ISSN 1977-0707

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 53

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

58° anno
25 febbraio 2015


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/291 della Commissione, del 19 febbraio 2015, recante approvazione di una modifica non minore del disciplinare di una denominazione registrata nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Asparago bianco di Cimadolmo (IGP)]

1

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/292 della Commissione, del 24 febbraio 2015, che approva il biossido di carbonio come principio attivo destinato a essere utilizzato nei biocidi del tipo di prodotto 15 ( 1 )

3

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/293 della Commissione, del 24 febbraio 2015, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Liliputas (IGP)]

5

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/294 della Commissione, del 24 febbraio 2015, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

8

 

 

DECISIONI

 

*

Decisione di esecuzione (UE) 2015/295 della Commissione, del 24 febbraio 2015, relativa all'approvazione dell'alternatore efficiente MELCO GXi come tecnologia innovativa per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture a norma del regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 1 )

11

 

*

Decisione di esecuzione (UE) 2015/296 della Commissione, del 24 febbraio 2015, che stabilisce modalità procedurali per la cooperazione tra Stati membri in materia di identificazione elettronica a norma dell'articolo 12, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno ( 1 )

14

 

*

Decisione (UE) 2015/297 della Banca centrale europea, del 15 dicembre 2014, che modifica la Decisione BCE/2010/23 relativa alla distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro (BCE/2014/56)

21

 

*

Decisione (UE) 2015/298 della Banca centrale europea, del 15 dicembre 2014, relativa alla distribuzione provvisoria del reddito della Banca centrale europea (BCE/2014/57)

24

 

*

Decisione (UE) 2015/299 della Banca centrale europea, del 10 febbraio 2015, che modifica la Decisione BCE/2014/34 relativa a misure sulle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (BCE/2015/5)

27

 

*

Decisione (UE) 2015/300 della Banca centrale europea, del 10 febbraio 2015, relativa all'idoneità degli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica (BCE/2015/6)

29

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

REGOLAMENTI

25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/1


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/291 DELLA COMMISSIONE

del 19 febbraio 2015

recante approvazione di una modifica non minore del disciplinare di una denominazione registrata nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Asparago bianco di Cimadolmo (IGP)]

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (1), in particolare l'articolo 52, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell'articolo 53, paragrafo 1, primo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012, la Commissione ha esaminato la domanda dell'Italia relativa all'approvazione di una modifica del disciplinare dell'indicazione geografica protetta «Asparago bianco di Cimadolmo», registrata in virtù del regolamento (CE) n. 245/2002 della Commissione (2).

(2)

Non trattandosi di una modifica minore ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012, la Commissione ha pubblicato la domanda di modifica nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea  (3), in applicazione dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera a), del suddetto regolamento.

(3)

Poiché alla Commissione non è stata notificata alcuna dichiarazione di opposizione ai sensi dell'articolo 51 del regolamento (UE) n. 1151/2012, la modifica del disciplinare deve essere approvata,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

È approvata la modifica del disciplinare pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea relativa alla denominazione «Asparago bianco di Cimadolmo» (IGP).

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 19 febbraio 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Phil HOGAN

Membro della Commissione


(1)  GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1.

(2)  Regolamento (CE) n. 245/2002 della Commissione, dell'8 febbraio 2002, che completa l'allegato del regolamento (CE) n. 2400/96 relativo all'iscrizione di alcune denominazioni nel «Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette» di cui al regolamento (CEE) n. 2081/92 del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari (GU L 39 del 9.2.2002, pag. 12).

(3)  GU C 371 del 18.10.2014, pag. 22.


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/3


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/292 DELLA COMMISSIONE

del 24 febbraio 2015

che approva il biossido di carbonio come principio attivo destinato a essere utilizzato nei biocidi del tipo di prodotto 15

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, relativo alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi (1), in particolare l'articolo 90, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Il 22 febbraio 2012 i Paesi Bassi hanno ricevuto una domanda a norma dell'articolo 11, paragrafo 1, della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (2), ai fini dell'iscrizione del biossido di carbonio come principio attivo nell'allegato I per l'uso nel tipo di prodotto 15, avicidi, di cui all'allegato V di detta direttiva.

(2)

Il 30 agosto 2013 i Paesi Bassi hanno presentato alla Commissione la relazione di valutazione accompagnata da una raccomandazione conformemente all'articolo 11, paragrafo 2, della direttiva 98/8/CE.

(3)

Il parere dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche è stato formulato il 17 giugno 2014 dal comitato sui biocidi tenuto conto delle conclusioni della competente autorità di valutazione.

(4)

In base a tale parere è lecito supporre che i biocidi utilizzati per il tipo di prodotto 15 contenenti biossido di carbonio possano soddisfare i requisiti di cui all'articolo 5 della direttiva 98/8/CE, purché siano rispettate determinate specifiche e condizioni d'uso.

(5)

È pertanto opportuno approvare il biossido di carbonio destinato a essere utilizzato nei biocidi del tipo di prodotto 15 nel rispetto delle suddette specifiche e condizioni.

(6)

Poiché le valutazioni non hanno preso in considerazione i nanomateriali, l'approvazione non comprende tali materiali ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 528/2012.

(7)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente sui biocidi,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il biossido di carbonio è approvato come principio attivo destinato a essere utilizzato nei biocidi del tipo di prodotto 15, fatte salve le specifiche e le condizioni di cui all'allegato.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 24 febbraio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 167 del 27.6.2012, pag. 1.

(2)  Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, relativa all'immissione sul mercato dei biocidi (GU L 123 del 24.4.1998, pag. 1).


ALLEGATO

Nome comune

Denominazione IUPAC

Numeri di identificazione

Grado minimo di purezza del principio attivo (1)

Data di approvazione

Scadenza dell'approvazione

Tipo di prodotto

Condizioni specifiche (2)

Biossido di carbonio

Denominazione IUPAC:

biossido di carbonio

N. CE: 204-696-9

N. CAS: 124-38-9

999 mL/L

1o giugno 2015

31 maggio 2025

15

Nel valutare il prodotto si presta particolare attenzione alle esposizioni, ai rischi e all'efficacia attribuiti a eventuali usi contemplati dalla domanda di autorizzazione ma non presi in considerazione nella valutazione del rischio, a livello unionale, del principio attivo.

Per i biocidi, le autorizzazioni sono subordinate alle seguenti condizioni:

(1)

i prodotti sono forniti esclusivamente a professionisti appositamente formati e sono utilizzati solo da essi;

(2)

si adottano misure appropriate di protezione degli utilizzatori, anche mediante opportuni dispositivi di protezione individuale, se necessario;

(3)

si adottano misure idonee a proteggere le persone presenti, come l'allontanamento dalla zona interessata durante la fumigazione;

(4)

le dosi di applicazione e le istruzioni per l'uso garantiscono che gli uccelli siano uccisi senza dolore e sofferenze inutili;

(5)

le condizioni per l'uso specificano che il biossido di carbonio è una misura da utilizzarsi in ultima istanza, nel contesto di una strategia di difesa integrata (IPM) il cui obiettivo è di limitare al minimo il ricorso a questo tipo di prodotto.


(1)  La purezza indicata in questa colonna è il grado minimo di purezza del principio attivo utilizzato per la valutazione a norma dell'articolo 8 del regolamento (UE) n. 528/2012. Il principio attivo nel prodotto immesso sul mercato può essere di pari o diversa purezza se ne è stata provata l'equivalenza tecnica con il principio attivo valutato.

(2)  Per l'attuazione dei principi comuni dell'allegato VI del regolamento (UE) n. 528/2012, il contenuto e le conclusioni delle relazioni di valutazione sono disponibili sul sito della Commissione: http://ec.europa.eu/environment/chemicals/biocides/index_en.htm


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/5


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/293 DELLA COMMISSIONE

del 24 febbraio 2015

recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Liliputas (IGP)]

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (1), in particolare l'articolo 15, paragrafo 2, e l'articolo 52, paragrafo 3, lettera b),

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 1151/2012, la domanda di registrazione della denominazione «Liliputas» presentata dalla Lituania è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea  (2).

(2)

Con la notifica di opposizione del 13 settembre 2013 e la dichiarazione di opposizione motivata dell'8 novembre 2013, la Polonia si è opposta alla registrazione in virtù dell'articolo 51, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012. L'opposizione è stata considerata ricevibile.

(3)

Con lettere datate 8 gennaio 2014 la Commissione ha invitato le parti interessate ad avviare idonee consultazioni al fine di addivenire a un accordo fra di loro conformemente alle rispettive procedure interne.

(4)

Non è stato però raggiunto un accordo fra la Lituania e la Polonia.

(5)

Considerato che non è stato raggiunto un accordo, è opportuno che la Commissione adotti una decisione secondo la procedura di cui all'articolo 52, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (UE) n. 1151/2012.

(6)

A norma dell'articolo 10, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (UE) n. 1151/2012, l'opponente sostiene che la registrazione del nome «Liliputas» come denominazione geografica protetta danneggerebbe l'esistenza di un nome parzialmente omonimo, nonché di marchi e di prodotti che si trovano legalmente sul mercato da molto più di cinque anni prima della data in cui la domanda di registrazione del nome «Liliputas» come indicazione geografica protetta è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (15 giugno 2013); secondo l'opponente, tale registrazione metterebbe a rischio l'esistenza del prodotto denominato «Liliput», un formaggio polacco le cui caratteristiche sono simili a quelle del formaggio «Liliputas» e il cui nome è foneticamente simile a «Liliputas».

(7)

L'opponente dichiara che il termine «Liliput» è generalmente usato in Polonia per indicare prodotti caratterizzati dalle loro piccole dimensioni ed è utilizzato anche per il formaggio. Il formaggio denominato «Liliput» è legalmente prodotto e commercializzato in Polonia dal 1971. Nelle regole aziendali, nelle istruzioni tecniche e nelle norme per l'uso delle materie prime, il formaggio «Liliput» è elencato tra altri tipi di formaggio come Gouda, Edam ed Emmental. Il termine, riferito al formaggio polacco, è ben noto ai consumatori polacchi e non è in alcun modo collegato al formaggio lituano. Va quindi considerato un termine generico per un formaggio generico in Polonia. Per quanto riguarda il prodotto, il formaggio «Liliput» polacco ha caratteristiche, aspetto e dimensioni simili al formaggio lituano «Liliputas». L'opponente conclude che «Liliput» e «Liliputas» sono prodotti simili che portano nomi generici. Di conseguenza, la registrazione del nome «Liliputas» come indicazione geografica protetta impedirebbe ai produttori polacchi di commercializzare il loro formaggio «Liliput» o, in ogni caso, di utilizzare il nome «Liliput» per un formaggio.

(8)

Secondo l'opponente, inoltre, il prodotto e il nome da registrare non sono conformi ai requisiti di cui all'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012. Come si dichiara nel documento unico pubblicato, al formaggio è stato assegnato il nome «Liliputas» per le sue dimensioni. Tale nome, quindi, non indica che il prodotto proviene da un luogo particolare ma, come quello del formaggio polacco «Liliput», si riferisce soltanto alle piccole dimensioni del formaggio. Inoltre, le qualità del prodotto non sono attribuibili alla sua origine geografica, ma derivano semplicemente dal fatto di maturare in piccole forme rotonde. L'effetto della muffa microscopica locale Penicillium pallidum Smith sulle caratteristiche organolettiche del «Liliputas» non è dimostrato. Per di più, il fatto che il formaggio fosse fabbricato secondo norme statali nell'URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) confermerebbe che poteva essere prodotto in qualunque luogo dell'URSS e che non esisteva alcun legame specifico con una zona geografica delimitata. Il «Liliputas», insomma, andrebbe considerato un prodotto generico.

(9)

Vari produttori di formaggi polacchi hanno ottenuto la protezione per marchi contenenti la parola «Liliput», quali il marchio nominativo e figurativo registrato «Cheesland Liliput» e «Ser liliput», e il marchio nominativo «Serenada Liliput», di cui è stata depositata la domanda di registrazione. La produzione del «Liliput» polacco è sostanziosa: nel 2013 sono state prodotte 2 762 tonnellate su scala industriale che sono state commercializzate in tutta la Polonia in 2 250 negozi e corrispondono al 4,8 % della produzione esportata nel mercato dell'UE. Il 90 % della produzione del formaggio «Liliput» è coperta da marchio. Secondo l'opponente, la registrazione del nome «Liliputas» come indicazione geografica protetta comprometterebbe l'esistenza di tali marchi.

(10)

Nonostante quanto sostenuto dall'opponente, è opportuno registrare il nome «Liliputas» come indicazione geografica protetta per le ragioni esposte qui di seguito.

(11)

Malgrado il nome «Liliputas» tragga probabilmente la sua origine dalle piccole dimensioni del formaggio a cui si riferisce, è chiaro che in Lituania, nel corso di mezzo secolo, esso ha perduto il riferimento alle dimensioni e parallelamente ha sviluppato un forte legame con la zona di produzione. Attualmente in Lituania il nome «Liliputas» è indubbiamente associato al formaggio fermentato a pasta semidura, fabbricato a mano e di elevata qualità, prodotto nel paese di Belvederis. I consumatori lituani non collegano detto nome a un formaggio polacco o a un formaggio di produzione standard industrializzata. Di conseguenza, anche se non rimanda a una specifica zona geografica, il nome «Liliputas» è conforme alla definizione di cui all'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012, secondo il quale l'indicazione geografica protetta è un nome che identifica un prodotto originario di un determinato luogo, regione o paese.

(12)

Alla luce di quanto precede, «Liliputas» non può essere considerato un nome generico. I nomi generici sono nomi che, pur avendo un legame storico con il luogo in cui il prodotto cui si riferiscono era in origine fabbricato o commercializzato, non hanno più alcuna connessione con l'origine geografica iniziale. Per «Liliputas» vale esattamente il contrario: il nome non era da principio collegato alla sua origine geografica, ma attualmente ha un forte legame con la zona di produzione.

(13)

Le qualità e la reputazione del prodotto sono attribuibili alla sua origine geografica. Pur affermando che il formaggio deve il nome «Liliputas» alle sue dimensioni, il documento unico chiarisce che esso ottiene il suo odore e il suo aroma specifico grazie alla maturazione in piccole forme rotonde mediante la microflora interna e la muffa microscopica Penicillium pallidum Smith, che cresce nelle cantine di quella zona geografica. Tale muffa, che è specifica delle cantine del paese di Belvederis, è responsabile dell'acido lattico, dell'odore e dell'aroma fresco che distinguono il formaggio «Liliputas». La zona offre a questa muffa condizioni idonee alla sua sopravvivenza. Inoltre, il fatto che il formaggio sia fabbricato a mano e prodotto in modo non meccanico contribuisce al mantenimento e allo sviluppo della muffa. Per di più, «Liliputas» gode di una reputazione solida e ben documentata in quanto rappresentante della produzione lattiero-casearia lituana, che è descritta con precisione nel documento unico pubblicato.

(14)

Le differenze tra «Liliputas» e «Liliput» sono quindi evidenti. «Liliputas» non può essere considerato un prodotto generico.

(15)

Per quanto riguarda l'affermazione secondo cui, essendo disciplinato da norme dell'URSS, il «Liliputas» poteva essere prodotto in qualunque luogo dell'URSS, va osservato che all'epoca era obbligatorio assoggettare i prodotti a tali norme. Inoltre, questa circostanza non implica che il formaggio, quale descritto nelle norme indicate su iniziativa della Lituania, fosse prodotto altrove. In ogni caso, dal 1969 al 1979 esso ha ricevuto molti riconoscimenti, diplomi, marchi di qualità e medaglie essendo ben identificato come formaggio lituano prodotto nel paese di Belvederis.

(16)

Il termine «Liliput» è foneticamente simile al termine «Liliputas», del quale è stata chiesta la registrazione. Entrambi i nomi traggono la loro origine dalle piccole dimensioni del formaggio. Anche se il formaggio «Liliputas» è prodotto con caratteristiche, qualità e reputazione ben distinte, il formaggio «Liliput» è simile al «Liliputas» per certi aspetti. Considerato che i nomi sono simili e date le analogie visive tra i prodotti, la domanda di protezione di cui all'articolo 13 del regolamento (UE) n. 1151/2012, se la denominazione «Liliputas» fosse registrata, potrebbe impedire ai produttori di formaggio polacchi di usare il termine «Liliput».

(17)

Le prove dimostrano che l'uso del termine «Liliput» non era inteso a sfruttare la reputazione della denominazione «Liliputas». I consumatori non sono stati né avrebbero potuto essere indotti in errore in merito alla reale origine dei prodotti. I due prodotti, infatti, hanno due mercati distinti nei quali sono ben conosciuti e correttamente identificati. Per tali motivi, ed essendo dimostrato che il nome «Liliput» è stato usato legittimamente in modo coerente ed equo per almeno 25 anni prima che la domanda di registrazione della denominazione «Liliputas» fosse presentata alla Commissione, nell'interesse dell'equità e dell'uso tradizionale è opportuno concedere il periodo transitorio massimo di cui all'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012.

(18)

Tale conclusione non comporta necessariamente che l'uso del termine «Liliput» diventi illegittimo. A norma dell'articolo 41, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012, qualora si possa accertare che, tenuto conto di tutti i fattori pertinenti e in particolare della situazione esistente nelle zone di consumo e dei pertinenti atti giuridici nazionali e dell'Unione, «Liliput» è divenuto un termine generico, l'uso di tale nome non sarebbe pregiudicato dalla registrazione della denominazione «Liliputas».

(19)

Quanto ai marchi contenenti il termine «Liliput» di cui sia stata depositata la domanda di registrazione, che siano stati registrati o acquisiti con l'uso in buona fede sul territorio dell'Unione anteriormente alla data di presentazione della domanda di registrazione di «Liliputas» come indicazione geografica protetta, a norma dell'articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012 detti marchi possono continuare a essere utilizzati e rinnovati per il prodotto di cui trattasi, a condizione che siano altrimenti soddisfatte le prescrizioni generali previste dalla normativa in materia di marchi.

(20)

Alla luce di questi elementi, è quindi opportuno iscrivere la denominazione «Liliputas» nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette.

(21)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato per la politica di qualità dei prodotti agricoli,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

La denominazione «Liliputas» (IGP) è registrata.

La denominazione di cui alla prima frase del presente articolo identifica un prodotto appartenente alla classe 1.3. Formaggi dell'allegato XI del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione (3).

Articolo 2

Il termine «Liliput» può essere usato per designare formaggi non conformi al disciplinare del «Liliputas» per un periodo di 15 anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 24 febbraio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1.

(2)  GU C 170 del 15.6.2013, pag. 46.

(3)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione, del 13 giugno 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (GU L 179 del 19.6.2014, pag. 36).


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/8


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2015/294 DELLA COMMISSIONE

del 24 febbraio 2015

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1),

visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 della Commissione, del 7 giugno 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio nei settori degli ortofrutticoli freschi e degli ortofrutticoli trasformati (2), in particolare l'articolo 136, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell'allegato XVI, parte A, del medesimo regolamento.

(2)

Il valore forfettario all'importazione è calcolato ciascun giorno feriale, in conformità dell'articolo 136, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011, tenendo conto di dati giornalieri variabili. Pertanto il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 136 del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 sono quelli fissati nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 24 febbraio 2015

Per la Commissione,

a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  GU L 157 del 15.6.2011, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice dei paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

EG

169,3

IL

81,7

MA

91,9

TR

116,8

ZZ

114,9

0707 00 05

TR

187,1

ZZ

187,1

0709 93 10

MA

140,7

TR

215,2

ZZ

178,0

0805 10 20

EG

45,9

IL

72,3

MA

47,6

TN

50,8

TR

68,9

ZZ

57,1

0805 20 10

IL

132,4

MA

96,3

ZZ

114,4

0805 20 30, 0805 20 50, 0805 20 70, 0805 20 90

EG

80,3

IL

151,7

JM

118,2

MA

101,6

TR

85,4

US

143,7

ZZ

113,5

0805 50 10

EG

41,5

TR

51,6

ZZ

46,6

0808 10 80

BR

69,5

CL

95,2

MK

29,8

US

151,4

ZZ

86,5

0808 30 90

CL

155,9

CN

99,9

US

122,7

ZA

92,9

ZZ

117,9


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal Regolamento (UE) n. 1106/2012 della Commissione, del 27 novembre 2012, che attua il regolamento (CE) n. 471/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alle statistiche comunitarie del commercio estero con i paesi terzi, per quanto riguarda l'aggiornamento della nomenclatura dei paesi e territori (GU L 328 del 28.11.2012, pag. 7). Il codice «ZZ» corrisponde a «altre origini».


DECISIONI

25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/11


DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2015/295 DELLA COMMISSIONE

del 24 febbraio 2015

relativa all'approvazione dell'alternatore efficiente MELCO GXi come tecnologia innovativa per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture a norma del regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove nell'ambito dell'approccio comunitario integrato finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri (1), in particolare l'articolo 12, paragrafo 4,

considerando quanto segue:

(1)

Il 24 giugno 2014 il fornitore Mitsubishi Electric Corporation (MELCO), rappresentato nell'Unione da Mitsubishi Electric Automotive Europe B.V (il «richiedente»), ha inoltrato una richiesta di approvazione dell'alternatore efficiente MELCO GXi come tecnologia innovativa. La completezza della domanda è stata valutata conformemente all'articolo 4 del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011 della Commissione (2). La Commissione ha individuato l'assenza di alcune informazioni rilevanti nella domanda originale e ha chiesto al richiedente di completarla. La Commissione ha ricevuto le informazioni complete il 10 luglio 2014 e il giorno seguente ha iniziato a valutare la domanda.

(2)

La domanda, valutata in conformità all'articolo 12 del regolamento (CE) n. 443/2009, al regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011 e alle linee guida per la preparazione di richieste di approvazione di tecnologie innovative ai sensi del regolamento (CE) n. 443/2009 (le «linee guida tecniche») (3), è stata ritenuta completa.

(3)

La domanda riguarda l'alternatore efficiente MELCO GXi, per le classi di corrente comprese fra 130 A e 250 A. L'alternatore ha un'elevata efficienza, determinata a norma del metodo VDA descritto all'allegato I, punto 5.1.2, delle linee guida. Tale approccio fa riferimento alla metodologia di prova specificata dalla norma internazionale ISO 8854:2012 (4). L'alternatore del richiedente presenta un'efficienza maggiore rispetto all'alternatore di base in quanto riduce le seguenti tre perdite: perdita di rettificazione mediante un nuovo diodo a bassa perdita di energia; perdita di ferro nello statore grazie all'uso di un nucleo a laminato sottile di acciaio elettromagnetico legato nonché perdita di rame nello statore grazie all'uso di uno statore ad altissimo fattore di riempimento e alla struttura assiale di raffreddamento applicata.

(4)

La Commissione ritiene che le informazioni fornite nella domanda dimostrino che sono stati soddisfatti i criteri e le condizioni di cui all'articolo 12 del regolamento (CE) n. 443/2009 e agli articoli 2 e 4 del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011.

(5)

Il richiedente ha dimostrato che un alternatore ad alta efficienza del tipo descritto nella domanda in questione non superava il 3 % nelle autovetture nuove immatricolate nel corso dell'anno di riferimento (2009).

(6)

Al fine di determinare la riduzione di emissioni di CO2 dovuta alla tecnologia innovativa applicata a un veicolo, è necessario definire un veicolo di riferimento alla cui efficienza paragonare quella del veicolo provvisto di tale tecnologia innovativa, a norma degli articoli 5 e 8 del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011. La Commissione ritiene che sia corretto assumere come tecnologia di riferimento un alternatore con efficienza pari al 67 % nel caso in cui la tecnologia innovativa sia applicata a un nuovo tipo di veicolo. Se l'alternatore efficiente MELCO GXi è applicato a un tipo di veicolo esistente, la tecnologia di riferimento è la versione più recente presente sul mercato di un alternatore dello stesso tipo.

(7)

Il richiedente ha fornito un metodo di prova per accertare la riduzione di CO2 comprendente formule conformi a quelle indicate nelle linee guida tecniche per un approccio semplificato agli alternatori efficienti. La Commissione ritiene che il metodo di prova fornisca risultati verificabili, ripetibili e confrontabili, accertando in maniera realistica, e sulla base di validi dati statistici, la riduzione delle emissioni di CO2 per effetto della tecnologia innovativa, come previsto dell'articolo 6 del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011.

(8)

Il richiedente ha fornito un metodo di prova per accertare la riduzione di CO2 comprendente formule basate su quelle indicate nelle linee guida tecniche per gli alternatori efficienti. La Commissione osserva che il metodo di prova e le formule per calcolare la riduzione delle emissioni di CO2 sono, sotto ogni altro aspetto, identici alla metodologia specificata nell'allegato della decisione di esecuzione 2013/341/UE della Commissione (5). Di conseguenza la Commissione ritiene opportuno usare la metodologia specificata nella decisione di esecuzione 2013/341/UE per determinare la riduzione delle emissioni di CO2 realizzata attraverso l'uso dell'alternatore efficiente MELCO GXi.

(9)

Alla luce di quanto esposto la Commissione ritiene che il richiedente abbia dimostrato in modo soddisfacente che la riduzione delle emissioni ottenuta con la tecnologia innovativa è pari almeno a 1 g di CO2/km.

(10)

La Commissione sottolinea il fatto che la riduzione delle emissioni realizzata grazie alla tecnologia innovativa può essere parzialmente dimostrata nel normale ciclo di prova e che la riduzione finale complessiva da certificare sia quindi determinata a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011.

(11)

La Commissione ha accertato che la relazione di verifica è stata preparata dall'UTAC (Groupe UTAC CERAM) e che corrobora le conclusioni riportate nella domanda.

(12)

Tenuto conto di quanto finora esposto, la Commissione non ritiene opportuno sollevare obiezioni per quanto concerne l'approvazione della tecnologia in questione.

(13)

Al fine di determinare il codice generale di innovazione ecocompatibile da utilizzare nei pertinenti documenti di omologazione di cui agli allegati I, VIII e IX della direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (6), è necessario specificare il codice individuale da utilizzare per la tecnologia innovativa approvata con la presente decisione.

(14)

Qualsiasi produttore che intenda beneficiare di una riduzione delle sue emissioni specifiche medie di CO2 al fine di soddisfare l'obiettivo per le emissioni specifiche attraverso una riduzione delle emissioni di CO2 realizzata attraverso l'uso della tecnologia innovativa approvata dalla presente decisione deve, a norma dell'articolo 11, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011, fare riferimento alla presente decisione nella sua domanda di scheda di omologazione CE per i veicoli interessati,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

1.   L'alternatore efficiente Mitsubishi Electric Corporation GXi, avente un'efficienza superiore grazie alla riduzione di tre diverse perdite e destinato all'utilizzo nei veicoli di categoria M1, è approvato come tecnologia innovativa ai sensi dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 443/2009.

2.   La riduzione delle emissioni di CO2 realizzata attraverso l'uso dell'alternatore di cui al paragrafo 1 sono determinate secondo il metodo descritto nell'allegato alla decisione di esecuzione della Commissione 2013/341/UE.

3.   A norma dell'articolo 11, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011, la riduzione delle emissioni di CO2 determinata in conformità al paragrafo 2 del presente articolo può essere certificata e indicata nel certificato di conformità e nella documentazione di omologazione di cui agli allegati I, VIII e IX della direttiva 2007/46/CE soltanto se è pari o superiore alla soglia specificata nell'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011.

4.   Il codice individuale di innovazione da inserire nella documentazione di omologazione da utilizzare per la tecnologia innovativa approvata con la presente decisione è «12».

Articolo 2

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 24 febbraio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 140 del 5.6.2009, pag. 1.

(2)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 725/2011 della Commissione, del 25 luglio 2011, che stabilisce una procedura di approvazione e certificazione di tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture a norma del regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 194 del 26.7.2011, pag. 19).

(3)  http://ec.europa.eu/clima/policies/transport/vehicles/cars/docs/guidelines_en.pdf

(4)  ISO 8854. Veicoli stradali — Alternatori con regolatore — Metodi di prova e requisiti generali Numero di riferimento UNI EN ISO 8854:2012(E).

(5)  Decisione di esecuzione della Commissione 2013/341/UE, del 27 giugno 2013, relativa all'approvazione dell'alternatore ad efficienza di generazione «Valeo Efficient Generation Alternator» come tecnologia innovativa per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture a norma del regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 179 del 29.6.2013, pag. 98).

(6)  Direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che istituisce un quadro per l'omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli (direttiva quadro) (GU L 263 del 9.10.2007, pag. 1).


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/14


DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2015/296 DELLA COMMISSIONE

del 24 febbraio 2015

che stabilisce modalità procedurali per la cooperazione tra Stati membri in materia di identificazione elettronica a norma dell'articolo 12, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE (1), in particolare l'articolo 12, paragrafo 7,

considerando quanto segue:

(1)

la cooperazione tra gli Stati membri in materia di interoperabilità e sicurezza dei regimi di identificazione elettronica è essenziale al fine di promuovere un elevato livello di fiducia e sicurezza, in funzione del grado di rischio di tali regimi.

(2)

L'articolo 7, lettera g), del regolamento (UE) n. 910/2014 stabilisce che lo Stato membro notificante deve fornire con sei mesi di anticipo agli altri Stati membri una descrizione di tale regime, per consentire agli Stati membri di cooperare tra di loro conformemente alle modalità di cui all'articolo 12, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 910/2014.

(3)

La cooperazione tra Stati membri necessita di procedure semplificate. L'interoperabilità e la sicurezza dei regimi di identificazione elettronica non possono essere assicurate da procedure condotte in lingue differenti. L'uso della lingua inglese durante la cooperazione dovrebbe facilitare il conseguimento dell'interoperabilità e della sicurezza dei regimi di identificazione elettronica; al contempo la traduzione della documentazione esistente non dovrebbe determinare oneri irragionevoli.

(4)

Diversi elementi dei regimi di identificazione elettronica sono gestiti da differenti autorità o organismi negli Stati membri. Al fine di consentire un'efficace cooperazione e di semplificare le procedure amministrative, è opportuno accertarsi che ciascuno Stato membro disponga di uno «sportello unico» attraverso il quale sia possibile comunicare con i pertinenti organismi e autorità.

(5)

Lo scambio di informazioni, di esperienze e di buone pratiche tra Stati membri facilità la diffusione dei regimi di identificazione elettronica e funge da strumento per realizzare l'interoperabilità tecnica. La necessità di una tale cooperazione è particolarmente giustificata quando sono necessari adeguamenti dei regimi di identificazione elettronica già notificati, modifiche dei regimi di identificazione elettronica per i quali erano state trasmesse agli Stati membri informazioni prima della notifica e nei casi in cui si verificano importanti sviluppi o incidenti che possano incidere sull'interoperabilità o la sicurezza dei regimi di identificazione elettronica. Gli Stati membri dovrebbero avere inoltre la possibilità di richiedere ad altri Stati membri informazioni in materia di interoperabilità o sicurezza dei regimi di identificazione elettronica.

(6)

La revisione inter pares dei regimi di identificazione elettronica dovrebbe essere vista come un processo di apprendimento reciproco che contribuisce consolidare la fiducia tra gli Stati membri e garantisce l'interoperabilità e la sicurezza dei regimi di identificazione elettronica notificati. A tal fine è opportuno che gli Stati membri notificanti forniscano informazioni sufficienti sui rispettivi regimi di identificazione elettronica. Allo stesso tempo è necessario tenere conto della necessità degli Stati membri di non divulgare informazioni riservate che sono essenziali per la loro sicurezza.

(7)

Al fine di garantire che il processo di revisione inter pares sia economicamente efficace e produca risultati chiari e significativi, e per evitare di imporre agli Stati membri oneri non necessari, è opportuno che gli Stati membri effettuino, collettivamente, un'unica revisione inter pares.

(8)

È opportuno che gli Stati membri tengano conto delle valutazioni (eventualmente disponibili) di terzi indipendenti quando cooperano su tematiche attinenti ai regimi di identificazione elettronica, anche nei casi di valutazioni inter pares.

(9)

Al fine di facilitare le modalità procedurali per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 12, paragrafi 5 e 6, del regolamento (UE) n. 910/2014, è opportuno istituire una rete di cooperazione, ovvero assicurare il funzionamento di un forum che riunisca tutti gli Stati membri e che impegni questi ultimi a parteciparvi in modo ufficiale e a cooperare per definire gli aspetti pratici del mantenimento della rete interoperabile.

(10)

La rete di cooperazione dovrebbe esaminare i progetti di modulo di notifica trasmessi dagli Stati membri a norma dell'articolo 7, lettera g), del regolamento (UE) n. 910/2014 e rilasciare pareri comprendenti indicazioni sulla conformità dei regimi descritti nei moduli di notifica all'articolo 7, all'articolo 8, paragrafi 1 e 2, e all'articolo 12, paragrafo 1, del citato regolamento e all'atto di esecuzione di cui all'articolo 8, paragrafo 3, dello stesso regolamento. L'articolo 9, paragrafo 1, lettera e) del regolamento (UE) n. 910/2014 stabilisce che lo Stato membro notificante è tenuto a descrivere in che modo il regime di identificazione elettronica notificato soddisfi i requisiti di interoperabilità a norma dell'articolo 12, paragrafo 1, dello stesso regolamento. In particolare, i pareri della rete di cooperazione dovrebbero essere presi in considerazione dagli Stati membri quando si preparano ad adempiere agli obblighi che incombono loro in virtù dell'articolo 9, paragrafo 1, lettera e) del regolamento (UE) n. 910/2014, ovvero descrivere in che modo il regime di identificazione elettronica notificato soddisfi i requisiti di interoperabilità a norma dell'articolo 12, paragrafo 1, dello stesso regolamento.

(11)

Tutte le parti che intervengono nel processo di notifica dovrebbero tenere conto del parere della rete di cooperazione come orientamento nelle fasi di cooperazione, notifica e interoperabilità.

(12)

Al fine di garantire l'efficacia del processo di revisione inter pares effettuato a norma della presente decisione, è opportuno che la rete di cooperazione fornisca orientamenti agli Stati membri.

(13)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del comitato istituito a norma dell'articolo 48 del regolamento (UE) n. 910/2014,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Obiettivo

Conformemente all'articolo 12, paragrafo 7, del regolamento, la presente decisione fissa le modalità procedurali necessarie per facilitare la cooperazione fra gli Stati membri nella misura in cui ciò sia necessario per garantire l'interoperabilità e la sicurezza dei regimi di identificazione elettronica che gli Stati membri hanno notificato, o intendono notificare, alla Commissione. Tali modalità riguardano in particolare:

a)

lo scambio di informazioni, esperienze e buone pratiche in relazione ai regimi di identificazione elettronica e l'esame dei pertinenti sviluppi nel settore dell'identificazione elettronica, come indicato al capo II;

b)

la revisione inter pares dei regimi di identificazione elettronica, come indicato al capo III; e

c)

la cooperazione all'interno della rete di cooperazione di cui al capo IV.

Articolo 2

Lingua della cooperazione

1.   Salvo quando diversamente concordato dagli Stati membri interessati, le attività di cooperazione si svolgono in lingua inglese.

2.   Fatto salvo il paragrafo 1, gli Stati membri non sono tenuti a tradurre i documenti di supporto di cui all'articolo 10, paragrafo 2, qualora debbano sostenere a tal fine oneri irragionevoli.

Articolo 3

Sportello unico

1.   Ai fini della cooperazione tra Stati membri a norma dell'articolo 12, paragrafi 5 e 6, del regolamento (UE) n. 910/2014, ogni Stato membro istituisce uno sportello unico e

2.   comunica agli altri Stati membri e alla Commissione gli estremi dello stesso. La Commissione pubblica su Internet l'elenco degli sportelli unici.

CAPO II

SCAMBIO DI INFORMAZIONI, ESPERIENZE E BUONE PRATICHE

Articolo 4

Scambio di informazioni, esperienze e buone pratiche

1.   Gli Stati membri condividono tra di loro informazioni, esperienze o buone pratiche relative ai regimi di identificazione elettronica.

2.   Ogni Stato membro informa gli altri Stati membri ogniqualvolta introduce uno dei seguenti cambiamenti o adeguamenti relativi all'interoperabilità o ai livelli di garanzia del regime (o quando intervengono sviluppi in tale ambito):

a)

sviluppi o adeguamenti relativi a un regime di identificazione elettronica già notificato, laddove non è necessaria una notifica a norma dell'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 910/2014;

b)

modifiche, sviluppi o adeguamenti relativi alla descrizione del regime di identificazione elettronica trasmessa a norma dell'articolo 7, lettera g), del regolamento (UE) n. 910/2014, laddove siano intervenuti prima della notifica.

3.   Uno Stato membro che individui importanti sviluppi o incidenti che non sono correlati al regime di identificazione elettronica da esso notificato ma che potrebbero compromettere la sicurezza di altri regimi di identificazione elettronica notificati, ne informa gli altri Stati membri.

Articolo 5

Richiesta di informazioni in materia di interoperabilità e sicurezza

1.   Se uno Stato membro ritiene che, al fine di garantire l'interoperabilità tra i regimi di identificazione elettronica, sia necessario disporre di maggiori informazioni rispetto a quelle già fornite dallo Stato membro che ha notificato il regime di identificazione elettronica, può chiedere a quest'ultimo un complemento di informazioni. Lo Stato membro notificante trasmette le informazioni richieste, salvo quando:

a)

non è in possesso di tali informazioni e l'acquisizione delle stesse determinerebbe un onere amministrativo irragionevole;

b)

le informazioni richieste riguardano aspetti attinenti alla sicurezza pubblica o nazionale;

c)

le informazioni richieste riguardano aspetti attinenti a segreti commerciali, professionali o d'impresa.

2.   Al fine di migliorare la sicurezza dei regimi di identificazione elettronica, uno Stato membro che abbia dubbi in merito alla sicurezza di un regime notificato, o in procinto di essere notificato, può chiedere informazioni in proposito. Lo Stato membro destinatario della richiesta fornisce quindi a tutti gli Stati membri le pertinenti informazioni necessarie a stabilire se vi sia stata una violazione della sicurezza di cui all'articolo 10 del regolamento (UE) n. 910/2014 o se vi sia un rischio reale che una siffatta violazione possa verificarsi, salvo quando:

a)

non è in possesso di tali informazioni e l'acquisizione delle stesse determinerebbe un onere amministrativo irragionevole;

b)

le informazioni richieste riguardano aspetti attinenti alla sicurezza pubblica o nazionale;

c)

le informazioni richieste riguardano aspetti attinenti a segreti commerciali, professionali o d'impresa.

Articolo 6

Scambio di informazioni attraverso gli sportelli unici

Gli Stati membri si scambiano le informazioni di cui agli articoli 4 e 5 attraverso gli sportelli unici e trasmettono le pertinenti informazioni richieste senza indebiti ritardi.

CAPO III

REVISIONE INTER PARES

Articolo 7

Principi

1.   La revisione inter pares è un meccanismo di cooperazione tra gli Stati membri finalizzato a garantire l'interoperabilità e la sicurezza dei regimi di identificazione elettronica notificati.

2.   La partecipazione degli Stati membri alla revisione inter pares avviene su base volontaria. Lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione inter pares non può rifiutare la partecipazione di un altro Stato membro al processo di revisione.

3.   Ogni Stato membro che partecipa al processo di revisione inter pares sostiene i costi relativi a tale partecipazione.

4.   Le informazioni acquisite in sede di revisione inter pares possono essere utilizzate unicamente per tale scopo. I rappresentanti degli Stati membri che effettuano la revisione inter pares non rivelano a terzi alcuna informazione sensibile o riservata acquisita nel corso della revisione.

5.   Gli Stati membri che partecipano alla revisione inter pares comunicano i possibili conflitti di interesse dei rappresentanti da loro designati a partecipare alle attività della revisione inter pares.

Articolo 8

Avvio del processo di revisione inter pares

1.   Il processo di revisione inter pares può essere avviato in uno dei due seguenti modi:

a)

uno Stato membro richiede che il suo regime di identificazione elettronica sia sottoposto a revisione inter pares;

b)

uno Stato membro o più Stati membri formulano il desiderio di sottoporre a revisione inter pares il regime di identificazione elettronica di un altro Stato membro. Nella domanda lo o gli Stati membri indicano le ragioni per la quali intendono effettuare una revisione inter pares, illustrando in che modo essa possa contribuire all'interoperabilità o alla sicurezza dei regimi di identificazione elettronica degli Stati membri.

2.   Una richiesta di cui al paragrafo 1 è comunicata alla rete di cooperazione a norma del paragrafo 3. Gli Stati membri che intendono partecipare alla revisione inter pares ne danno comunicazione entro un mese alla reti di cooperazione.

3.   Lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione inter pares trasmette alla rete di cooperazione le seguenti informazioni:

a)

il regime di identificazione elettronica da sottoporre alla revisione inter pares;

b)

lo o gli Stati membri che partecipano alla revisione;

c)

un calendario previsionale per la trasmissione dei risultati alla rete di cooperazione; e

d)

le modalità di realizzazione della revisione inter pares a norma dell'articolo 9, paragrafo 2.

4.   Un regime di identificazione elettronica non può essere sottoposto a una nuova revisione inter pares prima di due anni dalla conclusione della revisione precedente, salvo se diversamente stabilito dalla rete di cooperazione.

Articolo 9

Preparazione della revisione inter pares

1.   Gli Stati membri che partecipano alla revisione inter pares trasmettono allo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione i nomi e i recapiti dei rispettivi rappresentanti incaricati di effettuare la revisione entro due settimane dalla data in cui hanno comunicato la propria intenzione di partecipare alla revisione a norma dell'articolo 8, paragrafo 2. In caso di conflitto di interessi lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione inter pares può respingere la richiesta di partecipazione di qualsiasi rappresentante.

2.   Tenendo conto degli orientamenti forniti dalla rete di cooperazione, lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione inter pares e gli Stati membri che effettuano la revisione concordano:

a)

l'ambito di applicazione e le modalità della revisione inter pares sulla base dell'ambito di applicazione dell'articolo 7, lettera g) o dell'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 910/2014 e l'interesse espresso nella fase iniziale dagli Stati membri che effettuano la revisione;

b)

il calendario delle attività della revisione inter pares, fissando un termine ultimo che non può essere superiore a tre mesi a decorrere dalla data in cui gli Stati membri hanno comunicato i nomi e i recapiti dei rispettivi rappresentanti a norma del paragrafo 1;

c)

altre disposizioni organizzative in relazione al processo di revisione inter pares.

Lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione inter pares trasmette l'accordo alla rete di cooperazione.

Articolo 10

Revisione inter pares

1.   Gli Stati membri partecipanti effettuano la revisione inter pares congiuntamente. I rappresentanti degli Stati membri designano un rappresentante, scelto tra le loro fila, come coordinatore della revisione inter pares.

2.   Lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica deve essere sottoposto alla revisione inter pares trasmette agli Stati membri che effettuano la revisione il modulo di notifica presentato alla Commissione o una descrizione del regime a norma dell'articolo 7, lettera g), del regolamento (UE) n. 910/2014, qualora il relativo regime di identificazione elettronica non sia stato ancora notificato. Altresì devono essere trasmessi tutti i documenti di supporto e le informazioni pertinenti supplementari.

3.   La revisione inter pares può comprendere (ma non necessariamente limitarsi a) una o più delle seguenti attività:

a)

la valutazione della documentazione pertinente;

b)

l'esame dei processi;

c)

seminari tecnici; e

d)

l'esame della valutazione di terzi indipendenti.

4.   Gli Stati membri che effettuano la revisione inter pares possono richiedere l'invio di documentazione aggiuntiva in relazione alla notifica. Lo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica è sottoposto alla revisione inter pares fornisce tali informazioni, salvo quando:

a)

non è in possesso di tali informazioni e l'acquisizione delle stesse determinerebbe un onere amministrativo irragionevole;

b)

le informazioni richieste riguardano aspetti attinenti alla sicurezza pubblica o nazionale;

c)

le informazioni richieste riguardano aspetti attinenti a segreti commerciali, professionali o d'impresa.

Articolo 11

Risultati della revisione inter pares

Gli Stati membri che effettuano la revisione inter pares presentano, entro un mese dal termine della stessa, una relazione alla rete di cooperazione. I membri della rete di cooperazione possono chiedere ulteriori informazioni o chiarimenti allo Stato membro il cui regime di identificazione elettronica è stato sottoposto alla revisione inter pares o agli Stati membri autori della revisione.

CAPO IV

LA RETE DI COOPERAZIONE

Articolo 12

Istituzione e metodi di lavoro

Viene istituita una rete (la «rete di cooperazione») finalizzata a promuovere la cooperazione a norma dell'articolo 12, paragrafi 5 e 6, del regolamento (UE) n. 910/2014. La rete di cooperazione svolge le proprie attività combinando riunioni e procedure scritte.

Articolo 13

Progetto di modulo di notifica

Quando uno Stato membro notificante trasmette la descrizione del proprio sistema di identificazione elettronica a norma dell'articolo 7, lettera g), del regolamento (UE) n. 910/2014, esso invia alla rete di cooperazione il progetto di modulo di notifica opportunamente compilato e tutta la necessaria documentazione, come specificato all'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 910/2014 e nell'atto di esecuzione di cui all'articolo 9, paragrafo 5, dello stesso regolamento.

Articolo 14

Compiti

La rete di cooperazione ha il mandato di:

a)

facilitare la cooperazione fra Stati membri per l'istituzione e il funzionamento del quadro di interoperabilità a norma dell'articolo 12, paragrafi 5 e 6, del regolamento (UE) n. 910/2014, mediante scambio di informazioni;

b)

definire metodi finalizzati a un efficiente scambio di informazioni in relazione a tutti gli aspetti relativi all'identificazione elettronica;

c)

esaminare i documenti pertinenti nel settore dell'identificazione elettronica nonché discutere e sviluppare buone pratiche di interoperabilità e sicurezza per i regimi di identificazione elettronica;

d)

adottare pareri sugli sviluppi relativi al quadro di interoperabilità di cui all'articolo 12, paragrafi da 2 a 4, del regolamento (UE) n. 910/2014;

e)

adottare pareri sugli sviluppi in materia di specifiche tecniche minime, norme e procedure relative ai livelli di garanzia di cui all'atto di esecuzione adottato a norma dell'articolo 8, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 910/2014 e agli orientamenti che accompagnano tale atto di esecuzione;

f)

adottare orientamenti sull'ambito di applicazione della revisione inter pares e delle sue modalità;

g)

esaminare i risultati delle revisioni inter pares a norma dell'articolo 11;

h)

esaminare il progetto di modulo di notifica compilato;

i)

adottare pareri relativi a come un regime di identificazione elettronica, la descrizione del quale è stata trasmessa a norma dell'articolo 7, lettera g), del regolamento (UE) n. 910/2014, soddisfi i requisiti dell'articolo 7, dell'articolo 8, paragrafi 1 e 2, e dell'articolo 12, paragrafo 1, del citato regolamento e dell'atto di esecuzione di cui all'articolo 8, paragrafo 3, dello stesso regolamento.

Articolo 15

Composizione

1.   Gli Stati membri e i paesi dello Spazio economico europeo sono membri della rete di cooperazione.

2.   I rappresentanti dei paesi in via di adesione sono invitati dalla presidenza a partecipare come osservatori alle riunioni della rete di cooperazione a decorrere dalla data della firma del trattato di adesione.

3.   La presidenza può invitare esperti esterni alla rete di cooperazione, che abbiano una competenza specifica in una tematica all'ordine del giorno, a partecipare una tantum ai lavori della rete di cooperazione o di un sottogruppo, previa consultazione della rete di cooperazione. La presidenza, inoltre, può assegnare lo status di osservatore a singoli e organismi previa consultazione della rete di cooperazione.

Articolo 16

Funzionamento

1.   Le riunioni della rete di cooperazione sono presiedute dalla Commissione.

2.   In accordo con la Commissione la rete di cooperazione può creare sottogruppi per esaminare questioni specifiche sulla base di un mandato definito dalla stessa rete Tali sottogruppi sono sciolti una volta espletato il loro mandato.

3.   I membri della rete di cooperazione, gli esperti invitati e gli osservatori rispettano gli obblighi del segreto professionale previsti dai trattati e dalle relative norme di attuazione, nonché le norme della Commissione in materia di sicurezza relative alla protezione delle informazioni classificate UE, contenute nell'allegato alla decisione della Commissione 2001/844/CE, CECA, Euratom (2). In caso di mancato rispetto di tali obblighi la Commissione può prendere tutti i provvedimenti ritenuti idonei.

4.   La rete di cooperazione tiene le proprie riunioni nelle sedi della Commissione. La Commissione assume i compiti di segreteria.

5.   La rete di cooperazione pubblica in un sito web dedicato i propri pareri adottati a norma dell'articolo 14, lettera i). Quando tali pareri contengano informazioni riservate, la rete di cooperazione adotta, a fini di pubblicazione, una versione del parere priva di tali informazioni.

6.   La rete di cooperazione adotta, a maggioranza semplice dei suoi membri, il proprio regolamento interno.

Articolo 17

Spese di riunione

1.   La Commissione non corrisponde alcuna remunerazione per la prestazione di servizi alle persone che partecipano alle attività della rete di cooperazione.

2.   La Commissione può invece rimborsare le spese di viaggio sostenute dai partecipanti alle riunioni della rete di cooperazione. I rimborsi sono effettuati in conformità alle disposizioni in vigore all'interno della Commissione e nei limiti degli stanziamenti disponibili assegnati ai servizi della Commissione nel quadro della procedura annuale di assegnazione delle risorse.

Articolo 18

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 24 febbraio 2015

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER


(1)  GU L 257 del 28.8.2014, pag. 73.

(2)  Decisione 2001/844/CE, CECA, Euratom della Commissione, del 29 novembre 2001, che modifica il regolamento interno della Commissione (GU L 317 del 3.12.2001, pag. 1).


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/21


DECISIONE (UE) 2015/297 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 15 dicembre 2014

che modifica la Decisione BCE/2010/23 relativa alla distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro (BCE/2014/56)

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA,

visto lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare gli articoli 32.2 e 32.7,

considerando quanto segue

(1)

La decisione BCE/2010/23 (1) istituisce un meccanismo per la redistribuzione e l'allocazione del reddito monetario derivante da operazioni di politica monetaria.

(2)

Alla luce della Decisione BCE/2014/40 (2) e della Decisione BCE/2014/45 (3), è necessario calibrare gli attivi accantonabili per tenere conto dell'importo dei profitti o delle perdite realizzati derivanti da ogni cessione di titoli detenuti per finalità di politica monetaria, per il periodo compreso tra la cessione e la successiva fine del trimestre.

(3)

Alla luce del fatto che l'interesse che matura su operazioni di politica monetaria la cui scadenza è pari o superiore ad un anno è redistribuito prima della sua riscossione alla fine dell'operazione, deve essere operato un aggiustamento al calcolo dell'aggregato del passivo e degli attivi accantonabili ai sensi degli allegati I e II alla Decisione BCE/2010/23.

(4)

È opportuno modificare di conseguenza la decisione BCE/2010/23,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Modifica

Gli allegati I e II alla Decisione BCE/2010/23 sono sostituiti dal testo indicato rispettivamente negli allegati I e II alla presente decisione.

Articolo 2

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il 31 dicembre 2014.

Fatto a Francoforte sul Meno, il 15 dicembre 2014

Il presidente della BCE

Mario DRAGHI


(1)  Decisione BCE/2010/23, del 25 novembre 2010, relativa alla distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro (GU L 35 del 9.2.2011, pag. 17).

(2)  Decisione BCE/2014/40, del 15 ottobre 2014, sull'attuazione di un terzo programma di acquisto di obbligazioni garantite (GU L 335 del 22.11.2014, pag. 22).

(3)  Decisione (UE) 2015/5 della Banca centrale europea, del 19 novembre 2014, sull'attuazione di un programma di acquisto di titoli garantiti da attività (BCE/2014/45) (GU L 1 del 6.1.2015, pag. 4).


ALLEGATO I

«ALLEGATO I

COMPOSIZIONE DELL'AGGREGATO DEL PASSIVO

A.

L'aggregato del passivo comprende esclusivamente:

1.

Banconote in circolazione

Ai fini del presente allegato, nell'anno di sostituzione del contante per ogni BCN che aderisce all'Eurosistema, l'ammontare delle “banconote in circolazione”:

a)

include le banconote emesse dalla BCN e denominate nella sua unità monetaria nazionale; e

b)

deve essere ridotto del valore dei prestiti non remunerati relativi alle banconote in euro fornite in consegna antcipata non ancora addebitate (parte della voce dell'attivo 6 dello SpA).

Successivamente all'anno di sostituzione del contante pertinente, ogni BCN intende per “banconote in circolazione” esclusivamente le banconote denominate in euro.

Qualora la data di sostituzione del contante coincida con un giorno di chiusura di TARGET2, il passivo di una BCN che risulti dalle banconote in euro che sono state fornite in consegna anticipata ai sensi dell'Indirizzo BCE/2006/9 e che sono entrate in circolazione prima della data della sostituzione del contante, forma parte dell'aggregato del passivo (come parte dei conti corrispondenti alla voce del passivo 10.4 dello SpA) fino a che il passivo non diventi parte delle passività interne all'Eurosistema risultanti dalle operazioni TARGET2.

2.

Passività nei confronti degli enti creditizi dell'area euro relative alle operazioni di politica monetaria denominate in euro:

a)

conti correnti, incluse le riserve minime obbligatorie di cui all'articolo 19.1 dello Statuto del SEBC (voce del passivo 2.1 dello SpA);

b)

depositi nell'ambito dei depositi overnight dell'Eurosistema (voce del passivo 2.2 dello SpA);

c)

depositi a tempo determinato (voce del passivo 2.3 dello SpA);

d)

passività derivanti da operazioni temporanee di fine-tuning (voce del passivo 2.4 dello SpA);

e)

depositi connessi a richieste di pagamento di margini (voce del passivo 2.5 dello SpA).

3.

Depositi verso controparti inadempienti dell'Eurosistema che sono stati riclassificati dalla voce del passivo 2.1 dello SpA.

4.

Passività delle BCN interne all'Eurosistema derivanti dall'emissione di certificati di debito della BCE ai sensi del Capitolo 3.3 dell'allegato I all'Indirizzo BCE/2011/14 (1) (voce del passivo 10.2 dello SpA).

5.

Passività nette interne all'Eurosistema relative alle banconote in euro in circolazione, comprese quelle risultanti dall'applicazione dell'articolo 4 della presente decisione (parte della voce del passivo 10.3 dello SpA).

6.

Passività nette interne all'Eurosistema derivanti da operazioni effettuate via TARGET2 remunerate al tasso di riferimento (parte della voce del passivo 10.4 dello SpA).

7.

Interessi maturati registrati a fine trimestre da ciascuna BCN su passività di politica monetaria la cui scadenza è pari o superiore ad un anno (parte della voce del passivo 12.2 dello SpA).

B.

L'ammontare dell'aggregato del passivo di ogni BCN è calcolato ai sensi dei principi contabili armonizzati e delle regole previste nell'Indirizzo BCE/2010/20.


(1)  Indirizzo BCE/2011/14, del 20 settembre 2011, sugli strumenti e sulle procedure di politica monetaria dell'Eurosistema (GU L 331 del 14.12.2011, pag. 1).»


ALLEGATO II

«ALLEGATO II

ATTIVI ACCANTONABILI

A.

Gli attivi accantonabili comprendono esclusivamente:

1.

Prestiti a favore di enti creditizi dell'area dell'euro connessi a operazioni di politica monetaria denominati in euro (voce dell'attivo 5 dello SpA).

2.

Titoli detenuti a fini di politica monetaria (parte della voce dell'attivo 7.1 dello SpA).

3.

Crediti interni all'Eurosistema equivalenti al trasferimento alla BCE di riserve in valuta diverse dall'oro, ai sensi dell'articolo 30 dello statuto del SEBC (parte della voce dell'attivo 9.2 dello SpA).

4.

Crediti netti interni all'Eurosistema relativi alle banconote in euro in circolazione, comprese quelle risultanti dall'applicazione dell'articolo 4 della presente decisione (parte della voce dell'attivo 9.4 dello SpA).

5.

Crediti netti interni all'Eurosistema derivanti da transazioni effettuate via TARGET2 remunerate al tasso di riferimento (parte della voce dell'attivo 9.5 dello SpA).

6.

Oro, compresi i crediti relativi all'oro trasferito alla BCE, in quantità sufficiente perché ciascuna BCN possa accantonare una porzione del proprio oro, corrispondente all'applicazione della propria quota detenuta nello schema di capitale sottoscritto all'intera quantità di oro accantonato da tutte le BCN (voce dell'attivo 1 e parte della voce dell'attivo 9.2 dello SpA).

Ai fini della presente decisione, l'oro è valutato sulla base del prezzo in euro, per oncia di oro fino, al 31 dicembre 2002.

7.

Crediti che risultano dalle banconote in euro che sono state predistribuite ai sensi dell'Indirizzo BCE/2006/9 e che sono entrate in circolazione prima della data della sostituzione del contante (parte della voce dell'attivo 4.1 dello SpA fino alla data della sostituzione del contante e, successivamente, parte dei conti corrispondenti alla voce dell'attivo 9.5 dello SpA), ma solo fino a che tali crediti formino parte dei crediti interni all'Eurosistema che risulta dalle operazioni TARGET2.

8.

I crediti in essere che derivano dall'inadempimento delle controparti dell'Eurosistema nel contesto delle operazioni di credito dell'Eurosistema, e/o le attività finanziarie o crediti (nei confronti dei terzi) soggetti ad appropriazione e/o acquisiti nel contesto della realizzazione di garanzie offerte da controparti dell'Eurosistema inadempienti nel contesto delle operazioni di credito dell'Eurosistema riclassificati dalla voce dell'attivo 5 dello SpA (parte della voce dell'attivo 11.6 dello SpA).

9.

Interessi maturati registrati a fine trimestre da ciascuna BCN su attività di politica monetaria la cui scadenza è pari o superiore ad un anno (parte della voce dell'attivo 11.5 dello SpA).

B.

Il valore degli attivi accantonabili di ogni BCN è calcolato conformemente ai principi contabili armonizzati e alle regole stabilite nell'Indirizzo BCE/2010/20.»


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/24


DECISIONE (UE) 2015/298 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 15 dicembre 2014

relativa alla distribuzione provvisoria del reddito della Banca centrale europea (BCE/2014/57)

(rifusione)

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA,

visto lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, e in particolare l'articolo 33,

considerando quanto segue:

(1)

La Decisione BCE/2010/24 (1) stabilisce le modalità con le quali la Banca centrale europea (BCE) distribuisce alle BCN: a) il proprio reddito maturato in ciascun esercizio finanziario sulle banconote in euro in circolazione; e b) il proprio reddito derivante dai titoli acquistati ai sensi del programma per il mercato dei titoli finanziari (securities markets programme, SMP), conseguito in ciascun esercizio finanziario.

(2)

La Decisione BCE/2010/24 deve essere modificata al fine di tenere conto della distribuzione provvisoria del reddito della BCE derivante dagli acquisti delle obbligazioni garantite e dei titoli garantiti da attività effettuati conformemente alla Decisione BCE/2014/40 (2) e alla Decisione BCE/2014/45 (3). È opportuno, per motivi di chiarezza, procedere alla sua rifusione.

(3)

La Decisione BCE/2010/29 (4) fissa la distribuzione alle BCN delle banconote in euro in circolazione in proporzione alle quote versate del capitale della BCE. L'articolo 4 della Decisione BCE/2010/29 e l'allegato alla medesima attribuiscono alla BCE l'8 % dell'ammontare totale delle banconote in euro in circolazione. La BCE detiene saldi creditizi interni all'Eurosistema nei confronti delle BCN in proporzione alle quote di queste nello schema di capitale sottoscritto, per un valore equivalente all'ammontare delle banconote in euro che la stessa emette.

(4)

In forza dell'articolo 2, paragrafo 2, della Decisione BCE/2010/23 (5), i saldi interni all'Eurosistema relativi alle banconote in euro in circolazione sono remunerati al tasso di riferimento. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, della Decisione BCE/2010/23, tale remunerazione è liquidata attraverso pagamenti via TARGET2.

(5)

Il settimo considerando della Decisione BCE/2010/23 stabilisce che, in linea di principio, il reddito maturato dalla BCE sulla remunerazione dei propri saldi creditizi interni all'Eurosistema nei confronti delle BCN, in relazione alla propria quota di banconote in euro in circolazione, dovrebbe essere distribuito alle BCN, conformemente alle decisioni del Consiglio direttivo, proporzionalmente alle quote da esse detenute nello schema di capitale sottoscritto nello stesso esercizio finanziario in cui il reddito matura.

(6)

Parimenti dovrebbe essere distribuito alle BCN, proporzionalmente alle quote da esse detenute nello schema di capitale sottoscritto nello stesso esercizio finanziario in cui il reddito matura, il reddito della BCE derivante dai titoli acquistati ai sensi dell'SMP, del terzo programma di acquisto di obbligazioni garantite (third covered bond purchase programme, in seguito, «CBPP3») e del programma di acquisto di titoli garantiti da attività (asset-backed securities purchase programme, in seguito «ABSPP»).

(7)

Nel distribuire il proprio reddito maturato sulle banconote in euro in circolazione e derivante dai titoli acquistati nell'ambito dei programmi SMP, CBPP3 e ABSPP, la BCE dovrebbe prendere in considerazione una stima del proprio risultato economico dell'anno che tenga debitamente conto della necessità di destinare dei fondi ad accantonamento per i rischi di cambio, di tasso di interesse, di credito e del prezzo dell'oro, nonché della disponibilità di accantonamenti cui possa attingersi per la copertura di spese anticipate.

(8)

Nel determinare l'ammontare del profitto netto della BCE da trasferire al fondo di riserva generale ai sensi dell'articolo 33.1 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (in seguito «Statuto del SEBC»), il Consiglio direttivo dovrebbe tenere in considerazione che la parte di tale profitto corrispondente al reddito derivante dalle banconote in euro in circolazione e dai titoli acquistati nell'ambito dei programmi SMP, CBPP3 e ABSPP dovrebbe essere distribuita alle BCN per intero,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Definizioni

Ai fini della presente decisione:

a)

per «BCN» si intende la banca centrale nazionale di uno Stato membro la cui moneta è l'euro;

b)

per «saldi interni all'Eurosistema derivanti dalle banconote in euro in circolazione» si intendono i crediti e i debiti tra una BCN e la BCE e tra una BCN e altre BCN, risultanti dell'applicazione dell'articolo 4 della Decisione BCE/2010/29;

c)

per «reddito della BCE derivante dalle banconote in euro in circolazione» si intende il reddito maturato dalla BCE sulla remunerazione dei propri saldi creditizi interni all'Eurosistema nei confronti delle BCN, in relazione alla propria quota di banconote in euro in circolazione, quale risultato dell'applicazione dell'articolo 2 della Decisione BCE/2010/23;

d)

per «reddito della BCE derivante da titoli» si intende il reddito netto che deriva da: i) titoli acquistati dalla BCE ai sensi dell'SMP in conformità alla Decisione BCE/2010/5 (6), ii) obbligazioni garantite acquistate nell'ambito del CBPP3, in conformità alla Decisione BCE/2014/40, e iii) titoli garantiti da attività acquistati nell'ambito dell'ABSPP in conformità alla Decisione BCE/2014/45.

Articolo 2

Distribuzione provvisoria del reddito della BCE derivante dalle banconote in euro in circolazione e di quello derivante da titoli

1.   Il reddito della BCE derivante dalle banconote in euro in circolazione e quello derivante da titoli sono dovuti per intero alle BCN nello stesso esercizio finanziario in cui maturano e sono distribuiti alle stesse in proporzione delle rispettive quote versate del capitale sottoscritto della BCE.

2.   Salvo quanto diversamente deciso dal Consiglio direttivo, la BCE distribuisce alle BCN il reddito derivante dalle banconote in euro in circolazione maturato e quello derivante da titoli conseguito in ciascun esercizio finanziario l'ultimo giorno lavorativo del gennaio dell'anno successivo.

3.   L'ammontare del reddito della BCE derivante dalle banconote in euro in circolazione può essere ridotto, con decisione del Consiglio direttivo presa in conformità dello Statuto del SEBC, in relazione alle spese sostenute dalla BCE con riferimento all'emissione ed alla gestione operativa delle banconote in euro.

Articolo 3

Deroga all'articolo 2

In deroga all'articolo 2, il Consiglio direttivo decide prima della fine dell'esercizio finanziario se il reddito della BCE di cui a tale articolo debba essere interamente o parzialmente trattenuto nella misura necessaria ad assicurare che l'ammontare del reddito distribuito non ecceda il profitto netto della BCE relativo a tale esercizio. Tali decisioni sono adottate qualora, sulla base di una stima motivata elaborata dal Comitato esecutivo, il Consiglio direttivo preveda che la BCE possa subire una perdita complessiva annuale ovvero conseguire un profitto netto annuale inferiore al previsto ammontare del reddito di cui all'articolo 2. Prima della fine dell'esercizio finanziario, il Consiglio direttivo può decidere di trasferire, interamente o parzialmente, il reddito della BCE di cui a tale articolo in un accantonamento per i rischi di cambio, di tasso di interesse, di credito e del prezzo dell'oro.

Articolo 4

Entrata in vigore e abrogazione

1.   La presente decisione entra in vigore il 31 dicembre 2014.

2.   La Decisione BCE/2010/24 è abrogata a decorrere dal 31 dicembre 2014.

3.   I riferimenti alla Decisione BCE/2010/24 sono da interpretarsi come riferimenti alla presente decisione.

Fatto a Francoforte sul Meno, il 15 dicembre 2014

Il presidente della BCE

Mario DRAGHI


(1)  Decisione BCE/2010/24, del 25 novembre 2010, relativa alla distribuzione provvisoria del reddito della Banca centrale europea derivante dalle banconote in euro in circolazione e dai titoli acquistati ai sensi del programma per il mercato dei titoli finanziari (GU L 6 dell'11.1.2011, pag. 35).

(2)  Decisione BCE/2014/40, del 15 ottobre 2014, sull'attuazione di un terzo programma di acquisto di obbligazioni garantite (GU L 335 del 22.11.2014, pag. 22).

(3)  Decisione (UE) 2015/5, del 19 novembre 2014, sull'attuazione di un programma di acquisto di titoli garantiti da attività (BCE/2014/45) (GU L 1 del 6.1.2015, pag. 4).

(4)  Decisione BCE/2010/29 della Banca centrale europea, del 13 dicembre 2010, relativa all'emissione delle banconote in euro (GU L 35 del 9.2.2011, pag. 26).

(5)  Decisione BCE/2010/23, del 25 novembre 2010, relativa alla distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro (GU L 35 del 9.2.2011, pag. 17).

(6)  Decisione BCE/2010/5, del 14 maggio 2010, che istituisce un programma per il mercato dei titoli finanziari (GU L 124 del 20.5.2010, pag. 8).


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/27


DECISIONE (UE) 2015/299 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 10 febbraio 2015

che modifica la Decisione BCE/2014/34 relativa a misure sulle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (BCE/2015/5)

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare il primo trattino dell'articolo 127, paragrafo 2,

visto lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare il primo trattino dell'articolo 3.1, nonché l'articolo 12.1, il secondo trattino dell'articolo 18.1 e il secondo trattino dell'articolo 34.1,

visto l'Indirizzo BCE/2011/14 del 20 settembre 2011 sugli strumenti e sulle procedure di politica monetaria dell'Eurosistema (1),

Considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi della sezione 1.6 dell'allegato I all'Indirizzo BCE/2011/14, il Consiglio direttivo può, in ogni momento, modificare gli strumenti, le condizioni, i criteri e le procedure per l'attuazione delle operazioni di politica monetaria dell'Eurosistema.

(2)

Il 22 gennaio 2015, al fine di rafforzare l'efficacia delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT), il Consiglio direttivo ha deciso di eliminare il differenziale rispetto al tasso delle operazioni di rifinanziamento principali (ORP), pari a 10 punti base, per le OMRLT che saranno effettuate tra marzo 2015 e giugno 2016. L'eliminazione del differenziale riflette la riduzione dei premi a termine degli strumenti di finanziamento degli enti basati sul mercato, a seguito dell'annuncio delle OMRLT il 5 giugno 2014. La decisione non incide sul tasso di interesse che è applicato alle prime OMRLT effettuate nel settembre e nel dicembre 2014. Tale tasso rimane pertanto invariato, è cioè fissato per tutta la durata di ogni operazione al tasso per le ORP applicato al momento dell'annuncio dell'asta per la relativa OMRLT, con l'aggiunta di un differenziale fisso di 10 punti base.

(3)

In aggiunta, sono necessarie alcune correzioni minori alla Decisione BCE/2014/34 (2).

(4)

Pertanto, è opportuno modificare la Decisione BCE/2014/34 di conseguenza,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Modifiche

La Decisione BCE/2014/34 è modificata come segue:

1.

L'articolo 5 è sostituito dal seguente:

«Articolo 5

Interesse

Con riferimento alle OMRLT effettuate nel settembre 2014 e nel dicembre 2014, il tasso di interesse applicabile è fissato per tutta la durata di ogni operazione al tasso per le operazioni di rifinanziamento principali applicato al momento dell'annuncio dell'asta per la relativa OMRLT, con l'aggiunta di un differenziale fisso di 10 punti base. Con riferimento alle OMRLT effettuate dal marzo 2015 al giugno 2016, il tasso di interesse applicabile è fissato per tutta la durata di ogni operazione al tasso per le operazioni di rifinanziamento principali applicato al momento dell'annuncio dell'asta per la relativa OMRLT.

Gli interessi sono corrisposti posticipatamente al momento della scadenza dell'operazione, o al momento del rimborso anticipato di cui agli articoli 6 e 7, secondo i casi.»

;

2.

Nell'allegato I, al paragrafo 1 (Calcolo dei limiti di prestito), la seconda tabella è sostituita dalla seguente:

«k

Mese della OMRLT

Mese di aggiudicazione di riferimento

CNLk

3

mar 2015

gen 2015

NL mag 2014 + NL giu 2014 + … + NL gen 2015

4

giu 2015

apr 2015

NL mag 2014 + NL giu 2014 + … + NL apr 2015

5

set 2015

lug 2015

NL mag 2014 + NL giu 2014 + … + NL lug 2015

6

dic 2015

ott 2015

NL mag 2014 + NL giu 2014 + … + NL ott 2015

7

mar 2016

gen 2016

NL mag 2014 + NL giu 2014 + … + NL gen 2016

8

giu 2016

apr 2016

NL mag 2014 + NL giu 2014 + … + NL apr 2016»

3.

Nell'allegato I, al paragrafo 2 (Calcolo dei rimborsi anticipati obbligatori), la formula relativa a «Il rimborso anticipato obbligatorio nel settembre 2016 di un partecipante» è sostituita dalla seguente:

«Formula, ifFormula»

4.

Nell'allegato I, la terza nota a piè di pagina è sostituita dalla seguente:

«Per le OMRLT da effettuare nel marzo 2015 (k = 3), il vincolo è C 3max{0, AA 3}.»

;

5.

Nell'allegato II, la quarta nota a piè di pagina è sostituita dalla seguente:

«La classificazione settoriale delle società holding delle società non finanziarie nel Regolamento (CE) n. 25/2009 (BCE/2008/32) è stata modificata nel Regolamento (UE) n. 1071/2013 (BCE/2013/33) per riflettere i cambiamenti negli standard statistici internazionali. Ai sensi del Regolamento (UE) n. 1071/2013 (BCE/2013/33), le società holding delle società non finanziarie sono riclassificate come società finanziarie. La segnalazione nell'ambito delle OMRLT deve, in linea di principio, essere in linea con il quadro VDB: a decorrere dal dicembre 2014 i dati non devono riguardare le società holding e gli aggiustamenti devono essere trasmessi di conseguenza.»

;

6.

Nell'allegato II, la tredicesima nota a piè di pagina è sostituita dalla seguente:

«Gli effetti della riclassificazione delle società holding delle società non finanziarie come società finanziarie, che ha avuto luogo nel mese di dicembre 2014, dovrebbero essere registrati alla voce 3.2C.»

.

Articolo 2

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il 10 febbraio 2015.

Fatto a Francoforte sul Meno, il 10 febbraio 2015.

Il presidente della BCE

Mario DRAGHI


(1)  GU L 331 del 14.12.2011, pag. 1.

(2)  Decisione BCE/2014/34, del 29 luglio 2014, relativa a misure sulle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (GU L 258 del 29.8.2014, pag. 11).


25.2.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 53/29


DECISIONE (UE) 2015/300 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 10 febbraio 2015

relativa all'idoneità degli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica (BCE/2015/6)

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare il primo trattino dell'articolo 127, paragrafo 2,

visto lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea e, in particolare, il primo trattino dell'articolo 3.1, l'articolo 12.1, l'articolo 18 e il secondo trattino dell'articolo 34.1,

visto l'Indirizzo BCE/2011/14 del 20 settembre 2011 sugli strumenti e sulle procedure di politica monetaria dell'Eurosistema (1), e in particolare la sezione 1.6, nonché le sezioni 6.3.1, 6.3.2 e 6.4.2 dell'allegato I,

visto l'Indirizzo BCE/2014/31, del 9 luglio 2014, relativo a misure temporanee supplementari sulle operazioni di rifinanziamento dell'Eurosistema e sull'idoneità delle garanzie, e che modifica l'indirizzo BCE/2007/9 (2), e in particolare l'articolo 1, paragrafo 3, e gli articoli 6 e 8,

Considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi dell'articolo 18.1 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, la Banca centrale europea (BCE) e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro (di seguito «le BCN») possono effettuare operazioni di credito con enti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando prestiti sulla base di adeguate garanzie. I criteri che determinano l'idoneità delle garanzie ai fini delle operazioni di politica monetaria dell'Eurosistema sono fissati nell'allegato I dell'indirizzo BCE/2011/14.

(2)

Ai sensi della sezione 1.6 dell'allegato I dell'indirizzo BCE/2011/14, il Consiglio direttivo può, in ogni momento, modificare gli strumenti, le condizioni, i criteri e le procedure per l'attuazione delle operazioni di politica monetaria dell'Eurosistema. Ai sensi della Sezione 6.3.1 dell'allegato I dell'Indirizzo BCE/2011/14, l'Eurosistema si riserva il diritto di determinare se un'emissione, un emittente, un debitore o un garante soddisfino i suoi requisiti in termini di elevati standard di credito sulla base di ogni informazione che possa considerare rilevante. Inoltre, i requisiti minimi dell'Eurosistema per la soglia di qualità creditizia sono specificati nelle regole del quadro di riferimento dell'Eurosistema per la valutazione della qualità creditizia relative alle attività negoziabili, di cui alla sezione 6.3.2 dell'allegato I dell'Indirizzo BCE/2011/14.

(3)

La sospensione dei requisiti minimi dell'Eurosistema per la soglia di qualità creditizia applicabili agli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica, decisa inizialmente dal Consiglio direttivo il 6 maggio 2010, è stata una misura eccezionale e temporanea che era basata sulla positiva valutazione da parte del Consiglio direttivo medesimo del rispetto di un programma dell'Unione europea e/o del Fondo monetario internazionale. Al tempo, il Consiglio direttivo tenne in considerazione il fatto che la Repubblica ellenica avesse approvato un programma che il Consiglio direttivo medesimo riteneva appropriato, cosicché, sotto il profilo della gestione del rischio di credito, gli strumenti di debito negoziabili emessi o garantiti dalla Repubblica ellenica conservavano uno standard di qualità sufficiente per continuare a costituire idonea garanzia per le operazioni di politica monetaria dell'Eurosistema, a prescindere da qualunque valutazione esterna della qualità creditizia. Inoltre, il Consiglio direttivo tenne conto dell'impegno fermamente assunto dal governo greco per dare piena attuazione a tale programma (3).

(4)

Ai sensi dell'articolo 8 dell'indirizzo BCE/2014/31, la soglia di qualità creditizia dell'Eurosistema non si applica agli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti da parte del governo di uno Stato membro dell'area dell'euro sottoposto ad un programma dell'Unione europea e/o del Fondo monetario internazionale, salvo che il Consiglio direttivo decida che lo Stato membro interessato non soddisfi più le condizioni per il sostegno finanziario e/o il programma macroeconomico. Ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 3, del medesimo indirizzo, la Repubblica ellenica è considerata, ai fini dell'articolo 6, paragrafo 1, e dell'articolo 8 di quell'indirizzo, uno Stato membro dell'area dell'euro conforme ad un programma dell'Unione europea e/o del Fondo monetario internazionale.

(5)

Sulla base delle informazioni disponibili, il Consiglio direttivo ha effettuato una valutazione, in base alla quale non è allo stato possibile ipotizzare una positiva conclusione del riesame del programma dell'Unione europea/Fondo monetario internazionale per la Repubblica ellenica. Di conseguenza, la Repubblica ellenica non è più considerata conforme alle condizioni del programma e, come risultato, non risultano più soddisfatte le condizioni per la sospensione temporanea della soglia di qualità creditizia dell'Eurosistema relativamente agli strumenti indicati all'articolo 8, paragrafo 2, dell'Indirizzo BCE/2014/31. Conseguentemente, il Consiglio direttivo ha deciso che la soglia di qualità creditizia dell'Eurosistema si applichi relativamente agli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Idoneità degli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica

1.   Ai fini dell'articolo 6, paragrafo 1, e dell'articolo 8 dell'indirizzo BCE/2014/31, la Repubblica ellenica non è più considerata conforme a un programma dell'Unione europea e/o Fondo monetario internazionale.

2.   I requisiti minimi dell'Eurosistema per la soglia di qualità creditizia, come specificati nelle regole del quadro di riferimento dell'Eurosistema per la valutazione della qualità creditizia per talune attività negoziabili nella sezione 6.3.2 dell'allegato I dell'Indirizzo BCE/2011/14, si applicano agli strumenti di debito negoziabili emessi o integralmente garantiti dalla Repubblica ellenica.

3.   Nel caso in cui vi siano discrepanze tra la presente decisione, l'Indirizzo BCE/2011/14 e l'Indirizzo BCE/2014/31, come attuati a livello nazionale da parte delle BCN, prevale la presente decisione.

Articolo 2

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore l'11 febbraio 2015.

Fatto a Francoforte sul Meno, il 10 febbraio 2015.

Il presidente della BCE

Mario DRAGHI


(1)  GU L 331 del 14.12.2011, pag. 1.

(2)  GU L 240 del 13.8.2014, pag. 28.

(3)  Cfr. il considerando n. 4 della Decisione BCE/2010/3, del 6 maggio 2010, concernente misure temporanee relative all'idoneità di strumenti di debito negoziabili emessi o garantiti dal governo greco (GU L 117 dell'11.5.2010, pag. 102).