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dell'Unione europea

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2024/1623

19.6.2024

REGOLAMENTO (UE) 2024/1623 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 31 maggio 2024

che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto concerne i requisiti per il rischio di credito, il rischio di aggiustamento della valutazione del credito, il rischio operativo, il rischio di mercato e l’output floor

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea (1),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (3),

considerando quanto segue:

(1)

In risposta alla crisi finanziaria mondiale del 2008-2009, l’Unione ha avviato una riforma di ampio respiro del quadro prudenziale per gli enti, quale definito nel regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (4), al fine di aumentare la resilienza del settore bancario dell’Unione. Uno degli elementi principali della riforma è consistito nell’attuazione delle norme internazionali concordate nel 2010 dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (CBVB), in particolare la cosiddetta «riforma di Basilea III» e i conseguenti principi di Basilea III. Grazie a tale riforma, il settore bancario dell’Unione è entrato nella crisi della COVID-19 contando su basi resilienti. Tuttavia, sebbene il livello complessivo di capitale presente negli enti dell’Unione sia ora generalmente soddisfacente, alcune delle problematiche individuate a seguito della crisi finanziaria mondiale devono ancora essere affrontate.

(2)

Per affrontare tali problematiche, garantire certezza del diritto e dare prova dell’impegno dell’Unione ai suoi partner internazionali nel G20, è della massima importanza attuare fedelmente nel diritto dell’Unione gli elementi in sospeso della riforma di Basilea III concordata nel 2017 («quadro definitivo di Basilea III»). Allo stesso tempo, l’attuazione dovrebbe evitare un aumento significativo dei requisiti patrimoniali complessivi per il sistema bancario dell’Unione nel suo complesso e tenere conto delle specificità dell’economia dell’Unione. Laddove possibile, eventuali adeguamenti delle norme internazionali dovrebbero essere applicati in via transitoria. L’attuazione dovrebbe contribuire ad evitare svantaggi competitivi per gli enti dell’Unione, in particolare nel settore delle attività di negoziazione nel contesto delle quali tali enti competono direttamente con i loro omologhi internazionali. Inoltre, con l’attuazione del quadro definitivo di Basilea III, l’Unione porta a termine un processo decennale di riforma. In tale contesto, l’Unione dovrebbe effettuare una valutazione globale del suo sistema bancario, tenendo conto di tutte le dimensioni pertinenti. La Commissione dovrebbe essere incaricata di effettuare un riesame olistico del quadro per i requisiti prudenziali e di vigilanza. Tale riesame dovrebbe tenere conto non solo dei vari tipi di forme societarie, strutture e modelli aziendali in tutta l’Unione ma anche dell’attuazione dell’output floor. Tale riesame dovrebbe inoltre tenere conto l’attuazione dell’output floor nell’ambito delle norme prudenziali in materia di capitale e liquidità, nonché del suo livello di applicazione. Il riesame dovrebbe valutare se l’output floor e il suo livello di applicazione garantiscono un livello adeguato di protezione dei depositanti e salvaguardano la stabilità finanziaria nell’Unione, tenendo conto degli sviluppi a livello dell’Unione e dell’unione bancaria in tutte le sue dimensioni. A tale riguardo, la Commissione tiene debitamente conto delle rispettive dichiarazioni e conclusioni sull’unione bancaria sia del Parlamento europeo che del Consiglio europeo.

(3)

Il 27 giugno 2023 la Commissione si è impegnata a effettuare una valutazione olistica, equa ed equilibrata dello stato del sistema bancario e dei quadri normativi e di vigilanza applicabili nel mercato unico. A tal fine terrà conto dell’impatto delle modifiche del regolamento (UE) n. 575/2013 introdotte dal presente regolamento, nonché dello stato dell’unione bancaria in tutte le sue dimensioni. La Commissione esaminerà, tra le varie questioni, l’attuazione dell’output floor, compreso il suo livello di applicazione. Essa effettuerà tale valutazione sulla base del contributo dell’Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea) (ABE), istituita dal regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (5), della Banca centrale europea e del meccanismo di vigilanza unico, e consulterà le parti interessate per garantire che si tenga adeguatamente conto delle diverse prospettive. La Commissione presenterà, se del caso, una proposta legislativa basata su tale relazione.

(4)

Il regolamento (UE) n. 575/2013 consente agli enti di calcolare i propri requisiti di fondi propri utilizzando metodi standardizzati oppure metodi basati su modelli interni. I metodi standardizzati richiedono agli enti di calcolare i requisiti di fondi propri utilizzando parametri fissi, che si basano su ipotesi relativamente prudenti e sono stabiliti nel regolamento (UE) n. 575/2013. I metodi basati su modelli interni, che devono essere approvati dalle autorità competenti, consentono agli enti di stimare autonomamente la maggior parte o la totalità dei parametri necessari per calcolare i requisiti di fondi propri. Nel dicembre del 2017 il CBVB ha deciso di introdurre un output floor aggregato. Tale decisione si basava su un’analisi condotta a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008-2009, dalla quale è emerso che i modelli interni tendono a sottovalutare i rischi cui sono esposti gli enti, in particolare per determinate tipologie di esposizioni e rischi e, di conseguenza, tendono a comportare requisiti di fondi propri insufficienti. Rispetto ai requisiti di fondi propri calcolati utilizzando i metodi standardizzati, i modelli interni producono, in media, requisiti di fondi propri inferiori a parità di esposizioni.

(5)

L’output floor rappresenta una delle misure chiave della riforma di Basilea III. Mira a limitare la variabilità ingiustificata dei requisiti di fondi propri prodotta dai modelli interni e la riduzione eccessiva del capitale che un ente che ricorre a modelli interni può ottenere rispetto a un ente che utilizza i metodi standardizzati. Fissando un limite inferiore per i requisiti di fondi propri prodotti dai modelli interni degli enti pari al 72,5 % dei requisiti di fondi propri che si applicherebbero se tali enti utilizzassero metodi standardizzati, l’output floor limita il rischio di riduzioni eccessive del capitale. A tal fine, gli enti che usano modelli interni dovrebbero calcolare i requisiti di fondi propri totali in due insiemi, ciascuno dei quali che aggreghi tutti i requisiti di fondi propri senza alcuna duplicazione. L’attuazione fedele dell’output floor aumenterebbe la comparabilità dei coefficienti di capitale degli enti, ripristinerebbe la credibilità dei modelli interni e assicurerebbe parità di condizioni tra gli enti che utilizzano metodi diversi per calcolare i propri requisiti di fondi propri.

(6)

Al fine di garantire che i fondi propri siano adeguatamente distribuiti e disponibili per proteggere i risparmi ove necessario, l’output floor dovrebbe essere applicato a tutti i livelli di consolidamento, a meno che uno Stato membro ritenga che tale obiettivo possa essere conseguito efficacemente in altri modi, in particolare per quanto riguarda i gruppi quali i gruppi cooperativi con un organismo centrale e gli enti affiliati situati in tale Stato membro. In tali casi uno Stato membro dovrebbe poter decidere di non applicare l’output floor su base individuale o subconsolidata agli enti in tale Stato membro, a condizione che, al più alto livello di consolidamento nello Stato membro, l’ente impresa madre di tali enti nello Stato membro rispetti l’output floor sulla base della sua situazione consolidata.

(7)

Il CBVB ha riscontrato che l’attuale metodo standardizzato per il rischio di credito (SA-CR) non è sufficientemente sensibile al rischio in diversi settori e tale circostanza determina misurazioni imprecise o inadeguate, troppo elevate o troppo basse, del rischio di credito e quindi dei requisiti di fondi propri. Le disposizioni relative al metodo SA-CR dovrebbero pertanto essere rivedute al fine di aumentare la sensibilità al rischio di tale metodo in relazione a diversi aspetti chiave.

(8)

Per le esposizioni provviste di rating verso altri enti, alcuni fattori di ponderazione del rischio dovrebbero essere ricalibrati secondo i principi di Basilea III. Inoltre, il trattamento della ponderazione del rischio per le esposizioni prive di rating verso enti dovrebbe essere reso più dettagliato e disaccoppiato dal fattore di ponderazione del rischio applicabile all’amministrazione centrale dello Stato membro in cui è stabilito l’ente debitore, in quanto non si dovrebbe più presumere un sostegno pubblico implicito a favore di tali enti.

(9)

Per le esposizioni al debito subordinato e assimilato sotto il profilo prudenziale nonché per le esposizioni in strumenti di capitale è necessario un trattamento più dettagliato e rigoroso della ponderazione del rischio al fine di riflettere il rischio di perdita più elevato di tali esposizioni rispetto alle esposizioni debitorie, nonché di prevenire l’arbitraggio regolamentare tra il portafoglio di non negoziazione e quello di negoziazione. Gli enti dell’Unione detengono investimenti in strumenti di capitale strategici di lunga data in imprese finanziarie e non finanziarie. Dato che il fattore di ponderazione del rischio standard per le esposizioni in strumenti di capitale aumenta nel corso di un periodo transitorio di cinque anni, le partecipazioni strategiche esistenti in società e talune imprese di assicurazione soggette al controllo o ad influenza significativa dell’ente dovrebbero essere soggette a clausola grandfathering al fine di evitare effetti perturbatori e preservare il ruolo degli enti dell’Unione in veste di investitori in strumenti di capitale strategici di lunga data. Date le tutele prudenziali e la vigilanza prudenziale destinate a favorire l’integrazione del settore finanziario, per le partecipazioni in altri enti del medesimo gruppo o coperti dallo stesso sistema di tutela istituzionale, si dovrebbe mantenere il regime attualmente in vigore. Inoltre, al fine di rafforzare le iniziative private e pubbliche volte a fornire capitale a lungo termine alle imprese dell’Unione non quotate, gli investimenti effettuati direttamente o indirettamente, ad esempio attraverso imprese di venture capital, non dovrebbero essere considerati speculativi laddove siano effettuati con la ferma intenzione dell’alta dirigenza di detenerli per almeno tre anni.

(10)

Al fine di stimolare taluni settori dell’economia, i principi di Basilea III prevedono in capo alle autorità competenti il potere discrezionale di assolvere i propri compiti di vigilanza che consente agli enti di applicare, entro determinati limiti, un trattamento preferenziale alle partecipazioni acquisite nel contesto di programmi legislativi che prevedono consistenti sovvenzioni per investimenti e comportano una vigilanza pubblica e restrizioni agli investimenti in strumenti di capitale. L’attuazione di tale discrezionalità nel diritto dell’Unione dovrebbe altresì contribuire a promuovere gli investimenti a lungo termine in strumenti di capitale.

(11)

I prestiti alle imprese nell’Unione sono forniti principalmente da enti che utilizzano il metodo basato sui rating interni («metodo IRB») per il rischio di credito al fine di calcolare i loro requisiti di fondi propri. Con l’attuazione dell’output floor, tali enti dovranno altresì applicare il metodo SA-CR, che si basa sulle valutazioni del merito di credito fornite da agenzie esterne di valutazione del merito di credito (ECAI) prescelte per stabilire la qualità creditizia dell’impresa debitrice. L’associazione tra rating esterni e fattori di ponderazione del rischio applicabili alle imprese provviste di rating dovrebbe essere più dettagliata, in modo da allineare tale associazione alle norme internazionali in materia.

(12)

La maggior parte delle imprese dell’Unione, tuttavia, non si avvale di rating del credito esterni. Al fine di evitare un impatto negativo sui prestiti bancari a imprese prive di rating e di concedere un tempo sufficiente per l’adozione di iniziative pubbliche o private volte ad aumentare la copertura di rating del credito esterni, è necessario prevedere un periodo transitorio. Durante tale periodo transitorio, gli enti che ricorrono al metodo IRB dovrebbero essere in grado di applicare un trattamento favorevole nel contesto del calcolo del loro output floor per le esposizioni di livello investment grade verso imprese prive di rating, mentre dovrebbero essere varate iniziative destinate a promuovere un uso diffuso dei rating del credito. Qualsiasi proroga del periodo transitorio dovrebbe essere motivata e limitata a un massimo di quattro anni.

(13)

Dopo il periodo transitorio, gli enti dovrebbero poter fare riferimento alle valutazioni del merito di credito effettuate da ECAI prescelte per calcolare i requisiti di fondi propri per una parte significativa delle loro esposizioni verso imprese. L’ABE, l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) (AEAP), istituita dal regolamento (UE) n. 1094/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (6), e l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) (AESFEM), istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (7), (collettivamente «autorità europee di vigilanza») dovrebbero monitorare il ricorso alle disposizioni transitorie e tenere conto degli sviluppi e delle tendenze pertinenti nel mercato delle ECAI, degli ostacoli alla disponibilità di valutazioni del merito di credito effettuate da ECAI prescelte, in particolare per le imprese, nonché delle possibili misure per affrontarli. Il periodo transitorio dovrebbe essere utilizzato per ampliare in modo significativo la disponibilità di rating per le imprese dell’Unione. A tal fine, dovrebbero essere sviluppate soluzioni di rating che vadano al di là dell’attuale ecosistema di rating per incentivare soprattutto le imprese dell’Unione più grandi a farsi valutare con rating esterno. Oltre alle esternalità positive generate dal processo di rating, una più ampia copertura di rating favorirà, tra l’altro, l’unione dei mercati dei capitali. Al fine di raggiungere tale obiettivo, occorre tenere conto dei requisiti relativi alle valutazioni esterne del merito di credito o valutare la creazione di ulteriori enti che forniscano tali valutazioni, il che potrebbe comportare notevoli sforzi di attuazione. Gli Stati membri, in stretta collaborazione con le rispettive banche centrali, dovrebbero valutare se una richiesta di riconoscimento della propria banca centrale come ECAI in conformità del regolamento (CE) n. 1060/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (8) e la fornitura di rating di società da parte della banca centrale ai fini del regolamento (UE) n. 575/2013 possano essere auspicabili per aumentare la copertura di rating esterni.

(14)

Per le esposizioni garantite da immobili residenziali e per le esposizioni garantite da immobili non residenziali, il CBVB ha sviluppato metodi più sensibili al rischio per rispecchiare meglio i diversi modelli di finanziamento e le diverse fasi del processo di costruzione.

(15)

La crisi finanziaria mondiale del 2008-2009 ha messo in evidenza una serie di carenze dell’attuale trattamento nel quadro del metodo standardizzato delle esposizioni garantite da immobili residenziali e delle esposizioni garantite da immobili non residenziali. Tali carenze sono state affrontate nei principi di Basilea III. I principi di Basilea III operano una distinzione tra le esposizioni il cui rimborso dipende sostanzialmente dai flussi di cassa generati dall’immobile e le esposizioni dove ciò non avviene. Le prime dovrebbero essere soggette a un trattamento di ponderazione del rischio dedicato al fine di rispecchiare in maniera più accurata il rischio associato ad esse, ma anche di migliorare la coerenza con il trattamento degli immobili produttori di reddito nel quadro del metodo IRB.

(16)

Per le esposizioni garantite da immobili residenziali e per le esposizioni garantite da immobili non residenziali, dovrebbe essere mantenuto il metodo della ripartizione dei mutui, poiché tale metodo è sensibile al tipo di debitore e riflette gli effetti di attenuazione del rischio della garanzia reale immobiliare nei fattori di ponderazione del rischio applicabili, anche nel caso di esposizioni con rapporti elevati prestito/valore. Tuttavia, il metodo della ripartizione dei mutui dovrebbe essere adeguato secondo i principi di Basilea III in quanto è risultato troppo cauto per alcune ipoteche con rapporti prestito/valore molto bassi.

(17)

Al fine di assicurare che l’impatto dell’output floor sui crediti ipotecari residenziali a basso rischio da parte degli enti che utilizzano il metodo IRB sia ripartito su un periodo sufficientemente lungo e di evitare quindi le perturbazioni a tale tipo di prestito che potrebbero essere causate da improvvisi aumenti dei requisiti di fondi propri, è necessario prevedere una disposizione transitoria specifica. Per la durata del periodo transitorio, nel calcolare l’output floor, gli enti che utilizzano il metodo IRB dovrebbero essere in grado di applicare un fattore di ponderazione del rischio inferiore alla parte delle loro esposizioni garantite da un’ipoteca su immobili residenziali ai sensi del metodo SA-CR. Per assicurare che la disposizione transitoria sia disponibile soltanto per le esposizioni ipotecarie a basso rischio, dovrebbero essere stabiliti criteri di ammissibilità adeguati, basati su concetti stabiliti utilizzati nel contesto del metodo SA-CR. La conformità a tali criteri dovrebbe essere verificata da autorità competenti. Dato che i mercati degli immobili residenziali possono differire da uno Stato membro all’altro, la decisione sull’opportunità o meno di applicare la disposizione transitoria dovrebbe essere lasciata ai singoli Stati membri. Il ricorso alla disposizione transitoria dovrebbe essere monitorato dall’ABE. Qualsiasi proroga del periodo transitorio dovrebbe essere motivata e limitata a un massimo di quattro anni.

(18)

A causa della mancanza di chiarezza e della sensibilità al rischio del vigente trattamento dei finanziamenti per immobili a fini speculativi, i requisiti di fondi propri per tali esposizioni sono spesso considerati troppo elevati o troppo bassi. Tale trattamento dovrebbe pertanto essere sostituito da un trattamento dedicato per le esposizioni per l’acquisizione, lo sviluppo e la costruzione di terreni, che includa i prestiti a società o società veicolo che finanziano l’acquisizione di terreni a fini di sviluppo e costruzione, oppure lo sviluppo e la costruzione di immobili residenziali o immobili non residenziali.

(19)

È importante ridurre l’impatto degli effetti ciclici sulla valutazione di immobili che garantiscono prestiti e mantenere più stabili i requisiti di fondi propri per le ipoteche. Nel caso di una rivalutazione superiore al valore al momento della concessione del prestito, a condizione che siano disponibili dati sufficienti, il valore di un immobile riconosciuto a fini prudenziali non dovrebbe pertanto superare il valore medio di un immobile comparabile misurato su un periodo sufficientemente lungo, fatto salvo il caso in cui modifiche a tale immobile ne aumentino inequivocabilmente il valore. Per evitare conseguenze indesiderate per il funzionamento dei mercati delle obbligazioni garantite, le autorità competenti dovrebbero poter consentire agli enti di rivalutare regolarmente gli immobili senza applicare tali limiti agli aumenti di valore. Le modifiche che migliorano la prestazione energetica o la resilienza, la protezione e l’adattamento ai rischi fisici degli edifici e delle unità abitative potrebbero essere considerate determinare un aumento del valore dell’immobile.

(20)

L’attività di finanziamento specializzato è svolta con società veicolo che solitamente fungono da soggetti debitori, per i quali la redditività dell’investimento è la fonte primaria di rimborso del finanziamento ottenuto. Gli accordi contrattuali del modello di finanziamento specializzato forniscono al finanziatore un sostanziale controllo sulle attività finanziate, mentre la fonte primaria di rimborso dell’obbligazione è rappresentata dal reddito generato da tali attività. Per riflettere in modo più accurato il rischio associato, tale forma di finanziamento dovrebbe pertanto essere soggetta a requisiti di fondi propri specifici per il rischio di credito. In linea con i principi di Basilea III sull’assegnazione dei fattori di ponderazione del rischio alle esposizioni da finanziamenti specializzati, dovrebbe essere introdotta nel metodo SA-CR una classe dedicata di esposizioni da finanziamenti specializzati, migliorando così la coerenza con il trattamento specifico già esistente delle esposizioni da finanziamenti specializzati nel quadro del metodo IRB. Dovrebbe essere introdotto un trattamento specifico per le esposizioni da finanziamenti specializzati, di conseguenza dovrebbe essere operata una distinzione tra «finanziamento di progetti», «finanziamento di attività materiali a destinazione specifica» e «finanziamento su merci» in maniera da rispecchiare meglio i rischi intrinseci di tali sottoclassi della classe di esposizioni da finanziamenti specializzati.

(21)

Sebbene il nuovo trattamento nel quadro del metodo standardizzato per le esposizioni da finanziamenti specializzati prive di rating stabilito dai principi di Basilea III sia più dettagliato rispetto all’attuale trattamento standardizzato delle esposizioni verso imprese, il primo non è sufficientemente sensibile al rischio per poter rispecchiare gli effetti di pacchetti di garanzia e garanzie reali solitamente associati a tali esposizioni nell’Unione, che consentono ai finanziatori di controllare i flussi di cassa futuri da generare nel corso della vita del progetto o dell’attività. In ragione della mancanza di copertura di rating esterni per le esposizioni da finanziamenti specializzati nell’Unione, il nuovo trattamento potrebbe altresì incentivare gli enti a interrompere il finanziamento di determinati progetti o ad assumere rischi più elevati in esposizioni altrimenti trattate in modo analogo che presentano profili di rischio diversi. Dato che le esposizioni da finanziamenti specializzati sono per lo più finanziate da enti che utilizzano il metodo IRB e dispongono di modelli interni per tali esposizioni, l’impatto potrebbe essere particolarmente significativo nel caso di esposizioni da finanziamento di attività materiali a destinazione specifica, che potrebbero essere a rischio di interruzione delle attività, nel contesto particolare dell’applicazione dell’output floor. Al fine di evitare conseguenze indesiderate della mancanza di sensibilità al rischio dei principi di Basilea III per le esposizioni da finanziamento di attività materiali a destinazione specifica prive di rating, le esposizioni da finanziamento di attività materiali a destinazione specifica che soddisfano una serie di criteri in grado di abbassare il loro profilo di rischio a livelli di «qualità elevata» compatibili con una gestione prudente e cauta dei rischi finanziari dovrebbero beneficiare in via transitoria di un fattore di ponderazione del rischio inferiore. Tale disposizione transitoria dovrebbe essere valutata in una relazione preparata dall’ABE.

(22)

La classificazione delle esposizioni al dettaglio nel quadro del metodo SA-CR e di quello IRB dovrebbe essere ulteriormente allineata per assicurare un’applicazione coerente dei corrispondenti fattori di ponderazione del rischio allo stesso insieme di esposizioni. In linea con i principi di Basilea III, dovrebbero essere stabilite regole per un trattamento differenziato delle esposizioni rotative al dettaglio che soddisfano un insieme di condizioni di rimborso o di utilizzo in grado di abbassarne il profilo di rischio. Tali esposizioni dovrebbero essere definite come esposizioni transattive. Alle esposizioni verso una o più persone fisiche che non soddisfano tutte le condizioni per essere considerate esposizioni al dettaglio dovrebbe essere assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 100 % nel quadro del metodo SA-CR.

(23)

I principi di Basilea III introducono un fattore di conversione del credito del 10 % per gli impegni revocabili incondizionatamente nel contesto del metodo SA-CR. È probabile che ciò incida in maniera significativa sui debitori che fanno affidamento alla natura flessibile degli impegni revocabili incondizionatamente per finanziare le loro attività quando affrontano fluttuazioni stagionali nella loro attività o quando gestiscono variazioni impreviste a breve termine dei fabbisogni di capitale di esercizio, in particolare durante la ripresa dalla pandemia di COVID-19. Di conseguenza è opportuno prevedere un periodo transitorio durante il quale gli enti dovrebbero essere in grado di continuare ad applicare un fattore di conversione del credito più basso ai loro impegni revocabili incondizionatamente e, successivamente, valutare se sia giustificato un potenziale aumento graduale dei fattori di conversione del credito applicabili per consentire agli enti di adeguare le loro pratiche operative e i loro prodotti senza ostacolare la disponibilità di credito per i debitori degli enti.

(24)

Gli enti dovrebbero svolgere un ruolo centrale nel contribuire alla ripresa dalla pandemia di COVID-19 anche estendendo le misure proattive di ristrutturazione del debito a debitori meritevoli che affrontano o stanno per affrontare difficoltà nel rispettare i propri impegni finanziari. A tale riguardo gli enti non dovrebbero essere scoraggiati a estendere concessioni significative ai debitori, se ritenuto opportuno, in conseguenza di una classificazione potenziale e ingiustificata delle controparti come «in stato di default», qualora tali concessioni possano ripristinare le probabilità che detti debitori paghino la parte restante del debito. Nell’elaborare orientamenti sulla definizione di default di un debitore o di una linea di credito, l’ABE dovrebbe tenere in debita considerazione la necessità di fornire adeguata flessibilità agli enti.

(25)

La crisi finanziaria mondiale del 2008-2009 ha messo in evidenza il fatto che, in alcuni casi, gli enti hanno utilizzato il metodo IRB anche su portafogli non idonei alla modellizzazione in ragione di dati insufficienti, con conseguenze negative per l’affidabilità dei risultati. Di conseguenza, è opportuno non obbligare gli enti a utilizzare il metodo IRB per tutte le loro esposizioni e ad applicare il requisito di estensione a livello di classi di esposizioni. È inoltre opportuno limitare il ricorso al metodo IRB per le classi di esposizioni nelle quali è più difficile una solida modellizzazione in maniera da aumentare la comparabilità e la solidità dei requisiti di fondi propri per il rischio di credito nel contesto del metodo IRB.

(26)

Le esposizioni degli enti verso altri enti, altri soggetti del settore finanziario e grandi imprese presentano in genere bassi livelli di default. Per tali portafogli con basso livello di default, è difficile per gli enti ottenere stime affidabili della perdita in caso di default (LGD), in ragione di un numero insufficiente di default osservati in tali portafogli. Tale difficoltà ha determinato un livello indesiderabile di dispersione tra gli enti nel livello di rischio stimato. Gli enti dovrebbero pertanto utilizzare i valori della LGD regolamentare anziché le stime interne della LGD per tali portafogli a basso livello di default.

(27)

Gli enti che utilizzano modelli interni per stimare i requisiti di fondi propri per il rischio di credito riguardo alle esposizioni in strumenti di capitale basano in genere la propria valutazione del rischio su dati accessibili al pubblico, ai quali si può presumere che tutti gli enti abbiano accesso in misura identica. In tali circostanze le differenze nei requisiti di fondi propri non possono essere giustificate. Inoltre, le esposizioni in strumenti di capitale detenute al di fuori del portafoglio di negoziazione costituiscono una componente molto ridotta dello stato patrimoniale degli enti. Pertanto, al fine di aumentare la comparabilità dei requisiti di fondi propri degli enti e di semplificare il quadro normativo, gli enti dovrebbero calcolare i propri requisiti di fondi propri per il rischio di credito riguardo alle esposizioni in strumenti di capitale ricorrendo al metodo SA-CR, mentre il ricorso al metodo IRB a tal fine non dovrebbe essere consentito.

(28)

Dovrebbe essere assicurato che le stime della probabilità di default, della LGD e dei fattori di conversione del credito delle singole esposizioni degli enti che sono autorizzati a utilizzare modelli interni per calcolare i requisiti di fondi propri per il rischio di credito non raggiungano livelli inadeguatamente bassi. È pertanto opportuno introdurre valori minimi per le stime interne nonché obbligare gli enti a utilizzare il valore maggiore tra le proprie stime interne dei parametri di rischio e i valori minimi per tali stime interne. Tali valori minimi per i parametri di rischio («input floor») dovrebbero costituire una tutela volta ad assicurare che i requisiti di fondi propri non scendano al di sotto di livelli cauti. Inoltre, tali input floor dovrebbero attenuare il rischio di modello dovuto a fattori quali specifiche errate del modello, errori di misurazione e limitazioni dei dati. Gli input floor migliorerebbero altresì la comparabilità dei coefficienti di capitale tra gli enti. Per ottenere tali risultati, gli input floor dovrebbero essere calibrati in maniera sufficientemente prudente.

(29)

Gli input floor calibrati in maniera troppo prudente possono scoraggiare gli enti dall’adottare il metodo IRB e i requisiti di gestione del rischio associati. Gli enti potrebbero inoltre essere incentivati a spostare i propri portafogli verso esposizioni a rischi maggiori per evitare i vincoli imposti dagli input floor. Al fine di evitare tali conseguenze indesiderate, gli input floor dovrebbero rispecchiare in maniera adeguata determinate caratteristiche di rischio delle esposizioni sottostanti, in particolare assumendo valori diversi per i diversi tipi di esposizioni, se del caso.

(30)

Le esposizioni da finanziamenti specializzati presentano caratteristiche di rischio diverse da quelle delle esposizioni verso imprese generali. È pertanto opportuno prevedere un periodo transitorio durante il quale viene operata una riduzione dell’input floor della LGD applicabile alle esposizioni da finanziamenti specializzati. Qualsiasi proroga del periodo transitorio dovrebbe essere motivata e limitata a un massimo di quattro anni.

(31)

In conformità con i principi di Basilea III, il metodo IRB per la classe di esposizioni verso emittenti sovrani dovrebbe rimanere sostanzialmente invariato, in ragione della natura speciale e dei rischi relativi ai debitori sottostanti. In particolare, le esposizioni sovrane non dovrebbero essere soggette agli input floor.

(32)

Al fine di assicurare un metodo coerente per tutte le esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico, dovrebbero essere create due nuove classi di esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico, indipendenti tanto dalla classe delle esposizioni sovrane quanto da quella delle esposizioni verso enti. Il trattamento delle esposizioni assimilate verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico, che nel quadro del metodo SA-CR sarebbero ammissibili a essere trattate come esposizioni verso amministrazioni centrali e banche centrali, non dovrebbe essere assegnato a tali nuove classi di esposizioni nel quadro del metodo IRB e non dovrebbe essere soggetto a input floor. Inoltre, è opportuno calibrare input floor specifici inferiori nel quadro del metodo IRB per le esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico non assimilate, al fine di riflettere il loro profilo di rischio rispetto alle esposizioni verso imprese.

(33)

Dovrebbero essere chiarite le modalità per il riconoscimento dell’effetto di una garanzia per un’esposizione garantita trattata secondo il metodo IRB avvalendosi di stime interne della LGD nel contesto della quale il garante appartiene a un tipo di esposizione trattata secondo il metodo IRB ma senza l’utilizzo di stime interne della LGD. In particolare l’utilizzo del metodo della sostituzione, mediante il quale i parametri di rischio relativi all’esposizione sottostante sono sostituiti con quelli del garante, oppure di un metodo mediante il quale la probabilità di default o la LGD del debitore sottostante è rettificata utilizzando uno specifico metodo di modellizzazione per tenere conto dell’effetto della garanzia, non dovrebbe portare a un fattore di ponderazione del rischio rettificato inferiore a quello applicabile a un’esposizione diretta comparabile verso il garante. Di conseguenza, laddove il garante sia trattato secondo il metodo SA-CR, il riconoscimento della garanzia secondo il metodo IRB dovrebbe generalmente portare ad attribuire il fattore di ponderazione del rischio del metodo SA-CR del garante all’esposizione garantita.

(34)

Il quadro definitivo di Basilea III non impone più a un ente che ha adottato il metodo IRB per una classe di esposizioni di adottare tale metodo per tutte le sue esposizioni esterne al portafoglio di negoziazione. Per garantire parità di condizioni tra gli enti che attualmente trattano alcune esposizioni secondo il metodo IRB e quelli che non lo fanno, una disposizione transitoria dovrebbe consentire agli enti di tornare a metodi meno sofisticati seguendo una procedura semplificata. Tale procedura dovrebbe consentire alle autorità competenti di opporsi alle richieste di tornare a un metodo meno sofisticato finalizzate a praticare un arbitraggio regolamentare. Ai fini di tale procedura, il solo fatto che il ritorno a un metodo meno sofisticato comporti una riduzione dei requisiti di fondi propri determinati per le rispettive esposizioni non dovrebbe essere considerato sufficiente per opporsi a una richiesta per motivi di arbitraggio regolamentare.

(35)

Nel contesto dell’eliminazione della variabilità ingiustificata dei requisiti di fondi propri, le norme di attualizzazione in vigore applicate ai flussi di cassa artificiali dovrebbero essere riviste al fine di eliminare eventuali conseguenze indesiderate. L’ABE dovrebbe essere incaricata di rivedere i propri orientamenti sul ritorno in bonis.

(36)

L’introduzione dell’output floor potrebbe avere un impatto significativo sui requisiti di fondi propri per le posizioni verso la cartolarizzazione detenute dagli enti che utilizzano il metodo basato sui rating interni per le cartolarizzazioni o il metodo della valutazione interna. Sebbene tali posizioni siano generalmente di modesta entità rispetto ad altre esposizioni, l’introduzione dell’output floor potrebbe incidere sulla sostenibilità economica dell’operazione di cartolarizzazione a causa di un insufficiente vantaggio prudenziale derivante dal trasferimento del rischio. Ciò potrebbe avvenire in un momento in cui lo sviluppo del mercato delle cartolarizzazioni rientra nel piano d’azione sull’Unione dei mercati dei capitali di cui alla comunicazione della Commissione del 24 settembre 2020 dal titolo «Un’Unione dei mercati dei capitali per le persone e le imprese: nuovo piano di azione» («piano di azione per l’unione dei mercati dei capitali») e, inoltre, in cui gli enti cedenti potrebbero avere la necessità di ricorrere in misura maggiore alla cartolarizzazione per gestire più attivamente i loro portafogli, qualora fossero vincolati dall’output floor. Durante un periodo transitorio, gli enti che utilizzano il metodo basato sui rating interni per le cartolarizzazioni o il metodo della valutazione interna dovrebbero essere in grado di applicare un trattamento favorevole ai fini del calcolo del loro output floor alle loro posizioni verso la cartolarizzazione che sono ponderate per il rischio utilizzando uno di tali metodi. L’ABE dovrebbe riferire alla Commissione in merito alla necessità di rivedere eventualmente il trattamento prudenziale delle operazioni di cartolarizzazione, al fine di aumentare la sensibilità al rischio del trattamento prudenziale.

(37)

Il regolamento (UE) 2019/876 del Parlamento europeo e del Consiglio (9) ha modificato il regolamento (UE) n. 575/2013 per attuare i principi di Basilea III sul riesame approfondito del portafoglio di negoziazione finalizzato nel 2019 dal CBVB («versione finale delle norme FRTB») soltanto a fini di segnalazione. L’introduzione di requisiti di fondi propri vincolanti basati su tali norme è stata lasciata a una proposta legislativa separata, a seguito della valutazione del loro impatto sugli enti nell’Unione.

(38)

La versione finale delle norme FRTB in relazione al limite tra il portafoglio di negoziazione e quello di non negoziazione dovrebbe essere recepita nel diritto dell’Unione, poiché incide in modo significativo sul calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato. In linea con i principi di Basilea III, l’attuazione dei requisiti di limite dovrebbe includere l’elenco degli strumenti da assegnare al portafoglio di negoziazione o esterni al portafoglio di negoziazione, nonché la deroga che consente agli enti di assegnare, previa approvazione dell’autorità competente, determinati strumenti solitamente detenuti nel portafoglio di negoziazione, compresi gli strumenti di capitale quotati, al di fuori del portafoglio di negoziazione, qualora le posizioni in tali strumenti non siano detenute a fini di negoziazione o non siano di copertura per posizioni detenute a fini di negoziazione.

(39)

Al fine di evitare un onere operativo significativo per gli enti nell’Unione, tutti i requisiti di attuazione della versione finale delle norme FRTB ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato dovrebbero avere la medesima data di applicazione. Pertanto, la data di applicazione di un numero limitato di requisiti FRTB già introdotti dal regolamento (UE) 2019/876 dovrebbe essere allineata alla data di applicazione del presente regolamento. Il 27 febbraio 2023 l’ABE ha emesso un parere secondo cui, se le disposizioni di cui all’articolo 3, paragrafo 6, del regolamento (UE) 2019/876 sono in vigore e il quadro giuridico applicabile non prevede ancora l’applicazione dei metodi ispirati all’FRTB ai fini del calcolo del capitale, le autorità competenti di cui al regolamento (UE) n. 1093/2010 non dovrebbero dare priorità ad alcuna azione di vigilanza o di esecuzione in relazione a tali requisiti fino alla realizzazione della piena attuazione delle norme FRTB, prevista a decorrere dal 1o gennaio 2025.

(40)

Al fine di completare l’agenda di riforme introdotta dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008-2009 e affrontare le carenze dell’attuale quadro dei rischi di mercato, dovrebbero essere recepiti nel diritto dell’Unione requisiti di fondi propri vincolanti per il rischio di mercato basati sulla versione finale delle norme FRTB. Da stime recenti dell’impatto della versione finale delle norme FRTB sugli enti nell’Unione è emerso che l’attuazione di tali norme nell’Unione porterà a un notevole aumento dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato per determinate attività di negoziazione e di supporto agli scambi (market making), che sono importanti per l’economia dell’Unione. Al fine di attenuare tale impatto e preservare il buon funzionamento dei mercati finanziari nell’Unione, è opportuno introdurre adeguamenti mirati al recepimento della versione finale delle norme FRTB nel diritto dell’Unione.

(41)

Le attività di negoziazione degli enti nei mercati all’ingrosso possono svolgersi facilmente a livello transfrontaliero, anche tra Stati membri e paesi terzi. L’attuazione della versione finale delle norme FRTB dovrebbe pertanto convergere il più possibile tra le varie giurisdizioni in termini tanto di sostanza quanto di tempistiche. In caso contrario, sarebbe impossibile garantire parità di condizioni a livello internazionale per tali attività. La Commissione dovrebbe pertanto monitorare l’attuazione della versione finale delle norme FRTB in altre giurisdizioni aderenti al CBVB. Al fine di affrontare, ove necessario, potenziali distorsioni nell’attuazione della versione finale delle norme FRTB, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell’accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016 (10). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati. Le misure introdotte mediante atti delegati dovrebbero rimanere temporanee. Qualora sia opportuno che tali misure si applichino su base permanente, la Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio.

(42)

La Commissione dovrebbe tenere conto del principio di proporzionalità nel calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato per gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di medie dimensioni e calibrare tali requisiti di conseguenza. Di conseguenza gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di medie dimensioni dovrebbero essere autorizzati ad applicare un metodo standardizzato semplificato per il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato, in linea con le norme concordate a livello internazionale. Inoltre, i criteri di ammissibilità per individuare gli enti con operazioni attinenti al portafoglio di negoziazione di medie dimensioni dovrebbero rimanere coerenti con i criteri per esentare tali enti dagli obblighi di segnalazione nel quadro dell’FRTB introdotti dal regolamento (UE) 2019/876.

(43)

Alla luce dell’assetto aggiornato del mercato delle quote di emissioni di carbonio dell’Unione, della sua stabilità negli ultimi anni e della limitata volatilità dei prezzi dei crediti di carbonio, è opportuno introdurre un fattore di ponderazione del rischio specifico per le esposizioni verso lo scambio di emissioni nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) secondo il metodo standardizzato alternativo.

(44)

Secondo il metodo standardizzato alternativo, le esposizioni verso strumenti che comportano rischi residui sono soggette a un requisito di maggiorazione per il rischio residuo per tenere conto dei rischi che non rientrano nel metodo basato sulle sensibilità. Conformemente ai principi di Basilea III, uno strumento e la sua copertura possono azzerarsi ai fini di tale requisito di maggiorazione solo se si compensano perfettamente. Tuttavia, gli enti sono in grado di coprire sul mercato, in larga misura, il rischio residuo di alcuni degli strumenti che rientrano nell’ambito di applicazione del requisito di maggiorazione per il rischio residuo, riducendo in tal modo il rischio complessivo dei loro portafogli, anche se tali coperture potrebbero non compensare perfettamente il rischio della posizione iniziale. Per consentire agli enti di proseguire la copertura senza indebiti disincentivi e riconoscendo la logica economica della riduzione del rischio complessivo, l’applicazione del requisito di maggiorazione per il rischio residuo dovrebbe consentire, a titolo temporaneo, a condizioni rigorose e previa approvazione dell’autorità di vigilanza, che le coperture degli strumenti che possono essere soggetti a copertura sul mercato siano escluse dal requisito di maggiorazione per il rischio residuo.

(45)

Il CBVB ha riveduto la norma internazionale sul rischio operativo per affrontare le carenze emerse a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008-2009. Oltre alla mancanza di sensibilità al rischio nei metodi standardizzati è stata rilevata anche una mancanza di comparabilità derivante da un’ampia serie di pratiche di modellizzazione interna nel quadro del metodo avanzato di misurazione. Di conseguenza, nonché al fine di semplificare il quadro del rischio operativo, tutti i metodi esistenti per la stima dei requisiti di fondi propri per il rischio operativo sono stati sostituiti da un unico metodo non basato su modelli, ossia il nuovo metodo standardizzato per il rischio operativo. Il regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbe essere allineato al quadro definitivo di Basilea III per contribuire alla parità di condizioni a livello internazionale per gli enti stabiliti nell’Unione ma operanti anche al di fuori dei suoi confini, così come per assicurare che il quadro del rischio operativo a livello di Unione rimanga efficace.

(46)

Il nuovo metodo standardizzato per il rischio operativo introdotto dal CBVB combina un indicatore che si basa sulle dimensioni dell’attività di un ente con un indicatore che tiene conto delle evidenze storiche sulle perdite di tale ente. Il quadro definitivo di Basilea III prevede un grado di discrezionalità riguardo alle modalità di attuazione dell’indicatore che tiene conto delle evidenze storiche sulle perdite di un ente. Le giurisdizioni possono ignorare le perdite storiche nel calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio operativo per tutti gli enti interessati oppure possono prendere in considerazione i dati storici sulle perdite anche per gli enti al di sotto di una determinata dimensione aziendale. Al fine di assicurare parità di condizioni all’interno dell’Unione e di semplificare il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio operativo, tale discrezionalità dovrebbe essere esercitata in modo armonizzato per i requisiti minimi di fondi propri ignorando i dati storici sulle perdite operative per tutti gli enti.

(47)

Nel calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio operativo, potrebbe essere consentito in futuro il ricorso a polizze di assicurazione come tecnica efficace di attenuazione del rischio. A tal fine, l’ABE dovrebbe riferire alla Commissione in merito all’opportunità di riconoscere le polizze di assicurazione come tecnica efficace di attenuazione del rischio e in merito alle condizioni, ai criteri e alla formula standard da utilizzare in tali casi.

(48)

Il ritmo straordinario e senza precedenti dell’inasprimento della politica monetaria all’indomani della pandemia di COVID-19 potrebbe portare a livelli significativi di volatilità nei mercati finanziari. Unitamente all’accresciuta incertezza, che produce un incremento dei rendimenti relativi al debito pubblico, potrebbero a loro volta prodursi perdite non realizzate su taluni strumenti di debito pubblico detenuti dagli enti. Al fine di attenuare il notevole impatto negativo che la volatilità nei mercati del debito delle amministrazioni centrali esercita sui fondi propri degli enti e, di conseguenza, sulla loro capacità di erogare prestiti, dovrebbe essere reintrodotto un filtro prudenziale temporaneo, che in parte neutralizzerebbe tale impatto.

(49)

Il finanziamento pubblico mediante l’emissione di titoli di Stato denominati nella valuta nazionale di un altro Stato membro potrebbe continuare a essere necessario per sostenere le misure pubbliche volte a contrastare le conseguenze del grave e doppio shock economico causato dalla pandemia di COVID-19 e dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina. Per evitare vincoli agli enti che investono in tali obbligazioni, è opportuno reintrodurre la disposizione transitoria per le esposizioni verso amministrazioni centrali o banche centrali quando tali esposizioni sono denominate nella valuta nazionale di un altro Stato membro ai fini del trattamento di tali esposizioni nel quadro del rischio di credito.

(50)

Il regolamento (UE) 2019/630 del Parlamento europeo e del Consiglio (11) ha introdotto il requisito di una copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate, i cosiddetti livelli minimi di accantonamento prudenziale. La misura è volta a evitare la ricostituzione delle esposizioni deteriorate detenute dagli enti e a promuovere, nel contempo, la gestione proattiva delle esposizioni deteriorate migliorando l’efficienza delle procedure di ristrutturazione o di esecuzione degli enti. In tale contesto, è opportuno applicare alcune modifiche mirate alle esposizioni deteriorate garantite da agenzie per il credito all’esportazione o da garanti pubblici. Inoltre, alcuni enti che soddisfano condizioni rigorose e sono specializzati nell’acquisizione di esposizioni deteriorate dovrebbero essere esclusi dall’applicazione dei livelli minimi di accantonamento prudenziale.

(51)

Le informazioni sull’ammontare e sulla qualità delle esposizioni in bonis, deteriorate e oggetto di misure di concessione, nonché un’analisi dello scadenziamento della contabilizzazione delle esposizioni scadute, dovrebbero essere comunicate anche da enti piccoli e non complessi quotati e da altri enti. Tale obbligo di informativa non crea un onere aggiuntivo per tali enti, dato che la divulgazione di tale insieme limitato di informazioni è già stata attuata dall’ABE sulla base del piano di azione del Consiglio del 2017 per affrontare i crediti deteriorati in Europa, che invitava l’ABE a rafforzare gli obblighi di informativa sulla qualità degli attivi e sui crediti deteriorati per tutti gli enti. Tale obbligo di informativa è altresì pienamente coerente con la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2020, dal titolo «Far fronte ai crediti deteriorati all’indomani della pandemia di COVID-19».

(52)

È necessario ridurre l’onere di conformità ai fini dell’informativa e migliorare la comparabilità delle informazioni comunicate. L’ABE dovrebbe pertanto istituire una piattaforma web centralizzata che consenta la divulgazione delle informazioni e dei dati presentati dagli enti. Tale piattaforma web centralizzata dovrebbe fungere da punto di accesso unico alle informazioni comunicate dagli enti, sebbene la proprietà delle informazioni e dei dati e la responsabilità della loro accuratezza dovrebbero rimanere in capo agli enti che li producono. La centralizzazione della pubblicazione delle informazioni divulgate dovrebbe essere pienamente coerente con il piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali. Inoltre, tale piattaforma web centralizzata dovrebbe essere interoperabile con il punto di accesso unico europeo.

(53)

Con l’obiettivo di consentire una maggiore integrazione delle segnalazioni per fini di vigilanza e delle informative, l’ABE dovrebbe pubblicare le informative degli enti in maniera centralizzata, nel rispetto del diritto di tutti gli enti di pubblicare essi stessi dati e informazioni. Tali informative centralizzate dovrebbero consentire all’ABE di pubblicare le informative degli enti piccoli e non complessi, sulla base delle informazioni segnalate da tali enti alle autorità competenti e dovrebbero quindi ridurre significativamente l’onere amministrativo cui sono soggetti gli enti piccoli e non complessi. Allo stesso tempo la centralizzazione delle informative non dovrebbe incidere in alcun modo sui costi per gli altri enti, quanto piuttosto aumentare la trasparenza e ridurre i costi per l’accesso a informazioni prudenziali da parte dei partecipanti al mercato. Tale maggiore trasparenza dovrebbe facilitare la comparabilità dei dati tra gli enti e promuovere la disciplina di mercato.

(54)

Per conseguire le ambizioni ambientali e climatiche del Green Deal europeo stabilite nella comunicazione della Commissione dell’11 dicembre 2019 e contribuire all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile è necessario indirizzare quantità notevoli di investimenti dal settore privato verso investimenti sostenibili nell’Unione. Il regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbe rispecchiare l’importanza dei fattori ambientali, sociali e di governance (environmental, social and governance — ESG) e la piena comprensione dei rischi delle esposizioni verso attività legate alla sostenibilità generale o agli obiettivi ESG. Per garantire la convergenza in tutta l’Unione e una comprensione uniforme dei fattori e dei rischi ambientali, sociali e di governance, è opportuno stabilire definizioni generali. I fattori ambientali, sociali e di governance possono avere un impatto positivo o negativo sui risultati finanziari o sulla solvibilità di un soggetto, di un emittente sovrano o di una persona fisica. Esempi comuni di fattori ambientali, sociali e di governance comprendono le emissioni di gas a effetto serra, la biodiversità e l’uso e il consumo di acqua nel settore dell’ambiente; i diritti umani e le considerazioni relative al lavoro e alla forza lavoro nel settore sociale; i diritti e le responsabilità dei membri del personale di inquadramento superiore e la retribuzione nel settore della governance. Gli attivi o le attività soggetti all’impatto di fattori ambientali o sociali dovrebbero essere definiti con riferimento all’ambizione dell’Unione di diventare climaticamente neutra entro il 2050, come stabilito dal regolamento (UE) 2021/1119 del Parlamento europeo e del Consiglio (12) dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul ripristino della natura e che modifica il regolamento (UE) 2022/869, e con riferimento ai pertinenti obiettivi di sostenibilità dell’Unione. I criteri di vaglio tecnico in relazione al principio «non arrecare un danno significativo» adottati conformemente al regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio (13), nonché ad atti giuridici specifici dell’Unione volti a prevenire i cambiamenti climatici, il degrado ambientale e la perdita di biodiversità, dovrebbero essere utilizzati per individuare le attività o le esposizioni al fine di valutare trattamenti prudenziali dedicati e differenziali di rischio.

(55)

Le esposizioni ai rischi ambientali, sociali e di governance non sono necessariamente proporzionali alle dimensioni e alla complessità di un ente. Anche i livelli delle esposizioni verso i rischi ambientali, sociali e di governance nell’Unione sono piuttosto eterogenei, con alcuni Stati membri che mostrano potenziali impatti transitori lievi e altri che mostrano potenziali impatti transitori elevati sulle esposizioni relative ad attività che hanno un impatto negativo significativo, in particolare sull’ambiente. Gli obblighi di trasparenza cui sono soggetti gli enti e gli obblighi di informativa sulla sostenibilità stabiliti in altri atti giuridici esistenti dell’Unione forniranno dati più dettagliati in pochi anni. Tuttavia, per valutare correttamente i rischi ambientali, sociali e di governance cui gli enti potrebbero essere soggetti, è imperativo che i mercati e le autorità competenti ottengano dati adeguati da tutti i soggetti esposti a tali rischi. Gli enti dovrebbero essere in grado di individuare e garantire sistematicamente un’adeguata trasparenza per quanto riguarda le loro esposizioni verso attività ritenute provocare un danno significativo a uno degli obiettivi ambientali ai sensi del regolamento (UE) 2020/852. Al fine di garantire che le autorità competenti dispongano di dati dettagliati, completi e comparabili ai fini di una vigilanza efficace, le informazioni sulle esposizioni ai rischi ambientali, sociali e di governance dovrebbero essere incluse nelle segnalazioni per fini di vigilanza degli enti. Al fine di garantire una trasparenza completa nei confronti dei mercati, le informative sui rischi ambientali, sociali e di governance dovrebbero inoltre essere estese a tutti gli enti. Il dettaglio di tali informazioni dovrebbe essere coerente con il principio di proporzionalità, tenuto conto delle dimensioni e della complessità dell’ente interessato e della rilevanza delle sue esposizioni ai rischi ambientali, sociali e di governance. In sede di revisione delle norme tecniche di attuazione per quanto riguarda l’informativa sui rischi ambientali, sociali e di governance, l’ABE dovrebbe valutare i mezzi per rafforzare le informative sui rischi ambientali, sociali e di governance degli aggregati di copertura delle obbligazioni garantite e valutare se le informazioni sulle pertinenti esposizioni degli insiemi di prestiti sottostanti obbligazioni garantite emesse da enti, direttamente o tramite il trasferimento di prestiti a una società veicolo, debbano essere incluse nelle norme tecniche di attuazione rivedute o nel quadro normativo e di informativa per le obbligazioni garantite.

(56)

Dato che la transizione dell’economia dell’Unione verso un modello economico sostenibile acquisisce slancio, i rischi per la sostenibilità diventano più evidenti e richiedono potenzialmente ulteriore considerazione. Un’adeguata valutazione della disponibilità e dell’accessibilità di dati ESG affidabili e coerenti dovrebbe costituire la base per stabilire un pieno collegamento tra i fattori di rischio ESG e le categorie tradizionali di rischi finanziari e insiemi di esposizioni. L’AESFEM dovrebbe altresì contribuire a tale raccolta di prove segnalando se i rischi ESG siano adeguatamente rispecchiati nei rating del rischio di credito delle controparti o nelle esposizioni che gli enti potrebbero detenere. In un contesto di sviluppi rapidi e continui in materia di individuazione e quantificazione dei rischi ESG da parte sia degli enti che delle autorità di vigilanza, è inoltre necessario anticipare alla data di entrata in vigore del presente regolamento parte del mandato dell’ABE per valutare se sarebbe giustificato un trattamento prudenziale dedicato delle esposizioni relative ad attività sostanzialmente associate a obiettivi ambientali o sociali, e presentare una relazione in materia. Data la lunghezza e la complessità del lavoro di valutazione da svolgere, l’attuale mandato dell’ABE dovrebbe essere suddiviso in una serie di relazioni. Pertanto, dovrebbero essere elaborate due relazioni successive e annuali di follow-up dell’ABE entro la fine del 2024 e del 2025, rispettivamente. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, per raggiungere l’obiettivo della neutralità in termini di emissioni di carbonio entro il 2050, non possono aver luogo nuove prospezioni ed espansioni di combustibili fossili. Ciò significa che le esposizioni ai combustibili fossili sono propense a rappresentare un rischio maggiore sia al microlivello, in quanto il valore di tali attività è destinato a diminuire nel tempo, sia al macrolivello, in quanto il finanziamento delle attività nel settore dei combustibili fossili compromette l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 oC al di sopra dei livelli preindustriali e pertanto minaccia la stabilità finanziaria. Le autorità competenti e i partecipanti al mercato dovrebbero pertanto beneficiare di una maggiore trasparenza da parte degli enti riguardo alle loro esposizioni verso soggetti del settore dei combustibili fossili, compresa la loro attività in relazione alle fonti energetiche rinnovabili.

(57)

Per garantire che eventuali rettifiche per le esposizioni per le infrastrutture non compromettano le ambizioni climatiche dell’Unione, le nuove esposizioni otterrebbero lo sconto sui fattori di ponderazione del rischio solo se gli attivi finanziati contribuiscono positivamente a uno o più degli obiettivi ambientali di cui al regolamento (UE) 2020/852 e non arrecano un danno significativo agli altri obiettivi di cui a tale regolamento, o se gli attivi finanziati non arrecano un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali di cui a tale regolamento.

(58)

È essenziale che le autorità di vigilanza dispongano dei poteri necessari per valutare e misurare in modo completo i rischi a cui un gruppo bancario è esposto a livello consolidato e dispongano della flessibilità necessaria per adattare i propri metodi di vigilanza a nuove fonti di rischio. È importante evitare lacune tra il consolidamento prudenziale e quello contabile che possano dar luogo a operazioni volte a spostare le attività fuori dall’ambito del consolidamento prudenziale, anche se i rischi permangono nel gruppo bancario. La mancanza di coerenza nelle definizioni di «impresa madre», «filiazione» e «controllo», nonché la mancanza di chiarezza nella definizione di «impresa strumentale», «società di partecipazione finanziaria» e «ente finanziario» rendono più difficile per le autorità di vigilanza assicurare l’applicazione in modo coerente nell’Unione delle norme pertinenti nonché individuare e affrontare adeguatamente i rischi a livello consolidato. Tali definizioni dovrebbero pertanto essere modificate e chiarite ulteriormente. Inoltre, si ritiene opportuno che l’ABE indaghi ulteriormente sull’eventualità che i poteri conferiti alle autorità di vigilanza possano essere involontariamente limitati da eventuali discrepanze o lacune residue nelle disposizioni normative o nella loro interazione con la disciplina contabile applicabile.

(59)

I mercati delle cripto-attività sono cresciuti rapidamente negli ultimi anni. Per affrontare i rischi potenziali per gli enti causati dalle loro esposizioni alle cripto-attività che non sono sufficientemente coperte dal quadro prudenziale esistente, il CBVB ha pubblicato nel dicembre 2022 uno standard globale per il trattamento prudenziale delle esposizioni alle cripto-attività. La data raccomandata di applicazione di tale standard è il 1o gennaio 2025, ma alcuni elementi tecnici dello stesso hanno continuato a essere sviluppati ulteriormente a livello di CBVB nel corso del 2023 e del 2024. Alla luce degli sviluppi in corso nei mercati delle cripto-attività e riconoscendo l’importanza di attuare pienamente il principio di Basilea sulle esposizioni degli enti alle cripto-attività nel diritto dell’Unione, la Commissione dovrebbe presentare entro il 30 giugno 2025 una proposta legislativa per attuare tale standard e dovrebbe specificare il trattamento prudenziale applicabile a tali esposizioni durante il periodo transitorio fino all’attuazione di tale principio. Il trattamento prudenziale transitorio dovrebbe tenere conto del quadro giuridico introdotto dal regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio per (14) gli emittenti di cripto-attività e specificare il trattamento prudenziale di tali cripto-attività-. Pertanto, durante il periodo transitorio, le attività tradizionali tokenizzate, compresi i token di moneta elettronica, dovrebbero essere riconosciute come comportanti rischi simili a quelli per le attività tradizionali e le cripto-attività conformi a tale regolamento e facenti riferimento ad attività tradizionali diverse da una moneta fiduciaria unica dovrebbero beneficiare di un trattamento prudenziale coerente con i requisiti di tale regolamento. Alle esposizioni verso altre cripto-attività, compresi i derivati tokenizzati su cripto-attività diversi da quelli ammissibili al trattamento patrimoniale più favorevole, dovrebbe essere attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 1 250 %.

(60)

La mancanza di chiarezza in merito a taluni aspetti del quadro per le soglie minime del coefficiente di scarto per le operazioni di finanziamento tramite titoli, sviluppato dal CBVB nel contesto del quadro completo di Basilea III, nonché le riserve sulla giustificazione economica della sua applicazione a determinati tipi di operazioni di finanziamento tramite titoli, hanno sollevato il quesito se sia possibile conseguire gli obiettivi prudenziali di tale quadro senza creare conseguenze indesiderabili. La Commissione dovrebbe pertanto riesaminare l’attuazione del quadro per le soglie minime del coefficiente di scarto per le operazioni di finanziamento tramite titoli nel diritto dell’Unione. Al fine di fornire alla Commissione prove sufficienti, l’ABE, in stretta collaborazione con l’AESFEM, dovrebbe riferire alla Commissione sull’impatto di tale quadro e sull’approccio più appropriato per la sua attuazione nel diritto dell’Unione.

(61)

Nel contesto del quadro completo di Basilea III, la natura a brevissimo termine delle operazioni di finanziamento tramite titoli potrebbe non essere rispecchiata adeguatamente nell’SA-CR, con la conseguenza che i requisiti di fondi propri calcolati secondo tale metodo potrebbero essere eccessivamente più elevati rispetto a quelli calcolati secondo il metodo IRB. Pertanto, tenuto conto anche dell’introduzione dell’output floor, i requisiti di fondi propri calcolati per tali esposizioni potrebbero aumentare in modo significativo, incidendo sulla liquidità dei mercati del debito e dei titoli, compresi i mercati del debito sovrano. L’ABE dovrebbe pertanto riferire in merito all’adeguatezza e all’impatto delle norme sul rischio di credito per le operazioni di finanziamento tramite titoli, indicando in particolare se un adeguamento dell’SA-CR per tali esposizioni sarebbe giustificato per riflettere la loro natura a breve termine.

(62)

La Commissione dovrebbe attuare nel diritto dell’Unione i principi di Basilea III riveduti sui requisiti di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito (CVA), pubblicati dal CBVB nel luglio del 2020, dato che tali principi migliorano nel complesso il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di CVA affrontando diverse questioni osservate in precedenza, in particolare quella relativa al fatto che il quadro esistente dei requisiti di fondi propri per il CVA non riesce a rilevare adeguatamente il rischio di CVA.

(63)

Nell’attuare i principi iniziali di Basilea III sul trattamento del rischio di CVA nel diritto dell’Unione, talune operazioni sono state esentate dal calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di CVA. Tali esenzioni sono state concordate per prevenire un aumento potenzialmente eccessivo del costo di alcune operazioni in derivati innescato dall’introduzione dei requisiti di fondi propri per il rischio di CVA, in particolare quando gli enti non potevano attenuare tale rischio per alcuni clienti che non erano in grado di scambiare garanzie reali. Secondo l’impatto stimato calcolato dall’ABE, i requisiti di fondi propri per il rischio di CVA secondo i principi di Basilea III riveduti rimarrebbero indebitamente elevati per le operazioni esentate con tali clienti. Al fine di assicurare che tali clienti continuino a coprire i propri rischi finanziari tramite operazioni in derivati, nell’attuare i principi di Basilea III riveduti tali esenzioni dovrebbero essere mantenute.

(64)

L’effettivo rischio di CVA delle operazioni esentate potrebbe tuttavia costituire una fonte di rischio significativo per gli enti che applicano tali esenzioni. Se tali rischi si concretizzassero, gli enti interessati potrebbero subire perdite significative. Come evidenziato dall’ABE nella sua relazione sull’aggiustamento della valutazione del credito del 25 febbraio 2015, il rischio di CVA delle operazioni esentate solleva preoccupazioni prudenziali che non vengono affrontate dal regolamento (UE) n. 575/2013. Per assistere le autorità di vigilanza a monitorare il rischio di CVA derivante dalle operazioni esentate, gli enti dovrebbero segnalare il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di CVA delle operazioni esentate che sarebbero tenuti a rispettare qualora tali operazioni non fossero esentate. Inoltre, l’ABE dovrebbe elaborare orientamenti destinati ad aiutare le autorità di vigilanza a individuare un rischio di CVA eccessivo e a migliorare l’armonizzazione delle azioni di vigilanza in tale settore in tutta l’Unione.

(65)

Alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione elaborate dall’ABE per quanto riguarda gli indicatori volti a determinare le circostanze straordinarie per le rettifiche di valore supplementari; il metodo con cui specificare il principale fattore di rischio per una posizione e se si tratta di una posizione lunga o corta; il processo per calcolare e monitorare le posizioni corte nette creditorie o le posizioni corte nette in strumenti di capitale all’esterno del portafoglio di negoziazione; il trattamento delle coperture del rischio di cambio dei coefficienti di capitale; i criteri che gli enti devono utilizzare per assegnare gli elementi fuori bilancio; i criteri per il finanziamento di progetti di qualità elevata e le esposizioni da finanziamento di attività materiali a destinazione specifica nel contesto di finanziamenti specializzati per i quali non è disponibile una valutazione del merito di credito direttamente applicabile; i tipi di fattori da prendere in considerazione per la valutazione dell’adeguatezza dei fattori di ponderazione del rischio; il termine «un meccanismo giuridico equivalente per garantire che il bene immobile in fase di costruzione sarà terminato entro un lasso di tempo ragionevole»; le condizioni per valutare il carattere sostanziale dell’uso di un sistema di rating esistente; la metodologia di valutazione della conformità ai requisiti relativi all’uso del metodo IRB; la categorizzazione del finanziamento di progetti, del finanziamento di attività materiali a destinazione specifica e del finanziamento su merci; specificare ulteriormente le classi di esposizioni secondo il metodo IRB; i fattori per i finanziamenti specializzati; il calcolo dell’importo delle esposizioni ponderato per il rischio di diluizione dei crediti commerciali acquistati; la valutazione dell’integrità del processo di assegnazione; la metodologia di un ente per stimare la probabilità di default; l’immobile comparabile; il delta di vigilanza delle opzioni call e put; le componenti dell’indicatore di attività; la rettifica dell’indicatore di attività; la definizione di «indebitamente oneroso» nell’ambito del calcolo della perdita annuale da rischio operativo; la tassonomia del rischio operativo; la valutazione da parte delle autorità competenti del calcolo della perdita annuale da rischio operativo; le rettifiche ai dati sulle perdite; la gestione dei rischi operativi; il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato per le posizioni esterne al portafoglio di negoziazione soggette al rischio di cambio o al rischio di posizione in merci; la metodologia di valutazione per le autorità competenti nel quadro del metodo standardizzato alternativo; i portafogli di negoziazione dell’organismo di investimento collettivo; i criteri per la deroga alla maggiorazione per il rischio residuo; le condizioni e gli indicatori utilizzati per determinare se si siano verificate circostanze straordinarie; i criteri per l’utilizzo dei dati immessi nel modello di misurazione dei rischi; i criteri per valutare la modellizzabilità dei fattori di rischio; le condizioni e i criteri in base ai quali un ente può essere autorizzato a non conteggiare uno scostamento; i criteri che specificano se le variazioni teoriche del valore del portafoglio di un’unità di negoziazione sono prossime o sufficientemente prossime alle variazioni ipotetiche; le condizioni e i criteri per valutare il rischio di CVA derivante da operazioni di finanziamento tramite titoli valutate al valore equo; le variabili proxy; la valutazione delle estensioni e delle modifiche al metodo standardizzato per il rischio di CVA; e gli elementi tecnici necessari per il calcolo dei requisiti di fondi propri da parte degli enti in relazione a determinate cripto-attività. La Commissione dovrebbe adottare tali norme tecniche di regolamentazione mediante atti delegati a norma dell’articolo 290 TFUE e conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

(66)

Alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione elaborate dall’ABE per quanto riguarda la procedura di adozione della decisione congiunta per il metodo IRB presentata da enti imprese madri nell’UE, società di partecipazione finanziaria madri nell’UE e società di partecipazione finanziaria mista madri nell’UE; gli elementi dell’indicatore di attività assegnando tali elementi alle celle di segnalazione interessate; i modelli uniformi per l’informativa, le relative istruzioni, le informazioni sulla politica di ripresentazione e le soluzioni informatiche per l’informativa; e le informative ESG. La Commissione dovrebbe adottare tali norme tecniche di attuazione mediante atti di esecuzione a norma dell’articolo 291 TFUE e conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

(67)

Poiché l’obiettivo del presente regolamento, vale a dire assicurare requisiti prudenziali uniformi applicabili agli enti in tutta l’Unione, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(68)

È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento (UE) n. 575/2013,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Modifiche del regolamento (UE) n. 575/2013

Il regolamento (UE) n. 575/2013 è così modificato:

1)

l’articolo 4 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è così modificato:

i)

al punto 1, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b)

svolgere una qualsiasi delle attività di cui all’allegato I, sezione A, punti 3) e 6), della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (*1) se ricorre una delle condizioni seguenti ma l’impresa non è un negoziatore per conto proprio di merci e di quote di emissioni, un organismo di investimento collettivo, un’impresa di assicurazione o un’impresa di investimento per la quale si applica una deroga all’autorizzazione come ente creditizio a norma dell’articolo 8 bis della direttiva 2013/36/UE:

i)

il valore totale delle attività consolidate dell’impresa stabilita nell’Unione, incluse le sue succursali e filiazioni stabilite in un paese terzo, è pari o superiore a 30 miliardi di EUR;

ii)

il valore totale delle attività dell’impresa stabilita nell’Unione, incluse le sue succursali e filiazioni stabilite in un paese terzo, è inferiore a 30 miliardi di EUR e l’impresa fa parte di un gruppo in cui il valore totale delle attività consolidate di tutte le imprese di tale gruppo stabilite nell’Unione, incluse le succursali e le filiazioni stabilite in un paese terzo, che individualmente detengono attività totali inferiori a 30 miliardi di EUR e svolgono una qualsiasi delle attività di cui all’allegato I, sezione A, punti 3) e 6), della direttiva 2014/65/UE, è pari o superiore a 30 miliardi di EUR;

iii)

il valore totale delle attività dell’impresa stabilita nell’Unione, incluse le sue succursali e filiazioni stabilite in un paese terzo, è inferiore a 30 miliardi di EUR e l’impresa fa parte di un gruppo in cui il valore totale delle attività consolidate di tutte le imprese del gruppo che svolgono una qualsiasi delle attività di cui all’allegato I, sezione A, punti 3) e 6), della direttiva 2014/65/UE è pari o superiore a 30 miliardi di EUR, ove l’autorità di vigilanza su base consolidata — in consultazione con il collegio delle autorità di vigilanza — decida in tal senso per far fronte ai potenziali rischi di elusione e ai potenziali rischi per la stabilità finanziaria dell’Unione;

(*1)  Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).»;"

ii)

il punto 12 è soppresso;

iii)

i punti 15 e 16 sono sostituiti dai seguenti:

«15)

“impresa madre”, un’impresa che controlla, ai sensi del punto 37, una o più imprese;

16)

“filiazione”, un’impresa che è controllata, ai sensi del punto 37, da un’altra impresa; le filiazioni di filiazioni sono parimenti considerate come filiazioni dell’impresa che è la loro impresa madre apicale;»

;

iv)

il punto 18 è sostituito dal seguente:

«18)

“impresa strumentale”, un’impresa la cui attività principale, a prescindere dal fatto che sia fornita a imprese all’interno del gruppo o a clienti esterni al gruppo, consiste in una delle seguenti:

a)

estensione diretta dell’attività bancaria;

b)

leasing operativo, proprietà o gestione di beni, prestazione di servizi di elaborazione dati o qualsiasi altra attività, nella misura in cui tali attività sono accessorie all’attività bancaria;

c)

altra attività che l’ABE considera simile a quelle di cui alle lettere a) e b);»

;

v)

il punto 20 è sostituito dal seguente:

«20)

“società di partecipazione finanziaria”, un’impresa che soddisfa tutte le condizioni seguenti:

a)

è un ente finanziario;

b)

non è una società di partecipazione finanziaria mista;

c)

ha almeno una filiazione che non è un ente;

d)

più del 50 % di uno qualsiasi degli indicatori seguenti è associato, su base costante, a filiazioni che sono enti o enti finanziari e ad attività svolte dall’impresa stessa non connesse all’acquisizione o alla detenzione di partecipazioni in filiazioni se tali attività sono della stessa natura di quelle svolte da enti o enti finanziari:

i)

il patrimonio netto dell’impresa sulla base della sua situazione consolidata;

ii)

gli attivi dell’impresa sulla base della sua situazione consolidata;

iii)

le entrate dell’impresa sulla base della sua situazione consolidata;

iv)

il personale dell’impresa sulla base della sua situazione consolidata;

v)

altri indicatori considerati rilevanti dall’autorità competente.

L’autorità competente può decidere che un soggetto non si qualifica come società di partecipazione finanziaria anche se è soddisfatto uno degli indicatori di cui al primo paragrafo, punti da i) a iv) se l’autorità competente ritiene che l’indicatore pertinente non fornisca un quadro fedele e veritiero delle principali attività e dei principali rischi del gruppo. Prima di adottare tale decisione l’autorità competente consulta l’ABE e fornisce una giustificazione circostanziata e dettagliata di natura qualitativa e quantitativa. L’autorità competente tiene debitamente conto del parere dell’ABE e, qualora decida di discostarsene, trasmette a quest’ultima, entro tre mesi dalla data di ricevimento del parere dell’ABE, le ragioni per cui si è discostata dal relativo parere;»

;

vi)

è inserito il punto seguente:

«20 bis)

“holding di investimento”, una holding di investimento ai sensi all’articolo 4, paragrafo 1, punto 23, del regolamento (UE) 2019/2033»

;

vii)

il punto 26 è sostituito dal seguente:

«26)

“ente finanziario”, un’impresa che soddisfa entrambe le condizioni seguenti:

a)

non è un ente, una società di partecipazione industriale pura, una società veicolo per la cartolarizzazione, una società di partecipazione assicurativa ai sensi dell’articolo 212, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2009/138/CE o una società di partecipazione assicurativa mista ai sensi dell’articolo 212, paragrafo 1, lettera g), di tale direttiva, tranne nei casi in cui una società di partecipazione assicurativa mista abbia un ente filiazione;

b)

soddisfa una o più delle condizioni seguenti:

i)

l’attività principale dell’impresa consiste nell’assunzione o nella detenzione di partecipazioni o nell’esercizio di una o più delle attività elencate all’allegato I, punti da 2 a 12 e punti 15, 16 e 17 della direttiva 2013/36/UE, o nell’esercizio di uno o più servizi o attività di cui all’allegato I, sezione A o B, della direttiva 2014/65/UE in relazione agli strumenti finanziari elencati nell’allegato I, sezione C, della direttiva 2014/65/UE;

ii)

l’impresa è un’impresa di investimento, una società di partecipazione finanziaria mista, una holding di investimento, un prestatore di servizi di pagamento quali classificati ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettere da a) a d) della direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio (*2), una società di gestione del risparmio o un’impresa strumentale;

(*2)  Direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35).»;"

viii)

è inserito il punto seguente:

«26 bis)

“società di partecipazione industriale pura”, un’impresa che soddisfa tutte le condizioni seguenti:

a)

la sua attività principale consiste nell’assunzione o nella detenzione di partecipazioni;

b)

non è contemplata al punto 27, lettera a), o al punto 27, lettere da d) a l), del presente paragrafo, e non è un’impresa di investimento o una società di gestione del risparmio, o un prestatore di servizi di pagamento secondo le categorie di cui all’articolo 1, paragrafo 1, lettere da a) a d), della direttiva (UE) 2015/2366;

c)

non detiene partecipazioni in un soggetto del settore finanziario;»

;

ix)

al punto 27, la lettera c) è soppressa;

x)

il punto 28 è sostituito dal seguente:

«28)

“ente impresa madre in uno Stato membro”, un ente in uno Stato membro avente come filiazione un ente o un ente finanziario, o che detiene una partecipazione in un ente o ente finanziario, e che non è a sua volta filiazione di un altro ente autorizzato nello stesso Stato membro o di una società di partecipazione finanziaria o di una società di partecipazione finanziaria mista costituita nello stesso Stato membro;»

;

xi)

il punto 35 è sostituito dal seguente:

«35)

“partecipazione”: una partecipazione quale definita all’articolo 2, punto (2), della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (*3), o il fatto di detenere, direttamente o indirettamente, il 20 % o più dei diritti di voto o del capitale di un’impresa;

(*3)  Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19).»;"

xii)

il punto 37 è sostituito dal seguente:

«37)

“controllo”, il legame esistente tra un’impresa madre e una filiazione descritto all’articolo 22 della direttiva 2013/34/UE ovvero nei principi contabili cui un ente è soggetto ai sensi del regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio (*4) o una relazione analoga tra una persona fisica o giuridica e un’impresa;

(*4)  Regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, relativo all’applicazione di principi contabili internazionali (GU L 243 dell’11.9.2002, pag. 1).»;"

xiii)

il punto 52 è sostituito dal seguente:

«52)

“rischio operativo”, il rischio di perdite derivanti dalla inadeguatezza o dalla disfunzione di processi, risorse umane e sistemi interni oppure da eventi esogeni, ivi compresi, tra l’altro, il rischio giuridico, il rischio di modello o il rischio relativo alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) ma non il rischio strategico e di reputazione;»

;

xiv)

sono inseriti i punti seguenti:

«52 bis)

“rischio giuridico”, il rischio di perdite, compresi i costi, le ammende, le sanzioni o i danni punitivi, in cui potrebbe incorrere un ente in conseguenza di eventi che danno luogo a procedimenti giudiziari, tra cui:

a)

azioni di vigilanza e transazioni private;

b)

mancata azione, nei casi in cui tale azione sia necessaria per rispettare un obbligo giuridico;

c)

azione intrapresa per evitare il rispetto di un obbligo giuridico;

d)

eventi di condotta illecita, ossia eventi dovuti a dolo o negligenza, compresa l’inadeguata offerta di servizi finanziari o la fornitura di informazioni inadeguate o fuorvianti sul rischio finanziario dei prodotti venduti dall’ente;

e)

mancato rispetto di qualsiasi obbligo derivante da disposizioni legislative o regolamentari nazionali o internazionali;

f)

mancato rispetto di qualsiasi obbligo derivante da accordi contrattuali, norme interne e codici di condotta stabiliti in conformità alle norme e alle prassi nazionali o internazionali;

g)

mancato rispetto delle norme in materia di etica;

52 ter)

“rischio di modello”, il rischio di perdite derivanti da decisioni basate principalmente sui risultati di modelli interni, a causa di errori nella progettazione, nello sviluppo, nella stima dei parametri, nell’attuazione, nell’utilizzo o nel monitoraggio di tali modelli, incluso quanto segue:

a)

l’inadeguata progettazione di un determinato modello interno e delle sue caratteristiche;

b)

l’inadeguata verifica dell’idoneità di un determinato modello interno per lo strumento finanziario da valutare o per il prodotto per cui è necessario stabilire il prezzo, o della sua idoneità per le condizioni di mercato applicabili;

c)

gli errori nell’applicazione di un determinato modello interno;

d)

l’erroneità delle valutazioni al valore di mercato e della misurazione del rischio a seguito di un errore al momento dell’inserimento di una negoziazione nel sistema di negoziazione;

e)

l’uso di un determinato modello interno o dei suoi risultati per uno scopo al quale esso non è destinato o per il quale non è stato concepito, compresa la manipolazione dei parametri di modellizzazione;

f)

il monitoraggio o la validazione non tempestivi o inefficaci delle prestazioni o della capacità previsionale del modello per valutare se quest’ultimo sia ancora adeguato allo scopo;

52 quater)

“rischio informatico”, il rischio di perdite correlate a qualunque circostanza ragionevolmente identificabile legata all’uso della rete e dei sistemi informatici che, qualora si concretizzi, potrebbe compromettere la sicurezza della rete e dei sistemi informatici, di eventuali strumenti o processi dipendenti dalle tecnologie, delle operazioni e dei processi, oppure della fornitura dei servizi, producendo effetti avversi nell’ambiente digitale o fisico;

52 quinquies)

“rischio ambientale, sociale e di governance” o “rischio ESG”, il rischio di effetti finanziari negativi per un ente dovuti all’impatto, presente o futuro, dei fattori ambientali, sociali o di governance (environmental, social or governance — ESG) sulle controparti o le attività investite di tale ente. I rischi ambientali, sociali e di governance si concretizzano nelle categorie tradizionali dei rischi finanziari;

52 sexies)

“rischio ambientale”, il rischio di effetti finanziari negativi per un ente dovuti all’impatto, presente o futuro, di fattori ambientali sulle controparti o le attività investite di tale ente, compresi i fattori connessi alla transizione verso gli obiettivi di cui all’articolo 9 del regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio (*5); il rischio ambientale comprende sia il rischio fisico che il rischio di transizione;

52 septies)

“rischio fisico”, nell’ambito del rischio ambientale, il rischio di effetti finanziari negativi per un ente dovuti all’impatto, presente o futuro, degli effetti fisici dei fattori ambientali sulle controparti o sulle attività investite di tale ente;

52 octies)

“rischio di transizione”, nell’ambito del rischio ambientale, il rischio di effetti finanziari negativi per un ente dovuti all’impatto, presente o futuro, della transizione verso un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale sulle controparti o le attività investite di tale ente;

52 nonies)

“rischio sociale”, il rischio di effetti finanziari negativi per un ente dovuti all’impatto, presente o futuro, dei fattori sociali sulle controparti o le attività investite di tale ente;

52 decies)

“rischio di governance”, il rischio di effetti finanziari negativi per un ente dovuti all’impatto, presente o futuro, dei fattori di governance sulle controparti o le attività investite di tale ente;

(*5)  Regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020, relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088 (GU L 198 del 22.6.2020, pag. 13).»;"

xv)

i punti 54, 55 e 56 sono sostituiti dai seguenti:

«54)

“probabilità di default” o “PD”, la probabilità di default di un debitore o, ove applicabile, di una linea di credito nell’orizzonte temporale di un anno e, nel contesto del rischio di diluizione, la probabilità di diluizione nell’orizzonte temporale di un anno;

55)

“perdita in caso di default” o “LGD”, il rapporto tra la perdita su un’esposizione relativa a una singola linea di credito a causa del default di un debitore o, ove applicabile, di una linea di credito e l’importo in essere al momento del default o a una determinata data di riferimento successiva alla data del default e, nel contesto del rischio di diluizione, la perdita in caso di diluizione, ossia il rapporto tra la perdita su un’esposizione relativa a un credito acquistato dovuta alla diluizione e l’importo in essere del credito acquistato;

56)

“fattore di conversione” o “fattore di conversione del credito” o “CCF”, il rapporto tra l’importo non utilizzato di un impegno di una singola linea di credito che potrebbe essere utilizzato a partire da un determinato momento prima del default e pertanto in essere al momento del default e l’importo non utilizzato dell’impegno derivante da tale linea, dove l’entità dell’impegno è determinata dal limite prestabilito, a meno che il limite non prestabilito sia più elevato;»

;

xvi)

i punti 58, 59 e 60 sono sostituiti dai seguenti:

«58)

“protezione del credito di tipo reale” o “FCP”, la tecnica di attenuazione del rischio di credito in base alla quale la riduzione del rischio di credito sull’esposizione di un ente deriva dal diritto dell’ente, nell’eventualità del default del debitore o della linea di credito o al verificarsi di altri eventi creditizi specifici che riguardano il debitore, di liquidare talune attività o taluni importi o di ottenerne il trasferimento o l’appropriazione o di conservarne il possesso o di ridurre l’importo dell’esposizione all’ammontare della differenza tra l’importo dell’esposizione e l’importo di un credito nei confronti dell’ente, ovvero di sostituirlo con tale ammontare;

59)

“protezione del credito di tipo personale” o “UFCP”, la tecnica di attenuazione del rischio di credito in base alla quale la riduzione del rischio di credito sull’esposizione di un ente deriva dall’obbligo di un terzo di pagare un determinato importo nell’eventualità del default del debitore o della linea di credito, o al verificarsi di altri specifici eventi creditizi;

60)

“strumento assimilato al contante”, un certificato di deposito, un’obbligazione, compresa l’obbligazione garantita, o qualsiasi altro strumento non subordinato emesso da un ente prestatore, per il quale tale ente prestatore ha già ricevuto il pagamento integrale e che sarà rimborsato incondizionatamente dall’ente al valore nominale;»

;

xvii)

è inserito il punto seguente:

«60 bis)

“oro fisico”, oro sotto forma di merce, compresi barre d’oro, lingotti e monete, comunemente accettato dal mercato dei metalli preziosi, dove esistono mercati liquidi per l’oro fisico, il cui valore è determinato dal valore del contenuto di oro, definito in termini di purezza e massa, piuttosto che dal suo interesse per i numismatici;»

;

xviii)

è inserito il punto seguente:

«74 bis)

“valore dell’immobile”, il valore di un immobile residenziale o di un immobile non residenziale determinato conformemente all’articolo 229, paragrafo 1;»

;

xix)

il punto 75 è sostituito dal seguente:

«75)

“immobile residenziale”, uno degli elementi seguenti:

a)

un immobile che ha la natura di abitazione e che soddisfa tutte le leggi e i regolamenti applicabili che consentono l’occupazione a fini abitativi;

b)

un immobile che ha la natura di abitazione e che è ancora in costruzione, a condizione che si preveda che l’immobile soddisfi tutte le leggi e i regolamenti applicabili che consentono l’occupazione a fini abitativi;

c)

il diritto di abitare un appartamento in cooperative edilizie situate in Svezia;

d)

un terreno accessorio di un bene immobile di cui alla lettera a), b) o c);»

;

xx)

sono inseriti i punti seguenti:

«75 bis)

“immobile non residenziale”, un immobile che non è un immobile residenziale;

75 ter)

“esposizione inerente ad immobili produttori di reddito” o “esposizione IPRE”, un’esposizione garantita da uno o più immobili residenziali o immobili non residenziali per cui l’adempimento delle obbligazioni creditizie relative all’esposizione dipende in misura rilevante dai flussi di cassa generati dagli immobili che garantiscono tale esposizione, piuttosto che dalla capacità del debitore di adempiere alle obbligazioni creditizie da altre fonti; la fonte principale di tali flussi di cassa consiste nei canoni di leasing o di locazione o nei proventi della vendita degli immobili residenziali o degli immobili non residenziali;

75 quater)

“esposizione inerente ad immobili non produttori di reddito” o “esposizione non-IPRE”, qualsiasi esposizione garantita da uno o più immobili residenziali o immobili non residenziali che non è un’esposizione IPRE;

75 quinquies)

“esposizione garantita da immobili residenziali” o “esposizione garantita da un’ipoteca su immobili residenziali”, un’esposizione garantita da immobili residenziali o un’esposizione considerata tale conformemente all’articolo 108, paragrafo 4;

75 sexies)

“esposizione garantita da immobili non residenziali” o “esposizione garantita da un’ipoteca su immobili non residenziali”, un’esposizione garantita da immobili non residenziali;

75 septies)

“esposizione garantita da beni immobili” o “esposizione garantita da un’ipoteca su beni immobili” o “esposizione assistita da garanzie immobiliari”, un’esposizione garantita da immobili residenziali o immobili non residenziali o un’esposizione considerata tale conformemente all’articolo 108, paragrafo 4;»

;

xxi)

il punto 78 è sostituito dal seguente:

«78)

“tasso annuale di default”, il rapporto tra il numero di debitori o, se la definizione di default è applicata a livello di linea di credito a norma dell’articolo 178, paragrafo 1, secondo comma, il numero di linee di credito rispetto ai quali si considera sia intervenuto un default in un periodo che inizia un anno prima di una data di osservazione T e il numero di debitori, o, se la definizione di default è applicata a livello di linea di credito a norma dell’articolo 178, paragrafo 1, secondo comma, il numero di linee di credito assegnati a tale classe o pool un anno prima di tale data di osservazione T;»

;

xxii)

sono inseriti i punti seguenti:

«78 bis)

“esposizioni per l’acquisizione, lo sviluppo e la costruzione di terreni” o “esposizioni ADC”, esposizioni verso società o società veicolo che finanziano l’acquisizione di terreni a fini di sviluppo e costruzione o che finanziano lo sviluppo e la costruzione di immobili residenziali o immobili non residenziali;

78 ter)

“esposizione non ADC”, qualsiasi esposizione garantita da uno o più immobili residenziali o immobili non residenziali che non è un’esposizione ADC;»

;

xxiii)

il punto 79 è soppresso;

xxiv)

il punto 114 è sostituito dal seguente:

«114)

“partecipazione indiretta”, qualsiasi esposizione verso un soggetto intermedio che abbia un’esposizione in strumenti di capitale emessi da un soggetto del settore finanziario o in passività emesse da un ente per cui, se gli strumenti di capitale emessi dal soggetto del settore finanziario o le passività emesse dall’ente fossero cancellati definitivamente, la perdita che subirebbe di conseguenza l’ente non sarebbe significativamente diversa da quella che subirebbe in caso di possesso diretto di tali strumenti di capitale emessi dal soggetto del settore finanziario o di tali passività emesse dall’ente;»

;

xxv)

il punto 126 è sostituito dal seguente:

«126)

“posizione sintetica”, un investimento da parte di un ente in uno strumento finanziario il cui valore è direttamente collegato al valore degli strumenti di capitale emessi da un soggetto del settore finanziario o al valore delle passività emesse da un ente;»

;

xxvi)

al punto 127, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b)

gli enti sono consolidati integralmente conformemente all’articolo 22 della direttiva 2013/34/UE e sono inclusi nella vigilanza su base consolidata di un ente che è un ente impresa madre in uno Stato membro conformemente alla parte uno, titolo II, capo 2, del presente regolamento e soggetto ai requisiti in materia di fondi propri;»

;

xxvii)

il punto 144 è sostituito dal seguente:

«144)

“unità di negoziazione”, un gruppo ben definito di negoziatori (dealer) istituito dall’ente in conformità dell’articolo 104 ter, paragrafo 1, per gestire congiuntamente un portafoglio di posizioni del portafoglio di negoziazione o posizioni esterne al portafoglio di negoziazione di cui ai paragrafi 5 e 6 di detto articolo, applicando una strategia di business ben definita e coerente e operando nell’ambito della stessa struttura di gestione dei rischi;»

;

xxviii)

al punto 145, la lettera f) è sostituita dalla seguente:

«f)

le attività o passività consolidate dell’ente relative ad attività con controparti aventi sede nello Spazio economico europeo, escluse le esposizioni infragruppo nello Spazio economico europeo, superano il 75 % sia delle attività totali consolidate dell’ente sia delle sue passività totali consolidate, escluse in entrambi i casi le esposizioni infragruppo;»

;

xxix)

sono inseriti i punti seguenti:

«151)

“esposizione rotativa”, qualsiasi esposizione nella quale il saldo in essere del debitore può variare in funzione degli utilizzi e dei rimborsi da esso decisi entro un limite concordato;

152)

“esposizione transattiva”, qualsiasi esposizione rotativa che abbia almeno 12 mesi di storia in materia di rimborso e che rientri in una delle seguenti tipologie:

a)

un’esposizione per la quale, su base regolare almeno ogni 12 mesi, il saldo da rimborsare alla data di rimborso prevista successiva è determinato come l’importo utilizzato a una data di riferimento predefinita, con una data di rimborso programmata non posteriore a 12 mesi, a condizione che il saldo sia stato rimborsato integralmente a ciascuna data di rimborso prevista per i 12 mesi precedenti;

b)

una concessione di scoperto non utilizzata nel corso dei 12 mesi precedenti;

153)

“soggetto del settore dei combustibili fossili”, una società o un’impresa classificata a fini statistici come avente la sua principale attività economica nel settore delle attività economiche del carbone, del petrolio o del gas, come indicato nell’allegato XXXIX, modello 3, del regolamento di esecuzione (UE) 2021/637 della Commissione (*6) e identificata con riferimento ai codici della classificazione statistica delle attività economiche (NACE Revisione 2) elencati nell’allegato I, sezioni B, C, D e G, del regolamento (CE) n. 1893/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (*7); se l’attività economica principale di una società o un’impresa non è classificata utilizzando i codici NACE Revisione 2 di cui al regolamento (CE) n. 1893/2006 o una classificazione nazionale da essa derivata, gli enti determinano in maniera prudente se tale società o impresa ha la propria attività principale in uno di tali settori;

154)

“esposizioni soggette all’impatto di fattori ambientali o sociali”, esposizioni che ostacolano l’ambizione dell’Unione di conseguire i propri obiettivi normativi relativi ai fattori ESG, in un modo che potrebbe avere un impatto finanziario negativo sugli enti nell’Unione;

155)

“soggetto del sistema bancario ombra”, un soggetto che svolge attività bancarie al di fuori del quadro regolamentato;

(*6)  Regolamento di esecuzione (UE) 2021/637 della Commissione, del 15 marzo 2021, che stabilisce norme tecniche di attuazione per quanto riguarda la pubblicazione da parte degli enti delle informazioni di cui alla parte otto, titoli II e III, del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga il regolamento di esecuzione (UE) n. 1423/2013 della Commissione, il regolamento delegato (UE) 2015/1555 della Commissione, il regolamento di esecuzione (UE) 2016/200 della Commissione e il regolamento delegato (UE) 2017/2295 della Commissione (GU L 136 del 21.4.2021, pag. 1)."

(*7)  Regolamento (CE) n. 1893/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che definisce la classificazione statistica delle attività economiche NACE Revisione 2 e modifica il regolamento (CEE) n. 3037/90 del Consiglio nonché alcuni regolamenti (CE) relativi a settori statistici specifici (GU L 393 del 30.12.2006, pag. 1).»;"

xxx)

sono aggiunti i commi seguenti:

«Ai fini del primo comma, punto 1, lettera b), punti ii) e iii), se l’impresa fa parte di un gruppo di un paese terzo, le attività totali di ciascuna succursale del gruppo di un paese terzo autorizzata nell’Unione sono incluse nel valore totale combinato delle attività di tutte le imprese del gruppo.

Ai fini del primo comma, punto 1, lettera b), punto iii), l’autorità di vigilanza su base consolidata può chiedere all’impresa tutte le informazioni pertinenti per adottare la sua decisione.

Ai fini del primo comma, punto 52 bis, il rischio giuridico non comprende rimborsi a terzi o a dipendenti e pagamenti nel contesto di opportunità commerciali, se non vi è stata violazione delle norme o del codice deontologico e se l’ente ha adempiuto ai propri obblighi in maniera tempestiva, né spese legali esterne, se l’evento che dà origine a tali spese non è un evento di rischio operativo;

Ai fini del primo comma, punto 145, lettera e), del presente paragrafo, un ente può escludere le posizioni in derivati che ha assunto con i suoi clienti non finanziari e le posizioni in derivati che utilizza per coprire tali posizioni, a condizione che il valore combinato delle posizioni escluse calcolato conformemente all’articolo 273 bis, paragrafo 3, non superi il 10 % del totale delle attività in bilancio e fuori bilancio dell’ente.»

;

b)

è aggiunto il paragrafo seguente:

«5.   Entro il 10 gennaio 2026, l’ABE emana orientamenti, conformemente all’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, che precisano i criteri per l’individuazione delle attività di cui al paragrafo 1, primo comma, punto 18, del presente articolo.»

;

2)

l’articolo 5 è così modificato:

a)

il punto 3 è sostituito dal seguente:

«3)

“perdita attesa” o “EL”, il rapporto, relativo a una singola linea di credito, tra l’importo che si prevede di perdere su un’esposizione in una delle seguenti situazioni e l’importo seguente:

a)

in caso di potenziale default di un debitore su un periodo di un anno, l’importo in essere al momento del default;

b)

in caso di potenziale evento di diluizione su un periodo di un anno, l’importo in essere alla data in cui si verifica l’evento di diluizione;»

;

b)

sono inseriti i punti seguenti:

«4)

“obbligazione creditizia”, qualsiasi obbligazione derivante da un contratto di credito, compresi il capitale, gli interessi maturati e le commissioni, dovuta da un debitore;

5)

“esposizione creditizia”, qualsiasi elemento in bilancio o fuori bilancio che determina o può determinare un’obbligazione creditizia;

6)

“linea di credito”, un’esposizione creditizia derivante da un contratto o da una serie di contratti tra un debitore e un ente;

7)

“margine di cautela”, una maggiorazione incorporata nelle stime dei parametri di rischio per tenere conto dell’intervallo previsto di errori di stima derivanti da carenze individuate in dati, metodi, modelli, e modifiche di parametri di sottoscrizione, propensione al rischio, politiche di raccolta e recupero e qualsiasi altra fonte di ulteriore incertezza, nonché di errori di stima generali;

8)

“rettifica appropriata”, l’impatto sulle stime dei parametri di rischio derivante dall’applicazione di metodologie nell’ambito della stima dei parametri di rischio per correggere le carenze individuate in dati e metodi di stima e per tenere conto delle modifiche di parametri di sottoscrizione, propensione al rischio, politiche di raccolta e recupero e qualsiasi altra fonte di ulteriore incertezza nella misura del possibile onde evitare distorsioni nelle stime dei parametri di rischio;

9)

“piccola e media impresa” o “PMI”, una società o un’impresa che, in base al bilancio consolidato più recente, ha un fatturato annuo non superiore a 50 000 000 EUR;

10)

“impegno”, qualsiasi accordo contrattuale che un ente offre a un cliente ed è accettato da quest’ultimo per concedere crediti, acquistare attività o emettere sostituti del credito, nonché qualsiasi accordo di questo tipo che può essere annullato incondizionatamente da un ente in qualsiasi momento senza preavviso al debitore o qualsiasi accordo che può essere annullato da un ente se il debitore manca di adempiere alle condizioni stabilite nella documentazione sulla linea di credito, comprese le condizioni che il debitore è tenuto a soddisfare prima di qualsiasi utilizzo iniziale o successivo nell’ambito dell’accordo, tranne quando gli accordi contrattuali soddisfano tutte le condizioni seguenti:

a)

accordi contrattuali in cui l’ente non riceve commissioni o onorari per istituire o mantenere tali accordi contrattuali;

b)

accordi contrattuali in base ai quali il cliente è tenuto a rivolgersi all’ente per il primo utilizzo e per ogni utilizzo successivo nell’ambito di tali accordi contrattuali;

c)

accordi contrattuali in cui l’ente ha piena autorità sull’esecuzione di ciascun utilizzo, indipendentemente dal rispetto da parte del cliente delle condizioni stabilite nella documentazione dell’accordo contrattuale;

d)

gli accordi contrattuali consentono all’ ente di valutare il merito di credito del cliente immediatamente prima di decidere in merito all’esecuzione di ciascun utilizzo e l’ente ha attuato e applica procedure interne che garantiscono che tale valutazione sia effettuata prima dell’esecuzione di ciascun utilizzo;

e)

accordi contrattuali offerti a una società, compresa una PMI, che è oggetto di un attento monitoraggio su base continuativa;

11)

“impegno revocabile incondizionatamente”, qualsiasi impegno le cui condizioni consentono all’ente di revocare tale impegno nella misura massima consentita dagli atti giuridici in materia di protezione dei consumatori e correlati, se del caso, in qualsiasi momento senza preavviso al debitore o che prevede effettivamente la revoca automatica a seguito di un deterioramento del merito di credito del debitore.»

;

3)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 5 bis

Definizioni specifiche per le cripto-attività

Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni seguenti:

1)

“cripto-attività”, una cripto-attività quale definita all’articolo 3, paragrafo 1, punto 5, del regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio (*8) che non sia una valuta digitale della banca centrale;

2)

“token di moneta elettronica”, un token di moneta elettronica quale definito all’articolo 3, paragrafo 1, punto 7, del regolamento (UE) 2023/1114;

3)

“esposizione alle cripto-attività” un’attività o un elemento fuori bilancio relativo a una cripto-attività che dà luogo a rischio di credito, a rischio di controparte, a rischio di mercato, a rischio operativo o a rischio di liquidità;

4)

“attività tradizionale” qualsiasi attività diversa da una cripto-attività, inclusi:

a)

strumenti finanziari quali definiti all’articolo 4, paragrafo 1, punto 50, del presente regolamento;

b)

fondi, quali definiti all’articolo 4, punto 25, della direttiva (UE) 2015/2366;

c)

depositi, quali definiti all’articolo 2, paragrafo 1, punto 3, della direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (*9), compresi i depositi strutturati;

d)

posizioni inerenti a cartolarizzazione nel contesto di una cartolarizzazione ai sensi dell’articolo 2, punto 1, del regolamento (UE) 2017/2402;

e)

prodotti assicurativi non vita o vita che rientrano nelle classi di assicurazione elencate negli allegati I e II della direttiva 2009/138/CE o contratti di riassicurazione e di retrocessione di cui alla stessa direttiva;

f)

prodotti pensionistici che, ai sensi del diritto nazionale, sono riconosciuti come aventi lo scopo principale di offrire all’investitore un reddito durante la pensione e che consentono all’investitore di godere di determinati vantaggi;

g)

schemi pensionistici aziendali o professionali riconosciuti ufficialmente che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio (*10) o della direttiva 2009/138/CE;

h)

singoli prodotti pensionistici per i quali il diritto nazionale richiede un contributo finanziario del datore di lavoro e nei quali il lavoratore o il datore di lavoro non può scegliere il fornitore o il prodotto pensionistico;

i)

un prodotto pensionistico individuale paneuropeo quale definito all’articolo 2, punto 2, del regolamento (UE) 2019/1238 del Parlamento europeo e del Consiglio (*11);

j)

sistemi di sicurezza sociale disciplinati dal regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (*12) e dal regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (*13);

5)

“attività tradizionale tokenizzata”, un tipo di cripto-attività che rappresenta un’attività tradizionale, compreso un token di moneta elettronica;

6)

“token collegato ad attività”, un token collegato ad attività quale definito all’articolo 3, paragrafo 1, punto 6, del regolamento (UE) 2023/1114;

7)

“servizio per le cripto-attività”: un servizio per le cripto-attività quale definito all’articolo 3, paragrafo 1, punto 16, del regolamento (UE) 2023/1114.

(*8)  Regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2023, relativo ai mercati delle cripto-attività e che modifica i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 1095/2010 e le direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/1937 (GU L 150 del 9.6.2023, pag. 40)."

(*9)  Direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 149)."

(*10)  Direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016, relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP) (GU L 354 del 23.12.2016, pag. 37)."

(*11)  Regolamento (UE) 2019/1238 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, sul prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP) (GU L 198 del 25.7.2019, pag. 1)."

(*12)  Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (GU L 166 del 30.4.2004, pag. 1)."

(*13)  Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (GU L 284 del 30.10.2009, pag. 1).»;"

4)

l’articolo 10 bis è sostituito dal seguente:

«Articolo 10 bis

Applicazione dei requisiti prudenziali su base consolidata laddove le imprese di investimento siano imprese madri

Ai fini del presente capo, le imprese di investimento e le holding di investimento sono considerate società di partecipazione finanziaria madri in uno Stato membro o società di partecipazione finanziaria madri nell’UE se tali imprese di investimento o holding di investimento sono le imprese madri di un ente o di un’impresa di investimento soggetti al presente regolamento di cui all’articolo 1, paragrafo 2 o 5, del regolamento (UE) 2019/2033.»

;

5)

all’articolo 13, paragrafo 1, il secondo comma è sostituito dal seguente:

«Le grandi filiazioni degli enti imprese madri nell’UE pubblicano le informazioni specificate agli articoli 437, 438, 440, 442, 449 bis, 449 ter, 450, 451, 451 bis e 453 su base individuale o, se del caso, in conformità al presente regolamento e alla direttiva 2013/36/UE su base subconsolidata.»

;

6)

l’articolo 18 è così modificato:

a)

il paragrafo 2 è soppresso;

b)

il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4.   Le partecipazioni in enti e in enti finanziari diretti congiuntamente da un’impresa inclusa nel consolidamento e da una o più imprese non incluse nel consolidamento sono consolidate proporzionalmente, in base alla quota di capitale detenuta, qualora ne risulti una limitazione della responsabilità di dette imprese in funzione della quota di capitale da queste detenuta.»

;

c)

al paragrafo 6, il secondo comma è sostituito dal seguente:

«Le autorità competenti possono in particolare autorizzare o prescrivere l’applicazione del metodo di cui all’articolo 22, paragrafi 7, 8 e 9, della direttiva 2013/34/UE.»

;

d)

al paragrafo 7, il primo comma è sostituito dal seguente:

«Se un ente possiede una filiazione che è un’impresa diversa da un ente o da un ente finanziario o detiene una partecipazione in tale impresa, esso applica a tale filiazione o partecipazione il metodo del patrimonio netto (equity method). Tale metodo non costituisce tuttavia un’inclusione delle imprese in questione nella vigilanza su base consolidata.»

;

e)

al paragrafo 8, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Le autorità competenti possono esigere il consolidamento integrale o proporzionale di una filiazione o di un’impresa in cui un ente detiene una partecipazione qualora tale filiazione o impresa non sia un ente o un ente finanziario e siano soddisfatte tutte le condizioni seguenti:»

;

f)

è inserito il paragrafo seguente:

«10.   L’ABE presenta una relazione alla Commissione entro il 10 luglio 2025 in merito alla completezza e all’adeguatezza delle definizioni e delle disposizioni del presente regolamento concernenti la vigilanza su tutti i tipi di rischi ai quali gli enti sono esposti a livello consolidato. L’ABE valuta in particolare ogni eventuale discrepanza residua presente in tali definizioni e disposizioni unitamente alla loro interazione con la disciplina contabile applicabile e a qualsiasi aspetto residuo che potrebbe porre vincoli non intenzionali a una vigilanza su base consolidata che sia esaustiva e adattabile a nuove fonti o nuovi tipi di rischi o strutture che potrebbero portare ad arbitraggio regolamentare. L’ABE aggiorna la relazione almeno una volta ogni tre anni.

Alla luce delle conclusioni dell’ABE, la Commissione, se del caso, presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta legislativa per adeguare le definizioni pertinenti o l’ambito del consolidamento prudenziale»

;

7)

l’articolo 19 è così modificato:

a)

al paragrafo 1, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Un ente o un ente finanziario che è una filiazione o un’impresa in cui è detenuta una partecipazione non devono essere inclusi nel consolidamento qualora l’importo totale degli attivi e degli elementi fuori bilancio dell’impresa interessata sia inferiore al più basso dei due importi seguenti:»

;

b)

al paragrafo 2, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Le autorità competenti preposte alla vigilanza su base consolidata in applicazione dell’articolo 111 della direttiva 2013/36/UE possono decidere, caso per caso, nei casi indicati di seguito, di non includere nel consolidamento un ente o un ente finanziario che è una filiazione o in cui è detenuta una partecipazione:»

;

8)

l’articolo 20 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è così modificato:

i)

al primo comma, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

nel caso di domande per l’ottenimento di autorizzazioni di cui all’articolo 143, paragrafo 1, all’articolo 151, paragrafo 9, all’articolo 283 e all’articolo 325 terquinquagies presentate da un ente impresa madre nell’UE e dalle sue filiazioni o congiuntamente dalle filiazioni di una società di partecipazione finanziaria madre nell’UE o di una società di partecipazione finanziaria mista madre nell’UE, se concedere l’autorizzazione richiesta e a quali condizioni subordinare eventualmente tale autorizzazione;»

;

ii)

il terzo comma è soppresso;

b)

il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:

«6.   Quando un ente impresa madre nell’UE e le sue filiazioni, le filiazioni di una società di partecipazione finanziaria madre nell’UE o di una società di partecipazione finanziaria mista madre nell’UE utilizzano il metodo IRB di cui all’articolo 143 su base unificata, le autorità competenti consentono alle imprese madri e alle loro filiazioni, considerate insieme, di soddisfare i criteri di idoneità di cui rispettivamente alla parte tre, titolo II, capo 3, sezione 6, in maniera adeguata alla struttura del gruppo e ai suoi sistemi, procedure e metodologie di gestione del rischio.»

;

c)

il paragrafo 8 è sostituito dal seguente:

«8.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di attuazione per specificare la procedura di adozione della decisione comune di cui al paragrafo 1, lettera a), del presente articolo, per quanto riguarda le domande di autorizzazione di cui all’articolo 143, paragrafo 1, all’articolo 151, paragrafo 9 e agli articoli 283 e 325 terquinquagies, al fine di facilitare l’adozione di decisioni comuni.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro il 10 luglio 2025.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

9)

l’articolo 22 è sostituito dal seguente:

«Articolo 22

Subconsolidamento nel caso di entità di paesi terzi

1.   Gli enti filiazioni o le società di partecipazione finanziaria intermedie che sono filiazioni o le società di partecipazione finanziaria mista intermedie che sono filiazioni soddisfano i requisiti di cui gli articoli 89, 90 e 91 e alle parti tre, quattro, sette e i relativi obblighi di segnalazione di cui alla parte sette bis sulla base della loro situazione subconsolidata qualora abbiano come filiazione in un paese terzo un ente o un ente finanziario, oppure vi detengano una partecipazione.

2.   In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, gli enti filiazioni o le società di partecipazione finanziaria intermedie che sono filiazioni o le società di partecipazione finanziaria mista intermedie che sono filiazioni possono scegliere di non applicare le disposizioni di cui agli articoli 89, 90 e 91 e alle parti tre, quattro, sette e i relativi obblighi di segnalazione fissati nella parte sette bis sulla base della loro situazione subconsolidata qualora le attività e gli elementi fuori bilancio totali delle filiazioni e partecipazioni in paesi terzi siano inferiori al 10 % dell’importo totale delle attività e degli elementi fuori bilancio dell’ente filiazione o della società di partecipazione finanziaria intermedia che è una filiazione o della società di partecipazione finanziaria mista intermedia che è una filiazione.»

;

10)

all’articolo 27, paragrafo 1, lettera a), il punto v) è soppresso;

11)

l’articolo 34 è sostituito dal seguente:

«Articolo 34

Rettifiche di valore supplementari

1.   Gli enti applicano i requisiti di cui all’articolo 105 a tutte le loro attività, misurate al valore equo, nel calcolo dell’importo dei fondi propri e deducono dal capitale primario di classe 1 l’importo delle rettifiche di valore supplementari necessarie.

2.   In deroga al paragrafo 1, in circostanze straordinarie, la cui esistenza è determinata da un parere fornito dall’ABE conformemente al paragrafo 3, gli enti possono ridurre le rettifiche di valore supplementari complessive nel calcolo dell’importo totale da dedurre dal capitale primario di classe 1.

3.   Ai fini dell’emissione del parere di cui al paragrafo 2, l’ABE vigila sulle condizioni di mercato per valutare se si siano verificate circostanze straordinarie e in tal caso ne dà immediata comunicazione alla Commissione.

4.   L’ABE, in consultazione con l’AESFEM, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare gli indicatori e le condizioni che tale autorità utilizzerà per determinare l’esistenza delle circostanze straordinarie di cui al paragrafo 2 nonché per specificare la riduzione delle rettifiche di valore supplementari aggregate complessive di cui a tale comma.

L’ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

12)

l’articolo 36 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è così modificato:

i)

la lettera d) è sostituita dalla seguente:

«d)

per gli enti che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio avvalendosi del metodo basato sui rating interni (metodo IRB), la carenza in base al metodo IRB, ove applicabile, calcolata conformemente all’articolo 159;»

;

ii)

la lettera k) è così modificata:

1)

il punto v) è soppresso;

2)

è aggiunto il punto seguente:

«vi)

esposizioni sotto forma di quote o azioni in OIC cui è attribuito un fattore di ponderazione del rischio pari al 1 250 % conformemente all’articolo 132, paragrafo 2, secondo comma.»

;

b)

è aggiunto il paragrafo seguente:

«5.   Al solo fine di calcolare l’importo applicabile della copertura insufficiente per le esposizioni deteriorate in conformità del paragrafo 1, lettera m), del presente articolo, in deroga all’articolo 47 quater e previa notifica all’autorità competente, l’importo applicabile della copertura insufficiente per le esposizioni deteriorate acquistate da un soggetto specializzato nella ristrutturazione del debito è pari a zero. La deroga di cui al presente comma si applica su base individuale e, nel caso di gruppi in cui tutti gli enti possono essere considerati soggetti specializzati nella ristrutturazione del debito, su base consolidata.

Ai fini del presente paragrafo per “soggetto specializzato nella ristrutturazione del debito” si intende un ente che, nell’esercizio precedente, soddisfaceva tutte le condizioni seguenti, su base sia individuale che consolidata:

a)

l’attività principale dell’ente è l’acquisto, la gestione e la ristrutturazione di esposizioni deteriorate seguendo un processo decisionale interno chiaro ed efficace attuato dal suo organo di amministrazione;

b)

il valore contabile valutato senza tenere conto delle rettifiche di valore su crediti dei prestiti da esso concessi non supera il 15 % delle sue attività totali;

c)

almeno il 5 % del valore contabile valutato senza tenere conto delle rettifiche di valore su crediti dei prestiti da esso concessi costituisce un rifinanziamento integrale o parziale, o una rettifica dei termini pertinenti, delle esposizioni deteriorate acquistate che si configura come misura di concessione in conformità dell’articolo 47 ter;

d)

il valore totale delle attività dell’ente non supera i 20 miliardi di EUR;

e)

l’ente mantiene, su base continuativa, un coefficiente netto di finanziamento stabile pari almeno al 130 %;

f)

i depositi a vista dell’ente non superano il 5 % delle passività totali dell’ente.

Se una o più delle condizioni di cui al secondo comma non sono più soddisfatte, il soggetto specializzato nella ristrutturazione del debito lo notifica senza ritardo all’autorità competente. Le autorità competenti informano l’ABE almeno una volta l’anno in merito all’applicazione del presente paragrafo da parte degli enti soggetti alla loro vigilanza.

L’ABE elabora, aggiorna e pubblica un elenco dei soggetti specializzati nella ristrutturazione del debito. L’ABE monitora l’attività dei soggetti specializzati nella ristrutturazione del debito e, entro il 31 dicembre 2028, riferisce alla Commissione in merito a tale monitoraggio; se del caso, fornisce consulenza alla Commissione riguardo alla questione se le condizioni per essere considerato un “soggetto specializzato nella ristrutturazione del debito” siano sufficientemente basate sul rischio e adeguate al fine di favorire il mercato secondario dei crediti deteriorati, e valuta se siano necessarie condizioni aggiuntive.»

;

13)

all’articolo 46, paragrafo 1, lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

le deduzioni di cui all’articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a g), lettera k), punti da ii) a vi), e lettere l), m) e n), escluso l’importo da dedurre per attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;»

;

14)

l’articolo 47 quater è così modificato:

a)

il paragrafo 4 è così modificato:

i)

la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«In deroga al paragrafo 3 del presente articolo, alla parte dell’esposizione deteriorata garantita da o assistita dalla controgaranzia di un fornitore di protezione ammissibile di cui all’articolo 201, paragrafo 1, lettere da a) a e), laddove alle esposizioni non garantite verso quest’ultimo sarebbe attribuito un fattore di ponderazione del rischio dello 0 % a norma della parte tre, titolo II, capo 2, si applicano i fattori seguenti:»

;

ii)

la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b)

1 per la parte garantita dell’esposizione deteriorata, da applicarsi dal primo giorno dell’ottavo anno dopo la classificazione come esposizione deteriorata, a meno che il fornitore di protezione ammissibile abbia acconsentito ad assolvere tutti gli obblighi di pagamento del debitore nei confronti dell’ente integralmente e in conformità dell’originario programma contrattuale di pagamento, nel qual caso si applica un fattore 0 per la parte dell’esposizione deteriorata assistita da garanzie.»

;

b)

è inserito il paragrafo seguente:

«4 bis.   In deroga al paragrafo 3, la parte dell’esposizione deteriorata garantita o assicurata da un’agenzia ufficiale per il credito all’esportazione non è soggetta ai requisiti stabiliti nel presente articolo.»

;

15)

all’articolo 48, il paragrafo 1 è così modificato:

a)

alla lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

dell’articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a h), lettera k, punti da ii) a vi), e lettere l), m) e n), escluse le attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;»

;

b)

alla lettera b), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

dell’articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a h), lettera k, punti da ii) a vi), e lettere l), m) e n), escluse le attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;»

;

16)

all’articolo 49, il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4.   Le partecipazioni per cui non sono effettuate deduzioni conformemente al paragrafo 1 sono considerate esposizioni e sono ponderate per il rischio conformemente alla parte tre, titolo II, capo 2.

Le partecipazioni per cui non sono effettuate deduzioni conformemente al paragrafo 2 o 3 sono considerate esposizioni e sono ponderate per il rischio al 100 %.»

;

17)

all’articolo 60, paragrafo 1, lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

l’articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a g), lettera k, punti da ii) a vi), e lettere l), m) e n), escluse le attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;»

;

18)

all’articolo 62, primo comma, la lettera d) è sostituita dalla seguente:

«d)

per gli enti che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio conformemente alla parte tre, titolo II, capo 3, il valore in eccesso risultante dall’IRB se applicabile, al lordo degli effetti fiscali, calcolato conformemente all’articolo 159 fino allo 0,6 % degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio calcolati conformemente alla parte tre, titolo II, capo 3.»

;

19)

all’articolo 70, paragrafo 1, lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

l’articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a g), lettera k), punti da ii) a vi), e lettere l), m) e n), escluso l’importo da dedurre per attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;»

;

20)

all’articolo 72 ter, paragrafo 3, primo comma, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Oltre alle passività di cui al paragrafo 2, del presente articolo l’autorità di risoluzione può consentire che le passività siano considerate strumenti di passività ammissibili fino a un importo complessivo che non supera il 3,5 % dell’importo complessivo dell’esposizione al rischio calcolato conformemente all’articolo 92, paragrafo 3, purché:»

;

21)

all’articolo 72 decies, paragrafo 1, lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

le deduzioni di cui all’articolo 36, paragrafo 1, lettere da a) a g), lettera k), punti da ii) a vi), e lettere l), m) e n), escluso l’importo da dedurre per attività fiscali differite che dipendono dalla redditività futura e derivano da differenze temporanee;»

;

22)

l’articolo 74 è sostituito dal seguente:

«Articolo 74

Strumenti di capitale detenuti emessi da soggetti del settore finanziario che non hanno i requisiti per essere considerati capitale regolamentare

Gli enti non deducono da nessuno degli elementi dei fondi propri strumenti di capitale detenuti direttamente, indirettamente o sinteticamente in un soggetto regolamentato del settore finanziario che non hanno i requisiti per essere considerate capitale regolamentare di tale soggetto. Gli enti applicano a tali detenzioni fattori di ponderazione del rischio a norma della parte tre, titolo II, capo 2.»

;

23)

l’articolo 84 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è così modificato:

i)

al primo comma, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

il capitale primario di classe 1 della filiazione meno l’importo inferiore tra i seguenti:

i)

l’importo del capitale primario di classe 1 della filiazione necessario per soddisfare quanto segue:

1)

laddove la filiazione rientri tra quelle elencate all’articolo 81, paragrafo 1, lettera a), ma non sia un’impresa di investimento o una holding di investimento intermedia, il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettera a), del presente regolamento, sommato ai requisiti di cui agli articoli 458 e 459 del presente regolamento, ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, e al requisito combinato di riserva di capitale quale definito all’articolo 128, punto 6, di tale direttiva o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante il capitale primario di classe 1;

2)

laddove la filiazione sia un’impresa di investimento o una holding di investimento intermedia, il requisito di cui all’articolo 11 del regolamento (UE) 2019/2033 sommato ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 39, paragrafo 2, lettera a), della direttiva (UE) 2019/2034 o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante il capitale primario di classe 1;

ii)

l’importo del capitale primario di classe 1 consolidato relativo alla filiazione necessario, su base consolidata, per soddisfare il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettera a), del presente regolamento sommato ai requisiti di cui agli articoli 458 e 459 del presente regolamento, ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, e al requisito combinato di riserva di capitale quale definito all’articolo 128, punto 6, di tale direttiva o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante il capitale primario di classe 1;»

;

ii)

è aggiunto il comma seguente:

«In deroga al primo comma, lettera a), l’autorità competente può autorizzare un ente a sottrarre uno degli importi di cui alla lettera a), punto i) o ii), una volta che tale ente abbia dimostrato con soddisfazione dell’autorità competente che l’importo aggiuntivo degli interessi di minoranza è disponibile per assorbire le perdite a livello consolidato.»

;

b)

al paragrafo 5, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

«c)

consolida un ente filiazione in cui detiene solo una partecipazione minoritaria in virtù del legame di controllo ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, punto 37;»

;

24)

all’articolo 85, il paragrafo 1 è così modificato:

a)

la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

il capitale di classe 1 della filiazione meno l’importo inferiore tra i seguenti:

i)

l’importo del capitale di classe 1 della filiazione necessario per soddisfare quanto segue:

1)

laddove la filiazione rientri tra quelle elencate all’articolo 81, paragrafo 1, lettera a), ma non sia un’impresa di investimento o una holding di investimento intermedia, il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettera b), sommato ai requisiti di cui agli articoli 458 e 459, ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, e al requisito combinato di riserva di capitale quale definito all’articolo 128, punto 6, di tale direttiva o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante il capitale di classe 1;

2)

laddove la filiazione sia un’impresa di investimento o una holding di investimento intermedia, il requisito di cui all’articolo 11 del regolamento (UE) 2019/2033 sommato ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 39, paragrafo 2, lettera a), della direttiva (UE) 2019/2034 o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante il capitale di classe 1;

ii)

l’importo del capitale di classe 1 consolidato relativo a tale filiazione necessario, su base consolidata, per soddisfare il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettera b), del presente regolamento sommato ai requisiti di cui agli articoli 458 e 459 del presente regolamento, ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, e al requisito combinato di riserva di capitale quale definito all’articolo 128, punto 6, di tale direttiva o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante il capitale di classe 1;»

;

b)

è aggiunto il comma seguente:

«In deroga al primo comma, lettera a), l’autorità competente può autorizzare un ente a sottrarre uno degli importi di cui alla lettera a), punto i) o ii), una volta che tale ente abbia dimostrato con soddisfazione dell’autorità competente che l’importo aggiuntivo del capitale di classe 1 è disponibile per assorbire le perdite a livello consolidato.»

;

25)

all’articolo 87, il paragrafo 1 è così modificato:

a)

la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

i fondi propri della filiazione meno l’importo inferiore tra i seguenti:

i)

l’importo dei fondi propri della filiazione necessario per soddisfare quanto segue:

1)

laddove la filiazione rientri tra quelle elencate all’articolo 81, paragrafo 1, lettera a), ma non sia un’impresa di investimento o una holding di investimento intermedia, il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettera c), del presente regolamento, sommato ai requisiti di cui agli articoli 458 e 459, del presente regolamento, ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, e al requisito combinato di riserva di capitale quale definito all’articolo 128, punto 6, di tale direttiva o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante fondi propri;

2)

laddove la filiazione sia un’impresa di investimento o una holding di investimento intermedia, il requisito di cui all’articolo 11 del regolamento (UE) 2019/2033 sommato ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 39, paragrafo 2, lettera a), della direttiva (UE) 2019/2034 o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante fondi propri;

ii)

l’importo dei fondi propri relativo a tale filiazione necessario, su base consolidata, per soddisfare il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettera c), del presente regolamento sommato ai requisiti di cui agli articoli 458 e 459 del presente regolamento, ai requisiti specifici di fondi propri di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, e al requisito combinato di riserva di capitale quale definito all’articolo 128, punto 6, di tale direttiva o a eventuali regolamenti di vigilanza locali di paesi terzi, nella misura in cui detti requisiti devono essere soddisfatti mediante fondi propri;»

;

b)

è aggiunto il comma seguente:

«In deroga al primo comma, lettera a), l’autorità competente può autorizzare un ente a sottrarre uno degli importi di cui alla lettera a), punto i) o ii), una volta che tale ente abbia dimostrato con soddisfazione dell’autorità competente che l’importo aggiuntivo dei fondi propri è disponibile per assorbire le perdite a livello consolidato.»

;

26)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 88 ter

Imprese di paesi terzi

Ai fini del presente titolo, i termini “impresa di investimento” ed “ente” comprendono le imprese stabilite in paesi terzi che se fossero stabilite nell’Unione rientrerebbero nella definizione di tali termini di cui al presente regolamento.»

;

27)

l’articolo 89 è così modificato:

a)

i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:

«1.   A una partecipazione qualificata il cui importo superi il 15 % del capitale ammissibile dell’ente in un’impresa che non è un soggetto del settore finanziario, si applicano le disposizioni di cui al paragrafo 3.

2.   L’importo totale delle partecipazioni qualificate che un ente detiene in imprese diverse da quelle di cui al paragrafo 1 che supera il 60 % del suo capitale ammissibile è soggetto al paragrafo 3.»

;

b)

il paragrafo 4 è soppresso;

28)

l’articolo 92 è così modificato:

a)

i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

«3.   Gli enti calcolano l’importo complessivo dell’esposizione al rischio come segue:

TREA = max {U-TREA; x ∙ S-TREA}

dove:

TREA (total risk exposure amount)

= l’importo complessivo dell’esposizione al rischio del soggetto;

U-TREA (un-floored total risk exposure amount)

= l’importo complessivo senza soglia minima dell’esposizione al rischio del soggetto calcolato conformemente al paragrafo 4;

S-TREA (standardised total risk exposure amount)

= l’importo complessivo standardizzato dell’esposizione al rischio del soggetto calcolato conformemente al paragrafo 5;

x

= 72,5 %.

In deroga al primo comma, uno Stato membro può decidere che l’importo complessivo dell’esposizione al rischio sia l’importo complessivo senza soglia minima dell’esposizione al rischio, calcolato conformemente al paragrafo 4, per gli enti che fanno parte di un gruppo con un ente impresa madre nello stesso Stato membro, a condizione che tale ente impresa madre o, nel caso di gruppi composti da un organismo centrale e da enti affiliati permanentemente, l’insieme costituito dall’organismo centrale unitamente agli enti a esso affiliati calcoli l’importo complessivo dell’esposizione al rischio conformemente al primo comma su base consolidata.

4.   L’importo complessivo senza soglia minima dell’esposizione al rischio è calcolato sommando gli elementi di cui alle lettere da a) a g) del presente paragrafo, dopo aver tenuto conto del paragrafo 6 del presente articolo:

a)

gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di credito, compreso il rischio di controparte, e per il rischio di diluizione, calcolati conformemente al titolo II della presente parte e all’articolo 379, relativamente a tutte le attività di un ente, esclusi importi delle esposizioni ponderati per il rischio dal portafoglio di negoziazione dell’ente;

b)

i requisiti di fondi propri per le attività ricomprese nel portafoglio di negoziazione di un ente per quanto segue:

i)

il rischio di mercato, calcolato conformemente al titolo IV della presente parte;

ii)

le grandi esposizioni che superano i limiti specificati agli articoli da 395 a 401, nella misura in cui a un ente viene consentito di superare tali limiti, come determinato conformemente alla parte quattro;

c)

i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato, calcolati conformemente al titolo IV della presente parte per tutte le attività all’esterno del portafoglio di negoziazione soggette a rischio di cambio o rischio di posizione in merci;

d)

i requisiti di fondi propri per il rischio di regolamento, calcolati conformemente agli articoli 378 e 380;

e)

i requisiti di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito, calcolati conformemente al titolo VI della presente parte;

f)

i requisiti di fondi propri per il rischio operativo, calcolati conformemente al titolo III della presente parte;

g)

gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di controparte che emerge dal portafoglio di negoziazione dell’ente per i tipi di operazioni e accordi seguenti, calcolati conformemente al titolo II della presente parte:

i)

contratti elencati all’allegato II e derivati su crediti;

ii)

operazioni di vendita con patto di riacquisto e operazioni di concessione e assunzione di titoli o di merci in prestito basate su titoli o merci;

iii)

finanziamenti con margini basati su titoli o merci;

iv)

operazioni con regolamento a lungo termine.»

;

b)

sono aggiunti i paragrafi seguenti:

«5.   L’importo complessivo standardizzato dell’esposizione al rischio è calcolato come la somma del paragrafo 4, lettere da a) a g), dopo aver tenuto conto del paragrafo 6 e dei requisiti che seguono:

a)

gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di credito, incluso il rischio di controparte, e il rischio di diluizione di cui al paragrafo 4, lettera a), e per il rischio di controparte che emerge dal portafoglio di negoziazione dell’ente di cui alla lettera g) di tale paragrafo sono calcolati senza ricorrere ad alcuno dei metodi seguenti:

i)

il metodo dei modelli interni per gli accordi quadro di compensazione di cui all’articolo 221;

ii)

il metodo basato sui rating interni di cui al titolo II, capo 3;

iii)

il metodo basato sui rating interni per le cartolarizzazioni di cui agli articoli 258, 259 e 260 e il metodo della valutazione interna di cui all’articolo 265;

iv)

il metodo dei modelli interni di cui al titolo II, capo 6, sezione 6;

b)

i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato per le attività ricomprese nel portafoglio di negoziazione di cui al paragrafo 4, lettera b), punto i), sono calcolati senza utilizzare:

i)

il metodo alternativo dei modelli interni di cui al titolo IV, capo 1 ter; né

ii)

qualsiasi metodo elencato alla lettera a) del presente paragrafo, ove applicabile;

c)

i requisiti di fondi propri per tutte le attività di un ente esterne al portafoglio di negoziazione soggette al rischio di cambio o al rischio di posizione in merci di cui al paragrafo 4, lettera c), sono calcolati senza ricorrere al metodo alternativo dei modelli interni di cui al titolo IV, capo 1 ter.

6.   Le disposizioni che seguono si applicano ai calcoli dell’importo complessivo senza soglia minima dell’esposizione al rischio di cui al paragrafo 4 e dell’importo complessivo standardizzato dell’esposizione al rischio di cui al paragrafo 5:

a)

i requisiti di fondi propri di cui al paragrafo 4, lettere d), e), e f), comprendono quelli derivanti da tutte le attività di un ente;

b)

gli enti moltiplicano i requisiti di fondi propri di cui al paragrafo 4, lettere da b) a f), per 12,5.»

;

29)

all’articolo 92 bis, paragrafo 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

un coefficiente basato sul rischio del 18 %, che rappresenta i fondi propri e le passività ammissibili dell’ente espressi in percentuale dell’importo complessivo dell’esposizione al rischio calcolato conformemente all’articolo 92, paragrafo 3;»

;

30)

l’articolo 94 è così modificato:

a)

al paragrafo 1, la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«In deroga all’articolo 92, paragrafo 4, lettera b), e all’articolo 92, paragrafo 5, lettera b), gli enti possono calcolare il requisito di fondi propri per le attività ricomprese nel loro portafoglio di negoziazione conformemente al paragrafo 2 del presente articolo, a condizione che l’entità delle operazioni in bilancio e fuori bilancio attinenti al portafoglio di negoziazione sia pari o inferiore ad entrambe le soglie seguenti, sulla base di una valutazione effettuata su base mensile utilizzando i dati con riferimento all’ultimo giorno del mese:»

;

b)

al paragrafo 2, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:

«a)

per i contratti di cui all’allegato II, punto 1, i contratti relativi agli strumenti di capitale di cui a tale allegato, punto 3, e i derivati su crediti, gli enti possono esentare tali posizioni dal requisito di fondi propri di cui all’articolo 92, paragrafo 4, lettera b), e all’articolo 92, paragrafo 5, lettera b);

b)

per le posizioni del portafoglio di negoziazione diverse da quelle di cui alla lettera a) del presente paragrafo, gli enti possono sostituire il requisito di fondi propri di cui all’articolo 92, paragrafo 4, lettera b), e all’articolo 92, paragrafo 5, lettera b), con il requisito calcolato conformemente all’articolo 92, paragrafo 4, lettera a), e all’articolo 92, paragrafo 5, lettera a).»

;

c)

il paragrafo 3 è così modificato:

i)

al primo comma, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

«c)

il valore assoluto della posizione lunga aggregata è sommato al valore assoluto della posizione corta aggregata.»

;

ii)

sono aggiunti i commi seguenti:

«Ai fini del primo comma, per posizione lunga si intende che il valore di mercato della posizione aumenta quando aumenta il valore del suo principale fattore di rischio e per posizione corta si intende che il valore di mercato della posizione diminuisce quando aumenta il valore del suo principale fattore di rischio.

Ai fini del primo comma, il valore della posizione lunga (corta) aggregata è pari alla somma dei valori delle singole posizioni lunghe (corte) incluse nel calcolo conformemente alla lettera a).»

;

d)

è aggiunto il paragrafo seguente:

«10.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare il metodo per individuare il principale fattore di rischio di una posizione e per determinare se un’operazione rappresenta una posizione lunga o corta di cui al paragrafo 3 del presente articolo, all’articolo 273 bis, paragrafo 3, e all’articolo 325 bis, paragrafo 2.

Nell’elaborare tali progetti di norme tecniche di regolamentazione, l’ABE tiene conto del metodo elaborato per le norme tecniche di regolamentazione prescritte conformemente all’articolo 279 bis, paragrafo 3, lettera b).

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2025.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

31)

all’articolo 95, paragrafo 2, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

la somma degli elementi di cui all’articolo 92, paragrafo 4, lettere da a) a e) e lettera g), dopo aver applicato l’articolo 92, paragrafo 6;»

;

32)

all’articolo 96, paragrafo 2, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

elementi di cui all’articolo 92, paragrafo 4, lettere da a) ad e) e lettera g), dopo aver applicato l’articolo 92, paragrafo 6;»

;

33)

all’articolo 102, il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4.   Ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato secondo il metodo di cui all’articolo 325, paragrafo 1, lettera b), le posizioni del portafoglio di negoziazione sono assegnate alle unità di negoziazione.»

;

34)

l’articolo 104 è sostituito dal seguente:

«Articolo 104

Inclusione nel portafoglio di negoziazione

1.   Un ente segue politiche e procedure chiaramente definite per determinare quali posizioni includere nel portafoglio di negoziazione ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri, conformemente all’articolo 102 e al presente articolo, tenendo conto delle rispettive capacità e prassi in materia di gestione del rischio. Un ente documenta pienamente il rispetto di dette politiche e procedure, le sottopone a un audit interno almeno una volta l’anno e mette i risultati di tale audit a disposizione delle autorità competenti.

Un ente dispone di una funzione indipendente di controllo del rischio che valuta su base continuativa se gli strumenti siano correttamente assegnati all’interno o all’esterno del portafoglio di negoziazione.

2.   Gli enti assegnano al portafoglio di negoziazione le posizioni negli strumenti seguenti:

a)

strumenti che soddisfano i criteri di cui all’articolo 325, paragrafi 6, 7 e 8, per l’inclusione nel portafoglio di negoziazione di correlazione alternativo (alternative correlation trading portfolio — ACTP);

b)

strumenti che darebbero luogo a una posizione corta netta creditoria o a una posizione corta netta in strumenti di capitale esterna al portafoglio di negoziazione, ad eccezione delle passività proprie dell’ente, fatto salvo il caso in cui tali posizioni soddisfino i criteri di cui alla lettera e);

c)

strumenti derivanti da impegni di sottoscrizione di titoli, laddove tali impegni di sottoscrizione si riferiscano soltanto a titoli che si prevede saranno acquistati dall’ente alla data di regolamento;

d)

strumenti classificati in maniera inequivocabile come aventi finalità di negoziazione in base alla disciplina contabile applicabile all’ente;

e)

strumenti derivanti da attività di supporto agli scambi (market making);

f)

posizioni detenute a fini di negoziazione in OIC, a condizione che tali OIC soddisfino almeno una delle condizioni di cui al paragrafo 8;

g)

strumenti di capitale quotati;

h)

operazioni di finanziamento tramite titoli legate alla negoziazione;

i)

opzioni o altri derivati incorporati nelle passività proprie dell’ente esterni al portafoglio di negoziazione che si riferiscono al rischio di credito o azionario.

Ai fini del primo comma, lettera b), un ente ha una posizione corta netta in strumenti di capitale se una diminuzione del prezzo dello strumento di capitale si traduce in un profitto per l’ente. Un ente ha una posizione corta netta creditoria se l’aumento del differenziale creditizio o il deterioramento del merito di credito dell’emittente o del gruppo di emittenti si traduce in un profitto per l’ente. Gli enti monitorano costantemente se gli strumenti danno luogo a una posizione corta netta creditoria o a una posizione corta netta in strumenti di capitale esterna al portafoglio di negoziazione.

Ai fini del primo comma, lettera i), un ente separa l’opzione incorporata, o altro derivato, che si riferisce al rischio di credito o azionario dalla propria passività all’esterno del portafoglio di negoziazione. Esso assegna l’opzione incorporata, o altro derivato, al portafoglio di negoziazione e lascia la propria passività all’esterno del portafoglio di negoziazione. Se, a motivo della sua natura, non è possibile separare lo strumento, un ente assegna l’intero strumento al portafoglio di negoziazione. In tal caso documenta debitamente il motivo dell’applicazione di tale trattamento.

3.   Gli enti non assegnano al portafoglio di negoziazione le posizioni negli strumenti seguenti:

a)

strumenti designati per cartolarizzazioni tramite warehousing;

b)

strumenti relativi alla proprietà di beni immobili;

c)

strumenti di capitale non quotati;

d)

strumenti relativi al credito al dettaglio e alle PMI;

e)

posizioni in OIC diversi da quelli di cui al paragrafo 2, lettera f);

f)

contratti derivati e OIC con uno o più degli strumenti sottostanti di cui alle lettere da a) a d);

g)

strumenti detenuti per fini di copertura di un determinato rischio di una o più posizioni in uno strumento di cui alle lettere da a) a f), h) e i);

h)

passività proprie dell’ente, fatto salvo il caso in cui tali strumenti soddisfino i criteri di cui al paragrafo 2, lettera e), o i criteri di cui al paragrafo 2, terzo comma;

i)

strumenti in fondi speculativi.

4.   In deroga al paragrafo 2, un ente può lasciare al di fuori del portafoglio di negoziazione una posizione in uno strumento di cui alle lettere da d) a i) di tale paragrafo, previa approvazione della sua autorità competente. L’autorità competente dà la propria approvazione qualora l’ente abbia dimostrato con soddisfazione di detta autorità che la posizione non è detenuta a fini di negoziazione o non copre posizioni detenute a fini di negoziazione.

5.   In deroga al paragrafo 3, un ente può assegnare al portafoglio di negoziazione una posizione in uno strumento di cui alla lettera i) di tale paragrafo, previa approvazione della sua autorità competente. L’autorità competente dà la propria approvazione qualora l’ente abbia dimostrato con soddisfazione di detta autorità che la posizione è detenuta a fini di negoziazione o copre posizioni detenute a fini di negoziazione e che l’ente soddisfa almeno una delle condizioni di cui al paragrafo 8 per tale posizione.

6.   Se un ente ha assegnato al portafoglio di negoziazione una posizione in uno strumento diverso dagli strumenti di cui al paragrafo 2, lettera a), b) o c), l’autorità competente dell’ente può chiedere a quest’ultimo di fornire prove per giustificare tale assegnazione. Se l’ente non riesce a fornire prove adeguate, la sua autorità competente può imporgli di riassegnare tale posizione al di fuori del portafoglio di negoziazione.

7.   Se un ente ha assegnato al di fuori del portafoglio di negoziazione una posizione in uno strumento diverso dagli strumenti di cui al paragrafo 3, l’autorità competente dell’ente può chiedere a quest’ultimo di fornire prove per giustificare tale assegnazione. Se l’ente non riesce a fornire prove adeguate, la sua autorità competente può imporgli di riassegnare tale posizione al portafoglio di negoziazione.

8.   Un ente assegna al portafoglio di negoziazione una posizione in un OIC diversa dalle posizioni di cui al paragrafo 3, lettera f), e detenuta con finalità di negoziazione se l’ente soddisfa una delle condizioni seguenti:

a)

l’ente è in grado di ottenere informazioni sufficienti sulle singole esposizioni sottostanti dell’OIC;

b)

l’ente non è in grado di ottenere informazioni sufficienti sulle singole esposizioni sottostanti dell’OIC, ma è a conoscenza del contenuto del regolamento di gestione dell’OIC ed è in grado di ottenere quotazioni giornaliere per l’OIC.

9.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione destinate a specificare ulteriormente il processo che gli enti devono utilizzare per calcolare e monitorare le posizioni corte nette creditorie o le posizioni corte nette in strumenti di capitale all’esterno del portafoglio di negoziazione di cui al paragrafo 2, lettera b).

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2027.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

35)

l’articolo 104 bis è così modificato:

a)

al paragrafo 1, il secondo comma è sostituito dal seguente:

«L’ABE monitora la gamma di prassi di vigilanza ed emana, entro il 10 luglio 2027, orientamenti, conformemente all’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, su cosa si intenda per circostanze eccezionali ai fini del primo comma del presente paragrafo e del paragrafo 5 del presente articolo. Fino alla pubblicazione di tali orientamenti da parte dell’ABE, le autorità competenti notificano all’ABE le loro decisioni se autorizzare o meno un ente a riclassificare una posizione, e la relativa motivazione, conformemente al paragrafo 2 del presente articolo.»

;

b)

il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5.   La riclassificazione di una posizione a norma del presente articolo è irrevocabile, fatto salvo nelle circostanze eccezionali di cui al paragrafo 1.»

;

c)

è aggiunto il paragrafo seguente:

«6.   In deroga al paragrafo 1 del presente articolo, un ente può riclassificare una posizione esterna al portafoglio di negoziazione come posizione del portafoglio di negoziazione a norma dell’articolo 104, paragrafo 2, lettera d), senza chiedere l’autorizzazione alla sua autorità competente. In tal caso i requisiti di cui ai paragrafi 3 e 4 continuano ad applicarsi all’ente. L’ente notifica immediatamente alla propria autorità competente se si sia verificata tale riclassificazione.»

;

36)

l’articolo 104 ter è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato conformemente al metodo di cui all’articolo 325, paragrafo 1, lettera b), gli enti istituiscono unità di negoziazione e assegnano ciascuna delle posizioni del loro portafoglio di negoziazione e delle posizioni esterne a tale portafoglio di cui ai paragrafi 5 e 6 del presente articolo ad una di tali unità. Le posizioni del portafoglio di negoziazione sono attribuite alla stessa unità di negoziazione solo se tali posizioni sono conformi alla strategia di business concordata per l’unità di negoziazione e sono coerentemente gestite e monitorate conformemente al paragrafo 2 del presente articolo.»

;

b)

sono aggiunti i paragrafi seguenti:

«5.   Per calcolare i propri requisiti di fondi propri per il rischio di mercato, gli enti assegnano ciascuna delle loro posizioni esterne al portafoglio di negoziazione soggette al rischio di cambio o al rischio di posizione in merci a unità di negoziazione istituite a norma del paragrafo 1 che gestiscono rischi analoghi ai rischi di tali posizioni.

6.   In deroga al paragrafo 5, nel calcolare i propri requisiti di fondi propri per il rischio di mercato, gli enti possono istituire una o più unità di negoziazione alle quali assegnare esclusivamente posizioni esterne al portafoglio di negoziazione soggette a rischio di cambio o a rischio di posizione in merci. Tali unità di negoziazione non sono soggette ai requisiti di cui ai paragrafi 1, 2 e 3.»

;

37)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 104 quater

Trattamento delle coperture del rischio di cambio dei coefficienti di capitale

1.   Un ente che ha deliberatamente assunto una posizione di rischio al fine di ottenere una copertura, almeno parziale, nei confronti di fluttuazioni sfavorevoli dei tassi di cambio su uno qualsiasi dei suoi coefficienti di capitale di cui all’articolo 92, paragrafo 1, lettere a), b) e c), può, previa autorizzazione della sua autorità competente, escludere tale posizione di rischio dai requisiti di fondi propri per il rischio di cambio di cui all’articolo 325, paragrafo 1, purché siano soddisfatte tutte le condizioni seguenti:

a)

l’importo massimo della posizione di rischio che è escluso dai requisiti di fondi propri per il rischio di mercato è limitato all’importo della posizione di rischio che neutralizza la sensibilità di uno qualsiasi dei coefficienti di capitale alle fluttuazioni sfavorevoli dei tassi di cambio;

b)

la posizione di rischio è esclusa dai requisiti di fondi propri per il rischio di mercato per almeno sei mesi;

c)

l’ente ha stabilito un adeguato quadro di gestione del rischio per coprire le fluttuazioni sfavorevoli dei tassi di cambio su uno qualsiasi dei suoi coefficienti di capitale, comprese una strategia di copertura e una struttura di governance chiare;

d)

l’ente ha fornito all’autorità competente una giustificazione per l’esclusione di una posizione di rischio dai requisiti di fondi propri per il rischio di mercato, i dettagli di tale posizione di rischio e l’importo da escludere.

2.   L’eventuale esclusione di posizioni di rischio dai requisiti di fondi propri per il rischio di mercato ai sensi del paragrafo 1 è applicata coerentemente.

3.   L’autorità competente approva eventuali modifiche da parte dell’ente al quadro di gestione del rischio di cui al paragrafo 1, lettera c), e ai dettagli delle posizioni di rischio di cui al paragrafo 1, lettera d).

4.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

le posizioni di rischio che un ente può assumere deliberatamente al fine di ottenere copertura, almeno parziale, nei confronti di fluttuazioni sfavorevoli dei tassi di cambio su uno qualsiasi dei suoi coefficienti di capitale di cui al paragrafo 1;

b)

le modalità per la definizione dell’importo massimo di cui al paragrafo 1, lettera a), e le modalità con cui un ente deve escludere tale importo per ciascuno dei metodi di cui all’articolo 325, paragrafo 1;

c)

i criteri che devono essere soddisfatti dal quadro di gestione del rischio di un ente di cui al paragrafo 1, lettera c), affinché sia considerato adeguato ai fini del presente articolo.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

38)

l’articolo 106 è così modificato:

a)

i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

«3.   Quando un ente copre un’esposizione al rischio di credito o un’esposizione al rischio di controparte esterne al portafoglio di negoziazione con un derivato su crediti registrato nel portafoglio di negoziazione, tale posizione nel derivato su crediti è riconosciuta come una copertura interna dell’esposizione al rischio di credito o dell’esposizione al rischio di controparte esterne al portafoglio di negoziazione ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di cui all’articolo 92, paragrafo 4, lettera a), se l’ente conclude un’altra operazione in derivati su crediti con un terzo, ammissibile come fornitore di protezione, che soddisfi i requisiti per la protezione del credito di tipo personale esterna al portafoglio di negoziazione e compensi perfettamente il rischio di mercato della copertura interna.

Sia la copertura interna riconosciuta a norma del primo comma che il derivato su crediti concluso con un terzo, ammissibile come fornitore di protezione, sono inclusi nel portafoglio di negoziazione per calcolare i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato. Per il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato utilizzando il metodo di cui all’articolo 325, paragrafo 1, lettera b), entrambe le posizioni sono assegnate alla stessa unità di negoziazione, che gestisce rischi analoghi.

4.   Quando un ente copre un’esposizione al rischio azionario esterna al portafoglio di negoziazione con un derivato su strumenti di capitale registrato nel suo portafoglio di negoziazione, tale posizione nel derivato su strumenti di capitale è riconosciuta come una copertura interna dell’esposizione al rischio azionario esterna al portafoglio di negoziazione ai fini del calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio di cui all’articolo 92, paragrafo 4, lettera a), se l’ente conclude un’altra operazione in derivati su strumenti di capitale con un terzo, ammissibile come fornitore di protezione, che soddisfi i requisiti per la protezione del credito di tipo personale esterna al portafoglio di negoziazione e compensi perfettamente il rischio di mercato della copertura interna.

Sia la copertura interna riconosciuta a norma del primo comma che il derivato su strumenti di capitale concluso con un terzo, ammissibile come fornitore di protezione, sono inclusi nel portafoglio di negoziazione per calcolare i requisiti di fondi propri per il rischio di mercato. Per il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato utilizzando il metodo di cui all’articolo 325, paragrafo 1, lettera b), entrambe le posizioni sono assegnate alla stessa unità di negoziazione, che gestisce rischi analoghi.»

;

b)

è inserito il paragrafo seguente:

«4 bis.   Ai fini dei paragrafi 3 e 4, l’operazione in derivati su crediti o su strumenti di capitale conclusa da un ente può essere composta da più operazioni con più terzi, ammissibili come fornitori di protezione, a condizione che l’operazione aggregata risultante soddisfi le condizioni di cui ai summenzionati paragrafi.»

;

c)

il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5.   Se l’ente copre le esposizioni al rischio di tasso di interesse esterne al portafoglio di negoziazione utilizzando una posizione soggetta al rischio di tasso d’interesse registrata nel suo portafoglio di negoziazione, tale posizione soggetta al rischio di tasso d’interesse è considerata una copertura interna ai fini della valutazione del rischio di tasso di interesse derivante da posizioni esterne al portafoglio di negoziazione conformemente agli articoli 84 e 98 della direttiva 2013/36/UE, se sono soddisfatte le condizioni seguenti:

a)

per il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato utilizzando i metodi di cui all’articolo 325, paragrafo 1, lettere a), b) e c), la posizione è stata assegnata a un portafoglio separato dalle altre posizioni del portafoglio di negoziazione, la cui strategia di business consiste esclusivamente nella gestione e nell’attenuazione del rischio di mercato delle coperture interne dell’esposizione al rischio di tasso di interesse;

b)

per il calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato utilizzando il metodo di cui all’articolo 325, paragrafo 1, lettera b), la posizione è stata assegnata a un’unità di negoziazione la cui strategia di business consiste esclusivamente nella gestione e nell’attenuazione del rischio di mercato delle coperture interne dell’esposizione al rischio di tasso di interesse;

c)

l’ente ha pienamente documentato come la posizione attenui il rischio di tasso di interesse derivante da posizioni esterne al portafoglio di negoziazione ai fini dei requisiti di cui agli articoli 84 e 98 della direttiva 2013/36/UE.»

;

d)

sono inseriti i paragrafi seguenti:

«5 bis.   Ai fini del paragrafo 5, lettera a), l’ente può assegnare a tale portafoglio altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse assunte con terzi o il suo stesso portafoglio di negoziazione, a condizione che detto ente compensi perfettamente il rischio di mercato di tali altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse assunte con il suo stesso portafoglio di negoziazione assumendo posizioni soggette al rischio di tasso di interesse opposte con terzi.

5 ter.   All’unità di negoziazione di cui al paragrafo 5, lettera b), si applicano i requisiti seguenti:

a)

tale unità di negoziazione può assumere altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse con terzi o con altre unità di negoziazione dell’ente, a condizione che tali posizioni soddisfino i requisiti per l’inclusione nel portafoglio di negoziazione di cui all’articolo 104 e tali altre unità di negoziazione compensino perfettamente il rischio di mercato di tali altre posizioni soggette al rischio di tasso di interesse assumendo posizioni soggette al rischio di tasso di interesse opposte con terzi;

b)

a tale unità di negoziazione non sono assegnate posizioni del portafoglio di negoziazione diverse da quelle di cui alla lettera a);

c)

in deroga all’articolo 104 ter, tale unità di negoziazione non è soggetta ai requisiti di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 di tale articolo.»

;

e)

i paragrafi 6 e 7 sono sostituiti dai seguenti:

«6.   I requisiti di fondi propri per il rischio di mercato di tutte le posizioni assegnate al portafoglio separato di cui al paragrafo 5, lettera a), o all’unità di negoziazione di cui alla lettera b) di tale paragrafo sono calcolati su base autonoma, in aggiunta ai requisiti di fondi propri per le altre posizioni del portafoglio di negoziazione.

7.   Se un ente copre un’esposizione al rischio di aggiustamento della valutazione del credito (CVA) ricorrendo a uno strumento derivato assunto con il proprio portafoglio di negoziazione, la posizione in tale strumento derivato è riconosciuta come una copertura interna per l’esposizione al rischio di CVA ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di CVA secondo i metodi di cui all’articolo 383 o 384, qualora siano soddisfatte le condizioni seguenti:

a)

la posizione in derivati è riconosciuta come copertura ammissibile ai sensi dell’articolo 386;

b)

se la posizione in derivati è soggetta a uno qualsiasi dei requisiti di cui all’articolo 325 quater, paragrafo 2, lettera b) o c), o all’articolo 325 sexies, paragrafo 1, lettera c), l’ente compensa perfettamente il rischio di mercato di tale posizione derivata assumendo posizioni opposte con terzi.

La posizione opposta del portafoglio di negoziazione per la copertura interna riconosciuta conformemente al primo comma è inclusa nel portafoglio di negoziazione dell’ente ai fini del calcolo dei requisiti di fondi propri per il rischio di mercato.»

;

39)

all’articolo 107 i paragrafi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

«1.   Per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell’articolo 92, paragrafo 4, lettere a) e g), gli enti applicano il metodo standardizzato di cui al capo 2 o, se autorizzato dalle autorità competenti ai sensi dell’articolo 143, il metodo basato sui rating interni di cui al capo 3.

2.   Per le esposizioni da negoziazione e per i contributi al fondo di garanzia verso una controparte centrale, gli enti applicano il trattamento stabilito nel capo 6, sezione 9, per calcolare gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell’articolo 92, paragrafo 4, lettere a) e g). Per tutti gli altri tipi di esposizioni verso una controparte centrale, gli enti trattano tali esposizioni come segue:

a)

come esposizioni verso un ente per gli altri tipi di esposizioni verso una CCP qualificata;

b)

come esposizioni verso un’impresa per gli altri tipi di esposizioni verso una CCP non qualificata.

3.   Ai fini del presente regolamento le esposizioni verso imprese di investimento di paesi terzi, enti creditizi di paesi terzi e borse di paesi terzi, nonché le esposizioni verso enti finanziari di paesi terzi autorizzati e sottoposti a vigilanza da parte delle autorità di paesi terzi e soggetti a requisiti prudenziali comparabili a quelli applicati agli enti in termini di solidità, sono trattate come esposizioni verso un ente soltanto se il paese terzo applica a tale soggetto requisiti prudenziali e di vigilanza almeno equivalenti a quelli applicati nell’Unione.»

;

40)

l’articolo 108 è sostituito dal seguente:

«Articolo 108

Uso di tecniche di attenuazione del rischio di credito nel quadro del metodo standardizzato e del metodo IRB per il rischio di credito e il rischio di diluizione

1.   Per un’esposizione alla quale un ente applica il metodo standardizzato di cui al capo 2 o il metodo IRB di cui al capo 3, ma senza avvalersi di stime interne per la LGD ai sensi dell’articolo 143, l’ente può tenere conto dell’effetto della protezione del credito di tipo reale conformemente al capo 4 per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell’articolo 92, paragrafo 4, lettere a) e g) e, se del caso, degli importi delle perdite attese ai fini del calcolo di cui all’articolo 36, paragrafo 1, lettera d), e all’articolo 62, lettera d).

2.   Per un’esposizione alla quale un ente applica il metodo IRB avvalendosi di stime interne per la LGD ai sensi dell’articolo 143, l’ente può tenere conto dell’effetto della protezione del credito di tipo reale conformemente al capo 3 per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell’articolo 92, paragrafo 4, lettere a) e g), e, se del caso, degli importi delle perdite attese ai fini del calcolo di cui all’articolo 36, paragrafo 1, lettera d), e all’articolo 62, lettera d).

3.   Se applica il metodo IRB avvalendosi di stime interne per la LGD ai sensi dell’articolo 143 tanto per l’esposizione originaria quanto per esposizioni dirette comparabili verso il fornitore di protezione, un ente può tenere conto dell’effetto della protezione del credito di tipo personale conformemente al capo 3 per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio ai fini dell’articolo 92, paragrafo 4, lettere a) e g) e, se del caso, degli importi delle perdite attese ai fini del calcolo di cui all’articolo 36, paragrafo 1, lettera d), e dell’articolo 62, lettera d). In tutti gli altri casi, a tali fini, l’ente può tenere conto dell’effetto della protezione del credito di tipo personale nel calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese conformemente al capo 4.

4.   Fatte salve le condizioni di cui al paragrafo 5, i prestiti a favore di persone fisiche possono essere considerati dall’ente esposizioni garantite da un’ipoteca su immobili residenziali, anziché essere trattati come esposizioni garantite, ai fini del titolo II, capi 2, 3 e 4 a seconda dei casi, se in uno Stato membro sono state soddisfatte le condizioni seguenti per tali prestiti:

a)

la maggior parte dei prestiti a favore di persone fisiche per l’acquisto di immobili residenziali in tale Stato membro non sono erogati come ipoteche in termini giuridici;

b)

la maggior parte dei prestiti a favore di persone fisiche per l’acquisto di immobili residenziali in tale Stato membro è garantita da un fornitore di protezione avente una valutazione del merito di credito da parte di un’agenzia esterna di valutazione del merito di credito (ECAI) prescelta corrispondente a una classe di merito di credito pari a 1 o 2, il quale è tenuto a rimborsare integralmente l’ente qualora il debitore originario sia inadempiente;

c)

l’ente dispone del diritto giuridico di ipotecare l’immobile residenziale nel caso in cui il fornitore di protezione di cui alla lettera b) non adempia o non sia più in grado di adempiere agli obblighi derivanti dalla garanzia fornita.

Le autorità competenti informano l’ABE laddove le condizioni stabilite al primo comma, lettere a), b) e c) siano soddisfatte nei territori nazionali soggetti alle loro giurisdizioni e forniscono i nomi dei fornitori di protezione ammissibili a tale trattamento che soddisfano le condizioni di cui al presente paragrafo e al paragrafo 5.

L’ABE pubblica l’elenco di tutti questi fornitori di protezione ammissibili sul proprio sito web e aggiorna tale elenco con cadenza annuale.

5.   Ai fini del paragrafo 4, i prestiti di cui al medesimo paragrafo possono essere trattati come esposizioni garantite da un’ipoteca su immobili residenziali, anziché essere trattati come esposizioni garantite, qualora siano soddisfatte tutte le condizioni seguenti:

a)

per un’esposizione trattata secondo il metodo standardizzato, l’esposizione soddisfa tutti i requisiti per essere assegnata alla classe di esposizioni del metodo standardizzato “esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili” ai sensi degli articoli 124 e 125, con l’eccezione che l’ente che concede il prestito non detiene un’ipoteca sull’immobile residenziale;

b)

per un’esposizione trattata secondo il metodo IRB, l’esposizione soddisfa tutti i requisiti per essere assegnata alla classe di esposizioni del metodo IRB “esposizioni al dettaglio garantite da immobili residenziali” di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera d), punto ii), con l’eccezione che l’ente che concede il prestito non detiene un’ipoteca sull’immobile residenziale;

c)

l’immobile residenziale non è gravato da alcuna ipoteca al momento della concessione del prestito e per i prestiti concessi a decorrere dal 1o gennaio 2014 il debitore è impegnato per contratto a non concedere gravami ipotecari senza il consenso dell’ente che ha originariamente concesso il prestito;

d)

il fornitore di protezione è un fornitore di protezione ammissibile di cui all’articolo 201 e ha una valutazione del merito di credito, da parte di un’ECAI prescelta, corrispondente a una classe di merito di credito pari a 1 o 2;

e)

il fornitore di protezione è un ente o un soggetto del settore finanziario tenuto a rispettare requisiti di fondi propri comparabili a quelli applicabili agli enti o alle imprese di assicurazione;

f)

il fornitore di protezione ha costituito un fondo di mutua garanzia interamente finanziato o una protezione equivalente per le imprese di assicurazione al fine di assorbire le perdite da rischio di credito, la cui calibrazione è periodicamente riveduta dalla sua autorità competente ed è soggetta a prove di stress periodiche, almeno ogni due anni;

g)

l’ente dispone del potere contrattuale e giuridico di ipotecare l’immobile residenziale nel caso in cui il fornitore di protezione non adempia o non sia più in grado di adempiere agli obblighi derivanti dalla garanzia fornita.

6.   Gli enti che ricorrono all’opzione di cui al paragrafo 4 per un determinato fornitore di protezione ammissibile nel contesto del meccanismo di cui al suddetto paragrafo procedono in tal senso per tutte le loro esposizioni verso persone fisiche garantite da tale fornitore della protezione nel contesto di tale meccanismo.»

;

41)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 110 bis

Monitoraggio di accordi contrattuali diversi dagli impegni

Gli enti monitorano gli accordi contrattuali che soddisfano tutte le condizioni di cui all’articolo 5, punto 10, lettere da a) ad e), e documentano il rispetto di tutte le suddette condizioni in modo soddisfacente per le rispettive autorità competenti.»

;

42)

l’articolo 111 è sostituito dal seguente:

«Articolo 111

Valore dell’esposizione

1.   Il valore dell’esposizione di un elemento dell’attivo è il suo valore contabile rimanente dopo l’applicazione delle rettifiche di valore su crediti specifiche ai sensi dell’articolo 110, delle rettifiche di valore supplementari ai sensi dell’articolo 34 relative ad attività non ricomprese nel portafoglio di negoziazione dell’ente, delle deduzioni degli importi ai sensi dell’articolo 36, paragrafo 1, lettera m), e di altre riduzioni dei fondi propri relative all’elemento dell’attivo.

2.   Il valore dell’esposizione degli elementi fuori bilancio elencati nell’allegato I è pari alle percentuali, indicate di seguito, del valore nominale di tali elementi dopo l’applicazione delle rettifiche di valore su crediti specifiche conformemente all’articolo 110 e delle deduzioni degli importi ai sensi dell’articolo 36, paragrafo 1, lettera m):

a)

100 % per gli elementi di cui alla categoria (bucket) 1;

b)

50 % per gli elementi di cui alla categoria 2;

c)

40 % per gli elementi di cui alla categoria 3;

d)

20 % per gli elementi di cui alla categoria 4;

e)

10 % per gli elementi di cui alla categoria 5.

3.   Il valore dell’esposizione di un impegno su un elemento fuori bilancio di cui al paragrafo 2 è pari alla più bassa delle percentuali, indicate di seguito, del valore nominale dell’impegno dopo l’applicazione delle rettifiche di valore su crediti specifiche e delle deduzioni degli importi ai sensi dell’articolo 36, paragrafo 1, lettera m):

a)

la percentuale di cui al paragrafo 2 applicabile all’elemento in relazione al quale si assume l’impegno;

b)

la percentuale di cui al paragrafo 2 applicabile al tipo di impegno.

4.   Gli accordi contrattuali offerti da un ente, ma non ancora accettati dal cliente, che diventerebbero impegni qualora venissero accettati dal cliente, sono trattati come impegni e la percentuale applicabile è quella prevista ai sensi del paragrafo 2.

Per gli accordi contrattuali che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 5, punto 10, lettere da a) ad e), la percentuale applicabile è pari allo 0 %.

5.   Quando un ente si avvale del metodo integrale per il trattamento delle garanzie reali finanziarie di cui all’articolo 223, il valore dell’esposizione dei titoli o delle merci venduti, costituiti in garanzia o prestati sulla base di un’operazione di finanziamento tramite titoli è maggiorato delle rettifiche per volatilità adeguate per detti titoli o merci, conformemente agli articoli 223 e 224.

6.   Il valore dell’esposizione degli strumenti derivati di cui all’elenco dell’allegato II è determinato conformemente al capo 6, tenendo conto degli effetti dei contratti di novazione e di altri accordi di compensazione come specificato in tale capo. Il valore dell’esposizione delle operazioni di finanziamento tramite titoli e delle operazioni con regolamento a lungo termine può essere determinato conformemente al capo 4 o 6.

7.   Qualora l’esposizione sia coperta da una protezione del credito di tipo reale, il valore dell’esposizione può essere modificato conformemente al capo 4.

8.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

i criteri che gli enti devono utilizzare per assegnare gli elementi fuori bilancio, ad eccezione di quelli già inclusi nell’allegato I, alle categorie da 1 a 5 di cui all’allegato I;

b)

i fattori che potrebbero limitare la capacità degli enti di annullare gli impegni revocabili incondizionatamente di cui all’allegato I;

c)

il processo per notificare all’ABE la classificazione da parte degli enti di altri elementi fuori bilancio che comportano rischi analoghi a quelli di cui all’allegato I.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2025.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

43)

l’articolo 112 è così modificato:

a)

la lettera i) è sostituita dalla seguente:

«i)

esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili ed esposizioni ADC;»

;

b)

la lettera k) è sostituita dalla seguente:

«k)

esposizioni da debito subordinato;»

;

44)

l’articolo 113 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio si applicano, conformemente alle disposizioni della sezione 2 del presente regolamento, fattori di ponderazione del rischio a tutte le esposizioni, a meno che tali esposizioni non siano dedotte dai fondi propri o non siano soggette al trattamento di cui all’articolo 72 sexies, paragrafo 5, primo comma. L’applicazione dei fattori di ponderazione del rischio è in funzione della classe in cui l’esposizione è classificata e, conformemente a quanto specificato alla sezione 2, della relativa qualità creditizia. La qualità creditizia può essere determinata con riferimento alle valutazioni del merito di credito espresse dalle ECAI o alle valutazioni del merito di credito delle agenzie per il credito all’esportazione, conformemente alla sezione 3. Ad eccezione delle esposizioni assegnate alle classi di esposizioni di cui all’articolo 112, lettere a), b), c) ed e) del presente regolamento, qualora la valutazione a norma dell’articolo 79, lettera b), della direttiva 2013/36/UE indichi caratteristiche di rischio più elevate rispetto a quelle implicite nella classe di merito di credito alla quale l’esposizione sarebbe assegnata in base alla valutazione del merito di credito applicabile effettuata dall’ECAI prescelta o dall’agenzia per il credito all’esportazione, l’ente assegna un fattore di ponderazione del rischio che sia almeno di una classe di merito di credito superiore alla ponderazione del rischio implicita nella valutazione del merito di credito dell’ECAI prescelta o dell’agenzia per il credito all’esportazione.»

;

b)

il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3.   Qualora un’esposizione sia soggetta a protezione del credito, il valore dell’esposizione o il fattore di ponderazione del rischio applicabile a tale esposizione, a seconda dei casi, può essere modificato conformemente al presente capo e al capo 4.»

;

c)

il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5.   Al valore dell’esposizione di qualsiasi elemento per il quale non è fornita alcuna ponderazione del rischio a norma del presente capo è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 100 %.»

;

d)

il paragrafo 6, primo comma, è modificato come segue:

i)

la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Fatta eccezione per le esposizioni che danno luogo a elementi del capitale primario di classe 1, a elementi aggiuntivi di classe 1 o a elementi di classe 2, un ente può, subordinatamente alla preventiva approvazione delle autorità competenti, decidere di non applicare i requisiti di cui al paragrafo 1 del presente articolo alle esposizioni dell’ente verso una controparte che sia sua impresa madre, sua filiazione o filiazione della sua impresa madre, o un’impresa legata all’ente da una relazione ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 7, della direttiva 2013/34/UE. Le autorità competenti hanno il potere di concedere l’approvazione se sono soddisfatte le condizioni seguenti:»

;

ii)

la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

la controparte è un ente o un ente finanziario cui si applicano requisiti prudenziali adeguati;»

;

45)

l’articolo 115 è così modificato:

a)

è inserito il paragrafo seguente:

«–1.   Alle esposizioni verso amministrazioni regionali o autorità locali per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 1, corrispondente alla valutazione del merito di credito dell’ECAI ai sensi dell’articolo 136.

Tabella 1

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

50 %

50 %

100 %

100 %

150 %

»;

b)

il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Alle esposizioni verso amministrazioni regionali o autorità locali per le quali non è disponibile una valutazione del merito di credito effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio corrispondente alla classe di merito di credito nella quale sono classificate le esposizioni verso l’amministrazione centrale di appartenenza delle amministrazioni regionali o autorità locali interessate, conformemente alla tabella 2.

Tabella 2

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

50 %

100 %

100 %

100 %

150 %

Per le esposizioni di cui al primo comma, è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 100 % se l’amministrazione centrale di appartenenza delle amministrazioni regionali o delle autorità locali è priva di rating.»

;

c)

al paragrafo 2, il primo comma è sostituito dal seguente:

«In deroga ai paragrafi –1 e 1, le esposizioni verso amministrazioni regionali o autorità locali sono trattate come le esposizioni verso le amministrazioni centrali di rispettiva appartenenza, a condizione che non vi sia nessuna differenza di rischio tra tali esposizioni in quanto le amministrazioni regionali e le autorità locali hanno specifici poteri di imposizione fiscale e un assetto istituzionale tale da ridurre il loro rischio di default.»

;

d)

il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3.   Le esposizioni nei confronti di chiese o comunità religiose costituite come persone giuridiche di diritto pubblico, nella misura in cui riscuotano imposte conformemente agli atti giuridici che conferiscono loro questo diritto, sono trattate come esposizioni verso amministrazioni regionali e autorità locali. In tal caso il paragrafo 2 non si applica.»

;

e)

al paragrafo 4, il primo comma è sostituito dal seguente:

«In deroga ai paragrafi –1 e 1, se le autorità competenti di un paese terzo che applica disposizioni prudenziali e regolamentari almeno equivalenti a quelle vigenti nell’Unione trattano le esposizioni verso amministrazioni regionali o autorità locali come le esposizioni verso la rispettiva amministrazione centrale e non vi è nessuna differenza di rischio tra tali esposizioni in quanto le amministrazioni regionali e le autorità locali hanno specifici poteri di imposizione fiscale e un assetto istituzionale tale da ridurre il loro rischio di default, gli enti possono applicare a tali esposizioni un fattore di ponderazione identico.»

;

f)

il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5.   In deroga ai paragrafi –1 e 1, alle esposizioni verso le amministrazioni regionali o le autorità locali degli Stati membri diverse da quelle di cui ai paragrafi 2, 3 e 4 e denominate e finanziate nella valuta nazionale di detta amministrazione regionale o autorità locale è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 20 %.»

;

46)

l’articolo 116 è così modificato:

a)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Le esposizioni verso organismi del settore pubblico per i quali è disponibile una valutazione del merito di credito fatta da un’ECAI prescelta sono trattate conformemente all’articolo 115, paragrafo –1.»

;

b)

al paragrafo 4 è aggiunto il comma seguente:

«L’ABE mantiene una banca dati accessibile al pubblico di tutti gli organismi del settore pubblico all’interno dell’Unione di cui al primo comma.»

;

47)

all’articolo 117, paragrafo 1, il primo comma è sostituito dal seguente:

«Alle esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo non comprese nel paragrafo 2 e per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio conformemente alla tabella 1. Alle esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo non comprese nel paragrafo 2 e per le quali non è disponibile una valutazione del merito di credito effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio pari al 50 %.

Tabella 1

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

30 %

50 %

100 %

100 %

150 %

»;

48)

all’articolo 119, i paragrafi 2 e 3 sono soppressi;

49)

all’articolo 120, i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:

«1.   Alle esposizioni verso enti per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 1, corrispondente alla valutazione del merito di credito dell’ECAI ai sensi dell’articolo 136.

Tabella 1

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

30 %

50 %

100 %

100 %

150 %

2.   Alle esposizioni verso enti con durata originaria pari o inferiore a tre mesi per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito da parte di un’ECAI prescelta e alle esposizioni che derivano da operazioni mercantili attraverso le frontiere nazionali con durata originaria pari o inferiore a sei mesi e per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito da parte di un’ECAI prescelta, è assegnato un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 2 che corrisponde alla valutazione del merito di credito dell’ECAI ai sensi dell’articolo 136.

Tabella 2

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

20 %

20 %

50 %

50 %

150 %

»;

50)

l’articolo 121 è sostituito dal seguente:

«Articolo 121

Esposizioni verso enti privi di rating

1.   Alle esposizioni verso gli enti per i quali non è disponibile una valutazione del merito di credito fatta da un’ECAI prescelta si applica una delle classi seguenti:

a)

le esposizioni verso enti sono assegnate alla classe A, se sono soddisfatte tutte le condizioni che seguono:

i)

l’ente dispone di una capacità adeguata per far fronte ai propri impegni finanziari, compresi i rimborsi del capitale e degli interessi, in modo tempestivo, per la vita prevista delle attività o delle esposizioni e indipendentemente dai cicli economici e dalle condizioni commerciali;

ii)

l’ente soddisfa o supera il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, del presente regolamento, tenendo conto ove applicabile dell’articolo 458, paragrafo 2, lettera d), punti i) e vi), e dell’articolo 459, lettera a), del presente regolamento, i requisiti di fondi propri specifici di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE, il requisito combinato di riserva di capitale ai sensi dell’articolo 128, punto 6, della direttiva 2013/36/UE, o eventuali requisiti di vigilanza e normativi locali equivalenti e aggiuntivi in vigore in paesi terzi, nella misura in cui tali requisiti sono pubblicati e devono essere soddisfatti dal capitale primario di classe 1, dal capitale di classe 1 o dai fondi propri, a seconda del caso;

iii)

le informazioni sull’eventuale soddisfacimento o superamento dei requisiti di cui al punto ii) della presente lettera, da parte dell’ente sono rese pubbliche o altrimenti rese disponibili all’ente prestatore;

iv)

dalla valutazione condotta dall’ente prestatore a norma dell’articolo 79 della direttiva 2013/36/UE non è emerso che l’ente non soddisfa le condizioni di cui ai punti i) e ii) della presente lettera, del presente paragrafo;

b)

le esposizioni verso enti sono assegnate alla classe B, se sono soddisfatte tutte le condizioni che seguono e almeno una delle condizioni di cui alla lettera a) non è soddisfatta:

i)

l’ente è soggetto a un notevole rischio di credito, comprese capacità di rimborso che dipendono da condizioni economiche o commerciali stabili o favorevoli;

ii)

l’ente soddisfa o supera il requisito di cui all’articolo 92, paragrafo 1, del presente regolamento, tenendo conto ove applicabile dell’articolo 458, paragrafo 2, lettera d), punto i) e dell’articolo 459, lettera a) del presente regolamento, i requisiti di fondi propri specifici di cui all’articolo 104 della direttiva 2013/36/UE o eventuali requisiti di vigilanza e normativi locali equivalenti e aggiuntivi in vigore in paesi terzi, nella misura in cui tali requisiti sono pubblicati e devono essere soddisfatti dal capitale primario di classe 1, dal capitale di classe 1 o dai fondi propri, a seconda del caso;

iii)

le informazioni sull’eventuale soddisfacimento o superamento dei requisiti di cui al punto ii) della presente lettera, da parte dell’ente sono rese pubbliche o altrimenti rese disponibili all’ente prestatore;

iv)

dalla valutazione condotta dall’ente prestatore a norma dell’articolo 79 della direttiva 2013/36/UE non è emerso che l’ente non soddisfa le condizioni di cui ai punti i) e ii) della presente lettera, del presente paragrafo;

c)

qualora le esposizioni verso enti non siano assegnate alla classe A o B, oppure qualora sia soddisfatta una qualsiasi delle condizioni seguenti, le esposizioni verso enti sono assegnate alla classe C:

i)

l’ente presenta rischi di default significativi e margini di sicurezza limitati;

ii)

è molto probabile che condizioni commerciali, finanziarie o economiche avverse determinino o abbiano determinato l’incapacità dell’ente di far fronte ai propri impegni finanziari;

iii)

laddove la legge prescriva per l’ente la redazione di un bilancio sottoposto a revisione contabile, il revisore esterno ha emesso un giudizio di revisione negativo o ha espresso dubbi sostanziali in merito alla capacità dell’ente di mantenere la continuità aziendale nelle relazioni sottoposte a revisione contabile o nei bilanci sottoposti a revisione contabile nei 12 mesi precedenti.

Ai fini del primo comma, lettera b), punto ii), i requisiti di vigilanza e normativi locali equivalenti e aggiuntivi non comprendono riserve di capitale equivalenti a quelle definite all’articolo 128 della direttiva 2013/36/UE.

2.   Per le esposizioni verso enti finanziari trattate come esposizioni verso enti conformemente all’articolo 119, paragrafo 5, al fine di valutare se tali enti finanziari soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 1, lettera a), punto ii), e lettera b), punto ii), del presente articolo, gli enti valutano se tali enti finanziari soddisfano o superano eventuali requisiti prudenziali comparabili.

3.   Alle esposizioni assegnate alla classe A, B o C conformemente al paragrafo 1 è assegnato un fattore di ponderazione del rischio come segue:

a)

alle esposizioni assegnate alla classe A, B o C che soddisfano una qualsiasi delle condizioni seguenti è assegnato n fattore di ponderazione del rischio per le esposizioni a breve termine in conformità della tabella 1:

i)

l’esposizione ha una durata originaria pari o inferiore a tre mesi;

ii)

l’esposizione ha una durata originaria pari o inferiore a sei mesi e deriva da operazioni mercantili attraverso le frontiere nazionali;

b)

alle esposizioni assegnate alla classe A che non sono a breve termine è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 30 % se sono soddisfatte tutte le condizioni che seguono:

i)

l’esposizione non soddisfa nessuna delle condizioni di cui alla lettera a);

ii)

il coefficiente di capitale per il capitale primario di classe 1 dell’ente è pari o superiore al 14 %;

iii)

il coefficiente di leva finanziaria dell’ente è pari o superiore al 5 %;

c)

alle esposizioni assegnate alla classe A, B o C che non soddisfano le condizioni di cui alle lettere a) o b), è assegnato un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 1.

Se un’esposizione verso un ente non è denominata nella valuta nazionale della giurisdizione di costituzione di tale ente oppure se tale ente ha contabilizzato l’obbligazione creditizia in una succursale in una giurisdizione diversa e l’esposizione non è nella valuta nazionale della giurisdizione in cui opera tale succursale, il fattore di ponderazione del rischio assegnato conformemente alla lettera a), b) o c) alle esposizioni diverse da quelle con durata pari o inferiore a un anno derivanti da elementi potenziali relativi al commercio autoliquidantisi che derivano da operazioni mercantili attraverso le frontiere nazionali non è inferiore a quello di un’esposizione verso l’amministrazione centrale del paese in cui l’ente è costituito.

Tabella 1

Valutazione del rischio di credito

Classe A

Classe B

Classe C

Fattore di ponderazione del rischio per le esposizioni a breve termine

20 %

50 %

150 %

Fattore di ponderazione del rischio

40 %

75 %

150 %

»;

51)

l’articolo 122 è così modificato:

a)

al paragrafo 1, la tabella 6 è sostituita dalla seguente:

«Tabella 1

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

50 %

75 %

100 %

150 %

150 %

»;

b)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Alle esposizioni per le quali tale valutazione non è disponibile è assegnato un fattore di ponderazione del rischio pari al 100 %.»

;

52)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 122 bis

Esposizioni da finanziamenti specializzati

1.   Nell’ambito della classe delle esposizioni verso imprese di cui all’articolo 112, lettera g), gli enti distinguono come esposizioni da finanziamenti specializzati le esposizioni che possiedono tutte le caratteristiche seguenti:

a)

si tratta di esposizioni verso un soggetto creato ad hoc per finanziare o amministrare attività materiali, o di esposizioni economicamente analoghe a tali esposizioni;

b)

si tratta di esposizioni non inerenti al finanziamento di immobili residenziali o di immobili non residenziali e che rientrano nelle definizioni di esposizioni da finanziamento di attività materiali a destinazione specifica, esposizioni da finanziamento di progetti o esposizioni da finanziamento su merci di cui al paragrafo 3;

c)

le condizioni contrattuali che disciplinano l’obbligo relativo all’esposizione conferiscono all’ente un sostanziale controllo sulle attività e sul reddito da esse prodotto;

d)

la fonte primaria di rimborso dell’obbligazione relativa all’esposizione è rappresentata dal reddito generato dalle attività finanziate piuttosto che dall’autonoma capacità di una più ampia impresa commerciale.

2.   Alle esposizioni da finanziamenti specializzati per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito direttamente applicabile effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio a norma della tabella 1.

Tabella 1

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

20 %

50 %

75 %

100 %

150 %

150 %

3.   Alle esposizioni da finanziamenti specializzati per le quali non è disponibile una valutazione del merito di credito direttamente applicabile effettuata da un’ECAI prescelta è assegnato un fattore di ponderazione del rischio come segue:

a)

quando lo scopo dell’esposizione da finanziamenti specializzati è finanziare l’acquisizione di attività materiali, tra cui navi, aerei, satelliti, automotrici e flotte, e il reddito che sarà prodotto da tali attività si presenta sotto forma di flussi di cassa generati dall’attività materiale specifica oggetto di finanziamento e data in pegno o assegnata al prestatore (“esposizioni da finanziamento di attività materiali a destinazione specifica”), gli enti applicano un fattore di ponderazione del rischio del 100 %;

b)

quando lo scopo dell’esposizione da finanziamenti specializzati è fornire finanziamenti a breve termine di riserve, scorte o crediti su merci negoziate in borsa (exchange-traded commodities), compresi petrolio greggio, metalli o derrate alimentari, e il reddito che sarà generato da tali riserve, scorte o crediti è costituito dai proventi della vendita delle merci (“esposizioni da finanziamento su merci”), gli enti applicano un fattore di ponderazione del rischio del 100 %;

c)

quando lo scopo dell’esposizione da finanziamenti specializzati è finanziare un singolo progetto, sotto forma di finanziamento della costruzione di una nuova infrastruttura o di rifinanziamento di un’infrastruttura esistente, con o senza miglioramenti, per lo sviluppo o l’acquisizione di infrastrutture grandi, complesse e costose, anche nei settori energetico, chimico, estrattivo, dei trasporti, dell’ambiente e delle telecomunicazioni, e l’ente prestatore tenga primariamente in considerazione i redditi generati dal progetto finanziato, sia come fonte di rimborso che come garanzia per il prestito (“esposizioni da finanziamento di progetti”), gli enti applicano i fattori di ponderazione del rischio seguenti:

i)

130 % se il progetto al quale l’esposizione fa riferimento è in fase preoperativa;

ii)

a condizione che non si applichi la rettifica ai requisiti di fondi propri per il rischio di credito di cui all’articolo 501 bis, l’80 % se il progetto al quale l’esposizione fa riferimento è in fase operativa e l’esposizione soddisfa tutti i criteri seguenti:

1)

vi sono restrizioni contrattuali alla capacità del debitore di svolgere attività che potrebbero ledere gli interessi dei finanziatori, tra cui il divieto di emettere nuovo debito senza il consenso dei detentori del debito esistenti;

2)

il debitore dispone di sufficienti fondi di riserva integralmente coperti da disponibilità liquide o altri meccanismi finanziari con un soggetto per coprire il fabbisogno in termini di riserva per imprevisti e di capitale di esercizio per tutta la vita utile del progetto oggetto di finanziamento, purché a tale soggetto sia stato assegnato un rating emesso da un’ECAI riconosciuta almeno nella classe di merito di credito 3 o, per gli enti che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese conformemente al capo 3, qualora il soggetto non disponga di una valutazione del merito di credito da parte di un’ECAI riconosciuta, gli sia assegnato un rating di credito interno equivalente almeno alla classe di merito di credito 3 da parte dell’ente, a condizione che il soggetto sia valutato internamente dall’ente in conformità delle disposizioni del capo 3, sezione 6;

3)

il progetto al quale l’esposizione fa riferimento genera flussi di cassa prevedibili e che coprono tutti i futuri rimborsi del prestito;

4)

se le entrate del debitore non sono finanziate da pagamenti da parte di un numero elevato di utenti, la fonte del rimborso dell’obbligazione dipende da una controparte principale che è uno dei soggetti seguenti:

una banca centrale, un’amministrazione centrale, un’amministrazione regionale o un’autorità locale, a condizione che sia loro assegnato un fattore di ponderazione del rischio dello 0 % a norma degli articoli 114 e 115 o che sia loro attribuito un rating, emesso da un’ECAI riconosciuta, almeno nella classe di merito di credito 3; oppure, nel caso di enti che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese conformemente al capo 3, se la banca centrale, l’amministrazione centrale, l’amministrazione regionale o l’autorità locale non dispongono di una valutazione del merito di credito da parte di un’ECAI riconosciuta, è loro assegnato un rating di credito interno equivalente almeno alla classe di merito di credito 3 da parte dell’ente, a condizione che esse siano valutate internamente dall’ente in conformità delle disposizioni del capo 3, sezione 6;

un organismo del settore pubblico, a condizione che gli sia attribuito un fattore di ponderazione del rischio pari o inferiore al 20 % a norma dell’articolo 116 o che gli sia attribuito un rating emesso da un’ECAI riconosciuta almeno nella classe di merito di credito 3 o, per gli enti che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese conformemente al capo 3, qualora l’organismo del settore pubblico non disponga di una valutazione del merito di credito da parte di un’ECAI riconosciuta, che gli sia assegnato un rating di credito interno equivalente almeno alla classe di merito di credito 3 da parte dell’ente, purché l’organismo del settore pubblico sia valutato internamente dall’ente in conformità del capo 3, sezione 6;

una società a cui è stato assegnato un rating emesso da un’ECAI riconosciuta almeno nella classe di merito di credito 3 o, per gli enti che calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese conformemente al capo 3, qualora la società non disponga di una valutazione del merito di credito da parte di un’ECAI riconosciuta, le sia assegnato un rating di credito interno equivalente almeno alla classe di merito di credito 3 da parte dell’ente, a condizione che la società sia valutata internamente dall’ente in conformità del capo 3, sezione 6;

5)

le disposizioni contrattuali che disciplinano l’esposizione verso il debitore prevedono un elevato grado di tutela per l’ente prestatore in caso di default del debitore;

6)

la controparte principale o le altre controparti che soddisfano analogamente i criteri di ammissibilità della controparte principale tutelano in maniera efficace l’ente prestatore nei confronti di perdite derivanti dalla cessazione del progetto;

7)

all’ente prestatore sono concessi in garanzia, nella misura consentita dalla legge applicabile, tutte le attività e tutti i contratti necessari per la gestione del progetto;

8)

l’ente prestatore è in grado di assumere il controllo del soggetto debitore in caso di evento di default;

iii)

100 % se il progetto al quale l’esposizione si riferisce è in fase operativa e l’esposizione non soddisfa le condizioni di cui al punto ii);

d)

ai fini della lettera c), punto ii), punto 3), i flussi di cassa generati sono considerati prevedibili solo se una parte considerevole delle entrate soddisfa una o più delle condizioni seguenti:

i)

le entrate sono basate sulla disponibilità, vale a dire che, una volta completata la costruzione, il debitore ha diritto, purché siano soddisfatte le condizioni contrattuali, a pagamenti dalle sue controparti contrattuali che coprano i costi operativi e di manutenzione, i costi del servizio del debito e i rendimenti degli strumenti di capitale man mano che il debitore gestisce il progetto, e tali pagamenti non sono soggetti a oscillazioni della domanda, come i livelli di traffico, e sono generalmente adeguati solo per la mancanza di prestazioni o la mancanza di disponibilità delle attività verso il pubblico;

ii)

le entrate sono soggette a regolamentazione del tasso di rendimento;

iii)

le entrate sono soggette a contratto prendi o paghi (take-or-pay);

e)

ai fini della lettera c), per fase operativa si intende la fase in cui il soggetto appositamente costituito per finanziare il progetto, o economicamente comparabile, soddisfa entrambe le condizioni seguenti:

i)

il soggetto dispone di un flusso di cassa netto positivo sufficiente a coprire l’eventuale obbligazione contrattuale residua;

ii)

il soggetto dispone di un debito a lungo termine in diminuzione.

4.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare più in dettaglio le condizioni alle quali sono soddisfatti i criteri di cui al paragrafo 3,lettera c), punto ii).

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

53)

l’articolo 123 è sostituito dal seguente:

«Articolo 123

Esposizioni al dettaglio

1.   Le esposizioni che soddisfano tutti i criteri che seguono sono considerate esposizioni al dettaglio:

a)

l’esposizione è verso una o più persone fisiche o verso una PMI;

b)

l’importo totale dovuto all’ente, alle sue imprese madri e alle sue filiazioni dal debitore o dal gruppo di clienti connessi, compresa qualsiasi esposizione in stato di default ma escluse le esposizioni garantite da immobili residenziali, fino al valore dell’immobile, non può superare 1 milione di EUR, per quanto noto all’ente, che adotta misure ragionevoli per confermare tale situazione;

c)

l’esposizione rientra in un numero significativo di esposizioni aventi caratteristiche analoghe, cosicché i rischi ad essa associati sono notevolmente ridotti;

d)

l’ente interessato tratta l’esposizione nel proprio quadro di gestione del rischio e gestisce l’esposizione internamente come esposizione al dettaglio in modo coerente nel tempo e in maniera analoga al trattamento da parte dell’ente di altre esposizioni al dettaglio.

Il valore corrente dei pagamenti minimi per operazioni di leasing al dettaglio è ammissibile ad essere classificato nella classe delle esposizioni al dettaglio.

Entro il 10 luglio 2025, l’ABE emette orientamenti, in conformità dell’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, destinati a specificare metodi di diversificazione proporzionati in base ai quali un’esposizione deve essere considerata come rientrante in un numero significativo di esposizioni analoghe come specificato al primo comma, lettera c), del presente paragrafo.

2.   Le esposizioni seguenti non sono considerate esposizioni al dettaglio:

a)

esposizioni non debitorie che conferiscono un diritto o credito residuale subordinato sulle attività o sul reddito dell’emittente;

b)

esposizioni debitorie e altri titoli, partnership, derivati o altri veicoli, la cui sostanza economica è analoga a quella delle esposizioni menzionate alla lettera a);

c)

tutte le altre esposizioni sotto forma di titoli.

3.   Alle esposizioni al dettaglio di cui al paragrafo 1 è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 75 %, fatta eccezione per le esposizioni transattive, alle quali è attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 45 %.

4.   Se uno qualsiasi dei criteri di cui al paragrafo 1 non è soddisfatto per un’esposizione verso una o più persone fisiche, l’esposizione è considerata esposizione al dettaglio ed è attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 100 %.

5.   In deroga al paragrafo 3, alle esposizioni dovute a prestiti concessi da un ente a pensionati o lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato a fronte del trasferimento incondizionato all’ente di parte della pensione o della retribuzione del debitore è attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 35 %, purché siano soddisfatte tutte le condizioni seguenti:

a)

per il rimborso del prestito, il debitore autorizza incondizionatamente il fondo pensione o il datore di lavoro a effettuare pagamenti diretti all’ente deducendo i pagamenti mensili per il prestito dalla pensione o dalla retribuzione mensile del debitore;

b)

i rischi di decesso, inabilità lavorativa, disoccupazione o riduzione della pensione o retribuzione mensile netta del debitore sono adeguatamente coperti da una polizza assicurativa sottoscritta a beneficio dell’ente;

c)

i pagamenti mensili che devono essere effettuati dal debitore per tutti i prestiti che soddisfano le condizioni di cui alle lettere a) e b) non superano complessivamente il 20 % della pensione o retribuzione mensile del debitore;

d)

la durata originaria massima del prestito è uguale o inferiore a 10 anni.»

;

54)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 123 bis

Esposizioni con disallineamento di valuta

1.   Per le esposizioni verso persone fisiche assegnate alla classe di esposizioni di cui all’articolo 112, lettera h), o per le esposizioni verso persone fisiche che sono considerate esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali assegnate alla classe di esposizioni di cui all’articolo 112, lettera i), il fattore di ponderazione del rischio assegnato conformemente al presente capo è moltiplicato per un fattore pari a 1,5 e il fattore di ponderazione del rischio calcolato in tal modo non è superiore al 150 %, se sono soddisfatte le condizioni che seguono:

a)

l’esposizione è denominata in una valuta diversa da quella della fonte di reddito del debitore;

b)

il debitore non dispone di una copertura per il suo rischio di pagamento in ragione del disallineamento di valuta, né mediante uno strumento finanziario né mediante un reddito in valuta estera che corrisponde alla valuta dell’esposizione, oppure il totale di tali coperture a disposizione del debitore copre meno del 90 % di ciascuna rata per l’esposizione in questione.

Se un ente non è in grado di individuare tali esposizioni soggette a disallineamento di valuta, il moltiplicatore del fattore di ponderazione del rischio pari a 1,5 si applica a tutte le esposizioni prive di copertura la cui valuta sia diversa dalla valuta nazionale del paese di residenza del debitore.

2.   Ai fini del presente articolo, per fonte di reddito si intende qualsiasi fonte che genera flussi di cassa a favore del debitore, comprese le rimesse, i redditi da locazione o gli stipendi, esclusi i proventi della vendita di attività o analoghe azioni di ricorso da parte dell’ente.

3.   In deroga al paragrafo 1, se la coppia di valute di cui al paragrafo 1, lettera a), è costituita dall’euro e dalla valuta di uno Stato membro che partecipa alla seconda fase dell’Unione economica e monetaria (ERM II), il moltiplicatore del fattore di ponderazione del rischio pari a 1,5 non si applica.»

;

55)

gli articoli 124, 125 e 126 sono sostituiti dai seguenti:

«Articolo 124

Esposizioni garantite da ipoteche su beni immobili

1.   Un’esposizione non ADC che non soddisfa tutte le condizioni di cui al paragrafo 3, o qualsiasi parte di un’esposizione non ADC che superi l’importo nominale del gravame sull’immobile, è trattata come segue:

a)

un’esposizione non IPRE è ponderata per il rischio come un’esposizione verso la controparte che non è garantita dal bene immobile interessato;

b)

a un’esposizione IPRE è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 150 %.

2.   Un’esposizione non ADC, fino all’importo nominale del gravame sull’immobile, che soddisfa tutte le condizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo, è trattata come segue:

a)

se l’esposizione è garantita da un immobile residenziale,

i)

un’esposizione non IPRE è trattata conformemente all’articolo 125, paragrafo 1;

ii)

un’esposizione IPRE è trattata conformemente all’articolo 125, paragrafo 1, se soddisfa una qualsiasi delle condizioni seguenti:

1)

il bene immobile a garanzia dell’esposizione è la residenza primaria del debitore, tanto laddove il bene immobile nel suo complesso costituisca un’unità abitativa singola quanto laddove il bene immobile a garanzia dell’esposizione sia un’unità abitativa che costituisce una parte separata all’interno del bene immobile;

2)

l’esposizione è verso una persona fisica ed è garantita da un’unità abitativa produttrice di reddito, tanto laddove il bene immobile nel suo complesso costituisca un’unità abitativa unica quanto laddove l’unità abitativa sia una parte separata all’interno del bene immobile, e le esposizioni totali dell’ente verso tale persona fisica non sono garantite da più di quattro beni immobili, compresi quelli che non sono immobili residenziali o che non soddisfano nessuno dei criteri di cui al presente punto, oppure quattro unità abitative separate all’interno di beni immobili;

3)

l’esposizione è verso associazioni o cooperative di persone fisiche disciplinate dal diritto nazionale ed esistenti al solo fine di concedere ai propri soci l’uso di una residenza primaria nell’immobile oggetto del prestito;

4)

l’esposizione è verso imprese di edilizia residenziale pubblica o associazioni senza scopo di lucro disciplinate dalla legge e che esistono per soddisfare finalità sociali e per offrire ai locatari alloggi di lunga durata;

iii)

un’esposizione IPRE che non soddisfa alcuna delle condizioni di cui al punto ii), della presente lettera, è trattata conformemente all’articolo 125, paragrafo 2;

b)

se l’esposizione è garantita da immobili non residenziali, è trattata come segue:

i)

un’esposizione non IPRE è trattata conformemente all’articolo 126, paragrafo 1;

ii)

un’esposizione IPRE è trattata conformemente all’articolo 126, paragrafo 2.

3.   Per poter beneficiare del trattamento di cui al paragrafo 2, un’esposizione garantita da un bene immobile soddisfa tutte le condizioni seguenti:

a)

il bene immobile che garantisce l’esposizione soddisfa una qualsiasi delle condizioni seguenti:

i)

il bene immobile è stato completato integralmente;

ii)

il bene immobile è una foresta o un terreno agricolo;

iii)

il prestito è a favore di una persona fisica e il bene immobile è un immobile residenziale in costruzione o un terreno su cui è progettata la costruzione di un immobile residenziale, laddove tale progetto sia stato legittimamente approvato da tutte le autorità interessate, a seconda dei casi, e se è soddisfatta una qualsiasi delle condizioni seguenti:

1)

il bene immobile non ha più di quattro unità abitative e sarà la residenza primaria del debitore e il prestito a tale persona fisica non finanzia indirettamente esposizioni ADC;

2)

un’amministrazione centrale, un’amministrazione regionale o un’autorità locale oppure un organismo del settore pubblico, le esposizioni verso cui sono trattate rispettivamente ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 2, o dell’articolo 116, paragrafo 4, è coinvolta/o e dispone dei poteri giuridici e della capacità per garantire che il bene immobile in fase di costruzione sarà terminato entro un lasso di tempo ragionevole ed è tenuta/o o si è impegnata/o in modo giuridicamente vincolante a garantirlo laddove la costruzione non verrebbe altrimenti terminata entro un siffatto lasso di tempo ragionevole; in alternativa, è predisposto un meccanismo giuridico equivalente per garantire che il bene immobile in fase di costruzione sia completato entro un lasso di tempo ragionevole;

b)

l’esposizione è garantita da un privilegio di primo grado detenuto dall’ente sul bene immobile oppure l’ente detiene il privilegio di primo grado e qualsiasi altro gravame di rango sequenzialmente inferiore su tale immobile;

c)

il valore dell’immobile non dipende in misura rilevante dal merito di credito del debitore;

d)

tutte le informazioni richieste al momento dell’assunzione dell’esposizione e a fini di monitoraggio sono adeguatamente documentate, comprese quelle concernenti la capacità di rimborso del debitore e la valutazione dell’immobile.

e)

i requisiti di cui all’articolo 208 e le regole di valutazione di cui all’articolo 229, paragrafo 1, sono rispettati.

Ai fini del primo comma, lettera c), gli enti possono escludere situazioni nelle quali fattori puramente macroeconomici incidono tanto sul valore dell’immobile quanto sulle prestazioni del debitore.

Ai fini del primo comma, lettera d), gli enti mettono in atto politiche di sottoscrizione per quanto riguarda l’assunzione delle esposizioni garantite da beni immobili che includano la valutazione della capacità di rimborso del debitore. Le politiche di sottoscrizione comprendono le metriche pertinenti per tale valutazione e i loro rispettivi livelli massimi.

4.   In deroga al paragrafo 3, lettera b), nelle giurisdizioni nelle quali privilegi di rango inferiore (junior) conferiscono al titolare un diritto sulla garanzia reale validamente opponibile e che costituisce un fattore efficace di attenuazione del rischio di credito, si possono riconoscere anche i privilegi di rango inferiore (junior) detenuti da un ente diverso da quello che detiene il privilegio di rango senior, anche nel caso in cui l’ente non detenga quest’ultimo privilegio o non detenga un privilegio che si colloca tra un privilegio di rango più senior e un privilegio di rango più junior, entrambi detenuti da tale ente.

Ai fini del primo comma, le regole che disciplinano i privilegi assicurano tutti gli aspetti riportati in appresso:

a)

ogni ente che detiene un gravame su un bene immobile può avviare la vendita di quest’ultimo indipendentemente dagli altri soggetti che detengono un gravame su tale bene immobile;

b)

laddove la vendita del bene immobile non sia effettuata mediante un’asta pubblica, i soggetti che detengono un privilegio di rango senior adottano misure ragionevoli per ottenere un valore equo di mercato o il miglior prezzo ottenibile nelle circostanze in cui esercitano autonomamente qualsiasi potere di vendita.

5.   Al fine di calcolare gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio delle linee di credito non utilizzate, i privilegi che soddisfano tutti i requisiti di ammissibilità di cui al paragrafo 3 e, ove applicabile, al paragrafo 4, possono essere riconosciuti se l’utilizzo della linea di credito è subordinato alla costituzione anticipata o simultanea di un privilegio nella misura in cui l’ente è interessato al gravame a fronte dell’utilizzo della linea di credito, tale per cui l’ente non ha alcun interesse nel privilegio se la linea di credito non è utilizzata.

6.   Ai fini dell’articolo 125, paragrafo 2, e dell’articolo 126, paragrafo 2, il rapporto esposizione/valore (exposure-to-value — ETV) è calcolato dividendo l’importo lordo dell’esposizione per il valore dell’immobile alle condizioni che seguono:

a)

l’importo lordo dell’esposizione è calcolato come il valore contabile dell’elemento dell’attivo relativo all’esposizione garantita da immobili e qualsiasi importo non utilizzato ma irrevocabile che, una volta utilizzato, aumenterebbe il valore dell’esposizione garantita da immobili; tale importo lordo dell’esposizione è calcolato senza tenere conto:

i)

delle rettifiche di valore su crediti specifiche conformemente all’articolo 110;

ii)

delle rettifiche di valore supplementari conformemente all’articoli 34 relative alle attività non ricomprese nel portafoglio di negoziazione dell’ente;

iii)

degli importi dedotti conformemente all’articolo 36, paragrafo 1, lettera m); e

iv)

di altre riduzioni dei fondi propri relative all’elemento dell’attivo;

b)

l’importo lordo dell’esposizione è calcolato senza tenere conto di alcun tipo di protezione del credito di tipo reale o di tipo personale, ad eccezione dei conti di depositi costituiti in garanzia presso l’ente prestatore che soddisfano tutti i requisiti per la compensazione in bilancio, nel contesto di accordi quadro di compensazione ai sensi degli articoli 196 e 206 oppure ai sensi di altri accordi di compensazione delle poste in bilancio ai sensi degli articoli 195 e 205, e sono stati costituiti in garanzia in maniera incondizionata e irrevocabile al solo fine dell’adempimento dell’obbligazione creditizia connessa all’esposizione garantita da beni immobili;

c)

per le esposizioni che devono essere trattate a norma dell’articolo 125, paragrafo 2, o dell’articolo 126, paragrafo 2, se una parte diversa dall’ente detiene un privilegio di rango senior e un privilegio di rango junior detenuto dall’ente è riconosciuto a norma del paragrafo 4 del presente articolo, l’importo lordo dell’esposizione è calcolato come la somma dell’importo lordo dell’esposizione del privilegio dell’ente e degli importi lordi dell’esposizione per tutti gli altri privilegi di rango pari o superiore a quello del privilegio dell’ente.

Ai fini del primo comma, lettera a), se un ente dispone di più di un’esposizione garantita dallo stesso bene immobile e tali esposizioni sono garantite da gravami su tale bene immobile sequenzialmente in ordine di rango senza che alcun terzo detenga alcun privilegio afferente a un rango intermedio, le esposizioni sono trattate come un’unica esposizione combinata e gli importi lordi dell’esposizione per le singole esposizioni sono sommati per calcolare l’importo lordo dell’esposizione per tale unica esposizione combinata.

Ai fini del primo comma, lettera c), se non si dispone di informazioni sufficienti per poter accertare il rango degli altri privilegi, l’ente tratta tali privilegi classificandoli con un rango pari (pari passu) a quello del privilegio junior detenuto dall’ente. L’ente determina innanzitutto il fattore di ponderazione del rischio conformemente all’articolo 125, paragrafo 2, o all’articolo 126, paragrafo 2 (“ponderazione del rischio di base”), a seconda dei casi. Successivamente rettifica tale fattore per un moltiplicatore pari a 1,25, ai fini del calcolo degli importi ponderati per il rischio dei privilegi di rango inferiore (junior). Qualora il fattore di ponderazione del rischio di base corrisponda alla categoria esposizione/valore inferiore, il moltiplicatore non è applicato. La ponderazione del rischio risultante dalla moltiplicazione del fattore di ponderazione del rischio di base per 1,25 è limitata al valore del fattore di ponderazione del rischio che si applicherebbe all’esposizione qualora i requisiti di cui al paragrafo 3 non siano stati soddisfatti.

7.   Le esposizioni verso un locatario nell’ambito di operazioni di leasing su immobili, dove l’ente è il locatore e il locatario ha un’opzione di acquisto, sono considerate esposizioni garantite da beni immobili e sono trattate conformemente al trattamento definito all’articolo 125 o 126, se sono soddisfatte le condizioni applicabili stabilite al presente articolo, purché l’esposizione dell’ente sia garantita dalla proprietà del bene.

8.   Gli Stati membri designano un’autorità responsabile dell’applicazione del paragrafo 9. Tale autorità è l’autorità competente o l’autorità designata.

Se l’autorità designata dallo Stato membro per l’applicazione del presente articolo è l’autorità competente, essa provvede affinché le autorità e gli enti nazionali pertinenti dotati di mandato macroprudenziale siano debitamente informati dell’intenzione dell’autorità competente di ricorrere al presente articolo e siano adeguatamente coinvolti nella valutazione delle preoccupazioni sulla stabilità finanziaria nel suo Stato membro in conformità del paragrafo 9.

Se l’autorità designata dallo Stato membro per l’applicazione del presente articolo è diversa dall’autorità competente, lo Stato membro adotta le necessarie disposizioni atte ad assicurare l’adeguato coordinamento e scambio di informazioni tra l’autorità competente e l’autorità designata ai fini della corretta applicazione del presente articolo. In particolare, le autorità sono tenute a collaborare strettamente e a condividere tutte le informazioni che potrebbero essere necessarie per l’esecuzione adeguata degli obblighi imposti all’autorità designata ai sensi del presente articolo. Detta cooperazione mira ad evitare qualsiasi forma di azione ridondante o incoerente tra autorità competente e autorità designata, nonché ad assicurare che si tenga opportunamente conto dell’interazione con altre misure, in particolare le misure adottate a norma dell’articolo 458 del presente regolamento e all’articolo 133 della direttiva 2013/36/UE.

9.   Sulla base dei dati raccolti a norma dell’articolo 430 bis e di qualsiasi altro indicatore pertinente, l’autorità designata a norma del paragrafo 8 del presente articolo valuta periodicamente e almeno una volta l’anno se le ponderazioni del rischio di cui agli articoli 125 e 126 per le esposizioni garantite da beni immobili situati nel territorio dello Stato membro di tale autorità siano basate in maniera appropriata su quanto segue:

a)

le perdite effettive delle esposizioni garantite da beni immobili;

b)

gli sviluppi orientati al futuro sul mercato dei beni immobili.

Qualora, sulla base della valutazione di cui al primo comma, un’autorità designata conformemente al paragrafo 8 del presente articolo concluda che i fattori di ponderazione del rischio di cui all’articolo 125 o all’articolo 126 non rispecchiano adeguatamente i rischi effettivi relativi a uno o più segmenti immobiliari delle esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali o su immobili non residenziali situati in una o più parti del territorio dello Stato membro di tale autorità e qualora ritenga che l’inadeguatezza della ponderazione del rischio potrebbe incidere negativamente sulla stabilità finanziaria attuale o futura del suo Stato membro, essa può aumentare i fattori di ponderazione del rischio applicabili a tali esposizioni entro gli intervalli di valori previsti al quarto comma del presente paragrafo, o imporre criteri più severi di quelli di cui al paragrafo 3 del presente articolo.

L’autorità designata conformemente al paragrafo 8 del presente articolo notifica all’ABE e al CERS gli eventuali adeguamenti dei fattori di ponderazione del rischio e dei criteri applicati ai sensi del presente paragrafo. Entro un mese dal ricevimento di tale notifica l’ABE e il CERS trasmettono il proprio parere allo Stato membro interessato e possono indicare in tale parere, ove necessario, se ritengono che gli adeguamenti dei fattori di ponderazione del rischio e dei criteri siano raccomandati anche per altri Stati membri. L’ABE e il CERS pubblicano i fattori di ponderazione del rischio e i criteri per le esposizioni di cui agli articoli 125 e 126 e all’articolo 199, paragrafo 1, lettera a), applicati dall’autorità pertinente.

Ai fini del secondo comma del presente paragrafo, l’autorità designata a norma del paragrafo 8 del presente articolo può aumentare i fattori di ponderazione del rischio di cui all’articolo 125, paragrafo 1, primo comma, all’articolo 125, paragrafo 2, primo comma, all’articolo 126, paragrafo 1, primo comma, o all’articolo 126, paragrafo 2, primo comma, o imporre criteri più severi di quelli di cui al paragrafo 3 del presente articolo per le esposizioni verso uno o più segmenti immobiliari garantite da ipoteche su beni immobili situati in una o più parti del territorio dello Stato membro di tale autorità. Tale autorità non aumenta tali fattori di ponderazione del rischio oltre il 150 %.

Ai fini del secondo comma del presente paragrafo, l’autorità designata a norma del paragrafo 8 del presente articolo può altresì ridurre le percentuali del valore dell’immobile di cui all’articolo 125, paragrafo 1, o all’articolo 126, paragrafo 1, o le percentuali dell’esposizione/valore che definiscono la categoria di ponderazione del rischio esposizione/valore di cui all’articolo 125, paragrafo 2, tabella 1, o all’articolo 126, paragrafo 2, tabella 1. L’autorità pertinente garantisce la coerenza tra tutte le categorie di ponderazione del rischio esposizione/valore in modo tale che la ponderazione del rischio di una categoria di ponderazione del rischio esposizione/valore inferiore sia sempre inferiore o uguale alla ponderazione del rischio di una categoria di ponderazione del rischio esposizione/valore superiore.

10.   Qualora l’autorità designata a norma del paragrafo 8 stabilisca fattori di ponderazione del rischio più elevati o criteri più rigorosi ai sensi del paragrafo 9,gli enti dispongono di un periodo transitorio di sei mesi per applicarli.

11.   L’ABE, in stretta collaborazione con il CERS, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione al fine di specificare i tipi di fattori da considerare per la valutazione dell’adeguatezza dei fattori di ponderazione del rischio di cui al paragrafo9.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 gennaio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

12.   Per mezzo di raccomandazioni ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1092/2010, e in stretta collaborazione con l’ABE, il CERS può fornire orientamenti alle autorità designate conformemente al paragrafo 8 del presente articolo in merito ad entrambi i due aspetti seguenti:

a)

i fattori che potrebbero “incidere negativamente sulla stabilità finanziaria attuale o futura” ai sensi del paragrafo 9, secondo comma;

b)

i parametri di riferimento indicativi di cui l’autorità designata conformemente al paragrafo 8 deve tenere conto nel determinare fattori di ponderazione del rischio più elevati.

13.   Alle loro corrispondenti esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali o non residenziali situati in una o più parti di un altro Stato membro, gli enti stabiliti in uno Stato membro applicano i fattori di ponderazione del rischio e i criteri che sono stati fissati dalle autorità di tale altro Stato membro conformemente al paragrafo 9.

14.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare cosa costituisca un meccanismo giuridico equivalente predisposto per garantire che il bene immobile in fase di costruzione sarà terminato entro un lasso di tempo ragionevole“, conformemente al paragrafo 3, lettera a), punto iii), punto 2).

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2025.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 125

Esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali

1.   Per un’esposizione garantita da immobili residenziali di cui all’ articolo 124, paragrafo 2, lettera a), punti i) o ii), alla parte dell’esposizione fino al 55 % del valore dell’immobile è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 20 %.

Se un ente detiene un privilegio di rango junior e vi sono privilegi di rango più senior non detenuti da tale ente, per determinare la parte dell’esposizione dell’ente ammissibile al fattore di ponderazione del rischio del 20 %, l’importo del 55 % del valore dell’immobile è ridotto dell’importo dei privilegi di rango più senior non detenuti dall’ente.

Se i privilegi non detenuti dall’ente sono di rango pari (pari passu) al privilegio dell’ente, per determinare la parte dell’esposizione dell’ente ammissibile al fattore di ponderazione del rischio del 20 %, l’importo del 55 % del valore dell’immobile, ridotto dell’importo degli eventuali privilegi di rango più senior non detenuti dall’ente, è ridotto del prodotto ottenuto moltiplicando:

a)

il 55 % del valore dell’immobile, ridotto dell’importo dei privilegi di rango più senior, sia detenuti dall’ente che detenuti da altri enti; e

b)

l’importo dei privilegi non detenuti dall’ente di rango pari (pari passu) al privilegio dell’ente diviso per la somma di tutti i privilegi di rango pari (pari passu).

Se, a norma dell’articolo 124, paragrafo 9, l’autorità competente o l’autorità designata ha fissato un fattore di ponderazione del rischio più elevato o una percentuale inferiore del valore dell’immobile rispetto ai valori di cui al presente paragrafo, gli enti utilizzano il fattore di ponderazione del rischio o la percentuale fissati in conformità dell’articolo 124, paragrafo 9.

L’eventuale parte restante dell’esposizione di cui al primo comma è ponderata per il rischio come un’esposizione verso la controparte non garantita da immobili residenziali.

2.   A un’esposizione di cui all’articolo 124, paragrafo 2, lettera a), punto iii), è assegnato il fattore di ponderazione del rischio fissato conformemente alla rispettiva categoria di ponderazione del rischio esposizione/valore della tabella 1.

Ai fini del presente paragrafo, se, a norma dell’articolo 124, paragrafo 9, l’autorità competente o l’autorità designata ha fissato un fattore di ponderazione del rischio più elevato o una percentuale dell’esposizione/valore inferiore rispetto ai valori di cui al presente paragrafo, gli enti utilizzano il fattore di ponderazione del rischio o la percentuale fissati a norma dell’articolo 124, paragrafo 9.

Tabella 1

ETV

ETV ≤ 50 %

50 % < ETV ≤ 60 %

60 % < ETV ≤ 80 %

80 % < ETV ≤ 90 %

90 % < ETV ≤ 100 %

ETV > 100 %

Fattore di ponderazione del rischio

30 %

35 %

45 %

60 %

75 %

105 %

In deroga al primo comma del presente paragrafo, gli enti possono applicare il trattamento di cui al paragrafo 1 del presente articolo alle esposizioni garantite da immobili residenziali situati nel territorio di uno Stato membro, qualora l’autorità competente di tale Stato membro abbia pubblicato a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 3, tassi di perdita per tali esposizioni che, sulla base dei dati aggregati segnalati dagli enti in tale Stato membro per tale mercato immobiliare nazionale, non superino alcuno dei seguenti limiti per le perdite aggregate nelle esposizioni in essere nell’anno precedente:

a)

l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera a), diviso per l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera c), non supera lo 0,3 %;

b)

l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera b), diviso per l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera c), non supera lo 0,5 %.

3.   Gli enti possono inoltre applicare la deroga di cui al paragrafo 2, terzo comma, del presente articolo nei casi in cui l’autorità competente di un paese terzo che applica disposizioni prudenziali e regolamentari almeno equivalenti a quelle vigenti nell’Unione, quali determinate in una decisione della Commissione adottata a norma dell’articolo 107, paragrafo 4, pubblica tassi di perdita corrispondenti per esposizioni garantite da immobili residenziali situati nel territorio di tale paese terzo.

Se un’autorità competente di un paese terzo non pubblica i corrispondenti tassi di perdita per le esposizioni garantite da immobili residenziali situati nel territorio di tale paese terzo, l’ABE può pubblicare tali informazioni per detto paese terzo, purché siano disponibili dati statistici validi, statisticamente rappresentativi del corrispondente mercato immobiliare residenziale.

Articolo 126

Esposizioni garantite da ipoteche su immobili non residenziali

1.   Per un’esposizione garantita da immobili non residenziali di cui all’articolo 124, paragrafo 2, lettera b), punto i), alla parte dell’esposizione fino al 55 % del valore dell’immobile è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 60 %.

Se un ente detiene un privilegio di rango junior e vi sono privilegi di rango più senior non detenuti da tale ente, per determinare la parte dell’esposizione dell’ente ammissibile al fattore di ponderazione del rischio del 60 %, l’importo del 55 % del valore dell’immobile è ridotto dell’importo dei privilegi di rango più senior non detenuti dall’ente.

Se i privilegi non detenuti dall’ente sono di rango pari (pari passu) al privilegio detenuto dell’ente, per determinare la parte dell’esposizione dell’ente ammissibile al fattore di ponderazione del rischio del 60 %, l’importo del 55 % del valore dell’immobile, ridotto dell’importo degli eventuali privilegi di rango più senior non detenuti dall’ente, è ridotto del prodotto ottenuto moltiplicando:

a)

il 55 % del valore dell’immobile, ridotto dell’importo dei privilegi di rango più senior, sia detenuti dall’ente che detenuti da altri enti; e

b)

l’importo dei privilegi non detenuti dall’ente di rango pari (pari passu) al privilegio detenuto dell’ente diviso per la somma di tutti i privilegi di rango pari (pari passu).

Se, a norma dell’articolo 124, paragrafo 9, l’autorità competente o l’autorità designata ha fissato un fattore di ponderazione del rischio più elevato o una percentuale inferiore del valore dell’immobile rispetto ai valori di cui al presente paragrafo, gli enti utilizzano il fattore di ponderazione del rischio o la percentuale fissati a norma dell’articolo 124, paragrafo 9.

L’eventuale parte restante dell’esposizione di cui al primo comma è ponderata per il rischio come un’esposizione verso la controparte non garantita da immobili non residenziali.

2.   A un’esposizione di cui all’articolo 124, paragrafo 2, lettera b), punto ii), è assegnatoli fattore di ponderazione del rischio fissato conformemente alla rispettiva categoria di ponderazione del rischio esposizione/valore della tabella 1.

Ai fini del presente paragrafo, se, a norma dell’articolo 124, paragrafo 9, l’autorità competente o l’autorità designata ha fissato un fattore di ponderazione del rischio più elevato o una percentuale dell’esposizione/valore inferiore rispetto ai valori di cui al presente paragrafo, gli enti utilizzano il fattore di ponderazione del rischio o la percentuale fissati a norma dell’articolo 124, paragrafo 9.

Tabella 1

 

ETV ≤ 60 %

60 % < ETV ≤ 80 %

ETV > 80 %

Fattore di ponderazione del rischio

70 %

90 %

110 %

In deroga al primo comma del presente paragrafo, gli enti possono applicare il trattamento di cui al paragrafo 1 del presente articolo alle esposizioni garantite da immobili non residenziali situati nel territorio di uno Stato membro, qualora l’autorità competente di tale Stato membro abbia pubblicato a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 3), tassi di perdita per tali esposizioni che, sulla base dei dati aggregati segnalati dagli enti in tale Stato membro per tale mercato immobiliare nazionale, non superino alcuno dei seguenti limiti per le perdite aggregate nelle esposizioni in essere nell’anno precedente:

a)

l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera d), diviso per l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera f), non supera lo 0,3 %;

b)

l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera e), diviso per l’importo aggregato segnalato dagli enti a norma dell’articolo 430 bis, paragrafo 1, lettera f), non supera lo 0,5 %.

3.   Gli enti possono applicare la deroga di cui al paragrafo 2, terzo comma, del presente articolo, anche nei casi in cui l’autorità competente di un paese terzo che applica disposizioni prudenziali e regolamentari almeno equivalenti a quelle vigenti nell’Unione, quali determinate in una decisione della Commissione adottata a norma dell’articolo 107, paragrafo 4, pubblica tassi di perdita corrispondenti per esposizioni garantite da immobili non residenziali situati nel territorio di tale paese terzo.

Se un’autorità competente di un paese terzo non pubblica i corrispondenti tassi di perdita per le esposizioni garantite da immobili non residenziali situati nel territorio di tale paese terzo, l’ABE può pubblicare tali informazioni per un paese terzo, purché siano disponibili dati statistici validi, statisticamente rappresentativi del corrispondente mercato immobiliare non residenziale.

4.   L’ABE valuta l’opportunità di rettificare il trattamento delle esposizioni garantite da ipoteche su immobili non residenziali, comprese le esposizioni IPRE e non IPRE, tenendo conto dell’adeguatezza dei fattori di ponderazione del rischio e delle differenze relative nel rischio delle esposizioni garantite da immobili residenziali, delle differenze di sensibilità al rischio delle esposizioni IPRE garantite da immobili residenziali di cui all’articolo 125, paragrafo 2, tabella 1, e delle esposizioni IPRE garantite da immobili non residenziali di cui alla tabella 1 del presente articolo nonché delle raccomandazioni del CERS sulle vulnerabilità nel settore degli immobili non residenziali nell’Unione. L’ABE presenta una relazione sulle sue conclusioni alla Commissione entro il 31 dicembre 2027.

Sulla base della relazione di cui al primo comma e tenendo debitamente conto delle relative norme concordate a livello internazionale elaborate dal CBVB, la Commissione presenta, se del caso, al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta legislativa entro il 31 dicembre 2028.»

;

56)

è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 126 bis

Esposizioni per l’acquisizione, lo sviluppo e la costruzione di terreni

1.   A un’esposizione ADC è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 150 %.

2.   Alle esposizioni ADC relative a immobili residenziali può essere assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 100 %, a condizione che l’ente applichi solide norme di assunzione e monitoraggio che soddisfino i requisiti di cui agli articoli 74 e 79 della direttiva 2013/36/UE e che almeno una delle condizioni seguenti sia soddisfatta:

a)

i contratti di prevendita o pre-locazione finanziaria giuridicamente vincolanti, per i quali l’acquirente o il locatario ha effettuato un cospicuo deposito in denaro soggetto a trattenuta in caso di risoluzione del contratto, o qualora il finanziamento sia garantito in modo equivalente, o i contratti di vendita o locazione giuridicamente vincolanti, anche nel caso in cui il pagamento sia effettuato a rate in funzione dei progressi dei lavori di costruzione, costituiscono una parte significativa dei contratti totali;

b)

il debitore ha notevole capitale proprio a rischio, rappresentato come importo adeguato del capitale proprio conferito dal debitore rispetto al valore dell’immobile residenziale al momento del completamento.

3.   Entro il 10 luglio 2025, l’ABE emana orientamenti, conformemente all’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, che specificano i termini “cospicuo deposito in denaro”, “finanziamento garantito in modo equivalente”, “parte significativa dei contratti totali” e “importo adeguato del capitale proprio conferito dal debitore”, tenendo conto delle specificità dei prestiti degli enti all’edilizia residenziale pubblica o alle entità senza scopo di lucro in tutta l’Unione che sono disciplinate dalla legge e che esistono per soddisfare finalità sociali e per offrire ai locatari alloggi di lunga durata.»

;

57)

l’articolo 127 è così modificato:

a)

al paragrafo 1 è aggiunto il comma seguente:

«Ai fini del calcolo delle rettifiche di valore su crediti specifiche di cui al primo comma per una esposizione acquistata già in stato di default, gli enti includono nel calcolo l’eventuale differenza positiva tra l’importo dovuto dal debitore in relazione a tale esposizione e la somma della riduzione aggiuntiva dei fondi propri qualora tale esposizione sia stata completamente cancellata e di eventuali riduzioni dei fondi propri già esistenti relative a tale esposizione.»

;

b)

i paragrafi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

«2.   Per definire la parte garantita di un’esposizione in stato di default, le garanzie reali e personali sono ammissibili ai fini dell’attenuazione del rischio di credito in conformità del capo 4.

3.   Al valore di esposizioni non-IPRE garantite da immobili residenziali o immobili non residenziali in conformità rispettivamente degli articoli 125 e 126 che rimane dopo le rettifiche di valore su crediti specifiche è attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 100 % se si è verificato un default conformemente all’articolo 178.»

;

c)

il paragrafo 4 è soppresso;

58)

l’articolo 128 è sostituito dal seguente:

«Articolo 128

Esposizioni da debito subordinato

1.   Le esposizioni seguenti sono trattate come esposizioni da debito subordinato:

a)

esposizioni debitorie che sono subordinate a crediti vantati da creditori ordinari non garantiti;

b)

strumenti di fondi propri nella misura in cui tali strumenti non siano considerati esposizioni in strumenti di capitale a norma dell’articolo 133, paragrafo 1; e

c)

esposizioni derivanti dalla detenzione, da parte dell’ente, di strumenti di passività ammissibili che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 72 ter.

2.   Alle esposizioni da debito subordinato è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 150 %, fatto salvo il caso in cui tali esposizioni siano dedotte dai fondi propri o soggette al trattamento di cui all’articolo 72 sexies, paragrafo 5, primo comma.»

;

59)

l’articolo 129 è così modificato:

a)

al paragrafo 1 è aggiunto il comma seguente:

«Fatto salvo il primo comma, lettera c), del presente paragrafo, fino al 1o luglio 2027, le esposizioni indirette verso enti creditizi senza rating esterno che garantiscono mutui ipotecari fino alla loro registrazione sono trattate ai fini di tale lettera come esposizioni verso enti creditizi classificate nella classe di merito di credito 1, a condizione che si tratti di esposizioni a breve termine assegnate alla classe A ai sensi dell’articolo 121 e che i mutui ipotecari garantiti, una volta registrati, saranno ammissibili al trattamento preferenziale ai sensi del primo comma, lettere d), e) e f), del presente paragrafo.»

;

b)

al paragrafo 3 è aggiunto il comma seguente:

«Ai fini della valutazione di un bene immobile, le autorità competenti designate a norma dell’articolo 18, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2019/2162 possono consentire che tale bene sia valutato a un valore pari o inferiore al valore di mercato, oppure, negli Stati membri che hanno stabilito criteri rigorosi per la valutazione del valore del credito ipotecario mediante disposizioni legislative o regolamentari, al valore del credito ipotecario di tale bene immobile, senza applicare i limiti di cui all’articolo 229, paragrafo 1, lettera e), del presente regolamento.»

;

c)

i paragrafi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:

«4.   Alle obbligazioni garantite per le quali è disponibile una valutazione del merito di credito direttamente applicabile effettuata da un’ECAI prescelta si applica un fattore di ponderazione del rischio in conformità della tabella 1, corrispondente alla valutazione del merito di credito dell’ECAI ai sensi dell’articolo 136.

Tabella 1

Classe di merito di credito

1

2

3

4

5

6

Fattore di ponderazione del rischio

10 %

20 %

20 %

50 %

50 %

100 %

5.   Le obbligazioni garantite per le quali non è disponibile una valutazione del merito di credito direttamente applicabile fatta da un’ECAI prescelta sono ponderate per il rischio sulla base del fattore di ponderazione attribuito alle esposizioni di primo rango (senior) non garantite verso l’ente emittente. Si applica la seguente corrispondenza tra i fattori di ponderazione del rischio:

a)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 20 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 10 %;

a bis)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 30 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 15 %;

a ter)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 40 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 20 %;

b)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 50 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 25 %;

b bis)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 75 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 35 %;

c)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 100 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 50 %;

d)

se le esposizioni verso l’ente sono ponderate per il rischio al 150 %, all’obbligazione garantita è attribuito un fattore di ponderazione del 100 %.»

;

60)

all’articolo 132 bis, paragrafo 3, il primo comma è sostituito dal seguente:

«In deroga all’articolo 92, paragrafo 4, lettera e), gli enti che calcolano l’importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC in conformità del paragrafo 1 o 2 del presente articolo possono calcolare il requisito di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito delle esposizioni in strumenti derivati di tale OIC quale importo pari al 50 % del requisito di fondi propri per tali esposizioni in strumenti derivati calcolato conformemente al capo 6, sezione 3, 4 o 5, del presente titolo, a seconda dei casi.»

;

61)

all’articolo 132 ter, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Gli enti possono escludere dai calcoli di cui all’articolo 132 le esposizioni in strumenti di capitale sottostanti esposizioni sotto forma di quote o di azioni in OIC verso entità alle cui obbligazioni creditizie è attribuito un fattore di ponderazione del rischio dello 0 % a norma del presente capo, comprese le entità ove un fattore di ponderazione del rischio dello 0 % può essere applicato, e le esposizioni in strumenti di capitale di cui all’articolo 133, paragrafo 5, ed applicare invece il trattamento di cui all’articolo 133 a tali esposizioni in strumenti di capitale.»

;

62)

all’articolo 132 quater, paragrafo 2, il primo comma è sostituito dal seguente:

«Gli enti calcolano il valore dell’esposizione di un impegno di valore minimo che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo come il valore corrente dell’importo garantito scontato applicando un fattore di sconto derivato da un tasso privo di rischio a norma dell’articolo 325 terdecies, paragrafo 2 o 3, a seconda dei casi. Gli enti possono ridurre il valore dell’esposizione dell’impegno di valore minimo di tutte le perdite riconosciute rispetto all’impegno di valore minimo a norma dei principi contabili applicabili.»

;

63)

l’articolo 133 è sostituito dal seguente:

«Articolo 133

Esposizioni in strumenti di capitale

1.   Tutti gli elementi seguenti sono classificati come esposizioni in strumenti di capitale:

a)

qualsiasi esposizione che soddisfi tutte le condizioni seguenti:

i)

è irredimibile, nel senso che il rendimento dei fondi investiti può essere conseguito soltanto mediante la vendita dell’investimento o la vendita dei diritti sull’investimento oppure mediante la liquidazione dell’emittente;

ii)

non costituisce un’obbligazione da parte dell’emittente;

iii)

conferisce un credito residuale sulle attività o sul reddito dell’emittente;

b)

strumenti che si qualificherebbero come elementi di classe 1 se emessi da un ente;

c)

strumenti che costituiscono un’obbligazione da parte dell’emittente e soddisfano una qualsiasi delle condizioni seguenti:

i)

l’emittente può differire il regolamento dell’obbligazione a tempo indeterminato;

ii)

l’obbligazione impone, o consente a discrezione dell’emittente, il regolamento mediante l’emissione di un numero fisso di azioni dell’emittente;

iii)

l’obbligazione impone, o consente a discrezione dell’emittente, il regolamento mediante l’emissione di un numero variabile di azioni dell’emittente e, ceteris paribus, qualsiasi variazione del valore dell’obbligazione è attribuibile a, comparabile a e si sviluppa nella stessa direzione della variazione del valore di un numero fisso di azioni dell’emittente;

iv)

il titolare dello strumento ha la possibilità di richiedere che l’obbligazione sia regolata in azioni, fatto salvo il caso in cui sia soddisfatta una delle condizioni seguenti:

1)

nel caso di uno strumento negoziato, l’ente ha dimostrato con soddisfazione dell’autorità competente che lo strumento è negoziato sul mercato più come debito dell’emittente che come suo capitale;

2)

nel caso di strumenti non negoziati, l’ente ha dimostrato con soddisfazione dell’autorità competente che lo strumento dovrebbe essere trattato come una posizione debitoria;

d)

obbligazioni debitorie e altri titoli, partnership, derivati o altri veicoli strutturati in maniera tale che la sostanza economica sia simile alle esposizioni di cui alle lettere a), b) e c), comprese le passività il cui rendimento è collegato a quello degli strumenti di capitale;

e)

esposizioni in strumenti di capitale che sono registrate come prestito ma derivano da un debt-equity swap (conversione del debito in azioni) effettuato nel contesto di regolari operazioni di realizzo o di ristrutturazione del debito.

Ai fini del primo comma, lettera c), punto iii), le obbligazioni includono quelle che richiedono o consentono il regolamento mediante l’emissione di un numero variabile di azioni dell’emittente, per le quali la variazione del valore monetario dell’obbligazione è pari alla variazione del valore equo di un numero fisso di azioni moltiplicato per un fattore specificato, dove tanto il fattore quanto il numero di azioni di riferimento sono fissi.

Ai fini del primo comma, lettera c), punto iv), qualora sia soddisfatta una delle condizioni ivi previste, l’ente può scomporre i rischi a fini regolamentari, previa autorizzazione dell’autorità competente;

2.   Gli investimenti in strumenti di capitale non sono trattati come esposizioni in strumenti di capitale in nessuno dei casi seguenti:

a)

gli investimenti in strumenti di capitale sono strutturati in maniera tale che la loro sostanza economica sia analoga a quella di strumenti di debito che non soddisfano i criteri di cui al paragrafo 1;

b)

gli investimenti azionari costituiscono esposizioni verso la cartolarizzazione.

3.   Alle esposizioni in strumenti di capitale, diverse da quelle di cui ai paragrafi da 4 a 7, è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 250 %, fatto salvo il caso in cui tali esposizioni debbano essere dedotte o ponderate per il rischio conformemente alla parte due.

4.   Alle seguenti esposizioni in strumenti di capitale verso imprese non quotate è assegnato un fattore di ponderazione del rischio del 400 %, fatto salvo il caso in cui tali esposizioni debbano essere dedotte o ponderate per il rischio conformemente alla parte due:

a)

investimenti per fini di rivendita a breve termine;

b)

investimenti in imprese di venture capital o investimenti analoghi acquisiti in previsione di significative plusvalenze a breve termine.

In deroga al primo comma del presente paragrafo, agli investimenti a lungo termine in strumenti di capitale, compresi gli investimenti in strumenti di capitale di imprese clienti con i quali l’ente intrattiene o intende stabilire una relazione d’affari a lungo termine e debt-equity swap per fini di ristrutturazione di imprese è assegnato un fattore di ponderazione del rischio conformemente al paragrafo 3 o 5, a seconda dei casi. Ai fini del presente articolo, un investimento a lungo termine in strumenti di capitale è un investimento in strumenti di capitale detenuto per tre anni o più o compiuto con l’intenzione di mantenerlo per tre anni o più, secondo quanto approvato dall’alta dirigenza dell’ente.

5.   Gli enti che hanno ricevuto l’autorizzazione preventiva delle autorità competenti possono assegnare un fattore di ponderazione del rischio del 100 % alle esposizioni in strumenti di capitale assunte nell’ambito di programmi legislativi destinati a stimolare determinati settori dell’economia, fino alla parte di tali esposizioni in strumenti di capitale che complessivamente non supera il 10 % dei fondi propri degli enti, che soddisfano tutte le condizioni seguenti:

a)

i programmi legislativi prevedono sovvenzioni consistenti o garanzie, anche da parte di banche multilaterali di sviluppo, enti creditizi pubblici di sviluppo come definiti all’articolo 429 bis, paragrafo 2, od organizzazioni internazionali, per l’investimento a favore dell’ente;

b)

i programmi legislativi comportano una qualche forma di vigilanza pubblica;

c)

i programmi legislativi comportano restrizioni agli investimenti in strumenti di capitale, quali limitazioni alle dimensioni e ai tipi di imprese in cui l’ente investe, alle quantità ammissibili di interessenze partecipative, all’ubicazione geografica e ad altri fattori pertinenti che limitano il rischio potenziale dell’investimento per l’ente che effettua l’investimento.

6.   Alle esposizioni in strumenti di capitale verso banche centrali è assegnato un fattore di ponderazione del rischio dello 0 %.

7.   A una partecipazione che è registrata come prestito ma che deriva da un debt-equity swap effettuato nel contesto di regolari operazioni di realizzo o di ristrutturazione del debito non è assegnato un fattore di ponderazione del rischio inferiore a quello che si applicherebbe se tale partecipazione fosse trattata come un’esposizione da debito.»

;

64)

all’articolo 134, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3.   Ai valori all’incasso è attribuito un fattore di ponderazione del rischio del 20 %. La cassa posseduta e detenuta dall’ente, o in transito, e i valori assimilati ricevono una ponderazione dello 0 %.»

;

65)

all’articolo 135, è aggiunto il paragrafo seguente:

«3.   Entro il 10 luglio 2025 l’AESFEM elabora una relazione per stabilire se i rischi ESG siano adeguatamente rispecchiati nelle metodologie di rating del rischio di credito delle ECAI e presenta tale relazione alla Commissione.

Sulla base di tale relazione, la Commissione presenta, se del caso, una proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio entro il 10 gennaio 2026.»

;

66)

l’articolo 138 è così modificato:

a)

è aggiunta la lettera seguente:

«g)

Per le esposizioni verso enti, un ente non utilizza una valutazione del merito di credito di un’ECAI che integra ipotesi di sostegno pubblico implicito, fatto salvo il caso in cui la rispettiva valutazione del merito di credito dell’ECAI si riferisca a un ente posseduto o istituito e finanziato da amministrazioni centrali, amministrazioni regionali o autorità locali.»

;

b)

sono aggiunti i commi seguenti:

«Ai fini del primo comma, lettera g), nel caso di enti, diversi da enti posseduti o istituiti e finanziati da amministrazioni centrali, amministrazioni regionali o autorità locali, per i quali esistono solo valutazioni del merito di credito di ECAI che integrano ipotesi di sostegno pubblico implicito, le esposizioni verso tali enti sono trattate come esposizioni verso enti privi di rating conformemente all’articolo 121.

Per “sostegno pubblico implicito” si intende che l’amministrazione centrale, l’amministrazione regionale o l’autorità locale interverrebbero per impedire ai creditori dell’ente di subire perdite in caso di default o crisi finanziaria dell’ente.»

;

67)

all’articolo 139, paragrafo 2, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:

«a)

la valutazione del merito di credito determina una ponderazione del rischio superiore a quanto accadrebbe altrimenti se l’esposizione fosse trattata come priva di rating e l’esposizione in questione:

i)

non è un’esposizione da finanziamenti specializzati;

ii)

è di rango pari (pari passu) o inferiore, sotto ogni profilo, al programma di emissione o alla linea di credito specifici o alle esposizioni di primo rango (senior) non garantite di tale emittente, a seconda dei casi;

b)

la valutazione del merito di credito determina una ponderazione del rischio inferiore a quanto accadrebbe altrimenti se l’esposizione fosse trattata come priva di rating e l’esposizione in questione:

i)

non è un’esposizione da finanziamenti specializzati;

ii)

è di rango pari (pari passu) o superiore, sotto ogni profilo, al programma di emissione o alla linea di credito specifici o alle esposizioni di primo rango (senior) non garantite di tale emittente, a seconda dei casi;»

;

68)

l’articolo 141 è sostituito dal seguente:

«Articolo 141

Posizioni in valuta nazionale e in valuta estera

1.   Una valutazione del merito di credito relativa a un elemento denominato nella valuta nazionale del debitore non è utilizzata per ottenere un fattore di ponderazione del rischio per un’esposizione verso lo stesso debitore che sia denominata in valuta estera.

2.   In deroga al paragrafo 1, qualora un’esposizione derivi dalla partecipazione di un ente a un prestito accordato, o garantito contro il rischio di convertibilità e trasferimento, da una banca multilaterale di sviluppo di cui all’articolo 117, paragrafo 2, il cui status di creditore privilegiato è riconosciuto nel mercato, la valutazione del merito di credito relativa all’elemento in valuta nazionale del debitore può essere utilizzata per derivare una ponderazione del rischio per un’esposizione sullo stesso debitore denominata in valuta estera.

Ai fini del primo comma, qualora l’esposizione denominata in valuta estera sia garantita contro il rischio di convertibilità e di trasferimento, la valutazione del merito di credito relativa all’elemento in valuta nazionale del debitore può essere utilizzata soltanto ai fini della ponderazione del rischio sulla parte garantita di tale esposizione. La parte di tale esposizione che non è garantita è ponderata per il rischio sulla base di una valutazione del merito di credito del debitore che si riferisce a un elemento denominato in tale valuta estera.»

;

69)

all’articolo 142, il paragrafo 1 è così modificato:

a)

sono inseriti i punti seguenti:

«1 bis).

“classe di esposizioni”, una qualsiasi delle classi di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera a), lettera a bis), punti i) o ii), lettera b), lettera c), punto i), ii) o iii), lettera d), punto i), ii), iii) o iv), lettera e), lettera e bis), lettera f) o lettera g);

1 ter).

“esposizione verso imprese”, un’esposizione assegnata alle classi di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera c), punto i), ii) o iii);

1 quater).

“esposizione al dettaglio”, un’esposizione assegnata alle classi di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera d), punto i), ii), iii) o iv);

1 quinquies)

“esposizione verso amministrazioni regionali, autorità locali e verso organismi del settore pubblico”, un’esposizione assegnata alle classi di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2), lettera a bis), punto i) o ii);»

;

b)

il punto 2 è sostituito dal seguente:

«2)

“tipo di esposizione”, un gruppo di esposizioni gestite in maniera analoga, che possono essere limitate a un solo soggetto o a un unico sottoinsieme di soggetti all’interno di un gruppo, purché lo stesso tipo di esposizione sia gestito in modo diverso in altri soggetti del gruppo;»

;

c)

i punti 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:

«4)

“soggetto di grandi dimensioni del settore finanziario regolamentato”, un soggetto del settore finanziario che soddisfa tutte le condizioni seguenti:

a)

le attività totali del soggetto o le attività totali della sua impresa madre, laddove il soggetto abbia un’impresa madre, calcolate su base individuale o consolidata sono pari o superiori a 70 miliardi di EUR, utilizzando l’ultimo bilancio o bilancio consolidato sottoposto a revisione contabile per determinare la dimensione delle attività;

b)

il soggetto è tenuto a rispettare requisiti prudenziali, direttamente su base individuale o consolidata, oppure indirettamente come conseguenza del consolidamento prudenziale della sua impresa madre, ai sensi del presente regolamento, del regolamento (UE) 2019/2033, della direttiva 2009/138/CE o di requisiti prudenziali stabiliti per legge in un paese terzo almeno equivalenti a quelli di tali atti dell’Unione;

5)

“soggetto del settore finanziario non regolamentato”, un soggetto del settore finanziario che non soddisfa la condizione di cui al punto 4, lettera b);»

;

d)

è inserito il punto seguente:

«5 bis)

“grande impresa”, qualsiasi impresa avente un fatturato annuo consolidato superiore a 500 milioni di EUR o appartenente a un gruppo il cui fatturato totale annuo per il gruppo consolidato è superiore a 500 milioni di EUR;»

;

e)

sono inseriti i punti seguenti:

«8 bis)

“metodo basato sulla modellizzazione della rettifica della PD/LGD”, una rettifica della LGD o la modellizzazione di una rettifica tanto della PD quanto della LGD dell’esposizione sottostante;

9)

“soglia minima di ponderazione del rischio per il fornitore di protezione”, il fattore di ponderazione del rischio applicabile a un’esposizione diretta comparabile verso il fornitore di protezione;

10)

per un’esposizione alla quale un ente applica il metodo IRB utilizzando stime interne della LGD ai sensi dell’articolo 143, per protezione del credito di tipo personale “riconosciuta” si intende una protezione del credito di tipo personale il cui effetto sul calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio o degli importi delle perdite attese dell’esposizione sottostante è preso in considerazione con uno dei metodi che seguono, conformemente all’articolo 108, paragrafo 3:

a)

metodo basato sulla modellizzazione della rettifica della PD/LGD;

b)

metodo della sostituzione dei parametri di rischio nel quadro del metodo A-IRB, quale definito all’articolo 192, punto 5;

11)

“SA-CCF”, la percentuale applicabile ai sensi del capo 2, in conformità dell’articolo 111, paragrafo 2;

12)

“IRB-CCF”, stime interne del fattore di conversione del credito.»

;

f)

è aggiunto il comma seguente:

«Ai fini del primo comma, punto 5 bis, nell’effettuare la valutazione della soglia del fatturato, gli importi sono indicati come nel bilancio sottoposto a revisione contabile delle imprese o, per le imprese che fanno parte di gruppi consolidati, dei loro gruppi consolidati conformemente al principio contabile applicabile all’impresa madre capogruppo del gruppo consolidato. Le cifre sono basate sugli importi medi calcolati nel corso dei tre anni precedenti o sugli ultimi importi aggiornati ogni tre anni dall’ente.»

;

70)

l’articolo 143 è così modificato:

a)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Il ricorso al metodo IRB, nonché alle stime interne della LGD e dell’IRB-CCF, è soggetto ad autorizzazione preventiva per ciascuna classe di esposizioni, per ciascun sistema di rating nonché per ciascun metodo utilizzato per la stima delle LGD e dei CCF.»

;

b)

al paragrafo 3, primo comma, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:

«a)

modifiche sostanziali dell’ambito di applicazione di un sistema di rating che l’ente è stato autorizzato ad utilizzare;

b)

modifiche sostanziali di un sistema di rating che l’ente è stato autorizzato ad utilizzare.»

;

c)

i paragrafi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:

«4.   Gli enti notificano alle autorità competenti tutte le modifiche dei sistemi di rating.

5.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare le condizioni per la valutazione della rilevanza dell’uso di un sistema di rating esistente per altre esposizioni aggiuntive non già coperte da tale sistema di rating e il carattere sostanziale delle modifiche ai sistemi di rating nel quadro del metodo IRB.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 gennaio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

71)

l’articolo 144 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è così modificato:

i)

la lettera f) è sostituita dalla seguente:

«f)

l’ente ha convalidato ciascun sistema di rating su un periodo adeguato prima dell’autorizzazione ad utilizzare tale sistema di rating, ha valutato durante tale periodo se ciascun sistema di rating è adatto al rispettivo ambito di applicazione e ha apportato a ciascun sistema di rating le modifiche necessarie conseguenti alla sua valutazione;»

;

ii)

la lettera h) è sostituita dalla seguente:

«h)

l’ente ha assegnato e continua ad assegnare ciascuna esposizione nell’ambito di applicazione di un sistema di rating ad una classe o pool di tale sistema di rating.»

;

b)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare la metodologia che le autorità competenti devono seguire nel valutare la conformità di un ente ai requisiti relativi all’uso del metodo IRB.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

72)

l’articolo 147 è così modificato:

a)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Ogni esposizione è classificata in una delle classi di esposizioni seguenti:

a)

esposizioni verso amministrazioni centrali o banche centrali;

a bis)

esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico, da classificare nelle classi di esposizioni seguenti:

i)

esposizioni verso amministrazioni regionali e autorità locali;

ii)

esposizioni verso organismi del settore pubblico;

b)

esposizioni verso enti;

c)

esposizioni verso imprese, da classificare nelle classi di esposizioni seguenti:

i)

imprese generali;

ii)

esposizioni da finanziamenti specializzati;

iii)

crediti verso imprese acquistati;

d)

esposizioni al dettaglio, da classificare nelle classi di esposizioni seguenti:

i)

esposizioni rotative al dettaglio qualificate (“QRRE”);

ii)

esposizioni al dettaglio garantite da immobili residenziali;

iii)

crediti al dettaglio acquistati;

iv)

altre esposizioni al dettaglio;

e)

esposizioni in strumenti di capitale;

e bis)

esposizioni sotto forma di quote o di azioni di OIC;

f)

elementi che rappresentano posizioni verso la cartolarizzazione;

g)

altre attività diverse dai crediti.»

;

b)

al paragrafo 3, la lettera a) è soppressa;

c)

è inserito il paragrafo seguente:

«3 bis.   In deroga al paragrafo 2 del presente articolo, le esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico sono classificate nella classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera a), del presente articolo, se tali esposizioni sono trattate come esposizioni verso amministrazioni centrali conformemente all’articolo 115 o 116.»

;

d)

al paragrafo 4, le lettere a) e b) sono soppresse;

e)

il paragrafo 5 è così modificato:

i)

alla lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii)

esposizioni verso una PMI, a condizione che l’importo totale dovuto all’ente o alle imprese madri e alle sue filiazioni dal cliente o gruppo di clienti connessi debitore, comprese le eventuali esposizioni in stato di default, ma escluse le esposizioni garantite da immobili residenziali fino al valore dell’immobile, secondo le informazioni in possesso dell’ente, il quale adotta tutte le misure ragionevoli per verificare l’importo di tale esposizione, superi 1 milione di EUR;

iii)

le esposizioni garantite da immobili residenziali, compresi i privilegi di primo rango e successivi, i prestiti a termine, le linee di credito home equity rotative e le esposizioni di cui all’articolo 108, paragrafi 4 e 5, indipendentemente dall’entità dell’esposizione, a condizione che l’esposizione rientri in una delle tipologie seguenti:

1)

un’esposizione verso una persona fisica;

2)

un’esposizione verso associazioni o cooperative di persone fisiche disciplinate dal diritto nazionale ed esistenti al solo fine di concedere ai propri soci l’uso di una residenza primaria nell’immobile oggetto del prestito;»

;

ii)

la lettera c) è sostituita dalla seguente:

«c)

le esposizioni non sono gestite semplicemente su base individuale come esposizioni rientranti nelle classi di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera c), punto i), ii) o iii);»

;

iii)

sono aggiunti i commi seguenti:

«Le esposizioni che soddisfano tutte le condizioni di cui al primo comma, lettera a), punto iii), e alle lettere b), c) e d), del presente paragrafo, sono classificate nella classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera d), punto ii).

In deroga al terzo comma del presente paragrafo, le autorità competenti possono escludere dalla classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera d), punto ii), i prestiti a favore di persone fisiche che hanno ipotecato più di quattro immobili o unità abitative, compresi i prestiti a favore di persone fisiche di cui all’articolo 108, paragrafo 4, e attribuire tali prestiti a una delle classi di cui al paragrafo 2, lettera c), punto i), ii) o iii).»

;

f)

è inserito il paragrafo seguente:

«5 bis.   Alla classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera d), punto i), sono assegnate le esposizioni al dettaglio appartenenti a un tipo di esposizione che soddisfa tutte le condizioni seguenti:

a)

le esposizioni afferenti a tale tipo di esposizione sono verso una o più persone fisiche;

b)

le esposizioni afferenti a tale tipo di esposizione sono rotative, non assistite da garanzia e, nella misura in cui non sono utilizzate immediatamente e incondizionatamente, revocabili dall’ente;

c)

l’esposizione massima di tale tipo di esposizione verso un’unica persona fisica è al massimo pari a 100 000 EUR;

d)

tale tipo di esposizione ha presentato una bassa volatilità dei tassi di perdita, rispetto al livello medio di tali tassi, in particolare all’interno delle fasce basse di PD;

e)

il trattamento delle esposizioni classificate in tale tipo di esposizioni in quanto esposizioni rotative al dettaglio qualificate è coerente con le caratteristiche di rischio sottostanti di tale tipo di esposizione.

In deroga al primo comma, lettera b), per le linee di credito garantite connesse a un conto sul quale è accreditato lo stipendio non si applica il requisito che l’esposizione non sia assistita da garanzia. In tal caso gli importi recuperati dalla garanzia non sono presi in considerazione nelle stime della LGD.

Gli enti individuano all’interno della classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera d), punto i), le esposizioni transattive (“QRRE transattive”) e le esposizioni che non sono transattive (“QRRE rotative”). In particolare le QRRE con una storia in materia di rimborso inferiore a 12 mesi sono classificate come QRRE rotative.»

;

g)

i paragrafi 6 e 7 sono sostituiti dai seguenti:

«6.   Fatto salvo il caso in cui siano assegnate alla classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera e bis) del presente articolo, le esposizioni di cui all’articolo 133, paragrafo 1, sono classificate nella classe delle esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera e), del presente articolo.

7.   Tutte le obbligazioni creditizie non classificate nelle classi di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera a), lettera a bis, punto i) o ii), lettera b), lettera d), punto i), ii), iii) o iv), lettera e), e bis) o f), sono classificate in una delle classi di esposizioni di cui alla lettera c), punto i), ii) o iii) di tale paragrafo.»

;

h)

al paragrafo 8, è aggiunto il comma seguente:

«Tali esposizioni sono classificate nella classe di esposizioni di cui al paragrafo 2, lettera c), punto ii), e sono classificate come segue: “finanziamento di progetti (PF)”, “finanziamento di attività materiali a destinazione specifica (OF)”, “finanziamento su merci (CF)” e “immobili produttori di reddito (IPRE)” »;

i)

sono aggiunti i paragrafi seguenti:

«11.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

la classificazione come finanziamento di progetti, finanziamento di attività materiali a destinazione specifica e finanziamento su merci, coerentemente con le definizioni di cui al capo 2;

b)

la determinazione della categoria IPRE, in particolare specificando quali esposizioni ADC ed esposizioni garantite da beni immobili possono o devono essere classificate come IPRE.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2026.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

12.   L’ABE elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare ulteriormente le condizioni e i criteri per la classificazione delle esposizioni nelle classi di cui al paragrafo 2 e, se necessario, per specificare ulteriormente tali classi di esposizioni.

L’ABE presenta detti progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 luglio 2027.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.»

;

73)

l’articolo 148 è così modificato:

a)

i paragrafi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

«1.   Un ente autorizzato ad applicare il metodo IRB a norma dell’articolo 107, paragrafo 1, attua, insieme a qualsiasi impresa madre e alle sue filiazioni, tale metodo per almeno una delle classi di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera a), lettera a bis), punto i) o ii), lettera b), lettera c), punto i), ii) o iii), lettera d), punto i), ii), iii) o iv),o lettera g). Quando un ente ha attuato il metodo IRB per un determinato tipo di esposizione rientrante in una classe di esposizioni, lo fa per tutte le esposizioni rientranti in tale classe di esposizioni, fatto salvo il caso in cui abbia ricevuto l’autorizzazione dell’autorità competente a utilizzare il metodo standardizzato in modo permanente conformemente all’articolo 150.

Previa autorizzazione delle autorità competenti, l’attuazione del metodo IRB può avvenire in maniera sequenziale per i diversi tipi di esposizioni rientranti in una determinata classe di esposizioni e all’interno della stessa unità operativa, e per diverse unità operative dello stesso gruppo, oppure per l’uso di stime interne della LGD o per l’uso delle IRB-CCF.

2.   Le autorità competenti stabiliscono il periodo durante il quale un ente, un’impresa madre e le sue filiazioni sono tenuti ad attuare il metodo IRB per tutte le esposizioni rientranti in una determinata classe di esposizioni e in diversi tipi di esposizioni rientranti nella stessa unità operativa, in diverse unità operative del medesimo gruppo o per l’uso di stime interne della LGD o l’uso delle IRB-CCF. Tale periodo è ritenuto adeguato dalle autorità competenti sulla base della natura e della dimensione delle attività dell’ente interessato o dell’impresa madre e delle sue filiazioni, nonché del numero e della natura dei sistemi di rating da attuare.

3.   Gli enti applicano il metodo IRB secondo le condizioni fissate dalle autorità competenti. L’autorità competente stabilisce tali condizioni in modo tale da assicurare che la flessibilità prevista al paragrafo 1 non sia utilizzata selettivamente allo scopo di ridurre i requisiti in materia di fondi propri per quanto riguarda i tipi di esposizioni e le unità operative che devono ancora essere inclusi nel metodo IRB o nell’uso di stime interne della LGD o nell’uso delle IRB-CCF.»

;

b)

i paragrafi 4, 5 e 6 sono soppressi;

74)

all’articolo 149, paragrafo 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a)

l’ente ha dimostrato alle autorità competenti che l’uso del metodo standardizzato non è finalizzato a praticare un arbitraggio regolamentare, anche riducendo indebitamente i requisiti di fondi propri dell’ente, ma che esso è necessario sulla base della natura e della complessità delle esposizioni totali di quel tipo dell’ente e che non avrebbe un impatto negativo rilevante sulla solvibilità dell’ente o sulla sua capacità di gestire efficacemente il rischio;»

;

75)

l’articolo 150 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Gli enti applicano il metodo standardizzato per tutte le esposizioni seguenti:

a)

esposizioni classificate nella classe delle esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera e);

b)

esposizioni classificate in classi di esposizioni o appartenenti a tipi di esposizione all’interno di una classe di esposizioni, per le quali gli enti non hanno ricevuto l’autorizzazione preventiva delle autorità competenti a utilizzare il metodo IRB per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese.

Un ente autorizzato a utilizzare il metodo IRB per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e degli importi delle perdite attese per una determinata classe di esposizioni può, previa autorizzazione dell’autorità competente, applicare il metodo standardizzato per taluni tipi di esposizioni rientranti in tale classe di esposizioni, comprese esposizioni di succursali estere e diversi gruppi di prodotti, laddove tali tipi di esposizioni sono irrilevanti in termini di dimensione e profilo di rischio percepito.»

;

b)

è inserito il paragrafo seguente:

«1 bis.   Oltre alle esposizioni di cui al paragrafo 1, secondo comma, un ente può, previa autorizzazione dell’autorità competente, applicare il metodo standardizzato per le esposizioni seguenti quando il metodo IRB è applicato ad altri tipi di esposizioni nell’ambito della stessa classe di esposizioni:

a)

per le esposizioni verso le amministrazioni centrali e le banche centrali degli Stati membri e verso le relative amministrazioni regionali, le autorità locali e gli organismi del settore pubblico, purché:

i)

non vi sia alcuna differenza di rischio tra le esposizioni verso l’amministrazione centrale o la banca centrale e le altre esposizioni in ragione di specifici assetti pubblici; e

ii)

alle esposizioni verso le amministrazioni centrali e le banche centrali si attribuisca un fattore di ponderazione del rischio dello 0 % ai sensi dell’articolo 114, paragrafo 2 o 4;

b)

esposizioni di un ente verso una controparte che sia sua impresa madre, sua filiazione o una filiazione della sua impresa madre, purché la controparte sia un ente o una società di partecipazione finanziaria, una società di partecipazione finanziaria mista, un ente finanziario, una società di gestione del risparmio o un’impresa strumentale soggetta ad opportuni requisiti prudenziali, oppure un’impresa legata da una relazione ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 7, della direttiva 2013/34/UE;

c)

esposizioni tra enti che soddisfano i requisiti di cui all’articolo 113, paragrafo 7.

Un ente al quale è consentito utilizzare il metodo IRB per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio soltanto per alcuni tipi di esposizione rientranti in una classe di esposizioni applica il metodo standardizzato per i restanti tipi di esposizioni all’interno di tale classe di esposizioni.

Oltre alle esposizioni di cui al paragrafo 1, secondo comma, del presente articolo, e al presente paragrafo, un ente può applicare il metodo standardizzato per le esposizioni verso chiese e comunità religiose che soddisfano i requisiti di cui all’articolo 115, paragrafo 3.»

;

c)

il paragrafo 2 è soppresso;

d)

è inserito il paragrafo seguente:

«2 bis.   Entro il 10 luglio 2028, l’ABE emana orientamenti, conformemente all’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, per specificare cosa costituisca tipi di esposizioni irrilevanti in termini di dimensioni e di profilo di rischio percepito.»

;

e)

i paragrafi3 e 4 sono soppressi;

76)

l’articolo 151 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio relativi al rischio di credito delle esposizioni incluse in una delle classi di esposizione di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera a) lettera a bis), punto i) o ii), lettera b), lettera c), punto i), ii) o iii), lettera d), punto i), ii), iii) o iv) o lettera g), sono calcolati conformemente alla sottosezione 2, a meno che tali esposizioni non siano dedotte dai fondi propri o non siano soggette al trattamento di cui all’articolo 72 sexies, paragrafo 5, primo comma.»

;

b)

il paragrafo 4 è soppresso;

c)

i paragrafi 7, 8 e 9 sono sostituiti dai seguenti:

«7.   Per le esposizioni al dettaglio, gli enti forniscono stime interne della LGD e, ove applicabile ai sensi dell’articolo 166, paragrafi 8 e 8 ter, dell’IRB-CCF in conformità dell’articolo 143 e della sezione 6. Gli enti utilizzano le SA-CCF laddove l’articolo 166, paragrafi 8 e 8 ter, non consenta l’uso delle IRB-CCF.

8.   Gli enti applicano i valori della LGD di cui all’articolo 161, paragrafo 1, e le SA-CCF conformemente all’articolo 166, paragrafi 8, 8 bis e 8 ter, per le esposizioni seguenti:

a)

esposizioni classificate nella classe delle esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera b);

b)

esposizioni verso soggetti del settore finanziario diverse da quelle di cui alla lettera a) del presente comma;

c)

esposizioni verso grandi imprese non classificate nella classe di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera c), punto ii).

Per le esposizioni appartenenti alle classi di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera a), lettera a bis), punto i) o ii), o lettera c), punti i), ii) o iii), ad eccezione delle esposizioni di cui al primo comma del presente paragrafo, gli enti applicano i valori della LGD fissati all’articolo 161, paragrafo 1, e le SA-CCF ai sensi dell’articolo 166, paragrafi 8, 8 bis e 8 ter, fatto salvo il caso in cui siano stati autorizzati a utilizzare stime interne della LGD e dell’IRB-CCF per tali esposizioni ai sensi del paragrafo 9 del presente articolo.

9.   Per le esposizioni di cui al paragrafo 8, secondo comma, del presente articolo, l’autorità competente consente agli enti di utilizzare stime interne della LGD e, ove applicabile ai sensi dell’articolo 166, paragrafi 8 e 8 ter, dell’IRB-CCF in conformità dell’articolo 143 e della sezione 6.»

;

d)

è aggiunto il paragrafo seguente:

«11.   Per le esposizioni sotto forma di azioni o quote di OIC appartenenti alla classe di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera e bis), gli enti applicano il trattamento di cui all’articolo 152, a meno che tali esposizioni non siano dedotte dai fondi propri o non siano soggette al trattamento di cui all’articolo 72 sexies, paragrafo 5, primo comma.»

;

77)

l’articolo 152 è così modificato:

a)

al paragrafo 3, il primo comma è sostituito dal seguente:

«In deroga all’articolo 92, paragrafo 4, lettera e), gli enti che calcolano l’importo ponderato per il rischio delle esposizioni di un OIC in conformità del paragrafo 1 o 2 del presente articolo possono calcolare il requisito di fondi propri per il rischio di aggiustamento della valutazione del credito delle esposizioni in strumenti derivati di tale OIC quale importo pari al 50 % del requisito di fondi propri per tali esposizioni in strumenti derivati calcolato conformemente al capo 6, sezione 3, 4 o 5, del presente titolo, a seconda dei casi.»

;

b)

il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4.   Gli enti che applicano il metodo look-through conformemente ai paragrafi 2 e 3 del presente articolo e che non utilizzano i metodi di cui al presente capo o al capo 5, a seconda dei casi, per la totalità o parte delle esposizioni sottostanti dell’OIC, calcolano gli importi delle esposizioni ponderati per il rischio e gli importi delle perdite attese per tutte o per tali parti delle esposizioni sottostanti conformemente ai principi seguenti:

a)

per le esposizioni sottostanti che sarebbero classificate nella classe di esposizioni di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera e), gli enti applicano il metodo standardizzato di cui al capo 2;

b)

per le esposizioni assegnate a elementi che rappresentano posizioni verso la cartolarizzazione di cui all’articolo 147, paragrafo 2, lettera f), gli enti applicano il trattamento di cui all’articolo 254 come se fossero detenute direttamente da tali enti;

c)

per tutte le altre esposizioni sottostanti, gli enti applicano il metodo standardizzato di cui al capo 2.»

;

78)

l’articolo 153 è così modificato:

a)

il titolo è sostituito dal seguente:

«Importi ponderati per il rischio delle esposizioni verso amministrazioni centrali e banche centrali, delle esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico, delle esposizioni verso enti e delle esposizioni verso imprese»

;

b)

il paragrafo 1 è così modificato:

i)

la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Ferma restando l’applicazione dei trattamenti specifici di cui ai paragrafi 2 e 4, gli importi ponderati per il rischio delle esposizioni verso amministrazioni centrali e banche centrali, delle esposizioni verso amministrazioni regionali, autorità locali e organismi del settore pubblico, delle esposizioni verso enti e delle esposizioni verso imprese sono calcolati secondo le formule seguenti:»

;

ii)

il punto iii) è sostituito dal seguente:

«iii)

se 0 < PD < 1, allora: