ISSN 1725-258X

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 40

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

52o anno
11 febbraio 2009


Sommario

 

I   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

 

Regolamento (CE) n. 122/2009 della Commissione, del 10 febbraio 2009, recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

1

 

*

Regolamento (CE) n. 123/2009 della Commissione, del 10 febbraio 2009, recante modifica del regolamento (CE) n. 1266/2007 per quanto riguarda le condizioni relative ai movimenti di animali all'interno della stessa zona soggetta a restrizioni e le condizioni alle quali possono essere concesse deroghe al divieto di uscita per gli animali di cui alla direttiva 2000/75/CE del Consiglio ( 1 )

3

 

*

Regolamento (CE) n. 124/2009 della Commissione, del 10 febbraio 2009, che fissa i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti negli alimenti in conseguenza del carry-over inevitabile di tali sostanze in mangimi destinati a specie non bersaglio ( 1 )

7

 

 

DIRETTIVE

 

*

Direttiva 2009/7/CE della Commissione, del 10 febbraio 2009, che modifica gli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE del Consiglio concernente le misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità

12

 

*

Direttiva 2009/8/CE della Commissione, del 10 febbraio 2009, che modifica l'allegato I della direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti per effetto di carry-over inevitabile in mangimi destinati a specie non bersaglio ( 1 )

19

 

 

II   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

 

 

DECISIONI

 

 

Commissione

 

 

2009/109/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 9 febbraio 2009, riguardante l’organizzazione di un esperimento temporaneo che prevede alcune deroghe per la commercializzazione di miscugli di sementi destinati ad essere utilizzati come piante foraggere a norma della direttiva 66/401/CEE del Consiglio al fine di determinare se talune specie non elencate nelle direttive 66/401/CEE, 66/402/CEE, 2002/55/CE o 2002/57/CE del Consiglio soddisfino i requisiti per essere incluse nell’articolo 2, paragrafo 1, punto A della direttiva 66/401/CEE [notificata con il numero C(2009) 724]  ( 1 )

26

 

 

2009/110/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 10 febbraio 2009, concernente un contributo finanziario della Comunità a favore di interventi d’urgenza per combattere la malattia di Newcastle in Germania nel 2008 [notificata con il numero C(2009) 712]

31

 

 

2009/111/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 10 febbraio 2009, relativa alla pubblicazione del riferimento della norma EN 3-8:2006 Estintori d’incendio portatili — parte 8: requisiti addizionali alla norma EN 3-7 per quanto riguarda la costruzione, la resistenza alla pressione e le prove meccaniche per gli estintori sottoposti ad una pressione massima ammissibile uguale o inferiore a 30 bar conformemente alla direttiva 97/23/CE relativa alle attrezzature a pressione [notificata con il numero C(2009) 739]  ( 1 )

33

 

 

RACCOMANDAZIONI

 

 

Consiglio

 

 

2009/112/CE

 

*

Raccomandazione del Consiglio, del 10 febbraio 2009, di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del Fondo europeo di sviluppo (settimo FES) per l'esercizio 2007

35

 

 

2009/113/CE

 

*

Raccomandazione del Consiglio, del 10 febbraio 2009, di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del Fondo europeo di sviluppo (ottavo FES) per l'esercizio 2007

36

 

 

2009/114/CE

 

*

Raccomandazione del Consiglio, del 10 febbraio 2009, di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del Fondo europeo di sviluppo (nono FES) per l'esercizio 2007

37

 

 

ATTI ADOTTATI DA ORGANI CREATI DA ACCORDI INTERNAZIONALI

 

 

Commissione

 

 

2009/115/CE

 

*

Decisione n. 1/2008 del comitato misto per il trasporto aereo Comunità/Svizzera, recante modifica dell'allegato all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo, del 16 dicembre 2008, che sostituisce l'allegato all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo

38

 

 

III   Atti adottati a norma del trattato UE

 

 

ATTI ADOTTATI A NORMA DEL TITOLO V DEL TRATTATO UE

 

*

Posizione comune 2009/116/PESC del Consiglio, del 10 febbraio 2009, che proroga e modifica la posizione comune 2004/133/PESC concernente misure restrittive nei confronti degli estremisti dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM)

56

 

 

Rettifiche

 

*

Rettifica del regolamento (CE) n. 3/2008 del Consiglio, del 17 dicembre 2007, relativo ad azioni di informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno e nei paesi terzi (GU L 3 del 5.1.2008)

58

 

 

 

*

Nota per il lettore (vedi terza pagina di copertina)

s3

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

REGOLAMENTI

11.2.2009   

IT

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L 40/1


REGOLAMENTO (CE) N. 122/2009 DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento (CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre 2007, recante modalità di applicazione dei regolamenti (CE) n. 2200/96, (CE) n. 2201/96 e (CE) n. 1182/2007 nel settore degli ortofrutticoli (2), in particolare l’articolo 138, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

Il regolamento (CE) n. 1580/2007 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell’Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all’importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell’allegato XV, parte A, del medesimo regolamento,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all’importazione di cui all’articolo 138 del regolamento (CE) n. 1580/2007 sono quelli fissati nell’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore l'11 febbraio 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Jean-Luc DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 350 del 31.12.2007, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

IL

195,3

JO

68,6

MA

43,0

TN

134,4

TR

98,0

ZZ

107,9

0707 00 05

JO

170,1

MA

134,2

TR

169,4

ZZ

157,9

0709 90 70

MA

113,5

TR

148,2

ZZ

130,9

0709 90 80

EG

103,6

ZZ

103,6

0805 10 20

EG

50,9

IL

53,0

MA

64,2

TN

47,6

TR

63,1

ZA

44,9

ZZ

54,0

0805 20 10

IL

162,7

MA

100,1

TR

52,0

ZZ

104,9

0805 20 30, 0805 20 50, 0805 20 70, 0805 20 90

CN

72,2

IL

86,9

JM

101,6

MA

153,9

PK

50,9

TR

65,7

ZZ

88,5

0805 50 10

EG

64,1

MA

67,1

TR

56,7

ZZ

62,6

0808 10 80

AR

91,9

CA

90,4

CL

67,8

CN

89,1

MK

32,6

US

112,1

ZZ

80,7

0808 20 50

AR

95,8

CL

57,1

CN

59,1

US

125,0

ZA

113,1

ZZ

90,0


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» rappresenta le «altre origini».


11.2.2009   

IT

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L 40/3


REGOLAMENTO (CE) N. 123/2009 DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

recante modifica del regolamento (CE) n. 1266/2007 per quanto riguarda le condizioni relative ai movimenti di animali all'interno della stessa zona soggetta a restrizioni e le condizioni alle quali possono essere concesse deroghe al divieto di uscita per gli animali di cui alla direttiva 2000/75/CE del Consiglio

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 2000/75/CE del Consiglio, del 20 novembre 2000, che stabilisce disposizioni specifiche relative alle misure di lotta e di eradicazione della febbre catarrale degli ovini (1), in particolare l'articolo 9, paragrafo 1, lettera c), gli articoli 11 e 12 e l'articolo 19, terzo comma,

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 2000/75/CE stabilisce norme di controllo e misure di lotta e di eradicazione contro la febbre catarrale nella Comunità, tra cui norme sull’istituzione di zone di protezione e di sorveglianza, l’attuazione di programmi di vaccinazione e un divieto d’uscita da tali zone per gli animali.

(2)

Il regolamento (CE) n. 1266/2007 della Commissione (2) fissa norme relative alla lotta, al controllo, alla vigilanza e alle restrizioni dei movimenti degli animali, per quanto riguarda la febbre catarrale, all'interno delle e in provenienza dalle zone di protezione e di sorveglianza (di seguito «zone soggette a restrizioni»).

(3)

L’allegato III di tale regolamento stabilisce anche le condizioni per l’esenzione dal divieto d’uscita di cui alla direttiva 2000/75/CE, che si applica ai movimenti degli animali ricettivi, al loro sperma, ovuli ed embrioni.

(4)

Secondo il parere del gruppo di esperti scientifici sulla salute e il benessere degli animali dell’EFSA relativo ai vettori e ai vaccini (3), adottato il 27 aprile 2007, la vaccinazione è uno strumento adatto per controllare la febbre catarrale e prevenire i focolai clinici, e di conseguenza per limitare le perdite subite dagli agricoltori.

(5)

La vaccinazione degli animali contro la febbre catarrale rappresenta un importante cambiamento dello stato immunitario della popolazione animale sensibile. L’assenza di circolazione generale o specifica del sierotipo o dei sierotipi del virus della febbre catarrale deve essere dimostrata dagli Stati membri tramite i risultati dei programmi di controllo della febbre catarrale di cui al regolamento (CE) n. 1266/2007. Tali programmi di controllo devono prevedere una vigilanza clinica passiva e una vigilanza attiva basata su test di laboratorio che devono comprendere almeno il controllo sierologico con animali di riferimento.

(6)

La vigilanza basata su test di laboratorio con animali di riferimento non deve essere circoscritta ai test sierologici, ma può avvalersi anche di altri metodi diagnostici, segnatamente di test di identificazione dell'agente.

(7)

Non deve essere scoraggiata la vaccinazione in assenza di circolazione del virus e non deve essere ostacolata la vaccinazione preventiva nelle zone soggette a restrizioni caratterizzate da circolazione del virus. In base alla direttiva 2000/75/CE la vaccinazione contro la febbre catarrale è tuttavia consentita esclusivamente all’interno della zona di protezione. L’articolo 7, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 1266/2007 prevede che i movimenti di animali all’interno della stessa zona soggetta a restrizioni in cui circolano lo stesso o gli stessi sierotipi del virus della febbre catarrale sono autorizzati dall’autorità competente, purché gli animali da spostare non presentino segni clinici della malattia il giorno del trasporto, a condizione che tali animali non rappresentino un rischio supplementare per la salute animale.

(8)

Le aree in cui è stata praticata la vaccinazione, e in cui non vi è circolazione di un sierotipo o di sierotipi specifici del virus della febbre catarrale, presentano un rischio inferiore rispetto alle aree rientranti nella zona soggetta a restrizioni in cui vi è circolazione del virus. Di conseguenza è opportuno consentire agli Stati membri di delimitare, all’interno delle zone di protezione, le aree in cui è stata praticata la vaccinazione e in cui non vi è circolazione di un sierotipo o di sierotipi specifici del virus della febbre catarrale. L’intenzione di delimitare tali aree deve essere notificata alla Commissione insieme a tutte le informazioni atte a giustificare la delimitazione. Anche gli altri Stati membri devono essere informati di tale delimitazione.

(9)

L’articolo 7, paragrafo 2 di tale regolamento autorizza a determinate condizioni i movimenti di animali da una zona di protezione verso una zona di sorveglianza. È opportuno autorizzare i movimenti di animali all’interno della stessa zona soggetta a restrizioni, da una parte di tale zona con circolazione del virus a una parte in cui è praticata la vaccinazione e non vi è circolazione del virus, a condizioni simili a quelle richieste per i movimenti di animali da una zona di protezione verso una zona di sorveglianza all’interno della stessa zona soggetta a restrizioni, al fine di limitare il rischio di diffusione del virus verso la parte della zona soggetta a restrizioni in cui è praticata la vaccinazione e non vi è circolazione del virus. È quindi opportuno modificare le attuali norme relative ai movimenti di animali all’interno della stessa zona soggetta a restrizioni, nella quale circolano lo stesso sierotipo o gli stessi sierotipi del virus.

(10)

Attualmente i movimenti di animali da una parte di una zona soggetta a restrizioni in cui è praticata la vaccinazione e non vi è circolazione del virus verso un’area esterna alla zona soggetta a restrizioni sono autorizzati in base alle stesse condizioni applicate per i movimenti di animali da una zona soggetta a restrizioni in cui vi è circolazione del virus a un’area al di fuori della zona soggetta a restrizioni. Tuttavia, visto il livello di rischio relativamente basso dei movimenti di animali da una parte di una zona soggetta a restrizioni in cui è praticata la vaccinazione e non vi è circolazione del virus, è appropriato autorizzare tali movimenti in base a condizioni meno rigorose riguardo al test di identificazione del virus necessario per determinate categorie di animali vaccinati. Occorre pertanto modificare di conseguenza l’allegato III del regolamento (CE) n. 1266/2007.

(11)

Occorre pertanto modificare il regolamento (CE) n. 1266/2007.

(12)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1266/2007 è modificato come segue.

1)

L’articolo 7 è modificato come segue:

a)

è inserito il seguente paragrafo 2 bis:

«2 bis.   Gli Stati membri, sulla base dei risultati di una valutazione dei rischi che deve tenere conto di sufficienti dati epidemiologici ottenuti attraverso l’attuazione di un controllo sierologico con animali di riferimento, conformemente al punto 1.1.2.1 dell’allegato I, sono autorizzati a delimitare una parte della zona di protezione come “zona soggetta a restrizioni, in cui è praticata la vaccinazione, senza circolazione del virus della febbre catarrale di un sierotipo specifico o di sierotipi specifici” (di seguito “area a rischio ridotto”). tale autorizzazione è subordinata alle seguenti condizioni:

i)

in tale parte della zona di protezione è praticata la vaccinazione per un sierotipo specifico o per sierotipi specifici della febbre catarrale;

ii)

in tale parte della zona di protezione non circola alcun virus della febbre catarrale per tale sierotipo specifico o per tali sierotipi specifici della febbre catarrale.

Uno Stato membro che intende delimitare una parte di una zona di protezione come “area a rischio ridotto” deve notificare tale intenzione alla Commissione. Tale notifica deve essere accompagnata da tutte le informazioni e dai dati necessari per giustificare la delimitazione alla luce della situazione epidemiologica della zona interessata, segnatamente per quanto riguarda il programma di controllo della febbre catarrale in vigore. Esso ne informa senza indugio anche gli altri Stati membri.

I movimenti di animali all’interno della stessa zona soggetta a restrizioni in cui circolano lo stesso o gli stessi sierotipi del virus della febbre catarrale verso una parte della stessa zona soggetta a restrizioni delimitata come “area a rischio ridotto” possono essere autorizzati solo se:

a)

gli animali risultano conformi alle condizioni di cui all’allegato III; oppure

b)

gli animali risultano soddisfare le altre garanzie adeguate in materia di salute animale, in base al risultato positivo di una valutazione del rischio relativa alle misure adottate contro il diffondersi del virus della febbre catarrale e per la protezione contro gli attacchi dei vettori, stabilite dall’autorità competente del luogo d’origine e approvate dall’autorità competente del luogo di destinazione prima del movimento di tali animali; oppure

c)

gli animali sono destinati alla macellazione immediata.»;

b)

i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

«3.   Lo Stato membro d’origine informa immediatamente la Commissione e gli altri Stati membri delle garanzie in materia di salute animale di cui al paragrafo 2, lettera b), o al paragrafo 2 bis, lettera b).

4.   Per gli animali di cui ai paragrafi 1, 2 e 2 bis del presente articolo, è aggiunta la seguente dicitura ai certificati sanitari previsti dalle direttive 64/432/CEE, 91/68/CEE e 92/65/CEE, oppure dalla decisione 93/444/CEE:

“Animali conformi a … [articolo 7, paragrafo 1, o articolo 7, paragrafo 2, lettera a), o articolo 7, paragrafo 2, lettera b), o articolo 7, paragrafo 2, lettera c), o articolo 7, paragrafo 2 bis, lettera a) o articolo 7, paragrafo 2 bis, lettera b), o articolo 7, paragrafo 2 bis, lettera c), indicare la dicitura appropriata] del regolamento (CE) n. 1266/2007”.»

2)

All'allegato I, il punto 1.1.2.1. è sostituito dal testo seguente:

1.1.2.1.   Controllo con animali di riferimento:

il controllo con animali di riferimento è costituito da un programma annuale attivo di test su tali animali per valutare la circolazione del virus della febbre catarrale all’interno della zona soggetta a restrizioni. Se possibile, gli animali di riferimento dovrebbero essere bovini. Tali animali devono trovarsi in aree situate all’interno della zona soggetta a restrizioni in cui, in base a un’analisi del rischio che tiene conto di valutazioni entomologiche ed ecologiche, la presenza del vettore è stata confermata oppure esistono habitat adatti alla moltiplicazione del vettore,

gli animali di riferimento sono sottoposti ad esame almeno una volta al mese durante il periodo di attività del vettore interessato, se questo è noto. In assenza di tali informazioni, gli animali di riferimento sono sottoposti ad esame almeno una volta al mese per tutto l’anno,

il numero minimo di animali di riferimento per unità geografica di riferimento per il controllo e la vigilanza della febbre catarrale deve essere rappresentativo e sufficiente per individuare un’incidenza mensile (4) del 2 % con un’affidabilità del 95 % all’interno di ciascuna unità geografica di riferimento,

i test di laboratorio sono strutturati in modo che i test diagnostici positivi sono seguiti da test sierologici/virologici specifici al sierotipo e mirati ai sierotipi della febbre catarrale pertinente al fine di accertare il tipo specifico di circolazione del sierotipo in ciascuna area importante sul piano epidemiologico.

3)

Nell'allegato III la sezione A è modificata come segue.

a)

Il punto 5, lettera b), è sostituito dal testo seguente:

«b)

essere stati vaccinati con un vaccino inattivato comunque prima del numero di giorni necessario per l’inizio della protezione immunitaria indicata dalle specifiche del vaccino approvato nel quadro del programma di vaccinazione ed essere stati sottoposti a un test di identificazione dell’agente secondo il Manuale UIE degli animali terrestri, con risultati negativi, effettuato almeno 14 giorni dopo l’inizio della protezione immunitaria definita dalle specifiche del vaccino approvato nel quadro del programma di vaccinazione; tuttavia tale test di identificazione dell’agente non è necessario per i movimenti di animali da una parte di una zona soggetta a restrizioni delimitata come “area a rischio ridotto” conformemente all'articolo 7, paragrafo 2 bis del presente regolamento.»

b)

Il terzo paragrafo è sostituito dal testo seguente:

«Per le femmine gravide, almeno una delle condizioni di cui ai punti 5, 6 e 7 va soddisfatta prima dell’inseminazione o dell’accoppiamento oppure va soddisfatta la condizione di cui al punto 3. Qualora venga effettuato un test sierologico ai sensi del punto 3, esso sarà effettuato non prima dei 7 giorni precedenti la data di movimento.»

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Androulla VASSILIOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 327 del 22.12.2000, pag. 74.

(2)  GU L 283 del 27.10.2007, pag. 37.

(3)  The EFSA Journal (2007) 479, pagg. 1-29.

(4)  Si valuta che il tasso annuo normale di sieroconversione all’interno di una zona infetta sia del 20 %. Tuttavia, nella Comunità, la circolazione del virus si verifica principalmente in un periodo di circa sei mesi (fine primavera/metà autunno). Pertanto, il 2 % è una stima prudenziale del tasso medio di sierconversione prevedibile.»


11.2.2009   

IT

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L 40/7


REGOLAMENTO (CE) N. 124/2009 DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

che fissa i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti negli alimenti in conseguenza del carry-over inevitabile di tali sostanze in mangimi destinati a specie non bersaglio

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CEE) n. 315/93 del Consiglio, dell'8 febbraio 1993, che stabilisce procedure comunitarie relative ai contaminanti nei prodotti alimentari (1), in particolare l'articolo 2, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

I coccidiostatici e gli istomonostatici sono sostanze destinate a distruggere o inibire la crescita di protozoi il cui uso in qualità di additivi per mangimi può essere autorizzato, tra l'altro, conformemente al regolamento (CE) n. 1831/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, sugli additivi destinati all'alimentazione animale (2). Nelle autorizzazioni relative ai coccidiostatici e agli istomonostatici in qualità di additivi per mangimi sono definite specifiche condizioni d'uso, quali, ad esempio, le specie o le categorie di animali bersaglio alle quali gli additivi sono destinati.

(2)

Vi è la possibilità che operatori del settore dei mangimi producano nello stesso impianto una vasta gamma di mangimi e che nella stessa linea di produzione siano fabbricati consecutivamente prodotti di tipo diverso. Può quindi accadere che altri mangimi che escono dalla stessa linea di produzione rechino inevitabilmente tracce di un altro prodotto. Questo trasferimento da un lotto di produzione ad un altro è detto «carry-over» o «contaminazione crociata» e si verifica, ad esempio, quando i coccidiostatici o gli istomonostatici sono utilizzati in qualità di additivi autorizzati per mangimi. I mangimi prodotti successivamente possono risultare contaminati dalla presenza di tracce tecnicamente inevitabili di tali sostanze in mangimi destinati a specie «non bersaglio», ossia mangimi per la cui produzione l'uso di coccidiostatici o istomonostatici non è autorizzato, ad esempio mangimi destinati all'alimentazione di specie o categorie di animali non contemplate dall'autorizzazione. Questa inevitabile contaminazione crociata può verificarsi oltre che in tutte le fasi della produzione e della lavorazione, anche durante lo stoccaggio e il trasporto dei mangimi.

(3)

Onde evitare che gli Stati membri adottino norme nazionali per risolvere il problema del carry-over inevitabile di coccidiostatici o istomonostatici in mangimi destinati a specie non bersaglio e, quindi, della loro presenza in alimenti di origine animale, norme che potrebbero ostacolare il funzionamento del mercato interno, è necessario adottare in tale settore norme comunitarie armonizzate.

(4)

Le sostanze attive contenute nei coccidiostatici e negli istomonostatici autorizzati presenti per effetto di carry-over inevitabile in mangimi destinati a specie non bersaglio vanno considerate sostanze indesiderabili negli alimenti per animali ai sensi della direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (3); la loro presenza non deve costituire un rischio per la salute degli animali, la salute umana o l'ambiente. Pertanto, i valori massimi per queste sostanze negli alimenti per animali sono fissati dalla direttiva 2009/8/CE della Commissione (4) che modifica l'allegato I della direttiva 2002/32/CE.

(5)

Il carry-over inevitabile di coccidiostatici e istomonostatici in mangimi destinati a specie non bersaglio, anche al di sotto dei valori massimi fissati a norma della direttiva 2002/32/CE, può dar luogo alla presenza di residui di tali sostanze in alimenti di origine animale. Pertanto, sulla base del regolamento (CEE) n. 2377/90 del Consiglio, del 26 giugno 1990, che definisce una procedura comunitaria per la determinazione dei limiti massimi di residui di medicinali veterinari negli alimenti di origine animale (5), o del regolamento (CE) n. 1831/2003 e a fini di tutela della salute pubblica, per gli alimenti per i quali non sono stati ancora fissati limiti massimi di residui (LMR) occorre stabilire tolleranze massime per la presenza di sostanze attive contenute nei coccidiostatici e negli istomonostatici negli alimenti di origine animale provenienti da alimenti per animali destinati a specie non bersaglio, in applicazione del regolamento (CEE) n. 315/93, che stabilisce procedure comunitarie relative ai contaminanti nei prodotti alimentari.

(6)

Su richiesta della Commissione, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha adottato diversi pareri (6) sui rischi che il carry-over inevitabile di coccidiostatici o istomonostatici autorizzati in qualità di additivi in mangimi destinati a specie non bersaglio comporta per la salute degli animali e la salute pubblica. Per ciascun coccidiostatico o istomonostatico autorizzato in qualità di additivo per mangimi, nella sua valutazione l'Autorità ha ipotizzato un carry-over del 2 %, 5 % e 10 % da mangimi contenenti la massima dose autorizzata di coccidiostatici o istomonostatici verso mangimi destinati a specie non bersaglio prodotti successivamente.

(7)

Secondo le conclusioni dei singoli pareri scientifici emessi dall'Autorità, è improbabile che la presenza dei coccidiostatici o degli istomonostatici autorizzati in qualità di additivi per mangimi in mangimi destinati a specie non bersaglio in quantità risultanti da carry-over inevitabile, e tenuto conto di tutte le misure preventive, possa avere conseguenze negative sulla salute degli animali, e che il rischio per la salute dei consumatori derivante dall'ingestione di residui di sostanze contenute in prodotti derivati da animali cui sono stati somministrati alimenti contaminati sia irrilevante.

(8)

Visti i pareri espressi dall'Autorità e tenuto conto della diversità degli approcci seguiti attualmente negli Stati membri nei riguardi della contaminazione crociata inevitabile, si propone di fissare tenori massimi per gli alimenti conformemente all'allegato del presente regolamento, al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno e tutelare la salute pubblica. Le disposizioni di cui all'allegato vanno riesaminate entro il 1o luglio 2011 per tener conto dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecniche.

(9)

I tenori massimi indicati nell'allegato del presente regolamento vanno adeguati su base permanente alle variazioni dei limiti massimi di residui (LMR) fissati per l'alimento interessato nel quadro del regolamento (CEE) n. 2377/90 che definisce una procedura comunitaria per la determinazione dei limiti massimi di residui di medicinali veterinari negli alimenti di origine animale o nel quadro del regolamento (CE) n. 1831/2003. Data la possibilità che intercorra un certo lasso di tempo tra queste modifiche e il conseguente adeguamento ai tenori massimi di cui all'allegato, questi ultimi si applicano fermi restando i tenori massimi di residui di coccidiostatici o istomonostatici stabiliti a norma del regolamento (CEE) n. 2377/90 o del regolamento (CE) n. 1831/2003.

(10)

Dato che il carry-over inevitabile di coccidiostatici o istomonostatici in mangimi destinati a specie non bersaglio può dar luogo alla presenza di tali sostanze come contaminanti negli alimenti di origine animale, è opportuno agire secondo un approccio globale ed integrato adottando e applicando simultaneamente il presente regolamento e la direttiva 2009/8/CE che determina i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti per effetto di carry-over inevitabile in mangimi destinati a specie non bersaglio.

(11)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.   Gli alimenti di cui all'allegato del presente regolamento non sono immessi in commercio se contengono uno dei contaminanti figuranti nell'elenco riportato in questo stesso allegato in quantità superiore al tenore massimo che vi è indicato.

Qualora risulti la presenza di un residuo in quantità significativa, ma inferiore al tenore massimo indicato nell'allegato, è opportuno che l'autorità competente effettui accertamenti per confermare che la presenza del residuo è dovuta a carry-over inevitabile nei mangimi e non ad una somministrazione illegale di coccidiostatici o istomonostatici.

Gli alimenti conformi ai tenori massimi di cui all'allegato non possono essere miscelati con alimenti in cui tali valori massimi siano superati.

2.   Nell'applicare i tenori massimi indicati nell'allegato del presente regolamento agli alimenti essiccati, diluiti, trasformati o composti da più di un ingrediente, va tenuto conto di eventuali modifiche della concentrazione del contaminante causate dai processi di essiccazione, diluizione o lavorazione e delle relative proporzioni degli ingredienti nel prodotto.

3.   I tenori massimi indicati nell'allegato del presente regolamento si applicano fatti salvi le disposizioni e i LMR fissati dal regolamento (CEE) n. 2377/90 e i LMR di cui al regolamento (CE) n. 1831/2003.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1o luglio 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Androulla VASSILIOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 37 del 13.2.1993, pag. 1.

(2)  GU L 268 del 18.10.2003, pag. 29.

(3)  GU L 140 del 30.5.2002, pag. 10.

(4)  Cfr. pag. 19 della presente Gazzetta Ufficiale.

(5)  GU L 224 del 18.8.1990, pag. 1.

(6)  Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on Cross-contamination of non-target feedingstuffs by lasalocid authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2007) 553, 1-46.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/CONTAM_ej553_lasalocid_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by narasin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2007) 552, 1-35.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/CONTAM_ej552_narasin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by maduramicin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 594, 1-30.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej594_maduramicin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by semduramicin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 593, 1-27.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej593_semduramicin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by salinomycin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 591, 1-38.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej591_salinomycin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by monensin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 592, 1-40.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej592_monensin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by halofuginone hydrobromide authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 657, 1-31.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej657_halofuginone_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by decoquinate authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 656, 1-26.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej656_decoquinate_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by robenidine authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 655, 1-29.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej655_robenidine_en,0.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by nicarbazin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 690, 1-34.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej690_nicarbazin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by diclazuril authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 716, 1-31.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej716_diclazuril_en.pdf?ssbinary=true


ALLEGATO

Tenori massimi negli alimenti

Sostanza

Prodotti alimentari

Tenore massimo in μg/kg (ppb) di peso fresco

1.

Lasalocid sodico

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dal pollame:

 

latte

1

fegato e reni

50

altri prodotti alimentari

5

2.

Narasin

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso:

 

uova

2

latte

1

fegato

50

altri prodotti alimentari

5

3.

Salinomicina sodica

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso e da conigli da ingrasso:

 

uova

3

fegato

5

altri prodotti alimentari

2

4.

Monensin sodico

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso, dai tacchini e dai bovini (mucche da latte incluse):

 

fegato

8

altri prodotti alimentari

2

5.

Semduramicina

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso

2

6.

Maduramicina

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso e dai tacchini

2

7.

Robenidina

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso, dai tacchini e da conigli da ingrasso e da riproduzione:

 

uova

25

fegato, reni, pelle e grasso

50

altri prodotti alimentari

5

8.

Decochinato

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso, dai bovini e dagli ovini, eccetto gli animali da latte

20

9.

Alofuginone

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso, dai tacchini e dai bovini (mucche da latte escluse):

 

uova

6

fegato e reni

30

latte

1

altri prodotti alimentari

3

10.

Nicarbazina

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso:

 

uova

100

latte

5

fegato e reni

100

altri prodotti alimentari

25

11.

Diclazuril

Alimenti di origine animale ottenuti da specie animali diverse dai polli da ingrasso, dai tacchini da ingrasso, dai conigli da ingrasso e da riproduzione, dai ruminanti e dai suini:

 

uova

2

fegato e reni

40

altri prodotti alimentari

5


DIRETTIVE

11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/12


DIRETTIVA 2009/7/CE DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

che modifica gli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE del Consiglio concernente le misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 2000/29/CE del Consiglio, dell'8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità (1), in particolare l'articolo 14, secondo comma, lettere c) e d),

sentiti gli Stati membri interessati,

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 2000/29/CE elenca organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e prevede misure contro la loro introduzione negli Stati membri in provenienza da altri Stati membri o da paesi terzi.

(2)

A seguito delle informazioni fornite dagli Stati membri e in base a un'analisi degli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE da parte degli esperti, è opportuno modificare gli elenchi degli organismi nocivi di cui agli allegati I e II ai fini di una migliore protezione contro l'introduzione di tali organismi nella Comunità. Tutte le modifiche si basano su dati tecnici e scientifici.

(3)

Tenuto conto dei maggiori scambi internazionali di vegetali e prodotti vegetali, occorre una protezione fitosanitaria della Comunità contro l'introduzione dei seguenti organismi nocivi dai quali la Comunità risulta per ora essere indenne: Dendrolimus sibiricus Tschetverikov; Rhynchophorus palmarum (L.); Agrilus planipennis Fairmaire su vegetali di Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq., e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc., notoriamente presenti solo in Canada, Cina, Giappone, Mongolia, Repubblica di Corea, Russia, Taiwan e Stati Uniti; Chrysanthemum stem necrosis virus su vegetali di Dendranthema (DC.) Des Moul. e Lycopersicon lycopersicum (L.) Karsten ex Farw.; Scrobipalpopsis solanivora (Povolny) su tuberi di Solanum tuberosum L. e Stegophora ulmea (Schweinitz: Fries) Sydow & Sydow su vegetali di Ulmus L. e Zelkova L., destinati alla piantagione, a eccezione delle sementi. Per le stesse ragioni occorre altresì limitare l'ulteriore diffusione della Paysandisia archon (Burmeister), riscontrata in alcune zone della Comunità su 11 generi di palme e sottoposta a un regime di controllo ufficiale.

(4)

È opportuno modificare il nome degli organismi Saissetia nigra (Nietm.) e Diabrotica virgifera Le Conte conformemente alla loro denominazione scientifica corretta. La Saissetia nigra (Nietm.) ha assunto la denominazione Parasaissetia nigra (Nietner), mentre la Diabrotica virgifera Le Conte è stata suddivisa in due sottospecie: la Diabrotica virgifera virgifera Le Conte, presente in alcune regioni della Comunità, e la Diabrotica virgifera zeae Krysan & Smith, che non è presente nella Comunità.

(5)

Occorre pertanto modificare la registrazione di questi organismi negli elenchi di cui agli allegati I e II della direttiva 2000/29/CE.

(6)

Di conseguenza i requisiti particolari di cui agli allegati IV e V della direttiva 2000/29/CE relativi all'importazione o agli spostamenti delle piante ospiti degli organismi nocivi compresi negli allegati I e II devono essere modificati per tener conto della modifica degli elenchi degli allegati I e II.

(7)

Nell'allegato V, parte B, occorre aggiornare il codice NC relativo al legname di Acer saccharum Marsh. così da completare l'elenco dei codici NC dei legnami sottoposti a controllo all'importazione.

(8)

Gli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE vanno pertanto modificati di conseguenza.

(9)

Le misure di cui alla presente direttiva sono conformi al parere del comitato fitosanitario permanente,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Gli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE sono modificati conformemente all'allegato della presente direttiva.

Articolo 2

1.   Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 31 marzo 2009, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tavola di concordanza tra queste ultime e la presente direttiva.

Essi applicano tali disposizioni a decorrere dal 1o aprile 2009.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Androulla VASSILIOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 169 del 10.7.2000, pag. 1.


ALLEGATO

Gli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE sono modificati come segue:

1)

nell'allegato I, la parte A è modificata come segue:

a)

nella sezione I, lettera a):

i)

dopo il punto 10, è inserito il seguente punto 10.0:

«10.0.

Dendrolimus sibiricus Tschetverikov»;

ii)

il punto 10.4 è sostituito dal seguente:

«10.4.

Diabrotica virgifera zeae Krysan & Smith»;

iii)

dopo il punto 19, è inserito il seguente punto 19.1:

«19.1.

Rhynchophorus palmarum (L.)»;

b)

nella sezione II, lettera a), prima del punto 1 è inserito il seguente punto 0.1:

«0.1.

Diabrotica virgifera virgifera Le Conte»;

2)

nell'allegato II, la parte A è modificata come segue:

a)

nella sezione I, lettera a):

i)

dopo il punto 1, è inserito il seguente punto 1.1:

«1.1.

Agrilus planipennis Fairmaire

Vegetali destinati alla piantagione, eccetto i vegetali in coltura tissutale e le sementi, il legname e la corteccia di Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc., originari del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA»;

ii)

il punto 24 è soppresso;

iii)

dopo il punto 28, è inserito il seguente punto 28.1:

«28.1.

Scrobipalpopsis solanivora Povolny

Tuberi di Solanum tuberosum L.»;

b)

nella sezione I, lettera c), dopo il punto 14 è inserito il seguente punto 14.1:

«14.1.

Stegophora ulmea (Schweinitz: Fries) Sydow & Sydow

Vegetali di Ulmus L. e Zelkova L., destinati alla piantagione, a eccezione delle sementi»;

c)

nella sezione I, lettera d), dopo il punto 5 è inserito il seguente punto 5.1:

«5.1.

Chrysanthemum stem necrosis virus

Vegetali di Dendranthema (DC.) Des Moul. e Lycopersicon lycopersicum (L.), Karsten ex Farw., destinati alla piantagione, ad eccezione delle sementi»;

d)

nella sezione II, lettera a):

i)

dopo il punto 6.2, è inserito il seguente punto 6.3:

«6.3.

Parasaissetia nigra (Nietner)

Vegetali di Citrus L., Fortunella Swingle, Poncirus Raf., e relativi ibridi, ad eccezione dei frutti e delle sementi»;

ii)

dopo il punto 9, è inserito il seguente punto 10:

«10.

Paysandisia archon (Burmeister)

Vegetali di Palmae, destinati alla piantagione, aventi un fusto del diametro superiore a 5 cm alla base e appartenenti ai seguenti generi: Brahea Mart., Butia Becc., Chamaerops L., Jubaea Kunth, Livistona R. Br., Phoenix L., Sabal Adans., Syagrus Mart., Trachycarpus H. Wendl., Trithrinax Mart., Washingtonia Raf.»;

3)

nell'allegato IV, parte A, la sezione I è modificata come segue:

a)

dopo il punto 2.2, sono inseriti i seguenti punti 2.3, 2.4 e 2.5:

«2.3.

A prescindere dalla sua inclusione nei codici NC elencati nell'allegato V, parte B, legname di Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc.,. a eccezione del legname in forma di:

piccole placche, ottenute completamente o in parte da detti alberi,

materiale da imballaggio in legno in forma di casse, cassette, gabbie, cilindri e imballaggi simili, palette di carico semplici, palette-casse e altre piattaforme di carico, spalliere di palette, correntemente utilizzati per il trasporto di oggetti di qualsiasi tipo,

legname utilizzato per fissare o sostenere un carico diverso dal legname,

ma compreso il legname che non ha conservato la superficie rotonda naturale,

originario del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA

Constatazione ufficiale che il legname:

a)

è originario di una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione delle piante del paese di esportazione ha riconosciuto indenne dall'Agrilus planipennis Fairmaire conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

b)

è stato squadrato in modo da eliminare completamente la superficie rotonda.

2.4.

A prescindere dalla sua inclusione nei codici NC elencati nell'allegato V, parte B, legname in forma di piccole placche ottenuto completamente o in parte da Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc., originario del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA

Constatazione ufficiale che il legname:

a)

è originario di una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione delle piante del paese di esportazione ha riconosciuto indenne dall'Agrilus planipennis Fairmaire conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

b)

è stato lavorato in pezzi di dimensioni non superiori a 2,5 cm in spessore e larghezza.

2.5.

Corteccia, separata dal tronco, di Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc. originaria del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA

Constatazione ufficiale che la corteccia separata dal tronco:

a)

è originaria di una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione delle piante del paese di esportazione ha riconosciuto indenne dall'Agrilus planipennis Fairmaire conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

b)

è stata lavorata in pezzi di dimensioni non superiori a 2,5 cm in spessore e larghezza.»;

b)

dopo il punto 11.3, è inserito il seguente punto 11.4:

«11.4.

Vegetali di Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc. destinati alla piantagione, eccetto le sementi e i vegetali in coltura tissutale, originari del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA

Constatazione ufficiale che i vegetali:

a)

sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione della piante ha riconosciuto indenne dall'Agrilus planipennis Fairmaire, conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

b)

sono stati coltivati per un periodo di almeno due anni prima dell'esportazione in un luogo di produzione in cui non è stato osservato alcun indizio della presenza dell'Agrilus planipennis Fairmaire nel corso delle due ispezioni ufficiali annuali effettuate a intervalli opportuni, anche immediatamente prima dell'esportazione.»;

c)

al punto 14, il testo della colonna di destra è modificato come segue: «Ferme restando le disposizioni applicabili ai vegetali di cui all'allegato IV, parte A, sezione II, punto 11.4, constatazione ufficiale che nessun sintomo di necrosi micoplasmatica del floema dell'olmo (Elm phlöem necrosis mycoplasm) è stato osservato nel luogo di produzione o nelle immediate vicinanze dall'inizio dell'ultimo ciclo vegetativo completo.»;

d)

dopo il punto 25.4 sono inseriti i seguenti punti 25.4.1 e 25.4.2:

«25.4.1.

Tuberi di Solanum tuberosum L., a eccezione di quelli destinati alla piantagione

Ferme restando le disposizioni applicabili ai tuberi di cui all'allegato III, parte A, punto 12 e all'allegato IV, parte A, sezione I, punti 25.1, 25.2 e 25.3, constatazione ufficiale che i tuberi sono originari di zone notoriamente indenni dallo Pseudomonas solanacearum (Smith) Smith.

25.4.2.

Tuberi di Solanum tuberosum L.

Ferme restando le disposizioni applicabili ai tuberi di cui all'allegato III, parte A, punti 10, 11 e 12 e all'allegato IV, parte A, sezione I, punti 25.1, 25.2, 25.3, 25.4 e 25.4.1, constatazione ufficiale che:

a)

i tuberi sono originari di un paese notoriamente indenne dalla Scrobipalpopsis solanivora Povolny; oppure

b)

i tuberi sono originari di una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione dei vegetali ha riconosciuto indenne dalla Scrobipalpopsis solanivora Povolny conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie.»;

e)

il punto 25.8 è soppresso;

f)

dopo il punto 28, è inserito il seguente punto 28.1:

«28.1.

Vegetali di Dendranthema (DC.) Des Moul. e Lycopersicon lycopersicum (L.), Karsten ex Farw., destinati alla piantagione, ad eccezione delle sementi

Fermi restando i requisiti applicabili ai vegetali di cui all'allegato III, parte A, punto 13 e all'allegato IV, parte A, sezione I, punti 25.5, 25.6, 25.7, 27.1, 27.2 e 28, constatazione ufficiale:

a)

che i vegetali sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in un paese indenne dal Chrysanthemum stem necrosis virus; oppure

b)

che i vegetali sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione dei vegetali del paese di esportazione ha riconosciuto indenne dal Chrysanthemum stem necrosis virus conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

c)

che i vegetali sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in un luogo di produzione riconosciuto indenne dal Chrysanthemum stem necrosis virus e controllato attraverso ispezioni ufficiali e, se del caso, mediante esami.»;

g)

dopo il punto 37, è inserito il seguente punto 37.1:

«37.1.

Vegetali di Palmae, destinati alla piantagione, aventi un fusto del diametro superiore a 5 cm alla base e appartenenti ai seguenti generi: Brahea Mart., Butia Becc., Chamaerops L., Jubaea Kunth, Livistona R. Br., Phoenix L., Sabal Adans., Syagrus Mart., Trachycarpus H. Wendl., Trithrinax Mart., Washingtonia Raf

Fermi restando i divieti applicabili ai vegetali di cui all'allegato III, parte A, punto 17, e i requisiti di cui all'allegato IV, parte A, sezione I, punto 37, constatazione ufficiale che i vegetali:

a)

sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in un paese notoriamente indenne dalla Paysandisia archon (Burmeister); oppure

b)

sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione dei vegetali ha riconosciuto indenne dalla Paysandisia archon (Burmeister), conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

c)

per un periodo di almeno due anni prima dell'esportazione sono stati coltivati in un luogo di produzione:

registrato e sorvegliato dall'organizzazione nazionale per la protezione delle piante nel paese di origine,

in cui i vegetali erano collocati in un sito soggetto a protezione fisica totale volta a impedire l'introduzione della Paysandisia archon (Burmeister) o soggetto all'applicazione di trattamenti preventivi adeguati, e

in cui non è stato osservato alcun indizio della presenza della Paysandisia archon (Burmeister) nel corso delle tre ispezioni ufficiali annuali effettuate a intervalli opportuni, anche immediatamente prima dell'esportazione.»;

4)

nell'allegato IV, parte A, sezione II, dopo il punto 19 è inserito il seguente punto 19.1:

«19.1.

Vegetali di Palmae, destinati alla piantagione, aventi un fusto del diametro superiore a 5 cm alla base e appartenenti ai seguenti generi: Brahea Mart., Butia Becc., Chamaerops L., Jubaea Kunth, Livistona R. Br., Phoenix L., Sabal Adans., Syagrus Mart., Trachycarpus H. Wendl., Trithrinax Mart., Washingtonia Raf.

Constatazione ufficiale che i vegetali:

a)

sono stati coltivati per tutto il loro ciclo di vita in una zona che l'organizzazione nazionale per la protezione dei vegetali ha riconosciuto indenne dalla Paysandisia archon (Burmeister), conformemente alle pertinenti norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

b)

durante un periodo di almeno due anni prima dello spostamento sono stati coltivati in un luogo di produzione:

registrato e sorvegliato dall'organismo ufficiale responsabile dello Stato membro di origine,

in cui i vegetali erano collocati in un sito soggetto a protezione fisica totale volta a impedire l'introduzione della Paysandisia archon (Burmeister) o soggetto all'applicazione di trattamenti preventivi adeguati, e

in cui non è stato osservato alcun indizio della presenza della Paysandisia archon (Burmeister) nel corso delle tre ispezioni ufficiali annuali effettuate a intervalli opportuni.»;

5)

l'allegato V è modificato come segue:

a)

nella parte A, sezione I, dopo il punto 2.3 è inserito il seguente punto 2.3.1:

«2.3.1.

Vegetali di Palmae, destinati alla piantagione, aventi un fusto del diametro superiore a 5 cm alla base e appartenenti ai seguenti generi: Brahea Mart., Butia Becc., Chamaerops L., Jubaea Kunth, Livistona R. Br., Phoenix L., Sabal Adans., Syagrus Mart., Trachycarpus H. Wendl., Trithrinax Mart., Washingtonia Raf.»;

b)

la parte B, sezione I, è modificata come segue:

i)

al punto 5 è aggiunto il seguente terzo trattino:

«—

Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc. originaria del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA.»;

ii)

al punto 6, lettera a), è aggiunto il seguente sesto trattino:

«—

Fraxinus L., Juglans mandshurica Maxim., Ulmus davidiana Planch., Ulmus parvifolia Jacq. e Pterocarya rhoifolia Siebold & Zucc., compreso il legname che non ha conservato la superficie rotonda naturale, originario del Canada, della Cina, del Giappone, della Mongolia, della Repubblica di Corea, della Russia, di Taiwan e degli USA.»;

iii)

al punto 6, lettera b), la voce:

«ex 4407 99

Legno diverso da quello di conifere [diverso dal legno tropicale definito nella nota di sottovoci 1 del capitolo 44 o da altro legno tropicale, quercia (Quercus spp.) o faggio (Fagus spp.)], segato o tagliato per il lungo, tranciato o sfogliato, anche piallato, levigato o incollato con giunture di testa, di spessore superiore a 6 mm»

è soppressa e sostituita dalle seguenti:

«ex 4407 93

Legname di Acer saccharum Marsh, segato o tagliato per il lungo, tranciato o sfogliato, anche piallato, levigato o incollato con giunture di testa, di spessore superiore a 6 mm

4407 95

Legname di frassino (Fraxinus spp.), segato o tagliato per il lungo, tranciato o sfogliato, anche piallato, levigato o incollato con giunture di testa, di spessore superiore a 6 mm

ex 4407 99

Legno diverso da quello di conifere [diverso dal legno tropicale definito nella nota di sottovoci 1 del capitolo 44 o da altro legno tropicale, quercia (Quercus spp.), faggio (Fagus spp.), acero (Acer spp.), ciliegio (Prunus spp.) o frassino (Fraxinus spp.)] segato o tagliato per il lungo, tranciato o sfogliato, anche piallato, levigato o incollato con giunture di testa, di spessore superiore a 6 mm»


11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/19


DIRETTIVA 2009/8/CE DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

che modifica l'allegato I della direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti per effetto di carry-over inevitabile in mangimi destinati a specie non bersaglio

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 maggio 2002, relativa alle sostanze indesiderabili nell'alimentazione degli animali (1), in particolare l'articolo 8, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

I coccidiostatici e gli istomonostatici sono sostanze destinate a distruggere o inibire la crescita di protozoi il cui uso in qualità di additivi per mangimi può essere autorizzato, tra l'altro, conformemente al regolamento (CE) n. 1831/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, sugli additivi destinati all'alimentazione animale (2). Nelle autorizzazioni relative ai coccidiostatici e agli istomonostatici in qualità di additivi per mangimi sono definite specifiche condizioni d'uso, quali, ad esempio, le specie o le categorie di animali bersaglio alle quali gli additivi sono destinati.

(2)

Vi è la possibilità che operatori del settore dei mangimi producano nello stesso impianto una vasta gamma di mangimi e che nella stessa linea di produzione siano fabbricati consecutivamente prodotti di tipo diverso. Può quindi accadere che altri mangimi che escono dalla stessa linea di produzione rechino inevitabilmente tracce di un altro prodotto. Questo trasferimento da un lotto di produzione a un altro è detto «carry-over» o «contaminazione crociata» e si verifica, ad esempio, quando i coccidiostatici o gli istomonostatici sono utilizzati in qualità di additivi autorizzati per mangimi. I mangimi prodotti successivamente possono risultare contaminati dalla presenza di tracce tecnicamente inevitabili di tali sostanze in mangimi destinati a specie non bersaglio, ossia mangimi per la cui produzione l'uso di coccidiostatici o istomonostatici non è autorizzato, ad esempio mangimi destinati all'alimentazione di specie o categorie di animali non contemplate dall'autorizzazione. Questa inevitabile contaminazione crociata può verificarsi, oltre che in tutte le fasi della produzione e della lavorazione, anche durante lo stoccaggio e il trasporto dei mangimi.

(3)

Il regolamento (CE) n. 183/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 gennaio 2005, che stabilisce requisiti per l'igiene dei mangimi (3) definisce gli obblighi che incombono agli operatori del settore dei mangimi che nella produzione dei mangimi utilizzano coccidiostatici e istomonostatici. In particolare, gli operatori interessati sono tenuti a prendere le opportune misure riguardo a strutture e attrezzature, produzione, stoccaggio e trasporto per evitare contaminazioni crociate, in ottemperanza agli obblighi di cui agli articoli 4 e 5 del predetto regolamento. La definizione, conformemente alla direttiva 2002/32/CE, dei tenori massimi di coccidiostatici e istomonostatici presenti, per effetto di carry-over inevitabile, in mangimi destinati a specie non bersaglio non dispensa gli operatori del settore dall'obbligo fondamentale di applicare buone pratiche di produzione volte a evitare contaminazioni crociate. Gli operatori interessati devono pertanto adoprarsi costantemente per evitare la presenza di tali sostanze indesiderabili nei mangimi.

(4)

Tenendo conto dell'applicazione di adeguate pratiche di fabbricazione, occorre stabilire i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti, per effetto di carry-over inevitabile, in mangimi destinati a specie non bersaglio sulla base del principio del «livello più basso ragionevolmente conseguibile» o ALARA (As Low As Reasonably Achievable). Al fine di permettere ai produttori di mangimi di tenere sotto controllo tale carry-over inevitabile, per i mangimi destinati a specie animali non bersaglio meno sensibili occorre prevedere un tasso di trasferimento del 3 % circa del tenore massimo autorizzato, mentre per i mangimi destinati a specie animali non bersaglio sensibili e i «mangimi di finissaggio», vale a dire mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso somministrati nel periodo che precede la macellazione, va previsto un tasso dell'1 % circa. Un tasso di carry-over dell'1 % va previsto anche per la contaminazione crociata di altri tipi di mangime destinati a specie bersaglio ai quali non siano aggiunti coccidiostatici o istomonostatici, nonché per mangimi destinati a specie non bersaglio «da produzione alimentare continua», quali le mucche da latte o le galline ovaiole, qualora esistano elementi di prova del trasferimento di tali sostanze dai mangimi agli alimenti di origine animale. La somministrazione diretta di materie prime per mangimi o l'impiego di mangimi complementari in una razione giornaliera non dovrebbero determinare un'esposizione dell'animale a livelli di coccidiostatici o istomonostatici superiori ai corrispondenti valori massimi di esposizione applicabili nel caso di impiego esclusivo di mangimi completi in una razione giornaliera.

(5)

Onde evitare che gli Stati membri adottino norme nazionali per risolvere il problema del carry-over inevitabile di coccidiostatici o istomonostatici autorizzati in mangimi destinati a specie non bersaglio e, quindi, della loro presenza in alimenti di origine animale, norme che potrebbero ostacolare il funzionamento del mercato interno, è necessario adottare in tale settore norme comunitarie armonizzate.

(6)

Le sostanze attive contenute nei coccidiostatici e negli istomonostatici autorizzati presenti per effetto di carry-over inevitabile in mangimi destinati a specie non bersaglio vanno considerate sostanze indesiderabili negli alimenti per animali ai sensi della direttiva 2002/32/CE; la loro presenza non deve costituire un rischio per la salute degli animali, la salute umana o l'ambiente. Pertanto, è opportuno fissare tenori massimi di tali sostanze nei mangimi nell'allegato I di detta direttiva al fine di evitare effetti indesiderabili e nocivi.

(7)

Nei casi in cui nel quadro del regolamento (CEE) n. 2377/90 del Consiglio, del 26 giugno 1990, che definisce una procedura comunitaria per la determinazione dei limiti massimi di residui di medicinali veterinari negli alimenti di origine animale (4) o nel quadro del regolamento (CE) n. 1831/2003 siano stati stabiliti limiti massimi di residui (LMR), occorre garantire la conformità con tali disposizioni nel fissare i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti, per effetto di carry-over inevitabile, in mangimi destinati a specie non bersaglio.

(8)

Il carry-over inevitabile di coccidiostatici e istomonostatici in mangimi per specie non bersaglio, anche al di sotto dei valori massimi fissati a norma della direttiva 2002/32/CE, può dar luogo alla presenza di residui di tali sostanze in alimenti di origine animale. Pertanto, sulla base del regolamento (CEE) n. 315/93 del Consiglio, dell'8 febbraio 1993, che stabilisce procedure comunitarie relative ai contaminanti nei prodotti alimentari (5) e a fini di tutela della salute pubblica, per gli alimenti per i quali non sono stati ancora fissati limiti massimi di residui (LMR), sono state stabilite tolleranze massime per la presenza negli alimenti delle sostanze attive contenute nei coccidiostatici e negli istomonostatici con il regolamento (CE) n. 124/2009 della Commissione, del 10 febbraio 2009, che definisce i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti negli alimenti in conseguenza del carry-over inevitabile di tali sostanze in mangimi destinati a specie non bersaglio (6),

(9)

Su richiesta della Commissione l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha adottato vari pareri (7) sui rischi che il carry-over inevitabile di coccidiostatici o istomonostatici autorizzati in qualità di additivi per mangimi destinati a specie non bersaglio comporta per la salute degli animali e la salute pubblica. Per ciascun coccidiostatico o istomonostatico autorizzato in qualità di additivo per mangimi, nella sua valutazione l'Autorità ha ipotizzato un carry-over del 2 %, 5 % e 10 % da mangimi contenenti la massima dose autorizzata di coccidiostatici o istomonostatici verso mangimi destinati a specie non bersaglio prodotti successivamente.

(10)

Secondo le conclusioni dei singoli pareri scientifici emessi dall'Autorità, è improbabile che la presenza dei coccidiostatici o degli istomonostatici autorizzati in qualità di additivi per mangimi in mangimi per specie non bersaglio in quantità risultanti da carry-over inevitabile, e tenuto conto di tutte le misure preventive, possa avere conseguenze negative sulla salute degli animali, e che il rischio per la salute dei consumatori derivante dall'ingestione di residui di sostanze contenute in prodotti derivati da animali cui sono stati somministrati alimenti contaminati sia irrilevante.

(11)

Visti i pareri espressi dall'Autorità e tenuto conto della diversità degli approcci seguiti attualmente negli Stati membri nei riguardi della contaminazione crociata inevitabile, si propone di fissare tenori massimi per i mangimi conformemente all'allegato della presente direttiva, al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno e tutelare la salute degli animali e la salute pubblica.

(12)

I tenori massimi di sostanze indesiderabili nei mangimi devono essere stabiliti tramite un adeguamento dell'allegato I della direttiva 2002/32/CE, come previsto all'articolo 8, paragrafo 1, di tale direttiva. Nell'adeguare le disposizioni tecniche di cui all'allegato I della direttiva 2002/32/CE, si è tenuto conto dell'evoluzione delle recenti conoscenze scientifiche e tecniche alla luce dei pareri scientifici dell'Autorità e dell'evoluzione dei metodi di analisi nel campo dell'alimentazione animale. Le disposizioni contenute nell'allegato vanno riesaminate entro il 1o luglio 2011 per tener conto dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecniche.

(13)

I tenori massimi indicati nell'allegato della presente direttiva vanno adeguati su base permanente alle condizioni d'uso previste nelle autorizzazioni dei coccidiostatici e degli istomonostatici quali additivi per mangimi. Data la possibilità che intercorra un certo lasso di tempo tra il rilascio dell'autorizzazione — o una sua modifica, sospensione o revoca — di un coccidiostatico o di un istomonostatico quale additivo per mangimi e la successiva modifica dei tenori massimi fissati nell'allegato della presente direttiva, questi ultimi si applicano fermi restando i tenori di coccidiostatici o istomonostatici autorizzati in qualità di additivi per mangimi a norma del regolamento (CE) n. 1831/2003.

(14)

Dato che il carry-over inevitabile di coccidiostatici o istomonostatici in mangimi per specie non bersaglio può dar luogo alla presenza di tali sostanze come contaminanti negli alimenti di origine animale, è opportuno agire secondo un approccio globale e integrato adottando e applicando simultaneamente la presente direttiva che fissa i tenori massimi di coccidiostatici o istomonostatici presenti per effetto di carry-over inevitabile, in mangimi per specie non bersaglio, e il regolamento della Commissione che fissa tenori massimi di tali sostanze presenti di conseguenza negli alimenti.

(15)

Le misure di cui alla presente direttiva sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

L'allegato I della direttiva 2002/32/CE è modificato conformemente all'allegato della presente direttiva.

Articolo 2

Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 1o luglio 2009. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tavola di concordanza tra queste ultime e la presente direttiva. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Androulla VASSILIOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 140 del 30.5.2002, pag. 10.

(2)  GU L 268 del 18.10.2003, pag. 29.

(3)  GU L 35 dell’8.2.2005, pag. 1.

(4)  GU L 224 del 18.8.1990, pag. 1.

(5)  GU L 37 del 13.2.1993, pag. 1.

(6)  Cfr. pag. 7 della presente Gazzetta ufficiale.

(7)  Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on Cross-contamination of non-target feedingstuffs by lasalocid authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2007) 553, 1-46.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/CONTAM_ej553_lasalocid_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by narasin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2007) 552, 1-35.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/CONTAM_ej552_narasin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by maduramicin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 594, 1-30.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej594_maduramicin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by semduramicin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 593, 1-27.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej593_semduramicin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by salinomycin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 591, 1-38.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej591_salinomycin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by monensin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 592, 1-40.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej592_monensin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by halofuginone hydrobromide authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 657, 1-31.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej657_halofuginone_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by decoquinate authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 656, 1-26.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej656_decoquinate_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by robenidine authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 655, 1-29.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej655_robenidine_en,0.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by nicarbazin authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 690, 1-34.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej690_nicarbazin_en.pdf?ssbinary=true

Opinion of the Scientific Panel on Contaminants in the Food Chain on a request from the European Commission on cross-contamination of non-target feedingstuffs by diclazuril authorised for use as a feed additive, The EFSA Journal (2008) 716, 1-31.

http://www.efsa.europa.eu/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/contam_op_ej716_diclazuril_en.pdf?ssbinary=true


ALLEGATO

Nell'allegato I della direttiva 2002/32/CE sono inseriti i seguenti punti:

«Sostanze indesiderabili

Prodotti destinati all'alimentazione degli animali (1)

Tenori massimi in mg/kg (ppm) in mangimi con un tasso di umidità del 12 %

1.

Lasalocid sodico

Materie prime per mangimi

1,25

Mangimi composti per:

 

cani, vitelli, conigli, specie equine, animali da latte, specie volatili ovaiole, tacchini (> 12 settimane) e galline ovaiole (> 16 settimane),

1,25

polli da ingrasso, galline ovaiole/da riproduzione (< 16 settimane) e tacchini (< 12 settimane) prima della macellazione quando il lasalocid sodico è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

1,25

altre specie animali.

3,75

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di lasalocid sodico non è autorizzato.

 (2)

2.

Narasin

Materie prime per mangimi

0,7

Mangimi composti per:

 

tacchini, conigli, specie equine, specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane),

0,7

polli da ingrasso prima della macellazione quando l'uso di narasin è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

0,7

altre specie animali.

2,1

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di narasin non è autorizzato.

 (2)

3.

Salinomicina sodica

Materie prime per mangimi

0,7

Mangimi composti per:

 

specie equine, tacchini, specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 12 settimane),

0,7

polli da ingrasso, galline ovaiole/da riproduzione (< 12 settimane) e conigli da ingrasso prima della macellazione quando la salinomicina sodica è proibita (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

0,7

altre specie animali.

2,1

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di salinomicina sodica non è autorizzato.

 (2)

4.

Monensin sodico

Materie prime per mangimi

1,25

Mangimi composti per:

 

specie equine, cani, piccoli ruminanti (ovini e caprini), anitre, bovini, animali da latte, specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane) e tacchini (> 16 settimane),

1,25

polli da ingrasso, galline ovaiole/da riproduzione (< 16 settimane) e tacchini (< 16 settimane) prima della macellazione quando il monensin sodico è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

1,25

altre specie animali.

3,75

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di monensin sodico non è autorizzato.

 (2)

5.

Semduramicina sodica

Materie prime per mangimi

0,25

Mangimi composti per:

 

specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane),

0,25

polli da ingrasso prima della macellazione quando l'uso di semduramicin è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

0,25

altre specie animali.

0,75

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di semduramicin sodico non è autorizzato.

 (2)

6.

Maduramicina ammonio alfa

Materie prime per mangimi

0,05

Mangimi composti per:

 

specie equine, conigli, tacchini (> 16 settimane), specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane),

0,05

polli da ingrasso e tacchini (< 16 settimane) prima della macellazione quando l'uso di maduramicina ammonio alfa è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

0,05

altre specie animali.

0,15

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di maduramicina ammonio alfa non è autorizzato.

 (2)

7.

Cloridrato di robenidina

Materie prime per mangimi

0,7

Mangimi composti per:

 

specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane),

0,7

polli da ingrasso, conigli da ingrasso e da riproduzione e tacchini prima della macellazione quando l'uso di cloridrato di robenidina è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

0,7

altre specie animali.

2,1

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di cloridrato di robenidina non è autorizzato.

 (2)

8.

Decochinato

Materie prime per mangimi

0,4

Mangimi composti per:

 

specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane),

0,4

polli da ingrasso prima della macellazione quando l'uso di decochinato è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso),

0,4

altre specie animali.

1,2

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di decochinato non è autorizzato.

 (2)

9.

Bromidrato di alofuginone

Materie prime per mangimi

0,03

Mangimi composti per:

 

specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane) e tacchini (> 12 settimane);

0,03

polli da ingrasso e tacchini (< 12 settimane) prima della macellazione quando l'uso di bromidrato di alofuginone è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso);

0,03

specie animali diverse dalle galline ovaiole (< 16 settimane)

0,09

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di bromidrato di alofuginone non è autorizzato.

 (2)

10.

Nicarbazina

Materie prime per mangimi

0,5

Mangimi composti per:

 

specie equine, specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane);

0,5

polli da ingrasso prima della macellazione quando l'uso di nicarbazina (in associazione con narasin) è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso);

0,5

altre specie animali.

1,5

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di nicarbazina (in associazione con narasin) non è autorizzato.

 (2)

11.

Diclazuril

Materie prime per mangimi

0,01

Mangimi composti per:

 

specie volatili ovaiole e galline ovaiole (> 16 settimane) e tacchini da ingrasso (> 12 settimane);

0,01

conigli da ingrasso e da riproduzione prima della macellazione quando l'uso di diclazuril è proibito (mangimi per la fase finale del ciclo di ingrasso);

0,01

specie animali diverse dalle galline ovaiole (> 16 settimane), polli da ingrasso e tacchini da ingrasso (> 12 settimane).

0,03

Premiscele destinate alla produzione di mangimi per le quali l'uso di diclazuril non è autorizzato.

 (2)


(1)  Fermi restando i valori autorizzati dal regolamento (CE) n. 1831/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, sugli additivi destinati all'alimentazione animale.

(2)  Il tenore massimo della sostanza presente nella premiscela è la concentrazione corrispondente a un tenore non superiore al 50 % del valore massimo stabilito per i mangimi se sono rispettate le istruzioni d'uso della premiscela.»


II Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

DECISIONI

Commissione

11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/26


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 9 febbraio 2009

riguardante l’organizzazione di un esperimento temporaneo che prevede alcune deroghe per la commercializzazione di miscugli di sementi destinati ad essere utilizzati come piante foraggere a norma della direttiva 66/401/CEE del Consiglio al fine di determinare se talune specie non elencate nelle direttive 66/401/CEE, 66/402/CEE, 2002/55/CE o 2002/57/CE del Consiglio soddisfino i requisiti per essere incluse nell’articolo 2, paragrafo 1, punto A della direttiva 66/401/CEE

[notificata con il numero C(2009) 724]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2009/109/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,

vista la direttiva 66/401/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1966, relativa alla commercializzazione delle sementi di piante foraggere (1), in particolare l’articolo 13 bis,

considerando quanto segue:

(1)

Le conoscenze tradizionali degli agricoltori insieme ai recenti risultati della ricerca indicano che alcune specie di Leguminosae e Plantago lanceolata non elencate nelle direttive 66/401/CEE, 66/402/CEE (2), 2002/55/CE (3) o 2002/57/CE (4) del Consiglio (di seguito «la normativa esistente»), in particolare se utilizzate in miscugli con specie incluse nella normativa esistente, sono interessanti per la produzione di un foraggio che consente un’alimentazione equilibrata degli animali tutto l’anno e nel contempo contribuisce alla riabilitazione di terreni non seminativi o di terreni seminativi marginali. È il caso delle specie Biserrula pelecinus, Lotus glaber, Lotus uliginosus, Medicago italica, Medicago littoralis, Medicago murex, Medicago polymorpha, Medicago rugosa, Medicago scutelatta, Medicago truncatula, Ornithopus compressus, Ornithopus sativus, Plantago lanceolata, Trifolium fragiferum, Trifolium glanduliferum, Trifolium hirtum, Trifolium michelianum, Trifolium squarrosum, Trifolium subterraneum, Trifolium vesiculosum, e Vicia benghalensis (di seguito «le specie di cui al considerando 1»).

(2)

Conformemente al secondo trattino dell’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 66/401/CEE solo le sementi delle specie vegetali elencate nella normativa esistente, ad eccezione delle varietà di cui all’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 2002/53/CE del Consiglio (5), possono essere commercializzate in tutta la Comunità sotto forma di miscugli di sementi destinati ad essere usati come piante foraggere. In assenza della possibilità di commercializzare miscugli contenenti sementi delle specie di cui al considerando 1, gli agricoltori che desiderano utilizzare tali specie devono trasportarle e seminarle come specie individuali o in taluni casi preparare essi stessi i miscugli nell’azienda, con un conseguente aumento di costi e lavoro. Inoltre, sale il rischio che le diverse specie incluse nel miscuglio siano distribuite in modo non omogeneo sul campo poiché i miscugli non sono preparati da professionisti.

(3)

Per consentire la commercializzazione delle specie di cui al considerando 1 in tali miscugli occorre modificare l’articolo 2, paragrafo 1, punto A, della direttiva 66/401/CEE, inserendo tali specie nella disposizione.

(4)

Per determinare l’opportunità di una tale modifica dell’articolo 2, paragrafo 1, punto A, della direttiva 66/401/CEE è necessario raccogliere informazioni sulla commercializzazione di miscugli contenenti le specie di cui al considerando 1. In particolare è necessario verificare se, nei casi in cui vengano utilizzate tali specie nei miscugli, sia possibile confermare mediante un controllo ufficiale a posteriori che la percentuale di sementi di ogni componente indicato sull’etichetta del pacco corrisponda alla composizione del miscuglio e se i miscugli dello stesso lotto siano omogenei in tutti i pacchi commercializzati. In assenza di tali informazioni è impossibile garantire ai consumatori che le sementi dei miscugli contenenti le specie di cui al considerando 1 diano risultati di alta qualità.

(5)

È pertanto opportuno organizzare un esperimento temporaneo per verificare se le specie di cui al considerando 1 soddisfano i requisiti per essere inclusi nell’articolo 2, paragrafo 1, punto A, della direttiva 66/401/CEE.

(6)

Gli Stati membri partecipanti a questo esperimento devono poter derogare agli obblighi di cui al secondo trattino dell’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 66/401/CEE per quanto riguarda le specie di cui al considerando 1. Essi devono consentire, a determinate condizioni, la commercializzazione di miscugli contenenti tali specie.

(7)

È opportuno prevedere prescrizioni specifiche per la certificazione delle specie di cui al considerando 1 in modo da garantire che le sementi di tali specie soddisfino gli stessi requisiti in tutti gli Stati membri partecipanti. Tali prescrizioni devono essere basate sulle condizioni stabilite nei sistemi di certificazione dell’OCSE per la certificazione varietale o il controllo delle sementi destinate al commercio internazionale (di seguito «sistemi OCSE») oppure nelle norme nazionali dello Stato membro di produzione delle sementi.

(8)

Oltre alle condizioni generali stabilite dalla decisione 2004/371/CE della Commissione, del 20 aprile 2004, relativa alle condizioni per l’immissione sul mercato di miscugli di sementi destinati ad essere utilizzati come piante foraggere (6), occorre stabilire condizioni specifiche per la commercializzazione dei miscugli oggetto dell’esperimento. Tali condizioni devono garantire la raccolta di informazioni sufficienti per la valutazione dell’esperimento. È pertanto necessario prevedere norme sull’etichettatura, sul controllo e sull’obbligo di rendicontazione.

(9)

Vista la natura sperimentale della misura prevista dalla presente decisione, è opportuno fissare una quantità massima per la commercializzazione dei miscugli di sementi, tenendo conto della necessità di provare diversi miscugli utilizzando gli impianti esistenti.

(10)

Per consentire agli Stati membri di verificare che la quantità massima non sia superata, le imprese che intendono produrre tali miscugli di sementi devono comunicare agli Stati membri le quantità che intendono produrre. Vista la necessità di provare diversi miscugli senza superare la quantità massima, gli Stati membri devono avere la possibilità di vietare la commercializzazione di miscugli di sementi qualora lo ritengano necessario.

(11)

In modo da consentire ai fornitori di produrre e commercializzare una quantità sufficiente di sementi e alle autorità competenti di verificare tale materiale e raccogliere informazioni sufficienti e comparabili per la compilazione della relazione, l’esperimento deve aver luogo per un periodo di almeno cinque campagne di commercializzazione.

(12)

Le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato permanente per le sementi e i materiali di moltiplicazione agricoli, orticoli e forestali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Oggetto

Un esperimento temporaneo è organizzato a livello comunitario per valutare se le specie Biserrula pelecinus, Lotus glaber, Lotus uliginosus, Medicago italica, Medicago littoralis, Medicago murex, Medicago polymorpha, Medicago rugosa, Medicago scutelatta, Medicago truncatula, Ornithopus compressus, Ornithopus sativus, Plantago lanceolata, Trifolium fragiferum, Trifolium glanduliferum, Trifolium hirtum, Trifolium michelianum, Trifolium squarrosum, Trifolium subterraneum, Trifolium vesiculosum e Vicia benghalensis (di seguito «le specie di cui all’articolo 1») possono essere commercializzate sotto forma di o in miscugli di sementi al fine di determinare se alcune o tutte le specie vanno incluse nell’elenco di piante foraggere di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto A, della direttiva 66/401/CEE.

Articolo 2

Partecipazione degli Stati membri

Qualsiasi Stato membro può partecipare all’esperimento.

Gli Stati membri che decidono di partecipare all’esperimento (di seguito «Stati membri partecipanti») ne informano la Commissione.

Essi possono ritirarsi in qualsiasi momento dall’esperimento previa informazione della Commissione.

Articolo 3

Deroga

1.   Ai fini dell’esperimento i miscugli di sementi contenenti le specie di cui all’articolo 1, con o senza sementi delle specie elencate nelle direttive 66/401/CEE, 66/402/CEE, 2002/55/CE o 2002/57/CE, possono essere commercializzati alle condizioni stabilite negli articoli 4 e 5.

2.   Gli Stati membri partecipanti possono derogare agli obblighi di cui all’articolo 13, paragrafo 1, secondo trattino, della direttiva 66/401/CEE.

Articolo 4

Condizioni riguardanti le sementi delle specie di cui all’articolo 1

Le sementi delle specie di cui all’articolo 1 devono soddisfare le condizioni seguenti:

a)

appartenere a una varietà iscritta nel catalogo nazionale di uno Stato membro o nell’elenco delle varietà destinate alla certificazione delle sementi dell’OCSE;

b)

essere certificate conformemente all’allegato I;

c)

soddisfare le condizioni di cui al punto 1 dell’allegato II.

Articolo 5

Condizioni riguardanti i miscugli oggetto dell’esperimento

Oltre alle condizioni stabilite dalla decisione 2004/371/CE, i miscugli oggetto dell’esperimento devono soddisfare le condizioni di cui al punto 2 dell’allegato II.

Articolo 6

Restrizioni quantitative

1.   Gli Stati membri partecipanti garantiscono che la quantità totale di sementi destinate ai miscugli oggetto dell’esperimento non sia superiore a 1 000 tonnellate l’anno.

2.   Gli Stati membri partecipanti garantiscono che le imprese dichiarino all’autorità di cui all’allegato IV, parte A.I, lettera c), punto 2, della direttiva 66/401/CEE la quantità di miscuglio di sementi che intendono produrre.

Uno Stato membro può vietare la commercializzazione di un miscuglio di sementi se ritiene che, alla luce degli obiettivi dell’esperimento, non sia opportuno immettere sul mercato quantità aggiuntive di miscugli di sementi. Esso informa immediatamente le imprese interessate.

Articolo 7

Controllo

L’autorità di cui all’allegato IV, parte A.I, lettera c), punto 2, della direttiva 66/401/CEE degli Stati membri partecipanti esegue il monitoraggio dell’esperimento.

Articolo 8

Obblighi di informazione

1.   Gli Stati membri partecipanti presentano alla Commissione e agli altri Stati membri una relazione annuale con un elenco delle specie utilizzate nei miscugli oggetto dell’esperimento e le quantità commercializzate per miscuglio entro il 31 marzo dell’anno successivo. Gli Stati membri possono decidere di includere altre informazioni pertinenti nella relazione.

2.   Alla fine dell’esperimento, e in ogni caso alla fine della loro partecipazione, gli Stati membri partecipanti presentano alla Commissione e agli altri Stati membri una relazione che comprende le informazioni di cui al punto 3 dell’allegato II entro il 31 marzo dell’anno successivo. Nella relazione possono essere incluse altre informazioni che essi ritengono pertinenti alla luce dell’obiettivo dell’esperimento.

Articolo 9

Termini

L’esperimento inizia il 1o giugno 2009 e termina il 31 maggio 2014.

Articolo 10

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 9 febbraio 2009.

Per la Commissione

Androulla VASSILIOU

Membro della Commissione


(1)  GU 125 dell’11.7.1966, pag. 2298/66.

(2)  GU 125 dell’11.7.1966, pag. 2309/66.

(3)  GU L 193 del 20.7.2002, pag. 33.

(4)  GU L 193 del 20.7.2002, pag. 74.

(5)  GU L 193 del 20.7.2002, pag. 1.

(6)  GU L 116 del 22.4.2004, pag. 39.


ALLEGATO I

SPECIE DI CUI ALL’ARTICOLO 1 E CONDIZIONI PER LA LORO CERTIFICAZIONE

Specie

Facoltà germinativa minima

[% di sementi pure (1)]

Purezza analitica minima

(% in peso)

Tenore massimo di sementi di altre specie di piante

(% in peso)

Tenore massimo di sementi di altre specie di piante in un campione del peso stabilito alla colonna 7

Peso massimo di un lotto

(tonnellate)

Peso minimo del campione prelevato da un lotto

(grammi)

1

2

3

4

5

6

7

Biserrula pelecinus

70 (incluse sementi dure)

98

0,5

 (3)  (4)  (5)

10

30

Lotus uliginosus

75 (40)

97

0,5

 (3)  (4)  (5)

10

25

Lotus glaber

75 (40)

97

0,5

 (3)  (4)  (5)

10

30

Medicago murex

70 (30)

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

50

Medicago polymorpha

70 (30)

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

70

Medicago rugosa

70 (20)

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

180

Medicago scutellata

70

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

400

Medicago italica

70 (20)

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

100

Medicago littoralis

70

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

70

Medicago truncatula

70 (20)

98

2,0

 (3)  (4)  (5)

10

100

Ornithopus compressus

75 (incluse sementi dure)

90

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

120

Ornithopus sativus

75 (incluse sementi dure)

90

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

90

Plantago lanceolata

75

85

1,5

 (3)  (4)  (5)

5

20

Trifolium fragiferum

70

98

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

40

Trifolium glanduliferum

70 (30)

98

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

20

Trifolium hirtum

70

98

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

70

Trifolium. michelianum

75 (30)

98

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

25

Trifolium squarrosum

75 (20)

97

1,5

 (3)  (4)  (5)

10

150

Trifolium subterraneum

80 (40)

97

0,5

 (3)  (4)  (5)

10

250

Trifolium vesiculosum

70 (incluse sementi dure)

98

1,0

 (3)  (4)  (5)

10

100

Vicia benghalensis

80 (20)

97 (2)

1,0

 (3)  (4)  (5)

20

1 000


(1)  Fino alla quantità massima indicata le sementi dure presenti saranno considerate sementi germinative.

(2)  La presenza in un’altra specie pertinente di un totale massimo del 6 % in peso delle sementi Vicia pannonica, Vicia villosa o di altre specie coltivate connesse non viene considerata un’impurità.

(3)  Le sementi di Avena fatua e Avena sterilis non devono essere presenti nel campione del peso prescritto.

(4)  La presenza di una semente di Cuscuta spp. in un campione due volte il peso prescritto non è considerata come impurità se un secondo campione dello stesso peso è esente da sementi di Cuscuta spp.

(5)  Il numero di sementi di Rumex spp. diverse da Rumex acetosella e Rumex maritimus presenti in un campione del peso prescritto non deve essere superiore a 10.


ALLEGATO II

CONDIZIONI DELL’ESPERIMENTO

1.   Condizioni riguardanti le sementi delle specie di cui all’articolo 1.

a)

L’ispezione sul campo è effettuata conformemente ai sistemi OCSE, se le specie sono coperte da tali sistemi oppure, in caso contrario, conformemente alle norme nazionali dello Stato membro di produzione delle sementi.

b)

Gli Stati membri garantiscono che tutti i lotti di sementi siano soggetti, a livello ufficiale o sotto supervisione ufficiale, all’ispezione sul campo, al campionamento e all’analisi delle sementi conformemente alla direttiva 66/401/CEE prima di essere inclusi in un miscuglio.

2.   Condizioni riguardanti i miscugli oggetto dell’esperimento.

a)

I campioni di sementi vengono prelevati a caso dai lotti di miscugli di sementi oggetto dell’esperimento da addetti ufficiali al campionamento. Questi campioni sono utilizzati come campioni di controllo per verificare la composizione dei miscugli oggetto dell’esperimento a norma dell’articolo 4 della decisione 2004/271/CE.

Il livello e l’intensità del campionamento e delle ispezioni effettuate a norma dell’articolo 4 della decisione 2004/371/CE devono essere commisurati ai fini dell’esperimento.

b)

Oltre alle informazioni richieste a norma della direttiva 66/401/CEE e della decisione 2004/371/CE sull’etichetta ufficiale devono figurare le informazioni seguenti:

i)

i nomi botanici di tutte le specie di cui all’articolo 1 (incluse le varietà, se del caso) contenute nel miscuglio oggetto dell’esperimento;

ii)

la composizione percentuale in peso delle diverse componenti indicata per le specie di cui all’articolo 1 e, se necessario, per varietà;

iii)

un riferimento alla presente decisione.

Se le informazioni di cui ai punti i) e ii) non sono leggibili sull’etichetta ufficiale, il miscuglio oggetto dell’esperimento può essere commercializzato con il nome del miscuglio a condizione che le informazioni di cui ai punti i) e ii) siano state notificate per iscritto all’acquirente e ufficialmente registrate.

3.   Informazioni da registrare.

a)

Nome delle specie (incluse le varietà, se del caso) utilizzate nei miscugli oggetto dell’esperimento.

b)

Quantità di ogni miscuglio di sementi oggetto dell’esperimento e commercializzato durante il periodo autorizzato, nonché lo Stato membro destinatario del miscuglio,

c)

Composizione dei miscugli oggetto dell’esperimento commercializzati.

d)

Procedure (norme) seguite per la certificazione delle specie di cui all’articolo 1 (sistemi OCSE o norme nazionali).

e)

Risultati dell’ispezione sul campo e dei test di laboratorio per la certificazione delle specie di cui all’articolo 1, nei casi in cui siano effettuati negli Stati membri.

f)

Informazioni sulle importazioni a norma dei sistemi OCSE per quanto riguarda, in particolare, quantità, composizione dei miscugli di sementi oggetto dell’esperimento, paese di origine ed etichettatura.

g)

Risultati dei test effettuati sui campioni di controllo conformemente alle lettere a) e b) del punto 2.

h)

Un’analisi dei costi e benefici destinata a convalidare o meno l’obiettivo dell’esperimento.


11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/31


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

concernente un contributo finanziario della Comunità a favore di interventi d’urgenza per combattere la malattia di Newcastle in Germania nel 2008

[notificata con il numero C(2009) 712]

(Il testo in lingua tedesca è il solo facente fede)

(2009/110/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la decisione 90/424/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa a talune spese nel settore veterinario (1), in particolare l’articolo 3, paragrafo 3, e l’articolo 4, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

La malattia di Newcastle è una malattia virale contagiosa che causa un elevato tasso di mortalità nel pollame.

(2)

In caso di comparsa di un focolaio di malattia di Newcastle vi è il rischio che l’agente patogeno si diffonda ad altri allevamenti avicoli nello Stato membro, ma anche ad altri Stati membri e a paesi terzi mediante il commercio di pollame vivo o di prodotti avicoli.

(3)

Quindi un focolaio della malattia può rapidamente raggiungere proporzioni epidemiche che possono ridurre drasticamente la redditività degli allevamenti agricoli.

(4)

La direttiva 92/66/CEE del Consiglio, del 14 luglio 1992, che istituisce misure comunitarie di lotta contro la malattia di Newcastle (2) stabilisce misure che in caso di focolaio devono essere applicate integralmente e con urgenza dagli Stati membri per prevenire l’ulteriore trasmissione del virus.

(5)

La decisione 90/424/CEE fissa le procedure che disciplinano il contributo finanziario della Comunità a favore di azioni veterinarie specifiche, comprese misure urgenti. Conformemente all’articolo 4, paragrafo 2, della decisione suddetta, gli Stati membri beneficeranno di un contributo finanziario volto a finanziare i costi di alcune misure di eradicazione della malattia di Newcastle.

(6)

L’articolo 3, paragrafo 5, e l’articolo 4, paragrafo 2, della decisione 90/424/CEE fissano le norme sulle quote delle spese sostenute dagli Stati membri coperte dal contributo finanziario della Comunità.

(7)

Il versamento del contributo finanziario comunitario a favore di interventi d’urgenza volti all’eradicazione della malattia di Newcastle è disciplinato dalle norme di cui al regolamento (CE) n. 349/2005 della Commissione, del 28 febbraio 2005, che stabilisce norme sul finanziamento comunitario degli interventi urgenti e della lotta contro certe malattie animali ai sensi della decisione 90/424/CEE (3) del Consiglio.

(8)

Nel 2008 si sono manifestati in Germania alcuni focolai della malattia di Newcastle. In risposta a tali focolai la Germania ha adottato misure conformemente alla direttiva 92/66/CEE e all’articolo 3, paragrafo 2, della decisione 90/424/CEE.

(9)

La Germania ha adempiuto a tutti gli obblighi tecnici e amministrativi di cui all’articolo 3, paragrafo 3, della decisione 90/424/CEE e all’articolo 6 del regolamento (CE) n. 349/2005.

(10)

Il 18 giugno 2008 e il 17 luglio 2008 la Germania ha presentato una stima dei costi sostenuti per l’adozione di misure volte a eradicare la malattia di Newcastle.

(11)

I provvedimenti di cui alla presente decisione risultano conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Contributo finanziario della Comunità alla Germania

La Germania può beneficiare di un contributo finanziario della Comunità volto a finanziare i costi sostenuti nel 2008 da tale Stato membro per l’adozione di misure al fine di combattere la malattia di Newcastle conformemente all’articolo 3, paragrafo 2, e all’articolo 4, paragrafo 2, della decisione 90/424/CEE.

Articolo 2

Destinatario

La Repubblica federale di Germania è destinataria della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Androulla VASSILIOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 224 del 18.8.1990, pag. 19.

(2)  GU L 260 del 5.9.1992, pag. 1.

(3)  GU L 55 dell’1.3.2005, pag. 12.


11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/33


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 10 febbraio 2009

relativa alla pubblicazione del riferimento della norma EN 3-8:2006 «Estintori d’incendio portatili — parte 8: requisiti addizionali alla norma EN 3-7 per quanto riguarda la costruzione, la resistenza alla pressione e le prove meccaniche per gli estintori sottoposti ad una pressione massima ammissibile uguale o inferiore a 30 bar» conformemente alla direttiva 97/23/CE relativa alle attrezzature a pressione

[notificata con il numero C(2009) 739]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2009/111/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 97/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 maggio 1997, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine (1), in particolare l’articolo 6,

visto il parere del comitato permanente istituito a norma dell’articolo 5 della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (2),

considerando quanto segue:

(1)

Conformemente alla direttiva 97/23/CE le attrezzature a pressione e gli insiemi possono essere commercializzati e messi in servizio soltanto se non pregiudicano la salute e la sicurezza delle persone ed eventualmente degli animali domestici o dei beni quando siano debitamente installati, mantenuti in efficienza ed utilizzati conformemente alla loro destinazione.

(2)

Le attrezzature a pressione e gli insiemi si presumono conformi ai requisiti essenziali enunciati all’articolo 3 della direttiva 97/23/CE se sono conformi alle norme nazionali che recepiscono le norme armonizzate i cui numeri di riferimento sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

(3)

La Svezia ha sollevato un’obiezione formale ai sensi dell’articolo 6 della direttiva 97/23/CE nei confronti della norma EN 3-8:2006, approvata dal comitato europeo per la normalizzazione (CEN) in data 2 novembre 2006, il cui riferimento non è stato ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

(4)

Nell’obiezione formale la Svezia rileva che la sezione 5 della norma EN 3-8:2006 non indica i tipi di materiali da utilizzare e non soddisfa pertanto i requisiti essenziali di cui all’allegato I, punto 4, della direttiva 97/23/CE.

(5)

Dal momento che la sezione 5 della norma EN 3-8:2006 prevede una valutazione dei materiali caso per caso da parte dell’organismo notificato (valutazione particolare dei materiali), non è richiesta la specificazione dei tipi di materiali da usare. Inoltre, la sezione 5 della norma EN 3-8:2006 non può, in assenza di specifiche tecniche concrete, conferire la presunzione di conformità ai requisiti enunciati all’allegato I, punto 4, della direttiva 97/23/CE.

(6)

Secondo la Svezia, inoltre, nella sezione 6 della norma EN 3-8:2006 mancano importanti informazioni necessarie per il rispetto dei requisiti di cui all’allegato I, punto 2.2.4, della direttiva 97/23/CE, in ragione dell’assenza di specificazione dei materiali nella sezione 5 di detta norma.

(7)

Nell’allegato I, punto 2.2, della direttiva 97/23/CE sono illustrati i metodi da applicare per garantire un’adeguata resistenza delle attrezzature a pressione, ivi compresi un metodo di calcolo o un metodo sperimentale di progettazione senza calcoli. Tale metodo sperimentale di progettazione si basa sul programma di prove definito al punto 2.2.4, lettere a) e b) e comprende una prova di resistenza alla pressione.

(8)

La sezione 6 della norma EN 3-8:2006 prevede l’impiego del metodo sperimentale di progettazione senza calcolo. L’allegato I, punto 2.2.4, della direttiva 97/23/CE definisce un programma di più prove. La direttiva 97/23/CE non esclude il ricorso al metodo di valutazione particolare dei materiali per dimostrare la conformità dei materiali utilizzati alle specifiche relative ai materiali di cui all’allegato I, punto 4, quando il fabbricante applichi il metodo sperimentale di progettazione. Poiché la sezione 5 della norma EN 3-8:2006 non prevede requisiti specifici relativi ai materiali, il fabbricante di attrezzature a pressione deve garantire che i materiali utilizzati siano conformi ai requisiti di cui all’allegato I, punto 4, della direttiva. Su questa base, le caratteristiche dei materiali devono essere utilizzate in quanto parametro della prova di resistenza alla pressione nel quadro del programma di prove del metodo sperimentale di progettazione, sotto la supervisione dell’organismo notificato incaricato della valutazione della conformità dell’attrezzatura interessata.

(9)

La Svezia rileva inoltre che la sezione 7.2.2 della norma EN 3-8:2006 sulle tecniche di saldatura non è conforme all’allegato I, punto 3.1.2, della direttiva 97/23/CE in quanto, oltre alle norme elencate, contiene un riferimento non limitativo ad altre norme europee riconosciute relative alla saldatura.

(10)

La direttiva 97/23/CE stabilisce, all’allegato I, punto 3.1.2, i requisiti da rispettare in materia di giunzione permanente. L’indicazione, nella sezione 7.2.2 della norma EN 3-8:2006, che «altre norme […] sono accettabili» non costituisce una formulazione adeguata e sufficientemente concreta di una norma che dovrebbe conferire la presunzione di conformità ai requisiti della direttiva 97/23/CE. Una norma armonizzata che conferisce la presunzione di conformità ai requisiti della direttiva deve indicare caratteristiche tecniche concrete relative alla progettazione, alla fabbricazione e al collaudo, al fine di aiutare i fabbricanti e far sì che le attrezzature a pressione possano essere ritenute conformi ai requisiti essenziali ad esse applicabili. Tuttavia, la sezione 7.2.2 della norma EN 3-8:2006 cita una serie di riferimenti concreti a norme che contengono specifiche in materia di saldatura. Pertanto, benché sia auspicabile un miglioramento della sezione 7.2.2, sarebbe eccessivo non pubblicare per questo motivo i riferimenti della norma in oggetto.

(11)

Infine, la Svezia ritiene che la sezione 7.3.1 della norma EN 3-8:2006 sulla tracciabilità dei materiali utilizzati nelle diverse parti delle attrezzature a pressione sia imprecisa, non preveda soluzioni tecniche specifiche e, pertanto, non possa conferire la presunzione di conformità ai requisiti enunciati nell’allegato I, punto 3.1.5, della direttiva 97/23/CE.

(12)

La direttiva 97/23/CE prescrive, nell’allegato I, punto 3.1.5 (rintracciabilità), che siano stabilite opportune procedure per identificare i materiali delle parti dell’attrezzatura che contribuiscono alla resistenza alla pressione con mezzi adeguati, dal momento della loro ricezione, passando per la produzione, fino alla prova definitiva dell’attrezzatura a pressione costruita. Questo requisito ha lo scopo di eliminare qualsiasi dubbio circa le specifiche dei materiali utilizzati per l’attrezzatura in questione. I fabbricanti possono applicare diverse procedure, secondo le caratteristiche e i metodi di fabbricazione. Spetta all’organismo notificato che effettua la valutazione della conformità dell’attrezzatura valutare, caso per caso, se tali procedure sono conformi al requisito di cui all’allegato I, punto 3.1.5, della direttiva. Tuttavia, benché sia auspicabile un miglioramento della sezione 7.3.1, sarebbe eccessivo non pubblicare i riferimenti della norma in questione per tale motivo.

(13)

A tal fine, la Commissione inviterà il CEN a presentare entro i prossimi tre anni una versione riveduta della norma EN 3-8:2006, più conforme ai requisiti essenziali della direttiva 97/23/CE. Espletato tale mandato e in base ai risultati ottenuti potranno essere prese in considerazione ulteriori decisioni riguardanti la versione attuale della norma.

(14)

Occorre pertanto pubblicare i riferimenti della norma EN 3-8:2006 nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Il riferimento della norma EN 3-8:2006 «Estintori d’incendio portatili — parte 8: requisiti addizionali alla norma EN 3-7 per quanto riguarda la costruzione, la resistenza alla pressione e le prove meccaniche per gli estintori sottoposti ad una pressione massima ammissibile uguale o inferiore a 30 bar» è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 2

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 10 febbraio 2009.

Per la Commissione

Günter VERHEUGEN

Vicepresidente


(1)  GU L 181 del 9.7.1997, pag. 1.

(2)  GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37.


RACCOMANDAZIONI

Consiglio

11.2.2009   

IT

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L 40/35


RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO

del 10 febbraio 2009

di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del Fondo europeo di sviluppo (settimo FES) per l'esercizio 2007

(2009/112/CE)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la quarta convenzione ACP-CEE firmata a Lomé il 15 dicembre 1989 (1) e modificata dall'accordo firmato a Maurizio il 4 novembre 1995 (2),

visto l'accordo interno 91/401/CEE relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro della quarta convenzione ACP-CEE (3), (di seguito «l'accordo interno»), che istituisce, tra l'altro, il settimo Fondo europeo di sviluppo (settimo FES), in particolare l'articolo 32, paragrafo 3, di detto accordo,

visto il regolamento finanziario 91/491/CEE del 29 luglio 1991, applicabile alla cooperazione per il finanziamento dello sviluppo a norma della quarta convenzione ACP-CEE (4), in particolare gli articoli da 69 a 77,

avendo esaminato il conto di gestione e il bilancio concernenti le operazioni del settimo FES, chiusi al 31 dicembre 2007, nonché la relazione della Corte dei conti sull'esercizio 2007 corredata delle risposte della Commissione (5),

considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi dell'articolo 32, paragrafo 3, dell'accordo interno, il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio, dà scarico alla Commissione della gestione finanziaria del settimo FES.

(2)

L'esecuzione, da parte della Commissione, dell'insieme delle operazioni del settimo FES durante l'esercizio 2007 è stata soddisfacente,

RACCOMANDA al Parlamento europeo di dare scarico alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del settimo FES per l'esercizio 2007.

Fatto a Bruxelles, addì 10 febbraio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

M. KALOUSEK


(1)  GU L 229 del 17.8.1991, pag. 3.

(2)  GU L 156 del 29.5.1998, pag. 3.

(3)  GU L 229 del 17.8.1991, pag. 288.

(4)  GU L 266 del 21.9.1991, pag. 1.

(5)  GU C 286 del 10.11.2008, pag. 273.


11.2.2009   

IT

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L 40/36


RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO

del 10 febbraio 2009

di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del Fondo europeo di sviluppo (ottavo FES) per l'esercizio 2007

(2009/113/CE)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la quarta convenzione ACP-CEE firmata a Lomé il 15 dicembre 1989 (1) e modificata dall'accordo firmato a Maurizio il 4 novembre 1995 (2),

visto l'accordo interno tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del secondo protocollo finanziario della quarta convenzione ACP-CE (3), (di seguito «l'accordo interno»), che istituisce, tra l'altro, l'ottavo Fondo europeo di sviluppo (ottavo FES), in particolare l'articolo 33, paragrafo 3, di detto accordo,

visto il regolamento finanziario 98/430/CE del 16 giugno 1998, applicabile alla cooperazione per il finanziamento dello sviluppo a norma della quarta convenzione ACP-CE (4), in particolare gli articoli da 66 a 74,

avendo esaminato il conto di gestione e il bilancio concernenti le operazioni dell'ottavo FES, chiusi al 31 dicembre 2007, nonché la relazione della Corte dei conti sull'esercizio 2007, corredata delle risposte della Commissione (5),

considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 3, dell'accordo interno, il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio, dà atto alla Commissione della gestione finanziaria dell'ottavo FES.

(2)

L'esecuzione, da parte della Commissione, dell'insieme delle operazioni dell'ottavo FES durante l'esercizio 2007 è stata soddisfacente,

RACCOMANDA al Parlamento europeo di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni dell'ottavo FES per l'esercizio 2007.

Fatto a Bruxelles, addì 10 febbraio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

M. KALOUSEK


(1)  GU L 229 del 17.8.1991, pag. 3.

(2)  GU L 156 del 29.5.1998, pag. 3.

(3)  GU L 156 del 29.5.1998, pag. 108.

(4)  GU L 191 del 7.7.1998, pag. 53.

(5)  GU C 286 del 10.11.2008, pag. 273.


11.2.2009   

IT

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L 40/37


RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO

del 10 febbraio 2009

di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del Fondo europeo di sviluppo (nono FES) per l'esercizio 2007

(2009/114/CE)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto l'accordo di partenariato ACP-CE, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 (1) e modificato dall'accordo firmato a Lussemburgo il 25 giugno 2005 (2),

visto l'accordo interno relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della Comunità nel quadro del protocollo finanziario dell'accordo di partenariato ACP-CE (3) (di seguito «l'accordo interno»), che istituisce, tra l'altro, il nono Fondo europeo di sviluppo (nono FES), in particolare l'articolo 32, paragrafo 3, di detto accordo,

visto il regolamento finanziario del 27 marzo 2003, applicabile al 9o Fondo europeo di sviluppo (4), in particolare gli articoli da 96 a 103,

avendo esaminato il conto di gestione e il bilancio concernenti le operazioni del nono FES, chiusi al 31 dicembre 2007, nonché la relazione della Corte dei conti sull'esercizio 2007, corredata delle risposte della Commissione (5),

considerando quanto segue:

(1)

Ai sensi dell'articolo 32, paragrafo 3, dell'accordo interno, il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio, dà atto alla Commissione della gestione del nono FES.

(2)

L'esecuzione, da parte della Commissione, dell'insieme delle operazioni del nono FES durante l'esercizio 2007 è stata soddisfacente,

RACCOMANDA al Parlamento europeo di dare atto alla Commissione dell'esecuzione delle operazioni del nono FES per l'esercizio 2007.

Fatto a Bruxelles, addì 10 febbraio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

M. KALOUSEK


(1)  GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.

(2)  GU L 287 del 28.10.2005, pag. 4.

(3)  GU L 317 del 15.12.2000, pag. 355.

(4)  GU L 83 dell'1.4.2003, pag. 1.

(5)  GU C 286 del 10.11.2008, pag. 273.


ATTI ADOTTATI DA ORGANI CREATI DA ACCORDI INTERNAZIONALI

Commissione

11.2.2009   

IT

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L 40/38


DECISIONE N. 1/2008 DEL COMITATO MISTO PER IL TRASPORTO AEREO COMUNITÀ/SVIZZERA, RECANTE MODIFICA DELL'ALLEGATO ALL'ACCORDO TRA LA COMUNITÀ EUROPEA E LA CONFEDERAZIONE SVIZZERA SUL TRASPORTO AEREO

del 16 dicembre 2008

che sostituisce l'allegato all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo

(2009/115/CE)

IL COMITATO PER IL TRASPORTO AEREO COMUNITÀ/SVIZZERA,

visto l'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo (di seguito «l'accordo»), in particolare l'articolo 23, paragrafo 4,

DECIDE:

Articolo unico

L'allegato della presente decisione sostituisce l'allegato all'accordo.

Fatto a Bruxelles, il 16 dicembre 2008.

Per il Comitato misto

Il capo della delegazione comunitaria

Daniel CALLEJA

Il capo della delegazione svizzera

Matthias SUHR


ALLEGATO

Ai fini dell'applicazione del presente accordo:

qualsiasi riferimento agli Stati membri della Comunità europea o requisito di un collegamento con questi ultimi, contenuto negli atti richiamati nel presente allegato, deve intendersi esteso anche alla Svizzera o al requisito di un collegamento con la Svizzera;

fatto salvo l'articolo 15 del presente accordo, con il termine «vettore aereo comunitario», utilizzato nei seguenti regolamenti e direttive comunitari, si intende un vettore aereo detentore di autorizzazione di esercizio e avente il proprio centro di attività principale e, eventualmente, la propria sede sociale in Svizzera, a norma del regolamento (CEE) n. 2407/92 del Consiglio.

L'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo concluso tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera è esteso al territorio della Bulgaria e al territorio della Romania.

1.   Terzo pacchetto di liberalizzazione e altre norme in materia di aviazione civile

N. 2407/92

Regolamento del Consiglio, del 23 luglio 1992, sul rilascio delle licenze ai vettori aerei

(Articoli 1-18)

Per quanto riguarda l'applicazione dell'articolo 13, paragrafo 3, il rinvio all'articolo 226 del trattato CE va inteso come rinvio alle procedure applicabili del presente accordo.

N. 2408/92

Regolamento del Consiglio, del 23 luglio 1992, sull'accesso dei vettori aerei della Comunità alle rotte intracomunitarie.

(Articoli 1-10, 12-15).

(Gli allegati saranno modificati al fine di includervi gli aeroporti svizzeri).

[Si applicano le modifiche all'allegato I, derivanti dall'allegato II, capitolo 8 (Politica dei trasporti), sezione G (Trasporto aereo), punto 1, dell'Atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e gli adattamenti dei trattati alla base dell'Unione europea].

N. 2409/92

Regolamento del Consiglio, del 23 luglio 1992, sulle tariffe aeree per il trasporto di passeggeri e di merci

(Articoli 1-11)

N. 2000/79

Direttiva 2000/79/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, relativa all'attuazione dell'accordo europeo sull'organizzazione dell'orario di lavoro del personale di volo nell'aviazione civile concluso da Association of European Airlines (AEA), European Transport Workers' Federation (ETF), European Cockpit Association (ECA), European Regions Airline Association (ERA) e International Air Carrier Association (IACA).

N. 93/104

Direttiva del Consiglio, del 23 novembre 1993, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, modificata da ultimo dalla:

Direttiva 2000/34/CE del 22 giugno 2000.

N. 437/2003

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 febbraio 2003, relativo alle statistiche sui trasporti aerei di passeggeri, merci e posta

N. 1358/2003

Regolamento della Commissione, del 31 luglio 2003, recante attuazione del regolamento (CE) n. 437/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sui trasporti aerei di passeggeri, merci e posta nonché modifica degli allegati I e II dello stesso

N. 785/2004

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativo ai requisiti assicurativi applicabili ai vettori aerei e agli esercenti di aeromobili

N. 91/670

Direttiva del Consiglio, del 16 dicembre 1991, concernente l'accettazione reciproca delle licenze per l'esercizio di funzioni nel settore dell'aviazione civile

(Articoli 1-8)

N. 95/93

Regolamento del Consiglio, del 18 gennaio 1993, relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità (articoli 1-12), modificato da ultimo dai seguenti atti:

Regolamento n. 793/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004 (articoli 1 e 2).

N. 96/67

Direttiva 96/67/CE del Consiglio, del 15 ottobre 1996, relativa all'accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti della Comunità

(Articoli 1-9, 11-23 e 25)

N. 2027/97

Regolamento del Consiglio del 9 ottobre 1997 sulla responsabilità del vettore aereo in caso di incidenti (articoli 1-8), modificato da ultimo dal:

Regolamento 889/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 maggio 2002 (articoli 1-2).

2.   Regole di concorrenza

Ogni riferimento agli articoli 81 e 82 del trattato, contenuto nei testi di seguito indicati, si intende come riferimento agli articoli 8 e 9 del presente accordo.

N. 1/2003

Regolamento (CE) del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (articoli 1-13 e 15-45)

(Nella misura in cui tale regolamento è rilevante ai fini dell'applicazione del presente accordo. L'aggiunta del regolamento non ha incidenza sulla ripartizione dei compiti quale prevista dal presente accordo)

N. 17/62

Regolamento del Consiglio, del 6 febbraio 1962, concernente l’applicazione degli articoli 81 e 82 del trattato (articolo 8, paragrafo 3), modificato dal:

regolamento n. 59/62,

regolamento n. 118/63,

regolamento n. 2822/71,

regolamento n. 1216/99,

regolamento (CE) n. 1/2003 del 16 dicembre 2002 (articoli da 1 a 13, da 15 a 45).

N. 2988/74

Regolamento del Consiglio, del 26 novembre 1974, relativo alla prescrizione in materia di azioni e di esecuzione nel settore del diritto dei trasporti e della concorrenza nella Comunità economica europea, modificato da ultimo:

regolamento (CE) n. 1/2003 del 16 dicembre 2002 (articoli da 1 a 13, da 15 a 45).

(Articoli 1-7)

N. 3975/87

Regolamento del Consiglio, del 14 dicembre 1987, relativo alle modalità di applicazione delle regole di concorrenza alle imprese di trasporti aerei (articoli da 1 a 7; articolo 8, paragrafi 1 e 2; articoli da 9 a 11; articolo 12, paragrafi 1, 2, 4, e 5; articolo 13, paragrafi 1 e 2; articoli da 14 a 19), modificato dal:

regolamento n. 1284/91 del Consiglio del 14 maggio 1991 (articolo 1),

regolamento n. 2410/92 del Consiglio del 23 luglio 1992 (articolo 1),

regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio del 16 dicembre 2002 (articoli da 1 a 13, da 15 a 45).

N. 3976/87

Regolamento del Consiglio, del 14 dicembre 1987, sull'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3, del trattato a talune categorie di accordi e pratiche concordate nel settore dei trasporti aerei (articoli 1-5), modificato da ultimo dai seguenti regolamenti:

regolamento (CEE) n. 2344/90 del Consiglio del 24 luglio 1990 (articolo 1),

regolamento (CEE) n. 2411/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992 (articolo 1),

regolamento (CE) n. 1/2003 del 16 dicembre 2002 (articoli da 1 a 13, da 15 a 45).

N. 1617/93

Regolamento della Commissione, del 25 giugno 1993, relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo 3, del trattato CEE ad alcune categorie di accordi, decisioni e pratiche concordate aventi per oggetto, sui servizi aerei di linea, la programmazione congiunta e il coordinamento degli orari, gli esercizi congiunti, le consultazioni sulle tariffe per i passeggeri e le merci e l’ assegnazione di bande orarie negli aeroporti, modificato dal:

regolamento (CE) n. 1523/96 della Commissione, del 24 luglio 1996 (articoli 1 e 2),

regolamento (CE) n. 1083/1999 della Commissione, del 26 maggio 1999,

regolamento (CE) n. 1324/2001 della Commissione, del 29 giugno 2001.

N. 4261/88

Regolamento della Commissione, del 16 dicembre 1988, relativo alle denunce, domande e audizioni previste dal regolamento (CEE) n. 3975/87 del Consiglio

N. 80/723

Direttiva della Commissione, del 25 giugno 1980, relativa alla trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche (articoli 1-9), modificata da ultimo da:

direttiva 85/413/CEE della Commissione, del 24 luglio 1985 (articoli 1-3).

N. 773/2004

Regolamento (CE) n. 773/2004 della Commissione, del 7 aprile 2004, relativo ai procedimenti svolti dalla Commissione a norma degli articoli 81 e 82 del trattato CE

N. 139/2004

Regolamento del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese («regolamento comunitario sulle concentrazioni»)

(Articoli 1-18, 19, paragrafi 1 e 2, e 20-23)

Con riferimento all'articolo 4, paragrafo 5, del regolamento sulle concentrazioni, tra la Comunità europea e la Svizzera si applica quanto segue:

1)

con riferimento a una concentrazione, quale definita all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 139/2004, che non ha dimensione comunitaria ai sensi dell'articolo 1 del medesimo regolamento e che può essere esaminata a norma delle legislazioni nazionali sulla concorrenza di almeno tre Stati membri della CE e della Confederazione svizzera, le persone o imprese di cui all'articolo 4, paragrafo 2, del citato regolamento, possono, prima di qualsiasi notificazione alle autorità competenti, informare la Commissione CE, presentando una richiesta motivata, affinché la concentrazione sia esaminata dalla Commissione;

2)

la Commissione CE trasmette senza indugio alla Confederazione svizzera tutte le richieste presentate ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 139/2004 e del precedente paragrafo;

3)

qualora la Confederazione svizzera esprima parere negativo in merito alla richiesta di rinvio del caso, l'autorità svizzera della concorrenza mantiene la propria competenza e il caso non è rinviato dalla Confederazione svizzera ai sensi del presente paragrafo.

Con riferimento ai termini di cui agli articoli 4, paragrafi 4 e 5, 9, paragrafi 2 e 6, e 22, paragrafo 2, del regolamento sulle concentrazioni:

1)

la Commissione CE trasmette senza indugio all'autorità svizzera della concorrenza tutti i documenti pertinenti ai sensi dell'articolo 4, paragrafi 4 e 5, dell'articolo 9, paragrafi 2 e 6, e dell'articolo 22, paragrafo 2;

2)

il calcolo dei termini di cui all'articolo 4, paragrafi 4 e 5, all'articolo 9, paragrafi 2 e 6, e all'articolo 22, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 139/2004 ha inizio, per la Confederazione svizzera, a partire dal ricevimento dei documenti pertinenti da parte dell'autorità svizzera della concorrenza.

N. 802/2004

Regolamento della Commissione, del 7 aprile 2004, di esecuzione del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese

(Articoli 1-24)

3.   Sicurezza aerea

N. 3922/91

Regolamento del Consiglio, del 16 dicembre 1991, relativo all'armonizzazione di norme tecniche e di procedure amministrative nel settore dell'aviazione civile (articoli 1, 2 e 3, articolo 4, paragrafo 2, articoli 5-11 e articolo 13), modificato da ultimo dai seguenti regolamenti:

regolamento (CE) n. 1899/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006,

regolamento (CE) n. 1900/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006,

regolamento (CE) n. 8/2008 della Commissione, dell'11 dicembre 2007.

N. 94/56/CE

Direttiva del Consiglio, del 21 novembre 1994, che stabilisce i principi fondamentali in materia di inchieste su incidenti e inconvenienti nel settore dell'aviazione civile

(Articoli 1-13)

N. 2004/36

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza degli aeromobili di paesi terzi che utilizzano aeroporti comunitari (articoli 1-9 e 11-14) come modificato dal:

N. 768/2006

Regolamento della Commissione, del 19 maggio 2006, recante attuazione della direttiva 2004/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza degli aeromobili di paesi terzi che utilizzano aeroporti comunitari e relativo alla gestione del sistema informativo

N. 2003/42

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2003, relativa alla segnalazione di taluni eventi nel settore dell'aviazione civile

(Articoli 1-12)

N. 1592/2002

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2002, recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile e che istituisce un'Agenzia europea per la sicurezza aerea (di seguito: il «regolamento»), modificato dal:

regolamento (CE) n. 1643/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 luglio 2003,

regolamento (CE) n. 1701/2003 della Commissione, del 24 settembre 2003,

regolamento (CE) n. 334/2007 della Commissione, del 28 marzo 2007

regolamento (CE) n. 103/2007, del 2 febbraio 2007, relativo alla proroga del periodo transitorio di cui all'articolo 53, paragrafo 4.

L'agenzia esercita anche in Svizzera i poteri che le sono stati conferiti in conformità con le disposizioni del regolamento.

La Commissione esercita anche in Svizzera i poteri decisori che le sono stati conferiti ai sensi dell'articolo 10, paragrafi 2, 4 e 6, dell'articolo 16, paragrafo 4, dell'articolo 29, paragrafo 3, lettera i), dell'articolo 31, paragrafo 3, dell'articolo 32, paragrafo 5 e dell'articolo 53, paragrafo 4.

Nonostante l'adeguamento orizzontale disposto al primo trattino dell'allegato all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo, i riferimenti agli «Stati membri» contenuti nell'articolo 54 del regolamento o nelle disposizioni della decisione 1999/468/CE menzionate in detto articolo non sono da considerarsi applicabili alla Svizzera.

Nessun elemento del regolamento deve essere interpretato nel senso di trasferire all'AESA il potere di agire a nome della Svizzera nell'ambito di accordi internazionali per scopi diversi da quelli di aiutarla ad adempiere agli obblighi che a essa incombono a norma di tali accordi.

Ai fini dell'accordo il testo del regolamento è adattato come segue:

a)

l'articolo 9 è così modificato:

i)

al paragrafo 1, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «o la Svizzera»;

ii)

al paragrafo 2, lettera a), dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «o la Svizzera»;

iii)

sono soppresse le lettere b) e c) del paragrafo 2;

iv)

è aggiunto il seguente paragrafo:

«3.   La Comunità, ogni volta che negozia con un paese terzo la conclusione di un accordo che preveda la possibilità per uno Stato membro o per l'Agenzia di rilasciare certificati sulla base dei certificati rilasciati dalle autorità aeronautiche del paese terzo in questione, cerca di ottenere con lo stesso paese l'offerta di un accordo analogo anche per la Svizzera.

A sua volta la Svizzera cerca di concludere con i paesi terzi accordi corrispondenti a quelli della Comunità.»;

b)

all'articolo 20 è aggiunto il seguente comma:

«4.   In deroga all'articolo 12, paragrafo 2, lettera a), del regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee, i cittadini svizzeri che godono pienamente dei loro diritti possono essere assunti con contratto dal direttore esecutivo dell'Agenzia.»;

c)

all'articolo 21 è aggiunto il seguente paragrafo:

«La Svizzera applica all'Agenzia il protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, riportato nell'allegato A del presente allegato, in conformità con l'appendice dell'allegato A.»;

d)

all'articolo 28 è aggiunto il seguente paragrafo:

«La Svizzera partecipa pienamente al consiglio di amministrazione e all'interno di esso ha gli stessi diritti e obblighi degli Stati membri dell'UE, eccetto il diritto di voto.»;

e)

all'articolo 48 è aggiunto il seguente comma:

«8.   La Svizzera partecipa al contributo finanziario di cui al paragrafo 1, lettera a), secondo la formula seguente:

S (0,2/100) + S [1 - (a + b) 0,2/100] c/C

dove

S

=

è la parte del bilancio dell'Agenzia non coperta dalle tasse e dai corrispettivi di cui al paragrafo 1, lettere b) e c)

a

=

il numero di Stati associati

b

=

il numero di Stati membri dell'UE

c

=

il contributo della Svizzera al bilancio dell'ICAO

C

=

il contributo totale degli Stati membri dell'UE e degli Stati associati al bilancio dell' ICAO.»;

f)

all'articolo 50 è aggiunto il seguente paragrafo:

«Le disposizioni relative al controllo finanziario esercitato dalla Comunità in Svizzera nei riguardi dei partecipanti alle attività dell'Agenzia sono stabilite nell'allegato B del presente allegato.»;

g)

l'allegato II del regolamento è esteso ai seguenti aeromobili, in quanto prodotti disciplinati dall'articolo 2, paragrafo 3, lettera a), punto ii), del regolamento (CE) n. 1702/2003 della Commissione, del 24 settembre 2003, che stabilisce le regole di attuazione per la certificazione di aeronavigabilità ed ambientale di aeromobili e relativi prodotti, parti e pertinenze, nonché per la certificazione delle imprese di progettazione e di produzione (1):

 

A/c - [HB IDJ] — tipo CL600-2B19

 

A/c - [HB-IGM] — tipo Gulfstream G-V-SP

 

A/c - [HB-IIS, HB-IIY, HB-IMJ, HB-IVL, HB-IVZ, HB-JES] — tipo Gulfstream G-V

 

A/c - [HB-IBX, HB-IKR, HB-IMY, HB-ITF, HB-IWY] — tipo Gulfstream G-IV

 

A/c - [HB-XJF, HB-ZCW, HB-ZDF, HB-ZDO] — tipo MD 900

N. 736/2006

Regolamento della Commissione, del 16 maggio 2006, concernente i metodi di lavoro dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea per l'esecuzione di ispezioni in materia di standardizzazione

N. 1702/2003

Regolamento della Commissione, del 24 settembre 2003, che stabilisce le regole di attuazione per la certificazione di aeronavigabilità ed ambientale di aeromobili e relativi prodotti, parti e pertinenze, nonché per la certificazione delle imprese di progettazione e di produzione, modificato da ultimo dai seguenti regolamenti:

regolamento (CE) n. 381/2005 della Commissione, del 7 marzo 2005,

regolamento (CE) n. 706/2006 della Commissione, dell'8 maggio 2006,

regolamento (CE) n. 335/2007 della Commissione, del 28 marzo 2007,

regolamento (CE) n. 375/2007 della Commissione, del 30 marzo 2007.

Ai fini dell'accordo le disposizioni del regolamento n. 1702/2003 si intendono adattate come di seguito:

l'articolo 2 è così modificato:

ai paragrafi 3, 4, 6, 8, 10, 11, 13 e 14, la data «28 settembre 2003» è sostituita dalla data di entrata in vigore della decisione del comitato Comunità/Svizzera per il trasporto aereo che inserisce il regolamento n. 1592/2002 nell'allegato del regolamento.

N. 2042/2003

Regolamento della Commissione, del 20 novembre 2003, sul mantenimento della navigabilità di aeromobili e di prodotti aeronautici, parti e pertinenze, nonché sull'approvazione delle imprese e del personale autorizzato a tali mansioni, modificato da ultimo dal:

regolamento (CE) n. 707/2006 della Commissione, dell'8 maggio 2006,

regolamento (CE) n. 376/2007 della Commissione, del 30 marzo 2007.

N. 104/2004

Regolamento della Commissione, del 22 gennaio 2004, recante norme sull'organizzazione e sulla composizione della commissione di ricorso dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea

N. 593/2007

Regolamento della Commissione, del 31 maggio 2007, relativo ai diritti e agli onorari riscossi dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea

N. 2111/2005

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2005, relativo all'istituzione di un elenco comunitario di vettori aerei soggetti a un divieto operativo all'interno della Comunità e alle informazioni da fornire ai passeggeri del trasporto aereo sull'identità del vettore aereo effettivo e che abroga l'articolo 9 della direttiva 2004/36/CE

N. 473/2006

Regolamento della Commissione, del 22 marzo 2006, che stabilisce le norme di attuazione relative all’elenco comunitario dei vettori aerei soggetti a un divieto operativo all’interno della Comunità ai sensi del capo II del regolamento (CE) n. 2111/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio

N. 474/2006

Regolamento della Commissione, del 22 marzo 2006, che istituisce un elenco comunitario dei vettori aerei soggetti a un divieto operativo all’interno della Comunità ai sensi del Capo II del regolamento (CE) n. 2111/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, modificato da ultimo dal:

regolamento (CE) n. 715/2008 della Commissione, del 24 luglio 2008.

Questo regolamento si applica in Svizzera finché rimane in vigore nell'UE.

4.   Sicurezza aerea

N. 2320/2002

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, che istituisce norme comuni per la sicurezza dell'aviazione civile (articoli 1-8 e 10-13), modificato da ultimo dal:

regolamento (CE) n. 849/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004.

N. 622/2003

Regolamento della Commissione, del 4 aprile 2003, che stabilisce talune misure di applicazione delle norme di base comuni sulla sicurezza dell'aviazione, modificato da ultimo dai seguenti regolamenti:

regolamento (CE) n. 68/2004 della Commissione, del 15 gennaio 2004,

regolamento (CE) n. 781/2005 del Consiglio, del 24 maggio 2005,

regolamento (CE) n. 857/2005 del Consiglio, del 6 giugno 2005,

regolamento (CE) n. 65/2006 della Commissione, del 13 gennaio 2006,

regolamento (CE) n. 240/2006 della Commissione, del 10 febbraio 2006,

regolamento (CE) n. 831/2006 della Commissione, del 2 giugno 2006,

regolamento (CE) n. 1448/2006 della Commissione, del 29 settembre 2006

regolamento (CE) n. 1546/2006 della Commissione, del 4 ottobre 2006

regolamento (CE) n. 1862/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006

regolamento (CE) n. 435/2007 della Commissione, del 20 aprile 2007,

regolamento (CE) n. 358/2008 della Commissione, del 22 aprile 2008.

N. 1217/2003

Regolamento (CE) della Commissione, del 4 luglio 2003, recante specifiche comuni per i programmi nazionali per il controllo di qualità della sicurezza dell'aviazione civile

N. 1486/2003

Regolamento della Commissione, del 22 agosto 2003, che istituisce procedure per lo svolgimento di ispezioni della Commissione nel settore della sicurezza dell'aviazione civile

(Articoli 1-13 e 15-18).

N. 1138/2004

Regolamento della Commissione, del 21 giugno 2004, che stabilisce una definizione comune delle parti critiche delle aree sterili degli aeroporti

5.   Gestione del traffico aereo

N. 549/2004

Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, che stabilisce i principi generali per l'istituzione del «cielo unico europeo» (il regolamento quadro)

La Commissione gode in Svizzera dei poteri a essa concessi ai sensi dell'articolo 6, dell'articolo 8, paragrafo 1, e degli articoli 10, 11 e 12.

Nonostante l'adeguamento orizzontale disposto al primo trattino dell'allegato all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto aereo, i riferimenti agli «Stati membri» contenuti nell'articolo 5 del regolamento n. 549/2004 o nelle disposizioni della decisione 1999/468/CE menzionate in detto articolo non sono da considerarsi applicabili alla Svizzera.

N. 550/2004

Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, sulla fornitura di servizi di navigazione aerea nel cielo unico europeo («regolamento sulla fornitura di servizi»).

La Commissione gode in Svizzera dei poteri a essa concessi ai sensi dell'articolo 16, modificato come segue.

Le disposizioni del regolamento, ai fini dell'accordo, sono modificate come segue:

a)

l'articolo 3 è così modificato:

al paragrafo 2, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «e la Svizzera»;

b)

l'articolo 7 è così modificato:

al paragrafo 1 e al paragrafo 6, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «e la Svizzera»;

c)

l'articolo 8 è così modificato:

al paragrafo 1, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «e la Svizzera»;

d)

l'articolo 10 è così modificato:

al paragrafo 1, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «e la Svizzera»;

e)

all'articolo 16, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3.   La Commissione trasmette la decisione agli Stati membri e ne informa il fornitore di servizi, nella misura in cui quest'ultimo sia giuridicamente interessato.»

N. 551/2004

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, relativo all'organizzazione e all'uso dello spazio aereo e del cielo unico europeo («regolamento sullo spazio aereo»)

La Commissione gode in Svizzera dei poteri a essa concessi ai sensi dell'articolo 2, dell'articolo 3, paragrafo 5, e dell'articolo 10.

N. 552/2004

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, relativo all'interoperabilità della rete europea di gestione del traffico aereo («regolamento sull'interoperabilità»)

La Commissione gode in Svizzera dei poteri a essa attribuiti ai sensi dell'articolo 4, dell'articolo 7 e dell'articolo 10, paragrafo 3.

Le disposizioni del regolamento, ai fini dell'accordo, sono modificate come segue:

a)

l'articolo 5 è così modificato:

al paragrafo 2, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «o la Svizzera»;

b)

l'articolo 7 è così modificato:

al paragrafo 4, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «o la Svizzera»;

c)

l'allegato III è così modificato:

alla sezione 3, secondo e ultimo trattino, dopo le parole «la Comunità» sono inserite le parole «o la Svizzera».

N. 2096/2005

Regolamento della Commissione, del 20 dicembre 2005, che stabilisce requisiti comuni per la fornitura di servizi di navigazione aerea

La Commissione gode in Svizzera dei poteri a essa concessi ai sensi dell'articolo 9.

N. 2150/2005

Regolamento della Commissione, del 23 dicembre 2005, recante norme comuni per l'uso flessibile dello spazio aereo

N. 1033/2006

Regolamento della Commissione, del 4 luglio 2006, recante disposizioni sulle procedure per i piani di volo nella fase che precede il volo nel contesto del cielo unico europeo

N. 1032/2006

Regolamento della Commissione, del 6 luglio 2006, che stabilisce i requisiti per i sistemi automatici di scambio di dati di volo ai fini della notifica, del coordinamento e del trasferimento di voli tra enti di controllo del traffico aereo

N. 2006/23

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente la licenza comunitaria dei controllori del traffico aereo

N. 730/2006

Regolamento della Commissione, dell'11 maggio 2006, riguardante la classificazione dello spazio aereo e l'accesso al di sopra del livello di volo 195 dei voli effettuati secondo le regole del volo a vista

N. 219/2007

Regolamento del Consiglio, del 27 febbraio 2007, relativo alla costituzione di un'impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo (SESAR)

N. 633/2007

Regolamento della Commissione, del 7 giugno 2007, che stabilisce i requisiti per l'applicazione di un protocollo per il trasferimento di messaggi di volo ai fini della notifica, del coordinamento e del trasferimento dei voli tra gli enti di controllo del traffico aereo

6.   Ambiente e rumore

N. 2002/30

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 marzo 2002, che istituisce norme e procedure per l'introduzione di restrizioni operative ai fini del contenimento del rumore negli aeroporti della Comunità (articoli 1-12 e 14-18).

[Si applicano le modifiche all'allegato I, derivanti dall'allegato II, capitolo 8 (Politica dei trasporti), sezione G (Trasporto aereo), punto 2, dell'Atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e gli adattamenti dei trattati alla base dell'Unione europea].

N. 80/51

Direttiva del Consiglio, del 20 dicembre 1979, per la limitazione delle emissioni sonore degli aeromobili subsonici (articoli 1-9), modificata da ultimo dalla:

direttiva 83/206/CEE.

N. 89/629

Direttiva del Consiglio, del 4 dicembre 1989, sulla limitazione delle emissioni sonore degli aerei subsonici civili a reazione

(Articoli 1-8)

N. 92/14

Direttiva del Consiglio, del 2 marzo 1992, sulla limitazione dell'utilizzazione degli aerei disciplinati dell'allegato 16 della convenzione sull'aviazione civile internazionale, volume 1, parte II, capitolo 2, seconda edizione (1988)

(Articoli 1-11)

7.   Tutela dei consumatori

N. 90/314

Direttiva del Consiglio, del 13 giugno 1990, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso»

(Articoli 1-10)

N. 93/13

Direttiva del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori

(Articoli 1-11)

N. 2299/89

Regolamento del Consiglio, del 24 luglio 1989, sulla responsabilità del vettore aereo in caso di incidenti (articoli 1-22), modificato da ultimo dai seguenti regolamenti:

regolamento del Consiglio n. 3089/93,

regolamento n. 323/1999, dell'8 febbraio 1999.

N. 261/2004

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91

(Articoli 1-18)

8.   Varie

N. 2003/96

Direttiva del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità

[Articolo 14, paragrafo 1, lettera b) e articolo 14, paragrafo 2]

9.   Allegati

a)

Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee

b)

Disposizioni in materia di controllo finanziario esercitato dalla Comunità sui partecipanti svizzeri alle attività dell'AESA


(1)  GU L 243 del 27.9.2003, pag. 6.

ALLEGATO A

PROTOCOLLO SUI PRIVILEGI E SULLE IMMUNITÀ DELLE COMUNITÀ EUROPEE

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, ai termini dell’articolo 28 del trattato che istituisce un Consiglio unico e una Commissione unica delle Comunità europee, dette Comunità e la Banca europea per gli investimenti godono sul territorio degli Stati membri delle immunità e dei privilegi necessari all’assolvimento della loro missione,

HANNO CONVENUTO le seguenti disposizioni che sono allegate a detto trattato.

CAPO I

BENI, FONDI, AVERI E OPERAZIONI DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Articolo 1

I locali e gli edifici delle Comunità sono inviolabili. Essi sono esenti da perquisizioni, requisizioni, confisca o espropriazione.

I beni e gli averi delle Comunità non possono essere oggetto di alcun provvedimento di coercizione amministrativa o giudiziaria senza autorizzazione della Corte di giustizia.

Articolo 2

Gli archivi delle Comunità sono inviolabili.

Articolo 3

Le Comunità, i loro averi, entrate ed altri beni sono esenti da qualsiasi imposta diretta.

I governi degli Stati membri adottano, ogni qualvolta sia loro possibile, le opportune disposizioni per l’abbuono o il rimborso dell’importo dei diritti indiretti e delle tasse sulla vendita compresi nei prezzi dei beni immobili o mobili, quando le Comunità effettuino, per loro uso ufficiale, acquisti considerevoli il cui prezzo comprenda diritti e tasse di tale natura. Tuttavia l’applicazione di tali disposizioni non deve avere per effetto di falsare la concorrenza all’interno delle Comunità.

Nessuna esenzione è concessa per quanto riguarda le imposte, tasse e diritti che costituiscono mera rimunerazione di servizi di utilità generale.

Articolo 4

Le Comunità sono esenti da ogni dazio doganale, divieto e restrizione all’importazione e all’esportazione, in ordine agli oggetti destinati al loro uso ufficiale; gli oggetti così importati non saranno ceduti a titolo oneroso o gratuito sul territorio del paese nel quale sono stati importati, salvo che ciò non avvenga a condizioni accette al governo di tale paese.

Esse sono del pari esenti da ogni dazio doganale e da ogni divieto e restrizione all’importazione e all’esportazione in ordine alle loro pubblicazioni.

Articolo 5

La Comunità europea del carbone e dell’acciaio può tenere divise qualsiasi e avere conti in qualunque valuta.

CAPO II

COMUNICAZIONI E LASCIAPASSARE

Articolo 6

Le istituzioni delle Comunità beneficiano, nel territorio di ciascuno Stato membro, per le loro comunicazioni ufficiali e la trasmissione di tutti i loro documenti, del trattamento concesso da questo Stato alle missioni diplomatiche.

La corrispondenza ufficiale e le altre comunicazioni ufficiali delle istituzioni delle Comunità non possono essere censurate.

Articolo 7

1.   I presidenti delle istituzioni delle Comunità possono rilasciare ai membri ed agli agenti di dette istituzioni lasciapassare la cui forma è stabilita dal Consiglio e che sono riconosciuti dalle autorità degli Stati membri come titoli di viaggio validi. Tali lasciapassare sono rilasciati ai funzionari e agli agenti secondo le condizioni stabilite dallo statuto dei funzionari e dal regime applicabile agli altri agenti delle Comunità.

La Commissione può concludere accordi per far riconoscere tali lasciapassare come titoli di viaggio validi sul territorio di Stati terzi.

2.   Tuttavia, le disposizioni dell’articolo 6 del protocollo sui privilegi e sulle immunità della Comunità europea del carbone e dell’acciaio rimangono in vigore e si applicano ai membri ed agli agenti delle istituzioni che, all’entrata in vigore del presente trattato, sono in possesso del lasciapassare previsto da detto articolo sino all’applicazione delle disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo.

CAPO III

MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 8

Nessuna restrizione di ordine amministrativo o di altro genere è apportata alla libertà di movimento dei membri del Parlamento europeo che si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano.

Ai membri del Parlamento europeo sono concesse in materia di dogana e di controllo dei cambi:

a)

dal proprio governo, le stesse agevolazioni concesse agli alti funzionari che si recano all’estero in missione ufficiale temporanea;

b)

dai governi degli altri Stati membri, le stesse agevolazioni concesse ai rappresentanti di governi esteri in missione ufficiale temporanea.

Articolo 9

I membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni.

Articolo 10

Per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso:

a)

sul territorio nazionale, beneficiano delle immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro paese;

b)

non possono, sul territorio di ogni altro Stato membro, essere detenuti né essere oggetto di procedimenti giudiziari.

L’immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano.

L’immunità non può essere invocata nel caso di flagrante delitto e non può inoltre pregiudicare il diritto del Parlamento europeo di togliere l’immunità ad uno dei suoi membri.

CAPO IV

RAPPRESENTANTI DEGLI STATI MEMBRI CHE PARTECIPANO AI LAVORI DELLE ISTITUZIONI DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Articolo 11

I rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai lavori delle istituzioni delle Comunità, nonché i loro consiglieri e periti tecnici, godono, durante l’esercizio delle loro funzioni e durante i loro viaggi a destinazione o in provenienza dal luogo della riunione, dei privilegi, delle immunità e delle agevolazioni d’uso.

Il presente articolo si applica ugualmente ai membri degli organi consultivi delle Comunità.

CAPO V

FUNZIONARI E AGENTI DELLE COMUNITA EUROPEE

Articolo 12

Sul territorio di ciascuno Stato membro e qualunque sia la loro cittadinanza, i funzionari ed agenti delle Comunità

a)

godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese le loro parole e i loro scritti, con riserva dell’applicazione delle disposizioni dei trattati relative, da un lato, alle regole delle responsabilità dei funzionari ed agenti nei confronti delle Comunità e, dall’altro, alla competenza della Corte per deliberare in merito ai litigi tra le Comunità ed i loro funzionari ed agenti. Continueranno a beneficiare di questa immunità dopo la cessazione delle loro funzioni;

b)

né essi né i loro coniugi e i familiari a loro carico sono sottoposti alle disposizioni che limitano l’immigrazione e alle formalità di registrazione degli stranieri;

c)

godono, per quanto riguarda la disciplina vigente in materia valutaria o di cambio, delle agevolazioni usualmente riconosciute ai funzionari delle organizzazioni internazionali;

d)

godono del diritto di importare in franchigia la propria mobilia ed i propri effetti personali, in occasione della loro prima immissione in funzione nel paese interessato, e del diritto di riesportare in franchigia la propria mobilia e i propri effetti personali alla cessazione delle loro funzioni nel suddetto paese, fatte salve, nell’uno e nell’altro caso, le condizioni ritenute necessarie dal governo del paese in cui il diritto è esercitato;

e)

godono del diritto di importare in franchigia la propria autovettura destinata al loro uso personale, acquistata nel paese della loro ultima residenza o nel paese di cui sono cittadini alle condizioni del mercato interno di tale paese, e di riesportarla in franchigia, fatte salve, nell’uno e nell’altro caso, le condizioni ritenute necessarie dal governo del paese interessato.

Articolo 13

Alle condizioni e secondo la procedura stabilite dal Consiglio, che delibera su proposta della Commissione, i funzionari e gli agenti delle Comunità saranno soggetti, a profitto di queste ultime, ad una imposta sugli stipendi, salari ed emolumenti dalle stesse versati.

Essi sono esenti da imposte nazionali sugli stipendi, salari ed emolumenti versati dalle Comunità.

Articolo 14

Ai fini dell’applicazione delle imposte sul reddito e sul patrimonio, dei diritti di successione, nonché delle convenzioni concluse fra gli Stati membri delle Comunità al fine di evitare le doppie imposizioni, i funzionari e gli agenti delle Comunità, i quali, in ragione esclusivamente dell’esercizio delle loro funzioni al servizio delle Comunità, stabiliscono la loro residenza sul territorio di un paese membro diverso dal paese ove avevano il domicilio fiscale al momento dell’entrata in servizio presso le Comunità, sono considerati, sia nel paese di residenza che nel paese del domicilio fiscale, come tuttora domiciliati in quest’ultimo paese qualora esso sia membro delle Comunità. Tale disposizione si applica ugualmente al coniuge, sempreché non eserciti una propria attività professionale, nonché ai figli ed ai minori a carico delle persone indicate nel presente articolo e in loro custodia.

I beni mobili appartenenti alle persone di cui al comma precedente e che si trovino nel territorio dello Stato di residenza sono esenti dall’imposta di successione in tale Stato; ai fini dell’applicazione di tale imposta essi sono considerati come se fossero situati nello Stato del domicilio fiscale, fatti salvi i diritti degli Stati terzi e l’eventuale applicazione delle norme delle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni.

Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo, non si prendono in considerazione i domicili acquisiti soltanto a motivo dell’esercizio di funzioni al servizio di altre organizzazioni internazionali.

Articolo 15

Il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione, stabilisce il regime di previdenza sociale applicabile ai funzionari e agli agenti delle Comunità.

Articolo 16

Il Consiglio, deliberando su proposta della Commissione e previa consultazione delle altre istituzioni interessate, determina le categorie di funzionari ed agenti delle Comunità cui si applicano, in tutto o in parte, le disposizioni dell’articolo 12, dell’articolo 13, secondo comma, e dell’articolo 14.

I nomi, le qualifiche e gli indirizzi dei funzionari e altri agenti compresi in tali categorie sono comunicati periodicamente ai governi degli Stati membri.

CAPO VI

PRIVILEGI E IMMUNITÀ DELLE MISSIONI DI STATI TERZI ACCREDITATE PRESSO LE COMUNITÀ EUROPEE

Articolo 17

Lo Stato membro, sul cui territorio è situata la sede delle Comunità, riconosce alle missioni dei paesi terzi accreditate presso le Comunità le immunità e i privilegi diplomatici d’uso.

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 18

I privilegi, le immunità e le agevolazioni sono concesse ai funzionari e agli agenti delle Comunità esclusivamente nell’interesse di queste ultime.

Ciascuna istituzione delle Comunità ha l’obbligo di togliere l’immunità concessa a un funzionario o ad un agente ogniqualvolta essa reputi che ciò non sia contrario agli interessi delle Comunità.

Articolo 19

Ai fini dell’applicazione del presente protocollo, le istituzioni delle Comunità agiranno d’intesa con le autorità responsabili degli Stati membri interessati.

Articolo 20

Gli articoli da 12 a 15 inclusi e l’articolo 18 sono applicabili ai membri della Commissione.

Articolo 21

Gli articoli da 12 a 15 inclusi e l’articolo 18 sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, al cancelliere e ai relatori aggiunti della Corte di giustizia, senza pregiudizio delle disposizioni dell’articolo 3 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia, relative all’immunità di giurisdizione dei giudici e degli avvocati generali.

Articolo 22

Il presente protocollo si applica anche alla Banca europea per gli investimenti, ai membri dei suoi organi, al suo personale e ai rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai suoi lavori, senza pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto della Banca.

La Banca europea per gli investimenti sarà, inoltre, esente da qualsiasi imposizione fiscale e parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni potranno comportare nello Stato in cui ha la propria sede. Parimenti, il suo scioglimento e la sua liquidazione non comporteranno alcuna imposizione fiscale. Infine, l’attività della Banca e dei suoi organi, svolgentesi secondo le condizioni statutarie, non dà luogo all’applicazione di imposte sulla cifra di affari.

Articolo 23

Il presente protocollo si applica anche alla Banca centrale europea, ai membri dei suoi organi e al suo personale, senza pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.

La Banca europea per gli investimenti sarà, inoltre, esente da qualsiasi imposizione fiscale e parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni potranno comportare nello Stato in cui ha la propria sede. L’attività della Banca e dei suoi organi, svolgentesi secondo le condizioni dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, non darà luogo all’applicazione di tasse sulla cifra d’affari.

Le disposizioni di cui sopra si applicano altresì all’Istituto monetario europeo. Parimenti, il suo scioglimento e la sua liquidazione non comporteranno alcuna imposizione fiscale.

IN FEDE DI CHE, i plenipotenziari sottoscritti hanno apposto le loro firme in calce al presente protocollo.

Fatto a Bruxelles, addì otto aprile millenovecentosessantacinque.

Appendice dell’ALLEGATO A

MODALITÀ DI APPLICAZIONE IN SVIZZERA DEL PROTOCOLLO SUI PRIVILEGI E SULLE IMMUNITÀ DELLE COMUNITÀ EUROPEE

1.   Estensione dell’applicazione alla Svizzera

Qualsiasi riferimento agli Stati membri contenuto nel protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee (di seguito: «il protocollo») deve intendersi esteso anche alla Svizzera, salvo ove diversamente previsto dalle disposizioni che seguono.

2.   Esenzione dell’Agenzia dalle imposte indirette (compresa l’IVA)

I beni ed i servizi esportati al di fuori della Svizzera non sono soggetti all’imposta svizzera sul valore aggiunto (IVA). In caso di beni e servizi forniti in territorio svizzero all’Agenzia per il suo uso ufficiale, l’esenzione dall’IVA avviene mediante rimborso, in conformità dell’articolo 3, secondo comma, del protocollo. L’esenzione dall’IVA è concessa se il prezzo di acquisto effettivo dei beni e delle prestazioni di servizi indicato nella fattura o in un documento equivalente ammonta complessivamente ad almeno 100 franchi svizzeri (imposta inclusa).

Il rimborso dell’IVA è concesso su presentazione all’Amministrazione federale delle contribuzioni, Divisione principale dell’imposta sul valore aggiunto, degli appositi moduli predisposti dall’amministrazione svizzera. Le domande di rimborso, accompagnate dai documenti giustificativi necessari, sono di norma evase entro tre mesi dalla data della presentazione.

3.   Modalità di applicazione delle regole relative al personale dell’Agenzia

Con riferimento all’articolo 13, secondo comma, del protocollo, la Svizzera esonera, secondo i principi del proprio diritto interno, i funzionari e gli agenti dell’Agenzia ai sensi dell’articolo 2 del regolamento (Euratom, CECA, CEE) n. 549/69 (1) dalle imposte federali, cantonali e comunali sugli stipendi, sui salari e sugli emolumenti versati dalla Comunità e soggetti ad un’imposta interna a profitto di quest’ultima.

Ai fini dell’applicazione dell’articolo 14 del protocollo, la Svizzera non è considerata uno Stato membro ai sensi del punto 1.

I funzionari e gli agenti dell’Agenzia, nonché i loro familiari affiliati al sistema di previdenza sociale applicabile ai funzionari e agli agenti della Comunità, non sono obbligatoriamente soggetti al sistema di previdenza sociale svizzero.

La Corte di giustizia delle Comunità europee ha competenza esclusiva per tutte le questioni riguardanti i rapporti tra l’Agenzia o la Commissione e il suo personale per quanto concerne l’applicazione del regolamento (CEE, Euratom, CECA) n. 259/68 (2) del Consiglio e le altre disposizioni di diritto comunitario che stabiliscono le condizioni di lavoro.


(1)  Regolamento (Euratom, CECA, CEE) n. 549/69 del Consiglio, del 25 marzo 1969, che stabilisce le categorie di funzionari ed agenti delle Comunità europee ai quali si applicano le disposizioni degli articoli 12, 13, secondo comma, e 14 del protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità (GU L 74 del 27.3.1969, pag. 1).

(2)  Regolamento (CEE, Euratom, CECA) n. 259/68 del Consiglio, del 29 febbraio 1968, che definisce lo statuto dei funzionari delle Comunità europee nonché il regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità, ed istituisce speciali misure applicabili temporaneamente ai funzionari della Commissione (statuto dei funzionari) (GU L 56 del 4.3.1968, pag. 1).

ALLEGATO B

CONTROLLO FINANZIARIO RELATIVO AI PARTECIPANTI SVIZZERI AD ATTIVITÀ DELL’ACCORDO SULL’AVIAZIONE EUROPEA

Articolo 1

Comunicazione diretta

L’Agenzia e la Commissione comunicano direttamente con tutte le persone o gli enti stabiliti in Svizzera che partecipano alle attività dell’Agenzia in qualità di contraenti, partecipanti a un programma dell’Agenzia, destinatari di un pagamento a carico del bilancio dell’Agenzia o della Comunità o subfornitori. Tali soggetti possono trasmettere direttamente alla Commissione e all’Agenzia qualsiasi informazione o documentazione pertinente per la quale sussista un obbligo di comunicazione in base agli strumenti menzionati nella presente decisione, ai contratti o alle convenzioni conclusi e alle decisioni adottate in virtù di tali strumenti.

Articolo 2

Controlli

1.   In conformità del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, del 25 giugno 2002, sul regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (1) e al regolamento finanziario adottato dal consiglio di amministrazione dell’Agenzia il 26 marzo 2003, al regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 23 dicembre 2002, sul regolamento finanziario quadro per gli organismi di cui all’articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (2), nonché agli altri atti normativi menzionati nella presente decisione, i contratti o le convenzioni conclusi con beneficiari stabiliti in Svizzera e le decisioni prese nei confronti di questi ultimi possono prevedere l’esecuzione in qualsiasi momento di audit scientifici, finanziari, tecnici o di altra natura presso le loro sedi e le sedi dei loro subfornitori, ad opera di agenti dell’Agenzia e della Commissione o di altre persone da queste debitamente autorizzate.

2.   Gli agenti dell’Agenzia e della Commissione e le altre persone autorizzate dall’Agenzia e dalla Commissione devono poter accedere ai siti, ai lavori e ai documenti, nonché a tutte le informazioni necessarie, comprese quelle in formato elettronico, per portare a termine efficacemente il loro compito. Il diritto di accesso deve essere esplicitamente sancito nei contratti o nelle convenzioni conclusi in virtù degli strumenti menzionati nella presente decisione.

3.   La Corte dei conti delle Comunità europee dispone degli stessi diritti della Commissione.

4.   Gli audit possono aver luogo trascorsi cinque anni dalla scadenza della presente decisione o ai termini dei contratti o delle convenzioni stipulati e delle decisioni adottate in materia.

5.   Il Controllo federale delle finanze svizzero è preventivamente informato degli audit da effettuare in territorio svizzero. Lo svolgimento degli audit non è in alcun modo subordinato alla preventiva comunicazione di tale informazione.

Articolo 3

Controlli in loco

1.   Nel quadro dell’accordo, la Commissione (OLAF) è autorizzata ad effettuare sul territorio svizzero controlli e verifiche in loco, in conformità del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell’11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche in loco effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (3).

2.   I controlli e le verifiche sul posto sono preparati e svolti dalla Commissione in stretta collaborazione con il Controllo federale delle finanze della Svizzera o con le altre autorità svizzere competenti da questo designate; esse sono informate in tempo utile dell’oggetto, dello scopo e del fondamento giuridico dei controlli e delle verifiche, in modo da poter apportare tutto l’aiuto necessario. A tal fine, gli agenti delle autorità svizzere competenti possono partecipare ai controlli e alle verifiche sul posto.

3.   Se le autorità svizzere interessate lo desiderano, i controlli e le verifiche in loco sono effettuati congiuntamente dalla Commissione e da tali autorità.

4.   Se i partecipanti al programma si oppongono a un controllo o a una verifica sul posto, le autorità svizzere prestano ai controllori della Commissione, in conformità con la normativa nazionale, l’assistenza necessaria per consentire l’adempimento della loro missione di controllo e verifica sul posto.

5.   La Commissione comunica quanto prima al Controllo federale delle finanze della Svizzera qualsiasi fatto o sospetto relativo a una irregolarità di cui sia venuta a conoscenza nell’eseguire i controlli o le verifiche sul posto. La Commissione è comunque tenuta a informare l’autorità sopra citata dei risultati di questi controlli e verifiche.

Articolo 4

Informazione e consultazione

1.   Ai fini della corretta esecuzione del presente allegato, le competenti autorità svizzere e comunitarie procedono, a intervalli regolari, a scambi di informazioni e, su domanda di una di esse, procedono a consultazioni.

2.   Le competenti autorità svizzere informano tempestivamente la Commissione e l’Agenzia di qualsiasi elemento di cui siano venute a conoscenza che possa far supporre l’esistenza di irregolarità inerenti la conclusione e l’esecuzione dei contratti o delle convenzioni stipulati in applicazione degli strumenti menzionati nella presente decisione.

Articolo 5

Riservatezza

Le informazioni comunicate o acquisite in virtù del presente allegato, in qualsiasi forma si presentino, sono coperte dal segreto d’ufficio e beneficiano della stessa protezione concessa ad informazioni analoghe dalla legislazione svizzera e dalle corrispondenti disposizioni applicabili alle istituzioni comunitarie. Tali informazioni non possono essere comunicate a persone diverse da quelle che, nell’ambito delle istituzioni comunitarie, degli Stati membri o della Svizzera, vi abbiano accesso in ragione delle loro funzioni, né possono essere utilizzate per fini diversi dall’efficace tutela degli interessi finanziari delle parti contraenti.

Articolo 6

Misure e sanzioni amministrative

Ferma restando l’applicazione del diritto penale svizzero, l’Agenzia o la Commissione possono imporre misure e sanzioni amministrative in conformità dei regolamenti (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, e (CE, Euratom) n. 2342/2002 della Commissione, del 23 dicembre 2002, nonché del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla protezione degli interessi finanziari delle Comunità (4).

Articolo 7

Riscossione ed esecuzione

Le decisioni adottate dall’Agenzia o dalla Commissione nell’ambito di applicazione della presente decisione che comportino un obbligo pecuniario a carico di soggetti diversi dagli Stati costituiscono titolo esecutivo in Svizzera.

La formula esecutiva è apposta, con la sola verifica dell’autenticità del titolo, dall’autorità designata dal governo svizzero, che ne informa l’Agenzia o la Commissione. L’esecuzione forzata ha luogo nell’osservanza delle disposizioni procedurali svizzere. La legittimità della decisione che forma titolo esecutivo è soggetta al sindacato della Corte di giustizia delle Comunità europee.

Le sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee pronunciate in virtù di una clausola compromissoria hanno forza esecutiva alle stesse condizioni.


(1)  GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(2)  GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.

(3)  GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.

(4)  GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1.


III Atti adottati a norma del trattato UE

ATTI ADOTTATI A NORMA DEL TITOLO V DEL TRATTATO UE

11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/56


POSIZIONE COMUNE 2009/116/PESC DEL CONSIGLIO

del 10 febbraio 2009

che proroga e modifica la posizione comune 2004/133/PESC concernente misure restrittive nei confronti degli estremisti dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sull’Unione europea, in particolare l’articolo 15,

considerando quanto segue:

(1)

Il 10 febbraio 2004 il Consiglio ha adottato la posizione comune 2004/133/PESC concernente misure restrittive nei confronti degli estremisti dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM) (1).

(2)

La posizione comune è stata prorogata fino al 10 febbraio 2009 dalla posizione comune 2008/104/PESC (2).

(3)

A seguito del riesame della posizione comune 2004/133/PESC si è ritenuto opportuno prorogarne l’applicazione per un ulteriore periodo di cinque mesi nonché eliminare alcune persone dall’elenco di cui all’allegato,

HA ADOTTATO LA PRESENTE POSIZIONE COMUNE:

Articolo 1

La posizione comune 2004/133/PESC è prorogata sino al 10 luglio 2009.

Articolo 2

L’allegato della posizione comune 2004/133/PESC è sostituito dal testo dell’allegato della presente posizione comune.

Articolo 3

La presente posizione comune si applica a decorrere dal 10 febbraio 2009.

Articolo 4

La presente posizione comune è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Fatto a Bruxelles, addì 10 febbraio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

M. KALOUSEK


(1)  GU L 39 dell’11.2.2004, pag. 19.

(2)  GU L 36 del 9.2.2008, pag. 16.


ALLEGATO

«Elenco delle persone di cui all’articolo 1

Nome:

ADILI, Gafur

Pseudonimo:

Valdet Vardari

Data di nascita:

5.1.1959

Luogo di nascita/origine:

Harandjell (Kičevo), ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

AHMET, Hebib

Pseudonimo:

 

Data di nascita:

9.11.1981

Luogo di nascita/origine:

Brodec, ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

HALILI, Zaim

Pseudonimo:

 

Data di nascita:

18.9.1979

Luogo di nascita/origine:

Vaksinice, ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

HYSENI, Xhemail

Pseudonimo:

Xhimi Shea

Data di nascita:

15.8.1958

Luogo di nascita/origine:

Lojane (Lipkovo), ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

JAKUPI, Avdil

Pseudonimo:

Cakalla

Data di nascita:

20.4.1974

Luogo di nascita/origine:

Tanuševci, ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

KRASNIQI, Agim

Pseudonimo:

 

Data di nascita:

15.9.1979

Luogo di nascita/origine:

Kondovo, ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

LIMANI, Fatmir

Pseudonimo:

 

Data di nascita:

14.1.1973

Luogo di nascita/origine:

Kičevo, ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

MISIMI, Naser

Pseudonimo:

 

Data di nascita:

8.1.1959

Luogo di nascita/origine:

Mala Rečica (Tetovo), ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

REXHEPI, Daut

Pseudonimo:

Leka

Data di nascita:

6.1.1966

Luogo di nascita/origine:

Poroj, ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Nome:

RUSHITI, Sait

Pseudonimo:

 

Data di nascita:

7.7.1966

Luogo di nascita/origine:

Tetovo, ex Repubblica iugoslava di Macedonia»


Rettifiche

11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/58


Rettifica del regolamento (CE) n. 3/2008 del Consiglio, del 17 dicembre 2007, relativo ad azioni di informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno e nei paesi terzi

( Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 3 del 5 gennaio 2008 )

Pagina 8 e 9, le tavole di concordanza di cui all’articolo 19 sono modificate come segue:

«ALLEGATO

TAVOLE DI CONCORDANZA DI CUI ALL’ARTICOLO 19

1.   Regolamento (CE) n. 2702/1999

Regolamento (CE) n. 2702/1999

Presente regolamento

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 3, paragrafo 2

Articolo 4

Articolo 4, ultimo comma

Articolo 5, paragrafo 1

Articolo 4, primo comma

Articolo 5, paragrafo 2

Articolo 5, paragrafo 2

Articolo 6

Articolo 6, paragrafo 2

Articolo 7, paragrafo 1, primo comma

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 7, paragrafo 1, secondo comma, e paragrafo 2

Articolo 7, paragrafo 1

Articolo 7, paragrafo 3

Articolo 7, paragrafo 2

Articolo 7, paragrafi 4 e 6

Articolo 8

Articolo 7, paragrafo 5

Articolo 11, paragrafo 2

Articolo 9

Articolo 7 bis

Articolo 10

Articolo 8, paragrafi 1 e 2

Articolo 11, paragrafi 1 e 3

Articolo 8, paragrafi 3 e 4

Articolo 12

Articolo 9, paragrafi da 1 a 4

Articolo 13, paragrafi da 1 a 4

Articolo 13, paragrafo 5

Articolo 9, paragrafo 5

Articolo 13, paragrafo 6

Articolo 10

Articolo 14

Articolo 11

Articolo 15

Articolo 12

Articolo 16

Articolo 12 bis

Articolo 17

Articolo 13

Articolo 18

Articolo 14

Articolo 19

Articolo 15

Articolo 20


2.   Regolamento (CE) n. 2826/2000

Regolamento (CE) n. 2826/2000

Presente regolamento

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 3, paragrafo 1

Articolo 4

Articolo 4, primo comma

Articolo 5

Articolo 5, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 1, primo comma

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 1, secondo comma, e paragrafo 2

Articolo 7, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 3

Articolo 7, paragrafo 2

Articolo 6, paragrafi 4 e 6

Articolo 8

Articolo 6, paragrafo 5

Articolo 11, paragrafo 2

Articolo 7

Articolo 9

Articolo 7 bis

Articolo 10

Articolo 8

Articolo 11, paragrafo 3

Articolo 9

Articolo 13

Articolo 10, paragrafo 1

Articolo 11, paragrafo 3

Articolo 10, paragrafi 2 e 3

Articolo 12

Articolo 11

Articolo 14

Articolo 12

Articolo 15

Articolo 13

Articolo 16

Articolo 13 bis

Articolo 17

Articolo 14

Articolo 18

Articolo 15

Articolo 19

Articolo 16

Articolo 17

Articolo 20»


11.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 40/s3


NOTA PER IL LETTORE

Le istituzioni hanno deciso di non fare più apparire nei loro testi la menzione dell'ultima modifica degli atti citati.

Salvo indicazione contraria, nei testi qui pubblicati il riferimento è fatto agli atti nella loro versione in vigore.