ISSN 1725-258X

doi:10.3000/1725258X.L_2009.260.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 260

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

52o anno
3 ottobre 2009


Sommario

 

I   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

 

Regolamento (CE) n. 920/2009 della Commissione, del 2 ottobre 2009, recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

1

 

*

Regolamento (CE) n. 921/2009 della Commissione, del 1o ottobre 2009, recante divieto di pesca del brosmio nelle acque comunitarie e nelle acque internazionali delle zone V, VI e VII per le navi battenti bandiera francese

3

 

 

DIRETTIVE

 

*

Direttiva 2009/104/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) ( 1 )

5

 

 

DECISIONI ADOTTATE CONGIUNTAMENTE DAL PARLAMENTO EUROPEO E DAL CONSIGLIO

 

*

Decisione n. 922/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA) ( 1 )

20

 

 

II   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

 

 

DECISIONI

 

 

Consiglio

 

 

2009/731/CE, Euratom

 

*

Decisione del Consiglio, del 21 settembre 2009, recante nomina di un membro greco del Comitato economico e sociale europeo

28

 

 

2009/732/CE, Euratom

 

*

Decisione del Consiglio, del 21 settembre 2009, recante nomina di un membro belga del Comitato economico e sociale europeo

29

 

 

2009/733/CE, Euratom

 

*

Decisione del Consiglio, del 21 settembre 2009, recante nomina di un membro austriaco del Comitato economico e sociale europeo

30

 

 

INDIRIZZI

 

 

Banca centrale europea

 

 

2009/734/CE

 

*

Indirizzo della Banca centrale europea, del 17 settembre 2009, che modifica l'Indirizzo BCE/2007/2 relativo ad un sistema di trasferimento espresso trans-europeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale (TARGET2) (BCE/2009/21)

31

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

REGOLAMENTI

3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/1


REGOLAMENTO (CE) N. 920/2009 DELLA COMMISSIONE

del 2 ottobre 2009

recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento (CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre 2007, recante modalità di applicazione dei regolamenti (CE) n. 2200/96, (CE) n. 2201/96 e (CE) n. 1182/2007 nel settore degli ortofrutticoli (2), in particolare l’articolo 138, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

Il regolamento (CE) n. 1580/2007 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell’Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all’importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell’allegato XV, parte A, del medesimo regolamento,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all’importazione di cui all’articolo 138 del regolamento (CE) n. 1580/2007 sono quelli fissati nell’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 3 ottobre 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 2 ottobre 2009.

Per la Commissione

Jean-Luc DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 350 del 31.12.2007, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

MK

29,4

ZZ

29,4

0707 00 05

TR

127,2

ZZ

127,2

0709 90 70

TR

110,1

ZZ

110,1

0805 50 10

AR

81,0

CL

103,4

TR

91,1

UY

88,0

ZA

72,9

ZZ

87,3

0806 10 10

BR

235,1

EG

159,5

TR

100,6

US

152,0

ZZ

161,8

0808 10 80

CL

85,7

NZ

67,8

US

83,8

ZA

71,0

ZZ

77,1

0808 20 50

AR

82,8

CN

33,7

TR

95,7

ZA

76,1

ZZ

72,1


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» rappresenta le «altre origini».


3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/3


REGOLAMENTO (CE) N. 921/2009 DELLA COMMISSIONE

del 1o ottobre 2009

recante divieto di pesca del brosmio nelle acque comunitarie e nelle acque internazionali delle zone V, VI e VII per le navi battenti bandiera francese

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell’ambito della politica comune della pesca (1), in particolare l’articolo 26, paragrafo 4,

visto il regolamento (CEE) n. 2847/93 del Consiglio, del 12 ottobre 1993, che istituisce un regime di controllo applicabile nell’ambito della politica comune della pesca (2), in particolare l’articolo 21, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 43/2009 del Consiglio, del 16 gennaio 2009, che stabilisce, per il 2009, le possibilità di pesca e le condizioni ad esse associate per alcuni stock o gruppi di stock ittici, applicabili nelle acque comunitarie e, per le navi comunitarie, in altre acque dove sono imposti limiti di cattura (3), fissa i contingenti per il 2009.

(2)

In base alle informazioni pervenute alla Commissione, le catture dello stock di cui all’allegato del presente regolamento da parte di navi battenti bandiera dello Stato membro ivi indicato o in esso immatricolate hanno determinato l’esaurimento del contingente assegnato per il 2009.

(3)

È quindi necessario vietare la pesca di detto stock nonché la conservazione a bordo, il trasbordo e lo sbarco di catture da esso prelevate,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Esaurimento del contingente

Il contingente di pesca assegnato per il 2009 allo Stato membro di cui all’allegato del presente regolamento per lo stock ivi indicato si ritiene esaurito a decorrere dalla data stabilita nello stesso allegato.

Articolo 2

Divieti

La pesca dello stock di cui all’allegato del presente regolamento da parte di navi battenti bandiera dello Stato membro ivi indicato o in esso immatricolate è vietata a decorrere dalla data stabilita nello stesso allegato. Sono vietati la conservazione a bordo, il trasbordo e lo sbarco di catture provenienti dallo stock in questione effettuate dalle navi suddette dopo tale data.

Articolo 3

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 1o ottobre 2009.

Per la Commissione

Fokion FOTIADIS

Direttore generale degli Affari marittimi e della pesca


(1)  GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59.

(2)  GU L 261 del 20.10.1993, pag. 1.

(3)  GU L 22 del 26.1.2009, pag. 1.


ALLEGATO

N.

21/T&Q

Stato membro

Francia

Stock

USK/567EI.

Specie

Brosmio (Brosme brosme)

Zona

Acque CE e acque internazionali delle zone V, VI e VII

Data

2.9.2009


DIRETTIVE

3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/5


DIRETTIVA 2009/104/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 settembre 2009

relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)

(versione codificata)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 137, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato (2),

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 89/655/CEE del Consiglio, del 30 novembre 1989, relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) (3), ha subito diverse e sostanziali modificazioni (4). È opportuno, per ragioni di chiarezza e di razionalizzazione, procedere alla codificazione di tale direttiva.

(2)

La presente direttiva è una direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (5). Di conseguenza, le disposizioni della direttiva 89/391/CEE si applicano interamente al settore dell’uso da parte dei lavoratori di attrezzature di lavoro durante il lavoro, fatte salve le disposizioni più vincolanti o specifiche contenute nella presente direttiva.

(3)

L’articolo 137, paragrafo 2, del trattato prevede che il Consiglio possa adottare, mediante direttiva, prescrizioni minime per promuovere il miglioramento, in particolare, dell’ambiente di lavoro, per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori.

(4)

A norma dell’articolo precitato, le direttive evitano di imporre vincoli amministrativi, finanziari e giuridici tali da ostacolare la creazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese.

(5)

Le disposizioni adottate a norma dell’articolo 137, paragrafo 2, del trattato non ostano a che uno Stato membro mantenga o stabilisca misure, compatibili con il trattato, che prevedano una maggiore protezione delle condizioni di lavoro.

(6)

Il rispetto delle prescrizioni minime intese a garantire un maggiore livello di sicurezza e di salute durante l’uso di attrezzature di lavoro costituisce un imperativo al fine di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori.

(7)

Il miglioramento della sicurezza, dell’igiene e della salute sul luogo di lavoro costituisce un obiettivo che non potrebbe essere subordinato a considerazioni meramente economiche.

(8)

I lavori in quota possono esporre i lavoratori a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta da luoghi di lavoro in quota e ad altri gravi infortuni sul lavoro, che rappresentano una percentuale elevata del numero di infortuni, soprattutto per quanto riguarda quelli mortali.

(9)

La presente direttiva costituisce un elemento concreto nell’ambito della realizzazione della dimensione sociale del mercato interno.

(10)

A norma della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (6), gli Stati membri sono tenuti a notificare alla Commissione qualsiasi progetto di regolamentazione tecnica applicabile a macchine, apparecchi e impianti.

(11)

La presente direttiva costituisce il mezzo più appropriato per conseguire gli obiettivi auspicati e si limita a quanto è necessario per il raggiungimento di tali obiettivi.

(12)

La presente direttiva dovrebbe far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione nel diritto nazionale indicati nell’allegato III, parte B,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto

1.   La presente direttiva, che è la seconda direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE, fissa requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso, da parte dei lavoratori durante il lavoro, di attrezzature di lavoro quali definite all’articolo 2.

2.   Le disposizioni della direttiva 89/391/CEE si applicano interamente a tutto il settore di cui al paragrafo 1, fatte salve le disposizioni più vincolanti o specifiche contenute nella presente direttiva.

Articolo 2

Definizioni

Ai sensi della presente direttiva, s’intende per:

a)

«attrezzatura di lavoro» qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto usati durante il lavoro;

b)

«uso di un’attrezzatura di lavoro» qualsiasi operazione concernente l’uso di un’attrezzatura di lavoro, quale la messa in servizio o fuori servizio, l’impiego, il trasporto, la riparazione, la trasformazione, la manutenzione, ivi compresa la pulizia;

c)

«zona pericolosa» qualsiasi zona all’interno o in prossimità di un’attrezzatura di lavoro in cui la presenza di un lavoratore esposto costituisca un rischio per la sicurezza e la salute di detta persona;

d)

«lavoratore esposto» qualsiasi lavoratore che si trovi interamente o in parte in una zona pericolosa;

e)

«operatore» il lavoratore o i lavoratori incaricato/i dell’uso di un’attrezzatura di lavoro.

CAPO II

OBBLIGHI DEI DATORI DI LAVORO

Articolo 3

Obblighi generali

1.   Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori nell’impresa o nello stabilimento siano adeguate al lavoro da svolgere o opportunamente adattate a tale scopo, garantendo così la sicurezza e la salute dei lavoratori durante l’uso di dette attrezzature di lavoro.

All’atto della scelta delle attrezzature di lavoro che prevede di usare, il datore di lavoro prende in considerazione le condizioni e le caratteristiche specifiche di lavoro e i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori esistenti nell’impresa o nello stabilimento, in particolare sul posto di lavoro, o i rischi che potrebbero aggiungervisi a causa dell’uso di dette attrezzature di lavoro.

2.   Qualora non sia possibile assicurare pienamente, in tal modo, la sicurezza e la salute dei lavoratori durante l’uso delle attrezzature di lavoro, il datore di lavoro prende le misure adeguate per ridurre al minimo i rischi.

Articolo 4

Norme concernenti le attrezzature di lavoro

1.   Fatto salvo l’articolo 3, il datore di lavoro si procura o usa:

a)

attrezzature di lavoro che, messe per la prima volta a disposizione dei lavoratori nell’impresa o nello stabilimento dopo il 31 dicembre 1992, soddisfino:

i)

le disposizioni di qualsiasi direttiva comunitaria applicabile nel settore in questione;

ii)

i requisiti minimi previsti nell’allegato I, sempreché nessun’altra direttiva comunitaria sia applicabile ovvero lo sia solo parzialmente;

b)

attrezzature di lavoro che, già messe a disposizione dei lavoratori nell’impresa o nello stabilimento alla data del 31 dicembre 1992, soddisfino, al più tardi quattro anni dopo tale data, i requisiti minimi previsti nell’allegato I;

c)

fatta salva la lettera a), punto i), e in deroga alla lettera a), punto ii), e alla lettera b), attrezzature di lavoro specifiche soggette alle prescrizioni dell’allegato I, punto 3, che, già messe a disposizione dei lavoratori nell’impresa o nello stabilimento alla data del 5 dicembre 1998, soddisfino al massimo quattro anni dopo tale data i requisiti minimi previsti nell’allegato I.

2.   Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché le attrezzature di lavoro, durante il loro uso, siano mantenute, mediante una manutenzione adeguata, a un livello tale da soddisfare, a seconda del caso, il paragrafo 1, lettera a) o b).

3.   Gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali e tenendo conto delle legislazioni o prassi nazionali, fissano le modalità che consentono di raggiungere un livello di sicurezza corrispondente agli obiettivi stabiliti dall’allegato II.

Articolo 5

Verifica delle attrezzature di lavoro

1.   Il datore di lavoro vigila affinché le attrezzature di lavoro la cui sicurezza dipende dalle condizioni di installazione siano sottoposte a una verifica iniziale (dopo l’installazione e prima di metterle in esercizio) e a una verifica dopo ogni montaggio in un nuovo cantiere o in una nuova località di impianto da parte di personale competente a norma delle legislazioni o prassi nazionali, al fine di assicurarne l’installazione corretta e il buon funzionamento.

2.   Al fine di garantire il mantenimento di buone condizioni sanitarie e di sicurezza e di rivelare i deterioramenti suscettibili di dare origine a situazioni pericolose e rimediarvi per tempo, il datore di lavoro vigila affinché le attrezzature di lavoro soggette a influssi che possono provocare detti deterioramenti siano sottoposte:

a)

a verifiche periodiche e, ove necessario, a collaudi periodici da parte di personale competente a norma delle legislazioni o prassi nazionali;

b)

a verifiche eccezionali da parte di personale competente a norma delle legislazioni o prassi nazionali ogniqualvolta intervengano eventi eccezionali che possano avere conseguenze pregiudizievoli per la sicurezza dell’attrezzatura di lavoro, quali trasformazioni, incidenti, fenomeni naturali, periodi prolungati di inattività.

3.   I risultati delle verifiche devono essere messi a verbale e tenuti a disposizione dell’autorità competente. Essi sono conservati per un periodo appropriato.

Qualora siano usate al di fuori dell’impresa, le attrezzature di lavoro in questione sono accompagnate da un documento attestante l’esecuzione dell’ultima verifica.

4.   Gli Stati membri stabiliscono le modalità di esecuzione delle verifiche.

Articolo 6

Attrezzature di lavoro che presentano un rischio specifico

Allorché l’uso di una determinata attrezzatura di lavoro può presentare un rischio specifico per la sicurezza o la salute dei lavoratori, il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché:

a)

l’uso dell’attrezzatura di lavoro sia riservato ai lavoratori all’uopo incaricati;

b)

in caso di riparazione, trasformazione o manutenzione, i lavoratori interessati siano qualificati in maniera specifica per svolgere detti compiti.

Articolo 7

Ergonomia e salute sul posto di lavoro

Il posto di lavoro e la posizione dei lavoratori durante l’uso dell’attrezzatura di lavoro, nonché i principi ergonomici, sono presi interamente in considerazione dal datore di lavoro all’atto dell’applicazione dei requisiti minimi di sicurezza e di salute.

Articolo 8

Informazione dei lavoratori

1.   Fatto salvo l’articolo 10 della direttiva 89/391/CEE, il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori dispongano di informazioni adeguate e, se del caso, di istruzioni per l’uso delle attrezzature di lavoro usate durante il lavoro.

2.   Le informazioni e le istruzioni per l’uso contenengono almeno le indicazioni dal punto di vista della sicurezza e della salute in ordine:

a)

alle condizioni di impiego delle attrezzature di lavoro;

b)

alle situazioni anormali prevedibili;

c)

alle conclusioni da trarre dall’esperienza acquisita, se del caso, nella fase di uso delle attrezzature di lavoro.

Si richiama l’attenzione dei lavoratori sui rischi cui sono esposti, sulle attrezzature di lavoro presenti nel loro ambiente immediato di lavoro nonché sui relativi cambiamenti se si riferiscono alle attrezzature dell’ambiente immediato di lavoro, anche se essi non le usano direttamente.

3.   Le informazioni e le istruzioni per l’uso sono comprensibili per i lavoratori interessati.

Articolo 9

Formazione dei lavoratori

Fatto salvo l’articolo 12 della direttiva 89/391/CEE, il datore di lavoro adotta le misure necessarie affinché:

a)

i lavoratori incaricati di usare le attrezzature di lavoro ricevano una formazione adeguata, anche sugli eventuali rischi che tale uso comporta;

b)

i lavoratori di cui all’articolo 6, lettera b), ricevano una formazione adeguata specifica.

Articolo 10

Consultazione e partecipazione dei lavoratori

La consultazione e la partecipazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti su tutte le materie disciplinate dalla presente direttiva, compresi gli allegati, si svolgono conformemente all’articolo 11 della direttiva 89/391/CEE.

CAPO III

DISPOSIZIONI VARIE

Articolo 11

Modifiche degli allegati

1.   L’aggiunta nell’allegato I di requisiti minimi supplementari applicabili ad attrezzature di lavoro specifiche, menzionati nel punto 3 dell’allegato I, è adottata dal Consiglio secondo la procedura di cui all’articolo 137, paragrafo 2, del trattato.

2.   Gli adeguamenti di carattere prettamente tecnico degli allegati sono adottati secondo la procedura di cui all’articolo 17, paragrafo 2, della direttiva 89/391/CEE in funzione:

a)

dell’adozione di direttive in materia di armonizzazione tecnica e di normalizzazione, relative alle attrezzature di lavoro; o

b)

del progresso tecnico, dell’evoluzione delle normative o delle specifiche internazionali oppure delle conoscenze nel settore delle attrezzature di lavoro.

Articolo 12

Disposizioni finali

Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che hanno già adottato o che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 13

La direttiva 89/655/CEE, modificata dalle direttive di cui all’allegato III, parte A, è abrogata, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione nel diritto nazionale indicati all’allegato III, parte B.

I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza riportata all’allegato IV.

Articolo 14

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 15

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Strasburgo, addì 16 settembre 2009.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

J. BUZEK

Per il Consiglio

La presidente

C. MALMSTRÖM


(1)  GU C 100 del 30.4.2009, pag. 144.

(2)  Parere del Parlamento europeo dell’8 luglio 2008 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 13 luglio 2009.

(3)  GU L 393 del 30.12.1989, pag. 13.

(4)  Cfr. allegato III, parte A.

(5)  GU L 183 del 29.6.1989, pag. 1.

(6)  GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37.


ALLEGATO I

REQUISITI MINIMI

di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e all’articolo 4, paragrafo 1, lettera b)

1.   Osservazione preliminare

Gli obblighi previsti nel presente allegato si applicano nel rispetto della presente direttiva e allorché esiste, per l’attrezzatura di lavoro considerata, un rischio corrispondente.

I requisiti minimi di cui in appresso, in quanto applicabili alle attrezzature di lavoro in funzione, non richiedono necessariamente le stesse misure dei requisiti essenziali applicabili alle attrezzature di lavoro nuove.

2.   Requisiti minimi generali applicabili alle attrezzature di lavoro

2.1.

I dispositivi di comando di un’attrezzatura di lavoro aventi un’incidenza sulla sicurezza devono essere chiaramente visibili, individuabili ed eventualmente contrassegnati da una marcatura adatta.

I dispositivi di comando devono essere ubicati al di fuori delle zone pericolose, eccettuati, se necessario, taluni dispositivi di comando, e disposti in modo che la loro manovra non possa causare rischi supplementari. Essi non devono comportare rischi derivanti da una manovra accidentale.

Se necessario, dal posto di comando principale, l’operatore deve essere in grado di accertarsi dell’assenza di persone nelle zone pericolose. Se ciò non dovesse essere possibile, qualsiasi messa in moto deve essere preceduta automaticamente da un segnale d’avvertimento sonoro o visivo. La persona esposta deve avere il tempo o i mezzi di sottrarsi rapidamente a eventuali rischi causati dalla messa in moto o dall’arresto dell’attrezzatura di lavoro.

I sistemi di comando devono essere sicuri ed essere scelti tenendo conto dei guasti, dei disturbi e delle sollecitazioni prevedibili nell’ambito dell’uso progettato.

2.2.

La messa in moto di un’attrezzatura deve poter essere effettuata soltanto mediante un’azione volontaria su un organo di comando concepito a tal fine.

Lo stesso vale:

per la rimessa in moto dopo un arresto, indipendentemente dalla sua origine,

per il comando di una modifica rilevante delle condizioni di funzionamento (ad esempio, velocità, pressione, ecc.),

salvo che questa rimessa in moto o modifica di velocità non presenti alcun pericolo per il lavoratore esposto.

La rimessa in moto o la modifica delle condizioni di funzionamento risultanti dalla normale sequenza di un ciclo automatico è esclusa da questa disposizione.

2.3.

Ogni attrezzatura di lavoro deve essere dotata di un dispositivo di comando che ne permetta l’arresto generale in condizioni di sicurezza.

Ogni postazione di lavoro deve essere dotata di un dispositivo di comando che consenta di arrestare, in funzione dei rischi esistenti, tutta l’attrezzatura di lavoro oppure soltanto una parte di essa, in modo che l’attrezzatura si trovi in condizioni di sicurezza. L’ordine di arresto dell’attrezzatura di lavoro deve essere prioritario rispetto agli ordini di messa in moto. Ottenuto l’arresto dell’attrezzatura di lavoro o dei suoi elementi pericolosi, l’alimentazione degli azionatori deve essere interrotta.

2.4.

Se ciò è appropriato e funzionale rispetto ai pericoli dell’attrezzatura di lavoro e del tempo di arresto normale, un’attrezzatura di lavoro deve essere munita di un dispositivo di arresto di emergenza.

2.5.

Un’attrezzatura di lavoro che presenti pericoli causati da cadute o da proiezione di oggetti deve essere munita di dispositivi appropriati di sicurezza, corrispondenti a tali pericoli.

Un’attrezzatura di lavoro che comporti pericoli dovuti a emanazioni di gas, vapori o liquidi ovvero a emissioni di polveri deve essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta o di estrazione vicino alla fonte corrispondente a tali pericoli.

2.6.

Qualora ciò risulti necessario ai fini della sicurezza o della salute dei lavoratori, le attrezzature di lavoro e i loro elementi debbono essere resi stabili mediante fissazione o con altri mezzi.

2.7.

Nel caso in cui esistano rischi di spaccatura o di rottura di elementi di un’attrezzatura di lavoro tali da provocare seri pericoli per la sicurezza o la salute dei lavoratori, devono essere prese le misure di protezione appropriate.

2.8.

Se presentano rischi di contatto meccanico che possono causare incidenti, gli elementi mobili di un’attrezzatura di lavoro devono essere dotati di protezioni o di sistemi protettivi che impediscano l’accesso alle zone pericolose o che arrestino le manovre pericolose prima di accedere alle zone in questione.

Le protezioni e i sistemi protettivi:

devono essere di costruzione robusta,

non devono provocare rischi supplementari,

non devono essere facilmente elusi o resi inefficaci,

devono essere situati a una sufficiente distanza dalla zona pericolosa,

non devono limitare più del necessario l’osservazione del ciclo di lavoro,

devono permettere gli interventi indispensabili per l’installazione o la sostituzione degli elementi, nonché per i lavori di manutenzione, limitando però l’accesso unicamente al settore dove deve essere effettuato il lavoro e, se possibile, senza che sia necessario smontare le protezioni o il sistema protettivo.

2.9.

Le zone e i punti di lavoro o di manutenzione di un’attrezzatura di lavoro devono essere opportunamente illuminati in funzione dei lavori da effettuare.

2.10.

Le parti di un’attrezzatura di lavoro a temperatura elevata o molto bassa debbono, se si rivela opportuno, essere protette contro i rischi di contatti o di prossimità a danno dei lavoratori.

2.11.

I dispositivi di allarme dell’attrezzatura di lavoro devono essere ben visibili e comprensibili senza possibilità di errore.

2.12.

L’attrezzatura di lavoro non può essere usata per operazioni e secondo condizioni per le quali non è adatta.

2.13.

Le operazioni di manutenzione devono poter essere effettuate quando l’attrezzatura di lavoro è ferma. Se ciò non è possibile, misure di protezione appropriate devono poter essere prese per l’esecuzione di queste operazioni oppure esse devono poter essere effettuate al di fuori delle zone pericolose.

Per ciascuna attrezzatura di lavoro per la quale sia fornito un libretto di manutenzione occorre prevedere l’aggiornamento di questo libretto.

2.14.

Ogni attrezzatura di lavoro deve essere munita di dispositivi chiaramente identificabili che consentano di isolarla da ciascuna delle sue fonti di energia.

La riapertura dell’alimentazione presuppone l’assenza di pericolo per i lavoratori interessati.

2.15.

L’attrezzatura di lavoro deve recare gli avvertimenti e le segnalazioni indispensabili a garantire la sicurezza dei lavoratori.

2.16.

Per effettuare le operazioni di produzione, di regolazione e di manutenzione delle attrezzature di lavoro, i lavoratori devono poter accedere in condizioni di sicurezza a tutte le zone interessate.

2.17.

Tutte le attrezzature di lavoro debbono essere adatte a proteggere i lavoratori contro i rischi d’incendio o di surriscaldamento dell’attrezzatura stessa, di emanazioni di gas, polveri, liquidi, vapori o altre sostanze prodotte, usate o depositate nell’attrezzatura di lavoro.

2.18.

Tutte le attrezzature di lavoro devono essere adatte a prevenire i rischi di esplosione dell’attrezzatura stessa e di sostanze prodotte, usate o depositate nell’attrezzatura di lavoro.

2.19.

Tutte le attrezzature di lavoro devono essere adatte a proteggere i lavoratori esposti contro i rischi di un contatto diretto o indiretto con la corrente elettrica.

3.   Requisiti minimi supplementari applicabili ad attrezzature di lavoro specifiche

3.1.   Requisiti minimi applicabili alle attrezzature di lavoro mobili, semoventi o no

3.1.1.   Le attrezzature di lavoro con lavoratore/i a bordo devono essere strutturate in modo tale da ridurre i rischi per il/i lavoratore/i durante lo spostamento.

Deve essere previsto anche il rischio che il lavoratore venga a contatto con le ruote o i cingoli o vi finisca intrappolato.

3.1.2.   Qualora il bloccaggio intempestivo degli elementi di trasmissione d’energia accoppiabili tra un’attrezzatura di lavoro mobile e i suoi accessori o traini possa provocare rischi specifici, questa attrezzatura di lavoro deve essere attrezzata o sistemata in modo tale da impedire il bloccaggio degli elementi di trasmissione d’energia.

Nel caso in cui tale bloccaggio non possa essere impedito, dovrà essere presa ogni precauzione possibile per evitare conseguenze pregiudizievoli per i lavoratori.

3.1.3.   Se gli organi di trasmissione di energia accoppiabili tra attrezzature di lavoro mobili rischiano di sporcarsi e di rovinarsi strisciando al suolo, si devono prevedere possibilità di fissaggio.

3.1.4.   Le attrezzature di lavoro mobili con lavoratore/i a bordo devono limitare, nelle condizioni di uso reali, i rischi derivanti da un ribaltamento dell’attrezzatura di lavoro:

mediante una struttura di protezione che impedisca all’attrezzatura di ribaltarsi di più di un quarto di giro,

ovvero mediante una struttura che garantisca uno spazio sufficiente attorno al lavoratore o ai lavoratori trasportati a bordo qualora il movimento possa continuare oltre un quarto di giro,

ovvero da qualsiasi altro dispositivo di portata equivalente.

Queste strutture di protezione possono essere integrate all’attrezzatura di lavoro.

Queste strutture di protezione non sono obbligatorie se l’attrezzatura di lavoro è stabilizzata durante tutto il periodo d’uso oppure se l’attrezzatura di lavoro è concepita in modo da escludere qualsiasi ribaltamento della stessa.

Se sussiste il pericolo che il lavoratore trasportato a bordo, in caso di ribaltamento, rimanga schiacciato tra parti dell’attrezzatura di lavoro e il suolo, deve essere installato un sistema di ritenzione del lavoratore o dei lavoratori trasportati.

3.1.5.   I carrelli elevatori su cui prendono posto uno o più lavoratori devono essere sistemati o attrezzati in modo da limitarne i rischi di ribaltamento, ad esempio:

installando una cabina per il conducente,

mediante una struttura atta a impedire il ribaltamento del carrello elevatore,

mediante una struttura concepita in modo tale da lasciare, in caso di ribaltamento del carrello elevatore, uno spazio sufficiente tra il suolo e talune parti del carrello stesso per il lavoratore o i lavoratori a bordo,

mediante una struttura che trattenga il lavoratore o i lavoratori sul sedile del posto di guida per evitare che, in caso di ribaltamento del carrello elevatore, essi possano essere intrappolati da parti del carrello stesso.

3.1.6.   Le attrezzature di lavoro mobili semoventi il cui spostamento può comportare rischi per le persone devono soddisfare le seguenti condizioni:

a)

devono essere dotate dei mezzi necessari per evitare la messa in moto non autorizzata;

b)

devono essere dotate dei mezzi appropriati che consentano di ridurre al minimo le conseguenze di un’eventuale collisione in caso di movimento simultaneo di più attrezzature di lavoro circolanti su rotaia;

c)

devono essere dotate di un dispositivo che consenta la frenatura e l’arresto; qualora considerazioni di sicurezza l’impongano, un dispositivo di emergenza con comandi facilmente accessibili o automatici deve consentire la frenatura e l’arresto in caso di guasto del dispositivo principale;

d)

quando il campo di visione diretto del conducente è insufficiente per garantire la sicurezza, devono essere dotate di dispositivi ausiliari per migliorare la visibilità;

e)

le attrezzature di lavoro per le quali è previsto l’uso notturno o in luoghi bui devono incorporare un dispositivo di illuminazione adeguato al lavoro da svolgere e garantire sufficiente sicurezza ai lavoratori;

f)

le attrezzature di lavoro che comportano, di per sé o a causa dei loro traini o carichi, un rischio di incendio suscettibile di mettere in pericolo i lavoratori devono essere dotate di appropriati dispositivi antincendio a meno che tali dispositivi non si trovino già a una distanza sufficientemente ravvicinata sul luogo in cui esse sono usate;

g)

le attrezzature di lavoro telecomandate devono arrestarsi automaticamente se escono dal campo di controllo;

h)

le attrezzature di lavoro telecomandate che, usate in condizioni normali, possono comportare rischi di urto o di intrappolamento dei lavoratori, devono essere dotate di dispositivi di protezione contro tali rischi, a meno che non siano installati altri dispositivi per controllare il rischio di urto.

3.2.   Requisiti minimi applicabili alle attrezzature di lavoro adibite al sollevamento di carichi

3.2.1.   Se le attrezzature di lavoro adibite al sollevamento di carichi sono installate stabilmente, se ne deve assicurare la solidità e la stabilità durante l’uso tenendo in considerazione innanzitutto i carichi da sollevare e le sollecitazioni che agiscono sui punti di sospensione o di ancoraggio alle strutture.

3.2.2.   Le macchine adibite al sollevamento di carichi devono recare un’indicazione chiaramente visibile del loro carico nominale e, all’occorrenza, una targa di carico indicante il carico nominale di ogni singola configurazione della macchina.

Gli accessori di sollevamento devono essere marcati in modo da poterne identificare le caratteristiche essenziali ai fini di un uso sicuro.

Se l’attrezzatura di lavoro non è destinata al sollevamento di persone, una segnalazione in tal senso dovrà esservi apposta in modo visibile onde non ingenerare alcuna possibilità di confusione.

3.2.3.   Le attrezzature di lavoro installate stabilmente devono essere disposte in modo tale da ridurre il rischio che i carichi:

a)

urtino le persone;

b)

in modo involontario derivino pericolosamente o precipitino in caduta libera; ovvero

c)

siano sganciati involontariamente.

3.2.4.   Le macchine per il sollevamento o lo spostamento di persone devono essere di natura tale:

a)

da evitare i rischi di caduta dall’abitacolo, se esiste, per mezzo di dispositivi appropriati;

b)

da evitare per l’utilizzatore qualsiasi rischio di caduta fuori dell’abitacolo, se esiste;

c)

da escludere qualsiasi rischio di schiacciamento, di intrappolamento oppure di urto dell’utilizzatore, in particolare i rischi dovuti a collisione accidentale;

d)

da garantire che i lavoratori bloccati in caso di incidente nell’abitacolo non siano esposti ad alcun pericolo e possano essere liberati.

Qualora, per ragioni inerenti al cantiere e al dislivello da superare, i rischi di cui alla lettera a) non possano essere evitati per mezzo di un dispositivo particolare, dovrà essere installato un cavo con coefficiente di sicurezza rinforzato e il suo buono stato dovrà essere verificato a ogni giornata di lavoro.


ALLEGATO II

DISPOSIZIONI CONCERNENTI L’USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO

di cui all’articolo 4, paragrafo 3

Osservazione preliminare

Il presente allegato si applica nel rispetto della presente direttiva e allorché esiste, per l’attrezzatura di lavoro considerata, un rischio corrispondente.

1.   Disposizioni generali applicabili a tutte le attrezzature di lavoro

1.1.

Le attrezzature di lavoro devono essere installate, disposte e usate in maniera tale da ridurre i rischi per i loro utilizzatori e per le altre persone, ad esempio facendo in modo che vi sia sufficiente spazio disponibile tra i loro elementi mobili e gli elementi fissi o mobili circostanti e che tutte le energie e sostanze utilizzate o prodotte possano essere addotte o estratte in modo sicuro.

1.2.

Le operazioni di montaggio e smontaggio delle attrezzature di lavoro devono essere realizzate in modo sicuro, in particolare rispettando le eventuali istruzioni d’uso del fabbricante.

1.3.

Le attrezzature di lavoro che, durante il loro uso, possono essere colpite da un fulmine devono essere protette mediante dispositivi o appropriate misure antifulmine.

2.   Disposizioni concernenti l’uso di attrezzature di lavoro mobili, semoventi o no

2.1.

La conduzione di attrezzature di lavoro semoventi è riservata ai lavoratori che abbiano ricevuto un’adeguata formazione per la guida di tali attrezzature di lavoro.

2.2.

Se un’attrezzatura di lavoro manovra in una zona di lavoro, devono essere stabilite e rispettate apposite regole di circolazione.

2.3.

Si devono prendere misure organizzative atte a evitare che lavoratori a piedi si trovino nella zona di attività di attrezzature di lavoro semoventi.

Qualora la presenza di lavoratori a piedi sia necessaria per la buona esecuzione dei lavori, si devono prendere misure appropriate per evitare che essi siano feriti dalle attrezzature.

2.4.

L’accompagnamento di lavoratori su attrezzature di lavoro mobili mosse meccanicamente è autorizzato esclusivamente su posti sicuri predisposti a tal fine. Se si devono effettuare lavori durante lo spostamento, la velocità dell’attrezzatura deve, all’occorrenza, essere adeguata.

2.5.

Le attrezzature di lavoro mobili dotate di un motore a combustione possono essere usate nelle zona di lavoro soltanto qualora sia assicurata una quantità sufficiente di aria senza rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.

3.   Disposizioni concernenti l’uso di attrezzature di lavoro che servono a sollevare carichi

3.1.   Caratteri generali

3.1.1.   Le attrezzature di lavoro smontabili o mobili che servono a sollevare carichi devono essere usate in modo tale da garantire la stabilità dell’attrezzatura di lavoro durante il suo impiego, in tutte le condizioni prevedibili e tenendo conto della natura del suolo.

3.1.2.   Il sollevamento di persone è permesso soltanto con attrezzature di lavoro e accessori previsti a tal fine.

Fatto salvo l’articolo 5 della direttiva 89/391/CEE e a titolo eccezionale, possono essere usate per il sollevamento di persone attrezzature non previste a tal fine a condizione che si siano prese adeguate misure in materia di sicurezza, conformemente alle legislazioni o prassi nazionali che prevedono un controllo appropriato.

Qualora siano presenti lavoratori a bordo dell’attrezzatura di lavoro adibita al sollevamento di carichi, il posto di comando deve essere occupato in permanenza. I lavoratori sollevati devono disporre di un mezzo di comunicazione sicuro. Deve essere assicurata la loro evacuazione in caso di pericolo.

3.1.3.   Devono essere prese misure per impedire che i lavoratori sostino sotto i carichi sospesi, salvo che tale presenza sia richiesta per il buon funzionamento dei lavori.

Non è consentito far passare i carichi al di sopra di luoghi di lavoro non protetti abitualmente occupati dai lavoratori.

In tale ipotesi, qualora non sia possibile in altro modo il corretto svolgimento del lavoro, si devono definire e applicare procedure appropriate.

3.1.4.   Gli accessori di sollevamento devono essere scelti in funzione dei carichi da movimentare, dei punti di presa, del dispositivo di aggancio, delle condizioni atmosferiche nonché tenendo conto del modo e della configurazione dell’imbracatura. Le combinazioni di più accessori di sollevamento devono essere contrassegnate in modo chiaro onde consentire all’utilizzatore di conoscerne le caratteristiche qualora esse non siano scomposte dopo l’uso.

3.1.5.   Gli accessori di sollevamento devono essere depositati in modo tale da non essere danneggiati o deteriorati.

3.2.   Attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati

3.2.1.   Quando due o più attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati sono installate o montate in un luogo di lavoro di modo che i loro raggi d’azione si intersecano, è necessario prendere misure appropriate per evitare la collisione tra i carichi o elementi delle attrezzature di lavoro stesse.

3.2.2.   Nel caso di uso di attrezzature di lavoro mobili che servono al sollevamento di carichi non guidati, si devono prendere misure onde evitare l’inclinarsi, il ribaltamento e, se del caso, lo spostamento e lo scivolamento dell’attrezzatura di lavoro. Si deve verificare la buona esecuzione di queste misure.

3.2.3.   Se l’operatore di un’attrezzatura di lavoro che serve al sollevamento di carichi non guidati non può osservare l’intera traiettoria del carico né direttamente né per mezzo di dispositivi ausiliari in grado di fornire le informazioni utili, deve essere designato un capomanovra in comunicazione con lui per guidarlo e devono essere prese misure organizzative per evitare collisioni del carico suscettibili di mettere in pericolo i lavoratori.

3.2.4.   I lavori devono essere organizzati in modo tale che, quando un lavoratore aggancia o sgancia manualmente un carico, tali operazioni possano svolgersi con la massima sicurezza e, in particolare, che il lavoratore ne conservi il controllo diretto o indiretto.

3.2.5.   Tutte le operazioni di sollevamento devono essere correttamente progettate nonché adeguatamente controllate ed eseguite al fine di tutelare la sicurezza dei lavoratori.

In particolare, quando un carico deve essere sollevato simultaneamente da due o più attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati, si deve stabilire e applicare una procedura d’uso per garantire il buon coordinamento degli operatori.

3.2.6.   Qualora attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati non possano trattenere i carichi in caso di interruzione parziale o totale dell’alimentazione di energia, si devono prendere misure appropriate per evitare di esporre i lavoratori ai rischi relativi.

I carichi sospesi non devono rimanere senza sorveglianza salvo il caso in cui l’accesso alla zona di pericolo sia precluso e il carico sia stato agganciato e sistemato con la massima sicurezza.

3.2.7.   L’uso all’aria aperta di attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati deve essere sospeso allorché le condizioni meteorologiche si degradano a un punto tale da mettere in pericolo la sicurezza di funzionamento esponendo così i lavoratori a rischi. Si devono adottare adeguate misure di protezione per evitare di esporre i lavoratori ai rischi relativi e in particolare misure che impediscano il ribaltamento dell’attrezzatura di lavoro.

4.   Disposizioni relative all’uso delle attrezzature di lavoro messe a disposizione per l’esecuzione di lavori temporanei in quota

4.1.   Disposizioni generali

4.1.1.   Qualora, a norma dell’articolo 6 della direttiva 89/391/CEE e dell’articolo 3 della presente direttiva, lavori temporanei in quota non possano essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo idoneo allo scopo, devono essere scelte le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure. Va data la priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale. Le dimensioni delle attrezzature di lavoro devono essere confacenti alla natura dei lavori da eseguire nonché alle sollecitazioni prevedibili e consentire una circolazione priva di rischi.

La scelta del tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota deve essere fatta in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego. Il sistema di accesso adottato deve consentire l’evacuazione in caso di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta.

4.1.2.   L’impiego di una scala a pioli quale posto di lavoro in quota deve essere limitato ai casi in cui, tenuto conto del punto 4.1.1, l’impiego di altre attrezzature di lavoro più sicure non risulti giustificato a causa del limitato livello di rischio e a motivo della breve durata di impiego oppure delle caratteristiche esistenti dei siti che il datore di lavoro non può modificare.

4.1.3.   L’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi è ammesso soltanto in circostanze in cui, secondo la valutazione del rischio, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro più sicura non è giustificato.

Tenendo conto della valutazione dei rischi e in particolare in funzione della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico, deve essere previsto un sedile munito di appositi accessori.

4.1.4.   In funzione del tipo di attrezzature di lavoro adottate in base ai punti precedenti devono essere individuate le misure atte a ridurre al minimo i rischi per i lavoratori insiti nelle attrezzature in questione. Se del caso, deve essere prevista l’installazione di dispositivi di protezione contro le cadute. Tali dispositivi devono presentare una configurazione e una resistenza tali da evitare o da arrestare le cadute da luoghi di lavoro in quota e da prevenire, per quanto possibile, eventuali lesioni dei lavoratori. I dispositivi di protezione collettiva contro le cadute possono presentare interruzioni soltanto nei punti in cui sono presenti scale a pioli o a gradini.

4.1.5.   Quando l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, devono essere adottate misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro non può essere eseguito senza l’adozione preliminare di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati.

4.1.6.   I lavori temporanei in quota possono essere effettuati soltanto se le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori.

4.2.   Disposizioni specifiche relative all’impiego delle scale a pioli

4.2.1.   Le scale a pioli devono essere sistemate in modo da garantire la loro stabilità durante l’impiego. Le scale a pioli portatili devono poggiare su un supporto stabile, resistente, di dimensioni adeguate e immobile, affinché i pioli restino in posizione orizzontale. Le scale a pioli sospese devono essere agganciate in modo sicuro e, ad eccezione delle scale a funi, in maniera tale da evitare spostamenti e qualsiasi movimento di oscillazione.

4.2.2.   Lo scivolamento del piede delle scale a pioli portatili, durante il loro uso, deve essere impedito con fissaggio della parte superiore o inferiore dei montanti o con qualsiasi dispositivo antiscivolo oppure ricorrendo a qualsiasi altra soluzione di efficacia equivalente. Le scale a pioli usate per l’accesso devono essere tali da sporgere a sufficienza oltre il livello di accesso, a meno che altri dispositivi permettano una presa sicura. Le scale a pioli composte da più elementi innestabili o a sfilo devono essere usate in modo che sia garantito il fermo reciproco dei vari elementi. Le scale a pioli mobili devono essere fissate stabilmente prima che vi si possa accedere.

4.2.3.   Le scale a pioli devono essere usate in modo da consentire ai lavoratori di disporre in qualsiasi momento di un appoggio e di una presa sicuri. In particolare il trasporto a mano di pesi su una scala a pioli non deve precludere una presa sicura.

4.3.   Disposizioni specifiche relative all’impiego dei ponteggi

4.3.1.   Qualora la relazione di calcolo del ponteggio scelto non sia disponibile o le configurazioni strutturali previste non siano da essa contemplate, si dovrà procedere a un calcolo di resistenza e di stabilità, tranne nel caso in cui l’assemblaggio del ponteggio rispetti una configurazione tipo generalmente riconosciuta.

4.3.2.   In funzione della complessità del ponteggio scelto, il personale competente deve redigere un piano di montaggio, uso e smontaggio. Tale piano può assumere la forma di un piano di applicazione generalizzata integrato da progetti particolareggiati per gli elementi speciali costituenti il ponteggio.

4.3.3.   Occorre evitare il rischio di scivolamento degli elementi di appoggio di un ponteggio tramite fissaggio su una superficie di appoggio o con un dispositivo antiscivolo oppure con qualsiasi altra soluzione di efficacia equivalente e le superfici portanti devono avere una capacità sufficiente. La stabilità del ponteggio deve essere garantita. Dispositivi appropriati devono impedire lo spostamento involontario dei ponteggi su ruote durante l’esecuzione dei lavori in quota.

4.3.4.   Le dimensioni, la forma e la disposizione degli impalcati di un ponteggio devono essere idonee alla natura del lavoro da eseguire, nonché adeguate ai carichi da sopportare e consentire un’esecuzione dei lavori e una circolazione sicure. Gli impalcati dei ponteggi devono essere montati in modo che gli elementi componenti non possano spostarsi durante il normale uso. Nessuno spazio vuoto pericoloso deve essere presente fra gli elementi che costituiscono gli impalcati e i dispositivi verticali di protezione collettiva contro le cadute.

4.3.5.   Qualora alcune parti di un ponteggio non siano pronte per l’uso, in particolare durante le operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione, queste parti devono essere debitamente evidenziate ricorrendo alla segnaletica di avvertimento di pericolo generico ai sensi delle disposizioni nazionali di attuazione della direttiva 92/58/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1992, recante le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro (nona direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) (1), e devono essere debitamente delimitate con elementi materiali che impediscono l’accesso alla zona di pericolo.

4.3.6.   I ponteggi devono essere montati, smontati o radicalmente modificati soltanto sotto la supervisione di una persona competente e da lavoratori che abbiano ricevuto, a norma dell’articolo 9, una formazione adeguata e mirata alle operazioni previste, rivolta a rischi specifici, in particolare in materia di:

a)

comprensione del piano di montaggio, smontaggio o trasformazione del ponteggio in questione;

b)

sicurezza durante le operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione del ponteggio in questione;

c)

misure di prevenzione dei rischi di caduta di persone o di oggetti;

d)

misure di sicurezza in caso di cambiamento delle condizioni meteorologiche pregiudizievoli alla sicurezza del ponteggio in questione;

e)

condizioni di carico ammissibile;

f)

qualsiasi altro rischio che le suddette operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione possono comportare.

La persona addetta alla supervisione e i lavoratori interessati devono avere a disposizione il piano di montaggio e di smontaggio di cui al punto 4.3.2, comprese eventuali istruzioni ivi contenute.

4.4.   Disposizioni specifiche concernenti l’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi

L’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi deve avvenire alle seguenti condizioni:

a)

il sistema deve comprendere almeno due funi ancorate separatamente, una per l’accesso, la discesa e il sostegno (fune di lavoro) e l’altra con funzione di dispositivo ausiliario (fune di sicurezza);

b)

i lavoratori devono essere dotati e fare uso di un’adeguata imbracatura di sostegno che li colleghi alla fune di sicurezza;

c)

la fune di lavoro dev’essere munita di meccanismi sicuri di ascesa e discesa e dev’essere dotata di un sistema autobloccante volto a evitare la caduta nel caso in cui l’utilizzatore perda il controllo dei propri movimenti. La fune di sicurezza deve essere munita di un dispositivo mobile contro le cadute che segue gli spostamenti del lavoratore;

d)

gli attrezzi e altri accessori che devono essere usati dai lavoratori devono essere agganciati alla loro imbracatura di sostegno o al sedile o ad altro strumento idoneo;

e)

i lavori devono essere programmati e sorvegliati in modo adeguato, onde poter immediatamente soccorrere il lavoratore in caso di necessità;

f)

i lavoratori interessati devono ricevere, a norma dell’articolo 9, una formazione adeguata e mirata in relazione alle operazioni previste, in particolare in materia di procedure di salvataggio.

In circostanze eccezionali in cui, tenuto conto della valutazione dei rischi, l’uso di una seconda fune renderebbe il lavoro più pericoloso, potrà essere ammesso l’uso di un’unica fune a condizione che siano state adottate misure adeguate per garantire la sicurezza conformemente alle legislazioni o prassi nazionali.


(1)  GU L 245 del 26.8.1992, pag. 23.


ALLEGATO III

PARTE A

Direttiva abrogata ed elenco delle sue modificazioni successive

(di cui all’articolo 13)

Direttiva 89/655/CEE del Consiglio

(GU L 393 del 30.12.1989, pag. 13)

 

Direttiva 95/63/CE del Consiglio

(GU L 335 del 30.12.1995, pag. 28)

 

Direttiva 2001/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

(GU L 195 del 19.7.2001, pag. 46)

 

Direttiva 2007/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

(GU L 165 del 27.6.2007, pag. 21)

limitatamente al riferimento dell’articolo 3, punto 3, alla direttiva 89/655/CEE


PARTE B

Elenco dei termini di attuazione nel diritto nazionale

(di cui all’articolo 13)

Direttiva

Termine di attuazione

89/655/CEE

31 dicembre 1992

95/63/CE

4 dicembre 1998

2001/45/CE

19 luglio 2004 (1)

2007/30/CE

31 dicembre 2012


(1)  Gli Stati membri hanno la facoltà, per quanto riguarda l’applicazione del punto 4 dell’allegato II della direttiva 89/655/CEE, di valersi di un periodo transitorio di due anni a decorrere dal 19 luglio 2004, in considerazione delle diverse particolarità connesse con l’applicazione pratica della direttiva 2001/45/CE, in particolare da parte delle piccole e medie imprese.


ALLEGATO IV

Tavola di concordanza

Direttiva 89/655/CEE

Presente direttiva

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 4

Articolo 4 bis, paragrafo 1

Articolo 5, paragrafo 1

Articolo 4 bis, paragrafo 2, primo e secondo trattino

Articolo 5, paragrafo 2, lettere a) e b)

Articolo 4 bis, paragrafo 3

Articolo 5, paragrafo 3

Articolo 4 bis, paragrafo 4

Articolo 5, paragrafo 4

Articolo 5, primo e secondo trattino

Articolo 6, lettere a) e b)

Articolo 5 bis

Articolo 7

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 8, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 2, primo comma, primo, secondo e terzo trattino

Articolo 8, paragrafo 2, primo comma, lettere a), b) e c)

Articolo 6, paragrafo 2, secondo comma

Articolo 8, paragrafo 2, secondo comma

Articolo 6, paragrafo 3

Articolo 8, paragrafo 3

Articolo 7, primo trattino

Articolo 9, lettera a)

Articolo 7, secondo trattino

Articolo 9, lettera b)

Articolo 8

Articolo 10

Articolo 9, paragrafo 1

Articolo 11, paragrafo 1

Articolo 9, paragrafo 2, primo e secondo trattino

Articolo 11, paragrafo 2, lettere a) e b)

Articolo 10, paragrafo 1

Articolo 10, paragrafo 2

Articolo 12

Articolo 13

Articolo 14

Articolo 11

Articolo 15

Allegato I

Allegato I

Allegato II

Allegato II

Allegato III

Allegato IV


DECISIONI ADOTTATE CONGIUNTAMENTE DAL PARLAMENTO EUROPEO E DAL CONSIGLIO

3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/20


DECISIONE N. 922/2009/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 settembre 2009

sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 156, primo comma,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

visto il parere del Comitato delle regioni (2),

deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato (3),

considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi dell’articolo 154 del trattato, per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di cui agli articoli 14 e 158 e per consentire ai cittadini dell’Unione europea, agli operatori economici e alle collettività regionali e locali di beneficiare pienamente dei vantaggi derivanti dall’instaurazione di uno spazio senza frontiere interne, la Comunità dovrebbe contribuire alla costituzione e allo sviluppo di reti transeuropee, mediante azioni tese a promuovere l’interconnettività, l’interoperabilità e l’accessibilità di tali reti.

(2)

Nelle sue conclusioni del 1o dicembre 2005 sulla comunicazione della Commissione dal titolo «i2010 — Una società europea dell’informazione per la crescita e l’occupazione», il Consiglio ha sottolineato che l’adozione, a livello sia europeo sia nazionale, di politiche più precise, efficaci e integrate nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) è un elemento essenziale per conseguire gli obiettivi della produttività e della crescita economica. La Commissione è stata invitata a incoraggiare un utilizzo efficace delle TIC nei servizi pubblici tramite lo scambio di esperienze e a sviluppare approcci comuni su temi essenziali come l’interoperabilità e l’utilizzo efficace di standard aperti.

(3)

Nella sua risoluzione del 14 marzo 2006 su un modello europeo di società dell’informazione per la crescita e l’occupazione (4), il Parlamento europeo ha chiesto che sia posto l’accento sulle questioni dell’interoperabilità e delle migliori prassi nei servizi elettronici del servizio pubblico per i cittadini e le imprese, con l’obiettivo ultimo di agevolare la circolazione, lo stabilimento e il lavoro, in piena libertà e senza ostacoli, dei cittadini negli Stati membri. Il Parlamento europeo ha inoltre esortato gli Stati membri a dare attuazione alle iniziative e ai programmi previsti dalla strategia i2010 nell’ambito della riforma delle rispettive amministrazioni pubbliche, al fine di offrire alle piccole e medie imprese (PMI) e ai cittadini servizi migliori, più efficienti e di più facile accesso.

(4)

Nella dichiarazione ministeriale di Manchester del 24 novembre 2005, i ministri responsabili delle politiche in materia di TIC hanno concordato, tra l’altro, di collaborare tra loro e con la Commissione per condividere in modo più efficace gli strumenti esistenti, le specifiche comuni, gli standard e le soluzioni, e per incoraggiare, ove necessario, lo sviluppo collaborativo di soluzioni.

(5)

Nella dichiarazione ministeriale di Lisbona del 19 settembre 2007, i ministri hanno tra l’altro invitato la Commissione a favorire la cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione stessa per definire, sviluppare, attuare e monitorare l’interoperabilità transfrontaliera e intersettoriale; in particolare, essi hanno dichiarato che la futura normativa comunitaria dovrebbe anticipare e valutare l’impatto di tale normativa sulle infrastrutture TIC e sulla trasformazione dei servizi.

(6)

Il rapido sviluppo delle TIC comporta il rischio che gli Stati membri scelgano soluzioni differenti o incompatibili e che emergano nuove barriere elettroniche, tali da ostacolare il corretto funzionamento del mercato interno e le relative libertà di circolazione. Ciò potrebbe avere effetti negativi sull’apertura e la competitività del mercato, nonché sull’erogazione di alcuni servizi di interesse generale, sia di natura economica che non economica, a cittadini e imprese. È opportuno che gli Stati membri e la Commissione intensifichino gli sforzi per evitare la frammentazione del mercato, realizzare l’interoperabilità e promuovere soluzioni concordate in materia di TIC, garantendo allo stesso tempo un’adeguata governance.

(7)

I cittadini e le imprese trarrebbero inoltre vantaggio da soluzioni comuni, riutilizzabili e interoperabili e da processi amministrativi di back-office interoperabili, in quanto tali soluzioni e processi favorirebbero l’efficiente ed efficace erogazione transfrontaliera e intersettoriale di servizi pubblici a cittadini e imprese.

(8)

È necessario un impegno costante per garantire l’interoperabilità transfrontaliera e intersettoriale, lo scambio di esperienze, l’elaborazione e la durata nel tempo di approcci comuni e condivisi, specifiche, standard e soluzioni, nonché per valutare le implicazioni in termini di TIC della normativa comunitaria, allo scopo di favorire efficienti ed efficaci interazioni transfrontaliere, per quanto riguarda, tra l’altro, l’attuazione di tale normativa, riducendo contemporaneamente costi e oneri amministrativi.

(9)

Per affrontare tali sfide, quest’impegno dovrebbe comportare stretta cooperazione, coordinamento e dialogo tra Commissione e Stati membri, in stretta interazione con i settori responsabili dell’attuazione delle politiche dell’Unione europea e, ove opportuno, con altre parti interessate, tenendo in debita considerazione le priorità e la diversità linguistica dell’Unione europea nonché lo sviluppo di approcci comuni su temi essenziali come l’interoperabilità e l’utilizzo efficace di standard aperti.

(10)

I servizi infrastrutturali dovrebbero essere mantenuti e gestiti in modo sostenibile, in conformità con la decisione 2004/387/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa all’erogazione interoperabile di servizi paneuropei di governo elettronico alle amministrazioni pubbliche, alle imprese e ai cittadini (IDABC) (5), che impone alla Commissione di definire meccanismi che garantiscano la sostenibilità operativa e finanziaria dei servizi infrastrutturali. I servizi infrastrutturali in questione sono stati concordati con gli Stati membri nel corso dell’attuazione della decisione n. 1719/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativa ad una serie di orientamenti, compresa l’individuazione di progetti di interesse comune, per reti transeuropee di trasmissione elettronica di dati fra amministrazioni (IDA) (6), e della decisione n. 1720/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 1999, che adotta una serie di azioni e di misure per garantire l’interoperabilità e l’accesso alle reti transeuropee per lo scambio elettronico di dati fra amministrazioni (IDA) (7), nonché nel corso dell’applicazione di IDABC e di altri programmi pertinenti.

(11)

È opportuno che al programma IDABC, che si concluderà il 31 dicembre 2009, faccia seguito un programma comunitario sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (il programma ISA), che raccolga le summenzionate sfide.

(12)

Il programma ISA dovrebbe basarsi sull’esperienza acquisita nel corso dei programmi IDA e IDABC. È opportuno inoltre tener conto delle conclusioni tratte dalle valutazioni dell’attuazione del programma IDABC, che esaminano aspetti quali la pertinenza, l’efficienza, l’efficacia, l’utilità e la coerenza di tale programma. È opportuno inoltre prestare particolare attenzione alle esigenze espresse dagli utenti. È emerso che un approccio coordinato consente, grazie a soluzioni comuni e condivise, elaborate e rese operative in cooperazione con gli Stati membri, di ottenere più rapidamente risultati di migliore qualità e tali da soddisfare le prescrizioni amministrative. Le attività incluse nei programmi IDA e IDABC hanno già dato e continuano a dare importanti contributi all’interoperabilità a sostegno dello scambio elettronico di informazioni tra le pubbliche amministrazioni europee, con ricadute positive sul mercato unico.

(13)

Per evitare la frammentazione e garantire un approccio olistico, nel fissare le priorità del programma ISA è opportuno tenere in debita considerazione la strategia europea di interoperabilità e il quadro europeo di interoperabilità.

(14)

Le soluzioni elaborate o rese operative nell’ambito del programma ISA dovrebbero essere basate sulla domanda e, per quanto possibile, integrarsi in un coerente ecosistema di servizi che agevolino l’interazione fra amministrazioni pubbliche europee e garantiscano, agevolino o rendano possibile l’interoperabilità transfrontaliera e intersettoriale.

(15)

Il programma ISA dovrebbe garantire la disponibilità di quadri e servizi comuni e strumenti generici a sostegno dell’interazione transfrontaliera e intersettoriale tra pubbliche amministrazioni europee e coadiuvare i settori interessati nella valutazione delle implicazioni della legislazione comunitaria in termini di TIC e nella pianificazione dell’attuazione delle opportune soluzioni.

(16)

È opportuno che i quadri comuni comprendano, tra l’altro, specifiche comuni, orientamenti e metodologie e strategie comuni. Tali quadri dovrebbero rispondere ai requisiti della legislazione comunitaria in vigore.

(17)

Oltre a garantire il funzionamento e il perfezionamento dei servizi comuni esistenti, istituiti nell’ambito dei programmi IDA e IDABC e di altre iniziative analoghe, il programma ISA dovrebbe favorire l’istituzione, l’industrializzazione, il funzionamento e il perfezionamento di nuovi servizi comuni rispondenti a necessità e requisiti di nuovo tipo.

(18)

Visto il ruolo svolto dalle pubbliche amministrazioni locali e regionali nel garantire il buon funzionamento e l’interoperabilità delle pubbliche amministrazioni europee, è importante che le soluzioni tengano conto delle esigenze delle amministrazioni locali e regionali.

(19)

Oltre a garantire il perfezionamento degli strumenti generici riutilizzabili già esistenti, istituiti nell’ambito dei programmi IDA e IDABC e di altre iniziative analoghe, il programma ISA dovrebbe favorire l’istituzione, la fornitura e il perfezionamento di nuovi strumenti generici rispondenti a necessità o requisiti di nuovo tipo, compresi quelli determinati tramite la valutazione delle implicazioni della legislazione comunitaria in termini di TIC.

(20)

Nello sviluppare, perfezionare o mettere in opera le soluzioni comuni, il programma ISA dovrebbe, ove opportuno, basarsi sulla condivisione di esperienze e soluzioni, o accompagnarsi a esse, nonché sullo scambio e la promozione delle buone prassi. In tale contesto, è opportuno promuovere la conformità al quadro europeo di interoperabilità e la trasparenza delle norme e delle specifiche.

(21)

Occorre che le soluzioni sviluppate o messe in opera in base al programma ISA si basino sul principio dell’adattabilità e della neutralità tecnologica, anche allo scopo di garantire che cittadini, imprese e amministrazioni possano scegliere liberamente la tecnologia da utilizzare.

(22)

In tutte le attività rientranti nel programma ISA è opportuno applicare i principi di sicurezza, riservatezza e protezione dei dati personali.

(23)

Oltre ad essere incoraggiata la partecipazione di tutti gli Stati membri nelle azioni intraprese nell’ambito del programma ISA, dovrebbe essere possibile avviare azioni a cui partecipino alcuni Stati membri. Gli Stati membri che non partecipano alle azioni dovrebbero essere incoraggiati ad aderire in una fase successiva.

(24)

Il programma ISA dovrebbe contribuire all’applicazione di iniziative che proseguano l’iniziativa i2010 e, per evitare una duplicazione degli sforzi, dovrebbe tener conto di altri programmi comunitari nel settore delle TIC, in particolare del programma di sostegno alle politiche in materia di TIC del programma quadro per la competitività e l’innovazione (2007-2013), secondo la decisione n. 1639/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (8).

(25)

L’interazione con il settore privato e altri soggetti ha già dimostrato la sua efficienza e il suo valore aggiunto. È opportuno pertanto ricercare sinergie con queste parti interessate, per dare priorità, ove opportuno, alle soluzioni disponibili sul mercato e da esso sostenute. In tale contesto l’attuale prassi di organizzare conferenze, seminari e altri incontri al fine di interagire con queste parti interessate dovrebbe continuare. È opportuno inoltre promuovere maggiormente la prosecuzione dell’utilizzo delle piattaforme elettroniche. Analogamente si dovrebbe utilizzare qualsiasi altro mezzo appropriato per mantenere i contatti con tali parti interessate.

(26)

Il programma ISA dovrebbe essere attuato conformemente alle norme comunitarie che disciplinano gli appalti pubblici.

(27)

Le misure necessarie per l’esecuzione della presente decisione dovrebbero essere adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (9).

(28)

È opportuno che il programma ISA sia sottoposto a regolari monitoraggi e valutazioni, per consentire adattamenti.

(29)

È opportuno incoraggiare la cooperazione internazionale e a tale riguardo il programma ISA dovrebbe essere aperto anche alla partecipazione dei paesi dello Spazio economico europeo e dei paesi candidati. È opportuno, altresì, incoraggiare la cooperazione con altri paesi terzi e con organizzazioni od organismi internazionali, in particolare nel quadro del partenariato euromediterraneo e del partenariato orientale e con i paesi vicini, soprattutto quelli dei Balcani occidentali e quelli della regione del Mar Nero.

(30)

È opportuno studiare in modo più approfondito la possibilità di utilizzare i fondi di preadesione per facilitare la partecipazione dei paesi candidati al programma ISA, nonché la possibilità di cofinanziamento da parte dei fondi strutturali e degli utenti per l’utilizzo dei quadri comuni e degli strumenti generici istituiti o perfezionati dal programma ISA.

(31)

Per garantire la sana gestione delle risorse finanziarie della Comunità ed evitare una superflua proliferazione degli strumenti, la ripetizione delle ricerche e la presenza di approcci differenti, dovrebbe essere possibile utilizzare soluzioni stabilite o messe in opera dal programma ISA per iniziative non comunitarie, purché non vi siano costi a carico del bilancio generale dell’Unione europea e non sia compromesso il principale obiettivo comunitario della soluzione.

(32)

La presente decisione istituisce per il programma pluriennale una dotazione finanziaria che costituisce il riferimento privilegiato, ai sensi del punto 37 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (10), per l’autorità di bilancio durante la procedura annuale di bilancio. Tale dotazione dovrebbe coprire anche le spese relative alle misure di preparazione, monitoraggio, controllo, revisione contabile e valutazione direttamente necessarie per la gestione del programma e per il raggiungimento dei suoi obiettivi, e in particolare studi, riunioni di esperti, misure di informazione e pubblicazione, spese legate ai sistemi TIC e alle reti per lo scambio e l’elaborazione di informazioni, nonché ogni altra spesa per assistenza tecnica e amministrativa che la Commissione debba sostenere per la gestione del programma.

(33)

Poiché l’obiettivo della presente decisione, vale a dire agevolare l’efficace ed efficiente interazione elettronica transfrontaliera e intersettoriale tra pubbliche amministrazioni europee, in modo da consentire l’erogazione di servizi pubblici elettronici per la realizzazione di attività e politiche comunitarie, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell’azione proposta, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato. La presente decisione si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

DECIDONO:

Articolo 1

Oggetto e obiettivo

1.   La presente decisione istituisce, per il periodo 2010-2015, un programma sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee, comprese amministrazioni locali e regionali e istituzioni e organismi comunitari, che fornisca soluzioni comuni e condivise per facilitare l’interoperabilità (il «programma ISA»).

2.   L’obiettivo del programma ISA è sostenere la cooperazione tra le pubbliche amministrazioni europee, agevolando l’efficace ed efficiente interazione elettronica transfrontaliera e intersettoriale fra tali amministrazioni, compresi gli organismi che svolgono funzioni pubbliche per loro conto, consentendo l’erogazione di servizi pubblici elettronici che favoriscano l’attuazione di attività e politiche comunitarie.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della presente decisione, si intende per:

a)   «interoperabilità»: la capacità di organizzazioni diverse e disparate di interagire in vista di obiettivi comuni concordati e reciprocamente vantaggiosi, ricorrendo alla condivisione di conoscenze e informazioni tra le organizzazioni, per mezzo dei processi aziendali che su di esse si basano, tramite lo scambio di dati fra i rispettivi sistemi TIC;

b)   «soluzioni»: quadri comuni, servizi comuni e strumenti generici;

c)   «quadri comuni»: strategie, specifiche, metodologie e linee guida, nonché documenti e approcci analoghi;

d)   «servizi comuni»: infrastrutture e applicazioni operative di natura generica che soddisfano requisiti comuni degli utenti nell’ambito di politiche diverse;

e)   «strumenti generici»: piattaforme di riferimento, piattaforme di collaborazione condivise, componenti comuni e elementi analoghi che soddisfano requisiti comuni degli utenti nell’ambito di politiche diverse;

f)   «azioni»: studi, progetti e misure di accompagnamento;

g)   «misure di accompagnamento»: misure strategiche e di sensibilizzazione, misure di sostegno alla gestione del programma ISA e misure concernenti la condivisione di esperienze e lo scambio e la promozione di buone prassi.

Articolo 3

Attività

Il programma ISA sostiene e promuove:

a)

l’istituzione e il perfezionamento di quadri comuni a sostegno dell’interoperabilità transfrontaliera e intersettoriale;

b)

la valutazione delle implicazioni in termini di TIC dei provvedimenti legislativi comunitari proposti o adottati e la pianificazione per l’introduzione dei sistemi TIC a sostegno dell’attuazione di tali provvedimenti legislativi;

c)

il funzionamento e il perfezionamento dei servizi comuni già esistenti, nonché l’istituzione, l’industrializzazione, il funzionamento e il perfezionamento di nuovi servizi comuni, compresa l’interoperabilità delle infrastrutture a chiave pubblica (public key infrastructures — PKI);

d)

il perfezionamento di strumenti generici riutilizzabili già esistenti, nonché l’istituzione, la fornitura e il perfezionamento di nuovi strumenti generici riutilizzabili.

Articolo 4

Principi generali

Le azioni avviate o continuate nell’ambito del programma ISA si basano sui seguenti principi:

a)

adattabilità e neutralità tecnologica;

b)

trasparenza;

c)

riusabilità;

d)

riservatezza e protezione dei dati personali; e

e)

sicurezza.

Articolo 5

Azioni

1.   In cooperazione con gli Stati membri, la Comunità attua le azioni specificate nel programma di lavoro «a staffetta» istituito a norma dell’articolo 9, secondo le norme di attuazione di cui all’articolo 8. Tali azioni vengono attuate dalla Commissione.

2.   Uno studio consiste di una sola fase e si conclude con una relazione finale.

3.   Un progetto consiste, ove opportuno, di tre fasi:

a)

la fase preliminare, che conduce alla redazione della carta del progetto;

b)

la fase esecutiva, che si conclude con la relazione di esecuzione; e

c)

la fase operativa, che ha inizio quando una soluzione è disponibile per l’utilizzo.

Le rispettive fasi di progetto vengono definite allorché l’azione viene inclusa nel programma di lavoro «a staffetta».

4.   L’attuazione del programma ISA viene sostenuta da misure di accompagnamento.

Articolo 6

Carta del progetto e relazione di esecuzione

1.   La carta del progetto comprende una descrizione dei seguenti elementi:

a)

l’ambito di applicazione, gli obiettivi e il problema o l’opportunità che hanno dato origine al progetto, compresi i previsti beneficiari e benefici di una soluzione, nonché gli indicatori quantitativi e qualitativi per la misurazione di tali benefici;

b)

l’approccio, compresi gli aspetti organizzativi del progetto, come le fasi, i risultati e gli obiettivi intermedi nonché le misure prese per agevolare la comunicazione multilinguistica;

c)

le parti interessate e gli utenti, nonché la relativa struttura di governance;

d)

i dettagli della soluzione, compresi la coerenza e i rapporti di dipendenza con altre soluzioni, una suddivisione dei costi previsti, il calendario e i requisiti e infine una stima dei costi totali di proprietà, compresi gli eventuali costi operativi annuali;

e)

le caratteristiche della soluzione; e

f)

i vincoli, compresi i requisiti di sicurezza e di protezione dei dati.

2.   La relazione di esecuzione comprende la descrizione dei seguenti elementi:

a)

l’ambito di applicazione, gli obiettivi e il problema o l’opportunità che hanno dato origine al progetto, valutati rispetto alla carta del progetto;

b)

l’efficacia del progetto, compresa una valutazione dei risultati, dei costi sostenuti, del calendario e dei requisiti effettivi rispetto alla carta del progetto, un’analisi del rendimento previsto degli investimenti nonché i costi totali di proprietà, compresi gli eventuali costi operativi annuali;

c)

gli aspetti organizzativi, compresa l’adeguatezza della struttura di governance applicata e, ove opportuno, raccomandazioni per una struttura di governance per la fase posteriore all’esecuzione del progetto;

d)

ove opportuno, il piano proposto per condurre la soluzione alla fase operativa, nonché gli indicatori del livello del servizio; e

e)

gli utenti finali e il materiale di supporto tecnico disponibile.

Articolo 7

Soluzioni

1.   I quadri comuni sono istituiti e mantenuti per mezzo di studi.

Gli studi sono anche utilizzati quale mezzo per valutare le implicazioni in termini di TIC dei provvedimenti legislativi comunitari proposti o adottati, nonché per pianificare l’introduzione delle soluzioni relative all’attuazione di tali provvedimenti.

2.   Gli studi sono pubblicati e trasmessi alle commissioni competenti del Parlamento europeo quale base per eventuali future modifiche legislative necessarie per garantire l’interoperabilità dei sistemi di TIC utilizzati dalle pubbliche amministrazioni europee.

3.   Gli strumenti generici sono istituiti e mantenuti per mezzo di progetti. Analogamente, i progetti servono ad istituire, industrializzare, far funzionare e mantenere servizi comuni.

Articolo 8

Norme di attuazione

1.   Nell’attuazione del programma ISA sono tenuti in debita considerazione la strategia europea di interoperabilità e il quadro europeo di interoperabilità.

2.   È incoraggiato il coinvolgimento del maggior numero possibile di Stati membri negli studi e nei progetti. Uno studio o progetto è aperto alla partecipazione in qualsiasi fase e gli Stati membri che non vi partecipano sono incoraggiati ad aderire in una fase successiva.

3.   Al fine di garantire l’interoperabilità tra i sistemi nazionali e comunitari, sono specificati i quadri comuni, i servizi comuni e gli strumenti generici relativi agli standard europei esistenti o disponibili al pubblico o le specifiche aperte per lo scambio di informazioni e l’integrazione dei servizi.

4.   Lo sviluppo o il perfezionamento di soluzioni si basa, ove opportuno, sulla condivisione delle esperienze o si accompagna ad esse, nonché sullo scambio e la promozione di buone prassi.

5.   Per evitare duplicazioni e accelerare lo sviluppo di soluzioni, si tengono in considerazione, ove opportuno, i risultati ottenuti da altre iniziative pertinenti, comunitarie o avviate dagli Stati membri.

Per massimizzare le sinergie e garantire complementarità e sforzi congiunti, le azioni vengono coordinate, ove opportuno, con altre iniziative comunitarie pertinenti.

6.   L’avvio delle azioni, la definizione delle fasi di tali azioni e la compilazione delle carte del progetto e delle relazioni di esecuzione vengono svolti e monitorati dalla Commissione nel quadro dell’attuazione del programma di lavoro «a staffetta», elaborato ai sensi dell’articolo 9.

Articolo 9

Programma di lavoro «a staffetta»

1.   Per l’attuazione delle azioni, la Commissione mette a punto un programma di lavoro «a staffetta» per il periodo di applicazione della presente decisione.

2.   La Commissione approva il programma di lavoro «a staffetta» e, almeno una volta all’anno, le eventuali modifiche.

3.   Fatto salvo l’articolo 10, paragrafo 4, la procedura di gestione di cui all’articolo 12, paragrafo 2, si applica per l’approvazione, da parte della Commissione, del programma di lavoro «a staffetta» e di ogni sua eventuale modifica.

4.   Per ogni azione, il programma di lavoro «a staffetta» include, ove opportuno:

a)

una descrizione dell’ambito di attuazione, degli obiettivi, del problema o dell’opportunità che hanno dato origine all’azione, i beneficiari e i benefici previsti, nonché l’approccio tecnico e organizzativo;

b)

un’analisi dei costi previsti e, ove opportuno, degli obiettivi intermedi da raggiungere.

5.   L’inclusione di un progetto nel programma di lavoro «a staffetta» è possibile in qualsiasi fase.

Articolo 10

Disposizioni relative al bilancio

1.   I fondi sono erogati in base al raggiungimento dei seguenti obiettivi intermedi specifici:

a)

per l’avvio di uno studio, di una misura di accompagnamento o della fase preliminare di un progetto, l’inclusione dell’azione nel programma di lavoro «a staffetta»;

b)

per l’avvio della fase esecutiva di un progetto, la carta del progetto;

c)

per l’avvio della successiva fase operativa di un progetto, la relazione di esecuzione.

2.   Gli eventuali obiettivi intermedi da raggiungere durante la fase esecutiva e durante la fase operativa sono indicati nel programma di lavoro «a staffetta».

3.   Quando un progetto viene incluso nel programma di lavoro «a staffetta» durante la fase esecutiva od operativa, i fondi sono erogati al momento dell’inclusione di tale progetto nel programma di lavoro «a staffetta».

4.   Le modifiche del programma di lavoro «a staffetta» che implichino stanziamenti di bilancio superiori a 400 000 EUR per azione sono adottati in conformità della procedura di gestione di cui all’articolo 12, paragrafo 2.

5.   Il programma ISA è attuato in conformità delle norme comunitarie che disciplinano gli appalti pubblici.

Articolo 11

Contributo finanziario della Comunità

1.   L’istituzione e il perfezionamento di quadri comuni e strumenti generici vengono finanziati interamente dal programma ISA. L’utilizzo di tali quadri e strumenti viene finanziato dagli utenti.

2.   L’istituzione, l’industrializzazione e il perfezionamento dei servizi comuni vengono finanziati interamente dal programma ISA. Il funzionamento di tali servizi viene finanziato interamente dal programma ISA, purché il loro utilizzo serva all’interesse comunitario. Negli altri casi l’utilizzo di tali servizi, compreso il loro funzionamento su base decentrata, viene finanziato dagli utenti.

3.   Le misure di accompagnamento sono finanziate interamente dal programma ISA.

Articolo 12

Comitato

1.   La Commissione è assistita dal comitato per le soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (il «comitato ISA»).

2.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell’articolo 8 della stessa.

3.   Il termine stabilito all’articolo 4, paragrafo 3, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

Articolo 13

Monitoraggio e valutazione

1.   La Commissione effettua un costante monitoraggio dell’attuazione del programma ISA. Essa esplora la possibilità di sinergie con programmi comunitari complementari.

La Commissione riferisce annualmente al comitato ISA sull’attuazione del programma ISA.

2.   Le soluzioni sono sottoposte a revisione biennale.

3.   Il programma ISA è sottoposto a una valutazione intermedia e a una valutazione finale, i cui risultati saranno comunicati al Parlamento europeo e al Consiglio, rispettivamente entro il 31 dicembre 2012 e il 31 dicembre 2015. In tale contesto la commissione competente del Parlamento europeo può invitare la Commissione a presentare i risultati della valutazione e a rispondere alle domande formulate dai suoi membri.

Le valutazioni esaminano aspetti quali pertinenza, efficacia, efficienza, utilità, sostenibilità e coerenza delle azioni dei programmi ISA e valutano le prestazioni rispetto all’obiettivo del programma ISA e al programma di lavoro «a staffetta». La valutazione finale esamina, inoltre, in che misura il programma ISA abbia realizzato il suo obiettivo.

Le valutazioni prendono inoltre in esame i benefici delle azioni alla Comunità per il progresso delle politiche comuni, identificano in quali settori sono possibili miglioramenti e verificano le sinergie con altre iniziative comunitarie nel settore dell’interoperabilità transfrontaliera e intersettoriale.

Articolo 14

Interazione con le parti interessate

Commissione riunisce le parti interessate al fine di procedere a uno scambio di opinioni tra di loro e con la Commissione stessa sulle questioni oggetto del programma ISA. A tal fine, la Commissione organizza conferenze, workshop e altri incontri. La Commissione utilizza altresì piattaforme elettroniche interattive e può ricorrere ad ogni altro mezzo d’interazione che ritenga appropriato.

Articolo 15

Cooperazione internazionale

1.   Il programma ISA è aperto alla partecipazione dei paesi dello Spazio economico europeo e dei paesi candidati, nell’ambito dei rispettivi accordi con la Comunità.

2.   È incoraggiata la cooperazione con altri paesi terzi e con organizzazioni e organismi internazionali, in particolare nel quadro del partenariato euromediterraneo e del partenariato orientale e con i paesi vicini, soprattutto quelli dei Balcani occidentali e quelli della regione del Mar Nero. I relativi costi non sono coperti dal programma ISA.

3.   Il programma ISA promuove, ove opportuno, il riuso delle sue soluzioni da parte di paesi terzi.

Articolo 16

Iniziative non comunitarie

Fatte salve le altre politiche comunitarie, le soluzioni sviluppate o messe in opera dal programma ISA possono essere utilizzate da iniziative non comunitarie, purché non vi siano costi supplementari a carico del bilancio generale dell’Unione europea e non venga compromesso il principale obiettivo comunitario della soluzione.

Articolo 17

Disposizioni finanziarie

1.   La dotazione finanziaria per l’attuazione dell’azione comunitaria prevista dalla presente decisione per il periodo dal 1o gennaio 2010 al 31 dicembre 2015 è pari a 164 100 000 EUR, di cui 103 500 000 EUR per il periodo dal 1o gennaio 2010 al 31 dicembre 2013.

Per il periodo successivo al 31 dicembre 2013, l’importo si riterrà confermato se, per detta fase, sarà conforme al quadro finanziario in vigore per il periodo a partire dal 2014.

2.   Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall’autorità di bilancio entro i limiti del quadro finanziario.

Articolo 18

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Essa si applica a decorrere dal 1o gennaio 2010 fino al 31 dicembre 2015.

Fatto a Strasburgo, addì 16 settembre 2009.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

J. BUZEK

Per il Consiglio

La presidente

C. MALMSTRÖM


(1)  Parere del 25 febbraio 2009 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).

(2)  GU C 200 del 25.8.2009, pag. 58.

(3)  Parere del Parlamento europeo del 22 aprile 2009 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 27 luglio 2009.

(4)  GU C 291 E del 30.11.2006, pag. 133.

(5)  GU L 144 del 30.4.2004, pag. 62; (decisione nella GU L 181 del 18.5.2004, pag. 25).

(6)  GU L 203 del 3.8.1999, pag. 1.

(7)  GU L 203 del 3.8.1999, pag. 9.

(8)  GU L 310 del 9.11.2006, pag. 15.

(9)  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.

(10)  GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.


II Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

DECISIONI

Consiglio

3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/28


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 21 settembre 2009

recante nomina di un membro greco del Comitato economico e sociale europeo

(2009/731/CE, Euratom)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 259,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, in particolare l’articolo 167,

vista la decisione 2006/651/CE, Euratom del Consiglio (1),

vista la proposta del governo greco,

visto il parere della Commissione,

considerando che un seggio di membro del Comitato economico e sociale europeo è divenuto vacante a seguito delle dimissioni del sig. Konstantinos POUPAKIS,

DECIDE:

Articolo 1

Il sig. Fotis AGADAKOS, vicetesoriere della Confederazione generale dei lavoratori della Grecia è nominato membro del Comitato economico e sociale europeo per la restante durata del mandato, vale a dire fino al 20 settembre 2010.

Articolo 2

Gli effetti della presente decisione decorrono dal giorno dell’adozione.

Fatto a Bruxelles, addì 21 settembre 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

T. BILLSTRÖM


(1)  GU L 269 del 28.9.2006, pag. 13.


3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/29


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 21 settembre 2009

recante nomina di un membro belga del Comitato economico e sociale europeo

(2009/732/CE, Euratom)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 259,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, in particolare l’articolo 167,

vista la decisione 2006/651/CE, Euratom (1),

vista la proposta del governo belga,

visto il parere della Commissione,

considerando che un seggio di membro del Comitato economico e sociale europeo è divenuto vacante a seguito delle dimissioni del sig. Josly PIETTE,

DECIDE:

Articolo 1

Il sig. Claude ROLIN, Secrétaire général de la Confédération des Syndicats chrétiens de Belgique (CSC) — Groupe des salariés (Groupe II), è nominato membro del Comitato economico e sociale europeo per la restante durata del mandato, vale a dire fino al 20 settembre 2010.

Articolo 2

Gli effetti della presente decisione decorrono dal giorno dell’adozione.

Fatto a Bruxelles, addì 21 settembre 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

T. BILLSTRÖM


(1)  GU L 269 del 28.9.2006, pag. 13.


3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/30


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 21 settembre 2009

recante nomina di un membro austriaco del Comitato economico e sociale europeo

(2009/733/CE, Euratom)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 259,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, in particolare l’articolo 167,

vista la decisione 2006/524/CE, Euratom (1),

vista la proposta del governo austriaco,

visto il parere della Commissione,

considerando che un seggio di membro del Comitato economico e sociale europeo è divenuto vacante a seguito delle dimissioni della sig.ra Evelyn REGNER,

DECIDE:

Articolo 1

Il sig. Oliver RÖPKE, Leiter des ÖGB Europabüros in Brüssel — Lavoratori (Gruppo II), è nominato membro del Comitato economico e sociale europeo per la restante durata del mandato, vale a dire fino al 20 settembre 2010.

Articolo 2

Gli effetti della presente decisione decorrono dal giorno dell’adozione.

Fatto a Bruxelles, addì 21 settembre 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

T. BILLSTRÖM


(1)  GU L 207 del 28.7.2006, pag. 30.


INDIRIZZI

Banca centrale europea

3.10.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 260/31


INDIRIZZO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 17 settembre 2009

che modifica l'Indirizzo BCE/2007/2 relativo ad un sistema di trasferimento espresso trans-europeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale (TARGET2)

(BCE/2009/21)

(2009/734/CE)

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 105, paragrafo 2, primo e quarto trattino,

visto lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare l’articolo 3.1 e gli articoli 17, 18 e 22,

considerando quanto segue:

(1)

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha adottato l’Indirizzo BCE/2007/2 del 26 aprile 2007 relativo a un sistema di trasferimento espresso transeuropeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale (TARGET2) (1) che disciplina TARGET2, caratterizzato da una piattaforma tecnica unica, denominata Single Shared Platform (SSP).

(2)

È opportuno apportare alcune modifiche all’Indirizzo BCE/2007/2: a) in vista della nuova versione della SSP; b) per chiarire i principi specifici di ubicazione della sorveglianza che i soggetti che offrono servizi in euro sono tenuti a rispettare; c) per introdurre una deroga in relazione ad accordi bilaterali con i sistemi ancillari che aprono conti PM e non possono essere soggetti a pegno o a compensazione di crediti; d) per riflettere taluni altri miglioramenti e chiarificazioni di natura tecnica e redazionale; ed e) per eliminare le disposizioni che riguardano la migrazione a TARGET2 non più applicabili,

HA ADOTTATO IL PRESENTE INDIRIZZO:

Articolo 1

L’Indirizzo BCE/2007/2 è modificato come segue:

1)

nell’articolo 2, la definizione di «sistema ancillare» è sostituita dalla seguente:

«—

per “sistema ancillare (SA)” si intende un sistema gestito da un soggetto insediato nel SEE e sottoposto a vigilanza e/o sorveglianza da parte di un’autorità competente che osserva gli obblighi di sorveglianza per l’ubicazione delle infrastrutture che offrono servizi in euro, come modificati di tanto in tanto e pubblicati sul sito Internet della BCE (2), nel quale si effettuano lo scambio e/o la compensazione di pagamenti e/o di strumenti finanziari mentre le conseguenti obbligazioni monetarie sono regolate in TARGET2 conformemente a quanto previsto dal presente indirizzo e dagli accordi bilaterali a tal fine stipulati dal sistema ancillare e dalla BC dell’Eurosistema interessata,

2)

nell’articolo 8, è aggiunto il seguente paragrafo 4:

«4.   In deroga al paragrafo 3, gli accordi bilaterali con i sistemi ancillari che utilizzano il PI ma che regolano unicamente pagamenti a beneficio della propria clientela, devono essere redatti conformemente a:

a)

l’allegato II, ad eccezione del Titolo V, dell’articolo 36 e delle appendici VI e VII; e

b)

l’articolo 18 dell’allegato IV.»;

3)

l’articolo 13 è soppresso;

4)

l’articolo 15 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 15

Disposizioni varie e transitorie

1.   I conti aperti al di fuori del PM da parte di una BCN partecipante per enti creditizi e sistemi ancillari sono disciplinati dalle regole dettate da tale BCN partecipante, fatte salve le disposizioni del presente indirizzo che riguardano gli Home Account e altre decisioni del Consiglio direttivo. I conti aperti al di fuori del PM da parte di una BCN partecipante per soggetti diversi dagli enti creditizi e dai sistemi ancillari sono disciplinati dalle regole dettate da tale BCN partecipante.

2.   Durante il periodo transitorio, ciascuna BC dell’Eurosistema può continuare a regolare i pagamenti e le altre operazioni sul proprio Home Account, ivi compreso quanto segue:

a)

pagamenti tra enti creditizi;

b)

pagamenti tra enti creditizi e sistemi ancillari; e

c)

pagamenti relativi alle operazioni di mercato aperto dell'Eurosistema.

3.   Allo scadere del periodo transitorio, quanto segue cessa:

a)

la registrazione come titolare di addressable BIC da parte di una BC dell’Eurosistema, nel caso di soggetti di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettere a) e b), dell’allegato II;

b)

la partecipazione indiretta attraverso una BC dell’Eurosistema; e

c)

il regolamento sugli Home Account di tutti i pagamenti menzionati nel paragrafo 2, lettere da a) a c).»

5)

Gli allegati II, III e IV all’Indirizzo BCE/2007/2 sono modificati in conformità all’allegato al presente indirizzo.

Articolo 2

Entrata in vigore

1.   Il presente indirizzo entra in vigore il 22 settembre 2009.

2.   L’articolo 1, paragrafo 1 e i paragrafi 1.1, lettera a), 1.2 e 2 dell’allegato al presente indirizzo si applicano a partire dal 23 ottobre 2009.

3.   Le restanti disposizioni del presente indirizzo si applicano a partire dal 23 novembre 2009.

Articolo 3

Destinatari e misure di attuazione

1.   Il presente indirizzo si applica a tutte le banche centrali dell’Eurosistema.

2.   Le banche centrali nazionali degli Stati membri che hanno adottato l’euro inviano alla BCE le misure mediante le quali intendono conformarsi al presente indirizzo entro il 9 ottobre 2009.

Fatto a Francoforte sul Meno, il 17 settembre 2009.

Per il consiglio direttivo della BCE

Il presidente della BCE

Jean-Claude TRICHET


(1)  GU L 237 dell’8.9.2007, pag. 1.

(2)  L’attuale politica dell’Eurosistema per l’ubicazione di infrastrutture è stabilita nelle seguenti dichiarazioni, tutte disponibili sul sito Internet della BCE www.ecb.europa.eu: a) la dichiarazione ufficiale sui sistemi di pagamento e di regolamento in euro situati al di fuori dell’area dell’euro del 3 novembre 1998; b) l’orientamento di politica dell’Eurosistema relativamente al consolidamento dell’attività di compensazione con controparte centrale del 27 settembre 2001; c) principi fondamentali dell’Eurosistema sull’ubicazione e l’operatività delle infrastrutture di regolamento delle operazioni di pagamento denominate in euro del 19 luglio 2007; e d) principi fondamentali dell’Eurosistema sull’ubicazione e l’operatività delle infrastrutture di regolamento delle operazioni di pagamento denominate in euro del 19 luglio 2007: specificazione di “legalmente e operativamente situati nell’area dell’euro” del 20 novembre 2008.»;


ALLEGATO

1.

L’allegato II dell’Indirizzo BCE/2007/2 è modificato come segue:

1)

l’articolo 1 è modificato come segue:

a)

la definizione di «sistema ancillare» è sostituita dalla seguente:

«—

per “sistema ancillare (SA)” si intende un sistema gestito da un soggetto insediato nello Spazio economico europeo (SEE) e sottoposto a vigilanza e/o sorveglianza da parte di un’autorità competente che osserva gli obblighi di sorveglianza per l’ubicazione delle infrastrutture che offrono servizi in euro, come modificati di tanto in tanto e pubblicati sul sito Internet della BCE (1), nel quale si effettuano lo scambio e/o la compensazione di pagamenti e/o di strumenti finanziari mentre le conseguenti obbligazioni monetarie sono regolate in TARGET2 conformemente a quanto previsto dall’Indirizzo BCE/2007/2 e dagli accordi bilaterali a tal fine stipulati dal sistema ancillare e dalla BC interessata,

b)

la definizione di «malfunzionamento tecnico di TARGET2» contenuta nell’articolo 1 è sostituita dalla seguente:

«—

per “malfunzionamento tecnico di TARGET2” si intende qualunque difficoltà, difetto o guasto dell’infrastruttura tecnica e/o del sistema informatico utilizzato da TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese], o qualunque altro evento che renda impossibile dare esecuzione e completare l’elaborazione dei pagamenti nella stessa giornata in TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese].»;

2)

l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d) è sostituito dal seguente:

«d)

soggetti gestori di sistemi ancillari e che agiscono in tale veste; e»;

3)

l’articolo 9 è modificato come segue:

a)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Salva diversa richiesta del partecipante, il/i rispettivo/i BIC è/sono pubblicato/i nella directory di TARGET2.»;

b)

è aggiunto il seguente paragrafo 5:

«5.   I partecipanti riconoscono che la [inserire nome della BC] e altre BC possono rendere pubblici i nomi e i BIC dei partecipanti. Inoltre, possono essere pubblicati i nomi e i BIC di partecipanti indiretti registrati dai partecipanti e i partecipanti assicurano che i partecipanti indiretti hanno acconsentito a tale pubblicazione.»;

4)

all’articolo 12, il paragrafo 1, è sostituito dal seguente:

«1.   La [inserire nome della BC] apre e gestisce almeno un conto PM per ciascun partecipante. Su richiesta di un partecipante che agisce come banca di regolamento, la [inserire nome della BC] apre uno o più sottoconti in TARGET2-[inserire riferimento a CB/paese] da utilizzare per dedicare liquidità.»;

5)

all'articolo 14 è inserito il seguente paragrafo 3:

«3.   La SSP determina la marca temporale per l’elaborazione di ordini di pagamento sulla base del momento in cui riceve e accetta l’ordine di pagamento.»;

6)

l’articolo 15 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 15

Regole sulla priorità

1.   I partecipanti disponenti designano quale ordine di pagamento uno dei seguenti:

a)

ordine di pagamento normale (priorità di classe 2);

b)

ordine di pagamento urgente (priorità di classe 1); o

c)

ordine di pagamento molto urgente (priorità di classe 0).

Se l’ordine di pagamento non indica alcuna priorità, esso è trattato come ordine di pagamento normale.

2.   Gli ordini di pagamento molto urgenti possono essere designati esclusivamente da parte di:

a)

BC; e

b)

partecipanti, nei casi di pagamenti a favore di e disposti dalla CLS International Bank e trasferimenti di liquidità in relazione al regolamento dei sistemi ancillari che utilizzano l’Interfaccia dei sistemi ancillari.

Tutte le istruzioni di pagamento immesse da un sistema ancillare attraverso l’Interfaccia dei sistemi ancillari per addebitare o accreditare i conti PM dei partecipanti sono considerate essere ordini di pagamento molto urgenti.

3.   Gli ordini di trasferimento di liquidità disposti attraverso l’ICM costituiscono ordini di pagamento urgenti.

4.   Nel caso di ordini di pagamento urgenti e normali, l’ordinante può modificare la priorità attraverso l’ICM con effetto immediato. Non è possibile modificare la priorità di un pagamento molto urgente.»;

7)

all’articolo 17, paragrafo 5, è sostituito dal seguente:

«5.   Dopo aver ricevuto la richiesta di riserva, la [inserire nome della BC] controlla se l’ammontare della liquidità sul conto PM del partecipante è sufficiente per tale riserva. In caso negativo, viene riservata solo la liquidità disponibile sul conto PM. La parte residuale della riserva di liquidità richiesta è riservata qualora si renda disponibile ulteriore liquidità.»;

8)

è aggiunto il seguente articolo 17 bis:

«Articolo 17 bis

Istruzioni permanenti per la riserva di liquidità e per la costituzione di liquidità dedicata

1.   I partecipanti possono predefinire l’ammontare di liquidità riservata automaticamente per gli ordini di pagamento molto urgenti o urgenti attraverso l’ICM. Tale istruzione permanente o una sua modifica hanno effetto dalla giornata lavorativa successiva.

2.   I partecipanti possono predefinire attraverso l’ICM l’ammontare di liquidità automaticamente messa da parte per il regolamento dei sistemi ancillari. Tale istruzione permanente o una sua modifica hanno effetto dalla giornata lavorativa successiva. La [inserire nome della BC] deve intendersi autorizzata dai partecipanti a dedicare liquidità per loro conto qualora il sistema ancillare pertinente ne faccia richiesta.»;

9)

l’articolo 21 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 21

Regolamento e restituzione degli ordini di pagamento in lista d’attesa

1.   Gli ordini di pagamento che non sono regolati immediatamente nella entry disposition sono posti in lista d’attesa, conformemente alla priorità a loro attribuita dal partecipante pertinente, come stabilito nell’articolo 15.

2.   Al fine di ottimizzare il regolamento degli ordini di pagamento in lista d’attesa, la [inserire nome della BC] può utilizzare le procedure descritte nell’Appendice I.

3.   Ad eccezione degli ordini di pagamento molto urgenti, l’ordinante può modificare la posizione nella lista d’attesa degli ordini di pagamento attraverso l’ICM (vale a dire riordinarli). Gli ordini di pagamento possono essere spostati all’inizio o alla fine della rispettiva lista d’attesa, con effetto immediato in qualunque momento durante l’elaborazione diurna, come stabilito nell’Appendice V.

4.   Su richiesta dell’ordinante, la [inserire nome della BC] o, nel caso di un gruppo LA, la BC del gestore del gruppo LA può decidere di modificare la posizione nella lista d’attesa di un ordine di pagamento molto urgente (ad eccezione degli ordini di pagamento molto urgenti nel quadro delle procedure di regolamento 5 e 6) a condizione che tale modifica non incida sul regolare svolgimento del regolamento dei sistemi ancillari in TARGET2 o non dia altrimenti luogo a rischio sistemico.

5.   Gli ordini di trasferimento di liquidità disposti nell’ICM sono restituiti immediatamente come non regolati se non vi è liquidità sufficiente. Gli altri ordini di pagamento sono rinviati come non regolati se essi non possono essere regolati entro i tempi di cut-off previsti per la relativa tipologia di messaggio, così come specificati nell’appendice V.»;

10)

all’articolo 24, il paragrafo 7, è sostituito dal seguente:

«7.   La procedura per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo della funzione LA, stabilita nell’articolo 25, paragrafi 4 e 5, si applica mutatis mutandis alla procedura per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo della funzione ICC. Il gestore del gruppo ICC non invia alla BCN gestore un contratto concluso per la funzione ICC.»;

11)

nell’articolo 37 i paragrafi 2 e 3 sono sostituiti dal testo seguente:

«2.   La [inserire nome della BC] blocca il saldo del sotto-conto del partecipante previa comunicazione del sistema ancillare (attraverso un messaggio di “start-of-cycle”). Laddove applicabile, la [inserire nome della BC] in seguito aumenta o riduce i saldi vincolati accreditando o addebitando i pagamenti relativi al regolamento tra sistemi sul sotto-conto ovvero accreditando trasferimenti di liquidità sul sotto-conto. Tale blocco decade su specifica comunicazione del sistema ancillare (attraverso il messaggio di “end-of-cycle”).

3.   Con la conferma del blocco del saldo del sotto-conto del partecipante, la [inserire nome della BC] garantisce al sistema ancillare il pagamento nei limiti del suddetto saldo. Con la conferma, se del caso, dell’aumento o della riduzione dei saldi vincolati a seguito di accreditamento o addebitamento di pagamenti di regolamento tra sistemi sul sotto-conto ovvero di accreditamento dei trasferimenti di liquidità sul sotto-conto, la garanzia è automaticamente aumentata o ridotta in misura pari all’ammontare del pagamento. Fatti salvi l’aumento o la riduzione di cui sopra, la garanzia è irrevocabile, incondizionata ed esigibile a prima richiesta. Qualora la [inserire nome della BC] non sia la BC del sistema ancillare, la suddetta garanzia della [inserire nome della BC] è considerata come costituita in favore della BC del sistema ancillare.»;

12)

l’appendice I è modificata come segue:

a)

il paragrafo 2 è modificato come segue:

i)

la tavola contenuta nel sottoparagrafo 1 è sostituita dalla seguente:

«Tipo di messaggio

Tipo di uso

Descrizione

MT 103

Obbligatorio

Pagamento per la clientela

MT 103+

Obbligatorio

Pagamento per la clientela (Straight Through Processing)

MT 202

Obbligatorio

Pagamento interbancario

MT 202COV

Obbligatorio

Pagamenti a garanzia

MT 204

Facoltativa

Pagamento in addebito diretto

MT 011

Facoltativa

Notifica di avvenuta consegna

MT 012

Facoltativa

Notifica al mittente

MT 019

Obbligatorio

Notifica d’insuccesso

MT 900

Facoltativa

Conferma di addebito

MT 910

Facoltativa

Conferma di accredito

MT 940/950

Facoltativa

Estratto conto (al cliente)»

ii)

è aggiunto il seguente sottoparagrafo 5:

«5)

I messaggi 202COV sono utilizzati per effettuare i pagamenti a copertura, vale a dire pagamenti effettuati da banche corrispondenti per regolare (coprire) messaggi di bonifico presentati alla banca di un cliente mediante altri mezzi più diretti. I dettagli relativi alla clientela contenuti nel MT 202COV non compaiono nell’ICM.»

b)

il paragrafo 8 è modificato come segue:

i)

nel sottoparagrafo 4, la lettera b), è sostituita dal testo seguente:

«b)

modalità utente-applicazione (U2A)

La U2A permette una comunicazione diretta tra un partecipante e l’ICM. Le informazioni sono esposte in un browser operante su un sistema PC (SWIFT Alliance WebStation o su un’altra interfaccia, a seconda di quanto sia richeisto da SWIFT). Per l’accesso alla modalità U2A l’infrastruttura informatica deve essere in grado di sopportare cookies e JavaScript. Ulteriori dettagli so no descritti nel manuale gli utenti dell’ICM.»;

ii)

il sottoparagrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5)

Ciascun partecipante ha almeno una WebStation SWIFT Alliance o un’altra interfaccia, a seconda di quanto sia richiesto da SWIFT, per accedere all’ICM mediante la modalità U2A.»;

13)

l’appendice II è modificata come segue:

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Condizioni delle offerte d’indennizzo

a)

Un ordinante può presentare una domanda di commissione amministrativa e d’interessi compensativi se, a causa di un malfunzionamento di TARGET2, un ordine di pagamento non è stato regolato nella giornata lavorativa in cui era stato accettato;

b)

un beneficiario può presentare domanda di commissione amministrativa se, a causa di un malfunzionamento tecnico di TARGET2, non ha ricevuto un pagamento che si aspettava di ricevere in una giornata lavorativa particolare. Il beneficiario può altresì richiedere il pagamento di interessi compensativi se una o più delle seguenti condizioni sono soddisfatte:

i)

trattandosi di un partecipante ammesso alle operazioni di rifinanziamento marginale: a causa di un malfunzionamento tecnico di TARGET2 il beneficiario del pagamento sia ricorso ad un’operazione di rifinanziamento marginale; e/o

ii)

in ogni caso: era tecnicamente impossibile ricorrere al mercato monetario ovvero tale modalità di rifinanziamento era impossibile per altri motivi oggettivamente ragionevoli.»;

14)

l’appendice III è modificata come segue:

Nel fac-simile per i country opinion dei partecipanti a TARGET2 non rientranti nel SEE, il paragrafo 3.6.a è sostituito dal testo seguente:

«3.6.a   Cessione di diritti o attività in deposito ai fini di garanzia, pegno e/o operazione pronti contro termine

Le cessioni a scopo di garanzia saranno valide ed esecutive secondo il diritto di [giurisdizione]. Specificamente, la costituzione e l’efficacia di un pegno o di un’operazione pronti contro termine secondo [inserire il riferimento al corrispondente accordo con la BC] saranno validi ed efficaci secondo il diritto di [giurisdizione].»;

15)

l’appendice IV è modificata come segue:

nel paragrafo 1, la lettera b), è sostituita dal testo seguente:

«b)

Nella presente appendice, tutti i riferimenti a orari specifici devono intendersi riferiti all’ora locale presso la sede della BCE, vale a dire all’ora dell’Europa centrale [CET (2)].

16)

l’appendice V è sostituita dal testo seguente:

«Appendice V

GIORNATA OPERATIVA

1.

TARGET2 è operativo tutti i giorni di calendario, ad eccezione dei sabati, delle domeniche e dei giorni di Capodanno, venerdì santo e lunedì di Pasqua (secondo il calendario in vigore presso la sede della BCE), 1o maggio, giorno di Natale e 26 dicembre.

2.

L’orario di riferimento per il sistema è l’ora locale presso la sede la BCE, ossia l’ora CET.

3.

La giornata lavorativa corrente si apre la sera della giorna lavorativa precedente e opera secondo il programma seguente:

Ora

Descrizione

6.45-7.00

Attività propedeutiche all’operatività diurna (3)

7.00-18.00

Elaborazione diurna

17.00

Cut-off time per i pagamenti per conto della clientela (vale a dire pagamenti disposti da e/o a favore di un soggetto che non è un partecipante diretto o indiretto, così come identificati nel sistema mediante l’utilizzo di un messaggio MT 103 or MT 103+)

18.00

Cut-off time per i pagamenti interbancari (vale a dire pagamenti diversi dai pagamenti ai clienti)

18.00-18.45 (4)

Elaborazione di fine giornata

18.15 (4)

Cut-off time generale per l’utilizzo di operazioni su iniziativa delle controparti

(subito dopo) 18.30 (5)

Momento a partire dal quale i dati per l’aggiornamento dei sistemi di contabilità sono a disposizione delle BC

18.45-19.30 (5)

Elaborazione di avvio giornata (nuova giornata lavorativa)

19.00 (5)-19.30 (4)

Fornitura di liquidità sui conti PM

19.30 (5)

Messaggio di “avvio della procedura” e regolamento degli ordini automatici per il trasferimento di liquidità dai conti PM al/i sotto-conto/i/conto “mirror” (regolamento correlato ai sistemi ancillari)

19.30 (5)-22.00

Esecuzione di ulteriori trasferimenti di liquidità attraverso l’ICM prima che il sistema ancillare invii il messaggio di “inizio ciclo”; regolamento di operazioni notturne dei sistemi ancillari (solo per la procedura 6 di regolamento dei sistemi ancillari)

22.00-1.00

Periodo di manutenzione tecnica

1.00-6.45

Procedura di regolamento delle operazioni notturne dei sistemi ancillari (solo per la procedura 6 di regolamento dei sistemi ancillari)

4.

L’ICM è disponibile per trasferimenti di liquidità dalle 19.30 (6) fino alle 18.00 del giorno successivo, eccetto durante il periodo di mantenimento compreso tra le 22.00 e l’1.00.

5.

Gli orari di operatività sono suscettibili di modifiche nel caso in cui vengano adottate procedure di business continuity in conformità di quanto stabilito nel paragrafo 5 dell’appendice IV.

2.

l’allegato III dell’Indirizzo BCE/2007/2 è modificato come segue:

il paragrafo 2, lettera e), è sostituito dal seguente:

«e)

soggetti diversi da quelli che ricadono nelle lettere a) e b) che gestiscono sistemi ancillari e che agiscono in tale veste, a condizione che gli accordi per la concessione di credito infragiornaliero a tali soggetti siano stati preventivamente sottoposti al Consiglio direttivo e dallo stesso approvati.»;

3.

l’allegato IV all’Indirizzo BCE/2007/2 è modificato come segue:

1)

il sottoparagrafo 5 del paragrafo 11 è sostituito dal seguente:

«5)

Le banche per i regolamenti e i SA hanno accesso alle informazioni attraverso l’ICM. Ai SA è notificato l’avvenuto o il mancato regolamento del regolamento basato sull’opzione prescelta — notifica singola o globale. Se esse lo richiedono, ai regolanti è notificato il completamento del regolamento mediante un messaggio SWIFT MT 900 o MT 910.»;

2)

il sottoparagrafo 7 del paragrafo 14, lettera c), è sostituito dal seguente:

«c)

Gli ordini SWIFT effettuati attraverso un messaggio MT 202, che possono essere immessi solo durante il funzionamento della procedura di regolamento 6 e solo durante l’elaborazione diurna. Tali ordini sono regolati immediatamente.»;

3)

il sottoparagrafo 9 del paragrafo 14 è sostituito dal seguente:

«9)

Secondo la procedura di regolamento 6, la liquidità dedicata sui sotto-conti viene vincolata fintantoché il ciclo di elaborazione del SA è in corso (ha inizio con il messaggio di “inizio ciclo” e si conclude con il messaggio di “fine ciclo”, entrambi inviati dal SA) ed è di seguito svincolata. I saldi vincolati possono essere modificati durante il ciclo di elaborazione per effetto dei pagamenti di regolamento tra sistemi o se un regolante trasferisce liquidità dal proprio conto PM. La BCSA notifica al SA la riduzione o l’aumento della liquidità sul sotto-conto per effetto dei pagamenti di regolamento tra sistemi. Qualora il SA lo richieda, la BCSA provvede altresì a notificare allo stesso l’aumento di liquidità nel sotto-conto per effetto di un trasferimento di liquidità da parte del regolante.»;

4)

il sottoparagrafo 12 del paragrafo 14 è sostituito dal seguente:

«12)

Il regolamento tra sistemi che riguardi due SA interfacciati può essere disposto solo da un SA (o, per suo conto, dalla rispettiva BCSA) sul sotto-conto del partecipante nei confronti del quale è avvenuto l’addebitamento. L’istruzione di pagamento è regolata mediante l’addebitamento dell’importo indicato nell’istruzione di pagamento sul sotto-conto del partecipante del SA che dispone l’istruzione di pagamento e mediante l’accreditamento sul sotto-conto di un partecipante di un altro SA.

L’avvenuto regolamento viene notificato sia al SA che dispone l’istruzione di pagamento che all’altro SA. Ai regolanti che ne facciano richiesta l’avvenuto regolamento è comunicato con un messaggio SWIFT MT 900 o 910.»;

5)

il sottoparagrafo 13 del paragrafo 14 è sostituito dal seguente:

«13)

Il regolamento tra sistemi da un SA che utilizza il modello interfacciato verso un SA che utilizza il modello integrato può essere disposto dal SA che utilizza il modello interfacciato (o, per suo conto, dalla rispettiva BCSA). L’istruzione di pagamento è regolata mediante l’addebitamento dell’importo indicato nell’istruzione di pagamento sul sotto-conto di un partecipante del SA che utilizza il modello interfacciato e mediante l’accreditamento sul conto mirror usato dal SA che utilizza il modello integrato. L’istruzione di pagamento non può essere disposta dal SA che utilizza il modello integrato sul cui conto mirror avviene l’accreditamento.

L’avvenuto regolamento viene notificato sia al SA che dispone l’istruzione di pagamento che all’altro SA. Ai regolanti che ne facciano richiesta l’avvenuto regolamento è comunicato con un messaggio SWIFT MT 900 o 910.»;

6)

il sottoparagrafo 17 del paragrafo 14 è sostituito dal seguente:

«17)

Il regolamento tra sistemi che riguardi due SA che utilizzano il modello integrato può essere disposto solo da un SA (o, per suo conto, dalla rispettiva BCSA) sul cui conto mirror avviene l’addebitamento. L’istruzione di pagamento è regolata mediante l’addebitamento dell’importo indicato nell’istruzione di pagamento sul conto mirror utilizzato dal SA che dispone l’istruzione di pagamento e mediante l’accreditamento sul conto mirror utilizzato da un altro SA. L’istruzione di pagamento non può essere disposta dal SA sul cui conto mirror avverrà l’accreditamento.

L’avvenuto regolamento viene notificato sia al SA che dispone l’istruzione di pagamento che all’altro SA. Ai regolanti che ne facciano richiesta l’avvenuto regolamento è comunicato con un messaggio SWIFT MT 900 o 910.»;

7)

il sottoparagrafo 18 del paragrafo 14 è sostituito dal seguente:

«18)

Il regolamento tra sistemi da un SA che utilizza il modello integrato verso un SA che utilizza il modello interfacciato può essere disposto dal SA che utilizza il modello integrato (o, per suo conto, dalla rispettiva BCSA). L’istruzione di pagamento è regolata mediante l’addebitamento dell’importo indicato nell’istruzione di pagamento sul conto mirror di un partecipante del SA che utilizza il modello integrato e mediante l’accreditamento sul sotto-conto di un partecipante di un altro SA. L’istruzione di pagamento non può essere disposta dal SA che utilizza il modello interfacciato sul sotto-conto del partecipante del quale avverrà l’accreditamento.

L’avvenuto regolamento viene notificato sia al SA che dispone l’istruzione di pagamento che all’altro SA. Ai regolanti che ne facciano richiesta l’avvenuto regolamento è comunicato con un messaggio SWIFT MT 900 o 910.»;

8)

il sottoparagrafo 3 del paragrafo 15 è sostituito dal seguente:

«3)

Il periodo di regolamento (“fino a”) consente di assegnare un periodo di tempo limitato per il regolamento del SA in modo da non impedire o ritardare il regolamento di altre operazioni correlate al SA o a TARGET2. Se un’istruzione di pagamento qualunque non è regolata entro l’orario “fino a”, o entro il periodo di regolamento definito, tale istruzione di pagamento o è rinviata o, nel caso delle procedure di regolamento 4 e 5, può venire attivato il meccanismo di fondi a garanzia. Il periodo di regolamento (“fino a”) può essere specificato per le procedure di regolamento da 1 a 5.»


(1)  L'attuale politica dell’Eurosistema per la localizzazione di infrastrutture è stabilita nelle seguenti dichiarazioni, tutte disponibili sul sito Internet della BCE www.ecb.europa.eu: a) la dichiarazione ufficiale sui sistemi di pagamento e di regolamento in euro situati al di fuori dell’area dell’euro del 3 novembre 1998; b) l’orientamento di politica dell’Eurosistema relativamente al consolidamento dell’attività di compensazione con controparte centrale del 27 settembre 2001; c) principi fondamentali dell’Eurosistema sull’ubicazione e l’operatività delle infrastrutture di regolamento delle operazioni di pagamento denominate in euro del 19 luglio 2007; e d) principi fondamentali dell’Eurosistema sull’ubicazione e l’operatività delle infrastrutture di regolamento delle operazioni di pagamento denominate in euro del 19 luglio 2007: specificazione di “legalmente e operativamente situati nell’area dell’euro” del 20 novembre 2008.»;

(2)  L’ora CET tiene conto del cambio d’orario estivo dell’Europa centrale.»;

(3)  Per operatività diurna si intende l’elaborazione diurna e quella di fine giornata.

(4)  Si conclude 15 minuti dopo, nell’ultimo giorno del periodo di mantenimento della riserva obbligatoria dell’Eurosistema.

(5)  Ha Inizio 15 minuti dopo, nell’ultimo giorno del periodo di mantenimento della riserva obbligatoria dell’Eurosistema.

(6)  Ha Inizio 15 minuti dopo, nell’ultimo giorno del periodo di mantenimento della riserva obbligatoria dell’Eurosistema.»;