ISSN 1977-0707

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 150

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

57° anno
20 maggio 2014


Sommario

 

I   Atti legislativi

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento (UE) n 510/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sul regime di scambi per talune merci ottenute dalla trasformazione di prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CE) n. 1216/2009 e (CE) n. 614/2009 del Consiglio

1

 

*

Regolamento (UE) n. 511/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell’Unione ( 1 )

59

 

*

Regolamento (UE) n. 512/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, recante modifica del regolamento (UE) n. 912/2010 che istituisce l’Agenzia del GNSS europeo

72

 

*

Regolamento (UE) n. 513/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce, nell’ambito del Fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi e che abroga la decisione 2007/125/GAI del Consiglio

93

 

*

Regolamento (UE) n. 514/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, recante disposizioni generali sul Fondo asilo, migrazione e integrazione e sullo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi

112

 

*

Regolamento (UE) n. 515/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce, nell’ambito del Fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti e che abroga la decisione n. 574/2007/CE

143

 

*

Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione, che modifica la decisione 2008/381/CE del Consiglio e che abroga le decisioni n. 573/2007/CE e n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2007/435/CE del Consiglio

168

 

*

Regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il regolamento (CE) n. 842/2006 ( 1 )

195

 

 

II   Atti non legislativi

 

 

ACCORDI INTERNAZIONALI

 

 

2014/283/UE

 

*

Decisione del Consiglio, del 14 aprile 2014, sulla conclusione, a nome dell’Unione europea, del protocollo di Nagoya alla Convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione ( 1 )

231

 

 

Protocollo di Nagoya alla Convenzione sulla diversità biologica relativa all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione

234

 

 

2014/284/UE

 

*

Decisione del Consiglio, del 14 aprile 2014, relativa alla conclusione dell’accordo volontario di partenariato tra l’Unione europea e la Repubblica di Indonesia sull’applicazione delle normative nel settore forestale, sulla governance e sul commercio del legname e dei suoi derivati importati nell’Unione europea

250

 

 

Accordo volontario di partenariato tra l’Unione europea e la Repubblica di Indonesia sull’applicazione delle normative nel settore forestale, sulla governance e sul commercio del legame e dei suoi derivati importati nell’Unione Europea

252

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti legislativi

REGOLAMENTI

20.5.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 150/1


REGOLAMENTO (UE) n 510/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 aprile 2014

sul regime di scambi per talune merci ottenute dalla trasformazione di prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CE) n. 1216/2009 e (CE) n. 614/2009 del Consiglio

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 43, paragrafo 2, e l’articolo 207, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (2),

considerando quanto segue:

(1)

Occorre adattare il regolamento (CE) n. 1216/2009 del Consiglio (3) e il regolamento (CE) n. 614/2009 del Consiglio (4) in conseguenza dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, in particolare dell’introduzione prevista da tale trattato di una distinzione tra atti delegati e atti di esecuzione. Ulteriori adeguamenti risultano necessari al fine di migliorare la chiarezza e la trasparenza dei testi esistenti.

(2)

Fino al 31 dicembre 2013, il principale strumento della politica agricola comune («PAC») previsto dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) è stato il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (5).

(3)

Nell’ambito della riforma della PAC, il regolamento (CE) n. 1234/2007 è stato sostituito, con decorrenza dal 1o gennaio 2014, dal regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (6). I regolamenti (CE) n. 1216/2009 e (CE) n. 614/2009 dovrebbero essere adeguati per tener conto di tale regolamento, al fine di mantenere la coerenza del regime di scambi con i paesi terzi, da un lato, dei prodotti agricoli e, dall’altro lato, dei prodotti ottenuti dalla trasformazione di prodotti agricoli, dall’altro.

(4)

Alcuni prodotti agricoli sono utilizzati per la fabbricazione sia dei prodotti agricoli trasformati sia delle merci non comprese nell’allegato I del TFUE. È necessario adottare misure sia nell’ambito della PAC che in quello della politica commerciale comune così da tener conto delle ripercussioni che gli scambi di tali prodotti e merci hanno sul conseguimento degli obiettivi di cui all’articolo 39 TFUE e degli effetti che le misure adottate per dare attuazione all’articolo 43 TFUE hanno sulla situazione economica di tali prodotti e merci, tenuto conto delle differenze tra il costo di acquisto di prodotti agricoli sul mercato dell’Unione e su quello mondiale.

(5)

Al fine di tener conto delle diverse situazioni dell’agricoltura e dell’industria alimentare all’interno dell’Unione, in quest’ultima si effettua una distinzione fra prodotti agricoli compresi nell’allegato I del TFUE e prodotti agricoli trasformati non elencati in tale allegato. In alcuni paesi terzi con i quali l’Unione conclude accordi risulta impossibile operare detta distinzione. È quindi opportuno prevedere disposizioni per estendere le norme generali applicabili ai prodotti agricoli trasformati non elencati nell’allegato I del TFUE ad alcuni prodotti agricoli elencati in detto allegato laddove un accordo internazionale preveda l’assimilazione di questi due tipi di prodotti.

(6)

Ove nel presente regolamento figuri un riferimento ad accordi internazionali conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione in conformità del TFUE, si rinvia all’articolo 218 di quest’ultimo.

(7)

Al fine di evitare o reprimere gli effetti pregiudizievoli che le importazioni di determinati prodotti agricoli possono avere sul mercato dell’Unione e sull’efficienza della PAC, dovrebbe risultare possibile subordinare l’importazione di tali prodotti al pagamento di un dazio addizionale, purché siano rispettate determinate condizioni.

(8)

L’ovoalbumina e la lattoalbumina sono prodotti agricoli trasformati non compresi nell’allegato I del TFUE. Per motivi di armonizzazione e di semplificazione è opportuno integrare il regime comune di scambi per l’ovoalbumina e la lattoalbumina di cui al regolamento (CE) n. 614/2009 negli accordi commerciali applicabili a talune merci ottenute dalla trasformazione di prodotti agricoli. In considerazione del fatto che le uova possono in larga misura essere sostituite dall’ovoalbumina e in certa misura dalla lattoalbumina, gli accordi commerciali per l’ovoalbumina e la lattoalbumina dovrebbero corrispondere a quelli previsti per le uova.

(9)

Fatte salve le disposizioni specifiche concernenti accordi commerciali preferenziali di cui al regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (7) nonché altri accordi commerciali distinti dell’Unione, è necessario stabilire le regole fondamentali che disciplinano il regime di scambi applicabile ai prodotti agricoli trasformati e alle merci non comprese nell’allegato I risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli. È inoltre necessario articolare la fissazione dei dazi ridotti all’importazione e contingenti tariffari, nonché la concessione delle restituzioni all’esportazione, conformemente a tali norme principali. Tali norme e disposizioni dovrebbero altresì tenere conto dei vincoli relativi ai dazi all’importazione e alle sovvenzioni all’ esportazione risultanti dagli impegni assunti dall’Unione nell’ambito degli accordi OMC e degli accordi bilaterali.

(10)

A causa degli stretti legami tra il mercato dell’ovoalbumina e della lattoalbumina e quello delle uova, dovrebbe essere possibile esigere la presentazione di una licenza d’importazione per le importazioni di ovoalbumina e la lattoalbumina e sospendere il regime di perfezionamento attivo per tali prodotti qualora il mercato dell’Unione di tali prodotti o quello delle uova subisca o rischi di subire perturbazioni a motivo del regime di perfezionamento attivo per ovoalbumina e la lattoalbumina. È inoltre opportuno prevedere la possibilità di subordinare il rilascio di licenze di importazione per l’ovoalbumina e la lattoalbumina nonché l’immissione in libera pratica di tali prodotti coperti da una licenza al rispetto di condizioni relative all’origine, alla provenienza, all’autenticità e alle caratteristiche qualitative del prodotto.

(11)

Per tener conto dell’andamento degli scambi e del mercato, del fabbisogno dei mercati dell’ovoalbumina e della lattoalbumina o di quello delle uova e dei risultati del monitoraggio delle importazioni di ovoalbumina e lattoalbumina, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE, con riguardo alle norme per subordinare l’importazione di ovoalbumina e lattoalbumina per l’immissione in libera pratica alla presentazione di una licenza d’importazione, alle norme sui diritti e gli obblighi derivanti da tale licenza e i suoi effetti giuridici, sui casi in cui un margine di tolleranza è applicato con riguardo alle obbligazioni indicate nella licenza, norme sul rilascio di una licenza d’importazione e l’immissione in libera pratica alla presentazione di un documento emesso da un paese terzo o da un organismo che attesti tra l’altro origine, provenienza, autenticità e caratteristiche qualitative dei prodotti, norme sul trasferimento delle licenze di importazione o su restrizioni all’eventuale trasferimento, al fine di determinare i casi in cui la presentazione di una licenza di importazione non è necessaria e i casi in cui sia richiesta o meno la costituzione della cauzione onde garantire che i prodotti siano importati nel periodo di validità della licenza.

(12)

Alcuni prodotti agricoli trasformati non compresi nell’allegato I del TFUE sono ottenuti utilizzando prodotti agricoli soggetti alla PAC. I dazi applicati alle importazioni di tali prodotti agricoli trasformati dovrebbero compensare la differenza tra i prezzi del mercato mondiale e i prezzi sul mercato dell’Unione per i prodotti agricoli utilizzati per la loro produzione, garantendo al tempo stesso la concorrenzialità dell’industria di trasformazione interessata.

(13)

Nel quadro di alcuni accordi internazionali sono concesse riduzioni o l’eliminazione graduale dei dazi all’importazione per i prodotti agricoli trasformati, per gli elementi agricoli, i dazi supplementari sullo zucchero e le farine nonché il dazio ad valorem nel quadro della politica commerciale dell’Unione. Dovrebbe essere possibile stabilire tali riduzioni in funzione degli elementi agricoli applicabili agli scambi non preferenziali.

(14)

È opportuno che l’elemento agricolo del dazio all’importazione controbilanci la differenza tra i prezzi dei prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati in questione sul mercato mondiale e sul mercato dell’Unione. È pertanto necessario mantenere uno stretto legame tra il calcolo dell’elemento agricolo del dazio applicabile ai prodotti agricoli trasformati e quello applicabile ai prodotti agricoli importati in uno stato originario.

(15)

Al fine di applicare gli accordi internazionali che prevedono la riduzione o l’eliminazione progressiva di dazi all’importazione sui prodotti agricoli trasformati in base a specifici prodotti agricoli utilizzati o che si ritiene siano stati utilizzati per la fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE riguardo alla creazione di una lista dei prodotti agricoli da considerare come utilizzati nella lavorazione dei prodotti agricoli trasformati, alla definizione dei quantitativi equivalenti e delle norme di conversione di prodotti agricoli diversi a quantitativi equivalenti di prodotti agricoli specifici considerati come utilizzati, agli elementi necessari per calcolare l’elemento agricolo ridotto e i dazi addizionali ridotti e i metodi di tale calcolo, alle quantità trascurabili per le quali gli elementi agricoli ridotti e i dazi addizionali su zucchero e farina devono essere fissati a zero.

(16)

È possibile concedere concessioni tariffarie all’importazione per quantitativi illimitati dei prodotti in questione o per quantitativi limitati che rientrano in un contingente tariffario. Laddove nell’ambito di specifici accordi internazionali siano accordate concessioni tariffarie all’interno dei contingenti tariffari, i contingenti dovrebbero essere aperti ed amministrati dalla Commissione. Per motivi pratici è necessario che la gestione della parte non agricola dei dazi all’importazione dei prodotti per i quali le preferenze tariffarie sono state concordate sia soggetta alle stesse regole previste per la gestione dell’elemento agricolo.

(17)

A causa degli stretti legami tra il mercato per l’ovoalbumina e la lattoalbumina e il mercato delle uova i contingenti tariffari per l’ovoalbumina e la lattoalbumina dovrebbero essere aperti e gestiti allo stesso modo di quelli per le uova a norma del regolamento (UE) n. 1308/2013. Ove necessario, il modo di gestione dovrebbe tener conto del fabbisogno di approvvigionamento del mercato dell’Unione e della necessità di salvaguardarne l’equilibrio e basarsi su metodi utilizzati in passato, in considerazione dei diritti che derivano dagli accordi OMC.

(18)

Al fine di garantire un equo accesso al mercato per gli operatori e la loro parità di trattamento nonché di tenere conto dei bisogni di approvvigionamento del mercato dell’Unione e di preservarne l’equilibrio, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE riguardo alle condizioni da rispettare per presentare una domanda nel quadro del contingente tariffario e alle norme relative al trasferimento di diritti nel quadro del contingente tariffario, per subordinare la partecipazione al contingente tariffario riguardo al deposito di una cauzione e a caratteristiche specifiche, requisiti o restrizioni applicabili ai contingenti tariffari.

(19)

Al fine di garantire che i prodotti esportati possano beneficiare di un trattamento speciale al momento dell’importazione in un paese terzo se sono rispettate talune condizioni, in virtù di accordi internazionali conclusi dall’Unione in conformità al TFUE, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE riguardo a norme intese a obbligare le autorità competenti degli Stati membri a rilasciare, su richiesta e dopo aver effettuato gli opportuni controlli, un documento attestante che tali condizioni sono soddisfatte per i prodotti che, se esportati, possono beneficiare di un trattamento speciale all’importazione in un paese terzo se sono rispettate talune condizioni.

(20)

È possibile che la domanda delle industrie di trasformazione di materie prime di origine agricola non possa essere coperta totalmente dalle materie prime dell’Unione in regime di concorrenza. Il regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio (8), ammette tali merci al regime di perfezionamento attivo, purché siano rispettate le condizioni economiche di cui al regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione (9). Il regolamento (CEE) n. 2913/92 è sostituito dal regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (10), ma soltanto con effetto dal 1o giugno 2016. Nel presente regolamento risulta opportuno fare riferimento al regolamento (CEE) n. 2913/92, in particolare in vista del fatto che in futuro i riferimenti a detto regolamento devono essere letti come riferimenti al regolamento (UE) n. 952/2013. In circostanze chiaramente definite, le condizioni economiche dovrebbero essere considerate soddisfatte per l’accesso di determinate quantità di prodotti agricoli al regime di perfezionamento attivo. Tali quantitativi dovrebbero essere determinati in funzione del saldo previsionale dell’offerta. Pari condizioni di accesso ai quantitativi disponibili, parità di trattamento degli operatori e trasparenza dovrebbero essere garantite da un sistema di certificati perfezionamento attivo rilasciati dagli Stati membri.

(21)

Al fine di garantire l’efficace e prudente gestione del regime di perfezionamento attivo, tenendo conto della situazione sul mercato dell’Unione dei prodotti di base in questione e delle esigenze e delle prassi delle industrie di trasformazione, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE per quanto riguarda la lista dei prodotti agricoli per i quali possono essere rilasciati certificati di perfezionamento attivo, i diritti derivanti dai certificati di perfezionamento attivo e i relativi effetti giuridici, le disposizioni relative al trasferimento dei diritti tra operatori e le norme necessarie ai fini dell’affidabilità e dell’efficienza del sistema dei certificati di perfezionamento attivo, per quanto riguarda l’autenticità del certificato, il suo trasferimento o le restrizioni alla possibilità di trasferimento.

(22)

È opportuno prevedere disposizioni per la concessione di restituzioni all’esportazione, entro i limiti fissati dagli impegni assunti dall’Unione nel contesto dell’OMC, per determinati prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione di merci non comprese nell’allegato I del TFUE, così da non penalizzare i produttori di queste merci a causa dei prezzi ai quali sono costretti ad approvvigionarsi in conseguenza della PAC. Tali restituzioni dovrebbero coprire solo la differenza tra il prezzo di un prodotto agricolo sul mercato dell’Unione e quello del mercato mondiale. Tali disposizioni dovrebbero pertanto far parte del regime di scambi per talune merci ottenute dalla trasformazione di prodotti agricoli.

(23)

È opportuno stabilire l’elenco delle merci non comprese nell’allegato I che beneficiano di restituzioni tenendo conto dell’incidenza dello scarto tra i prezzi dei prodotti agricoli utilizzati per la loro fabbricazione rispettivamente sul mercato dell’Unione e sul mercato mondiale, nonché della necessità di compensare tale differenza, in tutto o in parte, al fine di agevolare l’esportazione dei prodotti agricoli utilizzati per tali merci.

(24)

È necessario garantire che non siano concesse restituzioni all’esportazione per le merci non comprese nell’allegato I importate e immesse in libera pratica che sono riesportate, esportate dopo trasformazione o incorporate in altre merci non comprese nell’allegato I. Per quanto riguarda le importazioni di cereali, riso, latte e prodotti lattiero-caseari e uova immessi in libera pratica, occorre garantire che non siano concesse restituzioni se i prodotti sono esportati dopo trasformazione o incorporati in merci non comprese nell’allegato I.

(25)

È opportuno fissare i tassi delle restituzioni all’esportazione per i prodotti agricoli esportati sotto forma di merci non comprese nell’allegato I secondo le stesse norme e accordi pratici, e secondo la stessa procedura prevista per i tassi delle restituzioni all’esportazione per i prodotti agricoli esportati allo stato naturale, conformemente al regolamento (UE) n. 1308/2013 e al regolamento (UE) n. 1370/2013 del Consiglio (11).

(26)

Visto, da un lato, lo stretto rapporto tra merci non comprese nell’allegato I e prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione di tali merci e, dall’altro, le differenze tra tali merci e prodotti, è necessario prevedere l’applicazione delle disposizioni orizzontali relative alle restituzioni all’esportazione di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013, per merci non comprese nell’allegato I.

(27)

Al fine di tener conto dei particolari processi di fabbricazione e requisiti commerciali di merci non comprese nell’allegato I che incorporano taluni prodotti agricoli, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE riguardo alle norme relative alle caratteristiche di tali merci da esportare e dei prodotti agricoli utilizzati per la loro fabbricazione, alle norme per la determinazione delle restituzioni all’esportazione per taluni prodotti agricoli esportati previa trasformazione in merci non comprese nell’allegato I, alle norme relative alla prova da fornire sulla composizione delle merci esportate non comprese nell’allegato I, alle norme che impongono l’obbligo di dichiarare l’uso di alcuni prodotti agricoli importati, alle norme sull’assimilazione di prodotti agricoli ai prodotti di base e sull’applicazione di norme orizzontali per le restituzioni all’esportazione di prodotti agricoli per merci non comprese nell’allegato I.

(28)

È opportuno garantire il rispetto dei limiti delle esportazioni derivanti dagli accordi internazionali conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE mediante l’emissione di certificati di restituzione per i periodi di riferimento fissati negli accordi, tenendo conto dell’importo annuale previsto per i piccoli esportatori.

(29)

Le restituzioni all’esportazione dovrebbero essere concesse fino all’importo totale delle disponibilità a seconda della particolare situazione del commercio di merci non comprese nell’allegato I. Il sistema dei certificati di restituzione dovrebbe agevolare una gestione efficiente degli importi delle restituzioni.

(30)

È opportuno disporre che i certificati di restituzione rilasciati dagli Stati membri siano validi in tutta l’Unione e che la loro emissione sia subordinata alla costituzione di una cauzione che garantisca che l’operatore faccia domanda per le restituzioni. È opportuno stabilire regole per concedere le restituzioni nell’ambito del sistema di fissazione anticipata per tutti i tassi di restituzione applicabili e per costituire e svincolare le cauzioni previste.

(31)

Al fine di controllare la spesa per le restituzioni all’esportazione e l’attuazione del sistema dei certificati di restituzione dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE, per quanto riguarda norme relative ai diritti e doveri derivanti dai certificati di restituzione, norme relative al loro trasferimento o restrizioni alla possibilità di trasferimento, i casi e le situazioni in cui non sia richiesta la presentazione di un certificato di restituzione o la costituzione di una cauzione, il margine di tolleranza entro cui non si applica l’obbligo di applicare per le restituzioni.

(32)

Nel tener conto dell’effetto dei provvedimenti mirati riguardanti le restituzioni all’esportazione, è opportuno prendere in considerazione le imprese di trasformazione di prodotti agricoli in generale, e, in particolare, la situazione delle piccole e medie imprese. In considerazione delle esigenze specifiche dei piccoli esportatori, è opportuno assegnare loro un importo globale per ciascun esercizio di bilancio ed esonerarli dall’obbligo di presentare i certificati di restituzione nell’ambito del regime di concessione delle restituzioni all’esportazione.

(33)

Qualora, a norma del regolamento (UE) n. 1308/2013, siano adottate misure relative all’esportazione di un prodotto agricolo, e le esportazioni di merci non comprese nell’allegato I ad elevato contenuto del prodotto agricolo siano verosimilmente di ostacolo al conseguimento dello scopo di tali misure, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare, conformemente all’articolo 290 TFUE, atti che dispongano misure equivalenti da prendere rispetto alle esportazioni di tali merci non comprese nell’allegato I nel rispetto di eventuali obblighi derivanti da accordi internazionali.

(34)

Nell’ambito di alcuni accordi internazionali l’Unione può limitare i dazi all’importazione e gli importi da versare rispetto alle esportazioni al fine di compensare, in tutto o in parte, le differenze di prezzo dei prodotti agricoli utilizzati nella produzione di prodotti agricoli trasformati o le merci non comprese nell’allegato I in questione. Per queste categorie di prodotti agricoli trasformati e di merci non comprese nell’allegato I occorre stabilire che tali importi siano determinati congiuntamente come parte dei dazi complessivi e controbilancino le differenze tra i prezzi dei prodotti agricoli da prendere in considerazione sul mercato del paese o della regione in questione e il mercato dell’Unione.

(35)

Poiché la composizione dei prodotti agricoli trasformati e delle merci non comprese nell’allegato I può essere rilevante per la corretta applicazione del regime di scambi di cui al presente regolamento, dovrebbe essere possibile stabilirne la composizione per mezzo di analisi quantitative e qualitative.

(36)

Al fine di attuare gli accordi internazionali conclusi dall’Unione e garantire la chiarezza e la coerenza con le modifiche del regolamento (CEE) n. 2658/87 (12), dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE per quanto riguarda l’integrazione e la modifica di alcuni elementi non essenziali di tale regolamento e dei suoi allegati per tali fini.

(37)

È opportuno disporre che gli Stati membri comunichino alla Commissione e reciprocamente le informazioni necessarie per l’applicazione delle condizioni applicabili agli scambi di prodotti agricoli trasformati e alle merci non comprese nell’allegato I.

(38)

Al fine di garantire l’integrità dei sistemi di informazione e l’autenticità e leggibilità dei documenti e dei dati associati trasmessi, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’ articolo 290 TFUE per quanto concerne la definizione della natura e della tipologia delle informazioni che devono essere notificate, le categorie dei dati da trattare, i periodi massimi di conservazione e gli scopi del trattamento, i diritti di accesso alle informazioni o ai sistemi di informazione e le condizioni in materia di pubblicazione di tali informazioni.

(39)

Si applica il diritto dell’Unione relativo alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, in particolare la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (13) e il regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio (14).

(40)

Al fine di evitare inutili oneri amministrativi agli operatori e alle autorità nazionali, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE riguardo alla fissazione di una soglia al di sotto della quale gli importi non devono essere applicati o concessi per dazi all’importazione, dazi addizionali all’importazione, dazi ridotti all’importazione, restituzioni all’esportazione e importi da riscuotere o pagabili in caso di compensazione di un prezzo stabilito in comune.

(41)

Visto lo stretto rapporto tra merci non comprese nell’allegato I e prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione di tali merci, occorre prevedere l’applicazione per analogia delle disposizioni orizzontali in materia di cauzioni, controlli, verifiche, accertamenti e sanzioni previste e adottate sulla base del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (15) per merci non comprese nell’allegato I.

(42)

Al fine di provvedere all’applicazione di norme orizzontali adottate sulla base del regolamento (UE) n. 1306/2013 alle licenze di importazione e ai contingenti tariffari per prodotti agricoli trasformati nonché alle restituzioni all’esportazione e ai certificati di restituzione per merci non comprese nell’allegato I, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE per quanto riguarda le disposizioni per aggiornare, se del caso, le norme orizzontali in materia di cauzioni, controlli, verifiche, accertamenti e sanzioni adottate sulla base del presente regolamento.

(43)

Nell’adottare atti delegati conformemente all’articolo 290 TFUE, è di particolare importanza che, durante i lavori preparatori prima dell’adozione di atti delegati, la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell’elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.

(44)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’applicazione del presente regolamento per quanto riguarda le importazioni, alla Commissione dovrebbero essere attribuite competenze di esecuzione per quanto riguarda le misure che determinano i prodotti agricoli trasformati ai quali dovrebbero essere applicati dazi addizionali all’importazione per evitare o neutralizzare eventuali effetti pregiudizievoli sul mercato dell’Unione; le misure di applicazione di tali dazi, in particolare per quanto riguarda i termini di tempo per dimostrare il prezzo all’importazione; la presentazione di prove documentali e la determinazione del livello dei dazi addizionali all’importazione; le misure per fissare i prezzi rappresentativi e i volumi limite ai fini dell’applicazione di dazi addizionali all’importazione; le misure relative al formato e al contenuto della licenza d’importazione per l’ovoalbumina e la lattoalbumina, alla presentazione delle domande, al rilascio e all’uso di tali licenze, al loro periodo di validità, alla relativa procedura per costituire la cauzione in relazione a tali licenze e al suo importo, alla prova da fornire del possesso dei requisiti richiesti per l’uso di tali licenze, al livello di tolleranza in materia di rispetto dell’obbligo di importazione della quantità indicata in tale licenze di importazione, al rilascio di duplicati di tali licenze, alle misure per il trattamento di tali licenze da parte degli Stati membri, allo scambio di informazioni necessario ai fini della gestione del regime delle licenze d’importazione per l’ovoalbumina e la lattoalbumina, comprese le procedure riguardanti l’assistenza amministrativa specifica tra Stati membri, al calcolo dei dazi all’importazione e alla fissazione del livello degli stessi per i prodotti agricoli trasformati nell’attuazione di accordi internazionali.

(45)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’attuazione del presente regolamento per quanto riguarda le importazioni, dovrebbero essere altresì attribuite alla Commissione competenze di esecuzione per quanto riguarda le misure che stabiliscono i quantitativi fissi di prodotti agricoli che si ritiene siano stati utilizzati nella fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati ai fini della riduzione o dell’eliminazione progressiva dei dazi all’importazione applicabili negli scambi preferenziali e istituiscono requisiti documentali adeguati per i contingenti tariffari annui e il metodo di gestione da applicare per l’importazione di taluni prodotti agricoli trasformati e di prodotti agricoli nel rispetto degli impegni internazionali dell’Unione; procedure relative all’applicazione delle specifiche disposizioni previste negli accordi internazionali o atti che adottano il regime di importazione o esportazione, segnatamente al fine di garantire la natura, la provenienza e l’origine del prodotto, il riconoscimento del documento atto a verificare le garanzie, la presentazione del documento rilasciato dal paese esportatore e sulla destinazione e sull’utilizzazione dei prodotti; misure che stabiliscono il periodo di validità delle licenze di importazione, le procedure per costituire la cauzione e il suo importo, l’uso di tali licenze e, se del caso, le misure specifiche relative.

(46)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’attuazione del presente regolamento per quanto riguarda le importazioni, dovrebbero essere altresì attribuite alla Commissione competenze di esecuzione con riguardo alle misure per presentare le domande di importazione e per rilasciare l’autorizzazione nell’ambito del contingente tariffario e appropriati requisiti documentali per gestire l’iter; onde garantire che i quantitativi disponibili nell’ambito dei contingenti tariffari non siano superati e misure per ridistribuire i quantitativi dei contingenti tariffari che non sono stati usati e provvedimenti di salvaguardia contro le importazioni nell’Unione in conformità dei regolamenti (CE) n. 260/2009 (16) e (CE) n. 625/2009 del Consiglio (17) o misure di salvaguardia previste negli accordi internazionali; misure relative alla quantità di prodotti agricoli per i quali possono essere rilasciati certificati di perfezionamento attivo; misure relative all’attuazione del regime dei certificati di perfezionamento attivo per quanto concerne documenti e procedure richieste per presentare domande e rilasciare certificati di perfezionamento attivo; misure sulla gestione di tali certificati da parte degli Stati membri e sulle procedure relative all’assistenza amministrativa fra Stati membri; misure volte a limitare i quantitativi per i quali possono essere rilasciati tali certificati, a rifiutare quantitativi richiesti relativamente a tali certificati e a sospendere la presentazione delle domande per essi laddove siano richiesti grandi quantitativi, e infine misure che sospendono l’uso del regime della trasformazione sotto controllo doganale o del regime di perfezionamento attivo per l’ovoalbumina e la lattoalbumina.

(47)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’applicazione del presente regolamento per quanto riguarda le esportazioni, alla Commissione dovrebbero essere attribuite competenze di esecuzione per quanto riguarda misure per l’applicazione dei tassi di restituzione, il calcolo delle restituzioni all’esportazione, l’assimilazione di taluni prodotti ai prodotti di base e determinazione del quantitativo di riferimento di prodotti di base, la domanda, il rilascio e la gestione dei certificati per l’esportazione di talune merci non comprese nell’allegato I per alcune destinazioni quando previsto in un accordo internazionale concluso o applicato in via provvisoria con l’Unione, conformemente al TFUE e il trattamento delle sparizioni di prodotti e le perdite quantitative durante il processo di produzione e il trattamento dei sottoprodotti.

(48)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’applicazione del presente regolamento per quanto riguarda le esportazioni, alla Commissione dovrebbero essere altresì attribuite competenze di esecuzione per quanto riguarda misure che definiscono le procedure per la dichiarazione e per la prova da fornire sulla composizione delle merci esportate non comprese nell’allegato I necessarie per l’attuazione del sistema di restituzioni all’esportazione; norme per semplificare la prova di arrivo a destinazione nel caso di restituzioni differenziate; misure per l’applicazione di disposizioni orizzontali su restituzioni all’esportazione per merci non comprese nell’allegato I; misure relative all’attuazione del sistema di certificazione di restituzione all’esportazione in rapporto a presentazione, formato e contenuto delle domande di certificato di restituzione, formato, contenuto e periodo di validità del certificato di restituzione, la procedura per la presentazione delle domande e il rilascio dei certificati di restituzione nonché per il loro uso, procedure per costituire la cauzione e il suo importo, il livello di tolleranza per gli importi della restituzione all’importazione per i quali non sia stata inoltrata domanda e i mezzi di prova che gli obblighi derivanti dal titolo di restituzione sono stati soddisfatti.

(49)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’applicazione del presente regolamento per quanto riguarda le esportazioni ed alcune disposizioni generali, alla Commissione dovrebbero essere altresì attribuite competenze di esecuzione per quanto riguarda misure relative al trattamento dei certificati di restituzione da parte degli Stati membri nonché scambio di informazioni e assistenza amministrativa specifica tra gli Stati membri per quanto riguarda i certificati di restituzione; misure sulla fissazione dell’importo complessivo stanziato per i piccoli esportatori e della soglia individuale di esenzione dalla presentazione dei certificati di restituzione; misure per il rilascio di certificati sostitutivi di restituzione e di duplicati degli stessi; misure che limitano l’importo per il quale possono essere rilasciati i certificati di restituzione, che respingono gli importi richiesti per tali certificati e sospendono la presentazione delle domande di certificati di restituzione se sono richiesti importi superiori agli importi fissi disponibili sulla base degli impegni risultanti da accordi internazionali, norme procedurali e criteri tecnici necessari per l’applicazione di altre misure relative alle esportazioni; misure che fissano il dazio applicabile in caso di compensazione diretta in scambi preferenziali e relativi importi da pagare sulle esportazioni nella regione o nel paese interessati, misure intese a garantire che i prodotti agricoli trasformati dichiarati all’esportazione sotto un accordo commerciale preferenziale non siano effettivamente esportati nel quadro di un accordo non preferenziale o viceversa; misure concernenti i metodi di analisi qualitativa e quantitativa dei prodotti agricoli trasformati e delle merci non comprese nell’allegato I, le disposizioni tecniche necessarie per la loro identificazione e le procedure della loro classificazione nella nomenclatura combinata.

(50)

Al fine di garantire condizioni uniformi per l’applicazione del presente regolamento per quanto riguarda le esportazioni, alla Commissione dovrebbero essere altresì attribuite competenze di esecuzione per quanto riguarda le misure necessarie per l’attuazione degli obblighi della Commissione e degli Stati membri quanto allo scambio di informazioni riguardo a metodi di notifica, norme sulle informazioni da notificare, accordi in materia di gestione delle informazioni da notificare, contenuto, formato, successione, frequenza e termini di notifica e accordi per trasmettere o rendere disponibili informazioni e documenti fatti salvi la protezione dei dati personali e dei legittimi interessi delle imprese di tutelare i propri segreti aziendali, nonché misure relative all’applicazione di norme orizzontali in materia di cauzioni, controlli, verifiche, accertamenti e sanzioni adottate sulla base del regolamento (UE) n. 1306/2013, per merci non comprese nell’allegato I.

(51)

Data la loro natura speciale, le competenze di esecuzione per quanto riguarda le misure di fissazione dei prezzi rappresentativi e dei volumi limite ai fini dell’applicazione di dazi addizionali all’importazione e il livello di tali dazi conformemente al rispetto degli impegni internazionali dell’Unione, le misure che limitano le quantità per cui possono essere rilasciati certificati di perfezionamento attivo e certificati di restituzione, che rifiutano le quantità richieste rispetto a tali certificati e sospendono la presentazione delle domande per essi, le misure per gestire il processo onde garantire che i quantitativi disponibili nell’ambito del contingente tariffario non siano superati e per riassegnare i quantitativi non utilizzati del contingente tariffario, dovrebbero essere adottate senza applicazione del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio (18). Tutte le altre competenze di esecuzione dovrebbero essere esercitate in conformità del regolamento (UE) n. 182/2011.

(52)

Per l’adozione degli atti di esecuzione da adottare in conformità del regolamento (UE) n. 182/2011, si dovrebbe far ricorso alla procedura di esame perché si tratta di atti che riguardano la PAC, a norma dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera b), punto ii), di tale regolamento.

(53)

La Commissione dovrebbe adottare atti di esecuzione immediatamente applicabili qualora, in casi debitamente giustificati riguardanti provvedimenti di salvaguardia contro le importazioni di prodotti agricoli trasformati nell’Unione o di turbative effettive o potenziali del mercato dell’Unione che richiedano la sospensione dell’uso di regimi di trasformazione o di perfezionamento attivo per l’ovoalbumina e la lattoalbumina, sussistano motivi imperativi di urgenza.

(54)

Conformemente al principio di proporzionalità, è necessario ed appropriato, ai fini del raggiungimento degli obiettivi del presente regolamento, stabilire il regime di scambi applicabile ad alcune merci risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli. Il presente regolamento si limita a quanto indispensabile per raggiungere gli obiettivi perseguiti, in conformità dell’articolo 5, paragrafo 4, del trattato sull’Unione europea.

(55)

Al fine di mantenere lo status quo, il presente regolamento dovrebbe comprendere allegati contenenti quanto segue: un elenco di prodotti agricoli trasformati che sostituisce l’allegato II del regolamento (CE) n. 1216/2009; un elenco di merci non comprese nell’allegato I che sostituisce l’allegato II del regolamento (UE) n. 578/2010 (19) della Commissione nonché l’allegato XX del regolamento (CE) n. 1234/2007; un elenco di merci dei prodotti di base utilizzati per la fabbricazione di merci non comprese nell’allegato I che sostituisce l’allegato I del regolamento (UE) n. 578/2010; un elenco dei prodotti agricoli trasformati sui quali possono essere imposti dazi addizionali all’importazione che sostituisce l’allegato III del regolamento (CE) n. 1216/2009; e un elenco dei prodotti agricoli utilizzati per la fabbricazione di prodotti agricoli trasformati che sostituisce l’allegato I del regolamento (CE) n. 1216/2009.

(56)

È pertanto opportuno abrogare di conseguenza i regolamenti (CE) n. 1216/2009 e (CE) n. 614/2009.

(57)

In considerazione del fatto che prima dell’entrata in vigore del presente regolamento la necessaria coerenza è stata assicurata mediante le disposizioni transitorie di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013, articolo 230, paragrafo 1, secondo comma, punto i), il presente regolamento dovrebbe essere applicato quanto prima dopo l’adozione del pacchetto di riforma della PAC, nel pieno rispetto della certezza del diritto e delle legittime aspettative degli operatori economici,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

Il presente regolamento stabilisce il regime di scambi applicabile alle importazioni di prodotti agricoli trasformati e alle esportazioni di merci non comprese nell’allegato I e di prodotti agricoli incorporati in tali merci.

Il presente regolamento si applica anche alle importazioni di prodotti agricoli rientranti in un accordo internazionale concluso o applicato in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE e che prevede l’assimilazione di tali prodotti ai prodotti agricoli trasformati oggetto di scambi preferenziali.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

a)

«prodotti agricoli»: i prodotti di cui all’articolo 1 del regolamento (UE) n. 1308/2013;

b)

«prodotti agricoli trasformati»: si intendono i prodotti elencati nell’allegato I del presente regolamento;

c)

«merci non comprese nell’allegato I»: i prodotti non compresi nell’allegato I del TFUE ed elencati nella prima e nella seconda colonna dell’allegato II del presente regolamento;

d)

«prodotti di base»: i prodotti agricoli elencati nell’allegato III del presente regolamento;

e)

«elemento agricolo»: la parte del dazio all’importazione applicabile ai prodotti agricoli trasformati corrispondente a quelli applicabili ai prodotti agricoli elencati nell’allegato V del presente regolamento oppure, se del caso, i dazi ridotti applicabili ai prodotti agricoli originari del paese interessato, per i quantitativi di tali prodotti utilizzati o che si ritiene siano stati utilizzati;

f)

«elemento non agricolo»: la parte dell’imposta corrispondente al dazio della tariffa doganale comune, meno l’elemento agricolo definito alla lettera e);

g)

«dazi addizionali su zucchero e farina»: il dazio addizionale sullo zucchero (AD S/Z) e il dazio addizionale sulla farina (AD F/M) di cui alla parte I, sezione I, punto B.6, dell’allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 e stabiliti alla parte terza, sezione I, allegato 1, tabella 2 dell’allegato I di detto regolamento;

h)

«ad valorem»: la parte del dazio all’importazione espresso come percentuale del valore in dogana;

i)

«gruppo 1»: siero di latte in polvere, in granuli o in altre forme solide, senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti con codice da NC ex 0404 10 02 a NC ex 0404 10 16;

j)

«gruppo 2»: latte in polvere, in granuli o in altre forme solide, senza aggiunta di zuccheri o altri dolcificanti, avente tenore, in peso, di materie grasse inferiore o uguale a 1,5 %, diverso da quello in imballaggi immediati di contenuto netto inferiore o uguale a 2,5 kg con codice NC ex 0402 10 19;

k)

«gruppo 3»: latte in polvere, in granuli o in altre forme solide, senza aggiunta di zuccheri o altri dolcificanti, avente tenore, in peso, di materie grasse uguale a 26 %, diverso da quello in imballaggi immediati di contenuto netto inferiore o uguale a 2,5 kg con codice NC ex 0402 21 18;

l)

«gruppo 6»: burro avente tenore, in peso, di materie grasse uguale a 82 % con codice NC ex 0405 10.

CAPO II

IMPORTAZIONI DI PRODOTTI AGRICOLI TRASFORMATI

SEZIONE I

Disposizioni generali per le importazioni

Sottosezione I

Dazi all’importazione sui prodotti agricoli trasformati

Articolo 3

Componenti dei dazi all’importazione

1.   Per i prodotti agricoli trasformati di cui alla tabella 1 dell’allegato I, i dazi all’importazione fissati nella tariffa doganale comune sono costituiti da un elemento agricolo che non fa parte di un dazio doganale ad valorem e di un elemento non agricolo che è invece un dazio ad valorem.

2.   Per i prodotti agricoli trasformati di cui alla tabella 2 dell’allegato I, i dazi all’importazione fissati nella tariffa doganale comune sono costituiti da un dazio doganale ad valorem e da un elemento agricolo che fa parte del dazio ad valorem. Ove manchi il dazio ad valorem per i prodotti agricoli trasformati elencati nella tabella 2 dell’allegato I, l’elemento agricolo è considerato parte del dazio specifico per detti prodotti.

Articolo 4

Aliquota massima del dazio all’importazione

1.   Qualora debba essere applicata un’aliquota massima del dazio, il metodo di calcolo per determinare tale aliquota è fissato nella tariffa doganale comune ai sensi dell’articolo 31 TFUE.

2.   Se, per i prodotti agricoli trasformati di cui alla tabella 1 dell’allegato I, l’aliquota massima del dazio consiste in un dazio addizionale su zucchero e farina, il metodo di calcolo per determinare tale dazio è fissato nella tariffa doganale comune ai sensi dell’articolo 31 TFUE.

Articolo 5

Dazi addizionali all’importazione intesi a prevenire o a contrastare effetti pregiudizievoli sul mercato dell’Unione

1.   La Commissione può adottare atti di esecuzione intesi a determinare i prodotti agricoli trasformati elencati nell’allegato IV soggetti all’aliquota del dazio della tariffa doganale comune all’atto dell’importazione cui si applica un dazio addizionale. Tali atti di esecuzione possono essere adottati solo al fine di evitare o neutralizzare eventuali effetti pregiudizievoli sul mercato dell’Unione che potrebbero derivare da tali importazioni, e se:

a)

le importazioni avvengono ad un prezzo inferiore al prezzo comunicato dall’Unione all’Organizzazione mondiale del commercio («prezzo limite»); o

b)

il volume delle importazioni realizzate nel corso di un anno superi un determinato livello («volume limite»).

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   Non si applicano dazi addizionali all’importazione a norma del paragrafo 1 se le importazioni non rischiano di perturbare il mercato dell’Unione o gli effetti di tali dazi addizionali all’importazione appaiono sproporzionati rispetto all’obiettivo perseguito.

3.   Ai fini del paragrafo 1, lettera a), i prezzi all’importazione sono determinati in base ai prezzi c.i.f. all’importazione della partita considerata.

I prezzi c.i.f. all’importazione sono verificati in base ai prezzi rappresentativi del prodotto sul mercato mondiale o sul mercato di importazione del prodotto nell’Unione.

I prezzi rappresentativi sono determinati a intervalli regolari in base a dati raccolti nell’ambito del sistema di sorveglianza comunitaria istituita ai sensi dell’articolo 308 quinquies del regolamento (CEE) 2454/1993 della Commissione (20).

4.   Il volume limite è determinato in base alle opportunità di accesso al mercato, definite come importazioni in percentuale del corrispondente consumo interno dei tre anni precedenti quello in cui si riscontrano o si ritengono probabili gli effetti pregiudizievoli di cui al paragrafo 1.

5.   La Commissione può adottare atti di esecuzione contenenti le misure necessarie per l’applicazione del presente articolo, segnatamente con riguardo al termine per provare il prezzo all’importazione e alla presentazione di prove documentali. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

6.   La Commissione può adottare atti di esecuzione senza applicare la procedura di cui all’articolo 44, paragrafo 2 o paragrafo 3, per:

a)

fissare i prezzi rappresentativi e i volumi limite ai fini dell’applicazione di dazi addizionali all’importazione;

b)

fissare il livello dei dazi addizionali all’importazione secondo le norme stabilite negli accordi internazionali conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione ai sensi del TFUE.

7.   La Commissione pubblica i prezzi limite di cui al paragrafo 1, lettera a), nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Sottosezione II

Importazione di ovoalbumina e lattoalbumina

Articolo 6

Licenze di importazione per l’ovoalbumina e la lattoalbumina

1.   L’importazione per l’immissione in libera pratica di ovoalbumina e lattoalbumina può essere subordinata alla presentazione di una licenza di importazione, laddove tale licenza risulti necessaria per la gestione dei mercati interessati e, in particolare, per la sorveglianza del commercio di tali prodotti.

2.   Fatte salve le misure adottate a norma dell’articolo 14, gli Stati membri rilasciano le licenze di importazione di cui al paragrafo 1 a qualsiasi richiedente stabilito nell’Unione, a prescindere dal suo luogo di stabilimento, salvo che un atto adottato in conformità dell’articolo 43, paragrafo 2, TFUE non disponga diversamente.

3.   Le licenze di importazione di cui al paragrafo 1 sono valide in tutta l’Unione.

4.   Il rilascio delle licenze di importazione di cui al paragrafo 1 e l’immissione in libera pratica di merci coperte dalla licenza possono essere subordinati a condizioni quali l’origine e la provenienza del prodotto interessato e alla presentazione di un documento emesso da un paese terzo o da un organismo, che attesti tra l’altro l’origine, la provenienza l’autenticità e le caratteristiche qualitative dei prodotti.

Articolo 7

Cauzione in rapporto alle licenze di importazione

1.   Il rilascio delle licenze di importazione di cui all’articolo 6 può essere subordinato alla costituzione di una cauzione che garantisca che l’operatore economico importi i prodotti durante il periodo di validità della licenza.

2.   La cauzione è incamerata, integralmente o parzialmente, se i prodotti non sono importati entro tale periodo.

3.   La cauzione non è tuttavia incamerata nel caso in cui la mancata importazione dei prodotti entro il termine fissato sia stata dovuta a cause di forza maggiore o se il quantitativo che non è stato importato entro tale periodo rimanga nell’ambito del livello di tolleranza.

Articolo 8

Delega di potere

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo a:

a)

norme relative alla condizione che l’importazione di ovoalbumina e lattoalbumina per l’immissione in libera pratica sia subordinata alla presentazione di una licenza di importazione;

b)

norme relative ai diritti e agli obblighi derivati dalla licenza di importazione e i suoi effetti giuridici;

c)

i casi in cui la tolleranza si applica all’osservanza dell’obbligo di importare la quantità indicata nella licenza o in cui nella stessa deve essere indicata l’origine;

d)

norme per cui il rilascio della licenza d’importazione o l’immissione in libera pratica delle merci coperte dalla licenza sono subordinati alla presentazione di un documento emesso da un paese terzo o da un organismo, che attesti tra l’altro origine, provenienza autenticità e caratteristiche qualitative dei prodotti;

e)

norme sul trasferimento delle licenze di importazione o restrizioni alla possibilità di trasferimento;

f)

i casi in cui la presentazione di una licenza di importazione non è necessaria;

g)

norme che subordinano il rilascio di una delle licenze di importazione di cui all’articolo 6 alla costituzione di una cauzione.

Articolo 9

Competenze di esecuzione

La Commissione adotta, ove necessario, atti di esecuzione riguardanti:

a)

il formato e il contenuto della licenza di importazione;

b)

la presentazione delle domande di licenza di importazione, il rilascio e l’uso delle stesse;

c)

il periodo di validità delle licenze di importazione, l’importo della cauzione da costituire e la procedura per la sua presentazione;

d)

la prova da fornire che le prescrizioni per l’uso di tali licenze siano state rispettate;

e)

il livello della tolleranza riguardo al rispetto dell’obbligo di importare o esportare il quantitativo indicato nella licenza di importazione;

f)

il rilascio di licenze sostitutive o di duplicati;

g)

il trattamento delle licenze da parte degli Stati membri e lo scambio di informazioni necessario ai fini della gestione del regime, comprese le procedure riguardanti l’assistenza amministrativa specifica tra gli Stati membri.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

SEZIONE II

Scambi preferenziali

Sottosezione I

Riduzione dei dazi all’importazione

Articolo 10

Riduzione ed eliminazione graduale di elementi agricoli, dazi ad valorem e dazi addizionali

1.   Quando un accordo internazionale concluso o applicato in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE:

a)

prevede una riduzione o riduzioni consecutive che portano ad un graduale eliminazione dei dazi all’importazione per i prodotti agricoli trasformati e,

b)

definisce i prodotti ammissibili a tali riduzioni, i quantitativi di merci, il valore di eventuali quote cui si applica la riduzione, il metodo di calcolo di tali quantitativi o valori, oppure i fattori che determinano la riduzione dell’elemento agricolo nei dazi addizioni sullo zucchero e farine, oppure nel dazio ad valorem, l’elemento agricolo, i dazi addizionali su zucchero e farine o i dazi ad valorem possono essere soggetti alla riduzione o ad una riduzione progressiva che conduce all’eliminazione graduale quale prevista per i casi di dazi di importazione per prodotti agricoli trasformati.

Ai fini del presente articolo, l’elemento agricolo può anche comprendere l’elemento agricolo di cui al regolamento (CEE) n. 2658/87, allegato I, parte uno, sezione 1, punto B.1, e definito nella parte tre, sezione I, allegato 1, tabella 2, dell’allegato I di tale regolamento.

2.   Quando un accordo internazionale concluso o applicato in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE prevede la riduzione o l’eliminazione graduale degli elementi agricoli per quanto riguarda i prodotti elencati nella tabella 2 dell’allegato I del presente regolamento, il dazio costituito dall’elemento agricolo che fa parte del dazio ad valorem è sostituito da un elemento agricolo non ad valorem.

Articolo 11

Quantitativi effettivamente utilizzati o considerati come utilizzati

1.   Le riduzioni o eliminazioni graduali di elementi agricoli e dazi addizionali su zucchero e farina di cui all’articolo 10, paragrafo 1, sono determinate sulla base dei seguenti elementi:

a)

i quantitativi dei prodotti agricoli elencati nell’allegato V che sono stati effettivamente utilizzati o sono considerati come utilizzati nella fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati;

b)

i dazi applicabili ai prodotti agricoli di cui alla lettera a) e utilizzati per il calcolo dell’elemento agricolo ridotto e i dazi addizionali su zucchero e farina nel caso di alcuni accordi commerciali preferenziali.

2.   I prodotti agricoli da considerare utilizzati nella fabbricazione del prodotto agricolo trasformato sono scelti tra i prodotti agricoli effettivamente utilizzati per la fabbricazione del prodotto agricolo trasformato in base alla loro importanza nell’ambito del commercio internazionale e al carattere rappresentativo del livello dei loro prezzi in relazione a tutti gli altri prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione di tale prodotto agricolo trasformato.

3.   I quantitativi dei prodotti agricoli di cui all’allegato V ed effettivamente utilizzati sono convertiti in quantitativi equivalenti di specifici prodotti agricoli considerati come utilizzati.

Articolo 12

Delega di potere

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo:

a)

alla definizione dell’elenco dei prodotti agricoli elencati nell’allegato V da considerarsi come utilizzati nella fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati in base ai criteri di selezione di cui all’articolo 11, paragrafo 2;

b)

alla definizione dei quantitativi equivalenti e le norme di conversione di cui all’articolo 11, paragrafo 3;

c)

agli elementi necessari per il calcolo dell’elemento agricolo ridotto e i dazi addizionali ridotti su zucchero e farine e stabilire i metodi di tale calcolo;

d)

alle quantità trascurabili per le quali gli elementi agricoli ridotti e i dazi addizionali su zucchero e farina sono fissati a zero.

Articolo 13

Competenze di esecuzione

1.   Se del caso, la Commissione adotta atti di esecuzione che contengono misure per attuare gli accordi internazionali conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE per quanto riguarda il calcolo dei dazi all’importazione per i prodotti agricoli trasformati soggetti a riduzioni di cui all’articolo 10, paragrafi 1 e 2, del presente regolamento.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   La Commissione può, se necessario, adottare atti di esecuzione che stabiliscano:

a)

i quantitativi fissi dei prodotti agricoli di cui all’articolo 12, lettera a), che si ritiene siano stati utilizzati per la fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati;

b)

i quantitativi di prodotti agricoli di cui all’articolo 12, lettera a), che si ritiene siano stati utilizzati nella fabbricazione dei prodotti agricoli trasformati, per ogni possibile composizione di tali prodotti agricoli trasformati per i quali non possono essere definite quantità fisse di prodotti agricoli specifici a norma della lettera a) del presente comma;

c)

i requisiti documentali.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

3.   La Commissione può adottare atti di esecuzione senza applicare la procedura di cui all’articolo 44, paragrafo 2 o 3, che fissino, in conformità delle norme stabilite in un accordo internazionale concluso o applicato in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE e delle norme adottate ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo, il livello del dazio applicato all’importazione.

Sottosezione II

Contingenti tariffari e trattamento speciale delle importazioni da parte di paesi terzi

Articolo 14

Apertura e gestione dei contingenti tariffari

1.   I contingenti tariffari per le importazioni di prodotti agricoli trasformati e di prodotti agricoli di cui all’articolo 1, secondo comma, per la loro immissione in libera pratica nell’Unione derivanti da accordi internazionali, accordi conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE, sono aperti e gestiti dalla Commissione in conformità degli articoli 15 e 16.

2.   I contingenti tariffari di cui al paragrafo 1 sono gestiti in modo da evitare discriminazioni tra gli operatori e da tenere nel giusto conto il fabbisogno di approvvigionamento del mercato dell’Unione e la necessità di salvaguardarne l’equilibrio.

3.   I contingenti tariffari di cui al paragrafo 1 sono gestiti applicando uno dei metodi seguenti o un altro metodo appropriato o una loro combinazione:

a)

un metodo di ripartizione basato sull’ordine cronologico di presentazione delle domande (secondo il principio «primo arrivato, primo servito»);

b)

un metodo di ripartizione dei contingenti in proporzione ai quantitativi richiesti nelle domande («metodo dell’esame simultaneo»);

c)

un metodo di ripartizione basato sui flussi commerciali tradizionali (metodo detto degli operatori «tradizionali/nuovi arrivati»).

Articolo 15

Delega di potere

1.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo:

a)

alle condizioni e i requisiti di ammissibilità che un operatore è tenuto a soddisfare o possedere per presentare una domanda di accesso al contingente tariffario stabilito in un accordo internazionale a norma dell’articolo 14, paragrafo 1;

b)

alle norme concernenti il trasferimento di diritti tra operatori e, all’occorrenza, le limitazioni a tale trasferimento nell’ambito della gestione del contingente tariffario stabilito in un accordo internazionale di cui all’articolo 14, paragrafo 1;

c)

alle disposizioni che subordinano la partecipazione al contingente tariffario stabilito in un accordo internazionale di cui all’articolo 14, paragrafo 1, alla presentazione di licenze di importazione e alla costituzione di una cauzione;

d)

alle specifiche caratteristiche, ai requisiti o alle limitazioni applicabili per il contingente tariffario stabilito nell’accordo internazionale di cui all’articolo 14, paragrafo 1.

2.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 intesi a obbligare le autorità competenti degli Stati membri al rilascio, su richiesta e previ adeguati controlli, di un documento che attesti che sono state soddisfatte le condizioni per prodotti che, ove esportati e in caso di rispetto di determinate condizioni, possono beneficiare di un regime speciale di importazione in un paese terzo.

Articolo 16

Competenze di esecuzione

1.   La Commissione adotta atti di esecuzione che stabiliscono:

a)

i contingenti tariffari annui, all’occorrenza adeguatamente scaglionati nel corso dell’anno, e il metodo di gestione da applicare;

b)

le procedure per l’applicazione delle disposizioni specifiche previste dall’accordo o atto giuridico che adotta il regime di importazione o di esportazione, riguardanti in particolare:

i)

le garanzie circa la natura, la provenienza e l’origine del prodotto;

ii)

il riconoscimento del documento che consente di verificare le garanzie di cui al punto i);

iii)

la presentazione di un documento emesso dal paese esportatore;

iv)

la destinazione e l’uso dei prodotti;

c)

il periodo di validità delle licenze di importazione da presentare in conformità dell’articolo 15, paragrafo 1, lettera c);

d)

le procedure specifiche per costituire la cauzione in conformità dell’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), e il suo importo;

e)

l’impiego delle licenze di importazione da presentare in conformità dell’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), nonché, se del caso, misure specifiche riguardanti in particolare le condizioni in cui sono presentate le domande di importazione e l’autorizzazione è concessa nell’ambito del contingente tariffario;

f)

i requisiti documentali;

g)

le misure necessarie riguardanti il contenuto, la forma, il rilascio e l’uso del documento di cui all’articolo 15, paragrafo 2.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   La Commissione adotta atti di esecuzione senza applicare la procedura di cui all’articolo 44, paragrafo 2 o 3, per:

a)

gestire le procedure intese a garantire che i quantitativi disponibili nell’ambito del contingente tariffario non siano superati, in particolare fissando un coefficiente di attribuzione a ciascuna domanda quando i quantitativi disponibili sono raggiunti, respingendo domande pendenti e, all’occorrenza, sospendendo la presentazione delle domande;

b)

riassegnare i quantitativi non utilizzati del contingente tariffario.

SEZIONE III

Misure di salvaguardia

Articolo 17

Misure di salvaguardia

1.   La Commissione adotta, fatto salvo il paragrafo 3 del presente articolo, atti di esecuzione che contengono misure di salvaguardia contro le importazioni di prodotti agricoli trasformati nell’Unione. Al fine di assicurare l’uniformità della politica commerciale comune, tali atti di esecuzione sono coerenti con i regolamenti (CE) n. 260/2009 e (CE) n. 625/2009.Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   Salvo disposizione contraria contenuta in un qualsiasi altro atto giuridico del Parlamento europeo e del Consiglio e qualsiasi altro atto giuridico del Consiglio, la Commissione adotta, fatto salvo il paragrafo 3 del presente articolo, atti di esecuzione che contengono misure di salvaguardia contro le importazioni di prodotti agricoli trasformati nell’Unione di cui agli accordi internazionali conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE. Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

3.   La Commissione può adottare le misure di cui ai paragrafi 1 e 2 su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa.

Ove la Commissione riceva una richiesta da uno Stato membro per l’adozione degli atti di esecuzione di cui ai paragrafi 1 e 2, o entrambi, essa adotta atti di esecuzione che contengono la propria decisione entro cinque giorni lavorativi dalla data di ricezione della domanda. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

4.   In casi debitamente giustificati da ragioni imperative di urgenza riguardanti le misure di salvaguardia di cui ai paragrafi 1 e 2, la Commissione adotta atti di esecuzione immediatamente applicabili conformemente alla procedura di cui all’articolo 44, paragrafo 3.

5.   Se la Commissione intende revocare o modificare le misure di salvaguardia adottate a norma dei paragrafi 3 e 4, essa adotta atti di esecuzione per agire in tal senso. Tali atti di esecuzione sono adottati a norma dell’articolo 44, paragrafo 2, eccetto laddove vi siano ragioni imperative di urgenza, nel cui caso tali atti di esecuzione sono adottati a norma dell’articolo 44, paragrafo 3.

SEZIONE IV

Perfezionamento attivo

Sottosezione I

Perfezionamento attivo di prodotti agricoli senza esame delle condizioni economiche

Articolo 18

Perfezionamento attivo di prodotti agricoli senza esame delle condizioni economiche

1.   In caso di merci non comprese nell’allegato I ottenute da prodotti agricoli elencati all’allegato III del presente regolamento in regime di perfezionamento attivo, le condizioni economiche, di cui all’articolo 117, lettera c), del regolamento (CEE) n. 2913/92 si considerino rispettate su presentazione di un certificato di perfezionamento attivo per tali prodotti agricoli.

2.   I certificati di perfezionamento attivo devono essere rilasciati per i prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione delle merci non comprese nell’allegato I entro i limiti dei quantitativi determinati dalla Commissione.

Tali quantitativi sono determinati su una valutazione comparata, da un lato, dei limiti di bilancio obbligatori per le restituzioni all’esportazione delle merci non comprese nell’allegato I e, dall’altro lato, sul fabbisogno di spesa previsto per le restituzioni all’esportazione per tali merci, e tenendo conto in particolare dei seguenti elementi:

a)

volume stimato delle esportazioni di merci non comprese nell’allegato I;

b)

all’occorrenza, situazione dei relativi prodotti di base sul mercato dell’Unione e su quello mondiale;

c)

fattori economici e normativi.

I quantitativi sono riesaminati regolarmente alla luce dell’evoluzione dei fattori economici e normativi.

3.   Gli Stati membri rilasciano i certificati di perfezionamento attivo di cui al paragrafo 1 a qualsiasi richiedente stabilito nell’Unione, a prescindere dal suo luogo di stabilimento.

I certificati di perfezionamento attivo sono validi in tutta l’Unione.

Articolo 19

Delega di potere

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo:

a)

a un elenco dei prodotti agricoli utilizzati nella fabbricazione di merci non comprese nell’allegato I per i quali possono essere rilasciati certificati di perfezionamento attivo;

b)

ai diritti derivanti dal certificato di perfezionamento attivo e i suoi effetti giuridici;

c)

al trasferimento di diritti derivati da certificati di perfezionamento attivo tra operatori;

d)

alle norme necessarie ai fini dell’affidabilità e dell’efficienza del regime dei certificati di perfezionamento attivo in relazione all’autenticità del certificato, al relativo trasferimento o a restrizioni al suo trasferimento.

Articolo 20

Competenze di esecuzione

1.   La Commissione adotta, ove necessario, atti di esecuzione riguardanti:

a)

la definizione, ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 2, della quantità di prodotti agricoli per i quali possono essere rilasciati certificati di perfezionamento attivo;

b)

il formato e il contenuto delle domande di certificati di perfezionamento attivo;

c)

il formato, il contenuto e il periodo di validità dei certificati di perfezionamento attivo;

d)

i documenti necessari e la procedura per la presentazione delle domande e il rilascio dei certificati di perfezionamento attivo;

e)

la gestione dei certificati di perfezionamento attivo da parte degli Stati membri;

f)

le procedure riguardanti l’assistenza amministrativa tra Stati membri.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   In caso di richieste relative a quantitativi che eccedono i limiti stabiliti a norma del paragrafo 1, lettera a), la Commissione può adottare atti di esecuzione senza applicare la procedura di cui all’articolo 44, paragrafi 2 o 3, intesi a limitare i quantitativi per i quali possono essere rilasciati certificati di perfezionamento attivo, respingere i quantitativi richiesti relativamente ai certificati di perfezionamento attivo e sospendere la presentazione delle domande per il prodotto interessato.

Sottosezione II

Sospensione del regime di perfezionamento attivo

Articolo 21

Sospensione del regime di perfezionamento attivo per l’ovoalbumina e la lattoalbumina

1.   Qualora il mercato dell’Unione subisca o rischi di subire perturbazioni a motivo del regime di perfezionamento attivo, la Commissione può adottare atti di esecuzione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa, intesi a sospendere totalmente o parzialmente il ricorso a detto regime per l’ovoalbumina e la lattoalbumina. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

Ove riceva una richiesta da uno Stato membro per l’adozione di atti di esecuzione di cui al prima comma, la Commissione adotta atti di esecuzione contenenti la propria decisione, entro cinque giorni lavorativi dalla data di ricezione della richiesta. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   In casi debitamente giustificati da ragioni imperative di urgenza la Commissione adotta atti di esecuzione immediatamente applicabili in materia di sospensione a norma del paragrafo 1 secondo la procedura di cui all’articolo 44, paragrafo 3.

CAPO III

ESPORTAZIONI

SEZIONE I

Restituzioni all’esportazione

Articolo 22

Merci e prodotti sovvenzionabili

1.   Quando sono esportate merci non comprese nell’allegato I, i prodotti agricoli di cui ai punti i), ii), iii), v) e vii), dell’articolo 196, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1308/2013 che sono stati utilizzati per la fabbricazione di tali merci possono beneficiare di restituzioni all’esportazione ai sensi dell’articolo 196 di tale regolamento, come disposto all’allegato II del presente regolamento e si applica l’articolo 196, paragrafo 1, lettera b), e paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1308/2013.

2.   Le restituzioni all’esportazione di cui al paragrafo 1 non possono essere concesse nei seguenti casi:

a)

merci importate non comprese nell’allegato I considerate in libera pratica a termini dell’articolo 29 TFUE e successivamente riesportate;

b)

merci importate non comprese nell’allegato I considerate in libera pratica a termini dell’articolo 29 TFUE e successivamente riesportate dopo trasformazione o incorporate in altre merci non comprese nell’allegato I;

c)

importazioni di cereali, riso, latte e prodotti lattiero-caseari e uova considerate in libera pratica ai sensi dell’articolo 29 TFUE ed esportate dopo trasformazione o incorporate in merci non comprese nell’allegato I.

Articolo 23

Determinazione delle restituzioni all’esportazione

1.   Le restituzioni all’esportazione di cui all’ articolo 22 sono determinate dalle autorità competenti degli Stati membri in base alla composizione delle merci esportate e i tassi di tali restituzioni fissati per ciascuno dei prodotti di base di cui sono composte le merci esportate.

2.   Per la determinazione delle restituzioni all’esportazione i prodotti di cui ai punti i), ii), iii), v) e vii), dell’articolo 196, paragrafo 1, lettera a) del regolamento (UE) n. 1308/2013 non elencati nell’allegato III del presente regolamento sono assimilati ai prodotti di base o ai prodotti derivati dalla lavorazione di prodotti di base.

Articolo 24

Tassi delle restituzioni all’esportazione

1.   Le norme orizzontali valide per le restituzioni all’esportazione dei prodotti agricoli di cui all’articolo 199, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1308/2013, si applicano alle merci non comprese nell’allegato I.

2.   Al fine di fissare i tassi delle restituzioni all’esportazione per i prodotti di base si adottano misure conformemente all’articolo 198 del regolamento (UE) n. 1308/2013 e all’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1370/2013.

3.   Per il calcolo delle restituzioni all’esportazione, si convertono in prodotti di base i prodotti agricoli di cui ai punti i), ii), iii), v) e vii), dell’articolo 196, paragrafo 1, lettera a) del regolamento (UE) n. 1308/2013 non elencati nell’allegato III del presente regolamento ottenuti da prodotti di base o a essi assimilati o dai prodotti derivati dalla lavorazione di prodotto di base in conformità dell’articolo 23, paragrafo 2.

Articolo 25

Certificati riguardanti le esportazioni di determinate merci non comprese nell’allegato I verso destinazioni specifiche

Laddove lo richieda un accordo internazionale concluso o applicato in via provvisoria dall’Unione a norma del TFUE, le autorità competenti dello Stato membro interessato rilasciano, su richiesta della parte interessata, un certificato nel quale si attesta che le restituzioni all’esportazione sono state pagate riguardo a una data merce non compresa nell’allegato I esportata verso destinazioni specifiche.

Articolo 26

Delega di potere

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo:

a)

a norme sulle caratteristiche delle merci non comprese nell’allegato I da esportare e dei prodotti agricoli utilizzati per la loro fabbricazione;

b)

a norme per la determinazione delle restituzioni all’esportazione per i prodotti esportati previa trasformazione in merci non comprese nell’allegato I;

c)

a norme sulla prova da fornire della composizione delle merci non comprese nell’allegato I esportate;

d)

a norme che richiedono una dichiarazione dell’uso di determinati prodotti agricoli importati;

e)

a norme sull’assimilazione ai prodotti di base di prodotti agricoli di cui ai punti i), ii), iii), v) e vii) dell’articolo 196, paragrafo 1, lettera a) del regolamento (UE) n. 1308/2013 non elencati nell’allegato III del presente regolamento e sulla determinazione del quantitativo di riferimento di ogni prodotto di base;

f)

all’applicazione delle regole orizzontali sulle restituzioni all’esportazione per i prodotti agricoli di cui all’articolo 202, del regolamento (UE) n. 1308/2013 alle merci non comprese nell’allegato I.

Articolo 27

Competenze di esecuzione

La Commissione adotta, laddove necessario, atti di esecuzione riguardanti:

a)

l’applicazione dei tassi di restituzione qualora le caratteristiche delle componenti dei prodotti di cui alla lettera c) del presente articolo e delle merci non comprese nell’allegato I debbano essere prese in considerazione ai fini del calcolo delle restituzioni all’esportazione;

b)

il calcolo delle restituzioni all’esportazione per:

i)

i prodotti di base;

ii)

i prodotti derivati dalla trasformazione di prodotti di base;

iii)

i prodotti assimilati ai prodotti di cui al punto i) o ii);

c)

l’assimilazione ai prodotti di base dei prodotti alla lettera b), punti ii) e iii), elencati ai punti i), ii), iii), v) e vii) dell’articolo 196, paragrafo 1, lettera a) del regolamento (UE) n. 1308/2013 e che non sono elencati nell’allegato III del presente regolamento;

d)

la determinazione per ogni prodotto di base del quantitativo di riferimento, che serve come base per determinare le restituzioni all’esportazione sulla base della quantità di prodotto effettivamente impiegata nella fabbricazione delle merci esportate o su base forfettaria, come specificato nell’allegato II;

e)

la domanda, il rilascio e la gestione dei certificati di cui all’articolo 25;

f)

il trattamento da riservare alla scomparsa di prodotti e alle perdite quantitative durante il processo di produzione e il trattamento dei sottoprodotti;

g)

le procedure per dichiarare la prova da fornire della composizione delle merci non comprese nell’allegato I esportate necessarie all’attuazione del regime delle restituzioni all’esportazione;

h)

la prova semplificata da fornire per l’ arrivo a destinazione nel caso di restituzioni differenziate a seconda della destinazione;

i)

l’applicazione alle restituzioni all’esportazione per merci non comprese nell’allegato I delle disposizioni orizzontali sulle restituzioni all’esportazione per i prodotti agricoli di cui all’articolo 203, del regolamento (UE) n. 1308/2013.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

SEZIONE II

Certificati di restituzione

Articolo 28

Certificati di restituzione

1.   Le restituzioni all’esportazione di prodotti agricoli incorporati in merci non comprese nell’allegato I sono concesse in seguito alla presentazione di una domanda per tali restituzioni e di un certificato di restituzione valido al momento dell’esportazione.

I piccoli esportatori, inclusi i detentori di certificati di restituzione, che presentano domanda per importi limitati di restituzione dell’esportazione che sono troppo esigui per essere coperti da certificati di restituzione e che non mettono a rischio il rispetto dei vincoli di bilancio sono esentati dal presentare un certificato di restituzione. La somma di tali esenzioni non supera un importo complessivo stanziato per i piccoli esportatori.

2.   Gli Stati membri rilasciano un certificato di restituzione a qualsiasi richiedente stabilito nell’Unione, a prescindere dal suo luogo di stabilimento. I certificati di restituzione sono validi in tutto il territorio dell’Unione.

Articolo 29

Tassi di restituzioni applicabili

1.   Il tasso della restituzione è quello che si applica il giorno in cui la dichiarazione di esportazione delle merci non comprese nell’allegato I è accettata dall’autorità doganale, a meno che una domanda di fissazione anticipata del tasso di restituzione sia in conformità del paragrafo 2.

2.   La domanda di fissazione anticipata del tasso di restituzione può essere presentata al momento della presentazione della domanda di certificato di restituzione, il giorno in cui tale certificato è concesso o in qualsiasi momento dopo tale data, ma deve essere presentata prima della fine del periodo di validità del certificato.

3.   Il tasso è fissato in anticipo al valore applicabile il giorno della presentazione della domanda di fissazione anticipata. I tassi di restituzione, che sono stati fissati anticipatamente si applicano a partire da tale giorno a tutti i tassi di restituzione coperti dal certificato di restituzione.

4.   Le restituzioni all’esportazione per merci non comprese nell’allegato I sono concesse in base:

a)

ai tassi di restituzione da applicare in conformità del paragrafo 1 per i prodotti di base incorporati nelle merci non comprese nell’allegato I, se i tassi di restituzione non sono stati fissati in anticipo; o

b)

ai tassi di restituzione, fissati anticipatamente in conformità del paragrafo 3 per i prodotti di base incorporati in tali merci.

Articolo 30

Cauzione relativa alle licenze di importazione

1.   Il rilascio dei certificati di restituzione è subordinato alla costituzione di una cauzione che garantisca che l’operatore economico presenterà una domanda di restituzioni all’esportazione alle autorità competenti dello Stato membro interessato per quanto riguarda l’esportazione delle merci non comprese nell’allegato I effettuata entro il periodo di validità del certificato di restituzione.

2.   La cauzione è incamerata, integralmente o parzialmente, se la restituzione all’esportazione non è stata richiesta o se è stata richiesta solo in parte per le esportazioni effettuate durante il periodo di validità del certificato di restituzione.

In deroga al primo comma, la cauzione non è tuttavia incamerata:

a)

se a causa di forza maggiore le merci non sono state esportate, o sono state esportate solo in parte, o la restituzione all’esportazione non è stata richiesta o è stata richiesta solo in parte;

b)

se gli importi della restituzione non richiesti rimangono nell’ambito del margine di tolleranza.

Articolo 31

Delega di potere

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo a:

a)

norme concernenti i diritti e gli obblighi derivanti dal certificato di restituzione, compresa la garanzia, soggetta ad adempimento di tutte le condizioni, che le restituzioni all’esportazione saranno pagate e all’obbligo di fare domanda di restituzione all’esportazione per i prodotti agricoli esportati previa trasformazione in merci non comprese nell’allegato I;

b)

norme sul trasferimento del certificato di restituzione oppure restrizioni alla possibilità di tale trasferimento;

c)

i casi e le situazioni in cui non è richiesta la presentazione di un certificato di restituzione a norma dell’articolo 28, paragrafo 1, tenendo conto della finalità dell’operazione, dei relativi importi e dell’importo complessivo che può essere concesso ai piccoli esportatori;

d)

i casi e le situazioni in cui, in deroga all’articolo 30, non è richiesta la costituzione di una cauzione;

e)

norme sul livello di tolleranza di cui all’articolo 30, paragrafo 2, secondo comma, lettera b), tenendo conto della necessità di rispettare i vincoli di bilancio;

Articolo 32

Competenze di esecuzione

1.   La Commissione, ove necessario, adotta atti di esecuzione riguardanti:

a)

la presentazione, il formato e il contenuto della domanda del certificato di restituzione;

b)

il formato, il contenuto e il periodo di validità dei certificati di restituzione;

c)

la procedura per la presentazione delle domande, nonché la procedura per il rilascio dei certificati di restituzione e per il loro uso;

d)

le procedure per costituire la cauzione e l’ammontare di quest’ultima;

e)

il livello di tolleranza di cui all’articolo 31, paragrafo 2, secondo comma, lettera b), tenendo conto della necessità di rispettare i vincoli di bilancio;

f)

i mezzi di prova che gli obblighi derivanti dai certificati di restituzione sono stati rispettati;

g)

il trattamento dei certificati di restituzione da parte degli Stati membri e lo scambio di informazioni necessario ai fini della gestione del regime, comprese le procedure riguardanti l’assistenza amministrativa specifica tra gli Stati membri;

h)

la fissazione dell’importo complessivo stanziato per i piccoli esportatori e la soglia individuale di esenzione dalla presentazione dei certificati di restituzione a norma dell’articolo 28, paragrafo 1, secondo comma;

i)

il rilascio di certificati sostitutivi di restituzione e di copie degli stessi.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

2.   In caso di richieste relative a quantitativi che eccedono quelli disponibili fissati sulla base degli impegni derivanti da accordi internazionali conclusi a norma del TFUE, la Commissione può, mediante atti di esecuzione adottati senza applicare la procedura di cui all’articolo 44, paragrafi 2 e 3, limitare gli importi per i quali possono essere rilasciati certificati di restituzione, respingere gli importi richiesti relativamente ai certificati di restituzione e sospendere la presentazione delle domande.

SEZIONE III

Altre misure relative alle esportazioni

Articolo 33

Altre misure relative alle esportazioni

1.   Qualora a norma del regolamento (UE) n. 1308/2013 siano adottate misure relative all’esportazione di un prodotto agricolo compreso nell’allegato III aventi forma di tasse o di oneri, e le esportazioni di merci non comprese nell’allegato I ad elevato contenuto di prodotto agricolo siano verosimilmente di ostacolo al conseguimento dello scopo di tali misure, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati in conformità dell’articolo 42 del presente regolamento che dispone normative equivalenti riguardo a tali merci non comprese nell’allegato I, a condizione che tali atti delegati rispettino ogni obbligo derivante da accordi internazionali conclusi a norma del TFUE. Tali atti delegati sono adottati solo se altre misure disponibili nel regolamento (UE) n. 1308/2013 appaiano insufficienti.

Qualora, nei casi di cui al primo comma, lo richiedano ragioni imperative di urgenza, agli atti delegati adottati a norma del presente paragrafo si applica la procedura di cui all’articolo 43.

Tali ragioni imperative di urgenza possono comprendere la necessità di adottare un’azione immediata per far fronte o evitare turbative del mercato, quando le minacce di turbativa del mercato si manifestano con tale rapidità o in modo talmente inaspettato che è necessaria un’azione immediata per affrontare efficacemente ed effettivamente la situazione o quando l’azione eviterebbe che tali minacce di turbativa del mercato si concretizzino, persistano o si trasformino in una turbativa più grave e prolungata, ovvero quando il ritardo dell’azione immediata minaccerebbe di provocare o di aggravare la turbativa ovvero amplierebbe la portata delle misure successivamente necessarie per far fronte alla minaccia o alla turbativa o nuocerebbe alla produzione o alle condizioni del mercato.

2.   La Commissione adotta, ove necessario, atti di esecuzione che fissano le procedure e i criteri tecnici necessari per l’applicazione del paragrafo 1.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

CAPO IV

MISURE APPLICABILI SIA ALLE IMPORTAZIONI CHE ALLE ESPORTAZIONI

Articolo 34

Compensazione diretta negli scambi preferenziali

1.   Quando un accordo internazionale concluso o applicato provvisoriamente dall’Unione a norma del TFUE lo prevede, il dazio applicabile all’importazione di prodotti agricoli può essere sostituito da un importo stabilito in base allo scarto tra i prezzi agricoli praticati nell’Unione e quelli praticati nel paese o nella regione interessati, oppure da una compensazione nei confronti di un prezzo stabilito congiuntamente per il paese o la regione in questione.

In tal caso, gli importi da pagare sulle esportazioni nella regione o nel paese interessati sono determinati congiuntamente e sulla stessa base dell’elemento agricolo del dazio all’importazione, alle condizioni stabilite nell’accordo.

2.   La Commissione adotta, ove necessario, atti di esecuzione al fine di:

a)

fissare il dazio applicabile di cui al paragrafo 1 e i relativi importi da pagare sulle esportazioni in paesi o regioni interessati;

b)

garantire che i prodotti agricoli trasformati dichiarati all’esportazione sotto un regime preferenziale non siano di fatto esportati sotto un regime non preferenziale o viceversa.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

Articolo 35

Metodi di analisi

1.   Ai fini dell’applicazione del regime degli scambi a norma del presente regolamento, ove lo esigano i prodotti agricoli trasformati o le merci non comprese nell’allegato I, le caratteristiche e la composizione di detti prodotti e delle merci sono determinati mediante analisi dei loro elementi costituenti.

2.   La Commissione adotta, ove necessario, atti di esecuzione riguardanti i prodotti e le merci di cui al paragrafo 1, per quanto riguarda:

a)

i metodi di analisi qualitativa e quantitativa;

b)

le disposizioni tecniche necessarie per identificarli;

c)

le procedure per la relativa classificazione ai diversi codici NC.

Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

Articolo 36

Adeguamento del presente regolamento

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati in conformità dell’articolo 42 al fine di:

a)

adattare gli allegati da I a V, compresa la soppressione di prodotti agricoli trasformati e di merci non comprese nell’allegato I e l’inclusione di nuovi prodotti agricoli trasformati e merci non comprese nell’allegato I, agli accordi internazionali conclusi o applicati in via provvisoria dall’Unione ai sensi del TFUE;

b)

adattare l’articolo 2, lettere da i) a l), l’articolo 25 e gli allegati da I a V alle modifiche dell’allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87.

Articolo 37

Scambio di informazioni

1.   Qualora ciò sia necessario per l’attuazione del presente regolamento gli Stati membri trasmettono, su richiesta, alla Commissione le seguenti informazioni:

a)

importazioni di prodotti agricoli trasformati;

b)

esportazioni di merci non comprese nell’allegato I;

c)

domande, rilascio e uso dei certificati di perfezionamento attivo per i prodotti agricoli di cui all’articolo 18;

d)

domande, rilascio e uso dei certificati di restituzione di cui all’articolo 28, paragrafo 1;

e)

pagamenti e rimborsi delle restituzioni all’esportazione per le merci non comprese nell’allegato I di cui all’articolo 22, paragrafo 1;

f)

misure amministrative d’esecuzione;

g)

altri dati pertinenti.

Se le restituzioni all’esportazione sono richieste in uno Stato membro diverso da quello in cui sono state prodotte le merci non comprese nell’allegato I, a tale secondo Stato si comunicano, su sua richiesta, le informazioni sulla produzione e la composizione di tali merci di cui alla lettera e).

2.   La Commissione può inoltrare a tutti gli Stati membri le informazioni trasmesse conformemente al paragrafo 1, lettere da a) a g).

3.   Per garantire l’integrità dei sistemi di informazione e l’autenticità e leggibilità dei documenti e dei dati associati trasmessi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati in conformità dell’articolo 42 al fine di definire:

a)

la natura e la tipologia delle informazioni che devono essere notificati conformemente al paragrafo 1;

b)

le categorie di dati da trattare, i periodi massimi di conservazione e la finalità del trattamento, in particolare in caso di pubblicazione di tali dati e di trasferimento a paesi terzi;

c)

i diritti di accesso alle informazioni o ai sistemi di informazione messi a disposizione, nel dovuto rispetto del segreto professionale e della riservatezza;

d)

le condizioni secondo le quali le informazioni devono essere pubblicate.

4.   La Commissione può adottare gli atti di esecuzione necessari per l’applicazione del presente articolo, riguardanti:

a)

i metodi di comunicazione delle informazioni;

b)

i dettagli sulle informazioni da comunicare;

c)

le modalità relative alla gestione delle informazioni da comunicare e al contenuto, alla forma, alla periodicità, alla frequenza e alle scadenze delle comunicazioni;

d)

le modalità relative alla trasmissione o alla messa a disposizione delle informazioni e dei documenti agli Stati membri, al Parlamento europeo, al Consiglio, alle organizzazioni internazionali, alle autorità competenti dei paesi terzi o al pubblico, garantendo la protezione dei dati personali e del legittimo interesse delle imprese alla tutela dei segreti aziendali.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

Articolo 38

Trattamento e protezione dei dati personali

1.   Gli Stati membri e la Commissione raccolgono dati personali ai fini di cui all’articolo 37, paragrafo 1, e li trattano in modo da non andare oltre tali finalità.

2.   Laddove i dati personali sono trattati a fini di cui all’articolo 37, paragrafo 1, essi devono essere resi anonimi e trattati unicamente in forma aggregata.

3.   I dati personali sono trattati conformemente alle norme di cui alla direttiva 95/46/CE e al regolamento (CE) n. 45/2001. In particolare, tali dati non sono conservati in modo da consentire l’identificazione degli interessati per un arco di tempo superiore a quello necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati, tenendo conto dei periodi minimi di conservazione stabiliti dalla normativa unionale e nazionale applicabile.

4.   Gli Stati membri informano gli interessati della possibilità che i loro dati personali siano trattati da organismi nazionali o dell’Unione conformemente al paragrafo 1 e che a tale riguardo essi godono dei diritti sanciti dalle normative in materia di protezione dei dati, ossia la direttiva 95/46/CE ed il regolamento (CE) n. 45/2001.

Articolo 39

Importi trascurabili

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42, riguardo alle soglie al di sotto delle quali gli Stati membri possono non applicare gli importi da riscuotere o concedere a norma degli articoli 3, 5, 10, 22 e 34. La soglia è fissata a un livello al di sotto del quale i costi amministrativi dell’applicazione degli importi sarebbero sproporzionati rispetto all’importo riscosso o concesso.

Articolo 40

Cauzioni, controlli, verifiche, accertamenti e sanzioni

1.   Ove pertinenti, le norme concernenti cauzioni, controlli, verifiche, accertamenti e sanzioni e l’uso dell’euro di cui agli articoli da 58 a 66, da 79 a 88 e da 105 a 108 del regolamento (UE) n. 1306/2013, nonché gli atti giuridici adottati su detta base si applicano per analogia ai contingenti tariffari per prodotti agricoli trasformati, alle restituzioni all’esportazione e ai certificati di restituzione per merci non comprese nell’allegato I.

2.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 42 riguardo alle norme per adeguare, ove necessario, le disposizioni adottate sulla base degli articoli di cui al paragrafo 1 ai fini del presente regolamento.

3.   La Commissione adotta, ove necessario, atti di esecuzione riguardanti l’applicazione delle disposizioni adottate sulla base degli articoli di cui al paragrafo 1 ai fini del presente regolamento. Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d’esame di cui all’articolo 44, paragrafo 2.

Articolo 41

Obblighi internazionali e normative applicabili

Al momento di adottare atti delegati e atti di esecuzione la Commissione tiene conto degli obblighi internazionali dell’Unione e delle normative unionali applicabili in ambito sociale, ambientale e del benessere animale, nonché dell’esigenza di monitorare l’evoluzione degli scambi e gli sviluppi sui mercati, dell’esigenza di una corretta gestione del mercato e dell’esigenza di ridurre gli oneri amministrativi.

CAPO V

DELEGA DI POTERE E PROCEDURA DI COMITATO

Articolo 42

Esercizio della delega

1.   Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.   Il potere di adottare gli atti delegati di cui agli articoli 8, 12, 15, 19, 26, 31, all’articolo 33, paragrafo 2, all’articolo 36, all’articolo 37, paragrafo 3, all’articolo 39 e all’articolo 40, paragrafo 2, è conferito alla Commissione per un periodo di sette anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di sette anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.

3.   La delega di potere di cui agli articoli 8, 12, 15, 19, 26, 31, all’articolo 33, paragrafo 1, all’articolo 36, all’articolo 37, paragrafo 3, all’articolo 39 e all’articolo 40, paragrafo 2, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.   Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.   L’atto delegato adottato ai sensi degli articoli 8, 12, 15, 19, 26, 31, dell’articolo 33, paragrafo 1, dell’articolo 36, dell’articolo 37, paragrafo 3, dell’articolo 39 e dell’articolo 40, paragrafo 2, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 43

Procedura d’urgenza

1.   Gli atti delegati adottati ai sensi del presente articolo entrano in vigore immediatamente e si applicano finché non siano state sollevate obiezioni conformemente al paragrafo 2. La notifica di un atto delegato al Parlamento europeo e al Consiglio illustra i motivi del ricorso alla procedura d’urgenza.

2.   Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato adottato a norma del presente articolo secondo la procedura di cui all’articolo 42, paragrafo 5. In tal caso la Commissione abroga l’atto immediatamente a seguito della notifica della decisione con la quale il Parlamento europeo o il Consiglio hanno sollevato obiezioni.

Articolo 44

Procedura di comitato

1.   Ai fini dell’articolo 13, dell’articolo 17, paragrafi 1, 2, 4 e 5, dell’articolo 20, paragrafo 1, dell’articolo 27, dell’articolo 32, paragrafo 1, dell’articolo 33, paragrafo 2, dell’articolo 34, paragrafo 2, e dell’articolo 37, paragrafo 4, per quanto riguarda i prodotti agricoli trasformati e le merci diverse da ovoalbumina e lattoalbumina, ai fini dell’applicazione dell’articolo 5, paragrafi 1 e 5, e dell’articolo 16, paragrafo 1, e, per quanto riguarda le licenze d’importazione e i contingenti tariffari per i prodotti agricoli trasformati diversi da ovoalbumina e lattoalbumina e per quanto riguarda le restituzioni all’esportazione e i certificati di restituzione per le merci non comprese nell’allegato I, di cui all’articolo 40, paragrafo 3, la Commissione è assistita da un comitato denominato Comitato di gestione dei problemi orizzontali relativi agli scambi di prodotti agricoli trasformati non elencati nell’allegato I. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

Ai fini dell’articolo 9, paragrafo 1, e dell’articolo 21, paragrafi 1 e 2, per quanto riguarda l’ovoalbumina e la lattoalbumina, ai fini dell’applicazione dell’articolo 5, paragrafi 1 e 5, e dell’articolo 16, paragrafo 1, e, per quanto riguarda le licenze d’importazione e i contingenti tariffari per ovoalbumina e lattoalbumina, di cui all’articolo 40, paragrafo 3, la Commissione è assistita dal Comitato per l’organizzazione comune dei mercati agricoli istituito dall’articolo 229, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1308/2013. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

Ai fini dell’articolo 35, paragrafo 2, la Commissione è assistita dal Comitato del codice doganale, istituito dall’articolo 248 bis del regolamento (CEE) n. 2913/92. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

3.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 8 del regolamento (UE) n. 182/2011, in combinato disposto con il suo articolo 5.

4.   Laddove il parere del comitato debba essere ottenuto con procedura scritta, detta procedura si conclude senza esito quando, entro il termine per la presentazione del parere, il presidente del comitato decida in tal senso o almeno un quarto dei membri del comitato lo richieda.

CAPO VI

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 45

Abrogazioni

Il regolamento (CE) n. 614/2009 e il regolamento (CE) n. 1216/2009 sono abrogati.

I riferimenti ai regolamenti abrogati si intendono fatti al presente regolamento e vanno letti secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato VI.

Articolo 46

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Strasburgo, il 16 aprile 2014

Per il Parlamento europeo

Il presidente

M. SCHULZ

Per il Consiglio

Il presidente

D. KOURKOULAS


(1)  GU C 327 del 12.11.2013, pag. 90.

(2)  Posizione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2014 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale), decisione del Consiglio del 14 aprile 2014.

(3)  Regolamento (CE) n. 1216/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, sul regime di scambi per talune merci ottenute dalla trasformazione di prodotti agricoli (GU L 328 del 15.12.2009, pag. 10).

(4)  Regolamento (CE) n. 614/2009 del Consiglio, del 7 luglio 2009, che instaura un regime comune di scambi per l’ovoalbumina e la lattoalbumina (GU L 181 del 14.7.2009, pag. 8).

(5)  Regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1).

(6)  Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671).

(7)  Regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate e che abroga il regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio (GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1).

(8)  Regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, del 19.10.1992, pag. 1).

(9)  Regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GU L 253, del 11.10.1993, pag. 1).

(10)  Regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, che istituisce il codice doganale dell’Unione (GU L 269 del 10.10.2013, pag. 1).

(11)  Regolamento (UE) n. 1370/2013 del Consiglio, del 16 dicembre 2013, recante misure per la fissazione di determinati aiuti e restituzioni connessi all’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli (GU L 346 del 20.12.2013, pag. 12).

(12)  Regolamento (CEE) n. 2658/87, del 23 luglio 1987, relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica e alla tariffa doganale comune (GU L 256 del 7.9.1987, pag. 1).

(13)  Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31).

(14)  Regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).

(15)  Regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 549).

(16)  Regolamento (CE) n. 260/2009, del 26 febbraio 2009, relativo al regime comune applicabile alle importazioni (GU L 84 del 31.3.2009, pag. 1).

(17)  Regolamento (CE) n. 625/2009, del 7 luglio 2009, relativo al regime comune applicabile alle importazioni da alcuni paesi terzi (GU L 185 del 17.7.2009, pag. 1).

(18)  Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).

(19)  Regolamento (UE) n. 578/2010 della Commissione, del 29 giugno 2010, recante attuazione del regolamento (CE) n. 1216/2009 del Consiglio per quanto riguarda il versamento di restituzioni all’esportazione per taluni prodotti agricoli esportati sotto forma di merci non comprese nell’allegato I del TFUE e i criteri per stabilirne gli importi (GU L 171 del 6.7.2010, pag. 1).

(20)  Regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GU L 253 dell’11.10.1993, pag. 1).


ALLEGATO I

Prodotti agricoli trasformati di cui all’articolo 2, lettera b)

Tabella 1

Prodotti agricoli trasformati per i quali il dazio all’importazione è composto da un dazio ad valorem e un elemento agricolo che non è parte del dazio ad valorem, di cui all’articolo 3, paragrafo 1

Codice NC

Denominazione

ex 0403

Latticello, latte e crema coagulati, yogurt, chefir e altri tipi di latte e creme fermentati o acidificati, anche concentrati o con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti o con aggiunta di aromatizzanti, di frutta o cacao:

da 0403 10 51 a 0403 10 99

Yogurt, aromatizzati o addizionati di frutta, noci o cacao

da 0403 90 71 a 0403 90 99

Altri, aromatizzati o addizionati di frutta, noci o cacao

0405 20 10 e 0405 20 30

Paste da spalmare lattiere aventi tenore, in peso, di materie grasse uguale o superiore a 39 % e inferiore o uguale a 75 %

0710 40 00

Granturco dolce, non cotto o cotto all’acqua o al vapore, congelato

0711 90 30

Granturco dolce temporaneamente conservato (per esempio, mediante anidride solforosa, o in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurarne temporaneamente la conservazione), ma non atto per l’alimentazione nello stato in cui è presentato

ex 1517

Margarina; miscele o preparazioni alimentari di grassi o di oli animali o vegetali o di frazioni di differenti grassi o oli del capo 15, diversi dai grassi e dagli oli alimentari e le loro frazioni della voce 1516:

1517 10 10

Margarina, esclusa la margarina liquida, avente tenore, in peso, di materie grasse provenienti dal latte, superiore a 10 % e inferiore o uguale a 15 %

1517 90 10

altre, aventi tenore, in peso, di materie grasse provenienti dal latte, superiore al 10 % e inferiore o uguale al 15 %

1702 50 00

Fruttosio chimicamente puro

ex 1704

Prodotti a base di zuccheri non contenenti cacao (compreso il cioccolato bianco), ad esclusione degli estratti di liquirizia contenenti saccarosio in misura superiore al 10 %, in peso, senza aggiunta di altre materie, che rientrano nel codice NC 1704 90 10

1806

Cioccolata e altre preparazioni alimentari contenenti cacao

Ex19 01

Estratti di malto; preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto, non contenenti cacao o contenenti meno di 40 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata, non nominate né comprese altrove; preparazioni alimentari di prodotti delle voci da 0401 a 0404, non contenenti cacao o contenenti meno di 5 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata, non nominate né comprese altrove, esclusi i preparati della voce NC 1901 90 91

ex 1902

Paste alimentari, anche cotte o farcite (di carne o di altre sostanze) oppure altrimenti preparate, quali spaghetti, maccheroni, tagliatelle, lasagne, gnocchi, ravioli, cannelloni; cuscus, anche preparato, ad esclusione delle paste farcite dei codici NC 1902 20 10 e 1902 20 30

1903 00 00

Tapioca e suoi succedanei preparati a partire da fecole, in forma di fiocchi, grumi, granelli perlacei, scarti di setacciature o forme simili

1904

Prodotti a base di cereali ottenuti per soffiatura o tostatura (per esempio: «corn flakes»); cereali (diversi dal granturco) in grani o in forma di fiocchi oppure di altri grani lavorati (escluse le farine, le semole e i semolini), precotti o altrimenti preparati, non nominati né compresi altrove

1905

Prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria, anche con aggiunta di cacao; ostie, capsule vuote dei tipi utilizzati per medicamenti, ostie per sigilli, paste in sfoglie essiccate di farina, di amido o di fecola e prodotti simili

2001 90 30

Granturco dolce (Zea mays var. saccharata) preparato o conservato nell’aceto o nell’acido acetico

2001 90 40

Ignami, patate dolci e parti commestibili simili di piante aventi tenore, in peso, di amido o di fecola uguale o superiore a 5 %, preparati o conservati nell’aceto o nell’acido acetico

2004 10 91

Patate preparate o conservate ma non nell’aceto o acido acetico, congelati, diversi dai prodotti del codice NC 2006

2004 90 10

sotto forma di farina, semolino o fiocchi Granturco dolce (Zea mays var. saccharata) preparato o conservato ma non nell’aceto o nell’acido acetico; congelato, diverso dai prodotti del codice NC 2006

2005 20 10

Patate preparate o conservate ma non nell’aceto o acido acetico, non congelate, diverse dai prodotti del codice NC 2006, sotto forma di farina, semolino o fiocchi

2005 80 00

Granturco dolce (Zea mays var. saccharata), preparato o conservato ma non nell’aceto o acido acetico, non congelato, diverso dai prodotti della voce 2006

2008 99 85

Granturco, ad esclusione del granturco dolce (Zea mays var. saccharata), altrimenti preparato o conservato senza aggiunta di alcol o di zuccheri

2008 99 91

Ignami, patate dolci e parti commestibili simili di piante aventi tenore, in peso, di amido o di fecola uguale o superiore a 5 %, altrimenti preparati o conservati, senza aggiunta di zucchero né di alcol

2101 12 98

Preparazioni a base di caffè

2101 20 98

Preparazioni a base di tè o mate

2101 30 19

Succedanei torrefatti del caffè, esclusa la cicoria torrefatta

2101 30 99

Estratti, essenze e concentrati di succedanei torrefatti del caffè, ad esclusione di quelli della cicoria torrefatta

2102 10 31 e 2102 10 39

Lieviti di panificazione, anche secchi

2105 00

Gelati, anche contenenti cacao

ex 2106

Preparazioni alimentari non nominate né comprese altrove, diverse da quelle che rientrano nei codici NC 2106 10 20, 2106 90 20 e 2106 90 92, e diverse dagli sciroppi di zucchero, aromatizzati o colorati

2202 90 91, 2202 90 95 e 2202 90 99

Altre bevande non alcoliche, esclusi i succhi di frutta o di ortaggi della voce 2009, contenenti prodotti delle voci da 0401 a 0404 o materie grasse provenienti dai prodotti delle voci da 0401 a 0404

2905 43 00

Mannitolo

2905 44

D-glucitolo (sorbitolo)

3302 10 29

Miscugli di sostanze odorifere e miscugli (comprese le soluzioni alcoliche) a base di una o più di tali sostanze, e altre preparazioni a base di sostanze odorifere, dei tipi utilizzati nelle industrie delle bevande, contenenti tutti gli agenti aromatizzanti che caratterizzano una bevanda, con titolo alcolometrico effettivo inferiore o uguale a 0,5 %, diversi da quelli che rientrano nel codice NC 3302 10 21

3501

Caseine, caseinati e altri derivati delle caseine; colle di caseina

ex 3505 10

Destrine e altri amidi e fecole modificati, ad esclusione degli amidi e fecole esterificati o eterificati che rientrano nel codice NC 3505 10 50

3505 20

Colle a base di amidi o di fecole, di destrine o di altri amidi o fecole modificati

3809 10

Agenti di apprettatura o di finitura, acceleranti di tintura o di fissaggio di materie coloranti e altri prodotti e preparazioni (per esempio bozzime preparate e preparazioni per la mordenzatura), dei tipi utilizzati nelle industrie tessili, della carta, del cuoio o in industrie simili, a base di sostanze amidacee, non nominati né compresi altrove

3824 60

Sorbitolo diverso da quello della sottovoce 2905 44


Tabella 2

Prodotti agricoli trasformati per i quali il dazio all’importazione è composto da un dazio ad valorem compreso un elemento agricolo o un dazio specifico, di cui all’articolo 3, paragrafo 2,

Codice NC

Denominazione

ex 0505

Pelli e altre parti di uccelli, rivestite delle loro piume o della loro calugine, piume e parti di piume (anche rifilate) e calugine, gregge o semplicemente pulite, disinfettate o trattate per assicurarne la conservazione; polveri e cascami di piume, penne e loro parti:

0505 10 90

Piume e penne dei tipi utilizzati per l’imbottitura; calugine non greggia

0505 90 00

Altre

0511 99 39

Spugne naturali di origine animale, diverse da quelle gregge

ex 1212 29 00

Alghe fresche, refrigerate, congelate o secche, anche polverizzate, non adatte all’alimentazione umana, escluse quelle utilizzate in medicina

ex 1302

Succhi ed estratti vegetali; sostanze pectiche, pectinati e pectati; agar-agar ed altre mucillagini ed ispessenti derivati da vegetali, anche modificati:

1302 12 00

Succhi ed estratti vegetali di liquirizia

1302 13 00

Succhi ed estratti vegetali di luppolo

1302 19 20 e 1302 19 70

Succhi ed estratti vegetali ad eccezione dei succhi ed estratti di liquirizia, luppolo, oleoresina di vaniglia e oppio

ex 1302 20

Pectati

1302 31 00

Agar-agar, anche modificato

1302 32 10

Mucillagini e ispessenti di carrube o di semi di carrube, anche modificati

1505 00

Grasso di lana e sostanze grasse derivate, compresa la lanolina

1506 00 00

Altri grassi e oli animali e loro frazioni, anche raffinati, ma non modificati chimicamente

ex 1515 90 11

Olio di jojoba e sue frazioni, anche modificato, ma non modificato chimicamente

1516 20 10

Oli di ricino idrogenato, detti «opalwax»

1517 90 93

Miscele o preparazioni culinarie utilizzate per la sformatura

ex 1518 00

Grassi ed oli animali o vegetali e loro frazioni, cotti, ossidati, disidratati, solforati, soffiati, standolizzati o altrimenti modificati chimicamente, esclusi quelli della voce 1516; miscugli o preparazioni non alimentari di grassi o di oli animali o vegetali o frazioni di differenti grassi o oli del capo 15, non nominati né compresi altrove esclusi gli oli dei codici NC 1518 00 31 e 1518 00 39

1520 00 00

Glicerolo (glicerina) greggia; acque e liscivie glicerinose

1521

Cere vegetali (diverse dai trigliceridi), cere di api o di altri insetti e spermaceti, anche raffinati o colorati

1522 00 10

Degras

1702 90 10

Maltosio chimicamente puro

1704 90 10

Estratti di liquirizia contenenti saccarosio in misura superiore al 10 %, in peso, senza aggiunta di altre materie

1803

Pasta di cacao, anche sgrassata

1804 00 00

Burro, grasso e olio di cacao

1805 00 00

Cacao in polvere, senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti

ex 1901

Estratti di malto; preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto, non contenenti cacao o contenenti meno di 40 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata, non nominate né comprese altrove; preparazioni alimentari di prodotti delle voci da 0401 a 0404, non contenenti cacao o contenenti meno di 5 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata, non nominate né comprese altrove:

1901 90 91

altre preparazioni non contenenti materie grasse provenienti dal latte, né saccarosio, né isoglucosio, né glucosio, né amido o fecola, o contenenti, in peso, meno di 1,5 % di materie grasse provenienti dal latte, meno di 5 % di saccarosio (compreso lo zucchero invertito) o d’isoglucosio, meno di 5 % di glucosio o di amido o fecola, ad esclusione delle preparazioni alimentari in polvere dei prodotti delle voci da 0401 a 0404

ex 2001 90 92

Cuori di palma, preparati o conservati nell’aceto o nell’acido acetico

ex 2008

Frutta e altre parti commestibili di piante, altrimenti preparate o conservate, con o senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti o di alcol, non nominate né comprese altrove:

2008 11 10

Burro di arachidi

2008 91 00

Cuori di palma

ex 2101

Estratti, essenze e concentrati di caffè, di tè o mate, e preparazioni a base di questi prodotti; cicoria torrefatta e altri succedanei torrefatti del caffè e loro estratti, essenze e concentrati diversi dai prodotti descritti nei codici NC 2101 12 98, 2101 20 98, 2101 30 19 e 2101 30 99

ex 2102 10

Lieviti vivi:

2102 10 10

Lieviti madre selezionati (lieviti di coltura)

2102 10 90

Altri, esclusi lieviti di panificazione

2102 20

Lieviti morti; altri microrganismi monocellulari morti

2102 30 00

Lieviti in polvere preparati

2103

Preparazioni per salse e salse preparate; condimenti composti; farina di senapa e senapa preparata;

2104

Preparazioni per zuppe, minestre o brodi; zuppe, minestre o brodi, preparati; preparazioni alimentari composte omogeneizzate

ex 2106

Preparazioni alimentari non nominate né comprese altrove:

ex 2106 10

Concentrati di proteine e sostanze proteiche testurizzate:

2106 10 20

non contenenti materie grasse provenienti dal latte, né saccarosio, né isoglucosio, né glucosio, né amido o fecola, o contenenti in peso meno di 1,5 % di materie grasse provenienti dal latte, meno di 5 % di saccarosio o d’isoglucosio, meno di 5 % di glucosio o di amido o fecola

ex 2106 90

altri:

2106 90 20

Preparazioni alcoliche composte, diverse da quelle a base di sostanze odorifere, dei tipi utilizzati per la fabbricazione di bevande

2106 90 92

Altre preparazioni non contenenti materie grasse provenienti dal latte, né saccarosio, né isoglucosio, né glucosio, né amido o fecola, o contenenti in peso meno dell’1,5 % di materie grasse provenienti dal latte, meno del 5 % di saccarosio o di isoglucosio, meno del 5 % di glucosio o di amido fecola

2201 10

Acque, comprese le acque minerali naturali o artificiali e le acque gassate, senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti né di aromatizzanti

2202 10 00

Acque, comprese le acque minerali e le acque gassate, con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti o di aromatizzanti

2202 90 10

Altre bevande non alcoliche, esclusi i succhi di frutta o di ortaggi della voce 2009, non contenenti prodotti delle voci da 0401 a 0404 o materie grasse provenienti dai prodotti delle voci da 0401 a 0404

2203 00

Birra di malto

2205

Vermut ed altri vini di uve fresche preparati con piante o con sostanze aromatiche

ex 2207

Ad esclusione di quelli ottenuti dai prodotti agricoli di cui all’allegato I del TFUE, alcol etilico non denaturato con titolo alcolometrico volumico uguale o superiore a 80 % vol. e alcol etilico e acquaviti, denaturati, di qualsiasi titolo,

ex 2208

Alcol etilico, non denaturato con titolo alcolometrico volumico inferiore all’80 % vol, diverso da quello ottenuto da prodotti agricoli di cui all’allegato I del TFUE; acquaviti, liquori ed altre bevande contenenti alcol di distillazione

2402

Sigari (compresi i sigari spuntati), sigaretti e sigarette, di tabacco o di succedanei del tabacco

2403

Altri tabacchi e succedanei del tabacco, lavorati; tabacchi «omogeneizzati» o «ricostituiti»; estratti e sughi di tabacco

3301 90

Oleoresine d’estrazione; soluzioni concentrate di oli essenziali nei grassi, negli oli fissi, nelle cere o nei prodotti analoghi, ottenute per «enfleurage» o macerazione; sottoprodotti terpenici residuali della deterpenazione degli oli essenziali; acque distillate aromatiche e soluzioni acquose di oli essenziali

ex 3302

Miscugli di sostanze odorifere e miscugli (comprese le soluzioni alcoliche) a base di una o più di tali sostanze, dei tipi utilizzati come materie prime per l’industria; altre preparazioni a base di sostanze odorifere dei tipi utilizzati per la fabbricazione delle bevande:

3302 10 10

Preparazioni dei tipi utilizzati nelle industrie delle bevande, contenenti tutti gli agenti aromatizzanti che caratterizzano una bevanda, con titolo alcolometrico effettivo superiore a 0,5 % vol,

3302 10 21

Preparazioni dei tipi utilizzati nelle industrie delle bevande contenenti tutti gli agenti aromatizzanti che caratterizzano una bevanda, diversi da quelli con titolo alcolometrico superiore allo 0,5 %, non contenenti materie grasse provenienti dal latte, né saccarosio, né isoglucosio, né glucosio, né amido o fecola, o contenenti in peso meno dell’1,5 % di materie grasse provenienti dal latte, meno del 5 % di saccarosio o di isoglucosio, meno del 5 % di glucosio o di amido o fecola

Ex35 02

Albumine (compresi i concentrati di due o più proteine di siero di latte contenenti, in peso calcolato sulla sostanza secca, più di 80 % di proteine di siero di latte), albuminati ed altri derivati delle albumine:

ovoalbumina:

ex 3502 11

essiccati:

3502 11 90

diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana

ex 3502 19

di altri materiali

3502 19 90

diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana

ex 3502 20

lattoalbumina, compresi i concentrati di due o più proteine di siero di latte:

3502 20 91 and 3502 20 99

diversa da quella inadatta o da rendere inadatta all’alimentazione umana, anche essiccata (in fogli, scaglie, cristalli, polveri ecc.)

3823

Acidi grassi monocarbossilici industriali; oli acidi di raffinazione; alcoli grassi industriali


ALLEGATO II

Merci non comprese nell’allegato I e prodotti agricoli, impiegati nella fabbricazione di tali merci, che beneficiano di restituzioni all’esportazione, come previsto all’articolo 22, paragrafo 1

Codice NC

Descrizione delle merci non comprese nell’allegato I

Prodotti agricoli per i quali può essere concessa una restituzione all’esportazione

A: Quantitativo di riferimento determinato sulla base della quantità di prodotto effettivamente impiegato nella fabbricazione delle merci esportate (articolo 27, lettera d)

B: Quantitativo di riferimento, stabilito su base forfettaria (articolo 27, lettera d)

Cereali (1)

Riso (2)

Uova (3)

Zucchero, melassi, isoglucosio (4)

Prodotti lattiero - caseari (5)

1

2

3

4

5

6

7

ex 0403

Latticello, latte e crema coagulati, yogurt, chefir e altri tipi di latte e creme fermentati o acidificati, anche concentrati o con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti o con aggiunta di aromatizzanti, di frutta o cacao:

 

 

 

 

 

ex 0403 10

– Yogurt:

 

 

 

 

 

da 0403 10 51 a 0403 10 99

– – aromatizzati o addizionati di frutta o di cacao:

– – – aromatizzati

– – – altri:

A

A

A

A

 

 

– – – – addizionati di frutta e/o di noci o simili

A

A

 

A

 

 

– – – – addizionati di cacao

A

A

A

A

 

ex 0403 90

– altri:

 

 

 

 

 

da 0403 90 71 a 0403 90 99

– – aromatizzati o addizionati di frutta, di noci o simili o di cacao:

– – – aromatizzati

– – – altri:

A

A

A

A

 

 

– – – – addizionati di frutta o di noci o simili

A

A

 

A

 

 

– – – – addizionati di cacao

A

A

A

A

 

ex 0405

Burro ed altre materie grasse provenienti dal latte; paste da spalmare lattiere:

 

 

 

 

 

ex 0405 20

– paste da spalmare lattiere:

 

 

 

 

 

0405 20 10

– – aventi tenore, in peso, di materie grasse uguale o superiore a 39 % ed inferiore a 60 %

 

 

 

 

A

0405 20 30

– – aventi tenore, in peso, di materie grasse uguale o superiore a 60 % ed inferiore o uguale a 75 %

 

 

 

 

A

ex 0710

Ortaggi o legumi, anche cotti in acqua o al vapore, congelati:

 

 

 

 

 

 

– Granturco dolce:

 

 

 

 

 

0710 40 00

– – in spighe

A

 

 

A

 

 

– – in grani

B

 

 

A

 

ex 0711

Ortaggi o legumi temporaneamente conservati (per esempio: mediante anidride solforosa o in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurarne temporaneamente la conservazione), ma non atti per l’alimentazione nello stato in cui sono presentati:

 

 

 

 

 

 

– – – Granturco dolce:

 

 

 

 

 

0711 90 30

– – – – in spighe

A

 

 

A

 

 

– – – – in grani

B

 

 

A

 

ex 1517

Margarina; miscele o preparazioni alimentari di grassi o di oli animali o vegetali o di frazioni di differenti grassi o oli del capo 15, diversi dai grassi e dagli oli alimentari e le loro frazioni della voce 1516:

 

 

 

 

 

ex 1517 10

– Margarina, esclusa la margarina liquida:

 

 

 

 

 

1517 10 10

– – avente tenore, in peso, di materie grasse provenienti dal latte, superiore al 10 % ma inferiore o uguale al 15 %

 

 

 

 

A

ex 1517 90

– altri:

 

 

 

 

 

1517 90 10

– – avente tenore, in peso, di materie grasse provenienti dal latte, superiore al 10 % ma inferiore o uguale al 15 %

 

 

 

 

A

1702 50 00

– Fruttosio chimicamente puro

 

 

 

A

 

ex 1704

Prodotti a base di zuccheri non contenenti cacao (compreso il cioccolato bianco):

 

 

 

 

 

1704 10

– gomme da masticare (chewing gum), anche rivestite di zucchero

A

 

 

A

 

ex 1704 90

– altri:

 

 

 

 

 

1704 90 30

– – preparazione detta: «cioccolato bianco»

A

 

 

A

A

da 1704 90 51 a 1704 90 99

– – Altri

A

A

 

A

A

1806

Cioccolata e altre preparazioni alimentari contenenti cacao:

 

 

 

 

 

1806 10

– Cacao in polvere, con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti:

 

 

 

 

 

 

– – semplicemente zuccherato con aggiunta di saccarosio

A

 

A

A

 

 

– – Altri

A

 

A

A

A

1806 20

– altre preparazioni presentate in blocchi o in barre di peso superiore a 2 kg allo stato liquido o pastoso o in polveri, granuli o forme simili, in recipienti o in imballaggi immediati di contenuto superiore a 2 kg:

 

 

 

 

 

 

– – preparazioni dette «chocolate milk crumb» (codice NC 1806 20 70)

A

 

A

A

A

 

– – altre preparazioni della sottovoce 1806 20

A

A

A

A

A

da 1806 31 00 a 1806 32

– Altre, in blocchi, tavolette o barre

A

A

A

A

A

1806 90

– altri:

 

 

 

 

 

1806 90 11,

1806 90 19,

1806 90 31,

1806 90 39,

1806 90 50

– – Cioccolata e prodotti di cioccolata: prodotti a base di zuccheri e loro succedanei fabbricati con prodotti di sostituzione dello zucchero, contenenti cacao

A

A

A

A

A

1806 90 60,

1806 90 70,

1806 90 90

– – Paste da spalmare contenenti cacao; preparazioni per bevande, contenenti cacao; altri

A

 

A

A

A

ex 1901

Estratti di malto; preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto, non contenenti cacao o contenenti meno di 40 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata, non nominate né comprese altrove; preparazioni alimentari di prodotti delle voci da 0401 a 0404, non contenenti cacao o contenenti meno di 5 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata, non nominate né comprese altrove:

 

 

 

 

 

1901 10 00

– Preparazioni per l’alimentazione dei bambini, condizionate per la vendita al minuto:

 

 

 

 

 

 

– – preparazioni alimentari di prodotti lattiero-caseari delle voci da 0401 a 0404, contenenti meno di 5 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata

A

A

A

A

A

 

– – Altri

A

A

 

A

A

1901 20 00

– Miscele e paste per la preparazione dei prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria della voce 1905:

 

 

 

 

 

 

– – preparazioni alimentari di prodotti lattiero-caseari delle voci da 0401 a 0404, contenenti meno di 5 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata

A

A

A

A

A

 

– – Altri

A

A

 

A

A

ex 1901 90

– altri:

 

 

 

 

 

1901 90 11 e 1901 90 19

– – Estratti di malto

A

A

 

 

 

 

– – altri:

 

 

 

 

 

1901 90 99

– – – altri:

 

 

 

 

 

 

– – – – Preparazioni alimentari di prodotti delle voci da 0401 a 0404, contenenti meno di 5 %, in peso, di cacao calcolato su una base completamente sgrassata

A

A

A

A

A

 

– – – Altri:

A

A

 

A

A

ex 1902

Paste alimentari, anche cotte o farcite (di carne o di altre sostanze) oppure altrimenti preparate, quali spaghetti, maccheroni, tagliatelle, lasagne, gnocchi, ravioli, cannelloni; cuscus, anche preparato:

 

 

 

 

 

 

– Paste alimentari non cotte né farcite né altrimenti preparate:

 

 

 

 

 

 

– – contenenti uova:

 

 

 

 

 

1902 11 00

– – – di grano duro o di altri cereali

B

 

A

 

 

 

– – – altre:

A

 

A

 

 

 

– – altri:

 

 

 

 

 

1902 19

– – – di grano duro o di altri cereali

B

 

 

 

A

 

– – – Altri:

A

 

 

 

A

ex 1902 20

– Paste alimentari farcite (anche cotte o altrimenti preparate);

 

 

 

 

 

1902 20 91 e 1902 20 99

– – Altri

A

A

 

A

A

1902 30

– altre paste alimentari

A

A

 

A

A

1902 40

– Cuscus:

 

 

 

 

 

 

– – Non preparato:

 

 

 

 

 

1902 40 10

– – – di grano duro

B

 

 

 

 

 

– – – Altri:

A

 

 

 

 

1902 40 90

– – Altri

A

A

 

A

A

1903 00 00

Tapioca e suoi succedanei preparati a partire da fecole, in forma di fiocchi, grumi, granelli perlacei, scarti di setacciature o forme simili

A

 

 

 

 

1904

Prodotti a base di cereali ottenuti per soffiatura o tostatura (per esempio: «corn flakes»); cereali (diversi dal granturco) in grani o in forma di fiocchi oppure di altri grani lavorati (escluse le farine, le semole e i semolini), precotti o altrimenti preparati, non nominati né compresi altrove:

 

 

 

 

 

 

– riso soffiato, non zuccherato o riso precotto:

 

 

 

 

 

 

– – contenente cacao (6)

A

B

A

A

A

 

– – non contenente cacao

A

B

 

A

A

 

– altri, contenenti cacao (6)

A

A

A

A

A

 

– Altri

A

A

 

A

A

1905

Prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria, anche con aggiunta di cacao; ostie, capsule vuote dei tipi utilizzati per medicamenti, ostie per sigilli, paste in sfoglie essiccate di farina, di amido o di fecola e prodotti simili

 

 

 

 

 

1905 10 00

– Pane croccante detto «Knäckebrot»

A

 

 

A

A

1905 20

– Pane con spezie (panpepato)

A

 

A

A

A

 

– Biscotti con aggiunta di dolcificanti: cialde e cialdine:

 

 

 

 

 

1905 31 e 1905 32

– Biscotti con aggiunta di dolcificanti, cialde e cialdine:

A

 

A

A

A

1905 40

– Fette biscottate, pane tostato e prodotti simili tostati

A

 

A

A

A

1905 90

– altri:

 

 

 

 

 

1905 90 10

– – Pane azimo (mazoth)

A

 

 

 

 

1905 90 20

– – Ostie, capsule vuote dei tipi utilizzati per medicamenti, ostie per sigilli, paste in sfoglie essiccate di farina, di amido o di fecola e prodotti simili

A

A

 

 

 

 

– – altri:

 

 

 

 

 

1905 90 30

– – – pane senza aggiunta di miele, uova, formaggio o frutta ed avente tenore in zuccheri e materie grasse, ciascuno non superiore a 5 %, in peso, sulla materia secca

A

 

 

 

 

da 1905 90 45 a 1905 90 90

– – – Altri prodotti

A

 

A

A

A

ex 2001

Ortaggi o legumi, frutta e altre parti commestibili di piante, preparati o conservati nell’aceto o nell’acido acetico:

 

 

 

 

 

ex 2001 90

– altri:

 

 

 

 

 

 

– – Granturco dolce (Zea mays var. saccharata):

 

 

 

 

 

2001 90 30

– – – in spighe

A

 

 

A

 

 

– – – in grani

B

 

 

A

 

2001 90 40

– – Ignami, patate dolci e parti commestibili simili di piante aventi tenore, in peso, di amido o di fecola uguale o superiore a 5 %

A

 

 

A

 

ex 2004

Altri ortaggi e legumi, preparati o conservati ma non nell’aceto o acido acetico, congelati, diversi dai prodotti della voce 2006:

 

 

 

 

 

ex 2004 10

Patate:

– – altri:

 

 

 

 

 

2004 10 91

– – – sotto forma di farina, semolino o fiocchi

A

A

 

A

A

ex 2004 90

– altri ortaggi e legumi e miscugli di ortaggi e di legumi:

 

 

 

 

 

 

– – Granturco dolce (Zea mays var. saccharata):

 

 

 

 

 

2004 90 10

– – – in spighe

A

 

 

A

 

 

– – – in grani

B

 

 

A

 

ex 2005

Altri ortaggi o legumi preparati o conservati ma non nell’aceto o acido acetico, non congelati, diversi dai prodotti della voce 2006:

 

 

 

 

 

ex 2005 20

– Patate:

 

 

 

 

 

2005 20 10

– – sotto forma di farina, semolino o fiocchi

A

A

 

A

A

 

– Granturco dolce (Zea mays var. saccharata):

 

 

 

 

 

2005 80 00

– – in spighe

A

 

 

A

 

 

– – in grani

B

 

 

A

 

ex 2008

Frutta ed altre parti commestibili di piante, altrimenti preparate o conservate, con o senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti o di alcol, non nominate né comprese altrove:

 

 

 

 

 

ex 2008 99

– – altri:

– – – senza aggiunta di alcol:

– – – – senza aggiunta di zuccheri:

 

 

 

 

 

 

– – – – – Granturco, ad esclusione del granturco dolce (Zea mays var. saccharata):

 

 

 

 

 

2008 99 85

– – – – – – in spighe

A

 

 

 

 

 

– – – – – – in grani

B

 

 

 

 

2008 99 91

– – – – – Ignami, patate dolci e parti commestibili simili di piante aventi tenore, in peso, di amido o di fecola uguale o superiore a 5 %

A

 

 

 

 

ex 2101

Estratti, essenze e concentrati di caffè, di tè o di mate e preparazioni a base di questi prodotti o a base di caffè, tè o mate; cicoria torrefatta ed altri succedanei torrefatti del caffè e loro estratti, essenze e concentrati:

 

 

 

 

 

 

– Estratti, essenze e concentrati di caffè e preparazioni a base di questi estratti, essenze o concentrati, o a base di caffè:

 

 

 

 

 

2101 12 98

– – – Altri:

A

A

 

A

 

ex 2101 20

– Estratti, essenze e concentrati di tè o di mate e preparazioni a base di questi estratti, essenze o concentrati, o a base di tè o di mate:

 

 

 

 

 

2101 20 98

– – – Altri:

A

A

 

A

 

ex 2101 30

– Cicoria torrefatta ed altri succedanei torrefatti del caffè e loro estratti, essenze e concentrati:

 

 

 

 

 

 

– – Cicoria torrefatta ed altri succedanei torrefatti del caffè:

 

 

 

 

 

2101 30 19

– – – Altri:

A

 

 

A

 

 

– – Estratti, essenze e concentrati di cicoria torrefatta e di altri succedanei torrefatti del caffè:

 

 

 

 

 

2101 30 99

– – – Altri:

A

 

 

A

 

ex 2102

Lieviti (vivi o morti); altri microrganismi monocellulari morti (esclusi i vaccini della voce 3002); lieviti in polvere, preparati:

 

 

 

 

 

ex 2102 10

– Lieviti vivi:

 

 

 

 

 

2102 10 31 and 2102 10 39

– – Lieviti di panificazione

A

 

 

 

 

2105 00

Gelati, anche contenenti cacao:

 

 

 

 

 

 

– contenenti cacao

A

A

A

A

A

 

– altri

A

A

 

A

A

ex 2106

Preparazioni alimentari non nominate né comprese altrove:

 

 

 

 

 

ex 2106 90

– altri:

 

 

 

 

 

2106 90 92 e 2106 90 98

– – Altri

A

A

 

A

A

2202

Acque, comprese le acque minerali e le acque gassate, con aggiunta di zucchero o di altri dolcificanti o di aromatizzanti, ed altre bevande non alcoliche, esclusi i succhi di frutta o di ortaggi della voce 2009:

 

 

 

 

 

2202 10 00

– Acque, comprese le acque minerali e le acque gassate, con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti o di aromatizzanti

A

 

 

A

 

2202 90

– altre:

 

 

 

 

 

 

– – non contenenti prodotti delle voci da 0401 a 0404 o materie grasse provenienti dai prodotti delle voci da 0401 a 0404:

 

 

 

 

 

2202 90 10

– – – Birre di malto, con titolo alcolometrico effettivo volumico uguale o inferiore a 0,5 % in vol.

B

 

 

 

 

 

– – – Altre:

A

 

 

A

 

da 2202 90 91 a 2202 90 99

– – Altre

A

 

 

A

A

2205

Vermut ed altri vini di uve fresche preparati con piante o con sostanze aromatiche

A

 

 

A

 

ex 2208

Alcole etilico non denaturato con titolo alcolometrico volumico inferiore a 80 % in vol.; acquaviti, liquori ed altre bevande contenenti alcol di distillazione:

 

 

 

 

 

2208 20

– Acquaviti di vino o di vinacce

 

 

 

A

 

ex 2208 30

– Whisky:

– – eccetto il whisky detto «bourbon»

 

 

 

 

 

da ex 2208 30 30 a 2208 30 88

– – – whiskies diversi da quelli compresi nel regolamento (CE) n. 1670/2006 della Commissione (7)

A

 

 

 

 

2208 50 11 e 2208 50 19

– – Gin

A

 

 

 

 

2208 50 91 e 2208 50 99

– – Acquavite di ginepro (genièvre)

A

 

 

A

 

2208 60

– Vodka

A

 

 

 

 

2208 70

– Liquori

A

 

A

A

A

ex 2208 90

– altri:

 

 

 

 

 

2208 90 41

– – – – Ouzo, presentato in recipienti di capacità uguale o inferiore a 2 litri

A

 

 

A

 

2208 90 45

– – – – – – – Calvados, presentato in recipienti di capacità uguale o inferiore a 2 litri

 

 

 

A

 

2208 90 48

– – – – – – – altre acquaviti di frutta, presentate in recipienti di capacità uguale o inferiore a 2 litri

 

 

 

A

 

2208 90 56

– – – – – – – altre acquaviti, liquori esclusi, diverse da quelle di frutta e diverse dalla tequila, presentate in recipienti di capacità uguale o inferiore a 2 litri

A

 

 

A

 

2208 90 69

– – – – – altre bevande contenenti alcole di distillazione, presentate in recipienti di capacità uguale o inferiore a 2 litri

A

 

 

A

A

2208 90 71

– – – – – acquaviti di frutta presentate in recipienti di capacità superiore a 2 litri

 

 

 

A

 

2208 90 77

– – – – – altre acquaviti, liquori esclusi, diverse da quelle di frutta e diverse dalla tequila, presentate in recipienti di capacità superiore a 2 litri

A

 

 

A

 

2208 90 78

– – – – altre bevande alcoliche presentate in recipienti di capacità superiore a 2 litri

A

 

 

A

A

ex 2905

Alcoli aciclici e loro derivati alogenati, solfonati, nitrati o nitrosi:

 

 

 

 

 

2905 43 00

– – Mannitolo

B

 

 

B

 

2905 44

– – D-glucitolo (sorbitolo)

B

 

 

B

 

ex 3302

Miscugli di sostanze odorifere e miscugli (comprese le soluzioni alcoliche) a base di una o più di tali sostanze, dei tipi utilizzati come materie prime per l’industria; altre preparazioni a base di sostanze odorifere dei tipi utilizzati per la fabbricazione delle bevande:

 

 

 

 

 

ex 3302 10

– dei tipi utilizzati nelle industrie alimentari o delle bevande

 

 

 

 

 

3302 10 29

– – – – – Altri

A

 

 

A

A

3501

Caseine, caseinati ed altri derivati delle caseine; colle di caseina:

 

 

 

 

 

3501 10

– Caseina

 

 

 

 

B

3501 90

– altri:

 

 

 

 

 

3501 90 10

– – Colle di caseina

 

 

 

 

A

3501 90 90

– – Altri

 

 

 

 

B

ex 3502

Albumine (compresi i concentrati di due o più proteine di siero di latte contenenti in peso, calcolato su sostanza secca, più di 80 % di proteine di siero di latte), albuminati ed altri derivati delle albumine:

– ovoalbumina:

 

 

 

 

 

ex 3502 11

– – essiccata

 

 

 

 

 

3502 11 90

– – – altra (diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana)

 

 

B

 

 

ex 3502 19

– – altra:

 

 

 

 

 

3502 19 90

– – – altra (diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana)

 

 

B

 

 

ex 3502 20

– Lattoalbumina

 

 

 

 

 

3502 20 91 e 3502 20 99

– – Diversa da quella inadatta o da rendere inadatta all’alimentazione umana, anche essiccata (in fogli, scaglie, cristalli, polveri ecc.)

 

 

 

 

B

ex 3505

Destrina ed altri amidi e fecole modificati (per esempio: amidi e fecole, pregelatinizzati od esterificati); colle a base di amidi o di fecole, di destrina o di altri amidi o fecole modificati, esclusi gli amidi e fecole della sottovoce 3505 10 50

A

A

 

 

 

3505 10 50

– – – Amidi e fecole esterificati o eterificati

A

 

 

 

 

ex 3809

Agenti d’apprettatura o di finitura, acceleranti di tintura o di fissaggio di materie coloranti e altri prodotti e preparazioni (per esempio: bozzime preparate e preparazioni per la mordenzatura), dei tipi utilizzati nelle industrie tessili, della carta, del cuoio o in industrie simili, non nominati né compresi altrove:

 

 

 

 

 

3809 10

– a base di sostanze amilacee

A

A

 

 

 

ex 3824

Leganti preparati per forme o per anime da fonderia; prodotti chimici e preparazioni delle industrie chimiche o delle industrie connesse (comprese quelle costituite da miscele di prodotti naturali), non nominati né compresi altrove:

 

 

 

 

 

3824 60

– Sorbitolo diverso da quello della sottovoce 2905 44

B

 

 

B

 


(1)  Allegato I, parte I, del regolamento (UE) n. 1308/2013.

(2)  Allegato I, parte II, del regolamento (UE) n. 1308/2013.

(3)  Allegato I, parte XIX, del regolamento (UE) n. 1308/2013.

(4)  Allegato I, parte III, punti b), c), d) e g), del regolamento (UE) n. 1308/2013.

(5)  Allegato I, parte XVI, punti da a) a g) del regolamento (UE) n. 1308/2013.

(6)  Contenente al massimo il 6 % di cacao.

(7)  Regolamento (CE) n. 1670/2006 della Commissione, del 10 novembre 2006, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1784/2003 del Consiglio, riguardo alla determinazione e alla concessione di restituzioni adattate per i cereali esportati sotto forma di talune bevande alcoliche (GU L 312 dell’11.11.2006, pag. 33).


ALLEGATO III

Prodotti di base di cui all’articolo 2, lettera d)

Codice NC

Denominazione

ex 0402 10 19

Latte in polvere, in granuli o in altre forme solide, senza aggiunta di zuccheri o altri dolcificanti, avente tenore, in peso, di materie grasse inferiore o uguale a 1,5 %, diverso da quello in imballaggi immediati di contenuto netto inferiore o uguale a 2,5 kg (gruppo 2)

ex 0402 21 18

Latte in polvere, in granuli o in altre forme solide, senza aggiunta di zuccheri o altri dolcificanti, avente tenore, in peso, di materie grasse inferiore o uguale a 26 %, diverso da quello in imballaggi immediati di contenuto netto inferiore o uguale a 2,5 kg (gruppo 3)

da ex 0404 10 02 a ex 0404 10 16

Siero di latte in polvere, in granuli o in altre forme solide, senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti (gruppo 1)

ex 0405 10

Burro, avente tenore, in peso, di materie grasse pari all’82 % (gruppo 6)

0407 21 00, 0407 29 10,

ex 0407 90 10

Uova di volatili da cortile, in guscio, fresche o conservate, diverse dalle uova da cova

ex 0408

Uova sgusciate e tuorli, adatti ad uso alimentare, freschi, essiccati, congelati o altrimenti conservati, senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti

1001 19 00

Frumento (grano) duro, non destinato alla semina

ex 1001 99 00

Frumento (grano) tenero e frumento segalato non destinato alla semina

1002 90 00

Segala non destinata alla semina

1003 90 00

Orzo non destinato alla semina

1004 90 00

Avena non destinata alla semina

1005 90 00

Granturco non destinato alla semina

ex 1006 30

Riso lavorato

1006 40 00

Rotture di riso

1007 90 00

Sorgo da granella, diverso dal sorgo da granella ibrido destinato alla semina

1701 99 10

Zucchero bianco

ex 1702 19 00

Lattosio contenente, in peso, 98,5 % o più di lattosio, espresso in lattosio anidro calcolato su sostanza secca

1703

Melassi ottenuti dall’estrazione o dalla raffinazione dello zucchero


ALLEGATO IV

Prodotti agricoli trasformati che possono essere soggetti a un dazio addizionale all’importazione di cui all’articolo 5, paragrafo 1

Codice NC

Designazione delle merci

da 0403 10 51 a 0403 10 99

Yogurt, aromatizzato o con aggiunta di frutta o di cacao

da 0403 90 71 a 0403 90 99

Latticello, latte e crema coagulati, chefir e altri tipi di latte e creme fermentati o acidificati, con aggiunta di aromatizzanti, di frutta o cacao

0710 40 00

Granturco dolce, non cotto o cotto all’acqua o al vapore, congelato

0711 90 30

Granturco dolce, temporaneamente conservato (per esempio mediante anidride solforosa o in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurarne temporaneamente la conservazione), ma non atto per l’alimentazione nello stato in cui è presentato

1517 10 10

Margarina, esclusa la margarina liquida, avente tenore, in peso, di materie grasse provenienti dal latte, superiore a 10 % e inferiore o uguale a 15 %

1517 90 10

Altre miscele o preparazioni alimentari di grassi o di oli animali o vegetali o di frazioni di differenti grassi od oli del capo 15, diversi dai grassi e dagli oli alimentari e le loro frazioni della voce 1516, aventi tenore, in peso, di materie grasse provenienti da latte, superiore al 10 %, ma inferiore o uguale al 15 %

1702 50 00

Fruttosio chimicamente puro

2005 80 00

Granturco dolce (Zea mays var. saccharata), preparato o conservato ma non nell’aceto o acido acetico, non congelato, diverso dai prodotti della voce 2006

2905 43 00

Mannitolo

2905 44

D-glucitolo (sorbitolo)

Ex35 02

Albumine (compresi i concentrati di due o più proteine di siero di latte contenenti, in peso calcolato sulla sostanza secca, più di 80 % di proteine di siero di latte), albuminati ed altri derivati delle albumine:

ovoalbumina:

ex 3502 11

essiccata

3502 11 90

diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana

ex 3502 19

altra:

3502 19 90

diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana

ex 3502 20

Lattoalbumina, compresi i concentrati di due o più proteine di siero di latte:

 

diversa da quella inadatta o resa inadatta all’alimentazione umana

3502 20 91

essiccata (in fogli, scaglie, cristalli, polveri ecc.)

3502 20 99

altra

3505 10 10

Destrina

3505 10 90

Altri amidi e fecole modificati diversi dalla destrina, eccetto amidi e fecole esterificati e eterificati,

3505 20

Colle a base di amidi o di fecole, di destrine o di altri amidi o fecole modificati

3809 10

Agenti di apprettatura o di finitura, acceleranti di tintura o di fissaggio di materie coloranti e altri prodotti e preparazioni (per esempio bozzime preparate e preparazioni per la mordenzatura), dei tipi utilizzati nelle industrie tessili, della carta, del cuoio o in industrie simili, a base di sostanze amidacee, non nominati né compresi altrove

3824 60

Sorbitolo diverso da quello della sottovoce 2905 44:


ALLEGATO V

Prodotti agricoli di cui all’articolo 11, paragrafo 1, lettera a)  (1)

Codice NC

Designazione dei prodotti agricoli

0401

Latte e crema di latte, non concentrati e senza aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti

0402

Latte e crema di latte, concentrati o con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti

ex 0403

Latticello, latte e crema coagulati, yogurt, chefir e altri tipi di latte e creme fermentati o acidificati, anche concentrati con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti, senza aggiunta di aromatizzanti e senza aggiunta di frutta o cacao

0404

Siero di latte, anche concentrato o con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti; prodotti costituiti di componenti naturali del latte, anche con aggiunta di zuccheri o di altri dolcificanti, non nominati né compresi altrove

ex 0405

Burro ed altre materie grasse provenienti dal latte

0407 21 00

Uova di volatili da cortile in guscio, fresche, di galli e galline della specie Gallus domesticus, diverse dalle uova da cova

0709 99 60

Granturco dolce, fresco o refrigerato

0712 90 19

Granoturco dolce, secco, anche tagliato oppure tritato o polverizzato, ma non ulteriormente preparato, diverso da quello ibrido destinato alla semina

Capo 10

Cereali (2)

1701

Zuccheri di canna o di barbabietola e saccarosio chimicamente puro, allo stato solido

1703

Melassi ottenuti dall’estrazione o dalla raffinazione dello zucchero


(1)  Prodotti agricoli presi in considerazione quando sono utilizzati come tali o previa trasformazione oppure considerati come utilizzati per la fabbricazione delle merci di cui alla tabella 1 dell’allegato I.

(2)  Escluso frumento (grano) e frumento segalato, destinati alla semina, del codice NC 1001 11 00, 1001 91 10, 1001 91 20 e 1001 91 90, sementi di segale del codice 1002 10 00, semi di orzo del codice NC 1003 10 00, sementi di avena del codice NC 1004 10 00, sementi di granturco del codice NC 1005 10, riso destinato alla semina del codice NC 1006 10 10, semi di sorgo del codice NC 1007 10 e sementi di miglio del codice NC 1008 21 00.


ALLEGATO VI

Tavola di concordanza

Presente regolamento

Regolamento (CE) n. 216/2009

Regolamento (CE) n. 614/2009

Articolo 1, primo comma

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 1, secondo comma

Articolo 3

Articolo 2, lettera a)

Articolo 2, paragrafo 1, primo comma, lettera a)

Articolo 2, lettera b)

Articolo 2, paragrafo 1, primo comma, lettera b)

Articolo 2, lettera c)

Articolo 2, paragrafo 1, secondo comma

Articolo 2, lettera d)

Articolo 2, lettera e)

Articolo 2, paragrafo 2, lettere a) e c)

Articolo 2, lettera f)

Articolo 2, paragrafo 2, lettera b)

Articolo 2, lettera g)

Articolo 2, lettera h)

Articolo 2, lettera i)

Articolo 2, lettera j)

Articolo 2, lettera k)

Articolo 2, lettera l)

Articolo 3

Articolo 4, paragrafo 1

Articolo 4, paragrafo 3

Articolo 8, paragrafo 1

Articolo 4, paragrafo 2

Articolo 8, paragrafo 2

Articolo 4, paragrafo 4

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 5

Articolo 11

Articolo 3

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 2, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 2

Articolo 2, paragrafo 2

Articolo 6, paragrafo 3

Articolo 2, paragrafo 3, prima frase

Articolo 6, paragrafo 4

Articolo 7

Articolo 2, paragrafo 3, seconda frase

Articolo 8

Articolo 2, paragrafo 4

Articolo 9

Articolo 2, paragrafo 4

Articolo 10, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 1 e articolo 7, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 2

Articolo 10, paragrafo 2

Articolo 6, paragrafo 3

Articolo 11

Articolo 14, prima frase

Articolo 12, lettere a), b) e c)

Articolo 6, paragrafo 4 e articolo 14, paragrafo 2

Articolo 12, lettera d

Articolo 6, paragrafo 4 e articolo 15, paragrafo 1

Articolo 13, paragrafi 1, 2 e 3

Articolo 6, paragrafo 4, articolo 6, paragrafo 6, articolo 7, paragrafi 2, 3 e 4, articolo 14, paragrafo 1

Articolo 13, paragrafo 2

Articolo 14, paragrafo 2

Articolo 14, paragrafo 1

Articolo 4, paragrafo 1

Articolo 14, paragrafo 2

Articolo 4, paragrafo 2, secondo comma, e paragrafo 3

Articolo 14, paragrafo 3

Articolo 14, paragrafo 4

Articolo 4, paragrafo 2, primo comma, e paragrafo 3

Articolo 15, paragrafo 1

Articolo 4, paragrafi 1 e 4

Articolo 15, paragrafo 2

Articolo 16

Articolo 4, paragrafi 1 e 4

Articolo 17

Articolo 10

Articolo 18

Articolo 12, paragrafo 1, primo e secondo comma

Articolo 19

Articolo 12, paragrafo 1, terzo e quarto comma

Articolo 20

Articolo 12, punto 1, terzo comma

Articolo 12, paragrafo 2

Articolo 21

Articolo 7

Articolo 22, paragrafo 1

Articolo 8, paragrafi 1 e 2

Articolo 22, paragrafo 2

Articolo 23

Articolo 24, paragrafo 1

Articolo 8, paragrafo 3, secondo comma

Articolo 24, paragrafo 2

Articolo 25

Articolo 26

Articolo 8, paragrafo 3, primo comma

Articolo 27

Articolo 8, paragrafo 3, primo comma

Articolo 28

Articolo 8, paragrafo 5

Articolo 29

Articolo 30

Articolo 31

Articolo 8, paragrafo 3, primo comma, e paragrafi 5 e 6

Articolo 32

Articolo 8, paragrafo 3, primo comma, e paragrafi 5 e 6

Articolo 33

Articolo 9

Articolo 5

Articolo 34, paragrafo 1

Articolo 8, paragrafo 4, primo comma

Articolo 34, paragrafo 2

Articolo 8, paragrafo 4, secondo comma

Articolo 35

Articolo 18, articolo 6, paragrafo 5, e articolo 8, paragrafo 4, terzo comma

Articolo 36

Articolo 13

Articolo 37

Articolo 19

Articolo 10

Articolo 38

Articolo 39

Articolo 15, paragrafo 2

Articolo 40

Articolo 41

Articolo 42

Articolo 16

Articolo 43

Articolo 16

Articolo 44

Articolo 16

Articolo 17

Articolo 45

Articolo 20

Articolo 11

Articolo 46

Articolo 21, paragrafo 1

Articolo 12

Articolo 21, paragrafo 2

 

Articolo 6

Articolo 9

Allegato I

Allegato II

Articolo 1

Allegato II

Allegato III

Allegato IV

Allegato III

Articolo 1

Allegato V

Allegato I

 

Allegato IV

Allegato I

Allegato VI

Allegato V

Allegato II


Dichiarazione della Commissione sugli atti delegati

Nel contesto del presente regolamento, la Commissione ricorda l’impegno assunto al punto 15 dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea di fornire al Parlamento informazioni e documentazione complete sulle riunioni con gli esperti nazionali nel quadro del suo lavoro sulla preparazione degli atti delegati.


20.5.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 150/59


REGOLAMENTO (UE) N. 511/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 aprile 2014

sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell’Unione

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 192, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (2),

considerando quanto segue:

(1)

Il principale strumento internazionale che fornisce un quadro generale per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica e la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche è la Convenzione sulla diversità biologica (la «Convenzione»), approvata a nome dell’Unione in conformità della decisione 93/626/CEE del Consiglio (3).

(2)

Il protocollo di Nagoya alla Convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione (il «protocollo di Nagoya») è un trattato internazionale adottato il 29 ottobre 2010 dalle parti della Convenzione (4). Il protocollo di Nagoya specifica ulteriormente le norme generali di tale Convenzione in materia di accesso alle risorse genetiche e di ripartizione monetaria e non monetaria dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche («accesso e ripartizione dei benefici»). In conformità della decisione 283/2014/UE (5) il protocollo di Nagoya è stato approvato a nome dell’Unione.

(3)

Diversi utilizzatori e fornitori nell’Unione, tra cui ricercatori di organismi accademici, universitari e non commerciali, nonché imprese di molteplici settori industriali, utilizzano le risorse genetiche a fini di ricerca, sviluppo e commercializzazione, mentre alcuni impiegano anche le conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche.

(4)

Le risorse genetiche costituiscono il patrimonio genetico delle specie sia naturali che domestiche o coltivate e svolgono un ruolo sempre più significativo in molti settori economici come la produzione alimentare, la silvicoltura, e lo sviluppo di farmaci, cosmetici e fonti di energia di origine biologica. Le risorse genetiche svolgono inoltre un ruolo significativo nell’attuazione di strategie volte a ripristinare gli ecosistemi degradati e a salvaguardare le specie minacciate di estinzione.

(5)

Le conoscenze tradizionali detenute dalle comunità indigene e locali potrebbero fornire importanti informazioni per la scoperta scientifica di proprietà genetiche o biochimiche interessanti delle risorse genetiche. Tali conoscenze tradizionali comprendono le conoscenze, le innovazioni e le pratiche delle comunità indigene e locali che esprimono stili di vita tradizionali rilevanti ai fini della conservazione e dell’uso sostenibile della diversità biologica.

(6)

La Convenzione riconosce che gli Stati hanno diritto di sovranità sulle risorse naturali presenti all’interno della loro giurisdizione e il potere di determinare l’accesso alle loro risorse genetiche. La Convenzione impone a tutte le parti di adoperarsi per creare condizioni favorevoli all’accesso alle risorse genetiche sulle quali esercitano diritti sovrani ai fini di un’utilizzazione compatibile con l’ambiente a opera di altre parti della Convenzione. La Convenzione obbliga inoltre tutte le parti ad adottare misure finalizzate alla ripartizione giusta ed equa dei risultati della ricerca e dello sviluppo, nonché dei benefici derivanti dalla utilizzazione commerciale e di altra natura di risorse genetiche, con la parte contraente della Convenzione che ha fornito tali risorse. Tale ripartizione si deve effettuare secondo termini reciprocamente concordati. La Convenzione tratta anche l’accesso e la ripartizione dei benefici in relazione alle conoscenze, alle innovazioni e alle pratiche delle comunità indigene e locali rilevanti ai fini della conservazione e dell’uso sostenibile della diversità biologica.

(7)

Le risorse genetiche dovrebbero essere preservate in situ e utilizzate in maniera sostenibile ed è opportuno che i benefici derivanti dalla loro utilizzazione siano ripartiti in maniera giusta ed equa al fine di contribuire all’eliminazione della povertà e, in tal modo, al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, così come riconosciuto nel preambolo del protocollo di Nagoya. L’attuazione del protocollo di Nagoya dovrebbe mirare anche a concretizzare tale potenziale.

(8)

Il protocollo di Nagoya si applica alle risorse genetiche sulle quali gli Stati esercitano diritti sovrani e che rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 15 della Convenzione, rispetto all’ambito di applicazione più ampio dell’articolo 4 della Convenzione. Ciò implica che il protocollo di Nagoya non si estende all’intero ambito di applicazione dell’articolo 4 della Convenzione, come le attività che si svolgono in aree marine situate fuori della giurisdizione nazionale. La ricerca sulle risorse genetiche si sta gradualmente estendendo a nuove aree, segnatamente agli oceani, che continuano a essere gli ambienti meno esplorati e meno conosciuti del pianeta. Le profondità oceaniche, in particolare, costituiscono l’ultima grande frontiera del pianeta e suscitano un crescente interesse sul piano della ricerca, della prospezione e dell’esplorazione delle risorse.

(9)

È importante stabilire un quadro chiaro ed efficace per l’attuazione del protocollo di Nagoya, che contribuisca alla conservazione della diversità biologica e all’uso sostenibile delle sue componenti, alla ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche, nonché all’eradicazione della povertà, potenziando al tempo stesso le prospettive delle attività di ricerca e sviluppo fondate sulla natura nell’Unione. È inoltre essenziale evitare l’utilizzazione nell’Unione delle risorse genetiche o delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche, il cui accesso non è avvenuto conformemente alle disposizioni legislative o regolamentari nazionali di una parte contraente del protocollo di Nagoya in materia di accesso e di ripartizione dei benefici, e sostenere un’attuazione efficace degli impegni in materia di ripartizione dei benefici stabiliti nei termini reciprocamente concordati tra fornitori e utilizzatori. È inoltre essenziale migliorare le condizioni di certezza giuridica riguardo all’utilizzazione delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche.

(10)

Il quadro creato dal presente regolamento contribuirà a mantenere e accrescere la fiducia sia fra le parti contraenti del protocollo di Nagoya che tra altre parti interessate, tra cui le comunità indigene e locali, coinvolte nell’accesso e nella ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche.

(11)

Al fine di garantire la certezza del diritto, è importante che le norme che danno attuazione al protocollo di Nagoya si applichino solo alle risorse genetiche sulle quali gli Stati esercitano diritti sovrani di cui all’articolo 15 della Convenzione, e alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche di cui alla Convenzione, entrambe acquisite dopo l’entrata in vigore del protocollo di Nagoya nell’Unione.

(12)

Il protocollo di Nagoya impone a ogni parte contraente di tener conto, nello sviluppo e nell’attuazione della sua legislazione o delle disposizioni regolamentari in materia di accesso e di ripartizione dei benefici, dell’importanza delle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura («GRFA») e del loro ruolo particolare per la sicurezza alimentare. In conformità della decisione 2004/869/CE del Consiglio (6), il trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura («ITPGRFA») è stato approvato a nome dell’Unione. L’ITPGRFA costituisce uno strumento internazionale specifico che disciplina l’accesso e la ripartizione dei benefici ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 4, del protocollo di Nagoya, che dovrebbe essere fatto salvo dalle norme di attuazione del protocollo di Nagoya.

(13)

Numerose parti contraenti del protocollo di Nagoya, nell’esercizio dei loro diritti sovrani, hanno deciso che anche le risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (PGRFA) sotto la loro gestione e controllo e di dominio pubblico, non elencate nell’allegato I dell’ITPGRFA, devono essere soggette ai termini e alle condizioni dell’accordo standard sul trasferimento di materiale (SMTA) per i fini specificati nell’ITPGRFA.

(14)

Il protocollo di Nagoya dovrebbe essere attuato in modo da essere complementare con altri strumenti internazionali che non siano in contrasto con gli obiettivi del protocollo o con quelli della Convenzione.

(15)

L’articolo 2 della Convenzione definisce i termini «specie domestica» come ogni specie il cui processo di evoluzione è stato influenzato dall’uomo per soddisfare i propri bisogni e «biotecnologia» indica qualsiasi applicazione tecnologica che utilizzi sistemi biologici, organismi viventi o loro derivati, per realizzare o modificare prodotti o procedimenti per un uso specifico. Ai sensi della definizione di cui all’articolo 2 del protocollo di Nagoya, il termine «derivato» indica un composto biochimico esistente in natura che risulta dall’espressione genetica o dal metabolismo di risorse biologiche o genetiche, anche qualora non contenga unità funzionali ereditarie.

(16)

Il protocollo di Nagoya impone a ciascuna parte di prestare la dovuta attenzione a casi di emergenza attuale o imminente che siano suscettibili di minacciare o danneggiare la salute di persone, animali o piante, secondo quanto deciso a livello nazionale o internazionale. Il 24 maggio 2011 la 64a Assemblea mondiale della sanità ha adottato il «Pandemic Influenza Preparedness Framework» (programma quadro di preparazione per l’influenza pandemica) per la condivisione dei virus influenzali e l’accesso ai vaccini e ad altri benefici (il «programma quadro PIP»). Il programma quadro PIP si applica solo ai virus influenzali con un potenziale di pandemia umana e non si applica specificamente ai virus dell’influenza stagionale. Il programma quadro PIP costituisce uno strumento internazionale specifico sull’accesso e la ripartizione dei benefici che è coerente con il protocollo di Nagoya e che non dovrebbe essere pregiudicato dalle norme di attuazione del protocollo di Nagoya.

(17)

È importante inserire nel presente regolamento le definizioni del protocollo di Nagoya e della Convenzione, necessarie per l’attuazione del presente regolamento da parte degli utilizzatori. È importante che le nuove definizioni contenute nel presente regolamento, non incluse nella Convenzione o nel protocollo di Nagoya, siano coerenti con le definizioni della Convenzione e del protocollo di Nagoya. In particolare, è opportuno che il termine «utilizzatore» sia coerente con la definizione di «utilizzazione delle risorse genetiche» di cui al protocollo di Nagoya.

(18)

Il protocollo di Nagoya stabilisce un obbligo di promuovere e incoraggiare la ricerca in materia di biodiversità, in particolare la ricerca a fini non commerciali.

(19)

È opportuno richiamare il paragrafo 2 della decisione II/11 della conferenza delle parti della Convenzione, in cui si ribadisce che le risorse genetiche umane non sono incluse nel campo di applicazione della Convenzione.

(20)

Attualmente non vi è alcuna definizione accettata a livello internazionale di «conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche». Fatte salve la competenza e la responsabilità degli Stati membri per le questioni relative alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche e all’attuazione di misure volte a salvaguardare gli interessi delle comunità indigene e locali, al fine di assicurare la flessibilità e la certezza del diritto per i fornitori e gli utilizzatori, è opportuno che il presente regolamento faccia riferimento alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche descritte negli accordi di ripartizione dei benefici.

(21)

Affinché il protocollo di Nagoya sia attuato in maniera efficace, tutti gli utilizzatori di risorse genetiche e di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche dovrebbero esercitare la dovuta diligenza (due diligence) per accertare se l’accesso alle risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche sia avvenuto in conformità delle disposizioni giuridiche o regolamentari applicabili e, se del caso, che i benefici siano ripartiti in modo giusto ed equo. In tale contesto occorre che le autorità competenti accettino certificati di conformità riconosciuti a livello internazionale come prova del fatto che l’accesso alle risorse genetiche in oggetto è avvenuto legalmente e che sono state convenute dei termini reciprocamente concordati per l’utilizzatore e l’utilizzazione ivi specificati. È opportuno che gli utilizzatori che devono scegliere gli strumenti e le misure da applicare per esercitare la dovuta diligenza dovuta possano fare affidamento sul riconoscimento delle migliori prassi e delle misure complementari in supporto ai codici di condotta settoriali, alle clausole contrattuali modello e alle linee guida al fine di aumentare la certezza del diritto e ridurre i costi. Occorre che l’obbligo degli utilizzatori di conservare le informazioni pertinenti per l’accesso e la ripartizione dei benefici sia limitato temporalmente in funzione dei tempi necessari per un’eventuale innovazione.

(22)

La riuscita dell’attuazione del protocollo di Nagoya dipende dalla capacità degli utilizzatori e dei fornitori di risorse genetiche o di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche di negoziare termini reciprocamente concordati che conducano a una ripartizione dei benefici giusta ed equa e concorrano altresì al conseguimento del più ampio obiettivo del protocollo di Nagoya di contribuire alla conservazione e all’uso sostenibile della diversità biologica. Gli utilizzatori e i fornitori sono inoltre incoraggiati a intraprendere attività di sensibilizzazione in merito all’importanza delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche.

(23)

L’obbligo di dovuta diligenza dovrebbe applicarsi a tutti gli utilizzatori, indipendentemente dalla loro dimensione, comprese le microimprese e le piccole e medie imprese. È opportuno che il presente regolamento fornisca una serie di misure e strumenti che consentano alle microimprese e alle piccole e medie imprese di ottemperare ai loro obblighi a costi accessibili e con un elevato livello di certezza del diritto.

(24)

Occorre che le migliori prassi sviluppate dagli utilizzatori svolgano un ruolo importante nell’individuazione delle misure relative all’obbligo di dovuta diligenza più idonee a assicurare la conformità al sistema di attuazione previsto dal protocollo di Nagoya a costi accessibili e con un elevato livello di certezza del diritto. È opportuno che gli utilizzatori si basino sui codici di condotta esistenti in materia di accesso e ripartizione dei benefici elaborati per gli organismi di ricerca accademici, universitari e non commerciali e per diverse industrie. È opportuno che le associazioni di utilizzatori possano chiedere alla Commissione di determinare se sia possibile che una particolare combinazione di procedure, strumenti o meccanismi sottoposta al controllo di un’associazione sia riconosciuta come migliore prassi. Occorre che le autorità competenti degli Stati membri tengano conto del fatto che l’attuazione di migliori prassi riconosciute da parte di un utilizzatore riduce il rischio di non conformità dello stesso utilizzatore e giustifica una riduzione dei controlli di conformità. Occorre che lo stesso principio si applichi alle migliori prassi adottate dalle parti del protocollo di Nagoya.

(25)

A norma del protocollo di Nagoya i punti di controllo devono essere efficaci e pertinenti all’utilizzazione delle risorse genetiche. In determinati momenti della catena delle attività che costituiscono un’utilizzazione, gli utilizzatori dovrebbero dichiarare e fornire prova, quando richiesto, di aver esercitato la dovuta diligenza. Un momento adeguato per tale dichiarazione è l’ottenimento di finanziamenti per la ricerca. Un altro momento adeguato è la fase finale dell’utilizzazione, vale a dire la fase finale dello sviluppo di un prodotto prima della richiesta di autorizzazione all’immissione nel mercato di prodotti sviluppati mediante utilizzazione di risorse genetiche o di conoscenze tradizionali associate a risorse genetiche o, nel caso in cui la richiesta di autorizzazione all’immissione nel mercato non sia richiesta, la fase dello sviluppo finale di un prodotto prima della prima commercializzazione nell’Unione. Al fine di assicurare l’efficacia dei punti di controllo, aumentando nel contempo la certezza giuridica per gli utilizzatori, è opportuno conferire alla Commissione competenze di esecuzione ai sensi dell’articolo 291, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Commissione dovrebbe utilizzare tali competenze d’esecuzione per determinare la fase dello sviluppo finale di un prodotto ai sensi del protocollo di Nagoya al fine di individuare la fase finale di utilizzazione nei diversi settori.

(26)

È importante riconoscere che il centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici svolgerebbe un ruolo importante nell’attuazione del protocollo di Nagoya. Ai sensi degli articoli 14 e 17 del protocollo di Nagoya le informazioni sarebbero trasmesse al centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici quale parte del processo relativo al certificato di conformità riconosciuto a livello internazionale. Le autorità competenti dovrebbero cooperare con il centro di scambi per l’accesso della ripartizione dei benefici per assicurare che lo scambio di informazioni avvenga al fine di facilitare il loro controllo della conformità degli utilizzatori da parte delle autorità competenti.

(27)

La raccolta di risorse genetiche in natura per scopi non commerciali è effettuata prevalentemente da ricercatori di organismi accademici, universitari e non commerciali o da collezionisti. Nella grande maggioranza dei casi e in quasi tutti i settori l’accesso alle risorse genetiche appena raccolte avviene tramite intermediari, collezioni o agenti che acquisiscono risorse genetiche in paesi terzi.

(28)

Le collezioni sono importanti fornitori di risorse genetiche e di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche utilizzate all’interno dell’Unione. In quanto fornitori, esse possono svolgere un ruolo importante nell’assistere altri utilizzatori della catena di custodia a rispettare i loro obblighi. A tal fine, è opportuno che venga creato un sistema di collezioni registrate all’interno dell’Unione mediante l’istituzione di un registro volontario delle collezioni che dovrebbe essere mantenuto dalla Commissione. Tale sistema garantirebbe che le collezioni che figurano nel registro applichino in maniera efficace misure che restringono la fornitura di campioni di risorse genetiche a terzi di cui sono documentate le modalità legali di accesso e garantirebbe la predisposizione di termini reciprocamente concordati, laddove richiesti. L’introduzione di un sistema di collezioni registrate nell’Unione dovrebbe ridurre notevolmente il rischio che nell’Unione siano utilizzate risorse genetiche il cui accesso non ha avuto luogo conformemente alla legislazione o alle disposizioni regolamentari nazionali in materia di accesso e di ripartizione dei benefici di una parte contraente del protocollo di Nagoya. Le autorità competenti degli Stati membri dovrebbero verificare se una collezione sia conforme ai requisiti per il riconoscimento come collezione da includere nel registro. Gli utilizzatori che ottengono una risorsa genetica da una collezione inclusa nel registro dovrebbero essere considerati ottemperanti rispetto all’obbligo di dovuta diligenza per quanto riguarda la ricerca di tutte le informazioni necessarie. Ciò dovrebbe essere particolarmente vantaggioso per i ricercatori di organismi accademici, universitari e non commerciali, nonché per le piccole e medie imprese, e contribuire a ridurre i requisiti amministrativi e di conformità.

(29)

È opportuno che le autorità competenti degli Stati membri verifichino che gli utilizzatori rispettino gli obblighi previsti, abbiano ottenuto il consenso informato preventivo e abbiano stabilito termini reciprocamente concordati. È opportuno anche che le autorità competenti tengano un registro dei controlli effettuati e che le informazioni pertinenti siano rese accessibili conformemente alla direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (7).

(30)

È opportuno che gli Stati membri garantiscano che le violazioni delle norme di attuazione del protocollo di Nagoya siano sanzionate in modo effettivo, proporzionato e dissuasivo.

(31)

Tenuto conto della portata internazionale delle operazioni aventi a oggetto l’accesso e la ripartizione dei benefici, occorre che le autorità competenti degli Stati membri cooperino tra di loro, con la Commissione e con le autorità nazionali competenti dei paesi terzi al fine di garantire che gli utilizzatori rispettino il presente regolamento e sostengano un’efficace applicazione delle norme di attuazione del protocollo di Nagoya.

(32)

L’Unione e gli Stati membri dovrebbero adoperarsi proattivamente per garantire il conseguimento degli obiettivi del protocollo di Nagoya, allo scopo di incrementare le risorse a sostegno della conservazione della diversità biologica e dell’uso sostenibile dei suoi componenti a livello mondiale.

(33)

La Commissione e gli Stati membri dovrebbero adottare opportune misure complementari per migliorare l’efficacia dell’attuazione del presente regolamento e per ridurre i costi, in particolare laddove ciò andrebbe a vantaggio dei ricercatori di organismi accademici, universitari non commerciali e delle piccole e medie imprese.

(34)

Al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del presente regolamento, dovrebbero essere attribuite alla Commissione competenze di esecuzione. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio (8).

(35)

Poiché l’obiettivo del presente regolamento, vale a dire sostenere la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche in conformità del protocollo di Nagoya, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della sua portata e della necessità di garantire il funzionamento del mercato interno, può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(36)

È opportuno che la data di entrata in vigore del presente regolamento sia direttamente correlata all’entrata in vigore del protocollo di Nagoya per l’Unione, in modo da assicurare parità di condizioni a livello dell’Unione e in ambito internazionale in merito alle attività di accesso e ripartizione dei benefici delle risorse genetiche,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Oggetto

Il presente regolamento stabilisce le norme relative alla conformità dell’accesso e della ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche e dalle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche, in conformità delle disposizioni del protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e la giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione relativo alla Convenzione sulla diversità biologica (il «protocollo di Nagoya»). L’efficace attuazione del presente regolamento contribuirà anche alla conservazione della diversità biologica e all’uso sostenibile dei suoi componenti, in conformità delle disposizioni della Convenzione sulla diversità biologica (la «Convenzione»).

Articolo 2

Ambito di applicazione

1.   Il presente regolamento si applica alle risorse genetiche sulle quali gli Stati esercitano diritti sovrani e alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche alle quali è dato accesso dopo l’entrata in vigore del protocollo di Nagoya nell’Unione. Esso si applica inoltre ai benefici derivanti dall’utilizzazione di tali risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche.

2.   Il presente regolamento non si applica alle risorse genetiche il cui accesso e la cui ripartizione dei benefici sono disciplinati da strumenti internazionali specifici che sono in linea e non contrastano con gli obiettivi della Convenzione e del protocollo di Nagoya.

3.   Il presente regolamento non pregiudica le norme degli Stati membri sull’accesso alle risorse genetiche sulle quali esercitano diritti sovrani di cui all’articolo 15 della Convenzione, né le disposizioni degli Stati membri sull’articolo 8, paragrafo j) della Convenzione relativamente alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche.

4.   Il presente regolamento si applica alle risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche a cui si applicano disposizioni legislative o regolamentari in materia di accesso e di ripartizione dei benefici di una parte contraente del protocollo di Nagoya.

5.   Nessuna disposizione del presente regolamento obbliga uno Stato membro a fornire informazioni la cui divulgazione sia ritenuta contraria agli interessi essenziali della sua sicurezza.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni della Convenzione e del protocollo di Nagoya nonché le seguenti definizioni:

1)   «materiale genetico»: il materiale di origine vegetale, animale, microbica o di altra origine, contenente unità funzionali dell’eredità;

2)   «risorse genetiche»: il materiale genetico che abbia un valore effettivo o potenziale;

3)   «accesso»: l’acquisizione delle risorse genetiche o delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche presenti in un Paese che è parte contraente del protocollo di Nagoya;

4)   «utilizzatore»: qualsiasi persona fisica o giuridica che utilizza risorse genetiche o conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche;

5)   «utilizzazione delle risorse genetiche»: le attività di ricerca e sviluppo sulla composizione genetica e/o biochimica delle risorse genetiche, anche attraverso l’applicazione della biotecnologia come definita all’articolo 2 della Convenzione;

6)   «termini reciprocamente concordati»: le disposizioni contrattuali concluse tra un fornitore di risorse genetiche o di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche e un utilizzatore che stabiliscono condizioni specifiche per l’equa e giusta ripartizione una dei benefici derivanti dall’utilizzazione di risorse genetiche o di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche e che possono includere anche ulteriori condizioni e termini per tale utilizzazione nonché per le successive applicazioni e la commercializzazione;

7)   «conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche»: le conoscenze tradizionali detenute da una comunità indigena o locale che sono di rilievo per l’utilizzazione delle risorse genetiche e che sono descritte come tali nei termini reciprocamente concordati applicabili all’utilizzazione delle risorse genetiche;

8)   «risorse genetiche acquisite illegalmente»: risorse genetiche e conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche il cui accesso non è avvenuto conformemente alle disposizioni legislative o regolamentari nazionali in materia di accesso e di ripartizione dei benefici del paese fornitore che è parte contraente del protocollo di Nagoya e che richiede il consenso informato preventivo;

9)   «collezione»: un insieme, di proprietà pubblica o privata, di campioni di risorse genetiche e delle relative informazioni che viene raccolto e conservato;

10)   «associazione di utilizzatori»: un organismo istituito in conformità dei requisiti dello Stato membro in cui ha sede che rappresenta gli interessi degli utilizzatori e che si occupa dello sviluppo e del controllo delle migliori prassi di cui all’articolo 8 del presente regolamento;

11)   «certificato di conformità riconosciuto a livello internazionale»: un permesso o un documento equivalente rilasciato al momento dell’accesso da un’autorità competente in conformità dell’articolo 6, paragrafo 3, lettera e), e dell’articolo 13, paragrafo 2, del protocollo di Nagoya come prova del fatto che l’accesso alla risorsa genetica cui si riferisce è avvenuto in conformità della decisione di concedere il consenso informato preventivo e che sono stati stabiliti dei termini reciprocamente concordati per l’utilizzatore e l’utilizzazione ivi specificati, che è messo a disposizione del centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici, istituito ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 1, di tale protocollo.

CAPO II

CONFORMITÀ DA PARTE DEGLI UTILIZZATORI

Articolo 4

Obblighi degli utilizzatori

1.   Gli utilizzatori esercitano la dovuta diligenza per accertare se l’accesso alle risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche che utilizzano sia avvenuto in conformità delle disposizioni legislative e regolamentari applicabili in materia di accesso e di ripartizione dei benefici e che i benefici siano ripartiti in maniera giusta ed equa in base a termini reciprocamente concordati, in conformità delle disposizioni legislative o regolamentari applicabili.

2.   Le risorse genetiche e le conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche sono trasferite e utilizzate solo se in conformità con i termini reciprocamente concordati, ove previsti delle disposizioni legislative o regolamentari applicabili.

3.   Ai fini del paragrafo 1, gli utilizzatori reperiscono, conservano e trasferiscono agli utilizzatori successivi:

a)

il certificato di conformità riconosciuto a livello internazionale, nonché informazioni sul contenuto dei termini reciprocamente concordati per gli utilizzatori successivi; o

b)

se non è disponibile il certificato di conformità riconosciuto a livello internazionale, informazioni e documenti pertinenti in merito:

i)

alla data e al luogo dell’accesso alle risorse genetiche o alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche;

ii)

alla descrizione delle risorse genetiche o delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche utilizzate;

iii)

alla fonte dalla quale le risorse genetiche o le conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche sono state direttamente ottenute nonché agli utilizzatori successivi delle risorse genetiche o delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche;

iv)

alla presenza o all’assenza di diritti e obblighi relativi all’accesso e alla ripartizione dei benefici, compresi diritti e obblighi relativi alle successive applicazioni e alla commercializzazione;

v)

ai permessi di accesso, ove applicabile;

vi)

ai termini reciprocamente concordati, comprese disposizioni per la ripartizione dei benefici, ove applicabile.

4.   Gli utilizzatori che acquisiscono risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (PGRFA) in un paese che è parte contraente del protocollo di Nagoya e che ha stabilito che le PGRFA sotto la sua gestione e il suo controllo e di dominio pubblico, non contenute nell’allegato I dell’ITPGRFA, siano anch’esse soggette ai termini e alle condizioni dell’accordo standard per il trasferimento di materiale per i fini specificati nel trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA) si considera che abbiano esercitato la dovuta diligenza in conformità del paragrafo 3 del presente articolo.

5.   Qualora le informazioni in loro possesso non siano sufficienti o persistano incertezze circa la legalità dell’accesso e dell’utilizzazione, gli utilizzatori ottengono un permesso di accesso o documento equivalente e stabiliscono termini reciprocamente concordati, oppure interrompono l’utilizzazione.

6.   Gli utilizzatori conservano le informazioni pertinenti per l’accesso e la ripartizione dei benefici per venti anni a decorrere dalla fine del periodo di utilizzazione.

7.   Gli utilizzatori che ottengono una risorsa genetica da una collezione inclusa nel registro delle collezioni all’interno dell’Unione di cui all’articolo 5, paragrafo 1, sono considerati ottemperanti rispetto all’obbligo di dovuta diligenza per quanto riguarda la ricerca delle informazioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo.

8.   Gli utilizzatori che acquisiscono una risorsa genetica per la quale è stato accertato che è o può essere la causa patogena di un’emergenza sanitaria attuale o imminente di portata internazionale, ai sensi del regolamento sanitario internazionale (2005), o di una grave minaccia per la salute a carattere transfrontaliero così come definita nella decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (9), ai fini della preparazione alle emergenze sanitarie nei paesi non ancora colpiti e di risposta nei paesi colpiti, adempiono agli obblighi di cui al paragrafo 3 o 5 del presente articolo al più tardi alla prima tra le date seguenti:

a)

un mese dopo la fine della minaccia attuale o imminente per la salute; oppure

b)

tre mesi dopo l’inizio dell’utilizzazione della risorsa genetica.

Qualora gli obblighi elencati al paragrafo 3 o 5 del presente articolo non siano adempiuti entro i termini fissati al primo comma, lettere a) e b), del presente paragrafo l’utilizzazione è interrotta.

In caso di richiesta di autorizzazione all’immissione nel mercato o di immissione sul mercato di prodotti derivanti dall’utilizzazione di una risorsa genetica di cui al primo comma, si applicano, integralmente e senza ritardo, gli obblighi di cui al paragrafo 3 o 5.

In assenza di un consenso informato preventivo ottenuto tempestivamente e della definizione di termini reciprocamente concordati e fino al raggiungimento di un accordo con il paese fornitore interessato, tale utilizzatore non rivendicherà diritti esclusivi di alcun tipo su alcuno sviluppo realizzato tramite l’utilizzo di tali agenti patogeni.

Gli strumenti specifici internazionali in materia di accesso e ripartizione dei benefici di cui all’articolo 2 restano impregiudicati.

Articolo 5

Registro delle collezioni

1.   La Commissione istituisce e tiene aggiornato un registro di collezioni nell’Unione (il «registro»). La Commissione assicura che il registro sia basato su Internet e sia facilmente accessibile agli utilizzatori. Il registro include i riferimenti delle collezioni di risorse genetiche, o di parti di tali collezioni, che soddisfano i criteri stabiliti al paragrafo 3.

2.   Su richiesta di un proprietario di una collezione nella sua giurisdizione, uno Stato membro valuta l’opportunità di inserire tale collezione o di una parte di una collezione nel registro. Una volta verificato che la collezione, o parte di essa, soddisfa i criteri stabiliti al paragrafo 3, lo Stato membro comunica senza indugio alla Commissione il nome e le informazioni di contatto della collezione e del suo proprietario, nonché il tipo di collezione in oggetto. La Commissione inserisce tempestivamente nel registro le informazioni ricevute.

3.   Al fine di ottenere l’inserimento della collezione o di una parte di una collezione nel registro, la collezione deve dimostrare la propria capacità di:

a)

applicare procedure standardizzate per lo scambio di campioni delle risorse genetiche e delle relative informazioni con altre collezioni e per la fornitura di campioni di risorse genetiche e relative informazioni a terzi per la loro utilizzazione in linea con la Convenzione e con il protocollo di Nagoya;

b)

fornire a terzi per la loro utilizzazione solo risorse genetiche e informazioni correlate provviste di una documentazione in grado di provare che l’accesso alle risorse genetiche e alle informazioni correlate sia stato effettuato in conformità delle disposizioni legislative o regolamentari applicabili in materia di accesso e ripartizione dei benefici e, se del caso, dei termini reciprocamente concordati;

c)

tenere un registro di tutti i campioni delle risorse genetiche e delle informazioni correlate forniti a terzi per la loro utilizzazione;

d)

stabilire o utilizzare identificatori unici, ove possibile, per i campioni delle risorse genetiche forniti a terzi, e

e)

usare adeguati strumenti di tracciabilità e di monitoraggio per lo scambio di campioni delle risorse genetiche e delle informazioni correlate con altre collezioni.

4.   Gli Stati membri verificano regolarmente che ogni collezione o una parte di una collezione sotto la loro giurisdizione inclusa nel registro soddisfi i criteri di cui al paragrafo 3.

Laddove sia comprovato, sulla base delle informazioni fornite ai sensi del paragrafo 3, che una collezione o una parte di una collezione inclusa nel registro non soddisfa i criteri di cui al paragrafo 3, lo Stato membro interessato individua, in collaborazione con il proprietario della collezione in questione e senza indugio, azioni o misure correttive.

Se uno Stato membro accerta che una collezione o una parte di una collezione sotto la sua giurisdizione non è più conforme alle disposizioni del paragrafo 3, ne informa la Commissione senza indugio.

All’atto del ricevimento di tali informazioni, la Commissione rimuove dal registro la collezione o la parte della collezione interessata.

5.   La Commissione adotta atti di esecuzione per stabilire le procedure di attuazione dei paragrafi da 1 a 4 del presente articolo. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all’articolo 14, paragrafo 2.

Articolo 6

Autorità competenti e punto di contatto

1.   Gli Stati membri designano una o più autorità competenti responsabili dell’applicazione del presente regolamento. Gli Stati membri comunicano alla Commissione i nomi e i recapiti delle autorità competenti a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento. Gli Stati membri comunicano senza indugio alla Commissione eventuali modifiche dei nominativi e dei recapiti delle autorità competenti.

2.   La Commissione pubblica, anche su Internet, un elenco delle autorità competenti degli Stati membri. La Commissione tiene aggiornato tale elenco.

3.   La Commissione designa un punto di contatto per l’accesso e la ripartizione dei benefici incaricato di garantire il collegamento con il segretariato della Convenzione per quanto riguarda le questioni disciplinate dal presente regolamento.

4.   La Commissione provvede affinché gli organismi dell’Unione previsti dal regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio (10) contribuiscano alla realizzazione degli obiettivi del presente regolamento.

Articolo 7

Monitoraggio della conformità dell’utilizzatore

1.   Gli Stati membri e la Commissione richiedono a tutti i beneficiari di finanziamenti alla ricerca che implica l’utilizzazione di risorse genetiche e di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche di dichiarare di osservare la dovuta diligenza conformemente all’articolo 4.

2.   Nella fase dello sviluppo finale di un prodotto realizzato mediante l’utilizzazione di risorse genetiche o di conoscenze tradizionali a esse associate, gli utilizzatori dichiarano alle autorità competenti di cui all’articolo 6, paragrafo 1, di aver ottemperato agli obblighi di cui all’articolo 4 e trasmettono contestualmente:

a)

le informazioni pertinenti del certificato di conformità riconosciuto a livello internazionale, o

b)

le informazioni correlate di cui all’articolo 4, paragrafo 3, lettera b), punti da i) a v), e all’articolo 4, paragrafo 5, ivi comprese, se del caso, le informazioni relative all’istituzione di termini reciprocamente concordati.

Gli utilizzatori forniscono ulteriori prove all’autorità competente su richiesta.

3.   Le autorità competenti trasmettono le informazioni ricevute in base ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo al centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici istituito ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 1, del protocollo di Nagoya, alla Commissione e, ove opportuno, alle autorità nazionali competenti di cui all’articolo 13, paragrafo 2, del protocollo di Nagoya.

4.   Le autorità competenti cooperano con il centro di scambi per l’accesso e la ripartizione dei benefici per assicurare lo scambio delle informazioni di cui all’articolo 17, paragrafo 2 del protocollo di Nagoya al fine monitorare la conformità degli utilizzatori.

5.   Le autorità competenti tengono in debito conto il rispetto della riservatezza delle informazioni commerciali o industriali nei casi in cui tale riservatezza è prevista dal diritto dell’Unione o nazionale per tutelare interessi economici legittimi, in particolare riguardo alla designazione delle risorse genetiche e della loro utilizzazione.

6.   La Commissione adotta atti di esecuzione per stabilire le procedure di attuazione dei paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo. In tali atti di esecuzione la Commissione determina la fase di sviluppo finale di un prodotto al fine di individuare la fase finale di utilizzazione nei diversi settori. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all’articolo 14, paragrafo 2.

Articolo 8

Migliori prassi

1.   Le associazioni di utilizzatori o altre parti interessate possono inoltrare una richiesta alla Commissione per ottenere il riconoscimento di una particolare combinazione di procedure, strumenti o meccanismi sviluppata e sottoposta al loro controllo quale migliore prassi in conformità del presente regolamento. La richiesta è accompagnata da elementi di prova e informazioni.

2.   Qualora, sulla base delle informazioni e degli elementi di prova forniti ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo, la Commissione stabilisca che la combinazione specifica di procedure, strumenti o meccanismi, debitamente applicata da un utilizzatore, consente a quest’ultimo di adempiere agli obblighi stabiliti agli articoli 4 e 7, essa concede il riconoscimento come migliore prassi.

3.   Le associazioni di utilizzatori o le altre parti interessate informano la Commissione di ogni modifica o aggiornamento di una migliore prassi cui è stato concesso il riconoscimento conformemente al paragrafo 2.

4.   Se vi è prova di casi ripetuti o significativi di utilizzatori che nell’applicare una migliore prassi non adempiono agli obblighi previsti dal presente regolamento, la Commissione, di concerto con l’associazione di utilizzatori pertinente o altre parti interessate, valuta se tali casi costituiscano possibili carenze nella migliore prassi.

5.   La Commissione revoca il riconoscimento di una migliore prassi nel momento in cui determina che modifiche alla migliore prassi compromettono la capacità di un utilizzatore di soddisfare ai suoi obblighi di cui agli articoli 4 e 7, oppure se casi ripetuti o significativi di non conformità da parte di utilizzatori sono imputabili a lacune nella migliore prassi.

6.   La Commissione istituisce e tiene aggiornato un registro su Internet delle migliori prassi riconosciute. Tale registro contiene una sezione dedicata alle migliori prassi riconosciute dalla Commissione conformemente al paragrafo 2 del presente articolo e una sezione in cui figurano le migliori prassi adottate sulla base dell’articolo 20, paragrafo 2, del protocollo di Nagoya.

7.   La Commissione adotta atti di esecuzione per istituire le procedure di attuazione dei paragrafi da 1 a 5 del presente articolo. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all’articolo 14, paragrafo 2.

Articolo 9

Controlli sulla conformità dell’utilizzatore

1.   Le autorità competenti di cui all’articolo 6, paragrafo 1, effettuano i controlli per verificare che gli utilizzatori rispettino i loro obblighi di cui agli articoli 4 e 7, tenendo conto del fatto che l’applicazione, da parte di un utilizzatore, di una migliore prassi relativa all’accesso e alla ripartizione dei benefici, riconosciuta a norma dell’articolo 8, paragrafo 2, del presente regolamento o a norma dell’articolo 20, paragrafo 2, del protocollo di Nagoya, ne può ridurre il rischio di non conformità.

2.   Gli Stati membri garantiscono che i controlli di cui al paragrafo 1 siano efficaci, proporzionati, dissuasivi e individuino i casi di non conformità degli utilizzatori al presente regolamento.

3.   I controlli di cui al paragrafo 1 sono effettuati:

a)

in conformità di un piano rivisto periodicamente ed elaborato secondo un approccio basato sul rischio;

b)

quando un’autorità competente è in possesso di informazioni pertinenti, anche sulla base di preoccupazioni comprovate fornite da terzi, relative alla non conformità di un utilizzatore alle disposizioni del presente regolamento. Particolare attenzione dev’essere prestata a tali preoccupazioni sollevate dai paesi fornitori.

4.   I controlli di cui al paragrafo 1 del presente articolo possono includere l’esame:

a)

delle misure adottate da un utilizzatore per esercitare la dovuta diligenza in conformità dell’articolo 4;

b)

della documentazione e dei registri che dimostrano l’esercizio della dovuta diligenza in conformità dell’articolo 4 in relazione a specifiche attività di utilizzazione;

c)

di casi in cui un utilizzatore è stato obbligato a fare le dichiarazioni previste dall’articolo 7.

A seconda dei casi, possono essere svolti anche controlli sul posto.

5.   Gli utilizzatori garantiscono l’assistenza necessaria per facilitare l’esecuzione dei controlli di cui al paragrafo 1.

6.   Fatto salvo l’articolo 11, se, in seguito ai controlli di cui al paragrafo 1 del presente articolo, sono state riscontrate carenze, l’autorità competente rilascia una comunicazione concernente le misure o gli interventi correttivi che l’utilizzatore dovrà effettuare.

A seconda della natura della carenza, gli Stati membri possono anche adottare misure provvisorie immediate.

Articolo 10

Registrazione dei controlli

1.   Le autorità competenti tengono per almeno cinque anni registri dei controlli di cui all’articolo 9, paragrafo 1, in cui indicano, in particolare, la natura e i risultati dei controlli, nonché registri di eventuali misure e interventi correttivi di cui all’articolo 9, paragrafo 6.

2.   Le informazioni di cui al paragrafo 1 sono rese disponibili come stabilito dalla direttiva 2003/4/CE.

Articolo 11

Sanzioni

1.   Gli Stati membri stabiliscono le regole relative alle sanzioni da applicare in caso di violazione degli articoli 4 e 7, e adottano tutte le misure necessarie per assicurarne l’applicazione.

2.   Le sanzioni sono efficaci, proporzionate e dissuasive.

3.   Entro l'11 giugno 2015, gli Stati membri comunicano alla Commissione le regole di cui al paragrafo 1 e senza indugio qualsiasi relativa modifica successivamente apportata.

CAPO III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 12

Cooperazione

Le autorità competenti di cui all’articolo 6, paragrafo 1:

a)

cooperano tra di loro e con la Commissione per garantire che gli utilizzatori ottemperino alle disposizioni del presente regolamento;

b)

si consultano, se del caso, con le parti interessate circa l’attuazione del protocollo di Nagoya e del presente regolamento;

c)

cooperano con le autorità nazionali competenti di cui all’articolo 13, paragrafo 2, del protocollo di Nagoya per garantire che gli utilizzatori ottemperino alle disposizioni del presente regolamento;

d)

informano le autorità competenti degli altri Stati membri e la Commissione in merito a gravi carenze eventualmente riscontrate mediante i controlli di cui all’articolo 9, paragrafo 1, e ai tipi di sanzioni inflitte a norma dell’articolo 11;

e)

scambiano informazioni sull’organizzazione dei rispettivi sistemi di controllo per monitorare la conformità degli utilizzatori con le disposizioni del presente regolamento.

Articolo 13

Misure complementari

La Commissione e gli Stati membri, ove opportuno:

a)

promuovono e incoraggiano le attività di informazione, sensibilizzazione e formazione volte ad aiutare i portatori d’interesse e le parti interessate a conoscere i propri obblighi derivanti dall’attuazione del presente regolamento e delle pertinenti disposizioni della Convenzione e del protocollo di Nagoya nell’Unione;

b)

incoraggiano lo sviluppo di codici di condotta settoriali, di clausole contrattuali modello, di linee guida e migliori prassi, in particolare quando andrebbero a vantaggio dei ricercatori di organismi accademici, universitari e non commerciali e delle piccole e medie imprese;

c)

promuovono lo sviluppo e l’utilizzo di strumenti e sistemi di comunicazione efficaci sotto il profilo dei costi che siano di supporto al monitoraggio e alla tracciabilità dell’utilizzazione delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche da parte delle collezioni e degli utilizzatori;

d)

forniscono orientamenti tecnici o di altra natura per gli utilizzatori, tenendo conto della realtà in cui operano i ricercatori di organismi accademici, universitari e non commerciali e le piccole e medie imprese, al fine di agevolare il rispetto delle disposizioni del presente regolamento;

e)

a incoraggiare gli utilizzatori e i fornitori a canalizzare i benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche verso la conservazione della diversità biologica e l’uso sostenibile dei suoi componenti in conformità con le disposizioni della Convenzione;

f)

a promuovere misure a sostegno delle collezioni che contribuiscono alla conservazione della diversità biologica e culturale.

Articolo 14

Procedura di comitato

1.   La Commissione è assistita da un comitato. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

3.   Qualora il comitato non esprima alcun parere, la Commissione non adotta il progetto di atto di esecuzione e si applica l’articolo 5, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (UE) n. 182/2011.

Articolo 15

Forum consultivo

La Commissione assicura la partecipazione equilibrata di rappresentanti degli Stati membri e di altri parti interessate nelle questioni relative all’attuazione del presente regolamento. Essi si riuniscono in un forum consultivo. Le norme procedurali di tale forum consultivo sono stabilite dalla Commissione.

Articolo 16

Relazioni e riesame

1.   Salvo qualora sia determinato un intervallo alternativo per le relazioni di cui all’articolo 29 del protocollo di Nagoya, gli Stati membri trasmettono alla Commissione una relazione sull’applicazione del presente regolamento entro l'11 giugno 2017 e successivamente ogni cinque anni.

2.   Al più tardi un anno dopo il termine per la presentazione delle relazioni di cui al paragrafo 1, la Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione del presente regolamento, che include una prima valutazione dell’efficacia di quest’ultimo.

3.   Ogni dieci anni dopo la sua prima relazione, la Commissione, sulla base delle relazioni e dell’esperienza acquisita nell’applicazione del presente regolamento, ne esamina il funzionamento e l’efficacia nel conseguire gli obiettivi del protocollo di Nagoya. Nel suo riesame la Commissione considera in particolar modo le conseguenze amministrative per gli istituti di ricerca pubblici, per le piccole e medie imprese e per le microimprese, nonché per settori specifici. La Commissione valuta inoltre la necessità di riesaminare l’attuazione delle disposizioni del presente regolamento alla luce degli sviluppi in altre organizzazioni internazionali pertinenti.

4.   La Commissione riferisce alla conferenza delle parti della Convenzione che funge da riunione delle parti del protocollo di Nagoya sulle misure adottate dall’Unione per attuare le misure di conformità con il protocollo di Nagoya.

Articolo 17

Entrata in vigore e applicazione

1.   Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

2.   Non appena possibile successivamente al deposito dello strumento di accettazione del protocollo di Nagoya da parte dell’Unione, la Commissione pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea indicando la data di entrata in vigore del protocollo di Nagoya per l’Unione. Il presente regolamento è applicabile a decorrere da tale data.

3.   Gli articoli 4, 7 e 9 del presente regolamento si applicano un anno dopo l’entrata in vigore del protocollo di Nagoya per l’Unione.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Strasburgo, 16 aprile 2014.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

M. SCHULZ

Per il Consiglio

Il president

D. KOURKOULAS


(1)  GU C 161 del 6.6.2013, pag. 73.

(2)  Posizione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2014 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 14 aprile 2014.

(3)  Decisione 93/626/CEE del Consiglio, del 25 ottobre 1993, relativa alla conclusione della Convenzione sulla diversità biologica (GU L 309 del 13.12.1993, pag. 1).

(4)  Allegato I al documento UNEP/CBD/COP/DEC/X/1 del 29 ottobre 2010.

(5)  Decisione 283/2014/UE del Consiglio, del 14 aprile 2014, sulla conclusione, a nome dell’Unione, del protocollo di Nagoya alla convenzione sulla diversità biologica relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione.

(6)  Decisione 2004/869/CE del Consiglio, del 24 febbraio 2004, concernente la conclusione, a nome della Comunità europea, del trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (GU L 378 del 23.12.2004, pag. 1).

(7)  Direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio (GU L 41 del 14.2.2003, pag. 26).

(8)  Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).

(9)  Decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, relativa alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero e che abroga la decisione n. 2119/98/CE (GU L 293 del 5.11.2013, pag. 1).

(10)  Regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio (GU L 61 del 3.3.1997, pag. 1).


20.5.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 150/72


REGOLAMENTO (UE) N. 512/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 aprile 2014

recante modifica del regolamento (UE) n. 912/2010 che istituisce l’Agenzia del GNSS europeo

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 172,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

previa consultazione del parere del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (2),

considerando quanto segue:

(1)

Risulta dal combinato disposto dell’articolo 14 del regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (3), e dell’articolo 2 del regolamento (UE) n. 912/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (4) che l’Agenzia del GNSS europeo (l’«Agenzia») deve provvedere all’accreditamento di sicurezza dei sistemi europei di radionavigazione via satellite (i «sistemi») e, a tal fine, avvia e verifica l’attuazione delle procedure di sicurezza e l’esecuzione degli audit di sicurezza.

(2)

I sistemi sono definiti all’articolo 2 del regolamento (UE) n. 1285/2013. Si tratta di sistemi complessi e la loro creazione e il loro funzionamento coinvolgono numerose parti interessate aventi ruoli diversi. In tale contesto, è fondamentale che le informazioni classificate UE siano trattate e protette da tutte le parti interessate coinvolte nell’attuazione dei programmi Galileo e EGNOS (i «programmi») conformemente ai principi fondamentali e alle norme minime stabilite nelle norme di sicurezza della Commissione e del Consiglio per le informazioni classificate UE e che l’articolo 17 del regolamento (UE) n. 1285/2013, che garantisce un livello equivalente di protezione delle informazioni classificate UE, si applichi, se del caso, a tutte le parti interessate coinvolte nell’attuazione dei programmi.

(3)

Le parti interessate che partecipano al processo di accreditamento di sicurezza e ne sono influenzate sono gli Stati membri, la Commissione, le Agenzie pertinenti dell’Unione, l’Agenzia spaziale europea (ESA) e le parti coinvolte nell’azione comune 2004/552/PESC del Consiglio (5).

(4)

Viste la specificità e la complessità dei sistemi, le diverse entità coinvolte nella loro attuazione e la varietà di utenti potenziali, l’accreditamento di sicurezza dovrebbe essere agevolato da adeguate consultazioni con tutte le parti interessate, quali le autorità nazionali degli Stati membri e dei paesi terzi che gestiscono reti collegate al sistema istituito nell’ambito del programma Galileo per la fornitura del servizio pubblico regolamentato (PRS), le altre autorità competenti degli Stati membri, l’ESA, o, se stabilito da un accordo internazionale, i paesi terzi che ospitano stazioni terrestri dei sistemi.

(5)

Per consentire l’appropriata esecuzione dei compiti relativi all’accreditamento di sicurezza, è fondamentale che la Commissione fornisca tutte le informazioni necessarie al loro svolgimento. Occorre inoltre che le attività di accreditamento di sicurezza siano coordinate con le azioni degli organismi responsabili della gestione dei programmi conformemente al regolamento (UE) n. 1285/2013 e delle altre entità responsabili dell’applicazione delle prescrizioni in materia di sicurezza.

(6)

L’approccio alla valutazione e alla gestione dei rischi da applicarsi dovrebbe seguire le migliori prassi. Esso dovrebbe includere l’applicazione di misure di sicurezza conformemente al concetto di difesa in profondità e dovrebbe tenere conto della probabilità del verificarsi di un rischio o di un evento paventato. Dovrebbe inoltre essere proporzionato, appropriato ed efficace sotto il profilo dei costi, tenendo conto del costo di attuazione delle misure di attenuazione dei rischi rispetto al conseguente vantaggio in termini di sicurezza. La difesa in profondità mira a rafforzare la sicurezza dei sistemi attuando misure di sicurezza tecniche e non tecniche organizzate come fasi multiple di difesa.

(7)

Lo sviluppo, comprese pertinenti attività di ricerca associate, e la fabbricazione dei ricevitori PRS e dei moduli di sicurezza PRS, costituiscono attività particolarmente sensibili. È pertanto fondamentale istituire procedure per l’autorizzazione dei fabbricanti di ricevitori PRS e di moduli di sicurezza PRS.

(8)

Inoltre, dato il numero potenzialmente elevato di reti e di attrezzature connesse al sistema istituito nell’ambito del programma Galileo, in particolare ai fini dell’utilizzo PRS, i principi dell’accreditamento di sicurezza di tali reti e attrezzature dovrebbero essere definiti nella strategia di accreditamento di sicurezza al fine di garantire l’omogeneità di tale accreditamento senza sovrapporsi alla competenza delle entità nazionali degli Stati membri competenti per le questioni di sicurezza. L’applicazione di tali principi permetterebbe una gestione coerente dei rischi e ridurrebbe la necessità di aumentare tutte le azioni di attenuazione a livello del sistema, il che avrebbe un impatto negativo sui costi, sul calendario, sui risultati e sulla fornitura dei servizi.

(9)

I prodotti e le misure che proteggono dalle radiazioni elettromagnetiche (per esempio dall’intercettazione elettromagnetica) e i prodotti crittografici utilizzati per garantire la sicurezza dei sistemi dovrebbero essere valutati e approvati dagli organismi nazionali competenti per le questioni di sicurezza del paese in cui è stabilita l’impresa che fabbrica tali prodotti. In relazione ai prodotti crittografici, tale valutazione e approvazione dovrebbe essere integrata conformemente ai principi stabiliti ai punti da 26 a 30 dell’allegato IV della decisione 2013/488/UE del Consiglio (6). L’autorità responsabile dell’accreditamento di sicurezza dei sistemi dovrebbe avallare la scelta di tali prodotti e misure approvati, tenendo conto dei requisiti globali in materia di sicurezza dei sistemi.

(10)

Il regolamento (UE) n. 912/2010, in particolare il capo III, definisce le condizioni nelle quali l’Agenzia svolge il proprio compito relativo all’accreditamento di sicurezza dei sistemi. In linea di principio, esso prevede, in particolare, che le decisioni di accreditamento di sicurezza siano prese in modo indipendente dalla Commissione e dalle entità responsabili dell’attuazione dei programmi e che l’autorità di accreditamento di sicurezza dei sistemi costituisca pertanto, all’interno dell’Agenzia, un organismo autonomo che prende le proprie decisioni in modo indipendente.

(11)

In applicazione di tale principio, il regolamento (UE) n. 912/2010 istituisce il consiglio di accreditamento di sicurezza dei sistemi GNSS europei (il «consiglio di accreditamento di sicurezza») il quale, insieme al consiglio di amministrazione e al direttore esecutivo, costituisce uno dei tre organi dell’Agenzia. Il consiglio di accreditamento di sicurezza esegue i compiti affidati all’Agenzia in materia di accreditamento di sicurezza ed è abilitato a prendere a nome dell’Agenzia le decisioni relative all’accreditamento di sicurezza. Esso dovrebbe adottare il proprio regolamento interno e nominare il proprio presidente.

(12)

Poiché la Commissione, a norma del regolamento (UE) n. 1285/2013, deve provvedere alla sicurezza dei programmi, compresa la sicurezza dei sistemi e del loro funzionamento, le attività del consiglio di accreditamento di sicurezza dovrebbero limitarsi alle attività di accreditamento di sicurezza dei sistemi e lasciare impregiudicati i compiti e le responsabilità della Commissione. Ciò si dovrebbe applicare in particolare in relazione ai compiti e alle responsabilità della Commissione ai sensi dell’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1285/2013 e dell’articolo 8 della decisione n. 1104/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (7), compresa l’adozione di qualsiasi documento relativo alla sicurezza mediante un atto delegato, un atto di esecuzione o in altro modo conformemente a tali articoli. Fatti salvi tali compiti e responsabilità della Commissione, alla luce della sua particolare esperienza, il consiglio di accreditamento di sicurezza dovrebbe tuttavia, nell’ambito delle sue competenze, avere facoltà di consigliare la Commissione in merito alla stesura dei progetti di testo degli atti di cui a tali articoli.

(13)

È opportuno inoltre assicurare che le attività concernenti l’accreditamento di sicurezza siano svolte fatte salve le competenze e le prerogative nazionali degli Stati membri per quanto riguarda l’accreditamento di sicurezza.

(14)

In relazione alla sicurezza i termini «audit» e «prove» possono includere valutazioni, ispezioni, verifiche, audit e prove di sicurezza.

(15)

Per poter svolgere le sue attività in modo efficiente ed efficace, il consiglio di accreditamento di sicurezza dovrebbe poter istituire opportuni organi subordinati che agiscano dietro sue istruzioni. In particolare, dovrebbe istituire un gruppo che lo assista nell’elaborazione delle sue decisioni.

(16)

Dovrebbe essere istituito un gruppo di esperti degli Stati membri sotto la supervisione del consiglio di accreditamento di sicurezza per svolgere i compiti dell’autorità di distribuzione degli apparati crittografici (CDA) relativi alla gestione del materiale crittografico dell’UE. Tale gruppo dovrebbe essere istituito su base temporanea per garantire la continuità della gestione degli aspetti relativi alla sicurezza delle comunicazioni durante la fase costitutiva del programma Galileo. A lungo termine, dovrebbe essere applicata una soluzione sostenibile per svolgere tali compiti operativi allorché il sistema istituito nell’ambito del programma Galileo sarà pienamente operativo.

(17)

Il regolamento (UE) n. 1285/2013 definisce il regime di governance pubblica dei programmi per il periodo 2014-2020, conferendo alla Commissione la responsabilità generale dei programmi. Amplia inoltre la portata delle missioni attribuite all’Agenzia e stabilisce in particolare che l’Agenzia può svolgere un ruolo centrale nel funzionamento dei sistemi e nella massimizzazione dei relativi vantaggi socioeconomici.

(18)

In tale nuovo contesto, è fondamentale garantire che il consiglio di accreditamento di sicurezza possa svolgere i compiti affidatigli in totale indipendenza, segnatamente dagli altri organi e dalle altre attività dell’Agenzia, ed evitare qualsiasi conflitto di interesse. Diventa in tal modo cruciale operare una separazione più marcata, all’interno dell’Agenzia, tra le attività legate all’accreditamento di sicurezza e le altre, quali la gestione del centro di monitoraggio della sicurezza di Galileo, il contributo alla commercializzazione dei sistemi e tutte le attività che la Commissione può assegnare all’Agenzia tramite accordi di delega, in particolare quelle legate al funzionamento dei sistemi. A tal fine, il consiglio di accreditamento di sicurezza e il personale dell’Agenzia sotto il suo controllo dovrebbero svolgere i propri compiti in modo da assicurare la loro autonomia ed indipendenza rispetto alle altre attività dell’Agenzia. È opportuno introdurre in seno all’Agenzia, entro il 1o gennaio 2014, una separazione strutturale tangibile ed efficace tra le sue diverse attività. Le norme interne dell’Agenzia relative al personale dovrebbero inoltre garantire l’autonomia e l’indipendenza del personale incaricato delle attività di accreditamento di sicurezza dal personale addetto alle altre attività dell’Agenzia.

(19)

È pertanto opportuno modificare il regolamento (UE) n. 912/2010 con l’obiettivo precipuo di accrescere l’autonomia e i poteri del consiglio di accreditamento di sicurezza e del suo presidente nonché di allineare ampiamente tale autonomia e tali poteri su quelli rispettivamente del consiglio di amministrazione e del direttore esecutivo dell’Agenzia, stabilendo al contempo un obbligo di cooperazione tra i diversi organi dell’Agenzia.

(20)

Nel nominare i membri dei consigli, nonché i relativi presidenti e vicepresidenti, si dovrebbe tenere conto, ove appropriato, dell’importanza di una rappresentanza di genere equilibrata. Si dovrebbe inoltre tenere conto delle pertinenti competenze manageriali, amministrative e di bilancio.

(21)

È opportuno che sia il consiglio di accreditamento di sicurezza, piuttosto che il consiglio di amministrazione, ad elaborare e approvare tale parte dei programmi di lavoro dell’Agenzia riguardante le attività operative legate all’accreditamento di sicurezza dei sistemi, nonché quella parte della relazione annuale che concerne le attività e le prospettive dell’Agenzia relativa alle attività di accreditamento di sicurezza dei sistemi. Esso dovrebbe trasmetterle in tempo utile al consiglio di amministrazione, in modo che quest’ultimo possa integrarle nel programma di lavoro e nella relazione annuale dell’Agenzia. È inoltre opportuno che il consiglio di accreditamento eserciti l’autorità disciplinare sul suo presidente.

(22)

È auspicabile affidare al presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza, nell’ambito delle attività di accreditamento di sicurezza, un ruolo paragonabile a quello esercitato dal direttore esecutivo nell’ambito delle altre attività dell’Agenzia. In tal modo, oltre alla funzione di rappresentare l’Agenzia, già prevista dal regolamento (UE) n. 912/2010, il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza dovrebbe gestire le attività di accreditamento di sicurezza sotto la direzione del consiglio omonimo e garantire l’attuazione di tale parte dei programmi di lavoro dell’Agenzia legata all’accreditamento. Il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza dovrebbe inoltre, su invito del Parlamento europeo o del Consiglio, poter presentare una relazione sull’esecuzione dei compiti del consiglio di accreditamento di sicurezza e rendere una dichiarazione dinanzi ad essi.

(23)

Dovrebbero essere previste procedure appropriate nel caso in cui il consiglio di amministrazione non approvi i programmi di lavoro dell’Agenzia, al fine di assicurare che, il processo di accreditamento di sicurezza non ne sia pregiudicato e possa essere svolto senza discontinuità.

(24)

Tenuto conto della partecipazione di taluni paesi terzi e della possibile partecipazione di organizzazioni internazionali ai programmi, anche in materia di sicurezza, è opportuno prevedere esplicitamente la possibilità che rappresentanti di organizzazioni internazionali e di paesi terzi, in particolare la Svizzera, con la quale dovrebbe essere concluso un accordo di cooperazione (8), possano partecipare, in via eccezionale e a determinate condizioni, ai lavori del consiglio di accreditamento di sicurezza. Tali condizioni dovrebbero essere specificate in un accordo internazionale, conformemente all’articolo 218 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), da concludere con l’Unione, tenuto conto delle questioni di sicurezza e, in particolare, della protezione delle informazioni classificate UE. L’Accordo di cooperazione in materia di navigazione satellitare tra l’Unione europea e i suoi Stati membri e il Regno di Norvegia e i protocolli 31 e 37 dell’accordo SEE forniscono già un quadro per la partecipazione della Norvegia (9). Considerata la sua particolare esperienza, dovrebbe poter essere possibile consultare il consiglio di accreditamento di sicurezza, nell’ambito delle sue competenze, prima o durante la negoziazione di tali accordi internazionali.

(25)

È inoltre opportuno allineare il regolamento (UE) n. 912/2010 ai principi enunciati nell’approccio comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sulle agenzie decentralizzate, adottato da queste istituzioni rispettivamente il 5 luglio, il 26 giugno e il 12 giugno 2012, segnatamente per quanto riguarda le regole di adozione delle decisioni del consiglio di amministrazione, la durata del mandato dei membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di accreditamento di sicurezza come pure dei loro presidenti, l’esistenza di un programma di lavoro pluriennale, i poteri del consiglio di amministrazione in materia di gestione del personale, la valutazione e la revisione di tale regolamento, la prevenzione e la gestione dei conflitti d’interesse e il trattamento delle informazioni sensibili non classificate. Il processo di adozione del programma di lavoro pluriennale dovrebbe essere svolto in piena conformità dei principi di leale cooperazione e tenendo conto dei vincoli temporali relativi a detto programma di lavoro.

(26)

Per quanto riguarda la prevenzione e la gestione dei conflitti di interesse, è fondamentale che l’Agenzia acquisisca e mantenga una reputazione di imparzialità, di integrità nonché elevati standard professionali. Non dovrebbero mai esservi motivi legittimi per sospettare che le decisioni possano essere influenzate da interessi in conflitto con il ruolo dell’Agenzia in quanto organismo al servizio dell’Unione nel suo insieme, o dagli interessi privati o affiliazioni del personale dell’Agenzia, di eventuali esperti nazionali distaccati od osservatori, o di qualsiasi membro del consiglio di amministrazione o del consiglio di accreditamento di sicurezza, che entrino, o possano entrare in conflitto con il corretto svolgimento delle funzioni ufficiali della persona interessata. Di conseguenza, occorre che il consiglio di amministrazione e il consiglio di accreditamento di sicurezza adottino norme esaurienti in materia di conflitti di interesse applicabili all’intera Agenzia. Tali norme dovrebbero tenere conto delle raccomandazioni espresse dalla Corte dei conti nella relazione speciale n. 15 del 2012 elaborata su richiesta del Parlamento europeo nonché della necessità di evitare conflitti di interesse tra i membri del consiglio di amministrazione e quelli del consiglio di accreditamento di sicurezza.

(27)

Per assicurare il funzionamento trasparente dell’Agenzia, il suo regolamento interno dovrebbe essere pubblicato. Tuttavia, in via eccezionale, taluni interessi pubblici e privati dovrebbero essere tutelati. Per assicurare il corretto funzionamento dei programmi, i programmi di lavoro pluriennali e annuali dovrebbero essere i più dettagliati possibili. Di conseguenza, potrebbero contenere materiale sensibile dal punto di vista della sicurezza o delle relazioni contrattuali. Sarebbe pertanto opportuno pubblicare solo una sintesi di detti documenti. Nell’interesse della trasparenza, tali sintesi dovrebbero ciò nondimeno essere le più complete possibili.

(28)

È inoltre opportuno sottolineare che i programmi di lavoro dell’Agenzia dovrebbero essere istituiti in base a un processo di gestione dei risultati, compresi gli indicatori di risultato, per una valutazione efficace ed efficiente dei risultati raggiunti.

(29)

I programmi di lavoro dell’Agenzia dovrebbero contenere anche una programmazione delle risorse, comprese le risorse umane e finanziarie attribuite a ciascuna attività, e tenere conto del fatto che le spese legate al nuovo fabbisogno in termini di personale dell’Agenzia dovrebbero essere in parte compensate da un’appropriata riduzione nella tabella dell’organico della Commissione durante il medesimo periodo, ossia dal 2014 al 2020.

(30)

Fatta salva la decisione politica sulle sedi delle agenzie dell’Unione, l’opportunità di una distribuzione geografica e gli obiettivi stabiliti dagli Stati membri relativamente alla sede delle nuove agenzie, contenuti nelle conclusioni dei rappresentanti degli Stati membri riuniti a livello di capi di Stato o di governo a Bruxelles il 13 dicembre 2003, e richiamati nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno 2008, nel processo decisionale relativo alla scelta della sede degli uffici locali dell’Agenzia si dovrebbe tenere conto di criteri oggettivi. Tali criteri comprendono l’accessibilità degli uffici, l’esistenza di infrastrutture di istruzione appropriate per i figli dei membri del personale e degli esperti nazionali distaccati, l’accesso al mercato del lavoro, al regime di previdenza sociale e all’assistenza sanitaria per le famiglie dei membri del personale e degli esperti nazionali distaccati, nonché i costi di attuazione e le spese di funzionamento.

(31)

Gli Stati ospitanti dovrebbero fornire, secondo disposizioni specifiche, le condizioni necessarie per il corretto funzionamento dell’Agenzia, come le strutture scolastiche e i servizi di trasporto.

(32)

Con la decisione 2010/803/UE (10), i rappresentanti dei governi degli Stati membri hanno deciso che l’Agenzia avrà sede a Praga. L’accordo sulla sede tra la Repubblica ceca e l’Agenzia è stato concluso il 16 dicembre 2011 ed è entrato in vigore il 9 agosto 2012. Si ritiene che l’accordo sulla sede e le altre disposizioni specifiche soddisfino i requisiti del regolamento (UE) n. 912/2010.

(33)

Gli interessi finanziari dell’Unione devono essere tutelati con provvedimenti adeguati durante l’intero ciclo della spesa, in particolare prevenendo e individuando irregolarità, effettuando indagini, recuperando fondi perduti, indebitamente versati o erroneamente gestiti e applicando eventuali sanzioni.

(34)

Dal momento che l’articolo 8 del regolamento (UE) n. 1285/2013 prevede la possibilità per gli Stati membri di destinare fondi supplementari al finanziamento di taluni elementi dei programmi, è opportuno permettere all’Agenzia di aggiudicare appalti pubblici congiuntamente con gli Stati membri allorché ciò si riveli necessario per l’adempimento delle sue missioni.

(35)

L’Agenzia dovrebbe applicare le norme della Commissione in materia di sicurezza delle informazioni classificate dell’Unione. Essa dovrebbe altresì avere la facoltà di stabilire disposizioni per il trattamento di informazioni sensibili non classificate. Tali norme si dovrebbero applicare esclusivamente al trattamento di dette informazioni da parte dell’Agenzia. Per informazioni sensibili non classificate si intendono le informazioni o il materiale che l’Agenzia dovrebbe proteggere in virtù di obblighi giuridici previsti dai trattati e/o a causa della loro sensibilità. Si tratta, tra l’altro, di informazioni o materiale coperti dal segreto professionale, di cui all’articolo 339 TFUE, informazioni relative a questioni di cui all’articolo 4 del regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio (11) ovvero di informazioni rientranti nel campo di applicazione del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio (12).

(36)

È pertanto opportuno modificare di conseguenza il regolamento (UE) n. 912/2010,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (UE) n. 912/2010 è così modificato:

1)

gli articoli da 2 a 8 sono sostituiti dai seguenti:

«Articolo 2

Compiti

I compiti dell’Agenzia sono enunciati all’articolo 14 del regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (13).

Articolo 3

Organi

1.   Gli organi dell’Agenzia sono:

a)

il consiglio di amministrazione,

b)

il direttore esecutivo,

c)

il consiglio di accreditamento di sicurezza dei sistemi GNSS europei (il “consiglio di accreditamento di sicurezza”).

2.   Gli organi dell’Agenzia svolgono i loro compiti, quali definiti rispettivamente dagli articoli 6, 8 e 11.

3.   Il consiglio di amministrazione e il direttore esecutivo, e il consiglio di accreditamento di sicurezza e il suo presidente, collaborano al fine di assicurare il funzionamento dell’Agenzia e il coordinamento dei suoi organi secondo modalità fissate dalle regole interne dell’Agenzia, quali il regolamento interno del consiglio di amministrazione, il regolamento interno del consiglio di accreditamento di sicurezza, la regolamentazione finanziaria applicabile all’Agenzia, le modalità di applicazione dello statuto del personale e le modalità di accesso ai documenti.

Articolo 4

Status giuridico, uffici locali

1.   L’Agenzia è un organismo dell’Unione. Essa è dotata di personalità giuridica.

2.   L’Agenzia gode in tutti gli Stati membri della più ampia capacità giuridica riconosciuta alle persone giuridiche dalla legge. In particolare, può acquistare o alienare beni mobili e immobili e stare in giudizio.

3.   L’Agenzia ha facoltà di decidere di istituire uffici locali negli Stati membri, se questi lo consentono, o in paesi terzi che partecipano ai lavori dell’Agenzia a norma dell’articolo 23.

4.   La scelta relativa all’ubicazione di tali uffici è effettuata sulla base di criteri obiettivi definiti al fine di garantire il corretto funzionamento dell’Agenzia stessa.

Le disposizioni relative all’insediamento e al funzionamento dell’Agenzia negli Stati membri e paesi terzi di accoglienza, nonché ai vantaggi concessi da questi ultimi al direttore esecutivo, ai membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di accreditamento di sicurezza, nonché al personale dell’Agenzia e ai membri delle loro famiglie sono oggetto di accordi particolari conclusi tra l’Agenzia e i suddetti Stati e paesi. Gli accordi particolari sono approvati dal consiglio di amministrazione.

5.   Gli Stati membri di accoglienza e i paesi terzi di accoglienza forniscono, secondo le modalità specifiche di cui al paragrafo 4, le condizioni necessarie per il corretto funzionamento dell’Agenzia.

6.   Fatto salvo l’articolo 11 bis, paragrafo 1, lettera f), l’Agenzia è rappresentata dal suo direttore esecutivo.

Articolo 5

Consiglio di amministrazione

1.   È istituito un consiglio di amministrazione per eseguire i compiti elencati nell’articolo 6.

2.   Il consiglio di amministrazione si compone di:

a)

un rappresentante nominato da ciascuno Stato membro,

b)

quattro rappresentanti nominati dalla Commissione,

c)

un rappresentante senza diritto di voto, nominato dal Parlamento europeo.

I membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di accreditamento di sicurezza sono nominati in base al loro livello di esperienza e di competenza pertinente.

Il mandato dei membri del consiglio di amministrazione è di quattro anni, rinnovabile una volta. Il Parlamento europeo, la Commissione e gli Stati membri si sforzano di limitare l’avvicendamento dei loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione.

Il presidente o il vicepresidente del consiglio di accreditamento di sicurezza, un rappresentante dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (di seguito “AR”) e un rappresentante dell’Agenzia spaziale europea (di seguito “ESA”) sono invitati ad assistere alle riunioni del consiglio di amministrazione in qualità di osservatori alle condizioni stabilite nel regolamento interno del consiglio di amministrazione.

3.   Se del caso, la partecipazione di rappresentanti di paesi terzi o di organizzazioni internazionali e le condizioni ad essa relative sono definite negli accordi di cui all’articolo 23, paragrafo 1 e sono conformi con il regolamento interno del consiglio di amministrazione.

4.   Il consiglio di amministrazione elegge tra i suoi membri un presidente e un vicepresidente. Il vicepresidente sostituisce d’ufficio il presidente in caso di impedimento di quest’ultimo. Il mandato del presidente e del vicepresidente ha una durata di due anni, rinnovabile una volta, e ogni mandato termina quando tali persone cessano di far parte del consiglio di amministrazione.

Il consiglio di amministrazione ha il potere di revocare il presidente, il vicepresidente o entrambi.

5.   Il consiglio di amministrazione si riunisce su convocazione del presidente.

Di norma, il direttore esecutivo partecipa alle deliberazioni, a meno che il presidente non decida altrimenti.

Il consiglio di amministrazione tiene una riunione ordinaria due volte all’anno. Esso si riunisce inoltre su iniziativa del presidente o su richiesta di almeno un terzo dei suoi membri.

Il consiglio di amministrazione può invitare ad assistere alle proprie riunioni come osservatore qualsiasi persona il cui parere possa presentare interesse. I membri del consiglio di amministrazione possono essere assistiti da consiglieri o esperti, fatto salvo il regolamento interno.

L’Agenzia svolge le funzioni di segretariato del consiglio di amministrazione.

6.   Salvo che il presente regolamento disponga diversamente, il consiglio di amministrazione adotta le decisioni a maggioranza assoluta dei membri aventi diritto di voto.

Per l’elezione e la revoca del presidente e del vicepresidente del consiglio di amministrazione, di cui al paragrafo 4, nonché per l’adozione del bilancio e dei programmi di lavoro, è necessaria la maggioranza dei due terzi di tutti i membri aventi diritto di voto.

7.   Ciascun rappresentante degli Stati membri e della Commissione dispone di un voto. Il direttore esecutivo non partecipa al voto. Le decisioni basate sull’articolo 6, paragrafo 2, lettere a) e b) e sull’articolo 6, paragrafo 5, ad eccezione delle questioni contemplate dal capo III, non sono adottate in assenza di un voto favorevole dei rappresentanti della Commissione.

Il regolamento interno del consiglio di amministrazione stabilisce disposizioni di voto più dettagliate, in particolare le condizioni in cui un membro può agire per conto di un altro.

Articolo 6

Compiti del consiglio di amministrazione

1.   Il consiglio di amministrazione provvede affinché l’Agenzia svolga i compiti affidatile nel rispetto delle condizioni stabilite dal presente regolamento e adotta tutte le decisioni necessarie a tal fine, fatte salve le competenze attribuite al consiglio di accreditamento di sicurezza per le attività di cui al capo III.

2.   Il consiglio di amministrazione espleta inoltre i seguenti compiti:

a)

adotta, entro il 30 giugno del primo anno del quadro finanziario pluriennale di cui all’articolo 312 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il programma di lavoro pluriennale dell’Agenzia per il periodo coperto da tale quadro finanziario pluriennale, previa integrazione della sezione elaborata dal consiglio di accreditamento di sicurezza, che rimane invariata, conformemente all’articolo 11, paragrafo 4, lettera a), e dopo aver ricevuto il parere della Commissione. Il Parlamento europeo è consultato riguardo a detto programma di lavoro pluriennale, purché lo scopo della consultazione sia uno scambio di opinioni e i risultati non siano vincolanti per l’Agenzia;

b)

adotta, entro il 15 novembre di ogni anno, il programma di lavoro dell’Agenzia per l’anno seguente, previa integrazione della sezione elaborata dal consiglio di accreditamento di sicurezza, che rimane invariata, conformemente all’articolo 11, paragrafo 4, lettera b), e dopo aver ricevuto il parere della Commissione;

c)

esercita le funzioni in materia di bilancio a norma dell’articolo 13, paragrafi 5, 6, 10 e 11, e dell’articolo 14, paragrafo 5;

d)

vigila sul funzionamento del centro di monitoraggio della sicurezza Galileo di cui all’articolo 14, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento (UE) n. 1285/2013;

e)

adotta le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio (14), a norma dell’articolo 21 del presente regolamento;

f)

approva le disposizioni di cui all’articolo 23, paragrafo 2, previa consultazione del consiglio di accreditamento di sicurezza sulle disposizioni di tali accordi concernenti l’accreditamento di sicurezza;

g)

adotta le procedure tecniche necessarie per svolgere i suoi compiti;

h)

adotta la relazione annuale sulle attività e le prospettive dell’Agenzia, previa integrazione della parte elaborata dal consiglio di accreditamento di sicurezza, che rimane inalterata, conformemente all’articolo 11, paragrafo 4, lettera c), e la trasmette entro il 1o luglio al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti;

i)

provvede a dare il seguito opportuno alle conclusioni e raccomandazioni delle valutazioni e degli audit di cui all’articolo 26 e a quelle che risultino dalle inchieste effettuate dall’Ufficio europeo di lotta antifrode (OLAF), nonché a tutte le relazioni di audit interno o esterno; trasmette all’autorità di bilancio qualsiasi informazione utile riguardante i risultati delle procedure di valutazione;

j)

è consultato dal direttore esecutivo riguardo agli accordi di delega di cui all’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1285/2013 previamente alla loro firma;

k)

approva, sulla base di una proposta del direttore esecutivo, gli accordi operativi tra l’Agenzia e l’ESA di cui all’articolo 14, paragrafo 4 del regolamento (UE) n. 1285/2013;

l)

approva, in base a una proposta del direttore esecutivo, una strategia antifrode;

m)

approva, se del caso, sulla base delle proposte del direttore esecutivo, le strutture organizzative dell’Agenzia.

n)

adotta e pubblica il proprio regolamento interno.

3.   Nei confronti del personale dell’Agenzia, il consiglio di amministrazione esercita i poteri dell’autorità investita del potere di nomina e dell’autorità competente per la conclusione dei contratti di assunzione, conferiti rispettivamente dallo statuto dei funzionari dell’Unione (15) (“Statuto”) e dal regime applicabile agli altri agenti (“poteri dell’autorità investita del potere di nomina”).

Il consiglio di amministrazione adotta, in conformità alla procedura di cui all’articolo 110 dello statuto dei funzionari, una decisione basata sull’articolo 2, paragrafo 1, dello statuto dei funzionari e sull’articolo 6 del regime applicabile agli altri agenti, che delega al direttore esecutivo i relativi poteri dell’autorità investita del potere di nomina e definisce le condizioni di sospensione della suddetta delega di competenze. Il direttore esecutivo riferisce al consiglio di amministrazione in merito all’esercizio di delega di competenze. Il direttore esecutivo è autorizzato a subdelegare tali competenze.

In applicazione del secondo comma del presente paragrafo, quando si verifichino circostanze eccezionali, il consiglio di amministrazione può, mediante decisione, sospendere temporaneamente la delega dei poteri dell’autorità investita del potere di nomina al direttore esecutivo e di quelle subdelegate da quest’ultimo, ed esercitare esso stesso tali competenze o delegarle ad uno dei suoi membri o a un membro del personale che non sia il direttore esecutivo.

In deroga al secondo comma, tuttavia, il consiglio di amministrazione è tenuto a delegare al presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza i poteri di cui al primo comma per quanto concerne l’assunzione, la valutazione e il reinquadramento del personale che partecipa alle attività di cui al capo III, nonché i provvedimenti disciplinari da prendere nei confronti di tale personale.

Il consiglio di amministrazione adotta le modalità di applicazione dello statuto e del regime applicabile agli altri agenti, in conformità della procedura di cui all’articolo 110 dello statuto. Per le questioni riguardanti l’assunzione, la valutazione, il reinquadramento del personale coinvolto nelle attività di cui al capo III e i provvedimenti disciplinari da adottare nei suoi confronti, il consiglio di amministrazione consulta previamente il consiglio di accreditamento di sicurezza e tiene in debito conto le sue osservazioni.

Adotta altresì una decisione in cui stabilisce le norme relative al distacco di esperti nazionali all’Agenzia. Prima di adottare tale decisione, il consiglio di amministrazione consulta il consiglio di accreditamento di sicurezza riguardo al distacco di esperti nazionali coinvolti nelle attività di accreditamento di sicurezza di cui al capo III e tiene in debito conto le sue osservazioni.

4.   Il consiglio di amministrazione nomina il direttore esecutivo e può prorogare o porre fine al suo mandato ai sensi dell’articolo 15 ter, paragrafi 3 e 4.

5.   Il consiglio di amministrazione esercita l’autorità disciplinare sul direttore esecutivo in relazione all’operato di quest’ultimo, in particolare riguardo alle questioni di sicurezza di competenza dell’Agenzia, tranne le attività intraprese conformemente al capo III.

Articolo 7

Direttore esecutivo

L’Agenzia è gestita dal suo direttore esecutivo, che esercita le proprie funzioni sotto la direzione del consiglio di amministrazione, fatti salvi i poteri attribuiti conformemente agli articoli 11 e 11 bis rispettivamente al consiglio di accreditamento di sicurezza e al suo presidente.

Fatte salve le competenze della Commissione e del consiglio di amministrazione, il direttore esecutivo esercita le sue funzioni in piena indipendenza e non sollecita né accetta istruzioni da governi o altri organismi.

Articolo 8

Compiti del direttore esecutivo

Il direttore esecutivo svolge i seguenti compiti:

a)

rappresenta l’Agenzia, salvo per le attività e le decisioni intraprese o adottate conformemente a quanto disposto ai capi II e III e firma gli accordi di cui all’articolo 14, paragrafo 2 del regolamento (UE) n. 1285/2013, a norma dell’articolo 6, paragrafo 2, lettera j) del presente regolamento;

b)

elabora gli accordi operativi tra l’Agenzia e l’ESA, di cui all’articolo 14, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1285/2013 e li trasmette al consiglio di amministrazione conformemente all’articolo 6, paragrafo 2, lettera k) del presente regolamento e li firma dopo aver ricevuto l’approvazione da parte del consiglio di amministrazione;

c)

prepara i lavori del consiglio di amministrazione e partecipa, senza diritto di voto, ai lavori del consiglio di amministrazione, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 5, secondo comma;

d)

attua le decisioni del consiglio di amministrazione;

e)

provvede a preparare i programmi di lavoro annuali e pluriennali dell’Agenzia e a presentarli al consiglio di amministrazione per l’approvazione, ad eccezione delle parti preparate e adottate dal consiglio di accreditamento di sicurezza in conformità dell’articolo 11, paragrafo 4, lettere a) e b);

f)

provvede ad attuare i programmi di lavoro annuali e pluriennali, ad eccezione delle parti attuate dal presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza in conformità dell’articolo 11 bis, paragrafo 1, lettera b);

g)

elabora una relazione sui progressi realizzati nell’attuazione del programma di lavoro annuale e, se del caso, del programma di lavoro pluriennale, per ogni riunione del consiglio di amministrazione, che integra, senza alterarla, la sezione preparata dal presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza, a norma dell’articolo 11 bis, paragrafo 1, lettera d);

h)

prepara la relazione annuale sulle attività e prospettive dell’Agenzia, a eccezione della sezione elaborata e approvata dal consiglio di accreditamento di sicurezza in conformità dell’articolo 11, paragrafo 4, lettera c), riguardo alle attività di cui al capo III e la sottopone al consiglio di amministrazione per l’approvazione;

i)

adotta tutte le misure necessarie, emanando in particolare istruzioni amministrative interne e pubblicando avvisi, per assicurare il funzionamento dell’Agenzia ai sensi del presente regolamento;

j)

elabora un progetto di stato di previsione delle entrate e delle spese dell’Agenzia a norma dell’articolo 13 ed esegue il bilancio a norma dell’articolo 14;

k)

provvede affinché l’Agenzia, quale operatore del centro di monitoraggio della sicurezza Galileo, sia in grado di ottemperare alle istruzioni impartite nel quadro dell’azione comune 2004/552/PESC del Consiglio (16) e di adempiere al suo ruolo di cui all’articolo 6 della decisione n. 1104/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (17);

l)

garantisce la circolazione di tutte le informazioni pertinenti, in particolare riguardo alla sicurezza, tra gli organi dell’Agenzia di cui all’articolo 3, paragrafo 1 del presente regolamento;

m)

comunica alla Commissione il parere dell’Agenzia su eventuali specifiche tecniche e operative necessarie ad attuare le evoluzioni dei sistemi di cui all’articolo 12, paragrafo 3, lettera d) del regolamento (UE) n. 1285/2013, compresa la definizione di procedure di accettazione e riesame, ed attività di ricerca a sostegno di tali evoluzioni;

n)

elabora, in stretta concertazione con il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza per le questioni relative alle attività di accreditamento di sicurezza di cui al capo III del presente regolamento, le strutture organizzative dell’Agenzia e le sottopone per approvazione al consiglio di amministrazione;

o)

esercita, nei confronti del personale dell’Agenzia, i poteri di cui all’articolo 6, paragrafo 3, primo comma, nella misura in cui tali poteri gli sono delegati in applicazione dello stesso;

p)

adotta, previa approvazione del consiglio di amministrazione, le misure necessarie per l’apertura di uffici locali negli Stati membri o in paesi terzi, a norma dell’articolo 4, paragrafo 3;

q)

provvede affinché il consiglio di accreditamento di sicurezza, gli organi di cui all’articolo 11, paragrafo 11, e il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza dispongano di un segretariato e di tutte le risorse necessarie al loro corretto funzionamento;

r)

elabora un piano d’azione volto a garantire il seguito alle conclusioni e raccomandazioni delle valutazioni e degli audit di cui all’articolo 26, tranne per la sezione del piano d’azione riguardante le attività di cui al capo III, e dopo aver integrato, senza modificarla, la sezione elaborata dal consiglio di accreditamento di sicurezza, trasmette alla Commissione una relazione semestrale sui progressi realizzati che è anche trasmessa al consiglio di amministrazione per conoscenza;

s)

adotta le seguenti misure per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione:

i)

applica misure preventive contro la frode, la corruzione o qualsiasi altra attività illecita ed effettua controlli efficaci;

ii)

allorché emergano irregolarità, procede al recupero degli importi indebitamente versati e, se necessario, applica sanzioni amministrative e finanziarie efficaci, proporzionate e dissuasive;

t)

elabora una strategia antifrode per l’Agenzia che sia proporzionata ai rischi di frode per quanto riguarda l’analisi dei costi-benefici delle misure da attuare e tiene conto delle conclusioni e raccomandazioni derivanti dalle indagini OLAF e la trasmette per approvazione al consiglio di amministrazione.

2)

è inserito l’ articolo seguente:

«Articolo 8 bis

Programmi di lavoro e relazione annuale

1.   Il programma di lavoro pluriennale dell’Agenzia previsto dall’articolo 6, paragrafo 2, lettera a), stabilisce le azioni che l’Agenzia deve realizzare durante il periodo coperto dal quadro finanziario pluriennale di cui all’articolo 312 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, comprese le azioni attinenti alle relazioni internazionali e alla comunicazione di cui è responsabile. Tale programma definisce la programmazione strategica globale, compresi gli obiettivi, le tappe principali, i risultati previsti e gli indicatori di risultato e la programmazione delle risorse, comprese le risorse umane e finanziarie attribuite a ciascuna attività. Esso tiene conto dell’esito delle valutazioni e degli audit di cui all’articolo 26 del presente regolamento. Il programma multiannuale comprende a titolo informativo anche una descrizione del trasferimento di compiti conferito dalla Commissione all’Agenzia, compresi i compiti di gestione del programma di cui all’articolo 14, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (UE) n. 1285/2013.

2.   Il programma di lavoro annuale previsto dall’articolo 6, paragrafo 2, lettera b), del presente regolamento è basato sul programma di lavoro pluriennale. Stabilisce le azioni che l’Agenzia deve realizzare nel corso dell’anno a venire, comprese le azioni attinenti alle relazioni internazionali e alla comunicazione di cui è responsabile. Il programma comprende obiettivi dettagliati e i risultati previsti, insieme agli indicatori di risultato. Indica chiaramente i compiti aggiunti, modificati o soppressi rispetto all’esercizio finanziario precedente e i cambiamenti negli indicatori di risultato e dei loro valori obiettivo. Nel programma sono anche indicate le risorse umane e finanziarie attribuite a ciascuna attività. Esso comprende a titolo informativo i compiti delegati, dalla Commissione all’Agenzia, come d’obbligo mediante accordo di delega a norma dell’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1285/2013.

3.   Il direttore esecutivo, previa adozione in sede di consiglio di amministrazione, inoltra i programmi di lavoro annuale e pluriennale al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri e pubblica una sintesi degli stessi.

4.   La relazione annuale di cui all’articolo 8, lettera h), del presente regolamento include informazioni concernenti:

a)

l’attuazione dei programmi di lavoro annuali e pluriennali, anche riguardo agli indicatori di risultato;

b)

l’esecuzione del bilancio e la tabella dell’organico;

c)

la gestione e i sistemi di controllo interni dell’Agenzia e i progressi raggiunti nell’attuazione dei sistemi e delle tecniche di gestione di cui all’articolo 11, lettera e) del regolamento (UE) n. 1285/2013;

d)

le eventuali misure per migliorare le prestazioni ambientali dell’Agenzia;

e)

le conclusioni degli audit interni ed esterni e il seguito dato alle raccomandazioni di audit e alle raccomandazioni sul discarico;

f)

la dichiarazione di affidabilità del direttore esecutivo.

Una sintesi della relazione annuale è resa pubblica.»;

3)

all’articolo 9, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   A norma dell’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1285/2013, ogniqualvolta la sicurezza dell’Unione o degli Stati membri possa essere messa a repentaglio dal funzionamento dei sistemi, si applicano le procedure di cui all’azione comune 2004/552/PESC»;

4)

gli articoli 10 e 11 sono sostituiti dai seguenti:

«Articolo 10

Principi generali

Le attività di accreditamento di sicurezza per i sistemi GNSS europei di cui al presente capo sono eseguite in conformità ai principi seguenti:

a)

le attività e le decisioni di accreditamento di sicurezza sono intraprese in un contesto di responsabilità collettiva per la sicurezza dell’Unione e degli Stati membri;

b)

si cerca di pervenire alle decisioni tramite consenso;

c)

le attività di accreditamento di sicurezza sono svolte utilizzando un approccio alla gestione e alla valutazione dei rischi, considerando i rischi relativi alla sicurezza dei sistemi GNSS europei nonché l’impatto sui costi o sul calendario di qualsiasi misura volta ad attenuare i rischi, tenendo conto dell’obiettivo di non abbassare il livello generale della sicurezza dei sistemi;

d)

le decisioni di accreditamento di sicurezza sono preparate e adottate da professionisti qualificati per l’accreditamento di sistemi complessi e in possesso di un nulla osta di sicurezza di livello adeguato, i quali agiscono in modo obiettivo;

e)

ogni sforzo è compiuto per consultare tutte le parti interessate alle questioni di sicurezza;

f)

le attività di accreditamento di sicurezza sono eseguite da tutte le parti interessate secondo una strategia di accreditamento di sicurezza fatto salvo il ruolo della Commissione europea definito nel regolamento (UE) n. 1285/2013;

g)

le decisioni di accreditamento di sicurezza si basano, secondo il processo definito nell’apposita strategia, sulle decisioni di accreditamento di sicurezza adottate a livello locale dalla rispettiva autorità nazionale di accreditamento di sicurezza degli Stati membri;

h)

un processo di monitoraggio permanente, trasparente e pienamente comprensibile assicura la conoscenza dei rischi di sicurezza per i sistemi GNSS europei, la definizione di misure di sicurezza volte a ridurre tali rischi a un livello accettabile in considerazione delle esigenze di sicurezza dell’Unione e degli Stati membri e ai fini del buon funzionamento dei programmi nonché l’applicazione di tali misure conformemente al concetto di difesa in profondità. L’efficacia di tali misure è valutata costantemente. Il processo riguardante la valutazione e la gestione dei rischi di sicurezza è condotto congiuntamente, nel quadro di un processo iterativo, dalle parti interessate dei programmi;

i)

le decisioni di accreditamento di sicurezza sono adottate in modo rigorosamente indipendente dalla Commissione e dagli altri organi responsabili dell’attuazione dei programmi e della fornitura del servizio, come pure dal direttore esecutivo e dal consiglio di amministrazione dell’Agenzia;

j)

le attività di accreditamento di sicurezza sono svolte tenendo debitamente conto della necessità di un coordinamento adeguato tra la Commissione e le autorità responsabili dell’applicazione delle prescrizioni in materia di sicurezza;

k)

le informazioni classificate UE sono trattate e protette da tutte le parti interessate coinvolte nell’attuazione dei programmi conformemente ai principi fondamentali e alle norme minime stabiliti nelle norme di sicurezza rispettivamente applicabili al Consiglio e alla Commissione in materia di protezione delle informazioni classificate dell’UE.

Articolo 11

Consiglio di accreditamento di sicurezza

1.   È istituito un consiglio di accreditamento di sicurezza dei sistemi GNSS europei (il “consiglio di accreditamento di sicurezza”) per eseguire i compiti indicati nel presente articolo.

2.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza svolge i propri compiti fatti salvi i compiti assegnati alla Commissione dal regolamento (UE) n. 1285/2013, in particolare per quanto riguarda questioni di sicurezza, e fatte salve le competenze degli Stati membri riguardo all’accreditamento di sicurezza.

3.   In merito all’accreditamento di sicurezza dei sistemi GNSS europei, il consiglio di accreditamento di sicurezza, in qualità di autorità di accreditamento di sicurezza, è responsabile di:

a)

definire e approvare una strategia di accreditamento di sicurezza che stabilisce:

i)

la portata delle attività necessarie per realizzare e mantenere l’accreditamento dei sistemi GNSS europei e le loro potenziali interconnessioni con altri sistemi;

ii)

un processo di accreditamento di sicurezza per i sistemi GNSS europei con un grado di dettaglio commisurato al livello di garanzia richiesto e una chiara definizione delle condizioni per l’approvazione; tale processo è svolto conformemente ai requisiti pertinenti, in particolare quelli indicati nell’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1285/2013;

iii)

il ruolo delle parti interessate coinvolte nel processo di accreditamento;

iv)

un calendario di accreditamento conforme alle fasi dei programmi, in particolare per quanto riguarda la realizzazione delle infrastrutture, la fornitura dei servizi e l’evoluzione;

v)

i principi di accreditamento di sicurezza per le reti collegate ai sistemi e le attrezzature PRS collegate ai sistemi istituiti dal programma Galileo da realizzare da parte degli organismi nazionali degli Stati membri competenti per le questioni di sicurezza;

b)

adottare decisioni di accreditamento di sicurezza, in particolare per quanto riguarda l’approvazione dei lanci di satelliti, l’autorizzazione a rendere operativi i sistemi nelle diverse configurazioni e per i vari servizi fino a comprendere il segnale nello spazio e l’autorizzazione a rendere operative le stazioni terrestri. Per quanto riguarda le reti e le attrezzature PRS collegate al sistema istituito dal programma Galileo, il consiglio di accreditamento di sicurezza adotta solo decisioni sull’autorizzazione degli organi a sviluppare e fabbricare dei ricevitori PRS o dei moduli di sicurezza PRS, tenendo conto della consulenza fornita dagli organismi nazionali competenti per le questioni di sicurezza e dei rischi di sicurezza globali;

c)

esaminare e, tranne per quanto riguarda i documenti che la Commissione deve adottare ai sensi dell’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1285/2013 e dell’articolo 8 della decisione n. 1104/2011/UE, approvare tutta la documentazione relativa all’accreditamento di sicurezza;

d)

fornire consulenza, nel suo ambito di competenza, alla Commissione per quanto riguarda l’elaborazione di progetti di testo di atti di cui all’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1285/2013 e all’articolo 8 della decisione n. 1104/2011/UE, anche in merito alla fissazione delle procedure operative di sicurezza (SecOp), e formulare una dichiarazione con la sua posizione finale;

e)

esaminare e approvare la valutazione dei rischi di sicurezza elaborata secondo il processo di monitoraggio di cui all’articolo 10, lettera h), tenendo conto del rispetto dei documenti di cui alla lettera c) del presente paragrafo e di quelli elaborati conformemente all’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1285/2013 e all’articolo 8 della decisione n. 1104/2011/EU; cooperare con la Commissione per definire misure di attenuazione dei rischi;

f)

controllare l’attuazione di misure di sicurezza in relazione all’accreditamento di sicurezza dei sistemi GNSS europei effettuando o patrocinando valutazioni, ispezioni o riesami riguardo alla sicurezza, conformemente all’articolo 12, lettera b) del presente regolamento;

g)

avallare la selezione di prodotti e misure approvati che proteggono dall’intercettazione elettromagnetica (TEMPEST) e di prodotti crittografici e approvati, utilizzati per garantire la sicurezza dei sistemi GNSS europei;

h)

approvare o, ove del caso, partecipare all’approvazione comune, unitamente agli organismi competenti per le questioni di sicurezza, dell’interconnessione dei sistemi GNSS europei con gli altri sistemi;

i)

concordare con lo Stato membro interessato un modello per il controllo dell’accesso di cui all’articolo 12, lettera c);

j)

in base alle relazioni sui rischi di cui al paragrafo 11 del presente articolo, informare la Commissione della sua valutazione del rischio e fornirle consulenza sulle opzioni di trattamento dei rischi residui per una determinata decisione di accreditamento di sicurezza;

k)

su richiesta specifica del Consiglio, assistere, in stretta collaborazione con la Commissione, il Consiglio nell’attuazione dell’azione comune 2004/552/PESC;

l)

effettuare le consultazioni necessarie allo svolgimento dei suoi compiti.

4.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza svolge inoltre i seguenti compiti:

a)

prepara e approva tale parte del programma di lavoro pluriennale prevista dall’articolo 8 bis, paragrafo 1, relativa alle attività operative di cui al presente capo e alle risorse finanziarie ed umane necessarie alla realizzazione di tali attività, e la trasmette in tempo utile al consiglio di amministrazione che la integra nel programma di lavoro pluriennale;

b)

prepara e approva tale parte del programma di lavoro annuale prevista dall’articolo 8 bis, paragrafo 2, relativa alle attività operative di cui al presente capo e alle risorse finanziarie ed umane necessarie alla realizzazione di tali attività, e la trasmette in tempo utile al consiglio di amministrazione che la integra nel programma di lavoro annuale;

c)

prepara e approva tale parte della relazione annuale prevista dall’articolo 6, paragrafo 2, lettera h), relativa alle attività e prospettive dell’Agenzia di cui al presente capo nonché alle risorse finanziarie e umane necessarie alla realizzazione di tali attività e prospettive, e la trasmette in tempo utile al consiglio di amministrazione che la integra nella relazione annuale;

d)

adotta e pubblica il proprio regolamento interno.

5.   La Commissione tiene costantemente informato il consiglio di accreditamento di sicurezza sull’impatto delle decisioni previste dallo stesso sul corretto svolgimento dei programmi e dell’attuazione dei piani di trattamento dei rischi residui. Il consiglio di accreditamento di sicurezza prende atto di tali pareri della Commissione.

6.   Le decisioni del consiglio di accreditamento di sicurezza sono indirizzate alla Commissione.

7.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza è composto da un rappresentante per Stato membro, un rappresentante della Commissione e un rappresentante dell’alto rappresentante. Gli Stati membri, la Commissione e l’AR si sforzano di limitare l’avvicendamento dei loro rispettivi rappresentanti nel consiglio di accreditamento di sicurezza. Il mandato dei membri del consiglio di accreditamento di sicurezza è di quattro anni, rinnovabile. Un rappresentante dell’ESA è invitato a partecipare alle riunioni del consiglio di accreditamento di sicurezza in qualità di osservatore. In via eccezionale, anche i rappresentanti di paesi terzi o di organizzazioni internazionali possono essere invitati ad assistere alle riunioni in qualità di osservatori per questioni che riguardano direttamente tali paesi terzi o organizzazioni internazionali. Tale partecipazione di rappresentanti di paesi terzi o di organizzazioni internazionali e le condizioni ad essa relative sono definite negli accordi di cui all’articolo 23, paragrafo 1 e sono conformi al regolamento interno del consiglio di accreditamento di sicurezza.

8.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza elegge un presidente ed un vicepresidente tra i suoi membri, a maggioranza dei due terzi di tutti i membri aventi diritto di voto. Il vicepresidente sostituisce d’ufficio il presidente in caso di impedimento di quest’ultimo.

Il consiglio di accreditamento di sicurezza ha il potere di revocare il presidente, il vicepresidente o entrambi. Adotta la decisione di revoca a maggioranza dei due terzi.

Il mandato del presidente e del vicepresidente del consiglio di accreditamento di sicurezza è di due anni, rinnovabile una volta. Il mandato dell’uno o dell’altro cessa allorché il presidente o il vicepresidente perde la qualità di membro del consiglio di accreditamento di sicurezza.

9.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza dispone di tutte le risorse umane e materiali necessarie all’esecuzione delle funzioni consistenti nel fornire un opportuno sostegno amministrativo, e a consentirgli di svolgere, insieme agli organi di cui al paragrafo 11, i suoi compiti in modo indipendente, in particolare nel trattamento dei fascicoli, nell’avvio e nel monitoraggio dell’attuazione delle procedure di sicurezza e nell’esecuzione di audit di sicurezza dei sistemi, nella preparazione delle decisioni e nell’organizzazione di riunioni. Ha inoltre accesso a qualunque informazione utile per l’espletamento dei suoi compiti e di cui sia in possesso l’Agenzia, fatti salvi i principi di autonomia e indipendenza di cui all’articolo 10, lettera i).

10.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza e il personale dell’Agenzia posto sotto la sua sorveglianza svolgono le proprie mansioni in maniera tale da garantire l’autonomia e l’indipendenza dalle altre attività dell’Agenzia, in particolare dalle attività operative legate al funzionamento dei sistemi, conformemente agli obiettivi del programma. A tal fine, all’interno dell’Agenzia vi è un’effettiva separazione organizzativa tra il personale impegnato nelle attività oggetto del presente capo e il resto del personale dell’Agenzia. Il consiglio di accreditamento di sicurezza comunica immediatamente al direttore esecutivo, al consiglio di amministrazione e alla Commissione qualsiasi circostanza che possa ostacolare la propria autonomia o indipendenza. Qualora non venga trovato alcun rimedio all’interno dell’Agenzia, la Commissione esamina la situazione, in consultazione con le parti in causa. In base all’esito di tale esame, la Commissione adotta le opportune misure di attenuazione che l’Agenzia deve attuare e ne informa il Parlamento europeo e il Consiglio.

11.   Il consiglio di accreditamento di sicurezza istituisce organi speciali subordinati, incaricati, dietro sue istruzioni, di occuparsi di questioni specifiche. In particolare, garantendo nel contempo la continuità necessaria delle sue attività, istituisce un gruppo incaricato di eseguire analisi e prove di sicurezza e di elaborare le pertinenti relazioni sui rischi al fine di assisterlo nel preparare le sue decisioni. Il consiglio di accreditamento di sicurezza può istituire e sciogliere gruppi di esperti per contribuire alle attività del gruppo.

12.   Fatti salvi la competenza degli Stati membri e il compito dell’Agenzia di cui all’articolo 14, paragrafo 1, lettera a), punto i) del regolamento (UE) n. 1285/2013, durante la fase costitutiva del programma Galileo viene istituito un gruppo di esperti degli Stati membri, sotto il controllo del consiglio di accreditamento di sicurezza, per svolgere i compiti dell’autorità di distribuzione degli apparati crittografici (CDA) relativi alla gestione del materiale crittografico dell’UE in particolare per quanto riguarda:

i)

la gestione delle chiavi elettroniche di volo e delle altre chiavi necessarie al funzionamento del sistema istituito nell’ambito del programma Galileo;

ii)

la verifica dell’istituzione e dell’applicazione di procedure per la contabilità, il trattamento sicuro, l’archiviazione e la distribuzione delle chiavi del PRS.

13.   Se un consenso in conformità dei principi generali di cui all’articolo 10 del presente regolamento non può essere raggiunto, il consiglio di accreditamento di sicurezza adotta decisioni con una votazione a maggioranza, come previsto dall’articolo 16 del trattato sull’Unione europea e fatto salvo l’articolo 9 del presente regolamento. Il rappresentante della Commissione e il rappresentante dell’alto rappresentante non partecipano alla votazione. Il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza firma, a nome del consiglio di accreditamento di sicurezza, le decisioni adottate da quest’ultimo.

14.   La Commissione informa senza indugio il Parlamento europeo e il Consiglio sull’impatto dell’adozione delle decisioni di accreditamento di sicurezza sul corretto svolgimento dei programmi. La Commissione, se ritiene che una decisione adottata dal consiglio di accreditamento di sicurezza possa avere un effetto significativo sul corretto svolgimento dei programmi, ad esempio in termini di costi, calendario o risultati, ne informa immediatamente il Parlamento europeo e il Consiglio.

15.   Tenuto conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio, che dovrebbero essere espressi entro un mese, la Commissione può adottare misure adeguate a norma del regolamento (UE) n. 1285/2013.

16.   Il consiglio di amministrazione è tenuto periodicamente informato dell’evoluzione dei lavori del consiglio di accreditamento di sicurezza.

17.   Il calendario dei lavori del consiglio di accreditamento di sicurezza rispetta il programma di lavoro annuale di cui all’articolo 27 del regolamento (UE) n. 1285/2013»;

5)

è inserito l’ articolo seguente:

«Articolo 11 bis

Compiti del presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza

1.   Il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza svolge i seguenti compiti:

a)

gestisce le attività di accreditamento di sicurezza sotto la guida del consiglio di accreditamento di sicurezza;

b)

attua quella parte dei programmi di lavoro pluriennali e annuali dell’Agenzia di cui al presente capo, sotto il controllo del consiglio di accreditamento di sicurezza;

c)

collabora con il direttore esecutivo e lo aiuta ad elaborare il progetto di tabella dell’organico di cui all’articolo 13, paragrafo 3, e le strutture organizzative dell’Agenzia;

d)

prepara la sezione della relazione sui progressi realizzati di cui all’articolo 8, lettera g) riguardo alle attività operative di cui al presente capo e la trasmette al consiglio di accreditamento di sicurezza e al direttore esecutivo in tempo utile per l’integrazione nella relazione sui progressi realizzati;

e)

prepara la sezione della relazione annuale e del piano d’azione di cui rispettivamente alle lettere h) e r) dell’articolo 8, riguardo alle attività operative di cui al presente capo e le trasmette in tempo utile al direttore esecutivo;

f)

rappresenta l’Agenzia per le attività e le decisioni di cui al presente capo;

g)

esercita, nei confronti del personale dell’Agenzia coinvolto nelle attività di cui al presente capo, i poteri previsti dall’articolo 6, paragrafo 3, primo comma, nella misura in cui tali poteri gli/le sono delegati in applicazione del quarto comma dell’articolo 6, paragrafo 3.

2.   Per le attività di cui al presente capo, il Parlamento europeo e il Consiglio possono invitare il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza a uno scambio di vedute sui lavori e le prospettive dell’Agenzia dinanzi a tali istituzioni, anche relativamente ai programmi di lavoro pluriennale e annuale»;

6)

all’articolo 12, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b)

consentono a persone debitamente autorizzate nominate dal consiglio di accreditamento di sicurezza, di concerto con gli organismi nazionali competenti per le questioni di sicurezza e sotto il loro controllo, di accedere alle informazioni classificate e alle zone e/o siti connessi alla sicurezza dei sistemi rientranti nella loro giurisdizione, ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari nazionali, e senza discriminazioni basate sulla nazionalità dei cittadini degli Stati membri, incluso ai fini di prove e audit di sicurezza decisi dal consiglio di accreditamento di sicurezza e del processo di monitoraggio dei rischi di sicurezza di cui all’articolo 10, lettera h). Tali prove e audit vengono effettuati conformemente ai seguenti principi:

i)

si sottolinea l’importanza della sicurezza e della gestione efficiente del rischio presso le entità ispezionate;

ii)

si raccomandano contromisure per attenuare l’impatto specifico della perdita di riservatezza, integrità o disponibilità delle informazioni classificate»;

7)

l’articolo 13 è così modificato:

a)

il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3.   Il direttore esecutivo elabora, in stretta concertazione con il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza per le attività di cui al capo III, un progetto di previsione delle entrate e delle spese dell’Agenzia per l’esercizio successivo, evidenziando la distinzione tra gli elementi del progetto di stato di previsione relativi alle attività di accreditamento di sicurezza e quelli relativi alle altre attività dell’Agenzia. Il presidente del consiglio di accreditamento di sicurezza può redigere lo stato di previsione in base a tale progetto e il direttore esecutivo trasmette sia il progetto sia lo stato di previsione al consiglio di amministrazione e al consiglio di accreditamento di sicurezza, corredati di un progetto di tabella dell’organico»;

b)

i paragrafi 5 e 6 sono sostituiti dai seguenti:

«5.   Ogni anno il consiglio di amministrazione compila, in base al progetto di stato di previsione delle entrate e delle spese e in stretta concertazione con il consiglio di accreditamento di sicurezza per le attività di cui al capo III, lo stato di previsione delle entrate e delle spese dell’Agenzia per l’esercizio successivo.

6.   Il consiglio di amministrazione trasmette entro il 31 marzo lo stato di previsione, corredato di un progetto di tabella dell’organico e del programma di lavoro annuale provvisorio, alla Commissione nonché ai paesi terzi o alle organizzazioni internazionali con cui l’Unione ha concluso accordi ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 1»;

8)

all’articolo 14, il paragrafo 10 è sostituito dal seguente:

«10.   Il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, dà discarico al direttore esecutivo, entro il 30 aprile dell’anno N + 2, dell’esecuzione del bilancio dell’esercizio N; ad eccezione della parte dell’esecuzione del bilancio che rientra tra i compiti affidati, se necessario, all’Agenzia in forza dell’articolo 14, paragrafo 2) del regolamento (UE) n. 1285/2013, per la quale si applica la procedura di cui agli articoli 164 e 165 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (18).

9)

è inserito il capo seguente:

«CAPO IV bis

RISORSE UMANE

Articolo 15 bis

Personale

1.   Al personale impiegato dall’Agenzia si applicano lo statuto dei funzionari dell’Unione europea, il regime applicabile agli altri agenti e le regole adottate congiuntamente dalle istituzioni dell’Unione ai fini dell’applicazione di detto statuto e detto regime.

2.   Il personale dell’Agenzia è composto da agenti assunti dall’Agenzia per quanto necessario all’adempimento dei suoi compiti. Tale personale possiede nulla osta di sicurezza adeguato al livello di classificazione delle informazioni che tratta.

3.   Le regole interne dell’Agenzia, quali il regolamento interno del consiglio di amministrazione, il regolamento interno del consiglio di accreditamento di sicurezza, la regolamentazione finanziaria applicabile all’Agenzia, le modalità di applicazione dello statuto del personale e le modalità di accesso ai documenti garantiscono l’autonomia e l’indipendenza del personale che esercita le attività di accreditamento di sicurezza dal personale incaricato delle altre attività dell’Agenzia, conformemente all’articolo 10, lettera i).

Articolo 15 ter

Nomina e mandato del direttore esecutivo

1.   Il direttore esecutivo è assunto come agente temporaneo dell’Agenzia ai sensi dell’articolo 2, lettera a), del regime applicabile agli altri agenti.

2.   Il direttore esecutivo è nominato dal consiglio di amministrazione in base al merito e alla provata competenza in materia amministrativa e manageriale nonché alla competenza e all’esperienza nei settori in questione, sulla base di un elenco di candidati proposti dalla Commissione in esito a una procedura di gara aperta e trasparente, esperita dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o in altre pubblicazioni di un invito a manifestare interesse.

Il candidato prescelto dal consiglio di accreditamento di sicurezza può essere invitato quanto prima a rendere una dichiarazione dinanzi al Parlamento europeo e a rispondere alle domande dei deputati.

Per la conclusione del contratto del direttore esecutivo, l’Agenzia è rappresentata dal presidente del consiglio di amministrazione.

Il consiglio di amministrazione adotta la sua decisione di nomina del direttore esecutivo a maggioranza dei due terzi dei suoi membri.

3.   Il mandato del direttore esecutivo è di cinque anni. Al termine di tale mandato la Commissione procede a una valutazione dei risultati del direttore esecutivo, tenendo conto dei futuri compiti e delle sfide dell’Agenzia.

Sulla base di una proposta della Commissione che tenga conto della valutazione di cui al primo comma, il consiglio di amministrazione può prorogare il mandato del direttore esecutivo una sola volta per un periodo non superiore a quattro anni.

Ogni decisione di proroga del mandato del direttore esecutivo è adottata a maggioranza dei due terzi dei membri del consiglio di amministrazione.

Un direttore esecutivo il cui mandato sia stato prorogato non può successivamente partecipare ad una procedura di selezione per il medesimo incarico.

Il consiglio di amministrazione informa il Parlamento europeo della sua intenzione di prorogare il mandato del direttore esecutivo. Prima di tale proroga, il direttore esecutivo può essere invitato a rendere una dichiarazione dinanzi alle competenti commissioni del Parlamento europeo e a rispondere alle domande dei deputati.

4.   Il consiglio di amministrazione può revocare il direttore esecutivo, su proposta della Commissione o di un terzo dei suoi membri, con decisione adottata a maggioranza dei due terzi dei suoi membri.

5.   Il Parlamento europeo e il Consiglio possono invitare il direttore esecutivo a uno scambio di vedute sui lavori e le prospettive dell’Agenzia dinanzi a tali istituzioni, anche relativamente al programma di lavoro annuale e pluriennale. Tale scambio di vedute non verte su questioni relative alle attività di accreditamento di sicurezza contemplate dal capo III.

Articolo 15 quater

Esperti nazionali distaccati

L’Agenzia può altresì ricorrere ad esperti nazionali. Tali esperti possiedono nulla osta di sicurezza adeguati al livello di classificazione delle informazioni che trattano. Lo statuto dei funzionari e il regime applicabile agli altri agenti non si applicano a tale personale»;

10)

gli articoli 16 e 17 sono sostituiti dai seguenti:

«Articolo 16

Prevenzione antifrode

1.   Al fine di lottare contro la frode, la corruzione ed altre attività illegali si applica all’Agenzia senza limitazioni il regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (19). A tale scopo l’Agenzia aderisce all’accordo interistituzionale del 25 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione delle Comunità europee relativo alle indagini interne svolte dall’Ufficio europeo per la lotte antifrode (OLAF) (20) e adotta le opportune disposizioni applicabili al personale dell’Agenzia e agli esperti nazionali distaccati, avvalendosi del modello di decisione allegato a tale accordo.

2.   La Corte dei conti ha il potere di controllare i beneficiari dei crediti dell’Agenzia nonché i contraenti e i subappaltatori che abbiano ottenuto fondi dell’Unione attraverso l’Agenzia, avvalendosi dei documenti fornitile o effettuando ispezioni in loco.

3.   Nel quadro delle sovvenzioni finanziate o dei contratti conclusi dall’Agenzia, l’OLAF può effettuare indagini, compresi controlli e verifiche sul posto, conformemente alle disposizioni del regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 e del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio (21), al fine di lottare contro la frode, la corruzione e qualunque altra attività illecita che leda gli interessi finanziari dell’Unione.

4.   Fatte salve le disposizioni del presente articolo, paragrafi 1, 2 e 3, gli accordi di cooperazione stipulati dall’Agenzia con i paesi terzi od organizzazioni internazionali, i contratti e le convenzioni di sovvenzione conclusi dall’Agenzia con terzi e qualsiasi decisione di finanziamento presa dall’Agenzia prevedono espressamente che la Corte dei conti e l’OLAF possano procedere a controlli e indagini secondo le rispettive competenze.

Articolo 17

Privilegi e immunità

All’Agenzia e al suo personale, di cui all’articolo 15 bis, si applica il protocollo n. 7 sui privilegi e le immunità dell’Unione europea allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea

11)

l’articolo 18 è soppresso.

12)

gli articoli 22 e 23 sono sostituiti dai seguenti:

«Articolo 22

Norme di sicurezza relative alla protezione delle informazioni sensibili o classificate

1.   L’Agenzia applica le norme di sicurezza della Commissione in materia di protezione delle informazioni classificate dell’Unione.

2.   L’Agenzia può stabilire, nel suo regolamento interno, disposizioni per il trattamento di informazioni sensibili non classificate aventi come oggetto, tra l’altro, lo scambio, il trattamento e l’archiviazione delle stesse.

Articolo 22 bis

Conflitti di interesse

1.   I membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di accreditamento di sicurezza, il direttore esecutivo, gli esperti nazionali distaccati e gli osservatori rendono una dichiarazione d’impegno e una dichiarazione di interessi con le quali indicano l’assenza o l’esistenza di qualunque interesse diretto o indiretto che possa essere considerato in contrasto con la loro indipendenza. Tali dichiarazioni sono accurate e complete. Sono rese per iscritto al momento dell’entrata in servizio e vengono rinnovate annualmente. Sono aggiornate ogniqualvolta necessario, in particolare in caso di cambiamenti pertinenti della situazione personale delle persone interessate.

2.   Prima di ogni riunione alla quale partecipano, i membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di accreditamento di sicurezza, il direttore esecutivo, gli esperti nazionali distaccati, gli osservatori e gli esperti esterni che partecipano ai gruppi di lavoro ad hoc dichiarano, in modo accurato e completo, l’assenza o l’esistenza di qualunque interesse che possa essere considerato in contrasto con la loro indipendenza in relazione ai punti iscritti all’ordine del giorno e non partecipano alle discussioni e alle votazioni su tali punti.

3.   Il consiglio di amministrazione e il consiglio di accreditamento di sicurezza stabiliscono, nel loro regolamento interno, le modalità pratiche relative alle norme sulla dichiarazione di interessi di cui ai paragrafi 1 e 2 e alla prevenzione e gestione del conflitto di interessi.

Articolo 23

Partecipazione dei paesi terzi e delle organizzazioni internazionali

1.   L’Agenzia è aperta alla partecipazione di paesi terzi e di organizzazioni internazionali. Tale partecipazione, e le relative condizioni, sono definite in un accordo tra l’Unione e il paese terzo o l’organizzazione internazionale in questione, conformemente alla procedura di cui all’articolo 218 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

2.   Conformemente alle pertinenti disposizioni di tali accordi, sono elaborate disposizioni pratiche per la partecipazione di paesi terzi o organizzazioni internazionali ai lavori dell’Agenzia, comprese gli accordi sulla loro partecipazione alle iniziative intraprese dall’Agenzia, sui contributi finanziari e sul personale.

Articolo 23 bis

Aggiudicazione di appalti pubblici in comune con gli Stati membri

Ai fini dello svolgimento dei suoi compiti, l’Agenzia è autorizzata ad aggiudicare appalti pubblici in comune con gli Stati membri, secondo le modalità previste dal regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione. (22)

13)

L’articolo 26 è sostituito dal seguente:

«Articolo 26

Revisione, valutazione e audit

1.   Entro il 31 dicembre 2016, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione procede ad una valutazione dell’Agenzia, in particolare per quanto riguarda le sue ripercussioni, la sua efficacia, il suo buon funzionamento, i suoi metodi di lavoro, le sue esigenze e l’utilizzo delle risorse che le sono attribuite. Tale valutazione comprende in particolare l’esame di un’eventuale modifica dell’ambito di applicazione o della natura dei compiti dell’Agenzia e delle relative implicazioni finanziarie. Prende in considerazione l’applicazione della politica dell’Agenzia in materia di conflitto di interessi e riflette inoltre le eventuali circostanze che possano aver pregiudicato l’autonomia e l’indipendenza del consiglio di accreditamento di sicurezza.

2.   La Commissione trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio, al consiglio di amministrazione e al consiglio di accreditamento di sicurezza dell’Agenzia la relazione di valutazione e le proprie conclusioni. Le risultanze della valutazione sono rese pubbliche.

3.   Una valutazione su due comprende un esame del bilancio dell’Agenzia alla luce dei suoi obiettivi e dei suoi compiti. Se la Commissione ritiene che il mantenimento dell’Agenzia non è più giustificato rispetto agli obiettivi e ai compiti che le sono stati assegnati, può proporre, se del caso, l’abrogazione del presente regolamento.

4.   Su richiesta del consiglio di amministrazione o della Commissione, possono essere svolti audit esterni sui risultati dell’Agenzia».

Articolo 2

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Strasburgo, il 16 aprile 2014

Per il Parlamento europeo

Il presidente

M. SCHULZ

Per il Consiglio

Il presidente

D. KOURKOULAS


(1)  GU C 198 del 10.7.2013, pag. 67.

(2)  Posizione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 14 aprile 2014.

(3)  Regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, relativo all’attuazione e all’esercizio dei sistemi europei di radionavigazione via satellite e che abroga il regolamento (CE) n. 876/2002 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 347del 20.12.2013, pag. 1).

(4)  Regolamento (UE) n. 912/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, che istituisce l’Agenzia del GNSS europeo, abroga il regolamento (CE) n. 1321/2004 del Consiglio sulle strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite e modifica il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 276 del 20.10.2010, pag. 11).

(5)  Azione comune 2004/552/PESC del Consiglio, del 12 luglio 2004, sugli aspetti del funzionamento del sistema europeo di radionavigazione via satellite che hanno incidenza sulla sicurezza dell’Unione europea (GU L 246 del 20.7.2004, pag. 30).

(6)  Decisione 2013/488/UE del Consiglio, del 23 settembre 2013, sulle norme di sicurezza per proteggere le informazioni classificate UE (GU L 274 del 15.10.2013, pag. 1).

(7)  Decisione n. 1104/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativa alle regole di accesso al servizio pubblico regolamentato offerto dal sistema globale di navigazione satellitare istituito dal programma Galileo (GU L 287 del 4.11.2011, pag. 1).

(8)  GU L 15 del 20.1.2014, pag. 1.

(9)  GU L 283 del 29.10.2010, pag. 12.

(10)  Decisione 2010/803/UE adottata di comune accordo dai rappresentanti dei governi degli Stati membri del 10 dicembre 2010 relativa alla sede dell’Agenzia del GNSS europeo (GU L 342 del 28.12.2010, pag. 15).

(11)  Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).

(12)  Regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).

(13)  Regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, relativo all’attuazione e all’esercizio dei sistemi europei di radionavigazione via satellite e che abroga il regolamento (CE) n. 876/2002 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 1).

(14)  Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).

(15)  Statuto dei funzionari e regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea definito dal regolamento (CEE, Euratom, CECA) n. 259/68 del Consiglio (GU L 56 del 4.3.1968, pag. 1).

(16)  Azione comune 2004/552/PESC del Consiglio del 12 luglio 2004 sugli aspetti del funzionamento del sistema europeo di radionavigazione via satellite che hanno conseguenze per la sicurezza dell’Unione europea (GU L 246 del 20.7.2004, pag. 30).

(17)  Decisione n. 1104/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 relativa alle regole di accesso al servizio pubblico regolamentato offerto dal sistema globale di navigazione satellitare istituito dal programma Galileo (GU L 287 del 4.11.2011, pag. 1).»;

(18)  Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio (GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1).»;

(19)  Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 settembre 2013 relativo alle indagini svolte dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).

(20)  GU L 136 del 31.5.1999, pag. 15.

(21)  Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell’11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2)»;

(22)  Regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, recante le modalità di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione (GU L 362 del 31.12.2012, pag. 1)»;


20.5.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 150/93


REGOLAMENTO (UE) N. 513/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 aprile 2014

che istituisce, nell’ambito del Fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi e che abroga la decisione 2007/125/GAI del Consiglio

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 82, paragrafo 1, l’articolo 84 e l’articolo 87, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

visto il parere del Comitato delle regioni (2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (3),

considerando quanto segue:

(1)

È opportuno che l’obiettivo dell’Unione di garantire un livello elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia ai sensi dell’articolo 67, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) sia raggiunto anche attraverso misure di prevenzione e di lotta contro la criminalità e misure di coordinamento e cooperazione tra forze di polizia e altre autorità nazionali degli Stati membri, anche con Europol o altri organismi competenti dell’Unione, e con i paesi terzi interessati e le organizzazioni internazionali.

(2)

Per conseguire questo obiettivo è necessario intensificare le azioni a livello dell’Unione volte a proteggere la popolazione e le merci da minacce di natura sempre più transnazionale e a sostenere il lavoro svolto dalle competenti autorità degli Stati membri. Il terrorismo, la criminalità organizzata e la criminalità itinerante, il traffico illecito di stupefacenti, la corruzione, la criminalità informatica, la tratta di esseri umani e il traffico di armi, tra gli altri reati, costituiscono tuttora minacce persistenti alla sicurezza interna dell’Unione.

(3)

La strategia di sicurezza interna per l’Unione europea («strategia di sicurezza interna»), adottata dal Consiglio nel febbraio 2010, costituisce un programma condiviso per affrontare tali problemi di sicurezza comuni. La comunicazione della Commissione del 22 novembre 2010, intitolata «La strategia di sicurezza interna dell’Unione in azione: cinque tappe verso un’Europa più sicura», ne traduce i principi e gli orientamenti in azioni concrete individuando cinque obiettivi strategici: smantellare le reti criminali internazionali; prevenire il terrorismo e contrastare la radicalizzazione e il reclutamento; aumentare i livelli di sicurezza per i cittadini e le imprese nel ciberspazio; rafforzare la sicurezza attraverso la gestione delle frontiere; aumentare la resilienza dell’Europa di fronte alle crisi e alle calamità.

(4)

I principi fondamentali che dovrebbero presiedere all’attuazione della strategia di sicurezza interna sono la solidarietà tra gli Stati membri, la trasparenza sulla ripartizione dei compiti, il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto e una particolare attenzione alla prospettiva mondiale e al rapporto e alla necessaria coerenza con la sicurezza esterna.

(5)

Per promuovere l’attuazione della strategia di sicurezza interna e renderla una realtà operativa, è necessario che gli Stati membri ricevano un adeguato sostegno finanziario dall’Unione attraverso la costituzione e la gestione di un fondo per la sicurezza interna (il «Fondo»).

(6)

Il Fondo dovrebbe rispecchiare la necessità di una maggiore flessibilità e semplificazione, rispettando nel contempo i requisiti in termini di prevedibilità e garantendo una distribuzione equa e trasparente delle risorse per realizzare gli obiettivi generali e specifici stabiliti nel presente regolamento.

(7)

L’efficienza delle misure e la qualità della spesa costituiscono principi guida nell’attuazione del Fondo. Inoltre il Fondo dovrebbe essere attuato nel modo più efficace e semplice possibile.

(8)

In tempi di austerità per le politiche dell’Unione, è necessario superare le difficoltà economiche con rinnovata flessibilità, misure organizzative innovative, miglior utilizzo delle strutture esistenti e coordinamento tra le istituzioni e le agenzie dell’Unione e le autorità nazionali e con i paesi terzi.

(9)

È necessario ottimizzare l’impatto dei finanziamenti dell’Unione attraverso la mobilitazione, la messa in comune e l’impiego di risorse finanziarie pubbliche e private.

(10)

Il ciclo programmatico dell’UE, istituito dal Consiglio l’8-9 novembre 2010, si propone di contrastare in modo coerente e metodico le più importanti minacce rappresentate per l’Unione dai reati gravi e dalla criminalità organizzata, attraverso la cooperazione ottimale tra i servizi interessati. Al fine di sostenere l’efficace attuazione di questo ciclo pluriennale, il finanziamento a titolo dello strumento istituito dal presente regolamento (lo «strumento») dovrebbe ricorrere a tutti i possibili metodi d’esecuzione di cui al regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (4), compreso, se del caso, attraverso la gestione indiretta„ al fine di assicurare la tempestiva ed efficiente realizzazione delle attività e dei progetti.

(11)

A motivo delle particolarità giuridiche proprie del titolo V TFUE non è possibile istituire il Fondo come un unico strumento finanziario. Il Fondo dovrebbe pertanto essere costituito sotto forma di quadro generale di sostegno finanziario dell’Unione nel settore della sicurezza interna, comprensivo dello strumento e dello strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti istituito con regolamento (UE) n. 515/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (5). Tale quadro generale dovrebbe essere integrato dal regolamento (UE) n. 514/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (6).

(12)

Reati transfrontalieri, quali la tratta di esseri umani e lo sfruttamento dell’immigrazione illegale da parte di organizzazioni criminali possono essere contrastati efficacemente attraverso la cooperazione di polizia.

(13)

Le risorse globali assegnate al presente regolamento e al regolamento (UE) n. 515/2014 stabiliscono, congiuntamente, la dotazione finanziaria per l’intera durata del Fondo, che deve costituire l’importo di riferimento privilegiato per il Parlamento europeo e il Consiglio nel corso della procedura di bilancio annuale, ai sensi del punto 17 dell’accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (7).

(14)

La risoluzione del Parlamento europeo del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro ha riconosciuto che la lotta alla criminalità organizzata rappresenta una sfida per l’Europa e ha chiesto una maggiore cooperazione tra gli Stati membri nel campo dell’applicazione della legge in quanto il contrasto efficace della criminalità organizzata è essenziale per proteggere l’economia legale da tipiche attività criminali quale il riciclaggio dei proventi di reato.

(15)

Nell’ambito del quadro generale del Fondo, l’assistenza finanziaria fornita dallo strumento dovrebbe essere finalizzata a sostenere la cooperazione di polizia, lo scambio e l’accesso alle informazioni, la prevenzione della criminalità e la lotta contro reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata – tra cui il terrorismo, la corruzione, il traffico di droga, la tratta di esseri umani, il traffico di armi, lo sfruttamento dell’immigrazione illegale, lo sfruttamento sessuale dei minori, la distribuzione di immagini di abusi sui minori e della pedopornografia, la criminalità informatica, il riciclaggio dei proventi di reato – la protezione della popolazione e delle infrastrutture critiche da incidenti di sicurezza e la gestione efficace dei rischi per la sicurezza e delle crisi, tenendo conto delle politiche comuni (strategie, cicli di politiche, programmi e piani d’azione), della legislazione e della cooperazione pratica.

(16)

L’assistenza finanziaria in questi settori dovrebbe essere intesa a sostenere in particolare azioni volte a promuovere operazioni transfrontaliere congiunte, l’accesso e lo scambio di informazioni, lo scambio delle migliori prassi, una comunicazione e un coordinamento più semplici e sicuri, la formazione e lo scambio di personale, le attività di analisi, di monitoraggio e di valutazione, le valutazioni generali dei rischi e delle minacce in base alle competenze stabilite nel TFUE, le attività di sensibilizzazione, la verifica e convalida di nuove tecnologie, la ricerca nel settore delle scienze forensi, l’acquisto e locazione di attrezzature tecniche interoperabili e la cooperazione fra gli Stati membri e gli organismi competenti dell’Unione, tra cui Europol. L’assistenza finanziaria in questi settori dovrebbe sostenere unicamente azioni coerenti con le priorità e le iniziative individuate a livello di Unione, in particolare quelle che sono state approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

(17)

Nel quadro complessivo della strategia antidroga dell’Unione, che sostiene un approccio equilibrato basato sulla riduzione contemporanea dell’offerta e della domanda, l’assistenza finanziaria fornita nell’ambito del presente strumento dovrebbe sostenere tutte le azioni volte a prevenire e combattere il traffico di droga (riduzione dell’offerta), e in particolare le misure aventi come bersaglio la produzione, la fabbricazione, l’estrazione, la vendita, il trasporto, l’importazione e l’esportazione di stupefacenti, compresi il possesso e l’acquisto finalizzati allo svolgimento di attività di traffico di droga.

(18)

È opportuno che le azioni nei paesi terzi e in relazione a tali paesi sostenute dallo strumento siano adottate in sinergia e coerentemente con altre azioni esterne all’Unione, sostenute dagli strumenti dell’Unione per l’assistenza esterna, sia geografici che tematici. In particolare, l’attuazione di tali azioni dovrebbe improntarsi alla piena coerenza con i principi e gli obiettivi generali fissati per l’azione esterna e la politica estera dell’Unione nei confronti del paese o della regione in questione e con i principi e i valori democratici, le libertà e i diritti fondamentali, lo Stato di diritto e la sovranità dei paesi terzi. Le misure non dovrebbero essere intese a sostenere azioni direttamente orientate allo sviluppo e dovrebbero integrare, ove opportuno, l’aiuto finanziario prestato tramite gli strumenti di assistenza esterna. La coerenza dovrebbe essere mantenuta anche con la politica umanitaria dell’Unione, in particolare nell’attuare le misure di emergenza.

(19)

Lo strumento dovrebbe essere attuato nel pieno rispetto dei diritti e dei principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e degli obblighi internazionali dell’Unione.

(20)

In conformità dell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea (TUE), lo strumento dovrebbe sostenere attività che garantiscano la protezione dei minori contro la violenza, gli abusi, lo sfruttamento e l’incuria. Occorre che lo strumento sostenga misure di garanzia e assistenza dei minori testimoni e vittime, in particolare dei minori non accompagnati o che per altre ragioni necessitano di tutela.

(21)

Lo strumento dovrebbe integrare e rafforzare le attività intraprese per sviluppare la cooperazione tra Europol o altri organismi competenti dell’Unione e gli Stati membri al fine di conseguire gli obiettivi dello strumento nel settore della cooperazione di polizia, della prevenzione e della lotta alla criminalità e della gestione delle crisi. Ciò significa tra l’altro che, nell’elaborare i loro programmi nazionali, gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione la banca dati informativa, gli strumenti di analisi e gli orientamenti operativi e tecnici sviluppati da Europol, in particolare il sistema di informazione Europol (SIE), l’applicazione di rete per lo scambio di informazioni protetta (SIENA - Secure Information Exchange Network Application) di Europol e la Valutazione Europol della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità (SOCTA - Serious and Organised Crime Threat Assessment).

(22)

Al fine di assicurare un’attuazione uniforme del Fondo, occorre che la dotazione di bilancio dell’Unione destinata allo strumento sia attuata in gestione diretta e indiretta per le azioni di particolare interesse per l’Unione («azioni dell’Unione»), per l’assistenza emergenziale e per l’assistenza tecnica, e in gestione concorrente per i programmi nazionali e per le azioni che richiedono flessibilità amministrativa.

(23)

Per quanto riguarda le risorse impiegate nell’ambito della gestione concorrente, è necessario garantire che i programmi nazionali degli Stati membri siano coerenti con le priorità e gli obiettivi dell’Unione.

(24)

È opportuno che le risorse assegnate agli Stati membri per l’attuazione tramite i rispettivi programmi nazionali siano stabilite nel presente regolamento e ripartite sulla base di criteri trasparenti, obiettivi e misurabili. Tali criteri dovrebbero essere attinenti ai beni pubblici che gli Stati membri dovrebbero proteggere e alla loro capacità finanziaria di assicurare un livello elevato di sicurezza interna, quali l’entità della popolazione, l’estensione del territorio nazionale e il prodotto interno lordo. Inoltre, poiché nelle SOCTA del 2013 si pone l’accento sull’importanza prevalente dei porti marittimi e degli aeroporti come punti d’ingresso utilizzati dalle organizzazioni criminali per la tratta di esseri umani e il traffico di merci illegali, è opportuno che le vulnerabilità specifiche rappresentate dalle rotte del crimine attraverso questi punti di passaggio esterni si riflettano nella distribuzione delle risorse disponibili per le azioni intraprese dagli Stati membri, mediante criteri relativi al numero di passeggeri e al peso delle merci sottoposti a controlli nei porti e aeroporti internazionali.

(25)

Al fine di rafforzare la solidarietà e la ripartizione delle responsabilità per le politiche comuni, le strategie e i programmi dell’Unione, gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad utilizzare una parte delle risorse globali destinate ai programmi nazionali per conseguire le priorità strategiche dell’Unione di cui all’allegato I del presente regolamento. Per i progetti che vertono su tali priorità, il contributo dell’Unione dovrebbe essere portato al 90 % del loro costo totale ammissibile, conformemente al regolamento (UE) n. 514/2014.

(26)

È opportuno che il massimale delle risorse che rimangono a disposizione dell’Unione sia complementare alle risorse assegnate agli Stati membri per l’attuazione dei rispettivi programmi nazionali. Ciò assicurerà che l’Unione possa, in un determinato esercizio finanziario, sostenere le azioni cui attribuisce particolare interesse, quali studi, la verifica e convalida di nuove tecnologie, progetti transnazionali, il lavoro di rete e lo scambio delle migliori prassi, il controllo dell’attuazione del diritto dell’Unione e delle politiche e azioni dell’Unione nei paesi terzi e in relazione a tali paesi. Le azioni finanziate dovrebbero essere in linea con le priorità individuate nelle pertinenti strategie, programmi, piani d’azione, valutazioni dei rischi e delle minacce dell’Unione.

(27)

Per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo generale dello strumento, gli Stati membri dovrebbero assicurare che i loro programmi nazionali comprendano azioni riguardanti tutti gli obiettivi specifici dello strumento e che la ripartizione delle risorse tra gli obiettivi sia proporzionale alle sfide e ai fabbisogni e garantisca la possibilità di realizzarli. Se un programma nazionale non affronta uno degli obiettivi specifici o se la dotazione è inferiore alle percentuali minime previste dal presente regolamento, lo Stato membro interessato dovrebbe fornire una giustificazione nell’ambito del programma.

(28)

Al fine di rafforzare la capacità dell’Unione di reagire immediatamente a incidenti di sicurezza e alle nuove minacce emergenti per l’Unione, si dovrebbe poter fornire assistenza emergenziale, conformemente al quadro istituito dal regolamento (UE) n. 514/2014.

(29)

È opportuno che i finanziamenti a carico del bilancio dell’Unione siano concentrati su attività in cui l’intervento dell’Unione può apportare valore aggiunto rispetto all’azione isolata degli Stati membri. Poiché l’Unione è in posizione avvantaggiata rispetto agli Stati membri per affrontare fenomeni transfrontalieri e fornire una piattaforma per approcci comuni, le attività ammissibili al sostegno previsto dal presente regolamento dovrebbero contribuire in particolare a rafforzare le capacità nazionali ed europee, la cooperazione e il coordinamento transfrontalieri, il lavoro di rete, la fiducia reciproca e lo scambio di informazioni e delle migliori prassi.

(30)

Al fine di integrare o modificare le disposizioni del presente strumento concernenti la definizione delle priorità strategiche dell’Unione dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 TFUE per modificare, aggiungere o eliminare le priorità strategiche elencate nel presente regolamento. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell’elaborazione degli atti delegati, la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.

(31)

In sede di applicazione del presente regolamento, nonché di preparazione degli atti delegati, è opportuno che la Commissione consulti esperti di tutti gli Stati membri.

(32)

La Commissione dovrebbe monitorare l’attuazione dello strumento, in conformità delle pertinenti disposizioni del regolamento (UE) n. 514/2014, con l’ausilio di indicatori chiave per valutare i risultati e gli impatti. Gli indicatori, compresi i pertinenti valori di riferimento, dovrebbero costituire la base minima per valutare in quale misura gli obiettivi dello strumento sono stati conseguiti.

(33)

Per misurare i risultati raggiunti dal Fondo, è opportuno istituire indicatori comuni in relazione a ciascun obiettivo specifico dello strumento. La misurazione del raggiungimento degli obiettivi specifici per mezzo di indicatori comuni non rende obbligatoria l’attuazione delle azioni relative a tali indicatori.

(34)

È opportuno abrogare la decisione 2007/125/GAI del Consiglio (8), nel rispetto delle disposizioni transitorie stabilite dal presente regolamento.

(35)

Poiché gli obiettivi del presente regolamento, vale a dire rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra autorità di contrasto, prevenire e combattere la criminalità, proteggere la popolazione e le infrastrutture critiche da incidenti di sicurezza e migliorare la capacità degli Stati membri e dell’Unione di gestire efficacemente i rischi per la sicurezza e le crisi, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma possono essere conseguiti meglio a livello dell’Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 TUE. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(36)

A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al TUE e al TFUE, la Danimarca non partecipa all’adozione del presente regolamento, non è da esso vincolata, né è soggetta alla sua applicazione.

(37)

A norma dell’articolo 3 del protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, allegato al TUE e al TFUE, e fatto salvo l’articolo 4 di detto protocollo, l’Irlanda ha notificato che desidera partecipare all’adozione e all’applicazione del presente regolamento.

(38)

A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, allegato al TUE e al TFUE, e fatto salvo l’articolo 4 di tale protocollo, il Regno Unito non partecipa all’adozione del presente regolamento, non è da esso vincolato, né è soggetto alla sua applicazione.

(39)

È opportuno allineare la durata del periodo di applicazione del presente regolamento a quella del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio (9). Pertanto, è opportuno che il presente regolamento si applichi a decorrere dal 1o gennaio 2014,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto e ambito d’applicazione

1.   Il presente regolamento istituisce lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi (lo «strumento») nell’ambito del Fondo sicurezza interna (il «Fondo»).

Unitamente al regolamento (UE) n. 515/2014, il presente regolamento istituisce il Fondo per il periodo dal 1o gennaio 2014 al 31 dicembre 2020.

2.   Il presente regolamento stabilisce:

a)

gli obiettivi, le azioni ammissibili e le priorità strategiche del sostegno finanziario fornito a titolo dello strumento;

b)

il quadro generale di attuazione delle azioni ammissibili;

c)

le risorse disponibili a titolo dello strumento, nel periodo dal 1o gennaio 2014 al 31 dicembre 2020, e la loro ripartizione.

3.   Il presente regolamento prevede l’applicazione delle norme di cui al regolamento (UE) n. 514/2014.

4.   Lo strumento non si applica alle materie che rientrano nell’ambito del programma «Giustizia», come disposto dal regolamento (UE) n. 1382/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (10). Lo strumento può, tuttavia, contemplare azioni finalizzate ad incoraggiare la cooperazione tra autorità giudiziarie e di polizia.

5.   Si perseguono sinergie, coerenza e complementarità con gli altri pertinenti strumenti finanziari dell’Unione, quali il meccanismo di protezione civile dell’Unione, istituito dalla decisione n. 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (11), Orizzonte 2020, istituito dal regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (12), il terzo programma pluriennale d’azione dell’Unione in materia di salute istituito dal regolamento (UE) n. 282/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (13), il Fondo di solidarietà dell’Unione europea e gli strumenti di assistenza esterna, segnatamente lo strumento di assistenza preadesione (IPA II), istituito dal regolamento (UE) n. 231/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (14), lo strumento europeo di vicinato istituito dal regolamento (UE) n. 232/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (15), lo strumento per la cooperazione allo sviluppo istituito dal regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (16), lo strumento di partenariato per la cooperazione con i paesi terzi istituito dal regolamento (UE) n. 234/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (17), lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani istituito dal regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (18), e lo strumento per la stabilità e la pace istituito dal regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (19). Le azioni finanziate a titolo del presente regolamento non ricevono sostegno finanziario per gli stessi fini da altri strumenti finanziari dell’Unione.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si intende per:

a)   «cooperazione di polizia»: le specifiche misure e tipologie della cooperazione che coinvolge tutte le autorità competenti degli Stati membri di cui all’articolo 87 TFUE;

b)   «scambio di informazioni e accesso alle informazioni»: la raccolta, l’archiviazione, il trattamento, l’analisi e lo scambio sicuri delle informazioni pertinenti per le autorità di cui all’articolo 87 TFUE nei settori della prevenzione, individuazione, indagine e perseguimento di reati, in particolare di reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata;

c)   «prevenzione della criminalità»: tutte le misure che mirano, o altrimenti concorrono, a contrastare la criminalità e a diminuire il senso di insicurezza dei cittadini, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2, della decisione 2009/902/GAI del Consiglio (20);

d)   «reato di criminalità organizzata»: la condotta punibile relativa alla partecipazione a un’organizzazione criminale quale definita nella decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio (21);

e)   «terrorismo»: qualsiasi atto intenzionale o reato di cui alla decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio (22);

f)   «gestione dei rischi e delle crisi»: qualsiasi misura relativa alla valutazione, prevenzione, preparazione e gestione delle conseguenze del terrorismo, dei reati di criminalità organizzata e di altri rischi per la sicurezza;

g)   «prevenzione e preparazione»: qualsiasi misura volta a prevenire e/o ridurre i rischi collegati a possibili attentati terroristici o altri rischi per la sicurezza;

h)   «gestione delle conseguenze»: l’effettivo coordinamento delle azioni adottate a livello nazionale e/o di Unione per reagire e ridurre le ripercussioni degli effetti di un attentato terroristico o altro incidente di sicurezza;

i)   «infrastruttura critica»: un elemento, un sistema o parte di questo che è essenziale per il mantenimento di funzioni vitali della società, della salute, dell’incolumità, della sicurezza, del benessere economico o sociale della popolazione, e il cui danneggiamento, rottura o distruzione avrebbe ripercussioni rilevanti in uno Stato membro o nell’Unione a causa del mancato mantenimento di tali funzioni;

j)   «situazione di emergenza»: qualsiasi incidente di sicurezza o nuova minaccia emergente che ha o potrebbe avere gravi ripercussioni negative sulla sicurezza della popolazione in uno o più Stati membri.

Articolo 3

Obiettivi

1.   L’obiettivo generale dello strumento è contribuire a garantire un elevato livello di sicurezza nell’Unione.

2.   Nell’ambito dell’obiettivo generale di cui al paragrafo 1, lo strumento, in conformità delle priorità individuate nelle pertinenti strategie, nei cicli programmatici, nei programmi e nelle valutazioni dei rischi e delle minacce dell’Unione, contribuisce ai seguenti obiettivi specifici:

a)

prevenire la criminalità, combattere i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, e potenziare il coordinamento e la cooperazione tra le autorità di contrasto e altre autorità nazionali degli Stati membri, compreso con Europol o altri organismi competenti dell’Unione, e con i paesi terzi interessati e le organizzazioni internazionali;

b)

aumentare la capacità degli Stati membri e dell’Unione di gestire efficacemente i rischi per la sicurezza e le crisi, e di prepararsi e proteggere la popolazione e le infrastrutture critiche da attentati terroristici e altri incidenti di sicurezza.

Il raggiungimento degli obiettivi specifici dello strumento è valutato a norma dell’articolo 55, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 514/2014 attraverso indicatori comuni di cui all’allegato II del presente regolamento e indicatori specifici per programma inclusi nei programmi nazionali.

3.   Per conseguire gli obiettivi di cui ai paragrafi 1 e 2, lo strumento contribuisce ai seguenti obiettivi operativi:

a)

promuovere e sviluppare misure per rafforzare la capacità degli Stati membri di prevenire la criminalità e contrastare i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, in particolare attraverso partenariati pubblico-privato, lo scambio di informazioni e delle migliori prassi, l’accesso ai dati, tecnologie interoperabili, statistiche comparabili, la criminologia applicata, la comunicazione pubblica e azioni di sensibilizzazione;

b)

promuovere e sviluppare il coordinamento amministrativo e operativo, la cooperazione, la comprensione reciproca e lo scambio di informazioni tra le autorità di contrasto degli Stati membri, altre autorità nazionali, Europol o altri organismi competenti dell’Unione e, ove opportuno, con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali;

c)

promuovere e sviluppare attività di formazione, riguardanti fra l’altro le competenze tecniche e professionali e la conoscenza degli obblighi in materia di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, volte all’attuazione delle politiche dell’Unione in materia di formazione, compresi specifici programmi di scambio per finalità di contrasto, in modo da alimentare una autentica cultura europea in materia giudiziaria e di polizia;

d)

promuovere e sviluppare misure, garanzie, meccanismi e migliori prassi per la tempestiva identificazione, la protezione e il sostegno dei testimoni e delle vittime di reato, tra cui le vittime del terrorismo, e in particolare dei minori testimoni e vittime, specialmente dei minori non accompagnati o che per altre ragioni necessitano di tutela;

e)

misure volte a rafforzare la capacità amministrativa e operativa degli Stati membri di proteggere le infrastrutture critiche in tutti i settori di attività economica, anche attraverso partenariati pubblico-privato e un migliore coordinamento, collaborazione, scambio e diffusione di know-how e di esperienze all’interno dell’Unione e con i paesi terzi interessati;

f)

la creazione di connessioni sicure e un effettivo coordinamento tra gli attori settoriali esistenti a livello dell’Unione e nazionale nel campo dell’allarme rapido e della cooperazione in caso di crisi, compresi i centri di situazione, per consentire di elaborare in tempi rapidi un quadro completo e accurato della situazione di crisi, coordinare gli interventi e condividere informazioni pubbliche, riservate e classificate;

g)

misure per rafforzare la capacità amministrativa e operativa degli Stati membri e dell’Unione di elaborare valutazioni esaustive dei rischi e delle minacce, basate su riscontri empirici e coerenti con le priorità e le iniziative identificate a livello dell’Unione, segnatamente quelle che sono state approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, al fine di consentire all’Unione di sviluppare approcci integrati sulla base di valutazioni comuni e condivise nelle situazioni di crisi e di rafforzare la comprensione reciproca delle diverse definizioni dei livelli di minaccia adottate dagli Stati membri e dai paesi partner.

4.   Lo strumento contribuisce anche al finanziamento dell’assistenza tecnica su iniziativa degli Stati membri e della Commissione.

5.   Le azioni finanziate a titolo dello strumento sono attuate nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità umana. In particolare, le azioni sono conformi alle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, alle norme europee del diritto dell’Unione sulla protezione dei dati e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).

In particolare, ove possibile, nell’attuare le azioni gli Stati membri dedicano particolare attenzione all’assistenza e alla protezione delle persone vulnerabili, specialmente i bambini e i minori non accompagnati.

Articolo 4

Azioni ammissibili nel quadro dei programmi nazionali

1.   Nell’ambito degli obiettivi di cui all’articolo 3 del presente regolamento, e alla luce delle conclusioni approvate del dialogo strategico di cui all’articolo 13 del regolamento (UE) n. 514/2014 e conformemente agli obiettivi del programma nazionale di cui all’articolo 7 del presente regolamento, lo strumento sostiene azioni negli Stati membri, in particolare quelle figuranti nel seguente elenco:

a)

azioni volte a migliorare la cooperazione di polizia e il coordinamento tra le autorità di contrasto, anche con e tra gli organismi competenti dell’Unione, in particolare Europol e Eurojust, le squadre investigative comuni e qualsiasi altra forma di operazione transfrontaliera congiunta, l’accesso e lo scambio alle informazioni e le tecnologie interoperabili;

b)

i progetti che promuovono il lavoro di rete, i partenariati pubblico-privato, la fiducia, la comprensione e l’apprendimento reciproci, l’individuazione, lo scambio e la diffusione di know-how, esperienze e migliori prassi, la condivisione delle informazioni, lo sviluppo di una condivisa capacità di analisi della situazione attuale e futura, la pianificazione di emergenza e l’interoperabilità;

c)

attività di analisi, monitoraggio e valutazione, compresi studi e valutazioni dei rischi e delle minacce e valutazioni d’impatto basati su riscontri empirici e coerenti con le priorità e le iniziative identificate a livello dell’Unione, segnatamente quelle che sono state approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio;

d)

attività di sensibilizzazione, divulgazione e comunicazione;

e)

l’acquisizione, la manutenzione dei sistemi informatici dell’Unione e dei sistemi informatici nazionali che contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi del presente regolamento e/o il successivo potenziamento di sistemi informatici e delle attrezzature tecniche, compresa la verifica della compatibilità dei sistemi, dei dispositivi e delle infrastrutture di sicurezza, degli edifici e sistemi utilizzati in questo settore, soprattutto i sistemi di tecnologia dell’informazione e della comunicazione (TIC) e i relativi componenti, anche ai fini della cooperazione europea nella sicurezza informatica e nella lotta alla criminalità informatica, segnatamente in collaborazione con il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica;

f)

lo scambio, la formazione e l’addestramento del personale e degli esperti delle autorità competenti, compresa la formazione linguistica e le esercitazioni o i programmi congiunti;

g)

utilizzare, trasferire, verificare e convalidare nuove metodologie o tecnologie, compresi progetti pilota e seguito dei progetti di ricerca nel settore della sicurezza finanziati dall’Unione.

2.   Nell’ambito degli obiettivi di cui all’articolo 3, lo strumento può altresì sostenere le seguenti azioni nei paesi terzi e in relazione a tali paesi:

a)

azioni volte a migliorare la cooperazione di polizia e il coordinamento tra le autorità di contrasto, comprese le squadre investigative comuni e qualsiasi altra forma di operazione transfrontaliera congiunta, lo scambio e l’accesso alle informazioni e le tecnologie interoperabili;

b)

il lavoro di rete, la fiducia, la comprensione e l’apprendimento reciproci, l’individuazione, lo scambio e la diffusione di know-how, esperienze e migliori prassi, la condivisione delle informazioni, lo sviluppo di una condivisa capacità di analisi della situazione attuale e futura, la pianificazione di emergenza e l’interoperabilità;

c)

lo scambio, la formazione e l’addestramento del personale e degli esperti delle autorità competenti.

La Commissione e gli Stati membri, in collaborazione con il Servizio europeo per l’azione esterna, garantisce il coordinamento relativo alle azioni nei paesi terzi e in relazione a tali paesi conformemente all’articolo 3, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 514/2014.

CAPO II

QUADRO FINANZIARIO E DI ATTUAZIONE

Articolo 5

Risorse globali e attuazione

1.   Le risorse globali per l’attuazione dello strumento ammontano a 1 004 milioni di EUR a prezzi correnti.

2.   Il Parlamento europeo e il Consiglio autorizzano gli stanziamenti annuali nei limiti del quadro finanziario pluriennale.

3.   Le risorse globali sono impiegate nell’ambito:

a)

dei programmi nazionali, di cui all’articolo 7;

b)

delle azioni dell’Unione, di cui all’articolo 8;

c)

dell’assistenza tecnica, di cui all’articolo 9;

d)

dell’assistenza emergenziale, di cui all’articolo 10.

4.   La dotazione di bilancio dell’Unione assegnata a norma dello strumento alle azioni dell’Unione di cui all’articolo 8 del presente regolamento, all’assistenza tecnica di cui all’articolo 9 del presente regolamento e all’assistenza emergenziale di cui all’articolo 10 del presente regolamento è attuata nel quadro della gestione diretta e indiretta a norma rispettivamente dell’articolo 58, paragrafo 1, lettere a), e c), del regolamento

(UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (23). La dotazione di bilancio assegnata ai programmi nazionali di cui all’articolo 7 del presente regolamento è attuata in gestione concorrente a norma dell’articolo 58, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.

5.   Fatti salvi i poteri del Parlamento europeo e del Consiglio, le risorse globali sono così utilizzate:

a)

662 milioni di EUR per i programmi nazionali degli Stati membri;

b)

342 milioni di EUR per le azioni dell’Unione, l’assistenza emergenziale e l’assistenza tecnica su iniziativa della Commissione.

6.   Ciascuno Stato membro assegna gli importi destinati ai programmi nazionali di cui all’allegato III nel modo seguente:

a)

almeno il 20 % per azioni riguardanti l’obiettivo specifico di cui all’articolo 3, paragrafo 2, primo comma, lettera a); e

b)

almeno il 10 % per azioni riguardanti l’obiettivo specifico di cui all’articolo 3, paragrafo 2, primo comma, lettera b).

Gli Stati membri possono discostarsi da dette percentuali minime purché nei programmi nazionali sia inserita una motivazione che indichi le ragioni per cui l’assegnazione di risorse inferiori a tale livello non pregiudica la realizzazione dell’obiettivo pertinente. Detta motivazione è valutata dalla Commissione nell’ambito della sua approvazione dei programmi nazionali di cui all’articolo 7, paragrafo 2.

7.   Congiuntamente alle risorse globali previste per il regolamento (UE) n. 515/2014 le risorse globali assegnate allo strumento, stabilite nel paragrafo 1 del presente articolo, costituiscono la dotazione finanziaria del Fondo e fungono da riferimento privilegiato per il Parlamento europeo e il Consiglio, nel corso della procedura di bilancio annuale, ai sensi del punto 17 dell’accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria.

Articolo 6

Risorse per le azioni ammissibili negli Stati membri

1.   Agli Stati membri è assegnato un importo pari a 662 milioni di EUR, così ripartito:

a)

30 % in proporzione dell’entità della popolazione totale;

b)

10 % in proporzione dell’estensione del territorio nazionale;

c)

15 % in proporzione del numero di passeggeri e 10 % delle tonnellate di merci sottoposti a controlli nei loro porti e aeroporti internazionali;

d)

35 % in misura inversamente proporzionale al prodotto interno lordo (standard di potere d’acquisto per abitante).

2.   Le cifre di riferimento per i dati di cui al paragrafo 1 sono le ultime statistiche fornite dalla Commissione (Eurostat) in base ai dati trasmessi dagli Stati membri in conformità del diritto dell’Unione. La data di riferimento è il 30 giugno 2013. Le assegnazioni per i programmi nazionali calcolate sulla base dei criteri di cui al paragrafo 1 sono stabilite nell’allegato III.

Articolo 7

Programmi nazionali

1.   I programmi nazionali di cui allo strumento e quelli da elaborare in base al regolamento (UE) n. 515/2014 sono sottoposti alla Commissione sotto forma di un unico programma nazionale per il Fondo, a norma dell’articolo 14 del regolamento (UE) n. 514/2014

2.   Nell’ambito dei programmi nazionali, da sottoporre ad esame e approvazione della Commissione, a norma dell’articolo 14 del regolamento (UE) n. 514/2014, gli Stati membri, nel quadro degli obiettivi di cui all’articolo 3 del presente regolamento, perseguono in particolare le priorità strategiche dell’Unione elencate nell’allegato I del presente regolamento, tenendo conto del risultato del dialogo politico di cui all’articolo 13 del regolamento (UE) n. 514/2014. Gli Stati membri utilizzano non più dell’8 % della loro dotazione totale del programma nazionale per la manutenzione dei sistemi informatici dell’Unione e dei sistemi informatici nazionali che contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi del presente regolamento e non più dell’8 % per azioni nei paesi terzi che applicano le priorità strategiche dell’Unione indicate nell’allegato I del presente regolamento o in relazione a tali paesi.

3.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 11 per modificare, aggiungere o eliminare le priorità strategiche elencate all’allegato I del presente regolamento.

Articolo 8

Azioni dell’Unione

1.   Su iniziativa della Commissione, lo strumento può finanziare azioni transnazionali o azioni di particolare interesse per l’Unione («azioni dell’Unione») riguardanti gli obiettivi generali, specifici e operativi di cui all’articolo 3.

2.   Per essere ammissibili al finanziamento, le azioni dell’Unione dovrebbero essere coerenti con le priorità e le iniziative individuate a livello dell’Unione, in particolare quelle approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, nelle pertinenti strategie, nei cicli di programmatici, nei programmi, nelle valutazioni dei rischi e delle minacce dell’Unione, e sostenere in particolare:

a)

attività preparatorie, di monitoraggio, amministrative e tecniche e di sviluppo di un meccanismo di valutazione necessario per attuare le politiche in materia di cooperazione di polizia, prevenzione e lotta contro la criminalità e gestione delle crisi;

b)

progetti transnazionali che coinvolgano due o più Stati membri o almeno uno Stato membro e un paese terzo;

c)

attività di analisi, monitoraggio e valutazione, compresi valutazioni delle minacce e dei rischi e valutazioni d’impatto basate su riscontri empirici e coerenti con le priorità e le iniziative identificate a livello dell’Unione, segnatamente quelle che sono state approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, e progetti intesi a monitorare l’attuazione del diritto dell’Unione e degli obiettivi strategici dell’Unione negli Stati membri;

d)

progetti volti a promuovere il lavoro di rete, i partenariati pubblico-privato, la fiducia, la comprensione e l’apprendimento reciproci, l’individuazione e la diffusione di migliori prassi e approcci innovativi a livello dell’Unione, programmi di scambio e formazione;

e)

progetti a sostegno dello sviluppo di strumenti metodologici, in particolare statistici, metodi e indicatori comuni;

f)

l’acquisizione, la manutenzione e/o il successivo potenziamento delle attrezzature tecniche, delle competenze, dei dispositivi e delle infrastrutture di sicurezza, degli edifici e sistemi utilizzati in questo settore, soprattutto i sistemi di tecnologia dell’informazione e della comunicazione e i relativi componenti a livello dell’Unione, anche ai fini della cooperazione europea nella sicurezza informatica e nella lotta alla criminalità informatica, segnatamente in collaborazione con il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica;

g)

progetti di sensibilizzazione alle politiche e agli obiettivi dell’Unione presso le parti coinvolte e il pubblico in generale, compresa la comunicazione istituzionale sulle priorità politiche dell’Unione;

h)

progetti particolarmente innovativi volti a sviluppare nuovi metodi e/o utilizzare nuove tecnologie con un potenziale di trasferibilità verso altri Stati membri, in particolare progetti volti a sperimentare e convalidare i risultati dei progetti di ricerca finanziati dall’Unione nel settore della sicurezza;

i)

studi e progetti pilota.

3.   Nell’ambito degli obiettivi di cui all’articolo 3, lo strumento sostiene altresì azioni nei paesi terzi e in relazione a tali paesi, aventi in particolare le seguenti finalità:

a)

migliorare la cooperazione di polizia e il coordinamento tra le autorità di contrasto, e, se del caso, le organizzazioni internazionali, comprese le squadre investigative comuni e qualsiasi altra forma di operazione transfrontaliera congiunta, lo scambio e l’accesso alle informazioni e le tecnologie interoperabili;

b)

il lavoro di rete, la fiducia, la comprensione e l’apprendimento reciproci, l’individuazione, lo scambio e la diffusione di know-how, esperienze e migliori prassi, la condivisione delle informazioni, lo sviluppo di una condivisa capacità di analisi della situazione attuale e futura, la pianificazione di emergenza e l’interoperabilità;

c)

l’acquisizione, la manutenzione e/o il successivo potenziamento di attrezzature tecniche, compresi i sistemi di tecnologia dell’informazione e della comunicazione e i relativi componenti;

d)

lo scambio, la formazione e l’addestramento del personale e degli esperti delle autorità competenti, compresa la formazione linguistica;

e)

attività di sensibilizzazione, divulgazione e comunicazione;

f)

valutazioni dei rischi e delle minacce e valutazioni d’impatto;

g)

studi e progetti pilota.

4.   Le azioni dell’Unione sono attuate in conformità dell’articolo 6 del regolamento (UE) n. 514/2014.

Articolo 9

Assistenza tecnica

1.   Su iniziativa della Commissione e/o per suo conto, lo strumento può contribuire annualmente nel limite di 800 000 EUR all’assistenza tecnica prevista dal Fondo, in conformità dell’articolo 9 del regolamento (UE) n. 514/2014.

2.   Su iniziativa di uno Stato membro, lo strumento può finanziare attività di assistenza tecnica, in conformità dell’articolo 20 del regolamento (UE) n. 514/2014. L’importo stanziato per l’assistenza tecnica per il periodo 2014-2020 non supera il 5 % dell’importo totale assegnato agli Stati membri maggiorato di 200 000 EUR.

Articolo 10

Assistenza emergenziale

1.   Lo strumento fornisce sostegno finanziario per far fronte a necessità urgenti e specifiche nell’eventualità di una situazione di emergenza, quale definita all’articolo 2, lettera j).

2.   L’assistenza emergenziale è attuata in conformità degli articoli 6 e 7 del regolamento (UE) n. 514/2014.

CAPO III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 11

Esercizio della delega

1.   Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.   Il potere di adottare atti delegati di cui all’articolo 7, paragrafo 3, è conferito alla Commissione per un periodo di sette anni a decorrere dal 21 maggio 2014. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di sette anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per un periodo di tre anni, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo di sette anni.

3.   La delega di potere di cui all’articolo 7, paragrafo 3, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.   Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.   L’atto delegato adottato ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 3, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 12

Applicabilità del regolamento (UE) n. 514/2014

Allo strumento si applicano le disposizioni del regolamento (UE) n. 514/2014.

Articolo 13

Abrogazione

La decisione 2007/125/GAI è abrogata a decorrere dal 1o gennaio 2014.

Articolo 14

Disposizioni transitorie

1.   Il presente regolamento non pregiudica il proseguimento o la modifica, compresa la soppressione totale o parziale, dei progetti fino alla loro chiusura, o di interventi approvati dalla Commissione sulla base della decisione 2007/125/GAI, o di qualsivoglia altra norma applicabile a tali interventi alla data del 31 dicembre 2013.

2.   Nell’adottare decisioni di cofinanziamento ai sensi dello strumento, la Commissione tiene conto delle misure adottate sulla base della decisione 2007/125/GAI prima del 20 maggio 2014 aventi un’incidenza finanziaria nel periodo di riferimento del cofinanziamento.

3.   Gli importi impegnati per il cofinanziamento, approvati dalla Commissione tra il 1o gennaio 2011 e il 31 dicembre 2014 e per i quali non le sono stati trasmessi i documenti richiesti per la chiusura delle azioni entro il termine previsto per la presentazione della relazione finale, sono disimpegnati automaticamente dalla Commissione entro il 31 dicembre 2017 e danno luogo al rimborso di importi indebitamente versati.

Sono esclusi dal calcolo dell’importo da disimpegnare automaticamente gli importi corrispondenti ad azioni sospese a causa di procedimenti giudiziari o ricorsi amministrativi con effetto sospensivo.

4.   Entro il 31 dicembre 2015 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di valutazione ex post della decisione 2007/125/GAI riguardante il periodo 2007-2013.

Articolo 15

Revisione

Su proposta della Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio riesaminano il presente regolamento entro il 30 giugno 2020.

Articolo 16

Entrata in vigore e applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1o gennaio 2014.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri in conformità dei trattati.

Fatto a Strasburgo, 16 aprile 2014.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

M. SCHULZ

Per il Consiglio

Il presidente

D. KOURKOULAS


(1)  GU C 299 del 4.10.2012, pag. 108.

(2)  GU C 277 del 13.9.2012, pag. 23.

(3)  Posizione del Parlamento europeo del 13 marzo 2014 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 14 aprile 2014.

(4)  Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1).

(5)  Regolamento (UE) n. 515/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce, nell’ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti e che abroga la decisione n. 574/2007/CE (Cfr. pag. 143 della presente Gazzetta ufficiale).

(6)  Regolamento (UE) n. 514/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, recante disposizioni generali sul Fondo Asilo, migrazione e integrazione e sullo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi (Cfr. pag. 112 della presente Gazzetta ufficiale).

(7)  GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.

(8)  Decisione 2007/125/GAI del Consiglio, del 12 febbraio 2007, che istituisce per il periodo 2007-2013 il programma specifico «Prevenzione e lotta contro la criminalità», quale parte del programma generale sulla sicurezza e la tutela delle libertà (GU L 58 del 24.2.2007, pag. 7).

(9)  Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884).

(10)  Regolamento (UE) n. 1382/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che istituisce un programma Giustizia per il periodo 2014-2020 (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 73).

(11)  Decisione n. 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, su un meccanismo unionale di protezione civile (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 924).

(12)  Regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 104).

(13)  Regolamento (UE) n. 282/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce il terzo programma dell’Unione in materia di salute (2014-2020) e che abroga la decisione n. 1350/2007/CE (GU L 86 del 21.4.2014, pag. 1).

(14)  Regolamento (UE) n. 231/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA II) (GU L 77 del 15.4.2014, pag. 11).

(15)  Regolamento (UE) n. 232/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento europeo di vicinato (GU L 77 del 15.4.2014, pag. 27).

(16)  Regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020 (GU L 77 del 15.4.2014, pag. 44).

(17)  Regolamento (UE) n. 234/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di partenariato per la cooperazione con i paesi terzi (GU L 77 del 15.4.2014, pag. 77).

(18)  Regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e i diritti umani nel mondo (GU L 77 del 15.4.2014, pag. 85).

(19)  Regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per la stabilità e la pace (GU L 77 del 15.4.2014, pag. 1).

(20)  Decisione 2009/902/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che istituisce una rete europea di prevenzione della criminalità (REPC) e che abroga la decisione 2001/427/GAI (GU L 321 dell’8.12.2009, pag. 44).

(21)  Decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta contro la criminalità organizzata (GU L 300 dell’11.11.2008, pag. 42).

(22)  Decisione quadro 2002/475/GAI del 13 giugno 2002 sulla lotta contro il terrorismo (GU L 164 del 22.6.2002, pag. 3).

(23)  Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1).


ALLEGATO I

Elenco delle priorità strategiche dell’Unione di cui all’articolo 7, paragrafo 2

Misure intese a prevenire tutti i tipi di reati e contrastare i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, in particolare progetti volti ad attuare i pertinenti cicli programmatici, a combattere il traffico illecito di sostanze stupefacenti, la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei minori e progetti volti a individuare e smantellare le reti criminali, a rafforzare le capacità di lotta alla corruzione, a proteggere l’economia da infiltrazione criminali e a ridurre gli incentivi finanziari mediante il sequestro, il congelamento e la confisca dei proventi di reato.

Misure intese a prevenire e combattere la criminalità informatica e ad aumentare i livelli di sicurezza per i cittadini e le imprese nel ciberspazio, in particolare progetti volti a potenziare le capacità delle autorità di polizia e giudiziarie, progetti di collaborazione con le imprese al fine di proteggere i cittadini e dare loro gli strumenti per agire così come progetti per rafforzare la capacità di contrastare gli attacchi informatici.

Misure intese a prevenire e combattere il terrorismo e contrastare la radicalizzazione e il reclutamento, in particolare progetti che permettono alle comunità di sviluppare approcci e politiche locali di prevenzione, progetti che consentono alle autorità competenti di escludere i terroristi dall’accesso a fondi e materiali e di tracciare le loro operazioni, progetti per la protezione di passeggeri e merci e progetti volti a migliorare la sicurezza degli esplosivi e dei materiali chimici, biologici, radiologici e nucleari.

Misure intese ad aumentare la capacità amministrativa e operativa degli Stati membri di proteggere le infrastrutture critiche in tutti i settori di attività economica, compresi quelli che formano oggetto della direttiva 2008/114/CE del Consiglio (1), in particolare i progetti volti a promuovere partenariati pubblico-privato al fine di instaurare un clima di fiducia e facilitare la cooperazione, il coordinamento, la pianificazione di emergenza e lo scambio e la diffusione delle informazioni e di buone pratiche tra gli operatori pubblici e privati.

Misure volte ad aumentare la resilienza dell’Unione di fronte alle crisi e alle calamità, in particolare progetti intesi a promuovere lo sviluppo di una politica europea coerente di gestione dei rischi che colleghi la valutazione delle minacce e dei rischi al processo decisionale, così come progetti a sostegno di una risposta coordinata ed efficace alle crisi intesi a creare un collegamento tra le esistenti capacità, competenze e centri di situazione settoriali, ivi compreso nel settore della salute, della protezione civile e del terrorismo.

Misure intese a conseguire un partenariato più stretto tra l’Unione e i paesi terzi (in particolare i paesi situati ai confini esterni dell’Unione e l’elaborazione e attuazione di programmi operativi d’azione volti a realizzare le priorità strategiche dell’Unione sopra indicate.


(1)  Direttiva 2008/114/CE del Consiglio, dell’8 dicembre 2008, relativa all’individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione (GU L 345 del 23.12.2008, pag. 75).


ALLEGATO II

Elenco degli indicatori comuni per la misurazione degli obiettivi specifici

a)

Prevenire e contrastare i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, e potenziare il coordinamento e la cooperazione tra le autorità di contrasto degli Stati membri e con i paesi terzi interessati.

i)

Numero di squadre investigative comuni e di progetti operativi della piattaforma multidisciplinare europea di lotta alle minacce della criminalità (EMPACT) finanziati dallo strumento, compresa la partecipazione di Stati membri e autorità.

Ai fini delle relazioni annuali di esecuzione, di cui all’articolo 54 del regolamento (UE) n. 514/2014, questo indicatore è ulteriormente suddiviso in sottocategorie quali:

leader (Stato membro),

partner (Stati membri),

autorità partecipanti,

se del caso, agenzia dell’Unione partecipante (Eurojust, Europol).

ii)

Numero di funzionari di contrasto formati su tematiche inerenti alla dimensione transfrontaliera con l’aiuto dello strumento e durata della loro formazione (giornate per persona).

Ai fini delle relazioni annuali di esecuzione, di cui all’articolo 54 del regolamento (UE) n. 514/2014, questo indicatore sarà ulteriormente suddiviso in seguenti sottocategorie quali:

per tipo di reato (di cui all’articolo 83 TFUE): terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori; traffico illecito di stupefacenti; traffico illecito di armi; riciclaggio di denaro; corruzione; contraffazione di mezzi di pagamento; criminalità informatica e criminalità organizzata, o

per area orizzontale dell’attività di contrasto: scambi di informazioni; cooperazione operativa.

iii)

Numero e valore finanziario dei progetti nel settore della prevenzione dei reati.

Ai fini delle relazioni annuali di esecuzione, di cui all’articolo 54 del regolamento (UE) n. 514/2014, questo indicatore è ulteriormente suddiviso per tipo di reato (di cui all’articolo 83 TFUE): terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori; traffico illecito di stupefacenti; traffico illecito di armi; riciclaggio di denaro; corruzione; contraffazione di mezzi di pagamento; criminalità informatica; criminalità organizzata;

iv)

Numero di progetti finanziati dallo strumento e finalizzati a migliorare gli scambi d’informazioni tra autorità di polizia concernenti i sistemi di dati, archivi o strumenti di comunicazione di Europol.

Ai fini delle relazioni annuali di esecuzione, di cui all’articolo 54 del regolamento (UE) n. 514/2014, questo indicatore è ulteriormente suddiviso per tipo di reato (di cui all’articolo 83 TFUE): caricatori di dati, estensione dell’accesso a SIENA, progetti finalizzati a migliorare i contributi agli archivi di lavoro a fini di analisi.

b)

Aumentare la capacità degli Stati membri e dell’Unione di gestire efficacemente i rischi per la sicurezza e le crisi, e prepararsi e proteggere la popolazione e le infrastrutture critiche da attentati terroristici e altri incidenti di sicurezza.

i)

Numero e strumenti messi a punto e/o ulteriormente potenziati con l’aiuto dello strumento per agevolare la protezione di infrastrutture critiche da parte degli Stati membri in tutti i settori dell’economia;

ii)

Numero di progetti relativi alla valutazione e alla gestione dei rischi nel settore della sicurezza interna finanziati dallo strumento;

iii)

Numero di riunioni di esperti, laboratori, seminari, conferenze, pubblicazioni, siti web e consultazioni online organizzati con l’aiuto dello strumento.

Ai fini delle relazioni annuali di esecuzione, di cui all’articolo 54 del regolamento (UE) n. 514/2014, questo indicatore è ulteriormente suddiviso in sottocategorie quali:

relativo alla protezione delle infrastrutture critiche, o

relativo ai rischi e alla gestione delle crisi.


ALLEGATO III

Dati per i programmi nazionali

POLIZIA ISF — Dati per i programmi nazionali

MS

Populazione (persone fisiche)

Territorio (Km2)

# passeggeri

# tonnellate cargo

PIL/capita (EUR)

Stanziamenti

(2013)

(2012)

aria (2012)

mare (2011)

Totale

 

aria (2012)

mare (2011)

Totale

 

(2012)

 

30 %

10 %

15 %

 

 

 

10 %

 

 

 

35 %

2014-2020

Numero

Stanziamento

Numero

Stanziamento

Numeri

Stanziamento

Numeri

Stanziamento

Numero

chiave

Stanziamento

 

AT

8 488 511

3 845 782

83 879

1 321 372

8 196 234

0

8 196 234

3 169 093

219 775

0

219 775

4 651

36 400

16,66

3 822 008

12 162 906

BE

11 183 350

5 066 698

30 528

480 917

8 573 821

0

8 573 821

3 315 088

1 068 434

232 789 000

233 857 434

4 948 770

34 000

17,84

4 091 797

17 903 270

BG

7 282 041

3 299 182

110 900

1 747 038

1 705 825

0

1 705 825

659 561

18 536

25 185 000

25 203 536

533 344

5 400

112,33

25 763 168

32 002 293

CH

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CY

862 011

390 540

9 251

145 734

1 587 211

107 000

1 694 211

655 071

28 934

6 564 000

6 592 934

139 516

20 500

29,59

6 786 396

8 117 257

CZ

10 516 125

4 764 407

78 866

1 242 401

3 689 113

0

3 689 113

1 426 404

58 642

0

58 642

1 241

14 500

41,83

9 594 559

17 029 012

DE

82 020 688

37 160 068

357 137

5 626 095

66 232 970

1 146 000

67 378 970

26 052 237

4 448 191

296 037 000

300 485 191

6 358 712

32 299

18,78

4 307 288

79 504 401

DK

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EE

1 286 479

582 849

45 227

712 475

466 960

61 000

527 960

204 137

23 760

48 479 000

48 502 760

1 026 390

12 700

47,76

10 954 418

13 480 269

ES

46 006 414

20 843 540

505 991

7 971 031

24 450 017

3 591 000

28 041 017

10 842 125

592 192

398 332 000

398 924 192

8 441 827

22 700

26,72

6 128 683

54 227 207

FI

5 426 674

2 458 594

338 432

5 331 428

3 725 547

250 000

3 975 547

1 537 155

195 622

115 452 000

115 647 622

2 447 275

35 600

17,04

3 907 896

15 682 348

FR

65 633 194