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Document 52012DC0405
REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS 2011 Annual Report on the Instrument for Stability
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Relazione annuale 2011 sullo strumento per la stabilità
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Relazione annuale 2011 sullo strumento per la stabilità
/* COM/2012/0405 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Relazione annuale 2011 sullo strumento per la stabilità /* COM/2012/0405 final */
INDICE 1........... Introduzione................................................................................................................... 3 2........... Struttura dello strumento per la
stabilità (IfS)................................................................... 3 3........... Uso dello strumento per la
stabilità.................................................................................. 4 4........... Uso dell’IfS nel periodo 2007-2011............................................................................... 5 5........... Situazione dell’IfS nel 2011............................................................................................. 6 6........... Risposta a situazioni di crisi o al
delinearsi di situazioni di crisi (Articolo 3 del regolamento IfS) 8 6.1........ Qual è stata la risposta dell’IfS
alle crisi nel 2011?........................................................... 8 6.2........ Chi partecipa alle azioni IfS di
risposta alle crisi?.............................................................. 9 7........... Assistenza nel contesto di
condizioni stabili per la cooperazione (articolo 4 del regolamento IfS) 11 7.1........ Minacce alla sicurezza e
all’incolumità (articolo 4, paragrafo 1, del regolamento IfS)....... 11 7.2........ Attenuazione del rischio connesso a
materiali chimici, biologici, radiologici e nucleari (CBRN) (articolo 4,
paragrafo 2, del regolamento IfS)................................................................................................. 13 7.3........ Sviluppo di capacità pre-crisi e
post-crisi (articolo 4, paragrafo 3, del regolamento IfS).. 14 8........... Conclusione.................................................................................................................. 17 RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO
EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO
DELLE REGIONI Relazione annuale 2011
sullo strumento per la stabilità 1. Introduzione Questa quinta relazione annuale viene
presentata al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale
europeo e al Comitato delle regioni in conformità dell’articolo 23 del
regolamento (CE) n. 1717/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15
novembre 2006, che istituisce uno strumento per la stabilità[1]. Lo strumento per la stabilità (IfS) è uno
strumento importante, che fa capo all'alta rappresentante/vicepresidente e le
permette di utilizzare le risorse per sostenere strategie globali dell'UE volte
a prevenire, attenuare e gestire le conseguenze delle crisi e le minacce alla
sicurezza in tutto il mondo. La presente relazione, che illustra succintamente
il modo in cui l'IfS è stato mobilitato nel 2011, è accompagnata da due
documenti di lavoro dei servizi della Commissione contenenti un aggiornamento
generale esaustivo e dettagliato: i) sulle misure IfS urgenti di risposta alle
crisi avviate e/o in corso di attuazione nel 2011 e ii) sui programmi a più
lungo termine dell'IfS. Le azioni dell’IfS descritte nella presente
relazione sono intraprese da una vasta serie di organi di attuazione, tra cui
le agenzie delle Nazioni Unite, altri organismi internazionali e regionali,
organismi di Stati membri dell’UE, ONG e altre organizzazioni della società
civile. 2. Struttura
dello strumento per la stabilità (IfS) L’IfS è uno dei principali strumenti di
assistenza esterna che permettono all’UE di svolgere un ruolo guida nella
prevenzione e nella risposta a una crisi o al delinearsi di una crisi in tutto
il mondo. Come indicato in appresso, gli articoli 3 e 4
del regolamento IfS illustrano i tipi di attività per i quali può essere
mobilitato questo strumento. L’articolo 3 prevede “assistenza in
risposta a situazioni di crisi o al delinearsi di situazioni di crisi”, che può
comprendere la risposta a gravi situazioni politiche e di conflitto, a ingenti
catastrofi naturali e talvolta a una complessa combinazione di entrambi gli
scenari. Quando si aprono finestre di opportunità per la prevenzione nonché per
la mitigazione o la soluzione delle crisi, questa assistenza dell'IfS, che è
limitata ai casi in cui gli strumenti tradizionali di assistenza esterna[2] non possono essere mobilitati
in maniera sufficientemente tempestiva o adeguata, è costituita da misure di
assistenza straordinaria immediate[3].
In alcuni casi queste misure di risposta sono seguite da programmi di
intervento transitori[4].
Le misure IfS spesso integrano l’assistenza
umanitaria dell’UE, mentre lo strumento fornisce anche importanti contributi
all’approccio “collegamento tra aiuto, risanamento e sviluppo”[5]. Inoltre le misure IfS possono
integrare le operazioni dell’UE nell’ambito della PSDC[6] e altre azioni, apportando
anche altri importanti contributi all’approccio globale di risposta alle crisi
dell’Unione. Le risposte dell'IfS completano gli strumenti
tradizionali di assistenza che spesso, per la loro portata e i loro cicli di
pianificazione e programmazione strategica, non permettono di rispondere
adeguatamente a situazioni di crisi o al delinearsi di situazioni di crisi. Di
fatto, è estremamente positivo che l'UE disponga di una gamma così ampia di
strumenti per l'azione esterna, in quanto ciò le permette di fornire risposte
modulate in funzione delle diverse situazioni. Varie misure IfS su scala più ridota vengono
finanziate nell’ambito di uno strumento, istituito mediante una decisione di finanziamento,
che consente all’UE di fornire un sostegno rapido e flessibile dell'IfS per
diverse tipologie di azioni, per ciascuna delle quali è previsto un importo
massimo di 2 milioni di EUR. Si tratta dello strumento IfS di consulenza
politica, assistenza tecnica, mediazione, riconciliazione e altri settori di
assistenza a favore di paesi terzi in situazioni di crisi (PAMF). L’articolo 4 del regolamento IfS
prevede una componente programmabile dello strumento che comprende programmi
IfS a più lungo termine in tre ambiti prioritari: ·
minacce alla sicurezza e all’incolumità in un
contesto transregionale (articolo 4, paragrafo 1), ·
attenuazione del rischio connesso a materiali
chimici, biologici, radiologici e nucleari (CBRN) (articolo 4, paragrafo 2) e ·
sviluppo di capacità pre-crisi e post-crisi
(articolo 4, paragrafo 3)[7]. 3. Uso
dello strumento per la stabilità Con
l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, nel 2011 è stato creato il
Servizio degli strumenti di politica estera (FPI), un nuovo servizio della
Commissione che collabora con l’altrettanto nuovo Servizio europeo per l’azione
esterna (SEAE), un organo dell’Unione che opera in autonomia funzionale[8]. Entrambi i servizi riferiscono
all’alta rappresentante/vicepresidente Ashton: l'FPI rientra nelle sue
competenze quale vicepresidente della Commissione europea. L’articolo
9 della decisione di istituzione del SEAE precisa che la gestione della
cooperazione esterna dell’Unione resta di competenza della Commissione e che
l’alto rappresentante assicura il coordinamento politico globale degli
strumenti di assistenza esterna, compreso l’IfS. Il SEAE fornisce pertanto
l’orientamento politico per l’articolo 3 dello strumento per la stabilità e
prepara le misure in collaborazione con l’FPI, che è responsabile della
realizzazione delle azioni concordate. Il SEAE fornisce altresì la
programmazione strategica per l’articolo 4 attraverso i documenti strategici e
i programmi indicativi pluriennali. I corrispondenti piani d’azione annuali
(PAA) vengono definiti e attuati dalla DG DEVCO[9]
(per l’articolo 4, paragrafi 1 e 2) e dall’FPI (per l’articolo 4, paragrafo 3).
Lavorando di concerto sull’articolo 4, paragrafi 1 e 2, il SEAE e la DG
DEVCO concordano misure volte a contrastare una serie di minacce alla sicurezza
e altre sfide globali che integrano le misure attuate nell’ambito degli
strumenti geografici dell’UE. 4. Uso
dell’IfS nel periodo 2007-2011 A cinque anni dalla sua creazione, l’IfS si è
ora affermato quale strumento UE che consente di rispondere alle situazioni di
conflitto e di crisi in tutto il mondo, di contrastare le minacce alla
sicurezza a livello nazionale e regionale e di sviluppare capacità per far
fronte a crisi e prevenire conflitti. Nel periodo 2007-2011, la componente di breve
termine “risposta alle crisi” dell’IfS ha reso disponibili 670 milioni di
EUR per circa 203 azioni di risposta alle crisi in tutto il mondo. La
copertura geografica per il periodo 2007-2011 è indicata nella figura 1. La figura 2 indica la ripartizione dei
finanziamenti tra le misure di risposta alle crisi (articolo 3) e i
programmi a più lungo termine (articolo 4) in questo periodo. 5. Situazione
dell’IfS nel 2011 La
dotazione di 282 milioni di EUR disponibile e integralmente impegnata
per l'IfS nel 2011[10]
(aumento quasi del 15% rispetto all'anno precedente) è stata ripartita come
segue: ·
188 milioni di EUR destinati alle situazioni di
crisi o al delinearsi di situazioni di crisi, pari a un aumento del 43%
rispetto all’anno precedente, ·
30 milioni di EUR destinati alle risposte alle
minacce transregionali, ·
49 milioni di EUR destinati all’attenuazione del
rischio chimico, biologico, radiologico e nucleare e ·
15 milioni di EUR[11]
destinati allo sviluppo di capacità pre-crisi e post-crisi. Il
Consiglio è stato costantemente informato sulla programmazione delle nuove
misure di risposta alle crisi di cui all’articolo 3 nonché aggiornato
sull’attuazione delle misure in corso tramite comunicazioni periodiche al
Comitato politico e di sicurezza. Il gruppo di lavoro sui conflitti, la sicurezza
e lo sviluppo della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo,
che è stato istituito nel quadro dello scrutinio democratico dell’IfS, si è
riunito cinque volte con rappresentanti della Commissione e del SEAE. In termini di distribuzione geografica, la
figura 3 indica che, nel 2011, diverse crisi nell'Africa subsahariana hanno
richiesto l'erogazione di ingenti finanziamenti IfS per sostenere i notevoli
sforzi di stabilizzazione. L'evoluzione della "primavera araba" ha
inoltre determinato un forte aumento della percentuale dei finanziamenti
complessivi destinati nel 2011 dall'IfS al Medio Oriente e al Nordafrica. Il
notevole impegno dell'UE a favore della regione del Mediterraneo meridionale,
in linea con la comunicazione congiunta dell'alta rappresentante e della
Commissione dell'8 marzo 2011 intitolata Un partenariato per la democrazia e
la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale, è dimostrato anche
dai trasferimenti di fondi previsti dalla dotazione globale dell'IfS a quella
dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI), pari a 60 milioni di
EUR per il 2012 e a 70 milioni di EUR per il 2013. Sebbene nel 2011 sia stato avviato un numero
limitato di nuove azioni dell'IfS in diverse altre regioni, molte azioni in
corso in queste regioni dal 2010 sono proseguite durante tutto l'anno. Per
quanto riguarda i programmi IfS a più lungo termine, nel 2011 si è concluso il
periodo coperto dallo strumento di strategia 2007-2011 relativo all’IfS e dai
suoi due programmi indicativi pluriennali di accompagnamento, riguardanti
rispettivamente i periodi 2007-2008 e 2009-2011. Nelle due sezioni seguenti figurano esempi
specifici di progetti IfS attuati nel 2011. 6. Risposta
a situazioni di crisi o al delinearsi di situazioni di crisi (Articolo 3 del
regolamento IfS) 6.1. Qual
è stata la risposta dell’IfS alle crisi nel 2011? Informazioni dettagliate su tutte le misure
IfS in corso di attuazione nel 2011 sono riportate nel documento di lavoro I
dei servizi della Commissione che accompagna la presente relazione annuale. A
dimostrazione delle attività svolte nel 2011, le azioni descritte di seguito
illustrano la notevole entità e la grande eterogeneità delle crisi alle quali
l’IfS è stato chiamato a rispondere in varie regioni di tutto il mondo: ·
"primavera araba": oltre ad avere fornito sostegno diretto allo svolgimento di elezioni
pacifiche, è stato accordato rilievo al rafforzamento della partecipazione
della società civile ai processi di transizione (Tunisia, Egitto e Libia),
dedicando inoltre una particolare attenzione a sostenere il ruolo delle donne.
La situazione turbolenta nello Yemen ha determinato la cancellazione delle
azioni in corso riguardanti le autorità pubbliche di contrasto, mentre sono
proseguite altre attività volte a rafforzare la voce della società civile; ·
è stato fornito un sostegno considerevole al popolo
palestinese, anche attraverso l’erogazione di fondamentali sussidi agli
affitti volti a prevenire lo scoppio di un nuovo conflitto nei campi profughi
palestinesi in Libano, contribuendo in tal modo ad attenuare il rischio
di escalation e di effetti di ricaduta in un contesto già fragile in Medio
Oriente e nella più ampia regione mediterranea; è stato lanciato un pacchetto
di emergenza a sostegno della stabilizzazione socioeconomica per Gaza,
finalizzato a favorire la creazione di posti di lavoro e a migliorare
l’approvvigionamento idrico. È stata adottata un’ulteriore decisione volta ad
ammodernare il punto di attraversamento di Kerem Shalom al fine di
agevolare il flusso di beni fra Israele la striscia di Gaza; ·
in termini di riconciliazione e giustizia di
transizione, sono stati erogati finanziamenti al tribunale speciale per il Libano,
che sta indagando sulle circostanze dell’assassinio dell’ex primo ministro Hariri; ·
per far fronte alla siccità che ha colpito il Corno
d’Africa nel 2011 è stato necessario attuare imponenti operazioni di
soccorso. A integrazione degli sforzi di aiuto umanitario dell'UE e di altri
donatori, l’IfS ha lanciato una misura di ripresa volta ad aiutare il settore
agricolo a ripristinare i mercati e le capacità produttive in Etiopia.
Poiché la siccità ha influito anche sull’equilibrio tra sicurezza e politica in
Somalia, sono state finanziate azioni di sminamento e misure correlate
volte a spianare la strada agli sforzi di ripresa e ricostruzione a Mogadiscio
e in altre parti precedentemente inaccessibili del paese; ·
è stata fornita ulteriore assistenza all’approccio
globale dell’UE alla lotta alla piaga della pirateria al largo del Corno d’Africa,
attraverso il finanziamento dei programmi a sostegno dei processi per
pirateria dell’UE-UNODC. La fornitura di tale sostegno ha inoltre
rafforzato la posizione negoziale dell’UE sugli accordi di trasferimento con i
paesi della regione, rivelatisi essenziali per il successo dell’operazione
navale antipirateria Atalanta dell’UE nell'ambito della PSDC; ·
il nuovo paese del Sud Sudan è stato aiutato
a far fronte alle minacce locali e interstatali alla stabilità tra Sudan e Sud
Sudan, principalmente in prossimità dell’area del loro confine comune; ·
lo strumento è stato mobilitato anche in seguito a
sviluppi politici e a cambiamenti negli equilibri di potere politici e di
sicurezza, ad esempio attraverso programmi in Costa d’Avorio a
sostegno del nuovo governo di Ouattara e delle recenti elezioni nonché mediante
il supporto alla riforma del settore della sicurezza nella Repubblica
democratica del Congo; ·
nella regione del Delta del Niger, in Nigeria,
è stato lanciato un programma per sostenere la reintegrazione degli ex
militanti e promuovere in tal modo la sostenibilità; ·
è stato fornito un importante contributo ad azioni
a sostegno della strategia dell’UE per la regione del Sahel,
comprendente un sostegno alla creazione di attività generatrici di reddito e
occupazione; ·
sono state lanciate svariate azioni per ridurre le
crescenti tensioni tra gruppi di popolazione che rischiavano di degenerare in
conflitti tra paesi. Uno di questi programmi ha adottato misure volte ad
allentare le tensioni tra kirghisi e uzbeki nella valle di Fergana, in
Asia centrale, mentre un altro ha cercato di migliorare le relazioni tra le comunità
degli haitiani e dei dominicani che li ospitano nella Repubblica
dominicana; ·
è stata adottata una serie di misure volte a
fornire un decisivo sostegno elettorale ad Haiti, in Kazakhstan
e in Bielorussia, mentre in Afghanistan l’IfS ha sostenuto la
commissione elettorale indipendente nello sviluppo e nel consolidamento della
capacità di svolgere elezioni future; ·
in Colombia è stato istituito un progetto a
sostegno della creazione di un processo di verità, giustizia e
riconciliazione in merito alla questione dei rapimenti e delle sparizioni
forzate. 6.2. Chi
partecipa alle azioni IfS di risposta alle crisi? Le misure IfS di risposta alle crisi sono preparate
in stretta collaborazione con svariati partner: società civile, amministrazioni
pubbliche, Stati membri dell'UE, istituzioni dell'UE, paesi terzi ecc. Le
delegazioni dell’UE svolgono un ruolo fondamentale, realizzando attività di
allerta precoce e sviluppando concetti e opzioni di risposta. Nel 2011
l’attuazione della maggior parte delle nuove misure è stata “subdelegata”[12] alle delegazioni dell’UE, la
cui conoscenza delle necessità locali è fondamentale per il buon esito delle
attività. Questo consente la negoziazione in tempi rapidi dei contratti con gli
organismi di attuazione e assicura la sorveglianza rigorosa dell’attuazione di
questi progetti spesso sensibili. Alle delegazioni dell’UE, pertanto, si devono
l’85% degli impegni e l’82% dei pagamenti effettuati nell’ambito dell’IfS nel 2011.
Le delegazioni dell’UE con un carico di lavoro
particolarmente elevato riguardo all’attuazione dei programmi IfS hanno
continuato a essere coadiuvate da personale specializzato finanziato dal
bilancio per il sostegno amministrativo dell’IfS. Il personale sul campo
impiegato presso le delegazioni dell’UE è rimasto pressoché invariato,
attestandosi a 21 unità, di cui 7 operanti in qualità di addetti alla
programmazione della risposta alle crisi regionali, che aiutano i servizi
centrali nell’individuazione di interventi efficaci, e 14 responsabili di
progetto IfS operanti presso delegazioni che devono gestire un portafoglio IfS
consistente e/o complesso. La figura 4 illustra la varietà di partner
esecutivi dell’IfS per le misure di risposta alle crisi di cui all'articolo 3.
Gli attori non statali hanno attuato il 44% del bilancio IfS e la famiglia
dell’ONU il 42%. L’importante ruolo svolto dall’ONU è giustificato dai contesti
mutevoli in cui opera l’IfS, nei quali gli organismi delle Nazioni Unite sono
spesso tra i pochi con una forte presenza a livello nazionale, in grado di
fornire una risposta rapida tramite le loro solide reti locali. Nel 2011
l’attuazione da parte dei governi dei paesi terzi è aumentata fino al 5%
(rispetto al 3% dell’anno precedente). Per quanto riguarda il numero di azioni,
sono tuttavia le ONG internazionali e locali a gestire il maggior numero di
progetti IfS. 7. Assistenza
nel contesto di condizioni stabili per la cooperazione (articolo 4 del
regolamento IfS) La Commissione assicura la preparazione della
programmazione annuale e la gestione dell’assistenza a norma dell'articolo 4
nel contesto di condizioni stabili per la cooperazione. I programmi d’azione
annuali IfS per il 2011 sono stati adottati come segue: articolo 4, paragrafo 1
(sicurezza e altre minacce connesse all’ordinamento giuridico e all’ordine
pubblico) nel settembre 2011, articolo 4, paragrafo 2 (attenuazione del rischio
connesso a materiali chimici, biologici, radiologici e nucleari) nell’ottobre 2011
e articolo 4, paragrafo 3 (sviluppo di capacità pre-crisi e post-crisi) nel
giugno 2011. Il documento di lavoro II che accompagna la presente relazione
annuale fornisce un aggiornamento generale dettagliato sulle attività a norma dell'articolo
4, paragrafi 1, 2 e 3. 7.1. Minacce
alla sicurezza e all’incolumità (articolo 4, paragrafo 1, del regolamento IfS) I programmi elaborati nell’ambito delle
minacce transregionali si concentrano sullo sviluppo delle capacità, in stretta
consultazione con i paesi beneficiari. Le capacità in materia di sicurezza
vengono generalmente rafforzate a livello nazionale, regionale e, infine,
transregionale. Nell’ambito di un approccio ad hoc si individuano i paesi
chiave di una regione e si potenziano le capacità dei servizi di contrasto e di
sicurezza locali istituendo o rafforzando unità interservizi specializzate.
Vengono successivamente stabilite funzioni di coordinamento regionale,
avvalendosi ove possibile delle strutture esistenti, al fine di favorire la
cooperazione regionale e transregionale. Si promuove la condivisione delle
informazioni tramite i sistemi di informazione regionale. Vengono coperti
diversi settori: lotta al traffico di stupefacenti e alla criminalità
organizzata lungo le rotte della cocaina e dell’eroina, traffico illecito di
armi da fuoco e sostanze esplosive, rafforzamento della sicurezza marittima
lungo le rotte marittime critiche e sviluppo delle capacità nelle regioni
vittime del terrorismo. Nel 2011 sono stati impegnati 30 milioni di
EUR per interventi nei settori di cui sopra, con un volume complessivo di
pagamenti pari a 9,2 milioni di EUR circa. Alla fine del 2011, e tramite l’ESF[13], sono stati selezionati oltre 100
esperti di organizzazioni pubbliche o semipubbliche degli Stati membri dell’UE,
che hanno lavorato insieme per mettere a disposizione le loro conoscenze e
competenze specifiche, fornire contributi tecnici all’identificazione e alla
pianificazione dettagliata degli interventi dell’IfS, compreso il programma
d’azione annuale 2012, e spianare la strada alla piena attuazione di azioni
decise nei programmi d’azione annuali precedenti. Settori coperti: ·
nel 2011 sono state inaugurate a Capo Verde e in
Senegal le prime due task force congiunte Airport Interdiction per contribuire
alla lotta contro la criminalità organizzata sulla rotta della cocaina (40
paesi, 6 milioni di EUR nel 2011 su 19 milioni di EUR). L'operazione
COCAIR, che si è svolta per una settimana in 22 aeroporti, ha portato al
sequestro di notevoli quantità di droga; ·
è proseguita in dieci paesi, tra cui Iran, Pakistan
e Afghanistan, l'azione di sostegno alla lotta contro la criminalità
organizzata sulla rotta dell'eroina; ·
con una dotazione di 14,5 milioni di EUR (4,5
milioni di EUR nel 2011), il programma Rotte marittime critiche copre 17
paesi costieri dell'Oceano Indiano occidentale, del sud-est asiatico e del
Golfo di Guinea. Il suo obiettivo è rafforzare le capacità di condivisione
delle informazioni e le funzioni di contrasto degli Stati costieri per contribuire
a rendere più sicuro il traffico marittimo attraverso la lotta alla pirateria e
alle rapine a mano armata in mare; ·
diversi progetti mirano a prevenire e combattere
il terrorismo, contribuendo all'azione mondiale antiterrorismo in cui
rientra anche l'attuazione della strategia dell'ONU. È stato firmato un
contratto di 6,7 milioni di EUR per la lotta al terrorismo nel Sahel onde
migliorare le capacità di condivisione delle informazioni, prevedere gli atti
terroristici e rispondervi a livello operativo e giudiziario. La collaborazione
con il Pakistan mira a migliorare la giustizia penale nel Punjab. Nel sud-est
asiatico l'IfS partecipa a un'iniziativa congiunta UE-UNODC di lotta al
terrorismo; ·
la cibercriminalità è un'espressione
relativamente nuova di minacce mondiali e transregionali già esistenti, che
ormai possono essere affrontate efficacemente solo se si tiene conto della loro
dimensione informatica (3 milioni di EUR stanziati per rafforzare la capacità
delle autorità di contrasto, giudiziarie e civili nonché per favorire
l'adesione alla cosiddetta convenzione di Budapest e la sua attuazione). Visto
che la maggior parte dei sistemi di gestione delle infrastrutture critiche è
collegata in rete, gli effetti destabilizzanti di un attacco informatico o di
un grave guasto delle principali reti delle tecnologie dell'informazione e
della comunicazione potrebbero essere devastanti. Questo è il contesto in cui
la questione della cibersicurezza sarà affrontata nell'ambito dell'IfS (1,5
milioni di EUR stanziati per la cooperazione transregionale e per
l'applicazione degli standard internazionali in materia di consapevolezza dei
rischi, analisi della vulnerabilità, preparazione alle emergenze, allerta e
gestione delle conseguenze); ·
i medicinali contraffatti rappresentano una
grave minaccia per la salute e la sicurezza pubblica in quanto di solito
contengono ingredienti di qualità scadente, in dosi sbagliate o semplicemente
inefficaci, e in alcuni casi addirittura tossici. Pur trattandosi di una
minaccia di portata mondiale, i paesi in via di sviluppo sono particolarmente
vulnerabili (5 milioni di EUR stanziati per rafforzare il quadro giuridico, in
particolare attraverso la convenzione MEDICRIME, la capacità di individuare e
analizzare i medicinali sospetti e la capacità della polizia investigativa e
della giustizia penale di contrastare e smantellare le reti criminali
globalizzate); ·
per migliorare la capacità di prevenire, combattere
e controllare il commercio illecito di armi leggere e di piccolo calibro
(SALW), l'UE ha continuato a sostenere il coordinamento e l'attuazione di
protocolli e convenzioni internazionali nell'Africa subsahariana e nell'America
latina e centrale (2011: 7,3 milioni di EUR in 41 paesi); ·
nel 2011 le agenzie degli Stati membri dell'UE hanno
continuato a offrire consulenza e a beneficiare di sinergie tramite lo Strumento
di sostegno agli esperti (ESF) per la programmazione a lungo termine e
l'attuazione dei programmi e progetti IfS (priorità 1 e 2) (2,5 milioni di EUR
per il PAA 2011), nel cui ambito sono state svolte più di 100 missioni dal 2008
ad oggi. 7.2. Attenuazione
del rischio connesso a materiali chimici, biologici, radiologici e nucleari
(CBRN) (articolo 4, paragrafo 2, del regolamento IfS) Le attività nella maggior parte dei settori
sono state sempre incentrate sull’ex Unione Sovietica. Nel 2010 si è cercato di
ampliare la copertura geografica delle attività del programma, estendendola al
bacino del Mediterraneo, al Medio Oriente, al sud-est asiatico, all’Asia
centrale, al Caucaso meridionale e all’Africa. Di recente sono stati inclusi
nel programma 40 paesi oltre a quelli dell’ex Unione Sovietica. Il programma CBRN riguarda i rischi legati
alle questioni connesse ai CBRN di origine accidentale, naturale o intenzionale
e il suo obiettivo è migliorare la cultura della sicurezza diffondendo le
migliori pratiche e aumentando il livello generale di sensibilizzazione in
materia. Prima del 2010 i diversi settori venivano trattati separatamente[14]. I “centri di eccellenza”
CBRN istituiti dall'UE in tutto il mondo nell’ambito dello strumento
forniscono progressivamente dal 2010 una piattaforma unica e integrata per le
azioni in tutti i settori della sorveglianza delle frontiere/del traffico
illecito, del controllo delle esportazioni, della biosicurezza e della
bioprotezione, ecc. L'obiettivo dei centri è rafforzare le politiche di
attenuazione dei rischi chimici, biologici, radiologici e nucleari sviluppando
pacchetti di assistenza ad hoc (19 azioni in cinque regioni, 21,5 milioni di
EUR nel 2011). Questi centri, che costituiranno uno strumento fondamentale per
lo sviluppo delle capacità, la definizione di politiche regionali coerenti e il
rafforzamento della cooperazione a livello nazionale e regionale in questo
campo. Nel 2011 l'UE ha istituito centri di eccellenza nel sud-est asiatico
(Filippine), nella regione Europa sud-orientale/Caucaso meridionale/Ucraina
(Georgia), nell'Africa settentrionale (Algeria), sul "fronte
atlantico" (Marocco) e in Medio Oriente (Giordania). I primi cinque
segretariati regionali dei centri di eccellenza locali sono diventati operativi
alla fine del 2011. Si sono inoltre creati contatti con l'Asia centrale, i
paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e l'Africa subsahariana. Altri settori coperti: ·
attività di assistenza e cooperazione per il
controllo delle esportazioni di beni a duplice uso, che hanno
permesso di attuare con successo programmi in oltre 28 Stati di tutto il mondo.
Si è rafforzata la cooperazione con il sistema statunitense EXBS di controllo
delle esportazioni; ·
per rafforzare la protezione contro le minacce
biologiche, sono state adottate diverse misure volte a garantire la
sicurezza degli impianti in vari paesi dell'Asia centrale, del Caucaso e
dell'Africa (3,5 milioni di EUR nel 2011). È stato avviato, insieme al Centro
europeo per la prevenzione delle malattie, un programma sulla salute umana in 17
paesi extra-UE (3 milioni di EUR a fine 2010); ·
per sostenere le iniziative relative alle
garanzie multilaterali in ambito nucleare, è stato firmato un contratto con
l'AIEA per contribuire alla banca di uranio a bassa concentrazione (LEU) per
l'utilizzazione dell'energia nucleare (10 milioni di EUR nel 2011). La banca
LEU, posseduta e gestita dall'AIEA, fornirà combustibile nucleare sicuro ai
paesi che avviano programmi nucleari civili, in modo da limitare i rischi di
proliferazione; ·
attraverso i centri specializzati STCU e ISTC di
Kiev e Mosca si è continuato a fornire sostegno per la riqualificazione e
l'impiego alternativo di scienziati e ingegneri precedentemente attivi nel
settore degli armamenti originari di paesi dell'ex Unione Sovietica. In
Iraq le azioni sono proseguite con la partecipazione di scienziati che
operavano precedentemente nel settore degli armamenti ad attività globali per
la disattivazione, lo smantellamento e la decontaminazione degli impianti
nucleari; ·
il traffico illecito di materiali CBRN e le
pratiche finanziarie fraudolente vengono combattuti
mediante azioni in Asia centrale, nel sud-est asiatico e nell'Africa
settentrionale. È stato firmato un contratto con l'AIEA per contribuire a un
nuovo laboratorio per i materiali nucleari, situato a Seibersdorf, in Austria,
che sarà utilizzato dai servizi di analisi delle salvaguardie dell'AIEA (5
milioni di EUR nel 2011). 7.3. Sviluppo
di capacità pre-crisi e post-crisi (articolo 4, paragrafo 3, del regolamento
IfS) Il programma d’azione annuale 2011[15] era costituito da otto azioni
raggruppate per settore tematico, nell’ambito del cosiddetto partenariato
per la pace dell’IfS, che vede il coinvolgimento di partner di
organizzazioni della società civile, organizzazioni regionali e internazionali
e Stati membri dell’UE nello sviluppo di capacità di risposta pre-crisi e
post-crisi (cfr. figura 5). Durante l’anno, molte azioni in corso hanno
sostenuto gli sforzi del SEAE a livello sia di gestione delle/risposta alle
crisi sia di prevenzione dei conflitti, in particolare le priorità dell’organo
di gestione delle crisi e del gruppo per la prevenzione dei conflitti,
istituito di recente. Tale sostegno ha incluso la fornitura di contributi
all’analisi dei conflitti nonché di informazioni ottenute in loco e competenze
di alto livello in materia di allerta precoce e prevenzione dei conflitti da
parte di organizzazioni della società civile, in linea con le conclusioni del
Consiglio del giugno 2011[16].
Gli esempi riportati di seguito illustrano alcuni dei settori principali in cui
sono stati compiuti progressi nel 2011: ·
dialogo con la società civile e sviluppo di
capacità di attori non statali nazionali: nell’ambito della Rete per il dialogo con la società civile[17], una sede di dialogo in
materia di costruzione della pace tra attori non statali e UE, si sono svolte
tredici riunioni su questioni tematiche (quali prevenzione dei conflitti e
allerta precoce, riforma del settore della sicurezza e donne, pace e sicurezza)
e argomenti specificamente nazionali o correlati a determinati conflitti (ad
esempio riunioni riguardanti la regione MENA[18],
la Costa d’Avorio, l’Esercito di resistenza del Signore) al fine di fornire
contributi ai processi decisionali dell’UE; ·
quanto allo sviluppo di capacità al livello
di base, sono state avviate in sei paesi le attività di dodici progetti
incentrati sulla società civile nei settori della mediazione e del dialogo,
della sicurezza umana e del ruolo delle donne. È
stata realizzata anche un'azione sull'allerta precoce incentrata sulla
comprensione comune dei fattori di rischio che potrebbero trasformare
situazioni di fragilità in conflitti e sulle misure preventive che potrebbero
essere adottate; ·
mediazione e dialogo: l’UE ha
sostenuto lo “Standby Team of Mediation Experts” (gruppo di sostegno di esperti
in mediazione), nell’ambito dell’Unità di supporto alla mediazione (MSU) del
dipartimento degli Affari politici (DPA) dell’ONU, al fine di offrire
rapidamente competenze in materia di mediazione alle Nazioni Unite, agli Stati
membri dell’UE e ad altre organizzazioni internazionali, regionali e
subregionali. Due esperti finanziati dall’UE nell’ambito dell’Unità di supporto
alla mediazione hanno realizzato sedici missioni separate in otto paesi[19]. Un’altra azione dell’IfS in
Kenya ha cercato di affrontare le cause primarie delle violenze postelettorali
del 2007[20]
e ha contribuito a rafforzare le capacità di attenuazione dei conflitti
intercomunitari da parte degli attori non statali; ·
risorse naturali e valutazioni del fabbisogno post-conflitto e post-catastrofe: esperti MSU dell’ONU nel campo delle risorse
naturali e dei conflitti hanno collaborato alla realizzazione di esaurienti
lavori di ricerca sul bacino del fiume Nilo e sui conflitti fondiari in cui
sono coinvolte le popolazioni indigene di Cile e Panama, contribuendo altresì
alle attività di preparazione dei dialoghi nazionali nella regione MENA. Nel
quadro del partenariato UE-ONU per la prevenzione dei conflitti e la gestione
sostenibile del suolo e delle risorse naturali, sono state elaborate note
indicative pratiche in materia di suolo, industrie estrattive, scarsità
ambientale e sviluppo delle capacità. Sulla base del partenariato CE-ONU-BM
riguardante le valutazioni del fabbisogno post-conflitto e post-catastrofe,
l’UNDOCO[21]
ha messo a punto strumenti web per gli esperti le missioni di valutazione. Il
programma ha inoltre sviluppato programmi comuni di formazione/informazione: 170
unità di organizzazioni partner e di altri organismi multilaterali hanno
ricevuto una formazione iniziale, mentre 73 esperti hanno seguito il
programma di approfondimento; ·
costruzione della pace e diritti umani, con una particolare attenzione ai giovani e alle donne: nell’ambito del progetto “Youth for Peace”
(Giovani per la pace)[22]
è stata realizzata un’intera gamma di attività in tre regioni della
Bosnia-Erzegovina, tra cui responsabilizzazione delle organizzazioni giovanili
e giornate di formazione in materia di costruzione della pace e sviluppo delle
comunità; ·
nella Repubblica democratica del Congo (RDC),
alcune attiviste sono state aiutate a partecipare alle indagini sui casi di
stupri di massa perpetrati dall’esercito regolare (FARDC) a Fizi, che hanno portato
alla condanna del primo comandante delle FARDC da parte di un tribunale mobile
speciale di genere per reati di stupro. Sentenze analoghe sono state emesse
anche nei pressi di Kalehe e Maniema. Oltre 1 000 donne sono state
sensibilizzate sulla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite attraverso sedute pubbliche di informazione che sono sfociate in un
aumento registrato della partecipazione politica e dell’influenza politica
delle donne nelle zone interessate[23]; ·
cooperazione con le organizzazioni regionali: presso il
Segretariato generale della Lega degli Stati arabi (SGLAS) è stato istituito un
centro operativo di risposta alle crisi ed è ora in fase di attuazione un
programma di formazione intensiva destinato ai funzionari dello SGLAS che si
occupano di allerta precoce, analisi delle crisi e gestione della risposta alle
crisi. Questo progetto ha contribuito a facilitare un'interazione regolare e
rafforzata tra SEAE e SGLAS relativamente a diverse crisi e ad altre questioni
dell'agenda comune UE-LAS; ·
dialogo internazionale in materia di
costruzione della pace e consolidamento dello Stato: l’UE sostiene il dialogo guidato dall’OCSE[24] dal 2009 e, in particolare nel
2011, ha appoggiato il lavoro sia del Segretariato che dei quattro gruppi di
lavoro sul dialogo nonché l’organizzazione di riunioni internazionali. Nel
corso della riunione di Monrovia del giugno 2011 è stato raggiunto un accordo
sui prodotti finali della conoscenza e si è discusso di un progetto di piano
d’azione internazionale che è stato presentato nel dicembre 2011 al 4° forum ad
alto livello sull’efficacia degli aiuti svoltosi a Busan; ·
un progetto interagenzie in Nepal, in Uganda e
nella RDC si è concentrato su progettazione, controllo e valutazione
delle attività di costruzione della pace.
Il progetto ha riunito 21 organizzazioni tra cui ONG internazionali,
organizzazioni della società civile locale e agenzie governative per una
condivisione delle migliori pratiche; ·
cooperazione con gli Stati membri dell’UE: un programma biennale cofinanziato dall’IfS,
“Nuova iniziativa di formazione dell’Europa per la gestione civile delle crisi”
(ENTRi), è volto a rafforzare le capacità del personale dispiegato e operante
presso le missioni internazionali di gestione civile delle crisi e al tempo
stesso a favorire l’interoperabilità e l’armonizzazione degli approcci dei
partner alla formazione. Nel suo primo anno di attività, il
consorzio ENTRi, costituito da 13 fornitori di formazione provenienti
dagli Stati membri dell’UE, ha organizzato 17 corsi (sia di
pre-dispiegamento che di specializzazione), ai quali hanno partecipato 340
esperti di 49 nazionalità. 8. Conclusione Le misure IfS attuate nel 2011, che integrano
le altre azioni dell'UE nell'ambito degli strumenti di sviluppo regionale e
tematico nonché le missioni di assistenza umanitaria e PSDC dell’UE, hanno dato
un contributo significativo agli sforzi prodigati dall’Unione europea per la
prevenzione dei conflitti, il mantenimento della pace, la risposta alle crisi e
il rafforzamento della sicurezza internazionale, in linea con l’articolo 21 del
trattato sull’Unione europea. Nel suo quinto anno di attività, e con una
dotazione finanziaria che è più che raddoppiata, passando dai 139 milioni
di EUR del 2007 ai 282 milioni di EUR del 2011, lo strumento
per la stabilità si è dimostrato solido e in grado di contribuire alle risposte
tempestive e dinamiche dell'UE a un gran numero di sfide in tutto il mondo, che
nel 2011 annoveravano anche le sfide associate all'impatto della primavera
araba nella regione del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale e a
situazioni ancora più complesse nell'intera regione del Corno d'Africa. La maturità dell’IfS è stata confermata anche
dalle conclusioni della relazione generale di valutazione a livello dei programmi
sullo strumento per la stabilità, elaborata da consulenti indipendenti e
pubblicata nel luglio 2011. Esaminando lo strumento per la stabilità fin
dall’inizio della sua attuazione, la relazione sottolinea che “l’IfS ha
notevolmente contribuito a rafforzare la pertinenza, l’efficacia e l’efficienza
complessive dell’azione di risposta e preparazione alle crisi dell’UE”
e conclude che “l’IfS apporta un contributo considerevole alla
coerenza della struttura dell’UE nel campo della pace, della sicurezza e
dello sviluppo nonché alla pace e alla stabilità nel mondo. Determinante per i
contributi dell’IfS è la dimostrata capacità di questo strumento di
fornire risposte rapide, tempestive e catalizzatrici in situazioni di crisi”[25]. [1] GU
L 327 del 24.11.2006, pag. 1. [2] Strumento di assistenza preadesione (IPA), strumento europeo di
vicinato e partenariato (ENPI), strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI), Fondo
europeo di sviluppo (FES), strumento europeo per la democrazia e i diritti
umani (EIDHR), ecc. [3] Durata massima di 18 mesi con procedure accelerate per l’adozione e
l’attuazione di programmi inferiori ai 20 milioni di EUR, a norma del
regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002,
che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale
delle Comunità europee, quale modificato, in prosieguo “il regolamento
finanziario”, e del regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002 della
Commissione, del 23 dicembre 2002, recante modalità d’esecuzione del
regolamento finanziario, in prosieguo “le modalità d’esecuzione”. [4] Programmi basati sulle "misure di assistenza straordinaria",
volti a realizzare le condizioni per l’attuazione delle politiche di
cooperazione dell’UE. Questi programmi possono avere una durata maggiore, ma anche
la loro adozione richiede più tempo, a causa di processi decisionali più
lunghi, compresa la comitatologia. [5] CARS. [6] Politica di sicurezza e di difesa comune (dell’UE). [7] Noto anche come “partenariato per la pace” dell’IfS. [8] Decisione
2010/427/UE del Consiglio, del 26 luglio 2010, che fissa l’organizzazione e il
funzionamento del servizio europeo per l’azione esterna, GU L 201 del 3.8.2010,
pag. 30. [9] Direzione
generale dello Sviluppo e della cooperazione – EuropeAid (Commissione europea). [10] Cfr.
"Instrument for Stability: Overview 2011 commitments and payments"
nel documento di lavoro II della Commissione che accompagna la presente
relazione. [11] Compreso
1 milione di EUR stanziato dal Parlamento europeo a favore di un progetto
pilota intitolato “Programma per le attività di costruzione della pace condotte
da ONG”. [12] La responsabilità giuridica e finanziaria dell’utilizzo dei fondi
dell’UE, compreso il potere di firmare e modificare i contratti ove opportuno,
è trasferita dai servizi centrali della Commissione europea alla delegazione
dell’UE interessata. [13] Lo Strumento di sostegno agli esperti, che si avvale di specialisti di
organizzazioni pubbliche o semipubbliche di tutta l’UE. Dal 2008 esperti di
circa 60 organizzazioni di 17 Stati membri hanno realizzato oltre 100 missioni. [14] Per esempio controllo delle esportazioni di beni a duplice uso,
traffico illecito, riconversione di scienziati precedentemente impiegati nel
settore degli armamenti, cultura della sicurezza. [15] Il programma d’azione annuale 2011 è stato adottato dalla Commissione
europea il 30 giugno 2011 (http://www.eeas.europa.eu/IfS/docs/c_2011_4451_en.pdf). [16] Conclusioni
del Consiglio sulla prevenzione dei conflitti, 3101a sessione del
Consiglio “Affari esteri”, Lussemburgo, 20 giugno 2011. [17] La Rete per il dialogo con la società civile è gestita dall’Ufficio
europeo di collegamento per la costruzione della pace (EPLO). [18] Medio
Oriente e Africa settentrionale. [19] In
particolare Giordania (a sostegno dell'UNAMI); Kazakhstan (a sostegno dell'UNRCCA
per quanto riguarda la regione del bacino del mare di Aral); Kenya (operando da
Nairobi su questioni riguardanti la Somalia), Kirghizistan (a sostegno del
governo del Kirghizistan con lo sviluppo di un programma nazionale per la
prevenzione dei conflitti) e Qatar (a sostegno dei colloqui di pace per il
Darfur). [20] L’azione
“Rafforzare le capacità degli attori non statali al fine di prevenire e
risolvere i conflitti nelle zone colpite dalle violenze postelettorali in
Kenya” è stata gestita da Konrad Adenauer Stiftung e.V. [21] L’Ufficio per il coordinamento delle operazioni di sviluppo
(Development Operations Coordination Office, DOCO) dell’ONU. [22] Quest’azione
è stata gestita da Care International. [23] “Partecipazione
politica delle donne in Afghanistan, Repubblica democratica del Congo e Liberia
alla politica di pace e sicurezza”. [24] Rete
internazionale sui conflitti e le situazioni di fragilità (INCAF) dell’OCSE. [25] International
Conflict and Security Consulting: “Valutazione delle componenti di risposta e
preparazione alle crisi dello strumento per la stabilità dell’Unione europea”,
luglio 2011.