PARERE

Comitato economico e sociale europeo

Proposta di decisione sulle risorse proprie

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Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - La prossima generazione di risorse proprie per il bilancio dell'UE

[COM(2021) 566 final]

Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 2020/2093 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027

[COM(2021) 569 final - 2021/0429 (APP)]

Proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione (UE, Euratom) 2020/2053 relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea

[COM(2021) 570 final - 2021/0430 (CNS)]

ECO/561

Relatore: Philip VON BROCKDORFF

Correlatore: Antonio GARCÍA DEL RIEGO

IT

Consultazione

Commissione europea, 1/3/2022

Base giuridica

Art. 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea

Sezione competente

Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale

Adozione in sezione

06/05/2022

Adozione in sessione plenaria

18/05/2022

Sessione plenaria n.

569

Esito della votazione
(favorevoli/contrari/astenuti)

144/2/7

1.Conclusioni e raccomandazioni

1.1Il CESE prende atto del consenso sulla necessità di disporre di risorse proprie aggiuntive per coprire il rimborso del debito derivante dall'assunzione di prestiti nell'ambito dell'iniziativa NextGenerationEU senza compromettere i bilanci di altri programmi e strumenti dell'UE né aumentare sensibilmente il contributo basato sul reddito nazionale lordo (RNL). Pur ritenendo necessarie le proposte avanzate nella comunicazione in esame, il CESE è dell'avviso che la Commissione debba far sì che il nuovo sistema sia concepito in modo da realizzare i principi di equità e lealtà, efficienza, trasparenza, semplicità e stabilità, prestando un'attenzione specifica alla competitività e applicando la solidarietà ove necessario. In particolare, il CESE ritiene fondamentale sostenere, ove necessario, le famiglie e le imprese, e raccomanda vivamente di eseguire valutazioni d'impatto più mirate, specifiche per Stato membro e per settore, al fine di determinare eventuali effetti negativi sulle famiglie e sulla competitività complessiva dell'economia dell'UE.

1.2Fermo restando che la risorsa propria basata sul sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) costituisce uno strumento essenziale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, il CESE esorta la Commissione a fare in modo che l'attuazione di tale risorsa non abbia un effetto perturbatore e sia efficace sotto il profilo dei costi. Inoltre, il CESE prende atto dell'estensione del sistema ETS al settore marittimo, del graduale aumento delle quote assegnate al trasporto aereo e dell'inclusione del trasporto su strada e dell'edilizia. Il CESE considera plausibile che una quota limitata delle entrate del sistema ETS possa confluire nel bilancio dell'UE. Si tratta infatti di uno strumento paneuropeo per il clima che contribuisce agli obiettivi di neutralità climatica e rafforza il mercato interno. Sotto questo profilo, le entrate dovrebbero essere sufficienti per sostenere i settori obbligati ad attuare ulteriori misure per affrontare i cambiamenti climatici. Inoltre, il CESE ribadisce che il principio "chi inquina paga" deve essere applicato in tutti i paesi.

1.3Il CESE ritiene che il sistema ETS dell'UE e il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism - CBAM) siano interconnessi e debbano pertanto essere considerati nello stesso spirito. Benché il sistema ETS dell'UE possa indurre una rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, un CBAM contrasterebbe tale rilocalizzazione mettendo un prezzo al contenuto di emissioni di gas a effetto serra delle importazioni. Tuttavia, il CESE mette in guardia dall'istituire un sistema CBAM che ponga le imprese europee manifatturiere e di altri settori in una situazione di svantaggio competitivo.

1.4Il CESE è altresì dell'avviso che, in considerazione della possibile volatilità delle entrate provenienti dal sistema ETS dell'UE e dal CBAM, occorra prestare attenzione a salvaguardare i criteri di prevedibilità e trasparenza.

1.5La Commissione propone inoltre una terza categoria di risorse proprie, in base alla quale gli Stati membri fornirebbero un contributo nazionale al bilancio dell'UE basato sulla quota degli utili residui delle imprese multinazionali riassegnata a ciascuno di essi. Il CESE ritiene che si tratti di una base appropriata per le risorse proprie dell'UE, tale da soddisfare i criteri di equità, in quanto le imprese verserebbero una quota degli utili residui ovunque esse operino e generino profitti. Tuttavia, il CESE ritiene necessario garantire parità di condizioni nel sistema fiscale internazionale, evitando così di porre le imprese dell'UE in una situazione di svantaggio competitivo. Le nuove norme dovrebbero essere attuate simultaneamente anche dai principali tra i partner commerciali e i concorrenti dell'UE. Inoltre, esse dovrebbero essere applicate in conformità a definizioni e regole armonizzate. Il CESE pone altresì l'accento sulla volatilità associata al gettito dell'imposta sulle società, nonché sulle difficoltà di stimare le entrate future che questa risorsa propria genererebbe, e sottolinea che i dettagli finali per l'attuazione dell'accordo sono ancora in discussione. In quest'ottica, il CESE ritiene prematuro considerare queste nuove risorse come risorse permanenti dell'UE, tanto più quando si consideri la possibilità che gli Stati membri dell'UE debbano versare una quota del gettito fiscale a giurisdizioni terze.

1.6Il CESE avverte che, per neutralizzare gli effetti degli eventuali oneri fiscali aggiuntivi a carico delle famiglie e delle imprese, potrebbero rendersi necessari una riforma fiscale e/o meccanismi di compensazione a livello nazionale.

1.7Infine, il CESE reputa che, affinché un nuovo sistema di risorse proprie sia concepito in modo appropriato ed attuato senza intoppi, siano necessarie sia una forte volontà politica di approfondire l'integrazione dell'UE sia una chiara tabella di marcia per il futuro dell'Europa. Ciò è tanto più importante alla luce della guerra in Ucraina, ragion per cui la proposta della Commissione potrebbe prima o poi dover essere rivisitata. Il CESE si impegna a riesaminare e monitorare costantemente gli incerti sviluppi delle conseguenze umane e materiali di questa gravissima invasione, al fine di valutare a tempo debito la migliore linea d'azione da intraprendere.

2.Contesto

2.1La Commissione europea propone di introdurre la prossima generazione di risorse proprie per il bilancio dell'UE prospettando tre nuove fonti di entrate: la prima basata sugli introiti provenienti dal sistema ETS riveduto; la seconda, sulle risorse generate dal proposto meccanismo CBAM; la terza, sulla quota degli utili residui delle imprese multinazionali che sarà riassegnata agli Stati membri dell'UE nel quadro del "pilastro 1" dell'accordo preliminare sulla ridistribuzione dei diritti di imposizione stipulato di recente in sede OCSE/G20 e ancora in attesa di essere definito nei dettagli. Si stima che, dal 2026 al 2030, queste nuove fonti genererebbero in totale fino a 17 miliardi di EUR all'anno di entrate per il bilancio dell'UE.

2.2Le entrate derivanti dalle nuove risorse proprie contribuiranno a rimborsare i prestiti contratti dall'UE per finanziare la componente di NextGenerationEU costituita da sovvenzioni. Nello specifico, il nuovo ETS è inteso a contribuire al finanziamento del Fondo sociale per il clima, come previsto dal pacchetto Pronti per il 55 %. Il finanziamento del Fondo sociale per il clima è infatti un importante obiettivo della proposta in esame. Il Fondo contribuirebbe a una transizione socialmente equa e aiuterebbe le famiglie vulnerabili, gli utenti dei trasporti e le microimprese finanziando investimenti nell'efficienza energetica, in nuovi sistemi di riscaldamento e raffrescamento e in una mobilità più pulita, nonché, se del caso, misure di sostegno diretto temporaneo al reddito.

2.3Il pacchetto "Pronti per il 55 %" del luglio 2021 mira a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra nell'UE di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. L'obiettivo è raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tale pacchetto comprende una revisione del sistema ETS, che in futuro si applicherebbe anche al settore marittimo, consentirebbe di aumentare le quote di emissioni del trasporto aereo messe all'asta e introdurrebbe un nuovo sistema per l'edilizia e per il trasporto su strada.

2.4Il nuovo ETS contribuirebbe a garantire una transizione agevole verso un'economia decarbonizzata ed attenta alle categorie sociali più vulnerabili. Attualmente, la maggior parte dei proventi della vendita all'asta delle quote di emissioni viene trasferita ai bilanci nazionali. Il nuovo sistema proposto farebbe confluire il 25 % delle entrate provenienti dallo scambio di quote di emissioni nel bilancio dell'UE, e nel complesso genererebbe per tale bilancio entrate stimate in circa 12,5 miliardi di EUR all'anno per il periodo 2026-2030.

2.5La Commissione propone inoltre un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere volto a ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio nell'UE fissando per le importazioni un prezzo del carbonio corrispondente a quello che sarebbe stato pagato se le merci fossero state prodotte nell'UE. Tale meccanismo si applicherà a una selezione mirata di settori ed è, a giudizio della Commissione, pienamente coerente con le norme dell'OMC. In linea con la proposta, l'introduzione graduale del CBAM avverrà contemporaneamente alla graduale eliminazione del sistema di riassegnazione dell'ETS, che in ogni caso era sempre stato previsto come temporaneo. Le merci importate nell'UE pagherebbero un onere commisurato al loro "tenore di carbonio", ossia alle emissioni di CO2 generate dalla loro produzione (il prezzo complessivo di tali emissioni di CO2 è lo stesso del prezzo del carbonio nell'UE). D'altro canto alle merci esportate verso altri paesi non si applicherà uno sconto commisurato alla differenza tra il prezzo del carbonio pagato per la loro produzione in Europa e il prezzo del carbonio sul mercato di destinazione. A compensazione di ciò, il Fondo per l'innovazione, con entrate derivanti dalla vendita all'asta di 450 milioni di quote ETS nel periodo 2020-2030, aiuterà l'industria europea ad adattarsi al processo di decarbonizzazione. Per il periodo 2020-2030, il Fondo potrebbe ammontare a circa 10 miliardi di EUR, in funzione del prezzo del carbonio. Il Fondo per l'innovazione è uno strumento di finanziamento fondamentale per onorare gli impegni dell'UE in tutti i settori dell'economia nel quadro dell'accordo di Parigi e per sostenere la visione strategica della Commissione europea di un'Europa climaticamente neutra entro il 2050, come riconosciuto anche nel piano di investimenti del Green Deal europeo.

2.6La Commissione propone di destinare al bilancio dell'UE il 75 % delle entrate generate dal CBAM, ossia un importo medio annuo stimato in circa 1 miliardo di EUR per il periodo 2026‑2030.

2.7La terza fonte di entrate proposta deriverebbe dalla tassazione di una quota degli "utili residui" delle maggiori imprese multinazionali del mondo, come concordato lo scorso anno dalle parti contraenti del quadro inclusivo dell'OCSE/G20 sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (accordo sulla BEPS, i cui dettagli devono ancora essere definiti). Si tratta di una soluzione basata su due pilastri, intesa a contrastare i trasferimenti fiscali da un paese all'altro, a rendere più coerenti le norme del diritto tributario internazionale e a fare in modo che gli utili siano tassati là dove viene svolta l'attività economica e ha luogo la creazione di valore. La Commissione propone una risorsa propria pari al 15 % della quota degli utili residui delle società in questione che sarà riassegnata agli Stati membri dell'UE. Non viene invece considerata la possibilità di riassegnare gettito fiscale a paesi terzi.

2.8Il passo successivo consisterà nell'elaborazione di una proposta di direttiva dell'UE da parte della Commissione, una volta messi a punto i dettagli del pilastro 1 dell'accordo sulla BEPS. Tale processo andrà a integrare quello relativo alla direttiva sul pilastro 2, per la quale la Commissione ha di recente presentato una proposta distinta 1 . In attesa della finalizzazione dell'accordo, le entrate per il bilancio dell'UE sono stimate tra 2,5 e 4 miliardi di EUR all'anno.

2.9Per integrare le nuove risorse proprie proposte nel bilancio dell'UE, l'Unione dovrà modificare due importanti atti legislativi. In primo luogo, la Commissione propone di modificare la decisione sulle risorse proprie per aggiungere le tre nuove risorse proposte a quelle esistenti. In secondo luogo, propone anche una modifica specifica del regolamento sul bilancio a lungo termine dell'UE per il periodo in corso (2021-2027), noto anche come regolamento sul quadro finanziario pluriennale (QFP). Questa modifica offre la possibilità giuridica di iniziare a rimborsare i prestiti contratti per NextGenerationEU già nel corso dell'attuale periodo finanziario. Nel contempo, la Commissione propone di aumentare i massimali di spesa pertinenti fissati dal QFP per il periodo 2025-2027 al fine di allineare la spesa supplementare al Fondo sociale per il clima.

2.10La decisione sulle risorse proprie deve essere adottata all'unanimità dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo. La decisione potrà quindi entrare in vigore una volta che sarà stata approvata da tutti gli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali. Il regolamento sul QFP deve essere adottato all'unanimità dal Consiglio, previa approvazione del Parlamento europeo.

3.Osservazioni generali

3.1Non vi è dubbio che, per rimborsare i prestiti contratti dall'UE per finanziare la componente di sovvenzioni di NextGenerationEU e del Fondo sociale per il clima, sia necessario un modello di finanziamento basato su risorse proprie. Tuttavia, l'attuazione di un modello siffatto rimane problematica. Il CESE osserva inoltre che la proposta della Commissione stabilizza una serie di norme in base alle quali contributi nazionali supplementari degli Stati membri sarebbero assegnati al bilancio dell'UE. Qualora tali risorse dovessero risultare insufficienti, continuerebbe ad applicarsi l'attuale sistema di assegnazione basato sul reddito nazionale lordo (RNL). Peraltro, il CESE rileva che nel 2023 la Commissione proporrà una nuova serie di risorse proprie.

3.2In ogni caso, il CESE ritiene che la proposta in esame rispecchi l'attuale sistema di riscossione delle entrate, e continuerebbe a dipendere in larga misura dai contributi degli Stati membri. Il CESE riconosce tuttavia che l'ampliamento del sistema delle risorse proprie renderebbe disponibili i fondi necessari per reagire in modo più efficace agli shock economici e sosterrebbe finanziariamente le iniziative per la crescita sostenibile e la ripresa economica.

3.3Nel complesso, il modello delle risorse proprie rafforzerebbe anche la capacità di bilancio dell'Unione economica e monetaria, magari facendo crescere la convergenza economica e contribuendo ad attenuare gli shock macroeconomici asimmetrici. Il ricorso a risorse proprie accrescerebbe ulteriormente l'efficacia delle politiche, con finanziamenti strettamente legati agli obiettivi dell'UE in materia, ad esempio, di cambiamenti climatici e di sostenibilità economica. Il fatto che, ai fini della scelta delle forme di risorse proprie, si leghino le fonti di finanziamento dell'UE ai suoi obiettivi politici è un punto importante, che il CESE sostiene senza riserve.

3.4Il CESE riconosce che quello di individuare nuove risorse proprie è un compito impegnativo e che le opzioni proposte potrebbero presentare specifici inconvenienti (in particolare in termini di sufficienza, stabilità o efficienza). È quindi necessario, come proposto dalla Commissione, disporre di un sistema che combini risorse proprie diverse al fine di ridurre al minimo, ad esempio, le fluttuazioni nell'afflusso di tali risorse. Il fatto di ricorrere a una combinazione di risorse proprie, inoltre, contribuisce a una distribuzione più equa degli oneri finanziari tra gli Stati membri.

3.5Il CESE è inoltre del parere che l'efficienza nella gestione delle risorse proprie sia fondamentale. Ad essa, tuttavia, devono accompagnarsi l'efficienza e l'efficacia sul fronte della spesa in tutte le fasi. Ciò vale in particolare per la spesa a titolo del Fondo sociale per il clima 2 , che mira ad attenuare gli effetti sociali negativi derivanti dall'aumento dei prezzi del carbonio nei sistemi di trasporto e di riscaldamento degli edifici. Il CESE ha già espresso preoccupazione al riguardo, in particolare paventando che i costi di un sistema di scambio delle quote di emissioni per l'edilizia e i trasporti possano essere superiori ai benefici auspicati e causare impennate incontrollate dei prezzi. Il CESE ha inoltre richiamato l'attenzione sull'enorme sfida di concepire un meccanismo di compensazione efficace ed equo in un'UE composta da 27 Stati membri con contesti socioeconomici e climatici spesso molto diversi tra loro.

3.6Il CESE constata che, allo stato attuale, gli Stati membri utilizzano i proventi delle aste ETS per finanziare l'azione per il clima e per stimolare gli investimenti nei settori dello scambio di quote di emissione, accelerando così la riduzione delle emissioni. Con una parte dei proventi del sistema ETS utilizzata per rimborsare la componente di sovvenzione di NextGenerationEU, il CESE mette in guardia da eventuali vincoli finanziari che limiterebbero ulteriormente il sostegno all'economia e alla popolazione europee durante la transizione verso la neutralità carbonica.

3.7Il CESE accoglie con favore il Fondo per l'innovazione e il suo obiettivo di aiutare le imprese a investire nell'energia pulita e nell'industria pulita, ma ha già espresso dubbi circa il fatto che questo fondo mantenga e rafforzi ulteriormente la posizione competitiva dell'industria dell'UE.

3.8Pur concordando in linea generale con la Commissione sulle tre nuove fonti di entrate proposte, il CESE mette in guardia dai possibili impatti delle entrate supplementari sulle famiglie e sulle imprese, e ritiene pertanto che possa rendersi necessario abbinare agli eventuali oneri fiscali aggiuntivi una riforma fiscale o dei meccanismi compensativi a livello nazionale. Il CESE segnala poi l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia causato dalla guerra in Ucraina sulle famiglie e sulle imprese. Tali costi aggiuntivi e i loro effetti sociali ed economici potrebbero vanificare la proposta della Commissione. Ciò assume un'importanza ancora maggiore alla luce del protrarsi della guerra, ragion per cui la proposta della Commissione potrebbe prima o poi dover essere rivisitata. Il CESE si impegna pertanto a riesaminare e monitorare costantemente gli incerti sviluppi delle conseguenze umane e materiali di questa gravissima invasione, al fine di valutare a tempo debito la migliore linea d'azione da intraprendere.

4.Osservazioni particolari

4.1Il CESE concorda sulla necessità di ricorrere a fonti di finanziamento per rimborsare efficacemente i prestiti contratti per NextGenerationEU, ma avverte che tali fonti devono essere stabili, socialmente eque e favorevoli alle imprese. La stabilità è un requisito assoluto, così come la semplicità e la certezza. Più specificamente, occorre assicurarsi che i sistemi introdotti, e in particolare l'ETS e il CBAM, siano resilienti agli shock economici. Occorre inoltre evitare oneri aggiuntivi per le famiglie e per le imprese; e il CESE si riserva di valutare in che modo le fonti di finanziamento potrebbero avere un impatto sulle une e sulle altre. In tale contesto, il CESE raccomanda di condurre valutazioni d'impatto più mirate per determinare, paese per paese nonché per specifici settori, eventuali effetti negativi sulle famiglie e sulla competitività complessiva delle imprese dell'UE. Sarebbe inoltre pertinente condurre una tale valutazione in relazione ai fondi erogati nell'ambito di NextGenerationEU.

4.2Il CESE concorda sulla proposta che, a seguito della riforma fiscale concordata in sede OCSE, gli Stati membri riassegnino alla Commissione una quota del gettito residuo loro spettante affinché costituisca una risorsa propria dell'UE, ma osserva che tale trasferimento non dovrebbe comportare nuovi oneri per le famiglie o per le imprese; e, onde evitare di imporre loro degli oneri aggiuntivi, raccomanda di abbinare, ove necessario, tale trasferimento a una riforma fiscale su altri livelli.

4.3Il CESE è del parere che l'accordo internazionale preliminare sull'imposta sulle società raggiunto in sede OCSE rappresenti un grande passo avanti negli sforzi volti a far sì che le imprese multinazionali siano tassate là dove viene svolta l'attività economica e ha luogo la creazione di valore; e reputa inoltre che le nuove norme possano apportare stabilità e coerenza al sistema fiscale internazionale. Ritiene tuttavia che occorra mantenere in ogni momento condizioni di parità nel sistema fiscale internazionale. Le nuove norme dovrebbero essere attuate simultaneamente anche dai principali partner commerciali e concorrenti dell'UE. Tali nuove norme dovrebbero inoltre essere applicate in conformità a definizioni e norme armonizzate. Il CESE pone inoltre l'accento sulla volatilità associata al gettito dell'imposta sulle società e sulle difficoltà di stimare le entrate future che sarebbero generate da questa risorsa propria, e sottolinea che i dettagli finali per l'attuazione dell'accordo sono ancora in discussione. In quest'ottica, il CESE ritiene prematuro considerare queste nuove risorse come risorse permanenti dell'UE, tanto più quando si consideri la possibilità che gli Stati membri dell'UE debbano versare una quota del gettito fiscale a giurisdizioni terze.

4.4Il CESE considera assai coraggiosa la proposta di trasformare le entrate del sistema ETS da risorsa essenzialmente nazionale in risorsa propria dell'UE. Esprime però la preoccupazione che una misura siffatta non riesca a tradursi in un incentivo a ridurre drasticamente l'inquinamento garantendo che "chi inquina paghi". Inoltre, il CESE è dell'avviso che il principio "chi inquina paga" debba essere applicato allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Al riguardo, peraltro, si pone pur sempre la sfida di come reinvestire tali entrate in modo tale che a trarne beneficio siano le comunità. Occorrerebbe inoltre valutare, paese per paese o regione per regione, l'impatto della proposta su settori quali il mercato immobiliare, poiché le norme di pianificazione territoriale e urbanistiche variano spesso da una giurisdizione all'altra e i costi dell'efficienza energetica potrebbero spingere in alto i prezzi degli immobili. Il CESE accoglie con favore il meccanismo temporaneo di adeguamento solidale, che, applicando un tetto massimo e una soglia minima in base al criterio dell'RNL, contribuisce a far sì che tutti gli Stati membri concorrano in modo equo ad alimentare le risorse proprie dell'UE. In questo modo si eviterà che, nel periodo di transizione volto a rendere più sostenibile la propria economia, qualche Stato membro contribuisca al bilancio dell'UE in misura sproporzionata rispetto alle dimensioni dell'economia stessa. D'altro canto, il CESE è preoccupato che, qualora il sistema ETS venga attuato soltanto in parte, il finanziamento del Fondo sociale per il clima sia messo a repentaglio, e per il rischio che ciò fornisca agli Stati membri un pretesto per imputare all'Europa la "colpa" di misure impopolari.

4.5Il CESE ritiene inoltre che le nuove risorse proprie proposte debbano sostenere gli obiettivi politici dell'UE, in particolare per quanto riguarda il mercato unico, la competitività e la crescita sostenibile, e nel contempo migliorare il benessere dei cittadini dell'UE.

4.6Un'altra considerazione importante è che l'onere finanziario delle riforme proposte dovrà essere ripartito equamente tra gli Stati membri. Il CESE sottolinea le differenze strutturali tra gli Stati membri, e osserva che qualsiasi proposta inciderà in modo diverso nei vari Stati membri. Il CESE accoglie con favore la modalità proposta per assegnare i finanziamenti del Fondo sociale per il clima a livello nazionale, ossia ripartirli in base al criterio della ricchezza relativa del singolo paese e della singola regione. Tuttavia, sottolinea altresì che è assolutamente necessario che le nuove regole proposte siano applicate in modo equo in ogni parte dell'UE, e che è altrettanto essenziale evitare che il calcolo, il trasferimento e il controllo delle nuove risorse proprie comportino un onere amministrativo eccessivo per la Commissione europea, le altre istituzioni dell'Unione o le amministrazioni nazionali.

Bruxelles, 18 maggio 2022

Christa SCHWENG
Presidente del Comitato economico e sociale europeo

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(1)    Proposta di direttiva del Consiglio relativa alla fissazione di un livello di imposizione fiscale minimo globale per i gruppi multinazionali nell'Unione europea, COM(2021) 823 final .
(2)     GU C 152 del 6.4.2022 .