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Document 52007AR0083

Parere del Comitato delle regioni — Nuove prospettive per lo spazio europeo della ricerca

GU C 305 del 15.12.2007, pp. 25–29 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/25


Parere del Comitato delle regioni — Nuove prospettive per lo spazio europeo della ricerca

(2007/C 305/06)

IL COMITATO DELLE REGIONI

sottolinea la necessità d'intensificare il processo di creazione dello Spazio europeo della ricerca per realizzare l'obiettivo di rendere l'Europa l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Le regioni, ponendo in essere condizioni generali di sostegno a carattere programmatico, strutturale e legislativo nel quadro delle loro politiche di ricerca, contribuiscono in misura rilevante alla creazione di uno Spazio europeo della ricerca veramente dinamico,

conviene sulla necessità di coordinare i programmi e le priorità della ricerca di livello regionale, nazionale e comunitario. Richiama tuttavia l'attenzione sulle responsabilità che, in virtù del principio di sussidiarietà, incombono agli Stati membri e agli enti regionali e locali in tema di scienza e ricerca, e continua a respingere attività di ricerca centralizzate e programmate a livello europeo,

reputa che per lo sviluppo di uno Spazio europeo della ricerca sia molto importante realizzare progressi sul fronte della mobilità del personale scientifico, senza dimenticare i necessari adeguamenti legislativi per quanto riguarda il diritto di soggiorno, le pensioni e i provvedimenti di sostegno alle famiglie,

ribadisce la necessità di istituire norme e diritti a tutela della proprietà intellettuale. La messa a punto di una Carta europea della proprietà intellettuale da parte di istituti di ricerca pubblici e di istituti di livello universitario può offrire un contributo importante alla creazione dello Spazio europeo della ricerca e alla promozione di reti di cooperazione,

esorta gli istituti di livello universitario a studiare nuovi percorsi di collaborazione fra gli enti pubblici e il settore privato, ad esempio mediante fondi comuni per l'innovazione. Gli istituti di livello universitario vanno considerati e sostenuti come centri propulsivi dell'innovazione nelle rispettive regioni.

Testi di riferimento

Libro verde — Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca

COM(2007) 161 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Migliorare il trasferimento delle conoscenze tra gli organismi di ricerca e le imprese nell'insieme dell'Europa: per un'innovazione apertaAttuare l'Agenda di Lisbona

COM(2007) 182 def.

Relatore

:

Michael SCHROEREN (DE/PPE), membro del Parlamento del Land Renania settentrionale — Vestfalia

RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

sottolinea quanto sia importante creare uno Spazio europeo della ricerca per lo sviluppo economico e sociale e la capacità innovativa dell'Europa, per il conseguimento degli obiettivi di Lisbona, per la crescita sostenibile ed equilibrata e il successo delle regioni europee, come pure per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini;

2.

conviene sul fatto che, da quando il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha deciso d'istituire uno Spazio europeo della ricerca, sono state adottate misure importanti per la sua realizzazione; osserva però che questo processo va intensificato affinché l'Europa possa diventare la società della conoscenza più all'avanguardia e l'economia più dinamica a livello mondiale;

3.

si compiace pertanto che, con il Libro verde, la Commissione europea abbia voluto fare il punto dei progressi, successi e insuccessi che hanno segnato la creazione dello Spazio europeo della ricerca dai suoi inizi nel 2000, nonché esaminare ed illustrare nuove idee alla luce degli sviluppi più recenti;

4.

reputa che per lo sviluppo di uno Spazio europeo della ricerca sia molto importante realizzare progressi sul fronte della mobilità del personale scientifico, senza dimenticare i necessari adeguamenti legislativi per quanto riguarda il diritto di soggiorno, le pensioni e i provvedimenti di sostegno alle famiglie. Inoltre, un coordinamento e una cooperazione più stretti fra gli Stati membri e le regioni sui programmi di ricerca possono consentire effetti sinergici, conferire un valore aggiunto allo Spazio europeo della conoscenza, e quindi rafforzare la competitività europea sul mercato mondiale della conoscenza. Al riguardo è urgente intensificare il trasferimento delle conoscenze, anche attraverso la cooperazione in «raggruppamenti» (cluster) per l'innovazione. I programmi di sostegno dell'UE, ed in particolare l'Ottavo programma quadro comunitario per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, andrebbero adeguatamente potenziati e finalizzati. Soprattutto quest'ultimo va collegato in maniera ancor più efficiente con i fondi strutturali europei;

5.

sottolinea la considerevole importanza delle regioni che, nel quadro delle loro politiche di ricerca, pongono in essere condizioni generali di sostegno a carattere programmatico, strutturale e legislativo, contribuendo così in misura rilevante a creare un valore aggiunto europeo nell'ambito della ricerca e a forgiare uno Spazio europeo della ricerca veramente dinamico. L'UE deve adottare disposizioni quadro solo quando ciò risulti indispensabile per la creazione di uno Spazio europeo della ricerca e quando le misure di coordinamento risultino insufficienti anche nel contesto del metodo del coordinamento aperto. Resta inaccettabile qualsiasi programmazione centralizzata a livello europeo che oltrepassi questi limiti;

6.

fa presente la grande importanza delle città e delle regioni per forgiare un clima propizio all'innovazione. Con le loro attività producono un impatto notevole sulla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca, tramite la mobilità del personale scientifico (perché questo è attratto solo da ambienti versatili, tolleranti e innovativi), e costituiscono centri propulsivi per lo sviluppo delle infrastrutture della ricerca. Al riguardo giocano molto fattori come le politiche dell'innovazione attuate a livello regionale, i centri tecnologici, gli incubatori d'imprese, i parchi scientifici e il capitale di rischio;

7.

ritiene che, in genere, nel Libro verde sullo Spazio europeo della ricerca si dimentichi che una stretta cooperazione tra la ricerca finanziata con risorse pubbliche e altri attori della società riguarda anche gli enti locali e regionali, e non solo l'industria, la quale viene menzionata in relazione a taluni aspetti. In numerosi Stati membri gli enti locali e regionali sono infatti responsabili dell'erogazione di importanti servizi alla collettività. Occorre sviluppare la cooperazione tra gli ambienti accademici e gli attori pubblici e vi è una forte necessità di «innovazioni in campo sociale», anche per affrontare le grandi sfide che incombono sulla società e contribuire in tal modo alla realizzazione della strategia di Lisbona.

La mobilità del personale scientifico

8.

conviene che la mobilità settoriale, geografica ed istituzionale del personale scientifico sia cruciale per l'ulteriore sviluppo e per la trasmissione delle conoscenze, e dovrebbe quindi diventare parte integrante degli odierni percorsi professionali e delle odierne carriere;

9.

condivide l'idea secondo cui questa mobilità del personale scientifico è tuttora spesso ostacolata da condizioni generali inadeguate sotto il profilo legislativo e istituzionale, come pure da condizioni di lavoro insoddisfacenti e da ostacoli alle carriere;

10.

sottolinea l'importanza di formare personale scientifico in varie parti dell'Unione europea, inclusi i nuovi Stati membri. Un'azione in questo senso nell'intera Unione europea sarà tale da garantire il consolidamento delle pari opportunità anche in termini di accesso alla formazione nell'ambito scientifico, contribuendo quindi a valorizzare al meglio le potenzialità intellettuali nell'interesse globale dell'Unione europea. Ciò evidenzia l'importanza dei finanziamenti a favore delle università e degli istituti di ricerca grazie agli strumenti finanziari UE e nazionali, e alle misure attuate dagli enti regionali e locali;

11.

esorta gli enti locali e regionali ad adottare, per quanto consentito dalle loro competenze, i provvedimenti atti a migliorare la mobilità in tutti gli ambiti, soprattutto anche fra gli ambienti scientifici e l'industria. Al riguardo è inoltre molto importante una stretta, ampia cooperazione su scala europea fra imprese, istituti di livello universitario e istituti di ricerca, anche coinvolgendo responsabili politici e amministrazioni a livello locale, regionale e nazionale. Occorre aumentare costantemente la percentuale delle donne che intraprendono una carriera scientifica. In proposito sono particolarmente importanti sia le disposizioni che assicurano la flessibilità nella carriera e negli orari di lavoro e la trasferibilità dei diritti pensionistici, sia la disponibilità di adeguate strutture per l'infanzia e altre misure di sostegno alle famiglie (ad esempio aiuti per permettere al coniuge o al convivente di svolgere un'attività lavorativa);

12.

evidenzia la necessità di attirare scienziati di vaglia dai paesi extraeuropei. Insiste quindi sull'importanza dei programmi dell'UE a favore della mobilità (ad es. il Programma Marie Curie) e plaude alle misure adottate in talune regioni per favorire il ritorno del personale scientifico;

13.

al riguardo conviene, in linea di principio, sulla necessità di una maggiore apertura dei programmi di ricerca e sviluppo regionali e nazionali, fermo restando che occorre precisarne meglio le modalità concrete;

14.

conferma che l'UE ha un ruolo da svolgere per migliorare il coordinamento delle misure degli enti regionali e nazionali a favore della mobilità, creando trasparenza e illustrando le migliori pratiche nelle regioni grazie al metodo del coordinamento aperto.

Creazione di infrastrutture di ricerca eccellenti

15.

ribadisce che è indispensabile creare infrastrutture europee per la ricerca che siano moderne ed efficienti, soprattutto predisponendo reti virtuali moderne e banche dati, e appoggia l'idea che, oltre alle risorse europee, a tale scopo occorre attirare anche investimenti regionali, nazionali e privati. In proposito è vitale conseguire l'obiettivo di un volume d'investimenti pari al 3 % del PIL, con una quota del settore privato pari ai 2/3;

16.

ribadisce che per garantire la competitività dello Spazio europeo della ricerca a livello internazionale è indispensabile intensificare il collegamento in rete e l'ulteriore sviluppo degli attuali istituti di ricerca. I fondi strutturali europei possono offrire un contributo essenziale al finanziamento e alla creazione di nuove infrastrutture di ricerca. Occorre inoltre un più stretto collegamento con il Programma quadro di ricerca. Ora come ora, il Libro verde non precisa né questo aspetto né il ruolo dei fondi strutturali nella creazione di uno Spazio europeo della ricerca;

17.

al riguardo, invita a discutere anche dell'attuazione e del finanziamento della tabella di marcia europea presentata dal Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca (ESFRI) come tappa importante verso la creazione di uno Spazio europeo della ricerca. Al riguardo occorre annettere un'importanza centrale sia alla definizione di processi decisionali chiari e trasparenti, sia al criterio dell'eccellenza;

18.

si compiace pertanto delle iniziative compiute in diverse regioni per ottenere un maggiore impegno dei privati aumentando l'autonomia degli istituti di livello universitario ed esorta tali regioni ad esplorare nuovi percorsi di collaborazione fra gli enti pubblici e il settore privato, ad esempio nel quadro di fondi comuni per l'innovazione, che potrebbero servire da modello anche per un impiego sostenibile e per la salvaguardia delle risorse pubbliche. Gli istituti di livello universitario devono essere considerati ancor più che in passato come centri propulsivi dell'innovazione nelle rispettive regioni, ed essere sostenuti e coinvolti nei dibattiti e negoziati che li interessano da vicino;

19.

conviene sulla necessità di un maggiore coordinamento delle attività di R&S ai livelli pubblico e privato, come pure al livello degli Stati membri dell'UE, e ritiene che il metodo del coordinamento aperto offra uno strumento adeguato per ottenere sinergie in questo campo.

Rafforzamento degli istituti di ricerca e loro orientamento all'eccellenza

20.

sottolinea l'importanza degli istituti di livello universitario e degli istituti di ricerca extrauniversitari per la ricerca fondamentale e applicata come centri propulsivi per lo sviluppo della cultura, dell'economia e dell'intera società, sia nelle rispettive regioni sia in contesti sovraregionali. Il Comitato auspica quindi un'interpretazione estensiva del concetto d'innovazione che vada al di là delle implicazioni puramente economiche;

21.

richiama l'attenzione sulla cooperazione transfrontaliera fra gli istituti universitari e gli istituti di ricerca con partner extrauniversitari del mondo economico, della pubblica amministrazione, del mondo della cultura e di altre categorie della società;

22.

appoggia le iniziative volte a creare anche centri di competenze virtuali, e al riguardo sottolinea gli sforzi intrapresi dalle regioni per promuovere la collaborazione dei soggetti interessati in «raggruppamenti» (cluster), anche virtuali;

23.

accoglie con favore le iniziative dell'UE volte a rafforzare tali misure mediante programmi di aiuti adeguati o stanziamenti nel contesto di tali programmi (ad esempio il Settimo programma quadro per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione dell'UE). Esorta inoltre a sviluppare ulteriormente, in modo mirato, i programmi in tale ambito nell'ottica di una più stretta cooperazione fra gli enti e i soggetti in parola, onde conseguire la massa critica necessaria e realizzare «raggruppamenti» (cluster) caratterizzati da eccellenza e visibilità internazionale;

24.

rileva che, se l'obiettivo da conseguire è la massa critica al livello degli istituti di ricerca, questa massa critica dipende dal tema oggetto di studio, dall'ambito della ricerca e dai partecipanti. Va evitato un modello standard da applicare a tutti gli ambiti della ricerca o a tutti i tipi di sostegno;

25.

accoglie con favore l'obiettivo indicato nel Libro verde d'incentivare un «buon equilibrio tra i finanziamenti istituzionali e concorrenziali». Conformemente alle sue prese di posizione precedenti, il Comitato delle regioni esorta a proseguire il dibattito sull'equilibrio più adeguato tra i finanziamenti istituzionali e concorrenziali. L'approccio che verrà adottato per ottenere tale equilibrio è molto importante per le capacità del sistema;

26.

in linea con quanto fatto notare in precedenza, ripone maggiore fiducia nella scelta di temi di ricerca interessanti e utili da parte dei ricercatori e delle comunità scientifiche, e anche nella creazione di reti volontarie (dal basso verso l'alto), preferendole a procedure gestite decisamente dall'alto e al tipo di cooperazione formalistica che esse comportano;

27.

sottolinea al tempo stesso la necessità che, oltre a promuovere l'eccellenza e prestazioni di alta qualità, alle popolazioni di tutte le regioni venga offerto un buon livello d'istruzione e di formazione come fondamento del benessere dei singoli e della collettività e della capacità innovativa delle regioni.

Un trasferimento delle conoscenze democratico ed efficace

28.

conviene sull'importanza cruciale dei media digitali per una diffusione delle conoscenze e delle scoperte scientifiche che sia democratica, transfrontaliera e mirata a gruppi specifici, non da ultimo al fine di orientare le decisioni politiche, e appoggia la diffusione di queste conoscenze anche attraverso reti internazionali;

29.

appunto nel contesto della collaborazione internazionale, sottolinea la necessità di istituire norme e diritti a tutela della proprietà intellettuale, la cui assenza ostacolerebbe notevolmente qualsiasi cooperazione transfrontaliera e fra istituzioni che sia basata sulla fiducia, ad esempio nei «raggruppamenti» (cluster) e nei centri di eccellenza;

30.

ribadisce l'opportunità di promuovere a tal fine lo sviluppo e l'applicazione sistematici di norme europee e internazionali e di appoggiare soprattutto il trasferimento di conoscenze fra l'industria e la ricerca pubblica mediante la pubblicazione di esempi delle migliori pratiche. La messa a punto di una Carta europea della proprietà intellettuale da parte di istituti di ricerca pubblici e di istituti di livello universitario può offrire un contributo importante alla creazione dello Spazio europeo della ricerca e alla promozione di reti di cooperazione;

31.

fa notare che anche nei maggiori progetti di cooperazione dell'UE, come ad esempio l'Istituto europeo di tecnologia, è indispensabile assicurare l'inclusione e possibilità di collaborazione alle regioni e alle PMI.

Il coordinamento dei programmi e delle priorità della ricerca

32.

conviene sulla necessità di coordinare i programmi e le priorità della ricerca a livello regionale e nazionale nell'ottica di uno Spazio e di un mercato della ricerca europei, allo scopo di assicurare una migliore sintonia fra le attività di ricerca a livello nazionale e di finalizzare meglio le iniziative all'obiettivo comune della creazione di uno Spazio comune della ricerca. In considerazione del principio di sussidiarietà occorrerà tuttavia porre l'accento sulla responsabilità che incombe sia agli Stati membri sia agli enti regionali e locali in tema di scienza e ricerca, continuando a respingere attività di ricerca centralizzate e programmate a livello europeo;

33.

ribadisce che garantendo agli enti regionali e locali un contesto generale favorevole alla ricerca si contribuirebbe notevolmente alla creazione di uno Spazio europeo della ricerca e al coordinamento delle attività di ricerca anche sotto il profilo dei contenuti. Ciò è reso possibile dai programmi di aiuti dell'UE, come ad esempio il Settimo programma quadro di ricerca dell'UE, ma può essere anche decisamente favorito da programmi operativi dei fondi strutturali opportunamente coordinati e mirati che permettano sinergie fra gli aiuti alle strutture e quelli a favore della ricerca;

34.

è convinto che i modelli per lo sviluppo e l'innovazione che hanno avuto successo in determinate regioni non possano essere semplicemente «copiati» e trasposti ad altre regioni o entità politiche. Ciò non toglie che possano offrire utili esempi per sviluppare modelli appropriati in altre regioni, anche svantaggiate, sempre prestando la dovuta attenzione alle rispettive peculiarità strutturali, sociali e culturali;

35.

conviene che il Programma della rete ERA (Spazio europeo della ricerca) per il coordinamento dei programmi di ricerca regionali ed europei si è dimostrato valido e va proseguito;

36.

fa presente che un sistema di valutazione comparativa dell'UE sarà accettato a livello regionale solo se terrà conto delle condizioni, degli stadi e delle esigenze di sviluppo specifici delle singole regioni. Per la riuscita di una tale valutazione comunitaria condotta a livello regionale occorrerà definire indicatori e metodi d'indagine appropriati che permettano un effettivo raffronto tra le regioni e diano risultati utilizzabili. Il coinvolgimento delle regioni in questo processo definitorio è assolutamente indispensabile per il futuro successo della valutazione comparativa;

37.

si rammarica che il Libro verde sullo Spazio europeo per la ricerca non menzioni le cosiddette «piattaforme sociali», le quali offrono un approccio innovativo mirato a formulare e attuare agende strategiche di ricerca per importanti sfide cui la società europea deve far fronte: ad esempio l'ambiente, l'invecchiamento demografico e l'integrazione. Ad ogni modo, il Comitato constata con piacere che il programma di lavoro sulla cooperazione del dicembre 2006, nella parte dedicata alle scienze sociali e umane, accenna alle piattaforme sociali per le città e per la coesione sociale. È tuttavia importante che la Commissione continui a sviluppare questo approccio innovativo definendo le future tematiche di ricerca, come peraltro già avviene nel quadro del dialogo fra il personale scientifico, i soggetti pubblici, le imprese, la società civile, ecc.

L'apertura dello Spazio europeo della ricerca al resto del mondo

38.

condivide l'idea del forte carattere internazionale della scienza e della ricerca e sottolinea la necessità di promuovere la cooperazione e d'incoraggiare scambi di conoscenze e di personale scientifico al di là dei confini dell'UE;

39.

si compiace delle iniziative intraprese dagli Stati membri per rafforzare tale cooperazione internazionale creando condizioni generali favorevoli, ad esempio un adeguato aggiornamento delle leggi sull'immigrazione, ed esorta gli Stati membri ad una stretta collaborazione in questi ambiti.

Per ulteriori azioni

40.

si compiace dell'iniziativa della Commissione europea di promuovere un ampio dibattito pubblico, con la partecipazione del Comitato delle regioni, destinato a concretare e sviluppare ulteriormente le azioni e i temi prioritari proposti per la creazione di uno Spazio europeo della ricerca tenendo presente il principio di sussidiarietà vigente in materia di ricerca.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


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