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Document 62018CC0524

Conclusioni dell’avvocato generale G. Hogan, presentate il 12 settembre 2019.
Dr. Willmar Schwabe GmbH & Co.KG contro Queisser Pharma GmbH & Co. KG.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof.
Rinvio pregiudiziale – Salute – Information et protection des consommateurs – Règlement (CE) no 1924/2006 – Décision d’exécution 2013/63/UE – Indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari – Article 10, paragraphe 3 – Référence aux effets bénéfiques généraux, non spécifiques – Notion d’“accompagnement” d’une allégation de santé spécifique – Obligation de produire des preuves scientifiques – Portata.
Causa C-524/18.

ECLI identifier: ECLI:EU:C:2019:727

 CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

GERARD HOGAN

presentate il 12 settembre 2019 ( 1 )

Causa C‑524/18

Dr. Willmar Schwabe GmbH & Co. KG

contro

Queisser Pharma GmbH & Co. KG

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichthof (Corte federale di giustizia, Germania)]

«Domanda di pronuncia pregiudiziale – Sanità pubblica – Informazione e tutela dei consumatori – Regolamento (CE) n. 1924/2006 – Indicazioni sulla salute relative ai prodotti alimentari – Articolo 10, paragrafi 1 e 3 – Nozione di “accompagnamento” di un’indicazione specifica sulla salute – Riferimento a effetti benefici generali e non specifici – Obbligo di produrre prove scientifiche – Ambito di applicazione»

1. 

Qualora sul fronte di una confezione di integratori alimentari figurino indicazioni generali sulla salute, si può affermare che il produttore ha rispettato il requisito di cui all’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento n. 1924/2006 ( 2 ), secondo cui l’uso di tali indicazioni «è consentito soltanto se accompagnato da un’indicazione specifica sulla salute inclusa negli elenchi di cui agli articoli 13 o 14», laddove tale indicazione specifica sulla salute è riportata sul retro della confezione? Questa è in sostanza la questione principale che la Corte è ora chiamata a esaminare a seguito di un rinvio pregiudiziale effettuato a tale scopo dal Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia, Germania).

2. 

La questione relativa alle prove scientifiche è stata affrontata nelle conclusioni presentate dall’avvocato generale Bobek nella causa Nelsons (C‑177/15) ( 3 ). Alla luce di ciò, propongo pertanto – in linea con la richiesta della Corte – di limitare le presenti conclusioni in modo da affrontare esclusivamente la questione relativa all’interpretazione dell’articolo 10, paragrafo 3. Prima di questo è necessario illustrare le disposizioni giuridiche pertinenti.

Contesto normativo

Diritto dell’Unione

3.

Il regolamento n. 1924/2006 enuncia, al considerando 1, che «[v]i è un numero crescente di alimenti etichettati e pubblicizzati nella Comunità recanti indicazioni nutrizionali e sulla salute. Per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori e facilitare le loro scelte, i prodotti immessi sul mercato devono essere sicuri e adeguatamente etichettati».

4.

Inoltre il considerando 16 enuncia che «[è] importante che le indicazioni relative agli alimenti siano comprese dal consumatore ed è opportuno tutelare tutti i consumatori dalle indicazioni fuorvianti. Tuttavia, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ritenuto necessario, nel deliberare in cause relative alla pubblicità dopo l’entrata in vigore della direttiva 84/450/CEE del Consiglio, del 10 settembre 1984, in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, esaminare l’effetto su un consumatore tipico virtuale. Conformemente al principio di proporzionalità, e per consentire l’effettiva applicazione delle misure di tutela in esso previste, il presente regolamento prende come parametro il consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto, e tenuti presenti i fattori sociali, culturali e linguistici, secondo l’interpretazione della Corte di giustizia, ma prevede misure volte ad evitare lo sfruttamento dei consumatori che per le loro caratteristiche risultano particolarmente vulnerabili alle indicazioni fuorvianti».

5.

Il considerando 23 prevede che «[l]e indicazioni sulla salute dovrebbero essere autorizzate nella Comunità soltanto dopo una valutazione scientifica del più alto livello possibile. Per garantire una valutazione scientifica armonizzata delle indicazioni, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare dovrebbe effettuare tali valutazioni».

6.

L’articolo 2, paragrafo 2, punto 1, precisa che si intende per «“indicazione”: qualunque messaggio o rappresentazione non obbligatorio in base alla legislazione comunitaria o nazionale, comprese le rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche in qualsiasi forma, che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari caratteristiche».

7.

Inoltre l’articolo 2, paragrafo 2, punto 5, definisce «“indicazioni sulla salute”: qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute».

8.

L’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), dispone che «[l]’impiego di indicazioni nutrizionali e sulla salute è permesso soltanto se sono rispettate le seguenti condizioni: a) si è dimostrato che la presenza, l’assenza o il contenuto ridotto in un alimento o categoria di alimenti di una sostanza nutritiva o di altro tipo rispetto alla quale è fornita l’indicazione ha un effetto nutrizionale o fisiologico benefico, sulla base di prove scientifiche generalmente accettate».

9.

L’articolo 6, paragrafo 1, dispone che «[l]e indicazioni nutrizionali e sulla salute sono basate su prove scientifiche generalmente accettate».

10.

L’articolo 10, paragrafo 1, stabilisce che «[l]e indicazioni sulla salute sono vietate, a meno che non siano conformi ai requisiti generali del capo II e ai requisiti specifici del presente capo e non siano autorizzate a norma del presente regolamento e incluse nell’elenco delle indicazioni autorizzate di cui agli articoli 13 e 14».

11.

L’articolo 10, paragrafo 3, stabilisce che «[i]l riferimento a benefici generali e non specifici della sostanza nutritiva o dell’alimento per la buona salute complessiva o per il benessere derivante dallo stato di salute è consentito soltanto se accompagnato da un’indicazione specifica sulla salute inclusa negli elenchi di cui agli articoli 13 o 14».

12.

L’articolo 13, paragrafo 1, stabilisce che «[l]e indicazioni sulla salute che descrivono o fanno riferimento ai seguenti elementi: a) il ruolo di una sostanza nutritiva o di altro tipo per la crescita, lo sviluppo e le funzioni dell’organismo, o b) funzioni psicologiche e comportamentali, (…) che sono indicate nell’elenco di cui al paragrafo 3 possono essere fornite senza essere oggetto delle procedure di cui agli articoli da 15 a 19, purché siano: i) basate su prove scientifiche generalmente accettate; e ii) ben comprese dal consumatore medio».

13.

L’articolo 13, paragrafo 3, stabilisce che «[p]revia consultazione dell’Autorità [europea per la sicurezza alimentare] (…) la Commissione adotta, secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 25, paragrafo 3, un elenco comunitario, inteso a modificare elementi non essenziali del presente regolamento, integrandolo, delle indicazioni consentite di cui al paragrafo 1 e tutte le condizioni necessarie per il loro impiego».

14.

Il regolamento n. 432/2012 ( 4 ) stabilisce, all’articolo 1, paragrafi 1 e 2, che «[l]’elenco delle indicazioni sulla salute di cui all’articolo 13, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1924/2006, che possono essere fornite sui prodotti alimentari, figura nell’allegato del presente regolamento. Le indicazioni sulla salute di cui al paragrafo 1 possono essere fornite sui prodotti alimentari conformemente alle condizioni precisate nell’allegato».

15.

L’allegato include la vitamina B nelle forme B6 e B12, per entrambe le quali si può affermare, tra l’altro, che essa «contribuisce al normale metabolismo energetico», nonché lo zinco, per il quale si può affermare, tra l’altro, che «contribuisce alla normale funzione cognitiva».

16.

L’allegato specifica inoltre che le rispettive indicazioni possono essere fornite solo per gli alimenti che sono almeno una fonte di vitamina B6, B12 o di zinco elencati nell’allegato del regolamento n. 1924/2006 sotto il titolo «fonte di [nome della o delle vitamine] e/o [nome del o dei minerali]».

17.

In tale voce, l’allegato del regolamento n. 1924/2006 dispone che «[l]’indicazione che un alimento è fonte di vitamine e/o minerali e ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene almeno una quantità significativa di cui all’allegato della direttiva 90/496/CEE o una quantità prevista dalle deroghe di cui all’articolo 6 del regolamento (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull’aggiunta di vitamine e minerali e di talune sostanze di altro tipo agli alimenti».

18.

Infine, con la decisione di esecuzione della Commissione 2013/63 ( 5 ) sono state adottate le linee guida sull’attuazione delle condizioni specifiche per le indicazioni sulla salute di cui all’articolo 10 del regolamento n. 1924/2006 (in prosieguo: le «linee guida»).

19.

Il punto 3, primo paragrafo, delle linee guida enuncia che «1’articolo 10, paragrafo 3, consente, senza previa autorizzazione e a specifiche condizioni, l’utilizzo di dichiarazioni facili, attraenti, che fanno riferimento a benefici generali e non specifici dell’alimento per la buona salute complessiva o per il benessere derivante dallo stato di salute. L’utilizzo di queste dichiarazioni può essere utile ai consumatori poiché contengono messaggi di facile comprensione. Questi messaggi possono tuttavia essere facilmente fraintesi e/o interpretati erroneamente dai consumatori, inducendoli a immaginare benefici di un alimento diversi o migliori rispetto a quelli reali. Per questo motivo, quando si fa riferimento a benefici generali e non specifici, tale riferimento deve essere accompagnato da un’indicazione specifica sulla salute figurante nell’elenco delle indicazioni sulla salute consentite del registro dell’Unione. Ai fini del regolamento, l’indicazione specifica autorizzata sulla salute che accompagna la dicitura che fa riferimento a benefici sanitari generali e non specifici deve figurare “accanto a” o “dopo” tale dicitura».

20.

Inoltre, il punto 3, secondo paragrafo, stabilisce che «[l]e indicazioni specifiche degli elenchi delle indicazioni sulla salute consentite devono avere una certa attinenza con il riferimento generale. Se questo riferimento diventa più generale, ad esempio “per una buona salute”, potrà essere accompagnato da varie indicazioni sulla salute consentite di tali elenchi. Va tuttavia notato che l’articolo 10 fissa norme sul contesto in cui si utilizzano le indicazioni sulla salute e dato che tale articolo si riferisce in modo specifico alle norme dei capi II e IV, tali norme devono essere tenute presenti se gli operatori desiderano conformarsi alle prescrizioni dell’articolo 10, paragrafo 3. Per evitare di indurre in errore i consumatori, gli operatori del settore alimentare hanno quindi la responsabilità di dimostrare il legame tra il riferimento ai benefici generali e non specifici dell’alimento e l’indicazione sulla salute specifica consentita che l’accompagna».

21.

Infine, il punto 3, terzo paragrafo, stabilisce che «[a]lcune indicazioni per le quali è stata richiesta l’autorizzazione sono state giudicate, durante la valutazione scientifica, troppo generali o non specifiche ai fini della valutazione. Tali indicazioni non hanno potuto essere autorizzate e si trovano perciò nell’elenco delle indicazioni non autorizzate del registro dell’Unione delle indicazioni nutrizionali e sulla salute. Ciò non esclude che queste indicazioni possano beneficiare delle disposizioni dell’articolo 10, paragrafo 3, e possano quindi essere utilizzate legalmente se sono accompagnate da un’indicazione specifica dell’elenco delle indicazioni sulla salute consentite conformemente a tale articolo».

22.

Il registro dell’Unione delle indicazioni nutrizionali e sulla salute è pubblicato dalla Commissione europea ( 6 ). Contiene 40 indicazioni non autorizzate riguardanti la vitamina B, di cui cinque per la vitamina B2 e sei per la vitamina B12, nonché sette indicazioni non autorizzate riguardanti lo zinco. Nessuna delle indicazioni non autorizzate sembra corrispondere a quelle del caso di specie.

Diritto nazionale

23.

L’articolo 3, paragrafo 1, del Gesetz gegen den unlauteren Wettbewerb (legge sulla concorrenza sleale; in prosieguo: l’«UWG») ( 7 ) stabilisce che «le pratiche commerciali sleali sono illegali quando possono ledere in modo significativo gli interessi della concorrenza, dei consumatori o di altri operatori del mercato».

24.

L’articolo 5, paragrafo 1, punto 1), dell’UWG stabilisce che «[c]ostituisce un atto di concorrenza sleale qualsiasi pratica commerciale ingannevole. Una pratica commerciale è ingannevole quando comporta affermazioni inesatte, o altre affermazioni atte a indurre in errore, relative a uno o più dei seguenti elementi: 1. le caratteristiche essenziali del bene o del servizio, quali la disponibilità, la natura, l’esecuzione, i vantaggi, i rischi che presenta, la composizione, gli accessori, le modalità e la data di produzione, di consegna o di prestazione, l’adeguatezza all’uso, i possibili utilizzi, la quantità, le proprietà, il servizio post-vendita e il trattamento dei reclami, l’origine geografica o commerciale, i risultati attesi dal suo utilizzo, nonché i risultati e le principali caratteristiche dei test effettuati sul bene o sul servizio».

25.

L’articolo 11, paragrafo 1, del Lebensmittel, Bedarfsgegenstände und Futtermittelgesetzbuch (codice in materia di alimenti, generi di prima necessità e mangimi, in prosieguo: l’«LFGB») ( 8 ), stabilisce che «[è] vietato immettere in commercio prodotti alimentari recanti una denominazione ingannevole o con indicazioni o una presentazione ingannevoli oppure pubblicizzarli, in generale o specificamente, mediante presentazioni o altre affermazioni ingannevoli. Sussiste inganno, in particolare, quando 1) vengono utilizzate per un prodotto alimentare denominazioni, indicazioni, presentazioni, descrizioni o altre affermazioni che possono indurre in errore in merito alle sue caratteristiche, in particolare per quanto riguarda il tipo, la qualità, la composizione, la quantità, la data di scadenza, l’origine, la provenienza o il modo di fabbricazione o di ottenimento del prodotto stesso».

Fatti, procedimento nazionale e questioni pregiudiziali

26.

La società Dr. Willmar Schwabe GmbH & Co. KG (in prosieguo: la «ricorrente»), produce e distribuisce prodotti medicinali a base di piante con estratto di foglie di ginkgo, autorizzati per il trattamento sintomatico dei deficit di prestazione mentale causati da sindrome mentale organica, compresi in particolare i disturbi della memoria e della concentrazione.

27.

La società Queisser Pharma GmbH & Co. KG (in prosieguo: la «resistente»), distribuisce l’integratore alimentare «Doppelherz aktiv Ginkgo + B-Vitamine + Cholin», composto da un totale di otto ingredienti, tra cui colina, zinco, estratto di foglie di ginkgo e vitamine B1 (tiamina), B2, B5 (acido pantotenico) e B12.

28.

Sul fronte della confezione esterna figura l’indicazione «B-Vitamine und Zink für Gehirn, Nerven, Konzentration und Gedächtnis» (Vitamine del gruppo B e zinco per cervello, nervi, concentrazione e memoria).

29.

Sul retro della confezione esterna figurano diverse indicazioni, di cui le seguenti riguardano le vitamine del gruppo B e lo zinco in relazione al cervello, ai nervi, alla concentrazione e alla memoria:

«La vitamina B1 e la vitamina B12 contribuiscono al normale metabolismo energetico e alla normale funzione nervosa e coadiuvano il normale funzionamento della psiche.

Come la vitamina B1, la vitamina B2 svolge un ruolo nel metabolismo energetico normale e per la normale funzione nervosa. Contribuisce altresì alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

L’oligoelemento zinco contribuisce alle normali funzioni cognitive e aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo».

30.

Sul retro della confezione esterna figurano anche indicazioni aggiuntive, riguardanti le vitamine del gruppo B in relazione ad altro rispetto al cervello, ai nervi, alla concentrazione e alla memoria, nonché ulteriori indicazioni riguardanti altri ingredienti.

31.

La ricorrente ha avviato un procedimento dinanzi al Landgericht Düsseldorf (Tribunale del Land, Düsseldorf, Germania) sostenendo che l’indicazione sul fronte della confezione esterna viola l’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), l’articolo 6, paragrafo 1, e l’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento n. 1924/2006, nonché l’articolo 5, paragrafo 1, dell’UWG e l’articolo 11, paragrafo 1, dell’LFGB. Il Landgericht Düsseldorf (Tribunale del Land, Düsseldorf) ha respinto il ricorso con sentenza del 28 agosto 2014.

32.

Con sentenza pronunciata il 30 giugno 2016 dall’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf, Germania), il ricorso in appello proposto dalla ricorrente è stato respinto in quanto è stato stabilito che l’indicazione sul fronte della confezione esterna non viola né l’articolo 10, paragrafo 1, né l’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento.

33.

L’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf) ha ritenuto che si trattasse di un’indicazione generale e non specifica sulla salute, accompagnata da indicazioni specifiche sulla salute figuranti sul retro della confezione esterna, comprese le indicazioni relative alle vitamine B1, B5 e B12, nonché allo zinco. Inoltre, l’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf) ha statuito che l’articolo 10, paragrafo 3, del Regolamento non stabiliva requisiti specifici circa il modo in cui le indicazioni specifiche dovevano accompagnare un’indicazione generale.

34.

Inoltre, il suddetto giudice ha ritenuto che se l’indicazione sul fronte della confezione esterna dovesse essere considerata un’indicazione specifica sulla salute, essa soddisferebbe i requisiti di cui all’articolo 10, paragrafo 1, in quanto sussisterebbero le prove per le singole indicazioni specifiche presenti sul retro della confezione esterna. Tuttavia, l’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf) ha ritenuto che solo un’indicazione relativa alle funzioni specifiche dell’organismo può essere considerata un’indicazione specifica sulla salute, cosa che non si verifica nel caso di specie.

35.

Per quanto riguarda il motivo relativo all’articolo 5, paragrafo 1, dell’UWG e all’articolo 11, paragrafo 1, dell’LFGB, l’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf) ha ritenuto che, alla luce delle sue conclusioni in merito al Regolamento, non fosse necessario esaminare dette disposizioni.

36.

La ricorrente ha poi presentato ricorso al giudice del rinvio, il Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia), nell’ambito di una procedura speciale limitata alle questioni di diritto (Revision). Il giudice del rinvio ha confermato in generale l’interpretazione dell’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento data dall’Oberlandesgericht Düsseldorf (Tribunale superiore del Land, Düsseldorf) ma ha affermato che non era necessaria un’interpretazione alternativa dell’articolo 10, paragrafo 1, del Regolamento.

37.

Tuttavia, il giudice del rinvio ha statuito che le modalità con cui le indicazioni specifiche dovevano accompagnare l’indicazione generale sollevavano effettivamente questioni di interpretazione del regolamento, soprattutto perché versioni linguistiche diverse, nonché la precedente giurisprudenza sviluppata dallo stesso giudice, sembrerebbero richiedere un collegamento diretto tra le indicazioni generali e quelle specifiche, come ad esempio un asterisco che rinvii il lettore dalle prime alle seconde.

38.

Inoltre, il giudice del rinvio ha stabilito che per il caso di specie rileverebbe anche la questione se un’indicazione generale sulla salute, oltre ad essere accompagnata da indicazioni specifiche, debba anch’essa basarsi su prove scientifiche, sebbene siffatte indicazioni generali sulla salute, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 3, siano esentate dalle procedure di autorizzazione di cui al Regolamento.

39.

In tale contesto, il giudice del rinvio ha sottoposto le seguenti questioni:

«1)

Se un riferimento a benefici generali e non specifici per lo stato di salute sia “accompagnato”, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1924/2006 da indicazioni specifiche sulla salute conformemente ad uno degli elenchi di cui agli articoli 13 o 14 del medesimo regolamento, qualora il riferimento si trovi sul fronte e le indicazioni autorizzate figurino sul retro di una confezione e, nella percezione del pubblico, dal punto di vista del contenuto tali indicazioni siano chiaramente associate al riferimento, ma il riferimento non rechi un richiamo evidente come, ad esempio, un asterisco di rinvio alle indicazioni presenti sul retro.

2)

Se debbano sussistere le prove di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), e all’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1924/2006 anche per i riferimenti a benefici generali e non specifici ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 3, del medesimo regolamento».

40.

Osservazioni scritte sono state presentate dalla ricorrente, dalla resistente e dalla Commissione, che hanno svolto osservazioni anche durante l’udienza.

Analisi

Osservazioni preliminari

41.

La ricorrente ha osservato che le questioni sollevate dal giudice del rinvio si concentrano sull’interpretazione dell’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento, mentre a suo avviso detto giudice dovrebbe affrontare anche l’interpretazione dell’articolo 10, paragrafo 1.

42.

La Commissione ha inoltre suggerito che la Corte dovrebbe prendere posizione sull’eventualità che le indicazioni generali sulla salute che si riferiscono all’effetto combinato di diversi ingredienti richiedano un’autorizzazione ai sensi del Regolamento.

43.

In via preliminare, da una giurisprudenza consolidata risulta che, atteso che ai sensi dell’articolo 267 TFUE «la facoltà di determinare le questioni da sottoporre è attribuita unicamente al giudice nazionale, le parti non possono modificarne il tenore» ( 9 ).

44.

Tuttavia, da una giurisprudenza consolidata risulta altresì che la Corte può affrontare questioni supplementari quando ritiene che ciò possa essere utile per il giudice del rinvio ( 10 ).

45.

Nel caso di specie, ritengo che, per rispondere alla prima questione sottoposta dal giudice del rinvio, sarà necessario affrontare in primo luogo la distinzione tra indicazioni generali e indicazioni specifiche, sebbene tale argomento non sia stato sollevato esplicitamente dal giudice nazionale.

46.

Per quanto riguarda l’argomento dell’effetto combinato di indicazioni generali sulla salute relative a diversi ingredienti, esso sembra rientrare nella seconda questione sollevata dal giudice del rinvio. Come ho già osservato, la Corte ha chiesto che le presenti conclusioni si limitino a esaminare la prima questione.

Prima questione

47.

La prima questione riguarda essenzialmente il modo in cui le indicazioni generali sulla salute devono essere accompagnate da indicazioni specifiche sulla salute, ma, come indicato supra, ritengo che sia necessario stabilire in primo luogo i criteri di distinzione tra indicazioni generali e specifiche sulla salute.

Indicazioni specifiche e generali sulla salute

48.

L’articolo 2, paragrafo 2, punto 5, del regolamento n. 1924/2006, che definisce le indicazioni sulla salute, non prevede alcuna distinzione tra indicazioni specifiche e generali. Analogamente, non viene fatta alcuna distinzione nell’articolo 5, paragrafo 1, che per le indicazioni sulla salute richiede prove scientifiche, o nell’articolo 10, paragrafo 1, che per le indicazioni sulla salute richiede l’uso di una dicitura autorizzata, come indicato nell’allegato del regolamento della Commissione n. 432/2012.

49.

L’uso di indicazioni generali sulla salute è tuttavia espressamente previsto dall’articolo 10, paragrafo 3, che inoltre le definisce «non specifiche» e richiede che siano accompagnate da indicazioni «specifiche» sulla salute. In questo contesto, appare chiaro che le indicazioni specifiche e generali costituiscono parti complementari delle indicazioni sulla salute, cosicché ogni indicazione deve essere specifica o generale.

50.

Ciò è confermato dalla posizione assunta dall’avvocato generale Bobek nella causa Nelsons, secondo cui l’articolo 10, paragrafo 3, non mira «a individuare una nuova e diversa categoria di dichiarazioni apposte sui prodotti, ma piuttosto a riconoscere due diverse tipologie di indicazioni sulla salute – generali e specifiche – che necessitano di un trattamento diversificato» ( 11 ).

51.

Questa interpretazione è ulteriormente confermata dalle linee guida stabilite dalla decisione di esecuzione 2013/63 della Commissione che adotta linee guida sull’attuazione delle condizioni specifiche per le indicazioni sulla salute di cui all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, in cui al punto 3, terzo paragrafo, si afferma che «[a]lcune indicazioni per le quali è stata richiesta l’autorizzazione sono state giudicate, durante la valutazione scientifica, troppo generali o non specifiche ai fini della valutazione». Per tali indicazioni, nello stesso punto si afferma inoltre che «[c]iò non esclude che queste indicazioni possano beneficiare delle disposizioni dell’articolo 10, paragrafo 3, e possano quindi essere utilizzate legalmente se sono accompagnate da un’indicazione specifica dell’elenco delle indicazioni sulla salute consentite conformemente a tale articolo».

52.

Ciò solleva la questione se sia utile stabilire criteri di definizione per distinguere tra indicazioni sulla salute specifiche e generali. Per essere «lecite», le indicazioni specifiche sulla salute devono essere «autorizzate» e la loro formulazione deve essere inclusa in un elenco pubblicato. Un’indicazione sulla salute ritenuta troppo generale non otterrà l’autorizzazione, ma può in ogni caso essere utilizzata come indicazione generale sulla salute se accompagnata da un’indicazione specifica lecita.

53.

Di conseguenza, l’applicazione concreta del regolamento n. 1924/2006 a questo proposito sembrerebbe richiedere che si prendano in considerazione soltanto due aspetti. Il primo sarebbe se l’indicazione sulla salute è un’indicazione specifica lecita che figura nell’elenco delle indicazioni autorizzate e, in caso contrario, il secondo sarebbe se l’indicazione sulla salute è accompagnata e avvalorata da indicazioni specifiche lecite.

54.

Spetta al giudice nazionale valutare, alla luce dei fatti di ciascun caso di specie, se, un’indicazione sulla salute costituisca un’indicazione specifica lecita o un’indicazione generale avvalorata. La valutazione delle indicazioni specifiche è meno complessa, in quanto basata sul confronto con l’elenco delle indicazioni autorizzate. La valutazione delle indicazioni generali è invece un esercizio alquanto più complesso, in quanto richiede il confronto tra le indicazioni generali e le rispettive indicazioni specifiche che asseritamente le avvalorano.

55.

Né il regolamento né le misure supplementari adottate dalla Commissione forniscono indicazioni sul livello di avvaloramento da stabilire, anche se le linee guida precisano, al punto 3, secondo paragrafo, che «gli operatori del settore alimentare hanno (…) la responsabilità di dimostrare il legame tra il riferimento ai benefici generali e non specifici dell’alimento e l’indicazione sulla salute specifica consentita che l’accompagna».

56.

Nel caso in esame, l’indicazione generale sembrerebbe in parte avvalorata da un’indicazione specifica autorizzata riguardante lo zinco, mentre la misura in cui è avvalorata da indicazioni specifiche autorizzate riguardanti le vitamine del gruppo B è un esercizio alquanto più complesso. Tuttavia, come ho appena notato, spetta al giudice nazionale valutare la questione alla luce dei fatti di causa e di qualsiasi prova scientifica o di altro tipo, che le parti possono scegliere di dedurre.

Indicazioni accompagnate

57.

La resistente invoca un’ampia interpretazione del termine «accompagnare», in quanto si deve presumere che il consumatore legga anche il retro di una confezione, mentre la ricorrente e la Commissione chiedono un’interpretazione restrittiva del termine «accompagnare», in quanto l’articolo 10, paragrafo 3, costituisce un’eccezione alla regola principale di cui all’articolo 10, paragrafo 1, che impone l’autorizzazione delle indicazioni sulla salute. Esse sostengono inoltre che, nel caso di specie, le indicazioni specifiche sulla salute asseritamente avvaloranti sono inserite in un elenco più lungo di varie indicazioni, rendendo così difficile stabilire quali siano le indicazioni che dovrebbero avvalorare l’indicazione generale sulla salute.

58.

Le linee guida stabiliscono, al punto 3, primo paragrafo, che «[a]i fini del regolamento [n. 1924/2006], l’indicazione specifica autorizzata sulla salute che accompagna la dicitura che fa riferimento a benefici sanitari generali e non specifici deve figurare “accanto a” o “dopo” tale dicitura» ( 12 ).

59.

Se la formulazione delle linee guida («accanto a» o «dopo») dovesse essere presa alla lettera, vorrebbe dire che l’indicazione specifica sulla salute, per soddisfare il requisito dell’«accompagnamento» di cui all’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento, deve essere immediatamente adiacente all’indicazione generale sulla salute. Se è vero che l’articolo 10, paragrafo 4, prevede che possano essere adottate linee guida che, conformemente al considerando 2 della decisione di esecuzione della Commissione 2013/63, possono avere il fine di garantire «un’applicazione uniforme di tali disposizioni» e di «offrire agli operatori economici maggiore chiarezza e certezza», è di tutta evidenza che in un’Unione fondata sul rispetto dello Stato di diritto, la formulazione effettiva dell’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento non può essere modificata, emendata o altrimenti ampliata per mezzo di siffatte linee guida.

60.

Ne consegue, pertanto, che la questione deve essere decisa esclusivamente con riferimento alle parole esatte dell’articolo 10, paragrafo 3. Per quanto stretta e sottile possa essere la distinzione, il termine «accompagnare» è tuttavia un po’ più ampio ed espansivo dei termini «accanto a» o «dopo» usati nelle linee guida. Si potrebbe quindi parlare ad esempio, nella conversazione di tutti i giorni, di una lettera che «accompagna» un regalo, anche ove la lettera si trovi in una busta sigillata e il regalo sia incartato separatamente.

61.

A mio avviso, pertanto, l’uso del termine «accompagnare» in questo contesto suggerisce che è sufficiente che le indicazioni specifiche sulla salute richieste dall’articolo 10, paragrafo 3, siano riportate in modo ben visibile altrove sulla confezione. Non è necessario che le indicazioni specifiche sulla salute siano poste accanto o a seguire o che siano comunque immediatamente adiacenti alle indicazioni generali sulla salute, riportate nel caso di specie sulla parte anteriore della confezione. L’articolo 10, paragrafo 3, non contiene tanto meno alcun obbligo di collegare in qualche modo le indicazioni generali sulla salute a quelle specifiche, ad esempio mediante un asterisco. È invece sufficiente che alle indicazioni specifiche sulla salute sia dato sufficiente risalto in modo che siano accessibili e possano essere lette dal consumatore.

62.

Qualora si ritenga che, secondo l’interpretazione giuridica, l’articolo 10, paragrafo 3, sia carente o non tuteli adeguatamente gli interessi dei consumatori, il legislatore dell’Unione ha ovviamente la possibilità di porre rimedio a tale carenza. Allo stato attuale della legge, tuttavia, si deve ammettere che, nel parlato comune, si può dire di una dicitura posta sul retro di una confezione per il consumatore che essa «accompagna» la dicitura posta sul fronte della confezione.

63.

Questa opinione è suffragata dalla sentenza nella causa Neptune (C‑157/14) ( 13 ), in cui la Corte ha confermato che «nell’adottare le disposizioni del regolamento n. 1924/2006 e della direttiva 2009/54, il legislatore dell’Unione ha ritenuto necessario garantire che il consumatore riceva un’informazione adeguata e trasparente».

64.

Inoltre, dalla sentenza nella causa Teekanne (C‑195/14) ( 14 ), risulta che «come emerge dalla giurisprudenza della Corte, è stato riconosciuto che i consumatori che decidono l’acquisto di un prodotto in particolare in base alla relativa composizione leggono prima l’elenco degli ingredienti».

65.

A mio parere, i criteri considerati in questa giurisprudenza possono essere applicati per analogia al caso di specie, cosicché ci si può aspettare che un consumatore che legge una dichiarazione generale sulla salute sul fronte della confezione di un prodotto alimentare consulti anche le ulteriori informazioni fornite sul retro della confezione, le quali, oltre all’elenco degli ingredienti, possono includere anche una serie di indicazioni specifiche sulla salute a sostegno dell’indicazione generale sulla salute.

66.

Pertanto, a mio parere, non può esservi una prescrizione generale che imponga l’impiego di uno specifico strumento di collegamento, come l’uso di un asterisco, per guidare il consumatore dal fronte al retro della confezione. Tuttavia, la situazione diventa più complessa quando le informazioni sul retro della confezione contengono un insieme di dichiarazioni, di cui solo alcune servono ad avvalorare l’indicazione generale sulla salute sul fronte della confezione, come indicato dalla ricorrente e dalla Commissione.

67.

Spetta al giudice nazionale esaminare, alla luce dei fatti del caso di specie, la questione se un’indicazione generale sulla salute sia effettivamente avvalorata da indicazioni specifiche sulla salute in modo sufficientemente chiaro perché il consumatore possa valutarla.

68.

A questo proposito, occorre ricordare che la Corte, nella sentenza Teekanne (C‑195/14) ( 15 ), ha sottolineato che «il giudice nazionale deve basarsi essenzialmente sull’aspettativa presunta, in riferimento a detta etichettatura, di un consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto».

69.

Inoltre, si può osservare che nel caso di specie potrebbe esservi un ulteriore problema, in quanto molte delle dichiarazioni sul retro della confezione riguardanti la vitamina B non sembrano corrispondere all’elenco delle indicazioni specifiche sulla salute autorizzate. Tuttavia, anche in questo caso si tratta di una questione la cui valutazione spetta al giudice nazionale.

Seconda questione

70.

Come indicato supra, nelle presenti conclusioni mi limito a trattare la prima questione.

71.

Nella sentenza nella causa Nelsons (C‑177/15) ( 16 ), l’avvocato generale Bobek ha affermato che «non è necessario fornire una prova scientifica diretta delle indicazioni generali sulla salute. Tali indicazioni devono invece essere accompagnate da indicazioni specifiche sulla salute che siano supportate da una prova siffatta. Per le indicazioni generali deve essere quindi fornita una prova indiretta».

72.

Concordo con questo parere.

Conclusioni

73.

Propongo alla Corte di rispondere alla prima questione pregiudiziale sottoposta dal Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia, Germania) nel modo seguente:

1)

L’articolo 10, paragrafi 1 e 3, del regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 settembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, deve essere interpretato nel senso che l’espressione «indicazioni specifiche sulla salute» si riferisce ad indicazioni autorizzate ai sensi del Regolamento, mentre l’espressione «indicazioni generali sulla salute» si riferisce ad indicazioni che possono essere accompagnate da indicazioni specifiche sulla salute.

2)

L’articolo 10, paragrafo 3, del regolamento n. 1924/2006 deve essere interpretato nel senso che, nel valutare se le indicazioni generali sulla salute siano accompagnate da indicazioni specifiche sulla salute, occorre in primo luogo valutare se le indicazioni specifiche sulla salute siano state autorizzate, in secondo luogo se le indicazioni specifiche sulla salute avvalorino le indicazioni generali sulla salute e, in terzo luogo, se il rapporto tra le indicazioni generali e le indicazioni specifiche possa essere individuato da un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto.

3)

In via preliminare, l’apposizione di indicazioni generali sulla salute sul fronte della confezione e l’apposizione di indicazioni specifiche sulla salute sul retro della confezione sarà sufficiente a stabilire un collegamento tra le indicazioni in modo che l’indicazione generale sulla salute si possa considerare «accompagnata» dall’indicazione specifica sulla salute nell’accezione dell’articolo 10, paragrafo 3. Tuttavia, il giudice nazionale deve valutare se l’apposizione di altre informazioni sulla confezione possa rendere il collegamento non sufficientemente chiaro per un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto.


( 1 ) Lingua originale: l’inglese.

( 2 ) Regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (GU 2006, L 404, pag. 9), modificato da ultimo dal regolamento (UE) 2019/343 della Commissione. Ai fatti della presente causa si applica la versione consolidata del regolamento pubblicata il 13 dicembre 2014 come documento 02006R1924-20141213.

( 3 ) EU:C:2016:474. La Corte non ha avuto occasione di affrontare la questione nella sentenza del 23 novembre 2016, Nelsons (C‑177/15, EU:C:2016:888).

( 4 ) Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione, del 16 maggio 2012, relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari diverse da quelle facenti riferimento alla riduzione dei rischi di malattia e allo sviluppo e alla salute dei bambini (GU 2012, L 136, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (UE) 2017/1407 della Commissione. Ai fatti di cui alla presente causa si applica la versione consolidata del regolamento pubblicata il 13 maggio 2014 come documento 02012R0432-20140513.

( 5 ) Decisione di esecuzione 2013/63/UE della Commissione, del 24 gennaio 2013, che adotta linee guida sull’attuazione delle condizioni specifiche per le indicazioni sulla salute di cui all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU 2013, L 22, pag. 25).

( 6 ) V. http://ec.europa.eu/food/safety/labelling_nutrition/claims/register/public/.

( 7 ) Nella versione applicabile alla controversia nel procedimento principale.

( 8 ) Nella versione applicabile alla causa principale.

( 9 ) Sentenza del 6 marzo 2003, Kaba (C‑466/00, EU:C:2003:127, punto 40 e giurisprudenza ivi citata).

( 10 ) V. sentenza del 17 dicembre 2015, Neptune Distribution (C‑157/14, EU:C:2015:823, punto 33 e giurisprudenza ivi citata), nonché sentenza del 7 agosto 2018 (Smith, C‑122/17, EU:C:2018:631, punto 34).

( 11 ) Conclusioni dell’avvocato generale Bobek presentate nella causa Nelsons GmbH/Ayonnax Nutripharm GmbH e Bachblütentreff Ltd (C‑177/15, EU:C:2016:474, paragrafo 56).

( 12 ) Lo stesso risulta dalla versione tedesca delle linee guida, che recita: «für die Zwecke der Verordnung sollte die dem Verweis auf allgemeine, nichtspezifische Vorteile für die Gesundheit beigefügte zugelassene spezielle gesundheitsbezogene Angabe neben oder unter diesem Verweis angebracht werden».

( 13 ) V. sentenza del 17 dicembre 2015 (EU:C:2015:823, punto 51).

( 14 ) Sentenza del 4 giugno 2015, Teekanne (C‑195/14, EU:C:2015:361, paragrafo 37).

( 15 ) Sentenza del 4 giugno 2015, Teekanne, C‑195/14, EU:C:2015:361, punto 36.

( 16 ) Conclusioni presentate dall’avvocato generale Bobek nella causa Nelsons GmbH/Ayonnax Nutripharm GmbH e Bachblütentreff Ltd (C‑177/15, EU:C:2016:474, paragrafo 71).

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