Causa T‑359/04

British Aggregates Association e altri

contro

Commissione europea

«Aiuti di Stato — Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito — Esenzione per l’Irlanda del Nord — Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni — Gravi difficoltà — Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente»

Massime della sentenza

1.      Aiuti concessi dagli Stati — Progetti di aiuti — Esame da parte della Commissione — Fase preliminare e fase contraddittoria — Compatibilità di un aiuto con il mercato comune — Difficoltà di valutazione — Obbligo della Commissione di avviare il procedimento in contraddittorio — Nozione — Gravi difficoltà — Natura obiettiva

(Art. 88, nn. 2 e 3, CE)

2.      Procedura — Atto introduttivo del giudizio — Requisiti di forma

[Statuto della Corte di giustizia, art. 21; regolamento di procedura del Tribunale, art. 44, n. 1, lett. c)]

3.      Procedura — Deduzione di motivi nuovi in corso di causa — Presupposti

(Regolamento di procedura del Tribunale, art. 48, n. 2, primo comma)

4.      Aiuti concessi dagli Stati — Esame da parte della Commissione — Compatibilità di un aiuto con il mercato comune — Potere discrezionale — Rispetto della coerenza tra gli artt. 87 CE e 88 CE ed altre norme del Trattato aventi l’obiettivo di una concorrenza non falsata nel mercato comune

(Artt. 87 CE e 88 CE)

5.      Aiuti concessi dagli Stati — Progetti di aiuti — Esame da parte della Commissione — Fase preliminare e fase contraddittoria — Compatibilità di un aiuto con il mercato comune — Difficoltà di valutazione — Obbligo della Commissione di avviare il procedimento in contraddittorio — Regime d’esenzione che comporta una possibile discriminazione fiscale tra prodotti nazionali e importati — Insufficienza e incompletezza dell’esame — Indizio dell’esistenza di gravi difficoltà

(Artt. 23 CE, 25 CE, 88, nn. 2 e 3, CE e 90 CE)

1.      Il procedimento d’indagine formale previsto dall’art. 88, n. 2, CE, si dimostra indispensabile non appena la Commissione si trovi in gravi difficoltà nel valutare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune. La Commissione, quindi, può limitarsi alla fase d’esame preliminare di cui all’art. 88, n. 3, CE per decidere a favore di un aiuto solo nel caso in cui sia in grado di acquisire la convinzione, in esito ad un primo esame, che tale aiuto è compatibile con il mercato comune. Per contro, qualora questo primo esame non consenta di superare tutte le difficoltà inerenti alla valutazione della compatibilità di detto aiuto col mercato comune, la Commissione è tenuta a chiedere tutti i pareri necessari e ad avviare, a tale scopo, il procedimento di cui all’art. 88, n. 2, CE.

La nozione di gravi difficoltà riveste natura oggettiva. L’esistenza di tali difficoltà deve essere ricercata tanto nelle circostanze d’adozione dell’atto impugnato quanto nel suo contenuto, in termini oggettivi, correlando la motivazione della decisione con gli elementi di cui la Commissione disponeva al momento della pronuncia sulla compatibilità degli aiuti contestati con il mercato comune. Ne discende che il controllo di legittimità effettuato dal Tribunale sull’esistenza di gravi difficoltà, per sua stessa natura, va oltre la ricerca del manifesto errore di valutazione.

Peraltro, ove sussistano tali difficoltà, una decisione della Commissione di non sollevare obiezioni può essere annullata per quest’unico motivo, in ragione dell’omesso approfondito esame in contraddittorio previsto dal Trattato, anche qualora non fosse dimostrato che le valutazioni operate nel merito dalla Commissione erano errate in diritto o in fatto.

(v. punti 55‑56, 58)

2.      Ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Corte di giustizia e dell’art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura del Tribunale, ogni ricorso deve contenere l’oggetto della controversia e l’esposizione sommaria dei motivi dedotti. Tale indicazione dev’essere sufficientemente chiara e precisa per consentire alla parte convenuta di predisporre la propria difesa e al Tribunale di pronunciarsi sul ricorso, eventualmente senza altre informazioni a sostegno. Al fine di garantire la certezza del diritto e una corretta amministrazione della giustizia è necessario, affinché un ricorso sia ricevibile, che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali esso è fondato emergano, anche sommariamente, purché in modo coerente e comprensibile, dall’atto introduttivo stesso.

(v. punto 81)

3.      È vietato dedurre un motivo nuovo in corso di causa, a meno che esso non sia basato su elementi di diritto e di fatto emersi durante il procedimento, come prevede l’art. 48, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura del Tribunale. Per contro, un motivo che costituisca l’ampliamento di un motivo già dedotto, direttamente o implicitamente, nel ricorso e che sia ad esso strettamente connesso è ricevibile.

(v. punto 87)

4.      Anche se la procedura di cui agli artt. 87 CE e 88 CE lascia alla Commissione un ampio margine discrezionale per sindacare la compatibilità di un regime di aiuti di Stato con le esigenze del mercato comune, dall’economia generale del Trattato emerge che tale procedimento non deve mai pervenire ad un risultato contrario alle disposizioni specifiche del Trattato. Tale obbligo della Commissione di rispettare la coerenza tra gli artt. 87 CE e 88 CE ed altre norme del Trattato s’impone in particolare qualora anche le altre norme riguardino l’obiettivo di una concorrenza non falsata nel mercato comune. Infatti, nell’adottare una decisione sulla compatibilità di un aiuto con il mercato comune, la Commissione non può ignorare il pericolo di un pregiudizio alla concorrenza nel mercato comune causato da singoli operatori economici.

Pertanto, un aiuto di Stato che, in considerazione di determinate sue modalità, contrasti con altre disposizioni del Trattato non può essere dichiarato dalla Commissione compatibile con il mercato comune. Inoltre, nel determinare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune, quest’ultima deve tener conto delle condizioni del mercato, anche a livello fiscale. Ne risulta che, secondo il sistema del Trattato, un aiuto non può essere istituito o autorizzato sotto forma di discriminazione fiscale, da parte di uno Stato membro, nei confronti di prodotti originari di altri Stati membri.

(v. punti 91‑92)

5.      Qualora il primo esame di un aiuto nella fase d’esame preliminare di cui all’art. 88, n. 3, CE non consenta di superare tutte le difficoltà inerenti alla valutazione della compatibilità di detto aiuto col mercato comune, la Commissione è tenuta a chiedere tutti i pareri necessari e ad avviare, a tale scopo, il procedimento di cui all’art. 88, n. 2, CE. L’insufficienza o l’incompletezza dell’esame condotto dalla Commissione in sede di procedimento d’esame preliminare rappresenta un indizio dell’esistenza di gravi difficoltà.

Conseguentemente, nel caso di un regime di esenzione da una tassa ambientale che costituisca in quanto tale un aiuto di Stato, la discriminazione fiscale tra prodotti nazionali e prodotti importati da un altro Stato membro, che da esso deriverebbe, contraria agli artt. 23 CE e 25 CE o l’art. 90 CE, solleva una questione relativa alla coerenza tra dette disposizioni e gli artt. 87 CE e 88 CE. Costituisce un indizio dell’esistenza di gravi difficoltà, che impone l’avvio del procedimento previsto all’art. 88, n. 2, CE, il fatto che la Commissione non abbia affrontato tale questione nella sua decisione di non sollevare obiezioni in esito al procedimento d’esame preliminare.

(v. punti 55, 57, 90, 94‑98, 102)







SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)

9 settembre 2010 (*)

«Aiuti di Stato – Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito – Esenzione per l’Irlanda del Nord – Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni – Gravi difficoltà – Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente»

Nella causa T‑359/04,

British Aggregates Association, con sede in Lanark (Regno Unito),

Healy Bros. Ltd, con sede in Middleton (Irlanda),

David K. Trotter & Sons Ltd, con sede in Manorhamilton (Irlanda),

rappresentate dal sig. C. Pouncey, solicitor, e dall’avv. L. Van den Hende,

ricorrenti,

contro

Commissione europea, rappresentata dai sigg. J. Flett e T. Scharf, in qualità di agenti,

convenuta,

sostenuta da

Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato inizialmente dal sig. M. Bethell, successivamente dalle sig.re E. Jenkinson e I. Rao, ed infine dal sig. S. Ossowski, in qualità di agenti, assistiti dalla sig.ra M. Hall e dal sig. G. Facenna, barristers,

interveniente,

avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 7 maggio 2004, C (2004) 1614 def., di non sollevare obiezioni nei confronti della modifica dell’esenzione, in Irlanda del Nord, dal prelievo sugli aggregati nel Regno Unito,

IL TRIBUNALE (Quinta Sezione),

composto dai sigg. M. Vilaras, presidente, M. Prek e V.M. Ciucă (relatore), giudici,

cancelliere: sig.ra C. Kantza, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 3 giugno 2009,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

 Fatti all’origine della controversia

1        La prima ricorrente, British Aggregates Association (in prosieguo: la «BAA»), è un’associazione che raggruppa piccole imprese indipendenti che coltivano cave nel Regno Unito. Essa conta 55 membri, che coltivano più di 100 cave. La maggior parte dei suoi membri coltiva cave in Gran Bretagna (con l’esclusione, quindi, dell’Irlanda del Nord). Nel caso di specie, la BAA agisce per conto dei suoi aderenti che coltivano cave in Gran Bretagna.

2        La seconda ricorrente, Healy Bros. Ltd, e la terza ricorrente, David K. Trotter & Sons Ltd (in prosieguo: la «DK Trotter»), sono produttrici di aggregati con sede in Irlanda.

3        La presente causa riguarda l’esenzione da una tassa ambientale, concessa in Irlanda del Nord, che la Commissione delle Comunità europee, nella decisione 7 maggio 2004, C (2004) 1614 def., indirizzata al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (Aiuto N 2/04 − Prelievo sugli aggregati − Irlanda del Nord) (in prosieguo: la «decisione impugnata»), ha considerato un aiuto compatibile con il mercato comune, ai sensi dell’art. 87, n. 3, CE, sulla base della fase di esame preliminare. Una comunicazione sintetica di tale decisione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 2 aprile 2005 (C 81, pag. 4). Secondo la Commissione, le condizioni previste dalla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente (GU 2001, C 37, pag. 3; in prosieguo: la «disciplina») sono state rispettate.

 Regime generale dell’AGL

4        Il regime generale di tale tassa ambientale, denominato «[i]ntroduzione per fasi della tassa sugli aggregati in Irlanda del Nord» («Aggregates Levy»; in prosieguo: l’«AGL»), è stato introdotto nel Regno Unito dagli artt. 16‑49 della seconda parte del Finance Act 2001 (legge finanziaria per l’anno 2001) e dai suoi allegati 4‑10.

5        Le disposizioni che prevedono l’istituzione dell’AGL sono entrate in vigore il 1° aprile 2002, in applicazione del regolamento di esecuzione del Finance Act 2001.

6        Il Finance Act 2001 è stato modificato dagli artt. 129‑133 e dall’allegato 38 del Finance Act 2002 (legge finanziaria per l’anno 2002). Le disposizioni così modificate hanno aggiunto, in particolare, un periodo transitorio per l’introduzione della tassa in Irlanda del Nord.

7        L’AGL è applicata nella misura di 1,60 sterline inglesi (GBP) per ogni tonnellata di aggregati che costituisce oggetto di sfruttamento commerciale (art. 16, n. 4, della legge finanziaria per l’anno 2001).

8        L’art. 16, n. 2, del Finance Act 2001, come modificato, dispone che l’AGL è dovuta laddove un quantitativo di aggregati soggetti alla tassa costituisca oggetto di sfruttamento commerciale nel Regno Unito, a partire dalla data di entrata in vigore della legge. Essa riguarda dunque sia gli aggregati importati, sia quelli estratti nel Regno Unito.

9        Con decisione 24 aprile 2002, C (2002) 1478 def. (Aiuto N 863/01 – Prelievo sugli aggregati) (in prosieguo: la «decisione del 2002»), la Commissione ha approvato l’AGL. Una comunicazione sintetica di tale decisione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 5 giugno 2002 (C 133, pag. 11).

10      Nella decisione del 2002 la Commissione aveva deciso di non sollevare obiezioni contro l’AGL, ritenendo che l’ambito di applicazione di quest’ultima fosse giustificato dalla logica e dalla natura del regime fiscale in questione, e che l’AGL, conseguentemente, non fosse già ad un primo esame qualificabile come aiuto, ai sensi dell’art. 87 CE.

11      L’AGL è un’ecotassa gravante sugli aggregati volta a ridurre e razionalizzare l’estrazione dei minerali abitualmente utilizzati come aggregati, favorendone la sostituzione con materiali riciclati o materiali vergini esenti, contribuendo così alla tutela dell’ambiente.

12      L’AGL si applica allo sfruttamento commerciale di rocce, sabbie e ghiaie utilizzate come aggregati, ma non grava su tali materiali se sono usati per altri fini. Tuttavia, l’AGL è riscossa soltanto sugli aggregati vergini. Per contro, essa non è riscossa né sugli aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti di altri processi, né sugli aggregati riciclati.

13      Per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, la legge finanziaria per l’anno 2001 prevedeva un regime di esenzione decrescente dall’AGL, ripartito su cinque anni. Il primo anno prevedeva un’aliquota dello 0% per l’AGL. L’aliquota aumentava del 20% ogni anno, per raggiungere infine il 100% dopo cinque anni. Il costo del provvedimento, vale a dire la perdita di introiti fiscali per il Regno Unito, era stimato in 45 milioni di GBP per detti cinque anni.

14      Il Regno Unito giustificava questo trattamento speciale dell’Irlanda del Nord con il proposito di evitare il rischio temporaneo di perdita di competitività internazionale delle imprese di estrazione e trattamento di aggregati vergini dell’Irlanda del Nord, derivante dalla situazione specifica di quest’ultima all’interno del Regno Unito, in quanto essa condivide un confine terrestre con un altro Stato membro. L’importazione e l’esportazione di aggregati e di prodotti trasformati verso e dall’Irlanda del Nord sono dunque più agevoli che in altre regioni del Regno Unito.

15      Conseguentemente, nella propria decisione del 2002, la Commissione ha dichiarato il regime di esenzione decrescente relativo all’Irlanda del Nord compatibile con il mercato comune e non ha avviato il procedimento formale previsto dall’art. 88, n. 2, CE.

16      La decisione del 2002 è successivamente stata oggetto di un ricorso di annullamento parziale proposto dalla BAA dinanzi al Tribunale (sentenza del Tribunale 13 settembre 2006, causa T‑210/02, British Aggregates/Commissione, Racc. pag. II‑2789). In tale causa, la BAA non aveva contestato la conclusione della Commissione secondo cui l’introduzione progressiva dell’AGL in Irlanda del Nord rappresentava un aiuto compatibile con il mercato comune, bensì la valutazione della Commissione secondo cui l’AGL non costituiva un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.

17      Con sentenza 13 settembre 2006, British Aggregates/Commissione, punto 16 supra, il Tribunale ha respinto il ricorso della BAA. Nella propria sentenza, il Tribunale ha dichiarato che la Commissione non era incorsa in alcun errore manifesto nella valutazione del campo di applicazione della tassa sugli aggregati e che, pertanto, l’AGL non costituiva un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE. La BAA ha impugnato tale sentenza in data 27 novembre 2006.

18      Con sentenza 22 dicembre 2008, causa C‑487/06 P, British Aggregates/Commissione (Racc. pag. I‑10505), la Corte ha annullato la sentenza 13 settembre 2006, British Aggregates/Commissione, punto 16 supra, e ha rinviato la causa al Tribunale.

 Modifiche dell’AGL relative all’esenzione concessa per l’Irlanda del Nord

19      Avendo riscontrato che, con l’introduzione progressiva dell’AGL in Irlanda del Nord, gli obiettivi perseguiti non si realizzavano come previsto, il Regno Unito ha deciso di sostituire l’esenzione decrescente sugli aggregati in Irlanda del Nord con un nuovo regime di esenzione.

20      Anche dopo l’introduzione progressiva dell’AGL era stato rilevato un aumento delle importazioni non dichiarate di aggregati in Irlanda del Nord provenienti dall’Irlanda sulle quali l’AGL non era stata versata, per cui vi era un rischio significativo di perdita di competitività dell’industria degli aggregati in Irlanda del Nord. Inoltre, i benefici ambientali auspicati in Irlanda del Nord non si realizzavano come previsto. Tale situazione veniva imputata alla limitata disponibilità, in Irlanda del Nord, di materiali riciclati e sostitutivi non soggetti al prelievo e alla pressoché totale inesistenza di infrastrutture di raccolta e di trattamento di detti materiali. Conseguentemente, secondo le autorità del Regno Unito, l’introduzione progressiva dell’AGL non ha lasciato all’industria dei prodotti trasformati dell’Irlanda del Nord abbastanza tempo per adeguarsi a tale evoluzione ricorrendo a materiali riciclati o sostitutivi.

21      Per questi motivi il Regno Unito ha sostituito il regime di esenzione decrescente in Irlanda del Nord con un nuovo regime di esenzione. In base a detto nuovo regime, al fine di conseguire efficacemente gli obiettivi ambientali perseguiti, gli operatori stabiliti in Irlanda del Nord che hanno concluso un accordo ambientale con le autorità del Regno Unito versano solamente, tra il 1° aprile 2004 ed il 31 marzo 2011, il 20% dell’AGL e beneficiano pertanto di una percentuale di esenzione dall’AGL pari all’80%. Tuttavia, tale esenzione è sottoposta alla condizione che le imprese che intendono beneficiarne si impegnino formalmente e rispettino accordi negoziati con il governo del Regno Unito che le obbligano a partecipare ad un programma di opere e di miglioramenti di carattere ambientale durante il periodo dell’esenzione.

 Procedimento dinanzi alla Commissione

22      Il 5 gennaio 2004 il Regno Unito ha notificato alla Commissione tale nuovo regime di esenzione.

23      Con lettera del 9 febbraio 2004 la BAA ha depositato presso la Commissione una denuncia contro il nuovo regime di esenzione, chiedendole in particolare di avviare il procedimento d’indagine formale.

24      Il 12 febbraio 2004, la Commissione ha inviato all’interveniente una richiesta di informazioni supplementari.

25      Il Regno Unito ha ottemperato a tale richiesta con lettere dell’11 marzo e del 2 aprile 2004.

 Decisione impugnata

26      Il 7 maggio 2004 la Commissione ha adottato la decisione impugnata, in cui il nuovo regime di esenzione è stato considerato un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, ma compatibile con il mercato comune ai sensi dell’art. 87, n. 3, lett. c), CE. La Commissione ha così respinto la denuncia della BAA, senza avviare il procedimento d’indagine formale.

27      Nella decisione impugnata la Commissione ha anzitutto precisato che, quanto al regime esistente di prelievo per l’Irlanda del Nord, essa aveva constatato, nella decisione del 2002, che l’introduzione differita dell’AGL in Irlanda del Nord era compatibile con le disposizioni del punto E.3.2 della disciplina. A tale riguardo, si era ritenuto che l’AGL avrebbe posto l’Irlanda del Nord in una situazione di rischio di perdita della competitività sul piano internazionale, in particolare rispetto ai produttori di aggregati dell’Irlanda.

28      Quanto al nuovo regime di esenzione, la Commissione rileva poi che le autorità del Regno Unito hanno sottolineato che, a partire dalla sua progressiva introduzione nel 2002, l’AGL ha messo l’industria degli aggregati dell’Irlanda del Nord in una posizione concorrenziale ancora più difficile di quella inizialmente prevista. Dopo la suddetta introduzione, come ricordato al precedente punto 20, è stato osservato un aumento delle estrazioni illegali e delle importazioni non dichiarate di aggregati in Irlanda del Nord, provenienti dall’Irlanda, con mancato versamento, in entrambe le ipotesi, dell’AGL. Di conseguenza, le imprese di estrazione che versavano normalmente l’AGL sono state oggetto di dumping a causa di questi approvvigionamenti illegali esenti da tassazione e hanno diminuito le vendite a vantaggio delle imprese che operavano in tal modo.

29      Nella decisione impugnata la Commissione aggiunge che, secondo il Regno Unito, benché l’AGL abbia avuto un effetto positivo significativo in termini di tutela dell’ambiente in Gran Bretagna, essa non ha avuto gli effetti attesi in Irlanda del Nord, ove le disponibilità di materiali riciclati o sostitutivi, esenti da tassazione, sono assai limitate e localizzate, ed ove le infrastrutture per la raccolta ed il trattamento di simili materiali sono pressoché inesistenti. Secondo le autorità del Regno Unito, ciò significa che il regime di esenzione risultante dalla legge finanziaria per l’anno 2001 non ha concesso ai fabbricanti di prodotti trasformati dell’Irlanda del Nord abbastanza tempo per adeguarsi all’introduzione dell’AGL ricorrendo a materiali riciclati o sostitutivi.

30      La Commissione rileva che, per conseguire effettivamente gli obiettivi ambientali perseguiti, il governo del Regno Unito ha quindi previsto, come illustrato al punto 21 supra, di subordinare l’esenzione alla condizione che le imprese che intendono beneficiarne si impegnino formalmente e rispettino accordi negoziati con detto governo che li obbligano a partecipare ad un programma di opere e di miglioramenti di carattere ambientale durante il periodo dell’esenzione.

31      Al fine di concedere più tempo all’industria dei prodotti trasformati (vale a dire le imprese che sfruttano commercialmente gli aggregati vergini) per adattarsi e per conseguire gli effetti ambientali voluti, è prevista la sostituzione del regime esistente di esenzione con un nuovo regime transitorio di esenzione dall’AGL, che si applica a tutti i tipi di aggregati e che pone a carico dei beneficiari solamente il 20% dell’AGL normalmente dovuta. Questo nuovo regime è entrato in vigore il 1° aprile 2004, per concludersi il 31 marzo 2011 (vale a dire dopo nove anni dall’inizio del prelievo, il 1° aprile 2002).

32      Dopo aver rilevato che l’esenzione dall’AGL veniva concessa attraverso risorse statali ad imprese situate in Irlanda del Nord sotto forma di esenzione da tassazione, che favoriva queste ultime mediante la riduzione dei costi che esse avrebbero normalmente dovuto sostenere, la Commissione giunge alla conclusione che sussiste un aiuto concesso da uno Stato membro, prima di esaminarlo alla luce della disciplina.

33      A tale riguardo la Commissione sottolinea in primo luogo che, dal momento che l’AGL è già stata applicata in tutto il Regno Unito (ivi compresa l’Irlanda del Nord) dal mese di aprile 2002, essa deve essere considerata una tassa esistente.

34      In secondo luogo, essa deduce che tale tassa è prelevata per motivi di tutela dell’ambiente e che mira a conseguire tale obiettivo contribuendo a diminuire l’estrazione di aggregati ed incentivando l’uso di materiali sostitutivi. Su tale punto, come indicato al punto 29 supra, la Commissione aggiunge che, secondo informazioni empiriche fornite dalle autorità del Regno Unito, sebbene l’AGL non abbia dato i risultati attesi in Irlanda del Nord, essa ha nondimeno avuto un significativo effetto positivo in termini di tutela dell’ambiente in Gran Bretagna. A tale riguardo, le autorità del Regno Unito hanno dichiarato che il volume di materiali vergini estratti in Gran Bretagna era notevolmente diminuito nel 2002 (vale a dire ‑5,7% rispetto alla media degli anni precedenti), che i costi degli aggregati soggetti al prelievo erano considerevolmente più elevati di quelli degli aggregati che ne erano esclusi, circostanza che indicherebbe che i costi ambientali dell’approvvigionamento di aggregati si ripercuotono sui consumatori (internalizzando gli effetti negativi sull’ambiente dell’estrazione di aggregati nei costi di produzione degli stessi) e che le vendite di materiali riciclati e sostitutivi (come gli scarti di ardesia ed il caolino) erano aumentate ed erano stati aperti nuovi impianti di riciclaggio.

35      In terzo luogo, la Commissione osserva che la decisione di principio di esentare dall’AGL determinate imprese in Irlanda del Nord era già stata presa al momento dell’introduzione di tale imposta, il 1° aprile 2002.

36      Da ciò la Commissione conclude che i requisiti previsti al punto 51.2 della disciplina sono soddisfatti.

37      Quanto ai requisiti di cui al punto 51.1 b), secondo trattino, della disciplina, essa deduce che la durata del regime è limitata a sette anni e che lo sgravio riguarda un’imposta nazionale applicata in assenza di imposte comunitarie. La Commissione considera quindi che l’aliquota del 20% che le imprese beneficiarie dell’esenzione devono comunque pagare costituisce una parte significativa dell’imposta nazionale.

38      Pertanto, la Commissione ritiene che i requisiti posti dalla disciplina siano integralmente soddisfatti. Essa afferma conseguentemente che il regime di esenzione è compatibile con il mercato comune, ai sensi dell’art. 87, n. 3, lett. c), CE.

39      La Commissione conclude quindi che il regime modificato di esenzione dall’AGL per l’Irlanda del Nord è compatibile con le disposizioni del Trattato CE e decide di non sollevare obiezioni.

 Procedimento

40      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale in data 30 agosto 2004 le ricorrenti hanno proposto il presente ricorso.

41      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 5 gennaio 2005 il Regno Unito ha chiesto di intervenire nel presente procedimento a sostegno della Commissione. Con ordinanza 4 marzo 2005 il presidente della Seconda Sezione del Tribunale ha autorizzato tale intervento. L’interveniente ha depositato la propria memoria e le altre parti hanno depositato le loro osservazioni sulla medesima nei termini impartiti.

42      A seguito della modifica della composizione delle sezioni del Tribunale, il giudice relatore è stato assegnato alla Quinta Sezione, cui la presente causa è stata conseguentemente attribuita.

43      Unitamente al ricorso le ricorrenti hanno depositato una domanda di misure di organizzazione del procedimento ai sensi dell’art. 64, n. 4, e degli artt. 68 e 70 del regolamento di procedura del Tribunale, diretta a far ingiungere alla Commissione di produrre la lettera contenente le «informazioni empiriche» fornite dal Regno Unito durante il procedimento di esame, alla quale si fa riferimento nella missiva del direttore generale della direzione generale (DG) «Concorrenza» della Commissione datata 20 luglio 2004 ed indirizzata al rappresentante legale della BAA.

44      Con ordinanza 24 settembre 2008 il presidente della Quinta Sezione del Tribunale, sentite le parti, ha sospeso il procedimento nella presente causa, ai sensi dell’art. 77, lett. a), del regolamento di procedura e dell’art. 54, n. 3, dello Statuto della Corte di giustizia, in attesa della decisione della Corte nella causa C‑487/06 P.

45      Il 22 dicembre 2008 la Corte ha pronunciato la sentenza British Aggregates/Commissione, punto 18 supra. Il procedimento nella presente causa ha, di conseguenza, ripreso il suo corso.

46      Su invito del Tribunale, le parti hanno depositato le proprie osservazioni in ordine all’incidenza della sentenza 22 dicembre 2008, British Aggregates/Commissione, punto 18 supra, sulla presente controversia.

47      Nelle proprie osservazioni a tale riguardo, la Commissione ha dichiarato di rinunciare alla contestazione della ricevibilità del presente ricorso.

48      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quinta Sezione) ha deciso di avviare la fase orale. Le parti hanno svolto le loro osservazioni orali e risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza del 3 giugno 2009.

49      Nel corso dell’udienza, le ricorrenti hanno dichiarato di rinunciare alla loro domanda di misure di organizzazione del procedimento ai sensi dell’art. 64, n. 4, e degli artt. 68 e 70 del regolamento di procedura (v. punto 43 supra).

50      Durante l’udienza, l’interveniente ha dichiarato di rinunciare altresì, a seguito della sentenza 22 dicembre 2008, British Aggregates/Commissione, punto 18 supra, alla contestazione della ricevibilità del presente ricorso.

 Conclusioni delle parti

51      Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:

–        annullare la decisione impugnata;

–        condannare la Commissione alle spese.

52      La Commissione, sostenuta dall’interveniente, chiede che il Tribunale voglia:

–        respingere il ricorso in quanto infondato;

–        condannare le ricorrenti alle spese.

 In diritto

 Osservazioni preliminari

53      A sostegno del proprio ricorso le ricorrenti deducono tre motivi di annullamento. Il primo motivo attiene alla violazione degli artt. 23 CE e 25 CE o dell’art. 90 CE, il secondo motivo verte sulla violazione della disciplina ed il terzo motivo riguarda la violazione degli obblighi procedurali della Commissione, in particolare dell’art. 88, n. 2, CE. Nell’ambito del terzo motivo, le ricorrenti censurano inoltre la Commissione per non avere sufficientemente motivato la decisione impugnata, violando in tal modo l’art. 253 CE, nonché per aver trasgredito gli obblighi ad essa incombenti nel corso della fase preliminare.

54      Nell’ambito del motivo attinente alla violazione dell’art. 88, n. 2, CE, le ricorrenti affermano in sostanza che, autorizzando il regime di aiuti in questione sulla sola base dell’esame preliminare, la Commissione ha violato l’art. 88, n. 2, CE e l’art. 4, n. 4, del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’art. [88 CE] (GU L 83, pag. 1), che obbliga l’istituzione ad avviare il procedimento d’indagine formale quando sussistono gravi difficoltà in ordine alla compatibilità con il mercato comune della misura notificata. Orbene, gli argomenti e gli elementi di prova forniti dalla BAA a sostegno della propria denuncia avrebbero dimostrato l’esistenza di forti dubbi relativi, da un lato, alla compatibilità del nuovo regime di esenzione con il mercato comune, ed in particolare con gli artt. 23 CE e 25 CE o 90 CE (primo motivo) e, dall’altro, al ricorrere dei requisiti previsti dalla disciplina (secondo motivo).

55      Secondo costante giurisprudenza, il procedimento d’indagine formale previsto dall’art. 88, n. 2, CE, si dimostra indispensabile non appena la Commissione si trovi in gravi difficoltà nel valutare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune. La Commissione, quindi, può limitarsi alla fase d’esame preliminare di cui all’art. 88, n. 3, CE per decidere a favore di un aiuto solo nel caso in cui sia in grado di acquisire la convinzione, in esito ad un primo esame, che tale aiuto è compatibile con il mercato comune. Per contro, qualora questo primo esame abbia convinto la Commissione del contrario, oppure non le abbia consentito di superare tutte le difficoltà inerenti alla valutazione della compatibilità di detto aiuto col mercato comune, essa è tenuta a chiedere tutti i pareri necessari e ad avviare, a tale scopo, il procedimento di cui all’art. 88, n. 2, CE (sentenze della Corte 20 marzo 1984, 84/82, Germania/Commissione, Racc. pag. 1451, punto 13; 19 maggio 1993, causa C‑198/91, Cook/Commissione, Racc. pag. I‑2487, punto 29; 15 giugno 1993, causa C‑225/91, Matra/Commissione, Racc. pag. I‑3203, punto 33, e 2 aprile 2009, causa C‑431/07 P, Bouygues e Bouygues Télécom/Commissione, Racc. pag. I‑2665, punto 61; v. altresì sentenza del Tribunale 18 settembre 1995, causa T‑49/93, SIDE/Commissione, Racc. pag. II‑2501, punto 58).

56      La nozione di gravi difficoltà riveste natura oggettiva. L’esistenza di tali difficoltà deve essere ricercata tanto nelle circostanze d’adozione dell’atto impugnato quanto nel suo contenuto, in termini oggettivi, correlando la motivazione della decisione con gli elementi di cui la Commissione disponeva al momento della pronuncia sulla compatibilità degli aiuti contestati con il mercato comune (sentenza Bouygues e Bouygues Télécom/Commissione, punto 55 supra, punto 63, e sentenza SIDE/Commissione, punto 55 supra, punto 60). Ne discende che il controllo di legittimità effettuato dal Tribunale sull’esistenza di gravi difficoltà, per sua stessa natura, va oltre la ricerca del manifesto errore di valutazione (v., in tal senso, sentenza Cook/Commissione, punto 55 supra, punti 31‑38, e Matra/Commissione, punto 55 supra, punti 34‑39; sentenza del Tribunale 15 marzo 2001, causa T‑73/98, Prayon‑Rupel/Commissione, Racc. pag. II‑867, punto 47).

57      Emerge altresì dalla giurisprudenza che l’insufficienza o l’incompletezza dell’esame condotto dalla Commissione in sede di procedimento d’esame preliminare rappresenta un indizio dell’esistenza di gravi difficoltà (v., in tal senso, sentenze della Corte Cook/Commissione, punto 55 supra, punto 37, e 3 maggio 2001, causa C‑204/97, Portogallo/Commissione, Racc. pag. I‑3175, punti 46‑49; sentenza Prayon‑Rupel/Commissione, punto 56 supra, punto 108).

58      Poiché la decisione impugnata è stata assunta senza avviare la fase d’indagine formale, la Commissione avrebbe potuto adottarla legittimamente solo qualora dall’esame preliminare non fossero emerse gravi difficoltà. Infatti, se fossero sussistite tali difficoltà, la decisione potrebbe essere annullata per quest’unico motivo, in ragione dell’omesso, approfondito esame in contraddittorio previsto dal Trattato CE, anche qualora non fosse dimostrato che le valutazioni operate nel merito dalla Commissione erano errate in diritto o in fatto.

59      Ne consegue che occorre esaminare tutti i motivi sollevati dalle ricorrenti avverso la decisione impugnata, per valutare se essi consentano di identificare gravi difficoltà di fronte alle quali la Commissione avrebbe dovuto avviare il procedimento d’indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 13 gennaio 2004, causa T‑158/99, Thermenhotel Stoiser Franz e a./Commissione, Racc. pag. II‑1, punto 91, e 20 settembre 2007, causa T‑375/03, Fachvereinigung Mineralfaserindustrie/Commissione, punti 67 e 77). A tale riguardo occorre anzitutto esaminare il primo motivo, attinente alla violazione degli artt. 23 CE e 25 CE o dell’art. 90 CE.

 Sul primo motivo, attinente alla violazione degli artt. 23 CE e 25 CE o dell’art. 90 CE

 Argomenti delle parti

60      Secondo le ricorrenti, una conseguenza del nuovo regime di esenzione dall’AGL è rappresentata dal fatto che gli aggregati importati dall’Irlanda sono soggetti all’aliquota piena dell’AGL (1,60 GBP per tonnellata), mentre prodotti identici fabbricati in Irlanda del Nord sono tassati solamente nella misura di 0,32 GBP per tonnellata, ossia il 20% dell’aliquota piena dell’AGL. Inoltre, i produttori stabiliti in Irlanda, al contrario di quelli stabiliti in Irlanda del Nord, non avrebbero la possibilità di assumere impegni ambientali al fine di beneficiare del regime di esenzione. Ne deriverebbe una discriminazione fiscale che violerebbe le disposizioni degli artt. 23 CE e 25 CE o dell’art. 90 CE, che perseguono lo stesso obiettivo, vale a dire una concorrenza non falsata nel mercato comune.

61      Secondo le ricorrenti, il fatto che la Commissione abbia approvato il nuovo regime di esenzione è ancora più sorprendente se si considera che la medesima ha espressamente affermato, nella decisione impugnata, che l’obiettivo del regime in questione era di proteggere la competitività dell’industria dell’Irlanda del Nord nei confronti dei produttori irlandesi, nonostante la giurisprudenza della Corte secondo la quale la Commissione non può dichiarare compatibile con il mercato comune un aiuto che violi altre disposizioni del Trattato CE, in particolare se tali disposizioni, come, nel caso di specie, gli artt. 23 CE e 25 CE o l’art. 90 CE, perseguono parimenti l’obiettivo di una concorrenza non falsata nel mercato. Conseguentemente, sussisterebbero forti dubbi sulla compatibilità del nuovo regime di esenzione con il mercato comune.

62      Nella replica le ricorrenti precisano che le disposizioni del Trattato CE che vietano i dazi doganali, nonché tutte le tasse di effetto equivalente a dazi doganali (artt. 23 CE e 25 CE) e le imposizioni interne discriminatorie sugli scambi (art. 90 CE), non potrebbero essere applicate cumulativamente. Tuttavia, tali disposizioni sarebbero complementari, in quanto l’obiettivo dell’art. 90 CE sarebbe, in particolare, quello di evitare che il divieto di dazi doganali e di tasse di effetto equivalente sia aggirato tramite imposizioni interne. Di conseguenza, la definizione precisa della linea di demarcazione tra i campi di applicazione degli artt. 23 CE e 25 CE, da un lato, e dell’art. 90 CE, dall’altro, non sarebbe sempre chiara. In ogni caso, il carattere discriminatorio dell’AGL la farebbe rientrare, secondo i criteri delineati dalla giurisprudenza della Corte, nel campo di applicazione di una di tali disposizioni. Durante l’udienza, le ricorrenti hanno precisato di far valere, conformemente a detta giurisprudenza, nell’ambito del primo motivo, anzitutto la violazione degli artt. 23 CE e 25 CE e successivamente, in subordine, la violazione dell’art. 90 CE.

63      Per quanto riguarda la violazione degli artt. 23 CE e 25 CE, le ricorrenti sostengono che tali articoli vietano qualunque onere pecuniario sui prodotti importati, a meno che tali oneri facciano parte di un sistema generale di tributi interni gravanti sistematicamente, secondo gli stessi criteri, sui prodotti nazionali ed importati, o rappresentino la remunerazione di un servizio effettivamente reso all’importatore. Affinché l’onere gravante su un prodotto importato rientri in un sistema generale di tributi interni, la Corte avrebbe affermato che esso deve colpire un prodotto interno ed un prodotto importato identico con la stessa imposta, allo stesso stadio di commercializzazione e che il fatto generatore dell’imposta deve anch’esso essere identico per entrambi i prodotti.

64      Orbene, in Irlanda del Nord, l’AGL sarebbe non solo applicata con aliquote diverse (0,32 GBP contro 1,60 GBP), ma anche in stadi di commercializzazione differenti, e non farebbe quindi parte di un sistema generale di tributi interni. Ne deriverebbe quindi una discriminazione, poiché gli aggregati importati, per loro natura, sarebbero sempre tassati in funzione di un fatto generatore diverso da quello previsto per gli aggregati interni. Infatti, secondo le ricorrenti, dalla giurisprudenza emergerebbe che gli artt. 23 CE e 25 CE sono violati qualora ai prodotti interni ed ai prodotti importati vengano applicati fatti generatori diversi, nonostante il fatto che la tassa che colpisce i prodotti importati sia in realtà inferiore a quella che colpisce i prodotti interni. Pertanto, poiché l’AGL colpisce in modo specifico i prodotti importati, essa costituirebbe una tassa di effetto equivalente a dazi doganali.

65      Inoltre, l’AGL rappresenterebbe una tassa di effetto equivalente a un dazio doganale in quanto sarebbe specificamente concepita per colpire i prodotti importati, in contrapposizione ai prodotti nazionali. All’interno del Regno Unito, l’AGL colpirebbe alcuni produttori di aggregati, che non sarebbero obbligati a traslare l’AGL sui consumatori, ma potrebbero ammortizzarla totalmente o parzialmente a titolo di spese d’esercizio. Dal momento che il Regno Unito non sarebbe in grado di tassare i produttori stabiliti fuori dal suo territorio, tasserebbe allora i prodotti importati.

66      Qualora il Tribunale ritenesse che l’applicazione dell’AGL alle importazioni in Irlanda del Nord «faccia parte di un sistema generale di tributi interni» e non sia pertanto qualificabile come tassa di effetto equivalente a dazi doganali, le ricorrenti sostengono che essa viola l’art. 90 CE.

67      A tale riguardo, le ricorrenti deducono che i produttori stabiliti al di fuori dell’Irlanda del Nord non possono concludere accordi ambientali per beneficiare dell’aliquota del 20% dell’AGL. Dal momento che i prodotti in questione sarebbero identici, tale differenza di trattamento sarebbe contraria al primo comma dell’art. 90 CE, in quanto protegge i produttori dell’Irlanda del Nord dalla concorrenza.

68      Ciò non sarebbe conforme alla giurisprudenza costante secondo cui gli Stati membri sarebbero autorizzati ad istituire un sistema impositivo differenziato per taluni prodotti solamente qualora tale differenziazione sia compatibile con il diritto comunitario. Il regime di aiuti in questione non rispetterebbe tale giurisprudenza, poiché il criterio per la determinazione della tassa meno elevata si applicherebbe, per definizione, ai soli prodotti interni.

69      La Commissione ritiene, anzitutto, che le ricorrenti non definiscano in modo chiaro la base del loro ricorso. Non sarebbe agevole determinare se il ricorso si fondi su una violazione degli artt. 23 CE e 25 CE, o dell’art. 90 CE, o ancora di tutte queste disposizioni. Orbene, non sarebbe sufficiente affermare che nel caso di specie vengono in rilievo tali disposizioni, senza dimostrare in che modo ciascuna di esse potrebbe avere rilevanza.

70      A tale riguardo, la Commissione sottolinea in particolare che gli articoli richiamati riguardano materie differenti, poiché gli artt. 23 CE e 25 CE hanno ad oggetto il divieto, tra Stati membri, di dazi doganali all’importazione ed all’esportazione e di qualunque tassa di effetto equivalente, mentre l’art. 90 CE riguarda le discriminazioni fiscali a danno dei prodotti di un altro Stato membro. Secondo costante giurisprudenza, le disposizioni relative alle tasse di effetto equivalente e quelle concernenti imposizioni interne discriminatorie non sarebbero applicabili cumulativamente, di modo che una stessa imposizione non può appartenere contemporaneamente a queste due categorie. Poiché spetta alle ricorrenti precisare le disposizioni che assumono essere violate, la Commissione afferma quindi che un simile motivo, vago e contraddittorio, non dovrebbe poter essere sviluppato nella fase della replica, soprattutto non con argomenti dettagliati quanto quelli dedotti dalle ricorrenti. Per ciò solo, il motivo dovrebbe essere respinto, in applicazione dell’art. 44 del regolamento di procedura, in quanto irricevibile.

71      Nella controreplica, la Commissione afferma ancora che l’argomento delle ricorrenti secondo cui l’AGL sarebbe una tassa di effetto equivalente a dazi doganali ai sensi dell’art. 25 CE è nuovo e, pertanto, dedotto in violazione dell’art. 48, n. 2, del regolamento di procedura.

72      Nel caso in cui il Tribunale decidesse di non dichiarare irricevibile il motivo, la Commissione sottolinea anzitutto che gli artt. 23 CE e 25 CE non sembrano pertinenti, dato che la decisione impugnata non riguarda un dazio doganale all’importazione di aggregati provenienti dall’Irlanda. Secondo la Commissione, l’AGL non è un onere pecuniario che colpisce i prodotti importati, ma, trattandosi di una tassa sugli aggregati, è un onere fiscale gravante su un settore. Dal momento che, nel caso di specie, i produttori dell’Irlanda del Nord pagano almeno il 20% dell’AGL, ma non ricevono alcuna contropartita, la fattispecie non corrisponderebbe agli artt. 23 CE o 25 CE, né alla giurisprudenza richiamata dalle ricorrenti.

73      Per quanto riguarda l’art. 90 CE, la Commissione ritiene poi che l’accusa di discriminazione avanzata dalle ricorrenti non sia fondata. Essa sottolinea che vi è discriminazione solamente quando vengono applicate regole diverse a situazioni comparabili. Orbene, nel caso di specie non vi sarebbe discriminazione, né diretta né indiretta.

74      In materia fiscale, ciò significherebbe che un vantaggio fiscale, negato ad un non residente, può rappresentare una disparità di trattamento tra due categorie di contribuenti e quindi una discriminazione ai sensi del Trattato CE qualora non esista alcuna differenza di situazione oggettiva tale da fondare una disparità di trattamento sul punto tra le due categorie di contribuenti. Orbene, nel caso di specie, vi sarebbero ragioni oggettive correlate alla natura dei prodotti di cui trattasi, al carattere locale dell’industria in questione e alla situazione specifica dell’Irlanda del Nord.

75      In subordine, la Commissione ricorda che una disparità di trattamento tra imprese in materia di tributi può essere giustificata dalla natura e dall’economia generale del sistema in questione. Dato che il regime di esenzione è volto in particolare a rimediare alle difficoltà dell’industria degli aggregati in Irlanda del Nord, deriverebbe dalla natura stessa del sistema istituito dal regime di esenzione il fatto che solamente le imprese situate in Irlanda del Nord possano assumere un impegno ambientale con le autorità del Regno Unito.

76      Conseguentemente, la Commissione ritiene di non avere incontrato gravi difficoltà, ma di essersi al contrario trovata in una situazione in cui era in grado, al termine della fase preliminare, di concludere che l’aiuto notificato era compatibile con il mercato comune.

77      L’interveniente si associa alle osservazioni della Commissione, affermando che il primo motivo non è sufficientemente preciso e risulta privo di fondamento. Nel caso di specie, non si sarebbe in presenza né di un dazio doganale o di una tassa di effetto equivalente, né di un’imposizione interna discriminatoria.

78      L’interveniente aggiunge che non tutte le imprese stabilite in Irlanda del Nord beneficiano dell’esenzione parziale dell’80%. Quest’ultima si applicherebbe solamente alle imprese che sottoscrivono formalmente accordi aventi ad oggetto la realizzazione di miglioramenti legati a obiettivi ambientali e che si conformano a simili accordi. Infatti, il rispetto degli accordi ambientali implicherebbe costi di attuazione elevati, che sarebbero compensati dall’esenzione, mentre gli operatori stabiliti fuori dall’Irlanda del Nord non sarebbero tenuti a sopportare simili costi.

79      Inoltre, il sistema generale di contributi interni attuato nel Regno Unito in tale settore si applicherebbe nello stesso modo ai prodotti nazionali ed ai prodotti importati. Le imprese stabilite in Irlanda non sarebbero pertanto trattate in modo diverso rispetto alle imprese stabilite nel Regno Unito, che non devono sostenere i costi legati ai miglioramenti ambientali e che non beneficiano di una compensazione mediante un’esenzione parziale dall’AGL.

 Giudizio del Tribunale

–       Sulla ricevibilità del primo motivo

80      La Commissione e l’interveniente sostengono, in primo luogo, che il primo motivo dovrebbe essere dichiarato irricevibile ai sensi dell’art. 44 del regolamento di procedura, in quanto troppo vago e contraddittorio. Non si comprenderebbe chiaramente su quale disposizione le ricorrenti fondino il proprio ricorso.

81      A tale riguardo, occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Corte e dell’art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura, ogni ricorso deve contenere l’oggetto della controversia e l’esposizione sommaria dei motivi dedotti. Tale indicazione dev’essere sufficientemente chiara e precisa per consentire alla parte convenuta di predisporre la propria difesa e al Tribunale di pronunciarsi sul ricorso, eventualmente senza altre informazioni a sostegno. Al fine di garantire la certezza del diritto e una corretta amministrazione della giustizia è necessario, affinché un ricorso sia ricevibile, che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali esso è fondato emergano, anche sommariamente, purché in modo coerente e comprensibile, dall’atto introduttivo stesso (ordinanza del Tribunale 25 luglio 2000, causa T‑110/98, RJB Mining/Commissione, Racc. pag. II‑2971, punto 23; sentenza del Tribunale 3 febbraio 2005, causa T‑19/01, Chiquita Brands e a./Commissione, Racc. pag. II‑315, punto 64).

82      Si deve necessariamente constatare che l’utilizzo, nel ricorso, del termine «o» indica chiaramente che le ricorrenti fanno valere, alternativamente, la violazione delle disposizioni degli artt. 23 CE e 25 CE, da un lato, e dell’art. 90 CE, dall’altro.

83      Tali indicazioni, contenute nel ricorso, erano sufficientemente chiare e precise, ai sensi dell’art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura, per consentire alla Commissione di predisporre la propria difesa.

84      Durante l’udienza le ricorrenti hanno precisato che, con il loro primo motivo, intendevano anzitutto dedurre la violazione degli artt. 23 CE e 25 CE e, in subordine, quella dell’art. 90 CE.

85      Pertanto, occorre considerare il primo motivo sufficientemente chiaro e preciso ai sensi dell’art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura.

86      In secondo luogo, la Commissione deduce che l’argomento delle ricorrenti secondo cui l’AGL sarebbe una tassa di effetto equivalente ad un dazio doganale ai sensi dell’art. 25 CE è stato presentato per la prima volta in sede di replica. Esso sarebbe quindi nuovo e, conseguentemente, proposto in violazione dell’art. 48, n. 2, del regolamento di procedura.

87      Secondo la giurisprudenza, è vietato dedurre un motivo nuovo in corso di causa, a meno che esso non sia basato su elementi di diritto e di fatto emersi durante il procedimento, come prevede l’art. 48, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura (ordinanza RJB Mining/Commissione, punto 81 supra, punto 24). Per contro, un motivo che costituisca l’ampliamento di un motivo già dedotto, direttamente o implicitamente, nel ricorso e che sia ad esso strettamente connesso è ricevibile (v. sentenza del Tribunale 9 marzo 1999, causa T‑212/97, Hubert/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑41 e II‑185, punto 87 e giurisprudenza ivi citata, e ordinanza RJB Mining/Commissione, punto 81 supra, punto 24).

88      Nel caso di specie, si deve necessariamente rilevare che l’art. 25 CE non è stato direttamente richiamato nel ricorso. In quest’ultimo, tuttavia, le ricorrenti hanno dedotto una violazione dell’art. 23 CE, in quanto dal nuovo regime di esenzione deriverebbe una discriminazione fiscale. Orbene, si deve ricordare che, ai sensi dell’art. 23, n. 1, CE, la Comunità è fondata su un’unione doganale che si estende al complesso degli scambi di merci. Tale unione comporta, da un lato, il divieto di qualsiasi dazio doganale all’importazione ed all’esportazione fra gli Stati membri nonché di qualsiasi onere di effetto equivalente a tali dazi e, dall’altro, l’adozione di una tariffa doganale comune per gli scambi tra gli Stati membri e i paesi terzi (sentenza della Corte 21 giugno 2007, causa C‑173/05, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑4917, punto 27).

89      Conseguentemente, l’art. 23 CE, che vieta i dazi doganali, e l’art. 25 CE, che vieta le tasse di effetto equivalente a dazi doganali, costituiscono, nel loro insieme, complementi necessari che danno luogo ad un divieto globale (v., in tal senso, sentenze della Corte 14 dicembre 1962, cause riunite 2/62 e 3/62, Commissione/Lussemburgo e Belgio, Racc. pag. 813; Commissione/Italia, punto 88 supra, punto 28, e giurisprudenza ivi citata, e 8 novembre 2007, causa C‑221/06, Stadtgemeinde Frohnleiten e Gemeindebetriebe Frohnleiten, Racc. pag. I‑9643, punto 27, e giurisprudenza ivi citata). Pertanto, tale argomento costituisce un ampliamento di un motivo già dedotto e risulta ricevibile ai sensi dell’art. 48, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura.

–       Sulla fondatezza del primo motivo

90      Dalla giurisprudenza menzionata al precedente punto 57 emerge che l’insufficienza o l’incompletezza dell’esame condotto dalla Commissione in sede di procedimento d’esame preliminare rappresenta un indizio dell’esistenza di gravi difficoltà.

91      Sempre secondo costante giurisprudenza, anche se la procedura di cui agli artt. 87 CE e 88 CE lascia alla Commissione un ampio margine discrezionale per sindacare la compatibilità di un regime di aiuti di Stato con le esigenze del mercato comune, dall’economia generale del Trattato CE emerge che tale procedimento non deve mai pervenire ad un risultato contrario alle disposizioni specifiche del Trattato CE (v., in tal senso, sentenze della Corte 21 maggio 1980, causa 73/79, Commissione/Italia, Racc. pag. 1533, punto 11; 19 settembre 2000, causa C‑156/98, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑6857, punto 78, e sentenza del Tribunale 31 gennaio 2001, cause riunite T‑197/97 e T‑198/97, Weyl Beef Products e a./Commissione, Racc. pag. II‑303, punto 75). Tale obbligo della Commissione di rispettare la coerenza tra gli artt. 87 CE e 88 CE ed altre norme del Trattato CE s’impone in particolare qualora anche le altre norme riguardino l’obiettivo di una concorrenza non falsata nel mercato comune, come nel caso di specie gli artt. 23 CE e 25 CE, da un lato, o l’art. 90 CE, dall’altro, che mirano a tutelare la libera circolazione delle merci e la concorrenza tra prodotti nazionali e prodotti importati. Infatti, nell’adottare una decisione sulla compatibilità di un aiuto con il mercato comune, la Commissione non può ignorare il pericolo di un pregiudizio alla concorrenza nel mercato comune causato da singoli operatori economici (sentenza Matra/Commissione, punto 55 supra, punti 42 e 43).

92      Pertanto, un aiuto di Stato che, in considerazione di determinate sue modalità, contrasti con altre disposizioni del Trattato CE non può essere dichiarato dalla Commissione compatibile con il mercato comune (sentenza 19 settembre 2000, Germania/Commissione, punto 91 supra, punto 78, e sentenza Portogallo/Commissione, punto 57 supra, punto 41). Inoltre, nel determinare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune, quest’ultima deve tener conto delle condizioni del mercato, anche a livello fiscale (v., in tal senso, sentenze 21 maggio 1980, Commissione/Italia, punto 91 supra, punto 11, e Portogallo/Commissione, punto 57 supra, punto 42). Ne risulta che, secondo il sistema del Trattato CE, un aiuto non può essere istituito o autorizzato sotto forma di discriminazione fiscale, da parte di uno Stato membro, nei confronti di prodotti originari di altri Stati membri (v., in tal senso, sentenza della Corte 27 maggio 1981, cause riunite 142/80 e 143/80, Essevi e Salengo, Racc. pag. 1413, punto 28).

93      Orbene, secondo la giurisprudenza della Corte, la legittimità di determinate esenzioni o riduzioni d’imposta, soprattutto qualora siano intese a consentire la conservazione di produzioni o di imprese che, senza queste speciali agevolazioni, non sarebbero più redditizie a causa dell’aumento dei costi di produzione, è subordinata alla condizione che gli Stati membri che le concedono ne estendano il beneficio, in maniera non discriminatoria e non protezionistica, ai prodotti importati che soddisfano le medesime condizioni (v., in tal senso, sentenze della Corte 27 febbraio 1980, causa 168/78, Commissione/Francia, Racc. pag. 347, punto 16; 30 ottobre 1980, 26/80, Schneider‑Import, Racc. pag. 3469, punto 9, e 18 aprile 1991, causa C‑230/89, Commissione/Grecia, Racc. pag. I‑1909, punto 12).

94      Le ricorrenti sostengono, in sostanza, che gli effetti del nuovo regime di esenzione dall’AGL per l’Irlanda del Nord, come approvato dalla Commissione nella decisione impugnata, determinano una discriminazione fiscale che viola gli artt. 23 CE e 25 CE o l’art. 90 CE, il che farebbe sorgere gravi difficoltà.

95      Spetta pertanto al Tribunale accertare se l’asserita discriminazione fiscale rappresenti un indizio dell’esistenza di gravi difficoltà, verificando se la Commissione, nell’ambito della valutazione della compatibilità del regime di aiuti in questione, fosse stata tenuta ad avviare il procedimento previsto all’art. 88, n. 2, CE per esaminare la coerenza degli artt. 87 CE e 88 CE con gli artt. 23 CE e 25 CE, ovvero con l’art. 90 CE.

96      A tale riguardo, occorre anzitutto osservare che il nuovo regime di esenzione dall’AGL approvato dalla decisione impugnata costituisce, in quanto esenzione da una tassa, un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87 CE, circostanza del resto non contestata dalle parti.

97      Si deve inoltre rilevare che, nella decisione impugnata, la Commissione ha, su tale base, esaminato l’esenzione dall’AGL alla luce della disciplina. In tale contesto, la Commissione ha ritenuto che l’AGL costituisse una tassa esistente e che ricorressero i presupposti descritti al punto 51.2 della disciplina per applicare a una siffatta tassa le disposizioni di cui al punto 51.1 della disciplina. Successivamente, la Commissione ha affermato che le condizioni previste dalla disciplina, in particolare quella relativa al pagamento di una parte significativa della tassa da parte dei beneficiari dell’esenzione, erano soddisfatte. La Commissione ne ha tratto la conclusione che l’esenzione dall’AGL era compatibile con il mercato comune, in base all’art. 87, n. 3, lett. c), CE.

98      Occorre infine rilevare, come è del resto incontroverso, che la questione dell’asserita discriminazione fiscale derivante dalla dedotta violazione degli artt. 23 CE e 25 CE o dell’art. 90 CE non è stata affrontata nella decisione impugnata, la quale non fa riferimento all’applicazione di alcuna di tali disposizioni.

99      Tuttavia, è incontestabile che il nuovo regime di esenzione introdotto in Irlanda del Nord ed approvato dalla decisione impugnata determina la conseguenza che gli aggregati vergini estratti in Irlanda del Nord dai produttori che hanno concluso un accordo ambientale sono tassati al 20% dell’aliquota dell’AGL (0,32 GBP per tonnellata), mentre i prodotti identici importati dall’Irlanda sono tassati con l’aliquota piena dell’AGL (1,60 GBP per tonnellata). Pertanto, dal regime generale dell’AGL nel suo complesso, nonché dal regime di esenzione per l’Irlanda del Nord convalidato dalla decisione impugnata, risulta che prodotti identici sono colpiti in modo diverso.

100    Occorre altresì osservare che, come precisato dalla Commissione e dal Regno Unito nel corso dell’udienza, i produttori di aggregati stabiliti in Irlanda non possono, secondo la normativa del Regno Unito, sottoscrivere un accordo ambientale. I produttori di aggregati irlandesi non hanno altre possibilità di beneficiare del regime di esenzione dall’AGL, per esempio dimostrando che le loro attività sarebbero conformi agli accordi ambientali che i produttori di aggregati dell’Irlanda del Nord possono stipulare.

101    Peraltro, è importante sottolineare che la BAA aveva sostenuto nella propria denuncia che il regime di aiuti in questione era diretto esclusivamente a tutelare la competitività dei produttori di granulati in Irlanda del Nord. La BAA aveva altresì evidenziato che il nuovo regime di esenzione era idoneo a falsare e ad alterare gli scambi tra Stati membri in modo significativo e che esso non poteva in alcun modo essere compatibile con il mercato comune in base all’art. 87, n. 3, lett. c), CE.

102    Alla luce di quanto sopra si deve rilevare che la Commissione, avendo omesso di esaminare, nella decisione impugnata, la sussistenza di un’eventuale discriminazione fiscale tra i prodotti nazionali in questione ed i prodotti importati dall’Irlanda, non poteva legittimamente adottare, sulla base dell’art. 4, n. 3, del regolamento n. 659/1999, la decisione di non sollevare obiezioni nei confronti dell’esenzione dall’AGL notificata dalle autorità del Regno Unito.

103    Tanto premesso, la decisione impugnata deve essere annullata, senza che sia necessario esaminare gli altri motivi delle ricorrenti.

 Sulle spese

104    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché le ricorrenti ne hanno fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, va condannata alle spese.

105    Ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie spese. Pertanto, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporterà le proprie spese.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE (Quinta Sezione)

dichiara e statuisce:

1)      La decisione della Commissione 7 maggio 2004, C (2004) 1614 def., di non sollevare obiezioni nei confronti della modifica dell’esenzione, in Irlanda del Nord, dal prelievo sugli aggregati nel Regno Unito è annullata.

2)      La Commissione sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla British Aggregates Association, dalla Healy Bros. Ltd e dalla David K. Trotter & Sons Ltd.

3)      Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporterà le proprie spese.

Vilaras

Prek

Ciucă

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 9 settembre 2010.

Firme


* Lingua processuale: l’inglese.