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PARERE
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Comitato economico e sociale europeo
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Polo dell'innovazione digitale e PMI
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Polo dell'innovazione digitale e PMI
(parere d'iniziativa)
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CCMI/194
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Relatore: Giuseppe GUERINI
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Correlatore: Nicos EPISTITHIOU
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Decisione dell'Assemblea plenaria
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20/01/2022
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Base giuridica
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Articolo 52, paragrafo 2, del Regolamento interno
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Parere d'iniziativa
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Organo competente
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Commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI)
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Adozione in commissione
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13/09/2022
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Adozione in sessione plenaria
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27/10/2022
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Sessione plenaria n.
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573
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Esito della votazione
(favorevoli/contrari/astenuti)
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136/0/0
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1.Conclusioni e raccomandazioni
1.1Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è fermamente convinto che l'economia europea possa beneficiare della duplice transizione digitale e verde e diventare più competitiva, sostenibile, resiliente e autonoma.
1.2Per conseguire tali obiettivi, l'UE deve migliorare le sue capacità in materia di R&S e di innovazione e aumentare la diffusione delle tecnologie tra i cittadini, le pubbliche amministrazioni e le imprese.
1.3Il CESE ritiene che gli investimenti dell'UE in R&S dovrebbero essere aumentati quanto prima, fino a raggiungere il 3 % del PIL. L'UE deve sviluppare una serie di competenze distintive nella nuova generazione di tecnologie digitali e garantire che esse diventino parte dei modelli di business delle imprese europee.
1.4La duplice transizione offre molte opportunità per rafforzare la competitività delle PMI, ma può anche rappresentare una minaccia. Per evitare tali rischi, le PMI europee devono essere accompagnate nelle transizioni da una serie di politiche e di strumenti.
1.5Sebbene possano essere estremamente innovative, le PMI tradizionali incontrano difficoltà nella gestione della duplice transizione a causa di limiti finanziari e organizzativi, nonché della mancanza di competenze.
1.6L'accesso delle PMI ai finanziamenti per l'innovazione deve essere migliorato radicalmente in tutti gli Stati membri, anche attraverso il ricorso a finanziamenti con capitale proprio e incentivi fiscali legati alle tecnologie e alle competenze digitali.
1.7I DIH (digital innovation hub o poli dell'innovazione digitale) funzionano come sportelli unici che forniscono analisi e soluzioni alle imprese per affrontare la duplice transizione. Il CESE ritiene che un maggior numero di imprese dell'UE, anche quelle dell'economia sociale, dovrebbero impegnarsi nelle attività dei DIH e che andrebbe migliorata la comunicazione dei risultati, in particolare alle PMI.
1.8I DIH possono costituire piattaforme per testare soluzioni tecnologiche prima di realizzare gli investimenti (test before invest), per scambiare buone pratiche e sviluppare competenze digitali. Possono inoltre svolgere un ruolo importante nello sfruttamento delle potenzialità delle tecnologie digitali per la sostenibilità.
1.9Il CESE ritiene che manchi una visione chiara del futuro sviluppo dei DIH, in particolare alla luce della recente istituzione dei poli europei dell'innovazione digitale (European Digital Innovation Hubs - EDIH). Servono indicatori chiave di prestazione che misurino le prestazioni dei DIH, con l'obiettivo di trasformarli nei principali centri europei per l'innovazione inclusiva delle PMI.
1.10Il CESE ritiene che i DIH dovrebbero fungere da middle layer (livelli intermedi), concepiti per ascoltare le richieste delle PMI e individuare strumenti e soluzioni per guidarle. È fondamentale svolgere un'attività di sensibilizzazione in merito all'importante ruolo che possono svolgere i DIH.
1.11Il CESE osserva che diverse politiche a favore delle PMI non sono attuate a livello nazionale e che vi è un notevole divario nella comunicazione in merito a tali strumenti per le PMI. L'UE e gli Stati membri devono impegnarsi congiuntamente in questa attività di sensibilizzazione in merito alle iniziative europee e nazionali esistenti a favore delle PMI, compresi i vantaggi derivanti dall'adesione alla rete dei DIH.
1.12Il CESE ritiene che occorra garantire un finanziamento adeguato delle attività dei DIH: dai programmi di sostegno allo sviluppo d'impresa e alla R&I, alla finanza agevolata per le imprese, alla partecipazione a bandi.
1.13Il CESE ritiene che i DIH dovrebbero focalizzare la loro attenzione sul sostegno alle economie regionali e ai sistemi locali di PMI, e raccomanda una mappatura regionale dei poli esistenti e un piano d'azione incentrato sullo sviluppo regionale e su una maggiore inclusione e partecipazione. La cooperazione tra grandi imprese e PMI può portare l'innovazione digitale a nuovi livelli, sfruttando il potenziale, attualmente non utilizzato, dell'innovazione basata sulla catena di approvvigionamento.
1.14Il CESE rileva che esistono differenze tra le regioni europee nella distribuzione dei DIH, con un ritardo nell'Europa orientale e sudorientale. La riduzione delle disparità tra Stati membri e regioni è di vitale importanza per il progresso dell'UE.
1.15I DIH devono sostenere le PMI nel miglioramento delle competenze e nella riqualificazione della loro forza lavoro, compresi gli imprenditori, anche per garantire la futura occupabilità in contesti in rapida evoluzione. Devono essere sviluppati sistemi di istruzione che prestino particolare attenzione alle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), a partire dalle scuole primarie. Inoltre, l'istruzione secondaria e terziaria tecnica e professionale e le università locali sono attori importanti. Le competenze digitali sono un fattore cruciale per realizzare la piena digitalizzazione e attrarre giovani talenti anche nei settori tradizionali.
1.16I sindacati, le organizzazioni della società civile, le associazioni dei datori di lavoro e le autorità pubbliche devono collaborare sia nella gestione delle missioni e delle strategie dei DIH che nello sviluppo di programmi di apprendimento permanente e di formazione professionale che garantiscano la continuità dell'occupabilità con posti di lavoro e salari dignitosi, assicurando il rispetto dei diritti sociali e la partecipazione attiva dei lavoratori. Il dialogo sociale svolge un ruolo fondamentale in questo processo, e deve inoltre essere garantita la parità di genere.
2.Contesto della proposta e considerazioni generali
2.1La trasformazione digitale ha impatti straordinari sull'economia, l'ambiente e la società nel suo insieme. Consente di accrescere la produttività dei sistemi economici, di migliorare i servizi pubblici e la qualità della vita dei cittadini, di generare nuovo sviluppo. Le imprese e le organizzazioni, pubbliche e private, di mercato o sociali, che hanno intrapreso la trasformazione digitale hanno evoluto i propri servizi, prodotti e processi, risultando più competitive.
2.2Anche i timori di impatti negativi in termini occupazionali derivanti dalla digitalizzazione sono stati meglio contestualizzati: attività fortemente standardizzate e in settori maggiormente esposti alla concorrenza presentano rischi di displacement, molto minori in settori a maggior valore aggiunto e nella manifattura. Complessivamente, l'economia europea può beneficiare della duplice transizione digitale e ambientale per divenire più competitiva, sostenibile, resiliente e autonoma.
2.3I cambiamenti portati dalla trasformazione digitale sono rapidi e radicali. Essi impongono a ogni organizzazione di mantenere costantemente il ritmo frenetico del cambiamento, anche reinventandosi. Le PMI, spina dorsale dell'economia europea, sono state tra le organizzazioni che hanno maggiormente subito le ripercussioni della trasformazione digitale.
2.4Le PMI tradizionali tendono a concentrare le risorse, che sono scarse in termini di finanziamenti, capitale umano e articolazione organizzativa, in attività e pratiche consolidate. Anche quando sono altamente innovative, le PMI tendono a preferire l'innovazione incrementale (mid-tech) rispetto all'innovazione radicale (high-tech), propria del dominio digitale. Le PMI dipendono anche da prestiti bancari tradizionali per i finanziamenti, talvolta ostacolati dalla mancanza di garanzie o dalla storia creditizia. Possono essere create maggiori opportunità di finanziamento, in particolare per quanto riguarda il finanziamento con capitale proprio, che rimane meno sviluppato nell'UE rispetto, ad esempio, agli Stati Uniti, dove molti finanziamenti sono disponibili in fasi in cui il debito non può essere rimborsato.
2.5La pandemia di COVID-19 ha accelerato i processi di trasformazione digitale: funzioni fondamentali per l'economia e la società, come il lavoro, gli scambi commerciali, l'istruzione, la comunicazione, l'intrattenimento, sono stati improvvisamente virtualizzati. Anche per le PMI la presenza digitale è divenuta una necessità per la sopravvivenza.
2.6La pandemia causata dalla COVID-19 ha inoltre ristretto i flussi di scambi e interrotto le catene del valore globali, mostrando la necessità e l'urgenza per l'Europa di acquisire gradi di indipendenza tecnologica assai superiori agli attuali. In questo senso si muovono le strategie dell'Unione europea in merito allo sviluppo di soluzioni autonome e fortemente competitive nelle tecnologie chiave per il futuro. Si tratta di scelte di policy che devono essere accolte con favore e incoraggiate. Sebbene siano stati compiuti diversi passi avanti, rimangono ancora importanti margini di miglioramento in termini di trasformazione digitale delle imprese, della PA e di altre organizzazioni.
2.7Il CESE ritiene che la capacità di produrre innovazione, come pure la capacità di diffonderla nella società e nell'economia, rappresenteranno i principali fattori critici di competitività per l'Unione europea entro il 2050. A tale scopo, è necessario che l'UE, come sostenuto dalla Commissione europea nel programma Europa digitale, sviluppi competenze distintive nella nuova generazione di tecnologie digitali come l'IoT (Internet delle cose), i big data, l'intelligenza artificiale, la robotica, il cloud computing o la blockchain e che queste tecnologie abilitanti entrino a far parte stabilmente dei modelli di business delle imprese europee, anche attraverso l'azione dei DIH. Per chiarezza, nel presente parere viene utilizzato l'acronimo DIH in riferimento sia ai DIH (poli dell'innovazione digitale) che agli EDIH (poli europei dell'innovazione digitale).
2.8Quanto affermato per la transizione digitale vale anche per la transizione verde. Le due fasi di transizione sistemica hanno molto in comune e fanno gravare sulle PMI un doppio onere (e naturalmente generano diverse opportunità, che devono essere valutate con attenzione).
2.9La digitalizzazione dell'industria europea avrà un impatto diretto sul raggiungimento degli obiettivi climatici del Green Deal e sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell'agenda 2030. Tuttavia, i progetti digitali avanzati utilizzano anche quantità significative di energia, e il CESE ritiene che gli EDIH possano svolgere un ruolo importante nell'analisi dell'impatto sulla transizione verde. La produzione sostenibile e i modelli di business circolari in Europa possono essere realizzati solo con ingenti investimenti nelle nuove tecnologie emergenti.
2.10Queste sfide richiedono uno sviluppo rapido e impetuoso della capacità tecnologica dell'UE. Il CESE osserva che l'UE è ancora in ritardo in termini di investimenti in R&S rispetto al PIL (2,32 % nel 2020 rispetto al 3,08 % degli USA e al 3,2 % del Giappone)
. Gli investimenti in R&S dovrebbero essere aumentati quanto prima fino al 3 % del PIL, per consentire all'UE di competere a livello mondiale nel mondo della transizione digitale.
2.11A livello europeo, le imprese, e non solo le PMI, faticano ad adottare nuove tecnologie. Il CESE (con più pareri adottati) ha già evidenziato che, per quanto la trasformazione digitale comporti notevoli opportunità per le imprese in tutta l'UE, molte di esse si trovano ancora costrette ad affrontare alcune barriere e incertezze giuridiche, soprattutto quando si tratta di attività transfrontaliere. Incertezze che, per molte PMI, si aggiungono alla mancanza di accesso ai finanziamenti o di risorse di investimento, nonché alla carenza di competenze.
2.12Occorre pertanto sviluppare e potenziare strumenti che possano aiutare le PMI a colmare tali lacune. I DIH rappresentano lo strumento principale per tale scopo. Il CESE ritiene importante che un maggior numero di imprese in Europa collabori con i DIH e che i risultati ottenuti siano meglio comunicati, in particolare alle PMI.
3.Poli dell'innovazione digitale come infrastruttura per il sostegno alle PMI
3.1I poli dell'innovazione digitale (DIH) sono istituzioni di diversa natura (in termini organizzativi, di governance e di servizi forniti), diffuse in tutta Europa per aiutare le PMI ad affrontare la trasformazione digitale. I DIH (digital innovation hub o poli dell'innovazione digitale) funzionano come sportelli unici che forniscono analisi e soluzioni alle imprese per affrontare la duplice transizione.
3.2I DIH forniscono alle PMI servizi a valore aggiunto quali il miglioramento del livello delle competenze e la riqualificazione professionale, la consulenza in materia di innovazione, tecnologie, strategie, finanza, transizione verde ed economia circolare. Spesso costituiscono anche strutture e piattaforme tecnologiche per testare soluzioni tecnologiche prima di realizzare gli investimenti (test before invest).
3.3L'ampia rete di DIH in Europa è attualmente in fase di profonda ristrutturazione. Gli EDIH recentemente selezionati saranno finanziati per il 50 % da fondi del programma Europa digitale e per il 50 % da fondi nazionali e regionali e avranno come missione il sostegno alla digitalizzazione delle PMI e delle PA. A seguito dell'adozione del programma Europa digitale, i primi EDIH saranno operativi da settembre 2022. Gli attuali DIH continueranno ad operare a sostegno della trasformazione digitale delle PMI e dei territori attraverso risorse di Orizzonte Europa e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Il CESE ritiene che tale sovrapposizione di denominazioni possa ingenerare confusione presso i destinatari dei servizi.
3.4Il CESE ritiene che manchi una visione chiara del futuro sviluppo dei DIH. Pertanto, chiede che vengano introdotti chiari indicatori chiave di prestazione per misurare le prestazioni dei DIH nel corso del tempo, nonché per delineare come la strategia di digitalizzazione delle PMI stia progredendo a livello europeo. I DIH devono diventare una rete completa di sportelli unici per rispondere alle esigenze digitali delle PMI.
3.5Gli EDIH avranno dimensioni, governance e soprattutto missioni più omogenee. Avranno una buona capillarità territoriale e svilupperanno capacità specifiche e di alto livello nelle singole "tecnologie abilitanti fondamentali", come definite dal programma Europa digitale. Forniranno assistenza nella trasformazione digitale delle imprese, in particolare PMI e imprese di medie dimensioni (le cosidette mid-cap), e degli enti pubblici.
3.6Sebbene le tecnologie abilitanti fondamentali e l'approccio incentrato sull'alta tecnologia seguiti dalla Commissione europea per gli EDIH siano coerenti con gli obiettivi di competitività tecnologica dell'Europa enunciati nel programma Europa digitale, vi sono preoccupazioni per quanto riguarda la capacità di adattamento ai percorsi di innovazione delle PMI.
3.7Il CESE ritiene fondamentale che, nel disegno strategico di aumento della capacità digitale delle PMI, vi sia maggiore attenzione alle caratteristiche della domanda da parte di questa tipologia di imprese nonché dei potenziali problemi critici che emergono in tali processi di cambiamento radicale. Questo sia attraverso una maggiore capacità di ascolto dei bisogni delle PMI, sia attraverso la collaborazione di differenti portatori di interessi, incluse le grandi imprese, nei programmi di innovazione dedicati.
3.8Le PMI non dispongono di funzioni organizzative formali per innovazione e R&S e le modalità di innovazione sono prevalentemente legate al mid tech (integrazione di tecnologie consolidate) e all'innovazione incrementale (progressiva e più lenta dell'innovazione radicale dei contesti digitali), che si sviluppa anche attraverso modalità informali e semi-formali di scambio delle competenze e di sperimentazione con altre imprese, incluso all'interno di rapporti di sub-fornitura. Anche l'introduzione delle tecnologie chiave nelle PMI è immaginabile attraverso la costruzione di percorsi di sviluppo strategico e tecnologico che le ricomprendano.
3.9I processi di innovazione per le PMI richiedono pertanto un middle-layer ("livello intermedio") tra domanda e offerta, orientato all'ascolto della domanda (anche debole) e all'individuazione di strumenti e soluzioni più adatti a fronte di un'offerta di risposte tecnologiche sovrabbondante e caotica. I DIH possono rappresentare questo middle-layer. È fondamentale svolgere un'attività di sensibilizzazione in merito all'importante ruolo che possono svolgere gli EDIH.
3.10I risultati conseguiti dai DIH a tale proposito possono essere già considerati positivi. Scrive la BEI: "I dati raccolti dimostrano che i Digital Innovation Hub hanno un ruolo fondamentale nel supportare le PMI europee nella trasformazione digitale. [...] Più del 70 % delle imprese analizzate tra quelle che hanno utilizzato i DIH ritiene infatti di avere ricevuto assistenza utile e di avere migliorato la loro esperienza digitale".
3.11I DIH possono inoltre svolgere un ruolo molto importante nella promozione della digitalizzazione delle imprese dell'economia sociale, in particolare per quelle imprese sociali che operano nel settore del welfare e dell'assistenza domiciliare, dove le tecnologie digitali possono contribuire al miglioramento dei servizi, rispondendo alle esigenze delle persone con disabilità.
4.Proposte per il miglioramento delle policy europee per l'innovazione digitale delle PMI
4.1Il CESE esprime apprezzamento per l'attenzione rivolta alle PMI e la quantità di politiche e programmi destinati al loro sostegno. Tuttavia, osserva che l'approccio complessivo della Commissione europea non è sufficientemente incentrato sui processi e sulle esigenze delle PMI. Inoltre, non tutte queste politiche sono attuate a livello nazionale e vi è un notevole divario nella comunicazione in merito a tali strumenti tra le PMI. La sensibilizzazione sulle iniziative europee e nazionali deve diventare una priorità e la responsabilità deve essere condivisa tra le istituzioni europee e gli Stati membri.
4.2Il CESE ritiene che per l'attuazione delle missioni dei DIH sia necessario garantire finanziamenti adeguati attraverso il ricorso a diverse fonti, dai programmi di sostegno allo sviluppo d'impresa e alla R&I a livello regionale, nazionale ed europeo alla finanza agevolata per le imprese, alla partecipazione a bandi. Sul versante delle PMI, è necessario prevedere la possibilità di accedere a incentivi fiscali legati agli investimenti in innovazione digitale e sulle competenze correlate.
4.3Il CESE ritiene che i DIH debbano svolgere una funzione chiave per l'ordinato e omogeneo sviluppo economico e occupazionale dell'UE su come accompagnare la duplice transizione, digitale ed ecologica, delle PMI e che per questo debbano sviluppare anche l'offerta di servizi cosiddetti "non market", come parte delle attività di formazione e di sensibilizzazione, e che i costi di queste attività di rilevanza pubblica debbano essere coperti da finanziamenti pubblici.
4.4Il CESE ritiene che i DIH debbano innanzitutto svolgere il ruolo di integratori di sistema tra le esigenze delle PMI e l'offerta di soluzioni tecnologiche. A tale scopo è fondamentale che, ancor prima di sviluppare competenze specifiche in singole tecnologie chiave, proprie di altre entità della R&I (centri di ricerca, università, grandi aziende), i DIH sviluppino capacità di operare come piattaforme locali di innovazione, integrando le competenze e le risorse dei network locali di innovazione (ed eventualmente quelle esterne ad essi) nonché le domande/opportunità che emergono dai sistemi produttivi locali.
4.5Il CESE ritiene che i DIH debbano, a fronte di una standardizzazione dei processi e di incentivi alla cooperazione transfrontaliera e alla condivisione di conoscenze, esperienze e pratiche anche attraverso una piattaforma digitale condivisa, focalizzare la loro attenzione sul supporto alle economie regionali e ai sistemi locali di PMI. Il CESE suggerisce pertanto una mappatura regionale degli hub esistenti, in collaborazione con le organizzazioni dei datori di lavoro delle PMI, e un piano d'azione incentrato sullo sviluppo regionale e su una maggiore inclusione e partecipazione.
4.6Il CESE osserva che permangono differenze nella distribuzione dei DIH tra le regioni europee, con ritardi negli stessi paesi dell'Europa orientale e sudorientale che negli ultimi anni hanno registrato un basso tasso di sviluppo della digitalizzazione. In un precedente parere, il CESE ha affermato che "una priorità ben precisa consisterà nell'affrontare il divario digitale. [...] La pandemia ha evidenziato sia le opportunità che gli svantaggi della comunicazione digitale, in particolare per coloro che vivono nelle zone rurali". La riduzione delle disparità tra Stati membri e regioni è di vitale importanza per il progresso dell'UE.
4.7Il CESE ritiene che, per incentivare la transizione digitale e la transizione ecologica delle PMI, debbano essere correttamente presidiate e indirizzate due dimensioni fondamentali: le competenze digitali diffuse e la cooperazione fra imprese, a partire dalle filiere produttive e dalle catene di approvvigionamento.
4.8Le competenze digitali sono un fattore critico, in particolare per le PMI, per le quali rappresentano oggi il principale freno alla compiuta digitalizzazione, anche in presenza di solidi schemi di incentivazione finanziaria agli investimenti. Per le PMI, il miglioramento del livello delle competenze e la riqualificazione professionale coinvolgono sia la forza lavoro impiegata che gli imprenditori direttamente attivi nei processi produttivi e nelle scelte di innovazione e di investimento. La mancanza di competenze digitali degli imprenditori impedisce che essi colgano le opportunità offerte dal digitale e rappresenta un grave freno alla competitività dell'impresa, con ricadute occupazionali negative.
4.9Le PMI non dispongono di funzioni organizzative formali per innovazione e R&S e le modalità di innovazione sono prevalentemente legate al mid tech (integrazione di tecnologie consolidate) e all'innovazione incrementale (progressiva e più lenta dell'innovazione radicale dei contesti digitali), che si sviluppa anche attraverso modalità informali e semi-formali di scambio delle competenze e di sperimentazione con altre imprese, incluso all'interno di rapporti di sub-fornitura. Anche l'introduzione delle tecnologie chiave nelle PMI è immaginabile attraverso la costruzione di percorsi di sviluppo strategico e tecnologico che le ricomprendano.
4.10I sindacati, le organizzazioni non governative e della società civile, le associazioni di datori di lavoro e le autorità pubbliche, il cui ruolo guida deve dirigere la missione e le strategie dei DIH, devono collaborare per sviluppare programmi di miglioramento del livello delle competenze e di riqualificazione professionale, di apprendimento permanente e di formazione professionale che garantiscano la continuità dell'occupabilità della forza lavoro, posti di lavoro dignitosi nonché salari e diritti sociali. I lavoratori devono svolgere un ruolo guida nei processi di trasformazione digitale, e deve inoltre essere garantita la parità di genere. Il dialogo sociale è fondamentale a tal fine e deve essere sostenuto per individuare le esigenze a breve e medio termine, nonché gli effetti politici a lungo termine.
4.11La cooperazione tra grandi imprese e PMI, a partire dalle filiere produttive e dalle catene di approvvigionamento, può portare l'innovazione digitale a nuovi livelli, superando molte barriere di conoscenza, standardizzazione e costi.
4.12Il CESE ritiene che il futuro ruolo strategico degli EDIH dipenda da due fattori: la capacità di trasmettere ai responsabili politici le esigenze, i vincoli e le opportunità delle PMI in materia di R&S&I, al fine di elaborare più efficacemente politiche in grado di promuovere la pertinenza e la qualità delle PMI; e la capacità di rafforzare il nostro ecosistema sociale e imprenditoriale, contribuendo a renderlo più resiliente e proiettato verso il futuro.
Bruxelles, 27 ottobre 2022
Christa SCHWENG
Presidente del Comitato economico e sociale europeo
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