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Document 52018DC0635

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Ampliare l'offerta di percorsi legali verso l'Europa, componente indispensabile di una politica migratoria equilibrata e globale Contributo della Commissione europea alla riunione dei leader, Salisburgo, 19-20 settembre 2018

COM/2018/635 final

Bruxelles, 12.9.2018

COM(2018) 635 final

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

Ampliare l'offerta di percorsi legali verso l'Europa, componente indispensabile di una politica migratoria equilibrata e globale








Contributo della Commissione europea alla riunione dei leader,

Salisburgo, 19-20 settembre 2018



























































"È mia intenzione promuovere una nuova politica europea sulla migrazione legale, che potrebbe contribuire a ovviare alla mancanza di competenze specifiche e ad attrarre talenti per gestire meglio le sfide demografiche dell'Unione europea. Voglio che il potere di attrazione dell'Europa diventi perlomeno equivalente a quello delle destinazioni più ambite, come l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti. Per prima cosa intendo riesaminare la normativa sulla "Carta blu" e ovviare al suo livello insufficiente di attuazione.

Ritengo inoltre che dobbiamo prendere misure più energiche nei confronti della migrazione irregolare, migliorando in particolare la cooperazione con i paesi terzi, anche in materia di riammissione."

Orientamenti politici per la prossima Commissione europea, Jean-Claude Juncker, candidato alla carica di presidente della Commissione europea, 22 ottobre 2014.

1.Introduzione

La migrazione e la mobilità a livello mondiale sono già fenomeni intrinseci del XXI secolo e continueranno ad esserlo. In tale contesto, l'UE si impegna a proseguire l'adozione di tutte le misure atte a realizzare una sua politica migratoria equa ed equilibrata, fondata su valori comuni, che permetta di gestire efficacemente e in modo globale i flussi migratori sia irregolari che regolari. Nelle sue conclusioni del giugno 2018, il Consiglio europeo ha ribadito che una delle condizioni preliminari per il buon funzionamento della politica dell'UE in materia di migrazione è un approccio d'insieme in cui le azioni, sul fronte sia interno che esterno, procedano di pari passo nell'ottica di un controllo efficace delle frontiere esterne dell'UE, di una politica di rimpatrio rigorosa e di una buona gestione della migrazione legale e della politica di asilo. 

Le iniziative comuni nella lotta contro i flussi migratori irregolari hanno portato a progressi concreti. La stessa determinazione politica va dimostrata anche nello sviluppo di percorsi legali verso l'Europa, per il quale occorre impegnarsi di più. Una migrazione legale controllata, per motivi umanitari o basata sulle esigenze del mercato del lavoro, è e dovrebbe rimanere un elemento indispensabile di una politica migratoria equilibrata e globale, come indicato anche nell'agenda europea sulla migrazione 1 . A tal fine occorre attuare una politica più efficace in materia di migrazione legale, in grado di tener conto delle esigenze dell'economia europea, ed è inoltre necessario rafforzare la nostra cooperazione con i paesi terzi, tenendo conto anche dell'attuale esigenza di offrire, con il reinsediamento, percorsi sicuri e controllati. Da ultimo, ma non certo per ordine di importanza, va detto che realizzare integralmente dei percorsi legali significa garantire politiche di integrazione efficaci per i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell'UE.

In un'economia dell'UE in costante miglioramento, una delle istanze politiche principali deve consistere nella piena attivazione, nella formazione e nel miglioramento delle competenze della forza lavoro dell'UE. Per rimanere competitiva all'interno dell'economia globale, tuttavia, l'UE deve anche attrarre persone qualificate e capaci da tutto il mondo, nel pieno rispetto delle competenze nazionali degli Stati membri nel quantificare il numero dei lavoratori migranti provenienti da paesi terzi da ammettere nel loro territorio.

Dobbiamo pertanto fare di più in materia di percorsi legali. Dobbiamo portare avanti misure essenziali quali la riforma della Carta blu dell'UE proposta dalla Commissione, che migliorerebbe la capacità dell'Unione di attrarre e trattenere cittadini di paesi terzi altamente qualificati, trasformando questa migrazione mirata in opportunità e vantaggio per l'economia e la società. Dobbiamo far sì che i percorsi legali diventino una componente inderogabile della nostra strategia di partenariato con i paesi terzi. Non possiamo permetterci di trascurare questo elemento indispensabile dell'approccio globale.

2.I percorsi legali: ELEMENTO CHIAVE PER UNA MIGLIOR GESTIONE DELLA MIGRAZIONE 

A partire dal 2003 l'UE ha messo a punto un ampio ventaglio di strumenti per l'istituzione di un quadro comune per la gestione della migrazione legale, in cui gli Stati membri mantengono comunque la loro competenza quanto al numero dei lavoratori migranti da ammettere nel loro territorio dai paesi terzi. Si tratta di un quadro che offre una serie di opportunità ai cittadini di paesi terzi che intendono avvalersi della migrazione legale in Europa, in particolare i lavoratori, anche altamente qualificati, gli studenti o i ricercatori e chi desidera ricongiungersi ai propri familiari. Negli ultimi due anni la legislazione dell'Unione in materia di migrazione legale è stata oggetto di una valutazione d'insieme nel quadro di un controllo di adeguatezza, di cui la Commissione pubblicherà prossimamente i risultati. In quest'ottica la presente comunicazione non prende in esame tutti i percorsi legali, ma si incentra sul reinsediamento a fini umanitari e sui canali di migrazione della forza lavoro.

2.1 La migrazione della forza lavoro e la Carta blu

Una gestione efficace della migrazione della forza lavoro non contribuirebbe solo a ridurre gli incentivi ad usare le rotte irregolari, ma consentirebbe anche all'UE di attrarre una giusta combinazione di talenti e competenze e di collegare le ammissioni alle esigenze del mercato del lavoro, contribuendo in tal modo alla sua generale prosperità. 

La politica in materia di migrazione della forza lavoro e le strategie di integrazione in Europa dovrebbero essere concepite e progettate in piena sinergia con i contesti del mercato del lavoro esistenti e congiuntamente alle politiche e alle istituzioni sociali. In un mondo del lavoro in continua evoluzione è essenziale definire politiche in grado di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e dare spazio a un approccio comune in tutti i servizi della pubblica amministrazione degli Stati membri dell'UE. 

Con la proposta della Commissione di istituire un'Autorità europea del lavoro 2 l'UE è in grado di compiere un ulteriore passo avanti nel migliorare la cooperazione e il coordinamento tra le autorità nazionali responsabili del mercato del lavoro, al fine di facilitare la gestione di un mercato europeo del lavoro più integrato. L'Autorità si occuperà, innanzitutto, di una serie di strutture e strumenti esistenti connessi alla mobilità transfrontaliera, quali EURES (portale europeo della mobilità professionale), il coordinamento europeo della sicurezza sociale e la tessera europea di assicurazione malattia. Le sue attività riguarderanno i cittadini di paesi terzi che soggiornano regolarmente nell'Unione, ad esempio i titolari di Carta blu dell'UE, il personale trasferito all'interno di una stessa società o i soggiornanti di lungo periodo e le loro famiglie. L'Autorità sfrutterà inoltre le competenze disponibili in materia di tendenze dell'occupazione e di previsione del fabbisogno di competenze per effettuare analisi del mercato del lavoro e, in tal modo, sarà in grado di fornire informazioni sui settori e sulle professioni di cui il mercato del lavoro è carente in tutta Europa.

Alla luce delle tendenze recenti e future risulta oggi ancor più valido e urgente offrire un maggior numero di percorsi legali verso l'Europa.

Negli ultimi anni, grazie alle iniziative assunte a tutti i livelli, l'Europa ha beneficiato di una forte crescita e di una consistente creazione di posti di lavoro. La disoccupazione nell'UE è al livello più basso dell'ultimo decennio e il numero di occupati ha raggiunto un picco record. Anche se gli effetti sono ancora disomogenei nei vari paesi d'Europa, il numero dei posti vacanti sta crescendo in molti Stati membri e si registrano segni evidenti di carenze strutturali di lavoratori qualificati in alcuni settori economici, ad esempio le tecnologie dell'informazione e della comunicazione o la sanità, oltre che per professioni specifiche 3 . La percentuale dei datori di lavoro che segnalano difficoltà nel coprire i posti vacanti è in aumento e si attesta, in media, a più del 40 %, se non addirittura a più del 50 % in Germania, Polonia, Slovacchia e Ungheria 4 . Le categorie in cui si registra più comunemente carenza di lavoratori includono i professionisti artigiani, gli ingegneri, i tecnici e gli esperti informatici, ma anche le professioni che richiedono competenze meno formali, quali i rappresentanti di commercio e gli autisti 5 .

In futuro queste tendenze avranno un impatto crescente vista la progressiva diminuzione della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) nell'UE. Secondo le previsioni, questo processo è destinato ad intensificarsi: pur tenendo conto delle recenti tendenze migratorie, l'invecchiamento demografico porterà, nei prossimi due decenni, a una diminuzione della popolazione in età lavorativa pari a circa 22 milioni di persone (vale a dire una riduzione del 7 %). Anche se la maggior partecipazione delle donne e dei lavoratori più anziani al mercato del lavoro è probabilmente in grado di compensare in parte questa tendenza, le proiezioni 6 in termini di forza lavoro complessiva puntano tutte verso la stessa direzione: in un prossimo futuro (periodo 2015-2035), la forza lavoro nell'UE dovrebbe diminuire di 18,3 milioni di persone (pari ad una riduzione del 7,4 %) 7 .

Parallelamente, è probabile che la domanda di competenze specifiche aumenti e cambi per uniformarsi agli sviluppi sociali e tecnologici. Si prevede, ad esempio, che la domanda di qualifiche di alto livello aumenterà più rapidamente dell'offerta di manodopera, poiché il 43 % dei nuovi posti di lavoro previsti di qui al 2030 richiederà un livello di istruzione elevato. Di qui al 2030 gli sbocchi occupazionali dovrebbero essere numerosi per professioni quali l'esperto in amministrazione d'impresa, ma anche per lavori tradizionalmente considerati come mediamente qualificati, come gli addetti alle vendite, gli addetti alle pulizie e i collaboratori 8 . Sebbene sia prioritario per l'UE attingere ancor di più dai talenti e dal capitale umano esistenti, in particolare attraverso la formazione e il miglioramento delle competenze della forza lavoro interna, anche una migrazione di manodopera ben gestita può contribuire a rispondere ad alcune esigenze attuali e future del mercato del lavoro dell'UE.

Questa situazione non è specifica al contesto europeo. Al momento, tuttavia, l'UE non è nella posizione ideale e non ha gli strumenti idonei ad attrarre i lavoratori migranti di cui ha bisogno. Nell'attrarre forza lavoro, l'UE finora è risultata meno competitiva di altri paesi dell'OCSE – i concorrenti dell'UE più ovvi quanto a profilo economico – e non ha sfruttato appieno le sue potenzialità, in particolare per quanto riguarda i migranti altamente qualificati. Come mostra il grafico seguente, tra tutti i migranti soggiornanti nei paesi dell'OCSE nel periodo 2015-2016, solo il 25 % di coloro che avevano un livello di istruzione elevato ha scelto una destinazione UE, mentre il 75 % ha optato per un paese terzo (principalmente gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia).

Distribuzione dei soggiornanti nati all'estero in funzione del livello di istruzione (basso o elevato),
per paese OCSE di destinazione, nel periodo 2015-2016, in %

Fonte:    banca dati dei migranti nei paesi OCSE (DIOC), 2015-2016. N.B.: per UE si intende l'UE a 28 senza la Croazia, per la quale non vi sono dati disponibili Per il Giappone, l'Islanda, la Nuova Zelanda e la Turchia, i dati provengono dalla banca dati DIOC relativi al periodo 2010-2011. Per quanto riguarda l'UE sono inclusi solo i migranti di paesi terzi.

Negli ultimi anni sono stati ammessi solo circa 50 000 lavoratori all'anno nel quadro di programmi di ammissione di lavoratori altamente qualificati (Carta blu o programmi nazionali) 9 , pari al 5 % di tutti i permessi di lavoro. In termini relativi, si tratta di una cifra di molto inferiore rispetto ad altri paesi dell'OCSE quali gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia o la Nuova Zelanda. Attualmente, il numero di cittadini di paesi terzi ammessi nell'UE nell'ambito di programmi destinati a lavoratori altamente qualificati rappresenta circa lo 0,01 % della popolazione totale dell'UE, mentre i 150 000 e i 120 000 migranti economici che, rispettivamente, arrivano ogni anno in Canada e in Australia rappresentano, nell'ordine, circa lo 0,4 % e lo 0,5 % della popolazione totale 10 (nei due paesi la maggior parte dei migranti economici a lungo termine è ammessa in base a una "manifestazione di interesse") 11 . Da ciò si deduce che le politiche europee in materia di migrazione legale non sono state né particolarmente strategiche né proattive, né tantomeno in sintonia con le esigenze del mercato del lavoro.

Se, da un lato, gli Stati membri restano competenti quanto al numero di lavoratori migranti da ammettere dai paesi terzi, dall'altro l'UE ha un mercato unico e, di conseguenza, dovrebbe agire come soggetto altrettanto unico nei confronti del mondo esterno per creare economie di scala e risultare quindi più competitiva con le altre principali destinazioni nell'attrarre lavoratori qualificati e altamente qualificati. Nell'interesse dell'Europa, occorrerebbe fare di più a livello europeo per migliorare la corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro, riconoscere le qualifiche estere e agevolare la mobilità dei lavoratori migranti in tutto il mercato unico.

Nell'UE sono state introdotte norme speciali per attrarre i migranti altamente qualificati. È chiaro, tuttavia, che il regime della Carta blu dell'UE avviato nel 2009 non riesce ad esplicare le potenzialità previste da tale sistema europeo nell'attrarre cittadini di paesi terzi di talento e altamente qualificati 12 . Le condizioni di ammissione convenute nel 2009 sono oltremodo restrittive, la direttiva prevede scarsa coerenza e armonizzazione e, soprattutto, la mobilità all'interno dell'UE per i titolari di Carta blu è molto limitata. In sostanza, non vi è un regime unitario di Carta blu dell'UE, in quanto, parallelamente, coesiste con esso tutta una congerie di programmi nazionali per i lavoratori altamente qualificati che crea un quadro frammentato di norme e procedure applicabili, innumerevoli e diverse tra loro.

Per questo motivo, già più di due anni fa, la Commissione ha presentato una proposta di revisione della direttiva sulla Carta blu dell'UE 13 per migliorare le norme in grado di attrarre migranti altamente qualificati. L'obiettivo generale era rendere la Carta blu più allettante prevedendo un regime unico a livello dell'UE, con condizioni di ammissione più flessibili, e migliorando e facilitando le procedure di ammissione. Nello specifico, la proposta aumentava la mobilità all'interno dell'UE semplificando le procedure di mobilità sia di breve periodo (brevi viaggi di lavoro di un massimo di 90 giorni tra Stati membri) che di lungo periodo, riduceva la soglia di retribuzione creando un intervallo flessibile entro il quale gli Stati membri potevano effettuare adeguamenti in funzione dei rispettivi contesti del mercato del lavoro e prevedeva condizioni migliori per i neolaureati e per i lavoratori di paesi terzi in zone con carenza di forza lavoro. La proposta, inoltre, rafforzava i diritti sia dei titolari di Carta blu (consentendo loro un accesso più rapido allo status di soggiornante di lungo periodo e un accesso immediato e più flessibile al mercato del lavoro) che dei loro familiari (garantendo loro la possibilità di trasferirsi nell'UE contemporaneamente al titolare della Carta), il che avrebbe dovuto rendere l'UE una meta più allettante per i lavoratori altamente qualificati di cui la nostra economia ha bisogno. Nel quadro del nuovo regime, tra l'altro, anche i beneficiari di protezione internazionale altamente qualificati avrebbero potuto fare richiesta di Carta blu.

Al momento, tuttavia, i negoziati interistituzionali sulla proposta di riforma della Carta blu sono in fase di stallo. Sebbene il Parlamento europeo abbia fatto propri gli obiettivi e l'approccio indicati nella proposta della Commissione, in sede di Consiglio la posizione degli Stati membri non è stata concorde e finora non è stato possibile raggiungere un terreno comune in grado di apportare un valore aggiunto significativo al quadro insoddisfacente attuale. 

La Commissione invita il Consiglio a concordare rapidamente una posizione che crei un reale valore aggiunto rispetto alla Carta blu attuale, in linea con gli obiettivi fissati nella proposta della Commissione. In tal modo sarà possibile riprendere i negoziati in vista del raggiungimento di un accordo ambizioso con il Parlamento europeo, così da garantire l'adozione della proposta della Commissione di revisione della direttiva sulla Carta blu dell'UE prima delle elezioni del Parlamento europeo.

2.2 Il reinsediamento

Il reinsediamento di cittadini di paesi terzi o apolidi rappresenta una soluzione umanitaria importante che può essere offerta agli sfollati che necessitano di protezione internazionale consentendone l'ingresso nell'Unione europea in modo legale e sicuro. È parte integrante dell'obiettivo più ampio di garantire protezione a chi ne ha bisogno attraverso canali sicuri e legali anziché avventurandosi in viaggi irregolari e pericolosi. L'apertura di canali sicuri e legali, tra l'altro, va a colpire il modus operandi delle reti di trafficanti, contribuendo alla riduzione della migrazione irregolare. Il reinsediamento, inoltre, è uno strumento di solidarietà internazionale e di condivisione delle responsabilità con i paesi terzi nei quali numerose persone bisognose di protezione internazionale sono state sfollate. 

Le iniziative di reinsediamento dell'UE adottate collettivamente con gli Stati membri in questi ultimi anni hanno prodotto buoni risultati e hanno contribuito a rafforzare i partenariati e la solidarietà dell'Unione con i paesi terzi. Dal 2015 i programmi UE di reinsediamento hanno aiutato 38 000 persone fra le più vulnerabili a trovare rifugio nell'Unione. Gli Stati membri, inoltre, si sono fatti carico dell'impegno più ampio mai assunto prima nell'Unione in materia di reinsediamento nel quadro del nuovo programma di reinsediamento istituito a livello dell'UE nel settembre 2017 di cui, grazie ad un sostegno di 500 milioni di EUR a titolo del bilancio dell'UE, beneficeranno oltre 50 000 persone. Nei primi otto mesi di attuazione, il programma ha prodotto buoni risultati, con oltre 13 200 persone già reinsediate da regioni prioritarie. È ora importante proseguire e rafforzare ulteriormente gli impegni politici degli Stati membri, trasformandoli rapidamente in realtà.

Parallelamente, sarebbe opportuno istituire un quadro strutturato dell'UE per il reinsediamento. Per questo motivo, nell'ambito della riforma generale del sistema europeo comune di asilo, nel luglio 2016 la Commissione ha proposto un regolamento relativo a un quadro dell'Unione per il reinsediamento. Il regolamento creerebbe per la prima volta un quadro permanente in grado di riunire in modo più sistematico le iniziative europee in materia, favorendo nel contempo il rispetto degli impegni assunti in tal senso, sulla base di norme comuni. È essenziale che il Parlamento europeo e il Consiglio concludano rapidamente i negoziati affinché questo strumento possa essere presto adottato.

Le iniziative riguardanti il reinsediamento possono essere ulteriormente rafforzate grazie allo sviluppo di altri percorsi legali. A questo riguardo, i canali sicuri esistenti per l'ammissione nell'UE di coloro che necessitano di protezione internazionale potrebbero essere integrati, in particolare, da programmi di sponsorizzazione privata, garantendo così una miglior integrazione sociale. I risultati di uno studio di fattibilità 14 confermano che questo tipo di programmi può contribuire all'obiettivo di promuovere canali di ammissione sicuri e legali, coinvolgendo nel contempo in maniera attiva la società civile e le comunità locali e aumentando così l'impegno pubblico nel settore della protezione internazionale e dell'integrazione. La sponsorizzazione privata è inoltre in grado di agevolare l'integrazione dei beneficiari fornendo ulteriori risorse a livello sia individuale che comunitario.

La Commissione valuterà in che modo gli Stati membri possano essere meglio sostenuti nell'elaborazione e/o nell’ampliamento dei programmi di sponsorizzazione privata. Si potrebbero ipotizzare, ad esempio, la promozione di misure non vincolanti (programmi di formazione, sviluppo delle capacità, strumenti e orientamenti operativi, attività di apprendimento tra pari, ecc.) e/o l'introduzione di possibilità di finanziamento mirate.

·La Commissione invita gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente nell'onorare l'impegno di effettuare 50 000 reinsediamenti nel quadro dell'attuale programma di reinsediamento dell'UE.

·In seguito ai notevoli progressi compiuti nei triloghi con il Parlamento europeo e il Consiglio, è ora il momento di porre termine alle discussioni e di adottare senza indugio il regolamento quadro dell'Unione per il reinsediamento.

2.3 La cooperazione con i paesi terzi

Oltre ad essere una componente importante che può anche permettere all'UE di rafforzare la cooperazione con i paesi terzi, i percorsi legali dovrebbero contribuire all'adozione di un approccio coordinato, olistico e strutturato alla migrazione, massimizzando le sinergie e applicando gli incentivi e gli strumenti di pressione necessari. Agendo congiuntamente, l'UE è in grado di assumere una posizione più forte nei confronti dei paesi terzi nella cooperazione in materia di gestione della migrazione. In linea con l'approccio del quadro di partenariato sviluppato dall'UE negli ultimi anni, la migrazione legale dovrebbe essere pienamente integrata nella dimensione esterna dell'UE. Una cooperazione rafforzata e mirata in tal senso con i paesi terzi di origine e di transito dei migranti contribuirà sia a ridurre la migrazione irregolare, offrendo alternative sicure e legali per coloro che desiderano migrare, sia a colmare la carenza di forza lavoro in alcuni settori dei mercati del lavoro degli Stati membri e sarà un incentivo ad agevolare la cooperazione su questioni quali la prevenzione della migrazione irregolare, la riammissione e il rimpatrio dei migranti irregolari. Un'offerta più ampia di percorsi legali rappresenta inoltre un importante completamento della comunicazione della Commissione relativa a una nuova alleanza Africa-Europa per gli investimenti sostenibili e l'occupazione: far avanzare allo stadio successivo il nostro partenariato relativo agli investimenti e all'occupazione. 15

In tale contesto, negli ultimi anni l'UE ha promosso attivamente le componenti della politica migratoria esterna riguardanti la migrazione legale, a complemento del suo più ampio impegno a favore delle attività esterne e dello sviluppo. Lo ha fatto in particolare, ma non in via esclusiva, con i paesi africani: in primo luogo, nel quadro del piano d'azione comune di La Valletta 16 e, più di recente, coordinando l'elaborazione, da parte degli Stati membri, di progetti pilota con paesi africani selezionati e promuovendo programmi di migrazione legale a fini di lavoro o di tirocinio, con il sostegno finanziario dell'UE. Il compito è stato tuttavia impegnativo, soprattutto a causa della riluttanza degli Stati membri a dare piena attuazione all'idea progettuale concordata e ad avviare progetti concreti. 

Altrettanto importante è il legame tra le politiche in materia di migrazione e di mobilità, da un lato, e le politiche commerciali, dall'altro, in particolare nel settore dei servizi, in cui le persone investono e forniscono servizi nel territorio della controparte. Agevolare la loro mobilità è essenziale se si vogliono stringere accordi commerciali di un certo peso e basati sulla reciprocità con i paesi terzi nel settore dei servizi, in cui l'UE gode sempre di più di un vantaggio competitivo.

La Commissione continuerà a rafforzare le sinergie tra queste diverse politiche, in particolare per quanto riguarda i prestatori di servizi, agevolando il rilascio di visti per soggiorni sia di breve che di lunga durata.

La Commissione invita gli Stati membri a impegnarsi e a collaborare pienamente nell'elaborazione di progetti pilota in materia di migrazione legale con taluni paesi africani e, in futuro, anche con altri paesi terzi, allo scopo di avviare i primi progetti entro fine anno. Continuerà a sostenere gli Stati membri in quest'azione fornendo finanziamenti e coordinamento pratico quale importante incentivo alla cooperazione sulla gestione globale della migrazione, anche in materia di rimpatrio e riammissione.

2.4 L'integrazione

In conclusione, una miglior gestione della migrazione sarà possibile solo se l'UE e i suoi Stati membri si adopreranno maggiormente anche per integrare i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell'UE, coinvolgendo tutte le autorità pubbliche pertinenti e la società civile. Nel quadro finanziario pluriennale proposto, la Commissione mira ad aumentare il sostegno finanziario alle misure di integrazione e a rafforzare la partecipazione di diverse parti interessate, compresi gli attori economici e sociali a tutti i livelli.

Anche se la responsabilità dell'integrazione spetta innanzitutto agli Stati membri, nel piano d'azione sull'integrazione del 2016 l'UE ha inserito misure volte a dar loro sostegno nel proseguire la definizione e l'attuazione di azioni efficaci, in tutte le politiche pertinenti, al fine di migliorare l'integrazione 17 . L'attuazione del piano ha già prodotto risultati su molti fronti. La Commissione, ad esempio, ha avviato iniziative concrete per promuovere specificamente l'integrazione nel mercato del lavoro, coinvolgendo i datori di lavoro e le parti economiche e sociali. 

Nel maggio 2017, in particolare, la Commissione ha varato l'iniziativa "Datori di lavoro uniti per l'integrazione" al fine di promuovere gli sforzi dei datori di lavoro nel favorire l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nel mercato del lavoro 18 . Ha inoltre istituito un partenariato europeo per l'integrazione con le parti economiche e sociali a livello europeo nell'ottica di una collaborazione più stretta volta a favorire un'integrazione più rapida e più efficace dei rifugiati nel mercato del lavoro europeo 19 . È previsto anche un maggior sostegno alle autorità locali e regionali, in particolare tramite il partenariato per l'agenda urbana sull'integrazione di migranti e rifugiati. In tale contesto, nello scorso mese di aprile è stato avviato con successo un progetto pilota di Accademia urbana sull'integrazione allo scopo di formare gli operatori locali su una serie di aspetti e politiche di integrazione a livello locale. Recentemente, infine, è stato messo a disposizione un sostegno finanziario supplementare per sostenere la realizzazione di azioni concrete da parte degli Stati membri in questo settore. Per assistere gli Stati membri nel definire tempestivamente le competenze e le qualifiche dei cittadini di paesi terzi, la Commissione ha tra l'altro varato uno Strumento di determinazione delle competenze 20 che permette di identificare ciò di cui ciascun individuo ha bisogno per potersi integrare nel mercato del lavoro e di semplificare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.

L'integrazione continua ad essere un obiettivo importantissimo se si vogliono garantire sia la coesione sociale che i risultati economici, promuovendo e rispettando i valori fondamentali dell'UE ed evitando uno spreco o un sottoutilizzo di abilità e competenze. A tale riguardo, l'eliminazione dell'attuale divario occupazionale tra i cittadini dei paesi terzi e i cittadini dell'UE potrebbe migliorare il saldo di bilancio di vari Stati membri 21 .

La Commissione invita gli Stati membri a continuare ad investire in politiche di integrazione destinate a tutti i migranti in situazione di soggiorno regolare, mediante un sostegno finanziario dell'UE più ingente, più mirato e più coordinato quale proposto dal prossimo quadro finanziario pluriennale - che è opportuno adottare tempestivamente - e con il coinvolgimento di tutte le parti interessate ad ogni livello, inclusi gli attori economici e sociali.

3.Le prossime tappe

Un approccio globale alla migrazione è essenziale se si vogliono sostituire i percorsi pericolosi e irregolari attuali con canali legali, ordinati e sicuri per chi necessita di protezione e allettanti ed efficienti per coloro di cui i nostri mercati del lavoro hanno bisogno. L'UE deve agire in modo rapido, efficace e collettivo affinché tale obiettivo si trasformi in realtà. La Commissione intende svolgere pienamente il suo ruolo nell'attuare questo approccio globale.

La Commissione invita in particolare il Consiglio e gli Stati membri ad attenersi a tre elementi chiave necessari per ampliare l'offerta di percorsi legali nel breve periodo:

·concordare una posizione che consenta di instaurare un regime di Carta blu dell'UE allettante ed efficiente;

·onorare l'impegno di effettuare 50 000 reinsediamenti e accordarsi sul quadro dell'Unione per il reinsediamento;

·elaborare e avviare rapidamente progetti pilota sulla migrazione legale con i paesi dell'Africa e altri paesi partner che si dimostrino intenzionati a collaborare nella gestione della migrazione, anche in relazione alla riammissione dei migranti irregolari. 

La Commissione invita inoltre il Parlamento europeo e il Consiglio ad adottare, prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2019, la nuova direttiva sulla Carta blu e il quadro dell'Unione per il reinsediamento.

A più lungo termine è inoltre necessario continuare ad adoperarsi per aggiornare e adeguare integralmente la politica dell'UE in materia di migrazione legale alle esigenze attuali e future dell'Unione europea. A tal fine, la Commissione avvierà una consultazione ad alto livello con tutte le parti interessate sulla base dei risultati del "controllo dell'adeguatezza".

(1)

     Comunicazione della Commissione dal titolo "Agenda europea sulla migrazione", del 13.5.2015, COM(2015) 240 final.

(2)

   COM(2018) 131 final.

(3)

     Nel primo trimestre del 2018 i posti vacanti in tutta l'UE erano pari ad almeno 3,8 milioni; dal 2012 la percentuale dei posti vacanti (rispetto al totale di quelli disponibili) ha registrato un aumento costante, attestandosi sul 2,2 % nel primo trimestre del 2018 (e su un valore prossimo o superiore al 3 % in Stati membri quali l'Austria, il Belgio, la Germania, i Paesi Bassi, la Repubblica ceca e la Svezia). Fonte: Eurostat, statistiche sui posti di lavoro vacanti.

(4)

     Manpower Talent Shortage Survey (Indagine Manpower sulla carenza di lavoratori qualificati) (terzo trimestre del 2018).

(5)

     Ibidem.

(6)

     Cfr. scenario a medio termine (SSP2) del CEPAM in termini di comportamenti demografici e migrazione, Centro comune di ricerca della Commissione europea (2018), Demographic and Human Capital Scenarios for the 21st Century: 2018 assessment for 201 countries (Capitale demografico e umano e relativi scenari nel XXI secolo: valutazione 2018 per 201 paesi), di Wolfgang Lutz, Anne Goujon, Samir KC, Marcin Stonawski e Nikolaos Stlianakis.

(7)

     Sebbene l'aumento dei tassi di partecipazione delle donne e dei lavoratori anziani possa ritardare simile effetto, nel lungo periodo la forza lavoro totale subirà inevitabilmente un calo nell'UE e in tutti gli Stati membri. Indagine sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE) 2017, capitolo 3, Intergenerational fairness and solidarity today and challenges ahead (Equità generazionale e solidarietà oggi e sfide future)      http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&langId=it&pubId=8030&furtherPubs=yes

(8)

     Cfr. proiezioni 2018 del CEDEFOP fino al 2030, in cui figurano anche stime suddivise per grandi settori economici: l'occupazione continuerà a diminuire nel settore primario e resterà stazionaria nel settore manifatturiero, ma aumenterà rapidamente nel settore "imprese e altri servizi", moderatamente nel settore "distribuzione e trasporti" e in misura limitata nel settore "servizi non commerciali".

(9)

     Il numero comprende circa 10 000 cittadini di paesi terzi ammessi nel quadro di un programma nazionale nei tre paesi dell'UE che non sono vincolati dalla direttiva sulla Carta blu (Danimarca, Irlanda e Regno Unito).

(10)

     Fonte: Conclusioni del Centro europeo di strategia politica, EPSC (2018, di prossima pubblicazione) Towards a new paradigm of legal labour migration ("Verso un nuovo modello di migrazione legale della forza lavoro"). Le cifre riportate si riferiscono ai lavoratori stranieri ammessi, per quanto riguarda il Canada, in gran parte con sistemi a punti per migranti qualificati, per quanto riguarda l'Australia, perlopiù con un sistema a punti o di sponsorizzazione del datore di lavoro. Sono compresi anche i familiari al seguito.

(11)

     Questi modelli di gestione della migrazione della forza lavoro garantiscono una scrematura preliminare poiché creano una rosa di candidati alla migrazione preselezionati e consentono, in tal modo, una miglior corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro. L'OCSE ha condotto uno studio in cui ha anche valutato fino a che punto tali sistemi, o alcuni dei loro elementi, possono essere applicati al contesto dell'UE.

(12)

     Secondo le stime, nel 2017 i 25 Stati membri dell'UE in cui è applicata la direttiva sulla Carta blu hanno rilasciato circa 11 500 Carte blu (come primi permessi, vale a dire escludendo chi, in precedenza già residente nell'UE, ha cambiato status giuridico), rispetto ai circa 28 500 permessi rilasciati nell'ambito dei programmi nazionali per lavoratori altamente specializzati. Nel complesso, il numero di permessi rilasciati a lavoratori altamente qualificati dagli Stati membri dell'UE resta limitato.

(13)

     COM(2016) 378 final.

(14)

     Studio della Commissione europea sulla fattibilità e sul valore aggiunto dei programmi di sponsorizzazione quale possibile metodo per realizzare canali sicuri di ammissione nell'UE, incluso il reinsediamento (2018).

(15)

     COM(2018) 643 final.

(16)

      https://www.consilium.europa.eu/media/21839/action_plan_en.pdf  

(17)

     COM(2016) 377 final.

(18)

      https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/legal-migration/european-dialogue-skills-and-migration/integration-pact_en  

(19)

      https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/e-library/documents/policies/legal-migration/integration/docs/20171220_european_partnership_for_integration_it.pdf  

(20)

     https://ec.europa.eu/migrantskills/#/

(21)

   International Migration Outlook, OCSE (2013).

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