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Document 52012DC0602
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on a Feasibility Study for a Stabilisation and Association Agreement between the European Union and Kosovo(
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO su uno studio di fattibilità relativo a un accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e il Kosovo(
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO su uno studio di fattibilità relativo a un accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e il Kosovo(
/* COM/2012/0602 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO su uno studio di fattibilità relativo a un accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e il Kosovo( /* COM/2012/0602 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL
PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO su uno studio di fattibilità relativo a un
accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e il Kosovo*
1.
Introduzione
I principi
fondamentali del processo di stabilizzazione e di associazione (PSA) sono stati
illustrati in una comunicazione della Commissione del maggio 1999[1] e confermati
dal Consiglio nel giugno dello stesso anno. Tale processo
concretizza la determinazione dell’Unione europea (UE) a raccogliere la sfida e
ad assumere la responsabilità di contribuire alla stabilità nella regione dei
Balcani occidentali. In cambio del
rispetto delle condizioni fissate, l’UE offre ai paesi interessati relazioni
contrattuali “su misura”, gli accordi di
stabilizzazione e di associazione. Le
condizioni necessarie per instaurare relazioni contrattuali con i paesi dei
Balcani occidentali sono definite nelle conclusioni del Consiglio dell’aprile 1997. Tra gli elementi principali figurano un impegno
credibile ad avviare riforme democratiche, rispettare e tutelare i diritti
umani, le minoranze e la libertà di espressione e organizzare elezioni libere e
regolari. Il Consiglio auspica inoltre l’esecuzione
delle prime riforme economiche, la riammissione dei cittadini presenti
illegalmente negli Stati membri e l’impegno a favore della cooperazione
regionale. Il Consiglio europeo di Feira (giugno 2000),
che ha riconosciuto lo status di candidati potenziali all’adesione, ha inviato
un segnale chiaro alla regione dei Balcani occidentali.
Questo messaggio è stato ulteriormente rafforzato dal vertice di
Zagabria (novembre 2000). Nelle conclusioni
del Consiglio europeo del marzo 2003 si afferma che il futuro dei Balcani
occidentali è all’interno dell’UE e che per renderlo sicuro si richiedono una
forte volontà politica e sforzi incessanti. L’Agenda
di Salonicco per i Balcani occidentali del giugno 2003 precisa che i paesi dei
Balcani occidentali e il sostegno fornito alla preparazione della loro
integrazione futura nelle strutture europee e all’adesione, a termine, all’Unione
europea, rappresentano una priorità assoluta per l’Unione. Ad oggi, sono stati elaborati studi di
fattibilità per l’Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’ex Repubblica
jugoslava di Macedonia, la Serbia e il Montenegro, paesi
con i quali sono stati successivamente firmati accordi di stabilizzazione e di
associazione. Il Consiglio del dicembre 2011
ha ricordato la volontà dell’Unione di sostenere lo sviluppo economico e
politico del Kosovo attraverso una chiara prospettiva europea conforme alla
prospettiva europea della regione. Il
Consiglio sottolinea la necessità di adottare misure concrete a tal fine. Nel febbraio 2012, esso ha preso atto dell’intenzione
della Commissione di avviare lo studio di fattibilità di un accordo di
stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e il Kosovo, fatte salve
le posizioni dei singoli Stati membri sul suo status o eventuali decisioni
future del Consiglio. Nell’ambito delle conclusioni del Consiglio
del febbraio 2012, la Commissione ha rilasciato una dichiarazione in cui
afferma che il suo studio di fattibilità valuterà se siano soddisfatti i
criteri politici, economici e giuridici per un accordo di stabilizzazione e di
associazione e che l’avvio dello studio di
fattibilità relativo ad un siffatto accordo con il Kosovo non pregiudica lo
status giuridico e le posizioni degli Stati membri sul suo riconoscimento. Metodologia Il presente studio poggia sulle conclusioni
presentate nel documento di lavoro dei servizi della Commissione[2],
redatto sulla base di un questionario compilato dalle autorità del Kosovo, di
una missione di valutazione di 20 esperti, nonché dei contributi dell’ufficio
dell’Unione europea a Pristina, di organizzazioni internazionali e di
organizzazioni non governative. Lo studio
valuta se il Kosovo sia pronto a negoziare, e sia successivamente in grado di
attuare, un accordo di stabilizzazione e di associazione. Il documento individua le questioni prioritarie da
affrontare prima di poter iniziare i negoziati e i settori prioritari nei quali
il Kosovo dovrà impegnarsi per poter rispettare gli obblighi derivanti da un
accordo di stabilizzazione e di associazione. Aspetti giuridici La possibilità per l’Unione di concludere
accordi internazionali non si limita agli Stati indipendenti generalmente
riconosciuti come tali o alle organizzazioni internazionali. Accordi di questo tipo possono essere sottoscritti
con qualsiasi entità che l’altra parte contraente ritenga possa concludere un
accordo disciplinato dal diritto pubblico internazionale. In passato, l’UE ha concluso numerosi accordi
internazionali con soggetti diversi da Stati sovrani. Tali accordi sono stati conclusi dal Consiglio
sulla base dell’articolo 218 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea
(TFUE) (o degli articoli predecessori: articolo 300 e, in precedenza, 228, del
trattato CE). In tale contesto, è importante
precisare che il ricorso all’articolo 218 del TFUE quale base giuridica per un
accordo con il Kosovo non costituisce un riconoscimento di quest’ultimo quale
Stato indipendente da parte dell’Unione o dei singoli Stati membri, a
condizione che sia stata espressa una riserva esplicita a tal fine. Analogamente, esso non annulla il riconoscimento da
parte degli Stati membri che l’hanno già riconosciuto. Non esiste alcun ostacolo giuridico che vieti
all’Unione di concludere su tale base un accordo di associazione con il Kosovo. La legislazione dell’UE non contiene una
definizione precisa di tale concetto: l’articolo
217 del TFUE indica che un accordo del genere istituisce “un’associazione
caratterizzata da diritti ed obblighi reciproci, da azioni in comune e da
procedure particolari”. Dalla prassi dell’Unione
consegue che gli accordi di associazione instaurano speciali legami
privilegiati con un paese terzo. In
particolare, gli accordi di associazione insistono sempre sui valori e sui
principi condivisi, comprendono un’importante componente commerciale, prevedono
il ravvicinamento della legislazione e delle politiche nazionali con tutte le
principali politiche dell’Unione e organizzano la cooperazione in quasi tutti i
settori di competenza dell’Unione. L’associazione
viene sviluppata mediante un quadro istituzionale, che prevede non solo un
meccanismo decisionale, ma anche un intenso dialogo tra le amministrazioni
pubbliche. Di conseguenza, l’Unione può concludere un
accordo di questo tipo con un paese terzo se le autorità politiche e
giudiziarie di quest’ultimo sono in grado di garantire il rispetto, l’applicazione
e l’attuazione delle sue condizioni. Il presente
studio di fattibilità si prefigge appunto di esaminare se lo sviluppo politico
ed economico del Kosovo gli consenta di assumere i vasti obblighi di un accordo
di associazione. Sotto il profilo giuridico,
tuttavia, è sufficiente rilevare che il fatto che alcuni Stati membri non
riconoscano l’indipendenza del Kosovo non impedisce alle autorità kosovare di
attuare gli obblighi derivanti da un accordo di associazione. L’associazione tra il Kosovo e l’Unione europea non
è incompatibile con il fatto che gli Stati membri dell’Unione abbiano assunto
posizioni diverse sul suo status a norma del diritto internazionale. Inoltre, l’esatta natura giuridica dell’accordo
dovrebbe essere determinata al termine dei negoziati, alla luce del suo
effettivo contenuto e tenendo debitamente conto del contesto giuridico. Neppure la presenza internazionale[3]
in Kosovo impedisce alle autorità kosovare di attuare gli obblighi derivanti da
un accordo di stabilizzazione e di associazione. Un
accordo del genere non sarebbe in contraddizione con la risoluzione 1244 (1999)
del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed è compatibile con l’attuale
presenza della missione di amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in
Kosovo. L’Ufficio civile internazionale (UCI) è stato
creato per sorvegliare l’attuazione della proposta globale di accordo sullo
status del Kosovo. Il 10 settembre, avendo
stabilito che il Kosovo aveva sostanzialmente attuato le disposizioni di tale
proposta e adottato il quadro costituzionale e giuridico necessario, il gruppo
direttivo internazionale ha dichiarato la fine della supervisione dell’indipendenza
del Kosovo e del mandato del rappresentante civile internazionale. Di conseguenza, l’Ufficio civile internazionale
verrà chiuso entro la fine del 2012. Al
termine di tale processo, l’UE dovrà assumere un ruolo più incisivo in Kosovo. L’obiettivo principale della missione dell’UE
sullo Stato di diritto (EULEX) consiste nell’assistere e sostenere le autorità
kosovare in settori chiave dello Stato di diritto: polizia, sistema giudiziario
e dogane. Il suo mandato prevede anche
determinate competenze esecutive. Qualora
venisse concluso un accordo di associazione, la missione dell’UE, nell’ambito
delle sue competenze, sosterrebbe le autorità kosovare nella sua attuazione. Aspetti relativi al nord del Kosovo Il nord del Kosovo corrisponde a un’area che
comprende i comuni di Leposaviq/Leposavić, Zubin Potok e
Zveçan/Zvečan, nonché la parte del comune di Mitrovicë/Mitrovica situata a
nord del fiume Ibar/Ibër. Si tratta di una zona prevalentemente abitata da
serbi. La Serbia ha continuato a finanziare e
mantenere, in questa parte del Kosovo, alcune strutture
tra cui figurano non solo ospedali e scuole, ma anche amministrazioni
comunali, servizi di sicurezza e strutture giudiziarie.
Attualmente, il tribunale distrettuale di Mitrovica può funzionare
soltanto con il sostegno di giudici di EULEX. L’ente
serbo per l’energia elettrica mantiene una succursale non autorizzata nel nord,
società serbe di telefonia mobile non autorizzate continuano a svolgervi le
proprie attività e la popolazione del nord ricorre spesso a strade alternative
per attraversare la frontiera/linea di confine. Il nord del Kosovo si trova in una difficile
situazione economica. La popolazione locale dipende in maniera eccessiva dal
pubblico impiego e dalle prestazioni sociali finanziati da Belgrado. Il
potenziale della regione in termini di risorse naturali, come ad esempio la
miniera di Trepça/Trepča, continua ad essere sfruttato, in larga misura,
al di sotto delle possibilità. Nel 2011 è stato realizzato in tutto il Kosovo
un censimento, che però non comprendeva dati relativi a tale regione. In
occasione delle ultime elezioni, l’affluenza alle urne in questi comuni è stata
estremamente bassa. Nel maggio 2012, i comuni di Zubin Potok e
Zveçan/Zvečan hanno organizzato unilateralmente elezioni amministrative
distinte contemporaneamente alle elezioni in Serbia. Queste non sono state però
riconosciute da Pristina, Belgrado o dalla comunità internazionale. A seguito dell’invio di agenti di polizia e di
funzionari doganali kosovari ai valichi di frontiera/linea di confine nel corso
dell’estate 2011, è stata eretta una serie di barricate, la maggior parte delle
quali è stata poi smantellata. Ne esiste ancora una sul ponte principale che
attraversa il fiume Ibër/Ibar. L’attuale situazione, caratterizzata da scoppi
di violenza e crescenti tensioni, è insostenibile. La
KFOR ed EULEX hanno un ruolo importante da svolgere nel contribuire a mantenere
la calma. Dialogo tra Belgrado e Pristina La situazione nel
nord del Kosovo continua a rappresentare un problema delicato per il Kosovo, la
Serbia, la regione dei Balcani occidentali e la comunità internazionale. In seguito alla risoluzione dell’Assemblea generale
delle Nazioni Unite del settembre 2010, l’UE ha agevolato un dialogo tra
Pristina e Belgrado. Tale dialogo, intavolato nel marzo 2011, mira a promuovere
la cooperazione, contribuire all’avanzamento verso l’Unione europea e
migliorare le condizioni di vita della popolazione. Finora,
le parti hanno raggiunto accordi in materia di libera circolazione delle
persone, timbri doganali, riconoscimento dei diplomi universitari, catasto,
anagrafe, gestione integrata delle frontiere e cooperazione regionale. Sia il Kosovo che la Serbia devono continuare ad
attuare in buona fede tutti gli accordi finora raggiunti e impegnarsi in modo
costruttivo per risolvere le diverse questioni, con l’aiuto dell’UE. Per conseguire ulteriori progressi nella
soluzione delle questioni relative al nord del Kosovo, tutti i soggetti
interessati dovranno collaborare con spirito costruttivo e le autorità kosovare dovranno fare la loro parte, promuovendo un Kosovo multietnico e rispettando le
esigenze specifiche della popolazione locale. Il Kosovo ha continuato a
elaborare un programma per il nord conformemente alle conclusioni del Consiglio
del dicembre 2011. Anche le minoranze non
serbe della regione beneficeranno della normalizzazione in tale parte del
Kosovo. La situazione attuale presenta notevoli
difficoltà e dev’essere urgentemente migliorata. A
tale proposito, la Commissione ritiene che i vantaggi di un accordo di
stabilizzazione e di associazione possano servire da incoraggiamento per la
popolazione di tutto il Kosovo, compreso il nord.
2.
relazioni tra Unione europea e Kosovo
Il Kosovo ha gradualmente potenziato le
proprie strutture competenti in materia di processi di integrazione europea.
Esso ha istituito un consiglio nazionale per l’integrazione nell’UE, presieduto
dal presidente, chiamato ad incoraggiare le
istituzioni kosovare a rispettare gli obiettivi del programma nazionale di
riforma europea. Il ministero dell’Integrazione
europea, che guida un’apposita task force, ha
dimostrato una buona capacità di mobilitare altri ministeri e istituzioni,
coordinando un contributo globale del Kosovo all’elaborazione del presente
studio di fattibilità. Riesame della comunicazione del 2009
“Realizzare la prospettiva europea del Kosovo”[4] Nel 2009 la Commissione ha pubblicato una
comunicazione sul Kosovo, che conteneva raccomandazioni in merito a una serie
di misure concrete che l’UE avrebbe potuto adottare per consentire al Kosovo di
continuare ad avanzare nel cammino verso l’Europa. L’UE ha intavolato un dialogo sulla
liberalizzazione del regime dei visti e ha presentato alle autorità kosovare
una tabella di marcia al riguardo; queste
ultime hanno presentato la loro prima relazione. Nel
2011 l’UE ha acconsentito a prorogare le misure commerciali autonome a favore
del Kosovo. Quest’ultimo è stato associato
altresì al sistema paneuromediterraneo di cumulo dell’origine, al quale potrà
partecipare attivamente una volta entrato in vigore un accordo commerciale. Il Kosovo prosegue i preparativi in vista dell’integrazione
nel sistema di sorveglianza economica e di bilancio. Nel
dicembre 2011, il Consiglio ha riconosciuto che lo sviluppo socioeconomico del
Kosovo potrebbe essere favorito dalla sua adesione alla Banca europea per la
ricostruzione e lo sviluppo. Nel marzo 2011 la
Commissione ha raccomandato al Consiglio di autorizzarla a negoziare un accordo
quadro che consenta al Kosovo di partecipare a programmi dell’UE. La Commissione e il Kosovo hanno completato tre
cicli di dialogo nell’ambito del processo di stabilizzazione e di associazione. Tale dialogo, che si è dimostrato un meccanismo
efficace per esercitare un controllo e offrire consulenza al Kosovo sulle
misure da adottare per realizzare il programma nazionale di riforma europea, prevede altresì consultazioni con le organizzazioni
della società civile. Il Kosovo beneficia dei programmi di
cooperazione transfrontaliera con l’Albania, l’ex Repubblica jugoslava di
Macedonia e il Montenegro nell’ambito dello strumento di assistenza
preadesione. Sono aumentati gli stanziamenti
destinati al Kosovo nel quadro dei programmi Erasmus Mundus, Tempus e Young
Cell a titolo dello strumento. Complessivamente,
nell’ambito del quadro finanziario 2007-2013, vengono messi a disposizione del
Kosovo 635,4 milioni di euro. La Commissione ha avviato, congiuntamente alle
autorità kosovare, un dialogo strutturato in materia di Stato di diritto, che dimostra l’impegno politico di entrambe le
parti a far fronte alle difficoltà in questo settore in una fase iniziale del
processo di allargamento. Presenza dell’UE in Kosovo Il doppio incarico di rappresentante speciale
dell’UE e di rappresentante civile internazionale è stato scisso. L’ufficio del rappresentante speciale dell’UE e l’ufficio
di collegamento della Commissione europea sono stati riuniti in un unico
ufficio dell’UE, rafforzando in tal modo la
presenza e la visibilità dell’Unione in Kosovo. Il
mandato di EULEX è stato ridefinito e ridimensionato per tener conto delle
crescenti capacità delle autorità kosovare. Per
aiutare queste ultime a fronteggiare le difficoltà che permangono, detto
mandato è stato prorogato al giugno 2014. Il
Kosovo dovrà mantenere una buona cooperazione con la missione e sostenere
attivamente l’esecuzione del suo mandato. La
Commissione collabora strettamente con EULEX durante questo processo di
riconfigurazione del suo mandato per garantire un’agevole transizione e un
forte sostegno alle autorità kosovare. Il Kosovo nel contesto regionale Il Kosovo partecipa al Consiglio di
cooperazione regionale, al trattato che istituisce la Comunità dell’energia,
all’Osservatorio sui trasporti dell’Europa sudorientale (SEETO) e all’accordo
centroeuropeo di libero scambio (CEFTA) ed è pronto a partecipare ad altre
iniziative regionali. La formula per la
partecipazione del Kosovo ai meccanismi di cooperazione regionale, convenuta
nel febbraio 2012, rappresenta una base adeguata per rafforzare ed estendere la
sua partecipazione diretta a tali meccanismi, tra
i quali figurano il trattato che istituisce una comunità dei trasporti, la
cooperazione giudiziaria e le modalità per le politiche sociali e occupazionali
nell’ambito della rete per le politiche sociali e occupazionali e della rete
sanitaria dell’Europa sudorientale. Essa
dovrebbe inoltre garantire la piena partecipazione del Kosovo al Decennio Rom.
3.
Valutazione
3.1.
Questioni politiche
Il sistema politico del Kosovo si fonda sui
principi di democrazia parlamentare, sanciti nella sua costituzione e nel
quadro giuridico nazionale. Negli ultimi tre anni sono stati consolidati il funzionamento
delle istituzioni democratiche e il rispetto dello Stato di diritto e sono
state create le necessarie istituzioni. Il presidente, il governo e il parlamento sono
le principali istituzioni responsabili dell’avanzamento del processo di
riforma. La Corte costituzionale ha svolto un ruolo importante nel garantire i
principi democratici e il rispetto della costituzione, ad esempio mediante le
sentenze sul mandato del presidente in carica. Migliora gradualmente anche la
cooperazione tra governo e parlamento in campo legislativo. L’impegno
dimostrato dal Kosovo nei confronti dei principi democratici di governance è
sufficiente per consentire l’avvio dei negoziati di un accordo di
stabilizzazione e di associazione. Per poter rispettare gli obblighi derivanti
da un siffatto accordo, il Kosovo deve proseguire l’attuazione delle riforme
democratiche. In particolare, il parlamento e le sue commissioni devono
rafforzare il controllo sull’esecutivo e sul settore della sicurezza attraverso
un più attento esame della legislazione e una migliore sorveglianza dell’attuazione
delle politiche e delle leggi. L’indipendenza finanziaria ed amministrativa del
parlamento dal governo dev’essere rafforzata. Tale obiettivo può essere
conseguito attraverso l’adozione di una normativa sullo status dei pubblici
dipendenti del parlamento. È importante altresì garantire che il governo
modifichi il progetto di bilancio del parlamento in consultazione con il
parlamento stesso prima di presentargli la proposta di bilancio per l’adozione. Il Kosovo ha organizzato regolari elezioni a
livello sia centrale che amministrativo. Il sistema elettorale consente la
concorrenza tra diversi partiti politici e lascia libera scelta agli elettori.
Ne è conseguita, nel tempo, l’alternanza di diverse coalizioni al governo. Le
ultime elezioni politiche del 2010/2011 hanno dimostrato che nuovi partiti
politici possono entrare in parlamento. Il Kosovo è pronto ad avviare i
negoziati di un accordo di stabilizzazione e di associazione. Tuttavia, poiché
tali elezioni sono state caratterizzate da gravi carenze e difficoltà tecniche,
per poter rispettare gli obblighi derivanti da un accordo di questo tipo il
Kosovo dovrà garantire che il quadro giuridico venga migliorato per tener
maggiormente conto delle migliori pratiche e norme dell’UE. Per quanto riguarda lo Stato di diritto, il
quadro giuridico è complesso, giacché comprende la normativa dell’ex Jugoslavia
e della Repubblica federale di Jugoslavia, la legislazione dell’UNMIK e la
nuova legislazione del Kosovo. Sono stati posti in essere alcuni elementi delle
riforme legislative necessarie per combattere la criminalità organizzata ma
continuano a mancare, o richiedono modifiche, diverse leggi importanti,
soprattutto in materia di riciclaggio di denaro e confisca dei beni. A breve
termine, il Kosovo dovrà dimostrare la ferma volontà di conseguire risultati
nella lotta contro la criminalità organizzata, anche attraverso l’avvio di
indagini, in stretto coordinamento con EULEX. Dovrà inoltre adottare una nuova
legislazione sulla confisca dei beni e adeguare all’acquis la legge sulla
prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. L’attuazione del quadro normativo che
disciplina la lotta contro diverse forme di criminalità organizzata si conferma
un’importante sfida. Se vuole rispettare gli obblighi derivanti da un accordo
di stabilizzazione e di associazione, il Kosovo deve innanzitutto dimostrare
concretamente il conseguimento di risultati nella lotta contro la criminalità
organizzata. Dovrà altresì continuare a consolidare e attuare la propria
normativa, in particolare per quanto riguarda le misure di prevenzione e di
lotta contro la tratta di esseri umani, il traffico di stupefacenti e dei loro
precursori e il traffico di armi. Il Kosovo deve inoltre presentare statistiche
più affidabili. Il Kosovo ha predisposto importanti elementi
del quadro legislativo necessario per combattere la corruzione, come ad esempio
la normativa in materia di dichiarazioni patrimoniali, prevenzione del
conflitto di interessi nell’esercizio di funzioni pubbliche, informatori,
appalti pubblici e finanziamento dei partiti. È importante che esso consegua
risultati tangibili in questo settore. Negli ultimi tre anni, le procure e la polizia
sono state riorganizzate in modo da rafforzarne la capacità di contrastare la
corruzione. In Kosovo è inoltre operativa un’agenzia anticorruzione abilitata a
svolgere indagini amministrative e a presentare relazioni, dotata di capacità
commisurate alle sue responsabilità. A breve termine, il Kosovo dovrà
dimostrare la ferma volontà di conseguire risultati nella lotta contro la
corruzione, anche attraverso l’avvio di indagini, in stretto coordinamento con
EULEX. Il Kosovo dovrà adottare una nuova strategia anticorruzione. Per rispettare gli obblighi derivanti da un
accordo di stabilizzazione e di associazione, il Kosovo deve inoltre attuare
correttamente la sua normativa anticorruzione e istituire un meccanismo
efficace per prevenire la corruzione. Esso dovrà innanzitutto dimostrare concretamente
di aver conseguito risultati nella lotta contro la corruzione, garantendo tra l’altro
il buon esito delle indagini e dei procedimenti giudiziari nei confronti di
funzionari, nominati ed eletti, colpevoli di corruzione. Il Kosovo deve altresì
presentare statistiche più affidabili nel settore. Le conclusioni del Consiglio dell’aprile 1997
sottolineano l’importanza di procedure di riammissione soddisfacenti. Nel
quadro del processo di liberalizzazione del regime dei visti, il Kosovo ha
adottato una legge in materia di riammissione e continua a cooperare nel
settore con gli Stati membri dell’UE. Esso deve dare piena attuazione alla
legge sulla riammissione e garantire il reinserimento di coloro che rientrano. Negli ultimi tre anni, il Kosovo ha adottato
una legislazione riguardante importanti riforme giudiziarie, imperniate sui
principi di imparzialità, indipendenza, responsabilità ed efficienza, che
modificano la struttura dei tribunali e delle procure. È stato istituito un
consiglio delle procure e si è proceduto al rafforzamento del consiglio
giudiziario. Sono state create le principali istituzioni del sistema
giudiziario, sebbene nel tribunale della zona nord di Mitrovica siano presenti
soltanto giudici di EULEX. Esse hanno progressivamente rafforzato le proprie
capacità e dimostrano una buona comprensione delle modalità di avanzamento
delle riforme. Gli sforzi compiuti per ridurre l’arretrato di vecchie cause
stanno dando lentamente frutto. Contemporaneamente all’attuazione della nuova
struttura dei tribunali, il Kosovo dovrà garantire che la procura speciale
incaricata di trattare i casi di criminalità organizzata, crimini di guerra e
corruzione mantenga le proprie competenze. È chiaro che il Kosovo deve affrontare
numerose importanti sfide in questo settore. Per rispettare gli obblighi
derivanti da un accordo di stabilizzazione e di associazione, esso deve
continuare a migliorare l’efficienza, la responsabilità e l’imparzialità dell’apparato
giudiziario. Deve inoltre attuare con successo le quattro principali leggi di
riforma giudiziaria, anche assicurandone la coerenza. Il Kosovo deve adottare
provvedimenti per ridurre l’arretrato giudiziario complessivo. Le autorità
kosovare devono garantire in maniera adeguata l’incolumità e la protezione di
giudici, pubblici ministeri, testimoni e parti civili, nonché del personale
giudiziario. Il Kosovo dovrà assicurare che i processi vengano celebrati in
locali idonei e in conformità delle procedure giudiziarie. Deve proseguire l’assunzione
di giudici e pubblici ministeri appartenenti alle minoranze, come stabilito dal
quadro legislativo. È in essere, in
larga misura, il quadro giuridico che prevede le condizioni di base per
garantire la stabilità e la professionalità della pubblica amministrazione. La
legislazione si ispira alle più recenti impostazioni seguite per la pubblica
amministrazione europea. Le capacità della pubblica amministrazione sono
più sviluppate a livello centrale che a livello municipale. Il Kosovo ha
inoltre attivato l’istituto del difensore civico, un importante organismo
indipendente incaricato di promuovere i diritti umani e i diritti fondamentali.
Il difensore civico si trova tuttavia ad affrontare varie difficoltà,
soprattutto in termini di bilancio e di locali. A breve termine, il Kosovo dovrà adottare le
necessarie disposizioni di diritto derivato sulla pubblica amministrazione e
sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti. Deve inoltre mettere locali
adeguati a disposizione del difensore civico e garantire l’autonomia
finanziaria di quest’ultimo. Il governo dovrà includere, senza modificarla, la
proposta di progetto di bilancio riguardante il difensore civico nel progetto
di bilancio globale presentato al parlamento. Al tempo stesso, il Kosovo dovrà proseguire l’attuazione
della necessaria riforma della pubblica amministrazione. Per rispettare gli
obblighi derivanti da un accordo di stabilizzazione e di associazione, esso
dovrà compiere progressi nell’attuazione della strategia e del piano d’azione
riguardanti la pubblica amministrazione e della relativa legislazione. Dovrà
inoltre garantire la sostenibilità della riforma della pubblica
amministrazione, anche in termini di risorse e di personale. Deve aumentare la
percentuale di persone appartenenti a minoranze impiegate nella pubblica amministrazione.
Una pubblica amministrazione efficiente e professionale è indispensabile per l’attuazione
riuscita di un accordo. La costituzione del Kosovo e il quadro
legislativo globale garantiscono i diritti umani fondamentali e
la protezione delle minoranze. Sebbene il Kosovo non sia membro dell’ONU
o del Consiglio d’Europa, la sua costituzione stabilisce che le principali
convenzioni delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa sono direttamente
applicabili sul suo territorio e prevalgono sulla legislazione nazionale. Negli
ultimi tre anni, il Kosovo ha adottato misure per mettere concretamente in atto
tali disposizioni. Il Kosovo deve affrontare importanti sfide per
poter onorare gli impegni derivanti da un accordo di stabilizzazione e di
associazione. Questo settore è particolarmente importante alla luce del nuovo
quadro strategico dell’UE sui diritti umani e la democrazia e del relativo
piano d’azione, adottato dal Consiglio nel giugno 2012. Il Kosovo deve svolgere
indagini e perseguire eventuali aggressioni a danno di giornalisti e portare a
termine l’iter parlamentare per la modifica del codice penale per quanto
attiene alla responsabilità penale dei media e alla protezione delle fonti dei
giornalisti. Deve altresì razionalizzare e semplificare la pletora di organismi
competenti in materia di tutela dei diritti umani e dei diritti fondamentali
per garantire un controllo e un’applicazione efficaci del quadro normativo nel
settore. Il Kosovo dovrà compiere progressi nell’applicazione dei diritti di
proprietà, ad esempio riducendo il numero di casi in sospeso e migliorando l’esecuzione
delle decisioni giudiziarie e amministrative. Occorre armonizzare ulteriormente
con le norme dell’UE la legislazione sulla protezione dei dati personali e
rafforzare le capacità amministrative nel settore. È in essere il quadro legislativo per la
protezione delle minoranze, comprese le garanzie costituzionali. La
costituzione kosovara prevede che la convenzione quadro del Consiglio d’Europa
per la protezione delle minoranze nazionali sia direttamente applicabile in
Kosovo. Le minoranze sono ben rappresentate in parlamento e nelle funzioni
politiche a livello di governo. Aiutato da un forte sostegno internazionale,
il Kosovo ha continuato a offrire agli sfollati la possibilità di rientrare.
Nel complesso, dal 2000 oltre 23 000 persone appartenenti a minoranze
hanno fatto ritorno in Kosovo. Il Kosovo ha inoltre iniziato ad attuare il
processo di decentramento, istituendo tra l’altro nuovi comuni abitati in
maggioranza da persone appartenenti a minoranze etniche. A breve termine, il
Kosovo dovrà garantire l’esistenza di un organismo che consenta la
consultazione diretta sulla promozione e sulla tutela del patrimonio religioso
e culturale con le comunità religiose, in particolare con la Chiesa serba
ortodossa. Per rispettare gli obblighi derivanti da un
accordo di stabilizzazione e di associazione, il Kosovo deve promuovere un
Kosovo multietnico, creando condizioni che permettano ai serbi del Kosovo di
sentirsi parte del suo futuro, e agevolare il ritorno di quanti lo desiderino.
La Commissione auspica altresì che il Kosovo porti avanti il processo di
decentramento, soprattutto nei nuovi comuni, contribuendo così all’integrazione
dei serbi del Kosovo. Si dovranno destinare risorse finanziarie, personale e
locali all’ufficio del commissario competente per le lingue. Il Kosovo deve inoltre attuare la normativa
sulla tutela del patrimonio culturale e della Chiesa serba ortodossa, in
particolare le leggi sul centro storico di Prizren e sul villaggio di Velika
Hoča/Hoçë e Madhe. L’emittente pubblica kosovara deve garantire la
diffusione in lingua serba. Occorre indagare su eventuali attacchi motivati
dall’appartenenza etnica o dalla fede religiosa, assicurare i responsabili alla
giustizia e affrontare il problema della discriminazione. Per quanto riguarda
le comunità rom, ashkali e balcano-egiziane, che ancora vivono in condizioni
molto difficili, il Kosovo dovrà dimostrare di aver conseguito progressi nell’attuazione
della strategia e del piano d’azione, anche stanziando le risorse necessarie a
tal fine. Quanto ai crimini di guerra, il Kosovo ha
mantenuto una buona cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex
Jugoslavia. Esso deve inoltre sostenere l’operato della task force investigativa
speciale di EULEX.
3.2.
Aspetti economici
Il Kosovo ha attuato le prime riforme
essenziali per creare un’economia di mercato perfettamente funzionante, il che
è sufficiente per instaurare relazioni contrattuali con i paesi dei Balcani
occidentali, come dichiarato nelle conclusioni del Consiglio dell’aprile 1997.
L’economia del Kosovo si trova però ad affrontare una serie di enormi
difficoltà. Il tasso di disoccupazione è molto elevato e il settore privato
rimane debole. L’economia informale è diffusa e occorre potenziare lo Stato di
diritto per migliorare il contesto imprenditoriale e sostenere lo sviluppo del
settore privato. Sono necessari ulteriori sforzi significativi per meglio
orientare le politiche economiche, affrontare questioni quali il risanamento di
bilancio, la creazione di posti di lavoro e la competitività, nonché promuovere
investimenti privati per conseguire una crescita più sostenibile e inclusiva.
3.3.
Capacità di adempiere agli obblighi derivanti da un
accordo di stabilizzazione e di associazione
L’analisi della Commissione conferma che il
Kosovo ha predisposto elementi del quadro legislativo e la capacità
amministrativa di base nella maggior parte dei settori. Esso è quindi pronto ad
avviare i negoziati di un accordo di stabilizzazione e di associazione. Nel
contempo, il documento di lavoro dei servizi della Commissione evidenzia
notevoli lacune e molte questioni che il Kosovo deve risolvere per poter
rispettare gli obblighi derivanti da un accordo di questo tipo. Il commercio è un settore chiave nell’ambito
di un accordo di stabilizzazione e di associazione. Il Kosovo presenta un
regime liberale di scambi e ha un’economia molto aperta, con poche restrizioni
al commercio. È membro del CEFTA e applica un regime di esenzione dai dazi per
tutti i prodotti industriali e agricoli con tutti gli altri membri. Inoltre,
nell’ambito del regime autonomo dell’UE, il Kosovo beneficia di un accesso al
mercato dell’Unione in esenzione da dazi doganali per i prodotti manifatturieri
e per quasi tutti i prodotti agricoli. Il Kosovo ha avviato iniziative per
modernizzare il quadro normativo che disciplina la libera circolazione delle
merci in vista dell’allineamento con l’acquis, tramite l’adozione di una nuova
legislazione conforme alle norme dell’UE e l’abolizione di regolamenti non
compatibili con queste ultime. Si sta procedendo alla ristrutturazione del
ministero del Commercio e dell’industria per migliorare le capacità in questo
settore, al fine di tener conto degli aspetti commerciali dell’accordo di stabilizzazione
e di associazione. Poiché il processo di ristrutturazione non è ancora stato
completato, nel breve termine il Kosovo dovrà attuare la decisione del governo
in materia di ristrutturazione del ministero e porre in essere una struttura
incaricata di dirigere e coordinare i negoziati. Per meglio comprendere l’impatto
delle disposizioni commerciali di un accordo di stabilizzazione e di
associazione sull’economia del Kosovo, quest’ultimo dovrà preparare uno studio
analitico, compresa una dichiarazione chiara delle sue priorità negoziali. Vi sono altri settori in cui il Kosovo deve
compiere progressi per rispettare gli obblighi derivanti da un accordo di
stabilizzazione e di associazione. Uno degli elementi chiave consiste nell’attuazione
del quadro giuridico in materia di scambi, concorrenza e mercato interno. Il
Kosovo deve esercitare una maggiore sorveglianza sulle pratiche, tuttora
diffuse, di macellazione e commercio illegali di animali e intensificare
altresì i controlli sui mercati del bestiame. Esso trarrebbe vantaggio da un
miglioramento delle statistiche commerciali. Per rispettare gli obblighi derivanti da un
accordo di stabilizzazione e di associazione, il Kosovo deve migliorare gli
impianti destinati ai controlli veterinari e fitosanitari delle importazioni,
nonché la capacità di trasferire i campioni. Bisogna portare a termine il
trasferimento degli ispettori incaricati dei controlli veterinari e alimentari
dai comuni all’agenzia alimentare e veterinaria del Kosovo. Occorre
sistematizzare l’immissione dei dati nella base per l’identificazione, la
registrazione e la circolazione degli animali e si devono accreditare i
laboratori che effettuano controlli alimentari.
4.
Conclusioni generali e raccomandazioni
Dal conflitto degli ultimi anni ‘90, il Kosovo
ha compiuto notevoli progressi nel cammino verso l’UE, predisponendo un quadro
istituzionale e giuridico stabile indispensabile per garantire la governance
democratica e la tutela dei diritti umani, di tutte le minoranze presenti in
Kosovo e dei diritti degli sfollati che vi fanno ritorno. Esiste il quadro istituzionale e giuridico di
base per garantire lo Stato di diritto. La legislazione prevede solide garanzie
di indipendenza della magistratura. Le principali istituzioni giudiziarie hanno
iniziato a svolgere il proprio ruolo. Esiste, in larga misura, anche il quadro
giuridico necessario per garantire la stabilità e la professionalità della
pubblica amministrazione. Il Kosovo ha attuato le prime riforme
indispensabili per la creazione di un’economia di mercato funzionante. Esso
presenta un regime liberale di scambi e, nel complesso, ha un’economia molto
aperta, con poche restrizioni al commercio. Uno dei principali problemi del
Kosovo sotto il profilo economico consiste nell’elevatissimo tasso di disoccupazione. Partecipando al dialogo con la Serbia
agevolato dell’UE, il Kosovo ha dimostrato il proprio impegno a favore della
cooperazione regionale e della stabilità. Ha inoltre instaurato buone relazioni
con la maggior parte dei paesi vicini. Partecipa ad alcuni consessi regionali e
ha presieduto il CEFTA. Negli ultimi tre anni, il Kosovo ha
accresciuto la propria capacità di rispettare gli obblighi derivanti da un
accordo di stabilizzazione e di associazione. Il Kosovo è attualmente l’unico
paese dei Balcani occidentali a non avere ancora instaurato relazioni
contrattuali con l’UE e a non beneficiare del regime di liberalizzazione dei
visti. Nel settore degli scambi, esso beneficia delle misure commerciali
autonome dell’UE. Sotto il profilo giuridico, l’UE può
concludere un accordo di stabilizzazione e di associazione con il Kosovo sulla
base degli articoli 217 e 218 del TFUE. È possibile concludere un accordo di
stabilizzazione e di associazione tra il Kosovo e l’UE che rispetti le
posizioni degli Stati membri sullo status del Kosovo. Il Consiglio ha
confermato a più riprese la prospettiva europea dei paesi dei Balcani
occidentali. Più di recente, nel dicembre 2011, esso ha confermato tale
prospettiva per il Kosovo, le cui ambizioni europee godono del forte sostegno
dell’opinione pubblica. La situazione nel nord del Kosovo continua a
rappresentare un problema delicato per il Kosovo, la regione dei Balcani
occidentali in generale e l’UE. Tutti i soggetti coinvolti devono prendere
provvedimenti costruttivi e proattivi per contribuire a risolvere la
situazione. Spetta alle autorità kosovare promuovere un Kosovo multietnico,
creando condizioni che permettano ai serbi del Kosovo di sentirsi partecipi del
suo futuro. La situazione attuale non costituisce un ostacolo al negoziato dell’accordo
di stabilizzazione e di associazione, ma occorrono ulteriori miglioramenti
affinché il Kosovo possa rispettare gli obblighi derivanti da un siffatto
accordo. Beneficiare delle disposizioni di un eventuale futuro accordo di stabilizzazione
e di associazione è nell’interesse degli abitanti di questa parte del Kosovo. L’UE
si è impegnata ad aiutare tutte le parti interessate a trovare soluzioni per
migliorare le condizioni di vita di quanti vivono nel nord del Kosovo. L’analisi presentata nel documento di lavoro
dei servizi della Commissione, sintetizzata nella presente comunicazione,
conclude che il Kosovo è pronto in larga misura ad avviare i negoziati di un
accordo di stabilizzazione e di associazione. È inoltre indispensabile che il
Kosovo continui ad attuare in buona fede tutti gli accordi finora conclusi tra
Belgrado e Pristina e si impegni in maniera costruttiva a risolvere, con l’aiuto
dell’UE, le diverse questioni. A queste condizioni, la Commissione proporrà
direttive di negoziato di un siffatto accordo, una volta che il Kosovo avrà
adottato misure nei seguenti settori. ·
Stato di diritto:
dimostrare un chiaro impegno a conseguire risultati nella lotta conto la
criminalità organizzata e la corruzione, anche avviando indagini e garantendo
una costante e fattiva collaborazione con EULEX. Sostenere l’operato della task
force investigativa speciale. Contemporaneamente all’attuazione della nuova
struttura dei tribunali, garantire che la procura speciale incaricata di
trattare i casi di criminalità organizzata, crimini di guerra e corruzione
mantenga le proprie competenze. Adottare la legislazione sulla confisca dei
beni e rivedere la legge sulla prevenzione del riciclaggio di denaro e del
finanziamento del terrorismo. Adottare una nuova strategia anticorruzione. ·
Pubblica amministrazione: adottare le necessarie disposizioni di diritto derivato sulla funzione
pubblica e sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti. Mettere locali adeguati
a disposizione del difensore civico e garantire l’autonomia finanziaria di
quest’ultimo obbligando il governo a includere, senza modificarla, la proposta
di progetto di bilancio riguardante il difensore civico nel progetto di
bilancio globale presentato al parlamento. ·
Protezione delle minoranze: garantire l’esistenza di un organismo che consenta la consultazione
diretta sulla promozione e sulla tutela del patrimonio religioso e culturale
con le comunità religiose, in particolare con la Chiesa serba ortodossa. ·
Commercio: attuare la
decisione del governo in materia di ristrutturazione del ministero del
Commercio e dell’industria, porre in essere una struttura incaricata di
dirigere e coordinare i negoziati in Kosovo ed elaborare un’analisi d’impatto
degli aspetti commerciali di un accordo di stabilizzazione e di associazione. Il Kosovo deve continuare a dimostrare il
proprio impegno a favore del programma globale di riforma europea, anche
attraverso un maggiore allineamento della legislazione con l’acquis. Per
rispettare gli obblighi derivanti da un accordo di stabilizzazione e di
associazione, il Kosovo dovrà compiere progressi soprattutto nei settori
seguenti. ·
Stato di diritto:
dimostrare concretamente, innanzitutto, il conseguimento di risultati nella
lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione e consolidare la
propria normativa e la sua attuazione, in particolare per quanto riguarda le
misure di prevenzione e di lotta contro la tratta di esseri umani, il traffico
di stupefacenti e dei loro precursori e il traffico di armi. Migliorare l’affidabilità
delle statistiche sulla lotta contro le forme gravi di criminalità organizzata
e la corruzione. Sostenere attivamente l’attuazione del mandato di EULEX, ivi
compresa la task force investigativa speciale. Garantire la riammissione dei
cittadini presenti illegalmente negli Stati membri. ·
Sistema giudiziario: adottare
provvedimenti per ridurre l’arretrato giudiziario complessivo. Attuare la
riforma giudiziaria, anche assicurando la coerenza tra le leggi in materia di
tribunali, consiglio giudiziario, consiglio delle procure e procure. Garantire
in maniera adeguata l’incolumità e la protezione dei giudici e del personale
giudiziario, nonché di pubblici ministeri, testimoni e parti civili e offrire
un’efficace tutela da minacce o intimidazioni. Garantire che i processi vengano
celebrati in locali idonei e in conformità delle procedure giudiziarie.
Proseguire l’assunzione di giudici e pubblici ministeri appartenenti alle
minoranze, come stabilito nel quadro legislativo. ·
Pubblica amministrazione: proseguire l’attuazione della strategia e del piano d’azione sulla
pubblica amministrazione e della relativa legislazione. Garantire la
sostenibilità della riforma della pubblica amministrazione, anche in termini di
risorse e di personale. Aumentare la percentuale di persone appartenenti a
minoranze impiegate nella pubblica amministrazione. ·
Riforma elettorale e parlamento: garantire che il quadro giuridico per le elezioni rispecchi meglio le
migliori pratiche seguite nell’UE e che l’attuazione sia altresì conforme alle norme
internazionali. Far sì che il parlamento rafforzi il controllo sull’esecutivo e
sul settore della sicurezza attraverso un più attento esame della legislazione
e una migliore sorveglianza dell’attuazione delle politiche e delle leggi.
Rafforzare l’indipendenza finanziaria ed amministrativa del parlamento dal
governo, segnatamente attraverso l’adozione della normativa sullo status dei
pubblici dipendenti del parlamento, e garantire che il progetto di bilancio del
parlamento sia modificato dal governo in consultazione con il parlamento stesso
prima di essere presentato al parlamento per l’adozione. ·
Diritti umani e diritti fondamentali: svolgere indagini e perseguire eventuali aggressioni a danno di
giornalisti e portare a termine l’iter parlamentare per la modifica del codice
penale per quanto attiene alla responsabilità penale dei media e alla
protezione delle fonti dei giornalisti. Razionalizzare e semplificare i
numerosi organismi competenti in materia di tutela di tali diritti per
garantire un controllo e un’applicazione efficaci del quadro normativo nel
settore. Compiere progressi nell’applicazione dei diritti di proprietà, ad
esempio riducendo il numero di casi in sospeso e migliorando l’esecuzione delle
decisioni giudiziarie e amministrative. Armonizzare con le norme dell’UE la
legislazione sulla protezione dei dati personali e concentrarsi sulla sua
attuazione, in particolare mediante la redazione delle disposizioni di diritto
derivato e il rafforzamento delle capacità amministrative. ·
Protezione delle minoranze: promuovere un Kosovo multietnico; creare condizioni che permettano ai
serbi del Kosovo di sentirsi parte del suo futuro, nonché le condizioni
necessarie per agevolare il ritorno di quanti lo desiderino. Proseguire l’attuazione
del processo di decentramento, soprattutto nei nuovi comuni. Destinare risorse
finanziarie, personale e locali all’ufficio del commissario competente per le
lingue. Attuare la normativa sulla tutela del patrimonio culturale e della
Chiesa serba ortodossa. Garantire la diffusione in lingua serba da parte dell’emittente
pubblica. Svolgere indagini e perseguire eventuali aggressioni motivate da
appartenenza etnica o fede religiosa e assicurare i responsabili alla
giustizia. Compiere progressi nell’attuazione della strategia e del piano d’azione
a favore delle comunità rom, ashkali e balcano-egiziane, anche stanziando le
risorse necessarie a tal fine. ·
Scambi e mercato interno: attuare il quadro giuridico in materia di scambi, concorrenza e
mercato interno. Esercitare una maggiore sorveglianza sulle pratiche di
macellazione e commercio illegali di animali, tuttora diffuse, e intensificare
i controlli sui mercati del bestiame. Migliorare le statistiche commerciali. ·
Questioni veterinarie e fitosanitarie: migliorare gli impianti destinati ai controlli veterinari e
fitosanitari delle importazioni, nonché la capacità di trasferire i campioni.
Rafforzare i controlli in materia di sicurezza alimentare e in campo
fitosanitario, anche portando a termine il trasferimento degli ispettori incaricati
dei controlli veterinari e alimentari dai comuni all’agenzia alimentare e
veterinaria del Kosovo. Sistematizzare l’immissione dei dati nella base per l’identificazione,
la registrazione e la circolazione degli animali. Accreditare i laboratori che effettuano
controlli alimentari. La Commissione invita il Kosovo a
intensificare le riforme in questi settori e a concentrarsi sulla loro
attuazione. Il ritmo dei progressi dipende dal Kosovo. Il consenso pubblico e
politico sul programma di riforma europea è essenziale per una sua rapida
attuazione. La Commissione continuerà a sorvegliare i progressi del Kosovo
attraverso il dialogo instaurato nell’ambito del processo di stabilizzazione e
di associazione, il dialogo strutturato sullo Stato di diritto, il processo di
dialogo sui visti, nonché le sue relazioni periodiche sui progressi compiuti. * Tale
designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con
la risoluzione 1244 (1999) dell’UNSC e con il parere della CIG sulla
dichiarazione di indipendenza del Kosovo. [1] COM (1999) 235 def. [2] SWD (2012) 339 final. [3] È opportuno ricordare che
la presenza in Bosnia-Erzegovina di un alto rappresentante, assistito
dall’ufficio dell’alto rappresentante, incaricato dal Consiglio di attuazione
della pace di sorvegliare l’attuazione degli aspetti civili dell’accordo di
pace di Dayton, non è stata considerata un ostacolo giuridico alla firma di un
accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e detto
paese. [4] COM (2009) 534 def.