ISSN 1977-0707

doi:10.3000/19770707.L_2013.296.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 296

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

56o anno
7 novembre 2013


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 1101/2013 della Commissione, del 6 novembre 2013, relativo all’autorizzazione di un preparato di Enterococcus faecium DSM 7134 e di Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 come additivo dei mangimi per vitelli da allevamento e recante modifica del regolamento (CE) n. 1288/2004 (titolare dell’autorizzazione Lactosan GmbH & Co KG) ( 1 )

1

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 1102/2013 della Commissione, del 6 novembre 2013, che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012 in merito a una deroga al regolamento (CEE) n. 2454/93 per quanto riguarda le norme d’origine ai fini del sistema di preferenze tariffarie generalizzate per tener conto della particolare situazione del Guatemala relativamente all’esportazione di taluni prodotti della pesca nell’Unione europea

4

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 1103/2013 della Commissione, del 6 novembre 2013, che modifica il regolamento (UE) n. 185/2010 per quanto riguarda il riconoscimento dell’equivalenza delle norme di sicurezza di paesi terzi ( 1 )

6

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 1104/2013 della Commissione, del 6 novembre 2013, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [Basterdsuiker / Basterdsuicker / Basterdsuijcker / Basterdsuijker / Basterd / Bastardsuiker / Bastardsuicker / Bastardsuijcker / Bastardsuijker / Bastard / Bastert / Bastertsuiker (STG)]

8

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) n. 1105/2013 della Commissione, del 6 novembre 2013, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

10

 

 

DIRETTIVE

 

*

Direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano

12

 

 

DECISIONI

 

 

2013/638/UE

 

*

Decisione della Commissione, del 12 agosto 2013, sui requisiti essenziali dell’attrezzatura di radiocomunicazione marittima che deve essere installata su navi marittime non SOLAS e partecipare al Sistema mondiale di soccorso e sicurezza in mare (SMSSM) [notificata con il numero C(2013) 5185]

22

 

 

2013/639/UE

 

*

Decisione della Commissione, del 6 novembre 2013, che chiude il procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, con diametro esterno superiore a 406,4 mm, originari della Repubblica popolare cinese

24

 

 

III   Altri atti

 

 

SPAZIO ECONOMICO EUROPEO

 

*

Decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA n. 522/12/COL, del 19 dicembre 2012, che modifica per l’ottantasettesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato introducendo un nuovo capitolo sugli aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2012

25

 

*

Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 309/13/COL, del 16 luglio 2013, sulla compatibilità con il diritto del SEE di misure che la Norvegia intende adottare a norma dell'articolo 14 della direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi)

51

 

 

Rettifiche

 

*

Rettifica del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2012 del Consiglio, del 25 giugno 2012, che attua l’articolo 11, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 753/2011 concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, gruppi, imprese e entità in considerazione della situazione in Afghanistan (GU L 165 del 26.6.2012)

56

 

*

Rettifica della decisione di esecuzione 2012/334/PESC del Consiglio, del 25 giugno 2012, che attua la decisione 2011/486/PESC concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, gruppi, imprese e entità in considerazione della situazione in Afghanistan (GU L 165 del 26.6.2012)

56

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

REGOLAMENTI

7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/1


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 1101/2013 DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2013

relativo all’autorizzazione di un preparato di Enterococcus faecium DSM 7134 e di Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 come additivo dei mangimi per vitelli da allevamento e recante modifica del regolamento (CE) n. 1288/2004 (titolare dell’autorizzazione Lactosan GmbH & Co KG)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1831/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, sugli additivi destinati all’alimentazione animale (1), in particolare l’articolo 9, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 1831/2003 disciplina l’autorizzazione degli additivi destinati all’alimentazione animale e definisce motivi e procedure per il rilascio di tale autorizzazione. L’articolo 10 di tale regolamento prevede che si proceda a una nuova valutazione degli additivi autorizzati a norma della direttiva 70/524/CEE del Consiglio (2).

(2)

A norma della direttiva 70/524/CEE un preparato di Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 è stato autorizzato a tempo indeterminato come additivo per mangimi destinati ai vitelli dal regolamento (CE) n. 1288/2004 della Commissione (3). Il preparato è stato in seguito inserito nel registro degli additivi per mangimi quale prodotto esistente in conformità all’articolo 10, paragrafo 1, lettera b) del regolamento (CE) n. 1831/2003.

(3)

In conformità all’articolo 10, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1831/2003 e in combinato disposto con l’articolo 7 dello stesso regolamento era stata presentata una domanda di nuova valutazione di un preparato di Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 come additivo per mangimi destinati a vitelli da allevamento, con la richiesta che tale additivo sia classificato nella categoria «additivi zootecnici». La domanda era corredata delle informazioni dettagliate e dei documenti prescritti dall’articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1831/2003.

(4)

Nel suo parere del 13 marzo 2013 (4) l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (nel prosieguo «l’Autorità») ha concluso che alle condizioni d’impiego proposte per i mangimi il preparato di Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 non produce effetti dannosi sulla salute degli animali e dei consumatori né sull’ambiente e ha la possibilità di migliorare il rendimento zootecnico negli animali interessati. Essa ha verificato anche il rapporto sul metodo di analisi dell’additivo per mangimi presentato dal laboratorio di riferimento istituito dal regolamento (CE) n. 1831/2003.

(5)

Dalla valutazione del preparato di Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 risulta che sono soddisfatte le condizioni per l’autorizzazione di cui all’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1831/2003. Si autorizza pertanto l’impiego di tale preparato come specificato nell’allegato del presente regolamento.

(6)

In seguito al rilascio di una nuova autorizzazione a norma del regolamento (CE) n. 1831/2003 è opportuno sopprimere le disposizioni relative all’Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 contenute nel regolamento (CE) n. 1288/2004. Occorre pertanto modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 1288/2004.

(7)

Dato che non vi sono motivi di sicurezza che richiedano l’immediata applicazione delle modifiche apportate alle condizioni d’autorizzazione si ritiene opportuno concedere alle parti interessate un periodo di transizione per consentire loro di prepararsi ad ottemperare ai nuovi obblighi derivanti dall’autorizzazione.

(8)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il preparato di cui all’allegato, appartenente alla categoria degli «additivi zootecnici» e al gruppo funzionale «stabilizzatori della flora intestinale», è autorizzato come additivo per mangimi alle condizioni stabilite nell’allegato.

Articolo 2

Le disposizioni in materia di E 1706, Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133 di cui all’allegato I del regolamento (CE) n. 1288/2004 sono soppresse.

Articolo 3

Il preparato di cui all’allegato e i mangimi contenenti tale preparato, prodotti ed etichettati prima del 27 maggio 2014 in conformità alla normativa applicabile prima del 27 novembre 2013 possono continuare a essere commercializzati e impiegati fino a esaurimento delle scorte.

Articolo 4

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2013

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 268 del 18.10.2003, pag. 29.

(2)  Direttiva 70/524/CEE del Consiglio, del 23 novembre 1970, relativa agli additivi nell’alimentazione degli animali (GU L 270 del 14.12.1970, pag. 1).

(3)  Regolamento (CE) n. 1288/2004 della Commissione, del 14 luglio 2004, relativo all’autorizzazione permanente di taluni additivi e all’autorizzazione temporanea di un nuovo impiego di un additivo già autorizzato nell’alimentazione per animali (GU L 243 del 15.7.2004, pag. 10).

(4)  The EFSA Journal 2013; 11(4):3175.


ALLEGATO

Numero di identificazione dell’additivo

Nome del titolare dell’autorizzazione

Additivo

Composizione, formula chimica, descrizione, metodo di analisi

Specie o categoria di animali

Età massima

Tenore minimo

Tenore massimo

Altre disposizioni

Fine del periodo di autorizzazione

CFU/kg di alimento per animali completo con un tasso di umidità del 12 % o latte in polvere

Categoria: additivi zootecnici. gruppo funzionale: stabilizzatori della flora intestinale

4b1706

Lactosan

GmbH & Co KG

Enterococcus faecium DSM 7134

Lactobacillus rhamnosus DSM 7133

 

Composizione dell’additivo

Preparato di:

 

Enterococcus faecium DSM 7134 contente un minimo di 7 × 109 CFU/g di additivo, e

 

Lactobacillus rhamnosus DSM 7133:

3 × 109 CFU/g di additivo

(rapporto 7:3) allo stato solido

 

Caratterizzazione della sostanza attiva

Cellule vitali di:

Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133

 

Metodo di analisi  (1)

Conteggio di:

 

Enterococcus faecium DSM 7134: metodo con piastra di diffusione (spread plate) utilizzando bile esculina azide agar (EN 15788)

 

Lactobacillus rhamnosus DSM 7133: metodo di diffusione su piastra utilizzando MRS agar (EN 15787)

 

Identificazione di Enterococcus faecium DSM 7134 e Lactobacillus rhamnosus DSM 7133: elettroforesi su gel a campo pulsato (PFGE).

Vitelli da allevamento

4 mesi

1 × 109

1.

Nelle istruzioni per l’uso dell’additivo e della premiscela indicare le condizioni di conservazione e la stabilità quando incorporato in pellet.

2.

Per motivi di sicurezza: durante la manipolazione si raccomanda di utilizzare dispositivi di protezione dell’apparato respiratorio e guanti.

27 novembre 2023


(1)  Informazioni dettagliate sui metodi di analisi sono disponibili al seguente indirizzo del laboratorio di riferimento per gli additivi per mangimi: http://irmm.jrc.ec.europa.eu/EURLs/EURL_feed_additives/Pages/index.aspx


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/4


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 1102/2013 DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2013

che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012 in merito a una deroga al regolamento (CEE) n. 2454/93 per quanto riguarda le norme d’origine ai fini del sistema di preferenze tariffarie generalizzate per tener conto della particolare situazione del Guatemala relativamente all’esportazione di taluni prodotti della pesca nell’Unione europea

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario (1), in particolare l’articolo 247,

visto il regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (2), in particolare l’articolo 89, paragrafo 1, lettera b),

considerando quanto segue:

(1)

Con il regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012 (3) della Commissione, il Guatemala ha beneficiato di una deroga alle norme d’origine di cui al regolamento (CEE) n. 2454/93, grazie alla quale alcune preparazioni ittiche prodotte in Guatemala da pesce non originario sono considerate originarie di questo paese. La deroga suddetta è scaduta il 30 giugno 2013.

(2)

Con lettera del 27 maggio 2013 il Guatemala ha chiesto la proroga di tale deroga al 31 dicembre 2013 per 987,5 tonnellate di filetti di tonno cotti, congelati e imballati sottovuoto, detti «loins» (in appresso «loins di tonno») del codice NC 1604 14 16. Con lettere del 17 e 29 luglio 2013, il Guatemala ha poi trasmesso informazioni aggiuntive a giustificazione della sua richiesta.

(3)

La richiesta dimostra che il periodo della deroga non è stato sufficiente per permettere al Guatemala di garantire flussi adeguati di tonno originario verso il paese.

(4)

Risulta quindi necessario estendere la deroga al fine di concedere al Guatemala il tempo di preparare la propria industria di trasformazione per conformarsi alle norme per l’ottenimento dell’origine preferenziale del pesce.

(5)

Per fare in modo che la deroga temporanea sia limitata al tempo necessario al Guatemala per conformarsi alle norme per l’ottenimento dell’origine preferenziale dei loins di tonno, è necessario concedere la deroga per il periodo dal 1o luglio 2013 al 31 dicembre 2013.

(6)

Al fine di garantire la continuità delle esportazioni di prodotti della pesca ammissibili al trattamento della tariffa preferenziale dal Guatemala verso l’Unione europea, è necessario concedere la deroga con effetto retroattivo dal 1o luglio 2013.

(7)

Occorre dunque modificare in tal senso il regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012.

(8)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato del codice doganale,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012 è modificato come segue:

1)

l’articolo 2 è sostituito dal seguente:

«Articolo 2

La deroga di cui all’articolo 1 si applica ai loins di tonno esportati dal Guatemala e dichiarati per l’immissione in libera pratica nell’Unione durante il periodo dal 1o gennaio 2012 al 31 dicembre 2013 o fino alla data di applicazione provvisoria da parte del Guatemala dell’Accordo di associazione tra l’Unione europea e l’America centrale, ove tale data sia precedente a quella indicata nell’allegato del presente regolamento e nel limite dei quantitativi ivi specificati.»;

2)

l’allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012 è sostituito dall’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1o luglio 2013.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati membri conformemente ai trattati.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2013

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.

(2)  GU L 253 dell’11.10.1993, pag. 1.

(3)  Regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2012 della Commissione, dell’8 novembre 2012, in merito a una deroga al regolamento (CEE) n. 2454/93 per quanto riguarda le norme d’origine ai fini del sistema di preferenze tariffarie generalizzate per tener conto della particolare situazione del Guatemala relativamente all’esportazione di taluni prodotti della pesca nell’Unione europea (GU L 310 del 9.11.2012, pag. 28).


ALLEGATO

«ALLEGATO

Numero d’ordine

Codice NC

Designazione delle merci

Periodo

Quantitativo annuo in peso netto (t)

09.1627

ex 1604 14 16

Filetti di tonno cotti, congelati e imballati sottovuoto detti “loins”

dall’1.1.2012 al 31.12.2012

1 975 tonnellate

09.1627

ex 1604 14 16

Filetti di tonno cotti, congelati e imballati sottovuoto detti “loins”

dall’1.1.2013 al 30.6.2013

987,5 tonnellate

09.1627

ex 1604 14 16

Filetti di tonno cotti, congelati e imballati sottovuoto detti “loins”

dall’1.7.2013 al 31.12.2013

987,5 tonnellate»


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/6


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 1103/2013 DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2013

che modifica il regolamento (UE) n. 185/2010 per quanto riguarda il riconoscimento dell’equivalenza delle norme di sicurezza di paesi terzi

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 300/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008, che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002 (1), in particolare l’articolo 4, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

In conformità al regolamento (CE) n. 272/2009 della Commissione, del 2 aprile 2009, che integra le norme fondamentali comuni in materia di sicurezza dell’aviazione civile stabilite nell’allegato del regolamento (CE) n. 300/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (2), la Commissione riconosce l’equivalenza delle norme di sicurezza aerea dei paesi terzi a condizione che vengano soddisfatti i criteri esposti nel suddetto regolamento.

(2)

La Commissione ha verificato che l’aeroporto di Vagar nelle Isole Fær Øer e l’aeroporto di Kangerlussuaq in Groenlandia soddisfano i criteri stabiliti nella parte E dell’allegato del regolamento (CE) n. 272/2009.

(3)

Il regolamento (UE) n. 185/2010 della Commissione (3), contiene in allegato un elenco di paesi terzi approvati in quanto applicano norme di sicurezza equivalenti alle norme di base comuni stabilite dal regolamento (CE) n. 272/2009.

(4)

Il regolamento (UE) n. 185/2010 deve pertanto essere modificato di conseguenza.

(5)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato per la sicurezza dell’aviazione civile,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

L’allegato del regolamento (UE) n. 185/2010 è modificato in conformità all’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2013

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 97 del 9.4.2008, pag. 72.

(2)  GU L 91 del 3.4.2009, pag. 7.

(3)  Regolamento (UE) n. 185/2010 della Commissione, del 4 marzo 2010, che stabilisce disposizioni particolareggiate per l’attuazione delle norme fondamentali comuni sulla sicurezza dell’aviazione civile, GU L 55 del 5.3.2010, pag. 1.


ALLEGATO

L’allegato del regolamento (UE) n. 185/2010 è così modificato:

1)

al capo 3, appendice 3-B, sono aggiunte le seguenti voci:

«Aeroporto di Vagar nelle Isole Fær Øer

Aeroporto di Kangerlussuaq in Groenlandia»;

2)

al capo 4, appendice 4-B, sono aggiunte le seguenti voci:

«Aeroporto di Vagar nelle Isole Fær Øer

Aeroporto di Kangerlussuaq in Groenlandia»;

3)

al capo 5, appendice 5-B, sono aggiunte le seguenti voci:

«Aeroporto di Vagar nelle Isole Fær Øer

Aeroporto di Kangerlussuaq in Groenlandia».


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/8


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 1104/2013 DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2013

recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [«Basterdsuiker» / «Basterdsuicker» / «Basterdsuijcker» / «Basterdsuijker» / «Basterd» / «Bastardsuiker» / «Bastardsuicker» / «Bastardsuijcker» / «Bastardsuijker» / «Bastard» / «Bastert» / «Bastertsuiker» (STG)]

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (1), in particolare l’articolo 52, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (UE) n. 1151/2012 è entrato in vigore il 3 gennaio 2013. Esso ha abrogato e sostituito il regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari (2).

(2)

A norma dell’articolo 8, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 509/2006, la domanda di registrazione della denominazione «Basterdsuiker» / «Basterdsuicker» / «Basterdsuijcker» / «Basterdsuijker» / «Basterd» / «Bastardsuiker» / «Bastardsuicker» / «Bastardsuijcker» / «Bastardsuijker» / «Bastard» / «Bastert» / «Bastertsuiker», presentata dai Paesi Bassi, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (3).

(3)

Poiché alla Commissione non è stata notificata alcuna dichiarazione di opposizione ai sensi dell’articolo 9 del regolamento (CE) n. 509/2006, la denominazione «Basterdsuiker» / «Basterdsuicker» / «Basterdsuijcker» / «Basterdsuijker» / «Basterd» / «Bastardsuiker» / «Bastardsuicker» / «Bastardsuijcker» / «Bastardsuijker» / «Bastard» / «Bastert» / «Bastertsuiker» deve essere registrata,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

La denominazione che figura nell’allegato del presente regolamento è registrata.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2013

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1.

(2)  GU L 93 del 31.3.2006, pag. 1.

(3)  GU C 363 del 23.11.2012, pag. 8.


ALLEGATO

Prodotti agricoli e alimentari elencati nell’allegato I, parte II, del regolamento (UE) n. 1151/2012:

Classe 2.3.   Prodotti di panetteria, pasticceria, confetteria o biscotteria

PAESI BASSI

Basterdsuiker / Basterdsuicker / Basterdsuijcker / Basterdsuijker / Basterd / Bastardsuiker / Bastardsuicker / Bastardsuijcker / Bastardsuijker / Bastard / Bastert / Bastertsuiker (STG)


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/10


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 1105/2013 DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2013

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 della Commissione, del 7 giugno 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio nei settori degli ortofrutticoli freschi e degli ortofrutticoli trasformati (2), in particolare l'articolo 136, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell'allegato XVI, parte A, del medesimo regolamento.

(2)

Il valore forfettario all'importazione è calcolato ciascun giorno feriale, in conformità dell’articolo 136, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011, tenendo conto di dati giornalieri variabili. Pertanto il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 136 del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 sono quelli fissati nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2013

Per la Commissione, a nome del presidente

Jerzy PLEWA

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 157 del 15.6.2011, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice dei paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

AL

40,5

MA

42,3

MK

40,5

ZZ

41,1

0707 00 05

AL

46,6

EG

177,3

MK

69,6

TR

146,7

ZZ

110,1

0709 93 10

AL

48,7

MA

82,6

TR

151,9

ZZ

94,4

0805 20 10

AU

136,9

MA

82,9

ZA

153,1

ZZ

124,3

0805 20 30, 0805 20 50, 0805 20 70, 0805 20 90

PE

123,5

SZ

55,7

TR

74,2

UY

92,8

ZA

132,7

ZZ

95,8

0805 50 10

TR

77,6

ZA

54,2

ZZ

65,9

0806 10 10

BR

237,2

PE

270,1

TR

164,5

ZZ

223,9

0808 10 80

BA

66,4

CL

210,3

NZ

141,4

US

132,4

ZA

148,0

ZZ

139,7

0808 30 90

CN

72,8

TR

118,4

ZZ

95,6


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» corrisponde a «altre origini».


DIRETTIVE

7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/12


DIRETTIVA 2013/51/EURATOM DEL CONSIGLIO

del 22 ottobre 2013

che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, in particolare gli articoli 31 e 32,

vista la proposta della Commissione europea, elaborata sentito il parere di un gruppo di personalità designate dal Comitato scientifico e tecnico fra gli esperti scientifici degli Stati membri conformemente all’articolo 31 del trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

previa consultazione del Parlamento europeo,

considerando quanto segue:

(1)

L’ingestione di acqua è una delle vie di incorporazione delle sostanze radioattive nel corpo umano. A norma della direttiva 96/29/Euratom del Consiglio (2), il contributo delle pratiche che comportano un rischio in termini di radiazioni ionizzanti all’esposizione dell’intera popolazione dev’essere mantenuto entro il valore più basso ragionevolmente ottenibile.

(2)

Data l’importanza per la salute umana della qualità delle acque destinate al consumo umano, è necessario stabilire a livello comunitario norme sulla qualità che svolgano una funzione di indicatore e disporre il controllo dell’osservanza di tali norme.

(3)

La direttiva 98/83/CE del Consiglio (3) definisce, nell’allegato I, parte C, parametri indicatori relativi alle sostanze radioattive, nonché, nell’allegato II, le connesse disposizioni di controllo. Tuttavia, tali parametri rientrano nell’ambito delle norme fondamentali di cui all’articolo 30 del trattato Euratom.

(4)

È quindi opportuno adottare i requisiti per il controllo dei livelli di sostanze radioattive nelle acque destinate al consumo umano mediante norme legislative specifiche che garantiscano l’uniformità, la coerenza e la completezza della normativa di radioprotezione ai sensi del trattato Euratom.

(5)

Poiché la Comunità è competente dell’adozione delle norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti, le disposizioni della presente direttiva sostituiscono quelle della direttiva 98/83/CE per quanto riguarda i requisiti per la protezione sanitaria della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano.

(6)

Come riconosciuto dalla Corte di giustizia nella sua giurisprudenza, il compito di stabilire norme di sicurezza uniformi per la protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione, imposto alla Comunità dall’articolo 2, lettera b), del trattato Euratom, non preclude agli Stati membri, salvo indicazione specifica in tali norme, la possibilità di prevedere misure di protezione più rigorose. Poiché la presente direttiva prevede norme minime, gli Stati membri dovrebbero essere liberi di adottare o mantenere misure più rigorose nel settore da essa disciplinato, fatta salva la libera circolazione delle merci nel mercato interno quale definita dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.

(7)

I valori di parametro non dovrebbero essere considerati valori limite. Qualora il controllo delle acque destinate al consumo umano riveli un’inosservanza di un valore di parametro, lo Stato membro interessato dovrebbe valutare se ciò costituisca un rischio per la salute umana tale da richiedere un intervento e, ove necessario, adottare provvedimenti correttivi per migliorare la qualità dell’acqua fino ad un livello conforme ai requisiti per la tutela della salute umana sotto il profilo della radioprotezione.

(8)

Il controllo delle acque destinate al consumo umano, diverse dalle acque minerali naturali, confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita, inteso a verificare che i livelli di sostanze radioattive siano conformi ai valori di parametro di cui alla presente direttiva dovrebbe essere effettuato in conformità dei principi dell’analisi di rischio e dei punti critici di controllo (HACCP), come disposto dal regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (4) e fatti salvi i principi dei controlli ufficiali previsti dal regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (5).

(9)

È opportuno informare la popolazione in modo adeguato e appropriato sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.

(10)

È necessario escludere dall’ambito di applicazione della presente direttiva le acque minerali naturali e le acque medicinali, soggette a regole specifiche stabilite dalla direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (6) e dalla direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (7).

(11)

È opportuno che ogni Stato membro istituisca programmi di controllo per verificare se le acque destinate al consumo umano siano conformi ai requisiti fissati dalla presente direttiva.

(12)

I metodi di analisi della qualità delle acque destinate al consumo umano dovrebbero essere tali da garantire risultati attendibili e comparabili.

(13)

Considerata la notevole variabilità geografica della presenza naturale di radon, la Commissione ha adottato la raccomandazione 2001/928/Euratom (8), relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano per quanto riguarda il radon e i prodotti di decadimento del radon a vita lunga. È opportuno che tali radionuclidi rientrino nell’ambito di applicazione della presente direttiva.

(14)

Al fine di mantenere un livello elevato di qualità delle acque destinate al consumo umano considerata l’importanza che ciò riveste per la salute umana, è necessario aggiornare periodicamente gli allegati II e III alla luce dei progressi scientifici e tecnici.

(15)

Sebbene spetti agli Stati membri definire le frequenze di campionamento e di analisi per le acque destinate al consumo umano confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita, per gli Stati membri che hanno l’obbligo di controllare la concentrazione di radon o trizio nelle acque destinate al consumo umano o di stabilirne la dose indicativa (DI) è consigliabile effettuare il campionamento e le analisi almeno una volta all’anno,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Oggetto

La presente direttiva stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano. Essa stabilisce i valori di parametro, la frequenza e i metodi per il controllo delle sostanze radioattive.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

1)   «acque destinate al consumo umano»:

a)

tutte le acque trattate o non trattate, destinate a uso potabile, per la preparazione o la cottura di cibi o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, cisterne, o in bottiglie o contenitori;

b)

tutte le acque utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinati al consumo umano, salvo il caso in cui le autorità nazionali competenti ritengano che la qualità dell’acqua non possa avere conseguenze sulla salubrità del prodotto alimentare finale;

2)   «sostanza radioattiva»: qualsiasi sostanza contenente uno o più radionuclidi di cui, ai fini della radioprotezione, non si può trascurare l’attività o la concentrazione;

3)   «dose indicativa» o «DI»: la dose efficace impegnata per un anno di ingestione risultante da tutti i radionuclidi, di origine naturale e artificiale, la cui presenza è stata rilevata nella fornitura di acque destinate al consumo umano ad eccezione di trizio, potassio-40, radon e prodotti di decadimento del radon a vita breve;

4)   «valore di parametro»: il valore delle sostanze radioattive nelle acque destinate al consumo umano al di sopra del quale gli Stati membri valutano se la presenza di sostanze radioattive nelle acque destinate al consumo umano costituisca un rischio per la salute umana tale da richiedere un intervento e, ove necessario, adottano provvedimenti correttivi per migliorare la qualità dell’acqua fino ad un livello conforme ai requisiti per la tutela della salute umana sotto il profilo della radioprotezione.

Articolo 3

Ambito di applicazione ed esenzioni

1.   La presente direttiva si applica alle acque destinate al consumo umano.

2.   La presente direttiva non si applica:

a)

alle acque minerali naturali riconosciute come tali dalle competenti autorità nazionali a norma della direttiva 2009/54/CE;

b)

alle acque che sono dei medicinali ai sensi della direttiva 2001/83/CE.

3.   Gli Stati membri possono prevedere esenzioni dalla presente direttiva:

a)

per le acque destinate esclusivamente ad usi per i quali le autorità competenti ritengono che la qualità delle acque non abbia ripercussioni, dirette o indirette, sulla salute della popolazione interessata;

b)

per le acque destinate al consumo umano provenienti da una singola fonte che ne eroghi in media meno di 10 m3 al giorno o che approvvigioni meno di cinquanta persone, escluse le acque fornite nell’ambito di un’attività commerciale o pubblica.

4.   Gli Stati membri che si avvalgono delle esenzioni di cui al paragrafo 3, lettera b), provvedono a che:

a)

la popolazione interessata sia informata al riguardo e in ordine a qualsiasi provvedimento eventualmente adottato al fine di tutelare la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano;

b)

allorché si manifesta un pericolo potenziale per la salute umana derivante dalla qualità di tali acque, la popolazione interessata riceva tempestivamente i consigli appropriati.

Articolo 4

Obblighi generali

Fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 6, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 96/29/Euratom (9), gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per istituire un appropriato programma di controllo delle acque destinate al consumo umano al fine di garantire che, in caso di inosservanza dei valori di parametro stabiliti in conformità della presente direttiva:

a)

si valuti se ciò costituisca un rischio per la salute umana tale da richiedere un intervento e,

b)

si adottino, ove necessario, provvedimenti correttivi per migliorare la qualità dell’acqua fino ad un livello conforme ai requisiti per la tutela della salute umana sotto il profilo della radioprotezione.

Articolo 5

Valori di parametro e punti in cui i valori devono essere rispettati

1.   Gli Stati membri fissano i valori di parametro applicabili al controllo delle sostanze radioattive nelle acque destinate al consumo umano conformemente all’allegato I.

2.   Allorché i controlli delle acque destinate al consumo umano sono effettuati conformemente ai requisiti di cui all’allegato II della presente direttiva, il punto in cui i valori devono essere rispettati è:

a)

per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione, il punto in cui queste fuoriescono dai rubinetti normalmente utilizzati;

b)

per le acque fornite da una cisterna, il punto in cui queste fuoriescono dalla cisterna;

c)

per le acque confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita, il punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori;

d)

per le acque utilizzate nelle imprese alimentari, il punto in cui sono utilizzate nell’impresa.

3.   La definizione dei punti in cui i valori devono essere rispettati di cui al paragrafo 2, lettera a), avviene fatta salva la scelta di un punto di prelievo, che può essere qualsiasi punto nella zona di approvvigionamento o presso gli impianti di trattamento a condizione che il valore di concentrazione tra il punto di prelievo e il punto in cui i valori devono essere rispettati non diminuisca.

Articolo 6

Controlli e analisi

1.   Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie a garantire che il controllo delle sostanze radioattive nelle acque destinate al consumo umano sia effettuato in conformità delle strategie e alle frequenze di controllo di cui all’allegato II, al fine di accertare se i valori delle sostanze radioattive rispondano ai valori di parametro fissati ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1.

Gli Stati membri garantiscono che i controlli siano effettuati in modo da assicurare che i valori misurati ottenuti siano rappresentativi della qualità delle acque consumate nel corso dell’anno. Per le acque destinate al consumo umano che sono confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita, ciò fa salvi i principi HACCP di cui al regolamento (CE) n. 852/2004 e i principi dei controlli ufficiali definiti nel regolamento (CE) n. 882/2004.

2.   I controlli relativi alla DI sono effettuati in conformità dei requisiti di cui all’allegato III e le caratteristiche di prestazione analitica sono conformi agli stessi requisiti.

3.   Gli Stati membri provvedono affinché i laboratori in cui sono analizzati i campioni siano dotati di un sistema di controllo analitico di qualità posto sotto la sorveglianza di un’organizzazione esterna riconosciuta a tal fine dall’autorità competente.

Articolo 7

Provvedimenti correttivi e informazione della popolazione

1.   Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi inosservanza di un valore di parametro fissato ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, sia esaminata immediatamente per individuarne la causa.

2.   In caso di inosservanza di un valore di parametro, lo Stato membro determina se ciò costituisca un rischio per la salute umana tale da richiedere un intervento.

3.   In presenza di un rischio ai sensi del paragrafo 2, lo Stato membro:

a)

adotta provvedimenti correttivi al fine di conformarsi ai requisiti per la tutela della salute umana sotto il profilo della radioprotezione; e

b)

provvede a che la popolazione interessata sia:

i)

informata del rischio e dei provvedimenti correttivi adottati; e

ii)

consigliata sulle eventuali misure cautelative supplementari necessarie alla tutela della salute umana sotto il profilo della radioprotezione.

Articolo 8

Recepimento nel diritto interno

1.   Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 28 novembre 2015. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni fondamentali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 9

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 10

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Lussemburgo, il 22 ottobre 2013

Per il Consiglio

Il presidente

L. LINKEVIČIUS


(1)  GU C 24 del 28.1.2012, pag. 122.

(2)  Direttiva 96/29/Euratom del Consiglio, del 13 maggio 1996, che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti (GU L 159 del 29.6.1996, pag. 1).

(3)  Direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (GU L 330 del 5.12.1998, pag. 32).

(4)  Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull’igiene dei prodotti alimentari (GU L 139 del 30.4.2004, pag. 1).

(5)  Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1).

(6)  Direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, sull’utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali (GU L 164 del 26.6.2009, pag. 45).

(7)  Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67).

(8)  Raccomandazione 2001/928/Euratom della Commissione, del 20 dicembre 2001, sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon nell’acqua potabile (GU L 344 del 28.12.2001, pag. 85).

(9)  Direttiva 96/29/Euratom del Consiglio, del 13 maggio 1996, che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti (GU L 159 del 29.6.1996, pag. 1).


ALLEGATO I

VALORI DI PARAMETRO PER RADON, TRIZIO E DI DELLE ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO

Parametro

Valore di parametro

Unità di misura

Note

Radon

100

Bq/l

(Nota 1)

Trizio

100

Bq/l

(Nota 2)

DI

0,10

mSv

 

a)

Gli Stati membri possono fissare per il radon un livello il cui superamento è considerato inappropriato ed al di sotto del quale occorre proseguire l’ottimizzazione della protezione, senza compromettere l’approvvigionamento idrico su scala nazionale o regionale. Il livello fissato da uno Stato membro può essere superiore a 100 Bq/l ma comunque inferiore a 1 000 Bq/l. Al fine di semplificare la normativa nazionale, gli Stati membri possono decidere di adeguare il valore di parametro a questo livello.

b)

I provvedimenti correttivi sono considerati giustificati da motivi di protezione radiologica, senza ulteriori considerazioni, quando le concentrazioni di radon superano 1 000 Bq/l.

Nota 2:

Livelli elevati di trizio possono indicare la presenza di altri radionuclidi artificiali. Se la concentrazione di trizio supera il valore di parametro, è necessaria un’analisi della presenza di altri radionuclidi artificiali.


ALLEGATO II

CONTROLLI DELLE SOSTANZE RADIOATTIVE

1.   Principi generali e frequenza dei controlli

Tutti i parametri per i quali devono essere fissati dei valori di parametro ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, sono soggetti a controlli. Tuttavia, non è richiesto il controllo di un parametro specifico qualora un’autorità competente possa stabilire che, per un periodo da essa determinato, è improbabile che tale parametro si trovi in un dato approvvigionamento di acque destinate al consumo umano in concentrazioni tali da far prevedere il superamento del valore di parametro corrispondente.

Nel caso di radionuclidi di origine naturale, ove risultati precedenti abbiano dimostrato che la loro concentrazione è stabile, la frequenza è decisa, in deroga ai requisiti minimi di campionamento di cui al punto 6, dallo Stato membro, valutando il rischio per la salute umana. Uno Stato membro non ha l’obbligo di controllare la concentrazione di radon o trizio nelle acque destinate al consumo umano o di stabilire la DI ove ritenga, sulla base di indagini rappresentative, dati di monitoraggio o altre informazioni attendibili che, per un periodo da esso determinato, i livelli di radon, trizio o la DI calcolata rimarranno al di sotto dei rispettivi valori di parametro di cui all’allegato I. In tal caso, lo Stato membro comunica i motivi di tale decisione alla Commissione, cui fornisce la necessaria documentazione a sostegno di tale decisione, compresi i risultati di eventuali indagini, controlli o verifiche effettuati. In tale contesto, non si applicano le disposizioni relative ai requisiti minimi di campionamento e analisi di cui al punto 6 del presente allegato.

2.   Radon

Gli Stati membri assicurano che siano effettuate indagini rappresentative al fine di determinare l’entità e la natura di possibili esposizioni al radon nelle acque destinate al consumo umano provenienti da vari tipi di sorgenti di acque sotterranee e pozzi in diverse zone geologiche. Le indagini sono concepite in modo tale che i parametri di base, in particolare le caratteristiche geologiche e idrologiche della zona, la radioattività della roccia o del terreno e il tipo di pozzo, possano essere identificati e utilizzati successivamente per orientare ulteriori interventi in aree con probabili esposizioni elevate. Le concentrazioni di radon sono controllate allorché, in base ai risultati delle indagini rappresentative o di altre informazioni attendibili, vi sono motivi di temere un superamento del valore di parametro fissato ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1.

3.   Trizio

Gli Stati membri assicurano che siano effettuati controlli sul trizio nelle acque destinate al consumo umano in presenza di una fonte antropogenica di trizio o di altri radionuclidi artificiali nel bacino di captazione e ove non sia possibile dimostrare, sulla base di altri programmi di sorveglianza o indagini, che il livello di trizio si attesta al di sotto del suo valore di parametro elencato all’allegato I. Ove occorra sia richiesto il monitoraggio del trizio, questo è effettuato con la frequenza indicata nella tabella che figura nel presente allegato, punto 6. Se la concentrazione di trizio supera il valore di parametro, è necessaria un’indagine sulla presenza di altri radionuclidi artificiali.

4.   Dose indicativa

Sono effettuati controlli delle acque destinate al consumo umano per accertare la DI laddove sia presente una fonte di radioattività artificiale o di radioattività naturale elevata e non sia possibile dimostrare, sulla base di altri programmi di controllo rappresentativi o di altre indagini, che il livello della DI è al di sotto del valore di parametro elencato all’allegato I. Ove occorra effettuare controlli per accertare i livelli dei radionuclidi artificiali, questi sono effettuati con la frequenza indicata nella tabella che figura nel presente allegato, punto 6. Ove occorra effettuare controlli per accertare i livelli di radionuclidi naturali, ciascuno Stato membro definisce la frequenza dei controlli dell’attività alfa totale, dell’attività beta totale o dei singoli radionuclidi naturali a seconda della strategia di screening da esso adottata (conformemente all’allegato III). La frequenza dei controlli può variare da un’unica misurazione di controllo alla frequenza indicata nella tabella che figura nel presente allegato, punto 6. Ove occorra effettuare un unico controllo della radioattività naturale, è necessario procedere a un ulteriore controllo almeno in caso di cambiamenti dell’approvvigionamento tali da influire sulle concentrazioni di radionuclidi nell’acqua destinata al consumo umano.

5.   Trattamento delle acque

In caso di trattamento volto a ridurre la concentrazione di radionuclidi nelle acque destinate al consumo umano, i controlli sono effettuati con la frequenza indicata nella tabella che figura al punto 6 per garantire l’efficacia costante di tale trattamento.

6.   Frequenze minime di campionamento e analisi

La frequenza minima dei campionamento e delle analisi per i controlli delle acque destinate al consumo umano fornite da una rete di distribuzione o da cisterne o utilizzate nelle imprese alimentari è stabilita nella seguente tabella:

Tabella

Frequenza minima di campionamento e analisi per i controlli delle acque destinate al consumo umano fornite da una rete di distribuzione o da cisterne o utilizzate nelle imprese alimentari

Volume di acqua distribuito o prodotto ogni giorno in una zona di approvvigionamento

(Note 1 e 2)

m3

Numero di campioni all’anno

(Note 3 e 4)

volume ≤ 100

(Nota 5)

100 < volume ≤ 1 000

1

1 000 < volume ≤ 10 000

1

+ 1 per ogni 3 300 m3/d del volume totale e relativa frazione

10 000 < volume ≤ 100 000

3

+ 1 per ogni 10 000 m3/d del volume totale e relativa frazione

volume > 100 000

10

+ 1 per ogni 25 000 m3/d del volume totale e relativa frazione

Nota 1:

una zona di approvvigionamento è una zona geograficamente definita all’interno della quale le acque destinate al consumo umano provengono da una o varie fonti e la loro qualità può essere considerata circa uniforme.

Nota 2:

i volumi calcolati rappresentano una media su un anno civile. Per determinare la frequenza minima uno Stato membro può basarsi sul numero di abitanti in una zona di approvvigionamento invece che sul volume d’acqua, supponendo un consumo di 200 l pro capite al giorno.

Nota 3:

nella misura del possibile, il numero di campioni deve essere uniformemente distribuito in termini di tempo e luogo.

Nota 4:

nel caso di approvvigionamento intermittente di breve durata, la frequenza del controllo delle acque distribuite con cisterna deve essere stabilita dallo Stato membro interessato.

Nota 5:

la frequenza deve essere stabilita dallo Stato membro interessato.

Gli Stati membri definiscono le frequenze di campionamento per le acque destinate al consumo umano confezionate in bottiglie o contenitori e destinate alla vendita. A tal fine essi possono prendere in considerazione il volume di acqua prodotto.

7.   Media

Allorché un valore di parametro è superato in un dato campione, gli Stati membri definiscono l’entità del ricampionamento necessario per garantire che i valori misurati siano rappresentativi di una concentrazione media di attività durante un intero anno.


ALLEGATO III

CONTROLLO DELLA DOSE INDICATIVA E DELLE CARATTERISTICHE DI PRESTAZIONE ANALITICA

1.   Controllo del rispetto della DI

Gli Stati membri possono utilizzare varie strategie di screening affidabili per indicare la presenza di radioattività nelle acque destinate al consumo umano. Tali strategie possono includere lo screening di taluni radionuclidi o di un singolo radionuclide, ovvero lo screening dell’attività alfa totale o dell’attività beta totale.

a)   Screening di taluni radionuclidi o di un singolo radionuclide

Se una delle concentrazioni di attività supera il 20 % del valore derivato corrispondente o se la concentrazione di trizio supera il valore di parametro elencato all’allegato I, occorre procedere a un’analisi di altri radionuclidi. I radionuclidi da misurare sono stabiliti dagli Stati membri tenendo conto di tutte le informazioni pertinenti alle probabili fonti di radioattività.

b)   Strategie di screening dell’attività alfa totale e dell’attività beta totale

Gli Stati membri possono utilizzare strategie di screening dell’attività alfa totale e dell’attività beta totale (1) per controllare il valore di parametro della DI.

A tal fine sono fissati livelli di screening dell’attività alfa totale o dell’attività beta totale. Il livello di screening raccomandato per l’attività alfa totale è 0,1 Bq/l; il livello di screening raccomandato per l’attività beta totale è 1,0 Bq/l.

Se l’attività alfa totale e l’attività beta totale sono inferiori, rispettivamente, a 0,1 Bq/l e 1,0 Bq/l, lo Stato membro può ritenere che la DI sia inferiore al valore di parametro 0,1 mSv e non esigere un’indagine radiologica, a meno che non sia noto da altre fonti di informazione che specifici radionuclidi sono presenti nelle acque e possono determinare una DI superiore a 0,1 mSv.

Se l’attività alfa totale supera 0,1 Bq/l o l’attività beta totale supera 1,0 Bq/l, occorre effettuare un’analisi relativa agli specifici radionuclidi.

Gli Stati membri possono stabilire livelli di screening alternativi dell’attività alfa totale e dell’attività beta totale allorché possono dimostrare che i livelli alternativi sono conformi a una DI di 0,1 mSv.

I radionuclidi da misurare sono stabiliti dagli Stati membri tenendo conto di tutte le informazioni pertinenti alle probabili fonti di radioattività. Poiché livelli elevati di trizio possono indicare la presenza di altri radionuclidi artificiali, occorre misurare il trizio, l’attività alfa totale e l’attività beta totale nello stesso campione.

2.   Calcolo della DI

La DI è calcolata a partire dalle concentrazioni di radionuclidi misurate e dai coefficienti della dose di cui all’allegato III, tabella A, della direttiva 96/29/Euratom o da informazioni più recenti avallate dalle autorità competenti nello Stato membro, in base all’ingestione annua di acqua (730 l per gli adulti). Se la seguente formula è soddisfatta, gli Stati membri possono ritenere che la DI sia inferiore al valore di parametro 0,1 mSv e non occorrono ulteriori verifiche:

Formula

dove:

Ci(obs)

=

concentrazione osservata del radionuclide i

Ci(der)

=

concentrazione derivata del radionuclide i

n

=

numero di radionuclidi rivelati.

Concentrazioni derivate relative alla radioattività nelle acque destinate al consumo umano  (2)

Origine

Nuclide

Concentrazione derivata

Naturale

U-238 (3)

3,0 Bq/l

U-234 (3)

2,8 Bq/l

Ra-226

0,5 Bq/l

Ra-228

0,2 Bq/l

Pb-210

0,2 Bq/l

Po-210

0,1 Bq/l

Artificiale

C-14

240 Bq/l

Sr-90

4,9 Bq/l

Pu-239/Pu-240

0,6 Bq/l

Am-241

0,7 Bq/l

Co-60

40 Bq/l

Cs-134

7,2 Bq/l

Cs-137

11 Bq/l

I-131

6,2 Bq/l

3.   Caratteristiche di prestazione e metodi di analisi

Per i seguenti parametri e radionuclidi, il metodo di analisi utilizzato deve, come minimo, essere in grado di misurare le concentrazioni di attività con un limite di rivelazione specificato di seguito:

Parametri e radionuclidi

Limite di rivelazione (Note 1 e 2)

Note

Trizio

10 Bq/l

Nota 3

Radon

10 Bq/l

Nota 3

Attività alfa totale

0,04 Bq/l

Nota 4

Attività beta totale

0,4 Bq/l

Nota 4

U-238

0,02 Bq/l

 

U-234

0,02 Bq/l

 

Ra-226

0,04 Bq/l

 

Ra-228

0,02 Bq/l

Nota 5

Pb-210

0,02 Bq/l

 

Po-210

0,01 Bq/l

 

C-14

20 Bq/l

 

Sr-90

0,4 Bq/l

 

Pu-239/Pu-240

0,04 Bq/l

 

Am-241

0,06 Bq/l

 

Co-60

0,5 Bq/l

 

Cs-134

0,5 Bq/l

 

Cs-137

0,5 Bq/l

 

I-131

0,5 Bq/l

 

Nota 1:

il limite di rivelazione è calcolato conformemente alla norma ISO 11929, relativa ai fondamenti e alle applicazioni della determinazione dei limiti caratteristici (soglia di decisione, limite di rivelazione e limiti dell’intervallo di confidenza) per le misure delle radiazioni ionizzanti, con probabilità di errore del primo e secondo tipo di 0,05 in ciascun caso.

Nota 2:

le incertezze di misura sono calcolate e riportate come incertezze standard combinate o come incertezze standard estese con un fattore di estensione di 1,96, conformemente alla Guida ISO per l’espressione dell’incertezza nelle misurazioni.

Nota 3:

il limite di rivelazione del trizio e del radon è pari al 10 % del suo valore di parametro 100 Bq/l.

Nota 4:

il limite di rivelazione delle attività alfa totale e dell’attività beta totale è pari al 40 % dei valori di screening 0,1 Bq/l e 1,0 Bq/l, rispettivamente.

Nota 5:

questo limite di rivelazione si applica esclusivamente allo screening iniziale per la DI di una nuova fonte di acqua; se dalle verifiche iniziali emerge che non è plausibile che il Ra-228 superi il 20 % della concentrazione derivata, il limite di rivelazione può essere aumentato a 0,08 Bq/l per le misurazioni specifiche di routine del Ra-228 finché non sia necessario ripetere il controllo.


(1)  Se del caso, l’attività beta totale può essere sostituita con l’attività beta residua dopo aver sottratto la concentrazione dell’attività del K-40.

(2)  La tabella comprende i valori dei radionuclidi naturali e artificiali più comuni; si tratta di valori puntuali calcolati per una dose di 0,1 mSv e un’ingestione annua di 730 litri, utilizzando i coefficienti di dose stabiliti nell’allegato III, tabella A, della direttiva 96/29/Euratom; le concentrazioni derivate per altri radionuclidi possono essere calcolate sulla stessa base ed i valori possono essere aggiornati alla luce delle informazioni più recenti approvate dalle autorità competenti dello Stato membro.

(3)  La tabella si riferisce esclusivamente alle proprietà radiologiche dell’uranio e non alla sua tossicità chimica.


DECISIONI

7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/22


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 12 agosto 2013

sui requisiti essenziali dell’attrezzatura di radiocomunicazione marittima che deve essere installata su navi marittime non SOLAS e partecipare al Sistema mondiale di soccorso e sicurezza in mare (SMSSM)

[notificata con il numero C(2013) 5185]

(2013/638/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

vista la direttiva 1999/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 1999, riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità (1), in particolare l’articolo 3, paragrafo 3, lettera e),

considerando quanto segue:

(1)

Vari Stati membri hanno messo in atto o stanno mettendo in atto principi e regole comuni di sicurezza per l’attrezzatura di radiocomunicazione su navi marittime alle quali non si applica la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS) del 1974 (di seguito denominate «navi marittime non SOLAS»).

(2)

L’armonizzazione dei servizi di radiocomunicazione contribuirà a rendere più sicura la navigazione delle navi marittime non SOLAS, soprattutto in caso d’emergenza e di maltempo.

(3)

La circolare 803 del Comitato della sicurezza marittima (CSM) sulla partecipazione di navi marittime non SOLAS al Sistema mondiale di soccorso e sicurezza in mare (SMSSM) e la risoluzione MSC.131 (75) dell’Organizzazione marittima internazionale (OMI) invitano gli Stati ad applicare le linee direttrici per la partecipazione di navi marittime non SOLAS al SMSSM e li sollecitano a chiedere che in concomitanza con esso siano implementate talune caratteristiche sull’apparecchiatura di radiocomunicazione da usare su tutte le navi.

(4)

I regolamenti sulle comunicazioni radio dell’Unione internazionale per le telecomunicazioni (UIT) stabiliscono le frequenze che il SMSSM deve usare. Ogni apparecchio radio che operi su tali frequenze che sia destinato ai casi di emergenza, dovrà essere compatibile con l’uso previsto di tali frequenze e garantire in modo ragionevole di funzionare correttamente in caso di emergenza.

(5)

È opportuno chiarire che la decisione 2004/71/CE della Commissione, del 4 settembre 2003, sui requisiti essenziali dell’attrezzatura di radiocomunicazione marittima che deve essere installata su navi marittime non SOLAS e partecipare al Sistema mondiale di soccorso e sicurezza in mare (SMSSM) (2) si applica all’attrezzatura SMSSM da utilizzare su tutte le navi marittime non SOLAS, che non è oggetto della direttiva 96/98/CE del Consiglio, del 20 dicembre 1996, sull’equipaggiamento marittimo (3).

(6)

L’attuazione delle prescrizioni cui deve conformarsi l’attrezzatura SMSSM destinata a tutte le navi marittime non SOLAS deve essere coerente in tutti gli Stati membri e conforme alle pertinenti linee direttrici dell’OMI.

(7)

Considerato il numero di modifiche da apportare alla decisione 2004/71/CE, è opportuno sostituirla, per motivi di chiarezza.

(8)

La presente decisione è conforme al parere del comitato per la valutazione della conformità e per la sorveglianza del mercato nel settore delle telecomunicazioni,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

La presente decisione si applica a tutte le apparecchiature di radiocomunicazione non comprese nel campo d’applicazione della direttiva 96/98/CE e destinate all’uso su tutte le navi marittime alle quali non si applica la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS) del 1974 (di seguito denominate «navi marittime non SOLAS») e destinate a partecipare al Sistema mondiale di soccorso e sicurezza in mare (SMSSM) previsto nel capitolo IV della Convenzione SOLAS, che operano in uno dei servizi seguenti:

a)

il servizio mobile marittimo, di cui all’articolo 1.28 dei regolamenti di radiocomunicazione dell’Unione internazionale per le telecomunicazioni (UIT);

b)

il servizio satellitare mobile marittimo di cui all’articolo 1.29 dei regolamenti di radiocomunicazione dell’UIT.

Articolo 2

Ferma restando la direttiva 2009/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (4), le apparecchiature di radiocomunicazione devono essere progettate in modo da funzionare correttamente in ambiente marino, soddisfare tutti i requisiti operativi del SMSSM applicabili alle navi marittime non SOLAS, conformemente alle pertinenti disposizioni dell’Organizzazione marittima internazionale, e dare un segnale chiaro e stabile in collegamenti analogici o digitali ad alta fedeltà.

Articolo 3

La decisione 2004/71/CE è abrogata.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 12 agosto 2013

Per la Commissione

Antonio TAJANI

Vicepresidente


(1)  GU L 91 del 7.4.1999, pag. 10.

(2)  GU L 16 del 23.1.2004, pag. 54.

(3)  GU L 46 del 17.2.1997, pag. 25.

(4)  GU L 163 del 25.6.2009, pag. 1.


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/24


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 6 novembre 2013

che chiude il procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, con diametro esterno superiore a 406,4 mm, originari della Repubblica popolare cinese

(2013/639/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), in particolare l’articolo 9,

considerando quanto segue:

A.   APERTURA

(1)

Il 16 febbraio 2013, la Commissione europea («la Commissione») ha aperto un procedimento antidumping relativo alle importazioni nell’Unione di alcuni tipi di tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, con diametro esterno superiore a 406,4 mm, originari della Repubblica popolare cinese («RPC») e ha pubblicato un avviso di apertura nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (2).

(2)

Il procedimento è stato avviato a seguito di una denuncia presentata dal Comitato di difesa dell’industria dei tubi senza saldatura dell’Unione europea («il denunziante»), che rappresenta oltre il 25 % della produzione totale dell’Unione di alcuni tipi di tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, con diametro esterno superiore a 406,4 mm; la denuncia conteneva elementi di prova prima facie di pratiche di dumping relative al prodotto e del pregiudizio notevole da esse derivante sufficienti per giustificare l’apertura del procedimento.

(3)

La Commissione ha informato dell’apertura del procedimento il denunziante, gli altri produttori noti dell’Unione, i produttori esportatori noti della RPC, i produttori dell’eventuale paese di riferimento, gli importatori noti, i distributori e altre parti notoriamente interessate, nonché i rappresentanti della RPC. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di presentare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un’audizione entro il termine indicato nell’avviso di apertura.

(4)

Il denunziante, gli altri produttori dell’Unione, i produttori esportatori della RPC, gli importatori e i distributori hanno comunicato le loro osservazioni. È stata concessa un’audizione a tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta e che hanno dimostrato di avere particolari motivi per essere sentite.

B.   RITIRO DELLA DENUNCIA E CHIUSURA DEL PROCEDIMENTO

(5)

Il denunziante ha ritirato la denuncia con una lettera del 9 settembre 2013 inviata alla Commissione.

(6)

Conformemente all’articolo 9, paragrafo 1, del regolamento di base, un procedimento può essere chiuso in caso di ritiro della denuncia, a meno che la chiusura sia contraria all’interesse dell’Unione.

(7)

Dall’inchiesta non sono emerse considerazioni indicanti che tale chiusura sarebbe contraria all’interesse dell’Unione. La Commissione ha quindi ritenuto che il presente procedimento dovesse essere chiuso. Le parti interessate sono state informate e hanno avuto modo di presentare le loro osservazioni. Non sono pervenute osservazioni.

(8)

La Commissione conclude pertanto che il procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, con diametro esterno superiore a 406,4 mm, originari della Repubblica popolare cinese, deve essere chiuso,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il procedimento antidumping relativo alle importazioni di tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio diverso dall’acciaio inossidabile, di sezione circolare, con diametro esterno superiore a 406,4 mm, originari della Repubblica popolare cinese, attualmente classificati ai codici NC 7304 19 90, 7304 29 90, 7304 39 98 e 7304 59 99, è chiuso.

Articolo 2

La presente decisione entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 6 novembre 2013

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.

(2)  GU C 45 del 16.2.2013, pag. 3.


III Altri atti

SPAZIO ECONOMICO EUROPEO

7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/25


DECISIONE DELL’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA

N. 522/12/COL

del 19 dicembre 2012

che modifica per l’ottantasettesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato introducendo un nuovo capitolo sugli aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2012

L’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA,

VISTO l’accordo sullo Spazio economico europeo (1), in particolare gli articoli da 61 a 63 e il protocollo 26,

VISTO l’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia (2), in particolare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b) e l’articolo 24,

RAMMENTANDO le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato adottate il 19 gennaio 1994 dall’Autorità (3),

considerando quanto segue:

Ai sensi dell’articolo 24 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, l’Autorità di vigilanza rende esecutive le disposizioni dell’accordo SEE in materia di aiuti di Stato.

A norma dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, l’Autorità formula comunicazioni e orientamenti sulle materie oggetto dell’accordo SEE, sempre che tale accordo o l’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte lo preveda esplicitamente e l’Autorità lo consideri necessario.

Il 22 maggio 2012 la Commissione europea ha adottato una comunicazione dal titolo «Orientamenti relativi a determinati aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2012» (4).

Detta comunicazione è rilevante anche ai fini dello Spazio economico europeo.

Si deve garantire l’applicazione uniforme in tutto lo Spazio economico europeo delle norme SEE in materia di aiuti di Stato.

Ai sensi del punto II del capo «DISPOSIZIONI GENERALI» nella parte finale dell’allegato XV all’accordo SEE, l’Autorità, dopo aver consultato la Commissione, deve adottare gli atti corrispondenti a quelli della Commissione europea.

La Commissione europea e gli Stati EFTA sono stati consultati,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

La guida sugli aiuti di Stato è modificata mediante l’introduzione di un nuovo capitolo sugli aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2012. Il nuovo capitolo è contenuto nell’allegato della presente decisione.

Articolo 2

Il testo in lingua inglese è il solo facente fede.

Fatto a Bruxelles, il 19 dicembre 2012

Per l’Autorità di vigilanza EFTA

Oda Helen SLETNES

Presidente

Sverrir Haukur GUNNLAUGSSON

Membro del Collegio


(1)  «Accordo SEE».

(2)  «Accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte».

(3)  Guida all’applicazione e all’interpretazione degli articoli 61 e 62 dell’accordo SEE e dell’articolo 1 del protocollo 3 all’accordo che istituisce un’Autorità di vigilanza e una Corte di giustizia, adottata dall’Autorità il 19 gennaio 1994, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (in appresso «GU») L 231 del 3.9.1994, pag. 1 e supplemento SEE n. 32 del 3.9.1994, pag. 1, in appresso denominata «guida sugli aiuti di Stato». La versione aggiornata della guida sugli aiuti di Stato è pubblicata sul sito internet dell’Autorità al seguente indirizzo: http://www.eftasurv.int/state-aid/legal-framework/state-aid-guidelines/

(4)  Comunicazione della Commissione — Orientamenti relativi a determinati aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2012 (GU C 158 del 5.6.2012, pag. 4).


ALLEGATO

AIUTI NELL’AMBITO DEL SISTEMA PER LO SCAMBIO DI QUOTE DI EMISSIONE DEI GAS A EFFETTO SERRA DOPO IL 2012  (1)

POLITICA IN MATERIA DI AIUTI DI STATO E DIRETTIVA ETS

1.

La direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003 (2), ha istituito un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nell’Unione (in appresso «ETS-UE»), mentre la direttiva 2009/29/CE (3) lo ha perfezionato e esteso con effetto a decorrere dal 1o gennaio 2013. La direttiva 2003/87/CE modificata (4) è in appresso denominata «la direttiva ETS». La direttiva 2009/29/CE fa parte di un pacchetto legislativo contenente misure per combattere il cambiamento climatico e promuovere le energie rinnovabili e a basse emissioni di carbonio. Il pacchetto era stato principalmente concepito per raggiungere l’obiettivo globale dell’Unione in materia ambientale: ridurre le emissioni di gas serra del 20 % rispetto al 1990 e raggiungere una quota pari al 20 % di energie rinnovabili nel consumo energetico totale dell’Unione entro il 2020.

2.

La direttiva ETS prevede le seguenti misure speciali e temporanee per talune imprese: aiuti per compensare l’incremento dei prezzi dell’energia elettrica derivante dall’integrazione dei costi delle emissioni di gas serra in applicazione dell’ETS-UE (generalmente denominati «costi delle emissioni indirette»), aiuti all’investimento a favore di centrali elettriche ad elevata efficienza, comprese le nuove centrali elettriche attrezzate per la cattura e lo stoccaggio geologico di CO2 in modo ambientalmente sicuro (predisposte per CCS), quote opzionali a titolo gratuito per un periodo transitorio nel settore dell’energia elettrica in alcuni Stati EFTA (5) e esclusione di alcuni impianti di piccole dimensioni dall’ETS-UE se la riduzione delle emissioni di gas serra può essere ottenuta fuori dal quadro di tale sistema con costi amministrativi inferiori.

3.

Le misure speciali e temporanee previste nel contesto dell’attuazione della direttiva ETS implicano aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE. Conformemente alla sezione II, parte 2, protocollo 3, dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, gli aiuti di Stato devono essere notificati dagli Stati EFTA all’Autorità e non devono essere eseguiti prima dell’approvazione di quest’ultima.

4.

Al fine di assicurare la trasparenza e la certezza giuridica, i presenti orientamenti illustrano i criteri di compatibilità che saranno applicati a queste misure di aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra, perfezionato ed esteso dalla direttiva 2009/29/CE.

5.

Conformemente alla valutazione comparata formulata nel piano d’azione nel settore degli aiuti di Stato del 2005 (6), l’obiettivo principale del controllo sugli aiuti di Stato nel contesto dell’attuazione dell’ETS-UE consiste nel garantire che tali aiuti si traducano in una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra più significativa di quanto avverrebbe in mancanza di tali aiuti e nel far sì che i loro effetti positivi compensino quelli negativi in termini di distorsioni della concorrenza nel mercato interno. Gli aiuti di Stato devono essere necessari per raggiungere gli obiettivi ambientali dell’ETS-UE (necessità degli aiuti) e devono limitarsi al minimo necessario per ottenere il livello di tutela ambientale desiderato (proporzionalità dell’aiuto) senza dare luogo a distorsioni indebite della concorrenza e degli scambi nel mercato interno.

6.

Poiché le disposizioni introdotte dalla direttiva 2009/29/CE entreranno in vigore a partire dal 1o gennaio 2013, gli aiuti di Stato non possono essere ritenuti necessari ad alleggerire alcun onere derivante da tale direttiva prima di tale data. Di conseguenza le misure interessate dai presenti orientamenti possono solamente essere autorizzate per i costi sostenuti a partire dal 1o gennaio 2013, eccetto per gli aiuti di Stato connessi all’assegnazione transitoria facoltativa di quote a titolo gratuito ai fini dell’ammodernamento della produzione di energia elettrica (in alcuni Stati EFTA) che possono comprendere, a determinate condizioni, gli investimenti realizzati a partire dal 25 giugno 2009 e che figurano nel piano nazionale.

1.   MISURE SPECIFICHE CONTEMPLATE DAI PRESENTI ORIENTAMENTI

1.1.   Aiuti alle imprese in settori e sottosettori ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa del trasferimento dei costi delle quote ETS-UE sui prezzi dell’energia elettrica (aiuti per i costi delle emissioni indirette)

7.

A norma dell’articolo 10 bis, paragrafo 6, della direttiva ETS, gli Stati del SEE possono concedere aiuti di Stato a favore di settori o sottosettori considerati esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa dei costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica (in appresso denominati «costi delle emissioni indirette»), onde compensare tali costi conformemente alle norme sugli aiuti di Stato. Ai fini dei presenti orientamenti, la «rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica» si riferisce a uno scenario caratterizzato dall’incremento delle emissioni globali di gas a effetto serra nel quale le imprese trasferiscono la produzione al di fuori del SEE perché non possono trasferire l’aumento dei costi provocato dall’ETS-UE alla propria clientela senza incorrere nella perdita di una quota importante di mercato.

8.

Affrontando il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica si persegue un obiettivo ambientale, in quanto gli aiuti mirano a evitare un incremento delle emissioni globali di gas a effetto serra a causa del trasferimento della produzione al di fuori del SEE, in assenza di un accordo internazionale vincolante in materia di riduzione delle emissioni di gas serra. Al tempo stesso, gli aiuti per i costi delle emissioni indirette potrebbero avere un impatto negativo sull’efficacia dell’ETS-UE. Se non adeguatamente mirati, gli aiuti potrebbero sollevare i beneficiari dai costi delle proprie emissioni indirette, limitando in tal modo gli incentivi per ridurre le emissioni e innovare il settore. Di conseguenza, i costi per ridurre le emissioni sarebbero sostenuti principalmente da altri settori dell’economia. Inoltre, tali aiuti di Stato potrebbero provocare distorsioni significative della concorrenza nel mercato interno, in particolare quando le imprese di uno stesso settore sono trattate in maniera differente nei vari Stati del SEE a causa dei diversi vincoli di bilancio. Pertanto, i presenti orientamenti devono perseguire tre obiettivi specifici: ridurre al minimo il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica, mantenere l’obiettivo dell’ETS-UE di procedere a una decarbonizzazione efficace in termini di costi e ridurre al minimo le distorsioni della concorrenza nel mercato interno.

9.

Durante il processo d’adozione della direttiva 2009/29/CE, la Commissione ha reso pubblica una dichiarazione (7) che definisce i principi essenziali che intende applicare in materia di aiuti di Stato per i costi delle emissioni indirette al fine di evitare indebite distorsioni della concorrenza.

10.

La Commissione ha valutato, a livello dell’Unione, la misura in cui un settore o sottosettore sia in grado di trasferire i costi delle emissioni indirette sui prezzi dei prodotti senza che ciò comporti la perdita di una quota importante di mercato a vantaggio di impianti meno efficienti in termini di emissioni di carbonio, situati al di fuori del territorio dell’Unione.

11.

L’importo massimo dell’aiuto che gli Stati del SEE possono concedere deve essere calcolato secondo una formula che prenda in considerazione i livelli della produzione di base dell’impianto o i livelli di consumo di base di energia elettrica dell’impianto, secondo la definizione dei presenti orientamenti, nonché il fattore di emissione di CO2 per l’energia elettrica fornita da impianti di combustione in aree geografiche diverse. In caso di contratti di fornitura di energia elettrica che non comprendono alcun costo di CO2 non vengono concessi aiuti di Stato. Tale formula garantisce che l’aiuto sia proporzionato e che mantenga gli incentivi per l’efficienza in materia di energia elettrica e per il passaggio dall’energia elettrica «grigia» all’energia elettrica «verde», in conformità del considerando 27 della direttiva 2009/29/CE.

12.

Inoltre, per ridurre al minimo le distorsioni della concorrenza nel mercato interno e mantenere l’obiettivo dell’ETS-UE di procedere ad una decarbonizzazione efficace in termini di costi, l’aiuto non deve compensare integralmente i costi delle quote UE trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica e deve venire progressivamente ridotto. Per quanto riguarda gli aiuti di Stato, il fatto che le intensità di aiuto siano decrescenti è fondamentale per evitare la dipendenza dagli aiuti. Inoltre, le intensità di aiuto decrescenti manterranno sia gli incentivi di lungo periodo per la piena internalizzazione delle esternalità ambientali che gli incentivi a breve termine per favorire il passaggio a tecnologie a basse emissioni di CO2, sottolineando al tempo stesso il carattere temporaneo dell’aiuto e contribuendo alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

1.2.   Aiuti agli investimenti a favore di centrali elettriche ad elevata efficienza, comprese le nuove centrali elettriche attrezzate per la cattura e lo stoccaggio di CO2 (predisposte per CCS)

13.

Secondo la dichiarazione della Commissione al Consiglio europeo (8) per quanto riguarda l’articolo 10, paragrafo 3, della direttiva ETS sull’uso delle entrate derivanti dalla vendita all’asta delle quote, gli Stati EFTA possono utilizzare tali entrate, tra il 2013 e 2016, per finanziare la costruzione di centrali elettriche altamente efficienti, comprese nuove centrali elettriche attrezzate per la cattura e lo stoccaggio di CO2 (CCS). L’articolo 33 della direttiva 2009/31/CE del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio (9), prevede tuttavia che gli Stati del SEE provvedano affinché i gestori di tutti gli impianti di combustione con una produzione di energia elettrica stimata pari o superiore a 300 MW abbiano accertato che siano soddisfatte alcune condizioni, ovverosia la disponibilità di siti di stoccaggio appropriati, la fattibilità tecnica ed economica delle strutture di trasporto e la possibilità tecnica ed economica di installare a posteriori le strutture per la cattura di CO2. Se la valutazione è positiva, un’area sufficiente del sito dell’impianto deve essere dedicata all’attrezzatura necessaria per la cattura e la compressione di CO2  (10).

14.

Tale misura di aiuto deve mirare a migliorare la tutela dell’ambiente, riducendo le emissioni di CO2 rispetto alle tecnologie più avanzate, e a correggere un fallimento del mercato, grazie a un impatto sostanziale sull’ambiente. Gli aiuti devono essere necessari, proporzionati ed avere un effetto di incentivazione. Gli aiuti per la realizzazione della cattura e dello stoccaggio di CO2 non rientrano nel campo di applicazione dei presenti orientamenti e vengono già valutati alla luce di altre norme vigenti in materia di aiuti di Stato, in particolare il capitolo della guida sugli aiuti di Stato relativo alla tutela dell’ambiente (11).

15.

Al fine di garantire la proporzionalità dell’aiuto, l’intensità massima di aiuto deve variare a seconda del contributo all’aumento della protezione dell’ambiente e della riduzione delle emissioni di CO2 (obiettivo della direttiva ETS) della nuova centrale elettrica. Pertanto, l’avvio entro il 2020 dell’attuazione dell’intera catena di CCS (ovverosia, costruzione ed effettivo avvio delle operazioni di cattura, trasporto e stoccaggio di CO2) da parte delle nuove centrali elettriche deve essere ricompensata rispetto ad una situazione in cui le nuove centrali elettriche siano predisposte per CCS, ma non avviino l’attuazione della catena CCS entro il 2020. Inoltre, valutando due progetti simili relativi a nuove centrali elettriche predisposte per CCS, le intensità massime di aiuto ammesse devono essere più elevate per i progetti selezionati a seguito di una procedura di gara autenticamente competitiva, fondata su criteri chiari, trasparenti e non discriminatori, che garantisca che gli aiuti si limitino effettivamente al minimo necessario e promuova la concorrenza sul mercato della produzione di energia elettrica. In queste circostanze, è possibile ritenere che le rispettive offerte rispecchino tutti i possibili benefici che potrebbero derivare dall’investimento supplementare.

1.3.   Aiuti connessi all’opzione di assegnazione di quote a titolo gratuito per un periodo transitorio ai fini dell’ammodernamento della produzione di energia elettrica

16.

Ai sensi dell’articolo 10 quater della direttiva ETS, gli Stati del SEE che soddisfano determinate condizioni relative all’interconnettività della loro rete elettrica nazionale, alla loro quota di combustibili fossili nella produzione di energia elettrica e al livello di PIL pro capite in relazione alla media dell’Unione, hanno la possibilità di derogare temporaneamente al principio della messa all’asta integrale e di concedere quote a titolo gratuito a produttori di energia elettrica che sono in attività al 31 dicembre 2008, o che hanno fisicamente avviato il processo d’investimento per la modernizzazione entro il 31 dicembre 2008. In cambio della possibilità di concedere quote a titolo gratuito ai produttori di energia elettrica, gli Stati del SEE ammissibili devono presentare un piano di investimento nazionale (in appresso, «piano nazionale») che stabilisce gli investimenti effettuati da parte dei beneficiari delle quote a titolo gratuito o da altri operatori nel riadeguamento e nel potenziamento delle infrastrutture, nelle tecnologie pulite e nella diversificazione del loro mix energetico e delle fonti di approvvigionamento.

17.

Questa deroga al principio della messa all’asta integrale mediante l’assegnazione delle quote a titolo gratuito per un periodo transitorio comporta un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE, poiché gli Stati del SEE rinunciano a delle entrate concedendo le quote gratuitamente e accordano un vantaggio selettivo ai produttori di energia elettrica che possono essere in concorrenza con i produttori di energia di altri Stati del SEE, cosa che può di conseguenza falsare o minacciare di falsare la concorrenza e incidere sugli scambi nel mercato interno. Elementi di aiuto di Stato sono altresì presenti a livello degli investimenti che i beneficiari delle quote gratuite realizzeranno a costi inferiori.

1.4.   Aiuti connessi all’esclusione di impianti di dimensioni ridotte e degli ospedali dall’ETS-UE

18.

Ai sensi dell’articolo 27 della direttiva ETS, gli Stati del SEE possono escludere gli impianti di piccole dimensioni e gli ospedali dal sistema ETS-UE, purché siano soggetti a misure che permettano di ottenere una riduzione equivalente delle emissioni di gas serra. Gli Stati del SEE possono proporre misure applicabili agli impianti di piccole dimensioni e agli ospedali che contribuiranno alla riduzione delle emissioni in misura equivalente al sistema ETS-UE. Questa possibilità di escluderli dall’ETS-UE è intesa a offrire il massimo beneficio in termini di riduzione dei costi amministrativi per ciascuna tonnellata di CO2 equivalente esclusa dal sistema.

19.

L’esclusione di impianti di dimensioni ridotte e degli ospedali dall’ETS-UE può implicare aiuti di Stato. Gli Stati del SEE dispongono di un ampio margine di discrezionalità per stabilire se escludere o meno gli impianti di piccole dimensioni dall’ETS-UE, ed eventualmente quale tipo escludere, e per decidere quali misure richiedere. Pertanto, non si può escludere che le misure imposte dagli Stati del SEE possano costituire un vantaggio economico a favore di impianti di dimensioni ridotte ed ospedali esclusi dall’ETS-UE che potrebbe falsare o minacciare di falsare la concorrenza e incidere sugli scambi nel mercato interno.

2.   CAMPO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

2.1.   Campo di applicazione dei presenti orientamenti

20.

I presenti orientamenti si applicano esclusivamente alle specifiche misure di aiuto previste nel quadro dell’attuazione della direttiva ETS. Il capitolo della guida sugli aiuti di Stato per la tutela ambientale (12) non si applica a tali misure.

2.2.   Definizioni

21.

Ai fini dei presenti orientamenti, si applicano le definizioni di cui all’appendice I.

3.   MISURE DI AIUTO COMPATIBILI AI SENSI DELL’ARTICOLO 61, PARAGRAFO 3, DELL’ACCORDO SEE

22.

Gli aiuti di Stato possono essere dichiarati compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE se hanno per effetto un incremento della tutela ambientale (riduzione delle emissioni dei gas serra) senza alterare le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse. Quando valuta la compatibilità di una misura di aiuto, l’Autorità di vigilanza EFTA valuta gli effetti positivi della misura ai fini del conseguimento di un obiettivo di interesse comune rispetto ai suoi effetti potenzialmente negativi, quali la distorsione degli scambi e della concorrenza. Per questo motivo, la durata dei regimi di aiuto non deve oltrepassare quella dei presenti orientamenti, fatta salva la possibilità, per uno Stato EFTA, di notificare nuovamente una misura per prolungarla oltre la scadenza del termine previsto dalla decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA che autorizza il regime di aiuti.

3.1.   Aiuti alle imprese in settori e sottosettori ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa del trasferimento dei costi delle quote ETS-UE sui prezzi dell’energia elettrica (aiuti per i costi delle emissioni indirette)

23.

Per i settori e i sottosettori elencati nell’appendice II, gli aiuti destinati a compensare i costi delle quote ETS-UE trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica a seguito dell’attuazione della direttiva ETS a partire dal 1o gennaio 2013 saranno considerati compatibili con il mercato interno ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE purché siano soddisfatte le condizioni di cui alla presente sezione.

Obiettivo e necessità dell’aiuto

24.

Ai fini dei presenti orientamenti, l’obiettivo dell’aiuto è quello di prevenire rischi significativi di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa del trasferimento dei costi delle quote UE sui prezzi dell’energia elettrica sostenuti dal beneficiario, se i suoi concorrenti di paesi terzi non sostengono simili costi di CO2 nel prezzo dell’energia elettrica e il beneficiario non è in grado di trasferire tali costi sui prezzi dei prodotti senza incorrere nella perdita di una quota importante di mercato.

25.

Ai fini dei presenti orientamenti, si ritiene che esistano rischi significativi di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica soltanto se il beneficiario dell’aiuto opera in uno dei settori o dei sottosettori elencati nell’appendice II.

Intensità massima dell’aiuto

26.

L’intensità dell’aiuto non deve superare l’85 % dei costi ammissibili sostenuti nel 2013, 2014 e 2015, l’80 % dei costi ammissibili sostenuti nel 2016, 2017 e 2018 e il 75 % dei costi ammissibili sostenuti nel 2019 e 2020.

Calcolo dell’importo massimo di aiuto

27.

L’importo massimo dell’aiuto per impianto che fabbrica i prodotti oggetto dei settori e dei sottosettori di cui all’appendice II deve essere calcolato in base alla seguente formula:

a)

se i parametri di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica di cui all’appendice III sono applicabili ai prodotti fabbricati dal beneficiario, l’importo massimo dell’aiuto per impianto per i costi sostenuti nell’anno t è uguale a:

Formula

dove, AIt è l’intensità di aiuto nell’anno t, espressa in forma frazionaria (es. 0,8), Ct è il fattore applicabile di emissione di CO2 (t CO2/MWh) (nell’anno t), Pt–1 è il prezzo a termine delle quote UE nell’anno t–1 (EUR/tCO2), E è il parametro applicabile di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica specifico del prodotto di cui all’appendice III e BO è la produzione di base. Tali concetti vengono definiti all’appendice I.

b)

se i parametri di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica di cui all’appendice III non sono applicabili ai prodotti fabbricati dal beneficiario, l’importo massimo dell’aiuto per impianto per i costi sostenuti nell’anno t è uguale a:

Formula

dove, AIt è l’intensità di aiuto nell’anno t, espressa in forma frazionaria (es. 0,8), Ct è il fattore applicabile di emissione di CO2 (tCO2/MWh) (nell’anno t), Pt–1 è il prezzo a termine delle quote UE nell’anno t–1 (EUR/tCO2), EF è il parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica e BEC è il consumo di base di energia elettrica (MWh). Tali concetti vengono definiti all’appendice I.

28.

Se un impianto fabbrica prodotti ai quali è applicabile un parametro di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica di cui all’appendice III e prodotti ai quali è applicabile il parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica, il consumo di energia elettrica per ciascun prodotto deve essere ripartito in base ai rispettivi quantitativi di produzione di ciascun prodotto.

29.

Se un impianto fabbrica sia prodotti che risultano ammissibili agli aiuti (che rientrano cioè nei settori e sottosettori elencati nell’appendice II), sia prodotti che non sono ammissibili agli aiuti, l’importo massimo dell’aiuto sarà calcolato soltanto per i prodotti ammissibili.

30.

L’aiuto potrà essere versato al beneficiario l’anno in cui i costi sono sostenuti o l’anno successivo. Se l’aiuto è versato nell’anno in cui i costi sono sostenuti, deve essere previsto un meccanismo di adeguamento dei pagamenti ex post per garantire che gli aiuti versati in eccesso siano rimborsati entro il 1o luglio dell’anno successivo.

Effetto di incentivazione

31.

La condizione dell’effetto di incentivazione si ritiene soddisfatta se tutte le condizioni di cui alla sezione 3.1 risultano soddisfatte.

3.2.   Aiuti agli investimenti a favore di nuove centrali elettriche ad elevata efficienza, comprese le nuove centrali elettriche predisposte per CCS

32.

Gli aiuti agli investimenti concessi tra il 1o gennaio 2013 e il 31 dicembre 2016 per nuove centrali elettriche altamente efficienti saranno considerati compatibili con il mercato interno ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE, purché siano soddisfatte le condizioni di cui alla presente sezione.

33.

Gli aiuti agli investimenti a favore delle nuove centrali elettriche ad elevata efficienza possono essere concessi soltanto qualora risultino soddisfatte le seguenti condizioni:

a)

la nuova centrale elettrica ad elevata efficienza supera il valore di rendimento di riferimento armonizzato delle centrali di cui all’allegato I della decisione di esecuzione 2011/877/UE della Commissione, del 19 dicembre 2011, che fissa valori di rendimento di riferimento armonizzati per la produzione separata di elettricità e di calore in applicazione della direttiva 2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (13) o il valore di rendimento di riferimento pertinente in vigore alla data in cui l’aiuto è concesso. Le nuove centrali elettriche ad elevata efficienza che si limitano a rispettare tali valori di rendimento di riferimento non sono ammissibili agli aiuti; e

b)

la decisione di approvazione dell’autorità che concede gli aiuti viene adottata tra il 1o gennaio 2013 e il 31 dicembre 2016.

Obiettivo e necessità dell’aiuto

34.

Gli Stati EFTA devono dimostrare che l’aiuto mira a rimediare ad un fallimento del mercato grazie ad un sostanziale impatto sulla tutela ambientale. L’aiuto deve avere un effetto di incentivazione che determini un cambiamento del comportamento del beneficiario dell’aiuto; l’effetto di incentivazione sarà dimostrato mediante uno scenario controfattuale che fornisca la prova che, senza l’aiuto, il beneficiario non avrebbe effettuato l’investimento. Inoltre, il progetto sovvenzionato non deve essere avviato prima della presentazione della domanda di aiuto. Infine, gli Stati EFTA devono dimostrare che gli aiuti non alterano le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, in particolare se gli aiuti sono concentrati su un numero limitato di beneficiari e se sono in grado di rafforzare la posizione dei beneficiari sul mercato (a livello di gruppo d’imprese).

Costi ammissibili

35.

I costi ammissibili saranno limitati ai costi totali degli investimenti nel nuovo impianto (attività materiali e immateriali) che sono strettamente necessari per la costruzione della nuova centrale. Inoltre, in caso di costruzione di una centrale elettrica predisposta per CCS, saranno ammissibili i costi connessi alla dimostrazione della fattibilità economica e tecnica complessiva dell’attuazione dell’intera catena di CCS. Ai sensi dei presenti orientamenti, i costi di installazione delle apparecchiature per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 non sono costi ammissibili, in quanto gli aiuti per l’attuazione del CCS vengono già valutati alla luce del capitolo della guida sugli aiuti di Stato relativo alla tutela dell’ambiente.

Intensità massime dell’aiuto

36.

Per le nuove centrali elettriche altamente efficienti che sono predisposte per CCS e che iniziano l’attuazione dell’intera catena di CCS entro il 2020, l’aiuto non deve superare il 15 % dei costi ammissibili.

37.

Per le nuove centrali elettriche altamente efficienti che sono predisposte per CCS ma che non cominciano ad attuare l’intera catena CCS prima del 2020 e alle quali l’aiuto è concesso in seguito a una procedura di gara autenticamente competitiva che promuove i) l’installazione nella nuova centrale delle tecnologie di produzione di energia più ecologiche e che producono emissioni di CO2 inferiori rispetto alle tecnologie più avanzate e ii) la concorrenza sul mercato della generazione dell’energia elettrica, l’aiuto non deve superare il 10 % dei costi ammissibili. Detta procedura di gara deve basarsi su criteri chiari, trasparenti e non discriminatori ed essere aperta alla partecipazione di un numero sufficiente di imprese. Inoltre, il bilancio a fronte della procedura di gara deve costituire un vincolo imprescindibile, nel senso che gli aiuti non potranno essere concessi a tutti i partecipanti.

38.

Per le nuove centrali elettriche ad elevata efficienza che non soddisfano le condizioni di cui ai punti 36 e 37, l’aiuto non deve superare il 5 % dei costi ammissibili.

39.

Qualora l’attuazione dell’intera catena di CCS non inizi prima del 2020, l’aiuto deve essere ridotto al 5 % dei costi ammissibili dell’investimento ovvero al 10 %, se risultano soddisfatte le condizioni di cui alla sezione 3.2, punto 37. In caso di versamento anticipato dell’aiuto, gli Stati EFTA devono recuperare gli importi versati in eccesso.

3.3.   Aiuti connessi all’opzione di assegnazione di quote a titolo gratuito per un periodo transitorio ai fini dell’ammodernamento della produzione di energia elettrica

40.

Dal 1o gennaio 2013 al 31 dicembre 2019 gli aiuti di Stato connessi all’opzione di assegnazione di quote a titolo gratuito per un periodo transitorio ai fini dell’ammodernamento della produzione di energia elettrica e gli investimenti previsti nei piani nazionali, a norma dell’articolo 10 quater, della direttiva ETS, saranno considerati compatibili con il mercato interno ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE, purché siano rispettate tutte le seguenti condizioni:

a)

le quote a titolo gratuito per un periodo transitorio sono concesse a norma dell’articolo 10 quater della direttiva ETS e in conformità della decisione della Commissione sugli orientamenti metodologici per l’assegnazione di quote di emissione a titolo gratuito per un periodo transitorio agli impianti per la produzione di energia elettrica ai sensi dell’articolo 10 quater, paragrafo 3, della direttiva ETS (14), nonché della comunicazione della Commissione sull’applicazione facoltativa dell’articolo 10 quater della direttiva ETS (15);

b)

il piano nazionale persegue un obiettivo d’interesse comune, come una maggiore tutela ambientale alla luce degli obiettivi generali della direttiva ETS;

c)

il piano nazionale comprende investimenti nel riadeguamento e nel potenziamento delle infrastrutture, nelle tecnologie pulite e nella diversificazione del mix energetico e delle fonti di approvvigionamento conformemente alla direttiva ETS effettuati dopo il 25 giugno 2009;

d)

il valore di mercato (a livello di gruppi di imprese) delle quote gratuite per tutto il periodo di assegnazione (calcolato secondo la comunicazione della Commissione del 29 marzo 2011 (16) o secondo i pertinenti orientamenti in vigore al momento della concessione degli aiuti) non supera il costo totale degli investimenti effettuati dal beneficiario delle quote gratuite (a livello di gruppi di imprese). Se i costi totali dell’investimento sono inferiori al valore di mercato delle quote o se il destinatario delle quote gratuite non intraprende alcun investimento ammissibile nel quadro del piano nazionale, i destinatari delle quote gratuite devono trasferire la differenza verso un meccanismo che consenta di finanziare altri investimenti ammissibili a norma dei piani nazionali;

e)

gli aiuti non alterano le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, in particolare se gli aiuti sono concentrati su un numero limitato di beneficiari e se sono in grado di rafforzare la posizione dei beneficiari sul mercato (a livello di gruppo d’imprese).

Effetto di incentivazione

L’effetto di incentivazione si ritiene soddisfatto per gli investimenti effettuati a partire dal 25 giugno 2009.

Costi ammissibili

41.

I costi ammissibili devono limitarsi ai costi degli investimenti totali (attività materiali e immateriali) elencati nel piano nazionale corrispondenti al valore di mercato delle quote gratuite (calcolato secondo la comunicazione della Commissione del 29 marzo 2011 (17) o secondo i pertinenti orientamenti in vigore al momento della concessione degli aiuti) concesse a ciascun beneficiario, indipendentemente dai costi e dai benefici di esercizio dell’impianto in questione.

Intensità massima dell’aiuto

42.

L’aiuto non deve superare il 100 % dei costi ammissibili.

3.4.   Aiuti connessi all’esclusione di impianti di dimensioni ridotte e degli ospedali dall’ETS-UE

43.

Gli aiuti connessi all’esclusione degli impianti di dimensioni ridotte o degli ospedali esentati dal sistema ETS-UE a partire dal 1o gennaio 2013 saranno considerati compatibili con il mercato interno ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE, purché gli impianti di dimensioni ridotte e gli ospedali siano soggetti a misure che permettano di ottenere una riduzione equivalente delle emissioni di gas a effetto serra ai sensi dell’articolo 27 della direttiva ETS e purché lo Stato EFTA rispetti le condizioni di cui all’articolo 27 della direttiva ETS.

Effetto di incentivazione

44.

La condizione dell’effetto di incentivazione si ritiene soddisfatta se tutte le condizioni di cui alla sezione 3.4 risultano soddisfatte.

3.5.   Proporzionalità

45.

Lo Stato EFTA deve dimostrare che l’importo degli aiuti a favore del beneficiario si limita al minimo necessario. In particolare, gli Stati EFTA possono concedere aiuti con intensità di aiuto inferiori a quelle menzionate nei presenti orientamenti.

4.   CUMULO

46.

I massimali d’aiuto fissati dai presenti orientamenti non devono essere superati, indipendentemente dal fatto che il sostegno sia finanziato interamente da risorse statali o sia parzialmente cofinanziato dall’Unione.

47.

Gli aiuti considerati compatibili in forza dei presenti orientamenti non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE né con altre forme di finanziamento dell’Unione, se tale cumulo comporta un’intensità d’aiuto superiore a quella prevista dai presenti orientamenti. Tuttavia, quando le spese ammissibili agli aiuti a titolo di misure che rientrano nei presenti orientamenti sono totalmente o parzialmente ammissibili ad aiuti aventi altre finalità, alla parte comune si applicherà il massimale più favorevole secondo le regole applicabili.

5.   DISPOSIZIONI FINALI

5.1.   Relazioni annuali

48.

Ai sensi della parte II del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte (18) e della decisione n. 195/04/COL del 14 luglio 2004 (19), gli Stati EFTA presentano relazioni annuali all’autorità di vigilanza EFTA.

49.

Oltre a quanto previsto dalle disposizioni della parte II del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, e dalla decisione n. 195/04/COL, le relazioni annuali sulle misure di aiuto per la tutela ambientale devono contenere informazioni supplementari relative ai rispettivi regimi approvati. In particolare, gli Stati EFTA devono fornire nelle loro relazioni annuali le seguenti informazioni:

il nome del beneficiario e gli impianti sovvenzionati di sua proprietà,

i settori o i sottosettori in cui opera il beneficiario,

l’anno per il quale è concesso l’aiuto e l’anno in cui l’aiuto è effettivamente erogato,

la produzione di base per ogni impianto sovvenzionato del settore o del sottosettore pertinente,

gli incrementi o diminuzioni sostanziali della capacità, se del caso,

la produzione annua per ogni impianto sovvenzionato del settore o del sottosettore pertinente per ciascuno degli anni utilizzati per stabilire la produzione di base,

la produzione annua per ogni impianto sovvenzionato del settore o del sottosettore pertinente per l’anno per il quale è erogato l’aiuto,

la produzione annua di altri prodotti fabbricati in ogni impianto sovvenzionato che non sono oggetto del parametro di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica per ciascuno degli anni utilizzati per stabilire la produzione di base (se eventuali aiuti sono concessi utilizzando il parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica),

il consumo di base di energia elettrica di ciascun impianto sovvenzionato (se eventuali aiuti sono concessi utilizzando il parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica),

il consumo annuo di energia elettrica per ciascuno degli anni utilizzati per stabilire il consumo di base di energia elettrica (se eventuali aiuti sono concessi utilizzando il parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica),

il consumo annuo di energia elettrica dell’impianto per l’anno per il quale è concesso l’aiuto (se eventuali aiuti sono concessi utilizzando il parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica),

il prezzo a termine delle quote UE utilizzato per calcolare l’importo dell’aiuto per beneficiario,

l’intensità di aiuto,

il fattore nazionale di emissione di CO2 .

50.

L’autorità di vigilanza EFTA procederà ad un controllo periodico degli aiuti concessi alle imprese operanti in settori e sottosettori ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa del trasferimento dei costi delle quote ETS-UE sui prezzi dell’energia elettrica di cui alla sezione 3.1. Contestualmente, essa aggiornerà i dati sull’entità dei costi indiretti trasferiti e sulle eventuali conseguenze a livello di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica.

51.

Per quanto riguarda gli aiuti concessi per nuove centrali elettriche altamente efficienti, comprese quelle predisposte per CCS, gli Stati EFTA devono fornire nelle loro relazioni annuali le seguenti informazioni:

i nomi dei beneficiari,

l’importo degli aiuti per beneficiario,

l’intensità di aiuto,

la verifica della conformità alle condizioni di cui alla sezione 3.2, punto 32, per quanto riguarda il calendario della concessione dell’aiuto,

la verifica della conformità alle condizioni di cui alla sezione 3.2, punto 36, per quanto riguarda l’inizio dell’attuazione dell’intera catena di CCS prima del 2020.

5.2.   Trasparenza

52.

L’Autorità di vigilanza EFTA ritiene che siano necessarie ulteriori misure per migliorare la trasparenza degli aiuti di Stato negli Stati EFTA. In particolare, è necessario garantire agli Stati EFTA, agli operatori economici, alle parti interessate e all’Autorità di vigilanza EFTA un accesso immediato al testo integrale di tutti i regimi di aiuti applicabili in materia di tutela ambientale.

53.

Tale obiettivo è facilmente realizzabile mediante la creazione di siti internet. Per tale motivo, nell’esaminare i regimi di aiuto, l’Autorità di vigilanza EFTA richiede sistematicamente allo Stato EFTA interessato di pubblicare su internet il testo integrale di tutti i regimi di aiuto definitivi e di comunicarle l’indirizzo internet della pubblicazione.

5.3   Controllo

54.

Gli Stati EFTA si impegnano a conservare una documentazione dettagliata relativa alla concessione di aiuti per tutte le misure. Tali documenti, contenenti tutte le informazioni necessarie per accertare il rispetto delle condizioni in materia di costi ammissibili e intensità di aiuto massima autorizzabile, devono essere conservati per dieci anni dalla data di concessione degli aiuti ed essere messi a disposizione dell’Autorità di vigilanza EFTA su richiesta della medesima.

5.4.   Periodo di applicazione e revisione

55.

L’Autorità di vigilanza EFTA applicherà i presenti orientamenti dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e nel supplemento SEE.

56.

I presenti orientamenti si applicano fino al 31 dicembre 2020. Previa consultazione degli Stati EFTA, l’Autorità di vigilanza EFTA potrà modificarli prima di tale scadenza sulla base di importanti considerazioni di politica della concorrenza o di politica ambientale, ovvero per tenere conto di altre politiche del SEE o di impegni internazionali. Modifiche potrebbero infatti rendersi necessarie alla luce di futuri accordi internazionali in materia di cambiamenti climatici e della futura normativa in materia adottata nel SEE. Successivamente alla loro adozione, l’Autorità di vigilanza EFTA può effettuare una revisione dei presenti orientamenti ogni due anni.

57.

L’Autorità di vigilanza EFTA applicherà i presenti orientamenti a tutte le misure di aiuto notificate sulle quali è chiamata a decidere successivamente alla pubblicazione degli orientamenti medesimi nella Gazzetta ufficiale e nel supplemento SEE, anche qualora i progetti siano stati notificati prima della pubblicazione stessa. A tutti gli aiuti illegalmente concessi l’Autorità di vigilanza EFTA applicherà le disposizioni di cui al capitolo della guida sugli aiuti di Stato relativo alle norme applicabili alla valutazione degli aiuti di Stato illegalmente concessi (20).


(1)  I presenti orientamenti corrispondono alla comunicazione della Commissione «Orientamenti relativi a determinati aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2012», adottati il 22.5.2012 (GU C 158 del 5.6.2012, pag. 4). La guida sugli aiuti di Stato è pubblicata sul sito internet dell’Autorità al seguente indirizzo (www.eftasurv.int/state-aid/legal-framework/state-aid-guidelines/).

(2)  Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio (GU L 275 del 25.10.2003, pag. 32). La direttiva è stata integrata nell’accordo SEE al punto 21al dell’allegato XX.

(3)  Direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 63). La direttiva è stata integrata nell’accordo SEE al punto 21al dell’allegato XX.

(4)  Direttiva 2004/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 2004 (GU L 338 del 13.11.2004, pag. 18); direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008 (GU L 8 del 13.1.2009, pag. 3); regolamento (CE) n. 219/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009 (GU L 87 del 31.3.2009, pag. 109).

(5)  Ai fini dei presenti orientamenti, per «Stati EFTA» si intendono l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, ma non la Svizzera che, pur essendo uno Stato EFTA, non ha aderito allo Spazio economico europeo.

(6)  Piano di azione nel settore degli aiuti di stato - Aiuti di Stato meno numerosi e più mirati: itinerario di riforma degli aiuti di Stato 2005-2009, COM(2005) 107 definitivo, del 7.6.2005.

(7)  Allegato II all’allegato 15713/1/08REV1 del 18 novembre 2008 (25.11) http://www.europarl.-europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P6-TA-2008-0610&format=XML&language=EN

(8)  Addendum alla nota punto I/A nota del Segretariato generale del Consiglio al COREPER/CONSIGLIO 8033/09 ADD 1 REV 1 del 31 marzo 2009.

(9)  Direttiva 2009/31/CE del 23 aprile 2009 relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio e recante modifica della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE, 2001/80/CE, 2004/35/CE, 2006/12/CE, 2008/1/CE e del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 114). La direttiva è stata inserita nell’accordo SEE ai punti 1a, 1f, 1i, 13ca, 19a, 21at e 32c dell’allegato XX.

(10)  Cfr. nota 9.

(11)  GU C 144 del 10.6.2010, pag. 1, supplemento SEE n. 29 del 10.6.2010, pag. 1. Questo capitolo corrisponde alla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela ambientale (GU C 82 dell’1.4.2008, pag. 1).

(12)  GU C 144 del 10.6.2010, pag. 1, supplemento SEE n. 29 del 10.6.2010, pag. 1. Questo capitolo corrisponde alla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela ambientale (GU C 82 dell’1.4.2008, pag. 1).

(13)  GU L 343 del 23.12.2011, pag. 91. La direttiva è stata inserita nell’accordo SEE al punto 24 dell’allegato IV.

(14)  Comunicazione della Commissione, del 29 marzo 2011, sugli orientamenti metodologici per l’assegnazione di quote di emissione a titolo gratuito per un periodo transitorio agli impianti per la produzione di energia elettrica ai sensi dell’articolo 10 quater, paragrafo 3, della direttiva 2003/87/CE, C(2011) 1983 definitivo, del 29.3.2011.

(15)  Comunicazione della Commissione - Orientamenti per l’applicazione facoltativa dell’articolo 10 quater della direttiva 2003/87/CE (GU C 99 del 31.3.2011, pag. 9).

(16)  Cfr. nota 15.

(17)  Cfr. nota 15.

(18)  La parte II del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte rispecchia il regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell’articolo 93 del trattato CE (GU L 83 del 27.3.1999, pag. 1). Il regolamento (CE) n. 659/1999 è stato inoltre integrato nel protocollo 26 dell’accordo SEE.

(19)  La decisione n. 195/04/COL (GU L 139 del 25.5.2006, pag. 37, supplemento SEE n. 26 del 25.5.2006, pag. 1) corrisponde al regolamento (CE) n. 794/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004 (GU L 140 del 30.4.2004, pag. 1), recante disposizioni di esecuzione del regolamento (CE) n. 659/1999.

(20)  GU C 73 del 19.3.2009, pag. 23, supplemento SEE n. 15 del 19.3.2009, pag. 6. Tale capitolo corrisponde alla comunicazione della Commissione relativa alla determinazione delle norme applicabili alla valutazione degli aiuti di Stato illegalmente concessi (GU C 119 del 22.5.2002, pag. 22).

Appendice I

Definizioni

Ai fini dei presenti orientamenti, si applicano le seguenti definizioni:

per «aiuti» si intende qualsiasi misura che soddisfi tutti i criteri stabiliti all’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE,

per «periodo di concessione dell’aiuto» si intende uno o più anni compresi nel periodo 2013-2020. Se uno Stato EFTA intende concedere aiuti per un periodo più breve, deve prendere come riferimento l’esercizio sociale dei beneficiari e concedere gli aiuti su base annua,

per «intensità massima di aiuto» si intende l’importo totale dell’aiuto espresso in percentuale rispetto ai costi ammissibili. Tutti i valori utilizzati sono al lordo di qualsiasi imposta o altro onere. Se un aiuto è concesso in forma diversa da una sovvenzione, l’importo di aiuto è l’equivalente sovvenzione in termini di valore. Gli aiuti erogabili in più rate devono essere calcolati in base al loro valore attuale netto totale al momento dell’erogazione della prima rata, utilizzando il pertinente tasso di attualizzazione dell’Autorità. L’intensità dell’aiuto è calcolata per ciascun beneficiario,

per «autogenerazione» si intende la produzione di energia elettrica da parte di un impianto che non costituisce un «impianto di produzione di energia elettrica» ai sensi dell’articolo 3, lettera u), della direttiva 2003/87/CE,

per «beneficiario» s’intende un’impresa che riceve un aiuto,

per «predisposto per CCS» s’intende che un impianto ha dimostrato la disponibilità di siti di stoccaggio appropriati, la fattibilità tecnica ed economica delle infrastrutture di trasporto e dell’installazione a posteriori di strutture per la cattura di CO2, non appena vengano raggiunti sufficienti incentivi di mercato sotto forma di prezzo limite della CO2. In particolare, per un impianto predisposto per CCS occorre:

dimostrare la fattibilità tecnica di installare a posteriori le strutture per la cattura di CO2. Deve essere effettuato uno studio tecnico specifico per ogni sito dal quale risulti, in maniera sufficientemente dettagliata sotto il profilo ingegneristico, che l’impianto è tecnicamente in grado di essere pienamente adattato per la cattura di CO2 a un tasso di cattura dell’85 % o superiore, utilizzando uno o più tipi di tecnologia collaudati su scala precommerciale o le cui prestazioni possono essere ritenute con sicurezza adeguate,

controllare la presenza di sufficienti spazi supplementari nel luogo in cui verrà installata l’attrezzatura per la cattura;

individuare uno o più gasdotti o altre modalità di trasporto tecnicamente ed economicamente fattibili per lo stoccaggio geologico in sicurezza di CO2,

individuare uno o più potenziali siti di stoccaggio che sono stati valutati come idonei per lo stoccaggio geologico sicuro dei volumi stimati di CO2 catturati sull’intera durata dell’impianto e i tassi di cattura previsti,

dimostrare la fattibilità economica di installare a posteriori un dispositivo CCS integrato alla piena/parziale capacità dell’impianto, in base a una valutazione economica. La valutazione deve fornire prova di scenari ragionevoli, tenendo conto delle previsioni dei prezzi della CO2, dei costi della tecnologia e delle varie opzioni di stoccaggio individuate negli studi tecnici, dei loro margini di errore e delle entrate di esercizio previste. La valutazione indicherà le circostanze alle quali la cattura e lo stoccaggio di CO2 sarebbe economicamente fattibile nel corso della durata dell’impianto proposto. Essa comprenderà inoltre un potenziale piano di attuazione del CCS, compreso l’eventuale calendario di entrata in funzione;

dimostrare che tutti i permessi pertinenti per attuare il CCS possono essere ottenuti e individuare le procedure e i tempi di espletamento di tale processo,

per «tutela ambientale» si intende qualsiasi azione volta a porre rimedio o a prevenire un danno all’ambiente fisico o alle risorse naturali causato dalle attività del beneficiario, a ridurre il rischio di un tale danno o a promuovere un uso più razionale di tali risorse, ivi incluse le misure di risparmio energetico e l’impiego di fonti di energia rinnovabili,

per «quote di emissione dell’Unione europea (quote UE)» s’intende un diritto trasferibile di emettere una tonnellata di equivalente anidride carbonica per un periodo determinato,

per «valore aggiunto lordo (VAL)» s’intende il valore aggiunto lordo al costo dei fattori, ossia il valore della produzione meno il valore dei consumi intermedi. Si tratta di una misura del contributo al PIL di un singolo produttore, industria o settore. Il VAL al costo dei fattori è il VAL a prezzi di mercato al netto di eventuali imposte indirette, più gli eventuali sussidi. Il valore aggiunto al costo dei fattori può essere calcolato sulla base del fatturato, più la produzione capitalizzata e gli altri redditi operativi, più o meno le variazioni delle scorte, meno gli acquisti di beni e servizi, meno altre imposte sui prodotti collegate al fatturato ma non detraibili, meno dazi e imposte sulla produzione. In alternativa, può essere calcolato aggiungendo al risultato lordo di gestione i costi del personale. I proventi e gli oneri classificati come finanziari o straordinari nei conti aziendali sono esclusi dal valore aggiunto. Il valore aggiunto al costo dei fattori è calcolato a livello lordo, in quanto le rettifiche di valore (ad esempio, l’ammortamento) non sono defalcate (1),

per «attuazione dell’intera catena CCS» si intende la costruzione delle apparecchiature per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 e l’effettivo inizio del loro utilizzo,

per «impianti di dimensioni ridotte» si intendono gli impianti che hanno comunicato all’autorità competente emissioni per un valore inferiore a 25 000 tonnellate di CO2 equivalente e che, nei casi in cui effettuano attività di combustione, hanno una potenza termica nominale inferiore a 35 MW, escluse le emissioni da biomassa, in ciascuno dei tre anni precedenti alla notifica di misure equivalenti in conformità dell’articolo 27, paragrafo 1, lettera a), della direttiva ETS,

per «inizio dei lavori» si intende l’inizio dei lavori di costruzione o il primo impegno stabile ad ordinare attrezzature, esclusi gli studi preliminari di fattibilità,

per «attività materiali» si intendono, ai fini del calcolo dei costi ammissibili, gli investimenti in terreni, immobili, impianti ed attrezzature,

per «attività immateriali» si intendono, ai fini del calcolo dei costi ammissibili, le spese legate al trasferimento di tecnologie mediante acquisizione di licenze di sfruttamento o di conoscenze tecniche brevettate o non brevettate, purché soddisfino le seguenti condizioni:

le attività immateriali sono elementi patrimoniali ammortizzabili,

sono acquisite a condizioni di mercato presso imprese rispetto alle quali l’acquirente non disponga di alcun potere di controllo, diretto o indiretto,

sono iscritte all’attivo del bilancio dell’impresa e permangono e sono sfruttate nell’azienda del beneficiario dell’aiuto per almeno cinque anni, salvo che tali attività immateriali corrispondano a tecniche manifestamente superate. Qualora siano rivendute nel corso del quinquennio, gli introiti ottenuti dalla cessione devono essere dedotti dai costi ammissibili, ed implicano l’eventuale parziale o totale rimborso dell’importo dell’aiuto,

per «intensità degli scambi» s’intende il rapporto tra la somma del valore totale delle esportazioni e delle importazioni verso e da paesi terzi e il volume complessivo del mercato per il SEE (fatturato annuo interno delle imprese del SEE più importazioni totali dai paesi terzi), in base alle statistiche Eurostat,

per «prezzo a termine delle quote UE», in EUR, s’intende la media semplice dei prezzi giornalieri a un anno di una quota UE (prezzi di conclusione dell’offerta) per il dicembre dell’anno per il quale è concesso l’aiuto, osservati in una determinata borsa di diritti di emissione di carbonio dell’UE, dal 1o gennaio al 31 dicembre dell’anno che precede l’anno per il quale è concesso l’aiuto. Ad esempio, per gli aiuti concessi per il 2016, è la media semplice dei prezzi di conclusione dell’offerta di una quota di emissione dell’UE del dicembre 2016, osservati dal 1o gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 in una data borsa di diritti di emissione di carbonio dell’UE,

per «fattore di emissione di CO 2», in tCO2/MWh, s’intende la media ponderata dell’intensità di CO2 dell’energia elettrica prodotta da combustibili fossili in aree geografiche diverse. La ponderazione deve riflettere il mix di produzione dei combustibili fossili in una determinata area geografica. Il fattore di CO2 si ottiene dividendo i dati sulle emissioni di CO2 equivalenti prodotte dall’industria dell’energia per la produzione lorda di elettricità proveniente da combustibili fossili in TWh. Ai fini dei presenti orientamenti, le aree sono definite come zone geografiche a) che consistono in sottomercati collegati mediante borse dell’energia elettrica, o b) nelle quali non esistono congestioni dichiarate e, in entrambi i casi, nelle quali i prezzi sul mercato orario «day-ahead» dell’energia delle zone presentano una divergenza di prezzo in EUR (sulla base dei tassi di cambio giornalieri della BCE) non superiore all’1 % per un numero significativo delle ore in un anno. Tale differenziazione regionale rispecchia la rilevanza degli impianti alimentati da fonti fossili nel prezzo finale all’ingrosso e il loro ruolo come centrali marginali per ordine di merito. Il semplice fatto che l’energia elettrica sia oggetto di scambi commerciali tra due Stati del SEE non significa automaticamente che essi costituiscono una regione sovranazionale. In assenza di dati pertinenti a livello subnazionale, le zone geografiche comprendono l’intero territorio di uno o più Stati del SEE. Su tale base, possono essere identificate le seguenti aree geografiche: nordica (Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia), centroccidentale (Austria, Belgio, Lussemburgo, Francia, Germania, Liechtenstein e Paesi Bassi), iberica (Portogallo e Spagna), ceco-slovacca (Repubblica ceca e Slovacchia) e tutti gli altri Stati del SEE, separatamente. I corrispondenti fattori di CO2 massimi per regione sono elencati nell’appendice APPENDICE IV,

per «produzione di base», in tonnellate/anno, s’intende la produzione media presso l’impianto per il periodo di riferimento 2005-2011 (produzione di base) per gli impianti che sono stati in funzione ogni anno, dal 2005 al 2011. Da tale periodo di riferimento di 7 anni può essere escluso un determinato anno (ad esempio, il 2009). Se l’impianto non ha funzionato per almeno un anno fra il 2005 e il 2011, allora la produzione di base sarà definita come la produzione annua fino a quando siano raggiunti quattro anni di funzionamento, e successivamente come la media dei precedenti tre anni di tale periodo. Se, nel periodo in cui viene concesso l’aiuto, la capacità produttiva di un impianto viene significativamente incrementata, ai sensi dei presenti orientamenti, la produzione di base può essere aumentata proporzionalmente a tale incremento. Se in un determinato anno un impianto riduce il livello produttivo di una percentuale compresa tra il 50 % e il 75 % rispetto alla produzione di base, l’impianto riceverà soltanto la metà dell’importo di aiuto corrispondente alla produzione di base. Se in un determinato anno un impianto riduce il livello produttivo di una percentuale compresa tra il 75 % e il 90 % rispetto alla produzione di base, l’impianto riceverà soltanto il 25 % dell’importo di aiuto corrispondente alla produzione di base. Se in un determinato anno un impianto riduce il livello produttivo di una percentuale superiore al 90 % rispetto alla produzione di base, l’impianto non riceverà alcun aiuto,

per «consumo di base di energia elettrica», in MWh, s’intende il consumo medio di energia elettrica dell’impianto (compreso il consumo di energia elettrica per la fabbricazione di prodotti oggetto di subfornitura ammissibili agli aiuti) per il periodo di riferimento 2005-2011 (consumo di base di energia elettrica) per gli impianti che hanno funzionato ogni anno, dal 2005 al 2011. Da tale periodo di riferimento di 7 anni può essere escluso un determinato anno (ad esempio, il 2009). Se l’impianto non ha funzionato per almeno un anno fra il 2005 e il 2011, il consumo di base di energia elettrica sarà definito come il consumo annuo di energia elettrica fino a quando siano raggiunti quattro anni di funzionamento, e successivamente come la media dei precedenti tre anni di funzionamento. Se, nel periodo in cui viene concesso l’aiuto, la capacità produttiva di un impianto viene significativamente incrementata, il consumo di base di energia elettrica può essere aumentato proporzionalmente a tale incremento. Se in un determinato anno un impianto riduce il livello produttivo di una percentuale compresa tra il 50 % e il 75 % rispetto alla produzione di base, l’impianto riceverà soltanto la metà dell’importo di aiuto corrispondente al consumo di base di energia elettrica. Se in un determinato anno un impianto riduce il livello produttivo di una percentuale compresa tra il 75 % e il 90 % rispetto alla produzione di base, l’impianto riceverà soltanto il 25 % dell’importo di aiuto corrispondente al consumo di base di energia elettrica. Se in un determinato anno un impianto riduce il livello produttivo di una percentuale superiore al 90 % rispetto alla produzione di base, l’impianto non riceverà alcun aiuto,

per «incremento sostanziale della capacità» si intende un aumento significativo della capacità installata iniziale di un impianto che comporta tutte le conseguenze seguenti:

si registrano una o più modifiche fisiche identificabili relative alla sua configurazione tecnica e al suo funzionamento, diverse dalla semplice sostituzione di una linea di produzione esistente, e

l’impianto può funzionare ad una capacità superiore di almeno il 10 % rispetto alla capacità installata iniziale dell’impianto prima della modifica e ciò è l’effetto di un investimento di capitale fisico (o di una serie di investimenti incrementali di capitale fisico).

Il gestore dell’impianto deve fornire all’autorità nazionale che concede gli aiuti elementi di prova che dimostrino che i criteri relativi ad un incremento sostanziale della capacità sono stati soddisfatti e che tale incremento sostanziale della capacità è stato verificato e considerato soddisfacente da un verificatore indipendente. La verifica dovrebbe riguardare l’affidabilità, la credibilità e l’accuratezza dei dati comunicati dal gestore dell’impianto e dovrebbe sfociare in un parere sulla verifica che certifica con ragionevole sicurezza che i dati comunicati sono privi di inesattezze significative:

per «parametro di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica», in MWh/t di produzione e definito a livello Prodcom 8, s’intende il consumo di energia elettrica specifico del prodotto per tonnellata di produzione realizzata con i metodi di produzione più efficienti sotto il profilo dell’energia elettrica per il prodotto considerato. Per i prodotti rientranti nei settori ammissibili rispetto ai quali l’intercambiabilità combustibili/elettricità è stata stabilita nella decisione 2011/278/UE della Commissione (2), la definizione dei parametri di riferimento del consumo di energia elettrica si effettua all’interno degli stessi limiti di sistema, tenendo conto della sola parte di elettricità. I parametri di riferimento del consumo di energia elettrica corrispondenti ai prodotti oggetto dei settori e dei sottosettori ammissibili sono elencati nell’appendice III,

il «parametro di riferimento generico per l’efficienza del consumo di energia elettrica» è pari all’80 % del consumo di base di energia elettrica. Tale parametro corrisponde allo sforzo medio di riduzione imposto dall’applicazione dei parametri di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica (parametro di riferimento del consumo di energia elettrica/consumo ex ante di energia elettrica). Tale parametro è applicato a tutti i prodotti e processi oggetto di settori o sottosettori ammissibili ma che non sono inclusi nei parametri di riferimento specifici per l’efficienza del consumo di energia elettrica di cui all’appendice III.


(1)  Codice 12 15 0 nel contesto del quadro giuridico stabilito dal regolamento n. 58/97 del Consiglio, del 20 dicembre 1996, relativo alle statistiche strutturali sulle imprese. Il regolamento (CE, Euratom) n. 58/97, che è integrato nell’accordo SEE, è stato abrogato dal regolamento (CE) n. 295/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008, relativo alle statistiche strutturali sulle imprese (rifusione), il quale a sua volta è stato integrato nell’accordo SEE al punto 1 dell’allegato XXI (benché le sue disposizioni continuino ad applicarsi per quanto riguarda la rilevazione, la compilazione e la trasmissione di dati per gli anni di riferimento fino al 2007 incluso).

(2)  Decisione 2011/278/UE della Commissione, del 27 aprile 2011, che stabilisce norme transitorie per l’insieme dell’Unione ai fini dell’armonizzazione delle procedure di assegnazione gratuita delle quote di emissioni ai sensi dell’articolo 10 bis della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, GU L 130 del 17.5.2011, pag. 1. L’allegato I, punto 2, di detta decisione elenca una serie di prodotti per i quali si ritiene esista tale intercambiabilità del combustibile, almeno in una certa misura. La direttiva è stata integrata nell’accordo SEE al punto 21alc dell’allegato XX.

Appendice II

Settori e sottosettori ritenuti ex ante esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa dei costi delle emissioni indirette

Ai fini dei presenti orientamenti, l’impianto di un beneficiario di aiuti può ricevere aiuti di Stato per i costi delle emissioni indirette ai sensi della sezione 3.3 dei presenti orientamenti soltanto se opera in uno dei settori o sottosettori seguenti. Nessun altro settore o sottosettore sarà considerato ammissibile a tali aiuti.

 

Codice NACE (1)

Descrizione

1.

2742

Produzione di alluminio

2.

1430

Estrazione di minerali per l’industria chimica e per la fabbricazione di concimi

3.

2413

Fabbricazione di altri prodotti chimici di base inorganici

4.

2743

Produzione di zinco, piombo e stagno

5.

1810

Confezione di vestiario in pelle

6.

2710

Siderurgia

272210

Tubi d’acciaio senza saldatura

7.

2112

Fabbricazione di carta e di cartone

8.

2415

Fabbricazione di concimi e di composti azotati

9.

2744

Produzione di rame

10.

2414

Fabbricazione di altri prodotti chimici di base organici

11.

1711

Preparazione e filatura di fibre tipo cotone

12.

2470

Fabbricazione di fibre sintetiche e artificiali

13.

1310

Estrazione di minerali di ferro

14.

 

I seguenti sottosettori appartenenti al settore Fabbricazione di materie plastiche in forme primarie (2416)

24161039

Polietilene a bassa densità (LDPE)

24161035

Polietilene lineare a bassa densità (LLDPE)

24161050

Polietilene ad alta densità (HDPE)

24165130

Polipropilene (PP)

24163010

Cloruro di polivinile (PVC)

24164040

Policarbonato (PC)

15.

 

Il seguente sottosettore appartenente al settore Fabbricazione della pasta-carta (2111):

21111400

Pasta-carta meccanica

Nota esplicativa relativa alla metodologia per definire i settori e i sottosettori ammissibili agli aiuti

1.

A norma dell’articolo 10 bis, paragrafo 15, della direttiva ETS, i settori e i sottosettori elencati nella tabella sono ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica ai fini dei presenti orientamenti, in termini quantitativi, se l’intensità degli scambi con paesi terzi è superiore al 10 % e la somma dei costi aggiuntivi indiretti generati dall’attuazione della direttiva ETS può comportare un aumento sensibile dei costi di produzione, calcolati come percentuale del valore aggiunto lordo, pari ad almeno il 5 %.

2.

Per il calcolo dei costi indiretti ai fini dell’ammissibilità degli interventi nell’ambito dei presenti orientamenti, si applicano lo stesso costo presunto della CO2 e lo stesso fattore medio di emissione dell’UE per l’energia elettrica della decisione della Commissione 2010/2/UE (2). Sono utilizzati gli stessi dati relativi agli scambi commerciali, alla produzione e al valore aggiunto per ciascun settore o sottosettore di cui alla decisione della Commissione 2010/2/UE. Il calcolo dell’intensità degli scambi si basa sulle esportazioni e sulle importazioni verso e da tutti i paesi terzi, a prescindere dal fatto se questi paesi hanno un sistema di tariffazione della CO2 (attraverso tasse sulle emissioni di CO2, o sistemi di tipo «cap-and-trade» simili all’ETS). È altresì ipotizzato che il 100 % del costo delle emissioni di CO2 sarà trasferito sui prezzi dell’energia elettrica.

3.

Analogamente alle disposizioni di cui all’articolo 10 bis, paragrafo 17, della direttiva ETS, per definire i settori e i sottosettori ammissibili elencati nella tabella, alla valutazione dei settori basata sui criteri quantitativi di cui al punto 1 si aggiunge una valutazione qualitativa, se sono disponibili dati pertinenti e i rappresentanti dell’industria o gli Stati del SEE hanno presentato motivazioni sufficientemente plausibili e giustificate a favore dell’ammissibilità. La valutazione qualitativa è stata applicata, in primo luogo, ai settori considerati casi limite, vale a dire i settori NACE 4 che hanno un incremento dei costi delle emissioni indirette compreso tra il 3 % e il 5 % e un’intensità degli scambi di almeno il 10 %; in secondo luogo, ai settori e ai sottosettori (anche a livello Prodcom (3)) per i quali mancano dati ufficiali o sono di qualità scadente e, in terzo luogo, ai settori o sottosettori (anche a livello Prodcom) che non erano adeguatamente rappresentati nella valutazione quantitativa. I settori e i sottosettori caratterizzati da costi delle emissioni indirette di CO2 inferiori all’1 % non sono stati presi in considerazione.

4.

La valutazione qualitativa di ammissibilità si è concentrata, in primo luogo, sull’entità dell’impatto asimmetrico dei costi delle emissioni indirette di CO2 come percentuale del valore aggiunto lordo del settore. L’impatto asimmetrico dei costi deve risultare sufficientemente ampio da comportare un rischio significativo di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica a causa dei costi delle emissioni indirette di CO2. Si è ritenuto che per soddisfare tale criterio i costi delle emissioni indirette di CO2 debbano essere superiori al 2,5 %. In secondo luogo, si è tenuto inoltre conto degli elementi di prova disponibili, relativi al mercato, indicanti che il settore o il sottosettore non è in grado di trasferire i maggiori costi delle emissioni indirette ai suoi clienti senza perdere una consistente quota di mercato a favore dei concorrenti dei paesi terzi. Come indicatore obiettivo, si è ritenuto a tal fine che per soddisfare questo secondo criterio fosse necessaria un’intensità degli scambi sufficientemente alta, pari ad almeno il 25 %. Inoltre, per soddisfare il secondo criterio si è ritenuto necessario disporre di dati attendibili che indicassero che, con buona probabilità, il settore UE in questione si trovasse in generale nella condizione di dover subire i prezzi (se, cioè, i prezzi risultano fissati dalle borse merci o se esistono elementi che indicano che vi sono correlazioni di prezzi tra macroregioni). Tali dati sono stati avallati da altre informazioni, ove disponibili, sulla situazione internazionale della domanda e dell’offerta, sui costi dei trasporti, sui margini di profitto e sulle potenzialità di abbattimento delle emissioni di CO2. In terzo luogo, si è tenuto inoltre conto della intercambiabilità tra combustibili ed elettricità per i prodotti del settore, di cui alla decisione 2011/278/UE della Commissione (4).

5.

Le valutazioni qualitativa e quantitativa hanno permesso di stabilire l’elenco dei settori e dei sottosettori ammissibili di cui al presente allegato. Tale elenco è chiuso e può essere modificato soltanto nel corso della revisione intermedia dei presenti orientamenti.


(1)  Secondo NACE rev. 1.1: http://ec.europa.eu/eurostat/ramon/nomenclatures/index.cfm?TargetUrl=-LST_CLS_DLD&StrNom=NACE_1_1&StrLanguageCode=EN&StrLayoutCode=HIERARCHIC

(2)  Decisione della Commissione del 24 dicembre 2009 che determina, a norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, un elenco dei settori e dei sottosettori ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (GU L 1 del 5.1.2010, pag. 10). La decisione è stata integrata nell’accordo SEE al punto 21alb dell’allegato XX.

(3)  Elenco Production Communautaire, disponibile al seguente indirizzo http://ec.europa.eu/eurostat/ramon/nomenclatures/-index.cfm?TargetUrl=LST_NOM_DTL&StrNom=PRD_2010&StrLanguageCode=EN&IntPcKey=&StrLayoutCode=HIERARCHIC

(4)  Decisione 2011/278/UE della Commissione, del 27 aprile 2011, che stabilisce norme transitorie per l’insieme dell’Unione ai fini dell’armonizzazione delle procedure di assegnazione gratuita delle quote di emissioni ai sensi dell’articolo 10 bis della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, GU L 130 del 17.5.2011, pag. 1. L’allegato I, punto 2, di detta decisione elenca una serie di prodotti per i quali si ritiene esista tale intercambiabilità del combustibile, almeno in una certa misura. La direttiva è stata integrata nell’accordo SEE al punto 21alc dell’allegato XX.

Appendice III

Parametri di riferimento per l’efficienza del consumo di energia elettrica per i prodotti corrispondenti ai codici NACE di cui all’appendice II

Nace4

Prodotti per cui è stato stabilito un parametro di riferimento (1)

Valore del parametro di riferimento

Unità del parametro di riferimento

Unità di produzione (2)

Definizione del prodotto (2)

Processi inclusi nel parametro di riferimento (2)

Codice Promcom pertinente (rev 1.1)

Descrizione

2742

Alluminio primario

14,256

MWh/t di prodotto (consumo di AC)

Tonnellata di alluminio liquido greggio non legato

Alluminio liquido greggio non legato da elettrolisi

Alluminio liquido greggio non legato da elettrolisi, incluse le unità per il controllo dell’inquinamento, i processi ausiliari e il campo di colata. Oltre alle definizioni del prodotto di cui alla decisione 2011/278/UE è incluso anche l’impianto ad anodi (precotti). Nel caso gli anodi siano forniti da una centrale autonoma in Europa, questa non deve essere compensata in quanto già compresa nel parametro di riferimento. Nel caso gli anodi vengano prodotti fuori dall’Europa può essere applicata una rettifica.

27421130

Alluminio greggio, non legato (escluse polveri e pagliette)

 

 

 

 

 

 

 

27421153

Alluminio greggio, legato, forme primarie (escluse polveri e pagliette di alluminio)

2742

Allumina (raffinazione)

0,225

MWh/t di prodotto

Tonnellata di allumina

 

Tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alla produzione di allumina

27421200

Ossido di alluminio (escluso il corindone artificiale)

2710

Acciaio soffiato all’ossigeno

0,036

MWh/t di prodotto

Tonnellata di acciaio grezzo (fuso)

 

Metallurgia secondaria, preriscaldamento di materiali refrattari, apparecchiature ausiliarie (in particolare di depolverazione) e impianti di fusione fino al taglio di prodotti in acciaio grezzo

2710T122

Acciai non legati prodotti con procedimenti diversi dai forni elettrici

 

 

 

 

 

 

 

2710T132

Acciai legati prodotti con procedimenti diversi dai forni elettrici (escl. acciai inossidabili)

 

 

 

 

 

 

 

2710T142

acciai inossidabili ad elevata resistenza al calore prodotti con procedimenti diversi dai forni elettrici

2710

Acciaio al carbonio prodotto in forni elettrici ad arco (EAF)

0,283

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di acciaio grezzo secondario (fonditrice)

Acciaio contenente meno dell’8% di elementi metallici di lega e impurità a livelli tali da limitare l’uso ad applicazioni per le quali non è richiesta un’elevata qualità di superficie e lavorabilità.

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alle unità di processo

forno elettrico ad arco

metallurgia secondaria

fusione e taglio

unità di post-combustione

unità di depolverazione

supporti per il preriscaldamento dei recipienti

supporti per il preriscaldamento delle lingottiere

essiccazione dei rottami e

preriscaldamento dei rottami

2710T121

Acciaio grezzo: acciai non legati prodotti in forni elettrici

 

 

(in base alla media del 10% degli impianti più efficienti)

 

 

 

 

2710T131

Acciaio grezzo: acciai legati prodotti in forni elettrici (escl. acciai inossidabili)

 

 

 

 

 

 

 

2710T141

Acciaio grezzo: acciai inossidabili ad elevata resistenza al calore prodotti in forni elettrici

2710

Acciaio altolegato prodotto in EAF

0,352

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di acciaio alto legato grezzo

Acciaio contenente 8% o più di elementi metallici di lega o dove è richiesta un’elevata qualità di superficie e lavorabilità

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alle unità di processo

forno elettrico ad arco

metallurgia secondaria

fusione e taglio

unità di post-combustione

unità di depolverazione

supporti per il preriscaldamento dei recipienti

supporti per il preriscaldamento delle lingottiere bacino di raffreddamento lento

essiccazione dei rottami e

preriscaldamento dei rottami

Non sono incluse le unità di processo: convertitore FeCr e stoccaggio criogenico dei gas industriali.

2710T121

Acciaio grezzo: acciai non legati prodotti in forni elettrici

 

 

(in base alla media del 10% degli impianti più efficienti)

 

 

 

 

2710T142

acciai inossidabili ad elevata resistenza al calore prodotti con procedimenti diversi dai forni elettrici

2710

FeSi

8,540

MWh/t di prodotto

Tonnellata di FeSi -75 finale

FeSi -75

Tutti i processi direttamente legati al funzionamento dei forni.

Non sono inclusi i processi ausiliari.

27102020/24101230

Ferro-silicio-75 % tenore di Si

2710

FeMn HC

2,760

MWh/t di prodotto

Tonnellata di FeMn ad elevato tenore di carbonio

Ferro-manganese ad elevato tenore di carbonio

Tutti i processi direttamente legati ai forni.

Non sono inclusi i processi ausiliari.

27102010

Ferromanganese (conformemente al BREF)

2710

SiMn

3,850

MWh/t di prodotto

Tonnellata di SiMn finale

Silico-manganese a diverso contenuto di carbonio, incluso SiMn, SiMn con tenore di carbonio basso e molto basso

Tutti i processi direttamente legati al funzionamento dei forni.

Non sono inclusi i processi ausiliari.

27102030

Silico-manganese ad esclusione di FeSiMn

2413

Cl2

2,461

MWh/t di prodotto

Tonnellata di cloro

Cloro

Tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, all’unità di elettrolisi, inclusi i processi ausiliari

24131111

Cloro

2413

Si metallico

11,870

MWh/t di prodotto

Tonnellata di Si metallico

Silicio con un grado 90-99,99 %

Tutti i processi direttamente legati ai forni..

Non sono inclusi i processi ausiliari.

24131155

Silicio contenente, in peso < 99,99 % di silicio

2413

Polisilicio iperpuro

60,000

MWh/t di prodotto

Tonnellata di Si metallico iperpuro

Silicio con un grado > 99,99 %

Tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, ai forni, inclusi i processi ausiliari

24131153

Silicio contenente, in peso >= 99,99 % di silicio

2413

SiC

6,200

MWh/t di prodotto

Tonnellata di SiC al 100 %

Carburo di silicio con una purezza del 100 %

Tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, ai forni, inclusi i processi ausiliari

24135450

Carburi, di costituzione chimica definita o meno

2414

Sostanze chimiche di elevato valore

0,702

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di sostanze chimiche di elevato valore (HVC) (tonnellata di acetilene, etilene, propilene, butadiene, benzene e idrogeno)

Miscela di sostanze chimiche di elevato valore (HVC), espressa come massa totale di acetilene, etilene, propilene, butadiene, benzene e idrogeno, escluse le HVC derivanti da cariche supplementari (idrogeno, etilene, altre HVC) con un tenore complessivo di etilene nella miscela totale di prodotti di almeno il 30 % della massa e un tenore di HVC, gas combustibile, buteni e idrocarburi liquidi pari almeno al 50 % della massa della miscela.

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alla produzione di sostanze chimiche di elevato valore come prodotto purificato o prodotto intermedio, con un tenore concentrato di HVC pari alla forma commercializzabile di qualità più bassa (idrocarburi C4 grezzi, gas di pirolisi non idrogenati), ad eccezione dell’estrazione di idrocarburi C4 (unità di produzione di butadiene), idrogenazione di idrocarburi C4, idrotrattamento dei gas di pirolisi ed estrazione di idrocarburi aromatici, così come la logistica/lo stoccaggio ai fini del funzionamento quotidiano.

Vari codici Prodcom nell’ambito del NACE 2414

 

 

 

 

 

 

 

 

24141120

Idrocarburi aciclici saturi

 

 

 

 

 

 

 

24141130

Idrocarburi aciclici non saturi; etilene

 

 

 

 

 

 

 

24141140

Idrocarburi aciclici non saturi; propene (propilene)

 

 

 

 

 

 

 

24141150

Idrocarburi aciclici non saturi; butene (butilene) e suoi isomeri

 

 

 

 

 

 

 

24141160

Idrocarburi aciclici non saturi; buta -1, -3 diene e isoprene

 

 

 

 

 

 

 

24141190

Idrocarburi aciclici non saturi, (etilene, propene-butene, buta -1, -3 diene e isoprene esclusi)

 

 

 

 

 

 

 

24/20141223

Benzene

2414

Aromatici

0,030

tCO2/t di prodotto

tonnellata ponderata di CO2 (CWT- CO2 weighted tonne)

Miscela di idrocarburi aromatici espressa in CWT

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alle sottounità aromatiche:

idrotrattamento dei gas di pirolisi

estrazione di benzene/toluene/xilene (BTX

TDP

HDA

isomerizzazione dello xilene

unità di produzione di P-xilene

produzione di cumene e

produzione di cicloesano

Vari codici Prodcom nell’ambito del NACE 2414 Per l’elenco completo cfr. l’orientamento 9 per le emissioni dirette

 

2414

Nero di carbonio

1,954

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di nerofumo di fornace (unità commercializzabile > 96 %)

Nerofumo di fornace. I prodotti gas black e lamp black non sono inclusi in questo parametro di riferimento

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alla produzione di nerofumo di fornace, così come le fasi di finitura, imballaggio e combustione in torcia.

24131130

Carbonio (neri di carbonio ed altre forme di carbonio, n.n.a.)

2414

Stirene

0,527

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di stirene (prodotto commercializzabile)

Stirene monomero (vinilbenzene, numero CAS: 100-42-5)

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alla produzione di

stirene e

etilbenzene come prodotto intermedio (con la quantità utilizzata come carica per la produzione di stirene).

24141250

Stirene

2414

Ossido di etilene (OE) /glicoli etilenici (GE)

0,512

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di equivalente-OE (EOE), definito come la quantità di OE (in massa) incorporata in un’unità di massa del glicole specifico.

Il parametro di riferimento relativo all’ossido di etilene/glicole monoetilenico comprende i prodotti:

ossido di etilene (OE, di elevata purezza)

glicole monoetilenico (MEG, qualità standard + qualità fibre (di elevata purezza)

dietilenglicole (DEG)

rietilenglicole (TEG)

La quantità totale di prodotti è espressa in equivalente-OE (EOE), definito come la quantità di OE (in massa) incorporata in un’unità di massa del glicole specifico

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alle unità di processo: produzione di OE, purificazione di OE e sezione di produzione di glicole.

24146373

Ossirano (ossido di etilene)

 

 

 

 

 

 

 

24142310

Glicole etilenico (etandiolo)

 

 

 

 

 

 

 

24146333

2,2-Ossidietanolo (dietilenglicole)

2743

Zinco elettrolitico

4,000

MWh/t di prodotto

Tonnellata di zinco

Zinco primario

Tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alle unità di elettrolisi dello zinco, inclusi i processi ausiliari

27431230

Zinco greggio, non legato (escluso zinco polverizzato, polvere di zinco)

 

 

 

 

 

 

 

2743125

Zinco greggio, legato (escluso zinco polverizzato, polvere di zinco)

2415

Ammoniaca

1,619

tCO2/t di prodotto

Tonnellata di ammoniaca fabbricata in produzione (netta) commercializzabile e con un indice di purezza del 100%

Ammoniaca (NH3), da registrare in tonnellate prodotte

Sono inclusi tutti i processi legati, direttamente o indirettamente, alla produzione di ammoniaca e di idrogeno in quanto prodotto intermedio

24151075

Ammoniaca anidra

Prodotti per i quali è stata stabilita l’intercambiabilità combustibile/elettricità nell’allegato 1, punto 2, della decisione 2011/278/UE  (3)

L’allegato 1 della decisione 2011/278/UE stabilisce la sostituibilità tra combustibile ed elettricità relativamente ad alcuni processi di produzione. Per tali prodotti non è adeguato stabilire un parametro di riferimento sulla base del numero di MWh/t di prodotto. È più opportuno scegliere come punto di partenza le curve delle emissioni dei gas a effetto serra specifiche derivate per le emissioni dirette. Per tali processi i parametri di riferimento di prodotto sono stati determinati sulla base della somma delle emissioni dirette (causate dal consumo di energia e dai processi industriali), e delle emissioni indirette derivanti dall’uso della parte intercambiabile dell’energia elettrica.

In questi casi, il fattore «E» nella formula per il calcolo dell’importo massimo dell’aiuto di cui al paragrafo 27, lettera a), degli orientamenti deve essere sostituito con il seguente termine, che trasforma un parametro di riferimento di prodotto ai sensi della decisione 2011/278/UE in un parametro di efficienza del consumo di elettricità sulla base di un fattore europeo medio di intensità delle emissioni pari a 0,465 t CO2/MWh:

Parametro di riferimento di prodotto di cui all’allegato 1 della decisione 2011/278/EU (in tCO2/t) × le quote di emissioni indirette pertinenti (*) nel periodo di riferimento (%)/0,465 (tCO2/MWh)

(*)

Le «quote di emissioni indirette pertinenti nel periodo di riferimento» corrispondono al quoziente tra

le emissioni indirette pertinenti e

la somma delle emissioni dirette totali e delle emissioni indirette pertinenti ai sensi dell’articolo 14 della decisione 2011/278/UE.


(1)  Per i prodotti evidenziati in grigio chiaro è stata stabilita l’intercambiabilità tra combustibili ed elettricità e il parametro di riferimento è espresso in tCO2

(2)  Le unità di produzione, le definizioni e i processi inclusi evidenziati in grigio scuro si basano sulla decisione 2011/278/UE della Commissione, del 27 aprile 2011, che stabilisce norme transitorie per l’insieme dell’Unione ai fini dell’armonizzazione delle procedure di assegnazione gratuita delle quote di emissioni ai sensi dell’articolo 10 bis della direttiva 2003/87/CE

(3)  Decisione della Commissione che stabilisce norme transitorie per l’insieme dell’Unione ai fini dell’armonizzazione delle procedure di assegnazione gratuita delle quote di emissioni ai sensi dell’articolo 10 bis della direttiva 2003/87/CE, del 27 aprile 2001, C(2011) 2772 definitivo (GU L 130 del 17.5.2011, pag. 1). La decisione è stata integrata nell’accordo SEE al punto 21alc dell’allegato XX.

Appendice IV

Fattori di emissioni di CO2 massimi per regione nelle diverse zone geografiche (tCO2/MWH)

 

 

Elettricità

Area geografica Europa centroccidentale

Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo

0,76

Area geografica ceco-slovacca

Repubblica ceca, Slovacchia

1,06

Area geografica iberica

Portogallo, Spagna

0,57

Area geografica nordica

Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia

0,67

Bulgaria

 

1,12

Cipro

 

0,75

Estonia

 

1,12

Grecia

 

0,82

Ungheria

 

0,84

Irlanda

 

0,56

Italia

 

0,60

Lettonia

 

0,60

Lituania

 

0,60

Malta

 

0,86

Polonia

 

0,88

Romania

 

1,10

Slovenia

 

0,97

Regno Unito

 

0,58

Islanda

 

0,00

Nota esplicativa relativa ai massimi fattori di emissione di CO2 regionali

Al fine di garantire la parità di trattamento delle fonti di energia elettrica e di evitare eventuali abusi, si applica lo stesso fattore di emissione di CO2 a tutte le fonti di approvvigionamento elettrico (autogenerazione, contratti di fornitura di energia elettrica o rete di distribuzione) e a tutti i beneficiari nello Stato del SEE interessato.

Il metodo da applicare per stabilire l’importo massimo dell’aiuto tiene conto del fattore di emissione di CO2 per l’energia elettrica fornita da impianti di combustione in aree geografiche diverse. Tale differenziazione regionale rispecchia la rilevanza degli impianti alimentati da fonti fossili nel prezzo finale all’ingrosso e il loro ruolo come centrali marginali per ordine di merito.

La Commissione ha determinato ex ante il sopracitato valore - o valori - dei fattori di emissione di CO2 per regione, che costituiscono il valore massimo per il calcolo dell’importo dell’aiuto. Tuttavia, gli Stati del SEE possono applicare un fattore di emissione di CO2inferiore per tutti i beneficiari del proprio territorio.


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/51


DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA

N. 309/13/COL

del 16 luglio 2013

sulla compatibilità con il diritto del SEE di misure che la Norvegia intende adottare a norma dell'articolo 14 della direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi)

L'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA,

visto l'atto di cui al punto 5p dell'allegato XI dell'accordo SEE, la direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (1) (in prosieguo: "l'atto") e in particolare l'articolo 14, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Con lettera datata 22 aprile 2013, ricevuta dall'autorità di vigilanza EFTA (in prosieguo: «l'Autorità») il 23 aprile 2013, la Norvegia ha notificato all'Autorità misure da adottare ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 1, della direttiva 2010/13/UE.

(2)

L'Autorità di vigilanza EFTA ha verificato, entro un termine di tre mesi dalla notifica, la compatibilità di tali misure con il diritto del SEE, in particolare per quanto riguarda la loro proporzionalità e la trasparenza della procedura nazionale di consultazione.

(3)

Nel corso della sua verifica, l'Autorità ha preso in considerazione i dati disponibili sul mercato norvegese dei media.

(4)

L'elenco degli eventi di particolare rilevanza per la società inserito nelle misure adottate dalla Norvegia è stato redatto in modo chiaro e trasparente. Inoltre, in Norvegia è stata avviata al riguardo una consultazione ad ampio raggio.

(5)

L'Autorità si è considerata soddisfatta del fatto che gli eventi elencati nelle misure adottate dalla Norvegia abbiano rispettato almeno due dei criteri che seguono, ritenuti indicatori affidabili dell'importanza che gli eventi hanno per la società: i) una particolare valenza nello Stato EFTA membro del SEE interessato e non semplicemente l'importanza per coloro che seguono abitualmente lo sport o l'attività in questione; ii) una specifica importanza culturale, ampiamente riconosciuta dalla popolazione dello Stato EFTA, membro del SEE, in particolare, in quanto catalizzatore dell'identità culturale; iii) la partecipazione della squadra nazionale all'evento nell'ambito di una gara o di un torneo di portata internazionale; e iv) il fatto che l'evento è tradizionalmente trasmesso dalla televisione gratuita e ha attirato un gran numero di telespettatori.

(6)

Una serie di eventi elencati nelle misure norvegesi, come i Giochi Olimpici, nonché la Coppa del mondo di calcio e il Campionato europeo di calcio (squadre maschili) (entrambe includono le partite di qualificazione a cui partecipa la Norvegia) rientrano nella categoria di eventi considerati di particolare rilevanza per la società, come indicato esplicitamente nel considerando 49 della direttiva 2010/13/UE.

(7)

I Giochi Olimpici estivi rappresentano un evento che suscita enorme interesse in Norvegia, in quanto gli atleti norvegesi hanno sempre partecipato ad una vasta gamma di discipline individuali e di squadra. L'evento ha una particolare risonanza presso il grande pubblico in Norvegia, in quanto interessa un pubblico che abitualmente non lo segue. I Giochi Olimpici estivi sono stati come tradizionalmente trasmessi dalla televisione gratuita e hanno attirato un gran numero di telespettatori in Norvegia.

(8)

I Giochi Olimpici invernali rappresentano un evento ancora più popolare e registrano un'audience molto elevata. Un gran numero di atleti norvegesi partecipa a giochi olimpici invernali a livello di discipline individuali e collettive. L'evento è stato tradizionalmente trasmesso sulla televisione gratuitamente, attirando un ampio pubblico di telespettatori in Norvegia ed è stato seguito non solo dagli spettatori che seguono normalmente lo sport in questione.

(9)

La Coppa del mondo e il Campionato europeo di calcio (squadre maschili) entrambi nella loro interezza, comprese le partite di qualificazione con partecipazione norvegese, sono uno dei più popolari eventi sportivi in Norvegia. Il pubblico norvegese e i media hanno grande interesse per le partite di qualificazione della squadra norvegese nonché per gli incontri della fase finale, soprattutto gli incontri finali. Gli eventi sono stati tradizionalmente trasmessi dalla televisione gratuita e hanno attirato numerosi telespettatori. Poiché gli incontri disputati tra altri paesi nella fase finale possono influire sulle partite che la Norvegia può giocare nonché sul risultato finale, anch'essi hanno una particolare risonanza in Norvegia.

(10)

In Norvegia, esiste un forte interesse per le squadre di calcio locali. La finale della Coppa di Norvegia di calcio (squadre maschili) è stata tradizionalmente trasmessa dalla televisione gratuita. L'elevato numero di telespettatori che ha seguito l'evento finora indica un notevole interesse del pubblico in questo caso, anche al di fuori di quello che segue di norma gli incontri disputati dalle società di calcio locali.

(11)

I Campionati del mondo europei femminili di palla a mano (le fasi finali dei tornei) sono eventi tradizionalmente trasmessi dalla televisione gratuita e attirano un significativo numero di telespettatori. La squadra nazionale femminile di pallamano norvegese ha avuto grande successo per un lungo periodo ed ha avuto risonanza generale in Norvegia anche presso un pubblico che di solito non avrebbe seguito tale sport. Gli incontri tra altri paesi nelle fasi finali di entrambi gli eventi influiscono sugli incontri che la squadra nazionale norvegese gioca e sul risultato finale.

(12)

I campionati mondiali di sci nordico organizzati dalla FIS rappresentano una manifestazione popolare in Norvegia. Lo sci di fondo è profondamente radicato nella cultura norvegese e costituisce un elemento importante del patrimonio culturale norvegese. L'evento ha una specifica importanza culturale, ampiamente riconosciuta, per la popolazione norvegese ed è stato tradizionalmente trasmesso dalla televisione gratuita, registrando elevati indici d'ascolto televisivo. Il grande pubblico attratto da questo evento dimostra che quest'ultimo e il suo esito hanno una risonanza particolare in Norvegia e non soltanto per coloro che seguono abitualmente tale sport.

(13)

I campionati mondiali FIS di sci alpino rappresentano una manifestazione popolare in Norvegia. Lo sci alpino è profondamente radicato nella cultura norvegese e costituisce un elemento importante del patrimonio culturale norvegese. Il campionato FIS di sci alpino può pertanto considerarsi di specifica importanza culturale, ampiamente riconosciuta, per la popolazione norvegese. La Norvegia ha avuto una serie di campioni nello sci alpino che ha notevolmente influenzato l'interesse per la disciplina della Norvegia. L'evento e i suoi esiti hanno quindi un'importanza particolare in Norvegia e non semplicemente per coloro che seguono abitualmente lo sport.

(14)

Ogni anno a Holmenkollen (un quartiere di Oslo) si tiene una gara che fa parte della Coppa del mondo di combinata nordica. L'evento rappresenta una delle più importanti manifestazioni sportive annuali in Norvegia, ha una lunga tradizione e può considerarsi di specifica importanza culturale, ampiamente riconosciuta, per la popolazione norvegese. L'evento è stato tradizionalmente trasmesso dalla televisione gratuita e ha attirato numerosi telespettatori. Vista l'importanza culturale della manifestazione, il risultato dell'evento ha un'importanza particolare in Norvegia, anche per coloro che non seguono abitualmente tale disciplina.

(15)

I Campionati del mondo di biathlon sono un importante evento invernale in Norvegia e hanno una particolare risonanza e suscitano ampio interesse nella popolazione, anche per coloro che non seguono di norma le discipline, in quanto fanno parte dell'identità culturale norvegese e del patrimonio sciistico. L'evento è stato tradizionalmente trasmesso dalla televisione gratuita e ha attirato numerosi telespettatori.

(16)

Le misure norvegesi appaiono proporzionate per giustificare, per il motivo imperativo di pubblico interesse di assicurare l'ampio accesso degli spettatori alle trasmissioni televisive di avvenimenti di particolare rilevanza per la società, una deroga al principio fondamentale della libera prestazione di servizi di cui all'articolo 36 dell'accordo sullo Spazio economico europeo.

(17)

Le misure norvegesi sono inoltre compatibili con le regole sulla concorrenza del SEE nella misura in cui la definizione degli organismi di radiodiffusione televisiva abilitati a trasmettere gli eventi citati è basata su criteri oggettivi (copertura obbligatoria) che permettono una concorrenza potenziale per l'acquisizione dei diritti di trasmissione di tali eventi. Inoltre, il numero degli eventi citati non è talmente elevato da creare distorsioni della concorrenza sui mercati a valle della televisione gratuita e della televisione a pagamento.

(18)

La proporzionalità in generale delle misure notificate dalla Norvegia si fonda su diversi fattori. In primo luogo, l'introduzione della soglia del 90 % della copertura potenziale obbligatoria della popolazione per gli organismi di radiodiffusione televisiva abilitati aumenta la proporzionalità delle misure in quanto aumenta il numero di organismi potenzialmente abilitati. In secondo luogo, il numero di eventi compresi nell'elenco è proporzionato. In terzo luogo, è stato istituito un meccanismo per la risoluzione delle controversie fra organismi di radiodiffusione per quanto riguarda il pagamento di un ragionevole indennizzo per diritti di diffusione. Inoltre, le misure norvegesi prevedono che saranno sottoscritti accordi adeguati relativi a situazioni in cui gli eventi elencati sono acquistati da emittenti non conformi, al fine di garantire un sistema di ottenimento di nuova licenza di diritti esclusivi da parte di organismi di radiodiffusione televisiva qualificati. Inoltre, le misure norvegesi anticipano situazioni in cui i diritti sugli eventi elencati sono acquistati da una emittente non abilitata — e non è stata ricevuta alcuna richiesta proveniente da un'acquirente qualificata — al fine di garantire che l'emittente non abilitata sia in grado di esercitare i propri diritti. Infine, l'entrata in vigore delle misure norvegesi definitive è posticipata al 1o luglio 2014 per evitare di influire negativamente su eventuali contrattazioni ancora in corso prima di tale data.

(19)

L'Autorità ha comunicato le misure notificate dalla Norvegia agli altri Stati EFTA membri del SEE e ha chiesto il parere del comitato di contatto EFTA istituito a norma dell'articolo 29 della direttiva 2010/13/UE. Il comitato ha adottato un parere favorevole,

DECIDE:

Articolo 1

Le misure che la Norvegia deve adottare conformemente all'atto di cui al punto 5p dell'allegato XI dell'accordo SEE, la direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (in prosieguo: "l'atto") e in particolare l'articolo 14, paragrafo 1, notificate all'Autorità il 22 aprile 2013 ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2, dell'atto e ricevute dall'Autorità il 23 aprile 2013, sono compatibili con il diritto del SEE.

Articolo 2

La Norvegia comunica all'Autorità le misure definitivamente adottate. L'Autorità pubblica tali misure nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea conformemente all'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2010/13/UE.

Articolo 3

Il Regno di Norvegia è destinatario della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 16 luglio 2013

Per l'Autorità di vigilanza EFTA

Sabine MONAUNI-TÖMÖRDY

Membro del Collegio

Xavier LEWIS

Direttore


(1)  GU L 95 del 15.4.2010, pag. 1.


ALLEGATO

Regolamento sulle modifiche del regolamento n. 153 del 28 febbraio 1997 in materia di radiodiffusione e dei servizi di media audiovisivi

Adottato con Regio Decreto 9 agosto 2013 a norma della sezione 2-8 della legge n. 127 del 4 dicembre 1992 relativa ai servizi di radiodiffusione e dei servizi di media audiovisivi. Presentato dal Ministero della cultura.

I

Il regolamento n. 153 del 28 febbraio 1997 in materia di radiodiffusione e dei servizi di media audiovisivi è modificato come segue.

Le attuali disposizioni nelle sezioni 5-1 e 5-2 sono abrogate.

La nuova sezione 5-1 recita:

"Sezione 5-1 Eventi di grande importanza per la società

Gli eventi che seguono sono da considerarsi quali eventi di grande importanza per la società:

a)

i Giochi Olimpici estivi ed invernali per intero, organizzati dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO);

b)

il campionato del mondo di calcio per intero, compresi gli incontri di qualificazione ai quali partecipa la Norvegia, organizzati dalla Federazione Internazionale Gioco Calcio (FIFA);

c)

il campionato del mondo di calcio maschile europeo per intero, comprese le partite di qualificazione con la partecipazione norvegese, organizzato dall'UEFA;

d)

il campionato del mondo di pallamano femminile per intero, organizzato dalla Federazione internazionale di palla a mano (IHF);

e)

il campionato europeo di pallamano femminile per intero, organizzato dalla Federazione europea di palla a mano (EHF);

f)

la finale del campionato di calcio (squadre maschili) organizzata dalla Federazione calcistica norvegese (NFF);

g)

i campionati mondiali di sci nordico per intero, organizzati dalla Federazione internazionale sci (FIS);

h)

i campionati mondiali di sci alpino per intero, organizzati dalla Federazione internazionale sci (FIS);

i)

la gara di coppa del mondo di sci nordico di Holmenkollen organizzata dalla FIS;

j)

i campionati mondiali di biathlon, organizzati dall'Unione internazionale di biathlon (IBU).".

La nuova sezione 5-2 recita:

"Sezione 5-2 Canali televisivi accessibili gratuitamente a una parte rilevante dei telespettatori

Un canale televisivo è accessibile gratuitamente da una gran parte dei telespettatori se può essere ricevuto da almeno il 90 % dei telespettatori senza costi aggiuntivi oltre al canone di abbonamento e/o i costi del pacchetto base.".

La nuova sezione 5-3 recita:

"Sezione 5-3 Disposizioni procedurali e fissazione dei prezzi di mercato

a)

Un canale televisivo che non soddisfa le condizioni di cui alla sezione 5-2, e che ha acquistato un diritto esclusivo di trasmettere un avvenimento elencato nella sezione 5-1, è tenuto a fornire un'offerta scritta per la rivendita del diritto ad un canale televisivo che soddisfa i requisiti di cui alla sezione 5-2 e che chiede il diritto di trasmettere l'evento.

b)

L'offerta di cui alla lettera a) deve essere comunicata entro un mese dal ricevimento della richiesta di un canale televisivo che soddisfa le condizioni di cui alla sezione 5-2.

c)

Un canale televisivo che soddisfa le condizioni di cui alla sezione 5-2 e che ha ricevuto un'offerta di cui alla lettera a) deve, entro un mese a decorrere dalla data di ricevimento dell'offerta, rispondere se l'offerta è accettata o meno.

d)

Se le parti non riescono a raggiungere un accordo sulla remunerazione per i diritti di trasmissione in diretta di un evento di cui alla sezione 5-1, ciascuna delle parti potrà entro sei mesi prima dello svolgimento dell'evento chiedere che l'autorità competente per i media fissi la remunerazione dei diritti alla diffusione dell'evento. La remunerazione dei diritti di trasmissione è fissata in conformità ai principi di mercato. L'autorità competente per i media pubblica orientamenti per quanto riguarda la definizione della remunerazione per la rivendita di diritti degli eventi elencati nella sezione 5-1 conformemente ai principi di mercato.

e)

Un canale televisivo che non soddisfa le condizioni di cui alla sezione 5-2 può unicamente esercitare il suo diritto esclusivo di un evento di cui alla sezione 5-1 se non sono state ricevute almeno dieci mesi prima dell'evento domande presentate ai sensi della lettera a), o se nessun canale televisivo che soddisfa le condizioni di cui alla sezione 5-2 desidera acquisire diritti di diffusione al prezzo di mercato.

f)

I limiti di tempo a tale disposizione non si applicano se un diritto esclusivo di una trasmissione televisiva di un evento di cui alla sezione 5-1 è venduto da un titolare dei diritti di un canale televisivo meno di dieci mesi prima della manifestazione di cui al punto 5-1.".

La nuova sezione 5-4 recita:

"Sezione 5-4 Condizioni di trasmissione in differita o parziale dell'evento

Un canale televisivo che ha acquistato un evento di particolare rilevanza per la società in conformità della sezione 5-3, trasmetterà l'intero evento in diretta.

Il canale televisivo può tuttavia trasmettere parti dell'evento in diretta oppure totalmente o parzialmente in differita se:

a)

la manifestazione si svolge di notte tra le ore 00: 00 e le 6: 00 GMT + 1,

b)

la manifestazione comprende vari eventi paralleli, o

c)

altri fattori indicano che sarebbe pertanto nell'interesse del pubblico che la manifestazione venga trasmessa in diretta, in parte o totalmente o parzialmente in differita.".

L'attuale sezione 5-3 diventa la nuova sezione 5-5 ed è modificata come segue:

"Sezione 5-5 Comunicazione delle acquisizioni

Un canale televisivo che acquisisce diritti esclusivi a tutte o a una parte delle manifestazioni elencate nella sezione 5-1 o negli elenchi di eventi di grande importanza per la società, in altri paesi del SEE che sono state approvate dalla Commissione europea o dall'Autorità di vigilanza EFTA, e pubblicati nella Gazzetta ufficiale e nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale, comunica immediatamente tali acquisizioni all'autorità norvegese competente per i mezzi di comunicazione.".

L'attuale disposizione nella sezione 5-4 diventa la nuova sezione 5-6.

La sezione 10-2 primo comma è sostituita dal testo seguente:

"Per le violazioni delle disposizioni di cui al capo 3 della legge o delle regole di cui al capo 3, ad eccezione di quelle di cui al punto 10-1 del presente regolamento, la violazione della sezione 6-4 della legge, o delle sezioni 1-4, 2-5, 2-6, 5-3 e 5-4, 5-5 e 7-6 n. 1 del presente regolamento, l'autorità norvegese competente per i mezzi di comunicazione può imporre una sanzione pecuniaria in base a una valutazione discrezionale. Lo stesso dicasi per una violazione delle condizioni di licenza che comprendono obblighi chiaramente definiti alla sezione 2-1, secondo comma, della legge).".

La sezione 10-3 primo comma è sostituita dal testo seguente:

"In caso di violazione delle disposizioni della sezione 2-1 primo e terzo comma, e della sezione 2-2 primo comma nonché delle condizioni da adottarsi in conformità della sezione 2-2 secondo comma della legge, le sezioni da 2 a 4, 2-5 di quest'ultima oppure le sezioni 1-3, 1-7, 2-1, 2-2, 2-4, 7-1 secondo comma, 7-6 nn. 2 e 4, 7-7, 7-8, 7-9 secondo e terzo comma, 7-10 e 7-11 del presente regolamento, l'autorità norvegese competente per i mezzi di comunicazione può imporre una sanzione pecuniaria conformemente alle regole seguenti:".

II

Entrata in vigore

Le presenti modifiche entrano in vigore il 1o luglio 2014.


Rettifiche

7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/56


Rettifica del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2012 del Consiglio, del 25 giugno 2012, che attua l’articolo 11, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 753/2011 concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, gruppi, imprese e entità in considerazione della situazione in Afghanistan

( Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 165 del 26 giugno 2012 )

A pagina 15, considerando 2:

anziché:

«(2)

Il 18 maggio 2012 il comitato istituito a norma del punto 30 della risoluzione 1988 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite …»,

leggi:

«(2)

Il 18 maggio e il 1o giugno 2012 il comitato istituito a norma del punto 30 della risoluzione 1988 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite …».


7.11.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 296/56


Rettifica della decisione di esecuzione 2012/334/PESC del Consiglio, del 25 giugno 2012, che attua la decisione 2011/486/PESC concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, gruppi, imprese e entità in considerazione della situazione in Afghanistan

( Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 165 del 26 giugno 2012 )

A pagina 75, considerando 2:

anziché:

«(2)

Il 18 marzo 2012 il comitato istituito a norma del punto 30 della risoluzione 1988 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite …»,

leggi:

«(2)

Il 18 maggio 2012 e il 1o giugno 2012 il comitato istituito a norma del punto 30 della risoluzione 1988 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite …»