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Document 52013DC0350

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER PAESE FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI

/* COM/2013/0350 final */

52013DC0350

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER PAESE FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI /* COM/2013/0350 final */


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

SEMESTRE EUROPEO 2013: RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER PAESE FAR USCIRE L’EUROPA DALLA CRISI

1. Introduzione

La Commissione esamina una volta all’anno la situazione socioeconomica di ciascuno Stato membro dell’UE e rivolge ai singoli paesi raccomandazioni specifiche per orientare le politiche nazionali nell’anno successivo. In un contesto di profonda crisi economica e finanziaria, che è causa di difficoltà sociali per molte persone, e visto che le più recenti previsioni indicano una lenta ripresa dell’UE dopo la prolungata recessione, le raccomandazioni di quest’anno saranno oggetto di un esame particolarmente attento.

La sorveglianza regolare esercitata dalla Commissione mira a:

· individuare i principali problemi socioeconomici per l’UE e la zona euro, che riflettono la sempre maggiore interdipendenza fra le nostre economie;

· valutare i progressi, individuare i problemi più rapidamente che in passato e, per mezzo delle raccomandazioni, guidare gli Stati membri nell’attuazione delle rispettive politiche in modo da agevolare nell’UE un processo di aggiustamento e di crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro e la garanzia di un tenore di vita dignitoso per tutti i cittadini.

Dall’analisi della Commissione che accompagna le raccomandazioni del 2013 risulta che l’Unione europea sta operando cambiamenti duraturi e affrontando i gravi problemi strutturali accumulatisi nell’ultimo decennio. Questi cambiamenti avvengono a fronte di un bisogno di riforme nella maggior parte delle economie avanzate e di un vigoroso sviluppo economico nelle economie emergenti. Gli Stati membri hanno intrapreso le riforme necessarie e si stanno adoperando con il massimo impegno per risanare le finanze pubbliche. Il ritmo e gli effetti di questi sforzi variano da un paese all’altro: l’aggiustamento è particolarmente visibile nei paesi oggetto di un programma e negli Stati membri più vulnerabili. La sfida consiste nell’attuare le riforme concordate, talvolta in tempi più rapidi e dando prova di maggiore ambizione. Se la Commissione ritiene necessarie misure più incisive, le indica nelle raccomandazioni.

Negli ultimi cinque anni ci si è sforzati soprattutto di gestire la crisi, ripristinare la stabilità finanziaria e garantire la solidità dell’euro, condizioni indispensabili per la futura crescita. A breve termine, la ripresa è ostacolata dagli elevati livelli del debito pubblico e privato accumulatisi in molti Stati membri e dal fatto che il risanamento del settore bancario tarda a produrre risultati tangibili. Inoltre, l’entità e l’urgenza degli squilibri creatisi anno dopo anno hanno reso necessari notevoli aggiustamenti che ora devono essere operati contemporaneamente in tutta Europa, in un contesto di forte interdipendenza tra le economie dell’UE.

L’individuazione di un percorso di crescita più sostenibile richiede più tempo di quanto non sarebbe auspicabile. Anni di crescita debole o inesistente hanno avuto notevoli ripercussioni sulla società, prova ne siano i tassi di disoccupazione altissimi e l’aumento della povertà in diverse parti dell’Europa. Il fatto che il dibattito pubblico sia sempre più incentrato sulle disparità e sull’equità dimostra che per risultare efficaci le politiche devono non solo essere ben strutturate, ma anche godere di un sostegno politico e sociale. Le scarse prospettive di miglioramento a breve termine del mercato del lavoro eserciteranno ulteriori pressioni sui sistemi previdenziali degli Stati membri. Ci vorrà tempo prima che gli effetti positivi delle decisioni adottate oggi si trasformino in un’economia più dinamica, in espansione e fonte di occupazione.

L’Europa ha bisogno di un risanamento di bilancio, perché non si può costruire una crescita sostenibile partendo da un debito non sostenibile, e di una crescita reale, che consenta ai cittadini di trovare un impiego a lungo termine. Occorrono interventi mirati e urgenti per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. Dato che la crisi attuale è sia strutturale che ciclica, occorre accelerare le riforme in tutta l’UE per consolidare la ripresa e garantire il riequilibrio dell’economia: i paesi con un disavanzo devono riacquistare competitività, mentre i paesi con un avanzo devono rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita della domanda interna.

Le riforme strutturali possono essere di difficile attuazione, ma contribuiscono a ripartire più equamente sia l’onere che gli effetti positivi dell’aggiustamento tra tutte le componenti della società. La semplificazione delle formalità burocratiche per le imprese contribuisce a creare un contesto favorevole alla loro attività, la riduzione del costo dei servizi agevola le categorie a basso reddito e una pubblica amministrazione più efficiente eroga servizi sociali migliori e più accessibili. Servono misure di sostegno molto più incisive che aiutino i disoccupati, in particolare quelli di lunga durata, ad acquisire competenze o a usufruire dell’accompagnamento necessario per trovare un nuovo lavoro e che agevolino il passaggio dei giovani dalla scuola alla vita professionale. Bisogna trovare soluzioni per le imprese che non riescono ad ottenere finanziamenti pur avendo piani aziendali solidi. Tutti gli Stati membri devono investire di più per migliorare l’efficienza del sistema di istruzione, permettere alle persone di acquisire le competenze richieste dall’economia del XXI secolo e promuovere l’innovazione e la competitività.

L’intervento della BCE ha contribuito in misura determinante a eliminare i rischi percepiti per la stabilità della zona euro ma la trasmissione di tassi di interesse più bassi e il ripristino della normale erogazione di prestiti all’economia lasciano ancora a desiderare, soprattutto alla periferia dell’UE. È indispensabile completare l’architettura dell’Unione economica e monetaria (UEM), in particolare l’Unione bancaria, per favorire la sostenibilità della crescita futura ed evitare la ricomparsa di squilibri.

Dall’analisi dei programmi nazionali di riforma eseguita dalla Commissione risulta chiaramente che gli Stati membri potrebbero fare di più per riavviarsi su un percorso di crescita e far uscire l’Europa dalla crisi. La mancata rimozione degli ostacoli, la perdita delle opportunità, la resistenza al cambiamento e l’assenza di un senso di urgenza in alcuni paesi contribuiscono, sia pure in misura diversa, a sviluppare un contesto che non aiuta le imprese ad espandersi e creare posti di lavoro. Ritardare l’avvio delle riforme necessarie servirà solo ad aumentarne i costi finanziari, economici e sociali. Vista l’entità di queste sfide, è necessario che tutti i soggetti interessati, comprese le parti sociali e la società civile, collaborino per definire e attuare le risposte giuste. Per conseguire questi obiettivi comuni è indispensabile tutelare e approfondire il mercato unico europeo.

2. Valutazione globale

Le sfide complesse che si pongono all’Unione richiedono una risposta globale, che riunisca i livelli UE e nazionali di definizione e attuazione delle politiche. Questo è un obiettivo fondamentale del processo del semestre europeo.

Dall’analisi approfondita su cui si basa questo pacchetto si evince che:

· l’economia dell’UE è in fase di riequilibrio. Negli ultimi anni sono state avviate, o portate avanti, vaste riforme per correggere gli squilibri passati e riportare l’economia su un percorso più sostenibile. I notevoli e persistenti disavanzi delle partite correnti osservati in diversi paesi sono stati nettamente ridotti, diminuendo il rischio di brusche interruzioni dei finanziamenti esterni destinati a queste economie. Anche se gli effetti di alcune di queste riforme saranno avvertiti pienamente solo a lungo termine, i miglioramenti sono già visibili in tutta Europa, ad esempio in termini di esportazioni o di tassi di interesse sul debito sovrano.

· La disoccupazione, compresa quella giovanile e di lunga durata, ha raggiunto livelli inaccettabili, che rimarranno probabilmente elevati nel prossimo futuro e che richiedono un intervento deciso e urgente. Sono state avviate riforme per migliorare la resilienza e la flessibilità del mercato del lavoro in diverse parti d’Europa, ma ci vorrà tempo perché permettano di creare nuovi posti di lavoro nei diversi comparti dell’economia.

· Le finanze pubbliche vengono gradualmente riportate sotto controllo grazie al risanamento di bilancio in corso, ma il fenomeno dell’invecchiamento demografico rischia di compromettere la futura sostenibilità finanziaria di molti Stati membri in termini di pensioni e assistenza sanitaria, per cui bisogna intervenire adesso perché un domani gli europei possano continuare a godere di un elevato tenore di vita.

· Le riforme strutturali sono indispensabili per rilanciare la crescita e contribuiscono a un duplice obiettivo: ridurre la disoccupazione e ripristinare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Riacquistare competitività a livello interno, inoltre, è fondamentale per poter cogliere le opportunità di crescita su scala mondiale.

Dall’analisi possono essere tratti i seguenti insegnamenti:

· occorrono ulteriori misure per ridurre i livelli elevati di debito pubblico e privato in molti Stati membri; d’altro canto, il processo di deleveraging delle economie eccessivamente indebitate deve essere proseguito e gestito oculatamente. Come risulta dagli studi della BCE sull’attività creditizia delle banche, è prioritario risanare ulteriormente il settore bancario perché possa convogliare finanziamenti verso le componenti produttive dell’economia, in particolare le PMI. I nuovi regimi di finanziamento dell’economia reale messi a punto dalla Commissione e dalla BEI con la partecipazione della BCE potrebbero svolgere un ruolo importante in questo ambito. Nei prossimi anni, le risorse erogate dai fondi strutturali dell’UE per finanziare gli investimenti svolgeranno un ruolo chiave in certe parti dell’Unione. È altrettanto fondamentale promuovere le fonti alternative di finanziamento e ridurre la tradizionale dipendenza delle imprese dai finanziamenti bancari per ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia.

· Gli Stati membri con tassi di disoccupazione elevati devono intensificare le misure attive per il mercato del lavoro, come la formazione e i servizi per l’impiego. Si raccomanda di attuare ulteriori riforme per agevolare l’accesso all’occupazione, evitare l’uscita precoce dal mercato del lavoro, ridurre il costo del lavoro e lottare contro la segmentazione del mercato del lavoro. Le parti sociali sono chiamate a svolgere un ruolo chiave nella formulazione e nell’attuazione di queste politiche. La situazione dei giovani disoccupati è particolarmente preoccupante e si raccomanda di intervenire in conformità della “garanzia per i giovani” dell’UE proposta dalla Commissione e approvata dagli Stati membri.

· Gli Stati membri devono fare di più per rafforzare la competitività delle rispettive economie. Vista la sua notevole incidenza, il costo del lavoro va mantenuto in linea con l’aumento della produttività e continuerà ad essere oggetto di un attento monitoraggio. È altresì indispensabile stimolare la concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi per innalzare i livelli di produttività dell’economia e far diminuire i prezzi. D’altro canto, l’Europa non può e non intende competere nell’economia mondiale solo in termini di costi. Prima e durante la crisi, sono mancati negli Stati membri i necessari investimenti nell’istruzione e nelle competenze, nella ricerca, nell’innovazione e nell’uso efficiente delle risorse. La mancanza di competenze, prodotti e servizi adeguati mette seriamente a repentaglio le prospettive di crescita dell’Europa, per cui occorrono interventi correttivi in questi settori in conformità degli obiettivi di Europa 2020.

· Occorre adoperarsi con urgenza, e con maggiore impegno, per creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese, ai consumatori e alla creazione di posti di lavoro, ad esempio migliorando notevolmente il funzionamento delle industrie di rete, incentivando la concorrenza in settori chiave del terziario quali il commercio al dettaglio, agevolando l’accesso a determinate professioni e attività e rafforzando l’efficienza della pubblica amministrazione.

· Gli Stati membri con un avanzo delle partite correnti e un margine di bilancio sufficiente potrebbero fare di più per ridurre le imposte e i contributi previdenziali elevati applicati ai salari più bassi. La recente evoluzione delle retribuzioni nei paesi con un avanzo contribuisce a sostenere la domanda e ha effetti positivi anche nel resto dell’UE. Per rilanciare la domanda interna, questi Stati membri potrebbero anche aprire il settore dei servizi attraverso l’eliminazione delle restrizioni e degli ostacoli ingiustificati all’ingresso, in modo da rendere i servizi più accessibili per le categorie a basso reddito e da promuovere nuove possibilità di investimento.

· Visti i progressi effettivi registrati nella riduzione dei disavanzi di bilancio, il grado di risanamento già operato e l’attività economica inferiore al previsto, in alcuni casi il patto di stabilità e crescita concede più tempo agli Stati membri per riportare il disavanzo al di sotto del 3% del PIL. Non è tuttavia ipotizzabile una retrocessione del risanamento e alcuni Stati membri devono ancora operare un notevole aggiustamento. La Commissione propone di dare ad alcuni di essi più tempo per correggere i disavanzi eccessivi. Questo non significa che potranno allentare gli sforzi, ma che devono utilizzare il periodo supplementare per ridurre il disavanzo di bilancio strutturale, intensificare le riforme e preparare una ripresa sostenibile.

· Si può e si deve fare di più per migliorare l’efficienza della spesa pubblica e rendere più equo ed efficace il sistema tributario nell’ambito di strategie di bilancio a medio termine. Occorre ovviare all’inefficienza intrinseca di determinati sistemi tributari nazionali (ad esempio alcune aliquote ridotte e altre esenzioni fiscali). Occorre inoltre rafforzare la lotta alla frode e all’evasione fiscale. A fronte di priorità diverse, si raccomandano diverse linee di intervento a tal fine.

· L’equità è di fondamentale importanza per la sostenibilità e l’efficacia delle riforme. La crisi ha già avuto ripercussioni durature sugli elementi più svantaggiati della nostra società e il numero di persone a rischio di povertà è in aumento in molti paesi. Gli Stati membri devono investire nel capitale umano e fornire servizi adeguati ai cittadini. Va rivolta maggiore attenzione all’impatto distribuzionale delle riforme, per garantire che producano risultati duraturi a vantaggio di tutti. Diversi Stati membri devono adoperarsi con maggiore impegno per lottare contro le diverse forme di povertà (povertà infantile, senzatetto, povertà dei lavoratori e indebitamento eccessivo delle famiglie) e garantire l’efficacia dei sistemi previdenziali che si occupano delle persone colpite da questi fenomeni.

Le decisioni già adottate a livello di UE hanno contribuito al processo di riforma degli Stati membri, ma occorrono altri interventi urgenti:

· gli Stati membri che hanno avuto gravi difficoltà finanziarie potrebbero avvalersi delle protezioni finanziarie istituite di recente a livello di UE[1]. Laddove sia stata concessa, l’assistenza finanziaria dell’UE/del FMI è subordinata a condizioni rigorose. Questi programmi sono in fase di attuazione e oggetto di un attento monitoraggio.

· Sono in attesa di approvazione diverse proposte legislative UE che potrebbero rilanciare la crescita e l’occupazione, ad esempio nei settori dei servizi e dell’economia digitale. La Commissione riferirà sui progressi compiuti nell’ambito del patto per la crescita e l’occupazione in occasione del Consiglio europeo del giugno 2013.

· Nel dicembre 2012 la Commissione ha proposto un pacchetto sull’occupazione giovanile, che comprende l’istituzione di un’alleanza europea per l’apprendistato, e una “garanzia per i giovani” al fine di assicurare a tutti i giovani europei un’offerta di lavoro, ulteriore istruzione o formazione, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dal termine del percorso scolastico o dall’inizio della disoccupazione. La “garanzia per i giovani” è stata adottata dal Consiglio nell’aprile 2013. Nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale, sono stati stanziati 6 miliardi di EUR per collaborare con il Fondo sociale europeo attraverso un’Iniziativa per l’occupazione giovanile a sostegno della “garanzia per i giovani”. Sin dal 2012 la Commissione si adopera, attraverso i gruppi di intervento per l’occupazione giovanile, per aiutare gli Stati membri con i livelli più elevati di disoccupazione giovanile a riprogrammare i fondi strutturali dell’UE a favore dei giovani. Essa guida anche un’azione concertata tra più parti interessate per ovviare alla mancanza di competenze connesse alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’UE e coprire le centinaia di migliaia di posti di lavoro che si prevede di creare nel settore.

· La governance economica dell’UE è stata rafforzata dalla normativa adottata di recente, la cui attuazione renderà più credibili i processi di riforma in atto. Il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’UEM è entrato in applicazione. Il patto di stabilità e crescita è stato rafforzato e la nuova procedura per gli squilibri macroeconomici (“six-pack”) è applicabile. La nuova normativa volta a rafforzare il coordinamento delle politiche nella zona euro (“two-pack”) entrerà in vigore il 30 maggio 2013.

· Il quadro dell’UE sarà ulteriormente rafforzato dalle nuove misure volte ad approfondire l’UEM, in particolare creando un’Unione bancaria e completando le protezioni finanziarie previste dal Meccanismo europeo di stabilità. Si sta inoltre discutendo su come potenziare la dimensione sociale dell’UEM.

· Non appena sarà stato raggiunto un accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE, potrà essere lanciata una nuova generazione di strumenti finanziari dell’Unione, come Orizzonte 2020 per la ricerca e il Meccanismo per collegare l’Europa per le infrastrutture, a sostegno della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Un uso più mirato dei fondi strutturali UE a favore della crescita, della competitività e dell’occupazione può stimolare notevolmente la crescita in diversi Stati membri, dove gran parte degli investimenti pubblici è cofinanziata dal bilancio dell’Unione. Le raccomandazioni specifiche per paese di quest’anno sono particolarmente importanti, perché gli Stati membri e le regioni stanno definendo le rispettive priorità d’investimento per la politica di coesione 2014-2020.

3. Principali ambiti di intervento

Il semestre europeo ha inizio con la pubblicazione dell’analisi annuale della crescita della Commissione. Per il 2013 la Commissione ha mantenuto le cinque priorità del 2012:

· portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita

· ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia

· promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro

· lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi

· modernizzare la pubblica amministrazione.

Il Consiglio europeo ha approvato queste priorità a marzo del 2013 e ha definito il quadro per gli interventi degli Stati membri in tali ambiti. L’allegato 1 contiene le raccomandazioni rivolte a ciascuno Stato membro nell’ambito di questo pacchetto e l’allegato 2 riepiloga i progressi registrati verso il conseguimento degli obiettivi di Europa 2020. I documenti di lavoro e le schede tematiche comparative pubblicate sul sito Internet di Europa 2020 contengono maggiori informazioni al riguardo.

La Commissione ha formulato anche raccomandazioni per la zona euro. L’Eurogruppo deve contribuire attivamente alla sorveglianza rafforzata dell’economia della zona euro garantendo la coerenza dell’orientamento politico globale e l’attuazione delle riforme necessarie per la stabilità e la crescita della sua economia. In futuro l’Eurogruppo svolgerà inoltre un ruolo particolare nelle discussioni e nel coordinamento “ex ante” delle riforme, nonché nella rapida adozione di decisioni politiche fondamentali come quelle richieste per il passaggio all’Unione bancaria.

Questo pacchetto di raccomandazioni si basa anche sugli esami approfonditi pubblicati dalla Commissione il 10 aprile 2013 nell’ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici. Le raccomandazioni specifiche per paese proposte per i 13 Stati membri soggetti a questa procedura tengono conto di tali squilibri.

Portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita

Il risanamento di bilancio non è un processo fine a sé stesso, ma un mezzo per le autorità pubbliche di riconquistare la sovranità in materia di bilancio onde poter investire in una crescita sostenibile. Visti gli elevati disavanzi pubblici e i livelli di debito in aumento, la Commissione ha insistito sulla necessità di un risanamento di bilancio, che dovrebbe avvenire in modo differenziato, a seconda del paese e favorire la crescita.

La disciplina di bilancio e la crescita si sostengono a vicenda purché siano adottate misure adeguate, come dimostra il recente esempio dei paesi baltici: dopo un periodo di profonda recessione, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia registrano attualmente i tassi di crescita economica più elevati dell’UE (rispettivamente 3,6%, 5,6% e 3,2% nel 2012). Questi tre paesi hanno anticipato il risanamento di bilancio e riequilibrato le loro economie in un contesto di grande incertezza. Ora i notevoli miglioramenti delle loro posizioni in termini di competitività iniziano a dare risultati, contribuendo a risanare le finanze pubbliche e a ridurre ulteriormente la disoccupazione, anche se i livelli elevati di povertà ed esclusione sociale rimangono preoccupanti.

Il risanamento di bilancio prosegue in tutta Europa. Il disavanzo dell’UE è sceso da un picco di -6,9% nel 2009 a -4% nel 2012, e dovrebbe arrivare a -3,4% nel 2013, mentre sono sempre più numerosi gli Stati membri che hanno corretto i loro disavanzi eccessivi. I percorsi di risanamento verso il raggiungimento degli obiettivi di disavanzo e di debito che possono permettere agli Stati membri di uscire dalla procedura per i disavanzi eccessivi si basano sui disavanzi misurati in termini strutturali. Questo significa che il termine per la correzione del disavanzo eccessivo può essere rinviato nel caso in cui, pur avendo compiuto lo sforzo strutturale richiesto, il paese non riesca a raggiungere l’obiettivo nominale a causa di un grave deterioramento delle prospettive economiche. In linea con il quadro concordato a livello di UE, il ritmo del risanamento di bilancio è già stato adeguato di recente per concedere a tre paesi (Grecia, Spagna e Portogallo) più tempo per correggere i disavanzi eccessivi. Ora la Commissione sta aggiornando le sue raccomandazioni in base alle informazioni più recenti e dopo aver valutato l’efficacia delle misure adottate dagli Stati membri (riquadro 1).

Riquadro 1. Situazione degli Stati membri in relazione al patto di stabilità e crescita, come raccomandato dalla Commissione il 29 marzo 2013

Nessuna procedura per i disavanzi eccessivi || BG, DE, EE, FI, LU, SE

Abrogazione della procedura per i disavanzi eccessivi || HU, IT, LT, LV, RO

Procedure per i disavanzi eccessivi in corso con scadenza 2013 || AT, DK, CZ, SK

Procedure per i disavanzi eccessivi in corso con altre scadenze – 2015 o 2016 || EL, IE, CY, UK

Proposta proroga dei termini per il raggiungimento degli obiettivi di bilancio – nuove scadenze: 2014, 2015 o 2016 || ES, FR, NL, PL, SI, PT

Prima tappa verso l’apertura di una procedura per i disavanzi eccessivi || MT

Misure insufficienti per il raggiungimento degli obiettivi di bilancio nel 2012 – passaggio alla fase successiva della procedura per i disavanzi eccessivi || BE

Le misure adottate a livello di UE e gli sforzi profusi da un certo numero di Stati membri hanno determinato una riduzione dei tassi di interesse sul debito sovrano e permesso a diversi paesi che prima rischiavano di dover far fronte a costi di rifinanziamento non sostenibili di finanziare il loro debito a un tasso nettamente inferiore a quello di un anno fa. Visti tuttavia i livelli già elevati del debito e i costi associati all’invecchiamento demografico, la loro situazione finanziaria e di bilancio rimane fragile.

In questo contesto, il fatto di concedere più tempo a determinati Stati membri per raggiungere gli obiettivi concordati dovrebbe consentire loro di accelerare il risanamento delle finanze pubbliche e l’attuazione di riforme necessarie da lunga data. Occorre intensificare le riforme per rendere credibile il conseguimento dei risultati richiesti entro i nuovi termini e correggere i disavanzi eccessivi. La Commissione sorveglierà attentamente gli sviluppi e si avvarrà delle modalità rafforzate per la sorveglianza di bilancio applicabili ai paesi della zona euro. Le istituzioni di bilancio devono essere potenziate a livello nazionale e subnazionale, attuando quadri di bilancio credibili ed efficaci a medio termine.

Anche la natura del risanamento di bilancio è importante. In molti casi, si è già optato per una maggiorazione delle imposte anziché ridurre la spesa. Di norma questa scelta ha effetti più negativi che positivi per la crescita, specialmente nei paesi dove il livello di imposizione è già elevato. La Commissione raccomanda di rendere l’aggiustamento di bilancio più favorevole alla crescita attraverso interventi a livello delle entrate e delle spese nei bilanci nazionali.

Sul versante delle entrate, la struttura dei sistemi fiscali e, in particolare il trasferimento della base imponibile dal lavoro ad altre fonti, è un aspetto essenziale delle riforme in corso. Per molti Stati membri è prioritario limitare la tassazione del lavoro per aumentare gli incentivi al lavoro e ridurre il costo relativamente elevato del lavoro stesso, specialmente per i lavoratori poco qualificati (si veda il riquadro 2). Ovviamente, queste indispensabili riforme devono essere compensate finanziariamente da altre fonti di entrate. Le maggiorazioni dell’imposta annuale sui beni immobili sono oggetto di obiezioni a livello politico in diversi Stati membri, ma possono essere strutturate in modo da contribuire efficacemente ed equamente ad aumentare le entrate dello Stato. Vi è inoltre la possibilità di spostare il carico fiscale verso le imposte ambientali, tassando ad esempio le fonti di inquinamento e le emissioni di gas a effetto serra. Questo può incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie, l’uso efficiente delle risorse e la creazione di posti di lavoro “verdi”, ma occorre anche monitorare l’incidenza degli elevati prezzi dell’energia sulle famiglie e sulla competitività, anche per quanto riguarda le industrie ad alta intensità energetica, per poter prendere le future decisioni in base a elementi concreti.

L’efficienza e l’equità dei sistemi fiscali possono essere ulteriormente migliorate ampliando le basi imponibili. La maggior parte dei sistemi fiscali contiene esenzioni, indennità, aliquote ridotte e altri regimi specifici, le cosiddette “spese fiscali”, che non sono sempre giustificati e possono rivelarsi inefficaci per il conseguimento dei rispettivi obiettivi sociali, ambientali o economici. Le spese fiscali possono inoltre determinare un trattamento fiscale differenziato a seconda dei contribuenti, non sempre giustificato, rendendo quindi il sistema meno equo, e consentire manipolazioni che rendono il sistema più complesso e aumentano i costi amministrativi e di adempimento. Nonostante la maggiorazione delle imposte operata ultimamente in diversi Stati membri, la Commissione ritiene che si potrebbe fare di più per ridurre le spese e le esenzioni fiscali, comprese le sovvenzioni che hanno ripercussioni negative sull’ambiente e sull’economia.

Ad esempio, il gettito IVA effettivamente riscosso è solo metà dell’importo che si otterrebbe con una piena applicazione dell’aliquota IVA ordinaria (grafico 1). La differenza è dovuta alle agevolazioni e alle scappatoie fiscali, al mancato adempimento dell’obbligo tributario e, in alcuni casi, a carenze dell’amministrazione fiscale, che riducono l’efficacia del regime IVA.

Grafico 1. Gettito effettivo dell’IVA nel 2011 (% del gettito teorico ad aliquote ordinarie)

Fonte: Commissione europea. Il rapporto fra entrate totali e IVA è dato dalla divisione dell’effettivo gettito IVA riscosso per il prodotto dell’aliquota IVA ordinaria e il consumo interno netto finale. Il valore elevato del Lussemburgo è dovuto all’entità dell’IVA riscossa sulle vendite ai non residenti.

Le misure volte a migliorare il rispetto dell’obbligo tributario sono fondamentali per aumentare l’efficacia e l’equità del sistema fiscale[2]. Le misure adottate a livello nazionale, UE e mondiale possono interagire per rafforzare i sistemi di imposizione. La Commissione è fermamente decisa a utilizzare tutti gli strumenti di cui dispone per intensificare la lotta contro la frode e l’evasione e invita gli Stati membri a prendere misure a livello nazionale e UE in coordinamento con gli altri.

Riquadro 2. Esempi di misure adottate di recente per allontanare il carico fiscale dalle basi distorsive per la crescita

Il BE ha preso provvedimenti per ridurre i contributi sociali per le PMI e per alcune categorie di lavoratori dipendenti. All’introduzione di un “premio al lavoro” per le persone con basse retribuzioni si è aggiunta una riduzione dei contributi sociali dei datori di lavoro associata a uno sgravio dell’imposta sulle persone fisiche. La DK sta riducendo il carico fiscale sul lavoro per rilanciare l’occupazione e la crescita. L’HU ha ridotto i contributi previdenziali per gruppi selezionati. La FI ha aumentato le detrazioni di base per ridurre la tassazione delle persone a basso reddito. CZ e EE intendono applicare riduzioni globali del carico fiscale sul lavoro.

Sul versante della spesa, la Commissione ritiene che debba essere data priorità agli investimenti pubblici nella ricerca, nell’innovazione e nel capitale umano, anche attraverso una spesa più efficiente in termini di costi. Questo è fonte di preoccupazione in alcuni Stati membri dove i livelli di investimento nell’istruzione sono bassi o in diminuzione (ad esempio BG, EL, IT, SK e RO). Vi è inoltre margine per mantenere o aumentare la copertura e l’efficacia dei servizi per l’impiego e delle politiche attive per il mercato del lavoro, come la formazione per i disoccupati e i regimi di garanzie per i giovani, nonché per migliorare l’efficacia della spesa pubblica in termini di costi in molti settori, fra cui la sanità e l’assistenza di lunga durata.

L’invecchiamento demografico mette a dura prova la sostenibilità delle finanze pubbliche a causa dell’aumento potenziale del costo della sanità e delle pensioni finanziate dallo Stato. Per contribuire ad affrontare questa sfida mediante un intervento immediato, la Commissione ha raccomandato di innalzare l’età pensionabile minima in linea con l’aumento della speranza di vita e di eliminare gradualmente i regimi di prepensionamento, adoperandosi inoltre per sostenere l’apprendimento permanente e il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani. La tabella 1 riepiloga le modifiche recenti e annunciate dell’età pensionabile per Stato membro.

Tabella 1. Età pensionabile* in tutta l’UE

|| Età pensionabile nel 2009 || Età pensionabile nel 2020 || Ulteriori aumenti dopo il 2020 || || || Età pensionabile nel 2009 || Età pensionabile nel 2020 || Ulteriori aumenti dopo il 2020

D = donne (se diversa) || D = donne (se diversa) || || || D = donne (se diversa) || D = donne (se diversa)

BE || 65 || || 65 || || || CY || 65 || || 65+ (3) || ||

BG || 63 || D: 60 || 65 || D: 63 || || LV || 62 || || 63a9m || || 65 nel 2025

CZ ||     62      D: 56a8m (1) || 63,8      D: 60a6m (1) || 67+ (2) nel 2044 || LT || 62a6m || D: 60 || 64 || D: 63 || 65 nel 2026

DK || 65 || || 66 || || 67+ (3) || LU || 65 || || 65 || ||

DE || 65 || || 65,7 || || 67 nel 2029 || HU || 62 || || 64 || || 65 nel 2022

EE || 63 || D: 61 || 64 || || 65 nel 2026 || MT || 61 || D: 60 || 63 || || 65 nel 2026

IE || 66 || || 66 || || 68 nel 2028 || NL || 65 || || 66y8m || || 67+ (3)

EL || 65 || D: 60 || 67 || || 67+ (3) || AT || 65 || D: 60 || 65 || D: 60 || 65 nel 2033

ES || 65 || || 66a4m || || 67+ (3) || PL || 65 || D: 60 || 67 || D: 62 || 67 nel 2040

FR || 60(1) || || 62 (1) || || || PT || 65 || || 65 || ||

IT || 65a4m   D: 60a4m || 66a11m || 67+ (3) || RO || 63a4m || D: 58a4m || 65 || D: 61 || 65 / 63 (D) nel 2030

Fonte: Commissione europea * Età a partire dalla quale è possibile beneficiare integralmente delle prestazioni senza riduzioni attuariali per il prepensionamento. Informazioni basate sulla legislazione adottata il 30 aprile 2013. (1) Età minima che varia, ad esempio, a seconda del numero di figli allevati o del periodo di assicurazione minimo completato. (2) Aumento annuo di 2 mesi fino alle prossime modifiche. (3) Futuro adeguamento all’aumento della speranza di vita. (4) Età pensionabile flessibile legata al livello delle prestazioni. || SI || 63 || D: 61 || 65 || ||

SK || 62       D: 57a6m (1) || 62+ (3) || || 62+ (3)

FI || 63-68 (4) || 63-68 (4) ||

SE || 61-67 (4) || 61-67 (4) ||

UK || 65 || D: 60 || 66 || || 67 nel 2028

Nel settore della sanità e dell’assistenza di lunga durata, il problema è conciliare la necessità di garantire a tutti l’accesso all’assistenza di lunga durata con l’aumento della domanda connesso all’invecchiamento della popolazione, allo sviluppo tecnologico e alle maggiori aspettative dei pazienti in tutte le fasce d’età. Più del 70% del previsto aumento della spesa pubblica legata all’invecchiamento è riconducibile all’assistenza sanitaria e all’assistenza di lunga durata. Occorrono riforme che rendano più efficiente l’uso delle limitate risorse pubbliche e garantiscano l’accesso a un’assistenza di qualità.

Ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia

Le condizioni di prestito rimangono restrittive, specialmente nei paesi con difficoltà finanziarie, e la disponibilità di credito è limitata nonostante il massiccio sostegno fornito dai governi e la politica monetaria accomodante della BCE. La situazione è peggiorata, in modo particolare, in Grecia, Irlanda, Portogallo e Slovenia, ma anche in Francia, in Italia e nel Regno Unito. La Germania è l’unico paese in cui la disponibilità di prestiti bancari per le PMI sia migliorata. In alcuni paesi, il credito alle PMI risente delle preoccupazioni degli investitori circa il debole contesto economico e finanziario. Inoltre, il processo di risanamento del sistema bancario non è ancora terminato. Il risanamento dei bilanci bancari rimane prioritario in diversi Stati membri per ripristinare la normale erogazione di prestiti ai comparti più produttivi dell’economia.

Grafico 2. Le condizioni del credito rimangono restrittive e i mercati del credito sono frammentati

Condizioni di credito nella zona euro BCE, Bank Lending Survey

Differenziale di tasso di interesse tra prestiti di piccolo e grande importo alle imprese non finanziarie

Visti i precedenti livelli non sostenibili del debito pubblico e privato, il processo di correzione in corso nel settore finanziario è indispensabile. L’aggiustamento non deve tuttavia superare quanto è strettamente necessario e i suoi effetti negativi non devono essere accentuati dal cattivo funzionamento e dalla frammentazione dei mercati. La politica dei governi deve quindi mirare a rafforzare il settore bancario, contribuendo a eliminare gli ostacoli al finanziamento delle imprese e agli investimenti infrastrutturali.

Ora la priorità è passata dalla mobilitazione del capitale all’eliminazione delle vulnerabilità del settore bancario. Occorre proseguire l’esame, armonizzato a livello di Unione, della qualità delle attività per far rinascere la fiducia nelle banche dell’UE e garantire la trasparenza delle loro attività e passività. Questo dovrebbe permettere di individuare le sacche di vulnerabilità rimanenti di rafforzare la fiducia nell’intero settore.

La creazione di un’Unione bancaria a livello europeo, dotata di un meccanismo di vigilanza unico e di un meccanismo di risoluzione unico, sarà importante per completare la revisione del settore finanziario e ripristinare la normale erogazione di prestiti. Occorre portare a termine rapidamente la ricapitalizzazione delle banche che ne hanno bisogno, in modo che il meccanismo di vigilanza unico possa diventare pienamente operativo e sia successivamente completato da un meccanismo di risoluzione unico.

Bisogna mirare in via prioritaria a sviluppare fonti alternative di finanziamento dell’economia, meno dipendenti dai finanziamenti bancari. Vi sono segni di graduale ricorso ai mercati dei capitali da parte delle imprese bisognose di finanziamenti, ma la tendenza è troppo lenta per produrre effetti a breve termine. A ciò si aggiunge il fatto che, spesso, le PMI non hanno un accesso diretto ai finanziamenti provenienti dai mercati dei capitali. Iniziative già concordate, come i nuovi quadri dell’UE per gli investimenti nel venture capital e i fondi europei per l’imprenditoria sociale, miglioreranno la situazione. Inoltre, l’aumento di 10 miliardi di EUR del capitale versato della BEI dovrebbe contribuire a sbloccare fino a 180 miliardi di EUR di investimenti supplementari in tutta l’UE. Questi ulteriori finanziamenti permetteranno di erogare un notevole volume di prestiti supplementari alle PMI e dovrebbero avere un’ampia copertura geografica e settoriale. Occorre intensificare urgentemente il ritmo di erogazione dei prestiti della BEI, in particolare alle PMI.

A livello dell’UE e degli Stati membri, si dovrebbero preparare altre misure per facilitare l’accesso delle PMI ai finanziamenti bancari e non bancari, ad esempio il miglioramento del quadro per il venture capital, mercati specifici per le PMI, la creazione di pool di PMI, nuovi strumenti di cartolarizzazione per le PMI, la definizione di standard per l’attribuzione di rating del credito alle PMI e la promozione di fonti di finanziamento non tradizionali, come la locazione finanziaria, il finanziamento esteso alla filiera (supply-chain finance) o il finanziamento collettivo (crowd-funding).

Il patto europeo per la crescita e l’occupazione del giugno 2012 ha sottolineato l’importanza degli investimenti infrastrutturali e il ruolo dei fondi strutturali dell’UE e della BEI in questo ambito. L’iniziativa sui prestiti obbligazionari (project bond) varata nel novembre 2012 può contribuire utilmente alla riapertura del mercato del capitale di debito in Europa per finanziare le infrastrutture. Ora l’iniziativa deve essere estesa e sviluppata, parallelamente ad altri titoli di debito, nell’ambito del Meccanismo per collegare l’Europa (2014-2020). A marzo 2013 la Commissione ha inoltre pubblicato un Libro verde sul finanziamento a lungo termine[3] che invita le parti interessate a pronunciarsi sui possibili modi di migliorare il finanziamento dell’economia reale e rimuovere gli ostacoli agli investimenti a lungo termine.

Riquadro 3. Esempi di misure adottate di recente per facilitare l’accesso delle imprese ai finanziamenti

La DK ha preso varie iniziative per ovviare alle condizioni di prestito restrittive, tra cui la creazione di un fondo d’investimento pubblico (Danish Growth Capital) e un pacchetto per lo sviluppo e il credito. Un altro regime fornisce garanzie di credito per i prestiti erogati dalle banche più piccole nel periodo 2013-2015. Il governo estone sostiene i finanziamenti alle imprese attraverso KredEx, Enterprise Estonia e il Fondo di sviluppo estone. La Polonia ha istituito una nuova garanzia per le PMI e creato un nuovo fondo di fondi per la crescita con il Fondo europeo per gli investimenti e la BGK per incentivare gli investimenti in venture capital, private equity e fondi mezzanino. In Italia, il ricorso ai finanziamenti non bancari è stato incoraggiato attraverso l’aiuto alla crescita economica (ACE) per il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese, la creazione di un Fondo per la crescita sostenibile e l’introduzione del finanziamento collettivo per le start-up innovative. In UK è stato istituito il regime Funding for Lending, che consente alle banche di ottenere prestiti a condizioni agevolate dalla Banca d’Inghilterra purché utilizzino una parte dei fondi per erogare prestiti alle imprese. I fondi strutturali dell’UE e l’intervento della BEI sostengono un gran numero di questi regimi.

Stati membri quali la Svezia, i Paesi Bassi e il Regno Unito devono gestire il livello del debito privato e la vulnerabilità delle famiglie di fronte a eventuali fluttuazioni del mercato immobiliare[4]. Sono state prese alcune misure di tipo normativo o di riduzione degli incentivi fiscali all’indebitamento, tra cui agevolazioni fiscali per i pagamenti di interessi sui mutui ipotecari. Anche le misure volte a correggere gli squilibri causati dal forte indebitamento delle famiglie e dai prezzi elevati delle abitazioni stanno dando risultati positivi riducendo l’impatto dei prestiti a rischio. Gli Stati membri devono inoltre ovviare alle distorsioni a favore del debito che esistono attualmente nella maggior parte dei sistemi di tassazione delle società.

Promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro

In molti Stati membri si stanno verificando una diminuzione degli investimenti pubblici e privati[5] e un aumento dei tassi di risparmio dovuti alla volontà delle imprese e delle famiglie di ridurre i livelli del debito e/o di aumentare le disponibilità in attività. Pur essendo una necessità per imprese e famiglie, questo tende a ridurre la domanda aggregata e richiede un pacchetto completo di riforme dei mercati dei prodotti e del lavoro onde ridurre gli effetti negativi sulla crescita e aumentare il potenziale di crescita a lungo termine.

Per una ripresa riuscita e duratura è indispensabile accelerare la crescita e riacquistare competitività. Come dimostrano i recenti risultati dell’Irlanda, della Spagna e del Portogallo in termini di esportazioni, i profondi aggiustamenti operati per migliorare la competitività di costo e la competitività non di costo stanno dando risultati positivi già a breve termine.

Gli Stati membri con un disavanzo di bilancio devono trasferire le risorse dai settori dei beni scambiabili (come l’edilizia abitativa) ai settori dei beni non scambiabili, rafforzare la concorrenza in generale e aprire i servizi alla concorrenza, compresi i servizi non commerciali e i servizi di rete. Gli Stati membri con un avanzo di bilancio possono e devono rilanciare la domanda interna, ad esempio riducendo le imposte e i contributi previdenziali elevati applicati ai salari più bassi. La recente evoluzione delle retribuzioni e i mercati occupazionali resilienti dei paesi con un avanzo di bilancio contribuiranno a sostenere la domanda interna e avranno effetti positivi anche nel resto dell’UE. Questi Stati membri potrebbero fare di più per aprire il loro settore dei servizi eliminando le restrizioni e le barriere ingiustificate all’ingresso, aumentando gli investimenti e rendendo i servizi più accessibili per le categorie a basso reddito.

Negli ultimi tempi la competitività di un certo numero di Stati membri ha risentito di aumenti salariali nettamente superiori all’evoluzione della produttività. Questi Stati membri, a cui la Commissione aveva raccomandato di riesaminare i meccanismi di fissazione dei salari per allinearli all’andamento della produttività, hanno fatto sforzi in tal senso. Alcuni Stati membri hanno intrapreso riforme legislative o introdotto incentivi per collegare i salari alla produttività. In altri casi i regimi di indicizzazione salariale sono stati parzialmente riformati o la loro applicazione è stata bloccata, ma non sono ancora state attuate le riforme strutturali necessarie per collegare stabilmente l’andamento dei salari alla produttività. Pur essendo state mantenute per il 2013, le raccomandazioni specifiche per paese sono state riformulate per tener conto dei cambiamenti in atto.

È evidente che l’Europa deve adoperarsi con maggiore impegno in termini di innovazione e continuare a orientare i modelli di produzione verso le attività ad alto valore aggiunto. Secondo l’ultimo quadro valutativo dell’Unione dell’innovazione, vi è ancora un notevole divario fra gli Stati membri meno efficienti in termini di innovazione (BG, RO, LV, PL) e quelli più efficienti (SE, DE, DK, FI). Questo fa sì che l’UE accusi un ritardo rispetto ad alcuni dei suoi principali concorrenti.

La scarsa produttività è dovuta in parte a una concorrenza limitata sui mercati dei prodotti e dei servizi, ma anche ai mediocri risultati in termini di istruzione e ricerca e all’incapacità di applicare i risultati della ricerca a prodotti e servizi destinati al mercato. Una quota consistente dei finanziamenti statali a favore della R&S privata è erogata tramite sovvenzioni dirette. Occorre sviluppare altri modi per sostenere le capacità di innovazione, come gli incentivi fiscali per rilanciare i finanziamenti privati e l’uso strategico degli appalti pubblici.

Il notevole potenziale economico e occupazionale del settore dei servizi rimane inutilizzato. Secondo le stime della Commissione, l’abolizione delle restrizioni alla prestazione di servizi, in linea con la direttiva sui servizi, determinerebbe un aumento del PIL dell’UE compreso tra lo 0,8% e il 2,6%. Nello scenario più ambizioso, i guadagni più elevati riguarderebbero CY, ES, UK, LU, NL, DK, AT, SE e FR[6]. Si raccomanda l’adozione di misure concrete per migliorare la concorrenza nel settore dei servizi rimuovendo gli ostacoli al commercio al dettaglio e le restrizioni eccessive nei servizi professionali, e in particolare per le professioni regolamentate. La piena attuazione della direttiva UE sui servizi può dare un contributo importante allo sviluppo dei servizi transfrontalieri e contribuire a incrementare la produttività sui mercati nazionali.

Migliorare il contesto imprenditoriale generale è una priorità e sono già state adottate diverse misure concrete in tal senso (si veda il riquadro 4). Alcune di queste buone pratiche potrebbero essere maggiormente diffuse.

Riquadro 4. Esempi di misure adottate per sviluppare le attività economiche nel settore dei servizi

Da quando è entrata in vigore la direttiva sui servizi, i regolamenti sulla forma giuridica delle società e sugli obblighi in materia di proprietà del capitale sono stati resi meno rigorosi in Polonia, Germania, Francia, Cipro e Italia. L’obbligo di autorizzazione preventiva per la costituzione di un’impresa è stato abolito per alcuni servizi in Italia e per molti servizi in Francia. Per quanto riguarda il mercato al dettaglio, Spagna e Germania hanno abolito l’obbligo della prova economica per l’apertura di determinati esercizi. Malta ha abolito le tariffe obbligatorie per le professioni regolamentate, autorizzando le imprese a fissare liberamente i prezzi.

Occorre un contesto imprenditoriale che favorisca le nuove start-up e permetta alle imprese esistenti di crescere e di attirare gli investimenti. Sebbene il contesto imprenditoriale sia stato migliorato negli ultimi cinque anni, la situazione varia ancora notevolmente da uno Stato membro all’altro. La Spagna ha elaborato un piano ambizioso per ridurre gli oneri amministrativi: se sarà applicato come proposto, il disegno di legge sull’unità del mercato potrebbe far aumentare il PIL dell’1,28% già nel primo anno. La Francia ha annunciato un importante piano di semplificazione e il Portogallo e la Lituania hanno compiuto notevoli progressi per quanto riguarda gli appalti elettronici.

La qualità, la copertura e l’accessibilità delle industrie di rete sono fondamentali per la competitività dell’economia. Diverse raccomandazioni riguardano lo sviluppo della banda larga, il miglior funzionamento del mercato dell’energia e il potenziamento del settore dei trasporti (ferrovie, aeroporti, porti e rete stradale). Lo sviluppo o l’ammodernamento delle principali infrastrutture, in linea con le priorità dell’UE, dovrebbero rimanere un’importante fonte di attività. Il mercato ferroviario ha raggiunto la massima apertura in Danimarca, in Svezia e nel Regno Unito, tutti paesi dove la quota di mercato del trasporto ferroviario è aumentata.

Il potenziale occupazionale dell’economia verde non viene interamente sfruttato. Un uso efficiente delle risorse è auspicabile a livello economico e ambientale e fa parte integrante della nostra futura competitività. Gli Stati membri devono intensificare questi investimenti nell’ambito di un miglioramento duraturo dei metodi di produzione. Si osserva un ritardo per quanto riguarda le misure di efficienza energetica malgrado i loro effetti positivi in termini di occupazione e di risparmi finanziari per le imprese e le famiglie[7]. La riduzione delle emissioni di CO2, in particolare quelle provenienti dai settori dei trasporti e delle costruzioni, rimane una chiara priorità, in linea con gli impegni a livello di UE. Occorre sfruttare il potenziale del settore dei rifiuti e del riciclaggio. Si è calcolato che la piena attuazione della normativa UE sui rifiuti permetterebbe di risparmiare 72 miliardi di EUR all’anno, aumenterebbe di 42 miliardi di EUR il fatturato annuale del settore e creerebbe più di 400 000 posti di lavoro entro il 2020[8].

Lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi

La crisi ha avuto ripercussioni profonde e durature sui tassi di disoccupazione e sulla situazione sociale in molte parti dell’Europa. I sistemi di protezione sociale hanno contribuito ad attenuare le conseguenze sociali più pesanti della crisi, ma il protrarsi della crisi, tuttavia, sta mettendo a dura prova alcuni di essi. Tuttavia, come risulta dalla tabella 2 in appresso, le disparità tra gli Stati membri sono in aumento. In molti di essi vi è stata un’impennata della disoccupazione e il numero di disoccupati ha raggiunto livelli elevatissimi. La disoccupazione giovanile (con un tasso medio del 23,5% ma punte del 55,9% in ES e del 62,5% in EL) e l’aumento della percentuale e del numero di disoccupati di lunga durata (dal 4,1% nel 2011 al 4,6% della forza lavoro nel 2012) sono particolarmente preoccupanti.

Ciò nonostante, i risultati di alcuni Stati membri in termini di occupazione sono estremamente positivi. L’Austria ha il tasso di disoccupazione più basso dell’UE (4,7% nel marzo 2013), mentre il suo tasso di partecipazione globale è lievemente aumentato, superando il 75%. In Germania, la disoccupazione è scesa in pochi anni da più dell’8% al 5,4%. Nel Regno Unito il tasso di disoccupazione globale è diminuito dall’8,2% nel 2011 al 7,7% nel febbraio 2013.

Diversi Stati membri hanno introdotto, a volte concertandosi con le parti sociali, profonde riforme del mercato del lavoro per migliorarne la resilienza, aumentare la flessibilità interna ed esterna, ridurre la segmentazione e agevolare il passaggio da un impiego all’altro. Questo vale in particolare per i paesi oggetto di un programma di aggiustamento. È importante che nell’attuare queste riforme, i cui effetti dovrebbero manifestarsi in modo graduale, si tenga conto della necessità di accumulare diritti per il futuro e di garantire l’occupabilità dei lavoratori.

Considerata la situazione demografica dell’Unione, le riforme devono mirare anche ad aumentare la partecipazione delle donne e dei lavoratori più anziani al mercato occupazionale facendo in modo che i sistemi fiscali e previdenziali offrano adeguati incentivi a riprendere e mantenere l’attività lavorativa. A tal fine è fondamentale sviluppare l’istruzione e le strutture per la prima infanzia, affrontare il problema della povertà infantile e lottare contro l’abbandono scolastico. La qualità e l’accessibilità, anche economica, dei servizi connessi svolgono un ruolo importante al riguardo.

La congiuntura attuale mette a dura prova la capacità dei servizi pubblici per l’impiego di gestire il sempre maggior numero di disoccupati. In molti paesi occorre migliorare l’assistenza per la ricerca di un impiego e le opportunità di formazione, compreso il sostegno ai programmi di mobilità. Sebbene sia ormai dimostrata la maggiore efficacia di un sostegno personalizzato, in molti degli Stati membri con i livelli di disoccupazione più elevati non vengono adottate misure in tal senso, o perlomeno non con sufficiente rapidità. I servizi pubblici per l’impiego devono operare in modo più efficace e intensificare la cooperazione fra di essi per far fronte all’aumento della domanda.

Il diritto fondamentale alla libera circolazione sancito dal trattato offre opportunità occupazionali ed è quindi un modo per conciliare l’offerta di lavoro e la domanda di competenze. La mobilità sul mercato del lavoro è anche un meccanismo di aggiustamento dell’UEM. La Commissione si adopererà per intensificare e ampliare le attività del Servizio europeo dell’occupazione (EURES), anche promuovendo la mobilità dei giovani.

Tabella 2. Tassi di disoccupazione e numero di disoccupati, complessivo e tra i giovani (di età inferiore a 25 anni) – marzo 2013*

* Marzo 2013 o ultimi dati disponibili.

Fonte: Commissione europea

Occorre una riflessione più approfondita su come aumentare la trasparenza e l’efficienza dell’istruzione e della formazione, su come conciliare meglio le competenze e l’offerta di lavoro e su come potenziare le sinergie tra i diversi erogatori di formazione. Il tasso di abbandono scolastico, specialmente tra i giovani che appartengono a gruppi svantaggiati o a comunità di migranti, rimane inaccettabilmente alto in diversi Stati membri e le possibilità di apprendimento permanente non sono ottimali. Il tasso di abbandono scolastico supera la media UE in MT, ES, PT, IT, RO e UK[9], mentre BG, RO, EL, HU e SK registrano i tassi più bassi di partecipazione all’apprendimento permanente[10]. Questi problemi, che esistevano già prima della crisi, sono ulteriormente accentuati dalla portata degli aggiustamenti economici in atto e dalle prospettive di allungamento della vita lavorativa. La scarsa corrispondenza fra offerta e domanda di lavoro e le strozzature esistenti in un gran numero di regioni e settori sono un’ulteriore dimostrazione dell’inadeguatezza di certi sistemi di istruzione e formazione.

Diversi Stati membri hanno avviato riforme dei sistemi nazionali di istruzione e formazione professionale per adeguare le qualifiche e le competenze dei giovani alle necessità del mercato del lavoro. Alcuni Stati membri (EL, ES, IT, LV, PT, SK) hanno posto le basi per offrire apprendistati e una formazione professionale in alternanza di qualità, sebbene il processo sia ancora in fase iniziale e richieda un forte coinvolgimento delle parti sociali per poter dare risultati. Altri Stati membri hanno intrapreso riforme per aumentare l’efficienza dei loro sistemi di istruzione superiore, riducendo il tasso di abbandono scolastico, e adeguarli alle necessità del mercato del lavoro (AT, IT, PL) e si avvalgono sempre più spesso di modelli di finanziamento innovativi basati sui risultati per conseguire questi obiettivi (CZ, HU, SK, UK).

I giovani sono stati particolarmente colpiti dall’aumento della disoccupazione. A livello di UE ci si è adoperati con notevole impegno per sostenere le strategie nazionali e regionali (riquadro 5).

Riquadro 5. Attuazione della “garanzia per i giovani” dell’UE

In base a una proposta della Commissione, gli Stati membri hanno accettato di istituire una “garanzia per i giovani” al fine di assicurare a tutti i giovani di età inferiore a 25 anni un’offerta di lavoro, formazione continua, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dal termine dell’istruzione formale o dall’inizio della disoccupazione.

La Finlandia ha istituito una garanzia che offre a ciascun giovane di meno di 25 anni (il limite è 30 anni per i giovani laureati) un impiego, un tirocinio, una formazione sul lavoro, un corso di studio, un periodo in un laboratorio o una possibilità di riconversione entro 3 mesi dall’inizio del periodo di disoccupazione. In Austria esiste una “garanzia di lavoro e formazione” per i giovani di età compresa fra 19 e 24 anni. Ai giovani disoccupati viene offerto un posto di lavoro, una formazione mirata o un impiego sovvenzionato entro sei mesi dalla registrazione presso l’ufficio pubblico per l’impiego. In Svezia i giovani disoccupati registrati beneficiano di un sostegno intensivo di tre mesi per la ricerca di un impiego, seguito da un processo attivo di adeguamento delle competenze associato a un apprendistato o a un’istruzione complementare.

Su proposta della Commissione, il Consiglio europeo ha approvato il varo dell’Iniziativa per l’occupazione giovanile, che nel prossimo periodo di programmazione finanziaria pluriennale (2014‑2020) stanzierà 6 miliardi di EUR a sostegno dei giovani che non lavorano né sono impegnati in corsi di studio o di formazione nelle regioni con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%. L’iniziativa può dare un contributo determinante all’attuazione della “garanzia per i giovani”.

Le pesanti ripercussioni sociali della crisi stanno facendo aumentare i livelli di povertà in diversi Stati membri. Alcuni di essi stanno intensificando gli sforzi per combattere la povertà e l’esclusione sociale, ma occorre fare di più per rafforzare le reti di sicurezza sociale e migliorare l’adeguatezza delle prestazioni e la loro efficienza in termini di costi, anche attraverso una definizione più mirata dei beneficiari, una semplificazione amministrativa e una maggiore presa in considerazione dei diritti. I disoccupati di lunga durata devono essere aiutati a reinserirsi nel mercato del lavoro e a tal fine è fondamentale collegare meglio l’assistenza sociale alle misure di attivazione.

Modernizzare la pubblica amministrazione

La crisi ha dimostrato che le carenze della pubblica amministrazione possono compromettere la capacità degli Stati membri di attuare politiche socioeconomiche moderne e orientate alle riforme. È chiara la necessità di modernizzare le pubbliche amministrazioni degli Stati membri per procedere alla necessaria ristrutturazione di certi servizi pubblici per l’impiego, ovviare alla mancanza della capacità di analisi economica necessaria per elaborare e attuare le riforme strutturali, migliorare la gestione e aumentare il basso livello di assorbimento dei fondi strutturali UE.

Per modernizzare la pubblica amministrazione occorre rafforzare la progettazione e l’attuazione strategica: i ministeri e le autorità pubbliche a livello nazionale, regionale e locale devono migliorare la propria capacità di definire le sfide fondamentali, individuare le principali priorità per affrontare tali sfide, valutare l’impatto economico, sociale e ambientale degli interventi ed elaborare piani di azione adeguati, con tappe ben definite. Un approccio integrato è tuttavia indispensabile: per evitare il moltiplicarsi di strategie di riforma della pubblica amministrazione, l’elaborazione e l’attuazione di queste strategie devono essere strettamente coordinate fra tutti i servizi competenti.

Una pubblica amministrazione moderna è fondamentale per sostenere la definizione e l’attuazione delle politiche volte a promuovere l’occupazione, la crescita e la competitività. Lo sviluppo di un ambiente favorevole alle PMI, ad esempio, presuppone la riduzione degli oneri amministrativi connessi alla costituzione di una nuova impresa e un quadro amministrativo che promuova l’innovazione. Questo richiede a sua volta il rafforzamento della capacità amministrativa delle autorità pubbliche nonché il sostegno ai servizi online e a strutture informatiche moderne.

È importante che la pubblica amministrazione disponga di personale competente, soprattutto in tempi di crisi che comportano restrizioni ai finanziamenti pubblici. Quello che conta non è solo la capacità di attirare personale qualificato, ma anche di trattenerlo, preservando in tal modo l’attrattività della funzione pubblica. Questo richiede anzitutto politiche valide in materia di assunzioni, piani di promozioni e di sviluppo della carriera e la promozione delle capacità di leadership, anche attraverso l’apprendimento e la formazione.

Alcuni Stati membri stanno operando tagli alla funzione pubblica e altri investono nell’e‑government per aumentare l’efficienza e l’efficacia in termini di costi. La crisi ha evidenziato altresì l’impatto economico negativo della lentezza e del carattere obsoleto dei sistemi giuridici nonché l’importanza della qualità, dell’indipendenza e dell’efficienza del sistema giudiziario per conservare o riconquistare la fiducia degli investitori. Alcuni Stati membri stanno prendendo misure per rivedere la legislazione sull’insolvenza e aumentare l’efficienza dei tribunali (Portogallo e Spagna). Ad altri (Malta, Romania, Italia, Slovacchia, Ungheria, Lettonia e Bulgaria) la Commissione ha raccomandato di adottare azioni e/o misure più rapide ed efficaci per rafforzare l’indipendenza della magistratura. Occorre inoltre riformare l’amministrazione e la legislazione fiscale per migliorare il rispetto dell’obbligo tributario da parte dei contribuenti e ridurre i costi amministrativi e di adempimento.

Riquadro 6. Esempi di misure adottate di recente per migliorare il rispetto dell’obbligo tributario e l’efficienza dell’amministrazione fiscale

Per migliorare il rispetto dell’obbligo tributario, i paesi stanno attuando misure di adempimento volontario e politiche repressive, la cui composizione varia in funzione del contesto nazionale. Il BE ha quadruplicato le sanzioni in caso di frode fiscale e le autorità tributarie hanno ottenuto un più ampio accesso ai dati personali. La BG ha creato nuovi servizi elettronici e potenziato i canali di comunicazione con il centro d’informazione dell’agenzia delle entrate, aumentando l’uso delle informazioni fornite da terzi. La CZ ha continuato a razionalizzare l’organizzazione della sua amministrazione fiscale (progredendo verso un’agenzia delle entrate integrata) e ha rafforzato la sua capacità di gestione del rischio introducendo il concetto di “contribuente IVA non affidabile”. L’IT ha rafforzato i controlli e le sanzioni, aumentando al tempo stesso gli obblighi di informazione dei contribuenti. Il paese ha adottato in parallelo un certo numero di misure di semplificazione. La LT ha rafforzato la sua strategia in materia di adempimento, aumentato l’assistenza ai contribuenti e potenziato i controlli, in particolare per le operazioni in contanti. La SK ha migliorato le proprie tecniche di gestione del rischio, con particolare attenzione alla frode sull’IVA, e ha preso provvedimenti per combattere l’evasione rendendo obbligatori i pagamenti elettronici al di sopra di una certa soglia.

4. Conclusioni

Le prospettive economiche a breve termine dell’Europa sono ancora poco incoraggianti, ma molte delle misure adottate dagli Stati membri contribuiscono a far uscire l’UE dalla crisi. Nella zona euro è in corso una riduzione degli squilibri delle partite correnti e ci si sta avviando verso una situazione di avanzo. Lo sforzo di riequilibrio dell’economia deve proseguire in tutti gli Stati membri: i paesi con un disavanzo devono riacquistare competitività, mentre i paesi con un avanzo devono rimuovere gli ostacoli alla crescita della domanda interna.

Occorre intensificare l’attuazione delle riforme strutturali, perché questa volta non si tratta di un normale rallentamento ciclico. Gli effetti positivi, tuttavia, tardano spesso a concretizzarsi e l’esperienza insegna che ci vuole tempo prima di vedere un cambiamento a livello occupazionale. Le politiche attive per il mercato del lavoro sono di fondamentale importanza, soprattutto per lottare contro la disoccupazione giovanile. Il periodo supplementare concesso ad alcuni Stati membri per portare a termine il risanamento di bilancio deve essere utilizzato per attuare riforme strutturali ambiziose che migliorino la capacità di aggiustamento e rilancino crescita e occupazione. Occorre accelerare gli interventi, comprese le decisioni e la mobilitazione dei finanziamenti a livello nazionale, per combattere la disoccupazione giovanile. La “garanzia per i giovani” proposta dalla Commissione e ora adottata dagli Stati membri è un elemento importante in tale contesto e deve essere attivata rapidamente a livello nazionale. È altrettanto prioritario completare l’accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale, che metterà a disposizione ulteriori finanziamenti mirati per lottare contro la disoccupazione giovanile.

È fondamentale anche ripristinare la capacità del settore finanziario di utilizzare i risparmi per gli scopi più produttivi per aumentare i livelli di investimento, specialmente nell’Europa meridionale. Tutti gli strumenti di cui dispongono le istituzioni dell’UE, compresa la Banca europea per gli investimenti, devono essere utilizzati per conseguire questo obiettivo, specie per quanto riguarda l’accesso delle PMI ai finanziamenti. L’adozione e l’attuazione del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 sono altrettanto importanti per l’economia dell’UE. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a raggiungere rapidamente un accordo. Parallelamente, gli Stati membri devono accelerare i preparativi per il prossimo quadro finanziario pluriennale di modo che il cofinanziamento da parte dell’UE delle misure a favore degli investimenti e dell’occupazione sia disponibile sin dall’inizio del 2014 per sostenere le riforme richieste nelle raccomandazioni specifiche per paese. Al tempo stesso, occorre progredire rapidamente verso l’Unione bancaria per ripristinare la fiducia. A breve termine dobbiamo garantire un’adeguata capitalizzazione dei bilanci delle banche perché possano svolgere il loro ruolo nell’intermediazione finanziaria e contribuire a rafforzare il potenziale di crescita dell’Europa.

Il processo del semestre europeo è ormai rodato e contribuisce a un miglior coordinamento delle politiche in tutta l’UE. Il processo tiene conto delle specificità dei singoli paesi e al tempo stesso sviluppa le sinergie fra di essi, riconoscendo l’interdipendenza fra gli Stati membri dell’UE. Per l’esercizio 2013 la Commissione ha intensificato i contatti politici e tecnici con gli Stati membri, molti dei quali hanno cercato di coinvolgere maggiormente i parlamenti nazionali, le parti sociali e la società civile nell’elaborazione e nella discussione dei programmi nazionali di riforma. La titolarità del processo di riforma a livello nazionale sarà fondamentale per il suo successo.

L’ondata di riforme in corso in Europa porterà a una crescita nuova, sostenibile e fonte di occupazione. Dobbiamo mantenere il massimo impegno per affrontare queste sfide a livello nazionale e di UE. L’attuazione delle riforme strutturali costituirà il programma comune dell’Europa per i prossimi mesi. Un’azione coordinata a livello dell’UE e dei singoli Stati membri permetterà all’Europa di uscire dalla crisi attuale e di avviarsi verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

ANNEX 1 – Panoramica delle raccomandazioni specifiche per paese per il 2013-2014*

Note: Raccomandazioni della Commissione presentate il 29 maggio 2013 per il 2013-2014. Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo devono rispettare gli impegni assunti nell’ambito dei programmi di assistenza finanziaria dell’UE/FMI. Per ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/europe2020/index_en.htm

Allegato 2 – Obiettivi di Europa 2020[11]

*Paesi che hanno espresso l’obiettivo nazionale rispetto a un indicatore diverso dall’indicatore dell’obiettivo principale dell’UE

Obiettivi degli Stati membri || Tasso di occupazione (in %) || R&S in % del PIL || Obiettivi in termini di riduzione delle emissioni (rispetto ai livelli del 2005)[12] || Energie rinnovabili || Efficienza energetica[13] || Abbandono scolastico in % || Istruzione terziaria in % || Riduzione della popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale in numero di persone

Obiettivo principale dell’UE || 75% || 3% || -20% (rispetto ai livelli del 1990) || 20% || 20% || 10% || 40% || 20 000 000

Stima per l’UE || 73,70-74% || 2,65-2,72% || -20% (rispetto ai livelli del 1990) || 20% || n.d || 10, 3-10, 5% || 37,6-38,0%[14] ||

AT || 77-78% || 3,76% || -16% || 34% || 31,5 || 9,5% || 38% (compreso il livello 4A del CITE, che nel 2010 era del 12% circa) || 235 000

BE || 73,2% || 3,0% || -15% || 13% || || 9,5% || 47% || 380 000

BG || 76% || 1,5% || 20% || 16% || || 11% || 36% || 260 000*

CY || 75-77% || 0,5% || -5% || 13% || 2,8 || 10% || 46% || 27 000

CZ || 75% || 1% (solo settore pubblico) || 9% || 13% || || 5,5% || 32% || Mantenimento del numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale al livello del 2008 (15,3% della popolazione totale) cercando di ridurlo di 30 000

DE || 77% || 3% || -14% || 18% || 251,0 || <10% || 42% (compreso il livello 4 del CITE, che NEL 2010 ERA dell’11,4%) || 320 000 (disoccupati di lunga durata)*

DK || 80% || 3% || -20% || 30% || 17,8 || <10% || Almeno il 40% || 22 000 (persone che vivono in famiglie con un’intensità di lavoro molto bassa)*

EE || 76% || 3% || 11% || 25% || 6,5 || 9,5% || 40% || Sottrazione di 61 860 persone al rischio di povertà*

EL || 70% || 0,67% || -4% || 18% || 27,1 || meno del 10% || 32% || 450 000

ES || 74% || 2% || -10% || 20% || 121,6 || 15% || 44% || 1 400 000-1 500 000

FI || 78% || 4% || -16% || 38% || 35,9 || 8% || 42% (definizione nazionale ristretta) || 150 000

FR || 75% || 3% || -14% || 23% || 236,3 || 9,5% || 50% || Nessun nuovo obiettivo per il momento (l’obiettivo era valido fino al 2012) *

HU || 75% || 1,8% || 10% || 14,65% || 26,6 || 10% || 30,3% || 450 000

IE || 69-71% || circa il 2%- 2,5% del PNL || -20% || 16% || 13,9 || 8% || 60% || 200 000*

IT || 67-69% || 1, 53% || -13% || 17% || 158,0 || 15-16% || 26-27% || 2 200 000

LT || 72,8% || 1, 9% || 15% || 23% || || <9% || 40% || 170 000

LU || 73% || 2, 3-2, 6% || -20% || 11% || || <10% || 66% || 6 000

LV || 73% || 1, 5% || 17% || 40% || 5,23* || 13,4% || 34-36% || 121 000*

MT || 62,9% || 0, 67% || 5% || 10% || 0,825 || 29% || 33% || 6 560

NL || 80% || 2,5% || -16% || 14% || . || <8% || >40% 45% previsto nel 2020 || 93 000*

PL || 71% || 1,7% || 14% || 15,48% || 96,4 || 4,5% || 45% || 1 500 000

PT || 75% || 3% || 1% || 31% || 22,5 || 10% || 40% || 200 000

RO || 70% || 2% || 19% || 24% || || 11,3% || 26,7% || 580 000

SE || Ben oltre l’80% || Circa il 4% || -17% || 49% || 36,7-66,0 || <10% || 40-45% || Riduzione della % di donne e uomini che non fanno parte della popolazione attiva (eccetto gli studenti a tempo pieno), disoccupati di lungo periodo o persone in congedo di malattia di lunga durata ben al di sotto del 14% entro il 2020*

SI || 75% || 3% || 4% || 25% || || 5% || 40% || 40 000

SK || 72% || 1,2% || 13% || 14% || 16, 2 || 6% || 40% || 170 000

UK || Nessun obiettivo nel PNR || Nessun obiettivo nel PNR || -16% || 15% || 177, 6, || Nessun obiettivo nel PNR || Nessun obiettivo nel PNR || Obiettivi numerici esistenti della legge sulla povertà infantile del 2010*

HR[15] || 59% || 1,4% || +26% || 20% || || 4% || 35% || 100 000

[1]               Prima il MESF e l’EFSF e successivamente il MES.

[2]               A dicembre 2012 la Commissione ha presentato un pacchetto completo di azioni per combattere la frode e l’evasione fiscale a livello europeo e mondiale. http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/tax_fraud_evasion/index_en.htm

[3]               COM (2013) 150.

[4]               Gli squilibri dei paesi suddetti in questo settore sono stati individuati nell’ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici.

[5]               Nel 2013 gli Stati membri hanno cominciato a ricavare nuovi introiti dalle aste delle quote di emissione di gas a effetto serra, che possono essere utilizzati per finanziare progetti innovativi a basse emissioni di carbonio.

[6]               Si veda:  http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/economic_paper/2012/pdf/ecp_456_en.pdf

[7]               Due Stati membri non hanno comunicato i propri obiettivi indicativi di efficienza energetica come richiesto dagli articoli 3 e 24 della direttiva sull’efficienza energetica (2012/27/UE) e nove Stati membri hanno presentato comunicazioni incomplete.

[8]               Si veda:  http://ec.europa.eu/environment/waste/studies/pdf/study%2012%20FINAL%20REPORT.pdf

[9]               Si veda: http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/21_early_school_leaving.pdf

[10]             Si veda: http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/22_quality_of_education_and_training.pdf

[11]             Obiettivi nazionali indicati nei programmi nazionali di riforma dell’aprile 2013.

[12]             Gli obiettivi nazionali in termini di riduzione delle emissioni definiti nella decisione 2009/406/CE (detta “decisione sulla condivisione dello sforzo”) riguardano le emissioni non contemplate dal sistema di scambi di emissioni: queste ultime saranno ridotte del 21% rispetto ai livelli del 2005. La corrispondente riduzione complessiva di emissioni sarà del 20% rispetto ai livelli del 1990.

[13]             A norma dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, nel 2020 il consumo energetico dell’Unione non deve essere superiore a 1474 Mtoe di energia primaria o non superiore a 1078 Mtoe di energia finale. Tutti gli Stati membri meno due (Repubblica ceca e Lussemburgo) hanno fissato i propri obiettivi entro il 30 aprile 2013, ma non li hanno espressi sotto forma di livello di consumo di energia primaria e finale come richiesto dalla direttiva. Questo spiega perché manchino i dati per alcuni Stati membri e la stima a livello di UE. La tabella indica solo i livelli di consumo di energia primaria e di consumo di energia finale nel 2020, espressi in Mtoe. ‘*’ indica che si tratta di un obiettivo preliminare.

[14]             Il calcolo non comprende l’ISCED 4 (Germania, Austria).

[15]             La Croazia ha presentato un elenco di obiettivi nazionali per il 2020 che, essendo di natura preliminare, non sono stati inclusi nelle stime a livello di UE.

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