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Document 52000DC0375
Report to the European Council - Feira, 19-20 June 2000 on the year 2000 (Y2K) computer problem experience
Relazione al Consiglio europeo di Feira del 19-20 giugno 2000 sul problema informatico relativo all'anno 2000 (Y2K)
Relazione al Consiglio europeo di Feira del 19-20 giugno 2000 sul problema informatico relativo all'anno 2000 (Y2K)
/* COM/2000/0375 def. */
Relazione al Consiglio europeo di Feira del 19-20 giugno 2000 sul problema informatico relativo all'anno 2000 (Y2K) /* COM/2000/0375 def. */
RELAZIONE AL CONSIGLIO EUROPEO DI FEIRA DEL 19-20 GIUGNO 2000 SUL PROBLEMA INFORMATICO RELATIVO ALL'ANNO 2000 (Y2K) (presentata dalla Commissione) RELAZIONE AL CONSIGLIO EUROPEO DI FEIRA DEL 19-20 GIUGNO 2000 SUL PROBLEMA INFORMATICO RELATIVO ALL'ANNO 2000 (Y2K) INDICE 1. Introduzione 2. Coordinamento nell'Unione europea - il gruppo di lavoro Y2K dell'Unione europea 2.1. Antecedenti 2.2. Risultati 2.2.1. Sicurezza nucleare 2.2.2. Energia 2.2.3. Trasporto aereo 2.2.4. Trasporto marittimo 2.2.5. Finanza 2.2.6. Telecomunicazioni 2.2.7. Politica dell'informazione sul passaggio all'anno 2000 2.2.8. Il centro di comunicazione dell'Unione europea 2.2.9. Protezione civile e aiuti umanitari 3. Il contributo della Commissione alla soluzione dei problemi informatici relativi al passaggio all'anno 2000 3.1. Ruolo e mandato 3.2. Organizzazione 3.3. Informazione sull'attività 3.4. Cooperazione internazionale 3.5. Sito web 3.6. Seminari 4. Conclusioni 1. Introduzione Far fronte al problema informatico posto dal passaggio all'anno 2000 (Y2K) è stata un'esperienza unica di portata mondiale. L'impegno dei governi è stato massimo, sebbene, contrariamente al solito, non fossero in gioco vantaggi di rilievo a livello politico o concorrenziale. In questo contesto ogni Stato membro dell'Unione europea ha assunto un proprio ruolo nel predisporsi al cambiamento di data. La presente relazione intende mettere in evidenza le principali attività e i risultati ottenuti a livello comunitario, attraverso le azioni del gruppo di lavoro Y2K dell'Unione europea e della Commissione. E' stato evidente fin dall'inizio che la natura e la portata del problema richiedevano che ogni operatore privato o collettivo valutasse i propri rischi e agisse in modo responsabile per garantirsi una preparazione adeguata. E' stato riconosciuto al contempo che il fattore più critico per la riuscita dell'operazione su base mondiale era un efficace scambio di informazioni. In un primo momento l'importanza attribuita al fatto di condividere le informazioni ha favorito coloro che affrontavano concretamente il problema. Una volta individuati i punti deboli di certi strumenti e software, ci si è potuti in seguito concentrare su settori specifici, evitando inutili ricerche. Via via che mutavano le priorità è emersa tuttavia la necessità di possedere informazioni affidabili sulla preparazione degli altri - clienti, partner, servizi e infrastrutture di base, nonché intere nazioni commerciali. Considerando, infine, che la nostra vita quotidiana dipende sempre più dalle tecnologie dell'informazione (IT) e che l'industria moderna è regolata da rapporti di interconnessione e interdipendenza su scala mondiale, negli ultimi mesi del 1999 la soluzione del problema Y2K è divenuta soprattutto una questione di conservare la fiducia del pubblico. E' per questo motivo che i governi del mondo intero, se da un lato si sono impegnati a garantire che i propri sistemi informatici fossero preparati per l'anno 2000, dall'altro hanno prestato attenzione ad altri vari aspetti: sensibilizzare le imprese e i cittadini sulla natura della minaccia rappresentata dal cosiddetto "millenium bug", effettuare verifiche e diffondere informazioni precise sul grado di preparazione delle infrastrutture chiave, nonché esaminare le risorse e i piani d'intervento delle autorità preposte alla protezione civile. Nell'Unione europea, il principale forum di comunicazione e di scambio di informazioni tra gli Stati membri è stato il gruppo di lavoro ad alto livello dell'Unione europea sul problema del passaggio all'anno 2000 (gruppo di lavoro Y2K). 2. Coordinamento nell'Unione europea - il gruppo di lavoro Y2K dell'Unione europea 2.1. Antecedenti Il problema informatico relativo all'anno 2000 è stato senza dubbio oggetto di grande attenzione politica all'interno dell'Unione europea. Nel giugno del 1998, le conclusioni del consiglio europeo di Cardiff hanno sottolineato la necessità di condividere le informazioni a tale riguardo e di verificare i progressi che si sarebbero compiuti. I successivi consigli europei di Vienna e di Colonia hanno continuato a seguire da vicino l'evoluzione del problema, mettendo in particolare evidenza i potenziali rischi transfrontalieri. Hanno avuto luogo discussioni a livello ministeriale anche in seno ad altri consigli, tra i quali i consigli "Industria", "Telecomunicazioni", "Trasporti", "Energia" e "Finanza". La loro diversa natura ha investito vari settori, il che ha reso difficile individuare un unico organismo già esistente che fosse in grado di trattare tutti gli aspetti del problema. A partire dal settembre 1997, la Commissione ha inoltre organizzato seminari trimestrali con la partecipazione di rappresentanti degli Stati membri e delle associazioni imprenditoriali europee. Nonostante la loro utilità, questi seminari hanno mostrato anche certi limiti: la presenza di industriali e amministratori ha talvolta impedito ai rappresentanti degli Stati membri di dare il voluto rilievo ai loro bisogni specifici in tema di condivisione delle informazioni; inoltre, l'esperienza e il profilo dei rappresentanti degli Stati membri non erano omogenei, cosicché non tutti i rappresentanti avevano gli stessi incarichi e la medesima competenza nel settore in questione. Il mandato dei partecipanti ai seminari non era ufficiale e non li abilitava a elaborare politiche o a prendere decisioni, ma piuttosto a raccogliere e scambiare informazioni. La necessità di creare un gruppo specifico che trattasse le questioni relative al passaggio all'anno 2000 è emersa nel consiglio europeo di Colonia, del giugno 1999. Nelle conclusioni della presidenza (par. 36) si invita la Commissione a convocare un gruppo ad alto livello per "...elaborare proposte di decisioni strategiche che possano risultare opportune all'interno dell'Unione europea per garantire il buon funzionamento delle infrastrutture essenziali, qualora sorgessero problemi informatici connessi al passaggio all'anno 2000". La Commissione ha risposto a questo invito convocando la prima riunione del gruppo di lavoro Y2K nel luglio del 1999. Nel corso di questa prima riunione, è stato stabilito che il gruppo si concentrasse soprattutto sugli aspetti transfrontalieri connessi ai settori delle infrastrutture essenziali e relativi servizi. Tali settori sono stati individuati in base alla loro incidenza sul normale funzionamento della società e dell'economia, in particolare per quanto concerne il mantenimento della sicurezza e del benessere dei cittadini. Tra i settori di potenziale interesse figuravano energia, trasporti, telecomunicazioni, risorse idriche, finanza, catene d'approvvigionamento, salute, protezione sociale, dogane e protezione civile. I paesi EFTA sono stati invitati a partecipare in veste di osservatori e hanno svolto un ruolo attivo all'interno del gruppo. 2.2. Risultati Il gruppo si è riunito con cadenza mensile nel corso della seconda metà del 1999. In linea di massima, gli argomenti all'ordine del giorno in ogni riunione venivano concordati nel corso della riunione precedente, il che ha permesso ai rappresentanti di prepararsi e di raccogliere in anticipo informazioni presso gli esperti nazionali dei singoli settori. I membri hanno inoltre deciso di comunicare e, all'occorrenza, di prendere decisioni per via elettronica. A tal fine la Commissione ha creato un apposito forum Internet privato. Tra una riunione e l'altra si è avuto pertanto un regolare scambio elettronico di comunicazioni e consultazioni. Si è concordato nel ritenere che le consuete procedure decisionali comunitarie sarebbero state perlopiù inadeguate, in quanto non avrebbero consentito di rispondere tempestivamente ai problemi sollevati dal passaggio all'anno 2000. Si è dunque stabilito che tutti gli accordi all'interno del gruppo sarebbero stati raggiunti per consenso, per poi essere attuati a livello nazionale. Il gruppo di lavoro Y2K ha affrontato nel corso delle sue riunioni numerosi temi di diversa natura; riportiamo qui gli esiti dei dibattiti sui settori chiave. 2.2.1. Sicurezza nucleare Il tema della sicurezza nucleare è stato trattato in ogni riunione. Si è verificato con cura il grado di preparazione degli impianti nucleari all'interno dell'Unione europea e le relative informazioni sono state rese rapidamente disponibili. La mancanza globale di informazioni sugli impianti dei paesi dell'Europa centrale e orientale e dei nuovi Stati indipendenti, associata alla loro prossimità geografica, generava tuttavia incertezza e destava così forti preoccupazioni in molti paesi dell'Unione europea. Il gruppo ha chiesto alla Commissione d'intervenire su due fronti. In primo luogo, la Commissione è stata invitata a fornire il maggior numero di dati sulla reale situazione del settore nucleare in questi paesi. La Commissione ha risposto raccogliendo informazioni da varie fonti, tra cui le riunioni che si tengono a cadenza regolare tra le autorità di regolamentazione nucleare dell'Unione europea e quelle dei PECO/NSI e dall'AIEA, che avevano svolto dei sopralluoghi. Evidentemente il problema del passaggio all'anno 2000 non avrebbe costituito una minaccia diretta alla sicurezza delle operazioni degli impianti nucleari, poiché non era stata rilevata alcuna irregolarità nei principali sistemi di sicurezza degli impianti nucleari. Era invece opportuno garantire a lungo termine la sicurezza degli impianti, dal momento che alcuni sistemi secondari di controllo erano potenzialmente a rischio. La Commissione è stata pertanto sollecitata a destinare fondi per aiutare gli operatori nucleari a far fronte al problema. A tale riguardo, la Commissione ha già dato il suo sostegno ai lavori dell'AIEA e ha inoltre finanziato il CIST (Centro internazionale per la scienza e la tecnologia), il CSTU (Centro per la scienza e la tecnologia, Ucraina) e la WANO (Associazione mondiale degli operatori nucleari) per offrire assistenza in situ agli impianti russi e ucraini. Sulla scorta delle pressioni del gruppo di lavoro Y2K, è stato fissato un ulteriore stanziamento di circa 3 milioni di euro destinato ad eventuali bisogni di assistenza durante il 2000. Da Maggio 2000, sembra in fatti che la maggior parte del budget allocato alla Russia e Ucraina sarà necessario per correggere i problemi negli impianti nucleari. 2.2.2. Energia Anche la questione energetica, e specificamente gli aspetti pertinente alla produzione e alla distribuzione di energia, è stata regolarmente affrontata dal gruppo. Particolare attenzione è stata dedicata all'energia elettrica, quale fonte energetica che non può essere immagazzinata. Sono state studiate le questioni relative alla stabilità delle reti elettriche nei PECO e nei NSI, nonché l'affidabilità dell'energia elettrica in generale e delle forniture di gas e petrolio provenienti da paesi terzi. L'attenzione per le reti elettriche è dovuta in particolare ai potenziali effetti sulla stabilità degli impianti nucleari che potrebbero prodursi in seguito a interruzioni delle forniture, nonché alle conseguenze umanitarie derivanti da una generale sospensione dell'erogazione del combustibile per il riscaldamento nel mese di gennaio (si veda la sezione 2.2.9). Come per gli impianti nucleari, le maggiori preoccupazioni fanno capo ai PECO e i NSI. Nel luglio del 1999, la Commissione ha tenuto una conferenza sulle reti elettriche, cui hanno partecipato rappresentati dell'Unione europea, dei PECO e dei NSI, allo scopo di sensibilizzare tutti gli operatori su questo problema incombente e per agevolare uno scambio di informazioni sul modo di affrontarlo. Per quanto riguarda altre fonti di energia, sono stati esaminati vari aspetti, tra cui le condizioni degli oleodotti della NATO, che trasportano un'aliquota cospicua del carburante per aerei destinato alla maggior parte dei principali aeroporti e basi dell'Europa occidentale. La Commissione ha comunicato che la NATO ha provveduto a ripristinare il suo sistema di oleodotti, con un programma triennale di lavori tramite il quale sono state condotte approfondite verifiche e applicate misure d'emergenza. Il gruppo è stato inoltre informato dei piani d'emergenza per l'approvvigionamento di petrolio messi a punto dall'Agenzia internazionale dell'energia (AIE). In merito alla produzione e alla distribuzione del gas, è stata rilevata la necessità di una più stretta collaborazione a livello europeo. Anche per l'approvvigionamento di gas, l'Unione europea dipende in larga misura da paesi terzi. La Norvegia ha preso parte alle attività del gruppo di lavoro Y2K, informando regolarmente gli altri paesi. Fonti italiane hanno trasmesso dati sui fornitori algerini, mentre gli amministratori finlandesi e tedeschi sono stati in grado di fornire garanzie riguardo la situazione di GAZPROM in Russia. 2.2.3. Trasporto aereo Data la sua natura, l'aviazione civile è gestita in linea di massima a livello internazionale dai responsabili della regolamentazione dell'Organizzazione dell'aviazione civile internazionale (OACI) e da vari operatori tramite l'Organizzazione dei trasporti aerei internazionali (IATA). In seno all'Unione europea Eurocontrol ha partecipato al coordinamento di piani d'emergenza in vari paesi comunitari. L'aspetto specifico discusso nell'ambito del gruppo di lavoro Y2K riguardava pertanto l'eventualità di vietare a taluni operatori inadempienti di operare sui paesi dell'Unione europea e, laddove possibile, di impedire agli operatori nazionali di volare verso paesi in cui la preparazione dei sistemi per il controllo del traffico aereo era dubbia. Il dibattito mirava a evitare l'adozione di posizioni contraddittorie da parte degli Stati membri. All'approssimarsi del periodo di transizione si sono esaminati possibili accordi e si sono scambiate informazioni su taluni vettori e paesi. Tuttavia, come si è visto, nessun paese ha deciso di prendere tali provvedimenti e un'azione coordinata a livello comunitario non si è resa necessaria. 2.2.4. Trasporto marittimo Nel settore marittimo, si sono trattate le due principali questioni con implicazioni transfrontaliere. In primo luogo era opportuno garantire una politica coerente relativa alle navi circolanti in acque o porti comunitari che non avessero dichiarato di essere preparate al passaggio all'anno 2000, a norma degli orientamenti stabiliti dall'Organizzazione marittima internazionale (OMI). Si sono esaminati i piani d'emergenza approntati da ogni Stato membro per far fronte alla situazione in questo settore, ritenendoli compatibili. In secondo luogo per garantire che le catene di approvvigionamento continuassero a funzionare normalmente era di vitale importanza la preparazione dei singoli porti dell'Unione europea, nonché delle dogane e dei servizi d'immigrazione in generale. In linea di massima i principali porti comunitari erano pienamente consapevoli della minaccia rappresentata dal problema del passaggio all'anno 2000 e si è stimato che fossero preparati. Esistono inoltre vari sistemi informatici su scala comunitaria impiegati per scambiare dati nell'ambito del mercato interno. La Commissione stessa si è impegnata a fondo per garantire, di concerto con gli Stati membri, l'aggiornamento di tali sistemi. 2.2.5. Finanza Il settore finanziario risultava particolarmente minacciato dal problema del passaggio all'anno 2000, data la forte dipendenza dai sistemi informatici e il carattere globale delle sue attività. In risposta a tale minaccia la comunità finanziaria internazionale, sia nel settore pubblico sia in quello privato, ha intrapreso un enorme sforzo di collaborazione, rivelatosi estremamente efficace, per far fronte al problema. Le istituzioni finanziarie dell'Unione europea hanno largamente beneficiato dell'introduzione dell'euro, in particolare al momento di definire piani d'emergenza per il periodo di transizione. Considerata la qualità e la portata della collaborazione internazionale esistente, il gruppo di lavoro Y2K non ha dovuto elaborare alcuna azione specifica relativa alle questioni transfrontaliere nel settore finanziario. Si sono valutati gli effetti del passaggio all'anno 2000 sulle polizze e i premi assicurativi. I paesi dell'Unione europea hanno discussola legislazione sul Y2K e sulla responsabilità legale introdotta negli Stati Uniti decidendo tuttavia che, data l'assenza di aspetti specifici all'assetto legale Statunitense, inclusa la tendenza meno litigiosa delle controversie riscontrata nei sistemi in vigore nell'Unione europeanon era necessaria una legislazione simile in nessuno degli Stati membri. 2.2.6. Telecomunicazioni Anche per il settore delle telecomunicazioni, visto il suo carattere globale, occorreva una risposta sul piano internazionale. In questo caso, è stata soprattutto l'Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT) ad assumersi il compito d'informare i suoi membri sulla necessità di intervenire, offrendo un'assistenza diretta sotto forma di seminari nelle regioni meno sviluppate. Essa ha inoltre coordinato test di valutazione internazionale concepiti per mettere alla prova la preparazione al cambio di data delle tecnologie più impiegate nel mondo. Le autorità di regolamentazione e gli operatori delle telecomunicazioni di tutta Europa hanno lavorato in stretta collaborazione con la UIT. Una caratteristica esclusiva del settore delle telecomunicazioni è il forte picco della domanda che ricorre puntualmente all'inizio di ogni anno. In questo caso, si prevedeva che il valore simbolico dell'anno 2000 avrebbe contribuito ad aggravare tale situazione. I membri del gruppo di lavoro Y2K hanno invitato gli operatori a tener conto di questo fattore nei loro piani di transizione e garantissero il normale funzionamento dei servizi di telecomunicazione d'emergenza. 2.2.7. Politica dell'informazione sul passaggio all'anno 2000 Un'altra questione altrettanto dibattuta è stata l'importanza di una politica coerente dell'informazione sul passaggio all'anno 2000. Essa investiva vari aspetti: lo scambio di informazioni con altri governi sulla situazione dell'Unione europea, la pubblicazione di informazioni destinate ai cittadini e al settore industriale e, infine, i dati sul livello di preparazione dei paesi terzi. Il gruppo di lavoro Y2K ha approvato la necessità di essere rappresentato all'interno del comitato direttivo del Centro di cooperazione internazionale sul passaggio all'anno 2000 (IY2KCC), con base a Washington, ed ha chiesto alla Commissione di svolgere questo ruolo. La Commissione ha risposto alla richiesta nominando un rappresentante per l'IY2KCC facendo sì, peraltro, che l'Unione europea fosse rappresentata in altre sedi internazionali in cui ci si occupava dello stesso tema, quali l'OACI, l'OMI, l'AIE, l'AIEA, nonché in seno al gruppo di esperti del G8 per il passaggio all'anno 2000. Ciò ha garantito che il gruppo di lavoro Y2K fosse regolarmente informato sulle diverse attività in corso nei vari settori a livello internazionale e che gli altri partecipanti a tali forum fossero a loro volta messi al corrente delle azioni intraprese all'interno dell'Unione europea. In termini d'informazione del pubblico, risultava evidente che ogni Stato membro dovesse tener conto dei bisogni specifici dei propri cittadini e adottare l'approccio più adatto alla situazione nazionale. Tutti gli Stati membri hanno peraltro riconosciuto l'importanza di scambiare informazioni precise sulle loro idee e i loro piani e di garantire l'uniformità in tutta l'Unione europea delle informazioni divulgate sulle infrastrutture a carattere transfrontaliero. Per quanto concerne l'informazione sui paesi terzi, si è proposto che gli Stati membri dell'Unione europea mettessero in comune i dati sul livello di preparazione dei paesi esterni all'Unione e li pubblicassero congiuntamente tramite la Commissione. Riconosciuta l'importanza di mettere tali informazioni a disposizione dei cittadini comunitari, era fondamentale garantire che esse fossero precise, affidabili e ben equilibrate. Era tuttavia impossibile fornire garanzie in un contesto così complesso e in costante evoluzione. Non era chiaro inoltre se la Commissione fosse autorizzata a pubblicare materiale relativo a singoli paesi esterni all'Unione. Si è pertanto deciso che gli Stati membri avrebbero agito, qualora lo avessero ritenuto opportuno, a titolo individuale. 2.2.8. Il centro di comunicazione dell'Unione europea Gli Stati membri hanno deciso di concerto di costituire alcune piattaforme "di allerta rapida" o di verifica a livello nazionale, spesso regionale e locale. Tali piattaforme si avvalevano di risorse e metodi diversi, ma erano generalmente preposte a rafforzare i dispositivi approntati per far fronte a eventuali gravi dissesti al passaggio della mezzanotte del 31 dicembre 1999. Si sono osservati molto attentamente gli effetti del cambio di data a livello mondiale, per avvalersi di ogni segnale tempestivo di allarme che indicasse l'insorgere di problemi, e si sono fornite informazioni destinate a tenere al corrente i cittadini sulla situazione nazionale. La Commissione è stata invitata ad istituire un sistema di comunicazione privata tra gli Stati membri durante questo periodo, sistema che è stato altresì utilizzato per verificare le relazioni provenienti da settori e paesi cruciali, allo scopo d'individuare rapidamente qualsiasi potenziale problema che avesse potuto richiedere un intervento della Commissione stessa. In aggiunta al lavoro fatto per preparare i suoi stessi sistemi al problema Y2K, la Commissione ha creato all'occasione il Centro di controllo e comunicazione Y2K dell'Unione europea, costituito da funzionari della Commissione con competenze relative al problema del passaggio all'anno 2000 e ai settori vitali suscettibili di esserne pregiudicati, e pienamente predisposto per l'accesso a vari media. E' stato operativo 24 ore su 24, a partire dalle ore 10 del 31 dicembre 1999 fino alle 20 del 3 gennaio 2000 (ora di Bruxelles). 2.2.9. Protezione civile e aiuti umanitari Le autorità nazionali dell'Unione europea preposte alla protezione civile hanno in più occasioni condiviso i loro piani relativi al periodo di transizione, ad esempio nel corso di seminari specifici dedicati al problema del passaggio al 2000 e in riunioni periodiche dei direttori generali e dei comitati. In tutti gli Stati membri le autorità preposte alla protezione civile erano in uno stato di massima allerta per far fronte al passaggio al nuovo secolo e disponevano di piani d'emergenza rafforzati e accuratamente collaudati, ideati per affrontare ogni possibile emergenza provocata dal cambio di data. La Commissione stessa si avvale di tre sistemi permanenti d'allarme per le catastrofi: per gli incidenti nucleari (ECURIE), per gli incidenti marittimi e per la protezione civile. La transizione all'anno 2000 è stata considerata, nell'ambito di questi sistemi, una situazione speciale. Sebbene essi fossero in allerta permanente, come di consueto, erano anche collegati al Centro Y2K della Commissione, inoltre tre capi unità e il commissario per l'ambiente erano costantemente reperibili e pronti a intervenire qualora fosse stato necessario. Come si è visto in seguito, i sistemi d'emergenza della Commissione sono stati invece coinvolti a pieno nel disastro dell'Erika, nonché nelle forti tempeste che hanno colpito la Francia e altri Stati membri. La portata degli aiuti umanitari che sarebbero stati necessari per far fronte alle potenziali catastrofi connesse con il passaggio all'anno 2000 nei paesi in via di sviluppo è stata oggetto di dibattito principalmente in seno al G8 e nelle competenti sedi delle Nazioni unite. Nell'Unione europea, l'ECHO, l'Ufficio della Comunità europea per gli aiuti umanitari, ha confermato di essere stato anch'esso pronto a intervenire nel caso di un'emergenza insorta in occasione del cambio di data, così come in ogni altra evenienza. 3. Il contributo della Commissione alla soluzione dei problemi informatici relativi al passaggio all'anno 2000 3.1. Ruolo e mandato Il problema Y2K è sorto da un ostacolo di carattere tecnico, che poteva essere risolto solo singolarmente all'interno di ogni singola organizzazione. La portata del problema, la necessità di garantire che sia i cittadini sia il settore industriale fossero ben informati delle implicazioni e l'urgenza di prendere provvedimenti individuali hanno fatto peraltro sì che le amministrazioni pubbliche si impegnassero attivamente. Allo stesso modo, la potenziale estensione delle conseguenze del problema al di là delle frontiere nazionali ha imposto di affrontare certe questioni a livello comunitario Lo scambio di informazioni tra il settore industriale e quello pubblico nell'Unione europea è stato necessario per condividere esperienze e valutare il reciproco grado di preparazione. Considerato inoltre che molte infrastrutture chiave, tra le quali trasporti, energia, finanza e telecomunicazioni, sono per loro natura internazionali e possiedono caratteristiche transfrontaliere, le decisioni relative a determinate questioni avrebbero influito sui responsabili della regolamentazione e sugli operatori di parecchi paesi. Questi sono i motivi che hanno indotto la Commissione a sostenere le parti coinvolte nel problema, garantendo al contempo che i propri sistemi informatici fossero ben preparati. Essa ha svolto questo ruolo di sostegno in vari modi: partecipando a forum internazionali e ad altri eventi dedicati al problema del passaggio all'anno 2000, organizzando essa stessa seminari e riunioni con le autorità degli Stati membri, producendo relazioni sulla situazione dell'Unione europea, nonché istituendo un centro di comunicazione su scala comunitaria relativo al passaggio all'anno 2000, operativo durante il periodo critico di transizione. 3.2. Organizzazione In seno alla Commissione, è stata l'ex direzione generale III "Industria" (ora DG Imprese) ad assumere il coordinamento delle azioni mirate a questo problema specifico. Tale scelta è stata compiuta in una fase iniziale, in cui si riteneva che il problema fosse essenzialmente tecnico. La DG III era in quel periodo responsabile di taluni settori del IV programma quadro, in particolare il programma relativo alle tecnologie dell'informazione, nel cui ambito rientrava la responsabilità per l'elaborazione di progetti di ricerca mirati a risolvere il problema. Si è pertanto ritenuto che la DG III fosse la più competente. Quando però si sono delineate le possibili conseguenze del problema Y2K sulle principali infrastrutture, si è reso necessario coinvolgere anche molte altre DG. Un fattore essenziale per il successo delle attività della Commissione volte ad affrontare il problema è stato il nucleo di funzionari della Commissione, preparatissimi e volenterosi, che ha costituito il gruppo interservizio Y2K. Il gruppo ha cominciato a lavorare attivamente all'inizio del 1999, sebbene molti servizi stessero già trattando da mesi taluni aspetti del problema nei rispettivi settori. Le competenze complementari dei membri del gruppo e il livello di collaborazione dimostrato nell'impegno comune per il raggiungimento degli obiettivi comuni sono stati esemplari per la Commissione. 3.3. Informazione sull'attività L'aspetto più problematico dell'attività della Commissione relativa al problema Y2K è stata la divulgazione delle relazioni sullo stato d'avanzamento dei lavori, prodotte su richiesta del Consiglio e del Parlamento. Le relazioni sono state elaborate sulla base delle informazioni fornite in un formato comune dagli Stati membri in marzo, giugno e settembre del 1999. Come era prevedibile, nel corso dell'anno anche gli Stati membri hanno raccolto e trasmesso informazioni simili a fini d'interesse nazionale, pertanto tutti coloro impegnati a trattare il problema sono stati sottoposti a pressanti carichi di lavoro e le scadenze fissate dai singoli Stati per la consegna delle relazioni raramente hanno coinciso con le scadenze comunitarie. Le relazioni sono spesso pervenute con molte settimane di ritardo e in varie lingue. Nel contempo, i membri del gruppo interservizio Y2K hanno raccolto dati supplementari sui propri settori e l'integrazione di tutte le fonti d'informazione in un insieme coerente ha rappresentato un compito impegnativo. Anche i coordinatori nazionali preposti a valutare il problema in oggetto hanno avuto la possibilità di esaminare i progetti di relazione. Se per il completamento di ogni fase si rispettano le scadenze prestabilite, il tempo minimo previsto per la pubblicazione di una comunicazione di questo tipo è di circa tre mesi. La relazione finale per il terzo trimestre, cui era stata assegnata priorità assoluta nel processo di traduzione, è stata tuttavia adottata nella prima settimana di dicembre, il che significa che è stata pubblicata in sole dieci settimane. E' evidente che il processo per l'adozione delle comunicazioni ufficiali della Commissione male si presta alla pubblicazione rapida di relazioni puramente descrittive dello stato di avanzamento dei lavori. Se in futuro dovesse ripresentarsi la necessità di presentare analoghe relazioni descrittive al Consiglio e al Parlamento, andrebbero considerate modalità alternative che consentano un calendario più flessibile. Poiché finora i ritardi più gravi sono dovuti al processo di traduzione, si potrebbe ridurre il numero di versioni linguistiche. Dato inoltre che lo status report è essenzialmente un documento descrittivo che si basa su informazioni ottenute presso le autorità degli Stati membri e che non ha implicazioni politiche, l'approvazione della Commissione non gli conferisce alcun vantaggio particolare. In questo caso, dovrebbe essere sufficiente l'accordo tra i servizi interessati. 3.4. Cooperazione internazionale Vari aspetti del problema Y2K hanno dovuto essere affrontati sia a livello comunitario che sul piano internazionale. In seno alla stessa Unione europea, le riunioni organizzate dalla Commissione hanno costituito la sede naturale per lo scambio di informazioni tra le autorità degli Stati membri e il settore industriale. I dibattiti generali su scala comunitaria si sono svolti inizialmente nell'ambito dei seminari specifici, in seguito, a partire dal luglio 1999, nel corso delle riunioni del gruppo di lavoro Y2K. Anche i singoli settori hanno optato per tenere le proprie riunioni in seno a forum regionali e internazionali. Nella maggior parte di queste riunioni la Commissione, rappresentata da esperti settoriali provenienti da varie Direzioni generali, ha svolto il ruolo di intermediaria, da un lato fornendo ai paesi terzi informazioni sulla situazione comunitaria, dall'altro mettendo al corrente gli Stati membri delle attività esterne. Oltre che nelle organizzazioni settoriali, la Commissione ha preso parte a molte riunioni dedicate al tema del passaggio all'anno 2000 organizzate dal gruppo di lavoro per l'informatica delle Nazioni Unite, essendo inoltre rappresentata in seno al comitato direttivo del Centro internazionale di cooperazione per l'anno 2000 e nel gruppo di esperti Y2K del G8. Anche in questi contesti la Commissione ha agito da intermediaria, favorendo il flusso di informazioni riguardanti la situazione dell'Unione europea verso altri paesi e comunicando ai rappresentanti dell'Unione europea i progressi e le attività di vari paesi e organismi. 3.5. Sito web Considerata la natura del problema del passaggio all'anno 2000, che andava al nucleo delle tecnologie dell'informazione, Internet è divenuto una fonte imprescindibile di informazioni aggiornate. A causa dei costanti progressi realizzati da ogni entità e della rapida evoluzione delle questioni e dei programmi, l'unico mezzo in grado di tenere il passo con una situazione in continuo cambiamento era Internet. Sono stati creati migliaia di siti web dedicati al problema del passaggio al 2000 e una serie di elenchi di indirizzi elettronici di esperti in tutto il mondo ha garantito una stretta collaborazione tra i tecnici impegnati alla soluzione del problema. Il lavoro del Centro internazionale di cooperazione e del gruppo del G8 è stato ampiamente favorito dalla comunicazione elettronica. Le informazioni disponibili su Internet hanno permesso di chiarire i problemi tecnici, fatto luce su nuovi aspetti del problema, offerto esempi specifici di primi inconvenienti verificatisi già nel 1999 e consentito di cogliere come il problema veniva percepito dalla stampa e dai cittadini. Per oltre due anni, la Commissione stessa ha mantenuto attivo un sito web sul server dell'Ufficio per i progetti sulla società dell'informazione, collegato a molti altri siti utili che trattavano diversi aspetti del problema. Attenzione particolare è stata data alle informazioni fornite dagli Stati membri dell'Unione europea, la maggior parte dei quali aveva appositi siti nazionali, nonché alle informazioni internazionali su settori cruciali fornite dalle associazioni di categoria. Tutti i documenti della Commissione relativi al problema del passaggio al 2000, tra cui i verbali dei vari seminari e le comunicazioni ufficiali, erano accessibili sul sito. Verso la fine del 1999, il sito riceveva decine di migliaia di visite al mese e aveva ottenuto parecchi premi e riconoscimenti. Europa, il sito web della Commissione, ha ospitato negli ultimi quattro mesi del 1999 il problema Y2K quale tema chiave, offrendone una visione complessiva ai cittadini dell'Unione europea in tutte le lingue comunitarie e orientando i visitatori verso molte altre fonti d'informazione. Internet si è rivelato peraltro un ottimo strumento d'informazione e di comunicazione durante il periodo di transizione alla fine dell'anno. Vari siti web, quale Global Status Watch (GSW), sono stati ospitati dal Centro di cooperazione internazionale per il Y2K e mantenuti aggiornati con informazioni provenienti dalle piattaforme nazionali preposte al problema. La Commissione ha fornito una replica del sito GSW per dare ai cittadini europei maggiori possibilità di accesso a informazioni affidabili e aggiornate sullo stato delle maggiori infrastrutture nel mondo intero. Alla fine dell'anno, si sono registrate 150.000 visite in meno di tre giorni, circa il 20% del totale del sistema GSW, il che indica un notevole grado d'interesse. Anche molti siti web privati si sono rivelati attive fonti di informazioni durante il periodo di transizione: menzioniamo il sito YEWS [1], allestito dall'US-NRC (US-Nuclear Regulatory Commission - Commissione per la regolamentazione nucleare degli Stati Uniti), che ha messo a disposizione on-line le relazioni prodotte dagli operatori di centrali nucleari in tutto il mondo. [1] YEWS: Y2K Early Warning System. Il sito e tutto il suo materiale è continuato ad essere disponibile per referenza durante il 2000. L'intenzione è di chiudere il sito ed archiviare il suo materiale nel giugno del 2000. 3.6. Seminari La Commissione ha riconosciuto sin dagli inizi i vantaggi dello scambio di informazioni, concentrando pertanto molta della sua attività sull'organizzazione di seminari a livello europeo. All'inizio i seminari si tenevano a cadenza trimestrale e prevedevano la partecipazione degli operatori del settore e delle autorità dell'Unione europea. L'interesse per questi seminari era tale che i relatori non richiedevano alcun compenso per i loro interventi e tutti i partecipanti vi assistevano a loro spese. Su richiesta del consiglio europeo di Vienna, nell'aprile del 1999 la Commissione ha organizzato a Bruxelles una riunione con i gestori delle infrastrutture comunitarie critiche, evidenziando i problemi transfrontalieri e intersettoriali connessi al passaggio all'anno 2000. Oltre 150 partecipanti, tra i quali coordinatori nazionali preposti alla valutazione del problema, regolamentatori e rappresentanti di associazioni internazionali e del settore industriale si sono scambiati informazioni sui progressi realizzati e hanno espresso le loro preoccupazioni relative ai seguenti settori: aviazione, trasporto marittimo, energia elettrica, gas, telecomunicazioni ed energia nucleare. Questo forum ha rappresentato un'ottima possibilità per i vari settori di ogni paese dell'Unione europea, che hanno così potuto scambiarsi informazioni sui progressi compiuti e i piani da attuare. E' emersa fortemente la necessità di potenziare la comunicazione tra i diversi settori delle infrastrutture a livello locale, nazionale e internazionale. L'interdipendenza tra le reti dell'energia elettrica e gli impianti nucleari, accompagnata dalla mancanza di informazioni sulla situazione dei paesi dell'Europa centrale e orientale e dei Nuovi stati indipendenti, ha indotto a organizzare un seminario specifico su questo tema, tenutosi nel luglio del 1999. I partecipanti provenienti da oltre 25 paesi, rappresentanti del settore dell'industria elettrica e autorità governative, si sono riuniti per scambiare le rispettive esperienze e stabilire contatti al fine di prestarsi assistenza reciproca. Un secondo seminario con la partecipazione di gestori di infrastrutture europee ha avuto luogo nel settembre del 1999 e ha rappresentato un'ulteriore opportunità per lo scambio di informazioni tra settori e paesi in vista della transizione al 2000. In questo caso, i 200 partecipanti comprendevano rappresentanti di 35 paesi dell'Unione europea, del SEE, dei PECO e dei NSI. Si è sottolineata l'importanza di piani e strategie d'emergenza per il periodo di transizione, tra cui l'informazione ai cittadini e i preparativi di servizi d'emergenza nazionali. E' opportuno osservare che, a causa dei limiti temporali e in assenza di fondi specifici per le attività connesse al passaggio all'anno 2000, tutti i seminari sono stati organizzati dalla Commissione stessa, con il prezioso aiuto degli Stati membri e dei settori industriali dell'Unione europea. Il programma è stato concordato con i coordinatori nazionali preposti alla valutazione del problema in oggetto, i quali hanno contribuito a designare i relatori e i partecipanti. In seno alla Commissione, ogni DG interessata ha organizzato le sessioni relative al proprio settore, presiedendo il gruppo e inviando un relatore incaricato di sintetizzare i risultati. In tal modo la Commissione ha potuto avvalersi di risorse interne ed esterne, sostenendo una spesa minima, per attirare un gran numero di partecipanti con competenze specifiche ed ottenere informazioni sostanziali e pertinenti. Gli atti dei seminari hanno potuto essere stilati rapidamente e resi disponibili sul sito web dedicato della Commissione. I contatti tra i vari settori industriali e gli esperti di altri paesi hanno favorito notevolmente la cooperazione nell'ambito dell'Unione europea. 4. Conclusioni La soluzione del problemaY2K ha richiesto una collaborazione piena e continua, senza precedenti a livello internazionale, che ha investito sia il settore pubblico che quello privato. L'interesse da parte di gruppi internazionali, tra i quali il G8 e il Centro di cooperazione internazionale per il passaggio all'anno 2000, ha fatto sì che il problema fosse al centro della scena politica, contribuendo al contempo a sensibilizzare e a convincere i governi e i vari organismi della gravità della questione e quindi a prendere provvedimenti. Nell'ambito dell'Unione europea, il gruppo di lavoro Y2K e la Commissione hanno svolto un ruolo fondamentale. Il gruppo di lavoro Y2K ha istituito un importante forum in cui i coordinatori nazionali degli Stati membri hanno potuto discutere questioni comuni e con la garanzia di ricevere informazioni chiare e trasparenti sulla situazione nei vari settori e negli altri paesi. L'attività del gruppo di lavoro Y2K non ha condotto a decisioni politiche di grande portata, ma ha fatto sì che governi e funzionari abbiano condiviso per parecchi mesi i dati sulle rispettive strategie e attività. I paesi dell'Unione europea e dell'EFTA hanno adottato un approccio coerente e compatibile per far fronte alle questioni transfrontaliere, sebbene i loro pareri non coincidessero quanto al modo di risolvere il problema del passaggio all'anno 2000 sul piano nazionale. Si può dunque ritenere che il gruppo di lavoro Y2K abbia contribuito notevolmente a garantire tale coerenza. Indubbiamente, lo scambio di informazioni ha fornito l'occasione di trarre insegnamenti dalle reciproche esperienze e di sviluppare e affinare idee congiuntamente. Anche solo per questa ragione, la spesa relativamente contenuta, in termini di tempo e di spostamenti, per partecipare alle riunioni periodiche è stato un saggio investimento. In particolare, la semplice ed efficace struttura di comunicazione creata durante il periodo di transizione per consentire lo scambio di informazioni tra le autorità degli Stati membri, nonché tra i principali settori industriali, ha dato ottimi risultati. A un diverso livello, è pur vero che si possono trarre insegnamenti per il futuro dal modo in cui i diversi paesi sono riusciti a cooperare in maniera costruttiva per far fronte a un problema comune, e dai risultati concreti che si sono ottenuti. Le circostanze in cui si è manifestato il problema erano uniche sotto molti aspetti: una minaccia diffusa, la cui portata era incalcolabile, nota in anticipo alle entità del mondo intero, con possibili conseguenze sull'economia e la sicurezza, una scadenza fissa e, segantamente, priva del potenziale di suscitare tensioni competitive tra i singoli paesi. Peraltro, il livello di apertura e di trasparenza dimostrato dai governi nel comunicare tra di loro, la facilità con cui sono stati aggirati o semplificati iter amministrativi di norma lenti e tediosi, la modernizzazione dei portafogli per le tecnologie dell'informazione, l'elaborazione di approcci comuni per far fronte a minacce di natura transfrontaliera, e in particolare l'approntamento di piani d'emergenza su base internazionale in molti settori delle infrastrutture sono tutte conquiste che potranno risultare utili in futuro. D'ora innanzi, ben pochi dirigenti d'impresa o funzionari governativi guarderanno i loro sistemi informatici con gli stessi occhi. Se prima le tecnologie dell'informazione erano semplicemente considerate un utile strumento di lavoro, ora è chiaro che costituiscono il nucleo da cui dipende la continuità del funzionamento dell'organismo o dell'impresa. E' pertanto fondamentale riconoscere i piani e i risultati scaturiti dalla gestione del problema del passaggio all'anno 2000 e mantenerli per il futuro. In seguito alla cessazione dello stato di allerta e all'emergere di altre questioni che, com'è naturale, passano in primo piano, sarebbe deprecabile se la maggior parte delle risorse e degli enormi sforzi diretti alla collaborazione andasse perduta a causa di una mancanza di lungimiranza e di accortezza. Quanto all'Unione europea, i preparativi per l'imminente introduzione dell'euro quale valuta corrente saranno certamente facilitati dalle iniziative prese per risolvere il problema del passaggio all'anno 2000. Molti hanno affrontato i due problemi contemporaneamente, altri approfitteranno della migliore conoscenza dei loro sistemi informatici per prepararsi più agevolmente. Il settore finanziario ha fino ad oggi conosciuto due periodi di transizione - l'introduzione dell'euro virtuale nel 1999 e il cambiamento di data in occasione del passaggio al 2000 -, e pertanto ha potuto coordinare le prove di valutazione ed elaborare piani d'emergenza che potranno essere d'ausilio alla fine del 2001. Il problema Y2K ha evidenziato il ruolo fondamentale svolto dalle tecnologie dell'informazione a sostegno delle singole imprese e organismi, nonché del commercio mondiale nel suo insieme. Nei primi mesi del 2000, temi quali un commercio elettronico sicuro, la protezione contro i "ciberattacchi", il regime fiscale e la tutela della vita privata su Internet sono stati al centro di intensi dibattiti a livello nazionale e internazionale. Si tratta di questioni che hanno molto in comune con il problema del cambio di data, e potenzialmente possono quindi giovarsi della sinergia globale e dell'esperienza acquisita nell'affrontare il problema in oggetto.