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Document 52013DC0350
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS 2013 EUROPEAN SEMESTER: COUNTRY-SPECIFIC RECOMMENDATIONS MOVING EUROPE BEYOND THE CRISIS
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER PAESE FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER PAESE FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI
/* COM/2013/0350 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER PAESE FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI /* COM/2013/0350 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL
PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL
COMITATO DELLE REGIONI SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI
SPECIFICHE PER PAESE
FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI 1.
Introduzione La Commissione esamina una volta all’anno la
situazione socioeconomica di ciascuno Stato membro dell’UE e rivolge ai singoli
paesi raccomandazioni specifiche per orientare le politiche nazionali nell’anno
successivo. In un contesto di profonda crisi economica e finanziaria, che è
causa di difficoltà sociali per molte persone, e visto che le più recenti
previsioni indicano una lenta ripresa dell’UE dopo la prolungata recessione, le
raccomandazioni di quest’anno saranno oggetto di un esame particolarmente
attento. La sorveglianza regolare esercitata dalla
Commissione mira a: ·
individuare i principali problemi socioeconomici
per l’UE e la zona euro, che riflettono la sempre maggiore interdipendenza fra
le nostre economie; ·
valutare i progressi, individuare i problemi più rapidamente
che in passato e, per mezzo delle raccomandazioni, guidare gli Stati membri
nell’attuazione delle rispettive politiche in modo da agevolare nell’UE un
processo di aggiustamento e di crescita sostenibile, la creazione di posti di
lavoro e la garanzia di un tenore di vita dignitoso per tutti i cittadini. Dall’analisi della Commissione che accompagna
le raccomandazioni del 2013 risulta che l’Unione europea sta operando
cambiamenti duraturi e affrontando i gravi problemi strutturali accumulatisi
nell’ultimo decennio. Questi cambiamenti avvengono a fronte di un bisogno di
riforme nella maggior parte delle economie avanzate e di un vigoroso sviluppo
economico nelle economie emergenti. Gli Stati membri hanno intrapreso le
riforme necessarie e si stanno adoperando con il massimo impegno per risanare
le finanze pubbliche. Il ritmo e gli effetti di questi sforzi variano da un
paese all’altro: l’aggiustamento è particolarmente visibile nei paesi oggetto
di un programma e negli Stati membri più vulnerabili. La sfida consiste nell’attuare
le riforme concordate, talvolta in tempi più rapidi e dando prova di maggiore
ambizione. Se la Commissione ritiene necessarie misure più incisive, le indica
nelle raccomandazioni. Negli ultimi cinque anni ci si è sforzati soprattutto
di gestire la crisi, ripristinare la stabilità finanziaria e garantire la
solidità dell’euro, condizioni indispensabili per la futura crescita. A breve
termine, la ripresa è ostacolata dagli elevati livelli del debito pubblico e
privato accumulatisi in molti Stati membri e dal fatto che il risanamento del
settore bancario tarda a produrre risultati tangibili. Inoltre, l’entità e l’urgenza
degli squilibri creatisi anno dopo anno hanno reso necessari notevoli
aggiustamenti che ora devono essere operati contemporaneamente in tutta Europa,
in un contesto di forte interdipendenza tra le economie dell’UE. L’individuazione di un percorso di crescita
più sostenibile richiede più tempo di quanto non sarebbe auspicabile. Anni di
crescita debole o inesistente hanno avuto notevoli ripercussioni sulla società,
prova ne siano i tassi di disoccupazione altissimi e l’aumento della povertà in
diverse parti dell’Europa. Il fatto che il dibattito pubblico sia sempre più
incentrato sulle disparità e sull’equità dimostra che per risultare efficaci le
politiche devono non solo essere ben strutturate, ma anche godere di un
sostegno politico e sociale. Le scarse prospettive di miglioramento a breve
termine del mercato del lavoro eserciteranno ulteriori pressioni sui sistemi previdenziali
degli Stati membri. Ci vorrà tempo prima che gli effetti positivi delle
decisioni adottate oggi si trasformino in un’economia più dinamica, in
espansione e fonte di occupazione. L’Europa ha bisogno di un risanamento di
bilancio, perché non si può costruire una crescita sostenibile partendo da un
debito non sostenibile, e di una crescita reale, che consenta ai cittadini di
trovare un impiego a lungo termine. Occorrono interventi mirati e urgenti per
affrontare il problema della disoccupazione giovanile. Dato che la crisi
attuale è sia strutturale che ciclica, occorre accelerare le riforme in tutta l’UE
per consolidare la ripresa e garantire il riequilibrio dell’economia: i paesi
con un disavanzo devono riacquistare competitività, mentre i paesi con un
avanzo devono rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita della domanda
interna. Le riforme strutturali possono essere di
difficile attuazione, ma contribuiscono a ripartire più equamente sia l’onere che
gli effetti positivi dell’aggiustamento tra tutte le componenti della società.
La semplificazione delle formalità burocratiche per le imprese contribuisce a
creare un contesto favorevole alla loro attività, la riduzione del costo dei
servizi agevola le categorie a basso reddito e una pubblica amministrazione più
efficiente eroga servizi sociali migliori e più accessibili. Servono misure di
sostegno molto più incisive che aiutino i disoccupati, in particolare quelli di
lunga durata, ad acquisire competenze o a usufruire dell’accompagnamento necessario
per trovare un nuovo lavoro e che agevolino il passaggio dei giovani dalla
scuola alla vita professionale. Bisogna trovare soluzioni per le imprese che
non riescono ad ottenere finanziamenti pur avendo piani aziendali solidi. Tutti
gli Stati membri devono investire di più per migliorare l’efficienza del
sistema di istruzione, permettere alle persone di acquisire le competenze
richieste dall’economia del XXI secolo e promuovere l’innovazione e la
competitività. L’intervento della BCE ha contribuito in
misura determinante a eliminare i rischi percepiti per la stabilità della zona
euro ma la trasmissione di tassi di interesse più bassi e il ripristino della
normale erogazione di prestiti all’economia lasciano ancora a desiderare, soprattutto
alla periferia dell’UE. È indispensabile completare l’architettura dell’Unione
economica e monetaria (UEM), in particolare l’Unione bancaria, per favorire la
sostenibilità della crescita futura ed evitare la ricomparsa di squilibri. Dall’analisi dei programmi nazionali di
riforma eseguita dalla Commissione risulta chiaramente che gli Stati membri
potrebbero fare di più per riavviarsi su un percorso di crescita e far uscire l’Europa
dalla crisi. La mancata rimozione degli ostacoli, la perdita delle opportunità,
la resistenza al cambiamento e l’assenza di un senso di urgenza in alcuni paesi
contribuiscono, sia pure in misura diversa, a sviluppare un contesto che non
aiuta le imprese ad espandersi e creare posti di lavoro. Ritardare l’avvio
delle riforme necessarie servirà solo ad aumentarne i costi finanziari,
economici e sociali. Vista l’entità di queste sfide, è necessario che tutti i
soggetti interessati, comprese le parti sociali e la società civile,
collaborino per definire e attuare le risposte giuste. Per conseguire questi
obiettivi comuni è indispensabile tutelare e approfondire il mercato unico
europeo. 2.
Valutazione
globale Le sfide complesse che si pongono all’Unione
richiedono una risposta globale, che riunisca i livelli UE e nazionali di
definizione e attuazione delle politiche. Questo è un obiettivo fondamentale
del processo del semestre europeo. Dall’analisi approfondita su cui si basa
questo pacchetto si evince che: ·
l’economia dell’UE è in fase di riequilibrio. Negli ultimi anni sono state avviate, o portate avanti, vaste riforme
per correggere gli squilibri passati e riportare l’economia su un percorso più
sostenibile. I notevoli e persistenti disavanzi delle partite correnti
osservati in diversi paesi sono stati nettamente ridotti, diminuendo il rischio
di brusche interruzioni dei finanziamenti esterni destinati a queste economie.
Anche se gli effetti di alcune di queste riforme saranno avvertiti pienamente
solo a lungo termine, i miglioramenti sono già visibili in tutta Europa, ad
esempio in termini di esportazioni o di tassi di interesse sul debito sovrano. ·
La disoccupazione, compresa quella giovanile e
di lunga durata, ha raggiunto livelli inaccettabili,
che rimarranno probabilmente elevati nel prossimo futuro e che richiedono un
intervento deciso e urgente. Sono state avviate riforme per migliorare la
resilienza e la flessibilità del mercato del lavoro in diverse parti d’Europa,
ma ci vorrà tempo perché permettano di creare nuovi posti di lavoro nei diversi
comparti dell’economia. ·
Le finanze pubbliche vengono gradualmente riportate
sotto controllo grazie al risanamento di bilancio in corso, ma il
fenomeno dell’invecchiamento demografico rischia di compromettere la futura
sostenibilità finanziaria di molti Stati membri in termini di pensioni e
assistenza sanitaria, per cui bisogna intervenire adesso perché un domani gli
europei possano continuare a godere di un elevato tenore di vita. ·
Le riforme strutturali sono indispensabili per rilanciare la crescita e contribuiscono a un duplice obiettivo:
ridurre la disoccupazione e ripristinare la sostenibilità delle finanze
pubbliche. Riacquistare competitività a livello interno, inoltre, è
fondamentale per poter cogliere le opportunità di crescita su scala mondiale. Dall’analisi possono essere tratti i seguenti
insegnamenti: ·
occorrono ulteriori misure per ridurre i livelli
elevati di debito pubblico e privato in molti Stati membri; d’altro canto, il
processo di deleveraging delle economie eccessivamente indebitate deve essere
proseguito e gestito oculatamente. Come risulta dagli studi della BCE sull’attività
creditizia delle banche, è prioritario risanare ulteriormente il settore
bancario perché possa convogliare finanziamenti verso le componenti produttive
dell’economia, in particolare le PMI. I nuovi regimi di finanziamento dell’economia
reale messi a punto dalla Commissione e dalla BEI con la partecipazione della
BCE potrebbero svolgere un ruolo importante in questo ambito. Nei prossimi
anni, le risorse erogate dai fondi strutturali dell’UE per finanziare gli
investimenti svolgeranno un ruolo chiave in certe parti dell’Unione. È
altrettanto fondamentale promuovere le fonti alternative di finanziamento e
ridurre la tradizionale dipendenza delle imprese dai finanziamenti bancari per
ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia. ·
Gli Stati membri con tassi di disoccupazione
elevati devono intensificare le misure attive per il mercato del lavoro, come
la formazione e i servizi per l’impiego. Si raccomanda di attuare ulteriori
riforme per agevolare l’accesso all’occupazione, evitare l’uscita precoce dal
mercato del lavoro, ridurre il costo del lavoro e lottare contro la
segmentazione del mercato del lavoro. Le parti sociali sono chiamate a svolgere
un ruolo chiave nella formulazione e nell’attuazione di queste politiche. La
situazione dei giovani disoccupati è particolarmente preoccupante e si
raccomanda di intervenire in conformità della “garanzia per i giovani” dell’UE
proposta dalla Commissione e approvata dagli Stati membri. ·
Gli Stati membri devono fare di più per rafforzare
la competitività delle rispettive economie. Vista la sua notevole incidenza, il
costo del lavoro va mantenuto in linea con l’aumento della produttività e
continuerà ad essere oggetto di un attento monitoraggio. È altresì
indispensabile stimolare la concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi
per innalzare i livelli di produttività dell’economia e far diminuire i prezzi.
D’altro canto, l’Europa non può e non intende competere nell’economia mondiale
solo in termini di costi. Prima e durante la crisi, sono mancati negli Stati
membri i necessari investimenti nell’istruzione e nelle competenze, nella
ricerca, nell’innovazione e nell’uso efficiente delle risorse. La mancanza di
competenze, prodotti e servizi adeguati mette seriamente a repentaglio le
prospettive di crescita dell’Europa, per cui occorrono interventi correttivi in
questi settori in conformità degli obiettivi di Europa 2020. ·
Occorre adoperarsi con urgenza, e con maggiore
impegno, per creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese, ai
consumatori e alla creazione di posti di lavoro, ad esempio migliorando
notevolmente il funzionamento delle industrie di rete, incentivando la
concorrenza in settori chiave del terziario quali il commercio al dettaglio,
agevolando l’accesso a determinate professioni e attività e rafforzando l’efficienza
della pubblica amministrazione. ·
Gli Stati membri con un avanzo delle partite
correnti e un margine di bilancio sufficiente potrebbero fare di più per
ridurre le imposte e i contributi previdenziali elevati applicati ai salari più
bassi. La recente evoluzione delle retribuzioni nei paesi con un avanzo
contribuisce a sostenere la domanda e ha effetti positivi anche nel resto dell’UE.
Per rilanciare la domanda interna, questi Stati membri potrebbero anche aprire
il settore dei servizi attraverso l’eliminazione delle restrizioni e degli
ostacoli ingiustificati all’ingresso, in modo da rendere i servizi più
accessibili per le categorie a basso reddito e da promuovere nuove possibilità
di investimento. ·
Visti i progressi effettivi registrati nella
riduzione dei disavanzi di bilancio, il grado di risanamento già operato e l’attività
economica inferiore al previsto, in alcuni casi il patto di stabilità e
crescita concede più tempo agli Stati membri per riportare il disavanzo al di
sotto del 3% del PIL. Non è tuttavia
ipotizzabile una retrocessione del risanamento e alcuni Stati membri devono
ancora operare un notevole aggiustamento. La
Commissione propone di dare ad alcuni di essi più tempo per correggere i
disavanzi eccessivi. Questo non significa che
potranno allentare gli sforzi, ma che devono utilizzare il periodo
supplementare per ridurre il disavanzo di bilancio strutturale, intensificare
le riforme e preparare una ripresa sostenibile. ·
Si può e si deve fare di più per migliorare l’efficienza
della spesa pubblica e rendere più equo ed efficace il sistema tributario nell’ambito
di strategie di bilancio a medio termine. Occorre ovviare all’inefficienza
intrinseca di determinati sistemi tributari nazionali (ad esempio alcune
aliquote ridotte e altre esenzioni fiscali). Occorre inoltre rafforzare la
lotta alla frode e all’evasione fiscale. A fronte di priorità diverse, si
raccomandano diverse linee di intervento a tal fine. ·
L’equità è di fondamentale importanza per la
sostenibilità e l’efficacia delle riforme. La crisi ha già avuto ripercussioni
durature sugli elementi più svantaggiati della nostra società e il numero di
persone a rischio di povertà è in aumento in molti paesi. Gli Stati membri
devono investire nel capitale umano e fornire servizi adeguati ai cittadini. Va
rivolta maggiore attenzione all’impatto distribuzionale delle riforme, per
garantire che producano risultati duraturi a vantaggio di tutti. Diversi Stati
membri devono adoperarsi con maggiore impegno per lottare contro le diverse
forme di povertà (povertà infantile, senzatetto, povertà dei lavoratori e
indebitamento eccessivo delle famiglie) e garantire l’efficacia dei sistemi
previdenziali che si occupano delle persone colpite da questi fenomeni. Le decisioni già adottate a livello di UE
hanno contribuito al processo di riforma degli Stati membri, ma occorrono altri
interventi urgenti: ·
gli Stati membri che hanno avuto gravi difficoltà
finanziarie potrebbero avvalersi delle protezioni finanziarie istituite di
recente a livello di UE[1].
Laddove sia stata concessa, l’assistenza finanziaria dell’UE/del FMI è
subordinata a condizioni rigorose. Questi programmi sono in fase di attuazione
e oggetto di un attento monitoraggio. ·
Sono in attesa di approvazione diverse proposte
legislative UE che potrebbero rilanciare la crescita e l’occupazione, ad
esempio nei settori dei servizi e dell’economia digitale. La Commissione
riferirà sui progressi compiuti nell’ambito del patto per la crescita e l’occupazione
in occasione del Consiglio europeo del giugno 2013. ·
Nel dicembre 2012 la Commissione ha proposto un
pacchetto sull’occupazione giovanile, che comprende l’istituzione di un’alleanza
europea per l’apprendistato, e una “garanzia per i giovani” al fine di assicurare
a tutti i giovani europei un’offerta di lavoro, ulteriore istruzione o
formazione, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dal termine del
percorso scolastico o dall’inizio della disoccupazione. La “garanzia per i
giovani” è stata adottata dal Consiglio nell’aprile 2013. Nell’ambito del
prossimo quadro finanziario pluriennale, sono stati stanziati 6 miliardi di EUR
per collaborare con il Fondo sociale europeo attraverso un’Iniziativa per l’occupazione
giovanile a sostegno della “garanzia per i giovani”. Sin dal 2012 la
Commissione si adopera, attraverso i gruppi di intervento per l’occupazione
giovanile, per aiutare gli Stati membri con i livelli più elevati di
disoccupazione giovanile a riprogrammare i fondi strutturali dell’UE a favore
dei giovani. Essa guida anche un’azione concertata tra più parti interessate
per ovviare alla mancanza di competenze connesse alle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione nell’UE e coprire le centinaia di migliaia di posti di
lavoro che si prevede di creare nel settore. ·
La governance economica dell’UE è stata rafforzata
dalla normativa adottata di recente, la cui attuazione renderà più credibili i
processi di riforma in atto. Il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e
sulla governance nell’UEM è entrato in applicazione. Il patto di stabilità e
crescita è stato rafforzato e la nuova procedura per gli squilibri
macroeconomici (“six-pack”) è applicabile. La nuova normativa volta a
rafforzare il coordinamento delle politiche nella zona euro (“two-pack”)
entrerà in vigore il 30 maggio 2013. ·
Il quadro dell’UE sarà ulteriormente rafforzato
dalle nuove misure volte ad approfondire l’UEM, in particolare creando un’Unione
bancaria e completando le protezioni finanziarie previste dal Meccanismo
europeo di stabilità. Si sta inoltre discutendo su come potenziare la
dimensione sociale dell’UEM. ·
Non appena sarà stato raggiunto un accordo sul
prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE, potrà essere lanciata una
nuova generazione di strumenti finanziari dell’Unione, come Orizzonte 2020 per
la ricerca e il Meccanismo per collegare l’Europa per le infrastrutture, a
sostegno della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile
e inclusiva. Un uso più mirato dei fondi strutturali UE a favore della
crescita, della competitività e dell’occupazione può stimolare notevolmente la
crescita in diversi Stati membri, dove gran parte degli investimenti pubblici è
cofinanziata dal bilancio dell’Unione. Le raccomandazioni specifiche per paese
di quest’anno sono particolarmente importanti, perché gli Stati membri e le
regioni stanno definendo le rispettive priorità d’investimento per la politica
di coesione 2014-2020. 3.
Principali
ambiti di intervento Il semestre europeo ha inizio con la
pubblicazione dell’analisi annuale della crescita della Commissione. Per il 2013
la Commissione ha mantenuto le cinque priorità del 2012: ·
portare avanti un risanamento di bilancio
differenziato e favorevole alla crescita ·
ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia ·
promuovere la crescita e la competitività nell’immediato
e per il futuro ·
lottare contro la disoccupazione e le conseguenze
sociali della crisi ·
modernizzare la pubblica amministrazione. Il
Consiglio europeo ha approvato queste priorità a marzo del 2013 e ha definito
il quadro per gli interventi degli Stati membri in tali ambiti. L’allegato 1
contiene le raccomandazioni rivolte a ciascuno Stato membro nell’ambito di
questo pacchetto e l’allegato 2 riepiloga i progressi registrati verso il
conseguimento degli obiettivi di Europa 2020. I documenti di lavoro e le schede
tematiche comparative pubblicate sul sito Internet di Europa 2020 contengono
maggiori informazioni al riguardo. La
Commissione ha formulato anche raccomandazioni per la zona euro. L’Eurogruppo deve
contribuire attivamente alla sorveglianza rafforzata dell’economia della zona
euro garantendo la coerenza dell’orientamento politico globale e l’attuazione
delle riforme necessarie per la stabilità e la crescita della sua economia. In
futuro l’Eurogruppo svolgerà inoltre un ruolo particolare nelle discussioni e
nel coordinamento “ex ante” delle riforme, nonché nella rapida adozione di
decisioni politiche fondamentali come quelle richieste per il passaggio all’Unione
bancaria. Questo
pacchetto di raccomandazioni si basa anche sugli esami approfonditi pubblicati
dalla Commissione il 10 aprile 2013 nell’ambito della procedura per gli
squilibri macroeconomici. Le raccomandazioni specifiche per paese proposte per
i 13 Stati membri soggetti a questa procedura tengono conto di tali squilibri. Portare avanti un risanamento di
bilancio differenziato e favorevole alla crescita Il
risanamento di bilancio non è un processo fine a sé stesso, ma un mezzo per le
autorità pubbliche di riconquistare la sovranità in materia di bilancio onde
poter investire in una crescita sostenibile. Visti gli elevati disavanzi
pubblici e i livelli di debito in aumento, la Commissione ha insistito sulla
necessità di un risanamento di bilancio, che dovrebbe avvenire in modo
differenziato, a seconda del paese e favorire la crescita. La
disciplina di bilancio e la crescita si sostengono a vicenda purché siano
adottate misure adeguate, come dimostra il recente esempio dei paesi baltici:
dopo un periodo di profonda recessione, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia
registrano attualmente i tassi di crescita economica più elevati dell’UE
(rispettivamente 3,6%, 5,6% e 3,2% nel 2012). Questi tre paesi hanno anticipato
il risanamento di bilancio e riequilibrato le loro economie in un contesto di
grande incertezza. Ora i notevoli miglioramenti delle loro posizioni in termini
di competitività iniziano a dare risultati, contribuendo a risanare le finanze
pubbliche e a ridurre ulteriormente la disoccupazione, anche se i livelli
elevati di povertà ed esclusione sociale rimangono preoccupanti. Il risanamento di bilancio prosegue in tutta
Europa. Il disavanzo dell’UE è sceso da un picco di -6,9% nel 2009 a -4% nel 2012,
e dovrebbe arrivare a -3,4% nel 2013, mentre sono sempre più numerosi gli Stati
membri che hanno corretto i loro disavanzi eccessivi. I percorsi di risanamento
verso il raggiungimento degli obiettivi di disavanzo e di debito che possono
permettere agli Stati membri di uscire dalla procedura per i disavanzi
eccessivi si basano sui disavanzi misurati in termini strutturali. Questo
significa che il termine per la correzione del disavanzo eccessivo può essere
rinviato nel caso in cui, pur avendo compiuto lo sforzo strutturale richiesto,
il paese non riesca a raggiungere l’obiettivo nominale a causa di un grave
deterioramento delle prospettive economiche. In linea con il quadro concordato
a livello di UE, il ritmo del risanamento di bilancio è già stato adeguato di
recente per concedere a tre paesi (Grecia, Spagna e Portogallo) più tempo per
correggere i disavanzi eccessivi. Ora la Commissione sta aggiornando le sue
raccomandazioni in base alle informazioni più recenti e dopo aver valutato l’efficacia
delle misure adottate dagli Stati membri (riquadro 1). Riquadro 1. Situazione degli Stati membri in relazione al patto di stabilità e crescita, come raccomandato dalla Commissione il 29 marzo 2013 Nessuna procedura per i disavanzi eccessivi || BG, DE, EE, FI, LU, SE Abrogazione della procedura per i disavanzi eccessivi || HU, IT, LT, LV, RO Procedure per i disavanzi eccessivi in corso con scadenza 2013 || AT, DK, CZ, SK Procedure per i disavanzi eccessivi in corso con altre scadenze – 2015 o 2016 || EL, IE, CY, UK Proposta proroga dei termini per il raggiungimento degli obiettivi di bilancio – nuove scadenze: 2014, 2015 o 2016 || ES, FR, NL, PL, SI, PT Prima tappa verso l’apertura di una procedura per i disavanzi eccessivi || MT Misure insufficienti per il raggiungimento degli obiettivi di bilancio nel 2012 – passaggio alla fase successiva della procedura per i disavanzi eccessivi || BE Le
misure adottate a livello di UE e gli sforzi profusi da un certo numero di
Stati membri hanno determinato una riduzione dei tassi di interesse sul debito
sovrano e permesso a diversi paesi che prima rischiavano di dover far fronte a costi
di rifinanziamento non sostenibili di finanziare il loro debito a un tasso
nettamente inferiore a quello di un anno fa. Visti tuttavia i livelli già
elevati del debito e i costi associati all’invecchiamento demografico, la loro
situazione finanziaria e di bilancio rimane fragile. In
questo contesto, il fatto di concedere più tempo a determinati Stati membri per
raggiungere gli obiettivi concordati dovrebbe consentire loro di accelerare il
risanamento delle finanze pubbliche e l’attuazione di riforme necessarie da
lunga data. Occorre intensificare le riforme per rendere credibile il
conseguimento dei risultati richiesti entro i nuovi termini e correggere i
disavanzi eccessivi. La Commissione sorveglierà attentamente gli sviluppi e si
avvarrà delle modalità rafforzate per la sorveglianza di bilancio applicabili
ai paesi della zona euro. Le istituzioni di bilancio devono essere potenziate a
livello nazionale e subnazionale, attuando quadri di bilancio credibili ed
efficaci a medio termine. Anche
la natura del risanamento di bilancio è importante. In molti casi, si è già
optato per una maggiorazione delle imposte anziché ridurre la spesa. Di norma
questa scelta ha effetti più negativi che positivi per la crescita,
specialmente nei paesi dove il livello di imposizione è già elevato. La
Commissione raccomanda di rendere l’aggiustamento di bilancio più favorevole
alla crescita attraverso interventi a livello delle entrate e delle spese nei
bilanci nazionali. Sul
versante delle entrate, la struttura dei sistemi fiscali e, in particolare il
trasferimento della base imponibile dal lavoro ad altre fonti, è un aspetto
essenziale delle riforme in corso. Per molti Stati membri è prioritario
limitare la tassazione del lavoro per aumentare gli incentivi al lavoro e ridurre
il costo relativamente elevato del lavoro stesso, specialmente per i lavoratori
poco qualificati (si veda il riquadro 2). Ovviamente, queste indispensabili
riforme devono essere compensate finanziariamente da altre fonti di entrate. Le
maggiorazioni dell’imposta annuale sui beni immobili sono oggetto di obiezioni
a livello politico in diversi Stati membri, ma possono essere strutturate in
modo da contribuire efficacemente ed equamente ad aumentare le entrate dello
Stato. Vi è inoltre la possibilità di spostare il carico fiscale verso le
imposte ambientali, tassando ad esempio le fonti di inquinamento e le emissioni
di gas a effetto serra. Questo può incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie,
l’uso efficiente delle risorse e la creazione di posti di lavoro “verdi”, ma
occorre anche monitorare l’incidenza degli elevati prezzi dell’energia sulle
famiglie e sulla competitività, anche per quanto riguarda le industrie ad alta
intensità energetica, per poter prendere le future decisioni in base a elementi
concreti. L’efficienza
e l’equità dei sistemi fiscali possono essere ulteriormente migliorate
ampliando le basi imponibili. La maggior parte dei sistemi fiscali contiene
esenzioni, indennità, aliquote ridotte e altri regimi specifici, le cosiddette “spese
fiscali”, che non sono sempre giustificati e possono rivelarsi inefficaci per
il conseguimento dei rispettivi obiettivi sociali, ambientali o economici. Le
spese fiscali possono inoltre determinare un trattamento fiscale differenziato
a seconda dei contribuenti, non sempre giustificato, rendendo quindi il sistema
meno equo, e consentire manipolazioni che rendono il sistema più complesso e aumentano
i costi amministrativi e di adempimento. Nonostante la maggiorazione delle
imposte operata ultimamente in diversi Stati membri, la Commissione ritiene che
si potrebbe fare di più per ridurre le spese e le esenzioni fiscali, comprese
le sovvenzioni che hanno ripercussioni negative sull’ambiente e sull’economia. Ad
esempio, il gettito IVA effettivamente riscosso è solo metà dell’importo che si
otterrebbe con una piena applicazione dell’aliquota IVA ordinaria (grafico 1).
La differenza è dovuta alle agevolazioni e alle scappatoie fiscali, al mancato
adempimento dell’obbligo tributario e, in alcuni casi, a carenze dell’amministrazione
fiscale, che riducono l’efficacia del regime IVA. Grafico 1. Gettito effettivo
dell’IVA nel 2011 (% del gettito teorico ad aliquote ordinarie)
Fonte:
Commissione europea. Il rapporto fra entrate totali e IVA è dato dalla
divisione dell’effettivo gettito IVA riscosso per il prodotto dell’aliquota IVA
ordinaria e il consumo interno netto finale. Il valore elevato del Lussemburgo
è dovuto all’entità dell’IVA riscossa sulle vendite ai non residenti. Le
misure volte a migliorare il rispetto dell’obbligo tributario sono fondamentali
per aumentare l’efficacia e l’equità del sistema fiscale[2]. Le misure adottate a livello
nazionale, UE e mondiale possono interagire per rafforzare i sistemi di
imposizione. La Commissione è fermamente decisa a utilizzare tutti gli
strumenti di cui dispone per intensificare la lotta contro la frode e l’evasione
e invita gli Stati membri a prendere misure a livello nazionale e UE in
coordinamento con gli altri. Riquadro 2. Esempi
di misure adottate di recente per allontanare il carico fiscale dalle basi
distorsive per la crescita Il BE ha preso provvedimenti per ridurre i
contributi sociali per le PMI e per alcune categorie di lavoratori dipendenti.
All’introduzione di un “premio al lavoro” per le persone con basse retribuzioni
si è aggiunta una riduzione dei contributi sociali dei datori di lavoro
associata a uno sgravio dell’imposta sulle persone fisiche. La DK sta riducendo
il carico fiscale sul lavoro per rilanciare l’occupazione e la crescita. L’HU
ha ridotto i contributi previdenziali per gruppi selezionati. La FI ha
aumentato le detrazioni di base per ridurre la tassazione delle persone a basso
reddito. CZ e EE intendono applicare riduzioni globali del carico fiscale sul
lavoro. Sul versante della spesa, la Commissione
ritiene che debba essere data priorità agli investimenti pubblici nella
ricerca, nell’innovazione e nel capitale umano, anche attraverso una spesa più
efficiente in termini di costi. Questo è fonte di preoccupazione in alcuni
Stati membri dove i livelli di investimento nell’istruzione sono bassi o in
diminuzione (ad esempio BG, EL, IT, SK e RO). Vi è inoltre margine per
mantenere o aumentare la copertura e l’efficacia dei servizi per l’impiego e
delle politiche attive per il mercato del lavoro, come la formazione per i
disoccupati e i regimi di garanzie per i giovani, nonché per migliorare l’efficacia
della spesa pubblica in termini di costi in molti settori, fra cui la sanità e
l’assistenza di lunga durata. L’invecchiamento demografico mette a dura
prova la sostenibilità delle finanze pubbliche a causa dell’aumento potenziale
del costo della sanità e delle pensioni finanziate dallo Stato. Per contribuire
ad affrontare questa sfida mediante un intervento immediato, la Commissione ha
raccomandato di innalzare l’età pensionabile minima in linea con l’aumento
della speranza di vita e di eliminare gradualmente i regimi di
prepensionamento, adoperandosi inoltre per sostenere l’apprendimento permanente
e il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani. La tabella 1 riepiloga le
modifiche recenti e annunciate dell’età pensionabile per Stato membro. Tabella 1. Età pensionabile* in tutta l’UE || Età pensionabile nel 2009 || Età pensionabile nel 2020 || Ulteriori aumenti dopo il 2020 || || || Età pensionabile nel 2009 || Età pensionabile nel 2020 || Ulteriori aumenti dopo il 2020 D = donne (se diversa) || D = donne (se diversa) || || || D = donne (se diversa) || D = donne (se diversa) BE || 65 || || 65 || || || CY || 65 || || 65+ (3) || || BG || 63 || D: 60 || 65 || D: 63 || || LV || 62 || || 63a9m || || 65 nel 2025 CZ || 62 D: 56a8m (1) || 63,8 D: 60a6m (1) || 67+ (2) nel 2044 || LT || 62a6m || D: 60 || 64 || D: 63 || 65 nel 2026 DK || 65 || || 66 || || 67+ (3) || LU || 65 || || 65 || || DE || 65 || || 65,7 || || 67 nel 2029 || HU || 62 || || 64 || || 65 nel 2022 EE || 63 || D: 61 || 64 || || 65 nel 2026 || MT || 61 || D: 60 || 63 || || 65 nel 2026 IE || 66 || || 66 || || 68 nel 2028 || NL || 65 || || 66y8m || || 67+ (3) EL || 65 || D: 60 || 67 || || 67+ (3) || AT || 65 || D: 60 || 65 || D: 60 || 65 nel 2033 ES || 65 || || 66a4m || || 67+ (3) || PL || 65 || D: 60 || 67 || D: 62 || 67 nel 2040 FR || 60(1) || || 62 (1) || || || PT || 65 || || 65 || || IT || 65a4m D: 60a4m || 66a11m || 67+ (3) || RO || 63a4m || D: 58a4m || 65 || D: 61 || 65 / 63 (D) nel 2030 Fonte: Commissione europea * Età a partire dalla quale è possibile beneficiare integralmente delle prestazioni senza riduzioni attuariali per il prepensionamento. Informazioni basate sulla legislazione adottata il 30 aprile 2013. (1) Età minima che varia, ad esempio, a seconda del numero di figli allevati o del periodo di assicurazione minimo completato. (2) Aumento annuo di 2 mesi fino alle prossime modifiche. (3) Futuro adeguamento all’aumento della speranza di vita. (4) Età pensionabile flessibile legata al livello delle prestazioni. || SI || 63 || D: 61 || 65 || || SK || 62 D: 57a6m (1) || 62+ (3) || || 62+ (3) FI || 63-68 (4) || 63-68 (4) || SE || 61-67 (4) || 61-67 (4) || UK || 65 || D: 60 || 66 || || 67 nel 2028 Nel settore della sanità e dell’assistenza di
lunga durata, il problema è conciliare la necessità di garantire a tutti l’accesso
all’assistenza di lunga durata con l’aumento della domanda connesso all’invecchiamento
della popolazione, allo sviluppo tecnologico e alle maggiori aspettative dei
pazienti in tutte le fasce d’età. Più del 70% del previsto aumento della spesa
pubblica legata all’invecchiamento è riconducibile all’assistenza sanitaria e
all’assistenza di lunga durata. Occorrono riforme che rendano più efficiente l’uso
delle limitate risorse pubbliche e garantiscano l’accesso a un’assistenza di
qualità. Ripristinare la normale erogazione di
prestiti all’economia Le condizioni di prestito rimangono
restrittive, specialmente nei paesi con difficoltà finanziarie, e la
disponibilità di credito è limitata nonostante il massiccio sostegno fornito
dai governi e la politica monetaria accomodante della BCE. La situazione è
peggiorata, in modo particolare, in Grecia, Irlanda, Portogallo e Slovenia, ma
anche in Francia, in Italia e nel Regno Unito. La Germania è l’unico paese in
cui la disponibilità di prestiti bancari per le PMI sia migliorata. In alcuni
paesi, il credito alle PMI risente delle preoccupazioni degli investitori circa
il debole contesto economico e finanziario. Inoltre, il processo di risanamento
del sistema bancario non è ancora terminato. Il risanamento dei bilanci bancari
rimane prioritario in diversi Stati membri per ripristinare la normale
erogazione di prestiti ai comparti più produttivi dell’economia. Grafico 2. Le condizioni del
credito rimangono restrittive e i mercati del credito sono frammentati Condizioni di credito nella zona euro BCE, Bank Lending Survey Differenziale di tasso di interesse tra prestiti di piccolo e grande importo alle imprese non finanziarie Visti i precedenti livelli non sostenibili del
debito pubblico e privato, il processo di correzione in corso nel settore
finanziario è indispensabile. L’aggiustamento non deve tuttavia superare quanto
è strettamente necessario e i suoi effetti negativi non devono essere
accentuati dal cattivo funzionamento e dalla frammentazione dei mercati. La
politica dei governi deve quindi mirare a rafforzare il settore bancario,
contribuendo a eliminare gli ostacoli al finanziamento delle imprese e agli investimenti
infrastrutturali. Ora la priorità è passata dalla mobilitazione
del capitale all’eliminazione delle vulnerabilità del settore bancario. Occorre
proseguire l’esame, armonizzato a livello di Unione, della qualità delle
attività per far rinascere la fiducia nelle banche dell’UE e garantire la
trasparenza delle loro attività e passività. Questo dovrebbe permettere di
individuare le sacche di vulnerabilità rimanenti di rafforzare la fiducia nell’intero
settore. La creazione di un’Unione bancaria a livello
europeo, dotata di un meccanismo di vigilanza unico e di un meccanismo di
risoluzione unico, sarà importante per completare la revisione del settore
finanziario e ripristinare la normale erogazione di prestiti. Occorre portare a
termine rapidamente la ricapitalizzazione delle banche che ne hanno bisogno, in
modo che il meccanismo di vigilanza unico possa diventare pienamente operativo
e sia successivamente completato da un meccanismo di risoluzione unico. Bisogna mirare in via prioritaria a sviluppare
fonti alternative di finanziamento dell’economia, meno dipendenti dai
finanziamenti bancari. Vi sono segni di graduale ricorso ai mercati dei
capitali da parte delle imprese bisognose di finanziamenti, ma la tendenza è
troppo lenta per produrre effetti a breve termine. A ciò si aggiunge il fatto
che, spesso, le PMI non hanno un accesso diretto ai finanziamenti provenienti
dai mercati dei capitali. Iniziative già concordate, come i nuovi quadri dell’UE
per gli investimenti nel venture capital e i fondi europei per l’imprenditoria
sociale, miglioreranno la situazione. Inoltre, l’aumento di 10 miliardi
di EUR del capitale versato della BEI dovrebbe contribuire a sbloccare fino
a 180 miliardi di EUR di investimenti supplementari in tutta l’UE. Questi
ulteriori finanziamenti permetteranno di erogare un notevole volume di prestiti
supplementari alle PMI e dovrebbero avere un’ampia copertura geografica e
settoriale. Occorre intensificare urgentemente il ritmo di erogazione dei
prestiti della BEI, in particolare alle PMI. A livello dell’UE e degli Stati membri, si
dovrebbero preparare altre misure per facilitare l’accesso delle PMI ai
finanziamenti bancari e non bancari, ad esempio il miglioramento del quadro per
il venture capital, mercati specifici per le PMI, la creazione di pool di PMI,
nuovi strumenti di cartolarizzazione per le PMI, la definizione di standard per
l’attribuzione di rating del credito alle PMI e la promozione di fonti di
finanziamento non tradizionali, come la locazione finanziaria, il finanziamento
esteso alla filiera (supply-chain finance) o il finanziamento collettivo
(crowd-funding). Il patto europeo per la crescita e l’occupazione
del giugno 2012 ha sottolineato l’importanza degli investimenti
infrastrutturali e il ruolo dei fondi strutturali dell’UE e della BEI in questo
ambito. L’iniziativa sui prestiti obbligazionari (project bond) varata nel
novembre 2012 può contribuire utilmente alla riapertura del mercato del
capitale di debito in Europa per finanziare le infrastrutture. Ora l’iniziativa
deve essere estesa e sviluppata, parallelamente ad altri titoli di debito, nell’ambito
del Meccanismo per collegare l’Europa (2014-2020). A marzo 2013 la Commissione
ha inoltre pubblicato un Libro verde sul finanziamento a lungo termine[3] che invita le parti interessate
a pronunciarsi sui possibili modi di migliorare il finanziamento dell’economia
reale e rimuovere gli ostacoli agli investimenti a lungo termine. Riquadro 3. Esempi di misure adottate di
recente per facilitare l’accesso delle imprese ai finanziamenti La DK ha preso varie iniziative per ovviare
alle condizioni di prestito restrittive, tra cui la creazione di un fondo
d’investimento pubblico (Danish Growth Capital) e un pacchetto per lo sviluppo
e il credito. Un altro regime fornisce garanzie di credito per i prestiti
erogati dalle banche più piccole nel periodo 2013-2015. Il governo estone
sostiene i finanziamenti alle imprese attraverso KredEx, Enterprise Estonia e
il Fondo di sviluppo estone. La Polonia ha istituito una nuova garanzia per le
PMI e creato un nuovo fondo di fondi per la crescita con il Fondo europeo per
gli investimenti e la BGK per incentivare gli investimenti in venture capital,
private equity e fondi mezzanino. In Italia, il ricorso ai finanziamenti non
bancari è stato incoraggiato attraverso l’aiuto alla crescita economica (ACE)
per il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese, la creazione
di un Fondo per la crescita sostenibile e l’introduzione del finanziamento
collettivo per le start-up innovative. In UK è stato istituito il regime
Funding for Lending, che consente alle banche di ottenere prestiti a condizioni
agevolate dalla Banca d’Inghilterra purché utilizzino una parte dei fondi per
erogare prestiti alle imprese. I fondi strutturali dell’UE e l’intervento della
BEI sostengono un gran numero di questi regimi. Stati membri quali la Svezia, i Paesi Bassi e
il Regno Unito devono gestire il livello del debito privato e la vulnerabilità
delle famiglie di fronte a eventuali fluttuazioni del mercato immobiliare[4]. Sono state prese alcune misure
di tipo normativo o di riduzione degli incentivi fiscali all’indebitamento, tra
cui agevolazioni fiscali per i pagamenti di interessi sui mutui ipotecari.
Anche le misure volte a correggere gli squilibri causati dal forte
indebitamento delle famiglie e dai prezzi elevati delle abitazioni stanno dando
risultati positivi riducendo l’impatto dei prestiti a rischio. Gli Stati membri
devono inoltre ovviare alle distorsioni a favore del debito che esistono
attualmente nella maggior parte dei sistemi di tassazione delle società. Promuovere la crescita e la
competitività nell’immediato e per il futuro In
molti Stati membri si stanno verificando una diminuzione degli investimenti
pubblici e privati[5]
e un aumento dei tassi di risparmio dovuti alla volontà delle imprese e delle
famiglie di ridurre i livelli del debito e/o di aumentare le disponibilità in
attività. Pur essendo una necessità per imprese e famiglie, questo tende a
ridurre la domanda aggregata e richiede un pacchetto completo di riforme dei
mercati dei prodotti e del lavoro onde ridurre gli effetti negativi sulla
crescita e aumentare il potenziale di crescita a lungo termine. Per
una ripresa riuscita e duratura è indispensabile accelerare la crescita e
riacquistare competitività. Come dimostrano i recenti risultati dell’Irlanda,
della Spagna e del Portogallo in termini di esportazioni, i profondi
aggiustamenti operati per migliorare la competitività di costo e la
competitività non di costo stanno dando risultati positivi già a breve termine.
Gli
Stati membri con un disavanzo di bilancio devono trasferire le risorse dai
settori dei beni scambiabili (come l’edilizia abitativa) ai settori dei beni
non scambiabili, rafforzare la concorrenza in generale e aprire i servizi alla concorrenza,
compresi i servizi non commerciali e i servizi di rete. Gli Stati membri con un
avanzo di bilancio possono e devono rilanciare la domanda interna, ad esempio
riducendo le imposte e i contributi previdenziali elevati applicati ai salari
più bassi. La recente evoluzione delle retribuzioni e i mercati occupazionali
resilienti dei paesi con un avanzo di bilancio contribuiranno a sostenere la
domanda interna e avranno effetti positivi anche nel resto dell’UE. Questi
Stati membri potrebbero fare di più per aprire il loro settore dei servizi
eliminando le restrizioni e le barriere ingiustificate all’ingresso, aumentando
gli investimenti e rendendo i servizi più accessibili per le categorie a basso
reddito. Negli
ultimi tempi la competitività di un certo numero di Stati membri ha risentito
di aumenti salariali nettamente superiori all’evoluzione della produttività.
Questi Stati membri, a cui la Commissione aveva raccomandato di riesaminare i
meccanismi di fissazione dei salari per allinearli all’andamento della
produttività, hanno fatto sforzi in tal senso. Alcuni Stati membri hanno
intrapreso riforme legislative o introdotto incentivi per collegare i salari
alla produttività. In altri casi i regimi di indicizzazione salariale sono
stati parzialmente riformati o la loro applicazione è stata bloccata, ma non
sono ancora state attuate le riforme strutturali necessarie per collegare
stabilmente l’andamento dei salari alla produttività. Pur essendo state
mantenute per il 2013, le raccomandazioni specifiche per paese sono state
riformulate per tener conto dei cambiamenti in atto. È evidente che l’Europa deve adoperarsi con
maggiore impegno in termini di innovazione e continuare a orientare i modelli
di produzione verso le attività ad alto valore aggiunto. Secondo l’ultimo
quadro valutativo dell’Unione dell’innovazione, vi è ancora un notevole divario
fra gli Stati membri meno efficienti in termini di innovazione (BG, RO, LV, PL)
e quelli più efficienti (SE, DE, DK, FI). Questo fa sì che l’UE accusi un
ritardo rispetto ad alcuni dei suoi principali concorrenti. La scarsa produttività è dovuta in parte a una
concorrenza limitata sui mercati dei prodotti e dei servizi, ma anche ai
mediocri risultati in termini di istruzione e ricerca e all’incapacità di
applicare i risultati della ricerca a prodotti e servizi destinati al mercato.
Una quota consistente dei finanziamenti statali a favore della R&S privata
è erogata tramite sovvenzioni dirette. Occorre sviluppare altri modi per
sostenere le capacità di innovazione, come gli incentivi fiscali per rilanciare
i finanziamenti privati e l’uso strategico degli appalti pubblici. Il notevole potenziale economico e
occupazionale del settore dei servizi rimane inutilizzato. Secondo le stime
della Commissione, l’abolizione delle restrizioni alla prestazione di servizi,
in linea con la direttiva sui servizi, determinerebbe un aumento del PIL dell’UE
compreso tra lo 0,8% e il 2,6%. Nello scenario più ambizioso, i guadagni
più elevati riguarderebbero CY, ES, UK, LU, NL, DK, AT, SE e FR[6]. Si raccomanda l’adozione di
misure concrete per migliorare la concorrenza nel settore dei servizi
rimuovendo gli ostacoli al commercio al dettaglio e le restrizioni eccessive
nei servizi professionali, e in particolare per le professioni regolamentate. La
piena attuazione della direttiva UE sui servizi può dare un contributo
importante allo sviluppo dei servizi transfrontalieri e contribuire a
incrementare la produttività sui mercati nazionali. Migliorare
il contesto imprenditoriale generale è una priorità e sono già state adottate
diverse misure concrete in tal senso (si veda il riquadro 4). Alcune di queste
buone pratiche potrebbero essere maggiormente diffuse. Riquadro 4. Esempi di misure adottate per
sviluppare le attività economiche nel settore dei servizi Da quando è entrata in
vigore la direttiva sui servizi, i regolamenti sulla forma giuridica delle
società e sugli obblighi in materia di proprietà del capitale sono stati resi
meno rigorosi in Polonia, Germania, Francia, Cipro e Italia. L’obbligo di
autorizzazione preventiva per la costituzione di un’impresa è stato abolito per
alcuni servizi in Italia e per molti servizi in Francia. Per quanto riguarda il
mercato al dettaglio, Spagna e Germania hanno abolito l’obbligo della prova
economica per l’apertura di determinati esercizi. Malta ha abolito le tariffe
obbligatorie per le professioni regolamentate, autorizzando le imprese a
fissare liberamente i prezzi. Occorre un contesto imprenditoriale che favorisca le nuove start-up e
permetta alle imprese esistenti di crescere e di attirare gli investimenti.
Sebbene il contesto imprenditoriale sia stato migliorato negli ultimi cinque
anni, la situazione varia ancora notevolmente da uno Stato membro all’altro. La
Spagna ha elaborato un piano ambizioso per ridurre gli oneri amministrativi: se
sarà applicato come proposto, il disegno di legge sull’unità del mercato
potrebbe far aumentare il PIL dell’1,28% già nel primo anno. La Francia ha
annunciato un importante piano di semplificazione e il Portogallo e la Lituania
hanno compiuto notevoli progressi per quanto riguarda gli appalti elettronici. La qualità, la copertura e l’accessibilità delle industrie di rete sono
fondamentali per la competitività dell’economia. Diverse raccomandazioni
riguardano lo sviluppo della banda larga, il miglior funzionamento del mercato
dell’energia e il potenziamento del settore dei trasporti (ferrovie, aeroporti,
porti e rete stradale). Lo sviluppo o l’ammodernamento delle principali
infrastrutture, in linea con le priorità dell’UE, dovrebbero rimanere un’importante
fonte di attività. Il mercato ferroviario ha raggiunto la massima apertura in
Danimarca, in Svezia e nel Regno Unito, tutti paesi dove la quota di mercato
del trasporto ferroviario è aumentata. Il potenziale occupazionale dell’economia verde non viene interamente
sfruttato. Un uso efficiente delle risorse è auspicabile a livello economico e
ambientale e fa parte integrante della nostra futura competitività. Gli Stati
membri devono intensificare questi investimenti nell’ambito di un miglioramento
duraturo dei metodi di produzione. Si osserva un ritardo per quanto riguarda le
misure di efficienza energetica malgrado i loro effetti positivi in termini di
occupazione e di risparmi finanziari per le imprese e le famiglie[7]. La riduzione delle emissioni
di CO2, in particolare quelle provenienti dai settori dei trasporti e delle
costruzioni, rimane una chiara priorità, in linea con gli impegni a livello di
UE. Occorre sfruttare il potenziale del settore dei rifiuti e del riciclaggio. Si
è calcolato che la piena attuazione della normativa UE sui rifiuti
permetterebbe di risparmiare 72 miliardi di EUR all’anno, aumenterebbe di 42
miliardi di EUR il fatturato annuale del settore e creerebbe più di 400 000
posti di lavoro entro il 2020[8]. Lottare contro la disoccupazione e le
conseguenze sociali della crisi La
crisi ha avuto ripercussioni profonde e durature sui tassi di disoccupazione e
sulla situazione sociale in molte parti dell’Europa. I sistemi di protezione
sociale hanno contribuito ad attenuare le conseguenze sociali più pesanti della
crisi, ma il protrarsi della crisi, tuttavia, sta mettendo a dura prova alcuni
di essi. Tuttavia, come risulta dalla tabella 2 in appresso, le disparità tra
gli Stati membri sono in aumento. In molti di essi vi è stata un’impennata
della disoccupazione e il numero di disoccupati ha raggiunto livelli
elevatissimi. La disoccupazione giovanile (con un tasso medio del 23,5% ma
punte del 55,9% in ES e del 62,5% in EL) e l’aumento della percentuale e
del numero di disoccupati di lunga durata (dal 4,1% nel 2011 al 4,6% della
forza lavoro nel 2012) sono particolarmente preoccupanti. Ciò
nonostante, i risultati di alcuni Stati membri in termini di occupazione sono
estremamente positivi. L’Austria ha il tasso di disoccupazione più basso dell’UE
(4,7% nel marzo 2013), mentre il suo tasso di partecipazione globale è
lievemente aumentato, superando il 75%. In Germania, la disoccupazione è scesa
in pochi anni da più dell’8% al 5,4%. Nel Regno Unito il tasso di
disoccupazione globale è diminuito dall’8,2% nel 2011 al 7,7% nel febbraio 2013. Diversi
Stati membri hanno introdotto, a volte concertandosi con le parti sociali,
profonde riforme del mercato del lavoro per migliorarne la resilienza,
aumentare la flessibilità interna ed esterna, ridurre la segmentazione e
agevolare il passaggio da un impiego all’altro. Questo vale in particolare per
i paesi oggetto di un programma di aggiustamento. È importante che nell’attuare
queste riforme, i cui effetti dovrebbero manifestarsi in modo graduale, si
tenga conto della necessità di accumulare diritti per il futuro e di garantire
l’occupabilità dei lavoratori. Considerata
la situazione demografica dell’Unione, le riforme devono mirare anche ad
aumentare la partecipazione delle donne e dei lavoratori più anziani al mercato
occupazionale facendo in modo che i sistemi fiscali e previdenziali offrano
adeguati incentivi a riprendere e mantenere l’attività lavorativa. A tal fine è
fondamentale sviluppare l’istruzione e le strutture per la prima infanzia,
affrontare il problema della povertà infantile e lottare contro l’abbandono
scolastico. La qualità e l’accessibilità, anche economica, dei servizi connessi
svolgono un ruolo importante al riguardo. La
congiuntura attuale mette a dura prova la capacità dei servizi pubblici per l’impiego
di gestire il sempre maggior numero di disoccupati. In molti paesi occorre
migliorare l’assistenza per la ricerca di un impiego e le opportunità di
formazione, compreso il sostegno ai programmi di mobilità. Sebbene sia ormai
dimostrata la maggiore efficacia di un sostegno personalizzato, in molti degli
Stati membri con i livelli di disoccupazione più elevati non vengono adottate
misure in tal senso, o perlomeno non con sufficiente rapidità. I servizi
pubblici per l’impiego devono operare in modo più efficace e intensificare la
cooperazione fra di essi per far fronte all’aumento della domanda. Il
diritto fondamentale alla libera circolazione sancito dal trattato offre
opportunità occupazionali ed è quindi un modo per conciliare l’offerta di
lavoro e la domanda di competenze. La mobilità sul mercato del lavoro è anche
un meccanismo di aggiustamento dell’UEM. La Commissione si adopererà per
intensificare e ampliare le attività del Servizio europeo dell’occupazione (EURES),
anche promuovendo la mobilità dei giovani. Tabella
2. Tassi di disoccupazione e numero di disoccupati, complessivo e tra i giovani
(di età inferiore a 25 anni) –
marzo 2013* * Marzo 2013 o ultimi dati disponibili. Fonte: Commissione europea Occorre una riflessione più approfondita su
come aumentare la trasparenza e l’efficienza dell’istruzione e della
formazione, su come conciliare meglio le competenze e l’offerta di lavoro e su
come potenziare le sinergie tra i diversi erogatori di formazione. Il tasso di
abbandono scolastico, specialmente tra i giovani che appartengono a gruppi
svantaggiati o a comunità di migranti, rimane inaccettabilmente alto in diversi
Stati membri e le possibilità di apprendimento permanente non sono ottimali. Il
tasso di abbandono scolastico supera la media UE in MT, ES, PT, IT, RO e UK[9], mentre BG, RO, EL, HU e SK
registrano i tassi più bassi di partecipazione all’apprendimento permanente[10]. Questi problemi, che
esistevano già prima della crisi, sono ulteriormente accentuati dalla portata
degli aggiustamenti economici in atto e dalle prospettive di allungamento della
vita lavorativa. La scarsa corrispondenza fra offerta e domanda di lavoro e le
strozzature esistenti in un gran numero di regioni e settori sono un’ulteriore
dimostrazione dell’inadeguatezza di certi sistemi di istruzione e formazione. Diversi
Stati membri hanno avviato riforme dei sistemi nazionali di istruzione e
formazione professionale per adeguare le qualifiche e le competenze dei giovani
alle necessità del mercato del lavoro. Alcuni Stati membri (EL, ES, IT, LV, PT,
SK) hanno posto le basi per offrire apprendistati e una formazione
professionale in alternanza di qualità, sebbene il processo sia ancora in fase
iniziale e richieda un forte coinvolgimento delle parti sociali per poter dare
risultati. Altri Stati membri hanno intrapreso riforme per aumentare l’efficienza
dei loro sistemi di istruzione superiore, riducendo il tasso di abbandono
scolastico, e adeguarli alle necessità del mercato del lavoro (AT, IT, PL) e si
avvalgono sempre più spesso di modelli di finanziamento innovativi basati sui
risultati per conseguire questi obiettivi (CZ, HU, SK, UK). I giovani sono stati particolarmente colpiti
dall’aumento della disoccupazione. A livello di UE ci si è adoperati con
notevole impegno per sostenere le strategie nazionali e regionali
(riquadro 5). Riquadro 5. Attuazione della “garanzia per i
giovani” dell’UE In base a una proposta della Commissione, gli
Stati membri hanno accettato di istituire una “garanzia per i giovani” al fine
di assicurare a tutti i giovani di età inferiore a 25 anni un’offerta di
lavoro, formazione continua, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dal
termine dell’istruzione formale o dall’inizio della disoccupazione. La Finlandia ha istituito una garanzia che
offre a ciascun giovane di meno di 25 anni (il limite è 30 anni per i
giovani laureati) un impiego, un tirocinio, una formazione sul lavoro, un corso
di studio, un periodo in un laboratorio o una possibilità di riconversione entro
3 mesi dall’inizio del periodo di disoccupazione. In Austria esiste una
“garanzia di lavoro e formazione” per i giovani di età compresa fra 19 e 24
anni. Ai giovani disoccupati viene offerto un posto di lavoro, una formazione
mirata o un impiego sovvenzionato entro sei mesi dalla registrazione presso
l’ufficio pubblico per l’impiego. In Svezia i giovani disoccupati registrati
beneficiano di un sostegno intensivo di tre mesi per la ricerca di un impiego,
seguito da un processo attivo di adeguamento delle competenze associato a un
apprendistato o a un’istruzione complementare. Su proposta della Commissione, il Consiglio
europeo ha approvato il varo dell’Iniziativa per l’occupazione giovanile, che
nel prossimo periodo di programmazione finanziaria pluriennale (2014‑2020)
stanzierà 6 miliardi di EUR a sostegno dei giovani che non lavorano né sono
impegnati in corsi di studio o di formazione nelle regioni con un tasso di
disoccupazione giovanile superiore al 25%. L’iniziativa può dare un
contributo determinante all’attuazione della “garanzia per i giovani”. Le pesanti ripercussioni sociali della crisi
stanno facendo aumentare i livelli di povertà in diversi Stati membri. Alcuni
di essi stanno intensificando gli sforzi per combattere la povertà e l’esclusione
sociale, ma occorre fare di più per rafforzare le reti di sicurezza sociale e
migliorare l’adeguatezza delle prestazioni e la loro efficienza in termini di
costi, anche attraverso una definizione più mirata dei beneficiari, una
semplificazione amministrativa e una maggiore presa in considerazione dei
diritti. I disoccupati di lunga durata devono essere aiutati a reinserirsi nel
mercato del lavoro e a tal fine è fondamentale collegare meglio l’assistenza
sociale alle misure di attivazione. Modernizzare
la pubblica amministrazione La crisi ha dimostrato che le carenze della pubblica amministrazione
possono compromettere la capacità degli Stati membri di attuare politiche
socioeconomiche moderne e orientate alle riforme. È chiara la necessità di
modernizzare le pubbliche amministrazioni degli Stati membri per procedere alla
necessaria ristrutturazione di certi servizi pubblici per l’impiego, ovviare
alla mancanza della capacità di analisi economica necessaria per elaborare e
attuare le riforme strutturali, migliorare la gestione e aumentare il basso
livello di assorbimento dei fondi strutturali UE. Per modernizzare la pubblica amministrazione occorre rafforzare la
progettazione e l’attuazione strategica: i ministeri e le autorità pubbliche a
livello nazionale, regionale e locale devono migliorare la propria capacità di
definire le sfide fondamentali, individuare le principali priorità per
affrontare tali sfide, valutare l’impatto economico, sociale e ambientale degli
interventi ed elaborare piani di azione adeguati, con tappe ben definite. Un
approccio integrato è tuttavia indispensabile: per evitare il moltiplicarsi di
strategie di riforma della pubblica amministrazione, l’elaborazione e l’attuazione
di queste strategie devono essere strettamente coordinate fra tutti i servizi
competenti. Una pubblica amministrazione moderna è fondamentale per sostenere la
definizione e l’attuazione delle politiche volte a promuovere l’occupazione, la
crescita e la competitività. Lo sviluppo di un ambiente favorevole alle PMI, ad
esempio, presuppone la riduzione degli oneri amministrativi connessi alla
costituzione di una nuova impresa e un quadro amministrativo che promuova l’innovazione.
Questo richiede a sua volta il rafforzamento della capacità amministrativa
delle autorità pubbliche nonché il sostegno ai servizi online e a strutture
informatiche moderne. È importante che la pubblica amministrazione disponga di personale
competente, soprattutto in tempi di crisi che comportano restrizioni ai
finanziamenti pubblici. Quello che conta non è solo la capacità di attirare
personale qualificato, ma anche di trattenerlo, preservando in tal modo l’attrattività
della funzione pubblica. Questo richiede anzitutto politiche valide in materia
di assunzioni, piani di promozioni e di sviluppo della carriera e la promozione
delle capacità di leadership, anche attraverso l’apprendimento e la formazione.
Alcuni Stati membri stanno operando tagli alla funzione pubblica e
altri investono nell’e‑government per aumentare l’efficienza e l’efficacia
in termini di costi. La crisi ha evidenziato altresì l’impatto economico
negativo della lentezza e del carattere obsoleto dei sistemi giuridici nonché l’importanza
della qualità, dell’indipendenza e dell’efficienza del sistema giudiziario per
conservare o riconquistare la fiducia degli investitori. Alcuni Stati membri
stanno prendendo misure per rivedere la legislazione sull’insolvenza e
aumentare l’efficienza dei tribunali (Portogallo e Spagna). Ad altri (Malta,
Romania, Italia, Slovacchia, Ungheria, Lettonia e Bulgaria) la Commissione ha
raccomandato di adottare azioni e/o misure più rapide ed efficaci per
rafforzare l’indipendenza della magistratura. Occorre inoltre riformare l’amministrazione
e la legislazione fiscale per migliorare il rispetto dell’obbligo tributario da
parte dei contribuenti e ridurre i costi amministrativi e di adempimento. Riquadro 6. Esempi di misure
adottate di recente per migliorare il rispetto dell’obbligo tributario e
l’efficienza dell’amministrazione fiscale Per migliorare il rispetto dell’obbligo tributario, i
paesi stanno attuando misure di adempimento volontario e politiche repressive,
la cui composizione varia in funzione del contesto nazionale. Il BE ha
quadruplicato le sanzioni in caso di frode fiscale e le autorità tributarie
hanno ottenuto un più ampio accesso ai dati personali. La BG ha creato nuovi
servizi elettronici e potenziato i canali di comunicazione con il centro
d’informazione dell’agenzia delle entrate, aumentando l’uso delle informazioni
fornite da terzi. La CZ ha continuato a razionalizzare l’organizzazione della
sua amministrazione fiscale (progredendo verso un’agenzia delle entrate
integrata) e ha rafforzato la sua capacità di gestione del rischio introducendo
il concetto di “contribuente IVA non affidabile”. L’IT ha rafforzato i
controlli e le sanzioni, aumentando al tempo stesso gli obblighi di
informazione dei contribuenti. Il paese ha adottato in parallelo un certo
numero di misure di semplificazione. La LT ha rafforzato la sua strategia in
materia di adempimento, aumentato l’assistenza ai contribuenti e potenziato i
controlli, in particolare per le operazioni in contanti. La SK ha migliorato le
proprie tecniche di gestione del rischio, con particolare attenzione alla frode
sull’IVA, e ha preso provvedimenti per combattere l’evasione rendendo
obbligatori i pagamenti elettronici al di sopra di una certa soglia. 4.
Conclusioni Le
prospettive economiche a breve termine dell’Europa sono ancora poco
incoraggianti, ma molte delle misure adottate dagli Stati membri contribuiscono
a far uscire l’UE dalla crisi. Nella zona euro è in corso una riduzione degli
squilibri delle partite correnti e ci si sta avviando verso una situazione di
avanzo. Lo sforzo di riequilibrio dell’economia deve proseguire in tutti gli
Stati membri: i paesi con un disavanzo devono riacquistare competitività,
mentre i paesi con un avanzo devono rimuovere gli ostacoli alla crescita della
domanda interna. Occorre
intensificare l’attuazione delle riforme strutturali, perché questa volta non
si tratta di un normale rallentamento ciclico. Gli effetti positivi, tuttavia,
tardano spesso a concretizzarsi e l’esperienza insegna che ci vuole tempo prima
di vedere un cambiamento a livello occupazionale. Le politiche attive per il
mercato del lavoro sono di fondamentale importanza, soprattutto per lottare
contro la disoccupazione giovanile. Il periodo supplementare concesso ad alcuni
Stati membri per portare a termine il risanamento di bilancio deve essere
utilizzato per attuare riforme strutturali ambiziose che migliorino la capacità
di aggiustamento e rilancino crescita e occupazione. Occorre accelerare gli
interventi, comprese le decisioni e la mobilitazione dei finanziamenti a
livello nazionale, per combattere la disoccupazione giovanile. La “garanzia per
i giovani” proposta dalla Commissione e ora adottata dagli Stati membri è un
elemento importante in tale contesto e deve essere attivata rapidamente a
livello nazionale. È altrettanto prioritario completare l’accordo sul prossimo
quadro finanziario pluriennale, che metterà a disposizione ulteriori
finanziamenti mirati per lottare contro la disoccupazione giovanile. È
fondamentale anche ripristinare la capacità del settore finanziario di
utilizzare i risparmi per gli scopi più produttivi per aumentare i livelli di
investimento, specialmente nell’Europa meridionale. Tutti gli strumenti di cui
dispongono le istituzioni dell’UE, compresa la Banca europea per gli
investimenti, devono essere utilizzati per conseguire questo obiettivo, specie
per quanto riguarda l’accesso delle PMI ai finanziamenti. L’adozione e l’attuazione
del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 sono altrettanto importanti per l’economia
dell’UE. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a
raggiungere rapidamente un accordo. Parallelamente, gli Stati membri devono
accelerare i preparativi per il prossimo quadro finanziario pluriennale di modo
che il cofinanziamento da parte dell’UE delle misure a favore degli
investimenti e dell’occupazione sia disponibile sin dall’inizio del 2014
per sostenere le riforme richieste nelle raccomandazioni specifiche per paese.
Al tempo stesso, occorre progredire rapidamente verso l’Unione bancaria per
ripristinare la fiducia. A breve termine dobbiamo garantire un’adeguata
capitalizzazione dei bilanci delle banche perché possano svolgere il loro ruolo
nell’intermediazione finanziaria e contribuire a rafforzare il potenziale di
crescita dell’Europa. Il
processo del semestre europeo è ormai rodato e contribuisce a un miglior
coordinamento delle politiche in tutta l’UE. Il processo tiene conto delle
specificità dei singoli paesi e al tempo stesso sviluppa le sinergie fra di
essi, riconoscendo l’interdipendenza fra gli Stati membri dell’UE. Per l’esercizio
2013 la Commissione ha intensificato i contatti politici e tecnici con gli
Stati membri, molti dei quali hanno cercato di coinvolgere maggiormente i
parlamenti nazionali, le parti sociali e la società civile nell’elaborazione e
nella discussione dei programmi nazionali di riforma. La titolarità del processo
di riforma a livello nazionale sarà fondamentale per il suo successo. L’ondata
di riforme in corso in Europa porterà a una crescita nuova, sostenibile e fonte
di occupazione. Dobbiamo mantenere il massimo impegno per affrontare queste
sfide a livello nazionale e di UE. L’attuazione delle riforme strutturali
costituirà il programma comune dell’Europa per i prossimi mesi. Un’azione
coordinata a livello dell’UE e dei singoli Stati membri permetterà all’Europa
di uscire dalla crisi attuale e di avviarsi verso una crescita intelligente,
sostenibile e inclusiva. ANNEX 1
– Panoramica delle raccomandazioni specifiche per paese per il 2013-2014* Note:
Raccomandazioni della Commissione presentate il 29 maggio 2013 per il 2013-2014.
Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo devono rispettare gli impegni assunti nell’ambito
dei programmi di assistenza finanziaria dell’UE/FMI. Per ulteriori
informazioni: http://ec.europa.eu/europe2020/index_en.htm Allegato
2 –
Obiettivi di Europa 2020[11] *Paesi che hanno
espresso l’obiettivo nazionale rispetto a un indicatore diverso dall’indicatore
dell’obiettivo principale dell’UE Obiettivi degli Stati membri || Tasso di occupazione (in %) || R&S in % del PIL || Obiettivi in termini di riduzione delle emissioni (rispetto ai livelli del 2005)[12] || Energie rinnovabili || Efficienza energetica[13] || Abbandono scolastico in % || Istruzione terziaria in % || Riduzione della popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale in numero di persone Obiettivo principale dell’UE || 75% || 3% || -20% (rispetto ai livelli del 1990) || 20% || 20% || 10% || 40% || 20 000 000 Stima per l’UE || 73,70-74% || 2,65-2,72% || -20% (rispetto ai livelli del 1990) || 20% || n.d || 10, 3-10, 5% || 37,6-38,0%[14] || AT || 77-78% || 3,76% || -16% || 34% || 31,5 || 9,5% || 38% (compreso il livello 4A del CITE, che nel 2010 era del 12% circa) || 235 000 BE || 73,2% || 3,0% || -15% || 13% || || 9,5% || 47% || 380 000 BG || 76% || 1,5% || 20% || 16% || || 11% || 36% || 260 000* CY || 75-77% || 0,5% || -5% || 13% || 2,8 || 10% || 46% || 27 000 CZ || 75% || 1% (solo settore pubblico) || 9% || 13% || || 5,5% || 32% || Mantenimento del numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale al livello del 2008 (15,3% della popolazione totale) cercando di ridurlo di 30 000 DE || 77% || 3% || -14% || 18% || 251,0 || <10% || 42% (compreso il livello 4 del CITE, che NEL 2010 ERA dell’11,4%) || 320 000 (disoccupati di lunga durata)* DK || 80% || 3% || -20% || 30% || 17,8 || <10% || Almeno il 40% || 22 000 (persone che vivono in famiglie con un’intensità di lavoro molto bassa)* EE || 76% || 3% || 11% || 25% || 6,5 || 9,5% || 40% || Sottrazione di 61 860 persone al rischio di povertà* EL || 70% || 0,67% || -4% || 18% || 27,1 || meno del 10% || 32% || 450 000 ES || 74% || 2% || -10% || 20% || 121,6 || 15% || 44% || 1 400 000-1 500 000 FI || 78% || 4% || -16% || 38% || 35,9 || 8% || 42% (definizione nazionale ristretta) || 150 000 FR || 75% || 3% || -14% || 23% || 236,3 || 9,5% || 50% || Nessun nuovo obiettivo per il momento (l’obiettivo era valido fino al 2012) * HU || 75% || 1,8% || 10% || 14,65% || 26,6 || 10% || 30,3% || 450 000 IE || 69-71% || circa il 2%- 2,5% del PNL || -20% || 16% || 13,9 || 8% || 60% || 200 000* IT || 67-69% || 1, 53% || -13% || 17% || 158,0 || 15-16% || 26-27% || 2 200 000 LT || 72,8% || 1, 9% || 15% || 23% || || <9% || 40% || 170 000 LU || 73% || 2, 3-2, 6% || -20% || 11% || || <10% || 66% || 6 000 LV || 73% || 1, 5% || 17% || 40% || 5,23* || 13,4% || 34-36% || 121 000* MT || 62,9% || 0, 67% || 5% || 10% || 0,825 || 29% || 33% || 6 560 NL || 80% || 2,5% || -16% || 14% || . || <8% || >40% 45% previsto nel 2020 || 93 000* PL || 71% || 1,7% || 14% || 15,48% || 96,4 || 4,5% || 45% || 1 500 000 PT || 75% || 3% || 1% || 31% || 22,5 || 10% || 40% || 200 000 RO || 70% || 2% || 19% || 24% || || 11,3% || 26,7% || 580 000 SE || Ben oltre l’80% || Circa il 4% || -17% || 49% || 36,7-66,0 || <10% || 40-45% || Riduzione della % di donne e uomini che non fanno parte della popolazione attiva (eccetto gli studenti a tempo pieno), disoccupati di lungo periodo o persone in congedo di malattia di lunga durata ben al di sotto del 14% entro il 2020* SI || 75% || 3% || 4% || 25% || || 5% || 40% || 40 000 SK || 72% || 1,2% || 13% || 14% || 16, 2 || 6% || 40% || 170 000 UK || Nessun obiettivo nel PNR || Nessun obiettivo nel PNR || -16% || 15% || 177, 6, || Nessun obiettivo nel PNR || Nessun obiettivo nel PNR || Obiettivi numerici esistenti della legge sulla povertà infantile del 2010* HR[15] || 59% || 1,4% || +26% || 20% || || 4% || 35% || 100 000 [1] Prima il MESF e l’EFSF e successivamente il MES. [2] A dicembre 2012 la Commissione ha presentato un
pacchetto completo di azioni per combattere la frode e l’evasione fiscale a
livello europeo e mondiale. http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/tax_fraud_evasion/index_en.htm [3] COM (2013) 150. [4] Gli squilibri dei paesi suddetti in questo settore sono
stati individuati nell’ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici. [5] Nel 2013 gli Stati membri hanno cominciato a ricavare
nuovi introiti dalle aste delle quote di emissione di gas a effetto serra, che
possono essere utilizzati per finanziare progetti innovativi a basse emissioni
di carbonio. [6] Si veda:
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/economic_paper/2012/pdf/ecp_456_en.pdf [7] Due Stati membri non hanno comunicato i propri obiettivi
indicativi di efficienza energetica come richiesto dagli articoli 3 e 24 della
direttiva sull’efficienza energetica (2012/27/UE) e nove Stati membri hanno
presentato comunicazioni incomplete. [8] Si veda:
http://ec.europa.eu/environment/waste/studies/pdf/study%2012%20FINAL%20REPORT.pdf [9] Si veda: http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/21_early_school_leaving.pdf [10] Si veda: http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/22_quality_of_education_and_training.pdf [11] Obiettivi nazionali indicati nei programmi nazionali di
riforma dell’aprile 2013. [12] Gli obiettivi nazionali in termini di riduzione delle
emissioni definiti nella decisione 2009/406/CE (detta “decisione sulla
condivisione dello sforzo”) riguardano le emissioni non contemplate dal sistema
di scambi di emissioni: queste ultime saranno ridotte del 21% rispetto ai
livelli del 2005. La corrispondente riduzione complessiva di emissioni sarà
del 20% rispetto ai livelli del 1990. [13] A norma dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della
direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, nel 2020 il consumo energetico
dell’Unione non deve essere superiore a 1474 Mtoe di energia primaria
o non superiore a 1078 Mtoe di energia finale. Tutti gli Stati membri meno due
(Repubblica ceca e Lussemburgo) hanno fissato i propri obiettivi entro il 30
aprile 2013, ma non li hanno espressi sotto forma di livello di consumo di
energia primaria e finale come richiesto dalla direttiva. Questo spiega perché
manchino i dati per alcuni Stati membri e la stima a livello di UE. La tabella
indica solo i livelli di consumo di energia primaria e di consumo di energia
finale nel 2020, espressi in Mtoe. ‘*’ indica che si tratta di un obiettivo
preliminare. [14] Il calcolo non comprende l’ISCED 4 (Germania, Austria). [15] La Croazia ha presentato un elenco di obiettivi nazionali
per il 2020 che, essendo di natura preliminare, non sono stati inclusi nelle
stime a livello di UE.