ISSN 1977-0707

doi:10.3000/19770707.L_2012.153.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 153

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

55o anno
14 giugno 2012


Sommario

 

II   Atti non legislativi

pagina

 

 

ACCORDI INTERNAZIONALI

 

 

2012/305/UE

 

*

Decisione del Consiglio, del 7 giugno 2012, riguardante la conclusione dell’accordo fra l’Unione europea e la Repubblica d’Islanda e il Regno di Norvegia sull’applicazione di talune disposizioni della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea e del relativo protocollo del 2001

1

 

 

2012/306/UE

 

*

Decisione del Consiglio, del 12 giugno 2012, relativa alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico

3

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 501/2012 della Commissione, del 13 giugno 2012, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [镇江香醋 (Zhenjiang Xiang Cu) (PGI)]

4

 

*

Regolamento (UE) n. 502/2012 della Commissione, del 13 giugno 2012, che avvia un’inchiesta sulla possibile elusione delle misure antidumping istituite dal regolamento di esecuzione (UE) n. 2/2012 del Consiglio sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti originari della Repubblica popolare cinese, tramite importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti spediti dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine, indipendentemente dal fatto che siano dichiarati o meno originari di tali paesi, e che dispone la registrazione di dette importazioni

8

 

*

Regolamento di esecuzione (UE) n. 503/2012 della Commissione, del 13 giugno 2012, relativo al divieto di pesca del tonno rosso nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo per i pescherecci con reti a circuizione battenti bandiera della Grecia o dell’Italia o immatricolati in tali paesi

12

 

 

Regolamento di esecuzione (UE) n. 504/2012 della Commissione, del 13 giugno 2012, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

14

 

 

DECISIONI

 

 

2012/307/UE

 

*

Decisione della Commissione, del 19 ottobre 2011, relativa ai regimi di aiuti di Stato sotto forma di ristrutturazione dei debiti, a cui la Grecia ha dato esecuzione nei dipartimenti di Castorià, Eubea, Florina, Kilkis, Rodope, Evro, Xanthi e del Dodecanneso, nonché nelle isole di Lesbo, Samo e Chio [n. C23/04, (ex NN 153/03), C 20/05 (ex NN 70/04) e C 50/05 (ex NN 20/05)] [notificata con il numero C(2011) 7252]  ( 1 )

16

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


II Atti non legislativi

ACCORDI INTERNAZIONALI

14.6.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 153/1


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 7 giugno 2012

riguardante la conclusione dell’accordo fra l’Unione europea e la Repubblica d’Islanda e il Regno di Norvegia sull’applicazione di talune disposizioni della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea e del relativo protocollo del 2001

(2012/305/UE)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 82, paragrafo 1, lettera d), in combinato disposto con l’articolo 218, paragrafo 6, lettera a),

vista la proposta della Commissione europea,

vista l’approvazione del Parlamento europeo,

considerando quanto segue:

(1)

Il 19 dicembre 2002 il Consiglio ha autorizzato la presidenza, assistita dalla Commissione, ad avviare negoziati con l’Islanda e la Norvegia ai fini dell’applicazione di talune disposizioni della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea e del relativo protocollo del 2001 («la convenzione»).

(2)

In conformità alla decisione 2004/79/CE (1), l’accordo tra l’Unione europea e la Repubblica d’Islanda e il Regno di Norvegia sull’applicazione di talune disposizioni della convenzione («l’accordo») è stato firmato il 19 dicembre 2003, con riserva della sua conclusione.

(3)

L’accordo non è ancora stato concluso. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1o dicembre 2009, le procedure che l’Unione deve seguire al fine di concludere l’accordo sono previste dall’articolo 218 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

(4)

È opportuno approvare l’accordo.

(5)

A norma dell’articolo 3 del protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, tali Stati membri hanno notificato che desiderano partecipare all’adozione e all’applicazione della presente decisione.

(6)

A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la Danimarca non partecipa all’adozione della presente decisione, non è da essa vincolata, né è soggetta alla sua applicazione,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

È approvato a nome dell’Unione europea l’accordo fra l’Unione europea e la Repubblica d’Islanda e il Regno di Norvegia sull’applicazione di talune disposizioni della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea e del relativo protocollo del 2001 (2) («l’accordo»).

Articolo 2

Il presidente del Consiglio è autorizzato a designare la persona o le persone abilitate a procedere, a nome dell’Unione, alla notifica prevista all’articolo 6, paragrafo 1, dell’accordo, allo scopo di impegnare l’Unione (3).

Articolo 3

La presente decisione entra in vigore il giorno dell’adozione.

Articolo 4

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Fatto a Lussemburgo, il 7 giugno 2012

Per il Consiglio

Il presidente

M. BØDSKOV


(1)  GU L 26 del 29.1.2004, pag. 1.

(2)  GU L 26 del 29.1.2004, pag. 3.

(3)  La data di entrata in vigore dell’accordo sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea a cura del segretariato generale del Consiglio.


14.6.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 153/3


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 12 giugno 2012

relativa alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico

(2012/306/UE)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 43, paragrafo 2, in combinato disposto con l’articolo 218, paragrafo 6, lettera a),

vista la proposta della Commissione europea,

vista l’approvazione del Parlamento europeo,

considerando quanto segue:

(1)

Il 22 novembre 2007 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 1446/2007, relativo alla conclusione dell’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico (1) («accordo»). Ad esso era accluso un protocollo che fissava le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo (2). Gli effetti di tale protocollo sono cessati il 31 dicembre 2011.

(2)

L’Unione ha negoziato con il Mozambico un nuovo protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico («protocollo»), che conferisce alle navi dell’UE possibilità di pesca nelle acque soggette alla sovranità o alla giurisdizione del Mozambico in materia di pesca.

(3)

In seguito a detti negoziati, il protocollo è stato siglato il 2 giugno 2011.

(4)

In conformità della decisione 2012/91/UE del Consiglio (3), il protocollo è stato firmato ed è provvisoriamente applicato.

(5)

È opportuno approvare il protocollo,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico (4) è approvato a nome dell’Unione.

Articolo 2

Il presidente del Consiglio designa la persona o le persone abilitate a procedere, a nome dell’Unione, alla notifica prevista all’articolo 16 del protocollo, al fine di esprimere il consenso dell’Unione ad essere vincolata dal medesimo (5).

Articolo 3

La presente decisione entra in vigore il giorno dell’adozione.

Fatto a Lussemburgo, il 12 giugno 2012

Per il Consiglio

La presidente

M. GJERSKOV


(1)  GU L 331 del 17.12.2007, pag. 1.

(2)  GU L 331 del 17.12.2007, pag. 39.

(3)  GU L 46 del 17.2.2012, pag. 3.

(4)  Il protocollo è stato pubblicato nella GU L 46 del 17.2.2012, pag. 4 unitamente alla decisione relativa alla sua firma.

(5)  La data di entrata in vigore del protocollo sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea a cura del segretariato generale del Consiglio.


REGOLAMENTI

14.6.2012   

IT

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L 153/4


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 501/2012 DELLA COMMISSIONE

del 13 giugno 2012

recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Image (Zhenjiang Xiang Cu) (PGI)]

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari (1), in particolare l’articolo 7, paragrafo 5, terzo comma,

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell’articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 510/2006, la domanda presentata dalla Cina in data 16 luglio 2007 al fine di registrare la denominazione

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) come indicazione geografica protetta è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (2).

(2)

La Germania ha presentato un’opposizione a tale registrazione a norma dell’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 510/2006. L’opposizione è stata ritenuta ricevibile a norma dell’articolo 7, paragrafo 3, primo comma, lettera c), dello stesso regolamento.

(3)

Con lettera del 2 agosto 2011, la Commissione ha chiesto alle parti interessate di cercare un accordo fra di loro.

(4)

Poiché la Germania e la Cina non hanno raggiunto un accordo formale nei termini e nelle modalità previsti, la Commissione ha l’obbligo di adottare una decisione in base alla procedura di cui all’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 510/2006.

(5)

La dichiarazione contenuta nell’opposizione afferma che la registrazione del

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) danneggerebbe l’esistenza di denominazioni, marchi o prodotti come precisato nell’articolo 7, paragrafo 3, primo comma, lettera c), del regolamento (CE) n. 510/2006, a causa del tenore minimo di acidità totale dell’aceto (4,5 grammi) inferiore rispetto a quello specificato (5,0 grammi) nel diritto tedesco nonché nella norma europea EN 13188. Considerando che il tenore di acido acetico costituisce un criterio di qualità determinante per l’aceto, l’opponente ritiene che la commercializzazione di questo aceto nell’Unione europea sarebbe fuorviante per il consumatore, in quanto determinerebbe una distorsione della concorrenza.

(6)

In mancanza di normative specifiche dell’Unione europea, l’aceto con acidità inferiore può essere legalmente fabbricato e commercializzato nonché importato nell’Unione europea. Inoltre, il

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) è aceto di riso con proprie caratteristiche peculiari ed è legato alla cucina cinese. Pertanto, il fatto che il

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) sia commercializzato nell’Unione europea con un tenore di acidità totale minimo di 4,5 grammi per 100 ml, non può essere considerato come un rischio di confusione per i consumatori o come un ostacolo agli usi leali e tradizionali.

(7)

La Commissione prende atto che la Cina accetterebbe un tenore di acidità minimo per il

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) non inferiore a 5,0 grammi per 100 ml, accettazione che soddisferebbe la richiesta delle autorità tedesche e la summenzionata norma europea EN 13188. La Germania ha confermato che ciò porrebbe termine alle proprie preoccupazioni.

(8)

Al fine di avere il più ampio consenso, è opportuno che il tenore minimo totale di acidità del

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) sia fissato a 5,00 grammi per 100 ml.

(9)

In considerazione di ciò, la denominazione

Image

(Zhenjiang Xiang Cu) deve essere introdotta nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette.

(10)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per le indicazioni geografiche protette e le denominazioni d’origine protette,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

La denominazione che figura nell’allegato del presente regolamento è registrata.

Articolo 2

La versione aggiornata del documento unico è riportata nell’allegato II del presente regolamento.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 13 giugno 2012

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 93 del 31.3.2006, pag. 12.

(2)  GU C 254 del 22.9.2010, pag. 10.


ALLEGATO I

Prodotti agricoli destinati al consumo umano elencati nell’allegato I del trattato:

Classe 1.8:   altri prodotti dell’allegato I del trattato (spezie ecc.)

CINA

Image (Zhenjiang Xiang Cu) (IGP)


ALLEGATO II

DOCUMENTO UNICO

REGOLAMENTO (CE) N. 510/2006 DEL CONSIGLIO

«Image»(ZHENJIANG XIANG CU)

EC No: CN-PGI-0005-0630-16.07.2007

IGP ( X ) DOP ( )

1.   Denominazione

«Image» (Zhenjiang Xiang Cu)

2.   Stato membro o paese terzo

Repubblica popolare cinese

3.   Descrizione del prodotto agricolo o alimentare

3.1.   Tipo di prodotto

Classe 1.8:

altri prodotti dell’allegato I del trattato (spezie ecc.)

3.2.   Descrizione del prodotto a cui si applica la denominazione di cui al punto 1

Il «Zhenjiang Xiang Cu» è un tipo di aceto di riso fermentato, la cui principale materia prima è il riso glutinoso; il suo aroma è del tutto particolare e il sapore è delicato. Il colore è un rosso-bruno vivo con un tocco di terra d’ombra. Possiede un forte aroma tipico del riso fritto e dei prodotti fermentati. Il sapore è intenso e delicato, fresco e puro, acre senza essere astringente, delizioso e leggermente dolce. In base al disciplinare, l’acidità totale (espressa in acido acetico) varia fra 5,00 g e 6,00 g per 100 ml (senza superare 15,50 g), gli acidi fissi (espressi in acido lattico) fra 1,20 g e 1,60 g per 100 ml, l’azoto degli amminoacidi (espresso in azoto) fra 0,12 g e 0,18 g per 100 ml, infine gli zuccheri riduttori (espressi in destrosio) sono superiori a 2,20 g per 100 ml.

A seconda della durata dell’invecchiamento, l’aceto «Zhenjiang Xiang Cu» si divide in due categorie: l’«Aceto profumato» che è il tipo normale con un periodo di invecchiamento superiore a 180 giorni, e l’«Aceto vecchio», relativo al «Zhenjiang Fragrant Vinegar» con un periodo di invecchiamento di oltre 365 giorni.

3.3.   Materie prime (solo per i prodotti trasformati)

1.   Riso glutinoso: proviene dalla regione di Zhenjiang; è di buona qualità e possiede elevata glutinosità e un buon livello di proteina greggia. Il tenore di amilopectina può arrivare fino 100.

2.   Crusca di grano: proviene da grano locale trasformato, di eccellente qualità, ricco di elementi nutritivi necessari alla fermentazione dei batteri dell’acido acetico.

3.   Lolla di riso: si ottiene dalla trasformazione del riso locale, ha una funzione veicolare in quanto produce l’ambiente gassoso speciale per lo sviluppo dei batteri dell’acido acetico durante la fermentazione.

4.   Daqu: produce saccarosio per la crescita dei ceppi saccarificanti fermentati mediante tecniche tradizionali a partire da materie prime presenti nella regione quali il grano, l’orzo e i piselli.

5.   Riso da friggere: impasto di riso molle e viscoso, ottenuto a partire da riso locale di prima categoria; è questo il principale ingrediente che conferisce allo «Zhenjiang Fragrant Vinegar» il suo aroma e colore caratteristici.

6.   Acqua: acqua pura accumulata grazie alla peculiare geomorfologia della regione di Zhenjiang, ricca di minerali. Ha un sapore leggermente dolce, durezza e valore pH adatti alla fermentazione dell’aceto.

3.4.   Alimenti per animali (solo per i prodotti di origine animale)

3.5.   Fasi specifiche della produzione che devono avere luogo nella zona geografica identificata

La produzione dello «Zhenjiang Xiang Cu», inclusa la preparazione del Daqu e del vino di riso, la fermentazione del mosto, l’estrazione dell’aceto, il trattamento termico e l’immagazzinamento/invecchiamento dell’aceto greggio, devono avere luogo nella zona geografica delimitata.

3.6.   Norme specifiche in materia di affettatura, grattugiatura, condizionamento ecc.

Bottiglie di vetro conformi ai requisiti di igiene alimentare; le bottiglie possono essere imballate in scatole di cartone.

3.7.   Norme specifiche in materia di etichettatura

L’etichetta dello «Zhenjiang Xiang Cu» viene stampata e apposta in modo permanente sulla bottiglia. Le informazioni principali apposte sull’etichetta includono: la denominazione del prodotto («Zhenjiang Xiang Cu»), le tecniche di produzione (fermentazione solida), la categoria di aceto (fermentato), i principali ingredienti, il peso netto, il nome e l’indirizzo del fabbricante, la data di produzione e il codice normalizzato del prodotto.

4.   Definizione concisa della zona geografica

La regione di Zhenjiang si trova nel sudest della Cina, sulla riva meridionale del fiume Yangtze. Ubicazione: fra i 31°37′-32°19′ di latitudine nord e i 118°58′-119°58′ di longitudine est. La regione include le città di Jurong, Danyang e Yangzhong, i distretti di Dantu, Jingkou e Runzhou nonché la zona di sviluppo di Zhenjiang.

5.   Legame con la zona geografica

5.1.   Specificità della zona geografica

Zhenjiang si trova nel Sudest della Cina, alla confluenza del fiume Yangtze con il Grand Canal; il suo clima è quello tipico monsonico e umido con una transizione da una zona temperata ad una zona subtropicale. La media annua di soleggiamento è di 2 050,7 ore, il tasso di soleggiamento è del 46,8 %, la temperatura annua media è di 15,4 °C, il tasso di umidità media è del 77 % e le precipitazioni medie annue superano i 1 000 mm. La regione di Zhenjiang è formata da estese colline basse, terreni fertili, un’intricata rete di fiumi e una profusione di isolotti e di porti disseminati lungo il fiume; la zona è verdeggiante e gode di un clima piacevole, luminoso e umido.

5.2.   Specificità del prodotto

Il colore del «Zhenjiang Xiang Cu» è un rosso-bruno intenso con un tocco di terra d’ombra. L’aceto possiede un forte aroma di riso fritto e di prodotti fermentati. Il gusto è intenso e dolce sia pure con un tocco di acidità che include acido acetico, acido malico, acido lattico, acido succinico, acido citrico ed acido gluconico; ciò nonostante non è particolarmente astringente. È fresco e puro, delizioso e leggermente dolce.

5.3.   Legame causale fra la zona geografica e una qualità specifica, la reputazione o un’altra caratteristica del prodotto

Zhenjiang si trova nel Sudest della Cina e possiede il tipico clima umido monsonico con transizione da una zona temperata ad una zona subtropicale; si colloca alla confluenza del fiume Yangtze con il Grand Canal, in un paesaggio di basse colline verdeggianti, terreni fertili, un’intricata rete fluviale ed una profusione di isolotti e di porti disseminati lungo il fiume. Vi si trovano abbondanti colture agricole quali riso, frumento, orzo e piselli nonché loro sottoprodotti (ad esempio la crusca di grano e la lolla di riso). Il fatto che si tratti di una regione umida e verdeggiante può essere favorevole alla comparsa ed alla produzione di batteri dell’acido acetico. L’acqua proveniente dalle montagne e dalle sorgenti si raccoglie nei fiumi, nei laghi e nelle zone umide, dopo essere defluita su massi e rocce, dove si arricchisce di minerali acquistando un sapore intenso e leggermente dolce, perfettamente adatto alla fermentazione dell’aceto.

La città di Zhenjiang è conosciuta da lungo tempo come «Città della foresta montagnosa, terra dell’aceto». Gli abitanti di Zhenjiang diedero il via alla produzione dell’aceto 1 400 anni orsono. L’uso del «Zhenjiang Xiang Cu» fu istituito durante la dinastia Liang; questo tipo di aceto era considerato il migliore aceto di riso dai Classici della Medicina cinese, ottenendo una medaglia d’oro in occasione di un premio internazionale durante la dinastia Qing. Il «Zhenjiang Xiang Cu» è diventato oramai il biglietto da visita della città che ospita all’incirca 100 impianti di produzione di aceto; l’aroma dell’aceto impregna l’aria e le abitudini alimentari sorte attorno all’aceto sono visibili ovunque.

Riferimento alla pubblicazione del disciplinare

[Articolo 5, paragrafo 7, del regolamento (CE) n. 510/2006]


14.6.2012   

IT

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L 153/8


REGOLAMENTO (UE) N. 502/2012 DELLA COMMISSIONE

del 13 giugno 2012

che avvia un’inchiesta sulla possibile elusione delle misure antidumping istituite dal regolamento di esecuzione (UE) n. 2/2012 del Consiglio sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti originari della Repubblica popolare cinese, tramite importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti spediti dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine, indipendentemente dal fatto che siano dichiarati o meno originari di tali paesi, e che dispone la registrazione di dette importazioni

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1) («il regolamento di base»), in particolare l’articolo 13, paragrafo 3, e l’articolo 14, paragrafo 5,

previa consultazione del comitato consultivo conformemente all’articolo 13, paragrafo 3, e all’articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base,

considerando quanto segue:

(1)

La Commissione europea («la Commissione») ha deciso, conformemente all’articolo 13, paragrafo 3, e all’articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base, di avviare di sua iniziativa un’inchiesta sull’eventuale elusione delle misure antidumping istituite sulle importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti originari della Repubblica popolare cinese e di assoggettare a registrazione le importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti spediti dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine, dichiarati o meno come originari di questi paesi.

A.   PRODOTTO

(2)

Il prodotto oggetto della possibile elusione è costituito da determinati elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e loro parti originari della Repubblica popolare cinese («prodotto in esame»), attualmente classificati ai codici NC 7318 12 10, 7318 14 10, 7318 15 30, 7318 15 51, 7318 15 61 e 7318 15 70.

(3)

Il prodotto oggetto dell’inchiesta è uguale a quello descritto nel precedente considerando, ma è spedito dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine, indipendentemente dal fatto che sia dichiarato originario o meno della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine, ed è attualmente classificato negli stessi codici NC del prodotto in esame. («prodotto oggetto dell’inchiesta»).

B.   MISURE IN VIGORE

(4)

Le misure attualmente in vigore che potrebbero essere oggetto di elusione sono le misure antidumping istituite dal regolamento di esecuzione (UE) n. 2/2012 del Consiglio (2) in seguito ad un riesame in vista della scadenza delle misure istituite dal regolamento (CE) n. 1890/2005 (3).

C.   MOTIVAZIONE

(5)

La Commissione dispone di elementi di prova prima facie sufficienti a dimostrare che le misure antidumping relative alle importazioni di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti originari della Repubblica popolare cinese vengono eluse mediante operazioni di trasbordo attraverso la Malaysia, la Thailandia e le Filippine.

(6)

Gli elementi di prova prima facie a disposizione della Commissione sono i seguenti.

(7)

In seguito all’istituzione delle misure sul prodotto in esame, si è verificato un significativo cambiamento nella configurazione degli scambi riguardanti le esportazioni dalla Repubblica popolare cinese, dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine verso l’Unione, senza che vi sia sufficiente motivazione o giustificazione per tale cambiamento oltre all’istituzione del dazio.

(8)

Questa modifica della configurazione degli scambi sembra dovuta al trasbordo attraverso la Malaysia, la Thailandia e le Filippine di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti originari della Repubblica popolare cinese.

(9)

Le prove disponibili dimostrano inoltre che gli effetti riparatori dei dazi antidumping in vigore per il prodotto in esame risultano compromessi in termini quantitativi e di prezzi. Volumi significativi di importazioni del prodotto oggetto dell’inchiesta sembrano aver sostituito le importazioni del prodotto in questione. La Commissione è inoltre in possesso di elementi da cui risulta che le importazioni del prodotto oggetto dell’inchiesta sono effettuate a prezzi nettamente inferiori al prezzo non pregiudizievole stabilito nel quadro dell’inchiesta che ha portato all’adozione delle misure esistenti, adeguato per tenere conto dell’aumento dei costi delle materie prime.

(10)

Infine, la Commissione dispone di elementi di prova prima facie sufficienti da cui risulta che i prezzi del prodotto oggetto dell’inchiesta sono oggetto di dumping rispetto al valore normale precedentemente stabilito per il prodotto in questione, adeguato per tenere conto dell’aumento dei costi delle materie prime.

(11)

Qualora nel corso dell’inchiesta siano accertate pratiche di elusione attraverso la Malaysia, la Thailandia e le Filippine previste all’articolo 13 del regolamento di base, diverse dal trasbordo, l’inchiesta potrebbe riguardare anche tali pratiche.

D.   PROCEDURA

(12)

Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso che esistono elementi di prova sufficienti per giustificare l’apertura di un’inchiesta a norma dell’articolo 13 del regolamento di base, e per rendere obbligatoria la registrazione delle importazioni del prodotto oggetto dell’inchiesta, indipendentemente dal fatto che sia dichiarato o meno originario della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine, conformemente all’articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base.

a)   Questionari

(13)

Al fine di ottenere le informazioni che ritiene necessarie alla sua inchiesta, la Commissione invierà questionari ai produttori/esportatori conosciuti e alle loro associazioni conosciute in Malaysia, in Thailandia e nelle Filippine, ai produttori/esportatori conosciuti e alle loro associazioni conosciute nella Repubblica popolare cinese, agli importatori conosciuti e alle loro associazioni conosciute nell’Unione, nonché alle autorità della Repubblica popolare cinese, della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine. Ulteriori informazioni possono essere eventualmente richieste all’industria dell’Unione.

(14)

In qualsiasi caso, tutte le parti interessate sono invitate a contattare la Commissione senza indugio entro il termine indicato all’articolo 3 del presente regolamento e a richiedere un questionario entro il termine indicato all’articolo 3, paragrafo 1, del presente regolamento, dato che il termine indicato all’articolo 3, paragrafo 2, del presente regolamento si applica a tutte le parti interessate.

(15)

L’apertura dell’inchiesta sarà notificata alle autorità della Repubblica popolare cinese, della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine.

b)   Raccolta d’informazioni e audizioni

(16)

Tutte le parti interessate sono invitate a comunicare le loro osservazioni per iscritto e a fornire elementi di prova. La Commissione può inoltre sentire le parti interessate che ne facciano richiesta per iscritto e dimostrino di avere particolari motivi per chiedere di essere sentite.

c)   Esenzione dalla registrazione delle importazioni o dalle misure

(17)

Conformemente all’articolo 13, paragrafo 4, del regolamento di base, le importazioni del prodotto oggetto dell’inchiesta possono essere esentate dalla registrazione o dalle misure se l’importazione non costituisce una forma di elusione.

(18)

Poiché la possibile elusione avviene al di fuori dell’Unione, possono essere concesse esenzioni, a norma dell’articolo 13, paragrafo 4, del regolamento di base, ai produttori di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine che dimostrino di non essere legati (4) ad alcun produttore soggetto alle misure (5) e che non risultino coinvolti nelle pratiche di elusione definite all’articolo 13, paragrafi 1 e 2, del regolamento di base. I produttori che desiderano ottenere un’esenzione sono invitati a presentare una domanda, debitamente sostenuta da elementi di prova, entro il termine indicato all’articolo 3, paragrafo 3, del presente regolamento.

E.   REGISTRAZIONE

(19)

Ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base, è opportuno sottoporre a registrazione le importazioni dei prodotti oggetto dell’inchiesta per consentire, qualora le conclusioni dell’inchiesta confermino l’elusione, la riscossione retroattiva dell’appropriato ammontare di dazi antidumping a decorrere dalla data di registrazione delle importazioni di detti prodotti spediti dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine.

F.   TERMINI

(20)

Ai fini di una corretta amministrazione, devono essere fissati i termini entro i quali:

le parti interessate possono mettersi in contatto con la Commissione, presentare le loro considerazioni per iscritto e inviare le risposte al questionario o eventuali altre informazioni di cui si debba tener conto nel corso dell’inchiesta,

i produttori della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine possono chiedere l’esenzione dalla registrazione delle importazioni o dalle misure;

le parti interessate possono chiedere per iscritto di essere sentite dalla Commissione.

(21)

È importante notare che al rispetto dei termini stabiliti dall’articolo 3 del presente regolamento è subordinato l’esercizio della maggior parte dei diritti procedurali stabiliti dal regolamento di base.

G.   OMESSA COLLABORAZIONE

(22)

Qualora una parte interessata neghi l’accesso alle informazioni necessarie, non le comunichi entro i termini stabiliti oppure ostacoli gravemente lo svolgimento dell’inchiesta, possono essere elaborate conclusioni, positive o negative, in base ai dati disponibili, in conformità all’articolo 18 del regolamento di base.

(23)

Se si constata che una parte interessata ha fornito informazioni false o ingannevoli, queste informazioni non sono prese in considerazione e si può fare uso dei dati disponibili.

(24)

Quando una parte interessata non collabora o collabora solo parzialmente e le conclusioni sono stabilite sulla base dei dati disponibili, conformemente all’articolo 18 del regolamento di base, l’esito può essere meno favorevole rispetto a quello che sarebbe stato raggiunto se la parte avesse collaborato.

H.   CALENDARIO DELL’INCHIESTA

(25)

In conformità all’articolo 13, paragrafo 3, del regolamento di base, l’inchiesta verrà conclusa entro nove mesi dalla data di pubblicazione del presente regolamento nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

I.   TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

(26)

Si fa presente che i dati personali raccolti nel corso della presente inchiesta saranno trattati ai sensi del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (6).

J.   CONSIGLIERE-AUDITORE

(27)

Si fa inoltre presente che le parti interessate, qualora ritengano di incontrare difficoltà nell’esercizio dei loro diritti di difesa, possono chiedere l’intervento del consigliere-auditore della direzione generale del Commercio. Egli funge da tramite tra le parti interessate e i servizi della Commissione offrendo, se necessario, mediazione su questioni procedurali attinenti alla tutela dei loro interessi nel presente procedimento, in particolare per quanto riguarda l’accesso alla pratica, la riservatezza, la proroga dei termini ed il trattamento delle osservazioni presentate per iscritto e/o oralmente. Per ulteriori informazioni e per le modalità di contatto, le parti interessate possono consultare le pagine dedicate al consigliere-auditore sul sito Internet della direzione generale del Commercio (http://ec.europa.eu/trade/tackling-unfair-trade/hearing-officer/index_en.htm),

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

È aperta un’inchiesta a norma dell’articolo 13, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1225/2009, per stabilire se le importazioni nell’Unione di determinati elementi di fissaggio in acciaio inossidabile e loro parti, spediti dalla Malaysia, dalla Thailandia e dalle Filippine, indipendentemente dal fatto che siano dichiarati o meno originari di tali paesi, attualmente classificati alle voci NC ex 7318 12 10, ex 7318 14 10, ex 7318 15 30, ex 7318 15 51, ex 7318 15 61 ed ex 7318 15 70 (TARIC 7318121011, 7318121091, 7318141011, 7318141091, 7318153011, 7318153061, 7318153081, 7318155111, 7318155161, 7318155181, 7318156111, 7318156161, 7318156181, 7318157011, 7318157061 e 7318157081) eludano le misure istituite dal regolamento di esecuzione (UE) n. 2/2012.

Articolo 2

A norma dell’articolo 13, paragrafo 3, e dell’articolo 14, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 1225/2009 le autorità doganali sono invitate ad adottare le opportune disposizioni per registrare le importazioni nell’Unione di cui all’articolo 1 del presente regolamento.

La registrazione scade nove mesi dopo l’entrata in vigore del presente regolamento.

La Commissione può, mediante regolamento, ingiungere alle autorità doganali di cessare la registrazione delle importazioni nell’Unione dei prodotti fabbricati dai produttori che hanno presentato una domanda di esenzione dalla registrazione e la cui situazione risulta conforme alle condizioni previste per la concessione di un’esenzione.

Articolo 3

1.   I questionari devono essere richiesti alla Commissione entro quindici giorni dalla pubblicazione del presente regolamento nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

2.   Salvo altrimenti disposto, se desiderano che sia tenuto conto delle loro osservazioni durante l’inchiesta, le parti interessate devono mettersi in contatto con la Commissione, presentare le loro osservazioni per iscritto e inviare le risposte al questionario o eventuali altre informazioni entro 37 giorni dalla data di pubblicazione del presente regolamento nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

3.   I produttori della Malaysia, della Thailandia e delle Filippine che desiderino richiedere l’esenzione dalla registrazione delle importazioni o dalle misure devono presentare una domanda sostenuta da sufficienti elementi di prova entro lo stesso termine di 37 giorni.

4.   Le parti interessate possono inoltre chiedere di essere sentite dalla Commissione entro lo stesso termine di 37 giorni.

5.   Le parti interessate sono tenute a presentare tutte le comunicazioni e le richieste in formato elettronico (le comunicazioni non riservate via e-mail e quelle riservate su CD-R/DVD), indicando il proprio nome, indirizzo, indirizzo e-mail, numero di telefono e di fax. Ogni mandato di procura o certificato firmato che eventualmente corredi le risposte al questionario andrà però, alla pari di ogni aggiornamento di tali documenti, trasmesso in forma cartacea (vale a dire inviato per posta o consegnato a mano) all’indirizzo riportato più avanti. A norma dell’articolo 18, paragrafo 2, del regolamento di base, se una parte interessata non è in grado per motivi tecnici di trasmettere le comunicazioni e le richieste in forma elettronica, ne informa immediatamente la Commissione. Per ulteriori informazioni concernenti la corrispondenza con la Commissione, le parti interessate possono consultare le pagine dedicate sul sito Internet della direzione generale del Commercio: http://ec.europa.eu/trade/tackling-unfair-trade/trade-defence. Tutte le comunicazioni scritte, come le informazioni chieste nel presente regolamento, le risposte al questionario e la corrispondenza, fornite dalle parti interessate su base riservata vanno contrassegnate dalla dicitura «Diffusione limitata» (7) e, in conformità all’articolo 19, paragrafo 2, del regolamento di base, corredate di una versione non riservata, contrassegnata dalla dicitura «Consultabile da tutte le parti interessate».

Indirizzo della Commissione per la corrispondenza:

Commissione europea

Direzione generale del Commercio

Direzione H

Ufficio: N105 4/92

1049 Bruxelles/Brussel

BELGIQUE/BELGIË

Referente:

Indirizzo e-mail: TRADE-STEEL-FAST-13-A@ec.europa.eu

Fax +32 22984139

Articolo 4

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ognuno degli Stati membri, a norma dei trattati.

Fatto a Bruxelles, il 13 giugno 2012

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.

(2)  GU L 5 del 7.1.2012, pag. 1.

(3)  GU L 302 del 19.11.2005, pag. 1.

(4)  Ai sensi dell’articolo 143 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione che fissa talune disposizioni di applicazione del codice doganale comunitario, due o più persone sono considerate legate solo se: a) l’una fa parte della direzione o del consiglio di amministrazione dell’impresa dell’altra e viceversa; b) hanno la veste giuridica di associati; c) l’una è il datore di lavoro dell’altra; d) una persona qualsiasi possegga, controlli o detenga, direttamente o indirettamente, il 5 % o più delle azioni o quote con diritto di voto delle imprese dell’una e dell’altra; e) l’una controlla direttamente o indirettamente l’altra; f) l’una e l’altra sono direttamente o indirettamente controllate da una terza persona; g) esse controllano assieme, direttamente o indirettamente, una terza persona; o h) appartengono alla stessa famiglia. Si considerano appartenenti alla stessa famiglia solo persone tra le quali intercorre uno dei seguenti rapporti: i) marito e moglie; ii) ascendenti e discendenti, linea diretta, di primo grado; iii) fratelli e sorelle (germani e consanguinei uterini); iv) ascendenti e discendenti, linea diretta, di secondo grado; v) zii/zie e nipoti; vi) suoceri e generi o nuore; e vii) cognati e cognate (GU L 253 dell’11.10.1993, pag. 1). In questo contesto, per «persona» s’intendono le persone fisiche o giuridiche.

(5)  Anche se i produttori sono legati nel modo sopramenzionato alle società soggette alle misure applicate alle importazioni originarie della Repubblica popolare cinese (le misure antidumping originali), può comunque essere accordata un’esenzione se non esistono elementi di prova del fatto che la relazione con le società sottoposte alle misure originali è stata creata o utilizzata per eludere le misure originali.

(6)  GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1.

(7)  Un documento a «diffusione limitata» è un documento considerato riservato a norma dell’articolo 19 del regolamento (CE) n. 1225/2009 e dell’articolo 6 dell’accordo OMC sull’attuazione dell’articolo VI del GATT 1994 (accordo antidumping). Tale documento è inoltre protetto in conformità all’articolo 4 del regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).


14.6.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 153/12


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 503/2012 DELLA COMMISSIONE

del 13 giugno 2012

relativo al divieto di pesca del tonno rosso nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo per i pescherecci con reti a circuizione battenti bandiera della Grecia o dell’Italia o immatricolati in tali paesi

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio, del 20 novembre 2009, che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca (1), in particolare l’articolo 36, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (UE) n. 44/2012 del Consiglio, del 17 gennaio 2012, che stabilisce, per il 2012, le possibilità di pesca concesse nelle acque UE e, per le navi UE, in determinate acque non appartenenti all’UE, per alcuni stock ittici e gruppi di stock ittici che sono oggetto di negoziati o accordi internazionali (2), fissa il quantitativo di tonno rosso di cui è autorizzata la cattura nel 2012 da parte dei pescherecci dell’Unione europea nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo.

(2)

Il regolamento (CE) n. 302/2009 del Consiglio, del 6 aprile 2009, concernente un piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo che modifica il regolamento (CE) n. 43/2009 e che abroga il regolamento (CE) n. 1559/2007 (3), impone agli Stati membri di comunicare alla Commissione i contingenti individuali assegnati alle loro navi di lunghezza superiore a 24 metri.

(3)

La politica comune della pesca mira a garantire la redditività a lungo termine del settore della pesca attraverso lo sfruttamento sostenibile delle risorse acquatiche viventi nel rispetto del principio precauzionale.

(4)

In conformità dell’articolo 36, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1224/2009, la Commissione, sulla base delle informazioni trasmesse dagli Stati membri o di altre informazioni in suo possesso, quando constata che le possibilità di pesca di cui dispone l’Unione europea, uno Stato membro o un gruppo di Stati membri sono considerate esaurite per uno o più attrezzi o flotte pescherecce, ne informa gli Stati membri interessati e vieta le attività di pesca per la zona in questione, gli attrezzi, lo stock, i gruppi di stock o la flotta coinvolti in queste attività di pesca specifiche.

(5)

Sulla base delle informazioni di cui dispone la Commissione, le possibilità di pesca del tonno rosso nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo assegnate ai pescherecci battenti bandiera della Grecia o dell’Italia o immatricolati in tali paesi si reputano esaurite al 7 giugno 2012.

(6)

In data 8 giugno la Grecia ha informato la Commissione di aver imposto un fermo di pesca, a decorrere dalle ore 8:00 dell’8 giugno 2012, ai suoi pescherecci con reti a circuizione dediti nel 2012 alla pesca del tonno rosso.

(7)

In data 3, 5 e 8 giugno 2012 l’Italia ha informato la Commissione di aver imposto un fermo di pesca ai suoi dodici pescherecci con reti a circuizione dediti nel 2012 alla pesca del tonno rosso, con effetto a decorrere dal 3 giugno per quattro pescherecci, dal 5 giugno per altri quattro e dall’8 giugno per i rimanenti quattro; tutte le attività di pesca sono state quindi vietate a decorrere dalle ore 11:30 dell’8 giugno 2012.

(8)

Fatte salve le misure summenzionate adottate dalla Grecia e dall’Italia, è necessario che la Commissione confermi il divieto di pesca del tonno rosso nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo, a decorrere dall’8 giugno 2012, per i pescherecci con reti a circuizione battenti bandiera della Grecia o dell’Italia o immatricolati in tali paesi,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

La pesca del tonno rosso nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo da parte dei pescherecci con reti a circuizione battenti bandiera greca o immatricolati in Grecia è vietata a decorrere dalle ore 8:00 dell’8 giugno 2012.

A decorrere da tale data è inoltre vietato conservare a bordo, mettere in gabbia a fini di ingrasso o di allevamento, trasbordare, trasferire o sbarcare catture di tale stock effettuate dalle navi suddette.

Articolo 2

La pesca del tonno rosso nell’Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine ovest, e nel Mar Mediterraneo da parte dei pescherecci con reti a circuizione battenti bandiera italiana o immatricolati in Italia è vietata a decorrere, al più tardi, dalle ore 11:30 dell’8 giugno 2012.

A decorrere da tale data è inoltre vietato conservare a bordo, mettere in gabbia a fini di ingrasso o di allevamento, trasbordare, trasferire o sbarcare catture di tale stock effettuate dalle navi suddette.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 13 giugno 2012

Per la Commissione, a nome del presidente

Maria DAMANAKI

Membro della Commissione


(1)  GU L 343 del 22.12.2009, pag. 1.

(2)  GU L 25 del 27.1.2012, pag. 55.

(3)  GU L 96 del 15.4.2009, pag. 1.


14.6.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 153/14


REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 504/2012 DELLA COMMISSIONE

del 13 giugno 2012

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 della Commissione, del 7 giugno 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio nei settori degli ortofrutticoli freschi e degli ortofrutticoli trasformati (2), in particolare l'articolo 136, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell'allegato XVI, parte A, del medesimo regolamento.

(2)

Il valore forfettario all'importazione è calcolato ciascun giorno feriale, in conformità dell’articolo 136, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011, tenendo conto di dati giornalieri variabili. Pertanto il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 136 del regolamento di esecuzione (UE) n. 543/2011 sono quelli fissati nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 13 giugno 2012

Per la Commissione, a nome del presidente

José Manuel SILVA RODRÍGUEZ

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 157 del 15.6.2011, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice dei paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

AL

55,3

MK

45,6

TR

57,2

ZZ

52,7

0707 00 05

MK

26,2

TR

119,6

ZZ

72,9

0709 93 10

TR

97,9

ZZ

97,9

0805 50 10

AR

72,8

BO

105,1

TR

107,0

ZA

101,4

ZZ

96,6

0808 10 80

AR

111,6

BR

83,7

CH

68,9

CL

100,9

CN

136,2

NZ

141,5

US

156,6

UY

61,9

ZA

111,6

ZZ

108,1

0809 10 00

TR

186,0

ZZ

186,0

0809 29 00

TR

444,0

ZZ

444,0

0809 40 05

ZA

300,5

ZZ

300,5


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» corrisponde a «altre origini».


DECISIONI

14.6.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 153/16


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 19 ottobre 2011

relativa ai regimi di aiuti di Stato sotto forma di ristrutturazione dei debiti, a cui la Grecia ha dato esecuzione nei dipartimenti di Castorià, Eubea, Florina, Kilkis, Rodope, Evro, Xanthi e del Dodecanneso, nonché nelle isole di Lesbo, Samo e Chio

[n. C23/04, (ex NN 153/03), C 20/05 (ex NN 70/04) e C 50/05 (ex NN 20/05)]

[notificata con il numero C(2011) 7252]

(Il testo in lingua greca è il solo facente fede)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2012/307/UE)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 108, paragrafo 2, primo comma,

visto l’accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare, l’articolo 62, paragrafo 1, lettera a),

dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente all’articolo 108, paragrafo 2, primo comma, del trattato (1) e viste tali osservazioni,

considerando quanto segue:

I.   PROCEDIMENTO

(1)

Dopo aver ricevuto informazioni secondo le quali erano stati concessi aiuti a imprese dei dipartimenti di Castorià e dell’Eubea, nel 1993 e anche nel corso degli anni successivi, nell’ambito di un piano di ristrutturazione (rinegoziazione) dei debiti, con lettera del 27 maggio 2003 la Commissione aveva chiesto alle autorità greche di comunicarle, nel termine di quattro settimane, il testo della base giuridica di tale piano, insieme a tutte le informazioni necessarie per l’esame del medesimo in virtù degli articoli 87 e 88 del trattato CE (3).

(2)

Con lettera in data 10 luglio 2003, protocollata il 17 luglio 2003, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea aveva comunicato alla Commissione una nota delle autorità greche nella quale si chiedeva la proroga di un mese del termine indicato al considerando 1.

(3)

Con lettera del 4 agosto 2003, protocollata il 6 agosto 2003, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea trasmetteva alla Commissione le informazioni richieste con la lettera del 27 maggio 2003.

(4)

Dall’esame di tali informazioni è emerso che erano stati concessi aiuti senza la preventiva approvazione della Commissione, ragione per la quale essa ha aperto un fascicolo di aiuti non notificati, registrato con il numero NN 153/03.

(5)

Con lettera del 21 giugno 2004 (4), la Commissione ha informato la Grecia della decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE (C 23/04) (in seguito «primo procedimento»).

(6)

La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (5). La Commissione ha chiesto agli interessati di presentare le loro osservazioni sulle misure di aiuto in parola.

(7)

La Commissione non ha ricevuto osservazioni da terzi interessati.

(8)

Con lettera del 13 luglio 2004, protocollata 19 luglio 2004, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha chiesto una proroga dei termini concessi alle autorità greche per comunicare la risposta in seguito al primo procedimento aperto.

(9)

Con fax del 6 agosto 2004 la Commissione ha concesso la proroga del termine richiesta.

(10)

Con lettera del 9 agosto 2004, protocollata il 10 agosto 2004, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha comunicato alla Commissione la risposta delle autorità greche in merito al primo procedimento aperto.

(11)

Dalle informazioni comunicate dalle autorità greche con lettera del 4 agosto 2003 è emerso che gli aiuti in parola non riguardavano solo i dipartimenti di Castorià e dell’Eubea, ma anche quelli di Florina e Kilkis. Di conseguenza, con fax del 22 aprile 2004 i servizi della Commissione hanno chiesto alle autorità greche informazioni complementari in merito a tali aiuti.

(12)

Con lettera del 26 maggio 2004, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha chiesto una proroga di un mese del termine concesso alle autorità greche per la trasmissione dei complementi di informazione di cui sopra.

(13)

Con fax del 7 giugno 2004 la Commissione ha concesso la proroga del termine richiesta.

(14)

Con lettera del 1o luglio 2004, protocollata lo stesso giorno, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione le informazioni richieste con fax del 22 aprile 2004.

(15)

Dall’esame di tali informazioni è emerso che erano stati concessi aiuti senza la preventiva approvazione della Commissione, ragione per la quale essa ha aperto un fascicolo di aiuti non notificati, registrato col numero NN 70/04.

(16)

Con lettera del 9 giugno 2005 (7), la Commissione ha informato la Grecia della decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE per quanto riguarda gli aiuti concessi nei dipartimenti di Florina e Kilkis (C 20/05) (in seguito «il secondo procedimento»).

(17)

La decisione di avvio del procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (8). La Commissione ha chiesto agli interessati di presentare le loro osservazioni sulle misure di aiuto in parola.

(18)

La Commissione non ha ricevuto osservazioni da terzi interessati.

(19)

Con lettera del 24 giugno 2005, protocollata il 28 giugno 2005, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha chiesto due mesi di proroga del termine concesso alle autorità greche per comunicare la risposta in seguito al secondo procedimento aperto.

(20)

Con fax del 13 luglio 2005 la Commissione ha concesso la proroga del termine richiesta.

(21)

Con lettera del 18 agosto 2005, protocollata il 24 agosto 2005, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha comunicato alla Commissione la risposta delle autorità greche in merito al secondo procedimento aperto.

(22)

Dall’esame delle informazioni trasmesse dalle autorità greche con lettera del 1o luglio 2004 è emerso che erano stati concessi aiuti anche in altri dipartimenti oltre a quelli oggetto dei due primi procedimenti. Di conseguenza con fax del 12 novembre 2004 i servizi della Commissione hanno chiesto alle autorità greche informazioni complementari in merito a tali aiuti.

(23)

Con lettera del 13 dicembre 2004, protocollata il 15 dicembre 2004, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha chiesto una proroga di un mese del termine concesso alle autorità greche per la trasmissione dei complementi di informazione di cui sopra.

(24)

Con fax del 6 gennaio 2005 la Commissione ha concesso la proroga del termine richiesta.

(25)

Con lettera del 27 gennaio 2005, protocollata il 1o febbraio 2005, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione le informazioni complementari richieste con fax del 12 novembre 2004.

(26)

Dall’esame di tali informazioni è emerso che erano stati concessi aiuti senza la preventiva approvazione della Commissione, ragione per la quale essa ha aperto un fascicolo di aiuti non notificati, registrato col numero NN 20/05.

(27)

Con lettera del 22 dicembre 2005 (10), la Commissione ha informato la Grecia della decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, per quanto riguarda gli aiuti concessi nei dipartimenti di Rodope, Evro, Xanthi e del Dodecanneso e delle isole di Lesbo, Samo e Chio (C 50/05) (in seguito «il terzo procedimento»).

(28)

La decisione di avvio del procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (11). La Commissione ha chiesto agli interessati di presentare le loro osservazioni sulle misure di aiuto in parola.

(29)

La Commissione non ha ricevuto osservazioni da terzi interessati.

(30)

Con lettera del 23 gennaio 2006, protocollata il 25 gennaio 2006, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha chiesto alla Commissione tre mesi di proroga del termine concesso alle autorità greche per comunicare la risposta in seguito al terzo procedimento aperto.

(31)

Con fax del 3 febbraio 2006 la Commissione ha concesso la proroga del termine richiesta.

(32)

Con lettera del 10 maggio 2006, protocollata l’11 maggio 2006, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione la risposta delle autorità greche in merito al terzo procedimento aperto.

(33)

Dopo aver riesaminato tutte le basi giuridiche comunicate, la Commissione ha invitato le autorità greche, con fax del 12 gennaio 2011, a fornirle nel termine di un mese alcune precisazioni sugli aiuti concessi.

(34)

Con messaggio elettronico del 7 febbraio 2011, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha chiesto alla Commissione una proroga di 40 giorni lavorativi del suddetto termine.

(35)

Con fax del 17 febbraio 2011 la Commissione ha concesso una proroga del termine di 20 giorni lavorativi.

(36)

Con messaggi di posta elettronica in data 15 marzo e 29 marzo 2011, la Rappresentanza permanente della Grecia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione le precisazioni richieste.

II.   DESCRIZIONE

(37)

Il decreto ministeriale n. 69836/B1461 del 30 settembre 1993 prevede la conversione dei debiti, scaduti o no alla data del 30 giugno 1993, di qualsiasi natura (capitale circolante e investimenti fissi), in dracme o in valuta, o le escussioni di garanzia, in dracme o in valuta, a carico delle imprese artigianali e industriali insediate o operanti, indipendentemente dalla sede dell’impresa, nei dipartimenti di Castorià e dell’Eubea, in un nuovo prestito rimborsabile in 10 anni a rate semestrali costanti (ammortamento del capitale e interessi) o a rate semestrali di ammortamento costante del capitale con calcolo semestrale degli interessi al tasso del momento (il tasso del nuovo prestito è quello praticato per i buoni del Tesoro a 12 mesi in occasione dell’ultima emissione che precede l’inizio di ogni periodo di calcolo degli interessi dei prestiti, maggiorato di due unità, con un abbuono di 10 punti percentuali nei primi cinque anni a carico del conto di cui alla legge n. 128/75) (12).

(38)

In alternativa le suddette imprese possono beneficiare per cinque anni di un abbuono di interessi di 10 punti percentuali sui debiti in dracme o in valuta in essere al 30 giugno 1993 e connessi a capitale circolante e a investimenti fissi.

(39)

Le imprese devono essere redditizie dopo la ristrutturazione del debito (il che implica che si trovano in una situazione di difficoltà): questo criterio deve essere verificato dalle banche.

(40)

I decreti ministeriali n. 2035824/5887 del 1o giugno 1994, n. 2045909/7431/0025 del 26 agosto 1994, n. 2071670/11297 del 9 novembre 1994 e n. 72742/B1723 dell’8 dicembre 1994 precisano i periodi di franchigia e gli abbuoni di interessi connessi ai nuovi prestiti e prevedono che gli stessi prestiti nuovi sono assistiti da garanzia statale.

(41)

Il decreto ministeriale n. 66336/B.1398, del 14 settembre 1993, prevede le stesse misure e le stesse condizioni di accesso all’aiuto descritte al considerando 37. Il decreto prevede inoltre la concessione della garanzia statale sul capitale e sugli interessi dei debiti ristrutturati delle imprese industriali e artigianali nei dipartimenti di Florina e Kilkis, oltre che sugli interessi di mora fino al 31 dicembre 1992 per prestiti connessi al capitale circolante e a investimenti fissi di tali imprese, entro i limiti del conto di cui alla legge n. 128/75.

(42)

Il decreto n. 66336/B1398 del 14 settembre 1993 è stato modificato dai seguenti decreti: n. 30755/B1199 del 21 luglio 1994, n. 60029/B1541 del 23 settembre 1994, n. 72742/B1723 dell’8 dicembre 1994, n. 236/B22 del 4 gennaio 1995, n. 8014/B285 del 28 febbraio 1995, n. 44678/B1145 del 3 luglio 1995, n. 44446/B1613 del 24 dicembre 1996, n. 40410/B1678 del 9 dicembre 1997, n. 10995/B546 del 24 marzo 1999, n. 12169/B736 del 22 marzo 2000 e dal decreto n. 35913/B2043 del 24 ottobre 2000. Questi diversi decreti modulano la durata dei prestiti, i periodi di franchigia e gli abbuoni di interesse connessi ai nuovi prestiti, e prorogano inoltre la durata dei periodi oltre i quali le rate non pagate diventano esigibili.

(43)

Le imprese devono essere redditizie dopo la ristrutturazione del debito (il che implica che si trovano in una situazione di difficoltà): questo criterio deve essere verificato dalle banche.

(44)

Il decreto ministeriale n. 1648/B.22/13.1.1994 prevede quanto segue:

a)

per i nuovi prestiti per capitale circolante concessi a partire dal 1o aprile 1993 a imprese industriali, artigianali, minerarie, ad aziende zootecniche di tipo industriale, ad aziende alberghiere e a imprese navali insediate o operanti, indipendentemente dalla sede dell’impresa, nei dipartimenti di Xanthi, Rodope e Evro, è concesso un abbuono di interessi di 10 punti percentuali a carico del conto di cui alla legge n. 128/75, entro il limite del 20 % del fatturato dell’anno precedente e fino al 50 % degli ordinativi dell’anno in corso dell’impresa, sugli interessi contabilizzati a partire dal 1o aprile 1993 fino al 31 marzo 1996, e il beneficio della garanzia statale fino a un importo complessivo massimo di 100 milioni di dracme (293 470 EUR);

b)

l’insieme dei debiti, scaduti o no alla data del 31 dicembre 1993, relativi a capitale circolante e a investimenti fissi, di imprese industriali, artigianali, minerarie, ad aziende zootecniche di tipo industriale, ad aziende alberghiere e a imprese navali della regione della Tracia, è raggruppato e costituirà l’oggetto di un nuovo prestito rimborsabile in 10 anni a rate semestrali costanti (ammortamento del capitale e interessi), a carico del conto di cui alla legge n. 128/75, con il beneficio di una garanzia statale;

c)

nella ristrutturazione dei debiti sono compresi gli interessi di mora fino al 31 dicembre 1992 sui prestiti per investimenti fissi e per capitale circolante.

(45)

Le imprese devono essere redditizie dopo la ristrutturazione del debito (il che implica che si trovano in una situazione di difficoltà): questo criterio deve essere verificato dalle banche.

(46)

Il decreto ministeriale n. 1648/B.22/13.1.1994 ha subito una serie di modifiche apportate dai seguenti decreti: 14237/B.664/6.4.1994, 235/B.21/4.1.1995, 44678/B.1145/3.7.1995, 14946/B.566/30.4.1996, 44446/B.1613/24.12.1996, 32576/B.1282/9.10.1997 (13), 11362/B.472/7.4.1997, 40412/B.1677/9.12.1997 (14), 42998/B.2026/15.12.1998, 19954/B.957/7.6.1999, 10123/B.507/17.3.1999, 6244/B.270/18.2.2000 e 35913/B.2043/24.10.2000 (15). Tutti i suddetti atti disciplinano parametri di natura tecnica, come gli abbuoni di interesse, i periodi di franchigia, la durata dei prestiti e quella oltre la quale le rate non pagate diventano esigibili.

(47)

Il decreto ministeriale n. 2003341/683/0025/17.2.94 concede la garanzia dello Stato greco sui prestiti per capitale circolante concessi a partire dal 1o aprile 1993 a imprese industriali, artigianali, minerarie, ad aziende zootecniche di tipo industriale, ad aziende alberghiere e a imprese navali insediate o operanti, indipendentemente dalla sede dell’impresa, nei dipartimenti di Xanthi, Rodope e Evro, per un importo fino a 100 milioni di dracme (293 470 EUR) per impresa, nonché a copertura dei debiti (capitale e interessi) che risultano dalla ristrutturazione dei debiti in essere al 31 dicembre 1993 connessi a vecchi prestiti, in conformità ai requisiti e alle condizioni del decreto ministeriale congiunto n. 1648/Γ.Γ.54/B.22/13.1.94.

(48)

Il decreto ministeriale n. 2003341/683/0025/17.2.94 ha subito una serie di modifiche apportate dai seguenti decreti: 2022973/3968/0025/18.5.94, 2043231/6673/0025/11.7.95, 2030175/4446/0025/10.6.1996, 2087184/49/0025/11.7.97, 2016123/2133/0025/6.3.1998, 2090373/11216/0025/1.6.98 (16), 2/21857/0025/7.10.1999, 2/14774/0025/31.5.2000, 2/82257/0025/18.12.2000, 2/7555/0025/25.5.2001, 2/61352/0025/31.1.2002 e 2/64046/0025/2003/28.1.2004. In virtù dei decreti suddetti la garanzia statale assiste l’attuazione delle misure previste dai diversi decreti modificativi del decreto ministeriale n. 1648/B.22/13.1.1994 (cfr. considerando 46).

(49)

Tra i decreti di cui all’elenco precedente, il decreto ministeriale n. 2/82257/0025/18.12.2000 precisa inequivocabilmente che per poter beneficiare delle sue disposizioni le imprese devono essere redditizie (e non diventare redditizie dopo la ristrutturazione dei debiti, come nel caso degli altri decreti ministeriali citati nella presente decisione): questo significa che tali imprese non si trovano in situazione di difficoltà.

(50)

Con il decreto ministeriale n. 2041901/16.5.1989 è approvato il versamento, a valere sul conto comune di cui alla legge n. 128/75, di un abbuono di interessi di tre punti percentuali (3 %), sui saldi residui di prestiti di capitale circolante concessi a partire dal 1o aprile 1989 alle imprese che hanno sede nei dipartimenti di Evro, Lesbo, Samo, Chio e del Dodecanneso.

(51)

Con il decreto ministeriale n. 2078809/10.10.1989 è approvato il versamento, a valere sul conto comune di cui alla legge n. 128/75, di un abbuono di interessi di tre punti percentuali (3 %), sui saldi residui di prestiti di capitale circolante concessi a partire dal 1o aprile 1989 alle imprese che hanno sede nei dipartimenti di Rodope, Xanthi e Samo.

(52)

I decreti ministeriali n. 9034/B.289/10.2.2003 e n. 37497/B.1232/2.6.2003 completano i decreti elencati nei considerando 50 e 51 della presente decisione in quanto precisano il campo di applicazione e determinati parametri di natura tecnica dei previsti abbuoni di interesse.

III.   MOTIVI CHE HANNO CONDOTTO ALL’AVVIO DEL PROCEDIMENTO DI INDAGINE FORMALE

(53)

Per quanto riguarda i tre regimi di aiuti in esame, la Commissione nutriva dubbi sia in merito all’assenza di aiuti di Stato, sia alla compatibilità con il mercato interno degli aiuti che riteneva esistessero.

a)    Giustificazione del primo procedimento

(54)

Il primo procedimento è stato avviato per tutti i motivi seguenti:

a)

quando furono loro chieste spiegazioni sugli aiuti contestati, le autorità greche risposero che non avevano trasmesso i decreti ministeriali che costituivano la base giuridica degli aiuti perché ritenevano che gli aiuti istituiti da tali decreti non costituissero aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE; le medesime autorità aggiunsero che, pur non conoscendo il numero esatto di beneficiari, agli importi degli aiuti in questione doveva con tutta probabilità applicarsi la regola de minimis;

b)

dato che al momento in cui furono concessi gli aiuti la regola de minimis non vigeva nel settore agricolo e poiché i decreti che costituivano la base giuridica degli aiuti contestati si rivolgevano a imprese in difficoltà di liquidità, la Commissione aveva ritenuto che gli aiuti dovevano essere esaminati alla luce delle diverse regole in materia di salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà fin dall’entrata in vigore del primo dei decreti ministeriali succitati; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se tali regole fossero state rispettate;

c)

nel settore agricolo le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se la garanzia statale fosse stata accordata nel rispetto delle diverse norme applicabili agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie a partire dall’entrata in vigore del primo dei succitati decreti ministeriali;

d)

nel settore industriale e artigianale vigeva certo la regola de minimis, ma poiché le autorità greche non conoscevano il numero dei beneficiari delle misure previste dai succitati decreti ministeriali e poiché i limiti massimi degli aiuti de minimis sono calcolati su un periodo di tre anni e non per una data operazione, era impossibile stabilire se gli aiuti contemplati dai succitati decreti potessero effettivamente rientrare nella regola de minimis; in questo contesto gli aiuti dovevano quindi essere analizzati in base alle diverse regole in materia di salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà applicabili a partire dall’entrata in vigore del primo dei decreti succitati; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se tali regole fossero state rispettate;

e)

nel settore artigianale e industriale, le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se la garanzia statale fosse stata accordata nel rispetto delle diverse norme applicabili agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie a partire dall’entrata in vigore del primo dei succitati decreti ministeriali.

b)    Giustificazione del secondo procedimento

(55)

Il secondo procedimento è stato avviato per tutti i motivi seguenti:

a)

quando fu chiesto loro di dare spiegazioni in merito agli aiuti contestati, le autorità greche avevano indicato che, pur non conoscendo il numero esatto di beneficiari, agli importi degli aiuti in questione doveva con tutta probabilità applicarsi la regola de minimis; a parte il fatto che fino al 1o gennaio 2005 la regola de minimis non si applicava al settore agricolo, la Commissione non disponeva comunque di alcuna informazione che le avrebbe permesso di determinare in che misura gli importi percepiti dalle aziende agricole in virtù del decreto ministeriale n. 66336/B.1398 e successive modifiche, potessero rientrare nell’ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 1860/2004 della Commissione, del 6 ottobre 2004, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti de minimis nei settori dell’agricoltura e della pesca (17), che ha istituito la regola de minimis nel settore agricolo;

b)

poiché i decreti succitati riguardavano imprese in difficoltà, gli aiuti avrebbero dovuto essere esaminati alla luce delle diverse regole applicabili al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà fin dall’entrata in vigore del primo dei decreti ministeriali succitati, ossia a partire dal 21 settembre 1993; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire in che misura tali regole fossero state rispettate;

c)

nel settore agricolo le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se la garanzia statale fosse stata accordata nel rispetto delle diverse norme applicabili agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie a partire dal 21 settembre 1993;

d)

nel settore industriale e artigianale vigeva certo la regola de minimis, ma poiché le autorità greche non conoscevano il numero dei beneficiari delle misure previste dai succitati decreti ministeriali e poiché i limiti massimi degli aiuti de minimis sono calcolati su un periodo di tre anni e non per una data operazione, era impossibile stabilire se gli aiuti contemplati dai succitati decreti potessero effettivamente rientrare nella regola de minimis; in questo contesto, anche questi aiuti dovevano essere analizzati in base alle diverse norme applicabili a favore del salvataggio e della ristrutturazione di imprese in difficoltà applicabili a partire dal 21 settembre 1993; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se tali regole fossero state rispettate;

e)

in questi stessi settori, le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se la garanzia statale fosse stata accordata nel rispetto delle diverse norme applicabili agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie a partire dal 21 settembre 1993.

c)    Giustificazione del terzo procedimento

(56)

Il terzo procedimento è stato avviato per tutti i motivi seguenti:

a)

come nel caso dei primi due procedimenti avviati, le autorità greche hanno riferito, tra le altre informazioni, che agli importi degli aiuti in questione doveva con tutta probabilità applicarsi la regola de minimis; a parte il fatto che fino al 1o gennaio 2005 la regola de minimis non si applicava al settore agricolo, la Commissione non disponeva comunque di alcuna informazione che le avrebbe permesso di determinare in che misura gli importi percepiti dalle aziende agricole in virtù dei decreti ministeriali che costituivano la base giuridica del regime di aiuti in esame potessero rientrare nel campo di applicazione del regolamento (CE) n. 1860/2004;

b)

poiché i decreti succitati riguardavano imprese in difficoltà, gli aiuti avrebbero dovuto essere esaminati alla luce delle diverse regole applicabili al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà a partire dall’entrata in vigore del primo dei decreti ministeriali succitati; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire in che misura tali regole fossero state rispettate;

c)

nel settore industriale, artigianale e alberghiero vigeva certo la regola de minimis, ma poiché le autorità greche non avevano presentato informazioni circa il numero dei beneficiari degli aiuti e poiché i limiti massimi degli aiuti de minimis sono calcolati su un periodo di tre anni e non per una data operazione, era impossibile stabilire se gli aiuti contemplati dai succitati decreti potessero effettivamente rientrare nella regola de minimis; in questo contesto, gli aiuti dovevano quindi essere analizzati in base alle diverse regole applicabili a favore del salvataggio e della ristrutturazione di imprese in difficoltà applicabili a partire dall’entrata in vigore del primo dei decreti succitati; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se tali regole fossero state rispettate;

d)

nel settore del carbone e nel settore navale, la regola de minimis si applicava solo a partire dall’entrata in vigore del regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti d’importanza minore («de minimis») (18); tuttavia, per i motivi indicati alla lettera c), anche in questo caso gli aiuti avrebbero dovuto essere analizzati in base alle diverse regole in materia di salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà di applicazione a partire dall’entrata in vigore del primo dei decreti succitati; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se tali regole fossero state rispettate;

e)

nel campo dei trasporti marittimi la regola de minimis non si applicava; l’esame degli aiuti si sarebbe dovuto effettuare anche in questo caso in base alle varie regole applicabili al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà, applicabili a partire dalla data di entrata in vigore del primo dei succitati decreti; tuttavia le informazioni disponibili non permettevano di stabilire se tali regole fossero state rispettate;

f)

per nessuno dei settori suddetti le informazioni disponibili permettevano di stabilire se la garanzia statale fosse stata accordata nel rispetto delle diverse regole applicabili agli aiuti di Stato sotto forma di garanzie vigenti a partire dalla data di entrata in vigore del primo dei succitati decreti ministeriali.

g)

il decreto n. 2041901/16.5.1989 e i decreti elencati ai considerando 51 e 52 della presente decisione prevedono aiuti per altri dipartimenti oltre a Rodope, Evro e Xanthi e non era possibile stabilire se il sistema di intervento da essi previsto costituisse una proroga del regime applicato nei tre dipartimenti suddetti oppure un regime indipendente; in ogni caso in base alle informazioni disponibili non era comunque possibile determinare se fossero state rispettate le regole applicabili in materia di aiuti di Stato (regole in materia di aiuti a finalità regionale o regola de minimis);

h)

nell’ipotesi in cui i decreti ministeriali richiamati alla lettera g) costituissero un’estensione del regime di intervento pubblico applicato nei dipartimenti di Rodope, Evro e Xanthi, non era possibile stabilire se gli aiuti previsti potessero rientrare nella regola de minimis o essere considerati compatibili con le disposizioni che disciplinano la concessione di aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà;

i)

nell’ipotesi in cui i decreti ministeriali richiamati alla lettera g) avessero costituito un regime di intervento indipendente, in mancanza di ulteriori precisazioni nelle disposizioni dei medesimi sarebbe stato necessario esaminare la compatibilità dell’applicazione dei decreti alle imprese sane e alle imprese in difficoltà; le conclusioni di tale analisi sono:

i)

nelle imprese in difficoltà non era possibile stabilire in che misura gli aiuti previsti potessero rientrare nella regola de minimis o essere considerati compatibili con le disposizioni che disciplinano la concessione di aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà;

ii)

per le imprese sane era impossibile stabilire in che misura il capitale circolante costituito grazie a un prestito con il beneficio di un abbuono di interessi fosse stato utilizzato per finanziare investimenti ammissibili ai sensi delle disposizioni della normativa dell’Unione in materia di aiuti a finalità regionale.

IV.   OSSERVAZIONI DELLE AUTORITÀ GRECHE SULL’APERTURA DEL PROCEDIMENTO FORMALE

a)    Osservazioni delle autorità greche sul primo procedimento

(57)

Nella lettera del 9 agosto 2004, le autorità greche indicavano quanto segue:

a)

il consolidamento dei debiti è uno strumento amministrativo che non comporta costi finanziari elevati;

b)

il calcolo «semestrale» degli interessi era stato approvato dalla giurisprudenza della Corte suprema del paese, la quale aveva dichiarato illecita e abusiva la capitalizzazione trimestrale considerandola responsabile di un eccessivo aggravamento dell’indebitamento;

c)

la prestazione della garanzia statale non poteva essere considerata un aiuto in quanto il ricorso ad essa è subordinato a misure particolarmente severe per i debitori;

d)

nel periodo di riferimento i tassi di interesse in Grecia, già molto più elevati della media nel resto della Comunità, sono rimasti chiaramente più elevati nonostante l’applicazione di abbuoni di interesse; pertanto non c’era alcuna distorsione di concorrenza tanto più che le imprese beneficiarie dovevano essere redditizie; inoltre, gli abbuoni sono stati finanziati attraverso un conto speciale al di fuori del bilancio statale;

e)

la concessione di periodi di franchigia non può essere considerata un vero e proprio aiuto, dato che il debito e gli interessi permangono: semplicemente si rinvia il rimborso del debito a causa della congiuntura economica;

f)

il decreto ministeriale n. 72742/B1723 (cfr. considerando 42) non ha creato costi supplementari rispetto al primo decreto che ha costituito la base del regime di aiuti;

g)

lo sblocco delle cauzioni previsto dal decreto ministeriale n. 2071670/11297 non può essere considerato un aiuto all’impresa poiché le cauzioni sono state adattate in funzione dell’entità corrispondente dei prestiti ristrutturati; d’altro canto, la garanzia prestata dallo Stato greco non copre le spese di ogni tipo addebitate dalle banche ai loro creditori;

h)

il decreto ministeriale n. 69836/B1451 e le relative modifiche riguardavano le imprese di trasformazione in generale e non si riferivano in particolare alle imprese di trasformazione nel settore agricolo, le quali erano disciplinate dal regolamento (CEE) n. 866/90 del Consiglio, del 29 marzo 1990, relativo al miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli (19), dal regolamento (CE) n. 951/97 del Consiglio, del 20 maggio 1997, relativo al miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli (20) e dal regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) (21); l’applicazione di tali regolamenti è avvenuta in concomitanza con la realizzazione dei programmi operativi del secondo e del terzo quadro comunitario di sostegno; le imprese che avevano effettuato investimenti ed avevano a tal fine percepito un contributo dal ministero dell’agricoltura, dello sviluppo e dell’alimentazione, non potevano beneficiare della ristrutturazione dei debiti, che non era prevista; e nemmeno è stata applicata la regola de minimis perché per ottenere una sovvenzione gli operatori dovevano aver già realizzato un’opera e aver sostenuto le relative spese;

i)

il riferimento alla regola de minimis era stato fatto esclusivamente per dare un’idea dell’entità delle sovvenzioni che nella maggioranza dei casi era inferiore al massimale previsto dalla regola de minimis, senza alcun riferimento specifico al settore agricolo;

j)

il criterio della «redditività dell’impresa dopo la ristrutturazione del debito» non ha influenzato in pratica la valutazione globale della redditività dell’impresa da parte dell’istituto di credito, perché la decisione in merito alla sua ammissibilità al consolidamento dei debiti veniva adottata subito dopo lo studio di sostenibilità;

k)

la ristrutturazione dei debiti in parola riguardava prestiti vecchi e non costituiva un finanziamento di nuovi investimenti;

l)

per quanto riguarda l’equivalente sovvenzione globale, la schiacciante maggioranza delle sovvenzioni era di modesta entità e le zone di insediamento delle imprese (Castorià e Eubea) erano tutte zone svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE del Consiglio, del 28 aprile 1975, sull’agricoltura di montagna e di talune zone svantaggiate (22), mentre l’intero territorio del paese rientra nell’obiettivo 1;

m)

il tasso di interesse applicato ai nuovi prestiti corrispondeva a quello dell’ultima emissione di buoni del tesoro dello Stato greco e l’abbuono sugli interessi non riguardava l’intero periodo del consolidamento, ma solo i primi anni critici, con una differenza tra i tassi non particolarmente significativa (da 1 a 2 punti);

n)

il regime dell’abbuono di interessi è rimasto in vigore dal 30 giugno 1993 al 30 giugno 2003.

b)    Osservazioni delle autorità greche sul secondo procedimento

(58)

Con la lettera del 18 agosto 2005 le autorità greche hanno sottolineato i seguenti argomenti, la maggior parte dei quali erano già stati avanzati nella risposta al primo procedimento aperto (cfr. considerando precedente):

a)

il «consolidamento» dei debiti è uno strumento amministrativo che non comporta costi elevati per le finanze pubbliche (aggiungono al riguardo che lo scopo di questo strumento non era la concessione selettiva di aiuti);

b)

il calcolo «semestrale» degli interessi era già stato approvato dalla giurisprudenza della Corte suprema del paese la quale ha dichiarato illecita e abusiva la capitalizzazione trimestrale, responsabile di un eccessivo aggravamento dell’indebitamento;

c)

nel corso del periodo di riferimento i tassi di interesse in Grecia, che erano già molto più elevati che nel resto della Comunità, sono rimasti elevati nonostante gli abbuoni di interesse;

d)

la prestazione della garanzia statale non poteva essere considerata un aiuto in quanto, anche nel caso in cui vi si faccia ricorso, l’escussione della garanzia è abbinata necessariamente a misure particolarmente pesanti per i debitori;

e)

gli interessi di mora e gli abbuoni di interesse sono stati addebitati al conto speciale (previsto dalla legge 128/75) che non rientra nel bilancio dello Stato;

f)

la concessione di periodi di franchigia non può essere considerata un vero e proprio aiuto, dato che il debito e gli interessi permangono: semplicemente si rinvia il rimborso del debito a causa della congiuntura economica;

g)

le disposizioni del decreto ministeriale n. 66336/B.1398/1993, quale modificato, prevedevano la possibilità di interventi a favore di imprese insediate nei dipartimenti di Florina e Kilkis senza un costo elevato per le finanze pubbliche e a condizione che tali imprese fossero ritenute redditizie; pertanto esse non erano in contrasto con le regole di concorrenza ai sensi dell’articolo 87 del trattato CE; va inoltre ricordato che i dipartimenti di Florina e Kilkis confinano con l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia e che nel periodo di riferimento (anni ’90) hanno subito le gravi ripercussioni dell’instabilità e dello stato di guerra della regione;

h)

infine, il decreto sopra ricordato fa riferimento alle imprese industriali e artigianali; secondo le autorità greche, le sue disposizioni non riguardavano le aziende agricole.

c)    Osservazioni delle autorità greche sul terzo procedimento

(59)

Nella loro lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche hanno presentato i seguenti argomenti:

a)

nei dipartimenti oggetto dei decreti in parola la congiuntura economica era particolarmente sfavorevole, con una grave sottoccupazione e un tasso di disoccupazione più elevato che nel resto del paese; tale contesto era aggravato dallo stato di guerra dei paesi vicini (ad esempio nel Kosovo); di conseguenza la concorrenza non poteva essere falsata e gli aiuti finanziari concessi sotto forma di consolidamento dei debiti e di abbuoni di interesse potevano beneficiare della deroga prevista dall’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c) del trattato CE;

b)

lo scopo degli aiuti era la risoluzione di problemi come la mancanza di dinamismo dei mercati locali, la contrazione del mercato dell’occupazione e la diminuzione della domanda, oltre che lo sviluppo economico a lungo termine;

c)

per quanto riguarda l’argomento della Commissione in base al quale era possibile una distorsione degli scambi comunitari data la forte concorrenza esistente nel settore agricolo, si fa notare che solo il decreto n. 1648/B22/13.1.1994, tra quelli in esame, fa riferimento ad aziende zootecniche di tipo industriale; d’altra parte, nel periodo 1995-2004 la produzione di carni nei dipartimenti di Evro, Xanthi e Rodope costituiva solo una piccola parte della produzione agricola di tali dipartimenti e nel periodo considerato il PIL (prodotto interno lordo) di questi ultimi (sia assoluto che pro capite), pur presentando un aumento, è rimasto ampiamente al di sotto della media nazionale;

d)

i decreti n. 2041901/16.5.1989 e n. 2078809/1989 che prevedono la concessione di abbuoni di interesse per i prestiti per capitale circolante a imprese insediate nei dipartimenti di Lesbo, Samo, Chio e del Dodecanneso, si prevede anche che le aziende debbano essere redditizie sia prima che dopo il consolidamento dei debiti;

e)

alla richiesta di raccogliere dati relativi ai beneficiari e agli importi delle sovvenzioni concesse, i servizi competenti greci si sono dichiarati impossibilitati a fornire tali dati;

f)

gli abbuoni di interesse sono finanziati dal conto aperto dalla legge n. 128/75, il quale non costituisce una risorsa statale perché si tratta di un conto destinato essenzialmente alla ridistribuzione di fondi.

d)    Lettere delle autorità greche del 15 e del 29 marzo 2011

(60)

Con le lettere del 15 e del 29 marzo 2011 le autorità greche hanno precisato innanzitutto le date di scadenza dell’applicazione dei decreti ministeriali iniziali che disciplinano i regimi di aiuti in esame. Le date sono le seguenti:

a)

30 giugno 2003 per quanto riguarda il decreto n. 69836/B1461 (dipartimenti di Castorià e dell’Eubea);

b)

30 giugno 2000 per quanto riguarda il decreto n. 66336/B/398/14-9-1993 (dipartimenti di Florina e Kilkis);

c)

31 dicembre 2005 per quanto riguarda il decreto n. 1648/B.22/13.1.1994 (dipartimenti di Xanthi, Rodope e Evro);

d)

31 dicembre 2004 per quanto riguarda il decreto n. 2041901/16-5-1989 (dipartimenti di Rodope, Evro Xanthi e del Dodecanneso; dipartimenti delle isole di Lesbo, Samo e Chio).

(61)

Successivamente le autorità greche hanno precisato che il criterio della redditività delle imprese dopo la ristrutturazione dei debiti non significava che fosse presa in considerazione solo la redditività delle imprese dopo la ristrutturazione dei debiti, ma si riferiva piuttosto ad una valutazione globale della loro redditività prima e dopo detta ristrutturazione.

(62)

In queste due lettere figurano anche tabelle con dati che indicano l’equivalente sovvenzione degli aiuti in parola percepiti da ciascuna impresa beneficiaria, in modo da evidenziare la percentuale di imprese per le quali gli aiuti potrebbero rientrare in uno dei regimi di aiuti di modesta entità (de minimis). Le autorità greche indicano tuttavia che per quanto riguarda gli aiuti concessi in forza dei decreti ministeriali n. 2041901/16-5-1989 (dipartimenti di Xanthi Rodope, Evro, Samo, Lesbo, Chio e del Dodecanneso) e n. 1648/B.22/13.1.1994 (dipartimenti di Xanthi Rodope, Evro), i dati disponibili si riferiscono esclusivamente al periodo dal 2004 al 2007. I dati forniti per gli aiuti concessi in virtù del decreto n. 69836/B1461 (dipartimenti di Castorià e dell’Eubea) coprono il periodo 1993-1998 e quelli concessi in virtù del decreto n. 66336/B/398/14-9-1993 (dipartimenti di Florina e Kilkis) il periodo 1993-2001. Pur essendo stati richiesti questi dati a tutti gli istituti di credito, non tutte le banche hanno risposto. Le autorità greche ritengono però che i dati raccolti si avvicinino all’importo complessivo degli aiuti concessi poiché le banche che hanno risposto sono i principali erogatori di prestiti nei dipartimenti di cui si tratta. Secondo le autorità greche dall’elaborazione dei dati suddetti si desume che gli aiuti rientrano nei limiti della regola de minimis nel 73,55 %-99,46 % dei casi, a seconda del triennio e del decreto considerato.

(63)

Infine, le autorità greche precisano che le imprese di produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli non erano ammesse a beneficiare degli aiuti e che per «imprese minerarie» si intendevano in realtà imprese di estrazione di marmo e pietra.

V.   VALUTAZIONE

V.I.   ESISTENZA DELL’AIUTO

(64)

A norma dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza. In termini assoluti, gli aiuti in esame corrispondono a questa definizione nel senso che sono finanziati dallo Stato o mediante risorse statali, che sono rivolti a determinate imprese (le imprese dei settori agricolo, artigianale, industriale, alberghiero, estrattivo — cfr. considerando 63 — e del settore navale, nei dipartimenti citati) e favoriscono tali imprese con misure come lo scaglionamento dei prestiti, l’alleggerimento delle rate grazie all’allungamento del periodo di pagamento, gli abbuoni di interesse o la concessione di garanzie, e nella misura in cui possono incidere sugli scambi (23) e falsare la concorrenza (24).

(65)

È vero che le autorità greche hanno cercato di dimostrare che gli aiuti in causa potevano rientrare nel quadro di un regime de minimis e non costituivano quindi aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato. Tuttavia, oltre al fatto che la regola de minimis non si applicava sempre in tutti i settori in parola nel corso del periodo di validità dei decreti che costituiscono la base giuridica dei regimi esaminati (questa è peraltro una delle ragioni per cui sono stati avviati i procedimenti), per stessa ammissione delle suddette autorità questi dati sono incompleti (cfr. considerando 62). Inoltre, gli importi degli aiuti de minimis variano in funzione del settore (sono diversi per il settore industriale e per quello agricolo) e le tabelle fornite lasciano supporre che le autorità greche non abbiano ben capito questa differenza. Infine, la Commissione osserva che, nonostante le indicazioni delle autorità greche secondo cui le imprese di produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli non erano ammissibili ai regimi di aiuti in parola, le tabelle suddette mostrano chiaramente che alcune imprese appartenenti a questi settori di attività hanno effettivamente beneficiato di aiuti che si considerano rientrare in un regime de minimis anche se superano con tutta evidenza il massimale ammissibile per questo tipo di regime.

(66)

La Commissione rammenta che ogni aiuto individuale concesso nell’ambito di un regime che, nel corso del suo periodo di validità, soddisfa le condizioni previste da un regolamento de minimis in vigore si considera non configurare un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato.

(67)

Nel settore agricolo, quando le autorità greche hanno iniziato a concedere gli aiuti in parola, non esistevano ancora disposizioni dell’Unione in materia di aiuti de minimis.

(68)

Le prime disposizioni adottate in materia sono quelle del regolamento (CE) n. 1860/2004 (25).

(69)

A norma del regolamento (CE) n. 1860/2004, che copre sia la produzione agricola primaria che la trasformazione e la commercializzazione di prodotti agricoli, gli aiuti non superiori a 3 000 EUR per beneficiario in un periodo di tre anni non incidono sugli scambi tra Stati membri, non falsano né minacciano di falsare la concorrenza e di conseguenza non rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato.

(70)

In applicazione dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1860/2004 lo stesso vale per gli aiuti concessi prima dell’entrata in vigore dello stesso regolamento a condizione che tali aiuti soddisfino le condizioni di cui ai suoi articoli 1 e 3.

(71)

Il 1o gennaio 2008, il regolamento (CE) n. 1860/2004 è stato sostituito dal regolamento (CE) n. 1535/2007 della Commissione, del 20 dicembre 2007, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti de minimis nel settore della produzione dei prodotti agricoli (26), che ha portato l’importo dell’aiuto de minimis a 7 500 EUR per beneficiario nell’arco di tre esercizi fiscali, indipendentemente dalla forma degli aiuti e dall’obiettivo perseguito, nei limiti di un importo massimo per Stato membro corrispondente allo 0,75 % del valore della produzione annua.

(72)

L’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1535/2007 stabilisce che: «Il presente regolamento si applica agli aiuti concessi anteriormente al 1o gennaio 2008 alle imprese del settore della produzione dei prodotti agricoli, purché gli aiuti soddisfino le condizioni previste dagli articoli da 1 a 4, fatto salvo il requisito del riferimento esplicito al presente regolamento di cui all’articolo 4, paragrafo 1, primo comma.» Tale regolamento si applica tuttavia soltanto alla produzione agricola primaria.

(73)

Nel settore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli la regola de minimis, che si applica dal 1o gennaio 2007, è stabilita dal regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore (de minimis) (27).

(74)

L’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1998/2006, fissa a 200 000 EUR per beneficiario nell’arco di tre esercizi finanziari l’importo entro il quale gli aiuti non incidono sugli scambi tra Stati membri, non falsano né minacciano di falsare la concorrenza e di conseguenza non rientrano nel campo di applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato.

(75)

L’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1998/2006 prevede che: «Il presente regolamento si applica agli aiuti concessi anteriormente alla sua entrata in vigore alle imprese attive nel settore dei trasporti e alle imprese attive nella trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, se gli aiuti soddisfano tutte le condizioni di cui agli articoli 1 e 2….».

(76)

In questo contesto, la Commissione non considererà aiuti di Stato gli aiuti concessi in virtù dei decreti esaminati che non superano, per beneficiario i seguenti importi:

a)

nel caso della produzione agricola primaria: 3 000 EUR per periodo di tre anni se, al momento della concessione, gli aiuti erano conformi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1860/2004, oppure 7 500 EUR per periodo di tre esercizi fiscali se, al momento della concessione, gli aiuti erano conformi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1535/2007;

b)

nel caso della trasformazione e della commercializzazione di prodotti agricoli: 3 000 EUR per periodo di tre anni se, al momento della concessione, gli aiuti erano conformi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1860/2004, oppure 200 000 EUR per periodo di tre esercizi fiscali se, al momento della concessione, gli aiuti erano conformi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1998/2006.

(77)

La Commissione sottolinea tuttavia che le imprese in difficoltà non possono beneficiare delle disposizioni dei regolamenti (CE) n. 1998/2006 e (CE) n. 1535/2007.

(78)

Nei settori diversi dall’agricoltura [in altre parole, nella fattispecie, i vari settori esaminati dalla presente decisione escluso il settore navale che sarà trattato nei successivi considerando 80 e 81 (28), al momento della concessione di tali aiuti si applicava la regola de minimis enunciata nella comunicazione della Commissione del 20 maggio 1992 — Disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese (29) (in seguito «regole del 1992»). La regola suddetta stabilisce che: «[…] in futuro non occorrerà più notificare in forza dell’articolo 93, paragrafo 3 [del trattato CE] (30) le somme una tantum non superiori a 50 000 ECU erogate per una determinata categoria di spesa nonché i regimi per i quali l’entità dell’aiuto che una determinata impresa può ottenere su un arco di tempo di tre anni è limitata all’importo menzionato, purché sia espressamente imposta la condizione che qualsiasi aiuto supplementare concesso alla medesima impresa per lo stesso tipo di spese da altre fonti o in base ad altri regimi non porti l’aiuto complessivo di cui l’impresa beneficia al di là del limite di 50 000 ECU. …». Successivamente tale regola è stata ridefinita nella comunicazione della Commissione relativa agli aiuti de minimis del 1996 (in seguito «regole del 1996») (31), che ha fissato l’importo dell’aiuto de minimis a 100 000 ECU per lo stesso periodo e successivamente nel regolamento (CE) n. 69/2001, che ha fissato lo stesso importo a 100 000 EUR per lo stesso periodo.

(79)

Tenendo conto delle date di scadenza della validità dei regimi analizzati (l’ultimo dei quali scadeva il 31 dicembre 2005) e dell’assenza di retroattività nell’applicazione delle disposizioni legislative per i settori a cui si riferisce il considerando 78, la Commissione non considererà aiuti di Stato gli aiuti concessi in virtù dei decreti ministeriali analizzati che non superano i seguenti importi per beneficiario:

a)

50 000 ECU per triennio nel corso del periodo dal 19 agosto 1992 al 5 marzo 1996, nella misura in cui al momento della loro concessione gli aiuti fossero conformi alle pertinenti regole del 1992;

b)

100 000 ECU/UER per triennio nel corso del periodo dal 6 marzo 1996 al 1o febbraio 2001, nella misura in cui al momento della loro concessione gli aiuti fossero conformi alle pertinenti regole del 1996;

c)

100 000 EUR per triennio nel corso del periodo dal 2 febbraio 2001 al 31 dicembre 2005, nella misura in cui al momento della loro concessione gli aiuti fossero conformi alle pertinenti disposizioni del regolamento (CE) n. 69/2001.

(80)

Infine, nel settore delle costruzioni navali, la regola de minimis si applica solo dopo l’entrata in vigore del regolamento (CE) n. 69/2001.

(81)

Di conseguenza, la Commissione non considererà aiuti di Stato gli aiuti concessi in virtù dei decreti ministeriali analizzati che non superano 100 000 EUR per beneficiario e per triennio nel corso del periodo dal 2 febbraio 2001 al 30 giugno 2007, nella misura in cui al momento della loro concessione di aiuti fossero conformi alle pertinenti disposizioni del regolamento (CE) n. 69/2001.

(82)

La Commissione non può accogliere gli altri argomenti avanzati dalle autorità greche per giustificare l’assenza di aiuti di Stato per i motivi che passiamo a illustrare, i quali valgono per tutti i casi cui tali argomenti si riferiscono:

a)

le autorità greche, sostenendo che il raggruppamento dei prestiti non comporta un costo elevato per le finanze pubbliche [cfr. in particolare il considerando 57, lettera a) e il considerando 58, lettera a)], riconoscono che tale operazione implica un determinato costo per lo Stato, in altre parole che utilizza risorse statali;

b)

fino all’entrata in vigore della comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato concessi sotto forma di garanzie (32) (in seguito «la comunicazione del 2000») si considera che tutti gli aiuti contenessero un elemento di aiuti di Stato [cfr. il considerando 105, lettera a)]. Secondo la comunicazione del 2000 si può considerare che una garanzia non contiene elementi di aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato, se i beneficiari non sono mutuatari che si trovano in difficoltà finanziarie e i quali, in linea di massima, sarebbero in grado di ottenere sui mercati finanziari un prestito a condizioni di mercato senza alcun intervento da parte dello Stato, se la garanzia è connessa ad un’operazione finanziaria specifica, è circoscritta a un importo massimo predeterminato, non assiste più dell’80 % del prestito in essere o di altra obbligazione pecuniaria (salvo che si tratti di titoli obbligazionari o titoli analoghi) e non è prorogabile, se le modalità del regime sono basate su una valutazione realistica del rischio, di modo che i corrispettivi pagati dalle imprese beneficiarie consentono con ogni probabilità l’autofinanziamento del regime stesso, se il regime prevede le condizioni alle quali verranno prestate le garanzie future nonché una dotazione finanziaria globale, soggetta a revisione con periodicità quantomeno annuale, e se i corrispettivi coprono sia i normali rischi inerenti alla concessione della garanzia, sia le spese amministrative del regime nonché, ove lo Stato apporti i fondi iniziali per l’avvio del sistema, la normale remunerazione del capitale; le autorità greche non hanno tuttavia fornito alcun elemento che dimostri che sussistono le condizioni sopra elencate;

c)

esaminata in termini di concorrenza, la concessione di periodi di franchigia [cfr. considerando 57, lettera e), e considerando 58, lettera f)], non costituisce solo un rinvio del rimborso nel tempo, poiché alleggerisce il costo del rimborso in un dato momento e solleva quindi temporaneamente il beneficiario sul piano finanziario;

d)

il conto di cui alla legge n. 128/75 usato per il finanziamento degli abbuoni di interesse su prestiti [cfr. considerando 57, lettera d), considerando 58, lettera e) e considerando 59, lettera f)], pur non essendo stato inserito nel bilancio di previsione dello Stato greco come hanno indicato le stesse autorità greche, resta una risorsa statale (33);

e)

la concessione di un abbuono di interessi sui prestiti procura un vantaggio alle imprese che ne beneficiano, anche se i tassi di interesse della Grecia sono elevati;

f)

lo sblocco delle cauzioni fornite per l’ottenimento della garanzia [cfr. il considerando 57, lettera g)], anche se non implica alcuna spesa diretta per lo Stato greco in virtù del decreto n. 2071670/11297 comprende comunque un elemento di aiuto poiché, nel prevedere tale possibilità, lo Stato non solo offre alle imprese beneficiarie la possibilità di accedere a capitali, ma sopprime inoltre una contropartita che è richiesta per l’ottenimento della garanzia;

g)

il fatto che i tassi di interesse in Grecia fossero elevati [cfr. il considerando 57, lettera d)] non implica l’assenza di aiuti dato che, indipendentemente dal contesto economico nel quale sono state effettuate le ristrutturazioni con il beneficio di abbuoni di interesse, il semplice fatto di averle realizzate equivale ad aver sollevato i beneficiari di un onere che avrebbero dovuto sopportare in condizioni normali di esercizio della loro attività.

(83)

Tenuto conto di tutti questi elementi è gioco forza per la Commissione concludere che gli aiuti che non rientrano nei limiti e non soddisfano le condizioni di concessione di aiuti de minimis, illustrate nei considerando da 68 a 81, rientrano effettivamente nel campo di applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato.

V.II.   COMPATIBILITÀ DELL’AIUTO

(84)

Nei casi previsti dall’articolo 107, paragrafi 2 e 3 del trattato, alcuni aiuti possono tuttavia, in via derogatoria, essere considerati compatibili con il mercato comune.

(85)

Nella fattispecie è opportuno esaminare, nell’ambito di ciascuno dei procedimenti avviati, quale deroga potrebbe applicarsi a seconda del settore di cui si tratta (con una distinzione tra il settore agricolo e gli altri settori).

V.II.1   AIUTI RELATIVI AI DIPARTIMENTI DI CASTORIÀ E DELL’EUBEA, OGGETTO DEL PRIMO PROCEDIMENTO

a)    Settore dell’agricoltura

(86)

Tenendo conto della loro natura, l’unica deroga che potrebbe essere invocata per giustificare la compatibilità degli aiuti concessi con il mercato interno è la deroga prevista all’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del trattato, in virtù della quale possono essere considerati compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni e economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.

(87)

Dato che gli aiuti in esame sono aiuti non notificati, perché la deroga si possa applicare deve trattarsi di aiuti conformi alle regole in materia di aiuti di Stato in vigore al momento della loro concessione. In base alle indicazioni fornite dalle autorità greche, l’esecuzione del regime di aiuti in parola è durato dal 30 giugno 1993 al 30 giugno 2003. Di conseguenza, l’esame della compatibilità del regime di aiuti con il mercato interno sarà effettuato alla luce delle disposizioni legislative in materia di aiuti di Stato che erano in vigore durante il suddetto periodo.

(88)

Uno dei motivi per i quali la Commissione ha avviato il procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, è che gli aiuti sembravano essere previsti a favore di imprese in difficoltà. Al riguardo, nella lettera del 9 agosto 2004 le autorità greche hanno indicato che il criterio della «redditività dopo la ristrutturazione del debito» non incideva per nulla sulla valutazione complessiva della redditività dell’impresa da parte dell’istituto di credito, dato che l’ammissibilità alla ristrutturazione del debito era decisa immediatamente dopo lo studio di redditività. Quest’argomento è stato ripetuto nelle lettere del 15 e del 29 marzo 2011 (cfr. considerando 61).

(89)

La Commissione ritiene che questa spiegazione non permetta di concludere che non sono stati concessi aiuti a imprese in difficoltà: infatti, benché — come affermano le stesse autorità greche — l’ammissibilità alla ristrutturazione del debito fosse decisa immediatamente dopo l’esecuzione dello studio di redditività, tale studio di per sé si basava sulle prospettive di redditività dei beneficiari a ristrutturazione avvenuta, il che implica che i potenziali beneficiari potevano essere in difficoltà al momento dell’esecuzione dello studio ed essere comunque ammessi al beneficio del regime in quanto l’organismo incaricato dello studio prevedeva la possibilità di un loro ritorno a una situazione di redditività dopo la ristrutturazione dei debiti (la Commissione aveva peraltro sottolineato questo elemento nel punto 23 della decisione di avvio del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, dato che il preambolo del decreto ministeriale n. 2045909/7931/0025 faceva riferimento alla necessità di sostenere le imprese dei dipartimenti di Castorià e dell’Eubea confrontate a problemi di liquidità).

i)   Regolamentazione applicabile agli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà nel corso del periodo in esame

I.   Periodo dal 1o ottobre 1993 al 31 dicembre 1997

(90)

Gli aiuti a favore di imprese in difficoltà sono disciplinati da una serie di regole. Al momento dell’entrata in vigore del decreto ministeriale n. 69836/B1461, la prassi della Commissione era quella di ritenere, per quanto riguarda il settore dell’agricoltura, che gli aiuti di questo tipo costituivano aiuti al funzionamento che non potevano essere dichiarati compatibili con il mercato interno a meno che non fossero soddisfatte le tre condizioni seguenti:

a)

gli aiuti dovevano riguardare oneri finanziari connessi a prestiti assunti per finanziare investimenti già realizzati;

b)

l’equivalente sovvenzione degli aiuti eventualmente concessi al momento dell’assunzione del prestito e degli aiuti stessi non poteva superare i tassi generalmente ammessi, ovvero:

i)

per gli investimenti a livello della produzione agricola primaria: 35 % o 75 % nelle zone svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE;

ii)

per gli investimenti a livello della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli: 55 % o 75 % nelle zone dell’obiettivo 1, per i progetti conformi ai programmi settoriali o a uno degli obiettivi di cui all’articolo 1 del regolamento (CEE) n. 866/90 (34), e 35 % (o 50 % nelle zone dell’obiettivo 1) per gli altri progetti, nella misura in cui non siano esclusi in base ai criteri di selezione elencati al punto 2 dell’allegato della decisione 90/342/CEE della Commissione, del 7 giugno 1990, relativa alla fissazione dei criteri di scelta da adottare per gli investimenti riguardanti il miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli e della silvicoltura (35) [o della decisione 94/173/CE (36) che l’ha sostituita];

c)

gli aiuti in esame dovevano essere conseguenti a ritocchi dei tassi di interesse sui prestiti nuovi, effettuati per tener conto della variazione del costo del denaro (l’importo degli aiuti doveva essere inferiore o uguale alla modifica dei tassi di interesse dei nuovi prestiti) oppure dovevano riguardare aziende agricole che presentassero garanzie di redditività, in particolare nei casi in cui gli oneri finanziari derivanti dai prestiti in essere fossero tali da compromettere la redditività delle aziende o da esporle al rischio di fallimento.

(91)

Nella lettera del 9 agosto 2004, le autorità greche indicano che il decreto n. 69836/B1451 con le relative modifiche riguardava in generale le imprese di trasformazione e non in particolare le imprese di trasformazione nel settore dell’agricoltura, che erano disciplinate dai regolamenti (CEE) n. 866/90, (CE) n. 951/97 e (CE) n. 1257/1999, che inoltre l’insieme del paese rientrava nell’obiettivo 1 e che le imprese che avevano realizzato investimenti e ricevuto un aiuto dal ministero dell’Agricoltura, dello sviluppo e della alimentazione non avevano potuto beneficiare di una ristrutturazione dei debiti, la quale non era prevista. Nella stessa lettera aggiungono che per quanto riguarda l’equivalente sovvenzione globale, nella stragrande maggioranza dei casi gli aiuti erano di scarsa entità e che la ristrutturazione riguardava prestiti vecchi e quindi investimenti già realizzati.

(92)

Innanzitutto le precisazioni delle autorità greche non permettono alla Commissione di escludere che determinate operazioni di trasformazione nel settore dell’agricoltura abbiano potuto beneficiare degli aiuti di cui al decreto n. 69836/B1451 e relative modificazioni; inoltre l’assenza di qualsiasi particolare riferimento a tali imprese non implica automaticamente che esse non appartengono alla categoria generale delle imprese di trasformazione (imprese industriali) che rientra nel campo di applicazione del decreto.

(93)

In relazione al rispetto delle condizioni indicate nel considerando 90, la Commissione constata che il decreto n. 69836/B1451, e successive modificazioni, copriva la ristrutturazione di prestiti che potevano riguardare sia investimenti che capitale circolante.

(94)

Per quanto riguarda la ristrutturazione dei prestiti connessi a investimenti, i chiarimenti forniti dalle autorità greche permettono alla Commissione di constatare che la condizione di cui al considerando 90, lettera a), è soddisfatta poiché tali prestiti riguardavano investimenti già eseguiti.

(95)

La Commissione può ritenere inoltre che sia soddisfatta anche la seconda alternativa della condizione di cui al considerando 90, lettera c), perché le imprese beneficiarie devono essere redditizie dopo la ristrutturazione dei debiti in base ad una valutazione eseguita da istituti di credito.

(96)

La Commissione non può invece concludere, in base alle informazioni di cui dispone, che sia stata rispettata senza alcun dubbio la condizione enunciata al considerando 90, lettera b), dato che nella loro lettera del 9 agosto 2004 le autorità greche hanno precisato che le imprese di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli rientravano, tra l’altro, nelle disposizioni dei regolamenti (CEE) n. 866/90 e (CE) n. 951/97, la cui applicazione è avvenuta nel rispetto di tali disposizioni, per cui è possibile che siano già stati concessi aiuti nei limiti del massimale previsto da tali regolamenti (75 % nelle regioni dell’obiettivo 1, in cui rientra la Grecia) ed è altresì possibile che l’applicazione di tale regime abbia potuto, nella fattispecie e a causa del cumulo di aiuti, comportare un superamento della suddetta intensità.

(97)

Per quanto riguarda la ristrutturazione dei prestiti connessi alla costituzione di capitale circolante, il regime in parola non avrebbe potuto essere applicato nel pieno rispetto delle condizioni enunciate al considerando 90, poiché la prima delle condizioni ivi previste [lettera a)] prevede espressamente che i prestiti devono essere legati a investimenti.

II.   Dal 1o gennaio 1998 al 30 giugno 2000

(98)

Nel 1997 le condizioni enunciate al considerando 90 sono state sostituite dalle regole contenute nella comunicazione della Commissione relativa agli Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (in seguito «gli orientamenti del 1997») (37). Il punto 4.4 dei citati orientamenti stabilisce che «Nel settore agricolo, i presenti orientamenti entreranno in vigore il 1o gennaio 1998 per i nuovi aiuti di Stato. Per quelli preesistenti essi entreranno in vigore alla stessa data oppure, nell’ipotesi in cui sia stato avviato il procedimento previsto dall’articolo 93, paragrafo 2 del trattato [CE] contro uno o vari Stati membri, quando la Commissione abbia adottato una decisione finale nei confronti dello Stato membro ai sensi di detto punto».

(99)

Gli orientamenti del 1997, del tutto nuovi per il settore agricolo, prevedevano tra l’altro,

a)

per gli aiuti al salvataggio: la concessione di aiuti di tesoreria, giustificati da acute difficoltà sociali, sotto forma di garanzie di credito o di crediti gravati da tassi di interesse equivalenti a quelli di mercato, che siano limitati nel loro ammontare a quanto necessario per mantenere l’impresa in attività (ad esempio a copertura degli oneri salariali e dell’approvvigionamento corrente) e che siano di durata determinata, limitata soltanto per il periodo necessario alla definizione delle misure di risanamento necessarie e realizzabili, senza che vi sia il rischio di destabilizzazione della situazione dei settori industriale e agricolo negli altri Stati membri;

b)

per gli aiuti alla ristrutturazione: la concessione di aiuti connessi alla realizzazione di un piano di ristrutturazione che preveda la chiusura o la riduzione irreversibile delle capacita di produzione in caso di sovraccapacità strutturale nel settore (la riduzione deve aggiungersi ad ogni altra riduzione realizzata in mancanza di aiuti alla ristrutturazione); l’unica possibilità di deroga è che l’insieme delle decisioni adottate a favore di tutti i beneficiari per un periodo di dodici mesi consecutivi non deve riguardare, complessivamente, una quantità di prodotti superiore a una certa percentuale della produzione annuale totale di tali prodotti nel paese (3 % per le misure rivolte a una categoria particolare di prodotti o di operatori e 1,5 % per le misure non mirate).

(100)

Gli Stati membri potevano scegliere l’applicazione delle disposizioni suddette relative al settore agricolo in luogo delle disposizioni previste per i settori diversi dal settore agricolo, che rientrano nel campo di applicazione degli orientamenti del 1997 [in questi altri settori si applicavano criteri molto rigorosi, in particolare in materia di piani di ristrutturazione e di contributo del beneficiario alla ristrutturazione, cfr. lettera b) «settore non agricolo», considerando da 109 a 121].

(101)

Nella lettera del 9 agosto 2004, le autorità greche non hanno fornito alcuna informazione che permetta alla Commissione di constatare la realizzazione di un adeguamento del regime di aiuti in esame a tale legislazione e, di conseguenza, che gli aiuti erogati nel corso del periodo considerato siano stati concessi nel rispetto delle condizioni previste dagli orientamenti del 1997, vale a dire o le condizioni enunciate al considerando 99, lettera b), o le condizioni previste per gli altri settori diversi dal settore agricolo (presentazione di un piano di ristrutturazione con prospettive di ritorno alla sostenibilità in base a ipotesi realistiche entro un termine ragionevole, con attenuazione degli effetti degli aiuti sui concorrenti, nel rispetto del principio dell’aiuto una tantum, con una diminuzione della capacità in caso di sovraccapacità strutturale del settore, garantendo la proporzionalità tra l’aiuto e i costi/benefici della ristrutturazione e con la copertura degli oneri sociali della ristrutturazione).

IIΙ.   Dal 1o luglio 2000 al 30 giugno 2003

(102)

Gli orientamenti del 1997 sono stati sostituiti il 9 ottobre 1999 dagli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (38) (in seguito «gli orientamenti del 1999»). Nella sezione 6.3 degli orientamenti del 1999 si legge: «Gli Stati membri devono adeguare i propri regimi esistenti di aiuto per il salvataggio e la ristrutturazione operativi oltre il 30 giugno 2000 per renderli conformi, dopo tale data, ai presenti orientamenti …». E inoltre «Per permettere alla Commissione di controllare detto adeguamento, gli Stati membri le trasmettono, entro il 31 dicembre 1999, un elenco di tutti i suddetti regimi In seguito, e in ogni caso prima del 30 giugno 2000, essi devono trasmetterle le informazioni necessarie per permetterle di verificare che i regimi sono stati modificati in conformità ai presenti orientamenti».

(103)

Gli orientamenti del 1999 contenevano anche un capitolo specifico per la ristrutturazione di imprese in difficoltà nel settore agricolo. Rispetto al capitolo corrispondente degli orientamenti del 1997, tale capitolo conteneva la definizione di sovraccapacità strutturale del settore, limitava la deroga indicata al considerando 99, lettera b), della presente decisione, alle imprese della produzione agricola primaria (il che significa che il sottosettore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli era automaticamente soggetto alla condizione di una riduzione della capacità di produzione) e rendeva applicabile il principio dell’aiuto una tantum in base al quale gli aiuti alla ristrutturazione possono essere concessi un’unica volta.

(104)

Nella lettera del 9 agosto 2004 le autorità greche non hanno fornito alcuna informazione che permetta alla Commissione di constatare la realizzazione di un adeguamento del regime di aiuti in esame a tale legislazione e, di conseguenza, che gli aiuti erogati nel corso del periodo considerato siano stati concessi nel rispetto delle condizioni previste dagli orientamenti del 1999, vale a dire dopo la presentazione di un piano di ristrutturazione che preveda, in particolare, la riduzione delle capacità di produzione in caso di sovraccapacità strutturale, con l’eventuale applicazione della deroga limitata citata al considerando 103 della presente decisione, nonché nel rispetto del principio dell’aiuto una tantum.

ii)   La questione delle garanzie

(105)

Un altro punto sul quale la Commissione ha avviato il procedimento previsto dall’articolo 108, paragrafo 2, del trattato è quello della compatibilità degli aiuti concessi sotto forma di garanzie. Le autorità greche hanno formulato osservazioni nella loro lettera del 9 agosto 2004 [cfr. considerando 57, lettere c) e g)]. La Commissione ritiene tuttavia opportuno commentare come segue le suddette osservazioni:

a)

per quanto riguarda la lettera c), il fatto che la prestazione di garanzia si accompagni a condizioni rigorose non significa, di per sé, 1’assenza di aiuto di Stato: al contrario, le regole applicabili nel periodo di validità del regime in esame, illustrate nelle lettere agli Stati membri del 5 aprile 1989 [SG(89) D/4328] e del 12 ottobre 1989 [SG(89) D/12772], nonché nel punto 38 della Comunicazione della Commissione agli Stati membri relativa all’applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato CEE e dell’articolo 5 della direttiva della Commissione 80/723/CEE alle imprese pubbliche dell’industria manifatturiera (39), indicano chiaramente che «[…] tutte le garanzie concesse dallo Stato, direttamente o per il tramite di istituti finanziari delegati dallo Stato, rientrano nel disposto dell’articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE» e impongono quindi l’applicazione di condizioni che possono andare fino alla messa in liquidazione dell’impresa. Le lettere succitate sono state poi sostituite nel 2000 dalla Comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato concessi sotto forma di garanzie, che prevedeva una serie di condizioni a garanzia dell’assenza di aiuti di Stato, ma le autorità greche non hanno fornito nella loro lettera del 9 agosto 2004 alcuna informazione che permettesse di escludere che le garanzie concesse configurassero aiuti di Stato;

b)

anche se le autorità greche avessero fornito informazioni a dimostrazione del fatto che le garanzie concesse non costituivano aiuti di Stato, la Commissione non avrebbero potuto appurarlo perché, per citare un solo esempio, lo scenario di cui sopra di assenza di aiuto di Stato si applica solo se le imprese beneficiarie non versano in difficoltà finanziarie;

c)

per quanto riguarda la lettera g), il fatto che la garanzia non copra determinate spese non dimostra in nessun modo che siano state rispettate tutte le condizioni che permettono di concludere che l’aiuto connesso alla concessione di una garanzia sia compatibile con il mercato interno; inoltre, si deve constatare che nessuna delle informazioni fornite dalle autorità greche nella loro lettera del 9 agosto 2004 permette di appurare che le condizioni suddette siano state rispettate.

(106)

Ciò premesso, la Commissione ritiene piuttosto che le garanzie costituivano, per la durata del regime di aiuti in esame, una delle misure facenti parte di un intero strumentario di aiuti a imprese in difficoltà e che, di conseguenza, la loro compatibilità è connessa a quella del processo di ristrutturazione nel suo complesso, con riferimento al quale, come già ampiamente spiegato nei considerando da 94 a 104, le autorità greche non hanno fornito informazioni tali da dissipare i dubbi espressi dalla Commissione al momento dell’avvio del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato (la stessa analisi delle garanzie vale per tutti e tre i procedimenti oggetto dalla presente decisione e per tutti i settori esaminati, salvo nel caso delle garanzie previste dal decreto ministeriale n. 2/82257/0025/18.12.2000, le quali formeranno oggetto di un esame separato tenendo conto del criterio di redditività utilizzato, ossia quello della redditività prima della ristrutturazione dei debiti).

(107)

Gli altri argomenti sviluppati dalle autorità greche nella lettera del 9 agosto 2004 (tasso di interesse applicato, esistenza o non esistenza di un costo supplementare indotto dai decreti ministeriali che formano parte integrante della base giuridica del regime, periodicità del calcolo degli interessi) non aggiungono alcun elemento tale da indurre la Commissione a modificare la posizione sopra illustrata.

(108)

Poiché le informazioni fornite dalle autorità greche non permettono di dissipare i dubbi sollevati all’atto dell’avvio del procedimento previsto dall’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, la Commissione non può che concludere che il regime in esame è incompatibile con il mercato interno.

b)    Settori diversi dal settore agricolo

(109)

Come per il settore agricolo, la Commissione deve analizzare gli aiuti in esame dal punto di vista delle regole applicabili agli aiuti di Stato a favore del salvataggio e della ristrutturazione di imprese in difficoltà.

(110)

Al momento dell’entrata in vigore del decreto n. 69836/B1461, ovvero il 1o ottobre 1993, le regole suddette erano contenute nell’Ottava relazione sulla politica di concorrenza, in particolare ai punti 177, 227 e 228 della medesima.

(111)

Il punto 177 della relazione indica che, anche se possono rivelarsi necessarie misure di salvataggio per concedere un margine temporale entro il quale attuare soluzioni a lungo termine delle difficoltà di un’impresa, tali misure non devono essere utilizzate per impedire le indispensabili riduzioni di capacità e di conseguenza è opportuno ricorrervi esclusivamente nei casi in cui esse siano giustificate da problemi sociali gravi.

(112)

Il punto 227 della relazione precisa che gli aiuti al salvataggio possono essere giustificati dalla luce del trattato se sono connessi ad una ristrutturazione che mira a risanare in modo durevole la situazione delle imprese in difficoltà e/o delle regioni interessate e nella misura in cui possiedono una specificità regionale o settoriale sufficiente per permettere di valutarne gli effetti.

(113)

Il punto 228 della relazione chiarisce ulteriormente la posizione della Commissione per quanto riguarda gli aiuti a favore del salvataggio e definisce in cosa devono consistere gli «aiuti di accompagnamento».

(114)

Gli aiuti al salvataggio devono:

a)

consistere in aiuti di tesoreria sotto forma di garanzie di crediti oppure di crediti rimborsabili a un tasso di interesse equivalente a quello del mercato;

b)

limitarsi, nel loro ammontare, a quanto è necessario per continuare la gestione dell’impresa (per la copertura degli oneri salariali e dell’approvvigionamento corrente);

c)

essere versati soltanto per il periodo necessario (di regola sei mesi) alla definizione di misure di risanamento necessarie e possibili;

d)

essere giustificati da ragioni sociali acute ed essere subordinati al fatto che il mantenimento dell’impresa da essi permesso non abbia l’effetto di squilibrare la situazione industriale in altri Stati membri.

(115)

Gli aiuti di accompagnamento devono essere strettamente subordinati all’attuazione di un programma di ristrutturazione/riconversione ben articolato, atto a ripristinare realmente, a termine, la competitività della produzione di cui trattasi, devono essere di un’intensità e di un ammontare limitati allo stretto necessario per garantire l’equilibrio dell’impresa durante il periodo transitorio inevitabile prima che un tale programma produca i suoi effetti, ciò che implica una durata ben limitata e una decrescenza sufficiente.

(116)

Queste condizioni sono state sostituite dagli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà del 1994 (40), entrati in vigore il 23 dicembre 1994 (in seguito «gli orientamenti del 1994») e successivamente dagli orientamenti del 1997, entrati in vigore il 1o gennaio 1998, e dagli orientamenti del 1999, che si applicano a partire dal 1o luglio 2000 tenendo conto del periodo di adattamento dei regimi di aiuto concesso agli Stati membri (cfr. i considerando 98 e 102).

(117)

Gli orientamenti del 1994 confermano la politica della Commissione in materia di aiuti di salvataggio (cfr. considerando 114) e definiscono in maniera più precisa il contenuto e le implicazioni dei piani di ristrutturazione da presentare (prospettive di ritorno ad una situazione di redditività in base a ipotesi realistiche entro un termine ragionevole, attenuazione degli effetti degli aiuti sui concorrenti, principio dell’aiuto unico, riduzione della capacità in caso di sovraccapacità strutturale del settore di cui si tratta, proporzionalità tra l’aiuto e i costi/benefici della ristrutturazione, copertura degli oneri sociali della ristrutturazione).

(118)

Nei settori non agricoli, gli orientamenti del 1997, che sono il frutto di un esame regolare della politica della Commissione in materia di salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà, confermano il contenuto degli orientamenti del 1994.

(119)

Gli orientamenti del 1999 rendono più rigorose le condizioni di concessione di aiuti al salvataggio in quanto introducono un termine preciso per la presentazione del piano di ristrutturazione. In materia di ristrutturazione questi orientamenti sono più restrittivi, in particolare per quanto riguarda le piccole e medie imprese (PMI), e prevedono la possibilità di esigere una riduzione di capacità anche in assenza di sovraccapacità strutturale nel settore.

(120)

Poiché i chiarimenti forniti dalle autorità greche nella loro lettera del 9 agosto 2004 valgono sia per il settore agricolo che per i settori non agricoli, la Commissione non può che constatare, come ha già fatto per il settore agricolo, che nessuna delle informazioni fornite dalle medesime autorità permette di appurare il rispetto delle diverse condizioni stabilite negli orientamenti del 1994, del 1997 e del 1999 (per citare un solo esempio, non si può desumere che le imprese beneficiarie di aiuti abbiano presentato un piano di ristrutturazione che comporti la necessaria contropartita). Tale constatazione vale anche per il rispetto delle disposizioni descritte nella Ottava relazione sulla politica di concorrenza.

(121)

In mancanza di elementi che confermino il rispetto delle disposizioni succitate, la Commissione non è in grado di constatare che gli aiuti accordati siano stati consecutivi alla presentazione di un piano di ristrutturazione in possesso di tutte le caratteristiche definite nelle diverse disposizioni legislative sopra citate (in particolare, prospettive di ritorno alla sostenibilità in base a ipotesi realistiche entro un termine ragionevole, con attenuazione degli effetti degli aiuti sui concorrenti, nel rispetto del principio dell’aiuto una tantum, diminuzione della capacità, proporzionalità tra l’aiuto e i costi/benefici della ristrutturazione e copertura degli oneri sociali della ristrutturazione). La Commissione non è dunque in grado di dissipare i dubbi sollevati al momento dell’apertura del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, e deve quindi concludere che il regime in esame non è compatibile con il mercato comune.

V.II.2   AIUTI ALLE IMPRESE DEI DIPARTIMENTI DI FLORINA E KILKIS, OGGETTO DEL SECONDO PROCEDIMENTO

a)    Settore dell’agricoltura

(122)

Nella lettera del 18 agosto 2005, le autorità greche hanno indicato che il decreto di base che disciplina la concessione degli aiuti (decreto ministeriale n. 66336/B.1398/1993) faceva riferimento alle imprese industriali e artigianali e che le sue disposizioni non riguardavano nessuna azienda agricola.

(123)

La Commissione prende atto di questi chiarimenti e ritiene di conseguenza di non dovere analizzare il regime alla luce delle regole in materia di aiuti di Stato applicabili al settore agricolo nel momento in cui gli aiuti sono stati concessi.

b)    Settori diversi dal settore agricolo

(124)

La Commissione, che al momento dell’avvio del procedimento aveva ritenuto che si trattasse di un regime previsto a favore di imprese in difficoltà, dato che il decreto n. 66336/B.1398/1993 prevedeva che le imprese dovevano essere redditizie dopo la ristrutturazione (il che non permetteva di escludere lo stato di difficoltà delle imprese al momento in cui sono state ammesse beneficiare degli aiuti), deve esaminare la compatibilità degli aiuti in esame alla luce delle regole in materia di salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà che si applicavano alla data della concessione dell’aiuto.

(125)

Le regole che si applicavano al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà al momento della concessione degli aiuti in esame erano innanzi tutto, nell’ordine, le disposizioni dei punti 177, 227 e 228 dell’Ottava relazione sulla politica di concorrenza, gli orientamenti del 1994 e gli orientamenti del 1997.

(126)

Per quanto riguarda il rispetto dei punti 177, 227 e 228 dell’Ottava relazione sulla politica di concorrenza, degli orientamenti del 1994 e degli orientamenti del 1997, nella lettera del 18 agosto 2005 le autorità greche hanno fornito chiarimenti identici a quelli presentati per giustificare la concessione di aiuti nei dipartimenti di Castorià e dell’Eubea gli argomenti delle autorità greche esposti nel considerando 57, lettere da a) a f), già figurano nel considerando 56, lettere da a) a e). Di conseguenza, l’analisi effettuata dalla Commissione nei considerando 110-121 vale anche in questo caso: in altre parole la Commissione non è in grado di dissipare i dubbi che aveva espresso il momento dell’avvio del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato e deve quindi concludere che il regime in esame è incompatibile con il mercato comune.

(127)

Nella lettera del 18 agosto 2005 le autorità greche hanno anche tentato di giustificare gli aiuti sostenendo che i dipartimenti di Florina e di Kilkis confinano con l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia e che le imprese locali sono state particolarmente colpite dall’instabilità e dallo stato di guerra della regione.

(128)

Questo riferimento a eventi eccezionali avrebbe potuto rendere applicabile l’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del trattato, in virtù del quale gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali sono compatibili con il mercato interno. Tuttavia, le autorità greche non hanno presentato alcun elemento di analisi che dimostrasse l’esistenza di difficoltà per le imprese dei due dipartimenti, né hanno spiegato il legame causale con l’instabilità nella regione in seguito agli avvenimenti nell’ex Iugoslavia. Inoltre, la Commissione non dispone nemmeno di informazioni in grado di confermare che gli avvenimenti indicati dalle autorità greche abbiano potuto produrre effetti per tutta la durata del regime di aiuti. Infine, la Commissione si chiede per quale ragione il regime di aiuti riguardasse solo alcuni settori dell’economia dei due dipartimenti, nei quali gli avvenimenti addotti avrebbero dovuto, secondo logica, colpire l’insieme delle imprese locali in tutti i settori di attività.

(129)

Tenuto conto degli elementi di cui sopra la Commissione non vede in che modo il regime di aiuti in parola potrebbe essere ammesso a beneficiare della deroga di cui all’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del trattato, e non può che concludere, anche in questo caso, che il regime in esame è incompatibile con il mercato comune.

V.II.3   AIUTI NEI DIPARTIMENTI DI RODOPE, EVRO, XANTHI, LESBO, SAMO E CHIO E DEL DODECANNESO, OGGETTO DEL TERZO PROCEDIMENTO

(130)

Poiché nella decisione di avvio del procedimento la Commissione aveva segnalato, in base alle informazioni a sua disposizione, di non potere stabilire se i due decreti del 1989 e quelli che li avevano seguiti, citati nei considerando 50-52 della presente decisione, costituissero un regime di aiuti indipendente oppure facessero parte integrante dell’insieme del sistema analizzato nell’ambito dei vari procedimenti avviati e poiché nella lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche non hanno fornito alcuna precisazione al riguardo, la compatibilità con il mercato interno degli aiuti previsti dai suddetti decreti ministeriali sarà esaminata separatamente. Le garanzie previste dal decreto ministeriale n. 2/82257/0025/18.12.2000 (cfr. considerando 49) saranno anch’essi oggetto di un esame separato perché il decreto prevede che le imprese beneficiarie debbano obbligatoriamente essere redditizie e non già redditizie dopo la ristrutturazione, a differenza degli altri casi sopra citati.

(131)

Per quanto riguarda i decreti ministeriali riferiti nei considerando da 44 a 52, l’analisi comporterà due categorie principali, ossia il settore agricolo e quello non agricolo, come nel caso dei regimi previsti dai primi due procedimenti avviati; inoltre il settore non agricolo sarà a sua volta scisso in più parti: settore industriale, alberghiero e artigianale, da un lato, e settore navale, dall’altro. Il settore del carbone, che era stato oggetto del primo procedimento avviato a norma dell’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, non sarà più esaminato nell’ambito della presente decisione poiché, come emerge dalle lettere delle autorità greche del 15 del 29 marzo 2011, si trattava di attività di estrazione di marmo e di pietra per cui le imprese interessate rientrano nell’analisi degli aiuti concessi al settore industriale.

a)    Settore dell’agricoltura

(132)

La Commissione deve analizzare il regime di aiuti tenendo conto delle regole applicabili agli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà al momento della concessione degli aiuti.

(133)

Nel settore agricolo, tali regole sono già state illustrate nel considerando 90 e nei considerando da 98 a 103 della presente decisione. Poiché nella fattispecie il regime è scaduto il 31 dicembre 2005, è opportuno aggiungere all’elenco delle normative applicabili gli Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà del 2004 (41) (in seguito «gli orientamenti del 2004»), entrati in vigore il 10 ottobre 2004, i quali rendono più rigorose le condizioni degli orientamenti del 1999 (in particolare vi si conferma che il contributo del beneficiario dell’aiuto alla ristrutturazione deve essere reale ed esente da aiuto). Inoltre, tenendo conto della natura dei beneficiari (allevamenti industriali e aziende lattiere), è necessario considerare che il regime in parola poteva coprire sia imprese di produzione primaria (esclusivamente attività di allevamento), sia imprese dedite alla trasformazione/commercializzazione (ad esempio allevamenti che dispongono di una catena di trasformazione sul posto).

(134)

Per quanto riguarda il rispetto delle regole propriamente dette, la Commissione constata che il decreto n. 1648/B22/13.1.1994, con le relative modificazioni successive, copriva la ristrutturazione di prestiti che potevano riguardare sia investimenti che capitale circolante.

(135)

Per quanto riguarda la ristrutturazione dei prestiti connessi a investimenti, le autorità greche non hanno fornito, nella lettera del 10 maggio 2006, informazioni che permettano alla Commissione di constatare che i prestiti oggetto di ristrutturazione fossero effettivamente legati a investimenti già realizzati. Di conseguenza la Commissione non può concludere che sia soddisfatta la condizione di cui al considerando 90, lettera a).

(136)

La Commissione non può nemmeno concludere, in base alle informazioni di cui dispone, che sia stata indubitabilmente rispettata la condizione di cui al considerando 90, lettera b), poiché le autorità greche non hanno fornito alcun chiarimento in materia nella lettera del 10 maggio 2006.

(137)

Per quanto riguarda la condizione di cui al considerando 90, lettera c), la Commissione può invece considerare che sia soddisfatta la seconda alternativa poiché le imprese beneficiarie devono essere redditizie dopo la ristrutturazione dei debiti, in base ad una valutazione compiuta dalle banche.

(138)

Per quanto riguarda la ristrutturazione dei prestiti connessi alla costituzione di capitale circolante, il regime in parola non avrebbe potuto essere applicato nel pieno rispetto delle condizioni enunciate al considerando 90, poiché la prima delle condizioni ivi previste alla lettera a) prevede espressamente che i prestiti devono essere legati a investimenti.

(139)

L’analisi illustrata nei considerando da 98 a 104 vale anche nel merito degli aiuti concessi dal 1o gennaio 1998 in poi fino alla data di applicazione degli orientamenti del 2004, perché nella loro lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche non hanno fornito informazioni che permettano alla Commissione di constatare che per beneficiare dell’aiuto in esame le imprese avessero presentato un piano di ristrutturazione corredato della contropartita richiesta.

(140)

Infine, per quanto riguarda gli aiuti concessi a partire dalla data di entrata in vigore degli orientamenti del 2004, la Commissione deve osservare che le autorità greche, nella lettera del 10 maggio 2006, non hanno fornito alcuna informazione che le permetta di constatare che per ottenere gli aiuti in parola i beneficiari abbiano dovuto presentare un piano di ristrutturazione corredato delle necessarie contropartite. La Commissione non è dunque in grado di dissipare i dubbi sollevati al momento dell’apertura del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, e deve quindi concludere che il regime in esame non è compatibile con il mercato comune.

(141)

Nella lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche hanno tentato di giustificare gli aiuti in esame con lo stato di guerra nelle regioni limitrofe. A loro parere tale contesto poteva rendere gli aiuti ammissibili alla deroga prevista dall’articolo 107, paragrafo 3, lettere a) e c) del trattato [cfr. considerando 59, lettera a)].

(142)

La Commissione non può accogliere quest’argomento per vari motivi:

a)

sul piano regolamentare l’esistenza di un conflitto costituisce un evento eccezionale che può rientrare esclusivamente nel disposto dell’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del trattato, in virtù del quale sono compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali;

b)

nel settore dell’agricoltura, la compatibilità degli aiuti si valuta alla luce della deroga prevista dall’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del trattato, secondo cui possono essere considerati compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, e non alla luce della lettera a) dello stesso paragrafo 3, secondo cui possono essere considerati compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché quello delle regioni di cui all’articolo 349 del trattato (42), tenuto conto della loro situazione strutturale, economica e sociale;

c)

perché si possa applicare il disposto dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), gli aiuti avrebbero dovuto essere concessi nel rispetto delle norme che disciplinano gli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà, il che, come dimostrato sopra, non è avvenuto.

(143)

La Commissione non può nemmeno concludere che possa essere applicata la deroga prevista all’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del trattato, per i seguenti motivi:

a)

è vero che nella lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche hanno sottolineato che il PIL globale pro capite nei dipartimenti considerati si assestava, durante il periodo di concessione degli aiuti, su livelli straordinariamente bassi rispetto ad altre regioni del paese, ma nella stessa lettera hanno anche precisato che nello stesso periodo si era osservata una certa progressione: questo dimostra che lo stato di guerra nelle regioni limitrofe non ha avuto un impatto catastrofico per l’economia delle zone considerate;

b)

come dimostra la descrizione della base giuridica del regime in parola, sono state apportate modifiche ai decreti ministeriali di cui si tratta a distanza di quasi 10 anni dalla fine delle ostilità nelle regioni limitrofe; di conseguenza non si può considerare che le autorità greche siano state obbligate intervenire a causa dello stato di guerra nelle regioni limitrofe e pertanto che esista un legame causale tra questo stato di guerra e le difficoltà delle imprese (basti un solo esempio: il decreto ministeriale n. 2/64046/0025/2003/28.1.2004, citato al considerando 48, prevede la copertura di prestiti che potevano essere contratti da imprese industriali, ossia potenzialmente allevamenti industriali, fino al 31 dicembre 2004).

(144)

Per quanto riguarda le altre osservazioni formulate dalle autorità greche nella lettera del 10 maggio 2006, la Commissione sottolinea quanto segue [tali osservazioni, ad esclusione di quelle citate alla lettera b), valgono anche per tutti gli altri settori oggetto del procedimento avviato]:

a)

problemi come la mancanza di dinamismo dei mercati locali o la diminuzione della domanda non si possono affatto risolvere concedendo aiuti a imprese in difficoltà senza una loro ristrutturazione; le misure strutturali costituiscono uno strumento di intervento più adeguato;

b)

la quota di produzione di carne dei dipartimenti in esame nella produzione globale della Grecia non incide minimamente sul rischio di distorsione di concorrenza connesso alla concessione di aiuti che esulano dal quadro regolamentare stabilito (nella fattispecie, la concessione di aiuti a imprese in difficoltà senza piano di ristrutturazione); secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, se la concessione di un aiuto finanziario dello Stato rafforza la posizione di un’impresa rispetto ad altre imprese concorrenti (come nel caso in esame), tale aiuto può causare una distorsione della concorrenza nei confronti di altre imprese concorrenti che non beneficiano di tale intervento (43);

c)

la questione della redditività delle aziende, definita nei due decreti ministeriali del 1989, sarà analizzata più oltre nella presente decisione;

d)

l’argomento secondo cui il conto previsto dalla legge n. 128/75 non contiene risorse statali è già stato trattato al considerando 82, lettera d).

(145)

Tenuto conto delle considerazioni che precedono la Commissione deve concludere che il regime in esame è incompatibile con il mercato interno.

b)    Settore industriale, artigianale e alberghiero

(146)

La Commissione deve esaminare tale regime alla luce delle regole che disciplinano gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.

(147)

Come nel caso degli aiuti oggetto dei primi due procedimenti avviati, le regole che si applicavano al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà al momento della concessione degli aiuti in esame erano, nell’ordine, le disposizioni dei punti 177, 227 e 228 dell’Ottava relazione sulla politica di concorrenza, gli orientamenti del 1994, gli orientamenti del 1997 e gli orientamenti del 1999. Nella fattispecie, poiché in alcuni dipartimenti il regime di aiuti è scaduto il 31 dicembre 2005, occorre aggiungere a tale elenco gli orientamenti del 2004.

(148)

Le informazioni fornite dalle autorità greche nella lettera del 10 maggio 2006, riprodotte nel considerando 59, non contengono alcuna informazione sul rispetto delle norme in materia di salvataggio e ristrutturazione di imprese in difficoltà. La Commissione non è dunque in grado di verificare se siano state rispettate le disposizioni di cui ai punti 177, 227 e 228 dell’Ottava relazione sulla politica di concorrenza, né gli orientamenti del 1994, del 1997, del 1999 e del 2004.

(149)

La Commissione non è dunque in grado di dissipare i dubbi espressi al momento dell’apertura del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato e deve concludere che il regime in esame non è compatibile con il mercato interno.

c)    Settore navale

(150)

La compatibilità del regime in esame con il mercato interno deve essere analizzata a seconda che per «settore navale» si intendano le costruzioni navali o i trasporti marittimi.

(151)

La Commissione deve esaminare tale regime alla luce delle regole che disciplinano gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.

(152)

Per quanto riguarda le costruzioni navali, le norme applicabili per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà dopo l’entrata in vigore del decreto n. 1648/B.22/13.1.1994 erano e sono le seguenti:

a)

fino al 31 dicembre 1998: la direttiva 90/684/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1990, concernente gli aiuti alla costruzione navale (44);

b)

dal 1o gennaio 1999 al 31 dicembre 2003: il regolamento (CE) n. 1540/98 del Consiglio, del 29 giugno 1998, relativo agli aiuti alla costruzione navale (45);

c)

a partire dal 1o gennaio 2004: la disciplina degli aiuti di Stato alla costruzione navale (46).

(153)

Nella lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche non hanno fornito informazioni tali da permettere alla Commissione di concludere che il regime di aiuti in esame sia stato applicato nel rispetto delle norme applicabili al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà del settore. La Commissione non è dunque in grado di dissipare i dubbi espressi al momento dell’apertura del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, e deve concludere che il regime in esame non è compatibile con il mercato interno.

(154)

Anche nel settore dei trasporti marittimi la Commissione deve esaminare tale regime di aiuti alla luce delle regole che disciplinano gli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.

(155)

Dall’entrata in vigore del decreto n. 1648/B.22/13.1.1994, le norme applicabili al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà nel settore marittimo sono contenute nei seguenti atti:

a)

«Misure finanziarie e fiscali relative all’esercizio di navi immatricolate nella Comunità» (47);

b)

Orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi (48) del 1997;

c)

Orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi (49) del 2004.

(156)

E di nuovo, nella lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche non hanno fornito informazioni tali da permettere alla Commissione di concludere che il regime di aiuti in esame sia stato applicato nel rispetto delle norme applicabili al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà del settore. La Commissione non è dunque in grado di dissipare i dubbi espressi al momento dell’apertura del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, e deve concludere che il regime in esame non è compatibile con il mercato interno.

d)    Caso degli aiuti concessi nei dipartimenti di Lesbo, Samo e Chio e del Dodecanneso, oggetto del terzo procedimento

(157)

Nel quadro del procedimento avviato a norma dell’articolo 108, paragrafo 2, del trattato, la Commissione, non disponendo di informazioni sufficienti, si era basata su due ipotesi:

a)

gli aiuti previsti dai decreti ministeriali n. 2041901/16.5.1989 e n. 2078809/10.10.89, e successive modificazioni, rientravano nello stesso quadro previsto dai decreti illustrati nei considerando da 44 a 48;

b)

gli stessi aiuti rientravano in un sistema di finanziamento non fondato sulle stesse basi.

(158)

Nella lettera del 10 maggio 2006 le autorità greche riferivano che i due decreti ministeriali del 1989 prevedevano che le imprese dovevano essere redditizie sia prima che dopo la ristrutturazione dei loro debiti. Questo chiarimento non è soddisfacente per la Commissione, poiché da un riesame di entrambi i decreti non risulta traccia dell’obbligo che le imprese siano redditizie sia prima che dopo la ristrutturazione dei debiti. Di conseguenza la Commissione deve analizzare la compatibilità degli aiuti previsti dai due decreti, e dalle loro successive modifiche, non solo basandosi sulle due ipotesi indicate al considerando 157, ma anche senza escludere, nella seconda ipotesi, la possibilità che siano stati concessi aiuti a imprese in difficoltà.

(159)

Per quanto riguarda la prima ipotesi indicata al considerando 157, la Commissione deve constatare che, se i due decreti del 1989 e le loro successive modifiche si inseriscono nello stesso quadro di quello stabilito dai due decreti descritti nei considerando da 44 a 48, l’analisi illustrata nei considerando 146-149 resta valida e le spiegazioni fornite dalle autorità greche nella lettera del 10 maggio 2006 non permettono di dissipare i dubbi espressi al momento dell’avvio del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato: essa deve quindi concludere che il regime in causa è incompatibile con il mercato interno.

(160)

Per quanto riguarda la seconda ipotesi, devono essere analizzati due scenari: la concessione di aiuti a imprese in difficoltà e la concessione di aiuti a imprese redditizie.

(161)

Nel caso del primo scenario, l’analisi effettuata nei considerando 146-149 resta valida e le spiegazioni fornite dalle autorità greche nella lettera del 10 maggio 2006 non permettono di dissipare i dubbi espressi al momento dell’avvio del procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato cosicché la Commissione deve concludere che il regime in esame è incompatibile con il mercato interno.

(162)

Anche nel caso del secondo scenario, la Commissione constata che le spiegazioni fornite dalle autorità greche nelle lettere del 10 maggio 2006, del 15 marzo 2011 e del 29 marzo 2011 non permettono di stabilire se il capitale circolante costituito per mezzo dei prestiti agevolati sia servito a finanziare investimenti ammissibili ai sensi della normativa comunitaria in materia di aiuti a finalità regionale [dall’entrata in vigore del decreto n. 2041901/16.5.1989, le norme applicabili sono state rispettivamente quelle contenute nella Comunicazione della Commissione sul metodo di applicazione dell’articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) agli aiuti regionali (50), e quindi gli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale (51) del 1998]. La Commissione deve quindi concludere che il regime di aiuti in esame è incompatibile con il mercato interno.

(163)

Nell’ipotesi in cui il capitale circolante non sia servito a finanziare investimenti ammissibili ai sensi della normativa dell’Unione in materia di aiuti di Stato a finalità regionale, la Commissione deve verificare se gli aiuti concessi per la costituzione di tale capitale, che diventano allora aiuti al funzionamento, possano essere dichiarati compatibili alla luce delle disposizioni che disciplinano questo tipo di aiuti nell’ambito della normativa dell’Unione in materia di aiuti di Stato a finalità regionale. In questo contesto la Commissione desidera sottolineare che lo Stato membro, per adempiere al suo obbligo di collaborazione nei confronti della Commissione, è tenuto a fornirle tutti gli elementi atti a consentirle di verificare la compatibilità degli aiuti in esame (52). Poiché le informazioni fornite dalle autorità greche nelle loro diverse lettere non permettono di verificare il rispetto delle disposizioni della normativa in materia di aiuti di Stato a finalità regionale, la Commissione deve concludere che il regime di aiuti in oggetto è incompatibile con il mercato interno.

(164)

La garanzia concessa in virtù del decreto ministeriale n. 2/82257/0025/18.12.2000 non deve essere considerata uno strumento utilizzato nel quadro di un processo di ristrutturazione di imprese in difficoltà, come nel caso della garanzia prevista negli altri decreti citati nella presente decisione, perché il decreto suddetto prevede che l’aiuto può essere concesso solo a imprese redditizie in assoluto e non a imprese redditizie dopo la ristrutturazione dei debiti. È quindi opportuno analizzare tale aiuto alla luce delle regole in materia di aiuti di Stato applicabili alle garanzie.

(165)

A partire dalla data di entrata in vigore del decreto n. 2/82257/0025/18.12.2000 fino al 31 dicembre 2005 (data di scadenza di applicazione del regime) le garanzie sono disciplinate dalla comunicazione del 2000.

(166)

Tale comunicazione del 2000 precisa che la Commissione deve valutare la compatibilità di aiuti connessi alla concessione di garanzie alla luce delle regole applicate ad altre forme di aiuto e precisate nei diversi orientamenti e discipline applicabili nei vari settori di attività. Inoltre, le garanzie sono ammissibili solo se la loro attivazione è contrattualmente subordinata a condizioni specifiche che possono giungere sino alla dichiarazione obbligatoria del fallimento dell’impresa beneficiaria o all’avvio di procedure analoghe.

(167)

Nella fattispecie, le autorità greche non hanno fornito alcuna informazione riguardo alla componente di aiuto delle garanzie concesse. Di conseguenza la Commissione non è in grado di valutare, alla luce delle varie normative applicabili a seconda dei settori, né di determinare in che misura la componente di aiuto di cui si tratta potesse comportare il superamento delle intensità massime di aiuto applicabili, secondo i casi, alle imprese che non sono in difficoltà (peraltro le autorità greche non hanno fornito indicazioni circa il rispetto delle varie normative nella loro risposta all’avvio del terzo procedimento).

(168)

In tale contesto la Commissione non è in grado di constatare la compatibilità degli aiuti concessi sotto forma di garanzie in virtù del decreto n. 2/82257/0025/18.12.2000.

VI.   CONCLUSIONI

(169)

La Commissione constata che la Grecia ha dato illegittimamente esecuzione agli aiuti di cui trattasi, in violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, del trattato. Dall’analisi che precede emerge che gli aiuti in esame non possono essere dichiarati compatibili con il mercato interno, dato che le autorità greche non hanno fornito informazioni atte a dimostrare il rispetto delle varie normative illustrate nella presente decisione, per cui la Commissione non è in grado di dissipare i dubbi espressi in occasione dell’apertura dei diversi procedimenti. Al riguardo, la Commissione rammenta che lo Stato membro, per adempiere al suo obbligo di collaborazione nei confronti della Commissione, è tenuto a fornirle tutti gli elementi atti a consentirle di verificare la compatibilità degli aiuti in esame.

(170)

A norma dell’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell’articolo 93 del trattato CE (53), nel caso di decisioni negative e relative a casi di aiuti illegali la Commissione adotta una decisione con la quale impone allo Stato membro interessato di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l’aiuto dal beneficiario (nella fattispecie presso tutti i beneficiari che si sono avvalsi delle disposizioni dei decreti ministeriali analizzati nella presente). La Grecia è tenuta a pertanto a prendere tutte le misure necessarie per recuperare presso i beneficiari l’aiuto incompatibile concesso. In conformità alle disposizioni del punto 42 della comunicazione della Commissione «Verso l’esecuzione effettiva delle decisioni della Commissione che ingiungono agli Stati membri di recuperare gli aiuti di Stato illegali e incompatibili» (54), la Grecia dispone di un termine di quattro mesi a decorrere dalla data di pubblicazione della presente decisione per dare esecuzione alla medesima. Gli aiuti da recuperare sono maggiorati degli interessi che saranno calcolati in conformità al regolamento (CE) n. 794/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004, recante disposizioni di esecuzione del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio recante modalità di applicazione dell’articolo 93 del trattato CE (55).

(171)

La presente decisione deve essere eseguita immediatamente, in particolare per quanto riguarda il recupero di tutti gli aiuti individuali concessi nell’ambito del regime di aiuti, esclusi gli aiuti concessi per progetti specifici i quali, al momento della concessione degli aiuti, rispettavano tutte le condizioni previste dal regolamento sugli aiuti de minimis, o da un regolamento di esenzione in virtù degli articoli 1 e 2 del regolamento (CE) n. 994/98 del Consiglio, del 7 maggio 1998, sull’applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato che istituisce la Comunità europea a determinate categorie di aiuti di Stato orizzontali (56), o le condizioni di un regime di aiuti approvato dalla Commissione.

(172)

L’articolo 15 del regolamento (CE) n. 659/1999 stabilisce, tuttavia, che i poteri della Commissione in materia di recupero degli aiuti sono soggetti ad un termine di prescrizione di dieci anni. Il termine di prescrizione decorre dal giorno in cui l’aiuto illegale è concesso al beneficiario come aiuto individuale o come aiuto facente parte di un regime di aiuti. Tuttavia, qualsiasi provvedimento adottato dalla Commissione, o da uno Stato membro che agisce su richiesta della Commissione, riguardo ad un aiuto illegale interrompe il termine della prescrizione e ad ogni interruzione il termine decorre nuovamente.

(173)

Nel caso in esame, le date alle quali la Commissione può risalire ai fini del recupero sono le seguenti:

a)

per gli aiuti oggetto del primo procedimento: il 1o ottobre 1993, poiché la prima azione della Commissione risale al 27 maggio 2003 e anche poiché il decreto ministeriale n. 69836/B1461, adottato il 14 settembre 1993, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica ellenica il 1o ottobre 1993 ed è entrato in vigore a tale data;

b)

per gli aiuti oggetto del secondo procedimento: il 22 aprile 1994, poiché la prima azione della Commissione risale al 22 aprile 2004;

c)

per gli aiuti oggetto del terzo procedimento: il 12 novembre 1994, poiché la prima azione della Commissione risale al 12 novembre 2004,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

I regimi di aiuto sotto forma di ristrutturazione dei debiti a cui la Grecia ha dato illegalmente esecuzione in violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nei dipartimenti di Castorià, Eubea, Florina, Kilkis, Rodope, Evro, Xanthi e del Dodecanneso, e nei dipartimenti delle isole di Lesbo, Samo e Chio sono incompatibili con il mercato interno.

Articolo 2

L’aiuto individuale concesso nell’ambito di uno dei regimi di cui all’articolo 1 non costituisce aiuto se, al momento della concessione, soddisfaceva le condizioni di uno dei regolamenti adottati in virtù dell’articolo 2 del regolamento (CE) n. 994/98 in vigore al momento della concessione dell’aiuto.

Articolo 3

1.   La Grecia procede al recupero di ogni aiuto incompatibile concesso in virtù dei regimi di aiuti citati all’articolo 1 presso i beneficiari.

2.   Le somme da recuperare comprendono gli interessi che decorrono dalla data in cui sono state poste a disposizione dei beneficiari fino alla data del loro effettivo recupero.

3.   Gli interessi sono calcolati secondo il regime dell’interesse composto a norma del capo V del regolamento (CE) n. 794/2004.

4.   La Grecia annulla tutti i pagamenti in essere di aiuti concessi in virtù dei regimi citati all’articolo 1 a partire dalla data della notifica della presente decisione.

Articolo 4

Il recupero degli aiuti concessi in virtù dei regimi di cui all’articolo 1 è immediato ed effettivo.

La Grecia garantisce l’attuazione della presente decisione entro quattro mesi dalla data della sua notifica.

Articolo 5

1.   Entro due mesi dalla notifica della presente decisione, la Grecia trasmette alla Commissione le seguenti informazioni:

a)

l’elenco dei beneficiari che hanno ricevuto aiuti nel quadro dei regimi di aiuto di cui all’articolo 1 e l’importo complessivo degli aiuti ricevuti da ciascuno di loro nell’ambito del regime;

b)

l’importo complessivo (capitale e interessi) che deve essere recuperato presso ogni beneficiario che abbia ricevuto aiuti cui non sia applicabile la regola de minimis;

c)

una descrizione dettagliata delle misure già adottate o previste per conformarsi alla presente decisione;

d)

i documenti attestanti che ai beneficiari è stato imposto di rimborsare gli aiuti.

2.   La Grecia informa la Commissione dei progressi delle misure nazionali adottate per l’attuazione della presente decisione fino al completo recupero degli aiuti concessi nel quadro dei regimi di cui all’articolo 1. La Grecia trasmette immediatamente, dietro semplice richiesta della Commissione, le informazioni relative alle misure già adottate e previste per conformarsi alla presente decisione. Essa fornisce inoltre informazioni dettagliate riguardo all’importo dell’aiuto e degli interessi già recuperati presso i beneficiari.

Articolo 6

La Repubblica ellenica è destinataria della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 19 ottobre 2011

Per la Commissione

Dacian CIOLOȘ

Membro della Commissione


(1)  GU C 52 del 2.3.2005, pag. 9 per il fascicolo C 23/04; GU C 176 del 16.7.2005, pag. 13 per il fascicolo C 20/05; GU C 63 del 16.3.2006, pag. 2 per il fascicolo C 50/05.

(2)  Decreto ministeriale n. 69836/B1461, quale modificato dai decreti nn. 2035824/5887, 2045909/7431/0025, 2071670/11297 e 72742/B1723.

(3)  Dal 1o dicembre 2009 gli articoli 87 e 88 del trattato CE sono stati sostituiti dagli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il riferimento alla Comunità europea diventa all’Unione europea.

(4)  Lettera SG-Greffe (2004) D/202445.

(5)  GU C 52 del 2.3.2005, pag. 9.

(6)  Decreto ministeriale n. 66336/B.1398 del 14 settembre 1993 e relative modificazioni.

(7)  Lettera SG-Greffe (2005) D/202557.

(8)  GU C 176 del 16.7.2005, pag. 13.

(9)  Decreto congiunto n. 1648/B.22/13.1.94, decreto n. 2003341/683/0025/17.2.94, congiunto decreto n. 14237/B.664/6.4.1994, decreto n. 2022973/3968/0025/18.5.94, decreto congiunto n. 235/B.21/4.1.1995, decreto congiunto n. 44678/B.1145/3.7.1995, decreto n. 2043231/6673/0025/11.7.95, decreto congiunto n. 14946/B.566/30.4.1996, decreto n. 2030175/4446/0025/10.6.1996, decreto congiunto n. 44446/B.1613/24.12.1996, decreto n. 2087184/49/0025/11.7.1997, decreto n. 11362/B.472/7.1997, decreto n. 32576/B.1282/9.10.1997, decreto n. 2016123/2133/0025/6.3.1998, decreto n. 40412/B.1677/9.12.1997, decreto n. 2090373/11216/0025/1.6.98, decreto n. 42998/B.2026/15.12.1998, decreto n. 44247/B.2108/23.12.1998, decreto n. 19954/B.957/7.6.1999, decreto n. 2/42929/0025/7.10.1999, decreto n. 10123/B.507/17.3.1999, decreto n. 2/21857/0025/7.10.1999, decreto n. 6244/B.270/18.2.2000, decreto n. 2/14774/0025/31.5.2000, decreto n. 35913/B.2043/24.10.2000, decreto n. 2/82257/0025/18.12.2000, decreto n. 43407/B.2428/19.12.2000, decreto n. 2/7555/0025/25.5.2001, decreto n. 33951/B.1498/10.10.2001, decreto n. 2/61352/0025/2001/31.1.2002, decreto n. 42567/B.1770/4.12.2001, decreto n. 75113/B.2455/11.11.2003, decreto n. 2/64046/0025/2003/28.1.2004, decreto n. 2041901/16.5.1989, decreto n. 2078809/10.10.1989, decreto n. 9034/B.289/10.2.2003, decreto n. 80295/B.2631/28.11.2003, decreto n. 37497/Β.1232/2.6.2003.

(10)  Lettera SG-Greffe (2005) D/207656.

(11)  GU C 63 del 16.3.2006, pag. 2.

(12)  Si tratta di un conto aperto presso la Banca di Grecia alimentato da una trattenuta sui prestiti concessi dalle banche commerciali. Ogni scoperto su questo conto è a carico dello Stato (in base alle informazioni di cui dispone la Commissione il conto è stato a lungo scoperto e quindi alimentato dallo Stato). Nella sentenza del 7 giugno 1978 nella causa C 57/86, Grecia/Commissione (Raccolta 1988, pag. 2855), la Corte di giustizia delle Comunità europee (ora Corte di giustizia dell’Unione europea) ha constatato che l’attività della Banca di Grecia in materia di gestione e di pagamenti era a sottoposta al controllo diretto dello Stato.

(13)  Modificato dal decreto n. 43407/B.2428/19.12.2000, a sua volta modificato dal decreto n. 33951/B.1498/10.10.2001, a sua volta modificato dal decreto n. 75113/B.2455/11.11.2003.

(14)  Modificato dal decreto n. 44247/B.2108/23.12.1998.

(15)  Modificato dal decreto n. 42567/B.1770/04.12.2001.

(16)  Modificato dal decreto n. 2/42929/0025/7.10.1999.

(17)  GU L 325 del 28.10.2004, pag. 4. Il regolamento (CE) n. 1860/2004 è stato abrogato e sostituito dal 1o gennaio 2008 dal regolamento (CE) n. 1535/2007 della Commissione.

(18)  GU L 10 del 13.1.2001, pag. 30.

(19)  GU L 91 del 6.4.1990, pag. 1.

(20)  GU L 142 del 2.6.1997, pag. 22.

(21)  GU L 160 del 26.6.1999, pag. 80.

(22)  GU L 128 del 19.5.1975, pag. 1.

(23)  Qualsiasi misura di aiuto che conferisca un vantaggio a un’impresa in un settore aperto agli scambi (come il settore agricolo o industriale) o che possa attirare consumatori di altri Stati membri (come il settore alberghiero) ha un’incidenza sui flussi commerciali. Nel settore agricolo la quota della Grecia negli scambi intraunionali ammonta a 13,684 miliardi EUR in importazioni e a 19,31 miliardi EUR in esportazioni.

(24)  Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, il solo fatto che la posizione concorrenziale dell’impresa migliori, conferendole un vantaggio che non avrebbe potuto ottenere in condizioni normali di mercato e di cui non beneficiano le altre imprese concorrenti, già basta a dimostrare l’esistenza di una distorsione di concorrenza (sentenza del 17 settembre 1980, Phillip Morris/Commissione, Raccolta 1980, pag. 2671, edizione speciale greca 1980/III, pag. 13).

(25)  Cfr. nota 17.

(26)  GU L 337 del 21.12.2007, pag. 35.

(27)  GU L 379 del 28.12.2006, pag. 5.

(28)  Il settore dei trasporti marittimi non può essere coperto dalla regola de minimis nella fattispecie in quanto tale settore è escluso dal campo di applicazione di tutti i testi che disciplinano gli aiuti de minimis, tranne il regolamento (CE) n. 1998/2006, il quale però non si applica alle imprese in difficoltà.

(29)  GU C 213 del 19.8.1992, pag. 2.

(30)  Diventato articolo 108, paragrafo 3, del trattato.

(31)  GU C 68 del 6.3.1996, pag. 9.

(32)  GU C 71 dell’11.3.2000, pag. 14.

(33)  Cfr. nota 11.

(34)  GU L 91 del 6.4.1990, pag. 1. Il regolamento (CEE) n. 866/90 è stato abrogato e sostituito dal regolamento (CE) n. 951/97 del Consiglio (GU L 142 del 2.6.1997, pag. 22).

(35)  GU L 163 del 29.6.1990, pag. 71.

(36)  GU L 79 del 23.3.1994, pag. 29.

(37)  GU C 283 del 19.9.1997, pag. 2.

(38)  GU C 288 del 9.10.1999, pag. 2.

(39)  GU C 307 del 13.11.1993, pag. 3.

(40)  GU C 368 del 23.12.1994, pag. 12.

(41)  GU C 244 dell’1.10.2004, pag. 2.

(42)  Regioni insulari.

(43)  Cfr. causa C-730/79, Raccolta 1980, pag. 2671, punti 11 e 12 della motivazione.

(44)  GU L 380 del 31.12.1990, pag. 27.

(45)  GU L 202 del 18.7.1998, pag. 1.

(46)  GU C 317 del 30.12.2003, pag. 11. La disciplina è stata prorogata una prima volta nel 2006 (GU C 260 del 28.10.2006, pag. 7) e una seconda volta nel 2008 (GU C 173 dell’8.7.2008, pag. 3).

(47)  Documento SEC(1989) 921 def. del 3 agosto 1989.

(48)  GU C 205 del 5.7.1997, pag. 5.

(49)  GU C 13 del 17.1.2004, pag. 3.

(50)  GU C 212 del 12.8.1988, pag. 2.

(51)  GU C 74 del 10.3.1998, pag. 9.

(52)  Sentenza del Tribunale di primo grado del 15 giugno 2005, Regione autonoma della Sardegna/Commissione, causa T-171/02, Raccolta 2005, pag. II-2123, punto 129.

(53)  GU L 83 del 27.3.1999, pag. 1.

(54)  GU C 272 del 15.11.2007, pag. 4.

(55)  GU L 140 del 30.4.2004, pag. 1.

(56)  GU L 142 del 14.5.1998, pag. 1.