This document is an excerpt from the EUR-Lex website
Document 52014DC0233
REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on Member States' efforts during 2012 to achieve a sustainable balance between fishing capacity and fishing opportunities
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2012 per raggiungere un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2012 per raggiungere un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca
/* COM/2014/0233 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2012 per raggiungere un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca /* COM/2014/0233 final */
RELAZIONE
DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sugli
sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2012 per raggiungere un equilibrio
sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca
1.
Introduzione Gli Stati membri
sono tenuti a conseguire un equilibrio stabile e duraturo tra la capacità delle
loro flotte e le possibilità di pesca di cui dispongono, e ad adottare a tal
fine idonee misure. Tale requisito, stabilito nell’ambito della politica comune
della pesca sin dal 2002[1],
è stato confermato dalla nuova PCP[2]
adottata nel dicembre 2013. L’equilibrio tra capacità e possibilità di pesca
contribuisce al conseguimento degli obiettivi della PCP, e in particolare all’obiettivo
di raggiungere il rendimento massimo sostenibile al fine garantire attività di
pesca ecologicamente sostenibili a lungo termine e in grado di generare
vantaggi a livello socioeconomico e occupazionale. Il presente
documento si basa sulle relazioni elaborate dagli Stati membri sugli sforzi
compiuti per raggiungere un equilibrio sostenibile tra la capacità e le
possibilità di pesca. Nella stesura delle loro relazioni gli Stati membri sono
tenuti ad applicare gli orientamenti della Commissione[3].
Sono stati inoltre utilizzati i dati raccolti nell’ambito del quadro per la
raccolta dei dati[4]
(Data Collection Framework - DCF) (allegato I). Il comitato scientifico,
tecnico ed economico per la pesca (CSTEP) ha esaminato le relazioni degli Stati
membri[5]. Dall’analisi
della capacità delle varie flotte nazionali emerge che sono stati compiuti
alcuni progressi verso il conseguimento di un equilibrio con le possibilità di
pesca esistenti; tuttavia resta ancora molto da fare per garantire che gli
stock ittici siano gestiti in conformità con l’obiettivo dell’MSY. Nella
sua relazione sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2011 per conseguire
un equilibrio tra capacità e possibilità di pesca, la Commissione ha introdotto
una serie di elementi intesi a favorire un’analisi più precisa dell’equilibrio.
La relazione propone una serie di indicatori per valutare la sostenibilità e la
redditività della flotta[6]: -
la flotta basa la propria attività su stock ittici sfruttati al di sopra dei
livelli MSY -
la flotta è in una situazione di pareggio -
la flotta è economicamente sostenibile -
la flotta è sottoutilizzata -
la flotta è inattiva. La
presente relazione si avvale di questi indicatori. Ad essi è stato aggiunto un
indicatore per gli stock ad alto rischio biologico interessati dall’attività di
un dato segmento della flotta, per tener conto del timore che tale aspetto sia
stato trascurato. Massimali di
capacità Gli
Stati membri devono garantire che la loro capacità di pesca in termini di
stazza (GT) e di potenza (KW) sia sempre pari o inferiore ai corrispondenti
massimali stabiliti nel regolamento (UE) n. 1380/2013[7].
I dati attualmente riportati nel registro della flotta dell’Unione europea
indicano che tutti gli Stati membri rispettano tali massimali. Nel complesso,
la capacità di pesca della flotta dell’UE risulta del 16,4% inferiore ai massimali
in termini di stazza e del 10,4% in termini di potenza (allegato 2). In
base ai dati del registro della flotta peschereccia dell’UE, al 31 dicembre
2012 la flotta dell’Unione era composta da 76 023 unità per una capacità
di pesca totale di 1 578 015 GT e 5 807 827 KW.
Il numero di navi della flotta è diminuito dell’1,6%; la stazza e la potenza
motrice hanno subito un calo del 2% e dell’1% rispettivamente (incluse le navi
registrate nelle regioni ultraperiferiche – allegato 3). Nel
2012 per ridurre la capacità di pesca si è fatto principalmente ricorso a
interventi di disarmo sovvenzionati con aiuti pubblici (allegato 4). Dal 1º
gennaio 2007 al 31 luglio 2012 il FEP ha erogato 464 Mio EUR, per un totale di
circa 3 700 imbarcazioni che hanno cessato l’attività di pesca (allegato
5). Completezza e
qualità delle relazioni e indicatori di capacità degli Stati membri Alla
Commissione sono pervenute tutte le 22 relazioni degli Stati membri. Nel
complesso lo CSTEP ha osservato, rispetto agli anni precedenti, un progressivo
miglioramento delle relazioni in termini di coerenza, completezza e qualità
(allegati 1A e 1B). Un maggior numero di Stati membri utilizza gli orientamenti
della Commissione per l’analisi dell’equilibrio, anche se alcuni paesi
continuano a non farvi ricorso. Il
Centro comune di ricerca (CCR), su istruzione dello CSTEP, ha calcolato una
serie di indicatori tecnici, economici e biologici pertinenti per l’equilibrio
tra capacità della flotta e possibilità di pesca sulla base dei dati trasmessi
dagli Stati membri nell’ambito del DCF (allegato 6). L’analisi comprende 434
segmenti di flotta in cui si dispone di dati per almeno un indicatore,
corrispondenti al 97% del valore degli sbarchi dichiarati nel 2011. Per l’interpretazione
di tali valori indicativi basati sul DCF la Commissione si è attenuta agli
orientamenti forniti al riguardo dallo CSTEP. Capacità della
flotta per Stato membro Questa
sezione passa in rassegna la situazione della flotta di ogni Stato membro,
offrendo una sintesi elaborata sulla base delle relazioni presentate dagli
Stati membri e delle conclusioni tratte dallo CSTEP sulla base dei dati del
DCF. Il
Belgio
ha riferito che dal 2003 la capacità della flotta nazionale è diminuita del 30%
in termini di KW e del 38% in termini di GT. La capacità della flotta sembra
essere commisurata alle possibilità di pesca. La capacità e le possibilità di
pesca inutilizzate sono contenute. L’analisi dello
CSTEP indica che l’attività dei pescherecci della categoria 18-40 m dotati di
sfogliare, reti a strascico per la pesca demersale e sciabiche si è basata su
stock ittici sfruttati al di sopra dei livelli MSY. L’attività dei pescherecci
con sfogliare della categoria 24-40 m si è ripercossa su due stock a
rischio biologico. I pescherecci con reti a strascico per la pesca demersale
della categoria 18-24 m, i pescherecci per sciabica demersale e i
pescherecci con sfogliare della categoria 12-18 m non sono risultati
economicamente sostenibili nel 2011. La
Bulgaria
ha riferito che dopo l’adesione la flotta peschereccia nazionale ha subito una
riduzione sia in termini di unità (-7%), che in termini di stazza (-14%) e di
potenza (-6%). L’utilizzo della capacità, estremamente basso per i pescherecci
di lunghezza inferiore a 12 m, è migliorato nel 2012 in tutti i segmenti.
L’attività delle singole navi è aumentata complessivamente del 220%. L’autorità
nazionale ha già preso provvedimenti per ridurre il numero di navi inattive e
le sta ritirando dal registro nazionale. I pescherecci di
piccole dimensioni (di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 m) sono
risultati economicamente non redditizi; si intende quindi continuare a ritirare
tali imbarcazioni dalla flotta e sostituirle con navi più grandi per la pesca
di pesci pelagici. La Bulgaria
conclude che la capacità della flotta nazionale è leggermente superiore alle
possibilità di pesca. Dall’esame dello
CSTEP emerge che la flotta della categoria 12-18 m operante con reti da
posta derivanti e reti fisse e quella dei pescherecci con attrezzi attivi e
passivi non risultano economicamente sostenibili; buona parte della flotta è
inattiva (quasi 1 200 unità) e la flotta operante con attrezzi attivi e
passivi presenta livelli di attività molto bassi. I valori ROFTA (rendimento
delle immobilizzazioni materiali) per il 2011 risultano anormalmente bassi. Non
sono disponibili indicatori biologici. Cipro ha
ridotto dal 2004 ad oggi la capacità della propria flotta (-65% in GT e -20% in
KW). L’utilizzo dei pescherecci risulta basso (inferiore al 53%) per tutte le
flotte, ad eccezione dei pescherecci da traino per la pesca demersale in acque
internazionali. L’analisi dei dati economici per il 2011 non è stata
finalizzata, ma i dati relativi al 2010 denotano una sovracapitalizzazione. La flotta dei “pescherecci
da traino per la pesca demersale in acque territoriali” è stata ridotta di
recente e Cipro non ha potuto effettuare una valutazione completa; tale paese
riferisce tuttavia che sembra sussistere uno squilibrio nel comparto della
pesca costiera su piccola scala, mentre la flotta della categoria 12-24 m
operante con attrezzi fissi polivalenti sembrerebbe caratterizzata da una
situazione di relativo equilibrio. Cipro non ha
trasmesso dati basati sul DCF, per cui non si dispone di un’analisi dello
CSTEP. La
Germania
ha riferito che il numero di unità della flotta ha registrato una netta
flessione, passando da 2 315 nel 2000 a 1 549 nel 2012. Questo trend
decrescente sta ora rallentando. Rispetto all’anno precedente, la flotta
peschereccia tedesca ha registrato un calo in quattro segmenti. Nel 2012 sono
state ritirate 31 imbarcazioni, corrispondenti a una riduzione della capacità pari
a 598 GT (-0,93%) e 2 242 KW (-1,51%). La maggiore riduzione in assoluto è
stata rappresentata dal ritiro di 16 pescherecci con reti da imbrocco di
lunghezza inferiore a 12 m. Sia la flotta operante con reti a
strascico che quella operante con sfogliare (<= 40 m) hanno registrato una
riduzione di oltre il 4%. La Germania
conclude che la capacità della propria flotta è commisurata alle possibilità di
pesca disponibili, nonostante il basso livello di taluni indicatori dovuto alle
attività di pesca esercitate a tempo parziale. Gli indicatori economici sono
negativi, ma la Germania ritiene che i costi effettivi di deprezzamento siano
inferiori a quelli ufficiali e che pertanto il calcolo in base al quale la
flotta presenta uno squilibrio economico a lungo termine non sia giustificato. L’analisi dello
CSTEP indica che la maggior parte dei segmenti della flotta basa la propria
attività su stock sovrasfruttati; tuttavia gli indicatori biologici evidenziano
un impatto unicamente su uno stock a rischio per la flotta operante con reti a
strascico per la pesca demersale e sciabiche della categoria 24-40 m. Non
risultano economicamente sostenibili le seguenti categorie: 10-12 m - attrezzi
fissi, 12-18 m - reti a strascico per la pesca demersale e sciabiche, 24-40
m - reti fisse, >40 m - reti a strascico e sciabiche. Risultano
sottoutilizzate la flotta delle imbarcazioni di lunghezza inferiore a 12 m
operanti con attrezzi passivi e quella delle sfogliare della categoria
18-24 m, senza che ciò sia giustificato dalla stagionalità di questi tipi
di pesca. Per il 2011 tale valore corrisponde al 65%. La
Danimarca gestisce le proprie possibilità di pesca
mediante contingenti individuali trasferibili (ITQ) e quote contingentali per
peschereccio; tale sistema di gestione ha permesso di ridurre sia il numero di
pescherecci che la capacità in termini di stazza e di potenza. Nel 2011 si
è registrata una sottoutilizzazione nella maggior parte dei segmenti della
flotta, ad eccezione delle sfogliare della categoria 12-24 m e dei pescherecci
con reti a strascico per la pesca demersale e sciabiche della categoria >40
m. Per la maggior
parte delle imbarcazioni di lunghezza inferiore a 12 m si registra una
situazione di sovracapitalizzazione costante. Per la maggior parte delle altre
imbarcazioni si rileva una situazione di relativo equilibrio economico. Dal
2005 al 2011 molte flotte hanno registrato ricavi correnti sistematicamente
inferiori ai ricavi di pareggio; risulta quindi difficile capire come tali navi
abbiano continuato ad operare. Gli indicatori
economici e di utilizzo dei pescherecci sembrano indicare una situazione di
squilibrio, in particolare per le imbarcazioni di lunghezza inferiore a 12 m
operanti nel Mare del Nord. I pescherecci
della categoria <10 m operanti con reti a strascico e sciabiche, quelli
della categoria 10-12 m operanti con attrezzi fissi polivalenti e quelli
della categoria 12-18 m operanti con sfogliare hanno basato la loro
attività su stock sovrasfruttati e non sono risultati economicamente
sostenibili. Nonostante la
significativa riduzione di capacità operata negli anni passati, l’Estonia
ha segnalato una situazione di squilibrio, soprattutto per i pescherecci da
traino della categoria >12 m. Nel 2012 sono state ritirate dalla flotta 4
unità. Questo segmento ha registrato una flessione del 6% sia in termini di
potenza che di stazza lorda. La flotta conta numerose piccole imbarcazioni
(circa 1 300) adibite alla pesca costiera dell’aringa, della perca e della
passera pianuzza; per questo segmento della flotta risulta difficile esprimere
una valutazione sulla situazione di equilibrio. Nella sua
relazione l’Estonia non si è avvalsa della segmentazione del registro della
flotta. Tale paese ha istituito un sistema di contingenti individuali
trasferibili che dovrebbe portare a un migliore equilibrio. Dall’analisi
economica elaborata dall’Estonia risulta che dal 2010 tutte le categorie di
lunghezza hanno operato in modo economicamente sostenibile. L’analisi dello
CSTEP indica che la flotta della categoria 10-12 m operante con attrezzi
passivi polivalenti ha basato la propria attività su stock ittici sfruttati al
di sopra di livelli MSY. La
Grecia
non ha presentato una valutazione dell’equilibrio tra capacità e risorse o
della strategia nazionale per la flotta peschereccia, né ha trasmesso le
informazioni previste nell’ambito del DCF. Tale paese ha riferito che le
attività di pesca e la situazione degli stock biologici pescabili sono rimaste
invariate rispetto all’anno precedente. Rispetto ai dati contenuti nelle
relazioni 2011 e 2012 si osserva una riduzione di 632 unità. Tra il 1º gennaio
2003 e il 31 dicembre 2012 sono state ritirate dalla flotta 3 019
imbarcazioni (15,84%) e la capacità è diminuita rispettivamente del 21,57% in
termini di stazza lorda (GT) e del 21,71% in termini di potenza (kW). La Grecia non ha
trasmesso i dati del DCF, per cui lo CSTEP e il CCR non hanno potuto calcolare
e valutare i corrispondenti indicatori. La
Spagna
ha continuato a ridurre la capacità di pesca nel 2012. Sempre nel 2012 sono
state definitivamente radiate dal registro della flotta 429 imbarcazioni; per
147 di esse sono stati erogati aiuti di Stato. Nel 2012 circa l’85% della
flotta è stato in attività. La Spagna ritiene che sussista un certo squilibrio
nelle flotte artigianali operanti nelle acque costiere (1 280 imbarcazioni
inattive), mentre la flotta operante in acque internazionali (32 navi inattive)
risulta in equilibrio o ha una capacità inferiore a quella necessaria per le
possibilità di pesca disponibili. Dall’esame dello
CSTEP emerge che i soli dati che la Spagna ha trasmesso nell’ambito del DCF
sono stati i dati economici relativi al 2011. Tali dati denotano una situazione
piuttosto disomogenea, con risultati economici negativi per numerose flotte e
risultati medi o addirittura positivi per alcune altre. La
Finlandia
ha registrato una costante contrazione della propria flotta tra il 1995 e 2012.
Nel 2012 la flotta ha subito un aumento in termini di stazza (in particolare il
segmento della pesca d’altura) accompagnato tuttavia da una riduzione in
termini di potenza motrice. Questo paese ritiene che sussista un
equilibrio ragionevole tra capacità della flotta e possibilità di pesca. Nella
sua relazione la Finlandia non ha applicato gli orientamenti dello CSTEP, né ha
utilizzato altri indicatori per valutare il rapporto tra capacità e possibilità
di pesca. Lo CSTEP non ha
individuato chiare tendenze negli indicatori economici. In base all’indicatore
tecnico l’utilizzo medio dei pescherecci risulta basso o molto basso. Non sono
disponibili indicatori biologici. La
Francia
ritiene nella maggior parte delle attività di pesca le sue flotte siano stabili
e commisurate alle possibilità di pesca. Tale situazione è il risultato di un
processo di adeguamento delle flotte in corso da diversi anni. Molte
imbarcazioni pescano specie non soggette a contingenti per le quali non si
dispone di valutazioni biologiche; non è stato quindi possibile calcolare né
gli indicatori biologici né l’indicatore tecnico. Nel 2012 sono state dismesse
in Francia 192 imbarcazioni, di cui 74 operavano in territori d’oltremare. 46
navi su 192 sono state dismesse con aiuti pubblici (di queste, 6 nella
Guyana). Gli indicatori
biologici non erano disponibili per la maggior parte delle flotte operanti nel
Mediterraneo. Quasi tutte le flotte operanti nell’Atlantico, ad eccezione dei
pescherecci da traino pelagici della categoria >40 m, hanno basato la loro
attività su stock sovrasfruttati. I dati economici erano estremamente carenti o
poco significativi. L’Irlanda ha
riferito che, nonostante la capacità di pesca sia aumentata dell’1,29% in
termini di GT e del 2,25% in termini di KW rispetto all’anno precedente, la
flotta si è mantenuta entro il livello di riferimento. Gli indicatori economici
rivelano che negli ultimi anni le flotte hanno migliorato i loro risultati
economici, sono attualmente redditizie a medio e lungo termine e non presentano
segni di sovracapitalizzazione. L’esame dello CSTEP indica che i seguenti segmenti
hanno operato su stock sovrasfruttati, esercitando ripercussioni su fino a 6
stock a rischio biologico: pescherecci con palangari della categoria
10-18 m, pescherecci con reti a strascico e sciabiche della categoria
>18 m e pescherecci da traino pelagici della categoria >24 m. L’indicatore
tecnico denota uno scarso utilizzo della capacità. Molte navi risultano
inattive (dal 13% al 40%). L’Italia ha
riferito che nel 2012 la flotta nazionale ha registrato un calo del 2,23% in
termini di unità, del 5,8% in GT e del 3,5 in KW. Nella sua relazione l’Italia
non ha applicato gli orientamenti, né ha incluso altri indicatori per valutare
il rapporto tra capacità e possibilità di pesca. Non disponendo di dati, l’Italia
non ha potuto valutare l’equilibrio delle proprie flotte. In base all’esame dello CSTEP, i pescherecci con
sfogliare della categoria 12-24 m, i pescherecci con reti a strascico e
sciabiche della categoria 24-40 m e i pescherecci con reti a circuizione
della categoria >40 m non sono risultati economicamente sostenibili,
contrariamente a molte altre flotte che hanno mostrato una buona redditività.
Gli indicatori di utilizzo dei pescherecci denotano situazioni di squilibrio.
In molti casi gli indicatori biologici non erano disponibili e, quando lo
erano, denotavano sovrasfruttamento. La Lituania ha
ritirato 3 navi dalla propria flotta nel 2012. La capacità è diminuita di 18 025 GT
(55%) e 19 982 KW (53,9%). L’attività delle marinerie si svolge per lo più
su stock che non sono sovrasfruttati ed è commisurata agli stock di merluzzo
bianco, aringa e spratto del Baltico orientale. Nel 2011 le flotte sono state
generalmente redditizie. L’esame dello
CSTEP denota un basso utilizzo per tutte le flotte, ad eccezione dei pescherecci
da traino pelagici della categoria 24-40 m. L’attività dei pescherecci da
traino pelagici della categoria >40 m si è ripercossa su uno stock a rischio
biologico. La
Lettonia
ha registrato una riduzione di capacità del 20% in termini di unità, del 24% in
GT e del 31% in KW dal 2004. Tale paese riferisce che gli indicatori di
utilizzo della capacità non presentano squilibri significativi in nessun
segmento e che il settore è redditizio. L’esame dello
CSTEP indica che i pescherecci con attrezzi fissi polivalenti della categoria
<10 m e i pescherecci da traino pelagici della categoria 12-18 m hanno
operato su stock sovrasfruttati. Queste flotte sono inoltre caratterizzate da
un basso tasso di utilizzo. Malta ha
segnalato risultati poco soddisfacenti per la propria flotta nel 2011. In
mancanza di dati economici e sociali non è stato possibile ottenere risultati
conclusivi per il 2012. Le autorità maltesi stanno attualmente verificando l’esattezza
delle informazioni contenute nel registro della flotta. L’esame dello
CSTEP indica che la maggior parte delle flotte per le quali si dispone di dati
non erano economicamente sostenibili, fatta eccezione per le tonniere con reti
a circuizione della categoria 12-18 m e per la flotta operante con “altri
attrezzi attivi” della categoria 18‑24 m. Il tasso di utilizzo dei
pescherecci è risultato basso per tutte le flotte. In generale gli indicatori biologici
non erano disponibili. I Paesi Bassi
hanno descritto una situazione di relativo equilibrio tra possibilità di pesca
e capacità della flotta e riferito che dagli indicatori biologici risulta che
gli stock su cui essa opera non sono sottoposti a eccessivo sfruttamento. Gli
indicatori economici indicano che la flotta pelagica olandese non è redditizia.
La flotta demersale di lunghezza superiore a 24 m ha registrato risultati
economici positivi e in via di miglioramento. L’esame dello
CSTEP rivela che, in media, tutte le flotte per cui erano disponibili
indicatori biologici hanno basato la loro attività su stock sovrasfruttati. I
pescherecci da traino pelagici di oltre 40 m e i pescherecci con sfogliare
della categoria 18-24 m non sono apparsi economicamente sostenibili,
mentre altre marinerie hanno registrato risultati soddisfacenti. La
Polonia
ha riferito che nel 2012 sono state ritirate dalla flotta 8 navi (250 GT e 980
KW). La Polonia non ha potuto stabilire se è stato raggiunto un equilibrio, ma
ritiene che tutte le sue flotte, ad eccezione del segmento operante con
palangari della categoria 12-18 m, siano economicamente sostenibili. L’esame dello
CSTEP indica che i pescherecci della categoria 12-18 m operanti con ami
non sono economicamente redditizi. Il livello di utilizzo risulta modesto per
tutte le flotte, ad eccezione dei pescherecci operanti con reti a strascico per
la pesca demersale e sciabiche della categoria >40 m e dei pescherecci
da traino pelagici della categoria >40 m. Non sono disponibili
indicatori biologici. Il
Portogallo ha riferito che la capacità della flotta nazionale
è commisurata alle possibilità di pesca. Tuttavia, per le marinerie operanti
con reti da circuizione gli indicatori tecnici denotano un utilizzo
relativamente basso della flotta. Nella maggior
parte dei casi gli indicatori biologici non erano disponibili. Dall’esame dello
CSTEP risulta che i pescherecci di lunghezza inferiore a 12 m operanti con
palangari, quelli operanti con draghe della categoria <12 m e quelli
operanti con attrezzi attivi e passivi della categoria 10-12 m non sono
economicamente redditizi. Numerose flotte presentano bassi tassi di utilizzo. La
Romania ha segnalato un tasso di utilizzo della
capacità estremamente basso e una situazione di dipendenza da stock
sovrasfruttati. I dati economici
e biologici disponibili sono limitati. Lo CSTEP ha concluso che i tassi di utilizzo
della flotta sono bassi. La
Svezia
ha riferito che il numero dei pescherecci è diminuito del 12% dal 2008 al 2012.
L’attività delle marinerie interessa stock sui quali è esercitato un prelievo
sostenibile e risulta economicamente sostenibile. In alcuni segmenti si osservano
ancora segni di squilibrio. Lo CSTEP ritiene
l’attività della flotta della categoria -18 m operante con reti fisse non sia
economicamente sostenibile. Nove flotte hanno operato su stock eccessivamente
sfruttati, per i quali tuttavia non era disponibile l’indicatore relativo agli
stock a rischio. Per molte flotte non si dispone di dati sufficienti. La
Slovenia
ha segnalato un basso tasso di utilizzo in molti segmenti, attribuendolo alla
dipendenza da stock migratori e all’attività esercitata a tempo parziale,
piuttosto che a uno squilibrio. Nel 2012 la flotta slovena ha subito una
riduzione del 35% in termini di GT e del 16,83% in termini di KW. Gli sbarchi
complessivi sono diminuiti del 54% dal 2011 al 2012. Contrariamente agli altri
segmenti della flotta, i pescherecci della categoria <6 m operanti con
reti fisse e reti da posta derivanti non sono risultati economicamente
sostenibili. In base all’esame
dello CSTEP, i pescherecci operanti con reti fisse demersali della categoria
<12 m e quelli da traino pelagici della categoria 24-40 m non
risultano economicamente redditizi, mentre l’attività della flotta dotata di
reti a circuizione della categoria 12-18 m appare redditizia e
sostenibile. I tassi di utilizzo della flotta sono bassi. Non sono disponibili
indicatori biologici. Il Regno
Unito
ha segnalato un aumento della capacità per le navi dedite alla cattura di
molluschi (in particolare pettinidi), mentre per le flotte operanti con reti a
strascico si registra una riduzione generale della capacità. Tale paese non ha
proceduto al calcolo degli indicatori né ha formulato conclusioni riguardo all’equilibrio
tra flotta e possibilità di pesca. L’esame dello
CSTEP indica che la maggior parte delle flotte risulta economicamente
sostenibile, ad eccezione dei pescherecci con sfogliare delle categorie
<10 m e 12-18 m e della flotta con palangari della categoria <10 m.
Nella maggior parte dei casi non erano disponibili indicatori biologici.
Tuttavia l’attività dei pescherecci della categoria 18-40 m operanti con
reti a strascico e sciabiche si è ripercossa su cinque stock ad alto rischio
biologico. Numerosi piccoli pescherecci (di lunghezza inferiore a 18 m)
hanno registrato un basso tasso di utilizzo. La flotta con
reti a circuizione della categoria 40 m ha operato su stock sfruttati al di
sopra dei livelli MSY. Conclusioni Anche
se è necessario fare di più, dal 2002 ad oggi sono stati compiuti alcuni
progressi per ridurre il divario esistente tra la capacità della flotta e le
possibilità di pesca. La diversità delle tendenze osservate nei vari segmenti
di flotta non consente di formulare osservazioni di carattere generale sull’evoluzione
dell’equilibrio fra capacità e possibilità per l’Unione europea nel suo
complesso. Numerosi
stock sono sfruttati al di sopra dei livelli MSY e l’attività economica di
diversi segmenti di flotta dipende da questi stock. Le marinerie di numerosi
Stati membri presentano un basso tasso di utilizzo. Esaminati i risultati delle
analisi realizzate dallo CSTEP, la Commissione ritiene che gli Stati membri
debbano ancora adottare misure di adeguamento della capacità della flotta per
favorire il conseguimento dell’obiettivo MSY fissato nell’ambito della nuova
politica comune della pesca. L’obbligo
per gli Stati membri di adeguare progressivamente la capacità delle loro flotte
alle possibilità di pesca non solo è mantenuto, ma è addirittura rafforzato
nell’ambito della nuova PCP. Oltre agli obblighi esistenti, gli Stati membri
dovranno includere nelle loro relazioni un piano d’azione per i segmenti di
flotta in cui sussiste uno squilibrio strutturale. Tale piano dovrà indicare
gli obiettivi di adeguamento previsti e gli strumenti per conseguirli, nonché
un preciso calendario di attuazione. Tale
obbligo supplementare può contribuire a raggiungere più agevolmente e più
rapidamente l’auspicato equilibrio. I piani d’azione rafforzeranno la
trasparenza per quanto riguarda gli obiettivi degli Stati membri e gli
interventi correttivi da questi attuati; nel contempo, il calendario di attuazione
consentirà di monitorare da vicino i progressi compiuti degli Stati membri
verso il conseguimento di un equilibrio. La
nuova PCP prevede la possibilità di sospendere o interrompere il sostegno
finanziario erogato per determinate spese dal nuovo Fondo europeo per gli
affari marittimi e la pesca nel caso in cui si dimostri che uno Stato membro
non attua le azioni necessarie per ristabilire l’equilibrio tra capacità della
flotta e possibilità di pesca. Le relazioni e i piani d’azione degli Stati membri
costituiranno strumenti fondamentali per monitorare la situazione a questo
riguardo. Il
rafforzamento degli obblighi imposti agli Stati membri associato alla
condizionalità finanziaria dovrebbe garantire, nel tempo, un progressivo
adeguamento della capacità delle flotte alle possibilità di pesca. La
Commissione continuerà a seguire da vicino i progressi realizzati alla luce
degli obiettivi della PCP, in generale, e della gestione della capacità di
pesca, in particolare. Allegato
1 A:
Qualità delle informazioni 1
Informazioni qualitative e descrittive La tabella che segue mostra le parti delle relazioni degli Stati
membri che hanno trasmesso informazioni limitate. Le parti pertinenti sono
contrassegnate con (X). || Correlazioni tra flotte e attività di pesca || Evoluzione della flotta || Descrizione dei regimi di riduzione dello sforzo || Impatto dei regimi di riduzione dello sforzo || Valutazione del regime di gestione della flotta || Piani intesi a migliorare il regime di gestione della flotta || Indicazione della conformità al regime di entrata/uscita || Modifiche delle procedure amministrative || Valutazione dell’equilibrio DE || || || || || || || || || X FI || || || || || || X || || || X IE || || || || || || X || || || IT || X || X || X || X || || X || || X || X LT || || || || X || || X || || || PO || || || || || X || || || || SE || || || || || || X || || || UK || || || || || || || || || X Fonte:
Tabella 3.2 della relazione dello CSTEP-13-11 - Esame delle relazioni nazionali
sugli sforzi compiuti dagli Stati membri per conseguire un equilibrio tra la
capacità della flotta e le possibilità di pesca. 2.
Informazioni quantitative Per
poter valutare in che misura l’attività di una flotta dipende da stock
sfruttati al di sopra dei livelli MSY è necessario disporre di valutazioni
quantitative degli stock ittici. Per il Mar Mediterraneo e il Mar Nero non si
dispone ancora, nella maggior parte dei casi, di valutazioni biologiche che
consentano di formulare un’analisi di sostenibilità biologica basata sulla
flotta. Questo vale anche per numerose flotte operanti su stock nelle zone CIEM
VI, VII, VIII e IX. I
dati relativi al rendimento delle immobilizzazioni materiali (ROFTA) e al rapporto
ricavi correnti/ricavi di pareggio[8]
risultano mancanti o carenti per alcuni Stati membri. I dati relativi al
numero di navi inattive sono stati trasmessi dalla maggior parte degli Stati
membri, ma non in forma completa. I
valori dell’indicatore tecnico (numero medio di giorni in mare per nave diviso
per il numero massimo di giorni per la flotta) sono stati comunicati dalla
maggior parte degli Stati membri, ma i dati non sono completi. Tali valori non
figurano nella relazione di sette Stati membri. Allegato
1 B:
Qualità delle informazioni[9] Evoluzione
annua della somma dei punteggi degli SM in percentuale dei punteggi massimi. Fonte:
Figura 3.1 della relazione dello CSTEP-13-11 - Esame delle relazioni nazionali
sugli sforzi compiuti dagli Stati membri per conseguire un equilibrio tra la
capacità della flotta e le possibilità di pesca. La
tabella riportata sopra indica che dal 2008 le relazioni annuali degli Stati
membri hanno registrato un miglioramento sia dal punto di vista della
completezza che della qualità dei dati. Allegato
2:
Tabella
2.1: rispetto dei massimali di entrata-uscita al 31.12.2012 (escluse le regioni
ultraperiferiche) || GT || KW GT || MAX GT || A/B || KW || Max kW || C/D A || B || C || D Al 31.12.2012 || Al 31.12.2012 BEL BGR CYP DEU DNK ESP EST FIN FRA GRC IRL ITA LTU LVA MLT NLD ORY PRT ROM SVN SWE UK || 15 053 7 071 4 248 63 618 64 348 364 354 15 149 16 146 152 452 80 693 60 141 165 370 27 186 33 797 7 998 128 886 25 573 86 840 628 653 30 652 201 092 || 18 962 7 517 11 021 71 117 88 762 391 602 21 713 18 290 178 261 85 688 77 568 173 717 73 529 46 627 14 965 166 859 39 139 95 077 1 913 728 43 386 231 106 || 79,39% 94,07% 38,54% 89,46% 72,49% 93,04% 69,77% 88,28% 85,52% 94,17% 77,53% 95,20% 36,97% 72,48% 53,44% 77,24% 65,34% 91,34% 32,83% 89,70% 70,65% 87,01% || 47 794 60 950 45 782 146 086 228 563 822 115 46 325 169 972 695 496 468 894 183 820 1 020 785 34 389 51 231 76 660 276 357 75 865 297 913 6 185 9 188 173 440 805 930 || 51 586 60 654 47 803 167 078 313 333 886 578 52 641 182 334 769 739 478 398 210 083 1 071 389 73 484 58 759 95 776 350 736 90 583 315 650 6 410 9 503 210 829 909 141 || 92,65% 100,49% 95,77% 87,44% 72,95% 92,73% 88,00% 93,22% 90,35% 98,01% 87,50% 95,28% 46,80% 87,19% 80,04% 78,79% 83,75% 94,38% 96,49% 96,69% 82,27% 88,65% Σ 31.12.2012 || 1 551 948 || 1 857 547 || 83,55% || 5 743 740 || 6 412 487 || 89,57% Fonte:
Registro della flotta dell’UE – Gestione della flotta – Sistema di entrata e
uscita – Statistiche, 15.10.2013. Allegato
3:
Tabella
3.1. Sintesi dell’evoluzione della flotta degli Stati membri nel 2012 (escluse
le regioni ultraperiferiche) || GT || KW || || || N || GT || KW || N || GT || KW || Δ N(%) || Δ GT (%) || Δ KW (%) 31.12.2011 || 31.12.2012 || Δ 2011-2012 BEL BGR CYP DEU DNK ESP EST FIN FRA GRC IRL ITA LTU LVA MLT NLD ORY PRT ROM SVN SWE UK || 86 2 336 1 080 1 580 2 786 9 571 923 3 332 4 640 16 658 2 092 13 063 151 731 1 054 740 790 7 110 502 184 1 368 6 453 || 15 326 7 373 4 213 64 294 64 503 373 465 14 281 16 028 153 998 83 807 59 571 175 393 45 216 34 725 7 996 135 585 33 379 86 826 934 1 002 29 642 202 317 || 49 135 61 307 45 329 148 277 232 469 841 788 38 915 171 167 701 022 483 390 182 307 1 056 757 54 357 52 684 77 489 288 415 82 890 299 565 7 714 10 763 170 472 810 306 || 83 2 366 1 074 1 550 2 743 9 257 1 360 3 241 4 571 16 006 2 249 12 736 147 715 1 043 848 798 7 048 195 174 1 392 6 427 || 15,059 7,061 4,247 64,236 65,177 362,781 15,157 16,386 151,972 79,638 65,173 164,668 27,186 33,789 7,998 145,271 33,399 85,992 628 623 30,637 200,937 || 47,554 61,336 45,664 147,292 230,131 819,429 46,570 170,681 694,670 461,531 197,648 1.019.161 34,389 51,203 76,660 331,306 81,944 296,196 6,153 8,812 173,377 806,120 || -3,5% 1,3% -0,6% -1,9% -1,5% -3,3% 47,3% -2,7% -1,5% -3,9% 7,5% -2,5% -2,6% -2,2% -1,0% 14,6% 1,0% -0,9% -61,2% -5,4% 1,8% -0,4% || -1,7% -4,2% 0,8% -0,1% 1,0% -2,9% 6,1% 2,2% -1,3% -5,0% 9,4% -6,1% -39,9% -2,7% 0,0% 7,1% 0,1% -1,0% -32,8% -37,8% 3,4% -0,7% || -3,2% 0,0% 0,7% -0,7% -1,0% -2,7% 19,7% -0,3% -0,9% -4,5% 8,4% -3,6% -36,7% -2,8% -1,1% 14,9% -1,1% -1,1% -20,2% -18,1% 1,7% -0,5% Σ || 77 230 || 1 609 874 || 5 866 515 || 76 023 || 1 578 015 || 5 807 827 || -1,6% || -2,0% || -1,0% Fonte
– Registro della flotta dell’UE – Ricerca avanzata, 15.10.2013 Allegato
4 Tabella
4.1. Impegni del FEP per misure di arresto definitivo delle attività di pesca (2007
- 31.5.2013). || %S || NS || %R || NR || %(S+R) || S+R BE || 30,3% || 9 || 0,0% || 0 || 30,3% || 9 BG || 5,2% || 57 || 0,0% || 0 || 5,2% || 57 CY || 42,3% || 14 || 0,0% || 0 || 42,3% || 14 DE || 0,0% || 0 || 0,0% || 0 || 0,0% || 0 DK || 31,9% || 69 || 0,0% || 0 || 31,9% || 69 EE || 4,1% || 16 || 6,4% || 10 || 10,5% || 26 EL || 44,0% || 1011 || 0,0% || 0 || 44,0% || 1011 ES || 21,7% || 755 || 0,1% || 2 || 21,8% || 757 FI || 0,0% || 0 || 0,0% || 0 || 0,0% || 0 FR || 23,4% || 534 || 0,2% || 1 || 23,6% || 535 IE || 80,8% || 46 || 0,0% || 0 || 80,8% || 46 IT || 50,3% || 958 || 3,8% || 10 || 54,1% || 968 LT || 9,7% || 32 || 0,3% || 1 || 10,0% || 33 LV || 41,8% || 149 || 3,0% || 10 || 44,9% || 159 MT || 35,2% || 20 || 0,0% || 0 || 35,2% || 20 NL || 22,1% || 23 || 0,0% || 0 || 22,1% || 23 PL || 3,7% || 73 || 0,1% || 5 || 3,9% || 78 PT || 10,8% || 68 || 0,0% || 0 || 10,8% || 68 RO || 0,3% || 5 || 0,3% || 8 || 0,7% || 13 SE || 22,9% || 30 || 0,5% || 1 || 23,4% || 31 SI || 10,4% || 10 || 0,6% || 1 || 11,0% || 11 UK || 7,5% || 97 || 0,0% || 0 || 7,5% || 97 TOTALE UE || 17,6% || 3976 || 0,5% || 0 || 18,1% || 3976 Fonte:
dati trasmessi dagli SM su richiesta formale della DG MARE di presentare dati
cumulativi sul FEP per il periodo 1º gennaio 2007 - 31 maggio 2013 %s:
percentuale di impegni fino ad ora approvati dal FEP per la demolizione delle
navi NS: numero
di operazioni di demolizione (navi) R%:
percentuale di impegni del FEP per la riconversione delle navi NR: numero
di riconversioni (navi) %S
+%R:
percentuale totale demolizione + riconversione Allegato
5 Impegni del FEP nel periodo 1.1.2007 - 31.7.2012 Misura || Numero di operazioni || Costo totale || Contributo pubblico nazionale || Contributo FEP || % di impegni del FEP rispetto agli impegni totali degli SM || % di impegni del FEP rispetto alla dotazione totale del FEP 1.1: Arresto definitivo delle attività di pesca || 3 691 || 840 586 705 || 364 754 604 || 475 112 883 || 19,61% || 11,04% Azione 1: demolizione || 3 653 || 822 180 366 || 357 863 531 || 463 597 617 || 19,13% || 10,78% Azione 2: destinazione ad altre attività diverse dalla pesca || 38 || 18 406 340 || 6 891 074 || 11 515 266 || 0,48% || 0,27% 1.2: Arresto temporaneo delle attività di pesca || 47 809 || 303 379 641 || 118 971 042 || 184 404 717 || 7,61% || 4,29% Azione 1: dato 1: numero di pescatori/giorno || 41 450 || 264 640 631 || 101 271 726 || 163 365 023 || 6,74% || 3,80% Azione 1: dato 2: pescherecci interessati, se pertinente || 6 359 || 38 739 010 || 17 699 317 || 21 039 694 || 0,87% || 0,49% 1.3: Investimenti a bordo dei pescherecci e selettività || 2 052 || 83 147 676 || 12 234 523 || 20 304 471 || 0,84% || 0,47% Azione 5: miglioramento dell’efficienza energetica || 490 || 50 508 625 || 7 403 213 || 12 447 674 || 0,51% || 0,29% Azione 6: miglioramento della selettività || 264 || 7 647 446 || 1 143 544 || 1 840 787 || 0,08% || 0,04% Azione 7: sostituzione del motore || 523 || 17 053 672 || 2 668 272 || 4 180 453 || 0,17% || 0,10% Azione 8: sostituzione degli attrezzi || 777 || 7 937 932 || 1 019 495 || 1 835 557 || 0,08% || 0,04% 1.4: Piccola pesca costiera || - || - || - || - || 0,00% || 0,00% 1.5: Compensazioni socioeconomiche per la gestione della flotta || 2 709 || 90 568 443 || 23 412 874 || 40 487 961 || 1,67% || 0,94% Dato 3: numero totale di pescatori interessati dalla fuoriuscita precoce dal settore della pesca || 2 709 || 90 568 443 || 23 412 874 || 40 487 961 || 1,67% || 0,94% Totale impegni del FEP a favore degli SM || 60 818,00 || 2 823 214 370,52 || 762 634 778 || 1 157 287 915 || 47,77% || 26,90% SM
mancanti: BE (compreso fino al 1º giugno 2012), FR (dati disaggregati non
disponibili) Dotazione
totale del FEP 4 302 229 775,00.
Totale dei fondi FEP impegnati dagli SM 2 422 797 726,39
Allegato
6 Indicatori
utilizzati dallo CSTEP L’indicatore
“tasso di prelievo sostenibile” consente di stabilire in quale misura un
determinato segmento di flotta dipende da stock sovrasfruttati. Questo
indicatore non tiene conto del fatto che determinati stock nel mix di catture
possono essere più o meno gravemente sovrasfruttati o depauperati, né tiene
conto dell’impatto esercitato da altre flotte sullo sfruttamento delle risorse.
Due
sono gli indicatori di sostenibilità economica. Il ritorno sulle immobilizzazioni
materiali (ROFTA) è un indicatore indiretto dell’utile sul capitale investito
che consente di misurare la redditività economica a lungo termine. Misura l’utile
netto diviso per il valore degli investimenti di capitale. Un indice superiore
al tasso di interesse privo di rischio ottenibile con altri investimenti
significa che la flotta è economicamente sana ed è in grado di sostituire i
beni d’investimento quando necessario. Un ROFTA inferiore a questo tasso indica
che l’investimento non è economicamente conveniente in quanto possono essere
realizzati profitti maggiori investendo in altre attività. I tassi d’interesse
privi di rischio qui utilizzati a fini comparativi sono riportati nella tabella
4.3 della relazione del gruppo di esperti dello CSTEP (CSTEP-13-28). Il
rapporto “ricavi correnti/ricavi di pareggio” misura la redditività a breve
termine. Un indice inferiore a 1 significa che le navi non sono in grado di
coprire i costi di funzionamento e sono costrette a sospendere l’attività di
pesca in caso di mancanza di liquidità. Un indice superiore a 1 significa che
le navi sono in grado i coprire i costi di funzionamento, ma non che generano
un reddito sufficiente a sostituire i beni d’investimento. Due
indicatori consentono di valutare se le navi sono “pienamente utilizzate”. In
primo luogo, un “indicatore tecnico”, definito come il rapporto tra il tempo
medio trascorso in mare diviso per il tempo di pesca massimo possibile per l’attività
considerata. Tale valore è pari a 1 quando tutte le navi utilizzano il tempo di
pesca massimo possibile, anche per campagne di breve durata. Valori inferiori a
1 indicano che parte della flotta opera per un tempo inferiore al massimo
possibile. Una soglia del 70% è generalmente indice di sottoutilizzazione
significativa. Vi possono essere anche navi “inattive”, cioè che non operano in
nessun momento dell’anno. La presenza di numerose navi inattive in una flotta
peschereccia significa che la flotta non è commisurata alle risorse. [1] Articolo 11 del regolamento (CE) n. 2371/2002 del
Consiglio. [2] Cfr. l’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento (UE)
n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio. [3] Cfr. gli “Orientamenti intesi a favorire un’analisi più
precisa dell’equilibrio tra la capacità e le possibilità di pesca”, versione
del 1º marzo 2008. [4] In conformità del regolamento (CE) n. 199/2008 del
Consiglio che istituisce un quadro comunitario per la raccolta, la gestione e
l’uso di dati nel settore della pesca e un sostegno alla consulenza scientifica
relativa alla politica comune della pesca, Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea L 60 del 5.3.2008, pag. 1. [5] Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca
(CSTEP) - Valutazione degli indicatori di equilibrio per i principali segmenti
della flotta e esame delle relazioni nazionali sugli sforzi compiuti dagli
Stati membri per conseguire un equilibrio tra la capacità della flotta e le
possibilità di pesca (CSTEP-13-28), disponibile sul sito web:
http://stecf.jrc.ec.europa.eu/reports/balance [6] Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al
Consiglio sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2011 per raggiungere un
equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca, COM(2103) 85
final del 18 febbraio 2012, capitolo 3. [7] Cfr. il regolamento (UE) n. 1380/2013 (Gazzetta
ufficiale dell’Unione europea L 354 del 28.12.2013, pag. 22) – Allegato II
– Limiti di capacità di pesca (pag. 58). [8] I ricavi di pareggio sono le entrate necessarie per
coprire sia i costi fissi che quelli variabili, in modo che non vi siano né
perdite né profitti. I ricavi correnti sono rappresentati dall’utile di
gestione complessivamente realizzato dal segmento di flotta, costituito dalle
entrate generate dagli sbarchi e da quelle non connesse alla pesca. Cfr. anche l’allegato VI. [9] Fonte: Comitato scientifico, tecnico ed economico per la
pesca (CSTEP) – Valutazione degli indicatori di equilibrio (cfr. supra),
pag. 85.