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Document 52013DC0461
REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL on the evaluation of the Union's finances based on the results achieved
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sulla valutazione delle finanze dell’Unione in base ai risultati conseguiti
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sulla valutazione delle finanze dell’Unione in base ai risultati conseguiti
/* COM/2013/0461 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sulla valutazione delle finanze dell’Unione in base ai risultati conseguiti /* COM/2013/0461 final */
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO
EUROPEO E AL CONSIGLIO sulla valutazione delle finanze dell’Unione
in base ai risultati conseguiti 1. INTRODUZIONE La presente relazione, la terza presentata a
norma dell’articolo 318 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea
(TFUE) (in appresso la “relazione”), rispecchia il costante sviluppo della
comunicazione sulla valutazione delle finanze dell’Unione in base ai risultati
conseguiti. L’autorità di discarico e la Corte dei conti
europea hanno mostrato un notevole interesse per la relazione e hanno avanzato
alcuni suggerimenti per migliorarla ulteriormente, sulla base delle due
relazioni precedenti. Per quanto possibile, la Commissione ha risposto a tali
suggerimenti con la relazione di quest’anno nell’ambito del vigente quadro per
il monitoraggio, la valutazione e la comunicazione per il quadro finanziario
pluriennale (QFP) 2007-2013. I miglioramenti introdotti nella relazione di
quest’anno si muovono nella direzione auspicata per l’ulteriore sviluppo della relazione
nell’ambito del prossimo QFP 2014-2020, come indicato nella sezione 2. La
sezione 3 riferisce in merito al monitoraggio e ai risultati del 2012 per
quanto riguarda i programmi di spesa e le valutazioni di questi programmi
realizzate nel 2012, offrendo una panoramica dei dati disponibili, sui
risultati, per ciascuna rubrica di bilancio. La presente relazione viene ora pubblicata
molto prima, nel corso dell’anno, rispetto alle relazioni del 2010 e del 2011 per
garantire un miglior allineamento con l’adozione della relazione di sintesi e
assicurarne la disponibilità all’autorità di discarico e alla Corte dei conti
in vista della procedura di discarico per l’anno di riferimento. La relazione esamina i programmi UE di tutti
gli ambiti politici dell’Unione europea per quanto riguarda la spesa dell’attuale
QFP; tale approccio è stato accolto con favore dall’autorità di discarico e
dalla Corte dei conti nella precedente relazione. In risposta alla richiesta
dell’autorità di discarico, i risultati dei programmi esterni (rubrica 4) vengono
illustrati in maniera più dettagliata, mettendo in risalto i progressi compiuti
nella realizzazione delle iniziative faro Europa 2020 (laddove i risultati siano
disponibili). Nella relazione di quest’anno, oltre ai risultati delle valutazioni,
sono state inserite anche altre informazioni sulle prestazioni, in modo da
offrire un quadro informativo più completo sui progressi e i risultati
raggiunti. Tra le fonti si annoverano le relazioni annuali di attività delle direzioni
generali e le relazioni speciali della Corte dei conti europea, le relazioni
nazionali e i rapporti di reti di esperti per l’attuazione di programmi nell’ambito
della gestione concorrente e infine relazioni di audit interno. Ogni rubrica relativa
a una politica specifica, nel capitolo 3, comprende una sezione sui progressi
realizzati nell’attuazione per l’anno 2012 e sui principali risultati di
valutazione/su altro feedback correlato alla prestazione, relativamente ai
programmi, divenuti disponibili nel 2012 e riguardanti gli anni precedenti. Alla relazione
sono allegati due documenti di lavoro della Commissione. Il primo contiene un
piano d’azione nel quale si elabora una pianificazione provvisoria per l’ulteriore
sviluppo della relazione, pianificazione che verrà confermata in seguito all’approvazione
degli strumenti giuridici di supporto al programma finanziario pluriennale 2014-2020.
Il secondo offre un’ampia panoramica delle 130 valutazioni realizzate nel 2012,
gran parte delle quali riguardano programmi di spesa, mentre la relazione di
valutazione contiene un’analisi delle questioni trasversali e le principali
risultanze/raccomandazioni di tali valutazioni[1].
Per ogni valutazione vengono fornite sinteticamente le informazioni essenziali,
tra cui quelle sui diversi tipi di impatto, l’efficienza, l’efficacia e il
valore aggiunto dell’UE. Le sintesi comprendono collegamenti ipertestuali alla
pagina web da cui si può accedere alla relazione integrale. Questi due
documenti rispondono alle richieste del Parlamento europeo e della Corte dei
conti europea. 2. AZIONI PER MIGLIORARE IL
MONITORAGGIO, LA COMUNICAZIONE E LA VALUTAZIONE Nell’ambito del
discarico 2011 del PE[2]
il Parlamento europeo ha incluso una sezione su “azioni prioritarie”. Il
Parlamento ha fatto riferimento alla necessità di promuovere una nuova cultura
del rendimento all’interno della Commissione, fra l’altro definendo una serie
di obiettivi e di indicatori nei piani di gestione delle direzioni generali e
in tutte le proposte riguardanti nuove politiche e programmi. Il Parlamento
inoltre ha ricordato l’importanza della risposta fornita dalla Corte dei conti
europea all’ultima relazione e la necessità di proporre una definizione chiara
del valore aggiunto europeo; le relazioni annuali di attività delle direzioni
generali devono quantificare il rendimento delle DG e sintetizzare i risultati
conseguiti; la presente relazione deve sintetizzare rendimento e risultati segnalati
nelle relazioni annuali di attività, operando una distinzione tra politiche interne
e politiche esterne e mettendo in evidenza i progressi compiuti nel
completamento delle iniziative faro di Europa 2020; infine, tutte le relazioni
di valutazione devono essere rese disponibili integralmente al Parlamento. La relazione di
quest’anno si fonda già sulla comunicazione fornita da: le relazioni annuali di
attività, la comunicazione specifica dei singoli programmi, le valutazioni e i risultati
degli audit interni ed esterni. Come illustrato nella comunicazione della
Commissione di quest’anno sulla “Sintesi delle realizzazioni della Commissione
in materia di gestione per il 2012”[3],
si rivolge particolare attenzione alla necessità di promuovere una cultura del
rendimento all’interno della Commissione mediante i piani di gestione e le
relazioni annuali di attività, garantendo la coerenza tra questi strumenti di
gestione interna e altre relazioni come questa, al fine di evitare duplicati e
accrescere la flessibilità della comunicazione sui risultati. Proposte di questo
tipo contengono i blocchi fondamentali a cui la Corte ha fatto riferimento
nella sua risposta alla relazione dello scorso anno su un sistema affidabile di
raccolta dei dati sui risultati teso a individuare impatti e risultati per il
prossimo QFP. Conformemente alle richieste del Parlamento, la presente
relazione sintetizza altresì rendimento e risultati segnalati nelle relazioni
annuali di attività, operando una distinzione tra politiche interne ed esterne,
facendo riferimento ai progressi compiuti nelle iniziative faro di Europa 2020
e indicando dove siano reperibili tutte le relazioni di valutazione per
renderle disponibili integralmente al Parlamento. Per il prossimo QFP, la Commissione sta
lavorando a un quadro più solido e coerente di monitoraggio, valutazione e
comunicazione dei risultati dei programmi finanziari dell’UE. Le proposte della
Commissione per la prossima serie di programmi per il 2014-2020 mirano alla
semplificazione e intendono favorire e accelerare l’attuazione del programma,
migliorare il monitoraggio dei progressi (per garantire una migliore individuazione
dei ritardi o delle difficoltà e un’azione più rapida per porre rimedio alle
carenze) e perfezionare le attività di valutazione e comunicazione di rendimento
e risultati. Gli elementi chiave di questo quadro comprendono:
i principali obiettivi che i programmi devono raggiungere, con adeguati
collegamenti agli obiettivi UE-2020; indicatori essenziali che forniscono le
basi per una più chiara comunicazione sui progressi, l’efficienza e l’efficacia
delle azioni intraprese; infine, dispositivi solidi in materia di monitoraggio
e valutazione al fine di garantire la disponibilità di dati e pareri necessari in
tempo utile per favorire una migliore comunicazione dei risultati. Le informazioni e le valutazioni che la Commissione
riuscirà a produrre di anno in anno nelle relazioni annuali di attività e nelle
comunicazioni generali per il prossimo QFP dipenderanno in larga misura dalla
permanenza di questi elementi chiave negli strumenti giuridici che Parlamento e
Consiglio dovranno adottare per sostenere la nuova serie di programmi
finanziari. Nella relazione del prossimo anno la
Commissione descriverà il quadro della comunicazione sui risultati, che rimarrà
valido sino alla fine del prossimo QFP e sarà il frutto dell’attività
colegislativa sugli strumenti giuridici per la prossima generazione di
programmi. La relazione includerà gli obiettivi principali dei programmi, gli
indicatori fondamentali e gli accordi di monitoraggio, nonché la tempistica e
il contenuto delle valutazioni. Mostrerà inoltre in che modo la comunicazione
annuale concernente i progressi realizzati sulla precoce attuazione del prossimo
QFP sarà accompagnata dal continuo lavoro sulla valutazione ex-post dei
risultati dei programmi in corso. Segnalerà il momento in cui le principali
valutazioni dei risultati del programma in corso saranno state completate,
nonché i tempi e le modalità della comunicazione dei risultati per il prossimo
programma, compresi i contributi recati al programma dalla Commissione e dagli
Stati membri nell’ambito della gestione concorrente. Infine, nell’ambito del programma “legiferare
con intelligenza”, la Commissione sta anche lavorando alla revisione della propria
politica di valutazione. Entro quest’anno la Commissione terrà una consultazione
pubblica per adottare le conclusioni che saranno state raggiunte verso la fine
dell’anno. I risultati dovrebbero migliorare ulteriormente la comunicazione sui
progressi, l’efficienza, l’efficacia e il valore aggiunto delle azioni dell’UE nel
produrre effetti sull’economia e sulla società. 3. PANORAMICA DEI RISULTATI
CONSEGUITI RUBRICA 1A – COMPETITIVITÀ PER LA CRESCITA
E L’OCCUPAZIONE Politica industriale
e per le imprese Nel 2012 la situazione macroeconomica ha reso
necessari sforzi più intensi per stimolare la crescita e l’occupazione, e
realizzare così gli obiettivi della strategia UE 2020. In seguito al
rallentamento economico, non sono stati raggiunti gli obiettivi dell’UE per la
crescita della competitività industriale e la creazione di posti di lavoro; d’altro
canto, si registrano miglioramenti generalizzati, una continua convergenza e un
più marcato effetto leva in termini di maggiore innovazione grazie al sostegno
dell’UE, soprattutto per le PMI. Nel 2012 gran parte dei programmi di spesa per
la politica industriale e per le imprese si è articolata nel modo seguente: i) programmi
di ricerca Spazio, Sicurezza e Galileo nell’ambito del Settimo programma quadro
di ricerca e sviluppo (7° PQ; 600 milioni di EUR); ii) programma per l’innovazione
e l’imprenditorialità (EIP) nell’ambito del programma quadro per la
competitività e l’innovazione (PCI-EIP: 335 milioni di EUR); iii) programma
europeo di navigazione satellitare (Galileo ed EGNOS; 169 milioni di EUR) e iv) programma
operativo di monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza (GMES-Copernicus;
40 milioni di EUR)[4]. Per quanto riguarda il 7° PQ, l’invito a
presentare proposte per Spazio 2012 ha prodotto 49 progetti di ricerca selezionati
ai fini del finanziamento a copertura di attività quali il cambiamento
climatico e lo sviluppo di tecnologie essenziali per lo spazio. Il 7° PQ per la
sicurezza comprende 54 tematiche che coprono azioni quali la lotta su vasta
scala agli incendi e il pronto intervento per il salvataggio delle vittime. Grazie
alla partecipazione delle PMI che supera il 21%, il tema della ricerca in
materia di sicurezza va ben oltre l’obiettivo del 15% fissato per l’intero 7°
PQ. Il programma per l’innovazione e l’imprenditorialità
(EIP) si propone di fornire una risposta pratica e diretta alle esigenze
primarie delle PMI. Gli specifici strumenti finanziari elaborati nell’ambito di
questo programma – lo strumento a favore delle PMI innovative e a forte
crescita e il meccanismo di garanzia per le PMI – si sono dimostrati particolarmente
efficaci nel soddisfare una domanda di finanziamento delle PMI destinata
altrimenti a rimanere insoddisfatta. Il sostegno agli investimenti mediante
risorse proprie è stato erogato a oltre 250 PMI innovative e a forte
crescita nonché a oltre 200 000 PMI che hanno beneficiato delle garanzie
dei prestiti. Questi strumenti creano un positivo effetto leva da 1 a 29 per le
garanzie di prestito e da 1 a 5 per il capitale di rischio, il che significa
che per ogni euro di denaro pubblico speso si genera un valore molto più alto
nell’economia reale. La valutazione finale dell’EIP conferma
che questo programma ha offerto una risposta efficace alle esigenze delle PMI e
ha avuto un effetto positivo sull’avvio e sulla crescita delle PMI, in termini
di effetto leva e di sviluppo di attività eco-innovative. Inoltre nel 2012 sono
state portate a termine due valutazioni[5]
che hanno preparato la strada alle iniziative tese a favorire l’accesso delle
PMI ai finanziamenti previsti per il 2013. Le valutazioni forniscono informazioni
sul modo di accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti pubblici
erogabili dagli Stati membri e spiegano come favorire lo scambio di buone
prassi relative alle politiche e ai programmi di sostegno in tutta l’UE. Le
valutazioni forniscono anche indicazioni sul modo di articolare le misure di
sostegno per attirare gli investimenti degli investitori informali (“business angels”),
fonte importante di finanziamento in molti paesi. Si è dato seguito anche ai
risultati dell’audit interno 2011 della Commissione per rafforzare il
monitoraggio dei futuri risultati del programma. A tale scopo si sta
sviluppando una serie di indicatori adeguati per monitorare il programma COSME,
successore dell’EIP[6]. Nel 2012 sono
stati raggiunti gli obiettivi dei programmi Galileo ed EGNOS. Il lancio di due
nuovi satelliti nell’ottobre 2012 ha avuto successo ed è stato realizzato il
dispiegamento delle infrastrutture terrestri per la fase di convalida del
programma. In tal modo è stato portato a termine il primo quartetto dei 30
satelliti della futura costellazione Galileo. Per quanto riguarda EGNOS, nel
luglio 2012 è stato ufficialmente varato un terzo servizio (il servizio d’accesso
ai dati EGNOS – EDAS), che si è aggiunto al servizio per la sicurezza della
vita umana (SoL), già disponibile, e ai servizi aperti. Per quanto riguarda i progressi compiuti
in relazione a GMES/Copernicus, due dei sei servizi di Copernicus-GMES per il
monitoraggio del territorio e la gestione delle emergenze sono divenuti
operativi. Quanto al monitoraggio del territorio, il GMES sta cominciando a
fornire dati originali e insostituibili, per i quali esiste già un’effettiva
domanda da parte dei responsabili politici e delle agenzie dell’UE, recando il
beneficio di dati pienamente comparabili per tutti gli Stati membri. I dati del
GMES sono stati utilizzati con successo in caso di calamità, per esempio dai
servizi di soccorso in Italia in occasione di naufragi, terremoti e incendi di
foreste. I risultati della valutazione intermedia delle operazioni iniziali del
GMES (GIO) indicano che tali operazioni si muovono nella direzione giusta per
sviluppare due servizi interamente operativi entro il previsto periodo di tre
anni. È stato proposto che il GMES venga portato avanti e ampliato attraverso
il programma Copernicus 2014-2020. Politica della mobilità e dei
trasporti Le valutazioni dimostrano che i finanziamenti
dell’UE hanno contribuito ai progressi ottenuti nell’ambito della
modernizzazione delle infrastrutture di trasporto europee (per esempio, l’attuazione
dei progetti prioritari, l’introduzione di strumenti per la mobilità
intelligente, come il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario e la
riduzione del numero delle vittime della strada)[7].
Le valutazioni giudicano tuttavia necessario intervenire con maggiore impegno
per realizzare gli obiettivi di lungo periodo – un mercato interno efficiente
dei trasporti, misurato per esempio in relazione ai prezzi per i cittadini e le
imprese – e per garantire la transizione ai trasporti intelligenti e a basse
emissioni di carbonio, che contribuiranno alla strategia Europa 2020. Le
recenti proposte della Commissione per rafforzare ulteriormente il mercato
interno nel settore ferroviario e promuovere alternative in termini di
combustibili puliti costituiscono passi avanti in questa direzione. La spesa nel campo della mobilità e dei
trasporti riguarda soprattutto l’ulteriore sviluppo delle reti transeuropee dei
trasporti (TEN-T); i programmi Marco Polo per alleviare la congestione del trasporto
stradale di merci e l’inquinamento passando ad altre modalità di trasporto; il
sostegno alla ricerca e all’innovazione attraverso i programmi quadro di
ricerca; e infine le attività di sostegno alla politica di trasporto europea e
ai diritti dei passeggeri. Nel 2012 i bilanci totali ammontavano a 1,07 miliardi
di EUR amministrati complessivamente attraverso una gestione centralizzata
indiretta (81%) dall’Agenzia esecutiva per la rete transeuropea di trasporto (TEN-T
EA) e dall’Agenzia esecutiva per la competitività e l’innovazione (EACI). Nel
novembre 2012, la Commissione ha pubblicato un importante invito a presentare
proposte nell’ambito del programma delle infrastrutture di trasporto (TEN-T), per
un importo di 1,278 miliardi di EUR. Tale invito sosterrà la transizione
al nuovo quadro degli orientamenti TEN-T e al meccanismo per collegare l’Europa
nell’ambito del prossimo QFP per il 2014‑2020. Nel 2012 una valutazione intermedia dedicata all’Agenzia
esecutiva TEN-T (TEN-T EA) ha dimostrato che l’Agenzia stessa ha raggiunto i traguardi
fissati e gli obiettivi specifici annuali. La gestione dei progetti TEN-T da
parte dell’Agenzia si è confermata quale soluzione più efficace in termini di
costi. Secondo l’analisi costi-benefici, i risparmi stimati in termini di costi
derivanti dall’opzione dell’Agenzia sarebbero pari, per il 2012, a un valore
attuale netto di 8,66 milioni di EUR. La TEN-T EA tuttavia riconosce il margine
di miglioramento che ancora sussiste, per esempio in settori come le previsioni
del flusso di traffico, la valutazione dei costi-benefici per le infrastrutture
di trasporto e l’ingegneria dei costi. Politica della
società dell’informazione e dei media Gli obiettivi principali della politica della
società dell’informazione e dei media sono esposti nell’Agenda digitale
europea, un’iniziativa faro Europa 2020 intesa a consentire a imprese e
cittadini europei di sfruttare al meglio le tecnologie digitali. L’Agenda annovera
13 obiettivi specifici che condensano i cambiamenti da realizzare, come la
copertura a banda larga di tutta l’Unione europea entro il 2013; almeno un acquisto
online da parte del 50% della popolazione entro il 2015; una riduzione delle
differenze tra le tariffe roaming e le tariffe nazionali fino ad annullare del
tutto tali differenze entro il 2015. I progressi verso questi obiettivi saranno
monitorati annualmente mediante un quadro di valutazione dell’Agenda digitale[8]. La revisione dell’Agenda presentata nel
dicembre 2012 dimostra che si è sulla buona strada per conseguire gran parte degli
obiettivi prefissati. Secondo i dati del 2012, per esempio, l’obiettivo del 100%
della copertura a banda larga entro il 2013 era stato raggiunto (mentre il 96% circa
della popolazione dell’UE disponeva di una copertura a banda larga fissa, il
rimanente era coperto grazie al miglioramento dei servizi satellitari) e la
parte della popolazione che ordinava beni o servizi online era salita al 45%,
avvicinandosi all’obiettivo del 50% previsto per il 2015. Inoltre, alla fine
del 2012 le tariffe roaming erano diminuite almeno del 10%, anche se sono
ancora considerate più alte delle tariffe nazionali voce, sms e dati. Dalla
revisione risulta altresì che l’e-commerce transfrontaliero cresce lentamente,
la banda larga ad alta velocità stenta a diffondersi e sono necessari sforzi
supplementari per ridurre al minimo o eliminare le differenze tra gli Stati
membri nell’utilizzo di questo strumento. Dalla revisione sono scaturite anche
nuove priorità digitali per il 2013-2014, per esempio la creazione di un
ambiente normativo più stabile per la banda larga e l’accelerazione del cloud
computing attraverso il potere d’acquisto del settore pubblico. La spesa operativa di 1,6 miliardi di EUR
riguarda le attività di ricerca e sviluppo tecnologico nell’ambito del 7° PQ, tra
cui le iniziative tecnologiche congiunte (ITC), le azioni del programma per la
competitività e l’innovazione (PCI) e le attività correlate. Nel 2012 lo studio sull’impatto delle misure
del sesto programma quadro (6° PQ) “Tecnologie per la società dell’informazione”
(IST) ha sottolineato il valore positivo connesso all’esplorazione di nuovi
settori scientifici e tecnologici, a una più intensa collaborazione nel settore
della ricerca e all’incremento della capacità e dell’esperienza del personale. Il
programma, basandosi in parte su specifiche priorità industriali, è riuscito a
creare strutture di rete intorno ai principali soggetti industriali con lo
scopo essenziale di risolvere in maniera efficiente determinati problemi
tecnologici e scientifici. In alcuni settori (per esempio quello dei componenti
e dei microsistemi) i progetti hanno integrato gli attori principali delle
diverse parti della catena del valore, realizzando vantaggi competitivi di
medio termine e ottenendo un maggiore impatto in termini di innovazione. Le attività del programma incentrate su obiettivi
scientifici di più lungo periodo sono riuscite a creare strutture di rete
intorno alle università e ai centri di ricerca. È stato così per le reti
formate, per esempio, nelle “tecnologie della conoscenza e d’interfaccia” o
tecnologie del futuro ed emergenti. Lo studio ha riscontrato altresì che il 6° PQ-IST
ha influito favorevolmente su una parte considerevole del personale R&S dell’Unione
europea che opera nelle TIC, con positivi effetti di ricaduta che,
presumibilmente, hanno superato di gran lunga i benefici diretti dei progetti
per i partecipanti al programma. Gran parte delle conoscenze prodotte dal 6° PQ-IST
sono state pubblicate da note riviste scientifiche e tecniche e presentate a
mostre e conferenze d’alto profilo. La valutazione provvisoria del partenariato
pubblico-privato sull’Internet del futuro (FI-PPP) nell’ambito del 7° PQ ha
confermato l’efficacia e la pertinenza di questo strumento, raccomandando l’ulteriore
sviluppo della governance e dell’impegno a livello industriale. Altri studi
correlati alle valutazioni[9]
hanno confermato il valore aggiunto dell’UE nel rafforzare le complementarietà
tra i diversi attori della catena del valore nei settori industriali, che
contribuiscono per esempio alla capacità dell’industria dei componenti di
cogliere le opportunità nelle parti più alte della catena stessa. I fornitori
di sistemi incorporati devono cercare inoltre di sfruttare meglio le
possibilità offerte dalle crescenti prestazioni e funzionalità dei componenti. Per quanto riguarda il quadro normativo delle
comunicazioni elettroniche, secondo lo studio sulla valutazione dell’Organismo
dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e l’Ufficio
BEREC, finanziato dal bilancio dell’UE, la struttura è pertinente, efficiente
ed efficace. La valutazione tuttavia propone anche alcuni miglioramenti in
relazione alla governance e alla responsabilità (per esempio per quanto
riguarda il campo d’azione e la revisione periodica del programma di lavoro,
nonché la comunicazione dei progressi compiuti). Per quanto riguarda l’influenza delle
valutazioni sul processo di elaborazione politica, esse hanno portato alla ridefinizione
delle PMI come elementi di innovazione nell’ambito di Orizzonte 2020. Lo studio
sull’attuazione dell’Agenda digitale ha contribuito alla revisione dell’Agenda stessa,
con i dati e i contributi forniti dagli Stati membri. La valutazione della
compatibilità e dell’operabilità delle metodologie per misurare l’impronta ecologica
e di carbonio del settore TIC ha individuato alcune carenze nelle principali
metodologie che dovranno essere risolte per garantire la futura compatibilità. Il
FI-PPP è servito anche come principale punto di riferimento per gli
orientamenti dei partenariati pubblici-privati nell’ambito di Orizzonte 2020. Un
esempio di possibili modifiche nella gestione dei programmi è stato la
raccomandazione di realizzare un’unità operativa a sportello unico per le
attuali imprese comuni ENIAC e ARTEMIS, una modifica che la Commissione ha
adottato nella sua proposta Orizzonte 2020. Politica dell’energia Le priorità di Europa 2020 in materia di competitività,
sostenibilità e sicurezza dell’approvvigionamento energetico sono sostenute dal
programma energetico europeo per la ripresa (EEPR), dai programmi di
smantellamento nucleare, dal programma Energia intelligente – Europa, dalla
ricerca e dall’innovazione attraverso il 7° PQ, dalle reti transeuropee nel
settore dell’energia (TEN-E), nonché da attività di sostegno per la politica
energetica europea e il mercato interno dell’energia. Nel 2012 il bilancio per questi programmi
ammontava a 607 milioni di EUR in stanziamenti di impegno, con un tasso di
esecuzione del 99,9%, soprattutto mediante gestione centralizzata diretta (59%)
e gestione centralizzata indiretta (27%). Fondi cospicui sono stati assegnati a diversi
progetti mediante il programma energetico europeo per la ripresa (EEPR), con l’intento
di stimolare gli investimenti. L’attuazione di tutti i 43 progetti infrastrutturali
nel settore del gas e dell’elettricità è continuata nel 2012, con un contributo
dell’UE di 2,27 miliardi di EUR. Altri sette progetti sono stati portati a
termine prima della fine del 2012. Cinque dei sei progetti dimostrativi di
cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) sono in corso di attuazione, mentre
soltanto uno è stato portato a termine nonostante le difficoltà di accesso ai
finanziamenti e i problemi normativi. Dei 565 milioni di EUR, il contributo UE
a nove progetti eolici offshore, pari a 203 milioni di EUR, è stato versato ai
beneficiari prima della fine del 2012. Anche il sostegno ai progetti che promuovono
energie rinnovabili ed efficienza energetica attraverso il programma Energia
intelligente – Europa II (IEE II) è continuato. Nel 2012 i risultati dell’IEE sono
stati i seguenti: la produzione di 48 580 tonnellate equivalenti di petrolio
(tep) di energia rinnovabile, 90 350 tep di risparmi energetici e 517 000
tep di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Fino a oggi il programma
ha generato investimenti nel campo dell’energia sostenibile per 1 636
milioni di EUR con un bilancio totale IEE pari a 731 milioni, confermando così
un considerevole effetto moltiplicatore. L’attuazione dell’IEE II è delegata all’Agenzia
esecutiva per la competitività e l’innovazione (EACI). Il processo di vigilanza
dell’EACI è stato perfezionato nel 2012, anche per quanto riguarda il
monitoraggio degli indicatori dei risultati trimestrali. L’IEE ha finanziato tre
progetti (“Azioni concertate”), consentendo agli organismi di esecuzione
operanti a livello nazionale negli Stati membri di incontrarsi periodicamente e
condividere le proprie esperienze sul recepimento delle direttive UE concernenti
il rendimento energetico dell’edilizia, l’energia rinnovabile e i servizi
energetici. Il programma di lavoro TEN-E 2012 è stato
attuato con successo: nel corso dell’anno sono stati effettuati stanziamenti di
impegno per 21 milioni di EUR a favore di 19 progetti per l’elettricità e il
gas. La valutazione ex-post di cinque progetti finanziati nell’ambito delle
reti transeuropee nel settore dell’energia ha riscontrato che i progetti hanno
avuto successo, riuscendo ad aumentare la capacità energetica delle regioni europee,
hanno contribuito all’integrazione dei mercati energetici dell’Unione europea e
hanno consentito il trasporto dell’energia da località a basso costo di
produzione ai luoghi di consumo. È stato riconosciuto che queste attività di
integrazione contribuiscono generalmente a rendere più competitivi i prezzi al
dettaglio e all’ingrosso nel settore dell’energia, con effetti potenzialmente
positivi in termini di riduzione generalizzata dei costi energetici. La Commissione ha dato seguito a queste
valutazioni mediante la nuova legislazione in materia di infrastrutture
energetiche, che è entrata in vigore il 15 maggio 2013. Con il nuovo
regolamento si procede alla revisione degli orientamenti TEN-E vigenti e delle
relative comunicazioni sui progetti. Poiché il rilascio dei permessi è stato
generalmente giudicato uno dei principali elementi che rallentano lo sviluppo
dei progetti infrastrutturali, la nuova legislazione comprende provvedimenti
che accelerano le procedure di rilascio dei permessi. Nel 2012 la Corte dei conti europea ha pubblicato una relazione speciale
sull’assistenza finanziaria dell’UE per la disattivazione degli impianti
nucleari in Bulgaria, Lituania e Slovacchia, in cui si raccomanda la
preparazione di una dettagliata valutazione dei bisogni, che analizzi le
risorse disponibili e i benefici previsti e fornisca indicatori di prestazione
più significativi prima di effettuare ulteriori spese. Queste raccomandazioni
sono state accolte nella recente proposta della Commissione per un regolamento del Consiglio sul sostegno dell’Unione ai
programmi di assistenza alla disattivazione nucleare in Bulgaria, Lituania e Slovacchia[10]. Politica di
ricerca Lo strumento di finanziamento più importante
per la politica della ricerca e dell’innovazione della Commissione, tesa a
realizzare l’iniziativa faro “Unione dell’innovazione” nell’ambito della
strategia Europa 2020, è il 7° PQ che dispone di un bilancio complessivo UE di 8,8 miliardi
di EUR. Nel 2012 si sono conclusi 53 inviti a
presentare proposte nell’ambito del 7° PQ. In totale, 17 374 proposte
ammissibili sono state esaminate con processo inter pares, e di queste 3 089 sono
state selezionate ai fini del finanziamento, con un tasso di successo del 17,78%
in relazione alle proposte pervenute. Questo valore è leggermente inferiore al
tasso di successo generale dell’attuazione del 7° PQ registrato nel periodo 2007-2012
(19%). A tutte le proposte ammissibili, per un contributo
totale richiesto all’UE di 30,78 miliardi di EUR, hanno partecipato in totale 70 059
proponenti; di questi, 14 821 sono stati selezionati ai fini del
finanziamento per un contributo totale richiesto all’UE di 4,98 miliardi di EUR.
Il tasso di successo globale è stato di poco superiore al 21% in termini di
proponenti, un valore vicino alla media dell’attuazione del 7° PQ nel periodo 2007-2012. Si sono ottenuti buoni risultati anche per l’obiettivo
obbligatorio in base al quale il 15% del bilancio del programma di cooperazione
deve andare alle PMI, giacché nel 2012 più del 16% di questo bilancio è stato
assegnato alle PMI. Fino al marzo 2013 sono state firmate più di 13 000
convenzioni di sovvenzione nell’ambito del 7° PQ[11]. Sono stati portati a termine
oltre 2 800 progetti, il 98% dei quali ha raggiunto gli obiettivi iniziali.
Sulla base delle relazioni finali, i progetti portati a termine hanno prodotto
una media di 4,5 pubblicazioni ciascuno, registrando in totale 531 diritti di
proprietà intellettuale. Alla fine del 2012 tra i beneficiari dei finanziamenti
del Consiglio europeo della ricerca (CER) figuravano 76 vincitori di
prestigiosi premi internazionali (con un aumento rispetto ai 36 della fine del 2011),
tra cui cinque premi Nobel e tre medaglie Fields. Nello stesso periodo, si sono
contati più di 7 900 articoli di riviste oggetto di valutazione inter
pares in cui si menziona il finanziamento del CER, con un aumento rispetto ai 3 396
segnalati alla fine del 2011. Nel 2012 la DG RTD ha pubblicato la prima
relazione annuale sulle attività di valutazione del programma per il 2011, avviando
un processo annuale di comunicazione insieme alle relazioni di monitoraggio
annuali. Nel 2012 sono stati portati a termine 19 relazioni e studi di
valutazione, che abbracciano essenzialmente le attività comprese nel programma
specifico “Capacità”, al fine di inserirsi nella valutazione ex-post del 7° PQ
da portare a termine entro il 2015. Politica dell’istruzione Nel 2012 in tutti i paesi partecipanti i programmi
sono stati attuati nei tempi previsti e stanno per raggiungere gli obiettivi
prefissati[12].
In particolare, il programma per l’apprendimento permanente (LLP) ha impegnato 1,1
miliardi di EUR (con un aumento dell’8% rispetto al 2011). L’attuazione si
è svolta come previsto e ha compreso la direttrice orizzontale (per esempio le
azioni Jean Monnet), rivolgendo particolare attenzione alla mobilità intra-UE a
scopo di apprendimento, sia per quanto riguarda gli allievi (Comenius e
Leonardo da Vinci), sia per quanto riguarda gli studenti universitari
(Erasmus), gli adulti (Grundtvig) o il personale docente. I dati relativi ai risultati divenuti
disponibili nel 2012 mostrano progressi per tutti gli indicatori connessi ai
principali obiettivi di Europa 2020. Gli ultimi risultati noti mostrano la
tendenza ad avvicinarsi all’obiettivo del 40% di diplomati dell’istruzione
superiore (2010: 33,5%; 2011: 34,6% e 2012: 35,8%). Allo stesso modo, gli
ultimi risultati concernenti l’obiettivo principale di Europa 2020 – riduzione della
quota dell’abbandono scolastico al 10% – mostrano una tendenza positiva (2010: 14,1%;
2011: 13,5% e 2012: 12,8%). Al contrario, nel 2012 come nel 2011, due
dimensioni importanti per questa politica, l’occupabilità e la situazione
economica giovanile, hanno registrato un peggioramento, e il 2012 ha mostrato
un deterioramento anche per quanto riguarda i risultati conseguiti nelle
competenze di base e in quelle relative alle lingue straniere. Nel 2012 si è registrata, ancora una volta,
una crescita tendenziale della domanda di mobilità per tutti i sottoprogrammi,
nonché per la cooperazione decentrata. Dall’inizio del programma, più di 2,5
milioni di studenti hanno fruito del programma Erasmus. Secondo i sondaggi, il 97%
degli ex studenti Erasmus ritiene che aver studiato all’estero rappresenti un
vantaggio sul mercato del lavoro. Le azioni Marie Skłodowska-Curie,
attraverso il programma Persone nell’ambito del 7° PQ, hanno impegnato 0,9
miliardi di EUR (con un aumento del 19% rispetto al 2011). A partire dal 2007, questo
programma ha sostenuto circa 44 500 ricercatori (erano 11 100 nel 2012)
di 130 nazionalità diverse, attivi in più di 75 paesi. Oltre il 50% dei
progetti di ricerca finanziati si occupa direttamente dei problemi di maggior
peso sociale individuati dalla strategia Europa 2020 (come i cambiamenti
climatici). Conformemente agli obiettivi fissati, è stata mantenuta una
partecipazione relativamente alta di donne (36,5%) e la partecipazione delle
imprese private come organizzazioni ospitanti (24%) ha superato l’obiettivo del
20%. Nel 2012, è stato stimato che il 79% dei partecipanti avevano un posto di
lavoro due anni dopo la borsa di ricerca. A causa dei tagli al bilancio che si
sono registrati sia negli Stati Uniti che in Canada a partire dal 2011, i
programmi bilaterali dell’UE con questi paesi sono stati interrotti. Nel 2012 si sono rese disponibili due
valutazioni intermedie: una sul programma di spesa per la mobilità
internazionale a livello di master e di dottorato – Erasmus Mundus II (EM II) –
per il periodo 2009-2011, e l’altra sul programma di spesa per la mobilità
internazionale dei ricercatori – COFUND e le azioni per le borse di ricerca individuali,
attraverso il programma Persone nell’ambito del 7° PQ. La valutazione di EM II rileva che il
programma offre un valido sostegno e un importante contributo al processo di
internazionalizzazione dell’istruzione superiore europea. EM II promuove lo
sviluppo di competenze rilevanti per il mercato del lavoro. Tuttavia, in
termini di occupabilità, la valutazione ha riscontrato che attualmente EM II,
concentrandosi essenzialmente sul mondo accademico e sull’istruzione superiore,
non soddisfa del tutto le esigenze dell’Unione europea. Le attività potrebbero
essere più aperte alla mobilità internazionale e alla cooperazione nel campo
dell’istruzione e della formazione professionale. La valutazione inoltre
suggerisce di rafforzare i collegamenti con i relativi programmi, per aumentare
le sinergie ed evitare le sovrapposizioni che sono state individuate. La
valutazione ha riscontrato che il programma veniva attuato in maniera
efficiente giacché gran parte delle realizzazioni programmate avrebbero
probabilmente richiesto costi inferiori a quanto previsto e il programma si
realizzava a costi analoghi o inferiori a quelli di borse di studio
comparabili. Per quanto riguarda gli aspetti gestionali, è emerso che il
coordinamento dell’EM II a livello strategico è rimasto problematico a causa
della divisione delle responsabilità all’interno della Commissione. Sono stati
avanzati altri suggerimenti, per esempio nel settore del monitoraggio. I
risultati sono stati utilizzati per articolare la struttura del programma “Erasmus
per tutti” 2014-2020. Anche la valutazione di COFUND e delle azioni
per le borse di ricerca individuali ha osservato che queste azioni stanno
raggiungendo i propri obiettivi e rafforzando la capacità di ricerca dell’UE
con l’aumento della qualità e della quantità dei ricercatori. Le borse di
ricerca COFUND contribuiscono a livello quantitativo e qualitativo ad aumentare
il potenziale delle risorse umane nello Spazio europeo della ricerca rafforzando
le reti e le capacità di ricerca. Il programma COFUND ha migliorato le
procedure amministrative e operative di circa un terzo delle organizzazioni
ospitanti, in particolare per quanto riguarda l’apertura delle candidature alla
mobilità transnazionale e il ricorso alla valutazione indipendente/inter pares
nei processi di selezione. Alcuni miglioramenti si sono registrati anche
nella trasparenza delle procedure. L’impatto principale sulle organizzazioni
ospitanti riguarda l’ampliamento della capacità di ricerca e la capacità delle
istituzioni di accedere a ricercatori di alta qualità sui quali altrimenti non
avrebbero potuto esercitare potere di attrazione. Tutto questo di conseguenza ha
consolidato i risultati della ricerca a livello istituzionale e la capacità di
attingere alle più ampie reti internazionali della conoscenza. La valutazione
intermedia inoltre ha individuato i settori in cui esistono margini di
miglioramento. La Commissione quindi rafforzerà gli standard qualitativi delle
borse di ricerca individuali rendendone più flessibile l’organizzazione e
aumentandone la visibilità all’esterno dell’Europa mediante attività
divulgative, conferenze ed eventi internazionali. Le procedure dei requisiti in
materia di informazione e dei negoziati sul bilancio verranno semplificate e si
propone di aprire COFUND agli enti commerciali nell’ambito di Orizzonte 2020 nel
prossimo QFP. Politica fiscale e doganale La politica fiscale e doganale dell’UE è
sostenuta da due programmi di spesa, “Fiscalis 2013” e “Dogana 2013”, che si
propongono di migliorare la cooperazione tra Stati membri e sostenere lo
scambio di informazioni. Nel 2012 i due programmi di spesa ammontavano a 82,3 milioni
di EUR di stanziamenti di impegno. Per quanto riguarda Fiscalis 2013, approssimativamente
3 600 funzionari hanno partecipato a circa 300 attività del programma
(workshop, gruppi di progetto e controlli multilaterali). Quanto a Dogana 2013,
approssimativamente 5 400 funzionari hanno partecipato a circa 370 attività
del programma (workshop e gruppi di progetto). Entrambi i programmi hanno
sostenuto anche lo sviluppo di moduli di e-learning. Il feedback dei
partecipanti alle attività del programma conferma che queste attività
raggiungono sistematicamente gli obiettivi prefissati[13]. I programmi contribuiscono a un migliore
funzionamento del Sistema d’informazione europeo (SIE) per l’imposizione
fiscale e le dogane. Il SIE per l’imposizione fiscale gestisce lo scambio di 850
milioni di messaggi che sono fondamentali nella lotta contro le frodi fiscali.
Il SIE per le dogane è responsabile ogni anno della parte trans-europea di 245
milioni di dichiarazioni doganali, controlla lo sdoganamento di merci su 9
milioni di autocarri che si muovono in tutta l’Unione europea, ciascuno dei
quali utilizza il regime di transito, e controlla lo svincolo di 12 milioni di
esportazioni dall’UE[14].
La rete comune di comunicazione per il SIE, il nerbo del funzionamento dei
sistemi informatici europei per fisco e dogane, era operativa nel 99,73% del
tempo, superando così l’obiettivo del 97%[15].
Ciò significa che i sistemi cruciali per le imprese (VIES, NCTS e TARIC[16]) sono a disposizione degli
utenti 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Rubrica 1b – Coesione per la crescita e l’occupazione Politica dell’occupazione e degli affari sociali Nel 2012, nel contesto di recessione e di
crisi economica, non sono stati raggiunti né gli obiettivi in materia di
occupazione, né quelli in materia di povertà indicati nella strategia UE 2020. Tuttavia,
un’ampia gamma di iniziative politiche nel campo dell’occupazione e degli
affari sociali ha prodotto risultati positivi offrendo un importante contributo
ai problemi generati dalla crisi. Il Fondo sociale europeo, il Fondo europeo di
adeguamento alla globalizzazione (FEG), lo strumento di assistenza preadesione
(IPA), il programma dell’Unione europea per l’occupazione e la solidarietà
sociale (PROGRESS), lo strumento europeo Progress di microfinanziamento per l’occupazione
e l’inclusione sociale (strumento di microcredito) e i fondi assegnati per
lavorare in Europa, il dialogo sociale e la mobilità hanno tutti contribuito a
sostenere i risultati ottenuti. Oltre 11 miliardi di EUR sono stati impegnati a
favore dei principali settori di spesa (FSE e FEG). Il 94% dei fondi è stato
stanziato a favore degli Orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione,
superando ampiamente l’obiettivo fissato nel regolamento generale[17]. I fondi hanno raggiunto 49,5
milioni di cittadini nel periodo 2007-2011 e hanno conseguito gli obiettivi in
termini di specifici gruppi destinatari (donne e persone appartenenti a gruppi
vulnerabili). Alla fine del 2012, l’88% dell’assegnazione complessiva del FSE e
del FEG per il 2007-2013 era già stata impegnata e il 53,5% era già stato pagato.
Il FEG, che svolge anche un ruolo importante nella coesione dell’UE, ha aiutato
più di 10 000 lavoratori a trovare una nuova occupazione nel 2012. Le informazioni contenute nella valutazione
forniscono ulteriori elementi sui risultati degli strumenti finanziari per
quanto riguarda l’attuazione e gli effetti dei programmi. La valutazione del sostegno
del FSE al programma per l’apprendimento permanente (LLP) ha valutato il
periodo di programmazione 2000-2006 e i primi quattro anni del periodo 2007‑2013.
Secondo le stime, tra il 2000 e il 2010, 25 milioni di giovani, 18 milioni di persone
scarsamente qualificate e 1,9 milioni di persone in età avanzata in tutta l’UE
hanno partecipato ad attività LLP che godevano del sostegno del FSE. Se ne è
tratta la conclusione che senza il FSE molti di questi interventi non sarebbero
stati realizzati. Grazie al FSE gruppi che altrimenti sarebbero stati
irraggiungibili – in particolare sottogruppi tra i giovani e i soggetti
scarsamente qualificati – hanno potuto beneficiare di interventi mirati. La
relazione ha individuato le attività che hanno avuto più successo nel
raggiungere questi gruppi destinatari e altri fattori di successo. I dati
raccolti durante la valutazione sono stati utilizzati per migliorare il
contenuto e i risultati previsti delle attività LLP sostenute dal FSE e rivolte
ai tre gruppi destinatari nel periodo di programmazione 2014-2020. Dalla valutazione della reazione del FSE alla
crisi economica e finanziaria si evince che il FSE si è dimostrato uno
strumento flessibile capace di rispondere rapidamente alla crisi. Già alla fine
del 2010, 84 dei 117 programmi operativi erano stati adattati. Gran parte dei
cambiamenti riguardavano l’ampliamento del campo d’azione, la pubblicazione di
bandi specifici e l’inclusione di altri gruppi destinatari, a seconda della
situazione concreta e del sistema di governance locale. Il FSE ha migliorato la
coerenza delle misure anticrisi nella prospettiva di lungo periodo di
adattamento strutturale, in quanto è stato generalmente utilizzato per
finanziare piani di formazione con la creazione di lavoro a tempo determinato,
aggiungendo una componente attiva a misure più permanenti già in vigore. Due relazioni prodotte dalla rete di
valutazione di esperti del FSE hanno trattato la prestazione del FSE in materia
di “Accesso all’occupazione” e “Inclusione sociale”. Per quanto riguarda l’accesso
all’occupazione, oltre 12,5 milioni di destinatari finali hanno ricevuto un
sostegno e più di 2,4 milioni hanno trovato un lavoro. I dati sulla
sostenibilità dell’occupazione creata però sono piuttosto scarsi. Quanto all’inclusione
sociale, hanno partecipato oltre 14,5 milioni di destinatari finali, tra i
quali un’ampia gamma di gruppi di destinatari composti da disoccupati, migranti
e giovani. Gli interventi più efficaci si sono dimostrati quelli nelle scuole
con i giovani a rischio di abbandono scolastico o nella fase di transizione
dalla scuola al lavoro, negli interventi con le famiglie di comunità rom e
nelle attività volte a riportare gli adulti nel sistema scolastico. Lo studio valutativo che misura l’impatto
delle variazioni dei requisiti normativi sugli oneri e sui costi amministrativi
offre alcuni suggerimenti per il futuro FSE 2014-2020. L’analisi dimostra che i
costi amministrativi totali, pari al 4,8% dei bilanci totali FSE 2007-2013, erano
ragionevoli se comparati con simili programmi gestiti dalla Banca mondiale, dal
Fondo monetario internazionale o dalle Nazioni Unite. Sono state però
programmate ulteriori riduzioni dei costi e degli oneri amministrativi nei settori
che costituiscono la quota maggiore del carico di lavoro e dei costi
amministrativi, come i requisiti in materia di informazioni e pubblicità, che
rappresentano il 18,5% di tali costi. È stato altresì segnalato che le
ulteriori riduzioni degli oneri e dei costi amministrativi non devono andare a
spese degli aspetti positivi dell’amministrazione del programma, come l’aumento
di capacità per la selezione delle operazioni, giacché questo ridurrebbe l’efficacia
dei programmi in termini di costi. La valutazione di medio termine del Fondo
europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ha mostrato che i casi in cui
si registravano risultati migliori erano tendenzialmente associati al sostegno
individuale ai lavoratori nonché a misure di forte sostegno nazionale. Al di là
del reimpiego diretto, l’assistenza del FEG ha generato anche altri effetti
positivi per gli individui, aumentandone la fiducia e migliorando la ricerca
del lavoro. La valutazione ha riscontrato che, nei casi in cui il sostegno del
FEG è giunto molto tempo dopo la perdita del lavoro, molti lavoratori in
esubero erano già rientrati nel mercato del lavoro, mentre i rimanenti avevano
spesso un profilo più difficile da collocare. Sono stati avanzati alcuni
suggerimenti per migliorare la struttura del FEG: accrescere la flessibilità di
attuazione, accelerare il processo di candidatura, rafforzare la capacità di
presentare candidature a livello nazionale e regionale/locale, offrire maggiori
opportunità di condivisione delle esperienze e delle buone prassi e rafforzare
le attività di monitoraggio e comunicazione. Infine, la valutazione di medio termine di
PROGRESS mostra che il programma ha prodotto risultati positivi, migliorando a
diversi livelli la qualità del dibattito e dei processi, la cooperazione e la
condivisione delle migliori prassi, generando strumenti statistici e indicatori
allo scopo di rafforzare l’elaborazione politica basata su elementi concreti. Inoltre,
le attività finanziate da PROGRESS hanno influenzato le politiche e la
legislazione dell’UE (per esempio l’attuazione della legge sulla salute e la
sicurezza sul lavoro e una più ampia legislazione sul lavoro, la riforma dei
sistemi pensionistici e gli obiettivi anti-povertà di Europa 2020). Politica regionale La politica regionale si realizza mediante una
gestione concorrente e viene finanziata dai Fondi europei di sviluppo regionale
(FESR) e dal Fondo di coesione (FC), che costituiscono più del 28% del bilancio
totale UE 2012 in termini di stanziamenti di impegno. Nel 2012 sono stati erogati 38,2 miliardi di
EUR, soprattutto attraverso rimborsi agli Stati membri dal FESR e dal FC per i
periodi di programmazione 2000-2006 e 2007-2013. La spesa dichiarata dagli
Stati membri alla Commissione per il FESR e il FC 2007-2013 ha raggiunto una media
del 41,2% alla fine del 2012. In alcuni Stati membri tuttavia (soprattutto in
Romania e Bulgaria) i tassi di spesa sono sensibilmente inferiori alla media;
questo elemento è fonte di preoccupazione e ha indotto a invitare gli Stati
membri ad accelerare la mobilizzazione dei fondi UE disponibili e a
concentrarsi su una spesa più mirata per ottimizzarne l’impatto su crescita e
occupazione. In risposta alla crisi, più di 30 miliardi di
EUR del FESR e del Fondo di coesione sono stati riprogrammati, sfruttando la
flessibilità consentita dal quadro giuridico, per soddisfare le esigenze più
urgenti e rafforzare alcune aree di investimento. Le principali tendenze
mostrano una transizione verso R&S, sostegno alle imprese, energia
sostenibile, infrastrutture culturali e sociali, strade e mercato del lavoro
nell’UE-27. Per salvaguardare le strategie di investimento nella crescita e
nell’occupazione e per ridurre la pressione sui bilanci nazionali, i tassi di
cofinanziamento dell’UE sono stati aumentati in nove Stati membri e sono state
effettuate altre integrazioni (che aumentano i tassi di cofinanziamento al 95%)
ai programmi per la Grecia, l’Irlanda, la Lettonia, il Portogallo, la Romania e
l’Ungheria. I dati disponibili[18] mostrano che i risultati
ottenuti sul campo dalla politica hanno cominciato ad acquistare maggiore
visibilità nel 2011 dopo un lento avvio nei primi anni del periodo; si dimostra
così anche il ruolo essenziale della politica di coesione nel mantenimento degli
investimenti pubblici in alcuni Stati membri. I dati aggregati per gli
indicatori comuni utilizzati evidenziano le realizzazioni dei primi cinque anni
dell’attuale periodo di programmazione. Ricordiamo alcuni elementi salienti
delle realizzazioni che contribuiscono alle iniziative faro di Europa 2020 per
una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva: sono stati creati quasi 400 000
posti di lavoro (190 000 dei quali dal 2010), di cui più di 15 600 posizioni
di ricerca e quasi 170 000 posti di lavoro nelle PMI. Oltre 142 000 PMI
hanno ricevuto un sostegno; più di 53 000 start-up (28 000 delle
quali dal 2010) hanno ricevuto un sostegno; un altro milione e novecentomila
persone ha ottenuto l’accesso alla banda larga; sono stati varati più di 5 000
progetti di trasporto; e oltre 19 000 progetti di infrastrutture
scolastiche hanno ottenuto un sostegno. Nel 2012 sono state portate a termine numerose
valutazioni. Oltre alle valutazioni effettuate dai singoli Stati membri[19] e alle relazioni per paese
svolte mediante una rete di valutazione di esperti, anche la stessa Commissione
ha svolto valutazioni su diversi aspetti della politica di coesione[20]. Due valutazioni ex-post, su
dieci progetti importanti cofinanziati dal FESR e dai Fondi di coesione nel 1994-1999
e finanziati dal Fondo di coesione nel 2000–2006, hanno fornito dati sull’impatto
e sul valore aggiunto degli investimenti dei Fondi nelle infrastrutture di
trasporto e nell’ambiente (cfr. di seguito). I risultati delle valutazioni
vengono tradotti in orientamenti programmatici per il periodo 2014-2020. La valutazione ex-post sul Fondo di coesione 2000-2006
ha confermato che i progetti cofinanziati hanno avuto un sensibile effetto nell’ampliare
ed estendere la rete dei trasporti nei paesi che ricevono un sostegno. Per
esempio, sono stati apportati notevoli miglioramenti in molte delle vie di
transito che attraversano i paesi interessati e nelle connessioni di trasporto
con i paesi vicini. Benché vi sia incertezza sulla misura in cui i progetti
ambientali abbiano generato benefici superiori ai costi che essi stessi
comportano, questi progetti hanno inciso profondamente sulla tutela dell’ambiente
e la riduzione dell’inquinamento, migliorando di conseguenza sia la
sostenibilità dello sviluppo economico che la qualità della vita in molte zone
dei paesi che ricevono un sostegno. Un dato importante è stato quello
concernente l’impatto di più lungo periodo degli investimenti in progetti
infrastrutturali, che solitamente può essere valutato soltanto dopo alcuni anni
di attività, spesso molto tempo dopo la chiusura del periodo di finanziamento.
La valutazione inoltre ha segnalato sensibili ritardi nell’attuazione dei
progetti. Questo vale soprattutto per i progetti ambientali e per i grandi
progetti solitamente nei paesi dell’UE-12. La valutazione ex-post per il periodo 1994-1999
ha aggiunto ulteriori dati sul tempo necessario a definire l’impatto, a
dimostrazione del fatto che soltanto dopo circa cinque anni di funzionamento
dei grandi progetti infrastrutturali è possibile valutarne correttamente gli
effetti di medio periodo. La valutazione ha individuato un “elenco di
ingredienti” che possono garantire il massimo impatto dei progetti di
investimenti pubblici. Per esempio, è più probabile che investimenti di
successo si materializzino con la giusta combinazione di imprenditorialità,
professionalità, discrezionalità manageriale e responsabilità nei confronti del
governo. Nel 2012 anche la Corte dei conti ha
effettuato un audit delle prestazioni su alcuni strumenti finanziari. Le
raccomandazioni della Corte si sono concentrate soprattutto sulla necessità di
un periodico monitoraggio, sull’utilizzo di indicatori di prestazione comparabili
e sul miglioramento dei criteri di selezione. La Commissione ha tenuto conto
delle raccomandazioni nell’articolare la politica futura, per esempio mediante
condizionalità ex‑ante e attraverso la progettazione di indicatori comuni
con definizioni elaborate in cooperazione con gli Stati membri. È importante
notare che le proposte della Commissione sugli strumenti futuri pongono in risalto
priorità e obiettivi assai più specifici per tener conto del tema della
prestazione sollevato dalla Corte. Complessivamente, le relazioni degli Stati
membri, le valutazioni e l’analisi della Commissione confermano l’adeguatezza
delle proposte della Commissione per il prossimo periodo di programmazione,
soprattutto per quanto riguarda la concentrazione, il miglioramento della
programmazione e del monitoraggio, gli indicatori comuni per il futuro e un quadro
di riferimento dei risultati con le tappe fondamentali e gli
obiettivi, la valutazione e la responsabilità per i risultati raggiunti nonché per
le risorse utilizzate. Inoltre, la periodica discussione politica sull’andamento
della strategia proposta per il futuro viene confermata come un elemento necessario. RUBRICA 2 - CONSERVAZIONE E GESTIONE DELLE RISORSE NATURALI Politica
ambientale LIFE+ sostiene progetti ambientali e relativi
alla conservazione della natura in tutta l’Unione europea, come pure in alcuni
paesi candidati, in fase di adesione e paesi vicini. La sua attuazione avviene
mediante gestione centralizzata diretta. Nel 2012 si sono registrati impegni per
332,9 milioni di EUR (0,2% del bilancio UE del 2012). Alla fine del 2012,
appena due anni dopo la valutazione intermedia e un anno dopo la proposta di un
nuovo programma LIFE, è divenuta disponibile una valutazione finale di LIFE+ (2007-2013).
Visti i tempi della valutazione, soltanto pochissimi progetti finanziati nell’ambito
di LIFE+ erano stati portati a termine (40 progetti dei 1 300-1 400 previsti)
e di conseguenza la valutazione si è concentrata sui processi del programma
piuttosto che sui risultati dei progetti. La valutazione ha
confermato il valore aggiunto dell’UE, che deriva dalla capacità di LIFE di fungere
da piattaforma per lo scambio di prassi e la condivisione di conoscenze,
raccomandando di mantenere e rafforzare l’importanza attribuita al valore
aggiunto dell’UE. La valutazione ha riscontrato determinati miglioramenti in
alcuni settori di attuazione del programma rispetto a valutazioni precedenti.
Per esempio si è rivolta maggiore attenzione al valore aggiunto dell’UE nella
selezione dei progetti, benché i beneficiari rimangano essenzialmente
concentrati sui propri progetti e profili individuali. Il processo di inoltro
della domanda per via elettronica ha ridotto l’onere amministrativo, che rimane
comunque leggermente più alto rispetto ad altri programmi dell’UE. È certamente
possibile ampliare l’uso della comunicazione elettronica nel monitoraggio dei
progetti per ridurre ulteriormente questo onere. I dati di cui disponiamo
grazie alle valutazioni e alle consultazioni hanno contribuito all’elaborazione
del nuovo programma. La proposta del nuovo programma per il prossimo QFP
comprende i seguenti obiettivi: realizzare un miglior collegamento con le
priorità politiche dell’UE, tra cui le azioni climatiche; promuovere l’utilizzo
di progetti integrati; sviluppare sinergie e complementarietà con altri Fondi
dell’UE; promuovere il valore aggiunto dell’UE e la condivisione della
solidarietà/degli sforzi e infine semplificare il programma. Politiche per
l’agricoltura e lo sviluppo rurale Il bilancio 2012 per la politica agricola
comune (PAC) ammonta a circa 58,59 miliardi di EUR in termini di impegni. Per il primo pilastro della PAC, che comprende
l’aiuto diretto al reddito, i dati sugli aiuti diretti mostrano che i pagamenti
disaccoppiati stabilizzano i redditi agricoli e contribuiscono quindi alla
redditività economica delle aziende agricole. I pagamenti diretti contribuiscono
sempre in maniera significativa al reddito dell’azienda agricola (reddito dell’azienda
agricola a conduzione familiare). Nel 2012 i pagamenti diretti in media
ammontavano a circa la metà del reddito dell’azienda agricola a conduzione
familiare. Nell’ambito dei regimi di sostegno diretto, si eroga sostegno a più
di 7 milioni di agricoltori. I dati sulle misure di mercato dimostrano che le
riforme della PAC hanno accentuato l’orientamento verso il mercato dell’agricoltura
dell’UE, riducendo l’intervento pubblico e gli aiuti all’ammasso privato;
questi meccanismi infatti, strumenti tradizionali della PAC, sono ormai
diventati provvedimenti di sicurezza in quanto le scorte pubbliche sono state
praticamente eliminate. Per quanto riguarda il secondo pilastro che
comprende la politica di sviluppo rurale, nel 2012 sono stati compiuti ulteriori
progressi con la chiusura dei programmi che coprivano il periodo 2000-2006 e l’attuazione
dei programmi di sviluppo rurale 2007-2013. La qualità dei dati forniti dagli
Stati membri può ancora migliorare, ma dai dati disponibili emergono già
risultati degni di nota. Per esempio, il valore della produzione agricola
secondo etichette/norme di qualità riconosciute e sostenute dal Fondo europeo
agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) ha raggiunto attualmente i 13,2 miliardi di EUR, ossia l’80% dell’obiettivo
finale del programma fissato per il 2013, e 62 milioni di cittadini delle aree
rurali hanno beneficiato di servizi migliori sostenuti dal FEASR, per un valore
pari all’87% dell’obiettivo finale del programma fissato per il 2013. In termini
finanziari, entro la fine del 2012 sono stati eseguiti 58,9 miliardi di EUR del
bilancio totale di 96,2 miliardi di EUR per il periodo 2007-2013. Gli assi 1, 3
e 4 hanno raggiunto ora il 43,8% della dotazione assegnata. Ci sono tuttavia
significative incertezze sulla continuazione di questa tendenza positiva poiché
la crisi economica riduce la possibilità degli Stati membri di fornire i
necessari fondi integrativi e la capacità amministrativa di attuare i programmi. Nel 2012 sono state effettuate sei valutazioni
su elementi diversi della PAC che esaminano soprattutto l’impatto delle misure
della PAC su mercati, reddito agricolo, strutture produttive, competitività,
ambiente e sviluppo rurale. Inoltre, otto relazioni speciali elaborate dalla
Corte dei conti forniscono un feedback correlato alla prestazione per quanto
riguarda le misure mirate[21].
I risultati di queste valutazioni e relazioni speciali indicano la necessità di
definire con maggiore precisione queste misure, di procedere alla
semplificazione e di migliorare il monitoraggio dei risultati e degli obiettivi. Per quanto riguarda la politica di sviluppo
rurale, nel 2012 sono state portate a termine sia la valutazione ex-post dei
programmi di sviluppo rurale (PSR) 2000-2006, con un bilancio totale di 59,2 miliardi
di EUR, sia la sintesi delle valutazioni intermedie (PSR) 2007-2013, con un
bilancio totale di 96,2 miliardi di EUR. I risultati indicano che i PSR
mostrano la capacità di generare un impatto economico e ambientale positivo, benché
gran parte delle misure produca maggiori effetti a livello del singolo
beneficiario piuttosto che a livello dell’intera popolazione ed economia
rurale. Gli effetti sul reddito sembrano fortemente correlati a un sostegno efficace
a misure specifiche e all’applicazione combinata di misure. Inoltre, le misure di sviluppo rurale hanno
mantenuto o generato l’occupazione nelle aree rurali. Gli effetti netti delle
misure PSR sull’occupazione sembrano generalmente inferiori all’impatto sul
reddito netto, benché sia difficile isolare l’impatto degli interventi PSR da
quello di altri fattori. Le conclusioni e le raccomandazioni di queste
valutazioni sono state inserite nell’elaborazione della politica di sviluppo
rurale per il periodo 2014-2020, e tra queste la necessità di una migliore
definizione delle misure, il miglioramento delle strategie di sviluppo rurale e
della preparazione delle strategie, la complementarietà tra le varie misure e
il rafforzamento delle complementarietà tra programmi di sviluppo rurale e
altri programmi e fondi. Sulla base dell’esperienza acquisita con la
riforma del settore vitivinicolo nel 2008, la Commissione ha concluso che la
riforma è stata applicata con successo e non c’è più alcun avanzo strutturale
nel settore vitivinicolo[22].
Queste conclusioni sono sostenute dalla valutazione del settore vitivinicolo
che copre il periodo 2001-2011 e riguarda in particolare gli effetti della
riforma del 2008. La valutazione ha incluso un’ulteriore analisi della relazione
speciale della Corte dei conti[23]
che metteva in evidenza la mancanza di indicatori essenziali di prestazione, il
potere discrezionale eccessivamente ampio degli Stati membri nell’applicare le
misure di ristrutturazione e di conversione e il livello troppo alto dei tassi
di aiuto. La valutazione ha riscontrato che l’attuazione
delle misure mediante programmi di sostegno nazionali, che consentono la
flessibilità e l’adattabilità delle misure di sostegno alle esigenze locali del
settore vitivinicolo, è stata efficace. Sono comunque emersi alcuni problemi di
gestione politica che limitano l’efficacia, per esempio con l’applicazione di
procedure troppo rigide. Secondo la valutazione delle misure che rafforzano la
competitività del mercato e dei produttori vitivinicoli dell’UE, le misure sono
più efficienti ma l’attuazione da parte di alcuni Stati membri/regioni (carente
definizione dei beneficiari) ne ha ridotto l’efficienza. Apparentemente l’approccio
vigente non ha realizzato la semplificazione auspicata e vi sono incoerenze tra
la misura che promuove i marchi privati sui mercati dei paesi terzi e quelle
che consentono la promozione generica sul mercato dell’UE. La valutazione del settore cerealicolo ha
confermato che, benché gli aiuti siano necessari per sostenere il reddito dei
produttori, il passaggio al disaccoppiamento limita gli effetti distorsivi e
garantisce la coerenza con gli obiettivi globali della PAC. Le decisioni degli
agricoltori e dei trasformatori in materia di produzione sono determinate maggiormente
dai segnali del mercato, che contribuiscono ad aumentare la concorrenza e il
fluido funzionamento del mercato interno. Le misure hanno favorito lo sviluppo
delle colture cerealicole e gli impieghi finali nei quali l’UE dispone di un
vantaggio comparativo. La riforma è stata relativamente efficiente, poiché il
costo delle misure dedicate specificamente ai cereali è diminuito, mentre gli
organismi pagatori degli Stati membri e, in misura minore, i produttori,
ritengono gestibile l’onere amministrativo. La valutazione del programma “Frutta nelle
scuole” ha esaminato gli effetti di questa iniziativa varata nel 2008 e ha
riscontrato che il programma è riuscito ad aumentare il consumo di frutta e
verdura da parte dei bambini nel breve termine, benché il breve periodo di
attuazione non consenta ancora di valutare se esso migliorerà le abitudini
alimentari nel lungo periodo. Per quanto riguarda l’influenza dei finanziamenti
dell’UE sull’efficacia del programma, la valutazione indica che gli aiuti UE
hanno avuto un impatto positivo o addirittura decisivo. Il programma è ritenuto
un elemento essenziale per l’attuazione dei programmi “Frutta nelle scuole” a
livello nazionale o regionale in quasi tutti gli Stati membri partecipanti. Le
raccomandazioni specifiche, che invitano ad aumentare il livello di
cofinanziamento dell’UE e ad ampliare il campo d’azione delle misure
ammissibili agli aiuti UE, sono state incluse nelle modifiche suggerite per il
programma nel quadro delle proposte di riforma della PAC 2020. Infine, la valutazione ex-post del Piano d’azione
dell’UE per le foreste ha esaminato l’attuazione delle 18 azioni specifiche del
piano nel periodo 2007-2011. I risultati e le raccomandazioni di questa
valutazione costituiscono un essenziale contributo per la revisione di
qualsiasi futura strategia UE per le foreste. Politiche per la pesca e gli affari
marittimi Le politiche dell’UE per la pesca e gli affari
marittimi fruiscono del sostegno dei programmi di spesa collegati all’attuazione
della politica comune della pesca nel settore del diritto del mare, al Fondo
europeo per la pesca (FEP) e al Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA). Nel
luglio 2012 gli Stati membri hanno riferito che gli impegni nell’ambito del FEP
hanno raggiunto in totale quasi 2,423 miliardi di EUR, ossia il 56,3% dell’importo
programmato per l’intero periodo. Nel 2012 sono state pubblicate sei valutazioni,
concernenti le principali aree di spesa: le valutazioni ex-post degli accordi
di partenariato nel settore della pesca (con il sostegno dei fondi di
attuazione della politica comune della pesca e nel settore del diritto del mare)
e una valutazione intermedia del FEP estesa al periodo 2007-2010. Oltre a
queste valutazioni, ulteriori informazioni sulle prestazioni giungono dalle
relazioni speciali della Corte dei conti europea, dagli audit interni e dai
dati del registro della flotta dell’UE. La relazione di sintesi del FEP si concentra soprattutto
sull’attuazione del programma, a causa del breve arco di tempo esaminato e
della corrispondente mancanza di dati relativi alle prestazioni. In particolare,
i dati forniti dalle relazioni nazionali erano estremamente eterogenei, e non
consentivano quindi di tracciare paragoni estesi ai vari Stati membri; nel
prossimo QFP sarà necessario correggere questo aspetto. Dalla relazione emerge
che, mentre in quasi tutte le aree prioritarie (“Assi”) i progressi sono stati
soddisfacenti, il tasso di realizzazione per l’Asse 4 – riguardante lo sviluppo
sostenibile della pesca – è stato il più ridotto, dal momento che le azioni non
erano ancora uscite dalle primissime fasi di attuazione. I motivi principali
dei ritardi nell’attuazione sono da ricercarsi nel carente cofinanziamento,
causato a sua volta dallo sfavorevole contesto economico, nel limitato accesso al
finanziamento mediante debito e nel ritardato varo dei programmi. All’opposto
sono stati segnalati anche alcuni fattori positivi, tra cui l’efficienza dell’amministrazione
e il maggior interesse del settore. La relazione di sintesi indica che, nel complesso,
i sistemi di monitoraggio hanno funzionato in maniera soddisfacente, ma segnala
contemporaneamente la necessità di migliorare ancora qualità e definizione
degli indicatori. Questa esigenza è stata tenuta presente nella preparazione
del sistema di valutazione e monitoraggio del nuovo Fondo europeo per gli
affari marittimi e la pesca (FEAMP), che rispecchia l’approccio più
marcatamente improntato ai risultati impresso alla politica. A tale scopo si adotta
una logica di intervento più chiaramente definita nei programmi operativi, con
l’utilizzo di indicatori di realizzazione e di risultato comuni per il monitoraggio
e con l’inclusione nei programmi di un quadro di riferimento dei risultati e di
una riserva di efficacia ed efficienza. Inoltre, i dati aggiornati del 2012
mostrano che i ritardi dell’Asse 4 sono stati recuperati alla fine del 2012 e
che si stanno realizzando risultati positivi. Tra le informazioni che integrano la relazione
di sintesi del FEP, i dati del registro della flotta dell’UE mostrano che il
sostegno allo smantellamento delle navi da pesca ha quasi raggiunto gli
obiettivi fissati nei programmi operativi degli Stati membri. Nel 2012 sono
state smantellate 603 navi con il sostegno del FEP. La Corte dei conti europea
rileva però che il sostegno del FEP allo smantellamento delle navi da pesca non
ha inciso in maniera sufficiente né sulla capacità né sullo sforzo di pesca, e
non è neppure riuscito a ripristinare un equilibrio durevole tra capacità della
flotta e possibilità di pesca. La Commissione ha tenuto conto di queste
risultanze nell’elaborazione del nuovo FEAMP per il periodo 2014-2020 proponendo
di porre fine alle misure riguardanti la flotta che non sono riuscite a ridurre
l’eccessiva capacità della flotta da pesca europea. Le valutazioni ex-post di numerosi accordi di
partenariato nel settore della pesca (APP) indicano che gli APP contribuiscono
alla creazione di ricchezza economica e di occupazione, sia per l’UE che per il
paese partner. Dal punto di vista dell’efficienza, gli APP garantiscono agli
armatori dell’UE l’accesso ad alcune zone economiche esclusive (ZEE) di
paesi terzi entro un quadro regolamentato, erogando fondi volti a migliorare la
governance locale nel settore della pesca. Si possono quindi considerare
vantaggiosi sia per l’UE che per i paesi partner beneficiari. Un audit interno
della Commissione ha però individuato alcune debolezze da correggere nell’attuale
processo di valutazione dei singoli accordi e ha nel contempo raccomandato di
elaborare e attuare una metodologia standard, dotata di un approccio coerente e
sistematico per effettuare le valutazioni ex-post ed ex-ante. Queste
raccomandazioni vengono ora attuate grazie a nuovi orientamenti interni per le
valutazioni degli APP, che comprendono questioni metodologiche e informazioni
pratiche sulle procedure e i requisiti. Sono stati così elaborati nuovi termini
di riferimento da utilizzare per le valutazioni attuali nonché per quelle
future. La valutazione
ex-post dell’attuazione del regime di compensazione per i costi supplementari
sostenuti per la commercializzazione di alcuni prodotti della pesca provenienti
dalle regioni ultraperiferiche dimostra l’efficacia del regime stesso per
raggiungere l’obiettivo di contribuire allo sviluppo e alla competitività dell’industria
della pesca. Quindi, per il prossimo periodo finanziario, la Commissione ha
proposto un regime di compensazione simile a quello attualmente in vigore nella
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al
Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). RUBRICA 3A – LIBERTÀ,
SICUREZZA E GIUSTIZIA Nel 2012 le politiche in materia di affari
interni hanno fruito di una dotazione di 1,37 miliardi di EUR di impegni. Tale
sostegno si organizza tramite due programmi: “Solidarietà e gestione dei flussi
migratori (SOLID)” e “Sicurezza e tutela delle libertà”. I risultati finanziari
si sono mantenuti soddisfacenti, con un tasso di attuazione pari al 100% per
quanto riguarda gli impegni e al 99% per quanto riguarda i pagamenti nel 2012. La valutazione 2012 della rete europea di
prevenzione della criminalità (che gode di un finanziamento di 845 000 EUR
nel quadro del “Fondo per la prevenzione e la lotta contro la criminalità”)
indica il valore aggiunto della rete. In base a tale valutazione e per
rispondere alla richiesta, avanzata dal Consiglio europeo, di studiare la
possibilità di istituire un Osservatorio per la prevenzione della criminalità, la
Commissione ha raccomandato di consolidare i progressi compiuti e di
perfezionare il funzionamento della rete, piuttosto che istituire un
osservatorio. La valutazione ha messo pure in luce una serie di debolezze, in materia
tra l’altro di organizzazione e governance, che sarebbe opportuno correggere
allineando in maniera più sistematica la rete alle priorità concordate a
livello di Unione europea, intensificando i contributi all’elaborazione delle
politiche dell’UE e degli Stati membri e adottando infine un approccio più
strategico alla definizione delle attività. Attualmente la Commissione sta
effettuando il follow-up delle raccomandazioni e delle debolezze individuate. Nel 2012 la Corte dei conti europea ha
effettuato un audit delle prestazioni sul contributo del Fondo europeo per l’integrazione
e del Fondo europeo per i rifugiati all’integrazione dei cittadini di paesi
terzi. Nel complesso la Corte ha sottolineato le azioni e i progetti che hanno
prodotto risultati positivi, formulando però un commento critico sull’efficacia
generale dei Fondi, insieme a una serie di raccomandazioni riguardanti tra l’altro
la necessità di semplificare gli accordi di programmazione, di mettere a punto
sistemi di controllo e di gestione, nonché un sistema di indicatori comuni per
misurare prodotti e risultati del programma. Le proposte della Commissione per
questi programmi, formulate nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020,
per il Fondo Asilo e migrazione e il Fondo Sicurezza interna, hanno recepito le
raccomandazioni della Corte. La Commissione non concorda però con la
conclusione raggiunta dalla Corte in merito all’efficacia dei Fondi e a
potenziali sovrapposizioni oppure carenze di complementarietà tra il Fondo
europeo per l’integrazione e altri fondi UE. La Commissione garantisce il
necessario follow-up presso gli Stati membri, in modo da porre in atto disposizioni
adeguate a livello nazionale. Nel settore della giustizia, sono stati
attuati come previsto i programmi pertinenti (“Giustizia civile”, “Giustizia
penale”, “Daphne III”, “Diritti fondamentali e cittadinanza”, “Prevenzione e
informazione in materia di droga” nonché i filoni Progresso-parità e Lotta alle
discriminazioni), con un bilancio totale di 119 milioni di EUR. Nel 2012 non
sono divenuti disponibili nuovi risultati di valutazione per questi programmi. RUBRICA 3B – CITTADINANZA Politica della
comunicazione Nel 2012 le informazioni sui risultati indicano
progressi nell’attuazione dei tre obiettivi specifici del programma “L’Europa
per i cittadini”: (2012: impegnati 28,4 milioni di EUR)[24]. Il programma ha raggiunto i
propri obiettivi, sia in termini di risultati finanziari che di azioni
realizzate. Per quanto riguarda il primo obiettivo – quello di sviluppare, tra
i cittadini, il senso di condivisione dell’integrazione europea – il 77,5% dei
partecipanti al programma in 451 progetti aggiudicati si sente più europeo,
superando così l’obiettivo del 75%. Nel 2012 i temi del programma più
frequentemente presi in considerazione dai progetti ammissibili sono stati “Consentire
ai cittadini una piena partecipazione alla vita democratica dell’UE” (61%) e “Dare
ai cittadini la possibilità di interagire e partecipare alla costruzione di un’Europa
più integrata” (58%). Per il 2013 è previsto uno studio d’impatto del programma
“L’Europa per i cittadini”. Nel 2012 inoltre sono state pubblicate dodici
valutazioni riguardanti l’Anno europeo del volontariato (EYV) 2011, le azioni “Comunicazione
e media” (valutazione intermedia di PressEurop) e diversi aspetti della
comunicazione “Verso la dimensione locale” (10 valutazioni). In
particolare, i dati disponibili sull’EYV 2011 (con un bilancio di 7,7 milioni
di EUR impegnati nel 2011) mostrano che il programma ha esercitato un impatto
positivo sul volontariato, sia a livello europeo che a livello nazionale. La valutazione ha
concluso che le attività e gli obiettivi dell’Anno del volontariato sono stati
rilevanti e mirati e che l’approccio orientato ai risultati è riuscito a raggiungere
gli obiettivi in tutti gli Stati membri, benché l’impatto sia stato diverso a
seconda delle specifiche situazioni nazionali. L’esperienza di EYV 2011
dimostra che i programmi nazionali e la cooperazione con gli organismi di
coordinamento nazionale degli Stati membri e con le principali parti
interessate europee offrono un modello di buone prassi che garantisce l’ampia
diffusione dei messaggi dell’Anno europeo e un impatto sostenibile sia a
livello nazionale che in tutta la società civile. Per i futuri Anni europei, si
potrebbero sviluppare sinergie migliori con i programmi esistenti e gli altri
Anni europei. Politica
culturale I dati sui progressi realizzati nell’attuazione
del programma “Gioventù in azione”, di MEDIA 2007-2013, di MEDIA Mundus e del
programma “Cultura” sono stati comunicati nel 2012[25]. In tale anno i programmi sono
stati attuati come previsto, rispettando i tempi e in anticipo rispetto agli
anni precedenti, in tutti i paesi partecipanti. “Gioventù in azione” ha
impegnato 140,4 milioni di EUR (con un aumento dell’8% rispetto al 2011). Nel 2012
“Gioventù in azione” ha erogato un sostegno a una schiera ancora più folta di
giovani e di giovani lavoratori; con 200 000 partecipanti, il programma ha
dimostrato di esercitare un potere di attrazione ancora maggiore (più di 920 000
dal 2007) e contribuisce al riconoscimento dell’apprendimento non formale. Secondo la più recente
indagine di controllo disponibile, il 67% dei partecipanti ritiene che le
proprie opportunità di lavoro siano aumentate grazie all’esperienza fatta con “Gioventù
in azione” (era il 61% nel sondaggio precedente). Nel 2012 MEDIA 2007-2013 e
MEDIA Mundus hanno impegnato 112,5 milioni di EUR. Il programma “Cultura” nel 2012
ha impegnato 59,2 milioni di EUR (con un aumento del 3% rispetto al 2011). Grazie
a questi programmi è stato stimato che oltre 19 400 artisti/operatori culturali
hanno fatto esperienza di mobilità, varie migliaia di opere culturali sono
circolate nel 2010 e circa 1 480 organizzazioni sono state coinvolte nel 2011,
partecipando al coordinamento o agli aspetti organizzativi. Politiche per
la salute e la tutela dei consumatori La politica nel settore della salute e della
tutela dei consumatori gode del sostegno offerto dal programma di sanità
pubblica, (48,9 milioni di EUR impegnati nel 2012) e da un’azione UE nel
settore della politica dei consumatori (22 milioni di EUR impegnati nel 2012).
Nel 2012 non si sono rese disponibili nuove valutazioni. RUBRICA 4 – L’UE COME ATTORE GLOBALE Sviluppo e
relazioni esterne L’Unione europea finanzia l’assistenza esterna
allo sviluppo dal proprio bilancio generale e dai Fondi europei di sviluppo
(FES). Gli strumenti finanziari più importanti sono il FES (3,7 miliardi
di EUR impegnati nel 2012) per i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico,
seguito dallo Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) (2,4 miliardi
di EUR impegnati nel 2012) e dallo Strumento di cooperazione allo sviluppo
(DCI) (2,3 miliardi di EUR impegnati nel 2012). Nel 2012 sono state pubblicate 10 valutazioni geografiche
e 6 valutazioni tematiche connesse alla politica di sviluppo dell’UE. In
generale esse dimostrano che a livello strategico gli interventi dell’UE corrispondono
alle necessità dei paesi partner e delle popolazioni, ma devono restare
sufficientemente flessibili per prevedere un contesto in mutamento e adeguarsi
a esso. Negli Stati più fragili, l’UE deve concentrarsi maggiormente sullo
sviluppo e sulla buona governance. Le organizzazioni della società civile
possono fungere da catalizzatori per aumentare la rilevanza delle strategie
dell’UE e chiamare i governi ad assumere le proprie responsabilità. Un’adeguata combinazione di modalità di aiuti
accresce l’efficienza a livello strategico e questo è ancora più importante in
un contesto fragile nel quale gli strumenti di aiuto devono essere
particolarmente flessibili. I fattori non finanziari sono elementi chiave per
il successo, soprattutto per quanto riguarda il sostegno al bilancio, ed è
necessario sviluppare un dialogo politico più inclusivo ed efficace. Il
sostegno al bilancio rappresenta un valido strumento per migliorare la gestione
finanziaria pubblica e promuovere altre riforme, ma non può “comprare” le
riforme. Può certamente migliorare l’allineamento e il sostegno alle
istituzioni con l’aiuto di fattori non finanziari come il dialogo politico. L’impatto generalmente positivo dell’UE sulla
riduzione della povertà può migliorare ulteriormente grazie a un più stretto
coordinamento con altri donatori, un più efficace collegamento tra la
programmazione regionale e quella nazionale e maggiori sinergie tra i diversi
settori. I progetti e i programmi dell’UE beneficerebbero di un sistema di
monitoraggio migliore e più strutturato. L’UE deve anche incoraggiare tutti i
partner a migliorare i rispettivi sistemi di monitoraggio. Le delegazioni dell’UE
devono sviluppare ulteriormente la propria capacità tecnica e settoriale e la
propria esperienza per affinare il coordinamento e la gestione dei programmi e
la capacità di prevedere le tendenze di lungo periodo. I risultati delle valutazioni geografiche
verranno inseriti nell’attuale processo di programmazione geografica che sarà
portato a termine nel 2014. La Commissione e il Servizio europeo per l’azione
esterna (SEAE) terranno conto dei risultati al momento di preparare i prossimi
programmi per ciascun paese che dovrebbero essere disponibili l’anno prossimo. I risultati delle valutazioni tematiche stanno
producendo effetti sulle decisioni politiche. In seguito alla valutazione del
sostegno erogato nel settore sanitario, un programma d’azione interno integrerà
gli impegni e le politiche vigenti per migliorare l’attuazione, e il sostegno
agli interventi in campo sanitario per ogni paese partner sarà più concentrato.
La valutazione dei diritti umani ha portato all’approvazione del quadro
strategico dell’UE in materia di diritti umani e di democrazia e di un piano d’azione
correlato da parte del Consiglio europeo del giugno 2012, nonché ad elaborare un
quadro strategico unificato per i diritti umani, comune per la prima volta a
Commissione, Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e Stati membri, con
un ampio piano d’azione per la sua attuazione. Politica per gli affari economici e
finanziari L’assistenza
macrofinanziaria fornisce sostegno, nell’ambito della bilancia dei pagamenti, a
paesi terzi partner, sotto forma di sovvenzioni o prestiti di medio e lungo
periodo, e integra i finanziamenti forniti nel contesto dei programmi di
riforma del Fondo monetario internazionale. Le valutazioni delle operazioni in Georgia
(46 milioni di EUR di sovvenzioni), Libano (15 milioni di EUR di sovvenzioni e 25
milioni di EUR di prestiti) e Kosovo (30 milioni di EUR di sovvenzioni) hanno
confermato che questo tipo di strumento di crisi contribuisce, insieme ai
programmi del FMI, alla stabilizzazione macroeconomica e alla sostenibilità esterna
dei paesi beneficiari. L’impatto di questi strumenti viene rafforzato condizionando
l’assistenza alle riforme strutturali della governance nei paesi beneficiari. Le
valutazioni dell’assistenza macrofinanziaria alla Georgia e al Kosovo tuttavia inducono
a pensare che la Commissione dovrebbe essere più specifica nel formulare la
condizionalità, soprattutto nel caso di azioni più morbide come lo sviluppo di
piani di azione. È altresì necessario aumentare la visibilità dell’assistenza
macrofinanziaria; questo strumento ha creato valore aggiunto stimolando la
fiducia e rafforzando la credibilità del paese agli occhi della comunità
internazionale e dei potenziali investitori. La Commissione continua a tener
conto delle raccomandazioni avanzate nelle valutazioni in relazione alla
struttura e all’attuazione delle operazioni in corso e di quelle future. Aiuti
umanitari e protezione civile I due principali strumenti di cui dispone l’Unione
europea, indispensabili per garantire interventi di soccorso tempestivi ed
efficaci, sono l’assistenza umanitaria e la protezione civile. L’UE interviene quando e dove sopraggiungono
crisi o catastrofi naturali, aiutando le persone colpite sia nei paesi terzi
che all’interno dell’Unione europea. Nel 2012 la Commissione ha impegnato 1 252
milioni di EUR in risposta a crisi nuove o in corso. Lo stanziamento iniziale
di 874 milioni di EUR quindi è stato aumentato a più riprese per far fronte a
nuove crisi e a catastrofi naturali sopraggiunte nel corso dell’anno. Il meccanismo di protezione civile è stato
attivato 38 volte nel corso dell’anno. Di questi interventi, 31 riguardano
catastrofi naturali (tempeste di neve, condizioni atmosferiche particolarmente
rigide, inondazioni, terremoti, tsunami, valanghe, tempeste e incendi forestali)
e sette catastrofi provocate dall’uomo (esplosioni, insediamenti di campi
profughi, inquinamento del mare). 16 interventi in totale hanno interessato
paesi compresi nel meccanismo di protezione civile dell’UE mentre 22 hanno riguardato
altri paesi. Gli Stati membri e la Commissione europea, agendo
collettivamente per conto dell’intera Unione europea, continuano a essere il
maggior singolo donatore di assistenza umanitaria al mondo. L’UE eroga circa il
47% degli aiuti umanitari globali. Nel 2012 la stragrande maggioranza dei
finanziamenti è andata all’Africa (51%). Aiuti cospicui sono stati forniti
anche in Medio Oriente (Siria e paesi limitrofi), nonché in Myanmar/Birmania e per
far fronte alle catastrofi naturali nel Sud-est asiatico e nei Caraibi. La
Commissione ha finanziato aiuti umanitari di cui hanno beneficiato oltre 122
milioni di vittime. Nel 2012 sono
state portate a termine nove valutazioni, cinque delle quali relative a un
singolo paese e quattro tematiche/trasversali. Generalmente le valutazioni hanno dimostrato
che l’assistenza umanitaria dell’UE viene ritenuta efficace e che l’approccio
dal basso verso l’alto si è rivelato capace di rispondere rapidamente alle
crisi. Le raccomandazioni di rilevanza generale tese ad accrescere l’efficacia possono
essere sintetizzate come segue. Mentre gli strumenti standard tengono conto dei
rischi prevalenti e offrono la base per decidere se impegnarsi o disimpegnarsi,
è necessario rivolgere maggiore attenzione alla quantificazione degli effetti e
dell’impatto di più lungo periodo e alla necessità di fornire una serie di
indicatori adeguati per misurare tale impatto. L’UE deve continuare a porsi
come elemento trainante, svolgendo funzioni di coordinamento tra i donatori. La
partecipazione comunitaria e il coordinamento con la società civile a livello
locale devono diventare la regola, e non rimanere un’eccezione. La spinta all’innovazione
deve continuare, senza seguire tendenze che generino risposte standardizzate e
predefinite. È necessario assicurare adeguate strategie d’uscita, soprattutto negli
ambienti urbani in cui le conseguenze delle catastrofi sono solitamente più
complesse. Per alcuni progetti si deve considerare l’opportunità di prolungare
le scadenze temporali (per esempio oltre 12 mesi) per garantire l’efficacia del
progetto. Per quanto riguarda l’efficienza, il costo
medio dell’assistenza umanitaria dell’UE è pari all’incirca a 10 EUR per ogni
beneficiario. Quanto al quadro di attuazione, la valutazione della convenzione
quadro di partenariato (CQP) dimostra che la convenzione consente una maggiore
flessibilità di finanziamento e tempi di risposta più brevi per un piccolo
gruppo di “partner di qualità”. Sulla base delle buone prassi, delle
esperienze acquisite e del coordinamento rafforzato, si considerano
costantemente le possibilità di accrescere l’efficienza degli interventi. Le
valutazioni del 2012 forniscono varie informazioni sul modo migliore per colmare
le lacune di efficienza. Poiché le risorse sono spesso e inevitabilmente frammentate
su un gran numero di progetti, si dovrebbe cercare di adottare un approccio
multisettoriale più integrato. La DG ECHO deve rivedere le procedure di
raccolta dei dati per migliorare il monitoraggio dell’efficienza della stessa
DG ECHO. I meccanismi per l’apprendimento e lo scambio di conoscenze devono
essere rafforzati, per assicurare una capacità tecnica d’alto livello in questo
settore. Politica dell’allargamento L’attuazione della politica dell’allargamento
è sostenuta dallo strumento finanziario di assistenza preadesione (IPA) 2007-2013.
L’auspicato valore aggiunto del programma IPA sta nella sua capacità di stimolare
la preparazione dei paesi candidati e potenziali candidati alla futura adesione
all’UE. L’IPA si propone di far conoscere ai candidati gli obblighi dell’adesione
prima di entrare a far parte dell’Unione europea, per esempio realizzando le
istituzioni che dovranno gestire i fondi di post-adesione dell’UE e/o adottando
l’acquis e le norme dell’UE. L’IPA attualmente è articolato in cinque componenti. La gestione dell’assistenza finanziaria ai
paesi candidati e potenziali candidati è progredita in larga misura secondo i
piani. Nel 2012 sono stati impegnati fondi per un totale pari a circa 1 016,5
milioni di EUR. I risultati nel settore cominciano a concretizzarsi, com’è
evidente dai progressi realizzati nel campo dello Stato di diritto, dal
costante processo di convergenza verso le norme e i valori europei, dalla
conclusione dei negoziati con la Croazia, che diverrà il ventottesimo Stato
membro dell’UE nel 2013. L’impatto dell’assistenza tuttavia può ancora essere
migliorato perseverando negli sforzi tesi a sviluppare le capacità delle
istituzioni nazionali e mediante un’attribuzione più mirata e strategica delle
risorse. Nel 2012 è stata svolta una valutazione tematica
sul sostegno dell’UE al consolidamento della governance, allo Stato di diritto,
alla riforma giudiziaria e alla lotta alla corruzione e alla criminalità
organizzata nei Balcani occidentali. Dalla valutazione emerge che in tutti e
sette i paesi dei Balcani occidentali le azioni recano un chiaro valore
aggiunto alle autorità nazionali. Ci sono stati infatti sensibili miglioramenti
negli ambiti istituzionali e organizzativi più importanti per quanto riguarda
lo Stato di diritto. Si richiede comunque un più forte impegno politico. Quanto all’efficienza e all’efficacia, la
valutazione è favorevole alla semplificazione della programmazione IPA II,
condensandola in un minor numero di strumenti e aumentando la programmazione
settoriale con orizzonti temporali più estesi. Dal punto di vista dei beneficiari,
la valutazione indica che i programmi della riforma giudiziaria dovrebbero
riflettere priorità chiare e precise nella politica nazionale e nelle proposte
di bilancio, garantendo parametri di pianificazione e finanziamenti stabili. Dal punto di vista dell’Unione europea, è
stato osservato che l’UE deve elaborare obiettivi generali e programmatici per
la governance e lo Stato di diritto, e rivalutare/aumentare il finanziamento
IPA secondo una programmazione basata su elementi concreti. I programmi prioritari
potrebbero avere un orizzonte da quattro a sette anni con precisi “punti di
arresto” per revisioni e aggiustamenti. Considerando i risultati dell’attuale
valutazione, si è proposto di introdurre una programmazione pluriennale nell’assistenza
IPA II per coprire la durata del prossimo quadro finanziario pluriennale, con
una revisione intermedia. La valutazione ha sottolineato inoltre l’importanza
degli obiettivi SMART e degli indicatori di misurazione per sostenere la
programmazione e il monitoraggio dei risultati. Alcuni degli indicatori
proposti vengono utilizzati attualmente allo scopo di sviluppare un quadro di
indicatori per l’esercizio di programmazione dell’assistenza IPA II. Una valutazione tematica sui diritti
giudiziari e fondamentali in Turchia ha proposto di usare un approccio
settoriale alla programmazione nell’ambito di IPA II. Sulla base della valutazione,
l’assistenza dell’UE ai diritti giudiziari e fondamentali in Turchia viene
considerata un valore aggiunto e un elemento di sostegno per la promozione
delle riforme nel settore dei diritti umani, rafforzando l’efficacia del
sistema giudiziario e dimostrando il conseguimento di risultati adeguati rispetto
alle risorse disponibili. La valutazione tuttavia ha messo in luce le carenze
della programmazione e dell’attuazione dell’assistenza (per esempio la titolarità
delle istituzioni competenti e la trasparenza nei confronti dei beneficiari). Per
la nuova programmazione IPA II sono previsti elementi di flessibilità, migliore
governance e titolarità. La valutazione tematica del sostegno dell’UE
alla società civile nei Balcani occidentali e in Turchia suggerisce una
maggiore partecipazione della società civile e delle parti interessate alla
programmazione e ai meccanismi di selezione dei progetti. La valutazione
inoltre propone una migliore sinergia tra gli interventi UE e non UE nella
programmazione e nell’attuazione dell’assistenza IPA. La valutazione caldeggia
alcune modifiche nella gestione del nuovo programma IPA, aumentando per esempio
la cooperazione con gli altri donatori e le istituzioni finanziarie
internazionali a livello strategico. Inoltre sostiene l’aumento della
partecipazione delle parti interessate alla programmazione. Secondo la valutazione di SIGMA (Sostegno per
il miglioramento della governance e della gestione) il sostegno è considerato
efficace, ma attualmente manca una gerarchia strutturata e rintracciabile di
obiettivi di carattere generale e specifico e di rischi integrati. A partire
dal 2013 in tre paesi le valutazioni di SIGMA diverranno la base di un dialogo
politico più efficace, uno strumento di informazione per i finanziamenti IPA a
livello nazionale e regionale e uno strumento per sviluppare piani di riforma
per ciascun paese. Attingendo alle valutazioni, la proposta della
Commissione per il nuovo programma IPA II cerca di realizzare i necessari
adattamenti in modo da garantire la continuità e la transizione dall’attuale
IPA, per applicare norme semplificate e armonizzate in tutti i servizi della
Commissione e favorire l’accesso dei beneficiari ai finanziamenti. Per una
maggiore efficacia ed efficienza, l’assistenza sarà più orientata ai risultati,
più flessibile e adeguata alle specifiche esigenze. Attualmente ci si
propone di migliorare i collegamenti tra l’attuazione della cooperazione
finanziaria e la realizzazione degli obiettivi politici prefissati. Si
propongono indicatori di prestazione più pertinenti per l’esercizio di
programmazione 2014-2020. 4. CONCLUSIONI I risultati della
valutazione indicano la necessità di una semplificazione, di obiettivi più
mirati, di indicatori comuni e di un quadro di riferimento dei risultati con
tappe fondamentali e obiettivi chiaramente definiti per il prossimo quadro
finanziario pluriennale (QFP). Al momento di avanzare proposte per la nuova
generazione di programmi nell’ambito del prossimo QFP, la Commissione tiene
conto di tutto questo e invita il Parlamento europeo e il Consiglio a mantenere
viva l’attenzione sulla questione nelle proposte legislative del prossimo QFP,
allo scopo di garantire un processo più gestibile, mirato e misurabile per il
prossimo periodo finanziario. La Commissione sta elaborando un sistema di
comunicazione sulle prestazioni e i risultati più accurato, sistematico e
mirato che si baserà sul quadro di monitoraggio, valutazione e comunicazione
istituito dal Parlamento e dal Consiglio per il prossimo QFP. Nel 2014 la
Commissione presenterà il nuovo quadro per la presente relazione. Nel
frattempo, ha dato istruzioni ai propri servizi affinché rafforzino e rendano
più flessibili i sistemi di misurazione e comunicazione delle prestazioni e dei
risultati che dovranno essere alla base di tutte le future relazioni annuali di
attività e delle future versioni della presente relazione. La relazione di
quest’anno offre un quadro dei progressi generali compiuti nel portare avanti
le finalità programmatiche dell’Unione europea che contribuiscono agli
obiettivi della strategia UE 2020, benché sui risultati talvolta abbia pesato
la recessione economica. I finanziamenti hanno prodotto un importante effetto
leva, con buoni risultati soprattutto in termini di innovazione, e si sono
registrati sensibili progressi anche nella realizzazione di un efficiente
mercato interno dei trasporti e nell’integrazione dei mercati dell’energia. Le
valutazioni hanno confermato questi progressi, benché molto rimanga ancora da
fare. Il FSE, il FESR e il Fondo di coesione hanno dimostrato di possedere la
flessibilità necessaria per rispondere alla recessione. È confermato il contributo
del FSE all’accesso all’occupazione, benché rimanga qualche incertezza sulla
sostenibilità di risultati. Si conferma inoltre il ruolo del finanziamento dell’UE
nel mantenere gli investimenti pubblici in numerosi Stati membri, salvaguardare
posti di lavoro, crescita e strategie di investimenti e ridurre la pressione
sui bilanci nazionali, anche con un aumento considerevole dei tassi di
cofinanziamento per nove Stati membri. [1] Altre valutazioni trattate nell’allegato riguardano
essenzialmente le attività normative e di comunicazione, informative e di
coordinamento nonché i processi interni e amministrativi delle istituzioni dell’UE. [2] Decisione del Parlamento europeo sul discarico per l’esecuzione
del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2011- P7 TA-PROV(2013)0122. [3] COM(2013)334 final. [4] Tutte le cifre relative alle spese dei programmi
indicate nella relazione si riferiscono al 2012. [5] Valutazione delle politiche di agevolazione dell’accesso
delle PMI ai finanziamenti adottate dagli Stati membri e valutazione dei
mercati e delle politiche dei business angels nell’UE. [6] Proposta di regolamento COM(2011)834. [7] Cfr. la relazione di attività annuale della DG MOVE all’indirizzo
http://ec.europa.eu/atwork/synthesis/aar/. [8] https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/scoreboard. [9] Studio sull’impatto futuro delle iniziative tecnologiche
congiunte ARTEMIS ed ENIAC (l’associazione industriale ARTEMIS è l’associazione
per gli attori dei sistemi incorporati in Europa. Rappresenta la comunità di
ricerca, tra cui l’industria, le università e gli istituti di ricerca nell’Impresa
comune ARTEMIS) ed ENIAC (l’impresa comune ENIAC è un partenariato pubblico-privato
che opera nel settore della nanoelettronica e riunisce gli Stati
membri/associati dell’ENIAC, la Commissione europea e l’AENEAS (un’associazione
che rappresenta gli attori europei della R&S in questo settore). [10] (COM (2011)783). [11] Per i progetti gestiti dalla direzione generale Ricerca e
innovazione (DG RTD) e l’Agenzia esecutiva per la ricerca (REA). [12] Cfr. la relazione annuale di attività per la DG Istruzione
e cultura all’indirizzo http://ec.europa.eu/atwork/synthesis/aar/. [13] Moduli di valutazione compilati dai partecipanti alle
attività del programma. [14] Fonte: Misurazione dei risultati – relazione annuale 2011. [15] Fonte: relazione mensile del progetto CCN/CSI. [16] Sistema VIES per lo scambio d’informazioni sull’IVA; nuovo
sistema di transito informatizzato (NCTS); banca dati online sulle tariffe
doganali (TARIC). [17] Regolamento 1083/2006 recante disposizioni generali sul
Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di
coesione. [18] Tratto da COM(2013)210 final: Politica di coesione:
rapporto strategico 2013 sull’attuazione dei programmi 2007-2013, che analizza 27
rapporti strategici nazionali presentati dagli Stati membri nel 2012 ed espone
sinteticamente il modo in cui i programmi contribuiscono agli obiettivi della
politica di coesione; ultimi rapporti annuali di attuazione degli Stati membri
per il 2011; relazioni per paese di una rete di valutazione di esperti e
valutazioni svolte per la DG REGIO. [19] http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/evaluation/pdf/eval2007/expert_innovation/2011_synthesis_national_reports.pdf. [20] Valutazione ex-post dei progetti cofinanziati dal FESR e
dal Fondo di coesione nel periodo 1994-1999; valutazione ex-post del Fondo di
coesione 2000-06; valutazione Jaspers. [21] Relazioni speciali n. 14/2011; 1/2012; 7/2012; 8/2012; 9/2012;
11/2012; 14/2011; 16/2012. [22] COM (2012)737. [23] La relazione speciale riguarda in modo particolare le
misure in materia di “estirpazione” e “ristrutturazione e riconversione dei
vigneti”, le due maggiori aree di spesa. [24] Cfr. la relazione annuale di attività della DG COMM all’indirizzo
http://ec.europa.eu/atwork/synthesis/aar/. [25] Cfr. la relazione annuale di attività della DG EAC all’indirizzo
http://ec.europa.eu/atwork/synthesis/aar/