ISSN 1725-258X

doi:10.3000/1725258X.L_2009.197.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 197

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

52o anno
29 luglio 2009


Sommario

 

I   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento (CE) n. 679/2009 del Consiglio, del 7 luglio 2009, recante modifica del regolamento (CE) n. 1386/2007 che stabilisce le misure di conservazione e di esecuzione da applicare nella zona di regolamentazione dell’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nord-occidentale

1

 

*

Regolamento (CE) n. 680/2009 del Consiglio, del 27 luglio 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 423/2007, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran

17

 

*

Regolamento (CE) n. 681/2009 del Consiglio, del 27 luglio 2009, che chiude un riesame relativo ai nuovi esportatori del regolamento (CE) n. 192/2007 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari, fra l’altro, della Malaysia, istituisce di nuovo il dazio per quanto riguarda le importazioni provenienti da un esportatore di questo paese e pone termine alla registrazione di tali importazioni

18

 

*

Regolamento (CE) n. 682/2009 del Consiglio, del 27 luglio 2009, che chiude il riesame intermedio parziale delle misure antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari della Repubblica popolare cinese

20

 

 

Regolamento (CE) n. 683/2009 della Commissione, del 28 luglio 2009, recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

22

 

*

Regolamento (CE) n. 684/2009 della Commissione, del 24 luglio 2009, recante modalità di attuazione della direttiva 2008/118/CE del Consiglio per quanto riguarda le procedure informatizzate relative alla circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in sospensione dall’accisa

24

 

 

Regolamento (CE) n. 685/2009 della Commissione, del 28 luglio 2009, recante modifica dei prezzi rappresentativi e dei dazi addizionali all'importazione per taluni prodotti del settore dello zucchero, fissati dal regolamento (CE) n. 945/2008, per la campagna 2008/2009

65

 

 

DIRETTIVE

 

*

Direttiva 2009/84/CE della Commissione, del 28 luglio 2009, recante modifica della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere il fluoruro di solforile come principio attivo nell’allegato I della direttiva ( 1 )

67

 

 

II   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

 

 

DECISIONI

 

 

Commissione

 

 

2009/567/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 9 luglio 2009, che stabilisce i criteri ecologici per l’assegnazione di un marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti tessili [notificata con il numero C(2009) 4595]  ( 1 )

70

 

 

2009/568/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 9 luglio 2009, che stabilisce i criteri ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica al tessuto-carta [notificata con il numero C(2009) 4596]  ( 1 )

87

 

 

III   Atti adottati a norma del trattato UE

 

 

ATTI ADOTTATI A NORMA DEL TITOLO V DEL TRATTATO UE

 

*

Decisione 2009/569/PESC del Consiglio, del 27 luglio 2009, a sostegno delle attività svolte dall'OPCW nell'ambito dell'attuazione della strategia dell'UE contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa

96

 

*

Decisione 2009/570/PESC del Consiglio, del 27 luglio 2009, che modifica e proroga la decisione 2008/901/PESC relativa a una missione d’inchiesta internazionale indipendente sul conflitto in Georgia

108

 

*

Azione comune 2009/571/PESC del Consiglio, del 27 luglio 2009, relativa alla proroga del mandato del rappresentante speciale dell’Unione europea per la crisi in Georgia

109

 

*

Azione comune 2009/572/PESC del Consiglio, del 27 luglio 2009, che modifica e proroga l’azione comune 2008/736/PESC sulla missione di vigilanza dell’Unione europea in Georgia, EUMM Georgia

110

 

*

Posizione comune 2009/573/PESC del Consiglio, del 27 luglio 2009, che modifica la posizione comune 2006/795/PESC concernente misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea

111

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

REGOLAMENTI

29.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 197/1


REGOLAMENTO (CE) N. 679/2009 DEL CONSIGLIO

del 7 luglio 2009

recante modifica del regolamento (CE) n. 1386/2007 che stabilisce le misure di conservazione e di esecuzione da applicare nella zona di regolamentazione dell’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nord-occidentale

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1386/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, che stabilisce le misure di conservazione e di esecuzione da applicare nella zona di regolamentazione dell’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nord-occidentale, (1) in particolare l’articolo 70,

vista la proposta della Commissione,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 1386/2007 attua talune misure di conservazione e di esecuzione adottate dall’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nord-occidentale («NAFO»). Tale regolamento è stato successivamente modificato dal regolamento (CE) n. 538/2008 del Consiglio (2). Sono state inoltre rilevate alcune incongruenze fra il regolamento (CE) n. 1386/2007 e le norme di conservazione e di esecuzione della NAFO.

(2)

Nella sua trentesima riunione annuale, svoltasi nel settembre 2008, la NAFO ha adottato una serie di modifiche delle sue misure di conservazione e di esecuzione. Tali modifiche riguardano disposizioni relative alla pesca di fondo, l’istituzione di zone di divieto per la protezione delle montagne sottomarine, requisiti in materia di etichettatura e misure addizionali di competenza dello Stato di approdo.

(3)

Il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio (3) che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata comincerà ad applicarsi il 1o gennaio 2010.

(4)

È opportuno pertanto modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 1386/2007,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1386/2007 è così modificato:

1)

all’articolo 3 sono aggiunti i seguenti punti:

«21)

“attività di pesca di fondo”: qualsiasi attività di pesca in cui l’attrezzo si trova o può trovarsi a contatto con il fondale marino nel corso delle normali operazioni di pesca;

22)

“zone esistenti di pesca di fondo”: zone in cui, in base ai dati VMS e/o ad altri dati di georiferimento, sono state praticate attività di pesca di fondo per almeno due anni nel periodo di riferimento compreso tra il 1987 e il 2007;

23)

“nuove zone di pesca di fondo”: qualsiasi zona, diversa dalle zone esistenti di pesca di fondo, in cui sono praticate attività di pesca di fondo.»;

2)

all’articolo 6 è aggiunto il seguente paragrafo:

«4.   I comandanti delle navi comunitarie registrano le coordinate delle posizioni iniziale e finale di ogni cala di prova eseguita in conformità del paragrafo 3.»;

3)

all’articolo 7 è aggiunto il seguente paragrafo:

«5.   Alle navi che praticano la pesca diretta di specie non specificate ai paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo è consentito catturare specie regolamentate con reti con maglie di dimensioni inferiori a quelle indicate in detti paragrafi, fermo restando il rispetto degli obblighi inerenti alle catture accessorie di cui all’articolo 4.»;

4)

all’articolo 8 il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   Tuttavia, le navi comunitarie che pescano al di fuori della zona di regolamentazione NAFO possono tenere a bordo reti con maglie di dimensioni inferiori a quelle indicate all’articolo 7, purché queste siano correttamente fissate e riposte e non siano disponibili per un impiego immediato.»;

5)

l’articolo 11 è sostituito dal seguente:

«Articolo 11

Disposizioni specifiche relative alla pesca del gamberello nella divisione 3L

La pesca del gamberello nella divisione 3L è praticata a una profondità superiore a 200 metri.»;

6)

l’articolo 12 è sostituito dal seguente:

«Articolo 12

Zone soggette a restrizioni dell’attività di pesca

1.   È vietato esercitare attività di pesca di fondo nelle seguenti zone:

Zona

Coordinata 1

Coordinata 2

Coordinata 3

Coordinata 4

Orphan Knoll

50.00.30 N

45.00.30 O

51.00.30 N

45.00.30 O

51.00.30 N

47.00.30 O

50.00.30 N

47.00.30 O

Corner

Seamounts

35.00.00 N

48.00.00 O

36.00.00 N

48.00.00 O

36.00.00 N

52.00.00 O

35.00.00 N

52.00.00 O

Newfoundland

Seamounts

43.29.00 N

43.20.00 O

44.00.00 N

43.20.00 O

44.00.00 N

46.40.00 O

43.29.00 N

46.40.00 O

New England

Seamounts

35.00.00 N

57.00.00 O

39.00.00 N

57.00.00 O

39.00.00 N

64.00.00 O

35.00.00 N

64.00.00 O

Fogo

Seamount 1

42.31.33 N

53.23.17 O

42.31.33 N

52.33.37 O

41.55.48 N

53.23.17 O

41.55.48 N

52.33.37 O

Fogo

Seamount 2

41.07.22 N

52.27.49 O

41.07.22 N

51.38.10 O

40.31.37 N

52.27.49 O

40.31.37 N

51.38.10 O

2.   Nella divisione NAFO 3O la zona definita dalla linea che congiunge le seguenti coordinate (in ordine numerico e ritornando alla coordinata 1) è chiusa a tutte le attività di pesca di fondo:

Coordinata n.

Latitudine

Longitudine

1

42°53′00″N

51°00′00″O

2

42°52′04″N

51°31′44″O

3

43°24′13″N

51°58′12″O

4

43°24′20″N

51°58′18″O

5

43°39′38″N

52°13′10″O

6

43°40′59″N

52°27′52″O

7

43°56′19″N

52°39′48″O

8

44°04′53″N

52°58′12″O

9

44°18′38″N

53°06′00″O

10

44°18′36″N

53°24′07″O

11

44°49′59″N

54v30′00″O

12

44°29′55″N

54°30′00″O

13

43v26′59″N

52°55′59″O

14

42°48′00″N

51°41′06″O

15

42v33′02″N

51v00′00″O»;

7)

è inserito il testo seguente:

«CAPO II bis

PROTEZIONE DEGLI ECOSISTEMI MARINI VULNERABILI

Articolo 12 bis

Definizione di ecosistemi marini vulnerabili

Ai fini del presente capo per “ecosistemi marini vulnerabili” si intendono:

a)

ecosistemi marini unici o che ospitano specie rare la cui perdita non potrebbe essere compensata da zone o ecosistemi simili. Essi includono:

i)

habitat che ospitano specie endemiche;

ii)

habitat di specie rare, minacciate o a rischio di estinzione che sono presenti unicamente in zone ben delimitate;

iii)

zone di crescita o zone ben delimitate di alimentazione, fregola o riproduzione;

b)

ecosistemi marini che sono necessari per la sopravvivenza, il funzionamento, la fregola/riproduzione o la ricostituzione degli stock ittici, per particolari stadi vitali (ad esempio fondali di crescita o zone di allevamento), o di specie marine rare, minacciate o a rischio di estinzione;

c)

ecosistemi marini particolarmente soggetti a rischio di degrado causato da attività antropogeniche;

d)

ecosistemi marini caratterizzati da popolazioni o raggruppamenti di specie con una o più delle seguenti caratteristiche:

i)

lento tasso di crescita;

ii)

maturità tardiva;

iii)

reclutamento basso o imprevedibile; o

iv)

longevità;

e)

ecosistemi marini caratterizzati da strutture fisiche complesse prodotte da concentrazioni significative di componenti biotiche e abiotiche. In questi ecosistemi, in genere, i processi ecologici dipendono fortemente da tali sistemi strutturati. Inoltre, tali ecosistemi hanno in molti casi un grado elevato di diversità, che dipende dagli organismi strutturanti.

Articolo 12 ter

Definizione di impatti negativi significativi

Ai fini del presente capo, l’espressione “impatti negativi significativi” designa gli impatti che compromettono la struttura o il funzionamento di un ecosistema in modo da:

a)

pregiudicare la capacità delle popolazioni interessate di riprodursi;

b)

ridurre la produttività naturale a lungo termine degli habitat; o

c)

causare una perdita importante, più che temporanea, in termini di diversità delle specie, degli habitat o dei tipi di comunità.

Articolo 12 quater

Definizione di specie indicatrici di ecosistemi marini vulnerabili

Ai fini del presente capo, l’espressione “specie indicatrici di ecosistemi marini vulnerabili” designa antipatari, gorgonie, colonie di anemoni ceriantidi, lophelia e colonie di pennatule.

Articolo 12 quinquies

Definizione di rinvenimento di ecosistemi marini vulnerabili

Ai fini del presente capo, l’espressione “rinvenimento di ecosistemi marini vulnerabili” designa la cattura, per ogni singola operazione di pesca, di specie indicatrici di ecosistemi marini vulnerabili nella misura di oltre 100 kg di coralli vivi e/o 1 000 kg di spugne vive.

Articolo 12 sexies

Valutazione della pesca di fondo

1.   Gli Stati membri le cui navi intendono esercitare attività di pesca di fondo nella zona di regolamentazione NAFO effettuano nel 2009 una valutazione degli impatti noti e previsti di tali attività sugli ecosistemi marini vulnerabili. Gli Stati membri autorizzano l’esercizio di attività di pesca di fondo solo nei casi in cui la valutazione permette di concludere che tali attività non sono tali da produrre impatti negativi significativi sugli ecosistemi marini vulnerabili.

2.   Ai fini della realizzazione della valutazione di cui al paragrafo 1 gli Stati membri si basano sulle migliori informazioni scientifiche e tecniche disponibili riguardanti la localizzazione di ecosistemi marini vulnerabili nelle zone in cui intendono operare i loro pescherecci. Tali informazioni comprendono, ove disponibili, dati scientifici che consentano di stimare la probabilità di incontrare tali ecosistemi.

3.   La stima del rischio di impatti negativi significativi sugli ecosistemi marini vulnerabili realizzata nell’ambito della valutazione di cui al paragrafo 1 tiene conto, se del caso, delle diverse condizioni prevalenti nelle nuove zone di pesca di fondo e in quelle esistenti.

4.   Gli Stati membri trasmettono alla Commissione la loro valutazione di cui al paragrafo 1 quanto prima possibile, e comunque non oltre il 30 giugno 2009. Essi trasmettono contestualmente una descrizione delle misure di mitigazione volte a prevenire impatti negativi significativi sugli ecosistemi marini vulnerabili. La Commissione trasmette sollecitamente tali informazioni al segretariato della NAFO.

Articolo 12 septies

Attività di pesca di fondo in nuove zone di pesca di fondo

1.   Tutte le attività di pesca esercitate in nuove zone di pesca di fondo, o esercitate con attrezzi di fondo che non siano stati utilizzati in precedenza nella zona in questione, sono considerate attività di pesca sperimentale e devono essere praticate in conformità del protocollo di pesca sperimentale di cui al paragrafo 2.

2.   Gli Stati membri le cui navi intendono praticare attività di pesca in nuove zone di pesca di fondo, o con attrezzi di fondo che non siano stati utilizzati in precedenza nella zona in questione, elaborano un protocollo di pesca sperimentale sulla base dei moduli dell’allegato XVI.

3.   Il protocollo di pesca sperimentale comprende le seguenti informazioni:

a)

un piano di raccolta che specifichi le specie bersaglio, le date e le zone. Si tiene conto di restrizioni geografiche e limitazioni dello sforzo al fine di garantire che la pesca sia praticata in modo graduale in una zona geografica circoscritta;

b)

un piano di mitigazione che comprenda misure volte a prevenire impatti negativi significativi su eventuali ecosistemi marini vulnerabili rinvenuti durante la pesca;

c)

un piano di monitoraggio delle catture che comprenda la registrazione e la comunicazione di tutte le specie catturate, un controllo satellitare al 100 % e una copertura di osservazione al 100 %. La registrazione e la dichiarazione delle catture devono essere sufficientemente particolareggiate da consentire una valutazione dell’attività nei casi in cui venga richiesta;

d)

un piano di raccolta dei dati inteso ad agevolare l’identificazione degli ecosistemi marini e delle specie vulnerabili nella zona in cui è praticata l’attività di pesca.

4.   Gli Stati membri provvedono affinché le attività di pesca di fondo sperimentale siano soggette alla procedura di valutazione prevista all’articolo 12 sexies.

5.   Gli Stati membri presentano alla Commissione, per trasmissione al segretariato della NAFO, il protocollo di pesca sperimentale di cui al paragrafo 2 e la valutazione di cui all’articolo 12 sexies, paragrafo 1. Gli Stati membri provvedono affinché le attività di pesca sperimentale non siano autorizzate prima della ricezione delle suddette informazioni da parte del segretariato della NAFO.

Articolo 12 octies

Rinvenimento inaspettato di ecosistemi marini vulnerabili in zone esistenti di pesca di fondo

1.   Se, nel corso di operazioni di pesca, una nave operante in zone esistenti di pesca di fondo rinviene indicatori di ecosistemi marini vulnerabili, il comandante procede alla quantificazione delle specie indicatrici di ecosistemi marini vulnerabili catturate.

2.   Se la quantità di specie indicatrici di ecosistemi marini vulnerabili catturate in un’operazione di pesca, quale la cala di una rete da traino o la posa di una rete da imbrocco o di un palangaro, supera la soglia definita all’articolo 12 quinquies, si applicano le disposizioni di cui ai paragrafi 3 e 4 del presente articolo.

3.   Il comandante della nave comunica il rinvenimento allo Stato membro di bandiera, che ne informa senza indugio il segretario esecutivo per il tramite della Commissione. La Commissione allerta immediatamente gli altri Stati membri le cui navi operano nella zona. Gli Stati membri interessati allertano immediatamente tutti i pescherecci battenti la loro bandiera presenti nella zona.

4.   Il comandante della nave sospende l’attività di pesca e si sposta di almeno due miglia nautiche dalla posizione finale della retata/cala nella direzione in cui è meno probabile rinvenire ulteriori ecosistemi vulnerabili. Il comandante sceglie la direzione a suo giudizio più appropriata dopo aver vagliato tutte le informazioni disponibili.

Articolo 12 nonies

Rinvenimento inaspettato di ecosistemi marini vulnerabili in nuove zone di pesca di fondo

1.   Se, nel corso di operazioni di pesca, una nave operante in nuove zone di pesca di fondo rinviene indicatori di ecosistemi marini vulnerabili, il comandante procede alla quantificazione delle specie indicatrici di ecosistemi marini vulnerabili. Gli osservatori designati procedono all’identificazione di coralli, spugne ed altri organismi al livello tassonomico più basso possibile.

2.   Se la quantità di tali specie per ogni operazione di pesca, quale la cala di una rete da traino o la posa di una rete da imbrocco o di un palangaro, supera la soglia definita all’articolo 12 quinquies, si applicano le disposizioni di cui ai paragrafi 3, 4 e 5 del presente articolo.

3.   Il comandante della nave comunica il rinvenimento allo Stato membro di bandiera, che ne informa senza indugio il segretario esecutivo per il tramite della Commissione. La Commissione allerta immediatamente gli altri Stati membri le cui navi operano nella zona. Gli Stati membri interessati allertano immediatamente tutti i pescherecci battenti la loro bandiera presenti nella zona.

4.   Una chiusura temporanea è applicata entro un raggio di due miglia dalla posizione del rinvenimento notificata da una nave battente bandiera di una parte contraente della NAFO. La posizione segnalata è quella indicata dalla nave: si tratta della posizione finale della retata/cala o di un’altra posizione che, sulla base degli elementi disponibili, risulti quanto più vicina possibile al punto esatto del rinvenimento. La chiusura temporanea si applica fino al momento in cui il segretariato della NAFO comunica che la zona può essere riaperta.

5.   La nave sospende l’attività di pesca e si sposta di almeno due miglia nautiche dalla posizione finale della retata/cala nella direzione in cui è meno probabile rinvenire ecosistemi vulnerabili. Il comandante sceglie la direzione a suo giudizio più appropriata dopo aver vagliato tutte le informazioni disponibili.»;

8)

l’articolo 20 è così modificato:

a)

il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Tutti i pesci trasformati, catturati nella zona di regolamentazione NAFO, sono etichettati in modo tale che ciascuna specie e categoria di prodotto, di cui all’articolo 1 del regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio, del 17 dicembre 1999, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (4), e, nel caso dei gamberelli, la data di cattura, siano identificabili mediante, rispettivamente, il codice alpha-3 di cui all’allegato I di tale regolamento e i codici dei tipi di prodotti di cui all’allegato XIV, b), del presente regolamento.

b)

il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   La marcatura di tutti i gamberelli catturati nelle divisioni 3L e 3M e di tutti gli ippoglossi neri catturati nella sottozona 2 e nelle divisioni 3KLMNO deve indicare che la cattura è avvenuta in tali zone.»;

9)

all’articolo 47 è aggiunta la seguente lettera:

«g)

forniscono agli ispettori, su richiesta, le coordinate delle posizioni iniziale e finale di ogni cala di prova eseguita in conformità dell’articolo 6, paragrafo 4.»;

10)

il capo V è sostituito dal seguente:

«CAPO V

CONTROLLO, DA PARTE DELLO STATO DI APPRODO, DELLE NAVI BATTENTI BANDIERA DI UN’ALTRA PARTE CONTRAENTE

Articolo 62

Ambito di applicazione

1.   Il presente capo si applica agli sbarchi o trasbordi, effettuati nei porti degli Stati membri da pescherecci battenti bandiera di un’altra parte contraente della NAFO, di pesci catturati nella zona di regolamentazione NAFO o di prodotti ittici ottenuti da tali pesci che non sono stati precedentemente sbarcati o trasbordati in un porto.

2.   Il presente capo si applica fatte salve le disposizioni dei regolamenti (CEE) n. 2847/93 e (CE) n. 1005/2008.

Articolo 63

Porti designati

Gli Stati membri designano i porti ai quali i pescherecci sono autorizzati ad accedere ai fini dello sbarco o del trasbordo. Gli Stati membri notificano l’elenco dei porti designati alla Commissione, che lo trasmette al segretariato della NAFO. Eventuali modifiche successive dell’elenco sono notificate al segretariato della NAFO almeno quindici giorni prima della loro entrata in vigore.

Articolo 63 bis

Autorità competente

1.   Gli Stati membri designano l’autorità competente che fungerà da punto di contatto per il ricevimento delle notifiche in conformità dell’articolo 63 ter e per il ricevimento della conferma e il rilascio delle autorizzazioni in conformità dell’articolo 63 quater.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione il nome e le coordinate di contatto delle rispettive autorità competenti. La Commissione trasmette tali informazioni al segretariato della NAFO.

Articolo 63 ter

Notifica preventiva di entrata in porto

1.   In deroga all’articolo 28 sexies, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2847/93, il comandante dei pescherecci di cui all’articolo 62, paragrafo 1, del presente regolamento che intende entrare in un porto per effettuarvi uno sbarco o un trasbordo, o il suo rappresentante, comunica la loro intenzione all’autorità competente dello Stato membro di approdo di cui all’articolo 63 bis del presente regolamento almeno tre giorni lavorativi prima dell’ora di arrivo prevista.

2.   Tuttavia uno Stato membro può disporre un altro termine di notifica, tenuto conto, tra l’altro, della distanza tra le zone di pesca e il proprio porto. Gli Stati membri comunicano alla Commissione, o a un organismo da essa designato, tale termine di notifica preventiva. La Commissione trasmette tali informazioni al segretariato della NAFO.

3.   La notifica preventiva è corredata dei seguenti moduli, debitamente compilati nella parte A:

a)

modulo PSC 1, di cui all’allegato XV A, se la nave intende sbarcare o trasbordare le proprie catture;

b)

modulo PSC 2, di cui all’allegato XV B, se la nave intende sbarcare o trasbordare catture ricevute nell’ambito di un trasbordo. Per ogni nave cedente va utilizzato un modulo distinto;

c)

moduli PSC 1 e PSC 2, se la nave intende sbarcare o trasbordare sia catture proprie che catture ricevute nell’ambito di un trasbordo.

4.   I comandanti delle navi o i loro rappresentanti possono annullare una notifica preventiva comunicando la loro intenzione in questo senso, almeno 24 ore prima dell’ora prevista di arrivo in porto, alle autorità competenti del porto che intendono utilizzare. Tuttavia lo Stato membro di approdo può disporre un altro termine di notifica. La notifica è corredata di una copia del modulo originale PSC 1 o PSC 2 recante la dicitura “ANNULLATO” apposta in diagonale.

5.   Le autorità competenti dello Stato membro di approdo trasmettono senza indugio una copia del modulo di notifica preventiva di cui ai paragrafi 3 e 4 alla parte contraente di cui batte bandiera il peschereccio che intende effettuare uno sbarco o trasbordo e, se la nave ha partecipato ad operazioni di trasbordo, alla parte contraente di cui battono bandiera le navi cedenti.

6.   Copia del modulo è inoltre inviata alla Commissione o a un organismo da essa designato, che la trasmette senza indugio al segretariato della NAFO.

Articolo 63 quater

Autorizzazione di sbarco o di trasbordo

1.   Le operazioni di sbarco o di trasbordo possono avere inizio soltanto dopo che sono state autorizzate dall’autorità competente dello Stato membro di approdo. Tale autorizzazione è rilasciata solo se lo Stato di bandiera ha confermato, inviando copia del modulo PSC 1 e/o del modulo PSC 2, trasmessa ai sensi dell’articolo 63 ter, paragrafo 5, con la parte B debitamente compilata, che:

a)

il peschereccio che ha dichiarato le catture disponeva di contingenti sufficienti per le specie oggetto della dichiarazione;

b)

i quantitativi di pesce a bordo sono stati debitamente dichiarati per specie e di essi si è tenuto conto per il calcolo dei limiti di cattura o di sforzo eventualmente applicabili;

c)

il peschereccio che ha dichiarato le catture disponeva dell’autorizzazione di pesca per le zone oggetto della dichiarazione; e

d)

la presenza della nave nella zona di cattura dichiarata è stata verificata sulla scorta dei dati VMS.

2.   In deroga al paragrafo 1, le autorità competenti dello Stato membro di approdo possono autorizzare integralmente o parzialmente uno sbarco in assenza della conferma di cui al paragrafo 1. In questo caso il pesce è mantenuto in deposito sotto il controllo dell’autorità competente. Il pesce può essere posto in vendita, preso in consegna o trasportato soltanto dopo il ricevimento e la verifica, da parte delle autorità competenti, della conferma di cui al paragrafo 1. In caso di mancato ricevimento della conferma entro 14 giorni dallo sbarco, l’autorità competente dello Stato membro di approdo può confiscare ed eliminare il pesce conformemente alla normativa nazionale.

3.   L’autorità competente dello Stato membro di approdo notifica senza indugio al comandante la propria decisione di autorizzare o meno lo sbarco o il trasbordo, inviando una copia del modulo PSC 1 e/o del modulo PSC 2 con la parte C debitamente compilata. Tale copia è inoltre inviata senza indugio alla Commissione o a un organismo da essa designato, che la trasmette al segretariato della NAFO.

Articolo 63 quinquies

Ispezioni

1.   Salvo diversamente disposto da un piano di ricostituzione, lo Stato membro di approdo effettua ispezioni su almeno il 15 % di tutti gli sbarchi e i trasbordi realizzati per ogni anno di dichiarazione.

2.   Le ispezioni sono effettuate da ispettori nazionali autorizzati che, prima di procedere all’ispezione, presentano le loro credenziali al comandante della nave.

3.   Lo Stato membro di approdo può invitare gli ispettori di altre parti contraenti ad accompagnare i propri ispettori e ad osservare l’ispezione delle operazioni di sbarco o di trasbordo ai sensi del presente capo.

4.   Le ispezioni comportano il controllo di tutte le operazioni di scarico o trasbordo effettuate nel porto in questione e gli ispettori nazionali devono realizzare almeno i seguenti controlli:

a)

raffronto tra i quantitativi di ogni specie sbarcati o trasbordati:

i)

i quantitativi di ogni specie registrati nel giornale di bordo;

ii)

le dichiarazioni di cattura e di attività; e

iii)

tutte le informazioni sulle catture riportate nella notifica preventiva (PSC 1 o PSC 2);

b)

verifica e registrazione dei quantitativi di ogni specie rimasti a bordo dopo il completamento delle operazioni di sbarco o trasbordo;

c)

verifica di tutte le informazioni provenienti da ispezioni effettuate in mare;

d)

verifica di tutte le reti presenti a bordo e registrazione della misura delle dimensioni di maglia;

e)

verifica della conformità delle catture alle disposizioni in materia di taglia minima.

5.   Gli ispettori nazionali si impegnano a non ostacolare indebitamente l’attività del peschereccio e a garantire che quest’ultimo subisca il meno possibile interferenze e intralci e che non sia inutilmente compromessa la qualità del pesce.

6.   Il comandante di un peschereccio:

a)

collabora e offre assistenza durante l’ispezione del peschereccio, eseguita secondo le presenti procedure, e non ostacola o intimidisce gli ispettori dello Stato di approdo nell’esercizio delle loro funzioni, né interferisce con il loro operato;

b)

consente l’accesso alle zone, ai ponti, ai locali della nave, alle catture, alle reti e agli altri attrezzi o attrezzature e fornisce qualsiasi informazione utile richiesta dagli ispettori dello Stato di approdo, comprese copie dei pertinenti documenti.

Articolo 63 sexies

Infrazioni gravi

1.   Sono considerate gravi le seguenti infrazioni:

a)

il rifiuto di consentire a un ispettore di svolgere le proprie funzioni;

b)

lo sbarco o il trasbordo in un porto non designato;

c)

il mancato rispetto delle disposizioni relative alla notifica preventiva di arrivo;

d)

lo sbarco o il trasbordo senza autorizzazione dello Stato membro di approdo.

2.   Ogni Stato membro di approdo adotta misure di esecuzione nei confronti di un peschereccio qualora venga accertato, in conformità della legislazione nazionale, che tale peschereccio ha commesso un’infrazione grave di cui al paragrafo 1. Tali misure possono comprendere, a seconda della gravità dell’infrazione e conformemente alle pertinenti disposizioni della legislazione nazionale:

a)

ammende;

b)

il sequestro di attrezzi e catture illegali;

c)

il sequestro della nave.

Articolo 63 septies

Rapporti di ispezione

1.   Ogni ispezione forma oggetto di un rapporto di ispezione in porto redatto compilando il modulo all’allegato XII.

2.   Il rapporto di ispezione può recare le osservazioni del comandante e deve essere firmato dall’ispettore e dal comandante al termine dell’ispezione. Copia del rapporto è consegnata al comandante del peschereccio.

3.   Una copia di ciascun rapporto di ispezione è trasmessa senza indugio allo Stato di bandiera del peschereccio ispezionato e allo Stato di bandiera della nave cedente qualora siano state effettuate operazioni di trasbordo. Una copia è inoltre inviata senza indugio alla Commissione o a un organismo da essa designato, che la trasmette al segretariato della NAFO. La copia originale o autenticata di ciascun rapporto di ispezione viene trasmessa su richiesta allo Stato di bandiera della nave ispezionata.»;

11)

l’articolo 68 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 68

Entrata in porto

1.   Fatti salvi i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1005/2008, gli Stati membri provvedono affinché i comandanti delle navi di parti non contraenti possano fare scalo unicamente in un porto designato in conformità dell’articolo 63. L’intenzione di fare scalo in un porto designato è notificata dal comandante all’autorità competente dello Stato membro di approdo in conformità dell’articolo 63 ter. Lo Stato membro di approdo comunica immediatamente tale informazione allo Stato di bandiera della nave e alla Commissione, o a un organismo da essa designato, che la trasmette senza indugio al segretariato della NAFO.

2.   Le disposizioni di cui agli articoli 63 ter e 63 quater si applicano per analogia. Lo Stato membro di approdo vieta l’accesso ai propri porti alle navi che non abbiano trasmesso la necessaria notifica preliminare di cui al paragrafo 1 e per le quali non sia stata fornita la conferma di cui all’articolo 63 quater, paragrafo 1.

3.   Uno Stato membro che vieta uno sbarco o un trasbordo comunica tale decisione al comandante della nave interessata.»;

12)

è inserito il seguente articolo:

«Articolo 68 bis

Ispezioni in porto

1.   Gli Stati membri provvedono affinché ogni nave di una parte non contraente che entra in uno dei loro porti sia ispezionata dalle loro autorità competenti. La nave non è autorizzata a effettuare sbarchi o trasbordi prima del completamento dell’ispezione. Le ispezioni riguardano i documenti della nave, i giornali di bordo, gli attrezzi da pesca, le catture a bordo e ogni altro aspetto connesso alle attività della nave nella zona di regolamentazione NAFO.

2.   Se, al termine dell’ispezione, le autorità competenti constatano che la nave di una parte non contraente detiene a bordo uno degli stock o dei gruppi di stock regolamentati dalla NAFO o figuranti nell’allegato II del presente regolamento, lo Stato membro interessato vieta ogni sbarco e/o trasbordo di catture provenienti dalla nave in questione.

3.   Tuttavia tale divieto non si applica qualora il comandante della nave ispezionata o il suo rappresentante dimostri in maniera soddisfacente alle autorità competenti dello Stato membro interessato che:

a)

le specie presenti a bordo sono state catturate al di fuori della zona di regolamentazione NAFO; o

b)

le specie presenti a bordo e figuranti nell’allegato II sono state catturate in conformità delle misure di conservazione e di esecuzione della NAFO.

4.   Uno Stato membro che vieta uno sbarco o un trasbordo comunica tale decisione al comandante della nave interessata.

5.   Ogni ispezione deve essere documentata compilando almeno il rapporto di ispezione in porto di cui all’allegato XII.

6.   Le informazioni relative ai risultati di tutte le ispezioni effettuate su navi di parti non contraenti nei porti degli Stati membri e agli eventuali provvedimenti conseguentemente adottati sono immediatamente comunicate allo Stato di bandiera della nave e alla Commissione, o a un organismo da essa designato, che le trasmette senza indugio al segretariato della NAFO.»;

13)

nell’allegato V il punto 3 è soppresso;

14)

nell’allegato XII la parte A è sostituita dal testo che figura nell’allegato I del presente regolamento;

15)

il testo che figura nell’allegato II del presente regolamento è aggiunto come allegato XV;

16)

il testo che figura nell’allegato III del presente regolamento è aggiunto come allegato XVI.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il settimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 7 luglio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

A. BORG


(1)  GU L 318 del 5.12.2007, pag. 1.

(2)  Regolamento (CE) n. 538/2008 del Consiglio, del 29 maggio 2008, recante modifica del regolamento (CE) n. 1386/2007 che stabilisce le misure di conservazione e di esecuzione da applicare nella zona di regolamentazione dell’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nord-occidentale (GU L 157 del 17.6.2008, pag. 1).

(3)  GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.

(4)  GU L 17 del 21.1.2000, pag. 22.»;


ALLEGATO I

«A.   MODELLO DI “RAPPORTO DI ISPEZIONE IN PORTO”

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ALLEGATO II

«ALLEGATO XV

MODULI DI NOTIFICA DEI CONTROLLI EFFETTUATI DALLO STATO DI APPRODO

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ALLEGATO III

«ALLEGATO XVI

MODELLI DI PROTOCOLLO DI PESCA SPERIMENTALE PER NUOVE ZONE DI PESCA IN CUI GLI ATTREZZI POSSONO VENIRE A CONTATTO CON IL FONDALE MARINO

I.   Gli Stati membri notificano al segretariato della NAFO, tramite la Commissione, l’intenzione di praticare la pesca sperimentale

Piano di raccolta

Piano di mitigazione

Controllo delle catture

Raccolta di dati

Specie bersaglio

Misure volte a prevenire impatti negativi significativi sugli EMV

Identificazione e registrazione, al livello tassonomico più basso possibile, di tutte le specie presenti a bordo

Raccolta e comunicazione dei dati in un formato standardizzato

Date delle operazioni di pesca

 

Copertura satellitare al 100 %

 

Descrizione della zona in cui sarà praticata la pesca

 

Copertura di osservazione al 100 %

 

Sforzo previsto

 

 

 

Tipo(i) di attrezzi di fondo utilizzati

 

 

 

II.   Lo Stato membro presenta il rapporto sulla bordata di pesca al segretariato della NAFO tramite la Commissione

Notifica preventiva dell’intenzione di praticare la pesca sperimentale (1):

Nome della nave:

Stato di bandiera della nave:

Zona/e prevista/e per l’esercizio di attività di pesca sperimentale (comprese lat/long):

Date previste delle attività di pesca sperimentale:

Sono state precedentemente esercitate attività di pesca nelle zone adiacenti? (in caso affermativo indicare la fonte d’informazione):

Profondità che si prevede di raggiungere nell’esercizio della pesca sperimentale:

Esistono carte degli habitat della zona? (in caso affermativo indicare la/e fonte/i):

Esistono chiavi tassonomiche che consentono di identificare le specie potenzialmente vulnerabili? (in caso affermativo indicare la/e fonte/i):

Ecosistemi marini vulnerabili (EMV) (2) noti nella/e zona/e in cui sarà praticata la pesca:

Misure di mitigazione volte a prevenire impatti negativi significativi sugli emv eventualmente rinvenuti:

Esistono carte batimetriche della zona di pesca sperimentale? (in caso affermativo indicare la/e fonte/i):

Esistono informazioni scientifiche sulla pesca nella zona di pesca sperimentale? (in caso affermativo indicare la/e fonte/i):

Specie bersaglio ricercate:

Quale/i tipo/i di attrezzi si prevede di utilizzare (precisare) in quali zone (comprese lat/long)?:

III.   Rapporto sulla bordata di pesca sperimentale  (3) presentato dallo Stato membro al consiglio scientifico della NAFO

Nome della nave:

Stato di bandiera della nave:

Ubicazione delle zone di pesca (comprese lat/long):

Date delle attività di pesca:

Profondità raggiunte durante la pesca (elenco per ogni retata, comprese lat/long):

Ore totali/zona di pesca (elenco per ogni retata, comprese lat/long):

Tipo/i di attrezzi utilizzato/i (precisare), con indicazione delle zone (comprese lat/long):

Ecosistemi marini vulnerabili (EMV) (4) rinvenuti (elenco per ogni retata, comprese lat/long):

Misure di mitigazione adottate al fine di prevenire impatti negativi significativi sugli emv eventualmente rinvenuti:

Elenco di tutti gli organismi (specie bersaglio, catture accessorie) portati a bordo (identificati al livello tassonomico più basso):

Elenco delle specie indicatrici di ecosistemi potenzialmente vulnerabili (5) portate a bordo per ogni zona (comprese lat/long):

Elenco degli organismi conservati a bordo a fini di campionamento biologico (per esempio, lunghezza-peso, sesso, età), se del caso:

NB: La presentazione dei dati deve essere conforme a specifiche standardizzate, quali quelle adottate dai programmi di osservazione scientifica.


(1)  Per pesca sperimentale si intende qualsiasi attività di pesca di fondo esercitata in nuove zone di pesca o con attrezzi da pesca di fondo che non siano stati utilizzati in precedenza nella zona in questione.

(2)  Cfr. gli orientamenti internazionali della FAO per la gestione delle attività di pesca d’altura.

(3)  Per pesca sperimentale si intende qualsiasi attività di pesca di fondo esercitata in nuove zone di pesca o con attrezzi da pesca di fondo che non siano stati utilizzati in precedenza nella zona in questione.

(4)  Cfr. gli orientamenti internazionali della FAO per la gestione delle attività di pesca d’altura.

(5)  Si faccia riferimento all’allegato 1 degli orientamenti internazionali della FAO per la gestione delle attività di pesca d’altura.»


29.7.2009   

IT

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L 197/17


REGOLAMENTO (CE) N. 680/2009 DEL CONSIGLIO

del 27 luglio 2009

che modifica il regolamento (CE) n. 423/2007, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 60 e 301,

vista la posizione comune 2008/652/PESC del Consiglio, del 7 agosto 2008, che modifica la posizione comune 2007/140/PESC concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran (1),

vista la proposta della Commissione,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 1110/2008 del Consiglio (2), che modifica il regolamento (CE) n. 423/2007 (3), ha istituito misure restrittive supplementari a norma della posizione comune 2008/652/PESC, e in particolare un obbligo di notifica preventiva riguardo a talune spedizioni da e per l’Iran.

(2)

Per motivi tecnici sono state previste deroghe alle norme per l’attuazione di tale obbligo di notifica preventiva durante un periodo transitorio. Poiché la complessità delle modalità d’esecuzione di questa misura ha causato ritardi imprevisti nella sua attuazione, è opportuno prorogare il periodo transitorio fino al 31 dicembre 2010.

(3)

È opportuno pertanto modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 423/2007,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il quarto e quinto comma dell’articolo 4 bis del regolamento (CE) n. 423/2007 sono sostituiti dal testo seguente:

«Fino al 31 dicembre 2010, le dichiarazioni sommarie di entrata e di uscita e i richiesti elementi aggiuntivi di cui al presente articolo possono essere presentati in forma scritta tramite documenti commerciali, portuali o di trasporto, purché contengano le informazioni necessarie.

A decorrere dal 1o gennaio 2011 i richiesti elementi aggiuntivi di cui al presente articolo sono presentati in forma scritta o utilizzando le dichiarazioni sommarie di entrata e di uscita, a seconda dei casi.»

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 1o luglio 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, addì 27 luglio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

C. BILDT


(1)  GU L 213 dell’8.8.2008, pag. 58.

(2)  GU L 300 dell’11.11.2008, pag. 1.

(3)  GU L 103 del 20.4.2007, pag. 1.


29.7.2009   

IT

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L 197/18


REGOLAMENTO (CE) N. 681/2009 DEL CONSIGLIO

del 27 luglio 2009

che chiude un riesame relativo ai «nuovi esportatori» del regolamento (CE) n. 192/2007 del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato originari, fra l’altro, della Malaysia, istituisce di nuovo il dazio per quanto riguarda le importazioni provenienti da un esportatore di questo paese e pone termine alla registrazione di tali importazioni

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1) («il regolamento di base»), in particolare l’articolo 11, paragrafo 4,

vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,

considerando quanto segue:

A.   PROCEDURA PRECEDENTE

(1)

Con il regolamento (CE) n. 192/2007 (2) il Consiglio, a seguito di un’inchiesta di riesame in previsione della scadenza, ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di polietilentereftalato (PET) originari, tra l’altro, della Malaysia. Le misure in vigore consistono in un dazio di 160,1 EUR/tonnellata, fatta eccezione per le società espressamente menzionate, soggette ad aliquote del dazio individuali. Lo stesso regolamento ha inoltre istituito dazi antidumping sulle importazioni di PET originarie dell’India, dell’Indonesia, della Repubblica di Corea, della Thailandia e di Taiwan. Le misure originarie sono state imposte, a seguito di un’inchiesta (l’«inchiesta originaria»), dal regolamento (CE) n. 2604/2000 (3).

B.   PROCEDURA ATTUALE

1.   Domanda di riesame

(2)

Successivamente la Commissione ha ricevuto da Eastman Chemical (Malaysia) SDN.BHD («il richiedente») una domanda di apertura di un riesame relativo ai «nuovi esportatori» del regolamento (CE) n. 192/2007, a norma dell’articolo 11, paragrafo 4, del regolamento di base. Il richiedente ha sostenuto di non aver esportato alcuni tipi di PET nella Comunità durante il periodo dell’inchiesta in base ai cui risultati sono state istituite le misure antidumping, ossia durante il periodo compreso tra il 1o ottobre 1998 e il 30 settembre 1999 («il periodo dell’inchiesta originaria») e di non essere collegato a nessuno dei produttori esportatori di alcuni tipi di PET soggetti alle misure antidumping in questione. Il richiedente ha sostenuto inoltre di aver cominciato ad esportare alcuni tipi di PET nella Comunità dopo la fine del periodo dell’inchiesta originaria.

2.   Apertura di un riesame relativo ai nuovi esportatori

(3)

La Commissione ha esaminato gli elementi di prova presentati dal richiedente e li ha ritenuti sufficienti per giustificare l’apertura di un riesame ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 4, del regolamento di base. Dopo aver sentito il comitato consultivo e dopo aver dato all’industria comunitaria interessata l’opportunità di presentare osservazioni, la Commissione, con il regolamento (CE) n. 1082/2008 (4), ha aperto un riesame del regolamento (CE) n. 192/2007 in relazione al richiedente.

(4)

L’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1082/2008 ha abrogato il dazio antidumping di 160,1 EUR/tonnellata imposto dal regolamento (CE) n. 192/2007 del Consiglio sulle importazioni di alcuni tipi di PET prodotti e venduti per essere esportati nella Comunità dal richiedente. Contemporaneamente, ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 5, del regolamento di base, alle autorità doganali è stato chiesto di adottare le misure opportune per la registrazione di tali importazioni.

3.   Prodotto in esame

(5)

Il prodotto in esame è lo stesso prodotto oggetto dell’inchiesta originaria, PET con un indice di viscosità uguale o superiore a 78 ml/g, secondo la norma ISO 1628-5, che rientra nel codice NC 3907 60 20.

4.   Parti interessate

(6)

La Commissione ha informato ufficialmente dell’apertura del riesame il richiedente e i rappresentanti del paese esportatore. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un’audizione.

(7)

La Commissione ha inviato un questionario al richiedente e ha ricevuto una risposta entro il termine stabilito. La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione del dumping e ha effettuato una visita di verifica presso la sede del richiedente.

5.   Periodo dell’inchiesta di riesame

(8)

L’inchiesta ai fini del riesame «nuovi esportatori» ha riguardato il periodo dal 1o ottobre 2007 al 30 settembre 2008.

C.   RITIRO DELLA DOMANDA DI RIESAME RELATIVA A NUOVI ESPORTATORI

(9)

Con lettera in data 22 aprile 2009 indirizzata alla Commissione, il richiedente ha formalmente ritirato la sua domanda di riesame «nuovi esportatori», senza fornire una specifica giustificazione.

(10)

Date queste circostanze, la Commissione non ha potuto stabilire il margine di dumping individuale e l’aliquota del dazio per il richiedente. Si è dunque concluso che le importazioni nella Comunità di PET con un indice di viscosità uguale o superiore a 78 ml/g, secondo la norma ISO 1628-5, che rientra nel codice NC 3907 60 20, originario della Malaysia e prodotto e venduto per essere esportato nella Comunità da Eastman Chemical (Malaysia) SDN.BHD debba essere soggetto al dazio nazionale applicabile a «tutte le altre società» della Malaysia (160,1 EUR/tonnellata) imposto dal regolamento n. 192/2007 e che tale dazio debba quindi essere reistituito.

D.   RISCOSSIONE RETROATTIVA DEL DAZIO ANTIDUMPING

(11)

In considerazione di quanto precede, il dazio antidumping applicabile a Eastman Chemical (Malaysia) SDN.BHD è riscosso con effetto retroattivo dalla data di apertura del riesame sulle importazioni del prodotto in esame registrate a norma dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 1082/2008.

E.   INFORMAZIONE E DURATA DI APPLICAZIONE DELLE MISURE

(12)

Il richiedente e le altre parti interessate sono stati informati dei fatti e delle considerazioni essenziali in base a cui si intendeva reistituire un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di PET originari, tra l’altro, della Malaysia e prodotti e venduti per essere esportati nella Comunità da Eastman Chemical Malaysia SDN.BHD e di riscuotere con effetto retroattivo tale dazio sulle importazioni registrate. Le loro osservazioni sono state esaminate e prese in considerazione se ritenute pertinenti.

(13)

Il presente riesame non modifica la data in cui scadranno, a norma dell’articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base, le misure istituite dal regolamento (CE) n. 192/2007,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   Il riesame relativo ai nuovi esportatori aperto con il regolamento (CE) n. 1082/2008 è chiuso e il dazio antidumping applicabile, a norma dell’articolo 1 del regolamento (CE) n. 192/2007, a «tutte le altre società» della Malaysia è istituito di nuovo sulle importazioni di cui all’articolo 1 del regolamento (CE) n. 1082/2008.

2.   Il dazio antidumping applicabile, a norma dell’articolo 1 del regolamento (CE) n. 192/2007, a «tutte le altre società» della Malaysia è riscosso con effetto dal 6 novembre 2008 sulle importazioni di alcuni tipi di polietilenteraftalato registrate a norma dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 1082/2008.

3.   Si chiede alle autorità doganali di cessare la registrazione delle importazioni effettuata a norma dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 1082/2008.

4.   Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, addì 27 luglio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

C. BILDT


(1)  GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1.

(2)  GU L 59 del 27.2.2007, pag. 1.

(3)  GU L 301 del 30.11.2000, pag. 21.

(4)  GU L 296 del 5.11.2008, pag. 5.


29.7.2009   

IT

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L 197/20


REGOLAMENTO (CE) N. 682/2009 DEL CONSIGLIO

del 27 luglio 2009

che chiude il riesame intermedio parziale delle misure antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari della Repubblica popolare cinese

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1) (il regolamento di base), in particolare l’articolo 11, paragrafo 3,

vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,

considerando quanto segue:

A.   PROCEDURA

1.   Disposizioni in vigore

(1)

Nel settembre 2006 con il regolamento (CE) n. 1425/2006 (2), il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari, tra l’altro, della Repubblica popolare cinese. Questo regolamento è stato modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 189/2009 del Consiglio (3). Per le otto società cui sono applicate aliquote di dazio individuali le aliquote in vigore variano dal 4,3 % al 12,8 %. Per le società che hanno collaborato che non beneficiano di aliquote individuali l’aliquota è dell’8,4 % e per le altre del 28,8 %.

2.   Domanda di riesame

(2)

Il 25 marzo 2008 la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame intermedio parziale a norma dell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base da un produttore esportatore di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari della Repubblica popolare cinese.

(3)

La domanda è stata presentata da CeDo Shanghai Limited (CeDo Shanghai o il richiedente).

(4)

Il richiedente ha tra l’altro sostenuto che i suoi prezzi all’esportazione verso la Comunità di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica erano aumentati notevolmente e sostanzialmente più del valore normale costruito sulla base del costo di produzione del richiedente nella Repubblica popolare cinese e che questo ha comportato una riduzione o l’eliminazione del dumping. Pertanto, non era più necessario per controbilanciare il dumping mantenere le misure ai livelli attuali, fissati in funzione del livello di dumping precedentemente calcolato.

3.   Apertura

(5)

Avendo stabilito, previa consultazione del comitato consultivo, che esistevano elementi sufficienti a giustificare l’apertura di un riesame intermedio parziale, la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea  (4), l’apertura di un riesame intermedio parziale a norma dell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base, limitato all’esame del dumping per quanto riguarda CeDo Shanghai.

(6)

L’inchiesta concernente il dumping ha riguardato il periodo dal 1o luglio 2007 al 30 giugno 2008.

(7)

La Commissione ha informato ufficialmente dell’apertura del riesame il richiedente, nonché i rappresentanti dell’industria comunitaria e i rappresentanti del paese esportatore. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di presentare osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite entro i termini indicati nell’avviso di apertura.

B.   PRODOTTO IN ESAME

(8)

Il prodotto in esame è lo stesso che è oggetto del regolamento (CE) n. 1425/2006 come modificato, ossia sacchi e sacchetti di plastica contenenti in peso almeno il 20 % di polietilene e aventi uno spessore non superiore a 100 micrometri (μm), originari della Repubblica popolare cinese, rientranti nei codici NC ex 3923 21 00, ex 3923 29 10 ed ex 3923 29 90 (codici TARIC 3923210020, 3923291020 e 3923299020).

C.   RITIRO DELLA DOMANDA E CHIUSURA DEL PROCEDIMENTO

(9)

Con lettera alla Commissione datata 24 marzo 2009, CeDo Shanghai ha formalmente ritirato la sua domanda di riesame intermedio parziale delle misure antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari, tra l’altro, della Repubblica popolare cinese.

(10)

È stato valutato se fosse giustificata la continuazione d’ufficio del riesame. La Commissione ha ritenuto che la chiusura dell’inchiesta non incideva sulla misura antidumping in vigore e che tale chiusura non era contraria all’interesse delle Comunità. L’inchiesta deve pertanto essere chiusa.

(11)

Le parti interessate sono state informate dell’intenzione di chiudere l’inchiesta e hanno avuto la possibilità di formulare le loro osservazioni. Non è però pervenuto alcun commento tale da giustificare una modifica di questa decisione.

(12)

Si è pertanto concluso che il riesame concernente le importazioni di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari, tra l’altro, della Repubblica popolare cinese debba essere chiuso senza modificare le misure antidumping in vigore,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il riesame intermedio parziale delle misure antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di sacchi e sacchetti di plastica originari, tra l’altro, della Repubblica popolare cinese, aperto a norma dell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 384/96, è chiuso senza modifica delle misure antidumping in vigore.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, addì 27 luglio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

C. BILDT


(1)  GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1.

(2)  GU L 270 del 29.9.2006, pag. 4.

(3)  GU L 67 del 12.3.2009, pag. 5.

(4)  GU C 176 dell’11.7.2008, pag. 9.


29.7.2009   

IT

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L 197/22


REGOLAMENTO (CE) N. 683/2009 DELLA COMMISSIONE

del 28 luglio 2009

recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento (CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre 2007, recante modalità di applicazione dei regolamenti (CE) n. 2200/96, (CE) n. 2201/96 e (CE) n. 1182/2007 nel settore degli ortofrutticoli (2), in particolare l’articolo 138, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

Il regolamento (CE) n. 1580/2007 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell’Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all’importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell’allegato XV, parte A, del medesimo regolamento,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all’importazione di cui all’articolo 138 del regolamento (CE) n. 1580/2007 sono quelli fissati nell’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 29 luglio 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 luglio 2009.

Per la Commissione

Jean-Luc DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 350 del 31.12.2007, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

MK

27,8

XS

31,8

ZZ

29,8

0707 00 05

TR

99,3

ZZ

99,3

0709 90 70

TR

98,0

ZZ

98,0

0805 50 10

AR

62,4

UY

54,8

ZA

64,3

ZZ

60,5

0806 10 10

EG

156,7

MA

167,9

TR

113,8

US

141,6

ZA

127,0

ZZ

141,4

0808 10 80

AR

82,3

BR

85,5

CL

85,9

CN

97,1

NZ

86,0

US

105,4

ZA

88,6

ZZ

90,1

0808 20 50

AR

111,9

CL

75,5

TR

146,4

ZA

112,4

ZZ

111,6

0809 10 00

TR

156,4

ZZ

156,4

0809 20 95

CA

324,1

TR

265,4

US

270,6

ZZ

286,7

0809 30

TR

152,8

ZZ

152,8

0809 40 05

BA

58,0

ZZ

58,0


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» rappresenta le «altre origini».


29.7.2009   

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L 197/24


REGOLAMENTO (CE) N. 684/2009 DELLA COMMISSIONE

del 24 luglio 2009

recante modalità di attuazione della direttiva 2008/118/CE del Consiglio per quanto riguarda le procedure informatizzate relative alla circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in sospensione dall’accisa

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE (1), in particolare l’articolo 29, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

La circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in sospensione dall’accisa deve aver luogo sotto scorta del documento amministrativo elettronico di cui all’articolo 21, paragrafo 1, della direttiva 2008/118/CE, per il quale va utilizzato il sistema informatizzato istituito dalla decisione n. 1152/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 giugno 2003, relativa all’informatizzazione dei movimenti e dei controlli dei prodotti soggetti ad accisa (2).

(2)

Dal momento che la finalità del sistema informatizzato è permettere di seguire e controllare i movimenti dei prodotti sottoposti ad accisa in sospensione dall’accisa, è necessario stabilire la struttura e il contenuto dei messaggi elettronici da utilizzare per tali movimenti.

(3)

In particolare, visto che i movimenti devono aver luogo sotto la scorta di un documento amministrativo elettronico, occorre stabilire la struttura e il contenuto dei messaggi che costituiscono tale documento. Si devono inoltre determinare la struttura e il contenuto dei messaggi che costituiscono la nota di ricevimento e la nota di esportazione.

(4)

A norma della direttiva 2008/118/CE, un documento amministrativo elettronico può essere annullato, la destinazione dei prodotti può essere cambiata e la circolazione di prodotti sottoposti ad accisa può essere frazionata. È pertanto necessario determinare la struttura e il contenuto dei messaggi concernenti l’annullamento del documento amministrativo elettronico, un cambiamento di destinazione e il frazionamento della circolazione nonché stabilire le norme e le procedure applicabili agli scambi di tali messaggi.

(5)

Occorre stabilire la struttura dei documenti cartacei di cui agli articoli 26 e 27 della direttiva 2008/118/CE che devono essere utilizzati quando il sistema informatizzato non è disponibile.

(6)

Poiché le norme stabilite dal presente regolamento devono sostituire quelle prescritte dal regolamento (CEE) n. 2719/92 della Commissione, dell’11 settembre 1992, relativo al documento amministrativo d’accompagnamento per i prodotti soggetti ad accisa che circolano in regime sospensivo (3), occorre abrogare detto regolamento.

(7)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato delle accise,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto

Il presente regolamento stabilisce misure riguardanti:

a)

la struttura e il contenuto dei messaggi elettronici scambiati mediante il sistema informatizzato di cui all’articolo 21, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE ai fini degli articoli da 21 a 25 della stessa direttiva;

b)

le norme e procedure relative agli scambi di messaggi di cui alla lettera a);

c)

la struttura dei documenti cartacei di cui agli articoli 26 e 27 della direttiva 2008/118/CE.

Articolo 2

Obblighi inerenti ai messaggi scambiati mediante il sistema informatizzato

I messaggi scambiati ai fini degli articoli da 21 a 25 della direttiva 2008/118/CE sono conformi all’allegato I del presente regolamento per quanto attiene alla loro struttura e al loro contenuto. Ove siano necessari codici per completare alcuni campi di dati nei suddetti messaggi, si utilizzano i codici figuranti nell’allegato II.

Articolo 3

Formalità da espletare prima che abbia inizio la circolazione dei prodotti sottoposti ad accisa

1.   La bozza di documento amministrativo elettronico presentata a norma dell’articolo 21, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE e il documento amministrativo elettronico a cui è stato attribuito un codice di riferimento amministrativo a norma dell’articolo 21, paragrafo 3, terzo comma, della stessa direttiva sono conformi ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 1, del presente regolamento.

2.   La bozza di documento amministrativo elettronico non può essere presentata prima di 7 giorni antecedenti la data indicata su tale documento come data di spedizione dei prodotti sottoposti ad accisa in questione.

Articolo 4

Annullamento del documento amministrativo elettronico

1.   Lo speditore che intende annullare il documento amministrativo elettronico in conformità dell’articolo 21, paragrafo 7, della direttiva 2008/118/CE compila i campi della bozza di messaggio di annullamento e la presenta alle autorità competenti dello Stato membro di spedizione. La bozza di messaggio di annullamento è conforme ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 2, del presente regolamento.

2.   Le autorità competenti dello Stato membro di spedizione effettuano una verifica elettronica dei dati contenuti nella bozza di messaggio di annullamento.

Se i dati sono validi, le suddette autorità aggiungono la data e l’ora della convalida nel messaggio di annullamento, comunicano tali informazioni allo speditore e inoltrano il messaggio di annullamento alle autorità competenti dello Stato membro di destinazione Se i dati non sono validi, lo speditore ne è informato senza indugio.

3.   Quando ricevono il messaggio di annullamento, le autorità competenti dello Stato membro di destinazione lo inoltrano al destinatario se questi è un depositario autorizzato o un destinatario registrato.

Articolo 5

Messaggi concernenti un cambiamento di destinazione della circolazione di prodotti sottoposti ad accisa

1.   Lo speditore che intende cambiare la destinazione in conformità dell’articolo 21, paragrafo 8, della direttiva 2008/118/CE o inserire i dati relativi alla destinazione in conformità dell’articolo 22, paragrafo 2, della stessa compila i campi della bozza di messaggio di cambiamento di destinazione e la presenta alle autorità competenti dello Stato membro di spedizione. La bozza di messaggio di cambiamento di destinazione è conforme ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 3, del presente regolamento.

2.   Le autorità competenti dello Stato membro di spedizione effettuano una verifica elettronica dei dati contenuti nella bozza di messaggio di cambiamento di destinazione

Se i dati sono validi, le autorità competenti dello Stato membro di spedizione:

a)

aggiungono nel messaggio di cambiamento di destinazione la data e l’ora della convalida e un numero progressivo e ne informano lo speditore;

b)

aggiornano il documento amministrativo elettronico originale sulla base delle informazioni contenute nel messaggio di cambiamento di destinazione

Se l’aggiornamento prevede un cambiamento dello Stato membro di destinazione o del destinatario, l’articolo 21, paragrafi 4 e 5, della direttiva 2008/118/CE si applica al documento amministrativo elettronico aggiornato.

3.   Se l’aggiornamento di cui al paragrafo 2, lettera b), prevede un cambiamento dello Stato membro di destinazione, le autorità competenti dello Stato membro di spedizione inoltrano il messaggio di cambiamento di destinazione alle autorità competenti dello Stato membro di destinazione menzionato nel documento amministrativo elettronico originale.

Queste ultime informano del cambiamento di destinazione il destinatario menzionato nel documento amministrativo elettronico originale utilizzando una «notifica di cambiamento di destinazione» conforme ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 4, del presente regolamento.

4.   Se l’aggiornamento di cui al paragrafo 2, lettera b), prevede un cambiamento del luogo di consegna indicato nel gruppo di dati 7 del documento amministrativo elettronico, ma né un cambiamento dello Stato membro di destinazione né un cambiamento di destinatario, le autorità competenti dello Stato membro di spedizione inoltrano il messaggio di cambiamento di destinazione alle autorità competenti dello Stato membro di destinazione menzionato nel documento amministrativo elettronico originale.

Queste ultime inoltrano al destinatario il messaggio di cambiamento di destinazione

5.   Se i dati contenuti nella bozza di messaggio di cambiamento di destinazione non sono validi, lo speditore ne è informato senza indugio.

6.   Se il documento amministrativo elettronico aggiornato prevede un nuovo destinatario nello stesso Stato membro di destinazione indicato nel documento amministrativo elettronico originale, le autorità competenti di tale Stato membro informano del cambiamento di destinazione il destinatario menzionato nel documento amministrativo elettronico originale utilizzando una «notifica di cambiamento di destinazione» conforme ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 4, del presente regolamento.

Articolo 6

Messaggi concernenti il frazionamento della circolazione di prodotti sottoposti ad accisa

1.   Lo speditore che intende frazionare la circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in conformità dell’articolo 23 della direttiva 2008/118/CE compila i campi della bozza di messaggio di operazione di frazionamento per ciascuna destinazione e la presenta alle autorità competenti dello Stato membro di spedizione. La bozza di messaggio di operazione di frazionamento è conforme ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 5, del presente regolamento.

2.   Le autorità competenti dello Stato membro di spedizione effettuano una verifica elettronica dei dati contenuti nella bozza di messaggio di operazione di frazionamento.

Se i dati sono validi, le autorità competenti dello Stato membro di spedizione:

a)

creano un nuovo documento amministrativo elettronico per ciascuna destinazione, che sostituisce il documento amministrativo elettronico originale;

b)

creano per il documento amministrativo elettronico originale una «notifica di frazionamento» conforme ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 4, del presente regolamento;

c)

inoltrano la notifica di frazionamento allo speditore e alle autorità competenti dello Stato membro di destinazione menzionato nel documento amministrativo elettronico originale.

L’articolo 21, paragrafo 3, terzo comma, e l’articolo 21, paragrafi 4, 5 e 6, della direttiva 2008/118/CE si applicano a ciascun nuovo documento amministrativo elettronico di cui alla lettera a).

3.   Le autorità competenti dello Stato membro di destinazione indicato nel documento amministrativo elettronico originale inoltrano la notifica di frazionamento al destinatario menzionato nel documento amministrativo elettronico originale se questi è un depositario autorizzato o un destinatario registrato.

4.   Se i dati contenuti nella bozza di messaggio di operazione di frazionamento non sono validi, lo speditore ne è informato senza indugio.

Articolo 7

Formalità da espletare alla conclusione della circolazione dei prodotti sottoposti ad accisa

La nota di ricevimento presentata a norma dell’articolo 24 della direttiva 2008/118/CE e la nota di esportazione presentata a norma dell’articolo 25 della stessa direttiva sono conformi ai requisiti figuranti nell’allegato I, tabella 6, del presente regolamento.

Articolo 8

Procedure di riserva

1.   Il documento cartaceo di cui all’articolo 26, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2008/118/CE reca il titolo «Documento di accompagnamento di riserva per la circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in regime di sospensione dall’accisa». Le informazioni richieste sono presentate sotto forma di dati nello stesso modo in cui figurano nel documento amministrativo elettronico. Tutti i dati nonché i gruppi e i sottogruppi di dati di cui fanno parte sono identificati per mezzo dei numeri e delle lettere figuranti nelle colonne A e B dell’allegato I, tabella 1, del presente regolamento.

2.   Le informazioni di cui all’articolo 26, paragrafo 5, della direttiva 2008/118/CE che lo speditore deve comunicare alle autorità competenti dello Stato membro di spedizione sono presentate sotto forma di dati nello stesso modo in cui figurano, a seconda dei casi, nel messaggio di cambiamento di destinazione o nel messaggio di operazione di frazionamento. Tutti i dati nonché i gruppi e i sottogruppi di dati di cui fanno parte sono identificati per mezzo dei numeri e delle lettere figuranti nelle colonne A e B dell’allegato I, tabella 3 o, se del caso, tabella 5, del presente regolamento.

3.   I documenti cartacei di cui all’articolo 27, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2008/118/CE recano il titolo «Nota di ricevimento di riserva/Nota di esportazione di riserva per la circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in regime di sospensione dall’accisa». Le informazioni richieste sono presentate sotto forma di dati nello stesso modo in cui figurano, a seconda dei casi, nella nota di ricevimento o nella nota di esportazione. Tutti i dati nonché i gruppi e i sottogruppi di dati di cui fanno parte sono identificati per mezzo dei numeri e delle lettere figuranti nelle colonne A e B dell’allegato I, tabella 6, del presente regolamento.

Articolo 9

Abrogazione

Il regolamento (CEE) n. 2719/92 è abrogato a decorrere dal 1o aprile 2010. Esso continua tuttavia ad applicarsi alla circolazione di prodotti di cui all’articolo 46 della direttiva 2008/118/CE.

I riferimenti al regolamento abrogato si intendono fatti al presente regolamento.

Articolo 10

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica dal 1o aprile 2010, ad eccezione dell’articolo 6 che si applica dal 1o gennaio 2012.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 24 luglio 2009.

Per la Commissione

László KOVÁCS

Membro della Commissione


(1)  GU L 9 del 14.1.2009, pag. 12.

(2)  GU L 162 dell’1.7.2003, pag. 5.

(3)  GU L 276 del 19.9.1992, pag. 1.


ALLEGATO I

MESSAGGI ELETTRONICI UTILIZZATI AI FINI DELLA CIRCOLAZIONE DI PRODOTTI SOTTOPOSTI AD ACCISA IN SOSPENSIONE DALL’ACCISA

NOTE ESPLICATIVE

1.

I dati dei messaggi elettronici utilizzati ai fini del sistema informatizzato di cui all’articolo 21, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE sono strutturati in gruppi e, se del caso, in sottogruppi di dati. Informazioni particolareggiate sui dati e sul loro utilizzo figurano nelle tabelle da 1 a 6, nelle quali:

a)

la colonna A riporta il codice numerico (numero) attribuito a ciascun gruppo e sottogruppo di dati; ciascun sottogruppo segue lo stesso numero progressivo del (sotto)gruppo di dati di cui fa parte (ad esempio: se il numero del gruppo di dati è 1, un sottogruppo di questo gruppo di dati è 1.1 e un sottogruppo di questo sottogruppo è 1.1.1);

b)

la colonna B riporta il codice alfabetico (lettera) attribuito a ciascun dato in un (otto)gruppo di dati;

c)

la colonna C identifica il (sotto)gruppo di dati o il dato;

d)

la colonna D riporta per ciascun (sotto)gruppo di dati o per ciascun dato un valore indicante se l’inserimento del dato corrispondente è:

«R» (richiesto), ossia il dato deve essere fornito. Quando un (sotto)gruppo di dati è «O» (opzionale) o «C» (condizionale), i dati di quel gruppo possono comunque essere «R» (richiesti) se le autorità competenti dello Stato membro hanno deciso che i dati di tale (sotto)gruppo devono essere inseriti o se si applica la condizione corrispondente,

«O» (opzionale), ossia l’inserimento del dato è facoltativo per la persona che presenta il messaggio (lo speditore o il destinatario), tranne se lo Stato membro ha stabilito che i dati devono essere forniti conformemente all’opzione prevista nella colonna E per alcuni dei (sotto)gruppi di dati o dei dati facoltativi,

«C» (condizionale), ossia l’utilizzo del (sotto)gruppo di dati o dei dati dipende da altri (sotto)gruppi o da altri dati contenuti nello stesso messaggio,

«D» (dipendente), ossia l’utilizzo del (sotto)gruppo di dati o dei dati dipende da una condizione che non può essere verificata dal sistema informatizzato, secondo quanto previsto nelle colonne E ed F;

e)

la colonna E indica le condizioni per i dati il cui inserimento è condizionale, specifica, se del caso, l’utilizzo dei dati opzionali e dei dati dipendenti e precisa quali dati devono essere forniti dalle autorità competenti;

f)

la colonna F contiene spiegazioni, ove necessario, sulla compilazione del messaggio;

g)

la colonna G fornisce:

per alcuni (sotto)gruppi di dati un numero seguito dal carattere «x» indicante quante volte il (sotto)gruppo di dati può essere ripetuto nel messaggio (valore per difetto = 1), e

per ciascun dato, ad eccezione dei dati indicanti l’ora e/o la data, le caratteristiche che identificano il tipo e la lunghezza del dato. I codici relativi al tipo di dato sono i seguenti:

a alfabetico

n numerico

an alfanumerico.

Il numero che segue il codice indica la lunghezza ammissibile del dato. I due puntini facoltativi prima dell’indicazione della lunghezza denotano che il dato non ha una lunghezza fissa: in tal caso l’indicazione concerne il numero massimo di caratteri utilizzabile. Una virgola nella lunghezza del dato indica che il dato può contenere decimali, nel qual caso la cifra prima della virgola indica la lunghezza totale dell’attributo e la cifra che segue la virgola indica il numero massimo dei decimali;

per i dati indicanti l’ora e/o la data, la menzione «date», «time» o «dateTime»; la data, l’ora o la data e l’ora devono essere indicate utilizzando la norma ISO 8601 per la notazione di data e ora.

2.

Le abbreviazioni seguenti sono utilizzate nelle tabelle da 1 a 6:

e-AD: documento amministrativo elettronico

ARC: codice di riferimento amministrativo

SEED: Sistema per lo scambio di dati relativi alle accise [System for Exchange of Excise Data — la banca dati elettronica di cui all’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2073/2004 del Consiglio (1)]

Codice NC: codice della nomenclatura combinata.

Tabella 1

(di cui all’articolo 3, paragrafo 1, e all’articolo 8, paragrafo 1)

Bozza di documento amministrativo elettronico e documento amministrativo elettronico

A

B

C

D

E

F

G

 

 

Tipo di messaggio

R

 

I valori possibili sono:

1

=

Presentazione standard (da utilizzare in tutti i casi tranne quando la presentazione riguarda un’esportazione con domiciliazione)

2

=

Presentazione per esportazione con domiciliazione (applicazione dell’articolo 283 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione (2))

Il tipo di messaggio non deve comparire nell’e-AD a cui è stato attribuito un ARC né nel documento cartaceo di cui all’articolo 8, paragrafo 1, del presente regolamento.

n1

1

Intestazione dell’e-AD

R

 

 

 

 

a

Codice del tipo di destinazione

R

 

Indicare la destinazione del movimento utilizzando uno dei valori seguenti:

1

=

Deposito fiscale [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto i), della direttiva 2008/118/CE]

2

=

Destinatario registrato [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto ii), della direttiva 2008/118/CE]

3

=

Destinatario registrato temporaneamente [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2008/118/CE]

4

=

Consegna diretta (articolo 17, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE)

5

=

Destinatario esentato [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto iv), della direttiva 2008/118/CE]

6

=

Esportazione [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto iii), della direttiva 2008/118/CE]

8

=

Destinazione ignota (destinatario ignoto; articolo 22 della direttiva 2008/118/CE)

n1

 

b

Durata del tragitto

R

 

Indicare il periodo di tempo normalmente necessario per il tragitto, tenendo conto del mezzo di trasporto e della distanza, espresso in ore (H) o giorni (D) e seguito da due cifre. (Ad esempio: H12 o D04). L’indicazione per H è inferiore o uguale a 24. L’indicazione per D è inferiore o uguale a 92

an3

 

c

Organizzazione del trasporto

R

 

Identificare la persona responsabile dell’organizzazione del primo trasporto utilizzando uno dei seguenti valori:

1

=

Speditore

2

=

Destinatario

3

=

Proprietario dei prodotti

4

=

Altro

n1

 

d

ARC

R

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza di e-AD

Cfr. allegato II, elenco dei codici 2

an21

 

e

Data e ora di convalida dell’e-AD

R

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza di e-AD

L’ora indicata è l’ora locale

dateTime

 

f

Numero progressivo

R

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza di e-AD e per ogni cambiamento di destinazione

Fissato a 1 alla convalida iniziale e poi aumentato di 1 in ciascun e-AD creato dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione per ogni cambiamento di destinazione

n..5

 

g

Data e ora di convalida dell’aggiornamento

C

Data e ora della convalida del messaggio del cambiamento di destinazione nella tabella 3, fornite dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione in caso di cambiamento di destinazione

L’ora indicata è l’ora locale

dateTime

 

h

Indicatore di presentazione differita

D

«R» per la presentazione di un e-AD per un movimento iniziato sotto scorta del documento cartaceo di cui all’articolo 8, paragrafo 1

Valori possibili:

0

=

falso

1

=

vero

Il valore è preimpostato a «falso».

Questo dato non deve comparire nell’e-AD a cui è stato attribuito un ARC né nel documento cartaceo di cui all’articolo 8, paragrafo 1

n1

2

OPERATORE Speditore

R

 

 

 

 

a

Codice accisa dell’operatore

R

 

Indicare un numero di registrazione SEED valido del depositario autorizzato o dello speditore registrato

an13

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

3

OPERATORE Luogo di spedizione

C

«R» se il codice del tipo di origine nella casella 9d è «1»

 

 

 

a

Riferimento del deposito fiscale

R

 

Indicare un numero di registrazione SEED valido del deposito fiscale di spedizione

an13

 

b

Nome dell’operatore

O

 

 

an..182

 

c

Via

O

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

an..11

 

e

Codice postale

O

 

an..10

 

f

Città

O

 

an..50

 

g

NAD_LNG

O

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

4

UFFICIO di spedizione – importazione

C

«R» se il codice del tipo di origine nella casella 9d è «2»

 

 

 

a

Numero di riferimento dell’ufficio

R

 

Indicare il codice dell’ufficio doganale di importazione. Cfr. allegato II, elenco codici 5

an8

5

OPERATORE Destinatario

C

«R», tranne per il tipo di messaggio «2 – Presentazione per esportazione con domiciliazione» o per il codice del tipo di destinazione 8

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

 

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3 e 4

«O» per il codice del tipo di destinazione 6

Questo dato non si applica per il codice del tipo di destinazione 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

Per i codici del tipo di destinazione

1, 2, 3 e 4: indicare un numero di registrazione SEED valido del depositario autorizzato o del destinatario registrato

6: indicare il numero di identificazione IVA della persona che rappresenta lo speditore all’ufficio di esportazione

an..16

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

6

DATI COMPLEMENTARI OPERATORE Destinatario

C

«R» per il codice del tipo di destinazione 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

 

 

 

a

Codice Stato membro

R

 

Indicare lo Stato membro di destinazione utilizzando il codice Stato membro dell’allegato II, elenco codici 3

a2

 

b

Numero progressivo del certificato di esenzione dalle accise

D

«R» se un numero progressivo figura sul certificato di esenzione dalle accise istituito dal regolamento (CE) n. 31/96 della Commissione, del 10 gennaio 1996, relativo al certificato di esenzione dalle accise (3)

 

an..255

7

OPERATORE Luogo di consegna

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1 e 4

«O» per i codici del tipo di destinazione 2, 3 e 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

Indicare il luogo di consegna effettivo dei prodotti sottoposti ad accisa

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per il codice del tipo di destinazione 1

«O» per i codici del tipo di destinazione 2, 3 e 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

Per i codici del tipo di destinazione

1: indicare un numero di registrazione SEED valido del deposito fiscale di destinazione

2, 3 e 5: indicare il numero di identificazione IVA o qualsiasi altro identificatore

an..16

 

b

Nome dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3 e 5

«O» per il codice del tipo di destinazione 4

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

 

an..182

 

c

Via

C

Per le caselle 7c, 7e e 7f:

«R» per i codici del tipo di destinazione 2, 3, 4 e 5

«O» per il codice del tipo di destinazione 1

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

an..11

 

e

Codice postale

C

 

an..10

 

f

Città

C

 

an..50

 

g

NAD_LNG

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

8

UFFICIO Luogo di consegna – Dogana

C

«R» in caso di esportazione (codice del tipo di destinazione 6)

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a)

 

 

 

a

Numero di riferimento dell’ufficio

R

 

Indicare il codice dell’ufficio di esportazione presso il quale sarà depositata la dichiarazione di esportazione conformemente all’articolo 161, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio (4). Cfr. allegato II, elenco codici 5

an8

9

e-AD

R

 

 

 

 

a

Numero di riferimento locale

R

 

Un numero progressivo unico attribuito all’e-AD dallo speditore che identifica la spedizione nella contabilità dello speditore

an..22

 

b

Numero della fattura

R

 

Indicare il numero della fattura relativa ai prodotti. Se la fattura non è stata ancora redatta, va indicato il numero della bolla di consegna o di un altro documento di trasporto

an..35

 

c

Data della fattura

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»).

La data del documento che figura nella casella 9b

Date

 

d

Codice del tipo di origine

R

 

I valori possibili per l’origine del movimento sono:

1

=

Origine – Deposito fiscale [nelle situazioni di cui all’articolo 17, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2008/118/CE]

2

=

Origine – Importazione [nella situazione di cui all’articolo 17, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2008/118/CE]

n1

 

e

Data di spedizione

R

 

La data in cui ha inizio la circolazione dei prodotti ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 1, della direttiva 2008/118/CE. Questa data non può essere posteriore di più di 7 giorni alla data di presentazione della bozza di e-AD. La data di spedizione può essere una data anteriore nel caso di cui all’articolo 26 della direttiva 2008/118/CE

Date

 

f

Ora di spedizione

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»)

L’ora in cui ha inizio la circolazione dei prodotti ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 1, della direttiva 2008/118/CE. L’ora indicata è l’ora locale.

Time

 

g

ARC a monte

D

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida dei nuovi e-AD a seguito della convalida del messaggio «Operazione di frazionamento» (tabella 5)

L’ARC da indicare è quello che figura nell’e-AD sostituito

an21

9.1

DAU DI IMPORTAZIONE

C

«R» se il codice del tipo di origine nella casella 9d è «2» (importazione).

 

9X

 

a

Numero del DAU di importazione

R

Il numero del DAU è fornito dallo speditore al momento della presentazione della bozza di e-AD o dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza di e-AD

Indicare il o i numeri dei documenti amministrativi unici utilizzati per l’immissione in libera pratica dei prodotti interessati

an..21

10

UFFICIO Autorità competente del luogo di spedizione

R

 

 

 

 

a

Numero di riferimento dell’ufficio

R

 

Indicare il codice dell’ufficio delle autorità competenti nello Stato membro di spedizione responsabile del controllo delle accise nel luogo di spedizione. Cfr. allegato II, elenco codici 5

an8

11

GARANZIA DEL MOVIMENTO

R

 

 

 

 

a

Codice del tipo di garante

R

 

Identificare la o le persone che devono fornire la garanzia utilizzando il codice del tipo di garante figurante nell’allegato II, elenco codici 6

n..4

12

OPERATORE Garante

C

«R» se è applicabile uno dei seguenti codici del tipo di garante: 2, 3, 12, 13, 23, 24, 34, 123, 124, 134, 234 o 1234

(Cfr. codice del tipo di garante nell’allegato II, elenco codici 6)

Identificare il trasportatore e/o il proprietario dei prodotti se essi forniscono la garanzia.

2X

 

a

Codice accisa dell’operatore

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»)

Indicare un numero di registrazione SEED valido o il numero di identificazione IVA del trasportatore o del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa

an13

 

b

Numero IVA

O

an..35

 

c

Nome dell’operatore

C

Per 12c, d, f e g: «O» se il codice accisa dell’operatore è indicato, altrimenti «R»

 

an..182

 

d

Via

C

 

an..65

 

e

Numero civico

O

 

an..11

 

f

Codice postale

C

 

an..10

 

g

Città

C

 

an..50

 

h

NAD_LNG

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

13

TRASPORTO

R

 

 

 

 

a

Codice del modo di trasporto

R

 

Indicare il modo di trasporto all’inizio del movimento utilizzando i codici figuranti nell’allegato II, elenco codici 7

n..2

14

OPERATORE Organizzatore del trasporto

C

«R» responsabile dell’organizzazione del primo trasporto se il valore nella casella 1c è «3» o «4»

 

 

 

a

Numero IVA

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»)

 

an..35

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

15

OPERATORE Primo trasportatore

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»)

Identificazione della persona che effettua il primo trasporto

 

 

a

Numero IVA

O

 

 

an..35

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

16

INFORMAZIONI RIGUARDANTI IL TRASPORTO

R

 

 

99X

 

a

Codice dell’unità di trasporto

R

 

Fornire il o i codici dell’unità di trasporto relativi al modo di trasporto indicato nella casella 13a. Cfr. allegato II, elenco codici 8

n..2

 

b

Identificazione delle unità di trasporto

R

 

Inserire il numero di registrazione della o delle unità di trasporto

an..35

 

c

Identificazione del sigillo commerciale

D

«R» se sono utilizzati sigilli commerciali

Fornire l’identificazione dei sigilli commerciali, se utilizzati per sigillare l’unità di trasporto

an..35

 

d

Informazioni sui sigilli

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui sigilli commerciali (ad es. il tipo di sigilli utilizzato).

an..350

 

e

LNG_delle informazioni sui sigilli

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

f

Informazioni complementari

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari riguardanti il trasporto, ad es. l’identità di eventuali trasportatori successivi o informazioni sulle unità di trasporto successive

an..350

 

g

LNG_delle informazioni complementari

 

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

17

Corpo di dati dell’e-AD relativi al prodotto

R

 

Un gruppo di dati distinto deve essere utilizzato per ciascun prodotto di cui si compone la spedizione

999x

 

a

Riferimento unico del corpo di dati

R

 

Indicare un numero progressivo unico iniziando con 1

n..3

 

b

Codice del prodotto sottoposto ad accisa

R

 

Indicare il codice applicabile del prodotto sottoposto ad accisa, cfr. allegato II, elenco codici 11

an4

 

c

Codice NC

R

 

Indicare il codice NC applicabile alla data della spedizione

n8

 

d

Quantità

R

 

Indicare la quantità (espressa nell’unità di misura associata al codice del prodotto – cfr. allegato II, tabelle 11 e 12).

Per un movimento destinato a un destinatario registrato di cui all’articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2008/118/CE, la quantità non supera quella che detto destinatario è autorizzato a ricevere.

Per un movimento destinato a un’organizzazione esente di cui all’articolo 12 della direttiva 2008/118/CE, la quantità non supera la quantità registrata nel certificato di esenzione dalle accise

n..15,3

 

e

Peso lordo

R

 

Indicare il peso lordo della spedizione (prodotti sottoposti ad accisa e imballaggio)

n..15,2

 

f

Peso netto

R

 

Indicare il peso dei prodotti sottoposti ad accisa senza imballaggio (per alcole e bevande alcoliche, prodotti energetici e tabacchi lavorati escluse le sigarette)

n..15,2

 

g

Titolo alcolometrico

C

«R» se applicabile per i prodotti sottoposti ad accisa in questione

Indicare il titolo alcolometrico (alcolicità in percentuale di volume a 20 °C) se applicabile in conformità all’allegato II, elenco codici 11

n..5,2

 

h

Grado Plato

D

«R» se lo Stato membro di spedizione e/o lo Stato membro di destinazione tassano la birra sulla base del grado Plato.

Per la birra indicare il grado Plato se lo Stato membro di spedizione e/o lo Stato membro di destinazione tassano la birra su tale base. Cfr. allegato II, elenco codici 11

n..5,2

 

i

Contrassegno fiscale

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui contrassegni fiscali richiesti dallo Stato membro di destinazione

an..350

 

j

LNG_del contrassegno fiscale

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

k

Indicatore dell’utilizzo di contrassegni fiscali

D

«R» se sono utilizzati contrassegni fiscali

Indicare «1» se i prodotti recano o contengono contrassegni fiscali e «0» in caso contrario

n1

 

l

Denominazione di origine

O

 

Questa casella può essere utilizzata per certificare:

1)

nel caso di alcuni vini, la denominazione di origine protetta o l’indicazione geografica protetta, in conformità alla normativa comunitaria pertinente

2)

nel caso di alcune bevande spiritose, il luogo di produzione in conformità alla normativa comunitaria pertinente

3)

che si tratta di birra prodotta in piccole birrerie indipendenti, secondo la definizione della direttiva 92/83/CEE del Consiglio (5), per la quale si intende chiedere un’aliquota ridotta di accisa nello Stato membro di destinazione La certificazione deve essere indicata con la dicitura seguente: «Si certifica che il prodotto descritto è stato fabbricato da una piccola birreria indipendente»

4)

che si tratta di alcole etilico prodotto in piccole distillerie, secondo la definizione della direttiva 92/83/CEE del Consiglio, per il quale si intende chiedere un’aliquota ridotta di accisa nello Stato membro di destinazione La certificazione deve essere indicata con la dicitura seguente: «Si certifica che il prodotto descritto è stato fabbricato da una piccola distilleria»

an..350

 

m

LNG_della denominazione di origine

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

n

Dimensioni del produttore

O

 

Per la birra o le bevande spiritose certificate nella casella 17l (Denominazione di origine) indicare la produzione annuale dell’anno precedente, rispettivamente, in ettolitri di birra o in ettolitri di alcole puro

n..15

 

o

Densità

C

«R» se applicabile per i prodotti sottoposti ad accisa in questione

Indicare la densità a 15 °C, se applicabile, in conformità alla tabella dell’allegato II, elenco codici 11

n..5,2

 

p

Designazione commerciale

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»).

«R» per i trasporti di vini sfusi di cui all’allegato IV, punti da 1 a 9, 15 e 16, del regolamento (CE) n. 479/2008 (6), la cui designazione del prodotto contiene le indicazioni facoltative stabilite all’articolo 60 del medesimo regolamento, purché esse figurino nell’etichetta o sia previsto che vi figureranno

Fornire la designazione commerciale dei prodotti per identificare i prodotti trasportati

an..350

 

q

LNG_della designazione commerciale

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

r

Marchio dei prodotti

D

«R» se i prodotti sottoposti ad accisa recano un marchio. Lo Stato membro di spedizione può decidere che il marchio dei prodotti trasportati non deve essere fornito se è indicato nella fattura o negli altri documenti commerciali di cui alla casella 9b

Indicare il marchio dei prodotti, se applicabile

an..350

 

s

LNG_del marchio dei prodotti

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

17.1

IMBALLAGGIO

R

 

 

99x

 

a

Codice del tipo di imballaggio

R

 

Indicare il tipo di imballaggio utilizzando uno dei codici dell’allegato II, elenco codici 9

a2

 

b

Numero di colli

C

«R» se sono numerabili

Indicare il numero di colli, se numerabili in conformità all’allegato II, elenco codici 9

n..15

 

c

Identificazione del sigillo commerciale

D

«R» se sono utilizzati sigilli commerciali

Fornire l’identificazione dei sigilli commerciali, se utilizzati per sigillare i colli

an..35

 

d

Informazioni sui sigilli

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui sigilli commerciali (per esempio il tipo di sigilli utilizzato)

an..350

 

e

LNG_delle informazioni sui sigilli

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

17.2

PRODOTTO VITIVINICOLO

D

«R» per i prodotti vitivinicoli compresi nell’allegato I, parte XII, del regolamento (CE) n. 1234/2007 (7).

 

 

 

a

Categoria di prodotto vitivinicolo

R

 

Per i prodotti vitivinicoli compresi nell’allegato I, parte XII, del regolamento (CE) n. 1234/2007 indicare uno dei valori seguenti:

1

=

Vino senza DOP/IGP

2

=

Vino varietale senza DOP/IGP

3

=

Vino DOP o IGP

4

=

Vino importato

5

=

Altro

n1

 

b

Codice della zona viticola

D

«R» per i prodotti vitivinicoli sfusi (volume nominale di oltre 60 litri).

Indicare la zona viticola in cui il prodotto trasportato ha origine in conformità all’allegato IX del regolamento (CE) n. 479/2008

n..2

 

c

Paese terzo di origine

C

«R» se la categoria del prodotto vitivinicolo nella casella 17.2a è «4» (vino importato).

Indicare uno dei «codici paese» figuranti nell’allegato II, elenco codici 4.

a2

 

d

Altre informazioni

O

 

 

an..350

 

e

LNG_delle altre informazioni

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

17.2.1

Codice delle OPERAZIONI VITIVINICOLE

D

«R» per i prodotti vitivinicoli sfusi (volume nominale di oltre 60 litri)

 

99x

 

a

Codice dell’operazione vitivinicola

R

 

Indicare uno o più codici di operazioni vitivinicole conformemente all’allegato VI, sezione B, punto 1.4.b), del regolamento (CE) n. 436/2009 della Commissione (8)

n..2

18

DOCUMENTO Certificato

O

 

 

9x

 

a

Breve descrizione del documento

C

«R» salvo qualora sia utilizzato il campo 18c

Fornire una descrizione di tutti i certificati relativi ai prodotti trasportati, ad esempio i certificati relativi alla denominazione d’origine di cui alla casella 17l.

an..350

 

b

LNG_della breve descrizione del documento

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

c

Riferimento del documento

C

«R» salvo qualora sia utilizzato il campo 18a.

Fornire un riferimento di tutti i certificati relativi ai prodotti trasportati

an..350

 

d

LNG_del riferimento del documento

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2


Tabella 2

(di cui all’articolo 4, paragrafo 1)

Annullamento

A

B

C

D

E

F

G

1

e-AD DEL MOVIMENTO DEI PRODOTTI SOTTOPOSTI AD ACCISA

R

 

 

 

 

a

ARC

R

 

Indicare l’ARC dell’e-AD per cui è chiesto l’annullamento

an21

2

ANNULLAMENTO

R

 

 

 

 

a

Motivo dell’annullamento

R

 

Indicare il motivo dell’annullamento dell’e-AD utilizzando i codici figuranti nell’allegato II, elenco codici 10

n1

3

ATTRIBUTO

R

 

 

 

 

a

Data e ora di convalida dell’annullamento

C

Fornite dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza del messaggio di annullamento.

L’ora indicata è l’ora locale

dateTime


Tabella 3

(di cui all’articolo 5, paragrafo 1, e all’articolo 8, paragrafo 2)

Cambiamento di destinazione

A

B

C

D

E

F

G

1

ATTRIBUTO

R

 

 

 

 

a

Data e ora di convalida del cambiamento di destinazione

C

Fornite dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza di messaggio di cambiamento di destinazione

L’ora indicata è l’ora locale

dateTime

2

Aggiornamento dell’e-AD

R

 

 

 

 

a

Numero progressivo

C

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione alla convalida della bozza di messaggio di cambiamento di destinazione

Fissato a 1 alla convalida iniziale dell’e-AD e poi aumentato di 1 ad ogni cambiamento di destinazione

n..5

 

b

ARC

R

 

Indicare l’ARC dell’e-AD di cui è cambiata la destinazione

an21

 

c

Durata del tragitto

D

«R» se la durata del tragitto cambia a seguito del cambiamento di destinazione

Indicare il periodo di tempo normalmente necessario per il tragitto, tenendo conto del mezzo di trasporto e della distanza, espresso in ore (H) o giorni (D) e seguito da due cifre. (Ad esempio: H12 o D04). L’indicazione per H è inferiore o uguale a 24. L’indicazione per D è inferiore o uguale a 92

an3

 

d

Cambiamento dell’organizzazione del trasporto

D

«R» se la persona responsabile dell’organizzazione del trasporto cambia a seguito del cambiamento di destinazione

Identificare la persona responsabile dell’organizzazione del trasporto utilizzando uno dei seguenti valori:

1

=

Speditore

2

=

Destinatario

3

=

Proprietario dei prodotti

4

=

Altro

N1

 

e

Numero della fattura

D

«R» se la fattura cambia a seguito del cambiamento di destinazione

Indicare il numero della fattura relativa ai prodotti. Se la fattura non è stata ancora redatta, va indicato il numero della ricevuta di consegna o di un altro documento di trasporto

an..35

 

f

Data della fattura

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R») se il numero della fattura è cambiato a seguito del cambiamento di destinazione

La data del documento che figura nella casella 2e.

date

 

g

Codice del modo di trasporto

D

«R» se il modo di trasporto cambia a seguito del cambiamento di destinazione

Indicare il modo di trasporto utilizzando i codici dell’allegato II, elenco codici 7

n..2

3

CAMBIAMENTO di destinazione

R

 

 

 

 

a

Codice del tipo di destinazione

R

 

Indicare la nuova destinazione del movimento utilizzando uno dei valori seguenti:

1

=

Deposito fiscale [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto i), della direttiva 2008/118/CE]

2

=

Destinatario registrato [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto ii), della direttiva 2008/118/CE]

3

=

Destinatario registrato temporaneamente [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2008/118/CE]

4

=

Consegna diretta (articolo 17, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE)

6

=

Esportazione [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto iii), della direttiva 2008/118/CE]

n1

4

OPERATORE Nuovo destinatario

D

«R» se il destinatario cambia a seguito del cambiamento di destinazione

 

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3 e 4

«O» per il codice del tipo di destinazione 6

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 3a)

Per i codici del tipo di destinazione

1, 2, 3 e 4: indicare un numero di registrazione SEED valido del depositario autorizzato o dello speditore registrato;

6: indicare il numero di identificazione IVA della persona che rappresenta lo speditore all’ufficio di esportazione

an..16

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

5

OPERATORE Luogo di consegna

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1 e 4

«O» per i codici del tipo di destinazione 2 e 3

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 3a)

Indicare il luogo di consegna effettivo dei prodotti sottoposti ad accisa.

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per il codice del tipo di destinazione 1

«O» per i codici del tipo di destinazione 2 e 3

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 3a)

Per i codici del tipo di destinazione

1: indicare un numero di registrazione SEED valido del deposito fiscale di destinazione

2 e 3: indicare il numero di identificazione IVA o qualsiasi altro identificatore.

an..16

 

b

Nome dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2 e 3

«O» per il codice del tipo di destinazione 4

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 3a)

 

an..182

 

c

Via

C

Per le caselle 5c, 5e e 5f:

«R» per i codici del tipo di destinazione 2, 3 e 4

«O» per il codice del tipo di destinazione 1

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 3a)

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

an..11

 

e

Codice postale

C

 

an..10

 

f

Città

C

 

an..50

 

g

NAD_LNG

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

6

UFFICIO Luogo di consegna – Dogana

C

«R» in caso di esportazione (codice del tipo di destinazione 6)

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 3a)

 

 

 

a

Numero di riferimento dell’ufficio

R

 

Indicare il codice dell’ufficio di esportazione presso il quale sarà depositata la dichiarazione di esportazione conformemente all’articolo 161, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio. V. allegato II, elenco codici 5

an8

7

OPERATORE Nuovo organizzatore del trasporto

C

«R» per identificare la persona responsabile dell’organizzazione del trasporto se il valore nella casella 2d«3» o «4»

 

 

 

a

Numero IVA

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»)

 

an..35

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

8

OPERATORE Nuovo trasportatore

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R») se il trasportatore cambia a seguito del cambiamento di destinazione

Identificazione della nuova persona che effettua il trasporto

 

 

a

Numero IVA

O

 

 

an..35

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

9

INFORMAZIONI RIGUARDANTI IL TRASPORTO

D

«R» se le informazioni riguardanti il trasporto sono cambiate a seguito del cambiamento di destinazione

 

99x

 

a

Codice dell’unità di trasporto

R

 

Fornire il o i codici dell’unità di trasporto relativi al modo di trasporto indicato nella casella 2g, vedere allegato II, elenco codici 8

n..2

 

b

Identificazione delle unità di trasporto

R

 

Inserire il numero di registrazione della o delle unità di trasporto

an..35

 

c

Identificazione del sigillo commerciale

D

«R» se sono utilizzati sigilli commerciali

Fornire l’identificazione dei sigilli commerciali, se utilizzati per sigillare l’unità di trasporto

an..35

 

d

Informazioni sui sigilli

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui sigilli commerciali (ad es. il tipo di sigilli utilizzato)

an..350

 

e

LNG_delle informazioni sui sigilli

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua, cfr. allegato II, elenco codici 1

a2

 

f

Informazioni complementari

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari riguardanti il trasporto, ad es. l’identità di eventuali trasportatori successivi o informazioni sulle unità di trasporto successive

an..350

 

g

LNG_delle informazioni complementari

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2


Tabella 4

[di cui all’articolo 5, paragrafo 3, secondo comma, all’articolo 5, paragrafo 6, e all’articolo 6, paragrafo 2, lettera b)]

Notifica di cambiamento di destinazione/Notifica di frazionamento

A

B

C

D

E

F

G

1

 

NOTIFICA RELATIVA A PRODOTTI SOTTOPOSTI AD ACCISA

R

 

 

 

 

a

Tipo di notifica

R

Fornita dalle autorità competenti dello Stato membro di destinazione (nel caso della notifica di cambiamento di destinazione) o dello Stato membro di spedizione (nel caso della notifica di frazionamento)

Indicare il motivo della notifica utilizzando uno dei valori seguenti:

1

=

Cambiamento di destinazione

2

=

Frazionamento

n1

 

b

Data e ora della notifica

R

Fornite dalle autorità competenti dello Stato membro di destinazione (nel caso della notifica di cambiamento di destinazione) o dello Stato membro di spedizione (nel caso della notifica di frazionamento)

L’ora indicata è l’ora locale

dateTime

 

c

ARC

R

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di destinazione (nel caso della notifica di cambiamento di destinazione) o dello Stato membro di spedizione (nel caso della notifica di frazionamento)

Indicare l’ARC dell’e-AD per il quale è presentata la notifica

an21

2

 

ARC A VALLE

C

«R»se il tipo di notifica nella casella 1a è 2

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione

 

9x

 

a

ARC

R

Fornito dalle autorità competenti dello Stato membro di spedizione

 

an21


Tabella 5

(di cui all’articolo 6, paragrafo 1, e all’articolo 8, paragrafo 2)

Frazionamento

A

B

C

D

E

F

G

1

Frazionamento dell’e-AD

R

 

 

 

 

a

ARC a monte

R

 

Indicare l’ARC dell’e-AD da frazionare

Cfr. allegato II, elenco dei codici 2

an21

2

CAMBIAMENTO di destinazione

R

 

 

 

 

a

Codice del tipo di destinazione

R

 

Indicare la destinazione del movimento utilizzando uno dei valori seguenti:

1

=

Deposito fiscale [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto i), della direttiva 2008/118/CE]

2

=

Destinatario registrato [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto ii), della direttiva 2008/118/CE]

3

=

Destinatario registrato temporaneamente [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2008/118/CE]

4

=

Consegna diretta (articolo 17, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE)

6

=

Esportazione [articolo 17, paragrafo 1, lettera a), punto iii), della direttiva 2008/118/CE]

8

=

Destinazione ignota (destinatario ignoto; articolo 22 della direttiva 2008/118/CE)

n1

3

Informazioni riguardanti il frazionamento dell’e-AD

R

 

 

9x

 

a

Numero di riferimento locale

R

 

Un numero progressivo unico attribuito all’e-AD dallo speditore che identifica la spedizione nella contabilità dello speditore

an..22

 

b

Durata del tragitto

D

«R» se la durata del tragitto cambia a seguito del frazionamento.

Indicare il periodo di tempo normalmente necessario per il tragitto, tenendo conto del mezzo di trasporto e della distanza, espresso in ore (H) o giorni (D) e seguito da due cifre. (Ad esempio: H12 o D04). L’indicazione per H è inferiore o uguale a 24. L’indicazione per D è inferiore o uguale a 92

an3

 

c

Cambiamento dell’organizzazione del trasporto

D

«R» se la persona responsabile dell’organizzazione del trasporto cambia a seguito del frazionamento

Identificare la persona responsabile dell’organizzazione del primo trasporto utilizzando uno dei seguenti valori:

1

=

Speditore

2

=

Destinatario

3

=

Proprietario dei prodotti

4

=

Altro

n1

4

OPERATORE Nuovo destinatario

D

«R» se il destinatario cambia a seguito del frazionamento

 

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3 e 4

«O» per il codice del tipo di destinazione 6

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 2a)

Per i codici del tipo di destinazione

1, 2, 3 e 4: indicare un numero di registrazione SEED valido del depositario autorizzato o dello speditore registrato;

6: indicare il numero di identificazione IVA della persona che rappresenta lo speditore all’ufficio di esportazione

an..16

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

5

OPERATORE Luogo di consegna

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1 e 4

«O» per i codici del tipo di destinazione 2 e 3

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 2a)

 

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per il codice del tipo di destinazione 1

«O» per i codici del tipo di destinazione 2 e 3

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 2a)

Per i codici del tipo di destinazione

1: indicare un numero di registrazione SEED valido del deposito fiscale di destinazione

2 e 3: indicare il numero di identificazione IVA o qualsiasi altro identificatore

an..16

 

b

Nome dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2 e 3

«O» per il codice del tipo di destinazione 4

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 2a)

 

an..182

 

c

Via

C

Per le caselle 5c, 5e e 5f:

«R» per i codici del tipo di destinazione 2, 3 e 4

«O» per il codice del tipo di destinazione 1

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 2a)

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

an..11

 

e

Codice postale

C

 

an..10

 

f

Città

C

 

an..50

 

g

NAD_LNG

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

6

UFFICIO Luogo di consegna – Dogana

C

«R» in caso di esportazione (codice del tipo di destinazione cambiata 6)

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 2a)

 

 

 

a

Numero di riferimento dell’ufficio

R

 

Indicare il codice dell’ufficio di esportazione presso il quale sarà depositata la dichiarazione di esportazione conformemente all’articolo 161, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2913/92

Cfr. allegato II, elenco codici 5

an8

7

OPERATORE Nuovo organizzatore del trasporto

C

«R» per identificare la persona responsabile dell’organizzazione del trasporto se il valore nella casella 3c è 3 o 4

 

 

 

a

Numero IVA

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R»)

 

an..35

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

8

OPERATORE Nuovo trasportatore

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato («R») se il trasportatore cambia a seguito del frazionamento

Identificazione della persona che effettua il nuovo trasporto

 

 

a

Numero IVA

O

 

 

an..35

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

9

INFORMAZIONI RIGUARDANTI IL TRASPORTO

D

«R» se le informazioni riguardanti il trasporto sono cambiate a seguito dell’operazione di frazionamento

 

99X

 

a

Codice dell’unità di trasporto

R

 

Indicare il o i codici dell’unità di trasporto. Cfr. allegato II, elenco codici 8

n..2

 

b

Identificazione delle unità di trasporto

R

 

Inserire il numero di registrazione della o delle unità di trasporto

an..35

 

c

Identificazione del sigillo commerciale

D

«R» se sono utilizzati sigilli commerciali.

Fornire l’identificazione dei sigilli commerciali, se utilizzati per sigillare l’unità di trasporto

an..35

 

d

Informazioni sui sigilli

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui sigilli commerciali (ad es. il tipo di sigilli utilizzato)

an..350

 

e

LNG_delle informazioni sui sigilli

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

f

Informazioni complementari

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari riguardanti il trasporto, ad es. l’identità di eventuali trasportatori successivi o informazioni sulle unità di trasporto successive

an..350

 

g

LNG_delle informazioni complementari

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

10

Corpo di dati dell’e-AD relativi al prodotto

R

 

Un gruppo di dati separato deve essere utilizzato per ciascun prodotto di cui si compone la spedizione

999x

 

a

Riferimento unico del corpo di dati

R

 

Indicare un numero progressivo unico iniziando con 1

n..3

 

b

Codice del prodotto sottoposto ad accisa

R

 

Indicare il codice applicabile del prodotto sottoposto ad accisa, v. allegato II, elenco codici 11

an..4

 

c

Codice NC

R

 

Indicare il codice NC applicabile alla data di presentazione dell’operazione di frazionamento

n8

 

d

Quantità

R

 

Indicare la quantità (espressa nell’unità di misura associata al codice del prodotto — cfr. allegato II, tabelle 11 e 12).

Per un movimento destinato a un destinatario registrato di cui all’articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2008/118/CE, la quantità non supera quella che detto destinatario è autorizzato a ricevere.

Per un movimento destinato a un’organizzazione esente di cui all’articolo 12 della direttiva 2008/118/CE, la quantità non supera la quantità registrata nel certificato di esenzione dalle accise

n..15,3

 

e

Peso lordo

R

 

Indicare il peso lordo della spedizione (prodotti sottoposti ad accisa e imballaggio)

n..15,2

 

f

Peso netto

R

 

Indicare il peso dei prodotti sottoposti ad accisa senza imballaggio

n..15,2

 

i

Contrassegno fiscale

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui contrassegni fiscali richiesti dallo Stato membro di destinazione

an..350

 

j

LNG_del contrassegno fiscale

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

k

Indicatore dell’utilizzo di contrassegni fiscali

D

«R» se sono utilizzati contrassegni fiscali.

Indicare «1» se i prodotti recano o contengono contrassegni fiscali e «0» in caso contrario

n1

 

o

Densità

C

«R» se applicabile per i prodotti sottoposti ad accisa in questione.

Indicare la densità a 15 °C, se applicabile, in conformità alla tabella dell’allegato II, elenco codici 11

n..5,2

 

p

Designazione commerciale

O

Lo Stato membro di spedizione può decidere di richiedere questo dato.

Fornire la designazione commerciale dei prodotti per identificare i prodotti trasportati

an..350

 

q

LNG_della designazione commerciale

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

 

r

Marchio dei prodotti

D

«R» se i prodotti sottoposti ad accisa recano un marchio.

Indicare il marchio dei prodotti, se pertinente.

an..350

 

s

LNG_del marchio dei prodotti

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

11

IMBALLAGGIO

 

 

 

99x

 

a

Codice del tipo di imballaggio

R

 

Indicare il tipo di imballaggio utilizzando uno dei codici dell’allegato II, elenco codici 9

a2

 

b

Numero di colli

C

«R» se sono numerabili

Indicare il numero di colli se sono numerabili in conformità all’allegato II, elenco codici 9

n..15

 

c

Identificazione del sigillo commerciale

D

«R» se sono utilizzati sigilli commerciali

Fornire l’identificazione dei sigilli commerciali, se utilizzati per sigillare i colli

an..35

 

d

Informazioni sui sigilli

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sui sigilli commerciali (ad es. il tipo di sigilli utilizzato)

an..350

 

e

LNG_delle informazioni sui sigilli

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2


Tabella 6

(di cui all’articolo 7 e all’articolo 8, paragrafo 3)

Nota di ricevimento/Nota di esportazione

A

B

C

D

E

F

G

1

ATTRIBUTO

R

 

 

 

 

a

Data e ora di convalida della nota di ricevimento/nota di esportazione

C

Fornite dalle autorità competenti dello Stato membro di destinazione/esportazione alla convalida della nota di ricevimento/di esportazione

L’ora indicata è l’ora locale

dateTime

2

e-AD DEL MOVIMENTO DEI PRODOTTI SOTTOPOSTI AD ACCISA

R

 

 

 

 

a

ARC

R

 

Indicare l’ARC dell’e-AD.

Cfr. allegato II, elenco codici 2

an21

 

b

Numero progressivo

R

 

Indicare il numero progressivo dell’e-AD

n..5

3

OPERATORE destinatario

R

 

 

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3 e 4

«O» per il codice del tipo di destinazione 6

non si applica al codice del tipo di destinazione 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a della tabella 1)

Per i codici del tipo di destinazione

1, 2, 3 e 4: indicare un numero di registrazione SEED valido del depositario autorizzato o dello speditore registrato

6: indicare il numero di identificazione IVA della persona che rappresenta lo speditore presso l’ufficio di esportazione

an..16

 

b

Nome dell’operatore

R

 

 

an..182

 

c

Via

R

 

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

 

an..11

 

e

Codice postale

R

 

 

an..10

 

f

Città

R

 

 

an..50

 

g

NAD_LNG

R

 

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

4

OPERATORE Luogo di consegna

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1 e 4

«O» per i codici del tipo di destinazione 2, 3 e 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a della tabella 1)

Indicare il luogo di consegna effettivo dei prodotti sottoposti ad accisa.

 

 

a

Identificazione dell’operatore

C

«R» per il codice del tipo di destinazione 1

«O» per i codici del tipo di destinazione 2, 3 e 5

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a della tabella 1)

Per i codici del tipo di destinazione

1: indicare un numero di registrazione SEED valido del deposito fiscale di destinazione

2, 3 e 5: indicare il numero di identificazione IVA o qualsiasi altro identificatore

an..16

 

b

Nome dell’operatore

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3 e 5

«O» per il codice del tipo di destinazione 4

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a della tabella 1)

 

an..182

 

c

Via

C

Per le caselle 4c, 4e e 4f:

«R» per i codici del tipo di destinazione 2, 3, 4 e 5

«O» per il codice del tipo di destinazione 1

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a della tabella 1)

 

an..65

 

d

Numero civico

O

 

an..11

 

e

Codice postale

C

 

an..10

 

f

Città

C

 

an..50

 

g

NAD_LNG

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

5

UFFICIO di destinazione

C

«R» per i codici del tipo di destinazione 1, 2, 3, 4, 5 e 8

(Cfr. codici del tipo di destinazione nella casella 1a della tabella 1)

 

 

 

a

Numero di riferimento dell’ufficio

R

 

Indicare il codice dell’ufficio delle autorità competenti nello Stato membro di destinazione responsabile del controllo delle accise nel luogo di destinazione Cfr. allegato II, elenco codici 5

an8

6

NOTA di ricevimento/di esportazione

R

 

 

 

 

a

Data di arrivo dei prodotti sottoposti ad accisa

R

 

La data in cui si conclude la circolazione dei prodotti ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE

Date

 

b

Conclusione globale del ricevimento

R

 

I valori possibili sono:

1

=

Merce ricevuta accettata e soddisfacente

2

=

Merce ricevuta accettata anche se insoddisfacente

3

=

Merce ricevuta rifiutata

4

=

Merce ricevuta parzialmente rifiutata

21

=

Merce in uscita accettata e soddisfacente

22

=

Merce in uscita accettata anche se insoddisfacente

23

=

Merce in uscita rifiutata

n..2

 

c

Informazioni complementari

O

 

Fornire eventuali informazioni supplementari sul ricevimento dei prodotti sottoposti ad accisa

an..350

 

d

LNG_delle informazioni complementari

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2

7

CORPO di dati della nota di ricevimento/di esportazione

C

«R» se il valore della conclusione globale del ricevimento è diverso da 1 e 21 (cfr. casella 6b)

 

999X

 

a

Riferimento unico del corpo di dati

R

 

Indicare il riferimento unico del corpo di dati dell’e-AD associato (casella 17a della tabella 1) relativo al prodotto sottoposto ad accisa a cui si applica uno dei codici diversi da 1 e 21

n..3

 

b

Indicatore di eccesso o difetto

D

«R» se si riscontra un eccesso o un difetto nel corpo di dati.

I valori possibili sono:

S

=

Difetto

E

=

Eccesso

a1

 

c

Difetto o eccesso osservati

C

«R»se l’indicatore nella casella 7b è fornito

Indicare la quantità (espressa nell’unità di misura associata al codice del prodotto — cfr. allegato II, tabelle 11 e 12)

n..15,3

 

d

Codice del prodotto sottoposto ad accisa

R

 

Indicare il codice applicabile del prodotto sottoposto ad accisa, v. allegato II, elenco codici 11

an4

 

e

Quantità rifiutata

C

«R» se il codice della conclusione globale del ricevimento è 4 (cfr. casella 6b)

Indicare per ciascun corpo di dati la quantità per la quale i prodotti sottoposti ad accisa sono rifiutati (quantità espressa nell’unità di misura associata al codice del prodotto — cfr. allegato II, tabelle 11 e 12)

n..15,3

7.1

MOTIVO DI INSODDISFAZIONE

D

«R» per ciascun corpo di dati per il quale si applicano i codici della conclusione globale del ricevimento 2, 3, 4, 22 o 23 (v. casella 6b)

 

9X

 

a

Motivo di insoddisfazione

R

 

I valori possibili sono:

0

=

Altro

1

=

Eccesso

2

=

Difetto

3

=

Prodotti danneggiati

4

=

Sigillo manomesso

5

=

Riferito dal sistema di controllo delle esportazioni (ECS – Export Control System)

6

=

Uno o più corpi di dati con valori inesatti

n1

 

b

Informazioni complementari

C

«R» se il codice del motivo di insoddisfazione è 0

«O» se il codice del motivo di insoddisfazione è 3, 4 o 5

(cfr. casella 7.1a)

Fornire eventuali informazioni supplementari sul ricevimento dei prodotti sottoposti ad accisa.

an..350

 

c

LNG_delle informazioni complementari

C

«R» se il campo testo corrispondente è utilizzato

Indicare il codice lingua figurante nell’allegato II, elenco codici 1, per definire la lingua utilizzata in questo gruppo di dati

a2


(1)  GU L 359 del 4.12.2004, pag. 1.

(2)  GU L 253 dell’11.10.1993, pag. 1.

(3)  GU L 8 dell’11.1.1996, pag. 11.

(4)  GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.

(5)  GU L 316 del 31.10.1992, pag. 21.

(6)  GU L 148 del 6.6.2008, pag. 1.

(7)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(8)  GU L 128 del 27.5.2009, pag. 15.


ALLEGATO II

(di cui all’articolo 2)

Elenchi di codici

1.   CODICI DELLE LINGUE

Questi codici sono estratti dalla norma ISO 639.1 (codici alfa 2); sono stati inoltre aggiunti due codici non standard da utilizzare con una trascrizione in caratteri latini delle lingue che non usano l’alfabeto latino, ossia:

bt — Bulgaro (caratteri latini)

gr — Greco (caratteri latini)

Codice

Denominazione

bg

Bulgaro

bt

Bulgaro (caratteri latini)

cs

Ceco

da

Danese

nl

Olandese

en

Inglese

et

Estone

fi

Finlandese

fr

Francese

ga

Gaelico

gr

Greco (caratteri latini)

de

Tedesco

el

Greco

hu

Ungherese

it

Italiano

lv

Lettone

lt

Lituano

mt

Maltese

pl

Polacco

pt

Portoghese

ro

Rumeno

sk

Slovacco

sl

Sloveno (Slovenia)

es

Spagnolo

sv

Svedese

2.   CODICE DI RIFERIMENTO AMMINISTRATIVO

Campo

Contenuto

Tipo di campo

Esempio

1

Anno

Numerico 2

05

2

Identificatore dello Stato membro in cui l’e-AD è stato inizialmente presentato

Alfabetico 2

ES

3

Codice unico assegnato a livello nazionale

Alfanumerico 16

7R19YTE17UIC8J45

4

Carattere di controllo

Numerico 1

9

Il campo 1 è costituito dalle ultime due cifre dell’anno di accettazione formale del movimento.

Il campo 3 deve essere compilato con un identificatore unico per ciascun movimento EMCS (Excise Movement and Control System — Sistema di informatizzazione dei movimenti e dei controlli dei prodotti soggetti ad accisa). Le modalità di utilizzazione di questo campo sono decise dagli Stati membri, ma ciascun movimento nell’ambito dell’EMCS deve essere contrassegnato da un numero unico.

Il campo 4 fornisce la cifra di controllo per tutto l’ARC che aiuterà a riscontrare un errore quando si digita l’ARC.

3.   STATI MEMBRI

Devono essere identici ai codici della norma ISO alfa 2 (1) (ISO 3166), limitatamente agli Stati membri, ad eccezione di:

Grecia, per cui occorre utilizzare EL invece di GR, e

Regno Unito, per cui occorre utilizzare GB invece di UK.

4.   CODICI DEI PAESI

Utilizzare il codice ISO alfa 2 (ISO 3166).

5.   NUMERO DI RIFERIMENTO DELL’UFFICIO DOGANALE (COR)

Il numero di riferimento dell’ufficio doganale (COR) è composto da un identificatore dello Stato membro (cfr. elenco codici 3) seguito da un codice nazionale alfanumerico di 6 cifre, ad esempio IT0830AB.

6.   CODICE DEL TIPO DI GARANTE

Codice

Descrizione

1

Speditore

2

Trasportatore

3

Proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa

4

Destinatario

12

Garanzia in solido dello speditore e del trasportatore

13

Garanzia in solido dello speditore e del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa

14

Garanzia in solido dello speditore e del destinatario

23

Garanzia in solido del trasportatore e del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa

24

Garanzia in solido del trasportatore e del destinatario

34

Garanzia in solido del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa e del destinatario

123

Garanzia in solido dello speditore, del trasportatore e del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa

124

Garanzia in solido dello speditore, del trasportatore e del destinatario

134

Garanzia in solido dello speditore, del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa e del destinatario

234

Garanzia in solido del trasportatore, del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa e del destinatario

1234

Garanzia in solido dello speditore, del trasportatore, del proprietario dei prodotti sottoposti ad accisa e del destinatario

7.   CODICE DEL MODO DI TRASPORTO

Codice

Descrizione

0

Altro

1

Trasporto via mare

2

Trasporto per ferrovia

3

Trasporto su strada

4

Trasporto aereo

5

Spedizioni postali

7

Installazioni di trasporto fisse

8

Trasporto per via navigabile interna

8.   CODICE DELL’UNITÀ DI TRASPORTO

Codice

Descrizione

1

Container

2

Veicolo

3

Rimorchio

4

Trattore

9.   CODICI DEGLI IMBALLAGGI

Utilizzare i codici dell’allegato 38, casella 31, del regolamento (CEE) n. 2454/93

10.   CODICE DEL MOTIVO DELL’ANNULLAMENTO

Codice

Descrizione

0

Altro

1

Errore di digitazione

2

Interruzione della transazione commerciale

3

e-AD duplicato

4

Il movimento non è iniziato alla data della spedizione

11.   PRODOTTO SOTTOPOSTO AD ACCISA

EPC

CAT

UNIT

Designazione

A

P

D

T200

T

4

Sigarette secondo la definizione di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e all’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 95/59/CE del Consiglio (2)

N

N

N

T300

T

4

Sigari e sigaretti secondo la definizione di cui all’articolo 3 e all’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 95/59/CE

N

N

N

T400

T

1

Tabacco trinciato a taglio fine da usarsi per arrotolare le sigarette secondo la definizione di cui all’articolo 6 della direttiva 95/59/CE

N

N

N

T500

T

1

Altro tabacco da fumo secondo la definizione di cui all’articolo 5 e all’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 95/59/CE

N

N

N

B000

B

3

Birra secondo la definizione di cui all’articolo 2 della direttiva 92/83/CEE

S

S

N

W200

W

3

Vino tranquillo e bevande fermentate tranquille diverse dal vino e dalla birra secondo la definizione di cui all’articolo 8, paragrafo 1, e all’articolo 12, paragrafo 1, della direttiva 92/83/CEE

S

N

N

W300

W

3

Vino spumante e bevande fermentate gassate diverse dal vino e dalla birra secondo la definizione di cui all’articolo 8, paragrafo 2, e all’articolo 12, paragrafo 2, della direttiva 92/83/CEE

S

N

N

I000

I

3

Prodotti intermedi secondo la definizione di cui all’articolo 17 della direttiva 92/83/CEE

S

N

N

S200

S

3

Bevande spiritose secondo la definizione di cui all’articolo 20, primo, secondo e terzo trattino, della direttiva 92/83/CEE

S

N

N

S300

S

3

Alcole etilico secondo la definizione di cui all’articolo 20, primo trattino, della direttiva 92/83/CEE, che rientra nei codici NC 2207 e 2208, diverso dalle bevande spiritose (S200)

S

N

N

S400

S

3

Alcole parzialmente denaturato che rientra nel campo di applicazione dell’articolo 20 della direttiva 92/83/CEE, ossia alcole che è stato denaturato, ma che non soddisfa ancora le condizioni per beneficiare dell’esenzione prevista all’articolo 27, paragrafo 1, lettere a) o b), della stessa direttiva, diverso dalle bevande spiritose (S200)

S

N

N

S500

S

3

Prodotti contenenti alcole etilico secondo la definizione di cui all’articolo 20, primo trattino, della direttiva 92/83/CEE, che rientrano in codici NC diversi dai codici 2207 e 2208

S

N

N

E200

E

2

Oli vegetali e animali – Prodotti di cui ai codici NC da 1507 a 1518 qualora siano destinati ad essere utilizzati come combustibile per riscaldamento o come carburante per motori [articolo 20, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2003/96/CE del Consiglio (3)]

N

N

S

E300

E

2

Oli minerali (prodotti energetici) – Prodotti di cui ai codici NC 2707 10, 2707 20, 2707 30 e 2707 50 [articolo 20, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E410

E

2

Benzina con piombo di cui ai codici NC 2710 11 31, 2710 11 51 e 2710 11 59 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E420

E

2

Benzina senza piombo di cui ai codici NC 2710 11 31, 2710 11 41, 2710 11 45 e 2710 11 49 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E430

E

2

Gasolio, non marcato, di cui ai codici NC da 2710 19 41 a 2710 19 49 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E440

E

2

Gasolio, marcato, di cui ai codici NC da 2710 19 41 a 2710 19 49 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E450

E

2

Cherosene, non marcato, di cui ai codici NC 2710 19 21 e 2710 19 25 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E460

E

2

Cherosene, marcato, di cui ai codici NC 2710 19 21 e 2710 19 25 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E470

E

1

Olio combustibile pesante di cui ai codici NC da 2710 19 61 a 2710 19 69 [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

N

E480

E

2

Prodotti di cui ai codici NC 2710 11 21, 2710 11 25 e 2710 19 29 nei movimenti commerciali dei prodotti sfusi [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E490

E

2

Prodotti di cui ai codici NC da 2710 11 a 2710 19 69, non specificati sopra, ad eccezione dei prodotti di cui ai codici NC 2710 11 21, 2710 11 25, 2710 19 29 diversi dai movimenti commerciali dei prodotti sfusi [articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E500

E

1

Gas di petrolio e altri idrocarburi gassosi liquefatti (GPL) di cui ai codici NC da 2711 12 11 a 2711 19 00 [articolo 20, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

N

E600

E

1

Idrocarburi aciclici saturi di cui al codice NC 2901 10 [articolo 20, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

N

E700

E

2

Idrocarburi ciclici di cui ai codici NC 2902 20, 2902 30, 2902 41, 2902 42, 2902 43 e 2902 44 [articolo 20, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E800

E

2

Prodotti di cui al codice NC 2905 11 00 [metanolo (alcole metilico)], che non sono di origine sintetica, qualora siano destinati ad essere utilizzati come combustibile per riscaldamento o come carburante per motori [articolo 20, paragrafo 1, lettera g), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E910

E

2

Esteri monoalchilici di acidi grassi contenenti in volume almeno il 96,5 % di esteri (FAMAE) di cui al codice NC 3824 90 99 [articolo 20, paragrafo 1, lettera h), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

E920

E

2

Prodotti di cui al codice NC 3824 90 99, qualora siano destinati ad essere utilizzati come combustibile per riscaldamento o come carburante per motori – diversi dagli esteri monoalchilici di acidi grassi contenenti in volume almeno il 96,5% di esteri (FAMAE) [articolo 20, paragrafo 1, lettera h), della direttiva 2003/96/CE]

N

N

S

Nota:

I codici NC utilizzati nella tabella per i prodotti energetici sono quelli che figurano nel regolamento (CE) n. 2031/2001 della Commissione (GU L 279 del 23.10.2001).

Legenda delle colonne

EPC Codice del prodotto sottoposto ad accisa

CAT Categoria del prodotto sottoposto ad accisa

UNIT Unità di misura (cfr. elenco 12)

A: Indicare il titolo alcolometrico (Sì/No)

P: Può essere indicato il grado Plato (Sì/No)

D: Deve essere indicata la densità a 15 °C (Sì/No)

12.   UNITÀ DI MISURA

Codice dell’unità di misura

Designazione

1

Kg

2

Litro (alla temperatura di 15 °C)

3

Litro (alla temperatura di 20 °C)

4

1 000 articoli


(1)  UN/ECE Trade Facilitation Recommendation n° 3, third edition, adopted by the Working Party on Facilitation of International Trade Procedures, Geneva, January 1996, ECE/TRADE/201 Raccomandazione UN/ECE in materia di agevolazione degli scambi n. 3, terza edizione, adottata dal gruppo di lavoro sull’agevolazione delle procedure di scambi internazionali, Ginevra, gennaio 1996, ECE/TRADE/201.

(2)  GU L 291 del 6.12.1995, pag. 40.

(3)  GU L 283 del 31.10.2003, pag. 51.


29.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 197/65


REGOLAMENTO (CE) N. 685/2009 DELLA COMMISSIONE

del 28 luglio 2009

recante modifica dei prezzi rappresentativi e dei dazi addizionali all'importazione per taluni prodotti del settore dello zucchero, fissati dal regolamento (CE) n. 945/2008, per la campagna 2008/2009

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007, del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento (CE) n. 951/2006 della Commissione, del 30 giugno 2006, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 318/2006 del Consiglio per quanto riguarda gli scambi di prodotti del settore dello zucchero con i paesi terzi (2), in particolare l'articolo 36, paragrafo 2, secondo comma, seconda frase,

considerando quanto segue:

(1)

Gli importi dei prezzi rappresentativi e dei dazi addizionali applicabili all'importazione di zucchero bianco, di zucchero greggio e di taluni sciroppi per la campagna 2008/2009 sono stati fissati dal regolamento (CE) n. 945/2008 della Commissione (3). Tali prezzi e dazi sono stati modificati da ultimo dal regolamento (CE) n. 666/2009 della Commissione (4).

(2)

Alla luce dei dati attualmente in possesso della Commissione risulta necessario modificare gli importi in vigore, in conformità delle norme e delle modalità previste dal regolamento (CE) n. 951/2006,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I prezzi rappresentativi e i dazi addizionali applicabili all'importazione dei prodotti contemplati dall'articolo 36 del regolamento (CE) n. 951/2006, fissati dal regolamento (CE) n. 945/2008 per la campagna 2008/2009, sono modificati e figurano nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 29 luglio 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 28 luglio 2009.

Per la Commissione

Jean-Luc DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 178 dell'1.7.2006, pag. 24.

(3)  GU L 258 del 26.9.2008, pag. 56.

(4)  GU L 194 del 25.7.2009, pag. 3.


ALLEGATO

Importi modificati dei prezzi rappresentativi e dei dazi addizionali all'importazione per lo zucchero bianco, lo zucchero greggio e i prodotti del codice NC 1702 90 95 applicabili a partire dal 29 luglio 2009

(EUR)

Codice NC

Importo del prezzo rappresentativo per 100 kg netti di prodotto

Importo del dazio addizionale per 100 kg netti di prodotto

1701 11 10 (1)

31,34

1,88

1701 11 90 (1)

31,34

5,86

1701 12 10 (1)

31,34

1,75

1701 12 90 (1)

31,34

5,43

1701 91 00 (2)

33,93

8,27

1701 99 10 (2)

33,93

4,16

1701 99 90 (2)

33,93

4,16

1702 90 95 (3)

0,34

0,32


(1)  Importo fissato per la qualità tipo definita nell'allegato IV, punto III, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

(2)  Importo fissato per la qualità tipo definita nell'allegato IV, punto II, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

(3)  Importo fissato per 1 % di tenore di saccarosio.


DIRETTIVE

29.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 197/67


DIRETTIVA 2009/84/CE DELLA COMMISSIONE

del 28 luglio 2009

recante modifica della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere il fluoruro di solforile come principio attivo nell’allegato I della direttiva

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, relativa all’immissione sul mercato dei biocidi (1), in particolare l’articolo 16, paragrafo 2, secondo comma,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 1451/2007 della Commissione, del 4 dicembre 2007, relativo alla seconda fase del programma decennale di cui all’articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’immissione sul mercato dei biocidi (2), fissa un elenco di principi attivi da esaminare ai fini della loro eventuale iscrizione nell’allegato I, nell’allegato I A o nell’allegato I B della direttiva 98/8/CE. Tale elenco comprende il fluoruro di solforile.

(2)

La direttiva 2006/140/CE della Commissione (3) ha incluso il fluoruro di solforile come principio attivo nell’allegato I della direttiva 98/8/CE ai fini del suo utilizzo nel tipo di prodotto 8, preservanti del legno, come definito nell’allegato V della direttiva 98/8/CE.

(3)

Ai sensi del regolamento (CE) n. 1451/2007, il fluoruro di solforile è stato ora esaminato in conformità dell’articolo 11, paragrafo 2, della direttiva 98/8/CE ai fini del suo utilizzo nel tipo di prodotto 18, insetticidi, come definito nell’allegato V della medesima direttiva.

(4)

Il 19 giugno 2007 la Svezia è stata designata come relatore e ha presentato alla Commissione la relazione dell’autorità competente accompagnata da una raccomandazione, in conformità dell’articolo 14, paragrafi 4 e 6, del regolamento (CE) n. 1451/2007.

(5)

La relazione dell’autorità competente è stata esaminata dagli Stati membri e dalla Commissione. Il 20 febbraio 2009, nell’ambito del comitato permanente sui biocidi, i risultati della valutazione sono stati inseriti in una relazione di valutazione, a norma dell’articolo 15, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1451/2007.

(6)

Dagli esami effettuati risulta che i biocidi utilizzati come insetticidi e contenenti fluoruro di solforile possono soddisfare i requisiti di cui all’articolo 5 della direttiva 98/8/CE. È quindi opportuno inserire il fluoruro di solforile nell’allegato I, al fine di assicurare che in tutti gli Stati membri le autorizzazioni dei biocidi utilizzati come insetticidi contenenti fluoruro di solforile possano essere rilasciate, modificate o revocate in conformità all’articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 98/8/CE.

(7)

Alla luce delle conclusioni della relazione di valutazione, è opportuno prevedere che i prodotti contenenti fluoruro di solforile e utilizzati come insetticidi siano autorizzati solo ai fini del loro utilizzo da parte di professionisti appositamente formati, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, punto i), lettera e), della direttiva 98/8/CE e che, a livello di procedura di autorizzazione del prodotto, a tali prodotti si applichino specifiche misure di riduzione del rischio, per garantire la sicurezza degli operatori e delle persone presenti nelle vicinanze.

(8)

È inoltre opportuno prevedere il continuo monitoraggio delle concentrazioni di fluoruro di solforile negli strati superiori della troposfera e la periodica trasmissione alla Commissione dei relativi risultati.

(9)

È importante che le disposizioni della presente direttiva siano applicate simultaneamente in tutti gli Stati membri, in modo da assicurare parità di trattamento dei biocidi presenti sul mercato contenenti il principio attivo fluoruro di solforile, nonché in generale al fine di favorire il corretto funzionamento del mercato dei biocidi.

(10)

Occorre prevedere un periodo ragionevole prima dell’iscrizione di un principio attivo nell’allegato I, per permettere agli Stati membri e alle parti interessate di prepararsi a soddisfare i nuovi requisiti previsti e per garantire che i richiedenti che hanno presentato il fascicolo possano beneficiare pienamente del periodo decennale di protezione dei dati che, ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 1, lettera c), punto ii), della direttiva 98/8/CE, decorre dalla data di iscrizione.

(11)

Dopo l’iscrizione, gli Stati membri devono poter disporre di un periodo ragionevole per l’attuazione dell’articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 98/8/CE, in particolare per quanto riguarda il rilascio, la modifica o la revoca delle autorizzazioni relative ai biocidi del tipo di prodotto 18 contenenti fluoruro di solforile, al fine di assicurare che siano conformi alla direttiva 98/8/CE.

(12)

È opportuno pertanto modificare di conseguenza la direttiva 98/8/CE.

(13)

Le misure di cui alla presente direttiva sono conformi al parere del comitato permanente sui biocidi,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

L’allegato I della direttiva 98/8/CE è modificato in conformità dell’allegato della presente direttiva.

Articolo 2

1.   Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 30 giugno 2010, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva.

Essi applicano tali disposizioni a decorrere dal 1o luglio 2011.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 28 luglio 2009.

Per la Commissione

Stavros DIMAS

Membro della Commissione


(1)  GU L 123 del 24.4.1998, pag. 1.

(2)  GU L 325 dell’11.12.2007, pag. 3.

(3)  GU L 414 del 30.12.2006, pag. 78.


ALLEGATO

La tabella di seguito riportata, in cui figura la voce «N. 1», è inserita nell’allegato I della direttiva 98/8/CE

N.

Nome comune

Denominazione IUPAC

Numeri di identificazione

Purezza minima del principio attivo nel biocida immesso sul mercato

Data di iscrizione

Termine per conformarsi all’articolo 16, paragrafo 3

(ad eccezione dei prodotti contenenti più di un principio attivo, per i quali il termine per conformarsi all’articolo 16, paragrafo 3, è quello fissato nelle ultime decisioni di iscrizione relative ai loro principi attivi)

Scadenza dell’iscrizione

Tipo di prodotto

Disposizioni specifiche (1)

 

 

 

«994 g/kg

1o luglio 2011

30 giugno 2013

30 giugno 2021

18

Gli Stati membri assicurano che le autorizzazioni siano soggette alle seguenti condizioni:

1)

i prodotti sono venduti unicamente a professionisti appositamente formati e possono essere utilizzati solo da questi ultimi;

2)

devono essere prese opportune misure per proteggere i fumigatori e le persone presenti nelle vicinanze durante la fumigazione e il rilascio del gas in edifici o altri spazi recintati sottoposti al trattamento;

3)

le etichette e/o le schede con le istruzioni di sicurezza relative ai prodotti specificano che, prima della fumigazione di un’area recintata, occorre togliere ogni genere alimentare;

4)

sono monitorate le concentrazioni di fluoruro di solforile negli strati superiori della troposfera;

5)

gli Stati membri provvedono a che i titolari delle autorizzazioni trasmettano direttamente alla Commissione, ogni cinque anni, e per la prima volta al più tardi cinque anni dopo l’ottenimento dell’autorizzazione, una relazione sul monitoraggio di cui al punto 4. Il limite di rivelabilità per l’analisi è di almeno 0,5 ppt (pari a 2,1 ng di fluoruro di solforile/m3 di troposfera).»


(1)  Per l’attuazione dei principi comuni dell’allegato VI, il contenuto e le conclusioni delle relazioni di valutazione sono disponibili sul sito web della Commissione: http://ec.europa.eu/comm/environment/biocides/index.htm


II Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

DECISIONI

Commissione

29.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 197/70


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 9 luglio 2009

che stabilisce i criteri ecologici per l’assegnazione di un marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti tessili

[notificata con il numero C(2009) 4595]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2009/567/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1980/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 luglio 2000, relativo al sistema comunitario, riesaminato, di assegnazione di un marchio di qualità ecologica (1), in particolare l’articolo 6, paragrafo 1, secondo comma,

previa consultazione del comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica (Ecolabelling Board),

considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi del regolamento (CE) n. 1980/2000, il marchio comunitario di qualità ecologica può essere assegnato a prodotti le cui caratteristiche consentano di contribuire in maniera significativa al miglioramento dei principali aspetti ambientali.

(2)

Il regolamento (CE) n. 1980/2000 prevede che i criteri ecologici specifici per l’assegnazione del marchio di qualità ecologica siano stabiliti per gruppi di prodotti, sulla base dei criteri elaborati dal comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica.

(3)

Secondo il suddetto regolamento, il riesame dei criteri per l’assegnazione del marchio di qualità ecologica e dei relativi requisiti di valutazione e di verifica deve essere effettuato in tempo utile prima della fine del periodo di validità dei criteri fissato per ciascun gruppo di prodotti.

(4)

Ai sensi del regolamento (CE) n. 1980/2000, è stato effettuato un riesame tempestivo dei criteri ecologici e dei relativi requisiti di valutazione e di verifica fissati dalla decisione 1999/178/CE della Commissione, del 17 febbraio 1999, che stabilisce criteri ecologici aggiornati per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti tessili (2) modificata dalla decisione 2002/371/CE della Commissione, del 15 maggio 2002, che stabilisce i criteri per l’assegnazione di un marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti tessili (3). I criteri ecologici in questione e i relativi requisiti di valutazione e di verifica sono validi al massimo fino al 31 dicembre 2009.

(5)

Alla luce del riesame in questione, per tenere conto degli sviluppi scientifici e del mercato è opportuno modificare la definizione del gruppo di prodotti e stabilire nuovi criteri ecologici.

(6)

I criteri ecologici e i rispettivi requisiti di valutazione e verifica dovrebbero essere validi per quattro anni a decorrere dalla data di adozione della presente decisione.

(7)

La decisione 1999/178/CE dovrebbe pertanto essere sostituita.

(8)

È opportuno concedere un periodo transitorio ai produttori ai cui prodotti è stato assegnato il marchio comunitario di qualità ecologica per prodotti tessili sulla base dei criteri di cui alla decisione 1999/178/CE in modo che dispongano di un periodo sufficiente per adattare i prodotti e renderli conformi ai criteri e ai requisiti riveduti. È opportuno che i produttori siano autorizzati a presentare le domande secondo i criteri fissati nella decisione 1999/178/CE o secondo i criteri fissati nella presente decisione fino alla scadenza della validità di tale decisione.

(9)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del comitato istituito a norma dell’articolo 17 del regolamento (CE) n. 1980/2000,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il gruppo di prodotti «prodotti tessili» comprende:

a)

articoli di abbigliamento e accessori tessili: articoli di abbigliamento ed accessori (quali ad esempio fazzoletti, sciarpe, borsette, borse per la spesa, zaini, cinture ecc.) costituiti per almeno il 90 % in peso da fibre tessili;

b)

prodotti tessili per interni: prodotti tessili per interni consistenti per almeno il 90 % in peso da fibre tessili. Sono compresi stuoie e tappeti. I rivestimenti per pavimenti «wall to wall» e i rivestimenti per pareti sono esclusi;

c)

fibre, filati e tessuti (ivi compresi beni durevoli non tessuti) destinati alla produzione di articoli di abbigliamento e accessori tessili o di prodotti tessili per interni.

Sono esclusi da questo gruppo di prodotti i tessili trattati con biocidi, a meno che questi ultimi non figurino all’allegato I A della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (4), che conferiscano ai tessili proprietà aggiuntive destinate direttamente a proteggere la salute umana (ad esempio, biocidi applicati su reti e articoli di abbigliamento come repellenti per zanzare, le pulci, le tarme o gli allergeni) e che la sostanza attiva sia autorizzata per l’utilizzo in questione, conformemente all’allegato V della direttiva 98/8/CE.

Per «articoli di abbigliamento e accessori tessili» e «prodotti tessili per interni»: nel calcolo della percentuale di fibre tessili non si devono considerare piumini, piume, membrane e rivestimenti.

Articolo 2

Per ottenere l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica per i prodotti appartenenti al gruppo di prodotti «prodotti tessili» ai sensi del regolamento (CE) n. 1980/2000, un prodotto tessile deve soddisfare i criteri riportati nell’allegato della presente decisione.

Articolo 3

I criteri ecologici per il gruppo di prodotti «prodotti tessili» e i rispettivi requisiti di valutazione e verifica sono validi per quattro anni dalla data di adozione della presente decisione.

Articolo 4

Il numero di codice assegnato a fini amministrativi al gruppo «prodotti tessili» è «016».

Articolo 5

La decisione 1999/178/CE è abrogata.

Articolo 6

1.   Le domande per l’assegnazione del marchio di qualità ecologica per prodotti appartenenti al gruppo «prodotti tessili» presentate prima della data di adozione della presente decisione saranno valutate conformemente alle condizioni stabilite dalla decisione 1999/178/CE.

2.   Le domande per l’assegnazione del marchio di qualità ecologica per prodotti appartenenti al gruppo «prodotti tessili» presentate a partire dalla data di adozione della presente decisione, ma prima del 31 dicembre 2009 possono basarsi sui criteri di cui alla decisione 1999/178/CE o sui criteri stabiliti dalla presente decisione.

Queste domande sono valutate conformemente ai criteri su cui si basano.

3.   I marchi di qualità ecologica attribuiti in base a domande valutate secondo i criteri stabiliti nella decisione 1999/178/CE possono essere utilizzati per dodici mesi a partire dalla data di notifica della presente decisione.

Articolo 7

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 9 luglio 2009.

Per la Commissione

Stavros DIMAS

Membro della Commissione


(1)  GU L 237 del 21.9.2000, pag. 1.

(2)  GU L 57 del 5.3.1999, pag. 21.

(3)  GU L 133 del 18.5.2002, pag. 29.

(4)  GU L 123 del 4.4.1998, pag. 1.


ALLEGATO

OSSERVAZIONI GENERALI

Finalità dei criteri

L’obiettivo dei criteri di seguito riportati è favorire la riduzione dell’inquinamento idrico collegato alle principali fasi del ciclo di produzione tessile, compresa la produzione delle fibre, la filatura, la tessitura ortogonale, la tessitura a maglia, il candeggio, la tintura e il finissaggio.

I criteri sono fissati ad un livello tale da promuovere l’assegnazione del marchio di qualità ecologica ai prodotti tessili a ridotto impatto ambientale.

Requisiti di valutazione e verifica

Per ciascun criterio sono previsti requisiti specifici di valutazione e verifica.

Nel caso in cui il richiedente sia tenuto a produrre dichiarazioni, documenti, analisi, rapporti di prova o altri elementi che attestino la conformità ai criteri, questa documentazione può a seconda dei casi provenire dal richiedente stesso e/o dai suoi fornitori e/o dai fornitori di questi ultimi ecc.

Eventualmente possono essere utilizzati metodi di prova diversi da quelli indicati per ogni criterio, purché siano ritenuti equivalenti dall’organismo competente ad esaminare la richiesta.

L’unità funzionale cui devono essere riferiti gli input e gli output è 1 kg di prodotto tessile in condizioni normali (65 % RH ± 4 % e 20 °C ± 2 °C; queste condizioni normali sono precisate nella norma ISO 139 «Tessili — atmosfere normali per il condizionamento e le prove»).

Se necessario, gli organismi competenti possono chiedere documenti giustificativi ed eseguire verifiche indipendenti.

In sede di valutazione delle richieste di assegnazione del marchio e di verifica della conformità ai criteri, si raccomanda agli organismi competenti di tenere conto dell’applicazione di sistemi di gestione ambientale riconosciuti, come ad esempio EMAS o EN ISO 14001 (NB: l’applicazione di tali sistemi di gestione non è obbligatoria).

CRITERI ECOLOGICI

I criteri si suddividono in tre categorie principali: fibre tessili, processi e sostanze chimiche e idoneità all’uso.

FIBRE TESSILI

In questa sezione sono elencati i criteri specifici per le seguenti fibre: acrilico, cotone e altre fibre di cellulosa naturali, elastan, lino e altre fibre tessili liberiane, lana sucida e altre fibre cheratiniche, fibre di cellulosa artificiali, poliammide, poliestere e polipropilene.

Sono ammesse anche altre fibre per le quali non sono stabiliti criteri specifici, ad eccezione delle fibre minerali, di vetro, metalliche, di carbonio e altre fibre inorganiche.

Il rispetto dei criteri stabiliti nella presente sezione per una data fibra non è vincolante se detta fibra rappresenta meno del 5 % del peso totale delle fibre tessili contenute nel prodotto. Tali criteri non sono vincolanti per le fibre riciclate. In questo contesto per «fibre riciclate» si intendono le fibre derivanti esclusivamente da ritagli dell’industria tessile e dell’abbigliamento o da rifiuti post-consumo (tessili o di altro genere). In ogni caso, almeno l’85 % in peso di tutte le fibre contenute nel prodotto deve essere conforme ai relativi criteri specifici per le fibre, se stabiliti, o essere costituito da fibre riciclate.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire informazioni dettagliate sulla composizione dei prodotti tessili.

1.   Acrilico

1.1.

Il tenore residuo di acrilonitrile nelle fibre grezze che escono dagli impianti di produzione deve essere inferiore a 1,5 mg/kg.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare un rapporto di prova basato sul metodo seguente: estrazione con acqua in ebollizione e quantificazione mediante gascromatografia (GLC) capillare.

1.2.

La media annua delle emissioni di acrilonitrile nell’atmosfera (durante la polimerizzazione e fino all’ottenimento della soluzione pronta per la filatura) deve essere inferiore a 1 g/kg di fibra prodotta.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

2.   Cotone e altre fibre di cellulosa naturali (compreso il kapok)

Le fibre di cotone e le altre fibre di cellulosa naturali (di seguito «cotone») non devono contenere (se la sensibilità del metodo di prova lo consente) più di 0,05 ppm di ciascuna delle seguenti sostanze: aldrin, captafol, clordano, DDT, dieldrin, endrin, eptacloro, esaclorobenzene, esaclorocicloesano (somma degli isomeri), 2,4,5-T, clordimeform, clorobenzilato, dinoseb e relativi sali, monocrotofos, pentaclorofenolo, toxafene, metamidofos, metilparathion, parathion, fosfamidone. La prova deve essere effettuata su cotone grezzo, prima di qualsiasi trattamento a umido, per ogni lotto di cotone o due volte l’anno se si ricevono più di due lotti di cotone l’anno.

Questo criterio non si applica quando più del 50 % del cotone contenuto nel prodotto proviene da colture biologiche o da colture in conversione, ossia quando un organismo indipendente ha certificato il rispetto dei requisiti di produzione ed ispezione di cui al regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio (1).

Il criterio non si applica se può essere documentata l’identità dei produttori di almeno il 75 % del cotone utilizzato nel prodotto finale e se viene presentata una dichiarazione degli stessi produttori attestante che nessuna delle sostanze sopracitate è stata impiegata nei campi o nelle piantagioni di cotone in cui è stato prodotto il cotone in questione o sul cotone stesso.

Quando in un prodotto almeno il 95 % del cotone è di natura organica, ovvero, come certificato da un organismo indipendente, è stato prodotto conformemente alle prescrizioni di produzione e ispezione di cui al regolamento (CE) n. 834/2007, il richiedente può apporre la menzione «cotone organico» accanto al marchio di qualità ecologica. Se il cotone contenuto in un prodotto è, per una percentuale compresa tra 70 e 95 %, di origine biologica, tale prodotto può recare la menzione «fabbricato con XY % di cotone biologico»).

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire la certificazione biologica o la documentazione attestante che i produttori non hanno usato nessuna delle sostanze sopracitate o un rapporto di prova basato sui seguenti metodi: a seconda dei casi, US EPA 8081 A [pesticidi organoclorurati, con estrazione a ultrasuoni o con il metodo Soxhlet e solventi apolari (iso-ottano o esano)], 8151 A (erbicidi clorurati, usando il metanolo), 8141 A (composti organofosforici) o 8270 C (composti organici semivolatili).

Occorre utilizzare ogni anno almeno 3 % di cotone biologico, la cui produzione è certificata conforme da un organismo indipendente alle prescrizioni in materia di produzione e controllo stabilite dal regolamento (CE) n. 834/2007.

Il candidato dovrà fornire:

informazioni sull’organismo di certificazione,

una dichiarazione che attesti la percentuale di cotone certificato biologico utilizzato ogni anno nella produzione totale di tessili recanti il marchio di qualità ecologica.

L’organismo competente può esigere la presentazione di documenti complementari per verificare se le prescrizioni delle norme e del sistema di certificazione sono state rispettate.

3.   Elastan

3.1.

Non devono essere usati composti organostannici.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

3.2.

La media annua delle emissioni in atmosfera di diisocianati aromatici durante la polimerizzazione e produzione di fibre, ivi comprese le emissioni fuggitive misurate nelle tappe del processo nel corso delle quali avvengono, deve essere inferiore a 5 mg/kg di fibra prodotta.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

4.   Lino e altre fibre tessili liberiane (comprese canapa, iuta, e ramiè)

Il lino e le altre fibre tessili liberiane non devono essere ottenuti mediante macerazione in acqua, a meno che le acque reflue derivanti da tale procedimento non siano trattate in modo tale da ridurre il fabbisogno chimico di ossigeno (Chemical Oxygen Demand — COD) o il carbonio organico totale (Total Organic Carbon — TOC) di almeno il 75 % per le fibre di canapa e di almeno il 95 % per il lino e le altre fibre tessili liberiane.

Valutazione e verifica: se viene usato il procedimento di macerazione in acqua, il richiedente deve presentare un rapporto di prova basato sul metodo seguente: ISO 6060 (COD).

5.   Lana sucida e altre fibre cheratiniche (comprese la lana di pecora, cammello, alpaca e capra)

5.1.

Il contenuto totale complessivo delle seguenti sostanze non deve superare 0,5 ppm: γ-esaclorocicloesano (lindano), α-esaclorocicloesano, β-esaclorocicloesano, δ-esaclorocicloesano, aldrin, dieldrin, endrin, p,p'-DDT, p,p'-DDD.

5.2.

Il contenuto totale complessivo delle seguenti sostanze non deve superare 2 ppm: diazinone, propetamfos, clorfenvinfos, diclofention, clorpyrifos, fenclorfos, etion, pirimpos-metile.

5.3.

Il contenuto totale complessivo delle seguenti sostanze non deve superare 0,5 ppm: cypermetrin, deltametrin, fenvalerate, cyhalothrin, flumetrina.

5.4.

Il contenuto totale complessivo delle seguenti sostanze non deve superare 2 ppm: diflubenzuron, triflumuron, dicyclanil.

La prova deve essere effettuata su lana grezza, prima di qualsiasi trattamento a umido, per ogni lotto di lana o due volte l’anno se si ricevono più di due lotti di cotone l’anno.

I requisiti di cui sopra (precisati ai punti 5.1, 5.2, 5.3 e 5.4 e considerati separatamente) non si applicano se può essere documentata l’identità degli allevatori che producono almeno il 75 % della lana o delle fibre cheratiniche in questione e se viene presentata una dichiarazione degli stessi attestante che nessuna delle sostanze sopracitate è stata impiegata nei campi o sugli animali in questione.

Valutazione e verifica relativa ai punti 5.1, 5.2, 5.3 e 5.4: il richiedente deve produrre la documentazione di cui sopra o un rapporto di prova basato sul metodo IWTO Draft Test Method 59.

5.5.

Il COD degli effluenti del lavaggio della lana scaricati nelle fognature non deve superare 60 g/kg di lana sucida; gli effluenti devono essere trattati all’esterno del sito di produzione in modo da conseguire un’ulteriore riduzione di almeno il 75 % del tenore di COD, espresso in media annua.

Il COD degli effluenti del lavaggio della lana trattati nel sito di produzione e scaricati nelle acque di superficie non deve superare 45 g/kg di lana sucida. Il pH degli effluenti scaricati nelle acque di superficie deve essere compreso tra 6 e 9 (a meno che il pH delle acque di superficie si collochi al di fuori di questa fascia) e la temperatura deve essere inferiore a 40 °C (a meno che la temperatura delle acque di superficie sia superiore a tale valore). L’impianto per il lavaggio della lana descrive in dettaglio il trattamento degli effluenti di lavaggio e controlla costantemente i livelli di COD.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire i relativi dati e un rapporto di prova basato sul metodo ISO 6060.

6.   Fibre di cellulosa artificiali (comprese viscosa, lyocell, acetato, cupro, triacetato)

6.1.

Il livello di AOX nelle fibre non deve superare 250 ppm.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare un rapporto di prova basato sul metodo: ISO 11480.97 (combustione controllata e titolazione microcoulometrica).

6.2.

Per le fibre di viscosa, il tenore di zolfo delle emissioni in atmosfera dei composti di zolfo generati durante la produzione delle fibre, espresso in media annua, non deve superare 120 g/kg di fibra in bava continua prodotta e 30 g/kg di fibra in fiocco prodotta. Se i due tipi di fibra sono prodotti nello stesso sito, le emissioni complessive non devono superare la corrispondente media ponderata.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

6.3.

Per le fibre di viscosa, lo scarico in acqua di zinco proveniente dal sito di produzione, espresso come media annua, non deve superare 0,3 g/kg.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

6.4.

Per le fibre di cupro, il tenore di rame nelle acque di scarico provenienti dal sito di produzione, espresso come media annua, non deve superare 0,1 ppm.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

7.   Poliammide

La media annua delle emissioni nell’atmosfera di N2O durante la produzione di monomeri non deve superare 10 g/kg di fibra di poliammide 6 prodotta e 50 g/kg di fibra di poliammide 6.6 prodotta.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

8.   Poliestere

8.1.

Il contenuto di antimonio nelle fibre di poliestere non deve superare 260 ppm. Se non viene utilizzato antimonio, il richiedente può apporre la menzione «privo di antimonio» (o una menzione equivalente) accanto al marchio di qualità ecologica.

Valutazione e verifica: a seconda dei casi, il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di antimonio o un rapporto di prova basato sul seguente metodo: determinazione diretta mediante spettrofotometria di assorbimento atomico. Il test deve essere effettuato sulla fibra grezza prima di qualsiasi trattamento a umido.

8.2.

La media annua delle emissioni di COV risultati dalla polimerizzazione e dalla produzione di fibre di poliestere, ivi comprese le emissioni fuggitive misurate nelle tappe del processo nel corso del quale si producono deve essere inferiore a 1,2 g/kg di resina del poliestere prodotta. (Per composto organico volatile si intende qualsiasi composto organico che a 293,15 K abbia una pressione di vapore pari o superiore a 0,01 kPa, o una volatilità equivalente in particolari condizioni d’uso).

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e/o rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

9.   Polipropilenica

Non devono essere usati pigmenti a base di piombo.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

PROCESSI E SOSTANZE CHIMICHE

I criteri di cui alla presente sezione si applicano, a seconda dei casi, a tutte le fasi di produzione, compresa la produzione delle fibre. Per le fibre riciclate è ammessa la presenza di alcuni dei coloranti o altre sostanze esclusi dai presenti criteri, ma solo se utilizzati nel precedente ciclo di vita delle fibre.

10.   Ausiliari e prodotti di finissaggio per fibre e filati

10.1.

Taglia: almeno il 95 % (in peso secco) delle sostanze che compongono qualsiasi preparazione di bozzima applicata ai filati deve essere sufficientemente biodegradabile o essere riciclato.

Occorre tenere conto della somma di ogni componente.

Valutazione e verifica: in questo ambito, si ritiene che una sostanza sia sufficientemente biodegradabile o eliminabile:

se, sottoposta a uno dei seguenti metodi di prova OCSE 301 A, OCSE 301 E, ISO 7827, OCSE 302 A, ISO 9887, OCSE 302 B, o ISO 9888, evidenzia una percentuale di degradazione di almeno 70 % entro 28 giorni,

se, sottoposta a uno dei seguenti metodi di prova OCSE 301 B, ISO 9439, OCSE 301 C, OCSE 302 C, OCSE 301 D, ISO 10707, OCSE 301 F, ISO 9408, ISO 10708 o ISO 14593, evidenzia una percentuale di degradazione di almeno 60 % entro 28 giorni,

se, sottoposta a uno dei seguenti metodi di prova OCSE 303 o ISO 11733 evidenzia una percentuale di degradazione di almeno 80 % entro 28 giorni,

o, nel caso di sostanze per le quali i citati metodi di prova non siano applicabili, se viene dimostrato un equivalente livello di biodegradazione o eliminazione.

Il richiedente deve fornire adeguata documentazione, schede di sicurezza, rapporti di prova e/o dichiarazioni che indichino i metodi di prova e i risultati ottenuti e dimostrino il rispetto di questo criterio per tutte le preparazioni di bozzima utilizzate.

10.2.

Additivi per soluzioni di filatura, additivi per filatura e preparazioni per la filatura primaria (compresi gli oli per la cardatura, i prodotti per il finissaggio e i lubrificanti). Almeno il 90 % (in peso secco) delle sostanze componenti deve essere sufficientemente biodegradabile o eliminabile negli impianti di depurazione delle acque reflue.

Questo criterio non si applica alle preparazioni per la filatura secondaria (lubrificanti per la filatura, condizionanti), agli oli per roccatura, orditura e ritorcitura, alle cere, agli oli per la lavorazione a maglia, agli oli di silicone e alle sostanze inorganiche. Occorre tenere conto della somma di ogni componente.

Valutazione e verifica: in questo ambito, si ritiene che una sostanza sia sufficientemente biodegradabile o eliminabile:

se, sottoposta a uno dei seguenti metodi di prova OCSE 301 A, OCSE 301 E, ISO 7827, OCSE 302 A, ISO 9887, OCSE 302 B, o ISO 9888, evidenzia una percentuale di degradazione di almeno il 70 % entro 28 giorni;

se, sottoposta a uno dei seguenti metodi di prova OCSE 301 B, ISO 9439, OCSE 301 C, OCSE 302 C, OCSE 301 D, ISO 10707, OCSE 301 F, ISO 9408, ISO 10708 o ISO 14593, evidenzia una percentuale di degradazione di almeno il 60 % entro 28 giorni,

se, sottoposta a uno dei seguenti metodi di prova OCSE 303 o ISO 11733 evidenzia una percentuale di degradazione di almeno l’80 % entro 28 giorni,

nel caso di sostanze per le quali i citati metodi di prova non siano applicabili, se viene dimostrato un livello equivalente di biodegradazione o eliminazione.

Il richiedente deve fornire adeguata documentazione, schede di sicurezza, rapporti di prova e/o dichiarazioni che indichino i metodi di prova ed i risultati ottenuti e dimostrino il rispetto di questo criterio per tutti gli additivi e le preparazioni utilizzate.

10.3.

Il tenore di idrocarburi policiclici aromatici (PAH) della parte di olio minerale contenuta in un prodotto deve essere inferiore al 3 % in peso.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire adeguata documentazione, schede di sicurezza, schede informative sul prodotto o dichiarazioni che indichino il tenore di idrocarburi policiclici aromatici o attestino che non sono stati usati prodotti contenenti oli minerali.

11.   Agenti biocidi o biostatici

Durante il trasporto o il deposito dei prodotti e dei semilavorati non devono essere usati clorofenoli (relativi sali ed esteri), PCB e composti organostannici.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante che le sostanze o i composti di cui sopra non sono stati usati sul filato, sul tessuto e sul prodotto finito. Ai fini dell’eventuale verifica della dichiarazione si ricorre ai metodi di prova e al valore limite di seguito indicati: estrazione, se opportuno, derivatizzazione con anidride acetica e determinazione mediante gascromatografia (GLC) con colonne capillari con rilevazione a cattura di elettroni (ECD), valore limite 0,05 ppm.

12.   Decolorazione o depigmentazione

Per la decolorazione o la depigmentazione non devono essere utilizzati sali dei metalli pesanti (ad eccezione del ferro) o formaldeide.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

13.   Ponderazione

Nella carica di filati o tessuti non devono essere utilizzati composti del cerio.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

14.   Insieme delle sostanze e preparazioni chimiche

Le seguenti sostanze non devono essere utilizzate né contenute in alcuna preparazione o formulazione impiegata: alchilfenoletossilati (APEO), alchilbenzene sulfonato lineare (LAS), cloruro di bis(alchile di sego idrogenato) dimetilammonio (DTDMAC), cloruro di distearildimetilammonio (DSDMAC), cloruro di di(sego idrogenato) dimetilammonio (DHTDMAC), etilendiammina tetracetato (EDTA) e dietilen-triamino-penta-acetato (DTPA).

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

15.   Detergenti, ammorbidenti, agenti complessanti

In ciascun sito per il trattamento ad umido, almeno il 95 % in peso dei detergenti, ammorbidenti e agenti complessanti utilizzati deve essere sufficientemente degradabile o eliminabile in impianti di trattamento delle acque reflue.

Fanno eccezione i tensioattivi contenuti nei detergenti e gli ammorbidenti utilizzati nei siti del trattamento a umido che infine devono essere biodegradabili in ambiente aerobico.

Valutazione e verifica: l’espressione «sufficientemente degradabile o eliminabile» è definita nel criterio relativo agli ausiliari e ai prodotti di finissaggio per le fibre e i filati. Il richiedente deve fornire adeguata documentazione, schede di sicurezza, rapporti di prova e/o dichiarazioni che indichino i metodi di prova e i risultati ottenuti e dimostrino il rispetto di questo criterio per tutti i detergenti, gli ammorbidenti e gli agenti complessanti utilizzati.

La «biodegradazione aerobica completa» deve essere interpretata secondo le indicazioni di cui all’allegato III del regolamento (CE) n. 648/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (2). Il richiedente deve fornire adeguata documentazione, schede di sicurezza, rapporti di prova e/o dichiarazioni che indichino i metodi di prova e i risultati ottenuti e dimostrino il rispetto di questo criterio per tutti i tensioattivi nei detergenti e negli ammorbidenti.

16.   Agenti candeggianti: divieto degli agenti clorati per il candeggio dei filati, dei tessuti e dei prodotti finali

Questo criterio non si applica alla produzione di fibre di cellulosa artificiali. (Cfr. criterio 6.1).

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

17.   Impurità nei coloranti: materia colorante (solubile o non solubile) caratterizzata da affinità con la fibra

I livelli di impurità ioniche nei coloranti impiegati non devono superare i seguenti valori: Ag 100 ppm; As 50 ppm; Ba 100 ppm; Cd 20 ppm; Co 500 ppm; Cr 100 ppm; Cu 250 ppm; Fe 2 500 ppm; Hg 4 ppm; Mn 1 000 ppm; Ni 200 ppm; Pb 100 ppm; Se 20 ppm; Sb 50 ppm; Sn 250 ppm; Zn 1 500 ppm.

Nel valutare il rispetto di questi valori, che si riferiscono esclusivamente alle impurità, non si deve tener conto dei metalli che fanno parte integrante della molecola del colorante (come nel caso dei coloranti a complesso metallico, di alcuni coloranti reattivi ecc.).

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione di conformità.

18.   Impurità nei pigmenti: materia colorante insolubile caratterizzata da affinità con la fibra

I livelli di impurità ioniche nei pigmenti impiegati non devono superare i seguenti valori: As 50 ppm; Ba 100 ppm, Cd 50 ppm; Cr 100 ppm; Hg 25 ppm; Pb 100 ppm; Se 100 ppm; Sb 250 ppm; Zn 1 000 ppm.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione di conformità.

19.   Tinture con mordenti al cromo

Non sono consentite tinture con mordenti al cromo.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

20.   Coloranti a complesso metallico

Se vengono utilizzati coloranti a complesso metallico a base di rame, cromo, nickel:

20.1.

per la tintura delle fibre di cellulosa, se nella composizione della tinta sono impiegati coloranti a complesso metallico, non più del 20 % di ciascuno di questi coloranti applicati (input del processo) può essere scaricato nell’impianto di depurazione delle acque reflue (nel sito o all’esterno).

Per tutti gli altri processi di tintura, se nella composizione della tinta sono impiegati coloranti a complesso metallico, non più del 7 % di ciascuno di questi coloranti applicati (input del processo) può essere scaricato nell’impianto di depurazione delle acque reflue (nel sito o all’esterno).

A seconda dei casi, il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze o fornire la documentazione e i rapporti di prova basati sui seguenti metodi: ISO 8288 per il rame e il nickel; EN 1233 per il cromo.

20.2.

lo scarico in acqua dopo il trattamento non deve superare i seguenti valori: Cu 75 mg/kg (fibra, filato o tessuto); Cr 50 mg/kg; Ni 75 mg/kg.

Valutazione e verifica: a seconda dei casi, il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze o fornire la documentazione e i rapporti di prova basati sui seguenti metodi: ISO 8288 per il rame e il nickel; EN 1233 per il cromo.

21.   Coloranti azoici

Non possono essere utilizzati coloranti azoici che per scissione riduttiva possono dare origine ad una delle seguenti ammine aromatiche:

4-aminodiphenyl

(92-67-1)

Benzidine

(92-87-5)

4-chloro-o-toluidine

(95-69-2)

2-naphtylamine

(91-59-8)

o-amino-azotoluene

(97-56-3)

2-amino-4-nitrotoluene

(99-55-8)

p-chloroaniline

(106-47-8)

2,4-diaminoanisol

(615-05-4)

4,4′-diaminodiphenylmethane

(101-77-9)

3,3′-dichlorobenzidine

(91-94-1)

3,3′-dimethoxybenzidine

(119-90-4)

3,3′-dimethylbenzidine

(119-93-7)

3,3′-dimethyl-4,4′-diaminodiphenylmethane

(838-88-0)

p-cresidine

(120-71-8)

4,4′-oxydianiline

(101-80-4)

4,4′-thiodianiline

(139-65-1)

o-toluidine

(95-53-4)

2,4-diaminotoluene

(95-80-7)

2,4,5-trimethylaniline

(137-17-7)

4-aminoazobenzene

(60-09-3)

o-anisidine

(90-04-0)

2,4-Xylidine

 

2,6-Xylidine

 

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di questi coloranti. Ai fini dell’eventuale verifica di questa dichiarazione si utilizza lo standard EN 14 362-1 e 2 (NB: Sono possibili falsi positivi in relazione alla presenza di 4-amminiazobenzene: si raccomanda pertanto di eseguire una prova di conferma).

22.   Coloranti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione

22.1.

Non possono essere utilizzati i seguenti coloranti:

C.I. Rosso di base 9,

C.I. Blu disperso 1,

C.I. Rosso acido 26,

C.I. Viola di base 14,

C.I. Arancio disperso 11,

C. I. Nero diretto 38,

C. I. Nero diretto 6,

C. I. Nero diretto 28,

C. I. Nero diretto 3.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di questi coloranti.

22.2.

Non è consentito l’uso di sostanze o preparati coloranti contenenti più dello 0,1 % in peso di sostanze a cui si applichino o possano applicarsi al momento della richiesta una o più delle seguenti frasi di rischio:

R40 (possibilità di effetti cancerogeni — prove insufficienti),

R45 (può provocare il cancro),

R46 (può provocare alterazioni genetiche ereditarie),

R49 (può provocare il cancro per inalazione),

R60 (può ridurre la fertilità),

R61 (può danneggiare il feto),

R62 (possibile rischio di ridotta fertilità),

R63 (possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati),

R68 (possibilità di effetti irreversibili),

secondo quanto stabilito dalla direttiva 67/548/CEE del Consiglio (3).

Altrimenti si può considerare la classificazione a norma del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (4). In questo caso non si possono aggiungere ai materiali grezzi sostanze o preparati ai quali sono attribuite, o possono essere attribuite al momento della domanda, le seguenti indicazioni di rischio (o loro combinazioni): H351, H350, H340, H350i, H360F, H360D, H361f, H361d H360FD, H361fd, H360Fd, H360Df, H341.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di questi coloranti.

23.   Coloranti potenzialmente sensibilizzanti

Non possono essere utilizzati i seguenti coloranti:

C.I. Blu disperso 3

C.I. 61 505

C.I. Blu disperso 7

C.I. 62 500

C.I. Blu disperso 26

C.I. 63 305

C.I. Blu disperso 35

 

C.I. Blu disperso 102

 

C.I. Blu disperso 106

 

C.I. Blu disperso 124

 

C.I. Marrone disperso 1

 

C.I. Arancio disperso 1

C.I. 11 080

C.I. Arancio disperso 3

C.I. 11 005

C.I. Arancio disperso 37

 

C.I. Arancio disperso 76

(precedentemente denominato arancio 37)

 

C.I. Rosso disperso 1

C.I. 11 110

C.I. Rosso disperso 11

C.I. 62 015

C.I. Rosso disperso 17

C.I. 11 210

C.I. Giallo disperso 1

C.I. 10 345

C.I. Giallo disperso 9

C.I. 10 375

C.I. Giallo disperso 39

 

C.I. Giallo disperso 49

 

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di questi coloranti.

24.   Carrier (rigonfianti) alogenati per il poliestere

Non è consentito l’uso di carrier (rigonfianti) alogenati.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo di queste sostanze.

25.   Stampa

25.1.

Le paste di stampa utilizzate non devono contenere più del 5 % di composti organici volatili come il white spirit (per composto organico volatile si intende qualsiasi composto organico che a 293,15 K abbia una pressione di vapore pari o superiore a 0,01 kPa, o una volatilità equivalente in particolari condizioni d’uso).

Valutazione e verifica: a seconda dei casi, il richiedente deve presentare una dichiarazione che attesti che non sono state effettuate stampe o fornire la documentazione necessaria a dimostrare il rispetto dei criteri, insieme ad una dichiarazione di conformità.

25.2.

Non è consentita la stampa a base di plastisol.

Valutazione e verifica: a seconda dei casi, il richiedente deve presentare una dichiarazione che attesti che non sono state effettuate stampe o fornire la documentazione necessaria a dimostrare il rispetto dei criteri, insieme ad una dichiarazione di conformità.

26.   Formaldeide

Il quantitativo di formaldeide libera e parzialmente idrolizzabile contenuta nel tessuto finale non deve essere superiore a 20 ppm negli articoli per neonati e bambini di età inferiore ai 3 anni, a 30 ppm nei prodotti che entrano in contatto diretto con la pelle e 75 ppm per tutti gli altri prodotti.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione che attesti che non sono stati applicati prodotti contenenti formaldeide, o un rapporto di prova basato sul metodo EN ISO 14184-1.

27.   Scarichi idrici derivanti dal trattamento a umido

27.1.

Le acque reflue provenienti dagli impianti di trattamento a umido (ad eccezione dei siti per il lavaggio della lana sudicia e di quelli per la macerazione del lino) e scaricate nelle acque di superficie dopo trattamento (nel sito o all’esterno) devono presentare un COD, espresso come media annua, inferiore a 20 g/kg.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una documentazione dettagliata e rapporti di prova, basati sul metodo ISO 6060, che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

27.2.

Gli effluenti, qualora trattati nel sito e scaricati direttamente nelle acque di superficie, dovranno avere un pH compreso tra 6 e 9 (a meno che il pH delle acque di superficie si collochi al di fuori di questa fascia) e una temperatura inferiore a 40 °C (a meno che la temperatura delle acque di superficie sia superiore a tale valore).

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire adeguata documentazione e rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

28.   Ritardanti di fiamma

Nel prodotto possono essere utilizzati solo i ritardanti di fiamma chimicamente legati alla fibra polimerica o alla superficie della fibra (ritardanti di fiamma reattivi). Se ai ritardanti di fiamma utilizzati corrisponde una delle frasi R elencate qui di seguito, questi al momento dell’applicazione dovrebbero cambiare di natura chimica in modo da non richiedere più una classificazione secondo le frasi di rischio. (Nel filato o nel tessuto può sussistere meno dello 0,1 % di ritardante di fiamma nella forma precedente all’applicazione.)

R40 (possibilità di effetti cancerogeni — prove insufficienti),

R45 (può provocare il cancro),

R46 (può provocare alterazioni genetiche ereditarie),

R49 (può provocare il cancro per inalazione),

R50 (altamente tossico per gli organismi acquatici),

R51 (tossico per gli organismi acquatici),

R52 (nocivo per gli organismi acquatici),

R53 (può provocare effetti negativi a lungo termine per l’ambiente acquatico),

R60 (può ridurre la fertilità),

R61 (può danneggiare il feto),

R62 (possibile rischio di ridotta fertilità),

R63 (possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati),

R68 (possibilità di effetti irreversibili),

come esposto nella direttiva 67/548/CEE.

Non si possono utilizzare i ritardanti di fiamma che sono semplicemente mescolati fisicamente alla fibra polimerica o ad un rivestimento tessile (ritardanti di fiamma aggiuntivi).

Altrimenti si può considerare la classificazione a norma del regolamento (CE) n. 1272/2008. In questo caso non si possono aggiungere ai materiali grezzi sostanze o preparati ai quali sono attribuite, o possono essere attribuite al momento della domanda, le seguenti indicazioni di rischio (o loro combinazioni): H351, H350, H340, H350i, H400, H410, H411, H412, H413, H360F, H360D, H361f, H361d H360FD, H361fd, H360Fd, H360Df, H341.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione che attesti che non sono stati usati ritardanti di fiamma o indicare quali ritardanti sono stati utilizzati, fornendo la relativa documentazione (ad esempio schede di sicurezza) e/o dichiarazioni che indichino che essi sono conformi al presente criterio.

29.   Finissaggii anti infeltrimento

Le sostanze o i preparati alogenati devono essere applicati solo ai nastri cardati di lana e alle alla lana sciolta sgrassata.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante che non state utilizzate queste sostanze (a meno che non siano utilizzate per i nastri di lana).

30.   Finissaggii dei tessuti

Il temine «finissaggii» comprende tutti i trattamenti chimici o fisici che conferiscono alle stoffe tessili delle proprietà particolari come la morbidezza, l’impermeabilità, facilità di manutenzione.

Non è consentito l’uso di sostanze o preparati di finissaggio contenenti più dello 0,1 % in peso di sostanze cui si applichino o possano applicarsi al momento della richiesta una o più delle seguenti frasi di rischio:

R40 (possibilità di effetti cancerogeni — prove insufficienti),

R45 (può provocare il cancro),

R46 (può provocare alterazioni genetiche ereditarie),

R49 (può provocare il cancro per inalazione),

R50 (altamente tossico per gli organismi acquatici),

R51 (tossico per gli organismi acquatici),

R52 (nocivo per gli organismi acquatici),

R53 (può provocare effetti negativi a lungo termine per l’ambiente acquatico),

R60 (può ridurre la fertilità),

R61 (può danneggiare il feto),

R62 (possibile rischio di ridotta fertilità),

R63 (possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati),

R68 (possibilità di effetti irreversibili),

secondo quanto stabilito dalla direttiva 67/548/CEE.

Altrimenti si può considerare la classificazione a norma del regolamento (CE) n. 1272/2008. In questo caso non si possono aggiungere ai materiali grezzi sostanze o preparati ai quali sono attribuite, o possono essere attribuite al momento della domanda, le seguenti indicazioni di rischio (o loro combinazioni): H351, H350, H340, H350i, H400, H410, H411, H412, H413, H360F, H360D, H361f, H361d H360FD, H361fd, H360Fd, H360Df, H341.

Valutazione e verifica: a seconda dei casi, il richiedente deve presentare una dichiarazione che attesti che non sono stati usati prodotti per il finissaggio o indicare i prodotti utilizzati fornendo la relativa documentazione (come ad esempio le schede di sicurezza) e/o dichiarazioni che indichino che essi sono conformi a questo criterio.

31.   Imbottiture

31.1.

I materiali da imbottitura costituiti da fibre tessili devono soddisfare i criteri previsti per tali fibre (ai numeri da 1 a 9) ove applicabili.

31.2.

I materiali da imbottitura devono soddisfare il criterio 11 relativo agli agenti biocidi o biostatici e il criterio 26 relativo alla formaldeide.

31.3.

I detergenti e le altre sostanze chimiche usate per il lavaggio delle imbottiture (piumino, piume, fibre naturali o sintetiche) devono rispettare il criterio 14 relativo agli ausiliari chimici e il criterio 15, riguardante i detergenti, gli ammorbidenti e gli agenti complessanti.

Valutazione e verifica: cfr. quanto indicato per il corrispondente criterio.

32.   Rivestimenti, laminati e membrane

32.1.

I prodotti in poliuretano devono soddisfare il criterio di cui al punto 3.1 relativo ai composti organostannici e il criterio di cui al punto 3.2 sull’emissione in atmosfera di diisocianati aromatici.

Valutazione e verifica: cfr. quanto indicato per il corrispondente criterio.

32.2.

I prodotti in poliuretano devono soddisfare il criterio di cui al punto 8.1 relativo ai composti organostannici e il criterio di cui al punto 8.2 sull’emissione nell’atmosfera di diisocianati aromatici.

Valutazione e verifica: cfr. quanto indicato per il corrispondente criterio.

32.3.

I rivestimenti, i laminati e le membrane non devono essere prodotti utilizzando plastificanti o solventi cui si applichino o possano applicarsi al momento della richiesta una o più delle seguenti frasi di rischio:

R40 (possibilità di effetti cancerogeni — prove insufficienti),

R45 (può provocare il cancro),

R46 (può provocare alterazioni genetiche ereditarie),

R49 (può provocare il cancro per inalazione),

R50 (altamente tossico per gli organismi acquatici),

R51 (tossico per gli organismi acquatici),

R52 (nocivo per gli organismi acquatici),

R53 (può provocare effetti negativi a lungo termine per l’ambiente acquatico),

R60 (può ridurre la fertilità),

R61 (può danneggiare il feto),

R62 (possibile rischio di ridotta fertilità),

R63 (possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati,

R68 (possibilità di effetti irreversibili),

secondo quanto stabilito dalla direttiva 67/548/CEE.

Altrimenti si può considerare la classificazione a norma del regolamento (CE) n. 1272/2008. In questo caso non si possono aggiungere ai materiali grezzi sostanze o preparati ai quali sono attribuite, o possono essere attribuite al momento della domanda, le seguenti indicazioni di rischio (o loro combinazioni): H351, H350, H340, H350i, H400, H410, H411, H412, H413, H360F, H360D, H361f, H361d H360FD, H361fd, H360Fd, H360Df, H341.

Valutazione e verifica: il richiedente deve presentare una dichiarazione attestante il non utilizzo dei plastificanti o solventi di cui sopra.

32.4.

le emissioni di COV nell’atmosfera non devono superare 10 g C/kg.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire adeguata documentazione e rapporti di prova che dimostrino il rispetto di questo criterio, nonché una dichiarazione di conformità.

33.   Consumo di acqua e di energia

Il richiedente deve fornire informazioni concernenti il consumo d’acqua e di energia dei siti di fabbricazione che partecipano al trattamento ad umido.

Valutazione e verifica: il richiedente è invitato a fornire le suddette informazioni.

CRITERI DI IDONEITÀ ALL’USO

A seconda dei casi i seguenti criteri e i relativi test si applicano al filato tinto, al tessuto finale o al prodotto finito.

34.   Variazioni delle dimensioni durante il lavaggio e l’asciugatura

Le variazioni delle dimensioni durante il lavaggio e l’asciugatura non devono superare:

più o meno 2 % per le tende ed i tessili da arredamento sfoderabili e lavabili,

meno dell’8 % o più del 4 % per altri prodotti tessuti e beni durevoli non tessuti, altri prodotti in maglia o articoli in spugna.

Questo criterio non si applica:

alle fibre o ai filati,

ai prodotti che recano ben visibile l’indicazione «lavare esclusivamente a secco» o un’indicazione equivalente (nella misura in cui è prassi che tali prodotti rechino un’indicazione di questo tipo),

tessili da arredamento che non sono sfoderabili né lavabili.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire dei resoconti sulle prove redatti conformemente alle norme EN ISO 63 30, ISO 5077 nel modo seguente: tre lavaggi alle temperature indicate sul prodotto, con asciugatura a macchina dopo ciascun ciclo di lavaggio a meno che sul prodotto non siano indicate altre procedure di asciugatura.

35.   Solidità delle tinte al lavaggio

La solidità delle tinte al lavaggio deve essere almeno di livello 3-4 per la degradazione e almeno di livello 3-4 per lo scarico.

Questo criterio non si applica ai prodotti che recano ben visibile l’indicazione «lavare esclusivamente a secco» o un’indicazione equivalente (nella misura in cui è prassi che tali prodotti rechino un’indicazione di questo tipo), ai capi bianchi o a quelli che non sono né colorati né stampati o ai tessuti da arredamento non lavabili.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire rapporti di prova basati sullo standard EN: ISO 105 C06 (lavaggio singolo, alla temperatura indicata sul prodotto, con polvere di perborato).

36.   Solidità delle tinte al sudore (acido o alcalino)

La solidità delle tinte al sudore (acido o alcalino) deve essere almeno di livello 3-4 (degradazione e scarico).

È tuttavia ammesso un livello 3 nel caso di tessuti con colori scuri (intensità di tinta > 1/1) costituiti da lana rigenerata o contenenti più del 20 % di seta.

Questo criterio non si applica ai prodotti bianchi, a quelli che non sono né colorati né stampati, ai tessuti da arredamento, alle tende o analoghi prodotti tessili per la decorazione di interni.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire rapporti di prova basati sullo standard EN: ISO 105 E04 (acida e alcalina, confronto con tessuti multifibra).

37.   Solidità delle tinte allo sfregamento a umido

La solidità delle tinte allo sfregamento a umido deve essere almeno di livello 2-3. È tuttavia ammesso un livello 2 per il denim tinto con indaco.

Questo criterio non si applica ai prodotti bianchi e a quelli che non sono né colorati né stampati.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire rapporti di prova basati sullo standard EN: ISO 105 X12.

38.   Solidità delle tinte allo sfregamento a secco

La solidità delle tinte allo sfregamento a secco deve essere almeno di livello 4.

È tuttavia ammesso un livello 3-4 per il denim tinto con indaco.

Questo criterio non si applica ai capi bianchi, a quelli che non sono né colorati né stampati, alle tende o ad analoghi prodotti tessili per la decorazione di interni.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire rapporti di prova basati sullo standard EN: ISO 105 X12.

39.   Solidità delle tinte alla luce

Per i tessuti da arredamento, le tende o i tendaggi, la solidità delle tinte alla luce deve essere almeno di livello 5, mentre per tutti gli altri prodotti deve essere almeno di livello 4.

È ammesso un livello 4 per i tessuti da arredamento, le tende o i tendaggi di colore chiaro (intensità di tinta < 1/12) contenenti più del 20 % di lana o altre fibre cheratiniche o più del 20 % di seta o più del 20 % di lino o altre fibre tessili liberiane.

Questo requisito non si applica alle fodere e coperture per materassi o alla biancheria intima.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire rapporti di prova basati sullo standard EN: ISO 105 B02.

40.   Informazioni presenti sul marchio di qualità ecologica

Nel secondo riquadro del marchio deve figurare il seguente testo:

incentivare l’uso di fibre sostenibili,

sostenibile e di elevata qualità,

uso limitato di sostanze pericolose.

Valutazione e verifica: il richiedente deve fornire un campione dell’imballaggio del prodotto su cui figuri il marchio, unitamente a una dichiarazione di conformità a questo criterio.


(1)  GU L 189 del 20.7.2007, pag. 1.

(2)  GU L 104 dell’8.4.2004, pag. 1.

(3)  GU 196 del 16.8.1967, pag. 1.

(4)  GU L 353 del 31.12.2008, pag. 1.


29.7.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 197/87


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 9 luglio 2009

che stabilisce i criteri ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica al tessuto-carta

[notificata con il numero C(2009) 4596]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2009/568/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1980/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 luglio 2000, relativo al sistema comunitario, riesaminato, di assegnazione di un marchio di qualità ecologica (1), in particolare l’articolo 6, paragrafo 1, secondo comma,

previa consultazione del comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica (eco-labelling Board),

considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi del regolamento (CE) n. 1980/2000, il marchio comunitario di qualità ecologica può essere assegnato a prodotti le cui caratteristiche consentano di contribuire in maniera significativa al miglioramento dei principali aspetti ambientali.

(2)

Il regolamento (CE) n. 1980/2000 prevede che i criteri ecologici specifici per l’assegnazione del marchio di qualità ecologica siano stabiliti per gruppi di prodotti, sulla base dei criteri elaborati dal comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica.

(3)

Secondo il suddetto regolamento, il riesame dei criteri per l’assegnazione del marchio di qualità ecologica e dei relativi requisiti di valutazione e di verifica deve essere effettuato in tempo utile prima della fine del periodo di validità dei criteri fissato per ciascun gruppo di prodotti.

(4)

Ai sensi del regolamento (CE) n. 1980/2000, è stato effettuato un riesame tempestivo dei criteri ecologici e dei relativi requisiti di valutazione e di verifica fissati dalla decisione 2001/405/CE della Commissione del 4 maggio 2001, che stabilisce i criteri ecologici per l’assegnazione di un marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti tessuto-carta (2). I criteri ecologici in questione e i relativi requisiti di valutazione e di verifica sono validi fino al 4 gennaio 2010.

(5)

Alla luce del riesame in questione, per tenere conto degli sviluppi scientifici e del mercato è opportuno modificare la definizione del gruppo di prodotti e stabilire nuovi criteri ecologici.

(6)

I criteri ecologici e i rispettivi requisiti di valutazione e verifica dovrebbero essere validi per quattro anni a decorrere dalla data di adozione della presente decisione.

(7)

Inoltre, per specificare che i prodotti contemplati dalla direttiva 76/768/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai prodotti cosmetici (3) devono essere esclusi dal campo di applicazione del gruppo di prodotti in questione, è necessario modificare la definizione del gruppo di prodotti di cui alla decisione 2001/405/CE.

(8)

La decisione 2001/405/CE deve essere pertanto sostituita.

(9)

Occorre prevedere un periodo transitorio per i produttori ai quali è stato assegnato il marchio comunitario di qualità ecologica per il tessuto-carta sulla base dei criteri fissati nella decisione 2001/405/CE affinché essi abbiano il tempo sufficiente di adeguare i propri prodotti e conformarsi ai criteri e requisiti riesaminati. Fino al termine di validità della decisione 2001/405/CE i produttori devono inoltre poter presentare le domande previste in base ai criteri istituiti dalla suddetta decisione o in base ai criteri istituiti dalla presente decisione.

(10)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del comitato istituito dall’articolo 17 del regolamento (CE) n. 1980/2000,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il gruppo di prodotti «tessuto-carta» comprende fogli o rotoli di tessuto-carta idoneo all’uso per l’igiene personale, l’assorbimento di liquidi e/o la pulitura di superfici. I prodotti in tessuto-carta sono costituiti da carta increspata o goffrata in uno o più strati. Il tenore di fibre è di almeno il 90 %.

Il gruppo di prodotti in questione non comprende i seguenti prodotti:

a)

fazzolettini inumiditi e prodotti sanitari;

b)

prodotti di tessuto laminati con materiali diversi dal tessuto-carta;

c)

i prodotti di cui alla direttiva 76/768/CEE.

Articolo 2

Per ottenere l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai sensi del regolamento (CE) n. 1980/2000, i prodotti che rientrano nel gruppo di prodotti «tessuto-carta» soddisfano i criteri di cui all’allegato della presente decisione.

Articolo 3

I criteri ecologici per il gruppo di prodotti «tessuto-carta» e i rispettivi requisiti di valutazione e verifica sono validi per quattro anni dalla data di adozione della presente decisione.

Articolo 4

Il numero di codice assegnato a questo gruppo di prodotti a fini amministrativi è «004».

Articolo 5

La decisione 2001/405/CE è abrogata.

Articolo 6

1.   Le domande relative al marchio comunitario di qualità ecologica per il gruppo di prodotti «tessuto-carta» presentate entro la data di adozione della presente decisione sono valutate in base ai criteri istituiti dalla decisione 2001/405/CE.

2.   Le domande relative al marchio comunitario di qualità ecologica per i prodotti che rientrano nel gruppo di prodotti «tessuto-carta» presentate dopo la data di adozione della presente decisione ma entro il 4 gennaio 2010 possono basarsi sui criteri istituiti dalla decisione 2001/405/CE o sui criteri istituiti dalla presente decisione.

Tali domande sono valutate conformemente ai criteri sui quali sono basate.

3.   Se il marchio comunitario di qualità ecologica è assegnato in base ad una domanda valutata secondo i criteri istituiti dalla decisione 2001/405/CE, tale marchio può essere utilizzato per dodici mesi dopo la data di adozione della presente decisione.

Articolo 7

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 9 luglio 2009.

Per la Commissione

Stavros DIMAS

Membro della Commissione


(1)  GU L 237 del 21.9.2000, pag. 1.

(2)  GU L 142 del 29.5.2001, pag. 10.

(3)  GU L 262 del 27.9.1976, pag. 169.


ALLEGATO

OSSERVAZIONI GENERALI

Finalità dei criteri

I criteri definiti nel presente allegato mirano in particolare a:

ridurre il rilascio nelle acque di sostanze tossiche o eutrofizzanti,

attenuare il danno o i rischi ambientali connessi con l’uso dell’energia (riscaldamento planetario, acidificazione, riduzione dello strato di ozono, esaurimento di risorse non rinnovabili) mediante la riduzione del consumo energetico e le relative emissioni nell’atmosfera,

ridurre il danno o i rischi ambientali connessi con l’uso di sostanze chimiche pericolose,

incoraggiare l’uso di fibre sostenibili e

applicare i principi di gestione sostenibile per salvaguardare le foreste.

I criteri sono fissati a un livello tale da promuovere l’assegnazione del marchio di qualità ecologica ai prodotti in tessuto-carta a ridotto impatto ambientale.

Requisiti di valutazione e verifica

Per ciascun criterio sono previsti requisiti specifici di valutazione e verifica.

Nel caso in cui il richiedente sia tenuto a produrre dichiarazioni, documenti, analisi, rapporti di prova o altri elementi che attestino la conformità ai criteri, questa documentazione può a seconda dei casi provenire dal richiedente stesso e/o dai suoi fornitori e/o dai fornitori di questi ultimi ecc.

Se del caso, possono essere usati metodi di prova diversi da quelli indicati per ciascun criterio purché ritenuti equivalenti dall’organismo competente che esamina la richiesta.

Qualora possibile, le prove vanno eseguite in opportuni laboratori accreditati che soddisfano i requisiti generali figuranti nella norma EN ISO 17025.

Se necessario, gli organismi competenti possono chiedere documenti giustificativi ed eseguire verifiche indipendenti.

In sede di valutazione delle richieste e di verifica della conformità ai criteri si raccomanda agli organismi competenti di tener conto dell’applicazione di regimi di gestione ambientale riconosciuti, come EMAS o ISO 14001 (nota: l’applicazione di tali sistemi di gestione non è obbligatoria).

CRITERI ECOLOGICI

I criteri ecologici riguardano la produzione di pasta, compresi tutti i sottoprocessi costitutivi dal punto in cui la materia prima in fibra/la carta riciclata entra nell’impianto fino al punto in cui la pasta esce dalla cartiera. Per i processi di produzione della carta i criteri si applicano a tutti i sottoprocessi, dalla battitura della pasta (disintegrazione della carta riciclata) all’avvolgimento della carta in rotoli.

Il trasporto, la conversione e l’imballaggio della pasta, della carta o delle materie prime non sono inclusi.

La fibra riciclata è definita come fibra ottenuta mediante il riciclaggio di carta e cartone usati a partire dalle fasi di stampa o di consumo. In questa definizione non sono inclusi gli scarti di carta acquistati e di produzione ottenuti con la fabbricazione a partire da fibra vergine.

1.   Emissioni nelle acque e nell’aria

a)   Domanda chimica di ossigeno (COD), fosforo (P), zolfo (S), ossidi di azoto (NOx)

Per ciascuno di questi parametri, le emissioni nell’aria e/o nelle acque dovute alla fabbricazione di pasta e di carta sono espresse in termini di punti (PCOD, Pp, PS, PNOx) secondo le modalità indicate qui di seguito.

Nessuno dei valori ottenuti per i vari punti PCOD, Pp, PS, o PNOx deve superare 1,5.

Il numero complessivo di punti (Ptotale = PCOD + Pp + PS + PNOx) non deve superare 4,0.

Il calcolo di PCOD deve essere effettuato secondo le modalità seguenti (Pp, PS, e PNOx devono essere calcolati esattamente nello stesso modo con i valori di riferimento co