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Document 52010DC0721
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL The future Role of Regional Initiatives
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Il ruolo futuro delle iniziative regionali
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Il ruolo futuro delle iniziative regionali
/* COM/2010/0721 def. */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Il ruolo futuro delle iniziative regionali /* COM/2010/0721 def. */
[pic] | COMMISSIONE EUROPEA | Bruxelles, 7.12.2010 COM(2010) 721 definitivo COMUNICAZIONE DELLA COMM ISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Il ruolo futuro delle iniziative regionali COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARL AMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Il ruolo futuro delle iniziative regionali 1. CONTESTO Le iniziative regionali sono state istituite nella primavera 2006 dal gruppo dei regolatori europei per l’elettricità e il gas (ERGEG), su richiesta della Commissione europea, quale fase intermedia del passaggio dai mercati nazionali dell’elettricità e del gas verso il mercato unico dell’energia. Sono state create sette regioni per l’elettricità[1] e tre per il gas. Le iniziative regionali sono state utili in quanto hanno rappresentato un’arena dove regolatori, gestori di rete e altre parti interessate di paesi vicini hanno potuto discutere argomenti di interesse comune. Molte delle iniziative regionali hanno ottenuto progressi in vari campi. Le regioni per l’elettricità si sono concentrate in particolare sulla gestione delle congestioni, il bilanciamento dei mercati e la loro trasparenza. Le regioni per il gas si sono dedicate a questioni di interconnessione, interoperabilità, trasparenza, hub e sicurezza della fornitura. A cinque anni dalla loro costituzione, la Commissione ritiene utile procedere a una valutazione delle iniziative regionali in modo da determinare se eventuali modifiche al processo, alla composizione o alla governance possano migliorarne ulteriormente l’efficacia nonché il contributo da esse fornito al completamento del mercato interno. La tempistica della valutazione è inoltre in armonia con l’entrata in vigore del terzo pacchetto sul mercato interno dell’energia (conosciuto anche come “terzo pacchetto energia”)[2]. Il terzo pacchetto prevede nuovi strumenti per la regolamentazione europea, attraverso codici di rete che la Commissione può rendere vincolanti utilizzando la procedura di comitatologia; esso modifica inoltre l’architettura istituzionale attraverso la creazione di un’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER). L’anno scorso la Commissione ha avviato uno studio sulle iniziative regionali[3]. Parallelamente, ERGEG ha proposto un documento di strategia sul ruolo delle iniziative regionali[4]. Inoltre, alcune parti interessate hanno pubblicato le loro relazioni sulla cooperazione regionale[5], mentre in luglio la Commissione ed ERGEG hanno organizzato congiuntamente una conferenza sulle iniziative regionali[6]. Scopo della presente comunicazione, che si fonda sulle conclusioni espresse negli studi e nel dibattito, è di sondare l’opinione delle parti interessate circa le possibili opzioni per rafforzare l’efficacia futura delle iniziative regionali. In seguito, e a seconda delle reazioni provocate dalla presente comunicazione presso le diverse parti interessate, la Commissione potrebbe lanciare un’iniziativa ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, dei regolamenti concernenti elettricità e gas[7]. A norma di quest’ultimo, la Commissione può ridefinire l’area geografica di competenza di ciascuna struttura di cooperazione regionale, nel contesto di un più ampio processo di riforma dei compiti e della governance delle iniziative regionali al quale contribuiranno, in funzione dei propri rispettivi ruoli e responsabilità, la Commissione, ERGEG, ACER, i gestori del sistema di trasmissione (in seguito, GST), gli Stati membri e le parti interessate. 2. COMPITI E PRIORITÀ DELLE INIZIATIVE REGIONALI Finora, le iniziative regionali hanno in larga misura adottato un approccio dal basso verso l’alto ( bottom-up ) e ogni regione ha stabilito le proprie priorità. Tale impostazione volontaria ha comportato vantaggi significativi, in quanto ha consentito a ciascuna regione di concentrarsi sui propri problemi specifici. Ad esempio, la regione gas sud-sudorientale ha avuto modo di dedicarsi ai problemi della sicurezza di approvvigionamento all’indomani della grave interruzione del servizio verificatasi nel gennaio 2009. Inoltre, ciò ha consentito di avviare progetti pilota per sperimentare soluzioni in una regione, prima di attuarle altrove. Ad esempio, le soluzioni per risolvere i problemi di volume coupling (coordinamento dei volumi di utilizzo della capacità di interconnessione) tra il mercato dell’energia elettrica danese e quello tedesco hanno stimolato la creazione di un consenso riguardo i benefici derivanti da questo tipo di coupling . Per finire, le regioni hanno attuato le misure UE aventi carattere particolarmente transfrontaliero. Le regioni elettricità, ad esempio, si sono dedicate all’attuazione dei requisiti riguardanti gli orientamenti sulla gestione della congestione. La regione gas nordoccidentale ha spinto sull’attuazione di ulteriori requisiti di trasparenza rispetto a quelli definiti nel regolamento (CE) n. 1775/2005. È probabile che l’attuazione sarebbe risultata più limitata o più lenta se l’approccio non fosse stato regionale. Ciononostante, l’impostazione volontaria bottom-up comporta anche inconvenienti significativi, come notato[8] fin dall’inizio. Esiste il rischio intrinseco che le diverse regioni applichino soluzioni differenti a problemi simili, senza una chiara prospettiva di integrazione nel tempo. Ad esempio, se ciascuna regione sviluppa un proprio ufficio comune per le aste, con struttura, governance e altro a sé stanti, senza pensare a una convergenza con strutture simili in altre regioni, a lungo termine ciò potrebbe incidere negativamente sulla creazione del mercato interno dell’energia. Lo studio svolto su incarico della Commissione indicava che la mancanza di chiari termini di riferimento per le iniziative regionali, alla quale si associavano altri fattori legati, tra l’altro, alla loro governance, ne ha limitato la capacità di applicare nel modo più efficace l’intesa impostazione bottom-up . Occorre quindi fornire alle iniziative regionali ulteriori orientamenti strategici, sull’impronta di quelli indicati in questa sezione. Il principio informatore indica che le iniziative regionali devono concentrarsi su problemi ai quali possono fornire un chiaro valore aggiunto. Inoltre, tenendo conto dei vincoli finanziari, sarebbe preferibile concentrarsi su una serie limitata di priorità che consentano di conseguire successi importanti. a. Attuazione dell’acquis dell’Unione, inclusi i codici di rete In passato, le iniziative regionali nel settore dell’elettricità dedicavano molto tempo all’attuazione di parti dell’acquis che richiedevano un coordinamento transfrontaliero (in particolare: la congestione transfrontaliera, l’assegnazione delle capacità transfrontaliere e la trasparenza). Sebbene si siano ottenuti successi in questi settori, il lavoro delle iniziative regionali non ha ancora condotto a un pieno rispetto dei requisiti del regolamento (CE) n. 1228/2003 da parte degli Stati membri. Per tale motivo, nel giugno 2010 la Commissione ha avviato un procedimento di infrazione, richiedendo a venti Stati membri di procedere immediatamente all’attuazione e all’applicazione delle norme sul mercato unico[9]. Di conseguenza, la priorità assoluta delle iniziative regionali dovrebbe essere l’accelerazione della corretta attuazione del secondo pacchetto energia[10], vale a dire delle problematiche che richiedono un coordinamento transfrontaliero. In futuro, le iniziative regionali potrebbero ricoprire un ruolo nell’attuazione non solo di disposizioni particolari presenti nel terzo pacchetto energia, ma anche della legislazione che su di esso si fonda, segnatamente i nuovi allegati ai regolamenti e i codici di rete. I codici, una volta adottati in comitatologia, saranno legalmente vincolanti e faranno parte dell’acquis dell’Unione. Considerando però che la procedura di adozione può risultare lunga, l’integrazione del mercato può essere facilitata dall’attuazione, da parte delle iniziative regionali, di quegli elementi dei codici di rete che ci si aspetta rimangano stabili nel corso delle ultime fasi del processo di adozione. In tal caso, le iniziative regionali dovrebbero assicurare che l’attuazione precoce dei codici non escluda la possibilità di successivi adeguamenti. Le regioni potrebbero procedere a velocità differenziate nell’attuazione degli aspetti transfrontalieri dell’acquis dell’Unione, a patto che tutte le regioni si attengano alla tempistica di attuazione, in quanto giuridicamente vincolante. Un’attuazione precoce da parte di una regione può risultare un esperimento efficace per comprendere come attuare al meglio i nuovi codici, quanto tempo è necessario per farlo e quali siano gli ostacoli pratici da superare. Gli insegnamenti tratti possono semplificare e velocizzare l’attuazione in altre regioni. A tal riguardo, un buon esempio è rappresentato dal lavoro svolto finora sull’accoppiamento dei mercati nella regione elettricità centroccidentale e sull’attuazione dell’assegnazione delle capacità in base ai flussi in quella centrorientale. Onde evitare che singole regioni interpretino o attuino alcune disposizioni dell’acquis in modo diverso o tale da rendere più difficile la futura integrazione con altre regioni, occorre che l’ACER vigili per garantire un’attuazione coerente dei codici e di altre parti dell’acquis in tutte le regioni. Le iniziative regionali nel settore elettricità devono perseguire collettivamente l’obiettivo di un pieno accoppiamento dei mercati in tutta l’UE entro il 2015. L’accoppiamento dei mercati può facilitarne l’integrazione e sarà più facile conseguirlo (e farlo più rapidamente) se i paesi che ancora non lo utilizzano lavoreranno insieme su scala regionale con l’obiettivo di associarsi all’accoppiamento dei mercati UE. Per quanto riguarda il gas, il ruolo potenziale dell’accoppiamento dei mercati per facilitare l’integrazione tra zone di bilanciamento deve essere analizzato nel contesto della discussione relativa al modello preferenziale per il mercato del gas. Utilizzando come base il lavoro svolto dagli organismi di regolamentazione, l’obiettivo di ottenere l’accoppiamento dei mercati dovrebbe essere raggiunto entro il 2015. Sono già stati intrapresi alcuni dei passi necessari in questa direzione, ad esempio rendendo disponibile una capacità continua su base del giorno precedente e accoppiando le capacità in uscita ed entrata per formare un prodotto di capacità integrale hub-to-hub. Nel settore dell’elettricità, la regione centroccidentale e quella settentrionale hanno ottenuto il pieno accoppiamento dei mercati nel novembre 2010 e sono quindi in prima linea nel processo di attuazione. Tuttavia, il modo in cui realizzare l’accoppiamento dei mercati su scala UE deve essere discusso tra le diverse regioni, ad esempio all’interno dei forum di Firenze e Madrid. La discussione sul metodo da seguire per ottenere tale accoppiamento va avviata quanto prima possibile, in modo da evitare problemi tecnici in futuro. b. Questioni regionali: investimenti nelle infrastrutture, bilanciamento regionale e sicurezza dell’approvvigionamento A seconda delle condizioni particolari che caratterizzano una regione, sarà necessario che ciascuna di esse si concentri sui problemi che la connotano, sebbene questi possano successivamente incidere anche su altre regioni. Nel contesto della politica energetica globale dell’UE, tre problematiche rappresentano priorità riconosciute: gli investimenti nelle infrastrutture, il bilanciamento regionale e la sicurezza dell’approvvigionamento. La Commissione ha illustrato le proprie idee in merito ai bisogni in materia di sviluppo delle infrastrutture nella comunicazione “ Energy infrastructure priorities for 2020 and beyond - A Blueprint for an integrated European energy network ”[11], all’interno della quale suggerisce che le iniziative regionali possono rivestire un ruolo determinante per la definizione delle priorità infrastrutturali nelle rispettive regioni e per il coordinamento degli investimenti transfrontalieri, destinati generalmente a nuove interconnessioni. Per promuovere gli investimenti transfrontalieri è necessario che i bisogni finanziari vengano determinati con precisione, che sia posto in essere un quadro normativo adeguato e che vengano affrontati i problemi di programmazione e autorizzazione. L’ACER riveste un ruolo importante in quanto facilita la cooperazione tra gli organismi di regolamentazione sugli aspetti normativi delle decisioni in materia di investimenti. Anche le iniziative regionali, con l’appoggio della Commissione e dell’ACER, possono rivestire il ruolo di facilitatore, in quando forniscono una piattaforma di discussione aperta a organismi di regolamentazione, GST, utenti di rete e Stati membri. I problemi dovrebbero continuare ad essere affrontati anche in arene create ad hoc , al di fuori dell’ambito delle iniziative regionali, laddove tali arene si rivelano più efficaci ed efficienti per la promozione di investimenti transfrontalieri. Gli investimenti possono ricoprire particolare importanza nel garantire la sicurezza dell’approvvigionamento (ad esempio attraverso finanziamenti che consentono di operare flussi fisici inversi nei gasdotti). Il regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas riconosce la necessità della cooperazione regionale. Un altro punto importante sul quale le iniziative regionali dovrebbero concentrarsi potrebbe essere il consolidamento delle zone di bilanciamento, in funzione dei risultati emersi dal dibattito sul modello preferenziale per il mercato del gas. Infine, la cooperazione regionale è un elemento cruciale per migliorare l’integrità delle reti, evitando problemi tecnici e blackout oppure, in caso si presentino, per affrontarli arrecando il minimo disturbo a utenti e produttori. c. Progetti pilota In caso di problematiche non ancora affrontate dagli orientamenti quadro e dai codici di rete, le iniziative regionali possono costituire un importante luogo di sperimentazione dove testare nuove idee. Può accadere che tali sperimentazioni facciano sì che un’iniziativa sviluppi una nuova norma vincolante, ad esempio attraverso nuovi codici di rete. I progetti pilota regionali potrebbero risultare utili per accelerare la diffusione delle reti intelligenti o di un mercato al dettaglio transfrontaliero. L’iniziativa europea per la rete elettrica, istituita all’interno del piano strategico per le tecnologie energetiche (Piano SET) ha stilato un quadro di riferimento al quale è ispirata la tabella di marcia dettagliata creata da ENTSO-E per i prossimi anni. Le iniziative regionali potrebbero rivestire un ruolo utile per l’attuazione di progetti di R&S (cfr. tabella di marcia[12]). Ovviamente, anche riguardo ad altre tematiche, le regioni devono poter essere libere di avviare progetti di sperimentazione, a seconda dei loro bisogni specifici. 3. NUMERO DI REGIONI Le regioni elettricità sono state definite nella decisione 2006/770/CE che modificava gli orientamenti in materia di gestione della congestione allegati al regolamento (CE) n. 1228/2003[13]. Per ciò che riguarda il gas, le regioni non sono state formalmente definite in alcuna decisione vincolante. La definizione delle regioni gas deriva da una consultazione informale che ha coinvolto la Commissione, gli organismi di regolamentazione, i GST e le altre parti interessate. La prassi ha dimostrato che le regioni gas sono riuscite a ottenere progressi pur in assenza di una decisione formale che le istituisse e ne indicasse i compiti. Per il futuro si presentano due possibilità. La prima consiste nel definire la composizione delle regioni gas e i loro compiti attraverso una decisione formale; il vantaggio principale sarebbe quello di evitare discussioni e incertezze e indicare con più precisione cosa ci si aspetta dagli Stati membri interessati e dalle parti in causa del settore energetico di ciascuno Stato membro. La seconda si riassume nel continuare con l’attuale definizione informale delle regioni gas: il vantaggio principale consiste nel consentire, nel tempo, una maggiore flessibilità nella composizione delle regioni e dei loro compiti. Sorge però la questione non solo dello strumento utilizzato per definire le regioni, ma anche della loro composizione. La composizione delle regioni dovrebbe essere determinata in funzione dei loro compiti. Se lo scopo di una regione è quello di portare avanti priorità specifiche, la composizione delle regioni dovrà corrispondere a tale esigenza. Per l’elettricità, la composizione delle sette regioni già esistenti sembra rispondere adeguatamente alle priorità di cui sopra: non vi è quindi ragione di alterarne la composizione. Tuttavia, man mano che si svilupperanno interconnettori sufficienti ad unire fisicamente le regioni interessate, potrebbe risultare opportuno integrare la regione Francia-UK-Irlanda con quella centroccidentale, e la regione baltica con quella settentrionale. Per il gas, sussistono importanti motivi che suggeriscono di ripensare l’attuale composizione della regione sud-sudorientale. Lo studio eseguito su incarico della Commissione conclude che a causa dell’eterogeneità delle dimensioni e degli interessi dei membri che ne fanno parte, la regione sud-sudorientale ha maggiormente sofferto, rispetto ad altre, degli inconvenienti comportati dall’impostazione volontaria e cooperativa che caratterizza le iniziative regionali e che risulta, in pratica, in una qual certa approssimazione organizzativa e carenza di impegno. Data l’importanza insita nello sviluppo di nuove infrastrutture per il gas e di nuove interconnessioni per la creazione del mercato interno del gas nonché per ragioni di sicurezza di approvvigionamento, la Commissione propone di suddividere l’attuale regione sud-sudorientale in tre nuove regioni gas, che includano anche gli Stati baltici e i paesi nordici, in questo modo: - Nuova regione centromeridionale: IT, AT, SK, SI, HU, RO, BG, EL; - Nuova regione centrorientale: DE, PL, CZ, SK, AT; - Nuova regione BEMIP ( Baltic Energy Market Interconnection Plan ): SE, FI, EE, LV, LT, PL, DE, DK. Il riassetto potrebbe temporaneamente perturbare il lavoro della regione interessata, per questioni di operatività. Tuttavia, anche se ciò comporta dei costi per un periodo di alcuni mesi, è preferibile poter ricorrere a strutture corrette e istituire nuove regioni più efficienti anziché continuare a utilizzare una struttura che non appare idonea a fornire i risultati desiderati. Vi sono inoltre validi motivi per affiliare l’Italia all’attuale regione meridionale (che comprende Francia e Penisola iberica), dato che, ad esempio, questa regione rappresenterebbe il principale punto d’accesso per il gas naturale di provenienza nordafricana. Tale cambiamento potrebbe avere effetti positivi sulla liquidità presente nella nuova regione meridionale. In quanto paese a cavallo di più regioni, l’Italia potrebbe contribuire ad assicurare la coerenza necessaria in entrambe le regioni meridionali. Oltre che sulle questioni relative alla definizione del mercato e all’attuazione dell’acquis, ciascuna regione dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo di nuove interconnessioni. Il formato e la composizione dell’attuale regione nordoccidentale sembrano essere adeguati e non dovrebbero subire modifiche. È importante sottolineare che le iniziative regionali non devono escludere altre forme di cooperazione tra GST, organismi di regolamentazione o Stati membri, quali l’iniziativa North Seas Countries Offshore Grid stipulata da Germania, Regno Unito, Francia, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda e Lussemburgo. Un Stato membro appartenente a una regione è libero di collaborare con uno o più Stati membri appartenenti a un’altra, nella misura in cui ciò non ostacola il lavoro delle regioni. Inoltre, come suggerito anche da ERGEG, sussistono seri motivi a sostegno di un lavoro collaborativo da parte delle regioni su alcuni argomenti quali, ad esempio, l’accoppiamento dei mercati tra paesi centroccidentali e nordici. Tuttavia, tale collaborazione non dovrebbe rallentare il lavoro e la produzione di risultati tangibili da parte delle regioni. Se una regione offre un “buon esempio”, le altre dovrebbero mirare a seguirlo (tenendo conto, se del caso, delle caratteristiche locali). È abbastanza probabile che il numero e la composizione delle regioni subiranno ulteriori modifiche in futuro. Almeno da un punto di vista teorico, le regioni raggiungeranno pienamente il loro obiettivo nel momento in cui non saranno più necessarie. Una valutazione ordinaria del lavoro svolto dalle regioni e della loro composizione potrebbe essere svolta in occasione dei forum di Firenze e Madrid. 4. ASPETTI ATTINENTI ALLA GESTIONE 1. La struttura di ciascuna regione L’attuale struttura di governance delle iniziative regionali comprende tre organismi. In ciascuna regione vi è un comitato di coordinamento regionale ( Regional Co-ordination Committee, in appresso RCC) che comprende tutte le ANR (Autorità nazionali di regolamentazione) della regione interessata. L’RCC funge da coordinatore globale per i compiti spettanti alla regione, offrendo una guida e indicazioni strategiche. Il gruppo di attuazione ( Implementation Group , in appresso IG) è costituito dalle ANR e dalle principali parti interessate. Propone azioni concrete delle quali si fa carico e che affrontano le problematiche prioritarie identificate a livello di RCC. Le parti interessate, infine, si concentrano nel gruppo omonimo ( Stakeholder Group , in appresso SG). Lo studio intrapreso sulle iniziative regionali ha sottolineato la necessità di fornire maggiori orientamenti politici. Spesso i progressi a livello di iniziative regionali necessitano il coinvolgimento delle parti governative per poter modificare i quadri normativi e legislativi nazionali e per ottenere un sostegno a livello politico, ad esempio in caso di progetti infrastrutturali transfrontalieri. Il coinvolgimento degli Stati membri nelle iniziative regionali dovrebbe anche servire a minimizzare il rischio di un eccessivo proliferare di strutture ad hoc organizzate dagli Stati membri esternamente alle iniziative regionali. A partire dalla sua entrata in funzione, l’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia dovrebbe svolgere un ruolo attivo all’interno delle iniziative regionali allo scopo di assicurare efficacia e coerenza nel lavoro svolto dalle varie regioni. Anche la Commissione deve fornire un orientamento politico, nel suo ruolo di promotrice della creazione di un mercato interno dell’energia e di custode del trattato e dell’acquis dell’Unione. La Commissione deve inoltre essere in grado di elaborare proposte circa eventuali nuovi compiti che incombono a una regione. La governance delle iniziative regionali potrebbe risultare rafforzata dalla creazione di un comitato direttivo regionale ( Regional Steering Committee , RSC) che includa l’ACER, la Commissione, nonché gli Stati membri e le autorità di regolamentazioni regionali, e che si affianchi al comitato di coordinamento regionale (RCC) all’interno del quale si collocano anche ACER e Commissione. L’obiettivo del lavoro svolto dall’RSC è duplice: da un lato promuovere e sostenere la cooperazione a livello regionale e fornire orientamenti di alto livello che sottendano il piano di lavoro della regione, compilato dall’RCC di concerto con il piano dell’ACER, con una chiara definizione delle implicazioni per gli obiettivi politici connessi alla sicurezza della fornitura, alla competitività e alla sostenibilità; dall’altro, stimolare l’avanzamento dell’attuazione dei codici di rete, dato che alle iniziative regionali compete il nuovo ruolo di facilitare la messa in opera e incoraggiare la tempestiva attuazione di altri progetti oltre allo sviluppo delle infrastrutture a livello regionale. L’RSC potrebbe fornire uno stimolo di alto livello all’attuazione, in caso sorgano problemi. I problemi in materia di pura regolamentazione rimangono di competenza dell’RCC. Se opportuno, in funzione dei temi e dei progetti esaminati, l’RCC e l’RSC potrebbero invitare i gestori del sistema di trasmissione, le borse dell’energia o altre parti interessate alle riunioni da loro organizzate. Il coinvolgimento dell’industria in fase iniziale contribuirebbe a fare in modo che le strategie e le decisioni politiche proposte siano concretamente fattibili e affrontino problemi, evidenziati nello studio commissionato dalla Commissione, che attualmente le parti in causa devono affrontare quando è ormai troppo tardi. A complemento dell’RCC e dell’RSC, il gruppo di attuazione (IG) e quello formato dalle parti interessate (SG) continueranno a essere operativi. 2. Governance e coerenza tra le diverse regioni Non è solo importante la presenza di una chiara struttura di governance all’interno delle regioni; altrettanto importante è garantire la coerenza del lavoro svolto nelle diverse regioni. Finora, ERGEG ha periodicamente pubblicato relazioni sulla coerenza e convergenza, ma non è chiaro sino a che punto le regioni vi abbiano dato seguito. La coerenza tra il lavoro svolto dalle varie regioni prenderà la forma, in primo luogo, di linee guida provenienti dall’alto, che nella pratica saranno costituite dagli orientamenti quadro e dai codici di rete. Questi, a loro volta, rappresenteranno una traduzione, per quanto riguarda l’elettricità, del modello di riferimento elaborato dal gruppo di consulenza ad hoc dell’ERGEC ( ERGEG Ad Hoc Advisory Group , AHAG). Inoltre, sarà necessario verificare l’applicazione coerente dei codici di rete tra le varie regioni. Se le regioni stanno affrontando problemi non (ancora) presi in considerazione nei codici di rete, è necessaria la presenza di linee guida generali in modo da non pregiudicare l’istituzione del mercato interno dell’energia. Non è necessario creare un’ulteriore struttura che garantisca la coerenza tra le regioni. In primo luogo, si è scelto espressamente che, sia nelle regioni gas che in quelle elettricità, alcuni Stati membri facciano parte di più di una regione. Essi avranno automaticamente la tendenza a garantire la coerenza, onde evitare di attuare soluzioni diverse tra Stati confinanti. In secondo luogo, l’ACER svolgerà un ruolo importante in questo ambito, che si affianca a quello di orientare le politiche svolto dalla Commissione e che comprende la partecipazione al nuovo RSC. La presenza di Commissione, ERGEG/ACEA, ENTSO, ANR, Stati membri e associazioni di categoria dell’industria all’interno dei forum di Firenze e Madrid potrebbe renderli piattaforme adeguate a fornire orientamenti politici alle regioni e a monitorare la coerenza. Infine, potrebbe essere opportuno sviluppare programmi di lavoro per l’anno o gli anni a venire. Il programma di lavoro dovrebbe essere inviato all’ACER che valuterà la coerenza dei programmi di lavoro delle regioni con altri programmi di lavoro, nonché con orientamenti quadro e codici di riferimento. In caso di incoerenze, l’ACER informerà la Commissione in modo che questa possa adottare norme vincolanti per il programma o i programmi di lavoro interessati, ai sensi dell’ultima frase dell’articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 713/2009. Tale funzione di revisione svolta dall’ACER dovrebbe essere citata nel suo programma di lavoro. A norma dell’articolo 7, paragrafo 3, del regolamento ACER, uno dei compiti dell’Agenzia è di fornire un quadro di riferimento all’interno del quale le autorità di regolamentazione nazionali possano cooperare. Inoltre, l’ACER controlla la cooperazione regionale dei gestori del sistema di trasmissione (articolo 6, paragrafo 9, del regolamento citato). Appare quindi opportuno che l’ACER, a partire dal marzo 2011, ricopra il ruolo di coordinatore delle iniziative regionali finora di competenza dell’ERGEG. Come succede attualmente per ERGEG, l’ACER dovrà attingere alle ANR al suo interno, in quanto fonti di iniziative trascinanti per le iniziative regionali. Inoltre, è fondamentale che il lavoro svolto dalle iniziative regionali si inserisca all’interno del lavoro globale svolto dall’ACER. 5. ITER SUCCESSIVO La presente comunicazione contiene una valutazione dell’operato delle iniziative regionali e del loro contributo alla creazione di un mercato interno dell’energia, a cinque anni dalla loro istituzione. Essa illustra inoltre come eventualmente ripensarne il ruolo, chiarirne l’appartenenza e rafforzarne l’efficacia. Le iniziative regionali, che rappresentano una fase intermedia nel percorso verso un mercato unico dell’energia pienamente integrato, svolgono un ruolo essenziale per definire la futura politica energetica dell’Unione e promuovere la costruzione di reti energetiche integrate in grado di rispondere ai bisogni dei prossimi decenni. La Commissione invita il Parlamento europeo, il Consiglio e tutte le parti interessate a esprimere le proprie opinioni in merito agli orientamenti strategici espressi nella presente comunicazione (entro il 15 febbraio 2011). Sulla base delle risposte ricevute, la Commissione prenderà in esame eventuali iniziative legislative o politiche volte a rafforzare la cooperazione a livello regionale nel secondo semestre del 2011. [1] Nel 2008 è stata istituita anche la regione della comunità dell’energia. [2] Cfr.: www.ec.europa.eu/energy/gas_electricity/third_legislative_package_en.htm, il pacchetto è costituito dalle direttive 2009/72/CE e 2009/73/CE, dai regolamenti (CE) n. 713/2009, (CE) n. 714/2009 e (CE) n. 715/2009. [3] Lo studio è stato pubblicato sul sito internet della DG ENERG: "From regional markets to a single European market" (aprile 2010): www.ec.europa.eu/energy/gas_electricity/studies/electricity_en.htm. [4] Strategy for delivering a more integrated European energy market: The role of the ERGEG Regional Initiatives. An ERGEG Conclusions Paper. E10-RIG-10-04, 21 maggio 2010 (www.energy-regulators.eu/portal/page/portal/EER_HOME/EER_PUBLICATIONS/CEER_ERGEG_PAPERS/Cross-Sectoral/2010/E10-RIG-10-04_Strategy_Conclusions_21-May-10.pdf). [5] Cfr. ad esempio la relazione di Eurelectric: http://www.eurelectric.org/Download/Download.aspx?DocumentFileID=62455. [6] Cfr. http://www.energy-regulators.eu/portal/page/portal/EER_HOME/EER_INITIATIVES/Regional_Initiatives_Conferences/2010%20RI%20Conference [7] Cfr. regolamenti (CE) n. 714/2009 e (CE) n. 715/2009. [8] Di qui la preparazione di relazioni annuali di coerenza e convergenza. [9] Cfr. comunicato stampa IP/10/836 del 24 giugno 2010. [10] Il pacchetto è costituito dalle direttive 2003/54/CE e 2003/55/CE nonché dai regolamenti (CE) n. 1228/2003 e (CE) n. 1775/2005 [11] Comunicazione COM(2010)677 del 17 novembre 2010http://ec.europa.eu/energy/infrastructure/strategy/doc/com(2010)0677_en.pdf [12] https://www.entsoe.eu/fileadmin/user_upload/_library/news/EEGI_Implementation_plan_May_2010.pdf. [13] Decisione della Commissione del 9 novembre 2006 recante modifica dell’allegato del regolamento (CE) n. 1228/2003 relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli scambi transfrontalieri di energia elettrica, GU L 312 dell’11.11.2006, pagg. 59-65.