ISSN 1977-0707

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 272

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

59° anno
7 ottobre 2016


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

ACCORDI INTERNAZIONALI

 

*

Avviso concernente l'applicazione provvisoria dell'accordo di partenariato economico interinale tra la Costa d'Avorio, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra

1

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento (UE) 2016/1776 della Commissione, del 6 ottobre 2016, che modifica l'allegato II del regolamento (CE) n. 1333/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'impiego di sucralosio (E 955) come esaltatore di sapidità in gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli ( 1 )

2

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1777 della Commissione, del 6 ottobre 2016, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lamiera pesante di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Repubblica popolare cinese

5

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1778 della Commissione, del 6 ottobre 2016, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Repubblica popolare cinese

33

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1779 della Commissione, del 6 ottobre 2016, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

70

 

 

DECISIONI

 

*

Decisione (UE) 2016/1780 del Consiglio, del 29 settembre 2016, che stabilisce la posizione che dev'essere adottata a nome dell'Unione europea in sede di comitato misto istituito ai sensi dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti sull'adozione degli orientamenti comuni per l'attuazione di tale accordo

72

 

*

Decisione di esecuzione (UE) 2016/1781 della Commissione, del 5 ottobre 2016, che modifica l'allegato II della decisione 2007/777/CE per quanto riguarda l'inserimento di una voce relativa a Saint Pierre e Miquelon nell'elenco di paesi terzi o di parti di paesi terzi da cui è autorizzata l'introduzione nell'Unione di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati [notificata con il numero C(2016) 6287]  ( 1 )

88

 

*

Decisione di esecuzione (UE) 2016/1782 della Commissione, del 5 ottobre 2016, che modifica la decisione 2008/185/CE per quanto riguarda l'inclusione della Lituania nell'elenco degli Stati membri in cui si applica un programma nazionale approvato di controllo per la malattia di Aujeszky e che aggiorna l'elenco degli istituti nazionali dell'allegato III [notificata con il numero C(2016) 6288]  ( 1 )

90

 

 

Rettifiche

 

*

Rettifica del regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE ( GU L 257 del 28.8.2014 )

96

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

ACCORDI INTERNAZIONALI

7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/1


Avviso concernente l'applicazione provvisoria dell'accordo di partenariato economico interinale tra la Costa d'Avorio, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra

L'Unione europea e la Repubblica della Costa d'Avorio hanno notificato l'espletamento delle procedure necessarie per l'applicazione provvisoria dell'accordo di partenariato economico interinale tra la Costa d'Avorio, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra (1), in conformità dell'articolo 75 di detto accordo. Pertanto, l'accordo si applica in via provvisoria a decorrere dal 3 settembre 2016 tra l'Unione europea e la Repubblica della Costa d'Avorio.

In attesa dell'applicazione del nuovo regime comune reciproco previsto all'articolo 14, paragrafo 2, dell'accordo, le parti hanno convenuto di applicare le disposizioni di cui all'allegato II del regolamento (UE) 2016/1076 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relative alla definizione della nozione di prodotti originari e metodi di cooperazione amministrativa.


(1)  GU L 59 del 3.3.2009, pag. 1.


REGOLAMENTI

7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/2


REGOLAMENTO (UE) 2016/1776 DELLA COMMISSIONE

del 6 ottobre 2016

che modifica l'allegato II del regolamento (CE) n. 1333/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'impiego di sucralosio (E 955) come esaltatore di sapidità in gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1333/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo agli additivi alimentari (1), in particolare l'articolo 10, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

L'allegato II del regolamento (CE) n. 1333/2008 contiene un elenco UE degli additivi autorizzati negli alimenti e le condizioni del loro uso.

(2)

Tale elenco può essere aggiornato conformemente alla procedura uniforme di cui all'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1331/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (2), che può essere avviata su iniziativa della Commissione o a seguito di una domanda.

(3)

Il 19 gennaio 2015 è stata presentata una domanda di autorizzazione all'uso di sucralosio (E 955) come esaltatore di sapidità in gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli. La domanda è stata successivamente resa accessibile agli Stati membri, conformemente all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1331/2008.

(4)

Il comitato scientifico dell'alimentazione umana (SCF) dell'Unione europea ha valutato il sucralosio nel 2000 e ha stabilito che la dose giornaliera ammissibile (DGA) è pari a 15 mg/kg di peso corporeo al giorno (3).

(5)

L'uso di sucralosio (E 955) come esaltatore di sapidità in gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli aumenta l'intensità complessiva del gusto delle gomme da masticare (chewing-gum) e conserva tale intensità durante la masticazione per un periodo di tempo più lungo rispetto ad altre formulazioni di additivi alimentari. La maggiore intensità dell'aroma e la sua persistenza durante la masticazione aumentano la soddisfazione del consumatore.

(6)

L'autorizzazione all'uso di sucralosio in quantità pari a 1 200 mg/kg nelle gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli determinerebbe un'assunzione di E955 entro i seguenti limiti: tra 0 e 0,1 % della DGA in caso di consumo medio e tra lo 0 e 4,3 % della DGA in caso di consumo elevato. Ciò comporta un aumento dell'esposizione trascurabile per il consumatore e non costituisce pertanto un rischio per la sicurezza.

(7)

A norma dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1331/2008, per aggiornare l'elenco UE degli additivi alimentari di cui all'allegato II del regolamento (CE) n. 1333/2008 la Commissione non è tenuta a chiedere il parere dell'Autorità europea («l'Autorità») per la sicurezza alimentare quando gli aggiornamenti in questione non hanno un potenziale effetto sulla salute umana. Poiché l'autorizzazione all'uso di sucralosio (E 955) come esaltatore di sapidità in gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli costituisce un aggiornamento di tale elenco che non comporta effetti sulla salute umana, non è necessario chiedere il parere dell'Autorità.

(8)

È pertanto opportuno autorizzare l'uso di sucralosio (E 955) come esaltatore di sapidità fino a un livello massimo di 1 200 mg/kg nelle gomme da masticare (chewing-gum) con zuccheri aggiunti o polioli (sottocategoria alimentare 5.3).

(9)

È pertanto opportuno modificare di conseguenza l'allegato II del regolamento (CE) n. 1333/2008.

(10)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

L'allegato II del regolamento (CE) n. 1333/2008 è modificato conformemente all'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 ottobre 2016

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 354 del 31.12.2008, pag. 16.

(2)  Regolamento (CE) n. 1331/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, che istituisce una procedura uniforme di autorizzazione per gli additivi, gli enzimi e gli aromi alimentari (GU L 354 del 31.12.2008, pag. 1).

(3)  Parere del comitato scientifico dell'alimentazione umana sul sucralosio (adottato dal comitato scientifico dell'alimentazione umana il 7 settembre 2000), disponibile online all'indirizzo: http://ec.europa.eu/food/fs/sc/scf/out68_en.pdf


ALLEGATO

L'allegato II, parte E, del regolamento (CE) n. 1333/2008 è così modificato:

1.

La categoria di alimenti 5.3 «Gomme da masticare (chewing-gum)» è modificata come segue:

a)

dopo la voce E 951 è inserita la seguente voce:

 

«E 955

Sucralosio

1 200

(12)

Solo con zuccheri aggiunti o polioli, come esaltatore di sapidità»

b)

La nota a piè di pagina (12) è così modificata:

«(12)

Se E 950, E 951, E 955, E 957, E 959 e E 961 sono utilizzati in combinazione nelle gomme da masticare, il livello massimo di ogni sostanza è ridotto proporzionalmente.»


7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/5


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/1777 DELLA COMMISSIONE

del 6 ottobre 2016

che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di lamiera pesante di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Repubblica popolare cinese

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea (1), in particolare l'articolo 7,

dopo aver consultato gli Stati membri,

considerando quanto segue:

1.   PROCEDIMENTO

1.1.   Apertura

(1)

In data 13 febbraio 2016, la Commissione europea («la Commissione») ha avviato, fondandosi sull'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1225/2009 (2) del Consiglio («il regolamento di base»), un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni nell'Unione europea («l'Unione») di prodotti piatti di acciaio legato o non legato (acciaio inossidabile, acciaio al silicio detto «magnetico», acciaio per utensili e acciaio rapido esclusi), laminati a caldo, non placcati né rivestiti, non arrotolati, di spessore superiore a 10 mm e di larghezza minima di 600 mm oppure di spessore compreso tra 4,75 mm e 10 mm e di larghezza pari o superiore a 2 050 mm («lamiera pesante»), originari della Repubblica popolare cinese («RPC»).

(2)

La Commissione ha pubblicato un avviso di apertura nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea  (3) («l'avviso di apertura»).

(3)

La Commissione ha avviato l'inchiesta su denuncia, presentata il 4 gennaio 2016, dalla European Steel Association («Eurofer» o «il denunciante») per conto di produttori che rappresentano oltre il 25 % della produzione totale dell'Unione di lamiera pesante.

(4)

La denuncia conteneva elementi di prova dell'esistenza di dumping e del conseguente notevole pregiudizio, sufficienti per giustificare l'apertura dell'inchiesta.

1.2.   Registrazione

(5)

Su richiesta del denunciante, suffragata dai necessari elementi di prova, la Commissione ha pubblicato, in data 10 agosto 2016, il regolamento di esecuzione (UE) 2016/1357 (4) che imponeva la registrazione a partire dall'11 agosto 2016 delle importazioni di lamiera pesante originaria della RPC («il regolamento sulla registrazione»).

1.3.   Parti interessate

(6)

Nell'avviso di apertura, la Commissione invitava le parti interessate a manifestarsi al fine di partecipare all'inchiesta. La Commissione inoltre informava espressamente dell'avvio dell'inchiesta il denunciante, altri produttori noti dell'Unione, i produttori esportatori noti, le autorità cinesi, gli importatori, i fornitori e gli utilizzatori noti nonché gli operatori commerciali e le associazioni notoriamente interessate, invitandoli a partecipare.

(7)

Le parti interessate hanno avuto la possibilità di presentare per iscritto le proprie osservazioni sull'apertura dell'inchiesta e di chiedere un'audizione alla Commissione e/o al consigliere auditore per i procedimenti in materia commerciale.

(8)

La Commissione informava inoltre vari produttori in Australia, Brasile, Canada, India, Giappone, Repubblica di Corea, Malaysia, Messico, Russia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Ucraina e Stati Uniti d'America dell'apertura dell'inchiesta, invitandoli a partecipare.

(9)

Nell'avviso di apertura, la Commissione informava le parti interessate di voler ricorrere agli Stati Uniti d'America come paese terzo a economia di mercato («paese di riferimento»), ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base.

(10)

Le parti interessate hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni sull'opportunità della scelta del paese di riferimento e di chiedere un'audizione alla Commissione e/o al consigliere auditore per i procedimenti in materia commerciale.

1.4.   Campionamento

(11)

Nell'avviso di apertura, la Commissione indicava che avrebbe potuto ricorrere al campionamento di produttori esportatori, di produttori dell'Unione e di importatori indipendenti nell'Unione, in conformità all'articolo 17 del regolamento di base.

1.4.1.   Campionamento dei produttori dell'Unione

(12)

Nell'avviso di apertura, la Commissione comunicava di aver selezionato in via provvisoria un campione di produttori dell'Unione. La Commissione aveva scelto il campione in base ai volumi massimi rappresentativi delle vendite del prodotto simile nel periodo dell'inchiesta pur garantendone la distribuzione geografica.

(13)

Il campione provvisorio era composto da tre produttori dell'Unione ubicati in tre diversi Stati membri e rappresentava più del 26 % delle vendite complessive di lamiera pesante dei produttori dell'Unione rispondenti all'esame della rappresentatività. La Commissione ha invitato le parti interessate a esprimere osservazioni sul campione provvisorio.

(14)

Il denunciante e la stessa società inclusa nel campione hanno sostenuto che fosse inopportuno includere nel campione Metinvest Trametal SpA («Trametal») poiché tale società non sarebbe tanto un'acciaieria integrata quanto un semplice impianto di rilaminazione di lastre acquistate da una società collegata in Ucraina e non sarebbe pertanto rappresentativo dell'industria dell'Unione.

(15)

L'industria dell'Unione è costituita da acciaierie integrate e da laminatoi e tra i denuncianti si trovano entrambi questi tipi di produttori dell'Unione. Le lamiere pesanti prodotte dall'industria dell'Unione sono tuttavia per lo più prodotte da acciaierie integrate.

(16)

La Commissione ha inoltre accertato che Trametal ottiene le lastre, il principale prodotto di partenza che rappresenta di solito il 70 % circa dei costi totali, dalla società collegata in Ucraina. In particolare, gli indicatori riguardanti costi e redditività sono perciò direttamente influenzati da tale relazione e su di essi si riflettono anche i risultati e la particolare situazione della società ucraina che fornisce le lastre.

(17)

La Commissione osserva però che la situazione di entrambi i tipi di produttori dell'Unione — acciaierie integrate e impianti di rilaminazione — viene fedelmente rispecchiata dagli indicatori macroeconomici descritti nei considerando da 105 a 124.

(18)

Ma, per i motivi di cui ai considerando da 14 a 16, la Commissione ritiene, in via provvisoria, che la particolare situazione di Trametal non sia rappresentativa dell'industria dell'Unione e che gli indicatori microeconomici descritti nei considerando da 125 a 138 non ne debbano essere influenzati.

(19)

La Commissione ha ritenuto fondata tale osservazione e, dopo aver esaminato le informazioni preliminari sul pregiudizio disponibili, ha sostituito nel campione Trametal con Ilsenburger Grobblech GmbH, il secondo maggior produttore dell'Unione in ordine di volumi di vendite nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta, quale definito nel considerando 28.

(20)

In data 7 marzo 2016, la Commissione ha diffuso alle parti interessate una nota in cui spiegava i motivi in base ai quali aveva modificato il campione ed elencava le società incluse nel campione modificato. Nessuna parte interessata ha fatto osservazioni sul campione finale.

1.4.2.   Campionamento degli importatori

(21)

La Commissione ha chiesto agli importatori indipendenti di fornire le informazioni specificate nell'avviso di apertura, per poter decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, per scegliere il campione.

(22)

Sei importatori hanno fornito le informazioni richieste e hanno accettato di essere inclusi nel campione. Tre di essi sono stati inclusi nel campione.

1.4.3.   Campionamento dei produttori esportatori della RPC

(23)

Per decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, per scegliere il campione, la Commissione ha invitato tutti i produttori esportatori della RPC a fornire le informazioni specificate nell'avviso di apertura. Essa ha chiesto inoltre alla missione della Repubblica popolare cinese presso l'Unione europea di individuare e/o contattare produttori esportatori che potessero essere interessati a partecipare all'inchiesta.

(24)

14 produttori esportatori della RPC hanno fornito le informazioni richieste e hanno accettato di essere inseriti nel campione. In conformità all'articolo 17, paragrafo 1, del regolamento di base, la Commissione ha selezionato un campione di tre società basandosi sul massimo volume rappresentativo delle esportazioni nell'Unione che potesse ragionevolmente essere esaminato nel tempo a disposizione. In conformità all'articolo 17, paragrafo 2, del regolamento di base, riguardo alla scelta del campione sono stati consultati tutti i produttori esportatori noti interessati e le autorità della RPC. Non essendo pervenute osservazioni, il campione è stato confermato.

1.5.   Esame individuale

(25)

Sette produttori esportatori della RPC hanno espresso l'intenzione di chiedere l'esame individuale di cui all'articolo 17, paragrafo 3, del regolamento di base. Nessuno di essi ha però risposto al questionario e quindi non hanno potuto essere presi in considerazione per l'esame individuale.

1.6.   Risposte al questionario

(26)

La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Sono pervenute risposte al questionario da tre produttori dell'Unione, da sei importatori indipendenti, da dieci utilizzatori, da un gruppo di centri di servizi siderurgici, da tre produttori esportatori della RPC inclusi nel campione e da due produttori di diversi paesi di riferimento.

1.7.   Visite di verifica

(27)

La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione provvisoria del dumping, del conseguente pregiudizio e dell'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica ai sensi dell'articolo 16 del regolamento di base presso le sedi delle seguenti parti:

associazione:

Eurofer, Bruxelles, Belgio

produttori dell'Unione:

Aktiengesellschaft der Dillinger Hüttenwerke, Dillingen, Germania,

Ilsenburger Grobblech GmbH, Ilsenburg, Germania,

Tata Steel UK Ltd (5), Scunthorpe, Regno Unito.

Produttori esportatori della RPC

Nanjing Iron and Steel Co., Ltd.,

Minmetals Yingkou Medium Plate Co., Ltd,

Wuyang Iron and Steel Co., Ltd e Wuyang New Heavy & Wide Steel Plate Co., Ltd.

Produttore del paese di riferimento

Bluescope Steel Australia, Port Kembla, Australia.

1.8.   Periodo dell'inchiesta e periodo in esame

(28)

L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2015 e il 31 dicembre 2015 («il periodo dell'inchiesta» o «PI»).

(29)

L'esame delle tendenze rilevanti per la valutazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2012 e la fine del periodo dell'inchiesta («il periodo in esame»).

2.   PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE

2.1.   Prodotto in esame

(30)

Il prodotto in esame è costituito da prodotti piatti di acciaio legato o non legato (acciaio inossidabile, acciaio al silicio detto magnetico, acciaio per utensili e acciaio rapido esclusi), laminati a caldo, non placcati né rivestiti, non arrotolati, di spessore superiore a 10 mm e di larghezza minima di 600 mm oppure di spessore compreso tra 4,75 mm e 10 mm e di larghezza pari o superiore a 2 050 mm che rientrano attualmente nei codici NC ex 7208 51 20, ex 7208 51 91, ex 7208 51 98, ex 7208 52 91, ex 7208 90 20, ex 7208 90 80, 7225 40 40, ex 7225 40 60 ed ex 7225 99 00 («lamiera pesante») originari della RPC.

(31)

La lamiera pesante viene utilizzata per fabbricare attrezzature destinate all'industria edile, mineraria e forestale; recipienti a pressione; oleodotti e gasdotti; costruzioni navali, ponti e materiali per l'edilizia.

2.2.   Prodotto simile

(32)

Dall'inchiesta è emerso che i seguenti prodotti hanno le stesse caratteristiche fisiche di base e sono destinati agli stessi impieghi fondamentali:

a)

il prodotto in esame;

b)

il prodotto fabbricato e venduto sul mercato interno dell'Australia;

c)

il prodotto fabbricato e venduto nell'Unione dall'industria dell'Unione.

(33)

La Commissione ha quindi provvisoriamente deciso che detti prodotti sono prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.

2.3.   Contestazioni riguardanti la definizione del prodotto

(34)

Una parte interessata ha sostenuto che alla gamma del prodotto era stata data una definizione troppo estensiva. Essa sosteneva in particolare che la gamma del prodotto avrebbe dovuto comprendere solo le cosiddette «lamiere pesanti indifferenziate» ed escludere le cosiddette «lamiere pesanti speciali». Per suffragare la sua affermazione, essa adduceva soprattutto due argomenti:

(35)

innanzitutto, il fatto che le informazioni fornite nella denuncia riguardassero principalmente le «lastre pesanti indifferenziate» che costituiscono la maggior parte delle esportazioni dalla RPC; in secondo luogo, il fatto che la gamma del prodotto fosse più ampia della definizione di prodotto simile di cui all'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.

(36)

La Commissione osserva in proposito che all'atto della denuncia è sufficiente limitarsi a fornire elementi che provino in misura sufficiente il dumping, il pregiudizio e il nesso di causalità. In tale fase, non è pertanto necessario fornire informazioni sull'intera gamma dei prodotti. Limitare l'analisi ai gradi di prodotto più comunemente venduti ed esportati non significa che la definizione del prodotto debba limitarsi ad essi.

(37)

In secondo luogo, l'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base stabilisce che il prodotto simile deve essere identico o molto somigliante al prodotto in esame. Ma ciò non si riferisce alla definizione del prodotto in esame in quanto tale. I vari tipi di prodotto in esame devono limitarsi a condividere le stesse caratteristiche di base, come infatti è nel caso descritto al considerando 32.

(38)

I parametri che concorrerebbero a distinguere le «lastre pesanti speciali» dalle lastre pesanti indifferenziate sono la composizione chimica, la composizione meccanico-tecnologica, le condizioni di consegna, lo spessore nonché la certificazione e l'ispezione a fini di costruzione navale.

(39)

Eccettuato lo spessore, nessuno di questi parametri riguarda le caratteristiche di base del prodotto. La parte interessata sostiene che tutti i prodotti di spessore > 50,8 mm dovrebbero essere esclusi dalla definizione del prodotto. A sostegno di questo criterio dello spessore come limite, l'unico argomento addotto dalla parte è che la denuncia avrebbe considerato solo le lamiere pesanti di spessore < 50,8 mm, poiché gli elementi di prova prima facie presentati in un allegato alla denuncia, relativo al calcolo del dumping, si limitavano a tali prodotti.

(40)

È comunque chiaro che nella denuncia la definizione del prodotto riguarda anche i prodotti di spessore > 50,8 mm, dato che la definizione del prodotto non prevede limiti massimi di spessore. Come già detto, il semplice fatto che gli elementi di prova prima facie del dumping riguardino solo la maggior parte dei tipi di prodotto esportati non significa che la definizione del prodotto si limiti a tali tipi.

(41)

La Commissione conclude pertanto in via provvisoria di lasciare invariata la definizione del prodotto.

3.   DUMPING

3.1.   Valore normale

3.1.1.   Trattamento riservato alle società operanti in condizioni di economia di mercato («TEM»)

(42)

L'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base, stabilisce che la Commissione determina a norma dell'articolo 2, paragrafi da 1) a 6), il valore normale di un produttore esportatore della RPC cui sia stato concesso il TEM in quanto soddisfa i criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c).

(43)

La Commissione ha inviato un modulo di richiesta TEM a tutti i produttori esportatori inclusi nel campione perché potessero chiedere la concessione del TEM. Nessuno di essi ha compilato e rispedito il modulo di domanda e nessuna di queste società ha perciò potuto ottenere il TEM.

3.1.2.   Paese di riferimento

(44)

In conformità all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale è stato pertanto determinato in base al prezzo o al valore costruito in un paese terzo ad economia di mercato. A tal fine è stato necessario selezionare un paese di riferimento.

(45)

Nell'avviso di apertura la Commissione ha comunicato di voler utilizzare gli Stati Uniti d'America come paese di riferimento e ha invitato le parti interessate a presentare osservazioni. Non sono pervenute osservazioni.

(46)

Sono stati inviati questionari a tutti i produttori noti di lamiera pesante nei paesi indicati al considerando 8 e sono pervenute due risposte: una da un produttore in Australia e una da un produttore degli Stati Uniti d'America.

(47)

Nella sua risposta, il produttore degli Stati Uniti esponeva elementi di prova sulla produzione e sulle vendite sul mercato interno degli USA.

(48)

Rispondendo al questionario, il produttore statunitense ha informato la Commissione che il dazio doganale normale degli USA sulle importazioni di lamiera pesante era pari a zero. Sono in vigore dazi antidumping sulle importazioni dalla Repubblica popolare cinese e sono anche in vigore dazi sia antidumping che antisovvenzioni su importazioni provenienti da India, Indonesia e Repubblica di Corea.

(49)

Sul mercato interno degli USA operano 7 produttori statunitensi; le importazioni provenienti dalla Repubblica di Corea, dalla Germania, dalla Francia e dal Canada hanno una quota di mercato del 20 %.

(50)

La risposta del produttore australiano conteneva elementi di prova su produzione e vendite sul mercato interno e sul fatto che esso fosse l'unico produttore in Australia. Le importazioni in Australia detengono però una quota di mercato del 35 %. Sono in vigore dazi antidumping sulle importazioni dalla RPC, dall'Indonesia, dal Giappone, dalla Repubblica di Corea e da Taiwan ma sono bassi e, per alcune società, pari a zero.

(51)

Poiché le importazioni hanno conquistato un'ampia quota del mercato e i dazi all'importazione sono bassi, si può considerare il mercato interno australiano come più aperto alla concorrenza.

(52)

La Commissione ha perciò concluso in questa fase che l'Australia rappresentasse un paese di riferimento appropriato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base.

3.1.3.   Valore normale

(53)

In conformità all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, la determinazione del valore normale per i produttori esportatori cui non è stato accordato il TEM avviene in base alle informazioni pervenute dal produttore del paese di riferimento che ha collaborato.

(54)

La Commissione verifica innanzitutto, in conformità all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, se il volume totale delle vendite sul mercato interno del produttore del paese di riferimento che ha collaborato sia rappresentativo.

(55)

Le vendite sul mercato interno sono rappresentative se il volume totale delle vendite del prodotto simile sul mercato interno ad acquirenti indipendenti rappresenta almeno il 5 % del volume totale delle vendite del prodotto in esame all'Unione di ciascun produttore esportatore della RPC incluso nel campione durante il periodo dell'inchiesta.

(56)

Su tale base, le vendite totali del prodotto simile sul mercato interno effettuate dal produttore del paese di riferimento che ha collaborato erano rappresentative.

(57)

La Commissione individua poi i tipi di prodotto venduti sul mercato interno che sono identici o comparabili a quelli venduti per essere esportati nell'Unione dai produttori esportatori inclusi nel campione.

(58)

la Commissione esamina infine, a norma dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, se siano rappresentative le vendite del produttore del paese di riferimento sul suo mercato interno di ogni tipo di prodotto identico o comparabile a un tipo di prodotto venduto per essere esportato nell'Unione da ciascun produttore esportatore della RPC incluso nel campione.

(59)

Le vendite sul mercato interno di un tipo di prodotto sono rappresentative se il volume totale delle vendite sul mercato interno ad acquirenti indipendenti di tale tipo di prodotto, durante il periodo dell'inchiesta, rappresenta almeno il 5 % del volume totale delle vendite all'esportazione nell'Unione di un produttore esportatore della RPC del tipo di prodotto identico o comparabile.

(60)

Per la Commissione, su tale base, alcuni tipi di prodotto risultano rappresentativi ma altri no, a causa dei modesti quantitativi o del fatto che il produttore del paese di riferimento non aveva venduto sul mercato interno il tipo di prodotto esportato.

(61)

Per ogni tipo di prodotto, la Commissione definisce in seguito la percentuale di vendite remunerative ad acquirenti indipendenti sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta al fine di decidere in conformità all'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base, se utilizzare, per il calcolo del valore normale, le vendite effettivamente realizzate sul mercato interno.

(62)

Il valore normale si basa sul prezzo effettivo praticato sul mercato interno per tipo di prodotto, indipendentemente dal fatto che le vendite siano o no remunerative:

1)

se il volume delle vendite del tipo di prodotto, venduto a un prezzo netto pari o superiore al costo di produzione calcolato, rappresenta più dell'80 % del volume totale delle vendite di questo tipo di prodotto; e

2)

se la media ponderata del prezzo di vendita di tale tipo di prodotto è pari o superiore al costo unitario di produzione.

(63)

In questo caso, il valore normale è pari alla media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno di quel tipo di prodotto durante il periodo dell'inchiesta.

(64)

Il valore normale è il prezzo effettivo praticato sul mercato interno per tipo di prodotto delle sole vendite remunerative dei tipi di prodotto effettuate sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta:

1)

se il volume delle vendite remunerative del tipo di prodotto rappresenta l'80 % o meno del volume totale delle vendite di questo tipo di prodotto; oppure

2)

se la media ponderata del prezzo di questo tipo di prodotto è inferiore al costo unitario di produzione.

(65)

Quando un tipo di prodotto non è stato venduto per nulla o lo è stato solo in quantitativi non rappresentativi oppure tutte le vendite sul mercato interno del produttore del paese di riferimento sono state in perdita, la Commissione costruisce il valore normale in conformità all'articolo 2, paragrafi 3 e 6), del regolamento di base.

(66)

Per ogni tipo di prodotto non venduto in quantità rappresentative sul mercato interno, il valore normale si costruisce sommando le spese generali, amministrative e di vendita («SGAV») medie e il profitto di transazioni effettuate nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato interno per ciascuno di questi tipi di prodotto al loro costo medio di produzione.

(67)

Per tipi di prodotto non venduti o se tutte le vendite sul mercato interno sono state in perdita, il valore normale si costruisce sommando le SGAV medie e il profitto ottenuto nel corso di normali operazioni commerciali del prodotto simile sul mercato interno al costo medio di produzione di ciascun tipo.

(68)

Se un tipo di prodotto non è stato venduto per nulla sul mercato interno del paese di riferimento, il costo di produzione si calcola in base al costo più economico del tipo di prodotto più prossimo.

3.2.   Prezzo all'esportazione

(69)

Durante la visita di verifica, è stato verificato il prezzo all'esportazione per ogni produttore esportatore incluso nel campione. Se l'esportazione verso l'Unione è avvenuta direttamente al primo cliente non collegato o attraverso una società commerciale collegata, il prezzo all'esportazione è il prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto in esame esportato nell'Unione, in conformità all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.

(70)

Uno dei produttori esportatori inclusi nel campione ha esportato lamiera pesante tramite un importatore collegato nell'Unione. Il prezzo all'esportazione per questo tipo di vendite è stato calcolato in conformità all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.

3.3.   Confronto

(71)

La Commissione ha confrontato il valore normale del produttore del paese di riferimento con il prezzo all'esportazione franco fabbrica dei produttori esportatori inseriti nel campione.

(72)

Se giustificato dalla necessità di garantire un confronto equo, la Commissione ha adeguato il valore normale e/o il prezzo all'esportazione per tener conto di differenze che incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Sono stati fatti adeguamenti per tener conto di spese di trasporto, movimentazione e carico, di spese accessorie, di imposte indirette, di commissioni, di costi del credito e di spese bancarie.

(73)

Per i produttori esportatori inclusi nel campione che vendevano nell'Unione tramite società commerciali collegate aventi funzioni analoghe a quelle di un agente che opera in base a commissioni, è stato fatto un adeguamento ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera i), del regolamento di base.

3.4.   Margini di dumping

(74)

Per i produttori esportatori inclusi nel campione che hanno collaborato, la Commissione ha confrontato la media ponderata del valore normale di ciascun tipo di prodotto simile e la media ponderata del prezzo all'esportazione del corrispondente tipo di prodotto in esame, ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base.

(75)

Su tale base, i margini di dumping medi ponderati provvisori, espressi in percentuale del prezzo cif (costo, assicurazione e nolo), franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono i seguenti:

Tabella 1

Margini di dumping del campione

Società

Margine di dumping provvisorio

Nanjing Iron and Steel Co., Ltd.

120,1 %

Minmetals Yingkou Medium Plate Co., Ltd.

126,0 %

Wuyang Iron and Steel Co., Ltd e Wuyang New Heavy & Wide Steel Plate Co., Ltd.

127,6 %

(76)

Per i produttori esportatori che hanno collaborato non inclusi nel campione, la Commissione ha calcolato la media ponderata del margine di dumping dei produttori inclusi nel campione ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base.

(77)

Su tale base, il margine di dumping provvisorio dei produttori esportatori che hanno collaborato non inclusi nel campione è pari al 125,5 %.

(78)

Per tutti gli altri produttori esportatori della RPC, la Commissione ha fissato il margine di dumping in base ai dati disponibili, ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di base.

(79)

La Commissione ha innanzitutto determinato il livello di collaborazione manifestato dai produttori esportatori della RPC. Il livello di collaborazione si fonda sul volume delle esportazioni verso l'Unione dei produttori esportatori che hanno collaborato, espresso in percentuale del volume totale delle esportazioni dalla RPC nell'Unione, come risulta dalle statistiche di Eurostat sulle importazioni.

(80)

Il livello di collaborazione nel presente caso è elevato, poiché le esportazioni dei produttori esportatori che hanno collaborato costituivano l'87 % circa delle esportazioni totali nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta. La Commissione ha pertanto deciso di fondare il margine di dumping per tutte le altre società sul livello della società inclusa nel campione con il margine di dumping più elevato.

(81)

I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo cif franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono i seguenti:

Tabella 2

Margini di dumping di tutte le società

Società

Margine di dumping provvisorio

Nanjing Iron and Steel Co., Ltd.

120,1 %

Minmetals Yingkou Medium Plate Co., Ltd.

126,0 %

Wuyang Iron and Steel Co., Ltd e Wuyang New Heavy & Wide Steel Plate Co., Ltd.

127,6 %

Altre società che hanno collaborato, non incluse nel campione

125,5 %

Tutte le altre società

127,6 %

4.   PREGIUDIZIO

4.1.   Definizione di industria dell'Unione e di produzione dell'Unione

(82)

Durante il periodo dell'inchiesta, il prodotto simile era fabbricato da 30 produttori dell'Unione. Essi costituiscono «l'industria dell'Unione» ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base.

(83)

26 di essi hanno collaborato al campionamento. I produttori dell'Unione che hanno collaborato rappresentano il 94 % circa della produzione totale dell'industria dell'Unione e il totale delle vendite dell'industria dell'Unione del prodotto simile durante il periodo dell'inchiesta.

(84)

La produzione totale dell'Unione del prodotto simile durante il periodo dell'inchiesta è stata di circa 10,3 milioni di t. La Commissione ha determinato tale dato in base a tutte le informazioni disponibili concernenti l'industria dell'Unione, come la denuncia, la verifica delle risposte date al questionario dai produttori dell'Unione inseriti nel campione e la verifica della comunicazione di Eurofer.

(85)

Come indicato nel considerando 1, sono stati selezionati per il campione tre produttori dell'Unione, che rappresentano il 28,5 % circa del totale delle vendite dell'industria dell'Unione e il volume totale della produzione dell'Unione del prodotto simile durante il periodo dell'inchiesta.

4.2.   Consumo dell'Unione

(86)

La Commissione ha determinato il consumo dell'Unione in base alle statistiche di Eurostat sulle importazioni e ha verificato i dati relativi alle vendite dell'industria dell'Unione.

(87)

Il consumo di lamiere pesanti nell'Unione ha mostrato il seguente andamento

Tabella 3

Consumo dell'Unione (in t.)

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Consumo totale UE (in t.)

8 991 777

8 423 747

8 820 363

9 467 177

Indice (2012 = 100)

100

94

98

105

Fonte: Eurostat, comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(88)

Nel periodo in esame, i consumi dell'Unione sono aumentati del 5 %. L'analisi anno per anno mostra un calo iniziale del 6 % tra il 2012 e il 2013 e una successiva ripresa di 11 punti percentuali, pari a oltre 1 milione di t, nel 2014 nonché nel periodo dell'inchiesta.

(89)

L'uso vincolato dei produttori dell'Unione è insignificante: esso rappresenta meno dello 0,5 % del consumo dell'Unione durante il periodo in esame. Gli indicatori di pregiudizio sono perciò calcolati per l'intero mercato dell'Unione comprendendovi le quantità che i produttori dell'Unione destinano a un uso vincolato.

4.3.   Volume e quota di mercato delle importazioni

(90)

La Commissione ha determinato il volume delle importazioni in base alla banca dati di Eurostat. La quota di mercato delle importazioni è stata poi calcolata comparando i volumi delle importazioni con il consumo dell'Unione, come indicato nella tabella 3 del considerando 87.

(91)

Le importazioni di lamiere pesanti nell'Unione hanno registrato l'andamento che segue:

Tabella 4

Volume delle importazioni (in t) e quota di mercato

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Volume delle importazioni dalla RPC (in t)

410 583

343 545

693 117

1 359 143

Indice (2012 = 100)

100

84

169

331

Quota di mercato della RPC

4,6 %

4,1 %

7,9 %

14,4 %

Indice (2012 = 100)

100

89

172

314

Fonte: Eurostat, comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(92)

Il volume delle importazioni dalla RPC nell'Unione è aumentato del 231 % nel corso del periodo in esame. Dopo un calo del 16 % tra il 2012 e il 2013, le importazioni dalla RPC hanno registrato nel 2014 il notevole aumento di 85 punti percentuali e si sono ulteriormente impennate di altri 162 punti percentuali durante il periodo dell'inchiesta.

(93)

Il calo iniziale delle esportazioni dalla RPC tra il 2012 e il 2013 va attribuito alla diminuzione del consumo sul mercato dell'Unione come indicato nella tabella 3 del considerando 87. Dopo il 2013, il mercato dell'Unione è cresciuto, con un forte dinamismo di oltre 1 milione di t tra il 2013 e il periodo dell'inchiesta. Questa crescita è stata quasi esclusivamente assorbita dalle importazioni dalla RPC, cresciute di oltre 1 milione di t nel periodo in questione.

(94)

Parallelamente, la quota di mercato dell'Unione detenuta dalle importazioni dalla RPC è più che triplicato ed è passato dal 4,6 % (2012) al 14,4 % durante il periodo dell'inchiesta.

4.3.1.   Prezzi delle importazioni dalla RPC e sottoquotazione (undercutting) dei prezzi

(95)

La Commissione ha determinato i prezzi delle importazioni in base ai dati di Eurostat. La media ponderata dei prezzi delle importazioni dalla RPC nella UE delle lamiere pesanti ha avuto il seguente andamento:

Tabella 5

Prezzi all'importazione (EUR/t)

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Prezzi delle importazioni dalla RPC

647

539

488

460

Indice (2012 = 100)

100

83

75

71

Fonte: Eurostat

(96)

Nel periodo in esame, i prezzi medi d'importazione dalla RPC sono diminuiti del 29 %. Si assiste a una diminuzione costante da 647 EUR/t nel 2012 a 460 EUR/t durante il periodo dell'inchiesta.

(97)

La Commissione ha determinato la sottoquotazione dei prezzi durante il periodo dell'inchiesta comparando:

1)

la media ponderata dei prezzi di vendita per tipo di prodotto dei tre produttori dell'Unione inclusi nel campione, praticati sul mercato dell'Unione ad acquirenti indipendenti, dopo adeguamento a franco fabbrica; e

2)

la corrispondente media ponderata dei prezzi cif delle importazioni, franco frontiera dell'Unione, per tipo di prodotto, praticati, su base cif, dai tre produttori della RPC inclusi nel campione al primo cliente indipendente sul mercato dell'Unione, con opportuni adeguamenti per considerare costi successivi all'importazione.

(98)

Il confronto tra i prezzi è stato effettuato in base ai singoli tipi di prodotto per transazioni allo stesso stadio commerciale, apportando gli adeguamenti del caso e dopo aver dedotto sconti e riduzioni. Il risultato del confronto è stato espresso in percentuale del fatturato dei tre produttori dell'Unione inclusi nel campione durante il periodo dell'inchiesta.

(99)

Di conseguenza, le importazioni in dumping dalla RPC sono risultate avere prezzi inferiori del 29 % a quelli dell'industria dell'Unione.

4.4.   Situazione economica dell'industria dell'Unione

4.4.1.   Osservazioni generali

(100)

Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, l'esame dell'incidenza delle importazioni in dumping sull'industria dell'Unione comprende un esame di tutti gli indicatori economici rilevanti per la situazione dell'industria dell'Unione nel periodo in esame.

(101)

Ai fini della determinazione del pregiudizio la Commissione ha distinto tra indicatori di pregiudizio macroeconomici e microeconomici.

(102)

La Commissione ha esaminato gli indicatori macroeconomici (produzione, capacità produttiva, utilizzazione degli impianti, volume delle vendite, quota di mercato, occupazione, costo del lavoro, crescita, produttività, entità dei margini di dumping e di ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping) a livello dell'intera industria dell'Unione. L'esame si è basato sulle informazioni fornite dal denunciante e dai produttori dell'Unione nonché su quelle desunte dalle statistiche ufficiali disponibili (Eurostat). I dati macroeconomici si riferivano a tutti i produttori dell'Unione.

(103)

La Commissione ha valutato gli indicatori microeconomici (prezzi di vendita medi unitari, costi unitari, scorte, redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul capitale investito e capacità di reperire capitali) in base ai dati contenuti nelle risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione inclusi nel campione debitamente verificate, e alle statistiche ufficiali disponibili (Eurostat). I dati si riferivano ai produttori dell'Unione inclusi nel campione.

(104)

La Commissione rileva che uno dei produttori dell'Unione inclusi nel campione ha sospeso la produzione di lamiere pesanti nel dicembre 2015. Tale sospensione non incide su eventuali indicatori di pregiudizio, perché è avvenuta alla fine del periodo dell'inchiesta; entrambe le serie di dati sono state pertanto considerate rappresentative della situazione economica dell'industria dell'Unione.

4.4.2.   Indicatori macroeconomici

4.4.2.1.   Produzione, capacità produttiva e utilizzo degli impianti

(105)

Nel periodo in esame, la produzione totale, la capacità produttiva e l'utilizzo degli impianti dell'Unione registrano nel complesso il seguente andamento:

Tabella 6

Produzione, capacità produttiva e utilizzo degli impianti

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Volume di produzione (in t)

11 795 082

10 352 766

10 911 713

10 345 121

Indice (2012 = 100)

100

88

93

88

Capacità produttiva (in t)

16 972 100

16 410 487

16 646 634

16 618 427

Indice (2012 = 100)

100

97

98

98

Utilizzo degli impianti

69 %

63 %

66 %

62 %

Indice (2012 = 100)

100

91

94

90

Fonte: comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(106)

Il volume della produzione dell'industria dell'Unione è calato del 12 % durante il periodo in esame. Dopo una diminuzione del 12 % tra il 2012 e il 2013, il volume della produzione è aumentato leggermente di 5 punti percentuali nel 2014 per poi ridiscendere nel 2015 di 5 punti percentuali al livello del 2013.

(107)

L'iniziale calo del volume della produzione tra il 2012 e il 2013 va attribuito alla diminuzione del consumo sul mercato dell'Unione come indicato nella tabella 3 del considerando 87. L'industria dell'Unione non è stata tuttavia in grado di trarre vantaggio dalla crescita del consumo intervenuta tra il 2013 e il periodo dell'inchiesta. Pur di fronte a un aumento del consumo pari all'11 %, che corrisponde a più di 1 milione di t, la produzione dell'industria dell'Unione è aumentata di poco e solo temporaneamente nel 2014, per poi ridiscendere al livello del 2013 durante il periodo dell'inchiesta.

(108)

I dati relativi alla capacità produttiva dell'industria dell'Unione si riferiscono alla capacità tecnica; si è pertanto tenuto conto di adeguamenti considerati normali dall'industria per considerare tempi di avviamento, manutenzione, strozzature e altre normali interruzioni.

(109)

Su questa base, la capacità produttiva è calata leggermente (2 %) nel corso del periodo in esame mentre, nello stesso periodo, il mercato è cresciuto del 6 %.

(110)

Poiché la diminuzione della produzione supera la diminuzione della capacità produttiva, durante il periodo in esame il tasso di utilizzo degli impianti dell'industria dell'Unione è diminuito del 10 %.

4.4.2.2.   Volume delle vendite e quota di mercato

(111)

Nel periodo in esame, il volume delle vendite e la quota di mercato dell'industria dell'Unione hanno mostrato il seguente andamento:

Tabella 7

Volume delle vendite e quota di mercato

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Volume delle vendite sul mercato dell'Unione (in t)

7 518 049

6 972 140

6 873 967

6 954 688

Indice (2012 = 100)

100

93

91

93

Quota di mercato dell'industria dell'Unione

83,6 %

82,8 %

77,9 %

73,5 %

Indice (2012 = 100)

100

99

93

88

Fonte: comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(112)

Il volume delle vendite dell'industria dell'Unione è diminuito del 7 % nel periodo in esame. Dopo una diminuzione, tra il 2012 e il 2013, del 7 % e un'ulteriore diminuzione, nel 2014, di 2 punti percentuali, il volume delle vendite è lievitato di 2 punti percentuali nel periodo dell'inchiesta.

(113)

Analogamente all'andamento della produzione, anche il calo iniziale delle vendite tra il 2012 e il 2013 era in gran parte attribuibile alla diminuzione del consumo sul mercato dell'Unione indicato nel considerando 87. L'industria dell'Unione non è stata tuttavia in grado di trarre vantaggio dalla crescita del consumo intervenuta tra il 2013 e il periodo dell'inchiesta. Pur aumentando il consumo dell'Unione di oltre 1 milione di t, il volume delle vendite dell'industria dell'Unione è rimasto sul livello basso del 2013.

(114)

Poiché il volume delle vendite è diminuito del 7 % in un mercato in crescita del 5 %, nel periodo in esame la quota di mercato dell'industria dell'Unione è diminuita del 12 %.

4.4.2.3.   Occupazione e produttività

(115)

Nel periodo in esame, il livello dell'occupazione e della produttività nell'industria dell'Unione ha registrato il seguente andamento:

Tabella 8

Occupazione e produttività

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Numero di dipendenti (equivalente tempo pieno/ETP)

22 622

20 920

19 688

18 722

Indice (2012 = 100)

100

92

87

83

Produttività (t/ETP)

521

495

554

553

Indice (2012 = 100)

100

95

106

106

Fonte: comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(116)

Nel corso del periodo in esame, l'industria dell'Unione ha visto diminuire il livello dell'occupazione del 17 %. I motivi di tale diminuzione sono principalmente due:

la riduzione del 12 % dei volumi di produzione dovuti all'aumento dei quantitativi di importazioni oggetto di dumping dalla RPC;

lo sforzo dell'industria dell'Unione per ridurre i costi di produzione e aumentare l'efficienza di fronte alla crescente concorrenza delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC. L'incremento di efficienza ha fatto aumentare la produttività del 6 %.

(117)

La Commissione rileva che il consumo sul mercato dell'Unione è aumentato del 5 % durante il periodo in esame. Se non ci fosse stato l'aumento del volume delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC, l'industria dell'Unione avrebbe quindi potuto mantenere i livelli occupazionali poiché l'aumento della domanda avrebbe assorbito l'incremento di efficienza.

4.4.2.4.   Costo del lavoro

(118)

Nel periodo in esame il costo medio del lavoro dell'industria dell'Unione ha registrato il seguente andamento:

Tabella 9

Costi medi del lavoro per ETP (equivalente tempo pieno)

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Costi medi del lavoro per ETP (in EUR)

49 257

51 594

51 589

55 542

Indice (2012 = 100)

100

105

105

113

Fonte: comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(119)

A causa di una notevole riduzione della forza lavoro, come indicato al considerando (115), il costo medio del lavoro per addetto è aumentato durante il periodo in esame del 13 %. Infatti, sebbene una parte dell'aumento del costo del lavoro si riferisca ad aumenti salariali obbligatori nell'ambito di contratti collettivi, esso è dovuto soprattutto ai costi per ridurre il personale e le ore lavorative. Tali costi comprendono le indennità di licenziamento e i maggiori costi sostenuti in situazioni di lavoro a tempo parziale per il calo della produzione dovuta al continuo aumento dei quantitativi di importazioni oggetto di dumping.

4.4.2.5.   Crescita

(120)

In un primo tempo, tra il 2012 e il 2013 il consumo dell'Unione è diminuito del 6 %, pari a quasi 600 000 t. Questo calo iniziale ha avuto conseguenze negative sull'andamento della produzione e delle vendite dell'industria dell'Unione.

(121)

Tra il 2013 e il periodo dell'inchiesta, la situazione si è modificata. Il consumo dell'Unione ha registrato una forte crescita pari a 11 punti percentuali, che rappresentano oltre 1 milione di t. L'industria dell'Unione non ha potuto tuttavia beneficiare di questa dinamica. Di fatto, i volumi della produzione e delle vendite si sono attestati sui livelli estremamente bassi del 2013. La crescita del mercato dell'Unione è stata interamente assorbita da un aumento dei volumi importati in dumping a basso prezzo dalla RPC, che sono aumentati parallelamente di oltre 1 milione di tonnellate tra il 2013 e il PI, come illustrato al considerando 91.

4.4.2.6.   Entità del margine di dumping e ripresa dagli effetti di pratiche di dumping precedenti

(122)

I margini di dumping di tutti i produttori esportatori della RPC sono stati superiori al 100 %. L'entità di tali margini di dumping estremamente alti ha avuto gravi conseguenze sull'industria dell'Unione, dati il volume e i prezzi delle importazioni dalla RPC.

(123)

Nel 2000 il Consiglio istituiva un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di taluni prodotti piatti laminati a caldo di acciai non legati, originari della Repubblica popolare cinese, dell'India e della Romania. Tali misure riguardavano una gamma di prodotti molto simile a quella della presente inchiesta. Esse giunsero a scadenza l'11 agosto 2005.

(124)

Come indicato al considerando 221, l'industria dell'Unione ha raggiunto una redditività superiore all'obiettivo di profitto. La Commissione conclude pertanto in via provvisoria che l'industria dell'Unione si è ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping.

4.4.3.   Indicatori microeconomici

4.4.3.1.   Prezzi e fattori che incidono sui prezzi

(125)

La media ponderata dei prezzi unitari di vendita ad acquirenti indipendenti nell'Unione e il costo unitario di produzione dei produttori dell'Unione inclusi nel campione hanno registrato nel periodo in esame il seguente andamento:

Tabella 10

Prezzi di vendita nell'Unione

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Prezzo di vendita (in EUR/t)

821

691

658

617

Indice (2012 = 100)

100

84

80

75

Costo unitario di produzione (in EUR/t)

836

784

705

680

Indice (2012 = 100)

100

94

84

81

Fonte: Risposte al questionario verificate

(126)

I prezzi di vendita medi dei produttori dell'Unione inclusi nel campione sono ininterrottamente diminuiti del 25 %, mentre durante il periodo in esame il costo unitario medio di produzione è diminuito in modo costante del 19 %. I prezzi di vendita sono diminuiti più rapidamente e, in media, sono stati sempre più bassi del costo unitario di produzione.

(127)

Al fine di limitare la perdita di quote di mercato, i produttori dell'Unione sono stati costretti a seguire la spirale dei prezzi al ribasso e a ridurre in misura considerevole il prezzo di vendita. Questo calo è notevolmente superiore alla riduzione dei costi di produzione da essi ottenuta, dovuta soprattutto alla diminuzione dei prezzi delle materie prime nel periodo considerato e agli aumenti di produttività realizzati attraverso le riduzioni di organico, come indicato al considerando 115.

4.4.3.2.   Scorte

(128)

Nel periodo in esame il livello delle scorte dei produttori dell'Unione inclusi nel campione ha registrato il seguente andamento:

Tabella 11

Scorte

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Scorte finali (in t)

224 600

228 325

246 532

282 631

Indice (2012 = 100)

100

102

110

126

Scorte finali in percentuale della produzione

9 %

10 %

10 %

12 %

Indice (2012 = 100)

100

109

111

135

Fonte: Risposte al questionario verificate

(129)

Nel periodo in esame il livello delle scorte finali dei tre produttori dell'Unione inclusi nel campione è aumentato in modo costante del 26 %. Al tempo stesso, è aumentato in modo costante del 35 % anche il livello delle scorte in percentuale della produzione.

(130)

Il motivo principale dell'aumento delle scorte risiede nel fatto che, sebbene l'industria dell'Unione abbia cercato di evitare la diminuzione dei volumi di produzione, i volumi delle vendite sono diminuiti ancor più rapidamente, non avendo potuto l'industria dell'Unione beneficiare della crescita del mercato a causa dell'aumento del volume delle importazioni a basso prezzo in dumping.

4.4.3.3.   Redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul capitale investito e capacità di ottenere capitali

(131)

La Commissione ha calcolato la redditività dei produttori dell'Unione inseriti nel campione esprimendo esprimendo la perdita netta, al lordo delle imposte, sulle vendite del prodotto simile ad acquirenti indipendenti dell'Unione in percentuale del fatturato di tali vendite.

(132)

Durante il periodo in esame la redditività, il flusso di cassa, gli investimenti e l'utile sul capitale investito dei produttori dell'Unione inclusi nel campione hanno registrato il seguente andamento:

Tabella 12

Redditività, flusso di cassa, investimenti e utile sul capitale investito

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Redditività delle vendite nell'Unione ad acquirenti indipendenti (in % del fatturato delle vendite)

1,6 %

– 12,2 %

– 4,4 %

– 10,4 %

Indice (2012 = 100)

100

– 773

– 280

– 658

Flusso di cassa

(in migliaia di EUR)

52 449

– 109 945

19 964

– 66 035

Indice (2012 = 100)

100

– 210

38

– 126

Investimenti

(in migliaia di EUR)

209 128

224 431

170 108

143 420

Indice (2012 = 100)

100

107

81

69

Utile sul capitale investito

7,6 %

– 22,4 %

– 2,2 %

– 13,7 %

Indice (2012 = 100)

100

– 297

– 29

– 182

Fonte: Risposte al questionario verificate

(133)

Durante il periodo in esame, la redditività è diminuita del 758 %. Dopo un profitto pari all'1,6 % nel 2012, i produttori dell'Unione inclusi nel campione sono stati in perdita in tutti gli anni successivi.

(134)

Mentre le forti perdite del 12,2 % nel 2013 sono effetto di una domanda particolarmente bassa in tale anno, la forte pressione sui prezzi e sui volumi esercitata sull'industria dell'Unione dall'aumento delle importazioni dalla RPC nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta ha impedito all'industria dell'Unione di beneficiare della notevole crescita di 11 punti percentuali dei consumi dell'Unione. Come indicato al considerando 93, tale crescita è stata quasi del tutto assorbita dalle importazioni in dumping provenienti dalla RPC

(135)

Il flusso di cassa netto rappresenta la capacità dei produttori dell'Unione di autofinanziare le proprie attività. Il flusso di cassa netto si è contratto del 226 % nel periodo in esame. Dopo il calo del 310 % tra il 2012 e il 2013, influenzato dalla domanda particolarmente bassa di tale periodo, è migliorato fino a diventare lievemente positivo nel 2014. La tendenza negativa è tuttavia continuata nel periodo dell'inchiesta, durante il quale è ridiventato fortemente negativo.

(136)

L'utile sul capitale investito è il profitto espresso in percentuale del valore contabile netto degli investimenti. Complessivamente l'utile sul capitale investito si è ridotto del 282 % durante il periodo in esame. Dopo la drammatica contrazione del 397 % tra il 2012 e il 2013, dovuta alla domanda particolarmente bassa di tale periodo, esso è lievemente cresciuto nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta, pur continuando a restare negativo.

(137)

Di conseguenza, l'industria dell'Unione ha ridotto il livello dei suoi investimenti del 31 % durante il periodo in esame. Dopo un aumento degli investimenti del 7 % tra il 2012 e il 2013, l'industria dell'Unione è stata costretta a ridurli di 26 punti percentuali nel 2014 e, durante il periodo dell'inchiesta, di altri 12 punti percentuali. Come indicato nella tabella 6 del considerando 105, questi investimenti non sono stati usati per aumentare le capacità produttive.

(138)

Sulla capacità di reperire capitali hanno inciso le perdite subite durante il periodo in esame; in ultima analisi hanno portato alla chiusura delle attività di uno dei produttori dell'Unione inclusi nel campione.

4.4.4.   Conclusioni relative al pregiudizio

(139)

Il periodo in esame è caratterizzato da due fasi diverse: una dal 2012 al 2013; l'altra dal 2014 alla fine del periodo dell'inchiesta.

(140)

Inizialmente, tra il 2012 e il 2013, il consumo dell'Unione è notevolmente diminuito del 6 %. Tale diminuzione del consumo ha avuto effetti negativi su molti indicatori di pregiudizio, come volumi e prezzi delle vendite, produzione, capacità e utilizzazione degli impianti, occupazione, produttività, redditività, flusso di cassa e utile sul capitale investito.

(141)

Successivamente, nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta, il consumo ha registrato una forte crescita pari a 11 punti percentuali, che rappresentano oltre 1 milione di t. Tuttavia, l'industria dell'Unione non ha potuto beneficiare di questa crescita, che è stata interamente assorbita dall'aumento dei volumi delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC.

(142)

In effetti, in questo contesto di aumento del consumo, l'industria dell'Unione non è riuscita ad aumentare né i volumi delle vendite né quelli della produzione, mentre l'utilizzazione degli impianti è leggermente diminuita addirittura in un mercato in crescita.

(143)

Il tentativo di mantenere i livelli di produzione ha portato a un aumento delle scorte di 24 punti percentuali. L'industria dell'Unione ha inoltre perso quote di mercato per 9,3 punti percentuali a favore delle importazioni dalla RPC, che nello stesso periodo hanno guadagnato quote di mercato per 10,3 punti percentuali. I prezzi di vendita unitari sono diminuiti di 9 punti percentuali e il costo di produzione è diminuito di 13 punti percentuali.

(144)

Tale andamento ha comportato un lieve miglioramento di indicatori finanziari come redditività, flusso di cassa e utile sul capitale investito, che, tuttavia, sono rimasti negativi per tutto il periodo. L'occupazione è diminuita di 9 punti percentuali, mentre l'industria dell'Unione è riuscita ad aumentare la produttività di 11 punti percentuali. L'industria dell'Unione ha dovuto inoltre ridurre gli investimenti di 38 punti percentuali data la perenne negatività della redditività e dell'utile sugli investimenti.

(145)

Nel complesso, l'industria dell'Unione ha ridotto la sua produzione, ha avviato azioni concrete per migliorare l'efficienza, riducendo organici e capacità produttiva, ed è riuscita a ridurre in misura significativa i costi di fabbricazione.

(146)

Nonostante i provvedimenti presi dall'industria dell'Unione nel periodo in esame per migliorare le proprie prestazioni, la sua situazione economica e finanziaria si è in tale periodo notevolmente deteriorata avendo cominciato ad accumulare perdite dal 2013 in poi.

(147)

Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso in questa fase che l'industria dell'Unione ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base.

5.   NESSO DI CAUSALITÀ

(148)

In conformità all'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio all'industria della UE fosse stato causato dalle importazioni in dumping dalla RPC. In conformità all'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base, la Commissione ha inoltre esaminato se contemporaneamente altri fattori noti avessero potuto causare un pregiudizio all'industria dell'UE.

(149)

La Commissione ha verificato che un eventuale pregiudizio causato da fattori diversi dalle importazioni in dumping provenienti dalla RPC non venisse attribuito a tali importazioni. Tali fattori sono: l'agguerrita concorrenza dovuta a problemi della domanda sul mercato dell'Unione, il basso utilizzo degli impianti dell'industria dell'Unione, le importazioni da altri paesi terzi, l'andamento delle vendite all'esportazione dei produttori dell'Unione e la concorrenza tra produttori integrati verticalmente e impianti di rilaminazione.

5.1.   Effetti delle importazioni in dumping

(150)

I prezzi di vendita dei produttori esportatori della RPC sono diminuiti del 25 % da 647 EUR/t nel 2012 a 460 EUR/t nel periodo dell'inchiesta. Abbassando continuamente il prezzo di vendita unitario nel periodo in esame, i produttori della RPC sono riusciti ad aumentare in misura significativa la loro quota di mercato dal 4,6 % nel 2012 al 14,4 % nel periodo dell'inchiesta.

(151)

Tra il 2012 e il 2013, mentre la diminuzione della domanda penalizzava la prestazione dell'industria dell'Unione, quest'ultima subiva i chiari effetti negativi del successivo e costante aumento delle importazioni dalla RPC a prezzi fortemente sottoquotati.

(152)

Da un lato, infatti, l'industria dell'Unione tagliava i costi riducendo l'occupazione e approfittando del calo dei prezzi delle materie prime; dall'altro, il continuo aumento delle importazioni in dumping la costringeva ad abbassare ulteriormente i prezzi di vendita interni per limitare la perdita di quote di mercato, a scapito della redditività.

(153)

Inoltre, mentre la redditività dell'industria dell'Unione registrava un lieve miglioramento grazie alla riduzione delle perdite nel 2014, il volume delle importazioni ha accelerato il suo incremento, nel periodo dell'inchiesta i prezzi sono ulteriormente calati, facendo cadere prezzi e redditività dell'industria dell'Unione.

(154)

Il progressivo rallentamento dell'economia e il notevole eccesso di capacità dell'industria siderurgica della RPC hanno inoltre spinto i produttori di acciaio cinesi a reindirizzare le eccedenze di produzione verso i mercati di esportazione (6), tra i quali quello dell'Unione è particolarmente attraente.

(155)

Numerosi altri mercati di esportazione tradizionalmente importanti hanno infatti istituito o intendono istituire misure contro le importazioni di prodotti siderurgici dalla RPC, comprese le lamiere pesanti (7), perché i prezzi vengono abbassati artificialmente da importazioni sleali che determinano una concorrenza malsana.

(156)

Data la crescente tendenza a istituire misure di difesa commerciale in tutto il mondo, il mercato dell'Unione sta diventando una delle destinazioni più attraenti per importazioni in dumping dalla RPC, a scapito dell'industria dell'Unione.

(157)

Questa conclusione è confermata dalle più recenti statistiche di Eurostat sulle importazioni: esse dimostrano che le importazioni dalla RPC sono ulteriormente aumentate dopo la fine del periodo dell'inchiesta. Da marzo a maggio 2016, i volumi delle importazioni sono aumentati di circa il 15 % rispetto a quelli registrati durante il periodo dell'inchiesta, mentre i prezzi medi di tali importazioni sono diminuiti costantemente del 30 % circa.

5.2.   Effetti di altri fattori

5.2.1.   Accanita concorrenza causata da problemi della domanda sul mercato dell'Unione

(158)

Una parte interessata ha affermato che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione non è causato dalle importazioni dalla RPC, ma da problemi della domanda sul mercato dell'Unione. Essa ha sostenuto che mentre la domanda nell'Unione si era ripresa nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta, nel 2012 era caduta del 32 % al di sotto del picco del 2007 e nel 2014 era caduta del 17 % rispetto al livello detto «normale» del 2004.

(159)

Questa debolezza della domanda ha presumibilmente suscitato forti spinte concorrenziali sulle limitate quantità necessarie sul mercato, che hanno però esercitato una forte pressione sui prezzi di vendita nell'Unione.

(160)

Questa concorrenza accanita causata da presunti problemi della domanda non ha comunque inciso negativamente sulla capacità degli esportatori dalla RPC di vendere quantità sempre maggiori di lamiere pesanti oggetto di dumping sul mercato dell'Unione, incrementando la loro quota di mercato dal 4,6 % al 14,4 %, provocando perdite quasi esattamente corrispondenti di quote di mercato dell'industria dell'Unione ed esercitando su quest'ultima una pressione sui prezzi tale da portarla alla redditività negativa.

(161)

Se all'inizio i problemi della domanda hanno avuto notevoli effetti negativi sui risultati dell'industria dell'Unione nel 2013, la principale causa dell'accanita concorrenza sul mercato dell'Unione restano le importazioni oggetto di dumping dalla RPC, in particolare nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta.

(162)

Altrimenti, l'industria dell'Unione avrebbe potuto approfittare della ripresa del mercato nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta. Non ha potuto farlo a causa di un forte incremento delle importazioni dalla RPC, più che triplicate durante questi due anni in cui hanno conquistato ampie quote di mercato a scapito dell'industria dell'Unione.

(163)

La Commissione conclude pertanto che i problemi della domanda sul mercato dell'Unione non sono la causa profonda del pregiudizio a danno dell'industria dell'Unione e non annullano il nesso di causalità tra importazioni oggetto di dumping e pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.

5.2.2.   Scarso utilizzo degli impianti dei produttori dell'Unione

(164)

Una parte interessata ha affermato che il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è causato da scarso utilizzo degli impianti in conseguenza delle eccessive capacità dei produttori dell'Unione. Essa ha sostenuto che nel 2012, quando le importazioni dalla RPC erano a un livello relativamente basso, l'indice di utilizzazione degli impianti era già molto basso e che l'industria dell'Unione non ha adeguatamente ridotto le proprie capacità.

(165)

La domanda nell'Unione ha però subito un forte aumento in seguito, in particolare nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta, quando ha superato del 6 % la domanda del 2012. Se non ci fosse stato il forte incremento delle importazioni in dumping dalla RPC, questo aumento della domanda avrebbe determinato un aumento dell'utilizzo degli impianti da parte dell'industria dell'Unione, tanto più che essa aveva ridotto la capacità di produzione del 2 % in un mercato in crescita.

(166)

La Commissione conclude pertanto che il basso utilizzo degli impianti, in particolare nel 2014 e nel periodo dell'inchiesta, è causato principalmente dal forte incremento delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC.

5.2.3.   Importazioni da altri paesi terzi

(167)

La Commissione ha calcolato il volume delle importazioni in base alla banca dati di Eurostat. Oltre che dalla RPC, le importazioni sono provenute principalmente dall'Ucraina e dalla Russia. La quota di mercato delle importazioni è stata calcolata comparando i volumi delle importazioni con il consumo dell'Unione, come indicato nella tabella 3 del considerando 87.

(168)

Le importazioni nell'Unione da altri paesi terzi hanno avuto nel periodo in esame il seguente andamento:

Tabella 13

Volume delle importazioni da paesi terzi (in t) e quote di mercato

 

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Ucraina

Volume delle importazioni (in t)

421 553

600 896

713 189

583 132

Indice (2012 = 100)

100

143

169

138

Quota di mercato

4,7 %

7,1 %

8,1 %

6,2 %

Indice (2012 = 100)

100

152

172

131

Prezzo medio

574

477

470

451

Indice (2012 = 100)

100

83

82

79

Russia

Volume delle importazioni (in t)

148 594

158 883

196 207

222 999

Indice (2012 = 100)

100

107

132

150

Quota di mercato

1,7 %

1,9 %

2,2 %

2,4 %

Indice (2012 = 100)

100

114

135

143

Prezzo medio

513

461

446

412

Indice (2012 = 100)

100

90

87

80

Totale di tutti i paesi terzi, RPC esclusa

Volume delle importazioni (in t)

1 063 146

1 108 062

1 253 278

1 153 345

Indice (2012 = 100)

100

104

118

108

Quota di mercato

11,8 %

13,2 %

14,2 %

12,2 %

Indice (2012 = 100)

100

111

120

103

Prezzo medio

621

516

505

505

Indice (2012 = 100)

100

83

81

81

Fonte: Eurostat

(169)

La quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi è rimasta relativamente stabile nel periodo in esame, mentre quella delle importazioni dalla RPC è aumentata del 214 %.

(170)

Inoltre, le quote di mercato dell'Ucraina e della Russia sono aumentate solo lievemente nel periodo in esame. Per l'Ucraina la quota di mercato è salita dal 4,7 % al 6,2 % e per la Russia, dall'1,7 % al 2,4 % e ciò solo a scapito di paesi di importazione diversi dalla RPC.

(171)

Dati l'aumento del consumo nell'Unione del 5 % e la diminuzione delle quote di mercato dell'industria dell'Unione di 10 punti percentuali nel corso del periodo in esame, ne consegue che le importazioni dalla RPC hanno guadagnato quote di mercato solo a scapito dell'industria dell'Unione.

(172)

In effetti, le importazioni dalla RPC rappresentano il 54 % circa di tutte le importazioni nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta, mentre le importazioni dall'Ucraina sono pari al 23 % circa e quelle dalla Russia al 9 %.

(173)

Il prezzo medio delle importazioni da altri paesi terzi è diminuito molto più lentamente dei prezzi delle importazioni dalla RPC. Il primo è diminuito del 19 %; i prezzi delle importazioni dalla RPC sono diminuiti del 29 %.

(174)

Anche se i prezzi delle importazioni da Russia e Ucraina sono appena inferiori alla media dei prezzi all'importazione dalla RPC, nel periodo in esame essi sono diminuiti a un ritmo molto più lento rispetto ai prezzi all'importazione dalla RPC. In più, tali prezzi non sempre sono direttamente confrontabili, poiché il prezzo medio è influenzato da un diverso mix di prodotti.

(175)

Inoltre, i volumi d'importazione da Ucraina e Russia in particolare, o da tutti gli altri paesi terzi in generale, non sono aumentati in modo sostanziale quanto quelli dalla RPC. Mentre il volume delle importazioni dalla RPC è aumentato di circa 1 milione di t durante il periodo in esame, il volume delle importazioni dall'Ucraina è aumentato di circa 160 000 t, quello dalla Russia di circa 75 000 t e quello da tutti gli altri paesi terzi (Russia e Ucraina incluse) di circa 90 000 t.

(176)

Sulla base di quanto precede e data la quantità molto inferiore del volume delle importazioni dall'Ucraina e dalla Russia rispetto a quello dalla RPC, nulla indica che la causa di pregiudizio per l'industria dell'Unione risieda nelle importazioni da questi due paesi.

(177)

Le importazioni da tutti gli altri paesi terzi (Russia e Ucraina incluse) sono avvenute a prezzi mediamente superiori a quelli delle importazioni provenienti dalla RPC e hanno aumentato la loro quota di mercato di un solo insignificante punto percentuale.

(178)

La Commissione conclude pertanto che le importazioni di lamiere pesanti da paesi terzi non sono la causa profonda del pregiudizio per l'industria dell'Unione e non annulla il nesso di causalità tra importazioni oggetto di dumping e pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.

5.2.4.   Andamento delle vendite all'esportazione dell'industria dell'Unione

(179)

Durante il periodo in esame, il volume e i prezzi medi delle esportazioni dell'industria dell'Unione hanno registrato il seguente andamento:

Tabella 14

Andamento delle esportazioni

 

2012

2013

2014

PI (2015)

Volume delle esportazioni ad acquirenti indipendenti (industria dell'Unione)

1 881 932

1 361 279

1 825 628

1 548 156

Indice (2012 = 100)

100

72

97

82

Prezzo medio all'esportazione (in EUR/t)

(Produttori inclusi nel campione)

1 002

831

814

764

Indice (2012 = 100)

100

83

81

76

Fonte: comunicazione verificata di Eurofer e risposte al questionario verificate

(180)

Il volume delle esportazioni verso acquirenti indipendenti al di fuori dell'Unione è diminuito del 18 % nel periodo in esame. Dopo una diminuzione del 28 % tra il 2012 e il 2013 è aumentato di 25 punti percentuali nel 2014, per scendere nuovamente nel periodo dell'inchiesta di 15 punti percentuali.

(181)

I prezzi dal canto loro sono notevolmente diminuiti (-24 %) nel periodo in esame e in linea con la diminuzione dei prezzi sul mercato dell'Unione (-25 %).

(182)

Nel complesso, l'andamento delle esportazioni dell'industria dell'Unione rispecchia in larga misura i risultati sul mercato interno. Il mercato dell'Unione è tuttavia molto più importante per l'industria dell'Unione dei mercati di esportazione. Nel periodo in esame, le vendite sul mercato dell'Unione ammontano al quadruplo circa delle vendite all'esportazione.

(183)

La Commissione ritiene perciò che, dato lo scarso rilievo delle vendite all'esportazione, l'andamento delle esportazioni dell'industria dell'Unione non inficia il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping dalla RPC e il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.

5.2.5.   Concorrenza tra produttori dell'Unione integrati verticalmente e impianti di rilaminazione nell'Unione

(184)

Una parte interessata afferma che il margine di profitto dei produttori dell'Unione integrati verticalmente è eroso dai bassi prezzi praticati dagli impianti di rilaminazione nell'Unione, che chiederebbero prezzi del 6 % – 9 % inferiori a quelli praticati dai produttori integrati verticalmente.

(185)

Un impianto di rilaminazione (re-roller) è un'azienda che non produce i propri fattori produttivi, cioè le lastre d'acciaio. Tutti i produttori dell'Unione inclusi nel campione fabbricano le loro proprie lastre d'acciaio e sono quindi integrati verticalmente.

(186)

La Commissione osserva in proposito che, durante il periodo dell'inchiesta, i prezzi medi delle importazioni in dumping dalla RPC erano inferiori a quelli dell'industria dell'Unione del 29 %, come indicato nel considerando 99. Su questa base, i prezzi delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC sarebbero comunque almeno del 20 % inferiori a quelli di rilaminazione nell'Unione.

(187)

La stessa parte afferma inoltre che il quantitativo prodotto da impianti di rilaminazione nell'Unione è diminuito perché molti di essi dipendono da forniture di lastre di acciaio provenienti dall'Ucraina. Tuttavia, nel periodo in esame si è assistito a una diminuzione dell'approvvigionamento dall'Ucraina, diminuzione che non è stata compensata dalla produzione degli altri produttori dell'Unione, malgrado il basso tasso di utilizzo dei loro impianti.

(188)

In proposito, la parte non ha addotto alcuna prova del fatto che i produttori dell'Unione non fossero interessati, o disposti, a fornire i quantitativi supplementari. È perciò chiaro che proprio questi acquirenti, sensibili al prezzo, hanno voltato le spalle ai prodotti dell'industria dell'Unione e si sono rivolti alle importazioni in dumping dalla RPC a prezzi ancora inferiori.

(189)

La Commissione conclude perciò che la diminuzione della redditività dei produttori dell'Unione integrati verticalmente può essere attribuita in misura solo molto limitata al calo delle quantità di lastre pesanti a basso prezzo prodotte da impianti di rilaminazione nell'Unione. La Commissione conclude inoltre che la diminuzione della redditività è in sostanza dovuta al notevole aumento delle importazioni oggetto di dumping a prezzo assai basso provenienti dalla RPC.

5.3.   Conclusioni relative al nesso di causalità

(190)

È stato provvisoriamente stabilito un nesso di causalità tra il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e le importazioni oggetto di dumping dalla RPC.

(191)

La Commissione ha distinto e separato gli effetti sulla situazione dell'industria dell'Unione di tutti i fattori noti dagli effetti pregiudizievoli dovuti alle importazioni oggetto di dumping.

(192)

Gli altri fattori individuati, come la forte concorrenza causata da problemi della domanda, lo scarso utilizzo degli impianti, le importazioni da paesi terzi, l'andamento delle vendite all'esportazione dei produttori dell'Unione, la concorrenza tra i produttori integrati verticalmente e gli impianti di rilaminazione, non sono stati provvisoriamente ritenuti tali da inficiare il nesso di causalità, nemmeno considerando il loro eventuale effetto combinato.

(193)

Il temporaneo calo del consumo nel 2013 può aver contribuito in qualche misura al pregiudizio nel corso di tale anno ma se fosse mancato il costante aumento delle importazioni oggetto di dumping a prezzi sempre più bassi, l'industria dell'Unione avrebbe certamente potuto trarre vantaggio dalla crescita del mercato negli anni successivi. In particolare, si sarebbe ripreso il volume delle vendite, i prezzi di vendita non sarebbero calati a livelli così bassi e si sarebbe raggiunta una maggior redditività.

(194)

In base a quanto precede, la Commissione ha concluso in questa fase che il grave pregiudizio subito dall'industria dell'Unione è stato causato dalle importazioni oggetto di dumping dalla RPC e che gli altri fattori, considerati individualmente o collettivamente, non hanno annullato il nesso di causalità.

6.   INTERESSE DELL'UNIONE

(195)

In conformità all'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se si potesse concludere chiaramente che in questo caso l'adozione di misure non è nell'interesse dell'Unione, nonostante l'accertamento di pratiche di dumping pregiudizievoli. Per determinare l'interesse dell'Unione sono stati valutati i diversi interessi nel loro complesso, compresi quelli dell'industria dell'Unione, degli importatori e degli utilizzatori.

6.1.   Interesse dell'industria dell'Unione

(196)

L'industria dell'Unione ha sede in 14 Stati membri (Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito) e nell'ambito delle lastre pesanti impiegava direttamente nel periodo in esame circa 20 000 dipendenti.

(197)

Hanno collaborato all'inchiesta 26 produttori dell'Unione. Nessuno dei produttori noti si è opposto all'apertura dell'inchiesta. Come già spiegato nell'analisi degli indicatori di pregiudizio, tutta l'industria dell'Unione ha visto peggiorare la propria situazione ed ha subito gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping.

(198)

La Commissione prevede che l'istituzione di dazi antidumping provvisori ristabilirà condizioni commerciali eque nel mercato dell'Unione, ponendo fine alla depressione dei prezzi e consentendo all'industria dell'Unione di riprendersi. Essa potrebbe così migliorare la sua redditività fino a raggiungere i livelli considerati necessari per questa industria ad alta intensità di capitale.

(199)

L'industria dell'Unione ha subito un grave pregiudizio a causa delle importazioni in dumping originarie della RPC. La Commissione ricorda che la maggior parte degli indicatori di pregiudizio ha avuto un'evoluzione negativa nel periodo in esame. In particolare, ne hanno risentito fortemente gli indicatori di pregiudizio relativi ai risultati finanziari dei produttori dell'Unione inclusi nel campione, come la redditività e l'utile sul capitale investito.

(200)

È importante quindi che i prezzi siano riportati a livelli non di dumping o almeno non pregiudizievoli, per consentire a tutti i produttori di operare sul mercato dell'Unione a eque condizioni commerciali. Senza l'introduzione di misure è molto probabile che la situazione economica dell'industria dell'Unione peggiori ulteriormente.

(201)

La Commissione conclude pertanto in via provvisoria che l'istituzione di dazi antidumping sarebbe nell'interesse dell'industria dell'Unione. L'istituzione di tali misure consentirebbe all'industria dell'Unione di riprendersi dagli effetti del dumping pregiudizievole constatati.

6.2.   Interesse degli importatori indipendenti

(202)

Come indicato al considerando 22, sei importatori hanno collaborato all'inchiesta e tre di essi sono stati inclusi nel campione Uno degli importatori inseriti nel campione è favorevole all'adozione di misure, mentre gli altri due importatori vi si oppongono. I restanti tre importatori non inclusi nel campione non hanno espresso alcun parere.

(203)

Dall'inchiesta è emerso che un aumento dei prezzi dovuto all'eventuale istituzione di misure non avrebbe conseguenze dirette su tali importatori indipendenti. Le lamiere pesanti rappresentano non più del 20 % della loro attività.

(204)

Inoltre, la maggior parte degli importatori tratta materiali provenienti da più fonti diverse, tra cui anche l'industria dell'Unione. Nulla indica che gli importatori non sarebbero in grado di continuare a servire i loro clienti se venissero imposti dei dazi.

(205)

In considerazione di quanto precede, la Commissione conclude in via provvisoria che l'istituzione di misure non avrà effetti negativi di rilievo sull'interesse degli importatori dell'Unione.

6.3.   Interesse degli utilizzatori

(206)

I principali utilizzatori finali delle lamiere pesanti sono i fabbricanti di attrezzature destinate all'industria edile, mineraria e forestale; dei recipienti a pressione; degli oleodotti e dei gasdotti; delle costruzioni navali, dei ponti e di materiali per l'edilizia.

(207)

Sette utilizzatori e tre commercianti/centri di servizi siderurgici hanno inviato il questionario di risposta degli utilizzatori. Tuttavia, quattro risposte erano fortemente incomplete e solo due degli estensori si erano dichiarati contrari all'istituzione di misure. La Commissione non può tuttavia considerare rappresentative le risposte inviate per i seguenti motivi:

esse rappresentano solo li 0,3 % del consumo dell'Unione;

i due utilizzatori che si sono opposti non importano nulla dalla RPC e risentirebbero solo indirettamente delle misure.

(208)

La Commissione fa inoltre notare che i dazi dovrebbero contribuire a garantire l'approvvigionamento continuo del mercato dell'Unione. Senza i dazi, alcuni produttori dell'Unione potrebbero essere costretti a cessare o ridurre la loro attività produttiva e lasciare molti utilizzatori dell'Unione con meno fonti di approvvigionamento.

(209)

Di fatto, uno dei produttori inclusi nel campione ha sospeso la produzione di lamiere pesanti alla fine del periodo dell'inchiesta, come indicato nel considerando 104.

(210)

Il livello delle misure porterà inoltre a condizioni di parità per tutti i produttori nell'Unione e in paesi terzi, che potrebbero permettere a questo produttore dell'Unione di riprendere la produzione di lamiere pesanti.

(211)

Pertanto, la Commissione conclude in via provvisoria che l'istituzione di misure non avrebbe alcun effetto negativo sproporzionato sugli utilizzatori.

6.4.   Conclusioni relative all'interesse dell'Unione

(212)

Dato quanto precede, la Commissione conclude in via provvisoria che l'istituzione di misure potrebbe contribuire alla ripresa dell'industria dell'Unione e consentire la ripresa degli investimenti per aiutare i produttori di lamiere pesanti nell'Unione ad attrezzarsi per il futuro e accrescere la loro competitività.

(213)

L'industria dell'Unione è già stata sottoposta a notevoli ristrutturazioni nel (recente) passato. Senza i dazi, alcuni produttori di lamiere pesanti dell'Unione potrebbero essere costretti a cessare o ridurre le loro attività in questo settore, a licenziare centinaia di dipendenti e a lasciare molti utilizzatori dell'Unione con poche fonti di approvvigionamento.

(214)

L'impatto delle misure sulle poche altre parti interessate dell'Unione che si sono manifestate non può essere considerato sostanziale. Il fascicolo non contiene dati che dimostrino che possibili effetti negativi su altri interessati, diversi da quelli che si sono manifestati, siano tali da controbilanciare gli effetti positivi delle misure sull'industria dell'Unione. Gli utilizzatori finali e i consumatori potranno trarre beneficio da un mercato equo e competitivo, con una fonte di approvvigionamento locale pienamente capace di rispondere alle loro necessità e richieste. Il prezzo continuerà ad essere un elemento determinante, ma su base equa.

(215)

In definitiva, la Commissione ha concluso, in questa fase dell'inchiesta, che non vi sono motivi fondati per ritenere che l'istituzione di misure provvisorie sulle importazioni di lamiere pesanti originarie della RPC sia contraria all'interesse dell'Unione.

7.   MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE

(216)

Viste le conclusioni cui è pervenuta la Commissione sul dumping, sul pregiudizio, sul nesso di causalità e sull'interesse dell'Unione, è opportuno istituire misure provvisorie per impedire un ulteriore pregiudizio all'industria dell'Unione causato dalle importazioni oggetto di dumping.

7.1.   Livello di eliminazione del pregiudizio

(217)

Per determinare il livello delle misure, la Commissione ha dapprima stabilito l'importo del dazio necessario a eliminare il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.

(218)

Il pregiudizio sarebbe eliminato se l'industria dell'Unione potesse coprire i propri costi di produzione e ottenere dalla vendita del prodotto simile sul mercato dell'Unione l'utile al lordo delle imposte che potrebbe ragionevolmente essere conseguito da un'industria di tale tipo nello stesso settore in condizioni di concorrenza normali, cioè in assenza di importazioni oggetto di dumping.

(219)

Per stabilire il profitto che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza, la Commissione ha chiesto ai produttori dell'Unione inclusi nel campione di fornire dati sulla redditività per il prodotto simile venduto sul mercato dell'Unione per gli anni dal 2006 al periodo dell'inchiesta. Tali informazioni sono state fornite e debitamente verificate.

(220)

Tra il 2013 e il periodo dell'inchiesta, la redditività dell'industria dell'Unione è stata negativa. Già nel 2012, anno in cui il profitto è stato lievemente positivo (+ 1,6 %), si avvertiva una presenza significativa di importazioni in dumping dalla RPC e questo margine di profitto era nettamente inferiore all'utile degli anni precedenti.

(221)

L'anno precedente, il 2011, mostrava invece un margine di profitto del 7,9 %, superiore ai margini di profitto del 2009 e del 2010, gli anni cioè in cui la crisi finanziaria si è fatta maggiormente sentire, ma inferiore al profitto del periodo 2006-2008, precedente cioè la crisi finanziaria. Si tratta, inoltre, tra i dati disponibili più recenti, di quelli maggiormente affidabili su quando le importazioni nell'Unione dalla RPC non avvenivano ancora in grandi quantitativi. La Commissione ritiene pertanto che tale margine di profitto sia quello che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza.

(222)

La Commissione ha quindi determinato il livello di eliminazione del pregiudizio confrontando la media ponderata dei prezzi all'importazione dei produttori esportatori della RPC inclusi nel campione che hanno collaborato, debitamente adeguata per tener conto di costi d'importazione e di dazi doganali, stabilita per calcolare la sottoquotazione del prezzo, con la media ponderata dei prezzi non pregiudizievoli del prodotto simile venduto dai produttori dell'Unione inclusi nel campione sul mercato dell'Unione nel periodo dell'inchiesta. Le differenze evidenziate da tale confronto sono state espresse in percentuale della media ponderata dei valori cif all'importazione.

(223)

Il livello di eliminazione del pregiudizio per «altre società che hanno collaborato» e per «tutte le altre società» si definisce in modo analogo a quello usato per il margine di dumping per tali società (v. considerando da 76 a 80).

7.2.   Misure provvisorie

(224)

È opportuno istituire misure antidumping sulle importazioni del prodotto in esame originario della RPC, in conformità alla regola del dazio inferiore di cui all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base. La Commissione ha confrontato i margini di pregiudizio e i margini di dumping. L'importo dei dazi andrebbe stabilito al livello che corrisponde al più basso tra il margine di dumping e il margine di pregiudizio.

(225)

Dato quanto precede, le aliquote provvisorie del dazio antidumping, espresse in percentuale del prezzo cif franco frontiera dell'Unione, dazio doganale non corrisposto, dovrebbero essere le seguenti:

Società

Margine di dumping

Margine di pregiudizio

Dazio provvisorio

Nanjing Iron and Steel Co., Ltd.

120,1 %

73,1 %

73,1 %

Minmetals Yingkou Medium Plate Co., Ltd.

126,0 %

65,1 %

65,1 %

Wuyang Iron and Steel Co., Ltd e Wuyang New Heavy & Wide Steel Plate Co., Ltd.

127,6 %

73,7 %

73,7 %

Altre società che hanno collaborato

125,5 %

70,6 %

70,6 %

Tutte le altre società

127,6 %

73,7 %

73,7 %

(226)

Le aliquote del dazio antidumping applicate a titolo individuale alle società specificate nel presente regolamento sono state calcolate in base ai risultati della presente inchiesta. Esse rispecchiano quindi la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione.

(227)

Tali aliquote del dazio si applicano esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame originario della RPC e fabbricato dalle persone giuridiche summenzionate. Le importazioni del prodotto in esame fabbricato da altre società, non espressamente menzionate nel dispositivo del presente regolamento, comprese le entità collegate alle società espressamente menzionate, andrebbero assoggettate all'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società». Esse non andrebbero assoggettate a nessuna delle aliquote individuali del dazio antidumping.

(228)

Una società può chiedere l'applicazione di tali aliquote individuali del dazio antidumping se cambia nome o fonda una nuova entità di produzione o di vendita. La richiesta deve essere indirizzata alla Commissione (8). La richiesta deve contenere tutte le informazioni pertinenti atte a dimostrare che la modifica non pregiudica il diritto della società di beneficiare dell'aliquota del dazio a essa applicabile. Se la modifica del nome della società non pregiudica il suo diritto di beneficiare dell'aliquota del dazio a essa applicabile, un avviso relativo alla modifica del nome sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

(229)

Per garantire la corretta applicazione dei dazi antidumping, il dazio antidumping per tutte le altre società dovrebbe applicarsi non solo ai produttori esportatori che non hanno collaborato alla presente inchiesta, ma anche ai produttori che non hanno esportato nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta.

8.   REGISTRAZIONE

(230)

Come indicato nel considerando 5, la Commissione ha disposto, con il regolamento di esecuzione (UE) 2016/1357 della Commissione, la registrazione delle importazioni del prodotto in esame originario della RPC.

(231)

Ciò è avvenuto in previsione dell'eventuale applicazione retroattiva delle misure antidumping a norma dell'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base. La registrazione delle importazioni dovrebbe cessare. In questa fase del procedimento non può essere adottata alcuna decisione su un'eventuale applicazione retroattiva di misure antidumping.

9.   DISPOSIZIONI FINALI

(232)

Ai fini di una corretta amministrazione, la Commissione inviterà le parti interessate a presentare osservazioni scritte e/o a chiedere di essere sentite dalla Commissione e/o dal consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale entro un termine prestabilito.

(233)

Le conclusioni relative all'istituzione di dazi provvisori sono provvisorie e possono essere modificate nella fase definitiva dell'inchiesta,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di prodotti piatti di acciaio legato o non legato (acciaio inossidabile, acciaio al silicio detto magnetico, acciaio per utensili e acciaio rapido esclusi), laminati a caldo, non placcati né rivestiti, non arrotolati, di spessore superiore a 10 mm e di larghezza minima di 600 mm oppure di spessore compreso tra 4,75 mm e 10 mm e di larghezza pari o superiore a 2 050 mm che rientrano attualmente nei codici NC ex 7208 51 20, ex 7208 51 91, ex 7208 51 98, ex 7208 52 91, ex 7208 90 20, ex 7208 90 80, 7225 40 40, ex 7225 40 60 ed ex 7225 99 00 (codici TARIC: 7208512010, 7208519110, 7208519810, 7208529110, 7208902010, 7208908020, 7225406010, 7225990030) e originari della Repubblica popolare cinese.

2.   Le aliquote del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, del prodotto di cui al paragrafo 1, fabbricato dalle società sottoelencate, sono le seguenti:

Società

Aliquota del dazio provvisorio

Codice addizionale TARIC

Nanjing Iron and Steel Co., Ltd.

73,1 %

C143

Minmetals Yingkou Medium Plate Co., Ltd.

65,1 %

C144

Wuyang Iron and Steel Co., Ltd e Wuyang New Heavy & Wide Steel Plate Co., Ltd.

73,7 %

C145

Altre società che hanno collaborato, elencate in allegato

70,6 %

 

Tutte le altre società

73,7 %

C999

3.   L'immissione in libera pratica nell'Unione del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.

4.   Salvo indicazioni contrarie, si applicano le pertinenti disposizioni in vigore relative ai dazi doganali.

Articolo 2

1.   Entro 25 giorni di calendario dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono:

a)

chiedere la divulgazione dei fatti e delle considerazioni principali sulla base dei quali è stato adottato il presente regolamento;

b)

presentare osservazioni scritte alla Commissione; e

c)

chiedere un'audizione alla Commissione e/o al consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale.

2.   Entro 25 giorni di calendario dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, le parti di cui all'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2016/1036 possono comunicare osservazioni sull'applicazione delle misure provvisorie.

Articolo 3

1.   Le autorità doganali sono invitate a cessare la registrazione delle importazioni stabilita dall'articolo 1 del regolamento di esecuzione (UE) 2016/1357 della Commissione.

2.   I dati raccolti riguardo ai prodotti introdotti non più di 90 giorni prima della data di entrata in vigore del presente regolamento sono conservati fino all'entrata in vigore di eventuali misure definitive o fino alla chiusura del presente procedimento.

Articolo 4

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

L'articolo 1 si applica per un periodo di sei mesi.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 ottobre 2016

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 176 del 30.6.2016, pag. 21.

(2)  Il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio è stato sostituito dal regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 176 del 30.6.2016, pag. 21) a partire dal 20 luglio 2016. In prosieguo, sarà quest'ultimo regolamento a essere denominato «regolamento di base».

(3)  GU C 58 del 13.2.2016, pag. 20.

(4)  GU L 215 del 10.8.2016, pag. 23.

(5)  In data 11 aprile 2016, Tata Steel ha ceduto la propria fabbricazione di prodotti lunghi in Europa (comprendente le lamiere pesanti) a Greybull Capital. In conseguenza di ciò, è stata costituita la società British Steel.

(6)  Si veda, ad esempio, la comunicazione della Commissione dal titolo: «Acciaio: mantenere occupazione sostenibile e crescita in Europa» (COM(2016) 155 final, del 16 marzo 2016)

(7)  I paesi terzi che si sono muniti di misure di difesa commerciale contro le lamiere pesanti provenienti dalla RPC comprendono Australia, Brasile, Canada, Indonesia, Malaysia, Messico, Thailandia e Stati Uniti.

(8)  Commissione europea, direzione generale del Commercio, Direzione H, Rue de la Loi 170, 1040 Bruxelles, Belgio.


ALLEGATO

Produttori esportatori cinesi che hanno collaborato non inclusi nel campione

Denominazione

Città

Codice addizionale TARIC

Angang Steel Company Limited

Anshan, Liaoning

C150

Inner Mongolia Baotou Steel Union Co., Ltd.

Baotou, Mongolia interna

C151

Zhangjiagang Shajing Heavy Plate Co., Ltd.

Zhangjiagang, Jiangsu

C146

Jiangsu tiangong Tools Company Limited

Danyang, Jiangsu

C155

Jiangyin Xingcheng Special Steel Works Co., Ltd.

Jiangyin, Jiangsu

C147

Laiwu Steel Yinshan Section Co., Ltd.

Laiwu, Shandong

C154

Nanyang Hanye Special Steel Co., Ltd.

Xixia, Henan

C152

Qinhuangdao Shouqin Metal Materials Co., Ltd.

Qinhuangdao, Hebei

C153

Shandong Iron & Steel Co., Ltd., Jinan Company

Jinan, Shandong

C149

Wuhan Iron and Steel Co., Ltd.

Wuhan, Hubei

C156

Xinyu Iron & Steel Co., Ltd.

Xinyu, Jiangxi

C148


7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/33


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/1778 DELLA COMMISSIONE

del 6 ottobre 2016

che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Repubblica popolare cinese

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea (1), in particolare l'articolo 7, paragrafo 4,

dopo aver consultato gli Stati membri,

considerando quanto segue:

1.   PROCEDIMENTO

1.1.   Apertura

(1)

Il 4 gennaio 2016 la European Steel Association («Eurofer» o «il denunciante») ha presentato una denuncia per conto di produttori che rappresentano oltre il 90 % della produzione totale dell'Unione di determinati prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati. La denuncia conteneva prove dell'esistenza di dumping e della conseguente minaccia di pregiudizio notevole, sufficienti per giustificare l'apertura dell'inchiesta.

(2)

In seguito alla denuncia, il 13 febbraio 2016 la Commissione europea («la Commissione») ha avviato un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni nell'Unione di determinati prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Repubblica popolare cinese («la RPC» o «il paese interessato») sulla base dell'articolo 5 del regolamento (UE) 2009/1225 del Consiglio (2) («il regolamento di base»). L'avviso di apertura è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (3) («l'avviso di apertura»).

(3)

La Commissione ha conseguentemente avviato altre due inchieste:

a)

in data 13 maggio 2016 (4), un'inchiesta antisovvenzioni relativa alle importazioni dello stesso prodotto originario della Repubblica popolare cinese;

b)

in data 7 luglio 2016 (5), un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni dello stesso prodotto originario del Brasile, dell'Iran, della Russia, della Serbia e dell'Ucraina.

1.2.   Registrazione

(4)

Il 5 aprile 2016 il denunciante ha presentato una richiesta di registrazione delle importazioni del prodotto in esame dalla RPC. Il 2 giugno 2016 il denunciante ha aggiornato la richiesta fornendo dati finanziari più recenti, ma l'ha ritirata in data 11 agosto 2016.

1.3.   Parti interessate

(5)

Nell'avviso di apertura la Commissione invitava le parti interessate a manifestarsi al fine di partecipare all'inchiesta. Essa ha espressamente informato dell'apertura dell'inchiesta il denunciante, altri produttori noti dell'Unione, i produttori esportatori noti, le autorità cinesi, gli importatori noti, i fornitori e gli utilizzatori, gli operatori commerciali e le associazioni notoriamente interessate, invitandoli a partecipare.

(6)

Le parti interessate hanno avuto la possibilità di presentare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione con la Commissione e/o il consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale. È stata concessa un'audizione a tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta e che hanno dimostrato di avere particolari motivi per essere sentite.

1.4.   Campionamento

(7)

Nell'avviso di apertura la Commissione ha indicato che avrebbe potuto ricorrere al campionamento delle parti interessate in conformità all'articolo 17 del regolamento di base.

1.4.1.   Campionamento dei produttori dell'Unione

(8)

Nell'avviso di apertura la Commissione ha comunicato che, dato il loro numero elevato, avrebbe selezionato un campione di produttori dell'Unione. La Commissione ha poi selezionato un campione sulla base dei più elevati volumi rappresentativi della produzione e delle vendite garantendo al contempo la distribuzione geografica. Essa ha informato le società selezionate in via provvisoria e il denunciante. La Commissione ha invitato le parti interessate a esprimere osservazioni sul campione provvisorio.

(9)

Uno dei produttori dell'Unione selezionato in via provvisoria ha informato la Commissione che non avrebbe potuto collaborare. La federazione italiana del ferro e dell'acciaio (Federacciai) ed Eurofer hanno inoltre osservato che l'Europa meridionale non era rappresentata nel campione provvisorio. Per garantire una migliore distribuzione geografica, la Commissione ha sostituito il produttore dell'Unione che ha deciso di non collaborare con un produttore dell'Unione appartenente all'Europa meridionale.

(10)

Di conseguenza il campione definitivo è risultato costituito da cinque produttori dell'Unione di cinque diversi Stati membri e rappresenta oltre il 45 % della produzione dell'Unione.

1.4.2.   Campionamento degli importatori indipendenti

(11)

La Commissione ha chiesto agli importatori indipendenti di fornire le informazioni specificate nell'avviso di apertura, in modo da poter decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, selezionare un campione.

(12)

Quattro importatori hanno fornito le informazioni richieste. Il campionamento non è stato pertanto necessario e i questionari sono stati inviati a tutti gli importatori.

(13)

Sebbene la Commissione li abbia contattati nel tentativo di raccogliere informazioni pertinenti, nessun importatore indipendente ha risposto in maniera completa al questionario ai fini della presente inchiesta.

1.4.3.   Campionamento dei produttori esportatori della RPC

(14)

Per decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, per selezionare il campione per la RPC, la Commissione ha invitato i produttori esportatori della RPC a fornire le informazioni specificate nell'avviso di apertura. Essa ha inoltre invitato la missione della Repubblica popolare cinese presso l'Unione europea a indicare e/o contattare i produttori esportatori che potevano essere interessati a partecipare all'inchiesta.

(15)

Tredici gruppi di produttori esportatori della RPC hanno fornito le informazioni richieste e hanno acconsentito a essere inclusi nel campione. La Commissione ha proposto un campione di tre gruppi di società in base al massimo volume rappresentativo delle esportazioni nell'Unione che poteva essere adeguatamente esaminato entro il periodo di tempo disponibile. Ha inoltre invitato tutti i produttori esportatori noti interessati e le autorità della RPC a presentare osservazioni sul campione proposto.

(16)

Un produttore esportatore, Jiangsu Tiangong Tools Company Limited («Tiangong Tools»), ha sostenuto di dover essere incluso nel campione perché, a differenza dei produttori esportatori selezionati, produce acciai per utensili e acciai rapidi. A suo dire, se il suo prodotto è considerato prodotto in esame, il campione doveva essere più rappresentativo e doveva pertanto includerlo.

(17)

Tale richiesta è stata respinta. Tiangong Tools ha esportato solo piccole quantità di un particolare tipo di prodotto nell'Unione. Pertanto l'inclusione di questo produttore esportatore nel campione non avrebbe reso il campione più rappresentativo. La Commissione ha ulteriormente analizzato la questione della rappresentatività nel quadro della definizione della produzione.

(18)

Ha di conseguenza deciso di mantenere il campione proposto, formato da tre gruppi di produttori esportatori. I produttori esportatori inclusi nel campione rappresentano il 57 % delle importazioni totali nell'Unione del prodotto in esame dalla RPC e il 58 % delle importazioni totali dell'Unione del prodotto in esame effettuate dai produttori esportatori cinesi che hanno collaborato.

1.5.   Esame individuale

(19)

Un solo produttore esportatore, Tiangong Tools, ha richiesto un esame individuale a norma dell'articolo 17, paragrafo 3, del regolamento di base e ha a tal fine inviato una risposta al questionario. La Commissione ha accettato in via preliminare la richiesta e verificato in loco le informazioni fornite.

(20)

L'inchiesta ha tuttavia dimostrato che tale società produce ed esporta nell'Unione solo acciai per utensili e acciai rapidi. Dato che, come spiegato ai considerando da 29 a 35, la Commissione ha provvisoriamente deciso di escludere gli acciai per utensili e gli acciai rapidi dall'ambito della presente inchiesta, non è stato determinato un margine di dumping provvisorio per Tiangong Tools. Qualora la Commissione dovesse modificare la propria decisione riguardo alla definizione del prodotto nella fase definitiva, la richiesta di esame individuale del produttore esportatore in questione potrebbe essere riconsiderata.

1.6.   Risposte al questionario

(21)

La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Sono pervenute le risposte al questionario di Eurofer, di cinque produttori dell'Unione e dei centri servizi siderurgici ad essi collegati, di un utilizzatore, di tre gruppi di produttori esportatori della RPC e di un produttore di un paese di riferimento.

1.7.   Visite di verifica

(22)

La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare in via provvisoria il dumping, la conseguente minaccia di pregiudizio e l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica in conformità all'articolo 16 del regolamento di base presso le sedi dell'associazione e delle società seguenti:

 

associazione dei produttori dell'Unione:

Eurofer, Bruxelles, Belgio

 

produttori dell'Unione:

ThyssenKrupp Steel AG, Duisburg, Germania

Tata Steel IJmuiden BV, Velsen-Noord, Paesi Bassi

Tata Steel UK Limited, Port Talbot, South Wales, Regno Unito

ArcelorMittal France S.A., Francia, e le seguenti sue società controllate:

ArcelorMittal Mediterranee SAS, Fos-sur-Mer, Francia

ArcelorMittal Atlantique Et Lorraine, Dunkerque, Francia

ArcelorMittal España SA, Gozón, Spagna

 

Utilizzatore:

Marcegaglia Carbon Steel Spa, Gazoldo degli Ippoliti, Italia

 

produttori esportatori della RPC e operatori commerciali collegati:

Benxi Iron & Steel Group:

Bengang Steel Plates Co., Ltd, Benxi, Liaoning Province, RPC

Benxi Iron & Steel Hong Kong Limited, Hong Kong

Jiangsu Shagang Group Co., Ltd.:

Zhangjiagang Hongchang Plate Co., Ltd. Jinfeng Town, Zhangjiagang City, Jiangsu Province, RPC

Zhangjiagang GTA Plate Co., Ltd., Jinfeng Town, Zhangjiagang City, Jiangsu Province, RPC

Jiangsu Shagang International Trade Co., Ltd., Jinfeng Town, Zhangjiagang City, Jiangsu Province, RPC

Shagang South-Asia Trading Co., Hong Kong

Xinsha International PTE. Ltd., Singapore

Hebei Iron and Steel Group (HBIS):

Handan Iron & Steel Group Han-Bao Co., Ltd., Handan City, Hebei Province, RPC

Hebei Iron & Steel Co., Ltd. Tangshan Branch, Tangshan City, Hebei Province, RPC

Hebei Iron & Steel Co., Ltd. Chengde Branch, Chengde City, Hebei Province, RPC

Handan Iron and Steel Group Import and Export Co Ltd, Handan City, Hebei Province, RPC

Hebei Iron and Steel (Singapore) PTE Ltd, Handan City, Hebei Province, RPC

Hebei Iron and Steel (Hong Kong) International Trade Co Ltd, Handan City, Hebei Province, RPC

Hebei Iron and Steel Group (Shanghai) International Trade Co Ltd, Handan City and Chengde City, Hebei Province, RPC

Tangshan Iron and Steel Group Co Ltd, Tangshan City, Hebei Province, RPC

Sinobiz Holdings Limited (British Virgin Islands), Tangshan City, Hebei Province, RPC

Chengde Steel Logistics Co Ltd, Chengde City, Hebei Province, RPC

Duferco SA, Lugano, Svizzera

Jiangsu Tiangong Tools Company Limited:

Tiangong Aihe Company Limited, Danbei County, Danyang City, Jiangsu Province, RPC

 

importatori collegati nell'Unione:

Benxi Iron and Steel Group Europe GmbH, Düsseldorf, Germania

Duferco Commerciale, SPA, Genova, Italia

 

produttore del paese di riferimento:

ArcelorMittal USA, Chicago, USA.

1.8.   Periodo dell'inchiesta e periodo in esame

(23)

L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2015 e il 31 dicembre 2015 («periodo dell'inchiesta»).L'analisi delle tendenze utili per la valutazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2012 e la fine del periodo dell'inchiesta («il periodo in esame»).

2.   PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE

2.1.   Prodotto in esame

(24)

Il prodotto in esame è costituito da determinati prodotti laminati piatti di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati, anche arrotolati (compresi i prodotti tagliati su misura e in nastri stretti), semplicemente laminati a caldo, non placcati né rivestiti.

Il prodotto in esame non comprende:

i prodotti di acciaio inossidabile e al silicio detti «magnetici» a grani orientati,

i prodotti di acciaio per utensili e di acciaio rapido (6),

i prodotti non arrotolati, che non presentano motivi in rilievo, di spessore superiore a 10 mm e di larghezza pari o superiore a 600 mm e

i prodotti non arrotolati, che non presentano motivi in rilievo, di spessore di 4,75 mm o più ed uguale o inferiore a 10 mm e di larghezza pari o superiore a 2 050 mm.

Il prodotto in esame è attualmente classificato ai codici NC 7208 10 00, 7208 25 00, 7208 26 00, 7208 27 00, 7208 36 00, 7208 37 00, 7208 38 00, 7208 39 00, 7208 40 00, 7208 52 10, 7208 52 99, 7208 53 10, 7208 53 90, 7208 54 00, 7211 13 00, 7211 14 00, 7211 19 00, ex 7225 19 10, 7225 30 90, ex 7225 40 60, 7225 40 90, ex 7226 19 10, 7226 91 91 e 7226 91 99 e originario della Repubblica popolare cinese.

(25)

I prodotti piatti di acciaio laminati a caldo sono fabbricati mediante laminazione a caldo. Si tratta di un processo di lavorazione dei metalli in cui il metallo fuso viene fatto passare attraverso uno o più coppie di rulli caldi per ridurre e uniformare lo spessore con la temperatura del metallo al di sopra della temperatura di ricristallizzazione. Essi possono essere forniti in varie forme: arrotolati (anche lubrificati o decapati), tagliati su misura (fogli) o in nastri stretti.

(26)

Vi sono due principali impieghi dei prodotti piatti di acciaio laminati a caldo. Essi costituiscono in primo luogo la materia primaria per la produzione di vari prodotti in acciaio a valle di valore aggiunto, a cominciare dai prodotti piatti di acciaio laminati (7) a freddo e rivestiti. In secondo luogo sono usati come fattore produttivo industriale acquistato dagli utilizzatori finali per una serie di impieghi, anche nel settore delle costruzioni (produzione di tubi di acciaio), nella costruzione navale, nei contenitori per gas, negli autoveicoli, nei recipienti a pressione e nelle condotte per il trasporto di energia.

2.2.   Prodotto simile

(27)

Dall'inchiesta è emerso che i seguenti prodotti hanno le stesse caratteristiche fisiche di base e sono destinati agli stessi impieghi di base:

a)

il prodotto in esame;

b)

il prodotto fabbricato e venduto sul mercato interno della RPC e degli Stati Uniti d'America;

c)

il prodotto fabbricato e venduto nell'Unione dall'industria dell'Unione.

(28)

In questa fase la Commissione ha deciso che tali prodotti sono prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.

2.3.   Contestazioni riguardanti la definizione del prodotto

(29)

In primo luogo, un produttore esportatore (Jiangsu Tiangong Tools Company Limited) e un importatore collegato a un altro produttore esportatore cinese (Duferco S.A.) hanno chiesto che alcuni tipi di prodotti piatti in acciaio laminati a caldo, noti nell'industria del settore come acciai per utensili e acciai rapidi, venissero esclusi dalla definizione del prodotto. Essi hanno sostenuto che gli acciai per utensili e gli acciai rapidi hanno proprietà, prezzi, specifiche e impieghi notevolmente diversi.

(30)

Il 21 aprile 2016 si è tenuta un'audizione con il produttore esportatore cinese in presenza del consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale. Il 22 giugno 2016 si è tenuta inoltre un'audizione con l'importatore in merito alla richiesta di esclusione del suo prodotto.

(31)

Il denunciante ha ritenuto che tali affermazioni fossero infondate e che esistesse un rischio di elusione nel caso di una loro accettazione da parte della Commissione.

(32)

La Commissione ha rilevato che vi sono effettivamente importanti differenze chimiche e fisiche tra altri tipi del prodotto in esame diversi dagli acciai per utensili e dagli acciai rapidi, da un lato, e gli acciai per utensili e gli acciai rapidi, dall'altro lato. Vari elementi chimici (8) naturalmente presenti negli acciai per utensili e negli acciai rapidi non si trovano nel prodotto in esame.

(33)

Vi sono inoltre differenze nel processo di produzione e negli impieghi come pure notevoli differenze di prezzo tra gli acciai per utensili e gli acciai rapidi, da un lato, e gli altri tipi del prodotto in esame, dall'altro. Ad esempio gli acciai per utensili e gli acciai rapidi, a differenza di altri tipi del prodotto in esame, sono utilizzati per la lavorazione, la lavorazione meccanica, l'estrusione, il taglio, lo stampaggio e la perforazione di altri materiali, ossia impieghi non convenzionali per gli altri tipi del prodotto in esame. Inoltre la produzione di acciai per utensili avviene mediante un altro processo di produzione, in base al quale le proprietà specifiche sono ottenute nel corso di tutte le fasi del processo di produzione. Questa differenza rende il processo di produzione degli acciai per utensili e degli acciai rapidi molto più costoso, il che in parte spiega anche la differenza di prezzo di vendita rispetto ad altri tipi del prodotto in esame.

(34)

Le importazioni di acciaio per utensili e di acciai rapidi rappresentano in termini di volume l'1,25 % circa delle importazioni cinesi totali nel corso dell'anno 2015. Gli acciai per utensili e gli acciai rapidi sono anche classificati sotto diversi codici specifici NC.

(35)

La Commissione ha pertanto provvisoriamente escluso gli acciai per utensili e gli acciai rapidi e avvertito parallelamente le autorità doganali nazionali riguardo a possibili rischi di elusione.

(36)

In secondo luogo, il 5 agosto 2016 un utilizzatore italiano, Marcegaglia Carbon Steel Spa, ha sostenuto che i seguenti tipi del prodotto in esame dovessero essere esclusi dalla definizione del prodotto: i tipi di acciaio IF privi di interstiziali, i tipi di acciaio a doppia fase, i tipi di acciaio ad alto tenore di carbonio e i tipi di acciaio a grani non orientati. L'argomentazione della richiesta di esclusione di questi tipi di prodotto era principalmente la seguente:

a)

questi tipi di prodotto presentano caratteristiche, impieghi e prezzi notevolmente diversi rispetto a tutti gli altri tipi del prodotto in esame;

b)

questi prodotti non sono intercambiabili con altri tipi del prodotto in esame.

(37)

Lo stesso utilizzatore ha anche chiesto che i tipi di prodotti utilizzati per la laminazione a freddo fossero esclusi in base al loro ulteriore impiego a valle.

(38)

Per quanto riguarda la richiesta di esclusione dei tipi di acciaio IF privi di interstiziali, dei tipi di acciaio a doppia fase, dei tipi di acciaio ad alto tenore di carbonio e dei tipi di acciaio a grani non orientati del prodotto in esame, la Commissione ha ritenuto che non fosse stato dimostrato che tali prodotti hanno proprietà e impieghi diversi. La richiesta dettagliata definitiva di esclusione del prodotto è inoltre pervenuta molto tardivamente. Pertanto in questa fase la Commissione ha respinto tale richiesta, ma intende esaminare ulteriormente tale argomentazione.

(39)

Per quanto riguarda i tipi di prodotto utilizzati per la rilaminazione, si tratta di uno dei principali impieghi del prodotto in esame, come indicato al considerando 26. Un impiego diverso non costituisce di per sé motivo di esclusione. Inoltre l'esclusione di tali tipi di prodotto comporterebbe l'esclusione della maggioranza di tutti i tipi del prodotto in esame importati, oltre a comportare un complesso, se non impossibile, controllo amministrativo volto a distinguere, nell'ambito del prodotto in esame, i tipi di prodotto destinati alla rilaminazione dagli altri. Pertanto in questa fase la Commissione ha respinto anche tale richiesta.

3.   DUMPING

3.1.   Valore normale

(40)

A norma dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base, la Commissione determina il valore normale in conformità all'articolo 2, paragrafi da 1 a 6, del medesimo regolamento per i produttori esportatori della RPC che soddisfano i criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), dello stesso regolamento e ai quali è pertanto possibile riconoscere il trattamento riservato alle società operanti in condizioni di economia di mercato (TEM). Nessuno dei produttori esportatori che hanno collaborato ha tuttavia richiesto tale trattamento.

(41)

Pertanto a norma dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base il valore normale doveva essere determinato in base ai prezzi o al valore normale costruito in un paese terzo ad economia di mercato appropriato («il paese di riferimento»).

(42)

Nell'avviso di apertura la Commissione ha proposto di usare un paese terzo ad economia di mercato («paese di riferimento»), ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base. La Commissione ha inviato questionari a tutti i produttori noti degli 11 paesi a economia di mercato indicati nell'avviso di apertura (9) e ad altri otto paesi in cui vi erano indicazioni di produzione e vendita del prodotto simile, vale a dire Argentina, Australia, Egitto, Iran, Giappone, Sud Africa, Repubblica di Corea e Taiwan. Sono stati contattati in totale 62 produttori in 19 potenziali paesi di riferimento. Tuttavia solo una società degli Stati Uniti, ArcelorMittal USA, ha espresso la sua disponibilità a collaborare e ha risposto al questionario.

(43)

Trattandosi di un mercato aperto, con dieci produttori nazionali del prodotto simile e con importazioni da altri paesi che rappresentano oltre il 10 % del consumo totale, gli Stati Uniti d'America sono considerati un paese di riferimento adeguato. Di conseguenza, e dato che solo un produttore degli Stati Uniti si è dichiarato disposto a collaborare, gli Stati Uniti sono stati provvisoriamente selezionati come paese di riferimento adeguato.

(44)

Le parti interessate sono state invitate ad esprimersi in proposito. Poiché non sono pervenute osservazioni, gli Stati Uniti sono stati scelti come paese di riferimento.

(45)

Conformemente all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, la Commissione ha in primo luogo valutato se le vendite del prodotto simile negli Stati Uniti d'America ad acquirenti indipendenti fossero rappresentative. La quantità delle vendite del prodotto simile sul mercato interno da parte del produttore disposto a collaborare è risultata rappresentativa rispetto al prodotto in esame esportato nell'Unione dai produttori esportatori cinesi inclusi nel campione.

(46)

La Commissione ha quindi verificato se tali vendite potevano essere considerate eseguite nell'ambito di normali operazioni commerciali a norma dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base. A tal fine la Commissione ha determinato la proporzione di vendite remunerative ad acquirenti indipendenti. Le operazioni di vendita sono state considerate remunerative quando il prezzo unitario era pari o superiore al costo di produzione. È stato così determinato il costo di produzione del produttore americano nel periodo dell'inchiesta.

(47)

Per i tipi di prodotto per i quali oltre l'80 % del volume delle vendite del tipo di prodotto in questione sul mercato interno era effettuato a un prezzo superiore al costo e la media ponderata del prezzo di vendita di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo unitario di produzione, il valore normale, per tipo di prodotto, è stato calcolato come media ponderata dei prezzi effettivi di tutte le vendite, remunerative o no, del tipo in questione sul mercato interno.

(48)

Quando il volume delle vendite remunerative di un tipo di prodotto rappresentava l'80 % o meno del volume totale delle vendite di quel tipo di prodotto o quando la media ponderata dei prezzi di quel tipo di prodotto era inferiore al costo di produzione unitario, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi delle sole vendite remunerative di quel tipo di prodotto effettuate sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta.

(49)

Per quanto riguarda i tipi di prodotto non remunerativi, il valore normale è stato costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base utilizzando il costo di produzione del produttore americano con l'aggiunta delle spese generali, amministrative e di vendita e del profitto per i tipi di prodotto remunerativi per il produttore americano.

(50)

Non è stato possibile stabilire una corrispondenza tra alcuni tipi di prodotto esportati nell'Unione dalla RPC e quelli fabbricati nel paese di riferimento perché non sono venduti dal produttore americano. Di conseguenza il valore normale per i tipi di prodotto per i quali mancava una corrispondenza è stato costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, sulla scorta dei costi di produzione del produttore del paese di riferimento. La Commissione ha considerato i costi del prodotto più somigliante e li ha adeguati per tenere conto del costo del lavoro di modifica (taglio longitudinale o trasversale) in modo da garantire un confronto equo. Essa ha in seguito aggiunto un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (7 % – 13 %) basandosi su dati effettivi attinenti alla produzione e alle vendite, come previsto all'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base. Ha infine aggiunto un congruo margine di profitto (10 % – 15 %) utilizzando il margine di profitto medio delle vendite dei prodotti remunerativi.

3.2.   Prezzi all'esportazione

(51)

I produttori esportatori inclusi nel campione hanno esportato nell'Unione sia vendendo direttamente ad acquirenti indipendenti sia tramite società collegate.

(52)

Per le vendite dirette, i prezzi all'esportazione sono stati calcolati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto in esame, in conformità all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.

(53)

Per le operazioni nelle quali i produttori esportatori esportano il prodotto in esame nell'Unione tramite società collegate operanti come importatori, il prezzo all'esportazione è stabilito in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad acquirenti indipendenti nell'Unione a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. In questo caso al prezzo sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutte le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita.

3.3.   Confronto

(54)

Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati confrontati a livello franco fabbrica. I margini di dumping sono stati calcolati confrontando i prezzi individuali franco fabbrica applicati dai produttori esportatori inclusi nel campione con i prezzi di vendita sul mercato interno del produttore del paese di riferimento oppure, ove necessario, con il valore normale costruito.

(55)

Per garantire un confronto equo tra il valore normale e il prezzo all'esportazione è stato tenuto debitamente conto, con opportuni adeguamenti, delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità all'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.

(56)

Su tale base sono stati effettuati adeguamenti, ove necessario, per tenere conto delle spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico, dei costi accessori (4 %), delle spese bancarie (0,02 %), dei costi del credito (0,05 %), delle commissioni (0,6 %) e imposte indirette (4 %).

3.4.   Margine di dumping

(57)

Per i produttori esportatori inclusi nel campione la media ponderata del valore normale di ciascun tipo di prodotto simile fabbricato negli Stati Uniti d'America è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione del tipo di prodotto corrispondente, conformemente all'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base.

(58)

Il margine di dumping dei produttori esportatori che hanno collaborato e non sono stati inclusi nel campione è stato stabilito secondo le disposizioni dell'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base. Tale margine è stato calcolato come media ponderata in base ai margini stabiliti per i produttori esportatori inclusi nel campione.

(59)

Per quanto riguarda tutti gli altri produttori esportatori della RPC, la Commissione ha determinato il grado di collaborazione nella RPC che è stato misurato valutando il rapporto fra il volume delle esportazioni nell'Unione dei produttori che hanno collaborato e il volume totale delle esportazioni nell'Unione dal paese interessato.

(60)

Il livello di collaborazione è elevato. Alla luce di ciò, il margine di dumping residuo applicabile a tutti gli altri produttori esportatori della RPC è stato fissato in via provvisoria a un livello corrispondente al margine di dumping più elevato accertato per i produttori esportatori, inclusi nel campione, che hanno collaborato.

(61)

I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo CIF franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono i seguenti:

Tabella 1

Margini di dumping, RPC

Società

Margine di dumping provvisorio

Bengang Steel Plates Co., Ltd.

96,5 %

Hebei Iron & Steel Group

95,0 %

Jiangsu Shagang Group

106,9 %

Altre società che hanno collaborato

100,1 %

Tutte le altre società

106,9 %

4.   PREGIUDIZIO

4.1.   Definizione di industria dell'Unione e di produzione dell'Unione

(62)

Nell'Unione 17 società hanno fornito i dati relativi alla produzione e alle vendite nell'esame della rappresentatività e hanno dichiarato di aver fabbricato il prodotto simile durante il periodo dell'inchiesta. In base alle informazioni riportate nella denuncia, le 17 società rappresentano il 90 % circa della produzione del prodotto simile nell'Unione.

(63)

Oltre a queste 17 società, altre cinque società producevano il prodotto simile durante il periodo dell'inchiesta.

(64)

La produzione totale dell'Unione durante il periodo dell'inchiesta è stata calcolata pari a circa 74,7 milioni di tonnellate. La Commissione ha determinato tale cifra sulla base di tutti i dati disponibili concernenti l'industria dell'Unione, come le informazioni fornite dal denunciante e da tutti i produttori noti dell'Unione. Come indicato al considerando 10, è stato selezionato un campione di cinque produttori dell'Unione che rappresentano il 45 % della produzione totale dell'Unione del prodotto simile. Il campione è rappresentativo.

(65)

I produttori dell'Unione che rappresentano la produzione totale dell'Unione costituiscono l'industria dell'Unione ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base e sono denominati «industria dell'Unione».

(66)

Il modello imprenditoriale dei produttori dell'Unione e il loro grado di integrazione verticale variano. In generale tuttavia l'industria dell'Unione può essere considerata un'industria con un elevato livello di integrazione verticale, come spiegato al considerando 68.

4.2.   Consumo dell'Unione

(67)

Come indicato al considerando 24, il prodotto in esame rientra in una serie di codici NC, tra cui alcuni codici «ex». Al fine di non sottovalutare il consumo dell'Unione e vista l'incidenza apparentemente marginale di tali codici sul consumo totale, i volumi delle importazioni dei codici NC «ex» sono stati presi nella dovuta considerazione nel calcolo del consumo dell'Unione.

(68)

Dato che l'industria dell'Unione è in prevalenza integrata verticalmente e il prodotto in esame è considerato una materia primaria per la produzione di vari prodotti a valle di valore aggiunto, a cominciare dai prodotti laminati a freddo, il consumo del mercato vincolato (captive) e il consumo del mercato libero sono stati analizzati separatamente.

(69)

La distinzione tra mercato vincolato e mercato libero è pertinente ai fini dell'analisi del pregiudizio, perché i prodotti destinati all'uso vincolato non sono esposti alla concorrenza diretta delle importazioni e i prezzi di trasferimento sono fissati all'interno dei gruppi secondo varie politiche dei prezzi. La produzione destinata al mercato libero è invece in concorrenza diretta con le importazioni del prodotto in esame e i prezzi sono prezzi del mercato libero.

(70)

Per fornire un quadro quanto più completo possibile dell'industria dell'Unione, la Commissione ha raccolto dati sull'intera attività legata al prodotto simile e ha verificato se la produzione era destinata a un uso vincolato o al mercato libero. Essa ha constatato che circa il 60 % della produzione totale dei produttori dell'Unione era destinata a un uso vincolato.

4.2.1.   Consumo vincolato nel mercato dell'Unione

(71)

La Commissione ha stabilito il consumo vincolato dell'Unione sulla base dell'uso vincolato e delle vendite vincolate sul mercato dell'Unione di tutti i produttori noti dell'Unione. Su tale base il consumo vincolato dell'Unione risulta aver avuto il seguente andamento:

Tabella 2

Consumo vincolato nel mercato dell'Unione (in tonnellate)

 

2012

2013

2014

PI

Consumo vincolato

40 775 889

42 418 062

42 887 175

42 271 071

Indice (2012 = 100)

100

104

105

104

Fonte: risposte al questionario Eurofer

(72)

Nel periodo in esame il consumo vincolato dell'Unione nel mercato dell'Unione è aumentato del 4 % circa. Tale aumento è dovuto soprattutto a una crescita dei mercati vincolati, come quello della produzione di componenti per l'industria automobilistica.

4.2.2.   Consumo del mercato libero nel mercato dell'Unione

(73)

La Commissione ha stabilito il consumo del mercato libero dell'Unione basandosi sulle: a) vendite sul mercato dell'Unione di tutti i produttori noti dell'Unione e b) importazioni nell'Unione da tutti i paesi terzi rilevate da Eurostat, tenendo conto quindi anche dei dati forniti dai produttori esportatori che hanno collaborato del paese interessato. Su tale base il consumo del mercato libero dell'Unione risulta aver avuto il seguente andamento:

Tabella 3

Consumo del mercato libero (in tonnellate)

 

2012

2013

2014

PI

Consumo del mercato libero

31 405 157

32 292 192

33 139 474

35 156 318

Indice (2012 = 100)

100

103

106

112

Fonte: risposte al questionario Eurofer

(74)

Nel periodo in esame il consumo del mercato libero dell'Unione è aumentato del 12 % circa. L'aumento è dovuto principalmente alla ripresa economica dell'industria a valle.

4.3.   Importazioni dal paese interessato

4.3.1.   Volume e quota di mercato delle importazioni dal paese interessato

(75)

La Commissione ha stabilito il volume delle importazioni in base alla banca dati di Eurostat. La quota di mercato delle importazioni è stata stabilita confrontando i volumi delle importazioni con il consumo del mercato libero dell'Unione, come indicato nella tabella 3 al considerando 73.

(76)

Le importazioni nell'Unione dalla RPC hanno avuto il seguente andamento:

Tabella 4

Volume delle importazioni (in tonnellate) e quota di mercato

 

2012

2013

2014

PI

Volume delle importazioni dalla RPC

246 720

336 028

592 104

1 519 304

Indice (2012 = 100)

100

136

240

616

Quota di mercato della RPC

0,79 %

1,04 %

1,79 %

4,32 %

Indice (2012 = 100)

100

132

227

550

Fonte: Eurostat

(77)

La tabella precedente indica che, in termini assoluti, le importazioni dal paese interessato sono aumentate notevolmente nel periodo in esame. Parallelamente, la quota totale di mercato delle importazioni cinesi nell'Unione si è più che quintuplicata durante il periodo in esame.

4.3.2.   Prezzi delle importazioni dal paese interessato e sottoquotazione dei prezzi (price undercutting)

(78)

La Commissione ha determinato i prezzi delle importazioni in base ai dati Eurostat. La media ponderata dei prezzi delle importazioni nell'UE dal paese interessato ha avuto il seguente andamento:

Tabella 5

Prezzi delle importazioni (EUR/tonnellata)

 

2012

2013

2014

PI

Prezzo medio delle importazioni in dumping

600

505

463

404

Indice (2012 = 100)

100

84

77

67

Fonte: Eurostat

(79)

I prezzi medi delle importazioni sono diminuiti da 600 EUR/t nel 2012 a 404 EUR/t durante il periodo dell'inchiesta. Durante il periodo in esame, il calo del prezzo unitario medio delle importazioni oggetto di dumping è stato del 33 % circa.

(80)

La Commissione ha valutato la sottoquotazione dei prezzi durante il periodo dell'inchiesta confrontando:

la media ponderata dei prezzi di vendita per tipo di prodotto dei cinque produttori dell'Unione, praticati sul mercato libero dell'Unione ad acquirenti indipendenti, adeguati a livello franco fabbrica, e

la corrispondente media ponderata dei prezzi CIF delle importazioni, franco frontiera dell'Unione, per tipo di prodotto, praticati dai produttori che hanno collaborato del paese interessato al primo cliente indipendente sul mercato dell'Unione, con gli opportuni adeguamenti per tenere conto dei costi successivi all'importazione.

(81)

Il confronto dei prezzi è stato effettuato per ciascun tipo di prodotto per transazioni allo stesso stadio commerciale, apportando gli adeguamenti del caso e dopo aver detratto sconti e riduzioni. Il risultato del confronto è stato espresso in percentuale del fatturato dei produttori dell'Unione durante il periodo dell'inchiesta. I principali adeguamenti hanno riguardato i costi di consegna (che variano tra il 2,7 % e il 6,3 % tra i produttori dell'Unione inseriti nel campione) e gli sconti (che variano tra lo 0,1 % e il 19,5 %). Poiché nel caso specifico nessun importatore indipendente si è manifestato, sono stati aggiunti come costi successivi all'importazione 7 EUR la tonnellata, ossia lo stesso adeguamento adottato nell'inchiesta relativa ad alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo (10). Si è ritenuto che questo fosse il metodo più adeguato dato che il prodotto in esame nella presente inchiesta è simile per molti aspetti ad alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo, come spiegato al considerando 221.

(82)

Sulla base di quanto precede, le importazioni cinesi in dumping sono risultate avere prezzi inferiori a quelli dell'industria dell'Unione del 2,7 % — 5,6 %.

4.4.   Situazione economica dell'industria dell'Unione

4.4.1.   Osservazioni generali

(83)

A norma dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, l'esame dell'incidenza delle importazioni oggetto di dumping sull'industria dell'Unione ha compreso una valutazione di tutti gli indicatori economici pertinenti che hanno influito sulla situazione dell'industria dell'Unione nel periodo in esame.

(84)

Gli indicatori macroeconomici (produzione, capacità produttiva, utilizzo degli impianti, volume delle vendite, scorte, crescita, quota di mercato, occupazione, produttività ed entità dei margini di dumping) sono stati valutati a livello dell'intera industria dell'Unione. La valutazione si è basata sulle informazioni fornite dal denunciante, sottoposte a un controllo incrociato con i dati presentati dai produttori dell'Unione e con le statistiche ufficiali disponibili (Eurostat).

(85)

L'analisi degli indicatori microeconomici (prezzi di vendita, redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul capitale investito, capacità di reperire capitali, salari e costi di produzione) è stata condotta a livello dei produttori dell'Unione inclusi nel campione. La valutazione si è basata sulle informazioni, debitamente verificate, fornite da questi ultimi.

(86)

Per fornire un quadro quanto più completo possibile dell'industria dell'Unione, la Commissione ha raccolto dati sull'intera produzione del prodotto in esame e ha stabilito se la produzione era destinata a un uso vincolato o al mercato libero. Per alcuni indicatori di pregiudizio relativi all'industria dell'Unione, la Commissione ha analizzato separatamente i dati relativi al mercato libero e a quello vincolato e ha effettuato un'analisi comparativa. Tali fattori sono: le vendite, la quota di mercato, i prezzi unitari, i costi unitari, la redditività e il flusso di cassa. Altri indicatori economici hanno tuttavia potuto essere esaminati in modo adeguato solo con riferimento all'intera attività, compreso l'uso vincolato dell'industria dell'Unione, dato che essi dipendono dall'intera attività, indipendentemente dal fatto che la produzione sia destinata a un uso vincolato o alla vendita sul mercato libero. Tali fattori sono: la produzione, la capacità, l'utilizzo degli impianti, gli investimenti, l'utile sul capitale investito, l'occupazione, la produttività, le scorte e il costo del lavoro. Per questi fattori è necessario analizzare l'intera industria dell'Unione per ottenere un quadro completo del pregiudizio subito dall'industria dell'Unione, poiché per i dati in questione non è possibile distinguere tra vendita vincolata e vendita libera.

4.4.2.   Indicatori macroeconomici

4.4.2.1.   Produzione, capacità produttiva e utilizzo degli impianti

(87)

Nel periodo in esame la produzione totale, la capacità produttiva e l'utilizzo degli impianti nell'Unione hanno avuto nel complesso il seguente andamento:

Tabella 6

Produzione, capacità produttiva e utilizzo degli impianti

 

2012

2013

2014

PI

Volume della produzione (in tonnellate)

73 050 974

74 588 182

75 509 517

74 718 189

Indice (2012 = 100)

100

102

103

102

Capacità produttiva (in tonnellate)

102 247 218

100 667 836

100 040 917

98 093 841

Indice (2012 = 100)

100

99

98

96

Utilizzo degli impianti

71,4 %

74,1 %

75,5 %

76,2 %

Fonte: risposte al questionario Eurofer

(88)

Nel periodo in esame il volume della produzione dell'industria dell'Unione è aumentato del 2 % nonostante il fatto che nello stesso periodo un produttore italiano dell'Unione abbia notevolmente ridotto la propria produzione (– 3 milioni di tonnellate).

(89)

I dati relativi alla capacità produttiva si riferiscono alla capacità tecnica, il che significa che sono stati presi in considerazione gli aggiustamenti, considerati normali dall'industria, relativi a tempi di avvio, manutenzione, strozzature e altre normali interruzioni. Nel periodo in esame la capacità produttiva è diminuita a causa dell'interruzione della produzione in Belgio e in Italia.

(90)

L'aumento del tasso di utilizzo degli impianti è derivato da un leggero aumento del volume della produzione determinato principalmente dall'aumento del consumo vincolato (+ 4 %) e del consumo libero (+ 12 %), e ciò malgrado la notevole riduzione del volume di produzione di un produttore italiano dell'Unione in particolare.

4.4.2.2.   Volume delle vendite e quota di mercato

(91)

Nel periodo in esame il volume delle vendite e la quota di mercato non vincolato dell'industria dell'Unione hanno avuto il seguente andamento:

Tabella 7

Volume delle vendite e quota di mercato (mercato libero)

 

2012

2013

2014

PI

Volume delle vendite (in tonnellate)

27 273 319

27 468 243

27 910 748

27 327 906

Indice (2012 = 100)

100

101

102

100

Quota di mercato

86,8 %

85,1 %

84,2 %

77,7 %

Indice (2012 = 100)

100

98

97

90

Fonte: risposte al questionario Eurofer ed Eurostat

(92)

Il volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato dell'Unione è rimasto relativamente stabile nel periodo in esame, compreso cioè tra 27 e 28 milioni di tonnellate.

(93)

Nel periodo in esame la quota di mercato dell'industria dell'Unione in termini di consumo dell'Unione è scesa di oltre 9 punti percentuali, passando dall'86,8 % al 77,7 %. Il calo della quota di mercato dell'industria dell'Unione ha superato notevolmente il leggero aumento delle sue vendite nel mercato libero dell'Unione.

(94)

Per quanto riguarda il mercato vincolato dell'Unione, il volume vincolato e la quota di mercato hanno avuto il seguente andamento nel periodo in esame:

Tabella 8

Volume vincolato sul mercato dell'Unione e quota di mercato

 

2012

2013

2014

PI

Volume vincolato sul mercato dell'Unione (in tonnellate)

40 775 889

42 418 062

42 887 175

42 271 071

Indice (2012 = 100)

100

104

105

104

Produzione totale dell'industria dell'Unione (in tonnellate)

73 050 974

74 588 182

75 509 517

74 718 189

% del volume vincolato rispetto alla produzione totale

55,7 %

56,7 %

56,6 %

56,4 %

Fonte: risposte al questionario Eurofer ed Eurostat

(95)

Il volume vincolato dell'industria dell'Unione (costituito da uso vincolato e vendite vincolate sul mercato dell'Unione) sul mercato dell'Unione è aumentato del 4 % nel periodo in esame, passando da circa 40,7 milioni di tonnellate nel 2011 a 42,2 milioni di tonnellate nel periodo dell'inchiesta.

(96)

Nel corso del periodo in esame la quota del mercato vincolato dell'industria dell'Unione (espressa in percentuale della produzione totale) è rimasta stabile e compresa tra il 55,7 % e il 56,7 %.

4.4.2.3.   Occupazione e produttività

(97)

L'occupazione è stata calcolata prendendo in considerazione soltanto i dipendenti che lavoravano direttamente alla fabbricazione del prodotto simile nei vari stabilimenti siderurgici dei produttori dell'Unione. Questo metodo ha fornito dati precisi e relativamente facili da elaborare.

(98)

Nel periodo in esame l'occupazione e la produttività hanno avuto il seguente andamento:

Tabella 9

Occupazione e produttività

 

2012

2013

2014

PI

Numero di dipendenti

(occupazione/dipendenti a tempo pieno)

18 729

18 632

17 739

17 829

Indice (2012 = 100)

100

99

95

95

Produttività (tonnellata/dipendente)

3 900

4 003

4 257

4 191

Indice (2012 = 100)

100

103

109

107

Fonte: risposte al questionario Eurofer

(99)

Durante il periodo in esame il livello dell'occupazione nell'industria dell'Unione si è ridotto per ridurre i costi di produzione e guadagnare in efficienza, vista la crescente concorrenza delle importazioni dalla Cina e da altri paesi sul mercato. Ciò ha portato a una riduzione del 5 % della manodopera nel periodo in esame, senza contare l'occupazione indiretta. Conseguentemente, dato il lieve aumento del volume della produzione (+ 2 %) nel periodo in esame, la produttività della manodopera dell'industria dell'Unione, misurata in termini di produzione annua per dipendente, è aumentata in misura notevolmente maggiore (+ 7 %) rispetto all'aumento della produzione effettiva. Ciò dimostra che l'industria dell'Unione era disposta ad adeguarsi al cambiamento delle condizioni di mercato per rimanere competitiva.

4.4.2.4.   Scorte

(100)

Nel periodo in esame i livelli delle scorte dei produttori dell'Unione hanno avuto il seguente andamento:

Tabella 10

Scorte

 

2012

2013

2014

PI

Scorte finali (in tonnellate)

2 908 745

2 646 989

2 653 224

2 798 420

Indice (2012 = 100)

100

91

91

96

Scorte finali in percentuale della produzione

4,0 %

3,5 %

3,5 %

3,7 %

Indice (2012 = 100)

100

89

88

94

Fonte: risposte al questionario Eurofer

(101)

Nel periodo in esame il livello delle scorte finali è leggermente diminuito. La maggior parte dei tipi di prodotto simile è fabbricata dall'industria dell'Unione in base a ordinativi specifici degli utilizzatori. Le scorte non sono quindi considerate un indicatore di pregiudizio importante per tale industria. Ciò è confermato anche dall'analisi dell'evoluzione delle scorte finali in percentuale della produzione. Come indicato sopra, questo indicatore è rimasto relativamente stabile tra il 3,5 % e il 4 % circa del volume della produzione.

4.4.2.5.   Entità del margine di dumping

(102)

Tutti i margini di dumping erano notevolmente superiori al livello minimo. L'entità degli elevati margini di dumping effettivi ha avuto un'incidenza non indifferente sull'industria dell'Unione, considerati il volume e i prezzi delle importazioni dal paese interessato.

4.4.2.6.   Crescita

(103)

Il consumo dell'Unione (libero mercato) è aumentato del 12 % circa nel periodo in esame, mentre il volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato dell'Unione è rimasto stabile. La quota di mercato dell'industria dell'Unione si è quindi ridotta, a differenza della quota di mercato delle importazioni dal paese interessato, che è aumentata notevolmente nel periodo in esame.

4.4.3.   Indicatori microeconomici

4.4.3.1.   Prezzi e fattori che incidono sui prezzi

(104)

Nel periodo in esame la media ponderata dei prezzi di vendita unitari praticati dai produttori dell'Unione sul mercato libero nell'Unione ha avuto il seguente andamento:

Tabella 11

Prezzi di vendita sul mercato libero nell'Unione

 

2012

2013

2014

PI

Prezzo di vendita (EUR/tonnellata)

553

498

471

427

Indice (2012 = 100)

100

90

85

77

Costo unitario di produzione (EUR/tonnellata)

572

511

469

431

Indice (2012 = 100)

100

89

82

75

Fonte: risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione inclusi nel campione

(105)

La precedente tabella mostra l'evoluzione del prezzo di vendita unitario nel mercato libero dell'Unione rispetto al costo di produzione corrispondente. I prezzi di vendita sono stati in media inferiori al costo unitario di produzione tranne che nel 2014, anno in cui il mercato ha iniziato a riprendersi e la quota di mercato delle importazioni cinesi è stata più bassa rispetto al periodo dell'inchiesta.

(106)

Nel 2012 e nel 2013 le conseguenze della crisi del debito nella zona euro, oltre a un calo della domanda di acciaio nel 2012, hanno inciso negativamente sulle prestazioni dell'industria dell'Unione. Nel 2014 e nel primo semestre del 2015 l'industria dell'Unione ha iniziato a riprendersi grazie a importanti sforzi per rimanere competitiva, in particolare con aumenti della produttività della manodopera dell'industria dell'Unione, come indicato al considerando 99, che si sono tradotti in una maggiore produttività e in un migliore utilizzo degli impianti.

(107)

Nonostante questi sforzi il costo di produzione è rimasto generalmente superiore rispetto ai prezzi di vendita in diminuzione e, al fine di limitare la perdita di quota di mercato, i produttori dell'Unione hanno seguito la spirale al ribasso dei prezzi e ridotto considerevolmente il prezzo di vendita, in particolare durante il 2015. Dato che il prodotto in esame è un prodotto di base i produttori dell'Unione sono stati costretti a seguire il calo dei prezzi.

(108)

Tra i produttori inclusi nel campione i prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati destinati a un consumo vincolato sono stati trasferiti o forniti a prezzi di trasferimento in vista di un ulteriore trattamento a valle con l'applicazione di diverse politiche dei prezzi (costo, costo maggiorato, prezzo di mercato). Per questo motivo non possono essere tratte conclusioni significative dall'evoluzione dei prezzi relativi all'uso vincolato.

4.4.3.2.   Costo del lavoro

(109)

Nel periodo in esame il costo medio del lavoro dei produttori dell'Unione ha avuto il seguente andamento:

Tabella 12

Costo medio del lavoro per dipendente

 

2012

2013

2014

PI

Costo medio del lavoro per dipendente (in EUR)

63 722

63 374

66 039

66 023

Indice (2011 = 100)

100

99

104

104

Fonte: risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione inclusi nel campione

(110)

Nel periodo in esame il salario medio per dipendente è aumentato del 4 %.

4.4.3.3.   Redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul capitale investito e capacità di reperire capitali

(111)

Nel periodo in esame la redditività, il flusso di cassa, gli investimenti e l'utile sul capitale investito dei produttori dell'Unione hanno avuto il seguente andamento:

Tabella 13

Redditività, flusso di cassa, investimenti e utile sul capitale investito

 

2012

2013

2014

PI

Redditività delle vendite nell'Unione sul mercato libero (in % del fatturato delle vendite)

– 3,3 %

– 2,7 %

0,4 %

– 0,8 %

Flusso di cassa (in migliaia di EUR)

150 190

139 285

221 982

122 723

Indice (2012 = 100)

100

93

148

82

Investimenti (in migliaia di EUR)

334 789

256 013

289 581

291 771

Indice (2012 = 100)

100

76

86

87

Utile sul capitale investito

– 4,5 %

– 3,5 %

0,5 %

– 1,0 %

Fonte: risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione inclusi nel campione

(112)

La Commissione ha stabilito la redditività dei produttori dell'Unione esprimendo la perdita netta, al lordo delle imposte, sulle vendite del prodotto simile sul mercato libero nell'Unione in percentuale del fatturato delle stesse vendite.

(113)

La redditività ha registrato un andamento negativo nel periodo in esame: tranne che nel 2014, sono state registrate perdite durante tutti e tre gli anni. Nonostante le perdite degli anni 2012 e 2013, in parte dovute alle conseguenze della crisi del debito nella zona euro (oltre che a un calo della domanda di acciaio nel 2012), i produttori dell'Unione hanno potuto riprendersi parzialmente nel 2014 e durante la prima metà del 2015.

(114)

Il flusso di cassa netto è la capacità dei produttori dell'Unione di autofinanziare le loro attività. L'andamento del flusso di cassa netto è variato notevolmente nel periodo in esame, ma è rimasto nel complesso nettamente positivo grazie in particolare a costi non di cassa quali gli ammortamenti.

(115)

Dato che l'utile sul capitale investito è rimasto complessivamente negativo nell'arco di tutti e tre gli tre anni, tranne che nel 2014, l'industria dell'Unione ha ridotto del 13 % il livello degli investimenti tra il 2012 e il 2015. Le perdite subite durante il periodo in esame hanno inciso sulla capacità di reperire capitali, come risulta dalla riduzione degli investimenti.

(116)

La seguente tabella contiene infine una ripartizione dei dati del 2015 per trimestre dato che il denunciante ha sostenuto nella denuncia che vi è stato un significativo deterioramento nella seconda metà del 2015. I dati riportati nella tabella confermano effettivamente un deterioramento significativo della redditività e del valore netto delle vendite nella seconda metà del 2015, a seguito dell'ulteriore calo dei prezzi di vendita sul mercato libero dell'Unione.

Tabella 14

Redditività per trimestre dei produttori dell'Unione inclusi nel campione

Trimestre 2015

Redditività (perdita) per trimestre delle società (in milioni di euro)

Prezzo netto di vendita per tonnellata

Vendite nette sul mercato libero

(in milioni di euro)

Percentuale di redditività

Primo

37,98

444,71

1 073,34

3,5 %

Secondo

22,78

436,19

1 001,60

2,3 %

Terzo

– 22,92

426,36

857,49

– 2,7 %

Quarto

– 69,80

392,92

699,47

– 10,0 %

Totale

– 31,9

427,2

3 631,9

– 0,8 %

Fonte: risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione inclusi nel campione

4.4.4.   Conclusioni relative al pregiudizio notevole

(117)

Da un lato, l'industria dell'Unione nel suo insieme ha potuto aumentare leggermente i volumi della produzione (nonostante la notevole riduzione della produzione dovuta principalmente a un grande produttore italiano) e migliorare il tasso di utilizzo degli impianti grazie all'aumento del consumo vincolato e libero. Essa ha anche adottato misure concrete per migliorare l'efficienza mantenendo sotto stretto controllo i costi di produzione (soprattutto quelli delle materie prime) e aumentando la produzione per dipendente. I costi di produzione sono conseguentemente diminuiti del 25 %. Il flusso di cassa è inoltre rimasto positivo durante l'intero periodo in esame e i produttori dell'Unione inclusi nel campione sono ancora stati in grado di effettuare investimenti di circa 250-330 milioni di euro all'anno nello stesso periodo.

(118)

Dall'altro lato, nonostante gli sforzi compiuti dall'industria dell'Unione nel periodo in esame per migliorare le prestazioni complessive, altri indicatori di pregiudizio evidenziano un deterioramento della situazione sul mercato libero: tranne che nel 2014 e all'inizio del 2015, quando l'industria dell'Unione ha avuto una leggera ripresa, durante l'intero periodo in esame sono state registrate perdite che hanno raggiunto livelli insostenibili nella seconda metà del 2015. Nonostante i volumi delle vendite siano rimasti relativamente stabili sul mercato libero dell'Unione, l'industria dell'Unione ha in effetti perso quote di mercato e ha dovuto ridurre gli investimenti visto l'utile negativo sul capitale investito.

(119)

Alla luce di quanto precede, in questa fase si conclude che i dati precedentemente enunciati mostrano che l'industria dell'Unione si trovava in una condizione di vulnerabilità alla fine del periodo dell'inchiesta, ma non fino al punto di aver subito un pregiudizio notevole nel periodo in esame ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base.

5.   MINACCIA DI PREGIUDIZIO

5.1.   Introduzione

(120)

A norma dell'articolo 3, paragrafo 9, secondo comma, del regolamento di base, nell'analisi della minaccia di pregiudizio «materiale» per l'industria dell'Unione sono presi in considerazione, tra l'altro, i seguenti fattori:

i)

un sensibile tasso di incremento delle importazioni oggetto di dumping sul mercato dell'Unione, tale da far prevedere un sostanziale aumento delle importazioni;

ii)

una sufficiente disponibilità di capacità da parte dell'esportatore, ovvero l'imminente e sensibile aumento della medesima, che denotino un probabile e sostanziale incremento delle esportazioni oggetto di dumping nell'Unione, in considerazione della disponibilità di altri mercati d'esportazione con capacità residua di assorbimento;

iii)

il fatto che le importazioni siano effettuate a prezzi tali da provocare una significativa diminuzione dei prezzi oppure impedirne gli aumenti che altrimenti si sarebbero verificati e tali da stimolare la domanda di altre importazioni;

iv)

il livello delle scorte.

(121)

Come suggerito dai termini «tra l'altro» nell'articolo 3, paragrafo 9, secondo comma, per determinare la minaccia di pregiudizio possono essere analizzati altri fattori oltre a questi quattro. In particolare la Commissione ha esaminato anche fattori quali la redditività e gli ordini acquisiti, per i quali aveva dati disponibili per il periodo dell'inchiesta e il periodo successivo all'inchiesta.

(122)

Per quanto riguarda il periodo in esame, la Commissione ha nuovamente esaminato i dati raccolti per il 2012-2015, perché è necessario disporre di un quadro della situazione attuale dell'industria dell'Unione per poter essere in grado di accertare l'eventuale esistenza di una minaccia di pregiudizio per la stessa (11). Essa ha quindi condotto un'analisi prospettica di tutti i fattori. La Commissione è stata inoltre in grado di ottenere dati sulle importazioni in dumping, sulla capacità produttiva e sui prezzi all'importazione cinesi per il periodo gennaio — giugno 2016 per confermare o confutare le previsioni, come richiesto dalla Corte (12). Per la redditività e gli ordini acquisiti non erano però disponibili dati completi per il periodo gennaio — giugno 2016 ed esistevano solo dati parziali fino alla fine di marzo 2016. Per quanto riguarda il livello delle scorte, non è stato possibile reperire dati completi fino alla fine del mese di giugno 2016, soprattutto per l'industria dell'Unione. Questi dati saranno comunque aggiornati dopo la pubblicazione del presente regolamento e, se possibile, saranno analizzati anche altri fattori. In questa fase i dati sulla redditività, sugli ordini acquisiti e sul livello delle scorte erano i migliori dati disponibili.

(123)

Infine l'articolo 3, paragrafo 9, primo comma, seconda frase, del regolamento di base, prevede che il mutamento di circostanze debba essere stato chiaramente prevedibile e debba essere imminente.

5.2.   Minaccia di pregiudizio

5.2.1.   Sensibile tasso di incremento delle importazioni oggetto di dumping sul mercato dell'Unione, tale da far prevedere un sostanziale aumento delle importazioni

(124)

Le importazioni dal paese interessato sono aumentate notevolmente, passando da 246 720 tonnellate a 1 519 304 tonnellate tra il 2012 e il periodo dell'inchiesta, come indicato nella tabella di cui al considerando 76. Queste importazioni sono state effettuate sistematicamente a prezzi in costante calo. L'aumento sostanziale della quota di mercato detenuta da queste importazioni cinesi in dumping (+ 550 %) conferma che il loro sviluppo non è dipeso solo dalla crescita della domanda (+ 12 %). Si è assistito alla progressiva penetrazione di un nuovo mercato da parte dei produttori esportatori cinesi e alla loro conquista di quote di mercato con importazioni a basso prezzo, a scapito di altri operatori economici, tra cui i produttori dell'Unione. Il volume delle importazioni cinesi ha registrato un ulteriore incremento (dell'8,5 %) nella prima metà del 2016 (773 275 tonnellate) (fonte: Eurostat) rispetto alla prima metà del 2015 (712 390 tonnellate). I dati disponibili dimostrano non solo che le importazioni cinesi in dumping hanno registrato una crescita sostanziale nel periodo in esame, ma anche che questa tendenza non si è arrestata né è stata invertita durante il periodo successivo all'inchiesta.

5.2.2.   Sufficiente disponibilità di capacità

5.2.2.1.   Capacità della RPC (acciaio grezzo e prodotto simile)

(125)

Per quanto riguarda la capacità produttiva cinese di acciaio grezzo, le informazioni disponibili indicano che la capacità produttiva cinese di acciaio è in rapido aumento da molto tempo. La RPC, che rappresentava il 25,6 % della produzione mondiale totale di acciaio grezzo nel 2004 (13), ha quasi raddoppiato la produzione effettiva raggiungendo il 50,3 % nel 2015. A questo proposito la comunicazione della Commissione sull'acciaio afferma che: «(…) la capacità di produzione inutilizzata in alcuni paesi terzi, in particolare in Cina, è aumentata in modo esponenziale. Solo in Cina l'eccesso di capacità è stato stimato a circa 350 milioni di tonnellate, quasi il doppio della produzione annuale dell'Unione» (14).

(126)

A tale riguardo l'OCSE ha stimato l'attuale capacità produttiva cinese di acciaio a 1 140 milioni di tonnellate nel 2014 (15), mentre la produzione cinese effettiva è stata calcolata in 822,8 milioni di tonnellate (16). Di conseguenza l'eccesso di capacità cinese è certamente superiore a 300 milioni di tonnellate.

(127)

Tale eccesso di capacità di acciaio non è in linea con la domanda del prodotto simile nella RPC o in altri paesi. In realtà nei mercati mondiali si registra un rallentamento della crescita della domanda e secondo un recente studio dell'OCSE il divario tra la capacità e la domanda si è andato ampliando (17).

(128)

Il fatto che il paese in questione abbia un'enorme sovracapacità nel settore dell'acciaio non è contestato dalle autorità cinesi: in primo luogo il Consiglio di Stato cinese ha emesso il 1o febbraio 2016 un parere sulla gestione dell'eccesso di capacità nell'industria siderurgica, che delinea l'impostazione generale cinese per affrontare con maggiore determinazione la sovracapacità dell'industria siderurgica cinese. Le misure prevedrebbero tra l'altro una riduzione della capacità produttiva di acciaio grezzo di 100-150 milioni di tonnellate in cinque anni e il divieto assoluto di creare nuova capacità produttiva. In secondo luogo l'Associazione dei produttori siderurgici cinesi (China Iron & Steel Association — CISA) ha anche indicato nella sua comunicazione che «negli ultimi anni il governo cinese e l'associazione cinese dei produttori siderurgici hanno preso provvedimenti efficaci (…). Dal 2011 la Cina ha attivamente eliminato la capacità obsoleta e rafforzato le misure di risparmio energetico» (18).

(129)

Sono però state recentemente segnalate incongruenze tra l'annuncio cinese sui tagli della capacità produttiva nel periodo successivo all'inchiesta e la situazione effettiva:

secondo alcune fonti il paese interessato è alle prese con un fenomeno di acciaierie «zombie» (19), impianti di cui da tempo si annuncia lo smantellamento imminente, ma che in realtà non lo sono mai,

un'altra fonte ha inoltre riferito che 41 altiforni sono stati riaperti e informazioni più recenti indicano addirittura che dall'inizio del 2016 è stata riattivata nella RPC una capacità produttiva di acciaio per oltre 50 milioni di tonnellate (20),

l'associazione mondiale dei produttori siderurgici dichiara quanto segue sulla produzione mondiale di acciaio grezzo nei primi sei mesi del 2016: «Nei primi sei mesi del 2016 la produzione mondiale di acciaio grezzo è stata di 794,8 milioni di tonnellate, con un calo dell'1,9 % rispetto allo stesso periodo del 2015 (…) La produzione di acciaio grezzo (…) è scesa del 6,1 % nell'UE a 28 (…). La produzione cinese di acciaio grezzo del mese di giugno 2016 è stata pari a 69,5 milioni di tonnellate, con un incremento dell'1,7 % rispetto al mese di giugno 2015 (…)» (21).

(130)

La Commissione ha infine analizzato le promesse e gli impegni delle autorità cinesi richiamati al considerando 128. Nonostante gli annunci dell'inizio del 2016, questi non si sono ancora concretizzati.

(131)

Il problema dell'eccesso di capacità nel settore siderurgico nella RPC è di conseguenza ben noto e riconosciuto anche dalle autorità cinesi.

(132)

Secondo le valutazioni, il prodotto simile rappresenta una quota notevole della produzione totale di acciaio grezzo per il seguente motivo: considerando che negli anni 2013 e 2014 la produzione totale cinese di acciaio grezzo è stata rispettivamente di 822 000 milioni di tonnellate e di 822 698 milioni di tonnellate, la produzione totale cinese di prodotti piatti laminati a caldo è stata rispettivamente di 311 564 milioni di tonnellate (o circa il 37,9 % della produzione complessiva di acciaio grezzo) e di 317 387 milioni di tonnellate (o circa il 38,6 % della produzione complessiva di acciaio grezzo) (22). I dati di cui sopra relativi all'acciaio grezzo forniscono pertanto una buona indicazione anche in merito alla sovracapacità del prodotto simile nella RPC.

(133)

In secondo luogo si rinvia alla tabella del considerando 185 in cui la produzione effettiva del prodotto simile della RPC è confrontata con la produzione effettiva di altri paesi negli anni 2013 e 2014. Questa tabella mostra ad esempio che nel 2014 la produzione effettiva del prodotto simile nella RPC (317,4 milioni di tonnellate) è stata circa il quintuplo della produzione complessiva totale di Russia, Ucraina, Iran e Brasile riuniti (57,4 milioni di tonnellate). Questo valore è indicativo dell'enorme capacità produttiva del prodotto simile nella RPC.

(134)

In terzo luogo l'inchiesta ha confermato che nel periodo dell'inchiesta stessa i produttori esportatori cinesi inclusi nel campione operavano in media a un tasso di utilizzo della capacità del 65 %. Ciò corrisponde, per quanto riguarda tre sole società, a oltre 14 milioni di tonnellate di capacità liberamente disponibile del prodotto in esame. Questo è un altro indicatore della capacità produttiva inutilizzata del prodotto simile. Nell'ipotesi che altri produttori cinesi di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo abbiano percentuali analoghe, si può desumere che in Cina esista un'elevata capacità totale inutilizzata in relazione a tali prodotti.

(135)

Il mercato dell'Unione è inoltre un mercato aperto, con molte importazioni da vari paesi, come indicato nella tabella al considerando 177. Come indicato nella tabella 4 al considerando 76, i produttori esportatori cinesi esportano nel mercato dell'Unione soprattutto dal 2012 acquisendo rapidamente quote di mercato con importazioni a basso prezzo a scapito di altri operatori economici, tra cui i produttori dell'Unione. Ciò dimostra che la penetrazione si è rivelata relativamente facile e ha dato ottimi risultati nel periodo in esame per i produttori esportatori cinesi ed è di per sé un'indicazione del grado di attrattività del mercato dell'Unione per i produttori esportatori cinesi e di altri paesi.

5.2.2.2.   Capacità di assorbimento dei paesi terzi

(136)

In conformità con l'articolo 3, paragrafo 9, secondo comma, lettera b), del regolamento di base, la Commissione ha analizzato la disponibilità di altri mercati d'esportazione in grado di assorbire ulteriori esportazioni dei produttori esportatori cinesi.

(137)

L'accesso ad alcuni (grandi) mercati d'esportazione è sempre più difficile per i produttori esportatori cinesi a causa di misure di difesa commerciale (paesi quali gli USA, la Malaysia, l'India o il Messico) e/o inchieste di difesa commerciale (paesi quali la Thailandia) o dazi doganali maggiorati (Sud Africa).

(138)

I dati statistici sulle esportazioni — per il 2015 e per i primi sei mesi del 2016 — su un campione (23) di codici NC relativi al prodotto simile indicano comunque la stabilità dei volumi delle esportazioni cinesi verso il resto del mondo.

(139)

In primo luogo, dall'annualizzazione e dal confronto di questi dati con quelli del 2015 emerge che il paese interessato ha esportato circa gli stessi volumi nei primi sei mesi del 2016. Il prezzo di vendita unitario medio è stato tuttavia inferiore nei primi sei mesi del 2016 rispetto al 2015. In secondo luogo, la perdita di quota di mercato in alcuni paesi quali l'Indonesia e il Vietnam nei primi sei mesi del 2016 rispetto al 2015 è compensata da un incremento della quota di mercato in altri paesi, quali il Bangladesh e la Repubblica popolare democratica di Corea. La Commissione ha quindi concluso che è improbabile che i paesi terzi possano assorbire da soli l'enorme capacità cinese liberamente disponibile. Benché oggi le esportazioni cinesi verso altri paesi terzi risultino stabili, il mercato dell'Unione, come indicato al considerando 135, continuerà probabilmente, per la sua attrattività, a essere tra i principali destinatari delle esportazioni cinesi in dumping.

5.2.2.3.   Capacità di assorbimento della RPC

(140)

Neppure la RPC ha una capacità di assorbimento sufficiente. La domanda interna di acciaio nella RPC è in fase di rallentamento: secondo l'associazione mondiale dei produttori siderurgici in un primo tempo la domanda di acciaio era prevista in calo del 3,5 % nel 2015 e del 2,0 % nel 2016, dopo il picco raggiunto nel 2013 (24). Successivamente però la stessa organizzazione ha rivisto al ribasso questi valori nel modo seguente: «il calo della domanda di acciaio in Cina dovrebbe essere del 4,0 % nel 2016 e successivamente del 3,0 % nel 2017. Ciò fa prevedere una domanda di 626,1 milioni di tonnellate di acciaio (in calo del 15 % rispetto al 2013) per il 2017, con una contrazione al 41,9 % dell'uso dell'acciaio a livello mondiale rispetto al 47,9 % nel 2009 e al 44,8 % nel 2015» (25).

5.2.2.4.   Conclusioni relative alla capacità

(141)

In conclusione, è probabile che volumi notevoli del forte eccesso di capacità produttiva di acciaio esistente, anche del prodotto simile, continuino a essere indirizzati verso il mercato dell'Unione. L'attuale sovracapacità e l'insufficiente capacità di assorbimento dei paesi terzi o della stessa RPC dimostrano la probabilità di un notevole aumento delle esportazioni cinesi nell'Unione, dove la penetrazione si è rivelata relativamente facile e ha dato ottimi risultati nel periodo in esame.

5.2.3.   Livello dei prezzi delle importazioni

(142)

Nel periodo in esame, come indicato al considerando 78, i prezzi medi all'importazione dal paese interessato sono diminuiti del 33 %, passando da 600 EUR/tonnellata nel 2012 a 404 EUR/tonnellata nel 2015.

(143)

La seguente tabella pone a confronto la media dei prezzi unitari delle importazioni cinesi e i prezzi di vendita unitari dei cinque produttori dell'Unione inclusi nel campione:

Tabella 15

Confronto tra i prezzi di vendita nel mercato libero dell'Unione e i prezzi delle importazioni cinesi nel periodo in esame

 

Cfr. considerando

2012

2013

2014

PI

Prezzo di vendita dei cinque produttori dell'Unione inclusi nel campione (EUR/tonnellata)

104

553

498

471

427

Prezzo medio delle importazioni cinesi secondo Eurostat

(EUR/tonnellata)

78

600

505

463

404

Differenza (EUR/tonnellata)

 

– 47

– 7

+ 8

+ 23

Fonte: risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione e dai produttori esportatori inclusi nel campione e Eurostat

(144)

I prezzi medi cinesi sono stati notevolmente superiori ai prezzi dei produttori dell'Unione nel 2012. Nel 2015 tuttavia i prezzi delle importazioni cinesi sono diventati notevolmente più bassi (404 EUR/tonnellata) rispetto ai prezzi dell'industria dell'Unione (427 EUR/tonnellata). Ciò è confermato dall'analisi della sottoquotazione di cui al considerando 82.

(145)

La seguente tabella evidenzia un ulteriore progressivo calo dei prezzi unitari delle importazioni cinesi che entrano nel mercato dell'Unione nel periodo gennaio — giugno 2016 successivo all'inchiesta.

Tabella 16

Prezzi delle importazioni cinesi nel periodo successivo al PI

Prezzi medi delle importazioni cinesi

(EUR/tonnellata)

Gennaio 2016

Febbraio 2016

Marzo 2016

Aprile 2016

Maggio 2016

Giugno 2016

 

326

318

313

303

299

308

Fonte: Eurostat

(146)

L'effetto negativo dei prezzi bassi delle importazioni cinesi è risultato essere duplice:

i)

da un lato, il significativo differenziale dei prezzi causerà probabilmente un (ulteriore) riorientamento verso queste importazioni in dumping in quanto gli utilizzatori avranno sempre più la tendenza ad acquistare maggiori quantità di prodotti venduti a basso prezzo;

ii)

dall'altro, è probabile che l'esistenza di prezzi così bassi sul mercato sarà usata dagli acquirenti come strumento di negoziazione per far abbassare i prezzi offerti dai produttori dell'Unione e da altri fornitori, provocando quindi un ulteriore effetto depressivo sia sui volumi che sui prezzi. Se questi effetti possono essere contestabili nelle situazioni in cui i differenziali dei prezzi non sono rilevanti, nel caso in oggetto e tenuto conto della sottoquotazione rilevata il pregiudizio che ne deriva per l'industria dell'Unione dovrebbe, secondo le previsioni, essere notevole.

5.2.4.   Livello delle scorte

(147)

La Commissione ha ritenuto che questo fattore non fosse particolarmente significativo per l'analisi perché normalmente le scorte sono detenute dagli operatori commerciali (grossisti) e non tanto dai produttori. I produttori dell'Unione producono inoltre principalmente su ordinazione, pratica che permette di mantenere le scorte ai livelli più bassi possibile. La Commissione ha comunque analizzato questo fattore espressamente menzionato all'articolo 3, paragrafo 9, secondo comma, del regolamento di base (cfr. considerando 120).

(148)

È stato constatato un calo dei livelli delle scorte sia nella RPC che sul mercato dell'Unione (26) alla fine del periodo dell'inchiesta. Ciò può essere spiegato nel quadro delle diminuzioni dei prezzi del 2015 e del 2016 come segue: il produttore od operatore commerciale che prevede un aumento dei prezzi costituirà rapidamente scorte con l'aspettativa di realizzare profitti proporzionalmente maggiori quando i prezzi saliranno.

(149)

La Commissione non è stata in grado di reperire dati esaustivi sulle scorte per il periodo successivo all'inchiesta, nonostante le richieste e le proprie ricerche. Essa ha tuttavia ritenuto probabile che i livelli delle scorte del prodotto in esame siano rimasti piuttosto bassi nell'Unione nei primi mesi del 2016. In Germania per esempio «secondo l'associazione tedesca di distributori siderurgici (BDS) alla fine dell'anno scorso le scorte di laminati di acciaio sono scese ai livelli più bassi dal dicembre 2003. Gli ultimi dati hanno mostrato un certo miglioramento, ma le scorte di laminati di acciaio, attestatesi a 1,4 milioni di tonnellate in febbraio, hanno comunque registrato un calo del 7 % rispetto all'anno precedente» (27).

(150)

Secondo alcune fonti, nella RPC le scorte di acciaio nei depositi di 40 grandi città cinesi sarebbero scese a 8,86 tonnellate a fine giugno 2016 da 9,47 tonnellate a fine maggio 2016, a fronte delle 12,86 tonnellate di fine giugno 2015. Nel mese di 2016 le scorte di acciaio di 80 grandi laminatoi cinesi ammontavano a 14,17 tonnellate, rispetto alle 16,71 tonnellate di fine maggio 2015 (28).

(151)

In conclusione le scorte di acciaio sono in calo sia alla fine del periodo dell'inchiesta che nel periodo successivo all'inchiesta. Questo fattore, benché non determinante nell'analisi, potrebbe essere indice di un potenziale ulteriore calo dei prezzi che rafforzerebbe la minaccia di pregiudizio.

5.2.5.   Altri elementi: redditività e ordini acquisiti nell'Unione dall'industria dell'Unione.

(152)

L'industria dell'Unione ha bisogno di profitti sostenibili. Questo indicatore di pregiudizio è perciò molto importante. Gli ordini acquisiti sono impegni confermati degli acquirenti e delineano l'andamento delle vendite dell'industria dell'Unione nei mesi successivi. La Commissione ha potuto raccogliere e analizzare dati sul profitto e sugli ordini acquisiti per il periodo dell'inchiesta e per quello successivo all'inchiesta.

(153)

Come indicato al considerando 113, i produttori dell'Unione hanno iniziato leggermente a riprendersi nel 2014 e nei primi due trimestri del 2015 in termini di redditività. Come indicato al considerando 116, nella seconda metà del 2015 la redditività dell'Unione è diventata negativa e le perdite hanno raggiunto il livello insostenibile del – 10 % nel quarto trimestre del periodo dell'inchiesta.

(154)

Per il periodo successivo all'inchiesta i dati sulla redditività dell'intera industria dell'Unione non erano ancora disponibili. Sono stati però raccolti i dati sulla redditività dei denuncianti, che rappresentano circa il 90 % della produzione totale dell'industria dell'Unione, come menzionato al considerando 62. Questi dati saranno aggiornati dopo la pubblicazione del presente regolamento e se possibile saranno analizzati anche altri fattori. In questa fase dell'inchiesta i dati sulla redditività e sugli ordini acquisiti erano i migliori dati disponibili.

(155)

Come indicato nella tabella del considerando 145, i prezzi delle esportazioni cinesi sono ulteriormente diminuiti nella prima metà del 2016 ed erano più bassi del costo di produzione dei produttori dell'Unione. Ciò denota una politica cinese aggressiva di fissazione dei prezzi sul mercato dell'Unione che non può essere sostenuta in futuro dai produttori dell'Unione. La seguente tabella, che fornisce informazioni sulla redditività dei denuncianti, lo conferma. Per i denuncianti l'inchiesta ha accertato un ulteriore deterioramento della redditività.

Tabella 17

Evoluzione della redditività e degli ordini acquisiti dei denuncianti

Descrizione

2012

2013

2014

2015

Aprile 2015 — marzo 2016

Redditività

– 1,31 %

– 4,86 %

– 1,28 %

– 3 — – 5 %

– 5 % — – 7 %

Ordini acquisiti

16 763 734

16 631 630

16 677 099

15 529 155

15 636 444

Fonte: Eurofer

5.2.6.   Prevedibilità e imminenza nel mutamento di circostanze

(156)

L'articolo 3, paragrafo 9, del regolamento di base dispone che «il mutamento di circostanze atto a creare una situazione in cui il dumping causerebbe un pregiudizio deve essere stato chiaramente prevedibile e deve essere imminente».

(157)

Tutti i fattori di cui sopra sono stati analizzati e verificati rispetto al periodo dell'inchiesta. In particolare la redditività dei produttori dell'Unione inclusi nel campione ha raggiunto il livello insostenibile del – 10 % nel quarto trimestre del 2015, quando è stata maggiormente avvertita la pressione dei prezzi cinesi. I dati relativi al periodo successivo all'inchiesta hanno inoltre rivelato che questa tendenza negativa, iniziata nella seconda metà del 2015, non è scomparsa nella prima metà del 2016. Se questa tendenza continuerà la situazione precaria dell'industria dell'Unione si convertirà in breve tempo in un pregiudizio notevole. Sulla base dei dati relativi al periodo dell'inchiesta la Commissione ha pertanto concluso che sussisteva un mutamento di circostanze chiaramente prevedibile e imminente alla fine del periodo dell'inchiesta, che instaurerà una situazione nella quale il dumping sarà causa di pregiudizio.

5.3.   Conclusioni relative alla minaccia di pregiudizio

(158)

L'industria dell'Unione si stava riprendendo nel 2014 e nei primi due trimestri del 2015, ma quasi tutti gli indicatori di pregiudizio hanno cominciato a segnalare un drastico peggioramento durante la seconda metà del 2015. L'inchiesta ha rivelato che questa tendenza negativa, iniziata nella seconda metà del 2015, non è scomparsa nella prima metà del 2016. La previsione dell'industria dell'Unione sulla redditività futura e sulle vendite future è negativa e potrebbe essere confermata (cfr. tabella 17 di cui al considerando 155). Il calo delle vendite e i margini inferiori/negativi rischiano di tradursi in forti perdite, contrazione degli ordini e riduzione dei posti di lavoro. Tutti i fattori esaminati nel quadro dell'articolo 3, paragrafo 9, del regolamento di base, in particolare il notevole tasso di aumento delle importazioni in dumping nel 2015 (proseguito nel 2016) a prezzi in ulteriore calo, l'enorme eccesso di capacità nella RPC e l'andamento negativo della redditività dell'industria dell'Unione, puntano quindi nella stessa direzione.

(159)

Alla luce di questa analisi, in questa fase la Commissione ha concluso che alla fine del periodo dell'inchiesta sussisteva una minaccia di pregiudizio chiaramente prevedibile e imminente per l'industria dell'Unione.

6.   NESSO DI CAUSALITÀ

(160)

In conformità all'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base, la Commissione ha valutato se la minaccia di pregiudizio «materiale» per l'industria dell'Unione fosse dovuta dall'esistenza delle importazioni in dumping dal paese interessato. In conformità all'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base, la Commissione ha inoltre verificato se altri fattori noti avessero contemporaneamente potuto minacciare un pregiudizio all'industria dell'Unione. La Commissione si è accertata che non venisse attribuita alle importazioni in dumping dalla RPC alcuna minaccia di pregiudizio causata da fattori diversi da tali importazioni. Tali fattori sono: la crisi economica e la contrazione della domanda di acciaio, il costo delle materie prime e il conseguente calo dei prezzi di vendita, le importazioni da altri paesi terzi, i risultati delle vendite all'esportazione dei produttori dell'Unione e l'asserzione che un produttore dell'Unione da solo stia causando un pregiudizio all'industria dell'Unione.

6.1.   Effetti delle importazioni in dumping

(161)

I prezzi di vendita dei produttori esportatori cinesi sono diminuiti in media da 600 EUR/tonnellata nel 2012 a 404 EUR/tonnellata nel periodo dell'inchiesta (– 33 %). Tramite un continuo abbassamento del prezzo di vendita unitario nel periodo in esame, e come indicato al considerando 76, i produttori esportatori cinesi sono riusciti ad aumentare notevolmente la loro quota di mercato tra il 2012 (0,79 %) e il periodo dell'inchiesta (4,32 %). In particolare, nel periodo dell'inchiesta si è verificato un notevole aumento delle importazioni cinesi rispetto agli anni precedenti.

(162)

Il calo della domanda di acciaio e le conseguenze della crisi del debito nella zona euro hanno influito negativamente sui risultati dell'industria dell'Unione nel 2012 e nel 2013, ma questa è riuscita a riprendersi leggermente nel 2014. Tuttavia soprattutto a partire dalla seconda metà del 2015 il costante incremento delle importazioni dal paese interessato a prezzi notevolmente inferiori (sottoquotazione) ha avuto una chiara incidenza negativa sui risultati dell'industria dell'Unione. Infatti mentre nel 2015 l'industria dell'Unione tagliava i propri costi con incrementi di produttività, ottenuti tra l'altro tramite alcune riduzioni degli addetti e grazie al calo dei prezzi delle materie prime, le importazioni in dumping hanno continuato ad aumentare ed hanno costretto l'industria dell'Unione ad abbassare ancora di più i prezzi di vendita nell'Unione per limitare la perdita di quote di mercato. Di conseguenza, mentre la redditività dell'industria dell'Unione ha registrato un lieve miglioramento grazie alla riduzione delle perdite nel 2014 e nella prima metà del 2015, la tendenza si è invertita completamente dalla seconda metà del 2015 in poi: il volume delle importazioni cinesi è ancora aumentato e i prezzi cinesi si sono ulteriormente abbassati, mentre i prezzi e la redditività dell'industria dell'Unione hanno continuato a calare.

(163)

Vista la coincidenza temporale tra, da un lato, il costante aumento delle importazioni in dumping a prezzi sempre più bassi e, dall'altro, la contrazione della quota di mercato dell'industria dell'Unione e la depressione dei prezzi che hanno condotto a ulteriori perdite soprattutto a partire dalla seconda metà del 2015, la Commissione ha concluso che le importazioni in dumping hanno avuto un'incidenza negativa sulla situazione dell'industria dell'Unione.

(164)

Inoltre il progressivo rallentamento dell'economia cinese e l'eccesso di capacità molto consistente dell'industria siderurgica cinese hanno spinto i produttori di acciaio cinesi a indirizzare le eccedenze di produzione verso i mercati di esportazione, e il mercato dell'Unione è una destinazione interessante per le esportazioni. Alcuni altri mercati di esportazione tradizionalmente importanti hanno infatti istituito misure nei confronti dei prodotti siderurgici cinesi, compresi i prodotti piatti di acciaio laminati a caldo.

(165)

Con la crescente istituzione di misure di difesa commerciale in tutto il mondo, è probabile che il mercato dell'Unione sia diventato una delle destinazioni più interessanti per le importazioni cinesi in dumping del prodotto in esame, a scapito dell'industria dell'Unione. Questa conclusione è confermata:

dalle statistiche Eurostat sulle importazioni, che dimostrano come il livello delle importazioni cinesi continui a essere rilevante dopo la fine del periodo dell'inchiesta,

dall'indebolimento della domanda interna cinese di acciaio.

6.2.   Effetti di altri fattori

6.2.1.   Crisi economica

(166)

Il calo della domanda di acciaio, soprattutto nel 2012, e le conseguenze della crisi del debito nella zona euro hanno inciso negativamente sui risultati dell'industria siderurgica dell'Unione nel 2012 e nel 2013. Come indicato al considerando 106, la Commissione riconosce l'effetto negativo. Viene anche osservato però che l'industria dell'Unione ha iniziato a riprendersi durante il 2014 e il 2015.

(167)

Infatti, benché l'industria dell'Unione sia stata colpita dalla crisi del debito della zona euro, in particolare negli anni 2012-2013, il mercato ha conosciuto una parziale ripresa dagli effetti della crisi con una domanda del mercato dell'Unione relativamente stabile e addirittura in aumento dal 2013 in poi. Di conseguenza tra il 2014 e il 2015 l'industria dell'Unione avrebbe potuto trarre maggiore beneficio dalla ripresa del mercato, ma non è riuscita a farlo a causa di un forte aumento delle importazioni dalla RPC. Le importazioni cinesi a basso prezzo sono aumentate gradualmente ed hanno acquisito quote di mercato a scapito dell'industria dell'Unione. La continua pressione delle importazioni ha iniziato ad essere avvertita pienamente dalla seconda metà del 2015.

(168)

La Commissione ha quindi concluso in questa fase che la crisi del debito nella zona euro aveva avuto un'incidenza negativa soprattutto negli anni 2012 e 2013 del periodo in esame e prima del periodo dell'inchiesta. Tale crisi non ha tuttavia contribuito alla minaccia di pregiudizio riscontrata alla fine del 2015.

6.2.2.   Diminuzione del costo delle principali materie prime (minerale di ferro, carbone da coke e rottami) del prodotto in esame/prodotto simile.

(169)

Una parte interessata ha affermato che i prezzi del prodotto in esame e del prodotto simile seguirebbero un'unica tendenza a livello mondiale rispecchiando fondamentalmente il progressivo calo dei prezzi del minerale di ferro. Non erano quindi le esportazioni cinesi ma una tendenza mondiale a esercitare pressione sui prezzi e a causare la conseguente minaccia di pregiudizio.

(170)

La Commissione ha analizzato l'evoluzione dei prezzi delle materie prime per i prodotti piatti di acciaio laminati a caldo nel periodo in esame.

(171)

In primo luogo nei mercati dell'acciaio tradizionali, come quello dell'Unione, i produttori nazionali competono con molte fonti di importazione, come indicato nella tabella 18 di cui al considerando 177, e ciò dà luogo a una crescente pressione sui prezzi e di conseguenza alla loro erosione.

(172)

In secondo luogo anche se la RPC è il maggiore consumatore di acciaio del mondo, essa ha un considerevole eccesso di capacità. I produttori cinesi sono perciò incentivati a esportare a basso prezzo le loro eccedenze di produzione nei mercati per loro più interessanti, compreso il mercato dell'Unione. L'andamento dei prezzi delle materie prime non è quindi il solo fattore a incidere sui prezzi a livello mondiale.

(173)

In terzo luogo è tuttavia riconosciuto che i prezzi delle principali materie prime (minerale di ferro, carbone da coke e rottami) per la produzione di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo sono calati notevolmente tra il 2012 e il 2015 nel modo seguente:

il prezzo del minerale di ferro è sceso da circa 141 USD/tonnellata a 56 USD/tonnellata, pari a un calo del 60 %,

il prezzo dei rottami da demolizione è sceso da circa 327 USD/tonnellata a 159 USD/tonnellata, pari a un calo del 51 %,

il prezzo del carbone da coke è diminuito da circa 252 USD/tonnellata a 121 USD/tonnellata (– 52 %).

(174)

Dall'analisi del costo di produzione del maggiore produttore dell'Unione incluso nel campione risulta tuttavia che l'incidenza di questo calo dei prezzi delle materie prime è molto più ridotta rispetto all'andamento dei prezzi sopra descritto. L'andamento si riferisce alle medie e non riflette i costi dei produttori dell'Unione che dipendono anche dalla qualità, dalla quantità e dalle relazioni instaurate. Per esempio l'input delle tre materie prime citate rappresentava circa il 60 % del costo di produzione totale di un grande produttore nel 2012, ma costituiva ancora il 50 % del costo di produzione totale nel 2015. Questo dimostra che non esiste una correlazione diretta tra il calo dei prezzi delle materie prime e la diminuzione dei costi di produzione dei prodotti piatti di acciaio laminati a caldo.

(175)

I costi di produzione nell'industria dell'Unione sono inoltre diminuiti complessivamente del 25 % nel periodo in esame (cfr. considerando 104) in conseguenza non solo del costo più basso delle materie prime ma anche di miglioramenti dell'efficienza realizzati dai produttori dell'Unione. In aggiunta nello stesso periodo i prezzi medi all'importazione sono scesi in misura percentualmente maggiore, ossia del 33 % (cfr. considerando 78 e 79).

(176)

A condizioni di mercato eque l'industria dell'Unione avrebbe potuto mantenere i suoi livelli dei prezzi di vendita, in modo da trarre beneficio da una riduzione dei costi e raggiungere nuovamente la redditività. I produttori dell'Unione hanno invece dovuto seguire la tendenza dei prezzi sul mercato dell'Unione e i prezzi sono calati. Nel periodo dell'inchiesta i produttori dell'Unione sono addirittura stati costretti a vendere a prezzi inferiori ai costi, nonostante fossero già riusciti a ridurre notevolmente i costi di produzione.

6.2.3.   Importazioni da paesi terzi

(177)

Nel periodo in esame il volume delle importazioni dai paesi terzi e la loro quota di mercato (in volume delle importazioni totali) hanno avuto il seguente andamento:

Tabella 18

Volumi, prezzi unitari e quote di mercato dai paesi terzi

 

2012

2013

2014

PI

BRASILE

Volume delle importazioni dal Brasile

69 457

41 895

108 973

580 525

Indice (2012 = 100)

100

60

157

836

Prezzi unitari all'importazione dal Brasile

515

461

433

386

Indice (2012 = 100)

100

89

84

75

Quota di mercato

0,22 %

0,13 %

0,33 %

1,65 %

Quota rispetto al volume totale delle importazioni nell'Unione

1,68 %

0,87 %

2,08 %

7,42 %

IRAN

Volume delle importazioni dall'Iran

96 505

125 202

527 161

1 015 088

Indice (2012 = 100)

100

130

546

1 052

Prezzi unitari all'importazione dall'Iran

499

454

415

369

Indice (2012 = 100)

100

91

83

74

Quota di mercato

0,31 %

0,39 %

1,59 %

2,89 %

Quota rispetto al volume totale delle importazioni nell'Unione

2,34 %

2,60 %

10,08 %

12,97 %

RUSSIA

Volume delle importazioni dalla Russia

1 341 666

1 334 322

1 376 412

1 714 880

Indice (2012 = 100)

100

99

103

128

Prezzi unitari all'importazione dalla Russia

500

448

431

387

Indice (2012 = 100)

100

90

86

77

Quota di mercato

4,27 %

4,13 %

4,15 %

4,88 %

Quota rispetto al volume totale delle importazioni nell'Unione

32,47 %

27,66 %

26,32 %

21,90 %

SERBIA

Volume delle importazioni dalla Serbia

156 894

155 055

211 835

427 558

Indice (2012 = 100)

100

99

135

273

Prezzi unitari all'importazione dalla Serbia

523

468

442

400

Indice (2012 = 100)

100

89

84

77

Quota di mercato

0,50 %

0,48 %

0,64 %

1,22 %

Quota rispetto al volume totale delle importazioni nell'Unione

3,8 %

3,21 %

4,05 %

5,46 %

UCRAINA

Volume delle importazioni dall'Ucraina

906 872

905 397

939 545

1 084 477

Indice (2012 = 100)

100

100

104

120

Prezzi unitari all'importazione dall'Ucraina

478

429

415

370

Indice (2012 = 100)

100

90

87

78

Quota di mercato

2,89 %

2,81 %

2,84 %

3,08 %

Quota rispetto al volume totale delle importazioni nell'Unione

21,95 %

18,77 %

17,97 %

13,85 %

Fonte: Eurostat

(178)

Come indicato nella tabella del considerando 76, le importazioni dalla RPC sono cresciute del 516 % nel periodo in esame. Sebbene in tale periodo il tasso di crescita sia stato addirittura superiore per il Brasile (+ 736 %) e l'Iran (+ 952 %), in termini assoluti nel periodo dell'inchiesta i loro livelli di importazioni (rispettivamente 580 525 tonnellate dal Brasile e 1 015 088 tonnellate dall'Iran) sono stati nettamente inferiori alle importazioni dalla RPC (1 519 304 tonnellate dalla RPC).

(179)

Confrontando i dati assoluti delle esportazioni si osserva inoltre che nel periodo dell'inchiesta il paese interessato era il secondo maggior esportatore verso il mercato dell'Unione dopo la Russia. Le importazioni russe (29) possono aver contribuito alla minaccia di pregiudizio, ma non hanno annullato il nesso di causalità per i motivi che seguono.

(180)

In primo luogo il tasso di crescita della RPC nel periodo in esame (+ 516 %) è molto superiore a quello della Russia (+ 28 %).

(181)

In secondo luogo la RPC ha accorciato le distanze con la Russia, che ha esportato solo poco di più, cioè 773 686 tonnellate (fonte: Eurostat) nella prima metà del 2016 a fronte di un volume di 773 275 tonnellate (fonte: Eurostat) dalla RPC nello stesso periodo.

(182)

In terzo luogo l'eccesso di capacità della Russia non è significativo quanto quello esistente nella RPC, come indicato nella seguente tabella:

Tabella 19

Produzione effettiva del prodotto simile da parte di paesi terzi (in migliaia di tonnellate)

Paese

Capacità produttiva di acciaio grezzo stimata per l'anno 2014

Produzione di acciaio grezzo nel 2013

Produzione di acciaio grezzo nel 2014

Produzione effettiva di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo nel 2013

Produzione effettiva di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo nel 2014

Russia

89 000

69 008

71 461

26 140

26 996

RPC

1 140 000

822 000

822 698

311 564

317 387

Fonte dei dati sulla capacità: OCSE ()

Fonte dei dati sulla produzione: associazione mondiale dei produttori siderurgici, Steel Statistical Yearbook 2015 ()

(183)

Anche se i dati di cui sopra riguardano esclusivamente la capacità di acciaio grezzo, e anche nell'ipotesi molto improbabile che tutto l'acciaio grezzo in Russia sia utilizzato per la produzione del prodotto simile, l'eccesso di capacità della Russia è — anche in un tale improbabile scenario — molto inferiore all'eccesso di capacità cinese.

(184)

La Commissione ha inoltre successivamente valutato i prezzi e le quote di mercato delle importazioni da paesi terzi. Essa ha rilevato che le importazioni del prodotto simile da altri paesi come l'Iran, la Russia e l'Ucraina sono state effettuate a prezzi anche più bassi di quelli delle importazioni dal paese interessato. Analizzando le tendenze e i volumi delle importazioni è tuttavia evidente che nel periodo dell'inchiesta il livello delle importazioni dall'Iran è stato di gran lunga inferiore al livello delle importazioni dalla RPC e che nel periodo in esame le importazioni dalla Russia e dall'Ucraina sono aumentate in volume ma ad un ritmo molto più lento rispetto alle importazioni dalla RPC. Inoltre, contrariamente a quelle dalla RPC, la quota delle importazioni dalla Russia e dall'Ucraina si è ridotta notevolmente rispetto al volume totale delle importazioni nell'Unione nel periodo in esame.

(185)

La Commissione ha infine confrontato la produzione effettiva dei paesi terzi con la produzione del paese interessato, dimostrando che la Cina superava tutti gli altri paesi sia nella produzione del prodotto simile che nella capacità di acciaio grezzo.

Tabella 20

Produzione effettiva del prodotto simile da parte di paesi terzi (in migliaia di tonnellate)

Paese

Capacità produttiva di acciaio grezzo stimata per l'anno 2014 (1)

Produzione di acciaio grezzo nel 2013

Produzione di acciaio grezzo nel 2014 (2)

Eccesso teorico di capacità nel 2014 (1)

Produzione effettiva di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo nel 2013

Produzione effettiva di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo nel 2014

Russia

89 000

69 008

71 461

17 539

26 140

26 996

RPC

1 140 000

822 000

822 698

317 302

311 564

317 387

Ucraina

42 500

32 771

27 170

15 330

8 929

7 867

Iran

27 000

15 422

16 331

10 669

8 250

8 276

Brasile

48 000

34 163

33 897

14 103

15 014

14 229

Fonte dei dati sulla capacità: OCSE ()

Fonte dei dati sulla produzione: associazione mondiale dei produttori siderurgici, Steel Statistical Yearbook 2015 ()

(186)

I dati di cui sopra relativi al prodotto simile dimostrano che il paese interessato supera di gran lunga tutti gli altri grandi paesi esportatori. Inoltre i dati di cui sopra relativi alla capacità di acciaio grezzo indicano anche che la RPC è l'unica ad avere un eccesso di capacità così marcato.

(187)

La Commissione ha pertanto concluso che la RPC rappresentava una minaccia di pregiudizio imminente per l'industria dell'Unione. Come indicato in precedenza questa minaccia di pregiudizio è diventata anche più realistica a causa dell'effetto combinato del rallentamento della domanda cinese di acciaio e della progressiva difficoltà di accesso ad alcuni altri mercati di esportazione cinesi. Di conseguenza nel prossimo futuro una parte dei volumi delle esportazioni cinesi continuerà probabilmente ad essere diretta verso l'Unione.

(188)

È anche probabile però che le importazioni da Brasile, Iran, Russia, Serbia e Ucraina abbiano contribuito alla minaccia di pregiudizio notevole. Tuttavia la produzione sottostante, le tendenze delle importazioni e i volumi precisi delle importazioni in termini assoluti non sono di entità tale da annullare il nesso di causalità tra le importazioni sempre più in aumento e sempre più in dumping dalla RPC e la minaccia di pregiudizio per l'industria dell'Unione.

6.2.4.   Risultati delle vendite all'esportazione dell'industria dell'Unione

(189)

Nel periodo in esame il volume delle esportazioni dei produttori dell'Unione inclusi nel campione risulta aver avuto il seguente andamento:

Tabella 21

Volumi delle esportazioni ad acquirenti indipendenti effettuate dai produttori dell'Unione inclusi nel campione

 

2012

2013

2014

PI

Volume delle esportazioni ad acquirenti indipendenti

2 344 463

2 379 035

2 777 446

2 409 721

Indice (2012 = 100)

100

101

118

103

Prezzo medio (EUR/tonnellata)

516

463

459

391

Indice (2011 = 100)

100

90

89

76

Fonte: risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione inclusi nel campione

(190)

Il volume delle esportazioni ad acquirenti indipendenti è aumentato del 3 % nel periodo dell'inchiesta. Per quanto riguarda i prezzi, nel periodo in esame hanno subito un calo notevole (– 24 %).

(191)

Nel periodo dell'inchiesta le vendite all'esportazione non rappresentavano più del 4 % della produzione totale dell'Unione e del 22 % delle vendite totali ad acquirenti indipendenti. Il calo dei prezzi all'esportazione ha inoltre seguito in termini percentuali lo stesso andamento dei prezzi di vendita dei produttori dell'Unione nel mercato dell'Unione. In questa fase la Commissione ha pertanto concluso che i risultati delle vendite all'esportazione dei produttori dell'Unione hanno contribuito alla situazione precaria dell'industria. Questo fattore non ha però annullato il nesso di causalità tra le importazioni in dumping e la minaccia di pregiudizio notevole per l'industria dell'Unione.

6.2.5.   Situazione specifica di un produttore italiano dell'Unione

(192)

Una parte interessata ha affermato che un produttore italiano stava potenzialmente causando un pregiudizio all'industria dell'Unione. Tale parte ha asserito che il produttore italiano beneficia di un aiuto di Stato illegale a detrimento degli altri produttori dell'Unione sul mercato dell'Unione, forse «in misura tale da annullare il nesso di causalità…». Essa ha affermato inoltre che la produzione effettiva del produttore italiano si è ridotta notevolmente nel periodo in esame.

(193)

In primo luogo la definizione e l'analisi dell'industria dell'Unione si basano sull'industria dell'Unione nel suo insieme, produttore italiano compreso. Nonostante il fatto che questo produttore italiano abbia effettivamente ridotto in misura notevole il livello di produzione nel periodo in esame, il volume complessivo di produzione dell'industria dell'Unione (cfr. considerando 87) è aumentato del 2 %. Nel complesso, di conseguenza, nel periodo in esame tutti gli altri produttori dell'Unione hanno aumentato la produzione.

(194)

In secondo luogo l'asserzione secondo cui il produttore italiano starebbe beneficiando di un aiuto di Stato illegale è oggetto di un'inchiesta da parte della Commissione e lo sarà fino al 2017. L'apertura di un'inchiesta non pregiudica l'esito del procedimento. Non si possono quindi ancora trarre conclusioni in merito a questa affermazione. La Commissione ha notato però che i prezzi di vendita di questo produttore italiano si sono rivelati inferiori ai prezzi medi di vendita dell'Unione nel periodo dell'inchiesta. Se il produttore italiano avesse avuto un'incidenza significativa sui prezzi di vendita nell'Unione, sarebbe stato lecito attendersi che i prezzi medi nell'Unione aumentassero a seguito della riduzione della sua produzione. Ciò non si è verificato.

(195)

In terzo luogo il fatto che alcuni produttori dell'Unione ottengano risultati migliori sul mercato dell'Unione rispetto ad altri può derivare da una serie di fattori, ma non pregiudica la conclusione provvisoria che l'industria dell'Unione nel suo insieme subisca le conseguenze delle importazioni in dumping.

(196)

La Commissione ha pertanto concluso in questa fase che la situazione specifica di un produttore italiano non ha contribuito alla situazione precaria dell'industria dell'Unione.

6.3.   Conclusioni relative al nesso di causalità

(197)

È stato provvisoriamente stabilito un nesso di causalità tra le importazioni cinesi in dumping e la minaccia di pregiudizio notevole ai danni dell'industria dell'Unione. Sussiste una chiara contemporaneità tra il forte aumento, in particolare, del livello delle importazioni in dumping con prezzi di vendita in continua diminuzione dalla RPC e il peggioramento dei risultati dell'Unione, soprattutto a partire dalla seconda metà del 2015. L'industria dell'Unione non ha avuto altra scelta che adattarsi al livello dei prezzi determinato dalle importazioni in dumping per evitare un'ulteriore contrazione della sua quota di mercato. Ciò ha comportato una situazione di perdite che probabilmente si aggraverà ulteriormente.

(198)

La Commissione ha distinto e separato gli effetti di tutti i fattori noti sulla situazione dell'industria dell'Unione dagli effetti pregiudizievoli delle importazioni in dumping, che hanno causato la minaccia di pregiudizio notevole per l'intera industria dell'Unione alla fine del periodo dell'inchiesta. La situazione del produttore italiano non ha contribuito alla situazione precaria dell'industria dell'Unione. Gli altri fattori individuati, quali la crisi economica, il costo delle materie prime, le importazioni da paesi terzi, i risultati delle vendite all'esportazione dei produttori dell'Unione, non sono stati ritenuti tali da annullare il nesso di causalità tra la minaccia di pregiudizio notevole e le importazioni in dumping dalla RPC. Sulla base di quanto precede la Commissione ha concluso in questa fase che le importazioni in dumping dalla RPC nel periodo dell'inchiesta stavano causando una minaccia di pregiudizio «materiale» per l'industria dell'Unione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base. Altri fattori noti, diversi dalle importazioni in dumping dalla RPC, che hanno contemporaneamente avuto un'incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione non sono stati ritenuti tali da annullare il nesso di causalità.

7.   INTERESSE DELL'UNIONE

(199)

In conformità all'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha verificato se in questo caso si potesse ritenere manifestamente contraria all'interesse dell'Unione l'adozione di misure. Essa ha dedicato particolare attenzione alla necessità di eliminare gli effetti distorsivi esercitati dal dumping pregiudizievole sugli scambi e di ripristinare un'effettiva concorrenza. La determinazione dell'interesse dell'Unione è stata basata su una valutazione di tutti i diversi interessi coinvolti, compresi quelli dell'industria dell'Unione, degli importatori e degli utilizzatori.

7.1.   Interesse dell'industria dell'Unione

(200)

L'industria dell'Unione è presente in vari Stati membri (Regno Unito, Francia, Germania, Repubblica ceca, Slovacchia, Italia, Lussemburgo, Belgio, Polonia, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Portogallo, Ungheria e Spagna) e impiega direttamente circa 18 000 dipendenti nel settore dei prodotti piatti di acciaio laminati a caldo.

(201)

Diciassette produttori hanno collaborato all'inchiesta. Nessuno dei produttori noti si è opposto all'apertura dell'inchiesta. Come illustrato sopra nell'analisi degli indicatori di pregiudizio, durante il periodo in esame sono emersi alcuni segni di pregiudizio a carico dell'intera industria dell'Unione. In particolare sono stati fortemente interessati gli indicatori di pregiudizio relativi ai risultati finanziari dei produttori dell'Unione inclusi nel campione, come la redditività. Tali produttori hanno subito un peggioramento della loro situazione soprattutto a partire dal secondo semestre del 2015, e sono stati colpiti negativamente dalle importazioni in dumping, che hanno causato la minaccia di pregiudizio diventata imminente alla fine del periodo dell'inchiesta.

(202)

Si prevede che l'istituzione di dazi antidumping provvisori ristabilirà condizioni commerciali eque nel mercato dell'Unione, ponendo fine alla depressione dei prezzi e consentendo all'industria dell'Unione di riprendersi. In tal modo essa potrebbe migliorare la sua redditività e raggiungere i livelli considerati necessari per questa industria ad alta intensità di capitale. È importante quindi che i prezzi siano riportati a un livello non di dumping o non pregiudizievole, per consentire a tutti i diversi produttori di operare sul mercato dell'Unione in condizioni commerciali eque. In assenza di misure è molto probabile che la minaccia di pregiudizio si concretizzi e che si verifichi un ulteriore peggioramento della situazione economica dell'industria dell'Unione. I risultati negativi del settore dei prodotti piatti di acciaio laminati a caldo avrebbero ripercussioni sui settori a monte e a valle di molti produttori dell'Unione, dato che l'utilizzazione della capacità in tali settori è strettamente collegata alla produzione del prodotto oggetto dell'inchiesta.

(203)

La Commissione ha pertanto concluso in questa fase che l'istituzione di dazi antidumping sarebbe nell'interesse dell'industria dell'Unione.

7.2.   Interesse degli importatori

(204)

Come indicato ai considerando da 11 a 13, nessun importatore indipendente ha risposto al questionario o fornito alla Commissione elementi atti a dimostrare in quale misura gli importatori sarebbero danneggiati dall'istituzione di misure. Di conseguenza, tenendo anche conto del fatto che oltre alla RPC molti altri paesi esportano nell'Unione, la Commissione ha concluso provvisoriamente che l'imposizione di misure potrebbe verosimilmente non essere nell'interesse degli importatori.

7.3.   Interesse degli utilizzatori

(205)

I prodotti piatti di acciaio laminati a caldo sono utilizzati come fattore produttivo industriale acquistato dagli utilizzatori finali per una serie di impieghi, anche nel settore delle costruzioni (produzione di tubi di acciaio), nella costruzione navale, nei contenitori per gas, nei recipienti a pressione e nelle condotte il trasporto di energia.

(206)

Solo un utilizzatore italiano (Marcegaglia Carbon SpA) che importa dal paese interessato e che produce, tra l'altro, tubi, condotte e prodotti siderurgici a valle ha risposto al questionario. Per questo utilizzatore il prodotto in esame/prodotto simile è un elemento di costo.

(207)

Questo utilizzatore italiano ha sostenuto che l'istituzione di misure sulle importazioni dal paese interessato determinerebbe una situazione in cui non avrebbe più accesso a fonti affidabili del prodotto in esame sul mercato dell'Unione, in particolare per quanto riguarda arrotolati di alta qualità destinati alla rilaminazione. Esso ha sostenuto che l'88 % della produzione totale dell'Unione è attribuibile a solo 16 società appartenenti a otto grandi gruppi e che la maggior parte della produzione (circa il 70 %) è utilizzata nel mercato vincolato. I produttori dell'Unione grazie alla loro quota di mercato ancora relativamente elevata possono quindi, secondo l'utilizzatore, esercitare una forte pressione sia sul mercato del prodotto in esame sia sul mercato a valle.

(208)

In primo luogo la Commissione ha osservato che l'obiettivo dei dazi antidumping non è impedire le importazioni nel mercato dell'Unione, ma ristabilire condizioni commerciali eque mediante l'eliminazione degli effetti del dumping pregiudizievole. Le importazioni dalla RPC non dovrebbero quindi cessare ma continuare a prezzi non di dumping.

(209)

In secondo luogo la Commissione ha constatato che l'utilizzatore non dipende esclusivamente dalle importazioni cinesi, ma nel periodo dell'inchiesta ha anche acquistato il prodotto in esame da produttori dell'Unione e da altri produttori in paesi terzi diversi dal paese interessato.

(210)

In terzo luogo, anche se i prezzi del prodotto in esame originario della Cina dovessero aumentare del 30 % circa, l'incidenza sul costo di produzione di questo utilizzatore italiano sarebbe solo del 3 %. Un'incidenza simile è considerata modesta.

(211)

In quarto luogo, poiché ci si attende che le importazioni dal paese interessato e da altri paesi continuino dopo l'istituzione dei dazi antidumping e poiché esistono ancora fonti di approvvigionamento alternative, l'affermazione secondo cui con l'istituzione di dazi antidumping l'industria dell'Unione potrebbe esercitare una forte pressione sui prezzi è priva di fondamento. L'industria dell'Unione è costituita da 23 produttori che già forniscono una vasta gamma di prodotti all'interno dell'Unione agli utenti, che dispongono anche dell'opzione delle importazioni da altri paesi terzi che producono ed esportano il prodotto simile. In questa fase la Commissione ha pertanto respinto l'affermazione che l'istituzione delle misure determinerebbe difficoltà di approvvigionamento del prodotto in esame/del prodotto simile.

(212)

Per quanto riguarda i potenziali effetti negativi sulla concorrenza nel mercato dell'Unione, è vero che la normativa dell'UE in materia di concorrenza impone norme di condotta più rigorose a società che detengono una quota di mercato significativa. Spetta tuttavia in ultima istanza alle autorità competenti per la concorrenza accertare l'esistenza di una posizione dominante e l'eventuale abuso della stessa.

(213)

In considerazione di quanto precede, la Commissione ha concluso in questa fase che l'istituzione di misure sarebbe contraria all'interesse degli utilizzatori ma non avrebbe un effetto negativo sproporzionato su di essi. È stato tenuto conto in particolare dell'ampia gamma dell'offerta disponibile sul mercato e del fatto che l'inchiesta ha dimostrato che l'incidenza delle misure sui costi dell'utilizzatore che si è manifestato è stata meno rilevante di quella asserita.

7.4.   Conclusioni relative all'interesse dell'Unione

(214)

La Commissione ha concluso in questa fase che l'istituzione di misure contribuirebbe alla ripresa dell'industria dell'Unione in termini di redditività. L'istituzione delle misure permetterebbe ai produttori dell'Unione di realizzare gli investimenti e la ricerca e lo sviluppo necessari per migliorare gli impianti di produzione dei prodotti piatti in acciaio laminati a caldo e diventare più competitivi.

(215)

L'industria dell'Unione ha già subito una notevole ristrutturazione nel passato (recente). Se non fossero imposte misure, si concretizzerebbe probabilmente la minaccia di un pregiudizio imminente alla fine del periodo dell'inchiesta. Nell'Unione alcuni produttori di prodotti piatti di acciaio laminati a caldo potrebbero essere costretti a cessare o ridurre la fabbricazione di tali prodotti, licenziare i dipendenti e lasciare molti utilizzatori dell'Unione con fonti di approvvigionamento limitate.

(216)

Per quanto riguarda l'interesse degli importatori indipendenti e degli utilizzatori, la Commissione ha concluso in questa fase che l'istituzione di misure al livello proposto avrebbe soltanto un'incidenza limitata. Più in particolare i prezzi, la redditività e l'occupazione nell'industria dell'utilizzatore non sarebbero colpiti in modo sproporzionato. L'istituzione di misure al livello proposto ha pertanto solo un'incidenza limitata sui prezzi della catena di approvvigionamento e sui risultati degli utilizzatori. Il livello delle misure creerà inoltre condizioni di parità, consentendo comunque le importazioni dal paese interessato a prezzi equi.

(217)

Nel ponderare da un lato i forti interessi di un'importante industria dell'Unione che deve essere protetta da pratiche sleali e, dall'altro, i probabili effetti limitati delle misure sugli importatori indipendenti e sugli utilizzatori, che continuano a beneficiare di un'ampia offerta nell'Unione, la Commissione ha concluso in questa fase che non sussistono motivi fondati per ritenere contraria all'interesse dell'Unione l'istituzione di misure sulle importazioni del prodotto in esame originario del paese interessato.

8.   MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE

(218)

In base alle conclusioni raggiunte dalla Commissione riguardo al dumping, alla minaccia di pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse dell'Unione, è opportuno istituire misure provvisorie per impedire che si concretizzi l'imminente minaccia di pregiudizio notevole arrecato all'industria dell'Unione dalle importazioni in dumping.

8.1.   Livello di eliminazione del pregiudizio (margine di pregiudizio)

(219)

Per determinare il livello delle misure, la Commissione ha dapprima stabilito l'importo del dazio necessario per eliminare la minaccia di pregiudizio notevole. Secondo la giurisprudenza il prezzo di riferimento è il prezzo che l'industria dell'Unione potrebbe ragionevolmente attendersi in normali condizioni di concorrenza, in assenza delle importazioni in dumping. Nella prassi decisionale della Commissione il prezzo di riferimento è di norma calcolato determinando i costi di produzione del prodotto simile e aggiungendo il margine di profitto che l'industria dell'Unione potrebbe ragionevolmente attendersi in normali condizioni di concorrenza in assenza delle importazioni in dumping.

(220)

Per quanto riguarda la determinazione di un profitto di riferimento, la Commissione ha in primo luogo analizzato la proposta del denunciante, che suggeriva il 12,9 % ricavato da una precedente decisione della Commissione sullo stesso prodotto (30). Tale conclusione risale però all'anno 2000, e i dati di oltre 15 anni fa non possono più essere considerati rappresentativi visti i cambiamenti tecnologici e finanziari che ha subito da allora l'industria dell'Unione.

(221)

La Commissione ha successivamente analizzato i dati sulla redditività dell'anno 2008, che aveva considerato come il più rappresentativo per un prodotto a valle, cioè i prodotti di acciaio laminati a freddo (31). Il prodotto in esame oggetto della presente inchiesta è simile per molti aspetti a determinati prodotti piatti di acciaio laminati a freddo (prodotti laminati a freddo), per i seguenti motivi:

a)

per entrambi i prodotti (minerale di ferro e carbone da coke) alcune leghe sono una parte importante del costo di produzione ed essi sono sottoposti a processi simili (fornace, laminatoio a caldo);

b)

come indicato al considerando 26, il prodotto in esame è la materia primaria per la produzione di vari prodotti in acciaio a valle di valore aggiunto, a cominciare dai prodotti laminati a freddo.

Su tale base la Commissione ha riscontrato un margine di profitto del 14,4 %.

(222)

Rispetto al caso relativo al dumping pregiudizievole dalla Cina e dalla Russia mancano tuttavia vari elementi nel caso presente, in cui la Commissione ha rilevato una minaccia di pregiudizio da parte delle esportazioni cinesi che richiede un'analisi prospettica. In particolare in quel caso le importazioni a basso prezzo dai paesi in esame erano state effettuate nel corso dei quattro anni precedenti il periodo dell'inchiesta.

(223)

La Commissione ha poi cercato di stabilire un profitto di riferimento simulando quale sarebbe stata l'evoluzione della ripresa dell'industria dell'Unione dalla recessione causata dalla crisi economica e finanziaria del 2009 se non fosse stata interrotta dai volumi elevati di importazioni cinesi che causavano la depressione dei prezzi. Per tale esercizio essa si è basata su dati più recenti e su un'analisi prospettica presentata al comitato per l'acciaio dell'OCSE nel dicembre 2013. In uno studio dal titolo «Laying the foundations for a financially sound industry» una società di consulenza ha analizzato la redditività dell'industria siderurgica mondiale negli ultimi anni e fissato una soglia di profitto per una sostenibilità a lungo termine. In particolare lo studio ha sostenuto la necessità di una media globale del margine EBITDA (utile al lordo di interessi, imposte e ammortamenti) del 17 % (32). La relazione suggerisce anche una media del 7 % per i costi di investimento e un costo medio del debito del 3 %. La Commissione ha detratto queste due poste contabili ed è arrivata a un utile al lordo delle imposte (EBT) del 7 %. In assenza di altri dati affidabili essa ha applicato questi dati relativi all'industria siderurgica nel suo complesso al prodotto in esame, dal momento che i prodotti piatti di acciaio laminati a caldo rappresentano una quota consistente della produzione di acciaio grezzo.

(224)

In conclusione la Commissione ha stabilito provvisoriamente in questa fase che per calcolare il margine di pregiudizio che l'industria dei prodotti piatti di acciaio laminati a caldo dell'Unione rischia di subire può essere utilizzato un profitto di riferimento del 7 %, ma esaminerà ulteriormente l'eventuale disponibilità di dati più precisi per il prodotto in esame.

8.2.   Misure provvisorie

(225)

È opportuno istituire misure antidumping provvisorie sulle importazioni del prodotto in esame originario del paese interessato, in conformità alla regola del dazio inferiore di cui all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base. La Commissione ha confrontato i margini di pregiudizio e i margini di dumping. L'importo dei dazi dovrebbe essere stabilito al livello corrispondente al più basso tra il margine di dumping e il margine di pregiudizio.

(226)

In considerazione di quanto precede, le aliquote del dazio antidumping provvisorio, espresse in percentuale del prezzo CIF franco frontiera dell'Unione, dazio doganale non corrisposto, dovrebbero essere le seguenti:

Società

Margine di dumping

Margine di pregiudizio

Dazio antidumping provvisorio

Bengang Steel Plates Co., Ltd

96,5 %

17,1 %

17,1 %

Hebei Iron & Steel Group

95,0 %

13,2 %

13,2 %

Jiangsu Shagang Group

106,9 %

22,6 %

22,6 %

Altre società che hanno collaborato

100,1 %

18,0 %

18,0 %

Tutte le altre società

106,9 %

22,6 %

22,6 %

(227)

Le aliquote del dazio antidumping applicate a titolo individuale alle società specificate nel presente regolamento sono state calcolate in base ai risultati della presente inchiesta. Esse rispecchiavano quindi la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione. Tali aliquote del dazio si applicano esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame originario del paese interessato e fabbricato dalle persone giuridiche di cui è fatta menzione. Le importazioni del prodotto in esame fabbricato da altre società non espressamente menzionate nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle espressamente menzionate, dovrebbero essere assoggettate all'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società». Esse non dovrebbero essere assoggettate a nessuna delle aliquote del dazio antidumping individuale.

(228)

Una società può chiedere l'applicazione di tali aliquote del dazio antidumping individuale se cambia la propria denominazione o se fonda un nuova entità di produzione o di vendita. La richiesta deve essere trasmessa alla Commissione (33) e deve contenere tutte le informazioni pertinenti, comprese: le modifiche delle attività della società legate alla produzione; le vendite sul mercato interno e all'esportazione associate, ad esempio, al cambiamento della denominazione o al cambiamento delle entità di produzione e di vendita. Ove giustificato, la Commissione provvederà ad aggiornare l'elenco delle società cui si applicano dazi antidumping individuali.

(229)

Per garantire la corretta applicazione dei dazi antidumping, il dazio antidumping per tutte le altre società dovrebbe applicarsi non solo ai produttori esportatori che non hanno collaborato alla presente inchiesta, ma anche ai produttori che non hanno esportato nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta.

9.   DISPOSIZIONI FINALI

(230)

Ai fini di una corretta amministrazione, la Commissione inviterà le parti interessate a presentare osservazioni scritte e/o a chiedere un'audizione con la Commissione e/o il consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale entro un termine prestabilito.

(231)

Le conclusioni relative all'istituzione di dazi provvisori sono provvisorie e possono essere modificate nella fase definitiva dell'inchiesta,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati prodotti laminati piatti di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati, anche arrotolati (compresi i prodotti tagliati su misura e in nastri stretti), semplicemente laminati a caldo, non placcati né rivestiti.

Il prodotto in esame non comprende:

i prodotti di acciaio inossidabile e al silicio detti «magnetici» a grani orientati,

i prodotti di acciaio per utensili e di acciaio rapido,

i prodotti non arrotolati, che non presentano motivi in rilievo, di spessore superiore a 10 mm e di larghezza pari o superiore a 600 mm, e

i prodotti non arrotolati, che non presentano motivi in rilievo, di spessore di 4,75 mm o più ed uguale o inferiore a 10 mm e di larghezza pari o superiore a 2 050 mm.

Il prodotto in esame è attualmente classificato ai codici NC 7208 10 00, 7208 25 00, 7208 26 00, 7208 27 00, 7208 36 00, 7208 37 00, 7208 38 00, 7208 39 00, 7208 40 00, 7208 52 10, 7208 52 99, 7208 53 10, 7208 53 90, 7208 54 00, 7211 13 00, 7211 14 00, 7211 19 00, ex 7225 19 10 (codice TARIC 7225191090), 7225 30 90, ex 7225 40 60 (codice TARIC 7225406090), 7225 40 90, ex 7226 19 10 (codice TARIC 7226191090), 7226 91 91 e 7226 91 99 e originario della Repubblica popolare cinese.

2.   Le aliquote del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, del prodotto di cui al paragrafo 1, fabbricato dalle società sottoelencate, sono le seguenti:

Paese

Società

Aliquota del dazio provvisorio

Codice addizionale TARIC

RPC

Bengang Steel Plates Co., Ltd

17,1 %

C157

Handan Iron & Steel Group Han-Bao Co., Ltd

13,2 %

C158

Hebei Iron & Steel Co., Ltd Tangshan Branch

13,2 %

C159

Hebei Iron & Steel Co., Ltd Chengde Branch

13,2 %

C160

Zhangjiagang Hongchang Plate Co., Ltd

22,6 %

C161

Zhangjiagang GTA Plate Co., Ltd

22,6 %

C162

Altre società che hanno collaborato elencate nell'allegato I

18,0 %

Cfr. allegato:

Tutte le altre società

22,6 %

C999

3.   L'applicazione delle aliquote del dazio individuale specificate per le società menzionate al paragrafo 2 è subordinata alla presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura commerciale valida, sulla quale figuri una dichiarazione, datata e firmata da un responsabile della persona giuridica che emette tale fattura, identificato dal nome e dalla funzione, formulata come segue: «Il sottoscritto certifica che il (volume) di (prodotto in esame) venduto all'esportazione nell'Unione europea e oggetto della presente fattura, è stato fabbricato da (nome e indirizzo della società) (codice addizionale TARIC) in (paese interessato). Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella presente fattura sono complete ed esatte». Qualora tale fattura non sia presentata, si applica il dazio applicabile a «tutte le altre società».

4.   L'immissione in libera pratica nell'Unione del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.

5.   Salvo diverse disposizioni si applicano le vigenti norme pertinenti in materia di dazi doganali.

Articolo 2

1.   Entro 25 giorni di calendario dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono:

a)

chiedere la divulgazione dei fatti e delle considerazioni principali sulla base dei quali è stato adottato il presente regolamento;

b)

presentare osservazioni scritte alla Commissione; e

c)

chiedere un'audizione con la Commissione e/o il consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale.

2.   Entro 25 giorni di calendario dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, le parti di cui all'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio possono comunicare osservazioni sull'applicazione delle misure provvisorie.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

L'articolo 1 si applica per un periodo di sei mesi.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 ottobre 2016

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 176 del 30.6.2016, pag. 21.

(2)  Tale regolamento è stato sostituito a decorrere dal 20 luglio 2016 dal regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio (versione codificata).

(3)  GU C 58 del 13.2.2016, pag. 9.

(4)  Avviso di apertura di un procedimento antisovvenzioni relativo alle importazioni di taluni prodotti piatti laminati a caldo, di ferro o di acciai legati o non legati originari della Repubblica popolare cinese (GU C 172 del 13.5.2016, pag. 29).

(5)  Avviso di apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di taluni prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati originari del Brasile, dell'Iran, della Russia, della Serbia e dell'Ucraina (GU C 246 del 7.7.2016, pag. 7).

(6)  Questi prodotti non sono inclusi a seguito della richiesta di esclusione di un prodotto (cfr. considerando 29 e successivi).

(7)  Il processo di laminazione a freddo consiste nel far passare un foglio o un nastro, precedentemente laminato a caldo e decapato, attraverso rulli freddi, cioè a una temperatura inferiore a quella di rammollimento del metallo.

(8)  Tali elementi chimici sono, tra gli altri: tungsteno/wolfram, molibdeno, cromo e vanadio.

(9)  Canada, Sud Africa, Thailandia, India, Malaysia, Messico, Vietnam, Turchia, Russia, Ucraina e Brasile.

(10)  Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1328 della Commissione (GU L 210 del 4.8.2016, pag. 20).

(11)  Organizzazione mondiale del commercio, WT/DS132/R, 28 gennaio 2000, Mexico- Anti-dumping investigation of high fructose corn syrup (HFCS) from the United States (Messico — Inchiesta antidumping sullo sciroppo di mais a elevato tenore di fruttosio importato dagli Stati Uniti): relazione del panel, punto 7.140, pagina 214. Il panel dell'OMC ha dichiarato: «Per poter concludere che sussiste una minaccia di pregiudizio notevole per un'industria nazionale che sembra non subire al momento un pregiudizio nonostante gli effetti delle importazioni in dumping nel periodo dell'inchiesta, è necessario disporre di un quadro della condizione attuale dell'industria come contesto. Il semplice fatto che le importazioni in dumping siano destinate ad aumentare e ad aere effetti negativi sui prezzi non consente, di per sé, di concludere che l'industria nazionale subirà un pregiudizio: se l'industria si trova in ottime condizioni o se vi sono altri fattori in gioco le importazioni in dumping possono non costituire una minaccia di pregiudizio

(12)  Sentenza della Corte di giustizia del 7 aprile 2016, o punto 72, che conferma la sentenza del Tribunale del 29 gennaio 2014, Hubei Xinyegang Steel Co. Ltd/Consiglio dell'Unione europea, T-528/09.

(13)  World Steel in figures 2015, associazione mondiale dei produttori siderurgici, pag. 14, http//www.worldsteel.org/publications/bookshop/product-details.~World-Steel-in-Figures-2015~PRODUCT~World-Steel-in-Figures-2015~.html.

(14)  COM(2016) 155 final, Bruxelles, 16.3.2016, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti — Acciaio: mantenere occupazione sostenibile e crescita in Europa, pag. 2.

(15)  OCSE, DSTI/SU/SC(2015)8/Final, Directorate for Science, Technology and Innovation, Capacity developments in the world steel industry, tabella 1, pag. 10, http://www.oecd.org/officialdocuments/publicdisplaydocumentpdf/?cote=DSTI/SU/SC(2015)8/FINAL&docLanguage=En.

(16)  Associazione mondiale dei produttori siderurgici, World Steel in Figures 2016, tabella «Major steel-producing countries 2014 and 2015», pag. 9, http://www.worldsteel.org/media-centre/press-releases/2016/World-Steel-in-Figures-2016-is-available-online.html.

(17)  OCSE, Directorate for Science, Technology and Innovation, (2015): «Excess capacity in the global steel industry: the current situation and ways forward», Technology and Industry Policy Papers, No. 18, OECD Publishing, pagg. 5 e 6. http://dx.doi.org/10.1787/5js65x46nxhj-en.

(18)  Comunicazione trasmessa da Dentons per conto della China Iron and Steel Association (CISA) e dei suoi membri, osservazioni nel procedimento antidumping relativo alle importazioni di determinati prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Repubblica popolare cinese, del 21 marzo 2016, punto 24, pagina 7.

(19)  Reuters, articolo di stampa, China's zombie steel mills fire up furnaces, worsen global glut, http://in.reuters.com/article/china-steel-overcapacity-idINKCN0XI070.

(20)  Reuters, articolo di stampa, BHP says over 50 million tonnes of steel capacity restarted in China, http://www.reuters.com/article/us-bhp-china-idUSKCN0YA09E.

(21)  Produzione di acciaio grezzo del mese di giugno 2016, associazione mondiale dei produttori siderurgici, media centre, https://www.worldsteel.org/media-centre/press-releases/2016/June-2016-crude-steel-production0.html.

(22)  Associazione mondiale dei produttori siderurgici, Steel Statistical Yearbook 2015, tabella 1 a pag. 2 e tabella 13 a pag. 35, http://www.worldsteel.org/statistics/statistics-archive/yearbook-archive.html.

(23)  Il campione era costituito da 679,4 milioni di tonnellate di esportazioni cinesi del prodotto simile per l'anno 2015 e da 343,8 milioni di tonnellate di esportazioni cinesi del prodotto simile per i primi sei mesi del 2016.

(24)  Worldsteel Short Range Outlook 2014 — 2015, associazione mondiale dei produttori siderurgici, https://www.worldsteel.org/media-centre/press-releases/2015/worldsteel-Short-Range-Outlook-2015-2016.html.

(25)  Cfr. anche il considerando 103 per la lieve diminuzione delle scorte presso i produttori dell'Unione inclusi nel campione, espressa in percentuale della produzione.

(26)  Cfr. anche il considerando 100 per la lieve diminuzione delle scorte presso i produttori dell'Unione inclusi nel campione, espressa in percentuale della produzione.

(27)  European steel producers on the offensive, but will price increases stick? Articolo su http://blogs.platts.com/2016/04/05/european-steel-producers-on-offensive/.

(28)  Associazione mondiale dei produttori siderurgici, The Chinese steel industry, A monthly update for world steel members, n. 115, giugno 2016.

(29)  Come indicato al considerando 3, il 7 luglio 2016 la Commissione ha avviato un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni dello stesso prodotto originario tra l'altro della Russia. L'apertura del procedimento non pregiudica tuttavia l'esito dell'inchiesta.

(*)  OCSE, DSTI/SU/SC(2015)8/Final, Directorate for Science, Technology and Innovation, Capacity developments in the world steel industry, tabella 1, pag. 10, http://www.oecd.org/officialdocuments/publicdisplaydocumentpdf/?cote=DSTI/SU/SC(2015)8/FINAL&docLanguage=En.

(**)  Associazione mondiale dei produttori siderurgici, Steel Statistical Yearbook 2015, tabella 1 a pag. 1 e 2 e tabella 13 a pag. 35, http://www.worldsteel.org/statistics/statistics-archive/yearbook-archive.html.

(***)  OCSE, DSTI/SU/SC(2015)8/Final, Directorate for Science, Technology and Innovation, Capacity developments in the world steel industry, tabella 1, pag. 10,http://www.oecd.org/officialdocuments/publicdisplaydocumentpdf/?cote=DSTI/SU/SC(2015)8/FINAL&docLanguage=En.

(****)  Associazione mondiale dei produttori siderurgici, Steel Statistical Yearbook 2015, tabella 1 a pag. 1 e 2 e tabella 13 a pag. 35, http://www.worldsteel.org/statistics/statistics-archive/yearbook-archive.html.

(30)  Cfr. la decisione n. 284/2000/CECA della Commissione, del 4 febbraio 2000, che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di prodotti laminati piatti, di ferro o di acciai non legati, di larghezza uguale o superiore a 600 mm, non placcati né rivestiti, arrotolati, semplicemente laminati a caldo, originari dell'India e di Taiwan, e che accetta gli impegni offerti da alcuni produttori esportatori e chiude il procedimento nei confronti delle importazioni originarie del Sudafrica (GU L 31 del 5.2.2000, pag. 44, considerando 338).

(31)  Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1328 della Commissione, del 29 luglio 2016, che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa (GU L 210 del 4.8.2016, pag. 1, considerando 156).

(32)  McKinsey & Company, Laying the foundations for a financially sound industry, riunione del comitato per l'acciaio dell'OCSE del 5 dicembre 2013, pag. 7.

(33)  Commissione europea, Direzione generale del Commercio, Direzione H, Rue de la Loi 170, 1040 Bruxelles/Brussel Belgique/België.


ALLEGATO

Paese

Nome

Codice addizionale TARIC

RPC

Angang Steel Company Limited

C150

RPC

Inner Mongolia Baotou Steel Union Co., Ltd

C151

RPC

Jiangyin Xingcheng Special Steel Works Co., Ltd

C147

RPC

Shanxi Taigang Stainless Steel Co., Ltd

C163

RPC

Shougang Jingtang United Iron & Steel Co., Ltd

C164

RPC

Maanshan Iron & Steel Co., Ltd

C165

RPC

Rizhao Steel Wire Co., Ltd

C166

RPC

Rizhao Baohua New Material Co., Ltd

C167

RPC

Tangshan Yanshan Iron and Steel Co., Ltd

C168

RPC

Wuhan Iron & Steel Co., Ltd

C156


7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/70


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/1779 DELLA COMMISSIONE

del 6 ottobre 2016

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1),

visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 della Commissione, del 7 giugno 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio nei settori degli ortofrutticoli freschi e degli ortofrutticoli trasformati (2), in particolare l'articolo 136, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell'allegato XVI, parte A, del medesimo regolamento.

(2)

Il valore forfettario all'importazione è calcolato ciascun giorno feriale, in conformità dell'articolo 136, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011, tenendo conto di dati giornalieri variabili. Pertanto il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 136 del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 sono quelli fissati nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 ottobre 2016

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  GU L 157 del 15.6.2011, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice dei paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

MA

183,5

ZZ

183,5

0707 00 05

TR

128,9

ZZ

128,9

0709 93 10

TR

135,5

ZZ

135,5

0805 50 10

AR

94,6

CL

126,6

TR

94,5

UY

55,5

ZA

130,7

ZZ

100,4

0806 10 10

TR

136,3

US

210,1

ZZ

173,2

0808 10 80

AR

110,6

BR

100,2

CL

154,8

NZ

132,8

ZA

113,9

ZZ

122,5

0808 30 90

CN

74,4

TR

130,3

ZZ

102,4


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal Regolamento (UE) n. 1106/2012 della Commissione, del 27 novembre 2012, che attua il regolamento (CE) n. 471/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alle statistiche comunitarie del commercio estero con i paesi terzi, per quanto riguarda l'aggiornamento della nomenclatura dei paesi e territori (GU L 328 del 28.11.2012, pag. 7). Il codice «ZZ» corrisponde a «altre origini».


DECISIONI

7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/72


DECISIONE (UE) 2016/1780 DEL CONSIGLIO

del 29 settembre 2016

che stabilisce la posizione che dev'essere adottata a nome dell'Unione europea in sede di comitato misto istituito ai sensi dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti sull'adozione degli orientamenti comuni per l'attuazione di tale accordo

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), in combinato disposto con l'articolo 218, paragrafo 9,

vista la proposta della Commissione europea,

considerando quanto segue:

(1)

L'articolo 12 dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti (1) («accordo») istituisce un comitato misto («comitato misto») e prevede che esso debba, in particolare, controllare l'applicazione dell'accordo.

(2)

Il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (2) prevede le procedure e le condizioni per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti di non più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni nel territorio degli Stati membri.

(3)

Gli orientamenti comuni sono necessari per garantire che le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri applichino l'accordo in modo del tutto armonizzato e per chiarire la relazione fra le disposizioni dell'accordo e le disposizioni della legislazione delle parti dell'accordo che continuano ad applicarsi alle questioni in materia di visti non contemplate dall'accordo.

(4)

È opportuno stabilire la posizione che dev'essere adottata a nome dell'Unione in sede di comitato misto sull'adozione degli orientamenti comuni per l'attuazione dell'accordo.

(5)

La presente decisione costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen a cui il Regno Unito non partecipa, a norma della decisione 2000/365/CE del Consiglio (3); il Regno Unito non partecipa pertanto all'adozione della presente decisione, non è da essa vincolato, né è soggetto alla sua applicazione.

(6)

La presente decisione costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen a cui l'Irlanda non partecipa, a norma della decisione 2002/192/CE del Consiglio (4); l'Irlanda non partecipa pertanto alla sua adozione, non è da essa vincolata, né è soggetta alla sua applicazione.

(7)

A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la Danimarca non partecipa all'adozione della presente decisione, non è da essa vincolata, né è soggetta alla sua applicazione,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

La posizione che deve essere adottata a nome dell'Unione europea in sede di comitato misto istituito a norma dell'articolo 12 dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti sull'adozione degli orientamenti comuni per l'attuazione di tale accordo, si basa sul progetto di decisione del comitato misto accluso alla presente decisione.

Articolo 2

La presente decisione entra in vigore il giorno dell'adozione.

Fatto a Bruxelles, il 29 settembre 2016

Per il Consiglio

Il presidente

P. ŽIGA


(1)  GU L 52 del 25.2.2011, pag. 34.

(2)  Regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti) (GU L 243 del 15.9.2009, pag. 1).

(3)  Decisione 2000/365/CE del Consiglio, del 29 maggio 2000, riguardante la richiesta del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord di partecipare ad alcune disposizioni dell'acquis di Schengen (GU L 131 dell'1.6.2000, pag. 43).

(4)  Decisione 2002/192/CE del Consiglio, del 28 febbraio 2002, riguardante la richiesta dell'Irlanda di partecipare ad alcune disposizioni dell'acquis di Schengen (GU L 64 del 7.3.2002, pag. 20).


PROGETTO DI

DECISIONE N. …/… DEL COMITATO MISTO ISTITUITO AI SENSI DELL'ACCORDO TRA L'UNIONE EUROPEA E LA GEORGIA DI FACILITAZIONE DEL RILASCIO DEI VISTI

del

sull'adozione degli orientamenti comuni per l'attuazione di tale accordo

IL COMITATO MISTO,

visto l'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti (1) («accordo»), in particolare l'articolo 12,

considerando che l'accordo è entrato in vigore il 1o marzo 2011,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Gli orientamenti comuni per l'attuazione dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti sono quelli che figurano nell'allegato della presente decisione.

Articolo 2

La presente decisione entra in vigore il giorno dell'adozione.

Fatto a …,

Per l'Unione europea

Per la Georgia


(1)  GU L 52 del 25.2.2011, pag. 34.

ALLEGATO

ORIENTAMENTI COMUNI PER L'ATTUAZIONE DELL'ACCORDO TRA L'UNIONE EUROPEA E LA GEORGIA DI FACILITAZIONE DEL RILASCIO DEI VISTI

Scopo dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti («accordo»), entrato in vigore il 1o marzo 2011, è agevolare, su base di reciprocità, le procedure di rilascio dei visti ai cittadini della Georgia per soggiorni previsti non superiori a 90 giorni su un periodo di 180 giorni.

L'accordo istituisce, su base di reciprocità, diritti e obblighi giuridicamente vincolanti allo scopo di semplificare le procedure di rilascio dei visti ai cittadini della Georgia.

I presenti orientamenti, adottati dal comitato misto istituito ai sensi dell'articolo 12 dell'accordo («comitato misto»), sono volti a garantire un'attuazione armonizzata dell'accordo da parte delle rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri dell'Unione («Stati membrì»). Tali orientamenti non sono parte dell'accordo e pertanto non sono giuridicamente vincolanti. Tuttavia, è fortemente raccomandato che il personale diplomatico e consolare vi si attenga in modo coerente quando applica l'accordo.

Detti orientamenti sono destinati a essere aggiornati alla luce dell'esperienza maturata nell'attuazione dell'accordo, sotto la responsabilità del comitato misto.

Per garantire un'attuazione costante e armonizzata dell'accordo e conformemente al regolamento interno del comitato misto di facilitazione del rilascio dei visti, le parti hanno convenuto di prendere contatti informali prima delle riunioni formali del comitato misto, al fine di trattare le questioni urgenti. In occasione della successiva riunione del comitato misto di facilitazione del rilascio dei visti saranno presentate relazioni dettagliate su tali questioni e sui contatti informali.

I.   ASPETTI GENERALI

1.1.   Scopo e ambito di applicazione

L'articolo 1, paragrafo 1, dell'accordo recita:

«1.   Scopo del presente accordo è agevolare il rilascio dei visti ai cittadini della Georgia per soggiorni previsti di massimo 90 giorni per periodi di 180 giorni».

L'accordo si applica a tutti i cittadini della Georgia che presentano domanda di visto per soggiorni di breve durata, indipendentemente dal paese in cui risiedono.

L'accordo non si applica agli apolidi titolari di permesso di soggiorno rilasciato dalla Georgia. A tale categoria di persone si applicano le norme dell'acquis dell'Unione in materia di visti.

L'articolo 1, paragrafo 2, dell'accordo recita:

«2.   Se la Georgia reintroduce l'obbligo del visto per i cittadini di tutti gli Stati membri o per determinate categorie di cittadini di tutti gli Stati membri, a questi si applicano automaticamente, per reciprocità, le medesime facilitazioni concesse dal presente accordo ai cittadini della Georgia».

Dal 1o giugno 2006, sono esenti dall'obbligo del visto tutti i cittadini dell'Unione e gli apolidi titolari di permesso di soggiorno rilasciato da uno Stato membro che si recano in Georgia per un periodo non superiore a 90 giorni su un periodo di 180 giorni o che transitano per il territorio della Georgia.

Per evitare un trattamento discriminatorio da parte della Georgia nei confronti dei cittadini di uno o più Stati membri o di determinate categorie di tali cittadini, in una dichiarazione allegata all'accordo l'Unione ha annunciato la sua intenzione di sospendere l'applicazione dell'accordo ove la Georgia reintroduca l'obbligo del visto per i cittadini di uno o più Stati membri o per determinate categorie di tali cittadini.

1.2.   Ambito di applicazione dell'accordo

L'articolo 2 dell'accordo recita:

«1.   Le facilitazioni del visto previste dal presente accordo si applicano ai cittadini della Georgia solo se gli stessi non sono esenti dall'obbligo del visto in virtù delle leggi e dei regolamenti dell'Unione o degli Stati membri, del presente accordo o di altri accordi internazionali.

2.   Le questioni non contemplate dal presente accordo, quali il rifiuto del visto, il riconoscimento dei documenti di viaggio, la prova della sufficienza dei mezzi di sussistenza, il rifiuto dell'ingresso e i provvedimenti di allontanamento, sono disciplinate dal diritto nazionale della Georgia o degli Stati membri o dal diritto dell'Unione».

L'accordo, fatto salvo l'articolo 10, non pregiudica le norme esistenti in materia di obbligo del visto e di esenzioni dal visto. Ad esempio, l'articolo 4 del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio (1) consente agli Stati membri di esentare dall'obbligo del visto, tra le altre categorie di persone, i membri degli equipaggi civili di aerei e navi. Dalla decorrenza degli effetti dell'associazione della Svizzera e del Liechtenstein allo spazio Schengen, rispettivamente il 13 dicembre 2008 e il 7 marzo 2011, i permessi di soggiorno rilasciati dalla Svizzera e dal Liechtenstein sono riconosciuti come equivalenti ai visti Schengen ai fini sia del transito che del soggiorno di breve durata.

Tutte le questioni non contemplate dall'accordo, quali la determinazione dello Stato membro Schengen competente per il trattamento della domanda di visto, i motivi di rifiuto del visto, il diritto di ricorso avverso una decisione negativa e la norma generale di un colloquio personale con il richiedente il visto, sono disciplinate dal regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (2) ('codice dei vistì). Inoltre, le questioni non contemplate dall'accordo, quali il riconoscimento dei documenti di viaggio, la prova della sufficienza dei mezzi di sussistenza, il rifiuto dell'ingresso nel territorio degli Stati membri e i provvedimenti di allontanamento, continuano a essere disciplinate dalle norme Schengen ed eventualmente dal diritto nazionale. A tale riguardo, su tali questioni occorre fornire informazioni precise ove necessario (3).

Anche quando ricorrono le condizioni previste dall'accordo, ad esempio, il richiedente il visto dimostra con prove documentali la finalità del viaggio secondo le categorie di cui all'articolo 4, il rilascio del visto può sempre essere rifiutato se non sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 6 del regolamento (UE) n. 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio (4) («codice frontiere Schengen»), vale a dire se la persona non è in possesso di un documento di viaggio valido, se è segnalata nel sistema d'informazione Schengen (SIS), se è considerata una minaccia per l'ordine pubblico, la sicurezza interna ecc.

Continuano ad applicarsi le altre possibilità di flessibilità nel rilascio dei visti consentite dal codice dei visti. Ad esempio, se ricorrono le condizioni di cui all' articolo 24 del codice dei visti, i visti per ingressi multipli con un lungo periodo di validità — fino a cinque anni — possono essere rilasciati anche a categorie di persone diverse da quelle menzionate all'articolo 5 dell'accordo. Parimenti, continueranno ad applicarsi le disposizioni contenute nell'articolo 16, paragrafi 5 e 6, del codice dei visti riguardanti l'esenzione dal pagamento dei diritti di visto o la loro riduzione.

1.3.   Tipi di visto rientranti nell'ambito di applicazione dell'accordo

L'articolo 3, lettera d), dell'accordo definisce il «visto» come «autorizzazione rilasciata da uno Stato membro per consentire il transito o un soggiorno previsto nel territorio degli Stati membri, la cui durata non sia superiore a 90 giorni su un periodo di 180 giorni dalla data del primo ingresso nel territorio degli Stati membri;».

Le facilitazioni previste dall'accordo si applicano sia ai visti uniformi, sia ai visti con validità territoriale limitata, rilasciati ai fini del transito o di soggiorni di breve durata.

1.4.   Calcolo della durata del soggiorno autorizzato da un visto e, in particolare, questione del calcolo del periodo di sei mesi

Il regolamento (UE) n. 610/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (5) ha ridefinito il concetto di soggiorno di breve durata. La definizione attuale di soggiorno di breve durata è la seguente: «Non più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni, il che comporta di prendere in considerazione il periodo di 180 giorni che precede ogni giorno di soggiorno». Tale definizione è entrata in vigore il 18 ottobre 2013 ed è contenuta nel codice frontiere Schengen.

Il giorno dell'ingresso sarà calcolato come il primo giorno di soggiorno nel territorio degli Stati membri e il giorno dell'uscita sarà calcolato come l'ultimo giorno di soggiorno nel territorio degli Stati membri. Questo concetto implica l'applicazione di un periodo di riferimento «mobile» di 180 giorni: per ogni giorno del soggiorno si guarda indietro all'ultimo periodo di 180 giorni, per verificare se il requisito dei 90/180 giorni continua a essere rispettato. Ciò significa che un'assenza per un periodo ininterrotto di 90 giorni consente un nuovo soggiorno fino a 90 giorni.

Esempio di calcolo del soggiorno in base all'attuale definizione:

Una persona in possesso di un visto per ingressi multipli con validità di 1 anno (18.4.2010-18.4.2011) entra per la prima volta il 19.4.2010 e soggiorna tre giorni. Tale persona entra nuovamente il 18.6.2010 e soggiorna 86 giorni. Qual è la situazione in determinate date? Quando sarà consentito nuovamente l'ingresso all'interessato?

In data 11.9.2010: negli ultimi 180 giorni (16.3.2010-11.9.2010) la persona ha soggiornato per tre giorni (19.4.2010-21.4.2010) più 86 giorni (18.6.2010-11.9.2010) = 89 giorni = nessun prolungamento indebito del soggiorno. La persona può ancora soggiornare un giorno.

A partire dal 16.10.2010: la persona potrebbe rientrare per un ulteriore soggiorno di tre giorni (in data 16.10.2010, il soggiorno effettuato il giorno 19.4.2010 diventa irrilevante ai fini del calcolo, trovandosi al di fuori del periodo di 180 giorni; in data 17.10.2010 il soggiorno effettuato il giorno 20.4.2010 diventa irrilevante ai fini del calcolo, trovandosi al di fuori del periodo di 180 giorni; e così di seguito).

A partire dal 15.12.2010: la persona potrebbe rientrare per un ulteriore soggiorno di 86 giorni (in data 15.12.2010, il soggiorno effettuato il giorno 18.6.2010 diventa irrilevante ai fini del calcolo, trovandosi al di fuori del periodo di 180 giorni; in data 16.12.2010, il soggiorno effettuato il giorno 19.6.2010 diventa irrilevante, e così di seguito).

1.5.   Situazione relativa agli Stati membri che hanno aderito all'Unione nel 2004 e nel 2007 e che non sono ancora pienamente integrati nello spazio Schengen, agli Stati membri che non partecipano alla politica comune dell'Unione in materia di visti e ai paesi associati

Soltanto la Bulgaria, la Croazia, Cipro e la Romania non applicano ancora integralmente l'acquis di Schengen e continueranno a rilasciare visti nazionali con una validità limitata al loro territorio nazionale. Quando tali Stati membri applicheranno integralmente l'acquis di Schengen, essi continueranno ad applicare l'accordo.

Il diritto nazionale continua ad applicarsi a tutte le questioni non contemplate dall'accordo fino alla data della piena applicazione dell'acquis di Schengen da parte di tali Stati membri. Da tale data, le questioni non contemplate dall'accordo sono disciplinate dalle norme Schengen e/o dal diritto nazionale.

La Bulgaria, la Croazia, Cipro e la Romania sono autorizzati a riconoscere i permessi di soggiorno, i visti di tipo D e i visti per soggiorni di breve durata rilasciati dagli Stati membri Schengen e dai paesi associati per soggiorni di breve durata sul loro territorio (6).

Conformemente all'articolo 21 della convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen, del 14 giugno 1985, tra i governi degli Stati dell'Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativo all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni (7), tutti gli Stati membri Schengen devono riconoscere i visti per soggiorni di lunga durata e i permessi di soggiorno rilasciati dagli altri Stati Schengen come validi per soggiorni di breve durata sui rispettivi territori. Gli Stati membri Schengen accettano i permessi di soggiorno, i visti di tipo D e i visti per soggiorni di breve durata dei paesi associati ai fini dell'ingresso e di soggiorni di breve durata, e viceversa.

L'accordo non si applica alla Danimarca, all'Irlanda e al Regno Unito, ma include dichiarazioni comuni sull'auspicabilità della conclusione di accordi bilaterali sulla facilitazione del rilascio dei visti fra tali Stati membri e la Georgia.

Pur essendo paesi associati a Schengen, l'Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Svizzera non sono vincolati dall'accordo.

1.6.   L'accordo e accordi bilaterali

L'articolo 13 dell'accordo recita:

«Sin dall'entrata in vigore del presente accordo, le disposizioni ivi contenute prevalgono su quelle di qualsiasi accordo o intesa bilaterale o multilaterale vigente tra i singoli Stati membri e la Georgia, nella misura in cui queste ultime disposizioni abbiano il medesimo oggetto del presente accordo.».

Dalla data di entrata in vigore dell'accordo, le disposizioni degli accordi bilaterali in vigore tra gli Stati membri e la Georgia sulle questioni contemplate dall'accordo hanno cessato di applicarsi. Conformemente al diritto dell'Unione, gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per eliminare le incompatibilità fra i loro accordi bilaterali e l'accordo.

Se uno Stato membro ha concluso un accordo o un'intesa bilaterale con la Georgia su questioni non contemplate dall'accordo, ad esempio stabilendo l'esenzione dall'obbligo del visto per i titolari di passaporti di servizio, tale esenzione continua ad applicarsi dopo l'entrata in vigore dell'accordo.

I seguenti Stati membri hanno stipulato accordi bilaterali con la Georgia che prevedono l'esenzione dall'obbligo del visto per i titolari di passaporti di servizio: Bulgaria, Cipro, Lettonia, Ungheria, Romania e Slovacchia.

L'esenzione dal visto per i titolari di passaporti di servizio accordata da uno Stato membro si applica solo per il viaggio sul territorio di tale Stato membro, e non per recarsi negli altri Stati membri Schengen.

1.7.   Dichiarazione comune sull'armonizzazione delle informazioni riguardanti le procedure di rilascio dei visti per soggiorni di breve durata e sulla documentazione da allegare alla domanda di visto per soggiorno di breve durata

All'accordo è stata allegata una dichiarazione comune nella quale le parti si impegnano a fornire informazioni coerenti e uniformi ai cittadini della Georgia sull'accesso alle rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri e sulle procedure e condizioni relative alle domande di visto e alla validità dei visti rilasciati. Tali informazioni sono disponibili sul sito web della delegazione dell'Unione europea in Georgia: http://www.eeas.europa.eu/delegations/georgia/travel_eu/visa/index_en.htm.

L'articolo 47 del codice dei visti stabilisce che le autorità centrali e i consolati degli Stati membri sono tenuti a fornire al pubblico tutte le informazioni rilevanti in merito alle domande di visto.

Le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri sono tenute a divulgare ampiamente dette informazioni (nelle bacheche dei consolati, negli opuscoli, sui siti web ecc.) e anche a divulgare informazioni precise sulle condizioni del rilascio dei visti, sulle rappresentanze degli Stati membri in Georgia e sul loro elenco armonizzato della documentazione giustificativa richiesta.

1.8.   Informazioni fornite dalle autorità georgiane sull'accordo

Per informare correttamente i cittadini della Georgia sui vantaggi dell'accordo e sulle rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri in cui è possibile presentare la domanda di visto, il ministero degli Affari esteri della Georgia ha predisposto un apposito link per accedere a dette informazioni. La pagina web è disponibile al seguente indirizzo:

http://mfa.gov.ge/index.php?lang_id=GEO&sec_id=95&info_id=13448

II.   DISPOSIZIONI SPECIFICHE

2.1.   Norme applicabili a tutti i richiedenti il visto

Si ricorda che le facilitazioni sotto indicate, riguardanti i diritti per i visti, i termini per il trattamento delle domande di visto e i casi eccezionali di proroga del visto, si applicano a tutti i richiedenti, compresi i turisti.

2.1.1.   Diritti per i visti

L'articolo 6, paragrafo 1, primo comma, dell'accordo recita:

«1.   I diritti per il trattamento delle domande di visto dei cittadini della Georgia ammontano a 35 EUR.».

Conformemente all'articolo 6, paragrafo 1, dell'accordo, i diritti per il trattamento di una domanda di visto sono pari a 35 EUR. Tali diritti si applicano a tutti i richiedenti il visto georgiani (compresi i turisti) e riguardano i visti per soggiorni di breve durata, indipendentemente dal numero di ingressi.

L'articolo 6, paragrafo 2, dell'accordo recita:

«2.   Nel caso in cui cooperino con un fornitore esterno di servizi, gli Stati membri possono esigere diritti per servizi addizionali. Tali diritti sono proporzionali alle spese sostenute dal fornitore esterno di servizi per assolvere al compito e non possono essere superiori a 30 EUR. Lo Stato membro o gli Stati membri interessati mantengono la possibilità per tutti i richiedenti di presentare la domanda direttamente ai rispettivi consolati.».

Riguardo alle modalità di cooperazione con i fornitori esterni di servizi, l'articolo 43 del codice dei visti fornisce informazioni dettagliate sui compiti di questi ultimi.

L'articolo 6, paragrafo 3, dell'accordo recita:

«3.   Sono esenti dai diritti per il trattamento delle domande di visto le seguenti categorie di cittadini:

a)

pensionati; (N.B. Per beneficiare dell'esenzione dai diritti per questa categoria, i richiedenti il visto devono dimostrare lo status di pensionati. L'esenzione dai dirtti non è giustificata qualora lo scopo del viaggio sia un'attività retribuita.);

b)

bambini di età inferiore a 12 anni; (N.B. Per beneficiare dell'esenzione dai diritti per questa categoria, i richiedenti devono presentare documenti che dimostrino l'età.);

c)

membri di governi nazionali e regionali e membri di corti costituzionali o di tribunali di ultimo grado che non siano esenti dall'obbligo del visto ai sensi del presente accordo; (N.B. Per beneficiare dell'esenzione dai diritti per questa categoria, i richiedenti il visto devono presentare alle autorità georgiane documenti che dimostrino la loro posizione.);

d)

disabili ed eventuali accompagnatori; (N.B. Per beneficiare dell'esenzione dai diritti per questa categoria, occorre dimostrare che entrambi i richiedenti il visto rientrano in questa categoria.)».

Per beneficiare dell'esenzione dai diritti per questa categoria, i richiedenti il visto devono presentare un «certificato di invalidità georgiano» (di primo o secondo grado) rilasciato dal ministero della Sanità, del Lavoro e degli Affari sociali della Georgia, o un certificato rilasciato da ospedali o cliniche pubbliche o private. Qualora la disabilità del richiedente il visto sia evidente (persone non vedenti o prive di una gamba), si può accettare il riconoscimento visivo presso la missione consolare competenteti. In linea di massima, gli accompagnatori non devono presentare documenti aggiuntivi.

In casi giustificati, la domanda di visto può essere presentata da un rappresentante o dal tutore del disabile.

«e)

parenti stretti — coniugi, figli (anche adottivi), genitori (anche tutori), nonni o nipoti — in visita a cittadini della Georgia regolarmente soggiornanti nel territorio degli Stati membri;»

L'articolo 6, paragrafo 3, lettera e), dell'accordo disciplina la situazione dei parenti stretti georgiani che si recano negli Stati membri in visita a cittadini della Georgia regolarmente soggiornanti nel territorio degli Stati membri.

«f)

membri di delegazioni ufficiali che, su invito ufficiale indirizzato alla Georgia, devono partecipare a riunioni, consultazioni, negoziati o programmi di scambio ovvero a eventi organizzati nel territorio degli Stati membri da organizzazioni intergovernative;

g)

studenti di scuole inferiori e superiori, di università o corsi post-universitari e docenti accompagnatori che intraprendono viaggi di studio o di formazione, anche nell'ambito di programmi di scambio o di altre attività scolastiche/accademiche;

h)

giornalisti e persone accreditate che li accompagnano a titolo professionale;» (N.B.: Per beneficiare dell'esenzione dai diritti per questa categoria, i richiedenti il visto devono presentare documenti che dimostrino che sono membri di un'associazione di categoria o un'organizzazione nel settore dei media);

«i)

partecipanti a eventi sportivi internazionali e persone che li accompagnano a titolo professionale; (N.B. I tifosi non saranno considerati accompagnatori.);

j)

rappresentanti di organizzazioni della società civile in viaggio per partecipare ad attività di formazione, seminari, conferenze, anche nell'ambito di programmi di scambio;

k)

partecipanti ad attività scientifiche, culturali o artistiche, inclusi i programmi di scambi universitari o di altro tipo;

l)

persone che hanno documentato la necessità del viaggio per motivi umanitari, inclusa la necessità di ricevere cure mediche urgenti (nel qual caso l'esonero è esteso agli accompagnatori) o di partecipare al funerale di un parente stretto o di visitare un parente stretto gravemente malato.».

Le categorie di persone sopra menzionate sono del tutto esenti dal pagamento dei diritti. Inoltre, sono esenti dal pagamento dei diritti anche a norma dell'articolo 16, paragrafo 4.

Come disposto dall'articolo 16, paragrafo 6, del codice dei visti, «in singoli casi è possibile derogare alla riscossione o ridurre l'importo dei diritti per i visti, quando ciò serve a promuovere gli interessi culturali o sportivi, nonché gli interessi in materia di politica estera, di politica dello sviluppo e di altri settori essenziali d'interesse pubblico o per motivi umanitari.».

L'articolo 16, paragrafo 7, del codice dei visti stabilisce che i diritti per i visti devono essere riscossi in euro, nella valuta nazionale del paese terzo o nella valuta solitamente utilizzata nel paese terzo ove è presentata la domanda e non sono rimborsabili, tranne nei casi di domanda irricevibile o casi in cui il consolato non è competente.

Se riscosso in una valuta diversa dall'euro, l'importo dei diritti per i visti riscosso in tale valuta è determinato e riveduto periodicamente applicando il tasso di cambio di riferimento dell'euro fissato dalla Banca centrale europea. L'importo riscosso può essere arrotondato e i consolati assicuraeranno nell'ambito degli accordi di cooperazione locale Schengen che siano riscossi diritti simili.

Per evitare discrepanze che potrebbero favorire il «visa shopping», le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri dovrebbero garantire che in Georgia si applichino diritti per i visti simili per tutti i richiedenti il visto georgiani se riscossi in valute straniere.

I richiedenti il visto georgiani otterranno una ricevuta per il pagamento del diritto per il visto a norma dell'articolo 16, paragrafo 8, del codice dei visti.

2.1.2.   Durata della procedura di trattamento delle domande di visto

L'articolo 7 dell'accordo recita quanto segue:

«1.   Le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri decidono sulla domanda di rilascio del visto entro 10 giorni di calendario dalla data di ricevimento della domanda e della documentazione necessaria per il rilascio del visto.

2.   In singoli casi, qualora si debba procedere a un ulteriore esame della domanda, il termine per decidere può essere prorogato fino a 30 giorni di calendario.

3.   In casi urgenti il termine per decidere sulla domanda di visto può essere ridotto a due giorni lavorativi o a un periodo inferiore.».

Una decisione su una domanda di visto verrà presa, in linea di principio, entro 10 giorni di calendario dalla data di presentazione della domanda di visto stessa, se ammissibile.

Tale termine può essere prorogato fino a 30 giorni di calendario qualora si debba procedere a un ulteriore esame, ad esempio in caso di consultazione delle autorità centrali.

Tutti questi termini cominciano a decorrere solo quando il fascicolo di candidatura è completo, vale a dire dalla data di ricevimento della domanda di visto e dei documenti giustificativi.

Per le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri che hanno un sistema di appuntamenti, il lasso di tempo necessario per essere ricevuti non conta come parte del periodo di trattamento della domanda. Su tale questione, e sulle altre modalità pratiche per la presentazione delle domande di visto, si applicano le norme generali di cui all'articolo 9 del codice dei visti. In particolare, quando occorre un appuntamento per la presentazione di una domanda di visto, tale appuntamento ha luogo, di norma, entro due settimane dalla data in cui viene richiesto.

Nel fissare l'appuntamento occorre tenere conto dell'eventuale urgenza dichiarata dal richiedente il visto. La decisione sulla riduzione del termine per decidere su una domanda di visto, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 3, dell'accordo, è presa dal funzionario consolare.

Conformemente al manuale per il trattamento delle domande di visto e la modifica dei visti già rilasciati (parte 2, punto 3.2.2), i consolati degli Stati membri in Georgia dovrebbero adeguare le loro capacità di trattamento delle domande di visto in modo da rispettare il termine di due settimane previsto nel codice dei visti anche durante i periodi di punta.

In giustificati casi d'urgenza (se il visto non ha potuto essere richiesto prima per ragioni che non potevano essere previste dal richiedente il visto), un appuntamento (a norma dell'articolo 9, paragrafo 3, del codice dei visti) dovrebbe essere dato immediatamente, oppure i richiedenti dovrebbero essere autorizzati a presentare direttamente la domanda.

Inoltre, i consolati possono decidere di istituire una «procedura rapida» a beneficio di determinate categorie di richiedenti il visto.

2.1.3.   Casi eccezionali di proroga del visto

L'articolo 9 dell'accordo recita quanto segue:

«Il periodo di validità e/o la durata del soggiorno in relazione a un visto rilasciato a un cittadino della Georgia sono prorogati qualora l'autorità competente di uno Stato membro ritenga che il titolare del visto abbia dimostrato l'esistenza di motivi di forza maggiore o di natura umanitaria che gli impediscono di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza del periodo di validità del visto o della durata del soggiorno da esso autorizzato. Tale proroga è concessa a titolo gratuito.».

Riguardo alla possibilità di prorogare il periodo di validità del visto in casi di ragioni personali in cui il titolare del visto non ha la possibilità di lasciare il territorio dello Stato membro entro la data indicata sul visto adesivo, si applicano le disposizioni dell'articolo 33 del codice dei visti nella misura in cui sono compatibili con l'accordo. Ai sensi dell'accordo, comunque, nei casi di forza maggiore o di motivi umanitari la proroga del visto è gratuita.

2.2.   Norme applicabili a determinate categorie di richiedenti il visto

2.2.1.   Documenti giustificativi della finalità del viaggio

Per le categorie di persone elencate all'articolo 4, paragrafo 1, dell'accordo, per dimostrare la finalità del viaggio saranno richiesti solo i documenti giustificativi indicati. Come enunciato all'articolo 4, paragrafo 3, dell'accordo, non sono necessari altri inviti, convalide o giustificazioni della finalità del viaggio. Ciò non comporta tuttavia un'esenzione dall'obbligo generale di presentarsi di persona per presentare la domanda di visto e i documenti giustificativi relativi ai mezzi di sussistenza, obbligo che rimane valido.

Se, in singoli casi, permangono dubbi quanto all'autenticità del documento che dimostra lo scopo dello spostamento, il richiedente il visto potrà essere convocato per un colloquio supplementare approfondito presso l'ambasciata/il consolato, in occasione del quale il richiedente potrà essere interrogato sull'effettiva finalità della sua visita o sulla sua intenzione di lasciare il territorio degli Stati membria norma dell'articolo 21, paragrafo 8, del codice dei visti). In tali singoli casi, documenti supplementari possono essere forniti dal richiedente il visto oppure eccezionalmente chiesti dal funzionario consolare. Il comitato misto controllerà attentamente la questione.

Per le categorie di persone non menzionate all'articolo 4, paragrafo 1, dell'accordo (ad esempio i turisti), continuano ad applicarsi le norme generali in materia di documentazione comprovante la finalità del viaggio. Lo stesso vale per quanto riguarda i documenti concernenti il consenso dei genitori ai viaggi dei minori di età inferiore ai 18 anni.

Le questioni non contemplate dall'accordo, quali il riconoscimento dei documenti di viaggio e le garanzie di attendibilità circa il ritorno e la sufficienza dei mezzi di sussistenza, sono disciplinate dalle norme Schengen e dal diritto nazionale.

In linea di principio, contestualmente alla domanda di visto sarà presentato l'originale della richiesta, del certificato, del documento o della lettera di cui all'articolo 4, paragrafo 1, dell'accordo. Il consolato può comunque cominciare a trattare la domanda con un duplicato o con una copia della richiesta, del certificato, del documento o della lettera. Il consolato può tuttavia richiedere il documento originale in caso di una prima domanda di visto e potrà farlo anche in singoli casi qualora sorgano dubbi.

L'articolo 4, paragrafo 1, dell'accordo recita quanto segue:

«1.   Per le seguenti categorie di cittadini della Georgia, i documenti di seguito indicati sono sufficienti per giustificare la finalità del viaggio nel territorio dell'altra parte:

a)

per i parenti stretti — coniugi, figli (anche adottivi), genitori (anche tutori), nonni e nipoti — che siano in visita a cittadini della Georgia regolarmente soggiornanti nel territorio degli Stati membri:

una richiesta scritta della persona ospitante;».

L'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), dell'accordo disciplina la situazione dei parenti stretti georgiani che si recano negli Stati membri in visita a cittadini della Georgia regolarmente soggiornanti nel territorio degli Stati membri. La facilitazione non si applica a cittadini dell'Unione residenti nell'Unione che invitano parenti georgiani.

L'autenticità della firma della persona che invita deve essere comprovata dall'autorità competente conformemente al diritto nazionale del paese di soggiorno o residenza.

Occorre inoltre dimostrare la regolarità del soggiorno della persona che invita e il vincolo familiare: la persona ospitante deve ad esempio presentare, insieme alla richiesta scritta, copie di documenti che attestino lo status di tale persona (come una fotocopia del permesso di soggiorno) e un documento che confermi i legami familiari.

Tale disposizione si applica anche ai parenti del personale di rappresentanze diplomatiche o consolari che si recano nel territorio degli Stati membri ai fini di una visita familiare di massimo 90 giorni. In questi casi la persona che invita non deve però fornire la prova della regolarità del soggiorno e del vincolo familiare.

«b)

per i membri di delegazioni ufficiali che, su invito ufficiale alla Georgia, partecipano a riunioni, consultazioni, negoziati o programmi di scambio ovvero a eventi organizzati nel territorio degli Stati membri da organizzazioni intergovernative:

una lettera emessa da un'autorità della Georgia attestante che il richiedente è membro di una delegazione in viaggio verso il territorio degli Stati membri per partecipare ai suddetti eventi, corredata di una copia dell'invito ufficiale;».

Nella lettera emessa dall'autorità competente deve essere indicato il nome del richiedente il visto, a conferma del fatto che la persona fa parte della delegazione in viaggio nel territorio dell'altra parte per partecipare alla riunione ufficiale. Il nome del richiedente il visto non deve necessariamente figurare sull'invito ufficiale a partecipare alla riunione, benché ciò possa essere necessario quando l'invito ufficiale è rivolto a una specifica persona.

Tale disposizione si applica ai membri delle delegazioni ufficiali indipendentemente dal tipo di passaporto (passaporto di servizio od ordinario) di cui sono titolari.

«c)

per gli studenti di scuole inferiori e superiori, di università o corsi post-universitari e per i docenti accompagnatori che effettuano viaggi di studio o di formazione, anche nell'ambito di programmi di scambio o di altre attività scolastiche/accademiche:

una richiesta scritta o un certificato di iscrizione dell'università, collegio o scuola ospitante, o una carta dello studente o un certificato attestante i corsi da frequentare;».

La carta dello studente è accettata come giustificativo della finalità del viaggio solo se rilasciata dall'università, dal collegio o dalla scuola ospitante in cui avrà luogo lo studio o la formazione.

«d)

per le persone che viaggiano per motivi di salute e i necessari accompagnatori:

un documento ufficiale dell'istituto di cura attestante la necessità di cure mediche presso quell'istituto e la necessità di essere accompagnati, e la prova della sufficienza dei mezzi finanziari per pagare il costo delle cure mediche;».

Dev'essere presentato un documento dell'istituto di cura attestante questi tre elementi (la necessità di cure mediche presso quell'istituto, la necessità di essere accompagnati e la prova della sufficienza dei mezzi finanziari per pagare il costo delle cure mediche).

«e)

per i giornalisti e le persone accreditate che li accompagnano a titolo professionale:

un certificato o altro documento rilasciato da un'associazione di categoria attestante che l'interessato è un giornalista qualificato o un accompagnatore a titolo professionale, e un documento rilasciato dal datore di lavoro attestante che il viaggio è dovuto a motivi di lavoro o è finalizzato ad assistere a tale attività;».

Questa categoria non contempla i giornalisti free-lance e i loro assistenti.

Occorre presentare il certificato o documento attestante che il richiedente il visto è un giornalista professionista o un accompagnatore accreditato a titolo professionale e il documento originale rilasciato dal datore di lavoro attestante che il viaggio è dovuto a motivi di lavoro o è finalizzato ad assistere a tale attività.

Attualmente in Georgia non esistono associazioni, centri, istituzioni o sindacati di categoria per i media né altre organizzazioni analoghe, che rappresentino l'interesse di un gruppo di giornalisti o accompagnatori accreditati a titolo professionale e che possano rilasciare certificati attestanti che la persona in questione è un giornalista professionista o un accompagnatore accreditato a titolo professionale in un determinato settore. Finché non saranno istituite organizzazioni di questo tipo, i consolati possono accettare un certificato rilasciato dal datore di lavoro e un accreditamento stampa presso una delle organizzazioni degli Stati membri.

«f)

per i partecipanti a eventi sportivi internazionali e le persone che li accompagnano a titolo professionale:

una richiesta scritta dell'organizzazione ospitante: autorità competenti, federazioni sportive nazionali o comitati olimpici nazionali degli Stati membri;».

Nell'elenco degli accompagnatori per le manifestazioni sportive internazionali devono figurare solo le persone che accompagnano gli sportivi a titolo professionale: allenatori, massaggiatori, manager, personale medico e dirigenti dei club sportivi. I tifosi non saranno quindi considerati accompagnatori.

«g)

per gli uomini d'affari e i rappresentanti di organizzazioni di categoria:

una richiesta scritta della persona giuridica, della società o dell'organizzazione ospitante, di un loro ufficio o di una loro filiale, delle autorità statali e locali degli Stati membri, dei comitati organizzatori di fiere, conferenze e convegni commerciali e industriali nel territorio degli Stati membri, vistata dalla Camera Statale di Registrazione della Georgia;».

L'agenzia nazionale del registro pubblico rilascerà un documento che confermi l'esistenza delle organizzazioni di categoria.

«h)

per i liberi professionisti che partecipano a fiere, conferenze, convegni e seminari internazionali o ad altri eventi analoghi che si svolgano nel territorio degli Stati membri:

una richiesta scritta dell'organizzazione ospitante che conferma la partecipazione dell'interessato all'evento;

i)

per i rappresentanti di organizzazioni della società civile in viaggio per partecipare ad attività di formazione, seminari, conferenze, anche nel quadro di programmi di scambio:

una richiesta scritta dell'organizzazione ospitante, la conferma che l'interessato rappresenta l'organizzazione in questione e il certificato con il quale un'autorità statale conferma l'esistenza di tale organizzazione conformemente alla normativa nazionale;».

Occorre presentare un documento con il quale l'organizzazione della società civile conferma che il richiedente rappresenta tale organizzazione.

L'autorità statale georgiana competente per il rilascio del certificato di conferma dell'esistenza di un'organizzazione della società civile è l'agenzia nazionale del registro pubblico.

Il registro in cui sono iscritti i certificati relativi all'esistenza delle organizzazioni della società civile è l'agenzia nazionale del registro pubblico. Il ministero della Giustizia e l'agenzia nazionale del registro pubblico collaborano con le autorità locali per elaborare una banca dati elettronica delle ONG, che una volta completata sarà disponibile tramite il sito web del ministero della Giustizia https://enreg.reestri.gov.ge/main.php.

I membri delle organizzazioni della società civile in quanto tali non sono coperti dall'accordo.

«j)

per i partecipanti ad attività scientifiche, culturali o artistiche, inclusi i programmi di scambi universitari o di altro tipo:

una richiesta scritta dell'organizzazione ospitante a partecipare alle attività;

k)

per gli autotrasportatori che effettuano servizi di trasporto internazionale di merci e passeggeri verso i territori degli Stati membri con veicoli immatricolati in Georgia:

una richiesta scritta della società nazionale o dell'associazione dei trasportatori della Georgia di trasporto internazionale su strada, indicante la finalità, la durata e la frequenza dei viaggi;».

Attualmente esistono in Georgia due associazioni nazionali dei trasportatori della Georgia che possano fornire una richiesta scritta agli autotrasportatori professionisti: la Georgian International Road Carriers Association (GIRCA) e la Georgian Association of Carriers of Passengers by Road (GACPR). Gli autotrasportatori che non sono membri di tali associazioni possono presentare una richiesta rilasciata dall'agenzia «Trasporti terrestri» del ministero dell'Economia e dello Sviluppo sostenibile della Georgia oppure, in caso di trasportatori ben noti, i consolati possono accettare una richiesta scritta da parte della società georgiana di trasportatori/trasporti presso la quale sono impiegati. Nella richiesta occorre indicare la finalità, la durata e la frequenza dei viaggi.

«l)

per i partecipanti a programmi di scambi ufficiali organizzati da città gemellate:

una richiesta scritta del capo dell'amministrazione/sindaco di tali città o delle autorità municipali;».

Il capo dell'amministrazione/sindaco della città o altra località competente a rilasciare la richiesta scritta è il capo dell'amministrazione/sindaco della città o altra località ospitante in cui ha luogo l'attività di gemellaggio. Questa categoria riguarda solo i gemellaggi ufficiali.

«m)

per le persone in visita a cimiteri militari o civili:

un documento ufficiale attestante l'esistenza e la conservazione della tomba e il vincolo familiare o di altra natura tra il richiedente e la persona sepolta.».

L'accordo non specifica se il sopra indicato documento ufficiale debba essere rilasciato dalle autorità del paese in cui si trova il cimitero o da quelle del paese di residenza della persona che intende visitarlo. Possono rilasciare un documento ufficiale le autorità competenti di entrambi i paesi.

Occorre comunque presentare il documento ufficiale attestante l'esistenza e la conservazione della tomba, nonché l'esistenza di un vincolo familiare o di altra natura tra il richiedente il visto e la persona sepolta.

L'accordo non crea nessuna nuova norma in materia di responsabilità per le persone fisiche o giuridiche che rilasciano le richieste scritte. In caso di falso rilascio di tali richieste si applicano il diritto dell'Unione e/o il diritto nazionale.

2.2.2.   Rilascio dei visti per ingressi multipli

Qualora il richiedente abbia necessità di recarsi frequentemente nel territorio degli Stati membri, saranno rilasciati visti per soggiorni di breve durata per più visite, purché la durata totale di tali visite non superi i 90 giorni su un periodo di 180 giorni.

L'articolo 5 dell'accordo recita quanto segue:

«1.   Le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri rilasciano visti per ingressi multipli validi fino a cinque anni alle seguenti categorie di cittadini:

a)

coniugi, figli (anche adottivi) di età inferiore a 21 anni o a carico o genitori in visita a cittadini della Georgia regolarmente soggiornanti nel territorio degli Stati membri, con validità limitata alla validità dell'autorizzazione di soggiorno regolare di tali cittadini;

b)

membri di governi nazionali e regionali e membri di corti costituzionali o di tribunali di ultimo grado che non siano esenti dall'obbligo del visto in virtù del presente accordo, nell'esercizio delle loro funzioni, con validità limitata alla durata dell'incarico, se inferiore a cinque anni;

c)

membri permanenti di delegazioni ufficiali che, su invito ufficiale indirizzato alla Georgia, devono partecipare periodicamente a riunioni, consultazioni, negoziati o programmi di scambio ovvero a eventi organizzati nel territorio degli Stati membri da organizzazioni intergovernative;».

Per tali categorie di persone, tenuto conto del loro status professionale o del loro legame familiare con un cittadino della Georgia regolarmente soggiornante nel territorio degli Stati membri, è giustificato rilasciare visti per ingressi multipli validi fino a cinque anni o limitati alla durata dell'incarico o dell'autorizzazione di soggiorno, se inferiore a cinque anni.

Le persone rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), dell'accordo devono comprovare la regolarità del soggiorno della persona che le invita.

Le persone rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera b), dell'accordo devono comprovare il loro status professionale e la durata del loro mandato.

Detta disposizione non si applica alle persone rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera b), dell'accordo, esenti dall'obbligo di visto in forza dell'accordo, vale a dire titolari di passaporti diplomatici.

Le persone rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera c), dell'accordo devono comprovare il loro status permanente di membri della delegazione ufficiale e la necessità di partecipare regolarmente a riunioni, consultazioni, negoziati o programmi di scambio.

«2.   Le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri rilasciano visti per ingressi multipli validi fino a 1 anno alle seguenti categorie di persone, a condizione che nell'anno precedente queste abbiano ottenuto almeno un visto e l'abbiano usato conformemente alla normativa sull'ingresso e sul soggiorno nel territorio vigente nello Stato membro visitato, e che sussistano motivi per richiedere un visto per ingressi multipli:

a)

membri di delegazioni ufficiali che, su invito ufficiale, devono partecipare periodicamente a riunioni, consultazioni, negoziati o programmi di scambio ovvero a eventi organizzati nel territorio degli Stati membri da organizzazioni intergovernative;

b)

rappresentanti di organizzazioni della società civile che si recano periodicamente negli Stati membri per partecipare ad attività di formazione, seminari, conferenze, anche nel quadro di programmi di scambio;

c)

liberi professionisti partecipanti a fiere, conferenze, convegni, seminari internazionali o altri eventi analoghi che si recano periodicamente negli Stati membri;

d)

partecipanti ad attività scientifiche, culturali o artistiche, inclusi i programmi di scambi universitari o di altro tipo, che si recano periodicamente negli Stati membri;

e)

studenti universitari o di corsi post-universitari che viaggiano periodicamente per motivi di studio o per partecipare ad attività di formazione, anche nel quadro di programmi di scambio;

f)

partecipanti a programmi di scambi ufficiali organizzati da città gemellate e da autorità municipali;

g)

persone che hanno necessità di effettuare visite periodiche per motivi di salute e i necessari accompagnatori;

h)

giornalisti e persone accreditate che li accompagnano a titolo professionale;

i)

uomini d'affari e rappresentanti delle organizzazioni di categoria che si recano periodicamente negli Stati membri;

j)

partecipanti a eventi sportivi internazionali e persone che li accompagnano a titolo professionale;

k)

autotrasportatori che effettuano servizi di trasporto internazionale di merci e passeggeri verso i territori degli Stati membri con veicoli immatricolati in Georgia.

3.   Le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri rilasciano visti per ingressi multipli validi da un minimo di due a un massimo di cinque anni alle categorie di persone di cui al paragrafo 2 del presente articolo, a condizione che nei due anni precedenti queste abbiano utilizzato il visto per ingressi multipli con validità di un anno conformemente alla normativa sull'ingresso e sul soggiorno nel territorio vigente nello Stato membro visitato e che i motivi per richiedere un visto per ingressi multipli siano ancora validi.

4.   La durata totale del soggiorno nel territorio degli Stati membri delle persone di cui ai paragrafi da 1 a 3 del presente articolo non può essere superiore a 90 giorni per periodi di 180 giorni.».

In linea di principio, i visti per ingressi multipli validi un anno saranno rilasciati alle sopra indicate categorie di richiedenti il visto se nell'anno precedente (12 mesi) il richiedente il visto ha ottenuto almeno un visto e l'ha usato conformemente alla normativa sull'ingresso e il soggiorno nel territorio o nei territori dello o degli Stati membri visitati (ad esempio non è rimasto nel territorio degli Stati membri più a lungo di quanto consentito) e se vi sono ragioni per chiedere un visto per ingressi multipli. Nei casi in cui non sia giustificato rilasciare un visto valido un anno, ad esempio se la durata del programma di scambio è inferiore a un anno o se la persona non ha necessità di viaggiare per un anno intero, la validità del visto sarà inferiore a un anno, a condizione che siano soddisfatte le altre condizioni di rilascio.

Alle categorie di richiedenti il visto di cui all'articolo 5, paragrafo 2, dell'accordo saranno rilasciati visti per ingressi multipli validi da due a cinque anni a condizione che nei due anni (24 mesi) precedenti gli interessati abbiano utilizzato un visto per ingressi multipli valido per un anno conformemente alla normativa sull'ingresso e il soggiorno vigente nel territorio o nei territori dello o degli Stati membri visitati, e che i motivi della richiesta del visto per ingressi multipli siano ancora validi. Va osservato che un visto valido da due a cinque anni sarà rilasciato solo se nei due anni precedenti il richiedente ha ottenuto due visti validi per un anno, e se tal persona ha usato questi visti conformemente alla normativa sull'ingresso e il soggiorno nel territorio o nei territori dello o degli Stati membri visitati. Il periodo di validità di questi visti, vale a dire da due a cinque anni, sarà deciso dalle rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri in base alla valutazione di ciascuna domanda.

Per quanto riguarda la definizione dei criteri di cui all'articolo 5, paragrafo 2, dell'accordo («a condizione che… sussistano motivi per richiedere un visto per ingressi multipli») e di cui all'articolo 5, paragrafo 3, dell'accordo («a condizione che … i motivi per richiedere un visto per ingressi multipli siano ancora validi»), si applicano i criteri stabiliti per il rilascio di visti per ingressi multipli dal codice dei visti. Di conseguenza, la persona deve comprovare la necessità per l'interessato di viaggiare frequentemente in uno o più Stati membri, ad esempio a fini di affari.

Se il richiedente il visto non ha utilizzato un visto precedente non vi è obbligo di rilasciare un visto per ingressi multipli.

2.2.3.   Titolari di passaporti diplomatici

L'articolo 10 dell'accordo recita quanto segue:

«1.   I cittadini della Georgia titolari di un passaporto diplomatico valido possono entrare nei territori degli Stati membri, uscirne e transitarvi senza visto.

2.   Le persone di cui al paragrafo 1 del presente articolo possono soggiornare nei territori degli Stati membri per un massimo di 90 giorni per periodi di 180 giorni.».

Le procedure per l'assegnazione dei diplomatici negli Stati membri non sono disciplinate dall'accordo. Si applica l'abituale procedura di accreditamento.

III.   COOPERAZIONE IN MATERIA DI SICUREZZA DEI DOCUMENTI

In una dichiarazione comune allegata all'accordo le parti hanno convenuto che il comitato misto valuti in che misura il livello di sicurezza dei rispettivi documenti di viaggio incide sul funzionamento dell'accordo. A tal fine le parti hanno convenuto di scambiarsi regolarmente informazioni sulle misure adottate per evitare la moltiplicazione dei documenti di viaggio e per potenziarne la sicurezza sotto l'aspetto tecnico e sulle misure relative al processo di personalizzazione del rilascio di tali documenti.

IV.   STATISTICHE

Per consentire al comitato misto di controllare efficacemente l'attuazione dell'accordo, ogni sei mesi le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati membri devono presentare alla Commissione statistiche, in particolare e se possibile, e con una ripartizione dei dati per mesi:

il numero di visti per ingressi multipli rilasciati;

il numero di visti rilasciati gratuitamente.

V.   DICHIARAZIONE DELL'UNIONE EUROPEA RELATIVA ALLE SEMPLIFICAZIONI PER I FAMILIARI

Anche se l'accordo non comprende diritti e obblighi giuridicamente vincolanti per facilitare lo spostamento di un maggior numero di cittadini della Georgia, che sono familiari di cittadini della Georgia legalmente soggiornanti nei territori degli Stati membri, l'Unione ha preso atto del suggerimento della Georgia di intendere in senso più esteso il concetto di familiari a cui estendere le facilitazioni per il rilascio dei visti e dell'importanza che la Georgia ascrive alla semplificazione della circolazione di tale categoria di persone.

Per favorire la mobilità di un maggior numero di persone aventi legami familiari (in particolare sorelle, fratelli e rispettivi figli) con i cittadini della Georgia regolarmente soggiornanti nei territori degli Stati membri, in una dichiarazione allegata all'accordo le rappresentanze consolari degli Stati membri sono invitate ad avvalersi di tutte le possibilità previste dall'acquis per facilitare il rilascio dei visti a tale categoria di persone, in particolare semplificando i documenti giustificativi necessari, concedendo esenzioni dai diritti per il trattamento delle domande ed eventualmente rilasciando visti per ingressi multipli.


(1)  Regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (GU L 81 del 21.3.2001, pag. 1.

(2)  Regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti) (GU L 243 del 15.9.2009, pag. 1).

(3)  Cfr. anche punto 1.7.

(4)  Regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GU L 77 del 23.3.2016, pag. 1).

(5)  Regolamento (UE) n. 610/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen), la convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen, i regolamenti (CE) n. 1683/95 e (CE) n. 539/2001 del Consiglio e i regolamenti (CE) n. 767/2008 e (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 1).

(6)  Decisione n. 565/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne basato sul riconoscimento unilaterale, da parte della Bulgaria, della Croazia, di Cipro e della Romania di determinati documenti come equipollenti al loro visto nazionale di transito o per soggiorni previsti di non più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni nel loro territorio e che abroga le decisioni n. 895/2006/CE e n. 582/2008/CE (GU L 157 del 27.5.2014, pag. 23).

(7)  GU L 239 del 22.9.2000, pag. 19.


7.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 272/88


DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2016/1781 DELLA COMMISSIONE

del 5 ottobre 2016

che modifica l'allegato II della decisione 2007/777/CE per quanto riguarda l'inserimento di una voce relativa a Saint Pierre e Miquelon nell'elenco di paesi terzi o di parti di paesi terzi da cui è autorizzata l'introduzione nell'Unione di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati

[notificata con il numero C(2016) 6287]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la direttiva 2002/99/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2002, che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l'introduzione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano (1), in particolare l'articolo 8, frase introduttiva, l'articolo 8, punto 1, primo comma, l'articolo 8, punto 4, e l'articolo 9, paragrafo 4, lettera c),

considerando quanto segue:

(1)

La decisione 2007/777/CE della Commissione (2) stabilisce, tra l'altro, le condizioni per l'introduzione nell'Unione di partite di prodotti a base di carne e di stomaci, vesciche e intestini trattati che sono stati sottoposti a uno dei trattamenti di cui all'allegato II, parte 4, di tale decisione («i prodotti»), e comprende un elenco di paesi terzi o parti di paesi terzi da cui è autorizzata l'introduzione dei prodotti nell'Unione.

(2)

L'allegato II, parte 2, della decisione 2007/777/CE contiene un elenco di paesi terzi o parti di paesi terzi da cui è autorizzata l'introduzione dei prodotti nell'Unione, a condizione che essi siano stati sottoposti a un trattamento pertinente indicato in tale parte dell'allegato II. Tali trattamenti mirano a eliminare determinati rischi per la salute degli animali legati ai prodotti specifici. La parte 4 di detto allegato stabilisce un trattamento generico «A» e trattamenti specifici da «B» a «F», elencati in ordine decrescente di gravità del rischio per la salute degli animali legato al prodotto specifico.

(3)

Saint Pierre e Miquelon ha chiesto di essere incluso nell'elenco dell'allegato II, parte 2, della decisione 2007/777/CE e autorizzato all'introduzione di prodotti a base di carni di pollame nell'Unione. Durante il processo di produzione delle carni di pollame a Saint Pierre e Miquelon il prodotto a base di carni di pollame interessato viene sottoposto a un trattamento termico conforme al trattamento specifico «D» di cui all'allegato II, parte 4, della decisione 2007/777/CE.

(4)

Saint Pier