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Document 52003DC0316
Communication from the Commission to the Council - The EU-Africa dialogue
Comunicazione della Commissione al Consiglio - Il dialogo UE-Africa
Comunicazione della Commissione al Consiglio - Il dialogo UE-Africa
/* COM/2003/0316 def. */
Comunicazione della Commissione al Consiglio - Il dialogo UE-Africa /* COM/2003/0316 def. */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO - Il dialogo UE-Africa Introduzione Tre anni dopo il Cairo, era previsto che il secondo vertice UE-Africa si tenesse a Lisbona il 5 aprile 2003, sotto la presidenza congiunta di Grecia e Sudafrica. La proposta di rinvio del vertice di Lisbona, avanzata agli inizi di quest'anno dall'Unione europea, non pone fine al dialogo UE-Africa. Al contrario, la presidenza dell'UE ha informato la presidenza dell'Unione africana dell'intenzione dell'UE di "proseguire le discussioni con le controparti africane al fine di assicurare lo svolgimento del vertice il prima possibile". Nonostante la persistente incertezza sulla data di una possibile ripresa del dialogo UE-Africa al vertice, la presente comunicazione intende contribuire al proseguimento delle discussioni e della cooperazione tra l'UE e l'Africa, al fine di agevolare una ripresa delle riunioni di dialogo politico ad alto livello. Allo stesso tempo, questa comunicazione dovrebbe permettere una concreta discussione sulle possibili prospettive, sulle piste più promettenti e sulle future modalità del dialogo e della cooperazione UE-Africa, con la finalità di stabilire un'agenda operativa UE-Africa. La comunicazione richiama in primo luogo il contesto di partenariato che da lungo tempo esiste tra l'UE e l'Africa e successivamente passa brevemente in rassegna gli obiettivi e i punti fondamentali che finora hanno caratterizzato il dialogo UE-Africa e presenta il nuovo contesto che si è venuto a definire dopo il vertice del Cairo, con la creazione del NEPAD e dell'Unione africana (sezioni 1 e 2). La sezione 3 esamina la situazione del dialogo tra UE e Africa su ciascuno degli otto temi prioritari ed evidenzia i principali argomenti di discussione e le posizioni che l'Unione potrebbe adottare. La sezione finale cerca di definire gli obiettivi e gli orientamenti per il futuro dialogo con l'Africa, alla luce delle discussioni che hanno già avuto luogo all'interno del Consiglio e nel corso dell'ultima conferenza ministeriale UE-Africa tenutasi a Ouagadougou nel novembre 2002. Sezione 0. UE e Africa: un partenariato di lunga data e una nuova sfida Il dialogo e la cooperazione tra l'UE e l'Africa risalgono agli albori dell'UE. L'UE ha concluso con praticamente tutti i paesi africani accordi di associazione basati su tre pilastri fondamentali: dialogo politico, scambi commerciali e cooperazione allo sviluppo. Il dialogo a livello continentale tra l'Europa e l'Africa dovrebbe andare a completare e ad attribuire un maggior valore alle situazioni di dialogo e di cooperazione già esistenti tra l'UE e gli Stati africani a livello nazionale e regionale, che si svolgono prevalentemente nel contesto dell'accordo di Cotonou e del processo di Barcellona. Nel caso dei paesi nordafricani, sta assumendo sempre maggiore significato il concetto di "Europa ampliata" [1]. [1] La comunicazione "Europa ampliata - Prossimità: Un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali" è stata pubblicata l'11/03/2003. (COM(2003)104). Nonostante che le tendenze alla globalizzazione abbiano diversificato le relazioni economiche africane, le relazioni dell'UE con l'Africa restano molto intense in numerosi settori: il 41% dell'assistenza UE allo sviluppo è destinato all'Africa e il 45% del commercio estero dell'Africa interessa l'UE, per un importo che nel 2000 era di 144 miliardi di euro annui, cioè 5 volte il valore degli scambi commerciali intra-africani (29 miliardi di euro annui). Questo partenariato ha acquistato una dimensione pienamente continentale solo alla fine degli anni '90 e con il primo vertice UE-Africa del 2000. Questo vertice UE-Africa, tenutosi al Cairo nell'Aprile 2000, ha visto la partecipazione della totalità dei paesi africani e di tutti gli Stati membri dell'UE. Dopo tale evento, il lancio del NEPAD nel 2001 e l'istituzione dell'Unione africana nel 2002 hanno attirato l'attenzione verso un livello di iniziativa panafricano e hanno potenziato la capacità dell'Africa di interagire come gruppo. Questo nuovo impulso per una dimensione panafricana consente all'Africa di svolgere un ruolo più importante sulla scena internazionale, come è stato illustrato lo scorso anno durante il WSSD (Vertice mondiale per lo sviluppo sostenibile) di Johannesburg. Decidendo di approfondire la propria integrazione, l'Africa si è offerta la possibilità di più ampi partenariati con il resto del mondo. Pertanto l'UE e l'Africa possono basare il proprio partenariato su obiettivi e valori comuni che si ritrovano nel trattato dell'Unione europea, nell'accordo di Cotonou e nel processo di Barcellona, nonché nell'atto costitutivo dell'Unione africana e nel programma del NEPAD. In fase di preparazione del secondo vertice UE-Africa, che si terrà a Lisbona, e nella prospettiva del futuro allargamento dell'Unione, entrambe le parti hanno espresso l'intenzione di effettuare un riesame del loro dialogo e di rafforzare il loro partenariato a livello continentale. Sezione 1. Il dialogo UE-Africa 1a. Obiettivi e punti fondamentali del dialogo UE-Africa Nonostante diversi successi, come il passaggio alla democrazia e buoni risultati economici in alcuni paesi, la crescente povertà dell'Africa, la sua sconfortante situazione in campo sanitario e dell'istruzione e il suo crescente elenco di crisi, conflitti e casi di dissoluzione di apparati statali rende necessaria l'applicazione di strategie innovative volte ad aiutare il continente a far fronte a queste enormi sfide. Il dialogo dovrebbe contribuire a: - rafforzare le relazioni politiche, economiche e socioculturali UE-Africa, in linea con la politica estera dell'UE, rivolgendo una particolare attenzione al nuovo contesto panafricano. - eliminare la povertà, conseguire gli obiettivi di sviluppo per il millennio fissati per l'Africa e attuare gli impegni recentemente assunti nel corso di conferenze internazionali (Doha, Monterrey e WSSD). - promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto in Africa, dal momento che questi "elementi essenziali" della politica estera dell'UE sono anche i valori centrali dell'UA e del NEPAD. Affinché detti obiettivi siano conseguiti, l'interazione con l'Africa deve prevedere un dialogo politico globale con le strutture panafricane recentemente istituite. Il dialogo deve toccare in modo globale questioni quali pace e sicurezza, buon governo, sviluppo sostenibile, democrazia, Stato di diritto e diritti umani. In questo contesto, dato il livello di instabilità che caratterizza la maggior parte delle regioni africane, la prevenzione dei conflitti e la costruzione della pace diventano requisiti imprescindibili per lo sviluppo e devono essere un'assoluta priorità per il dialogo politico con l'Africa a più alto livello. * Il dialogo UE-Africa dovrebbe concentrarsi su questioni politiche e globali di interesse comune, favorire il ripristino di strutture statali efficienti e contribuire all'affermazione di strutture regionali valide, il che porterebbe ad una stabilità strutturale delle società africane. * Il dialogo dovrebbe anche tenere conto della dimensione politica di questioni relative allo sviluppo su base continentale. Tra queste, le questioni relative all'integrazione e al commercio a livello regionale, nonché quelle relative al debito, alla salute e alla sicurezza alimentare. Da parte dell'Africa, è essenziale che queste questioni restino nell'agenda del dialogo politico con l'UE, anche se il sostegno pratico dell'UE è discusso e attuato in vari ambiti già esistenti e definiti. 1b. Con l'UA e il NEPAD l'Africa intende assumersi la responsabilità delle proprie sorti * La trasformazione dell'OUA in Unione africana, nel luglio 2002, ha creato un nuovo quadro istituzionale destinato ad agevolare il dialogo tra l'Africa e il resto del mondo. Essa rende al tempo stesso necessaria una migliore gestione di governo, tanto a livello di ciascun paese africano quanto a livello panafricano. L'atto costitutivo dell'Unione africana racchiude in sé i principi del rispetto dei diritti umani, della democrazia e del buon governo. Con l'impegno nell'UA, i leader africani pongono un maggiore accento sulle questioni continentali e sull'integrazione panafricana. Occorre che l'UE, che ha finora sviluppato la propria cooperazione con l'Africa principalmente a livello nazionale e regionale, fornisca una risposta appropriata a questa aspirazione panafricana. * Creando il NEPAD, nell'ottobre 2001, l'Africa ha chiaramente manifestato l'intenzione di assumersi la responsabilità delle proprie sorti e ha compiuto un importante passo in questa direzione. Con il NEPAD, i leader africani hanno fissato i valori e gli obiettivi sui quali l'Africa intende organizzare la rinascita del continente. I valori di fondo del NEPAD sono molto simili agli "elementi essenziali" della politica dell'UE in materia di relazioni esterne, elementi alla base di tutti gli accordi UE-Africa. Le priorità settoriali e tematiche del NEPAD sono praticamente le stesse fissate nel piano di azione del Cairo e coincidono con le recenti strategie di cooperazione nazionale e regionale elaborate nell'ambito dell'accordo di Cotonou. L'UE dispone dunque già degli strumenti necessari a sostenere l'attuazione del NEPAD da parte dei paesi e delle regioni dell'Africa. * L'Unione africana e il NEPAD sono strettamente correlati. Benché questi organismi abbiano avuto origine da due iniziative distinte, i leader africani si sono adoperati affinché le loro azioni si armonizzassero e gradualmente convergessero. Dal vertice di Durban del luglio 2002, il NEPAD si trova inglobato nel quadro dell'UA. L'UA (il quadro istituzionale per l'integrazione dell'Africa) e il NEPAD (il programma socioeconomico dell'Unione africana) possono essere sostenuti solo congiuntamente. Insieme, l'Unione africana e il NEPAD formano una nuova base per le relazioni UE-Africa e impongono un più intenso dialogo tra l'UE e il continente africano nella sua interezza. * In considerazione della sua propria esperienza di integrazione, l'UE costituisce un riferimento per i responsabili della costruzione dell'Unione africana. L'UA desidera conoscere più approfonditamente e trarre insegnamenti dall'integrazione europea nonché dai metodi e dalle istituzioni europee, al fine di elaborare il proprio progetto panafricano. * La creazione dell'UA, dotata di un mandato più chiaro, di programmi operativi e di accordi istituzionali innovativi, insieme al lancio del NEPAD andranno a stabilire un nuovo livello panafricano di governo. Questo livello panafricano di governo, che affronterà questioni chiave per lo sviluppo sostenibile dell'Africa, offre attualmente un quadro più appropriato e maggiormente strutturato per il dialogo UE-Africa. Sezione 2. L'Africa come interlocutore unico La Commissione comprende bene che l'esistenza di diversi accordi tra l'UE e varie parti dell'Africa e la conseguente frammentazione degli strumenti di cooperazione europea non agevolano la risposta della Comunità alle iniziative panafricane né il sostegno ad attività regionali che si svolgono su più regioni dell'Africa. Per migliorare il sostegno dell'UE all'integrazione continentale dell'Africa, la Commissione è pronta a prevedere misure pratiche volte a creare collegamenti tra i diversi accordi già esistenti tra l'UE e l'Africa (Cotonou, accordi EURO-MED e il TDCA con il Sudafrica). Ciò è applicabile al settore degli scambi commerciali, alle norme in materia di appalti per i progetti a finanziamento UE e alla programmazione degli aiuti. * Al fine di facilitare ed incoraggiare gli scambi commerciali intra-africani, la Comunità dovrebbe analizzare con attenzione l'impatto di tutti gli strumenti relativi agli scambi già attivi o che sono previsti nell'ambito dei suoi accordi. Ciò si applica in particolare ai riesami attualmente in corso degli accordi EURO-MED con i paesi del Nord Africa, nonché agli accordi di partenariato economico che, nel quadro dell'accordo di Cotonou, costituiranno il regime di scambi commerciali con gli ACP. L'analisi dovrebbe consentire di individuare ogni altro strumento o meccanismo atto a favorire ulteriormente gli scambi commerciali panafricani. * Allo stesso modo, le norme in materia di appalti applicabili al FES e a diverse linee di bilancio (in particolare MEDA e PERS) limitano in generale l'ammissibilità a fornitori di paesi in cui si applica lo stesso strumento. Ne risulta che i paesi del Nord Africa non sono ammissibili alle gare di appalto per contratti FES e viceversa. Una volta rinnovate le basi giuridiche, la Commissione deve essere pronta a riformare i propri criteri di ammissibilità nel quadro dei regolamenti FES e MEDA (e PERS) al fine di consentire la reciprocità dei diritti di partecipazione alle gare di appalto, reciprocità che già esiste tra FES e PERS. Estendere l'ammissibilità all'intero continente contribuirebbe all'obiettivo globale di svincolare gli aiuti, in linea con la recente comunicazione della Commissione ("Svincolare gli aiuti per aumentarne l'efficacia"). * Il sostegno dell'UE a iniziative paneuropee è attualmente valutato caso per caso e la capacità di risposta dell'UE è vincolata dalla necessità di ricorrere a diversi strumenti finanziari. Nel caso di un futuro sviluppo delle attività panafricane, la Commissione propone che la Comunità sia pronta a includere tali attività in un quadro coerente. Occorre quindi determinare in che modo gli aiuti dell'UE possano essere raggruppati a sostegno di un'agenda operativa UE-Africa, subordinatamente al consenso dei paesi e delle regioni interessati. Riuscendo a realizzare tale raggruppamento, una delle prime applicazioni potrebbe essere quella di contribuire alla creazione di uno strumento a livello continentale per il sostegno alle operazioni di pace. Ciò potrebbe aiutare a stabilizzare le aree dell'Africa il cui sviluppo è ostacolato da conflitti recenti o di lunga data. Al di là di queste tre proposte specifiche, la Commissione è convinta che la vasta opera avviata per incrementare l'efficacia degli aiuti in Africa renderà più semplice e agevole affrontare le questioni di livello panafricano e trasversale. Questo aspetto rientrerà a far parte dello studio sull'iscrizione in bilancio delle risorse FES, che sarà presentato in una separata comunicazione della Commissione entro fine anno. Nel frattempo, verranno intrapresi studi relativi alle possibilità di riesaminare le disposizioni contenute nell'allegato IV dell'accordo di Cotonou. Sezione 3. Risultati del dialogo UE-Africa: progressi su temi prioritari La "dichiarazione e piano di azione del Cairo" è un documento molto ambizioso che ingloba tutti gli argomenti relativi alla cooperazione allo sviluppo. Nelle fasi successive al Cairo, il primo gruppo biregionale di alti funzionari ha deciso, nell'ottobre 2001, che, al fine di ottenere risultati concreti, il dialogo UE-Africa sarebbe stato incentrato su otto temi prioritari:1. Diritti umani, democrazia e buon governo; 2. Prevenzione e risoluzione dei conflitti; 3. Sicurezza alimentare; 4. HIV/AIDS e altre pandemie; 5. Ambiente; 6. Integrazione e scambi commerciali regionali; 7. Debito estero; 8. Restituzione dei beni culturali esportati illecitamente. Dopo il Cairo si sono tenute due conferenze ministeriali: * Nella prima conferenza ministeriale (Bruxelles, ottobre 2001) è stato raggiunto un buon livello di intesa su sei delle otto aree prioritarie, ma restava ancora da lavorare sul debito e sulla restituzione dei beni culturali rubati. La conferenza ministeriale di Bruxelles ha inoltre adottato una dichiarazione congiunta sul terrorismo e ha dichiarato il proprio sostegno al NEPAD, a seguito di un'iniziativa volta a ospitare una riunione speciale con i leader africani. * La seconda conferenza ministeriale (Ouagadougou, novembre 2002) ha adottato i) un comunicato che confermava sostanziali progressi nella preparazione del vertice e ii) un'ulteriore dichiarazione sulla lotta comune al terrorismo. Questa conferenza ha abbordato i temi della pace e della sicurezza, del buon governo, dei beni culturali e di un piano di azione sulla tratta di esseri umani. Sono state definite successive azioni in materia di scambi commerciali e di integrazione regionali, di ambiente, di sicurezza alimentare e per il fondo sanitario globale. * Ad Ouagadougou è stata lanciata una discussione sul futuro del dialogo. Entrambe le parti hanno manifestato l'esigenza di migliorare la struttura, i punti fondamentali e le procedure del dialogo biregionale, di renderlo più interattivo senza però renderlo difficilmente gestibile. Il processo del Cairo è stato visto come un quadro eccezionale che riuniva l'intera Africa e l'intera UE. Si è concordato di approntare a tale riguardo proposte che verranno considerate a Lisbona (cfr. sezione 4). Sezione 3. Area A. Diritti umani, democrazia e buon governo Il dialogo sul tema dei diritti umani, della democrazia e del buon governo è stato imperniato attorno a tre aree principali: la tratta di esseri umani, il sostegno alle istituzioni africane e la lotta alla corruzione, in quest'ultima rientra anche l'inchiesta sull'appropriazione illecita di denaro pubblico e la relativa restituzione. Sul primo argomento, la tratta di esseri umani e in particolare di donne e bambini, è stato compiuto un passo avanti con l'elaborazione di un progetto di piano di azione. Il piano di azione contiene principi generali e proposte di misure concrete da adottare nei settori della prevenzione e dell'acquisizione di consapevolezza, della protezione e assistenza alle vittime, del quadro legislativo, dello sviluppo di politiche, dell'applicazione delle norme nonché della cooperazione e coordinamento sul campo. Se si giunge ad una soluzione per una giurisdizione universale, il piano di azione dovrebbe essere adottato durante il vertice di Lisbona. Le azioni sviluppate nell'ambito di questo piano di azione dovrebbero, per quanto possibile, essere rese note ai responsabili della tutela delle leggi, così che esse possano avere un'eco anche in attività sostenute da programmi a finanziamento UE già esistenti nel settore della Giustizia e degli Affari interni. Sul secondo argomento, sostegno alle istituzioni africane, recentemente è stato presentato alla parte europea un programma preliminare sulla democrazia, il buon governo e i diritti umani per il periodo 2002-2003. Questo programma, che sarà presto adottato quale documento successivo al vertice UA di Durban, mira in primo luogo all'attuazione dei vari impegni assunti dagli Stati membri dell'UA in diversi documenti giuridici e politici, quali l'atto costitutivo dell'UA o la dichiarazione dell'UA sui principi che governano le elezioni democratiche in Africa. Il programma si propone, come secondo obiettivo, di fornire un sostegno al rafforzamento delle istituzioni che si occupano di democrazia, buon governo e diritti umani, quali la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli, e alla creazione del Tribunale africano per i diritti umani e dei popoli, nell'intento di aiutare tali istanze a far fronte alle proprie responsabilità in modo più efficace. Il rafforzamento di queste istituzioni è tanto più importante in quanto esse sono chiamate ad assumersi più grandi responsabilità nel quadro del meccanismo africano di valutazione inter-pares. Alla conferenza ministeriale di Ouagadougou, il programma ha ricevuto l'appoggio della parte europea, mentre l'iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell'uomo ha previsto di sostenere alcune delle attività inserendole nel proprio aggiornamento di programmazione per il 2003. La Commissione ha attualmente allo studio i dettagli di un eventuale sostegno. Il terzo argomento, la lotta alla corruzione e l'inchiesta sull'appropriazione illecita di denaro pubblico depositato in banche estere e la relativa restituzione, rientra nel più ampio tema della buona gestione dell'economia. Dal vertice del Cairo, l'Africa si è notevolmente impegnata in questo settore per la creazione di un quadro giuridico e politico mediante l'adozione da parte dell'Unione africana della dichiarazione del NEPAD sulla democrazia e il buon governo politico economico e societario e della dichiarazione solenne della conferenza sulla sicurezza, la stabilità, lo sviluppo e la cooperazione in Africa (CSSDCA). Misure giuridiche più specifiche sono fornite dalla convenzione dell'UA contro la corruzione, recentemente adottata, e dalla convenzione di Algeri sulla prevenzione e la lotta al terrorismo contenente disposizioni relative agli aspetti finanziari del terrorismo. Contemporaneamente sono in atto numerose iniziative a livello regionale per definire e sviluppare azioni regionali di lotta al riciclaggio di denaro connesse al lavoro della task force di azione finanziaria (FATF). Infine, a livello globale e multilaterale, si ritiene che nuovi progressi verranno compiuti grazie alla futura convenzione dell'ONU contro la corruzione (la conferenza per la firma è prevista per il dicembre 2003), che avrà un taglio globale e multidisciplinare atto a conciliare l'esigenza di creare un meccanismo funzionale per il recupero dei capitali con l'esigenza dell'istituzionalizzazione di misure preventive efficaci. Nella conferenza ministeriale di Ouagadougou, la parte africana si è dichiarata pronta a lottare contro la corruzione e ha invitato la parte europea a "collaborare per l'applicazione di decisioni africane" e "ad impegnarsi in una concreta azione di cooperazione in questo campo proponendo azioni specifiche" [2]. In considerazione di questo nuovo quadro, la questione dell'appropriazione indebita di denaro, per somme stimate pari alla metà del debito estero dell'Africa e depositate prevalentemente in banche estere, diventa pertanto una parte integrante dei progressi da compiere nel settore della buona gestione dell'economia e della mutua responsabilità. Il gruppo biregionale deve dunque concretamente agire per intensificare la cooperazione in questo campo. La Commissione europea è determinata ad assistere i paesi africani nel loro costante impegno per la limitazione e prevenzione della corruzione mediante consigli tecnici sulla base di principi generali che rientreranno in un'imminente comunicazione della Commissione su una politica globale dell'UE contro la corruzione. [2] Verbale concordato del gruppo biregionale (Ouagadougou, 25-26 novembre 2002). Inoltre, alla luce del quadro politico definito a Ouagadougou e al fine di promuovere un buon governo, l'UE ha in preparazione una serie di misure volte a far fronte al problema del disboscamento abusivo. Il disboscamento abusivo in alcuni paesi ha assunto dimensioni tali da rappresentare un problema capace di minare lo Stato di diritto e i principi di buon governo, mettendo così a repentaglio i più ampi obiettivi che speriamo di raggiungere mediante le relazioni commerciali e i programmi di cooperazione allo sviluppo. Per sostenere l'impegno dell'Africa nella lotta al disboscamento abusivo, la Commissione europea fornisce una consistente assistenza al processo ministeriale dell'Africa per l'attuazione della normativa forestale e il buon governo. Questa iniziativa è destinata a creare un forte impegno politico volto a trattare le cause alla base del disboscamento abusivo in Africa e a sviluppare un programma di azione per porvi rimedio. La Commissione europea sta inoltre attualmente sviluppando un complementare piano di azione per l'attuazione della normativa forestale, il buon governo e il commercio che definirà un pacchetto di misure destinate a limitare l'importazione nell'Unione europea di legno illegale e relativi prodotti. L'UE conta su una fruttuosa cooperazione con l'Africa in questo settore. L'UE è anche impegnata ad approfondire la cooperazione con l'Africa nel campo dello sviluppo delle risorse umane, in particolare per l'istruzione primaria universale per bambini e bambine, elemento essenziale della promozione del buon governo. Come sottolineato nella recente comunicazione su "Istruzione e formazione nel contesto della riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo", l'offerta di alfabetizzazione e di una base di competenze per tutti esercita "un importante impatto positivo sulla sanità, sulla partecipazione sociale e politica, sulle pari opportunità, sul tasso di crescita dell'economia, sul reddito e sulla produttività...[l'istruzione]...ha una ricaduta positiva in termini di governance" (Sezioni I.I e II.I). Il programma ERASMUS MUNDUS proposto è stato elaborato in modo da prevedere la partecipazione di studenti, studiosi e istituti di istruzione superiore dei paesi partner dell'UE, compresa l'UA". La comunicazione della Commissione sull'integrazione dei problemi dell'emigrazione nelle relazioni dell'UE con i paesi terzi dà spazio ad un dialogo UE-Africa sul tema dell'emigrazione, che costituisce parte integrante dell'attuale quadro contrattuale con i paesi e le sottoregioni dell'Africa [3]. Tra gli argomenti che potrebbero essere discussi in via prioritaria vi sono il supporto all'impegno degli emigranti residenti nell'UE che intendono contribuire allo sviluppo economico e sociale del proprio paese di origine, l'agevolazione del rientro sostenibile degli emigranti a sostegno dello sviluppo locale, le conseguenze dell'assunzione da parte di paesi industrializzati di manodopera altamente qualificata proveniente da paesi africani e l'efficace utilizzazione delle rimesse per lo sviluppo macroeconomico dei paesi di origine." [3] Allo stesso modo, la recente comunicazione della Commissione sulle TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) e lo sviluppo offre uno strumento per porre in evidenza l'impatto intersettoriale delle TIC sulla maggior parte degli aspetti inerenti allo sviluppo e in particolare nel settore del buon governo, come notato dai leader africani, che hanno identificato nello sviluppo del settore delle TIC una delle priorità dei programmi NEPAD. Sezione 3. Area B. Prevenzione e risoluzione dei conflitti In questo settore si è lavorato negli ultimi due anni da parte europea e da parte africana per giungere ad un'intesa. L'importante decisione dell'UA del luglio 2002 relativa all'istituzione di un Consiglio per la pace e la sicurezza a livello continentale e l'adozione da parte di tutti gli Stati membri dell'UA del programma di lavoro sulla pace e la sicurezza (ottobre 2002) hanno sottolineato l'importanza prioritaria che l'UA attribuisce alla risoluzione dei conflitti. Questo programma intende intensificare la cooperazione con le organizzazioni regionali africane (ECOWAS, SADC, IGAD ecc.), che possono contribuire all'attuazione delle attività di prevenzione dei conflitti e alle operazioni a sostegno della pace, decise o sostenute dal Consiglio dell'UA per la pace e la sicurezza. L'adozione da parte dell'UE, nel maggio del 2001, della posizione comune relativa alla prevenzione dei conflitti in Africa ha sottolineato la determinazione dell'UE a rafforzare il partenariato politico con l'UA e a indirizzare i suoi vari strumenti maggiormente verso la prevenzione dei conflitti e la costruzione della pace. Il lavoro in quest'area è stato classificato (a Ouagadougou) come "modello" di cooperazione potenziata Europa-Africa. I settori selezionati per il dialogo e la cooperazione vanno dal dialogo potenziato (ad esempio, negli ultimi 15 mesi, il commissario UA per la pace e la sicurezza ha tenuto incontri periodici con il Consiglio e la Commissione) alla realizzazione di un inventario delle istituzioni, al rafforzamento delle capacità africane in materia di allarme rapido e di diplomazia preventiva (a questo stanno contribuendo numerosi Stati membri e la Commissione europea (CE) a livello regionale e panafricano). Sono inoltre in corso numerose azioni destinate a combattere le armi leggere e di piccolo calibro (SALW) e le mine terrestri antiuomo (APL). Come primo contributo da parte europea alla nuova agenda dell'UA in materia di pace e sicurezza, il 2 aprile è stato firmato ad Addis Abeba un programma CE a sostegno delle attività UA per la costruzione della pace e la transizione. Obiettivo principale di questo programma è il finanziamento delle attività operative del Consiglio per la pace e la sicurezza. Esso si propone inoltre di contribuire alla creazione di capacità dell'UA nel periodo di transizione. Questo programma di sostegno si basa sul programma indicativo di lavoro dell'UA per le questioni relative alla pace e alla sicurezza e finanzierà principalmente e prioritariamente le attività dell'UA per la mediazione e il monitoraggio della pace. L'urgenza del caso e la determinazione dell'UA hanno già fatto sì che la CE sostenesse e finanziasse, mediante il suo meccanismo di reazione rapida (MRR), azioni di pace condotte dall'UA, ad esempio nel caso del Burundi (missione di osservazione dell'UA). Questo programma della CE prevede anche un dialogo periodico con base ad Addis Abeba e il coordinamento tra donatori e il commissario UA per la pace e la sicurezza, da svolgersi a livello di esperti nell'ambito di un "gruppo di lavoro tecnico" allargato, con la finalità di incrementare l'efficacia dell'assistenza dei donatori in questo settore e snellire le procedure e i requisiti fissati dai donatori. Si prevede che questo processo faciliterà anche l'individuazione di problemi, esigenze e priorità per i programmi di sostegno dei donatori. Sarebbe altresì opportuno garantire un regolare scambio di pareri, da tenersi ad Addis Abeba, tra il commissario UA per la pace e la sicurezza, la presidenza del Consiglio per la pace e la sicurezza e l'ambasciatore della comunità dei donatori sulle azioni UA e le priorità che si prospettano nel campo della prevenzione dei conflitti e la loro pertinenza con il sostegno offerto dai donatori. Simili dispositivi di coordinamento tra donatori in materia di pace e sicurezza in Africa dovrebbero essere attivati anche a livello subregionale nelle rispettive capitali africane. Ciò consentirebbe ai donatori, all'UE in primo luogo, di definire e rendere disponibile un più consistente pacchetto di aiuti per i nuovi meccanismi UA a favore della pace e della sicurezza. La stima dei costi effettuata in modo approssimativo dall'UA si aggira sui 100 milioni di USD per un triennio. Sarebbe opportuno che gli Stati membri prevedessero consistenti contributi in questo contesto. Quanto al tipo di aiuti da prevedere da parte dei donatori, questi riguardano tutti gli aspetti della costruzione di capacità o del sostegno operativo alle attività di prevenzione e risoluzione dei conflitti, e vanno quindi dai sistemi di allarme rapido alle attività di mediazione, alla formazione in materia di mantenimento della pace, al supporto logistico e finanziario per lo spiegamento di forze africane di mantenimento della pace. Lo strumento per il sostegno alle operazioni di pace, precedentemente citato (cfr. sezione 2 - pag. 5), dovrebbe consentire ai partner africani di coprire i costi tanto delle operazioni di sostegno alla pace in Africa quanto gli sforzi africani per la creazione di capacità in questo settore. Al fine di potenziare i mezzi a disposizione per il supporto alle operazioni africane di sostegno alla pace, sarebbe opportuno trovare un accordo nell'ambito del comitato di assistenza allo sviluppo dell'OCSE per ampliare l'area di assistenza ammissibile ad usufruire dell'assistenza ufficiale allo sviluppo dei paesi d'oltremare, includendo l'assistenza a favore delle capacità africane di intraprendere operazioni a sostegno della pace e attività relative. L'accesso alle risorse naturali e il rischio di inquinamento di acqua, terra e aria possono essere cause di conflitto in considerazione della natura transfrontaliera delle risorse ambientali e naturali. Ad esempio, la carenza di acqua può essere causa di conflitti. La (cattiva) gestione delle risorse naturali deve essere quindi vista nel contesto dei violenti conflitti in Africa. Le risorse naturali, che potrebbero essere legittimamente sfruttate a favore del pubblico benessere, sono spesso state utilizzate per finanziare e prolungare conflitti armati. Le guerre sono anche intraprese per conquistare il controllo di preziose risorse a favore di interessi privati e arricchiscono piccole élite, portando morte, sofferenze e miseria per milioni di persone. Questo fenomeno è stato attualmente individuato come una delle cause principali dei conflitti in Africa. Un risultato positivo della mobilitazione della comunità internazionale è stato, per quanto riguarda il binomio "diamanti e guerra", l'innovativo regime di certificazione dei diamanti del processo di Kimberley, che dovrebbe notevolmente ridurre il commercio mondiale di "diamanti insanguinati". Situazioni similari sono adesso state documentate in relazione alle riserve di legno, di diamanti, di petrolio e di molte altre risorse preziose e, ultimamente, in gennaio, in una risoluzione del consiglio di sicurezza dell'ONU, relativamente al saccheggio delle risorse della Repubblica democratica del Congo. Molti altri paesi hanno subito simili saccheggi. È fondamentale che il ruolo delle risorse naturali nella nascita dei conflitti sia noto e che questa conoscenza si rifletta nelle strategie di ripristino della pace. Occorre pertanto che nel quadro del dialogo UE-Africa in materia di prevenzione dei conflitti si prevedano misure volte a migliorare la gestione delle risorse naturali. Sezione 3. Area C. Sicurezza alimentare Ad Ouagadougou, il dialogo UE/Africa ha adottato un documento congiunto che riflette un'unanime interpretazione della sicurezza alimentare e del ruolo degli aiuti alimentari e che fornisce una base per lo sviluppo di posizioni comuni nelle aree della biotecnologia, delle norme sanitarie e fitosanitarie, delle malattie degli animali e della ricerca in campo agricolo. Procedendo da una proposta presentata dall'UE, i ministri hanno concordato, quale primo passo concreto, la creazione di un gruppo congiunto che avrà il compito di effettuare una valutazione globale dei sistemi di allarme rapido esistenti in Africa [4]. Quanto alla biotecnologia, è stato assunto l'impegno di garantire l'entrata in vigore, quanto prima, del protocollo di Cartagena e del trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, mentre i ministri hanno espresso la loro comune volontà di rafforzare le capacità africane per l'attuazione di questi accordi. [4] Comunicato della conferenza ministeriale (Ouagadougou, 28 novembre 2002). Nel contesto degli obiettivi di sviluppo per il millennio e dell'obiettivo del vertice alimentare mondiale, il dialogo UE-Africa può contribuire ad incrementare la volontà politica di lotta alla fame. Il futuro dialogo dovrebbe concentrarsi maggiormente sulle dimensioni politiche della sicurezza alimentare e trattare argomenti quali l'accesso alle risorse produttive (terra, acqua) e l'equità. Questo prevede anche la ricerca di sinergia e di coerenza tra i livelli nazionale, regionale e continentale. Ugualmente importante è il riesame, nell'ottica della sicurezza alimentare, di politiche in materia ad esempio di pesca, scambi commerciali e ambiente. Il dialogo UE-Africa potrebbe anche contribuire ad ovviare alle diversità, avvicinando le parti africana e europea in consessi internazionali, in particolare in sede ONU (FAO, IFAD, PAM), dove prevalgono ancora raggruppamenti di tipo regionale. La crisi alimentare che colpisce attualmente l'Africa meridionale ed il Corno d'Africa è l'occasione per sviluppare ulteriormente il dialogo e per individuare, con la parte africana, le esigenze cui far fronte mediante strategie di sviluppo a lungo termine per l'eliminazione della povertà, tra cui l'accesso delle fasce povere delle popolazioni alle risorse, ai beni e ai servizi fondamentali e un miglior governo. Sezione 3. Area D - HIV/AIDS e altre pandemie Entrambe le parti hanno discusso ampiamente e apertamente sulle devastanti ripercussioni sull'Africa dell'HIV/AIDS, della malaria e della tubercolosi, e sull'esigenza di un'azione urgente. Nell'ottobre 2002, il gruppo biregionale si è trovato concorde sull'esigenza di rafforzare i sistemi sanitari nei paesi africani, nell'ambito di un'azione globale di prevenzione, trattamento e cura, e di incrementare i finanziamenti alla sanità da parte dei governi nazionali (come concordato ad Abuja nell'aprile 2001) e della comunità internazionale dei donatori. Vi è stata intesa anche a proposito dell'esigenza di un approccio congiunto nei settori degli accordi per la differenziazione dei prezzi, del trasferimento di tecnologia e della produzione locale, per un maggiore accesso a farmaci a prezzi abbordabili. Nella riunione di Ouagadougou, la parte africana ha apprezzato la recente adozione da parte della Commissione europea di un progetto di regolamento per la prevenzione della deviazione commerciale di farmaci a prezzi differenziati. L'impegno dell'UA per la riduzione/eliminazione delle tasse e delle tariffe che minano i risultati di questi sforzi [5] è fondamentale e rappresenta un argomento per nuove discussioni. [5] Da un recente studio condotto dalla DG TRADE in 57 paesi in via di sviluppo è emerso che l'importo totale dei dazi riscossi su farmaci per AIDS/malaria/TBC è di circa 3 miliardi di USD. La parte africana chiede un sostegno per programmi di informazione, educazione e comunicazione finalizzati alla prevenzione dell'HIV/AIDS e di altre pandemie; a tal fine la CE continua ad attribuire la priorità alla prevenzione e al potenziamento dei settori sanitario e dell'istruzione. La parte africana chiede anche un sostegno per la creazione di una rete per lo scambio di informazioni e dati su base di nuove tecnologie informatiche, la cui programmazione è stata fatta a titolo dei fondi intra-ACP dell'8° FES e che è attualmente in fase di identificazione. Le discussioni si sono concentrate essenzialmente su due questioni: da una parte la difficoltà di accesso e la lentezza degli esborsi del fondo globale per la lotta all'AIDS, TBC e malaria (GFATM) e l'esigenza di un fondo sanitario specifico per l'Africa, dall'altra, la conversione di una parte del debito dell'Africa in un programma per la lotta all'HIV/AIDS e per la riduzione della povertà. Su questi argomenti verranno organizzate successive discussioni tra le due commissioni. Alla riunione ministeriale di Ouagadougou, la parte africana ha sottolineato l'esigenza dell'assistenza UE nella mobilitazione di adeguati fondi per l'eliminazione della polio in 45 Stati africani in cui si verificano ancora casi di questa malattia. La CE cerca attualmente la possibilità di intervenire nel quadro di programmi nazionali e regionali. Sezione 3. Area E. Ambiente, inclusa la lotta alla siccità e alla desertificazione Nel quadro del dialogo Africa-UE in questo settore è stato raggiunto uno dei primi consensi (cfr. precedente 3B). Per la parte africana, in particolare, la lotta alla siccità e alla desertificazione era un punto di grande importanza e un progetto di documento congiunto in materia di ambiente è stato concordato nel corso della 3a riunione biregionale tenutasi a Bruxelles. Tra le priorità che appaiono in questo progetto di documento vi è la buona gestione ambientale a livello internazionale, la cooperazione nell'elaborazione di strategie nazionali in materia di sviluppo sostenibile, la lotta alla povertà, l'ambiente, la dimensione transfrontaliera e regionale delle questioni ambientali, il rafforzamento della capacità dei paesi africani di negoziare ed attuare accordi internazionali nel settore ambientale e di cercare congiuntamente i modi di migliorare il meccanismo globale per l'ambiente. Una gestione integrata delle risorse idriche e la prevenzione di calamità naturali sono altre priorità indicate per il dialogo. Nell'ottobre 2002, l'Unione africana ha presentato una proposta di priorità in campo ambientale da considerare nel quadro del piano d'azione del Cairo e dei risultati del WSSD. Alla riunione ministeriale di Ouagadougou del novembre 2002, è stata approvata una nota introduttiva al documento congiunto sull'ambiente, destinata a conciliare i diversi elementi con le priorità ambientali. Due questioni devono essere abbordate in modo più specifico in vista del vertice di Lisbona. La prima riguarda le azioni destinate a dar seguito al vertice di Johannesburg. In questo contesto, alle iniziative per l'acqua e l'energia deve essere dedicata una particolare attenzione, che vada al di là del contesto ambientale, soprattutto dal momento che anche il NEPAD tratta questi argomenti separatamente. La seconda questione concerne il consolidamento di un piano di azione africano che, inquadrato in una struttura NEPAD/UA, tenga conto dei risultati del WSSD. Il piano dovrebbe individuare le diverse parti interessate e le istituzioni coinvolte, determinando le loro esigenze di costruzione di capacità e i rispettivi ruoli e responsabilità. Contestualmente, il piano fungerebbe da quadro strategico e coerente per gli aiuti dei donatori. La Commissione si augura di poter lavorare attivamente con tutte le parti interessate. Con l'iniziativa per l'acqua, l'Unione europea conferma il proprio impegno a fornire aiuti per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo per il millennio e degli obiettivi concordati dal WSSD [6]. L'iniziativa mira a ridurre del 50%, entro il 2015, il numero delle persone che non hanno accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici di base. Il secondo punto dell'iniziativa riguarda il sostegno allo sviluppo di una gestione integrata delle risorse idriche (IWRM) e di piani di efficienza idrica entro il 2005, che promuova l'adozione di politiche, pianificazione e gestione a livello di bacini idrografici, in particolare per bacini imbriferi transfrontalieri. L'UE è convinta che un'IWRM caratterizzata da una forte partecipazione pubblica, trasparenza e responsabilità sia l'elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi fissati. [6] In questo contesto va ricordato che una comunicazione al Consiglio e al Parlamento propone la creazione di un fondo UE per l'acqua finanziato dai fondi europei di sviluppo. L'iniziativa per l'acqua dell'UE è impegnata a fornire un supporto strategico in questo senso, coordinandosi con gli Stati membri UE, la CE e la BEI. Uno dei primi obiettivi da raggiungere è l'impegno a livello locale, che veda coinvolti governi, settore privato e società civile. Nel quadro dell'iniziativa per l'acqua, l'UE collaborerà con i suoi partner per: * rafforzare l'impegno politico ad agire e aumentare la visibilità delle questioni relative all'acqua e agli impianti sanitari con l'attenzione rivolta alla riduzione della povertà * promuovere accordi per una migliore gestione delle acque, compresi partenariati tra i settori pubblico e privato e le parti interessate a livello locale, e creare capacità istituzionale * migliorare il coordinamento e la cooperazione promuovendo approcci di tipo settoriale e la collaborazione e cooperazione di tipo Sud-Sud * sviluppare la cooperazione regionale fornendo assistenza per l'attuazione di una gestione integrata delle risorse idriche al fine di contribuire allo sviluppo sostenibile e alla prevenzione dei conflitti. Oltre ad un migliore coordinamento delle attività del settore idrico, l'iniziativa svilupperà anche meccanismi di finanziamento innovativi atti ad attirare ulteriori risorse e partner, come base per un finanziamento sostenibile del settore dell'acqua. La componente africana dell'iniziativa è stata approvata al più alto livello politico mediante la firma di una dichiarazione congiunta per un nuovo partenariato strategico Africa-UE per le questioni relative all'acqua e agli impianti sanitari. Sulla scorta del WSSD sono stati creati due gruppi di lavoro incaricati di trattare le questioni prioritarie relative alle forniture idriche e di impianti sanitari e le questioni relative alla gestione integrata delle risorse idriche. I partner dell'UE lavorano attualmente con il consiglio ministeriale africano per l'acqua (AMCOW), con i governi centrali e locali, con la società civile, con le parti interessate e con agenzie multilaterali al fine di contribuire al raggiungimento in Africa degli obiettivi di sviluppo per il millennio in materia di acqua. Il "partenariato UE-Africa per le questioni relative all'acqua e agli impianti sanitari" è stato lanciato nel quadro del dialogo UE-Africa. A livello nazionale, ciò comporta l'elaborazione di apposite politiche e lo sviluppo di attività volte alla fornitura di acqua e di impianti sanitari e alla gestione integrata delle risorse idriche. La gestione dell'acqua è anche un aspetto relativo all'integrazione regionale allorché riguarda bacini fluviali e lacustri transfrontalieri. Pertanto, occorre rafforzare l'impegno politico anche a livello regionale. Sotto la guida della Grecia è in preparazione una componente mediterranea dell'iniziativa UE per l'acqua. L'iniziativa UE per l'energia, volta all'eliminazione della povertà e allo sviluppo sostenibile, prova l'impegno dell'UE a favore di quei capitoli del piano di attuazione del WSSD che sottolineano l'importanza del miglioramento delle forniture di servizi energetici adeguati, accessibili e sostenibili. Questo miglioramento dei servizi energetici rappresenta per le fasce povere delle popolazioni una condizione necessaria per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo per il millennio. Per l'UE, nei "servizi energetici" rientra una vasta gamma di attività, che comprende una migliore gestione e uso della biomassa, l'elettrificazione rurale e periurbana, l'uso di GPL per uso domestico ecc.. L'idea del NEPAD relativa all'interconnessione delle reti esistenti dovrebbe essere presa in considerazione laddove ciò sia finalizzato alla fornitura di servizi energetici alle popolazioni povere che ne sono attualmente sprovviste. Un aspetto fondamentale dell'iniziativa sarà il sostegno allo sviluppo di opportune politiche energetiche e di istituzioni adeguatamente forti. L'iniziativa mirerà a creare partenariati attivi con le parti interessate del settore privato, degli organismi finanziari e della società civile. Il coinvolgimento responsabile dei paesi partner nelle future attività dell'iniziativa sarà la chiave per assicurarne il successo, con sviluppo di partenariati a livello nazionale e subregionale e la collaborazione con la BEI a livello nazionale. Ad oggi, 15 dei 22 paesi che si sono associati all'iniziativa appartengono al continente africano e, man mano che l'iniziativa procede, altri paesi africani si mostrano interessati. Per portare avanti l'iniziativa in Africa, la Commissione promuove attualmente un evento ad alto livello sul tema dell'energia, che avrà luogo a Nairobi entro fine 2003. L'evento potenzierà il dialogo tra l'UE e l'Africa in materia di energia e, in particolare, in materia delle priorità dei paesi partner per l'iniziativa UE per l'energia. La Commissione e gli Stati membri UE sosterranno la preparazione dell'evento. Uno dei temi sul tappeto dovrebbe essere il ruolo dell'UA/NEPAD nello sviluppo di strategie per il miglioramento dell'accesso ai servizi energetici sul continente africano e il ruolo previsto per la proposta Commissione africana per l'energia (AFREC). L'integrazione dei temi ambientali nel settore dell'eliminazione della povertà dovrebbe essere un principio basilare della cooperazione UE-Africa, in considerazione del fatto che la tutela ambientale non costituisce una limitazione allo sviluppo, bensì la base che consente di disporre di mezzi di sostentamento sostenibili. In questo contesto, è importante riconoscere la natura intersettoriale del tema ambientale, in particolare per quanto attiene alla sicurezza alimentare, al commercio internazionale, comprensivo del disboscamento abusivo, alla risoluzione e prevenzione dei conflitti e all'integrazione regionale. Sezione 3. Area F. Cooperazione e integrazione a livello regionale / Integrazione dell'Africa nell'economia/commercio mondiale Dal vertice del Cairo, l'UE ha attribuito un forte peso e ha intensificato il proprio sostegno all'integrazione regionale, contribuendo all'integrazione dei paesi africani nell'economia mondiale e svolgendo un ruolo decisivo nell'opera di consolidamento della pace e di prevenzione dei conflitti. L'accordo di partenariato UE-ACP, firmato a Cotonou nel giugno 2000, attribuisce un'alta priorità al sostegno alla cooperazione e integrazione a livello regionale. Attualmente tutti i programmi indicativi regionali sono stati firmati e le organizzazioni regionali africane designate beneficeranno di un importo globale di 600 milioni di euro nell'arco dei prossimi cinque anni. Di questi, 300 milioni di euro sono stati destinati all'integrazione economica. È stata anche confermata l'importanza dell'integrazione regionale nel contesto del processo di Barcellona, in particolare l'esigenza dell'integrazione Sud-Sud. Al processo regionale mediterraneo andranno circa 400 milioni di euro per il periodo 2000-2005. Nel settembre 2002, l'UE e i paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) hanno lanciato negoziati per "accordi economici e di partenariato" (AEP). Un elemento chiave di questo nuovo partenariato è l'integrazione regionale tra paesi ACP. La creazione di più ampi mercati contribuirà ad attirare investitori locali e stranieri. Contemporaneamente, l'armonizzazione delle politiche e delle norme a livello regionale offrirà un ambiente economico più trasparente e più stabile. Il partenariato implica anche che gli accordi commerciali siano definiti in modo da tenere conto degli specifici vincoli economici, sociali e ambientali di ciascun paese e di ciascuna regione ACP, nonché della loro capacità di adattare e di adeguare le proprie economie al nuovo ambiente commerciale. I negoziati sono condotti in due fasi: una prima fase, già in corso, di discussioni tra tutti gli ACP e l'UE e una seconda fase di negoziati con raggruppamenti regionali ACP. L'UE è fortemente impegnata per l'avvio di questi negoziati con le regioni e per una rapida preparazione degli stessi, in particolare con le sottoregioni sub-sahariane (SSA) che hanno già comunicato il proprio impegno ad aprire i negoziati entro settembre 2003. In questo contesto, nel corso della 2a riunione ministeriale UE-Africa tenutasi a Ouagadougou, entrambe le parti hanno sottolineato l'importanza di garantire la coerenza tra i raggruppamenti economici regionali impegnati nei negoziati di partenariato economico con l'UE e le comunità economiche regionali create al fine di stabilire la Comunità economica africana, prevista dall'atto costitutivo dell'Unione africana. Tra la CE e la Commissione dell'UA sono previste consultazioni per l'esame della coerenza e delle sinergie tra i diversi processi di integrazione regionale in Africa e i negoziati AEP. L'UE e l'Africa continueranno la loro cooperazione e il periodico dialogo su temi OMC, in particolare nel contesto dell'agenda di Doha per lo sviluppo, con l'intento di integrare lo sviluppo in tutti i settori di negoziazione. L'UE è determinata a compiere notevoli progressi in tutte le aree di negoziato nel corso della 5a conferenza ministeriale OMC a Cancun. Durante i negoziati svolti nell'ambito dell'agenda di Doha per lo sviluppo, l'UE tiene pienamente conto delle relazioni commerciali preferenziali sviluppate con l'Africa e pertanto il sistema di scambi multilaterale e gli accordi commerciali bilaterali sono complementari e si sostengono reciprocamente. Ciò è particolarmente importante in settori quali l'accesso al mercato, l'agricoltura, i TRIPs e l'accesso ai farmaci, il trattamento speciale e differenziato e le cosiddette questioni di Singapore (investimento, concorrenza, facilitazione degli scambi commerciali e trasparenza negli appalti pubblici). L'UE è anche molto impegnata a mantenere il proprio sostegno al potenziamento della capacità dei paesi e delle regioni dell'Africa per una piena partecipazione ai negoziati OMC e AEP. In questo contesto, in Africa l'UE rappresenta in assoluto la principale fonte di assistenza e di creazione della capacità connesse agli scambi commerciali, con forte orientamento regionale. Sezione 3. Area G. Debito estero La prima conferenza ministeriale tenutasi a Bruxelles nell'ottobre 2001 ha deciso che un gruppo di esperti, provenienti tanto dall'Africa quanto dall'UE, avrebbe preparato una relazione congiunta sulla crisi da indebitamento in Africa e sulle conseguenze di questa sulle prospettive di sviluppo del continente. Entrambe le parti hanno presentato i propri progetti di relazione che riportavano opinioni divergenti e, sebbene esistessero settori di accordo, non è stato possibile raggiungere un'intesa su una relazione congiunta. Alla riunione ministeriale di Ouagadougou è stato concordato che i colloqui sarebbero andati avanti nel quadro di una riunione di esperti che avrebbero continuato a lavorare sulla relazione congiunta. La Commissione si augura che i tempi di questa riunione consentano di utilizzare i risultati della stessa per la preparazione del secondo vertice. Indipendentemente dalla data di svolgimento del secondo vertice UE-Africa, dovrebbe essere possibile ottenere un formale impegno politico per la continuazione delle discussioni sui possibili modi di assicurare l'alleggerimento del debito nel quadro dell'HIPC e di approfondire e/o ampliare l'alleggerimento del debito negli appositi consessi (G8, consigli di amministrazione di FMI/BM, Club di Parigi ecc.). Quale contributo al dialogo sul debito, la Commissione ha deciso di finanziare uno studio che verificherà la sostenibilità dell'iniziativa HIPC e gli argomenti a favore e/o contro eventuali ulteriori alleggerimenti del debito. Lo studio verrà finanziato sotto la responsabilità della Commissione, che garantirà che questo rifletta le opinioni degli Stati membri, dei paesi africani, della Banca Mondiale/FMI e di altri partner interessati. Una volta completato questo studio, la Commissione intende presentarne gli elementi salienti quale contributo al dialogo UE-Africa. Si ricorda che finora la Commissione si è impegnata a fornire più di 1,275 miliardi di euro all'iniziativa HIPC: 734 milioni di euro quale donatore del fondo fiduciario HIPC, 485 milioni di euro quale creditore (nei quali rientra la recente decisione da 125 milioni di euro del consiglio dei ministri CE-ACP) e ulteriori 60 milioni di euro, sempre come creditore, per alleggerire tutti i prestiti speciali concessi agli ACP HIPC meno avanzati che rimarranno dopo la piena attuazione dell'iniziativa HIPC potenziata. Inoltre, la Commissione è sempre impegnata a coprire, sulla base di un'equa ripartizione degli oneri, il potenziale costo di copertura complementare, cioè un supplementare alleggerimento del debito che, da un esame effettuato caso per caso, possa risultare necessario per singoli paesi che risentano particolarmente di elementi esterni quali la recessione economica mondiale e la caduta dei prezzi delle materie prime. In questa prospettiva si prevede che il consiglio del Ministri approvi nella sua riunione del 16 maggio un ulteriore aiuto del valore di 335 milioni di euro. Sezione 3. Area H: Restituzione dei beni culturali rubati o esportati illecitamente Il dialogo sui beni culturali ha aggiunto una dimensione di rilievo alla relazione politica tra Africa e UE. La questione della restituzione di beni culturali rubati o esportati illecitamente deve essere vista in un contesto di furti sistematici, di scavi clandestini e di traffici illegali, che continuano a causare un danno notevole al patrimonio culturale tanto dei paesi africani quanto dei paesi europei. Per i paesi africani, il recupero di beni culturali riveste anche un elevato valore simbolico per la costruzione di un'identità culturale e assicura una riabilitazione morale rispetto al passato coloniale. Cresce la consapevolezza dell'esigenza di proteggere più efficacemente il patrimonio culturale dai traffici illeciti e si riconosce che ogni paese dovrebbe possedere almeno un'adeguata collezione rappresentativa del proprio patrimonio culturale. I paesi che ospitano i principali mercati dell'arte si sono recentemente attivati per aderire alle relative convenzioni internazionali e nel dibattito rientrano sempre più di frequente considerazioni di ordine etico. Un progresso determinante nel dialogo UE-Africa sui beni culturali è stato raggiunto grazie ad un gruppo di esperti ad hoc, riunitosi ad Addis Abeba il 13 e 14 novembre 2002, che ha stilato una serie di principi guida e di raccomandazioni per azioni concrete. A seguito della relazione degli esperti, la riunione ministeriale di Ouagadougou ha chiesto la realizzazione di un inventario preliminare di tutte le attività di cooperazione in corso nel settore tra l'UE e le parti interessate africane, al fine di elaborare concrete proposte di cooperazione. L'UE è attualmente impegnata su questo inventario e si augura che un primo progetto possa essere discusso con la parte africana prima del vertice. A partire dai positivi progressi compiuti nell'instaurazione di un clima di fiducia, il dialogo sui beni culturali dovrebbe: - porre un maggior accento su argomenti di ordine etico o culturale, sviluppare la consapevolezza del danno causato dal furto e dall'illecita esportazione di beni culturali e promuovere i relativi codici di etica professionale; - spingere tutti i paesi dell'UE e dell'Africa ad aderire alle pertinenti convenzioni internazionali, in particolare la convenzione dell'UNESCO del 1970 concernente le misure da prendere per impedire l'importazione, l'esportazione e i trasferimenti illeciti di beni culturali e la convenzione UNIDROIT del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati; possono essere prese in considerazione le misure concordate a livello UE nel quadro della convenzione UNESCO del 1970 a favore di materiale archeologico o etnologico particolarmente minacciato di certi paesi africani; - sviluppare e sostenere misure volte alla creazione di capacità in paesi africani, fornendo in particolare pacchetti di assistenza culturale mirata, relativa specificamente alla questione dei beni culturali rubati e esportati illecitamente, in settori quali l'inventariazione e lo scambio di informazioni, la conservazione, la formazione, lo sviluppo di siti archeologici, la ricerca, la sicurezza e il ruolo delle forze dell'ordine/dogane; - sostenere le attività dell'UNESCO in questo settore e coinvolgere esperti professionisti del settore culturale di entrambe le parti. Sezione 4. Oltre Lisbona: un nuovo dialogo Alla riunione ministeriale di Ouagadougou, la parte europea ha proposto una piattaforma per le future relazioni tra l'Africa e l'UE [7] e ciò presuppone un dialogo politico più flessibile, semplificato e diretto che garantisca una maggiore interazione con il dialogo e le strutture contrattuali esistenti. [7] Allegato 1. La parte africana ha formulato proposte concrete per il miglioramento del dialogo, esprimendo in particolare l'esigenza di "attribuire alla Commissione il compito di ... rafforzare l'interazione ... ed esplorare tutte le possibilità di cooperazione." In questo contesto è possibile valutare un ruolo più importante per i capi delle missioni UE ad Addis Abeba. È anche necessario riflettere su sistemi attuabili per mantenere un regolare dialogo con l'Africa a livello di alti funzionari e politico. A. Dialogo a livello politico e di alti funzionari: * Si potrebbe prevedere ogni tre o quattro anni l'organizzazione di vertici UE-Africa, che si svolgano possibilmente in collegamento con una riunione del Consiglio europeo o con un vertice UA. * Tra un vertice e l'altro, potrebbero avere luogo riunioni ministeriali in cui venga fatto il punto della situazione, e che si svolgano anch'esse in collegamento con riunioni ministeriali UE o UA. * Tra le due Commissioni dovrebbero esserci regolari contatti politici e a livello di alti funzionari, nonché, come più opportuno, a livello delle rispettive troiche. B. Gruppo di lavori biregionale di funzionari L'attuale sistema di gruppo di lavoro biregionale a livello di alti funzionari a cui partecipano gradualmente praticamente tutti gli Stati membri UA e UE non si è dimostrato un mezzo efficace di dialogo e di coordinamento. Un gruppo di funzionari più piccolo (che conti ad esempio tra i 5 e i 10 funzionari per parte) che si riunisca periodicamente potrebbe occuparsi in modo più efficace del coordinamento e della valutazione del dialogo. Affinché questo gruppo di lavoro di coordinamento diventi operativo e il processo di dialogo avanzi effettivamente su base permanente, è chiaramente necessario che in primo luogo venga avviato un dialogo forte tra le missioni UE ad Addis Abeba e l'UA. C. Dialogo regolare tra l'UA e i capimissione di Addis Abeba Un dialogo regolare dovrebbe svolgersi tra gli ambasciatori dei donatori e il commissario UA responsabile della pace e della sicurezza/il presidente del Consiglio per la pace e la sicurezza nel quadro di un gruppo di lavoro UA/ donatori a livello di ambasciatori, che con ogni probabilità includerebbe la maggior parte dei capimissione di Addis Abeba (cfr. sezione 3 area B - pagina 10). È altresì necessario assicurare un regolare coordinamento UE prima di queste riunioni (tanto per le riunioni tecniche quanto per quelle a livello di ambasciatori). Inoltre, un regolare dialogo tra i capimissione UE, la Commissione UA e la presidenza e/o la troika di rappresentanti permanenti locale verrà incaricato di occuparsi del più ampio campo di applicazione dell'agenda UA (compreso anche l'agenda in materia di pace e sicurezza e altro). I risultati dell'attività di questo dialogo regolare dovrebbero alimentare il lavoro del gruppo di lavoro biregionale di cui sopra. D. Dialogo a Bruxelles con i capimissione africani Senza voler creare un duplicato del dialogo che si svolge ad Addis Abeba, si potrebbero prevedere a Bruxelles riunioni regolari tra gli ambasciatori UE e africani, comprese quindi riunioni tra la troika del gruppo di lavoro UE-Africa ed una troika di ambasciatori africani. E. Le commissioni UA/UE Come concordato a Ouagadougou, le due commissioni saranno responsabili della preparazione del lavoro e della vitalità del processo di coordinamento nel quadro del dialogo UE/Africa. ALLEGATO Conferenza ministeriale UE-Africa Ouagadougou, 28 novembre 2002 Piattaforma UE per le future relazioni Africa-UE 1. Il vertice UE-Africa, svoltosi al Cairo nell'aprile 2000, ha segnato lo storico inizio di un dialogo UE-Africa potenziato e ha avviato un processo che porterà al vertice UE-Africa di Lisbona, previsto per il 4 e 5 aprile 2003. Sottolineando l'importanza di una visione comune su questo dialogo, è tempo di decidere sul futuro del dialogo dopo il vertice di Lisbona, la cosiddetta "agenda post Lisbona", anche al fine di dar seguito al lavoro compiuto nel quadro del piano d'azione del Cairo. Spetta ai capi di Stato e di governo decidere a Lisbona sul futuro del dialogo. 2. In considerazione degli importanti eventi verificatisi a livello panafricano dopo il vertice del Cairo del 2000, l'UE ritiene che dal vertice debba scaturire un quadro per il futuro dialogo UE-Africa del dopo Lisbona, che tenga conto della creazione dell'Unione africana e del nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa (NEPAD). L'UE ritiene che l'Unione africana sia l'organizzazione centrale per la pace, la sicurezza e l'integrazione regionale del continente africano. L'UE ritiene inoltre se stessa un partner naturale per l'Unione africana, in considerazione delle sue concezioni, strutture e funzioni. L'UA ha davanti a sé un lungo e difficile compito e l'UE si adopererà per sostenerla, in settori specifici e, in generale, nella creazione di capacità. L'UE prende nota delle funzioni e delle responsabilità assegnate all'UA e al NEPAD, quale programma dell'UA. L'UE ritiene che ciò costituisca una nuova base per le relazioni dell'UE con l'Africa. In questo senso, il NEPAD costituisce un quadro che dovrebbe contribuire a rafforzare il dialogo UE/Africa. Il dialogo UE/Africa è il solo consesso in cui l'Africa e l'Europa possano discutere di argomenti con implicazioni continentali globali. Tenendo conto dell'importanza dell'UA e del NEPAD, L'UE desidera ricevere dalla parte africana spunti a proposito del modo in cui il dialogo e la cooperazione possono proseguire con l'Africa nella sua attuale dimensione continentale. È opinione dell'UE che il dialogo debba concentrarsi prevalentemente su questioni politiche e panafricane relative ad un limitato numero di priorità comuni. Su queste premesse occorre fissare chiari obiettivi elaborati in base a progressi dimostrabili nella direzione desiderata. 3. L'UE ritiene che il vertice di Lisbona abbia la finalità di rafforzare il dialogo tra Africa e UE al fine di renderlo più flessibile, più efficace e pienamente complementare al dialogo e alla cooperazione in atto in altre strutture già esistenti. Flessibilità ed efficacia È necessario che vengano definiti metodi di lavoro più flessibili ed efficaci. Si potrebbero prevedere riunioni di formato più limitato, adattate agli argomenti da discutere e che tengano conto delle diverse responsabilità degli organismi coinvolti. Il principio di base sarebbe quello di determinare un formato appropriato in funzione degli argomenti. Per migliorare l'efficacia del dialogo, nella fase preparatoria occorre prevedere riunioni di gruppi più piccoli che rappresentino le due parti. Ove opportuno, l'UE potrebbe prevedere un maggiore intervento di coordinatori (presidenza e Commissione UE) o della troika UE, in rappresentanza dell'UE. In questo modo, i coordinatori potrebbero contribuire a stabilire una maggiore continuità e a concentrare una maggiore attenzione alla fase preparatoria del dialogo, con una maggiore regolarità, efficacia e flessibilità. Le principali strutture del dialogo sarebbero costituite da riunioni 1) a livello di funzionari, di dimensioni ridotte, con una rappresentanza di ciascuna delle due parti, o di dimensioni intere e 2) riunioni di natura più specifica in gruppi ad hoc. Si dovrebbero prevedere anche consessi che coinvolgano le ONG e la società civile oltre che i rappresentanti dei governi. La piena dimensione UE-Africa resterà il quadro generale per questo dialogo. Le agende delle riunioni dovrebbero restare flessibili al fine di poter rispondere alle opportunità e agli sviluppi, pur mantenendosi pertinenti al dialogo. Complementarità È essenziale che il dialogo UE-Africa sia pienamente complementare e aggiunga valore al dialogo e alla cooperazione già in corso in altre strutture esistenti (non ultime UE-ACP, UE-MEDA, UE-SADC e UE-ECOWAS; ONU; OMC; BM/FMI e HIPC). In questo modo, il dialogo UE-Africa può avere un importante ruolo complementare a livello panafricano rispetto alla cooperazione tra la CE e l'Africa nel quadro dell'accordo di Cotonou, per l'Africa sub-sahariana, dell'accordo di partenariato UE-MED (MEDA), per i paesi dell'Africa settentrionale, e dell'accordo di cooperazione UE-Sudafrica per lo sviluppo degli scambi commerciali, tutti accordi di portata nazionale e subregionale.