ISSN 1977-0707

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 210

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

59° anno
4 agosto 2016


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1328 della Commissione, del 29 luglio 2016, che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa

1

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1329 della Commissione, del 29 luglio 2016, che riscuote il dazio antidumping definitivo sulle importazioni registrate di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa

27

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1330 della Commissione, del 2 agosto 2016, che modifica il regolamento (CE) n. 1235/2008 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi ( 1 )

43

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1331 della Commissione, del 3 agosto 2016, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

97

 

 

DECISIONI

 

*

Decisione (UE) 2016/1332 della Commissione, del 28 luglio 2016, che stabilisce i criteri ecologici per l'assegnazione del marchio di qualità ecologica dell'Unione europea (Ecolabel UE) ai mobili [notificata con il numero C(2016) 4778]  ( 1 )

100

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

REGOLAMENTI

4.8.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 210/1


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/1328 DELLA COMMISSIONE

del 29 luglio 2016

che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 2016/1036 del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea (1) («il regolamento di base»), in particolare l'articolo 9, paragrafo 4,

considerando quanto segue:

1.   PROCEDURA

1.1.   Misure provvisorie

(1)

Il 12 febbraio 2016 la Commissione europea (di seguito «la Commissione») ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nell'Unione di alcuni prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, o di altri acciai legati ad esclusione dell'acciaio inossidabile, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo («prodotti piatti di acciaio laminati a freddo») originari della Repubblica popolare cinese («RPC») e della Federazione russa («Russia») (collettivamente denominati «paesi interessati») con il regolamento di esecuzione (UE) 2016/181 della Commissione (2) («il regolamento provvisorio»).

(2)

L'inchiesta è stata avviata il 14 maggio 2015 (3) in seguito a una denuncia presentata il 1o aprile 2015 dall'European Steel Association («Eurofer» o «il denunciante») per conto di produttori che rappresentano oltre il 25 % della produzione totale dell'Unione di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo.

(3)

Come indicato nel considerando 19 del regolamento provvisorio, l'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o aprile 2014 e il 31 marzo 2015 («il periodo dell'inchiesta» o «PI»). L'analisi delle tendenze rilevanti per la valutazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2011 e la fine del periodo dell'inchiesta («il periodo in esame»).

1.2.   Registrazione

(4)

Con il regolamento di esecuzione (UE) 2015/2325 (4) la Commissione ha disposto la registrazione delle importazioni del prodotto in esame originario e spedito dalla RPC e dalla Russia. La registrazione delle importazioni è cessata con l'istituzione delle misure provvisorie il 12 febbraio 2016.

(5)

La questione della registrazione e della possibile applicazione retroattiva del dazio antidumping in questione e le osservazioni ricevute a tale riguardo sono trattate dettagliatamente nel regolamento di esecuzione (UE) 2016/1329 della Commissione (5). Il presente regolamento tratta unicamente le osservazioni ricevute conformemente alle conclusioni provvisorie in materia di dumping, pregiudizio, nesso di causalità e interesse dell'Unione e la posizione definitiva della Commissione su tali questioni.

1.3.   Fase successiva della procedura

(6)

Dopo la divulgazione dei fatti e delle considerazioni principali sulla base di cui è stato istituito un dazio antidumping provvisorio («divulgazione delle conclusioni provvisorie») alcune parti interessate hanno presentato comunicazioni scritte per rendere note le loro opinioni sui risultati provvisori. Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno avuto la possibilità di essere sentite.

(7)

Un centro di servizi siderurgici e operatore commerciale collegato ha chiesto l'intervento del consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale («il consigliere auditore») sulla questione dei rimborsi. Il consigliere auditore ha esaminato la richiesta e risposto per iscritto. Il 3 maggio 2016 si è inoltre tenuta un'audizione con il consigliere auditore su richiesta di Eurofer.

(8)

La Commissione ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Per disporre di informazioni più complete per quanto riguarda la redditività, i produttori dell'Unione inclusi nel campione sono stati invitati a fornire dati sulla redditività del periodo 2005-2010 in relazione alle vendite nell'Unione del prodotto in esame. Tutti i produttori dell'Unione inclusi nel campione hanno presentato le informazioni richieste.

(9)

Per verificare le risposte al questionario di cui al considerando 8 sono state effettuate visite di verifica in loco dei dati presentati dai seguenti produttori dell'Unione:

ThyssenKrupp Germany, Duisburg, Germania,

ArcelorMittal Belgium NV, Gent, Belgio,

ArcelorMittal Sagunto S.L., Puerto de Sagunto, Spagna.

(10)

La Commissione ha informato tutte le parti dei fatti e delle considerazioni principali in base a cui intendeva istituire un dazio antidumping definitivo sulle importazioni nell'Unione di prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della RPC e della Russia e riscuotere in via definitiva gli importi depositati a titolo di dazio provvisorio («divulgazione delle conclusioni definitive»). A tutte le parti è stato concesso un periodo entro il quale presentare osservazioni sulla divulgazione delle conclusioni definitive.

(11)

Le osservazioni presentate dalle parti interessate sono state esaminate e, ove opportuno, prese in considerazione.

1.4.   Affermazioni riguardanti la richiesta, la verifica e l'uso delle informazioni supplementari

(12)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive alcuni produttori esportatori hanno presentato osservazioni sul termine ultimo concesso ai produttori dell'Unione per fornire le informazioni richieste e hanno contestato l'accuratezza di tali dati e la procedura di verifica. Tali parti hanno asserito che l'industria dell'Unione può non aver comunicato dati corretti e che essa aveva beneficiato di un trattamento favorevole in violazione dei diritti delle altre parti a un'inchiesta obiettiva, imparziale e non discriminatoria. Questo presunto trattamento favorevole dell'industria dell'Unione sarebbe evidenziato anche dalla clemenza dimostrata dalla Commissione nei suoi confronti quando ha omesso di fornire alcune informazioni importanti (le parti si riferivano a fatture mancanti).

(13)

Per quanto riguarda l'asserzione relativa al trattamento favorevole, l'argomentazione è respinta. La questione in oggetto riguarda il testo del considerando 59 del regolamento provvisorio, in cui si spiega che per i trasferimenti interni non sono rilasciate fatture, in linea con pratiche contabili accreditate. È fuori discussione che l'industria dell'Unione possa esimersi dal fornire le informazioni richieste.

(14)

Gli stessi produttori esportatori hanno affermato che raccogliendo e verificando dati supplementari dei produttori dell'Unione la Commissione aveva discriminato i produttori esportatori russi che avevano chiesto una seconda verifica.

(15)

In primo luogo va notato che la Commissione, in veste di autorità incaricata dell'inchiesta, ha chiaramente il diritto di chiedere dati supplementari se ciò è ritenuto necessario e opportuno per la sua analisi, sia nella fase provvisoria che nella fase definitiva dell'inchiesta. In questo caso, come spiegato al considerando 154, la Commissione aveva validi motivi per chiedere tali dati supplementari e successivamente verificarli. Le verifiche hanno riguardato esclusivamente i dati supplementari che non sono stati richiesti in precedenza ed esse hanno garantito l'attendibilità dei dati su cui la Commissione ha basato le sue conclusioni. In secondo luogo, le richieste di una seconda verifica avanzate dai produttori esportatori russi si riferivano in effetti a dati già sottoposti alla verifica iniziale, mentre la seconda verifica presso la sede di alcuni produttori dell'Unione si è resa necessaria per verificare i dati supplementari di cui al considerando 8 e per determinare se il dazio antidumping dovesse essere riscosso con effetto retroattivo. Le argomentazioni di cui sopra sono pertanto state respinte.

1.5.   Prodotto in esame e prodotto simile

(16)

I considerando 21 e 22 del regolamento provvisorio contengono la definizione provvisoria del prodotto in esame. Nessuna parte ha fatto pervenire comunicazioni in merito a tale definizione.

(17)

Secondo la definizione definitiva, il prodotto in esame è costituito da prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, o altri acciai legati ad esclusione dell'acciaio inossidabile, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo, attualmente classificati con i codici NC ex 7209 15 00, 7209 16 90, 7209 17 90, 7209 18 91, ex 7209 18 99, ex 7209 25 00, 7209 26 90, 7209 27 90, 7209 28 90, 7211 23 30, ex 7211 23 80, ex 7211 29 00, 7225 50 80, 7226 92 00 e originari della RPC e della Russia.

Sono esclusi dalla definizione del prodotto in esame i seguenti tipi di prodotto:

i prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo, anche arrotolati, di qualsiasi spessore, elettrici,

i prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, arrotolati, di spessore inferiore a 0,35 mm, ricotti (noti come «bande nere»),

i prodotti laminati piatti di altri acciai legati, di tutte le larghezze, di acciaio al silicio detto «magnetico», e

i prodotti laminati piatti di acciaio legato, semplicemente laminati a freddo, di acciaio rapido.

(18)

In assenza di osservazioni riguardo al prodotto in esame e al prodotto simile, si confermano le conclusioni raggiunte nei considerando da 22 a 24 del regolamento provvisorio.

2.   DUMPING

2.1.   Repubblica popolare cinese

2.1.1.   Trattamento riservato alle società operanti in condizioni di economia di mercato («TEM»)

(19)

Come spiegato al considerando 34 del regolamento provvisorio, nessuno dei produttori esportatori interessati dalla presente inchiesta ha chiesto il TEM.

2.1.2.   Paese di riferimento

(20)

Nel regolamento provvisorio era stato scelto come paese di riferimento il Canada conformemente all'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base.

(21)

Una parte interessata ha affermato che la differenza tra i margini di dumping e di pregiudizio faceva dubitare dell'esattezza dei calcoli effettuati dalla Commissione. La stessa parte interessata ha inoltre affermato che tale differenza, se oggettivamente corretta, avrebbe invalidato la scelta del Canada come paese di riferimento dato il livello dei prezzi del prodotto in esame in questo paese.

(22)

La Commissione conferma i suoi calcoli e ricorda inoltre che la scelta del paese di riferimento è effettuata tra paesi in cui il prezzo del prodotto simile è formato in circostanze il più possibile simili a quelle del paese di esportazione. Il livello dei prezzi in quanto tale non è un criterio nella scelta.

(23)

In considerazione di quanto precede, l'affermazione che il Canada non sia un paese di riferimento adeguato è respinta. La Commissione conferma le argomentazioni esposte nei considerando da 27 a 34 del regolamento provvisorio e la scelta del Canada come paese di riferimento ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base.

2.1.3.   Valore normale

(24)

In assenza di osservazioni in merito alla determinazione del valore normale, si confermano i considerando da 35 a 45 del regolamento provvisorio.

2.1.4.   Prezzo all'esportazione

(25)

Nelle sue osservazioni sul regolamento provvisorio, un gruppo di società ha rilevato un'incongruenza tra i calcoli del pregiudizio e del dumping, che affermava essere dovuta a un errore di trascrizione della Commissione. La Commissione ha accertato tuttavia che l'incongruenza era stata causata da un piccolo errore di trascrizione che era stato commesso da questo gruppo di società ed ha inciso sul prezzo all'esportazione. L'errore di trascrizione è stato corretto dalla Commissione.

2.1.5.   Confronto

(26)

In assenza di osservazioni sul confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, si confermano i considerando 49 e 50 del regolamento provvisorio.

2.1.6.   Margini di dumping

(27)

A causa della modifica del prezzo all'esportazione descritta al considerando 25, il margine di dumping di un gruppo di società è stato ricalcolato e il nuovo calcolo ha determinato un suo lieve aumento. Questo aumento modifica anche il margine di dumping di tutte le altre società cinesi, dato che il loro margine è basato su questo gruppo di società.

(28)

I margini di dumping definitivi, espressi in percentuale del prezzo CIF franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono i seguenti:

Tabella 1

Margini di dumping, RPC

Società

Margine di dumping definitivo

Gruppo Angang

59,2 %

Gruppo Shougang

52,7 %

Altre società che hanno collaborato

56,9 %

Tutte le altre società

59,2 %

2.2.   Russia

2.2.1.   Introduzione

(29)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie un produttore esportatore russo ha contestato l'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base. Tale produttore esportatore ha presentato nuovi dati per contestare le conclusioni di cui al considerando 60 del regolamento provvisorio, in cui la Commissione ha dimostrato che il produttore esportatore aveva riferito una quantità di vendite superiore a quella resa materialmente possibile dalla produzione.

(30)

La Commissione ha organizzato due audizioni, offrendo al produttore esportatore in questione l'opportunità di presentare osservazioni e chiarire le sue affermazioni.

(31)

Durante le audizioni la Commissione ha sottolineato che qualsiasi comunicazione/spiegazione trasmessa dopo la verifica può essere accettata solo se i dati su cui si basa sono già stati presentati o se può essere connessa a dati forniti nelle risposte al questionario o al più tardi durante la visita di verifica. Il produttore esportatore non è stato in grado di suffragare le sue argomentazioni con informazioni già contenute nelle risposte al questionario o nei documenti raccolti in loco. Le conclusioni della fase provvisoria che hanno indotto la Commissione ad applicare l'articolo 18 del regolamento di base e che sono esposte ai considerando 60 e 61 del regolamento provvisorio sono pertanto confermate. In conformità all'articolo 18 del regolamento di base, la Commissione ha quindi stabilito in via definitiva il margine di dumping per la società in questione sulla base dei dati disponibili.

(32)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, un produttore esportatore ha affermato di essere stato sottoposto a un trattamento discriminatorio nell'ambito della presente inchiesta antidumping, che ha leso i suoi diritti procedurali, tra cui i diritti di difesa. Il produttore esportatore ha sostenuto che la Commissione non ha accettato una seconda verifica nella sede della sua controllata in Belgio, mentre era stata effettuata invece una seconda verifica nelle sedi dei produttori e degli importatori dell'industria dell'Unione. Per le ragioni indicate al considerando 15 questa affermazione deve essere respinta.

(33)

Tale produttore esportatore ha affermato inoltre che la Commissione avrebbe potuto utilizzare i prezzi all'esportazione del suo importatore/operatore commerciale collegato e i dati sui costi di produzione dell'unico produttore esportatore che ha collaborato pienamente con la Commissione. Così facendo, secondo tale produttore esportatore, la Commissione avrebbe potuto evitare l'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base, poiché aveva verificato in separata sede questo importatore/operatore commerciale collegato e non aveva sollevato alcuna questione sulla sua cooperazione. Come indicato sopra, il volume complessivo delle vendite (al netto dell'uso vincolato e adeguato in funzione della variazione delle scorte) indicato dal produttore esportatore eccedeva i quantitativi prodotti, e ciò non ha consentito alla Commissione di concludere che fossero state integralmente riferite le vendite all'esportazione nell'Unione. La Commissione ha pertanto respinto la proposta della società di utilizzare una serie di transazioni che può rappresentare solo parzialmente il totale delle vendite nell'Unione. La Commissione non ha quindi utilizzato i dati sul costo di produzione perché non erano disponibili vendite all'esportazione da utilizzare per il confronto.

(34)

Due produttori esportatori hanno presentato osservazioni sullo svolgimento delle visite di verifica e hanno chiesto alla Commissione di sospendere l'inchiesta in attesa dell'esame delle loro affermazioni. In riferimento a ciò i produttori esportatori hanno contestato l'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base da parte della Commissione. Il ministero per lo Sviluppo economico della Federazione russa ha inoltre chiesto la sospensione dell'applicazione delle misure antidumping definitive previste, finché la denuncia formale dei due produttori esportatori non sia stata debitamente valutata dalle istituzioni competenti dell'Unione.

(35)

La Commissione osserva che la verifica costituisce solo una fase della procedura di inchiesta svolta dalla Commissione in veste di autorità incaricata dell'inchiesta. La Commissione ha ampiamente spiegato le ragioni di merito in base alle quali ha deciso di applicare l'articolo 18 del regolamento di base. L'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base si fonda su elementi di prova presentati in forma scritta dalle società alla Commissione e sull'affidabilità e la coerenza di tali elementi. I produttori esportatori hanno avuto la possibilità di esercitare pienamente i loro diritti di difesa nel corso della procedura tramite la presentazione di informazioni e di osservazioni, le audizioni e le riunioni, di cui due specificamente dedicate alle questioni sollevate.

(36)

Per quanto riguarda la richiesta di sospensione, la Commissione osserva che l'unica base per la sospensione delle misure istituite a norma del regolamento di base è l'articolo 14, paragrafo 4. La Commissione rileva inoltre che le condizioni per la sospensione previste in tale articolo non sono soddisfatte. Detto articolo stabilisce che le misure possono essere sospese unicamente nell'interesse dell'Unione qualora si sia riscontrata una modifica temporanea delle condizioni di mercato tale da rendere improbabile il riemergere del pregiudizio a seguito della sospensione. Non vi è alcuna indicazione che tali condizioni siano soddisfatte nel caso in esame e la Commissione osserva che non è stato fatto alcun riferimento a tali circostanze. L'indagine ha anzi dimostrato che erano soddisfatte le condizioni per l'istituzione di misure definitive, come previsto all'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base. La Commissione respinge detta richiesta.

2.2.2.   Valore normale

(37)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie un produttore esportatore ha contestato l'adeguamento applicato dalla Commissione ai suoi costi di produzione di prodotti piatti di acciaio laminati a freddo, descritto al considerando 76 e motivato al considerando 80 del regolamento provvisorio. Il produttore esportatore interessato non ha però presentato alcuna argomentazione che avrebbe consentito alla Commissione di modificare la propria opinione che gli indici di consumo delle materie prime indicati dalla società nelle risposte al questionario erano inadeguati perché la Commissione potesse valutare accuratamente il costo dei materiali utilizzati dalla società per la produzione di prodotti piatti di acciaio laminati a freddo. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

(38)

Lo stesso produttore esportatore ha inoltre affermato che le perdite legate alla liquidazione delle sue due società controllate d'oltremare dovevano essere escluse dal calcolo delle spese generali, amministrative e di vendita («spese SGAV»). Tale produttore esportatore ha anche affermato che le spese d'imballaggio erano state conteggiate due volte nel costo di produzione e nelle spese SGAV. La Commissione ha riveduto le sue conclusioni di conseguenza, poiché le spiegazioni fornite dalla società in seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie erano comprovate da informazioni che erano state debitamente presentate nelle risposte al questionario o prima o durante la visita di verifica.

(39)

Dopo la revisione delle spese SGAV la Commissione ha constatato che alcune vendite interne erano remunerative. Ciò le ha permesso di calcolare il margine di dumping sulla base delle spese SGAV e dei profitti della società. Nella fase provvisoria la Commissione non aveva riscontrato vendite remunerative sul mercato interno e di conseguenza aveva calcolato il margine di dumping utilizzando le spese SGAV e i profitti tratti da fonti esterne.

(40)

Due produttori esportatori hanno contestato il modo in cui la Commissione aveva calcolato le loro spese SGAV, come descritto al considerando 75 del regolamento provvisorio. Essi hanno spiegato che la Commissione non dovrebbe considerare le perdite legate alla rivalutazione di prestiti in valuta estera come facenti parte delle spese SGAV, dato che le società non hanno di fatto sostenuto alcuna spesa e si sono limitate a rivalutare i bilanci utilizzando il tasso di cambio dell'ultimo giorno del periodo del loro rendiconto finanziario. La Commissione contesta questa argomentazione, facendo riferimento sia alle norme internazionali di rendicontazione finanziaria sia ai principi contabili generalmente accettati russi. Dette perdite sono state debitamente registrate nella contabilità dei produttori ed erano state subite nel periodo dell'inchiesta. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

(41)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive i produttori esportatori hanno ribadito le loro affermazioni senza presentare alcun fatto nuovo riguardo alle perdite controverse. I produttori esportatori hanno fatto riferimento al regolamento (CE) n. 2852/2000 (6) del Consiglio (fibre di poliesteri in fiocco originarie dell'India e della Repubblica di Corea), in cui la Commissione ha rifiutato l'inclusione nelle spese SGAV del guadagno netto sul cambio.

(42)

La Commissione osserva che la situazione di fatto del caso menzionato dai produttori esportatori è diversa. Come spiegato al considerando 34 del suddetto regolamento (CE) n. 2852/2000 del Consiglio, è stato constatato che i guadagni sui cambi non derivavano principalmente dalla produzione e dalle vendite.

(43)

I produttori esportatori non hanno messo in discussione la pertinenza dei loro prestiti per i costi di produzione del prodotto simile. La Commissione ha pertanto concluso che le perdite erano legate a tali prestiti, che sono stati utilizzati per finanziare le attività fisse necessarie per la produzione del prodotto simile. Di conseguenza, tali perdite devono essere prese in considerazione nel determinare le spese SGAV della società. La Commissione ha pertanto respinto questa affermazione.

(44)

Il produttore esportatore russo ha nuovamente ribadito la sua affermazione dopo la comunicazione delle conclusioni definitive aggiuntive. L'affermazione esula tuttavia dagli aspetti specifici delle conclusioni aggiuntive. La Commissione mantiene la posizione espressa nei punti precedenti.

(45)

Uno dei produttori esportatori ha contestato il metodo usato dalla Commissione per calcolare il totale delle spese SGAV degli operatori commerciali nazionali collegati, in cui la Commissione ha utilizzato le spese SGAV dichiarate per le vendite ad acquirenti indipendenti sul mercato interno. La Commissione ha accettato questa obiezione e ha corretto il calcolo definitivo. Dato che le spese SGAV rettificate non differiscono sostanzialmente da quelle utilizzate in origine e riguardano solo un numero limitato di vendite, tale rettifica non ha avuto alcuna incidenza sul margine di dumping.

(46)

Un produttore esportatore ha sostenuto che la Commissione ha conteggiato due volte i costi di imballaggio per determinare i costi di produzione totali nel test della redditività. La Commissione ha respinto questa affermazione. Come descritto dettagliatamente nelle conclusioni provvisorie, la Commissione ha dedotto i costi di imballaggio dalle spese SGAV prima di calcolare i costi di produzione complessivi.

(47)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, i produttori esportatori hanno contestato il metodo usato per costruire il valore normale. Essi hanno sostenuto che la Commissione ha utilizzato una percentuale errata delle spese SGAV e che applicando le spese SGAV unicamente alle vendite remunerative, essa ha fortemente sovrastimato il valore normale.

(48)

La Commissione conduce le inchieste in modo obiettivo. Il metodo usato per costruire il valore normale è seguito in modo coerente in tutti i casi in cui sono soddisfatti i criteri pertinenti. La Commissione applica l'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base, che esige che gli importi relativi alle spese SGAV e ai profitti siano basati sulle vendite effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. La richiesta dei produttori esportatori di utilizzare un importo fisso delle spese SGAV, indipendentemente dal fatto che tali spese si riferiscano a vendite nel corso di normali operazioni commerciali o meno, è in contrasto con detta disposizione. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

(49)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, un produttore esportatore ha sollevato la questione degli importi negativi registrati nell'elenco delle transazioni sul mercato interno in relazione al calcolo del valore normale. Il produttore esportatore ha spiegato che tali importi si riferivano a rettifiche di fatture ed erano dovuti alla configurazione del suo sistema contabile, in cui per apportare una rettifica a una fattura era necessario compensare interamente l'importo registrato inizialmente con un importo negativo corrispondente. Egli ha affermato che il calcolo del valore normale effettuato dalla Commissione non teneva conto della configurazione specifica del suo sistema contabile e che pertanto non era corretto.

(50)

La Commissione osserva in primo luogo che, contrariamente a quanto previsto nelle istruzioni contenute nel questionario della Commissione, il produttore esportatore ha elencato tali rettifiche come operazioni anziché indicarle come rettifiche nell'apposita colonna del questionario della Commissione. In secondo luogo, dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, il produttore esportatore ha effettivamente presentato un margine di dumping riveduto, ma senza trasmettere un elenco riveduto delle transazioni sul mercato interno o un calcolo riveduto del dumping. In terzo luogo, la Commissione rileva che tale affermazione riguarda in realtà la qualità dei dati che il produttore esportatore stesso ha trasmesso alla Commissione nel corso dell'inchiesta. In quarto luogo, il calcolo del valore normale, che comprendeva l'elenco delle transazioni sul mercato interno così come presentato dal produttore esportatore, era stato debitamente comunicato durante la fase provvisoria dell'inchiesta. Il produttore esportatore non ha tuttavia formulato alcuna osservazione su questo calcolo nelle sue osservazioni sulle conclusioni provvisorie. Lo stesso elenco delle transazioni sul mercato interno è stato utilizzato nei calcoli del dumping divulgati nella fase definitiva. Il produttore esportatore non spiega perché non abbia potuto sollevare la questione in una fase precedente dell'inchiesta.

(51)

Nonostante tutte queste carenze nel comportamento del produttore esportatore in relazione a questo punto, la Commissione, in qualità di autorità incaricata dell'inchiesta obiettiva e imparziale, ha esaminato tale affermazione e ha concluso che il calcolo del valore normale doveva effettivamente essere rettificato in modo da evitare possibili doppi conteggi. Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive l'esportatore ha fornito una chiave che ha permesso di filtrare il suo elenco delle transazioni per escludere tutte le rettifiche e lasciare solo le registrazioni finali. La Commissione ha applicato il metodo di rettifica dell'elenco proposto dal produttore esportatore dopo la divulgazione delle conclusioni definitive ai dati verificati e, di conseguenza, ha accettato l'argomentazione nella sua integrità.

(52)

La Commissione ha inviato le conclusioni definitive aggiuntive a tutte le parti interessate per informarle che aveva accettato l'argomentazione e le ha invitate a presentare osservazioni.

(53)

In seguito alla comunicazione di queste conclusioni aggiuntive, una parte ha affermato che esse mettevano ancora più in evidenza le carenze nella collaborazione dei produttori esportatori russi. Tale parte ha anche sostenuto che le conclusioni aggiuntive dimostravano che le serie di dati supplementari avrebbero potuto non essere prese in considerazione e non avrebbero dovuto essere accettate. In effetti, la Commissione ha sollevato la questione della qualità delle informazioni fornite e della collaborazione, ma in questo specifico caso ha deciso che l'affermazione poteva essere obiettivamente accettata.

(54)

In seguito alla comunicazione delle conclusioni aggiuntive, il produttore esportatore russo ha convenuto sul principio e sulla portata della rettifica apportata dalla Commissione al suo margine di dumping.

(55)

Il produttore esportatore ha dichiarato di aver fornito con le risposte al questionario l'elenco delle operazioni effettuate sul mercato interno, in che non è messo in discussione. È la qualità di tale documento che viene contestata. Il produttore esportatore ha inoltre affermato di non aver fatto pervenire osservazioni sull'elenco delle operazioni dopo la divulgazione delle conclusioni provvisorie, perché la serie di dati non aveva alcuna incidenza sul calcolo del margine di dumping. La Commissione osserva che il produttore esportatore ha ribadito più volte affermazioni relative al metodo e agli aspetti del calcolo che, se fossero state accettate dalla Commissione (quod non), l'avrebbero indotta a utilizzare questa serie di dati. Era quindi essenziale che la parte interessata si assicurasse che la serie di dati comunicata nella fase provvisoria fosse corretta e potesse essere utilizzata per il calcolo del margine di dumping. La società ha sollevato la questione delle cancellazioni e delle multiple registrazioni identiche nel corso della visita di verifica, ma è solo nella fase della divulgazione delle conclusioni definitive che il problema è emerso in tutta la sua portata, dimostrata dall'impatto sul calcolo del margine di dumping. Sebbene la società sostenga che le registrazioni non sono note di credito, la chiave che permette di identificare tali registrazioni, fornita dalla società stessa, è denominata «numero di nota di credito». La Commissione ha comunque accettato l'argomentazione nella sua integrità e la società non ha contestato il nuovo calcolo del margine di dumping.

(56)

Un produttore esportatore ha affermato che la Commissione non ha incluso nel calcolo delle spese SGAV le entrate derivanti dallo svincolo delle riserve, risalenti a prima del periodo dell'inchiesta. Secondo tale produttore esportatore, la Commissione usa due pesi e due misure e una valutazione asimmetrica al confronto con le perdite derivanti dalla rivalutazione delle valute estere che la Commissione ha incluso.

(57)

La Commissione osserva che il suo approccio è coerente. Le spese SGAV non comprendono né le entrate né le spese che incidono sugli utili di un particolare esercizio, che la Commissione ha riscontrato essere in relazione con le operazioni effettuate oltremare del produttore esportatore. Questo fatto è stato menzionato nelle conclusioni definitive e non è stato contestato dal produttore esportatore. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

2.2.3.   Prezzo all'esportazione

(58)

La Commissione ha esaminato ulteriormente le vendite di uno dei produttori esportatori effettuate a un operatore commerciale indipendente con sede in Svizzera, come descritto al considerando 84 del regolamento provvisorio. La Commissione si è rivolta sia al produttore esportatore che all'operatore commerciale indipendente e ha svolto ricerche proprie sulla questione al fine di ottenere ulteriori informazioni sulla loro relazione.

(59)

Nelle sue osservazioni presentate in seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, Eurofer ha chiesto alla Commissione di esaminare attentamente la relazione tra il produttore esportatore e l'operatore commerciale svizzero e di adeguare opportunamente il calcolo sulla base dei risultati di tale esame.

(60)

Dopo aver valutato i risultati di questo esame, la Commissione ha deciso di considerare questo operatore svizzero come indipendente rispetto al produttore esportatore russo. La Commissione non ha riscontrato elementi a sostegno dell'asserzione secondo cui le due parti erano collegate nel periodo dell'inchiesta e ha pertanto respinto tale argomentazione.

(61)

Il produttore esportatore ha inoltre presentato informazioni supplementari che hanno consentito alla Commissione di rettificare le vendite alle parti indipendenti nell'Unione. Il produttore esportatore aveva dichiarato precedentemente tali vendite sulla base di fatture interne in rubli russi. Queste fatture riflettevano il valore iniziale in valute estere, convertito con il tasso di cambio giornaliero applicato dalla società. La Commissione ha potuto confrontare queste nuove informazioni con quelle verificate sul posto. La rettifica effettuata ha determinato una lieve riduzione del margine di dumping rispetto al calcolo provvisorio.

(62)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, i produttori esportatori hanno sostenuto che gli adeguamenti effettuati per le spese SGAV e i profitti a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base non potevano essere applicati alle vendite tramite i loro operatori commerciali/importatori collegati in Svizzera.

(63)

A loro avviso, gli adeguamenti sono appropriati solo in caso di specifiche transazioni, in cui le condizioni di vendita prevedono che un prodotto sia consegnato dopo il suo sdoganamento, come le transazioni effettuate a condizioni reso sdoganato (DDP — Delivered Duty Paid), cioè in caso di transazioni in cui la parte collegata agisce come importatore. Allo stesso tempo essi hanno affermato che i loro operatori commerciali/importatori collegati con sede in Svizzera dovrebbero essere considerati come facenti parte della rete di esportazione del produttore.

(64)

In risposta tale affermazione, la Commissione conferma che dovrebbe essere applicato un adeguamento per le spese SGAV e un equo margine di profitto a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, secondo e terzo comma, del regolamento di base, per tutti i tipi di vendite effettuate tramite operatori commerciali/importatori collegati svizzeri.

(65)

Anche se la consegna delle merci secondo le condizioni di transazione dichiarate dai produttori esportatori avviene prima della loro immissione in libera pratica e anche se la responsabilità dello sdoganamento è dell'acquirente (diversamente dalle transazioni a condizioni DDP), ciò non cambia il fatto che le vendite siano effettuate dall'operatore commerciale/importatore collegato, che sostiene le spese SGAV e che cerca normalmente di ottenere un profitto con i propri servizi.

(66)

Visto che l'operatore commerciale/importatore è collegato al produttore esportatore, secondo l'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base i dati di tale operatore/importatore sono, per definizione, inaffidabili e i suoi utili dovrebbero essere stabiliti su una base equa dall'autorità incaricata dell'inchiesta. Inoltre, l'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base non esclude la possibilità di applicare adeguamenti per i costi sostenuti prima dell'importazione, nella misura in cui tali costi sono normalmente a carico dell'operatore/importatore. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

(67)

I produttori esportatori hanno ribadito questa affermazione dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, senza fornire nuove informazioni sulle funzioni degli operatori commerciali/importatori svizzeri. La Commissione precisa che la sua posizione è in linea con la giurisprudenza dell'Unione. In ogni caso il fatto che le società collegate svolgano solo determinate funzioni non impedisce alla Commissione di applicare gli adeguamenti di cui all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, ma ciò potrebbe riflettersi in un importo minore delle spese SGAV da detrarre dal prezzo al quale il prodotto in esame è rivenduto per la prima volta a un acquirente indipendente. L'onere della prova spetta alle parti interessate che intendono contestare l'importo degli adeguamenti effettuati in base all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Di conseguenza, se tali parti considerano gli adeguamenti eccessivi, devono fornire prove specifiche e calcoli che giustifichino tale asserzione. I produttori esportatori non hanno tuttavia fornito alcun elemento di prova che metta in discussione le spese SGAV o la percentuale di profitto utilizzata. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

2.2.4.   Confronto

(68)

Nelle loro osservazioni i produttori esportatori hanno contestato l'utilizzo della data del contratto di vendita o dell'ordine di acquisto per convertire in rubli russi le vendite all'esportazione in valuta estera. I produttori esportatori hanno sostenuto che finora la Commissione non si è mai avvalsa di questa opzione, ma hanno ammesso che essa può essere più appropriata della data delle fattura per determinare le condizioni materiali di vendita. La Commissione ha quindi respinto questa argomentazione.

(69)

I produttori esportatori hanno ribadito questa affermazione dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, sottolineando che la Commissione aveva fornito una motivazione insufficiente riguardo all'utilizzo della data del contratto o dell'ordine di acquisto. Essi hanno inoltre affermato che la Commissione avrebbe dovuto utilizzare il tasso di cambio valido al massimo 60 giorni prima della data della fattura, per tener conto delle sensibili variazioni dei cambi, conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, lettera j), del regolamento di base.

(70)

In questo caso la Commissione non ha concesso l'adeguamento per sensibili variazioni dei cambi, dato che le variazioni del tasso di cambio EUR/RUB presentavano una forte volatilità piuttosto che sensibili variazioni verso la fine del periodo dell'inchiesta. Se la Commissione avesse applicato l'adeguamento per sensibili variazioni nel contesto del deprezzamento della valuta di questo produttore esportatore, ciò avrebbe ridotto i prezzi all'esportazione, facendo aumentare i margini di dumping. Inoltre, l'adeguamento per sensibili variazioni dovrebbe essere utilizzato per riflettere le variazioni dei tassi di cambio e non per imporre il termine massimo di 60 giorni dalla data della fattura come suggeriscono i produttori esportatori. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

(71)

Seguendo l'approccio della data del contratto o dell'ordine di acquisto la Commissione ha, in larga misura, ridotto al minimo l'impatto delle fluttuazioni significative e imprevedibili dei tassi di cambio verso la fine del periodo dell'inchiesta. La Commissione non è d'accordo con l'affermazione dei produttori esportatori secondo cui questo sarebbe un cambiamento metodologico ingiustificato. Essa ha utilizzato il tasso di cambio della data di vendita, in piena conformità con l'articolo 2, paragrafo 10, lettera j), del regolamento di base, e ha spiegato sufficientemente le ragioni per le quali, in questo caso, la data del contratto o dell'ordine di acquisto determina giustamente le condizioni materiali di vendita. La Commissione ha pertanto respinto questa argomentazione.

2.2.5.   Margini di dumping

(72)

Tenendo conto delle modifiche nella determinazione del valore normale descritte nei considerando da 37 a 51 e confermando le altre conclusioni formulate nei considerando da 65 a 93 del regolamento provvisorio, i margini di dumping definitivi espressi in percentuale del prezzo CIF, franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono i seguenti:

Tabella 2

Margini di dumping, Russia

Società

Margine di dumping definitivo

Magnitogorsk Iron & Steel Works OJSC

18,7 %

PAO Severstal

35,9 %

PJSC Novolipetsk Steel (7)

38,9 %

Tutte le altre società

38,9 %

3.   PREGIUDIZIO

3.1.   Definizione dell'industria dell'Unione e della produzione dell'Unione

(73)

Una parte interessata ha messo in discussione la rappresentatività dei denuncianti, affermando che gli impianti di rilaminazione non erano stati presi in considerazione nei calcoli. A tale riguardo va notato che nel calcolo della produzione totale era senz'altro compreso il volume di produzione degli impianti di rilaminazione. Tale osservazione è pertanto respinta.

(74)

In assenza di altre osservazioni sulla definizione dell'industria dell'Unione e della produzione dell'Unione, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 94 a 98 del regolamento provvisorio.

3.2.   Consumo dell'Unione

(75)

Varie parti hanno osservato che, tra l'altro, il consumo avrebbe dovuto essere analizzato complessivamente, combinando il consumo nel mercato vincolato e il consumo nel mercato libero.

(76)

A tale proposito va ricordato che l'evoluzione del consumo nel mercato vincolato e nel mercato libero è stata presentata e spiegata nelle tabelle 5 e 6 del regolamento provvisorio. Combinando queste due tabelle, si constata che nel periodo in esame il consumo complessivo (comprendente sia il mercato vincolato che quello libero) ha avuto la seguente evoluzione:

Tabella 3

Consumo complessivo (mercato vincolato e mercato libero) (tonnellate)

 

2011

2012

2013

2014

PI

Consumo complessivo

36 961 744

34 375 474

36 277 064

37 461 260

37 306 302

Indice (2011 = 100)

100

93

98

101

101

Fonte: risposte verificate di Eurofer al questionario ed Eurostat.

(77)

La tabella sopra riportata mostra che, dopo un netto calo nel 2012, il consumo complessivo è aumentato raggiungendo un livello leggermente superiore nel periodo dell'inchiesta rispetto all'inizio del periodo in esame. Questa tendenza è spiegata dall'aumento del consumo vincolato, che è stato più marcato del calo del consumo nel mercato libero in termini assoluti.

(78)

Una parte interessata ha sostenuto che l'affermazione secondo cui i prodotti destinati all'uso vincolato non sono in concorrenza con le importazioni non ha una spiegazione ragionevole. Secondo tale parte, i produttori dell'Unione ricorrerebbero a importazioni se queste fossero disponibili a prezzi competitivi. L'uso vincolato dovrebbe quindi essere preso in considerazione.

(79)

A tale proposito va osservato che dal punto di vista economico non ha alcun senso che i produttori integrati acquistino dalla concorrenza prodotti destinati alla produzione a valle, se dispongono della capacità richiesta per fabbricare tali prodotti. In un settore a forte intensità di capitale come il settore siderurgico, i tassi di utilizzo della capacità dovrebbero infatti essere mantenuti al loro livello più elevato, in modo da diluire i costi fissi e mantenere costi di produzione ai livelli più bassi. L'argomentazione riportata al considerando 78 deve pertanto essere respinta.

(80)

Alcune parti interessate sono ritornate sulla questione del consumo nelle loro osservazioni successive alla divulgazione delle conclusioni definitive. Diverse parti hanno affermato che il mercato vincolato e quello libero non erano stati correttamente analizzati e spiegati. Tuttavia, come indicato ai considerando da 103 a 106 del regolamento provvisorio, è chiaro che il consumo di ogni mercato è diverso e riflette la prestazione delle maggiori industrie a valle coinvolte. Il mercato vincolato è aumentato grazie allo sviluppo di settori come quello automobilistico. I settori industriali generali approvvigionati attraverso il mercato libero si sono invece sviluppati in misura minore. L'affermazione che il mercato libero e quello vincolato non siano stati analizzati correttamente è stata respinta.

(81)

In assenza di altre osservazioni sul consumo dell'Unione, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 99 a 106 del regolamento provvisorio.

3.3.   Importazioni dai paesi interessati

3.3.1.   Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni dai paesi interessati

(82)

In assenza di osservazioni sulla valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni dai paesi interessati, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 107 a 111 del regolamento provvisorio.

3.3.2.   Volume, quota di mercato e prezzi delle importazioni dai paesi interessati

(83)

Come già indicato, alcune parti hanno sostenuto che la situazione globale, comprendente sia il mercato vincolato che il mercato libero, avrebbe dovuto essere analizzata prendendo in considerazione i vari indicatori. Per quanto riguarda la quota di mercato, va notato che, vista la mancanza di concorrenza tra il consumo vincolato (vendite) e le importazioni dai paesi interessati e vista la specificità del mercato vincolato a valle, non è stata registrata alcuna analisi della quota di mercato espressa in percentuale del consumo complessivo. Questo fatto è anche in linea con la giurisprudenza consolidata dell'Unione (8).

(84)

In assenza di altre osservazioni sul volume e sulla quota di mercato delle importazioni dai paesi interessati, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 112 a 114 del regolamento provvisorio.

3.3.3.   Prezzo delle importazioni dai paesi interessati e sottoquotazione dei prezzi (price undercutting)

(85)

In primo luogo va notato che le quantità vendute dall'industria dell'Unione hanno dovuto essere corrette a causa di un errore di trascrizione. Dato che tale errore non ha influito in modo notevole sui prezzi medi, esso ha avuto un'incidenza trascurabile sui margini calcolati.

(86)

Una parte ha sostenuto che la percentuale aggiunta al valore CIF per coprire i costi successivi all'importazione dovrebbe essere ricalcolata sulla base di un importo per tonnellata. Quest'argomentazione è stata accettata e i calcoli sono stati adeguati di conseguenza, con un'incidenza marginale sui margini.

(87)

I margini di sottoquotazione definitivi sono stati quindi rivisti e ammontano rispettivamente a 8,1 % e 15,1 % per la RPC e la Russia.

(88)

In assenza di altre osservazioni riguardanti il volume, la quota di mercato e il prezzo delle importazioni dai paesi interessati, e ad eccezione dei margini di sottoquotazione come spiegato nel considerando 87, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 115 a 119 del regolamento provvisorio.

3.4.   Situazione economica dell'industria dell'Unione

3.4.1.   Metodo

(89)

Alcune parti hanno presentato osservazioni sul metodo usato per analizzare la situazione economica dell'industria dell'Unione. Le parti hanno osservato in particolare che il mercato vincolato, nonostante le sue grandi dimensioni, era escluso in larga misura dall'analisi economica e che le conclusioni erano basate unicamente sui risultati riguardanti il mercato libero. Tali parti hanno sostenuto in particolare che il prezzo di vendita e la redditività del mercato vincolato avrebbero dovuto essere analizzati separatamente. Esse hanno inoltre affermato che si sarebbe dovuto procedere a un'analisi della situazione globale, comprendente sia il mercato vincolato sia il mercato libero, e che quest'analisi avrebbe permesso di concludere che l'industria dell'Unione non ha subito alcun pregiudizio.

(90)

A tale proposito va notato che, come spiegato nel considerando 123 del regolamento provvisorio, la Commissione ha analizzato separatamente il mercato vincolato, il mercato libero e la prestazione globale dell'industria dell'Unione, ove applicabile. Per quanto concerne il mercato vincolato, la maggior parte di questo mercato comporta trasferimenti vincolati effettuati all'interno di un'unica entità giuridica, per cui non viene emessa alcuna fattura e quindi non esiste un prezzo di vendita. Nel caso delle vendite vincolate tra entità collegate è evidente che, viste le differenti politiche dei prezzi di trasferimento applicabili tra i diversi produttori inclusi nel campione, non era possibile effettuare un'analisi valida dei prezzi e degli indicatori di redditività. È stato possibile invece realizzare un'analisi dell'evoluzione del volume del consumo vincolato. Per quanto riguarda il mercato libero, sono stati analizzati il costo unitario di produzione, il prezzo di vendita, il volume delle vendite e la redditività. Per quanto concerne l'attività complessiva riguardante il mercato vincolato e quello libero, strettamente collegati, sono stati analizzati diversi indicatori, tra cui il volume di produzione, la capacità, il tasso di utilizzo degli impianti, l'occupazione, la produttività, le scorte, il costo del lavoro, il flusso di cassa, gli investimenti e l'utile sul capitale investito.

(91)

In base a quanto precede, l'asserzione che l'analisi della situazione economica dell'industria dell'Unione sia basata unicamente sul mercato libero e avrebbe dovuto comprendere un'analisi delle attività sul mercato vincolato e dell'attività complessiva, deve essere respinta. Tutti gli aspetti significativi relativi all'evoluzione della situazione economica su tali mercati sono stati analizzati, individualmente o aggregati.

(92)

Una parte ha affermato che nell'analisi del mercato libero avrebbero dovuto essere esaminati altri indicatori, come la produzione, le scorte e il flusso di cassa, unicamente per il mercato libero. Essa ha concluso che l'analisi effettuata non presenta lo stato reale del presunto pregiudizio.

(93)

A tale riguardo va notato che l'esame di altri indicatori di pregiudizio unicamente per il mercato libero si è rivelato difficilmente realizzabile, vista la stretta relazione tra le attività del mercato vincolato e del mercato libero. Inoltre, una tale analisi non avrebbe condotto a conclusioni significative. Di conseguenza l'argomentazione è stata respinta.

(94)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni definitive, alcuni produttori esportatori sono ritornati sulla questione nelle loro osservazioni. Essi hanno affermato che il metodo usato per analizzare il mercato vincolato e quello libero comportava una violazione del principio di equità e obiettività dell'esame. Tuttavia, sia il mercato vincolato che quello libero sono stati esaminati nei limiti del possibile e se esistevano dati significativi ed è stata realizzata anche una valutazione cumulativa, ove opportuno. È stato quindi chiaramente dimostrato che la conclusione relativa al pregiudizio è stata raggiunta con una triplice valutazione (del mercato vincolato, del mercato libero e un'analisi cumulativa), utilizzando tutti i dati pertinenti. Nei casi in cui non è stato possibile effettuare una valutazione, sono stati spiegati i motivi.

(95)

Inoltre, grazie a questo metodo globale, i punti sollevati dai produttori esportatori si riferiscono a questioni di presentazione piuttosto che di sostanza, in quanto tutti i dati pertinenti sono stati presentati. Tali dati mostrano che il volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul mercato libero e sul quello vincolato è leggermente aumentato di meno dell'1 %, ma questo aumento è inferiore alla crescita del consumo su detti mercati. Per quanto riguarda i prezzi e la redditività sul mercato dell'Unione, sono pertinenti solo per le vendite tra parti indipendenti. In effetti, non esistono prezzi di vendita per i trasferimenti vincolati né prezzi di vendita affidabili per le vendite vincolate, per i motivi già menzionati al considerando 142 del regolamento provvisorio. Perciò non ha potuto essere realizzata nessuna analisi significativa della redditività del mercato vincolato. Per quanto concerne il costo di produzione, si ricorda che l'evoluzione di questo indicatore sul mercato libero è stata analizzata anche se il regolamento di base non lo richiede espressamente. L'evoluzione del costo di produzione sul mercato vincolato non è stata analizzata per le ragioni indicate nello stesso considerando.

(96)

Sulla base di quanto precede è stato chiaramente dimostrato che la conclusione relativa al pregiudizio è il risultato di una triplice valutazione (del mercato vincolato, del mercato libero e un'analisi cumulativa), utilizzando tutti i dati pertinenti. L'affermazione relativa alla violazione del principio di equità e obiettività dell'esame è respinta.

(97)

In base a quanto precede e in assenza di altre osservazioni su questo punto, si conferma il metodo di valutazione della situazione dell'industria dell'Unione descritto ai considerando da 120 a 123 del regolamento provvisorio.

3.4.2.   Indicatori macroeconomici

3.4.2.1.   Produzione, capacità di produzione e utilizzazione degli impianti

(98)

Una parte interessata ha osservato che l'industria dell'Unione ha spostato il suo interesse dal mercato libero a quello vincolato e preferisce ormai vendere sul mercato vincolato, dove vengono venduti prodotti con un valore aggiunto più elevato.

(99)

A tale proposito va notato che l'industria dell'Unione non decide in modo indipendente di concentrarsi sul mercato vincolato o su quello libero. Al contrario, dato che il mercato dei prodotti piatti di acciaio laminati a freddo è determinato dalla domanda e non dall'offerta, come dimostrato dalla capacità disponibile dei produttori dell'Unione, l'industria dell'Unione non ha deciso di concentrarsi sul mercato vincolato, ma ha perso quote di mercato e volumi di vendite sul mercato libero a causa del forte aumento della disponibilità di importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati. Questo problema non è stato osservato sul mercato vincolato. L'argomentazione deve pertanto essere respinta.

(100)

La stessa parte interessata ha asserito che il miglioramento dell'utilizzo degli impianti non è legato a una diminuzione della capacità ma piuttosto a un aumento del volume di produzione.

(101)

A tale riguardo va notato che anche se l'aumento dell'utilizzo degli impianti non è legato unicamente alla diminuzione della capacità, dal momento che anche il volume di produzione è aumentato, tale diminuzione è, di gran lunga, la principale causa dell'aumento dell'utilizzo degli impianti. Infatti se si considerano le cifre assolute il volume di produzione è aumentato solo di 337 348 tonnellate, mentre la capacità è diminuita di 1 873 141 tonnellate. Per questi motivi l'affermazione è stata respinta.

(102)

In assenza di altre osservazioni su questo punto, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 124 a 126 del regolamento provvisorio.

3.4.2.2.   Volume delle vendite e quota di mercato

(103)

I produttori esportatori russi hanno affermato che la diminuzione del volume delle vendite non può essere considerata una prova del pregiudizio, in quanto corrispondeva in larga misura al calo del consumo nel periodo in esame. Essi hanno affermato che la diminuzione era dovuta al calo dei prezzi mondiali delle materie prime che ha causato il calo dei prezzi del prodotto in esame, alla crescita del volume di importazioni dai paesi terzi a partire dal 2012 e alle importazioni del prodotto in esame da parte dell'industria dell'Unione.

(104)

A tale proposito va notato in primo luogo che la differenza tra la diminuzione delle vendite (– 14 %) e il calo del consumo (– 9 %) non può essere considerata trascurabile. Inoltre, il calo dei prezzi mondiali delle materie prime non può essere ritenuto un motivo valido per la diminuzione del volume delle vendite, poiché tali elementi, cioè i prezzi delle materie prime e i volumi delle vendite, non sono direttamente collegati. Qualsiasi calo dei prezzi mondiali delle materie prime varrebbe inoltre sia per l'industria dell'Unione che per le importazioni. Per quanto riguarda le importazioni dai paesi terzi, la tendenza va analizzata nel corso di tutto il periodo in esame e non a partire dalla metà di tale periodo. In questo contesto va notato che le importazioni dai paesi terzi sono diminuite sia in termini assoluti (– 206 571 tonnellate) sia in termini relativi (la quota di mercato è scesa dal 10,9 % al 9,1 %). Inoltre, per quanto riguarda le importazioni dell'industria dell'Unione dai paesi interessati, va notato che tali acquisti sono rimasti stabili nel periodo in esame e rappresentavano meno dell'1 % del fatturato totale dell'industria dell'Unione. Per questi motivi l'argomentazione ha dovuto essere respinta.

(105)

Per quanto riguarda la quota di mercato, le stesse parti hanno chiesto come mai la Commissione avesse concluso provvisoriamente che la diminuzione della quota di mercato dell'industria dell'Unione (dal 74,8 % al 70,8 %) era indicativa del pregiudizio, mentre la quota di mercato del 5,4 % detenuta dalle importazioni dall'India, dall'Iran e dall'Ucraina non era considerata in grado di annullare il nesso di causalità tra il presunto pregiudizio e le importazioni dai paesi interessati.

(106)

Si noti a tale proposito che la quota di mercato dei paesi sopramenzionati dovrebbe essere analizzata nel corso di tutto il periodo in esame e non concentrandosi su un periodo specifico di un anno. Ne consegue che la quota di mercato detenuta dalle importazioni dall'India, dall'Iran e dall'Ucraina sono aumentate soltanto dal 4 % al 5,4 % nel corso del periodo in esame, cioè di soli 1,4 punti percentuali, mentre, come spiegato al considerando 105, le importazioni totali dai paesi terzi sono diminuite dal 10,9 % al 9,1 % a vantaggio delle importazioni dai paesi interessati. Ne consegue che la diminuzione della quota di mercato dell'industria dell'Unione non può essere confrontata in senso stretto con la quota di mercato detenuta dai suddetti paesi e che tale diminuzione può essere considerata indicativa del pregiudizio. Per questi motivi l'argomentazione è stata respinta.

(107)

In assenza di altre osservazioni su questo punto, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 127 a 132 del regolamento provvisorio.

3.4.2.3.   Occupazione, costo del lavoro e produttività

(108)

Una parte interessata ha affermato che il calo dell'occupazione non dovrebbe essere associato alle importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati, ma piuttosto alla modernizzazione delle attrezzature che ha portato all'assunzione di personale più qualificato e si è tradotto in un aumento del costo del lavoro.

(109)

A tale proposito va notato che le affermazioni sulla modernizzazione delle attrezzature e sull'assunzione di personale più qualificato non sono suffragate da alcun elemento di prova e devono pertanto essere respinte.

(110)

Un'altra parte interessata ha manifestato dubbi per quanto riguarda la tendenza opposta seguita dall'occupazione (– 10 %) e dal costo del lavoro (+ 11 %) nel periodo in esame. Si è inoltre chiesta se l'evoluzione riguardasse sia il mercato vincolato che il mercato libero.

(111)

A questo proposito si rinvia al considerando 144 del regolamento provvisorio, in cui si spiega che l'aumento del costo del lavoro era di fatto collegato a forti tagli dell'organico che hanno richiesto il pagamento di indennità di licenziamento e, di conseguenza, hanno aumentato i costi del lavoro per equivalente a tempo pieno. Va anche osservato che il calo occupazionale non ha riguardato esclusivamente il personale del mercato libero o di quello vincolato ma ha interessato l'occupazione complessiva, dal momento che i prodotti destinati sia al mercato libero che a quello vincolato sono fabbricati dallo stesso personale con le stesse attrezzature. Per questi motivi l'argomentazione ha dovuto essere respinta.

(112)

In assenza di osservazioni, si confermano le conclusioni riportate nei considerando 133 e 134 del regolamento provvisorio.

3.4.2.4.   Scorte, entità del margine di dumping, crescita, prezzi, redditività, flusso di cassa, investimenti e utile sul capitale investito

(113)

In assenza di osservazioni riguardanti le scorte, l'entità del margine di dumping, la crescita, i prezzi, la redditività, il flusso di cassa, gli investimenti e l'utile sul capitale investito, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 135 a 151 del regolamento provvisorio.

3.4.3.   Conclusioni relative al pregiudizio

(114)

Varie parti interessate hanno affermato che l'analisi del pregiudizio era basata solo sull'andamento negativo degli indicatori sul mercato libero e che le conclusioni di tale analisi non bastavano per giustificare che l'industria dell'Unione, nel suo insieme, avesse subito un notevole pregiudizio.

(115)

A tale riguardo, come indicato al considerando 96, si ricorda che la Commissione non ha limitato la sua analisi al mercato libero in particolare, ma ha anche, se del caso, analizzato e raggiunto conclusioni sull'evoluzione della situazione economica dell'industria dell'Unione nel suo complesso e sul mercato vincolato in particolare.

(116)

Va inoltre notato che la conclusione secondo cui l'industria ha subito un notevole pregiudizio non si basa esclusivamente sull'andamento negativo dei microindicatori e macroindicatori del mercato libero. Alcuni di questi indicatori mostrano un andamento negativo del mercato libero, mentre altri indicatori relativi alla prestazione complessiva dell'industria dell'Unione come l'occupazione, il costo del lavoro per ETP, gli investimenti e l'utile sul capitale investito, evidenziano anche un deterioramento della situazione dell'industria dell'Unione. Tenendo conto delle dimensioni del mercato libero e di quello vincolato, va notato che l'andamento positivo della prestazione dell'industria dell'Unione nel mercato vincolato (in relazione a taluni indicatori) non è bastata a compensare la prestazione negativa nel mercato libero, come dimostrato dall'andamento negativo dei suddetti indicatori relativi all'attività complessiva. In considerazione di ciò, l'argomentazione deve essere respinta.

(117)

In seguito all'esame delle osservazioni riassunto nei considerando da 73 a 115, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 152 a 155 del regolamento provvisorio.

4.   NESSO DI CAUSALITÀ

(118)

Alcune parti interessate hanno affermato che il pregiudizio non poteva essere attribuito alle importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati e che altri fattori annullavano il nesso di causalità. Alcune asserzioni ripetevano soltanto le argomentazioni già presentate nella fase provvisoria, senza alcun elemento nuovo. Le osservazioni nuove sono analizzate di seguito.

4.1.   Ripresa dell'economia europea

(119)

Una parte interessata ha contestato l'esistenza di un lento processo di ripresa dopo la crisi del 2012 e ha sostenuto che le importazioni dai paesi interessati non avevano impedito all'industria dell'Unione di beneficiare di tale ripresa. Sostanzialmente, essa ha affermato che la mancata ripresa dalla crisi del 2012 era causata dalla presunta persistenza di una scarsa domanda di prodotti piatti di acciaio laminati a freddo.

(120)

Va osservato in primo luogo che tra il 2012 e il periodo dell'inchiesta il consumo è aumentato del 4,4 %, il che può essere considerato un segno di lenta ripresa, benché non sia stato raggiunto il livello del 2011. Per quanto riguarda le importazioni dai paesi interessati, occorre notare che in un contesto di lenta ripresa la loro quota di mercato è aumentata dal 13,5 % nel 2012 al 18,7 % nel 2013 e addirittura al 20,1 % nel periodo dell'inchiesta. In base a quanto precede, l'argomentazione deve essere respinta.

4.2.   Investimenti e aumento della capacità e della produzione

(121)

La stessa parte interessata ha sostenuto che l'industria dell'Unione aveva involontariamente preso decisioni commerciali sbagliate effettuando investimenti onerosi nel 2011 e 2012 e aumentando la capacità nel 2011.

(122)

Su questo punto va ricordato che la presente inchiesta ha incentrato la sua analisi sull'evoluzione della situazione economica dell'industria dell'Unione nel periodo dal 2011 al periodo dell'inchiesta. L'aumento della capacità avvenuto tra il 2010 e il 2011 non rientra quindi nell'ambito dell'analisi. Va inoltre notato che l'affermazione secondo cui l'industria dell'Unione ha presumibilmente effettuato investimenti onerosi negli anni 2011 e 2012, non è sostenuta da alcun elemento di prova concreto. Infine, va osservato che gli investimenti effettuati dall'industria dell'Unione inclusa nel campione nel periodo in esame rappresentavano meno del 2,5 % del loro attivo netto e consistevano principalmente in investimenti a fini di sostituzione e di razionalizzazione. Dato il livello e la natura degli investimenti, essi non possono essere considerati sufficientemente significativi per aver influito sulla prestazione economica dell'industria dell'Unione. L'argomentazione deve pertanto essere respinta.

(123)

Dopo l'istituzione delle misure provvisorie e nuovamente dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, alcune parti interessate hanno sostenuto che, piuttosto che le importazioni dai paesi interessati, è l'aumento del volume di produzione dell'industria dell'Unione in un periodo di calo dei consumi che dovrebbe essere considerato la causa del pregiudizio.

(124)

A questo proposito, come indicato nel considerando 152 del regolamento provvisorio, si ricorda che l'industria dell'Unione ha aumentato il volume di produzione per soddisfare l'aumento del consumo vincolato. Poiché l'industria dell'Unione produce principalmente su ordinazione, come confermato dal livello relativamente basso delle scorte (cfr. il considerando 136 del regolamento provvisorio), tale aumento non può essere considerato la causa del pregiudizio. Sulla base di quanto precede l'argomentazione deve essere respinta.

4.3.   Prezzi delle materie prime

(125)

Alcune parti interessate hanno contestato le conclusioni raggiunte riguardo all'impatto del calo dei prezzi delle materie prime sui prezzi praticati dall'industria dell'Unione. In primo luogo esse hanno affermato che il calo dei prezzi all'importazione era inferiore a quello dei prezzi delle materie prime ed hanno citato l'esempio del minerale di ferro. Nella sua comunicazione, una delle parti ha indicato che il prezzo del minerale di ferro (RMB per tonnellata) era diminuito del 39 % nel periodo in esame. In secondo luogo, esse hanno affermato che l'argomentazione della Commissione riportata nei considerando da 171 a 175 del regolamento provvisorio non ha confutato l'affermazione che il calo dei prezzi delle materie prime avesse comportato un calo dei prezzi per il prodotto in esame. Inoltre, esse hanno sostenuto che la Commissione non aveva dato il giusto peso al calo dei prezzi mondiali delle materie prime.

(126)

A tale riguardo va ricordato innanzitutto che i prezzi all'importazione dai paesi interessati sono diminuiti in media del 20 % nel periodo in esame, un calo superiore a quello del costo di produzione dell'industria dell'Unione. Per quanto concerne il materiale di ferro, dopo la conversione dei dati sui prezzi da RMB a EUR per tonnellata, risulta che i prezzi del minerale di ferro sono diminuiti solo del 31 % circa sul periodo in esame. Supponendo in modo prudente che la quota del minerale di ferro corrisponda al 35 % dei costi nei paesi interessati, il calo dei prezzi delle materie prime avrebbe potuto comportare solo un calo dei prezzi inferiore all'11 % circa mentre, come già detto, i prezzi delle importazioni dai paesi interessati sono diminuiti del 20 %.

(127)

Per quanto riguarda la seconda affermazione, va sottolineato che la Commissione non ha escluso il fatto che il calo dei prezzi delle materie prime abbia inciso sul prezzo del prodotto in esame nel periodo in esame. Tuttavia, essa ha sostenuto che il prezzo del prodotto in esame nell'Unione non ha seguito un'unica tendenza dei prezzi a livello mondiale che rispecchia essenzialmente l'evoluzione dei prezzi delle materie prime. La Commissione ha analizzato anche altri fattori che incidono sui prezzi, come le differenze regionali e l'eccesso di capacità. Essa ha inoltre affermato che se il prezzo del prodotto in esame non fosse diminuito più dei prezzi delle materie prime, le condizioni di concorrenza sul mercato sarebbero rimaste eque e l'industria dell'Unione sarebbe stata in grado di trarre i benefici derivanti dalla riduzione dei costi e di raggiungere di nuovo la redditività. In base a quanto precede, le suddette argomentazioni devono essere respinte.

(128)

Alcuni produttori esportatori sono tornati sulla questione nelle osservazioni presentate in seguito alla divulgazione delle conclusioni definitive. Non è stata tuttavia sollevata alcuna nuova argomentazione.

4.4.   Importazioni dell'industria dell'Unione

(129)

Una parte interessata ha sostenuto che la Commissione non ha dato abbastanza peso alle importazioni del prodotto in esame effettuate dall'industria dell'Unione nella sua valutazione sul nesso di causalità e che quindi tale valutazione era incompleta e inaccurata.

(130)

Come indicato nel considerando 104, nel periodo in esame le importazioni dell'industria dell'Unione dai paesi interessati erano rimaste stabili e rappresentavano meno dell'1 % del fatturato totale dell'industria dell'Unione. Inoltre, come indicato nel considerando 191 del regolamento provvisorio, tali acquisti sono stati effettuati da filiali commerciali libere di acquistare da varie fonti prodotti piatti di acciaio laminati a freddo. Queste filiali commerciali tendono a offrire il materiale più economico possibile per mantenere i propri rapporti commerciali. In considerazione degli esigui volumi coinvolti e del fatto che questi non sono aumentati nel periodo in esame, si ritiene di aver dato un peso sufficiente alle importazioni dai paesi interessati. L'argomentazione deve quindi essere respinta.

(131)

Alcuni produttori esportatori sono tornati sulla questione nelle osservazioni presentate in seguito alla divulgazione delle conclusioni definitive ed hanno sostenuto che la Commissione aveva reinterpretato i numeri per giustificare la constatazione del pregiudizio, rivalutando la quota detenuta dalle importazioni rispetto alle vendite totali. In realtà la Commissione non ha reinterpretato i numeri, ma ha fornito una cifra più precisa (meno dell'1 %) invece dell'intervallo indicato nel regolamento provvisorio (0 % — 5 %).

4.5.   Esistenza di un accordo applicabile in precedenza sugli scambi di determinati prodotti di acciaio tra la Russia e l'Unione

(132)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie e di quelle definitive, le stesse parti interessate hanno ripetuto l'argomentazione che le importazioni russe sono rimaste entro i contingenti non pregiudizievoli fissati nell'accordo applicabile in precedenza relativo agli scambi di determinati prodotti di acciaio tra la Russia e l'Unione. Esse hanno contestato in particolare la conclusione che i contingenti fossero «troppo elevati» e hanno indicato che c'era una notevole sovrapposizione tra la definizione del prodotto oggetto della presente inchiesta e la categoria degli «altri prodotti laminati piatti» (come definiti negli accordi).

(133)

A tale proposito va ricordato che il suddetto accordo scaduto prima del periodo dell'inchiesta, precisamente il 22 agosto 2012, in seguito all'adesione della Federazione russa all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Va inoltre osservato che l'accordo non conteneva alcuna disposizione riguardante l'indicizzazione del contingente d'importazione secondo l'effettiva evoluzione annua della domanda o del consumo. In altre parole, un mercato in contrazione non avrebbe comportato un adeguamento corrispondente dei contingenti. Inoltre, l'articolo 10 del suddetto accordo prevedeva che le quantità dovessero essere aumentate del 2,5 % per ciascun gruppo di prodotti ad ogni rinnovo annuale. Non sorprende pertanto che il contingente per il gruppo di prodotti in cui rientrano quelli oggetto della presente inchiesta non sia mai stato raggiunto nel periodo di applicazione dell'accordo.

(134)

Alla luce di quanto precede i contingenti indicati negli allegati di tali accordi annuali risultano sconnessi dalla realtà del mercato e dall'evoluzione dei consumi, dal momento che il contingente veniva automaticamente rivisto al rialzo a prescindere dall'evoluzione del consumo o della domanda. Dato che nel periodo di applicazione dell'accordo il contingente non è mai stato esaurito, si può considerare che esso era effettivamente «troppo elevato» non solo per il periodo di esistenza dell'accordo, ma anche se confrontato con l'evoluzione del consumo nel periodo in esame. Di conseguenza qualsiasi confronto tra il livello di tale contingente, che non era più applicabile dal 22 agosto 2012, e il livello delle importazioni dalla Russia nel periodo in esame è irrilevante. L'argomentazione deve quindi essere respinta.

(135)

La presunta sovrapposizione tra la definizione del prodotto oggetto della presente inchiesta e gli «altri prodotti laminati piatti» corrispondenti è stata analizzata più approfonditamente. In primo luogo è emerso che la definizione del prodotto oggetto della presente inchiesta comprendeva anche prodotti che rientrano nel gruppo di prodotti «fogli legati laminati a freddo e rivestiti». In secondo luogo solo 7 dei 42 codici TARIC compresi nell'accordo relativi ai gruppi di prodotti suddetti sono risultati perfettamente corrispondenti ai codici menzionati nel regolamento provvisorio (7209169000, 7209179000, 7209189100, 7209269000, 7209279000, 7209289000 e 7225508000). Di conseguenza 35 codici TARIC riportati nell'allegato dell'accordo sono esclusi dalla definizione del prodotto della presente inchiesta. Circa 10 codici TARIC oggetto della presente inchiesta non sono invece compresi nel suddetto accordo. Sulla base di quanto precede la presunta sovrapposizione non risulta suffragata da elementi di prova e tali asserzioni devono essere respinte.

4.6.   Eccesso di capacità dell'industria dell'Unione

(136)

Un'altra parte interessata ha sostenuto che l'industria dell'Unione è stata gravemente danneggiata dal proprio eccesso di capacità che ha causato un'offerta eccessiva, un aumento dei costi e una riduzione dei profitti ed ha anche scoraggiato ulteriori investimenti. Essa ha inoltre osservato che in assenza di importazioni, il tasso di utilizzo degli impianti avrebbe superato solo il 72 %.

(137)

In primo luogo va ricordato che l'industria dell'Unione ha ridotto la sua capacità del 3 % nel periodo in esame per adattarsi alla mutata situazione del mercato mondiale. Sebbene il tasso di utilizzo degli impianti dell'industria dell'Unione nel periodo in esame non possa essere considerato soddisfacente e i bassi livelli di utilizzo degli impianti possano indubbiamente incidere sulla prestazione di un'industria, va notato che l'industria dell'Unione era ancora remunerativa nel 2011, quando la sua capacità installata era superiore a quella del periodo dell'inchiesta e il suo utilizzo era inferiore a quello del periodo dell'inchiesta. Visto il miglioramento dell'utilizzo degli impianti legato alla riduzione della capacità, si è quindi concluso che il livello di utilizzo degli impianti non può essere considerato un elemento che annulli il nesso di causalità. Sulla base di quanto precede l'argomentazione deve essere respinta.

4.7.   Importazioni dai paesi terzi

(138)

Varie parti hanno affermato che la Commissione non aveva valutato correttamente l'impatto delle importazioni dai paesi terzi. Esse hanno sostenuto che il livello delle loro importazioni era simile a quello delle importazioni russe e che le importazioni dall'Iran e dall'Ucraina avevano prezzi inferiori a quelli delle importazioni dalla Russia e dalla Cina. Inoltre, come indicato al considerando 105, una parte interessata ha affermato che le importazioni dall'Ucraina, dall'India e dall'Iran, che nel periodo in esame rappresentavano il 5,4 % della quota di mercato, non erano state valutate in modo appropriato rispetto al calo della quota di mercato dell'industria dell'Unione.

(139)

A questo proposito va rilevato in primo luogo che, come indicato al considerando 104, la quota di mercato delle importazioni dai paesi terzi è diminuita dal 10,9 % al 9,1 % (da 854 281 a 647 710 tonnellate) nel periodo in esame, mentre la quota di mercato delle importazioni dalla sola Russia è aumentata dal 5,9 % al 9,8 % (da 466 165 a 697 661 tonnellate). In base a ciò, le importazioni dalla Russia e da altri paesi terzi hanno quindi seguito andamenti opposti. Va inoltre osservato che, nel quadro della presente inchiesta, le importazioni dalla Russia sono state cumulate con le importazioni dalla Cina e che la quota di mercato dei paesi interessati è aumentata dal 14,3 % nel 2011 al 20,1 % nel periodo dell'indagine.

(140)

In secondo luogo, anche se le importazioni dall'Iran e dall'Ucraina sono state indubbiamente effettuate a prezzi medi inferiori a quelli dei paesi interessati, va notato che il livello dei prezzi medi di queste importazioni è stato inferiore a quello delle importazioni dai paesi interessati nel corso di tutto il periodo in esame e che non vi sono stati mutamenti significativi nella loro politica dei prezzi durante tale periodo. Dal momento che la loro quota di mercato è aumentata solo leggermente dal 2,9 % al 3,4 %, è improbabile che tali importazioni annullino il nesso di causalità.

(141)

In terzo luogo, come indicato al considerando 106, la quota di mercato dell'Ucraina, dell'India e dell'Iran dovrebbe essere analizzata nel corso del periodo in esame e non concentrando l'attenzione su uno specifico periodo di un anno. Ne consegue che la quota di mercato delle importazioni dall'India, dall'Iran e dall'Ucraina è leggermente aumentata dal 4 % al 5,4 % nel periodo in esame, mentre le importazioni da altri paesi terzi (compresi quelli sopramenzionati) sono generalmente diminuite, passando dal 10,9 % al 9,1 %. Pertanto il calo della quota di mercato dell'industria dell'Unione (– 4 %) non può essere confrontato con la quota di mercato detenuta dai suddetti paesi soltanto nel periodo dell'inchiesta e l'aumento della quota di mercato non può essere considerato sufficientemente significativo per annullare il nesso di causalità.

(142)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, alcuni produttori esportatori hanno affermato che, se valutate in termini assoluti, le importazioni da tutti i paesi terzi erano comparabili alle importazioni dalla Russia e dovevano essere considerate altrettanto pregiudizievoli. A tale proposito va notato in primo luogo che, come indicato ai considerando da 107 a 111 del regolamento provvisorio, le condizioni per valutare cumulativamente le importazioni cinesi e russe sono state soddisfatte. Le importazioni dalla Russia non dovrebbero pertanto essere analizzate isolatamente. In secondo luogo va anche rilevato che l'analisi delle importazioni dovrebbe indubbiamente essere effettuata esaminando i numeri assoluti, ma occorre anche esaminare l'evoluzione di tali numeri assoluti. A questo riguardo e come indicato sopra, va notato che le importazioni da tutti i paesi terzi hanno registrato un calo di 206 571 tonnellate nel periodo in esame, mentre le importazioni dalla Russia sono aumentate di 231 496 tonnellate. Le importazioni dai paesi interessati valutate cumulativamente hanno seguito una tendenza simile e sono aumentate di 312 224 tonnellate. Come descritto sopra, le importazioni da tutti i paesi terzi sono state molto inferiori a quelle provenienti dai paesi interessati nel periodo in esame. Esse hanno anche seguito una tendenza opposta a quella delle importazioni dalla Russia o dai paesi interessati. Alla luce di quanto precede, si conferma che le importazioni dai paesi terzi sono state analizzate correttamente, tenendo conto delle tendenze della quota di mercato, del volume e del prezzo. L'argomentazione è quindi stata respinta.

4.8.   Conclusioni relative al nesso di causalità

(143)

Sulla base di quanto precede e in assenza di altre osservazioni, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 202 a 204 del regolamento provvisorio.

5.   INTERESSE DELL'UNIONE

5.1.   Interesse dell'industria dell'Unione

(144)

In assenza di osservazioni sull'interesse dell'industria dell'Unione si conferma la conclusione raggiunta nel considerando 209 del regolamento provvisorio.

5.2.   Interesse degli importatori e degli utilizzatori

(145)

Dopo la divulgazione delle conclusioni provvisorie, varie parti hanno sostenuto che non sarebbe nell'interesse dell'Unione istituire misure antidumping nei confronti dei paesi interessati. Tale affermazione è stata ripetuta dopo la divulgazione delle conclusioni definitive. Le parti hanno affermato che l'istituzione di misure antidumping sarebbe contraria all'interesse dei piccoli utilizzatori, perché avrebbero un effetto anticoncorrenziale (i produttori dell'Unione aumenteranno i prezzi) e perché i produttori dell'Unione non producono certi tipi di prodotti piatti di acciaio laminati a freddo.

(146)

Tali asserzioni sono già state trattate nei considerando da 220 a 223 del regolamento provvisorio e dopo la divulgazione delle conclusioni provvisorie o definitive non sono state fornite ulteriori informazioni sostanziali a sostegno di tali affermazioni. L'argomentazione è pertanto respinta.

5.3.   Altre argomentazioni

(147)

Alcune parti hanno sostenuto che la Commissione favoriva i produttori dell'Unione e cercava di riscontrare ad ogni costo l'esistenza di pratiche di dumping.

(148)

Questa affermazione non è stata ulteriormente comprovata. La Commissione sottolinea che l'inchiesta viene condotta nel quadro giuridico applicabile, seguendo le più elevate norme di neutralità e di trasparenza.

(149)

Secondo alcune parti, il fatto che i produttori dell'Unione abbiano importato il prodotto oggetto dell'inchiesta dimostra che essi non sono in grado di soddisfare la domanda dell'Unione.

(150)

Come spiegato anche nel considerando 191 del regolamento provvisorio, vari produttori dell'Unione fanno parte di gruppi siderurgici integrati dotati di società commerciali indipendenti. Questi operatori commerciali sono liberi di acquistare da qualsiasi fonte di loro scelta, anche dai paesi interessati. Occorre sottolineare che tali acquisti hanno rappresentato meno dell'1 % delle vendite dei denuncianti. Oltre a ragioni di autodifesa e di mantenimento dei rapporti commerciali, non vi sono elementi nel fascicolo che indichino che tali importazioni sono state effettuate per il fatto che i produttori dell'Unione non erano in grado di soddisfare la domanda.

5.4.   Conclusioni relative all'interesse dell'Unione

(151)

In assenza di altre osservazioni sull'interesse dell'Unione, si confermano le conclusioni riportate nei considerando da 229 a 232 del regolamento provvisorio.

6.   MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE

6.1.   Livello di eliminazione del pregiudizio

(152)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, alcune parti hanno comunicato osservazioni sul profitto di riferimento del 5 % utilizzato provvisoriamente per calcolare le vendite sottocosto (underselling), come spiegato nei considerando 237 e 238 del regolamento provvisorio. Una parte interessata ha sostenuto che i profitti del settore non sarebbero stati superiori al 5 % e un'altra ha affermato che un profitto di riferimento del 5 % era eccessivo. Tali affermazioni non sono state suffragate da elementi di prova.

(153)

Eurofer ha considerato troppo basso il profitto di riferimento del 5 %. In primo luogo, ha respinto l'accenno al profitto di riferimento sui prodotti laminati magnetici a grani orientati, per il fatto che, tra l'altro, la ricerca e sviluppo, i mercati e la natura dell'acciaio erano diversi. In secondo luogo, Eurofer ha affermato che le prove disponibili e verificabili anteriori al 2009 dimostravano che il profitto di riferimento utilizzato doveva essere almeno del 10 %. Nel sostenere questo, Eurofer si è basata in parte sulle informazioni fornite dai produttori denuncianti che erano stati inclusi nel campione e che, su richiesta della Commissione, avevano fornito anche dati sulla redditività tra l'altro per il periodo 2005-2008 e in parte sulla redditività raggiunta da alcuni altri produttori dell'Unione in tale periodo. Eurofer ha aggiunto che il profitto di riferimento non dovrebbe essere stabilito sulla base degli anni in cui l'industria è stata colpita dalla crisi economica o dalle importazioni in dumping provenienti dai paesi interessati. In terzo luogo Eurofer ha sostenuto che il profitto di riferimento dovrebbe essere adeguato alla luce delle importazioni effettuate dopo il periodo dell'inchiesta e di un continuo deprezzamento supplementare sleale delle importazioni in esame. Essa ha inoltre sottolineato che in passato le istituzioni dell'Unione si erano già basate su un livello di profitto superiore al normale per compensare il pregiudizio causato da importazioni oggetto di dumping (9).

(154)

Tali osservazioni sono state debitamente analizzate. Va ricordato innanzitutto che, come indicato al considerando 236 del regolamento provvisorio, l'inchiesta aveva stabilito che per tutto il periodo in esame sono stati importati volumi significativi dai paesi interessati che hanno avuto un effetto negativo, tra l'altro, sulla redditività dell'industria dell'Unione. Pertanto, nessuno degli anni del periodo in esame poteva essere considerato indicativo per stabilire il profitto che poteva ragionevolmente essere ottenuto in normali condizioni di concorrenza. Dato che l'unica osservazione ricevuta a tale riguardo nella fase provvisoria non era sufficientemente motivata, la Commissione ha deciso di stabilire provvisoriamente il profitto di riferimento sulla base dei risultati delle inchieste riguardanti altri prodotti siderurgici. Tuttavia, dopo l'istituzione delle misure provvisorie la Commissione ha esaminato ulteriormente la questione non solo prendendo in considerazione le osservazioni pervenute dopo la divulgazione delle conclusioni, ma anche chiedendo maggiori informazioni a tale riguardo e analizzandole.

(155)

Come già indicato al considerando 8, dopo l'istituzione delle misure provvisorie la Commissione ha invitato i produttori dell'Unione inclusi nel campione a fornire dati sulla redditività per quanto riguarda il prodotto simile venduto sul mercato dell'Unione negli anni dal 2005 al 2010 (le stesse informazioni per il periodo dal 2011 al periodo dell'inchiesta erano già state fornite con le risposte al questionario iniziale). Tali informazioni sono state fornite e debitamente verificate. La redditività media ponderata per gli anni dal 2005 al 2008 che ha potuto essere calcolata su tale base era compresa, per ciascuno di questi anni, tra il 9 % e il 15 %. Gli anni dal 2005 al 2008 sono risultati rappresentativi per stabilire un profitto di riferimento, perché non sono stati colpiti dalla crisi economica che ha inciso fortemente sul settore a partire dal 2009 e non sono stati caratterizzati da condizioni di mercato eccezionalmente favorevoli. Inoltre, il volume delle importazioni dai paesi interessati e da altri paesi durante quegli anni rivelava una forte concorrenza.

(156)

In base a quanto precede, la Commissione ritiene quindi che il profitto di riferimento raggiunto dall'industria nell'anno rappresentativo più recente, cioè il 2008, costituisca una base più adeguata per stabilire un profitto di riferimento per questa industria rispetto al profitto di riferimento del 5 % utilizzato provvisoriamente. Tale margine di profitto medio ponderato ammonta al 9,9 % e i calcoli delle vendite sottocosto sono stati adeguati di conseguenza. Dato che questo margine di profitto è basato sui dati della redditività reale per il prodotto in esame, esso costituisce la migliore informazione disponibile a tal fine.

(157)

Alcuni produttori esportatori sono tornati sulla questione dei margini di pregiudizio utilizzati per stabilire il livello di eliminazione del pregiudizio nelle loro osservazioni presentate in seguito alla divulgazione delle conclusioni definitive. Citando il punto 60 della sentenza EFMA (10) hanno sottolineato che «per calcolare il prezzo indicativo atto ad eliminare il pregiudizio di cui trattasi [il margine di profitto da usare] deve essere limitato al margine di profitto che l'industria comunitaria potrebbe ragionevolmente prevedere in normali condizioni di concorrenza, in assenza delle importazioni oggetto di dumping». Tali produttori esportatori hanno anche sostenuto che il profitto realizzato nell'anno 2011 costituisce un margine di profitto attendibile in assenza di importazioni oggetto di dumping. Se si tiene conto del fatto che i dati del fascicolo per il periodo dal 2009 al periodo dell'inchiesta non erano chiaramente appropriati a causa della presenza significativa di importazioni in dumping a basso prezzo e della crisi finanziaria del 2009, che ha colpito il settore siderurgico anche nel 2010 e nel 2011, è evidente che la Commissione aveva validi motivi per risalire ancora più indietro (se esistevano dati disponibili) per individuare l'anno rappresentativo più recente e che il periodo 2005-2008 dovrebbe quindi essere esaminato. In base ai dati disponibili si è concluso che l'anno 2008 era il più appropriato per i motivi suddetti. L'asserzione che si tratti di una scelta di comodo è priva di fondamento, dato che il 2008 non è stato affatto l'anno con il profitto più elevato del periodo 2005-2008. Il 2008 è stato scelto perché era l'anno più recente con condizioni di concorrenza normali. Da un esame dei prezzi del mercato dell'Unione, dei dati sulle importazioni e del consumo dell'Unione risulta infatti che esisteva una situazione normale di mercato concorrenziale.

(158)

Il metodo utilizzato per stabilire il profitto normale per il livello di eliminazione del pregiudizio è quindi pienamente in linea con la sentenza EFMA e l'argomentazione è stata respinta.

(159)

Gli stessi produttori esportatori hanno sostenuto che, come indicato nel considerando 122, la Commissione non aveva tenuto conto, nella sua analisi della situazione dell'industria dell'Unione, degli eventi che hanno avuto luogo nel 2010 per il fatto che erano avvenuti prima del periodo di analisi, mentre aveva deciso di ricorrere all'anno 2008 per determinare il profitto di riferimento. A tale riguardo va notato che il periodo in esame per l'analisi della situazione dell'industria dell'Unione è stato limitato al periodo che va dal 2011 al periodo dell'inchiesta, come previsto nel considerando 20 del regolamento provvisorio, ma non esistono limiti giuridici che impediscano alla Commissione di ricorrere a periodi non compresi nel periodo in esame per stabilire un margine di profitto ragionevole, purché il periodo scelto sia rappresentativo del livello di profitto che potrebbe essere realizzato in assenza di importazioni oggetto di dumping. Ciò viene debitamente spiegato nel considerando 157. Tale affermazione deve pertanto essere respinta.

(160)

Le stesse parti hanno affermato che, in assenza di «altri indicatori di pregiudizio» per il periodo 2005-2008, le parti interessate non hanno potuto presentare osservazioni pertinenti sulla correttezza del livello del profitto di riferimento. A tale proposito va notato che la determinazione dell'anno più recente in cui prevalevano condizioni di mercato normali e la valutazione della situazione dell'industria dell'Unione nel periodo in esame costituiscono due esercizi distinti, in cui la Commissione non esige e/o analizza la stessa serie di informazioni. Gli «altri indicatori di pregiudizio» non sono rilevanti per stabilire se in un determinato anno prevalgano condizioni di mercato normali. L'argomentazione è quindi stata respinta.

(161)

Alcuni produttori esportatori hanno sostenuto che i dati della redditività del 2008 non avrebbero dovuto essere utilizzati perché non rientrano nel periodo che va dal 2011 al periodo dell'inchiesta. Dalla suddetta sentenza EFMA risulta tuttavia che durante il periodo in esame nessun anno era adeguato per la determinazione di un profitto di riferimento. Dato che nella fase provvisoria, la Commissione non disponeva di informazioni attendibili, verificate e utilizzabili sulla redditività fornite dall'industria, essa si è basata su tassi di redditività utilizzati in altre inchieste. Tuttavia, dato che aveva ricevuto e verificato informazioni supplementari sulla redditività in seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie e dato che queste informazioni si sono rivelate indicative per un profitto che poteva essere ragionevolmente ottenuto in condizioni di concorrenza normali in questo settore, l'utilizzo di questo profitto è più appropriato dell'utilizzo di una cifra condizionata da condizioni di mercato differenti (prodotti, condizioni di concorrenza), anche se più recente. L'argomentazione è stata quindi respinta.

(162)

Un produttore esportatore russo ha dichiarato che non era stato calcolato il margine di vendita sottocosto per i tipi di prodotti trattati da importatori collegati all'ingresso nel mercato dell'Unione. Poiché erano disponibili dati che hanno permesso di includere tali vendite, l'argomentazione è stata accettata e i margini di sottoquotazione (undercutting) e di vendita sottocosto (underselling) sono stati aggiornati di conseguenza.

(163)

Lo stesso produttore esportatore russo ha affermato che la determinazione del livello di vendita sottocosto non era corretta. Egli ha affermato che i valori del costo di produzione dell'industria dell'Unione utilizzati per calcolare le vendite sottocosto erano molto elevati per alcuni tipi di prodotto, se confrontati con tipi di prodotto quasi identici, e che la Commissione avrebbe dovuto non tenerne conto o adeguarli a un livello realistico. Egli ha anche precisato che, sebbene la media dei prezzi all'esportazione CIF per le importazioni cinesi sia più elevata del 3 %, il margine di vendita sottocosto degli esportatori russi è doppio. Infine, ha affermato che il volume di prodotti comparabili venduto dall'industria dell'Unione rappresentava solo il 6,4 % del volume complessivo delle sue esportazioni.

(164)

Dopo un ulteriore controllo la Commissione ha tuttavia stabilito che i dati relativi al costo di produzione dell'industria dell'Unione erano esatti. Per quanto riguarda la differenza tra il valore CIF e il margine di vendita sottocosto, va notato che tale confronto è semplicistico e non tiene conto delle possibili variazioni del prezzo e dei costi tra i diversi tipi di prodotto, dal punto di vista dell'Unione o del produttore esportatore. Va inoltre osservato che il regolamento di base non fissa alcuna soglia per quanto riguarda il confronto tra il volume esportato e il corrispondente volume venduto dall'industria dell'Unione per i prodotti simili. In ogni caso, tenuto conto dell'argomentazione di cui al considerando 162, il volume di prodotti comparabili venduto dall'industria dell'Unione rappresentava il 10 % del volume complessivo delle sue esportazioni. A tale riguardo va notato inoltre che più del 90 % dei prodotti esportati nell'Unione da questo specifico produttore esportatore potrebbe essere messo in rapporto con un prodotto comparabile dell'Unione. In base a quanto precede, quest'argomentazione deve essere respinta.

(165)

Alcuni produttori esportatori hanno contestato l'applicazione da parte della Commissione dell'articolo 2, paragrafo 9, per i calcoli del pregiudizio e hanno dichiarato che l'articolo 2, paragrafo 9, fa parte delle disposizioni sul dumping del regolamento di base e non può essere utilizzato per analogia per calcolare il pregiudizio. Essi hanno affermato che il prezzo di libera pratica dovrebbe essere basato sul prezzo effettivamente praticato dagli importatori collegati nell'Unione ai primi acquirenti indipendenti nell'Unione.

(166)

Lo scopo del calcolo di un margine di pregiudizio è determinare se sia sufficiente, per eliminare il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping, applicare al prezzo all'esportazione di tali importazioni un'aliquota del dazio inferiore (rispetto a quella basata sul margine di dumping). Tale valutazione dovrebbe essere basata sul prezzo all'esportazione franco frontiera dell'Unione, che è considerato un livello comparabile al prezzo franco fabbrica dell'industria dell'Unione. Nel caso delle vendite all'esportazione tramite importatori collegati, per analogia con il metodo seguito per il calcolo del margine di dumping, il prezzo all'esportazione è costruito sulla base del prezzo di rivendita al primo acquirente indipendente, debitamente adeguato in conformità all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Dato che il prezzo all'esportazione è un elemento indispensabile nel calcolo del margine di pregiudizio e detto articolo è la sola disposizione del regolamento di base che fornisce indicazioni sulla costruzione del prezzo all'esportazione, l'applicazione di tale articolo per analogia è giustificata.

(167)

Il metodo proposto da questa parte condurrebbe inoltre una disparità di trattamento nel calcolo dei suoi margini e di quelli degli altri produttori esportatori inclusi nel campione che vendono a importatori indipendenti. Il metodo usato per gli altri produttori esportatori inclusi nel campione si basava su un prezzo all'esportazione a livello CIF, che esclude naturalmente le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto per la rivendita nell'Unione dopo lo sdoganamento. La Commissione ritiene che la determinazione del prezzo all'importazione utilizzato per il calcolo della sottoquotazione e della vendita sottocosto non dovrebbe essere influenzata dal fatto che le esportazioni siano destinate a operatori collegati o indipendenti nell'Unione. Il metodo usato dalla Commissione garantisce un trattamento paritario in entrambe le circostanze.

(168)

La Commissione ha pertanto ritenuto che l'approccio adottato era corretto e ha respinto tali argomentazioni.

(169)

Dopo la divulgazione delle conclusioni definitive, una parte interessata ha sostenuto che, a causa della detrazione delle spese SGA e del profitto dal prezzo di vendita, i tassi di vendita sottocosto e di dumping non potevano più essere confrontati correttamente, perché il denominatore per il calcolo (cioè il prezzo CIF) non era più lo stesso. L'affermazione è stata respinta, dato che le detrazioni delle spese SGA e del profitto incidono solo sul numeratore del rapporto e non sul denominatore.

(170)

In seguito della divulgazione delle conclusioni definitive, alcune parti interessate hanno inoltre affermato che la detrazione delle spese SGA e dei profitti alterava l'effetto della regola del dazio inferiore. Tuttavia, visto che un metodo comparabile è stato applicato per il calcolo del dumping, è chiaro che non esiste alcuna distorsione della regola del dazio inferiore. L'argomentazione è stata quindi respinta.

(171)

Una parte interessata ha dichiarato che la cosiddetto regola del dazio inferiore non era adeguata per eliminare il pregiudizio causato all'industria dell'Unione nel presente caso, per il fatto che mentre il costo di produzione dell'industria dell'Unione è rimasto stabile dopo il periodo dell'inchiesta, i prezzi delle importazioni dalla Russia e dalla Cina sono diminuiti rispettivamente del 19 % e del 22 % tra aprile e dicembre 2015. Su tale base, essa ha affermato che il livello dei rispettivi dazi antidumping provvisori (26,2 % e 16 %) era insufficiente, in quanto i dazi erano stati già in gran parte o interamente assorbiti dalla suddetta diminuzione dei prezzi. A causa di questo calo dei prezzi, i produttori dei paesi interessati sono riusciti ad aumentare il loro volume di esportazioni nell'Unione in modo significativo. La parte ha inoltre fatto riferimento al considerando 26 del regolamento (CE) n. 437/2004 del Consiglio (11), in cui la Commissione ha affermato che le conclusioni dovrebbero limitarsi al periodo dell'inchiesta, tranne nei casi in cui gli effetti dovuti alle nuove circostanze intervenute successivamente siano palesi, incontrovertibili, duraturi, non passibili di manipolazioni, né siano la conseguenza di un'azione deliberata delle parti interessate.

(172)

Tale argomentazione deve essere respinta. Da un lato, l'affermazione che i costi di produzione dell'industria dell'Unione sono rimasti stabili non è stata suffragata da prove fattuali. Dall'altro, benché i prezzi all'importazione dai paesi interessati siano effettivamente scesi in modo significativo dopo la fine del periodo dell'inchiesta, vi sono diverse indicazioni del fatto che nel secondo trimestre del 2016 essi sono nuovamente in aumento. Il calo dei prezzi di vendita non sembra perciò di natura durevole e quindi sarebbe prematuro trattarlo come tale.

(173)

Dato che il livello di collaborazione era elevato, il margine di pregiudizio definitivo per la RPC applicabile ai produttori esportatori non inclusi nel campione che hanno collaborato è stato calcolato come la media dei due produttori esportatori inclusi nel campione. Il margine di pregiudizio definitivo per la RPC applicabile ai produttori esportatori che non hanno collaborato è stato fissato al livello del margine più elevato delle due società che hanno collaborato.

(174)

Per la Russia il margine di pregiudizio definitivo applicabile ai produttori esportatori che non hanno collaborato è stato stabilito in base al margine di pregiudizio di un tipo di prodotto rappresentativo dei produttori esportatori che hanno collaborato. Tale margine si applica a PJSC Novolipetsk Steel perché la sua mancata collaborazione, illustrata in precedenza nella sezione «Dumping», riguardava anche il suo prezzo all'esportazione e quindi il suo margine di pregiudizio.

(175)

Tenuto conto delle questioni menzionate nei considerando da 152 a 172, i margini di pregiudizio e di dumping definitivi, espressi in percentuale del prezzo CIF, franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono indicati nella seguente tabella, che contiene anche le aliquote del dazio definitivo.

Tabella 4

Margini e aliquote del dazio definitivi

Produttori esportatori cinesi

Margine di dumping definitivo (%)

Margine di pregiudizio definitivo (%)

Aliquota del dazio definitivo (%)

Gruppo Angang

59,2

19,7

19,7

Gruppo Shougang

52,7

22,1

22,1

Altre società che hanno collaborato

56,9

20,5

20,5

Tutte le altre società

59,2

22,1

22,1

Produttori esportatori russi

 

 

 

Magnitogorsk Iron & Steel Works OJSC

18,7

26,4

18,7

PAO Severstal

35,9

34,0

34,0

PJSC Novolipetsk Steel

38,9

36,1

36,1

Tutte le altre società

38,9

36,1

36,1

(176)

I suddetti margini di pregiudizio sono stati arrotondati per difetto, se del caso, al decimo più vicino, a seguito delle osservazioni di un produttore esportatore dopo la divulgazione delle conclusioni definitive.

(177)

Le aliquote del dazio antidumping applicate a titolo individuale, specificate nel presente regolamento sono state calcolate in base ai risultati della presente inchiesta. Esse rispecchiano quindi la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione. Tali aliquote del dazio (diversamente dal dazio applicabile a «tutte le altre società» a livello nazionale) sono quindi applicabili esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame originario dei paesi interessati e fabbricato da quelle società, cioè dalle specifiche persone giuridiche menzionate. Il prodotto importato in esame fabbricato da altre società il cui nome non è espressamente menzionato nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle espressamente menzionate, non dovrebbero beneficiare di tali aliquote e dovrebbero essere assoggettate all'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società».

(178)

Le richieste di applicazione di queste aliquote del dazio antidumping individuali (ad esempio in seguito a un cambiamento del nome della società o alla creazione di nuove entità di produzione o di vendita) devono essere inviate alla Commissione (12), con di tutte le informazioni pertinenti riguardanti, in particolare, qualsiasi modifica delle attività della società legate alla produzione e alle vendite sul mercato interno e all'esportazione, che è connessa, ad esempio, a tale cambiamento del nome della società o delle entità di produzione e di vendita. Se opportuno, il presente regolamento sarà modificato di conseguenza aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote del dazio individuali.

(179)

Al fine di ridurre al minimo i rischi di elusione, si ritiene che nel presente caso siano necessarie misure speciali per garantire la corretta applicazione delle misure antidumping. Tali misure speciali comprendono: la presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura commerciale valida, che deve essere conforme alle prescrizioni dell'articolo 1, paragrafo 3, del presente regolamento. Le importazioni non accompagnate da tale fattura devono essere assoggettate all'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società».

6.2.   Riscossione definitiva dei dazi provvisori

(180)

Visti i margini di dumping constatati e il livello di pregiudizio causato all'industria dell'Unione, è opportuno riscuotere definitivamente gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio istituito dal regolamento provvisorio.

6.3.   Esecutività delle misure

(181)

In seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie, il denunciante ha affermato che alcuni produttori esportatori avevano iniziato ad assorbire i dazi provvisori istituiti rifiutando di aumentare i prezzi. Tale affermazione non può essere verificata nell'ambito della presente inchiesta. In caso di presentazione di una domanda di inchiesta antiassorbimento separata, potrebbe essere aperto un riesame a norma dell'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento, se vengono forniti elementi di prova prima facie.

(182)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato istituito a norma dell'articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 2016/1036,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, o altri acciai legati, ad esclusione dell'acciaio inossidabile, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo, attualmente classificati con i codici NC ex 7209 15 00 (codice TARIC 7209150090), 7209 16 90, 7209 17 90, 7209 18 91, ex 7209 18 99 (codice TARIC 7209189990), ex 7209 25 00 (codice TARIC 7209250090), 7209 26 90, 7209 27 90, 7209 28 90, 7211 23 30, ex 7211 23 80 (codici TARIC 7211238019, 7211238095 e 7211238099), ex 7211 29 00 (codici TARIC 7211290019 e 7211290099), 7225 50 80 e 7226 92 00 e originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa.

I seguenti tipi di prodotto sono esclusi dalla definizione del prodotto in esame:

i prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo, anche arrotolati, di qualsiasi spessore, elettrici,

i prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, arrotolati, di spessore inferiore a 0,35 mm, ricotti (noti come «bande nere»),

i prodotti laminati piatti di altri acciai legati, di tutte le larghezze, di acciaio al silicio detto «magnetico», e

i prodotti laminati piatti di acciaio legato, semplicemente laminati a freddo, di acciaio rapido.

2.   Le aliquote del dazio antidumping definitivo applicabili al prezzo netto franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, del prodotto di cui al paragrafo 1, fabbricato dalle società sottoelencate, sono le seguenti:

Paese

Società

Aliquota del dazio definitivo (%)

Codice addizionale TARIC

RPC

Angang Steel Company Limited, Anshan

19,7

C097

Tianjin Angang Tiantie Cold Rolled Sheets Co. Ltd, Tianjin

19,7

C098

Altre società che hanno collaborato elencate nell'allegato

20,5

 

Tutte le altre società

22,1

C999

Russia

Magnitogorsk Iron & Steel Works OJSC, Magnitogorsk

18,7

C099

PAO Severstal, Cherepovets

34

C100

Tutte le altre società

36,1

C999

3.   L'applicazione delle aliquote del dazio antidumping individuali specificate per le società menzionate al paragrafo 2 è subordinata alla presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura commerciale valida, sulla quale figuri una dichiarazione, datata e firmata da un responsabile del soggetto giuridico che emette tale fattura, identificato dal nome e dalla funzione, formulata come segue: «Il sottoscritto certifica che il (volume) dei prodotti piatti di acciaio laminati a freddo venduti all'esportazione nell'Unione europea e oggetto della presente fattura, è stato fabbricato da (nome e indirizzo della società) (codice addizionale TARIC) in (paese interessato). Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella presente fattura sono complete ed esatte.» Qualora tale fattura non sia presentata, si applica l'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società».

4.   Salvo diverse disposizioni, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.

Articolo 2

Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio in conformità al regolamento di esecuzione (UE) 2016/181 della Commissione sono riscossi in via definitiva. Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio antidumping definitivo.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 29 luglio 2016

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 176 del 30.6.2016, pag. 21.

(2)  Regolamento di esecuzione (UE) 2016/181 della Commissione, del 10 febbraio 2016, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa (GU L 37 del 12.2.2016, pag. 1).

(3)  GU C 161 del 14.5.2015, pag. 9.

(4)  Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2325 della Commissione, dell'11 dicembre 2015, che dispone la registrazione delle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa (GU L 328 del 12.12.2015, pag. 104).

(5)  Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1329 della Commissione, del 29 luglio 2016, che riscuote il dazio antidumping definitivo sulle importazioni registrate di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa. (Cfr. pagina 27 della presente Gazzetta ufficiale).

(6)  Regolamento (CE) n. 2852/2000 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, che istituisce un dazio definitivo antidumping e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito sulle importazioni di fibre di poliesteri in fiocco originarie dell'India e della Repubblica di Corea (GU L 332 del 28.12.2000, pag. 17).

(7)  La società ha informato la Commissione che in seguito a modifiche nella legislazione russa essa ha cambiato la sua forma giuridica da società per azioni aperta (Open Joint Stock Company — OJSC) a società per azioni pubblica (Public Joint Stock Company — PJSC). Tale modifica ha effetto dal 1o gennaio 2016.

(8)  Causa C-315/90, Gimelec e a. contro Commissione, sentenza del 27 novembre 1991, EU:C:1991:447, punto 23.

(9)  Regolamento (CEE) n. 3262/90 della Commissione, del 5 novembre 1990, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di audiocassette originarie del Giappone, della Repubblica di Corea e di Hong Kong (GU L 313 del 13.11.1990, pag. 5).

(10)  Causa T-210/95 European Fertilizer Manufacturer's Association (EFMA) contro Consiglio [1999] Racc. II-3291.

(11)  Regolamento (CE) n. 437/2004 del Consiglio, dell'8 marzo 2004, che istituisce un dazio antidumping definitivo e riscuote in via definitiva il dazio provvisorio istituito sulle importazioni di trote grosse arcobaleno originarie della Norvegia e delle Isole Færøer (GU L 72 dell' 11.3.2004, pag. 23).

(12)  Commissione europea, Direzione generale del Commercio, Direzione H, 1049 Bruxelles, Belgio.


ALLEGATO

Produttori esportatori cinesi che hanno collaborato non inclusi nel campione:

Paese

Nome

Codice addizionale TARIC

RPC

Hebei Iron and Steel Co., Ltd., Shijiazhuang

C103

RPC

Handan Iron & Steel Group Han-Bao Co., Ltd., Handan

C104

RPC

Baoshan Iron & Steel Co., Ltd., Shanghai

C105

RPC

Shanghai Meishan Iron & Steel Co., Ltd., Nanjing

C106

RPC

BX Steel POSCO Cold Rolled Sheet Co., Ltd., Benxi

C107

RPC

Bengang Steel Plates Co., Ltd, Benxi

C108

RPC

WISCO International Economic & Trading Co. Ltd., Wuhan

C109

RPC

Maanshan Iron & Steel Co., Ltd., Maanshan

C110

RPC

Tianjin Rolling-one Steel Co., Ltd., Tianjin

C111

RPC

Zhangjiagang Yangtze River Cold Rolled Sheet Co., Ltd., Zhangjiagang

C112

RPC

Inner Mongolia Baotou Steel Union Co., Ltd., Baotou City

C113


4.8.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 210/27


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/1329 DELLA COMMISSIONE

del 29 luglio 2016

che riscuote il dazio antidumping definitivo sulle importazioni registrate di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea (1) («il regolamento di base»), in particolare l'articolo 10, paragrafo 4,

considerando quanto segue:

A.   PROCEDURA

1.   Introduzione

(1)

Il 14 maggio 2015 la Commissione europea («la Commissione»), in seguito a una denuncia della European Steel Association («Eurofer» o «il denunciante»), ha avviato un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni nell'Unione di alcuni prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, o di altri acciai legati ad esclusione dell'acciaio inossidabile, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo («prodotti piatti di acciaio laminati a freddo» o «PALF»), originari della Repubblica popolare cinese («RPC») e della Federazione russa («Russia») (collettivamente denominati «paesi interessati») in base all'articolo 5 del regolamento di base.

(2)

Il 12 novembre 2015 il denunciante ha presentato una richiesta di registrazione a norma dell'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base. La Commissione, mediante il regolamento di esecuzione (UE) 2015/2325 della Commissione (2) («il regolamento relativo alla registrazione»), ha disposto la registrazione delle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa. A norma dell'articolo 1, paragrafo 2, di detto regolamento le parti interessate sono state invitate a comunicare le proprie osservazioni per iscritto, a fornire elementi di prova o a chiedere di essere sentite entro un termine stabilito. Sono state ricevute osservazioni in merito alla registrazione dal denunciante, dall'Associazione dei produttori siderurgici cinesi («CISA», China Iron & Steel Association), dal ministero dello sviluppo economico della Federazione russa, dai produttori esportatori russi, dagli importatori e/o dagli utenti.

(3)

Mediante il regolamento di esecuzione (UE) 2016/181 della Commissione (3) la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa.

(4)

L'analisi e la determinazione finali della Commissione riguardo al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse dell'Unione figurano nel regolamento di esecuzione (UE) 2016/1328 della Commissione (4) («il regolamento definitivo»). Il presente regolamento riguarda unicamente la questione della registrazione, le osservazioni ricevute in relazione alla registrazione e la riscossione retroattiva del dazio antidumping in questione.

2.   Procedura relativa alla retroattività successiva all'istituzione delle misure provvisorie

(5)

Al fine di valutare se l'applicazione retroattiva dei dazi definitivi fosse giustificata la Commissione ha analizzato le importazioni, il consumo, i prezzi e i volumi di vendita prima e dopo l'apertura dell'inchiesta. Nell'ambito di tale analisi la Commissione ha anche inviato questionari a importatori e/o utenti del prodotto in esame relativi ai loro volumi delle importazioni, prezzi all'importazione e inventari nel periodo successivo al periodo dell'inchiesta («PI»), cioè dal 1o aprile 2015 al 31 gennaio 2016. Sono pervenute risposte da 22 importatori e/o utenti indipendenti e collegati. Sono stati inoltre inviati questionari al denunciante e ai cinque produttori dell'Unione inclusi nel campione in merito alle vendite nel periodo successivo al periodo dell'inchiesta, cioè dal 1o aprile 2015 al 31 gennaio 2016. Sono pervenute risposte dal denunciante e da tutti i produttori dell'Unione inclusi nel campione.

(6)

Al fine di verificare le risposte al questionario di cui al considerando 5 sono state effettuate visite di verifica in loco dei dati presentati dalle seguenti parti:

a)

produttori dell'Unione

ThyssenKrupp Germany, Duisburg, Germania;

ArcelorMittal Belgium NV, Gent, Belgio;

ArcelorMittal Sagunto SL, Puerto de Sagunto, Spagna.

b)

Importatori/utenti indipendenti

Duferco SA, Lugano, Svizzera;

Marcegaglia Carbon Steel, Mantova, Italia.

(7)

Su richiesta di Eurofer il 3 maggio 2016 si è tenuta un'audizione con il consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale. Detta audizione si è svolta nel quadro del procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa. Una delle questioni sollevate riguardava l'eventuale riscossione retroattiva del dazio antidumping definitivo.

(8)

Su richiesta degli importatori i servizi della Commissione hanno anche tenuto due audizioni sulla questione della riscossione retroattiva del dazio antidumping.

(9)

La Commissione ha informato tutte le parti dei fatti principali e delle considerazioni in base ai quali intendeva riscuotere un dazio antidumping definitivo sulle importazioni registrate di PALF («la comunicazione supplementare»). A tutte le parti è stato accordato un periodo entro il quale presentare osservazioni in merito alla comunicazione supplementare. Le osservazioni presentate dalle parti interessate sono state esaminate e, ove opportuno, tenute in considerazione.

(10)

In seguito alla comunicazione supplementare alcune parti hanno presentato osservazioni. Il 15 giugno 2016 un gruppo di importatori ha avuto un'udienza con il consigliere auditore nei procedimenti in materia commerciale. Successivamente a tale udienza una parte interessata ha presentato osservazioni.

B.   RISCOSSIONE RETROATTIVA DI DAZI ANTIDUMPING

1.   Principi generali per la registrazione e la riscossione retroattiva di dazi antidumping

(11)

Nella comunicazione «Acciaio: mantenere occupazione sostenibile e crescita in Europa» (5) la Commissione assicura al settore un rimedio effettivo molto prima dell'istituzione di misure provvisorie; a tal fine si registrano le importazioni prima di adottare misure provvisorie, il che consente alla Commissione di applicare retroattivamente i dazi antidumping definitivi tre mesi prima dell'adozione delle misure provvisorie, se sussistono i presupposti giuridici del caso. Detti presupposti giuridici sono fissati nell'articolo 10, paragrafo 4, e nell'articolo 14, paragrafo 5 del regolamento di base, che sono basati sugli articoli 10.6 e 10.7 dell'accordo antidumping dell'OMC («WTO ADA», World Trade Organisation Anti-dumping Agreement).

(12)

Tali presupposti giuridici stabiliscono un meccanismo in due fasi per impedire che l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo da applicare risulti compromesso.

(13)

Poiché si tratta del primo caso in cui si riscontra che sussistono le condizioni per la riscossione retroattiva dei dazi antidumping la Commissione ritiene necessario illustrare in dettaglio la metodologia applicata per giungere a tale conclusione.

(14)

Il primo passo, basato sull'idea di impedire che l'effetto riparatore dei dazi sia compromesso, è la registrazione delle importazioni a norma dell'articolo 14, paragrafo 5 del regolamento di base e dell'articolo 10.7 del WTO ADA, il quale prevede anche si notifichi alle parti interessate, in particolare agli importatori, che esiste la possibilità della riscossione retroattiva dei dazi nel caso in cui le condizioni sostanziali vengano soddisfatte. Laddove la prevenzione non sia sufficiente a conservare l'effetto riparatore dei dazi definitivi, il secondo passo è la riscossione retroattiva dei dazi antidumping per i prodotti messi in consumo non oltre 90 giorni prima della data di applicazione delle misure provvisorie, ma non prima dell'apertura dell'inchiesta, a norma dell'articolo 10, paragrafo 4 del regolamento di base e dell'articolo 10.6 del WTO ADA.

(15)

Ciascuna di queste due misure può essere adottata soltanto laddove sussistano le condizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base e all'articolo 10.6 del WTO ADA.

(16)

La Commissione ritiene opportuno definire il modo in cui interpreta e applica le condizioni «ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni» e «possibilità di compromettere gravemente l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo», di cui all'articolo 10, paragrafo 4, lettera d), del regolamento di base per decidere in merito all'istituzione retroattiva di dazi antidumping.

(17)

La seconda delle due condizioni alternative di cui all'articolo 10, paragrafo 4, lettera c), del regolamento di base sarà sempre soddisfatta nel momento in cui l'apertura del procedimento sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Non è pertanto necessario fornire ulteriori chiarimenti in merito all'articolo 10, paragrafo 4, lettera c), del regolamento di base.

(18)

L'articolo 10, paragrafo 4, lettera d), del regolamento di base dispone quanto segue:

«oltre al livello delle importazioni che hanno cagionato un pregiudizio nel periodo dell'inchiesta, si rileva un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni che, alla luce della collocazione nel tempo e del volume, nonché di altre circostanze, potrebbe gravemente compromettere l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo da applicare.»

(19)

Secondo l'interpretazione datane dalla Commissione l'articolo 10, paragrafo 4, lettera d), del regolamento di base fissa due condizioni che devono essere soddisfatte perché la Commissione possa riscuotere retroattivamente il dazio antidumping definitivo [in aggiunta alle condizioni stabilite nell'articolo 10, paragrafo 4, lettera c), del regolamento di base, e nell'articolo 10, paragrafo 4, parte introduttiva, in combinato disposto con l'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base]. Le due condizioni sono le seguenti:

a)

oltre al livello delle importazioni che hanno cagionato un pregiudizio nel periodo dell'inchiesta si rileva un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni; e

b)

detto ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni, alla luce della collocazione nel tempo e del volume, nonché di altre circostanze, potrebbe gravemente compromettere l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo da applicare.

1.1.   Ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni

(20)

Per poter determinare se vi sia un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni occorre procedere ad un confronto statistico (6). A tale riguardo è necessario stabilire quale periodi di tempo devono essere confrontati.

1.1.1.   Periodi da confrontare

(21)

Da un lato il regolamento di base fa riferimento al livello di importazioni durante il periodo dell'inchiesta; dall'altro lato le parole «ulteriore» e «oltre» implicano che il livello delle importazioni durante il periodo dell'inchiesta andrebbe confrontato con il livello delle importazioni successive al periodo dell'inchiesta.

(22)

Nel contempo il periodo da confrontare con il periodo dell'inchiesta non può cominciare prima che venga soddisfatta una delle due condizioni alternative stabilite dall'articolo 10, paragrafo 4, lettera c) del regolamento di base. Nel caso in cui gli importatori vengano a conoscenza dell'eventualità di un dumping unicamente per mezzo della pubblicazione dell'avviso di apertura nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, il momento della pubblicazione dovrebbe essere considerato l'inizio del secondo periodo.

(23)

L'analisi complessiva mira a valutare se sussistano le condizioni per applicare il dazio prima della data di applicazione delle misure provvisorie. Di conseguenza il secondo periodo dovrebbe terminare con l'istituzione delle misure provvisorie, momento in cui cessa di applicarsi la registrazione delle importazioni (7).

(24)

Le statistiche sulle importazioni sono disponibili unicamente su base mensile. La Commissione pertanto utilizzerebbe per l'ultimo periodo i dati dell'intero mese di calendario successivo alla pubblicazione dell'avviso di apertura nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, che rappresenta il momento in cui gli importatori vengono informati della situazione. Se la fonte dell'informazione è un evento diverso, ad esempio precedenti di pratiche di dumping per un periodo prolungato, il mese cui fare riferimento sarebbe quello successivo all'evento che dà luogo all'informazione, ma non precedente all'intero primo mese successivo al periodo dell'inchiesta. Per quanto riguarda il punto finale la Commissione stabilisce due valori: uno che comprende il mese in cui cominciano le misure provvisorie e uno che lo esclude.

(25)

La Commissione di norma stabilisce un livello medio mensile delle importazioni per l'intero periodo dell'inchiesta, che in linea di principio ha una durata di 12 mesi, e un livello medio mensile delle importazioni rilevate tra il momento di acquisizione dell'informazione e l'istituzione delle misure provvisorie. I punti di inizio e fine per il calcolo di quest'ultima media sono stabiliti come illustrato nel paragrafo precedente.

(26)

La Commissione stabilisce inoltre l'evoluzione delle importazioni in termini assoluti, la loro incidenza sull'evoluzione delle scorte del prodotto e sulle quote di mercato e il consumo del prodotto durante il periodo in esame.

1.1.2.   Quando un aumento è da considerarsi sostanziale

(27)

Tale giudizio dovrebbe essere basato su una valutazione caso per caso. Oltre a effettuare un confronto tra medie ponderate mensili la Commissione terrà altresì conto di tutte le altre considerazioni del caso, in particolare l'andamento del consumo complessivo del prodotto in esame nell'Unione, l'evoluzione delle scorte e l'evoluzione delle quote di mercato. Di conseguenza l'analisi dovrebbe essere duplice, in termini assoluti e relativi. Un confronto tra le suddette due medie mensili è pertanto un elemento importante ma non necessariamente decisivo per determinare se l'ulteriore aumento delle importazioni sia «sostanziale».

1.1.3.   Ragioni alla base di questo approccio

(28)

Le importazioni che entrano nell'Unione prima della registrazione non possono in alcun caso essere soggette a dazi antidumping. Esse sono però pertinenti per determinare se sia o meno probabile che le importazioni che entrano nell'Unione dopo la registrazione compromettano l'effetto riparatore dei dazi, per il motivo descritto qui di seguito. A causa tra l'altro dell'esistenza delle scorte, l'effetto riparatore dei dazi (vale a dire un aumento del prezzo dei prodotti importati a causa di un aumento dei prezzi o del dazio) non è mai immediato ma si produce solo dopo che le scorte sono state vendute. Un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni prima della registrazione comporta di norma un sostanziale aumento delle scorte. Ciò significa che l'effetto riparatore dei dazi è ulteriormente ritardato rispetto ad una situazione di scorte normali. Eventuali ulteriori importazioni effettuate nel periodo compreso tra la registrazione e l'istituzione di misure provvisorie, che andrebbero ad aggiungersi alle scorte che superano ampiamente il livello normale, ritarderebbero ulteriormente l'effetto riparatore.

1.2.   È probabile che l'aumento delle importazioni comprometta gravemente l'effetto riparatore dei dazi

(29)

Il secondo passo consiste nel determinare se tale aumento sia tale da compromettere gravemente l'effetto riparatore del dazio definitivo da applicare. L'uso del condizionale «potrebbe» nell'articolato indica che si tratta di un'analisi di natura prospettica. Si tratterà dunque sempre di un'analisi caso per caso, il cui esito dipenderà dalle circostanze concrete di ciascuno dei casi nei quali è stata disposta la registrazione delle importazioni al fine di istituire dazi con effetto retroattivo.

(30)

Tale analisi dovrebbe tener conto, tra l'altro, dell'effetto delle importazioni entrate nell'Unione nel periodo compreso tra la registrazione e l'istituzione di misure provvisorie. Nel caso di assenza o di quantità insignificanti di importazioni la registrazione è risultata sufficiente a evitare ulteriori danni all'industria dell'Unione, cosicché non vi è di norma alcuna giustificazione per compiere il secondo passo, vale a dire l'istituzione retroattiva.

(31)

Nel valutare se l'effetto delle importazioni che sono entrate nell'Unione tra la registrazione e l'istituzione di misure provvisorie sia tale da compromettere gravemente l'effetto riparatore dei dazi, la Commissione analizza in particolare i seguenti fattori:

a)

il volume di tali importazioni;

b)

la tempistica di tali importazioni;

c)

i prezzi di tali importazioni;

d)

qualsiasi altra circostanza pertinente. La Commissione esaminerà tra l'altro i punti seguenti:

i)

le scorte del prodotto importato prima della registrazione;

ii)

l'andamento dei prezzi del prodotto importato dal momento in cui gli importatori vengono informati al momento in cui vengono prese misure provvisorie;

iii)

le modifiche alla configurazione degli scambi che indicano tentativi di eludere la registrazione.

1.3.   Valutazione cumulativa

(32)

In inchieste che interessano più di un paese la decisione di esaminare le importazioni da tali paesi cumulativamente o meno ai fini dell'analisi di cui ai punti 1.1 e 1.2 dipenderà dalla decisione della Commissione di esaminare tali importazioni cumulativamente o meno nell'inchiesta antidumping di base.

2.   Applicazione nel caso di specie

(33)

La registrazione riguarda le importazioni effettuate tra il 12 dicembre 2015 e la data di istituzione delle misure antidumping provvisorie, vale a dire il 12 febbraio 2016. Durante detto periodo le importazioni dai paesi interessati sono ammontate a circa 165 000 tonnellate.

(34)

Come affermato nel considerando 5, le informazioni sono state fornite dal denunciante, da tutti i produttori dell'Unione inclusi nel campione e da 22 importatori e/o utenti indipendenti e collegati. Le loro importazioni rappresentano il 46 % delle importazioni totali dai paesi interessati durante il periodo per il quale sono stati raccolti i dati, vale a dire dall'aprile 2015 al gennaio 2016.

(35)

Al fine di decidere se la riscossione retroattiva dei dazi fosse giustificata la Commissione ha valutato i criteri di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base.

(36)

Per quanto riguarda la registrazione delle importazioni e l'eventuale applicazione retroattiva delle misure antidumping sono state presentate osservazioni che sono analizzate nel seguito.

2.1.   Precedenti di dumping e informazione dell'importatore relativamente al dumping o al pregiudizio

(37)

A norma dell'articolo 10, paragrafo 4, lettera c), del regolamento di base un intervento è giustificato se si sono avute «pratiche di dumping per un periodo prolungato o l'importatore è, oppure dovrebbe essere, informato delle pratiche di dumping per quanto riguarda la loro portata e il pregiudizio presunto o accertato». Nel caso di specie la Commissione ritiene che gli importatori fossero, o avrebbero dovuto essere, informati delle pratiche di dumping per quanto riguarda la loro portata e il pregiudizio presunto o accertato a partire dalla data di apertura dell'inchiesta, per le ragioni illustrate nel considerando 17 e le ragioni seguenti.

(38)

Un importatore ha affermato che gli elementi di prova prima facie dell'esistenza di pratiche di dumping nella denuncia non erano sufficienti a dimostrare che gli importatori fossero, o avrebbero dovuto essere, informati delle pratiche di dumping per quanto riguarda la loro portata e il pregiudizio presunto o accertato. Tale importatore ha osservato in particolare in primo luogo che la denuncia non costituisce di per sé una prova certa del fatto che le pratiche di dumping abbiano effettivamente avuto luogo. In secondo luogo, ammettendo che gli elementi di prova contenuti nella denuncia siano sufficienti a concludere che gli importatori avrebbero dovuto essere informati dell'esistenza del dumping, l'istituzione retroattiva dei dazi sarebbe possibile in ogni singola inchiesta. Infine ha affermato che la denuncia di Eurofer secondo la quale l'esistenza del dumping non poteva essere ignorata dagli importatori per via dei prezzi estremamente bassi delle importazioni cinesi e russe è fuorviante, in quanto tali presunti prezzi bassi non sono sufficienti a dimostrare che le importazioni fossero oggetto di dumping.

(39)

Un'altra parte interessata ha osservato che Eurofer non ha fornito comunicati stampa o altre informazioni disponibili al pubblico e accessibili agli importatori di PALF dell'Unione che si riferissero a pratiche di dumping dei produttori cinesi per specifici prodotti PALF. Detta parte ha sottolineato che i comunicati stampa forniti si riferivano all'acciaio in generale e non specificamente a PALF. Inoltre i comunicati stampa indiani e americani forniti da Eurofer erano irrilevanti in relazione all'informazione degli importatori dell'Unione.

(40)

Innanzitutto è importante sottolineare che l'informazione degli importatori di cui all'articolo 10, paragrafo 4, lettera c) del regolamento di base si riferisce alla portata del dumping e al pregiudizio presunto o accertato (sottolineatura aggiunta). La Commissione ritiene che gli importatori fossero o avrebbero dovuto essere informati della portata delle pratiche di dumping e del pregiudizio presunto sulla base di elementi oggettivi: non solo attraverso la versione non riservata della denuncia, ma anche attraverso l'avviso di apertura del presente procedimento, entrambi disponibili e notificati, al momento dell'apertura, a tutte le parti interessate note, compresi gli importatori, gli utenti e le loro associazioni rappresentative. Le parti interessate hanno inoltre avuto pieno accesso alla versione non riservata della richiesta di registrazione presentata da Eurofer, che era già stata annunciata nella denuncia stessa. L'inchiesta è stata avviata perché si è ritenuto che dagli elementi di prova prima facie nella denuncia risultasse sufficientemente dimostrato che le importazioni dai paesi interessati erano state probabilmente oggetto di dumping sul mercato dell'Unione. Tali elementi di prova coprono il periodo dall'ottobre 2013 al settembre 2014, cioè un periodo di tempo prolungato. Inoltre è stato constatato in via provvisoria e confermato in via definitiva che il dumping ha avuto luogo anche nel periodo dell'inchiesta del procedimento, ossia dall'aprile 2014 al marzo 2015. Si conferma pertanto che gli importatori erano o avrebbero dovuto essere informati del dumping e del pregiudizio presunto a decorrere dalla data di pubblicazione dell'avviso di apertura nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

(41)

È altresì importante rilevare che la riscossione retroattiva dei dazi antidumping è consentita solo su importazioni soggette a registrazione e solo nel caso in cui siano soddisfatti i criteri di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base. È pertanto errato sostenere che l'istituzione retroattiva dei dazi sia possibile «in ogni singola inchiesta». Per quanto riguarda la presunta irrilevanza dei comunicati stampa forniti da Eurofer, la Commissione riconosce che tali articoli non riguardano specificamente PALF ma forniscono un'indicazione affidabile circa la politica dei prezzi dei produttori esportatori di acciaio nei paesi interessati. I comunicati stampa devono inoltre essere valutati alla luce degli altri elementi oggettivi illustrati nei precedenti considerando.

(42)

Le argomentazioni attinenti alla questione dell'informazione degli importatori sono pertanto respinte.

(43)

Nel rispondere alla comunicazione delle conclusioni alcuni importatori hanno sostenuto che la consapevolezza dell'esistenza di pratiche di dumping e del pregiudizio vada vista alla luce del fatto che la retroattività è una «misura eccezionale», il che fissa norme rigorose per l'autorità incaricata dell'inchiesta, e/o che l'approccio proposto in materia di «informazione degli importatori» per quanto riguarda l'articolo 10, paragrafo 4, lettera c) del regolamento di base, è eccessivamente ampio. Essi concludono quindi che l'avviso di apertura non sia sufficiente ad informare gli importatori dell'esistenza del dumping o del pregiudizio e della loro portata. Tuttavia l'avviso di apertura, che ha avuto ampia copertura nella stampa specializzata nel commercio dell'acciaio, e la versione consultabile della denuncia, inviata a importatori e/o utenti noti e messa a disposizione di tutte le parti interessate sin dal primo giorno dell'inchiesta, congiuntamente illustravano con chiarezza (in grande dettaglio) la metodologia applicata e la fonte delle informazioni utilizzate, e indicavano livelli elevati di dumping e di pregiudizio a carico di RPC e Russia. L'entità del dumping era in tale occasione comunicata in termini di percentuale del prezzo cif all'importazione. Nei considerando da 5 a 11 del regolamento relativo alla registrazione la Commissione rammenta inoltre a tutte le parti interessate di disporre di elementi di prova sufficienti in merito alla pratiche di dumping relativamente alla loro portata e al pregiudizio presunto o accertato. La Commissione conclude pertanto che gli importatori erano o avrebbero dovuto essere informati delle pratiche di dumping e del pregiudizio presunti o accertati. Il fatto che non tutte le inchieste sfocino in misure antidumping non significa che gli elementi di prova prima facie del dumping e del pregiudizio non siano stati messi a disposizione degli importatori. La Commissione ritiene quindi che siano state rispettate le norme applicabili in materia.

(44)

I produttori esportatori russi e un importatore hanno sostenuto che la conclusione raggiunta dalla Commissione a norma dell'articolo 10, paragrafo 4, lettera c), del regolamento di base sicuramente non rispetta la norma fissata dall'articolo 10.6, punto i) dell'accordo antidumping dell'OMC il quale stabilisce che l'importatore avrebbe dovuto essere informato del fatto che l'esportatore praticava il dumping e che tale dumping sarebbe stato causa di pregiudizio. Si è inoltre affermato che secondo l'interpretazione della Commissione la condizione relativa «all'informazione» sussiste ogni volta che viene pubblicato un avviso di apertura, il che è inaccettabile. Si è altresì sostenuto che la valutazione del dumping è un processo complesso che comporta l'accesso a segreti commerciali che non possono essere divulgati.

(45)

Occorre in primo luogo ricordare che ciascun membro dell'OMC ha il diritto di stabilire le proprie pratiche e procedure antidumping in base alle proprie circostanze, purché esse non violino le norme dell'OMC. La Commissione ritiene di disporre di norme molto rigorose per l'apertura delle inchieste; inoltre, come indicato nel considerando 43, è stata realizzata un'analisi molto dettagliata del dumping e del pregiudizio sulla base degli elementi di prova disponibili. Tale analisi è stata messa a disposizione di tutte le parti interessate. I dati raccolti comprendono i prezzi all'esportazione e sul mercato interno praticati da specifiche società, che gli importatori avrebbero potuto confrontare facilmente con i prezzi applicati agli acquisti dai paesi interessati per determinare se tali prezzi fossero oggetto di dumping e in quale misura. Si osserva inoltre che, come indicato nel considerando 5, alcune delle risposte sono state ricevute da importatori collegati che avevano accesso alle informazioni pertinenti relative ai prezzi sul mercato interno e all'esportazione. Va altresì osservato che le norme dell'OMC non prevedono che gli importatori debbano essere in grado di effettuare un calcolo dettagliato del dumping ma piuttosto che debbano essere a conoscenza della sua portata. Inoltre sono stati resi disponibili anche l'analisi dei vari indicatori di pregiudizio e i calcoli dettagliati relativi alle sottoquotazioni (undercutting) e alle vendite sottocosto (underselling), dai quali risultava che le importazioni oggetto di dumping avrebbero causato un pregiudizio.

(46)

Un importatore ha inoltre sostenuto che i suoi fornitori gli avevano assicurato di non esercitare pratiche di dumping, senza tuttavia fornire prove a riguardo. L'argomentazione va quindi respinta.

(47)

I produttori esportatori russi hanno contestato la conclusione relativa all'esistenza del dumping e hanno dichiarato che gli importatori sono venuti a conoscenza dell'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base e della portata del dumping soltanto il 12 febbraio 2016. A questo proposito va rilevato che le informazioni del fascicolo di cui sopra, vale a dire l'avviso di apertura e la versione non riservata della denuncia che è stata inviata o messa a disposizione degli importatori, fornivano una chiara indicazione della portata del dumping, e che l'istituzione di misure provvisorie non ha fatto che confermare tali informazioni. L'argomentazione va quindi respinta.

(48)

La Commissione conferma pertanto che in questo caso specifico gli importatori disponevano di chiare prove delle pratiche di dumping pregiudizievoli attuate dagli esportatori cinesi e russi.

2.2.   Un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni che potrebbe compromettere l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo

(49)

A norma dell'articolo 10, paragrafo 4, lettera d), del regolamento di base è necessario che «oltre al livello delle importazioni che hanno cagionato un pregiudizio nel periodo dell'inchiesta» vi sia «un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni».

2.2.1.   Un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni

(50)

In base ai dati Eurostat (8) (al momento della valutazione disponibili fino al marzo 2016 compreso), il volume medio mensile delle importazioni dai paesi interessati durante il periodo dell'inchiesta ammontava a 118 912 tonnellate. Il volume medio mensile delle importazioni dai paesi interessati nel periodo compreso tra l'intero primo mese dopo la pubblicazione dell'avviso di apertura dell'inchiesta nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e l'intero ultimo mese precedente all'istituzione delle misure provvisorie (giugno 2015 — gennaio 2016) è stato pari a 162 457 tonnellate, ossia il 37 % in più rispetto al periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo il volume complessivo delle importazioni è stato di 1 299 658 tonnellate, di cui 721 386 tonnellate dalla RPC e 578 272 tonnellate dalla Russia. Se il volume medio mensile delle importazioni dalla RPC e dalla Russia si confrontano separatamente si rileva un aumento dei volumi medi mensili delle importazioni del 48 % e del 25 % per la RPC e la Russia rispettivamente.

(51)

Se si considera il periodo compreso tra l'intero primo mese successivo all'apertura e il mese in cui sono state prese le misure provvisorie incluso (giugno 2015 — febbraio 2016) il volume medio mensile delle importazioni è di 150 673 tonnellate, ossia il 27 % superiore alla media mensile durante il periodo dell'inchiesta. Per quanto riguarda i volumi mensili delle importazioni dalla RPC e dalla Russia si registra un aumento del 34 % e del 19 % rispettivamente.

(52)

Le importazioni dei 22 importatori e/o utenti che hanno fornito informazioni sulle importazioni effettuate nel periodo successivo all'apertura (dal giugno 2015 al gennaio 2016) hanno rappresentato il 46 % del totale delle importazioni dai paesi interessati. Nel complesso le informazioni così ottenute mostrano, per tali importatori e/o utenti che hanno collaborato, un incremento del 22 % delle scorte del prodotto in esame alla fine del 2015 rispetto alla fine del 2014. Ciò non solo corrobora la constatazione di un forte incremento delle importazioni basata sulle statistiche, ma suggerisce anche un accumulo delle scorte.

(53)

Entrambe le analisi dimostrano che si è effettivamente verificato un sostanziale aumento del volume delle importazioni successivamente all'apertura.

(54)

Diversi produttori esportatori russi hanno contestato la conclusione secondo cui l'aumento delle importazioni è stato sostanziale, facendo riferimento ad «analisti e operatori di primo piano» che sostengono che l'aumento del volume delle importazioni debba essere realmente imponente. A tale riguardo va notato in primo luogo che la letteratura cui è stato fatto riferimento non costituisce una normativa vincolante e non fornisce orientamenti specifici in merito alle quantità da considerarsi sostanziali o imponenti, la cui definizione dipende comunque da un'analisi caso per caso.

(55)

Su tale base la Commissione ritiene che l'aumento delle importazioni può essere considerato sostanziale e l'argomentazione è respinta.

(56)

Diversi produttori esportatori russi e un importatore hanno sostenuto che la Commissione, nel valutare la richiesta di registrazione di Eurofer, non abbia tenuto debitamente conto dell'effetto temporaneo delle sanzioni dell'Unione sugli scambi commerciali con la Russia. A questo proposito al prodotto in esame non si applicavano sanzioni né al momento della registrazione né durante o dopo il periodo dell'inchiesta, fino all'istituzione delle misure provvisorie il 12 febbraio 2016. L'argomentazione è pertanto respinta.

(57)

I produttori esportatori russi sono ritornati sulla questione nelle loro osservazioni sulla comunicazione delle conclusioni dichiarando che nonostante l'assenza di «sanzioni» sul prodotto in esame esso aveva subito un «effetto ricaduta» causato da una generale riluttanza degli acquirenti dell'Unione ad acquistare merci dalla Russia. Questa argomentazione non risulta suffragata da prove. È inoltre evidente che l'andamento delle importazioni del prodotto in esame dopo il periodo dell'inchiesta è stato condizionato da questioni relative al presente procedimento piuttosto che da presunti «effetti ricaduta» risultanti dall'applicazione di sanzioni ad altri prodotti. Le merci soggette a sanzioni sono state chiaramente specificate e non si può pertanto concludere che le sanzioni abbiano avuto ripercussioni di rilievo sulle ampie oscillazioni registrate nell'andamento del volume successivamente al periodo dell'inchiesta.

(58)

Gli stessi produttori esportatori russi e le autorità russe hanno inoltre sostenuto che nella valutazione concernente l'ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni le argomentazioni di Eurofer erano basate su confronti tra periodi di tempo selezionati arbitrariamente. Un'altra parte interessata ha sostenuto che a causa dell'estrema volatilità del volume delle importazioni di PALF da un mese all'altro la scelta di un periodo determinato qualsiasi rispetto a un altro può produrre risultati estremamente diversi. In altri termini i dati contenuti nella richiesta di Eurofer non rifletterebbero l'esistenza di un «sostanziale aumento delle importazioni».

(59)

I periodi scelti per il confronto nella denuncia che ha dato luogo alla registrazione coprivano considerevoli intervalli di tempo successivi al periodo dell'inchiesta e ad esso sovrapposti. Diverse parti interessate hanno inoltre suggerito altri periodi per l'analisi comparativa sull'ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni, e tutti hanno portato alla stessa conclusione (un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni rispetto al volume delle importazioni registrato durante il periodo dell'inchiesta). L'argomentazione è pertanto respinta.

(60)

Diversi produttori esportatori russi hanno sostenuto che non vi sia stato alcun ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni presentando dati ad essi pertinenti relativi ai mesi di gennaio, febbraio e marzo 2016. Per la Commissione non è chiaro il motivo per cui siano stati presentati dati relativi soltanto ad alcuni produttori esportatori russi e non alle importazioni dalla Russia nel suo complesso.

(61)

È vero che i dati statistici di cui al considerando 50 registrano un minor numero di importazioni per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2016, ossia successivamente alla registrazione delle importazioni e, per parte di febbraio e marzo, le misure provvisorie erano in vigore. A tale riguardo è opportuno rilevare quanto segue. In primo luogo, come indicato nel considerando 9 del regolamento relativo alla registrazione la Commissione ha esaminato la richiesta di registrazione sulla base dell'analisi di un periodo fino al settembre 2015 compreso. Tale analisi ha dimostrato che si è verificato, tra l'altro e prima facie, un significativo aumento del livello delle importazioni anche dopo l'apertura, il che avrebbe gravemente compromesso l'effetto riparatore del dazio antidumping (cfr. il considerando 5 del regolamento relativo alla registrazione). Il notevole aumento in base al quale le importazioni sono state registrate riguarda pertanto solo in parte le stesse importazioni in base alle quali la Commissione determina la necessità della riscossione retroattiva del dazio. Quest'ultimo periodo, come si è detto, è il periodo compreso tra l'intero primo mese successivo all'apertura, vale a dire giugno 2015, e l'intero ultimo mese prima dell'istituzione delle misure provvisorie, ossia gennaio 2016, o il mese in cui sono state istituite le misure provvisorie, vale a dire febbraio 2016, incluso. Anche nel corso di questo periodo molto più lungo si registra ancora una volta un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni rispetto al periodo dell'inchiesta. Il fatto che i volumi delle importazioni dai paesi interessati fossero relativamente bassi nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2016 non modifica tale conclusione.

(62)

In secondo luogo, il volume di gran lunga più alto delle importazioni dai paesi interessati è stato registrato nell'ottobre 2015, vale a dire successivamente al periodo di analisi per la registrazione, e nel novembre 2015 si sono ancora registrati volumi delle importazioni molto elevati rispetto al periodo dell'inchiesta. Il livello relativamente modesto delle importazioni dopo la registrazione cui fa riferimento il produttore esportatore dovrebbe quindi essere valutato in relazione a tale picco verificatosi proprio prima della registrazione, spiegabile solo con l'imminenza della registrazione stessa. È probabile che se non fosse stata richiesta e disposta alcuna registrazione si sarebbe osservato un volume di importazioni dello stesso ordine di grandezza, ma l'aumento mensile medio sarebbe stato più uniforme, senza l'improvviso picco osservato nei mesi di ottobre e novembre 2015. Nella sua analisi volta a verificare se sussistano le condizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 4, lettera d) la Commissione non può ignorare il forte aumento delle importazioni nel periodo successivo al periodo dell'analisi per la registrazione delle importazioni, ma precedente all'effettiva registrazione.

(63)

Una parte interessata ha sostenuto che nonostante il confronto tra i dati relativi alle importazioni tra maggio 2014 e settembre 2014 e tra maggio 2015 e settembre 2015 mostri in effetti un aumento delle importazioni in termini assoluti, Eurofer non ha tenuto conto della natura ciclica delle importazioni del prodotto in esame e dell'andamento del consumo dell'Unione. Tale argomentazione non è corroborata da prove sostanziali. È corretto affermare che il prodotto in esame segue in una certa misura la congiuntura economica, potenzialmente variabile. Ciò non implica tuttavia che le importazioni di PALF seguono un andamento ciclico. L'argomentazione è respinta.

(64)

Va inoltre aggiunto che per quanto riguarda l'andamento del consumo dell'Unione, quale spiegato nei considerando da 103 a 106 del regolamento provvisorio, il consumo vincolato è aumentato del 4 % mentre il consumo sul mercato libero è diminuito del 9 %. Poiché le importazioni del prodotto in esame sono in concorrenza sul mercato libero, la Commissione non riesce a comprendere tale argomentazione.

(65)

Anche l'Associazione dei produttori siderurgici cinesi (CISA) è in disaccordo con i periodi scelti da Eurofer. La CISA ha affermato che dal momento della conferma dell'ordine servono almeno quattro o cinque mesi perché abbiano effettivamente luogo importazioni di prodotti siderurgici originari della RPC. Di conseguenza il prodotto in esame importato durante il periodo maggio-settembre 2015 è relativo a contratti conclusi prima dell'apertura del caso.

(66)

A termini del regolamento di base l'ulteriore e sostanziale aumento si verifica in aggiunta al pregiudizio causato dal livello delle importazioni durante il periodo dell'inchiesta. La valutazione di tale questione si basa pertanto su un periodo rappresentativo compreso tra apertura e istituzione di misure provvisorie e periodo dell'inchiesta. La constatazione che si è verificato un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni durante il periodo maggio — settembre 2015 è addirittura rafforzata dall'argomentazione della CISA, in quanto nonostante il ritardo causato dai contratti in corso si è comunque verificato un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni durante il suddetto periodo. L'argomentazione è pertanto respinta.

(67)

Diverse parti interessate hanno inoltre osservato che i PALF non costituiscono un prodotto di cui si accumulano scorte, ma un prodotto fabbricato su ordinazione.

(68)

Il prodotto in esame in effetti non è generalmente immagazzinato per lunghi periodi per via delle sue caratteristiche. Determinate condizioni meteorologiche potrebbero ad esempio avere effetti negativi sulla sua qualità. La Commissione non ha tuttavia ricevuto informazioni che provino che non si sia verificato un accumulo delle scorte in seguito all'apertura del procedimento. Va sottolineato che l'accumulo delle scorte spesso non è una pratica abituale e ha luogo quando si verificano particolari circostanze e/o aspettative del mercato, ad esempio per quanto riguarda i prezzi futuri del prodotto in questione. Il fatto che un prodotto non venga solitamente immagazzinato non significa che non possano avere luogo accumuli di scorte quando tali circostanze e aspettative entrano in gioco. In base ai dati forniti dagli importatori e/o dagli utenti indipendenti e collegati dopo l'istituzione delle misure provvisorie è stato appurato che le scorte alla fine del 2015 erano superiori del 22 % a quelle della fine del 2014. In assenza di elementi di prova contro la conclusione che l'ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni potrebbe indicare un accumulo delle scorte, l'argomentazione è respinta.

(69)

Nella loro risposta alla comunicazione delle conclusioni le parti interessate hanno ribadito che il prodotto in esame normalmente non viene accumulato ma acquistato su ordinazione. In primo luogo, i prodotti PALF non sono esclusivamente fabbricati su ordinazione, e anche nel caso delle varietà fabbricate soprattutto su ordinazione ciò non impedisce agli importatori e/o agli utenti di anticipare futuri aumenti di prezzo acquistandone grandi quantità per poter accumulare scorte. L'apertura della presente inchiesta ha inoltre prodotto ripercussioni sull'andamento delle importazioni, il che, secondo gli elementi di prova, ha causato un aumento sostanziale dell'accumulo delle scorte delle varietà standard generalmente importate. Si ricorda altresì che i 22 importatori e/o utenti che hanno fornito informazioni sulle importazioni effettuate nel periodo successivo all'apertura rappresentavano solo il 46 % del totale delle importazioni dai paesi interessati. Alla luce del fatto che gli importatori e/o gli utenti che rappresentavano oltre la metà delle importazioni non hanno fornito alla Commissione le informazioni richieste, e tenuto conto dell'elevato volume delle importazioni che sono entrate nell'Unione nei mesi successivi all'apertura, la Commissione dispone di sufficienti elementi di prova per concludere che si è effettivamente verificato un sostanziale accumulo di scorte e che le informazioni ottenute e utilizzate hanno dato luogo a una stima piuttosto prudente del livello di tale accumulo.

(70)

Sulla base di quanto precede la Commissione conclude che vi è stato un sostanziale aumento delle importazioni successivamente al periodo dell'inchiesta.

(71)

Nella loro risposta alla comunicazione delle conclusioni le parti interessate hanno sostenuto che esisteva una consolidata prassi della Commissione per confrontare le importazioni effettuate nel periodo dell'inchiesta e le importazioni effettuate nel periodo di registrazione, il che significherebbe che non vi è stato alcun aumento delle importazioni. Le stesse parti hanno affermato che la Commissione non aveva fornito spiegazioni per tale presunto cambiamento della prassi.

(72)

In primo luogo la Commissione rileva che essa non è vincolata da prassi precedenti (se tali prassi esistessero, quod non, cfr. considerando seguente) ma dalle norme obiettive stabilite dai trattati e dal diritto derivato. In ogni caso la Commissione può in qualsiasi momento, per esempio considerate specifiche circostanze verificatisi durante l'inchiesta, affinare o modificare la propria analisi di conseguenza, a condizione di addurre sufficienti ragioni per farlo. Nel documento di comunicazione generale la Commissione illustra in maniera esauriente le ragioni economiche, legali e strategiche alla base dell'approccio adottato nel caso di specie (cfr. considerando da 11 a 32).

(73)

Ad ogni modo l'importatore ha potuto altresì citare soltanto due casi precedenti (pannelli solari e prodotti piatti di acciaio inossidabile laminati a freddo) quali presunte prove di tale prassi, e in nessuno dei due casi sono stati imposti dazi retroattivamente. Date le circostanze non si può quindi parlare di prassi consolidata. Contrariamente a quanto affermato dalle stesse parti interessate, inoltre, nel regolamento di esecuzione (UE) 2015/1429 della Commissione (9) essa ha analizzato i periodi successivi all'apertura dell'inchiesta per valutare se il dazio antidumping andasse riscosso retroattivamente. In tali casi l'intero insieme delle circostanze non era comparabile alle circostanze del caso di specie. Benché ad esempio il livello delle importazioni nel periodo della registrazione sia risultato su base media mensile più basso rispetto al periodo successivo all'apertura dell'inchiesta, il livello in termini assoluti è sempre stato molto significativo nel caso in esame. Tenendo presente che questo è il primo caso in cui la Commissione conclude che, alla luce dei fatti del caso in esame, i dazi andrebbero riscossi retroattivamente, i principi esposti nei considerando da 11 a 32 sono stati rigorosamente rispettati nella presente inchiesta. La Commissione pertanto non ha soltanto analizzato il livello delle importazioni nel periodo della registrazione, ma ha anche preso in considerazione le importazioni effettuate nel periodo tra l'apertura e la registrazione. Ciò è in linea con le disposizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 4, lettera d), del regolamento di base che, come spiegato nei considerando da 21 a 25, dà mandato alla Commissione di analizzare il periodo successivo a quello dell'inchiesta che, da quanto ci risulta, va dall'apertura di un'inchiesta fino al momento in cui la registrazione non è più valida. Il periodo di analisi così istituito nel pieno rispetto della legge ha consentito una valutazione completa dell'aumento delle importazioni, del loro conseguente impatto e della loro capacità di compromettere gli effetti riparatori delle misure.

(74)

Nelle loro osservazioni sulla comunicazione delle conclusioni i produttori esportatori russi e il ministero per lo sviluppo economico della Federazione russa hanno contestato l'approccio della Commissione di una valutazione cumulativa (delle importazioni cinesi e russe) al fine di soddisfare i requisiti di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base. Il regolamento di base tuttavia non vieta un'interpretazione cumulativa dell'articolo 10, paragrafo 4, e le condizioni necessarie per il cumulo si applicano chiaramente nel caso di specie. All'occorrenza è stata inoltre effettuata un'analisi separata delle importazioni cinesi e russe, e anch'essa ha portato alla conclusione che si è verificato un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni (cfr. considerando 50) e non ha dimostrato la necessità di un approccio diverso per la Federazione russa. L'argomentazione è pertanto respinta.

2.2.2.   Compromissione dell'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo

2.2.2.1.   Volumi e quote di mercato

(75)

Al fine di valutare le conseguenze del sostanziale aumento delle importazioni sull'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo sono stati inviati questionari sulle vendite successive al periodo dell'inchiesta a Eurofer e ai 5 produttori dell'Unione inclusi nel campione. Il periodo per il quale sono stati richiesti i dati andava dall'aprile 2015 al gennaio 2016 (ossia il periodo più prossimo al momento dell'invio del questionario).

(76)

Le informazioni ricevute dimostrano che il consumo dell'Unione nel mercato libero in detto periodo è aumentato del 14 %, mentre i volumi delle vendite realizzate dai produttori dell'Unione sono rimasti piuttosto stabili, registrando solo un lieve aumento del 3 %. Di conseguenza la quota di mercato dell'industria dell'Unione è ulteriormente diminuita di 7 punti percentuali (dal 71 % al 64 %). Questo è un chiaro segno di un ulteriore pregiudizio all'industria dell'Unione.

(77)

In termini di volume è opportuno precisare che le importazioni nel periodo della registrazione sono state incluse nella valutazione relativa a «un ulteriore aumento delle importazioni» e che le importazioni nel solo periodo della registrazione sono diminuite rispetto ai livelli del periodo precedente, ma rappresentavano ancora volumi sostanziali.

(78)

Varie parti hanno sostenuto che il calo delle importazioni nel periodo della registrazione dimostra che la registrazione ha avuto effetto. L'elevato livello di importazioni durante tale periodo (circa 165 000 tonnellate) tuttavia dimostra chiaramente che gli importatori e/o gli utenti non sono stati dissuasi dalla registrazione e, come spiegato di seguito, la riscossione retroattiva dei dazi si rivela necessaria per non compromettere gli effetti riparatori delle misure.

2.2.2.2.   Prezzi e sottoquotazione dei prezzi (undercutting)

(79)

Confrontando il prezzo all'importazione medio mensile a partire dai dati Eurostat è accertato che durante gli 11 mesi successivi alla fine del periodo dell'inchiesta i prezzi medi mensili delle importazioni dalla RPC e dalla Russia sono diminuiti rispettivamente del 13 % e del 12 % rispetto ai prezzi medi mensili delle importazioni durante il periodo dell'inchiesta.

(80)

È vero che nello stesso periodo anche i prezzi delle materie prime sono diminuiti, ma l'analisi dimostra che il calo dei prezzi delle materie prime non può giustificare una riduzione dei prezzi di vendita superiore al 4 %. Il fatto che detti prezzi all'importazione significativamente più bassi compromettano l'effetto riparatore del dazio antidumping è illustrato da un confronto generale tra il prezzo medio all'importazione dai paesi interessati e il prezzo medio di vendita dell'industria dell'Unione durante e dopo il periodo dell'inchiesta. Tale confronto dimostra una sottoquotazione del 7 % durante il periodo dell'inchiesta che sale al 14 % successivamente a detto periodo.

(81)

I prezzi all'importazione nel periodo di registrazione hanno inoltre continuato a diminuire più di quelli praticati dai produttori dell'Unione. Il prezzo medio all'importazione in tale periodo (10) era di 408 EUR per la Cina (inferiore del 19 % al prezzo medio all'importazione durante il periodo dell'inchiesta e del 6 % al prezzo medio all'importazione durante il periodo compreso tra l'apertura e la registrazione (11)) e di 371 EUR per la Russia (inferiore del 24 % al prezzo medio all'importazione durante il periodo dell'inchiesta e del 15 % al prezzo medio all'importazione durante il periodo compreso tra l'apertura e la registrazione). Per questi due paesi congiuntamente il prezzo medio all'importazione durante la registrazione è stato pari a 386 EUR (inferiore del 22 % al prezzo medio all'importazione durante il periodo dell'inchiesta e dell'11 % al prezzo medio all'importazione durante il periodo compreso tra l'apertura e la registrazione). Di conseguenza la sottoquotazione nel periodo della registrazione è ulteriormente aumentata raggiungendo in media quasi il 20 %.

(82)

In considerazione di quanto precede la Commissione conclude che l'ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni, alla luce della collocazione nel tempo e del volume, e l'ulteriore calo dei prezzi medi potrebbero gravemente compromettere l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo.

2.2.2.3.   Accumulo di scorte

(83)

Come indicato nel considerando 52 la Commissione ha trovato prove di accumulo di scorte dopo l'apertura dell'inchiesta. Considerata la probabilità che i prodotti le cui scorte vengono accumulate finiscano per entrare nel mercato dell'Unione, la Commissione ritiene che tale accumulo costituisca un'ulteriore indicazione che le importazioni che hanno luogo dopo la registrazione compromettono l'effetto riparatore dei dazi.

(84)

Alcune parti interessate hanno contestato la conclusione relativa all'accumulo di scorte sostenendo che non fosse suffragata da elementi di prova. È tuttavia evidente che le importazioni effettuate nel periodo successivo all'inchiesta sono aumentate in maniera sostanziale rispetto a quelle effettuate precedentemente all'apertura e che gli importatori e/o gli utenti che hanno collaborato hanno segnalato aumenti delle scorte. Il mercato dei prodotti laminati a freddo è inoltre caratterizzato da importazioni effettuate sia dai commercianti che dagli utenti finali. Nonostante i prezzi stessero diminuendo nei mesi successivi all'apertura della presente inchiesta, commercianti e utenti erano motivati ad aumentare il livello medio mensile delle importazioni e delle scorte, il che si è verificato. Di conseguenza è evidente che ha avuto luogo un accumulo delle scorte.

(85)

Un gruppo di importatori ha sostenuto di aver fornito prove del fatto che il livello delle proprie scorte avesse mostrato una tendenza al ribasso e che gli acquisti nel periodo successivo all'apertura non erano volti a un accumulo delle scorte. La stessa parte interessata ha sostenuto che i periodi scelti per confrontare il livello delle scorte non erano appropriati in quanto alla fine del 2014 le scorte erano innaturalmente basse in seguito alla riluttanza delle banche a finanziarle. Ha infine affermato che la Commissione non ha dimostrato che le merci interessate sono ancora in giacenza e ha indicato che si aspettava che il materiale acquistato nel periodo della registrazione sarebbe stato venduto prima dell'istituzione di misure provvisorie. A questo proposito si fa in primo luogo rilevare che la valutazione riguardante il livello delle scorte può risultare differenziata a seconda delle società importatrici del prodotto in esame. La valutazione della Commissione non può tuttavia essere limitata alle singole società e le informazioni contenute nel fascicolo, comprese quelle relative a questo gruppo di importatori, dimostrano che si è verificato un incremento del 22 %. In secondo luogo va rilevato che questa affermazione non è suffragata da elementi di prova per quanto riguarda le banche o i volumi delle scorte. Qualora l'argomentazione relativa alla disponibilità finanziaria fosse ancora vera la Commissione si chiede in che modo gli importatori avrebbero potuto finanziare il significativo aumento delle importazioni che si è verificato successivamente all'apertura dell'inchiesta. Per questi motivi le argomentazioni vanno respinte.

2.2.2.4.   Conclusione

(86)

Sulla base di quanto precede la Commissione conclude che l'aumento sostanziale delle importazioni dopo il periodo dell'inchiesta ha gravemente compromesso gli effetti riparatori del dazio antidumping definitivo.

2.3.   Altre osservazioni

(87)

Numerosi produttori esportatori russi hanno affermato che l'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base non contiene indicazioni a sostegno di una valutazione cumulativa per quanto riguarda le condizioni in esso stipulate. Essi hanno inoltre dichiarato che a loro parere le condizioni per l'istituzione retroattiva dei dazi antidumping per quanto riguarda le importazioni russe di PALF non sono soddisfatte. Senza un riferimento alla valutazione cumulativa nell'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base non vi sarebbe alcuna base giuridica che consenta alla Commissione di applicare retroattivamente dazi antidumping definitivi sulle importazioni dalla Russia. In tale contesto si è anche fatto riferimento al principio fondamentale di non discriminazione.

(88)

È necessario reiterare che la Commissione non ritiene che le condizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 4 non siano soddisfatte. In questo caso si sottolinea che tali condizioni sono soddisfatte sia per quanto riguarda la valutazione cumulativa dei paesi interessati sia per quanto riguarda la valutazione individuale. L'argomentazione è pertanto respinta.

(89)

Diverse parti interessate hanno sostenuto che a causa della registrazione gli importatori e/o gli utenti si sono trovati in una situazione di incertezza del diritto, e che ciò ha avuto un impatto negativo sulle loro attività. Essi hanno inoltre dichiarato che l'istituzione retroattiva dei dazi antidumping sulle importazioni registrate accentuerebbe ulteriormente gli effetti negativi per gli importatori e/o gli utenti dell'Unione, che hanno ragionevolmente fatto affidamento sui propri fornitori presupponendo che non fossero coinvolti in pratiche di dumping. È stato inoltre affermato che le misure retroattive danneggerebbero gli importatori e/o gli utenti per quanto riguarda le importazioni legate a contratti conclusi prima dell'apertura del procedimento.

(90)

A questo proposito in primo luogo la Commissione sottolinea che il diritto dell'autorità incaricata dell'inchiesta di registrare le importazioni quando sussistano determinate condizioni è stabilito dal regolamento di base, conformemente al quale è stata aperta l'inchiesta. La registrazione ha luogo solo in casi eccezionali in quanto l'autorità interpreta scrupolosamente le condizioni di cui all'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base. Come spiegato precedentemente la Commissione ritiene che in questo caso le condizioni necessarie per la registrazioni siano state chiaramente soddisfatte. In secondo luogo, l'effettiva registrazione si è verificata sette mesi dopo l'apertura dell'inchiesta e ha interessato pertanto le importazioni effettuate nel quadro di una piena conoscenza di un'inchiesta antidumping in corso e della conseguente possibilità di istituzione di dazi antidumping. La Commissione sottolinea inoltre che il regolamento di base e il WTO ADA consentono un'eventuale applicazione retroattiva di misure antidumping se sono soddisfatte determinate condizioni.

(91)

In considerazione di quanto precede la Commissione non contesta che la registrazione delle importazioni in quanto tale possa ridurre la certezza del diritto per gli importatori e/o gli utenti interessati, in quanto non comporta automaticamente una riscossione retroattiva dei dazi definitivi eventualmente istituiti. La Commissione non contesta neanche il fatto che un'eventuale riscossione retroattiva dei dazi sulle importazioni registrate potrebbe avere un effetto negativo sulle parti che hanno importato la merce interessata durante il periodo di due mesi della registrazione, che si è concluso con l'istituzione di dazi provvisori. La Commissione tuttavia rammenta che la finalità della registrazione è di evitare che l'effetto riparatore dei dazi sia compromesso, il che potrebbe verificarsi ad esempio in seguito a importazioni significative durante il periodo di registrazione, determinate da un aumento sostanziale delle importazioni e dell'accumulo delle scorte che si sono verificati prima della registrazione. Se la registrazione è inefficace poiché gli operatori ignorano l'avvertimento che essa rappresenta risulta necessario applicare dazi retroattivamente al fine di garantire che l'effetto riparatore non venga ulteriormente ritardato a causa delle importazioni effettuate dopo la registrazione. È probabile che nel caso in esame alcuni importatori e/o utenti, consapevoli del chiaro avvertimento della possibile imposizione di dazi retroattivi, abbiano interrotto le importazioni, mentre altri abbiano deciso di assumersi il rischio. La Commissione ritiene pertanto di non aver violato il principio della certezza del diritto.

(92)

Qualora il dumping cessi dopo la registrazione gli importatori possono inoltre chiedere il rimborso dei dazi pagati.

2.4.   Conclusione sulla riscossione retroattiva

(93)

A norma dell'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base i dazi antidumping possono essere riscossi retroattivamente a condizione che le importazioni siano state registrate a norma dell'articolo 14, paragrafo 5 e la Commissione abbia dato agli importatori interessati la possibilità di presentare le loro osservazioni relative alla soddisfazione o meno dei criteri di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento.

(94)

Dopo aver esaminato le osservazioni presentate la Commissione conclude che gli importatori e/o gli utenti erano o avrebbero dovuto essere informati delle presunte pratiche di dumping e del pregiudizio dal momento della pubblicazione dell'avviso di apertura, il 14 maggio 2015. Oltre alle importazioni che hanno causato un pregiudizio nel periodo dell'inchiesta, dopo l'apertura sono stati importati ulteriori volumi significativamente aumentati del prodotto in esame, a prezzi persino inferiori a quelli praticati durante il periodo dell'inchiesta. Questi grandi quantitativi a basso prezzo del prodotto in esame hanno avuto un ulteriore effetto negativo sui prezzi e sulla quota di mercato dell'Unione dell'industria dell'Unione. Considerato che i volumi delle importazioni, in combinazione con la summenzionata politica dei prezzi e l'evoluzione delle quote di mercato, sono sostanziali e vanno ad aggiungersi a scorte notevolmente aumentate, le importazioni effettuate dopo la registrazione possono gravemente compromettere l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo.

(95)

Su queste basi la Commissione conclude che sussistono le condizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 4 del regolamento di base per l'applicazione retroattiva del dazio antidumping. È pertanto il caso di riscuotere un dazio antidumping definitivo sul prodotto in esame, sottoposto a registrazione dal regolamento di esecuzione (UE) 2015/2325.

(96)

Conformemente all'articolo 10, paragrafo 3 del regolamento di base, il livello del dazio da riscuotere retroattivamente dovrebbe essere fissato al livello dei dazi provvisori istituiti a norma del regolamento di esecuzione (UE) 2016/181, in quanto essi sono inferiori al livello dei dazi definitivi istituiti dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1328

(97)

Il comitato istituito dall'articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2016/1036 non ha espresso alcun parere,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   È riscosso un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, o altri acciai legati ad esclusione dell'acciaio inossidabile, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo, attualmente classificati con i codici NC ex 7209 15 00 (codice TARIC 7209150090), 7209 16 90, 7209 17 90, 7209 18 91, ex 7209 18 99 (codice TARIC 7209189990), ex 7209 25 00 (codice TARIC 7209250090), 7209 26 90, 7209 27 90, 7209 28 90, 7211 23 30, ex 7211 23 80 (codici TARIC 7211238019, 7211238095 e 7211238099), ex 7211 29 00 (codici TARIC 7211290019 e 7211290099), 7225 50 80 e 7226 92 00 e originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa, che sono stati registrati dal regolamento di esecuzione (UE) 2015/2325.

I seguenti tipi di prodotto sono esclusi dalla definizione del prodotto in esame:

i prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, semplicemente laminati a freddo, anche arrotolati, di qualsiasi spessore, elettrici,

i prodotti laminati piatti di ferro o di acciaio non legato, di tutte le larghezze, laminati a freddo, non placcati né rivestiti, arrotolati, di spessore inferiore a 0,35 mm, ricotti (noti come «bande nere»),

i prodotti laminati piatti di altri acciai legati, di tutte le larghezze, di acciaio al silicio detto «magnetico» e

i prodotti laminati piatti di acciaio legato, semplicemente laminati a freddo, di acciaio rapido.

2.   Le aliquote del dazio antidumping definitivo applicabili al prezzo netto, franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, per il prodotto descritto nel paragrafo 1 e fabbricato dalle società in appresso sono le seguenti:

Paese

Società

Aliquota del dazio antidumping definitivo

Codice addizionale TARIC

RPC

Angang Steel Company Limited, Anshan

13,7 %

C097

Tianjin Angang Tiantie Cold Rolled Sheets Co. Ltd., Tianjin

13,7 %

C098

Altre società che hanno collaborato elencate nell'allegato

14,5 %

 

Tutte le altre società

16 %

C999

Russia

Magnitogorsk Iron & Steel Works OJSC, Magnitogorsk

18,7 %

C099

PAO Severstal, Cherepovets

25,4 %

C100

Tutte le altre società

26,2 %

C999

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 29 luglio 2016

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 176 del 30.6.2016, pag. 21.

(2)  Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2325 della Commissione, dell'11 dicembre 2015, che dispone la registrazione delle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa (GU L 328 del 12.12.2015, pag. 104).

(3)  Regolamento di esecuzione (UE) 2016/181 della Commissione, del 10 febbraio 2016, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa (GU L 37 del 12.2.2016, pag. 1).

(4)  Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1328 della Commissione, del 29 luglio 2016, che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di alcuni prodotti piatti di acciaio laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa (cfr. pag. 1 della presente Gazzetta ufficiale).

(5)  COM(2016) 155 final, del 16 marzo 2016.

(6)  Relazione del panel, «US — Hot-Rolled Steel», paragrafo 7.166.

(7)  La registrazione delle importazioni effettuata a norma dell'articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base è un'altra condizione necessaria per riscuotere retroattivamente il dazio definitivo.

(8)  Come è stato fatto per stabilire il consumo dell'Unione nella fase provvisoria [cfr. considerando 99 del regolamento di esecuzione (UE) 2016/181], i volumi delle importazioni dei codici NC «ex» sono stati presi nella dovuta considerazione per stabilire i volumi delle importazioni, in quanto il prodotto in esame rientra principalmente in codici NC completi.

(9)  Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1429 della Commissione, del 26 agosto 2015, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di prodotti piatti di acciaio inossidabile laminati a freddo originari della Repubblica popolare cinese e di Taiwan (GU L 224 del 27.8.2015, pag. 10).

(10)  In assenza di statistiche più precise e al fine di garantire un confronto equo con altre fonti di dati statistici, le statistiche relative alle importazioni per il periodo della registrazione sono state valutate sulla base delle importazioni effettuate nel dicembre 2015 e nel gennaio 2016.

(11)  In assenza di statistiche più precise e al fine di garantire un confronto equo con altre fonti di dati statistici, le statistiche relative alle importazioni per il periodo compreso tra l'apertura e la registrazione sono state valutate sulla base delle importazioni effettuate tra giugno e novembre 2015.


ALLEGATO

Produttori esportatori cinesi che hanno collaborato non inclusi nel campione:

Paese

Nome

Codice addizionale TARIC

RPC

Hebei Iron and Steel Co., Ltd., Shijiazhuang

C103

RPC

Handan Iron & Steel Group Han-Bao Co., Ltd., Handan

C104

RPC

Baoshan Iron & Steel Co., Ltd., Shanghai

C105

RPC

Shanghai Meishan Iron & Steel Co., Ltd., Nanjing

C106

RPC

BX Steel POSCO Cold Rolled Sheet Co., Ltd., Benxi

C107

RPC

Bengang Steel Plates Co., Ltd, Benxi

C108

RPC

WISCO International Economic & Trading Co. Ltd., Wuhan

C109

RPC

Maanshan Iron & Steel Co., Ltd., Maanshan

C110

RPC

Tianjin Rolling-one Steel Co., Ltd., Tianjin

C111

RPC

Zhangjiagang Yangtze River Cold Rolled Sheet Co., Ltd., Zhangjiagang

C112

RPC

Inner Mongolia Baotou Steel Union Co., Ltd., Baotou City

C113


4.8.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 210/43


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/1330 DELLA COMMISSIONE

del 2 agosto 2016

che modifica il regolamento (CE) n. 1235/2008 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91 (1), in particolare l'articolo 33, paragrafi 2 e 3, e l'articolo 38, lettera d),

considerando quanto segue:

(1)

L'allegato III del regolamento (CE) n. 1235/2008 (2) della Commissione reca l'elenco dei paesi terzi i cui sistemi di produzione e le cui misure di controllo della produzione agricola biologica sono riconosciuti equivalenti a quelli stabiliti nel regolamento (CE) n. 834/2007.

(2)

In base alle informazioni fornite dall'Australia, l'indirizzo Internet dell'organismo di controllo «Australian Certified Organic Pty. Ltd» è cambiato.

(3)

In base alle informazioni fornite dal Canada, il riconoscimento di un organismo di controllo è stato revocato.

(4)

L'organismo di controllo «SGS India Pvt. Ltd» era stato rimosso dalla voce relativa all'India nell'allegato III del regolamento (CE) n. 1235/2008 nel 2014 poiché non rispettava l'ambito di riconoscimento dell'India per quanto riguarda i prodotti che possono essere importati. Sulla base dei risultati della sua supervisione da parte dell'India, questo organismo di controllo può ora essere nuovamente incluso nel testo relativo all'India nell'allegato III di tale regolamento.

(5)

La Commissione ha ricevuto informazioni circa la modifica di indirizzo Internet dell'organismo di controllo «IMO Control Private Limited» in India.

(6)

In base alle informazioni fornite dagli Stati Uniti, il riconoscimento di un organismo di controllo è stato revocato e un altro organismo di controllo è stato inserito nell'elenco degli organismi di controllo riconosciuti dagli Stati Uniti.

(7)

La Commissione ha ricevuto informazioni circa la modifica di indirizzo Internet dell'organismo di controllo «AsureQuality Limited» in Nuova Zelanda.

(8)

A causa di un errore amministrativo, il regolamento di esecuzione (UE) 2015/2345 della Commissione (3) ha depennato dall'allegato III l'organismo «Doalnara Organic Certificated Korea». Atteso che il depennamento non sarebbe dovuto avvenire, è necessario procedere alla sua reintroduzione nell'elenco degli organismi di controllo riconosciuti dalla Repubblica di Corea.

(9)

L'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008 reca l'elenco degli organismi e delle autorità di controllo incaricati dell'esecuzione dei controlli e del rilascio dei certificati nei paesi terzi ai fini dell'equivalenza.

(10)

«Egyptian Center of Organic Agriculture (ECOA)», «Istituto Certificazione Etica e Ambientale», «Letis S.A.», «Oregon Tilth», «Organic Standard» hanno notificato alla Commissione di aver modificato il proprio indirizzo.

(11)

A norma dell'articolo 33, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 834/2007, per i prodotti non importati ai sensi dell'articolo 32, e non importati da un paese terzo riconosciuto ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 2, di detto regolamento, la Commissione può riconoscere le autorità di controllo e gli organismi di controllo competenti ad eseguire i compiti previsti ai fini dell'importazione di prodotti che offrono garanzie equivalenti. L'articolo 10, paragrafo 2, lettera b) e paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1235/2008 prevede pertanto che un'autorità di controllo o un organismo di controllo non possano essere riconosciuti per un prodotto originario di un paese terzo figurante nell'allegato III di detto regolamento e appartenente a una categoria di prodotti per la quale tale paese terzo è riconosciuto.

(12)

Poiché l'Australia è riconosciuta come paese terzo conformemente all'articolo 33, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 834/2007 e figura nell'elenco dell'allegato III del regolamento (CE) n. 1235/2008 per la categoria di prodotti F, risulta che le suddette disposizioni non siano state correttamente rispettate in passato per quanto riguarda il riconoscimento di «Australian Certified Organic», riconosciuta nell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008 per i prodotti originari dell'Australia e appartenenti alla categoria di prodotti F. Tale riconoscimento dovrebbe pertanto essere revocato.

(13)

«AsureQuality Limited» ha informato la Commissione di aver cessato l'attività di certificazione in tutti i paesi terzi per i quali era riconosciuto e non dovrebbe più figurare nell'elenco dell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008.

(14)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «Bio.inspecta AG» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per la categoria di prodotti A e D alla Costa d'Avorio.

(15)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «CCPB Srl» di modificare le proprie specifiche. L'esame delle informazioni ricevute ha permesso di accertare che è giustificato ampliare la portata del riconoscimento per la categoria di prodotto D al vino.

(16)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «Certisys» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per le categorie di prodotti A e D a Burundi, Camerun, Ruanda, Tanzania e Uganda.

(17)

Inoltre, «Certisys» ha informato la Commissione di aver cessato le attività di certificazione in Vietnam e non dovrebbe più essere compreso nell'elenco di tale paese nell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008.

(18)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «Control Union Certifications» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per le categorie di prodotti B, C, D, E e F al Bangladesh, per la categoria di prodotti D a Capo Verde e per le categorie di prodotti A, C e D alle Maldive.

(19)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «Ecocert SA» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato ampliare la portata geografica del riconoscimento per la categoria di prodotto A al Liechtenstein, per le categorie di prodotto A e D ad Albania, Bahamas, Bielorussia, Gambia, Giordania, Lesotho, Montenegro, Oman, Polinesia francese e Territorio palestinese occupato, per le categorie di prodotto A, D ed E al Bangladesh, per le categorie di prodotto A, B e F al Cile, per la categoria di prodotto B all'Etiopia, per le categorie di prodotto B ed E alla Namibia, per la categoria di prodotto D al Botswana e per la categoria di prodotto E ad Emirati Arabi Uniti e Zambia.

(20)

Ecocert SA ha inoltre informato la Commissione di aver acquisito un certo numero di entità del gruppo IMO, tra cui IMO-Control Sertifikasyon Tic. Ltd. Ști. Ha altresì precisato che tale entità e la controllata di Ecocert SA in Turchia, vale a dire Ecocert Denetim ve Belgelendirme Ltd. Ști., sono state fuse. Il soggetto che ne risulta, denominato ECOCERT IMO Denetim ve Belgelendirme Ltd. Ști., rileverà le attività di IMO-Control Sertifikasyon Tic. Ltd. Ști. È pertanto opportuno eliminare IMO-Control Sertifikasyon Tic. Ltd. Ști. dall'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008 e includere al suo posto ECOCERT IMO Denetim ve Belgelendirme Ltd. Ști. con le necessarie modifiche relative all'indirizzo e l'indirizzo Internet.

(21)

«IBD Certifications Ltd.» ha informato la Commissione di essere ufficialmente registrata con il nome «IBD Certificações Ltda.»

(22)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «IMO Control Latinoamérica Ltda.» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per le categorie di prodotti A e D a Brasile, Cile, Cuba, Trinidad e Tobago e Uruguay. Inoltre, «IMO Control Latinoamérica Ltda.» ha notificato la modifica della sua ragione sociale in «IMOcert Latinoamérica Ltda.» e la modifica del suo indirizzo Internet.

(23)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «IMO Control Private Limited» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per le categorie di prodotti A e D a Laos, Maldive e Papua Nuova Guinea.

(24)

«IMOswiss AG» ha informato la Commissione di aver cessato le attività di certificazione in Ucraina e non dovrebbe quindi più essere compreso nell'elenco di tale paese nell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008.

(25)

«International Certification Services, Inc.» ha informato la Commissione di aver cessato l'attività di certificazione in tutti i paesi terzi per i quali era riconosciuto e non dovrebbe più figurare nell'elenco dell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008.

(26)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «OneCert International PVT Ltd.» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per le categorie di prodotti A e D a Etiopia, Mozambico, Sri Lanka e Tanzania e per la categoria D a Singapore.

(27)

La Commissione ha ricevuto ed esaminato la domanda presentata da «Organización Internacional Agropecuaria» di modificare le proprie specifiche. Sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione ha concluso che è giustificato estendere l'ambito geografico del suo riconoscimento per la categoria di prodotti C al Cile.

(28)

«Quality Assurance International» ha informato la Commissione di aver cessato le attività di certificazione in Paraguay e non dovrebbe più essere compreso nell'elenco di tale paese nell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008.

(29)

A norma dell'articolo 12, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (CE) n. 1235/2008, la Commissione può in qualsiasi momento, alla luce delle informazioni ricevute o a seguito del mancato ricevimento delle informazioni richieste, modificare le specifiche o sospendere l'inclusione di un organismo di controllo nell'elenco di cui all'allegato IV dello stesso regolamento. Su tale base è opportuno modificare la specifica dell'organismo di controllo per il quale l'esame di tutte le informazioni ricevute ha permesso di concludere che le condizioni necessarie non erano più soddisfatte.

(30)

Uganda Organic Certification Ltd, che figura nell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008, ha presentato la relazione annuale il 18 marzo 2016 a norma dell'articolo 12, paragrafo 1, lettera b), dello stesso regolamento. Nella sua relazione annuale, l'organismo di accreditamento IOAS ha comunicato di aver sospeso l'accreditamento per Uganda Organic Certification Ltd. L'organismo di controllo è stato invitato dalla Commissione a fornire un certificato di accreditamento valido, unitamente ad una relazione di valutazione positiva in conformità alle disposizioni del regolamento (CE) n. 834/2007, ma non ha risposto entro il termine stabilito. La voce relativa a «Uganda Organic Certification Ltd», andrebbe quindi sospesa dall'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008 fino a quando non siano comunicate informazioni soddisfacenti.

(31)

Per ragioni di chiarezza, in particolare al fine di assicurare che i paesi terzi per i quali le autorità di controllo o gli organismi di controllo elencati nell'allegato IV del regolamento (CE) n. 1235/2008 compaiano nel medesimo ordine in tutte le versioni linguistiche, è opportuno riorganizzare i nomi dei paesi sulla base dei numeri di codice e sostituire completamente tale allegato.

(32)

Occorre pertanto modificare di conseguenza gli allegati III e IV del regolamento (CE) n. 1235/2008.

(33)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del Comitato di regolamentazione per la produzione biologica,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1235/2008 è così modificato:

1)

l'allegato III è modificato conformemente all'allegato I del presente regolamento;

2)

l'allegato IV è sostituito dall'allegato II del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 2 agosto 2016

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 189 del 20.7.2007, pag. 1.

(2)  Regolamento (CE) n. 1235/2008 della Commissione, dell'8 dicembre 2008, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi (GU L 334 del 12.12.2008, pag. 25).

(3)  Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2345 della Commissione, , del 15 dicembre 2015, che modifica il regolamento (CE) n. 1235/2008 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi (GU L 330 del 16.12.2015, pag. 29).


ALLEGATO I

L'allegato III del regolamento (CE) n. 1235/2008 è così modificato:

(1)

Nel testo relativo all'Australia, al punto 5, l'indirizzo Internet dell'organismo di controllo «Australian Certified Organic Pty. Ltd» è sostituito da «www.aco.net.au».

(2)

Nel testo relativo al Canada, al punto 5, la riga corrispondente al numero di codice CA-ORG-001 è soppressa;

(3)

Nel testo relativo all'India, il punto 5 è così modificato:

a.

la riga corrispondente al numero di codice US-ORG-007 è sostituita dalla seguente:

«IN-ORG-007

IMO Control Private Limited

www.imocontrol.in»

b.

Dopo la riga IN-ORG-012 è inserito quanto segue:

«IN-ORG-013

SGS India Pvt. Ltd

www.sgsgroup.in»

(4)

Nel testo relativo agli Stati Uniti, il punto 5 è così modificato:

a.

la riga corrispondente al numero di codice US-ORG-032 è soppressa.

b.

è aggiunta la seguente riga:

«US-ORG-061

Basin and Range Organics (BARO)

www.basinandrangeorganics.org»

(5)

Nel testo relativo alla Nuova Zelanda, al punto 5, l'indirizzo internet dell'organismo di controllo «AsureQuality Limited» è sostituito da «http://www.asurequality.com».

(6)

Nel testo relativo alla Repubblica di Corea, il punto 5 è così modificato:

a.

è aggiunta la seguente riga:

«KR-ORG-002

Doalnara Organic Certificated Korea

www.doalnara.or.kr»


ALLEGATO II

«ALLEGATO IV

ELENCO DEGLI ORGANISMI E DELLE AUTORITÀ DI CONTROLLO DESIGNATI AI FINI DELL'EQUIVALENZA E RELATIVE SPECIFICHE DI CUI ALL'ARTICOLO 10

Ai fini del presente allegato, le categorie di prodotti sono designate dai seguenti codici:

A Prodotti vegetali non trasformati

B Animali vivi o prodotti animali non trasformati

C Prodotti dell'acquacoltura e alghe marine

D Prodotti agricoli trasformati destinati a essere utilizzati come alimenti (*)

E Prodotti agricoli trasformati destinati a essere utilizzati come mangimi (*)

F Materiale di moltiplicazione vegetativa e sementi per la coltivazione

Salvo diversamente specificato, per ciascun organismo o autorità di controllo al punto 2 sono indicati, in conformità all'articolo 10, paragrafo 2, lettera e), il sito Internet su cui è disponibile l'elenco degli operatori soggetti al sistema di controllo e un punto di contatto dove si possono agevolmente ottenere informazioni sulla situazione di questi ultimi in termini di certificazione e sulle categorie di prodotti interessate, compresi gli operatori e i prodotti per i quali la certificazione è stata sospesa o revocata.

“Abcert AG”

1.

Indirizzo: Martinstraße 42-44, 73728 Esslingen am Neckar, Germania

2.

Indirizzo internet: http://www.abcert.de

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AL-BIO-137

Albania

x

x

AM-BIO-137

Armenia

x

x

AZ-BIO-137

Azerbaigian

x

x

BA-BIO-137

Bosnia-Erzegovina

x

x

BY-BIO-137

Bielorussia

x

x

GE-BIO-137

Georgia

x

x

IR-BIO-137

Iran

x

x

KG-BIO-137

Kirghizistan

x

x

KZ-BIO-137

Kazakhstan

x

MD-BIO-137

Moldova

x

x

ME-BIO-137

Montenegro

x

x

MK-BIO-137

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

x

x

RS-BIO-137

Serbia

x

x

RU-BIO-137

Russia

x

x

x

TJ-BIO-137

Tagikistan

x

x

TM-BIO-137

Turkmenistan

x

x

UA-BIO-137

Ucraina

x

x

UZ-BIO-137

Uzbekistan

x

x

XK-BIO-137

Kosovo (**)

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Agreco R.F. Göderz GmbH”

1.

Indirizzo: Mündener Straße 19, 37218 Witzenhausen, Germania

2.

Indirizzo internet: http://agrecogmbh.de

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AZ-BIO-151

Azerbaigian

x

x

BA-BIO-151

Bosnia-Erzegovina

x

x

BF-BIO-151

Burkina Faso

x

x

BO-BIO-151

Bolivia

x

x

CM-BIO-151

Camerun

x

x

CO-BIO-151

Colombia

x

x

CU-BIO-151

Cuba

x

x

CV-BIO-151

Capo Verde

x

DO-BIO-151

Repubblica dominicana

x

x

EC-BIO-151

Ecuador

x

x

EG-BIO-151

Egitto

x

x

ET-BIO-151

Etiopia

x

x

FJ-BIO-151

Figi

x

GE-BIO-151

Georgia

x

x

GH-BIO-151

Ghana

x

x

GT-BIO-151

Guatemala

x

x

HN-BIO-151

Honduras

x

x

ID-BIO-151

Indonesia

x

x

IR-BIO-151

Iran

x

KE-BIO-151

Kenya

x

x

KG-BIO-151

Kirghizistan

x

x

KH-BIO-151

Cambogia

x

KZ-BIO-151

Kazakhstan

x

x

LK-BIO-151

Sri Lanka

x

x

MA-BIO-151

Marocco

x

x

MD-BIO-151

Moldova

x

x

ME-BIO-151

Montenegro

x

x

MG-BIO-151

Madagascar

x

x

MK-BIO-151

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

x

ML-BIO-151

Mali

x

x

MX-BIO-151

Messico

x

NG-BIO-151

Nigeria

x

x

NI-BIO-151

Nicaragua

x

x

NP-BIO-151

Nepal

x

x

PE-BIO-151

Perù

x

x

PG-BIO-151

Papua Nuova Guinea

x

x

PH-BIO-151

Filippine

x

x

PY-BIO-151

Paraguay

x

x

RS-BIO-151

Serbia

x

x

RU-BIO-151

Russia

x

x

SB-BIO-151

Isole Salomone

x

SN-BIO-151

Senegal

x

x

SR-BIO-151

Suriname

x

x

SV-BIO-151

El Salvador

x

TG-BIO-151

Togo

x

x

TH-BIO-151

Thailandia

x

x

TM-BIO-151

Turkmenistan

x

x

TO-BIO-151

Tonga

x

TV-BIO-151

Tuvalu

x

x

TZ-BIO-151

Tanzania

x

x

UA-BIO-151

Ucraina

x

x

UG-BIO-151

Uganda

x

x

UY-BIO-151

Uruguay

x

UZ-BIO-151

Uzbekistan

x

x

VE-BIO-151

Venezuela

x

x

VN-BIO-151

Vietnam

x

x

WS-BIO-151

Samoa

x

ZA-BIO-151

Sud Africa

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Albinspekt”

1.

Indirizzo: Sheshi Hari Trumen, Nd. 1, Hy. 25, Ap. 10, 1016 Tirana, Albania

2.

Indirizzo internet: http://www.albinspekt.com

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AL-BIO-139

Albania

x

x

x

XK-BIO-139

Kosovo (***)

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“ARGENCERT SA”

1.

Indirizzo: Bernardo de Irigoyen 972 4 piso ‘B’, C1072AAT Buenos Aires, Argentina

2.

Indirizzo internet: www.argencert.com.ar

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AR-BIO-138

Argentina

x

CL-BIO-138

Cile

x

x

PY-BIO-138

Paraguay

x

x

UY-BIO-138

Uruguay

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e prodotti di cui all'allegato III.

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Australian Certified Organic”

1.

Indirizzo: PO Box 810 — 18 Eton St, Nundah, QLD 4012, Australia

2.

Indirizzo internet: http://www.aco.net.au

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AU-BIO-107

Australia

x

x

CK-BIO-107

Isole Cook

x

x

CN-BIO-107

Cina

x

x

x

FJ-BIO-107

Figi

x

x

FK-BIO-107

Isole Falkland

x

HK-BIO-107

Hong Kong

x

x

ID-BIO-107

Indonesia

x

x

MG-BIO-107

Madagascar

x

x

MM-BIO-107

Myanmar/Birmania

x

x

MY-BIO-107

Malaysia

x

x

PG-BIO-107

Papua Nuova Guinea

x

x

SG-BIO-107

Singapore

x

x

TH-BIO-107

Thailandia

x

x

TO-BIO-107

Tonga

x

x

TW-BIO-107

Taiwan

x

x

VU-BIO-107

Vanuatu

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e prodotti di cui all'allegato III.

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Balkan Biocert Skopje”

1.

Indirizzo: 2/9, Frederik Sopen Str., 1000 Skopje, ex Repubblica jugoslava di Macedonia

2.

Indirizzo internet: http://www.balkanbiocert.mk

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

MK-BIO-157

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Bioagricert S.r.l.”

1.

Indirizzo: Via dei Macabraccia 8, Casalecchio di Reno, 40033 Bologna, Italia

2.

Indirizzo internet: http://www.bioagricert.org

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

BR-BIO-132

Brasile

x

x

CN-BIO-132

Cina

x

x

EC-BIO-132

Ecuador

x

x

IN-BIO-132

India

x

IR-BIO-132

Iran

x

x

KH-BIO-132

Cambogia

x

x

KR-BIO-132

Repubblica di Corea

x

LA-BIO-132

Laos

x

x

MA-BIO-132

Marocco

x

x

MM-BIO-132

Myanmar/Birmania

x

x

MX-BIO-132

Messico

x

x

x

NP-BIO-132

Nepal

x

x

PF-BIO-132

Polinesia francese

x

x

RS-BIO-132

Serbia

x

x

SM-BIO-132

San Marino

x

TG-BIO-132

Togo

x

x

TH-BIO-132

Thailandia

x

x

x

TR-BIO-132

Turchia

x

x

UA-BIO-132

Ucraina

x

x

VN-BIO-132

Vietnam

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“BioGro New Zealand Limited”

1.

Indirizzo: P.O. Box 9693 Marion Square, Wellington 6141, Nuova Zelanda

2

Indirizzo internet: http://www.biogro.co.nz

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

FJ-BIO-130

Figi

x

x

MY-BIO-130

Malaysia

x

NU-BIO-130

Niue

x

x

VU-BIO-130

Vanuatu

x

x

WS-BIO-130

Samoa

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Bio.inspecta AG”

1.

Indirizzo: Ackerstrasse, 5070 Frick, Svizzera

2.

Indirizzo internet: http://www.bio-inspecta.ch

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AE-BIO-161

Emirati arabi uniti

x

x

AL-BIO-161

Albania

x

x

AM-BIO-161

Armenia

x

x

AZ-BIO-161

Azerbaigian

x

x

BA-BIO-161

Bosnia-Erzegovina

x

x

BF-BIO-161

Burkina Faso

x

BJ-BIO-161

Benin

x

BR-BIO-161

Brasile

x

x

CI-BIO-161

Costa d'Avorio

x

x

CU-BIO-161

Cuba

x

x

DO-BIO-161

Repubblica dominicana

x

x

ET-BIO-161

Etiopia

x

x

GE-BIO-161

Georgia

x

x

GH-BIO-161

Ghana

x

x

ID-BIO-161

Indonesia

x

x

IR-BIO-161

Iran

x

x

KE-BIO-161

Kenya

x

x

KG-BIO-161

Kirghizistan

x

x

KR-BIO-161

Repubblica di Corea

x

KZ-BIO-161

Kazakhstan

x

x

LB-BIO-161

Libano

x

x

MA-BIO-161

Marocco

x

x

MD-BIO-161

Moldova

x

x

PH-BIO-161

Filippine

x

x

RU-BIO-161

Russia

x

x

SN-BIO-161

Senegal

x

x

TJ-BIO-161

Tagikistan

x

x

TR-BIO-161

Turchia

x

x

TZ-BIO-161

Tanzania

x

x

UA-BIO-161

Ucraina

x

x

UZ-BIO-161

Uzbekistan

x

x

VN-BIO-161

Vietnam

x

x

XK-BIO-161

Kosovo (****)

x

x

ZA-BIO-161

Sud Africa

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Bio Latina Certificadora”

1.

Indirizzo: Jr. Domingo Millán 852, Jesús Maria, Lima 11, Lima, Peru

2.

Indirizzo internet: http://www.biolatina.com

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

BO-BIO-118

Bolivia

x

x

x

CO-BIO-118

Colombia

x

x

GT-BIO-118

Guatemala

x

x

HN-BIO-118

Honduras

x

x

MX-BIO-118

Messico

x

x

NI-BIO-118

Nicaragua

x

x

x

PA-BIO-118

Panama

x

x

PE-BIO-118

Perù

x

x

x

SV-BIO-118

El Salvador

x

x

VE-BIO-118

Venezuela

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Bolicert Ltd”

1.

Indirizzo: Street Colon 756, floor 2, office 2A, Edif. Valdivia Casilla 13030, La Paz, Bolivia

2.

Indirizzo internet: http://www.bolicert.org

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

BO-BIO-126

Bolivia

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Bureau Veritas Certification France SAS”

1.

Indirizzo: Immeuble Le Guillaumet, 60 avenue du Général de Gaulle, 92046 Paris La Défense Cedex, Francia

2.

Indirizzo internet: http://www.qualite-france.com

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

MA-BIO-165

Marocco

x

x

MC-BIO-165

Monaco

x

x

MG-BIO-165

Madagascar

x

x

x

MU-BIO-165

Maurizio

x

x

x

NI-BIO-165

Nicaragua

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Caucacert Ltd”

1.

Indirizzo: 2, Marshal Gelovani Street, 5th floor, Suite 410, Tbilisi 0159, Georgia

2.

Indirizzo internet: http://www.caucascert.ge

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

GE-BIO-117

Georgia

x

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“CCOF Certification Services”

1.

Indirizzo: 2155 Delaware Avenue, Suite 150, Santa Cruz, CA 95060, Stati Uniti

2.

Indirizzo internet: http://www.ccof.org

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

MX-BIO-105

Messico

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione e vino

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“CCPB Srl”

1.

Indirizzo: Viale Masini 36, 40126 Bologna, Italia

2.

Indirizzo internet: http://www.ccpb.it

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

CN-BIO-102

Cina

x

x

EG-BIO-102

Egitto

x

x

x

IQ-BIO-102

Iraq

x

x

LB-BIO-102

Libano

x

x

x

MA-BIO-102

Marocco

x

x

x

ML-BIO-102

Mali

x

x

PH-BIO-102

Filippine

x

x

SM-BIO-102

San Marino

x

x

x

SY-BIO-102

Siria

x

x

TN-BIO-102

Tunisia

x

TR-BIO-102

Turchia

x

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“CERES Certification of Environmental Standards GmbH”

1.

Indirizzo: Vorderhaslach 1, 91230 Happurg, Germania

2.

Indirizzo internet: http://www.ceres-cert.com

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

AE-BIO-140

Emirati arabi uniti

x

AL-BIO-140

Albania

x

x

x

AZ-BIO-140

Azerbaigian

x

x

BF-BIO-140

Burkina Faso

x

x

BJ-BIO-140

Benin

x

x

BO-BIO-140

Bolivia

x

x

x

BR-BIO-140

Brasile

x

x

x

BT-BIO-140

Bhutan

x

x

CD-BIO-140

Repubblica democratica del Congo

x

x

CL-BIO-140

Cile

x

x

x

CM-BIO-140

Camerun

x

x

x

CN-BIO-140

Cina

x

x

x

x

x

CO-BIO-140

Colombia

x

x

x

DO-BIO-140

Repubblica dominicana

x

x

x

EC-BIO-140

Ecuador

x

x

x

EG-BIO-140

Egitto

x

x

x

ET-BIO-140

Etiopia

x

x

x

GD-BIO-140

Grenada

x

x

x

GH-BIO-140

Ghana

x

GT-BIO-140

Guatemala

x

x

HN-BIO-140

Honduras

x

x

ID-BIO-140

Indonesia

x

x

x

IR-BIO-140

Iran

x

x

JM-BIO-140

Giamaica

x

x

x

KE-BIO-140

Kenya

x

x

x

KG-BIO-140

Kirghizistan

x

x

KH-BIO-140

Cambogia

x

x

KZ-BIO-140

Kazakhstan

x

x

LA-BIO-140

Laos

x

x

LC-BIO-140

Santa Lucia

x

x

x

MA-BIO-140

Marocco

x

x

x

MD-BIO-140

Moldova

x

x

x

ME-BIO-140

Montenegro

x

x

MG-BIO-140

Madagascar

x

x

MK-BIO-140

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

x

x

x

x

ML-BIO-140

Mali

x

x

MM-BIO-140

Myanmar/Birmania

x

x

x

MX-BIO-140

Messico

x

x

x

MY-BIO-140

Malaysia

x

x

MZ-BIO-140

Mozambico

x

x

NA-BIO-140

Namibia

x

x

NG-BIO-140

Nigeria

x

x

x

NI-BIO-140

Nicaragua

x

x

NP-BIO-140

Nepal

x

x

PA-BIO-140

Panama

x

x

PE-BIO-140

Perù

x

x

x

PG-BIO-140

Papua Nuova Guinea

x

x

x

PH-BIO-140

Filippine

x

x

x

PK-BIO-140

Pakistan

x

x

PS-BIO-140

Territorio palestinese occupato

x

x

PY-BIO-140

Paraguay

x

x

x

RS-BIO-140

Serbia

x

x

x

x

RU-BIO-140

Russia

x

x

x

RW-BIO-140

Ruanda

x

x

x

SA-BIO-140

Arabia Saudita

x

x

x

SG-BIO-140

Singapore

x

x

x

SN-BIO-140

Senegal

x

x

SV-BIO-140

El Salvador

x

x

TG-BIO-140

Togo

x

x

TH-BIO-140

Thailandia

x

x

x

TL-BIO-140

Timor Leste

x

x

TR-BIO-140

Turchia

x

x

x

TW-BIO-140

Taiwan

x

x

x

x

TZ-BIO-140

Tanzania

x

x

x

UA-BIO-140

Ucraina

x

x

x

UG-BIO-140

Uganda

x

x

x

UY-BIO-140

Uruguay

x

x

x

UZ-BIO-140

Uzbekistan

x

x

x

VE-BIO-140

Venezuela

x

x

VN-BIO-140

Vietnam

x

x

x

WS- BIO-140

Samoa

x

x

ZA-BIO-140

Sud Africa

x

x

x

ZW-BIO-140

Zimbabwe

x

x

4.

Eccezioni: prodotti in conversione

5.

Periodo di inclusione nell'elenco: fino al 30 giugno 2018.

“Certificadora Mexicana de productos y procesos ecológicos S.C.”

1.

Indirizzo: Calle 16 de septiembre No 204, Ejido Guadalupe Victoria, Oaxaca, Messico, C.P. 68026

2.

Indirizzo internet: http://www.certimexsc.com

3.

Numeri di codice, paesi terzi e categorie di prodotti interessate:

Numero di codice

Paese terzo

Categoria di prodotti

A

B

C

D

E

F

CO-BIO-104

Colombia

x

x

DO-BIO-104

Repubblica dominicana

x

GT-BIO-104

Guatemala

x

MX-BIO-104

Messico