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Document 52018DC0250

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO E AL CONSIGLIO Relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione

COM/2018/0250 final

Bruxelles, 14.3.2018

COM(2018) 250 final

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

FMT:Font=CalibriRelazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione/FMT


1.INTRODUZIONE

L'agenda europea sulla migrazione continua a offrire un quadro esaustivo per il lavoro dell'UE nell'ambito della migrazione, e in tutti i suoi settori principali continuano ad essere portate avanti varie azioni. La sfida migratoria e la pressione che ne deriva restano tuttavia molto elevate, considerati la fragilità geopolitica e le tendenze a lungo termine demografiche e socio-economiche nel vicinato europeo e oltre.

Il presente documento contiene una visione d'insieme dei progressi e degli sviluppi intervenuti in tutti i filoni di attività, compresa la protezione dei minori 1 , dalla pubblicazione dell'ultima relazione della Commissione del novembre 2017 2 . Esso fa inoltre il bilancio dei progressi compiuti in linea con la tabella di marcia della Commissione per raggiungere un accordo entro giugno 2018 sul pacchetto globale in materia di migrazione, presentata alla riunione dei leader dell'UE nel dicembre 2017 3 . Questo illustra l'ampia natura di questo lavoro e la necessità di mantenere in generale l'intensità degli sforzi dell'UE.

La presente relazione, infine, enuclea importanti misure concrete che servono a garantire la continua efficacia della risposta dell'UE, in particolare la necessità di investimenti finanziari supplementari, da parte, congiuntamente, degli Stati membri e dell'UE, a sostegno dell'azione dell'UE riguardo alla dimensione esterna della migrazione.

2.SITUAZIONE LUNGO LE PRINCIPALI ROTTE MIGRATORIE

Nel 2017 la situazione migratoria è diventata più stabile, ma è rimasta impegnativa. In tale anno sono stati rilevati quasi 205 000 attraversamenti irregolari e complessivamente si è registrato il 28% in meno di arrivi rispetto al 2014, l'anno precedente la crisi 4 . Ma la situazione resta delicata, e nel 2018 si sta continuando a lavorare su tutte le rotte migratorie per mantenere questa tendenza al ribasso. Al tempo stesso la pressione sui sistemi nazionali di migrazione, pur diminuendo, rimane a livelli elevati. Nel 2017 sono state presentate nell'UE 685 000 domande di asilo (un calo del 43% rispetto al 2016), comprese 160 000 presentate da minori 5 , e gli Stati membri hanno emesso quasi un milione di decisioni di primo grado in materia di asilo 6 .

Rilevamenti di attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell'UE e domande di asilo in sospeso alla fine dell'anno nell'UE 28 – 2014-2017

Fonti dei dati: Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera per i rilevamenti degli attraversamenti irregolari ed Eurostat per le domande di asilo in sospeso. Nota: i dati della voce "Domande di asilo in sospeso" per il 2017 escludono la Spagna e Cipro, paesi per i quali mancano le informazioni.

Rotta del Mediterraneo orientale

Sulla rotta del Mediterraneo orientale, i movimenti migratori hanno mantenuto la tendenza rilevata dopo la dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016. Complessivamente, nel 2017, attraverso la rotta del Mediterraneo orientale sono arrivati 42 319 migranti, rispetto ai 182 227 nel 2016 7 . Per quanto riguarda il 2018, al 6 marzo erano stati registrati 3 126 arrivi nelle isole greche, rispetto ai 2 689 rilevati nello stesso periodo del 2017 8 . Vi è stato un leggero cambiamento nella percentuale relativa delle principali nazionalità di migranti interessati: nel 2017 le tre principali nazionalità erano quella siriana (40%), quella irachena (19%) e quella afghana (11%), mentre finora, nel 2018, le quote sono leggermente slittate (i Siriani toccano il 32%, gli Iracheni il 27% e gli Afghani il 13%).

Se gli attraversamenti dalla Turchia in Italia, Cipro, Bulgaria e Romania ultimamente sono stati molto pochi, gli attraversamenti irregolari dalla Turchia alla Grecia attraverso la frontiera terrestre sono stati in numero superiore rispetto agli anni passati: nel 2017, difatti, sono aumentati quasi dell'80% rispetto al 2016 e hanno raggiunto quasi i 5 500, e nel 2018, al al 4-5 marzo, vi sono stati 838 rilevamenti rispetto ai 291 nello stesso periodo del 2017. Andrebbe tuttavia osservato che la percentuale maggiore di questi attraversamenti (più del 50% finora quest'anno) riguarda cittadini turchi.

Rotta dei Balcani occidentali

La tendenza di relativa stabilità che si è registrata per la rotta dei Balcani occidentali nel 2017 si mantiene nel corso del 2018. I controlli di frontiera rafforzati e la cooperazione concertata fra gli Stati membri dell'UE, le agenzie dell'UE e i paesi dei Balcani occidentali hanno continuato a rendere più difficile il transito irregolare lungo questa rotta. Tuttavia, il rafforzamento dei controlli lungo le rotte principali può incoraggiare lo sviluppo di nuove rotte o deviazioni altrove. Le reti di trafficanti hanno inoltre capacità di adattamento e possono ricorrere a nuovi modi operandi – comprese tecniche che, per mantenere i margini di profitto di tali reti, mettono i migranti ancora più a rischio. Sono necessari sforzi ininterrotti per monitorare gli sviluppi e cooperare nella lotta contro i trafficanti.

La maggior parte degli attraversamenti illegali rilevati alla frontiera esterna dell'UE sono stati registrati ai confini con la Serbia. Sono stati inoltre riscontrati segni di una sotto-rotta che si sviluppa attraverso l'Albania, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina verso la Croazia e la Slovenia. Un monitoraggio continuo è fondamentale anche in relazione al maggior numero di rilevamenti di cittadini iraniani che cercano di entrare nell'UE attraverso i paesi dei Balcani occidentali. Il maggior numero di tentativi registrati negli ultimi mesi coincide con la decisione della Serbia di concedere ai cittadini iraniani l'ingresso in esenzione dal visto. La maggior parte dei tentativi di entrare illegalmente nell'UE sono stati registrati su voli aerei da Belgrado, con l'uso di documenti falsificati o ottenuti in modo fraudolento. Devono essere monitorati da vicino, infine, i movimenti migratori dai paesi dei Balcani occidentali di ritorno verso la Grecia: nel 2017, difatti, è stato rilevato un numero considerevolmente superiore di flussi dall'Albania verso la Grecia, anche se, complessivamente, tali flussi si mantengono a livelli bassi 9 .

Rotta del Mediterraneo centrale

La Commissione ha posto un forte accento sulla gestione dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale, basandosi sul quadro di partenariato sulla migrazione 10 e sulla dichiarazione di Malta 11 . Su tale rotta, tuttavia, continua a concentrarsi il maggior numero di persone che raggiungono l'Europa attraversando via mare, nonostante la significativa riduzione di partenze dalla Libia dalla metà di luglio 2017. Nel 2017, 119 369 persone sono arrivate in Italia lungo questa rotta – un calo del 34% rispetto al 2016. Nel 2018, fino al 6 marzo, sono stati registrati 5 457 arrivi, ossia circa il 65% in meno rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2017. Finora, nel 2018, si riscontra un cambiamento significativo nella combinazione delle nazionalità dei migranti che arrivano lungo tale rotta: si tratta difatti principalmente di Eritrei (24%), Tunisini (20%) e Nigeriani (6%), mentre nel 2017 la suddivisione era la seguente: Nigeriani (15%), Guineani (8%) ed Ivoriani (8%).

Continua ad esservi un considerevole aumento di partenze dalla Tunisia verso l'Italia, Nel 2018, finora, la Tunisia è stata il paese di partenza nel 20% dei casi circa (per tutte le nazionalità).

Nel 2017 si è registrato un numero inferiore di decessi in mare, e questa tendenza si mantiene nel 2018. Dal 1° febbraio 2016 più di 286 300 migranti sono stati soccorsi dalle operazioni UE a sostegno della guardia costiera italiana. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni ha riferito che la guardia costiera libica ha soccorso più di 20 300 migranti nelle acque territoriali libiche nel 2017 e più di 2 000 nel gennaio 2018, facilitata dalla restituzione delle navi da parte dell'Italia dopo la formazione dei membri dell'equipaggio. Ma la rotta è rimasta molto pericolosa, soprattutto perché i trafficanti adattano le loro operazioni mettendo a maggior rischio la vita dei migranti. Nel 2017 il numero di decessi e di persone disperse in mare è stato, secondo le stime, pari a 2 853, una riduzione del 38% rispetto al 2016 12 . Operazioni di ricerca e soccorso sono state compiute anche nel deserto del Niger: nel 2017, più di 2 000 migranti sono stati portati in salvo, 1 100 in operazioni di ricerca e salvataggio condotte congiuntamente con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Rotta del Mediterraneo occidentale/Atlantico

Il numero di arrivi sulla rotta del Mediterraneo occidentale/Atlantico ha cominciato ad aumentare nel giugno 2017, e questa tendenza continua. Nel 2017 28 349 migranti sono arrivati in Spagna lungo questa rotta, più del doppio rispetto al 2016. Tale situazione include un aumento dei tentativi di attraversamenti terrestri verso le città autonome spagnole di Ceuta e Melilla, attraversamenti via mare dal Marocco e dall'Algeria, e attraversamenti per via aerea dagli aeroporti di Dakar e di Casablanca. Nel 2018, al 4 marzo, il numero totale di arrivi in Spagna (attraverso la rotta del Mediterraneo occidentale, la rotta dell'Atlantico e via Ceuta and Melilla) era pari a 3 804, un numero superiore quasi del 17% rispetto a quello dello stesso periodo del 2017 (3 260) 13 . Nel 2018 gli attraversamenti irregolari registrati lungo questa rotta sono compiuti principalmente da migranti guineani (17%), marocchini (17%), maliani (15%), ivoriani (13%), e gambiani (7%). Nel 2017 le principali nazionalità erano le seguenti: Marocchini (21%), Algerini (18%), Ivoriani (14%), Guineani (13%) e Gambiani (11%).

3.SOSTEGNO DELL'UE ALLA GESTIONE DELLA MIGRAZIONE

Rotta del Mediterraneo orientale – Sostegno alla Grecia e alla Bulgaria

Uno degli elementi fondamentali del sostegno dell'UE agli Stati membri rimane il sistema basato sui punti di crisi (hotspot). Nonostante i progressi compiuti nel miglioramento delle condizioni per quanto riguarda le capacità esistenti, i posti di accoglienza disponibili nei punti di crisi in Grecia restano insufficienti. All'8 marzo, erano presenti nelle isole 12 926 migranti (di cui 10 020 nei punti di crisi), un numero considerevolmente superiore alla quantità ufficiale di posti disponibili (meno di 8 000). Sono stati posti in atto sforzi per ampliare la capacità e per garantire che le strutture siano adeguatamente attrezzate per l'inverno. A Moria sono state installate 60 nuove unità abitative, creando così una capacità supplementare di 700 posti. A Kos e a Leros le condizioni sono migliorate. Tuttavia, la messa a disposizione, da parte delle autorità locali, di siti per nuovi posti di accoglienza e capacità pre-allontanamento resta uno dei maggiori problemi. Le autorità greche dovrebbero inoltre trovare una soluzione immediata per fornire un servizio di interpretazione sulle isole nell'ambito del programma nazionale.

Più in generale, vi è una persistente mancanza di alloggi adeguati per i minori non accompagnati sia sulle isole che sul territorio continentale. Le autorità greche dovrebbero accelerare la procedura per predisporre, con il sostegno finanziario dell'UE, 2 000 nuovi posti di accoglienza per minori non accompagnati in tutta la Grecia. Sono state nominate équipe dedicate alla tutela dei minori, che stanno seguendo formazioni in tutti i punti di crisi in Grecia: ciò rientra nel più ampio impegno di rendere prioritarie le esigenze dei minori migranti a seguito della comunicazione della Commissione dell'aprile 2017.

Per produrre risultati tangibili e duraturi, tutte queste azioni richiedono un continuo monitoraggio da parte delle autorità greche.

Al 7 marzo 2018 erano state ricollocate dalla Grecia 21 847 persone, compresi 513 minori non accompagnati. In Grecia vi sono ancora 149 richiedenti accettati per la ricollocazione ma tuttora non trasferiti, compresi 32 minori non accompagnati 14 .

L'UE continua a fornire alla Grecia un consistente sostegno finanziario per affrontare le sfide legate alla migrazione. Dall'inizio del 2015 la Commissione ha accordato 393 milioni di euro come assistenza d'emergenza oltre ai 561 milioni di euro disponibili nell'ambito dei programmi nazionali per il periodo 2014-2020. Inoltre, nell'ambito dello strumento di sostegno d'emergenza 15 sono stati finora forniti più di 440 milioni di euro nel periodo 2016-2017, e altri 198 milioni di euro sono disponibili per il 2018. Un piano finanziario per il 2018 elaborato nel dicembre 2017 ha individuato i bisogni essenziali e faciliterà il passaggio progressivo dall'uso dei finanziamenti di emergenza a quello delle risorse assegnate a titolo dei programmi nazionali in Grecia.

Nel 2017 un contributo dell'UE di 24 milioni di euro al programma di rimpatrio volontario assistito e di reintegrazione attuato dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni ha aiutato 5 656 migranti a tornare nel proprio paese d'origine (inclusi 1 683 dalle isole). Nel 2018, al 1° marzo, 760 migranti sono stati aiutati a rimpatriare, compresi 242 dalle isole. Lavorando con l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l'UE finanzia inoltre un importante programma per sostenere la capacità di accoglienza nella Grecia continentale: si tratta di un sistema di affitti volto a dare alloggio a un totale di 25 000 persone entro la metà del 2018 sul territorio continentale, oltre ai 2 000 posti disponibili nell'ambito del meccanismo di alloggi in affitto sulle isole. La portata di tale sistema è stata efficacemente modulata per coprire le necessità che sono sorte.

Un altro aspetto essenziale del sostegno dell'Unione europea alla Grecia è il lavoro delle agenzie dell'UE. Le squadre dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo aiutano le autorità greche a identificare e a registrare i potenziali richiedenti protezione internazionale, e forniscono ai migranti informazioni fondamentali. Gli esperti forniscono altresì consulenza sulla valutazione della nazionalità, e contribuiscono all'individuazione di eventuali documenti falsi. Un'équipe di 14 esperti fornisce inoltre uno specifico sostegno all'autorità greca di ricorso in materia d'asilo per affrontare gli intoppi e aumentare l'efficienza del processo decisionale. Nel 2018 particolare importanza verrà accordata agli aiuti da fornire alle autorità greche affinché sviluppino e attuino un sistema di controllo del meccanismo di accoglienza. Al 7 marzo, un totale di 72 esperti nazionali, coadiuvati da 76 operatori interinali e 84 interpreti, erano inviati dall'Ufficio in Grecia.

Al 5 marzo 2018, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera aveva 801 esperti dislocati alle frontiere marittime e terrestri della Grecia per aiutare le autorità ad attuare il sistema basato sui punti di crisi, compresi l'identificazione, la registrazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti, a controllare efficacemente le frontiere esterne, ad affrontare i movimenti secondari e a facilitare i rimpatri. L'Agenzia finanzia inoltre lo spiegamento di 280 agenti di polizia greci. Da settembre 2016, vari gruppi di esperti di Europol sono stati inviati in Grecia a svolgere verifiche di sicurezza secondarie. Al 5 marzo 2018, un totale di 19 agenti distaccati di Europol e 2 membri del personale di Europol erano dislocati in cinque località in Grecia. Una valutazione del concetto di agente distaccato di Europol 16 , della fine del 2017, ha concluso che “la presenza di agenti distaccati di Europol sul posto […] è indispensabile ai fini dello svolgimento di efficaci verifiche di sicurezza secondarie”. La valutazione ha anche formulato una serie di raccomandazioni per rafforzare ulteriormente l'efficacia del sistema realizzandone appieno le potenzialità.

L'UE sta anche erogando una cospicua assistenza finanziaria alla Bulgaria per il settore della migrazione e della gestione delle frontiere. L'assegnazione per la Bulgaria nel quadro dei programmi nazionali ammonta a 97,1 milioni di euro, più altri 10,5 milioni di euro del Fondo Sicurezza interna - Frontiere da stanziare sulla base della revisione intermedia. A ciò si aggiungono 172 milioni di euro di assistenza d'emergenza dall'inizio del 2015. I progressi compiuti nell'attuazione dei programmi nazionali sono soddisfacenti, anche se l'attuazione dell'assistenza d'emergenza potrebbe essere accelerata. A causa di carenze nella messa a disposizione di esperti da parte degli Stati membri, l'utilizzo dei personale dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera è al di sotto di quanto necessario – per il periodo fino al 28 marzo 2018, le carenze ammontano a 42 esperti.

Dichiarazione UE-Turchia

L'attuazione della dichiarazione UE-Turchia continua a dare risultati concreti nella riduzione degli attraversamenti irregolari e pericolosi e nel salvataggio di vite umane nel Mar Egeo, anche attraverso il reinsediamento di Siriani bisognosi di protezione internazionale. La guardia di frontiera turca ha continuato le sue attività di pattugliamento. Il numero di decessi in mare si è significativamente ridotto: nel 2017 ne sono stati registrati 62, rispetto ai 434 del 2016 17 .

Attraverso lo Strumento per i rifugiati in Turchia, l'attuazione della dichiarazione UE-Turchia ha permesso di fornire sostegno pratico ai rifugiati siriani e alle comunità di accoglienza in Turchia. Lo Strumento per i rifugiati in Turchia si è rivelato uno dei meccanismi di sostegno dell'UE più rapidi e più efficaci. Lo sviluppo e la realizzazione dei progetti sono avvenuti in stretta cooperazione con le autorità turche 18 . I 3 miliardi di euro dello Strumento per i rifugiati in Turchia sono stati utilizzati in tempi record e sono stati integralmente assegnati prima della fine del 2017 – l'attuazione è in corso per tutti e 72 i progetti 19 . Sono già stati erogati più di 1,85 miliardi di euro. Il principale successo dello Strumento per i rifugiati in Turchia - sia come parte dell'approccio generale della strategia UE-Turchia sia come strumento di sostegno determinante ai rifugiati sul campo – rispecchia bene il partenariato tra l'UE, gli Stati membri e la Turchia.

Lo Strumento per i rifugiati in Turchia fornisce a quasi 1,2 milioni di rifugiati più vulnerabili trasferimenti di denaro mensili nell'ambito della rete di sicurezza sociale di emergenza. Ha permesso di finanziare corsi di lingua turca per 312 000 bambini e materiale didattico per 500 000 studenti. Ha consentito inoltre di effettuare visite mediche di base per quasi 764 000 rifugiati e di vaccinare più di 217 000 neonati siriani rifugiati (si veda l'allegato 2) 20 .

Il finanziamento condiviso tra l'UE e gli Stati membri ha permesso di utilizzare un approccio di partenariato nella governance dello Strumento. Fulcro di tale meccanismo è un comitato in seno al quale tutti gli Stati membri partecipano alle decisioni e in cui la Turchia è presente con funzione consultiva. È un meccanismo che si è rivelato molto efficace e che non sarebbe possibile in caso di finanziamento esclusivo da parte dell'UE. La dichiarazione UE-Turchia recita quanto segue: "Una volta che queste risorse saranno state quasi completamente utilizzate", l'UE dovrebbe mobilitare "ulteriori finanziamenti ... per altri 3 miliardi di euro entro la fine del 2018" 21 . Portare avanti tale lavoro fondamentale significa che l'UE dovrebbe ora procedere con la prossima tranche di 3 miliardi di euro, e la Commissione sta adottando una decisione a tal fine 22 . L'esigenza di finanziare altre iniziative col bilancio dell'UE – nell'immediato, le altre necessità legate alla migrazione di cui alla presente relazione – significa che il contributo massimo del bilancio dell'UE è pari a 1 miliardo di euro, e che i restanti 2 miliardi dovrebbero continuare ad essere finanziati dagli Stati membri sulla stessa base della prima tranche. Per evitare vuoti nel finanziamento dello Strumento, i primi contratti nell'ambito della prossima tranche dovrebbero essere firmati nell'estate del 2018.

Un altro aspetto fondamentale del lavoro sono state le attività della Commissione e delle agenzie dell'UE, che hanno aiutato il Servizio greco per l'asilo e le commissioni di ricorso ad accelerare l'esame delle domande d'asilo per intensificare l'attuazione dei rimpatri in Turchia ai sensi della dichiarazione 23 . Questo ha portato a dei miglioramenti, fra cui una grossa riduzione degli arretrati per i casi di primo grado nelle maggior parte delle isole, con una riduzione a circa due mesi del tempo medio di trattamento necessario per le domande di asilo in primo grado. Persistono tuttavia molte delle carenze individuate nelle precedenti relazioni 24 .

Procedure di asilo accelerate sono indispensabili per aumentare il ritmo dei rimpatri verso la Turchia. Da marzo 2016 sono stati registrati 2 164 rimpatri 25 : di questi, al 9 marzo 2018, solo 563 sono stati il risultato di decisioni negative in secondo grado su domande di asilo. Ci si aspettava che una tanto attesa sentenza del Consiglio di Stato avrebbe apportato maggiore certezza del diritto al lavoro delle commissioni di ricorso, ma dalla sentenza l'efficacia dei procedimenti è aumentata solo marginalmente. Il governo greco sta lavorando ad una revisione delle legislazione rilevante in materia di asilo in Grecia, esaminando modifiche che contribuirebbero a ridurre i ritardi, ad allineare ai requisiti del diritto dell'UE l'ambito di applicazione dell'effetto sospensivo dei ricorsi, e a prevedere termini più ristretti per portare un caso dinanzi alla Corte suprema amministrativa ed esaminare le domande successive. La prossima fase sarebbe la presentazione degli emendamenti al Parlamento greco.

 

I continui arrivi sulle isole dell'Egeo e il basso ritmo di rimpatri sono una fonte di persistente pressione sulla capacità di accoglienza degli hotspot. Le autorità greche hanno reagito trasferendo sul territorio continentale i richiedenti asilo vulnerabili. Per garantire che la dichiarazione UE-Turchia continui ad essere efficace è stato ora concordato un approccio più rigoroso riguardo all'identificazione dei richiedenti asilo vulnerabili, viene usato un modello per migliorare la coerenza nella definizione di vulnerabilità, ed è in corso di preparazione un manuale operativo.

Continuano i reinsediamenti dalla Turchia nel quadro della dichiarazione UE-Turchia, anche se a un ritmo più lento rispetto al numero record di Siriani reinsediati nel periodo maggio-ottobre 2017. Mentre nel 2017 sono stati 16 gli Stati membri che hanno partecipato ai reinsediamenti dalla Turchia nel quadro della dichiarazione, finora, quest'anno, hanno contribuito solo in pochi. È fondamentale mantenere un ritmo sostenuto ed è essenziale che gli Stati membri continuino a partecipare al programma di reinsediamento. Dalla relazione sullo stato di attuazione di novembre sono state reinsediate 1 122 persone, portando il totale, dalla dichiarazione, a 12 476 26 . Per quanto riguarda il Programma volontario di ammissione umanitaria, le procedure operative standard sono state approvate dagli Stati membri nel dicembre 2017, e dovrebbe quindi essere attivato: si dispone ora difatti di tutti gli elementi e di tutte le condizioni per la sua attivazione come stabilito nella dichiarazione UE-Turchia. Questo garantirà la continuazione dei reisediamenti e offrirà un'alternativa sicura e legale alla migrazione irregolare verso l'UE.

Per quanto riguarda l’attuazione della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti, all'inizio di febbraio la Turchia ha presentato alla Commissione europea un programma di lavoro che presenta il modo in cui tale paese prevede di soddisfare i sette parametri di riferimento rimanenti 27 . La Commissione sta valutando le proposte della Turchia, e altre consultazioni con le controparti turche seguiranno. 

Un complemento essenziale del lavoro dell'UE con la Turchia consiste nel continuare ad occuparsi della situazione in Siria e negli altri paesi vicini che si trovano a dover affrontare la gigantesca sfida di aiutare grandi numeri di rifugiati. Alla conferenza sulla Siria che sarà organizzata dall'Unione europea e dalle Nazioni Unite il 24-25 aprile 2018, l'intenzione dell'UE è quella di allinearsi ai suoi sforzi precedenti – nell'aprile 2017 l'UE aveva difatti convenuto di mettere a disposizione 560 milioni di euro a carico del bilancio 2018 per le esigenze di assistenza e protezione. La Giordania e il Libano continuano a offrire mezzi di sussistenza ai rifugiati e alle loro comunità di accoglienza, ed entrambi i paesi hanno adottato importanti misure per consentire l'accesso all'istruzione a tutti i minori rifugiati. Il sostegno dell'UE al Libano (334 milioni di euro, con 247 milioni impegnati) e alla Giordania (228 milioni di euro e 126 milioni impegnati) continuerà, dando la priorità alle azioni di protezione e assistenza ai più vulnerabili.

Rotta dei Balcani occidentali

Se gli attraversamenti irregolari delle frontiere lungo questa rotta si sono stabilizzati a un livello relativamente basso, resta tuttavia un intenso livello di attività di traffico. Il 12 febbraio 2018 è stato siglato un accordo fra l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e l'Albania, che consente all'Agenzia di fornire assistenza nel settore della gestione delle frontiere esterne e di inviare rapidamente squadre sul territorio albanese in caso di un improvviso spostamento dei flussi migratori. La Commissione sta attualmente negoziando accordi analoghi con la Serbia e con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia.

Oltre a rispondere alla crisi dei migranti e dei rifugiati nei Balcani occidentali con finanziamenti dell'UE, la Commissione continua a facilitare la cooperazione e la condivisione delle informazioni, anche tramite videoconferenze bisettimanali fra i paesi situati lungo tale rotta, e fornisce un considerevole sostegno per migliorare la gestione della migrazione nella regione. Questo impegno è stato rafforzato con la recentemente adottata strategia per "Una prospettiva di allargamento credibile e un maggior impegno dell'UE per i Balcani occidentali" 28 . Attraverso l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2018, fino al 7 marzo, hanno avuto luogo 53 rimpatri volontari assistiti dalla Serbia, 16 dalla Bosnia-Erzegovina e 8 dal Montenegro. Il Centro europeo contro il traffico di migranti di Europol continua ad aiutare gli Stati membri nelle indagini. Nel 2017, con il sostegno di Europol vi sono state quattro giornate d'azione che hanno portato a 64 arresti nei Balcani occidentali. Eurojust sostiene le indagini e le azioni penali, oltre a fornire consigli pratici ai professionisti attraverso il Gruppo tematico sul traffico di migranti.

Prossime tappe

·Occorre che le autorità greche accelerino l'esecuzione dei rimpatri verso la Turchia nel quadro della dichiarazione, in particolare introducendo modifiche alla legislazione greca e concludendo accordi con l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo per rendere possibili operazioni efficaci in Grecia e un sostegno supplementare alle commissioni di ricorso.

·Occorre che le autorità greche, a tutti i livelli, lavorino insieme per garantire un miglioramento delle capacità d'accoglienza e delle condizioni negli hotspots.

·Occorre che gli Stati membri assicurino un sufficiente supporto di esperti al lavoro delle agenzie dell'UE in Grecia e in Bulgaria.

·Gli Stati membri interessati dovrebbero rispondere a tutte le richieste in sospeso presentate dalla Grecia e ricollocare effettivamente tutti i candidati ammissibili rimanenti.

·Dovrebbero essere conclusi rapidamente accordi fra l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e i paesi non UE dei Balcani occidentali.

·Essendo soddisfatti tutti i presupposti, dovrebbe essere attivato il Programma volontario di ammissione umanitaria per reinsediare i rifugiati dalla Turchia.

·Dovrebbe essere mobilitata la seconda tranche dello Strumento per i rifugiati in Turchia, con un bilancio supplementare di 3 miliardi di euro cui l'UE e gli Stati membri contribuiscano sulla stessa base della prima tranche.

Rotta del Mediterraneo centrale

-    Sostegno all'Italia

Continua il sostegno all'attuazione del sistema basato sui punti di crisi (screening, identificazione, rilevamento delle impronte digitali, registrazione, informazione, debriefing e indirizzamento dei migranti). Il Ministero dell'Interno italiano sta considerando la possibilità di aprire tre nuovi hotspot nel 2018. Data l'instabilità dei flussi, è fondamentale che l'Italia apra questi punti di crisi supplementari come parte della pianificazione d'emergenza per l'estate.

Le agenzie dell'UE continuano a fornire un considerevole aiuto. L'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo impegna attualmente 40 esperti nazionali in Italia, coadiuvati da 51 operatori interinali e da 100 mediatori culturali, che aiutano ad accelerare la registrazione formale delle domande di protezione internazionale in tutto il paese e sostengono le commissioni d'asilo. L'Ufficio sta inoltre aiutando l'Italia ad attuare la recente legislazione 29 che rafforza la protezione dei minori migranti. Gli esperti della guardia di frontiera e costiera europea stanno aiutando nella pre-identificazione, nell'accertamento della nazionalità, nello screening, nel rilevamento delle impronte digitali e nel debriefing dei migranti in arrivo. Sono inoltre in corso discussioni pratiche fra gli esperti delle agenzie per garantire che si instaurino collegamenti più stretti fra le decisioni sull'asilo e il rimpatrio. Da febbraio 2017 sono stati inviati in Italia vari gruppi di esperti di Europol per svolgere le verifiche di sicurezza secondarie. Al 5 marzo 2018, erano dislocati in cinque località italiane un totale di 16 agenti distaccati di Europol e 3 membri del personale di Europol.

Al 7 marzo 2018 erano 11 999 le persone ricollocate dall'Italia, inclusi 174 minori non accompagnati. Rimangono in Italia 224 candidati (inclusi 48 minori non accompagnati), già accettati per la ricollocazione, e che aspettano di essere trasferiti principalmente in Germania (137), nei Paesi Bassi (22), in Portogallo (19), in Austria (15) e in Croazia (14). Vi sono inoltre 709 richieste di ricollocazione (anche per 106 minori non accompagnati) inviate dall'Italia – principalmente alla Germania (529), alla Francia (95), ai Paesi Bassi (46) e al Portogallo (29) –, cui non è stata ancora data risposta.

L'UE sta fornendo una cospicua assistenza finanziaria all'Italia per il settore della migrazione e della gestione delle frontiere. Dopo il piano d'azione del 4 luglio 2017 30 , il sostegno finanziario supplementare immediato di 35 milioni di euro all'Italia per l'attuazione delle riforme è stato superato, con l'assegnazione di 39,92 milioni di euro di sostegno d'emergenza entro la fine del 2017 per rafforzare le capacità degli hotspots e delle altre aree di sbarco dei migranti. Come risultato, il sostegno dell'UE stanziato finora per l'Italia ammonta a un totale di 189 milioni di euro. Questa assistenza d'emergenza completa gli aiuti dell'UE ai programmi nazionali dell'Italia nei settori della migrazione e degli affari interni, che superano i 650 milioni di euro 31 .

Il 1° febbraio 2018 l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha varato la nuova operazione congiunta Themis, che sostituisce l'operazione congiunta Triton nel Mediterraneo centrale per rispecchiare meglio l'evoluzione dei modelli migratori e prevenire la criminalità transfrontaliera Le navi che partecipano all'operazione congiunta Themis continueranno a salvare vite umane nel Mediterraneo centrale: se richiesto dal centro di coordinamento del salvataggio marittimo esse devono prestare assistenza in ogni intervento di ricerca e soccorso, indipendentemente dalla zona operativa.

Prossime tappe:

·L'Italia deve aprire, come previsto, altri tre punti di crisi.

·Deve essere finalizzata la prossima fase dei finanziamenti di emergenza con le autorità italiane.

·Occorre che gli Stati membri rispondano a tutte le richieste in sospeso presentate dall'Italia e che si trasferiscano rapidamente tutti i candidati ammissibili restanti, con assoluta priorità per i minori.

·L'Italia deve continuare ad attuare tutte le azioni individuate nel piano d'azione del 4 luglio 2017.

-    La Libia e la regione, e i paesi lungo la rotta

L'Unione europea ha reagito alle spaventose condizioni dei migranti in Libia e all'intensa attività di traffico con un lavoro serrato per affrontare le necessità immediate dei migranti, stabilizzare le comunità, e aiutare i migranti bloccati a tornare a casa o a trovare un percorso sicuro verso l'Europa se bisognosi di protezione.

Il numero di persone che vengono aiutate a lasciare la Libia è aumentato considerevolmente da quando è stata creata la task force Unione africana – Unione europea – Nazioni Unite 32 , e si è deciso di aumentare i rimpatri volontari assistiti dalla Libia (tramite l'Organizzazione internazionale per le migrazioni) 33 e di intensificare le evacuazioni attraverso un meccanismo di transito di emergenza (insieme all'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR). L'obiettivo di effettuare altri 15 000 rimpatri volontari assistiti entro febbraio 2018 34 e l'evacuazione di 1 300 persone all'inizio del 2018 è stato raggiunto. Questi sforzi continueranno allo scopo di completare l'evacuazione dei migranti e delle persone bisognose di protezione internazionale che sono trattenute, e di porre fine alle gravissime condizioni in cui si trovano.

La riuscita del meccanismo di transito di emergenza dipende da un processo a due fasi: nella seconda fase, le persone bisognose di protezione internazionale evacuate dalla Libia vengono reinsediate dal Niger. Finora sono stati reinsediate solo 25 persone evacuate. Sono necessari urgenti sforzi di reinsediamento dal Niger. Occorre che gli Stati membri continuino a lavorare in stretta collaborazione con l'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e che aumentino il ritmo di attuazione degli impegni assunti, in modo che sia possibile procedere alle evacuazioni dalla Libia e poi rapidamente ai reinsediamenti dal Niger. È importante che l'UNHCR, da parte sua, rinvii i casi di reinsediamento agli Stati membri e faccia tutto il possibile per intensificare il ritmo di tale processo.

La task force è stata aiutata nel suo lavoro da una missione congiunta di follow-up a Tripoli in febbraio, volta a risolvere ostacoli come quello della limitazione di nazionalità. In tale missione sono state discusse con le autorità libiche questioni come la necessità di affrontare il tema della tortura e dei trattamenti inumani nei centri di trattenimento, così come le misure verso la graduale eliminazione del trattenimento arbitrario e sistematico dei migranti, e le misure contro i trafficanti.

Il Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa continua a svolgere un ruolo fondamentale nel lavoro dell'Unione europea. Il 26 febbraio è stato concordato di compiere un ulteriore passo avanti in materia di rimpatrio volontario e di evacuazione, con un nuovo programma di 115 milioni di euro per continuare a sostenere l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Tuttavia, dato il ritmo attuale dei rimpatri dalla Libia, i finanziamenti disponibili potranno coprire il sostegno al reinserimento solo per pochi mesi. Inoltre, grazie ai 90 milioni di euro per il programma sui flussi migratori misti, queste organizzazioni potranno continuare a potenziare la propria presenza nei punti di sbarco e nei centri di trattenimento per apportare assistenza medica e aiuto diretto ai migranti e ai rifugiati. Come risultato, 33 000 migranti al di fuori e all'interno dei centri di trattenimento hanno beneficiato di assistenza diretta ricevendo coperte, indumenti e prodotti per l'igiene. Oltre ad essi, 10 000 migranti hanno beneficiato di assistenza medica. Assistenza è stata data anche a più di 3 500 famiglie libiche sfollate. Le strutture mediche hanno ricevuto attrezzature 35 , compresi gruppi elettrogeni e ambulanze 36 . Sono anche in corso iniziative per aiutare gli agricoltori locali a preservare la produzione nelle zone colpite, integrate con attività di rafforzamento delle loro capacità tecniche e della resilienza collettiva. Sono stati mobilitati finanziamenti supplementari a integrazione del Fondo fiduciario dell'UE ai fini di una collaborazione con l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani su un programma volto ad affrontare sotto l'aspetto dei diritti umani la situazione dei migranti in Libia. Saranno varati pure altri programmi. Un programma di 46,3 milioni di euro riguardante la gestione delle frontiere libiche, preparato in partenariato fra la Commissione e l'Italia, è stato assegnato nel dicembre 2017 nell'ambito del Fondo fiduciario dell'UE e la sua attuazione sta cominciando. Il 7 marzo è stato poi concordato un altro programma a titolo del Fondo fiduciario a sostegno dei comuni libici 37 . Questo programma di 50 milioni di euro migliorerà le condizioni di vita delle popolazioni vulnerabili e delle comunità di accoglienza sviluppando la capacità dei comuni libici di erogare servizi di base (sanità, istruzione, servizi igienici, approvvigionamento idrico). Le attività saranno organizzate in funzione delle necessità delle autorità locali e in stretto coordinamento con il Consiglio presidenziale e il Governo di intesa nazionale. Il programma è stato formulato grazie a uno sforzo congiunto con l'Italia.

Il contributo degli Stati membri alla finestra per l'Africa settentrionale del Fondo fiduciario dell'UE è stato fondamentale. A seguito delle discussioni in sede di Consiglio europeo, gli Stati membri si sono impegnati ad apportare al Fondo contributi supplementari per 158,6 milioni di euro, principalmente per alimentare questa finestra. Tali contributi, insieme a fondi aggiuntivi resi disponibili dal bilancio dell'UE, hanno consentito la continuazione di programmi fondamentali nel primo trimestre del 2018. Tuttavia, poiché i progetti vengono effettivamente attuati e raggiungono la capacità iniziale, dovranno essere estesi – questo vale in particolare per ambiti come il rimpatrio volontario assistito, la protezione, la gestione delle frontiere e il sostegno ai comuni. Saranno pertanto necessarie risorse supplementari, principalmente dai bilanci degli Stati membri ma anche dal bilancio dell'UE. L'attuale portafoglio di progetti per il 2018 e di progetti riusciti che si conta di estendere al 2019 è pari a 390 milioni, e benché più o meno 165 milioni di euro restino disponibili per la finestra, o siano già stati identificati nel bilancio dell'UE o promessi dagli Stati membri, rimarrebbe comunque un deficit di finanziamento di 225 milioni di euro. Va notato che ciò riguarda i lavori direttamente rilevanti per la Libia, ma le attività svolte nell'ambito delle altre due finestre, come quelle relative al reinserimento, hanno un impatto importante sull'efficacia dell'azione dell'UE in Libia.

Gli sforzi dell'UE per sostenere le due guardie costiere libiche sono continuati. Grazie all'operazione Sophia finora è stato possibile impartire corsi di formazione a circa 201 membri della guardia costiera della Marina libica, compresi equipaggi di 5 motovedette, mediante una combinazione di attività in mare e a terra. Si pianifica di continuare la parte di formazione a terra nel 2018 e di rafforzare il monitoraggio, con una prima relazione pronta all'inizio di marzo 2018. Nell'ambito della rete Seahorse per il Mediterraneo, Malta ha organizzato corsi di formazione sulla ricerca e il soccorso, e altre sessioni saranno impartite dall'Italia. La creazione di una rete sicura di comunicazione nel Mediterraneo per lo scambio di informazioni sull'immigrazione irregolare via mare sta ora toccando la fase finale, e la rete dovrebbe diventare operativa nella seconda metà del 2018. L'UE sostiene anche la cooperazione fra la guardia costiera italiana e la guardia costiera libica per valutare le capacità in materia di ricerca e soccorso e intraprendere uno studio di fattibilità ai fini dell'istituzione di un Centro libico di coordinamento del soccorso marittimo.

Proseguono anche i lavori per migliorare la raccolta di informazioni e la loro condivisione fra tutti gli organismi dell'UE. È in corso di creazione un progetto pilota per aiutare il personale delle agenzie dell'UE e di EUNAVFORMED operazione Sophia a lavorare direttamente insieme, in una cellula sulle informazioni sui reati integrata nell'operazione. Questo per ottimizzare l'uso delle informazioni raccolte dall'operazione Sophia per la prevenzione dei reati, le indagini e l'azione penale, conformemente ai rilevanti mandati legali. La missione dell'Unione europea di assistenza alle frontiere in Libia ha stabilito una presenza moderata a Tripoli con un organico operativo di 5 persone attualmente inviate a rotazione. Nel 2017 la missione si è impegnata in modo crescente con le autorità libiche, anche assistendole nell'elaborazione di riforme della gestione delle frontiere del paese. Questa presenza sarà gradualmente potenziata non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

L'UE continua a lavorare per una per una transizione politica inclusiva in Libia n linea con le conclusioni del Consiglio del luglio 2017 38 .

-    Paesi lungo la rotta

Continua il lavoro con i paesi di transito e di origine sulle rotte della migrazione in Africa. Nel dicembre 2017 sono stati concordati 28 nuovi programmi nel quadro del Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa, per un importo totale di 468,27 milioni di euro. Le azioni includono progetti per rafforzare la resilienza delle comunità vulnerabili e per creare occupazione – anche per i giovani e per le comunità di accoglienza – così come progetti per la lotta contro il traffico di migranti e la tratta di esseri umani. I programmi più recenti, approvati nel febbraio 2018, sono incentrati sulla protezione dei migranti nel Sahel, sul sostegno ai rimpatri volontari assistiti dalla Libia, sul reinserimento sostenibile dei migranti, l'evacuazione e il sostegno al reinsediamento, così come sul reinserimento sostenibile dei migranti rimpatriati in Etiopia.

Portare avanti i lavori nell'ambito del Fondo fiduciario dell'UE è fondamentale. Complessivamente, il Fondo ha ora approvato 147 programmi per le sue tre finestre (Sahel e Lago Ciad, Corno d'Africa e Africa settentrionale), per un totale di più di 2,5 miliardi di euro e contratti firmati per poco più di 1,5 miliardi di euro. Se la principale priorità del 2017 era l'Africa settentrionale, il proseguimento dei lavori anche per quanto riguarda le altre finestre riveste un'importanza fondamentale ai fini di una strategia globale. Il portafoglio per le future azioni riguardanti il Sahel e il Lago Ciad è stimato a 775 milioni di euro, con 201 milioni di euro finora garantiti. Per le future azioni relative al Corno d'Africa sono stimati 904 milioni di euro identificati in termini di progetti e 469 milioni di euro 39 disponibili in termini di risorse. Questo indica un deficit di finanziamento combinato per le due finestre di circa 1 miliardo di euro per il periodo 2018-2019. I progetti in preparazione riguardano il sostegno ai dialoghi in materia di migrazione, l'accesso ai servizi di base, la protezione e le esigenze di sviluppo a lungo termine dei rifugiati, la prevenzione della tratta di esseri umani, il traffico di migranti e il reinserimento dei migranti dopo i rimpatrio. Anche se queste due finestre attingono al Fondo europeo di sviluppo così come al bilancio dell'UE, appare chiaramente che la pressione sui finanziamenti legati alla migrazione è trasversale alle varie finestre del Fondo fiduciario, e che i finanziamenti attualmente disponibili e le riserve dell'UE non saranno sufficienti a coprire le necessità individuate.

Nel frattempo, il piano per gli investimenti esterni e il suo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile hanno suscitato il vivissimo interesse delle istituzioni finanziarie partner. La risposta al primo invito per i programmi di investimento proposti a titolo dei primi due sportelli "Energia sostenibile e connettività" e "Finanziamento delle micro, piccole e medie imprese" del Fondo di garanzia ha ampiamente superato ogni aspettativa. Il valore delle proposte ricevute supera già la capacità totale del Fondo di garanzia per tutti e cinque gli sportelli di investimento. Il Fondo di garanzia ha inoltre suscitato l'interesse di parti terze come la Fondazione Bill e Melinda Gates, che ha recentemente annunciato il suo impegno a contribuire con 50 milioni di dollari. Per rispondere ai bisogni saranno ancora necessari contributi supplementari alla garanzia. Il sostegno apportato dall'UE nel 2017 per le operazioni di finanziamenti misti, riguardanti settori come i trasporti, l'energia, l'ambiente, l'agricoltura, lo sviluppo urbano e le imprese locali, dovrebbe sbloccare un totale di circa 9,6 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, compresi 5,6 miliardi per 30 importanti progetti nell'Africa subsahariana. La conseguenza è che occorrerà prendere in considerazione l'eventualità di aumentare il finanziamento a titolo del piano per gli investimenti esterni: i contributi degli Stati membri a tale finanziamento saranno fondamentali per stare al passo con il rapido aumento della domanda.

I finanziamenti sono fondamentali per continuare ad avere presa sul campo. Il sostegno dell'UE al Niger, ad esempio, è stato essenziale ai fini dell'impegno profuso dal paese per far diminuire il numero di migranti irregolari in transito attraverso Agadez. Le cifre sono calate da una media di 340 al giorno nel 2016 a 40-50 al giorno nel 2017. La squadra investigativa comune creata per rafforzare le capacità operative e giudiziarie della polizia nigerina è in funzione. Questo ha portato, nel 2017, alla presentazione di 76 denunce dinanzi all'ufficio del pubblico ministero per reati legati alla tratta degli esseri umani o al traffico di migranti, e ha inoltre permesso lo smantellamento di 7 reti criminali nazionali e di 12 reti criminali internazionali e il sequestro di 29 veicoli e 6 motociclette. Tramite un invito a presentare proposte di sovvenzioni riguardante specificamente la regione dell'Africa settentrionale si stanno inoltre predisponendo aiuti per replicare forme analoghe di cooperazione nelle attività di contrasto contro il traffico di migranti fra le autorità degli Stati membri dell'UE e quelle di paesi terzi. Parallelamente, per offrire fonti di introiti alternative al traffico di migranti, l'UE fornisce sostegno al reddito per le comunità locali nel Niger settentrionale. Da novembre la missione civile nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune "EUCAP Sahel Niger" ha effettuato visite periodiche in loco nella regione per mappare i flussi di migrazione irregolari, analizzare le tendenze e le rotte, svolgere valutazioni delle necessità, attuare progetti, organizzare azioni di formazione e fornire attrezzature. La missione è ora stata rafforzata per poter intensificare la sua attività di lotta contro il traffico di migranti e la tratta di esseri umani, gli stupefacenti e le armi. La sintesi di questo lavoro sarà presentata il 16 marzo in occasione di una conferenza ministeriale indetta dal Governo del Niger, cui parteciperanno i paesi del Sahel, l'Unione europea e vari Stati membri.

Il 23 febbraio 2018 l'Unione europea, l'Unione africana e il G5 Sahel 40 hanno organizzato a Bruxelles una conferenza internazionale ad alto livello su sicurezza e sviluppo nel Sahel, che ha riunito 32 capi di Stato o di Governo dell'UE e del G5 Sahel insieme alle Nazioni Unite, all'Unione africana ed altri numerosi partner. La conferenza si è incentrata principalmente sulla stabilità e sulla stabilizzazione delle zone periferiche, frontaliere e fragili del Sahel. Dopo aver fornito sostegno alla task force congiunta del G5 Sahel, con 50 milioni di euro nel 2017 tramite il Fondo per la pace in Africa, l'UE si è impegnata alla conferenza per altri 50 milioni di euro a sostegno del lavoro di lotta contro il terrorismo, il traffico di droga e di migranti e la tratta di esseri umani. L'esito della conferenza è stato l'ottenimento di impegni per un totale di 414 milioni di euro a sostegno della task force congiunta del G5 Sahel, che continuerà a ricevere aiuti addizionali anche dalle tre missioni di sicurezza e difesa comune nel Sahel.

Le attività di lotta contro le reti di trafficanti nel Corno d'Africa sono state intensificate, con il proseguimento dello sviluppo del Centro operativo regionale per il processo di Khartoum finanziato dal Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa, volto a promuovere lo svolgimento di indagini congiunte fra i paesi del Corno d'Africa e oltre. Sono in corsi i lavori per preparare le infrastrutture, stabilire la base giuridica e designare le persone di contatto e i funzionari di collegamento.

Il dialogo tra UE ed Egitto sulla migrazione avviato al Cairo nel dicembre 2017 offre la possibilità di costruire una cooperazione più forte e più strategica sulla migrazione come parte delle priorità del partenariato UE-Egitto per il 2017-2020. È stato firmato un progetto rientrante nel quadro del programma di 60 milioni di euro approvato nell'ottobre 2017, e la Commissione europea sta lavorando attivamente per cominciarne l'attuazione. Le autorità egiziane sono state inoltre attivamente coinvolte a livello tecnico, e si sta esaminando la possibilità di cooperazione con l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

 

La Tunisia è attualmente uno dei principali paesi d'origine dei migranti che utilizzano la rotta del Mediterraneo centrale. I dialoghi con questo paese si sono intensificati, e sono state rilanciate le trattative sulla facilitazione del rilascio dei visti e sulla riammissione. La Tunisia beneficia di una vasta gamma di programmi di cooperazione bilaterale e regionale dell'Unione europea, nonché di azioni finanziate dal Fondo fiduciario dell'UE. Il 22 febbraio è stata varata una piattaforma di cooperazione sul traffico di migranti per sostenere la rafforzata collaborazione con le autorità della regione.

A livello regionale, alla fine del 2017, è stata firmata nel quadro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione la convenzione di sovvenzione riguardante i programmi regionali di sviluppo e protezione per l'Africa settentrionale. I paesi interessati sono Libia, Egitto, Algeria, Marocco e Tunisia. Vi è compreso inoltre un progetto attuato dall'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati in Libia e specificamente incentrato sul miglioramento delle opportunità di reinsediamento per i rifugiati vulnerabili 41 .

Rotta del Mediterraneo occidentale

Il Marocco si sta impegnando a impedire la migrazione irregolare cooperando nel settore della sorveglianza delle frontiere, in particolare con la Spagna. La visita del Commissario Avramopoulos a Rabat nel novembre 2017 ha fornito l'occasione di rilanciare la cooperazione in vista della preparazione di un pacchetto di aiuti per rafforzare la capacità di gestione delle frontiere. Tale pacchetto si baserebbe sul finanziamento già fornito dall'UE per sostenere le politiche del Marocco in materia di migrazione (35 milioni di euro assegnati nel dicembre 2017, con la prima rata immediatamente erogata). Inoltre, nel dicembre 2017, il Fondo fiduciario dell'UE ha adottato un nuovo programma (4,58 milioni di euro) per rafforzare la protezione e la resilienza dei migranti e dei rifugiati, degli sfollati e delle comunità d'accoglienza in Marocco. Tale programma – che è in linea con la strategia nazionale in materia di migrazione del Marocco – aiuterà gli attori della società civile a sensibilizzare i migranti sui loro diritti e a garantire loro l'accesso alla consulenza legale, e promuoverà l'integrazione dei migranti nella società marocchina. Durante i dialoghi in materia di migrazione di novembre, il Marocco ha altresì accettato di rilanciare i negoziati sull'accordo di riammissione.

Per quanto riguarda l'Algeria, il numero di migranti di nazionalità algerina che arrivano irregolarmente in Europa è aumentato, anche se le cifre, in termini assoluti, restano basse. L'Algeria resta anche un importante paese di transito per i migranti irregolari che cercano di raggiungere il Marocco e la Libia. Le informazioni recenti, inoltre, indicano uno spostamento delle rotte migratorie dal Mali e dal Niger verso l'Algeria. Alla riunione del comitato d'associazione del dicembre 2017 è stata sollevata la necessità di rafforzare il dialogo e la cooperazione in materia di migrazione e mobilità. Un quarto dialogo informale sulla migrazione fra l'UE e l'Algeria ha avuto inoltre luogo il 28 febbraio. L'Algeria partecipa attualmente a programmi regionali sulla migrazione (ad es. il programma regionale di sviluppo e protezione per l'Africa settentrionale ed Euromed Migration). Tuttavia, la cooperazione con l'Unione europea non si è ancora tradotta in azioni specifiche per paese o in progetti finanziati a titolo del Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa.

Prossime tappe

·Occorre attuare tutti i progetti in corso con la Libia e garantire continuità concordandone se necessario la seconda fase.

·Occorre continuare i lavori con la task force Unione africana – Unione europea – Nazioni Unite per aiutare le persone a lasciare la Libia, e proseguire la collaborazione con le autorità libiche per eliminare il trattenimento sistematico dei migranti.

·Occorre che l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e gli Stati membri portino avanti le attività di evacuazione e reinsediamento attraverso il meccanismo di transito di emergenza, e che gli Stati membri procedano urgentemente ai reinsediamenti.

·Occorre introdurre le squadre investigative comuni in altri paesi chiave.

·Occorre rafforzare l'effettiva cooperazione con Marocco, Tunisia e Algeria parallelamente al proseguimento degli sforzi volti alla conclusione di accordi in materia di rimpatrio e riammissione.

·Occorre che l'Unione europea e gli Stati membri, congiuntamente, garantiscano risorse adeguate per le tre finestre del Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa in modo da colmare eventuali deficit di finanziamento.

4.RIMPATRIO E RIAMMISSIONE

L'obiettivo stabilito nella tabella di marcia della Commissione del dicembre 2017, ossia il raggiungimento di un accordo con tre paesi partner su disposizioni relative al rimpatrio e alla riammissione, è stato realizzato. Dopo l'accordo concluso col Bangladesh sulle procedure operative standard per il rimpatrio, accordi analoghi sono stati stipulati con due paesi chiave dell'Africa subsahariana e con un paese dell'Africa orientale. Tutti questi accordi vengono attualmente applicati. Sono in corso di individuazione gli ostacoli tecnici e le relative soluzioni, in modo da poter accelerare l'attuazione di misure concrete come le missioni di identificazione e le operazioni di rimpatrio congiunte. Sono in corso lavori per concludere una serie di altri accordi pratici o veri e propri accordi di riammissione con paesi dell'Africa subsahariana, in stretta cooperazione con gli Stati membri, anche mobilitando tutti i mezzi di pressione e tutti gli strumenti necessari.

La cooperazione bilaterale in questo settore si è intensificata con certi paesi dell'Asia. Il tema della migrazione è stato discusso alla prima riunione del comitato misto UE-Afghanistan dell'8 febbraio 2018, dove è stata anche sollevata l'importanza di combinare efficacemente la procedura di rimpatrio con il reinserimento. Le procedure operative standard stabilite con il Bangladesh vengono attualmente applicate. Una serie di riunioni successive al primo incontro del gruppo di lavoro congiunto UE –Bangladesh del dicembre 2017 hanno contribuito a risolvere alcuni problemi d'attuazione. La procedura è ben avviata e i rimpatri vengono eseguiti. Per quanto riguarda il Pakistan, sono stati realizzati progressi soddisfacenti riguardanti la creazione di una piattaforma elettronica per il trattamento delle domande di riammissione. Si stringono ora contatti per preparare il possibile sviluppo di dialoghi sulla migrazione con l'Iran e con altri paesi chiave.

Queste discussioni sono supportate da un'assistenza pratica. Nel dicembre 2017, tutti i programmi a sostegno del reinserimento dei rimpatriati in Afghanistan e Bangladesh, nel quadro della misura speciale adottata dalla Commissione, erano cominciati. Il più importante programma di sostegno all'Afghanistan (39 milioni di euro) è cominciato alla fine del 2017: esso comprende aiuti all'elaborazione e all'attuazione di un quadro strategico per i rimpatriati e gli sfollati interni, e a piani d'azione provinciali per il reinserimento. Alla fine di febbraio 2018, 406 rimpatriati in Afghanistan avevano ricevuto, all'arrivo, assistenza all'accoglienza, inclusi un sostegno medico e psicosociale, il successivo trasporto alla destinazione finale e un alloggio provvisorio. Seguiranno a breve attività di sviluppo a livello comunitario. Queste azioni saranno inoltre rafforzate dalle misure speciali adottate nel settembre 2017, per 196 milioni di euro, a sostegno dei dialoghi in materia di migrazione con Afghanistan, Pakistan, Iran, Iraq e Bangladesh, volti ad affrontare a breve, medio e lungo termine le sfide poste dagli sfollamenti forzati protratti e dalla migrazione in Asia e in Medio Oriente.

Negoziati sulla facilitazione del rilascio dei visti e sugli accordi di riammissione sono continuati inoltre con la Tunisia (il secondo ciclo si è svolto il 28 novembre 2017 e il terzo è programmato per aprile) e con la Cina (primo ciclo). Durante i dialoghi sulla migrazione del novembre 2017, il Marocco ha inoltre accettato di rilanciare i negoziati sull'accordo di riammissione, in sospeso da tre anni. La Commissione dispone del mandato per negoziare un accordo di riammissione con l'Algeria dal 2002, ma le trattative si si sono arenate.

L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha sostenuto un numero crescente di operazioni di rimpatrio. Dalla metà di ottobre 2017 con l'aiuto dell'Agenzia ne sono state effettuate 135, che hanno riguardato più di 5 000 persone. Oltre alla Tunisia, alla Georgia e al Pakistan, i principali interessati sono stati i Balcani occidentali. Germania, Italia, Francia, Belgio e Austria hanno partecipato al maggior numero di operazioni 42 . Il supporto dell'Agenzia alle operazioni di rimpatrio degli Stati membri continuerà ad essere ulteriormente rafforzato. Il lavoro dell'Agenzia include la mappatura delle necessità e delle capacità degli Stati membri in materia di rimpatrio, l'invio di funzionari di collegamento negli Stati membri, e l'avvio, da parte della stessa Agenzia, di operazioni di rimpatrio. Una riunione di alto livello con gli Stati membri in materia di rimpatrio si è svolta nel gennaio 2018, ed era volta a incoraggiarli a sfruttare appieno tutte le opzioni disponibili. Parallelamente, la Commissione ha sostenuto un'iniziativa specifica degli Stati membri per l'elaborazione di un approccio europeo al rimpatrio e alla reintegrazione attraverso la rete europea di rimpatrio e reintegrazione, compreso un supporto finanziario di 15 milioni di euro. La rete sarà pienamente operativa entro l'estate del 2018, e sarà diretta dai Paesi Bassi con la partecipazione di altri 13 Stati membri e 2 paesi associati. Occorre che questi lavori proseguano per permettere di realizzare gli obiettivi stabiliti dalla tabella di marcia della Commissione del dicembre 2017.

I progetti esistenti in materia di rimpatrio e di reintegrazione, inoltre, - come l'iniziativa europea di gestione integrata dei rimpatri e la rete europea dei funzionari di collegamento per il rimpatrio – sono stati recentemente rafforzati con finanziamenti supplementari per poter rispondere a un'accresciuta domanda. Disporre di informazioni statistiche precise e rapide può essere fondamentale per favorire i progressi nella gestione dei rimpatri e nelle procedure di riammissione, ma vi sono ancora considerevoli vuoti e ritardi nella messa a disposizione di tali statistiche da parte degli Stati membri. La Commissione sta studiando l'eventualità di modificare le norme dell'UE sulla raccolta e la regolarità delle statistiche relative alla migrazione e alla protezione internazionale per garantire una visione d'insieme completa e colmare alcune lacune individuate.

Nel contesto della proposta di modifica del codice dei visti, la Commissione propone oggi di rafforzare l'uso della politica dei visti come strumento per progredire nella cooperazione in materia di rimpatrio e di riammissione con i paesi terzi. Verranno introdotte condizioni più rigide per il trattamento delle domande di visto presentate dai cittadini di paesi terzi che non cooperano in modo soddisfacente nel settore del rimpatrio e della riammissione.

Prossime tappe:

·Occorre progredire nei negoziati in corso con i paesi partner sugli accordi di riammissione e di rimpatrio.

·Occorre che gli Stati membri sfruttino appieno gli accordi recentemente conclusi in materia di rimpatrio e di riammissione e occorre incrementare il numero di domande di riammissione presentate ai paesi interessati.

·Occorre migliorare la disponibilità delle informazioni statistiche sulla migrazione e sulla protezione internazionale.

·Occorre che il Parlamento europeo e il Consiglio progrediscano rapidamente nei negoziati sulla proposta della Commissione del 14 marzo di modifica del codice dei visti.

5.RAFFORZAMENTO DELLA GESTIONE DELLE FRONTIERE ESTERNE

La modernizzazione della gestione delle frontiere esterne rientra nella tabella di marcia del dicembre 2017. L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera continua a sostenere gli Stati membri attraverso operazioni congiunte effettuate lungo le principali rotte migratorie nel Mediterraneo orientale, centrale e occidentale e nei Balcani occidentali, con il dispiegamento di più di 1 350 guardie di frontiera e altro personale.

Per le attività operative da svolgere nel 2018 sono state individuate gravi carenze negli impegni. Gli impegni assunti potrebbero coprire solo il 49% degli esperti e il 44% dei mezzi tecnici necessari per le attività alle frontiere terrestri. Per le operazioni alle frontiere marittime potrebbe essere fornito l'85 % degli esperti ma solo il 51% dei mezzi tecnici. Queste considerevoli carenze rischiano di limitare gravemente la realizzazione delle attività programmate per il 2018. L'Agenzia organizzerà a breve una riunione ad alto livello con gli Stati membri e la Commissione per migliorare il processo di presentazione degli impegni.

La capacità permanente massima della riserva obbligatoria di reazione rapida è stata quasi raggiunta: 27 Stati membri hanno difatti designato le loro guardie di frontiera, arrivando a coprire il 99% della composizione richiesta per la riserva (1 481 agenti su 1 500).

Purtroppo, anche se alcuni impegni supplementari sono stati confermati, non si sono ottenuti grossi progressi per quanto riguarda la riserva di attrezzatura di reazione rapida. Dei finanziamenti dell'UE restano disponibili per delle attrezzature, e dovrebbero contribuire alle necessità dell'Agenzia. Oltre ai 208 milioni di euro messi a disposizione nel 2015 e nel 2017, la Commissione ritiene che nel 2018 potrebbero essere stanziate nuove risorse per gli Stati membri a questo riguardo. Gli Stati membri, tuttavia, dovrebbero ora intensificare gli sforzi per attuare i finanziamenti assegnati in passato, in modo che tali risorse possano contribuire significativamente a colmare le carenze esistenti.

Un ambito chiave del lavoro dell'Agenzia è l'elaborazione di valutazioni della vulnerabilità per individuare le carenze nei controlli di frontiera degli Stati membri. Finora, su 37 raccomandazioni formulate nel 2017, solo sei sono state indicate come eseguite. Gli Stati membri devono attuare tutte le raccomandazioni formulate nel 2017, e l'Agenzia deve predisporre un efficace meccanismo di monitoraggio per garantire tale piena attuazione. Attualmente l'Agenzia sta effettuando il ciclo di valutazioni della vulnerabilità per il 2018.

Il regolamento relativo alla guardia di frontiera e costiera europea 43 definisce il concetto di gestione europea integrata delle frontiere e prevede che l'Agenzia debba definire una strategia tecnica e operativa per l'attuazione di tale gestione integrata. A tal fine, nel corso del 2017 44 , la Commissione ha organizzato riunioni specifiche con il Parlamento europeo e gli Stati membri, che sono andate ad alimentare il processo di individuazione dei principali elementi per lo sviluppo di tale strategia. Nella fase successiva di questo processo, i principali elementi per l'elaborazione della strategia per la gestione europea integrata delle frontiere, presentati nell'allegato 6, dovrebbero non solo servire come guida per la preparazione della strategia tecnica e operativa per la gestione europea integrata delle frontiere da parte dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e di strategie nazionali da parte degli Stati membri, ma dovrebbero anche fornire nuovi spunti di riflessione sui possibili scenari per la futura evoluzione della guardia di frontiera e costiera europea, come indicato nella comunicazione della Commissione sul futuro quadro finanziario pluriennale 45 . Occorre che l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera proceda quindi a definire una strategia operativa e tecnica, e che le autorità nazionali comincino a delineare le loro corrispondenti strategie nazionali per la gestione integrata delle frontiere. 

Negli ultimi mesi, l'Unione europea ha portato avanti i lavori su due importanti sistemi informatici nuovi per la gestione delle frontiere esterne. In primo luogo, nel dicembre 2017 è entrato in vigore il regolamento sul sistema di ingressi/uscite, che secondo le previsioni della Commissione dovrebbe essere pienamente operativo entro la fine del 2020. In secondo luogo, sono progrediti molto anche i negoziati inter-istituzionali per creare un sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi. Tale sistema permetterà di effettuare valutazioni preventive in materia di sicurezza, migrazione irregolare e salute pubblica, prima ancora che i viaggiatori esenti dall'obbligo del visto entrino nello spazio Schengen. Il sistema dovrebbe diventare operativo poco dopo l'entrata in funzione del sistema di ingressi/uscite. Al tempo stesso, il Parlamento europeo e il Consiglio stanno avanzando nelle discussioni relative all'interoperabilità dei sistemi per le frontiere, la migrazione e la sicurezza.

Prossime tappe

·Occorre che gli Stati membri interessati diano rapidamente e pienamente seguito alle raccomandazioni formulate nell'ambito delle valutazioni della vulnerabilità 2017.

·Occorre che gli Stati membri colmino senza indugio le carenze negli impegni relativi alle attività operative programmate per il 2018, coordinate dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera alle frontiere esterne dell'UE.

·Sulla base dei principali elementi di cui all'allegato 6, occorre che l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera definisca nei prossimi mesi una strategia tecnica e operativa per la gestione europea integrata delle frontiere, e che gli Stati membri garantiscano l'elaborazione di corrispondenti strategie nazionali.

6.RICOLLOCAZIONE, REINSEDIAMENTO E PERCORSI LEGALI

La ricollocazione di richiedenti ammissibili da parte degli Stati membri è stata un preziosissimo contributo per aiutare i migranti con evidente bisogno di protezione internazionale e per alleviare la pressione sui sistemi di asilo degli Stati membri che devono accogliere molti rifugiati. Dopo più di due anni, il meccanismo di ricollocazione dell’UE si è rivelato positivo, aiutando i rifugiati a iniziare una nuova vita e garantendo una migliore condivisione delle responsabilità fra gli Stati membri– più del 96% di tutti i richiedenti ammissibili registrati dall'Italia e dalla Grecia sono stati ricollocati. La Commissione ha ricordato a tutti gli Stati membri i loro obblighi giuridici e ha invitato quelli che non hanno ancora preso parte alla ricollocazione a farlo immediatamente. La Commissione ha avviato procedure di infrazione nel luglio 2016, e il 7 dicembre 2017 ha deciso di deferire alla Corte di giustizia dell'UE la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia per inadempimento dei loro obblighi giuridici.

Il reinsediamento consente all'UE e agli Stati membri sia di assolvere l'obbligo di assistere chi necessita di protezione internazionale, sia di ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare. Dei 22 504 reinsediamenti concordati nel 2015 46 , più dell'86% era stato completato all'8 dicembre 2017, data alla quale doveva scadere il supporto finanziario per tale meccanismo. 19 432 persone bisognose di protezione internazionale sono state reinsediate in 21 Stati membri e 4 Stati associati 47 , per lo più da Turchia, Giordania e Libano ma anche da altri paesi terzi.

A seguito della raccomandazione della Commissione del settembre 2017 48 , il nuovo programma per il reinsediamento, entro il 31 ottobre 2019, di almeno 50 000 persone bisognose di protezione internazionale darebbe un ulteriore slancio all'impegno dell'Unione europea in tale ambito. Il programma sarà sostenuto da 500 milioni di euro del bilancio dell'UE. La reazione alla raccomandazione è stata positiva: sono stati offerti finora 40 000 posti da parte di 19 Stati membri 49 , cosa che rappresenta finora il più grosso impegno collettivo dell'UE e dei suoi Stati membri in materia di reinsediamento. Particolare importanza dovrebbe essere attualmente accordata al reinsediamento da regioni prioritarie come la Turchia, la Giordania, il Libano e i paesi africani situati lungo la rotta del Mediterraneo centrale. In particolare, gli Stati membri hanno annunciato più di 27 000 impegni per il reinsediamento di Siriani da Turchia, Giordania e Libano, e circa 7 000 impegni per il reinsediamento dai paesi lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Dieci Stati membri hanno già reinsediato 1 855 persone nell'ambito di questo nuovo programma dell'UE 50 . La Commissione invita i restanti Stati membri a presentare i loro impegni per raggiungere l'obiettivo fissato di reinsediamento di 50 000 persone.

La Commissione invita gli Stati membri ad onorare entro ottobre il 50% degli impegni assunti, conformemente all'obiettivo stabilito nella tabella di marcia di dicembre. L'esecuzione dei reinsediamenti secondo gli impegni assunti per tutte le regioni prioritarie dovrebbe procedere in modo costante e dovrebbe andare di pari passo con una particolare attenzione all'urgente reinsediamento delle persone evacuate dalla Libia verso il Niger attraverso il meccanismo di transito di emergenza.

Il numero totale di persone reinsediate nel quadro di tutti i programmi di reinsediamento dell'UE dal loro avvio, compresi i Siriani reinsediati dalla Turchia in virtù della dichiarazione UE-Turchia, è pari a 29 314. 

Progetti pilota mirati sulla migrazione legale sono in corso di elaborazione da parte della Commissione e da parte di vari Stati membri che hanno manifestato il loro interesse per l'introduzione di regimi di migrazione temporanei e a più lungo termine in funzione delle necessità e delle offerte del mercato del lavoro, sia negli Stati membri che in determinati paesi terzi. La Commissione invita gli Stati membri a presentare offerte concrete per poter cominciare le discussioni con i paesi terzi prescelti, mettendo l'accento, da un punto di vista geografico, sui paesi africani.

Per quanto riguarda la proposta di Carta blu dell'UE, occorre che il Parlamento europeo e il Consiglio portino avanti i loro sforzi per trovare un compromesso che apporti un reale valore aggiunto, realizzando l'obiettivo condiviso di attirare lavoratori altamente qualificati.

Per promuovere maggiormente l'integrazione sul mercato del lavoro, nel dicembre 2017 la Commissione e le parti economiche e sociali europee hanno firmato un partenariato per l'integrazione 51  che stabilisce i principi fondamentali e gli impegni rispettivi della Commissione e delle parti economiche e sociali, volti a sostenere e rafforzare le opportunità di inserimento nel mercato del lavoro per i rifugiati e i migranti che soggiornano legalmente nell'UE. La Commissione coinvolgerà inoltre le parti economiche e sociale in attività di formazione reciproca nell'ambito in oggetto. Fra le azioni della Commissione, il partenariato comprende lo Strumento europeo di determinazione delle competenze per i cittadini di paesi terzi 52 . Questo editor di competenze on-line è ora disponibile in tutte le lingue dell'UE così come nelle principali lingue dei paesi d'origine 53 . Esso aiuta a mappare le competenze delle persone e i deficit di competenze, fornendo aiuto ai fini dell'orientamento sul mercato del lavoro in vista di un riuscito inserimento. Un bilancio dei progressi compiuti in quest'ambito avrà luogo alla fine del 2018.

Il 24 gennaio 2018 la Commissione ha pubblicato un "Vademecum sull'utilizzo dei fondi dell'UE per l'integrazione delle persone provenienti da un contesto migratorio" 54 . Tale vademecum aiuta le autorità nazionali e regionali a usare meglio tali fondi nell'attuazione delle loro politiche d'integrazione, soprattutto per quanto riguarda il settore dell'accoglienza, dell'istruzione, dell'occupazione, degli alloggi e dell'accesso ai servizi pubblici.

 

Prossime tappe

·Completando gli impegni di reinsediamento restanti per raggiungere l'obiettivo di almeno 50 000 posti nell'ambito del nuovo regime, gli Stati membri devono anche procedere rapidamente a reinsediamenti dalle regioni prioritarie. Particolarmente urgente è il reinsediamento delle persone evacuate dalla Libia verso il Niger.

·Gli Stati membri devono presentare offerte concrete in vista dell'avvio delle discussioni con i paesi terzi prescelti sui progetti pilota in materia di migrazione legale.

7.CONCLUSIONI E PROSSIME TAPPE

Nel dicembre 2017 la Commissione ha presentato una tabella di marcia per raggiungere un accordo su un pacchetto globale in materia di migrazione entro giugno 2018. Creare un sistema d'asilo dell'UE solido e completo – resiliente alle crisi future e imperniato intorno alla solidarietà e alla responsabilità – resta più importante che mai. Questo mette in evidenza la necessità di concordare e predisporre una riforma del sistema europeo comune di asilo e di mantenere lo slancio per attuare le misure definite in dicembre.

La presente relazione illustra l'ampia varietà di azioni finanziate dal bilancio sia dell'UE che degli Stati membri per garantire un'efficace attuazione di tutti i filoni dell'agenda europea sulla migrazione. Tali finanziamenti sono stati fondamentali per apportare aiuti concreti a milioni di rifugiati in Turchia, gestire la migrazione da e verso la Libia e lavorare con partner in tutto il mondo per affrontare la cause profonde della migrazione, lottare contro il traffico e la tratta e rafforzare i sistemi nazionali di gestione della migrazione.

In futuro, l'ampia gamma di azioni messe in atto dall'UE, già sfruttando al massimo la flessibilità di bilancio, come parte della sua politica migratoria esterna, dovranno essere portate avanti e richiederanno un finanziamento adeguato. Ciò dovrebbe comportare una combinazione di finanziamenti da parte del bilancio dell'UE e di contributi dai bilanci degli Stati membri. Un partenariato di finanziamento è un presupposto per un partenariato di governance.

L'Unione e i suoi Stati membri devono ora affrontare con la massima urgenza la necessità di finanziare la seconda tranche dello Strumento per i rifugiati in Turchia, per un importo complessivo di 3 miliardi di euro. Il contributo dell'Unione che la Commissione propone oggi – 1 miliardo di euro dal bilancio dell'UE – andrà già ben al di là dei margini disponibili per la rubrica "Azioni esterne" del bilancio. Un contributo più elevato dal bilancio dell'Unione comprometterà la sua capacità di continuare a finanziare efficacemente anche altri programmi in materia di migrazione, e più in generale di rispondere ad altre priorità di politica esterna in futuro. A tale riguardo, la relazione mette in evidenza un deficit di finanziamento per la finestra del Fondo fiduciario dell'UE relativa all'Africa settentrionale, ma anche per la finestra del Sahel e del Lago Ciad e per quella del Corno d'Africa, che richiederanno a loro volta, nei mesi a venire, la mobilitazione di ulteriori finanziamenti congiunti dell'UE e degli Stati membri. La presente relazione sottolinea inoltre la necessità di sostenere le azioni proposte a seguito della conferenza sulla Siria dell'aprile 2017, e la necessità di rispondere a una forte domanda di garanzie nel quadro del piano per gli investimenti esterni.

In conclusione, un accordo sulla seconda tranche dello Strumento per i rifugiati in Turchia, sulla stessa base della prima tranche, dimostrerà con forza che gli Stati membri stanno lavorando in partenariato con l'UE così come la loro determinazione a vedere applicata una politica europea in materia di migrazione solida ed efficace.

(1)

COM(2017)211 del 12.4.2017. La Commissione aggiornerà periodicamente on-line una panoramica dei progressi compiuti nell'attuazione delle azioni indicate nella comunicazione relativa alla protezione dei minori migranti: https://ec.europa.eu/info/strategy/justice-and-fundamental-rights/rights-child/children-migration_en

(2)

     COM(2017) 669 final del 15.11.2017.

(3)

     COM(2017) 820 final del 7.12.2017.

(4)

     Dati dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

(5)

Dati del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF).

(6)

     Dati dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo.

(7)

     Dati dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

(8)

Dati della polizia ellenica.

(9)

     Un aumento del 25% fra gennaio e novembre 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 (fonte: Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera).

(10)

     COM(2016) 385 final del 7.6.2016.

(11)

     http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2017/01/03-malta-declaration/

(12)

     Fonte: Progetto dell'OIM "Migranti dispersi" (https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean).

(13)

Dati dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Le cifre per gennaio e febbraio 2018 riguardano gli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo occidentale via mare e la rotta dell'Atlantico.

(14)

Questa situazione riguarda principalmente l'Irlanda (131) e la Germania (18), così come altri 20 richiedenti per i quali le autorità greche stanno aspettando la risposta della Germania.

(15)

Istituito dal regolamento (UE) 2016/369 del Consiglio, del 15 marzo 2016, sulla fornitura di sostegno di emergenza all'interno dell'Unione.

(16)

     La valutazione del concetto di agente distaccato di Europol in relazione agli invii in Grecia e in Italia è stata realizzata da un'équipe composta da rappresentanti di Europol, della Commissione e di vari Stati membri (Grecia e Italia d'ufficio, più Bulgaria, Francia, Germania, Polonia e Paesi Bassi). Il 13 dicembre 2017 il Consiglio d'amministrazione di Europol ha approvato la relazione di valutazione definitiva e ha concordato che Europol elabori un piano d'azione per l'attuazione delle raccomandazioni formulate.

(17)

     Fonte: Progetto dell'OIM "Migranti dispersi" (https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean).

(18)

La tabella dei progetti on-line fornisce tutti i dettagli: https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/facility_table.pdf .

(19)

     Per un progetto la controfirma è ancora in sospeso.

(20)

     COM(2018) 91/3 final del 13.03.2018.

(21)

  http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/02/03/refugee-facility-for-turkey/

(22)

     C(2018) 1500 del 13.03.2018.

(23)

     57 esperti nazionali degli Stati membri sono distaccati presso l'EASO per sostenere l'attuazione della dichiarazione UE-Turchia in Grecia.

(24)

     Si veda COM(2017) 470 final del 6.9.2017 e COM (2017) 669 final del 16.11.2017.

(25)

     Dal 20 marzo 2016 vi sono stati 1 563 rimpatri in Turchia nel quadro della dichiarazione UE-Turchia, e 601 rimpatri nel quadro del protocollo bilaterale di riammissione Grecia-Turchia.

(26)

     Finora 16 Stati membri dell'UE hanno reinsediato Siriani dalla Turchia. Si tratta di Austria, Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia.

(27)

     Si veda COM(2017) 470 final del 6.9.2017.

(28)

     COM(2018) 65 final del 6.2.2018.

(29)

     In particolare la legge 7 aprile 2017, n. 47 (la cosiddetta "Legge Zampa"), entrata in vigore a maggio 2017. Tale legge prevede procedure di accertamento dell'età olistiche, pluridisciplinari e non invasive, l'introduzione relativamente rapida di un sistema di tutori volontari (negli ultimi mesi si sono iscritte all'elenco dei tutori volontari varie migliaia di cittadini, e le autorità italiane stanno attualmente organizzando la loro formazione con il sostegno dell'EASO), e ha accorciato il termine legale per fornire alloggi a lungo termine.

(30)

     SEC(2017) 339 del 4.7.2017.

(31)

     Per il periodo 2014-2020, si tratta di 387,7 milioni di euro nell'ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione, inclusi 43,6 milioni di euro per la ricollocazione/il reinsediamento, e 266 milioni di euro a titolo del Fondo Sicurezza interna, di cui 201,5 milioni di euro per frontiere e visti e 64,5 milioni di euro per la polizia.

(32)

     La Task Force è stata istituita ai margini del quinto vertice Unione africana – Unione europea (UA-UE), tenutosi il 29-30 novembre ad Abidjan, in Costa d'Avorio.

(33)

     Nel contesto della Libia l'OIM utilizza il concetto di "assistenza al rimpatrio volontario umanitario" per riferirsi ai rimpatri volontari assistiti, data la gravissima situazione dei migranti bloccati in tale paese.

(34)

     In tutto il 2017 vi sono stati 19 370 rimpatri volontari assistiti, 6 238 dall'inizio della fase di evacuazione (cioè fra il 28 novembre e il 31 dicembre 2017).

(35)

     L'OIM ha aiutato tre centri di assistenza sanitaria di base a Sabha (con un bacino di utenza di 32 000 persone) e uno a el-Gatrun (per 3 500 persone).

(36)

     L'UNDP ha consegnato una serie di ambulanze ai comuni di Murzuch e Cufra, e ha cominciato il recupero di una clinica a Bengasi.

(37)

     http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-5144_it.htm

(38)

     Conclusioni del Consiglio sulla Libia del 17 luglio 2017 (doc. 11155/17).

(39)

     Incluse le risorse attualmente disponibili a titolo del Fondo fiduciario per la finestra del Corno d'Africa, così come il potenziale stanziamento di 146 milioni di euro nel contesto della revisione intermedia per la regione.

(40)

     Il gruppo di 5 paesi del Sahel, comprendente Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad.

(41)

     Il contributo del Fondo Asilo, migrazione e integrazione ai programmi regionali di sviluppo e protezione per l'Africa settentrionale nel quadro del programma di lavoro annuale 2016 è di 7,5 milioni di euro, di cui circa 1,2 milioni di euro riguardanti attività da realizzare in Libia. Tale contributo segue la concessione, sempre da parte del Fondo Asilo, migrazione e integrazione, di una sovvenzione di 10 milioni di euro a favore di progetti rientranti nei programmi regionali di sviluppo e protezione per l'Africa settentrionale a titolo del programma di lavoro annuale 2015.

(42)

     Periodo di riferimento: 16.10.2017-07.03.2018. Dati provenienti da Frontex Application Return.

(43)

     Regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 settembre 2016.

(44)

     Terza relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sulle attività volte a rendere pienamente operativa la guardia di frontiera e costiera europea, COM(2017) 219 final del 2.5.2017.

(45)

     Un quadro finanziario pluriennale nuovo e moderno per un'Unione europea in grado di realizzare efficientemente le sue priorità post-2020, COM(2018) 98 final del 14.2.2018.

(46)

     Conclusioni del Consiglio ("sul reinsediamento, attraverso programmi multilaterali e nazionali, di 20 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale") del 20.7.2015, documento 11130/15.

(47)

     Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Francia, Croazia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Austria, Portogallo, Romania, Spagna, Finlandia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

(48)

     Raccomandazione della Commissione del 27.9.2017 sul rafforzamento dei percorsi legali per le persone bisognose di protezione internazionale, C(2017) 6504.

(49)

     Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito.

(50)

     Pur non essendo parte di questo nuovo programma di reinsediamento dell'UE, nello stesso periodo la Norvegia ha anch'essa reinsediato 714 rifugiati. La quota nazionale 2018 della Norvegia è di 2 120 posti.

(51)

     http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-5352_it.htm

(52)

     Lo Strumento europeo di determinazione delle competenze per i cittadini di paesi terzi è disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/migrantskills/#/  

(53)

     Fra cui arabo, farsi, pashtu, sorani, somalo, tigrino e turco.

(54)

     http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/publications/guides/2018/toolkit-on-the-use-of-eu-funds-for-the-integration-of-people-with-a-migrant-backgound.

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Bruxelles, 14.3.2018

COM(2018) 250 final

ALLEGATO

della

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO E AL CONSIGLIO

Relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione


ALLEGATO 1 – Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa – Contributi degli Stati membri

Contributi certificati (EUR)

Contributi ricevuti (EUR)

A = Paese

Tutte le finestre

Stanziati per finestra

All’8/03/2018

Sahel e Lago Ciad (A)

Corno d’Africa (B)

Africa settentrionale (C )

Totale

Austria

6 000 000

 

3 000 000

3 000 000

6 000 000

Belgio

10 000 000

5 500 000

500 000

4 000 000

6 000 000

Bulgaria

550 000

220 000

220 000

110 000

550 000

Croazia

200 000

 

100 000

100 000

200 000

Repubblica ceca

10 419 008

-

740 000

9 679 008

1 669 008

Danimarca

10 013 196

2 400 768

2 400 768

5 211 659

10 013 196

Estonia

1 450 000

-

-

1 450 000

1 450 000

Finlandia

5 000 000

1 000 000

3 000 000

1 000 000

5 000 000

Francia

9 000 000

7 200 000

1 200 000

600 000

3 000 000

Germania

157 500 000

39 600 000

1 200 000

116 700 000

139 500 000

Ungheria

700 000

 

700 000

 

700 000

Irlanda

6 000 000

1 200 000

4 200 000

600 000

1 600 000

Italia

102 000 000

86 000 000

5 000 000

11 000 000

102 000 000

Lettonia

300 000

20 000

20 000

260 000

300 000

Lituania

200 000

20 000

20 000

160 000

200 000

Lussemburgo

3 100 000

3 000 000

100 000

 

3 100 000

Malta

325 000

-

125 000

200 000

100 000

Paesi Bassi

26 362 000

3 000 000

13 362 000

10 000 000

23 362 000

Norvegia (equivalente in EUR dell’importo in NOK)

8 778 990

2 669 630

4 035 101

2 074 258

8 778 990

Polonia

10 486 206

-

1 100 000

9 386 206

10 486 206

Portogallo

1 800 000

855 000

180 000

765 000

1 800 000

Romania

100 000

40 000

40 000

20 000

100 000

Slovacchia

1 600 000

200 000

300 000

1 100 000

1 600 000

Slovenia

100 000

40 000

40 000

20 000

100 000

Spagna

9 000 000

7 200 000

1 200 000

600 000

9 000 000

Svezia

3 000 000

1 200 000

1 200 000

600 000

3 000 000

Svizzera

4 100 000

1 640 000

1 640 000

820 000

3 600 000

Regno Unito

3 000 000

 

3 000 000

 

1 200 000

 Totale contributi esterni

391 084 400

163 005 399

48 622 869

179 456 132

344 409 400



Progetti approvati per obiettivo strategico del Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa (in milioni di EUR)

Fondo fiduciario – obiettivi strategici

Sahel e Lago Ciad

Corno d’Africa

Africa settentrionale

Finestra trasversale

Totale

1. Maggiori opportunità economiche e lavorative

383,6

197

0

0

580,6

2. Aumentare la resilienza delle comunità

397

335,2

0

0

732,2

3. Migliore gestione della migrazione

182,5

114,1

285

123,6

705,2

4. Migliore governance e prevenzione dei conflitti

318,1

174,8

0

0

502,9

5. Altro

2,2

0

0

0

2,2

Obiettivi trasversali

12,1

 0

13

25,1

Totale

1 293,4

833,2

285

136,6

2 548*

*Cifre arrotondate

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Bruxelles, 14.3.2018

COM(2018) 250 final

ALLEGATO

della

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO E AL CONSIGLIO

Relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione


ALLEGATO 2 – Strumento per i rifugiati in Turchia

Da un punto di vista operativo, l’intera dotazione dello Strumento – 3 miliardi di euro – è stata impegnata e assegnata 1 alla fine del 2017 attraverso 72 progetti. Tutti questi contratti 2 sono in corso d’attuazione. Sono stati erogati più di 1,85 miliardi di euro, o il 62% della dotazione totale. Il saldo deve essere versato nel corso dell’attuazione dei progetti dello Strumento, e i pagamenti finali devono aver luogo non oltre la fine del 2021. Maggiori dettagli figurano nella tabella dei progetti on-line 3 e nella seconda relazione annuale sullo Strumento per i rifugiati in Turchia, adottata il 7 marzo 2018 4 .

Assistenza umanitaria 5

I contratti firmati alla fine del 2017 hanno incluso il proseguimento della rete di sicurezza sociale di emergenza e del trasferimento condizionato di denaro per i progetti di istruzione, così come progetti incentrati sull’istruzione non formale e sulle esigenze di protezione dei rifugiati vulnerabili. I principali risultati conseguiti finora sono i seguenti:

·nel quadro della rete di sicurezza sociale di emergenza: quasi 1,2 milioni di rifugiati hanno beneficiato di trasferimenti mensili di denaro attraverso il programma nel febbraio 2018. Il trasferimento condizionato di denaro per l’istruzione sta andando ora a favore delle famiglie di più di 260 000 bambini rifugiati, che frequentano tutti regolarmente la scuola;

·la rete di sicurezza sociale di emergenza e il trasferimento condizionato di denaro per l’istruzione sono completati da altri progetti incentrati sui settori della sanità, dell’istruzione e degli alloggi, che provvedono alle necessità di base e garantiscono la protezione dei rifugiati vulnerabili. Nell’ambito dello Strumento sono stati concordati in tutto 45 progetti umanitari.

Assistenza non umanitaria

I contratti firmati alla fine del 2017 si sono concentrati sui mezzi di sussistenza a lungo termine e sulla coesione sociale ed economica. Essi sostengono l’occupabilità e l’integrazione nel mercato del lavoro (formazione professionale, corsi di lingua turca, imprenditorialità, ecc.) e accordano particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, inclusi i rifugiati non siriani, i richiedenti asilo e le comunità d’accoglienza. Le attività in corso finanziate dallo Strumento hanno un considerevole impatto sul campo:

·In un ambito di sovvenzione diretta insieme al Ministero della Sanità, 12 centri sanitari per migranti sono ora operativi e aiutano a migliorare i servizi di assistenza sanitaria di base. In tali centri, e negli altri 86 già creati, lavorano 813 persone. I rifugiati hanno beneficiato di 763 963 visite mediche di base e 217 511 neonati siriani rifugiati sono stati completamente vaccinati 6 . È inoltre cominciata la creazione di due ospedali a Kilis e a Hatay, con una capacità, rispettivamente, di 300 e 250 letti.

·In un ambito di sovvenzione diretta insieme al Ministero dell’Istruzione nazionale, 312 151 bambini hanno seguito lezioni di lingua turca impartite da 5 486 insegnanti di lingua turca assunti grazie allo Strumento. È cominciata la distribuzione di materiale di cancelleria e libri di testo per 500 000 studenti e la costruzione di 175 scuole.

La dichiarazione UE-Turchia di marzo 2016 recita: “Una volta che queste risorse saranno state quasi completamente utilizzate”, l’UE dovrebbe mobilitare “ulteriori finanziamenti ... per altri 3 miliardi di euro entro la fine del 2018”. L’UE si sta ora preparando per la prossima tranche di 3 miliardi di euro. Per evitare vuoti nel finanziamento dello Strumento, i primi contratti nell’ambito della prossima tranche dovrebbero essere firmati nell’estate del 2018.

(1)

In linea con il regolamento finanziario, le spese amministrative e il supporto tecnico, così come il controllo, la valutazione e l’audit, possono essere assegnati oltre il 2017.

(2)

Per un progetto la controfirma è ancora in sospeso.

(3)

  https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/news_corner/migration_en

(4)

COM(2018) 91/3 final del 13.03.2018.

(5)

L’assistenza umanitaria a titolo dello strumento continua a essere fornita in linea con la normativa dell’UE sugli aiuti umanitari e nel rispetto dei principi enunciati nel Consenso europeo sugli aiuti umanitari.

(6)

Al 31 ottobre 2017.

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ALLEGATO

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Relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione


ALLEGATO 3 – Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera

1.    Dispiegamenti

L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera continua a sostenere gli Stati membri in prima linea con dispiegamenti in Grecia, Italia, Bulgaria e Spagna, nonché nei paesi dei Balcani occidentali, con un totale di approssimativamente 1 350 membri delle squadre della guardia di frontiera e costiera europea. La mappa presenta la situazione relativa alla settimana 5-9 marzo 2018.

* Balcani occidentali

Tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2017, gli Stati membri hanno contribuito con più di 597 000 giornate/uomo.



SM/ PAS 1

Dispiegamenti EBCGT 2 giornate/uomo (esclusi dispiegamenti interni)

Equipaggio/personale tecnico, personale di coordinamento e interpreti – Dispiegamenti giornate/uomo (esclusi dispiegamenti interni)

Dispiegamenti interni giornate/uomo

Dispiegamenti nei Balcani occidentali

Totale

Austria

6 677

366

5 220

12 263

Belgio

1 179

174

1 353

Bulgaria

11 598

2 662

9 696

203

24 159

Croazia

2 009

2 162

150

4 321

Cipro

431

29

460

Repubblica ceca

4 231

228

1 558

6 017

Danimarca

3 186

2 166

5 352

Estonia

3 761

997

442

5 200

Finlandia

923

4 472

571

5 966

Francia

17 658

6 085

472

24 215

Germania

28 502

10 724

6 268

45 494

Grecia

599

61

172 279

283

173 222

Ungheria

1 681

522

2 203

Islanda

956

956

Italia

1 597

7 566

41 854

460

51 477

Lettonia

3 068

6 408

1 218

10 694

Lituania

4 317

813

639

5 769

Lussemburgo

949

1 217

57

2 223

Malta

19 419

456

19 875

Paesi Bassi

18 417

14 191

478

33 086

Norvegia

1 065

15 916

29

17 010

Polonia

11 658

1 335

2 887

15 880

Portogallo

5 635

27 421

2 443

35 499

Romania

13 515

10 341

6 916

30 772

Slovacchia

1 976

174

2 150

Slovenia

853

1 658

2 511

Spagna

7 318

6 062

19 487

3 091

35 958

Svezia

2 139

3 713

282

6 134

Svizzera

506

493

999

Regno Unito*

3 884

12 613

16 497

Totale

159 332

157 894

243 316

37 173

597 715

* Non contribuisce formalmente alle squadre della guardia di frontiera e costiera europea.

Tuttavia, gravi deficit negli impegni riguardanti le risorse umane e tecniche sono stati individuati per le attività operative del 2018. Queste considerevoli carenze rischiano di limitare gravemente l’attuazione delle attività programmate per il 2018 alle frontiere terrestri, marittime e aeree.

Frontiere terrestri

Giornate/uomo richieste

Giornate/uomo concordate

Deficit giornate/uomo

Deficit giornate/uomo in %

Risorse umane (differenti profili delle squadre della guardia di frontiera e costiera europea)

124 470

61 295

63 179

51%

Giornate/mezzi richieste

Giornate/mezzi concordate

Deficit giornate/mezzi

Deficit giornate/mezzi in %

Autoveicoli da pattuglia

28 632

12 139

16 493

58%

Veicoli con termovisore

3 159

1 510

1 649

52%

Veicoli adibiti a trasporto

786

0

786

100%

Rilevatori di CO2

1 405

1 830

0

0%

Rilevatori di battiti cardiaci

338

0

338

100%

Laboratori mobili

169

0

169

100%

Totale

34 489

15 479

19 435

56%

Frontiere marittime

Giornate/uomo richieste

Giornate/uomo concordate

Deficit giornate/uomo

Deficit giornate/uomo in %

Risorse umane (differenti profili delle squadre della guardia di frontiera e costiera europea)

124 775

103 746

19 002

15%

Giornate/mezzi richieste

Giornate/mezzi concordate

Deficit giornate/mezzi

Deficit giornate/mezzi in %

Pattugliatori offshore

1 711

868

843

49%

Pattugliatori costieri

2 201

522

1 679

76%

Motovedette costiere

4 103

2 016

2 087

51%

Aeromobili ad ala fissa

1 220

876

344

28%

Elicotteri

1 432

786

646

45%

Veicoli con termovisore

856

1 014

0

0%

Autoveicoli da pattuglia

4 725

765

3 960

84%

Veicoli adibiti a trasporto

2 376

2 376

0

0%

Totale

18 624

9 223

9 215

49%

Frontiere aeree

Giornate/uomo richieste

Giornate/uomo concordate

Deficit giornate/uomo

Deficit giornate/uomo in %

Risorse umane (differenti profili delle squadre della guardia di frontiera e costiera europea)

12 751

9 524

3 227

25%



2.    Capacità di reazione rapida, tra cui la condivisione obbligatoria di risorse

Entro il 5 marzo 2018, il numero totale di guardie di frontiera “nominate” disponibili per dispiegamenti dalla riserva di reazione rapida sarà pari a 1 481, e rappresenterà il 99% della riserva.

Stati membri

Austria

Belgio

Bulgaria

Croazia

Cipro

Repubblica ceca

Danimarca

Estonia

Finlandia

Francia

Germania

Grecia

Ungheria

Islanda

Italia

Lettonia

Lituania

Lussemburgo

Malta

Paesi Bassi

Norvegia

Polonia

Portogallo

Romania

Slovacchia

Slovenia

Spagna

Svezia

Svizzera

Numero di guardie di frontiera nominate in opera

52

83

40

97

0

137

28

171

57

397

370

87

65

0

130

30

52

8

14

93

12

280

68

196

60

35

146

62

46

Numero disponibile per dispiegamento obbligatorio nella riserva di reazione rapida

34

30

40

65

0

20

28

18

30

170

225

50

65

0

125

30

39

8

6

50

12

100

47

75

35

35

111

17

16

Contributi ai sensi dell’allegato I del regolamento sulla guardia di frontiera e costiera europea

34

30

40

65

8

20

29

18

30

170

225

50

65

2

125

30

39

8

6

50

20

100

47

75

35

35

111

17

16

Per quanto riguarda la riserva di attrezzatura di reazione rapida, nonostante i miglioramenti intervenuti, si evidenziano ancora carenze significative per la maggior parte dei tipi di attrezzatura e i contributi alla riserva continuano a essere garantiti soltanto da 14 Stati membri /Stati associati:

Tipi di attrezzatura

N. di mezzi/mese richiesti per decisione del consiglio di amministrazione

N. di mezzi/mese offerti da Stati membri/Paesi associati Schengen

Deficit

Stati contribuenti

Autobus

36

5

31

Bulgaria, Repubblica ceca, Finlandia, Croazia, Ungheria, Lettonia, Paesi Bassi, Slovenia, Portogallo, Italia, Austria, Polonia, Germania, Svizzera

Motovedette costiere

67

24

43

Pattugliatori costieri

33

14

19

Aeromobili ad ala fissa

19

5

14

Elicotteri

20

3

17

Pattugliatori offshore

28

24

4

Autoveicoli da pattuglia

167

453

0

Rilevatori di battiti cardiaci

6

0

6

Veicoli con termovisore

55

35

20

Rilevatori di CO2

54

0

54

Laboratori mobili

3

0

3



3.    Valutazioni della vulnerabilità

Al 5 marzo 2018, a seguito delle valutazioni del 2017, l’Agenzia ha raccomandato 37 misure in 21 Stati membri per affrontare vulnerabilità in diversi settori. Varie raccomandazioni supplementari possono ancora essere emesse.

Vulnerabilità

Misure raccomandate

N. di Stati membri

Verifiche di frontiera

·Adattare le procedure di consultazione delle banche dati per i controlli sistematici

·Stabilire un numero stimato di casi non rilevati di falso documentale/ingressi clandestini ed effettuare controlli mirati

20

Pianificazione d’emergenza

·Sviluppare e/o aggiornare il piano di emergenza, testare il piano

7

Capacità di registrazione e accoglienza

·Incrementare la capacità di accoglienza

·Creare un inventario dettagliato dei dispositivi di rilevamento delle impronte digitali Eurodac

5

Personale per il controllo di frontiera

·Incrementare il personale effettivo

2

Sorveglianza di frontiera

·Creare un registro dei tempi di reazione dopo il rilevamento

3

(1)

Stati membri/ Paesi associati Schengen.

(2)

 European Border and Coast Guard Team - Squadre della guardia di frontiera e costiera europea.

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ALLEGATO 4 – Ricollocazioni dall’Italia e dalla Grecia al 7 marzo 2018

Stato membro/Stato associato

Ricollocazioni effettive dall’Italia

Ricollocazioni effettive dalla Grecia

Ricollocazioni effettive totali

Austria 1

39

0

39

Belgio

469

700

1 169

Bulgaria

10

50

60

Croazia

22

60

82

Cipro

47

96

143

Repubblica ceca

0

12

12

Estonia

6

141

147

Finlandia

779

1 202

1 981

Francia

550

4 394

4 944

Germania

4 909

5 373

10 282

Ungheria

0

0

0

Islanda

0

0

0

Irlanda

0

888

888

Lettonia

34

294

328

Liechtenstein

0

10

10

Lituania

29

355

384

Lussemburgo

249

300

549

Malta

67

101

168

Paesi Bassi

969

1 755

2 724

Norvegia

816

693

1 509

Polonia

0

0

0

Portogallo

340

1 192

1 532

Romania

45

683

728

Slovacchia

0

16

16

Slovenia

81

172

253

Spagna

234

1 124

1 358

Svezia 2

1 391

1 656

3 047

Svizzera

913

580

1 493

TOTALE

11 999

21 847

33 846

(1)

Decisione di esecuzione (UE) 2016/408 del Consiglio, del 10 marzo 2016, relativa alla sospensione temporanea della ricollocazione del 30% dei richiedenti assegnati all’Austria a norma della decisione (UE) 2015/1601 che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell’Italia e della Grecia.

(2)

Decisione (UE) 2016/946 del Consiglio, del 9 giugno 2016, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio della Svezia, conformemente all’articolo 9 della decisione (UE) 2015/1523 e all’articolo 9 della decisione (UE) 2015/1601 che istituiscono misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell’Italia e della Grecia.

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ALLEGATO 5 – Reinsediamento – Situazione al 7 marzo 2018

Stato membro/
Stato associato

Impegni 1 secondo le conclusioni del 20 luglio 2015

Reinsediamenti 2  in virtù delle conclusioni del 20 luglio 2015

Impegni secondo il programma “50 000”

Reinsediamenti in virtù del programma “50 000”

Reinsediamenti 3 in virtù della dichiarazione UE-Turchia

Reinsediamenti totali in virtù dei programmi dell’UE

(2015-2018)

Austria

1 900

1 900

0

210 (210)

1 900

Belgio

1 100

1 100

2 000

164

823 (252)

1 835

Bulgaria

50

0

110

0

0

Croazia

150

40

200

36

76 (76)

76

Cipro

69

0

69

0

0

Repubblica ceca

400

52

0

0

52

Danimarca

1 000

481

0

0

481

Estonia

20

20

80

41 (20)

41

Finlandia

293

293

1 670

60

1 002 (5)

1 350

Francia

2 375

2 375

10 200

584

1 394 (443)

3 910

Germania

1 600

1 600

0

4 313 (1 600)

4 313

Grecia

354

0

0

0

0

Ungheria

0

0

0

Islanda

50

50

50

Irlanda

520

520

1 200

0

520

Italia

1 989

1 612

1 000

6

327 (327)

1 618

Lettonia

50

46

0

46 (46)

46

Liechtenstein

20

20

20

Lituania

70

32

74

52

84 (84)

84

Lussemburgo

30

28

200

206

234

Malta

14

14

20

17 (14)

17

Paesi Bassi

1 000

1 000

3 000

13

2 602 (564)

3 051

Norvegia

3 500

3 500

3 500

Polonia

900

0

0

0

0

Portogallo

191

136 4

1 010

43

142 (99)

222

Romania

80

43

146

0

43

Slovacchia

100

0

0

0

0

Slovenia

20

0

60

0

0

Spagna

1 449

1 360

2 250

64

440 (440)

1 424

Svezia

491

491

8 750

833

753 (269)

1 808

Svizzera

519

519

519

Regno Unito

2 200

2 200

7 800

0

2 200

TOTALE

22 504

19 432

39 839

1 855

12 476 (4 449)

29 314

(1)

Vari Stati membri hanno trasferito al 2018 una parte dei loro impegni non realizzati. Questi sono ora contabilizzati nel quadro del nuovo programma “50 000” in linea con la raccomandazione della Commissione del 27 settembre 2017.

(2)

Durante lo stesso periodo alcuni Stati membri e Stati associati hanno reinsediato persone supplementari, al di fuori del programma dell’UE.

(3)

La cifra fra parentesi indica il numero di persone reinsediate in virtù della dichiarazione UE-Turchia che sono già calcolate in virtù del programma dell’UE del 20 luglio 2015 o in virtù del nuovo programma “50 000”.

(4)

La cifra definitiva per il Portogallo in virtù delle conclusioni del 20 luglio 2015 è ancora da confermare.

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ALLEGATO

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ALLEGATO 6 - Principali elementi per l'elaborazione della strategia di gestione europea integrata delle frontiere

La strategia di gestione europea integrata delle frontiere dovrebbe essere sviluppata per rispecchiare meglio il fatto che le frontiere esterne dell'UE sono frontiere comuni che richiedono azioni collettive e coordinate da parte delle autorità nazionali competenti e delle autorità dell'UE, così come da parte dell'Unione nel suo insieme.

La gestione europea integrata delle frontiere serve a rafforzare la protezione della frontiera esterna comune tenendo in debita considerazione la specifica situazione degli Stati membri, in particolare la posizione geografica. I principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità fra gli Stati membri enunciati nel trattato di Lisbona 1 dovrebbero essere pienamente integrati nell'elaborazione di tale strategia. Nessuno Stato membro dovrebbe essere lasciato solo quando ha bisogno di aiuto. Al tempo stesso gli Stati membri dovrebbero fare pieno uso di tutti i mezzi e di tutti gli strumenti disponibili a livello dell'UE e a livello nazionale. Questo dovrebbe avvenire in modo pienamente integrato in modo da appianare eventuali frammentazioni e lacune e garantire un continuum di azioni, dal controllo delle frontiere al rimpatrio. Questi elementi sono essenziali per preservare e rafforzare la fiducia reciproca fra tutti i paesi Schengen.

Principi fondamentali alla base della gestione europea integrata delle frontiere

L'essenza di tale tipo di gestione è un'integrazione a tutti i livelli, che interessa tutte le forme di cooperazione in materia di gestione delle frontiere e di condivisione delle informazioni.

La gestione europea integrata delle frontiere dovrebbe pertanto essere attuata attraverso una cooperazione inter-agenzia a livello europeo e nazionale, per garantire un approccio globale, trans-settoriale ed efficiente in termini di costi. Questo comporta lo scambio delle informazioni, un'analisi dei rischi congiunta, operazioni congiunte e l'utilizzo condiviso delle capacità e delle risorse europee e nazionali.

Affinché la guardia di frontiera e costiera europea possa attuare efficacemente la gestione europea integrata delle frontiere è fondamentale che vi sia una stretta cooperazione fra le sue parti costitutive, ossia l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e le guardie di frontiera degli Stati membri. Questa stretta cooperazione è necessaria in particolare per garantire la messa in comune delle risorse, che permette di ottenere efficaci capacità di reazione da parte dell'UE e di scambiare le informazioni per una conoscenza situazionale a livello europeo. Occorre dotare la guardia di frontiera e costiera europea di tutte le capacità giuridiche, istituzionali, amministrative e operative e delle risorse necessarie per svolgere in modo efficiente ed efficace le attività previste dal suo mandato.

Per rafforzare le capacità di reazione a livello nazionale e a livello dell'UE dovrebbero essere sviluppate la capacità della guardia di frontiera e costiera europea. Lo sviluppo di tali capacità dovrebbe essere sostenuto da strumenti preventivi, quali valutazioni della vulnerabilità da parte dell'Agenzia per individuare le carenze in termini di capacità.

Per garantire la fiducia reciproca, la gestione europea integrata delle frontiere dovrebbe garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali, con un'attenzione particolare verso i gruppi vulnerabili e i minori, in tutte le attività legate alla gestione delle frontiere e al rimpatrio, incluso il rispetto del principio di non respingimento.

 

Le persone che svolgono funzioni legate alla sorveglianza delle frontiere europee e al rimpatrio dovrebbero assolvere i loro compiti con un alto livello di professionalità e dovrebbero aderire a valori etici elevati. Dovrebbero essere garantite capacità adeguate in materia di formazione a livello europeo e a livello nazionale, anche sul rispetto dei diritti fondamentali.

Ulteriore sviluppo degli strumenti che permettono la gestione europea integrata delle frontiere

La gestione europea integrata delle frontiere dovrebbe contribuire a un'attuazione unificata ed armonizzata delle regole e delle norme in materia di controllo delle frontiere in linea con le disposizioni del Codice frontiere Schengen e con le norme dell'Unione in materia di gestione delle frontiere. Il controllo delle frontiere dovrebbe essere basato sull'analisi dei rischi e supportato dall'uso di attrezzature di punta e di sistemi informatici moderni.

Dovrebbe essere mantenuta una conoscenza situazionale affidabile e completa delle frontiere, per mantenere un elevato livello di capacità di prendere misure adeguato a livello europeo e nazionale. Dovrebbe essere stabilito – e condiviso nel quadro di EUROSUR - un quadro situazionale completo e quasi in tempo reale, che comprenda il monitoraggio della situazione migratoria in tutti i paesi terzi e i movimenti secondar all'interno dell'UE.

Dovrebbero essere effettuate analisi del rischio a sostegno della pianificazione strategica e operativa e dell'iter decisionale. I dati rilevanti dovrebbero essere raccolti e condivisi nel quadro della guardia di frontiera e costiera europea, soprattutto per aiutare l'Agenzia a sviluppare una consapevolezza centralizzata da una prospettiva europea.

Dovrebbe essere garantita una continua (24/7) e adeguata capacità di reazione a livello nazionale per rispondere in modo appropriato a tutti gli incidenti alle frontiere e ai cambiamenti imprevedibili alle frontiere esterne, inclusi i flussi migratori su ampia scala. 

Dovrebbero essere predisposti piani d'emergenza completi, testati e costantemente aggiornati, anche per quanto riguarda l'uso delle capacità e degli strumenti europei e nazionali. Tali piani dovrebbero essere esaminati dall'Agenzia attraverso valutazioni della vulnerabilità (cioè esercizi di simulazione).

Gli sforzi congiunti dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e degli Stati membri dovrebbero garantire l'esistenza di una capacità di reazione rapida dell'UE per rafforzare rapidamente, in funzione delle necessità, il controllo di frontiera ai valichi o alle sezioni di frontiera interessate attraverso i meccanismi pertinenti della guardia di frontiera e costiera europea (cioè le riserve di reazione rapida) in risposta a qualsiasi sviluppo che pregiudichi il buon funzionamento dello spazio Schengen.

Proteggere le persone e salvare vite umane alle frontiere esterne è una priorità fondamentale della gestione europea integrata delle frontiere. La capacità e la prontezza operativa a condurre operazioni di ricerca e salvataggio dovrebbero essere parte integrante di tutte le operazioni di sorveglianza alle frontiere marittime esterne.

Parallelamente, i rimpatri sono parte integrante della catena di gestione della migrazione e del funzionamento della gestione europea integrata delle frontiere. Tutti i cittadini di paesi terzi che sono oggetto di una decisione di rimpatrio emessa da uno Stato membro dovrebbero essere rimpatriati effettivamente e rapidamente. A tal fine devono essere garantite capacità adeguate di rimpatrio a livello europeo e nazionale.

Migliore integrazione con le attività alle frontiere interne

Il controllo della qualità a livello europeo attraverso le valutazioni Schengen e le valutazioni delle vulnerabilità è uno strumento essenziale per garantire un monitoraggio continuo del livello di attuazione effettiva della gestione europea integrata delle frontiere e la preparazione costante a reagire ad ogni sfida. I risultati del controllo di qualità dovrebbero essere presi in considerazione al momento di definire le priorità d'utilizzo dei fondi dell'UE a livello nazionale e a livello europeo.

Gli Stati membri dovrebbero adottare misure tecniche e operative appropriate in seno allo spazio Schengen per garantire una lotta efficace contro i movimenti secondari, la migrazione irregolare e la criminalità transfrontaliera legata alle frontiere esterne. In linea con la raccomandazione della Commissione relativa a controlli di polizia proporzionati e alla cooperazione di polizia nello spazio Schengen, dovrebbe essere incrementata la capacità nazionale per intensificare i controlli di polizia all'interno del territorio, comprese le zone di frontiera.

Migliore integrazione delle politiche rilevanti

La gestione europea integrata delle frontiere interessa le politiche dell'Unione sia in materia di migrazione che in materia di sicurezza.

La capacità di combattere la criminalità transfrontaliera e il terrorismo alle frontiere esterne dovrebbe essere rafforzata, in modo che le autorità competenti possano individuare e prevenire la criminalità transfrontaliera e individuare i combattenti stranieri alle frontiere esterne. A tale riguardo andrebbe intensificata la cooperazione fra la guardia di frontiera e costiera europea, Eurojust e se necessario Interpol.

Tutte le agenzie competenti dell'UE (guardia di frontiera e costiera europea, Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, EUROPOL e Agenzia per i diritti fondamentali) dovrebbero essere costantemente pronte a dispiegare squadre di sostegno per la gestione della migrazione secondo l'esempio dei già istituiti punti di crisi (hotspot). Gli Stati membri dovrebbero disporre del quadro giuridico e delle prontezza operativa necessari per ospitare o sostenere gli hotspot europei.

Migliore integrazione con le attività rilevanti dei paesi terzi

Per impedire la migrazione irregolare e la criminalità transfrontaliera, per rafforzare i rimpatri effettivi e per facilitare i viaggi legittimi, è fondamentale una stretta cooperazione pratica con i paesi terzi. La priorità dovrebbe essere accordata ai paesi candidati all'adesione all'UE e ai paesi di origine e di transito per la migrazione irregolare e altri reati transfrontalieri. Sforzi particolari dovrebbero essere posti in atto per sostenere i rimpatri effettivi. La cooperazione con i paesi terzi dovrebbe comportare un'ampia gamma di misure (funzionari di collegamento, scambio di un quadro situazionale comune e rafforzamento delle capacità) e dovrebbe essere promossa usando tutti i fondi dell'UE disponibili.

Migliore integrazione con i finanziamenti disponibili

Un'adeguata distribuzione delle apposite risorse finanziarie dell'UE è necessaria per garantire che gli Stati membri in prima linea abbiano sufficienti capacità per affrontare le sfide che si presentano, nell'interesse dell'UE nel suo insieme. Sufficienti contributi umani e tecnici sono forniti dagli Stati membri per garantire alla guardia di frontiera e costiera europea di condurre le pertinenti attività operative.

La gestione europea integrata delle frontiere dovrebbe essere sostenuta da specifici fondi dell'UE, usando tutto il potenziale dei programmi nazionali esistenti a titolo del Fondo sicurezza interna e del Fondo Asilo, migrazione e integrazione, così come altre risorse rilevanti quale lo strumento di assistenza preadesione per sostenere la cooperazione con i paesi terzi. A lungo termine, l'efficacia dell'attuazione della gestione europea integrata delle frontiere dipenderà dalle opzioni strategiche indicate nella comunicazione della Commissione sul futuro quadro finanziario pluriennale.

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