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Document 52008DC0187
Communication from the Commission to the Council and the European Parliament - The role of the CFP in implementing an ecosystem approach to marine management [SEC(2008) 449]
Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo - Il ruolo della PCP nell’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino [SEC(2008) 449]
Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo - Il ruolo della PCP nell’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino [SEC(2008) 449]
/* COM/2008/0187 def. */
Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo - Il ruolo della PCP nell’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino [SEC(2008) 449] /* COM/2008/0187 def. */
[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE | Bruxelles, 11.4.2008 COM(2008) 187 definitivo COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO Il ruolo della PCP nell’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino [SEC(2008) 449] Introduzione e campo di applicazione Il trattato prevede all’articolo 6 l’obbligo di integrare le esigenze connesse alla tutela dell’ambiente nelle politiche comunitarie quali la politica comune della pesca (PCP)[1]. Il regolamento del Consiglio relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell’ambito della PCP[2] include tra gli obiettivi operativi della PCP la progressiva applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione della pesca. L’approccio ecosistemico costituisce inoltre un obiettivo fondamentale condiviso da vari accordi internazionali sottoscritti dagli Stati membri, come la convenzione sulla diversità biologica (CDB) e la dichiarazione del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile svoltosi a Johannesburg nel 2002. Nel 2002 è stato pubblicato un documento di lavoro dei servizi della Commissione sulle possibilità e priorità di una cooperazione internazionale per un approccio ecosistemico alla gestione della pesca[3], basato sulla dichiarazione di Reykjavik adottata alcuni mesi prima dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO)[4]. L’attuazione di un approccio ecosistemico nell’ambito della PCP non riguarda soltanto le acque comunitarie, ma tutti gli oceani del mondo. L’azione della Comunità si svolgerà quindi attraverso gli attuali strumenti della PCP per le acque comunitarie e attraverso le iniziative promosse dalla Comunità nell’ambito delle organizzazioni regionali per la gestione della pesca (ORGP) e la sua partecipazione alle attività delle Nazioni Unite e della FAO o ad eventuali accordi bilaterali. L’approccio ecosistemico per la gestione dei mari non può e non deve limitarsi a un settore specifico, ma va applicato a livello intersettoriale. La politica marittima integrata[5] costituisce il quadro generale per un’azione integrata in campo marittimo e il suo pilastro ambientale, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino[6], costituisce la base generale per l’applicazione di un approccio ecosistemico all’ambiente marino. La direttiva “Habitat”[7], che prevede la creazione di reti di aree marine protette, fornisce una serie di utili strumenti per l’applicazione di un approccio basato sugli ecosistemi. L’obiettivo strategico globale di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino non può essere conseguito unicamente nell’ambito di politiche settoriali quali la PCP. L’azione svolta nei vari settori politici deve far riferimento a tale quadro integrato, attraverso la definizione e l’attuazione di misure settoriali atte a contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali. Nell’ambito della PCP sono già state avviate varie iniziative in questo senso, che però non sono state concepite come parte integrante di una strategia globale di attuazione. La presente comunicazione si prefigge di: - illustrare gli aspetti della PCP che hanno fino ad ora contribuito all’attuazione di un approccio ecosistemico, - spiegare in che modo la PCP è connessa all’applicazione integrata e intersettoriale di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino e - dimostrare in che modo gli interventi che saranno attuati in futuro nell’ambito della PCP saranno ispirati al principio informatore dell’approccio ecosistemico. 1. CHE COSA SI INTENDE PER APPROCCIO ECOSISTEMICO? Nel caso specifico della pesca, la FAO[8] indica che lo scopo dell’approccio basato sugli ecosistemi è pianificare, sviluppare e gestire la pesca in modo da rispondere ai bisogni e ai desideri della società, senza compromettere la possibilità per le generazioni future di fruire della vasta gamma di beni e servizi forniti dagli ecosistemi marini. L’approccio ecosistemico è quindi definito come lo sforzo di bilanciare diversi obiettivi sociali, tenendo conto delle conoscenze ed incertezze riguardo alle componenti biotiche, abiotiche e umane degli ecosistemi e alle loro interazioni e applicando un approccio integrato alla pesca entro limiti ecologicamente significativi. Da queste definizioni, basate su quelle più generali della CDB[9] e del Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (CIEM), emerge chiaramente che l’approccio ecosistemico è uno strumento atto a conseguire lo sviluppo sostenibile nelle sue tre dimensioni, vale a dire la protezione ambientale, l’equità e la coesione sociale e la prosperità economica, aspetti, questi, che rientrano anche tra gli obiettivi della strategia dell’UE per lo sviluppo sostenibile e che sono stati integrati nel regolamento di base della PCP[10]. Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che applicare un approccio ecosistemico alla gestione della pesca significhi garantire alle generazioni presenti e future la fruizione di beni e servizi ottenuti da risorse acquatiche viventi entro limiti ecologicamente significativi. Una gestione della pesca così concepita mirerà a garantire che dalle risorse biologiche marine si continuino a trarre importanti benefici, minimizzando nel contempo gli impatti diretti e indiretti delle attività alieutiche sugli ecosistemi marini e facendo in modo che tali impatti non compromettano in futuro il funzionamento, la diversità e l’integrità degli ecosistemi. L’approccio ecosistemico procede quindi dal “paradigma dei limiti” che caratterizzava la gestione tradizionale della pesca basata sulle risorse bersaglio. Tuttavia il concetto di “limiti” non è più unicamente riferito all’impatto su una popolazione bersaglio, ma al fatto che tutti gli ecosistemi sono soggetti a limiti il cui superamento può dar luogo a modificazioni significative dell’ecosistema stesso. I limiti fissati in termini di impatti esercitati dalla pesca sono ecologicamente significativi se le popolazioni sfruttate sono mantenute a livelli ecologicamente sostenibili, se viene conservata la diversità biologica e se gli impatti sulla struttura, sui processi e sulle funzioni dell’ecosistema sono mantenuti a livelli accettabili[11]. Occorre inoltre tenere conto delle interazioni della pesca con altre attività umane e con le ripercussioni di tali attività sull’ambiente marino. 2. INTEGRARE LA GESTIONE DELLA PESCA IN UN APPROCCIO ECOSISTEMICO ALLA GESTIONE DELL’AMBIENTE MARINO La gestione della pesca può contribuire a un approccio ecosistemico, ma un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino deve integrare tutti i settori economici che hanno un impatto sull’ecosistema marino. Alcuni paesi, tra cui l’Australia, hanno optato per una strategia di gestione della pesca volta ad integrare i vari interessi dell’uomo per l’ecosistema marino e a garantire una gestione integrata globale dei rischi connessi all’interazione umana con l’ambiente marino. Tale approccio non si presta ad essere applicato nel contesto dell’UE, che conta numerosi mari regionali che sono oggetto di interesse per vari Stati membri e i cui ecosistemi marini comprendono, nella maggior parte dei casi, acque soggette alla giurisdizione di paesi terzi. Questa situazione più complessa rende necessarie specifiche politiche integrate quali la strategia per l’ambiente marino[12], che configurino un quadro intersettoriale per la gestione dei mari. La PCP contribuirà all’instaurazione di tale quadro attraverso l’adozione di misure concernenti i vantaggi derivanti dalla pesca e gli impatti di tale attività. Le condizioni degli stock ittici e degli habitat costituiranno un elemento fondamentale per la valutazione del buono stato ecologico previsto dalla strategia per l’ambiente marino. Saranno sviluppate ed attuate misure di gestione della pesca che contribuiranno al conseguimento di uno stato ecologico soddisfacente. La designazione di aree protette costituisce un importante strumento per la tutela degli habitat e delle specie vulnerabili nell’ambito di un approccio ecosistemico. La direttiva “Habitat”[13] prevede la creazione di una rete di aree protette rappresentative anche nel settore marino. La PCP fornisce gli strumenti necessari per disciplinare le attività di pesca in modo da poter conseguire gli obiettivi di tali aree protette. Nel contesto dell’UE, la gestione della pesca basata su un approccio ecosistemico deve quindi mirare: 1. a mantenere gli impatti diretti e indiretti della pesca sugli ecosistemi marini entro limiti che consentano di garantire la salute di tali ecosistemi e la sostenibilità ecologica degli stock ittici, integrando nelle decisioni adottate nel quadro della PCP tutte le conoscenze disponibili sulle interazioni tra pesca ed ecosistemi marini, nonché 2. a garantire la coerenza e la sinergia tra gli interventi attuati nel settore della pesca e le misure adottate nell’ambito di strumenti intersettoriali quali la strategia per l’ambiente marino e la direttiva “Habitat”. L’approccio integrato applicato attraverso la politica marittima e il suo pilastro ambientale, la strategia per l’ambiente marino, contribuirà efficacemente all’instaurazione di una pesca sostenibile garantendo una gestione integrata di tutte le interazioni umane, ambientali ed economiche nel settore marittimo. L’applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino offre molteplici vantaggi al settore alieutico. Quest’ultimo è probabilmente il settore marittimo che dipende in modo più diretto dal buono stato di salute degli ecosistemi marini e che trae quindi i maggiori benefici dalla loro protezione integrata. L’applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino consentirà di rispondere alle preoccupazioni, ripetutamente espresse dall’industria alieutica, riguardo agli impatti di molte attività umane sugli ecosistemi marini e sugli stock ittici che essi ospitano e alla necessità di gestire tali impatti (e non solo quelli derivanti dalla pesca) in modo da proteggere gli ecosistemi marini e gli stock ittici. Un approccio ecosistemico integrato consentirà di realizzare ciò che la sola gestione della pesca non può garantire: il mantenimento o il ripristino del buono stato di salute degli ecosistemi marini, presupposto indispensabile per la futura produttività degli stock ittici. 3. QUESTIONI FONDAMENTALI Nell’ambito dell’obiettivo generale di un approccio ecosistemico occorre definire obiettivi specifici riguardanti i servizi offerti dagli ecosistemi (vale a dire i vantaggi derivanti dalla pesca sul piano economico e sociale) e limiti ecologici significativi per gli impatti della pesca (ad esempio, mantenere gli stock a livelli sostenibili, preservare la biodiversità e contenere entro limiti accettabili gli impatti sulla struttura, sui processi e sulle funzioni dell’ecosistema[14]). Un primo passo consiste nel tracciare, sulla base di tutte le conoscenze disponibili, una descrizione degli ecosistemi e della struttura, dei processi e delle funzioni che li caratterizzano. Occorre inoltre proseguire e ampliare l’attuale lavoro di valutazione dello stato degli stock ittici e del loro andamento, nonché dell’impatto esercitato dalla pesca sugli ecosistemi. Tali valutazioni dovranno essere regolarmente aggiornate per tener conto delle nuove conoscenze acquisite. Gli organismi scientifici consultati ai fini dell’elaborazione di misure di gestione della pesca si avvalgono di serie di dati sull’evoluzione degli stock e sugli effetti prodotti dalle misure di gestione in un lungo arco di tempo e hanno cominciato a includere nelle loro valutazioni informazioni riguardanti gli ecosistemi. L’impatto principale prodotto dalla pesca sull’ecosistema marino è l’uccisione di animali marini. Pesci, crostacei e altri organismi vengono prelevati dall’ecosistema marino e sbarcati, ma anche uccisi accidentalmente se prelevati come catture accessorie e rigettati in mare o ancora se danneggiati da attrezzi da pesca senza essere issati a bordo. Un altro possibile impatto sugli habitat deriva dal contatto degli attrezzi da pesca con il fondo marino, del quale viene danneggiato il substrato e gli organismi che esso ospita. Sia l’impatto diretto in termini di uccisione di animali marini che le ripercussioni sugli habitat sono direttamente proporzionali all’intensità dello sforzo di pesca. Attualmente la pressione esercitata su quattro quinti degli stock ittici europei supera i limiti di sostenibilità. In altri termini, l’attività della maggior parte delle flotte europee è troppo intensa per poter garantire la sostenibilità della pesca, anche se questa è valutata nella prospettiva limitata dei singoli stock ittici sfruttati dalle flotte. La funzione primaria e principale della gestione della pesca è quindi di ricondurre lo sforzo di pesca globale a livelli sostenibili. Una minore attività di pesca consentirà di ridurre la mortalità degli animali e gli impatti sulla struttura e sul funzionamento dell’ecosistema marino. Un minor numero di pesci, crostacei, uccelli e mammiferi marini sarà ucciso accidentalmente durante le operazioni di pesca, con una conseguente riduzione dell’impatto esercitato sulle popolazioni di tali specie. Diminuirà il numero di catture accessorie di esemplari appartenenti a specie vulnerabili e si conterranno le ripercussioni sugli habitat. Lo strumento principale in grado di incidere sullo sforzo di pesca globale è costituito da piani di gestione a lungo termine basati sull’obiettivo sancito dal vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile di ricondurre gli stock ittici a livelli atti a garantire il rendimento massimo sostenibile (RMS). Dal 2002 sono stati adottati nell’ambito della PCP diversi piani di ricostituzione e di gestione a lungo termine e sono state pubblicate alcune comunicazioni relative all’applicazione dell’RMS e a una nuova strategia per la riduzione delle catture accessorie (vedi capitolo 6). Oltre alla riduzione globale degli impatti della pesca sull’ecosistema vanno affrontati alcuni aspetti specifici che saranno illustrati nel prosieguo. È necessario proteggere gli habitat marini vulnerabili . Tale esigenza riguarda tutti gli habitat che vengono a contatto diretto con attrezzi da pesca. Se alcuni fondali marini e gli organismi che da essi dipendono possono resistere all’impatto di tali attrezzi, vi sono habitat sui quali essi rischiano di produrre danni duraturi e significativi. Per scogliere coralline di acqua fredda quali la Lophelia pertusa, ad esempio, un singolo contatto con una rete a strascico può produrre un impatto tale da richiedere alcuni decenni per il ripristino dello stato originario. La rete di aree marine protette Natura 2000 consentirà di tutelare una serie di habitat rappresentativi. Per conseguire gli obiettivi di ciascun sito Natura 2000 si farà ricorso all’uso combinato di strumenti della PCP quali il fermo di determinate attività di pesca o l’instaurazione di zone di divieto. Saranno inoltre adottate misure specifiche intese a ridurre gli impatti meccanici degli attrezzi da pesca anche al di fuori delle aree protette e misure volte a preservare gli habitat vulnerabili e minacciati man mano che questi saranno individuati. Diverse iniziative sono già state avviate in questo campo (vedi capitolo 6). Occorre altresì proteggere le specie vulnerabili i cui individui vengono uccisi accidentalmente nel corso delle operazioni di pesca e le specie bersaglio che si trovano al di sotto dei limiti biologici di sicurezza. I piani di ricostituzione costituiscono il principale strumento per ripristinare gli stock depauperati e la nuova politica in materia di rigetti contribuirà a proteggere le specie vulnerabili dal fenomeno delle catture accidentali. La tutela delle specie vulnerabili è inoltre attuata mediante regolamenti intesi a definire le caratteristiche e le modalità di utilizzo degli attrezzi da pesca al fine di ridurre le catture accidentali e mediante l’istituzione di zone di divieto laddove tali catture rischiano di verificarsi. Riducendo lo sforzo di pesca e attuando una protezione specifica delle specie e degli habitat vulnerabili sarà possibile contenere l’impatto esercitato dalla pesca sulla struttura, sulla diversità e sul funzionamento degli ecosistemi. In alcuni casi, tuttavia, occorrerà adottare misure specifiche volte ad evitare distorsioni della rete trofica e perturbazioni dei processi naturali degli ecosistemi . Ad esempio, il successo riproduttivo di alcune colonie di uccelli marini della costa occidentale della Gran Bretagna dipende dal cicerello (vedi capitolo 6). I fattori ambientali hanno un impatto sugli ecosistemi marini e sugli stock ittici. In alcuni casi la pesca può aggravare gli effetti negativi di tali fattori. Secondo il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici questo può essere il caso di alcuni effetti del clima sugli stock ittici. L’approccio precauzionale esige che la pesca sia esercitata in modo da resistere al cambiamento ambientale e che in nessun caso gli stock siano sfruttati al punto da non poter far fronte a tale cambiamento. La Commissione ha chiesto espressamente al Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP) e al CIEM di includere tutte le informazioni riguardanti tali fattori nelle loro valutazioni degli ecosistemi e delle attività di pesca e nei loro pareri. 4. ATTUAZIONE E GOVERNANCE L’applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino comporta la necessità di conciliare interessi molteplici e spesso contraddittori. La possibile conflittualità iniziale tra gli obiettivi sociali e la necessità di mantenere la pesca entro limiti ecologicamente significativi è destinata a scomparire a lungo termine, in quanto la sopravvivenza dell’industria alieutica dipende dal buono stato di salute degli ecosistemi. Gli obiettivi globali precedentemente enumerati hanno validità generale, ma devono essere precisamente definiti e resi operativi per specifici ecosistemi e tipi di pesca. Tale processo presuppone un’interazione tra le istituzioni europee, i governi e le parti interessate. I consigli consultivi regionali (CCR) costituiscono il principale meccanismo di interazione con le parti interessate nell’ambito della PCP. I limiti generali di un approccio ecosistemico globale saranno fissati mediante la definizione del buono stato ecologico nel quadro dell’applicazione della direttiva sulla strategia per l’ambiente marino. Obiettivi specifici per la pesca saranno sviluppati nell’ambito di piani di gestione a lungo termine basati sul concetto di RMS; in futuro tali obiettivi saranno fissati tenendo conto anche dell’impatto esercitato dalle singole attività di pesca sugli ecosistemi. Gli obiettivi devono tradursi in azioni concrete. È stato affermato che l’applicazione di un approccio ecosistemico presuppone un sistema di gestione globale ed integrato fondato sulla previsione dei vari effetti della pesca e delle misure di gestione sugli ecosistemi. Tuttavia, poiché non disponiamo di una conoscenza esaustiva delle dinamiche degli ecosistemi e della pesca, in molti casi non è possibile formulare previsioni accurate circa l’impatto delle attività alieutiche e delle misure di gestione. Talvolta, invece, le conoscenze esistono ma sono utilizzate in modo inadeguato o poco tempestivo. La mancanza di conoscenze esaustive o di adeguati strumenti di integrazione non giustifica quindi una rinuncia all’azione. È possibile e doveroso cercare di avanzare utilizzando le conoscenze e gli strumenti esistenti. Lo stato attuale delle conoscenze consente di adottare misure di gestione orientate nella giusta direzione. Occorre pertanto istituire opportuni meccanismi che permettano di monitorare i risultati e di prendere misure correttive. I documenti orientativi della CDB[15] e del CIEM[16] precisano entrambi che l’approccio ecosistemico richiede una gestione adattativa per tener conto della natura complessa e dinamica degli ecosistemi e del grado imperfetto di conoscenza e comprensione del loro funzionamento. La gestione deve quindi essere in grado di far fronte a tali elementi di incertezza ed avvalersi delle conoscenze acquisite attraverso la pratica o dei risultati della ricerca. In alcuni casi potrà anche essere necessario adottare misure per le quali non siano state pienamente dimostrate alcune relazioni causa-effetto. È necessario monitorare i risultati della gestione al fine di adeguare di conseguenza la gestione futura. Il compito di valutare i risultati e di formulare pareri sui possibili adeguamenti gestionali è affidato agli organismi incaricati di fornire pareri scientifici alla Commissione, in primo luogo lo CSTEP, che in molti casi si avvale a sua volta della consulenza del CIEM. Gli strumenti finanziari della Comunità devono essere utilizzati, per quanto possibile, per promuovere l’attuazione dell’approccio ecosistemico e per avanzare in questa direzione. Nel settore della pesca i fondi stanziati per la ricerca e per la raccolta dei dati contribuiscono già al raggiungimento di questo obiettivo. È auspicabile che gli Stati membri sfruttino pienamente le possibilità offerte dal Fondo europeo per la pesca (FEP) per promuovere l’applicazione dell’approccio ecosistemico, ad esempio favorendo lo sviluppo di pratiche e di tecnologie di pesca a basso impatto sull’ecosistema e attuando misure di sensibilizzazione. 5. CHE COSA È STATO FATTO SINO AD ORA? Nell’ambito della PCP sono già state attuate diverse iniziative volte a promuovere una gestione integrata dell’ambiente marino sulla base di un approccio ecosistemico. - Poiché nella situazione attuale il primo e più importante passo da compiere in Europa per porre in essere un approccio ecosistemico consiste nel ridurre lo sforzo di pesca globale esercitato sugli ecosistemi marini, è stata elaborata una strategia intesa a contenere lo sfruttamento degli stock ittici marini a livelli di RMS, come indicato nella pertinente comunicazione[17]. - La riduzione dello sforzo di pesca a livelli di RMS è accompagnata da misure intese a limitare ed eventualmente a eliminare le catture accessorie (politica in materia di rigetti). Tali misure saranno applicate progressivamente per le varie attività di pesca nell’ambito della nuova politica in materia di rigetti[18]. - Per proteggere gli habitat vulnerabili dagli impatti negativi della pesca sono state avviate, nell’ambito della PCP, iniziative quali la chiusura delle scogliere coralline di acqua fredda ad ovest dell’Irlanda[19]. Azioni di questo tipo sono finalizzate al conseguimento degli obiettivi di conservazione dei siti Natura 2000 che fanno parte della rete ecologica prevista dalla direttiva “Habitat”. Per preservare gli habitat vulnerabili delle profondità marine e in particolare le scogliere coralline, nella regione del Mediterraneo è stato vietato l’impiego di draghe e di reti trainate a profondità superiori a 1 000 metri e tre zone situate in acque internazionali sono state chiuse alla pesca in applicazione di decisioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) e recepite nel diritto comunitario. Inoltre, il regolamento sulla pesca nel Mediterraneo mira a garantire un elevato livello di protezione di habitat vulnerabili quali le prateria di Posidonia e i letti di mäerl (che sono elencati anche nella direttiva “Habitat”) e impone agli Stati membri di istituire una rete di zone di pesca protette a salvaguardia delle zone di crescita e riproduzione e degli ecosistemi marini in generale. - Al fine di evitare le catture accidentali di mammiferi marini sono state inoltre adottate disposizioni legislative che rendono obbligatorio l’impiego di pinger sulle reti da imbrocco e sono in via di elaborazione piani d’azione intesi a ridurre le catture accessorie di uccelli marini e di elasmobranchi. - La pesca può perturbare il funzionamento degli ecosistemi in quanto sottrae ingenti quantità di cibo ai predatori (o, nel caso dei rigetti, aumenta le risorse alimentari a disposizione dei saprofagi), con un conseguente impatto, ad esempio, sulle popolazioni di uccelli marini. Per ovviare a tale problema sono state chiuse alcune zone alla pesca del cicerello nel raggio di volo di colonie di uccelli marini che dipendono da questa preda. - Diverse misure sono state recentemente attuate al fine di contenere gli impatti negativi della pesca, tra cui il divieto di utilizzare reti a profondità di oltre 200 metri in determinate zone o di impiegare tecniche di pesca distruttive, nonché le azioni volte a contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN) nelle acque europee e internazionali[20]. - La PCP fa crescente ricorso a un approccio adattativo per far fronte a situazioni di incertezza e, nel quadro della strategia in materia di RMS, alla difficoltà poste dalle attività di pesca in cui vengono catturate contemporaneamente più specie con dinamiche e interazioni differenti e per le quali non sono prevedibili gli effetti globali delle misure di gestione. - Affinché la gestione della pesca possa contribuire all’applicazione di un approccio ecosistemico è necessario passare da decisioni ad hoc a piani di ricostituzione e di gestione a lungo termine ispirati a principi di sostenibilità ecologica. Piani di questo tipo sono stati applicati negli ultimi anni a diversi stock nelle acque comunitarie e a stock condivisi con altri partner. Tra questi, i piani di ricostituzione o di gestione per l’aringa del Mare del Nord, per il nasello settentrionale, per tutti gli stock di merluzzo bianco delle acque comunitarie e per il tonno rosso della zona ICCAT. - Un approccio ecosistemico deve essere fondato su informazioni scientifiche . Nell’ambito di programmi quadro di ricerca la Commissione ha avviato e finanziato una serie di progetti di ricerca intesi a fornire una migliore comprensione degli ecosistemi marini e a elaborare quadri destinati ad integrare le nuove conoscenze nell’ambito di un approccio ecosistemico. - È stata ultimata la revisione del regolamento sulla raccolta dei dati, destinata a facilitare la transizione verso un approccio ecosistemico attraverso l’integrazione delle nuove informazioni necessarie per monitorare gli impatti ecologici globali della pesca. Il nuovo regolamento, la cui entrata in vigore è prevista per il 2009, disciplinerà la raccolta dei dati utilizzati per definire gli indicatori degli impatti ecologici della pesca, contribuendo in questo modo all’applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione[21]. - Una prima serie di indicatori per monitorare l’impatto della pesca sull’ecosistema è stata selezionata ed è pubblicata come documento di lavoro dei servizi della Commissione unitamente alla presente comunicazione. La Commissione continuerà a elaborare misure volte a contenere o a eliminare gli impatti ecologici della pesca sulla base delle nuove conoscenze disponibili al riguardo. A tal fine essa ha chiesto al CIEM e allo CSTEP di formulare pareri su qualsiasi nuova conoscenza relativa alle interazioni tra pesca ed ecosistema. La raccolta dei dati per la definizione di indicatori degli effetti della pesca sull’ecosistema sarà inclusa nei programmi di raccolta dati degli Stati membri a partire dal 2009. 6. PROSSIME TAPPE La PCP coadiuverà le strategie volte ad applicare un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino: - a breve e medio termine proseguiranno gli interventi intesi a ridurre la pressione globale della pesca sugli ecosistemi marini, e segnatamente l’applicazione della strategia RMS attraverso piani di gestione a lungo termine e nell’ambito di proposte annuali o pluriennali sui limiti di cattura; - saranno elaborate disposizioni legislative per ridurre le catture accessorie nel quadro della strategia in materia di rigetti e le misure tecniche saranno riesaminate al fine di tener conto di aspetti quali il degrado degli habitat e le catture accessorie; - per alcuni gruppi di specie vulnerabili sono in corso di elaborazione piani d’azione che comprendono strumenti destinati a garantire una protezione specifica. Nel 2008 e nel 2009 saranno pubblicati rispettivamente un piano d’azione per la protezione degli squali e degli elasmobranchi e uno per la protezione degli uccelli marini; - le misure tecniche semplificate previste dal nuovo regolamento che sarà proposto nel 2008 consentiranno di aumentare la selettività degli attrezzi da pesca; - nell’ambito della strategia per l’ambiente marino, lo stato degli stock ittici costituirà un parametro per la definizione di un buono stato ecologico e si farà ricorso agli strumenti della PCP per conseguire gli obiettivi in materia di stock ittici e di impatti della pesca sugli habitat e sulle specie vulnerabili; - i responsabili del settore della pesca applicheranno l’approccio ecosistemico utilizzando una prima serie di indicatori selezionati. Questa sarà ulteriormente sviluppata e completata e i dati di riferimento saranno raccolti in conformità del regolamento modificato sulla raccolta dei dati che entrerà in vigore nel 2009; - gli strumenti della PCP saranno applicati per garantire un’adeguata gestione delle attività di pesca nelle aree protette dalla normativa comunitaria (quali i siti Natura 2000 ed altre aree protette, in particolare nell’ambito della direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino); - la Comunità continuerà a sostenere iniziative volte a promuovere l’applicazione di un approccio ecosistemico nelle ORGP, nell’ambito delle Nazioni Unite e in altre sedi internazionali e, se del caso, nel quadro di accordi bilaterali; - l’approccio ecosistemico costituirà inoltre il principio informatore delle decisioni adottate nel quadro della PCP, che applicherà una strategia incrementale per rispondere ai problemi connessi all’eccessiva pressione esercitata dalla pesca sulle popolazioni e sugli ecosistemi e minimizzare così gli impatti sugli habitat e sulle specie vulnerabili, evitando distorsioni della struttura e del funzionamento degli ecosistemi; - la ricerca sull’approccio ecosistemico costituirà una priorità del 7º PQ e attività di ricerca su tutti i suoi aspetti continueranno ad essere promosse al fine di migliorare le conoscenze e colmare le lacune nella descrizione degli ecosistemi marini, contribuendo in questo modo ad adeguare l’attuazione di tale approccio. Occorre inoltre rafforzare il dialogo tra ricercatori e responsabili affinché sia possibile continuare a perfezionare gli strumenti di gestione; - gli Stati membri sono invitati ad avvalersi delle possibilità di finanziamento offerte dal FEP per proseguire nell’attuazione di un approccio ecosistemico attraverso la promozione di misure finalizzate al miglioramento delle conoscenze e della gestione della pesca, alla formazione dei pescatori alle tecniche di pesca a basso impatto ambientale e allo sviluppo di pratiche e di tecnologie ecologicamente sostenibili. [1] Versione consolidata del trattato che istituisce la Comunità europea (GU C 325 del 24.12.2002, pag. 42). [2] Regolamento (CE) n. 2371/2002 (GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59). [3] SEC (2001) 1696. [4] http://www.fao.org/docrep/meeting/004/Y2211e.htm. [5] COM(2007) 575 definitivo e SEC(2007) 1278. [6] Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino) – non ancora pubblicata. [7] Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7). [8] FAO 2003. The Ecosystem Approach to Fisheries. FAO Technical Guidelines for Responsible Fisheries. N. 4, Suppl. 2. Roma, FAO. 112 pagg. [9] CDB – COP 5, Decisione V/6 (http://www.cbd.int/convention/cop-5-dec.shtml?m=COP-05&id=7148&lg=0). [10] Regolamento (CE) n. 2371/2002. [11] FAO 2003. [12] Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino – non ancora pubblicata. [13] Direttiva 92/43/CEE del Consiglio. [14] FAO 2003. [15] Decisione CDB V/6, paragrafo 10. [16] Rapporto CIEM (cooperative research report n. 273, capitolo 6.1). [17] COM(2006) 360 definitivo. [18] COM(2007) 136 definitivo. [19] COM(2007) 570 definitivo. [20] COM(2007) 604 e 605 definitivi. [21] Regolamento (CE) n. 199/2008.