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Document 52012DC0313
Recommendation for a COUNCIL RECOMMENDATION on France’s 2012 national reform programme and delivering a Council opinion on France's stability programme for 2012-2016
Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2012 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2016
Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2012 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2016
/* COM/2012/0313 final - 2012/ () */
Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2012 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2016 /* COM/2012/0313 final - 2012/ () */
Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2012 della
Francia
e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia
2012-2016 IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, in particolare l'articolo 121, paragrafo 2, e l'articolo 148,
paragrafo 4, visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1],
in particolare l'articolo 5, paragrafo 2, visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla
prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici[2], in particolare l'articolo
6, paragrafo 1, vista la raccomandazione della Commissione
europea[3], viste le risoluzioni del Parlamento europeo[4], viste le conclusioni del Consiglio europeo, visto il parere del comitato per l'occupazione, sentito il comitato economico e finanziario, considerando quanto segue: (1) Il 26 marzo 2010 il Consiglio
europeo ha approvato la proposta della Commissione europea di avviare "Europa 2020",
una nuova strategia per l'occupazione e la crescita basata su un maggiore
coordinamento delle politiche economiche e incentrata sui settori chiave in cui
occorre intervenire per rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di
competitività dell'Europa. (2) Il Consiglio ha adottato, il
13 luglio 2010, una raccomandazione sugli orientamenti di massima per le
politiche economiche degli Stati membri e dell'Unione (2010-2014) e, il 21
ottobre 2010, una decisione sugli orientamenti per le politiche degli Stati
membri a favore dell'occupazione[5],
che insieme formano gli "orientamenti integrati". Gli Stati membri
sono stati invitati a tener conto degli orientamenti integrati nelle politiche
nazionali in materia economica e di occupazione. (3) Il 12 luglio 2011 il
Consiglio ha adottato una raccomandazione sul programma nazionale di riforma
2011 della Francia e ha formulato il suo parere sul programma di stabilità
aggiornato della Francia 2011-2014. (4) Il 23 novembre 2011 la
Commissione ha adottato la seconda Analisi annuale della crescita, segnando l'inizio
del secondo semestre europeo di coordinamento integrato ed ex-ante delle
politiche, che è parte integrante della strategia Europa 2020. Sulla base
del regolamento (UE) n. 1176/2011, la Commissione ha adottato, il 14 febbraio
2012, la relazione sul meccanismo di allerta[6],
in cui annovera la Francia tra gli Stati membri che avrebbero fatto oggetto di
esame approfondito. (5) Il 2 marzo 2012 il Consiglio
europeo ha approvato le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il
risanamento di bilancio e le azioni volte a promuovere la crescita. Esso ha
sottolineato la necessità di portare avanti un risanamento di bilancio
differenziato e favorevole alla crescita, ripristinare la normale erogazione di
prestiti all'economia, promuovere la crescita e la competitività, lottare
contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi e modernizzare la
pubblica amministrazione. (6) Il 2 marzo 2012 il Consiglio
europeo ha inoltre invitato gli Stati membri che partecipano al patto Euro Plus
a presentare i loro impegni in tempo utile perché possano essere inseriti nei
rispettivi programmi di stabilità o di convergenza e nei programmi nazionali di
riforma. (7) Il 4 maggio 2012 la Francia
ha presentato il suo programma di stabilità aggiornato, relativo al periodo
2012-2016, e il 13 aprile 2012 il suo programma nazionale di riforma 2012. I
due programmi sono stati valutati contemporaneamente onde tener conto dei
reciproci collegamenti interni. A norma dell'articolo 5 del regolamento (UE)
n. 1176/2011 la Commissione ha anche svolto un esame approfondito[7] per verificare se la Francia
presentasse squilibri macroeconomici. La Commissione ha concluso che la Francia
presenta squilibri, che non sono tuttavia di natura eccessiva. (8) In base alla valutazione del
programma di stabilità a norma del regolamento (CE) n. 1466/97, il
Consiglio ritiene che lo scenario macroeconomico alla base delle proiezioni di
bilancio contenute nel programma sia ottimistico. Secondo le previsioni della
Commissione della primavera 2012, la crescita del PIL si attesterà allo 0,5%
nel 2012 e all'1,3% nel 2013, a fronte, rispettivamente, dello 0,7% e dell'1,75%,
prospettati dal programma. Dopo il disavanzo migliore del previsto, pari al
5,2% del PIL, registrato nel 2011, il programma prevede di ridurlo al 3% del
PIL nel 2013, termine fissato dal Consiglio per correggere il disavanzo
eccessivo, e di continuare successivamente il risanamento nella prospettiva del
pareggio di bilancio entro il 2016. Nelle previsioni, l'obiettivo di bilancio a
medio termine di un pareggio in termini strutturali sarà raggiunto durante il
periodo del programma. L'obiettivo di bilancio a medio termine riflette
adeguatamente i requisiti del patto di stabilità e crescita. Lo sforzo
medio annuo di bilancio programmato per il periodo 2010-2013, basato sul saldo
strutturale (ricalcolato)[8],
è in linea con la raccomandazione del Consiglio del 2 dicembre 2009. Secondo le
proiezioni, nel periodo 2014-2016 saranno compiuti progressi in termini
strutturali verso il conseguimento dell'obiettivo di bilancio a medio termine per
un ulteriore 0,7% del PIL l'anno. In base al programma, il tasso di crescita
della spesa pubblica, tenendo conto delle misure discrezionali sul lato delle
entrate, è in linea con il parametro di riferimento per la spesa previsto nel
patto di stabilità e crescita. Il percorso di aggiustamento illustrato nel
programma è esposto a rischi: lo scenario macroeconomico potrebbe rivelarsi
meno favorevole, come prospettato nelle previsioni della Commissione della
primavera 2012; manca un'indicazione sufficientemente specifica delle misure
atte a permettere di raggiungere gli obiettivi dal 2013 in avanti e realizzare
lo sforzo di bilancio medio annuo raccomandato; storicamente, inoltre, la
Francia presenta risultati alterni riguardo al rispetto degli obiettivi di
spesa. Non è quindi certo che il disavanzo eccessivo possa essere corretto
entro il 2013, a meno di specificare a sufficienza le misure previste e di
attuarne altre laddove se ne presenti la necessità. Si prevede che il rapporto
debito/PIL passi dall'85,8% del 2011 all'89,2% nel 2013, per scendere all'83,2%
nel 2016. Secondo il programma, il parametro di riferimento per la riduzione
del debito sarà raggiunto alla fine del periodo di transizione (2016). (9) Nonostante le misure di
risanamento supplementari adottate nel secondo semestre 2011 e nel febbraio
2012, l'attuazione del risanamento di bilancio rimane una sfida di grande
impegno. Per ristabilire una posizione di bilancio sostenibile è indispensabile
evitare eccedenze di spesa mediante un impegno di bilancio più rigoroso. Per
favorire la correzione del disavanzo eccessivo nelle modalità previste, sarebbe
altresì opportuno che la Francia sfruttasse le possibilità di accelerazione
della riduzione del debito. Per quanto riguarda la sostenibilità a lungo
termine delle finanze pubbliche e l'adeguatezza delle pensioni future, è in via
di applicazione graduale la riforma delle pensioni adottata nel 2010. Se l'occupazione
e la crescita si riveleranno inferiori alle previsioni, non è tuttavia sicuro
che il sistema raggiunga il pareggio entro il 2018 e si prevede che esso
registri un disavanzo dopo il 2020. Inoltre, il comitato d'indirizzo di recente
istituzione, incaricato di emettere ogni anno un parere sulla situazione
finanziaria dei diversi regimi pensionistici e sulle condizioni necessarie a
garantire il pareggio dei conti entro il 2018, non ha formulato tale parere nel
2011, rendendo difficoltosa la valutazione della sostenibilità del sistema
pensionistico. (10) Al funzionamento del mercato
del lavoro francese gioverebbe un'ulteriore riduzione della segmentazione che
lo caratterizza. In caso di esuberi dettati da motivi economici, il contratto
di sicurezza professionale (CSP), introdotto con la legge del luglio 2011
fondendo due tipologie di contratto preesistenti, trasferisce l'onere del
servizio di consulenza dal datore di lavoro ai servizi pubblici per l'impiego (Pôle
emploi). Si tratta di un'iniziativa positiva, ma limitata. Sono state
altresì adottate, o sono all'esame, varie misure intese a introdurre
flessibilità nell'organizzazione del lavoro per le aziende temporaneamente in
difficoltà, che, tuttavia, non affrontano specificamente il problema della
segmentazione del mercato del lavoro. Dall'analisi della legislazione a tutela
dell'occupazione emerge inoltre che la procedura amministrativa di
licenziamento individuale continua a generare incertezza e a esporre il datore
di lavoro a spese potenzialmente ingenti. È infine importante assicurare che
gli adeguamenti del salario minimo favoriscano l'occupazione, soprattutto dei
giovani e delle persone poco qualificate. (11) A seguito della riforma delle
pensioni, passi nella giusta direzione si registrano con le misure intese a
favorire l'occupazione dei lavoratori più anziani, compreso l'obbligo imposto alle
imprese di attuare una gestione dell'età attiva. In generale, tuttavia, i piani
d'azione collegati sono poco ambiziosi e non contemplano misure quali la
riduzione dell'orario di lavoro o l'offerta di posti adatti specificamente ai
lavoratori più anziani. Inoltre, alcuni aspetti del sistema di indennità di
disoccupazione applicato ai lavoratori più anziani (durata, mancanza di
degressività) possono costituire incentivi limitati al lavoro. Occorre infine
una strategia di più ampio respiro nel settore dell'educazione degli adulti per
aumentarne l'occupabilità. (12) Per affrontare il problema
della disoccupazione giovanile le autorità francesi si sono impegnate a portare
il numero degli apprendistati da 600 000 a 800 000 entro il 2015. Nel
2011 e 2012 sono state varate diverse misure intese ad aumentare la percentuale
degli apprendisti nelle imprese e a inasprire le sanzioni per le aziende
inadempienti; ciò nonostante il numero complessivo di apprendistati è ancora
lontano dall'obiettivo. Da uno studio recente commissionato dalle autorità
francesi emerge inoltre che il 40% delle PMI ritiene le competenze degli
apprendisti inadeguate alle esigenze aziendali. Alle politiche volte ad
affrontare il problema della disoccupazione giovanile gioverebbe quindi una maggiore
corrispondenza fra le competenze insegnate nel sistema scolastico-formativo e
le esigenze del mercato del lavoro. (13) La fusione in un unico ente (Pôle
emploi) degli uffici di collocamento (ANPE) e dell'agenzia che gestiva le
indennità di disoccupazione (UNEDIC) non ha ancora prodotto i risultati
auspicati in termini di efficacia e qualità dei servizi. Sebbene il nuovo
accordo trilaterale pluriennale sul funzionamento e i servizi di Pôle emploi
nel periodo 2012-2014, firmato nel gennaio 2012 (tra governo, parti
sociali e Pôle emploi), costituisca un passo nella giusta direzione, il
fatto che una serie di traguardi/obiettivi non sia ancora fissata rende per il
momento difficoltoso valutare la portata della riforma. La credibilità della
riforma è altresì messa alla prova dai vincoli di bilancio e dalle limitate
risorse umane dei servizi pubblici per l'impiego. (14) Nel febbraio 2012 la Francia
ha deciso un aumento di 1,6 punti percentuali dell'IVA, portandola al 21,2%, e
un incremento di 2 punti percentuali degli oneri di natura sociale gravanti sui
redditi da capitale e sulle plusvalenze, portandoli al 15,5%, per compensare la
diminuzione dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro. La misura
è appropriata all'introduzione di un regime tributario più equilibrato che
sgravi il lavoro di parte dell'onere fiscale e, come rilevano i servizi della
Commissione nell'esame approfondito degli squilibri macroeconomici, potrebbe
contribuire a migliorare la competitività di costo delle esportazioni francesi,
con potenziali impatti positivi sulla redditività delle imprese e, a più lungo
termine, sugli investimenti e sulla competitività non legata al prezzo.
Tuttavia, il settore interessato dalla riforma è eccessivamente limitato.
Inoltre, sebbene si sia intervenuti sul versante della riduzione delle
agevolazioni fiscali, agli sforzi in tal senso si è accompagnato un
innalzamento delle aliquote, con tendenziale aumento dell'onere fiscale sul
lavoro, già piuttosto pesante. Poiché il gettito francese risultante dalle
imposte ambientali è al penultimo posto per entità nell'UE, vi è ampio margine
per un aumento di tali imposte. Non sono state infine adottate misure
specifiche per valutare l'efficacia di alcune aliquote ridotte verso il
conseguimento degli obiettivi occupazionali o sociali che si prefiggono
(in particolare per quanto riguarda le aliquote IVA ridotte). (15) Nonostante le varie riforme
adottate per semplificare il contesto imprenditoriale ed eliminare le
restrizioni in alcune professioni e settori regolamentati, sussistono ostacoli
all'ingresso e condizioni restrittive di esercizio per numerosi altri (ad es.,
veterinari, tassisti, settore medico-sanitario, professioni legali, compresi i
notai). Ne consegue l'esigenza di procedere ad un esame orizzontale e
sistematico delle restanti restrizioni all'ingresso e all'esercizio delle
professioni regolamentate per valutarne necessità e proporzionalità. Per quanto
attiene al settore del commercio al dettaglio, si dovrebbe permettere ai
distributori di fissare liberamente i prezzi da loro praticati e altre
condizioni commerciali, affinché il consumatore possa beneficiare di prezzi
inferiori. Altrettanto vantaggiose per il consumatore sarebbero altre misure
atte a favorire la concorrenza in questo settore ad elevata concentrazione,
quali la revoca o la revisione delle restrizioni inerenti alla pianificazione
territoriale e lo snellimento delle procedure per l'apertura di nuove strutture
di distribuzione. (16) Occorre intensificare la
concorrenza in varie industrie di rete (mercato all'ingrosso dell'energia
elettrica, settore ferroviario) perché le riforme attuate finora sono sfociate
in risultati soltanto parziali. La concentrazione sul mercato dell'energia
elettrica continua ad attestarsi fra le più elevate dell'UE. Nonostante l'effetto
positivo della legge NOME sulla concorrenza, sono necessarie ulteriori
iniziative per migliorare in Francia l'accesso di operatori alternativi alla
capacità di generazione di energia, ad es. la generazione di energia
idroelettrica. Nel trasporto ferroviario, l'ingresso di nuove imprese resta
limitato sia per il comparto merci sia per il trasporto internazionale di
passeggeri; nel comparto merci permangono altresì ostacoli tecnici a un accesso
non discriminatorio. (17) La quota francese del mercato
delle esportazioni è diminuita del 19,4% fra il 2005 e il 2010,
registrando uno dei cali più ingenti fra gli Stati membri, ampiamente superiore
alla soglia prevista nella relazione sul meccanismo di allerta pubblicata dalla
Commissione il 14 febbraio 2012. Nell'esame approfondito della Francia i
servizi della Commissione sono giunti alla conclusione che le perdite
registrate di quote del mercato delle esportazioni sono dovute a un
deterioramento sia della competitività di costo, sia, soprattutto, della
competitività non legata al prezzo. In particolare, l'aumento del costo del
lavoro per unità di prodotto ha messo sotto pressione la redditività delle
imprese francesi limitandone le capacità di crescere, investire opportunamente
per migliorare le prestazioni e innovare. Le iniziative politiche avviate per
favorire l'innovazione nel settore privato dovrebbero essere monitorate e
integrate da misure volte a ripristinare la redditività delle imprese francesi. (18) La Francia ha assunto una
serie di impegni nel quadro del patto Euro Plus. Tali impegni, e l'attuazione
degli impegni presentati nel 2011, sono connessi alla promozione dell'occupazione,
al miglioramento della competitività e all'aumento della sostenibilità delle
finanze pubbliche. La Commissione ha valutato l'attuazione degli impegni
assunti nel quadro del patto Euro Plus. I risultati della valutazione sono
stati tenuti in debito conto nelle raccomandazioni. (19) Nell'ambito del semestre
europeo la Commissione ha effettuato un'analisi completa della politica
economica della Francia, ha valutato il programma di stabilità e il programma
nazionale di riforma e ha presentato un esame approfondito. La Commissione
ha tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della sostenibilità
della politica di bilancio e della politica socioeconomica della Francia, ma
anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti UE, alla luce della
necessità di rafforzare la governance economica dell'Unione europea nel
suo insieme, offrendo un contributo a livello UE per le future decisioni
nazionali. Le raccomandazioni che propone nell'ambito del semestre europeo sono
riportate nei successivi punti da 1 a 5. (20) Alla luce della valutazione di
cui sopra il Consiglio ha esaminato il programma di stabilità della Francia e
il suo parere[9]
trova riscontro, in particolare, nella raccomandazione di cui al seguente punto
1. (21) Alla luce dei risultati dell'esame
approfondito della Commissione e della citata valutazione, il Consiglio ha
esaminato il programma nazionale di riforma 2012 e il programma di stabilità
della Francia. Le sue raccomandazioni a norma dell'articolo 6 del regolamento
(UE) n. 1176/2011 sono riportate, in particolare, nelle raccomandazioni di cui
ai seguenti punti 2, 4 e 5, RACCOMANDA che la Francia adotti
provvedimenti nel periodo 2012-2013 al fine di: 1. rafforzare e attuare la
strategia di bilancio, sostenendola con misure sufficientemente specifiche per
l'anno 2012 e oltre, in modo da assicurare la correzione del disavanzo
eccessivo nei tempi previsti e compiere lo sforzo di aggiustamento strutturale
indicato nelle raccomandazioni del Consiglio nel quadro della procedura per i
disavanzi eccessivi; realizzare quindi uno sforzo di aggiustamento strutturale
atto a permettere progressi sufficienti verso il conseguimento dell'obiettivo
di bilancio a medio termine, anche in termini di rispetto del parametro di
riferimento per la spesa, e compiere sufficienti progressi verso il rispetto
del parametro di riferimento per la riduzione del debito; continuare a rivedere
la sostenibilità e l'adeguatezza del sistema pensionistico e, se necessario,
adottare ulteriori provvedimenti; 2. varare ulteriori riforme per
superare la segmentazione del mercato del lavoro rivedendo, in consultazione
con le parti sociali secondo le prassi nazionali, aspetti specifici della
legislazione a tutela dell'occupazione, riguardo in particolare alla procedura
amministrativa di licenziamento individuale; continuare ad assicurare che gli
adeguamenti del salario minimo favoriscano la creazione di posti di lavoro e la
crescita; intraprendere iniziative per aumentare la partecipazione degli adulti
all'apprendimento permanente; 3. intervenire sul mercato del
lavoro con provvedimenti atti ad assicurare una più lunga permanenza dei
lavoratori più anziani nel mondo del lavoro; migliorare l'occupabilità dei
giovani, soprattutto di quelli maggiormente esposti al rischio di
disoccupazione, in particolare offrendo formule di apprendistato più numerose e
migliori che rispondano effettivamente alle loro necessità; intensificare
le politiche attive per il mercato del lavoro e aumentare l'efficacia dei
servizi pubblici per l'impiego nella prestazione di sostegno personalizzato; 4. progredire nell'introduzione
di un regime tributario più semplice ed equilibrato, in cui l'onere fiscale si
sposti dal lavoro verso altre forme d'imposizione con ripercussioni meno
pesanti sulla crescita e sulla competitività esterna, in particolare verso le
imposte ambientali e sui consumi; proseguire nelle iniziative volte a ridurre e
razionalizzare le agevolazioni fiscali (soprattutto quelle che incentivano all'indebitamento);
esaminare l'efficacia delle attuali aliquote IVA ridotte ai fini del sostegno
alla creazione di posti di lavoro; 5. perseverare negli sforzi tesi
a eliminare le restrizioni ingiustificate nelle professioni e nei settori
regolamentati, in particolare nel settore dei servizi e del commercio al
dettaglio; intervenire ulteriormente per liberalizzare le industrie di rete,
specialmente il mercato all'ingrosso dell'energia elettrica, sviluppare la
capacità di interconnessione energetica ed agevolare l'ingresso di nuovi
operatori nel trasporto ferroviario, sia nel comparto merci sia nel trasporto
internazionale di passeggeri. Fatto a Bruxelles, il Per
il Consiglio Il
presidente [1] GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1. [2] GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25. [3] COM(2012) 313 definitivo. [4] P7_TA(2012)0048 e P7_TA(2012)0047. [5] Decisione 2012/238/UE del Consiglio, del 26 aprile 2012. [6] COM(2012) 68 definitivo. [7] SWD(2012) 155 definitivo. [8] Saldo di bilancio corretto per il ciclo al netto delle
misure temporanee e una tantum, ricalcolato dai servizi della Commissione sulla
base delle informazioni contenute nel programma, secondo la metodologia
concordata. [9] A norma dell'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento
(CE) n. 1466/97 del Consiglio.