INT/1028
Strategia per la competitività a lungo termine
PARERE
Sezione Mercato unico, produzione e consumo
a)Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni
Il mercato unico compie trent'anni
[COM(2023) 162 final]
b)Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni
Competitività a lungo termine dell'UE: prospettive oltre il 2030
[COM(2023) 168 final]
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E-mail di contatto
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int@eesc.europa.eu
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Amministratrice
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Silvia STAFFA
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Data del documento
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2/2/2024
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Relatrice: Emilie PROUZET
Correlatore: Stefano PALMIERI
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Consultazione
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Commissione europea, 02/05/2023
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Base giuridica
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Articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea
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Sezione competente
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Mercato unico, produzione e consumo
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Adozione in sezione
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29/1/2024
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Esito della votazione
(favorevoli/contrari/astenuti)
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73/0/0
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Adozione in sessione plenaria
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DD/MM/YYYYY
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Sessione plenaria n.
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...
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Esito della votazione
(favorevoli/contrari/astenuti)
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.../.../...
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1.Conclusioni e raccomandazioni
1.1Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la comunicazione della Commissione europea sulla competitività a lungo termine dell'UE, pubblicata il 16 marzo 2023. Nella comunicazione la Commissione riconosce che la competitività dell'UE è attualmente in ritardo, in particolare per quanto riguarda la produttività e alcune tecnologie trasversali. Quando si tratta di affrontare le sfide future dopo il 2030, il CESE ritiene che la competitività sia determinata da una pluralità di attori e fattori che danno vita a ecosistemi complessi e che devono essere considerati in una visione integrata. Questi fattori che incidono sulla competitività e sulla produttività dell'ecosistema presentano caratteristiche proprie e comprendono i sistemi territoriali, le imprese nelle loro molteplici e diverse forme, i lavoratori, le parti sociali e le amministrazioni pubbliche.
1.2L'UE deve adottare un'agenda per la competitività che, in linea con i principi del mercato unico e dell'economia sociale di mercato, sia lungimirante, ben definita e coordinata, promuova la prosperità delle imprese, posti di lavoro di qualità, il miglioramento del tenore di vita dei cittadini dell'UE e l'inclusività, migliorando nel contempo la capacità del sistema dell'UE di innovare, investire e commerciare, nonché di competere sul mercato globale per il bene comune e di guidare la nostra transizione verso la neutralità climatica.
1.3Il CESE riconosce che il mercato unico deve continuare a svolgere il suo ruolo e a funzionare correttamente sia in circostanze normali che in tempi di crisi. Per garantire il corretto funzionamento del mercato unico, occorre individuare ed eliminare sistematicamente gli ostacoli al mercato e impedire che ne insorgano di nuovi. Il CESE esorta in particolare gli Stati membri a impegnarsi fermamente ad attuare e applicare correttamente la legislazione dell'UE. Tutto ciò deve essere accompagnato da adeguati strumenti di controllo e protezione per quanto riguarda la qualità del lavoro la parità di condizioni per tutte le imprese, i diritti dei cittadini e la protezione dei consumatori. Il CESE ritiene inoltre che l'autonomia strategica aperta dell'UE debba essere sviluppata come elemento chiave del progetto europeo, la cui unicità e i cui punti di forza si basano sulla combinazione di integrazione economica e sociale, per garantire "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente", come stabilito all'articolo 3, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea.
1.4Il CESE sostiene l'attuazione di un quadro di bilancio dell'UE favorevole agli investimenti e alla crescita che garantisca la sostenibilità economica e consenta ai settori pubblico e privato di impegnarsi nella pianificazione a lungo termine e di perseguire politiche migliori, anche in linea con gli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali.
1.5Il CESE ritiene che per rilanciare la competitività dell'UE sia necessario attivare una strategia industriale europea integrata che, promuovendo un sistema industriale europeo integrato, abbia come protagonisti l'impresa e i suoi lavoratori.
1.6Il CESE concorda con la Commissione sul fatto che un elevato livello di servizi pubblici e di infrastrutture in tutte le aree e regioni europee, in particolare in quelle che sono in ritardo rispetto alla media, è necessario anche per il funzionamento del mercato unico. Per il CESE, un'adeguata fornitura di infrastrutture fisiche e sociali riveste un valore strategico per garantire la competitività dell'ecosistema dell'UE. Questa azione strategica richiede: i) una politica di coesione che promuova la convergenza economica e la resilienza; ii) investimenti in servizi pubblici di qualità e in reti di trasporto, energia e dati adeguate alle esigenze future, con particolare attenzione alla fornitura di infrastrutture critiche, e progetti transfrontalieri e multinazionali; e iii) investimenti nell'istruzione e nell'apprendimento permanente per una forza lavoro qualificata preparata alle sfide di domani, in un sistema sanitario di qualità, nell'assistenza a lungo termine e nell'assistenza sociale, nonché in alloggi a prezzi accessibili.
1.7Il CESE apprezza gli sforzi compiuti dalla Commissione per individuare 17 indicatori chiave di prestazione (ICP) per le nove dimensioni della competitività. Tuttavia, il CESE ritiene che: i) per alcune dimensioni della competitività siano stati esclusi alcuni indicatori chiave; e ii) la dimensione europea degli ICP nasconda le differenze territoriali esistenti.
2.Contesto
2.1L'UE si è posta l'obiettivo di rafforzare la sua resilienza e influenza nel mondo, ma sta perdendo la competitività necessaria per raggiungere tale obiettivo. Si prevede che la quota dell'UE nell'economia mondiale diminuirà costantemente, passando da quasi il 15 % ad appena il 9 % entro il 2050
. È pertanto indispensabile migliorare la produttività e la competitività dell'UE. A tal fine, l'UE deve adottare un'agenda per la competitività che, in linea con i principi del mercato unico e dell'economia sociale di mercato, sia lungimirante, ben definita e coordinata, promuova la prosperità delle imprese e dei lavoratori, migliorando la loro capacità di innovare, investire e commerciare, nonché di competere sul mercato globale per il bene comune, e guidi la nostra transizione verso la neutralità climatica. Ciò è essenziale non solo per garantire in futuro la prosperità, l'innovazione, gli investimenti, il commercio e la crescita, ma anche per creare posti di lavoro di qualità e migliorare il tenore di vita.
2.2Il CESE accoglie con favore la comunicazione della Commissione europea sulla competitività a lungo termine dell'UE, pubblicata il 16 marzo 2023. Nella comunicazione la Commissione riconosce che la competitività dell'UE è attualmente in ritardo, in particolare per quanto riguarda la produttività e alcune tecnologie trasversali. Lo scopo della comunicazione è quindi quello di presentare obiettivi di competitività in grado di contribuire al conseguimento degli obiettivi strategici a lungo termine dell'UE, affrontando le sfide future dopo il 2030. In quest'ottica, il CESE ritiene che, per colmare il divario esistente in termini di crescita e innovazione, sia necessario creare condizioni favorevoli per una crescita sostenibile, tenendo presente che, nell'attuale contesto globale, la competitività è determinata da una pluralità di attori e di fattori che danno vita a ecosistemi complessi e che devono essere considerati in una visione integrata. Questi fattori che incidono sulla competitività e sulla produttività dell'ecosistema presentano caratteristiche proprie e comprendono i sistemi territoriali, le imprese nelle loro molteplici e diverse forme, i lavoratori, le parti sociali e le amministrazioni pubbliche.
3.Osservazioni generali
3.1Il CESE concorda con la Commissione sul fatto che il mercato unico è "uno dei maggiori risultati conseguiti dall'UE" e costituisce il fondamento della pace, della prosperità e dell'influenza geopolitica nel mondo.
3.2Tuttavia, il CESE sottolinea che, a trent'anni dalla sua entrata in vigore, il mercato unico rimane frammentato e la sua integrazione non sta facendo progressi. Secondo la Commissione, dal 2006 gli scambi intra-UE di merci sono aumentati solo del 3,5 % rispetto alle dimensioni dell'economia dell'UE; gli scambi intra-UE di servizi rappresentano solo il 6 % del PIL dell'UE
. La libera circolazione delle merci, dei servizi, delle persone, dei capitali e dei dati non è ancora una realtà in molti settori. Le imprese, in particolare le start-up e le PMI, incontrano difficoltà o impossibilità a espandersi e a crescere a livello transfrontaliero a causa di una moltitudine di ostacoli. Di conseguenza, l'UE si sta lasciando sfuggire un enorme potenziale economico con un valore fino a 713 miliardi di EUR fino alla fine del 2029 per i soli beni e servizi
. I recenti shock, tra cui la pandemia e la guerra della Russia contro l'Ucraina, hanno tuttavia dimostrato non solo la vulnerabilità del mercato unico alle crisi, ma anche la misura in cui l'economia dell'UE dipende da un mercato unico pienamente funzionante. Inoltre, un mercato unico sano può rafforzare la resilienza dell'UE e la sua risposta alle crisi future.
3.3Allo stesso tempo, le imprese, in particolare le PMI, devono far fronte a una quantità elevata e crescente di costi e oneri normativi derivanti dalla legislazione dell'UE e nazionale. Sono necessarie misure urgenti, a livello sia europeo che nazionale, per gestire meglio il flusso dei costi e degli oneri normativi, eliminare la burocrazia superflua e sostenere attivamente le imprese nella trasformazione e nel rispetto degli effetti cumulativi dei molteplici nuovi regolamenti. La transizione dipende da molti fattori, e le imprese svolgono un ruolo importante al riguardo.
3.4Il CESE accoglie con favore le misure proposte dalla Commissione per promuovere l'integrazione del mercato unico, in particolare nel settore dei servizi. Il CESE si rallegra inoltre delle ultime conclusioni del Consiglio che chiedono di concentrarsi "in particolare sull'approfondimento del mercato unico, sulla preservazione della sua integrità, delle sue quattro libertà e della sua apertura, sulla garanzia di condizioni di parità e sulla creazione di un quadro normativo che sia favorevole alla crescita e riduca gli oneri amministrativi, con contestuale rafforzamento della politica industriale e riduzione delle dipendenze strategiche, specie nei settori più sensibili"
. Il CESE sottolinea tuttavia che, nella pratica, gli Stati membri spesso non hanno la volontà politica di attuare e applicare tale impegno. Inoltre, il CESE osserva che la comunicazione manca di una visione politica olistica che coinvolga le varie direzioni generali per approfondire il mercato unico in tutti i settori. Il CESE chiede pertanto con forza che il completamento del mercato unico diventi ancora una volta un progetto centrale per il futuro dell'UE e che gli venga attribuita la massima priorità politica in tutte le istituzioni dell'UE.
3.5Per quanto riguarda la verifica della competitività, il CESE accoglie con favore la sua introduzione per sostenere la creazione di imprese e il miglioramento delle condizioni di lavoro, e rimanda alle sue recenti raccomandazioni in materia
. Chiede inoltre che detta verifica sia pienamente e rapidamente applicato. Inoltre, il CESE esorta la Commissione a comunicare in modo chiaro e rapido in che modo la verifica sarà applicata nella pratica. Già nella definizione di tutte le nuove iniziative si dovrebbe attribuire la dovuta attenzione e il giusto peso alla competitività.
3.6La valorizzazione del ruolo delle parti sociali e il rafforzamento della contrattazione collettiva costituiscono elementi importanti al fine di migliorare la competitività.
3.7In base ai dati più aggiornati, nell'UE esistono 2 950 cluster industriali regionali che rappresentano circa un quarto dell'occupazione in Europa (61,8 milioni di posti di lavoro, pari al 23,4 % del totale europeo). Considerando che si tratta di attori così importanti nell'economia reale, qualsiasi strategia a lungo termine per l'UE deve riservare un'attenzione particolare a questi cluster e ai loro lavoratori.
4.Un mercato unico e un quadro normativo efficienti
4.1Al pari della Commissione, il CESE riconosce il ruolo del mercato unico quale pilastro principale del contesto imprenditoriale dell'Unione, e concorda sulla necessità di garantirne il funzionamento sia in circostanze normali che in tempi di crisi. Per garantire il corretto funzionamento del mercato unico, occorre individuare ed eliminare sistematicamente gli ostacoli al mercato e evitare che ne insorgano di nuovi. Tutto ciò deve essere accompagnato da adeguati strumenti di controllo e protezione per quanto riguarda la qualità dei posti di lavoro, la parità di condizioni per tutte le imprese – anche evitando la sovraregolamentazione ingiustificata – i diritti dei cittadini e la protezione dei consumatori.
4.2Il CESE fa riferimento al pacchetto sulla governance del mercato unico della Commissione del marzo 2020, che definisce chiaramente tutte le misure necessarie da adottare per migliorare l'attuazione e l'applicazione del diritto dell'UE ed eliminare gli ostacoli esistenti nel mercato unico. Il CESE esprime preoccupazione per il fatto che i progressi compiuti nell'attuazione delle misure annunciate non siano sufficienti e invita la Commissione a fornire un aggiornamento sui progressi compiuti finora, sui lavori in corso e sulle prossime tappe.
4.3Il CESE richiama le raccomandazioni formulate nei suoi pareri precedenti in merito alla sussidiarietà e proporzionalità
. Ribadisce che l'Unione dovrebbe agire soltanto laddove tali principi siano pienamente rispettati e dove le azioni comuni garantiscano un valore aggiunto per tutti.
4.4Il CESE sottolinea che il buon funzionamento del mercato unico è responsabilità di tutte le istituzioni dell'UE e di tutti gli Stati membri. In particolare, invita gli Stati membri a europeizzare in modo più ambizioso i loro mercati nazionali, conformemente alle raccomandazioni del semestre europeo e del quadro di valutazione del mercato unico, e a tener fede ai numerosi impegni assunti a livello politico.
4.5Qualora gli Stati membri non recepiscano e non attuino pienamente e correttamente il diritto dell'UE entro i termini previsti, la Commissione dovrebbe intervenire in maniera decisiva. Tuttavia, il CESE osserva con preoccupazione che le azioni della Commissione contro le violazioni del mercato interno da parte degli Stati membri sono notevolmente diminuite negli ultimi tre mandati della Commissione stessa. È essenziale che quest'ultima svolga il suo ruolo di custode dei Trattati e garantisca un'adeguata armonizzazione. A tal fine, deve assicurarsi di disporre di capacità e risorse sufficienti.
4.6Il CESE ritiene che, tra tutte le nuove sfide che il mercato unico deve affrontare, debba essere data priorità alla promozione dell'autonomia strategica aperta dell'UE. Sottolinea che il fulcro di detta autonomia è costituito da un mercato unico ben funzionante e competitivo e da una solida base industriale, fondati in particolare sulla combinazione di integrazione economica e sociale, per garantire "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente", come stabilito all'articolo 3, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea.
4.7Per quanto riguarda la riduzione degli obblighi di comunicazione del 25 %, il CESE accoglie con favore l'obiettivo fissato e ne chiede la piena e tempestiva realizzazione. Ciò detto, sottolinea che gli obblighi di comunicazione rappresentano solo una minima parte dei costi e degli oneri per le imprese. Invita pertanto la Commissione ad andare oltre i soli obblighi di comunicazione e a coprire i costi amministrativi in senso più esaustivo. Analogamente, i costi di conformità e di adeguamento, che rappresentano i costi più elevati per le imprese, devono essere adeguatamente affrontati.
5.Accesso al capitale e agli investimenti privati
5.1Il CESE chiede con forza il completamento dell'Unione bancaria e dell'Unione dei mercati dei capitali, nonché l'istituzione di un coerente quadro fiscale dell'UE. Occorre evitare l'arbitraggio normativo e le scappatoie normative per garantire stabilità e certezza del diritto. Altri strumenti individuati dalla Commissione che possono produrre un effetto leva sono la finanza sostenibile e i fondi pubblici di avviamento.
5.2Il CESE sostiene l'attuazione di un quadro di bilancio dell'UE favorevole agli investimenti e alla crescita che garantisca la sostenibilità economica e consenta ai settori pubblico e privato di impegnarsi nella pianificazione a lungo termine e di perseguire politiche migliori, in linea con gli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali. Occorre riservare un'attenzione adeguata alla disciplina di bilancio a medio e lungo termine. Si dovrebbero evitare sia un aumento delle imposte che una spesa pubblica e un debito pubblici inefficienti da lasciare in eredità alle generazioni future. Per rafforzare la sostenibilità economica, l'UE deve contrastare l'evasione, l'elusione e il dumping fiscale, e il sistema fiscale deve favorire gli investimenti e l'imprenditorialità, incoraggiare l'attività economica e il lavoro e garantire la propria progressività.
5.3Inoltre, poiché l'accesso ai finanziamenti a un costo ragionevole è essenziale per tutte le imprese e data la necessità di evitare una dipendenza critica da decisioni esterne, l'Unione europea dovrebbe promuovere mercati dei capitali efficienti e stabili e un settore bancario forte e indipendente all'interno dell'Unione. L'Unione deve inoltre evitare misure normative superflue che potrebbero compromettere, direttamente o indirettamente, l'accesso ai finanziamenti, in particolare per le PMI. Quest'aspetto deve essere preso in considerazione nella regolamentazione delle banche. Lo stesso principio si applica allo sviluppo di criteri di finanza sostenibile. Inoltre, occorre agevolare l'accesso a diversi canali e forme di finanziamento, in modo che i fondi raggiungano rapidamente le imprese.
6.Investimenti pubblici e infrastrutture
6.1Il CESE concorda con la Commissione sul fatto che un elevato livello di servizi pubblici e di infrastrutture in tutte le aree e regioni europee, in particolare in quelle che sono in ritardo rispetto alla media, è necessario anche per il funzionamento del mercato unico. Per il CESE, un'adeguata fornitura di infrastrutture fisiche e sociali riveste un valore strategico per garantire la competitività dell'ecosistema dell'UE. Il CESE ritiene che il miglioramento della connettività all'interno del mercato unico per tutti gli Stati membri, anche mediante lo sviluppo e il potenziamento delle infrastrutture e delle interconnessioni per i trasporti e l'energia, comprese le reti, sia essenziale.
6.2Per questo motivo, il ruolo degli investimenti pubblici assume un'importanza strategica in termini di investimenti nelle infrastrutture fisiche e sociali in Europa
. Questa azione strategica richiede:
-una politica di coesione che stimoli la convergenza economica e la resilienza e investimenti in infrastrutture decarbonizzate, che garantiranno che la crescita sostenibile e inclusiva siano gli strumenti chiave della Commissione europea per garantire la competitività europea a lungo termine;
-investimenti in servizi pubblici di qualità e in reti di trasporto, energia e dati adeguate alle esigenze future, con particolare attenzione alla fornitura di infrastrutture critiche e a progetti transfrontalieri e multinazionali, che sono fondamentali per la preparazione alle emergenze e devono soddisfare gli obiettivi sociali e ambientali dell'Europa;
-investimenti nell'istruzione e nell'apprendimento permanente; nel settore sanitario, dell'assistenza a lungo termine e dell'assistenza sociale, nonché negli alloggi a prezzi accessibili; investimenti in sistemi sanitari di qualità e in manodopera qualificata, preparata alle sfide future.
-Le infrastrutture sociali europee dovrebbero essere sostenute da adeguate misure di investimento e di politica di bilancio.
7.Ricerca e innovazione
7.1Il CESE ritiene che l'innovazione sia la chiave per aumentare la produttività, essenziale anche per lo sviluppo, una migliore adattabilità e il rinnovamento delle imprese. Gli investimenti pubblici e privati nella ricerca e nell'innovazione sono necessari per il successo futuro dell'Unione.
7.2La cooperazione tra imprese, università e aziende attive nel settore dell'innovazione deve essere agevolata, in quanto si tratta di un importante strumento pratico per incoraggiare l'innovazione produttiva. Agli occhi del CESE è chiaro che, per conseguire l'eccellenza nelle tecnologie chiave, si rendono necessari un aumento significativo degli investimenti pubblici e privati nella ricerca e nell'innovazione, lo sviluppo di infrastrutture di ricerca, sviluppo e innovazione di livello mondiale, l'attrazione di talenti e la creazione di ecosistemi basati sulla cooperazione tra imprese, università e istituti di ricerca
.
7.3Secondo la Commissione, gli incentivi fiscali, i partenariati pubblico-privato, le misure di sostegno a ricerca, sviluppo e innovazione e i fondi di coesione sono gli strumenti necessari per accelerare l'innovazione e neutralizzare gli squilibri regionali nella spesa per ricerca e sviluppo nell'UE.
8.Energia e materie prime
8.1L'accesso ai fattori di produzione primari – energia, materie prime, capitali e dati – in condizioni di concorrenza è fondamentale per mantenere competitive la produzione industriale e le attività correlate e, in ultima analisi, perché rimangano nell'UE. Dato che i prezzi elevati dell'energia incidono pesantemente sulla competitività delle industrie europee ad alta intensità energetica, unitamente a requisiti più rigorosi in materia di sostenibilità ambientale, ivi compresa la necessità di elettrificazione, l'UE deve rafforzare le misure che tengono conto contemporaneamente di tutti gli obiettivi fondamentali della politica energetica: sicurezza dell'approvvigionamento, prezzi accessibili e neutralità climatica.
8.2Lo stesso vale per le materie prime. Gli investimenti industriali, il settore minerario, le infrastrutture, l'edilizia e la fornitura di energia elettrica sono tutti collegati, e ogni singola fase della catena del valore è pertinente per il prodotto finale. Tutte le materie prime sono importanti. Ad esempio, il cemento, il materiale roccioso e i materiali da costruzione sono necessari per l'estrazione mineraria, le turbine eoliche e gli impianti industriali senza combustibili fossili. Nello specifico, la transizione verso un'economia a zero emissioni nette sarà ad alta intensità di materie prime. Con il progredire della transizione verso tecnologie più pulite, il settore delle materie prime sarà fondamentale per la transizione energetica. Le impennate dei prezzi e le strozzature saranno inevitabili in quanto la domanda supera l'offerta e la volatilità dei prezzi crea incertezza circa gli ingenti investimenti iniziali di capitale necessari per la produzione. Per diverse materie prime emergeranno interazioni tra offerta, domanda e prezzi, portando a cicli di feedback seguiti da una combinazione di cambiamenti tecnologici, volatilità della domanda e sostituzione dei materiali. Le materie prime saranno al centro degli sforzi di decarbonizzazione ed elettrificazione dell'economia con il passaggio dai combustibili fossili alla produzione di energia eolica e solare, ai veicoli elettrici alimentati a celle a combustibile e batterie, all'idrogeno e ad altri tipi di tecnologie per l'energia pulita.
8.3In quanto fornitore di materie prime all'economia, il settore minerario dovrà crescere a un ritmo senza precedenti per consentire i necessari cambiamenti tecnologici. Il settore dovrà muoversi più velocemente, nonostante la sua tradizionale reputazione come industria caratterizzata da tempi lunghi e un elevata intensità di capitale. Occorrono inoltre soluzioni praticabili capaci di coniugare efficacemente l'uso economico delle risorse naturali e la protezione della biodiversità e dell'ambiente. Le emissioni di biossido di carbonio devono essere ridotte al più presto, abbandonando i metodi tradizionali di combustione del petrolio greggio, del gas naturale e del carbone. Con l'emergere di nuove tecnologie per la produzione e lo stoccaggio di energia, si modificherà anche la domanda di materie prime (aumentando l'uso dei metalli e riducendo nel contempo la nostra dipendenza dai combustibili fossili).
9.Circolarità
9.1Il CESE riconosce il ruolo che le norme dell'UE in materia di appalti pubblici possono svolgere nella transizione verso un'economia sostenibile e circolare e raccomanda "criteri ambientali minimi" per gli appalti pubblici, come già previsto nelle direttive dell'UE, al fine di ridurre al minimo e, nel migliore dei casi, evitare impatti ambientali negativi e la creazione di rifiuti lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti.
9.2Inoltre, in quanto propaggine del mercato unico, i mercati internazionali e il commercio estero aperto e regolamentato restano ulteriormente fondamentali per l'economia dell'UE. Per aiutare le imprese a cogliere le opportunità offerte dal mercato globale, l'UE deve combattere attivamente il protezionismo e promuovere gli scambi bilaterali e la parità di condizioni.
10.Digitalizzazione
10.1Le tecnologie digitali e i settori verticali per esse essenziali (IA, ecc.), nonché le loro infrastrutture, hanno un profondo impatto sulla competitività. Occorre sviluppare la connettività, l'IA, la ricerca e l'innovazione future, combinando grandi quantità di dati con processi rapidi e iterativi e algoritmi intelligenti, che consentendo ai software di imparare automaticamente dai modelli o dalle caratteristiche dei dati. La Commissione ci ricorda inoltre che dobbiamo proseguire i nostri sforzi in termini di cibersicurezza e digitalizzazione. Il CESE ritiene che le sfide che la transizione digitale comporta per il mercato unico debbano essere affrontate attraverso il dialogo sociale e una posizione di leadership dell'UE, anche nell'applicazione di una legislazione condivisa sulle tecnologie digitali volta a proteggere i più vulnerabili e a garantire che l'efficienza perseguita non comprometta la coesione sociale, economica e territoriale o la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei singoli cittadini, garantendo nel contempo che essa non danneggi la stabilità politica
.
10.2Qualsiasi regolamentazione deve contribuire alla riuscita della digitalizzazione e alla competitività delle imprese, mantenendo nel contempo standard elevati. Il settore pubblico deve inoltre digitalizzare le proprie operazioni e i propri servizi, compresi i processi amministrativi, senza trascurare nessuno. L'accelerazione delle procedure di autorizzazione per gli investimenti e altre operazioni commerciali è un esempio di necessità urgente per la quale la digitalizzazione costituirebbe parte della soluzione.
10.3Il CESE sottolinea, tra l'altro, che, poiché i dati sono materie prime essenziali per il presente e per il futuro, occorre garantirne la disponibilità, l'accessibilità e una circolazione scorrevole. A tal fine, sono necessarie una regolamentazione e norme favorevoli in tal senso, nonché tecnologie avanzate.
10.4Al tempo stesso, il CESE sostiene la necessità di investire nella cibersicurezza per continuare a proteggere prodotti e processi sempre più digitali e integrati.
10.5Il CESE sostiene la posizione della Commissione europea e dell'impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC) secondo cui occorre incrementare gli investimenti nello sviluppo di competenze chiave nel calcolo ad alte prestazioni nella scienza e nell'industria europee.
11.Istruzione e competenze
11.1Il CESE continuerà a lavorare in quest'ambito anche dopo l'Anno europeo delle competenze.
11.2Inoltre, come sottolinea la Commissione, a causa dei cambiamenti demografici, la carenza di manodopera è sempre più uno dei principali ostacoli alla crescita e alla continuità delle imprese a livello sia nazionale che regionale, e ciò è dovuto a una molteplicità di fattori. Come affermato nella relazione Eures 2022 dell'Autorità europea del lavoro (ELA): "le nuove tecnologie, la transizione verso un'economia climaticamente neutra, l'invecchiamento della forza lavoro e le condizioni di lavoro e occupazione hanno contribuito tutti in modo significativo all'evoluzione del rapporto tra la domanda e l'offerta di manodopera in Europa". Un'iniziativa politica efficace in quest'ambito richiederà un approccio olistico che affronti tutte le diverse dimensioni delle sfide. Il CESE sostiene il lavoro dell'economia sociale e l'attuazione di politiche attive del mercato del lavoro volte a mobilitare le persone inattive e i disoccupati e a promuovere le opportunità offerte, ad esempio, dall'occupazione e dall'imprenditorialità femminili, nonché dalla migrazione legale, e dagli incentivi a optare per apprendistati, compreso il sostegno agli apprendistati transfrontalieri, con revisioni dei sistemi di apprendistato per verificarne l'attrattiva e la mobilità.
11.3Inoltre, la cooperazione tra il settore pubblico e quello privato deve essere rafforzata, dato il ruolo svolto dalle imprese in quanto datori di lavoro, parti sociali ed erogatori di formazione. Le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e nella vita lavorativa richiedono inoltre una forza lavoro resiliente. La mobilità transfrontaliera dei lavoratori, degli studenti e dei talenti deve essere incoraggiata e agevolata, sia all'interno dell'UE che in cooperazione con i paesi terzi, ad esempio contribuendo a conciliare domanda e offerta. L'UE deve pertanto creare le giuste condizioni per attrarre una forza lavoro altamente qualificata e per garantire il riconoscimento delle qualifiche.
12.Commercio e autonomia strategica aperta
12.1Il CESE concorda con la Commissione. Per sfruttare al meglio il commercio estero dobbiamo evitare la dipendenza critica da paesi che non hanno governi democratici e promuovere la cooperazione e gli accordi bilaterali con partner che condividono gli stessi principi. Il CESE sostiene il riesame globale che definisce un nuovo parametro di riferimento per il commercio e lo sviluppo sostenibile (CSS).
12.2Ad esempio, le perturbazioni delle catene di approvvigionamento e dei mercati internazionali causate dalle recenti crisi hanno messo in evidenza la necessità di ridurre le dipendenze critiche dell'UE, in particolare dai combustibili fossili russi e dai metalli cinesi. Occorre pertanto rafforzare la capacità industriale e le risorse dell'UE e progettare nuovi ecosistemi imprenditoriali. Inoltre, occorre diversificare le fonti energetiche e le catene di approvvigionamento delle materie prime, dei prodotti intermedi e dei componenti.
12.3Secondo il CESE, la capacità delle imprese di riorganizzare la produzione e le catene di approvvigionamento in risposta alle esigenze della società dovrebbe essere inquadrata in una strategia industriale che promuova la creazione di un sistema industriale europeo integrato.
12.3.1L'UE dovrà portare avanti un sistema di questo tipo in grado di garantire che le diverse parti e i diversi settori economici degli Stati membri collaborino in modo sinergico e coordinato per rafforzare l'efficienza, la competitività e il valore complessivo per l'UE nel suo insieme. Occorre massimizzare la collaborazione e la cooperazione tra le diverse parti coinvolte (le imprese dell'UE) per far crescere l'economia dell'intero continente.
12.4Occorre progredire rapidamente nella ratifica e nell'attuazione degli accordi commerciali già conclusi e nel completamento dei negoziati in corso. Si dovrebbero poi sfruttare appieno gli accordi commerciali in vigore, riservando un'attenzione particolare alle esigenze di internazionalizzazione delle PMI.
12.5Il CESE presterà particolare attenzione alle nuove iniziative negoziate con gli Stati Uniti, oltre a quelle volte a risolvere le questioni in sospeso (legge statunitense sulla riduzione dell'inflazione, dispute sulle salvaguardie per l'acciaio e l'alluminio, ecc.).
13.Osservazioni sui fattori determinanti e sugli ICP
13.1Per quanto riguarda la proposta della Commissione di stabilire 17 indicatori chiave di prestazione da aggiornare annualmente prima del Consiglio europeo di marzo, il CESE ritiene che ciò sia generalmente utile. Al fine di avviare le necessarie discussioni politiche e azioni di follow-up in seno al Consiglio, il CESE raccomanda, in primo luogo, che gli ICP fissino obiettivi chiari e vincolanti, siano attentamente monitorati e valutati e siano oggetto di rendicontazione. In secondo luogo, la messa a punto degli obiettivi dovrebbe avvenire in coordinamento con altri indicatori, tra cui il quadro di valutazione del mercato unico, la politica per il decennio digitale e il semestre europeo. In terzo luogo, il CESE esorta gli Stati membri a sostenere pienamente questo sistema e a impegnarsi a raggiungere gli obiettivi fissati. Infine, il Comitato invita la Commissione a intervenire con decisione qualora gli Stati membri non raggiungano tali obiettivi.
13.2Il CESE apprezza gli sforzi compiuti dalla Commissione per individuare 17 indicatori chiave di prestazione (ICP) per le nove dimensioni della competitività. Tuttavia, il CESE ritiene che per alcune dimensioni della competitività siano stati esclusi alcuni indicatori chiave, e che la dimensione europea degli ICP nasconda le differenze territoriali esistenti. Per questi motivi è necessario includere ulteriori ICP.
13.3Rimane di difficile comprensione il fatto che indicatori che esprimono il livello di competitività di un sistema economico, come quelli relativi all'occupazione nell'industria ad alta tecnologia (i: ad alta tecnologia; ii: a medio-alta tecnologia; iii: a medio-bassa tecnologia; iv: a bassa tecnologia) e nei servizi ad alta elevata conoscenza (i: servizi ad alta tecnologia e ad elevata conoscenza; ii: servizi di mercato ad elevata conoscenza; iii: servizi finanziari ad elevata conoscenza; iv: altri servizi ad elevata conoscenza) siano stati trascurati, così come l'occupazione nel settore di ricerca e sviluppo.
13.4Il CESE ritiene che sarebbe più opportuno sostituire l'ICP sugli investimenti pubblici in percentuale del PIL con "Investimenti per attività", compresi sei gruppi: l'"investimento per attività", comprendente sei gruppi: i) abitazioni; ii) altri edifici e strutture (strade, ponti, aeroporti, dighe, ecc.); iii) mezzi di trasporto (navi, treni, aeromobili, ecc.); iv) risorse biologiche coltivate (foreste gestite, bestiame, ecc.); v) prodotti intellettuali (ricerca e sviluppo; software e banche dati, ecc.) e vi) apparecchiature per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (computer, software, banche dati, apparecchiature per le telecomunicazioni, hardware). Ogni attività sarebbe misurata in percentuale del totale degli investimenti fissi lordi
.
13.5Il CESE nutre le stesse preoccupazioni per quanto riguarda l'ICP "Commercio con il resto del mondo" espresso in percentuale del PIL. Sarebbe meglio procedere con accordi di libero scambio conclusi con le regioni/i paesi partner: Mercosur, Messico, Australia, Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, ecc., tenendo conto anche in questo contesto delle differenze regionali esistenti tra le aree regionali dell'UE.
13.6Pur rispettando i ruoli della Commissione e di Eurostat, il CESE punta a garantire che le organizzazioni della società civile e le parti sociali contribuiscano a individuare gli ambiti della competitività e i relativi indicatori più adatti a delineare con maggiore precisione il problema.
13.7Il CESE concorda con la Commissione sul fatto che il sistema degli indicatori chiave di prestazione dovrà essere attentamente monitorato e valutato e dovrà essere integrato con altri indicatori: il quadro di valutazione del mercato unico, la politica per il decennio digitale e il semestre europeo.
Bruxelles, 29 gennaio 2024
Sandra PARTHIE
Presidente della sezione Mercato unico, produzione e consumo
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