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Document 51999DC0643
Communication from the Commission to the Council, the European parliament, the Economic and Social Committee and the Committee of the regions - Community support plan to combat doping in sport
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al comitato delle regioni - Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al comitato delle regioni - Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport
/* COM/99/0643 def. */
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al comitato delle regioni - Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport /* COM/99/0643 def. */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI - Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport INDICE 1. Introduzione 2. Cause della proliferazione del doping 3. Una triplice strategia 4. Privilegiare l'etica, rafforzare la protezione della salute dello sportivo 5. Instaurare un nuovo partenariato: l'Agenzia mondiale anti-doping 6. Mobilitare gli strumenti comunitari 7. Conclusione Allegato 1 Strumenti comunitari a servizio della lotta contro il doping nello sport 1. Accentuare l'impegno di ricerca sulle sostanze dopanti, sui metodi di rilevazione e sulle conseguenze del doping per la salute. 2. Mobilitare i programmi di educazione, di formazione professionale a favore dei giovani ai fini dell'informazione e della formazione, della sensibilizzazione e della prevenzione in materia di doping 3. Utilizzare appieno le possibilità offerte dai programmi di cooperazione tra gli organi di polizia e gli organi giudiziari 4. Rafforzare l'informazione sui farmaci 5. Sviluppare azioni che rientrano nella politica di sanità pubblica Allegato 2 "Parere del GEE sugli aspetti etici della lotta contro il doping nello sport" Allegato 3 Documenti relativi alla creazione dell'Agenzia mondiale anti-doping 1. Introduzione In ogni tempo le prassi di doping hanno costituito una violazione dei principi fondamentali dell'etica sportiva. Al giorno d'oggi, a causa della proliferazione dei casi rilevati, il fenomeno del doping nello sport ha trasceso il quadro ristretto dell'etica sportiva per diventare anche un problema di salute pubblica. L'attività fisica e sportiva infatti deve in linea di principio contribuire a migliorare la qualità della vita del cittadino. Orbene, il ricorso a sostanze vietate o l'abuso di farmaci porta pregiudizio alla salute del praticante ed entra così in contraddizione con la finalità stessa dello sport. Nel quadro dello sport di competizione il doping simbolizza l'antinomia dello sport e dei valori che egli ha tradizionalmente rappresentato, quali la lealtà e il superamento di sé stesso tramite lo sforzo fisico. Il moltiplicarsi degli scandali connessi al doping nel 1998 e la loro risonanza mediatica sono stati all'origine di una rapida reazione del Comitato Internazionale Olimpico (CIO), che ha convocato una conferenza internazionale il cui scopo principale era quello di creare un'agenzia mondiale per lottare contro questo flagello. Il Consiglio europeo, riunito a Vienna nel mese di dicembre 1998, ha tenuto a esprimere la sua preoccupazione di fronte alla diffusione del doping negli ambienti sportivi e alla gravità di questa pratica e a sottolineare la necessità di una mobilitazione a livello dell'Unione europea. Successivamente i Ministri responsabili dello sport si sono riuniti in modo informale [1] a 3 riprese nel 1999 per trattare i problemi relativi al doping. [1] Le 3 riunioni si sono svolte a Bonn/ Bad Godesberg (18 gennaio 1999), a Paderborn (1 e 2 giugno 1999) e a Vierumäki in Finlandia (25 ottobre 1999) Il 17 dicembre 1998 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione [2] con la quale invita la Commissione a prendere in considerazione la vera dimensione del problema del doping e a proporre provvedimenti a livello comunitario per garantire in particolare una migliore coordinazione e una migliore complementarità tra i provvedimenti e le azioni adottati a livello nazionale e quelli che dipendono dal livello europeo. [2] Risoluzione sulle misure urgenti da adottare contro il doping nello sport, G.U. C 98 del 9 aprile 1999. Anche il Comitato delle regioni ha emesso un parere su "Il modello europeo dello sport" [3] in cui figura un capitolo dedicato al doping. Il Comitato delle regioni sottolinea che "la coordinazione e l'armonizzazione delle misure nazionali sono necessarie" e appoggia l'invito del Parlamento a favore della "presentazione da parte della Commissione della proposta per l'attuazione di una politica di sanità pubblica armonizzata al fine di combattere il doping". [3] Parere del Comitato delle regioni 37/99 def. del 16 settembre 1999. Giova infine ricordare che l'Europa ha tradizionalmente svolto un ruolo propulsivo nella lotta contro il doping, segnatamente dopo l'adozione il 16.11.89 della Convenzione europea della contro il doping del Consiglio d'Europa. [4]. [4] Consiglio d'Europa - Trattati europei - STE n.135 La presente comunicazione si propone di presentare le azioni svolte dalla Commissione, nonché quelle che sono previste, per rispondere alle richieste formulate dalle altre istituzioni e organi comunitari nella lotta contro il doping. 2. Cause della proliferazione del doping La Commissione annette una particolare attenzione alle cause che sono all'origine del diffondersi delle pratiche di doping. In primo luogo va sottolineato che la natura del doping è mutata. Al giorno d'oggi l'atto di doparsi non è più, salvo eccezioni, l'atto isolato di uno sportivo praticato il giorno della gara. Si tratta ormai di metodi sistematici, organizzati e strutturati nell'ambito delle squadre, che utilizzano i progressi della medicina e della farmacologia per uno scopo contrario all'etica. Ad esempio le sostanze che consentono di mascherare i prodotti dopanti all'atto delle analisi vengono utilizzati in misura crescente. Una causa rilevante di questo diffondersi del doping si trova nell'eccesso di commercializzazione che contraddistingue lo sport. La recente esplosione dei diritti televisivi associata ai grandi contratti di sponsorizzazione ha portato ad un aumento della pressione che grava sull'atleta e sul suo ambiente, favorendo il ricorso alle sostanze vietate. Questa commercializzazione e gli interessi economici e finanziari che ne derivano hanno portato ad una moltiplicazione delle gare sportive e all'accorciamento dei tempi di recupero, ciò che provoca anche la riduzione della vita sportiva del professionista. Vanno inoltre menzionati gli effetti perversi dei contratti conclusi tra talune associazioni sportive e i loro sponsor, che accordano retribuzioni in funzione dei risultati o delle medaglie conquistate dagli sportivi nel quadro di grandi avvenimenti sportivi. L'ambiente dello sportivo nel suo complesso, a partire dall'allenatore al medico passando dal dirigente e dai familiari può contribuire alla pressione cui è soggetto lo sportivo. Infine, una parte essenziale di questa problematica riguarda i giovani sportivi. La possibilità di guadagnare rapidamente somme rilevanti, connessa alla necessità degli operatori economici di "produrre" continuamente sportivi molto mediatizzati possono spiegare la crescente precocità delle carriere sportive. Per altro, la lotta contro il doping costituisce un esempio calzante del modo in cui l'azione comunitaria può contribuire a rafforzare l'impegno profuso a vari livelli, in particolare a livello nazionale, e a rispondere così alle attese dei cittadini, nel rispetto sia dell'autonomia delle organizzazioni sportive, sia del principio di sussidiarietà. Infatti una lotta efficace contro il doping non può concepirsi in uno spazio esclusivamente nazionale: in un mondo dello sport che s'internazionalizza, occorre far sì che i vari Stati adottino strategie similari in questo campo. L'Unione europea può apportare un valore aggiunto favorendo una convergenza nelle varie strategie e mettendo a disposizione nella lotta contro il doping i mezzi di cui dispone. 3. Una triplice strategia La Commissione ha adottato una triplice strategia in questo campo: - Raccogliere il parere degli esperti sulla dimensione etica, giuridica e scientifica del fenomeno del doping; a tal fine la Commissione si è rivolta al gruppo europeo di etica affinché emetta un parere; - Contribuire alla preparazione della Conferenza mondiale contro il doping e cooperare con il movimento olimpico al fine di creare l'Agenzia mondiale contro il doping; - Mobilitare gli strumenti comunitari allo scopo di completare le azioni già svolte dagli Stati membri e conferire loro una dimensione comunitaria, tenuto conto, tra l'altro, della crescente mobilità che caratterizza lo sport europeo e delle competenze comunitarie che sono interessate dal fenomeno del doping. La Comunità europea è infatti interessata sotto molteplici aspetti della lotta contro il doping. Le azioni in questo campo possono trovare la loro collocazione nel quadro delle politiche e dei programmi di ricerca a favore dei giovani, di educazione e di formazione. Inoltre le differenze della legislazione anti-doping tra gli Stati membri possono costituire un ostacolo alla libera circolazione degli sportivi professionisti e dilettanti. Il doping riguarda altresì le competenze che esistono per quanto riguarda la giustizia e gli affari interni, in particolare per quanto attiene alla cooperazione tra le polizie e gli ordinamenti giudiziari. Infine l'art.152 del Trattato relativo alla salute pubblica prevede azioni di sostegno intese a proteggere e a migliorare la salute umana pur escludendo un'armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.. 4. Privilegiare l'etica, rafforzare la protezione della salute dello sportivo Il primo asse dell'azione comunitaria corrisponde alle iniziative che saranno intraprese a seguito del parere del gruppo europeo di etica (GEE) [5]. La Commissione infatti in materia di doping aveva auspicato di disporre del parere di esperti europei altamente qualificati. Ciò ha giustificato il ricorso nel 1999 al GEE che ha emesso il suo parere l'11 novembre (Allegato 2). [5] Il Gruppo europeo etico (GEE) è stato ufficialmente istituito nel 1991 su iniziativa del Presidente Delors. A seguito di modifiche effettuate nel 1998, il gruppo comprende ora 12 membri, tutti esperti europei altamente qualificati in varie discipline. Il GEE ha per missione quella di emettere pareri per la Commissione. Dopo aver proposto una definizione del doping, il GEE ha voluto ricordare i principi etici cui devono ispirarsi tutte le azioni comunitarie: - Il diritto di tutti alla sicurezza e alla salute. Il GEE ritiene che gli sportivi devono, come le altre categorie di cittadini, beneficiare di questi diritti; - Il principio di integrità e di trasparenza in nome del quale deve essere garantita la regolarità delle gare sportive e preservata l'immagine dello sport in generale; - La particolare attenzione che deve essere annessa alle persone più vulnerabili e in particolare ai bambini che possono essere coinvolti nello sport ad alto livello. In linea generale il GEE ha insistito molto sui diritti degli sportivi e sulla loro necessaria protezione contro un ambiente che incita al doping. Questi diritti presuppongono tuttavia anche il rispetto da parte degli sportivi di una serie di obblighi, siano essi morali, deontologici o giuridici. Il GEE ha ricordato che la lotta contro il doping rientra nella responsabilità condivisa delle associazioni e delle federazioni sportive, degli sportivi stessi, del loro contesto medico e tecnico e di tutti gli altri attori, segnatamente gli attori pubblici. Sulla base di questi principi etici il GEE ha proposto una serie di azioni, tra cui vanno ricordate: - L'istituzione di un efficace sistema di controllo della salute per gli sportivi tramite in particolare la realizzazione di un servizio specializzato di sostegno medico, psicologico e d'informazione destinato agli sportivi - L'adozione di una direttiva sulla protezione dei giovani sportivi, in particolare coloro che aspirano a diventare professionisti - L'adozione di disposizioni specifiche riguardanti la protezione degli sportivi, in quanto lavoratori esposti a rischi particolari - La promozione della ricerca epidemiologica sulla salute degli sportivi - L'organizzazione di conferenze sul tema del doping e della salute e degli sportivi in collaborazione con il movimento sportivo - La sensibilizzazione degli operatori dell'istruzione alla problematica dell'etica sportiva - Una cooperazione tra organi di polizia e organi giudiziari - L'inserimento nei contratti degli sportivi di menzioni relative al doping e la suo divieto - L'adozione di una dichiarazione comune equivalente ad un codice di buona condotta nel campo dello sport in esito ad una conferenza europea sul doping nello sport La Commissione ha preso conoscenza con molto interesse del parere che gli è stato presentato l'11.11.99. Questo parere ribadisce una serie di principi etici di cui la Commissione s'impegna a tenere conto nelle sue azioni e riflessioni future. Inoltre le proposte formulate dal GEE saranno analizzate con la massima attenzione e potranno dar luogo ad iniziative da parte della Commissione. 5. Instaurare un nuovo partenariato: l'Agenzia mondiale anti-doping La partecipazione all'agenzia mondiale anti-doping costituisce il secondo asse dell'azione comunitaria. Molti dei compiti che saranno affidati all'agenzia rientrano infatti nel campo delle competenze comunitarie, ad esempio in materia di protezione della salute pubblica, della ricerca, della libera circolazione degli sportivi. Anche le politiche comunitarie a favore di giovani, dell'istruzione e della formazione possono essere mobilitate con azioni di informazione e di sensibilizzazione in questo campo. Esiste pertanto un manifesto interesse comunitario a partecipare alla creazione dell'Agenzia. Quest'Agenzia deve costituire il quadro di una nuova partnership tra il movimento olimpico e i pubblici poteri. È innegabile che la dimensione assunta dal fenomeno del doping va al di là delle possibilità e delle competenze delle organizzazioni sportive. Pertanto è diventata indispensabile l'azione pubblica. Uno dei contributi principali di questa futura Agenzia sarà peraltro quello di consentire ai due grandi attori della lotta anti-doping di lavorare insieme. Inoltre, quand'anche le decisioni che l'Agenzia dovesse prendere avessero in termini di diritto comunitario soltanto un valore di raccomandazioni, è necessario che tutti gli attori interessati si impegnino ad attuarle. La posizione dell'Unione europea - gli Stati membri e la Commissione - è stata fin dall'inizio quella di garantire il rispetto dei principi di indipendenza e di trasparenza nel funzionamento dell'Agenzia. In un primo tempo la Commissione può sostenere la creazione di quest'Agenzia anche se questa deve assumere la forma di una fondazione di diritto privato. Tuttavia la Commissione ritiene che sarà nel proseguo necessario evolvere verso un'Agenzia di diritto pubblico. Sarà allora indispensabile convocare una conferenza internazionale. La realizzazione di un'energica azione di lotta contro il doping non può tuttavia aspettare che questo processo si concluda. I rappresentanti degli Stati membri, della Commissione e del Consiglio d'Europa hanno parlato con una sola voce in occasione dei lavori preparatori dell'Agenzia in modo da garantire il rispetto di questi principi. I lavori preparatori hanno in particolare consentito di garantire, nella futura Agenzia una rappresentanza paritetica delle due parti, nonché il principio di adozione per consenso delle principali decisioni. Sulla base di questi accordi, il CIO ha, da parte sua, invitato la Commissione europea a partecipare alla creazione dell'Agenzia. Il CIO ha infatti indirizzato una lettera alla Presidenza in carica del Consiglio dell'Unione europea e al Presidente della Commissione europea invitandoli a finalizzare la costituzione dell'Agenzia mondiale anti-doping. Il CIO auspica che la creazione di quest'Agenzia possa avvenire entro il 10 novembre 1999 e che essa sia del tutto operativa per i giochi olimpici di Sydney che si svolgeranno nel mese di settembre 2000. Gli Stati membri e la Commissione hanno deciso di rispondere positivamente a questo invito e quindi di aprire dei negoziati con il CIO. Le posizioni difese dagli Stati membri, di concerto con la Commissione, hanno teso in particolare a garantire i principi di indipendenza e di trasparenza dell'Agenzia, a definire l'estensione dei suoi compiti. In occasione di una riunione svoltasi il 2 novembre 1999, il CIO e l'Unione europea si sono accordati sul progetto di statuto dell'Agenzia, precisando tuttavia quanto segue: - Occorrerà specificare nel testo l'importanza vitale di un impegno politico e morale di tutte le parti interessate riguardo all'attività dell'Agenzia - L'agenzia sarà incaricata di adottare l'elenco delle sostanze vietate, adottando come riferimento iniziale l'elenco della commissione medica del CIO - L'Agenzia sarà responsabile dell'accreditamento dei laboratori di controllo e dell'armonizzazione dei metodi di controllo; - L'Agenzia organizzerà e coordinerà i controlli fuori gara in stretta cooperazione con le federazioni internazionali e le autorità pubbliche interessate - Le organizzazioni governative e le organizzazioni sportive beneficeranno di una rappresentanza paritetica in seno al consiglio di fondazione che resterà esente da ogni influenza esterna, che può manifestarsi, ad esempio, sotto la forma di indebiti interessi commerciali - Le decisioni di grande importanza saranno prese sulla base di consenso - Il consiglio di fondazione dell'Agenzia deciderà non appena possibile la sede definitiva della stessa sulla base dei criteri oggettivi fissati. La sede provvisoria dell'Agenzia sarà a Losanna. Sulla base di questo accordo con i rappresentanti dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa il CIO ha proceduto al deposito legale dello statuto dell'Agenzia per la costituzione del Consiglio di fondazione. Quest'ultimo sarà incaricato di prendere le prime decisioni, relative in particolare ai criteri di selezione della città che diventerà sede definitiva dell'Agenzia. In questa fase transitoria che si estende fino al 1° gennaio 2002, l'Unione avrà due rappresentanti ad personam nel consiglio di fondazione. La Commissione parteciperà a titolo di osservatore. Il finanziamento dell'Agenzia verrà assunto i primi due anni dal CIO. La Comunità potrà quindi decidere formalmente su proposta della Commissione riguardo alla sua piena partecipazione ai lavori dell'Agenzia, anche per quanto riguarda gli aspetti finanziari. In questa prospettiva la Commissione dovrebbe poter cominciare ad elaborare una proposta al Parlamento e al Consiglio dei Ministri al fine di formalizzare la partecipazione della Comunità ai lavori dell'Agenzia. Questa proposta dovrebbe comprendere le previsioni di bilancio necessarie per onorare gli impegni finanziari previsti per le autorità pubbliche rappresentate nel consiglio di amministrazione e che cominceranno ad essere effettivi a partire dal 1° gennaio 2002. Il movimento olimpico attende una risposta della Comunità entro il 30 giugno 2001 6. Mobilitare gli strumenti comunitari Il terzo asse dell'azione della Commissione nel campo della lotta contro il doping consiste nel mobilitare gli strumenti comunitari. Sono prospettabili due tipi di azioni. Da un lato il miglioramento della coordinazione degli interventi a carattere regolamentare. D'altro la mobilitazione di programmi comunitari atti a sostenere azioni positive su scala europea a favore della lotta contro il doping. Nel 1999, in Europa sono stati organizzati 77 campionati del mondo e 102 campionati europei [6] Inoltre il numero di gare europee di club e i loro partecipanti aumenta ogni anno. Ciò comporta una circolazione degli sportivi, per lo più professionisti, preoccupati di conoscere con certezza le regole che disciplinano il doping e le conseguenze che derivano da eventuali infrazioni. [6] Relazione del Segretario generale dei Comitati olimpici europei all'Assemblea generale di Praga il 12-13 novembre 1999. È pertanto necessario far sì che lo spazio sportivo europeo sia disciplinato da regolamenti che non costituiscano ostacoli alla libertà di movimento e in particolare alla libertà di prestazione di servizi da parte degli sportivi professionisti nell'ambito dell'Unione. Affinché l'impegno profuso oggi contro il doping nello sport possa essere durevole ed efficace è essenziale che vengano garantite una coordinazione e una sinergia reali tra le azioni svolte da quanti sono coinvolti nelle loro sfere rispettive di responsabilità: movimento sportivo, Stati, organizzazioni internazionali, Unione europea, Agenzia mondiale anti-doping. Ogni attore ha un ruolo determinante da svolgere. A livello comunitario occorre mobilitare gli strumenti dell'Unione europea a servizio della lotta contro il doping. Infatti un gran numero di politiche e di strumenti comunitari possono contribuire alla lotta contro il doping. Le azioni che saranno svolte su queste basi daranno luogo ad una coordinazione con gli altri attori implicati nella lotta contro il doping, l'Agenzia mondiale anti-doping, le autorità nazionali e il movimento sportivo. L'impegno riguarderà segnatamente i seguenti aspetti: - Intensificare l'impegno di ricerca sulle sostanze dopanti, sui metodi di rilevazione e sulle conseguenze del doping per la salute e sul doping come fenomeno socioeconomico - Mobilitare i programmi di educazione, di formazione professionale e dei giovani a servizio dell'informazione e della formazione, della sensibilizzazione e della prevenzione in materia di doping - Utilizzare appieno le possibilità offerte dai programmi di cooperazione tra polizie e ordinamenti giudiziari - Rafforzare l'informazione sui farmaci - Sviluppare le azioni che rientrano nella politica di sanità pubblica. Il complesso di queste azioni deve produrre la mobilizzazione di strumenti comunitari, in conformità di quanto esposto nell'Allegato 1. Conclusione L'Europa ha sempre svolto un ruolo propulsivo nello sport mondiale. La maggior parte degli avvenimenti sportivi hanno luogo ogni anno nei paesi dell'Unione europea. Pertanto l'Unione deve assumere una particolare responsabilità nella lotta contro il doping che rappresenta un grande minaccia per lo sviluppo dello sport e della sua credibilità, in quanto si tratta di un fenomeno "che mette in pericolo la salute degli sportivi, falsa le gare, nuoce all'immagine dello sport, in particolare tra i giovani e pregiudica la dimensione etica dello sport", come sottolinea il Parlamento europeo nella sua risoluzione [7]. [7] Ibid. 2 L'azione comunitaria deve rafforzare e rendere più efficaci le azioni avviate dai pubblici poteri nazionali e dalle organizzazioni sportive. Quest'azione deve mobilitare strumenti comunitari a favore di questa lotta. Con il piano di sostegno proposto la Commissione risponde così agli inviti formulati dal Consiglio europeo, dal Parlamento europeo e dal Comitato delle regioni. Per garantire una continuità in questo campo la Commissione pubblicherà ogni due anni una relazione con i risultati delle azioni avviate su scala comunitaria e nazionale, nonché sull'evoluzione delle pratiche di doping. La Commissione s'impegnerà infine per svolgere tutte queste azioni in coordinazione con il Consiglio d'Europa. La Commissione contemplerà in particolare la possibilità di presentare, sulla base dell'art.300 del Trattato, una comunicazione al Consiglio in vista dell'adesione della Comunità alla Convenzione europea di lotta contro il doping [8]. [8] Ibid. 4 La Commissione si adopererà anche per operare di concerto con gli altri partner internazionali coinvolti in questa lotta La Commissione prende nota del parere emesso dal Gruppo europeo di etica sulla lotta contro il doping, afferma la sua volontà di contribuire alla riuscita dei lavori dell'Agenzia mondiale anti-doping e di mettere in atto il piano di sostegno comunitario di lotta contro il doping. Con questa comunicazione, la Commissione intende rispondere alle richieste delle altre istituzioni. Essa intende altresì rispondere alle attese dei cittadini europei per i quali lo sport riveste un'innegabile importanza sociale. Tradizionalmente l'Europa occupa un posto preminente nello sport mondiale. Essa ha svolto inoltre un ruolo antesignano nella lotta contro il doping. L'azione comunitaria deve rafforzare e sostenere questa lotta contro il doping affinché lo sport ritrovi la sua vera dimensione etica e rafforzi i valori che egli porta in quanto strumento d'integrazione sociale, di miglioramento della salute e di scuola di vita. Allegato 1 Testo del 19.11.99 Strumenti comunitari a servizio della lotta conro il doping Affinché le iniziative avviate oggi contro il doping nello sport possano risultare efficaci e durevoli è essenziale che vengano garantite una coordinazione e una sinergia reali fra le azioni svolte fra quanti intervengono nelle loro rispettive sfere di responsabilità: movimento sportivo, Stati, organizzazioni internazionali, Unione europea e Agenzia anti-doping. Ogni attore ha un ruolo determinante da svolgere. A livello comunitario occorre mobilitare gli strumenti di azione dell'Unione europea a servizio della lotta contro il doping. A titolo di esempio, nel quadro della Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni riguardo ad un piano di azione della Unione europea in materia di lotta contro la droga (2000-2004) [9] , il doping è stato menzionato come un flagello contro il quale occorre lottare. Un gran numero di politiche e di strumenti comunitari possono infatti contribuire alla lotta contro il doping. L'impegno riguarderà segnatamente i seguenti aspetti: [9] COM/99/239 1. Accentuare l'impegno di ricerca sulle sostanze dopanti, sui metodi di rilevazione e sulle conseguenze del doping per la salute. Da molti anni le azioni comunitarie di ricerca contribuiscono attivamente alla lotta contro il doping nello sport. Lo strumento del programma-quadro [10] consente sia la collaborazione degli organismi interessati di ricerca dell'Unione e forme di cooperazione con altre regioni del mondo nel quadro di accordi di cooperazione scientifica e tecnica. [10] Decisione n.182/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 dicembre 1998 relativa al Quinto Programma Quadro programma quadro della Comunità europea per le azioni di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione (1998-2002). - La ricerca costituisce uno strumento determinante per la lotta contro il doping in quanto segnatamente: - Il doping è un fenomeno socioeconomico che lungi dall'essere marginale, riguarda un gran numero di sport professionistici e dilettantistici. - La credibilità delle decisioni e degli orientamenti adottati, nonché le condanne pronunciate contro i trasgressori si basano sull'affidabilità del sistema di rilevazione (dal prelievo dei campioni fino alla notifica dei risultati) - Le moderne tecniche di doping evolvono costantemente, alla ricerca dei progressi delle conoscenze mediche e farmacologiche - Gli effetti sulla salute connessi all'impiego di sostanze dopanti sono ancora malconosciuti. - Tuttavia sono indispensabili miglioramenti. Infatti i criteri scientifici del doping, le strutture di controllo del doping, nonché il progresso di ricerca sulle sostanze dopanti, variano da un paese all'altro. Questa diversità tra paesi non può arrestare, talvolta invece le facilita, le pratiche di doping. Di fronte a questo fenomeno socioeconomico in pieno sviluppo le strutture tradizionali di regolamentazione dello sport non possono più oltre basarsi su strumenti scientifici inadeguati. Oltre alla riforma di queste strutture, un impegno di ricerca meglio orientato e coordinato a livello dell'Unione apporterà una maggiore coerenza ed efficacia alla lotta contro il doping. - Attualmente, tramite il Quinto programma quadro, due linee specifiche riguardano le attività connesse alla lotta contro il doping: i programmi "Crescita e competitività durevole" e "Qualità della vita". Vengono seguite tre linee di lavori principali: (i) l'elaborazione di metodi e di strumenti per rilevare e misurare le sostanze critiche; (ii) lo sviluppo della cooperazione tra i laboratori anti-doping e la formazione dei loro tecnici (iii) la comprensione degli effetti a lungo termine del doping per la singola persona. - Alcuni orientamenti meriterebbero di essere sviluppati. Ad esempio, nel quadro di un progetto di ricerca comunitario, il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha identificato priorità da ricerca da prendere in considerazione nel Quinto programma quadro, riguardanti lo sviluppo delle conoscenze mediche fondamentali e nelle tecnologie connesse alla misurazione. [11]: [11] Commissione europea, Direzione generale Ricerca - Programma Norme, Misurazioni e prove 'Armonizzazione di metodi e misurazaioni nella lotta contro il doping (HARDOP)' - Relazione definitiva Progetto SMT4-1998-6530 Ricerca a carattere medico e fisiologico (programma "Qualità della vita"): - Rafforzare la base scientifica per analizzare i rischi connessi al consumo di sostante dopanti, compresi gli aspetti socioeconomici e psicologici - Sviluppare i metodi di prevenzione e di controllo dell'impiego di sostanze dopanti - Modifiche fisiologiche indotte da talune sostanze per agevolare il loro rilevamento; modifiche specifiche di taluni parametri sanguigni (tracciatori) e modifica della definizione di doping per consentire il loro impiego - Rilevazione degli effetti potenzialmente dopanti di sostanze farmaceutiche, in collaborazione con l'industria farmaceutica (controllo scientifico sul doping). Ricerca a carattere metrologico (programma "Crescita e competitività durevole"): - Nuovi metodi e strumenti di misurazione e di rilevazione per misurazioni più rapide, più affidabili e mercato più trasparente delle sostanze vietate. - Strumenti di controllo e di qualità e sostanze di riferimento da impiegare nei laboratori anti-doping - Sistemi di identificazione e di protezione dei campioni - Laboratorio mobile e strumenti compatibili - Banche di dati analitici di caratterizzazione delle sostanze. - A titolo complementare, un sostegno alle infrastrutture di ricerca (tema 3 del Quinto programma quadro "Crescita e competitività durevole") contribuirebbe a fornire ai laboratori e agli organismi incaricati della lotta contro il doping un quadro regolamentare e normativo adeguato, tale da essere riconosciuto dalle istanze di polizia e giudiziarie dei vari paesi. L'accresciuta credibilità scientifica e tecnica dei laboratori consentirebbe loro di avviare forme di cooperazione con altri settori (farmaceutico, di polizia, doganale, ....). Queste attività si proporrebbero in particolare di: - Aiutare i laboratori anti-doping a preparare il loro accreditamento alle norme ISO 17025 o certificazione ISO 9001 - Sostenere la formazione del personale tecnico e di gestione di laboratori e di collettori di campioni ai fini del loro accreditamento nella prospettiva di controlli transnazionali e di gruppi multidisciplinari - Sviluppare e organizzare i sistemi di qualità di unità mobili di prelievo e di controllo - Sviluppare sistemi di test interlaboratori compatibili con le esigenze di rintracciabilità - Istituire banche di sostanze e di materiale di riferimento. Il Quinto programma-quadro di ricerca, di sviluppo tecnologico e di attività di dimostrazione (1998-2002) potrebbe comprendere anche ricerche sui fattori psicologici e socioeconomici presenti nel doping in atleti professionisti e dilettanti, nell'ambito del tema qualità della vita e gestione delle risorse biologiche, nonché ricerche riguardanti la sanità pubblica e i servizi sanitari. 2. Mobilitare i programmi di educazione, di formazione professionale a favore dei giovani ai fini dell'informazione e della formazione, della sensibilizzazione e della prevenzione in materia di doping I programmi della Commissione nei campi della gioventù, dell'educazione e della formazione professionale possono apportare un utile contributo alla lotta contro il doping, segnatamente in materia di sensibilizzazione, di prevenzione, di formazione e di informazione. Si tratta essenzialmente dei programmi Leonardo, Socrates e del futuro programma comunitario "Gioventù". Anche se la lotta contro il doping non costituisce l'obiettivo primario di questi programmi, essi possano apportare un valido contributo indiretto qualora siano presentati progetti corrispondenti agli obiettivi e ai criteri di questi programmi. Il programma Socrates [12], , programma di azione dell'Unione europea per la cooperazione nel campo dell'educazione, intende promuovere la cooperazione transnazionale e migliorare la qualità dell'istruzione grazie a partnership transnazionali. Il programma Leonardo [13] è il programma di azione per l'attuazione di una politica di professionale della Comunità europea. Infine il futuro programma di azione comunitaria "Gioventù" [14] riguarda la politica di cooperazione nel campo della gioventù compresi il servizio volontario europeo e gli scambi di giovani nell'ambito della Comunità e dei paesi terzi. [12] Decisione n.819/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 marzo 1995 che istituisce il programma di azione comunitaria "Socrates" - G.U. L 87/10 del 20/04/1995 Posizione comune (CE) n.6/1999 adotta dal Consiglio il dicembre 1998 in vista dell'adozione della decisione.../1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce la seconda fase del programma di azione comunitaria in materia di istruzione - G.U. C 49 del 22/02/1999 p. 42-64. [13] Decisione n.94/819/CE del Consiglio del 6 dicembre 1994 che istituisce un programma di azione per la realizzazione di una politica di formazione professionale della Comunità europea "Leonardo da Vinci" - G.U. L 34O del 29/12/1994, p. 8-24 Decisione del Consiglio del 26 aprile 1999 che istituisce la seconda fase del programma di azione in materia di formazione professionale "Leonardo da Vinci" - G.U. L146 del 11/06/1999 p. 33-47. [14] Posizione comune (CE) n.22/1999 adottata dal Consiglio il 28 giugno 1999 in vista dell'adozione della Decisione n...../1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma di azione comunitaria "Gioventù" - G.U. C210 del 22/07/1999 p. 33-47. Questi tre programmi, mentre perseguono obiettivi generali, possono tuttavia apportare un rilevante contributo nella lotta contro il doping. Il programma di azione comunitaria "Gioventù" costituisce un buon esempio. Gli obiettivi di questo programma sono i seguenti: a) promuovere l'attivo contributo dei giovani alla costruzione dell'Europa tramite la loro partecipazione agli scambi b) rafforzare il sentimento di solidarietà dei giovani intensificando la loro partecipazione ad attività transnazionali a servizio della collettività c) promuovere lo spirito di iniziativa e imprenditoriale nonché la creatività dei giovani per consentire loro di integrarsi attivamente nella società; d) rafforzare la cooperazione nel campo della gioventù promuovendo gli scambi di buone prassi, la formazione degli animatori dei giovani e l'attuazione di azioni innovatrici a livello europeo. Questo programma contribuisce inoltre alla realizzazione degli obiettivi perseguiti in altri campi pertinenti della politica comunitaria. Gli obiettivi del programma vengono attuati tramite cinque azioni: - Giovani per l'Europa: scambi intracomunitari di giovani, scambi di giovani con i paesi terzi - Servizio volontario europeo: servizio volontario europeo intracomunitario, servizio volontario europeo con paesi terzi - Iniziative a favore dei giovani - Azioni congiunte - Misure di accompagnamento: formazione e cooperazione degli attori della politica in materia di giovani, informazione dei giovani e studi riguardanti la gioventù, misure di sostegno. La dimensione "lotta contro il doping" può inserirsi in tutte queste azioni. La formazione di animatori di giovani, lo scambio di giovani sportivi, le iniziative a favore dei giovani, ecc., rappresentano altrettanti sostegni che consentono di sviluppare azioni di lotta contro il doping per quanto riguarda gli aspetti formazione, informazione, sensibilizzazione e prevenzione. Come nel quadro dei programmi LEONARDO e SOCRATES, il contributo del programma "Gioventù" alla lotta contro il doping" può essere beninteso soltanto indiretto e dipenderà essenzialmente da una maggiore partecipazione dei giovani che si interessano allo sport in progetti di educazione non formale in conformità degli obiettivi e dei criteri del nuovo programma. Questa partecipazione può articolarsi unicamente tramite una maggiore implicazione di associazioni sportive nelle attività del programma. Al di fuori del quadro stesso di questi programmi la Direzione generale educazione e cultura svolgerà peraltro una campagna di informazione e di sensibilizzazione rivolta a tutti gli sportivi. Infine la Commissione, approfittando delle sue relazioni privilegiate con il mondo sportivo, nonché con le autorità pubbliche responsabili dello sport, porrà un particolare accento sulla lotta contro il doping: - Favorendo gli scambi di informazione tra responsabili dello sport e facendo conoscere esempi di buona prassi; - Incoraggiando il ravvicinamento delle legislazioni e della loro applicazione, nonché dei regolamenti e delle prassi delle federazioni sportive. Questo stimolo avverrà nel rispetto delle competenze proprie di tutte le parti interessate: Stati movimento sportivo. Un gruppo di controllo "Lotta contro il doping" é composto da rappresentanti degli Stati membri e del movimento sportivo verrà costituito al fine di misurare sistematicamente i progressi conseguiti e di favorire gli scambi di informazioni. L'Agenzia mondiale di lotta contro il doping costituirà un elemento privilegiato per il perseguimento di questi obiettivi. 3. Utilizzare appieno le possibilità offerte dai programmi di cooperazione tra gli organi di polizia e gli organi giudiziari La lotta contro il doping nell'ambito dell'Unione europea esige una accresciuta cooperazione nei campi di cooperazione tra organi di polizia e organi giudiziari, tra i servizi di polizia, delle dogane e di altri servizi incaricati della repressione, nonché tra gli esperti in materia di giustizia. Nel quadro del programma OISIN [15] programma comune di scambi, di formazione e di cooperazione tra i servizi di repressione) e GROTIUS [16] (programma d'incoraggiamento e di scambi destinato agli operatori della giustizia) e degli eventuali programmi successivi potrebbero essere prospettate azioni del tipo formazione specifica, sensibilizzazione e miglioramento degli scambi d'informazione, programmi di scambi e di tirocini, organizzazione di incontri. [15] Azione comune n.97/12/JAI del 20 dicembre 1996 adottata dal Consiglio sulla base dell'art.K.3 del Trattato sull'Unione europea, che istituisce un programma comune di scambi, di formazione e di cooperazione tra i servizi di repressione (Oisin) - G.U. L 007 del 10/01/1997 p. 5-8. [16] Azione comune n.96/636/JAI del 28 ottobre 1996 adottata dal Consiglio sulla base dell'art.K.3 del Trattato sull'Unione europea, che istituisce un programma di incoraggiamento e di scambi destinato agli operatori della giustizia (Grotius) - G.U. n. L 287 dell'08/11/1996 p. 3-6. 4. Rafforzare l'informazione sui farmaci L'elenco delle sostanze vietate redatto dalla CIO fa parte integrante della Convenzione europea della lotta contro il doping del Consiglio d'Europa [17]. Talune specialità farmaceutiche contengono sostanze incluse su quest'elenco. [17] Consiglio d'Europa - Trattati europei - STE n.135 Sul piano comunitario la Direttiva 92/27/CEE del Consiglio del 31 marzo 1992 [18] fissa le condizioni riguardanti l'etichettatura e le avvertenze dei farmaci ad uso umano. Taluni Stati membri riportano sulle avvertenze di determinate specialità una menzione in base alla quale la specialità interessata contiene un principio attivo che può indurre una reazione positiva all'atto dei test eseguiti nel corso di un controllo anti-doping. [18] G.U. L 113 del 30/04/1992 p. 8-12. Questa possibilità è offerta dalla Direttiva in quanto essa prevede un "avvertimento speciale, qualora necessario, per questo farmaco". Questa possibilità non è stata tuttavia utilizzata da tutti gli Stati membri. L'art.12 di detta Direttiva precisa che la Commissione può, in caso di necessità, fissare linee direttrici riguardanti segnatamente talune avvertenze speciali per talune categorie di farmaci. Al fine di rafforzare le informazioni sulle specialità farmaceutiche contenenti sostanze vietate, la Commissione propone di aprire una discussione con gli Stati membri su questo problema, in particolare, nel quadro dei lavori delle prossime riunioni del Comitato farmaceutico. 5. Sviluppare azioni che rientrano nella politica di sanità pubblica Il recente massiccio sviluppo del fenomeno del doping costituisce ormai un problema di sanità pubblica L'art.152 del Trattato deve in questo contesto consentire una maggiore coordinazione della politica di lotta contro il doping. La Commissione intende anche presentare una proposta di raccomandazione in base all'art.152 del Trattato sulla prevenzione del doping nello sport, in particolare quello dilettantistico. Il principale obiettivo di questa raccomandazione è quello di invitare gli Stati membri ad instaurare un elevato livello di protezione della salute in relazione alla prevenzione del doping tra gli atleti, segnatamente atleti dilettanti, a promuovere lo sport come sano stile di vita con la consapevolezza dei vantaggi che comporta quando lo si pratica e delle conseguenze del doping per la salute e per i comportamenti etici. La proposta di raccomandazione chiede agli Stati membri, per facilitare e promuovere uno sport esente da agenti e metodi dopanti tra gli atleti, di: a) promuovere la consapevolezza tra gli allenatori e gli istruttori, formandoli a sviluppare capacità di prevenzione e a rendere disponibili strumenti di prevenzione b) includere la prevenzione del doping nell'istruzione di base e permanente degli operatori sanitari sostenendoli con adeguate risorse per sviluppare un ruolo di prevenzione c) incoraggiare i programmi di prevenzione elaborati da club sportivi, scuole ed università, centri sociali e di salute d) promuovere l'attiva partecipazione degli atleti grazie all'educazione tra pari e ponendo l'accento sullo sport di gruppo e) informare i genitori riguardo ai rischi del doping incoraggiandoli a rafforzare nei loro figli i valori fondamentali di buona salute, fair play e spirito di gruppo f) integrare la prevenzione del doping, se del caso, nella prevenzione della tossicodipendenza e nei programmi di educazione alla salute g) adottare adeguati provvedimenti per evitare il superallenamento e troppe gare che non lasciano tempo per il riposo e possono portare al doping. Gli Stati membri inoltre, per migliorare le conoscenze sul doping tra gli atleti e su un'adeguata prevenzione vengono invitati a promuovere e a passare in rassegna le ricerche pertinenti nel contesto dei rispettivi programmi nazionali di ricerca tenendo conto delle raccomandazioni e delle iniziative della Comunità e della ricerca internazionale. Gli Stati membri infine, per contribuire all'instaurazione di un pertinente quadro di prevenzione del doping tra gli atleti dovrebbero elaborare relazioni sull'adozione e l'attuazione dei provvedimenti che essi adottano nel campo interessato dalla presente Raccomandazione e informare la Commissione dopo un periodo di tre anni a partire dall'adozione della Raccomandazione, indicando come di quest'ultima si sia tenuto conto all'atto di adottare questi provvedimenti. La Raccomandazione invita la Commissione: - Ad elaborare una relazione sulla prevalenza epidemiologica del doping tra atleti nella Comunità nel suo complesso e sui motivi del doping - A incoraggiare la ricerca sull'efficacia e l'incisività dei vari programmi e strategie intesi a prevenire il doping tra gli atleti - Ad elaborare linee guida per la programmazione, l'attuazione e la valutazione dei programmi e delle strategie di prevenzione - A sostenere e coordinare scambi di programmi e di attività di prevenzione tra gli operatori sanitari e sportivi e tra i centri negli Stati membri - A sorvegliare costantemente gli elementi contemplati dalla presente Raccomandazione ai fini della sua revisione e del suo aggiornamento e a elaborare una relazione entro cinque anni che tenga conto delle relazioni degli Stati membri e dei più recenti dati e riscontri scientifici. Il nuovo programma quadro di azione in materia di sanità pubblica, che sarà proposto tra breve, fornirà l'opportunità di concentrarsi su provvedimenti anti-doping tramite i suoi tre principali campi di attività. Il programma dell'azione comunitaria per la prevenzione della tossicodipendenza e il programma dell'azione comunitaria per la promozione della salute, dell'informazione, dell'istruzione e la formazione sono già stati d'aiuto per combattere la tossicodipendenza, in particolare incoraggiando la cooperazione tra gli Stati membri, sostenendo la loro azione e promuovendo il coordinamento tra le loro politiche e i loro programmi; ambedue i programmi possono contribuire in futuro a migliorare l'informazione, l'istruzione e la formazione intese a prevenire il doping e i rischi connessi, in particolare per i giovani. +++++ Allegato 2 Parere del GEE sugli aspetti etici della lotta contro il doping nello sport Opinion of the European Group on Ethics in Science and New Technologies (EGE) on the « Ethical Aspects arising from Doping in Sport » Chairperson's note : This Opinion is submitted at the present time because of its topical nature. In addition, in a few weeks time, we shall be making available materials which presents the overall context of doping in sport and the related ethical debate. The European Group on Ethics in Science and New Technologies (EGE), Having regard to the request for an Opinion by the European Commission of 22 April 1999 on doping in sport, Having regard to the Treaty on European Community, and in particular its Title XIII and Article 152 on public health and its Title III and Article 39 on free movement of persons, services and capital, Having regard to the Treaty on European Union, and in particular its declaration on sport adopted by the Conference, Having regard to the Council Directive 89/391/EEC of 12 June 1989 on the introduction of measures to encourage improvements in the safety and health of workers at work, Having regard to the Council Directive 94/33/EC of 22 June 1994 on the protection of young people at work, Having regard to the Presidency conclusions of the December 1998 Vienna Council on doping in sport, Having regard to the Resolution of the Council and of the Representatives of the Governments of the Member States of 3 December 1990 on Community action to combat the use of drugs, including the abuse of medicinal products, particularly in sport, Having regard to the Declaration by the Council and the Ministers for Health of the Member States, meeting within the Council of 4 June 1991 on action to combat the use of drugs, including the abuse of medicinal products, in sport, Having regard to the Resolution of the Council and of the Representatives of the Governments of the Member States on a code of conduct against doping in sport adopted in 1992, Having regard to the European Parliament Resolution of 17 December 1998 on urgent measures to be taken against doping in sport, Having regard to the European Parliament Resolution of 13 April 1999 on criminal procedures in the European Union, Having regard to the Final declaration of the informal meeting of Ministers in January 1999 in Bad Godesberg, Having regard to the Council Presidency conclusions of the informal meeting of the Sport Ministers on 31 May to 2 June 1999 in Paderborn, Having regard to the Commission staff working paper "The development and prospects for Community action in the field of sport" of 29 September 1998 Having regard to the European Commission "non paper" "The fight against doping in sport : options for European Union action" of 12 January 1999, Having regard to the DG X (Information, Communication, Culture, Audiovisual) consultation document "The European model of sport" of November 1998, Having regard to national regulations and opinions expressed by national ethical bodies within the European Union on doping in sport, Having regard to the Council of Europe Anti-doping Convention adopted on 16 November 1989 and to the further extensive work deriving from it, Having regard to the Council of Europe's European Charter on Sport of 24 September 1992 and its Recommendation R(92)14 on the Code of Sporting Ethics, the purpose of which is to ensure that safe and healthy sport, accessible to all, is practised at all levels, Having regard to the United Nations Convention on the Rights of the Child adopted by the General Assembly on 20 November 1989, Having regard to the Universal Declaration on the Human Genome and Human Rights adopted by the General Conference of UNESCO on 11 November 1997, Having regard to the Lausanne declaration on doping in sport adopted by the World Conference on Doping in Sport on 4 February 1999, Having regard to the hearing held on 21 September 1999 by the EGE, with experts, representatives of the European Institutions and of interest groups (health, sport federations, industry, religions), Having heard the rapporteurs. THE CONTEXT OF MODERN SPORT 2.1 Transformation of sporting activities and the values in sport There is an urgent need for policy to take into account the profound change that has taken place in sport in this century due to the influences of growing economic interests and of the mass media on an increasingly global scale. These influences have accelerated medical and technological developments in sport and related industries as well as increased the pressure put on the sports person. As a result, all action concerning doping must take into consideration, in accordance with this change, the realisation that today performance and victory prevail over competition and participation. The Group thus intends to stress the tension that exists between anti doping measures and an unlimited demand for enhanced performance. DEFINITIONS 2.2 Scope of the Opinion This Opinion applies directly to professional or semi-professional competitive sport. It may apply to amateur sport, as the frontier between amateur and professional sport today is becoming increasingly blurred. The Opinion applies only indirectly to "sport for all" (or recreational sport). 2.3 Defining doping in sport For the purpose of this Opinion, the Group proposes to define doping as «the use of substances, dosages or methods with the intention of enhancing sporting performance, which are banned mainly because they may have a harmful effect on sportsmen/women's health and which may compromise the generally accepted conditions of fair play». ETHICAL APPROACH 2.4 Ethical approach to doping in sport The demands that society places on sport cannot be reduced merely to seeking high performance and economic financial gain for sportsmen/women, sport associations and the media. Sporting activities, even professional and semi-professional sport, relate to ethical values, in particular, fair play. Sporting activities are also based on a social compact, justifying the idea that sport is regarded as socially meaningful, valuable and as a cultural good. 2.5 Fundamental European ethical principles in the fight against doping. All measures taken at EU level should seek to prevent and to combat doping, as well as to promote the health of sportsmen/women, and should take into consideration several ethical principles which are central to the fight against doping. These include: · protection of health and safety of citizens, which includes sportsmen/women; · integrity and transparency, which requires guaranteeing the honesty of sports events and the outlawing of cheating; · protection of vulnerable persons, especially children; · dignity of the sportspersons and freedom from exploitation. 2.6 Rights and obligations of sportsmen/women The rights and obligations of sportsmen/women, which are important in the context of an ethical approach to doping in sport, relate mainly to the following: · autonomy which implies that the sportsman/woman can make use of his/her body freely; · information about what kind of substances, methods and risks are involved; · competition under fair conditions, based on equality of access to competition; · protection from any kind of exploitation linked to economic interests which could seriously limit the autonomy of the sportsman/woman; · participation in the implementation of ethical rules in sport; · participation in decision-making processes in the various sports concerned, with the aim of informing the sportsmen/women about risks, advantages, forms of medicalization and how rules are defined with regard to controls and sanctions. 2.7 Shared responsibilities and obligations of sports associations and sportsmen/women Certain obligations are associated with the rights linked to sporting activities. Such obligations include fair competition which means respect for the rules set down. Fairness not only demands that all sportsmen/women understand and respect such mutually recognized rules, but also requires that the sports associations (regional, national, european, international federations as well as clubs) create conditions which ensure that the sportsmen/women are able to respect those rules. The sports associations at all levels, including International Federations (IFs) and the International Olympic Committee (IOC), should actively promote sports ethics given their global power and their financial resources. They must provide sportsmen/women with information on what kind of substances, methods and risks are involved with a particular sporting activity. The right that sportsmen/women have to this information, and the duty of both parties to adhere to anti-doping rules, should be laid down in their contracts. Both parties should be liable to sanctions. HEALTH ISSUES AND MEDICAL ETHICS 2.8 Sports medicine and ethics The application of medicine in sports implies specific responsibilities for those who are involved (doctors, trainers, masseurs, psychologists, pharmacists, etc.) in that they exercise considerable influence on the sportsman/woman. Even if it is generally accepted that the sports physician does not have a solely preventive and/or therapeutic function, because he/she follows the sportsman/woman's training, he/she nevertheless must scrupulously respect the ethical principles of his/her profession and specifically the preservation of the sportsman/woman's health. Even in the EU member states where sports medicine is not recognised as a speciality, as it is in four EU countries (Austria, Finland, Italy, Portugal), the EU should contribute towards further training courses in sports medicine and in general medical education. The EU should also encourage the Member States, including financially, to organize campaigns to raise awareness in educational institutions about the problems of health and medicine in sport. Moreover, it is important that the EU encourages consultation between all parties involved, especially organisations of medical practitioners directly associated with the sports movement, with the aim of promoting the drafting of a code of good practice in sports medicine. 2.9 Doping prevention and healthcare surveillance The fight against doping cannot be limited to being repressive and can only be successful if all parties involved are interested and make every effort possible to combat doping and promote health in sport. This is the most desirable solution, considering the difficulties faced by previous attempts by the sports movements to prevent and to control doping. Consequently, the main focus should be on the sportsman/woman's health and on guaranteeing consistent overall medical care. In this context, the Group recommends the setting up of a service of specialized medical, psychological and informational support for sportsmen/women which would be voluntary, non-binding and free of charge. This would allow sportsmen/women to have their health evaluated wherever necessary. The European Agency on the Evaluation of Medicinal Products EMEA should be involved in evaluating the effects of doping on the physical and psychological health of sportsmen/women. It should also be involved in issuing drug-warnings to athletes, directly accessible on the Internet. Special attention must be paid to new drugs which could be used as doping products, especially drugs derived from genetic technologies which may be less detectable. Furthermore, specific clauses on the protection of sportspersons should be introduced, in so far as they are workers exposed to particular occupational hazards, into appropriate Community texts on the health and safety of workers. 2.10 Vulnerable Groups Taking into account the growing number of children and adolescents involved in top-level training methods and in sporting activities and the pressures exercised on them, measures to preserve their health and to protect their autonomy must be strengthened. Children and adolescents are particularly vulnerable to manipulation and exploitation, including by doping. Psychological pressure, long training hours and demanding sponsoring contracts can be considered analogous to child labour. In order to protect the childrens' physical and psychological health, sporting activities at top-level should be governed by rules similar to those applied to children "at work". Such rules refer to the principles of the UN Convention on the Protection of Children of 1990 and also to the EU Directive of June 1994 on the protection of young people at work, mentioned above. Apart from their protection as "children at work", children and adolescents have to be fully informed about the risks and dangers arising from their activities, so that they can themselves also take a decision on their sporting activities. In this respect, there is a specific duty by the federations to inform the parents about those risks and dangers. Furthermore, it is equally important to help the parents of young sportspersons assume the particular responsibilities which require them to preserve the health of their children, to assist their children in developing their autonomy, and fostering their personal enrichment. A directive should be elaborated on the protection of children and adolescents in sport, notably those who aspire to become professional or semi-professional. DOPING DETECTION 2.11 Qualitative and quantitative approaches to doping Only establishing a single list of prohibited substance for all kinds of sports is misconceived in view of the need to safeguard sportsman/woman's health and in this manner defining what should or should not be considered as doping. The Group advocates a more science-based approach, which takes account not only of certain substances according to their specific nature, but also to the allowed dosage of associated medical substances which may interact to jeopardise the health of the sportsman/woman. This should be based on up-to-date scientific knowledge. A European laboratory of reference should be established to act as a coordinator of a European-wide network of licenced high quality laboratories. In the perspective of an extension of the European Agency on the Evaluation of Medicinal Products (EMEA)'s competences, it is recommended that the Agency also be given competency to draw up and publish information on pharmaceuticals, registered in Member States, which are susceptible to being used for performance enhancement and hence for doping purposes. 2.12 The control of doping and the principle of the separation of functions Without compromising the autonomy of the sporting associations, it is important that the principle of independent judgement is respected in the carrying out of anti-doping measures, in order to avoid a conflict of interest, which can arise when the same bodies act as both judges and parties. It follows from this principle that the sporting associations, notably the federations, cannot be the only ones to carry out anti-doping controls. For one thing, these controls are insufficient if they are limited to times of competition. Furthermore, the federations, for whom the essential goal is to obtain from their athletes the best possible results, cannot alone be responsible for controlling practices which have as their exact goal the achievement of ever-better performance. There is therefore a need for an external and independent system of control. This system should provide for random controls, during, as well as outside competitions. 2.13 The control of doping as regards police and judicial cooperation Police and judicial cooperation, provided for in the 3rd Pillar of the EU Treaty, should be established at the EU level in the area of the fight against doping. In the mean time, the Commission interservice group on drugs should have an enlarged mandate to deal with drugs uses for doping in sport. Special attention should be paid to the use of the Internet as a means to traffic in drugs for the purpose of doping in sport. WORLD AGENCY 2.14 A World Agency to combat doping in sport Efforts initiated by the IOC to establish a World Agency to combat doping in sport address the need to guarantee an external and independent dimension to the fight against doping. However, the viability of such an agency is dependent on certain conditions which are indispensible to its credibility and effectiveness. These conditions are: · A statute of independence: To guarantee the agency's independence, representatives of the sports movement, including sportsmen/women, should not have the majority of responsibility over the management of the agency. Representatives of public bodies should constitute at least 50 percent of the membership of the agency and its executive board. · Transparency and accountability: The agency's work should remain as transparent as possible, through measures such as: the publishing of an annual report; the participation of NGOs in certain areas of the agency's work; transparency of the means of financing and in decision-making procedures. · Authority : In the event that the proposed agency does not have decision-making authority, and in the event there is no other international organization that takes on an overarching role, the agency must at least benefit from the assistance of the highest authorities available both within and outside the field of sport. · Neutrality and the role of conciliation: The agency's statute must clearly define its mission in order to avoid conflicting responsibilities with other bodies such as the IOC, the WHO, and the EU. Finally, it is helpful to underline the potential role for the agency as a conciliator between federations and their member sports persons. · Competence : The agency should benefit from the assistance of the highest scientific and ethical expertise both within and outside the field of sport. In particular, collaboration with EMEA should be encouraged. · The promotion of a sports ethic: Beyond research on doping and the health of sportspersons, the agency should include an ethics department which is pluralist, multi-disciplinary and independent, and which can be consulted, when necessary, at the request of a state. There should also be funding for further ethical research. Furthermore, the Group considers that the term "Anti-doping", in the proposed name of the agency, brings with it negative connotations and oversimplifies a complex issue. It would be preferable to consider a name for the agency which implies a broader scope, such as: « Agency for the Health and Safety in Sport ». The Agency should elaborate and make public an « Annual Report on Health and Safety in Sport ». EDUCATION AND RESEARCH 2.15 Research The Group insists on the need for epidemiological research on health consequences of sporting activities, and follow-up studies, particularly long-term studies, on the growing influence of medicine in sport and its abuse. Further research on detection methods should also be promoted. Research is also needed on the wider sociological aspects of sport, including the ethical and juridical issues arising from the commercialization and medicalization of sport. In particular, such research should be encouraged in the context of future Community research framework programmes. 2.16 Raising awareness Consensus conferences should be organised in cooperation with the sporting associations and educational bodies, on the theme of doping and the health of sportspersons. Education professionals should be sensitized to questions related to ethics in sport and its instruction, in accordance with the education methods of each particular country. FINANCE 2.17 Funding of anti-doping and health measures Public authorities already contribute considerable funds to the support of sport. Sporting activities generate a large amount of money. Furthermore, to ensure fair play is in the interests of sport itself. It is therefore an ethical requirement that the money raised by sport should contribute substantially to the efforts against doping and in favour of sportspersons' health and security. CODE OF CONDUCT 2.18 Drafting a code of good conduct in sport A European conference on doping in sport should be organised by the European Union in cooperation with the Council of Europe, with the aim of having the participants (the sportsperson, the sports movements, States, European institutions, professional medical organizations, representatives of the pharmaceutical industry, organizations representing youth and families, the media, audiovisual in particular...) agree on a common Declaration, equivalent to a code of good conduct in sport. The European Group on Ethics in Science and New Technologies: The Members Paula Martinho da Silva Anne McLaren Marja Sorsa Ina Wagner Göran Hermerén Gilbert Hottois Dietmar Mieth Octavi Quintana Trias Stefano Rodota Egbert Schroten Peter Whittaker The Chairperson Noëlle Lenoir Allegato 3 Documenti relativi alla creazione dell'Agenzia mondiale anti-doping Minute numéro 1185 - du 10 novembre 1999 ACTE CONSTITUTIF DE FONDATION PAR DEVANT ANTOINE ROCHAT, NOTAIRE à Lausanne pour le district de Lausanne, ----- se présente : ----- le COMITE INTERNATIONAL OLYMPIQUE (C.I.O.), association de droit suisse dont le siège est à Lausanne, représenté par son Président, Monsieur Juan Antonio Samaranch, lequel le représente conformément à la Charte olympique, et son Directeur général, Maître François Carrard. Le fondateur déclare constituer une fondation au sens des articles huitante et suivants du Code civil suisse, sous la dénomination ----- AGENCE MONDIALE ANTIDOPAGE, ----- ----- WORLD ANTI-DOPING AGENCY, ----- dont le siège est à Lausanne. Le fondateur arrête comme suit les statuts de la fondation : ----- Article premier - Dénomination ----- Sous la dénomination "Agence mondiale antidopage", "World Anti-doping Agency", ci-après désignée "la fondation" ou "l'Agence", est constituée une fondation régie par les présentes dispositions et les articles huitante et suivants du Code civil suisse. ----- Article deux - Siège ----- Le siège de la fondation est à Lausanne. Le siège de la fondation peut être transféré en un autre lieu, en Suisse ou à l'étranger, avec l'accord de l'autorité de surveillance. Le site de l'Agence peut être situé en un autre lieu que le siège de la fondation. ----- Article trois - Durée ----- La durée de la fondation est illimitée. ----- Article quatre - But ----- La fondation a pour buts : 1. de promouvoir et coordonner, au niveau international, la lutte contre le dopage dans le sport sous toutes ses formes; pour cela, l'Agence coopérera avec les organisations intergouvernementales, les gouvernements, collectivités publiques et autres organismes publics et privés se consacrant à la lutte contre le dopage dans le sport, y compris notamment le Comité International Olympique (C.I.O.), les Fédérations Internationales de sports (F.I.), les Comités Nationaux Olympi ques (C.N.O.) et les athlètes; elle suscitera et recueillera de tous ceux-ci l'enga gement moral et politique de suivre ses recommandations; 2. de renforcer, au niveau international, les principes éthiques pour la pratique du sport sans dopage et de contribuer à la protection de la santé des athlètes; 3. d'établir, adapter, modifier et tenir à jour, à l'intention de tous les organismes publics et privés concernés, entre autres le C.I.O., les F.I. et les C.N.O., la liste des substances et méthodes prohibées dans la pratique du sport; l'Agence publiera cette liste au moins une fois par an, avec effet au premier janvier de chaque année, ou à toute autre date fixée par l'Agence si la liste est modifiée en cours d'année; 4. de favoriser, soutenir, coordonner et entreprendre lorsque c'est nécessaire, en pleine coopération avec les organismes publics et privés concernés, l'organisa tion de contrôles hors compétition sans préavis; 5. d'élaborer, harmoniser et unifier des normes et procédures scientifiques, techniques et relatives aux prélèvements en matière d'analyses et d'équipement, y compris l'homologation des laboratoires, et de créer un laboratoire de référence; 6. de promouvoir des règles, procédures disciplinaires, sanctions et autres moyens harmonisés de lutte contre le dopage dans le sport et de contribuer à leur unification en tenant compte des droits des athlètes; 7. d'élaborer et de développer des programmes d'éducation et de prévention antidopage au niveau international, visant à promouvoir la pratique d'un sport sans dopage conforme aux principes éthiques; 8. de promouvoir et de coordonner la recherche en matière de lutte contre le dopage dans le sport. L'Agence sera habilitée à préparer des projets et propositions en vue de sa conversion, si nécessaire, en structure différente, éventuellement fondée sur le droit public international. L'Agence cherchera à tirer avant tout profit des compétences, structures et réseaux correspondants existants, et en créera de nouveaux uniquement lorsque c'est nécessaire. L'Agence pourra toutefois mettre en place des unités de travail, des commissions ou des groupes de travail, à titre permanent ou bien ponctuelle ment à des fins précises, pour l'accomplissement de ses tâches. Elle pourra tenir des consultations avec d'autres organisations privées ou publiques intéressées, engagées ou non dans le sport. Pour atteindre son but, la fondation est en droit de conclure tous contrats, d'acquérir et d'aliéner, à titre onéreux ou gratuit, tous droits, toutes choses mobi lières, ainsi que tous immeubles quelconques, dans tous pays. Elle peut confier l'exécution de tout ou partie de ses activités à des tiers. ----- Article cinq - Capital et ressources ----- Le fondateur attribue à la fondation un capital initial de cinq millions de francs suisses (CHF 5'000'000.-). Les autres ressources de la fondation consisteront en tous autres apports, dons, legs et autres formes d'allocations, subventions ou autres contributions de toutes personnes physiques ou morales ainsi que de toutes organisations inter gouvernementales, gouvernements, collectivités publiques et autres organismes publics et privés. ----- Article six - Conseil de fondation ----- Le Conseil de fondation sera initialement composé d'au moins dix membres; ce nombre pourra être porté à un total de trente-cinq membres au plus. Les membres du Conseil de fondation sont des personnalités désignées pour une période de trois ans; ils sont rééligibles pour deux autres périodes de trois ans. Les premiers membres du Conseil de fondation, y compris le premier président, sont désignés par le fondateur. Le Conseil de fondation se complètera selon les princi pes suivants : 1. Seize membres au plus seront désignés par le Mouvement olympique, selon une répartition à préciser dans un règlement édicté par le Conseil de fondation. 2. Seize membres au plus seront désignés par les organisations intergouvernemen tales, gouvernements, collectivités publiques ou d'autres organismes publics se consacrant à la lutte contre le dopage dans le sport (ci-après les autorités publi ques), selon une répartition à préciser dans un règlement édicté par le Conseil de fondation. 3. Les autres membres seront, s'il y a lieu, désignés par le Conseil de fondation sur proposition conjointe du Mouvement olympique et des autorités publiques. 4. D'une manière générale, lorsqu'il se renouvellera et se complétera, le Conseil de fondation veillera à établir et à maintenir une répartition paritaire entre, d'une part, les membres du Conseil de fondation représentant le Mouvement olympi que (c'est-à-dire le C.I.O., l'ASOIF, l'AIWF, l'AGFIS, l'ACNO et la Commission des athlètes) et, d'autre part, ceux représentant les autorités publiques. Demeure réservé le contenu du paragraphe six ci-après. 5. Le Conseil peut également inviter un nombre limité d'organisations inter gouvernementales ou autres organisations internationales à agir à titre consul tatif auprès de la fondation. Lesdites organisations, qui seront invitées sur la base de leur intérêt légitime pour le travail de la fondation et de leurs compéten ces dans les domaines correspondants, pourront participer aux débats du Conseil mais ne pourront pas voter lors de décisions du Conseil de fondation. 6. Pour autant que les apports ou contributions annuels au budget de la fondation versés conformément à l'article treize alinéa un ci-après d'une part par le Mouvement olympique et d'autre part par les autorités publiques soient équivalents, chacune des deux parties - à savoir le Mouvement olympique d'une part et les autorités publiques d'autre part - sera en droit de désigner un nombre égal de membres du Conseil de fondation. A défaut d'apports annuels équi valents de la part de chacune des deux parties susmentionnées, la partie dont l'apport effectivement versé est le moins élevé pourra désigner un nombre de membres du Conseil de fondation inférieur d'au moins un membre au nombre de membres désignés par l'autre partie; ce régime durera tant que les montants des apports ou contributions annuels au budget de la fondation versés par les deux parties susmentionnées ne seront pas équivalents. 7. Le Conseil de fondation peut déroger aux règles établies aux paragraphes un à six ci-dessus par décision prise à l'unanimité de ses membres. 8. Le Conseil de fondation veillera à ce que ses membres, les membres du Comité exécutif et toute autre personne agissant à quelque titre que ce soit pour le compte de la fondation se conforment aux principes fondamentaux d'éthique, notamment en matière d'indépendance, de dignité, d'intégrité et d'impartialité. ----- Article sept - Organisation du Conseil de fondation ----- Le Conseil de fondation s'organise lui-même. Il désigne un président, un vice-président et un secrétaire; le secrétaire peut être choisi en dehors du Conseil de fondation. ----- Article huit - Réunions et décisions du Conseil de fondation ----- Le Conseil de fondation se réunit aussi souvent que cela est nécessaire, mais au moins une fois par année. Les réunions du Conseil de fondation sont convoquées par le président ou, par délégation de celui-ci, par le secrétaire; le président est tenu de convoquer une réunion du Conseil de fondation si cinq membres au moins en font la demande écrite. Un procès-verbal, signé par le président et par son auteur, enregistre les délibérations et les décisions du Conseil de fondation. En séance, les membres du Conseil de fondation ont le droit de deman der aux personnes chargées de gérer et de représenter la fondation des renseigne ments sur la conduite des activités de la fondation et sur des questions déterminées. Le Conseil de fondation prend ses décisions à la majorité absolue des voix des membres présents; en cas d'égalité, la voix du président est prépondérante. Sont réservées les dispositions de l'article seize alinéa deux des présents statuts; en outre, l'unanimité des voix des membres présents du Conseil de fondation est requise pour la désignation ou le transfert du site de l'Agence et pour la désignation du comité exécutif. Les décisions du Conseil de fondation peuvent être prises en la forme d'une approbation donnée par écrit à une proposition, à moins que la discussion ne soit requise par l'un des membres; elles doivent être consignées dans le procès-verbal. ----- ----- Article neuf - Attributions du Conseil de fondation ----- Les pouvoirs du Conseil de fondation sont déterminés, à l'égard de la fondation, par la loi, les présents statuts et tous autres règlements et décisions du Conseil de fondation. Le Conseil de fondation a le droit inaliénable : 1. de proposer de modifier les présents statuts; 2. de désigner l'organe de révision de la fondation; 3. de désigner le Comité exécutif prévu dans les présents statuts; 4. de désigner, s'il l'estime opportun, d'autres comités temporaires ou permanents, notamment un comité scientifique, chargés de donner leur avis ou de conseiller la fondation sur des questions particulières ou dans des domaines spécifiques; 5. de prendre toutes décisions relatives à l'acquisition, à titre onéreux, ou l'aliéna tion, à titre onéreux ou gratuit, de tous immeubles. ----- Article dix - Obligations du Conseil de fondation ----- Le Conseil de fondation est tenu, en particulier : 1. de veiller à l'indépendance de la fondation et à la transparence de toutes ses activités; 2. de surveiller les comités ou personnes chargés de la gestion et de la représen tation de la fondation, pour assurer à celle-ci une activité conforme à la loi, aux présents statuts et aux règlements et de se faire renseigner sur la conduite des activités de la fondation; 3. de désigner les membres du Comité exécutif et des autres comités prévus dans les présents statuts; 4. d'édicter les règlements relatifs au Conseil de fondation lui-même, au Comité exécutif et aux autres comités, ainsi que tous autres règlements indispensables pour le fonctionnement de la fondation, le tout sous réserve de l'approbation de l'autorité de surveillance; 5. de veiller à la tenue régulière des procès-verbaux du Conseil de fondation et des livres nécessaires, ainsi qu'à l'établissement du rapport de gestion, du compte de pertes et profits et du bilan conformément aux prescriptions de la loi; 6. de publier chaque année en langue française et en langue anglaise un rapport sur toutes ses activités, son compte de pertes et profits et son bilan conformément aux exigences légales en la matière. ----- Article onze - Comité exécutif ----- Le Conseil de fondation délègue à un Comité exécutif, de cinq membres au moins et neuf membres au plus, choisis en majorité en son sein, la direction et la gestion effective de la fondation, la conduite de toutes ses activités et l'adminis tration effective de ses biens. Les membres du Comité exécutif sont désignés par le Conseil de fonda tion pour des périodes d'une année. Ils sont rééligibles. Pour le surplus, en cas d'incapacité ou de décès d'un membre du Comité exécutif, il est pourvu sans tarder à son remplacement, soit par désignation par le Conseil de fondation, soit par désignation provisoire par le Comité exécutif, dite nomination provisoire ne devenant définitive que lors de sa ratification par le Conseil de fondation, ratification devant intervenir au plus tard lors de la prochaine séance du Conseil. Le président du Comité exécutif est nommé par le Conseil de fondation; pour le surplus, le Comité exécutif désigne notamment en son sein un vice-prési dent s'il l'estime opportun; il désigne en outre un secrétaire qui peut être choisi en dehors du Comité exécutif. Le Comité exécutif est compétent pour prendre toutes décisions qui ne sont pas réservées par la loi ou les présents statuts au Conseil de fondation; sa mission et son organisation seront précisées dans un ou plusieurs règlements que le Conseil de fondation édictera à cet effet. ----- Article douze - Représentation de la fondation ----- La fondation est valablement représentée et engagée vis-à-vis des tiers, par la signature collective à deux, conformément au mode de signature ci-après, des personnes désignées comme il suit par le Conseil de fondation : a) deux membres au moins du Comité exécutif; b) deux membres au moins du Conseil de fondation, l'un des deux co-signataires devant toutefois être l'un des membres désignés par le Mouvement olympique et l'autre devant être l'un des membres désignés par les autorités publiques. ----- Article treize - ----- ----- Exercice annuel, rapport de gestion, ----- ----- bilan et compte de pertes et profits ----- Au plus tard le trente novembre de chaque année, le Conseil de fondation approuve le budget de l'exercice suivant; à défaut d'approbation par décision prise à l'unanimité des membres présents du Conseil de fondation, le budget de l'exer cice en cours est applicable à l'exercice suivant. Les apports et autres contributions annuels devront être versés au plus tard le trente et un décembre de chaque année pour l'exercice suivant. Le Conseil de fondation présente chaque année à l'autorité de surveillan ce le rapport de gestion, le bilan et le compte de pertes et profits tels qu'approuvés par le Conseil. L'exercice annuel correspond à l'année civile. Le premier exercice annuel se termine le trente et un décembre deux mille. ----- Article quatorze - Organe de révision ----- Le Conseil de fondation désigne chaque année un organe de révision qualifié et indépendant. L'organe de révision soumet chaque année au Conseil de fondation un rapport sur les comptes de celle-ci, rapport qui sera présenté à l'autorité de surveillance. ----- Article quinze - Indemnités ----- Les membres du Conseil de fondation n'ont droit à aucune indemnité pour l'exercice de leurs fonctions; ils ont en revanche droit au remboursement de leurs frais aux conditions fixées par le Conseil de fondation. Les membres du Comité exécutif ont droit, pour l'exercice de leurs fonctions, à une indemnité annuelle fixée par le Conseil de fondation, ainsi qu'au remboursement de leurs frais. L'organe de révision a droit à des honoraires conformes aux usages professionnels. Le personnel employé par la fondation a droit aux rémunérations fixées par le Comité exécutif, qui arrête aussi les autres conditions d'emploi. ----- Article seize - Modification des statuts ----- Le Conseil de fondation peut proposer à l'autorité de surveillance de modifier les présents statuts. Toute proposition de modification des statuts, en particulier tout chan gement du but de la fondation, doit être approuvée à l'unanimité des membres présents du Conseil de fondation. ----- Article dix-sept - Dissolution ----- La fondation pourra être dissoute dans les cas prévus par la loi. Le Conseil de fondation peut désigner un ou plusieurs liquidateurs. Aucune mesure de liquidation ne peut être exécutée sans l'accord exprès de l'autorité de surveillance. L'excédent éventuel de liquidation est remis, avec l'accord de l'au- torité de surveillance, à une institution poursuivant le même but ou un but similaire. ----- Article dix-huit - Inscription au registre du commerce ----- La fondation sera inscrite au registre du commerce de Lausanne. ----- Article dix-neuf - Autorité de surveillance ----- La fondation sera placée sous la surveillance du Département fédéral de l'intérieur, dont les compétences sont ici réservées. ________ En application de l'article six des statuts transcrits ci-dessus, le fondateur désigne les personnes suivantes comme membres du premier Conseil de fonda tion : ----------- - Richard W. Pound, du Canada, à Montréal (Canada), premier président; - Prince Alexandre de Merode, de Belgique, à Bruxelles (Belgique); - Jacques Rogge, de Belgique, à Deinze (Belgique); - Arne Ljungqvist, de Suède, à Enebyberg (Suède); - Hein Verbruggen, de Hollande, à Lutry; - Anders Besseberg, de Norvège, à Vestfossen (Norvège); - Johann Olav Koss, de Norvège, à Teneriffe (Australie); - Robert Ctvrtlik, des Etats-Unis, à Newport Beach (Etats-Unis); - Manuela Di Centa, d'Italie, à Meina (Italie); - Peter Tallberg, de Finlande, à Esbo (Finlande); - Suvi Linden, de Finlande, à Helsinki (Finlande); - Awoture Eleyae, du Nigéria, à Yaoundé (Cameroun). Le fondateur rappelle que les autres membres du Conseil de fondation seront nommés par le Conseil sur proposition des organismes intéressés, notam ment l'ASOIF, l'ACNO, le second membre représentant l'Union Européenne et le Conseil de l'Europe. La fondation sera domiciliée dans un premier temps à Lausanne, au Château de Vidy, au siège du fondateur, qui accepte cette domiciliation. DONT ACTE lu par le notaire aux comparants, qui l'approuvent et le signent avec lui, séance tenante, à LAUSANNE, ce DIX NOVEMBRE MIL NEUF CENT NONANTE-NEUF. La minute est signée : Juan A Samaranch; Carrard; A. Rochat, not. _________ Première expédition conforme,