche il grave
problema del sommerso. Occorre inoltre ridurre il notevole volume di prestiti
in sofferenza. Come l'anno
scorso, l'assenza di sostegno politico al programma per l'UE, la mancanza di un
meccanismo di coordinamento efficace per le questioni attinenti all'UE e i
disaccordi interni sulle competenze si riflettono nei limitatissimi progressi
verso l'allineamento della normativa nazionale alla legislazione e agli
standard dell'UE, in particolare nei seguenti settori: circolazione delle
persone e dei lavoratori, libera prestazione di servizi e diritto di
stabilimento, libera circolazione delle merci, tutela dei consumatori,
occupazione e politiche sociali, istruzione, cultura e ricerca, industria e
PMI, ambiente e clima e trasporti. Il miglioramento della situazione in
determinati settori è ostacolato dalla mancanza di strategie di portata
nazionale. Si
osservano pochi progressi in materia di agricoltura e sviluppo rurale,
sicurezza alimentare, politica veterinaria e fitosanitaria e pesca. La non
conformità con i requisiti dell'UE in questi settori impedisce tuttora di
esportare beni di origine animale nell'Unione, un problema la cui soluzione
richiederà uno sforzo notevole e ben coordinato. Nel settore dell'imposizione
fiscale, la Bosnia-Erzegovina ha adottato un regime tributario per i piccoli
birrifici che non è conforme agli obblighi previsti dall'accordo interinale, in
quanto introduce una discriminazione nei confronti delle importazioni di birra.
I progressi nel settore dell'energia sono stati limitati dalla complessità
della struttura amministrativa, dai disaccordi sulle competenze fra Stato e
entità e dalla mancanza della necessaria volontà politica. Questo si traduce,
fra l'altro, in una grave e persistente violazione degli obblighi assunti dal
paese nel settore del gas a norma del trattato che istituisce la Comunità dell'energia,
a cui occorre porre rimedio con la massima urgenza. Vanno segnalati progressi
sul fronte del mercato interno, tra cui l'adozione della legge sugli appalti
pubblici, che consente al paese di allinearsi alle direttive UE del 2004. La
collaborazione fra istituti statistici a livello di entità e di Stato è
migliorata, specie per quanto riguarda il censimento della popolazione e delle
abitazioni. Kosovo Per
quanto riguarda i criteri politici, negli ultimi dodici mesi l'agenda
politica del Kosovo è stata dominata dalle elezioni locali e politiche e dai
successivi sviluppi. Le elezioni politiche di giugno si sono svolte in modo
trasparente e organizzato. Non sono stati segnalati incidenti di rilievo e
tutti hanno potuto esprimere liberamente il proprio voto, anche nei quattro
comuni settentrionali. Le elezioni hanno consolidato i progressi compiuti con
le elezioni locali di fine 2013. In entrambi i casi, il processo elettorale è
migliorato. I casi di frode elettorale, meno numerosi rispetto al 2010, sono
stati gestiti in modo efficiente. Sono ancora molto numerosi i casi del 2010
pendenti dinanzi ai tribunali. Il Kosovo deve ancora applicare le
raccomandazioni rivolte dalla missione di osservazione elettorale e dagli
esperti, tra cui l'adozione di un codice elettorale globale e una compilazione
più accurata delle liste elettorali. La riforma elettorale deve garantire che
il quadro giuridico delle elezioni rispecchi le migliori pratiche dell'UE. La
recente adesione del Kosovo alla commissione di Venezia può dare un utile
contributo in tal senso. Si
deplora il fatto che la nuova assemblea legislativa non sia stata eletta in
tempi ragionevoli e senza complicazioni. Il nuovo governo e l'Assemblea
dovranno rilanciare il programma di riforme del Kosovo. Entrambe le istituzioni
devono far leva sul consenso politico esistente in Kosovo in merito all'integrazione
nell'UE. Il governo del Kosovo si è dimostrato in grado di coordinare il suo
programma di integrazione nell'UE, specie per quanto riguarda i negoziati dell'ASA.
Avvalendosi delle competenze dei vari dipartimenti e delle diverse istituzioni,
i negoziatori kosovari hanno esaminato in modo estremamente scrupoloso il testo
proposto analizzandone anche la possibile incidenza. Questo denota un'adeguata
consapevolezza delle implicazioni degli impegni assunti. Per
rispettare gli obblighi previsti dal futuro ASA, l'esecutivo e l'Assemblea del
Kosovo devono concentrarsi sull'attuazione delle leggi e delle politiche, programmandola
in modo realistico e tenendo conto delle risorse necessarie. La nuova
legislatura è una buona opportunità di migliorare la sorveglianza dell'esecutivo
e del processo legislativo. Va rafforzato il ruolo di vigilanza dell'Assemblea
nei confronti delle istituzioni e degli enti normativi indipendenti. L'indipendenza
di questi organismi deve essere rafforzata e occorre procedere urgentemente
alle nomine al loro interno, attraverso un processo di selezione equo e
depoliticizzato basato su criteri obiettivi. La
cooperazione con la missione UE sullo Stato di diritto (EULEX) è proseguita in
modo soddisfacente. Le autorità del Kosovo hanno assunto l'importante impegno
politico di prolungare il mandato della missione e hanno accettato di istituire
un tribunale speciale competente a pronunciarsi sulle conclusioni della task
force investigativa speciale. Per completare il processo, il Kosovo deve
adottare le necessarie modifiche legislative, anche per quanto riguarda la
Costituzione. Le autorità giudiziarie hanno gestito adeguatamente le sfide
strutturali, come la riforma globale della giustizia adottata nel 2013 e il
trasferimento di alcune funzioni di EULEX alle autorità locali. Il dialogo strutturato
sullo Stato di diritto ha continuato a sostenere questo processo. L'arretrato
giudiziario e la necessità di garantire una giustizia imparziale e indipendente
costituiscono ancora un problema. Le autorità giudiziarie del Kosovo devono
dare un seguito proattivo ai rinvii a giudizio basati su prove ammissibili ed
emanare sentenze tempestive e motivate, a prescindere dall'opinione pubblica o
politica più diffusa. Per
quanto riguarda la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, si
segnalano l'aumento del numero di indagini sui crimini legati alla droga e lo
smantellamento di alcuni gruppi coinvolti nella tratta di esseri umani. Il
basso numero di condanne effettive e di sequestri di droga indica tuttavia che
in Kosovo la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione è ancora
allo stadio iniziale. Le autorità di contrasto sono restie ad avviare indagini
finanziarie e sono ancora pochi i casi di congelamento e confisca dei beni
disposti dalla magistratura ed eseguiti dalla polizia. L'intimidazione dei
testimoni è ancora fonte di notevole preoccupazione. Il nuovo governo e il
Parlamento devono applicare una politica di tolleranza zero nei confronti della
corruzione e della criminalità organizzata e dar prova di una chiara volontà
politica di combatterle efficacemente. La classe politica del Kosovo deve
dimostrare la propria disponibilità ad accettare il risultato di procedimenti
giudiziari indipendenti. La lotta contro la criminalità organizzata e la
corruzione è fondamentale per combattere l'infiltrazione criminale nei sistemi
politici, giuridici e economici. L'attuazione
della strategia 2010-2013 e del piano d'azione 2012-2014 sulla riforma della
pubblica amministrazione è risultata estremamente problematica per il Kosovo,
che ha ottenuto scarsissimi risultati. Il Kosovo deve dar prova di un forte
impegno politico per porre in essere un quadro strategico realistico ai fini
dell'elaborazione delle politiche, della pianificazione legislativa e dell'attuazione
pratica delle riforme. È prioritario completare il quadro legislativo per la
funzione pubblica, garantirne la depoliticizzazione e valutarne le prestazioni.
Il Kosovo deve inoltre adottare una legge sulle procedure amministrative
generali, condizione indispensabile per sviluppare un contesto favorevole alle
imprese. Il Kosovo si è dotato di alcune regole e normative sulla gestione
delle finanze pubbliche, ma deve applicare un approccio più globale alle
riforme in questo settore. Occorre altresì garantire l'applicazione delle
relazioni del controllore generale e migliorarne il follow-up. I
diritti umani e fondamentali continuano ad essere generalmente sanciti nell'ordinamento
del Kosovo. La commissione indipendente per i media è ridiventata operativa.
Gli autori delle violenze contro la rivista Kosovo 2.0 hanno beneficiato di una
sospensione condizionale della pena. Le ripetute minacce e aggressioni nei
confronti di attivisti LGBTI e giornalisti sono fonte di notevole
preoccupazione. Vanno create le condizioni necessarie per garantire la libertà
di espressione e dei media. Occorre inoltre garantire l'applicazione effettiva
dei diritti di proprietà, compreso l'accesso delle donne alle proprietà
ereditate. Il Kosovo deve ancora razionalizzare il suo sistema istituzionale
per la tutela dei diritti umani. La definizione poco chiara delle competenze
ostacola l'attuazione delle leggi e il relativo monitoraggio. Sono
state assegnate delle terre ad alcune famiglie sfollate della comunità rom che
vivono in un campo in Montenegro. L'edificio principale del campo rom di
Leposaviq/Leposavić è stato chiuso. Il Consiglio per l'attuazione e il
monitoraggio ha contribuito a migliorare la tutela del patrimonio culturale e
religioso. Il Kosovo deve però adoperarsi con maggiore impegno per garantire l'applicazione
dei quadri legislativi e strategici, tra cui il piano d'azione sull'integrazione
delle comunità rom, ashkali e egiziane. Gli incidenti di sicurezza e i crimini
a danno delle persone appartenenti a minoranze e delle loro proprietà devono
essere oggetto di indagini e azioni giudiziarie rapide e approfondite. Va
garantita l'applicazione delle leggi sul centro storico di Prizren e su Velika
Hoča/Hoçë e Madhe. La legge su Velika Hoča/Hoçë e Madhe desta
particolare preoccupazione visto che, sebbene nel febbraio 2013 sia stata
adottata a livello comunale la decisione di procedere con la sua applicazione e
il ministero dell'Ambiente e della pianificazione territoriale abbia impartito
istruzioni amministrative in tal senso, i progressi sono stati inesistenti.
Occorre un'azione energica per impedire le costruzioni abusive e la demolizione
dei siti appartenenti al patrimonio culturale. Il
Kosovo ha compiuto ulteriori progressi in sede di cooperazione regionale e ha
concluso altri accordi di cooperazione bilaterale con diversi paesi limitrofi. Per
quanto riguarda la normalizzazione delle relazioni con la Serbia, il
Kosovo ha continuato a impegnarsi nel dialogo e nell'attuazione del primo
accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni,
concluso nell'aprile 2013, e di altri accordi raggiunti nell'ambito del dialogo.
Questo ha determinato cambiamenti concreti e irreversibili, con l'organizzazione
delle prime elezioni politiche in tutto il Kosovo e notevoli progressi nello
smantellamento delle strutture giudiziarie e di polizia serbe. È stata
approvata una soluzione permanente per l'inclusione del Kosovo nel processo di
cooperazione nell'Europa sudorientale (SEECP). Sebbene non si siano tenute
riunioni ad alto livello da quando sono state indette le elezioni anticipate in
Kosovo, il lavoro è proseguito a livello tecnico, con progressi in termini di
riscossione dei dazi doganali, gestione integrata delle frontiere, energia e
telecomunicazioni. Si
osserva tuttavia un rallentamento generale dei progressi nell'ambito del
dialogo. Sono state indette elezioni politiche anticipate sia in Serbia che in
Kosovo. È importante che il dialogo ad alto livello riprenda e che entrambe le
parti continuino ad adoperarsi con impegno per applicare in buona fede tutti
gli accordi esistenti. Il compimento di ulteriori progressi dovrebbe portare
progressivamente alla normalizzazione generale delle relazioni tra Serbia e
Kosovo, con la conclusione di un accordo giuridicamente vincolante entro la
fine dei negoziati di adesione della Serbia, per consentire a Serbia e Kosovo
di esercitare integralmente i loro diritti e di assumersi le loro
responsabilità. Per
quanto riguarda i criteri economici, il Kosovo ha compiuto progressi
limitati verso la realizzazione di un'economia di mercato funzionante. Il paese
dovrà dar prova di notevole impegno per ovviare alle carenze strutturali
persistenti ed essere quindi in grado, a lungo termine, di far fronte alle
pressioni concorrenziali e alle forze di mercato all'interno dell'Unione. La
crescita economica è rimasta positiva attestandosi al 3,4%, ma non ha
migliorato le condizioni del mercato occupazionale. Sebbene il disavanzo
commerciale sia leggermente diminuito, lo squilibrio con l'estero è ancora
elevato. Nel complesso la stabilità macroeconomica è stata preservata,
nonostante i notevoli aumenti delle spese correnti intervenuti prima delle
elezioni in settori specifici quali i salari e le pensioni. Queste prassi
minano la trasparenza, la prevedibilità e la credibilità della politica di
bilancio, rendono più difficile la pianificazione di bilancio e orientano la
composizione della spesa verso settori meno favorevoli alla crescita. È di
fondamentale importanza rafforzare la pianificazione di bilancio e applicare
correttamente la regola di bilancio. Le decisioni relative ai grandi progetti
infrastrutturali, come quelli nel settore dei trasporti, dovrebbero basarsi su
adeguate valutazioni del rapporto costi-benefici in modo da massimizzare i
benefici economici. Visto che i tassi di disoccupazione sono tuttora molto
elevati, si dovrebbe migliorare il contesto imprenditoriale per incentivare lo
sviluppo del settore privato. A tal fine occorre rimuovere rapidamente gli
ostacoli legati all'insufficienza delle capacità amministrative, alla
difficoltà di ottenere finanziamenti e alla complessità delle procedure di privatizzazione.
Il Kosovo deve garantire il buon funzionamento del suo sistema giuridico e
giudiziario, migliorare l'esecuzione dei contratti e ridurre i ritardi nei
procedimenti giudiziari. Le statistiche economiche vanno migliorate. Per
quanto riguarda l'allineamento alla legislazione e agli standard dell'UE,
un forte impegno politico ha permesso alle istituzioni del Kosovo di dimostrare
la loro capacità di realizzare le priorità politiche, come i negoziati sull'ASA,
il dialogo sulla liberalizzazione del visto e il dialogo con la Serbia. I
risultati sono invece meno omogenei in altri settori prioritari delle riforme.
Il quadro legislativo di base sulla circolazione dei capitali è ancora in
vigore, ma permangono ostacoli agli acquisti di beni immobili da parte degli
stranieri. I progressi del Kosovo in materia di concorrenza sono limitati a
causa di un controllo insufficiente delle pratiche anticoncorrenziali e degli
aiuti di Stato. Il Kosovo deve garantire l'efficienza e l'indipendenza delle
autorità di concorrenza. La legge sugli appalti pubblici è stata modificata con
l'introduzione di preferenze a favore dei produttori locali che dovranno essere
abolite entro cinque anni dall'entrata in vigore dell'ASA. L'approvvigionamento
energetico del Kosovo è notevolmente migliorato, per cui le interruzioni di
corrente sono ormai sporadiche. Il Kosovo deve preparare più attivamente lo
smantellamento della centrale Kosovo A, dove si è verificata un'esplosione che
ha evidenziato la fragilità del sistema. Va completato con urgenza il
trasferimento degli ispettori all'agenzia centrale, indispensabile per l'applicazione
delle norme alimentari e veterinarie onde agevolare gli scambi nell'ambito dell'ASA.
Lo scarso interesse per le questioni ambientali è diventato un problema serio
per la salute della popolazione e la qualità della vita in Kosovo. Turchia Come gli
anni precedenti, si osservano forti contrasti per quanto riguarda i criteri
politici. Da un
lato, è proseguita l'attuazione delle riforme adottate negli anni precedenti.
Sono state adottate e attuate diverse misure contenute nel terzo e quarto
pacchetto della riforma giudiziaria nonché misure annunciate nel pacchetto
sulla democratizzazione presentato nel settembre 2013. Queste misure hanno
abbassato, tra l'altro, la soglia per il sostegno finanziario ai partiti
politici, autorizzando inoltre l'esercizio dell'attività politica e l'insegnamento
privato in lingue e dialetti diversi dal turco. L'adozione a marzo di un piano
d'azione sulla prevenzione delle violazioni della Convenzione europea dei
diritti dell'uomo è stata una svolta importante ai fini dell'allineamento del
quadro giuridico e delle prassi della Turchia con la giurisprudenza della Corte
europea dei diritti dell'uomo. La Corte costituzionale ha continuato ad
applicare la procedura dei ricorsi individuali e ha adottato diverse decisioni
importanti che rafforzano la tutela dei diritti fondamentali nel paese e
dimostrano la resilienza del sistema costituzionale turco. A giugno
il Parlamento turco ha adottato una legge volta a creare basi giuridiche più
solide per il processo finalizzato a risolvere la crisi curda. La legge,
adottata con l'ampio sostegno di tutti i partiti politici, prevede misure volte
a sradicare il terrorismo, rafforzare l'inclusione sociale, reinserire le
persone che lasciano il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e depongono
le armi e preparare l'opinione pubblica al rientro degli ex combattenti. La
legge consolida le basi del processo di soluzione della crisi e contribuisce
alla stabilità e alla tutela dei diritti umani in Turchia. A
settembre il ministero per gli Affari UE ha presentato una "strategia sull'Unione
europea" intesa a rilanciare il processo di adesione della Turchia. La
strategia si basa su tre pilastri: riforme politiche, trasformazione
socioeconomica nel processo di adesione e strategia di comunicazione. La
strategia dovrebbe essere integrata da piani d'azione contenenti azioni
concrete con i relativi calendari. Al tempo
stesso, tuttavia, la risposta del governo alle accuse di corruzione rivolte a
personalità di spicco, tra cui membri del governo e loro familiari, ha destato
serie preoccupazioni in merito all'indipendenza della magistratura e allo Stato
di diritto. Questa risposta è consistita in particolare in modifiche della
legge sul Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri, nel
successivo trasferimento o nella revoca di giudici e pubblici ministeri nonché
nel trasferimento, nel licenziamento o addirittura nella detenzione di un gran
numero di funzionari di polizia. Questo ha destato preoccupazione circa le
capacità operative della magistratura e della polizia e ha messo seriamente in
discussione la loro idoneità a condurre le indagini sulle accuse di corruzione
in modo non discriminatorio, trasparente e imparziale. La Corte costituzionale
ha dichiarato incostituzionale un certo numero di disposizioni della legge sul
Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri, dopo di che il
Parlamento ha modificato la legge e ripristinato le disposizioni precedenti. Ne è
conseguita anche una maggiore polarizzazione della scena politica. Diverse
norme di legge proposte dalla maggioranza al governo, che riguardavano anche
questioni fondamentali per la democrazia turca, sono state adottate senza un
adeguato dibattito parlamentare o un'opportuna consultazione delle parti
interessate e della società civile. Il processo decisionale, tanto a livello
nazionale che locale, dovrebbe prevedere la consultazione strutturata e
sistematica della società civile. È indispensabile riformare il quadro
giuridico vigente e renderlo più propizio allo sviluppo delle organizzazioni
della società civile. Sul
fronte della libertà di espressione, è proseguito un ampio dibattito pubblico
su temi che prima erano considerati tabù, come le questioni curda e armena. La
libertà di espressione e, in particolare, la libertà dei media continuano
tuttavia a essere ostacolate da una serie di disposizioni dell'ordinamento
turco e dalla loro interpretazione da parte della magistratura. Le modifiche
della legge su internet hanno limitato la libertà di espressione attraverso
questo strumento. I divieti generalizzati applicati a YouTube e Twitter, che
hanno destato notevole preoccupazione, sono stati successivamente dichiarati
incostituzionali dalla Corte costituzionale. I funzionari pubblici hanno
continuato a rilasciare dichiarazioni intimidatorie nei confronti dei media.
Combinato all'assetto proprietario dei mezzi di comunicazione, questo ha
determinato una diffusa autocensura della stampa, nonché le dimissioni e il
licenziamento di giornalisti. La
legislazione turca sul diritto di riunione, incentrata più sulla legalità che
sul carattere pacifico delle manifestazioni, e la sua applicazione da parte
delle forze dell'ordine devono essere allineate maggiormente con gli standard
europei. Deve essere adottata una legge che istituisca una commissione di
controllo delle autorità di contrasto, quale organo di vigilanza indipendente
per le forze dell'ordine. La
definizione poco chiara, nel diritto penale, del reato di affiliazione a un'organizzazione
armata porta tuttora a una proliferazione di arresti e processi. Per le
questioni confessionali e per l'obiezione di coscienza, il quadro normativo non
è in linea con la CEDU. È necessario un impegno deciso per tutelare i diritti
di donne e minori e della comunità LGBTI. Le violenze domestiche, i delitti d'onore
e i matrimoni prematuri e forzati sono tuttora un problema serio. La Turchia
dovrà infine garantire il pieno rispetto dei diritti di proprietà, in particolare
per quanto riguarda i beni delle comunità religiose non musulmane. Occorre
ovviare a tali carenze e le autorità dovranno impegnarsi a fondo per tutelare
gli altri diritti e le altre libertà fondamentali e garantire a tutti i
cittadini il pieno godimento dei propri diritti. La firma
dell'accordo di riammissione UE-Turchia, avvenuta il 16 dicembre 2013
parallelamente all'inizio del dialogo sulla liberalizzazione del visto, ha
impresso nuovo slancio alle relazioni fra le parti. L'accordo di riammissione è
entrato in vigore il 1° ottobre 2014, mentre il 20 ottobre 2014 è stata
pubblicata la prima relazione sui progressi della Turchia nell'ambito della
tabella di marcia per la liberalizzazione del visto. È importante portare
avanti questi due processi e garantire una piena e effettiva attuazione nei
confronti di tutti gli Stati membri. Per
quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, la Turchia ha migliorato
il suo programma volto a combattere il finanziamento del terrorismo,
consolidato la rete di unità di protezione dei testimoni e riorganizzato le
competenze in materia di lotta contro la tratta di esseri umani. Desta tuttavia
preoccupazione l'incidenza che i licenziamenti massicci intervenuti nella
polizia possono avere sulle capacità operative dei dipartimenti in prima linea
nella lotta alla criminalità organizzata. La lotta contro la criminalità
organizzata e la corruzione è fondamentale per contrastare l'influenza illecita
dei gruppi criminali sui sistemi politici, giuridici e economici. In politica
estera la Turchia ha continuato a svolgere il suo importante ruolo nel vicinato
e specialmente in Siria, condannando fermamente e ripetutamente le violenze
perpetrate dal regime a danno dei civili, sostenendo lo sviluppo di un'opposizione
più unita e fornendo un'assistenza umanitaria vitale a più di 1 milione di
profughi siriani. Il paese ha inoltre continuato a dare supporto pratico nel
quadro dei colloqui E3+3 con l'Iran. L'adozione delle decisioni finali sugli
investimenti per la realizzazione dei tre progetti relativi al corridoio
meridionale del gas ha notevolmente contribuito a consolidare la sicurezza
energetica in Europa. È proseguito il regolare dialogo politico tra l'UE e la
Turchia, che ha riguardato questioni internazionali d'interesse comune, come il
Medio Oriente e l'Asia centrale, e questioni mondiali come la lotta al
terrorismo, i combattenti stranieri e la non proliferazione. La Turchia ha
mantenuto una politica di impegno nei Balcani occidentali, in particolare
partecipando attivamente al processo di cooperazione nell'Europa sudorientale e
contribuendo alle missioni di polizia, militari e sullo Stato di diritto sotto
la guida dell'UE. Considerate le notevoli sfide che stanno emergendo nel
vicinato immediato della Turchia, il paese dovrebbe intensificare ulteriormente
il dialogo con l'UE e allinearsi maggiormente alle posizioni dell'Unione. La
Turchia ha sostenuto la ripresa di colloqui in piena regola per la ricerca di
una soluzione fra i leader di entrambe le comunità cipriote con i buoni uffici
del segretario generale dell'ONU. La Turchia e la Grecia hanno promosso visite
reciproche dei due capi negoziatori a Ankara e Atene nell'ambito delle
trattative in corso. La
Turchia ha tuttavia continuato a rilasciare dichiarazioni che mettono in
discussione il diritto della Repubblica di Cipro di sfruttare gli idrocarburi
presenti nella sua zona economica esclusiva a vantaggio di tutti i ciprioti. La
Turchia dovrebbe sostenere attivamente i negoziati per trovare una soluzione
equa, globale e percorribile alla questione cipriota in sede di ONU,
conformemente alle risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza delle
Nazioni Unite e ai principi su cui si basa l'UE. L'impegno concreto della
Turchia per trovare questa soluzione globale rimane di fondamentale importanza.
Nonostante le ripetute sollecitazioni del Consiglio e della Commissione, la
Turchia non ha ancora adempiuto l'obbligo di attuare, in maniera integrale e
non discriminatoria, il protocollo aggiuntivo dell'accordo di associazione e non
ha rimosso tutti gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, comprese le
restrizioni sui collegamenti di trasporto diretti con Cipro. Non vi è stato
nessun progresso in termini di normalizzazione delle relazioni bilaterali con
la Repubblica di Cipro. La
Turchia deve impegnarsi in maniera inequivocabile ad intrattenere rapporti di
buon vicinato e a risolvere pacificamente le controversie nel rispetto della
Carta delle Nazioni Unite, anche avvalendosi, se necessario, della
giurisdizione della Corte internazionale di giustizia. A tale riguardo l'UE ha
nuovamente espresso grave preoccupazione e esortato la Turchia ad evitare ogni
tipo di minaccia o atto contro uno Stato membro o ogni fonte di attrito o
azione che possa nuocere alle relazioni di buon vicinato e alla risoluzione
pacifica delle controversie. L'UE ha
espresso compiacimento per il protrarsi delle iniziative di cooperazione tra la
Grecia e la Turchia volte a migliorare le relazioni bilaterali. Si è tenuta la
58a sessione dei colloqui esplorativi per la delimitazione della piattaforma
continentale. La Grecia e Cipro hanno formalmente denunciato le ripetute e
sempre più frequenti violazioni delle loro acque territoriali e del loro spazio
aereo da parte della Turchia, anche tramite voli sulle isole greche. Per
quanto riguarda i criteri economici, la Turchia è considerata un'economia
di mercato funzionante. Nel medio termine il paese dovrebbe poter far fronte
alle pressioni concorrenziali e alle forze di mercato all'interno dell'Unione,
sempre che acceleri l'attuazione delle riforme strutturali globali. Dopo il
rallentamento del 2012, la produzione e l'occupazione hanno registrato un
discreto tasso di crescita. Il notevole aumento della forza lavoro ha tuttavia
determinato un aumento della disoccupazione. Pur essendo lievemente diminuito
nel 2014, il disavanzo delle partite correnti è rimasto a un livello elevato.
La dipendenza da un afflusso sostenuto di capitali rende la Turchia vulnerabile
ai cambiamenti nella percezione globale del rischio, con forti fluttuazioni dei
tassi di cambio. Anche se
il disavanzo di bilancio e il debito pubblico sono rimasti a livelli contenuti,
i persistenti sforamenti di bilancio sul fronte della spesa richiedono un
potenziamento del quadro di bilancio. La politica di bilancio dovrebbe
contribuire ad aumentare il risparmio nazionale complessivo, vista la necessità
di ridurre il disavanzo esterno. Dato che l'inflazione tende ad aumentare,
discostandosi ulteriormente dall'obiettivo della banca centrale, occorre
adottare una politica monetaria restrittiva incentrata esplicitamente sulla
stabilità dei prezzi. Nonostante si sia registrato qualche progresso in termini
di privatizzazioni e liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica, è
indispensabile accelerare il più possibile le riforme strutturali per
migliorare il funzionamento dei mercati dei beni, dei servizi e del lavoro.
Queste riforme dovrebbero migliorare il sistema giudiziario e la capacità
amministrativa, aumentare la trasparenza degli aiuti di Stato e instaurare un
sistema di appalti pubblici aperto, equo e competitivo. Per
quanto riguarda la capacità di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione,
la Turchia ha continuato ad allinearsi con l'acquis. Nel 2013 è stato aperto un
altro capitolo negoziale (22 - Politica regionale e coordinamento degli
strumenti strutturali). Si registrano buoni progressi per quanto riguarda le
reti transeuropee. La Turchia ha inoltre adottato misure importanti nei settori
fondamentali del capitolo 24, specie per quanto riguarda la politica nel
settore della migrazione e dell'asilo, nonostante l'enorme fardello
rappresentato dall'afflusso costante di profughi. Si osservano progressi nel
settore dell'energia, specie per quanto riguarda la sicurezza dell'approvvigionamento
e il mercato interno dell'energia elettrica, il diritto societario, la politica
industriale e delle imprese, le statistiche, la scienza e la ricerca, la libera
circolazione dei capitali (lotta contro il riciclaggio del denaro e il
finanziamento del terrorismo), e nell'attuazione del programma di sviluppo
rurale preadesione. Nel
complesso, la Turchia ha raggiunto un buon livello di allineamento in diversi
capitoli dell'acquis, tra cui la libera circolazione delle merci, il diritto
societario, la legislazione sulla proprietà intellettuale, i servizi
finanziari, l'energia, la politica economica e monetaria, le statistiche, la
politica industriale e delle imprese, le reti transeuropee, la scienza e la
ricerca, l'unione doganale e le relazioni esterne. In tutti
i settori occorre prestare maggiore attenzione all'applicazione delle leggi.
Occorrerà mantenere uno sforzo globale in materia di giustizia, libertà e
sicurezza, sicurezza alimentare, politiche veterinarie e fitosanitarie,
ambiente e cambiamenti climatici. Il paese dovrà compiere progressi
significativi relativamente al sistema giudiziario e ai diritti fondamentali,
alla politica sociale e all'occupazione, soprattutto a livello di legislazione
sul lavoro e di salute e sicurezza sul posto di lavoro. Occorrerà inoltre
continuare l'allineamento legislativo, soprattutto in materia di appalti
pubblici, politica di concorrenza, in particolare gli aiuti di Stato, società
dell'informazione e media. [1] COM(2012)
600 final. [2] COM(2013)
700 final. * Tale designazione non
pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione
1244 (1999) dell'UNSC e
con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo. [3] COM(2014) 330
final. [4] Croazia,
Serbia, Bosnia–Erzegovina e Montenegro. [5] “Primo
accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni”,
aprile 2013.