ISSN 1977-0707

doi:10.3000/19770707.L_2014.095.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 95

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

57° anno
29 marzo 2014


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 322/2014 della Commissione, del 28 marzo 2014, che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima ( 1 )

1

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 323/2014 della Commissione, del 28 marzo 2014, che modifica gli allegati I e II del regolamento (CE) n. 669/2009 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al livello accresciuto di controlli ufficiali sulle importazioni di alcuni mangimi e alimenti di origine non animale ( 1 )

12

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 324/2014 della Commissione, del 28 marzo 2014, che istituisce misure eccezionali di sostegno del mercato nel settore delle carni suine in Polonia

24

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) n. 325/2014 della Commissione, del 28 marzo 2014, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

27

 

 

DECISIONI

 

 

2014/173/PESC

 

*

Decisione BiH/21/2014 del Comitato politico e di sicurezza, del 18 marzo 2014, relativa alla nomina del comandante dell’operazione UE per l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina e recante abrogazione della decisione BiH/17/2011

29

 

 

2014/174/PESC

 

*

Decisione EUTM Mali/1/2014 del Comitato politico e di sicurezza, del 18 marzo 2014, relativa alla nomina del comandante della missione dell’UE per la missione militare dell’Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze armate maliane (EUTM Mali) e che abroga la decisione EUTM Mali/1/2013

30

 

 

2014/175/UE

 

*

Decisione di esecuzione della Commissione, del 27 marzo 2014, che modifica la decisione 2007/777/CE per quanto concerne l'importazione di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati, preparati con carne fresca di pollame domestico, compresa la selvaggina da penna selvatica e di allevamento [notificata con il numero C(2014) 1904]  ( 1 )

31

 

 

2014/176/UE

 

*

Decisione di esecuzione della Commissione, del 27 marzo 2014, concernente un contributo finanziario dell’Unione a favore di un piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari [notificata con il numero C(2014) 1912]

39

 

 

2014/177/UE

 

*

Decisione di esecuzione della Commissione, del 27 marzo 2014, che modifica l'allegato II della decisione 2003/467/CE per quanto riguarda la dichiarazione della Lituania quale Stato membro ufficialmente indenne da brucellosi [notificata con il numero C(2014) 1940]  ( 1 )

45

 

 

2014/178/UE

 

*

Decisione di esecuzione della Commissione, del 27 marzo 2014, recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri [notificata con il numero C(2014) 1979]  ( 1 )

47

 

 

2014/179/UE

 

*

Decisione della Banca centrale europea, del 22 gennaio 2014, che modifica la Decisione BCE/2004/2 che adotta il regolamento interno della Banca centrale europea (BCE/2014/1)

56

 

 

RACCOMANDAZIONI

 

 

2014/180/UE

 

*

Raccomandazione della Commissione, del 27 marzo 2014, relativa a un secondo piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari ( 1 )

64

 

 

Rettifiche

 

*

Rettifica della decisione di esecuzione della Commissione 2014/148/UE, del 17 marzo 2014, che modifica la decisione 2011/130/UE che istituisce requisiti minimi per il trattamento transfrontaliero dei documenti firmati elettronicamente dalle autorità competenti a norma della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno ( GU L 80 del 19.3.2014 )

69

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

REGOLAMENTI

29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/1


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 322/2014 DELLA COMMISSIONE

del 28 marzo 2014

che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (1), in particolare l’articolo 53, paragrafo 1, lettera b), punto ii),

considerando quanto segue:

(1)

L’articolo 53 del regolamento (CE) n. 178/2002 prevede la possibilità di adottare misure urgenti appropriate a livello dell’Unione per i prodotti alimentari e gli alimenti per animali importati da un paese terzo al fine di tutelare la salute pubblica, degli animali e dell’ambiente qualora il rischio non possa essere adeguatamente affrontato mediante misure adottate dai singoli Stati membri.

(2)

Dopo l’incidente verificatosi alla centrale nucleare di Fukushima l’11 marzo 2011, la Commissione è stata informata che i livelli di radionuclidi in alcuni prodotti alimentari originari del Giappone superavano i livelli di intervento negli alimenti applicabili in Giappone. Questa contaminazione può costituire una minaccia per la salute pubblica e degli animali nell’Unione e per questo è stato adottato il regolamento di esecuzione (UE) n. 297/2011 della Commissione (2). Tale regolamento è stato sostituito dal regolamento di esecuzione (UE) n. 961/2011 della Commissione (3), successivamente sostituito dal regolamento di esecuzione (UE) n. 284/2012 della Commissione (4). Quest’ultimo è stato sostituito dal regolamento di esecuzione (UE) n. 996/2012 della Commissione (5).

(3)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 996/2012 è stato modificato per tener conto degli sviluppi della situazione. Poiché il regolamento di esecuzione (UE) n. 996/2012 si applica solo fino al 31 marzo 2014, e al fine di tener conto degli ulteriori sviluppi della situazione, è opportuno adottare un nuovo regolamento.

(4)

Le misure in vigore sono state riesaminate tenendo conto di oltre 85 000 dati di occorrenza sulla radioattività negli alimenti per animali e nei prodotti alimentari diversi dalla carne bovina e di oltre 232 000 dati di occorrenza sulla radioattività nella carne bovina forniti dalle autorità giapponesi e riguardanti il terzo periodo vegetativo successivo all’incidente.

(5)

Poiché negli alimenti per animali e nei prodotti alimentari originari della prefettura di Fukushima continuano a riscontrarsi livelli non conformi o significativi di radioattività, è opportuno mantenere gli obblighi esistenti di campionamento e analisi prima dell’esportazione nell’Unione per tutti gli alimenti per animali e i prodotti alimentari originari di questa prefettura. Tuttavia le esenzioni generali, come quelle per le bevande alcoliche e le scorte personali, dovrebbero continuare ad applicarsi in relazione a tali alimenti per animali e prodotti alimentari.

(6)

I dati presentati dalle autorità giapponesi dimostrano che non occorre più imporre, prima dell’esportazione nell’Unione, il campionamento e l’analisi di alimenti per animali e prodotti alimentari originari delle prefetture di Tokyo e Kanagawa per accertare la presenza di radioattività. Poiché sono stati invece riscontrati casi di non conformità in talune piante selvatiche commestibili originarie delle prefetture di Akita, Yamagata e Nagano, è opportuno imporre il campionamento e l’analisi di tali piante selvatiche commestibili provenienti dalle prefetture indicate.

(7)

Per quanto riguarda le prefetture di Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Iwate e Chiba, sono attualmente obbligatori il campionamento e l’analisi, prima dell’esportazione nell’Unione, di funghi, tè, prodotti della pesca, talune piante selvatiche commestibili, taluni ortofrutticoli, riso e semi di soia e di tutti i prodotti da essi ottenuti o derivati. Lo stesso obbligo si applica ai prodotti alimentari composti contenenti per oltre il 50 % questi prodotti. I dati di occorrenza per il terzo periodo vegetativo dimostrano che per un gran numero di tali alimenti per animali e prodotti alimentari non è più opportuno imporre il campionamento e l’analisi prima dell’esportazione nell’Unione.

(8)

I dati di occorrenza per il terzo periodo vegetativo dimostrano che è opportuno mantenere in vigore l’obbligo di campionamento e analisi prima dell’esportazione nell’Unione dei funghi originari di Shizuoka, Yamanashi, Nagano, Niigata e Aomori.

(9)

Al fine di agevolare l’applicazione del presente regolamento è opportuno formularne le disposizioni raggruppando insieme le prefetture per le quali esiste l’obbligo, prima dell’esportazione nell’Unione, di campionamento e analisi degli stessi tipi di alimenti per animali e prodotti alimentari.

(10)

Non si sono riscontrati casi di contaminazione da radioattività per il tè del terzo periodo vegetativo. È quindi opportuno abrogare l’obbligo di campionamento e analisi, prima dell’esportazione nell’Unione, del tè originario di prefetture diverse da quella di Fukushima. In questa prefettura si producono solo quantità modeste di tè destinato al consumo locale e non all’esportazione. Nel caso estremamente improbabile che tè proveniente da Fukushima sia esportato nell’Unione, le autorità giapponesi hanno fornito garanzie che le partite in questione verranno campionate ed analizzate e corredate di una dichiarazione che dimostri che la partita è stata campionata, analizzata e riscontrata conforme ai livelli massimi applicabili. Le partite di tè originarie di prefetture diverse da quella di Fukushima dovrebbero di norma essere corredate di una dichiarazione che attesti che il tè è originario di una prefettura diversa da quella di Fukushima. Poiché da tali altre prefetture si hanno esportazioni periodiche di tè nell’Unione, ciò costituisce un notevole onere amministrativo. Considerando che non si sono riscontrati casi di tè contaminato nel terzo periodo di crescita successivo all’incidente, che l’esportazione di tè da Fukushima è improbabile e che esistono garanzie delle autorità giapponesi, è opportuno, al fine di ridurre l’onere amministrativo, non richiedere più una dichiarazione d’origine per il tè originario di prefetture diverse da quella di Fukushima.

(11)

I controlli effettuati all’importazione indicano che le condizioni particolari stabilite dal diritto dell’Unione sono correttamente applicate dalle autorità giapponesi e che non ci sono stati casi di non conformità per più di due anni. È quindi appropriato ridurre ulteriormente la frequenza dei controlli all’importazione.

(12)

È opportuno prevedere un’ulteriore revisione delle disposizioni quando saranno disponibili i risultati dei campionamenti e delle analisi per la presenza di radioattività in alimenti per animali e prodotti alimentari del quarto periodo vegetativo successivo all’incidente, vale a dire entro il 31 marzo 2015.

(13)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Campo di applicazione

Il presente regolamento si applica agli alimenti per animali e ai prodotti alimentari ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (Euratom) n. 3954/87 del Consiglio (6) (nel prosieguo «i prodotti») originari del Giappone o da esso provenienti, esclusi:

a)

i prodotti che hanno lasciato il Giappone prima del 28 marzo 2011;

b)

i prodotti che sono stati raccolti e/o trasformati prima dell’11 marzo 2011;

c)

le bevande alcoliche di cui ai codici NC da 2203 a 2208;

d)

le scorte personali di alimenti per animali e prodotti alimentari di origine animale di cui all’articolo 2 del regolamento (CE) n. 206/2009 della Commissione (7);

e)

le scorte personali di alimenti per animali e prodotti alimentari di origine non animale, a carattere non commerciale e destinate ad una persona fisica unicamente per uso e consumo personale. In caso di dubbio, l’onere della prova incombe al destinatario della partita.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

a)   «misure transitorie previste dalla legislazione giapponese»: le misure transitorie adottate dalle autorità giapponesi il 24 febbraio 2012 relative ai livelli massimi per la somma di cesio-134 e cesio-137 di cui all’allegato III;

b)   «partita»: una quantità di qualsiasi alimento per animali o prodotto alimentare che rientra nell’ambito di applicazione del presente regolamento, della stessa classe e descrizione, oggetto dello stesso documento o degli stessi documenti, trasportata con lo stesso mezzo di trasporto e proveniente dalla stessa prefettura o dalle stesse prefetture del Giappone nei limiti della dichiarazione di cui all’articolo 5.

Articolo 3

Importazione nell’Unione

Possono essere importati nell’Unione solo i prodotti conformi al presente regolamento.

Articolo 4

Livelli massimi di cesio-134 e cesio-137

1)   I prodotti, eccetto quelli riportati all’allegato III, rispettano i livelli massimi per la somma di cesio-134 e cesio-137 di cui all’allegato II.

2)   I prodotti di cui all’allegato III rispettano i livelli massimi di cesio radioattivo stabiliti in tale allegato.

Articolo 5

Dichiarazione

1)   Ogni partita di prodotti, ad eccezione del tè corrispondente ai codici NC 0902, 2101 20 e 2202 90 10 originario di prefetture diverse da quella di Fukushima, è accompagnata da una dichiarazione valida redatta e firmata secondo quanto stabilito dall’articolo 6.

2)   La dichiarazione di cui al paragrafo 1:

a)

attesta che i prodotti sono conformi alla legislazione vigente in Giappone e

b)

specifica se ai prodotti si applicano o non si applicano le misure transitorie previste dalla legislazione giapponese.

3)   La dichiarazione di cui al paragrafo 1 certifica inoltre che:

a)

il prodotto è stato raccolto e/o trasformato prima dell’11 marzo 2011; o

b)

il prodotto, diverso da funghi, koshiabura, germogli di bambù, germogli di Aralia, felce maggiore originari delle prefetture di Akita, Yamagata e Nagano e diverso da funghi originari delle prefetture di Yamanashi, Shizuoka, Niigata e Aomori, è originario di e proveniente da una prefettura diversa da quelle di Fukushima, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Chiba e Iwate; o

c)

il prodotto è originario di e proveniente da Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Chiba e Iwate, ma non figura nell’allegato IV del presente regolamento; o

d)

il prodotto è proveniente dalle prefetture di Fukushima, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Chiba, Iwate, Akita, Yamagata, Nagano, Yamanashi, Shizuoka, Niigata e Aomori, ma non è originario di una di tali prefetture e non è stato esposto a radioattività durante il transito; o

e)

se il prodotto è costituito da funghi, koshiabura, germogli di bambù, germogli di Aralia, felce maggiore originari delle prefetture di Akita, Yamagata e Nagano o da funghi originari delle prefetture di Yamanashi, Shizuoka, Niigata e Aomori, o da prodotti da essi derivati o da alimenti per animali o prodotti alimentari composti contenenti per oltre il 50 % questi prodotti, il prodotto è accompagnato da un rapporto di analisi recante i risultati del campionamento e dell’analisi; o

f)

se il prodotto elencato all’allegato IV del presente regolamento è originario delle prefetture di Fukushima, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Chiba e Iwate, o è un prodotto derivato, o un alimento per animali o un prodotto alimentare derivato o composto contenente per oltre il 50 % questi prodotti, esso è accompagnato da un rapporto di analisi recante i risultati del campionamento e dell’analisi. L’elenco di prodotti figurante all’allegato IV lascia impregiudicate le prescrizioni del regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio (8); o

g)

se non è nota l’origine del prodotto o degli ingredienti presenti in misura superiore al 50 %, il prodotto è accompagnato da un rapporto di analisi recante i risultati del campionamento e dell’analisi.

4)   I prodotti catturati o raccolti nelle acque costiere delle prefetture elencate al paragrafo 3, lettera f), saranno corredati della dichiarazione ivi indicata indipendentemente dal loro luogo di sbarco.

Articolo 6

Redazione e firma della dichiarazione

1)   La dichiarazione di cui all’articolo 5 è redatta conformemente al modello riportato nell’allegato I.

2)   Per i prodotti di cui all’articolo 5, paragrafo 3, lettere da a) a d), la dichiarazione è firmata da un rappresentante autorizzato dell’autorità giapponese competente o da un rappresentante autorizzato di un organismo autorizzato dall’autorità giapponese competente sotto l’autorità e la supervisione dell’autorità giapponese competente.

3)   Per i prodotti di cui all’articolo 5, paragrafo 3, lettere e), f) e g), la dichiarazione è firmata da un rappresentante autorizzato dell’autorità giapponese competente ed è accompagnata da un rapporto di analisi recante i risultati del campionamento e dell’analisi.

Articolo 7

Identificazione

Ogni partita di prodotti è identificata da un codice indicato nella dichiarazione di cui all’articolo 5, paragrafo 1, nel rapporto di analisi di cui all’articolo 6, paragrafo 3, nel certificato sanitario e in tutti i documenti commerciali che accompagnano la partita.

Articolo 8

Posti d’ispezione frontalieri e punto di entrata designato

Le partite di prodotti, eccetto quelli che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 97/78/CE del Consiglio (9), destinate ad essere introdotte nell’Unione attraverso un posto d’ispezione frontaliero, sono immesse nell’Unione attraverso un punto di entrata designato ai sensi dell’articolo 3, lettera b), del regolamento (CE) n. 669/2009 della Commissione (10) (di seguito «punto di entrata designato»).

Articolo 9

Notifica preventiva

1)   Gli operatori del settore degli alimenti per animali e prodotti alimentari o i loro rappresentanti notificano anticipatamente l’arrivo di ogni partita di prodotti, ad eccezione del tè proveniente da prefetture diverse da quella di Fukushima, almeno due giorni lavorativi prima dell’arrivo fisico della partita, alle autorità competenti del posto d’ispezione frontaliero o del punto di entrata designato.

2)   Al fine di presentare la notifica preventiva i suddetti operatori compilano la parte I del documento comune di entrata (DCE) di cui all’articolo 3, lettera a), del regolamento (CE) n. 669/2009 e trasmettono tale documento all’autorità competente del punto di entrata designato o del posto di ispezione frontaliero almeno due giorni prima dell’arrivo fisico della partita.

Per compilare il DCE in applicazione del presente regolamento gli operatori del settore degli alimenti tengono presenti le note orientative per la compilazione del DCE figuranti nell’allegato II del regolamento (CE) n. 669/2009.

Articolo 10

Controlli ufficiali

1)   Le autorità competenti del posto d’ispezione frontaliero o del punto di entrata designato effettuano:

a)

controlli documentali su tutte le partite di prodotti che devono essere corredate della dichiarazione di cui all’articolo 5;

b)

controlli casuali di identità e fisici, comprese analisi di laboratorio sulla presenza di cesio-134 e cesio-137. Il risultato delle analisi deve essere disponibile entro il termine massimo di cinque giorni lavorativi.

2)   Qualora i risultati delle analisi di laboratorio provino che le garanzie fornite nella dichiarazione sono false, la dichiarazione è ritenuta non valida e la partita di alimenti per animali e di prodotti alimentari non è conforme al presente regolamento.

Articolo 11

Spese

Tutte le spese derivanti dai controlli ufficiali di cui all’articolo 10 e dalle eventuali misure adottate in caso di non conformità sono a carico degli operatori del settore degli alimenti per animali e dei prodotti alimentari.

Articolo 12

Immissione in libera pratica

L’immissione in libera pratica delle partite è soggetta alla presentazione (fisica o in formato elettronico) alle autorità doganali, da parte dell’operatore del settore degli alimenti per animali e dei prodotti alimentari o di un suo rappresentante, di un DCE debitamente compilato dall’autorità competente dopo l’effettuazione di tutti i controlli ufficiali. Le autorità doganali immettono in libera pratica la partita unicamente a condizione che una decisione favorevole dell’autorità competente sia indicata nella casella II.14 e che sia firmata nella casella II.21 del DCE.

Articolo 13

Prodotti non conformi

I prodotti che non rispettano le prescrizioni del presente regolamento non vengono immessi sul mercato. Tali prodotti sono eliminati in condizioni di sicurezza o rinviati in Giappone.

Articolo 14

Relazioni

Ogni tre mesi, mediante il Sistema di allarme rapido per gli alimenti ed i mangimi (RASFF), gli Stati membri informano la Commissione di tutti i risultati delle analisi effettuate. La relazione è presentata nel corso del mese successivo a ciascun trimestre.

Articolo 15

Riesame

Il presente regolamento è riesaminato entro il 31 marzo 2015.

Articolo 16

Disposizioni transitorie

In deroga all’articolo 3, possono essere importati nell’Unione alle condizioni seguenti:

a)

i prodotti conformi al regolamento di esecuzione (UE) n. 996/2012 e

b)

i prodotti che hanno lasciato il Giappone prima dell’entrata in vigore del presente regolamento o che hanno lasciato il Giappone dopo l’entrata in vigore del presente regolamento ma prima del 1o maggio 2014 e che sono corredati di una dichiarazione conforme al regolamento di esecuzione (UE) n. 996/2012, emessa prima del 1o aprile 2014.

Articolo 17

Entrata in vigore e data di applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1o aprile 2014.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 marzo 2014

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 31 dell’1.2.2002, pag. 1.

(2)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 297/2011 della Commissione, del 25 marzo 2011, che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima (GU L 80 del 26.3.2011, pag. 5).

(3)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 961/2011 della Commissione, del 27 settembre 2011, che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima e che abroga il regolamento (UE) n. 297/2011 (GU L 252 del 28.9.2011, pag. 10).

(4)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 284/2012 della Commissione, del 29 marzo 2012, che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima e che abroga il regolamento di esecuzione (UE) n. 961/2011 (GU L 92 del 30.3.2012, pag. 16).

(5)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 996/2012 della Commissione, del 26 ottobre 2012, che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima e che abroga il regolamento di esecuzione (UE) n. 284/2012 (GU L 299 del 27.10.2012, pag. 31).

(6)  Regolamento (Euratom) n. 3954/87 del Consiglio che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali in caso di livelli anormali di radioattività a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva (GU L 371 del 30.12.1987, pag. 11).

(7)  Regolamento (CE) n. 206/2009 della Commissione, del 5 marzo 2009, relativo all’introduzione nella Comunità di scorte personali di prodotti di origine animale e che modifica il regolamento (CE) n. 136/2004 (GU L 77 del 24.3.2009, pag. 1).

(8)  Regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 gennaio 1997, sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari (GU L 43 del 14.2.1997, pag. 1).

(9)  Direttiva 97/78/CE del Consiglio, del 18 dicembre 1997, che fissa i principi relativi all’organizzazione dei controlli veterinari per i prodotti che provengono dai paesi terzi e che sono introdotti nella Comunità (GU L 24 del 30.1.1998, pag. 9).

(10)  Regolamento (CE) n. 669/2009 della Commissione, del 24 luglio 2009, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al livello accresciuto di controlli ufficiali sulle importazioni di alcuni mangimi e alimenti di origine non animale e che modifica la decisione 2006/504/CE (GU L 194 del 25.7.2009, pag. 11).


ALLEGATO I

Dichiarazione per l’importazione nell’Unione di

Image

Image


ALLEGATO II

Livelli massimi per i prodotti alimentari  (1) (Bq/kg) stabiliti dalla legislazione giapponese

 

Alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia

Latte e bevande a base di latte

Altri prodotti alimentari, eccetto - acque minerali e bevande simili - tè ottenuto da foglie non fermentate

Acque minerali e bevande simili e tè ottenuto da foglie non fermentate

Somma di cesio-134 e cesio-137

50 (2)

50 (2)

100 (2)

10 (2)


Livelli massimi per gli alimenti per animali  (3) (Bq/kg) stabiliti dalla legislazione giapponese

 

Alimenti destinati a bovini ed equini

Alimenti destinati ai suini

Alimenti destinati al pollame

Alimenti destinati ai pesci (4)

Somma di cesio-134 e cesio-137

100 (5)

80 (5)

160 (5)

40 (5)


(1)  Per i prodotti essiccati destinati ad essere consumati ricostituiti, il livello massimo si applica al prodotto ricostituito pronto per il consumo.

Per i funghi essiccati si applica un fattore di ricostituzione pari a 5.

Per il tè il livello massimo si applica all'infuso di foglie di tè. Il fattore di trasformazione per il tè essiccato è 50; di conseguenza il livello massimo di 500 Bq/kg per le foglie di tè essiccate garantisce che il livello nell'infuso non ecceda il valore massimo di 10 Bq/kg.

(2)  Per garantire la coerenza con i livelli massimi attualmente applicati in Giappone, questi valori sostituiscono a titolo provvisorio i valori di cui al regolamento (Euratom) n. 3954/87.

(3)  Livello massimo relativo a un alimento con un tenore di umidità del 12%.

(4)  Eccetto gli alimenti per pesci ornamentali.

(5)  Per garantire la coerenza con i livelli massimi attualmente applicati in Giappone, questo valore sostituisce a titolo provvisorio il valore di cui al regolamento (Euratom) n. 770/90 della Commissione, del 29 marzo 1990, che fissa i livelli massimi di radioattività ammessi negli alimenti per animali contaminati a seguito di incidenti nucleari o di altri casi di emergenza da radiazione (GU L 83 del 30.3.1990, pag. 78).


ALLEGATO III

Misure transitorie previste dalla legislazione giapponese e applicabili al presente regolamento

a)

Il latte e i prodotti a base di latte, le acque minerali e le bevande simili fabbricati e/o trasformati prima del 31 marzo 2012 non devono contenere più di 200 Bq/kg di cesio radioattivo.

Gli altri prodotti alimentari che siano stati fabbricati e/o trasformati prima del 31 marzo 2012 non devono contenere più di 500 Bq/kg di cesio radioattivo, ad eccezione di:

prodotti a base di riso;

semi di soia e prodotti a base di semi di soia.

b)

I prodotti a base di riso fabbricati e/o trasformati prima del 30 settembre 2012 non devono contenere più di 500 Bq/kg di cesio radioattivo.

c)

I semi di soia raccolti ed immessi sul mercato prima del 31 dicembre 2012 non devono contenere più di 500 Bq/kg di cesio radioattivo.

d)

I prodotti a base di semi di soia fabbricati e/o trasformati prima del 31 dicembre 2012 non devono contenere più di 500 Bq/kg di cesio radioattivo.


ALLEGATO IV

Alimenti per animali e prodotti alimentari per i quali sono obbligatori il campionamento e l’analisi per accertare la presenza di cesio-134 e cesio-137 prima dell’esportazione nell’Unione

a)

prodotti originari della prefettura di Fukushima:

tutti i prodotti, tenendo conto delle esenzioni di cui all’articolo 1 del presente regolamento;

b)

prodotti originari delle prefetture di Akita, Yamagata e Nagano:

funghi e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 51, 0709 59, 0710 80 61, 0710 80 69, 0711 51 00, 0711 59, 0712 31, 0712 32, 0712 33, 0712 39, 2003 10, 2003 90 e 2005 99 80;

germogli di Aralia sp. e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

germogli di bambù (Phyllostacys pubescens) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90, 0712 90, 2004 90 e 2005 91;

felce maggiore (Pteridium aquilinum) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

koshiabura (germoglio di Eleuterococcus sciadophylloides) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

c)

prodotti originari delle prefetture di Yamanashi, Shizuoka, Niigata o Aomori:

funghi e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 51, 0709 59, 0710 80 61, 0710 80 69, 0711 51 00, 0711 59, 0712 31, 0712 32, 0712 33, 0712 39, 2003 10, 2003 90 e 2005 99 80;

d)

prodotti originari delle prefetture di Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Chiba o Iwate:

funghi e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 51, 0709 59, 0710 80 61, 0710 80 69, 0711 51 00, 0711 59, 0712 31, 0712 32, 0712 33, 0712 39, 2003 10, 2003 90 e 2005 99 80;

pesci e prodotti della pesca che rientrano nei codici NC 0302, 0303, 0304, 0305, 0306, 0307, 0308, 1504 10, 1504 20, 1604 e 1605 ad eccezione dei pettinidi di cui ai codici NC 0307 21, 0307 29 e 1605 52 00;

riso e relativi prodotti derivati di cui ai codici NC 1006, 1102 90 50, 1103 19 50, 1103 20 50, 1104 19 91, 1104 19 99, 1104 29 17, 1104 29 30, 1104 29 59, 1104 29 89, 1104 30 90, 1901, 1904 10 30, 1904 20 95, 1904 90 10 e 1905 90;

semi di soia e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 1201 90, 1208 10, e 1507;

germogli di Aralia sp. e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

germogli di bambù (Phyllostacys pubescens) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90, 0712 90, 2004 90 e 2005 91;

felce maggiore (Pteridium aquilinum) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

felce florida giapponese (Osmunda japonica) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

koshiabura (germoglio di Eleuterococcus sciadophylloides) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

felce penna di struzzo (Matteuccia struthioptheris) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

uwabamisou (Elatostoma umbellatum var. majus) e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 0709 99, 0710 80, 0711 90 e 0712 90;

grano saraceno e relativi prodotti derivati che rientrano nei codici NC 1008 10 00, 1102 90 90, 1103 19 90, 1103 20 90, 1104 19 99, 1104 29 17, 1104 29 30, 1104 29 59, 1104 29 89, 1104 30 90, 1901, 1904 10 90, 1904 20 99, 1904 90 80 e 1905 90;

e)

prodotti composti contenenti per oltre il 50 % prodotti di cui alle lettere da a) a d) del presente allegato.


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/12


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 323/2014 DELLA COMMISSIONE

del 28 marzo 2014

che modifica gli allegati I e II del regolamento (CE) n. 669/2009 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al livello accresciuto di controlli ufficiali sulle importazioni di alcuni mangimi e alimenti di origine non animale

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (1), in particolare l'articolo 15, paragrafo 5,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 669/2009 della Commissione (2) stabilisce le norme relative al livello accresciuto di controlli ufficiali da effettuarsi sulle importazioni di mangimi e alimenti di origine non animale elencati nel suo allegato I ("l'elenco") nei punti di entrata nei territori di cui all'allegato I del regolamento (CE) n. 882/2004.

(2)

L'articolo 2 del regolamento (CE) n. 669/2009 dispone che l'elenco deve essere sottoposto a riesame periodico, almeno trimestralmente, prendendo in considerazione almeno le fonti di informazioni indicate in tale articolo.

(3)

La comparsa e la gravità degli incidenti nel mercato degli alimenti, notificati mediante il sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi (RASFF), i risultati delle missioni effettuate nei paesi terzi dall'Ufficio alimentare e veterinario, nonché le relazioni trimestrali sulle partite di mangimi e di alimenti di origine non animale presentate dagli Stati membri alla Commissione a norma dell'articolo 15 del regolamento (CE) n. 669/2009 evidenziano la necessità di modificare tale elenco.

(4)

In particolare per le partite di foglie di betel originarie dell'India e della Thailandia, gli enzimi originari dell'India, le arachidi e i prodotti derivati originari del Sudan e le foglie di vite originarie della Turchia, le fonti d'informazione pertinenti indicano l'emergere di nuovi rischi che richiedono l'introduzione di un livello accresciuto di controlli ufficiali. È pertanto opportuno inserire nell'elenco le voci relative a tali partite.

(5)

Occorre inoltre modificare l'elenco sopprimendo le voci relative ai prodotti per i quali le informazioni disponibili indicano un grado di conformità generalmente soddisfacente ai requisiti di sicurezza pertinenti stabiliti dalla normativa dell'Unione e per i quali, di conseguenza, non è più giustificato un livello accresciuto di controlli ufficiali. La voce dell'elenco relativa alle paste alimentari secche della Cina va pertanto soppressa.

(6)

Gli Stati membri hanno anche informato la Commissione della necessità di specificare che le voci per le importazioni di erbe dal Marocco, dalla Thailandia e del Vietnam, di gombi dal Vietnam e di peperoni dalla Thailandia e dal Vietnam comprendono anche prodotti refrigerati. A fini di chiarezza della normativa dell'Unione è inoltre necessario inserire una precisazione nell'elenco riguardo alle voci relative alle importazioni di arance e fragole dall'Egitto e di piselli e fagioli dal Kenya.

(7)

È inoltre necessario apportare modifiche all'allegato II del regolamento (CE) n. 669/2009, in particolare per riflettere le disposizioni sul trasporto successivo contenute nell'articolo 8 di detto regolamento nel documento comune di entrata. Sono necessarie anche ulteriori modifiche tecniche nelle note orientative per la compilazione del documento comune di entrata.

(8)

Per motivi di coerenza e chiarezza è opportuno sostituire gli allegati I e II del regolamento (CE) n. 669/2009.

(9)

Occorre pertanto modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 669/2009.

(10)

Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Gli allegati I e II del regolamento (CE) n. 669/2009 sono sostituiti dal testo figurante nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1o aprile 2014.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 marzo 2014

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1.

(2)  Regolamento (CE) n. 669/2009 della Commissione, del 24 luglio 2009, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al livello accresciuto di controlli ufficiali sulle importazioni di alcuni mangimi e alimenti di origine non animale e che modifica la decisione 2006/504/CE (GU L 194 del 25.7.2009, pag. 11).


ALLEGATO

«

ALLEGATO I

Mangimi e alimenti di origine non animale soggetti a un livello accresciuto di controlli ufficiali nel punto di entrata designato

Mangimi e alimenti

(uso previsto)

Codice NC (1)

Suddivisione TARIC

Paese di origine

Rischio

Frequenza dei controlli materiali e dei controlli di identità (%)

Uve secche

(Alimenti)

0806 20

 

Afghanistan (AF)

Ocratossina A

50

Arachidi con guscio

1202 41 00

 

Brasile (BR)

Aflatossine

10

Arachidi sgusciate

1202 42 00

Burro di arachidi

2008 11 10

Arachidi altrimenti preparate o conservate

(Mangimi e alimenti)

2008 11 91;

2008 11 96;

2008 11 98

Fragole (congelate)

(Alimenti)

0811 10

 

Cina (CN)

Norovirus ed epatite A

5

Brassica oleracea

(altri prodotti commestibili del genere Brassica, "broccoli cinesi") (2)

(Alimenti - freschi o refrigerati)

ex 0704 90 90

40

Cina (CN)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (3)

20

Pomeli

(Alimenti - freschi)

ex 0805 40 00

31; 39

Cina (CN)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (4)

20

Tè, anche aromatizzato

(Alimenti)

0902

 

Cina (CN)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (5)

10

Melanzane

0709 30 00;

ex 0710 80 95

72

Repubblica dominicana (DO)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (6)

10

Melone amaro (Momordica charantia)

(Alimenti - verdure fresche, refrigerate o congelate)

ex 0709 99 90;

ex 0710 80 95

70

70

Fagiolo asparago

(Vigna unguiculata spp. sesquipedalis)

ex 0708 20 00;

ex 0710 22 00

10

10

Repubblica dominicana (DO)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (6)

20

Peperoni (dolci e altri) (Capsicum spp.)

0709 60 10;

ex 0709 60 99

20

(Alimenti - verdure fresche, refrigerate o congelate)

0710 80 51;

ex 0710 80 59

20

Arance (fresche o secche)

0805 10 20;

0805 10 80

 

Egitto (EG)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (7)

10

Fragole fresche

(Alimenti)

0810 10 00

Peperoni (dolci e altri) (Capsicum spp.)

0709 60 10;

ex 0709 60 99;

20

Egitto (EG)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (8)

10

(Alimenti - freschi, refrigerati o congelati)

0710 80 51;

ex 0710 80 59

20

Foglie di betel (Piper betle L.)

(Alimenti)

ex 1404 90 00

10

India (IN)

Salmonella (9)

10

Capsicum annuum, interi

0904 21 10

 

India (IN)

Aflatossine

10

Capsicum annuum, tritati o polverizzati

ex 0904 22 00

10

Altri frutti essiccati del genere Capsicum, interi, diversi dai peperoni dolci (Capsicum annuum)

0904 21 90

Curry (prodotti derivati dal peperoncino)

0910 91 05

Noci moscate

(Myristica fragrans)

(Alimenti - spezie essiccate)

0908 11 00;

0908 12 00

Enzimi; enzimi preparati

(Mangimi e alimenti)

3507

 

India (IN)

Cloramfenicolo

50

Noci moscate

(Myristica fragrans)

(Alimenti - spezie essiccate)

0908 11 00;

0908 12 00

 

Indonesia (ID)

Aflatossine

20

Piselli non sgranati

ex 0708 10 00

40

Kenya (KE)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (10)

10

Fagioli non sgranati

(Alimenti - freschi o refrigerati)

ex 0708 20 00

40

Menta

(Alimenti - erbe fresche o refrigerate)

ex 1211 90 86

30

Marocco (MA)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (11)

10

Fagioli secchi

(Alimenti)

0713 39 00

 

Nigeria (GN)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (12)

50

Semi di cocomero (Egusi, Citrullus lanatus) e prodotti derivati

(Alimenti)

ex 1207 70 00;

ex 1106 30 90;

ex 2008 99 99

10

30

50

Sierra Leone (SL)

Aflatossine

50

Arachidi con guscio

1202 41 00

 

Sudan (SD)

Aflatossine

50

Arachidi sgusciate

1202 42 00

Burro di arachidi

2008 11 10

Arachidi altrimenti preparate o conservate

(Mangimi e alimenti)

2008 11 91;

2008 11 96;

2008 11 98

Peperoni (diversi dai peperoni dolci) (Capsicum spp.)

(Alimenti – freschi o refrigerati)

ex 0709 60 99

20

Thailandia (TH)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (13)

10

Foglie di betel (Piper betle L.)

(Alimenti)

ex 1404 90 00

10

Thailandia (TH)

Salmonella (9)

10

Foglie di coriandolo

ex 0709 99 90

72

Thailandia (TH)

Salmonella (9)

10

Basilico

ex 1211 90 86

20

Menta

(Alimenti - erbe fresche o refrigerate)

ex 1211 90 86

30

Foglie di coriandolo

ex 0709 99 90

72

Thailandia (TH)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (14)

10

Basilico

(Alimenti - erbe fresche o refrigerate)

ex 1211 90 86

20

Fagiolo asparago

(Vigna unguiculata spp. sesquipedalis)

ex 0708 20 00;

ex 0710 22 00

10

10

Thailandia (TH)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (14)

20

Melanzane

(Alimenti - verdure fresche, refrigerate o congelate)

0709 30 00;

ex 0710 80 95

72

Peperoni dolci (Capsicum annuum)

(Alimenti - verdure fresche, refrigerate o congelate)

0709 60 10;

0710 80 51

 

Turchia (TR)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (15)

10

Foglie di vite

(Alimenti)

ex 2008 99 99

11; 19

Turchia (TR)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (16)

10

Uve secche

(Alimenti)

0806 20

 

Uzbekistan (UZ)

Ocratossina A

50

Foglie di coriandolo

ex 0709 99 90

72

Vietnam (VN)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (17)

20

Basilico

ex 1211 90 86

20

Menta

ex 1211 90 86

30

Prezzemolo

(Alimenti - erbe fresche o refrigerate)

ex 0709 99 90

40

Gombo

ex 0709 99 90

20

Vietnam (VN)

Residui di antiparassitari analizzati con metodi multiresiduo basati su GC-MS e LC-MS o metodi monoresiduo (17)

20

Peperoni (diversi dai peperoni dolci) (Capsicum spp.)

(Alimenti - freschi o refrigerati)

ex 0709 60 99

20

ALLEGATO II

DOCUMENTO COMUNE DI ENTRATA (DCE)

Image

Image

Image

Note orientative per la compilazione del DCE

Generale:

compilare il documento comune di entrata in lettere maiuscole. Le note si riferiscono alla casella che reca lo stesso numero.

Parte I   Salvo indicazioni diverse, questa parte va completata dall'operatore del settore alimentare e dei mangimi o dal suo rappresentante.

Casella I.1.

Speditore: nome e indirizzo completo della persona fisica o giuridica (operatore del settore alimentare e dei mangimi) che invia la partita. Si raccomanda di indicare un numero di telefono e di fax o l’indirizzo e-mail.

Casella I.2.

Le autorità competenti del punto di entrata designato (PED) devono fornire informazioni sul numero di riferimento del DCE. L’operatore del settore alimentare e dei mangimi deve indicare il punto di entrata designato al quale la partita deve arrivare.

Casella I.3.

Destinatario: nome e indirizzo completo della persona fisica o giuridica (operatore del settore alimentare e dei mangimi) cui è destinata la partita. Si raccomanda di indicare un numero di telefono e di fax o l’indirizzo e-mail.

Casella I.4.

Responsabile della partita: la persona (l'operatore del settore alimentare e dei mangimi o il suo rappresentante o la persona che effettua la dichiarazione a suo nome) che è responsabile della partita al momento della presentazione al PED e che effettua le dichiarazioni necessarie alle autorità competenti al PED a nome dell’importatore. Indicare il nome e l'indirizzo completo. Si raccomanda di indicare un numero di telefono e di fax o l’indirizzo e-mail.

Casella I.5.

Paese di origine: paese terzo in cui la merce ha origine o è stata coltivata, raccolta o prodotta.

Casella I.6.

Paese di spedizione: paese terzo in cui la partita è caricata a bordo del mezzo di trasporto finale per essere spedita nell’Unione.

Casella I.7.

Importatore: nome e indirizzo completo. Si raccomanda di indicare un numero di telefono e di fax o l’indirizzo e-mail.

Casella I.8.

Luogo di destinazione: indirizzo di consegna nell’Unione. Si raccomanda di indicare un numero di telefono e di fax o l’indirizzo e-mail.

Casella I.9.

Arrivo al PED: indicare la data prevista di arrivo della partita al PED.

Casella I.10.

Documenti: indicare la data di rilascio e il numero dei documenti ufficiali che accompagnano la partita, ove appropriato.

Casella I.11.

Fornire i dati completi del mezzo di trasporto di arrivo: per il trasporto aereo indicare il numero di volo, per il trasporto marittimo il nome della nave, per il trasporto stradale il numero di targa e, se del caso, la targa del rimorchio, per il trasporto ferroviario il numero del treno e del vagone.

Riferimento documentale: il numero della lettera di trasporto aereo, della polizza di carico o il numero del documento commerciale per il trasporto ferroviario o stradale.

Casella I.12.

Descrizione della merce: fornire una descrizione dettagliata del prodotto (tra cui il tipo per i mangimi).

Casella I.13.

Codice della merce: utilizzare il codice di identificazione della merce indicato nell'allegato I (compresa la suddivisione TARIC, se del caso).

Casella I.14.

Peso lordo: peso totale in kg. È pari alla massa complessiva dei prodotti nei loro contenitori immediati con tutto l'imballaggio, esclusi i container e le altre attrezzature per il trasporto.

Peso netto: peso del prodotto in kg, escluso l’imballaggio. È pari alla massa dei prodotti senza i contenitori immediati o l'imballaggio.

Casella I.15.

Numero di colli.

Casella I.16.

Temperatura: apporre una crocetta in corrispondenza della temperatura di trasporto/magazzinaggio appropriata.

Casella I.17.

Tipo di imballaggio: precisare il tipo d’imballaggio del prodotto.

Casella I.18.

Merce destinata a: apporre una crocetta nella casella appropriata. “Consumo umano” se il prodotto è destinato al consumo umano senza selezione preventiva o altro trattamento fisico, “trasformazione ulteriore” se il prodotto è destinato al consumo umano dopo un tale trattamento, “mangimi” se il prodotto è destinato al consumo animale.

Casella I.19.

Indicare, se del caso, tutti i numeri di identificazione del sigillo e del container.

Casella I.20.

Trasporto verso un punto di controllo: durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, il PED appone una crocetta in questa casella per consentire il trasporto verso un altro punto di controllo.

Casella I.21.

Non pertinente.

Casella I.22.

Per l'importazione: apporre una crocetta in questa casella se la partita è destinata a essere importata nell’Unione (articolo 8).

Casella I.23.

Non pertinente.

Casella I.24.

Apporre una crocetta nella casella corrispondente al mezzo di trasporto utilizzato.

Parte II   Questa parte va compilata dall'autorità competente.

Casella II.1.

Utilizzare lo stesso numero di riferimento della casella I.2.

Casella II.2.

Casella utilizzabile dai servizi doganali, se necessario.

Casella II.3.

Controllo documentale: da compilare per tutte le partite.

Casella II.4.

L’autorità competente del PED indica se la partita è selezionata per i controlli materiali, che possono essere effettuati, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, in un punto di controllo diverso.

Casella II.5.

In seguito a un controllo documentale soddisfacente l’autorità competente del PED indica, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, verso quale punto di controllo la merce può essere trasportata in vista di un controllo materiale e d’identità.

L’autorità competente del PED indica anche se la partita è autorizzata per il trasporto successivo di cui all’articolo 8. Il trasporto successivo può essere autorizzato solo se sono stati effettuati i controlli di identità presso il PED e se il loro risultato è soddisfacente. La casella II. 11 va quindi compilata quando viene autorizzato il trasporto successivo, mentre la casella II.12 va compilata quando sono disponibili i risultati degli esami di laboratorio.

Casella II.6.

Indicare chiaramente i provvedimenti da adottare in caso di rifiuto della partita dovuto al risultato insoddisfacente dei controlli documentali. In caso di “rispedizione”, “distruzione”, “trasformazione” e “impiego per altri fini”, indicare nella casella II.7 l'indirizzo dello stabilimento di destinazione.

Casella II.7.

Indicare il numero di approvazione, se pertinente, e l’indirizzo (o il nome della nave e il porto) per tutte le destinazioni qualora sia richiesto un ulteriore controllo della partita, ad esempio per la casella II.6, “rispedizione”, “distruzione”, “trasformazione” e “impiego per altri fini”.

Casella II.8.

Apporre il timbro ufficiale dell’autorità competente del PED.

Casella II.9.

Firma del funzionario responsabile dell’autorità competente del PED.

Casella II.10.

Non pertinente.

Casella II.11.

L’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, l’autorità competente del punto di controllo indica in questa casella i risultati dei controlli di identità.

Casella II.12.

L’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, l’autorità competente del punto di controllo, indica in questa casella i risultati dei controlli materiali.

Casella II.13.

L’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, l’autorità competente del punto di controllo, indica in questa casella i risultati dell'esame di laboratorio. Indicare in questa casella la categoria della sostanza o dell’agente patogeno per cui è stato effettuato un esame di laboratorio.

Casella II.14.

Utilizzare questa casella per tutte le partite destinate all’immissione in libera pratica nell’Unione.

Casella II.15.

Non pertinente.

Casella II.16.

Indicare chiaramente il provvedimento da adottare in caso di rifiuto della partita dovuto al risultato insoddisfacente dei controlli materiali o di identità. Nella casella II.18 deve essere inserito l'indirizzo dello stabilimento di destinazione in caso di “rispedizione”, “distruzione”, “trasformazione” e “impiego per altri fini”.

Casella II.17.

Motivi del rifiuto della partita: da utilizzare per aggiungere eventuali informazioni pertinenti. Apporre una crocetta nella casella corrispondente.

Casella II.18.

Indicare, il numero di approvazione, se pertinente, e l'indirizzo (o il nome della nave e il porto) per tutte le destinazioni qualora sia richiesto un ulteriore controllo della partita, ad esempio per la casella II.16, “rispedizione”, “distruzione”, “trasformazione” e “impiego per altri fini”.

Casella II.19.

Utilizzare questa casella se il sigillo originale apposto su una partita viene distrutto all'apertura del container. A tal fine deve essere tenuto un elenco consolidato di tutti i sigilli che sono stati utilizzati.

Casella II.20.

Apporre in questa casella il timbro ufficiale dell’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, dell’autorità competente del punto di controllo.

Casella II.21.

Firma del funzionario responsabile dell’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, dell’autorità competente del punto di controllo.

Parte III   Questa parte va compilata dall'autorità competente.

Casella III.1.

Dettagli della rispedizione: l’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, l’autorità competente del punto di controllo, indica il mezzo di trasporto utilizzato, la sua identificazione, il paese di destinazione e la data della rispedizione non appena noti.

Casella III.2.

Follow-up: indicare l’unità dell’autorità competente locale che è responsabile, se del caso, della supervisione in caso di “distruzione”, “trasformazione” o “impiego per altri fini” della partita. L’autorità competente indica in questa casella se la partita è arrivata e se essa corrisponde a quanto atteso.

Casella III.3.

Firma del funzionario responsabile dell’autorità competente del PED o, durante il periodo di transizione di cui all’articolo 19, paragrafo 1, del funzionario responsabile del punto di controllo, in caso di “rispedizione”. Firma del funzionario responsabile dell'autorità competente locale in caso di “distruzione”, “trasformazione” o “impiego per altri fini”.

»

(1)  Qualora solo determinati prodotti rientranti in un dato codice NC debbano essere sottoposti a controlli e nella nomenclatura combinata non sia contemplata alcuna particolare suddivisione all'interno di tale codice, il codice NC è contrassegnato con "ex".

(2)  Specie di Brassica oleracea L. convar. Botrytis (L) Alef var.Italica Plenck, cultivar alboglabra. Conosciute anche come "Kai Lan", "Gai Lan", "Gailan", "Kailan", "Chinese bare Jielan".

(3)  In particolare residui delle seguenti sostanze: clorfenapir, fipronil [somma di fipronil e del metabolita solfone (MB46136), espressa in fipronil], carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim, espressa in carbendazim), acetamiprid, dimetomorf e propiconazolo.

(4)  In particolare residui delle seguenti sostanze: triazofos, triadimefon e triadimenol (somma di triadimefon e triadimenol), paration-metile (somma di paration-metile e paraoxon-metile, espressa in paration-metile), fentoato, metidatione.

(5)  In particolare residui delle seguenti sostanze: buprofezin, Imidacloprid, fenvalerato ed esfenvalerato (somma di isomeri RS e SR), profenofos, trifluralin, triazofos, triadimefon e triadimenol (somma di triadimefon e triadimenol), cipermetrina [cipermetrina incluse altre miscele degli isomeri costituenti (somma di isomeri)].

(6)  In particolare residui delle seguenti sostanze: amitraz (amitraz compresi i metaboliti contenenti la frazione 2,4 dimetilanilina, espressi in amitraz), acefato, aldicarb (somma di aldicarb e del relativo solfossido e solfone, espressa in aldicarb), carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim espressa in carbendazim), clorfenapir, clorpirifos, ditiocarbammati (ditiocarbammati espressi in CS2, comprendenti maneb, mancozeb, metiram, propineb, tiram e ziram), diafentiuron, diazinone, diclorvos, dicofol (somma degli isomeri p, p' e o, p'), dimetoato (somma di dimetoato e ometoato, espressa in dimetoato), endosulfan (somma degli isomeri alfa e beta e del solfato di endosulfan, espressa in endosulfan), fenamidone, imidacloprid, malation (somma di malation e malaoxon, espressa in malation), metamidofos, metiocarb (somma del metiocarb e del metiocarb solfossido e solfone, espressa in metiocarb), metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), monocrotofos, oxamil, profenofos, propiconazolo, tiabendazolo, tiacloprid.

(7)  In particolare residui delle seguenti sostanze: carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim espressa in carbendazim), ciflutrin [ciflutrin incluse altre miscele di isomeri costituenti (somma degli isomeri)], ciprodinil, diazinon, dimetoato (somma di dimetoato e ometoato, espressa in dimetoato), etion, fenitrotion, fenpropatrin, fludioxonil, esaflumuron, lambda-cialotrina, metiocarb (somma del metiocarb e del metiocarb solfossido e solfone, espressa in metiocarb), metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), oxamil, fentoato, tiofanato-metile.

(8)  In particolare residui delle seguenti sostanze: carbofuran (somma di carbofuran e 3-idrossi-carbofuran, espressa in carbofuran), clorpirifos, cipermetrina [cipermetrina, incluse altre miscele di isomeri costituenti (somma degli isomeri)], ciproconazolo, dicofol (somma degli isomeri p, p' e o, p'), difenoconazolo, dinotefuran, etion, flusilazol, folpet, procloraz (somma di procloraz e dei relativi metaboliti contenenti la frazione 2,4,6-triclorofenolo, espressa in procloraz), profenofos, propiconazolo, tiofanato-metile e triforine.

(9)  Metodo di riferimento EN/ISO 6579 o un metodo convalidato in base al metodo di riferimento, come previsto all’articolo 5 del regolamento (CE) n. 2073/2005 della Commissione (GU L 338 del 22.12.2005, pag. 1).

(10)  In particolare residui delle seguenti sostanze: dimetoato (somma di dimetoato e ometoato, espressa in dimetoato), clorpirifos, acefato, metamidofos, metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), diafentiuron, indoxacarb come somma degli isomeri S e R.

(11)  In particolare residui delle seguenti sostanze: clorpirifos, cipermetrina [cipermetrina, incluse altre miscele di isomeri costituenti (somma degli isomeri)], dimetoato (somma di dimetoato e ometoato, espressa in dimetoato), endosulfan (somma degli isomeri alfa e beta e del solfato di endosulfan, espressa in endosulfan), esaconazolo, paration-metile (somma di paration-metile e paraoxon-metile, espressa in paration-metile), metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), flutriafol, carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim espressa in carbendazim), flubendiamide, miclobutanile, malation (somma di malation e malaoxon, espressa in malation).

(12)  In particolare residui di diclorvos.

(13)  In particolare residui delle seguenti sostanze: carbofuran (somma di carbofuran e 3-idrossi-carbofuran, espressa in carbofuran), metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), dimetoato (somma di dimetoato e ometoato, espressa in dimetoato), triazofos, malation (somma di malation e malaoxon, espressa in malation), profenofos, protiofos, etion, carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim, espressa in carbendazim), triforine, procimidone, formetanato: somma di formetanato e relativi sali, espressa in cloridrato di formetanato.

(14)  In particolare residui delle seguenti sostanze: acefato, carbaril, carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim espressa in carbendazim), carbofuran (somma di carbofuran e 3-idrossi-carbofuran espressa in carbofuran), clorpirifos, clorpirifos metile, dimetoato (somma di dimetoato e ometoato, espressa in dimetoato), etion, malation (somma di malation e malaoxon, espressa in malation), metalaxil e metalaxil-M [metalaxil, incluse altre miscele di isomeri costituenti, comprendenti metalaxil-M (somma degli isomeri)], metamidofos, metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), monocrotofos, profenofos, protiofos, quinalfos, triadimefon e triadimenol (somma di triadimefon e triadimenol), triazofos, dicrotofos, EPN, triforine.

(15)  In particolare residui delle seguenti sostanze: metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), oxamil, carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim espressa in carbendazim), clofentezina, diafentiuron, dimetoato (somma di dimetoato e ometoato espressa in dimetoato), formetanato: somma di formetanato e relativi sali, espressa in cloridrato di formetanato, malation (somma di malation e malaoxon espressa in malation), procimidone, tetradifon, tiofanato-metile.

(16)  In particolare residui delle seguenti sostanze: azossistrobina, boscalid, clorpirifos, ditiocarbammati (ditiocarbammati espressi in CS 2, comprendenti maneb, mancozeb, metiram, propineb, tiram e ziram), endosulfan (somma degli isomeri alfa e beta e del solfato di endosulfan, espressa in endosulfan), kresoxim-metile, lambda-cialotrina, metalaxil e metalaxil-M [metalaxil, comprese altre miscele degli isomeri costituenti, comprendenti metalaxil-M (somma degli isomeri)], metossifenozide, metrafenone, miclobutanil, penconazolo, pyraclostrobin, pirimetanil, triadimefon e triadimenol (somma di triadimefon e triadimenol), triflossistrobina.

(17)  In particolare residui delle seguenti sostanze: carbofuran (somma di carbofuran e 3-idrossi-carbofuran espressa in carbofuran), carbendazim e benomil (somma di benomil e carbendazim espressa in carbendazim), clorpirifos, profenofos, permetrina (somma degli isomeri), esaconazolo, difenoconazolo, propiconazolo, fipronil [somma di fipronil e del metabolita solfone (MB46136), espressa in fipronil], propargite, flusilazolo, fentoato, cipermetrina [cipermetrina, incluse altre miscele degli isomeri costituenti (somma degli isomeri)], metomil e tiodicarb (somma di metomil e tiodicarb espressa in metomil), quinalfos, pencicuron, metidation, dimetoato (somma di dimetoato e ometoato espressa in dimetoato), fenbuconazolo.


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/24


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 324/2014 DELLA COMMISSIONE

del 28 marzo 2014

che istituisce misure eccezionali di sostegno del mercato nel settore delle carni suine in Polonia

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (1), in particolare l’articolo 220, paragrafo 1, lettera a),

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 2002/60/CE del Consiglio (2) stabilisce misure minime di lotta contro la peste suina africana applicabili nell’Unione. In base alle sue disposizioni, a norma della decisione di esecuzione 2014/100/UE della Commissione (3), confermata dalla decisione di esecuzione 2014/134/UE (4), e dalla decisione di esecuzione 2014/178/UE (5) della Commissione, la Polonia è tenuta a garantire che la zona del suo territorio in cui è presente la malattia comprenda perlomeno la zona infetta figurante negli allegati della presente decisione. Per prevenire la diffusione della peste suina africana e ogni ulteriore perturbazione degli scambi nel territorio polacco e fuori dei suoi confini, il 26 febbraio 2014 (6) la Polonia ha adottato misure aggiuntive di prevenzione nella zona infetta. Di conseguenza, la commercializzazione di carni suine fresche e di prodotti a base di carni suine provenienti dalla zona infetta è soggetta a particolari misure di sorveglianza, ad un’etichettatura obbligatoria con uno speciale bollo sanitario e all’applicazione di determinate restrizioni di commercializzazione all’interno del mercato unico.

(2)

Le restrizioni imposte alla commercializzazione di carni suine fresche e di prodotti a base di carni suine in applicazione delle suddette misure veterinarie comportano una notevole riduzione del prezzo nelle zone interessate e stanno causando turbative del mercato delle carni suine in dette zone. Il 5 marzo 2014 la Polonia ha pertanto chiesto alla Commissione di adottare misure eccezionali di sostegno del mercato a norma del regolamento (UE) n. 1308/2013. Tali misure, applicabili esclusivamente alle carni suine fresche e ai prodotti a base di carni suine ottenute da suini allevati nelle zone direttamente interessate delle restrizioni, devono essere adottate per il periodo strettamente necessario.

(3)

È opportuno che l’importo dell’aiuto sia fissato per 100 kg di peso morto dei capi ammissibili, che sia applicabile a un quantitativo limitato e a un peso morto massimo compensabile per capo. È opportuno che l’importo dell’aiuto sia fissato tenendo conto dei dati di mercato recenti.

(4)

Per i capi suini allevati nelle zone in parola il sostegno dovrebbe essere subordinato alla consegna dei capi ai macelli, al loro abbattimento e alla loro bollatura, nonché alla commercializzazione della carne ottenuta, o dei prodotti a base di carne, nel rispetto delle disposizioni veterinarie più rigorose applicabili nelle zone in parola il giorno della consegna.

(5)

È necessario fare obbligo alle autorità polacche competenti di applicare tutti i controlli e tutte le misure di sorveglianza richieste e di informarne la Commissione. È necessario che il trasporto e la macellazione dei capi ammissibili e il loro trattamento, se previsto, nonché l’immissione sul mercato di carni suine fresche e di prodotti a base di carni suine ottenute da tali capi avvengano sotto il controllo delle autorità competenti.

(6)

Nelle zone considerate sono state applicate restrizioni alla commercializzazione di carni suine fresche e prodotti a base di carni suine per varie settimane, situazione che ha provocato turbative del mercato e perdite di reddito per i produttori, oltre che un considerevole aumento di peso dei capi, che a sua volta ha determinato una situazione intollerabile sotto il profilo del benessere degli animali. Per questo motivo le misure previste dal presente regolamento dovrebbero applicarsi ai capi consegnati a partire dal 26 febbraio 2014, data di adozione delle misure preventive da parte della Polonia. La situazione del mercato e l’impatto della presente misura devono essere riesaminati alla luce degli sviluppi futuri, motivo per cui è opportuno limitare l’applicazione della misura stessa a un periodo di tre mesi.

(7)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato per l’organizzazione comune dei mercati agricoli,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   La Polonia è autorizzata a concedere un aiuto per la macellazione degli animali sotto elencati e a immettere sul mercato le carni suine fresche e i prodotti a base di carni suine da esse ottenuti nel rispetto della pertinente legislazione veterinaria:

a)

suini di cui al codice NC 0103 92 19;

b)

scrofe di cui al codice NC 0103 92 11.

2.   L’aiuto di cui al paragrafo 1 è concesso solo a condizione:

a)

che gli animali siano stati allevati nelle zone elencate nell’allegato delle decisioni di esecuzione 2014/100/UE o 2014/134/UE della Commissione, oppure nell’allegato II della decisione di esecuzione 2014/178/UE nei periodi rispettivamente previsti da queste o da qualsiasi altra decisione di esecuzione della Commissione adottata al riguardo, e le carni ottenute dagli animali allevati in tali zone siano soggette a determinate restrizioni di commercializzazione a causa della peste suina africana;

b)

che gli animali fossero presenti nelle zone di cui alla lettera a) il 26 febbraio 2014 o che siano nati e siano stati allevati dopo tale data nelle stesse zone;

c)

che le misure preventive aggiuntive disposte dal Regolamento del ministro polacco dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del 26 febbraio 2014 sulle misure da adottare in seguito all’insorgenza della peste suina africana nei suini selvatici, o qualsiasi altra norma nazionale adottata al riguardo che assoggetta le carni suine a restrizioni di commercializzazione a causa della peste suina africana, si applichino nella zona di allevamento di tali animali alla data di consegna dei medesimi a un macello.

Articolo 2

L’aiuto di cui all’articolo 1 è considerato una misura eccezionale di sostegno del mercato ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (7).

Articolo 3

1.   L’aiuto di cui all’articolo 1 («l’aiuto») può essere richiesto dai produttori di carni suine per i capi macellati nel periodo dal 26 febbraio 2014 al 25 maggio 2014.

2.   L’aiuto ammonta a 35,7 EUR/100 kg di peso morto registrato per i capi consegnati. La Commissione può adeguare tale importo per tener conto dell’evoluzione del mercato.

3.   L’aiuto per i capi di peso morto superiore a 100 kg non supera l’importo dell’aiuto fissato al paragrafo 2 per i suini di peso morto pari a 100 kg.

4.   Il 50 % della spesa relativa all’aiuto è finanziato mediante il bilancio dell’Unione a copertura di un quantitativo massimo pari a 20 000 t di carcasse di suino.

5.   La spesa è ammissibile al finanziamento concesso dall’Unione solo se è stata versata dalla Polonia al beneficiario entro il 31 agosto 2014.

6.   L’aiuto è versato dalla Polonia dopo la macellazione dei suini e l’immissione sul mercato delle carni suine fresche e dei prodotti a base di carne da esse ottenuti in conformità alle norme veterinarie in vigore e dopo l’esecuzione dei controlli previsti all’articolo 4.

Articolo 4

1.   La Polonia adotta le misure necessarie, compresa l’esecuzione di controlli amministrativi e fisici esaustivi, per garantire l’osservanza delle condizioni previste dal presente regolamento. Inoltre, le autorità polacche:

a)

supervisionano il trasporto dei capi dall’azienda agricola fino al macello avvalendosi di liste di controllo standard che includono schede di pesatura e conteggio e l’indicazione dell’origine e della destinazione degli animali;

b)

garantiscono che tutti i prodotti per i quali è concesso l’aiuto rispettano le restrizioni applicabili alle zone di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera a);

c)

almeno una volta al mese di calendario eseguono controlli amministrativi e contabili presso ciascun macello partecipante per assicurarsi che tutti gli animali consegnati e tutta la carne da essi ottenuta, per i quali può essere presentata una domanda di aiuto, a partire dal 26 febbraio 2014 o dall’ultimo controllo di questo tipo effettuato sono stati trattati in conformità alle disposizioni del presente regolamento;

d)

assicurano la realizzazione di controlli in loco e la stesura di relazioni particolareggiate su detti controlli che indicano in particolare:

i)

il peso e il numero complessivo di animali ammissibili per partita trasportati a partire dall’azienda agricola, la data e l’ora del loro trasporto e del loro arrivo al macello;

ii)

il numero di suini e scrofe macellati dal macello, il peso di ogni carcassa e il permesso di trasporto degli animali e, per i capi macellati a partire dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, i numeri dei sigilli dei mezzi di trasporto di tali capi.

2.   I controlli di cui al paragrafo 1 sono eseguiti prima del versamento dell’aiuto. La Polonia informa la Commissione delle misure e dei controlli introdotti in conformità al presente articolo entro 10 giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 5

1.   La Polonia comunica alla Commissione ogni mercoledì, con riferimento alla settimana precedente, le seguenti informazioni:

a)

il numero di scrofe e il numero di altri suini consegnati alla macellazione in conformità al presente regolamento, insieme al loro peso morto totale;

b)

la stima dei costi finanziari per ciascuna categoria di animali di cui all’articolo 1, paragrafo 1.

La prima comunicazione riguarda i capi consegnati alla macellazione a partire dal 26 febbraio 2014 in conformità al presente regolamento. L’obbligo di cui al primo comma si applica fino al 4 giugno 2014.

2.   Entro il 30 giugno 2014 la Polonia trasmette alla Commissione una relazione dettagliata sull’attuazione del presente regolamento compresi i dettagli relativi all’esecuzione delle attività di supervisione e controllo previste all’articolo 4.

Articolo 6

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 marzo 2014

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.

(2)  Direttiva 2002/60/CE del Consiglio, del 27 giugno 2002, recante disposizioni specifiche per la lotta contro la peste suina africana (GU L 192 del 20.7.2002, pag. 27).

(3)  Decisione di esecuzione 2014/100/UE della Commissione, del 18 febbraio 2014, relativa a talune misure protettive temporanee contro la peste suina africana in Lituania (GU L 50 del 20.2.2014, pag. 35).

(4)  Decisione di esecuzione 2014/134/UE della Commissione, del 12 marzo 2014, relativa ad alcune misure protettive contro la peste suina africana in Polonia (GU L 74 del 14.3.2014, pag. 63).

(5)  Decisione di esecuzione 2014/178/UE della Commissione, del 27 marzo 2014, recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri (cfr. pag. 47 della presente Gazzetta ufficiale).

(6)  Regolamento del ministro dell’agricoltura e dello sviluppo rurale del 26 febbraio 2014 sulle misure da adottare in seguito alla comparsa della peste suina africana nei suini selvatici (Dz.U. poz. 247).

(7)  Regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 549).


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/27


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 325/2014 DELLA COMMISSIONE

del 28 marzo 2014

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 della Commissione, del 7 giugno 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio nei settori degli ortofrutticoli freschi e degli ortofrutticoli trasformati (2), in particolare l'articolo 136, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell'allegato XVI, parte A, del medesimo regolamento.

(2)

Il valore forfettario all'importazione è calcolato ciascun giorno feriale, in conformità dell’articolo 136, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011, tenendo conto di dati giornalieri variabili. Pertanto il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 136 del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 sono quelli fissati nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 marzo 2014

Per la Commissione, a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 157 del 15.6.2011, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice dei paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

IL

219,4

MA

57,0

TN

82,0

TR

86,4

ZZ

111,2

0707 00 05

MA

39,8

TR

139,3

ZZ

89,6

0709 93 10

MA

31,1

TR

74,3

ZZ

52,7

0805 10 20

EG

48,9

IL

62,6

MA

58,1

TN

47,6

TR

50,7

ZA

60,4

ZZ

54,7

0805 50 10

MA

35,6

TR

76,2

ZZ

55,9

0808 10 80

AR

89,5

BR

91,6

CL

83,7

CN

113,3

MK

23,6

US

181,8

ZZ

97,3

0808 30 90

AR

91,6

CL

131,1

CN

52,7

TR

127,0

ZA

83,8

ZZ

97,2


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» corrisponde a «altre origini».


DECISIONI

29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/29


DECISIONE BiH/21/2014 DEL COMITATO POLITICO E DI SICUREZZA

del 18 marzo 2014

relativa alla nomina del comandante dell’operazione UE per l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina e recante abrogazione della decisione BiH/17/2011

(2014/173/PESC)

IL COMITATO POLITICO E DI SICUREZZA,

visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 38, terzo comma,

vista l’azione comune 2004/570/PESC del Consiglio, del 12 luglio 2004, relativa all’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina (1), in particolare l’articolo 6,

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell’articolo 6, paragrafo 1, dell’azione comune 2004/570/PESC, il Consiglio ha autorizzato il comitato politico e di sicurezza (CPS) ad adottare pertinenti decisioni relative alla nomina del comandante dell’operazione UE.

(2)

Il 14 gennaio 2011 il comitato politico e di sicurezza ha adottato la decisione BiH/17/2011 (2), che nomina il generale Sir Richard SHIRREFF, vicecomandante supremo delle forze alleate in Europa (DSACEUR), quale comandante dell’operazione UE per l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina.

(3)

La NATO ha deciso di nominare il generale Sir Adrian BRADSHAW vicecomandante supremo delle forze alleate in Europa (DSACEUR), in sostituzione del generale Sir Richard SHIRREFF. La nomina del generale Sir Adrian BRADSHAW ha effetto dal 28 marzo 2014. Dalla stessa data, il generale Sir Adrian BRADSHAW dovrebbe sostituire il generale Sir Richard SHIRREFF altresì nella sua funzione di comandante dell’operazione UE per l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina.

(4)

È opportuno pertanto abrogare la decisione BiH/17/2011.

(5)

A norma dell’articolo 5 del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la Danimarca non partecipa all’elaborazione e all’attuazione di decisioni e azioni dell’Unione che hanno implicazioni nel settore della difesa.

(5)

Il 12 e 13 dicembre 2002 il Consiglio europeo di Copenaghen ha adottato una dichiarazione secondo cui gli accordi «Berlin plus» e la loro attuazione si applicheranno soltanto agli Stati membri dell’Unione che siano anche membri della NATO o parti del «partenariato per la pace» e che abbiano conseguentemente concluso con la NATO accordi bilaterali in materia di sicurezza,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il generale Sir Adrian BRADSHAW è nominato comandante dell’operazione UE per l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina a decorrere dal 28 marzo 2014.

Articolo 2

La decisione BiH/17/2011è abrogata.

Articolo 3

La presente decisione entra in vigore il 28 marzo 2014.

Fatto a Bruxelles, il 18 marzo 2014

Per il Comitato politico e di sicurezza

Il presidente

W. STEVENS


(1)  GU L 252 del 28.7.2004, pag. 10.

(2)  Decisione BiH/17/2011 del Comitato politico e di sicurezza, del 14 gennaio 2011, relativa alla nomina di un comandante dell’operazione UE per l’operazione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina (GU L 18 del 21.1.2011, pag. 41).


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/30


DECISIONE EUTM MALI/1/2014 DEL COMITATO POLITICO E DI SICUREZZA

del 18 marzo 2014

relativa alla nomina del comandante della missione dell’UE per la missione militare dell’Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze armate maliane (EUTM Mali) e che abroga la decisione EUTM Mali/1/2013

(2014/174/PESC)

IL COMITATO POLITICO E DI SICUREZZA,

visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 38, terzo comma,

vista la decisione 2013/34/PESC del Consiglio, del 17 gennaio 2013, relativa a una missione militare dell’Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze armate maliane (EUTM Mali) (1), in particolare l’articolo 5,

considerando quanto segue:

(1)

Conformemente all’articolo 5, paragrafo 1, della decisione 2013/34/PESC, il Consiglio ha autorizzato il Comitato politico e di sicurezza (CPS), a norma dell’articolo 38 del trattato sull’Unione europea, ad assumere le decisioni pertinenti per quanto riguarda il controllo politico e la direzione strategica dell’EUTM Mali, comprese quelle relative alla nomina dei comandanti successivi della missione dell’UE.

(2)

Il 19 luglio 2013 il CPS ha adottato la decisione EUTM Mali/1/2013 (2) relativa alla nomina del generale di brigata Bruno GUIBERT quale comandante della missione dell’UE per l’EUTM Mali.

(3)

Il 15 febbraio 2014 la Francia ha proposto la nomina del generale di brigata Marc RUDKIEWICZ come nuovo comandante della missione dell’UE per l’EUTM Mali.

(4)

Il 21 febbraio 2014 il Comitato militare dell’UE ha raccomandato al CPS di nominare il generale di brigata Marc RUDKIEWICZ quale comandante della missione dell’UE in sostituzione del generale di brigata Bruno GUIBERT.

(5)

La decisione EUTM Mali/1/2013 dovrebbe essere abrogata.

(6)

A norma dell’articolo 5 del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la Danimarca non partecipa all’elaborazione e all’attuazione di decisioni e azioni dell’Unione che hanno implicazioni nel settore della difesa,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il generale di brigata Marc RUDKIEWICZ è nominato comandante della missione dell’UE per la missione militare dell’Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze armate maliane (EUTM Mali) a decorrere dal 1o aprile 2014.

Articolo 2

La decisione EUTM Mali/1/2013 è abrogata.

Articolo 3

La presente decisione entra in vigore il 1o aprile 2014.

Fatto a Bruxelles, il 18 marzo 2014

Per il Comitato politico et di sicurezza

Il presidente

W. STEVENS


(1)  GU L 14 del 18.1.2013, pag. 19.

(2)  Decisione EUTM Mali/1/2013 del Comitato politico e di sicurezza, del 19 luglio 2013, relativa alla nomina del comandante della missione dell’UE per la missione militare dell’Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze armate maliane (EUTM Mali) (GU L 202 del 27.7.2013, pag. 22).


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/31


DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE

del 27 marzo 2014

che modifica la decisione 2007/777/CE per quanto concerne l'importazione di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati, preparati con carne fresca di pollame domestico, compresa la selvaggina da penna selvatica e di allevamento

[notificata con il numero C(2014) 1904]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2014/175/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la direttiva 92/118/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1992, che stabilisce le condizioni sanitarie e di polizia sanitaria per gli scambi e le importazioni nella Comunità di prodotti non soggetti, per quanto riguarda tali condizioni, alle normative comunitarie specifiche di cui all'allegato A, capitolo I, della direttiva 89/662/CEE e, per quanto riguarda i patogeni, alla direttiva 90/425/CEE (1), in particolare l'articolo 10, paragrafo 2, lettera c),

vista la direttiva 2002/99/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2002, che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l'introduzione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano (2), in particolare l'articolo 8, frase introduttiva e punto 1, primo comma, l'articolo 8, punto 4, l'articolo 9, paragrafo 2, lettera b), e l'articolo 9, paragrafo 4, lettere b) e c),

considerando quanto segue:

(1)

La decisione 2007/777/CE della Commissione (3) fissa norme sulle importazioni nell'Unione di partite di prodotti a base di carne destinati al consumo umano e di stomaci, vesciche e intestini trattati. Essa comprende gli elenchi di paesi terzi e regioni di paesi terzi dai quali sono autorizzate tali importazioni e il suo allegato III contiene il modello di certificato sanitario e di polizia sanitaria per detti prodotti destinati ad essere spediti nell'Unione da paesi terzi.

(2)

Il regolamento (CE) n. 798/2008 della Commissione (4) definisce le condizioni di certificazione veterinaria per le importazioni e il transito nell'Unione di pollame e prodotti a base di pollame. Esso stabilisce che i prodotti ottenuti dal pollame ivi contemplati possono essere importati e transitare nell'Unione solo in provenienza dai paesi terzi, loro territori, zone o compartimenti elencati nella tabella figurante nell'allegato I, parte 1. Esso dispone inoltre che tali importazioni siano accompagnate da un certificato veterinario, come indicato in tale tabella, per il prodotto a base di pollame in questione, compilato in conformità alle note e ai modelli di certificati veterinari di cui alla parte 2 di tale allegato.

(3)

Inoltre, i modelli di certificati veterinari per le carni di pollame (POU), per le carni di ratiti d'allevamento destinate al consumo umano (RAT) e per le carni di selvaggina da penna selvatica (WGM) di cui all'allegato I, parte 2, del regolamento (CE) n. 798/2008 dichiarano che le carni fresche devono essere state ottenute da pollame o ratiti provenienti da stabilimenti che non sono stati sottoposti a restrizioni di polizia sanitaria connesse a malattie cui il pollame o i ratiti sono soggetti, oppure da selvaggina da penna selvatica abbattuta in territori in cui, in un raggio di 10 chilometri, comprendente se del caso il territorio di un paese limitrofo, non si sono verificati focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità o della malattia di Newcastle almeno nei 30 giorni precedenti.

(4)

Le condizioni di polizia sanitaria per la preparazione di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati con carne fresca di pollame domestico, compresa la selvaggina da penna selvatica e di allevamento, definite nella parte II. 1.3 del modello di certificato sanitario e di polizia sanitaria figurante nell'allegato III della decisione n. 2007/777/CE, si riferiscono all'influenza aviaria e alla malattia di Newcastle. Tuttavia, i modelli di certificati veterinari (POU), (RAT) e (WGM) riportati nell'allegato I, parte 2, del regolamento (CE) n. 798/2008, si riferiscono solo all'influenza aviaria ad alta patogenicità. È pertanto necessario modificare il modello di certificato sanitario e di polizia sanitaria figurante nell'allegato III della decisione 2007/777/CE, al fine di allinearlo ai requisiti per le carni fresche stabiliti nei modelli dei certificati veterinari (POU), (RAT) e (WGM) riportati nell'allegato I, parte 2, del regolamento (CE) n. 798/2008.

(5)

Inoltre, il modello di certificato sanitario e di polizia sanitaria riportato nell'allegato III della decisione 2007/777/CE fa riferimento alla direttiva 90/539/CEE del Consiglio (5), sostituita dalla direttiva 2009/158/CE del Consiglio (6), e alla decisione 2006/696/CE della Commissione (7) sostituita dal regolamento (CE) n. 798/2008. È quindi necessario aggiornare tali riferimenti.

(6)

Occorre pertanto modificare di conseguenza l'allegato III della decisione 2007/777/CE.

(7)

Al fine di evitare perturbazioni negli scambi è opportuno continuare ad autorizzare per un periodo transitorio l'uso di certificati sanitari e di polizia sanitaria per determinati prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati destinati ad essere spediti nell'Unione da paesi terzi, compilati conformemente al modello di certificato sanitario e di polizia sanitaria riportato nell'allegato III della decisione n. 2007/777/CE, nella versione precedente alla modifica apportata dalla presente decisione.

(8)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Modifica della decisione 2007/777/CE

L'allegato III della decisione 2007/777/CE è sostituito dall'allegato della presente decisione.

Articolo 2

Disposizioni transitorie

Per un periodo transitorio sino al 30 settembre 2014, l'introduzione nell'Unione di partite di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati, accompagnate da un certificato sanitario e di polizia sanitaria compilato conformemente al modello riportato nell'allegato III della decisione n. 2007/777/CE, nella versione precedente alla modifica apportata dall'articolo 1 della presente decisione, continua ad essere autorizzata, a condizione che il certificato sanitario e di polizia sanitaria sia firmato prima del 30 luglio 2014.

Articolo 3

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 27 marzo 2014

Per la Commissione

Tonio BORG

Membro della Commissione


(1)  GU L 62 del 15.3.1993, pag. 49.

(2)  GU L 18 del 23.1.2003, pag. 11.

(3)  Decisione 2007/777/CE della Commissione, del 29 novembre 2007, che definisce le condizioni sanitarie e di polizia sanitaria nonché i modelli dei certificati per le importazioni da paesi terzi di prodotti a base di carne e stomaci, vesciche e intestini trattati destinati al consumo umano e abroga la decisione 2005/432/CE (GU L 312 del 30.11.2007, pag. 49).

(4)  Regolamento (CE) n. 798/2008 della Commissione, dell'8 agosto 2008, che istituisce un elenco di paesi terzi, loro territori, zone o compartimenti da cui sono consentiti le importazioni e il transito nella Comunità di pollame e prodotti a base di pollame e che definisce le condizioni di certificazione veterinaria (GL L 226 del 23.8.2008, pag. 1).

(5)  Direttiva 90/539/CEE del Consiglio, del 15 ottobre 1990, relativa alle norme di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni in provenienza dai paesi terzi di pollame e uova da cova (GU L 303, del 31.10.1990, pag. 6).

(6)  Direttiva 2009/158/CE del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativa alle norme di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni in provenienza dai paesi terzi di pollame e uova da cova (GU L 343, del 22.12.2009, pag. 74).

(7)  Decisione 2006/696/CE della Commissione, del 28 agosto 2006, che istituisce un elenco di paesi terzi da cui sono consentiti le importazioni e il transito nella Comunità di pollame, uova da cova, pulcini di un giorno, carni di pollame, ratiti e selvaggina da penna selvatica, uova e ovoprodotti e uova esenti da organismi patogeni specifici, definisce le condizioni di certificazione veterinaria applicabili (GU L 295, del 25.10.2006, pag. 1).


ALLEGATO

«ALLEGATO III

Modello di certificato sanitario e di polizia sanitaria relativo a taluni prodotti a base di carne e a stomaci, vesciche e intestini trattati provenienti da paesi terzi e destinati all'Unione europea

Image

Image

Image

Image

Image

Image


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/39


DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE

del 27 marzo 2014

concernente un contributo finanziario dell’Unione a favore di un piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari

[notificata con il numero C(2014) 1912]

(2014/176/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (1), in particolare l’articolo 66,

considerando quanto segue:

(1)

La raccomandazione 2014/180/UE della Commissione (2) prevede un secondo ciclo di controlli coordinati che gli Stati membri devono effettuare al fine di stabilire il persistente verificarsi di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari.

(2)

Al fine di agevolare l’attuazione rapida e senza intoppi del piano, l’Unione dovrebbe sostenere finanziariamente gli Stati membri che effettuano i controlli ufficiali stabiliti dalla raccomandazione della Commissione.

(3)

In base ai calcoli successivi al primo ciclo di controlli, il costo stimato dell’esecuzione di test del DNA per determinare la presenza di carni equine nei prodotti alimentari commercializzati e/o etichettati come contenenti carni bovine è di 120 EUR per test. Il tasso standard di cofinanziamento dell’Unione per i piani coordinati di controllo è fissato al 50 %.

(4)

Il Centre Wallon de Recherches agronomiques (CRA-W) di Gembloux (Belgio) ha attualmente lo status di laboratorio di riferimento dell’Unione europea (EURL) per le prove più rilevanti ai fini del presente piano coordinato di controllo. Allo scopo di armonizzare il metodo di prova nel corso del piano coordinato di controllo, la Commissione ha richiesto l’assistenza di tale centro. Questo compito supplementare non figura nell’attuale programma di lavoro che il centro esegue in qualità di EURL. Il costo stimato di tale compito supplementare ammonta ad un massimo di 20 000 EUR e dovrebbe essere integralmente compensato dalla Commissione.

(5)

A norma dell’articolo 84 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (3) (il regolamento finanziario) e dell’articolo 94 del regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione (4), l’impegno di spesa a carico del bilancio dell’Unione europea è preceduto da una decisione di finanziamento che determina gli elementi essenziali dell’azione comportante la spesa a carico del bilancio ed è adottata dall’istituzione o dalle autorità da questa delegate. È opportuno stabilire criteri di ammissibilità.

(6)

La concessione del contributo finanziario dell’Unione dovrebbe essere subordinata alla condizione che i test e le analisi siano stati effettuati e che le autorità competenti forniscano tutte le informazioni necessarie entro i termini stabiliti dalla presente decisione. Per ragioni di efficienza amministrativa tutte le spese dichiarate ai fini del contributo finanziario dell’UE vanno espresse in euro. È opportuno fissare il tasso di conversione delle spese in valute diverse dall’euro,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Oggetto

1.   L’Unione contribuisce ai costi sostenuti dagli Stati membri per l’attuazione del piano coordinato di controllo di cui alla raccomandazione 2014/180/UE (di seguito la «raccomandazione della Commissione»), per un importo massimo complessivo di 145 440 EUR.

2.   L’Unione contribuisce ai costi sostenuti dal Centre Wallon de Recherches agronomiques (CRA-W), Gembloux, Belgio, per la messa a punto e il coordinamento del metodo di prova relativo a specie animali non dichiarate nella carne e nei prodotti a base di carne, per un importo massimo complessivo di 20 000 EUR.

3.   I costi di cui ai paragrafi 1 e 2 saranno finanziati dalla linea di bilancio 17.0403.

Articolo 2

Costi ammissibili per gli Stati membri

1.   Il contributo dell’Unione di cui all’articolo 1, paragrafo 1, assume la forma di un rimborso del 50 % dei costi dei test effettuati dalle autorità competenti per attuare il piano di controllo di cui al punto 1 della raccomandazione della Commissione.

2.   Il contributo dell’Unione non supera:

a)

in media 60 EUR per test;

b)

gli importi indicati nell’allegato I.

3.   Solo i costi indicati nell’allegato II sono ammissibili al contributo.

Articolo 3

Costi ammissibili per il Centre Wallon de Recherches agronomiques (CRA-W), Gembloux, Belgio

1.   Il contributo dell’Unione di cui all’articolo 1, paragrafo 2, assume la forma di un rimborso del 100 % dei costi relativi alla messa a punto e al coordinamento del metodo di prova utilizzato nel piano di controllo al quale si riferisce la raccomandazione della Commissione.

2.   Sono ammissibili i seguenti costi:

a)

il personale specificamente assegnato, a tempo pieno o parziale, all’esecuzione dei test presso il laboratorio; i costi si limitano ai salari effettivi più i contributi sociali e gli altri costi stabiliti dalla legge come facenti parte della remunerazione;

b)

i materiali di consumo connessi alla preparazione dei campioni di riferimento;

c)

le spese di spedizione;

d)

le spese generali, pari al 7 % dell’ammontare dei costi di cui alle lettere a), b) e c).

3.   I costi sono comunicati entro il 31 agosto 2014 secondo il modello di cui all’allegato IV della presente decisione.

Articolo 4

Regole di ammissibilità

1.   Il contributo dell’Unione di cui all’articolo 1, paragrafo 1, è erogato alle seguenti condizioni:

a)

i test sono stati eseguiti secondo i termini della raccomandazione della Commissione;

b)

gli Stati membri hanno trasmesso alla Commissione la relazione di cui alla raccomandazione della Commissione entro il termine ivi stabilito;

c)

entro il 31 agosto 2014 gli Stati membri hanno trasmesso alla Commissione, in formato elettronico, una relazione finanziaria secondo il modello di cui all’allegato III della presente decisione.

2.   La Commissione può ridurre l’importo del contributo di cui all’articolo 1 nei casi in cui le condizioni di cui al paragrafo 1 non sono soddisfatte, tenendo conto della natura e della gravità della non conformità e della perdita finanziaria potenziale per l’Unione.

3.   Su richiesta della Commissione, gli Stati membri forniscono i documenti atti a dimostrare i costi sostenuti per i quali è chiesto il rimborso a norma dell’articolo 2.

Articolo 5

Valuta e tasso di cambio

1.   Le spese presentate dagli Stati membri ai fini di un contributo finanziario dell’Unione sono espresse in euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di qualsiasi altro tributo.

2.   Se le spese di uno Stato membro sono state pagate in una valuta diversa dall’euro, tale Stato membro le converte in euro applicando l’ultimo tasso di cambio fissato dalla Banca centrale europea anteriormente al primo giorno del mese in cui lo Stato membro interessato ha presentato la domanda.

Articolo 6

La presente decisione costituisce una decisione di finanziamento a norma dell’articolo 84 del regolamento finanziario.

Articolo 7

La presente decisione si applica dalla data di pubblicazione della raccomandazione della Commissione.

Articolo 8

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 27 marzo 2014

Per la Commissione

Tonio BORG

Membro della Commissione


(1)  GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1.

(2)  Raccomandazione 2014/180/UE della Commissione, del 27 marzo 2014, relativa ad un secondo piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari (cfr. pag. 64 della presente Gazzetta ufficiale).

(3)  Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1).

(4)  Regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, recante le modalità di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione (GU L 362 del 31.12.2012, pag. 1).


ALLEGATO I

IMPORTO MASSIMO DEL CONTRIBUTO DELL’UE DI CUI ALL’ARTICOLO 2, PARAGRAFO 2, LETTERA B)

Stato membro

Numero raccomandato di campioni

Numero estrapolato di campioni nel 2o ciclo (5 %)

Contributo massimo dell’UE per test

Contributo massimo dell’UE per SM

Contributo TOTALE dell’UE

Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Polonia

150

8

60

9 480

56 880

Romania, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Portogallo, Repubblica ceca, Ungheria, Svezia, Austria, Bulgaria

100

5

60

6 300

63 000

Lituania, Slovacchia, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Lettonia, Croazia

50

3

60

3 180

22 260

Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta

10

1

60

660

3 300

TOTALE

 

 

 

 

145 440


ALLEGATO II

SPESE AMMISSIBILI DI CUI ALL’ARTICOLO 2, PARAGRAFO 3

Le spese che possono beneficiare di un contributo finanziario dell’Unione per l’esecuzione dei test di cui alla presente decisione di esecuzione si limitano ai costi sostenuti dagli Stati membri per:

a)

l’acquisto di kit di analisi, di reagenti e di tutti i materiali di consumo identificabili e utilizzati specificamente per effettuare i test;

b)

il personale, indipendentemente dalla categoria, specificamente assegnato, a tempo pieno o parziale, all’esecuzione dei test presso il laboratorio; i costi si limitano ai salari effettivi più i contributi sociali e gli altri costi stabiliti dalla legge come facenti parte della remunerazione; e per:

c)

le spese generali, pari al 7 % dell’importo delle spese di cui alle lettere a) e b), a meno che lo Stato membro non si sia rivolto ad un laboratorio commerciale.


ALLEGATO III

Relazione finanziaria di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera c)

DNA

Personale

Ore

Costo/ora

Spese di personale

(1)

(2)

(3)

Formula

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale parziale per il personale

(5)

Kit, reagenti, materiali di consumo

Quantità

Costo unitario

Costo totale

(6)

(7)

(8)

Formula

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale parziale materiali di consumo

(10)

TOTALE

Formula

Totale comprese le spese generali

(11) × (1,07)


Relazione finanziaria alternativa di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera c), quando ci si avvale di un laboratorio commerciale

Nome del laboratorio commerciale

 

Numero di campioni inviati al laboratorio

 

Importo totale della fattura del laboratorio commerciale

 

 

 

 

 


ALLEGATO IV

RELAZIONE FINANZIARIA DI CUI ALL’ARTICOLO 3, PARAGRAFO 3

PERSONALE

Categoria

Ore

Costo/ora

Spese di personale

(1)

(2)

(3)

Formula

 

 

 

 

 

 

 

 

Materiali di consumo

Categoria

Quantità

Costo unitario

Costi dei materiali di consumo

(5)

(6)

(7)

Formula

 

 

 

 

 

 

 

 

Spese di spedizione

Specificare

Quantità

Costo unitario

Spese di spedizione

(9)

(10)

(11)

Formula

 

 

 

 

 

 

TOTALE

Formula

 

 

TOTALE + spese generali

Formula


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/45


DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE

del 27 marzo 2014

che modifica l'allegato II della decisione 2003/467/CE per quanto riguarda la dichiarazione della Lituania quale Stato membro ufficialmente indenne da brucellosi

[notificata con il numero C(2014) 1940]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2014/177/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la direttiva 64/432/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1964, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina (1), in particolare l'allegato A, punto II.7,

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 64/432/CEE si applica agli scambi di animali delle specie bovina e suina all'interno dell'Unione. Essa stabilisce le condizioni alle quali uno Stato membro, o una sua regione, può essere dichiarato ufficialmente indenne da brucellosi per quanto riguarda gli allevamenti bovini.

(2)

L'allegato II della decisione 2003/467/CE della Commissione (2) elenca gli Stati membri e loro regioni che sono dichiarati ufficialmente indenni da brucellosi.

(3)

La Lituania ha presentato alla Commissione documenti comprovanti che il suo intero territorio soddisfa le condizioni per la qualifica di ufficialmente indenne da brucellosi di cui alla direttiva 64/432/CEE.

(4)

In esito alla valutazione dei documenti presentati dalla Lituania è opportuno dichiarare tale Stato membro ufficialmente indenne da brucellosi.

(5)

È quindi opportuno modificare di conseguenza l'allegato II della decisione 2003/467/CE.

(6)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

L'allegato II della decisione 2003/467/CE è modificato conformemente all'allegato della presente decisione.

Articolo 2

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 27 marzo 2014

Per la Commissione

Tonio BORG

Membro della Commissione


(1)  GU 121 del 29.7.1964, pag. 1977/64.

(2)  Decisione 2003/467/CE della Commissione, del 23 giugno 2003, che stabilisce la qualifica di ufficialmente indenni da tubercolosi, brucellosi e leucosi bovina enzootica di alcuni Stati membri e regioni di Stati membri per quanto riguarda gli allevamenti bovini (GU L 156 del 25.6.2003, pag. 74).


ALLEGATO

Nell'allegato II della decisione 2003/467/CE, il capitolo 1 è sostituito dal seguente:

«CAPITOLO 1

Stati membri ufficialmente indenni da brucellosi

Codice ISO

Stato membro

BE

Belgio

CZ

Repubblica ceca

DK

Danimarca

DE

Germania

EE

Estonia

IE

Irlanda

FR

Francia

LV

Lettonia

LT

Lituania

LU

Lussemburgo

NL

Paesi Bassi

AT

Austria

PL

Polonia

RO

Romania

SI

Slovenia

SK

Slovacchia

FI

Finlandia

SE

Svezia»


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/47


DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE

del 27 marzo 2014

recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri

[notificata con il numero C(2014) 1979]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2014/178/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

vista la direttiva 89/662/CEE del Consiglio, dell’11 dicembre 1989, relativa ai controlli veterinari applicabili negli scambi intracomunitari, nella prospettiva della realizzazione del mercato interno (1), in particolare l’articolo 9, paragrafo 4,

vista la direttiva 90/425/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa ai controlli veterinari e zootecnici applicabili negli scambi intracomunitari di taluni animali vivi e prodotti di origine animale, nella prospettiva della realizzazione del mercato interno (2), in particolare l’articolo 10, paragrafo 4,

vista la direttiva 2002/99/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2002, che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l’introduzione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano (3), in particolare l’articolo 4, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 2002/60/CE del Consiglio (4) stabilisce le misure minime da applicare all’interno dell’Unione per la lotta contro la peste suina africana, comprese le misure da adottare in caso di comparsa di un focolaio di peste suina africana e in caso di sospetto o conferma della presenza di peste suina africana in popolazioni di suini selvatici. Dette misure comprendono programmi di eradicazione della peste suina africana in popolazioni di suini selvatici, da elaborare e attuare a cura degli Stati membri e da approvare da parte della Commissione.

(2)

La decisione 2005/363/CE della Commissione (5) è stata adottata a fronte della presenza della peste suina africana in Sardegna, Italia. Tale decisione stabilisce norme di polizia sanitaria relative ai movimenti, alle spedizioni e alla bollatura dei suini e di alcuni prodotti derivati provenienti dalla Sardegna, al fine di prevenire la diffusione della malattia in altre zone dell’Unione.

(3)

Inoltre, la decisione 2005/362/CE della Commissione (6) ha approvato un piano di eradicazione della peste suina africana nei suini selvatici in Sardegna, presentato dall’Italia alla Commissione.

(4)

Casi di peste suina africana in suini selvatici, e più specificamente in cinghiali, si sono verificati nel 2014 in Lituania e in Polonia a causa dell’introduzione del virus della peste suina africana da paesi terzi limitrofi in cui tale malattia è presente. Al fine di concentrarsi sulle misure di lotta alla malattia e di prevenirne la diffusione nonché di prevenire inutili turbative degli scambi all’interno dell’Unione e di evitare che paesi terzi impongano ingiustificate barriere agli scambi commerciali, è stato stabilito d’urgenza, in collaborazione con gli Stati membri interessati, un elenco dell’Unione delle zone infette in detti paesi mediante le decisioni di esecuzione 2014/93/UE (7) e 2014/134/UE (8) della Commissione, che si applicano fino al 30 aprile 2014.

(5)

La peste suina africana può essere considerata una malattia endemica delle popolazioni suine domestiche e selvatiche di taluni paesi terzi che confinano con l’Unione e rappresenta una minaccia permanente per l’Unione.

(6)

La situazione della malattia può costituire un pericolo per il patrimonio suino in altre regioni della Lituania, dell’Italia e della Polonia e anche in altri Stati membri, segnatamente nel contesto degli scambi di prodotti ottenuti da suini.

(7)

La Lituania e la Polonia hanno adottato misure di lotta contro la peste suina africana nel quadro della direttiva 2002/60/CE e, in conformità all’articolo 16 di tale direttiva, devono presentare alla Commissione, per la relativa approvazione, il loro programma di eradicazione della peste suina africana in popolazioni di suini selvatici.

(8)

È opportuno che gli Stati membri e le zone interessate figurino in un allegato con una differenziazione in base al livello di rischio, tenendo conto della situazione epidemiologica della peste suina africana e indicando se il rischio riguarda sia le aziende di suini sia la popolazione di suini selvatici (parte III), solo la popolazione di suini selvatici (parte II) oppure è riconducibile ad una eventuale prossimità alla popolazione infetta di suini selvatici (parte I).

(9)

In termini di rischio di diffusione della peste suina africana, i movimenti di vari prodotti suini presentano diversi livelli di rischio. Quale regola generale, i suini vivi, lo sperma, gli ovuli ed embrioni e i sottoprodotti di origine animale della specie suina provenienti da zone infette comportano rischi più elevati in termini di esposizione e conseguenze rispetto alla movimentazione di carni, preparati e prodotti a base di carni, come indicato nel parere scientifico del 2010 dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (9). Pertanto, la spedizione di suini vivi e di sperma, ovuli ed embrioni, di sottoprodotti di origine animale della specie suina nonché la spedizione di talune carni, preparati e prodotti a base di carni da zone designate degli Stati membri elencate nell’allegato della presente decisione dovrebbero essere vietate. Tale divieto comprende tutti i suidi di cui alla direttiva 92/65/CEE del Consiglio (10).

(10)

Per tenere conto dei diversi livelli di rischio a seconda del tipo di prodotti suini e della situazione epidemiologica negli Stati membri interessati, è opportuno prevedere alcune deroghe per ciascun tipo di prodotto suino proveniente dai territori elencati nelle varie parti dell’allegato della presente decisione. Tali deroghe sono in linea anche con le misure di attenuazione dei rischi per l’importazione in relazione alla peste suina africana, indicate nel codice sanitario per gli animali terrestri dell’Organizzazione mondiale della sanità animale. Nella presente decisione dovrebbero essere previste anche le ulteriori misure di salvaguardia e le norme o i trattamenti sanitari applicabili a tali deroghe.

(11)

La direttiva 64/432/CEE del Consiglio (11) e la decisione 93/444/CEE della Commissione (12) dispongono che i movimenti di animali siano corredati di certificati sanitari. Qualora le deroghe al divieto di spedizione di suini vivi dalle zone elencate nell’allegato della presente decisione vengano applicate ai suini vivi destinati agli scambi intra-UE o all’esportazione in un paese terzo, in tali certificati sanitari dovrebbe essere incluso un riferimento alla presente decisione in modo da garantire che nei certificati pertinenti siano fornite informazioni sanitarie adeguate e accurate.

(12)

Il regolamento (CE) n. 599/2004 della Commissione (13) stabilisce che i movimenti di taluni prodotti di origine animale siano corredati di certificati sanitari. Allo scopo di prevenire la diffusione della peste suina africana in altre zone dell’Unione, nel caso in cui uno Stato membro sia soggetto ad un divieto di spedizione di carni fresche di suini, di preparati e prodotti a base di carni costituiti da o contenenti carni suine provenienti da alcune parti del suo territorio, dovrebbero essere stabilite alcune prescrizioni, in particolare per quanto concerne la certificazione, per la spedizione di tali carni, preparati e prodotti a base di carni da altre zone del territorio di tale Stato membro non soggette a detto divieto e in tali certificati sanitari dovrebbe essere incluso un riferimento alla presente decisione.

(13)

Allo scopo di prevenire la diffusione della peste suina africana in altre zone dell’Unione e in paesi terzi è inoltre opportuno disporre che la spedizione da Stati membri nei quali vi sono zone elencate nell’allegato di carni fresche di suini, di preparati e prodotti a base di carni costituiti da o contenenti carni suine sia soggetta ad alcune condizioni più restrittive. In particolare, tali carni fresche di suini, preparati e prodotti a base di carni suine dovrebbero essere bollati con marchi speciali che non possano essere confusi con il marchio di identificazione di cui al regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (14) e con i bolli sanitari per le carni suine di cui al regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (15).

(14)

Il periodo di applicazione delle misure previste dalla presente decisione dovrebbe tenere conto dell’epidemiologia della peste suina africana e delle condizioni atte a ripristinare lo status di indenne da peste suina africana, conformemente al codice sanitario per gli animali terrestri dell’Organizzazione mondiale della sanità animale, e pertanto tale periodo dovrebbe durare almeno fino al 31 dicembre 2017.

(15)

Le decisioni di esecuzione 2014/93/UE e 2014/134/UE dovrebbero essere abrogate e sostituite dalla presente decisione. La decisione 2005/363/CE è stata modificata a più riprese. È pertanto opportuno abrogare tale decisione e sostituirla con la presente decisione.

(16)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

La presente decisione stabilisce misure di protezione contro la peste suina africana negli Stati membri o nelle zone di cui all’allegato (gli Stati membri interessati).

Essa si applica fatti salvi i programmi di eradicazione della peste suina africana in popolazioni di suini selvatici nello Stato membro interessato, approvati dalla Commissione conformemente all’articolo 16 della direttiva 2002/60/CE.

Articolo 2

Divieto di spedizione di suini vivi, sperma, ovuli ed embrioni di suini, carni suine, preparati e prodotti a base di carni suine e di tutti gli altri prodotti contenenti carni suine nonché di partite di sottoprodotti di origine animale della specie suina da alcune zone elencate nell’allegato

Gli Stati membri interessati vietano:

a)

la spedizione di suini vivi dalle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato;

b)

la spedizione di partite di sperma, ovuli ed embrioni di suini dalle zone elencate nella parte III dell’allegato;

c)

la spedizione di partite di carni suine, preparati e prodotti a base di carni suine e di tutti gli altri prodotti contenenti carni suine dalle zone elencate nella parte III dell’allegato;

d)

la spedizione di partite di sottoprodotti di origine animale della specie suina dalle zone elencate nella parte III dell’allegato.

Articolo 3

Deroga al divieto di spedizione di suini vivi dalle zone elencate nella parte II dell’allegato

In deroga al divieto di cui all’articolo 2, lettera a), gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione di suini vivi provenienti da un’azienda situata nelle zone elencate nella parte II dell’allegato in altre zone situate nel territorio dello stesso Stato membro, purché tali suini siano rimasti nell’azienda per almeno 30 giorni o dalla nascita e nessun suino vivo sia stato introdotto in tale azienda durante un periodo di almeno 30 giorni prima della data della movimentazione e

1.

i suini siano stati sottoposti ad esami di laboratorio per la peste suina africana effettuati con esito negativo su campioni prelevati secondo le procedure di campionamento previste dal programma di eradicazione della peste suina africana di cui all’articolo 1, secondo comma, della presente decisione, entro un periodo di 15 giorni prima della data della movimentazione e ad un esame clinico per la peste suina africana effettuato alla data di spedizione da un veterinario ufficiale conformemente alle procedure di esame e campionamento di cui al capitolo IV, parte A, dell’allegato della decisione 2003/422/CE della Commissione (16), oppure

2.

i suini provengano da un’azienda:

a)

che, almeno due volte all’anno, con un intervallo di almeno 4 mesi, sia stata sottoposta da parte dell’autorità veterinaria competente ad ispezioni:

i)

conformi agli orientamenti e alle procedure di cui al capitolo IV dell’allegato della decisione 2003/422/CE,

ii)

comprensive di un esame clinico e di un campionamento conformi alle procedure di esame e campionamento di cui al capitolo IV, parte A, dell’allegato della decisione 2003/422/CE,

iii)

finalizzate al controllo dell’effettiva applicazione delle misure di cui all’articolo 15, paragrafo 2, lettera b), secondo trattino e trattini dal quarto al settimo, della direttiva 2002/60/CE;

b)

che attua i requisiti di biosicurezza per la peste suina africana stabiliti dall’autorità competente;

c)

in cui i suini di età superiore ai 60 giorni sono stati sottoposti agli esami di laboratorio per la peste suina africana di cui al paragrafo 1.

Articolo 4

Deroga al divieto di spedizione di partite di carni suine, di preparati e prodotti a base di carni suine e di tutti gli altri prodotti costituiti da o contenenti carni suine dalle zone elencate nella parte III dell’allegato

In deroga al divieto di cui all’articolo 2, lettera c), gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione di carni suine, di preparati e prodotti a base di carni suine e di tutti gli altri prodotti costituiti da o contenenti carni suine dalle zone elencate nella parte III dell’allegato, purché:

a)

siano ottenuti da suini rimasti sin dalla nascita in aziende situate al di fuori delle zone elencate nell’allegato, e che le carni suine, i preparati e i prodotti a base di carni suine costituiti da o contenenti tali carni siano stati prodotti, immagazzinati e trasformati in stabilimenti riconosciuti a norma dell’articolo 10; oppure

b)

siano stati prodotti e trasformati in conformità all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2002/99/CE.

Articolo 5

Deroga al divieto di spedizione di partite di sottoprodotti di origine animale della specie suina dalle zone elencate nella parte III dell’allegato

In deroga al divieto di cui all’articolo 2, lettera d), gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione di prodotti derivati di cui all’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (17), ottenuti da sottoprodotti di origine animale della specie suina, dalle zone elencate nella parte III dell’allegato, purché tali sottoprodotti siano stati sottoposti a un trattamento che garantisca che i prodotti derivati non presentano rischi relativamente alla peste suina africana.

Articolo 6

Divieto di spedizione di suini vivi dalle zone elencate nell’allegato in altri Stati membri e in paesi terzi

1.   Gli Stati membri interessati garantiscono che i suini vivi non siano spediti dal loro territorio in altri Stati membri e in paesi terzi, salvo che tali suini vivi provengano da:

a)

zone non comprese fra quelle elencate nell’allegato;

b)

un’azienda in cui, nel corso di un periodo di almeno 30 giorni immediatamente prima della data di spedizione, non siano stati introdotti suini vivi provenienti dalle zone elencate nell’allegato.

2.   In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione di suini vivi provenienti da un’azienda situata nelle zone elencate nella parte I dell’allegato, purché tali suini vivi siano conformi alle seguenti condizioni:

a)

siano rimasti nell’azienda per almeno 40 giorni o dalla nascita e nessun suino vivo sia stato introdotto in tale azienda durante un periodo di almeno 30 giorni prima della data di spedizione;

b)

provengano da un’azienda che attua i requisiti di biosicurezza per la peste suina africana stabiliti dall’autorità competente;

c)

siano stati sottoposti ad esami di laboratorio per la peste suina africana effettuati con esito negativo su campioni prelevati secondo le procedure di campionamento previste dal programma di eradicazione della peste suina africana di cui all’articolo 1, secondo comma, della presente decisione, entro un periodo di 15 giorni prima della data della movimentazione e ad un esame clinico per la peste suina africana effettuato alla data di spedizione da un veterinario ufficiale conformemente alle procedure di esame e campionamento di cui al capitolo IV, parte A, dell’allegato della decisione 2003/422/CE; oppure

d)

provengano da un’azienda che, almeno due volte all’anno, con un intervallo di almeno 4 mesi, sia stata sottoposta dall’autorità veterinaria competente ad ispezioni:

i)

conformi agli orientamenti e alle procedure di cui al capitolo IV dell’allegato della decisione 2003/422/CE,

ii)

comprensive di un esame clinico e di un campionamento conformi alle procedure di esame e campionamento di cui al capitolo IV, parte A, dell’allegato della decisione 2003/422/CE,

iii)

finalizzate al controllo dell’effettiva applicazione delle misure previste dalle disposizioni di cui all’articolo 15, paragrafo 2, lettera b), secondo trattino e trattini dal quarto al settimo, della direttiva 2002/60/CE.

3.   Per le partite dei suini vivi di cui al presente articolo, è aggiunta la seguente dicitura ai relativi certificati sanitari di cui:

a)

all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 64/432/CEE; oppure

b)

all’articolo 3, paragrafo 1, della decisione 93/444/CEE:

«Suini conformi all’articolo 6, paragrafo 2, della decisione di esecuzione 2014/178/UE della Commissione (18).

Articolo 7

Divieto di spedizione di partite di sperma, ovuli ed embrioni di suini dalle zone elencate nell’allegato in altri Stati membri e in paesi terzi

Lo Stato membro interessato provvede affinché nessuna partita dei seguenti prodotti sia spedita dal proprio territorio in altri Stati membri e in paesi terzi:

a)

sperma suino, salvo che esso provenga da verri allevati in un centro di raccolta riconosciuto, di cui all’articolo 3, lettera a), della direttiva 90/429/CEE del Consiglio (19) e situato al di fuori delle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato della presente decisione;

b)

ovuli ed embrioni di animali della specie suina, salvo che essi provengano da scrofe donatrici allevate in aziende conformi all’articolo 6, paragrafo 2 e situate al di fuori delle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato, e gli embrioni siano concepiti con sperma conforme alla lettera a).

Articolo 8

Divieto di spedizione di partite di sottoprodotti di origine animale della specie suina dalle zone elencate nell’allegato in altri Stati membri e in paesi terzi

1.   Lo Stato membro interessato provvede affinché nessuna partita di sottoprodotti animali di origine suina sia spedita dal proprio territorio in altri Stati membri e in paesi terzi, salvo che tali sottoprodotti suini siano ottenuti da suini originari e provenienti da aziende situate al di fuori delle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato.

2.   In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione in altri Stati membri e in paesi terzi di prodotti derivati ottenuti da sottoprodotti di origine animale di suini provenienti dalle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato, purché:

a)

tali sottoprodotti siano stati sottoposti ad un trattamento che garantisca che i prodotti derivati ottenuti da suini non presentino rischi relativamente alla peste suina africana;

b)

le partite siano corredate di un documento commerciale rilasciato in conformità al capo III dell’allegato VIII del regolamento (UE) n. 142/2011 della Commissione (20).

Articolo 9

Divieto di spedizione di carni fresche di suini e di taluni preparati e prodotti a base di carni suine dalle zone elencate nell’allegato in altri Stati membri e in paesi terzi

1.   Gli Stati membri interessati provvedono affinché nessuna partita di carni fresche di suini provenienti da aziende situate nelle zone elencate nell’allegato, nonché di preparati e prodotti a base di carni suine, costituiti da o contenenti carni di tali suini sia spedita in altri Stati membri e in paesi terzi, salvo che tali carni suine siano state ottenute da suini originari e provenienti da aziende situate al di fuori delle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato.

2.   In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri interessati con riferimento alle zone elencate nella parte III dell’allegato possono autorizzare la spedizione in altri Stati membri di carni fresche di suini di cui al paragrafo 1 e di preparati e prodotti a base di carni suine, costituiti da o contenenti tali carni suine, purché tali preparati e prodotti a base di carni suine siano ottenuti da suini allevati sin dalla nascita in aziende situate al di fuori delle zone elencate nella parte III dell’allegato, e le carni fresche di suini, i preparati e i prodotti a base di carni suine siano prodotti, immagazzinati e trasformati in stabilimenti riconosciuti a norma dell’articolo 10.

3.   In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri interessati con riferimento alle zone elencate nella parte II dell’allegato possono autorizzare la spedizione in altri Stati membri di carni fresche di suini di cui al paragrafo 1 e di preparati e prodotti a base di carni suine, costituiti da o contenenti tali carni suine, a condizione che tali preparati e prodotti a base di carni suine siano ottenuti da suini conformi ai requisiti di cui all’articolo 3, paragrafo 1 o 2.

Articolo 10

Riconoscimento di macelli, laboratori di selezionamento e stabilimenti di trasformazione delle carni ai fini dell’articolo 4 e dell’articolo 9, paragrafo 2

L’autorità competente degli Stati membri interessati approva solo i macelli, i laboratori di sezionamento e gli stabilimenti di trasformazione delle carni ai fini dell’articolo 4 e dell’articolo 9, paragrafo 2, presso i quali la produzione, l’immagazzinamento e la trasformazione delle carni fresche di suini e dei preparati e prodotti a base di carni suine, costituiti da o contenenti tali carni suine di cui è autorizzata la spedizione in altri Stati membri e in paesi terzi conformemente alle deroghe previste all’articolo 4 e all’articolo 9, paragrafo 2, sono realizzati separatamente dalla produzione, dall’immagazzinamento e dalla trasformazione di altri prodotti costituiti da o contenenti carni fresche di suini e preparati e prodotti a base di carni ottenute da suini originari o provenienti da aziende situate nelle zone elencate nell’allegato, diversi da quelli riconosciuti a norma del presente articolo.

Articolo 11

Deroga al divieto di spedizione di carni fresche di suini e di taluni preparati e prodotti a base di carni suine dalle zone elencate nell’allegato

In deroga all’articolo 9, gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione in altri Stati membri e in paesi terzi di carni fresche di suini, di preparati e prodotti a base di carni suine, costituiti da o contenenti tali carni provenienti dalle zone elencate nelle parti II e III dell’allegato, purché tali prodotti:

a)

siano stati prodotti e trasformati in conformità all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2002/99/CE;

b)

siano soggetti a certificazione veterinaria in conformità all’articolo 5 della direttiva 2002/99/CE;

c)

siano corredati del certificato sanitario richiesto nel quadro degli scambi intra-UE di cui al regolamento (CE) n. 599/2004, la cui parte II va completata come segue:

«Prodotto conforme alla decisione di esecuzione 2014/178/UE della Commissione, del 27 marzo 2014, recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri (21).

Articolo 12

Informazioni relative agli articoli da 9 a 11

Ogni sei mesi a partire dalla data della presente decisione, gli Stati membri comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri l’elenco aggiornato degli stabilimenti riconosciuti di cui all’articolo 10 ed eventuali informazioni pertinenti l’applicazione degli articoli da 9 a 11.

Articolo 13

Misure riguardanti i suini selvatici vivi, le carni fresche, i preparati e i prodotti a base di carni, costituiti da o contenenti carni di suini selvatici

1.   Gli Stati membri interessati provvedono affinché:

a)

dalle zone elencate nell’allegato non vengano effettuate spedizioni di suini selvatici vivi in altri Stati membri o in altre zone del territorio dello stesso Stato membro;

b)

dalle zone elencate nell’allegato non vengano spedite carni fresche di suini selvatici, preparati e prodotti a base di carni, costituiti da o contenenti tali carni in altri Stati membri o in altre zone del territorio dello stesso Stato membro.

2.   In deroga al paragrafo 1, lettera b), gli Stati membri interessati possono autorizzare la spedizione in altre zone nel territorio dello stesso Stato membro non elencate nell’allegato di partite di carni fresche di suini selvatici, preparati e prodotti a base di carni, costituiti da o contenenti tali carni provenienti dalle zone elencate nella parte I dell’allegato, purché i suini selvatici siano stati sottoposti con esito negativo ad un test per la peste suina africana in conformità alle procedure diagnostiche di cui al capitolo VI, parti C e D, dell’allegato della decisione 2003/422/CE.

Articolo 14

Marchi sanitari particolari e requisiti in materia di certificazione per carni fresche, preparati e prodotti a base di carni soggetti ai divieti di cui agli articoli 2, 9 e 13

Gli Stati membri interessati garantiscono che le carni fresche e i preparati e i prodotti a base di carni oggetto del divieto di cui agli articoli 2, 9 e 13 siano contrassegnati da un particolare marchio sanitario che non ha forma ovale e che non può essere confuso con:

a)

il marchio di identificazione per i preparati e i prodotti a base di carni, costituiti da o contenenti carni di suini, di cui alla sezione I dell’allegato II del regolamento (CE) n. 853/2004;

b)

il bollo sanitario per le carni fresche di suini di cui alla sezione I, capo III, dell’allegato I del regolamento (CE) n. 854/2004.

Articolo 15

Requisiti relativi alle aziende e ai veicoli utilizzati per il trasporto nelle zone elencate nell’allegato

Gli Stati membri interessati provvedono affinché:

a)

le condizioni di cui all’articolo 15, paragrafo 2, lettera b), secondo trattino e trattini dal quarto al settimo, della direttiva 2002/60/CE siano applicate nelle aziende suinicole situate all’interno delle zone elencate nell’allegato della presente decisione;

b)

i veicoli utilizzati per il trasporto di suini o di sottoprodotti di origine animale della specie suina provenienti da aziende situate nelle zone elencate nell’allegato della presente decisione vengano puliti e disinfettati immediatamente dopo ogni operazione e il trasportatore fornisca la prova dell’avvenuta pulizia e disinfezione.

Articolo 16

Requisiti in materia di informazione degli Stati membri interessati

Gli Stati membri interessati informano la Commissione e gli altri Stati membri, nell’ambito del comitato permanente per la catena alimentare e la salute animale, dei risultati della sorveglianza della peste suina africana relativa alle zone elencate nell’allegato, conformemente ai programmi di eradicazione della peste suina africana dalle popolazioni di suini selvatici, approvati dalla Commissione in conformità all’articolo 16 della direttiva 2002/60/CE e di cui all’articolo 1, secondo comma, della presente decisione.

Articolo 17

Conformità

Gli Stati membri modificano le misure applicate agli scambi per renderle conformi alla presente decisione e rendono immediatamente pubbliche nel modo adeguato le misure adottate. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Articolo 18

Abrogazione

La decisione 2005/363/CE e le decisioni di esecuzione 2014/93/UE e 2014/134/UE sono abrogate.

Articolo 19

Applicabilità

La presente decisione si applica fino al 31 dicembre 2017.

Articolo 20

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 27 marzo 2014

Per la Commissione

Tonio BORG

Membro della Commissione


(1)  GU L 395 del 30.12.1989, pag. 13.

(2)  GU L 224 del 18.8.1990, pag. 29.

(3)  GU L 18 del 23.1.2003, pag. 11.

(4)  Direttiva 2002/60/CE del Consiglio, del 27 giugno 2002, recante disposizioni specifiche per la lotta contro la peste suina africana e recante modifica della direttiva 92/119/CEE per quanto riguarda la malattia di Teschen e la peste suina africana (GU L 192 del 20.7.2002, pag. 27).

(5)  Decisione 2005/363/CE della Commissione, del 2 maggio 2005, relativa a talune misure di protezione della salute animale contro la peste suina africana in Sardegna, Italia (GU L 118 del 5.5.2005, pag. 39).

(6)  Decisione 2005/362/CE della Commissione, del 2 maggio 2005, recante approvazione del piano di eradicazione della peste suina africana nei suini selvatici in Sardegna, Italia (GU L 118 del 5.5.2005, pag. 37).

(7)  Decisione di esecuzione 2014/93/UE della Commissione, del 14 febbraio 2014, relativa ad alcune misure protettive contro la peste suina africana in Lituania (GU L 46 del 18.2.2014, pag. 20).

(8)  Decisione di esecuzione 2014/134/UE della Commissione, del 12 marzo 2014, relativa ad alcune misure protettive contro la peste suina africana in Polonia (GU L 74 del 14.3.2014, pag. 63).

(9)  The EFSA Journal 2010; 8(3):1556.

(10)  Direttiva 92/65/CEE del Consiglio, del 13 luglio 1992, che stabilisce norme sanitarie per gli scambi e le importazioni nella Comunità di animali, sperma, ovuli e embrioni non soggetti, per quanto riguarda le condizioni di polizia sanitaria, alle normative comunitarie specifiche di cui all’allegato A, sezione I, della direttiva 90/425/CEE (GU L 268 del 14.9.1992, pag. 54).

(11)  Direttiva 64/432/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1964, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina (GU 121 del 29.7.1964, pag. 1977/64).

(12)  Decisione 93/444/CEE della Commissione, del 2 luglio 1993, relativa alle modalità degli scambi intracomunitari di taluni animali vivi e prodotti destinati ad essere esportati nei paesi terzi (GU L 208 del 19.8.1993, pag. 34).

(13)  Regolamento (CE) n. 599/2004 della Commissione, del 30 marzo 2004, concernente l’adozione di un modello armonizzato di certificato e di verbale d’ispezione relativi agli scambi intracomunitari di animali e di prodotti di origine animale (GU L 94 del 31.3.2004, pag. 44).

(14)  Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (GU L 139 del 30.4.2004, pag. 55).

(15)  Regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione dei controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano (GU L 139 del 30.4.2004, pag. 206).

(16)  Decisione 2003/422/CE della Commissione, del 26 maggio 2003, recante approvazione di un manuale di diagnostica della peste suina africana (GU L 143 dell’11.6.2003, pag. 35).

(17)  Regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale) (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 1).

(18)  GU L 95 del 29.3.2014, pag. 48

(19)  Direttiva 90/429/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, che stabilisce le esigenze di polizia sanitaria applicabili agli scambi intracomunitari e alle importazioni di sperma di animali della specie suina (GU L 224 del 18.8.1990, pag. 62).

(20)  Regolamento (UE) n. 142/2011 della Commissione, del 25 febbraio 2011, recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano, e della direttiva 97/78/CE del Consiglio per quanto riguarda taluni campioni e articoli non sottoposti a controlli veterinari alla frontiera (GU L 54 del 26.2.2011, pag. 1).

(21)  GU L 95 del 29.3.2014, pag. 48


ALLEGATO

PARTE I

1.   Lituania

Le seguenti zone in Lituania:

a)

nella contea (apskritis) di Vilnius:

parte del comune distrettuale di Vilnius [a sud delle strade n. A2 (E 272) e n. 103],

 

comune distrettuale di Trakai e comune di Elektrėnai;

b)

nella contea (apskritis) di Marijampolė:

comune di Marijampolė, comune di Kalvarija e comune di Kazlų Rūda;

c)

nella contea (apskritis) di Kaunas:

comune distrettuale di Prienai e comune di Birštonas.

2.   Polonia

Le seguenti zone in Polonia:

nel voivodato della Podlachia:

la città di Suwałki;

la città di Białystok;

i comuni di Suwałki, Szypliszki e Raczki nel distretto di Suwałki;

i comuni di Augustów, con la città di Augustów, Nowinka, Sztabin e Bargłów Kościelny nel distretto di Augustów;

i comuni di Krasnopol e Puńsk nel distretto di Sejny;

i comuni di Goniądz, Jasionówka, Jaświły, Knyszyn, Krypno e Mońki nel distretto di Mońki;

i comuni di Suchowola e Korycin nel distretto di Sokółka;

i comuni di Choroszcz, Juchnowiec Kościelny, Suraż, Turośń Kościelna, Tykocin, Zabłudów e Dobrzyniewo Duże nel distretto di Białystok;

i comuni di Bielsk Podlaski, con la città di Bielsk Podlaski, Orla e Wyszki nel distretto di Bielsk;

i comuni di Narew, Narewka, Białowieża, Czyże, Dubicze Cerkiewne e Hajnówka, con la città di Hajnówka, nel distretto di Hajnówka.

PARTE II

1.   Lituania

Le seguenti zone in Lituania:

a)

nella contea (apskritis) di Vilnius:

il comune distrettuale di Šalčininkai;

b)

nella contea (apskritis) di Alytus:

il comune distrettuale di Lazdijai, il comune distrettuale di Varėna, il comune distrettuale di Alytus, il comune urbano di Alytus e il comune di Druskininkai.

2.   Polonia

Le seguenti zone in Polonia:

nel voivodato della Podlachia:

i comuni di Giby e Sejny, con la città di Sejny, nel distretto di Sejny;

i comuni di Lipsk e Płaska nel distretto di Augustów;

i comuni di Czarna Białostocka, Gródek, Supraśl, Wasilków e Michałowo nel distretto di Białystok;

i comuni di Dąbrowa Białostocka, Janów, Krynki, Kuźnica, Nowy Dwór, Sidra, Sokółka e Szudziałowo nel distretto di Sokółka.

PARTE III

Italia

Le seguenti zone in Italia:

tutto il territorio della Sardegna.


29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/56


DECISIONE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 22 gennaio 2014

che modifica la Decisione BCE/2004/2 che adotta il regolamento interno della Banca centrale europea

(BCE/2014/1)

(2014/179/UE)

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA,

visto lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare l’articolo 12.3,

visto il Regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (1), in particolare gli articoli 25, paragrafo 2 e 26 paragrafo 12,

considerando quanto segue

(1)

È necessario adattare l’organizzazione interna della BCE e i suoi organi decisionali ai nuovi obblighi imposti dal Regolamento (UE) n. 1024/2013, per chiarire l’interazione degli organi coinvolti del processo di preparazione e adozione delle decisioni di vigilanza.

(2)

È necessario elaborare un codice di condotta che fissi norme e principi deontologici che orientino i membri del Consiglio direttivo e i membri supplenti nell’esercizio delle proprie funzioni.

(3)

È necessario istituire un comitato di controllo ad alto livello per rafforzare i livelli di controllo interni ed esterni e contribuire a migliorare ulteriormente la governance interna della BCE e dell’Eurosistema.

(4)

L’articolo 21 del regolamento interno precisa che le condizioni di impiego e le norme sul personale regolano il rapporto di lavoro tra la BCE e il proprio personale. Le condizioni di impiego e le norme sul personale sono state modificate per includere le norme che regolano la selezione e la nomina dei candidati. L’articolo 20 del Regolamento interno in materia di selezione, nomina e promozione del personale è divenuto superfluo e dovrebbe pertanto essere abrogato.

(5)

È necessario altresì rendere il testo aderente a lievi modifiche di carattere tecnico e redazionale come la nuova numerazione degli articoli del trattato, dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.

(6)

La procedura di non obiezione di cui all’articolo 26, paragrafo 8, del Regolamento (UE) n. 1024/2013 non dovrebbe trovare applicazione in riferimento alle decisioni relative al quadro generale nell’ambito del quale sono assunte decisioni di vigilanza, come nel caso delle decisioni relative al quadro organizzativo di cui all’articolo 6, paragrafo 7, del Regolamento (UE) n. 1024/2013.

(7)

La Decisione BCE/2004/2 (2), dovrebbe essere modificata al fine di tenere conto di tali sviluppi,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Modifiche al regolamento interno della Banca centrale europea

La Decisione BCE/2004/2 è modificata come segue:

1.

L’articolo 1 è sostituito dal seguente:

«Articolo 1

Definizioni

1.1.

Il presente regolamento interno è complementare al trattato sul funzionamento dell’Unione europea e allo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea. Salvo quanto disposto all’articolo 1.2, i termini contenuti nel presente regolamento hanno lo stesso significato di quelli contenuti nel trattato e nello Statuto.

1.2.

I termini “Stato membro partecipante”, “autorità nazionale competente” e “autorità nazionale designata” hanno lo stesso significato loro attribuito nel Regolamento (UE) del Consiglio n. 1024/2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (3).

2.

È inserito il seguente articolo 5 bis:

«Articolo 5 bis

Codice di condotta per i membri del Consiglio direttivo

5 bis.1.

Il Consiglio direttivo adotta e aggiorna un codice di condotta che orienta la condotta dei propri membri, pubblicato sul sito Internet della BCE.

5 bis.2.

Ciascun governatore si assicura che la persona che l’accompagna ai sensi dell’articolo 3.2 e il suo supplente ai sensi dell’articolo 3.3 sottoscrivano una dichiarazione di impegno ad osservare il codice di condotta prima della partecipazione alle riunioni del Consiglio direttivo.»

3.

L’articolo 9 è sostituito dal seguente:

«Articolo 9

Eurosistema — Comitati del SEBC

9.1.

Il Consiglio direttivo istituisce e scioglie i comitati. I comitati prestano assistenza all’attività degli organi decisionali della BCE e riferiscono al Consiglio direttivo attraverso il Comitato esecutivo.

9.2.

Riguardo alle questioni inerenti alla vigilanza prudenziale degli enti creditizi, i comitati che prestano assistenza all’attività della BCE in relazione ai compiti a questa attribuiti dal Regolamento (UE) n. 1024/2013 riferiscono al Consiglio di vigilanza e, se del caso, al Consiglio direttivo. Il Consiglio di vigilanza, conformemente alle proprie procedure, incarica il vicepresidente di riferire al Consiglio direttivo tramite il Comitato esecutivo su tale attività.

9.3.

I comitati sono composti da un massimo di due membri di ciascuna BCN dell’Eurosistema e della BCE, rispettivamente nominati dal Governatore e dal Comitato esecutivo.

9.4.

Quando prestano assistenza all’attività degli organi decisionali della BCE nell’espletamento dei compiti attribuiti alla BCE dal Regolamento (UE) n. 1024/2013, i comitati includono un membro della banca centrale e un membro dell’autorità nazionale competente di ogni Stato membro partecipante, nominato da ciascun governatore previa consultazione della rispettiva autorità nazionale competente, ove diversa dalla banca centrale.

9.5.

Il Consiglio direttivo stabilisce i compiti dei comitati e ne nomina i presidenti. Di norma, il presidente è un membro del personale della BCE. Sia il Consiglio direttivo che il Comitato esecutivo hanno il diritto di richiedere ai comitati di condurre studi su specifici argomenti. La BCE fornisce assistenza di segretariato ai comitati.

9.6.

Ciascuna banca centrale nazionale degli Stati membri non partecipanti può nominare fino a un massimo di due membri del proprio personale affinché prendano parte alle riunioni di un comitato ogni qual volta siano trattate questioni di competenza del Consiglio generale e ogniqualvolta il presidente di un comitato e il Comitato esecutivo lo ritengano opportuno.

9.7.

I rappresentanti di altri organismi e istituzioni dell’Unione e ogni altra parte possono essere altresì invitati a prendere parte alle riunioni di un comitato ogniqualvolta il suo presidente e il Comitato esecutivo lo ritengano opportuno.»

4.

È inserito il seguente articolo 9 bis:

«Articolo 9 bis

Comitato di controllo

Al fine di rafforzare i livelli di controllo esterni e interni già esistenti e consolidare la governance interna della BCE e dell’Eurosistema, il Consiglio direttivo istituisce un comitato di controllo e ne stabilisce i compiti e la composizione.»

5.

L’articolo 11.3 è sostituito dal seguente:

«11.3.

Il Comitato esecutivo adotta e aggiorna un codice di condotta che orienta la condotta dei propri membri e di quelli del personale della BCE, pubblicato sul sito Internet della BCE.»

6.

Sono aggiunti i seguenti articoli:

«CAPITOLO IV bis

COMPITI IN MATERIA DI VIGILANZA

Articolo 13 bis

Consiglio di vigilanza

Ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 1 del Regolamento (UE) n. 1024/2013, un Consiglio di vigilanza, istituito come organo interno della BCE, è incaricato della pianificazione ed esecuzione dei compiti attribuiti alla BCE relativi alla vigilanza prudenziale degli enti creditizi (di seguito “compiti in materia di vigilanza”). I compiti del Consiglio di vigilanza non pregiudicano le competenze degli organi decisionali della BCE.

Articolo 13 ter

Composizione del Consiglio di vigilanza

13 ter.1.

Il Consiglio di vigilanza è composto da un presidente, un vicepresidente, quattro rappresentanti della BCE e un rappresentante dell’autorità nazionale competente di ciascuno Stato membro partecipante. Tutti i membri del Consiglio di vigilanza agiscono nell’interesse dell’Unione nel suo complesso.

13 ter.2.

Quando l’autorità nazionale competente di uno Stato membro partecipante non è una banca centrale, il rispettivo membro del Consiglio di vigilanza può farsi accompagnare da un rappresentante della banca centrale del proprio Stato membro. Ai fini del voto, i rappresentanti di uno Stato membro sono considerati un unico membro.

13 ter.3.

Sentito il Consiglio di vigilanza, il Consiglio direttivo adotta la proposta di nomina del presidente e del vicepresidente del Consiglio di vigilanza da presentare al Parlamento europeo per l’approvazione.

13 ter.4.

Le condizioni e le modalità di impiego del presidente del Consiglio di vigilanza, in particolare il suo trattamento economico, pensionistico e previdenziale sono oggetto di un contratto stipulato con la BCE e stabiliti dal Consiglio direttivo.

13 ter.5.

Il mandato del vicepresidente del Consiglio di vigilanza è di cinque anni e non è rinnovabile. Il mandato non può essere esteso oltre la fine dell’incarico di membro del Comitato esecutivo.

13 ter.6.

Il Consiglio direttivo, su proposta del Comitato esecutivo, nomina i quattro rappresentanti della BCE al Consiglio di vigilanza, cui è vietato assolvere compiti direttamente connessi alla funzione di politica monetaria.

Articolo 13 quater

Votazioni ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 7, del Regolamento (UE) n. 1024/2013

Ai fini dell’adozione dei progetti di decisioni ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 7 del Regolamento (UE) n. 1024/2013 e sulla base dell’articolo 16 del trattato sull’Unione europea, dell’articolo 238, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e del Protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, si applicano le seguenti norme:

i)

Fino al 31 ottobre 2014, le decisioni si intendono adottate quando almeno il 50 per cento dei membri del Consiglio di vigilanza che rappresentano almeno il 74 per cento del numero totale dei voti ponderati e il 62 per cento della popolazione totale, ha espresso voto favorevole.

ii)

Dal 1o novembre 2014, le decisioni si intendono adottate quando almeno il 55 per cento dei membri del Consiglio di vigilanza che rappresentano almeno il 65 per cento della popolazione totale, ha espresso voto favorevole. Una minoranza di blocco deve comprendere un numero minimo di membri del Consiglio di vigilanza che rappresentano il 35 per cento della popolazione totale più uno, in difetto del quale la maggioranza qualificata si considera raggiunta.

iii)

Nel periodo compreso tra il 1o novembre 2014 e il 31 marzo 2017, su richiesta di un rappresentante di un’autorità nazionale competente ovvero di un rappresentante della BCE nel Consiglio di vigilanza, le decisioni si intendono adottate quando almeno il 50 per cento dei membri del Consiglio di vigilanza che rappresentano almeno il 74 per cento del totale dei voti ponderati e il 62 per cento della popolazione totale, ha espresso voto favorevole.

iv)

A ciascuno dei quattro rappresentanti della BCE nominati dal Consiglio direttivo è attribuita una ponderazione uguale alla ponderazione mediana dei rappresentanti delle autorità nazionali competenti degli Stati membri partecipanti, calcolata sulla base del metodo stabilito nell’allegato.

v)

I voti del presidente e del vicepresidente hanno una ponderazione pari a zero e sono conteggiati ai soli effetti della definizione della maggioranza per quanto attiene al numero dei membri del Consiglio di vigilanza.

Articolo 13 quinquies

Regolamento interno del Consiglio di vigilanza

Il Consiglio di vigilanza adotta il proprio regolamento interno previa consultazione del Consiglio direttivo. Il regolamento interno garantisce la parità di trattamento di tutti gli Stati membri partecipanti.

Articolo 13 sexies

Codice di condotta per i membri del Consiglio di vigilanza

13 sexies.1.

Il Consiglio di vigilanza adotta e aggiorna un codice di condotta che orienta la condotta dei propri membri, pubblicato sul sito Internet della BCE.

13 sexies.2.

Ciascun membro si assicura che le persone che lo accompagnano, i supplenti e i rappresentanti della sua banca centrale nazionale, ove l’autorità nazionale competente non sia la banca centrale, sottoscrivano una dichiarazione che li impegna all’osservanza del codice di condotta prima di partecipare alle riunioni del Consiglio di vigilanza.

Articolo 13 septies

Riunioni del Consiglio di vigilanza

Il Consiglio di vigilanza tiene di norma le proprie riunioni nei locali della BCE. I lavori delle riunioni del Consiglio di vigilanza sono comunicati senza ritardo al Consiglio direttivo, a scopo informativo.

Articolo 13 octies

Adozione di decisioni finalizzate all’espletamento dei compiti di cui all’articolo 4 del Regolamento (UE) n. 1024/2013

13 octies.1.

Il Consiglio di vigilanza propone al Consiglio direttivo progetti di decisione completi al fine di espletare i compiti di cui all’articolo 4 del Regolamento (UE) n. 1024/2013, corredati da note esplicative sul contesto e le motivazioni su cui il progetto di decisione si basa. Tali progetti di decisioni sono trasmessi simultaneamente alle autorità nazionali competenti degli Stati membri partecipanti interessati, unitamente alla comunicazione del termine assegnato al Consiglio direttivo in conformità all’articolo 13 octies.2.

13 octies.2.

Un progetto di decisione ai sensi dell’articolo 13 octies.1 si ritiene adottato salve obiezioni da parte del Consiglio direttivo entro il termine di dieci giorni lavorativi. In situazioni di emergenza il Consiglio di vigilanza stabilisce un termine ragionevole non superiore a 48 ore. Il Consiglio direttivo motiva per iscritto le obiezioni. La decisione è trasmessa al Consiglio di vigilanza e alle autorità nazionali competenti degli Stati membri interessati.

13 octies.3.

Gli Stati membri partecipanti non appartenenti all’area dell’euro notificano alla BCE il proprio disaccordo motivato rispetto a un progetto di decisione del Consiglio di vigilanza entro cinque giorni lavorativi dalla sua ricezione ai sensi dell’articolo 13 octies.1. Il presidente della BCE comunica senza ritardo il disaccordo motivato al Consiglio direttivo e al Consiglio di vigilanza. Il Consiglio direttivo decide sulla questione entro cinque giorni lavorativi dalla data in cui ha avuto notizia del disaccordo motivato tenendo integralmente conto delle motivazioni contenute nella valutazione espressa dal Consiglio di vigilanza. La decisione è trasmessa al Consiglio di vigilanza e all’autorità nazionale competente dello Stato membro interessato, corredata di spiegazioni scritte.

13 octies.4.

Gli Stati membri partecipanti non appartenenti all’area dell’euro notificano alla BCE il proprio disaccordo motivato rispetto all’obiezione mossa dal Consiglio di vigilanza in ordine a un progetto di decisione del Consiglio di vigilanza entro cinque giorni lavorativi dalla ricezione di tale obiezione ai sensi dell’articolo 13 octies.2. Il presidente della BCE comunica senza ritardo il proprio disaccordo motivato al Consiglio direttivo e al Consiglio di vigilanza. Il Consiglio direttivo esprime il proprio parere sul disaccordo motivato espresso dallo Stato membro entro 30 giorni e, indicandone le ragioni, conferma o ritira l’obiezione. La decisione di confermare o ritirare l’obiezione è trasmessa all’autorità nazionale competente dello Stato membro interessato. Se il Consiglio direttivo ritira l’obiezione, il progetto di decisione del Consiglio di vigilanza si considera adottato alla data del ritiro dell’obiezione.

Articolo 13 nonies

Adozione di decisioni finalizzate all’espletamento dei compiti di cui all’articolo 5 del Regolamento (UE) n. 1024/2013

13 nonies.1.

Se l’autorità nazionale competente o l’autorità nazionale designata notifica alla BCE la propria intenzione di applicare i requisiti in materia di riserve di capitale e ogni altra misura mirante ad affrontare i rischi sistemici o macroprudenziali ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, del Regolamento (UE) n. 1024/2013, la notifica, una volta ricevuta dal segretario del Consiglio di vigilanza, è trasmessa senza ritardo al Consiglio direttivo e al Consiglio di vigilanza. Sulla proposta predisposta dal Consiglio di vigilanza sulla base dell’iniziativa e tenendo conto del contributo fornito dal pertinente comitato e della struttura interna interessata, il Consiglio direttivo decide sulla questione entro tre giorni lavorativi. Se il Consiglio direttivo solleva obiezioni sulla misura oggetto di notifica, ne comunica le ragioni per iscritto all’autorità nazionale competente o all’autorità nazionale designata interessata entro cinque giorni lavorativi dalla notifica alla BCE.

13 nonies.2.

Se il Consiglio direttivo, sulla base della proposta predisposta dal Consiglio di vigilanza in relazione all’iniziativa, tenendo conto del contributo fornito dal pertinente comitato e dalla struttura interna interessata, intende applicare requisiti più elevati in materia di riserve di capitale o misure più rigorose miranti ad affrontare i rischi sistemici o macroprudenziali ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2 del Regolamento (UE) n. 1024/2013, tale intenzione deve essere notificata all’autorità nazionale competente o a quella designata almeno dieci giorni lavorativi prima di adottare tale decisione. Se l’autorità nazionale competente o designata notifica per iscritto alla BCE la propria obiezione motivata entro cinque giorni lavorativi dalla ricezione della notifica, tale obiezione, una volta ricevuta dal segretario del Consiglio di vigilanza, è trasmessa senza ritardo al Consiglio direttivo e al Consiglio di vigilanza. Il Consiglio direttivo decide sulla questione sulla base della proposta preparata dal Consiglio di vigilanza in relazione all’iniziativa, tenendo in considerazione il contributo del comitato pertinente e della struttura interna interessata. La decisione è trasmessa all’autorità nazionale compente o designata interessata.

13 nonies.3.

Il Consiglio direttivo ha il diritto di approvare le proposte del Consiglio di vigilanza, modificarle o sollevare obiezioni rispetto ad esse, ai sensi degli articoli 13 nonies.1 e 13 nonies.2. Il Consiglio direttivo ha altresì diritto di richiedere al Consiglio di vigilanza di presentare una proposta ai sensi degli articoli 13 nonies.1 e 13 nonies.2 o di condurre analisi specifiche. Se il Consiglio di vigilanza non presenta alcuna proposta a seguito di tali richieste, il Consiglio direttivo, tenendo in considerazione i contributi del pertinente comitato e della struttura interna interessata, può adottare una decisione in mancanza di proposte da parte del Consiglio di vigilanza.

Articolo 13 decies

Adozione di decisioni ai sensi dell’articolo 14, paragrafi da 2 a 4 del Regolamento (UE) n. 1024/2013

Se l’autorità nazionale compente notifica alla BCE il proprio progetto di decisione ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 2, del Regolamento (UE) n. 1024/2013, il Consiglio di vigilanza, entro cinque giorni lavorativi, trasmette il progetto di decisione al Consiglio direttivo, unitamente alla propria valutazione. Il progetto di decisione si considera adottato a meno che il Consiglio direttivo sollevi obiezioni entro il termine di dieci giorni lavorativi dalla notifica alla BCE, prorogabili una sola volta per lo stesso periodo in casi debitamente giustificati.

Articolo 13 undecies

Quadro generale ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 7, del Regolamento (UE) n. 1024/2013

Il Consiglio direttivo adotta decisioni istitutive del quadro generale per l’organizzazione delle modalità pratiche di attuazione dell’articolo 6 del Regolamento (UE) n. 1024/2013, in consultazione con le autorità nazionali competenti e sulla base di una proposta del Consiglio di vigilanza al di fuori dell’ambito della procedura di non obiezione.

Articolo 13 duodecies

Separazione tra i compiti in materia di vigilanza e di politica monetaria

13 duodecies.1.

La BCE assolve i compiti attribuitile dal Regolamento (UE) n. 1024/2013senza pregiudizio per i compiti inerenti alla politica monetaria e a qualsiasi altro compito e separatamente da questi ultimi.

13 duodecies.2.

La BCE adotta tutte le misure necessarie per garantire la separazione tra le funzioni di vigilanza e quelle di politica monetaria.

13 duodecies.3.

La separazione tra le funzioni di vigilanza e quelle di politica monetaria non esclude lo scambio, fra queste due aree funzionali, delle informazioni necessarie all’adempimento dei compiti attribuiti alla BCE e al SEBC.

Articolo 13 terdecies

Organizzazione delle riunioni del Consiglio direttivo relative ai compiti in materia di vigilanza

13 terdecies.1.

Le riunioni del Consiglio direttivo relative ai compiti in materia di vigilanza si tengono separatamente rispetto alle riunioni ordinarie del Consiglio direttivo e hanno distinti ordini del giorno.

13 terdecies.2.

Su proposta del Consiglio di vigilanza, il Comitato esecutivo redige un ordine del giorno provvisorio e lo invia, unitamente alla documentazione pertinente predisposta dal Consiglio di vigilanza, ai membri del Consiglio direttivo e agli altri partecipanti autorizzati almeno otto giorni prima della relativa riunione. Ciò non vale in caso di emergenze, in occasione delle quali il Comitato esecutivo agisce nel modo ritenuto opportuno, tenuto conto delle circostanze.

13 terdecies.3.

Il Consiglio direttivo della BCE si consulta con i Governatori delle BCN non facenti parte dell’Eurosistema degli Stati membri partecipanti prima di sollevare obiezioni in merito a progetti di decisione predisposti dal Consiglio di vigilanza indirizzati ad autorità nazionali competenti rispetto a enti creditizi insediati in Stati membri partecipanti non appartenenti all’area dell’euro. Lo stesso vale ove le autorità nazionali competenti interessate informino il Consiglio direttivo del loro disaccordo motivato rispetto a tale progetto di decisione del Consiglio di vigilanza.

13 terdecies.4.

Salva diversa disposizione del presente capitolo, le disposizioni generali relative alle riunioni del Consiglio direttivo di cui al capitolo I si applicano anche alle riunioni del Consiglio direttivo relative ai compiti in materia di vigilanza.

Articolo 13 quaterdecies

Struttura interna in riferimento ai compiti in materia di vigilanza

13 quaterdecies.1.

La competenza del Comitato esecutivo in relazione alla struttura interna della BCE e al personale della BCE comprende anche i compiti in materia di vigilanza. Il Comitato esecutivo consulta il presidente e il vicepresidente del Consiglio di vigilanza in merito a tale struttura. Gli articoli 10 e11 si applicano di conseguenza.

13 quaterdecies.2.

Il Consiglio di vigilanza, di concerto con il Comitato esecutivo, può costituire e sciogliere sottostrutture provvisorie, come gruppi di lavoro e task force. Questi prestano assistenza nelle attività relative ai compiti in materia di vigilanza e riferiscono al Consiglio di vigilanza.

13 quaterdecies.3.

Il presidente della BCE, previa consultazione del presidente del Consiglio di vigilanza, designa un membro del personale della BCE quale segretario del Consiglio di vigilanza e del Comitato direttivo. Il segretario assiste il presidente o, in sua assenza, il vicepresidente nella preparazione delle riunioni del Consiglio di vigilanza ed è incaricato di stendere un resoconto dei lavori.

13 quaterdecies.4.

Il segretario si coordina con il segretario del Consiglio direttivo per la preparazione delle riunioni del Consiglio direttivo relative ai compiti in materia di vigilanza ed è incaricato di stendere il resoconto dei lavori.

Articolo 13 quindecies

Relazioni ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 2 del Regolamento (UE) n. 1024/2013

Su proposta del Consiglio di vigilanza presentata dal Comitato esecutivo, il Consiglio direttivo adotta le relazioni annuali indirizzate al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e all’Eurogruppo, come richiesto dall’articolo 20, paragrafo 2 del Regolamento (UE) 1024/2013.

Articolo 13 sexdecies

Rappresentanti della BCE presso l’Autorità bancaria europea

13 sexdecies.1.

Su proposta del Consiglio di vigilanza, il presidente della BCE nomina o revoca il rappresentante della BCE presso il Consiglio delle autorità di vigilanza dell’Autorità bancaria europea, come disposto dall’articolo 40, paragrafo 1, lettera d) del Regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l’Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione n. 2009/78/CE della Commissione (4).

13 sexdecies.2.

Il presidente nomina il secondo rappresentante in possesso di competenze in materia di compiti delle banche centrali presso il Consiglio delle autorità di vigilanza dell’Autorità bancaria europea.

7.

L’articolo 15.1 è sostituito dal seguente:

«15.1.

Prima della fine di ogni esercizio finanziario il Consiglio direttivo, su proposta del Comitato esecutivo conformemente ai principi stabiliti dal Consiglio direttivo stesso, adotta il bilancio della BCE per l’esercizio finanziario successivo. La spesa inerente ai compiti in materia di vigilanza figura separatamente all’interno del bilancio della BCE ed è oggetto di consultazione con il presidente e il vicepresidente del Consiglio di vigilanza.»

8.

L’articolo 17.5 è sostituito dal seguente:

«17.5.

Fatto salvo il secondo paragrafo dell’articolo 43 e il primo trattino dell’articolo 46.1 dello Statuto, i pareri della BCE sono adottati dal Consiglio direttivo. Tuttavia, in circostanze eccezionali e salvo che almeno tre governatori dichiarino di voler lasciare al Consiglio direttivo la competenza ad adottare determinati pareri, i pareri della BCE possono essere adottati dal Comitato esecutivo, in conformità ai commenti del Consiglio direttivo e tenendo in considerazione il contributo del Consiglio generale. Il comitato esecutivo è competente a finalizzare i pareri della BCE su questioni ad elevato contenuto tecnico e includervi modifiche di fatto o correzioni. I pareri della BCE sono sottoscritti dal presidente. Per i pareri della BCE in materia di vigilanza prudenziale di enti creditizi, il Consiglio direttivo può consultare il Consiglio di vigilanza.»

9.

L’articolo 17.8 è sostituito dal seguente:

«17.8.

Il Regolamento n. 1, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (5) si applica agli atti giuridici elencati nell’articolo 34 dello Statuto.

10.

È inserito il seguente articolo:

«Articolo 17 bis

Strumenti giuridici della BCE relativi ai compiti in materia di vigilanza

17 bis.1.

Salva contraria disposizione contenuta in regolamenti adottati dalla BCE ai sensi del Regolamento (UE) n. 1024/2013 e nel presente articolo, l’articolo 17 si applica agli strumenti giuridici della BCE relativi ai compiti in materia di vigilanza.

17 bis.2.

Gli Indirizzi della BCE relativi ai compiti in materia di vigilanza ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 3, e dell’articolo 6, paragrafo 5, lettera a) del Regolamento (UE) n. 1024/2013 sono adottati dal Consiglio direttivo e successivamente notificati e sottoscritti per conto di esso da parte del presidente. La notifica alle autorità nazionali competenti può essere effettuata a mezzo fax, posta elettronica, telex o su supporto cartaceo.

17 bis.3.

Le istruzioni della BCE relative ai compiti in materia di vigilanza ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, dell’articolo 6, paragrafo 5, lettera a) e degli articoli 7, paragrafi 1 e 4, 9, paragrafo 1, e 30, paragrafo 5, del Regolamento (UE) n. 1024/2013 sono adottate dal Consiglio direttivo e successivamente notificate e sottoscritte per conto di esso dal presidente. Esse indicano le motivazioni su cui si fondano. La notifica alle autorità nazionali competenti per la vigilanza degli enti creditizi può essere effettuata a mezzo fax, posta elettronica, telex o su supporto cartaceo.

17 bis.4.

Le Decisioni della BCE relative a soggetti sottoposti a vigilanza e a soggetti che hanno richiesto l’autorizzazione a intraprendere l’attività di ente creditizio sono adottate dal Consiglio direttivo e sottoscritte per conto di esso dal presidente. Esse sono successivamente notificate ai destinatari.»

11.

L’articolo 18 è sostituito dal seguente:

«Articolo 18

Procedura ai sensi dell’articolo 128, paragrafo 2 del trattato

L’approvazione prevista dall’articolo 128, paragrafo 2, del trattato è concessa, per l’anno successivo, dal Consiglio direttivo con decisione unica per tutti gli Stati membri la cui moneta è l’euro entro l’ultimo trimestre di ogni anno.»

12.

L’articolo 20 è soppresso.

13.

L’articolo 23.1 è sostituito dal seguente:

«23.1.

I lavori degli organi decisionali della BCE o di ogni altro comitato o gruppo da questi costituito, del Consiglio di vigilanza, del suo Comitato direttivo o di ogni altra sottostruttura di natura provvisoria sono riservati, a meno che il Consiglio direttivo non autorizzi il presidente a rendere pubblico il risultato delle loro delibere. Il presidente consulta il presidente del Consiglio di vigilanza prima di assumere decisioni relative ai lavori del Consiglio di vigilanza, del suo Comitato direttivo e delle sue sottostrutture di natura provvisoria.»

14.

All’articolo 23.3 il primo periodo è sostituito dal seguente:

«I documenti redatti dalla BCE o in suo possesso sono classificati e trattati in conformità alle norme di carattere organizzativo relative al segreto professionale e alla gestione e alla riservatezza delle informazioni.»

15.

È inserito il seguente articolo:

«Articolo 23 bis

Riservatezza e segreto professionale in riferimento ai compiti in materia di vigilanza

23bis.1.

I membri del Consiglio di vigilanza, del Comitato direttivo e di ogni altra sottostruttura costituita dal Consiglio di vigilanza sono tenuti a osservare gli obblighi in materia di segreto professionale stabiliti dall’articolo 37 dello Statuto, anche dopo la cessazione delle loro funzioni.

23 bis.2.

Gli osservatori non hanno accesso alle informazioni riservate riguardanti singoli istituti.

23 bis.3.

I documenti redatti dal Consiglio di vigilanza, dal Comitato direttivo e dalle sottostrutture di natura provvisoria costituite dal Consiglio di vigilanza costituiscono documenti della BCE e sono classificati e trattati in conformità all’articolo 23.3.»

16.

Il testo di cui all’Allegato è aggiunto come allegato.

Articolo 2

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il 24 gennaio 2014.

Fatto a Francoforte sul Meno, il 22 gennaio 2014

Il presidente della BCE

Mario DRAGHI


(1)  GU L 287 del 29.10.2013, pag. 63.

(2)  Decisione BCE/2004/2, del 19 febbraio 2004, che adotta il regolamento interno della Banca centrale europea (GU L 80 del 18.3.2004, pag. 33).

(3)  GU L 287 del 29.10.2013, pag. 63

(4)  GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12.».

(5)  GU 17 del 6.10.1958, pag. 385/58


ALLEGATO

«ALLEGATO

[di cui all’articolo 13 quater, iv)]

1.

Ai fini delle votazioni ai sensi dell’articolo 13 quater, ai quattro rappresentanti della BCE sono attribuiti, come previsto nei seguenti paragrafi, i voti ponderati mediani degli Stati membri partecipanti in base al criterio del voto ponderato, la popolazione mediana degli Stati membri partecipanti in base al criterio della popolazione, e in ragione della loro qualità di membri del Consiglio di vigilanza, un voto in base al criterio del numero dei membri.

2.

Collocando, in ordine ascendente, i voti ponderati assegnati agli Stati membri partecipanti dall’articolo 3 del Protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie per i membri rappresentanti degli Stati membri partecipanti, il voto ponderato mediano è definito come il voto ponderato centrale se gli Stati membri partecipanti sono in numero dispari, e come la semisomma dei due valori centrali, arrotondati al numero intero più vicino, se sono in numero pari. Al numero totale dei voti ponderati degli Stati membri partecipanti è sommato il quadruplo del voto mediano ponderato. Il numero dei voti ponderati risultante costituisce il “numero totale dei voti ponderati”.

3.

La popolazione mediana è definita secondo il medesimo principio. A tale fine, si fa ricorso alle cifre pubblicate dal Consiglio dell’Unione europea ai sensi dell’Allegato III, articoli 1 e 2 della Decisione del Consiglio n. 2009/937/UE, del 1o dicembre 2009, relativa all’adozione del suo regolamento interno (1). Alla popolazione complessiva di tutti gli Stati membri partecipanti è sommato il quadruplo della popolazione mediana degli Stati membri partecipanti. La popolazione risultante costituisce la “popolazione totale”.


(1)  GU L 325 dell’11.12.2009, pag. 35


RACCOMANDAZIONI

29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/64


RACCOMANDAZIONE DELLA COMMISSIONE

del 27 marzo 2014

relativa a un secondo piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2014/180/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (1), in particolare l’articolo 53,

considerando quanto segue:

(1)

L’articolo 53 del regolamento (CE) n. 882/2004 autorizza la Commissione a raccomandare piani coordinati di controllo, se ritenuto necessario, organizzati ad hoc al fine, in particolare, di stabilire la prevalenza di rischi potenziali associati a mangimi, alimenti e animali.

(2)

La direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (2) definisce le norme dell’Unione sull’etichettatura dei prodotti alimentari applicabili a tutti i prodotti alimentari.

(3)

A norma della direttiva 2000/13/CE, l’etichettatura e le relative modalità di realizzazione non dovrebbero essere tali da indurre in errore il consumatore, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche del prodotto alimentare, compresa la sua reale natura e la sua identità. Inoltre, in mancanza di norme specifiche nazionali o dell’Unione, è opportuno che la denominazione di vendita del prodotto sia costituita dal nome sancito dagli usi dello Stato membro in cui si effettua la vendita, o da una descrizione del prodotto alimentare che sia sufficientemente precisa da consentire all’acquirente di conoscerne l’effettiva natura.

(4)

Sull’etichetta dei prodotti alimentari in imballaggio preconfezionato destinati al consumatore finale o alle collettività vanno indicati tutti gli ingredienti. In particolare, i prodotti alimentari contenenti carne come ingrediente, se destinati al consumatore finale o alle collettività, devono inoltre indicare, direttamente sull’imballaggio o su un’etichetta apposta su di esso, le specie animali da cui tale carne proviene. Se nella denominazione del prodotto alimentare è citato un ingrediente, anche la sua quantità espressa in percentuale deve figurare nell’elenco degli ingredienti, per evitare che il consumatore sia indotto in errore per quanto riguarda l’identità e la composizione del prodotto.

(5)

Il regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (3) stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale. In particolare esso prevede che gli imballaggi destinati al consumatore finale contenenti carni macinate, tra l’altro, di solipedi debbano recare un avvertimento indicante che tali prodotti devono essere cotti prima del consumo, sempre che e nella misura in cui lo richiedano le disposizioni nazionali dello Stato membro nel cui territorio il prodotto è commercializzato.

(6)

A seguito di controlli ufficiali eseguiti dal dicembre 2012 in diversi Stati membri, la Commissione è venuta a conoscenza del fatto che alcuni prodotti in imballaggio preconfezionato contenevano carni equine, non dichiarate nell’elenco degli ingredienti riportato direttamente sull’imballaggio o su un’etichetta apposta su di esso. La denominazione di alcuni di questi prodotti alimentari e/o il relativo elenco di ingredienti menzionavano invece in modo fuorviante solo la presenza di carni bovine.

(7)

A norma dell’articolo 17 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio (4) spetta agli operatori del settore alimentare garantire che nelle imprese da essi controllate gli alimenti soddisfino le disposizioni della legislazione alimentare inerenti alle loro attività in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione e verificare che tali disposizioni siano soddisfatte.

(8)

La raccomandazione 2013/99/UE della Commissione (5) raccomandava agli Stati membri di attuare un piano coordinato di controllo al fine di stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari per un periodo di un mese. Il piano di controllo raccomandato comportava due azioni. La prima azione comprendeva opportuni controlli, effettuati a livello della vendita al dettaglio e presso altri stabilimenti, volti a determinare se i prodotti alimentari in imballaggio preconfezionato e quelli senza imballaggio preconfezionato contenessero carni equine non indicate correttamente nell’etichettatura sull’imballaggio o, nel caso di prodotti alimentari senza imballaggio preconfezionato, se le informazioni relative alla presenza di carni equine non fossero messe a disposizione del consumatore o delle collettività. La seconda azione comprendeva opportuni controlli effettuati negli stabilimenti che trattano carni equine destinate al consumo umano, compresi prodotti alimentari provenienti da paesi terzi, allo scopo di rilevare eventuali residui di fenilbutazone.

(9)

I risultati del piano coordinato di controllo hanno confermato casi ricorrenti di non conformità alla legislazione in materia di etichettatura di prodotti a base di carne nella maggior parte degli Stati membri. È quindi necessario assicurare il follow-up del piano coordinato di controllo con un secondo ciclo di controlli a livello della vendita al dettaglio e presso altri stabilimenti, per determinare se le pratiche individuate nel corso del primo piano coordinato di controllo siano ancora presenti.

(10)

I controlli ufficiali effettuati per verificare la presenza di residui di fenilbutazone, dal canto loro, non hanno rivelato casi diffusi di non conformità; non sembra pertanto necessario, in questa fase, raccomandare un secondo ciclo di controlli coordinati in materia.

(11)

Durante il primo piano coordinato di controllo, il laboratorio di riferimento dell’Unione europea per le proteine animali nei mangimi ha fornito un parere circa l’uso di metodi per rilevare la presenza di proteine di specie non dichiarate nei campioni. Non esiste ancora alcun metodo convalidato per tale analisi ma, successivamente alla consultazione di esperti, il suddetto laboratorio ha aggiornato il proprio parere sull’impiego di un protocollo armonizzato e lo ha pubblicato sul suo sito web.

(12)

Gli Stati membri dovrebbero comunicare i metodi utilizzati, i risultati dei controlli e le misure adottate in caso di risultati positivi alla Commissione entro un termine stabilito e secondo un modello armonizzato.

(13)

Sentito il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE RACCOMANDAZIONE:

1.

Gli Stati membri dovrebbero attuare un piano coordinato di controllo durante un periodo di 4 settimane consecutive comprese tra il 21 aprile e il 16 giugno 2014, in conformità all’allegato I della presente raccomandazione.

2.

Gli Stati membri dovrebbero comunicare i risultati dei controlli ufficiali effettuati a norma del punto 1 ed eventuali misure di esecuzione adottate entro il 22 luglio 2014, secondo il modello indicato nell’allegato II della presente raccomandazione.

Fatto a Bruxelles, il 27 marzo 2014

Per la Commissione

Tonio BORG

Membro della Commissione


(1)  GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1.

(2)  Direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità (GU L 109 del 6.5.2000, pag. 29).

(3)  Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (GU L 139 del 30.4.2004, pag. 55).

(4)  Regolamento (CE) n. 178/2002, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell’1.2.2002, pag. 1).

(5)  Raccomandazione 2013/99/UE della Commissione, del 19 febbraio 2013, relativa a un piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari (GU L 48 del 21.2.2013, pag. 28).


ALLEGATO I

Secondo piano coordinato di controllo volto a stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente nella commercializzazione di determinati prodotti alimentari

AZIONI E CAMPO DI APPLICAZIONE DEL PIANO COORDINATO DI CONTROLLO

A.   Prodotti interessati

1.

Prodotti alimentari commercializzati e/o etichettati come contenenti carni bovine (ad esempio carni macinate, preparazioni di carni e prodotti a base di carne) come ingrediente di carne principale, che rientrano nelle seguenti categorie:

a)

prodotti alimentari in imballaggio preconfezionato destinati al consumatore finale o alle collettività, etichettati come contenenti carni bovine come ingrediente principale;

b)

prodotti alimentari messi in vendita al consumatore finale o alle collettività senza imballaggio preconfezionato e prodotti alimentari imballati nel punto vendita su richiesta del consumatore o preconfezionati per la vendita diretta, commercializzati e/o altrimenti presentati come contenenti carni bovine come ingrediente principale nella frazione di carne del prodotto.

2.

Ai fini di questo piano coordinato di controllo, si applica la definizione di «prodotto alimentare in imballaggio preconfezionato» di cui all’articolo 1, paragrafo 3, lettera b), della direttiva 2000/13/CE.

3.

Ai fini di questo piano coordinato di controllo, si applicano le definizioni di «carni macinate», «preparazioni di carni» e «prodotti a base di carne» di cui ai punti 1.13, 1.15 e 7.1 dell’allegato I del regolamento (CE) n. 853/2004.

B.   Obiettivo

Le autorità competenti effettuano controlli ufficiali per stabilire se i prodotti di cui al punto A contengano carni equine, non indicate correttamente nell’etichettatura sull’imballaggio o, nel caso di prodotti alimentari senza imballaggio preconfezionato, se le informazioni relative alla presenza di carni equine non siano messe a disposizione del consumatore o delle collettività, conformemente alle disposizioni dell’Unione e, se del caso, alle disposizioni nazionali.

C.   Punti e procedura di campionamento

1.

Il campione deve essere rappresentativo dei prodotti interessati nello Stato membro e coprire una serie di prodotti diversi.

2.

Il campionamento dei prodotti è realizzato a livello della vendita al dettaglio (ad esempio supermercati, piccoli negozi e macellerie locali) e può essere esteso anche ad altri stabilimenti (ad esempio depositi frigoriferi).

D.   Numero di campioni e modalità di campionamento

La tabella che segue fornisce una panoramica del numero indicativo raccomandato di campioni da prelevare nel periodo stabilito al punto 1 della raccomandazione. La distribuzione dei campioni per Stato membro si basa sul numero di abitanti, con un minimo di 10 campioni dei prodotti interessati per Stato membro e per 30 giorni.

Prodotti alimentari commercializzati come contenenti carni bovine

Paese di vendita

Numero raccomandato di campioni

Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Polonia

150

Romania, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Portogallo, Repubblica ceca, Ungheria, Svezia, Austria, Bulgaria

100

Lituania, Slovacchia, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Lettonia, Croazia

50

Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta

10

E.   Metodo

Occorre applicare il seguente protocollo:

1.

Tutti i campioni devono essere sottoposti a test di screening iniziale volto a rilevare la presenza di carni equine nella carne (come percentuale di peso p/p) a un livello pari o superiore allo 0,5 %. La scelta del metodo di screening spetta allo Stato membro.

2.

Solo i campioni positivi al test di screening di cui al punto 1 vanno sottoposti ad una prova di conferma mediante RT-PCR avente come oggetto il DNA mitocondriale e mirante a individuare la presenza di carni equine nella carne (come percentuale di peso p/p) a un livello pari o superiore all’1 %. Il metodo utilizzato per la conferma deve essere calibrato su un campione standardizzato di controllo delle carni fresche fornito dal laboratorio di riferimento dell’Unione europea per le proteine animali nei mangimi.

3.

Tutte le prove di conferma a norma del punto 2 in uno Stato membro dovrebbero essere svolte in un laboratorio designato a tal fine dall’autorità competente. Il laboratorio designato può trovarsi in un altro Stato membro in base ad un accordo con l’autorità competente di tale Stato membro. Il laboratorio designato dovrebbe essere come minimo certificato per test comparabili in base alla norma ISO 17025. Il laboratorio designato può anche avere partecipato al ciclo iniziale di screening.

Il nome e l’indirizzo dei laboratori designati che partecipano alle prove di conferma devono essere trasmessi al laboratorio di riferimento dell’Unione europea per le proteine animali nei mangimi, che pubblicherà tali informazioni sui loro siti web.

Indicazioni più precise sul metodo di conferma sono disponibili sul sito web del laboratorio di riferimento dell’Unione europea per le proteine animali nei mangimi, al seguente indirizzo: http://eurl.craw.eu/en/164/legal-sources-and-sops


ALLEGATO II

Modello della relazione per i risultati di cui al punto 2

Categoria di prodotti

Numero di campioni

Metodo di prova utilizzato (tipo di prova e marchio commerciale) nel 1o ciclo di screening

Numero di risultati positivi dopo il 1o ciclo di screening (=/> 0,5 %)

Metodo di prova utilizzato nel ciclo di conferma

Numero di risultati positivi dopo il 2o ciclo presso il laboratorio designato (=/> 1 %)

Osservazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Numero totale dei campioni

 

Numero totale di risultati positivi dopo il 1o ciclo di screening

 

Numero totale di risultati positivi dopo il 2o ciclo di conferma presso il laboratorio designato

 


Modello della relazione per le misure di esecuzione di cui al punto 2

Numero di risultati positivi nei casi in cui sono state imposte misure di esecuzione sino alla data odierna

 

Se possibile, indicare dettagliatamente le misure di esecuzione più comuni applicate (al massimo tre punti dell’elenco)

 

Numero di risultati positivi nei casi in cui non sono state imposte misure di esecuzione sino alla data odierna

 

Se possibile, indicare dettagliatamente le ragioni più comuni della mancanza di misure di esecuzione (al massimo tre punti dell’elenco)

 


Rettifiche

29.3.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 95/69


Rettifica della decisione di esecuzione della Commissione 2014/148/UE, del 17 marzo 2014, che modifica la decisione 2011/130/UE che istituisce requisiti minimi per il trattamento transfrontaliero dei documenti firmati elettronicamente dalle autorità competenti a norma della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno

( Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 80 del 19 marzo 2014 )

Nel sommario e a pagina 7, la decisione di esecuzione della Commissione, del 17 marzo 2014, che modifica la decisione 2011/130/UE che istituisce requisiti minimi per il trattamento transfrontaliero dei documenti firmati elettronicamente dalle autorità competenti a norma della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno è stata pubblicata nella rubrica errata:

anziché:

«Atti adottati da organismi creati da accordi internazionali»,

leggi:

«Decisioni».