ISSN 1977-0707

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 244

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

58° anno
19 settembre 2015


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento delegato (UE) 2015/1555 della Commissione, del 28 maggio 2015, che integra il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione attinenti alla pubblicazione di informazioni in relazione alla conformità degli enti all'obbligo di detenere una riserva di capitale anticiclica a norma dell'articolo 440 ( 1 )

1

 

*

Regolamento delegato (UE) 2015/1556 della Commissione, dell'11 giugno 2015, che integra il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione per il trattamento transitorio delle esposizioni in strumenti di capitale secondo il metodo IRB ( 1 )

9

 

*

Regolamento delegato (UE) 2015/1557 della Commissione, del 13 luglio 2015, che modifica il regolamento (CE) n. 543/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sui prodotti vegetali ( 1 )

11

 

*

Regolamento delegato (UE) 2015/1558 della Commissione, del 22 luglio 2015, che integra il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio mediante l'istituzione di un quadro di indicatori per l'applicazione della garanzia dell'Unione

20

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1559 della Commissione, del 18 settembre 2015, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India

25

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1560 della Commissione, del 18 settembre 2015, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

45

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1561 della Commissione, del 18 settembre 2015, che determina i quantitativi da aggiungere al quantitativo fissato per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016 nell'ambito del contingente tariffario aperto dal regolamento (CE) n. 536/2007 per le carni di pollame originarie degli Stati Uniti d'America

47

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1562 della Commissione, del 18 settembre 2015, che determina i quantitativi da aggiungere al quantitativo fissato per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016 nell'ambito dei contingenti tariffari aperti dal regolamento (CE) n. 539/2007 nel settore delle uova e delle ovoalbumine

49

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1563 della Commissione, del 18 settembre 2015, che fissa il coefficiente di attribuzione da applicare ai quantitativi che formano oggetto delle domande di diritti di importazione presentate dal 1o al 7 settembre 2015 nell'ambito dei contingenti tariffari aperti dal regolamento di esecuzione (UE) n. 413/2014 per le carni di pollame originarie dell'Ucraina

51

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1564 della Commissione, del 18 settembre 2015, che determina i quantitativi da aggiungere al quantitativo fissato per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016 nell'ambito dei contingenti tariffari aperti dal regolamento (CE) n. 442/2009 nel settore delle carni suine

53

 

 

DECISIONI

 

*

Decisione (UE) 2015/1565 del Consiglio, del 14 settembre 2015, che approva, a nome dell'Unione europea, la dichiarazione sulla concessione di possibilità di pesca nelle acque UE ai pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela nella zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese

55

 

*

Decisione (UE, Euratom) 2015/1566 dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, del 16 settembre 2015, relativa alla nomina di quattro giudici e di un avvocato generale della Corte di giustizia

58

 

 

Rettifiche

 

*

Rettifica del regolamento delegato (UE) n. 518/2014 della Commissione, del 5 marzo 2014, recante modifica dei regolamenti delegati (UE) della Commissione n. 1059/2010, n. 1060/2010, n. 1061/2010, n. 1062/2010, n. 626/2011, n. 392/2012, n. 874/2012, n. 665/2013, n. 811/2013 e n. 812/2013 per quanto attiene all'etichettatura dei prodotti connessi all'energia su internet ( GU L 147 del 17.5.2014 )

60

 

*

Rettifica del regolamento di esecuzione (UE) 2015/880 della Commissione, del 4 giugno 2015, sulla proroga dei periodi transitori relativi ai requisiti di fondi propri per le esposizioni verso controparti centrali di cui ai regolamenti (UE) n. 575/2013 e (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio ( GU L 143 del 9.6.2015 )

60

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

REGOLAMENTI

19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/1


REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2015/1555 DELLA COMMISSIONE

del 28 maggio 2015

che integra il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione attinenti alla pubblicazione di informazioni in relazione alla conformità degli enti all'obbligo di detenere una riserva di capitale anticiclica a norma dell'articolo 440

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (1), in particolare l'articolo 440, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Come previsto all'articolo 130, paragrafo 1, della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (2), gli Stati membri sono tenuti a imporre agli enti di detenere una loro specifica riserva di capitale anticiclica.

(2)

Al fine di garantire la trasparenza e la comparabilità tra gli enti, il regolamento (UE) n. 575/2013 impone loro di comunicare i principali elementi del calcolo della loro riserva di capitale anticiclica, compresi la distribuzione geografica delle loro esposizioni creditizie rilevanti e l'importo finale della loro specifica riserva di capitale anticiclica.

(3)

Come stabilito all'articolo 130, paragrafo 1, della direttiva 2013/36/UE, la riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente è calcolata moltiplicando l'importo complessivo della sua esposizione al rischio ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013 per il coefficiente anticiclico specifico dell'ente.

(4)

Come stabilito all'articolo 140, paragrafo 1, della direttiva 2013/36/UE, il coefficiente anticiclico specifico dell'ente consiste nella media ponderata dei coefficienti anticiclici che si applicano nei paesi in cui sono situate le esposizioni creditizie rilevanti dell'ente. La distribuzione per paese delle esposizioni creditizie rilevanti dovrebbe essere pubblicata in un formato standard, in conformità alle disposizioni di cui al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014 della Commissione (3). Al fine di rispettare l'obbligo di cui all'articolo 440, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 575/2013, che non prevede un coefficiente anticiclico minimo, la distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti dovrebbe essere pubblicata anche quando il coefficiente anticiclico applicabile per il paese è pari a zero.

(5)

Ai fini del calcolo dell'importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente, i fattori di ponderazione applicati ai coefficienti anticiclici dovrebbero essere proporzionati ai requisiti di fondi propri totali per il rischio di credito riguardante le esposizioni creditizie rilevanti in ciascuno Stato membro e paese terzo in cui l'ente detiene le esposizioni. Per questo gli enti dovrebbero pubblicare i requisiti di fondi propri per tutte le esposizioni creditizie rilevanti.

(6)

Come previsto all'articolo 433 del regolamento (UE) n. 575/2013, gli enti pubblicano la loro informativa relativa al requisito di riserva di capitale anticiclica almeno su base annua, congiuntamente ai documenti di bilancio. Poiché, a norma dell'articolo 136, paragrafo 7, della direttiva 2013/36/UE, il coefficiente anticiclico è fissato dalle autorità designate su base trimestrale, la pubblicazione di informazioni sulla conformità degli enti al requisito di riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente dovrebbe riguardare le informazioni sul coefficiente anticiclico dell'ultimo trimestre disponibile. La pubblicazione di informazioni in relazione alla riserva di capitale anticiclica dovrebbe essere basata sui coefficienti anticiclici che si applicano al momento del calcolo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente a cui le informazioni si riferiscono.

(7)

A norma dell'articolo 6, paragrafo 1, in combinato disposto con l'articolo 440, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 575/2013, gli enti dovrebbero fornire le informazioni relative alla riserva di capitale anticiclica su base individuale. Tuttavia, un ente che è un'impresa madre o una filiazione e un ente incluso nel consolidamento ai sensi dell'articolo 18 del regolamento (UE) n. 575/2013 non dovrebbero essere tenuti a conformarsi agli obblighi di informativa di cui alla parte otto di tale regolamento su base individuale, come prescritto dall'articolo 6, paragrafo 3, del medesimo regolamento. Gli enti imprese madri nell'UE e gli enti controllati da una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE dovrebbero pubblicare tali informazioni su base consolidata, mentre le filiazioni più importanti di un ente impresa madre nell'UE o una società di partecipazione finanziaria madre nell'UE o una società di partecipazione finanziaria mista madre nell'UE e le filiazioni di interesse rilevante nei rispettivi mercati locali dovrebbero pubblicare tali informazioni su base individuale o subconsolidata, secondo quanto previsto all'articolo 13 del regolamento (UE) n. 575/2013.

(8)

L'obbligo di detenere una riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente di cui all'articolo 130 della direttiva 2013/36/UE si applicherà progressivamente a partire dal 1o gennaio 2016, a meno che gli Stati membri impongano un periodo transitorio più breve a norma dell'articolo 160, paragrafo 6, di tale direttiva. Al fine di garantire che gli enti dispongano di tempo sufficiente per preparare la pubblicazione delle informazioni, è opportuno che il presente regolamento si applichi a decorrere dal 1o gennaio 2016.

(9)

Il presente regolamento si basa sui progetti di norme tecniche di regolamentazione che l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea) ha presentato alla Commissione europea.

(10)

L'Autorità bancaria europea ha condotto consultazioni pubbliche aperte sui progetti di norme tecniche di regolamentazione sui quali è basato il presente regolamento, ha analizzato i potenziali costi e benefici collegati e ha chiesto il parere del gruppo delle parti interessate nel settore bancario istituito in conformità dell'articolo 37 del regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (4),

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto

A norma dell'articolo 440 del regolamento (UE) n. 575/2013, il presente regolamento specifica gli obblighi di informativa degli enti in relazione alla loro conformità all'obbligo di detenere una riserva di capitale anticiclica di cui al titolo VII, capo 4, della direttiva 2013/36/UE.

Articolo 2

Pubblicazione della distribuzione geografica delle esposizioni creditizie

La distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica di cui all'articolo 440, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 575/2013 è pubblicata nel formato standard di cui alla tabella 1 dell'allegato I conformemente alle istruzioni di cui all'allegato II, parti I e II, e alle disposizioni di cui al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014.

Articolo 3

Pubblicazione dell'importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente

L'importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente di cui all'articolo 440, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) n. 575/2013 è pubblicato nel formato standard di cui alla tabella 2 dell'allegato I conformemente alle istruzioni di cui all'allegato II, parti I e III.

Articolo 4

Entrata in vigore e applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1o gennaio 2016.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 maggio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1.

(2)  Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338).

(3)  Regolamento delegato (UE) n. 1152/2014 della Commissione, del 4 giugno 2014, che integra la direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione sull'identificazione della localizzazione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo dei coefficienti anticiclici specifici dell'ente (GU L 309 del 30.10.2014, pag. 5).

(4)  Regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione (GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12).


ALLEGATO I

FORMATO STANDARD PER LA PUBBLICAZIONE DELLE INFORMAZIONI IN RELAZIONE ALLA CONFORMITÀ DEGLI ENTI ALL'OBBLIGO DI DETENERE UNA RISERVA DI CAPITALE ANTICICLICA

Tabella 1

Distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica

Riga

 

Esposizioni creditizie generiche

Esposizione nel portafoglio di negoziazione

Esposizione verso la cartolarizzazione

Requisiti di fondi propri

Fattori di ponderazione dei requisiti di fondi propri

Coefficiente anticiclico

Valore dell'esposi-zione per il metodo SA

Valore dell'esposi-zione per il metodo IRB

Somma della posizione lunga e corta del portafoglio di negozia-zione

Valore dell'esposi-zionenel portafoglio di negozia-zione per i modelli interni

Valore dell'esposi-zione per il metodo SA

Valore dell'esposi-zione per il metodo IRB

Di cui: Esposizioni creditizie generiche

Di cui: Esposizioni nel portafoglio di negozia-zione

Di cui: Esposizioni verso la cartolariz-zazione

Totale

 

 

010

020

030

040

050

060

070

080

090

100

110

120

010

Ripartizione per paese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paese: 001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NNN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Tabella 2

Importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell’ente

Riga

 

Colonna

 

 

010

010

Importo complessivo dell'esposizione al rischio

 

020

Coefficiente anticiclico specifico dell'ente

 

030

Requisito di riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente

 


ALLEGATO II

ISTRUZIONI PER I FORMATI STANDARD RELATIVI ALL'INFORMATIVA

PARTE I

ISTRUZIONI DI CARATTERE GENERALE

Dati di riferimento

1)

Nel campo «Livello di applicazione» gli enti indicano il livello di applicazione che costituisce la base per i dati forniti nelle tabelle 1 e 2. Al momento di compilare questo campo gli enti selezionano una delle seguenti voci, in conformità con gli articoli 6 e 13 del regolamento (UE) n. 575/2013:

a)

consolidato;

b)

individuale;

c)

subconsolidato.

2)

Per l'informativa su base individuale di cui alla parte uno, titolo II, del regolamento (UE) n. 575/2013, gli enti compilano le tabelle 1 e 2 delle presenti istruzioni su base individuale conformemente alla parte uno, titolo II, capo 1, del regolamento (UE) n. 575/2013.

3)

Per l'informativa su base consolidata o subconsolidata di cui alla parte uno, titolo II, del regolamento (UE) n. 575/2013, gli enti compilano le tabelle 1 e 2 delle presenti istruzioni su base consolidata conformemente alla parte uno, titolo II, capo 2, del regolamento (UE) n. 575/2013.

PARTE II

ISTRUZIONI PER IL FORMATO STANDARD 1

Tabella 1

Distribuzione geografica delle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica

L'ambito della tabella 1 è limitato alle esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, della direttiva 2013/36/UE.

Riferimenti giuridici e istruzioni

Numero di riga

Spiegazione

010-01X

Ripartizione delle esposizioni creditizie rilevanti per paese

Elenco dei paesi nei quali l'ente ha esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della sua specifica riserva di capitale anticiclica in conformità al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014.

Il numero di righe può variare in funzione del numero di paesi in cui l'ente ha esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica.

A norma del regolamento delegato (UE) n. 1152/2014 se le esposizioni nel portafoglio di negoziazione o le esposizioni estere di un ente rappresentano meno del 2 % delle esposizioni ponderate per il rischio aggregate, l'ente può scegliere di assegnare tali esposizioni allo Stato membro di origine dell'ente. Se le esposizioni assegnate allo Stato membro di origine dell'ente comprendono esposizioni in altri paesi, questi devono essere chiaramente identificati in una nota o nota a piè di pagina alla tabella dell'informativa.

020

Totale

Valore descritto nella spiegazione per le colonne da 010 a 120 della presente tabella.


Riferimenti giuridici e istruzioni

Numero di colonna

Spiegazione

010

Valore delle esposizioni creditizie generiche per il metodo SA

Valore delle esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2013/36/UE, determinato a norma dell'articolo 111 del regolamento (UE) n. 575/2013.

La ripartizione geografica è effettuata conformemente al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014.

Riga 020 (totale): Somma di tutte le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2013/36/UE, determinata a norma dell'articolo 111 del regolamento (UE) n. 575/2013.

020

Valore delle esposizioni creditizie generiche per il metodo IRB

Valore delle esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2013/36/UE, determinato a norma dell'articolo 166 del regolamento (UE) n. 575/2013.

La ripartizione geografica è effettuata conformemente all'EBA/RTS/2013/15.

Riga 020 (totale): Somma di tutte le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2013/36/UE, determinata a norma dell'articolo 166 del regolamento (UE) n. 575/2013.

030

Somma delle posizioni lunghe e corte delle esposizioni del portafoglio di negoziazione

Somma delle posizioni lunghe e corte delle esposizioni creditizie rilevanti definite ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE, equivalente alla somma delle posizioni lunghe e corte determinata a norma dell'articolo 327 del regolamento (UE) n. 575/2013.

La ripartizione geografica è effettuata conformemente al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014.

Riga 020 (totale): Somma di tutte le posizioni lunghe e corte delle esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE, equivalente alla somma delle posizioni lunghe e corte determinata a norma dell'articolo 327 del regolamento (UE) n. 575/2013.

040

Valore delle esposizioni nel portafoglio di negoziazione per i modelli interni

Somma delle voci seguenti:

Valore equo delle posizioni a pronti che rappresentano esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE, determinato a norma dell'articolo 104 del regolamento (UE) n. 575/2013.

Valore nozionale dei derivati che rappresentano esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE.

La ripartizione geografica è effettuata conformemente al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014.

Riga 020 (totale): Somma del valore equo di tutte le posizioni a pronti che rappresentano esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE, determinato in conformità dell'articolo 104 del regolamento (UE) n. 575/2013, e del valore nozionale di tutti i derivati che rappresentano esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE.

050

Valore delle esposizioni verso la cartolarizzazione per il metodo SA

Valore delle esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera c), della direttiva 2013/36/UE, determinato a norma dell'articolo 246, paragrafo 1, lettere a) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013.

La ripartizione geografica è effettuata conformemente al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014 della Commissione.

Riga 020 (totale): Somma di tutte le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera c), della direttiva 2013/36/UE, determinata a norma dell'articolo 246, paragrafo 1, lettere a) e c), del regolamento (UE) n. 575/2013.

060

Valore delle esposizioni verso la cartolarizzazione per il metodo IRB

Valore delle esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera c), della direttiva 2013/36/UE, determinato a norma dell'articolo 246, paragrafo 1, lettere b) e d), del regolamento (UE) n. 575/2013.

La ripartizione geografica è effettuata conformemente al regolamento delegato (UE) n. 1152/2014.

Riga 020 (totale): Somma di tutte le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera c), della direttiva 2013/36/UE, determinata a norma dell'articolo 246, paragrafo 1, lettere b) e d), del regolamento (UE) n. 575/2013.

070

Requisiti di fondi propri: esposizioni creditizie generiche

Requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti nel paese in questione ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2013/36/UE, determinati a norma della parte tre, titolo II, del regolamento (UE) n. 575/2013.

Riga 020 (totale): Somma di tutti i requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera a), della direttiva 2013/36/UE, determinata a norma della parte tre, titolo II, del regolamento (UE) n. 575/2013.

080

Requisiti di fondi propri: esposizioni nel portafoglio di negoziazione

Requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti nel paese in questione ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE, determinati conformemente alla parte tre, titolo IV, capo 2, del regolamento (UE) n. 575/2013 per il rischio specifico, o in conformità alla parte tre, titolo IV, capo 5, del regolamento (UE) n. 575/2013 per il rischio incrementale di default e di migrazione.

Riga 020 (totale): Somma di tutti i requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera b), della direttiva 2013/36/UE, determinata conformemente alla parte tre, titolo IV, capo 2, del regolamento (UE) n. 575/2013 per il rischio specifico, o in conformità alla parte tre, titolo IV, capo 5, del regolamento (UE) n. 575/2013 per il rischio incrementale di default e di migrazione.

090

Requisiti di fondi propri: esposizioni verso la cartolarizzazione

Requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti nel paese in questione ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera c), della direttiva 2013/36/UE, determinati a norma della parte tre, titolo II, capo 5, del regolamento (UE) n. 575/2013.

Riga 020 (totale): Somma di tutti i requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, lettera c), della direttiva 2013/36/UE, determinata a norma della parte tre, titolo II, capo 5, del regolamento (UE) n. 575/2013.

100

Requisiti di fondi propri — totale

Somma delle colonne 070, 080 e 090.

Riga 020 (totale): Somma di tutti i requisiti di fondi propri per le esposizioni creditizie rilevanti ai sensi dell'articolo 140, paragrafo 4, della direttiva 2013/36/UE.

110

Fattori di ponderazione per i requisiti di fondi propri

Fattore di ponderazione applicato al coefficiente anticiclico in ciascun paese, che è pari al totale dei requisiti di fondi propri riguardanti le esposizioni creditizie rilevanti nel paese in questione (riga 01X, colonna 100) diviso per il totale dei requisiti di fondi propri riguardanti tutte le esposizioni creditizie rilevanti ai fini del calcolo della riserva di capitale anticiclica conformemente all'articolo 140, paragrafo 4, della direttiva 2013/36/UE (riga 020, colonna 100).

Tale valore è indicato come numero assoluto con 2 decimali.

120

Coefficiente anticiclico

Coefficiente anticiclico applicabile nel paese in questione e stabilito a norma degli articoli 136, 137, 138 e 139 della direttiva 2013/36/UE. Questa colonna non include i coefficienti anticiclici che sono stati fissati ma non sono ancora applicabili al momento del calcolo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente alla quale l'informativa si riferisce.

Tale valore è indicato come percentuale con lo stesso numero di decimali come stabilito a norma degli articoli 136, 137, 138 e 139 della direttiva 2013/36/UE.

PARTE III

ISTRUZIONI PER IL FORMATO STANDARD 2

Tabella 2

Importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente

Gli enti si attengono alle istruzioni fornite nella presente sezione al fine di compilare la tabella 2 Importo della riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente.

Riferimenti giuridici e istruzioni

Numero di riga

Spiegazione

010

Importo complessivo dell'esposizione al rischio

Importo complessivo dell'esposizione al rischio calcolato conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013.

020

Coefficiente anticiclico specifico dell'ente

Coefficiente anticiclico specifico dell'ente, determinato a norma dell'articolo 140, paragrafo 1, della direttiva 2013/36/UE.

Il coefficiente anticiclico specifico dell'ente è pari alla media ponderata dei coefficienti anticiclici che si applicano nei paesi in cui sono situate le esposizioni creditizie rilevanti dell'ente e indicati nelle righe da 010 a 01X della colonna 120 della tabella 1.

Il fattore di ponderazione applicato al coefficiente anticiclico in ciascun paese è la percentuale dei requisiti di fondi propri, nel totale dei requisiti di fondi propri, relativi alle esposizioni creditizie rilevanti nel territorio in questione, ed è indicato nella tabella 1, colonna 110.

Tale valore è indicato come percentuale con 2 decimali.

030

Requisito di riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente

Requisito di riserva di capitale anticiclica specifica dell'ente, pari al coefficiente anticiclico specifico dell'ente, come indicato nella riga 020 della presente tabella, applicato all'importo complessivo dell'esposizione al rischio indicato nella riga 010 della presente tabella.


Riferimenti giuridici e istruzioni

Numero di colonna

Spiegazione

010

Valore descritto nella spiegazione per le righe da 010 a 030 della presente tabella.


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/9


REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2015/1556 DELLA COMMISSIONE

dell'11 giugno 2015

che integra il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione per il trattamento transitorio delle esposizioni in strumenti di capitale secondo il metodo IRB

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (1), in particolare l'articolo 495, paragrafo 3, terzo comma,

considerando quanto segue:

(1)

È necessario specificare le condizioni alle quali le autorità competenti possono esentare dal trattamento secondo il metodo IRB talune categorie di esposizioni in strumenti di capitale detenute al 31 dicembre 2007 da enti e da filiazioni di enti nell'UE nel rispettivo Stato membro.

(2)

Tali condizioni dovrebbero essere stabilite in maniera armonizzata, in modo da non avere un effetto sproporzionalmente negativo sulla transizione graduale degli ordinamenti giuridici nazionali dal regime stabilito dal recepimento della direttiva 2006/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (2), e in particolare dell'articolo 154, paragrafo 6, al regime istituito dal regolamento (UE) n. 575/2013.

(3)

Nello stabilire tali condizioni, si dovrebbe tener debito conto, nella misura del possibile, delle legittime aspettative degli enti che hanno ottenuto l'esenzione nell'ambito del precedente regime, d'applicazione fino al 31 dicembre 2013. Pertanto, le autorità competenti dovrebbero avere la facoltà di concedere l'esenzione a tali enti, mentre altri enti non dovrebbero beneficiarne.

(4)

Il presente regolamento si basa sui progetti di norme tecniche di regolamentazione che l'Autorità bancaria europea ha presentato alla Commissione.

(5)

L'Autorità bancaria europea ha condotto consultazioni pubbliche aperte sui progetti di norme tecniche di regolamentazione su cui è basato il presente regolamento, ha analizzato i potenziali costi e benefici collegati e ha chiesto il parere del gruppo delle parti interessate nel settore bancario istituito in conformità dell'articolo 37 del regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (3),

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Le autorità competenti possono concedere a enti e filiazioni di enti nell'UE l'esenzione dal trattamento secondo il metodo IRB di cui all'articolo 495, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 575/2013, soltanto per quanto riguarda quelle categorie di esposizioni in strumenti di capitale che al 31 dicembre 2013 già beneficiavano di un'esenzione dal trattamento secondo il metodo IRB.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, l'11 giugno 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1.

(2)  Direttiva 2006/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi e al suo esercizio (GU L 177 del 30.6.2006, pag. 1).

(3)  Regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione (GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12).


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/11


REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2015/1557 DELLA COMMISSIONE

del 13 luglio 2015

che modifica il regolamento (CE) n. 543/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sui prodotti vegetali

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 543/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, relativo alle statistiche sui prodotti vegetali e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 837/90 e (CEE) n. 959/93 (1), in particolare l'articolo 6, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 543/2009 istituisce un quadro per la produzione di statistiche dell'Unione comparabili relative alle produzioni vegetali annuali.

(2)

A seguito di un riesame periodico dell'esecuzione del regolamento (CE) n. 543/2009, per garantire la comparabilità si ritiene necessario aggiornare alcune denominazioni e definizioni delle variabili in modo che siano applicate e interpretate in maniera uniforme.

(3)

Le variabili elencate che sono diventate obsolete vanno soppresse.

(4)

Dal momento che i dati sulla produzione nazionale dovrebbero essere comparabili, è opportuno aggiungere il grado di umidità alla produzione di alcune categorie di piante che sono raccolte verdi.

(5)

È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 543/2009,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

L'allegato del regolamento (CE) n. 543/2009 è sostituito dall'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 13 luglio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 167 del 29.6.2009, pag. 1.


ALLEGATO

Tabella 1

Seminativi

(n.c.a.= non classificati altrove)

PARTE A

 

Superficie coltivata

(in migliaia di ettari)

Produzione raccolta

(in migliaia di tonnellate)

Resa

(in centinaia di kg/ha)

Termini di trasmissione

Variabili

31 gen

30 giu

31 ago

30 sett

31 gen

30 sett

30 sett

31 ott

31 gen

30 sett

31 ago

anno n

anno n

anno n

anno n

anno n + 1

anno n + 1

anno n

anno n

anno n + 1

anno n + 1

anno n

Numero del termine di trasmissione

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

 

SM sopra la soglia

SM sopra la soglia

SM sopra la soglia

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

SM sopra la soglia

Cereali per la produzione di granella (comprese le sementi)  (1)

x

R

x

R

Cereali (escluso il riso) per la produzione di granella (comprese le sementi) (1)

x

x

x

x

Frumento tenero e spelta (1)

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Frumento invernale e spelta (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Frumento duro (1)

x

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Segale e miscugli di cereali invernali (frumento segalato) (1)

x

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Orzo (1)

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Orzo invernale (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Avena (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Miscugli di cereali primaverili (cereali misti diversi dal frumento segalato) (1)

x

x

x

x

Granturco e misto di granturco (1)

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Triticale (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Sorgo (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Altri cereali n.c.a. (grano saraceno, miglio, scagliola, ecc.) (1)

x

x

x

x

Riso (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Riso Indica

x

x

x

x

Riso Japonica

x

x

x

x


PARTE B

 

Superficie coltivata

(in migliaia di ettari)

Produzione raccolta

(in migliaia di tonnellate)

Resa

(in centinaia di kg/ha)

Termini di trasmissione

Variabili

31 gen

30 giu

31 ago

30 sett

31 mar

30 sett

30 sett

31 ott

31 mar

30 sett

31 ago

anno n

anno n

anno n

anno n

anno n + 1

anno n + 1

anno n

anno n

anno n + 1

anno n + 1

anno n

Numero del termine di trasmissione

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

 

SM sopra la soglia

SM sopra la soglia

SM sopra la soglia

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

Tutti gli SM

SM sopra la soglia

Legumi secchi e colture proteiche per la produzione di granella (compresi le sementi e i miscugli di cereali e di legumi)  (1)

x

R

x

x

Piselli da foraggio (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Fave e favette (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

Lupini dolci (1)

x

x

x

x

Altri legumi secchi e colture proteiche n.c.a.

x

x

Piante da radice

x

x

Patate (incluse le patate da semina)

x

x

x

x

x

x

x

x

Barbabietole da zucchero (escluse le sementi)

x

x

x

x

R

x

x

R

Altre piante da radice n.c.a.

x

x

Piante industriali

x

x

Semi di colza e di ravizzone (1)

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Semi di colza autunnale e di ravizzone

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Semi di girasole (1)

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Soia (1)

x

x

x

x

R

x

x

x

R

x

Semi di lino (lino da olio) (1)

x

R

x

x

Semi di cotone (1)

x

x

Altre piante da semi oleosi n.c.a. (1)

x

x

Lino da fibra

x

R

x

x

Canapa

x

x

x

x

Cotone

x

R

x

x

Tabacco

x

R

x

R

Luppolo

x

x

x

x

Piante aromatiche, medicinali e da condimento

x

x

Colture energetiche n.c.a.

x

x

x

x

Piante raccolte verdi da seminativi

x

x

Prati e pascoli temporanei

x

x

Leguminose raccolte verdi

x

x

Mais verde (1)

x

x

x

x

x

x

x

x

x

x

Altri cereali raccolti verdi (escluso il mais verde) (1)

x

x

x

x

NB: Le stime per le colonne 1, 2, 3 e 11 sono obbligatorie per gli Stati membri con una produzione nazionale annua media negli ultimi tre anni superiore a:

 

3 000 000 tonnellate per il frumento tenero e la spelta,

 

1 000 000 tonnellate per il frumento duro,

 

900 000 tonnellate per l'orzo,

 

100 000 tonnellate per la segale e i miscugli di cereali invernali (frumento segalato),

 

1 500 000 tonnellate per il granturco e misto di granturco,

 

200 000 tonnellate per il triticale,

 

150 000 tonnellate per l'avena,

 

150 000 tonnellate per il sorgo,

 

150 000 tonnellate per il riso,

 

70 000 tonnellate per i piselli da foraggio,

 

50 000 tonnellate per le fave e le favette,

 

300 000 tonnellate per i semi di colza e di ravizzone,

 

200 000 tonnellate per i semi di girasole,

 

60 000 tonnellate per la soia,

 

700 000 tonnellate per le patate (incluse le patate da semina),

 

2 500 000 tonnellate per le barbabietole da zucchero (escluse le sementi)

 

e 4 500 000 tonnellate per il mais verde.

Tabella 2

Ortaggi freschi (compresi i meloni), fragole e funghi coltivati

 

Superficie coltivata

(in migliaia di ettari)

Produzione raccolta

(in migliaia di tonnellate)

Termini di trasmissione

Variabili

31 mar

anno n + 1

31 mar

anno n + 1

Numero del termine di trasmissione

1

2

Ortaggi freschi (compresi i meloni) e fragole

x

Brassicacee

Cavolfiori e broccoli

x

x

Cavoli

x

x

Ortaggi a foglia e stelo (escluse le brassicacee)

Porri

x

x

Sedano

x

x

Lattuga

x

x

Lattuga in serre o sotto ripari accessibili all'uomo (2)

x

Indivia

x

x

Spinaci

x

x

Asparagi

x

x

Cicoria per il consumo fresco

x

x

Carciofi

x

x

Ortaggi coltivati per il frutto (compresi i meloni)

Pomodori

x

x

Pomodori per il consumo fresco

x

x

Pomodori in serre o sotto ripari accessibili all'uomo (2)

x

Cetrioli

x

x

Cetrioli in serre o sotto ripari accessibili all'uomo (2)

x

Cetriolini

x

x

Melanzane

x

x

Zucchine

x

x

Meloni

x

x

Cocomeri

x

x

Peperoni e peperoncini

x

x

Peperoni e peperoncini in serre o sotto ripari accessibili all'uomo (2)

x

Radici, tuberi e ortaggi a bulbo

Carote

x

x

Cipolle

x

x

Scalogni

x

x

Sedano rapa

x

x

Ravanelli

x

x

Aglio

x

x

Legumi freschi

x

Piselli freschi

x

x

Fagioli freschi

x

x

Fragole

x

x

Fragole in serre o sotto ripari accessibili all'uomo (2)

x

Funghi coltivati

x

x


Tabella 3

Coltivazioni permanenti per il consumo umano

 

Superficie coltivata

(in migliaia di ettari)

Produzione raccolta

(in migliaia di tonnellate)

Termini di trasmissione

Variabili

31 mar

anno n+1

31 mar

anno n+1

30 sett

anno n+1

Numero del termine di trasmissione

1

2

3

Coltivazioni permanenti per il consumo umano

x

Frutta proveniente da zone temperate

Mele

x

x

Mele per il consumo fresco

x

Pere

x

x

Pesche

x

x

Nettarine

x

x

Albicocche

x

x

Ciliegie

x

x

Amarene

x

x

Prugne

x

x

Frutta proveniente da zone subtropicali e tropicali

Fichi

x

x

Kiwi

x

x

Avocado

x

x

Banane

x

x

Bacche (escluse le fragole)

Ribes nero

x

x

Lamponi

x

x

Frutta a guscio  (3)

Noci

x

x

Nocciole

x

x

Mandorle

x

x

Castagne

x

x

Agrumi  (3)

x

Arance

x

x

Piccoli agrumi

x

x

Satsuma

x

x

Clementine

x

x

Limoni e limette acide

x

x

Pomeli e pompelmi

x

x

Uve  (3)

x

x

Uve da vino

x

x

Uve per la produzione di vini a denominazione d'origine protetta (DOP)

x

x

Uve per la produzione di vini a indicazione geografica protetta (IGP)

x

x

Uve per la produzione di altri vini n.c.a. (senza DOP/IGP)

x

x

Uve da tavola

x

x

Uve per la produzione di uva passa

x

x

Olive  (3)

Olive da tavola

x

x

Olive da olio

x

x

(n.c.a.= non classificati altrove)


Tabella 4

Uso agricolo dei terreni

 

Superficie principale

(in migliaia di ettari)

Termine di trasmissione

Variabili

30 sett

anno n+1

Superficie agricola utilizzata

R

Seminativi

R

Cereali per la produzione di granella (comprese le sementi)

x

Legumi secchi e colture proteiche per la produzione di granella (compresi le sementi e i miscugli di cereali e di legumi)

x

Patate (incluse le patate da semina)

x

Barbabietole da zucchero (escluse le sementi)

x

Piante industriali

x

Piante raccolte verdi da seminativi

x

Ortaggi freschi (compresi i meloni) e fragole

x

Fiori e piante ornamentali (esclusi i vivai)

x

Altri seminativi n.c.a.

x

Terreni a riposo

R

Pascoli permanenti

R

Coltivazioni permanenti

x

Frutta, bacche e frutta a guscio (esclusi gli agrumi, le uve e le fragole)

R

Uve

R

Olive

R

Vivai

x

(n.c.a= non classificati altrove)


(1)  I dati relativi alla produzione di questi prodotti sono forniti nel grado medio di umidità che ogni Stato membro comunica alla Commissione in gennaio/marzo dell'anno n + 1 (colonna 9).

(2)  Le stime sono obbligatorie per gli Stati membri con una superficie coltivata nazionale pari o superiore a 500 ettari.

(3)  Le stime sono obbligatorie per gli Stati membri con una superficie coltivata nazionale pari o superiore a 500 ettari.


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/20


REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2015/1558 DELLA COMMISSIONE

del 22 luglio 2015

che integra il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio mediante l'istituzione di un quadro di indicatori per l'applicazione della garanzia dell'Unione

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 — il Fondo europeo per gli investimenti strategici (1), in particolare l'articolo 7, paragrafo 14,

considerando quanto segue:

(1)

I progetti della Banca europea per gli investimenti (BEI) coperti dalla garanzia dell'UE nel quadro del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) dovrebbero essere valutati conformemente alle procedure di valutazione e di dovuta diligenza della BEI, tra cui il quadro di valutazione del valore aggiunto a 3 pilastri («3PVA»).

(2)

La valutazione dei progetti dovrebbe essere effettuata con riferimento ad un quadro di indicatori basato sul 3PVA della BEI. L'uso del quadro di indicatori dovrebbe consentire l'attuazione efficace del FEIS, assicurando allo stesso tempo elevati standard di valutazione della qualità.

(3)

Il quadro di indicatori dovrebbe essere utilizzato per assicurare che la garanzia dell'UE copra progetti a maggiore valore aggiunto.

(4)

Qualora gli organi direttivi della BEI decidessero di modificare il 3PVA, la Commissione e la BEI dovrebbero vagliare prontamente la necessità di riesaminare e modificare, se necessario, il quadro di indicatori alla luce del 3PVA rivisto,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il quadro di indicatori di cui all'articolo 7 del regolamento (UE) 2015/1017, che il comitato per gli investimenti del FEIS deve utilizzare per garantire una valutazione indipendente e trasparente dell'uso potenziale ed effettivo della garanzia dell'Unione, è stabilito nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 22 luglio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.


ALLEGATO

Il quadro di indicatori

1.   Principi generali

Il quadro di indicatori è utilizzato dal comitato per gli investimenti istituito conformemente all'articolo 7, paragrafi 7-12, del regolamento (UE) 2015/1017 per valutare il valore aggiunto delle operazioni potenzialmente beneficiarie dei finanziamenti della BEI coperti della garanzia dell'Unione (1). Esso serve al comitato di investimento per stabilire l'ordine di priorità nell'utilizzo della garanzia dell'UE per le operazioni che presentano un punteggio e un valore aggiunto più elevati. La BEI calcola il punteggio e gli indicatori ex ante e monitora i risultati a progetto completato. Al comitato per gli investimenti sono comunicati il punteggio ottenuto per ogni pilastro pertinente e il valore di ogni indicatore.

Il quadro di indicatori si compone di quattro pilastri:

pilastro 1: contributo al raggiungimento degli obiettivi politici del FEIS;

pilastro 2: qualità e solidità del progetto;

pilastro 3: contributo tecnico e finanziario;

pilastro 4: indicatori complementari.

Dato il suo distinto ambito, ogni pilastro è valutato singolarmente e i singoli punteggi non sono aggregati in una valutazione unica. Nello stabilire l'ordine di priorità dei progetti il comitato per gli investimenti attribuisce pari importanza a ciascun pilastro, indipendentemente dal fatto che il singolo pilastro presenti un punteggio numerico o sia composto da indicatori qualitativi e quantitativi senza punteggio. Ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 14, del regolamento relativo al FEIS, il quadro di indicatori è utilizzato dal comitato per gli investimenti per garantire una valutazione indipendente e trasparente dell'uso potenziale ed effettivo della garanzia dell'Unione. Questa disposizione lascia impregiudicato l'esame dei progetti potenziali da parte del comitato per gli investimenti ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, del regolamento relativo al FEIS, previsione verso la quale ha valore complementare.

2.   Il quadro di indicatori

Ogni operazione del FEIS riceve una valutazione in ciascuno dei 4 pilastri. La valutazione è calcolata sulla base dei punti attribuiti ai diversi indicatori di ciascun pilastro, utilizzando la seguente scala:

Punti

Valutazione del pilastro 2

Valutazione dei pilastri 1 e 3

0-49

Marginale

Bassa

50-99

Accettabile

Modesta

100-149

Buona

Significativa

>= 150

Eccellente

Elevata

Il pilastro 4 include indicatori complementari di natura quantitativa o qualitativa, e non sarà consolidato in una valutazione unica.

Pilastro 1: contributo al raggiungimento degli obiettivi politici del FEIS

Il pilastro 1 valuta la coerenza dell'operazione con la realizzazione degli obiettivi generali del FEIS stabiliti dall'articolo 9, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2015/1017, nonché il contributo che apporta ai predetti obiettivi. La metodologia per l'attribuzione della valutazione complessiva del pilastro 1 si basa sul contributo dell'operazione, che può essere «basso», «modesto», «significativo» ed «elevato».

Il giudizio tiene conto degli aspetti seguenti:

—   «contributo agli obiettivi del FEIS»: tutti i progetti devono contribuire ad almeno uno degli obiettivi generali del FEIS. I progetti a bassa priorità politica, come i progetti stradali della RTE «non prioritari», ricevono una valutazione bassa;

—   «obiettivi chiave»: l'articolo 9, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2015/1017 individua per ognuno degli obiettivi politici generali una serie di settori chiave di intervento considerati di particolare importanza. I progetti in questi settori chiave salirebbero di un livello nella scala di valutazione. Nell'attribuzione della valutazione sono anche prese in considerazione le caratteristiche specifiche dei progetti che consentono un contributo particolarmente elevato, quali i progetti dimostrativi o i progetti che forniscono un importante contributo al conseguimento degli obiettivi di Europa 2020. I progetti che soddisfano molteplici obiettivi, compresi i progetti orizzontali, quali quelli in materia di coesione e cambiamenti climatici, avanzeranno di diversi gradi nella scala di valutazione.

Viene utilizzato un unico indicatore con quattro livelli di valutazione. Per calcolare la valutazione complessiva, ad ogni livello di valutazione sono attribuiti fino a 50 punti. Sommando poi i punti (senza ponderazione) è possibile classificare il progetto nella categoria «bassa» (meno di 50 punti), «modesta» (da 50 a 99 punti), «significativa» (da 100 a 149 punti) o «elevata» (150 punti e oltre).

Pilastro 2: qualità e solidità del progetto

Il pilastro 2 raggruppa una serie di indicatori che consentono di valutare la qualità e la solidità dell'operazione. È definito un approccio diverso per gli investimenti in progetti singoli o per i progetti realizzati mediante prestiti intermediati a favore di più beneficiari.

Per la valutazione di «progetti singoli» sono previsti i seguenti aspetti e i relativi indicatori:

—   «crescita» (indicatore 1, da 0 e 100 punti): il contributo del progetto alla crescita duratura deriva dal suo impatto socioeconomico in termini di costi e benefici. Ove possibile, il tasso di rendimento economico («TRE») è calcolato seguendo le migliori pratiche in uso tra gli economisti. Esso prende in considerazione i costi e i benefici socioeconomici del progetto, compresi gli effetti di ricaduta (ad esempio, incidenza positiva su ricerca, sviluppo e innovazione, effetti benefici a lungo termine sul clima o impatto sul mercato del lavoro o effetti negativi sull'ambiente). Tuttavia, vi sono anche progetti il cui TRE è difficile da stimare. Ad esempio, in una serie di settori soggetti al rispetto delle norme dell'UE il problema principale è fare in modo che sia adottata la soluzione meno costosa, piuttosto che valutare il rendimento economico complessivo (si pensi ad esempio al settore del trattamento delle acque e dei rifiuti). Per questi settori il giudizio sulla qualità è basato su parametri di riferimento settoriali. Per le operazioni che raggruppano prestiti quadro il giudizio si basa principalmente sulla strategia e sui criteri di investimento adottati dal promotore.

Di norma, il tasso di rendimento critico richiesto per i finanziamenti della BEI è pari al 5 %. Per un progetto standard, un TRE compreso tra 5 % e 7 % è considerato «accettabile», tra 7 % e 10 % «buono», superiore a 10 % «eccellente». Tuttavia, la classificazione dei risultati è basata anche su considerazioni settoriali. I settori attualmente considerati meno sostenibili dal punto di vista ambientale (come alcuni modi di trasporto) verrebbero finanziati solo se considerati «buoni» alla luce dell'interesse economico, ossia aventi un TRE minimo del 7 %. Al contrario, per taluni progetti aventi effetti benefici a lungo termine sul clima, il finanziamento è considerato possibile anche con un TRE compreso tra 3,5 % e 5 %, da qui l'introduzione della categoria «marginale». Per i progetti del settore privato, in ragione del loro profilo di rischio e di rendimento, la valutazione è la seguente: «marginale» per un tasso di rendimento compreso tra 5 % e 7 %, «accettabile» tra 7 % e 10 %, «buono» da 10 % e 15 %, ed «eccellente» oltre il 15 %; Il TRE è calcolato tenendo pienamente conto delle esternalità positive e negative, anche in relazione agli aspetti ambientali e legati ai cambiamenti climatici. Se viene dimostrato che non è in linea con il livello giustificabile sotto il profilo economico, il tasso critico può essere adeguato dal comitato direttivo tenendo conto della situazione economica a lungo termine;

—   «capacità del promotore» (indicatore 2, da 0 e 30 punti): viene dato un giudizio qualitativo sulla capacità del promotore di realizzare il progetto entro i termini e in maniera efficiente, tenendo anche conto del pertinente contesto istituzionale e dell'eventuale assistenza tecnica da fornire. Ciò è particolarmente importante nel caso dei prestiti quadro, per i quali sono valutati i criteri di definizione delle priorità, le capacità di realizzazione e di controllo dei progetti e i sistemi di monitoraggio e di controllo, nonché il rispetto delle norme in materia di ambiente, concorrenza e appalti pubblici;

—   «sostenibilità» (indicatore 3, da 0 e 30 punti): secondo la regole della BEI, i progetti devono non solo essere economicamente sostenibili, e contribuire in tal modo alla crescita, ma anche sostenibili sul piano ambientale e sociale. È fondamentale mantenere norme ambientali e sociali elevate. La valutazione è effettuata secondo linee guida dettagliate enunciate nell'Environmental and Social Practices Handbook (manuale delle pratiche ambientali e sociali) della Banca (2);

—   «occupazione» (indicatore 4, da 0 e 40 punti): questo indicatore copre sia la fase della realizzazione che quella del funzionamento. Il numero di posti di lavoro necessari nella fase di realizzazione è stimato sulla base di coefficienti specifici del settore di attività. Per quanto riguarda la fase di funzionamento, il numero di posti di lavoro è valutato dagli analisti del progetto, alla luce delle esperienze precedenti nel settore. La successiva tabella riepiloga la valutazione, suddividendola tra occupazione nella fase di realizzazione e occupazione nella fase di funzionamento. Ad esempio, tra i progetti a forte intensità di manodopera nella fase di realizzazione rientrano alcune opere di ingegneria civile (in particolare lavori di ripristino sparsi) e lavori nei settori dell'efficienza energetica e della silvicoltura. Livelli più elevati di manodopera nella fase di funzionamento sono associati ad alcuni progetti industriali.

La valutazione complessiva nel pilastro 2 attribuita a ogni progetto è calcolata sommando i punti ottenuti nelle quattro sottocategorie descritte sopra, e può essere: «marginale» (meno di 50 punti), «accettabile» (da 50 a 99 punti), «buona» (da 100 a 149 punti) ed «eccellente» (150 punti e oltre).

Per quanto riguarda i «prestiti intermediati a favore di più beneficiari» (Multi Beneficiary Intermediated Loans — MBIL), il pilastro 2 consente di valutare la capacità degli enti finanziari e di altra natura (tra cui gli istituti di promozione) ad agire in qualità di intermediari, e la loro efficacia. La valutazione è basata sui seguenti 3 indicatori indipendenti:

la capacità e la solidità dell'intermediario e la qualità dell'ambiente operativo;

il miglioramento dell'accesso ai finanziamenti e delle condizioni di finanziamento, tra l'altro per i beneficiari finali;

l'occupazione a livello dei beneficiari finali.

I punti attribuiti agli indicatori in ciascuna categoria sono sommati senza ponderazione per ottenere la valutazione complessiva del progetto, che può essere «marginale» (meno di 50 punti), «accettabile» (da 50 a 99 punti), «buono» (da 100 a 149 punti) ed «eccellente» (150 punti e oltre).

Pilastro 3: contributo tecnico e finanziario al progetto

Il pilastro 3 è incentrato sul valore generato dalla partecipazione della BEI e dal sostegno del FEIS stesso, che offrono benefici finanziari e di altra natura a sostegno del progetto. Questo contributo specifico è valutato mediante tre indicatori, ognuno dei quali misura aspetti complementari del valore aggiunto:

«contributo finanziario», ossia il miglioramento delle condizioni di finanziamento offerte alla controparte rispetto a fonti alternative di finanziamento (tassi di interesse inferiori e/o scadenze più lunghe);

«facilitazione finanziaria», ossia il miglioramento dell'efficacia del sostegno prestato dagli altri portatori di interesse; mobilitazione delle risorse dei terzi, in particolare del settore privato; invio di segnali agli altri prestatori);

«contributo e consulenza della BEI», ossia la prestazione di servizi non finanziari sotto forma di contributi di esperti e trasferimento delle conoscenze, miranti a facilitare l'attuazione dei progetti, a rafforzare la capacità istituzionale e a fornire consulenza in materia di strutturazione finanziaria. Tali servizi potrebbero essere forniti per il tramite del polo europeo di consulenza sugli investimenti e di ogni altra struttura di consulenza esistente, quali JASPERS, ELENA e i servizi di consulenza InnovFin Advisory finanziati dal bilancio Orizzonte 2020 o mediante altri strumenti adeguati, quale ad esempio il sostegno all'attuazione dei progetti.

Ogni indicatore è valutato in maniera indipendente, secondo la metodologia esistente della BEI, uniforme e ben documentata, e le successive relative modifiche. Come per il pilastro 1, la valutazione va da «bassa» a «elevata». I punti attribuiti a ciascun indicatore sono sommati senza ponderazione per ottenere la valutazione complessiva del progetto nel pilastro, che può essere: «bassa» (meno di 50 punti), «modesta» (da 50 a 99 punti), «significativa» (da 100 a 149 punti) ed «elevata» (150 punti e oltre).

Pilastro 4: indicatori complementari.

Il quadro di indicatori è integrato dai seguenti indicatori, che dovranno essere comunicati per ogni operazione in modo da rispecchiare i principali aspetti trasversali delle operazioni della BEI nell'ambito del FEIS:

addizionalità: viene specificato se si tratta di un'operazione ordinaria o di un'attività speciale. Per le operazioni ordinarie, sono forniti ulteriori chiarimenti che giustifichino l'addizionalità, come definita all'articolo 5 del regolamento (UE) 2015/1017;

una serie di indicatori relativi al contesto macroeconomico nel quale viene realizzato il progetto, che tra l'altro consentono ai membri del comitato per gli investimenti di valutare il potenziale impatto sulle disparità economiche all'interno dell'Unione e sul potenziale di crescita a lungo termine: i) indicatori specifici delle condizioni di investimento; ii) il divario tra prodotto effettivo e potenziale, calcolato sulla base della metodologia della funzione di produzione approvata dal Consiglio Ecofin; iii) la crescita potenziale del PIL; iv) indicatori specifici della disoccupazione: il tasso di disoccupazione, la variazione su base annua del tasso di disoccupazione e il confronto con la media dell'UE; v) l'indicatore composito dei costi di finanziamento per le società non finanziarie, o, se non disponibile, i tassi di interesse bancari applicati alle società non finanziarie. Alla luce di queste indicazioni, il comitato per gli investimenti presta particolare attenzione ai progetti che contribuiscono a superare le disparità economiche all'interno dell'Unione;

effetto moltiplicatore previsto dell'intervento del FEIS;

importo dei finanziamenti privati mobilitati;

cooperazione con le banche nazionali di promozione e sostegno alle piattaforme di investimento;

cofinanziamento con i fondi strutturali e di investimento europei;

cofinanziamento con altri strumenti dell'UE (ad esempio Orizzonte 2020, il meccanismo per collegare l'Europa ecc.);

guadagni di efficienza energetica realizzati (per le pertinenti operazioni);

indicatore Azione per il clima (per le pertinenti operazioni).


(1)  Il quadro di indicatori non si applica alle operazioni di cui all'articolo 10, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) 2015/1017.

(2)  http://www.eib.org/attachments/strategies/environmental_and_social_practices_handbook_en.pdf


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/25


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/1559 DELLA COMMISSIONE

del 18 settembre 2015

che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea («il regolamento di base») (1), in particolare l'articolo 7, paragrafo 4,

previa consultazione degli Stati membri,

considerando quanto segue:

1.   PROCEDIMENTO

1.1.   Apertura

(1)

Il 20 dicembre 2014 la Commissione europea («la Commissione») ha avviato un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni nell'Unione di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India («il paese interessato») sulla base dell'articolo 5 del regolamento di base, mediante un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea  (2) («l'avviso di apertura»).

(2)

La Commissione ha avviato l'inchiesta in seguito a una denuncia presentata il 10 novembre 2014 dal gruppo Saint-Gobain PAM («il denunciante») per conto di produttori che rappresentano oltre il 25 % della produzione totale di tubi di ghisa duttile dell'Unione. La denuncia conteneva elementi di prova di dumping e di conseguente notevole pregiudizio sufficienti per giustificare l'apertura dell'inchiesta.

(3)

L'11 marzo 2015 la Commissione ha avviato un'inchiesta antisovvenzioni relativa alle importazioni nell'Unione di tubi di ghisa duttile originari dell'India e ha avviato un'inchiesta separata mediante un avviso di apertura pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea  (3). Tale inchiesta è tuttora in corso.

1.2.   Parti interessate

(4)

Nell'avviso di apertura la Commissione ha invitato le parti interessate a contattarla al fine di partecipare all'inchiesta. In particolare, la Commissione ha espressamente informato i denuncianti, altri produttori noti dell'Unione, i produttori esportatori noti, le autorità indiane, gli importatori noti, i fornitori e gli utilizzatori, gli operatori commerciali, nonché le associazioni notoriamente interessate all'avvio dell'inchiesta e li ha invitati a partecipare.

(5)

Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni sull'apertura dell'inchiesta e di chiedere un'audizione con la Commissione e/o il consigliere-auditore nei procedimenti in materia commerciale. Nessuna delle parti interessate ha chiesto un'audizione per presentare le proprie osservazioni in merito all'apertura del procedimento.

1.2.1.   Campionamento

(6)

Nell'avviso di apertura la Commissione ha indicato che avrebbe potuto ricorrere al campionamento selezionando le parti interessate in conformità all'articolo 17 del regolamento di base.

Campionamento di importatori e produttori dell'Unione

(7)

Non è stato necessario il campionamento dei produttori dell'Unione. Vi sono solo tre società o gruppi di società che producono il prodotto in esame nell'Unione, e due di essi, che rappresentano il 96 % circa della produzione totale dell'Unione, hanno collaborato all'inchiesta.

(8)

Per quanto riguarda gli importatori, per decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, selezionare un campione, la Commissione ha invitato gli importatori indipendenti a fornire le informazioni specificate nell'avviso di apertura. Nessun importatore indipendente si è manifestato entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura.

Campionamento dei produttori esportatori in India

(9)

per decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, selezionare un campione, la Commissione ha invitato tutti i produttori esportatori dell'India a fornire le informazioni specificate nell'avviso di apertura. La Commissione ha inoltre chiesto alla missione dell'India presso l'Unione europea di individuare e/o contattare altri produttori esportatori, se esistenti, eventualmente interessati a partecipare all'inchiesta.

(10)

Due produttori esportatori del paese interessato hanno fornito le informazioni richieste e hanno accettato di essere inseriti nel campione. Essi hanno effettuato il 100 % delle esportazioni dall'India durante il periodo dell'inchiesta. La Commissione ha pertanto deciso che il campionamento non era necessario.

1.2.2.   Risposte al questionario

(11)

La Commissione ha inviato questionari ai due produttori esportatori indiani che hanno collaborato, ai tre produttori dell'Unione e agli utilizzatori che si sono manifestati entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura.

(12)

Sono pervenute risposte al questionario da entrambi i produttori esportatori indiani, da due produttori dell'Unione e da varie decine di utenti.

1.2.3.   Visite di verifica

(13)

La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare in via provvisoria il dumping, il conseguente pregiudizio e l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica in conformità all'articolo 16 del regolamento di base presso le sedi delle seguenti società:

produttori dell'Unione

SAINT-GOBAIN PAM, Pont-à-Mousson, Francia; SAINT-GOBAIN PAM ESPANA SA, Madrid, Spagna; SAINT-GOBAIN PAM Deutschland GmbH, Saarbrücken, Germania

Duktus Rohrsysteme Wetzlar GmbH, Wetzlar, Germania

società di vendita collegate

SAINT-GOBAIN PAM PORTUGAL SA, Lisbona, Portogallo

SAINT-GOBAIN PAM ITALIA SpA, Milano, Italia

SAINT-GOBAIN PAM UK, Stanton-by-Dale, Regno Unito

SGPS BELGIUM SA, Landen, Belgio

produttori esportatori dell'India

Electrosteel Castings Ltd, Kolkata, India, e società collegata Lanco Industries Limited (ora nota come Srikalahasthi Pipes Limited), Andhra Pradesh, India.

Jindal Saw Limited, New Delhi, India

importatori/operatori commerciali collegati

Electrosteel Europe SA, Francia, che ha le seguenti succursali:

Electrosteel Europe SA Sucursal En Espana, Spagna

Electrosteel Europe SA Succursale Italia, Italia

Electrosteel Europe SA Niederlassung Deutschland, Germania

Electrosteel Castings (UK) Ltd, Regno Unito

Electrosteel Trading SA (Spagna)

Jindal Saw Italia SpA, Italia

Jindal Saw Pipeline Solutions Limited, Regno Unito

1.3.   Periodo dell'inchiesta e periodo in esame

(14)

L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o ottobre 2013 e il 30 settembre 2014 («periodo dell'inchiesta» o «PI»). L'analisi delle tendenze utili per valutare il pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2011 e la fine del periodo dell'inchiesta («periodo in esame»).

2.   PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE

2.1.   Prodotto in esame

(15)

Il prodotto in esame è costituito da tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) («tubi di ghisa duttile») originari dell'India, attualmente classificati ai codici NC ex 7303 00 10 ed ex 7303 00 90. Questi codici NC sono forniti solo a titolo informativo.

(16)

I tubi di ghisa duttile sono utilizzati per l'approvvigionamento di acqua potabile, lo smaltimento delle acque reflue e l'irrigazione di terreni agricoli. Il trasporto dell'acqua mediante tali tubi può avvenire tramite pressione o anche soltanto per gravità. Il diametro dei tubi è compreso fra 60 mm e 2 000 mm e la lunghezza può essere di 5,5, 6,7 o 8 metri. Di norma i tubi sono rivestiti all'interno con cemento o altri materiali ed esternamente con zinco, vernici o nastro adesivo. I principali utenti finali sono aziende di serizi pubblici.

2.2.   Prodotto simile

(17)

Dall'inchiesta è emerso che il prodotto fabbricato e venduto in India e il prodotto fabbricato e venduto nell'Unione presentano le stesse caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche di base.

(18)

In questa fase la Commissione ha deciso che tali prodotti sono pertanto prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.

3.   DUMPING

3.1   Valore normale

(19)

La Commissione ha dapprima verificato se il volume totale di vendite sul mercato interno di ogni produttore esportatore che ha collaborato fosse rappresentativo ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite effettuate sul mercato interno sono rappresentative se il volume totale delle vendite del prodotto simile sul mercato interno ad acquirenti indipendenti rappresenta per ciascun produttore esportatore almeno il 5 % del volume totale delle sue vendite all'esportazione verso l'Unione del prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta. Alla luce di quanto precede, le vendite totali del prodotto simile sul mercato interno da parte di ciascun produttore esportatore sono risultate rappresentative.

(20)

La Commissione ha poi individuato i tipi di prodotto venduti sul mercato interno che erano identici o comparabili ai tipi di prodotto venduti per l'esportazione nell'Unione per i produttori esportatori con vendite rappresentative sul mercato interno.

(21)

La Commissione ha successivamente verificato se le vendite sul mercato interno di ogni produttore esportatore che ha collaborato per ogni tipo di prodotto identico o comparabile a un tipo di prodotto esportato nell'Unione fossero rappresentative in conformità all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite sul mercato interno di un tipo di prodotto sono rappresentative se il volume totale delle vendite sul mercato interno di questo tipo di prodotto ad acquirenti indipendenti, durante il periodo dell'inchiesta, rappresenta almeno il 5 % del volume totale delle vendite all'esportazione verso l'Unione del tipo di prodotto identico o comparabile. Alla luce di quanto precede, la Commissione ha stabilito che le vendite sul mercato interno di alcuni tipi di prodotto non erano rappresentative in quanto costituivano meno del 5 % del volume totale delle vendite all'esportazione verso l'Unione del tipo di prodotto identico o comparabile.

(22)

La Commissione ha poi definito, per ogni tipo di prodotto, la percentuale di vendite remunerative effettuate ad acquirenti indipendenti sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta allo scopo di decidere se utilizzare le vendite effettivamente realizzate sul mercato interno per il calcolo del valore normale in conformità all'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base.

(23)

Il valore normale si basa sul prezzo effettivo praticato sul mercato interno per tipo di prodotto, a prescindere dal fatto che le vendite siano o meno remunerative, nel caso in cui:

a)

il volume delle vendite di un tipo di prodotto, a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato, abbia rappresentato più dell'80 % del volume totale delle vendite di questo tipo di prodotto; e

b)

la media ponderata del prezzo di vendita di tale tipo di prodotto sia pari o superiore al costo unitario di produzione.

(24)

In questo caso il valore normale è pari alla media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno di quel tipo di prodotto durante il PI.

(25)

Il valore normale è il prezzo effettivo praticato sul mercato interno per ciascun tipo di prodotto unicamente per le vendite remunerative dei tipi di prodotto effettuate sul mercato interno durante il PI, se:

a)

il volume delle vendite remunerative del tipo di prodotto rappresenta l'80 % o meno del volume totale delle vendite di questo tipo, oppure

b)

la media ponderata del prezzo di questo tipo di prodotto è inferiore al costo unitario di produzione.

(26)

Le vendite sul mercato interno utilizzate per il calcolo del valore normale dei due produttori esportatori che hanno collaborato sono state effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti. Dall'analisi delle vendite sul mercato interno è emerso che parte di tali vendite era remunerativa e che la media ponderata del prezzo di vendita era superiore al costo di produzione. Allo stesso modo, per i tipi di prodotto che risultavano essere identici o comparabili ai tipi di prodotto venduti per l'esportazione verso l'Unione, il valore normale è stato calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno o, ove applicabile, come media ponderata delle sole vendite remunerative.

(27)

Per i tipi di prodotto per i quali, nel corso delle normali operazioni commerciali, non sono state realizzate vendite o sono state realizzate vendite insufficienti del tipo di prodotto identico o comparabile, oppure quando un tipo di prodotto non è stato venduto in quantitativi rappresentativi sul mercato interno, la Commissione ha costruito il valore normale in conformità all'articolo 2, paragrafi 3 e 6, del regolamento di base.

(28)

Il valore normale è stato costruito sommando al costo medio di fabbricazione del prodotto simile di ciascun produttore esportatore che ha collaborato durante il periodo dell'inchiesta i seguenti elementi:

a)

la media ponderata delle spese generali, amministrative e di vendita («SGAV») sostenute dal produttore esportatore che ha collaborato in relazione alle vendite del prodotto simile effettuate sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali durante il PI; e

b)

la media ponderata degli utili conseguiti dal produttore esportatore che ha collaborato dalla vendita del prodotto simile sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali durante il PI.

(29)

Il denunciante ha sostenuto che la tassa indiana all'esportazione sul minerale di ferro, che durante il PI era pari al 30 %, ha spinto verso il basso i prezzi interni del minerale di ferro e ridotto il costo delle principali materie prime ai produttori esportatori al 40 % del prezzo sul mercato mondiale, con un effetto sui prezzi cif all'esportazione di tubi di ghisa duttile verso l'UE presumibilmente di 40-100 EUR/t, ossia fra l'8 e il 17 % del prezzo all'esportazione. Viste le circostanze, il denunciante ha chiesto che il valore normale venisse adeguato di conseguenza.

(30)

I produttori esportatori hanno sostenuto di acquistare il minerale di ferro in India a un prezzo simile a quello a cui esso è esportato dall'India. Inoltre uno dei produttori esportatori ha sostenuto, ma solo dopo le visite di verifica in India, di avere iniziato ad acquistare minerale di ferro da paesi terzi dopo il PI.

(31)

Le prove raccolte finora non hanno consentito alla Commissione di stabilire in via provvisoria se i prezzi sul mercato interno indiano del minerale di ferro siano o meno ridotti rispetto ad altri mercati.

(32)

Di conseguenza, in questa fase dell'inchiesta non è stato possibile verificare le dichiarazioni dell'industria dell'Unione e dei produttori esportatori e queste saranno oggetto di ulteriori indagini nella fase definitiva dell'inchiesta, nonché nella parallela inchiesta antisovvenzioni.

3.2.   Prezzo all'esportazione

(33)

I produttori esportatori hanno esportato nell'Unione soprattutto tramite società collegate operanti come importatori. Le esportazioni effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti non rappresentavano che l'1 % circa del totale delle loro esportazioni verso l'Unione.

(34)

Quando i produttori esportatori hanno esportato nell'Unione il prodotto in esame direttamente ad acquirenti indipendenti, il prezzo all'esportazione è stato il prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto in esame venduto per l'esportazione all'Unione, in conformità all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.

(35)

Quando i produttori esportatori hanno esportato nell'Unione il prodotto in esame tramite società collegate operanti come importatori, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad acquirenti indipendenti nell'Unione a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. In questo caso al prezzo sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, comprese le spese generali, amministrative e di vendita (SGAV), e dei profitti realizzati. In mancanza di collaborazione da parte degli importatori indipendenti è stato utilizzato un margine di profitto medio del 3,7 % basato sui dati contenuti nella denuncia.

(36)

Uno dei produttori esportatori ha sostenuto che, invece di applicare l'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, il prezzo all'esportazione avrebbe dovuto essere basato sui prezzi di trasferimento tra il produttore esportatore e le sue società collegate nell'UE, affermando che tali prezzi sono affidabili, dal momento che le autorità fiscali e doganali (ai fini dell'IVA e dell'imposta sul reddito) di alcuni Stati membri hanno accettato che le transazioni tra gli operatori e la società madre siano effettuate a normali condizioni di mercato.

(37)

La Commissione ha provvisoriamente respinto tale asserzione per i motivi seguenti. In primo luogo, lo scopo della verifica delle autorità doganali è sostanzialmente diverso da quello che la Commissione persegue nel contesto di un'inchiesta antidumping. In questo caso, dal momento che i dazi doganali sono pari a zero, le autorità doganali non avevano alcun incentivo a mettere in dubbio i prezzi all'esportazione dichiarati. Inoltre, la Commissione non ha ricevuto prove sufficienti a dimostrare che le autorità fiscali avessero espressamente accettato i prezzi all'esportazione tra il produttore esportatore e le sue società collegate nell'UE.

(38)

In secondo luogo, neanche l'affermazione secondo cui le autorità responsabili in materia di IVA avrebbero accettato i prezzi all'esportazione alle normali condizioni di mercato poteva essere accolta, in quanto la società riceve comunque il rimborso dell'IVA riscossa al momento in cui essa rivende le merci importate.

(39)

Infine, il produttore esportatore ha fatto riferimento a due regolamenti del Consiglio in cui i prezzi di trasferimento erano stati accettati (4). Tuttavia, nei due casi relativi, la Commissione aveva potuto confrontare le vendite effettuate attraverso importatori collegati con le vendite effettuate attraverso importatori indipendenti, il che non è possibile nel caso in esame poiché le vendite tramite importatori indipendenti non erano rappresentative (circa l'1 % di tutte le vendite all'UE).

(40)

Per quanto riguarda l'altro produttore esportatore, una parte delle vendite all'esportazione (circa il 10-17 %) non è stata rivenduta alle condizioni in cui era stata importata,: essa è stata infatti trattata da una società collegata in Italia che ha importato tubi semilavorati (non rivestiti) che sono stati poi ulteriormente trasformati aggiungendovi rivestimenti esterni (zinco) e interni (cemento). Sia i tubi non rivestiti importati che i tubi finiti costituiscono il prodotto in esame. Il rivestimento interno ed esterno dei tubi richiede notevoli investimenti in macchinari, attrezzature e materie prime, nonché un alto numero di dipendenti con qualifiche specifiche.

(41)

Nell'ipotesi in cui i prodotti non siano rivenduti nelle stesse condizioni nelle quali sono stati importati, la Commissione può costruire il prezzo all'esportazione «su qualsiasi altra base equa», conformemente a quanto disposto dall'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. In questo caso la Commissione ha provvisoriamente deciso di adeguare il prezzo al quale il prodotto è stato rivenduto per la prima volta a clienti indipendenti nell'Unione per tenere conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita (esclusi i costi di trasformazione), le SGAV e i profitti. Per quanto riguarda i costi di trasformazione sostenuti nell'UE, la Commissione compirà ulteriori indagini per stabilire se sia appropriato fare un adeguamento, e a quale livello. In mancanza di altri riferimenti equi, come livello di profitto dell'importatore indipendente, basato sui dati contenuti nella denuncia, è stato utilizzato un profitto medio del 3,7 %. I motivi per costruire il prezzo all'esportazione su questa base sono i seguenti:

i tubi non rivestiti importati non sono venduti sul mercato dell'Unione perché non utilizzabili per la fornitura di acqua o lo smaltimento delle acque reflue senza ulteriore trasformazione. Per lo stesso motivo, tali tubi non sono venduti neanche sul mercato interno indiano,

vista l'entità dei costi di lavorazione, che sono considerevoli a causa delle attrezzature, delle materie prime e della manodopera necessarie per trasformare i tubi non rivestiti importati in un prodotto utilizzabile, una detrazione di tali costi, che sono molto più elevati rispetto a quanto costerebbe finire un prodotto per soddisfare le esigenze del cliente, porterebbe a un risultato irragionevole e artificioso.

(42)

Per quanto riguarda gli altri prodotti che sono stati importati, entrambi i produttori esportatori avevano un importatore collegato nel Regno Unito che ha trasformato ulteriormente i prodotti importati aggiungendo le flange e tagliando i tubi in parti più piccole.

(43)

La Commissione ha provvisoriamente costruito il prezzo all'esportazione di tali altri prodotti in conformità all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, adeguando il prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad acquirenti indipendenti nell'Unione per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, comprese le SGAV e i costi di lavorazione nell'Unione, e per i profitti, al fine di riportare il prezzo al livello di quello dei tubi non trasformati (non tagliati e/o privi di flange). In mancanza di altri riferimenti equi, come livello di profitto dell'importatore indipendente, in base ai dati contenuti nella denuncia, è stato utilizzato un profitto medio del 3,7 %.

(44)

Uno dei produttori esportatori ha sostenuto che per i tipi di prodotto che non sono stati rivenduti alle condizioni nelle quali erano stati importati in quanto successivamente trattati da una società collegata, la Commissione dovrebbe costruire il prezzo all'esportazione non tanto sulla base dei prezzi applicati ai primi acquirenti indipendenti quanto su quella delle vendite dirette del produttore esportatore verso l'UE, eventualmente integrandolo con i prezzi all'esportazione della società ad acquirenti indipendenti in paesi terzi.

(45)

La Commissione ha concluso in via provvisoria che l'approccio proposto dorebbe essere respinto. In primo luogo, nel corso del PI le vendite dirette verso l'Unione del produttore esportatore sono state molto marginali sia in termini di volume che in termini di valore, e quindi non sono rappresentative. In secondo luogo, le vendite a paesi terzi non sono una base ragionevole in quanto non rispecchiano sufficientemente la posizione economica e il comportamento del produttore esportatore sul mercato dell'Unione, in particolare tenendo conto del fatto che il produttore esportatore ha venduto prodotti all'Unione in grandi quantità attraverso operatori commerciali collegati durante lo stesso periodo.

(46)

Il produttore esportatore ha inoltre affermato che gli adeguamenti dovrebbero essere limitati ai costi «sostenuti tra l'importazione e la rivendita» e dovrebbero quindi ragionevolmente riguardare il processo di rivendita. Pertanto, tali costi possono, ad esempio, non comprendere le SGAV che sono normalmente sostenute da un produttore, un trasformatore o un esportatore. Le SGAV delle società collegate nell'UE non sarebbero costi ragionevoli per una società che opera esclusivamente come importatore. Il produttore esportatore e le sue società collegate nell'UE sono presumibilmente un'entità economica unica, che avrebbe un impatto sul tipo di adeguamenti che possono essere fatti alla costruzione del prezzo all'esportazione.

(47)

La società ha sostenuto inoltre che le SGAV e il profitto da impiegare per costruire il prezzo all'esportazione avrebbero dovuto essere ricalcolati in modo tale da riferirsi esclusivamente all'attività di importatore.

(48)

Per quanto riguarda l'argomento secondo cui gli adeguamenti dovrebbero essere limitati ai costi «sostenuti tra l'importazione e la rivendita», la Commissione fa riferimento alla costante giurisprudenza della Corte di giustizia secondo la quale l'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base non esclude la possibilità di effettuare adeguamenti per i costi sostenuti prima dell'importazione, nella misura in cui tali costi sono di norma sostenuti dall'importatore. Inoltre, da tale giurisprudenza consegue che l'esistenza di un'entità economica unica non pregiudica l'applicabilità e gli adeguamenti di cui all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Tale giurisprudenza implica inoltre che il fatto che le società collegate svolgano soltanto alcune funzioni non rappresenta un ostacolo all'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, ma si traduce in un minore importo di SGAV da detrarre dal prezzo al quale il prodotto in esame è rivenduto per la prima volta a un acquirente indipendente. In ogni caso, l'onere della prova spetta alla parte interessata che intenda contestare la portata degli adeguamenti effettuati sulla base dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Quindi, nel caso in cui tale parte ritenga eccessivi gli adeguamenti, essa deve fornire elementi di prova e calcoli specifici che giustifichino tali affermazioni e, in particolare, il tasso alternativo. La Commissione, essendo del parere che il livello di SGAV provvisoriamente utilizzato per costruire il prezzo all'esportazione rifletta le funzioni svolte dalle società collegate, ha respinto tali domande in via provvisoria.

3.3.   Confronto

(49)

La Commissione ha confrontato il valore normale e il prezzo all'esportazione dei produttori esportatori che hanno collaborato, a livello franco fabbrica.

(50)

Il denunciante ha chiesto alla Commissione di applicare in via eccezionale la metodologia del dumping mirato di cui alla seconda frase dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento antidumping di base, in quanto «gli andamenti dei prezzi all'esportazione sono sensibilmente diversi in relazione a differenti acquirenti e regioni, il che causerà margini di dumping più elevati [poiché] gli esportatori indiani si rivolgono a […] Regno Unito, Spagna, Italia e Francia, e a determinati grossi clienti».

(51)

La Commissione ha respinto in via provvisoria le accuse di dumping mirato, dal momento che il denunciante non ha presentato elementi sufficienti a sostegno della propria affermazione. L'unico elemento di prova presentato sono dei dati Eurostat che mostrano che la maggior parte delle esportazioni verso l'UE dei produttori esportatori entra attraverso quattro soli Stati membri. Queste esportazioni, tuttavia, potrebbero essere successivamente spedite anche verso altri Stati membri. Inoltre, e più importante ancora, non è stato presentato alcun dato che attesti differenze di prezzo tra gli Stati membri.

(52)

Inoltre, la Commissione non è riuscita a determinare un andamento dei prezzi all'esportazione, che è sensibilmente diverso in relazione a differenti acquirenti e regioni. Dall'inchiesta è emerso che i prezzi dei produttori dell'Unione che vendevano in alcuni Stati membri erano di poco inferiori alla media dell'Unione, ma che ciò non poteva in alcun modo essere messo in relazione a pratiche di dumping mirato, in particolare perché avveniva già prima che i produttori esportatori indiani cominciassero ad esportare verso l'UE.

(53)

Ove giustificato dalla necessità di garantire un confronto equo, la Commissione ha adeguato il valore normale e/o il prezzo all'esportazione per tener conto delle differenze che incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità, a norma dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Sono stati applicati adeguamenti per i costi di trasporto e di assicurazione, movimentazione, imballaggio, per i costi del credito, i costi bancari, le commissioni, gli oneri all'importazione e il servizio di assistenza post-vendita. Non è stato tuttavia effettuato alcun adeguamento relativo alla restituzione del dazio, in quanto i produttori esportatori non sono riusciti a dimostrare che l'imposta non pagata o rimborsata sulle vendite all'esportazione sia inclusa nel prezzo praticato sul mercato interno.

(54)

In una fase molto tardiva dell'inchiesta i produttori esportatori indiani hanno affermato che vi sono sostanziali differenze fisiche entro i numeri di controllo del prodotto (NCP) che giustificherebbero adeguamenti per un equo confronto dei prezzi o l'esclusione di alcuni particolari prodotti venduti dal denunciante. Tuttavia, le informazioni che dimostravano tali differenze nelle caratteristiche fisiche e il valore potenziale degli adeguamenti non erano sufficienti per esprimersi in questa fase dell'inchiesta. Tale affermazione è stata pertanto respinta in via provvisoria.

3.4.   Margini di dumping

(55)

Per i produttori esportatori che hanno collaborato la Commissione ha confrontato la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto simile con la media ponderata del prezzo all'esportazione del tipo corrispondente del prodotto in esame, in conformità all'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base.

(56)

In questo caso il livello di collaborazione è alto poiché le importazioni dei produttori esportatori che hanno collaborato costituivano il 100 % delle esportazioni totali verso l'Unione europea durante il PI. Su tale base la Commissione ha deciso di stabilire il margine di dumping residuo al livello della società che tra quante hanno collaborato ha il più alto margine di dumping.

(57)

I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo cif franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono i seguenti:

Denominazione della società

Margine di dumping provvisorio

Jindal Saw Ltd

31,2 %

Electrosteel Casting Ltd

15,3 %

Tutte le altre società

31,2 %

4.   PREGIUDIZIO

4.1.   Definizione di industria dell'Unione e di produzione dell'Unione

(58)

Il prodotto simile è stato fabbricato da tre produttori dell'Unione durante il periodo dell'inchiesta. Essi costituiscono l'«industria dell'Unione» ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base.

(59)

Dal momento che vi sono solo tre produttori dell'Unione e il gruppo SG PAM ha fornito i dati per le sue controllate e le stime per l'unico produttore dell'Unione che non ha collaborato, tutte le cifre sono presentate in forma indicizzata o sotto forma di gamma al fine di tutelare la riservatezza dell'altro produttore dell'Unione che ha collaborato all'inchiesta.

(60)

La produzione totale dell'Unione durante il periodo dell'inchiesta è stata stabilita a [550 000-650 000] tonnellate. La Commissione ha stabilito la produzione totale dell'Unione in base a tutte le informazioni disponibili riguardanti l'industria dell'Unione, comprese quelle fornite nella denuncia per il produttore che non ha collaborato e compresi i dati raccolti presso i produttori dell'Unione che hanno collaborato durante l'inchiesta. Come indicato al considerando 7, vi sono solo tre produttori dell'Unione e i due che hanno collaborato rappresentano il 96 % circa della produzione totale dell'Unione.

4.2.   Consumo dell'Unione

(61)

La Commissione ha stabilito il consumo dell'Unione sulla base del volume totale delle vendite dell'industria dell'Unione nell'Unione stessa, con l'aggiunta delle importazioni dai paesi terzi nell'Unione. La Commissione ha stabilito il totale delle vendite dell'industria dell'Unione sulla base dei dati forniti dai produttori dell'Unione che hanno collaborato e dalle informazioni contenute nella denuncia per il produttore che non ha collaborato. I volumi delle importazioni sono stati estratti dai dati di Eurostat.

(62)

Il consumo dell'Unione ha registrato il seguente andamento:

Consumo dell'Unione

 

2011

2012

2013

PI

Valore indicizzato

100

84

83

97

Fonte: risposte al questionario, informazioni contenute nella denuncia e dati Eurostat

(63)

Nel periodo in esame il consumo dell'Unione è calato del 3,3 %. Esso ha seguito un andamento a U, diminuendo sensibilmente (più del 16 %) tra il 2011 e il 2012 ma aumentando notevolmente nel periodo dell'inchiesta. Gli utenti finali dei tubi di ghisa duttile sono le aziende di servizi di approvvigionamento idrico, reti fognarie e irrigazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di enti pubblici che dipendono da finanziamenti statali. Nel 2011 e nel 2012 la crisi economica si è trasformata in una vera e propria crisi del debito pubblico. Ciò ha indotto i governi dell'Unione a ridurre drasticamente gli investimenti e la spesa pubblici, il che spiega il calo significativo della domanda di tubi di ghisa duttile, soprattutto in paesi come la Spagna, il Portogallo e l'Italia.

4.3.   Importazioni dall'India

4.3.1.   Volume e quota di mercato delle importazioni dall'India

(64)

La Commissione ha stabilito il volume delle importazioni in base a dati Eurostat. I dati Eurostat erano in linea con i dati presentati dai produttori esportatori dell'India. La quota di mercato delle importazioni è stata calcolata a partire dalla stessa fonte.

(65)

Le importazioni nell'UE dal paese interessato hanno registrato il seguente andamento:

Volume delle importazioni (in tonnellate metriche) e quota di mercato

 

2011

2012

2013

PI

Volume delle importazioni dall'India

75 000 — 85 000

60 000 — 70 000

75 000 — 85 000

95 000 — 105 000

Volume delle importazioni (valore indicizzato)

100

83

101

123

Quota di mercato (valore indicizzato)

100

99

122

127

Fonte: Eurostat e risposte al questionario

(66)

Il volume delle importazioni dall'India è aumentato notevolmente (di oltre il 22 %) nel corso del periodo in esame, malgrado la contrazione del mercato. Nello stesso periodo i produttori esportatori indiani hanno guadagnato 3,5 punti percentuali di quota di mercato.

4.3.2.   Prezzi delle importazioni originarie dell'India e sottoquotazione dei prezzi

(67)

La Commissione ha stabilito i prezzi delle importazioni in base a dati Eurostat. La sottoquotazione dei prezzi delle importazioni è stata determinata sulla base dei dati presentati dai produttori esportatori indiani e dall'industria dell'Unione.

(68)

Il prezzo medio delle importazioni nell'Unione dall'India ha mostrato la seguente evoluzione:

Prezzi all'importazione (EUR/tonnellate)

 

2011

2012

2013

PI

India

650 — 750

700 — 800

600 — 700

600 — 700

Valore indicizzato

100

106

99

98

Fonte: Eurostat e risposte al questionario

(69)

I prezzi indiani sono leggermente diminuiti durante il periodo in esame, aumentando nel 2012 (+ 5,7 %), ma riducendosi di più nel 2013 (– 6,2 %).

(70)

La Commissione ha determinato la sottoquotazione dei prezzi durante il periodo dell'inchiesta confrontando:

a)

la media ponderata dei prezzi di vendita per tipo di prodotto dei produttori dell'Unione, praticati sul mercato dell'Unione ad acquirenti indipendenti, con adeguamenti per precisare il livello franco fabbrica; e

b)

la corrispondente media ponderata dei prezzi delle importazioni, per tipo di prodotto, praticati dai produttori indiani che hanno collaborato al primo acquirente indipendente sul mercato dell'Unione, stabiliti su base cif, opportunamente adeguati per tener conto dei costi successivi all'importazione.

c)

Il confronto dei prezzi è stato effettuato in base ai singoli tipi di prodotto per transazioni allo stesso stadio commerciale, apportando gli adeguamenti del caso e dopo aver dedotto sconti e riduzioni. Il risultato del confronto è stato espresso in percentuale del fatturato dei produttori dell'Unione durante il periodo dell'inchiesta. Esso ha evidenziato una media ponderata dei margini di sottoquotazione del 34 % e del 42,4 % per i due produttori esportatori che hanno collaborato.

4.4.   Situazione economica dell'industria dell'Unione

4.4.1.   Osservazioni generali

(71)

Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, l'esame dell'incidenza delle importazioni in dumping sull'industria dell'Unione ha compreso una valutazione di tutti gli indicatori economici che hanno inciso sulla situazione dell'industria dell'Unione nel periodo in esame.

(72)

Ai fini della determinazione del pregiudizio la Commissione ha operato una distinzione tra indicatori di pregiudizio macroeconomici e microeconomici. La Commissione ha valutato gli indicatori macroeconomici sulla base dei dati contenuti nelle risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione che hanno collaborato e delle stime contenute nella denuncia per il produttore che non ha collaborato. La Commissione ha valutato gli indicatori microeconomici sulla base dei dati contenuti nelle risposte al questionario fornite dai produttori dell'Unione che hanno collaborato. Entrambe le serie di dati sono state considerate rappresentative della situazione economica dell'industria dell'Unione.

(73)

Gli indicatori macroeconomici sono: produzione, capacità produttiva, utilizzo degli impianti, volume delle vendite, quota di mercato, crescita, occupazione, produttività, entità del margine di dumping e ripresa dagli effetti delle precedenti pratiche di dumping.

(74)

Gli indicatori microeconomici sono: prezzi medi unitari, costo unitario, costi di manodopera, scorte, redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul capitale investito e capacità di reperire capitali.

4.4.2.   Indicatori macroeconomici

4.4.2.1.   Produzione, capacità produttiva e utilizzo degli impianti

(75)

Nel periodo in esame la produzione totale dell'Unione, la capacità produttiva e l'utilizzo degli impianti hanno registrato il seguente andamento:

Produzione, capacità produttiva e utilizzo degli impianti

 

2011

2012

2013

PI

Volume della produzione (valore indicizzato)

100

79

91

101

Capacità di produzione (valore indicizzato)

100

100

100

100

Utilizzo degli impianti (%)

52 — 57

42 — 47

45 — 50

53 — 58

Fonte: risposte al questionario e informazioni contenute nella denuncia

(76)

Durante il periodo dell'inchiesta la produzione complessiva dell'industria dell'Unione è stata leggermente superiore rispetto al 2011, nonostante che in tale periodo le vendite nell'UE siano state molto inferiori. L'aumento della produzione è dovuto all'aumento delle vendite all'esportazione.

(77)

La capacità è rimasta stabile durante tutto il periodo in esame. L'utilizzo degli impianti è aumentato marginalmente in linea con l'aumento della produzione nel corso del periodo in esame. Ciononostante, l'utilizzo degli impianti è rimasto basso, al [53-58 %]. La produzione di tubi di ghisa duttile è caratterizzata da costi fissi relativamente elevati. Un basso utilizzo degli impianti peggiora l'ammortamento dei costi fissi, il che è una delle cause della scarsa redditività dell'industria dell'Unione.

4.4.2.2.   Volume delle vendite e quota di mercato

(78)

Nel periodo in esame il volume delle vendite e la quota di mercato dell'industria dell'Unione hanno registrato il seguente andamento:

Volume delle vendite e quota di mercato dell'industria dell'Unione

 

2011

2012

2013

PI

Volume delle vendite (valore indicizzato)

100

83

81

94

Quota di mercato (valore indicizzato)

100

100

97

97

Fonte: risposte al questionario, informazioni contenute nella denuncia e dati Eurostat

(79)

Le vendite dell'industria dell'Unione sono diminuite del 6,4 % durante il periodo in esame, passando a 450 000-500 000 nel periodo dell'inchiesta. Per l'industria dell'Unione la diminuzione del volume delle vendite è stata notevolmente maggiore rispetto a quella del volume dei consumi.

4.4.2.3.   Crescita

(80)

Il consumo complessivo del prodotto in esame nell'Unione è diminuito di quasi il 3,3 % durante il periodo in esame. Il consumo è sceso drasticamente nel 2012 di oltre il 16 %, è rimasto basso nel 2013 e ha iniziato a riprendersi nel periodo dell'inchiesta. All'inizio del periodo in esame le vendite dell'industria dell'Unione, le importazioni da paesi terzi e le importazioni indiane sono diminuite in linea con il consumo. Tuttavia nel 2013, quando il consumo era ancora depresso e la redditività dell'industria dell'Unione negativa, i produttori indiani sono riusciti ad aumentare in misura significativa sia le vendite che la quota di mercato. Tale espansione delle vendite indiane in un mercato in fase di declino è stata possibile attraverso un'aggressiva sottoquotazione dei prezzi e attraverso pratiche di dumping. Le strategie aggressive in materia di vendite e di prezzi sono continuate nel periodo dell'inchiesta. Di conseguenza, nel periodo in esame il volume delle vendite dell'industria dell'Unione ha subito un calo molto maggiore rispetto a quello del consumo e l'industria dell'Unione ha perso 2,5 punti percentuali della quota di mercato, mentre nello stesso periodo i produttori indiani hanno aumentato la propria quota di mercato di 3,5 punti percentuali.

4.4.2.4.   Occupazione e produttività

(81)

Durante il periodo in esame l'occupazione e la produttività hanno mostrato il seguente andamento:

Occupazione e produttività

 

2011

2012

2013

PI

Numero di addetti (valore indicizzato)

100

93

93

99

Produttività (valore indicizzato)

100

82

96

102

Fonte: risposte al questionario

(82)

Durante il periodo dell'inchiesta l'occupazione e la produttività sono rimaste a un livello simile a quello registrato nel 2011. Tuttavia, il fatto che l'occupazione non sia diminuita è riconducibile principalmente a un significativo aumento nelle vendite al di fuori dell'Unione, come indicato al considerando 77.

4.4.2.5.   Entità del margine di dumping e ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping

(83)

Tutti i margini di dumping sono risultati notevolmente superiori al livello minimo. L'entità dei margini di dumping effettivi ha inciso in modo consistente sull'industria dell'Unione, considerati il volume e i prezzi delle importazioni dal paese interessato.

(84)

Questa è la prima inchiesta antidumping relativa al prodotto in esame: non erano pertanto disponibili dati per valutare gli effetti di eventuali pratiche di dumping precedenti.

4.4.3.   Indicatori microeconomici

4.4.3.1.   Prezzi e fattori che incidono sui prezzi

(85)

Durante il periodo in esame i prezzi di vendita unitari medi applicati dai produttori dell'Unione che hanno collaborato ad acquirenti non collegati nell'Unione hanno mostrato il seguente andamento:

Prezzi di vendita nell'Unione

 

2011

2012

2013

PI

Prezzo medio unitario di vendita nell'Unione (EUR/tonnellata)

950 — 1 000

1 000 — 1 050

1 000 — 1 050

950 — 1 000

Valore indicizzato

100

105

104

101

Costo unitario di produzione (EUR/tonnellata)

900 — 950

1 000 — 1 050

900 — 950

850 — 900

Valore indicizzato

100

110

104

96

Fonte: risposte al questionario

(86)

Il prezzo medio unitario di vendita si è sviluppato nel complesso in linea con il costo di produzione, aumentando nel 2012, quando si è registrato un aumento dei costi di produzione, e continuando a scendere dal 2013 al periodo dell'inchiesta in linea con la riduzione dei costi di produzione. I costi di produzione sono scesi, soprattutto a causa della riduzione del prezzo della principale materia prima, cioè il minerale di ferro e i rottami metallici.

4.4.3.2.   Costo del lavoro

(87)

Nel periodo in esame il costo medio del lavoro dei produttori dell'Unione che hanno collaborato ha registrato il seguente andamento:

Costo medio del lavoro per addetto

 

2011

2012

2013

PI

Valore indicizzato

100

100

103

104

Fonte: risposte al questionario

(88)

Durante il periodo in esame, il costo medio del lavoro per addetto è aumentato del 4 %. Tale aumento è stato inferiore all'aumento generale delle retribuzioni nell'Unione rilevato da Eurostat.

4.4.3.3.   Scorte

(89)

Nel periodo in esame il livello delle scorte dei produttori dell'Unione che hanno collaborato ha registrato il seguente andamento:

Scorte

 

2011

2012

2013

PI

Scorte finali (valore indicizzato)

100

74

73

82

Fonte: risposte al questionario

(90)

Durante il periodo in esame il livello delle scorte finali è diminuito. Tale riduzione del livello delle scorte è dovuta principalmente a requisiti per il capitale di esercizio più rigidi imposti dalla gestione di tale settore industriale nell'Unione.

4.4.3.4.   Redditività, flusso di cassa, investimenti, utile sul capitale investito e capacità di ottenere capitali

(91)

Nel periodo in esame redditività, flusso di cassa, investimenti e utile sul capitale investito dei produttori dell'Unione che hanno collaborato hanno registrato il seguente andamento:

Redditività, flusso di cassa, investimenti e utile sul capitale investito

 

2011

2012

2013

PI

Redditività delle vendite nell'Unione ad acquirenti indipendenti (in % del fatturato delle vendite)

Tra 2,5 e 3,0

Tra – 5,5 e – 6,0

Tra – 1,0 e – 1,5

Tra 1,5 e 2,

Flusso di cassa (valore indicizzato)

100

92

67

101

Investimenti (valore indicizzato)

100

60

67

120

Utile sul capitale investito (%)

49

– 155

– 29

20

Fonte: risposte al questionario

(92)

La Commissione ha stabilito la redditività dei produttori dell'Unione che hanno collaborato esprimendo l'utile netto, al lordo delle imposte, derivante dalle vendite del prodotto simile ad acquirenti indipendenti nell'Unione, in percentuale sul fatturato delle stesse vendite. La redditività dell'industria dell'Unione è scesa dal 2,5-3,0 % del 2011 all'1,5-2,0 % nel periodo dell'inchiesta, ed è stata negativa nel 2012 e 2013. La maggior parte delle vendite del prodotto in esame nell'UE sono state effettuate attraverso le filiali di vendita dei produttori dell'Unione che hanno collaborato, e i loro costi e redditività sono stati presi in considerazione.

(93)

Il flusso di cassa netto rappresenta la capacità dei produttori dell'Unione che hanno collaborato di autofinanziare le proprie attività. Il flusso di cassa è stato a un livello simile nel 2011 e nel periodo dell'inchiesta.

(94)

Il livello degli investimenti è stato superiore nel periodo dell'inchiesta rispetto al 2011. Tuttavia, nel 2012 e nel 2013 il livello degli investimenti è stato molto inferiore e l'aumento durante il periodo dell'inchiesta non ha compensato il calo degli anni precedenti. L'utile sul capitale investito, corrispondente all'utile in percentuale del valore contabile netto degli investimenti, è stato molto inferiore nel periodo dell'inchiesta rispetto al 2011.

4.4.4.   Conclusioni relative al pregiudizio

(95)

L'industria dell'Unione ha perso una quota di mercato di 2,5 punti percentuali nel mercato in declino, mentre le sue vendite sul mercato dell'Unione sono diminuite di quasi il 6,4 %. L'utilizzo degli impianti è rimasto basso al 53-58 % in tutto il periodo in esame, incidendo sulla capacità dell'industria dell'Unione di ammortizzare i costi fissi. Sebbene la redditività dell'industria dell'Unione abbia raggiunto il suo punto più basso nel 2012, essa era ancora molto bassa nel periodo dell'inchiesta all'1,5-2,0 %, ben al di sotto del profitto di riferimento. Nello stesso periodo le importazioni dall'India sono aumentate del 22,6 % e la loro quota di mercato è cresciuta di 3,5 punti percentuali.

(96)

Altri indicatori sono rimasti relativamente stabili. Ciononostante, il loro deterioramento è stato in gran parte impedito da un notevole incremento delle vendite effettuate dall'industria dell'Unione al di fuori dell'Unione stessa. L'unico indicatore ad aver evidenziato una chiara tendenza positiva durante il periodo in esame è stato quello degli investimenti, che sono aumentati del 20 %. Nel 2012 e nel 2013 il livello degli investimenti è stato tuttavia molto inferiore e l'aumento durante il periodo dell'inchiesta non ha compensato il calo degli anni precedenti.

(97)

Una redditività molto bassa, associata a una continua perdita di vendite e di quota di mercato nell'Unione, mette l'industria dell'Unione in una situazione economica difficile.

(98)

Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che l'industria dell'Unione ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base.

5.   NESSO DI CAUSALITÀ

(99)

In conformità all'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base la Commissione ha verificato se le importazioni oggetto di dumping provenienti dal paese interessato abbiano causato un pregiudizio notevole all'industria dell'Unione. In conformità all'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base la Commissione ha altresì verificato se altri fattori noti avessero contemporaneamente potuto causare pregiudizio all'industria dell'Unione. La Commissione si è accertata di non attribuire alle importazioni oggetto di dumping provenienti dal paese interessato alcun pregiudizio causato da fattori diversi da tali importazioni. Tali fattori sono: la crisi economica e la diminuzione della domanda, le importazioni da paesi terzi, l'andamento delle esportazioni dell'industria dell'Unione e la concorrenza dei prodotti sostitutivi come i tubi di plastica.

5.1.   Effetti delle importazioni oggetto di dumping

(100)

Già all'inizio del periodo in esame il volume delle vendite dei produttori esportatori indiani nell'Unione era quasi il doppio 75 000-85 000 di tutte le altre importazioni insieme (45,8kt). Nel 2012 le vendite indiane sono diminuite in linea con il consumo, ma hanno mantenuto una quota di mercato pari a circa il 10-15 %. Tuttavia nel 2013, in un periodo in cui il consumo era ancora depresso e la redditività dell'industria dell'Unione negativa, i fabbricanti indiani sono riusciti ad aumentare in misura significativa sia le vendite che la quota di mercato. Tale espansione delle vendite indiane in un mercato in fase di declino è stata possibile grazie ad aggressive pratiche di dumping dei prezzi: nel 2013 i prezzi delle importazioni dall'India sono diminuiti del 6,2 % su base annua. Tale politica aggressiva dei prezzi è continuata nel periodo dell'inchiesta. Il volume delle vendite effettuate dai produttori esportatori indiani ha superato le 100 000 tonnellate e la loro quota di mercato ha raggiunto il 15-20 % nel periodo dell'inchiesta. Un'espansione così rapida è stata resa possibile da una notevole sottoquotazione dei prezzi dei produttori dell'Unione. Il livello di sottoquotazione dei prezzi è stato fissato al 34 % e al 42,4 %. Mentre le vendite e la quota di mercato indiane sono aumentate in modo significativo, il volume delle vendite dell'industria dell'Unione ha subito un calo molto maggiore di quello del consumo e l'industria dell'Unione ha perso vendite per il 6,4 % e quota di mercato per 2,5 punti percentuali.

(101)

Data la chiara coincidenza temporale tra la notevole sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione da parte delle importazioni indiane oggetto di dumping e la perdita di vendite e di quota di mercato dell'industria dell'Unione, tradottesi in una redditività molto bassa, si conclude che le importazioni oggetto di dumping sono state la causa della situazione di pregiudizio dell'industria dell'Unione.

5.2.   Effetti di altri fattori

5.2.1.   La crisi economica e la diminuzione della domanda

(102)

Il consumo dell'Unione del prodotto in esame è diminuito del 3,3 % nel periodo in esame, mentre le importazioni dall'India sono aumentate del 22,6 % nello stesso periodo. La principale diminuzione del consumo (del 15 % dal 2011 al 2012) è stata causata dalla crisi economica e dalla contrazione della spesa pubblica. Il calo del consumo sembra aver contribuito al pregiudizio all'inizio del periodo in esame, e potrebbe aver contribuito anche nell'anno 2013. Tuttavia, nel 2013 e specialmente nel periodo dell'inchiesta, le importazioni indiane oggetto di dumping sono state il principale fattore di pregiudizio a esercitare una pressione al ribasso sulle vendite nell'Unione dell'industria dell'Unione e impedire il ritorno a una redditività sostenibile.

5.2.2.   Importazioni da paesi terzi

(103)

Nel periodo in esame il volume delle importazioni da altri paesi terzi ha registrato il seguente andamento:

Importazioni da paesi terzi in volume (tonnellate metriche)

 

2011

2012

2013

PI

Cina

31 136

28 019

12 266

13 903

Valore indicizzato

100

90

39

45

Paesi terzi a eccezione della Cina

14 693

12 183

20 153

22 524

Valore indicizzato

100

83

137

153

Tutti i paesi terzi

45 828

40 202

32 419

36 427

Valore indicizzato

100

88

71

79

Fonte: Eurostat.

(104)

Le importazioni dall'India hanno rappresentato la maggioranza delle importazioni nell'Unione (più del 70 %) durante il periodo dell'inchiesta. Mentre le importazioni dall'India sono aumentate di oltre il 22 % durante il periodo in esame, le altre importazioni sono diminuite di più del 20 % nello stesso periodo. Mentre le importazioni indiane hanno aumentato la propria quota di mercato di 2,5 punti percentuali, le altre importazioni hanno perduto quota di mercato per oltre 1 punto percentuale. Dato il volume ridotto delle importazioni dai paesi terzi nonché il fatto che esse sono diminuite in termini sia di volume che di quota di mercato, non vi è alcuna indicazione che esse abbiano causato un pregiudizio all'industria dell'Unione.

(105)

I produttori esportatori hanno affermato che uno dei produttori dell'Unione ha importato il prodotto in esame dai suoi impianti di produzione cinesi, provocando pregiudizio a se stesso, ma non sono emersi elementi di prova a sostegno di tali affermazioni. Gli elementi di prova verificati hanno dimostrato che le importazioni nell'Unione dagli impianti cinesi del produttore dell'Unione erano state molto modeste. Inoltre, durante il periodo in esame le importazioni dalla Cina sono diminuite in modo significativo e hanno perso oltre 2 punti percentuali di quota di mercato, il che chiaramente le esclude come causa del pregiudizio.

5.2.3.   Andamento delle esportazioni dell'industria dell'Unione

(106)

Nel periodo in esame il volume delle esportazioni dei produttori dell'Unione ha avuto l'andamento seguente:

Andamento delle esportazioni dei produttori dell'Unione che hanno collaborato

 

2011

2012

2013

PI

Volume delle esportazioni (valore indicizzato)

100

78

116

130

Prezzo medio all'esportazione (valore indicizzato)

100

108

104

99

Fonte: risposte al questionario

(107)

Le vendite dell'industria dell'Unione al di fuori dell'Unione sono aumentate del 30 %, durante il periodo in esame, mentre il prezzo medio di vendita è rimasto relativamente stabile. Pertanto, le vendite al di fuori dell'Unione sono in realtà un fattore che mitiga il pregiudizio. In assenza di un aumento delle vendite al di fuori dell'Unione, l'industria dell'Unione si troverebbe in una situazione ancora più pregiudizievole.

5.2.4.   Concorrenza dei prodotti sostitutivi

(108)

Le parti interessate hanno sostenuto che il pregiudizio era stato causato da una forte concorrenza da parte dei prodotti sostitutivi, in particolare tubi in plastica (di polietilene (PE), cloruro di polivinile (PVC) e polipropilene (PP)]. I tubi di materie plastiche nei diametri più piccoli sono inizialmente molto meno costosi per unità; tuttavia, tenuto conto dei costi di manutenzione e della lunghezza di vita del prodotto, il prodotto in esame nel lungo periodo presenta vantaggi in termini di costi. I tubi di plastica esercitano una certa pressione concorrenziale sul prodotto in esame, specialmente per i piccoli diametri; tuttavia, nel periodo in esame i tubi di ghisa duttile non hanno perso quote di mercato in favore di quelli di plastica, e in alcuni casi sono perfino riusciti a recuperare parte della quota di mercato dei tubi di plastica. Pertanto è poco probabile che la concorrenza da parte dei prodotti sostitutivi in plastica sia stata la causa del grave pregiudizio nel periodo in esame.

5.3.   Conclusioni relative al nesso di causalità

(109)

È stato provvisoriamente stabilito un nesso di causalità tra il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e le importazioni oggetto di dumping dal paese interessato. Esiste una chiara coincidenza temporale tra la sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione da parte delle importazioni oggetto di dumping e il calo delle vendite e della quota di mercato nell'UE subito dall'industria dell'Unione. Durante il periodo dell'inchiesta i prezzi delle importazioni in dumping dall'India risultavano inferiori del 34 % e del 42,4 % rispetto a quelli dell'industria dell'Unione Ciò si traduce in una redditività molto bassa dell'industria dell'UE.

(110)

La Commissione ha operato una netta distinzione tra gli effetti di tutti i fattori noti sulla situazione dell'industria dell'Unione da un lato e gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping dall'altro. La crisi economica e la diminuzione della domanda hanno contribuito al pregiudizio all'inizio del periodo in esame e possono aver contribuito nel 2013. Tuttavia, in assenza di una significativa sottoquotazione dei prezzi dell'industria dell'Unione da parte delle importazioni oggetto di dumping, la situazione di tale industria non avrebbe certamente subito delle ripercussioni così negative. In particolare, le vendite non sarebbero diminuite tanto, l'utilizzo degli impianti sarebbe stato maggiore e la redditività sarebbe stata più sostenibile. Si è pertanto ritenuto in via provvisoria che il calo del consumo non abbia inficiato il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il grave pregiudizio.

(111)

Gli altri fattori individuati, quali le importazioni da paesi terzi, l'andamento delle esportazioni dell'industria dell'Unione e la concorrenza da parte dei prodotti sostitutivi, non sono stati provvisoriamente ritenuti tali da inficiare il nesso di causalità di cui sopra, nemmeno considerando i loro eventuali effetti combinati.

(112)

Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso in questa fase che il pregiudizio notevole subito dall'industria dell'Unione è stato causato dalle importazioni oggetto di dumping dall'India e che gli altri fattori, considerati singolarmente o collettivamente, non hanno inficiato il nesso di causalità. Il pregiudizio consiste principalmente nella diminuzione delle vendite nell'Unione, nella perdita di quote di mercato da parte dell'industria dell'UE, nel basso utilizzo degli impianti e nel basso livello di redditività.

6.   INTERESSE DELL'UNIONE

(113)

In conformità all'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha verificato se l'istituzione di misure antidumping fosse nell'interesse dell'Unione. Essa ha dedicato particolare attenzione alla necessità di eliminare gli effetti distorsivi del dumping pregiudizievole e di ripristinare un'effettiva concorrenza. La determinazione dell'interesse dell'Unione si è basata su una valutazione di tutti i diversi interessi, compresi quelli dell'industria dell'Unione, dei distributori e degli utenti finali, quali i servizi di approvvigionamento idrico, reti fognarie e irrigazione.

6.1.   Interesse dell'industria dell'Unione

(114)

Gli impianti di produzione dell'industria dell'Unione si trovano in Francia, Germania, Spagna e Austria. L'industria dell'Unione impiega direttamente più di 2 400 addetti alla produzione e alle vendite del prodotto in esame. Due produttori su tre hanno collaborato all'inchiesta. Il produttore che non ha collaborato non si è opposto all'apertura dell'inchiesta. Come dimostrato sopra, le due società che hanno collaborato hanno registrato un notevole pregiudizio e sono state colpite negativamente dalle importazioni oggetto di dumping.

(115)

Si prevede che l'istituzione di dazi antidumping provvisori ristabilirà condizioni commerciali eque nel mercato dell'Unione e consentirà ai produttori dell'Unione di aumentare sia le vendite che il tasso di utilizzo degli impianti. Ciò si tradurrebbe in un miglioramento della redditività dell'industria dell'Unione fino ai livelli considerati necessari per un'industria ad alta intensità di capitale come questa e impedirebbe di perdere posti di lavoro. Se non verranno prese misure è assai probabile un ulteriore peggioramento della situazione economica dell'industria dell'Unione.

(116)

Si conclude pertanto in via provvisoria che l'imposizione di dazi antidumping sarebbe nell'interesse dell'industria dell'Unione.

6.2.   Interesse degli importatori indipendenti, dei distributori, degli utilizzatori e delle altre parti interessate

(117)

Non si è manifestato alcun importatore indipendente entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Molti distributori si sono manifestati e hanno espresso il loro punto di vista, ma pochissimi hanno presentato ulteriori dati circostanziati che consentissero un'analisi approfondita. Solo pochi utilizzatori finali hanno partecipato all'inchiesta.

(118)

Varie parti interessate (principalmente distributori di prodotti dell'industria dell'Unione e associazioni di lavoratori del settore metallurgico) si sono dichiarate favorevoli all'inchiesta, chiedendo il ripristino di una concorrenza leale, deplorando gli effetti pregiudizievoli per la situazione dell'industria dell'Unione e sostenendo che qualora non venissero istituiti dazi la capacità di produzione dell'Unione sarebbe destinata a scomparire e i posti di lavoro ad andare perduti.

(119)

I distributori del prodotto in esame importato dall'India e diversi utilizzatori finali, vale a dire servizi di approvvigionamento idrico, reti fognarie e irrigazione, si sono dichiarati contrari all'istituzione di misure. Essi hanno espresso le loro preoccupazioni riguardo al fatto che se le importazioni indiane fossero ridotte a causa dell'istituzione delle misure il gruppo SG PAM acquisirebbe una posizione quasi monopolistica sul mercato dell'Unione, con un conseguente aumento dei prezzi. Il gruppo SG PAM ha una posizione di mercato molto forte nel mercato dell'Unione. Vi sono tuttavia vari fattori che sembrano contrastare con questo potere. In primo luogo, vi sono altri due produttori dell'Unione con capacità inutilizzate, che possono garantire una concorrenza effettiva nel caso che i prezzi del gruppo SG PAM diventino eccessivamente alti.

(120)

In secondo luogo, vi sono vari produttori situati in paesi terzi (Cina, Turchia, Russia e Svizzera) che vendono già sul mercato dell'UE. I volumi delle loro vendite durante il periodo in esame erano bassi e in diminuzione. Tuttavia, la ragione principale di una tale diminuzione nelle vendite degli altri importatori risulta essere stata la concorrenza aggressiva da parte dei produttori indiani. I prezzi in dumping indiani erano molto inferiori a quelli di tutti gli altri principali paesi importatori (a eccezione della Russia). Qualora l'industria dell'Unione aumentasse i prezzi in modo unilaterale, a breve e medio termine le importazioni da altri paesi potrebbero aumentare, dato che tali esportatori sono già presenti nell'Unione.

Prezzo medio all'importazione in EUR

 

2011

2012

2013

PI

India

665

703

659

651

Cina

955

1 014

1 059

1 054

Svizzera

1 711

1 678

1 554

1 526

Russia

697

696

652

627

Turchia

1 246

1 544

1 272

1 010

Fonte: Eurostat.

6.3.   Conclusioni relative all'interesse dell'Unione

(121)

Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso che in questa fase dell'inchiesta non vi sono fondati motivi di ritenere contraria all'interesse dell'Unione l'istituzione di misure sulle importazioni di tubi di ghisa duttile originari dell'India. La Commissione continuerà comunque a esaminare i possibili effetti sulla concorrenza nel mercato dell'Unione, nella fase definitiva sulla base di ulteriori informazioni che devono essere presentate.

7.   MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE

(122)

Viste le conclusioni della Commissione in merito al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse dell'Unione, è opportuno istituire misure provvisorie per impedire che le importazioni oggetto di dumping rechino un ulteriore pregiudizio all'industria dell'Unione.

7.1.   Livello di eliminazione del pregiudizio (margine di pregiudizio)

(123)

Per determinare il livello delle misure la Commissione ha dapprima analizzato l'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.

(124)

Il pregiudizio sarebbe eliminato se l'industria dell'Unione potesse coprire i propri costi di produzione e ottenere dalla vendita del prodotto simile sul mercato dell'Unione un utile al lordo delle imposte che potrebbe ragionevolmente conseguire un'industria di tale tipo nello stesso settore in condizioni di concorrenza normali, ovvero in assenza di importazioni oggetto di dumping.

(125)

Nella denuncia si afferma che in assenza di importazioni oggetto di dumping l'industria si aspetta una redditività superiore al 12 %, dal momento che essa aveva raggiunto tale livello di redditività negli anni precedenti il periodo in esame. Va osservato che negli anni precedenti il periodo in esame le vendite dell'industria dell'Unione erano state eccezionalmente elevate grazie al boom economico del periodo 2007-2008 e all'incentivo fiscale dei governi dell'Unione per la spesa al fine di contrastare gli effetti della crisi economica del 2009. Pertanto, tali anni non possono essere considerati rappresentativi per la redditività dell'industria dell'Unione. Il denunciante sostiene inoltre che la redditività a due cifre sia giustificata da un elevato livello di spesa per R&S. Dall'inchiesta sono emersi pochi elementi atti a dimostrare un'attività di R&S intensa: il produttore dell'Unione che spendeva di più per questa attività vi aveva destinato meno del 2 % del fatturato nel 2011 e ancor meno nel periodo dell'inchiesta.

(126)

Nelle inchieste precedenti riguardanti prodotti simili (alcuni tipi di tubi e condotte senza saldature in acciaio inossidabile (5) e alcuni tubi saldati, di ferro o di acciaio non legato (6)) si è ritenuto che un margine di profitto del 5 % poteva essere considerato un livello adeguato che l'industria dell'Unione potrebbe prevedere di ottenere in assenza di pratiche di dumping pregiudizievoli. I tubi di ghisa duttile sono per molti aspetti simili ai tubi senza saldature in acciaio inossidabile e ai tubi saldati di ferro e di acciaio non legato: i materiali ferrosi rappresentano una parte importante dei loro costi di produzione, e possono essere utilizzati anche per il trasporto di acqua. Si è pertanto concluso in via provvisoria che un margine di redditività del 5 % fosse ragionevole anche per l'industria dei tubi di ghisa duttile.

(127)

La Commissione ha quindi stabilito il livello di eliminazione del pregiudizio confrontando la media ponderata dei prezzi all'importazione dei produttori esportatori che hanno collaborato, accertata per calcolare la sottoquotazione del prezzo, con la media ponderata dei prezzi non pregiudizievoli del prodotto simile venduto dai produttori dell'Unione che hanno collaborato sul mercato dell'Unione durante il periodo dell'inchiesta. Le differenze evidenziate da tale confronto sono state espresse in percentuale della media ponderata del valore cif all'importazione.

7.2.   Misure provvisorie

(128)

È opportuno istituire misure antidumping provvisorie sulle importazioni di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India, in conformità alla regola del dazio inferiore di cui all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base. La Commissione ha confrontato i margini di pregiudizio e i margini di dumping. L'importo dei dazi dovrebbe essere stabilito al livello corrispondente al più basso tra il margine di dumping e il margine di pregiudizio.

(129)

Alla luce di quanto precede, le aliquote provvisorie del dazio antidumping, espresse in percentuale del prezzo CIF franco frontiera dell'Unione, dazio doganale non corrisposto, dovrebbero essere le seguenti:

Paese

Società

Margine di dumping

Margine di pregiudizio

Dazio antidumping provvisorio

India

Jindal Saw Ltd

31,2 %

68 %

31,2 %

Electrosteel Casting Ltd

15,3 %

59 %

15,3 %

(130)

Le aliquote del dazio antidumping applicate a titolo individuale alle società specificate nel presente regolamento sono state calcolate in base ai risultati della presente inchiesta. Esse rispecchiano quindi la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione. Tali aliquote del dazio si applicano esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame originario del paese interessato, cioè l'India, e prodotto dalle persone giuridiche di cui è fatta menzione. Le importazioni del prodotto in esame fabbricato da altre società non espressamente menzionate nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle espressamente menzionate, dovrebbero essere assoggettate all'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società». Esse non dovrebbero essere assoggettate ad alcuna delle aliquote individuali del dazio antidumping.

(131)

Una società può chiedere l'applicazione di tali aliquote individuali del dazio antidumping se essa modifica in seguito la propria denominazione. La richiesta deve essere presentata alla Commissione (7) e deve contenere tutte le informazioni pertinenti che consentano di dimostrare che la modifica non pregiudica il diritto della società di beneficiare dell'aliquota del dazio applicabile. Se la modifica di ragione sociale non pregiudica il suo diritto di beneficiare dell'aliquota del dazio applicabile, un avviso relativo a tale modifica sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

(132)

Al fine di minimizzare i rischi di elusione dovuti alla notevole differenza tra le aliquote del dazio, sono necessarie misure particolari per garantire l'applicazione dei dazi antidumping individuali. Le società che possono avvalersi di dazi antidumping individuali devono presentare alle autorità doganali degli Stati membri una fattura commerciale valida. La fattura deve essere conforme a quanto stabilito all'articolo 1, paragrafo 3. Le importazioni non accompagnate da tale fattura dovrebbero essere soggette al dazio antidumping applicabile a «tutte le altre società».

(133)

Per garantire la corretta applicazione dei dazi antidumping, il dazio antidumping per tutte le altre società dovrebbe applicarsi non solo ai produttori esportatori che non hanno collaborato alla presente inchiesta ma altresì ai produttori che non hanno esportato nell'Unione durante il periodo dell'inchiesta.

8.   DISPOSIZIONI FINALI

(134)

Ai fini di una corretta amministrazione, la Commissione inviterà le parti interessate a presentare osservazioni scritte e/o a chiedere di essere sentite dalla Commissione e/o dal consigliere-auditore nei procedimenti in materia commerciale entro un termine prestabilito.

(135)

Le conclusioni relative all'istituzione di dazi provvisori sono provvisorie e potrebbero essere modificate nella fase definitiva dell'inchiesta.

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India, attualmente classificati ai codici NC ex 7303 00 10 ed ex 7303 00 90 (codici TARIC 7303001010, 7303009010).

2.   Le aliquote del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, del prodotto descritto al paragrafo 1 e fabbricato dalle società sottoelencate sono le seguenti:

Società

Dazio antidumping provvisorio

Codice addizionale TARIC

Jindal Saw Ltd

31,2 %

C054

Electrosteel Casting Ltd

15,3 %

C055

Tutte le altre società

31,2 %

C999

3.   L'applicazione dell'aliquota individuale specificata per le società menzionate al paragrafo 2 è subordinata alla presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura commerciale valida, sulla quale figuri una dichiarazione, datata e firmata da un responsabile del soggetto giuridico che emette la fattura commerciale, identificato dal nome e dalla funzione, formulata come segue: «Il sottoscritto certifica che il volume di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) venduto per l'esportazione nell'Unione europea e indicato nella presente fattura è stato fabbricato da (denominazione e indirizzo della società) (codice addizionale TARIC) in India. Il sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella presente fattura sono complete ed esatte.» Qualora tale fattura non sia presentata, si applica l'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società».

4.   L'immissione in libera pratica nell'Unione del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.

5.   Salvo diverse disposizioni, si applicano le norme vigenti pertinenti in materia di dazi doganali.

Articolo 2

1.   Entro 25 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, le parti interessate possono:

a)

chiedere la divulgazione dei principali fatti e considerazioni sulla base dei quali è stato adottato il presente regolamento;

b)

presentare osservazioni scritte alla Commissione; e

c)

chiedere di essere sentite dalla Commissione e/o dal consigliere-auditore nei procedimenti in materia commerciale.

2.   Entro 25 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, le parti di cui all'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1225/2009 possono comunicare le loro osservazioni sull'applicazione delle misure provvisorie.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

L'articolo 1 si applica per un periodo di sei mesi.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.

(2)  Avviso di apertura di un procedimento antidumping concernente le importazioni di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India. GU C 461 del 20.12.2014, pag. 35.

(3)  Avviso di apertura di un procedimento antisovvenzioni relativo alle importazioni di tubi di ghisa duttile (detta anche ghisa a grafite sferoidale) originari dell'India GU C 83 dell'11.3.2015, pag. 4.

(4)  Regolamento (CE) n. 930/2003 del Consiglio, del 26 maggio 2003, che chiude i procedimenti antidumping e antisovvenzioni relativi alle importazioni di salmone d'allevamento dell'Atlantico originario della Norvegia nonché il procedimento antidumping relativo alle importazioni di salmone dell'Atlantico d'allevamento originario del Cile e delle Isole Færøer (GU L 133 del 29.5.2003, pag. 1); e regolamento (CE) n. 954/2006 del Consiglio, del 27 giugno 2006, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tubi senza saldature, di ferro o di acciaio, della Croazia, della Romania, della Russia e dell'Ucraina, abroga i regolamenti (CE) n. 2320/97 e (CE) n. 348/2000 del Consiglio, chiude il riesame intermedio delle misure antidumping applicabili alle importazioni di taluni tubi di ferro o di acciai non legati, originari, tra l'altro, della Russia e della Romania e chiude il riesame intermedio delle misure antidumping applicabili alle importazioni di taluni tubi senza saldature, di ferro o di acciai non legati, originari della Croazia e dell'Ucraina (GU L 175 del 29.6.2006, pag. 4).

(5)  GU L 336 del 20.12.2011, pag. 6.

(6)  GU L 343 del 19.12.2008, pag. 1.

(7)  Commissione europea, direzione generale del Commercio, Direzione H, Rue de la Loi 170, 1040 Bruxelles, Belgio.


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/45


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/1560 DELLA COMMISSIONE

del 18 settembre 2015

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1),

visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 della Commissione, del 7 giugno 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio nei settori degli ortofrutticoli freschi e degli ortofrutticoli trasformati (2), in particolare l'articolo 136, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell'allegato XVI, parte A, del medesimo regolamento.

(2)

Il valore forfettario all'importazione è calcolato ciascun giorno feriale, in conformità dell'articolo 136, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011, tenendo conto di dati giornalieri variabili. Pertanto il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 136 del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 sono quelli fissati nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  GU L 157 del 15.6.2011, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice dei paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

MA

158,0

MK

49,2

TR

78,0

XS

48,7

ZZ

83,5

0707 00 05

AR

98,4

TR

126,8

ZZ

112,6

0709 93 10

TR

128,2

ZZ

128,2

0805 50 10

AR

140,7

BO

144,3

CL

134,2

UY

138,2

ZA

129,0

ZZ

137,3

0806 10 10

EG

170,8

TR

132,2

ZZ

151,5

0808 10 80

AR

104,4

BR

70,7

CL

171,9

NZ

134,3

US

113,3

ZA

135,2

ZZ

121,6

0808 30 90

AR

132,1

CL

148,3

CN

96,7

TR

120,0

ZA

106,4

ZZ

120,7

0809 30 10, 0809 30 90

MK

68,9

TR

157,6

ZZ

113,3

0809 40 05

BA

53,5

MK

53,6

XS

61,9

ZZ

56,3


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal Regolamento (UE) n. 1106/2012 della Commissione, del 27 novembre 2012, che attua il regolamento (CE) n. 471/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alle statistiche comunitarie del commercio estero con i paesi terzi, per quanto riguarda l'aggiornamento della nomenclatura dei paesi e territori (GU L 328 del 28.11.2012, pag. 7). Il codice «ZZ» corrisponde a «altre origini».


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/47


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/1561 DELLA COMMISSIONE

del 18 settembre 2015

che determina i quantitativi da aggiungere al quantitativo fissato per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016 nell'ambito del contingente tariffario aperto dal regolamento (CE) n. 536/2007 per le carni di pollame originarie degli Stati Uniti d'America

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1), in particolare l'articolo 188, paragrafi 2 e 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 536/2007 della Commissione (2) ha aperto un contingente tariffario annuo per l'importazione di prodotti del settore delle carni di pollame originari degli Stati Uniti d'America.

(2)

I quantitativi che formano oggetto delle domande di titoli di importazione presentate dal 1o al 7 settembre 2015 per il sottoperiodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015 sono inferiori ai quantitativi disponibili. È pertanto opportuno determinare i quantitativi per i quali non sono state presentate domande e aggiungere questi ultimi al quantitativo fissato per il sottoperiodo contingentale successivo.

(3)

Al fine di garantire l'efficacia della misura, è opportuno che il presente regolamento entri in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I quantitativi per i quali non sono state presentate domande di titoli di importazione a norma del regolamento (CE) n. 536/2007, da aggiungere al sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016, figurano nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  Regolamento (CE) n. 536/2007 della Commissione, del 15 maggio 2007, recante apertura e modalità di gestione di un contingente tariffario per le carni di pollame attribuito agli Stati Uniti d'America (GU L 128 del 16.5.2007, pag. 6).


ALLEGATO

Numero d'ordine

Quantitativi non richiesti da aggiungere ai quantitativi disponibili per il sottoperiodo 1o gennaio — 31 marzo 2016

(in kg)

09.4169

10 672 500


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/49


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/1562 DELLA COMMISSIONE

del 18 settembre 2015

che determina i quantitativi da aggiungere al quantitativo fissato per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016 nell'ambito dei contingenti tariffari aperti dal regolamento (CE) n. 539/2007 nel settore delle uova e delle ovoalbumine

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1), in particolare l'articolo 188, paragrafi 2 e 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 539/2007 della Commissione (2) ha aperto contingenti tariffari annui per l'importazione di prodotti del settore delle uova e delle ovoalbumine.

(2)

I quantitativi che formano oggetto delle domande di titoli di importazione presentate dal 1o al 7 settembre 2015 per il sottoperiodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015 sono inferiori ai quantitativi disponibili. È pertanto opportuno determinare i quantitativi per i quali non sono state presentate domande e aggiungere questi ultimi al quantitativo fissato per il sottoperiodo contingentale successivo.

(3)

Al fine di garantire l'efficacia della misura, è opportuno che il presente regolamento entri in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I quantitativi per i quali non sono state presentate domande di titoli di importazione a norma del regolamento (CE) n. 539/2007, da aggiungere al sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016, figurano nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  Regolamento (CE) n. 539/2007 della Commissione, del 15 maggio 2007, recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari nel settore delle uova e delle ovoalbumine (GU L 128 del 16.5.2007, pag. 19).


ALLEGATO

Numero d'ordine

Quantitativi per i quali non sono state presentate domande, da aggiungere ai quantitativi disponibili per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016

(in kg equivalente uova in guscio)

09.4015

67 500 000

09.4401

1 815 000

09.4402

6 005 000


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/51


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/1563 DELLA COMMISSIONE

del 18 settembre 2015

che fissa il coefficiente di attribuzione da applicare ai quantitativi che formano oggetto delle domande di diritti di importazione presentate dal 1o al 7 settembre 2015 nell'ambito dei contingenti tariffari aperti dal regolamento di esecuzione (UE) n. 413/2014 per le carni di pollame originarie dell'Ucraina

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1), in particolare l'articolo 188, paragrafi 1 e 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 413/2014 della Commissione (2) ha aperto contingenti tariffari annui per l'importazione di prodotti del settore delle carni di pollame originarie dell'Ucraina.

(2)

I quantitativi che formano oggetto delle domande di diritti di importazione presentate dal 1o al 7 settembre 2015 per il sottoperiodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015 sono, per il contingente avente numero d'ordine 09.4273, superiori ai quantitativi disponibili. È pertanto opportuno determinare in che misura si possa procedere all'attribuzione dei diritti di importazione, fissando il coefficiente di attribuzione da applicare ai quantitativi richiesti, calcolato a norma dell'articolo 6, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1301/2006 della Commissione (3), in combinato disposto con l'articolo 7, paragrafo 2, del medesimo regolamento.

(3)

Al fine di garantire l'efficacia della misura, è opportuno che il presente regolamento entri in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Ai quantitativi che formano oggetto delle domande di diritti di importazione presentate a norma del regolamento di esecuzione (UE) n. 413/2014 per il sottoperiodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015 si applica il coefficiente di attribuzione indicato nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 413/2014 della Commissione, del 23 aprile 2014, recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari dell'Unione per l'importazione di carni di pollame originarie dell'Ucraina (GU L 121 del 24.4.2014, pag. 37).

(3)  Regolamento (CE) n. 1301/2006 della Commissione, del 31 agosto 2006, recante norme comuni per la gestione dei contingenti tariffari per l'importazione di prodotti agricoli soggetti a un regime di titoli di importazione (GU L 238 dell'1.9.2006, pag. 13).


ALLEGATO

Numero d'ordine

Coefficiente di attribuzione — domande presentate per il sottoperiodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015

(in %)

09.4273

2,712456

09.4274


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/53


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/1564 DELLA COMMISSIONE

del 18 settembre 2015

che determina i quantitativi da aggiungere al quantitativo fissato per il sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016 nell'ambito dei contingenti tariffari aperti dal regolamento (CE) n. 442/2009 nel settore delle carni suine

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1), in particolare l'articolo 188, paragrafi 2 e 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 442/2009 della Commissione (2) ha aperto contingenti tariffari annui per l'importazione di prodotti del settore delle carni suine. I contingenti indicati all'allegato I, parte B, del medesimo regolamento sono gestiti secondo il metodo d'esame simultaneo delle domande.

(2)

I quantitativi che formano oggetto delle domande di titoli di importazione presentate dal 1o al 7 settembre 2015 per il sottoperiodo dal 1o ottobre al 31 dicembre 2015 sono inferiori ai quantitativi disponibili. È pertanto opportuno determinare i quantitativi per i quali non sono state presentate domande e aggiungere questi ultimi al quantitativo fissato per il sottoperiodo contingentale successivo.

(3)

Al fine di garantire l'efficacia della misura, è opportuno che il presente regolamento entri in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I quantitativi per i quali non sono state presentate domande di titoli di importazione a norma del regolamento (CE) n. 442/2009, da aggiungere al sottoperiodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2016, figurano nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  Regolamento (CE) n. 442/2009 della Commissione, del 27 maggio 2009, recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari comunitari nel settore delle carni suine (GU L 129 del 28.5.2009, pag. 13).


ALLEGATO

Numero d'ordine

Quantitativi non richiesti, da aggiungere a quelli disponibili per il sottoperiodo 1o gennaio — 31 marzo 2016

(in kg)

09.4038

17 097 500

09.4170

2 461 000

09.4204

2 312 000


DECISIONI

19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/55


DECISIONE (UE) 2015/1565 DEL CONSIGLIO

del 14 settembre 2015

che approva, a nome dell'Unione europea, la dichiarazione sulla concessione di possibilità di pesca nelle acque UE ai pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela nella zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 43, paragrafo 2, in combinato disposto con l'articolo 218, paragrafo 6, lettera a), punto v),

vista la proposta della Commissione europea,

vista l'approvazione del Parlamento europeo,

considerando quanto segue:

(1)

Nel rispetto degli atti giuridicamente vincolanti dell'Unione applicabili in materia di conservazione e di gestione delle risorse ittiche, i pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela operano da molti decenni nelle acque dell'Unione situate nella zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese.

(2)

L'industria di trasformazione presente nella Guyana francese dipende dagli sbarchi di tali pescherecci ed è pertanto opportuno assicurare la continuità di tali operazioni.

(3)

La presente decisione dovrebbe sostituire la decisione 2012/19/UE del Consiglio (1), che è stata annullata dalla sentenza della Corte di giustizia del 26 novembre 2014 (2), ed i cui effetti sono stati mantenuti fino all'entrata in vigore di una nuova decisione, entro un termine ragionevole. Poiché la dichiarazione è già stata notificata alla Repubblica bolivariana del Venezuela, non è necessaria un'ulteriore notifica,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

La dichiarazione rivolta alla Repubblica bolivariana del Venezuela sulla concessione di possibilità di pesca nelle acque UE ai pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela nella zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese («dichiarazione») è approvata a nome dell'Unione europea.

Il testo della dichiarazione è accluso alla presente decisione.

Articolo 2

La presente decisione entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 14 settembre 2015

Per il Consiglio

Il presidente

J. ASSELBORN


(1)  Decisione 2012/19/UE del Consiglio, del 16 dicembre 2011, che approva, a nome dell'Unione europea, la dichiarazione sulla concessione di possibilità di pesca nelle acque UE ai pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela nella zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese (GU L 6 del 10.1.2012, pag. 8).

(2)  Cause riunite C-103/12 e C- 165/12, Parlamento europeo e Commissione/Consiglio.


Dichiarazione rivolta alla Repubblica bolivariana del Venezuela sulla concessione di possibilità di pesca nelle acque UE ai pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela nella zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese

1.

L'Unione europea rilascia autorizzazioni di pesca a un numero limitato di pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela per la pesca nella parte della zona economica esclusiva al largo delle coste della Guyana francese situata oltre le 12 miglia marine dalle linee di base, alle condizioni stabilite nella presente dichiarazione.

2.

In conformità dell'articolo 22 del regolamento (CE) n. 1006/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, relativo alle autorizzazioni delle attività di pesca dei pescherecci comunitari al di fuori delle acque comunitarie e all'accesso delle navi di paesi terzi alle acque comunitarie (1), i pescherecci autorizzati battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela, quando svolgono attività di pesca nella zona di cui al paragrafo 1, si conformano alle disposizioni della politica comune della pesca dell'Unione europea relative alle misure di conservazione e di controllo e ad altre disposizioni dell'Unione europea che disciplinano l'esercizio della pesca in tale zona.

3.

Più specificamente, i pescherecci autorizzati battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela si conformano a tutte le pertinenti norme o regolamentazioni dell'Unione europea che precisano, tra l'altro, gli stock ittici che possono essere sfruttati, il numero massimo di pescherecci autorizzati e la percentuale di catture da sbarcare nei porti della Guyana francese.

4.

Fatto salvo il ritiro delle autorizzazioni accordate ai singoli pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela in caso di loro inosservanza di tutte le pertinenti norme o regolamentazioni dell'Unione europea, l'Unione europea può ritirare in qualsiasi momento, mediante una dichiarazione unilaterale, l'impegno specifico espresso nella presente dichiarazione ad accordare possibilità di pesca.


(1)  GU L 286 del 29.10.2008, pag. 33.


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/58


DECISIONE (UE, EURATOM) 2015/1566 DEI RAPPRESENTANTI DEI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI

del 16 settembre 2015

relativa alla nomina di quattro giudici e di un avvocato generale della Corte di giustizia

I RAPPRESENTANTI DEI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 19,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 253 e 255,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare l'articolo 106 bis, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

I mandati di quattordici giudici e di quattro avvocati generali della Corte di giustizia giungono a scadenza il 6 ottobre 2015. Inoltre, il numero degli avvocati generali della Corte di giustizia è stato aumentato a undici, a decorrere dal 7 ottobre 2015, dalla decisione 2013/336/UE del Consiglio (1). È opportuno procedere a nomine per il periodo compreso tra il 7 ottobre 2015 e il 6 ottobre 2021.

(2)

Il sig. Marko ILEŠIČ e la sig.ra Camelia TOADER sono stati proposti per un rinnovo delle loro funzioni di giudici della Corte di giustizia. Le candidature del sig. Eugene REGAN e del sig. Michail VILARAS sono state proposte per il posto di giudice della Corte di giustizia. Inoltre, la candidatura del sig. Manuel CAMPOS SÁNCHEZ-BORDONA è stata proposta per il posto di avvocato generale della Corte di giustizia.

(3)

Il comitato istituito dall'articolo 255 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea ha fornito un parere sull'adeguatezza del sig. Marko ILEŠIČ, della sig.ra Camelia TOADER, del sig. Eugene REGAN e del sig. Michail VILARAS all'esercizio delle funzioni di giudice della Corte di giustizia e sull'adeguatezza del sig. Manuel CAMPOS SÁNCHEZ-BORDONA all'esercizio delle funzioni di avvocato generale della Corte di giustizia,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Sono nominati giudici della Corte di giustizia per il periodo compreso tra il 7 ottobre 2015 e il 6 ottobre 2021:

il sig. Marko ILEŠIČ,

il sig. Eugene REGAN,

la sig.ra Camelia TOADER,

il sig. Michail VILARAS.

Articolo 2

Il sig. Manuel CAMPOS SÁNCHEZ-BORDONA è nominato avvocato generale della Corte di giustizia per il periodo compreso tra il 7 ottobre 2015 e il 6 ottobre 2021.

Articolo 3

La presente decisione entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 16 settembre 2015

Il presidente

C. BRAUN


(1)  Decisione 2013/336/UE del Consiglio, del 25 giugno 2013, recante aumento del numero degli avvocati generali della Corte di giustizia dell'Unione europea (GU L 179 del 29.6.2013, pag. 92).


Rettifiche

19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/60


Rettifica del regolamento delegato (UE) n. 518/2014 della Commissione, del 5 marzo 2014, recante modifica dei regolamenti delegati (UE) della Commissione n. 1059/2010, n. 1060/2010, n. 1061/2010, n. 1062/2010, n. 626/2011, n. 392/2012, n. 874/2012, n. 665/2013, n. 811/2013 e n. 812/2013 per quanto attiene all'etichettatura dei prodotti connessi all'energia su internet

( Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 147 del 17 maggio 2014 )

A pagina 23, allegato VIII:

anziché:

«È aggiunto il seguente allegato VII:

“ALLEGATO VII

Informazioni da comunicare in caso di vendita, noleggio o vendita a rate su internet”»,

leggi:

«È aggiunto il seguente allegato VIII:

“ALLEGATO VIII

Informazioni da comunicare in caso di vendita, noleggio o vendita a rate su internet”».


19.9.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 244/60


Rettifica del regolamento di esecuzione (UE) 2015/880 della Commissione, del 4 giugno 2015, sulla proroga dei periodi transitori relativi ai requisiti di fondi propri per le esposizioni verso controparti centrali di cui ai regolamenti (UE) n. 575/2013 e (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio

( Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 143 del 9 giugno 2015 )

A pagina 7, considerando 5:

anziché:

«Per quanto riguarda le CCP esistenti stabilite in paesi terzi che hanno già presentato domanda di riconoscimento, non è stato ancora concesso loro alcun riconoscimento.»,

leggi:

«Per quanto riguarda le CCP esistenti stabilite in paesi terzi che hanno già presentato domanda di riconoscimento, il processo di riconoscimento è in corso, ma non sarà completato entro il 15 giugno 2015.»