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Document 42010X0831(04)

Regolamento n. 43 della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UN/ECE) — Prescrizioni uniformi relative all'omologazione dei materiali per vetrature di sicurezza e del loro montaggio sui veicoli

GU L 230 del 31.8.2010, pp. 119–252 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

Questo documento è stato pubblicato in edizioni speciali (HR)

ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2010/43(2)/oj

31.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 230/119


Solo i testi originali UN/ECE hanno effetto giuridico nel quadro del diritto pubblico internazionale. Lo status e la data di entrata in vigore del presente regolamento devono essere controllati nell’ultima versione del documento UN/ECE TRANS/WP.29/343, reperibile al seguente indirizzo:

http://www.unece.org/trans/main/wp29/wp29wgs/wp29gen/wp29fdocstts.html

Regolamento n. 43 della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UN/ECE) — Prescrizioni uniformi relative all'omologazione dei materiali per vetrature di sicurezza e del loro montaggio sui veicoli

Comprendente tutto il testo valido fino a:

supplemento n. 12 alla versione originale del regolamento — Data di entrata in vigore: 24 ottobre 2009

INDICE

REGOLAMENTO

1.

Campo di applicazione

2.

Definizioni

3.

Domanda di omologazione

4.

Marcature

5.

Omologazione

6.

Prescrizioni generali

7.

Prescrizioni particolari

8.

Prove

9.

Modifica o estensione dell'omologazione di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza

10.

Conformità della produzione

11.

Sanzioni in caso di non conformità della produzione

12.

Disposizioni transitorie

13.

Cessazione definitiva della produzione

14.

Denominazione e indirizzo dei servizi tecnici incaricati di eseguire le prove di omologazione e dei servizi amministrativi

ALLEGATI

Allegato 1 —

Comunicazione di rilascio o estensione o rifiuto o revoca dell'omologazione o di cessazione definitiva della produzione di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza in applicazione del regolamento n. 43

Allegato 1A —

Comunicazione di rilascio o estensione o rifiuto o revoca dell'omologazione o di cessazione definitiva della produzione di un tipo di veicolo in relazione alle sue vetrature di sicurezza

Allegato 2 —

Esempi di marchi di omologazione per i componenti

Allegato 2A —

Esempi di marchi di omologazione per i veicoli

Allegato 3 —

Condizioni generali di prova

Allegato 4 —

Parabrezza di vetro temperato

Allegato 5 —

Vetri a tempera uniforme

Allegato 6 —

Parabrezza di vetro stratificato ordinario

Allegato 7 —

Vetri stratificati diversi dai parabrezza

Allegato 8 —

Parabrezza di vetro stratificato trattato

Allegato 9 —

Vetri di sicurezza con plastica (sulla faccia interna)

Allegato 10 —

Parabrezza di vetro-plastica

Allegato 11 —

Lastre di vetro-plastica diverse dai parabrezza

Allegato 12 —

Unità a vetratura doppia

Allegato 13 —

Classificazione in gruppi dei parabrezza per le prove di omologazione

Allegato 14 —

Vetrature di plastica rigida diverse dai parabrezza

Allegato 15 —

Vetrature di plastica flessibile diverse dai parabrezza

Allegato 16 —

Unità a vetratura doppia di plastica rigida

Allegato 17 —

Misura delle altezze del segmento e posizione dei punti di impatto

Allegato 18 —

Procedure per determinare le zone di prova sui parabrezza dei veicoli della categoria M1 con riferimento ai punti «V»

Allegato 19 —

Procedura per determinare il punto «H» e l’angolo effettivo d'inclinazione del tronco per i posti a sedere degli autoveicoli

Allegato 20 —

Controlli di conformità della produzione

Allegato 21 —

Disposizioni relative al montaggio delle vetrature di sicurezza sui veicoli

1.   CAMPO DI APPLICAZIONE

Il presente regolamento si applica a:

a)

i materiali per vetrature di sicurezza destinate ad essere montate come parabrezza, altri vetri o come paratie divisorie sui veicoli delle categorie L, M, N, O e T (1);

b)

i veicoli di categoria M, N e O per quanto riguarda il montaggio di questi materiali;

in entrambi i casi, escluse le vetrature per i dispositivi di illuminazione e di segnalazione e per i cruscotti, le vetrature speciali antiproiettile e i doppi finestrini.

2.   DEFINIZIONI

Ai fini del presente regolamento s'intende per:

2.1.

«vetro temperato», un vetro costituito da una singola lastra di vetro che ha subito un trattamento speciale per aumentare la resistenza meccanica e controllare la frammentazione dopo la rottura;

2.2.

«vetro stratificato», un vetro costituito da due o più lastre di vetro, mantenute assieme da uno o più intercalari di materia plastica. Si fa la seguente distinzione:

2.2.1.

«vetro stratificato ordinario» in cui nessuna delle lastre di vetro di cui è costituito è stata trattata; o

2.2.2.

«vetro stratificato trattato», in cui almeno una delle lastre di vetro di cui è costituito ha subito un trattamento speciale per aumentare la resistenza meccanica e controllare la frammentazione dopo la rottura;

2.3.

«vetro di sicurezza con plastica», un vetro, così come definito ai paragrafi 2.1 o 2.2, rivestito sulla faccia interna di uno strato di materia plastica;

2.4.

«lastra di vetro-plastica», un vetro stratificato composto da una lastra di vetro e da uno o più strati di materia plastica, di cui almeno uno funge da intercalare. Quando il vetro è montato sul veicolo, lo/gli strato/i di plastica deve/devono trovarsi sulla faccia interna;

2.5.

«vetratura di plastica», materiale per vetrature contenente quale componente essenziale uno o più materiali polimerici organici ad alto peso molecolare, solido allo stato di prodotto finito e che in un dato momento della fabbricazione o della trasformazione in prodotto finito, può essere sagomato mediante soffiaggio;

2.5.1

«vetratura di plastica rigida», materiale per vetrature di plastica che durante la prova di flessibilità subisce una deflessione inferiore a 50 mm (allegato 3, paragrafo 12);

2.5.2.

«vetratura di plastica flessibile», materiale per vetrature di plastica che durante la prova di flessibilità subisce una deflessione di oltre 50 mm (allegato 3, paragrafo 12.);

2.6.

«doppio finestrino», insieme costituito da due vetri installati separatamente nella stessa apertura del veicolo;

2.7.

«unità a vetratura doppia», insieme costituito da due vetri assemblati in fabbrica in modo permanente e separati da uno spazio uniforme;

2.7.1.

«unità a vetratura doppia simmetrica», unità a vetratura doppia costituita da due vetrature dello stesso tipo (vetro temperato, vetro stratificato, plastica rigida) e con le stesse caratteristiche principali e/o secondarie;

2.7.2.

«unità a vetratura doppia asimmetrica», unità a vetratura doppia costituita da due vetrature di tipo diverso (vetro temperato, vetro stratificato, plastica rigida) o con caratteristiche principali e/o secondarie diverse;

2.8.

«caratteristica principale», una caratteristica che modifica sensibilmente le proprietà ottiche e/o meccaniche di un materiale per vetrature di sicurezza in modo rilevante dal punto di vista della funzione che la vetratura deve svolgere sul veicolo. Questa espressione comprende anche i marchi di fabbrica o commerciali specificati dal titolare dell'omologazione;

2.9.

«caratteristica secondaria», una caratteristica che potrebbe modificare le proprietà ottiche e/o meccaniche di un materiale per vetrature di sicurezza in modo rilevante per la funzione che la vetratura deve svolgere sul veicolo. L'entità di tale modifica è valutata con riferimento agli indici di difficoltà;

2.10.

«indici di difficoltà», un sistema di classificazione in due fasi che si riferisce alle variazioni riscontrate in pratica in ciascuna delle caratteristiche secondarie. Un cambiamento dall'indice 1 all'indice 2 implica il ricorso a prove complementari;

2.11.

«superficie di sviluppo di un parabrezza», la superficie del rettangolo minimo di vetro da cui può essere costruito un parabrezza;

2.12.

«angolo d'inclinazione di un parabrezza», l'angolo compreso tra una linea verticale, da un lato, e una retta che passa per il bordo superiore e il bordo inferiore del parabrezza, dall'altro; entrambe le rette sono contenute in un piano verticale contenente l'asse longitudinale del veicolo.

2.12.1.

La misurazione dell'angolo d'inclinazione va eseguita su un veicolo posto a livello del suolo, e se si tratta di un veicolo adibito al trasporto di persone, esso deve essere in ordine di marcia, con il pieno di carburante, liquido di raffreddamento e lubrificante e completo di attrezzi e ruota/e di scorta (ove forniti come accessori standard dal fabbricante); si deve tenere conto della massa del conducente, ed anche, in caso di veicolo adibito al trasporto di persone, della massa di un passeggero seduto sul sedile anteriore. Si considera che la massa del conducente e quella del passeggero siano 75 ± 1 kg ciascuna;

2.12.2.

nel caso di veicoli muniti di sospensioni idropneumatiche, idrauliche o pneumatiche ovvero di un dispositivo di livellamento automatico in base al carico, la prova va eseguita nelle condizioni normali di marcia specificate dal fabbricante;

2.13.

«gruppo di parabrezza», un gruppo formato da parabrezza di forme e dimensioni diverse sottoposti a un esame delle loro caratteristiche meccaniche, del loro tipo di frammentazione e del loro comportamento alle prove di resistenza alle condizioni ambientali;

2.13.1.

«parabrezza piano», un parabrezza che non presenta alcuna curvatura normale che dia luogo ad un'altezza del segmento superiore a 10 mm per metro lineare;

2.13.2.

«parabrezza curvo», un parabrezza che presenti una curvatura normale che dia luogo ad un'altezza del segmento superiore a 10 mm per metro lineare;

2.14.

«altezza del segmento h», la distanza massima della superficie interna del vetro da un piano che passa per i bordi dello stesso, misurata in direzione approssimativamente perpendicolare al vetro (cfr. l'allegato 17, figura 1);

2.15.

«tipo di materiale per vetrature di sicurezza», una vetratura, come definita ai paragrafi da 2.1 a 2.7, che non presenta differenze sostanziali, in particolare riguardo alle caratteristiche principali e secondarie definite negli allegati da 4 a 12 e da 14 a 16.

2.15.1.

Sebbene una modifica delle caratteristiche principali dia luogo a un nuovo tipo di prodotto, si ammette che in certi casi una modifica della forma e delle dimensioni non comporti necessariamente una nuova serie completa di prove. Per alcune delle prove prescritte negli allegati specifici, le vetrature possono essere raggruppate, quando sia evidente che le loro caratteristiche principali sono analoghe;

2.15.2.

esemplari di vetrature che presentano differenze solo rispetto alle caratteristiche secondarie possono essere considerati dello stesso tipo; i campioni di tali vetrature possono essere comunque sottoposti a determinate prove, quando ciò sia previsto esplicitamente nelle condizioni di prova;

2.16.

«curvatura r», il valore approssimativo del raggio più piccolo dell'arco del parabrezza misurato nella zona più incurvata;

2.17.

valore «HIC» (Head Injury Criteria = criterio di lesione alla testa), un valore attribuito alle caratteristiche del trauma cranico/cerebrale causato dalle forze di decelerazione prodotte da un brusco impatto perpendicolare contro la vetratura;

2.18.

«materiale per vetrature di sicurezza richiesto per la visibilità del conducente»

2.18.1.

«materiale per vetrature di sicurezza richiesto per il campo di visibilità anteriore del conducente», tutte le vetrature situate davanti ad un piano che passa attraverso il punto R del conducente ed è perpendicolare al piano mediano longitudinale del veicolo attraverso le quali il conducente può vedere la strada mentre guida il veicolo o mentre fa manovra;

2.18.2.

«materiale per vetrature di sicurezza richiesto per il campo di visibilità posteriore del conducente», tutte le vetrature situate dietro ad un piano che passa attraverso il punto R del conducente ed è perpendicolare al piano mediano longitudinale del veicolo attraverso le quali il conducente può vedere la strada mentre guida il veicolo o mentre fa manovra;

2.19.

«area opaca», qualsiasi area della vetratura che impedisce la trasmissione della luce;

2.20.

«fascia d'ombra», qualsiasi area della vetratura con un coefficiente di trasmissione regolare ridotto;

2.21.

«area trasparente», l'intera superficie della vetratura, escluse le eventuali aree opache e le fasce d'ombra;

2.22.

«luce», l'intera superficie della vetratura, escluse le eventuali aree opache, ma incluse le fasce d'ombra;

2.23.

«intercalare», qualsiasi materiale usato per tenere insieme gli strati che compongono le vetrature stratificate;

2.24.

«tipo di veicolo», in relazione al montaggio delle vetrature di sicurezza, i veicoli appartenenti alla stessa categoria che non differiscono tra loro almeno per quanto riguarda i seguenti aspetti fondamentali:

 

il costruttore;

 

la designazione del tipo stabilita dal costruttore,

 

gli aspetti essenziali di costruzione e di progettazione;

2.25.

«angolo formato dallo schienale del sedile», l'angolo teorico d'inclinazione del tronco così come definito nell'allegato 19 al presente regolamento.

3.   DOMANDA DI OMOLOGAZIONE

3.1.   Omologazione di un tipo di vetratura

La domanda di omologazione di un tipo di vetratura deve essere presentata dal fabbricante o dal suo mandatario nel paese dove è presentata la domanda.

3.2.   Per ogni tipo di vetratura, la domanda deve essere corredata dai documenti indicati in appresso, in triplice copia, e dalle seguenti indicazioni:

3.2.1.

una descrizione tecnica comprendente tutte le caratteristiche principali e secondarie; e

3.2.1.1.

per le vetrature diverse dai parabrezza, dei disegni in formato massimo A4 o piegati in detto formato, con le seguenti indicazioni:

 

la superficie massima;

 

l'angolo più piccolo tra due lati adiacenti della vetratura;

 

l'altezza del segmento maggiore, ove applicabile.

3.2.1.2.

Nel caso di un parabrezza:

3.2.1.2.1.

un elenco dei modelli di parabrezza per cui si chiede l'omologazione, con l'indicazione del nome del fabbricante del veicolo nonché del tipo e della categoria di veicolo;

3.2.1.2.2.

disegni in scala 1:1 per i veicoli di categoria M1 e in scala 1:1 o 1:10 per tutte le altre categorie e diagrammi del parabrezza e del suo posizionamento sul veicolo sufficientemente particolareggiati da precisare:

3.2.1.2.2.1.

all'occorrenza, la posizione del parabrezza rispetto al punto R del sedile del conducente,

3.2.1.2.2.2.

l'angolo d'inclinazione del parabrezza,

3.2.1.2.2.3.

l'angolo d'inclinazione dello schienale del sedile,

3.2.1.2.2.4.

la posizione e la dimensione delle zone di controllo delle qualità ottiche e, se necessario, delle zone di tempera differenziale,

3.2.1.2.2.5.

la superficie di sviluppo del parabrezza,

3.2.1.2.2.6.

l'altezza del segmento massima del parabrezza,

3.2.1.2.2.7.

il raggio di curvatura minimo del parabrezza (unicamente ai fini del raggruppamento dei parabrezza).

3.2.1.3.

Per le unità a vetratura doppia, dei disegni in formato massimo A4 o piegati in detto formato, indicanti, oltre alle informazioni di cui al paragrafo 3.2.1.1:

 

il tipo di ciascuno dei vetri che le costituiscono,

 

il tipo di sigillatura,

 

la larghezza nominale dell'intercapedine tra i due vetri.

3.3.   Chi richiede l'omologazione deve inoltre presentare un numero sufficiente di campioni e di provette delle vetrature finite nei vari modelli, d'accordo eventualmente con il servizio tecnico incaricato delle prove.

3.4.   Omologazione di un tipo di veicolo

La domanda di omologazione di un tipo di veicolo per quanto riguarda il montaggio delle vetrature di sicurezza deve essere presentata dal costruttore del veicolo o da un suo mandatario.

3.5.   La domanda deve essere accompagnata dai seguenti documenti, in triplice copia, e dai seguenti dati specifici:

3.5.1.

disegni del veicolo, in scala adeguata, recanti le seguenti indicazioni:

3.5.1.1.

la posizione del parabrezza in relazione al punto R del veicolo,

3.5.1.2.

l'angolo d'inclinazione del parabrezza,

3.5.1.3.

l'angolo d'inclinazione dello schienale del sedile,

3.5.2.

i particolari tecnici relativi al parabrezza e a tutte le altre vetrature, in particolare:

3.5.2.1.

i materiali usati,

3.5.2.2.

i numeri di omologazione,

3.5.2.3.

gli eventuali ulteriori simboli, come descritti al paragrafo 5.5.

3.6.   Al servizio tecnico incaricato dell’esecuzione delle prove di omologazione va presentato un veicolo rappresentativo del tipo di veicolo da omologare.

4.   MARCATURE

4.1.

Ciascun materiale per vetrature di sicurezza, compresi i campioni e le provette presentati per l'omologazione, deve recare un marchio di fabbrica o commerciale, come elencato al paragrafo 3, dell'allegato 1. Le parti lavorate devono recare il numero assegnato al fabbricante principale in conformità al regolamento ECE n. 43. Il marchio deve essere chiaramente leggibile e indelebile.

5.   OMOLOGAZIONE

5.1.   Omologazione di un tipo di vetratura

Se i campioni presentati per l'omologazione soddisfano le prescrizioni di cui ai paragrafi da 6. a 8. del presente regolamento, è rilasciata l'omologazione per il rispettivo tipo di materiale per vetrature di sicurezza.

5.2.   Sarà assegnato un numero di omologazione ad ogni tipo, come definito negli allegati 5, 7, 11, 12, 14, 15 e 16 o, nel caso dei parabrezza, ad ogni gruppo omologato. Le prime 2 cifre di tale numero (attualmente 00 per il regolamento nella versione originale) indicano la serie di modifiche comprendente le principali e più recenti modifiche tecniche apportate al regolamento al momento del rilascio dell'omologazione. La stessa parte contraente non potrà assegnare lo stesso numero ad un altro tipo o gruppo di materiali per vetrature di sicurezza.

5.3.   L'omologazione o l'estensione o il rifiuto dell'omologazione di un tipo di materiali per vetrature di sicurezza a norma del presente regolamento devono essere comunicati alle parti contraenti che applicano il presente regolamento mediante una scheda conforme al modello di cui all'allegato 1 e relative appendici del presente regolamento.

5.3.1.

Se si tratta di parabrezza, la scheda di comunicazione dell'omologazione CEE sarà accompagnata da un documento in cui ogni modello di parabrezza è inserito nel rispettivo gruppo omologato, con l'indicazione delle caratteristiche del gruppo stesso, conformemente all'appendice 8 dell'allegato 1.

5.4.   In aggiunta al marchio di cui al paragrafo 4.1, ogni vetratura ed ogni unità a vetratura doppia che rientrano in un tipo omologato ai sensi della presente direttiva, dovranno recare, in modo ben visibile, un marchio di omologazione internazionale. Può essere inoltre apposto qualsiasi marchio di omologazione specifico attribuito a ciascuno dei vetri di un'unità a vetratura doppia. Detto marchio di omologazione deve essere composto da:

5.4.1.

un cerchio intorno alla lettera «E» seguita dal numero distintivo del paese che ha concesso l'omologazione (2);

5.4.2.

il numero del presente regolamento, seguito dalla lettera «R», da un trattino e dal numero di omologazione posti a destra del cerchio prescritto al paragrafo 5.4.1.

5.5.   Accanto a tale marchio di omologazione devono essere apposti i seguenti simboli aggiuntivi:

5.5.1.

nel caso di un parabrezza:

I

se si tratta di vetro temperato (I/P se è rivestito) (3),

II

se si tratta di vetro stratificato ordinario (II/P se è rivestito) (3),

III

se si tratta di vetro stratificato trattato (III/P se è rivestito) (3),

IV

se si tratta di vetro-plastica.

5.5.2

V

se si tratta di vetrature di sicurezza il cui coefficiente regolare di trasmissione della luce è inferiore al 70 per cento.

5.5.3

VI

se si tratta di un'unità a vetratura doppia

5.5.4

VII

se si tratta di vetri a tempera uniforme che possono essere utilizzati come parabrezza su veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di fabbrica di 40 km/h.

5.5.5

VIII

se si tratta di vetrature di plastica rigida. La domanda dovrà inoltre recare:

/A

per le vetrature rivolte in avanti

/B

per le vetrature laterali, posteriori e del tetto

/C

per le vetrature collocate in punti dove la probabilità di essere urtate con la testa è minima o inesistente.

Inoltre, sulle vetrature di plastica che sono state sottoposte alle prove di resistenza all'abrasione descritte al paragrafo 4. dell'allegato 3, si devono applicare anche i marchi a seguire, secondo i casi:

/L

per i vetri con una diffusione luminosa inferiore al 2 per cento dopo 1 000 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. gli allegati da 14 a 16, paragrafo 6.1.3.1)

/M

per i vetri con una diffusione luminosa inferiore al 10 per cento dopo 500 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. gli allegati da 14 a 16, paragrafo 6.1.3.2.)

5.5.6

IX

se si tratta di vetrature di plastica flessibile

5.5.7

X

se si tratta di un'unità a vetratura doppia di plastica rigida. La domanda dovrà inoltre recare:

/A

per le vetrature rivolte in avanti

/B

per le vetrature laterali, posteriori e del tetto

/C

per le vetrature collocate in punti dove la probabilità di essere urtate con la testa è minima o inesistente.

Sulle vetrature di plastica che sono state sottoposte alla prova di resistenza all'abrasione descritta al paragrafo 4. dell'allegato 3, si devono applicare anche i marchi a seguire, secondo i casi:

/L

per i vetri con una diffusione luminosa inferiore al 2 per cento dopo 1 000 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. l'allegato 6, paragrafo 6.1.3.1)

/M

per i vetri con una diffusione luminosa inferiore al 10 per cento dopo 500 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. l'allegato 16, paragrafo 6.1.3.2.)

5.5.8

XI

se si tratta di un vetro stratificato diverso da un parabrezza.

5.6.   Il marchio di omologazione e il simbolo devono essere chiaramente leggibili e indelebili. Gli eventuali ulteriori simboli devono essere integrati nel marchio di omologazione.

5.7.   L'allegato 2 del presente regolamento riporta alcuni esempi di disposizione dei marchi di omologazione.

5.8.   Omologazione di un tipo di veicolo

Se il veicolo presentato per l'omologazione a norma del presente regolamento è conforme alle disposizioni dell'allegato 21 al presente, l'omologazione di quel tipo di veicolo viene rilasciata.

5.9.   A ciascun tipo omologato viene attribuito un numero di omologazione. Le prime 2 cifre di tale numero (attualmente 00 per il regolamento nella versione originale) indicano la serie di modifiche comprendente le principali e più recenti modifiche tecniche apportate al regolamento al momento del rilascio dell'omologazione. Una parte contraente non può assegnare lo stesso numero a un altro tipo di veicolo, come definito al precedente paragrafo 2.24.

5.10.   La comunicazione dell'omologazione oppure dell'estensione, del rifiuto o della revoca di un'omologazione oppure della cessazione definitiva della produzione di un tipo di veicolo ai sensi del presente regolamento, è trasmessa alle parti contraenti dell'accordo del 1958 che applicano il presente regolamento mediante una scheda conforme al modello di cui all'allegato 1A del presente regolamento.

5.11.   Ogni veicolo conforme a un tipo omologato a norma del presente regolamento deve recare in modo visibile, in un punto facilmente accessibile, specificato nella scheda di omologazione, un marchio di omologazione internazionale così composto:

5.11.1.

un cerchio intorno alla lettera «E» seguita dal numero distintivo del paese che ha concesso l'omologazione (4);

5.11.2.

il numero del presente regolamento seguito dalla lettera R, da un trattino e dal numero di omologazione a destra del cerchio di cui al paragrafo 5.11.1.

5.12.   Se il veicolo è conforme a un tipo omologato a norma di altri regolamenti allegati all’accordo nel paese che ha rilasciato l’omologazione a norma del presente regolamento, non è necessario ripetere il simbolo di cui al paragrafo 5.11.1. In tal caso, i simboli e i numeri aggiuntivi di tutti i regolamenti a norma dei quali è stata rilasciata l'omologazione nel paese di rilascio dell'omologazione a norma del presente regolamento sono inseriti in colonne verticali a destra del simbolo di cui al paragrafo 5.11.1.

5.13.   Il marchio di omologazione deve essere chiaramente leggibile e indelebile.

5.14.   Il marchio di omologazione deve essere collocato sulla targhetta recante i dati del veicolo apposta dal costruttore o in prossimità della stessa.

5.15.   L’Allegato 2A del presente regolamento riporta alcuni esempi di marchi di omologazione.

6.   PRESCRIZIONI GENERALI

6.1.

Tutte le vetrature, comprese quelle destinate alla fabbricazione di parabrezza, devono essere tali da ridurre nella misura del possibile il pericolo di lesioni corporali in caso di rottura. Esse devono essere sufficientemente resistenti agli incidenti che possono verificarsi in condizioni di circolazione normale, agli agenti atmosferici e termici, agli agenti chimici, alla combustione e all'abrasione.

6.2.

I materiali per vetrature di sicurezza devono inoltre avere una trasparenza sufficiente, non devono provocare alcuna deformazione visibile degli oggetti visti attraverso il parabrezza né generare confusione fra i colori impiegati nella segnaletica stradale. In caso di rottura del parabrezza, essi devono permettere al conducente di continuare a vedere chiaramente la strada per poter frenare e fermare il veicolo in tutta sicurezza.

7.   PRESCRIZIONI PARTICOLARI

Tutti i tipi di vetrature di sicurezza devono, a seconda della categoria cui appartengono, soddisfare le seguenti prescrizioni particolari:

7.1.

per quanto concerne i parabrezza di vetro temperato, le prescrizioni di cui all'allegato 4;

7.2.

per quanto concerne i vetri a tempera uniforme, le prescrizioni di cui all'allegato 5;

7.3.

per quanto concerne i parabrezza stratificati ordinari, le prescrizioni di cui all'allegato 6;

7.4.

per quanto concerne i vetri stratificati ordinari, diversi dai parabrezza, le prescrizioni di cui all'allegato 7;

7.5.

per quanto concerne i parabrezza di vetro stratificato trattato, le prescrizioni di cui all'allegato 8;

7.6.

oltre a rispettare le rispettive prescrizioni precedenti, i vetri di sicurezza con plastica devono soddisfare le prescrizioni dell'allegato 9;

7.7.

per quanto concerne i parabrezza di vetro-plastica, le prescrizioni di cui all'allegato 10;

7.8.

per quanto concerne le vetrature di vetro-plastica diverse dai parabrezza, le prescrizioni di cui all'allegato 11;

7.9.

per quanto concerne le unità a vetratura doppia, le prescrizioni di cui all'allegato 12;

7.10.

per quanto concerne le vetrature di plastica rigida, le prescrizioni di cui all'allegato 14;

7.11.

per quanto concerne le vetrature di plastica flessibile, le prescrizioni di cui all'allegato 15;

7.12.

per quanto concerne le unità a vetratura doppia di plastica rigida, le prescrizioni di cui all'allegato 16.

8.   PROVE

8.1.   La presente direttiva prescrive le seguenti prove:

8.1.1.   Prova di frammentazione

Questa prova ha lo scopo di:

8.1.1.1.

verificare che i frammenti e le schegge prodotti dalla frammentazione del vetro siano tali da ridurre al minimo il rischio di lesioni e,

8.1.1.2.

se si tratta di parabrezza, da verificare la visibilità residua dopo la rottura.

8.1.2.   Prova di resistenza meccanica

8.1.2.1.   Prova di urto con la sfera

Esistono due tipi di prove, una con una sfera da 227 g e l'altra con una sfera da 2 260 g

8.1.2.1.1.

—   Prova d'urto con la sfera da 227 g: lo scopo di questa prova è verificare l'aderenza dell'intercalare del vetro stratificato e la resistenza meccanica del vetro a tempera uniforme e delle vetrature di plastica.

8.1.2.1.2.

—   Prova d'urto con la sfera da 2 260 g: lo scopo di questa prova è valutare la resistenza del vetro stratificato alla penetrazione della sfera.

8.1.2.2.   Prova di comportamento all'urto della testa

Questa prova ha lo scopo di verificare se sono soddisfatte le condizioni inerenti alla limitazione delle lesioni in caso di urto della testa contro il parabrezza, i vetri stratificati e le vetrature di plastica-vetro e di plastica rigida diverse dai parabrezza, nonché le unità a vetratura doppia utilizzate come finestrini laterali.

8.1.3.   Prova di resistenza alle condizioni ambientali

8.1.3.1.   Prova di resistenza all'abrasione

Questa prova ha lo scopo di stabilire se la resistenza di una vetratura di sicurezza all'abrasione supera un dato valore.

8.1.3.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura

Questa prova ha lo scopo di stabilire se l'intercalare del vetro stratificato o della vetratura di vetro-plastica, esposto a lungo ad alte temperature, presenta bolle o altri difetti.

8.1.3.3.   Prova di resistenza all'irraggiamento

Questa prova ha lo scopo di stabilire se la trasmissione della luce dei vetri stratificati, delle vetrature di vetro-plastica o dei vetri con plastica, esposti a lungo a radiazione, è ridotta considerevolmente ovvero se il materiale si scolorisce notevolmente.

8.1.3.4.   Prova di resistenza all'umidità

Questa prova ha lo scopo di stabilire se un vetro stratificato, una lastra di vetro-plastica, un vetro con plastica e una vetratura di plastica rigida sono in grado di resistere a lungo all'effetto dell'umidità, senza presentare alterazioni rilevanti.

8.1.3.5.   Prova di resistenza alle variazioni di temperatura

Questa prova ha lo scopo di stabilire se il materiale o i materiali plastici utilizzati per le vetrature di sicurezza, come definite ai precedenti paragrafi 2.3 e 2.4, sono in grado di resistere a lungo all'effetto di temperature estreme senza presentare alterazioni rilevanti.

8.1.3.6.   Prova di resistenza all'invecchiamento artificiale

Questa prova ha lo scopo di stabilire se la vetratura di sicurezza di plastica è in grado di resistere all'invecchiamento artificiale.

8.1.3.7.   Prova di quadrettatura

Questa prova ha lo scopo di stabilire se l'aderenza di un rivestimento di una vetratura di plastica rigida resistente all'abrasione è sufficiente.

8.1.4.   Qualità ottiche

8.1.4.1.   Prova di trasmissione della luce

Questa prova ha lo scopo di stabilire se la trasmissione regolare della luce di una vetratura di sicurezza supera un valore determinato.

8.1.4.2.   Prova di distorsione ottica

Questa prova ha lo scopo di stabilire se un parabrezza provoca una distorsione degli oggetti visti attraverso di esso tale da confondere il conducente.

8.1.4.3.   Prova di separazione dell'immagine secondaria

Questa prova ha lo scopo di stabilire se la separazione angolare dell'immagine secondaria dall'immagine primaria supera un valore determinato.

8.1.4.4.   Prova di identificazione dei colori

Questa prova ha lo scopo di stabilire se un parabrezza confonde i colori visti attraverso di esso.

8.1.5.   Prova di comportamento alla combustione (resistenza al fuoco)

Questa prova ha lo scopo di stabilire se un materiale per vetrature di sicurezza, come definito ai precedenti paragrafi 2.3, 2.4 e 2.5, presenta una velocità di combustione abbastanza debole.

8.1.6.   Prova di resistenza agli agenti chimici

Questa prova ha lo scopo di stabilire se un materiale per vetrature di sicurezza, come definito ai precedenti paragrafi 2.3, 2.4 e 2.5, resiste agli effetti dell'esposizione agli agenti chimici generalmente presenti o utilizzati nei veicoli (ad esempio, prodotti per la pulizia, ecc.) senza presentare alterazioni significative.

8.1.7.   Prova di flessibilità e di piegamento

Questa prova ha lo scopo di stabilire se una vetratura di plastica rientra nella categoria della plastica rigida o della plastica flessibile.

8.2.   Prove prescritte per le categorie di vetrature definite ai paragrafi da 2.1 a 2.5 del presente regolamento

8.2.1.

I materiali per vetrature di sicurezza devono essere sottoposti alle prove indicate nelle seguenti tabelle: 8.2.1.1 e 8.2.1.2.

8.2.1.1.

I vetri di sicurezza devono essere sottoposti alle prove indicate nella seguente tabella:

Prove

Parabrezza

Vetri diversi dai parabrezza

Vetro temperato

Vetro stratificato ordinario

Vetro stratificato trattato

Vetro-plastica

Vetro temperato

Vetro stratificato

Vetro-plastica

I

I-P

II

II-P

III

III-P

IV

Frammentazione:

A4/2

A4/2

A8/4

A8/4

A5/2

Resistenza meccanica

sfera da 227 g

A6/4.3

A6/4.3

A6/4.3

A6/4.3

A6/4.3

A5/3.1

A7/4

A7/4

sfera da 2 260 g.

A6/4.2

A6/4.2

A6/4.2

A6/4.2

A6/4.2

Comportamento all'urto della testa (5)

A4/3

A4/3

A6/3

A6/3

A6/3

A6/3

A10/3

A7/3

A11/3

Resistenza all'abrasione

superficie esterna

A6/5.1

A6/5.1

A6/5.1

A6/5.1

A6/5.1

A6/5.1

A6/5.1

superficie interna

A9/2

A9/2

A9/2

A9/2

A9/2 (6)

A9/2 (6)

A9/2

Resistenza all'alta temperatura

A3/5

A3/5

A3/5

A3/5

A3/5

A3/5

A3/5

Resistenza all'irraggiamento

A3/6

A3/6

A3/6

A3/6

A3/6

A3/6

A3/6

A3/6

Resistenza all'umidità

A3/7

A3/7

A3/7

A3/7

A3/7

A3/7

A3/7 (6)

A3/7

A3/7

Trasmissione della luce

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

Distorsione ottica

A3/9.2

A3/9.2

A3/9.2

A3/9.2

A3/9.2

A3/9.2

A3/9.2

A3/9.2 (7)

Immagine secondaria

A3/9.3

A3/9.3

A3/9.3

A3/9.3

A3/9.3

A3/9.3

A3/9.3

A3/9.3 (7)

Identificazione dei colori

A3/9.4

A3/9.4

A3/9.4

A3/9.4

A3/9.4

A3/9.4

A3/9.4

Resistenza alle variazioni di temperatura

A3/8

A3/8

A3/8

A3/8

A3/8 (6)

A3/8 (6)

A3/8

Resistenza al fuoco

A3/10

A3/10

A3/10

A3/10

A3/10 (6)

A3/10 (6)

A3/10

Resistenza agli agenti chimici

A3/11.2.1

A3/11.2.1

A3/11.2.1

A3/11.2.1

A3/11.2.1 (6)

A3/11.2.1 (6)

A3/11.2.1

Nota:

I riferimenti figuranti nella tabella rinviano all'allegato e al punto di tale allegato recanti la descrizione della prova pertinente e dei requisiti per l'accettazione, ad esempio A4/3 = allegato 4, punto 3.

8.2.1.2.

Le vetrature di plastica devono essere sottoposte alle prove indicate nella seguente tabella:

Prova

Vetrature di plastica diverse dai parabrezza

Plastica rigida

Unità a vetratura doppia

 

Veicoli a motore

Rimorchi e veicoli senza occupanti

Veicoli a motore

Rimorchi e veicoli senza occupanti

Plastica flessibile

Flessibilità

A3/12

A3/12

A3/12

A3/12

A3/12

sfera da 227 g

A14/5

A14/5

A16/5

A16/5

A15/4

Comportamento all'urto della testa (1)

A14/4

A16/4

Trasmissione della luce (2)

A3/9.1

A3/9.1

A3/9.1

Resistenza al fuoco

A3/10

A3/10

A3/10

A3/10

A3/10

Resistenza agli agenti chimici

A3/11

A3/11

A3/11

A3/11

A3/11.2.1

Resistenza all'abrasione

A14/6.1

A16/6.1

Resistenza all'invecchiamento artificiale

A3/6.4

A3/6.4

A3/6.4

A3/6.4

A3/6.4

Resistenza all'umidità

A14/6.4

A14/6.4

A16/6.4

A16/6.4

Quadrettatura (2)

A3/13

A3/13

8.2.2.

Un materiale per vetrature di sicurezza viene omologato se soddisfa tutte le prescrizioni previste riportate nelle tabelle 8.2.1.1 e 8.2.1.2.

9.   MODIFICA O ESTENSIONE DELL'OMOLOGAZIONE DI UN TIPO DI MATERIALE PER VETRATURE DI SICUREZZA

9.1.   Ogni modifica di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza o, se si tratta di parabrezza, ogni aggiunta di un parabrezza ad un gruppo, deve essere notificata all'amministrazione competente che ha proceduto all'omologazione di tale tipo di vetrature. Questa può:

9.1.1.

ritenere che le modifiche apportate non siano tali da avere un'incidenza negativa considerevole e, se si tratta di parabrezza, che il nuovo tipo rientri nel gruppo omologato e, in ogni caso, che il materiale per vetrature di sicurezza continui a soddisfare le prescrizioni, oppure

9.1.2.

esigere dal servizio tecnico incaricato di procedere alle prove la redazione di un nuovo verbale.

9.2.   Comunicazione

9.2.1.

La conferma o il rifiuto dell'omologazione (o la sua estensione) devono essere comunicati alle parti dell'accordo che applicano il presente regolamento, secondo la procedura di cui al precedente paragrafo 5.3.

9.2.2.

L'autorità competente che ha concesso un'estensione di omologazione appone un numero di serie su ciascuna comunicazione di estensione.

10.   CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE

10.1.   Le procedure tese a garantire la conformità della produzione saranno conformi a quelle definite nell’appendice 2 dell’accordo (E/ECE/324-E/ECE/TRANS/505/Rev. 2) e alle prescrizioni che seguono:

10.2.   Disposizioni speciali

I controlli di cui al paragrafo 2.2 dell'appendice 2 dell'accordo devono comprendere la conformità alle prescrizioni dell'allegato 20 del presente regolamento.

10.3.   Normalmente, la frequenza delle ispezioni di cui al paragrafo 2.4 dell'appendice 2 dell'accordo sarà di una all'anno.

11.   SANZIONI IN CASO DI NON CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE

11.1.

L'omologazione rilasciata ad un tipo di materiale per vetrature di sicurezza a norma del presente regolamento può essere revocata se le disposizioni di cui al precedente paragrafo 10.1. non sono rispettate.

11.2.

Se una parte dell’accordo che applica il presente regolamento revoca un’omologazione rilasciata in precedenza, essa deve immediatamente avvisare le altre parti contraenti che applicano il presente regolamento inviando loro una copia della scheda di comunicazione, che deve essere conforme al modello di cui all’allegato 1 del presente regolamento.

12.   DISPOSIZIONI TRANSITORIE

12.1.

Dalla data di entrata in vigore del supplemento 8 al presente regolamento nella sua forma originale, nessuna delle parti contraenti che applicano il presente regolamento potrà rifiutare una domanda di omologazione in conformità al presente regolamento come modificato dal supplemento 8 al regolamento nella sua forma originale.

12.2.

Dopo 24 mesi a partire dalla data ufficiale di entrata in vigore del supplemento 8, le parti contraenti che applicano il presente regolamento potranno rifiutare di riconoscere l'omologazione di vetrature di sicurezza prive dei simboli prescritti al paragrafo 5.5 del presente regolamento.

12.3.

Dalla data ufficiale di entrata in vigore del supplemento 12 al presente regolamento, nessuna delle parti contraenti che applicano il presente regolamento potrà rifiutare l'omologazione in conformità al presente regolamento come modificato dal supplemento 12 al regolamento nella sua forma originale.

12.4.

Dopo 24 mesi a partire dalla data di entrata in vigore, le parti contraenti che applicano il presente regolamento rilasceranno omologazioni solo se il tipo di componente o l'entità da omologare soddisfano le prescrizioni del supplemento 12 del regolamento.

12.5.

A partire da 24 mesi dopo la data di entrata in vigore del supplemento 12, le parti contraenti che applicano il presente regolamento potranno rifiutare di riconoscere l'omologazione di vetrature di sicurezza che non recano i simboli prescritti al paragrafo 5.5 del presente regolamento.

13.   CESSAZIONE DEFINITIVA DELLA PRODUZIONE

Il titolare di un'omologazione che cessi completamente la produzione di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza omologato a norma del presente regolamento ne informa l'autorità che ha rilasciato l'omologazione. A seguito di tale comunicazione l'autorità competente informa le altre parti dell'accordo che applicano il presente regolamento mediante copia della scheda di comunicazione, che deve essere conforme al modello di cui all'allegato 1 del presente regolamento.

14.   DENOMINAZIONE E INDIRIZZO DEI SERVIZI TECNICI INCARICATI DI ESEGUIRE LE PROVE DI OMOLOGAZIONE E DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI

Le parti contraenti dell'accordo che applicano il presente regolamento comunicano al segretariato delle Nazioni Unite la denominazione e l'indirizzo dei servizi tecnici incaricati di eseguire le prove di omologazione, nonché la denominazione e l'indirizzo dei servizi amministrativi che rilasciano l'omologazione e ai quali devono essere inviate le schede attestanti il rilascio, l'estensione, il rifiuto o la revoca dell'omologazione emesse in altri paesi.

15.   I servizi tecnici incaricati di eseguire le prove di omologazione devono rispettare le norme armonizzate in materia di funzionamento dei laboratori di prova (ISO/Guida CEI 25). Inoltre, essi devono essere designati dall'autorità di omologazione per la quale eseguono le prove di omologazione.


(1)  Secondo la definizione contenuta nell'allegato 7 della risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3), (documento TRANS/WP.29/78/Rev.1/Amend.2 modificato da ultimo dall'emendamento 4).

(2)  1 per la Germania, 2 per la Francia, 3 per l'Italia, 4 per i Paesi Bassi, 5 per la Svezia, 6 per il Belgio, 7 per l'Ungheria, 8 per la Repubblica ceca, 9 per la Spagna, 10 per la Serbia, 11 per il Regno Unito, 12 per l'Austria, 13 per il Lussemburgo, 14 per la Svizzera, 15 (omesso), 16 per la Norvegia, 17 per la Finlandia, 18 per la Danimarca, 19 per la Romania, 20 per la Polonia, 21 per il Portogallo, 22 per la Federazione russa, 23 per la Grecia, 24 per l'Irlanda, 25 per la Croazia, 26 per la Slovenia, 27 per la Slovacchia, 28 per la Bielorussia, 29 per l'Estonia, 30 (omesso), 31 per la Bosnia-Erzegovina, 32 per la Lettonia, 33 (omesso), 34 per la Bulgaria, 35 (omesso), 36 per la Lituania, 37 per la Turchia, 38 (omesso), 39 per l'Azerbaigian, 40 per la ex Repubblica iugoslava di Macedonia, 41 (omesso), 42 per la Comunità europea (le omologazioni sono rilasciate dagli Stati membri utilizzando i rispettivi simboli ECE), 43 per il Giappone, 44 (omesso), 45 per l'Australia, 46 per l'Ucraina, 47 per il Sud Africa, 48 per la Nuova Zelanda, 49 per Cipro, 50 per Malta e 51 per la Repubblica di Corea, 52 per la Malaysia, 53 per la Thailandia, 54 e 55 (omessi) e 56 per il Montenegro. I numeri successivi saranno attribuiti ad altri paesi secondo l’ordine cronologico in cui ratificano o aderiscono all’accordo relativo all’adozione di prescrizioni tecniche uniformi applicabili ai veicoli a motore, agli accessori e alle parti che possono essere installate o utilizzate sui veicoli a motore e alle condizioni del riconoscimento reciproco delle omologazioni rilasciate sulla base di tali prescrizioni. I numeri così assegnati saranno comunicati alle parti contraenti dell’accordo dal segretario generale delle Nazioni Unite.

(3)  Come definito al punto 2.3.

(4)  Cfr. la nota 2 del punto 5.4.1.

(5)  Inoltre questa prova sarà effettuata sulle unità a vetratura doppia conformemente al punto 3. dell'allegato 12 (A12/3).

(6)  Se la faccia interna è rivestita di materia plastica.

(7)  Questa prova va effettuata solamente sui vetri a tempera uniforme da utilizzarsi come parabrezza sui veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di fabbrica di 40 km/h.

(1)  Le prescrizioni di prova dipendono dalla posizione della vetratura nel veicolo.

(2)  Prova da effettuarsi solo se la vetratura sarà utilizzata in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.


ALLEGATO 1

COMUNICAZIONE

[Formato massimo: A4 (210 × 297 mm)]

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Testo di immagine

APPENDICE 1

PARABREZZA DI VETRO TEMPERATO

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 4 o all'allegato 9 del regolamento n. 43)

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Testo di immagine

APPENDICE 2

VETRI A TEMPERA UNIFORME

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 5 o all'allegato 9 del regolamento n. 43)

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Testo di immagine

APPENDICE 3

PARABREZZA DI VETRO STRATIFICATO

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente agli allegati 6, 8 o 9 del regolamento n. 43)

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Testo di immagine

APPENDICE 4

VETRI STRATIFICATI DIVERSI DAI PARABREZZA

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 7 o all'allegato 9 del regolamento n. 43)

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Testo di immagine

APPENDICE 5

PARABREZZA DI VETRO-PLASTICA

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 10 del regolamento n. 43)

Image 6

Testo di immagine

APPENDICE 6

LASTRE DI VETRO-PLASTICA DIVERSE DAI PARABREZZA

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 11 del regolamento n. 43)

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Testo di immagine

APPENDICE 7

UNITÀ A VETRATURA DOPPIA

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 12 o all'allegato 16 del regolamento n. 43)

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Testo di immagine

APPENDICE 8

LASTRE DI PLASTICA RIGIDA DIVERSE DAI PARABREZZA

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 14)

Image 9

Testo di immagine

APPENDICE 9

LASTRE DI PLASTICA FLESSIBILE DIVERSE DAI PARABREZZA

(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 15)

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Testo di immagine

APPENDICE 10

CONTENUTO DELL'ELENCO DEI PARABREZZA  (1)

Per ogni parabrezza oggetto della presente omologazione si devono fornire, come minimo, le seguenti informazioni:

 

costruttore del veicolo

 

tipo di veicolo

 

categoria di veicolo

 

superficie di sviluppo (F)

 

altezza del segmento (h)

 

curvatura (r)

 

angolo di montaggio (α)

 

angolo formato dallo schienale del sedile (β)

 

coordinate del punto R (A, B, C) rispetto

 

al centro del bordo superiore del parabrezza.

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(1)  Le seguenti informazioni devono essere allegate alle appendici 1, 2 (se del caso), 3 e 5 del presente allegato.


ALLEGATO 1A

COMUNICAZIONE

[Formato massimo: A4 (210 × 297 mm)]

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Testo di immagine

Image 13

Testo di immagine

ALLEGATO 2

ESEMPI DI MARCHI DI OMOLOGAZIONE PER I COMPONENTI

(Cfr. il paragrafo 5.5 del presente regolamento)

Parabrezza di vetro temperato

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a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro temperato indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Parabrezza di vetro temperato con plastica

Image 15

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro temperato con plastica indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Parabrezza di vetro stratificato ordinario

Image 16

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro stratificato ordinario indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Parabrezza di vetro stratificato ordinario con plastica

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a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro stratificato ordinario con plastica indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Parabrezza di vetro stratificato trattato

Image 18

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro stratificato trattato indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Parabrezza di vetro-plastica

Image 19

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro-plastica indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Vetri, diversi dai parabrezza, con un coefficiente di trasmissione regolare della luce inferiore al 70 per cento

Image 20

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un vetro diverso da un parabrezza, al quale si applicano le disposizioni del paragrafo 9.1.4. dell'allegato 3, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Unità a vetratura doppia con un coefficiente di trasmissione regolare della luce inferiore al 70 per cento

Image 21

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un'unità a vetratura doppia indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Vetri a tempera uniforme da utilizzarsi come parabrezza su veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di fabbrica di 40 km/h

Image 22

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un vetro a tempera uniforme indica che il componente in questione, da utilizzarsi come parabrezza su un veicolo lento che non può superare il limite massimo di fabbrica di 40 km/h, è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Vetri, diversi dai parabrezza, con un coefficiente di trasmissione regolare della luce superiore o uguale al 70 per cento

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a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un vetro diverso da un parabrezza, al quale si applicano le disposizioni del paragrafo 9.1.4.1. dell'allegato 3, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Vetrature di plastica rigida diverse dai parabrezza

Image 24

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su una vetratura di plastica rigida destinata ad essere rivolta in avanti, con una diffusione luminosa inferiore al 2 per cento dopo 1 000 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Vetrature di plastica flessibile diverse dai parabrezza

Image 25

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su una vetratura di plastica flessibile indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Unità a vetratura doppia di plastica rigida

Image 26

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un'unità a vetratura doppia di plastica rigida indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

Vetri stratificati diversi dai parabrezza

Image 27

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione apposto su un vetro stratificato diverso da un parabrezza indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 022439. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.


ALLEGATO 2A

ESEMPI DI MARCHI DI OMOLOGAZIONE PER I VEICOLI

MODELLO A

(cfr. il paragrafo 5.11 del presente regolamento)

Image 28

a

=

8 mm min.

Questo marchio di omologazione, apposto su un veicolo, indica che questo tipo di veicolo, relativamente al montaggio delle vetrature, è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43. Il numero di omologazione indica che l’omologazione è stata rilasciata in conformità al regolamento n. 43.

MODELLO B

(cfr. il paragrafo 5.12 del presente regolamento)

Image 29

a

=

8 mm min.

Il marchio di omologazione sopra riportato, apposto su un veicolo, indica che questo tipo di veicolo è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma dei regolamenti n. 43 e n. 52 (1). Le cifre del numero di omologazione indicano che alla data del rilascio delle rispettive omologazioni il regolamento n. 43 era nella sua versione originale e il regolamento n. 52 comprendeva la serie 01 di modifiche.


(1)  Il secondo numero è indicato solo a titolo di esempio.


ALLEGATO 3

CONDIZIONI GENERALI DI PROVA

1.   PROVA DI FRAMMENTAZIONE

1.1.

Il vetro da sottoporre alla prova non deve essere fissato in modo rigido; esso può tuttavia essere bloccato su un vetro uguale per mezzo di un nastro adesivo incollato lungo tutto il perimetro.

1.2.

Per ottenere la frammentazione si deve utilizzare un martello con una massa di circa 75 g oppure un altro dispositivo che dia risultati equivalenti. Il raggio di curvatura della punta deve essere di 0,2 ± 0,05 mm.

1.3.

Si deve effettuare una prova per ogni punto d'impatto prescritto.

1.4.

I frammenti devono essere esaminati utilizzando qualsiasi metodo omologato per la sua precisione relativamente al conteggio in sé e per la sua capacità di individuare la posizione corretta dove effettuare il conteggio minimo e massimo.

La registrazione permanente della tipologia di frammentazione deve iniziare entro 10 secondi e terminare entro 3 minuti dall'impatto. Il servizio tecnico deve conservare le registrazioni permanenti della tipologia di frammentazione.

2.   PROVE D'URTO CON LA SFERA

2.1.   Prova d'urto con la sfera da 227 g

2.1.1.   Apparecchiatura

2.1.1.1.

Sfera d'acciaio temprato, di 227 ± 2 g con diametro di circa 38 mm.

2.1.1.2.

Dispositivo che consente di lasciar cadere la sfera in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che consente d'imprimere alla sfera una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Quando si ricorre ad un dispositivo che proietta la sfera, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 per cento della velocità equivalente alla velocità di caduta libera.

2.1.1.3.

Supporto come quello rappresentato nella figura 1, costituito da telai di acciaio, con bordi lavorati di 15 mm di larghezza, che si adattano l'uno sull'altro e muniti di guarnizioni di gomma di circa 3 mm di spessore, 15 mm di larghezza e con una durezza di 50 DIDC.

Il telaio inferiore è posto su una cassa di acciaio alta circa 150 mm. La provetta è mantenuta in posizione dal telaio superiore, la cui massa è di circa 3 kg. Il supporto è saldato su una piastra d'acciaio spessa circa 12 mm appoggiata al suolo con l'interposizione di una lastra di gomma spessa circa 3 mm e con una durezza di 50 DIDC.

Figura 1

Supporto per le prove con la sfera

Image 30

2.1.2.   Condizioni di prova

Temperatura

:

20 ± 5 °C

Pressione

:

tra 860 e 1 060 mbar

Umidità relativa

:

60 ± 20 per cento

2.1.3.   Provetta

La provetta deve essere piana, di forma quadrata, con lato di 300 + 10 mm/-0, o ricavata dalla porzione più piana di un parabrezza o di un'altra lastra per vetrature di sicurezza curva.

In alternativa, si può testare una lastra per vetrature di sicurezza curva. In questo caso ci si deve assicurare che ci sia un contatto adeguato tra la vetratura di sicurezza e il supporto.

2.1.4.   Procedura

Si espone la provetta alla temperatura prescritta per almeno 4 ore immediatamente prima dell'inizio della prova.

Si dispone la provetta sul supporto (paragrafo 2.1.1.3). Il piano della provetta deve essere perpendicolare alla direzione incidente della sfera con una tolleranza entro i 3°.

Ove si tratti di vetratura di plastica flessibile, la provetta è mantenuta sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.

Il punto d'impatto deve distare al massimo 25 mm dal centro geometrico della provetta per un'altezza di caduta inferiore o uguale a 6 m o al massimo 50 mm per un'altezza di caduta superiore a 6 m. La sfera deve urtare la faccia della provetta che rappresenta la faccia esterna della vetratura di sicurezza quando questa è montata sul veicolo. La sfera deve produrre un unico punto di impatto.

2.2.   Prova d'urto con la sfera da 2 260 g

2.2.1.   Apparecchiatura

2.2.1.1.

Sfera d'acciaio temprato, di 2 260 ± 20 g con diametro di circa 82 mm.

2.2.1.2.

Dispositivo che consente di lasciar cadere la sfera in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che consente d'imprimere alla sfera una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Quando si ricorre ad un dispositivo che proietta la sfera, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 per cento della velocità equivalente alla velocità di caduta libera.

2.2.1.3.

Il supporto deve essere come quello rappresentato nella figura 1 e identico a quello descritto al paragrafo 2.1.1.3.

2.2.2.   Condizioni di prova

Temperatura

:

20 ± 5°

Pressione

:

tra 860 e 1 060 mbar

Umidità relativa

:

60 ± 20 per cento.

2.2.3.   Provetta

La provetta deve essere piana, di forma quadrata, con lato di 300 + 10 mm/– 0 o ricavata dalla porzione più piana di un parabrezza o di un'altra lastra per vetrature di sicurezza curva.

In alternativa, si può testare l'intero parabrezza o qualsiasi altra lastra per vetrature di sicurezza curva. In questo caso ci si deve assicurare che ci sia un contatto adeguato tra la vetratura di sicurezza e il supporto.

2.2.4.   Procedura

Si espone la provetta alla temperatura prescritta per almeno 4 ore immediatamente prima dell'inizio della prova.

Si dispone la provetta sul supporto (paragrafo 2.1.1.3). Il piano della provetta deve essere perpendicolare alla direzione incidente della sfera con una tolleranza entro i 3°.

Ove si tratti di vetratura di plastica flessibile, la provetta è mantenuta sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.

Il punto d'impatto deve distare al massimo 25 mm dal centro geometrico della provetta.

La sfera deve urtare la faccia della provetta che rappresenta la faccia interna della vetratura di sicurezza quando questa è montata sul veicolo.

La sfera deve produrre un unico punto di impatto.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Prova di comportamento all'urto della testa senza misurazione della decelerazione

3.1.1.   Apparecchiatura

Testa di manichino, di forma sferica o semisferica, realizzata in compensato di legno duro ricoperto con una guarnizione di feltro sostituibile e munito o meno di una traversa di legno. Tra la parte sferica e la traversa si trova un pezzo intermedio che simula il collo, e dall'altro lato della traversa un'asta di montaggio.

Le dimensioni sono indicate nella figura 2. La massa totale di questo dispositivo deve essere di 10 ± 0,2 kg.

Figura 2

Testa di manichino

Image 31

3.1.2.   Dispositivo che consente di lasciar cadere la testa in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che consente di imprimere alla testa una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Quando si ricorre ad un dispositivo che proietta il peso che rappresenta la testa, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 per cento della velocità equivalente alla velocità di caduta libera.

3.1.3.   Supporto, come quello rappresentato nella figura 3, per le prove su provette piane. Il supporto è costituito da due telai di acciaio, con i bordi lavorati larghi 50 mm, che si adattano l'uno sull'altro, muniti di guarnizioni di gomma dello spessore di circa 3 mm, larghe 15 ± 1 mm e con una durezza di 70 DIDC. Il telaio superiore è stretto contro quello inferiore con almeno 8 bulloni.

3.1.4.   Condizioni di prova

Temperatura

:

20 ± 5 oC

Pressione

:

tra 860 e 1 060 mbar

Umidità relativa

:

60 ± 20 per cento.

3.1.5.   Procedura

3.1.5.1.   Prova su provetta piana

La provetta piana lunga 1 100 + 5 mm/– 2 mm e larga 500 + 5 mm/– 2 mm è mantenuta ad una temperatura costante di 20 ± 5 oC per almeno 4 ore prima delle prove.

Figura 3

Supporto per le prove con testa di manichino

Image 32

Si fissa la provetta nei telai di supporto (paragrafo 3.1.3); si stringono i bulloni in modo che lo spostamento della provetta durante la prova non superi 2 mm. Il piano della provetta deve essere sostanzialmente perpendicolare alla direzione incidente della testa del manichino. Il punto d'impatto deve situarsi ad una distanza massima di 40 mm dal centro geometrico della provetta. La testa deve urtare la faccia della provetta che rappresenta la faccia interna del vetro di sicurezza montato sul veicolo. La testa deve provocare un unico punto di impatto.

Si sostituisce la superficie d'urto della guarnizione di feltro dopo 12 prove.

3.1.5.2.   Prova su parabrezza completo (utilizzato soltanto per un'altezza di caduta inferiore o pari a 1,5 m)

Il parabrezza è poggiato liberamente su un supporto con l'interposizione di un nastro di gomma di durezza pari a 70 DIDC e spesso circa 3 mm; la larghezza del contatto perimetrale è di circa 15 mm.

Il supporto è costituito da un pezzo rigido riproducente la forma del parabrezza in modo che la testa del manichino colpisca la faccia interna. All'occorrenza, il parabrezza è mantenuto sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.

Il supporto posa su uno zoccolo rigido con l'interposizione di una lastra di gomma della durezza di 70 DIDC e spessa circa 3 mm. La superficie del parabrezza deve essere sostanzialmente perpendicolare alla direzione incidente della testa del manichino.

Il punto d'impatto deve situarsi al massimo a 40 mm dal centro geometrico del parabrezza. La testa deve urtare la faccia del parabrezza che rappresenta la faccia interna del vetro di sicurezza montato sul veicolo. La testa deve produrre un unico punto di impatto.

Si sostituisce la superficie d'urto della guarnizione di feltro dopo 12 prove.

3.2.   Prova di comportamento all'urto della testa con misurazione della decelerazione

3.2.1.   Apparecchiatura

Nel caso di prove di comportamento all'urto della testa con contemporanea determinazione dei valori HIC, la massa d'urto è la testa di manichino, come nella figura 2.1. La massa totale della testa di manichino dovrebbe essere 10,0 + 0,2/ – 0,0 kg.

Al centro della piastra di supporto (24), il blocco di fissaggio triassiale (26) è montato in corrispondenza del centro di gravità per ricevere gli accelerometri (27). Gli accelerometri devono essere disposti verticalmente gli uni verso gli altri.

La calotta (18) e la copertura (19) situate sotto la piastra di supporto hanno praticamente le stesse proprietà elastiche del cranio umano. Le proprietà elastiche della testa di manichino al momento dell'impatto dipendono dalla durezza e dallo spessore dell'anello intermedio (13) e della calotta.

Figura 2.1

Testa di manichino del peso di 10 kg.

Image 33

Elenco dei pezzi che compongono la testa di manichino da 10 kg rappresentata nella figura 2.1

Posizione n.

Numero di pezzi

Codificazione standard

Materiale

Osservazioni

1

1

Supporto magnetico

Acciaio DIN 17100

2

1

Ammortizzatore di vibrazioni

Gomma / acciaio

Diametro: 50 mm

Spessore: 30 mm

Filetto: M10

3

4

Connettore BNC ad alta frequenza

4

1

Dado esagonale DIN 985

5

6

Disco DIN 125

6

3

Giunto di transizione

7

6

Vite cilindrica DIN 912

8

3

Dado esagonale

9

3

Disco

Acciaio DIN 17100

Diametro del foro: 8 mm Diametro esterno: 35 mm Spessore: 1,5 mm

10

3

Anello di gomma

Gomma, durezza 60 DIDC

Diametro del foro: 8 mm Diametro esterno: 30 mm Spessore: 10 mm

11

1

Anello ammortizzante

Confezione di carta

Diametro del foro: 120 mm

Diametro esterno: 199 mm

Spessore: 0,5 mm

12

13

1

Anello intermedio

Butadiene-gomma, durezza circa 80 DIDC

Diametro del foro: 129 mm

Diametro esterno: 192 mm

Spessore: 4 mm

14

3

Tubo guida

Politetrafluoretene (PTFE)

Diametro interno: 8 mm

Diametro esterno: 10 mm

Lunghezza: 40 mm

15

3

Dado esagonale

16

3

Bullone filettato DIN 976

17

3

Inserto avvitato

Lega di fonderia DIN 1709-GD-CuZn 37Pb

18

1

Calotta

Poliammide 12

19

1

Copertura

Butadiene-gomma

Spessore: 6 mm Nervatura su un lato

20

1

Boccola di guida

Acciaio DIN 17100

21

4

Vite a testa fresata

22

1

Disco ammortizzante

Confezione di carta

Diametro: 65 mm

Spessore: 0,5 mm

23

24

1

Piastra di supporto

Acciaio DIN 17100

25

1

Vite di fissaggio con esagono incassato

Classe di resistenza 45H

26

1

Blocco di fissaggio triassiale

27

3

Accelerometro

28

1

Elemento di legno

Carpino, strati incollati

29

1

Piastra di protezione

Lega (AlMg5)

30

1

Cuffia di protezione

Poliammide 12

3.2.2.   Regolazione e taratura

Per eseguire la prova di comportamento all'urto della testa, fissare la testa di manichino al braccio trasversale del sistema di guida (figura 2.2) e posizionarla all'altezza di caduta desiderata utilizzando un dispositivo di sollevamento. Durante la prova di comportamento all'urto della testa il braccio trasversale con la testa di manichino è sganciato. Dopo aver superato la fotocellula regolabile in altezza, la testa di manichino è sganciata dal braccio trasversale, la caduta del braccio trasversale è ammortizzata e la testa di manichino cade sul campione.

La testa di manichino non può ricevere alcun impulso dal dispositivo di caduta o dal cavo di misura, pertanto è accelerata solo dalla gravità e cade verticalmente.

Figura 2.2

Apparecchiatura per la prova di comportamento all'urto della testa con misurazione della decelerazione

Image 34

3.2.2.1.

Dispositivo di misura che consente di determinare i valori HIC con la testa di manichino descritta al paragrafo 3.2.1.

3.2.2.2.

Dispositivi di taratura della testa di manichino

Il dispositivo di caduta deve consentire una regolazione precisa, entro 1 mm, delle altezze di caduta tra i 50 mm e i 254 mm. Per queste altezze di caduta ridotte non è necessario un sistema di guida.

Una piastra d'urto di acciaio delle dimensioni di 600 mm × 600 mm e spessa almeno 50 mm. La superficie d'urto deve essere levigata:

rugosità della superficie Rmax = 1 μm, tolleranza di planarità t = 0,05 mm.

3.2.2.3.

Regolazione e taratura della testa di manichino

La testa di manichino deve essere tarata e regolata, se necessario, prima di ciascuna serie di prove e al massimo dopo 50 prove nell'arco di una serie.

La piastra d'urto deve essere pulita e asciutta e durante la prova deve poggiare con una curvatura non positiva su di una base di calcestruzzo.

Alla testa di manichino è consentito colpire la piastra d'urto verticalmente. Le altezze di caduta (misurate dal punto più basso della testa di manichino alla superficie della piastra d'urto) sono 50, 100, 150 e 254 mm. Si devono registrare le curve di decelerazione.

La decelerazione massima az dalle diverse altezze di caduta lungo l'asse z deve rientrare nei limiti riportati nella tabella:

Altezza di caduta

mm

Decelerazione massima azquale multiplo dell'accelerazione dovuta alla gravità g

50

64 ± 5

100

107 ± 5

150

150 ± 7

254

222 ± 12

Le curve di decelerazione devono essere basate su una vibrazione unimodale. La curva di decelerazione dell'altezza di caduta di 254 mm deve essere compresa tra 1,2 ms e 1,5 ms oltre 100 g.

Se le prescrizioni riportate al paragrafo 3.2.2.3. non sono soddisfatte, le proprietà elastiche della testa di manichino devono essere regolate variando lo spessore dell'anello intermedio (13) nella piastra di supporto. Si può procedere regolando i tre dadi esagonali di sicurezza (8) sui bulloni filettati (16) con cui la calotta (18) è fissata alla piastra di supporto (24). Gli anelli di gomma (10) sotto i dadi esagonali (8) non devono essere fragili o incrinati.

La copertura (19) della superficie d'urto e l'anello intermedio (13) devono sempre essere immediatamente sostituiti se danneggiati, specialmente quando non è più possibile regolare la testa di manichino.

3.2.3.   Il supporto necessario per le prove sulle provette piane è come descritto al punto 3.1.3.

3.2.4.   Le condizioni di prova sono specificate al paragrafo 3.1.4.

3.2.5.   Prove su lastre intere (utilizzate per un'altezza di caduta tra 1,5 m e 3 m). Poggiare la lastra su un supporto con l'interposizione di un nastro di gomma di durezza 70 DIDC spesso circa 3 mm.

La lastra deve essere mantenuta sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio. La superficie della lastra deve essere sostanzialmente perpendicolare alla direzione incidente della testa di manichino. Il punto d'impatto deve situarsi al massimo a 40 mm dal centro geometrico della lastra. La testa deve urtare la faccia della lastra che rappresenta la faccia interna della lastra di plastica montata sul veicolo. La testa deve produrre un unico punto di impatto.

Partendo dall'altezza di caduta iniziale scelta, in ciascuna prova successiva le altezze di caduta devono aumentare rispettivamente di 0,5 m. Le curve di decelerazione generate al momento dell'impatto sul campione per ax, ay e az devono essere registrare in relazione al tempo t.

Dopo la prova di comportamento all'urto della testa, si deve controllare se il bordo della vetratura si è spostato di oltre 2 mm nel supporto e se si è soddisfatta la prescrizione relativa al punto d'impatto. Le componenti dell'accelerazione ax e ay per gli impatti verticali devono essere inferiori a 0,1 az.

3.2.6.   Valutazione

Le curve di decelerazione devono essere valutate come segue:

La decelerazione risultante ares(t) nel centro di gravità secondo l'equazione (1) dalle curve di decelerazione misurate ax(t), ay(t) e az(t) deve essere espressa come multipli dell'accelerazione dovuta alla gravità.

(1)

Formula

Bisogna determinare per quanto tempo è continuamente superata una decelerazione di 80 g con ares e la decelerazione maggiore di ares. Il valore HIC deve essere calcolato in funzione del rischio di trauma cranico/cerebrale grave utilizzando la seguente equazione (2):

(2)

Formula

I limiti dell'integrale t1 and t2 devono essere scelti in modo che l'integrale abbia un valore massimo.

4.   PROVA DI RESISTENZA ALL'ABRASIONE

4.1.   Apparecchiatura

4.1.1.

Apparecchiatura per abrasione (1) rappresentata schematicamente nella figura 4 e costituita da: un disco orizzontale rotante, fissato al centro, che ruota in senso antiorario ad una velocità di 65-75 g/min.

Figura 4

Schema dell'apparecchiatura per abrasione

Image 35

due bracci paralleli zavorrati, ciascun braccio è munito di una rotella abrasiva speciale che ruota liberamente attorno ad un asse orizzontale munito di cuscinetto a sfere; ciascuna rotella poggia sulla provetta con una pressione applicata da una massa di 500 g.

Il disco rotante dell'apparecchiatura per abrasione deve ruotare regolarmente, sostanzialmente in un piano (lo scostamento rispetto a detto piano non deve superare ± 0,05 mm ad una distanza di 1,6 mm della periferia del disco).

Le rotelle sono montate in modo da ruotare in senso contrario l'una all'altra quando sono a contatto con la provetta in rotazione, in questo modo esse esercitano un'azione di compressione e abrasione lungo linee curve su una corona di circa 30 cm2, due volte per ciascuna rotazione della provetta.

4.1.2.

Rotelle abrasive (2), del diametro di 45-50 mm e dello spessore di 12,5 mm ciascuna, realizzate in un materiale abrasivo speciale finemente polverizzato, incorporato in una massa di gomma di media durezza. Le rotelle devono presentare una durezza di 72 ± 5 DIDC misurata in quattro punti equidistanti sulla linea mediana della superficie abrasiva con la pressione applicata verticalmente lungo un diametro della rotella; le letture devono essere eseguite 10 s dopo l'applicazione della pressione.

Le rotelle abrasive devono essere rodate lentamente su una lastra di vetro piano per presentare una superficie rigorosamente piana.

4.1.3.

La sorgente luminosa è costituita da una lampadina ad incandescenza il cui filamento è contenuto in un parallelepipedo di 1,5 mm × 1,5 mm × 3 mm. La tensione applicata al filamento della lampadina deve essere tale che la sua temperatura di colore sia 2 856 ± 50 K. Detta tensione deve essere stabilizzata a ± 1/1 000. Lo strumento di misura utilizzato per verificare questa tensione deve avere una precisione adatta a questa applicazione.

4.1.4.

Sistema ottico costituito da una lente con distanza focale f di almeno 500 mm e corretta per le aberrazioni cromatiche. L'apertura completa della lente non deve superare f/20. La distanza tra lente e sorgente luminosa deve essere regolata in modo da ottenere un fascio luminoso sostanzialmente parallelo. Si inserisce un diaframma per limitare il diametro del fascio luminoso a 7 ± 1 mm. Detto diaframma deve essere posto ad una distanza di 100 ± 50 mm dalla lente, dal lato opposto alla sorgente luminosa.

4.1.5.

Strumento di misura della luce diffusa (cfr. la figura 5), costituito da una cellula fotoelettrica con sfera integratrice del diametro di 200-250 mm. La sfera deve essere munita di aperture di entrata e di uscita della luce. L'apertura di entrata deve essere circolare e il suo diametro deve essere almeno doppio di quello del fascio luminoso. L'apertura di uscita della sfera deve essere munita di un dispositivo di intercettazione della luce oppure di un campione di riflettanza, secondo la procedura specificata al paragrafo 4.4.3. Il dispositivo intercettatore deve assorbire tutta la luce quando sulla traiettoria del fascio luminoso non è disposta alcuna provetta.

L'asse del fascio luminoso deve passare per il centro delle aperture di entrata e di uscita. Il diametro b dell'apertura di uscita deve essere pari a 2.a tg 4°, dove a. è il diametro della sfera. La cellula fotoelettrica deve essere disposta in modo da non poter essere raggiunta dalla luce proveniente direttamente dall'apertura di entrata o dal campione di riflettanza.

Le superfici interne della sfera integratrice e del campione di riflettanza devono presentare fattori di riflessione praticamente uguali e devono essere opache e non selettive.

Il segnale di uscita della cellula fotoelettrica deve essere lineare entro ± 2 % nella gamma di intensità luminosa utilizzata. La costruzione dell'apparecchio deve essere tale da non consentire alcuna deviazione del galvanometro quando la sfera non è illuminata.

Tutta l'apparecchiatura deve essere controllata ad intervalli regolari mediante campioni calibrati di attenuazione di visibilità.

Se si eseguono misure dell'attenuazione di visibilità con un'apparecchiatura o con metodi diversi da quelli sopradescritti, i risultati devono essere opportunamente corretti per concordarli con i risultati ottenuti con l'apparecchio di misura sopradescritto.

Figura 5

Dispositivo di misura dell'attenuazione di visibilità

Image 36

4.2.   Condizioni di prova

Temperatura

:

20 ± 5 oC

Pressione

:

tra 860 e 1 060 mbar

Umidità relativa

:

60 ± 20 per cento.

4.3.   Provette

Le provette devono essere piane, di forma quadrata, con il lato di 100 mm e le facce sostanzialmente piane e parallele, con un foro centrale di fissaggio del diametro di 6,4

Formula
mm, se necessario.

4.4.   Procedura

La prova di resistenza all'abrasione deve essere realizzata sulla superficie della provetta che rappresenta la faccia esterna della lastra montata sul veicolo e anche sulla faccia interna, se tale lastra è di materia plastica.

4.4.1.

Immediatamente prima e dopo l'abrasione si puliscono le provette nel modo seguente:

a)

pulire con un panno di lino e acqua corrente pulita;

b)

sciacquare con acqua distillata o acqua demineralizzata;

c)

asciugare in corrente di ossigeno o di azoto;

d)

eliminare tutte le eventuali tracce d'acqua tamponando delicatamente con un panno di lino inumidito. All'occorrenza, asciugare premendo leggermente tra due panni di lino.

Evitare qualsiasi trattamento ad ultrasuoni. Le provette pulite devono essere manipolate soltanto per i bordi e messe al riparo da qualsiasi deterioramento o contaminazione superficiale.

4.4.2.

Condizionare le provette per almeno 48 ore ad una temperatura di 20 ± 5 oC e ad un'umidità relativa di 60 ± 20 %.

4.4.3.

Mettere immediatamente la provetta contro l'apertura di entrata della sfera integratrice. L'angolo tra la normale (perpendicolare) alla sua superficie e l'asse del fascio luminoso non deve superare 8°.

Eseguire le seguenti quattro letture:

Rilevazione

Con provetta

Con intercettatore di luce

Con campione di riflettanza

Quantità rappresentata

T1

No

No

Luce incidente

T2

No

Luce totale trasmessa dalla provetta

T3

No

No

Luce diffusa dall'apparecchiatura

T4

No

Luce diffusa dall'apparecchiatura e dalla provetta

Ripetere le letture T1, T2, T3, T4 per altre posizioni prescritte della provetta per determinarne l'uniformità.

Calcolare il coefficiente di trasmissione totale Tt = T2/T1.

Calcolare il coefficiente di trasmissione diffusa Td con la formula:

Formula

Calcolare la percentuale di attenuazione per diffusione di visibilità o diffusione luminosa o entrambe con la formula:

Attenuazione per diffusione di visibilità o diffusione luminosa o entrambe =

Formula

Si misura l'attenuazione di visibilità iniziale della provetta in almeno quattro punti equidistanti nella zona non sottoposta all'abrasione con la formula sopraccitata. Si fa la media dei risultati ottenuti per ciascuna provetta. In luogo delle quattro misure si può ottenere un valore medio facendo ruotare la provetta, con regolarità, alla velocità di tre giri/secondo o più.

Si eseguono per ciascuna vetratura di sicurezza tre prove con lo stesso carico. Utilizzare l'attenuazione di visibilità quale misura dell'abrasione corrispondente, dopo aver sottoposto la provetta alla prova di abrasione.

Si misura la luce diffusa dalla pista sottoposta all'abrasione in almeno quattro punti equidistanti lungo detta pista applicando la formula sopraccitata. Si fa la media dei risultati ottenuti per ciascuna provetta. In luogo delle quattro misure si può ottenere un valore medio facendo ruotare la provetta, con regolarità, alla velocità di tre giri/secondo o più.

4.5.   La prova di abrasione è eseguita soltanto se il laboratorio che esegue la prova lo ritiene necessario in base alle informazioni disponibili.

Ad eccezione dei materiali di vetro-plastica, generalmente non è necessario eseguire ulteriori prove in seguito a modifiche dell'intercalare o dello spessore dei materiali.

4.6.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Le caratteristiche secondarie non intervengono.

5.   PROVA DI RESISTENZA ALL'ALTA TEMPERATURA

5.1.   Procedura

Riscaldare fino a 100 oC tre campioni o tre provette quadrate di almeno 300 mm × 300 mm ricavate dal laboratorio, secondo i casi, da tre parabrezza o da tre vetri diversi dai parabrezza. Uno dei lati deve corrispondere al bordo superiore del vetro. Mantenere questa temperatura per 2 ore e lasciar raffreddare i campioni o le provette a temperatura ambiente. Se il vetro di sicurezza ha due superfici esterne di materiale non organico, la prova può essere eseguita immergendo il campione verticalmente in acqua bollente per il tempo prescritto, avendo cura di evitare qualsiasi shock termico involontario. Se i campioni sono ricavati da un parabrezza, uno dei bordi di ciascun campione deve essere costituito da una parte del bordo del parabrezza.

5.2.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione dell'intercalare

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

5.3.   Interpretazione dei risultati

5.3.1.

La prova di resistenza all'alta temperatura è considerata superata se non compaiono bolle né altri difetti a più di 15 mm da un bordo non tagliato o a più di 25 mm da un bordo tagliato della provetta o del campione o a più di 10 mm da qualsiasi incrinatura che si possa originare durante la prova.

5.3.2.

Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'alta temperatura se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:

5.3.2.1.

Tutte le prove hanno avuto esito positivo oppure

5.3.2.2.

se una prova ha avuto esito negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

6.   PROVA DI RESISTENZA ALLE RADIAZIONI

6.1   Metodo di prova

6.1.1.   Apparecchiatura

6.1.1.1.

La sorgente delle radiazioni è costituita da una lampada a vapori di mercurio a media pressione, composta da un tubo di quarzo che non produce ozono ed il cui asse è verticale. Le dimensioni nominali della lampada devono essere di 360 mm di lunghezza e di 9,5 mm di diametro. La lunghezza dell'arco deve essere di 300 ± 4 mm. La potenza di alimentazione della lampada deve essere di 750 ± 50 W.

Può essere utilizzata qualsiasi altra sorgente di radiazione che produca lo stesso effetto della lampada sopradescritta. Per verificare che gli effetti di un'altra sorgente siano gli stessi, si deve eseguire un confronto misurando mediante filtri adeguati la quantità di energia emessa in una fascia di lunghezza d'onda compresa tra i 300 e i 450 nanometri. In questo caso la sorgente alternativa deve essere utilizzata con detti filtri.

Nel caso dei vetri di sicurezza per i quali non esiste una correlazione soddisfacente tra questa prova e le condizioni di utilizzo, occorre riesaminare le condizioni di prova.

6.1.1.2.

Trasformatore di alimentazione e condensatore in grado di fornire alla lampada (paragrafo 6.1.1.1) un picco di tensione d'innesco di almeno 1 100 V e una tensione di funzionamento di 500 ± 50 V.

6.1.1.3.

Dispositivo destinato a sostenere e a far ruotare i campioni a una velocità compresa tra 1 e 5 giri/minuto attorno alla sorgente di radiazione disposta al centro in modo da assicurare un'esposizione regolare.

6.1.2.   Provette

6.1.2.1.

La dimensione delle provette deve essere di 76 × 300 mm.

6.1.2.2.

Le provette sono ricavate dal laboratorio dalla parte superiore dei vetri in modo che:

 

per i vetri diversi dai parabrezza, il bordo superiore delle provette coincida con il bordo superiore del vetro;

 

per i parabrezza, il bordo superiore delle provette coincida con il limite superiore della zona nella quale deve essere controllato e determinato il coefficiente di trasmissione regolare conformemente al paragrafo 9.1.2.2 del presente allegato.

6.1.3.   Procedura

Verificare il coefficiente di trasmissione regolare della luce di tre campioni prima dell'esposizione e conformemente alla procedura di cui ai paragrafi da 9.1.1. a 9.1.2. del presente allegato. Proteggere dalle radiazioni una parte di ciascun campione e disporre quindi il campione nell'apparecchiatura di prova con il lato lungo parallelo all'asse della lampada e a 230 mm da detto asse. Mantenere la temperatura dei campioni a 45 ± 5 oC per tutta la durata della prova.

Disporre davanti alla lampada la faccia di ciascun campione che rappresenta la faccia esterna del vetro del veicolo. Per il tipo di lampada definito al paragrafo 6.1.1.1., il tempo di esposizione deve essere di 100 ore. Dopo l'esposizione, si misura nuovamente il coefficiente di trasmissione sulla superficie esposta di ciascun campione.

6.1.4.   Ogni provetta o campione (tre in totale) deve essere esposta(o), conformemente alla procedura sopradescritta, ad un irraggiamento tale che la radiazione in ciascun punto della provetta o del campione prodotta sull'intercalare utilizzato equivalga ad un irraggiamento solare di 1 400 W/m2 per 100 ore.

6.2.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione del vetro

2

1

Colorazione dell'intercalare

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

6.3.   Interpretazione dei risultati

6.3.1.

Il risultato della prova di irradiamento è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:

6.3.1.1.

Il coefficiente di trasmissione della luce totale non scende al di sotto del 95 % del valore iniziale prima dell'irraggiamento quando la trasmissione è misurata conformemente ai paragrafi 9.1.1 e 9.1.2 del presente allegato e comunque non scende:

6.3.1.1.1.

al di sotto del 70 %, nel caso di vetri diversi dai parabrezza che devono soddisfare le prescrizioni riguardanti il campo di visibilità del conducente in tutte le direzioni;

6.3.1.1.2.

al di sotto del 70 %, nel caso di parabrezza nell'area, così come definita al paragrafo 9.1.2.2 a seguire, dove si misura la trasmissione regolare della luce.

6.3.1.2.

Si può tollerare una lieve colorazione quando si esamina, dopo l'irraggiamento, la provetta o il campione su sfondo bianco, ma non deve apparire nessun altro difetto.

6.3.2.

Una serie di provette o di campioni presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza alle radiazioni se si verifica una delle seguenti condizioni:

6.3.2.1.

Tutte le prove hanno avuto esito positivo;

6.3.2.2.

se una prova ha avuto esito negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

6.4.   Resistenza all'invecchiamento artificiale

6.4.1.   Metodo di prova

6.4.1.1.   Apparecchiatura

6.4.1.1.1.   Lampada allo xeno ad arco lungo

Il dispositivo usato per l'esposizione (3) deve utilizzare come sorgente di irraggiamento una lampada allo xeno ad arco lungo, tuttavia sono ammessi anche altri metodi che producano il livello di esposizione radiante alla radiazione ultravioletta richiesto. Il vantaggio della lampada allo xeno ad arco lungo è che, se filtrata correttamente e sottoposta a regolare manutenzione, è in grado di produrre uno spettro che si avvicina molto a quello della luce naturale. A questo fine, il tubo di quarzo del bruciatore allo xeno deve essere munito di opportuni filtri ottici di vetro borosilicato (4). Le lampade allo xeno utilizzate devono essere alimentate da una fonte di corrente elettrica di 50 o 60 Hz adeguata, tramite trasformatori a reattanza e impianti elettrici appropriati.

Il dispositivo usato per l'esposizione deve comprendere le attrezzature necessarie per misurare e/o controllare quanto segue:

Irradiamento

Temperatura del pannello nero BST

Acqua nebulizzata

Programma o ciclo di funzionamento

Il dispositivo usato per l'esposizione deve essere di materiali inerti che non contaminino l'acqua usata nella prova.

L'irradiamento deve essere misurato sulla superficie del campione e controllato conformemente alle raccomandazioni del fabbricante del dispositivo usato per l'esposizione.

L'esposizione radiante alla radiazione ultravioletta totale (5) (joule per metro quadrato) si deve misurare o calcolare e considerare come misura principale dell'esposizione del campione.

6.4.1.2.   Campioni

Generalmente, le dimensioni dei campioni sono quelle specificate nel metodo di prova appropriato per la o le proprietà da misurare dopo l'esposizione.

Il numero di campioni e di campioni di controllo per ciascuna condizione di prova o fase dell'esposizione sarà determinato secondo i metodi di prova. A tali campioni si dovranno aggiungere quelli richiesti per le valutazioni visive.

Si raccomanda di effettuare le valutazioni visive sui campioni di maggiori dimensioni sottoposti a prova.

6.4.1.3.   Procedura

Misurare la trasmissione della luce del/dei campione/i da esporre conformemente al paragrafo 9.1 del presente allegato. Misurare la resistenza all'abrasione della superficie/delle superfici del/dei campione/i di controllo conformemente al paragrafo 4 del presente allegato. Disporre davanti alla lampada la faccia di ciascun campione che rappresenta la faccia esterna del vetro del veicolo. Le altre condizioni di esposizione devono essere:

6.4.1.3.1.

l'irradiamento non deve variare oltre ± 10 % su tutta la superficie del campione.

6.4.1.3.2.

Ad intervalli opportuni, pulire i filtri della lampada lavandoli con acqua e detergente. È possibile sostituire i filtri ad arco allo xeno seguendo le raccomandazioni del fabbricante dell'attrezzatura.

6.4.1.3.3.

Durante la fase asciutta del ciclo, la temperatura all'interno del dispositivo usato per l'esposizione deve essere controllata tramite la circolazione di una quantità di aria sufficiente a mantenere una temperatura costante del pannello nero BST.

Nel dispositivo ad arco allo xeno usato per l'esposizione, tale temperatura deve essere di 70 ± 3 oC, come indicato da un termometro Black Standard o equivalente.

Il termometro Black Standard deve essere montato sul portaprovette e le letture devono essere rilevate nel punto dove si sviluppa il calore massimo in seguito all'esposizione alla luce.

6.4.1.3.4.

Durante le fasi asciutte del ciclo, l'umidità relativa all'interno del dispositivo usato per l'esposizione deve essere controllata a 50 ± 5 %.

6.4.1.3.5.

L'acqua deionizzata usata nel ciclo di nebulizzazione deve contenere meno di 1 ppm di solidi di silice e non deve lasciare depositi o residui permanenti sui campioni che interferirebbero con le misure successive.

6.4.1.3.6.

Il pH dell'acqua deve essere tra 6,0 e 8,0 e la conduttività deve essere inferiore a 5 microsiemens.

6.4.1.3.7.

La temperatura dell'acqua nella linea di entrata nel dispositivo usato per l'esposizione deve essere la temperatura ambiente dell'acqua.

6.4.1.3.8.

L'acqua deve colpire i campioni sotto forma di getto fine; il volume d'acqua deve essere sufficiente a bagnare i campioni in modo uniforme al momento dell'impatto.

L'acqua nebulizzata deve essere diretta esclusivamente contro la superficie dei campioni rivolta verso la sorgente luminosa. Il ricircolo dell'acqua nebulizzata e l'immersione dei campioni nell'acqua non sono consentiti.

6.4.1.3.9.

I campioni devono ruotare intorno all'arco per consentire una distribuzione uniforme della luce. Nel dispositivo usato per l'esposizione tutte le posizioni devono essere occupate da campioni o surrogati per garantire il mantenimento di una distribuzione uniforme della temperatura. I campioni devono essere posizionati in appositi supporti con il retro esposto all'ambiente della camera di prova. Non si deve consentire ai riflessi dalle pareti della camera di prova di colpire la superficie posteriore dei campioni. Se necessario, i campioni possono essere muniti di maschere per bloccare tali riflessi, purché queste non ostacolino la libera circolazione dell'aria sulla superficie dei campioni.

6.4.1.3.10.

Il dispositivo usato per l'esposizione deve fornire una luce continua e acqua nebulizzata intermittente durante cicli di 2 ore. Ciascun ciclo di 2 ore è suddiviso in periodi in cui i campioni sono esposti alla luce senza acqua nebulizzata per 102 minuti e alla luce con acqua nebulizzata per 18 minuti.

6.4.1.4.   Valutazione

Dopo l'esposizione, i campioni possono essere puliti, se necessario, seguendo le raccomandazioni del costruttore, per rimuovere eventuali residui.

Fare una valutazione visiva dei campioni esposti in relazione alle proprietà di seguito elencate:

bolle

colore

attenuazione di visibilità

alterazione evidente

Misurare la trasmissione della luce dei campioni esposti.

6.4.1.5.   Espressione dei risultati

Annotare le valutazioni visive dei campioni esposti raffrontando l'aspetto di ciascuno di essi con quello del campione di controllo non esposto.

Il coefficiente di trasmissione regolare della luce misurato non deve discostarsi di oltre il 5 per cento dal valore registrato durante la prova sui campioni non esposti e non deve essere inferiore a:

70 per cento nel caso di parabrezza e altre vetrature collocate in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.

7.   PROVA DI RESISTENZA ALL'UMIDITÀ

7.1.   Procedura

Mantenere tre campioni o tre provette quadrate di almeno 300 mm × 300 mm in posizione verticale per due settimane in un ambiente chiuso in cui la temperatura è mantenuta a 50 ± 2 oC e l'umidità relativa a 95 ± 4 %. In caso di vetrature di plastica rigida e unità a vetratura doppia di plastica rigida, il numero di campioni dovrà essere dieci.

Le provette devono essere preparate in modo che:

almeno un bordo delle provette coincida con un bordo originale del vetro,

se si sottopongono alla prova varie provette contemporaneamente, si deve prevedere uno spazio adeguato tra ciascuna di esse.

Si devono adottare precauzioni, affinché la condensa che si forma sulle pareti o sul soffitto della camera di prova non ricada sui campioni.

7.2.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione dell'intercalare

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

7.3.   Interpretazione dei risultati

7.3.1.

Una vetratura di sicurezza è considerata soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'umidità, se non si riscontrano cambiamenti di rilievo a oltre 10 mm dai bordi non tagliati ed a oltre 15 mm dai bordi tagliati dopo una permanenza di 2 ore in atmosfera ambiente per i vetri stratificati ordinari e trattati e dopo una permanenza di 48 ore in atmosfera ambiente per le lastre con materiale plastico e le lastre di vetro-plastica.

7.3.2.

Una serie di provette o di campioni presentata all'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'umidità se si verifica una delle seguenti condizioni:

7.3.2.1.

tutte le prove hanno avuto esito positivo;

7.3.2.2.

se una prova ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

8.   PROVA DI RESISTENZA ALLE VARIAZIONI DI TEMPERATURA

8.1.   Metodo di prova

Mettere due provette di 300 mm × 300 mm in un recipiente chiuso ad una temperatura di – 40 oC ± 5 oC per 6 ore, poi metterle all'aperto ad una temperatura di 23 oC ± 2 oC per un'ora o fino a che le provette non raggiungono l'equilibrio di temperatura. Successivamente, posizionare le provette con circolazione di aria ad una temperatura di 72 oC ± 2 oC per 3 ore. Dopo averle nuovamente messe all'aperto ad una temperatura di 23 oC ± 2 oC e averle lasciate raffreddare fino a raggiungere tale temperatura, esaminarle.

8.2.   Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione dell'intercalare o del rivestimento di materia plastica

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

8.3   Interpretazione dei risultati

Il risultato della prova di resistenza alle variazioni di temperatura sarà considerato positivo, se le provette non presentano incrinature, opacizzazione, separazione degli strati o altre alterazioni evidenti.

9.   QUALITÀ OTTICHE

9.1.   Prova di trasmissione della luce

9.1.1.   Apparecchiatura

9.1.1.1.   La sorgente luminosa è costituita da una lampadina ad incandescenza il cui filamento è contenuto in un parallelepipedo di 1,5 mm × 1,5 mm × 3 mm. La tensione applicata al filamento della lampadina deve essere tale che la sua temperatura di colore sia 2 856 ± 50 K. Detta tensione deve essere stabilizzata a ± 1/1 000. Lo strumento di misura utilizzato per verificare questa tensione deve avere una precisione adatta a questa applicazione.

9.1.1.2.   Sistema ottico costituito da una lente con distanza focale f di almeno 500 mm e corretta per le aberrazioni cromatiche. L'apertura completa della lente non deve superare f/20. La distanza tra lente e sorgente luminosa deve essere regolata in modo da ottenere un fascio luminoso sostanzialmente parallelo. Si inserisce un diaframma per limitare il diametro del fascio luminoso a 7 ± 1 mm. Detto diaframma deve essere posto ad una distanza di 100 ± 50 mm dalla lente, dal lato opposto alla sorgente luminosa. Il punto di misurazione deve essere preso al centro del fascio luminoso.

9.1.1.3.   Strumento di misura

Il ricevitore deve presentare una sensibilità spettrale relativa corrispondente all'efficacia luminosa spettrale relativa CIE (6) per la visione fotopica. La superficie sensibile del ricevitore deve essere coperta da un diffusore e deve essere almeno pari a due volte la sezione del fascio luminoso emesso dal sistema ottico. Se si ricorre ad una sfera integratrice, l'apertura della sfera deve essere almeno pari a due volte la sezione del fascio luminoso parallelo.

L'insieme costituito da ricevitore e strumento di misura deve avere una linearità superiore al 2 % nella parte utile della scala.

Il ricevitore deve essere centrato sull'asse del fascio luminoso.

9.1.2.   Procedura

La sensibilità del sistema di misura deve essere regolata in modo che lo strumento di misura della risposta del ricevitore indichi 100 divisioni quando il vetro di sicurezza non è posto sulla traiettoria luminosa. Lo strumento deve indicare 0 quando il ricevitore non riceve alcuna luce.

Il vetro di sicurezza deve essere posto ad una distanza dal ricevitore pari a circa cinque volte il diametro del ricevitore. Il vetro di sicurezza deve essere posto tra il diaframma ed il ricevitore, orientato in modo tale che l'angolo incidente del fascio luminoso sia di 0 ± 5°. Il coefficiente di trasmissione regolare della luce deve essere misurato sul vetro di sicurezza; per ciascuno dei punti misurati si deve leggere il numero delle divisioni n sull'apparecchio di misura. Il coefficiente di trasmissione regolare della luce τr è uguale a n/100.

9.1.2.1.   Nel caso dei parabrezza, possono essere applicati 2 metodi di prova e si può utilizzare sia un campione ricavato nella parte più piatta di un parabrezza, sia un pezzo quadrato appositamente preparato, che presenti le stesse caratteristiche del materiale e lo spessore di un parabrezza; le misurazioni vengono effettuate perpendicolarmente al vetro.

9.1.2.2.   Per i parabrezza dei veicoli M1 (7)

la prova deve essere effettuata nella zona di prova B definita al paragrafo 2.3. dell'allegato 18, escludendo qualsiasi eventuale area opaca.

Per i parabrezza dei veicoli N1, il costruttore può richiedere che la stessa prova sia effettuata nella zona di prova B definita al paragrafo 2.3. dell'allegato 18, escludendo qualsiasi eventuale area opaca, o nella zona I definita al paragrafo 9.2.5.2.3. del presente allegato.

Per i parabrezza di altre categorie di veicoli, la prova deve essere effettuata nella zona I definita al paragrafo 9.2.5.2.3 del presente allegato.

Tuttavia, per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere per i quali non è possibile determinare la zona I, la prova dovrà essere effettuata nella zona I' come definita al paragrafo 9.2.5.3 del presente allegato.

9.1.3.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione del vetro

1

2

Colorazione dell'intercalare (nei parabrezza stratificati)

1

2


 

Esclusa

Inclusa

Fascia d'ombra e/o area opaca

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

9.1.4.   Interpretazione dei risultati

Il coefficiente di trasmissione regolare della luce deve essere misurato conformemente al paragrafo 9.1.2 del presente allegato e il risultato deve essere registrato. Nel caso dei parabrezza, esso non deve essere inferiore al 70 per cento. Nel caso di vetrature diverse dai parabrezza, le prescrizioni sono specificate nell'allegato 21.

9.2.   Prova di distorsione ottica

9.2.1.   Campo di applicazione

Il metodo descritto è un metodo di proiezione che consente di valutare la distorsione ottica di un vetro di sicurezza.

9.2.1.1.   Definizioni

9.2.1.1.1.

Deviazione ottica: angolo tra la direzione apparente e la direzione reale di un punto visto attraverso il vetro di sicurezza. Il valore di detto angolo è una funzione dell'angolo di incidenza del raggio visivo, dello spessore e dell'inclinazione del vetro e del raggio di curvatura nel punto di incidenza.

9.2.1.1.2.

Distorsione ottica in una direzione M-M': differenza algebrica della deviazione angolare Δα misurata tra due punti M e M′ della superficie del vetro la cui distanza è tale che le loro proiezioni in un piano perpendicolare alla direzione di osservazione sono separate da una distanza data Δx (cfr. la figura 6).

Una deviazione in senso antiorario sarà considerata positiva, mentre una deviazione in senso orario sarà considerata negativa.

9.2.1.1.3.

Distorsione ottica in un punto M: distorsione ottica massima per tutte le direzioni M-M' a partire dal punto M.

Figura 6

Rappresentazione schematica della distorsione ottica

Image 37

Note:

Δα = α1 – α2,

è la distorsione ottica nella direzione M-M′.

Δx = MC

è la distanza tra due rette parallele alla direzione di osservazione e passanti per i punti M e M′.

9.2.1.2.   Apparecchiatura

Questo metodo è basato sulla proiezione sullo schermo di visualizzazione di una diapositiva (sagoma) opportuna attraverso il vetro di sicurezza sottoposto alla prova. La modifica della forma dell'immagine proiettata, provocata dall'inserimento del vetro sul percorso luminoso, dà una misura della distorsione ottica.

L'apparecchiatura si compone dei seguenti elementi disposti come indicato in figura 9.

9.2.1.2.1.

Proiettore di buona qualità con sorgente luminosa puntiforme a forte intensità, avente, ad esempio, le seguenti caratteristiche:

 

distanza focale almeno 90 mm;

 

apertura circa 1/2,5;

 

lampadina alogena al quarzo da 150 W (in caso di utilizzo senza filtro);

 

lampadina alogena al quarzo da 250 W (in caso di utilizzo con filtro verde).

Il dispositivo di proiezione è rappresentato schematicamente nella figura 7. Un diaframma del diametro di 8 mm deve essere posto a circa 10 mm dalla lente dell'obiettivo.

Figura 7

Disposizione ottica del proiettore

Image 38

9.2.1.2.2.

Diapositive (sagome) costituite, ad esempio, da un reticolo di cerchi chiari su fondo scuro (cfr. la figura 8). Le diapositive devono essere di ottima qualità e presentare un buon contrasto per consentire misurazioni con un errore inferiore al 5 %.

In mancanza del vetro di sicurezza da sottoporre alla prova, le dimensioni dei cerchi devono essere tali da formare sullo schermo, quando vengono proiettati, un reticolo di cerchi del diametro di

Formula
dove Δx = 4 mm (cfr. le figure 6 e 9).

Figura 8

Dettaglio ingrandito della diapositiva

Image 39

Figura 9

Disposizione dell'apparecchiatura per la prova di distorsione ottica

Image 40

R1

=

4 m

R2

=

da 2 a 4 m (4 m è da preferire)

9.2.1.2.3.

Supporto, di preferenza tale da consentire spostamenti verticali e orizzontali, nonché una rotazione del vetro di sicurezza.

9.2.1.2.4.

Sagoma di controllo per misurare le modifiche delle dimensioni quando si richieda una valutazione rapida. Una forma adeguata è rappresentata in figura 10.

Figura 10

Esempio di sagoma di controllo adeguata

Image 41

9.2.1.3.   Procedura

9.2.1.3.1.   Disposizioni generali

Montare il vetro di sicurezza sul supporto (paragrafo 9.2.1.2.3) con l'angolo d'inclinazione prescritto. Proiettare la diapositiva di prova attraverso la superficie in esame. Ruotare il vetro o spostarlo in direzione orizzontale o verticale per esaminare l'intera superficie prescritta.

9.2.1.3.2.   Valutazione con l'uso di una sagoma di controllo

Se basta una valutazione rapida, con una precisione non superiore al 20 %, il valore A (cfr. la figura 10) è calcolato a partire dal valore limite ΔαL per la modifica della deviazione e dal valore R2 quale distanza tra il vetro di sicurezza e lo schermo di proiezione:

A = 0,145 ΔαL – R2

La relazione tra la modifica del diametro dell'immagine proiettata Δd e la modifica della deviazione angolare Δα è data dalla formula:

Δd = 0,29 Δα · R2

dove

Δ

dè espressa in millimetri,

A

è espressa in millimetri,

ΔαL

è espressa in minuti di arco,

Δα

è espressa in minuti di arco,

R2

è espresso in metri.

9.2.1.3.3.   Misurazione con dispositivo fotoelettrico

Se è richiesta una misurazione con una precisione superiore al 10 % del valore limite, il valore Δd è misurato sull'asse di proiezione e il valore della larghezza del punto luminoso è fissato nel punto in cui la luminanza è 0,5 volte la luminanza massima dello spot.

9.2.1.4.   Espressione dei risultati

Si determina la distorsione ottica dei vetri di sicurezza misurando Δd in tutti i punti della superficie e in tutte le direzioni per trovare Δd max.

9.2.1.5.   Altro metodo

È inoltre consentito il ricorso alla tecnica strioscopica quale variante delle tecniche di proiezione, a condizione che sia rispettata la precisione delle misure di cui ai paragrafi 9.2.1.3.2 e 9.2.1.3.3.

9.2.1.6.   La distanza Δx deve essere 4 mm.

9.2.1.7.   Il parabrezza deve essere montato con l'angolo d'inclinazione corrispondente a quello del montaggio sul veicolo.

9.2.1.8.   L'asse di proiezione nel piano orizzontale deve essere mantenuto in una posizione praticamente perpendicolare al tracciato del parabrezza in detto piano.

9.2.2.   Le misure devono essere eseguite:

9.2.2.1.

per i veicoli della categoria M1 nella zona di prova A che si estende sino al piano mediano del veicolo e nella parte del parabrezza simmetrica al piano longitudinale mediano del veicolo e anche nella zona di prova B ridotta, conformemente al paragrafo 2.4 dell'allegato 18.

9.2.2.2.

Per i veicoli delle categorie M e N diverse da M1:

a)

nella zona I come definita al paragrafo 9.2.5.2 del presente allegato per i veicoli delle categorie M2, M3, N2 e N3;

b)

nella zona di prova I come definita al paragrafo 9.2.5.2 del presente allegato o nella zona di prova A che si estende sino al piano mediano del veicolo e nella parte del parabrezza simmetrica al piano longitudinale mediano del veicolo e anche nella zona di prova B ridotta, conformemente al paragrafo 2.4 dell'allegato 18 per i veicoli della categoria N1.

9.2.2.3.

per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere per i quali non è possibile determinare la zona I, nella zona I' come definita al paragrafo 9.2.5.3 del presente allegato.

9.2.2.4.

Tipo di veicolo

La prova deve essere ripetuta se il parabrezza deve essere montato su un tipo di veicolo il cui campo di visibilità anteriore è diverso da quello del tipo di veicolo per il quale il parabrezza è già stato omologato.

9.2.3.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

9.2.3.1.   Natura del materiale

Cristallo levigato

Cristallo flottato

Vetro tirato

1

1

2

9.2.3.2.   Altre caratteristiche secondarie

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

9.2.4.   Numero di campioni

Sottoporre a prova quattro campioni.

9.2.5.   Definizioni delle zone

9.2.5.1.

Le zone A e B dei parabrezza per i veicoli delle categorie M1 e N1 sono definite nell'allegato 18 al presente regolamento.

9.2.5.2.

Le zone dei parabrezza per i veicoli delle categorie M e N diverse da M1 sono definite in base a:

9.2.5.2.1.

il punto oculare, vale a dire il punto situato 625 mm sopra il punto R del sedile del conducente nel piano verticale parallelo al piano longitudinale mediano del veicolo al quale è destinato il parabrezza e passante per l'asse del volante. Il punto oculare verrà d'ora innanzi indicato come «0»;

9.2.5.2.2.

la retta OQ, che è la retta orizzontale passante per il punto oculare 0 e perpendicolare al piano longitudinale mediano del veicolo.

9.2.5.2.3.

La zona I è la zona del parabrezza delimitata all'intersezione del parabrezza con i seguenti quattro piani:

P1 —

un piano verticale passante per il punto 0 che forma un angolo di 15° alla sinistra del piano longitudinale mediano del veicolo,

P2 —

un piano verticale simmetrico a P1 rispetto al piano longitudinale mediano del veicolo.

Se questa costruzione è impossibile (per esempio, per l'assenza di un piano longitudinale mediano di simmetria) si assume come P2 il piano simmetrico a P1 rispetto al piano longitudinale del veicolo passante per il punto 0,

P3 —

un piano contenente la retta OQ e che forma un angolo di 10° al di sopra del piano orizzontale,

P4 —

un piano contenente la retta OQ e che forma un angolo di 8° al di sotto del piano orizzontale.

9.2.5.3.

Per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere per i quali non è possibile determinare la zona I, la zona I' sarà l'intera superficie del parabrezza.

9.2.6.   Interpretazione dei risultati

Un tipo di parabrezza sarà considerato soddisfacente dal punto di vista della distorsione ottica, se nei quattro campioni sottoposti a prova la distorsione ottica non supera i valori riportati nella tabella a seguire per ciascuna zona.

Categoria di veicolo

Zona

Valori massimi di distorsione ottica

M1 e N1

A — estesa conformemente al paragrafo 9.2.2.1

2' di arco

B — ridotta conformemente al paragrafo 2.4 dell'allegato 18

6' di arco

Categorie M e N diverse da M1

I

2' di arco

Altre categorie di veicoli

I'

2' di arco

9.2.6.1.

Per i veicoli delle categorie M e N non si devono eseguire misure in una zona periferica larga 25 mm.

9.2.6.2.

Per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere non si devono eseguire misure in una zona periferica larga 100 mm.

9.2.6.3.

Nel caso di parabrezza divisi in due, non si devono eseguire misure in una fascia di 35 mm dal bordo del vetro adiacente al montante.

9.2.6.4.

Per tutte le sezioni della zona I o della zona A che si trovano a meno di 100 mm dal bordo del parabrezza è consentito un valore massimo di 6' di arco.

9.2.6.5.

Lievi scostamenti dalle prescrizioni sono tollerati nella zona di prova ridotta B, conformemente al paragrafo 2.4. dell'allegato 18, a condizione che siano localizzati e menzionati nel verbale.

9.3.   Prova di separazione dell'immagine secondaria

9.3.1.   Campo di applicazione

Sono riconosciuti due metodi di prova:

 

metodo di prova al bersaglio,

 

metodo di prova al collimatore.

All'occorrenza queste prove possono essere utilizzate ai fini dell'omologazione, del controllo di qualità o della valutazione del prodotto.

9.3.1.1.   Prova al bersaglio

9.3.1.1.1.   Apparecchiatura

Questo metodo si basa sull'esame di un bersaglio illuminato attraverso il vetro di sicurezza. Il bersaglio può essere concepito in modo che la prova possa essere eseguita con un semplice metodo «passa, non passa».

Di preferenza, il bersaglio deve essere di uno dei seguenti due tipi:

a)

un bersaglio anulare illuminato il cui diametro esterno D sottende un angolo di n minuti di arco in un punto situato a × metri [figura 11 a)]; o

b)

un bersaglio «corona e spot» illuminato, di dimensioni tali che la distanza D fra un punto situato sul bordo dello spot ed il punto più vicino all'interno della corona sottende un angolo di n minuti di arco in un punto situato a x metri [figura 11 b)], dove

n è il valore limite della separazione dell'immagine secondaria;

x è la distanza tra vetro di sicurezza e bersaglio (almeno 7 m),

D è dato dalla formula: D = x. tg n

Il bersaglio illuminato è composto da una scatola luminosa, delle dimensioni di 300 × 300 × 150 mm circa, la cui parte anteriore è realizzata generalmente con un vetro ricoperto di carta nera opaca o di pittura nera opaca.

La scatola deve essere illuminata da una sorgente luminosa adatta. L'interno della scatola deve essere dipinto di vernice bianca opaca. Può essere opportuno utilizzare altre forme di bersaglio, ad esempio quella rappresentata nella figura 14. È anche possibile sostituire il bersaglio con un dispositivo di proiezione ed esaminare su uno schermo le immagini che ne risultano.

9.3.1.1.2.   Procedura

Il vetro di sicurezza deve essere montato con l'angolo d'inclinazione prescritto su un supporto opportuno in modo che l'osservazione venga eseguita sul piano orizzontale che passa per il centro del bersaglio. La scatola luminosa deve essere osservata in un locale buio o semibuio. Devono essere esaminate tutte le parti del vetro di sicurezza per individuare la presenza di qualsiasi immagine secondaria associata al bersaglio illuminato. Il vetro di sicurezza deve essere ruotato in modo da mantenere la direzione corretta di osservazione. Per questo esame può essere utilizzato un cannocchiale.

9.3.1.1.3.   Espressione dei risultati

Determinare se:

utilizzando il bersaglio (a) [cfr. la figura 11 a)], le immagini primarie e secondarie del cerchio si separano, vale a dire se è superato il valore limite di n oppure

utilizzando il bersaglio (b) [cfr. la figura 11 b)], l'immagine secondaria dello spot passa oltre il punto di tangenza con il bordo interno del cerchio, vale a dire se è superato il valore limite di n.

Figura 11

Dimensioni dei bersagli

Image 42

Figura 12

Disposizione dell'apparecchiatura

Image 43

Figura 13

Apparecchiatura per la prova al collimatore

Image 44

(1)

Lampadina

(2)

Condensatore, apertura > 8,6 mm

(3)

Schermo di vetro smerigliato, apertura > di quella del condensatore

(4)

Filtro colorato con foro centrale del diametro = 0,3 mm, diametro > 8,6 mm

(5)

Piastra con coordinate polari, diametro > 8,6 mm

(6)

Lente acromatica, f ≥ 86 mm, apertura = 10 mm

(7)

Lente acromatica, f ≥ 86 mm, apertura = 10 mm

(8)

Punto nero, diametro ≈ 0,3 mm

(9)

Lente acromatica, f = 20 mm, apertura < 10 mm

9.3.1.2.   Prova al collimatore

All'occorrenza si può applicare la procedura descritta nel presente punto.

9.3.1.2.1.   Apparecchiatura

L'apparecchiatura è composta da un collimatore e da un cannocchiale e può essere realizzata come indicato nella figura 13. Si può però utilizzare anche qualsiasi altro sistema ottico equivalente.

9.3.1.2.2.   Procedura

Il collimatore forma all'infinito l'immagine di un sistema in coordinate polari con un punto luminoso al centro (cfr. la figura 14).

Nel piano focale del cannocchiale di osservazione un piccolo punto opaco, di diametro leggermente superiore a quello del punto luminoso proiettato, è posto sull'asse ottico occultando così il punto luminoso.

Quando una provetta che presenta un'immagine secondaria è posta tra il cannocchiale ed il collimatore, è visibile ad una certa distanza al centro del sistema di coordinate polari un secondo punto luminoso di minore intensità. La separazione dell'immagine secondaria si può considerare rappresentata dalla distanza tra i due punti luminosi osservata al cannocchiale d'osservazione (cfr. la figura 14). (La distanza tra il punto nero ed il punto luminoso al centro del sistema di coordinate polari rappresenta la deviazione ottica.)

9.3.1.2.3.   Espressione dei risultati

Si esamina anzitutto il vetro di sicurezza con un metodo semplice per determinare la zona che dà l'immagine secondaria più forte. Successivamente, si esamina tale zona con il collimatore con l'angolo di incidenza appropriato e si misura la separazione massima dell'immagine secondaria.

9.3.1.3.   La direzione d'osservazione nel piano orizzontale deve essere mantenuta approssimativamente normale al tracciato del parabrezza su detto piano.

9.3.2.   Le misure devono essere eseguite nelle zone definite al precedente paragrafo 9.2.2. secondo le categorie di veicoli.

9.3.2.1.   Tipo di veicolo

La prova deve essere ripetuta se il parabrezza è destinato ad essere montato su un tipo di veicolo il cui campo di visibilità anteriore è diverso da quello del tipo di veicolo per il quale il parabrezza è già stato omologato.

9.3.3.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

9.3.3.1.   Natura del materiale

Cristallo levigato

Cristallo flottato

Vetro tirato

1

1

2

9.3.3.2.   Altre caratteristiche secondarie

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

9.3.4.   Numero di campioni

Sottoporre a prova quattro campioni.

Figura 14

Esempio di osservazione con il metodo di prova al collimatore

Image 45

9.3.5.   Interpretazione dei risultati

Un tipo di parabrezza si considera soddisfacente dal punto di vista della separazione dell'immagine secondaria se nei quattro campioni sottoposti a prova la separazione delle immagini primaria e secondaria non supera per ogni zona i seguenti valori massimi:

Categoria di veicolo

Zona

Valori massimi della separazione delle immagini primaria e secondaria

M1 e N1

A — estesa conformemente al paragrafo 9.2.2.1.

15' di arco

B — ridotta conformemente al paragrafo 2.4. dell'allegato 18

25' di arco

Categorie M e N diverse da M1

I

15' di arco

Altre categorie di veicoli

I'

15' di arco

9.3.5.1.

Per i veicoli delle categorie M e N non si devono eseguire misure in una zona periferica larga 25 mm.

9.3.5.2.

Per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere non si devono eseguire misure in una zona periferica larga 100 mm.

9.3.5.3.

Nel caso di parabrezza divisi in due, non si devono eseguire misure in una fascia di 35 mm dal bordo del vetro adiacente al montante.

9.3.5.4.

Per tutte le sezioni della zona I o della zona A che si trovano a meno di 100 mm dal bordo del parabrezza è consentito un valore massimo di 25' di arco.

9.3.5.5.

Lievi scostamenti dalle prescrizioni sono tollerati nella zona di prova ridotta B, conformemente al paragrafo 2.4. dell'allegato 18, a condizione che siano localizzati e menzionati nel verbale.

9.4.   Prova di identificazione dei colori

Quando un parabrezza è colorato nelle zone definite ai paragrafi 9.2.5.1, 9.2.5.2 o 9.2.5.3., si verifica su quattro parabrezza la possibilità di identificazione dei seguenti colori:

bianco, giallo selettivo, rosso, verde, blu, giallo ambra.

10.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALLA COMBUSTIONE (RESISTENZA AL FUOCO)

10.1.   Oggetto e campo d'applicazione

Questo metodo consente di determinare la velocità di combustione orizzontale dei materiali utilizzati nell'abitacolo degli autoveicoli (ad esempio, autovetture private, autocarri (camion), giardinette, pullman) dopo essere stati esposti all'azione di una piccola fiamma.

Questo metodo permette di controllare i materiali e gli elementi di rivestimento interno dei veicoli, singolarmente o combinati, sino a uno spessore di 13 mm. Esso è utilizzato per valutare l'uniformità dei lotti di produzione di questi materiali dal punto di vista del comportamento alla combustione.

Date le numerose differenze tra le situazioni reali e le precise condizioni di prova specificate nel presente metodo (applicazione e orientamento all'interno del veicolo, condizioni di utilizzo, origine delle fiamme, ecc.), quest'ultimo non può essere considerato adatto alla valutazione di tutte le caratteristiche di combustione di un veicolo reale.

10.2.   Definizioni

10.2.1.

Velocità di combustione: il quoziente tra la distanza combusta, misurata con questo metodo, e il tempo necessario alla fiamma per percorrere detta distanza. Essa si esprime in millimetri al minuto.

10.2.2.

Materiale composito: un materiale costituito da più strati di materiali simili o differenti, agglomerati mediante cementazione, collaggio, incorporazione, saldatura, ecc.

I materiali non sono considerati compositi se l'assemblaggio presenta discontinuità (ad esempio cucitura, punti di saldatura ad alta frequenza, rivettatura, ecc.) che consentono il prelievo di singoli campioni conformemente al paragrafo 10.5 a seguire.

10.2.3.

Faccia esposta: la superficie rivolta verso l'abitacolo quando il materiale è installato sul veicolo.

10.3.   Principio

Un campione è disposto orizzontalmente in un supporto a forma di U ed esposto per 15 s all'azione di una fiamma definita di debole energia in una camera di combustione ove la fiamma agisce sul bordo libero del campione. La prova permette di determinare se e quando si spegne la fiamma oppure il tempo necessario alla stessa per percorrere una distanza misurata.

10.4.   Apparecchiatura

10.4.1.   Camera di combustione (figura 15), preferibilmente di acciaio inossidabile, avente le dimensioni indicate nella figura 16.

La facciata anteriore di questa camera comprende una finestra di osservazione incombustibile che può coprire l'intera facciata anteriore e che può servire da pannello di accesso.

Il lato inferiore della camera presenta fori di ventilazione e la parte superiore ha una fessura di aerazione perimetrale. La camera poggia su quattro piedi alti 10 mm. Su uno dei lati, la camera può presentare un orifizio per l'introduzione del supporto del campione contenente il campione stesso; dall'altro lato, un'apertura lascia passare il tubo di adduzione del gas. La materia fusa è raccolta in una vaschetta (cfr. la figura 17) disposta sul fondo della camera tra i fori di ventilazione senza coprirli.

Figura 15

Esempio di camera di combustione con supporto del campione e vaschetta

Image 46

10.4.2.   Supporto del campione costituito da due lastre di metallo a forma di U o da telai di materiale resistente alla corrosione. Le dimensioni sono indicate nella figura 18.

La lastra inferiore reca dei perni, in corrispondenza dei quali vi sono dei fori nella lastra superiore, in modo da permettere un fissaggio sicuro del campione. I perni servono anche da riferimento per la misurazione dell'inizio e della fine della distanza di combustione.

Deve essere fornito un appoggio costituito da fili resistenti al calore del diametro di 0,25 mm, tesi attraverso la lastra inferiore del supporto del campione ad intervalli di 25 mm (cfr. la figura 19).

La parte inferiore del campione deve trovarsi 178 mm sopra la lastra di fondo. La distanza tra il bordo del supporto del campione e l'estremità della camera deve essere di 22 mm; la distanza tra i bordi longitudinali del supporto del campione ed i lati della camera deve essere di 50 mm (tutte le misure sono prese all'interno) (cfr. le figure 15 e 16).

10.4.3.   Bruciatore a gas

La piccola sorgente delle fiamme è rappresentata da un becco Bunsen del diametro interno di 9,5 mm. Questo è disposto nella camera di combustione in modo che il centro dell'ugello venga a trovarsi 19 mm sotto il centro del bordo inferiore del lato aperto del campione (cfr. la figura 16).

10.4.4.   Gas di prova

Il gas fornito al becco deve avere un potere calorifico di circa 38 MJ/m3 (ad esempio gas naturale).

10.4.5.   Pettine di metallo della lunghezza di almeno 110 mm e munito di sette o otto denti a punta arrotondata ogni 25 mm.

Figura 16

Esempio di camera di combustione

Image 47

Figura 17

Esempio di vaschetta

Image 48

Figura 18

Esempio di supporto del campione

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Figura 19

Esempio di sezione del telaio a forma di U, con la parte inferiore predisposta per i fili di supporto

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10.4.6.   Cronometro con una precisione di 0,5 s.

10.4.7.   Cappa

La camera di combustione può essere posta in una cappa per laboratorio a condizione che il volume interno di quest'ultima sia almeno 20 volte e al massimo 110 volte più grande del volume della camera di combustione e che nessuna delle dimensioni della cappa (altezza, larghezza o profondità) superi di oltre 2,5 volte una delle altre due.

Prima della prova si misura la velocità verticale dell'aria nella cappa di laboratorio 100 mm davanti e dietro lo spazio previsto per la camera di combustione. Essa deve essere compresa tra 0,10 e 0,30 m/s, in modo da evitare che l'operatore sia infastidito dai prodotti di combustione. È possibile utilizzare una cappa a ventilazione naturale con una adeguata velocità dell'aria.

10.5.   Campioni

10.5.1.   Forma e dimensioni

La forma e le dimensioni dei campioni sono indicate nella figura 20. Lo spessore del campione corrisponde allo spessore del prodotto da sottoporre a prova, ma non deve superare 13 mm. Se il campione lo consente, la sua sezione deve essere costante sull'intera lunghezza. Se la forma e le dimensioni di un prodotto non permettono il prelievo di un campione delle dimensioni prescritte si devono rispettare le seguenti dimensioni minime:

a)

per i campioni di larghezza compresa fra 3 e 60 mm, la lunghezza deve essere 356 mm. In questo caso il materiale è sottoposto alla prova nel senso della larghezza del prodotto;

b)

per i campioni di larghezza compresa tra 60 e 100 mm, la lunghezza deve essere di almeno 138 mm. In questo caso, la distanza di combustione possibile corrisponde alla lunghezza del campione e la sua misurazione inizia dal primo punto di misurazione;

c)

i campioni di larghezza inferiore a 60 mm e di lunghezza inferiore a 356 mm, nonché i campioni di larghezza compresa tra 60 e 100 mm e di lunghezza inferiore a 138 mm ed i campioni di larghezza inferiore a 3 mm non possono essere sottoposti alla prova con questo metodo.

Figura 20

Campione

Image 51

10.5.2.   Campionamento

Dal materiale da sottoporre alla prova devono essere prelevati almeno 5 campioni. Nei materiali che presentano una velocità di combustione diversa a seconda della direzione del materiale (il che è determinato con prove preliminari) devono essere prelevati cinque (o più) campioni e posti nell'apparecchio di prova in modo da consentire la misurazione della velocità di combustione più elevata.

Se il materiale è fornito tagliato in larghezze determinate, deve essere tagliata una lunghezza di almeno 500 mm sull'intera larghezza. Alcuni campioni devono essere prelevati dal pezzo ad una distanza di almeno 100 mm dal bordo del materiale ed alla stessa distanza tra loro.

Se la forma del prodotto lo consente, i campioni devono essere prelevati allo stesso modo dai prodotti finiti. Se lo spessore del prodotto supera 13 mm, lo si deve ridurre a 13 mm con un procedimento meccanico dal lato opposto a quello rivolto verso l'abitacolo.

I materiali compositi (cfr. il paragrafo 10.2.2) devono essere sottoposti alla prova come se fossero un pezzo omogeneo.

Nel caso di strati sovrapposti di materiali diversi non considerati compositi, ogni strato di materiale compreso in una profondità di 13 mm a partire dalla superficie rivolta verso l'abitacolo deve essere sottoposto alla prova separatamente.

10.5.3.   Condizionamento

I campioni devono essere mantenuti per almeno 24 ore ed al massimo per 7 giorni ad una temperatura di 23 ± 2 oC con un'umidità relativa di 50 ± 5 % e restare in tali condizioni sino al momento della prova.

10.6.   Procedura

10.6.1.

I campioni con superficie rivestita di panno o imbottita vengono posti su una superficie piana e pettinati due volte contro pelo con il pettine (paragrafo 10.4.5).

10.6.2.

Il campione viene posto nell'apposito supporto (paragrafo 10.4.2.) in modo da presentare alla fiamma i lati rivolti verso il basso.

10.6.3.

Si regola la fiamma del gas ad un'altezza di 38 mm mediante il riferimento indicato sulla camera di combustione con la presa d'aria del becco chiusa. Prima di iniziare le prove la fiamma deve essere stata stabilizzata per almeno un minuto.

10.6.4.

Si spinge il supporto del campione nella camera di combustione in modo che l'estremità del campione sia esposta alla fiamma e dopo 15 s si interrompe l'arrivo del gas.

10.6.5.

La misurazione del tempo di combustione inizia nell'istante in cui il punto di attacco della fiamma supera il primo punto di misurazione. Si osserva la propagazione della fiamma sul lato che brucia più rapidamente (lato superiore o inferiore).

10.6.6.

La misurazione del tempo di combustione termina quando la fiamma raggiunge l'ultimo punto di misurazione o quando la fiamma si spegne prima di raggiungere detto punto. Se la fiamma non raggiunge l'ultimo punto di misurazione, si misura la distanza combusta sino al punto di estinzione della fiamma. La distanza combusta è la parte decomposta del campione, distrutta dalla combustione in superficie o all'interno.

10.6.7.

Se il campione non si accende o se non continua a bruciare dopo l'estinzione del bruciatore oppure se la fiamma si spegne prima di aver raggiunto il primo punto di misurazione, non permettendo così di misurare la durata di combustione, nel verbale di prova si indica che la velocità di combustione è di 0 mm/min.

10.6.8.

Nel corso di una serie di prove e di prove ripetute, ci si deve accertare che la camera di combustione e il supporto del campione abbiano una temperatura massima di 30 oC prima dell'inizio della prova.

10.7.   Calcolo

La velocità di combustione B, in millimetri per minuto, è data dalla formula:

B = s/t × 60

dove:

 

s è la lunghezza, in millimetri, della distanza combusta;

 

t è la durata di combustione, in secondi, per la distanza s.

10.8.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Le caratteristiche secondarie non intervengono.

10.9.   Interpretazione dei risultati

10.9.1.

I vetri di sicurezza con plastica (paragrafo 2.3 del presente regolamento) e le lastre di sicurezza di vetro-plastica (paragrafo 2.4 del presente regolamento) sono da considerarsi soddisfacenti dal punto di vista della prova di resistenza al fuoco se la velocità di combustione non supera i 250 mm/min.

10.9.2

Le vetrature di plastica rigida (paragrafo 2.5.1 del presente regolamento), le vetrature di plastica flessibile (paragrafo 2.5.2 del presente regolamento) e le unità a vetratura doppia di plastica rigida sono da considerarsi soddisfacenti dal punto di vista della prova di resistenza al fuoco se la velocità di combustione non supera i 110 mm/min.

11.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

11.1.   Agenti chimici utilizzati per la prova

11.1.1.

Soluzione non abrasiva di sapone: 1 per cento in peso di oleato di potassio in acqua deionizzata;

11.1.2.

detergente per vetri: soluzione acquosa di isopropanolo e di etere monometile glicole dipropilenico, ciascuno in concentrazione compresa tra 5 e 10 % in peso e di idrossido di ammonio in concentrazione compresa tra 1 e 5 % in peso;

11.1.3.

alcool denaturato non diluito: una parte in volume di alcool metilico in 10 parti in volume di alcool etilico;

11.1.4.

benzina o benzina di riferimento equivalente: miscela del 50 % in volume di toluene, del 30 % in volume di 2.2.4-trimetilpentano, del 15 % in volume di 2.4.4-trimetil-1-pentene e del 5 % in volume di alcool etilico;

NB: La composizione della benzina usata deve essere menzionata nel verbale;

11.1.5.

cherosene di riferimento: miscela del 50 % in volume di n-ottano e del 50 % in volume di n-decano.

11.2.   Metodo di prova

11.2.1.   Prova di immersione

Con ciascuno degli agenti chimici specificati al precedente paragrafo 11.1. si devono testare due provette di 180 × 25 mm, utilizzando una nuova provetta per ciascuna prova e ciascun prodotto detergente.

Prima di ciascuna prova, le provette devono essere pulite seguendo le istruzioni del fabbricante e poi tenute per 48 ore ad una temperatura di 23 oC ± 2 oC e ad un'umidità relativa del 50 % ± 5 %. Queste condizioni devono essere mantenute durante le prove.

Le provette devono essere completamente immerse nel liquido di prova, mantenute immerse per un minuto, ritirate e immediatamente asciugate con un panno di cotone assorbente (pulito).

11.2.2.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione dell'intercalare o del rivestimento di materia plastica

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

11.2.3.   Interpretazione dei risultati

11.2.3.1.

La prova di resistenza agli agenti chimici è considerata superata se la provetta non presenta rammollimenti, appiccicosità, incrinature o perdita apparente di trasparenza.

11.2.3.2.

Una serie di provette è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza agli agenti chimici se si verifica una delle due condizioni a seguire:

11.2.3.2.1.

tutte le prove hanno dato un risultato positivo;

11.2.3.2.2.

Se una prova ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultato positivo.

11.2.4.   Procedura di prova sotto carico

11.2.4.1.

Il campione deve essere sostenuto semplicemente come un braccio di leva orizzontale da un supporto fisso a un'estremità, di modo che tutta la sua larghezza poggi su uno spigolo vivo (punto di appoggio) situato a 51 mm dal supporto fisso all'estremità. Sospendere un peso dalla parte libera del campione a una distanza di 102 mm dal punto di appoggio, come illustrato nella figura 21 a seguire.

Figura 21

Posizionamento del campione

Image 52

11.2.4.2.

La massa del peso deve essere di 28,7 t2 g dove t è lo spessore del campione in mm. Lo sforzo risultante sulla faccia esterna del campione è di circa 6,9 Mpa.

Esempio: per un campione largo 3 mm posizionato orizzontalmente tra un'estremità fissa rivolta verso il basso e un punto d'appoggio rivolto verso l'alto, separati da 51 mm, il carico verso il basso applicato a 102 mm dal punto di appoggio deve essere 258 g.

11.2.4.3.

Mentre il campione è sottoposto a sforzo, si deve applicare uno degli agenti chimici prescritti sulla superficie superiore del campione sopra il punto di appoggio. L'agente chimico deve essere applicato con una spazzola morbida larga 13 mm, che va inumidita prima di ogni passata. Passare la spazzola dieci volte ad intervalli di 1 s per tutta la larghezza del campione, evitando l'estremità e i bordi (cfr. la figura 22).

Figura 22

Metodo di applicazione degli agenti chimici sul campione

Image 53

11.2.5.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

 

Incolore

Colorato

Colorazione del rivestimento di materia plastica o della vetratura di plastica

1

2

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

11.2.6.   Interpretazione dei risultati

11.2.6.1.

La prova di resistenza agli agenti chimici è considerata superata se la provetta non presenta rammollimenti, appiccicosità, incrinature o perdita apparente di trasparenza.

11.2.6.2.

Una serie di provette è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza agli agenti chimici se si verifica una delle condizioni a seguire:

11.2.6.2.1.

tutte le prove hanno dato un risultato positivo;

11.2.6.2.2.

se una prova ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultato positivo.

12.   PROVA DI FLESSIBILITÀ E DI PIEGAMENTO

12.1.   Campo di applicazione

L'obiettivo di questa prova è determinare se una materia plastica è da classificarsi nella categoria della plastica rigida o della plastica flessibile.

12.2.   Metodo di prova

Dal materiale dello spessore nominale richiesto, tagliare un campione rettangolare piatto lungo 300 mm e largo 25 mm e fissarlo orizzontalmente su di un dispositivo di fissaggio in modo che si estenda liberamente per 275 mm oltre il dispositivo. Utilizzare un dispositivo adatto per sostenere orizzontalmente l'estremità libera fino a che la prova ha inizio. Sessanta secondi dopo aver rimosso questo supporto, riportare la deviazione verticale dell'estremità libera in mm. Se tale deviazione supera i 50 mm, si deve eseguire una prova di piegamento di 180°. Il campione è piegato sommariamente, dopo di che è piegato attorno ad un foglio di lamiera dello spessore di 0,5 mm in modo da aderirvi su ambo i lati.

12.3.   Condizioni di prova

Temperatura

:

20 °C ± 2 °C

Umidità relativa

:

60 % ± 5 %

12.4.   Prescrizioni

La deviazione verticale deve superare i 50 mm per la plastica flessibile e, 10 secondi dopo il piegamento a 180°, il materiale non deve presentare alcuna traccia di fessurazione nel punto di piegamento (cfr. la figura 23).

13.   PROVA DI QUADRETTATURA

13.1   Campo di applicazione

Questa prova, grazie ad un metodo semplice, consente di determinare l'adesione dei rivestimenti alla superficie del vetro. Essa consente inoltre di valutare la fragilità e altre caratteristiche di resistenza del vetro.

13.2.   Apparecchiatura

Utensile da taglio con 6 lame poste ad 1 mm l'una dall'altra. Una lente con un potere d'ingrandimento di 2 volte per esaminare i campioni sottoposti a quadrettatura (cfr. la figura 24).

Figura 23

Disposizione dell'apparecchiatura per la prova di flessibilità

Image 54

Figura 24

Utensile con 6 lame

Image 55

13.3.   Metodo di prova

Praticare 6 incisioni in senso orizzontale nel rivestimento fino alla superficie del vetro e altre sei perpendicolari alle prime in modo da ottenere una griglia con 25 quadrati (quadrettatura).

Manovrare l'utensile da taglio in modo costante ad una velocità dai 2 ai 5 cm/s per ottenere incisioni che raggiungano la superficie del vetro senza penetrare troppo in profondità.

Praticare le incisioni in modo che le due teste d'incisione principali poste all'estremità dell'utensile tocchino la superficie in modo uniforme. Dopo la prova, esaminare le incisioni con una lente d'ingrandimento per controllare che raggiungano la superficie del vetro. Ripetere la prova mettendo il campione in almeno due posizioni diverse. Dopo aver praticato le incisioni, spazzolarle 5 volte trasversalmente in entrambe le direzioni esercitando una leggera pressione. Utilizzare una spazzola manuale con setole di poliammide.

13.4.   Interpretazione dei risultati

Esaminare la quadrettatura ottenuta con una lente d'ingrandimento. Se i bordi delle incisioni sono perfettamente lisci e il rivestimento non si è staccato in nessun punto, si attribuirà un indice di quadrettatura Gt0. Se si sono staccati piccoli frammenti nel punto d'intersezione delle incisioni e se la superficie esposta corrisponde a circa il 5 % della zona quadrettata, si attribuirà un indice di quadrettatura di Gt1.

A eventuali superfici esposte più ampie si attribuirà un indice di quadrettatura da Gt2 a Gt5.

INDICE DI QUADRETTATURA

SUPERFICIE ESPOSTA DELLA ZONA QUADRETTATA

Gt2

tra 5 e 15 %

Gt3

tra 15 e 35 %

Gt4

tra 35 e 65 %

Gt5

oltre il 65 %


(1)  Un'apparecchiatura idonea di questo tipo è prodotta da Teledyne Taber (USA).

(2)  Rotelle idonee di questo tipo sono prodotte da Teledyne Taber (USA).

(3)  Ad esempio Atlas serie Ci, Heraeus serie Xenotest o Suga serie Wel-X.

(4)  Ad esempio Corning 7 740 Pyrex o Heraeus Suprax.

(5)  Si considera radiazione ultravioletta totale qualsiasi radiazione con una lunghezza d'onda inferiore a 400 Nm.

(6)  Commissione internazionale per l'illuminazione.

(7)  Come definiti nell’allegato 7 della risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3) (documento TRANS/WP.29/78/Rev.1/Amend.2, modificato da ultimo dall’emendamento 4).


ALLEGATO 4

PARABREZZA DI VETRO TEMPERATO

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

I parabrezza di vetro temperato si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali;

1.1.2.

la forma e le dimensioni.

Per quanto concerne le prove relative alla frammentazione e alle proprietà meccaniche, si considera che i parabrezza di vetro temperato siano suddivisi in due gruppi:

1.1.2.1.

i parabrezza piani,

1.1.2.2.

i parabrezza curvi.

1.1.3.

Categoria di spessore in cui rientra lo spessore nominale «e», essendo ammessa una tolleranza di fabbricazione di ± 0,2 mm:

Categoria I

e ≤ 4,5 mm

Categoria II

4,5 mm < e ≤ 5,5 mm

Categoria III

5,5 mm < e ≤ 6,5 mm

Categoria IV

6,5 mm < e

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

la natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

la colorazione (incolore o colorato),

1.2.3.

l'incorporazione o meno di conduttori,

1.2.4.

l'incorporazione o meno di aree opache.

2.   PROVA DI FRAMMENTAZIONE

2.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

2.1.1.

Conta soltanto la natura del materiale.

2.1.2.

Si considera che il cristallo flottato o il vetro tirato abbiano lo stesso indice di difficoltà.

2.1.3.

Le prove di frammentazione devono essere ripetute quando si passa dal cristallo levigato al cristallo flottato o al vetro tirato e viceversa.

2.2.   Numero di campioni

Sono sottoposti alla prova sei campioni della serie avente la più piccola superficie di sviluppo e sei della serie avente la più grande superficie di sviluppo, scelti conformemente alle disposizioni dell'allegato 13.

2.3.   Differenti zone di vetro

Un parabrezza di vetro temperato deve comprendere due zone principali, FI e FII; esso può anche comprendere una zona intermedia, FIII. Queste zone sono così definite:

2.3.1.

Zona FI

:

zona perimetrale a fine frammentazione, larga almeno 7 cm, estendentesi lungo tutto il bordo del parabrezza e comprendente una fascia esterna, larga 2 cm, che non interviene nella valutazione dei risultati della prova;

2.3.2.

Zona FII

:

zona di visibilità a frammentazione variabile comprendente sempre una parte rettangolare di almeno 20 cm di altezza e 50 cm di lunghezza.

2.3.2.1.

Per i veicoli della categoria M1, il centro del rettangolo è situato entro un cerchio di 10 cm di raggio con centro sulla proiezione del punto medio del segmento V1–V2.

2.3.2.2.

Per i veicoli delle categorie M oppure N diversi da quelli della categoria M1, il centro del rettangolo è situato entro un cerchio di 10 cm di raggio con centro sulla proiezione del punto 0.

2.3.2.3.

Per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere, la posizione della zona di visibilità deve essere indicata nel verbale di prova.

2.3.2.4.

L'altezza del rettangolo di cui sopra può essere ridotta a 15 cm per i parabrezza di altezza inferiore a 44 cm.

2.3.3.

Zona FIII

:

zona intermedia di larghezza non superiore a 5 cm, situata tra le zone FI e FII.

2.4.   Metodo di prova

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 1. dell'allegato 3.

2.5.   Punti di impatto (cfr. l'allegato 17, figura 2).

2.5.1.

I punti di impatto sono scelti nel modo seguente:

Punto 1

:

nella parte centrale della zona FII, in un punto sottoposto a forte o debole tensione,

Punto 2

:

nella zona FIII, il più vicino possibile al piano verticale di simmetria della zona FII,

Punti 3 e 3'

:

a 3 cm dai bordi, su una delle mediane del campione; quando il vetro reca tracce di fissaggio, uno dei punti di rottura deve essere vicino al bordo recante traccia di fissaggio e l'altro vicino al bordo opposto,

Punto 4

:

nel punto in cui il raggio di curvatura è più piccolo, sulla mediana più lunga,

Punto 5

:

a 3 cm dal bordo del campione, nel punto in cui il raggio di curvatura è più piccolo a sinistra o a destra.

2.5.2.

Si esegue una prova di frammentazione in ciascuno dei punti 1, 2, 3, 3′, 4 e 5.

2.6.   Interpretazione dei risultati

2.6.1.   Una prova è considerata superata se la frammentazione soddisfa tutte le condizioni prescritte ai seguenti paragrafi 2.6.1.1, 2.6.1.2 e 2.6.1.3.

2.6.1.1.   Zona FI:

2.6.1.1.1.

Il numero di frammenti contenuti in un quadrato di 5 × 5 cm non è inferiore a 40 né superiore a 350 oppure, nel caso di un totale inferiore a 40, il numero di frammenti contenuti in un quadrato di 10 × 10 cm contenente il quadrato di 5 × 5 cm non è inferiore a 160.

2.6.1.1.2.

Per le esigenze di calcolo di cui sopra, i frammenti che sporgono da un lato del quadrato sono contati quali semiframmenti.

2.6.1.1.3.

La frammentazione non è verificata in una fascia di 2 cm di larghezza lungo l'intero perimetro dei campioni rappresentante l'incastro del vetro né in un raggio di 7,5 cm attorno al punto d'impatto.

2.6.1.1.4.

È ammesso un massimo di tre frammenti di superficie superiore a 3 cm2, a condizione che non se ne trovi più di uno in uno stesso cerchio di 10 cm di diametro.

2.6.1.1.5.

Sono ammessi frammenti di forma allungata, purché le loro estremità non siano acuminate e la loro lunghezza, salvo il caso previsto al seguente paragrafo 2.6.2.2, non superi 7,5 cm. Se detti frammenti raggiungono un bordo del vetro, essi non devono formare con quest'ultimo un angolo superiore a 45°.

2.6.1.2.   Zona FII:

2.6.1.2.1.

La visibilità residua dopo la frantumazione è verificata nella zona rettangolare definita al precedente paragrafo 2.3.2. In questo rettangolo, la superficie totale dei frammenti di più di 2 cm2 deve rappresentare almeno il 15 % della superficie del rettangolo. Tuttavia, se si tratta di parabrezza di altezza inferiore a 44 cm o il cui angolo di montaggio rispetto alla verticale è inferiore a 15°, la percentuale di visibilità deve essere almeno uguale al 10 % della superficie del rettangolo corrispondente.

2.6.1.2.2.

Nessun frammento deve avere una superficie superiore a 16 cm2, tranne nel caso previsto al seguente paragrafo 2.6.2.2.

2.6.1.2.3.

In un raggio di 10 cm attorno al punto di impatto, ma unicamente nella parte del cerchio compresa nella zona FII, sono ammessi tre frammenti aventi una superficie superiore a 16 cm2 ma inferiore a 25 cm2.

2.6.1.2.4.

I frammenti devono avere forma regolare e non presentare le punte descritte al seguente paragrafo 2.6.1.2.4.1. Tuttavia, sono ammessi fino a 10 frammenti non regolari in un qualsiasi rettangolo di 50 × 20 cm e fino a 25 per l'intera superficie del parabrezza.

Nessuno di questi frammenti deve presentare una punta la cui lunghezza, misurata secondo il seguente paragrafo 2.6.1.2.4.1, sia superiore a 35 mm.

2.6.1.2.4.1.

Un frammento è considerato come non regolare se non può inscriversi in un cerchio di 40 mm di diametro, se presenta anche solo una punta di lunghezza superiore a 15 mm misurata tra la sua estremità e la sezione di larghezza uguale allo spessore del vetro e se presenta una o più punte il cui angolo al vertice è inferiore a 40°.

2.6.1.2.5.

Frammenti di forma allungata sono tollerati nella zona FII, a condizione che la loro lunghezza non superi 10 cm, ad eccezione del caso previsto al seguente paragrafo 2.6.2.2.

2.6.1.3.   Zona FIII

La frammentazione in questa zona deve avere caratteristiche intermedie rispetto alla frammentazione autorizzata nelle due zone contigue (FI e FII).

2.6.2.   Si considera che un parabrezza presentato per l'omologazione sia soddisfacente dal punto di vista della frammentazione se si verifica almeno una delle condizioni a seguire:

2.6.2.1.

tutte le prove eseguite utilizzando i punti di impatto prescritti al paragrafo 2.5.1 hanno dato risultato positivo;

2.6.2.2.

una prova tra tutte quelle effettuate con i punti d'impatto prescritti al paragrafo 2.5.1. ha dato un risultato negativo per quanto concerne eventuali scostamenti non superiori ai seguenti limiti:

Zona FI

:

al massimo 5 frammenti di lunghezza compresa tra 7,5 e 15 cm,

Zona FII

:

al massimo 3 frammenti di superficie compresa tra 16 e 20 cm2, situati al di fuori di un cerchio di 10 cm di raggio con centro nel punto di impatto,

Zona FIII

:

al massimo quattro frammenti di lunghezza compresa tra 10 e 17,5 cm,

ed essa viene ripetuta su un nuovo campione conforme alle disposizioni del paragrafo 2.6.1. o che presenta scostamenti compresi nei limiti summenzionati;

2.6.2.3.

due prove tra tutte quelle eseguite con i punti d'impatto prescritti al paragrafo 2.5.1 hanno dato un risultato negativo per quanto concerne gli scostamenti non superiori ai limiti indicati al paragrafo 2.6.2.2, ma una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni è risultata conforme alle prescrizioni del paragrafo 2.6.1. oppure non più di due campioni della nuova serie presentano scostamenti compresi entro i limiti indicati al paragrafo 2.6.2.2.

2.6.3.   Gli eventuali scostamenti riscontrati devono essere indicati nel verbale di prova al quale devono essere allegate le registrazioni permanenti della tipologia di frammentazione delle parti in causa del parabrezza.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di campioni

3.2.1.

Per ogni gruppo di parabrezza di vetro temperato sono sottoposti alla prova quattro campioni aventi approssimativamente la più piccola superficie di sviluppo e quattro campioni aventi approssimativamente la più grande superficie di sviluppo; gli otto campioni devono essere dello stesso tipo di quelli selezionati per le prove di frammentazione (cfr. il precedente paragrafo 2.2).

3.2.2.

In alternativa, il laboratorio che esegue le prove può, a sua discrezione, sottoporre a prova, per ogni categoria di spessore di parabrezza, sei provette di (1 100 mm × 500 mm)
Formula

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 3.1 dell'allegato 3.

3.3.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 1,5 m
Formula
.

3.4.   Interpretazione dei risultati

3.4.1.

La prova è considerata superata se il parabrezza o la provetta si rompe.

3.4.2.

Una serie di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa se si verifica almeno una delle condizioni a seguire:

3.4.2.1.

tutte le prove hanno dato un risultato positivo;

3.4.2.2.

se una prova ha dato risultato negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

4.   QUALITÀ OTTICHE

Le disposizioni concernenti le qualità ottiche che figurano al paragrafo 9 dell'allegato 3 si applicano a qualsiasi tipo di parabrezza.


ALLEGATO 5

VETRI A TEMPERA UNIFORME  (*1)

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Si considera che i vetri a tempera uniforme appartengano a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali;

1.1.2.

il tipo di tempra (termica o chimica);

1.1.3.

la categoria di forma; si distinguono due categorie:

1.1.3.1.

vetri piani,

1.1.3.2.

vetri piani e curvi.

1.1.4.

Categoria di spessore in cui rientra lo spessore nominale «e», essendo ammessa una tolleranza di fabbricazione di ± 0,2 mm:

Categoria I

e ≤ 3,5 mm

Categoria II

3,5 mm < e ≤ 4,5 mm

Categoria III

4,5 mm < e ≤ 6,5 mm

Categoria IV

6,5 mm < e

1.2.

le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

colorazione (incolore o colorato),

1.2.3.

incorporazione o meno di conduttori,

1.2.4.

incorporazione o meno di aree opache.

2.   PROVA DI FRAMMENTAZIONE

2.1.   indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Materiale

Indice di difficoltà

Cristallo levigato

2

Cristallo flottato

1

Vetro tirato

1

Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.

2.2.   Scelta dei campioni

2.2.1.

I campioni di ciascuna categoria di forma e di ciascuna categoria di spessore che siano difficili da produrre vanno scelti per le prove secondo i criteri seguenti:

2.2.1.1.

per i vetri piani sono fornite due serie di campioni corrispondenti a:

2.2.1.1.1.

la superficie di sviluppo più grande;

2.2.1.1.2.

l'angolo più piccolo tra due lati adiacenti.

2.2.1.2.

Per i vetri piani e curvi sono fornite tre serie di campioni corrispondenti a:

2.2.1.2.1.

la superficie di sviluppo più grande;

2.2.1.2.2.

l'angolo più piccolo tra due lati adiacenti;

2.2.1.2.3.

l'altezza del segmento più grande.

2.2.2.

Le prove eseguite sui campioni corrispondenti alla superficie più grande «S» sono da considerarsi applicabili a qualsiasi altra superficie inferiore a S + 5 %.

2.2.3.

Se i campioni presentati hanno un angolo γ inferiore a 30°, le prove sono da considerarsi applicabili a tutti i vetri prodotti aventi un angolo superiore a γ - 5°.

Se i campioni presentati hanno un angolo γ superiore o pari a 30°, le prove sono da considerarsi applicabili a tutti i vetri fabbricati aventi un angolo superiore o pari a 30°.

2.2.4.

Se l'altezza del segmento h dei campioni presentati è superiore a 100 mm, le prove sono da considerarsi applicabili a tutti i vetri prodotti aventi un'altezza di segmento inferiore a h + 30 mm.

Se l'altezza del segmento dei campioni presentati è inferiore o pari a 100 mm, le prove sono da considerarsi applicabili a tutti i vetri prodotti aventi un'altezza di segmento inferiore o pari a 100 mm.

2.3.   Numero di campioni per serie

A seconda della categoria di forma definita al precedente paragrafo 1.1.3 il numero di campioni che figura in ciascun gruppo è il seguente:

Tipo di vetro

Numero di campioni

Piano (2 serie)

4

Piano e curvo (3 serie)

5

2.4.   Metodo di prova

2.4.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 1.

2.5.   Punti di impatto (cfr. l'allegato 17, figura 3).

2.5.1.

Per i vetri piani e i vetri curvi, i punti d'impatto rappresentati rispettivamente nelle figure 3 a) e 3 b) dell'allegato 17, da una parte, e nella figura 3 c) dell'allegato 17, dall'altra, sono i seguenti:

Punto 1

:

a 3 cm dal bordo del vetro nella parte in cui il raggio di curvatura del bordo è più piccolo;

Punto 2

:

a 3 cm dal bordo su una delle mediane, scegliendo il vetro che reca eventuali tracce di fissaggio;

Punto 3

:

al centro geometrico del vetro;

Punto 4

:

unicamente per i vetri curvi, questo punto è scelto sulla mediana più lunga nella parte del vetro in cui il raggio di curvatura è più piccolo.

2.5.2.

Si deve effettuare solo una prova per ogni punto d'impatto prescritto.

2.6.   Interpretazione dei risultati

2.6.1.

Una prova è considerata superata se la frammentazione soddisfa le condizioni seguenti:

2.6.1.1.

il numero di frammenti in ogni quadrato di 5 × 5 cm non è inferiore a 40 né superiore a 400 oppure a 450 nel caso dei vetri di spessore non superiore a 3,5 mm;

2.6.1.2.

per le esigenze di calcolo di cui sopra, i frammenti che sporgono da un lato del quadrato sono contati quali semiframmenti.

2.6.1.3.

La frammentazione non è verificata in una fascia di 2 cm di larghezza lungo l'intero perimetro dei campioni rappresentante l'incastro del vetro né in un raggio di 7,5 cm attorno al punto d'impatto.

2.6.1.4.

Non sono ammessi frammenti di superficie superiore a 3 cm2 tranne nelle parti definite al precedente paragrafo 2.6.1.3.

2.6.1.5.

Sono ammessi alcuni frammenti di forma allungata purché:

 

le loro estremità non siano acuminate,

 

qualora raggiungano il bordo del vetro, non formino con quest'ultimo un angolo superiore a 45°

 

e se, tranne il caso previsto al seguente paragrafo 2.6.2.2, la loro lunghezza non supera 7,5 cm.

2.6.2.

Una serie di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della frammentazione se si verifica almeno una delle condizioni a seguire:

2.6.2.1.

tutte le prove eseguite utilizzando i punti di impatto prescritti al precedente paragrafo 2.5.1 hanno dato risultato positivo;

2.6.2.2.

una prova tra tutte quelle effettuate con i punti d'impatto prescritti al paragrafo 2.5.1 ha dato risultato negativo per quanto concerne eventuali scostamenti non superiori ai seguenti limiti:

 

al massimo 5 frammenti di lunghezza compresa tra 6 e 7,5 cm,

 

al massimo 4 frammenti di lunghezza compresa tra 7,5 e 10 cm,

 

ed essa viene ripetuta su un nuovo campione conforme alle disposizioni del paragrafo 2.6.1. o che presenta scostamenti compresi nei limiti summenzionati;

2.6.2.3.

se due prove tra tutte quelle effettuate con i punti d'impatto prescritti al paragrafo 2.5.1 hanno dato un risultato negativo per quanto concerne gli scostamenti non superiori ai limiti indicati al paragrafo 2.6.2.2, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni è risultata conforme alle prescrizioni del paragrafo 2.6.1 oppure se non più di due campioni della nuova serie presentano scostamenti compresi entro i limiti indicati al paragrafo 2.6.2.2.

2.6.3.

Gli eventuali scostamenti riscontrati devono essere indicati nel verbale di prova al quale dovranno essere allegate le registrazioni permanenti della tipologia di frammentazione delle parti in causa del vetro.

3.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA

3.1.   Prova d'urto con la sfera da 227 g

3.1.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Materiale

Indice di difficoltà

Colorazione

Indice di difficoltà

Cristallo levigato

2

Incolore

1

Cristallo flottato

1

Colorato

2

Vetro tirato

1

 

 

L'altra caratteristica secondaria (incorporazione o meno di conduttori) non interviene.

3.1.2.   Numero di provette

Per ogni categoria di spessore definita al precedente paragrafo 1.1.4 vengono sottoposte alla prova sei provette.

3.1.3.   Metodo di prova

3.1.3.1.

Il metodo di prova utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 2.1.

3.1.3.2.

L'altezza di caduta (dalla parte inferiore della sfera alla faccia superiore della provetta) è l'altezza indicata nella seguente tabella in funzione dello spessore del vetro:

Spessore nominale del vetro (e)

Altezza di caduta

e ≤ 3,5 mm

2,0 m + 5 – 0 mm

3,5 mm < e

2,5 m + 5 – 0 mm

3.1.4.   Interpretazione dei risultati

3.1.4.1.

La prova d'urto con la sfera è considerata soddisfacente se la provetta non si rompe.

3.1.4.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della resistenza meccanica se si verifica almeno una delle condizioni a seguire:

3.1.4.2.1

una prova al massimo ha dato un risultato negativo;

3.1.4.2.2

se due prove hanno dato risultati negativi, una successiva serie di prove eseguite su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

4.   QUALITÀ OTTICHE

4.1.

Le prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1, concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce si applicano ai vetri e parti di vetri diversi dai parabrezza a tempera uniforme situati in punti che rivestono un'importanza essenziale per la visione del conducente.

4.2.

Le prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 9, si applicano ai vetri a tempera uniforme da utilizzarsi come parabrezza sui veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di fabbrica di 40 km/h. Non si applicano invece ai parabrezza piani che rientrano in un gruppo già omologato.

(*1)  Questo tipo di vetri a tempera uniforme può anche essere utilizzato come parabrezza su veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di fabbrica di 40 km/h.


ALLEGATO 6

PARABREZZA DI VETRO STRATIFICATO ORDINARIO

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Si considera che i parabrezza di vetro stratificato ordinario appartengano a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la forma e le dimensioni.

Si considera che, ai fini delle prove di resistenza meccanica e di resistenza alle condizioni ambientali, i parabrezza di vetro stratificato ordinario appartengano a un unico gruppo.

1.1.3.

Il numero di lastre di vetro,

1.1.4.

lo spessore nominale «e» del parabrezza, con una tolleranza di fabbricazione di ± 0,2 n mm, dove «n» è il numero di lastre di vetro del parabrezza,

1.1.5.

lo spessore nominale dell'intercalare o degli intercalari,

1.1.6.

la natura e il tipo di intercalare/i (per esempio PVB o altro intercalare di materia plastica).

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

la natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

la colorazione dell'intercalare o degli intercalari (incolore o colorato, totalmente o parzialmente),

1.2.3.

la colorazione del vetro (incolore o colorato),

1.2.4.

l'incorporazione o meno di conduttori,

1.2.5.

l'incorporazione o meno di aree opache.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Per i parabrezza di vetro stratificato ordinario, le prove, ad eccezione di quelle di comportamento all'urto della testa (paragrafo 3.2 a seguire) e riguardanti le qualità ottiche, sono eseguite su provette piane ricavate da parabrezza già esistenti o fabbricate appositamente. In ogni caso, i campioni, sotto tutti i punti di vista, devono essere rigorosamente rappresentativi dei parabrezza prodotti in serie per i quali viene richiesta l'omologazione.

2.2.

Prima di ogni prova, le provette sono conservate per almeno 4 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite non appena le provette sono ritirate dall'ambiente in cui erano conservate.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Prova di comportamento all'urto della testa su di un parabrezza completo

3.2.1.   Numero di campioni

Sono sottoposti alle prove quattro campioni della serie di quelli che hanno la più piccola superficie di sviluppo e quattro della serie di quelli che hanno la più grande superficie di sviluppo, scelti secondo le disposizioni dell'allegato 13.

3.2.2.   Metodo di prova

3.2.2.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 3.1.

3.2.2.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 1,5 m mm
Formula
.

3.2.3.   Interpretazione dei risultati

3.2.3.1.

Il risultato della prova è da considerarsi positivo se si verificano le seguenti condizioni:

3.2.3.1.1.

il campione si spacca presentando numerose fessure circolari il cui centro è approssimativamente il punto d'impatto e le fessure più vicine a tale punto distano al massimo 80 mm da esso.

3.2.3.1.2.

Le lastre di vetro devono restare aderenti all'intercalare di plastica. Sono ammessi uno o più scollamenti parziali dall'intercalare, di larghezza inferiore a 4 mm, da ciascun lato della fessura, al di fuori di un cerchio di 60 mm di diametro il cui centro è il punto di impatto.

3.2.3.1.3.

Dal lato dell'impatto:

3.2.3.1.3.1.

l'intercalare non deve essere scoperto, su una superficie superiore a 20 cm2,

3.2.3.1.3.2.

è ammesso uno strappo dell'intercalare su una lunghezza di 35 mm.

3.2.3.2.

Una serie di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa se si verifica una delle condizioni a seguire:

3.2.3.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

3.2.3.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

3.3.   Prova di comportamento all'urto della testa su provette piane

3.3.1.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove sei provette piane delle dimensioni di 1 100 mm × 500 mm)

Formula
.

3.3.2.   Metodo di prova

3.3.2.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 3.1.

3.3.2.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 4 m mm
Formula
.

3.3.3.   Interpretazione dei risultati

3.3.3.1.

Il risultato della prova è da considerarsi positivo se si verificano le seguenti condizioni:

3.3.3.1.1.

la provetta cede e si spacca presentando numerose fessure circolari il cui centro è approssimativamente il punto d'impatto.

3.3.3.1.2.

L'intercalare può essere strappato, ma la testa del manichino non deve passare attraverso la provetta;

3.3.3.1.3.

dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.

3.3.3.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa se si verifica una delle condizioni a seguire:

3.3.3.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

3.3.3.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

4.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA

4.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

4.2.   Prova d'urto con la sfera da 2 260 g

4.2.1.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove sei provette quadrate di 300 mm × 300 mm mm

Formula
.

4.2.2.   Metodo di prova

4.2.2.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 2.2.

4.2.2.2.

L'altezza di caduta (misurata tra la parte inferiore della sfera e la faccia superiore del campione) deve essere di 4 m
Formula
mm.

4.2.3.   Interpretazione dei risultati

4.2.3.1.

Si considera che la prova abbia avuto esito positivo se la sfera non attraversa il vetro entro cinque secondi dall'istante dell'impatto.

4.2.3.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova d'urto con la sfera da 2 260 g, se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.2.3.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

4.2.3.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

4.3.   Prova d'urto con la sfera da 227 g

4.3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

4.3.2.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove venti provette quadrate di 300 mm × 300 mm

Formula
mm.

4.3.3.   Metodo di prova

4.3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 2.1.

Si devono testare dieci provette ad una temperatura di + 40 °C ± 2 °C e altre dieci ad una temperatura di – 20 °C ± 2 °C.

4.3.3.2.

L'altezza di caduta per le diverse categorie di spessore e la massa dei frammenti staccati sono indicate nella seguente tabella:

Spessore delle provette

mm

+ 40 °C

– 20 °C

Altezza di caduta

m (*1)

Massa massima dei frammenti autorizzata

g

Altezza di caduta

m (*1)

Massa massima dei frammenti autorizzata

g

e ≤ 4,5

4,5 < e ≤ 5,5

5,5 < e ≤ 6,5

e > 6,5

9

10

11

12

12

15

20

25

8,5

9

9,5

10

12

15

20

25

4.3.4.   Interpretazione dei risultati

4.3.4.1.

Si considera che la prova abbia avuto esito positivo, se si verificano le seguenti condizioni:

la sfera non attraversa la provetta,

la provetta non si spacca in più pezzi,

se l'intercalare non si strappa, il peso dei frammenti staccatisi dal lato del vetro opposto al punto di impatto non supera gli opportuni valori indicati al precedente paragrafo 4.3.3.2.

4.3.4.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova d'urto con la sfera da 227 g, se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.3.4.2.1.

almeno otto prove effettuate a ciascuna delle temperature di prova prescritte hanno dato risultato positivo o

4.3.4.2.2.

più di due prove effettuate a ciascuna delle temperature di prova prescritte hanno dato risultato negativo, ma un'ulteriore serie di prove effettuata su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

5.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

5.1.   Prova di resistenza all'abrasione

5.1.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le prescrizioni del paragrafo 4. dell'allegato 3 e la prova prosegue per 1 000 cicli.

5.1.2.   Interpretazione dei risultati

Il vetro di sicurezza si considera soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'abrasione, se la diffusione luminosa dovuta all'abrasione della provetta non è superiore al 2 %.

5.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 5.

5.3.   Prova di resistenza alle radiazioni

5.3.1.   Disposizioni generali

Questa prova viene eseguita soltanto se il laboratorio la ritiene necessaria in base alle informazioni di cui dispone in merito all'intercalare.

5.3.2.   Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 6.3.

5.4.   Prova di resistenza all'umidità

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

6.   QUALITÀ OTTICHE

A tutti i tipi di parabrezza si applicano le disposizioni concernenti le qualità ottiche che figurano all’allegato 3, paragrafo 9. Sono esclusi i parabrezza piani che rientrano in un gruppo già omologato, se l'angolo d'inclinazione è inferiore a 40° rispetto alla verticale.


(*1)  È ammessa una tolleranza di

Formula
per l'altezza di caduta.


ALLEGATO 7

VETRI STRATIFICATI DIVERSI DAI PARABREZZA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Si considera che i vetri stratificati diversi dai parabrezza appartengano a tipi diversi se differiscono per almeno una delle caratteristiche principali o secondarie a seguire.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la categoria di spessore del vetro nel quale è compreso lo spessore nominale «e», con una tolleranza di fabbricazione di più o meno 0,2 n mm, dove «n» è il numero delle lastre di vetro:

Categoria I

e ≤ 5,5 mm

Categoria II

5,5 mm < e ≤ 6,5 mm

Categoria III

6,5 mm < e

1.1.3.

lo spessore nominale dell'intercalare o degli intercalari,

1.1.4.

la natura e il tipo di intercalare/i (per esempio PVB o altro intercalare di materia plastica),

1.1.5.

l'eventuale trattamento speciale subito da una o più lastre di vetro.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

la natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

la colorazione dell'intercalare o degli intercalari (incolore o colorato, totalmente o parzialmente),

1.2.3.

la colorazione del vetro (incolore o colorato),

1.2.4.

l'incorporazione o meno di aree opache.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Per i vetri stratificati ordinari diversi dai parabrezza, le prove sono eseguite su provette piane ricavate da vetri reali oppure fabbricate appositamente.In ogni caso, i campioni, sotto tutti i punti di vista, devono essere rigorosamente rappresentativi dei vetri per la produzione dei quali viene richiesta l'omologazione.

2.2.

Prima di ogni prova, le provette di vetro stratificato sono conservate per almeno 4 ore a una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite sulle provette non appena ritirate dall'ambiente nel quale erano conservate.

2.3.

I vetri presentati per l'omologazione sono considerati soddisfare le disposizioni del presente allegato se hanno la stessa composizione di un parabrezza già omologato conformemente alle disposizioni dell'allegato 6, dell'allegato 8 o dell'allegato 9.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove sei provette piane delle dimensioni di (1 100 mm × 500 mm)

Formula
.

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 3.1.

3.3.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 1,50 m
Formula
.

3.4.   Interpretazione dei risultati

3.4.1.

L'esito della prova è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:

3.4.1.1.

la provetta cede e si spacca presentando numerose fessure circolari il cui centro è approssimativamente il punto d'impatto;

3.4.1.2.

sono ammessi strappi dell'intercalare, ma la testa del manichino non deve poter passare attraverso la provetta;

3.4.1.3.

dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.

3.4.2.

Una serie di provette presentata per le prove di omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa, se si verifica una delle condizioni a seguire:

3.4.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

3.4.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

4.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA — PROVA D'URTO CON LA SFERA DA 227 g

4.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

4.2.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove quattro provette quadrate piane di 300 mm x 300 mm

Formula
.

4.3.   Metodo di prova

4.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 2.1 dell'allegato 3.

4.3.2.

L'altezza di caduta (dalla parte inferiore della sfera alla superficie superiore della provetta) è indicata nella seguente tabella in funzione dello spessore nominale:

Spessore nominale

Altezza di caduta

e ≤ 5,5 mm

5 m

Formula

5,5 mm < e ≤ 6,5 mm

6 m

6,5 mm < e

7 m

4.4.   Interpretazione dei risultati

4.4.1.

Si considera che la prova abbia avuto esito positivo, se si verificano le seguenti condizioni:

la sfera non attraversa la provetta,

la provetta non si spezza in più frammenti,

il peso totale dei pochi frammenti che possono formarsi sul lato opposto al punto d'impatto non supera i 15 g.

4.4.2.

Una serie di provette presentata per le prove di omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della resistenza meccanica, se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.4.2.1.

tutte le prove hanno dato risultato positivo o

4.4.2.2.

se due prove al massimo hanno dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

5.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

5.1.   Prova di resistenza all'abrasione

5.1.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 4, e la prova prosegue per 1 000 cicli.

5.1.2.   Interpretazione dei risultati

Si considera che il vetro di sicurezza sia soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'abrasione, se la diffusione luminosa dovuta all'abrasione della provetta non supera il 2 %.

5.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura

Si applicano le disposizioni del paragrafo 5 dell'allegato 3.

5.3.   Prova di resistenza alle radiazioni

5.3.1.   Disposizioni generali

Questa prova viene eseguita soltanto se il laboratorio la ritiene necessaria in base alle informazioni di cui dispone in merito all'intercalare.

5.3.2.   Numero di provette o di campioni

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 6.3.

5.4.   Prova di resistenza all'umidità

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

6.   QUALITÀ OTTICHE

Ai vetri diversi dai parabrezza o alle parti di vetri diversi dai parabrezza situati in luoghi che rivestono un'importanza essenziale per la visione del conducente si applicano le prescrizioni concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce riportate all'allegato 3, paragrafo 9.1.


ALLEGATO 8

PARABREZZA DI VETRO STRATIFICATO TRATTATO

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Si considera che i parabrezza di vetro stratificato trattato appartengano a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la forma e le dimensioni.

Ai fini delle prove di frammentazione, di resistenza meccanica e di resistenza alle condizioni ambientali si considera che i parabrezza di vetro stratificato trattato appartengano ad un unico gruppo.

1.1.3.

Il numero di lastre di vetro,

1.1.4.

lo spessore nominale «e» del parabrezza, con una tolleranza di fabbricazione di ± 0,2 n mm, dove «n» è il numero di lastre di vetro del parabrezza,

1.1.5.

l'eventuale trattamento speciale subito da una o più lastre di vetro,

1.1.6.

lo spessore nominale dell'intercalare o degli intercalari,

1.1.7.

la natura e il tipo di intercalare/i (per esempio PVB o altro intercalare di materia plastica).

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

la natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

la colorazione dell'intercalare o degli intercalari (incolore o colorato, totalmente o parzialmente),

1.2.3.

la colorazione del vetro (incolore o colorato),

1.2.4.

l'incorporazione o meno di conduttori,

1.2.5.

l'incorporazione o meno di aree opache.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Per i parabrezza di vetro stratificato trattato, le prove, eccetto quelle relative al comportamento all'urto della testa sul parabrezza completo e alle qualità ottiche, sono effettuate su campioni e/o provette piane concepiti a tale scopo. In ogni caso, i campioni, sotto tutti i punti di vista, devono essere rigorosamente rappresentativi dei parabrezza prodotti in serie per i quali viene richiesta l'omologazione.

2.2.

Prima di ogni prova, le provette o i campioni devono essere conservati per almeno 4 ore a una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove devono essere effettuate il prima possibile non appena le provette o i campioni sono ritirati dall'ambiente in cui erano conservati.

3.   PROVE PRESCRITTE

I parabrezza di vetro stratificato trattato devono essere sottoposti:

3.1.

alle prove prescritte nell'allegato 6 per i parabrezza stratificati ordinari,

3.2.

alla prova di frammentazione di cui al successivo punto 4.

4.   PROVA DI FRAMMENTAZIONE

4.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Materiale

Indice di difficoltà

Cristallo levigato

2

Cristallo flottato

1

Vetro tirato

1

4.2.   Numero di provette o di campioni

Sottoporre a prova una provetta di 1 100 mm × 500 mm

Formula
oppure un campione per ciascun punto d'impatto.

4.3.   Metodo di prova

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 1 dell'allegato 3.

4.4.   Punto/punti d'impatto

Il vetro deve essere colpito su ciascuna lastra trattata esterna al centro della provetta o del campione.

4.5.   Interpretazione dei risultati

4.5.1.

Per ciascun punto d'impatto, l'esito della prova di frammentazione si considera positivo se, nel rettangolo definito al paragrafo 2.3.2 dell'allegato 4, la superficie totale dei frammenti superiori o pari a 2 cm2 rappresenta almeno il 15 % della superficie del rettangolo.

4.5.1.1.

Nel caso di un campione:

4.5.1.1.1.

per i veicoli della categoria M1, il centro del rettangolo è situato entro un cerchio di 10 cm di raggio il cui centro è sulla proiezione del punto medio del segmento V1-V2.

4.5.1.1.2.

Per i veicoli delle categorie M e N diversi dalla categoria M1, il centro del rettangolo è situato entro un cerchio di 10 cm di raggio il cui centro è sulla proiezione del punto 0.

4.5.1.1.3.

Per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere la posizione della zona di visibilità deve essere indicata nel verbale di prova.

4.5.1.1.4.

Per i parabrezza di altezza inferiore a 44 cm o il cui angolo di montaggio rispetto alla verticale è inferiore a 15°, l'altezza del rettangolo di cui sopra può essere ridotta a 15 cm e la percentuale di visibilità deve essere pari almeno al 10 % della superficie del rettangolo corrispondente.

4.5.1.2.

Nel caso di una provetta, il centro del rettangolo deve essere situato sull'asse maggiore della provetta a 450 mm da uno dei bordi.

4.5.2.

La provetta o le provette oppure il campione o i campioni presentati per l'omologazione si considerano soddisfacenti dal punto di vista della frammentazione se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.5.2.1.

la prova ha dato un risultato positivo per ciascun punto d'impatto oppure

4.5.2.2.

la prova è stata ripetuta su una nuova serie di quattro provette per ciascun punto d'impatto per cui aveva inizialmente dato un risultato negativo e tutte e quattro le nuove prove, effettuate agli stessi punti, hanno dato un risultato positivo.


ALLEGATO 9

VETRI DI SICUREZZA CON PLASTICA

(sulla faccia interna)

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

I materiali per vetrature di sicurezza, come definiti negli allegati da 4 a 8, se rivestiti di uno strato di materia plastica sulla faccia interna, devono essere conformi oltre che alle disposizioni dei rispettivi allegati anche alle disposizioni seguenti:

2.   PROVA DI RESISTENZA ALL'ABRASIONE

2.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Il rivestimento di plastica deve essere sottoposto ad una prova conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 4. per una durata di 100 cicli.

2.2.   Interpretazione dei risultati

Il rivestimento di plastica si considera soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'abrasione se la diffusione luminosa dovuta all'abrasione della provetta non supera il 4 %.

3.   PROVA DI RESISTENZA ALL'UMIDITÀ

3.1.

Nel caso di materiale per vetrature di sicurezza temperato e con plastica, deve essere eseguita una prova di resistenza all'umidità.

3.2.

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

4.   PROVA DI RESISTENZA ALLE VARIAZIONI DI TEMPERATURA

Si applicano le disposizioni del paragrafo 8. dell'allegato 3.

5.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 10.

6.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

Si applicano le disposizioni del paragrafo 11.2.1 dell'allegato 3.


ALLEGATO 10

PARABREZZA DI VETRO-PLASTICA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

I parabrezza di vetro-plastica si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la forma e le dimensioni.

Ai fini delle prove di resistenza meccanica, di resistenza alle condizioni ambientali, di resistenza alle variazioni di temperatura e di resistenza agli agenti chimici si considera che i parabrezza di vetro-plastica facciano parte di un unico gruppo.

1.1.3.

Numero di fogli di plastica,

1.1.4.

lo spessore nominale «e» del parabrezza, con una tolleranza di fabbricazione di ± 0,2 mm,

1.1.5.

lo spessore nominale della lastra di vetro,

1.1.6.

lo spessore nominale del foglio o dei fogli di plastica che costituiscono l'intercalare o gli intercalari,

1.1.7.

la natura e il tipo di foglio/i di plastica che funge/fungono da intercalare/i (ad esempio PVB o altro materiale) e del foglio di plastica situato sulla faccia interna,

1.1.8.

qualsiasi trattamento speciale eventualmente subito dal vetro.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1

natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

colorazione, totale o parziale, di tutti i fogli di plastica (incolori o colorati),

1.2.3.

colorazione del vetro (incolore o colorato),

1.2.4.

incorporazione o meno di conduttori,

1.2.5.

incorporazione o meno di aree opache.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Per i parabrezza di vetro-plastica, le prove, eccetto quelle riguardanti il comportamento all'urto della testa (paragrafo 3.2) e le qualità ottiche, sono effettuate su provette piane ricavate da parabrezza già esistenti oppure appositamente fabbricate. In ogni caso, le provette, sotto tutti i punti di vista, devono essere rigorosamente rappresentative dei parabrezza prodotti in serie per i quali viene richiesta l'omologazione.

2.2.

Prima di ogni prova, le provette sono conservate per almeno 4 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite non appena le provette sono ritirate dall'ambiente in cui erano conservate.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Prova di comportamento all'urto della testa su di un parabrezza completo

3.2.1.   Numero di campioni

Saranno sottoposti alle prove quattro campioni della serie di quelli che hanno la superficie di sviluppo più piccola e quattro campioni della serie di quelli che hanno la superficie di sviluppo più grande, scelti conformemente alle disposizioni dell'allegato 13.

3.2.2.   Metodo di prova

3.2.2.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 3.1.

3.2.2.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 1,50 m
Formula
.

3.2.3.   Interpretazione dei risultati

3.2.3.1.

Si considera che la prova abbia avuto esito positivo, se si verificano le seguenti condizioni:

3.2.3.1.1.

la lastra di vetro si spezza presentando numerose fessure circolari il cui centro è approssimativamente il punto d'impatto; le fessure più vicine sono situate al massimo a 80 mm dal punto d'impatto.

3.2.3.1.2.

La lastra di vetro deve rimanere aderente all'intercalare di plastica. Sono ammessi uno o più scollamenti di larghezza inferiore a 4 mm, da entrambi i lati della fessura e all'esterno di un cerchio del diametro di 60 mm il cui centro è il punto d'impatto.

3.2.3.1.3.

È ammessa una lacerazione dell'intercalare lunga 35 mm dal lato dell'impatto.

3.2.3.2.

Una serie di provette presentate per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa, se si verifica una delle due condizioni a seguire:

3.2.3.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

3.2.3.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

3.3.   Prova di comportamento all'urto della testa su provette piane

3.3.1.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove sei provette piane delle dimensioni di (1 100 mm × 500 mm)

Formula
.

3.3.2.   Metodo di prova

3.3.2.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 3 dell'allegato 3. 1.

3.3.2.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 4 m
Formula
.

3.3.3.   Interpretazione dei risultati

3.3.3.1.

Si considera che la prova abbia avuto esito positivo, se si verificano le condizioni seguenti:

3.3.3.1.1.

la lastra di vetro cede e si spezza presentando numerose fessure circolari il cui centro è approssimativamente il punto d'impatto;

3.3.3.1.2.

sono ammessi strappi dell'intercalare, ma la testa del manichino non deve poter passare attraverso la lastra;

3.3.3.1.3.

dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.

3.3.3.2.

Una serie di provette presentate per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa, se si verifica una delle condizioni a seguire:

3.3.3.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

3.3.3.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

4.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA

4.1.   Indici di difficoltà, metodo di prova e interpretazione dei risultati

Si applicano le disposizioni dell'allegato 6, paragrafo 4.

4.2.   Tuttavia, non si applica la terza condizione di cui all'allegato 6, paragrafo 4.3.4.1.

5.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

5.1.   Prova di resistenza all'abrasione

5.1.1.   Prova di resistenza all'abrasione sulla faccia esterna

5.1.1.1.

Si applicano le disposizioni dell'allegato 6, paragrafo 5.1.

5.1.2.   Prova di resistenza all'abrasione sulla faccia interna

5.1.2.1.

Si applicano le disposizioni dell'allegato 9, paragrafo 2.

5.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 5.

5.3.   Prova di resistenza alle radiazioni

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 6.3.

5.4.   Prova di resistenza all'umidità

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

5.5.   Prova di resistenza alle variazioni di temperatura

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 8.

6.   QUALITÀ OTTICHE

Le disposizioni concernenti le qualità ottiche che figurano al paragrafo 9. dell'allegato 3 si applicano a qualsiasi tipo di parabrezza.

7.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 10.

8.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.2.1.


ALLEGATO 11

LASTRE DI VETRO-PLASTICA DIVERSE DAI PARABREZZA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Le lastre di vetro-plastica diverse dai parabrezza si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie:

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la categoria di spessore nella quale è compreso lo spessore nominale «e», essendo ammessa una tolleranza di fabbricazione di ± 0,2 mm:

Categoria I

e ≤ 3,5 mm

Categoria II

3,5 mm < e ≤ 4,5 mm

Categoria III

4,5 mm < e,

1.1.3.

lo spessore nominale del foglio o dei fogli di plastica che costituiscono l'intercalare o gli intercalari,

1.1.4.

lo spessore nominale del vetro,

1.1.5.

il tipo di foglio o di fogli di plastica che fungono da intercalare o da intercalari (ad esempio, PVB o altra materia plastica) e di foglio di plastica che riveste la faccia interna,

1.1.6.

qualsiasi trattamento speciale al quale può essere stata sottoposta la lastra di vetro.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

natura del materiale (cristallo levigato, cristallo flottato, vetro tirato),

1.2.2.

colorazione, totale o parziale, di tutti i fogli di plastica (incolori o colorati),

1.2.3.

colorazione del vetro (incolore o colorato),

1.2.4.

incorporazione o meno di aree opache.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Per le vetrature di vetro-plastica diverse dai parabrezza, le prove sono eseguite su provette piane ricavate da vetri normali o appositamente fabbricate. In ogni caso, le provette, sotto tutti i punti di vista, devono essere rigorosamente rappresentative dei vetri per la produzione dei quali si richiede l'omologazione.

2.2.

Prima di ogni prova, le provette di vetro-plastica sono conservate per almeno 4 ore a una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite non appena le provette sono ritirate dall'ambiente in cui erano conservate.

2.3.

Si considera che il vetro presentato per l'omologazione sia conforme alle disposizioni del presente allegato se ha la stessa composizione di un parabrezza già omologato conformemente alle disposizioni dell'allegato 10.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di provette

Sono sottoposte alle prove sei provette piane delle dimensioni di (1 100 mm × 500 mm)

Formula
.

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto dell'allegato 3, paragrafo 3.1.

3.3.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 1,50 m
Formula
.

3.4.   Interpretazione dei risultati

3.4.1.

Si considera che la prova abbia avuto esito positivo, se si verificano le condizioni seguenti:

3.4.1.1.

la lastra di vetro si spezza presentando numerose fessure;

3.4.1.2.

sono ammessi strappi dell'intercalare, ma la testa del manichino non deve poter passare attraverso la provetta;

3.4.1.3.

dall'intercalare non devono staccarsi grossi frammenti di vetro.

3.4.2.

Una serie di provette presentate per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa, se si verifica una delle condizioni a seguire:

3.4.2.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

3.4.2.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

4.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA — PROVA D'URTO CON LA SFERA DA 227 g

4.1.

Si applicano le disposizioni del paragrafo 4 dell'allegato 7, ad eccezione della tabella riportata al paragrafo 4.3.2 che deve essere sostituita dalla tabella seguente:

Spessore nominale

Altezza di caduta

e ≤ 3,5 mm

5 m

Formula

3,5 mm < e ≤ 4,5 mm

6 m

e ≤ 4,5 mm

7 m

4.2.

Tuttavia, non si applica il disposto dell'allegato 7, paragrafo 4.4.1.2.

5.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

5.1   Prova di resistenza all'abrasione

5.1.1.   Prova di resistenza all'abrasione sulla faccia esterna

Si applicano le disposizioni dell'allegato 7, paragrafo 5.1.

5.1.2.   Prova di resistenza all'abrasione sulla faccia interna

Si applicano le disposizioni dell'allegato 9, paragrafo 2.1.

5.2.   Prova di resistenza all'alta temperatura

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 5.

5.3.   Prova di resistenza alle radiazioni

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 6.3.

5.4.   Prova di resistenza all'umidità

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

5.5.   Prova di resistenza alle variazioni di temperatura

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 8.

6.   QUALITÀ OTTICHE

Le prescrizioni del paragrafo 9.1 dell'allegato 3 concernenti il coefficiente di trasmissione regolare della luce si applicano ai vetri e parti di vetri diversi dai parabrezza situati in punti che rivestono un'importanza essenziale per la visione del conducente.

7.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 10.

8.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.


ALLEGATO 12

UNITÀ A VETRATURA DOPPIA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Si considera che le unità a vetratura doppia appartengano a tipi diversi, se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie:

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la composizione dell'unità a vetratura doppia (simmetrica, asimmetrica),

1.1.3.

il tipo di ciascuno dei vetri costituenti l'unità, come definito al paragrafo 1 degli allegati 5, 7 o 11 del presente regolamento,

1.1.4.

la larghezza nominale dell'intercapedine tra i due vetri,

1.1.5.

il tipo di sigillatura.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono:

1.2.1.

le caratteristiche secondarie di ciascuno dei vetri costituenti l'unità, come definite al paragrafo 1.2 degli allegati 5, 7 o 11 del presente regolamento.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Ciascuno dei vetri costituenti l'unità a vetratura doppia deve essere omologato oppure conforme ai requisiti dell'allegato del presente regolamento che gli è applicabile (allegati 5, 7 o 11).

2.2.

Si considera che le prove eseguite sulle unità a vetratura doppia con una larghezza nominale dell'intercapedine «e» siano applicabili a tutte le unità a vetratura doppia che presentano le stesse caratteristiche e una larghezza nominale dell'intercapedine «e» ± 3 mm. Il richiedente può tuttavia presentare per l'omologazione il campione con l'intercapedine minore e il campione con l'intercapedine maggiore.

2.3.

Nel caso di unità a vetratura doppia che hanno almeno un vetro stratificato o una lastra di vetro-plastica, le provette sono conservate prima della prova per almeno quattro ore a una temperatura di 23 °C ± 2 °C. Le prove sono eseguite non appena le provette sono ritirate dall'ambiente in cui erano conservate.

3.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

3.1.   Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di provette

Sono sottoposte alla prova sei provette delle dimensioni di (1 100 mm × 500 mm)

Formula
per ciascuna categoria di spessore dei vetri componenti l'unità e per ciascuna larghezza dell'intercapedine quale definita al precedente paragrafo 1.1.4.

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto dell'allegato 3, paragrafo 3.1.

3.3.2.

L'altezza di caduta dovrà essere 1,50 m
Formula
.

3.3.3.

Se si tratta di un'unità a vetratura doppia asimmetrica, si eseguono tre prove su una faccia e tre prove sull'altra faccia.

3.4.   Interpretazione dei risultati

3.4.1.

Unità a vetratura doppia costituita da due vetri a tempera uniforme:

L'esito della prova si considera positivo se si spezzano entrambi gli elementi.

3.4.2.

Unità a vetratura doppia costituita da due vetri stratificati e/o di vetro-plastica diversi dai parabrezza:

si considera che la prova abbia avuto esito positivo, se si verificano le condizioni seguenti:

3.4.2.1.

i due elementi della provetta cedono e si spaccano presentando numerose fessure circolari con centro approssimativamente nel punto d'impatto;

3.4.2.2.

l'intercalare (o gli intercalari) può (possono) essere lacerato(i), ma la testa del manichino non deve passare attraverso la provetta;

3.4.2.3.

dall'intercalare non si staccano grossi frammenti di vetro.

3.4.3.

Unità a vetratura doppia costituita da un vetro a tempera uniforme e da un vetro stratificato o una lastra di vetro-plastica diversa dai parabrezza:

3.4.3.1.

il vetro temperato si spezza;

3.4.3.2.

il vetro stratificato o la lastra di vetro-plastica cede e si spezza presentando numerose fessure circolari con centro approssimativamente nel punto d'impatto;

3.4.3.3.

l'intercalare (o gli intercalari) può (possono) essere lacerato(i), ma la testa del manichino non deve passare attraverso la provetta;

3.4.3.4.

dall'intercalare non si staccano grossi frammenti di vetro.

3.4.4.

Una serie di provette presentate per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista del comportamento all'urto della testa, se si verifica una delle due condizioni a seguire:

3.4.4.1.

tutte le prove hanno dato risultato positivo;

3.4.4.2.

se una prova ha dato risultato negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

4.   QUALITÀ OTTICHE

Alle unità o alle parti di unità a vetratura doppia situate in luoghi che rivestono un'importanza essenziale per la visibilità del conducente si applicano le prescrizioni concernenti la trasmissione della luce di cui all'allegato 3, paragrafo 9.1.


ALLEGATO 13

CLASSIFICAZIONE IN GRUPPI DEI PARABREZZA PER LE PROVE DI OMOLOGAZIONE

1.   ELEMENTI DEI PARABREZZA PRESI IN CONSIDERAZIONE:

1.1.

la superficie di sviluppo,

1.2.

l'altezza del segmento,

1.3.

la curvatura.

2.   UN GRUPPO È COSTITUITO DA UNA CATEGORIA DI SPESSORE

3.   LA CLASSIFICAZIONE SI ESEGUE PER ORDINE CRESCENTE DELLE SUPERFICI DI SVILUPPO

Si sceglieranno le cinque superfici di sviluppo più grandi e le cinque più piccole con attribuzione del seguente punteggio:

1 alla più grande

2 a quella immediatamente superiore a 1

3 a quella immediatamente superiore a 2

4 a quella immediatamente superiore a 3

5 a quella immediatamente superiore a 4

1 alla più piccola

2 a quella immediatamente inferiore a 1

3 a quella immediatamente inferiore a 2

4 a quella immediatamente inferiore a 3

5 a quella immediatamente inferiore a 4

4.   IL PUNTEGGIO ASSEGNATO PER LE ALTEZZE DEL SEGMENTO È IL SEGUENTE PER CIASCUNA DELLE DUE SERIE DI CUI AL PRECEDENTE PARAGRAFO 3:

1 all'altezza massima del segmento,

2 all'altezza immediatamente inferiore,

3 all'altezza immediatamente inferiore,

ecc.

5.   IL PUNTEGGIO ASSEGNATO PER LA CURVATURA È IL SEGUENTE PER CIASCUNA DELLE DUE SERIE DI CUI AL PRECEDENTE PARAGRAFO 3:

1 alla curvatura più piccola,

2 alla curvatura immediatamente più grande,

3 alla curvatura immediatamente più grande,

ecc.

6.   I PUNTEGGI ASSEGNATI VENGONO SOMMATI PER CIASCUN PARABREZZA COSTITUENTE LE DUE SERIE DEFINITE AL PRECEDENTE PARAGRAFO 3.

6.1.

Il parabrezza tra quelli con le cinque superfici di sviluppo maggiori che ottiene il punteggio totale più basso e il parabrezza tra quelli con le cinque superfici di sviluppo minori che ottiene il punteggio totale più basso dovranno essere sottoposti alla serie completa di prove descritta in uno degli allegati 4, 6, 8, 9 e 10.

6.2.

Gli altri parabrezza della stessa serie sono sottoposti alle prove di controllo delle qualità ottiche di cui all'allegato 3, paragrafo 9.

7.   Possono inoltre essere sottoposti a prova alcuni parabrezza i cui parametri presentano importanti differenze relativamente alla forma e/o alla curvatura rispetto agli estremi dei gruppi scelti, qualora il servizio tecnico che procede a queste prove ritenga che detti parametri possano avere gravi effetti negativi.

8.   I limiti del gruppo sono fissati in funzione delle superfici di sviluppo dei parabrezza. Se un parabrezza presentato per l'omologazione ha una superficie di sviluppo che non rientra nei limiti fissati e/o un'altezza del segmento notevolmente maggiore oppure una curvatura notevolmente più piccola, esso deve essere considerato come appartenente a un nuovo tipo e sottoposto a prove complementari, se il servizio tecnico lo ritiene necessario dal punto di vista tecnico tenuto conto delle informazioni di cui dispone in merito al prodotto e al materiale utilizzato.

9.   Nel caso in cui il titolare di un'omologazione in una categoria di spessore già omologata intenda fabbricare successivamente un altro modello di parabrezza:

9.1.

si verifica se tale modello può essere incluso tra i cinque più grandi o i cinque più piccoli scelti per l'omologazione del gruppo considerato;

9.2.

il punteggio sarà nuovamente assegnato conformemente alle procedure definite ai precedenti paragrafi 3, 4 e 5;

9.3.

se la somma dei punti assegnati al parabrezza inserito tra i cinque più grandi o i cinque più piccoli:

9.3.1.

risulta essere la più bassa, si dovranno eseguire le seguenti prove:

9.3.1.1.

per i parabrezza di vetro temperato:

9.3.1.1.1.

prova di frammentazione,

9.3.1.1.2.

comportamento all'urto della testa,

9.3.1.1.3.

distorsione ottica,

9.3.1.1.4.

separazione dell'immagine secondaria,

9.3.1.1.5.

trasmissione della luce.

9.3.1.2.

Per i parabrezza di vetro stratificato ordinario o di vetro-plastica:

9.3.1.2.1.

comportamento all'urto della testa,

9.3.1.2.2.

distorsione ottica,

9.3.1.2.3.

separazione dell'immagine secondaria,

9.3.1.2.4.

trasmissione della luce.

9.3.1.3.

Per i parabrezza di vetro stratificato trattato, le prove prescritte ai paragrafi 9.3.1.1.1, 9.3.1.1.2 e 9.3.1.2.

9.3.1.4.

Per i parabrezza con plastica, le prove prescritte ai paragrafi 9.3.1.1 o 9.3.1.2, secondo i casi.

9.3.2.

In caso contrario, si eseguiranno solo le prove prescritte relativamente alle qualità ottiche come descritte all'allegato 3, paragrafo 9.


ALLEGATO 14

VETRATURE DI PLASTICA RIGIDA DIVERSE DAI PARABREZZA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Le vetrature di plastica rigida si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

denominazione chimica del materiale,

1.1.3.

classificazione del materiale da parte del fabbricante,

1.1.4.

processo di fabbricazione,

1.1.5.

forma e dimensioni,

1.1.6.

spessore nominale. Lo scostamento massimo dallo spessore per gli estrusi in plastica è pari a + 10 % dello spessore nominale. Per gli articoli in plastica prodotti utilizzando altre tecniche (per esempio lastra acrilica colata), lo scostamento dallo spessore consentito è dato dall'equazione (scostamenti massimi dallo spessore (mm) = ± (0,4 + 0,1 e), dove «E» è lo spessore della lastra in millimetri. La norma di riferimento è la ISO 7823/1.

1.1.7.

Colorazione della materia plastica,

1.1.8.

natura del rivestimento superficiale.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

presenza o assenza di conduttori o elementi riscaldanti.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Nel caso delle lastre di plastica rigida, le prove devono essere effettuate su provette piane rigorosamente rappresentative del prodotto finito o su particolari finiti. Tutte le misure ottiche devono effettuarsi su componenti reali.

2.2.

Prima della prova è necessario rimuovere le mascherature e pulire accuratamente le provette.

2.2.1.

Le provette vanno mantenute per 48 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C con un'umidità relativa del 50 % ± 5 %.

2.3.

Si creeranno delle classi, in funzione dell'utilizzo della materia plastica, per descrivere la resistenza alla rottura del materiale sottoposto a sollecitazione dinamica. Tali classi faranno riferimento alle probabilità che la testa ha di urtare la vetratura di plastica e a ciascuna classe corrisponderanno prescrizioni diverse relativamente alla prova di comportamento all'urto della testa.

3.   PROVA DI FLESSIBILITÀ

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di provette

È sottoposta alle prove una provetta piana delle dimensioni di 300 mm × 25 mm.

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 12.

3.4.   Interpretazione dei risultati

Una provetta o un campione saranno considerati rigidi, se la loro flessione verticale è minore o uguale a 50 mm dopo 60 secondi.

4.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

4.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

4.2.   Numero di provette

Saranno sottoposte a prova sei provette piane delle dimensioni di (1 170 × 570 + 0/– 2 mm) o sei particolari completi.

4.3.   Metodo di prova

4.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 3.2.

4.3.2.

Per i vetri quali paratie e finestrini divisori che hanno probabilità di essere urtati con la testa (classificazione VIII/A), l'altezza di caduta sarà 3 m. Si deve misurare anche il valore HIC.

4.3.3.

Per i vetri quali finestrini laterali, lunotti posteriori e tettucci apribili che hanno poche probabilità di essere urtati con la testa (classificazione VIII/B), l'altezza di caduta sarà 1,5 m. Si deve misurare anche il valore HIC.

4.3.4.

La prova di resistenza all'urto della testa non va eseguita sui vetri che non possono essere urtati con la testa, sui finestrini di piccole dimensioni dei veicoli e su tutti i finestrini dei rimorchi (classificazione VIII/C). Per finestrino di piccole dimensioni s'intende un finestrino nel quale è impossibile iscrivere un cerchio del diametro di 150 mm.

4.4.   Interpretazione dei risultati

Il risultato della prova è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:

4.4.1.

la provetta o campione non sono attraversati né si rompono in pezzi grandi completamente separati gli uni dagli altri.

4.4.2.

Il valore HIC è inferiore a 1 000.

4.4.3.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova di comportamento all'urto della testa se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.4.3.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

4.4.3.2.

se una prova ha dato esito negativo, una nuova serie di prove eseguite su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

5.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA - PROVA D'URTO CON LA SFERA DA 227 g

5.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie:

1)

senza conduttori o elementi riscaldanti

2)

con conduttori o elementi riscaldanti

5.2.   Numero di provette

Devono essere sottoposte a prova dieci provette piane delle dimensioni di 300 mm + 10/– 0 mm o dieci particolari finiti sostanzialmente piani.

5.3.   Metodo di prova

5.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 2.1.

5.3.2.

L'altezza di caduta per i diversi spessori è riportata nella tabella a seguire:

Spessore della lastra (mm)

Altezza di caduta (m)

< 3

2

4

3

5

4

> 6

5

Per spessori intermedi delle provette compresi tra 3 mm e 6 mm, l'altezza di caduta deve essere calcolata per interpolazione.

5.4.   Interpretazione dei risultati

5.4.1.

si considera che la prova d'urto con la sfera abbia avuto esito positivo, se si verificano le condizioni seguenti:

la sfera non attraversa la provetta,

la provetta non si rompe in più pezzi separati tra loro,

sono tuttavia consentite incrinature della lastra e fessure prodotte dall'impatto.

5.4.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova d'urto con la sfera da 227 g, se si verifica una delle condizioni a seguire:

5.4.2.1.

otto o più prove separate danno esito positivo dall'altezza di caduta prescritta,

5.4.2.2.

se tre o più prove hanno dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

5.5.   Prova d'urto con la sfera da 227 g a – 18 °C ± 2 °C

5.5.1.

Per ridurre al minimo la variazione di temperatura della provetta, la prova deve essere effettuata entro 30 secondi dall'estrazione della provetta dall'apparecchiatura di condizionamento.

5.5.2.

Il metodo di prova deve essere quello descritto al paragrafo 5.3 del presente allegato, con la differenza che la temperatura di prova deve essere di – 18 °C ± 2 °C.

5.5.3.

I risultati devono essere interpretati conformemente al paragrafo 5.4 del presente allegato.

6.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

6.1.   Prova di resistenza all'abrasione

6.1.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 4, e si ripete la prova per 1 000, 500 o 100 cicli per misurare l'abrasione della superficie del prodotto.

6.1.2.   Si devono sottoporre a prova tre provette quadrate piane di 100 mm x 100 mm per ciascun tipo di superficie.

6.1.3.   Interpretazione dei risultati

6.1.3.1.

Nel caso di vetrature di classe L, l'esito della prova di resistenza all'abrasione sarà considerato positivo, se la diffusione luminosa complessiva dovuta all'abrasione non supera il 2 % dopo 1 000 cicli sulla faccia esterna della provetta e il 4 % dopo 100 cicli sulla faccia interna della provetta.

6.1.3.2.

Nel caso di vetrature di classe M, l'esito della prova di resistenza all'abrasione sarà considerato positivo, se la diffusione luminosa complessiva dovuta all'abrasione non supera il 10 % dopo 500 cicli sulla faccia esterna della provetta e il 4 % dopo 100 cicli sulla faccia interna della provetta.

6.1.3.3.

La prova di resistenza all'abrasione non è richiesta per i tettucci apribili.

6.1.4.   Una serie di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

tutti i campioni sono risultati conformi alle prescrizioni o

se un campione non è risultato conforme, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni ha dato esito positivo.

6.2.   Prova di resistenza all'invecchiamento artificiale

6.2.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni del paragrafo 6.4 dell'allegato 3. L'esposizione radiante totale alla radiazione ultravioletta utilizzando una lampada allo xenon ad arco lungo deve essere di 500 MJ/m2. Durante l'irraggiamento, le provette devono essere esposte ad acqua nebulizzata in cicli continui. Durante un ciclo di 120 minuti, le provette sono esposte alla luce senza acqua nebulizzata per 102 minuti e alla luce con acqua nebulizzata per 18 minuti.

6.2.1.1.

Sono consentiti anche altri metodi che diano risultati equivalenti.

6.2.2.   Numero di provette

Devono essere sottoposte a prova tre provette piane di 130 mm × 40 mm tagliate da un campione piano.

6.2.3.   Interpretazione dei risultati

6.2.3.1.

L'esito della prova di resistenza all'invecchiamento artificiale sarà considerato positivo se:

6.2.3.1.1.

il coefficiente di trasmissione della luce misurato conformemente all'allegato 3, paragrafo 9.1, non è inferiore al 95 % del valore precedente l'invecchiamento. Inoltre, per i finestrini indispensabili per la visibilità del conducente, il valore non deve essere inferiore al 70 %.

6.2.3.1.2.

Durante l'invecchiamento non devono comparire bolle o altre alterazioni evidenti, variazioni di colore, opacità lattiginose o incrinature.

6.2.4.   Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'invecchiamento artificiale se si verifica una delle condizioni a seguire:

6.2.4.1.

tutte le prove hanno dato risultato positivo;

6.2.4.2.

se una provetta ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

6.3.   Prova di quadrettatura

6.3.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 13, si applicano solo ai prodotti rigidi rivestiti.

6.3.2.   La prova di quadrettatura deve essere effettuata su una delle provette del paragrafo 6.2.

6.3.3.   Interpretazione dei risultati

6.3.3.1

L'esito della prova di quadrettatura sarà considerato positivo se:

6.3.3.1.1.

si ottiene un indice di quadrettatura Gt1.

6.3.3.2.

La provetta si considera soddisfacente dal punto di vista dell'omologazione, se è soddisfatta una delle seguenti condizioni:

6.3.3.2.1.

la prova ha dato risultato positivo;

6.3.3.2.2.

se la prova ha dato risultato negativo, un'ulteriore prova effettuata su un'altra provetta rimasta dalla prova del paragrafo 6.2 ha dato esito positivo.

6.4.   Prova di resistenza all'umidità

6.4.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

6.4.2.   Si devono sottoporre a prova dieci provette quadrate piane di 300 mm × 300 mm.

6.4.3.   Interpretazione dei risultati

6.4.3.1

Si considera che la prova di resistenza all'umidità abbia dato esito positivo se:

6.4.3.1.1.

non compaiono alterazioni evidenti come bolle o opacità lattiginose su nessun campione

6.4.3.1.2

e se il coefficiente di trasmissione della luce misurato conformemente al paragrafo 9.1 dell'allegato 3 non è inferiore al 95 % del valore precedente la prova e non è inferiore al 70 % per i finestrini indispensabili per la visibilità del conducente.

6.4.4.   Dopo la prova, le provette devono essere conservate per almeno 48 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C e un'umidità relativa del 50 % ± 5 % e poi sottoposte alla prova d'urto con la sfera da 227 g descritta al paragrafo 5 del presente allegato.

7.   QUALITÀ OTTICHE

Si applicano le disposizioni del paragrafo 9.1 dell'allegato 3 ai prodotti richiesti per la visibilità del conducente.

7.1.   Interpretazione dei risultati

Una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

7.1.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

7.1.2.

se un campione ha dato esito negativo, una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

8.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO

8.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni del paragrafo 10. dell'allegato 3.

8.2.   Interpretazione dei risultati

L'esito della prova di resistenza al fuoco si considera positivo se la velocità di combustione è inferiore a 110 mm/min.

8.2.1.

Ai fini dell'omologazione, una serie di campioni si considera soddisfacente se si verifica una delle condizioni a seguire:

8.2.1.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

8.2.1.2.

se un campione ha dato esito negativo, una seconda serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

9.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

9.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.

9.2.   Interpretazione dei risultati

Una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

9.2.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

9.2.2

se un campione ha dato esito negativo, una seconda serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.


ALLEGATO 15

VETRATURE DI PLASTICA FLESSIBILE DIVERSE DAI PARABREZZA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Le vetrature di plastica flessibile si considerano come appartenenti a tipi diversi se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie.

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

denominazione chimica del materiale,

1.1.3.

classificazione del materiale da parte del fabbricante,

1.1.4.

processo di fabbricazione,

1.1.5.

spessore nominale «e» con una tolleranza di fabbricazione ± (0,1 mm + 0,1 e); d > 0,1 mm,

1.1.6.

colorazione della materia plastica,

1.1.7.

natura del rivestimento o dei rivestimenti superficiali.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

non interviene alcuna caratteristica secondaria.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Nel caso di vetrature di plastica flessibile, le prove devono essere effettuate su provette piane tagliate dai prodotti finiti o fabbricate appositamente. In entrambi i casi, le provette, sotto tutti i punti di vista, devono essere rigorosamente rappresentative dei vetri prodotti in serie per i quali si richiede l'omologazione

2.2.

Prima della prova è necessario rimuovere le mascherature e pulire accuratamente le provette.

2.2.1.

Le provette vanno mantenute per 48 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C con un'umidità relativa del 50 % ± 5 %.

3.   PROVA DI FLESSIBILITÀ E DI PIEGAMENTO

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di provette

È sottoposta alle prove una provetta piana delle dimensioni di 300 mm × 25 mm.

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 12 dell'allegato 3.

3.4.   Interpretazione dei risultati

Una provetta o un campione saranno considerati flessibili, se la loro flessione verticale è superiore a 50 mm dopo 60 secondi.

10 secondi dopo il piegamento a 180°, il materiale non deve presentare alcuna fessurazione o alterazione nel punto di piegamento

4.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA

4.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

4.2.   Prova d'urto con la sfera da 227 g a 20 °C ± 5 °C

4.2.1.   Numero di provette

Si devono sottoporre a prova dieci provette quadrate piane di 300 mm +10/–0 mm.

4.2.2.   Metodo di prova

4.2.2.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 2.1.

4.2.2.2.

L'altezza di caduta deve essere di 2 m per tutti gli spessori.

4.2.3.   Interpretazione dei risultati

4.2.3.1.

L'esito della prova d'urto con la sfera è considerato soddisfacente se la sfera non attraversa la provetta.

4.2.3.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova d'urto con la sfera da 227 g, se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.2.3.2.1.

otto o più prove hanno dato esito positivo dall'altezza di caduta prescritta,

4.2.3.2.2.

se più di due prove hanno dato risultato negativo dall'altezza di caduta minima, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

4.3.   Prova d'urto con la sfera da 227 g a – 18 °C ± 2 °C

4.3.1.

Per ridurre al minimo la variazione di temperatura della provetta, la prova deve essere effettuata entro 30 secondi dall'estrazione della provetta dall'apparecchiatura di condizionamento.

4.3.2.

Il metodo di prova deve essere quello descritto al paragrafo 4.2.2 del presente allegato, con la differenza che la temperatura della provetta deve essere di – 18 °C ± 2 °C.

4.3.3.

I risultati devono essere interpretati conformemente al paragrafo 4.2.3 del presente allegato.

5.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

5.1.   Prova di resistenza all'invecchiamento artificiale

5.1.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni del paragrafo 6.4 dell'allegato 3. L'esposizione radiante totale alla radiazione ultravioletta utilizzando una lampada allo xenon ad arco lungo deve essere di 500 MJ/m2. Durante l'irraggiamento, le provette devono essere esposte ad acqua nebulizzata in cicli continui. Durante un ciclo di 120 minuti, le provette sono esposte alla luce senza acqua nebulizzata per 102 minuti e alla luce con acqua nebulizzata per 18 minuti.

5.1.1.1.

Sono consentiti anche altri metodi che diano risultati equivalenti.

5.1.2.   Numero di provette

Devono essere sottoposte a prova tre provette piane di 130 mm × 40 mm tagliate da un campione piano.

5.1.3.   Interpretazione dei risultati

L'esito della prova di resistenza all'invecchiamento artificiale sarà considerato positivo se:

5.1.3.1.

il coefficiente di trasmissione della luce misurato conformemente all'allegato 3, paragrafo 9.1, non è inferiore al 95 % del valore precedente l'invecchiamento. Inoltre, per i finestrini indispensabili per la visibilità del conducente, il valore non deve essere inferiore al 70 %.

5.1.3.2.

Durante l'invecchiamento non devono comparire bolle o altre alterazioni evidenti, variazioni di colore, opacità lattiginose o incrinature.

5.1.4.   Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'invecchiamento artificiale se si verifica una delle condizioni a seguire:

5.1.4.1.

tutte le prove hanno dato risultato positivo;

5.1.4.2.

se una provetta ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

6.   QUALITÀ OTTICHE

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1, ai prodotti richiesti per la visibilità del conducente.

6.1.   Interpretazione dei risultati

Una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

6.1.1.

tutte le prove hanno dato risultato positivo;

6.1.2.

se un campione ha dato risultato negativo, una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

7.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO

7.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 10.

7.2.   Interpretazione dei risultati

L'esito della prova di resistenza al fuoco si considera positivo se la velocità di combustione è inferiore a 110 mm/min.

7.2.1.

Ai fini dell'omologazione, una serie di campioni si considera soddisfacente se si verifica una delle condizioni a seguire:

7.2.1.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

7.2.1.2.

se un campione ha dato esito negativo, una seconda serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

8.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

8.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.2.1.

8.2.   Interpretazione dei risultati

Una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

8.2.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

8.2.2.

se un campione ha dato esito negativo, una seconda serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.


ALLEGATO 16

UNITÀ A VETRATURA DOPPIA DI PLASTICA RIGIDA

1.   DEFINIZIONE DEL TIPO

Si considera che le unità a vetratura doppia appartengano a tipi diversi, se differiscono per almeno una delle seguenti caratteristiche principali o secondarie:

1.1.

Le caratteristiche principali sono:

1.1.1.

i marchi di fabbrica o commerciali,

1.1.2.

la denominazione chimica delle lastre che le costituiscono,

1.1.3.

la classificazione delle lastre da parte del fabbricante,

1.1.4.

lo spessore delle lastre che le costituiscono,

1.1.5.

il processo di fabbricazione del finestrino,

1.1.6.

la larghezza dell'intercapedine tra le lastre di plastica che le costituiscono,

1.1.7.

la colorazione delle lastre di plastica,

1.1.8.

la natura e il tipo di rivestimento.

1.2.

Le caratteristiche secondarie sono le seguenti:

1.2.1.

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

2.   CONSIDERAZIONI GENERALI

2.1.

Nel caso di unità a vetratura doppia di plastica rigida, le prove saranno effettuate su provette piane o su particolari finiti, secondo le prescrizioni di prova.

2.2.

Prima della prova è necessario rimuovere le mascherature e pulire le provette. Prima della prova, le provette vanno mantenute per 24 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C con un'umidità relativa del 50 % ± 5 %.

2.3.

Lo scostamento massimo dallo spessore per gli estrusi di materia plastica è pari a + 10 % dello spessore nominale. Per gli articoli di plastica prodotti utilizzando altre tecniche (per esempio lastra acrilica colata), lo scostamento dallo spessore consentito è dato dall'equazione:

 

scostamenti massimi dallo spessore (mm) = ± (0,4 + 0,1 e)

 

dove «e» è lo spessore nominale della lastra.

La norma di riferimento è la ISO 7823/1.

NB: se lo spessore non è costante, a causa delle tecniche di formatura, esso si misurerà nel centro geometrico dell'unità.

2.4.

Le prove eseguite sulle unità a vetratura doppia di plastica rigida con una larghezza nominale dell'intercapedine «e» misurata nel centro geometrico sono da considerarsi applicabili a tutte le unità a vetratura doppia di plastica rigida che presentano le stesse caratteristiche e una larghezza nominale dell'intercapedine «e» di ± 5 mm.

In alternativa, il richiedente può presentare per l'omologazione il campione con l'intercapedine minore e il campione con l'intercapedine maggiore.

3.   PROVA DI FLESSIBILITÀ

3.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

3.2.   Numero di provette

Si dovrà sottoporre a prova una provetta di 300 mm × 25 mm per ciascuna lastra costituente il finestrino

3.3.   Metodo di prova

3.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto al paragrafo 12 dell'allegato 3.

3.4.   Interpretazione dei risultati

La deviazione verticale di entrambe le lastre che costituiscono l'unità deve essere inferiore a 50 mm dopo 60 secondi.

4.   PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA

4.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

4.2.   Numero di provette

Si devono sottoporre a prova sei finestrini rappresentativi delle dimensioni di 1 170 mm × 570 mm (+ 0/– 2 mm in entrambe le direzioni). I campioni devono essere predisposti per il fissaggio lungo il perimetro.

4.3.   Metodo di prova

4.3.1.

Il metodo di prova utilizzato è quello descritto al paragrafo 3.2 dell'allegato 3. L'urto si produrrà sulla faccia interna del finestrino.

4.3.2.

Per i vetri quali paratie e finestrini divisori che hanno un'elevata probabilità di essere urtati con la testa, l'altezza di caduta sarà 3 m.

Si deve misurare anche il valore HIC.

4.3.3.

Per i vetri quali finestrini laterali, lunotti posteriori e tettucci apribili che hanno poche probabilità di essere urtati con la testa, l'altezza di caduta sarà 1,5 m.

Si deve misurare anche il valore HIC.

4.3.4.

La prova di resistenza all'urto della testa non si deve eseguire sui vetri quali i finestrini dei caravan e i finestrini di piccole dimensioni, le cui probabilità di essere urtati con la testa sono nulle. Per finestrino di piccole dimensioni s'intende un finestrino nel quale è impossibile iscrivere un cerchio del diametro di 150 mm.

4.4.   Interpretazione dei risultati

Il risultato della prova è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:

4.4.1.

la provetta o il campione non sono attraversati né si rompono in pezzi grandi completamente separati gli uni dagli altri.

4.4.2.

Il valore HIC è inferiore a 1 000.

4.4.3.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova di comportamento all'urto della testa se si verifica una delle condizioni a seguire:

4.4.3.1.

tutte le prove hanno dato esito positivo o

4.4.3.2.

se una prova ha dato esito negativo, una successiva serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

5.   PROVA DI RESISTENZA MECCANICA — PROVA D'URTO CON LA SFERA DA 227 g

5.1.   Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie:

Non interviene alcuna caratteristica secondaria.

5.2.   Numero di provette

Si devono sottoporre a prova dieci provette piane ricavate dalla lastra esterna o dieci particolari finiti delle dimensioni di 300 mm × 300 mm + 10/– 0 mm.

5.3.   Metodo di prova

5.3.1.

Il metodo utilizzato è quello descritto all'allegato 3, paragrafo 2.1.

L'urto si produrrà sulla faccia esterna del finestrino di prova.

5.3.2.

L'altezza di caduta per le diverse categorie di spessore della lastra esterna del finestrino è indicata nella seguente tabella:

Spessore della lastra esterna (mm)

Altezza di caduta (m)

< 3

2

4

3

5

4

> 6

5

Per spessori intermedi compresi tra 3 mm e 6 mm, l'altezza di caduta deve essere calcolata per interpolazione.

5.4.   Interpretazione dei risultati

5.4.1.

si considera che la prova d'urto con la sfera abbia avuto esito positivo, se si verificano le condizioni seguenti:

la sfera non attraversa la provetta,

la provetta non si rompe in più pezzi separati tra loro.

5.4.2.

Una serie di provette presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova d'urto con la sfera da 227 g se si verifica una delle condizioni a seguire:

5.4.2.1.

otto o più prove separate hanno dato esito positivo dall'altezza di caduta prescritta,

5.4.2.2.

se tre o più prove hanno dato esito negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette ha dato risultati positivi.

5.5.   Prova d'urto con la sfera da 227 g a – 18 °C ± 2 °C

5.5.1.

Per ridurre al minimo la variazione di temperatura della provetta, la prova deve essere effettuata entro 30 secondi dall'estrazione della provetta dall'apparecchiatura di condizionamento.

5.5.2.

Il metodo di prova deve essere quello descritto al paragrafo 5.3 del presente allegato, con la differenza che la temperatura di prova deve essere di – 18 °C ± 2 °C.

5.5.3.

I risultati devono essere interpretati conformemente al paragrafo 5.4 del presente allegato.

6.   PROVA DI RESISTENZA ALLE CONDIZIONI AMBIENTALI

6.1.   Prova di resistenza all'abrasione

6.1.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 4 e si ripete la prova per 1 000, 500 o 100 cicli per misurare l'abrasione della superficie del prodotto.

6.1.2.   Si devono sottoporre a prova tre provette quadrate piane di 100 mm per ciascun tipo di superficie.

6.1.3.   Interpretazione dei risultati

6.1.3.1.

Nel caso di vetrature di classe L, l'esito della prova di resistenza all'abrasione sarà considerato positivo, se la diffusione luminosa complessiva dovuta all'abrasione non supera il 2 % dopo 1 000 cicli sulla faccia esterna della provetta e il 4 % dopo 100 cicli sulla faccia interna della provetta.

6.1.3.2.

Nel caso di vetrature di classe M, l'esito della prova di resistenza all'abrasione sarà considerato positivo, se la diffusione luminosa complessiva dovuta all'abrasione non supera il 10 % dopo 500 cicli sulla faccia esterna della provetta e il 4 % dopo 100 cicli sulla faccia interna della provetta.

6.1.3.3.

La prova di resistenza all'abrasione non è richiesta per i tettucci apribili.

6.1.4.   Una serie di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni seguenti:

tutti i campioni sono risultati conformi alle prescrizioni o

se un campione non è risultato conforme, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di campioni ha dato esito positivo.

6.2.   Prova di resistenza all'invecchiamento artificiale

6.2.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 6.4. L'esposizione radiante totale alla radiazione ultravioletta utilizzando una lampada allo xenon ad arco lungo deve essere di 500 MJ/m2. Durante l'irraggiamento, le provette devono essere esposte ad acqua nebulizzata in cicli continui. Durante un ciclo di 120 minuti, le provette sono esposte alla luce senza acqua nebulizzata per 102 minuti e alla luce con acqua nebulizzata per 18 minuti.

6.2.1.1.

Sono consentiti anche altri metodi che diano risultati equivalenti.

6.2.2.   Numero di provette

Devono essere sottoposte a prova tre provette piane di 130 mm × 40 mm tagliate dal rivestimento esterno del finestrino.

6.2.3.   Interpretazione dei risultati

6.2.3.1.

L'esito della prova di resistenza all'invecchiamento artificiale sarà considerato positivo se:

6.2.3.1.1.

il coefficiente di trasmissione della luce misurato conformemente all'allegato 3, paragrafo 9.1, non è inferiore al 95 % del valore precedente l'invecchiamento. Inoltre, per i finestrini indispensabili per la visibilità del conducente, il valore non deve essere inferiore al 70 %.

6.2.3.1.2.

Durante l'invecchiamento non devono comparire bolle o altre alterazioni evidenti, variazioni di colore, opacità lattiginose o incrinature.

6.2.4.   Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione si considera soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'invecchiamento artificiale se si verifica una delle condizioni a seguire:

6.2.4.1.

tutte le prove hanno dato risultato positivo;

6.2.4.2.

se una provetta ha dato risultato negativo, una nuova serie di prove effettuate su una nuova serie di provette o di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

6.3.   Prova di quadrettatura

6.3.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 13, si applicano solo ai prodotti rivestiti.

6.3.2.   La prova di quadrettatura deve essere effettuata su una delle provette del paragrafo 6.2.

6.3.3.   Interpretazione dei risultati

6.3.3.1.

L'esito della prova di quadrettatura sarà considerato positivo se:

si ottiene un indice di quadrettatura Gt1.

6.3.3.2.

La provetta si considera soddisfacente dal punto di vista dell'omologazione, se si verifica una delle condizioni a seguire:

6.3.3.2.1.

la prova ha dato risultato positivo;

6.3.3.2.2.

se la prova ha dato risultato negativo, un'ulteriore prova effettuata su un'altra provetta rimasta dalla prova del paragrafo 6.2 ha dato esito positivo.

6.4.   Prova di resistenza all'umidità

6.4.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 7.

6.4.2.   Si devono sottoporre a prova dieci provette quadrate o finestrini di 300 mm × 300 mm.

6.4.3.   Interpretazione dei risultati

6.4.3.1.

L'esito della prova di resistenza all'umidità si considera positivo se:

6.4.3.1.1.

non compaiono alterazioni evidenti come bolle o opacità lattiginose su nessun campione

6.4.3.1.2.

e se il coefficiente di trasmissione della luce misurato conformemente al paragrafo 9.1 dell'allegato 3 non è inferiore al 95 % del valore precedente la prova e non è inferiore al 70 % nel caso di finestrini indispensabili per la visibilità del conducente.

6.4.4.   Dopo la prova, le provette devono essere conservate per almeno 48 ore ad una temperatura di 23 °C ± 2 °C e un'umidità relativa del 50 % ± 5 % e poi sottoposte alla prova d'urto con la sfera da 227 g descritta al paragrafo 5. del presente allegato.

7.   QUALITÀ OTTICHE

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1, ai prodotti richiesti per la visibilità del conducente.

7.1   Interpretazione dei risultati

Una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

7.1.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo;

7.1.2.

se un campione ha dato esito negativo, una nuova serie di provette ha dato risultati soddisfacenti.

8.   PROVA DI RESISTENZA AL FUOCO

8.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 10.

8.2.   Interpretazione dei risultati

Questa prova deve essere eseguita separatamente su entrambe le superfici dell'unità a vetratura doppia.

L'esito della prova di resistenza al fuoco si considera positivo se la velocità di combustione è inferiore a 110 mm/min.

8.2.1.

Ai fini dell'omologazione, una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

8.2.1.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

8.2.1.2.

se un campione ha dato esito negativo, una seconda serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.

9.   PROVA DI RESISTENZA AGLI AGENTI CHIMICI

9.1.   Indici di difficoltà e metodo di prova

Si applicano le disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.

La prova si effettua esclusivamente su campioni rappresentativi della faccia esterna dell'unità a vetratura doppia.

9.2.   Interpretazione dei risultati

Una serie di campioni si considera soddisfacente, se si verifica una delle condizioni a seguire:

9.2.1.

tutti i campioni hanno dato esito positivo,

9.2.2.

se un campione ha dato esito negativo, una seconda serie di campioni ha dato risultati soddisfacenti.


ALLEGATO 17

Misura delle altezze del segmento e posizione dei punti di impatto

Figura 1

Determinazione dell'altezza del segmento «h»

Image 56

Nel caso di un vetro di sicurezza a semplice curvatura, l'altezza del segmento sarà uguale a: h1 massima.

Nel caso di un vetro di sicurezza a doppia curvatura, l'altezza del segmento sarà uguale a: h1 massima + h2 massima.

Figura 2

Punti d'impatto prescritti per i parabrezza

Image 57

Figure 3 (a), 3 (b), 3 (c)

punti d'impatto prescritti per i vetri a tempera uniforme

Figura (a)

Vetro piano

Image 58

Figura (b)

Vetro piano

Image 59

Figura (c)

Vetro curvo

Image 60

I punti «2» indicati nelle figure 3 (a), 3 (b) e 3 (c) costituiscono alcuni esempi della localizzazione del punto «2» prescritto all'allegato 5, paragrafo 2.5.


ALLEGATO 18

Procedura per determinare le zone di prova sui parabrezza dei veicoli in relazione ai punti «V»

1.   POSIZIONE DEI PUNTI «V»

1.1.   Le tabelle 1 e 2 riportano la posizione dei punti «V» rispetto al punto «R» (cfr. l'allegato 19 al presente regolamento), così come indicati dalle coordinate X, Y e Z nel sistema di riferimento tridimensionale.

1.2.   La tabella 1 indica le coordinate di base per un angolo teorico d'inclinazione dello schienale di 25°. Il senso positivo delle coordinate è indicato nel presente allegato, figura 3.

Tabella 1

Punto «V»

a

b

c (d)

V1

68 mm

–5 mm

665 mm

V2

68 mm

–5 mm

589 mm

1.3.   Correzione degli angoli teorici d'inclinazione dello schienale superiori o inferiori a 25°.

1.3.1.

La tabella 2 indica le ulteriori correzioni da apportare alle coordinate X e Z di ciascun punto «V» quando l’angolo teorico d'inclinazione dello schienale è diverso da 25°. Il senso positivo delle coordinate è indicato nel presente allegato, figura 3.

Tabella 2

Angolo d'inclinazione schienale

(in °)

Coordinate orizzontali

X

Coordinate verticali

Z

5

– 186 mm

28 mm

6

– 176 mm

27 mm

7

– 167 mm

27 mm

8

– 157 mm

26 mm

9

– 147 mm

26 mm

10

– 137 mm

25 mm

11

– 128 mm

24 mm

12

– 118 mm

23 mm

13

– 109 mm

22 mm

14

–99 mm

21 mm

15

–90 mm

20 mm

16

–81 mm

18 mm

17

–71 mm

17 mm

18

–62 mm

15 mm

19

–53 mm

13 mm

20

–44 mm

11 mm

21

–35 mm

9 mm

22

–26 mm

7 mm

23

–17 mm

5 mm

24

–9 mm

2 mm

25

0 mm

0 mm

26

9 mm

–3 mm

27

17 mm

–5 mm

28

26 mm

–8 mm

29

34 mm

–11 mm

30

43 mm

–14 mm

31

51 mm

–17 mm

32

59 mm

–21 mm

33

67 mm

–24 mm

34

76 mm

–28 mm

35

84 mm

–31 mm

36

92 mm

–35 mm

37

100 mm

–39 mm

38

107 mm

–43 mm

39

115 mm

–47 mm

40

123 mm

–52 mm

2.   ZONE DI PROVA

2.1.

Con riferimento ai punti «V» sono determinate due zone di prova.

2.2.

La «zona di prova A» è la zona della superficie esterna del parabrezza delimitata dall'intersezione dei quattro piani seguenti (cfr. la figura 1):

a)

un piano inclinato di 3° verso l'alto rispetto all'asse X, che passa per V1 ed è parallelo all'asse Y (piano 1);

b)

un piano inclinato di 1° verso il basso rispetto all'asse X, che passa per V2 ed è parallelo all'asse Y (piano 2);

c)

un piano verticale che passa per V1 e V2 ed è inclinato di 13° verso sinistra rispetto all'asse X nel caso di veicoli con guida a sinistra e verso destra rispetto all'asse X nel caso di veicoli con guida a destra (piano 3);

d)

un piano verticale che passa per V1 e V2 ed è inclinato di 20° verso destra rispetto all'asse X nel caso di veicoli con guida a sinistra e verso sinistra rispetto all'asse X nel caso di veicoli con guida a destra (piano 4);

2.3.

La «zona di prova B» è la zona della superficie esterna del parabrezza delimitata dall'intersezione dei quattro piani seguenti:

a)

un piano inclinato di 7° verso l'alto rispetto all'asse X, che passa per V1 ed è parallelo all'asse Y (piano 5);

b)

un piano inclinato di 5° verso il basso rispetto all'asse X, che passa per V2 ed è parallelo all'asse Y (piano 6);

c)

un piano verticale che passa per V1 e V2 ed è inclinato di 17° verso sinistra rispetto all'asse X nel caso di veicoli con guida a sinistra e verso destra rispetto all'asse X nel caso di veicoli con guida a destra (piano 7);

d)

un piano simmetrico al piano 7 rispetto al piano longitudinale mediano del veicolo (piano 8).

2.4.

La «zona di prova B ridotta» è la zona di prova B escluse le zone a seguire (1) (cfr. le figure 2 e 3):

2.4.1.

la zona di prova A definita al paragrafo 2.2 estesa conformemente al paragrafo 9.2.2.1 dell'allegato 3;

2.4.2.

a discrezione del fabbricante del veicolo, si potrà applicare uno dei due paragrafi a seguire:

2.4.2.1.

qualsiasi area opaca delimitata verso il basso dal piano 1 e lateralmente dal piano 4 e l'area simmetrica a questa rispetto al piano longitudinale mediano del veicolo (piano 4');

2.4.2.2.

qualsiasi area opaca delimitata verso il basso dal piano 1, purché iscritta in un'area larga 300 mm con il centro sul piano longitudinale mediano del veicolo e purché l'area opaca al di sotto del tracciato del piano 5 sia iscritta in un'area limitata lateralmente dalle tracce di piani che passano per gli estremi di un segmento largo 150 mm (2) e parallele alle tracce dei piani 4 e 4' rispettivamente;

2.4.3.

qualsiasi area opaca delimitata dall'intersezione della superficie esterna del parabrezza:

a)

con un piano inclinato di 4° verso il basso rispetto all'asse X, che passa per V2 ed è parallelo all'asse Y (piano 9);

b)

con il piano 6;

c)

con i piani 7 e 8 o con il bordo della superficie esterna del parabrezza, se l'intersezione del piano 6 con il piano 7 (del piano 6 con il piano 8) non attraversa la superficie esterna del parabrezza;

2.4.4.

qualsiasi area opaca delimitata dall'intersezione della superficie esterna del parabrezza:

a)

con un piano orizzontale che passa per V1 (piano 10);

b)

con il piano 3 (3)

c)

con il piano 7 (4) o con il bordo della superficie esterna del parabrezza, se l'intersezione del piano 6 con il piano 7 (del piano 6 con il piano 8) non attraversa la superficie esterna del parabrezza;

d)

con il piano 9;

2.4.5.

un'area situata entro 25 mm dal bordo della superficie esterna del parabrezza o da qualsiasi area opaca. Tale area non deve invadere la zona di prova A estesa.

2.5.

Definizione dei punti di riferimento (cfr. la figura 3).

Per punti di riferimento s'intendono i punti situati all'intersezione tra la superficie esterna del parabrezza e linee che, partendo dai punti V, si irraggiano in avanti:

2.5.1.

punto di riferimento verticale superiore davanti a V1 e 7° al di sopra del piano orizzontale (Pr1);

2.5.2.

punto di riferimento verticale inferiore davanti a V1 e 5° al di sotto del piano orizzontale (Pr2);

2.5.3

punto di riferimento orizzontale davanti a V1 e 17° verso sinistra (Pr3);

2.5.4.

tre punti di riferimento aggiuntivi simmetrici ai punti definiti nei paragrafi da 2.5.1 a 2.5.3 in relazione al piano longitudinale mediano del veicolo (rispettivamente P'r1, P'r2, P'r3).

Figura 1

Zona di prova «A» (esempio di veicolo con guida a sinistra)

Image 61
L i

Figura 2a

Zona di prova ridotta «B» (esempio di veicolo con guida a sinistra) — area opaca superiore come definita al paragrafo 2.4.2.2

Image 62
L i

Figura 2b

Zona di prova ridotta «B» (esempio di veicolo con guida a sinistra) — area opaca superiore come definita al paragrafo 2.4.2.1

Image 63
L i

Figura 3

Determinazione dei punti di riferimento (esempio di veicolo con guida a sinistra)

Image 64
L ri


(1)  Ma considerando il fatto che i punti di riferimento, così come definiti al punto 2.5, devono essere situati nell'area trasparente.

(2)  Misurato sulla superficie esterna del parabrezza e sul tracciato del piano 1.

(3)  Per l'altro lato del parabrezza, con un piano simmetrico al piano 3 in relazione al piano longitudinale mediano del veicolo.

(4)  Per l'altro lato del parabrezza, con il piano 8.


ALLEGATO 19

Procedura per determinare il punto «H» e l'angolo effettivo d'inclinazione del tronco per i posti a sedere degli autoveicoli

1.   OGGETTO

La procedura descritta nel presente allegato serve a determinare la posizione del punto «H» e l’angolo effettivo d'inclinazione del tronco per uno o più posti a sedere in un autoveicolo e a verificare la relazione tra i dati misurati e le specifiche fornite dal costruttore del veicolo (1).

2.   DEFINIZIONI

Ai fini del presente allegato:

2.1.

«Dati di riferimento» indica una o più delle seguenti caratteristiche di un posto a sedere:

2.1.1.

il punto «H» e il punto «R» e la loro relazione;

2.1.2.

l’angolo effettivo d'inclinazione del tronco e l’angolo teorico d'inclinazione del tronco e la loro relazione.

2.2.

«Macchina tridimensionale per la determinazione del punto H» (macchina 3D H) indica il dispositivo usato per determinare i punti «H» e gli angoli effettivi d'inclinazione del tronco. Tale dispositivo è descritto all’appendice 1 del presente allegato.

2.3.

«Punto H» indica il centro di articolazione tronco-coscia della macchina 3D H installata sul sedile del veicolo conformemente alla procedura descritta al successivo paragrafo 3. Il punto H si trova al centro della linea mediana del dispositivo situato tra le estremità visibili del punto H su uno dei due lati della macchina 3D H. Il punto H corrisponde teoricamente al punto R (per le tolleranze, cfr. il successivo paragrafo 3.2.2). Una volta determinato secondo la procedura di cui al paragrafo 4, si suppone che il punto H sia fisso rispetto alla struttura del cuscino del sedile e si muova con esso quando il sedile viene regolato.

2.4.

«Punto R» o «punto di riferimento di seduta» indica un punto teorico definito dal costruttore del veicolo per ogni posto a sedere e determinato relativamente al sistema di riferimento tridimensionale.

2.5.

«Linea del tronco» indica l’asse del tronco della macchina 3D H nella posizione più arretrata.

2.6.

«Angolo effettivo d'inclinazione del tronco» indica l’angolo misurato tra una linea verticale passante per il punto H e la linea del tronco usando il quadrante dell'angolo dello schienale sulla macchina 3D H. L’angolo effettivo d'inclinazione del tronco corrisponde teoricamente all’angolo teorico d'inclinazione del tronco (per le tolleranze, cfr. il seguente paragrafo 3.2.2).

2.7.

«Angolo teorico d'inclinazione del tronco» indica l’angolo misurato tra una linea verticale passante per il punto R e la linea del tronco in una posizione che corrisponde alla posizione teorica dello schienale del sedile stabilita dal costruttore del veicolo.

2.8.

«Piano centrale dell’occupante» (C/LO) indica il piano mediano della macchina 3D H posizionata in ciascun posto a sedere previsto; è rappresentato dalla coordinata del punto H sull’asse Y. Per i sedili singoli, il piano mediano del sedile coincide con il piano mediano dell’occupante. Per gli altri sedili, il piano mediano dell’occupante è specificato dal costruttore.

2.9.

«Sistema di riferimento tridimensionale» indica un sistema come descritto nell’appendice 2 del presente allegato.

2.10.

«Punti di riferimento» indica punti fisici (fori, superfici, segni o tacche) sulla carrozzeria del veicolo, come specificati dal costruttore.

2.11.

«Posizione del veicolo durante la misurazione» indica la posizione del veicolo definita dalle coordinate dei punti di riferimento nel sistema di riferimento tridimensionale.

3.   PRESCRIZIONI

3.1.   Presentazione dei dati

Per ciascun posto a sedere dove sono necessari dati di riferimento per poter dimostrare la conformità alle disposizioni del presente regolamento, devono essere presentati tutti o un’opportuna selezione dei dati a seguire nella forma indicata nell’appendice 3 del presente allegato:

3.1.1.

le coordinate del punto R rispetto al sistema di riferimento tridimensionale;

3.1.2.

l’angolo teorico d'inclinazione del tronco;

3.1.3.

tutte le indicazioni necessarie a regolare il sedile (se regolabile) nella posizione di misurazione di cui al successivo paragrafo 4.3.

3.2.   Relazione tra dati misurati e specifiche di progetto

3.2.1.

Le coordinate del punto H e il valore dell’angolo effettivo d'inclinazione del tronco ottenuti con la procedura di cui al successivo paragrafo 4. sono raffrontati rispettivamente alle coordinate del punto R e al valore dell’angolo teorico d'inclinazione del tronco indicati dal costruttore del veicolo.

3.2.2.

Le posizioni relative del punto R e del punto H e la relazione tra l'angolo teorico e l'angolo effettivo d'inclinazione del tronco saranno considerate soddisfacenti per il posto a sedere in questione se il punto H, quale definito dalle sue coordinate, si situa all'interno di un quadrato di 50 mm di lato, con lati verticali e orizzontali le cui diagonali s'intersecano nel punto R e se l'angolo effettivo d'inclinazione del tronco non si discosta di più di 5° dall'angolo teorico d'inclinazione del tronco.

3.2.3.

Se tali condizioni sono soddisfatte, il punto R e l’angolo teorico d'inclinazione del tronco devono essere usati per dimostrare la conformità alle disposizioni del presente regolamento.

3.2.4.

Se il punto H o l’angolo effettivo d'inclinazione del tronco non soddisfano i requisiti del precedente paragrafo 3.2.2, entrambi devono essere determinati altre 2 volte (3 volte complessivamente). Se i risultati di 2 di queste 3 operazioni soddisfano i requisiti, si applicano le condizioni di cui al precedente paragrafo 3.2.3.

3.2.5.

Se i risultati di almeno due delle tre operazioni di cui al paragrafo 3.2.4 non soddisfano i requisiti del precedente paragrafo 3.2.2 oppure se la verifica non può avere luogo perché il costruttore del veicolo non ha fornito le informazioni relative alla posizione del punto R o all’angolo teorico d'inclinazione del tronco, si deve ricorrere al centro geometrico dei tre punti misurati o alla media dei tre angoli misurati; questi devono considerarsi applicabili in tutti i casi in cui nel presente regolamento ci si riferisce al punto R o all’angolo teorico d'inclinazione del tronco.

4.   PROCEDURA PER DETERMINARE IL PUNTO H E L’ANGOLO EFFETTIVO D'INCLINAZIONE DEL TRONCO

4.1.

Il veicolo deve essere precondizionato, a discrezione del costruttore, ad una temperatura di 20 °C ± 10 °C per garantire che il materiale del sedile raggiunga la temperatura ambiente. Se il sedile da sottoporre a prova non è mai stato usato, si colloca sullo stesso una persona o un dispositivo di 70-80 kg per due volte e per la durata di un minuto allo scopo di flettere il cuscino e lo schienale. A richiesta del costruttore, tutti i blocchi sedile possono rimanere scarichi per un periodo minimo di 30 minuti prima dell'installazione della macchina 3D H.

4.2.

Durante la misurazione, il veicolo dovrà trovarsi nella posizione definita al precedente paragrafo 2.11.

4.3.

Se il sedile è regolabile, porlo anzitutto nella normale posizione di guida o d'uso più arretrata indicata dal costruttore del veicolo, manovrandolo solo in senso longitudinale ed escludendo ogni altro spostamento a fini diversi dalle normali posizioni di guida o d’uso. Se il sedile può essere regolato anche in altro modo (in senso verticale, angolare, schienale, ecc.), esso sarà successivamente regolato nella posizione indicata dal costruttore del veicolo. Per i sedili a sospensione, la posizione verticale va bloccata in corrispondenza della normale posizione di guida specificata dal costruttore.

4.4.

L'area del sedile occupata dalla macchina 3D H va coperta da una mussola di cotone, di dimensioni e struttura adeguate, definita come tessuto di cotone a maglia rasata con 18,9 fili/cm2 e del peso di 0,228 kg/m2 o come tessuto lavorato a maglia o stoffa non tessuta avente caratteristiche equivalenti. Se la prova viene eseguita su un sedile non montato sul veicolo, il pavimento sul quale è posto il sedile deve avere le stesse caratteristiche essenziali (2) del pavimento del veicolo cui è destinato il sedile.

4.5.

Disporre l'insieme seduta-schienale della macchina 3D H in modo che il piano mediano dell’occupante (C/LO) coincida con il piano mediano della macchina 3D H. A richiesta del costruttore, la macchina 3D H può essere spostata verso l’interno rispetto al C/LO se essa sporge a tal punto che il bordo del sedile non ne consente il livellamento.

4.6.

Applicare gli insiemi del piede e dell'arto inferiore all'insieme che simula la parte seduta, separatamente o usando la barra a T e l'insieme dell'arto inferiore. La retta passante per le estremità visibili del punto H dovrà essere parallela al pavimento e perpendicolare al piano mediano longitudinale del sedile.

4.7.

Regolare la posizione dei piedi e delle gambe della macchina 3D H come segue:

4.7.1.

Sedili per il conducente e il passeggero anteriore esterno:

4.7.1.1.

Le parti che simulano i piedi e le gambe vanno spostate in avanti in modo che i piedi assumano una posizione naturale sul pavimento, eventualmente tra i pedali di comando. Se possibile, porre i piedi approssimativamente alla stessa distanza dal piano mediano della macchina 3D H, l'uno verso destra e l'altro verso sinistra. Portare la livella a bolla d’aria che verifica l'orientamento trasversale della macchina 3D H in posizione orizzontale, regolando, se necessario, il pannello che simula la seduta o spostando all'indietro l'insieme piede/arto inferiore. La retta passante per le estremità visibili del punto H deve restare perpendicolare al piano mediano longitudinale del sedile.

4.7.1.2.

Se la gamba sinistra non può essere mantenuta parallela alla destra e il piede sinistro non può essere sostenuto dalla struttura, spostare quest’ultimo fino a che non è possibile appoggiarlo. Mantenere l’allineamento delle estremità visibili.

4.7.2.

Sedili posteriori esterni:

Per i sedili posteriori o ausiliari, disporre le gambe come specificato dal costruttore. Se i piedi poggiano su parti del pavimento situate a livelli diversi, il piede di riferimento è quello che per primo viene a contatto con il sedile anteriore; l’altro piede dovrà essere sistemato in modo che la livella a bolla d’aria che indica l'orientamento trasversale del sedile del dispositivo sia in posizione orizzontale.

4.7.3.

Altri sedili:

Si applica la procedura generale di cui al precedente paragrafo 4.7.1 salvo che i piedi vanno disposti come specificato dal costruttore del veicolo.

4.8.

Applicare i pesi che rappresentano la parte inferiore della gamba e la coscia e livellare la macchina 3D H.

4.9.

Inclinare in avanti il pannello che simula il dorso fino al punto d'arresto anteriore e allontanare la macchina 3D H dallo schienale del sedile utilizzando la barra a T. Riposizionare la macchina 3D H sul sedile con uno dei seguenti metodi:

4.9.1.

Se la macchina 3D H tende a scivolare all’indietro, intervenire come segue: consentire alla macchina 3D H di scivolare all’indietro finché non occorra più applicare alla barra a T un carico orizzontale per trattenerla in avanti, vale a dire finché il pannello che simula la seduta tocca lo schienale. Se necessario, riposizionare la parte inferiore della gamba.

4.9.2.

Se la macchina 3D H non tende a scivolare all’indietro, intervenire come segue: far scivolare indietro la macchina 3D H applicando un carico orizzontale all'indietro alla barra a T finché il pannello che simula la seduta tocca lo schienale del sedile (cfr. la figura 2 dell'appendice 1 al presente allegato).

4.10.

Applicare un carico di 100 ± 10 N all'insieme che simula la seduta e il dorso della macchina 3D H nel punto di intersezione del quadrante dell'angolo dell'anca con l'alloggiamento della barra a T. La direzione di applicazione del carico va mantenuta lungo una retta che passa dalla sopraccitata intersezione ad un punto posto appena sopra l'alloggiamento della barra che rappresenta la coscia (cfr. la figura 2 dell'appendice 1 al presente allegato). Poi, con cautela, riappoggiare il pannello che rappresenta il dorso allo schienale del sedile. Usare la medesima cautela durante tutto il resto della procedura per evitare che la macchina 3D H scivoli in avanti.

4.11.

Applicare i pesi che simulano le natiche destra e sinistra e quindi gli otto pesi che simulano il tronco mantenendo livellata la macchina 3D H.

4.12.

Inclinare in avanti il pannello che simula il dorso per allentare la tensione che agisce sullo schienale. Fare oscillare la macchina 3D H da un lato all’altro per un arco di 10° (5° da ciascun lato del piano verticale mediano) per tre cicli completi per scaricare l'eventuale attrito accumulato tra la macchina 3D H e il sedile.

Durante l’oscillazione, la barra a T della macchina 3D H può tendere a scostarsi dall’allineamento orizzontale e verticale indicato. Pertanto, essa deve essere trattenuta applicando un carico laterale opportuno durante i movimenti di oscillazione. Occorre cautela nel trattenere la barra a T e nel far oscillare la macchina 3D H per garantire che non vengano applicati involontariamente carichi esterni in senso verticale o longitudinale.

In questa fase, i piedi della macchina 3D H non devono essere trattenuti o frenati. Se i piedi cambiano posizione, per il momento lasciarli così.

Riportare con cautela il pannello che simula il dorso a contatto con lo schienale e controllare l’azzeramento delle due livelle a bolla d'aria. Se durante l’oscillazione della macchina 3D H i piedi si fossero spostati, rimetterli in posizione nel modo seguente:

Sollevare alternativamente ciascun piede dal pavimento il minimo necessario per impedire che si muova ulteriormente. Durante il sollevamento, i piedi devono essere liberi di ruotare e non si devono applicare carichi laterali o anteriori. Riabbassare ciascun piede in modo che il tallone sia a contatto con la struttura all’uopo prevista.

Controllare l'azzeramento della livella laterale e, se necessario, applicare un carico laterale all'estremità superiore del pannello che simula il dorso sufficiente a livellare il pannello che simula la seduta della macchina 3D H sul sedile.

4.13.

Per sostenere la barra a T in modo da evitare lo scivolamento in avanti della macchina 3D H sul cuscino del sedile, procedere come segue:

a)

riportare il pannello che simula il dorso a contatto con lo schienale;

b)

applicare e togliere alternativamente un carico orizzontale all'indietro, non superiore a 25 N, alla barra dell’angolo del dorso ad un'altezza pari approssimativamente al centro delle masse del tronco finché il quadrante dell’angolo dell’anca indica il raggiungimento di una posizione stabile una volta tolto il carico. Agire con cautela per garantire che non vengano applicati carichi esterni verso il basso o laterali alla macchina 3D H. Qualora fosse necessaria un’ulteriore regolazione del livello della macchina 3D H, ruotare in avanti il pannello che simula il dorso, eseguire un nuovo livellamento e ripetere la procedura di cui al paragrafo 4.12.

4.14.

Effettuare tutte le misurazioni:

4.14.1.

le coordinate del punto H vanno misurate rispetto al sistema di riferimento tridimensionale;

4.14.2.

l’angolo effettivo d'inclinazione del tronco viene letto sul quadrante angolare posteriore della macchina 3D H con l'asse di riferimento del tronco nella posizione più arretrata.

4.15.

Se si desidera reinstallare la macchina 3D H, l’insieme del sedile deve rimanere scarico per almeno 30 minuti prima della reinstallazione. La macchina 3D H non deve essere lasciata carica sul gruppo sedile per un tempo superiore a quello necessario all’esecuzione della prova.

4.16.

Se i sedili della stessa fila possono essere considerati simili (sedile a panchina, sedili identici, ecc.), è sufficiente determinare un unico punto H ed un unico angolo effettivo d'inclinazione del tronco per ciascuna fila di sedili e sistemare la macchina 3D H descritta nell'appendice 1 del presente allegato in un posto ritenuto rappresentativo per detta fila. Tale posto deve essere:

4.16.1.

per la fila anteriore, il sedile del conducente;

4.16.2.

per la/le fila/e posteriore/i, un sedile laterale.


(1)  Per tutti i posti a sedere diversi dai sedili anteriori, qualora non fosse possibile determinare il punto «H» utilizzando la macchina tridimensionale o altre procedure, le autorità competenti potranno, se lo ritengono opportuno, prendere come riferimento il punto «R» indicato dal costruttore.

(2)  Angolo d’inclinazione, differenza d’altezza con un supporto sedile, struttura della superficie, ecc.

APPENDICE 1

Descrizione della macchina tridimensionale per la determinazione del punto H  (*1)

(Macchina 3D H)

1.   PANNELLI CHE SIMULANO IL DORSO E LA SEDUTA

I pannelli che simulano il dorso e la seduta sono costruiti in materia plastica rinforzata e metallo, essi simulano il tronco umano e le cosce e sono incernierati meccanicamente sul punto H. Un quadrante è fissato all'asse di riferimento del tronco incernierato sul punto H per misurare l’angolo effettivo d'inclinazione del tronco. Una barra regolabile che simula la coscia, fissata al pannello che simula la seduta, determina la linea mediana della coscia e serve da linea di riferimento per il quadrante dell'angolo dell’anca.

2.   ELEMENTI CHE COSTITUISCONO IL CORPO E LE GAMBE

I segmenti che simulano la parte inferiore della gamba sono fissati al pannello che simula la seduta al livello della barra a T che unisce le ginocchia e che costituisce un’estensione laterale della barra regolabile che simula le cosce. Essi sono muniti di quadranti per misurare gli angoli delle ginocchia. Gli insiemi piede/scarpa sono tarati per misurare l’angolo del piede. Due livelle a bolla d'aria orientano il dispositivo nello spazio. Nei rispettivi baricentri sono posti i pesi dei vari elementi che costituiscono il corpo per ottenere uno schiacciamento del sedile pari a quello esercitato da un uomo del peso di 76 kg. Controllare che tutti i giunti della macchina 3D H possano muoversi liberamente senza incontrare attriti significativi.

Figura 1

Denominazione dei componenti della macchina 3D H

Image 65

Figura 2

Dimensioni degli elementi della macchina 3D H e distribuzione dei pesi

Image 66

(*1)  Per ulteriori dettagli sulla struttura della macchina 3D H, cfr. Society of Automotive Engineers (SAE), 400 Commonwealth Drive, Warrendale, Pennsylvania 15096, Stati Uniti d’America.

La macchina corrisponde a quella descritta nella norma ISO 6549:1980.

APPENDICE 2

SISTEMA DI RIFERIMENTO TRIDIMENSIONALE

1.

Il sistema di riferimento tridimensionale è definito da tre piani ortogonali stabiliti dal costruttore del veicolo (cfr. la figura) (*1).

2.

La posizione del veicolo per la misurazione si determina ponendo quest’ultimo su una superficie di appoggio in modo che le coordinate dei punti di riferimento corrispondano ai valori indicati dal costruttore.

3.

Le coordinate del punto R e del punto H sono determinate rispetto ai punti di riferimento definiti dal costruttore del veicolo.

Figura

Sistema di riferimento tridimensionale

Image 67

(*1)  Il sistema di riferimento corrisponde alla norma ISO 4130:1978

APPENDICE 3

DATI DI RIFERIMENTO RELATIVI AI POSTI A SEDERE

1.   CODIFICA DEI DATI DI RIFERIMENTO

I dati di riferimento sono elencati in ordine progressivo per ciascun posto a sedere. I posti a sedere sono identificati da un codice alfanumerico a 2 caratteri. Il primo di questi è un numero arabo e indica la fila di sedili dalla parte anteriore verso la parte posteriore del veicolo. Il secondo è una lettera maiuscola e indica l'ubicazione del posto a sedere nella fila vista nella direzione di marcia del veicolo. Si usano le seguenti lettere:

L = sinistra

C = centro

R = destra

2.   DESCRIZIONE DELLA POSIZIONE DEL VEICOLO PER LA MISURAZIONE

2.1.   Coordinate dei punti di riferimento

X …

Y …

Z …

3.   ELENCO DEI DATI DI RIFERIMENTO

3.1.   Posto a sedere: …

3.1.1.   Coordinate del punto R:

X …

Y …

Z …

3.1.2.   Angolo teorico d'inclinazione del tronco: …

3.1.3.   Specifiche per la regolazione del sedile (*1)

orizzontale: …

verticale: …

angolare: …

angolo d'inclinazione del tronco: …

NB:

elencare i dati di riferimento di ulteriori posti a sedere utilizzando la numerazione 3.2, 3.3., ecc.

(*1)  Barrare le voci che non interessano.


ALLEGATO 20

CONTROLLI DI CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE

1.   DEFINIZIONI

Ai fini del presente allegato:

1.1.

«tipo di prodotto» significa tutti i vetri aventi le medesime caratteristiche principali;

1.2.

«categoria di spessore» significa tutti i vetri i cui componenti hanno lo stesso spessore entro le tolleranze consentite;

1.3.

«unità di produzione» significa l'insieme dei mezzi di produzione di uno o più tipi di vetri ubicati nello stesso luogo geografico; essa può comprendere varie linee di produzione;

1.4.

«turno» significa un periodo di fabbricazione sulla stessa linea di produzione durante l'orario di lavoro giornaliero;

1.5.

«campagna di produzione» significa un periodo continuato di fabbricazione dello stesso tipo di prodotto sulla stessa linea di produzione;

1.6.

«Ps» significa il numero di vetri dello stesso tipo di prodotto fabbricati in un turno;

1.7.

«Pr» significa il numero di vetri dello stesso tipo di prodotto fabbricati in una campagna di produzione.

2.   PROVE

I vetri devono essere sottoposti alle seguenti prove:

2.1.   Parabrezza di vetro temperato

2.1.1.

Prova di frammentazione conformemente alle disposizioni dell'allegato 4, paragrafo 2.

2.1.2.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

2.1.3.

Prova di distorsione ottica conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.2.

2.1.4.

Prova di separazione dell'immagine secondaria conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.3.

2.2.   Vetri a tempera uniforme

2.2.1.

Prova di frammentazione conformemente alle disposizioni dell'allegato 5, paragrafo 2.

2.2.2.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

2.2.3.

Per i vetri utilizzati quali parabrezza:

2.2.3.1.

Prova di distorsione ottica conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.2.

2.2.3.2.

Prova di separazione dell'immagine secondaria conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.3.

2.3.   Parabrezza di vetro stratificato ordinario e parabrezza di vetro-plastica

2.3.1.

Prova di comportamento all'urto della testa conformemente alle disposizioni dell'allegato 6, paragrafo 3.

2.3.2.

Prova d'urto con la sfera da 2 260 g conformemente alle disposizioni dell'allegato 6, paragrafo 4.2, e dell'allegato 3, paragrafo 2.2.

2.3.3.

Prova di resistenza all'alta temperatura conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 5.

2.3.4.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

2.3.5.

Prova di distorsione ottica conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.2.

2.3.6.

Prova di separazione dell'immagine secondaria conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.3.

2.3.7.

Soltanto per i parabrezza di vetro-plastica:

2.3.7.1.

Prova di resistenza all'abrasione conformemente alle prescrizioni dell'allegato 9, paragrafo 2.1.

2.3.7.2.

Prova di resistenza all'umidità conformemente alle disposizioni dell'allegato 9, paragrafo 3.

2.3.7.3.

Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.2.1.

2.4.   Vetri stratificati ordinari e lastre di vetro-plastica diverse dai parabrezza

2.4.1.

Prova d'urto con la sfera da 227 g conformemente alle disposizioni dell'allegato 7, paragrafo 4.

2.4.2.

Prova di resistenza all'alta temperatura conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 5.

2.4.3.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

2.4.4.

Unicamente per le lastre di vetro-plastica:

2.4.4.1.

Prova di resistenza all'abrasione conformemente alle prescrizioni dell'allegato 9, paragrafo 2.1.

2.4.4.2.

Prova di resistenza all'umidità conformemente alle disposizioni dell'allegato 9, paragrafo 3.

2.4.4.3.

Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.2.1.

2.4.5.

Le precedenti disposizioni si considerano rispettate se le relative prove sono state eseguite su un parabrezza avente la stessa composizione.

2.5.   Parabrezza di vetro stratificato trattato

2.5.1.

Oltre alle prove prescritte al paragrafo 2.3. del presente allegato, si dovrà eseguire una prova di frammentazione conformemente alle disposizioni dell'allegato 8, paragrafo 4.

2.6.   Vetri con plastica

Oltre alle prove prescritte nei diversi paragrafi del presente allegato, si dovranno eseguire le seguenti prove:

2.6.1.

Prova di resistenza all'abrasione conformemente alle prescrizioni dell'allegato 9, paragrafo 2.1.

2.6.2.

Prova di resistenza all'umidità conformemente alle disposizioni dell'allegato 9, del paragrafo 3.

2.6.3.

Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.2.1.

2.7.   Unità a vetratura doppia

2.7.1.

Le prove da effettuare sono quelle previste nel presente allegato per ciascuno dei vetri che compongono l'unità a vetratura doppia, con la stessa frequenza e le stesse prescrizioni.

2.7.2.

Nel caso di unità a vetratura doppia, la misurazione della trasmissione della luce deve effettuarsi conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

2.8.   Vetrature di plastica rigida diverse dai parabrezza

2.8.1.

Prova d'urto con la sfera da 227 g conformemente alle prescrizioni dell'allegato 14, paragrafo 5.

2.8.2.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

2.8.3.

Prova di resistenza all'abrasione conformemente alle prescrizioni dell'allegato 14, paragrafo 6.1.

2.8.4.

Prova di quadrettatura conformemente alle prescrizioni dell'allegato 14, paragrafo 6.3.

NB: La prova citata al paragrafo 2.8.2 dovrà effettuarsi solo se la vetratura sarà utilizzata in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.

La prova citata al paragrafo 2.8.4 si effettuerà su campioni che non sono stati sottoposti a prova conformemente all'allegato 14, paragrafo 6.2.

2.8.5.

Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.

2.9.   Vetrature di plastica flessibile diverse dai parabrezza

2.9.1.

Prova d'urto con la sfera da 227 g conformemente alle prescrizioni dell'allegato 15, paragrafo 4.

2.9.2.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

NB: La prova citata al paragrafo 2.9.2 dovrà effettuarsi solo se la vetratura sarà utilizzata in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.

2.9.3.

Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.2.1.

2.10.   Unità a vetratura doppia di plastica rigida

2.10.1.

Prova d'urto con la sfera da 227 g conformemente alle prescrizioni dell'allegato 16, paragrafo 5.

2.10.2.

Misurazione della trasmissione della luce conformemente alle disposizioni dell'allegato 3, paragrafo 9.1.

NB: La prova citata al paragrafo 2.10.2 dovrà effettuarsi solo se la vetratura sarà utilizzata in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.

2.10.3.

Prova di resistenza agli agenti chimici conformemente alle prescrizioni dell'allegato 3, paragrafo 11.

3.   FREQUENZA E RISULTATI DELLE PROVE

3.1.   Prova di frammentazione

3.1.1.   Prove

3.1.1.1.

Si esegue una prima serie di prove atte a provocare una rottura in ciascuno dei punti d'impatto previsti nel presente regolamento all'inizio della produzione di ogni nuovo tipo di vetro per determinare il punto di maggiore rottura. I risultati della prova devono essere registrati.

Tuttavia, per i parabrezza di vetro temperato, questa prima serie di prove si esegue soltanto se la produzione annua di vetri di questo tipo supera le 200 unità.

3.1.1.2.

Durante la campagna di produzione, la prova di controllo è eseguita nel punto di rottura definito al paragrafo 3.1.1.1.

3.1.1.3.

Una prova di controllo deve essere eseguita all'inizio di ogni campagna di produzione o dopo un cambio colore.

3.1.1.4.

Nel corso della campagna di produzione le prove di controllo devono essere eseguite con la seguente frequenza minima:

Parabrezza di vetro temperato

Vetri temperatidiversi dai parabrezza

Parabrezza di vetro stratificato trattato

Ps ≤ 200: un controllo per campagna di produzione

Pr ≤ 500: uno per turno

0,1 % per tipo

Ps > 200: un controllo ogni quattro ore di produzione

Pr > 500: due per turno

 

3.1.1.5.

Alla fine della campagna di produzione deve essere eseguita una prova di controllo su uno degli ultimi vetri fabbricati.

3.1.1.6.

Se Pr < 20, deve essere eseguita un'unica prova di frammentazione per campagna di produzione.

3.1.2.   risultati

tutti i risultati devono essere registrati, compresi i risultati senza registrazione permanente della tipologia di frammentazione.

inoltre, si deve effettuare una prova con registrazione permanente della tipologia di frammentazione per turno, tranne nel caso di Pr ≤ 500. in questo caso, si effettuerà solo una prova con registrazione permanente della tipologia di frammentazione per campagna di produzione.

3.2.   prova di comportamento all'urto della testa

3.2.1.   prove

la prova si effettuerà su un numero di campioni corrispondente almeno allo 0,5 % della produzione giornaliera di parabrezza stratificati di una linea di produzione. si dovranno testare al massimo 15 parabrezza al giorno.

la scelta dei campioni deve essere rappresentativa della produzione dei diversi tipi di parabrezza.

in alternativa e di concerto con il servizio amministrativo, queste prove possono essere sostituite dalla prova d'urto con la sfera da 2 260 g (cfr. il paragrafo 3.3. a seguire). in ogni caso, devono essere eseguite prove di comportamento all'urto della testa su almeno due campioni per categoria di spessore all'anno.

3.2.2.   risultati

tutti i risultati devono essere registrati.

3.3.   prova d'urto con la sfera da 2 260 g

3.3.1.   prove

la frequenza minima dei controlli sarà una prova completa da effettuarsi almeno una volta al mese per categoria di spessore.

3.3.2.   risultati

tutti i risultati devono essere registrati.

3.4.   prova d'urto con la sfera da 227 g

3.4.1.   prove

le provette sono ricavate dai campioni. tuttavia, per ragioni pratiche, le prove possono essere eseguite su prodotti finiti o parti di detti prodotti.

il controllo è eseguito su un numero di campioni corrispondente almeno allo 0,5 % della produzione di un turno, con un massimo di 10 campioni al giorno.

3.4.2.   risultati

tutti i risultati devono essere registrati.

3.5.   prova di resistenza all'alta temperatura

3.5.1.   prove

le provette sono ricavate dai campioni. tuttavia, per ragioni pratiche, le prove possono essere eseguite su prodotti finiti o parti di detti prodotti. questi ultimi sono scelti in modo che tutti gli intercalari siano sottoposti a prova in modo proporzionale al loro utilizzo.

il controllo è eseguito su almeno tre campioni della produzione giornaliera per colore dell'intercalare.

3.5.2.   risultati

tutti i risultati devono essere registrati.

3.6.   trasmissione della luce

3.6.1.   prove

sono sottoposti a questa prova campioni rappresentativi dei prodotti finiti colorati.

il controllo è eseguito almeno all'inizio di ogni campagna di produzione in caso di variazioni delle caratteristiche del vetro che influiscono sui risultati della prova.

non si sottoporranno a questa prova i parabrezza e gli altri vetri con un coefficiente di trasmissione regolare della luce misurato durante l'omologazione non inferiore al 75 per cento e i vetri il cui simbolo è V (cfr. il paragrafo 5.5.2 del presente regolamento).

in alternativa, per i vetri temperati, il fornitore può presentare un certificato che attesti la conformità alle precedenti prescrizioni.

3.6.2.   risultati

il coefficiente di trasmissione regolare della luce deve essere registrato. inoltre, per i parabrezza con aree opache, si dovrà verificare, dai disegni citati al paragrafo 3.2.1.2.2.4 del presente regolamento, che tali aree siano al di fuori della zona di prova B o della zona i, secondo la categoria di veicolo sui cui andrà montato il parabrezza. qualsiasi area opaca deve essere conforme alle disposizioni dell'allegato 18.

3.7.   distorsione ottica e separazione dell'immagine secondaria

3.7.1.   prove

ogni parabrezza viene ispezionato per individuare eventuali difetti nell'aspetto. inoltre, con i metodi prescritti nel presente regolamento o con qualsiasi altro metodo che dia risultati analoghi, si eseguono misurazioni nelle diverse zone di visibilità con la frequenza minima seguente:

 

se Ps ≤ 200, un campione per ogni turno di produzione,

 

se Ps > 200, due campioni per ogni turno di produzione,

 

oppure l'1 % dell'intera produzione; i campioni prelevati devono essere rappresentativi dell'intera produzione.

3.7.2.   Risultati

Tutti i risultati devono essere registrati.

3.8.   Prova di resistenza all'abrasione

3.8.1.   Prove

Devono essere sottoposte a questa prova solo le lastre rivestite di materia plastica, le lastre di vetro-plastica e le lastre di plastica. Il controllo è eseguito almeno una volta al mese e per ogni tipo di materia plastica di rivestimento o di materia plastica.

3.8.2.   Risultati

La misura della diffusione luminosa deve essere registrata.

3.9.   Prova di resistenza all'umidità

3.9.1.   Prove

Devono essere sottoposte a questa prova solo le lastre rivestite di materia plastica e le lastre di vetro-plastica. Il controllo è eseguito almeno una volta al mese e per ogni tipo di materia plastica di rivestimento o di materia plastica.

3.9.2.   Risultati

Tutti i risultati devono essere registrati.

3.10.   Prova di resistenza agli agenti chimici

3.10.1.   Prove

Devono essere sottoposte a questa prova solo le lastre rivestite di materia plastica, le lastre di vetro-plastica e le lastre di plastica. Il controllo è eseguito almeno una volta al mese e per ogni tipo di materia plastica di rivestimento o di materia plastica.

3.10.2.   Risultati

Tutti i risultati devono essere registrati.

3.11.   Prova di quadrettatura

3.11.1.   Prove

Devono essere sottoposte a questa prova solo le vetrature di plastica rigida con un rivestimento resistente all'abrasione. Si dovrà effettuare almeno un controllo alla settimana e per tipo di materia plastica e di rivestimento su campioni che non sono stati sottoposti alla prova di resistenza all'invecchiamento artificiale (paragrafo 6.2 dell'allegato 14).

Ogni tre mesi si dovrà effettuare una prova su campioni sottoposti a invecchiamento artificiale.

3.11.2.   Risultati

Tutti i risultati devono essere registrati.


ALLEGATO 21

Disposizioni relative al montaggio delle vetrature di sicurezza sui veicoli

1.   CAMPO D'APPLICAZIONE

Il presente allegato reca le disposizioni riguardanti il montaggio delle vetrature di sicurezza sui veicoli delle categorie M, N e O (1), al fine di garantire un elevato livello di sicurezza per gli occupanti e, in particolare, di assicurare al conducente ampia visibilità in tutte le condizioni di traffico, non solo sul lato anteriore, ma anche su quello posteriore e sui due fianchi del veicolo.

Il presente allegato non si applica ai veicoli blindati, come definiti al successivo paragrafo 2.3.

2.   DEFINIZIONI

Ai fini del presente allegato:

2.1.

«Veicolo» significa qualsiasi veicolo a motore e il suo rimorchio, destinato a circolare su strada, che abbia almeno quattro ruote e una velocità teorica massima superiore ai 25 km/h, ad eccezione dei veicoli che circolano su rotaia e di tutte le macchine mobili;

2.2.

«Categoria di veicoli» significa un gruppo di veicoli appartenente alla relativa categoria della classificazione adottata nell'allegato 7 alla risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3) (1);

2.3.

«Veicolo per uso speciale», «roulotte», «veicolo blindato», «ambulanza», «carro funebre», «veicolo decapottabile» sono definiti rispettivamente nell'allegato 7 alla risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3) (1);

2.4.

«Veicolo a due piani» è definito al paragrafo 2.1.1 del regolamento n. 107.

3.   DISPOSIZIONI GENERALI APPLICABILI AI VEICOLI DELLE CATEGORIE M, N ED O

3.1.

La vetratura di sicurezza deve essere montata in modo da rimanere in posizione e da continuare ad assicurare la visibilità e a garantire la sicurezza degli occupanti del veicolo indipendentemente dalle sollecitazioni cui il veicolo è soggetto in condizioni normali di funzionamento;

3.2.

Le vetrature di sicurezza devono recare il marchio di omologazione appropriato specificato al paragrafo 5.4 del presente regolamento, seguito, ove richiesto, da uno dei simboli aggiuntivi previsti al paragrafo 5.5.

4.   DISPOSIZIONI SPECIFICHE APPLICABILI AI VEICOLI DELLE CATEGORIE M E N (1)

4.1.   Parabrezza

4.1.1.

Il coefficiente di trasmissione regolare della luce non deve essere inferiore al 70 %.

4.1.2.

Il parabrezza deve essere omologato per il tipo di veicolo cui è destinato.

4.1.3.

Il parabrezza deve essere montato correttamente relativamente al punto R del conducente del veicolo.

4.1.4.

Sui veicoli la cui velocità teorica massima è superiore ai 40 km/h non si possono montare parabrezza di vetro temperato.

4.2.   Vetrature di sicurezza diverse dai parabrezza e dalle vetrature divisorie

4.2.1.   Vetratura di sicurezza richiesta per il campo di visibilità anteriore del conducente

4.2.1.1.

La vetratura di sicurezza attraverso cui si ottiene il campo di visibilità anteriore del conducente, come definito al paragrafo 2.18.1 del presente regolamento, deve avere un coefficiente di trasmissione regolare della luce pari ad almeno 70 %.

4.2.1.2.

Le vetrature di sicurezza di plastica devono recare un ulteriore simbolo /B/L, come definito ai paragrafi 5.5.5 e 5.5.7 del presente regolamento.

4.2.2.   Vetratura di sicurezza richiesta per il campo di visibilità posteriore del conducente

4.2.2.1.

La vetratura di sicurezza definita al paragrafo 2.18.2 del presente regolamento deve avere un coefficiente di trasmissione regolare della luce pari ad almeno 70 %, tuttavia se il veicolo è provvisto di due specchietti retrovisori esterni, la vetratura può avere un coefficiente di trasmissione della luce inferiore a 70 %, purché rechi il simbolo complementare V descritto al paragrafo 5.5.2 del presente regolamento.

4.2.2.2.

Le vetrature di sicurezza di plastica devono recare un ulteriore simbolo A/L o /B/L, come definito ai paragrafi 5.5.5 e 5.5.7 del presente regolamento.

In alternativa, la vetratura posteriore nel tetto pieghevole di un veicolo decapottabile può recare il simbolo complementare /B/M.

La vetratura posteriore nel tetto pieghevole di un veicolo decapottabile può essere costituita da una lastra di plastica flessibile.

4.2.3.   Altre vetrature di sicurezza

4.2.3.1.

Le vetrature di sicurezza che non rientrano nelle definizioni dei paragrafi 2.18.1 e 2.18.2 del presente regolamento dovranno recare il simbolo complementare V descritto al paragrafo 5.5.2 del presente regolamento se il loro coefficiente di trasmissione della luce è inferiore a 70 %.

4.2.3.2.

Le vetrature di sicurezza di plastica devono recare uno dei simboli aggiuntivi definiti ai paragrafi 5.5.5, 5.5.6 e 5.5.7 del presente regolamento. Tuttavia, sui veicoli destinati al trasporto di passeggeri, le vetrature recanti i simboli aggiuntivi /C/L o /C/M non sono consentite nei punti dove sussiste il rischio che possano essere urtate con la testa.

4.2.4.   Deroghe

Nel caso di vetrature di sicurezza di plastica, le disposizioni riguardanti la resistenza all'abrasione di cui ai paragrafi 4.2.2.2 e 4.2.3.2 del presente allegato non si applicano ai veicoli e alle posizioni delle vetrature elencati di seguito:

a)

ambulanze

b)

carri funebri

c)

rimorchi, comprese le roulotte

d)

tettucci apribili e vetrature collocate nel tetto del veicolo

e)

tutte le vetrature collocate al piano superiore di un veicolo a due piani.

La prova di resistenza all'abrasione e il simbolo corrispondente non sono richiesti.

4.3.   Requisiti particolari

4.3.1.

Tutte le vetrature anteriori diverse dai parabrezza devono essere di vetro stratificato o di plastica e recare il simbolo complementare /A, come definito ai paragrafi 5.5.5 e 5.5.7 del presente regolamento.

4.3.2.

Le disposizioni del paragrafo 4.3.1 non si applicano ai veicoli con una velocità teorica massima inferiore ai 40 km/h.

(1)  Secondo la definizione contenuta nell’allegato 7 della risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3) (TRANS/WP.29/78/Rev.1/Amend.2).


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