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Document 52013DC0698
REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL PROGRESS TOWARDS ACHIEVING THE KYOTO AND EU 2020 OBJECTIVES (required under Article 21 of Regulation (EU) No 525/2013 of the European Parliament and of the Council of 21 May 2013 on a mechanism for monitoring and reporting greenhouse gas emissions and for reporting other information at national and Union level relevant to climate change and repealing Decision No 280/2004/EC)
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO PROGRESSI NELLA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI KYOTO E DI EUROPA 2020 (a norma dell'articolo 21 del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE)
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO PROGRESSI NELLA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI KYOTO E DI EUROPA 2020 (a norma dell'articolo 21 del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE)
/* COM/2013/0698 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO PROGRESSI NELLA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI KYOTO E DI EUROPA 2020 (a norma dell'articolo 21 del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE) /* COM/2013/0698 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO
EUROPEO E AL CONSIGLIO PROGRESSI NELLA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI
DI KYOTO E DI EUROPA 2020 (a norma dell'articolo 21 del
regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle
emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in
materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e
che abroga la decisione n. 280/2004/CE) INDICE RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO
EUROPEO E AL CONSIGLIO PROGRESSI NELLA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI KYOTO E
DI EUROPA 2020................................. 1 1........... Sintesi............................................................................................................................ 3 2........... Progressi effettivi nel periodo
1990-2011........................................................................ 6 2.1........ Andamento delle emissioni di gas a
effetto serra negli Stati membri................................... 6 2.2........ Intensità ed emissioni pro capite di
gas a effetto serra nel 2011........................................ 7 2.3........ Confronto tra le emissioni di gas a
effetto serra del 2011 e del 2010................................ 9 2.4........ Andamento delle emissioni nei
principali settori................................................................ 9 3........... Progressi nella realizzazione dell'obiettivo
di Kyoto........................................................ 11 3.1........ Primo periodo di impegno (2008-2012)........................................................................ 11 3.1.1..... UE-28.......................................................................................................................... 11 3.1.2..... UE-15.......................................................................................................................... 11 3.1.3..... UE-11.......................................................................................................................... 11 3.2........ Proiezioni sull'impiego dei
meccanismi di Kyoto da parte degli operatori e dei governi dell'UE 13 3.3........ Proiezioni sull'uso dei pozzi di
assorbimento del carbonio............................................... 13 4........... Progressi nella realizzazione dell'obiettivo
del 2020........................................................ 14 4.1........ Obiettivo di riduzione delle
emissioni di gas a effetto serra nell'UE entro il 2020.............. 14 4.2........ Scarti previsti dagli obiettivi........................................................................................... 14 5........... Stato di avanzamento dell'attuazione
della politica dell'UE in materia di cambiamenti climatici 17 5.1........ Riduzione delle emissioni............................................................................................... 17 5.1.1..... Sistema ETS dell'UE..................................................................................................... 18 5.1.2..... Altre politiche e misure.................................................................................................. 19 5.2........ Adattamento ai cambiamenti climatici............................................................................ 20 5.3........ Finanziamenti per il clima............................................................................................... 21 5.4........ Ricerca e innovazione in materia di
clima....................................................................... 21 6........... Situazione nei paesi candidati e
potenziali candidati all'adesione all'UE............................ 22 1. Sintesi Superare l'obiettivo di Kyoto per il
2008-2012 Nel 2011 le emissioni totali di gas a effetto
serra dell'UE-28, escluse le emissioni e gli assorbimenti dovuti alle attività
legate alla destinazione d'uso del terreno, ai cambiamenti di tale destinazione
e alla silvicoltura (attività LULUCF), nonché le emissioni derivanti dal
trasporto aereo internazionale, sono state inferiori del 18,3% rispetto ai
livelli del 1990. Le emissioni di gas a effetto serra continuano a diminuire,
seguendo la tendenza generale alla riduzione instauratasi dal 2004, e nel 2011
hanno raggiunto il livello più basso registrato dal 1990. In base agli ultimi dati di inventario
disponibili, nel 2011 le emissioni di gas a effetto serra dell'UE-15 e dell'UE-28
sono diminuite rispettivamente del 4,2% e del 3,3% rispetto al 2010. Tale
diminuzione è stata determinata soprattutto da un inverno più mite di quello
dell'anno precedente, che ha comportato un calo della domanda di riscaldamento.
La riduzione delle emissioni nel 2011 ha fatto seguito a un leggero aumento nel
2010, dovuto in parte alla ripresa economica e successivo a un netto calo nel
2009, principalmente per le ripercussioni della crisi economica del 2008. Stime
preliminari indicano che nel 2012 le emissioni dell'UE-15 e dell'UE-28 sono
ulteriormente diminuite del, rispettivamente, 0,5% e 1,3%. Ai sensi del protocollo di Kyoto, l'UE-15 si è
impegnata a ridurre le emissioni di gas serra dell'8% rispetto ai livelli dell'anno
di riferimento entro il 2008-2012. Secondo gli ultimi dati di inventario
disponibili per il 2011, le emissioni totali di gas serra nell'UE-15 sono diminuite
del 14,9% rispetto ai livelli dell'anno di riferimento (attività LULUCF
escluse), come illustrato nella figura 1. L'UE-15 non è quindi soltanto sulla
buona strada per raggiungere l'obiettivo di Kyoto relativo al primo periodo di
impegno, dal 2008 al 2012, ma riuscirà addirittura a superarlo. Nel primo
periodo di impegno infatti si risparmieranno complessivamente 0,9 Gt di CO2
eq. in più rispetto all'obiettivo di Kyoto per l'UE-15. Sebbene le emissioni
siano state inferiori alla quantità assegnata all'UE-15, gli Stati membri dell'UE-15
e le imprese ivi presenti hanno compensato parte delle loro emissioni con
crediti di riduzione delle emissioni. Grazie a ciò, l'obiettivo è stato
superato di 1,6 Gt CO2 eq. in totale, circa il doppio dell'impegno
di riduzione previsto dall'obiettivo iniziale di Kyoto. Nel periodo 1990-2011, la crescita del PIL è
stata del 44% per l'UE-15 e del 45% per l'UE-28. Malgrado la notevole crescita
economica, le emissioni sono andate calando, a conferma della dissociazione tra
crescita economica ed emissioni di gas a effetto serra. In effetti, tra il 2010
e il 2011, il PIL dell'UE-28 è aumentato dell'1,4% mentre le emissioni di gas
serra sono diminuite del 3,3%. Figura 1: emissioni effettive (in Mt CO2 eq.) per l'UE-15 Nota:
le frecce si basano su una media dei dati di inventario relativi alle emissioni
per il periodo 2008-2012 (le emissioni del 2012 si basano su stime
teoriche). Fonte:
Commissione europea, AEA. Secondo i dati di inventario del 2011 sulle
emissioni di gas serra è probabile che otto Stati membri dell'UE-15 (Finlandia,
Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Portogallo, Svezia e Regno Unito)
raggiungano i loro obiettivi di riduzione solo con un abbattimento delle
emissioni a livello nazionale, come illustrato nella figura 6. Irlanda e Portogallo
dovrebbero raggiungere i loro obiettivi avvalendosi dei pozzi di assorbimento
di carbonio. Austria, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Spagna potrebbero
raggiungere i loro obiettivi ricorrendo ai meccanismi flessibili di Kyoto.
Considerato l'impiego attualmente previsto dei crediti di Kyoto, il Lussemburgo
è ancora lontano dal conseguimento del proprio obiettivo (per uno scarto dell'1,7%),
mentre per l'Italia la distanza dall'obiettivo è ora esigua (lo 0,7%)
(cfr. figura 6). In entrambi i casi lo scarto potrà essere colmato nel
periodo "true-up"[1]. Nella maggior parte dei tredici Stati membri
che hanno aderito all'Unione dal 2004, si è registrato un lieve aumento delle
emissioni tra il 2009 e il 2012. I dati attualmente disponibili indicano,
tuttavia, che gli undici Stati membri che hanno un obiettivo da raggiungere
nell'ambito del protocollo di Kyoto dovrebbero riuscire a onorare o a
oltrepassare gli impegni assunti. Secondo le stime, tali Stati membri hanno
superato i rispettivi obiettivi di Kyoto per il primo periodo di impegno di 2,4
Gt CO2 (attività LULUCF e crediti di riduzione delle emissioni
esclusi). Gli altri due Stati membri, Cipro e Malta, non hanno alcun obbligo
nell'ambito del primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto. Sulla
buona strada per raggiungere l'obiettivo di Europa 2020 e l'obiettivo di Kyoto
per il 2013-2020 Come stabilito
dalla decisione presa in occasione della conferenza sui cambiamenti climatici
tenutasi a Doha nel dicembre 2012, a partire dal 1° gennaio 2013 tutti gli
Stati membri adempiono agli obblighi loro spettanti assunti nell'ambito del
secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, ossia dal 2013 al 2020. Il
pacchetto "Clima ed energia"[2]
adottato nel 2009 prevede un insieme integrato di politiche e misure per
ottemperare ai nuovi obblighi del secondo periodo di impegno del protocollo di
Kyoto e per far fronte ai cambiamenti climatici fino al 2020 e oltre. Il pacchetto
rappresenta altresì uno dei cinque obiettivi principali della strategia Europa
2020 per l'occupazione e una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, a
riprova della piena integrazione dell'azione a favore del clima nelle politiche
globali dell'UE. L'impegno complessivo dell'UE per ridurre
entro il 2020 le emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990 è ripartito
tra i settori compresi nel sistema di scambio di quote di emissioni (sistema ETS
dell'UE) e quelli esclusi. Per quanto concerne il sistema ETS dell'UE, i
preparativi per la terza fase (2013-2020) sono stati portati correttamente a
termine prima del 1° gennaio 2013, ivi compresi la gara d'appalto per le
piattaforme d'asta, il registro unico dell'Unione e norme armonizzate in
materia di monitoraggio, comunicazione, accreditamento e verifica. Quanto ai settori che non rientrano nel
sistema ETS, la decisione sulla ripartizione degli sforzi[3] prevede
singoli limiti annuali vincolanti di emissioni per ogni Stato membro per il
periodo 2013-2020. Mentre l'UE è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo
complessivo per il 2020 per i settori esclusi dal sistema ETS, 13 Stati membri
devono attuare politiche supplementari per poter conseguire i loro obiettivi
individuali per il 2020. La verifica dello stato di adempimento degli obblighi
nei settori esclusi dall'ETS è garantita in particolare nell'ambito del Semestre
europeo[4]. Nel 2011 le emissioni dell'UE-28 (comprese
quelle del trasporto aereo internazionale) sono state inferiori del 16,9%
rispetto al livello del 1990. Secondo dati approssimativi relativi al 2012,
le emissioni sono ulteriormente diminuite dell'1% e sono pertanto inferiori del
18% rispetto a quelle del 1990. La figura 2 riporta i dati di inventario sulle
emissioni dell'UE sino al 2011, dati approssimativi sulle emissioni per il 2012[5] e dati
sulle proiezioni sino al 2020 (escluso il trasporto aereo internazionale).
Illustra inoltre l'impegno di riduzione delle emissioni entro il 2020, escluse
quelle prodotte dal trasporto aereo internazionale, previsto dal pacchetto "Clima
ed energia" (percorso di conseguimento dell'obiettivo del pacchetto). L'obiettivo
per il primo periodo di impegno (2008-2012) è dato dalla somma dell'obiettivo
collettivo dell'UE-15 e dei singoli obiettivi degli altri Stati membri[6]. L'obiettivo
dell'UE-28 per il secondo periodo di impegno (2013-2020) corrisponde a una
riduzione del 20% delle emissioni rispetto al totale di quelle dell'anno di
riferimento[7]. Stando alle ultime proiezioni disponibili sui
gas a effetto serra, che tengono conto dell'attuazione del pacchetto "Clima
ed energia", l'UE dovrebbe raggiungere complessivamente il proprio
obiettivo per il 2020 (cfr. figura 7). Figura 2:
emissioni effettive (in Mt CO2 eq.) dell'UE-28 (escluse quelle derivanti dal trasporto
aereo internazionale e dalle attività LULUCF). Nota: (*) corrispondente alla somma dell'obiettivo collettivo dell'UE-15 e
dei singoli obiettivi nazionali dell'UE-13 [media delle emissioni nel periodo
2008-2012 (dati indiretti) per Malta e Cipro]. (**) corrispondente alla somma delle assegnazioni
annuali di emissioni degli Stati membri previste nell'ambito della decisione
sulla ripartizione degli sforzi e del tetto del sistema ETS dell'UE, trasporto
aereo internazionale escluso. Fonte: Commissione
europea, AEA. 2. Progressi effettivi
nel periodo 1990-2011 2.1. Andamento
delle emissioni di gas a effetto serra negli Stati membri L'andamento complessivo delle emissioni di gas
a effetto serra dell'UE è fortemente condizionato da quello dei due maggiori responsabili
delle emissioni, la Germania e il Regno Unito, che contribuiscono a circa un
terzo del totale delle emissioni dell'UE. Complessivamente i due Stati membri
sono riusciti a ridurre le loro emissioni di gas serra di 539 Mt CO2
equivalenti rispetto all'anno di riferimento del protocollo di Kyoto. In
Germania le ragioni principali di questo andamento favorevole vanno ricercate
nell'aumento dell'efficienza delle centrali elettriche e termiche, nell'aumento
della quota di energie rinnovabili e nella modernizzazione economica dei cinque
nuovi Länder dopo la riunificazione della Germania. Nel Regno Unito, la
riduzione delle emissioni di gas serra è invece dovuta principalmente all'abbandono
del petrolio e del carbone a favore del gas naturale per la produzione di
energia elettrica e all'adozione di misure per la riduzione delle emissioni di
N2O nella produzione di acido adipico. Nel 2011 l'Italia occupava il terzo posto nell'UE
in termini di emissioni (con una quota pari al 10,7% del totale delle emissioni
dell'UE-28), superando di poco la Francia (che vanta una percentuale del 10,6%).
Nel 2011 le emissioni di gas serra dell'Italia sono state inferiori del 5,4%
rispetto ai livelli del 1990. Il trasporto su strada, la produzione di
elettricità e calore e la raffinazione del petrolio sono stati i principali
responsabili dell'aumento registrato tra il 1990 e il 2004. Tuttavia, da allora
le emissioni totali di gas serra del paese sono calate di oltre il 15%. In
Francia, nel 2011 le emissioni sono state del 12,7% inferiori rispetto ai
livelli del 1990. Il paese ha notevolmente ridotto le emissioni di N2O
provenienti dalla produzione di acido adipico, ma tra il 1990 e il 2011 sono
aumentate le emissioni di CO2 generate dal trasporto su strada. Nel 2011 la Polonia e la Spagna si sono
confermate al quinto e al sesto posto per quantità di emissioni di gas a
effetto serra nell'UE-28 e sono responsabili rispettivamente dell'8,7% e del
7,7% del totale. In Polonia si è registrato un calo delle emissioni del 12,6%
tra il 1990 e il 2011 e del 29,1% rispetto all'anno di riferimento (1988). I
principali fattori che hanno contribuito a tale riduzione, così come per altri
nuovi Stati membri, sono il miglioramento dell'efficienza energetica dell'industria
pesante e la modernizzazione generale dell'economia tra la fine degli anni '80
e l'inizio degli anni '90. Fa eccezione il settore dei trasporti (in
particolare il trasporto su strada), in cui si è registrato un aumento
considerevole delle emissioni. In Spagna, le emissioni sono cresciute del 23,9%
tra il 1990 e il 2011 e del 21% rispetto all'anno di riferimento, soprattutto
per l'aumento delle emissioni dovute al trasporto su strada, alla produzione di
elettricità e calore e all'industria manifatturiera. Nel 2011 ventuno Stati membri hanno registrato
livelli di emissioni inferiori rispetto a quelli dell'anno di riferimento. In
Spagna, Portogallo, Grecia, Austria e Irlanda le emissioni di gas a effetto
serra sono invece state superiori rispetto ai livelli dell'anno di riferimento
(in genere il 1990). Cipro e Malta non hanno obiettivi di riduzione delle
emissioni da raggiungere nell'ambito del primo periodo di impegno del
protocollo di Kyoto. In questi due Stati membri, le emissioni del 2011 sono
state di circa il 50% superiori a quelle del 1990. Le variazioni percentuali
delle emissioni di gas a effetto serra tra l'anno di riferimento e il 2011
oscillano tra -56% (Lituania) e +21% (Spagna). 2.2. Intensità
ed emissioni pro capite di gas a effetto serra nel 2011 Sia nell'UE-28 che nell'UE-15 le emissioni
hanno continuato a diminuire, mentre l'economia ha registrato una forte
crescita. La figura 3 illustra i costanti progressi compiuti dal 1990 nel
dissociare la crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra. Figura 3: evoluzione
del PIL (termini reali), emissioni di gas a effetto serra e intensità delle
emissioni (ossia, rapporto emissioni di gas a effetto serra/PIL) – Indice (1990
= 100) Fonte: AEA, DG ECFIN (banca dati Ameco), Eurostat. Tra il 1990 e il 2011 il PIL dell'UE-28 è
aumentato del 45%, mentre le emissioni sono diminuite del 18,3%. Il PIL dell'UE-15
è aumentato del 44% e le emissioni di gas a effetto serra sono calate del 14,9%.
Tra il 2010 e il 2011, il PIL dell'UE-28 è aumentato dell'1,4%, mentre le
emissioni di gas serra sono diminuite del 3,3%. Nell'UE-28 l'intensità globale delle emissioni
di gas serra (ossia, la quantità di emissioni per unità di produzione
economica) è diminuita in modo costante dal 1990, sino a raggiungere nel 2011
livelli pari a circa la metà di quelli del 1990 (cfr. figura 3). Tra il 1990 e il 2011, l'intensità delle
emissioni di gas serra è diminuita in tutti gli Stati membri. Il calo più
consistente si è registrato in Slovacchia, Estonia (entrambe -66%), Romania,
Lituania, Irlanda (-62% ciascuna) e Polonia (-60%), mentre quello più contenuto
in Croazia (-18%), Portogallo (-20%), Italia, Grecia, Malta (-23% ciascuna) e
Spagna (‑24%). Nel 2011 le emissioni pro capite nell'UE-28
sono ammontate a 9 tonnellate di CO2 equivalenti, con una diminuzione
del 23% rispetto al 1990. Ciononostante, continuano a esservi notevoli
differenze tra gli Stati membri nelle emissioni di gas serra pro capite del
2011, che vanno dai 5,5 tCO2 equivalenti. (Lettonia) ai 23,6
(Lussemburgo). Il divario è in gran parte dovuto all'intensità energetica e al
mix energetico di ciascun paese. Anche l'andamento delle emissioni pro capite
dal 1990 differisce molto da uno Stato membro all'altro. Dal 1990 la maggiore
riduzione pro capite (oltre il 20%) è stata registrata negli Stati membri dell'Europa
centrale e orientale, in Lussemburgo, nel Regno Unito, in Germania, Danimarca,
Svezia, Francia, Irlanda e Belgio. Per quanto concerne Cipro, Malta,
Portogallo, Slovenia e Spagna, le emissioni pro capite sono aumentate dal 1990,
pur mantenendosi al di sotto della media dell'Unione, ad eccezione di Cipro
(cfr. anche la figura 2 del documento di lavoro dei servizi della Commissione). 2.3. Confronto
tra le emissioni di gas a effetto serra del 2011 e del 2010 Nel 2011 le emissioni di gas a effetto serra
in Europa (UE-28) sono diminuite del 3,3% (pari a 155,3 Mt CO2
eq.), in particolare grazie a un inverno più mite e a una domanda di
riscaldamento inferiore. Dopo l'aumento registrato nel 2010 (+2,4%), nel 2011
le emissioni hanno raggiunto il livello più basso dal 1990. L'aumento del 2010,
seguito a un netto calo nel 2009 (-7,1%), è dovuto essenzialmente agli effetti
della ripresa economica e a temperature invernali più rigide del solito (si
veda anche la figura 1). Nel 2011 il settore che ha registrato il calo
maggiore (oltre 106 Mt CO2 eq.) e apportato il principale contributo
alla riduzione complessiva dell'EU-28 rispetto all'anno precedente è stato
quello "residenziale e commerciale". Un inverno più mite e una
domanda di riscaldamento inferiore sono le principali ragioni alla base di tale
andamento. Il secondo principale abbattimento è imputabile al settore della
produzione pubblica di elettricità e calore (circa 20 Mt CO2 eq.),
seguito da quello dell'industria manifatturiera e dall'edilizia (circa 12 Mt CO2
eq). Questi tre settori hanno contribuito complessivamente all'89% della
riduzione totale di emissioni dell'UE nel periodo 2010/2011. In termini percentuali, sette Stati membri
hanno registrato un aumento rispetto al 2010: Bulgaria (9,6%), Romania (5,8%),
Estonia (4,8%), Lituania (2,3%), Malta (0,8%), Spagna (0,5%) e Slovenia (0,1%).
Negli altri ventuno Stati membri che hanno ridotto le emissioni di gas serra,
le maggiori diminuzioni relative si sono registrate in Finlandia (-10,1%),
Belgio (‑8,8%), Danimarca (-8,1%), Paesi Bassi (-7,1%) e Regno Unito
(-7%). 2.4. Andamento
delle emissioni nei principali settori L'approvvigionamento energetico e il consumo
di energia, anche nel settore dei trasporti, sono i principali responsabili
delle emissioni nel 2011, con una percentuale del 79% delle emissioni totali
dell'UE. Il 10% delle emissioni complessive di gas serra deriva dall'agricoltura,
il 7% dai processi industriali e il 3% dai rifiuti, mentre le emissioni
generate da solventi e altre fonti ammontano a meno dello 0,3% del totale, come
illustrato nella figura 4. Figura 4: Quota di emissioni per settore nell'UE-28 Fonte: inventari
nazionali 2012, AEA. Dal 1990 la riduzione verificatasi nei settori
dell'energia, dell'agricoltura, dei processi industriali e dei rifiuti è stata
in parte neutralizzata dall'aumento significativo nel settore dei trasporti
(per maggiori informazioni si veda il documento di lavoro dei servizi della
Commissione in allegato). Tuttavia, dal 2007 anche le emissioni totali generate
dai trasporti hanno registrato un calo. Figura 5: evoluzione
delle emissioni di gas serra nell'UE-28 per settore e quote per settore nel
totale delle emissioni di gas serra. Fonte: inventari nazionali 2012, AEA. Secondo le proiezioni effettuate in base alle
misure esistenti, le emissioni dovute all'approvvigionamento energetico
diminuiranno ulteriormente tra il 2011 e il 2020, soprattutto grazie alla
politica in materia di energie rinnovabili e al sistema ETS. Si prevede altresì
un calo delle emissioni generate dal consumo di energia e, in misura minore,
dai trasporti. Per quest'ultimo settore, ci si attende che l'aumento della
domanda sarà compensato da un miglioramento dell'efficienza dei mezzi di
trasporto e, in misura limitata, anche dalla promozione delle ferrovie. Le
emissioni dell'agricoltura dovrebbero rimanere pressoché stabili sino al 2020.
D'altro canto, le proiezioni nazionali indicano che quelle del settore
industriale dovrebbero riprendere ad aumentare. Le emissioni prodotte dai rifiuti
continueranno a diminuire, mentre cresceranno quelle derivanti da solventi e da
altri settori. 3. Progressi nella
realizzazione dell'obiettivo di Kyoto 3.1. Primo
periodo di impegno (2008-2012) 3.1.1. UE-28 Nel 2011 le emissioni complessive di gas serra
dell'UE-28 sono state del 18,3% inferiori rispetto ai livelli del 1990, in base
ai dati di inventario forniti degli Stati membri alla Commissione (UE-27) e all'inventario
trasmesso dalla Croazia all'UNFCCC. La flessione è ancor più accentuata se si
tiene conto degli effetti dovuti all'acquisizione di crediti da parte dei
governi mediante i meccanismi di Kyoto e ai pozzi di assorbimento di carbonio. 3.1.2. UE-15 Stando ai dati di inventario più recenti, nel
primo periodo di impegno (2008-2012)[8],
le emissioni totali di gas a effetto serra dell'UE-15 nel 2011 erano inferiori,
in media annuale, del 14,9% rispetto ai livelli dell'anno di riferimento e del 12,2%
in meno rispetto al livello dell'anno di riferimento. Inoltre, considerando (1) il ricorso ai meccanismi di Kyoto da
parte dei governi, che dovrebbe comportare un'ulteriore riduzione delle
emissioni dell'1,9% (cfr. la sezione 3.2), e (2) l'assorbimento totale dei pozzi di
carbonio dovuto alle attività di cui all'articolo 3, paragrafi 3 e 4, del
protocollo di Kyoto nell'UE-15, equivalente a una riduzione dell'1,5% (cfr. la
sezione 3.3), le emissioni dell'UE-15 dovrebbero diminuire
del 15,5% nel corso del primo periodo di impegno. L'UE-15 è pertanto sulla
buona strada per sfiorare il raddoppio dell'obiettivo di riduzione per il
primo periodo di impegno previsto dall'accordo comune sul rispetto degli
impegni nell'ambito del protocollo di Kyoto. 3.1.3. UE-11 Gli altri undici paesi che hanno assunto
obblighi nell'ambito del primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto
(cioè, ad esclusione di Cipro e Malta) sono riusciti a ridurre le loro
emissioni del 38,7% entro il 2011 rispetto ai livelli degli anni di riferimento
di Kyoto ed è previsto un ulteriore calo delle emissioni nel 2012. Stando ai
dati di inventario del 2011, questi undici Stati membri dovrebbero raggiungere
l'obiettivo di Kyoto per il primo periodo di impegno. La Slovenia è l'unico
Stato membro dell'UE-11 che, fino a non molto tempo fa, aveva previsto di
integrare le misure di riduzione nazionali con crediti derivanti dai progetti
del meccanismo di Kyoto. Gli ultimi dati indicano, tuttavia, che il paese
potrebbe raggiungere il proprio obiettivo di Kyoto senza ricorrere a detti
meccanismi. Gli altri Stati membri dell'UE-11 hanno venduto o intendono vendere
una parte delle rispettive unità di quantità assegnate (AAU) inutilizzate (cfr.
sezione 3.2). Figura 6: scarti relativi tra le emissioni di
gas a effetto serra nei settori esclusi dal sistema ETS nel primo periodo di
impegno e i rispettivi obiettivi di Kyoto per il periodo 2008-2012 (attività
LULUCF incluse), con e senza ricorso ai meccanismi di Kyoto. Gli scarti sono
espressi in percentuale rispetto alle emissioni dell'anno di riferimento (ETS e
non ETS). I valori negativi e positivi indicano, rispettivamente, il
superamento o il mancato raggiungimento degli obiettivi. Fonte: AEA. 3.2. Proiezioni sull'impiego dei meccanismi di Kyoto da parte
degli operatori e dei governi dell'UE Secondo quanto
previsto dal sistema ETS dell'UE, i secondi piani nazionali di assegnazione
fissano per ogni Stato membro un limite massimo di crediti di progetto che gli
operatori possono usare nell'ambito dell'attuazione congiunta (JI - Joint
implementation) e del meccanismo per lo sviluppo pulito (CDM - Clean
Development Mechanism). Tra il 2008 e il 2012, gli impianti di tutti gli
Stati membri inclusi nel sistema ETS hanno potuto usare, complessivamente e in
media, fino a 278 milioni di unità di riduzione certificata delle emissioni
(CER) o unità di riduzione delle emissioni (ERU) l'anno, il che corrisponde al
13,4% del tetto applicabile all'UE per questo periodo. Effettivamente, gli
operatori hanno utilizzato 1058,7 milioni di CER o ERU, ossia il 10,8% di
tutte le unità restituite per conformarsi agli obblighi. Il quantitativo di
crediti restituiti è passato dal 4% del totale di emissioni verificate nel 2008
al 26% nel 2012, per il calo dei prezzi delle compensazioni nazionali. Dal 2013
sono state rivedute le norme per l'utilizzo dei crediti derivanti dall'attuazione
congiunta e dal meccanismo per lo sviluppo pulito, secondo quanto stabilito
dalla direttiva sul sistema ETS dell'UE. Nove Stati membri dell'UE-15 e la Slovenia
hanno deciso di acquistare e utilizzare i crediti internazionali dei meccanismi
di Kyoto per conseguire i propri obiettivi di riduzione. Questi paesi hanno
previsto di acquistare complessivamente fino a 82 Mt CO2
equivalenti l'anno per adempiere agli obiettivi del primo periodo d'impegno a
norma del protocollo di Kyoto. Ciò permetterebbe loro di avvicinarsi all'obiettivo
di Kyoto, rispettivamente di circa 1,9 punti percentuali per l'UE-15 e 4,9 per
la Slovenia (cfr. tabella 12 del documento di lavoro dei servizi della
Commissione). Questi 10 Stati membri hanno previsto di
investire congiuntamente fino a 2,4 miliardi di EUR per acquisire unità tramite
i meccanismi di attuazione congiunta, di sviluppo pulito o di scambio di unità
di quantità assegnate. Austria, Paesi Bassi, Spagna, Irlanda e Belgio hanno
stanziato le somme più ingenti per il periodo quinquennale di impegno. In
Slovenia, gli stanziamenti dovrebbero ammontare a 80 milioni di EUR. Tuttavia,
viste le ripercussioni della recessione economica in corso sulle emissioni di
gas serra, gli Stati membri potrebbero non avere bisogno dell'intera quantità
di crediti internazionali inizialmente stimata. Per quanto riguarda le unità di quantità
assegnate vendute dagli Stati membri, gli ultimi dati disponibili indicano che
sinora sono stati trasferiti 68,2 Mt CO2 eq., anche se alcuni
quantitativi aggiudicati potrebbero non essere ancora stati consegnati.
Bulgaria, Estonia, Repubblica ceca, Lettonia, Lituania, Ungheria e Slovacchia
hanno comunicato l'intenzione di vendere altre AAU. Uno Stato membro (UK) ha
stabilito per legge l'eliminazione delle AAU in eccesso risultanti dalla
differenza tra quelle necessarie per raggiungere l'obiettivo di Kyoto e quelle
previste unilateralmente nel "bilancio del carbonio" dopo il primo
periodo di impegno. 3.3. Proiezioni sull'uso dei pozzi di assorbimento del carbonio Oltre alle politiche e ai provvedimenti
relativi a diverse fonti di emissione di gas a effetto serra, gli Stati membri
possono utilizzare i pozzi di assorbimento del carbonio. Le informazioni fornite sinora indicano che, durante il
periodo di impegno, il sequestro netto totale derivante dalle attività di imboschimento
e riforestazione di cui all'articolo 3, paragrafo 3, del protocollo di Kyoto,
sarà di circa 17,1 Mt CO2 l'anno per l'UE-15. Inoltre, il ricorso
alle attività previste dall'articolo 3, paragrafo 4, del protocollo dovrebbe
apportare un ulteriore contributo di circa 46,7 Mt CO2 per ogni anno
del periodo di impegno nell'UE-15. Sommando l'apporto dell'UE-13, tali attività
contribuiranno rispettivamente per 23,3 e 60,6 Mt CO2 l'anno
(per ulteriori informazioni si veda la tabella 13 del documento di lavoro
dei servizi della Commissione che accompagna la presente relazione). Nel complesso, le attività svolte negli Stati
membri dell'UE-15 conformemente all'articolo 3, paragrafi 3 e 4, del protocollo
di Kyoto dovrebbero permettere di ridurre le emissioni di 63,9 Mt CO2
all'anno nel periodo di impegno, pari a circa
1,5 punti percentuali dell'impegno di riduzione delle emissioni rispetto all'anno
di riferimento dell'UE-15 relativo al primo periodo di impegno. 4. Progressi nella
realizzazione dell'obiettivo del 2020 4.1. Obiettivo
di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nell'UE entro il 2020 Il pacchetto "Clima
ed energia" stabilisce per l'UE-28 un obiettivo di riduzione delle
emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990, il che corrisponde a una
diminuzione del 14% rispetto al 2005. Tale obiettivo è altresì la base dell'obbligo
assunto dall'UE a livello internazionale per il secondo periodo di impegno
previsto dal protocollo di Kyoto, ossia dal 2013 al 2020. La riduzione sarà così
ripartita tra i settori compresi nel sistema ETS dell'UE e quelli esclusi: (a)
entro il 2020, riduzione delle emissioni del 21%
rispetto al 2005 nei settori inclusi nel sistema ETS; (b)
entro il 2020, riduzione delle emissioni di circa
il 10% rispetto al 2005, a carico dei settori esclusi dal sistema ETS, come
previsto dalla decisione sulla ripartizione degli sforzi. Tale decisione
riguarda principalmente le emissioni generate da trasporti, edifici, piccole
imprese, servizi, agricoltura e rifiuti. Se da un lato il sistema ETS prevede un tetto
a livello di Unione europea, la decisione sulla ripartizione degli sforzi
presuppone che gli Stati membri elaborino e attuino politiche e misure
nazionali supplementari al fine di limitare le emissioni nei settori previsti
dalla suddetta decisione. La decisione sulla ripartizione degli sforzi fissa
altresì le assegnazioni di emissioni annuali per il periodo dal 2013 al 2020. 4.2. Scarti
previsti dagli obiettivi Secondo le proiezioni degli Stati membri presentate
nel 2013, si prevede che le emissioni dell'UE nel 2020 saranno inferiori del 21%
a quelle del 1990, se si include il trasporto aereo internazionale, e del 22%
se lo si esclude. L'UE-28 è attualmente sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo
del 2020. Tredici Stati membri, tuttavia, dovranno compiere ulteriori sforzi
per raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2020 nei settori esclusi dal
sistema ETS mentre quindici Stati membri hanno già previsto di riuscire a
onorare tali impegni avvalendosi delle politiche e delle misure esistenti. La figura 7 illustra il divario per ogni Stato
membro tra le proiezioni entro il 2020 delle emissioni di gas serra dei settori
esclusi dal sistema ETS in base alle misure vigenti e gli obiettivi per il 2020
espressi in percentuale rispetto alle emissioni del 2005. L'analisi non prende
però in considerazione il ricorso agli strumenti di flessibilità stabiliti
dalla decisione sulla ripartizione degli sforzi, quali l'uso di crediti
internazionali di progetto o il trasferimento di assegnazioni di emissioni
eccedenti tra Stati membri. Il grafico mostra altresì la differenza tra le
emissioni del 2012 e gli obiettivi nazionali per il 2013 previsti dalla
decisione sulla ripartizione degli sforzi. Nell'ambito del Semestre europeo, la
Commissione effettua analisi specifiche sui progressi compiuti dai singoli
Stati membri nella realizzazione dei loro obiettivi per il 2020, basandosi
sulle proiezioni delle emissioni con le misure vigenti. L'ultima analisi,
presentata nel documento di lavoro dei servizi della Commissione pubblicato
nell'ambito del Semestre europeo agli inizi di giugno 2013[9], ha
portato alle conclusioni esposte di seguito, confermate anche dalle ultime
proiezioni fornite dagli Stati membri dopo il completamento dei controlli di
qualità e le integrazioni dell'Agenzia europea dell'ambiente[10]. ·
Si prevede che le emissioni di gas serra in
Lussemburgo eccederanno gli obiettivi nazionali di un ampio margine (scarto di
23 punti percentuali). Anche le emissioni del 2012 sono superiori agli
obiettivi per il 2013 stabiliti dalla decisione sulla ripartizione degli
sforzi. Le emissioni di gas a effetto serra potrebbero essere ridotte
significativamente aumentando le imposte sui prodotti energetici per i
trasporti, come evidenziato nella raccomandazione specifica per paese. ·
Si prevede che anche le emissioni di gas serra dell'Irlanda
eccederanno di un ampio margine l'obiettivo (scarto di 18 punti percentuali), a
causa dell'elevato aumento di emissioni nei settori dei trasporti e dell'agricoltura.
L'Irlanda ha però proposto nel 2013 una serie di iniziative volte a ridurre le
emissioni nell'ambito del progetto di legge in materia di sviluppo a basse
emissioni di carbonio ("Low-Carbon Development Bill"). ·
Anche in Belgio si prevede che le emissioni registrino
uno scarto rispetto all'obiettivo nazionale di 11 punti percentuali. A tal
riguardo, nella raccomandazione specifica per paese relativa al Belgio si è
sottolineata la necessità di suddividere chiaramente i compiti tra le autorità,
per consentire di progredire nella realizzazione degli obiettivi, in
particolare riguardo a trasporti ed edifici. Si dovrebbero altresì prendere
misure volte a alleggerire il carico fiscale sul lavoro preferendo una
fiscalità meno distorsiva per la crescita, in particolare ricorrendo all''imposizione
di ecotasse. ·
Inoltre, in base alle proiezioni, cinque altri
Stati membri (Lituania, Spagna, Austria, Finlandia e Italia) non conseguiranno
i loro obiettivi con uno scarto di oltre il 3%. Si prevede che le attuali
misure non saranno sufficienti affinché questi Stati conseguano gli obiettivi
nazionali. ·
In base alle loro proiezioni nazionali, la Polonia e
l'Estonia dovrebbero superare il proprio obiettivo di un ampio margine.
Tuttavia, le proiezioni della Polonia sono state effettuate nel 2010 e nel
2011. Le proiezioni di riferimento recenti dell'UE basate sui modelli PRIMES e GAINS
indicano che le emissioni dell'Estonia saranno più elevate del previsto.
Secondo dati approssimativi, le emissioni dell'Estonia nel 2012 supereranno l'obiettivo
2013 stabilito dalla decisione sulla ripartizione degli sforzi e questo paese potrebbe
riscontrare difficoltà nell'onorare l'impegno assunto. Nell'ambito del Semestre europeo del 2013, il
Consiglio ha adottato diverse raccomandazioni specifiche per paese relative
alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, in cui suggerisce: a
Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Romania
e Spagna di spostare il carico fiscale dal lavoro su imposte meno penalizzanti
per la crescita, comprese le ecotasse, a Estonia, Lituania e Lussemburgo di
mettere in atto misure fiscali appropriate per migliorare l'efficienza
energetica del settore dei trasporti, a Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia,
Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia di proseguire il
miglioramento dell'efficienza energetica e al Regno Unito di promuovere gli
investimenti in nuove capacità energetiche, incluse le energie rinnovabili. Figura 7: scarto previsto rispetto agli obiettivi per il 2020 nei settori esclusi
dal sistema ETS e scarto tra le emissioni del 2012 e l'obiettivo per il 2013 in
detti settori. I valori negativi e positivi indicano, rispettivamente, il
superamento e il mancato raggiungimento in percentuale delle emissioni del
2005. Fonte:
AEA, Commissione europea, in base alle proiezioni indicate dagli Stati membri. 5. Stato di avanzamento
dell'attuazione della politica dell'UE in materia di cambiamenti climatici 5.1. Riduzione
delle emissioni Il lavoro sulle misure di attuazione del
pacchetto "Clima ed energia" del 2009 ha consentito di avviare con
buon esito la terza fase (2013-2020) prevista dal sistema ETS, nonché di
finalizzare le misure di attuazione definite nella decisione sulla ripartizione
degli sforzi. 5.1.1. Sistema
ETS dell'UE Il sistema ETS dell'UE concerne oltre 12 000
centrali elettriche e impianti manifatturieri nei 28 Stati membri dell'Unione,
in Islanda, Norvegia e Liechtenstein, nonché, a partire dal 2012, le emissioni
prodotte dai voli delle compagnie aeree tra gli aeroporti di tali paesi e verso
destinazioni strettamente collegate. Il tetto annuo medio a livello dell'UE per
il periodo 2008-2012 è stato di 2 081 milioni di quote l'anno. Nel 2012 le emissioni di gas a effetto serra
verificate prodotte da impianti fissi hanno continuato a diminuire, sino a
raggiungere i 1 867 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti,
vale a dire un valore di circa il 2% inferiore al livello del 2011 per gli
impianti e del 10% inferiore al tetto. Le emissioni verificate comunicate dalle
compagnie aeree ammontano a quasi 84 milioni di tonnellate. Il livello di conformità degli impianti
continua a essere molto elevato. Soltanto meno dell'1% degli impianti
partecipanti al sistema ETS non ha infatti restituito le quote corrispondenti
alla totalità delle emissioni del 2012 entro il termine del 30 aprile 2013. A partire dal 2012 si applica un tetto alle
emissioni del trasporto aereo nel quadro del sistema ETS. Gli operatori aerei
del sistema ETS responsabili di oltre il 98% delle emissioni del settore nel
2012, sono riusciti ad adottare entro il 30 aprile 2013 le misure necessarie
per conformarsi alla normativa del sistema ETS. In base alle disposizioni della
decisione sulla sospensione dei termini, adottata nell'aprile del 2012, gli
operatori aerei possono limitare la loro responsabilità per il 2012 ai soli
voli interni all'Europa e, in tal caso, devono aver adottato prima del 27
maggio ulteriori misure per restituire le assegnazioni a titolo gratuito per i
voli al di fuori dell'Europa. Come stabilito dalla direttiva modificata sul
sistema ETS dell'UE, tutte le operazioni relative a tale sistema sono
centralizzate in unico registro amministrato dalla Commissione. Nel maggio 2013
si è effettuata una revisione del quadro normativo applicabile al registro per
completare le funzionalità necessarie alla terza fase. Il nuovo regolamento
prevede altresì di contabilizzare nel registro le transazioni effettuate nell'ambito
della decisione sulla ripartizione degli sforzi. Attualmente, la Commissione sta finalizzando
la valutazione delle misure nazionali di attuazione in base alla decisione
della Commissione 2011/278/UE. Sta verificando che l'assegnazione preliminare
di quote a titolo gratuito agli impianti industriali in ogni Stato membro sia avvenuta
in conformità alla norme armonizzate per l'assegnazione delle quote nella terza
fase del sistema ETS. È in corso il riesame del regolamento sulla
vendita all'asta, in particolare per quanto concerne il calendario delle aste.
In tale contesto, la proposta relativa aduna decisione che illustri le
disposizioni della direttiva sul sistema ETS relative ai poteri della
Commissione di modificare il calendario delle aste delle quote di emissione in
circostanze eccezionali è attualmente in fase di codecisione. Inoltre, la
Commissione ha adottato anche una relazione in merito alla situazione del
mercato europeo del carbonio, in cui presenta una serie di possibili misure
strutturali che possono essere adottate per correggere gli squilibri. La Commissione europea ha autorizzato otto
Stati membri a garantire, in via transitoria e nell'ambito dell'applicazione
rigorosa della decisione, l'assegnazione gratuita di quote di emissioni al
settore dell'energia dopo il 2012. A giugno la Commissione ha elaborato un
progetto di regolamento che precisa il limite massimo di crediti ammissibili
dei meccanismi di progetto del protocollo di Kyoto (ossia, il meccanismo per lo
sviluppo pulito e l'attuazione congiunta) che gli operatori rientranti nel
sistema ETS dell'UE possono utilizzare ai fini del rispetto dei limiti di
emissioni nel periodo dal 2013 al 2020. Al fine di migliorare l'armonizzazione delle
norme applicate, sono in corso attività volte a facilitare l'attuazione dei due
nuovi regolamenti sul monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di gas
serra da parte degli operatori che rientrano nel sistema ETS e sulla verifica
delle comunicazioni sulle emissioni e l'accreditamento e la supervisione dei
verificatori. Per sostenere gli Stati membri nell'attuazione della terza fase
del sistema ETS è in via di elaborazione una serie completa di documenti d'orientamento,
modelli e FAQ. Nel 2012, effettuando un grande passo avanti
nella realizzazione del primo collegamento completo di sistemi di scambio delle
quote di emissioni a livello intercontinentale, la Commissione e l'Australia
hanno concluso un accordo sul percorso da seguire per collegare il sistema ETS
dell'Unione europea con quello australiano. A maggio il Consiglio ha incaricato
la Commissione di negoziare a nome dell'UE, entro la metà del 2015, un trattato
per il collegamento completo dei due sistemi, previsto non prima del 1° luglio
2018. Inoltre, sempre in base a un mandato conferitole dal Consiglio, la
Commissione ha avviato negoziati con la Svizzera sul collegamento del sistema
ETS dell'UE con quello svizzero. 5.1.2. Altre
politiche e misure Le assegnazioni annuali di emissioni degli
Stati membri in CO2 equivalenti per ogni anno del periodo 2013-2020,
previste dalla decisione sulla ripartizione degli sforzi, sono state decise nel
marzo 2012 e adottate nel marzo 2013. Si è inoltre adottato un nuovo regolamento
relativo a un meccanismo di monitoraggio, che rivede e sostituisce la
precedente decisione sul meccanismo di monitoraggio, nonché una nuova decisione
per contabilizzare le attività legate alla destinazione d'uso del terreno, ai
cambiamenti di tale destinazione e alla silvicoltura. La Commissione ha adottato una comunicazione
che istituisce una strategia volta a includere progressivamente le emissioni di
gas serra generate dal trasporto marittimo nella politica dell'UE di riduzione
delle emissioni totali di gas serra. Come primo passo nell'attuazione di tale
strategia, la Commissione ha proposto un regolamento finalizzato a istituire un
sistema su scala europea per il monitoraggio, la comunicazione e la verifica
delle emissioni di CO2 prodotte dalle grandi navi a partire dal
2018. Il progetto di regolamento è attualmente sottoposto all'esame del
Parlamento e del Consiglio. Nell'ottobre 2012 è stata adottata la direttiva
sull'efficienza energetica, che contribuirà a raggiungere l'obiettivo del 20%
di efficienza energetica dell'Europa per il 2020. Il 24 gennaio 2013 la Commissione europea ha
adottato il pacchetto "Energia pulita per i trasporti" finalizzato
alla riduzione graduale della dipendenza dal petrolio nel settore dei trasporti
grazie all'utilizzo di combustibili alternativi. Il pacchetto comprende una
proposta di direttiva che stabilisce obiettivi vincolanti per le infrastrutture
di distribuzione di combustibili alternativi, quali l'elettricità, l'idrogeno e
le celle a combustibile. Il programma di finanziamento NER 300 è un
meccanismo per finanziare progetti dimostrativi commerciali CCS e FER, che
prevede 300 milioni di quote della riserva per i nuovi entranti del sistema ETS
dell'UE. Nell'ambito di tale programma, la Commissione ha deciso nel dicembre
2012 di assegnare a 23 progetti in materia di energie rinnovabili fondi per un
totale di 1,2 miliardi di EUR, importo che, in base alle stime, avrebbe
generato ulteriori finanziamenti privati di oltre 2 miliardi di EUR. Un secondo
invito a presentare proposte per progetti CCS e FER è stato pubblicato nell'aprile
del 2013 e gli appalti, la cui aggiudicazione è prevista a metà del 2014,
saranno finanziati con la vendita dei 100 milioni di quote residue e i fondi
inutilizzati del primo invito. L'attuazione del regolamento (CE)
n. 443/2009 relativo alle emissioni di CO2 delle autovetture e
del regolamento (UE) n. 510/2011 riguardante le emissioni di CO2
dei veicoli commerciali leggeri è in via di completamento. La Commissione ha
già approvato due progetti ecoinnovativi destinati a contribuire a ridurre le
emissioni di CO2 prodotte dalle autovetture. La Commissione ha inoltre presentato proposte,
attualmente all'esame del Consiglio e del Parlamento, per definire le modalità
di conseguimento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2
delle nuove autovetture e dei nuovi veicoli commerciali leggeri (furgoni)
relativo al 2020. Nel novembre 2012 la Commissione ha proposto
al Consiglio e al Parlamento un nuovo regolamento sui gas fluorurati a effetto
serra inteso a ridurre ulteriormente le emissioni di questo settore. Inoltre, per contenere gli effetti delle
emissioni di gas a effetto serra dovute al cambiamento indiretto della
destinazione dei terreni per la produzione di biocarburante, la Commissione ha
proposto diverse modifiche alla direttiva sulle energie rinnovabili e alla
direttiva sulla qualità dei carburanti. Per quanto concerne l'integrazione dell'azione
a favore del clima nelle politiche dell'UE, si è raggiunto un accordo politico
sul prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2014‑2020. Tutte
le istituzioni hanno convenuto che almeno il 20% del bilancio generale dovrebbe
essere stanziato per attività connesse al clima. A marzo la Commissione ha adottato una
comunicazione consultiva che ha dato avvio a un dibattito pubblico sul miglior
modo di definire i termini di un nuovo accordo internazionale per il 2015, che
getterà le basi per un regime internazionale di lotta ai cambiamenti climatici
dopo il 2020. Nel marzo 2013 la Commissione ha adottato il Libro
verde "Un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte
2030", compiendo così il primo passo verso l'elaborazione di un quadro per
le politiche dell'energia e del clima per il 2030. Il documento ha aperto un
dibattito pubblico su una strategia dell'UE in materia di energia e cambiamenti
climatici per il 2030. La sezione 3 del documento di lavoro dei
servizi della Commissione riporta un elenco degli atti giuridici adottati di
recente. 5.2. Adattamento
ai cambiamenti climatici Il 16 aprile 2013 la Commissione ha adottato
la strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici, il cui obiettivo
è contribuire a rendere l'Europa più resiliente ai cambiamenti climatici. La
strategia, che permetterà di migliorare la preparazione e la capacità di
reazione agli effetti dei cambiamenti climatici a livello locale, regionale,
nazionale e dell'UE e di sviluppare un approccio coerente e un migliore coordinamento,
è incentrata su tre obiettivi: ·
promuovere le iniziative degli Stati membri. La
Commissione incoraggerà tutti gli Stati membri ad adottare strategie di
adattamento complete (attualmente solo 15 Stati membri ne dispongono) e
stanzierà finanziamenti per sostenerli nell'adozione delle politiche di
adattamento. Inoltre, la Commissione sosterrà l'adattamento urbano avviando un'iniziativa
di impegno volontario basata sul Patto dei sindaci; ·
adottare azioni "a prova di clima" a
livello dell'UE, promuovendo ulteriormente l'adattamento in settori vulnerabili
fondamentali, quali l'agricoltura, la pesca e la politica di coesione,
garantendo un'infrastruttura europea più resiliente e incentivando l'uso di
assicurazioni contro le calamità naturali o antropogeniche; ·
consentire un processo decisionale con maggiore
cognizione di causa, colmando le lacune nelle conoscenze relative all'adattamento,
in collegamento altresì con Orizzonte 2020, e sviluppando ulteriormente la
piattaforma europea sull'adattamento ai cambiamenti climatici (Climate-ADAPT)
quale "sportello unico " per le informazioni sull'adattamento in
Europa. Nel 2013 si è positivamente conclusa EU-Cities
Adapt, un'iniziativa dell'UE volta a fornire assistenza alle città e
rafforzare la loro capacità di sviluppo e 'attuazione delle strategie di
adattamento. 5.3. Finanziamenti
per il clima Secondo le informazioni fornite dal CAS dell'OCSE,
nel 2010 e 2011 l'UE ha apportato il maggiore contributo nell'ambito degli APS
destinati a misure sia di mitigazione che di adattamento, pari a circa il 50%
del totale. Nell'ambito dell'impegno assunto dai paesi sviluppati per
finanziamenti rapidi di un importo di 30 miliardi di USD, l'UE e i suoi Stati
membri si sono impegnati a stanziare 7,2 miliardi di EUR nel periodo 2010-2012.
L'impegno è stato onorato con l'erogazione di 7,34 miliardi di EUR per
finanziamenti rapidi nel corso del periodo interessato, come riportato nella
comunicazione all'UNFCCC da parte dell'UE e dei suoi Stati membri nel maggio
2013. I fondi stanziati nel 2012 ammontano a 2,67 miliardi di EUR. Ulteriori
informazioni al riguardo sono disponibili nella relazione sui finanziamenti
rapidi dell'Unione europea a favore dei paesi in via di sviluppo[11]. Inoltre, a norma dell'articolo 16 del
regolamento relativo al meccanismo di monitoraggio, dal 2013 gli Stati membri
sono tenuti a presentare entro il 30 settembre una comunicazione annuale sul
sostegno finanziario e tecnologico fornito ai paesi in via di sviluppo. 5.4. Ricerca
e innovazione in materia di clima La ricerca sul clima è una delle tematiche di
ricerca principali del Settimo programma quadro dell'UE (7° PQ, 2007-2013) e
sarà uno degli elementi centrali di Orizzonte 2020[12], il
nuovo programma dell'UE di ricerca e innovazione per il periodo 2014-2020. Nel 7° PQ, la ricerca sui cambiamenti
climatici mira a sostenere progetti che analizzano le pressioni cui è
sottoposto l'ambiente (oceani, atmosfera ed ecosistemi) e migliora la nostra
conoscenza del complesso sistema climatico, anche attraverso la modellizzazione
del sistema terrestre. Un'altra area fondamentale di ricerca è costituita dalle
attività finalizzate a valutare impatti, vulnerabilità e soluzioni per l'adattamento
ai cambiamenti climatici, sviluppare strategie per ridurre il rischio di
calamità e promuovere una transizione verso una società a basse emissioni di
carbonio. Secondo una stima preliminare, dal 2007 al 2013 la spesa a favore
della ricerca in materia di clima nell'ambito del 7° PQ è ammontata a
circa 900 milioni di EUR. Per quanto
riguarda il prossimo programma, è opportuno segnalare che si prevede di
investire il 35% del bilancio di Orizzonte 2020, circa 70 miliardi di EUR, in
interventi per la ricerca e l'innovazione in materia di clima. 6. Situazione nei paesi
candidati e potenziali candidati all'adesione all'UE Tra il 1990 e il 2011 le emissioni di gas serra dell'Islanda
sono aumentate del 26%. Tuttavia, nel 2011 vi è stata una riduzione del 4,4%
rispetto all'anno precedente. Tenendo conto della decisione 14/CP.7 e stando
alle proiezioni sui gas a effetto serra che figurano nella quinta comunicazione
nazionale, l'Islanda è sulla buona strada per conseguire il proprio obiettivo
di Kyoto. Fra il 1990 e il 2010 le emissioni di gas serra della
Turchia (attività LUCUCF escluse) sono aumentate del 124% e del 5% tra il 2010
e il 2011. La Turchia figura tra i paesi dell'allegato I, ma non deve
raggiungere alcun obiettivo di riduzione dei gas serra nell'ambito né del primo
né del secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto. Per quanto concerne l'ex Repubblica jugoslava
di Macedonia, non è disponibile alcun inventario aggiornato delle emissioni di
gas a effetto serra. Nel paese, che non figura nell'allegato I, le emissioni
totali di gas serra sono diminuite di circa il 19% tra il 1990 e il 2005. Anche in Montenegro, paese che neppure figura
nell'allegato I della convenzione, tra il 1990 e il 2003 si è registrato un
aumento delle emissioni complessive di gas serra (attività LULUCF escluse) di
circa il 4,9%. In merito alla Serbia non sono disponibili
informazioni recenti. [1] Periodo di 100 giorni successivo alla pubblicazione della relazione di
riesame dell'inventario dei gas serra dell'UNFCCC per il periodo 2008-2012. [2] Si vedano
le note tecniche riportate nell'allegato. [3] Decisione
n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009,
concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas a
effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di
riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. [4] http://ec.europa.eu/europe2020/making-it-happen/index_it.htm. [5] Ulteriori
informazioni sulla metodologia sono disponibili nella relazione "Trend and
Projection Report" dell'Agenzia europea dell'ambiente. [6] Per Cipro
e Malta si utilizzano le emissioni medie effettive del periodo 2008 - 2012
(dati indiretti), dato che questi due paesi non devono adempiere ad alcun
obbligo nell'ambito del primo periodo di impegno. [7] Tali
obiettivi sono spesso denominati "impegni quantificati di limitazione o
riduzione delle emissioni". Per ulteriori informazioni sul metodo
applicato per calcolarli si veda il documento di lavoro dei servizi della
Commissione del 13 febbraio 2012 "Preparing the EU's Quantified Emission
Limitation or Reduction Objective (QELRO) based on the EU Climate and Energy
Package" [Preparare l'obiettivo quantificato di limitazione o riduzione
delle emissioni in base al pacchetto "Clima ed energia" dell'UE]:
http://ec.europa.eu/clima/policies/international/negotiations/docs/swd_13022012_en.pdf. [8] In base a
una data approssimativa per il 2012. [9] http://ec.europa.eu/europe2020/making-it-happen/country-specific-recommendations/index_it.htm. [10] Le
informazioni fornite dagli Stati membri sono state sottoposte a un controllo di
qualità, integrate e adattate laddove necessario. Per alcuni Stati membri si è
inoltre dovuta effettuare una stima della quota di emissioni dei settori
esclusi dal sistema ETS. Per le stime sulle integrazioni e la ripartizione tra
settori compresi e non nel sistema ETS si sono utilizzati i dati di riferimento
dell'UE per il 2012‑2013 associati a proiezioni sulle misure adottate in
base ai modelli PRIMES e GAINS. Queste ultime proiezioni indicano altresì la
sensibilità dei risultati delle proiezioni a diverse metodologie, ipotesi e
parametri specifici alla base degli andamenti. [11] http://ec.europa.eu/clima/policies/finance/international/faststart/docs/fast_start_2012_en.pdf. [12] http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm