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Document 52013DC0205
REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL THE FORMER YUGOSLAV REPUBLIC OF MACEDONIA: IMPLEMENTATION OF REFORMS WITHIN THE FRAMEWORK OF THE HIGH LEVEL ACCESSION DIALOGUE AND PROMOTION OF GOOD NEIGHBOURLY RELATIONS
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO EX REPUBBLICA JUGOSLAVA DI MACEDONIA: ATTUAZIONE DELLE RIFORME NELL'AMBITO DEL DIALOGO AD ALTO LIVELLO SULL'ADESIONE E PROMOZIONE DELLE RELAZIONI DI BUON VICINATO
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO EX REPUBBLICA JUGOSLAVA DI MACEDONIA: ATTUAZIONE DELLE RIFORME NELL'AMBITO DEL DIALOGO AD ALTO LIVELLO SULL'ADESIONE E PROMOZIONE DELLE RELAZIONI DI BUON VICINATO
/* COM/2013/0205 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO EX REPUBBLICA JUGOSLAVA DI MACEDONIA: ATTUAZIONE DELLE RIFORME NELL'AMBITO DEL DIALOGO AD ALTO LIVELLO SULL'ADESIONE E PROMOZIONE DELLE RELAZIONI DI BUON VICINATO /* COM/2013/0205 final */
1. Introduzione Dal 2009 i documenti
annuali della Commissione sulla strategia di allargamento raccomandano,
partendo dalla disamina della relazione sui progressi compiuti che li
accompagna, di avviare i negoziati di adesione con l’ex Repubblica jugoslava di
Macedonia. La presente relazione giunge in risposta alle conclusioni del
Consiglio dell’11 dicembre 2012: “In
vista dell’eventuale decisione del Consiglio europeo di avviare negoziati di
adesione con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, il Consiglio esaminerà,
sulla scorta di una relazione che la Commissione presenterà nella primavera del
2013, lo stato di attuazione delle riforme nel contesto del dialogo ad alto
livello sull’adesione nonché gli interventi compiuti per promuovere le
relazioni di buon vicinato e per raggiungere una soluzione negoziata e
accettata da ambo le parti riguardo alla questione del nome del paese, sotto l’egida
delle Nazioni Unite.” Gli elementi passati qui
in rassegna interessano un arco di sei mesi dall’ultima relazione sui progressi
compiuti e sono suddivisi in due sezioni. La prima sezione esamina l’attuazione
delle riforme nell’ambito del dialogo ad alto livello sull’adesione (“dialogo
ad alto livello”) avviato dalla Commissione a marzo 2012 e valuta i progressi
seguendo le diverse voci all’ordine del giorno del dialogo ad alto livello. La seconda sezione
esamina le misure adottate per promuovere relazioni di buon vicinato con tutti
i paesi vicini e in particolare con gli Stati membri dell’UE confinanti. La presente relazione si basa sulle informazioni raccolte e
analizzate dalla Commissione e sui dati forniti dal paese e dagli Stati membri
dell’UE che con esso confinano. Nel periodo di riferimento il paese ha attraversato una
crisi politica scatenata dai fatti avvenuti in parlamento in occasione dell’adozione,
il 24 dicembre 2012 in circostanze controverse, del bilancio annuale per il
2013. Per protesta contro l’allontanamento forzato dei deputati dell’opposizione
e della stampa da parte degli agenti di sicurezza della Camera, il principale
partito di opposizione ha boicottato i lavori parlamentari e ha minacciato di
presentare le dimissioni del propri parlamentari e di disertare le elezioni
locali. Lo stallo politico di due mesi che ne è seguito ha compromesso i lavori
parlamentari, che sono continuati in assenza dell’opposizione, e l’organizzazione
delle elezioni locali. Il 1º marzo i partiti hanno finalmente trovato un
accordo che ha permesso la ripresa dei lavori parlamentari, la tenuta delle
elezioni locali e l’assunzione di impegni sulle principali priorità e sulle
riforme strategiche. Rientrano nell’accordo un memorandum d’intesa attestante
il consenso e l’impegno interpartitico verso l’obiettivo strategico del paese
nei confronti dell’UE e sull’integrazione atlantica e la creazione di una
commissione d’inchiesta. La presente relazione rende conto degli effetti dello stallo
politico e dei contenuti dell’accordo del 1º marzo nella misura in cui hanno
avuto un’incidenza sull’attuazione delle riforme connesse al dialogo ad alto
livello o sui progressi nelle relazioni di buon vicinato. La relazione del
prossimo ottobre 2013 valuterà, nell’ambito del regolare esame del
funzionamento delle istituzioni, l’attuazione generale degli impegni dell’accordo
del 1º marzo e i lavori della commissione d’inchiesta in merito agli
avvenimenti del 24 dicembre 2012, indicando ove necessario il seguito da dare. 2. Attuazione
delle riforme nel contesto del dialogo ad alto livello
Quattro riunioni si sono fin qui tenute nell’ambito del dialogo
ad alto livello – marzo, maggio e settembre 2012 e aprile 2013 – mentre il
governo e la Commissione europea si sono incontrati attorno a diversi tavoli
tecnici come supporto alle attività del dialogo ad alto livello. Questo
processo ha ridato slancio e attenzione al programma nazionale di riforma e
alle relazioni del paese con l’Unione. Negli ultimi mesi del 2012 sono state adottate diverse
leggi, strategie e piani d’azione collegati al dialogo ad alto livello e nel
2013 l’attenzione è ora rivolta alla loro attuazione. Nel periodo di
riferimento è continuata la realizzazione delle riforme, nonostante gli effetti
della crisi politica sui lavori parlamentari. Durante le elezioni locali si è
inoltre dimesso il ministro per l’Integrazione europea e il rimpasto di governo
che ne è seguito ha portato alla nomina di un nuovo ministro. Nell’ultimo anno il paese ha intrapreso azioni verso la
realizzazione di quasi tutti gli obiettivi fissati dal dialogo ad alto livello,
che risultano raggiunti in alcuni casi, soprattutto per quanto riguarda la
depenalizzazione della diffamazione, l’introduzione di una verifica sistematica
delle dichiarazioni di interesse e il miglioramento della legislazione sull’intercettazione
delle comunicazioni. Lo scopo nel 2013 è realizzare quelli rimanenti. La presente valutazione, strutturata in base alle voci all’ordine
del giorno del dialogo ad alto livello, copre i progressi su specifici
obiettivi definiti sin dall’inizio del dialogo. Libertà di espressione e media A
novembre 2012 sono state adottate le modifiche al codice penale che
depenalizzano la diffamazione e l’ingiuria e una nuova legge sulla
responsabilità civile per ingiuria e diffamazione che fissa i livelli massimi
del risarcimento nelle cause per diffamazione. Queste riforme della normativa,
in linea con gli standard europei, tengono conto delle discussioni tra il
governo e l’associazione dei giornalisti nel quadro della tavola rotonda sui
media e in seno all’apposito gruppo di lavoro creato nel 2011 e delle consultazioni
con un esperto del Consiglio d’Europa. Alla fine del 2012 oltre 200 tra
giudici, avvocati, giornalisti e altri addetti del settore avevano partecipato
a formazioni sulla libertà di espressione ed è ora in corso un programma di
formazione specifico rivolto a tutti i magistrati che trattano casi di
diffamazione, con approfondimenti sull’articolo 10 della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo (CEDU), cui hanno finora partecipato 45 giudici e 7
cancellieri. Alla fine del 2012 erano state tradotte e pubblicate sul sito web
del ministero della Giustizia e dell’Accademia per giudici e pubblici
ministeri, a titolo di documentazione per gli operatori, oltre 70 sentenze
chiave della Corte europea dei diritti dell’uomo riguardanti l’articolo 10. L’attuazione
della nuova legislazione secondo i principi della CEDU richiede ora un intenso
sforzo da parte dei tribunali. I lavori della tavola
rotonda sui media sono stati sospesi con l’interruzione delle relazioni tra il
governo e l’associazione dei giornalisti (AJM) dopo i fatti del 24 dicembre.
Dopo l’allontanamento della stampa dalla Camera, l’AJM ha presentato ricorso
per incostituzionalità e si è rifiutata di riprendere il dialogo con il governo
in attesa della pronuncia della commissione d’inchiesta. Il governo non ha
ancora dato seguito all’impegno sottoscritto con l’accordo del 1° marzo di
riprendere il dialogo con il giornalisti. Occorrerà ricreare un clima di
fiducia per portare a termine il programma del gruppo di lavoro sui media,
anche per quanto riguarda il potenziamento dell’emittente di servizio pubblico,
il miglioramento degli standard professionali e etici dei giornalisti e l’introduzione
di un sistema di autoregolamentazione. Il Consiglio per l’emittenza
radiotelevisiva ha ottenuto migliori risultati nell’applicazione della
normativa sulla concentrazione proprietaria e sul conflitto d’interesse e ha
adottato i nuovi orientamenti su pluralismo dei media, concorrenza di mercato e
sanzioni non selettive e una nuova strategia sulle trasmissioni radiotelevisive
2012-2017. Procedono i lavori per allineare la normativa nazionale alla
direttiva sui servizi di media audiovisivi. È in tal senso fondamentale che l’adozione
delle leggi in materia di media e libertà di espressione si svolga secondo un
percorso inclusivo che coinvolga tutti gli interessati. Non si riscontrano
invece progressi quanto al rafforzamento della trasparenza delle pubblicità di
Stato, uno dei temi del programma del gruppo di lavoro sui media. Continuano a suscitare
apprensione l’autocensura, lo scarso livello dei diritti professionali dei
giornalisti e la limitata disponibilità di informazioni obiettive. Durante le
elezioni locali di marzo gli osservatori hanno inoltre rilevato una copertura
poco equilibrata da parte dell’emittente di servizio pubblico e delle emittenti
private (si veda il capoverso sulla riforma elettorale) .
Stato di diritto e diritti
fondamentali Per
quanto riguarda l’efficienza del sistema giudiziario, nel 2012 l’indice di
esecuzione nei diversi livelli dell’amministrazione giudiziaria si è
riconfermato positivo: la maggior parte dei tribunali è stata infatti in grado
di trattare tutte le cause ricevute, e anche oltre. A dicembre sono stati
coperti i 6 posti vacanti presso la Corte suprema e il tribunale amministrativo,
potenziando così la loro capacità operativa. Manca ancora però una strategia di
lungo respiro per la corretta distribuzione delle risorse umane all’interno del
sistema giudiziario. Va potenziata la capacità di generare dati affidabili sull’intera
durata dei procedimenti giudiziari, compresa l’esecuzione delle sentenze, e in
particolare sul numero di vecchie cause pendenti. A giugno 2013 è prevista l’introduzione
di nuovi programmi per le statistiche giudiziarie, attualmente in fase di
collaudo, che integreranno il sistema automatizzato di gestione dei fascicoli
attualmente in funzione. Non essendovi però compresa l’attività degli ufficiali
giudiziari (bailiff), bisognerà prevedere un sistema di controllo
supplementare. Negli ultimi mesi del 2012 sono stati nominati altri sei
ufficiali giudiziari, per un totale di 97. L’assunzione di tre procuratori ha
permesso di coprire tutti e 13 i posti previsti presso l’Ufficio del pubblico
ministero per la criminalità organizzata e la corruzione, potenziandone le
capacità; sono stati inoltre stanziati i fondi per la nomina di altri 7
pubblici ministeri e 16 cancellieri a copertura delle competenze previste dalla
nuova legge di procedura penale. Le procure non hanno però ancora in dotazione
strumenti informatici adeguati e non sono interconnesse via server. Per
quanto riguarda la qualità e l’indipendenza della giustizia, con l’entrata in
vigore delle modifiche alla legge sugli organi giudiziari, da gennaio 2013 i
nuovi giudici dei tribunali di primo grado sono assunti esclusivamente tra i
diplomati dell’Accademia per giudici e pubblici ministeri, a rafforzamento dei
principi di professionalità e selezione meritocratica. Fino ad oggi sono stati
assunti come giudici e pubblici ministeri 61 degli 80 candidati diplomatisi all’Accademia
da gennaio 2009 e i restanti 19 sono ancora in attesa di una prima nomina. Per
gli anni accademici 2011/2012 e 2012/2013 l’Accademia aveva previsto di
ammettere 29 nuovi studenti, ma la misura è stata rimandata a settembre 2013
per insufficienza di candidati. Sono state sollecitate nuove candidature
tramite ripetuti bandi, misure di sensibilizzazione, campagne mediatiche e
corsi propedeutici, ma anche modificando la normativa per aumentare le borse
mensili degli studenti. Quanto alle sanzioni disciplinari e al licenziamento
dei magistrati, la normativa in vigore va resa più precisa e prevedibile e il
Consiglio giudiziario dovrà garantirne un’applicazione proporzionale. In
tema di prevenzione della corruzione, la modifica del quadro normativo del 2012
ha demandato alla Commissione statale per la prevenzione della corruzione
(SCPC) la verifica sistematica delle dichiarazioni di interesse; da allora la
SCPC ha verificato 483 dichiarazioni rese da parlamentari, ministri,
viceministri e funzionari eletti o designati dal Parlamento e ha individuato e
risolto diversi casi di conflitto di interesse. Le verifiche della SCPC hanno
permesso di individuare 123 funzionari che avevano omesso di fare dichiarazione
e nei primi mesi del 2013 sono stati avviati procedimenti d’infrazione per 26
di loro. A novembre 2012 sono state adottate modifiche alla legge sul
finanziamento dei partiti che potenziano il sistema di vigilanza, ma non ci
sono ancora risultati concreti in termini di attuazione. Sono attualmente in
cantiere un resoconto completo su tutte le inchieste, i rinvii a giudizio, le
condanne e le sentenze, anche per casi di corruzione nelle alte sfere, e la
raccolta dei dati su tutte le sanzioni d’infrazione, tributarie e disciplinari
comminate di recente; a questo esercizio partecipano diversi organismi, tra cui
polizia, guardia di finanza, amministrazione doganale, ufficio delle entrate
pubbliche, procure e tribunali, e la stessa SCPC. Occorre continuare a
rafforzare la cooperazione e il flusso di informazioni tra questi organi per
individuare e risolvere i punti deboli della lotta contro la corruzione. Dialogo
tra comunità La crisi politica del
governo di coalizione, che non aveva una dimensione etnica, non ha inciso sul
dialogo interetnico. Nel periodo di riferimento
si sono verificati alcuni incidenti interetnici. La
nomina a ministro della Difesa di un ex membro dell’esercito di liberazione
nazionale, a seguito del rimpasto di governo preelettorale, ha suscitato un’ondata
di proteste; l’escalation è stata evitata
grazie all’intervento rapido e efficace delle autorità e dei responsabili
locali. L’OSCE / Ufficio per le istituzioni
democratiche e i diritti umani (ODIHR) riferisce che, nel primo turno delle
elezioni locali del 24 marzo, argomenti retorici inclini alla divisione etnica
hanno generato tensioni in alcuni comuni. Il segretariato per l’attuazione dell’accordo
quadro di Ohrid (OFA) – l’accordo che dal 2001 inquadra le relazioni
interetniche – ha avviato un riesame in quattro fasi dell’attuazione dell’accordo
che si concluderà con raccomandazioni strategiche. Gli esiti della prima fase
sono stati pubblicati l’11 aprile e la seconda fase è tuttora in corso. Il
governo ha stanziato finanziamenti pubblici per 100 000 EUR. Occorre
ora migliorare il coordinamento tra il segretariato OFA e le altre istituzioni
coinvolte, come l’Agenzia per la tutela delle minoranze, e l’attribuzione di
sovvenzioni da parte del segretariato stesso. In una dichiarazione
congiunta resa in esito a un incontro tenutosi a dicembre 2012, i leader di
VMRO-DPMNE e DUI hanno affermato che le sfide interetniche saranno affrontate
in uno spirito di rispetto e tolleranza reciproci. Nel periodo di riferimento si è tenuto il
secondo di una serie di tavoli di lavoro per riesaminare l’attuazione del piano
d’azione del governo, scaturito dalle conclusioni del seminario sui Rom del
2011. Finora sono stati aperti 11 centri d’informazione che aiutano i Rom ad
accedere ai servizi sociali e educativi. Continuano inoltre i progetti mirati a
inserire i bambini Rom nell’insegnamento prescolare e secondario, anche con
azioni di tutoraggio e borse di studio. Recenti iniziative volte a identificare
e assistere le persone prive di documenti di identità hanno dato qualche
risultato, ma occorrono azioni più sistematiche. Se da un lato sono aumentate
le dotazioni del bilancio 2013 per attuare la strategia di inclusione sociale
dei Rom, dall’altro gli investimenti in capitale sono favoriti rispetto alle
misure per il benessere fisico, culturale o sociale, e la strategia procede a
rilento. Riforma
della pubblica amministrazione
A
ottobre 2012 il governo ha aggiornato la strategia di riforma della pubblica
amministrazione, adottata nel 2010, per tener conto degli sviluppi nel settore. Continuano i preparativi per migliorare la
normativa sulla funzione pubblica e sulle procedure amministrative generali: la stesura delle rispettive leggi quadro è
progredita avvalendosi della consulenza di esperti dell’UE. È stato definito un
nuovo approccio legislativo che unifica i principi fondamentali della funzione
pubblica e del pubblico impiego: trasparenza delle selezioni, registri del
pubblico impiego, merito e obiettivi di equa rappresentanza.
Sono in corso il riesame dei principi generali che disciplinano il
pubblico impiego in determinati settori, come sanità e istruzione, e l’elaborazione
di alcune leggi di settore, tra cui una legge sui funzionari statali, per la quale, a novembre 2012, è stato creato un
gruppo di lavoro ampiamente rappresentativo. A
marzo è stato adottato un documento strategico che individua i principali
elementi della nuova legge: gestione delle risorse umane, valutazione e
procedure di licenziamento, formazione e mobilità. A
novembre 2012 l’OSCE e l’OCSE/SIGMA hanno organizzato a Ohrid una conferenza
sulla pari rappresentanza. A gennaio 2013, in esito
a una consultazione pubblica condotta a dicembre 2012, il governo ha adottato
un documento strategico che definisce i principali obiettivi della nuova legge
sulle procedure amministrative generali. Il gruppo
di lavoro è stato incaricato dal governo di elaborare una bozza del testo della
nuova legge entro la fine del 2013. In tema di
decentralizzazione e politica regionale, a marzo 2013, in esito a un riesame,
il governo ha adottato una metodologia per monitorare l’attuazione del
programma e del piano d’azione sulla decentralizzazione. Nelle regioni è stato
confermato il finanziamento dei progetti di investimento di capitale. La piena
attuazione della legge del 2008 e della strategia per lo sviluppo regionale
2009-2019 continua comunque a porre problemi, in particolare il rispetto del
requisito di finanziare adeguatamente le attività di sviluppo economico
regionale tramite gli organismi preposti. Per poter assumere tutte le
competenze trasferite o decentralizzate, i comuni devono essere
finanziariamente sostenibili. Riforma
elettorale Le
modifiche del codice elettorale e della legge sul finanziamento dei partiti
politici, adottate a novembre 2012, danno seguito ad alcune raccomandazioni
dell’OSCE/ODIHR, della Commissione di Venezia e del GRECO. Le modifiche riguardano tematiche quali la
separazione fra partito e Stato e la trasparenza dei finanziamenti dei partiti
politici e delle campagne elettorali. Sono
rimaste però lettera morta altre raccomandazioni, come quelle sulle disparità
delle soglie dei contributi elettorali per privati e imprese, sui termini per
le relazioni intermedie di audit sul finanziamento delle campagne, sui mandati
per gli elettori all’esterno e sulla verifica delle liste elettorali, problematiche che, in base all’accordo del 1º
marzo, i partiti si sono impegnati a affrontare a elezioni locali avvenute. L’accordo prevedeva anche la modifica del codice
elettorale, approvata nelle settimane precedenti le elezioni in modo da
permettere al principale partito di opposizione, che aveva minacciato di
disertare le elezioni, di presentare le proprie liste all’ultimo minuto. Le verifiche sui cittadini in possesso di un
passaporto o di una carta d’identità biometrici, condotte prima delle elezioni,
hanno reso più attendibili le liste elettorali. Le
modifiche della normativa per circoscrivere l’esercizio del diritto di voto ai
cittadini in possesso di un documento biometrico valido erano state sostenute
da tutti i principali partiti. Campagne di informazione
hanno sollecitato i cittadini a procurarsi documenti biometrici e a verificare
i propri nominativi nelle liste elettorali di pubblica consultazione,
possibilità sfruttata da ben 42 747 cittadini, un numero notevolmente
maggiore rispetto alla precedente tornata del 2011. Sebbene il nuovo obbligo di
possedere un documento d’identità biometrico per esercitare il diritto di voto
fosse stato ampiamente pubblicizzato, il giorno delle elezioni vi sono state
delle lamentele. Il controllo dei registri
elettorali, secondo le raccomandazioni dall’OSCE/ODIHR, è previsto dall’accordo
del 1º marzo e sarà effettuato a elezioni avvenute. Le
osservazioni preliminari dell’OSCE/ODIHR sulla recente tornata elettorale
rendono conto di elezioni ben gestite, di una macchina elettorale ben
funzionante nell’insieme e ai vari livelli e del rispetto di tutte le scadenze
in linea con le norme applicabili. Le campagne
elettorali sono state attive e condotte in completa libertà. In molte regioni i candidati sindaci avevano sottoscritto
un codice di condotta per elezioni libere ed eque. Il
giorno delle elezioni il clima era disteso e nella maggior parte dei seggi i
sondaggi sono stati condotti correttamente. Gli
elettori hanno potuto scegliere liberamente in un clima calmo e l’affluenza alle urne è stata elevata. L’OSCE/ODIHR
riferisce però casi di presunta intimidazione degli elettori e di uso improprio
delle risorse pubbliche durante tutta la campagna elettorale, mentre la
separazione fra Stato e partito non è sempre stata del tutto netta. La campagna ha goduto ampia copertura mediatica ma
diverse emittenti, compresa quella pubblica, non ne hanno garantito il
carattere paritario. Inoltre, per quanto le
liste elettorali fossero più accurate, le procedure di compilazione e tenuta sono
migliorabili. Rafforzare l’economia di mercato La legge organica di
bilancio è stata modificata a dicembre 2012 per potenziare la programmazione
strategica della spesa pubblica, ma occorrono ulteriori sforzi per migliorare
la pianificazione strategica e introdurre una programmazione pluriennale. La
pianificazione di bilancio annua non riflette sufficientemente l’importanza
strategica dei principali ambiti di riforma e servono informazioni
particolareggiate sull’attuazione e sullo stanziamento dei fondi in favore di
misure strategiche. A fine febbraio 2013 il
governo ha autorizzato il versamento di impegni di pagamento (rimborsi IVA e
pagamento di beni e servizi) per 92 milioni di EUR. Per migliorare la
trasparenza, la pianificazione e la gestione di bilancio, il governo ha
modificato le linee guida del tesoro introducendo dal 2014 la registrazione
obbligatoria degli obblighi di pagamento pluriennali a carico degli organi di
bilancio. A metà ottobre 2012 il
governo ha adottato un piano d’azione per l’occupazione giovanile 2012-2015
inteso a creare nuovi e migliori posti di lavoro per i giovani in modo da
ridurre l’elevato tasso di disoccupazione giovanile. Il piano comprende misure
strutturali e attive. Le modifiche apportate a
dicembre 2012 alla normativa sul mercato del lavoro mirano a migliorare le
statistiche e a rendere più attendibili i dati sul tasso di disoccupazione
reale. Prosegue l’attuazione delle misure attive sul mercato del lavoro anche
se con scarsa efficienza. A dicembre 2012 il governo ha adottato il piano d’azione
operativo 2013 per le misure e i programmi attivi a favore dell’occupazione, ma
la copertura di bilancio dei programmi attivi per il mercato del lavoro rimane
scarsa. A dicembre 2012 il
parlamento ha adottato modifiche al diritto societario mirate a facilitare la
cancellazione dal registro delle imprese e migliorare così le condizioni di
uscita dal mercato ed è cominciata la cancellazione di imprese inattive da
tempo. Procede l’armonizzazione
della normativa settoriale con la legge sulle concessioni e sui partenariati
pubblico-privato. Delle 16 leggi da armonizzare 12 sono state adottate e 4 sono
in preparazione. Per garantire una corretta attuazione di questa nuova serie di
provvedimenti occorrerà potenziare la capacità amministrativa del ministero
dell’Economia e migliorare il coordinamento con le altre autorità competenti. La relazione annuale
2011 dell’Ufficio statale per la revisione contabile (SAO) è stata esaminata
dal Parlamento e dal governo. Il parlamento deve ancora dotarsi di procedure
che garantiscano il follow-up delle relazioni di audit, mentre il governo dovrà
istituzionalizzare la nuova prassi consistente in una regolare verifica del
follow-up delle raccomandazioni del SAO da parte degli addetti al bilancio, prestando
particolare attenzione alle carenze sistemiche evidenziate nelle relazioni di
audit del SAO. Quanto al sistema giudiziario, anche l’Ufficio del procuratore
deve garantire un follow-up efficace delle relazioni del SAO. 3. Misure intraprese per promuovere le relazioni di buon
vicinato e trovare una soluzione negoziata e reciprocamente accettata alla
questione del nome, sotto l’egida dell’ONU Cooperazione
regionale e settoriale L’ex
Repubblica jugoslava di Macedonia partecipa attivamente alle iniziative
regionali e ospita importanti incontri della regione.
Il paese partecipa inoltre a diverse iniziative bilaterali e regionali
nel settore della giustizia e affari interni: coopera sulla gestione delle frontiere con
Albania, Serbia, Kosovo*[1]
e Bulgaria; partecipa ai “centri di contatto
comuni” presenti o previsti per la cooperazione doganale e di polizia; contribuisce regolarmente alle pattuglie di
frontiera “miste” insieme a Albania, Serbia, Kosovo e Bulgaria e ai controlli
doganali congiunti con le autorità serbe; ha siglato accordi sulla cooperazione
di polizia con Croazia, Montenegro e Serbia e di cooperazione con il Kosovo e
adempie a altri impegni regionali. A dicembre
2012 è entrato in vigore un accordo con il Montenegro sugli spostamenti di
cittadini nei reciproci territori che, al pari di accordi simili con l’Albania
e la Serbia, autorizza i cittadini a transitare liberamente in ciascuno Stato
grazie alla sola identificazione biometrica. Quanto
alla cooperazione in materia di difesa e sicurezza, il paese partecipa a
iniziative bilaterali e regionali promosse per creare un clima di fiducia
reciproca e contribuisce alla missione EUFOR ALTHEA in Bosnia-Erzegovina. In
media il 20% degli scambi del paese continua a concentrarsi nell’ambito
del CEFTA e i due terzi del commercio globale transitano per la Grecia
(Salonicco). Il Kosovo è il secondo paese di
esportazione dopo la Germania, ma gli scambi sono diminuiti nell’ultimo anno in
parte a causa dell’arretratezza delle interconnessioni infrastrutturali. Anche gli scambi commerciali con l’Albania sono
ostacolati da problemi infrastrutturali e a novembre 2012 i premier dei due
paesi hanno firmato un accordo per l’apertura di un nuovo valico di frontiera. Analogamente è notevolmente peggiorato il traffico
ferroviario transfrontaliero di merci nel corridoio X e da un recente incontro
con il primo ministro serbo è emersa la necessità di intensificare le relazioni
commerciali e la cooperazione economica, anche con eventuali progetti
infrastrutturali comuni e iniziative per il corridoio X. Il paese, che ha firmato trattati bilaterali di investimento con
Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia, Turchia e Bulgaria,
sta valutando la possibilità di siglarne uno con il Kosovo e sarebbe
interessato a un eventuale trattato con la Grecia. Relazioni
bilaterali Bulgaria A seguito della
relazione sui progressi compiuti dello scorso ottobre 2012, delle
preoccupazioni espresse dalla Bulgaria e delle conclusioni del Consiglio di
dicembre 2012: “... il
Consiglio prende atto altresì dei recenti contatti ad alto livello tra l’ex
Repubblica jugoslava di Macedonia e la Bulgaria ed auspica che si traducano in
azioni e risultati concreti” i paesi hanno intavolato
un dialogo per migliorare le relazioni tra di loro. In
esito a una serie di scambi tra i ministri degli Esteri, il 27 novembre la
Bulgaria ha proposto di inglobare una serie di misure volte a rafforzare la
fiducia in un accordo sulle relazioni di buon vicinato e sulla cooperazione di
più ampio respiro, di creare gruppi di lavoro tematici comuni nei principali
settori problematici e di continuare a attuare qualsiasi intesa raggiunta con
impegno e buona volontà. Gli elementi della
proposta bulgara, che si fondano sulla dichiarazione dei primi ministri del
1999, figurano anche nella dichiarazione unilaterale resa dalla Bulgaria dopo
le conclusioni del Consiglio di dicembre 2012. Il gruppo misto di
lavoro incaricato di negoziare il nuovo accordo e di individuare le modalità
operative per far evolvere globalmente le relazioni bilaterali si è riunito il
14 dicembre, il 14‑15 gennaio, il 1º febbraio e a fine marzo. Una bozza dell’accordo è stata formalmente
presentata dalla Bulgaria agli inizi di gennaio. I
due ministri degli Esteri si sono incontrati a latere di una conferenza
internazionale il 1º e 2 febbraio e in occasione della visita del primo
ministro bulgaro a Skopje il 16 febbraio. Per
entrambi i paesi rimangono solo pochi punti del testo ancora da definire. Per il momento gli altri
elementi nuovi proposti nella lettera del ministro degli Esteri bulgaro del 27
novembre – la creazione di una serie di gruppi di lavoro comuni nei principali
settori e di un consiglio a alto livello, riunioni annuali a livello di governi
o risposte a varie proposte relative a azioni e risultati concreti (ad es.
visite ufficiali a alto livello, cooperazione amministrativa e scambi, dialogo
tra esperti su problematiche storiche, più cooperazione su questioni
settoriali, negoziati di diversi accordi di cooperazione settoriali) – sono in
sospeso in attesa della firma dell’accordo. Nel periodo di
riferimento sono andati intensificandosi i contatti di alto profilo con la
Bulgaria. Durante una visita a Skopje del
primo ministro bulgaro il 16 febbraio, i primi ministri dei due paesi hanno
precisato l’impegno a rafforzare le relazioni bilaterali, hanno dichiarato di
voler intensificare le riunioni ad alto livello e hanno sottolineato che
occorrono messaggi pubblici positivi per ridurre gli stereotipi e rafforzare la
cooperazione. Il presidente Ivanov ha
intrapreso una serie di iniziative: si è recato in visita al club culturale
bulgaro e ha presenziato alle celebrazioni della Giornata nazionale. Il vice ministro degli Esteri si è recato il 13
marzo 2013 in Bulgaria per celebrare un memoriale comune dell’Olocausto. Nel periodo di
riferimento e prima dell’inizio dei negoziati sull’accordo, è stata affrontata
una serie di questioni riguardanti l’UE nell’ambito delle consultazioni tra i
ministri degli Esteri del 15 novembre a Sofia, sulla base del memorandum di
cooperazione sull’integrazione europea ed euroatlantica di settembre 2011. Devono ancora essere organizzati una seconda
edizione e il seguito del seminario di Skopje di ottobre 2012 sui negoziati di
adesione all’Unione. Per quanto riguarda le
relazioni transfrontaliere, settoriali e commerciali, il tasso di investimenti
diretti esteri rimane elevato e nel paese sono immatricolate circa 800 imprese
a capitale bulgaro. La riunione annuale della
camera di commercio bilaterale si è tenuta il 27 marzo. Nel 2012 le importazioni dalla Bulgaria hanno
raggiunto il 6%, mentre le esportazioni sono rimaste costanti sebbene siano in
lieve calo rispetto alle esportazioni totali (dal 9% al 7%). A dicembre 2012 è stato lanciato il terzo bando di
gara per i progetti transfrontalieri IPA su ambiente, sviluppo del settore
privato e coesione sociale. I primi ministri
si sono espressi entrambi sulla necessità di migliorare le infrastrutture
stradali e ferroviarie del corridoio VIII che collegano Skopje e Sofia e di
aprire il valico di Klepalo. I due paesi
cooperano fianco a fianco in materia di sicurezza e difesa con esercitazioni
congiunte delle rispettive forze armate, con scambi regolari di personale
finalizzati alla formazione e con scambi di esperienze su pianificazione,
logistica e intelligence. Grecia Nelle conclusioni di dicembre 2012 il
Consiglio ha dichiarato: “...
il Consiglio esaminerà, sulla scorta di una relazione che la Commissione
presenterà nella primavera del 2013 ..., le misure intraprese per promuovere relazioni
di buon vicinato e trovare una soluzione negoziata e reciprocamente accettata
alla questione del nome, sotto l’egida dell’ONU.” Il 5 novembre 2012 il ministro degli Esteri
Poposki ha risposto alla proposta del 3 ottobre del suo omologo greco Avramopoulos
di stringere un memorandum d’intesa. Nel periodo di riferimento hanno
riacquistato centralità i colloqui formali sulla questione del nome condotti da
Matthew Nimetz, inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite,
sotto l’egida dell’ONU. Alla visita di Matthew Nimetz a Atene e Skopje dei
primi di gennaio hanno fatto seguito gli incontri tra i negoziatori a New York
del 29-30 gennaio. Negli ultimi colloqui dell’8-9 aprile l’inviato personale ha
presentato una nuova proposta che nei suoi auspici “potrebbe spianare la strada
a discussioni serie e, si spera, a una soluzione”. La cooperazione tra esperti in diversi
ambiti (economia, commercio, cooperazione di polizia, doganale e militare)
procede bene e dà risultati concreti. A tutti i livelli si tengono regolari
riunioni e contatti bilaterali su un’ampia gamma di questioni. La
collaborazione è proficua anche sulle questioni riguardanti l’UE: a Atene si
sono tenuti un incontro tra alti funzionari del ministero degli Esteri a giugno
2012 e un seminario PSDC alla fine di dicembre 2012. Un’altra riunione tra
funzionari dei ministeri degli Esteri si è svolta il 5 aprile 2013 a Skopje per
valutare l’approfondimento della cooperazione settoriale bilaterale e la
condivisione delle competenze sull’UE tramite gemellaggi o TAIEX. Ci sono stati
inoltre una serie di seminari, anche in materia di ambiente. Per quanto riguarda le
relazioni transfrontaliere, settoriali e commerciali, la cooperazione economica
si estende anche a contatti tra le due camere di commercio per organizzare un
eventuale forum commerciale ad Atene. In una riunione organizzata dall’ufficio
di collegamento greco e dalla camera di commercio di Skopje a dicembre 2012
sono state trattate diverse questioni commerciali e doganali. La cooperazione è
intensa nel settore dei trasporti, in particolare sul corridoio X. Andrebbero
ulteriormente valutate una serie di proposte per aprire nuovi valichi di
frontiera. Anche il turismo e i contatti interpersonali rimangono molto
positivi. Quanto agli scambi commerciali tra i paesi, le importazioni dalla
Grecia sono notevolmente aumentate nel 2012 e la Grecia è attualmente il
secondo partner commerciale e la quarta fonte di investimento (10% di tutti gli
investimenti esteri). Procede senza intoppi l’attuazione
del programma transfrontaliero finanziato con fondi IPA. La cooperazione è intensa anche sulle questioni militari e di
polizia. Balcani
occidentali Il
paese ha mantenuto relazioni bilaterali costruttive con gli altri paesi del
processo di allargamento. Le questioni di
demarcazione dei confini sono state risolte. Nel
periodo di riferimento si segnala la visita a Sarajevo del presidente ai primi
di ottobre ed è prevista la firma di un accordo di “partenariato euroatlantico”
con la Croazia. Le buone relazioni e la comune
volontà di intensificare la cooperazione economica sono state sottolineate in
occasione della visita, il 14 febbraio, del vice primo ministro del Montenegro. Quanto alle relazioni con l’Albania, si segnala la
visita a Tirana del 23 novembre in occasione della quale i due primi ministri
hanno ribadito l’amicizia tra i loro paesi e l’impegno comune verso l’integrazione
europea, messaggio ripetuto dai presidenti dei due paesi il 5 dicembre 2012. Alle celebrazioni del centenario dell’indipendenza
dell’Albania a Skopje erano presenti i primi ministri kosovaro e albanese e a
novembre è stato firmato un accordo con l’Albania per l’apertura di un nuovo
valico di frontiera. Le relazioni con la
Serbia sono andate migliorando grazie ad una serie di visite di alto livello
che si concluderanno il prossimo maggio con una sessione governativa congiunta. I due primi ministri, incontratisi a Skopje a
gennaio 2013, hanno sottolineato che le divergenze d’opinione sullo status del
Kosovo e sulla chiesa ortodossa non devono intralciare l’approfondimento della
cooperazione. Il 18 febbraio i ministri degli
Esteri hanno firmato un accordo di cooperazione nell’ambito del processo di
adesione all’UE sulla falsariga dell’accordo firmato con l’Albania. Le relazioni bilaterali con il Kosovo definiscono
un ampio quadro contrattuale e i lavori in corso sul rimpatrio volontario dei
rifugiati kosovari rientrano nell’impegno a approfondire la cooperazione. 4. Conclusioni
Malgrado la crisi
politica scatenata dai fatti del 24 dicembre 2012, si registrano progressi nei
settori trattati dalla relazione. È importante dare attuazione quanto prima all’accordo
politico del 1° marzo 2013, che ha permesso di uscire dall’impasse, soprattutto
per quanto riguarda la creazione della commissione d’inchiesta. Si rilevano
progressi anche per quanto riguarda le riforme collegate al dialogo ad alto
livello con l’UE. Le relazioni di vicinato sono rimaste buone e sono stati
fatti passi avanti nelle relazioni bilaterali con la Bulgaria e la Grecia. Nel
periodo di riferimento i colloqui formali sulla questione del nome hanno
acquistato nuova centralità. * Tale designazione non pregiudica le posizioni
riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999) dell’UNSC e
con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.