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Document 52011DC0886
JOINT COMMUNICATION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL HUMAN RIGHTS AND DEMOCRACY AT THE HEARTOF EU EXTERNAL ACTION –TOWARDS A MORE EFFECTIVE APPROACH
COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI E DEMOCRAZIA AL CENTRO DELL’AZIONE ESTERNA DELL'UNIONE EUROPEA - VERSO UN APPROCCIO PIÙ EFFICACE
COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI E DEMOCRAZIA AL CENTRO DELL’AZIONE ESTERNA DELL'UNIONE EUROPEA - VERSO UN APPROCCIO PIÙ EFFICACE
/* COM/2011/0886 definitivo */
COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI E DEMOCRAZIA AL CENTRO DELL’AZIONE ESTERNA DELL'UNIONE EUROPEA - VERSO UN APPROCCIO PIÙ EFFICACE /* COM/2011/0886 definitivo */
INDICE Il contesto: l’UE come forza mondiale per i
diritti umani.................................................................. 5 Le sfide. 6 La risposta dell’UE....................................................................................................................... 6 A........... Riorganizzazione
dell’attuazione: interventi efficaci e su misura.............................. 8 Massimizzare l’impatto sul territorio con
strategie specifiche........................................................... 8 Ottenere risultati per le questioni trasversali
mediante un approccio basato su campagne................. 8 Un nuovo approccio nei confronti degli Stati
vicini e oltre............................................................... 9 Lavorare in partenariato con la società civile.................................................................................. 9 B........... Un approccio comune alle
politiche........................................................................... 10 Democrazia ed elezioni................................................................................................................ 10 Cooperazione allo sviluppo......................................................................................................... 11 Clausole relative ai diritti umani.................................................................................................... 12 Politica commerciale................................................................................................................... 12 Tecnologie dell’informazione e della
comunicazione...................................................................... 13 Imprese e diritti umani................................................................................................................. 13 Prevenzione dei conflitti............................................................................................................... 13 Gestione delle crisi...................................................................................................................... 14 Lotta contro il terrorismo............................................................................................................. 14 Libertà, sicurezza e giustizia......................................................................................................... 14 Coerenza politica a 360 gradi...................................................................................................... 15 C........... Creazione di forti partenariati................................................................................... 16 Cooperazione multilaterale.......................................................................................................... 16 Giustizia internazionale................................................................................................................. 16 Organizzazioni regionali............................................................................................................... 17 Risultati attraverso il dialogo........................................................................................................ 17 Reagire alle violazioni gravi.......................................................................................................... 17 D.......... sfruttare il peso collettivo
dell’Europa..................................................................... 18 Parlamento europeo.................................................................................................................... 18 Stati membri............................................................................................................................... 18 Una struttura permanente per i diritti umani e
la democrazia in seno al Consiglio dell'Unione europea 18 Creazione di una cultura dei diritti umani e
della democrazia......................................................... 19 Una ridefinizione delle comunicazioni dell’UE............................................................................... 19 Le prossime tappe...................................................................................................................... 20 COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO
EUROPEO E AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI E
DEMOCRAZIA AL CENTRO
DELL’AZIONE ESTERNA DELL'UNIONE EUROPEA -
VERSO UN APPROCCIO PIÙ EFFICACE Tutti i diritti umani – civili, politici,
economici, sociali e culturali – hanno un carattere universale e sono validi
per tutti, ovunque. Il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali
è un elemento basilare dell'Unione europea. La tutela e la promozione dei
diritti umani sono una costante di tutte le azioni dell’UE, sia interne che
esterne. In materia di diritti umani e di democrazia, l'UE deve essere coerente
quando si tratta delle norme e dei principi che vuole sostenere, dando prova di
creatività e di assoluta determinazione per ottenere risultati concreti. Scopo della presente comunicazione è avviare
un dibattito con le altre istituzioni europee su come rendere la politica
esterna dell’UE in materia di diritti umani e democrazia più attiva, coerente
ed efficace. Per garantire un salto di qualità in termini di efficacia dell'UE,
la comunicazione definisce il modo in cui l’UE intende ampliare, approfondire e
razionalizzare il proprio operato sulla scena internazionale in modo da
incidere davvero sulla vita delle persone. La comunicazione propone di intervenire in
quattro settori (dispositivi di attuazione, integrazione delle politiche,
creazione di partenariati e necessità di parlare con una sola voce), chiede il
parere del Consiglio e del Parlamento europeo su come si possano sfruttare le
opportunità e raccogliere le sfide e fornisce orientamenti sui quali
raccogliere pareri e dati concreti, anche da altre parti interessate, in modo
da rafforzare la strategia esterna dell’UE in materia di diritti umani. "L'azione dell'UE sulla scena
internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo
sviluppo e l'allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel
resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità
e indivisibilità dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali, rispetto
della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle
Nazioni Unite e del diritto internazionale " Trattato sull'Unione europea, articolo 21 Il contesto:
l’UE come forza mondiale per i diritti umani Sono passati dieci anni dalla comunicazione
della Commissione dell’8 maggio 2001 intitolata “Il ruolo dell'Unione
europea nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione nei paesi
terzi”. Da allora nel mondo si sono verificati avvenimenti sconvolgenti,
dall’11 settembre alla Primavera araba. Gli eventi del 2011 nel Medio Oriente e
nel Nord Africa dimostrano quanto siano importanti i diritti umani e la
democrazia. Ora l'UE deve dar prova di un rinnovato impegno per rispondere
efficacemente alle sfide cui sono confrontati i diritti umani e la democrazia
in tutto il mondo. L’UE ha elaborato, nella sua azione esterna,
un ampio ventaglio di orientamenti e strumenti politici per mettere in pratica
il proprio impegno a favore dei diritti umani e della democrazia, cooperando
con gli Stati membri, il Parlamento europeo e la società civile. Diversi
orientamenti adottati dal Consiglio (a cui si aggiunge una serie di dispositivi
e strumenti analoghi) guidano l’azione dell’UE sulle principali questioni
relative ai diritti umani, quali la pena di morte, la lotta contro la tortura,
la tutela dei difensori dei diritti umani, la libertà di religione o di credo,
i diritti dei minori e delle donne o l’orientamento sessuale. È stato istituito
un Programma di azione che funge da nuova base per la risposta dell’UE
in termini di sostegno alla democrazia. È su queste basi che l'UE solleva con altri
paesi le questioni riguardanti i diritti umani e la situazione delle persone
sotto minaccia in un numero crescente di dialoghi e consultazioni in materia di
diritti umani, in occasione di riunioni politiche e iniziative diplomatiche,
oltre che nella sfera pubblica. L’UE ha fornito assistenza e appoggio per il
consolidamento delle istituzioni democratiche e dei diritti umani e si è
attivata per imporre misure restrittive a seguito di gravi violazioni degli
stessi diritti. Un impegno coerente con la società civile e il sostegno a suo
favore sono una caratteristica chiave dell’azione dell’UE. Inoltre, l’UE ha svolto un ruolo di primo
piano nell'istituzione di norme e meccanismi solidi per la promozione e la
tutela dei diritti umani presso le Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa e
l'OSCE. L'UE ha collaborato con altre organizzazioni e parti interessate per
garantire che le Nazioni Unite reagiscano alle gravi violazioni dei diritti
umani che si verificano in determinati paesi e per affrontare le questioni
fondamentali attinenti a tali diritti. L'UE stessa ha posto i diritti umani al centro
della sua politica di allargamento, che è disciplinata dai criteri di
Copenaghen. La Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo stabilisce norme internazionali per tutti gli Stati membri delle
Nazioni Unite. Ogni paese membro dell’ONU aderisce ad almeno uno dei sei
principali trattati in materia di diritti umani che la dichiarazione universale
ha ispirato e l'80% degli Stati ne hanno ratificato quattro o più. Il processo
di ratifica avanza ad un ritmo sostenuto. Nel settore dei diritti umani e del lavoro,
le otto principali convenzioni dell’OIL vantano un alto tasso di ratifica a
livello mondiale e sono state ratificate integralmente da tutti gli Stati
membri dell'UE. Esiste dunque un quadro giuridico globale, ma la vera sfida
consiste nel garantirne l’applicazione. L’UE promuove i diritti umani all’interno e
all’esterno dei suoi confini, ritenendoli indispensabili tanto per la dignità
della persona quanto per la giustizia sociale e la promozione della pace, della
prosperità e della stabilità internazionale. Le sfide Negli ultimi anni sono emerse molte sfide. In
primo luogo, la legittimità delle norme internazionali sui diritti umani e la
democrazia è stata messa in discussione, talvolta da potenze emergenti con le
quali l'UE sta cercando di stabilire una cooperazione. Alcuni Stati hanno
contestato in sede di Nazioni Unite norme consolidate in materia di diritti
umani, facendo pensare, a torto, che le violazioni di tali diritti possano
essere giustificate dalle differenze culturali. Sono state impiegate leggi
sulla blasfemia per limitare la libertà di espressione. L’attuale crisi
economica ha comportato ulteriori assestamenti nell’economia mondiale che a
loro volta hanno indotto alcuni a mettere in discussione la natura universale e
l’utilità dei diritti umani. Quando promuove i diritti umani in ambiti quali
l’abolizione della pena di morte o l’orientamento sessuale, l’UE si scontra
spesso con obiezioni. Anche laddove le norme internazionali sono
generalmente accettate, l’applicazione a livello nazionale continua spesso ad
essere lenta. Le donne e le ragazze sono ancora vittime di discriminazione e
violenza. La discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità
di genere è molto diffusa. Nell’ultimo decennio i progressi per quanto riguarda
l’abolizione della tortura e dei trattamenti degradanti o la tutela e la
promozione dei diritti dei minori sono stati insufficienti. L’UE è stata
determinante nel concorrere a far approvare la Convenzione delle Nazioni Unite
sui diritti delle persone con disabilità e vi ha aderito diventandone parte a
pieno titolo, ma restano ancora notevoli problemi da affrontare per garantirne
la piena applicazione. Vi è anche la percezione che non vi sia sempre
una corrispondenza piena tra le dichiarazioni dell’UE in materia di diritti
umani e democrazia e le sue politiche esterne o interne. Nel contesto della
Primavera araba si è discusso se in precedenza l’UE avesse fatto abbastanza per
sostenere la società civile e promuovere il cambiamento anziché la stabilità.
Al contempo, la situazione dei diritti umani all'interno dell’UE è sempre più
sotto esame. Infine, la globalizzazione comporta nuove
sfide per la promozione dei diritti umani. Nel quadro della crescente
globalizzazione e interdipendenza delle economie sono emersi nuovi soggetti,
con implicazioni complesse in termini di diritti umani. Se da un lato gli
obblighi che essi comportano sono tradizionalmente un aspetto di cui si
occupano gli Stati, dall’altro sono molte oggi le cause all’origine delle
violazioni di tali diritti, dall’espropriazione delle terre da parte degli
Stati stessi ai danni delle popolazioni indigene all’esportazione di nuove
tecnologie impiegate per esercitare la censura e la sorveglianza. Se è vero che
in molti paesi la globalizzazione ha contribuito a migliorare le condizioni di
un gran numero di persone, aiutandole ad uscire dalla povertà e rendendo le
società più aperte, in altri si ritiene che abbia esacerbato le disuguaglianze,
la discriminazione e lo sfruttamento. La risposta
dell’UE L’UE non è sempre stata così efficace o coesa
come avrebbe potuto. Il suo compito attuale è garantire una politica chiara,
coerente ed efficace adottando un approccio maggiormente intelligente e
strategico. La promessa del trattato di Lisbona di porre i diritti umani, la
democrazia e lo Stato di diritto al centro di tutta l’azione esterna, di
assicurare coerenza fra tutti i settori interessati da questa azione e di
applicare i principi della politica estera dell’UE, rende questo compito ancora
più urgente. Di seguito sono esposti gli elementi
principali di un quadro strategico, ossia un'impostazione e iniziative alle
quali le istituzioni europee possono contribuire con la loro esperienza e i
loro punti di vista. L’obiettivo dell’UE deve restare quello di
prevenire le violazioni dei diritti umani e, ove queste si verifichino,
garantire che le vittime abbiano accesso alla giustizia e a un risarcimento e
che i responsabili ne rispondano. Così facendo l’UE deve riaffermare il proprio
impegno per l’universalità, l’indivisibilità e l’interdipendenza di tutti i
diritti umani, siano civili, politici, economici, sociali e culturali, il cui
rispetto è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla
Carta delle Nazioni Unite e dai trattati internazionali in materia di diritti
umani. La democrazia è un valore universale basato
sulla volontà dei popoli, liberamente espressa, di determinare il proprio
ordinamento politico. I diritti umani e la democrazia vanno di pari passo con
le libertà che conferiscono potere ai popoli – la libertà di espressione, di
associazione e di riunione – su cui si fonda la democrazia. Eventi come la
Primavera araba dimostrano una volta di più che la libertà non può essere
soppressa. L'UE ritiene che il rispetto dello Stato di
diritto, che comprende l’accesso alla giustizia e il diritto a un equo
processo, sia essenziale per la tutela dei diritti umani e dei principi
democratici. L’UE deve impegnarsi a promuovere e a
proteggere la libertà, la dignità, l’uguaglianza e la giustizia per tutti come
priorità chiave della sua politica estera. I diritti umani e la democrazia
devono essere una costante delle politiche esterne dell’UE. La promozione di
queste finalità è fondamentale per altri obiettivi quali la sicurezza, lo
sviluppo, la partecipazione economica e l’inclusione sociale. I diritti umani e
la democrazia devono essere presi in considerazione in ogni fase del processo
decisionale riguardante la politica estera. L’azione esterna dell’UE deve rispettare i
diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
diventata una normativa vincolante dell'UE in virtù del trattato di Lisbona,
oltre ai diritti garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Per promuovere questi principi, l’UE deve
rivedere le sue strutture, i suoi processi e i suoi meccanismi di attuazione.
Occorre intervenire in determinati settori, riflettendo in particolare sui
seguenti aspetti: –
quanto ai meccanismi di attuazione esterna –
un’impostazione dal basso verso l'alto, personalizzata e accompagnata da
campagne trasversali a livello mondiale su temi specifici, non consentirebbe di
conseguire più efficacemente gli obiettivi in termini di democrazia e diritti
umani? –
Quanto al procedimento - in che modo l’UE
può esprimere una maggiore coesione nell'insieme delle sue politiche ed
istituzioni, oltre che sul fronte esterno, nel quadro della sua cooperazione
con partner internazionali, ONG, associazioni regionali e organizzazioni
internazionali? –
Quanto alle strutture interne – dobbiamo
accordare priorità al completamento di una rete di punti focali per la
democrazia e i diritti umani nelle varie delegazioni dell'UE nel mondo e dotare
il Consiglio di risorse permanenti in materia di diritti umani esterni e
democrazia? A. Riorganizzazione
dell’attuazione: interventi efficaci e su misura Massimizzare
l’impatto sul territorio con strategie specifiche L’UE ha tradizionalmente adottato un approccio
dall’alto verso il basso per quanto riguarda la sua strategia in materia di
diritti umani, concordando priorità su scala mondiale a Bruxelles e cercando
successivamente di attuarle tramite dialoghi politici e riunioni con paesi
terzi. Tuttavia, anche se i principi e gli obiettivi sono universali, le
priorità immediate, e conseguentemente il percorso da seguire e la tabella di
marcia, possono e devono cambiare da un paese all’altro. Perciò, se gli obiettivi generali della
politica dell’UE in materia di diritti umani e democrazia rimangono validi e
inalterati, un approccio che cerchi di armonizzare gli obiettivi di un singolo
paese con le realtà locali ha maggiori possibilità di conseguire risultati
concreti rispetto a un approccio di tipo universale. Le strategie nazionali su
misura in materia di diritti umani e democrazia devono pertanto costituire
parte integrante della strategia generale dell’UE nei confronti di tale paese.
Questo servirà a razionalizzare e organizzare per priorità il lavoro,
specialmente quello delle delegazioni dell’UE e delle ambasciate degli Stati
membri, oltre ad impiegare meglio il complesso di mezzi e strumenti pertinenti
dell’UE e operare nei settori con maggiori probabilità di produrre
miglioramenti e mutamenti duraturi. Questo non significa che l’UE non debba,
per esempio, condannare l’uso della pena di morte in un paese che continua ad
applicarla, ma significa che questa non deve essere l’unica finalità
dell’impegno dell’UE in materia di diritti umani quando altri settori
potrebbero registrare cambiamenti positivi. L'UE sta attualmente elaborando strategie in
materia di diritti umani per oltre 150 paesi (con l'obiettivo a termine di
includerli tutti). Tali misure dovrebbero aiutare l'Unione europea a modulare
la sua impostazione per incidere maggiormente sulla situazione in loco. Le
strategie nazionali, che sono tese a raggruppare le risorse delle delegazioni e
delle missioni diplomatiche degli Stati membri dell’UE nel settore, fissano
obiettivi e priorità specifiche per paese, che possono essere integrati in
tutte le politiche esterne dell'UE, segnatamente le politiche in materia di sviluppo,
scambi e sicurezza, e rientrare così nella politica generale e nelle relazioni
economiche con qualsiasi paese. Tali strategie vengono delineate in funzione
delle opinioni espresse dalla società civile. L'UE dovrebbe garantire che si tenga conto
delle strategie nazionali in materia di diritti umani nel quadro dei dialoghi
sui diritti umani, nei processi decisionali e in sede di programmazione e
attuazione dell’assistenza finanziaria con i paesi terzi, compresi i documenti
di strategia nazionale dopo il 2013. Ottenere
risultati per le questioni trasversali mediante un approccio basato su campagne Oltre a definire strategie su misura per
ciascun paese, l'UE deve individuare temi trasversali per fornire il suo
sostegno comune sotto forma di campagne mirate e limitate nel tempo. Ne è un
buon esempio l’impegno di lunga data a favore del Tribunale penale
internazionale e per l’abolizione della pena di morte. Questo tipo di campagne
deve essere oggetto di un’azione collettiva da parte di tutte le istituzioni e di
tutti gli Stati membri dell'UE. L'Alta rappresentante ha proposto di
concentrarsi su tre tematiche nei prossimi tre anni: –
riforma dei sistemi giudiziari incentrata sul
diritto a un equo processo; –
diritti delle donne, sviluppando ulteriormente
l’impostazione globale dell’UE nei confronti delle donne, della pace e della
sicurezza, nonché la strategia dell’UE per la parità tra donne e uomini; –
diritti dei minori, sviluppando ulteriormente il “Programma
UE per i diritti dei minori” e le due serie di orientamenti dell’UE sui
minori. Le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri
devono essere coinvolti nell'elaborazione di obiettivi specifici, misurabili,
realizzabili, realistici e di durata limitata, insieme ai piani di attuazione
per ciascuna campagna. Un nuovo
approccio nei confronti degli Stati vicini e oltre La recente revisione della politica europea di
vicinato ha sviluppato ulteriormente le politiche dell’UE a sostegno della
democrazia. La nuova impostazione si basa sulla responsabilità reciproca e su
un maggiore impegno a favore dei valori universali dei diritti umani, della
democrazia e dello Stato di diritto, senza trascurare un dialogo politico più
intenso in questo ambito. Sono state introdotte due nozioni: “democrazia a
tutti gli effetti”, per definire un quadro di riferimento delle realizzazioni
necessarie sulla base delle quali valutare i progressi compiuti e “more for
more”, in modo da premiare i paesi che sono disposti a compiere reali progressi
verso la democrazia destinando ulteriori risorse alla cooperazione. Tale
principio deve essere applicato anche all’inverso. I partenariati con la
società civile verranno intensificati e si metterà a disposizione un maggior
sostegno finanziario, anche grazie a un nuovo strumento di finanziamento
specifico. Lavorare in
partenariato con la società civile L’UE deve operare in stretta collaborazione
con la società civile, avvalendosi delle proprie competenze e dei propri canali
alternativi di comunicazione. Occorre inoltre sviluppare il dialogo da tempo
avviato tra funzionari, ONG, imprese, sindacati e mezzi d'informazione. L’UE
dovrà continuare a dare il proprio appoggio alle società civili dinamiche, che
rivestono un’importanza vitale per gli Stati democratici, e alle parti sociali,
che sono fondamentali per sostenere le riforme. Anche nei casi in cui le
prospettive ragionevoli di un dialogo efficace con un governo siano scarse o
nulle, i contatti con il popolo di quel paese non devono per questo diminuire.
In quei casi è tanto maggiore la necessità che l’UE s’impegni insieme alla
società civile e all'opposizione politica pacifica, sostenendo i difensori dei
diritti umani esposti a rischi e minacce. L’UE dovrebbe continuare a prendere
posizione su specifiche situazioni e violazioni dei diritti e sull’arretramento
democratico, con particolare attenzione a mantenere o creare le opportunità
necessarie allo sviluppo della società civile. L’UE ha adottato un approccio sistematico in
tutti gli aspetti della propria politica in materia di diritti umani
relativamente alle consultazioni con le ONG internazionali e locali attive in
tale ambito. Verrà accordata particolare attenzione alla promozione nei paesi
terzi di condizioni che permettano alla società civile di operare liberamente.
Il forum annuale UE-ONG sui diritti umani dovrà continuare a riesaminare
l’azione dell’UE e contribuire a migliorarla. I difensori dei diritti umani sono alleati
indispensabili dell'UE per la promozione e la tutela dei diritti umani a
livello mondiale e interlocutori chiave per le delegazioni dell'UE e le
missioni diplomatiche degli Stati membri dell’UE nei paesi terzi. L’UE dovrebbe
continuare a sostenere la concreta applicazione dei suoi orientamenti sui
difensori dei diritti umani, anche attraverso la sensibilizzazione di tutte le
parti interessate, e a offrire protezione immediata ai difensori dei diritti
umani direttamente minacciati, segnatamente grazie a un programma di emergenza
a livello dell'UE. L’appoggio politico ai difensori è integrato da
un’assistenza finanziaria espressamente prevista dall’EIDHR, tenendo conto
degli ostacoli specifici che queste persone affrontano nel proprio lavoro
quotidiano. Lo strumento europeo per la democrazia e i
diritti umani (EIDHR), con una dotazione finanziaria pari a 1,1 miliardi di
euro per il periodo 2007-2013, rispecchia l’impegno dell’UE nel promuovere e
sostenere la democrazia e i diritti umani, fornendo appoggio alla società
civile e alle istituzioni competenti in materia di diritti umani nel mondo. Per
il prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, la Commissione ha
proposto di aumentare il finanziamento a 1,4 miliardi di euro (prezzi 2011). Nel contesto del quadro finanziario
pluriennale, saranno formulati suggerimenti per rendere l’EIDHR più flessibile
così da agire in modo più efficace, più rapidamente e su più vasta scala, per
consentire a un maggior numero di organismi di accedere ai finanziamenti e
garantire una risposta tempestiva alle esigenze della società civile nei paesi
che si trovano ad affrontare le situazioni più urgenti e difficili. B. Un approccio comune
alle politiche L'UE è determinata a imperniare la propria
azione esterna sui diritti umani e la democrazia, come filo conduttore di tutto
il suo operato. Il trattato sull'Unione europea sancisce che i diritti umani e
la democrazia sono principi guida per tutte le azioni dell’UE. È possibile
adottare un approccio ancora più concertato nell’ampio ventaglio delle
politiche dell'UE affinché esse producano il massimo effetto. Diverse politiche dell’UE a dimensione esterna
hanno un’evidente importanza per la democrazia e i diritti umani, comprese
quelle in materia di cooperazione allo sviluppo, scambi, spazio di libertà,
sicurezza e giustizia, lotta al terrorismo, gestione delle crisi, prevenzione
dei conflitti e gestione di internet. Tutte le azioni realizzate nel quadro di tali
politiche (comprese le misure di attuazione adottate dagli Stati membri nei
rispettivi settori di competenza) devono continuare ad essere pienamente
compatibili con il rispetto, la tutela e la promozione dei diritti umani. Democrazia ed
elezioni Quanto al sostegno alla democrazia, l’UE e i
suoi Stati membri profondono un grande impegno a favore della democrazia,
impegno che è sancito dai trattati e dalle costituzioni e che affonda le radici
in solide tradizioni parlamentari. Nel 2009 l'UE ha adottato una strategia e un
“Programma di azione” sul sostegno alla democrazia nell’ambito delle sue
azioni esterne. Ciò ha richiesto una maggiore coerenza delle politiche e un
impiego più coordinato degli strumenti, nello spirito del trattato di Lisbona. Le elezioni svolgono un ruolo essenziale per
una vasta gamma di diritti umani, quali la libertà di espressione, di riunione
e di associazione. L’UE è un attore importante nel sostegno elettorale e aiuta
i paesi partner ad attuare processi elettorali credibili, trasparenti e
inclusivi. Inoltre, le sue missioni di osservazione elettorale sono uno
strumento importante a disposizione dell’UE. Le loro raccomandazioni
costituiscono un contributo estremamente utile per sostenere ulteriormente la
democrazia e i diritti umani in un determinato paese. L’UE presterà maggiore
attenzione, nelle sue attività di osservazione elettorale, alla partecipazione
delle donne, delle minoranze nazionali e dei disabili, sia in qualità di
candidati che di elettori. Garantire una sinergia tra il sostegno alle elezioni
e l'osservazione elettorale è un elemento molto importante della strategia
dell'UE, la quale intende utilizzare più attivamente le raccomandazioni
formulate dalle missioni di osservazione elettorale. Le elezioni da sole non bastano a sostenere la
democrazia. La strategia dell'UE in materia di democrazia dovrebbe creare sinergie
tra il sostegno diretto al processo elettorale (parlamenti e partiti politici,
società civile e media) e il sostegno ad altre componenti fondamentali per il
rafforzamento dello Stato, quali lo Stato di diritto, il sistema giudiziario,
la riforma della pubblica amministrazione e il decentramento. L’UE sta consolidando l’applicazione del Programma
di azione sul sostegno alla democrazia: ha costituito un primo gruppo di
paesi pilota, utilizzando la componente "democrazia" dell’EIDHR, e
cerca di impiegare con maggiore coerenza gli strumenti politici e finanziari
nel suo approccio generale per il sostegno della democrazia a livello globale. La
risposta dell'UE ai recenti sviluppi nell'Africa settentrionale si è basata su
iniziative adottate nell'ambito del riesame della politica europea di vicinato
per migliorare le modalità di sostegno alle riforme che contribuiscono a una democrazia
duratura. Lo scopo è applicare incentivi positivi e negativi, a seconda dei
casi, e di elaborare criteri di riferimento per valutare i progressi compiuti
in materia di diritti umani, democrazia e Stato di diritto. Cooperazione
allo sviluppo Le agende sui diritti umani e la cooperazione
allo sviluppo sono strettamente collegate. Il rispetto dei diritti umani è
fondamentale per la completa realizzazione degli obiettivi di sviluppo del
Millennio (OSM). L'UE è da lungo tempo impegnata a garantire che il rispetto
dei diritti umani e dello sviluppo democratico sia “integrato” nella
cooperazione allo sviluppo. Questo si può tradurre in pratica assicurando la
trasparenza nel processo decisionale, in modo da consentire la piena
partecipazione delle donne e dei gruppi emarginati e da evitarne l'ulteriore esclusione.
Occorre adoperarsi affinché i programmi e i progetti di sviluppo finanziati
dall’UE contribuiscano al rispetto degli obblighi internazionali in materia di
diritti umani dei paesi partner, comprese le raccomandazioni formulate dagli
organismi delle Nazioni Unite nel corso della revisione periodica universale,
nonché da altri organismi di controllo quali l'OIL. Associare diritti umani,
democrazia e sviluppo è fondamentale se si vogliono ottenere buoni risultati in
diversi campi, dall’accesso all’acqua e alle strutture igienico-sanitarie alla
sicurezza alimentare. La recente comunicazione “Potenziare l’impatto
della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento” evidenzia
la sfida costituita da un migliore sostegno agli sforzi dei paesi partner
nell’attuazione dei loro obblighi interni e internazionali in materia di
diritti umani. L’UE è impegnata a garantire che i risultati conseguiti da un
paese in fatto di diritti umani, democrazia e Stato di diritto abbiano un
impatto più diretto sulla programmazione, sulle modalità e sui canali di
erogazione degli aiuti, nonché sulla revisione del sostegno diretto al
bilancio. Nell’ambito della valutazione dei contratti di
sostegno diretto al bilancio, è possibile inserire condizioni specifiche per
promuovere una democrazia che sia "profonda" e sostenibile, in linea
con la comunicazione della Commissione “Il futuro approccio al sostegno dell'UE
al bilancio dei paesi terzi”. Le strategie nazionali per i diritti umani e
un'impostazione basata sui diritti umani dovrebbero far sì
che i diritti umani e la democrazia si riflettano in tutto il processo di
cooperazione allo sviluppo e garantiscano continuità fra il dialogo politico e
strategico sui diritti umani e la cooperazione allo sviluppo. Clausole
relative ai diritti umani Dal 1995 l’UE inserisce una clausola sui
diritti umani negli accordi politici quadro con i paesi terzi e ha riconfermato
tale politica nel 2010. La clausola, attualmente contenuta in accordi con più
di 120 Stati e in altri in fase di negoziazione, costituisce la base della
cooperazione sui diritti umani e della loro promozione in tutti i settori
interessati da questi accordi. La clausola forma anche la base giuridica delle
misure prese in seguito a violazioni dei diritti dell’uomo: queste possono
comprendere la sospensione delle riunioni e dei programmi di cooperazione
tecnica con il paese interessato. Politica
commerciale La politica commerciale comune è una delle
manifestazioni più visibili dell'azione esterna dell'UE. Il programma dell'UE
in materia di scambi e diritti umani dev'essere coerente, trasparente,
prevedibile, fattibile ed efficace. La sfida consiste nell'utilizzare gli
scambi commerciali affinché promuovano, anziché ostacolarle, le questioni
relative ai diritti umani. L’impostazione dell’UE sulla politica
commerciale riguarda in particolare l’impiego di incentivi positivi e di
preferenze commerciali al fine di promuovere i diritti umani, nonché un
processo di dialogo sulle condizioni cui è subordinato il mantenimento di tali
preferenze. I partner commerciali dell’UE sono assai differenti tra loro e il
modo con cui si garantisce la coerenza nei confronti degli obiettivi in materia
di diritti umani deve riflettere questa diversità. Un esempio concreto di
questo approccio è il Sistema delle preferenze generalizzate (SPG+), che
accorda ulteriori preferenze agli Stati che si impegnano ad aderire a valori
universali fondamentali in materia di diritti umani, diritti dei lavoratori,
ambiente e governance. Gli accordi di libero scambio dell’UE sono legati agli
accordi quadro politici dell’UE (cfr. la precedente sezione "Clausole
relative ai diritti umani"); la situazione dei diritti umani nel paese
partner deve essere presa in considerazione quando l'UE decide se avviare o
concludere i negoziati relativi ad accordi di libero scambio. Il trattato di Lisbona ha conferito nuove
competenze nel campo della politica degli investimenti. La politica comune
dell’UE in questo ambito deve essere guidata dai principi e dagli obiettivi
della sua azione esterna, compresa quella in materia di diritti umani. Vengono altresì adottate misure specifiche di
politica commerciale allo scopo di conseguire obiettivi attinenti ai diritti
umani. Ne sono un esempio il regolamento n. 428/2009 sul controllo delle
esportazioni di prodotti a duplice uso, il regolamento n. 1236/2005 relativo al
commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di
morte o per la tortura e la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sulle
esportazioni di armi. Tecnologie
dell’informazione e della comunicazione Gli sviluppi in materia di tecnologie
dell'informazione e della comunicazione (TIC), come Internet, la telefonia
mobile e i media sociali, presentano un enorme potenziale di promozione dei
diritti umani, ad esempio la libertà di espressione e di riunione. Il flusso di
informazioni su scala mondiale può consentire alla società civile e ai
difensori dei diritti umani di svolgere un ruolo più incisivo. D’altro canto,
tali sviluppi tecnologici possono anche rafforzare gli Stati autoritari,
offrendo loro maggiori opportunità di esercitare controllo e censura. Allo
stato attuale non vi sono norme chiare per le imprese europee per quanto
riguarda la vendita di tali tecnologie agli Stati autoritari o per la fornitura
di servizi ex post, quali la formazione e la consulenza. Alla luce di ciò, il
SEAE e i servizi competenti della Commissione elaboreranno misure atte a
garantire che le persone non siano sottoposte a una censura indiscriminata o ad
una sorveglianza di massa quando utilizzano Internet e le TIC, e possano
realmente utilizzarli al meglio per promuovere i diritti umani, tenuto conto
anche della protezione dei dati personali e della privacy. Imprese e diritti
umani La responsabilità sociale delle imprese
consente loro di integrare volontariamente le tematiche sociali ed ambientali
nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate.
Le imprese europee vanno incoraggiate a dar prova della debita diligenza per
garantire che le loro operazioni rispettino i diritti umani, ovunque vengano
effettuate. La globalizzazione ha offerto alle imprese
maggiori opportunità di contribuire al rispetto dei diritti dell’uomo, ma ha
anche incrementato il rischio di coinvolgerle nelle violazioni di tali diritti.
L’UE ha accolto con favore i principi guida dell’ONU sulle imprese e sui
diritti umani, approvati all’unanimità nel giugno del 2011 dal Consiglio per i
diritti umani delle Nazioni Unite. Nell’ottobre del 2011 la Commissione europea
ha pubblicato una comunicazione sulla responsabilità sociale delle imprese,
esprimendo l’ambizione che tutte le imprese garantiscano il rispetto dei
diritti umani, in linea con i principi guida delle Nazioni Unite. Sullo sfondo
di questa comunicazione, la Commissione intende, tra l’altro, definire
orientamenti in materia di diritti umani per le piccole e le medie imprese,
nonché invitare gli Stati membri a elaborare i propri piani nazionali per
l’attuazione dei principi guida dell’ONU e continuare a incoraggiare i paesi
partner ad aderire alle norme sulla responsabilità sociale delle imprese
riconosciute a livello internazionale, come gli orientamenti dell’OCSE per le
imprese multinazionali e la Dichiarazione tripartita dell'OIL sulle imprese
multinazionali e la politica sociale. Prevenzione
dei conflitti Le violazioni dei diritti umani, la mancanza
di libertà fondamentali e una cultura dominante di impunità, particolarmente
nelle situazioni di fragilità, causano o inaspriscono l'instabilità politica e
i conflitti violenti. L’UE intensificherà l’attenzione verso la
situazione dei diritti umani e il rispetto delle libertà fondamentali nella sua
valutazione del rischio di conflitti e nei suoi sistemi di allarme rapido. L’UE
dovrebbe inoltre continuare a intensificare il suo impegno per integrare i
diritti umani e le libertà fondamentali nelle sue attività di prevenzione dei
conflitti e di costruzione della pace, traducendo se del caso l’analisi e
l’allarme rapido in possibilità di intervento rapido. Gestione delle
crisi Le missioni e le operazioni di gestione delle
crisi dell'UE operano in stretta interazione con le forze locali, spesso in un
contesto di conflitto, e molte s’imbattono in casi di violazioni dei diritti
umani. Dal 2003, anno della prima operazione UE di gestione delle crisi, sono
state individuate le migliori pratiche per integrare i diritti umani e le
considerazioni in materia di parità di genere nella pianificazione e
nell’attuazione. L’UE si adeguerà alle migliori pratiche internazionali in
fatto di pianificazione, formazione e dispiegamento delle risorse, seguendo
l’approccio di interazione tra le agenzie delle Nazioni Unite per i diritti
umani nelle operazioni di mantenimento della pace. L’UE darà maggiore risalto agli aspetti
relativi ai diritti umani, alla tutela dei minori e alla parità di genere
nell’ambito della sua attività di prevenzione dei conflitti, di gestione delle
crisi e di pacificazione, tenendo conto delle migliori pratiche internazionali e
mirando a una soluzione democratica delle crisi, in cui alla violenza si
sostituiscano meccanismi politici di risoluzione dei conflitti. L’applicazione dell’approccio globale per
l'attuazione, da parte dell'UE, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite 1325 e 1820 sulle donne, la pace e la sicurezza e degli
orientamenti sulla violenza nei confronti di donne e bambine e sulla lotta
contro ogni forma di discriminazione verrà integrata nella politica dell’UE in
materia di diritti umani nonché nella relazione annuale. Verrà rafforzata anche l’attuazione degli
orientamenti sul diritto umanitario internazionale. Lotta contro
il terrorismo L'attività di lotta al terrorismo deve essere
condotta nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e del diritto
internazionale, il che comprende la legislazione sui diritti umani, il diritto
umanitario e sui rifugiati, la libertà ed equità dei procedimenti giudiziari e la
protezione dei dati personali e della vita privata. Nei suoi dialoghi in
materia di diritti umani con i paesi terzi, l'UE solleva già la questione delle
violazioni commesse con il pretesto di combattere il terrorismo. Vi è però
margine per discuterne in modo più approfondito con i paesi terzi nell'ambito
dei dialoghi sulla cooperazione nel campo della lotta al terrorismo. Nel quadro
di tali dialoghi, l'UE esorta i paesi terzi a ratificare le convenzioni e i
protocolli delle Nazioni Unite in materia di lotta al terrorismo. I diritti
umani dovrebbero essere più saldamente integrati nella pianificazione e
nell'attuazione dei progetti di assistenza ai paesi terzi per la lotta al
terrorismo. Libertà,
sicurezza e giustizia Nell'ambito della dimensione esterna dello
spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in cui rientrano la cooperazione
giudiziaria e di polizia, la lotta contro la droga e la criminalità
organizzata, il funzionamento e l'indipendenza del sistema giudiziario, la
gestione delle frontiere, la tratta di esseri umani, la mobilità, l'asilo e la
migrazione, la tutela dei diritti fondamentali è fondamentale. Nell'attuare la
cooperazione con i paesi terzi in questi settori, è essenziale garantire che le
pratiche rispettino pienamente i diritti umani, compresa la non
discriminazione. Ad esempio, se vengono scambiate informazioni con le forze di
polizia di paesi terzi, tali informazioni non devono essere ottenute sotto
tortura o mediante trattamenti inumani e dev’essere prevista un’adeguata
protezione. Rafforzare il rispetto dei diritti umani e i
diritti umani dei migranti nei paesi di origine, di transito e di destinazione
è inoltre un aspetto fondamentale della strategia globale dell'UE in materia
di migrazione e mobilità, che definisce la politica migratoria esterna
dell’UE. È necessario accordare particolare attenzione alla tutela e al miglioramento
della situazione dei migranti vulnerabili, come i minori non accompagnati, i
richiedenti asilo, gli apolidi e le vittime della tratta di esseri umani. Il fenomeno della tratta di esseri umani è di
particolare rilievo in questo ambito. È importante garantire che la lotta alla
criminalità/la sicurezza e i diritti umani vengano intesi come dimensioni
complementari di una medesima questione e che si affrontino le cause profonde
del fenomeno della tratta. In particolare, è fondamentale proteggere le donne
contro le forme di violenza basata sul genere e contrastare la
femminilizzazione della povertà. Nel quadro della sua azione esterna, l’UE
continuerà ad accordare massima attenzione alla tratta di esseri umani dal
punto di vista dei diritti umani. Questa definizione delle priorità, che si
rifletterà sulle attività di finanziamento, formazione e scambio
d’informazioni, andrà oltre la dimensione esterna dello spazio di libertà,
sicurezza e giustizia. Il coordinatore antitratta dell’UE e il SEAE hanno già stabilito
contatti per cominciare a stilare un elenco di paesi o regioni con i quali
concludere in via prioritaria i partenariati futuri nel settore della tratta
degli esseri umani. Per quanto riguarda la gestione delle
frontiere, l’UE promuove l'integrazione della dimensione dei diritti umani ai
fini di controlli di frontiera efficienti nei paesi terzi. In particolare, le
guardie di frontiera devono essere adeguatamente attrezzate e formate per
garantire che le persone bisognose di protezione che si presentano alla
frontiera possano beneficiare di un'assistenza e di procedure adeguate. Coerenza
politica a 360 gradi È fondamentale che l’UE dia l’esempio per
quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali, non soltanto per i
cittadini che vivono sul suo territorio, ma anche per lo sviluppo dell'Unione
stessa. Il conseguimento di risultati validi rafforzerà l'azione dell'UE per
promuovere i diritti umani nel mondo. Il trattato di Lisbona ha conferito alla Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione europea un valore giuridicamente
vincolante. Essa deve essere rispettata allo stesso modo da tutte le
istituzioni , organi, uffici e agenzie dell'UE, come pure dagli Stati membri
quando danno attuazione al diritto dell’UE. L’obbligo dell’UE di rispettare i
diritti umani comporta non soltanto il dovere generale di astenersi da
qualsiasi atto che possa portare alla violazione di tali diritti, ma anche di
tenerne conto nella realizzazione delle proprie politiche, a livello sia
interno che esterno. Nell'ottobre 2010 la Commissione ha adottato
una strategia per l'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali,
che spiega come la Carta debba essere messa in pratica dalle istituzioni
dell'UE e dagli Stati membri. Questa strategia è stata accolta con favore dal Parlamento
europeo e dal Consiglio dell'UE. Ogni anno la Commissione pubblica una
relazione sui progressi realizzati. Nel marzo 2011 è stata pubblicata la prima
relazione sull'applicazione della Carta da parte delle istituzioni dell'UE. L’impegno dell’UE ad aderire alla Convenzione
europea dei diritti dell'uomo è complementare alla solida protezione dei
diritti umani che è già garantita nell'ordinamento giuridico dell'UE attraverso
la Carta dei diritti fondamentali dell'UE e la giurisprudenza della Corte di giustizia
dell’UE Tali politiche dell’UE sono importanti ai fini
della credibilità con la quale l'Europa chiede ad altri paesi di migliorare il
rispetto dei diritti umani. Quando l'UE solleva questioni riguardanti i diritti
umani con i paesi terzi, si basa su norme internazionali: si tratta in sostanza
dei principali trattati delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e delle
norme fondamentali del lavoro, nonché (per i partner in Europa), delle norme
del Consiglio d'Europa e dell'OSCE. È importante che l'UE e gli Stati membri,
nei rispettivi settori di competenza, applichino le norme in modo visibile ed
efficace. C. Creazione di forti
partenariati Cooperazione
multilaterale Perché l’azione dell’ONU risulti più incisiva,
l’UE deve trovare una comunanza di intenti con i paesi partner. Negli ultimi
anni ha investito molto nella capacità del Consiglio delle Nazioni Unite per i
diritti umani, a Ginevra, e del terzo comitato dell'Assemblea generale delle
Nazioni Unite di definire e proteggere le norme e gli standard internazionali
in materia di diritti umani e di affrontare le violazioni gravi dei diritti
umani. Questo ha permesso di ottenere alcuni notevoli successi, come il
sostegno a livello mondiale alla moratoria sulla pena di morte o il
raggiungimento di un consenso sulle iniziative connesse alla libertà di
religione o di credo. Il successo dipende in gran parte dalla
capacità dell’UE di coinvolgere i paesi terzi partner, di ascoltarli e di
partecipare a coalizioni interregionali avvalendosi anche delle proprie
relazioni bilaterali. L’UE deve migliorare la propria capacità di raggiungere
accordi su posizioni comuni ed esprimersi con un’unica voce, facendo leva sulle
risorse e sul peso complessivo degli Stati membri tramite la ripartizione degli
oneri e adottando un approccio più strategico nella definizione delle sue
priorità. Occorre sviluppare una sinergia e un coordinamento migliori tra
Ginevra, New York e Bruxelles, come anche con l’azione dell’UE in altre sedi
multilaterali, quali il Consiglio d’Europa e l’OSCE. L’UE dovrà adoperarsi per essere più incisiva
in sede di Nazioni Unite, formando coalizioni interregionali, sostenendo i
meccanismi delle Nazioni Unite sui diritti umani e promuovendo una
sincronizzazione migliore con i propri interventi a livello bilaterale e in
altre sedi multilaterali. L’UE elaborerà un approccio annuale alla definizione
delle priorità presso l’ONU in tutte le riunioni sui diritti umani che si
terranno a Ginevra e a New York, in linea con le priorità di intervento a medio
termine definite in sede di Nazioni Unite. Giustizia
internazionale L’UE è pienamente impegnata a promuovere la
giustizia internazionale lottando contro l’impunità e sostenendo un ordine
internazionale fondato sul diritto che prevenga il genocidio, i crimini contro
l’umanità e i crimini di guerra e assicuri alla giustizia coloro che li
commettono. L’UE continuerà a propugnare l'assunzione di responsabilità per le
violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani e a
fornire un valido sostegno alla Corte penale internazionale, come ad altri
tribunali penali internazionali, e ad attivarsi a favore della ratifica
universale dello Statuto di Roma. L'UE sostiene pienamente l'universalità e
l'integrità dello Statuto di Roma della CPI e l'indipendenza della Corte.
Inoltre è impegnata a dare piena efficacia alla Statuto di Roma mediante
l'applicazione del principio di complementarità e il rafforzamento dei
collegamenti tra i sistemi giudiziari nazionali e la Corte penale
internazionale. L'UE dovrebbe definire una politica specifica
sulla giustizia di transizione nel quadro della sua azione esterna per aiutare
le società ad affrontare il problema delle violazioni commesse in passato,
grazie a meccanismi per ottenere giustizia, verità, risarcimenti e riforme
istituzionali. Organizzazioni
regionali L'UE rafforzerà la sua cooperazione in materia
di diritti umani e democrazia con le organizzazioni regionali e
intergovernative, sia a livello politico che locale, tra la sede centrale e le
delegazioni dell'Unione, gli uffici locali o le missioni di tali
organizzazioni. Intende inoltre avvalersi della cooperazione con il Consiglio
d'Europa e l'OSCE in modo più sistematico. L'UE dovrebbe valutare la
possibilità di approfondire la cooperazione con l'Unione africana, l'ASEAN,
l’OSA e altri organismi, basandosi sui loro meccanismi consolidati o nuovi in
materia di diritti umani e democrazia. Nell'ambito dei dialoghi con diverse
regioni, quali ASEM, UE-ALC, UA/UE e ACP, l'UE potrà inoltre consolidare la
cooperazione in materia di diritti umani. L’UE dovrà promuovere ulteriormente i diritti
umani, la democrazia e lo Stato di diritto nel mondo arabo e oltre, mediante
una più stretta cooperazione con altre organizzazioni come la Lega araba e
l’OIC. Risultati
attraverso il dialogo I diritti umani e la democrazia fanno parte
integrante del dialogo dell’UE con altri paesi, anche a livello di riunioni al
vertice. L'UE ha avviato una quarantina di dialoghi e consultazioni
specificamente dedicati ai diritti umani, che potranno ottenere maggiori
risultati se solidamente integrati nel tessuto globale delle relazioni dell’UE
con un determinato paese. Facendo tesoro dell’esperienza acquisita, per
rendere più efficaci questi dialoghi l'UE dovrebbe: –
garantire una più stretta relazione tra i dialoghi
sui diritti umani e altri strumenti politici; –
stabilire priorità, obiettivi e parametri di
riferimento per la revisione dei dialoghi in combinazione con le strategie
nazionali in materia di diritti umani; –
generalizzare le migliori pratiche attraverso le
varie forme di dialogo sui diritti umani, compresi i dialoghi locali con i
paesi ACP nel quadro dell'accordo di Cotonou (articolo 8); –
esaminare le possibilità di consolidamento del
dialogo e della cooperazione con i partner strategici dell'UE. Reagire alle
violazioni gravi In alcuni casi l’UE adotta misure (come il
congelamento delle attività, l’embargo sulle armi o il rifiuto di rilascio dei
visti) per reagire a gravi violazioni dei diritti umani in paesi terzi. Questi
ultimi sono invariabilmente oggetto di particolare attenzione in conformità dei
“principi base sul ricorso a misure restrittive” del 2004 e della Carta dei
diritti fondamentali dell'Unione europea. Le misure restrittive sono riesaminate
regolarmente dal Consiglio dell'UE. È importante che contribuiscano
all’obiettivo perseguito, che siano mirate, che non abbiano ripercussioni
negative sulle popolazioni civili e che soddisfino i requisiti in termini di
procedure giuste ed eque, compreso il diritto a un ricorso effettivo. D. sfruttare il peso
collettivo dell’Europa Per dare seguito all’impostazione delineata
nei paragrafi precedenti, l’UE deve rafforzare le modalità con cui si occupa
dei diritti umani e della democrazia nella sua azione esterna. Parlamento
europeo Il Parlamento europeo ha fatto dei diritti
umani e della democrazia una delle sue priorità principali. Facendosi sentire
sistematicamente e pressantemente sulle questioni chiave di attualità, il
Parlamento ha assunto un ruolo preminente nella promozione dei diritti umani
nell’ambito di tutte le attività dell’UE. Il suo lavoro con altri parlamenti
(mediante le commissioni parlamentari di cooperazione e le delegazioni presso
le assemblee parlamentari regionali) è particolarmente prezioso quando si
tratta di esporre in modo più incisivo la posizione dell’UE. Il Parlamento
europeo potrebbe intensificare utilmente gli sforzi per diffondere il suo
messaggio di vitale importanza sui diritti umani, senza limitarsi all’operato
della specifica sottocommissione, affinché raggiunga le sue delegazioni nei
paesi terzi. Stati membri Per essere più efficace e credibile nella
promozione e nella tutela dei diritti umani e della democrazia, l'UE dovrà
sfruttare il peso collettivo delle proprie istituzioni e di quelle degli Stati
membri. Gli Stati membri devono mantenere una solida titolarità e
responsabilità per la politica dell'UE in materia di diritti umani e
democrazia, sia a livello multilaterale che nelle relazioni bilaterali con i
paesi terzi. A questo scopo è necessario esprimere posizioni comuni forti sui
diritti umani che incoraggino le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a
parlare con una sola voce. Sarà utile procedere a periodici scambi di opinioni
su questioni attinenti ai diritti umani, anche a livello politico. Gli Stati
membri sono inoltre chiamati a svolgere un ruolo importante, contribuendo
all’attuazione della politica dell’UE in materia di diritti umani e democrazia
tramite la ripartizione degli oneri e dei compiti. Una struttura
permanente per i diritti umani e la democrazia in seno al Consiglio dell'Unione
europea Il gruppo di lavoro sui diritti umani del
Consiglio (COHOM) svolge un ruolo chiave nella guida della politica dell’UE in
materia di diritti umani e nella consulenza per il CPS e il Consiglio.
Attualmente il COHOM è composto da rappresentanti dei governi degli Stati
membri, si riunisce soltanto una volta al mese e non riesce più a far fronte
all'aumento delle richieste e del carico di lavoro. Per un’attuazione efficace
della politica esterna dell’UE in materia di diritti umani è necessario che il
COHOM si riunisca più frequentemente e anche che le Rappresentanze permanenti
degli Stati membri a Bruxelles posseggano capacità e competenze stabili in
materia di diritti umani e democrazia. La presenza di una formazione del COHOM
a Bruxelles garantirebbe una maggior integrazione con l’operato del Consiglio,
del COREPER e di altri gruppi di lavoro tematici o geografici del CPS. Inoltre,
le riunioni mensili dei direttori incaricati dei diritti umani potrebbero
concentrarsi sugli aspetti strategici della politica dell’UE in materia di tali
diritti e di democrazia, mentre la rappresentanza di Bruxelles si occuperebbe
dei temi oggetto di discussione. Creazione di
una cultura dei diritti umani e della democrazia In seno al SEAE è stata istituita una
Direzione per i diritti umani e la democrazia. Il principio generale è che la
responsabilità dei diritti umani non compete solo agli esperti, ma è
fondamentale per il lavoro di tutti. A questo scopo tutte le delegazioni
dell’UE nel mondo dispongono ora di un centro d’informazione sui diritti umani;
questo sistema dovrebbe essere strutturato come una rete per la conduzione di
campagne trasversali. Una rete analoga di centri d’informazione è in corso di
realizzazione in seno al SEAE e nei servizi della Commissione. Tutti i capi delegazione, nonché il personale
del SEAE e della Commissione, ricevono formazione in materia di diritti umani e
democrazia. Verrà messa a punto una rete di centri
d’informazione sui diritti umani e sulla democrazia, utilizzando le tecnologie
più avanzate, al fine di condividere le informazioni e le migliori pratiche. Una
ridefinizione delle comunicazioni dell’UE In tutto il mondo, le reti dei media sociali
forniscono una piattaforma per i difensori dei diritti umani che permette loro
di aiutarsi e informarsi a vicenda, di mantenere i contatti con i loro
sostenitori nel mondo e di documentare e riferire le loro esperienze personali,
spesso eludendo i media controllati dallo Stato. Grazie ai servizi di
condivisione di video e messaggi, per i regimi autoritari può essere più arduo
nascondere la repressione dei diritti e il sovvertimento della democrazia. Al
tempo stesso, questi servizi possono essere utilizzati per sorvegliare
maggiormente i cittadini e raccogliere informazioni su di loro. Questa
connettività – e la comunità di persone formatasi recentemente grazie alle reti
dei media sociali – può servire anche per contatti e discussioni fra politici e
cittadini. Per esempio, con una trasmissione in diretta via web, persone di
tutto il mondo possono discutere temi riguardanti i diritti umani con leader
politici dell’UE e dei suoi partner internazionali, abbattendo le barriere
gerarchiche tradizionali e sormontando i problemi di accesso alle sfere
politiche. Chiunque voglia avere voce in capitolo nella discussione ha soltanto
bisogno dell’accesso a Internet. L’impegno nei confronti dei diversi gruppi
della società mediante la diplomazia digitale è un mezzo fondamentale per
promuovere i valori e l'azione dell’UE nel mondo. La diplomazia digitale
dell'UE si è notevolmente sviluppata attraverso l’uso dei media sociali, anche
se è necessario fare di più per sviluppare queste nuove tecniche e attingere al
potenziale delle sue delegazioni presenti nel mondo. L’UE potrebbe incoraggiare le delegazioni più
importanti a utilizzare i media sociali ai fini della diplomazia digitale
avvalendosi delle risorse di comunicazione esistenti. L’UE fornirà un appoggio
concreto a chi si serve dei media sociali per intensificare l’impegno civico
sul terreno. Le prossime
tappe L’UE ha la volontà e i mezzi per essere in
prima linea nella tutela dei diritti umani e nel sostegno alla democrazia su
scala mondiale. La presente comunicazione è intesa come un
contributo al dibattito in corso all’interno delle istituzioni europee su
un'impostazione globale e più efficace in materia di diritti umani e
democrazia. Essa intende raccogliere opinioni su una serie di possibili azioni
e opzioni. La prossima fase dovrebbe consistere nell'integrare queste idee in
un'impostazione concordata a livello dell'UE attraverso discussioni
interistituzionali . Per verificare i progressi compiuti nel
conseguimento degli obiettivi stabiliti nella presente comunicazione, l’UE
illustrerà il proprio operato nella relazione annuale sui diritti umani e sulla
democrazia nel mondo. Ciò dovrebbe dare a tutte le parti che partecipano alla
politica dell’UE, compresa la società civile, l’opportunità di valutare
l’impatto dell’azione dell’UE e di contribuire alla definizione delle priorità
future. Il Consiglio e il Parlamento sono invitati a
riesaminare periodicamente questi risultati e a rivedere gli obiettivi strategici
dell'UE dopo cinque anni.