Causa C-60/02


Procedimento penale
contro
X



[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Landesgericht Eisenstadt (Austria)]

«Merci contraffatte e merci usurpative – Mancata previsione di una sanzione penale per il transito di merci contraffatte – Compatibilità con il regolamento (CE) n. 3295/94»

Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate il 5 giugno 2003
    
Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 7 gennaio 2004
    

Massime della sentenza

1..
Politica commerciale comune – Misure dirette a impedire l'immissione in commercio di merci contraffatte e di merci usurpative – Regolamento n. 3295/94 – Ambito di applicazione – Merci in transito esterno – Inclusione

[Regolamento (CE) del Consiglio n. 3295/94, artt. 2 e 11]

2..
Atti delle istituzioni – Regolamenti – Attuazione da parte degli Stati membri – Obbligo d'interpretazione conforme del diritto nazionale – Limiti – Principio di legalità dei reati e delle pene

1.
L'art. 11 del regolamento n. 3295/94, che fissa misure riguardanti l'introduzione nella Comunità, l'esportazione e la riesportazione dalla Comunità di merci che violano taluni diritti di proprietà intellettuale, come modificato dal regolamento n. 241/1999, impone agli Stati membri di adottare sanzioni in caso di infrazione al divieto, previsto dall'art. 2 di tale regolamento, di immettere in libera pratica, esportare, riesportare o vincolare ad un regime sospensivo merci contraffatte. Tali disposizioni sono applicabili al caso in cui merci in transito fra due Stati che non sono membri della Comunità europea sono provvisoriamente bloccate in uno Stato membro dalle autorità doganali di quest'ultimo Stato. v. punti 55, 64, dispositivo 1

2.
L'obbligo d'interpretazione conforme del diritto nazionale, alla luce della lettera e dello scopo del diritto comunitario, onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultimo, non può, di per sé e indipendentemente da una legge adottata da uno Stato membro, determinare o aggravare la responsabilità penale di un operatore che ha violato le prescrizioni di un regolamento comunitario. Infatti, il detto obbligo trova i suoi limiti nei principi generali del diritto, che fanno parte integrante del diritto comunitario, e segnatamente in quelli di certezza del diritto e di irretroattività. In particolare, il principio della legalità delle pene, sancito dall'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e che è un principio generale del diritto comunitario, comune alle tradizioni costituzionali degli Stati membri, vieta di sanzionare penalmente un comportamento che non sia vietato da una norma nazionale, anche nel caso in cui quest'ultima fosse contraria al diritto comunitario. v. punti 61, 63-64, dispositivo 2




SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)
7 gennaio 2004 (1)


«Merci contraffatte e merci usurpative – Mancata previsione di una sanzione penale per il transito di merci contraffatte – Compatibilità con il regolamento (CE) n. 3295/94»

Nel procedimento C-60/02,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dal Landesgericht Eisenstadt (Austria) nel procedimento penale dinanzi ad esso pendente a carico di

X,

domanda vertente sull'interpretazione del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3295, che fissa misure riguardanti l'introduzione nella Comunità, l'esportazione e la riesportazione dalla Comunità di merci che violano taluni diritti di proprietà intellettuale (GU L 341, pag. 8), come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 25 gennaio 1999, n. 241 (GU L 27, pag. 1),

LA CORTE (Quinta Sezione),,



composta dal sig. P. Jann, facente funzione di presidente della Quinta Sezione, dai sigg. D.A.O. Edward (relatore) e A. La Pergola, giudici,

avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomer
cancelliere: sig. R. Grass

viste le osservazioni scritte presentate:

per la Montres Rolex SA, dal sig. G. Kucsko, Rechtsanwalt;

per il governo austriaco, dalla sig.ra C. Pesendorfer, in qualità di agente;

per il governo finlandese, dalla sig.ra E. Bygglin, in qualità di agente;

per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. J.C. Schieferer, in qualità di agente,

vista la relazione del giudice relatore,

sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 5 giugno 2003,

ha pronunciato la seguente



Sentenza



1
Con ordinanza 17 gennaio 2002, pervenuta in cancelleria il 25 febbraio seguente, il Landesgericht Eisenstadt (Tribunale di Eisenstadt) ha sottoposto alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, una questione pregiudiziale sull'interpretazione del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3295, che fissa misure riguardanti l'introduzione nella Comunità, l'esportazione e la riesportazione dalla Comunità di merci che violano taluni diritti di proprietà intellettuale (GU L 341, pag. 8), come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 25 gennaio 1999, n. 241 (GU L 27, pag. 1; in prosieguo: il regolamento n. 3295/94).

2
Tale questione è stata sollevata nell'ambito di più procedimenti di indagini preliminari, avviati su richiesta delle società Montres Rolex SA (in prosieguo: la Rolex), Tommy Hilfinger Licensing Inc., La Chemise Lacoste SA, Guccio Gucci SpA e The Gap Inc., titolari di diritti di marchio, in seguito al sequestro, disposto dalle autorità doganali di Kittsee (Austria), di partite di merci ritenute contraffatte mediante uso dei marchi delle dette società.

Contesto normativo

Normativa comunitaria

3
Ai sensi dell'art. 1 del regolamento n. 3295/94, questo dispone:

a)
le condizioni d'intervento delle autorità doganali qualora merci sospettate di essere merci di cui al paragrafo 2, lettera a):

siano dichiarate per l'immissione in libera pratica, l'esportazione o la riesportazione a norma dell'articolo 61 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario;

siano dichiarate per l'immissione in libera pratica, l'esportazione o la riesportazione a norma dell'articolo 61 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario;

siano scoperte, in occasione di un controllo effettuato su merci sotto vigilanza doganale a norma dell'articolo 37 del regolamento (CEE) n. 2913/92, vincolate ad un regime sospensivo ai sensi dell'articolo 84, paragrafo 1, lettera a), dello stesso regolamento, riesportate previa notifica o poste in zona franca o deposito franco ai sensi dell'articolo 166 dello stesso regolamento;

siano scoperte, in occasione di un controllo effettuato su merci sotto vigilanza doganale a norma dell'articolo 37 del regolamento (CEE) n. 2913/92, vincolate ad un regime sospensivo ai sensi dell'articolo 84, paragrafo 1, lettera a), dello stesso regolamento, riesportate previa notifica o poste in zona franca o deposito franco ai sensi dell'articolo 166 dello stesso regolamento;

e

b)
le misure che le autorità competenti devono prendere nei riguardi delle merci anzidette qualora si accerti che sono effettivamente merci di cui al paragrafo 2, lettera a)

.

4
L'art. 1, n. 2, lett. a), del regolamento n. 3295/94 prende in particolare considerazione, con l'espressione merci che violano un diritto di proprietà intellettuale, le merci contraffatte.

5
Ai sensi della detta disposizione, le merci contraffatte includono:

le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto senza autorizzazione un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merci, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione ai sensi della legislazione comunitaria o della legislazione dello Stato membro in cui è presentata la domanda per l'intervento delle autorità doganali;
le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto senza autorizzazione un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merci, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione ai sensi della legislazione comunitaria o della legislazione dello Stato membro in cui è presentata la domanda per l'intervento delle autorità doganali;

qualsiasi segno distintivo (logo, etichetta, autoadesivo, opuscolo, foglietto illustrativo, documento di garanzia), anche presentato separatamente, che si trovi nella stessa situazione delle merci di cui al primo punto;
qualsiasi segno distintivo (logo, etichetta, autoadesivo, opuscolo, foglietto illustrativo, documento di garanzia), anche presentato separatamente, che si trovi nella stessa situazione delle merci di cui al primo punto;

gli imballaggi recanti marchi delle merci contraffatte presentati separatamente, che si trovino nella stessa situazione delle merci di cui al primo punto
gli imballaggi recanti marchi delle merci contraffatte presentati separatamente, che si trovino nella stessa situazione delle merci di cui al primo punto

.

6
L'art. 2 del regolamento n. 3295/94 dispone quanto segue: Sono vietati l'introduzione nella Comunità, l'immissione in libera pratica, l'esportazione, la riesportazione, il vincolo al regime sospensivo e l'introduzione in zona franca o in deposito franco di merci riconosciute come merci di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera a) in base alla procedura prevista dall'articolo 6.

7
L'art. 3 del detto regolamento prevede, in particolare, che il titolare di un diritto di marchio possa presentare al servizio doganale competente una domanda scritta per ottenere l'intervento delle autorità doganali relativamente a merci sospettate di essere contraffatte.

8
Conformemente all'art. 6, n. 1, primo comma, dello stesso regolamento, quando un ufficio doganale, cui è stata trasmessa una decisione che accoglie una richiesta del titolare del diritto di marchio, accerti che determinate merci corrispondono alla descrizione delle merci contraffatte menzionate nella detta decisione, detto ufficio sospende lo svincolo o procede al blocco di tali merci.

9
Ai sensi dell'art. 8 del regolamento n. 3295/94:

1.
Fatti salvi gli altri mezzi legali a cui può ricorrere il titolare del diritto, gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire alle autorità competenti:

a)
in linea generale di distruggere o di mettere fuori dei circuiti commerciali, secondo le pertinenti disposizioni della legislazione nazionale senza alcun risarcimento e senza alcuna spesa per l'erario le merci riconosciute come merci di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera a) affinché non subisca pregiudizi il titolare del diritto;

b)
di prendere nei confronti di tali merci qualsiasi altra misura che abbia l'effetto di privare gli interessati dell'utile economico dell'operazione.

Tranne in caso eccezionale, non si considera che abbia tale effetto la semplice eliminazione dei marchi apposti abusivamente sulle merci contraffatte.(...)

3.
Oltre alle informazioni comunicate ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, secondo comma e alle condizioni ivi previste, l'ufficio doganale o il servizio competente informano il titolare del diritto, su richiesta dello stesso, in merito ai nomi ed agli indirizzi dello speditore, dell'importatore, dell'esportatore e del fabbricante delle merci riconosciute come merci di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera a), nonché in merito ai quantitativi delle merci stesse

.

10
L'art. 11 del regolamento n. 3295/94 prevede quanto segue: (...) [C]iascuno Stato membro adotta provvedimenti da applicare in caso di infrazione alle disposizioni dell'articolo 2. Queste sanzioni devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive.

Normativa nazionale

11
L'art. 1 del Strafgesetzbuch (codice penale austriaco) dispone quanto segue: Una pena o una misura preventiva può essere inflitta solo per un atto che sia espressamente previsto come reato dalla legge e che, all'epoca in cui è stato commesso, era già passibile di pena.

12
Ai sensi dell'art. 84, n. 1, della Strafprozessordnung (codice di procedura penale austriaco): Allorché un'autorità o un ente pubblico sospetta l'esistenza di un atto perseguibile d'ufficio che rientra nella sua sfera di competenza, esso è tenuto a riferirne al pubblico ministero o a un'autorità di vigilanza.

13
L'art. 10, n. 1, del Markenschutzgesetz (legge austriaca sulla protezione dei marchi; in prosieguo: il MSchG) così dispone: Fatti salvi i diritti quesiti, il marchio registrato conferisce al suo titolare il diritto esclusivo di vietare ai terzi, salvo proprio consenso, di usare in commercio:

1)
un segno identico al marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato;

2)
un segno che, a motivo della sua identità o della sua somiglianza con il marchio e dell'identità o somiglianza dei prodotti o servizi contrassegnati dal marchio e dal segno, possa dare adito a un rischio di confusione per il pubblico, comportante anche un rischio di associazione tra il segno e il marchio

.

14
Ai sensi dell'art. 10 bis del MschG, l'uso di un segno per designare un prodotto o un servizio implica in particolare il fatto:

1)
di apporre il segno sui prodotti o sul loro imballaggio o sugli oggetti attraverso i quali il servizio è fornito o dovrebbe essere fornito;

2)
di offrire i prodotti, di immetterli in commercio o di detenerli a tali fini, oppure di offrire o fornire servizi contraddistinti dal segno;

3)
di importare o esportare prodotti contraddistinti dal segno;

4)
di utilizzare il segno nella corrispondenza commerciale, nelle comunicazioni e nella pubblicità

.

15
L'art. 60 del MschG commina le sanzioni applicabili in caso di contraffazione di un diritto di marchio.

Causa principale e questione pregiudiziale

16
La Rolex, una delle denunzianti nella causa principale, è titolare di diversi marchi protetti. Ignoti avrebbero violato i suo diritti di marchio tentando di far transitare dall'Italia alla Polonia, passando attraverso l'Austria, 19 orologi contraffatti contraddistinti dal marchio Rolex. Secondo la detta società, si tratta di una violazione del suo diritto di marchio, sanzionata penalmente dagli artt. 10 e 60, nn. 1 e 2, del MschG. Essa ha quindi chiesto al Landesgericht Eisenstadt l'avvio di un'indagine preliminare contro X per presunte infrazioni di tali disposizioni.

17
Le società Tommy Hilfinger Licensing Inc. e La Chemise Lacoste SA, titolari di diversi marchi protetti, hanno a loro volta sollecitato l'avvio di un'indagine preliminare contro X per presunte infrazioni delle stesse disposizioni del MschG. Tuttavia, l'8 marzo 2003, il giudice del rinvio ha informato la Corte del fatto che la seconda delle società summenzionate ha rinunciato all'azione.

18
La Guccio Gucci SpA e la The Gap Inc., titolari di diversi marchi protetti, hanno a loro volta sollecitato l'avvio di un'indagine preliminare contro X, da loro tuttavia identificato, in via ipotetica, con il direttore o il proprietario responsabile della società Beijing Carpet Import, con sede in Pechino (Cina), o il direttore o il proprietario responsabile della società H. SW Spol SRO, con sede in Bratislava (Slovacchia).

19
Secondo il Landesgericht, l'avvio di un'indagine preliminare, in base all'art. 84 , n. 1, della Strafprozessordnung, implica che il comportamento incriminato costituisca un reato. Il giudice del rinvio sottolinea anche che l'art. 7, n. 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che ha rango costituzionale nell'ordinamento austriaco, vieta che siano sanzionati atti che, al momento in cui sono stati commessi, non costituivano reato secondo il diritto nazionale o internazionale.

20
In forza del MschG, solo l'importazione e l'esportazione di un prodotto contraffatto costituirebbero un uso illecito del marchio, ma non il mero transito di un tale prodotto attraverso il territorio nazionale. Peraltro, il diritto penale austriaco opererebbe una distinzione netta tra le nozioni d'importazione e d'esportazione, da un lato, e quella di transito, dall'altro.

21
Il giudice del rinvio richiama la sentenza 6 aprile 2000, causa C-383/98, Polo/Lauren (Racc. pag. I-2519), in cui la Corte avrebbe giudicato che il regolamento n. 3295/94 si applica anche a situazioni in cui merci importate da uno Stato terzo vengono esportate verso un altro Stato terzo, il che significherebbe che nel campo di applicazione di tale regolamento rientra anche il mero transito. Poiché tale sentenza è stata tuttavia pronunciata in una causa civile, il giudice del rinvio si chiede se la stessa soluzione sia estendibile al diritto penale, allorché non vi sia reato secondo il diritto nazionale.

22
E' in tale contesto che il Landesgericht Eisenstadt, con la sua ordinanza di rinvio, come rettificata il 4 marzo 2002, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale: Se una disposizione nazionale, in concreto l'art. 60, nn. 1 e 2, del Markenschutzgesetz, in combinato disposto con l'art. 10 bis dello stesso, la quale può essere interpretata nel senso che non è punibile il mero transito di merci prodotte o poste in commercio in violazione di norme sul diritto di marchio, sia contraria all'art. 2 del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3295, che fissa misure intese a vietare l'immissione in libera pratica, l'esportazione, la riesportazione e il vincolo ad un regime sospensivo di merci contraffatte e di merci usurpative, nella versione di cui al regolamento (CE) del Consiglio 25 gennaio 1999, n. 241 (...).

Sulla ricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale

Osservazioni sottoposte alla Corte

23
Secondo la Rolex, i giudici nazionali possono adire la Corte unicamente se dinanzi ad essi sia pendente una lite e se essi siano stati chiamati a statuire nell'ambito di un procedimento destinato a risolversi in una pronuncia di carattere giurisdizionale (v., in tale senso, ordinanze 18 giugno 1980, causa 138/80, Borker, Racc. pag. 1975, punto 4, e 5 marzo 1986, causa 318/85, Greis Unterweger, Racc. pag. 955, punto 4, nonché sentenza 19 ottobre 1995, causa C-111/94, Job Centre, Racc. pag. I-3361, punto 9).

24
Orbene, nel diritto austriaco, lo scopo dell'indagine preliminare sarebbe quello di sottoporre ad un primo esame le accuse di reato e di far luce sui fatti per quanto necessario, al fine di rilevare gli elementi che possano portare all'archiviazione del procedimento penale, o alla prosecuzione di questo. Conseguentemente, la decisione relativa all'avvio di un'indagine preliminare non avrebbe natura giurisdizionale. La presente domanda di pronuncia pregiudiziale sarebbe pertanto irricevibile.

Giudizio della Corte

25
La Corte ha già avuto occasione di giudicare ricevibile un rinvio pregiudiziale che ha avuto origine nell'ambito della fase istruttoria di un procedimento penale, destinata a sfociare nell'adozione di un decreto di archiviazione degli atti, o in una citazione a comparire o in una sentenza di non luogo a procedere (v., in tale senso, sentenza 11 giugno 1987, causa 14/86, Pretore di Salò, Racc. pag. 2545, punti 10 e 11).

26
Inoltre, nella sentenza 21 aprile 1988, causa 338/85, Pardini (Racc. pag. 2041), la Corte ha accettato di rispondere ad alcune questioni poste nell'ambito di un procedimento diretto all'adozione di provvedimenti d'urgenza suscettibili di essere confermati, modificati o revocati.

27
Peraltro, nel procedimento pendente dinanzi al giudice del rinvio, quest'ultimo, così come rilevato giustamente dall'avvocato generale al paragrafo 22 delle sue conclusioni, adotterà in ogni caso una decisione di natura giurisdizionale, indipendentemente dal fatto che questa disponga l'applicazione eventuale di sanzioni penali, il sequestro e la distruzione di merci sospettate di essere contraffatte, o piuttosto un non luogo a procedere o un'archiviazione.

28
Infine, la scelta del momento più idoneo per interrogare la Corte in via pregiudiziale è di competenza esclusiva del giudice nazionale (v., in particolare, sentenze 10 marzo 1981, cause riunite 36/80 e 71/80, Irish Creamery Milk Suppliers Association e a., Racc. pag. 735, punti 5 - 8; 10 luglio 1984, causa 72/83, Campus Oil e a., Racc. pag. 2727, punto 10; 19 novembre 1998, causa C-66/96, Høj Pedersen e a., Racc. pag. I-7327, punti 45 e 46, nonché 30 marzo 2000, causa C-236/98, JämO, Racc. pag. I-2189, punti 30 e 31).

29
La domanda di pronuncia pregiudiziale è pertanto ricevibile.

Sulla questione pregiudiziale

Osservazioni sottoposte alla Corte

30
Secondo la Rolex ed il governo austriaco, il regolamento n. 3295/94 si applica anche alle merci in transito, che attraversano il territorio comunitario, provenienti da uno Stato terzo e destinate ad un altro Stato terzo (sentenza Polo/Lauren, cit., punto 27). L'adozione del regolamento n. 241/1999 non avrebbe in alcun modo modificato tale interpretazione (sentenza Polo/Lauren, cit., punto 28).

31
Il governo austriaco deduce dagli artt. 6, n. 2, lett. b), e 11 del regolamento n. 3295/94 che gli Stati membri sono competenti per determinare le sanzioni applicabili in caso di reato, sulla base dei loro diritti nazionali, ma che le fattispecie di reato sono stabilite dalle disposizioni del detto regolamento e, in particolare, dall'art. 2 di questo. Pertanto, le autorità austriache sarebbero tenute ad infliggere sanzioni per il mero transito di merci contraffatte attraverso l'Austria.

32
A tale proposito, la Rolex espone che, alla data dei fatti all'origine del rinvio nella causa che ha dato luogo alla citata sentenza Polo/Lauren, che sono anteriori alla riforma effettuata dal MschG, nelle norme di legge austriache relative alla contraffazione non esisteva alcuna descrizione particolareggiata circa la nozione di uso di un marchio per designare una merce o un servizio. Così, nella sua sentenza 29 settembre 1986, Baygon, l'Oberster Gerichtshof (Corte di cassazione austriaca) ha giudicato che non c'era violazione del diritto di marchio se il prodotto contraddistinto dal marchio straniero veniva esportato verso un altro paese terzo nel quale sarebbe poi stato immesso in commercio.

33
Il 23 luglio 1999, una grande riforma del diritto dei marchi sarebbe entrata in vigore in Austria con l'adozione della Markenrechts-Novelle 1999 (BGBl. I, 1999/111), in particolare per renderlo conforme alla prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa (GU L 40, pag. 1). L'art. 5, n. 3, di questa direttiva sarebbe stato così recepito nel diritto austriaco, precisamente nel nuovo art. 10 bis del MSchG.

34
Nei lavori preparatori della detta legge ci sarebbe un riferimento esplicito al rigetto della citata giurisprudenza Baygon dell'Oberster Gerichtshof. Il legislatore austriaco avrebbe così chiaramente previsto che la riesportazione, e quindi anche il mero transito, possono costituire nel diritto austriaco una violazione del diritto di marchio.

35
Conseguentemente, l'interpretazione del giudice del rinvio, secondo la quale il mero transito di merci prodotte in violazione delle disposizioni del diritto dei marchi non sarebbe sanzionato penalmente, sarebbe erronea.

36
La Rolex aggiunge che gli artt. 10 e seguenti del MschG prevedono nello stesso tempo sanzioni civili e penali in caso di violazione del diritto dei marchi. Per ragioni di certezza del diritto e di prevedibilità delle decisioni giudiziarie, sarebbe escluso che una sola e medesima norma possa essere interpretata differentemente a seconda che le sanzioni che vi sono collegate abbiano natura civile o penale.

37
Il governo finlandese, per parte sua, ricorda che il regolamento n. 3295/94 è stato adottato sulla base dell'art. 113 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 133 CE), il cui obiettivo sarebbe quello di proteggere, tramite la politica commerciale comune, il commercio nella Comunità, in particolare alle frontiere di questa, attraverso misure adeguate. Il detto regolamento proteggerebbe così, da un lato, il mercato interno contro le merci contraffatte e le copie illegali e, dall'altro, il titolare di un diritto di proprietà intellettuale contro ogni violazione di tale diritto.

38
L'art. 11 del regolamento n. 3295/94 prevederebbe l'obbligo per gli Stati membri di adottare provvedimenti in caso d'infrazione alle disposizioni del suo art. 2. Tali sanzioni dovrebbero essere efficaci, proporzionate e dissuasive.

39
Peraltro, in forza del principio di equivalenza, la sanzione per violazioni del diritto comunitario dovrebbe essere paragonabile a quelle previste per le violazioni delle corrispondenti disposizioni nazionali, a livello di requisiti sia sostanziali, sia formali. Così, gli Stati membri potrebbero venire indirettamente obbligati a prevedere sanzioni penali.

40
Il governo finlandese ritiene che l'eventuale mancata previsione da parte del diritto austriaco di sanzioni efficaci per il transito di merci contraffatte e di copie illegali implicherebbe una violazione del diritto comunitario.

41
Secondo il detto governo, per assicurare l'efficace attuazione del diritto comunitario è essenziale che le disposizioni del diritto derivato siano applicate in maniera uniforme in tutti gli Stati membri. Se merci contraffatte potessero essere trasportate sul territorio della Comunità in assenza di sanzioni efficaci, in forza di una semplice dichiarazione secondo la quale la destinazione finale di tali merci si trova in uno Stato terzo, sussisterebbe un alto rischio che le partite dichiarate in transito finiscano in realtà sul mercato della Comunità, grazie allo sfruttamento delle debolezze del regime del transito comunitario. Si tratterebbe in tal caso di un comportamento classico per le infrazioni collegate al trasporto di alcolici e di tabacco.

42
La Commissione deplora che l'ordinanza di rinvio non contenga sufficienti informazioni sui particolari relativi al regime doganale applicabile alle merci contraffatte o alla posizione doganale di queste per determinare l'esatto contesto normativo applicabile alla causa principale. Infatti, la detta ordinanza non indicherebbe se le merci siano o meno di origine comunitaria. Nel caso del procedimento conseguente alla denuncia depositata dalla Rolex, l'ordinanza di rinvio indicherebbe che le merci sono state importate dall'Italia in Austria prima di essere introdotte in Polonia. Nel caso dei procedimenti relativi alle denunce depositate dalle società La Chemise Lacoste SA e Guccio Gucci SpA, le merci sarebbero state importate dalla Cina in Austria per essere introdotte in Slovacchia.

43
Secondo la Commissione è quindi necessario delineare più ipotesi.

44
Se le merci non sono di origine comunitaria, l'ordinanza di rinvio non fornirebbe alcuna indicazione relativamente al regime doganale applicabile. Pertanto, resterebbe aperta la questione, se si sia in presenza di un'operazione di transito o di un altro regime doganale. Lo stesso varrebbe relativamente alla questione, se le merci siano state introdotte regolarmente nel territorio doganale della Comunità.

45
Dall'altro lato, se le merci sono di origine comunitaria, si dovrebbe constatare che, essendo importate dall'Italia, esse sono già immesse in libera pratica doganale, in quanto avrebbero assunto la posizione di merci comunitarie nel territorio doganale della Comunità.

46
In tale ipotesi, la Commissione ricorda che il regolamento n. 3295/94 non riguarda le merci contraffatte fabbricate o immesse sul mercato nella Comunità, ma solo quelle provenienti da paesi terzi (v. sentenza 26 settembre 2000, causa C-23/99, Commissione/Francia, Racc. pag. I-7653, punto 3). In tal caso, il problema della compatibilità del diritto austriaco con il detto regolamento non si porrebbe e la domanda di pronuncia pregiudiziale sarebbe irricevibile.

47
Infine, se le merci non sono di origine comunitaria e non sono state sottoposte ad un regime doganale nella Comunità, esse dovrebbero allora essere considerate come importate irregolarmente nel territorio doganale di quest'ultima. In tal caso, nessun elemento permetterebbe di concludere che, nella causa principale, esista una qualsiasi contraddizione tra le disposizioni sufficientemente chiare del regolamento n. 3295/94 e le disposizioni rilevanti del diritto austriaco.

48
Per quanto riguarda gli artt. 8, n. 1, e 11 del regolamento n. 3295/94, la Commissione delinea due ipotesi.

49
Nella prima ipotesi, la Repubblica d'Austria avrebbe adottato le misure previste dall'art. 8, n. 1, del detto regolamento, ma la loro applicazione alla procedura di transito sarebbe messa in discussione dalle disposizioni nazionali, passibili di un'interpretazione in senso contrario.

50
Nella seconda ipotesi, il detto Stato membro non avrebbe adottato le misure previste dall'art. 8, n. 1, del regolamento n. 3295/94. In tal caso, si porrebbe il problema dell'applicazione delle norma enunciata da detto articolo, là dove esistessero disposizioni di diritto nazionale secondo cui il transito delle merci interessate non costituisce uso illecito di un marchio.

51
La Commissione deduce inoltre dai punti 23 - 25 della sentenza 14 ottobre 1999, causa C- 223/98, Adidas (Racc. pag. I-7081), che, allorché merci contraffatte o copie illegali sono vincolate ad un regime sospensivo, quale il regime di transito, disposizioni nazionali interpretabili come indicato al punto precedente costituirebbero una violazione dell'art. 2 del regolamento n. 3295/94. Secondo essa, le disposizioni nazionali devono essere interpretate conformemente a tale art. 2, di modo che, in particolare, le misure previste dall'art. 8, n. 1, del detto regolamento siano applicabili alle merci vincolate ad un regime sospensivo.

52
Tuttavia, la Commissione rileva che un problema specifico potrebbe porsi per quanto riguarda l'art. 11 del regolamento n. 3295/94. Infatti, l'obbligo del giudice nazionale d'interpretare le norme rilevanti del diritto interno alla luce del contenuto del diritto comunitario troverebbe i suoi limiti nei principi generali del diritto, che fanno parte del diritto comunitario, ed in particolare in quelli della certezza del diritto e dell'irretroattività in materia penale.

53
Così, nella sentenza 8 ottobre 1987, causa 80/86, Kolpinghuis Nijmegen (Racc. pag. 3969, punti 12 e 13), la Corte avrebbe giudicato che le disposizioni non recepite di una direttiva non possono avere l'effetto, di per se stesse e indipendentemente da una legge interna adottata da uno Stato membro per la sua attuazione, di determinare o aggravare la responsabilità penale di coloro che violano le disposizioni di tale direttiva. La Commissione ne deduce che disposizioni nazionali di natura tale da condurre ad un'interpretazione contraria ai divieti enunciati dall'art. 2 del regolamento n. 3295/94 non possono avere come effetto, di per se stesse, di determinare o aggravare la responsabilità penale di coloro che le violano.

Giudizio della Corte

54
In via preliminare, occorre ricordare, così come dichiarato dalla Corte al punto 29 della citata sentenza Polo/Lauren, che l'art. 1 del regolamento n. 3295/94 dev'essere interpretato nel senso che si applica allorché determinate merci, importate da un paese terzo, mentre transitano verso un altro paese terzo, sono provvisoriamente bloccate in uno Stato membro dalle autorità doganali di questo Stato in forza di tale regolamento e su richiesta della società titolare dei diritti la cui violazione è stata denunciata.

55
Occorre anche ricordare che l'art. 11 del regolamento n. 3295/94 impone agli Stati membri di adottare sanzioni in caso di infrazione al divieto, previsto dall'art. 2 di tale regolamento, di immettere in libera pratica, esportare, riesportare o vincolare ad un regime sospensivo merci contraffatte.

56
Inoltre, così come rilevato a ragione dall'avvocato generale al paragrafo 36 delle sue conclusioni, l'interpretazione relativa all'ambito di applicazione del detto regolamento non dipende dalla natura del procedimento nazionale (civile, penale o amministrativo) nel corso del quale tale interpretazione viene richiesta.

57
Il giudice del rinvio ritiene che l'art. 60 del MschG possa essere interpretato nel senso che esso non si applica al mero transito di merci, tesi contestata dal governo austriaco e dai ricorrenti nella causa principale.

58
Non spetta alla Corte pronunciarsi sull'interpretazione del diritto nazionale, compito che incombe esclusivamente al giudice nazionale. Se quest'ultimo dovesse constatare che le disposizioni rilevanti del diritto nazionale non vietano e dunque non puniscono il mero transito sul territorio dello Stato membro interessato di merci contraffatte, come tuttavia richiesto dagli artt. 2 e 11 del regolamento n. 3295/94, si dovrebbe concludere che questi ultimi contrastano con le dette disposizioni nazionali.

59
Peraltro, secondo una costante giurisprudenza, il giudice nazionale deve interpretare il proprio diritto nazionale entro i limiti posti dal diritto comunitario, onde conseguire il risultato prescritto dalla norma comunitaria (v. sentenze 13 novembre 1990, causa C-106/89, Marleasing, Racc. pag. I-4135, punto 8, e 26 settembre 2000, causa C-262/97, Engelbrecht, Racc. pag. I-7321, punto 39).

60
Se una tale interpretazione conforme è possibile, spetterebbe al giudice nazionale, al fine di garantire ai titolari di un diritto di proprietà intellettuale una sua tutela contro le infrazioni vietate dall'art. 2 del regolamento n. 3295/94, applicare al transito di merci contraffatte sul territorio nazionale le sanzioni civili previste dal diritto nazionale per gli altri comportamenti vietati dallo stesso art. 2, purché esse siano efficaci, proporzionate e dissuasive.

61
Tuttavia, un problema specifico si pone relativamente all'applicazione del principio d'interpretazione conforme in materia penale. Così, come anche giudicato dalla Corte, detto principio trova i suoi limiti nei principi generali del diritto, che fanno parte integrante del diritto comunitario, ed in particolare in quelli di certezza del diritto e di irretroattività. A tale proposito, la Corte ha avuto occasione di giudicare a più riprese che una direttiva non può avere come effetto, di per sé e indipendentemente da una legge interna di uno Stato membro adottata per la sua attuazione, di determinare o aggravare la responsabilità penale di coloro che agiscono in violazione delle dette disposizioni (v., in particolare, sentenze Pretore di Salò, cit., punto 20; 26 settembre 1996, causa C-168/95, Arcaro, Racc. pag. I-4705, punto 37, e 12 dicembre 1996, cause riunite C-74/95 e C-129/95, X, Racc. pag. I-6609, punto 24).

62
Anche se nella causa principale la norma comunitaria di cui trattasi è un regolamento, ossia una norma che, per sua natura, non necessita di misure nazionali di recepimento, e non una direttiva, occorre rilevare che l'art. 11 del regolamento n. 3295/94 attribuisce agli Stati membri il potere di adottare le sanzioni relative alle infrazioni ai comportamenti vietati dall'art. 2 di tale regolamento, il che rende estendibile a detta causa il ragionamento seguito dalla Corte per le direttive.

63
Nell'ipotesi in cui il giudice del rinvio pervenga alla conclusione che il diritto nazionale non vieta il transito sul territorio austriaco di merci contraffatte, il principio della legalità delle pene, quale consacrato dall'art. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che è un principio generale del diritto comunitario, comune alle tradizioni costituzionali degli Stati membri, vieterebbe di sanzionare penalmente un tale comportamento, anche nel caso in cui la norma nazionale fosse contraria al diritto comunitario.

64
Pertanto, si deve rispondere alla questione posta dichiarando che:

gli artt. 2 e 11 del regolamento n. 3295/94 devono essere interpretati nel senso che essi sono applicabili al caso in cui merci in transito fra due Stati che non sono membri della Comunità europea sono provvisoriamente bloccate in uno Stato membro dalle autorità doganali di quest'ultimo Stato;
gli artt. 2 e 11 del regolamento n. 3295/94 devono essere interpretati nel senso che essi sono applicabili al caso in cui merci in transito fra due Stati che non sono membri della Comunità europea sono provvisoriamente bloccate in uno Stato membro dalle autorità doganali di quest'ultimo Stato;

l'obbligo d'interpretazione conforme del diritto nazionale, alla luce della lettera e dello scopo del diritto comunitario, onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultimo, non può, di per sé e indipendentemente da una legge adottata da uno Stato membro, determinare o aggravare la responsabilità penale di un operatore che ha violato le prescrizioni del detto regolamento.
l'obbligo d'interpretazione conforme del diritto nazionale, alla luce della lettera e dello scopo del diritto comunitario, onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultimo, non può, di per sé e indipendentemente da una legge adottata da uno Stato membro, determinare o aggravare la responsabilità penale di un operatore che ha violato le prescrizioni del detto regolamento.


Sulle spese

65
Le spese sostenute dai governi austriaco e finlandese, nonché dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.

Per questi motivi,

LA CORTE (Quinta Sezione)

pronunciandosi sulla questione sottopostale dal Landesgericht Eisenstadt, con ordinanza 17 gennaio 2002, dichiara:

1)
Gli artt. 2 e 11 del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3295, che fissa misure riguardanti l'introduzione nella Comunità, l'esportazione e la riesportazione dalla Comunità di merci che violano taluni diritti di proprietà intellettuale, come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 25 gennaio 1999, n. 241, sono applicabili al caso in cui merci in transito fra due Stati che non sono membri della Comunità europea sono provvisoriamente bloccate in uno Stato membro dalle autorità doganali di quest'ultimo Stato.

2)
L'obbligo d'interpretazione conforme del diritto nazionale, alla luce della lettera e dello scopo del diritto comunitario, onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultimo, non può, di per sé e indipendentemente da una legge adottata da uno Stato membro, determinare o aggravare la responsabilità penale di un operatore che ha violato le prescrizioni del detto regolamento.

Jann

Edward

La Pergola

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 gennaio 2004.

Il cancelliere

Il presidente

R. Grass

V. Skouris


1
Lingua processuale: il tedesco.