ISSN 1725-258X

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 6

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

52o anno
10 gennaio 2009


Sommario

 

I   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

pagina

 

 

REGOLAMENTI

 

*

Regolamento (CE) n. 15/2009 del Consiglio, dell'8 gennaio 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 367/2006 che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari dell’India ed il regolamento (CE) n. 1292/2007 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari dell’India

1

 

 

Regolamento (CE) n. 16/2009 della Commissione, del 9 gennaio 2009, recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

18

 

 

DIRETTIVE

 

*

Direttiva 2008/128/CE della Commissione, del 22 dicembre 2008, che stabilisce i requisiti di purezza specifici per le sostanze coloranti per uso alimentare (Versione codificata) ( 1 )

20

 

 

II   Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

 

 

DECISIONI

 

 

Commissione

 

 

2009/10/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 2 dicembre 2008, che definisce un modulo per la comunicazione degli incidenti rilevanti ai sensi della direttiva 96/82/CE del Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose [notificata con il numero C(2008) 7530]  ( 1 )

64

 

 

2009/11/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 19 dicembre 2008, relativa all’autorizzazione di metodi di classificazione delle carcasse di suino in Spagna [notificata con il numero C(2008) 8477]

79

 

 

2009/12/CE

 

*

Decisione della Commissione, del 19 dicembre 2008, relativa all’autorizzazione di metodi di classificazione delle carcasse di suino in Danimarca [notificata con il numero C(2008) 8498]

83

 

 

ATTI ADOTTATI DA ORGANI CREATI DA ACCORDI INTERNAZIONALI

 

 

2009/13/CE

 

*

Decisione n. 1/2008 del Comitato misto veterinario istituito dall'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera relativo agli scambi di prodotti agricoli, del 23 dicembre 2008, concernente la modifica delle appendici 2, 3, 4, 5, 6 e 10 dell’allegato 11 dell'accordo

89

 

 

Rettifiche

 

*

Rettifica del regolamento (CE) n. 1077/2008 della Commissione, del 3 novembre 2008, che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1966/2006 del Consiglio concernente la registrazione e la trasmissione elettronica dei dati sulle attività di pesca e i sistemi di telerilevamento e che abroga il regolamento (CE) n. 1566/2007 (GU L 295 del 4.11.2008)

117

 

 

 

*

Nota per il lettore (vedi terza pagina di copertina)

s3

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria

REGOLAMENTI

10.1.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 6/1


REGOLAMENTO (CE) N. 15/2009 DEL CONSIGLIO

dell'8 gennaio 2009

che modifica il regolamento (CE) n. 367/2006 che istituisce un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari dell’India ed il regolamento (CE) n. 1292/2007 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari dell’India

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 2026/97 del Consiglio, del 6 ottobre 1997, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea (1) («il regolamento di base»), in particolare gli articoli 19 e 24,

vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,

considerando quanto segue:

A.   PROCEDURA

I.   Inchiesta precedente e misure compensative in vigore

(1)

Con il regolamento (CE) n. 2597/1999 (2) nel dicembre 1999 il Consiglio ha istituito un dazio compensativo definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) («il prodotto interessato») di cui ai codici NC ex 3920 62 19 ed ex 3920 62 90, originari dell’India. L’inchiesta che ha portato all’adozione di tale regolamento è nel prosieguo denominata «l’inchiesta iniziale». Le misure adottate hanno la forma di dazi compensativi ad valorem compresi tra il 3,8 % e il 19,1 % sulle importazioni da parte di esportatori inseriti nell’elenco, con un’aliquota di dazio residuo del 19,1 % sulle importazioni da parte di tutte le altre imprese. Il periodo coperto dall’inchiesta iniziale era compreso tra il 1o ottobre 1997 e il 30 settembre 1998.

(2)

Con il regolamento (CE) n. 367/2006 (3) nel marzo 2006 il Consiglio ha mantenuto il dazio compensativo definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 2597/1999 sulle importazioni di fogli di PET originari dell’India, in seguito a un riesame in previsione della scadenza ai sensi dell’articolo 18 del regolamento di base. Il periodo dell’inchiesta ai fini del riesame era compreso tra il 1o ottobre 2003 e il 30 settembre 2004.

(3)

Con il regolamento (CE) n. 1288/2006 (4) nell’agosto 2006 il Consiglio ha modificato il dazio compensativo definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 367/2006, in seguito a un riesame intermedio riguardante la sovvenzione di un produttore indiano di fogli di PET, Garware Polyester Limited («Garware»).

(4)

Con il regolamento (CE) n. 1124/2007 (5) nel settembre 2007 il Consiglio ha modificato il dazio compensativo definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 367/2006, in seguito a un riesame intermedio riguardante la sovvenzione di un altro produttore indiano di fogli di PET, Jindal Poly Films, Limited, precedentemente noto come Jindal Polyester Ltd, (Jindal).

II.   Misure antidumping esistenti

(5)

Con regolamento (CE) n. 1676/2001 (6), nell’agosto 2001 il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari, tra l’altro, dell’India. Le misure consistevano in un dazio antidumping ad valorem compreso tra lo 0 % e il 62,6 % istituito sulle importazioni degli esportatori inseriti nell’elenco, con un’aliquota di dazio residuo del 53,3 % per le importazioni di tutte le altre imprese.

(6)

Con il regolamento (CE) n. 366/2006 (7) nel marzo 2006 il Consiglio ha modificato il livello dei margini di dumping calcolati dal regolamento (CE) n. 1676/2001. I nuovi margini di dumping sono compresi tra il 3,2 % e il 29,3 % e i nuovi dazi antidumping tra lo 0 % e il 18 %, per tenere conto dei dazi compensativi risultanti dalle sovvenzioni alle esportazioni e imposti per gli stessi prodotti originari dell’India, modificati a norma del regolamento (CE) n. 367/2006, adottato in seguito a un riesame in previsione della scadenza del regolamento (CE) n. 2579/1999 di cui al precedente considerando 1. Con il regolamento (CE) n. 1288/2006 nell’agosto 2006 il Consiglio ha modificato il dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 1676/2001, in seguito a un riesame intermedio riguardante la sovvenzione di un produttore indiano di fogli di PET, Garware Polyester Limited («Garware»).

(7)

Con il regolamento (CE) n. 1424/2006 (8), nel settembre 2006 il Consiglio ha modificato il regolamento (CE) n. 1676/2001 per quanto riguarda SRF Limited, in seguito alla richiesta di un nuovo produttore esportatore. Il regolamento ha istituito un margine di dumping del 15,5 % ed un’aliquota di dazio antidumping del 3,5 % per l’impresa in questione, tenendo conto del margine di sovvenzione all’esportazione della società accertato dall’inchiesta antisovvenzione che ha condotto all’adozione del regolamento (CE) n. 367/2006 di cui sopra. Poiché la società non ha un dazio compensativo individuale, deve essere applicata l’aliquota di dazio stabilita per tutte le altre società.

(8)

Con il regolamento (CE) n. 1292/2007 (9) del Consiglio è stato istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari dell’India in seguito ad un riesame in previsione della scadenza ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (10) («il regolamento antidumping di base»). Lo stesso regolamento chiude il riesame intermedio parziale di tali importazioni, limitato ad un esportatore dell’India, ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 3 del regolamento antidumping di base.

III.   Apertura di un riesame intermedio parziale

(9)

Nel marzo 2006, in seguito all’estensione della validità del dazio compensativo definitivo, il governo dell’India («GOI») ha fatto osservare che le circostanze relative ai due regimi di sovvenzione (Duty Entitlement Passbook Scheme, DEPBS — Regime di credito sui dazi d’importazione — e Income Tax Exemption Scheme, ITES — Regime di esenzione dall’imposta sul reddito nell’ambito della sezione 80 HHC della Income Tax Act) sono mutate e che tali mutamenti hanno carattere permanente. È stato perciò sostenuto che il livello di sovvenzione sarebbe probabilmente diminuito e che di conseguenza sarebbe necessario rivedere le misure istituite, in parte, su tali regimi.

(10)

La Commissione ha esaminato gli elementi di prova presentati dal GOI e li ha ritenuti sufficienti a giustificare l’avvio di un riesame, in conformità dell’articolo 19 del regolamento di base. Dopo aver sentito il comitato consultivo la Commissione, pubblicando l’avviso di apertura nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 12 ottobre 2007 (11), ha avviato d’ufficio un riesame intermedio parziale limitato al livello di sovvenzione del dazio compensativo in vigore in riferimento alle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (PET) originari dell’India.

(11)

Scopo dell’inchiesta sul riesame intermedio parziale è valutare la necessità di confermare, abolire o correggere le misure in vigore nei confronti delle imprese che abbiano beneficiato di uno, o di entrambi i regimi di sovvenzione che si presumono modificati allorché sono stati forniti elementi di prova sufficienti conformi alle pertinenti disposizioni dell’avviso di apertura. A seconda dei risultati del riesame intermedio parziale, sarà anche valutata la necessità di rivedere le misure applicabili ad altre imprese che abbiano collaborato all’inchiesta dalla quale è scaturito il livello delle misure in vigore, e/o della misura residua, applicabili a tutte le altre imprese.

(12)

Il riesame si limitava al livello della sovvenzione per le società di cui all’allegato dell’avviso di apertura e invitava altri esportatori a manifestarsi alle condizioni ed entro la scadenza stabilita nell’avviso di apertura.

IV.   Periodo dell’inchiesta

(13)

L’inchiesta relativa al livello delle sovvenzioni ha riguardato il periodo compreso tra il 1o ottobre 2006 e il 30 settembre 2007 (il periodo dell’inchiesta ai fini del riesame, «PIR»).

V.   Parti interessate all’inchiesta

(14)

La Commissione ha informato ufficialmente il GOI e gli esportatori indiani che avevano collaborato all’inchiesta precedente, che erano menzionati dal regolamento (CE) n. 367/2006 e che erano elencati nell’allegato all’avviso di apertura del riesame intermedio parziale, per i quali era stato accertato che avevano beneficiato di almeno uno dei regimi di sovvenzione modificati, nonché le società Du Pont Tejin Films, Lussemburgo, Mitsubishi Polyester Film, Germania, Toray Plastics Europe, Francia e Nurell, Italia, che rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori comunitari di fogli di PET (di seguito «l’industria comunitaria»), dell’apertura dell’inchiesta di riesame intermedio parziale. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un’audizione entro il termine fissato nell’avviso di apertura.

(15)

Sono state sentite tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta dimostrando di avere particolari motivi per chiedere un’audizione.

(16)

Le osservazioni presentate oralmente o per iscritto dalle parti sono state esaminate ed, eventualmente, tenute nella debita considerazione.

(17)

Dato il numero di parti che risultano interessate al riesame, è stato previsto il ricorso a tecniche di campionamento per l’inchiesta sulle sovvenzioni in conformità all’articolo 27 del regolamento di base. Per consentire alla Commissione di decidere se il campionamento fosse necessario e, in tal caso, di selezionare un campione, ai sensi dell’articolo 27 del regolamento di base, i produttori esportatori sono stati invitati a manifestarsi entro 15 giorni dall’apertura del riesame intermedio parziale e a fornire alla Commissione le informazioni richieste nell’avviso di apertura.

(18)

In seguito all’esame delle informazioni fornite e in considerazione del numero esiguo di produttori esportatori in India che hanno dimostrato la loro disponibilità a cooperare, è stato deciso che in questo caso il campionamento non era necessario.

(19)

La SRF Limited, una società non elencata nell’allegato all’avviso di apertura, si è manifestata ed ha fornito le prove di aver rispettato i requisiti di ammissibilità relativi al campo d’applicazione dell’inchiesta ai fini del riesame intermedio parziale, precisati al punto 4 dell’avviso di apertura. Di conseguenza tale società è stata inserita nell’inchiesta di riesame.

(20)

La Flex Industries Limited, una società soggetta ad un dazio compensativo [regolamento (CE) n. 367/2006] e ad un dazio antidumping [regolamento (CE) n. 1292/2007] ha cambiato nome ed è ora nota come Uflex Limited. Questo cambiamento di nome non incide sui risultati delle inchieste precedenti.

(21)

Per ottenere le informazioni necessarie ai fini dell’inchiesta, la Commissione ha inviato questionari ai produttori esportatori che rispettavano le condizioni precisate nell’avviso di apertura. Inoltre è stato inviato un questionario al GOI.

(22)

Ai questionari hanno risposto cinque produttori esportatori indiani ed il GOI.

(23)

La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione delle sovvenzioni. A tal fine la Commissione ha effettuato visite di verifica presso la sede del GOI a Delhi, del governo del Maharashtra a Mumbai, della «Reserve Bank of India» (RBI — Banca centrale indiana) a Mumbai e delle seguenti società:

Ester Industries Limited, Nuova Delhi,

Garware Polyester Limited, Mumbai,

Polyplex Corporation Limited, Noida,

SRF Limited, Gurgaon,

Uflex Limited, Noida.

VI.   Comunicazione delle informazioni e commenti sulla procedura

(24)

Il GOI e le altre parti interessate sono state informate dei fatti essenziali e delle considerazioni in base alle quali si intende proporre di modificare le aliquote dei dazi applicabili ai produttori esportatori indiani che hanno collaborato all’inchiesta e di prorogare le misure in vigore per tutte le altre imprese che non hanno collaborato al presente riesame intermedio parziale. L’uno e le altre hanno avuto un ragionevole lasso di tempo entro cui presentare osservazioni. La Commissione ha tenuto conto di tutte le comunicazioni e di tutti i commenti.

B.   PRODOTTO IN ESAME

(25)

Il prodotto oggetto del presente riesame è lo stesso prodotto oggetto del regolamento (CE) n. 367/3920, ovvero fogli di polietilene tereftalato (PET) classificabili ai codici NC ex 3920 62 19 e ex 3920 62 90 originari dell’India.

C.   SOVVENZIONI

1.   Introduzione

(26)

Secondo le informazioni del GOI e dei produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta e le risposte al questionario della Commissione, sono stati studiati i seguenti regimi in base ai quali si presume siano concesse sovvenzioni:

a)

Advance Authorization Scheme — Regime di autorizzazione preventiva (noto in precedenza come Advance Licence Scheme — Regime di licenza preventiva);

b)

Duty Entitlement Passbook Scheme — Credito sui dazi d’importazione;

c)

Export Promotion Capital Goods Scheme — Regime di esenzione dal dazio d’importazione sui beni strumentali;

d)

Special Economic Zones Scheme — Regime delle zone economiche speciali/Export Oriented Units Scheme — Regime delle unità orientate all’esportazione;

e)

Income Tax Exemption Scheme — ITE Regime di esenzione dall’imposta sul reddito;

f)

Export Credit Scheme — Regime di crediti all’esportazione.

g)

Package Scheme of Incentives (PSI) — Pacchetto di incentivi.

(27)

I regimi da a) a d) si fondano sul Foreign Trade (Development and Regulation) Act 1992 (No 22 of 1992) — Legge sul commercio estero (sviluppo e regolamentazione) n. 22 del 1992, entrata in vigore il 7 agosto 1992. Il Foreign Trade Act autorizza il GOI a pubblicare comunicazioni riguardanti la politica sulle esportazioni e le importazioni. Queste vengono raccolte negli «Export and Import Policy Documents», pubblicati ogni cinque anni dal ministero del commercio e periodicamente aggiornati. Un documento di politica in materia di esportazione e importazione, pertinente per il periodo dell’inchiesta ai fini del riesame in questione, è «EXIM-policy 2004-2009» (Piano quinquennale relativo al periodo 1o settembre 2004-31 marzo 2009). Il GOI ha anche fissato procedure di applicazione delle politiche EXIM 04-09, pubblicandole nel «Handbook of Procedures — 1 September 2004 to 31 March 2009, Volume I» (HOP I 04-09) — «Manuale di procedura — 1o settembre 2004-31 marzo 2009», volume I. Anche tale manuale è aggiornato regolarmente.

(28)

L’esenzione dall’imposta sul reddito di cui alla lettera e) si basa sulla legge in materia di imposta sul reddito del 1961 (Income Tax Act), modificata annualmente dalla legge finanziaria.

(29)

Il regime denominato Export Credit Scheme di cui alla lettera f) si fonda sulle sezioni 21 e 35A del Banking Regulation Act 1949 (legge bancaria del 1949), che permette alla Reserve Bank of India — RBI (Banca Centrale dell’India) di dare istruzioni alle banche commerciali riguardo ai crediti all’esportazione.

(30)

Il regime di cui alla lettera g) viene gestito dalle autorità statali in India.

(31)

Conformemente all’articolo 11, paragrafo 10 del regolamento di base, la Commissione ha invitato il GOI a ulteriori consultazioni sui regimi, modificati e non, al fine di chiarire la situazione effettiva dei regimi sotto osservazione e di giungere a una soluzione definita di comune accordo. A consultazione avvenuta, mancando una soluzione definita di comune accordo, la Commissione ha incluso tutti questi regimi nell’inchiesta sulle sovvenzioni.

(32)

Successivamente alla comunicazione delle informazioni il GOI ed un produttore esportatore hanno obiettato che non era stato stabilito che i regimi esaminati conferissero vantaggi al beneficiario. In riferimento a tale obiezione va osservato che per ognuno dei regimi esaminati è stato accertato se le eventuali concessioni costituiscano una sovvenzione ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), e dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, ovvero un contributo del GOI che rappresenta un vantaggio per i produttori esportatori in questione. Inoltre sono state fornite spiegazioni del fatto che i vantaggi ottenuti attraverso i vari regimi siano considerati compensabili. Tutti i produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta hanno anche ricevuto un foglio di calcolo dettagliato che spiega come siano stati individuati i vantaggi ottenuti da ogni regime. Di conseguenza tale obiezione va respinta.

2.   Advance Authorisation Scheme («AAS») — Regime di Autorizzazione Preventiva

a)   Base giuridica

(33)

La descrizione dettagliata del regime si trova ai paragrafi da 4.1.1 a 4.1.14 della EXIM-policy 04-09 e ai capitoli da 4.1 a 4.30 del volume I del relativo manuale di procedura (HOP I 04-09). Ai tempi della precedente inchiesta di riesame che, con il regolamento (CE) n. 367/2006, ha portato all’istituzione del dazio compensativo definitivo attualmente in vigore, si chiamava Advance Licence Scheme — Regime di licenza preventiva.

b)   Ammissibilità

(34)

L’AAS si articola in sei diversi sottosistemi, descritti dettagliatamente al considerando 35. Essi differiscono, tra l’altro, dal punto di vista dell’ammissibilità. Possono beneficiare dell’AAS per esportazioni fisiche e dell’AAS per il fabbisogno annuo i produttori esportatori e gli operatori commerciali esportatori collegati a produttori. I produttori esportatori che riforniscono gli esportatori finali possono beneficiare dell’AAS per le forniture intermedie. Possono beneficiare dell’AAS i contraenti principali che riforniscono le categorie per le esportazioni presunte, di cui al paragrafo 8.2 dell’EXIM-policy 04-09, come i fornitori delle cosiddette Unità orientate all’esportazione (EOU). Infine, i fornitori intermedi che riforniscono i produttori esportatori possono beneficiare dei vantaggi relativi alle esportazioni presunte nel quadro del sottosistema Advance release order (ARO) e della Back to back inland letter of credit.

c)   Attuazione pratica

(35)

Le Advance authorisations possono essere rilasciate per:

i)

esportazioni fisiche: è il sottosistema principale e permette l’importazione esente da dazio di fattori produttivi necessari alla fabbricazione di uno specifico prodotto di esportazione. In questo contesto, la parola «fisiche» indica che i prodotti da esportare devono lasciare il territorio indiano. La licenza specifica le importazioni ammesse, le esportazioni obbligatorie e i tipi di prodotto da esportare;

ii)

fabbisogno annuo: tale tipo di autorizzazione non è collegato a un prodotto da esportare specifico ma a un gruppo di prodotti (ad esempio prodotti chimici e affini). Il titolare della licenza può importare in esenzione da dazio — fino ad una soglia il cui valore dipende dall’andamento delle esportazioni nel periodo di riferimento precedente — qualsiasi fattore produttivo necessario alla fabbricazione di uno qualsiasi dei prodotti che rientrano nel gruppo di prodotti in oggetto. Il titolare può scegliere se esportare i prodotti, fabbricati utilizzando i materiali esenti da dazio, che rientrano in tale gruppo;

iii)

forniture intermedie: questo sottosistema riguarda casi in cui due produttori intendano fabbricare un unico prodotto destinato all’esportazione, dividendosi fasi diverse del processo produttivo. Il produttore esportatore che produce il prodotto intermedio può importare, grazie all’AAS per le forniture intermedie, fattori produttivi in esenzione da dazio. L’esportatore finale mette a punto il prodotto ed è obbligato a esportare il prodotto finito;

iv)

esportazioni presunte: questo sottosistema permette a un contraente principale di importare in esenzione da dazio fattori produttivi necessari alla fabbricazione di prodotti che saranno venduti come «esportazioni presunte» alle categorie di clienti di cui al paragrafo 8, punto 2, lettere da b) a f) e lettere g), i) e j) dell’EXIM policy 04-09. Secondo il GOI, per esportazioni presunte si intendono le operazioni nelle quali i beni forniti non lasciano il paese. Sono considerate esportazioni presunte varie categorie di forniture se i prodotti forniti sono fabbricati in India: ad esempio la fornitura di merci alle EOU e a imprese con sede in una Special economic zone — SEZ (zona economica speciale);

v)

ARO: il titolare di AAS che intende procurarsi fattori produttivi da fonti indiane invece di importarli direttamente, può farlo attraverso gli Advance Release Orders — ARO (Buoni di approvvigionamento anticipato). In tal caso le autorizzazioni preliminari sono convalidate come ARO e girate al fornitore all’atto della consegna dei fattori produttivi menzionati negli ARO stessi. La girata dell’ARO fa beneficiare il fornitore locale dei vantaggi delle esportazioni presunte, ai sensi di quanto previsto dal paragrafo 8, punto 3 dell’EXIM-policy 04-09 (cioè AAS per forniture intermedie/esportazioni presunte, restituzione e rimborso dell’accisa finale sulle esportazioni presunte). Il meccanismo degli ARO rimborsa le imposte e i dazi al fornitore e non, sotto forma di restituzione e rimborso di dazi, all’esportatore definitivo. Il rimborso delle imposte o dei dazi è previsto sia per i fattori produttivi locali che per quelli importati;

vi)

Back to back inland letter of credit: anche questo sottosistema riguarda la fornitura di merci locali al titolare di una autorizzazione preventiva, il quale può aprire presso una banca una lettera di credito interna a favore di un fornitore indiano. La banca convaliderà l’autorizzazione a importazioni dirette, solo per ciò che riguarda valore e volume delle merci acquistate in India e non importate. Il fornitore indiano avrà diritto ai benefici relativi alle presunte esportazioni, secondo quanto previsto dal paragrafo 8, punto 3, dell’EXIM-policy 04-09 (cioè AAS per forniture intermedie/esportazioni presunte, restituzione e rimborso dell’accisa finale sulle esportazioni presunte).

(36)

Tre dei produttori esportatori che hanno cooperato hanno ricevuto concessioni nell’ambito dell’AAS, connesse al prodotto in esame durante il PIR. Di tali società, due hanno fatto ricorso a due dei sottosistemi, ovvero i) AAS per esportazioni fisiche e iii) AAS per forniture intermedie. La terza società ha fatto uso del sottosistema ii) AAS per fabbisogno annuo. Non è dunque necessario stabilire la compensabilità dei restanti sottosistemi non utilizzati.

(37)

Per consentire le verifiche delle autorità indiane, il titolare di un’AAS è tenuto a conservare, nel formato richiesto, «una contabilità corretta e accurata del consumo e utilizzo di beni importati in esenzione da dazio/forniti internamente» (capitolo 4, punti 26 e 30, e appendice 23 di HOP I 04-09), cioè un registro del consumo effettivo. Il registro va verificato da un perito contabile giurato esterno/analista esterno di costi e lavori che rilascia un certificato attestante l’avvenuto esame dei registri prescritti e delle pertinenti registrazioni e dell’assoluta correttezza e rispondenza al vero delle informazioni fornite ai sensi dell’appendice 23. Le suddette disposizioni si applicano tuttavia solo ad AAS rilasciate a partire dal 13 maggio 2005. I titolari di tutte le AAS o le ALS rilasciate prima di tale data devono seguire le disposizioni di verifica applicabili in precedenza, cioè tenere una contabilità corretta e accurata del consumo e utilizzo di beni importati sulla base di licenze, nel formato di cui all’appendice 18 (capitolo 4, punto 30 e appendice 18 HOP I 02-07).

(38)

Riguardo ai sottosistemi per le esportazioni fisiche e le forniture intermedie usati durante il PIR da due produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta, il volume e il valore sia delle importazioni ammesse che delle esportazioni obbligatorie sono fissati dal GOI e sono documentati sull’autorizzazione. Al momento dell’importazione e dell’esportazione, le operazioni corrispondenti vanno poi trascritte sull’autorizzazione da funzionari governativi. Il volume delle importazioni permesse nel quadro di tale sistema è fissato dal GOI sulla base delle Standard Input-Output Norms (SION). Le SION esistono per la maggioranza dei prodotti, tra cui il prodotto in questione, e sono pubblicate nel volume II del HOP 04-09. Le ultime modifiche delle SION per i fogli di PET e i trucioli di PET, un prodotto intermedio, sono state rivedute nel settembre 2005.

(39)

Per quanto riguarda il sottosistema ii) di cui sopra (AAS per fabbisogno annuo), utilizzato da un altro esportatore, sulla licenza viene riportato solamente il valore delle importazioni permesse. Il titolare della licenza è tenuto a mantenere una traccia del collegamento tra i fattori produttivi importati e il prodotto risultante [paragrafo 4.24A, lettera c), del manuale di procedura 04-09, volume I].

(40)

I fattori produttivi importati non sono trasferibili e devono essere utilizzati per produrre le merci destinate all’esportazione. L’obbligo di esportazione va soddisfatto entro un periodo di tempo prescritto dal rilascio della licenza (24 mesi, sono ammesse 2 proroghe di 6 mesi ciascuna).

(41)

Dalla verifica è emerso che, per le società in questione, il tasso effettivo di consumo delle principali materie prime necessarie per produrre un chilogrammo di fogli di PET era più basso delle SION corrispondenti. Ciò riguardava chiaramente le SION precedenti per i fogli di PET e, in misura minore, le SION rivedute entrate in vigore nel settembre 2005.

(42)

Inoltre dalla verifica è risultato che nessuna delle società in questione aveva tenuto i registri di consumo obbligatori, di cui al precedente considerando 37. Di conseguenza non si può che concludere che gli obblighi di verifica fissati dalle autorità indiane non erano rispettati.

d)   Conclusione

(43)

L’esenzione dai dazi all’importazione costituisce una sovvenzione ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, ovvero un contributo finanziario del governo dell’India che ha conferito un vantaggio agli esportatori oggetto dell’inchiesta.

(44)

Inoltre, le AAS per le esportazioni fisiche, le AAS per le forniture intermedie e le AAS per il fabbisogno annuo sono condizionate, come indica la normativa, all’andamento delle esportazioni e sono quindi ritenute specifiche e passibili di compensazione a titolo dell’articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base. Nel quadro dei regimi in questione, un’impresa non può ottenere alcun vantaggio senza un impegno di esportazione.

(45)

Nessuno dei tre sottosistemi in oggetto può essere ritenuto un sistema di restituzione del dazio o un sistema di restituzione sostitutiva che, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base, non sono considerati sovvenzioni. Essi non soddisfano le norme di cui all’allegato I, punto i), all’allegato II (definizione e norme relative alla restituzione) e all’allegato III (definizioni e norme relative alla restituzione sostitutiva) del regolamento di base. Le autorità indiane non hanno applicato in modo efficace né il meccanismo o la procedura di verifica nuovi, né quelli precedenti per stabilire quali fattori produttivi fossero stati utilizzati nella fabbricazione del prodotto esportato, e in che quantità (cfr. l’allegato II, titolo II, paragrafo 4, del regolamento di base e, nel caso dei sistemi di restituzione sostitutiva, l’allegato III, titolo II, paragrafo 2, del medesimo regolamento). Le SION relative al prodotto in esame non si sono rivelate sufficientemente precise. Esse non possono essere considerate un metodo di verifica del consumo reale poiché, non avendo nessuna delle società in questione tenuto i registri di consumo richiesti, non permettono al GOI di verificare con sufficiente precisione la quantità di fattori produttivi consumati nella produzione destinata all’esportazione. Il GOI non ha neppure effettuato un esame basato sui fattori produttivi effettivi, sebbene normalmente necessario quando manchi un sistema di verifica efficacemente applicato (allegato II, titolo II, paragrafo 5 e allegato III, titolo II, paragrafo 3, del regolamento di base).

(46)

I tre sottosistemi risultano quindi compensabili.

e)   Calcolo dell’importo della sovvenzione

(47)

Mancando regimi di restituzione dei dazi o di restituzione sostitutiva ammessi, il vantaggio compensabile consiste nella restituzione di tutti i dazi all’importazione solitamente esigibili all’importazione di fattori produttivi. Si noti in proposito che il regolamento di base non prevede solo la compensazione di una restituzione «eccessiva» di dazi. Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii) e dell’allegato I, punto i), del regolamento di base, possono essere compensate le restituzioni eccessive di dazi e solo quelle purché siano soddisfatte le condizioni di cui agli allegati II e III del regolamento di base. Nel caso in oggetto, tuttavia, tali condizioni non sono soddisfatte. Se manca un’adeguata procedura di controllo, tale eccezione al sistema di restituzione non si applica e, invece della norma sulle presunte restituzioni in eccesso, si applica quella della compensazione dell’importo dei dazi non pagati (rinuncia a entrate). Come stabilito dall’allegato II, titolo II e dall’allegato III, titolo II del regolamento di base, non spetta all’autorità incaricata dell’inchiesta calcolare la restituzione eccessiva. Al contrario, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base, è sufficiente che essa individui elementi di prova sufficienti per non riconoscere l’adeguatezza di un presunto sistema di verifica.

(48)

L’importo di sovvenzione per i tre esportatori che hanno usato le AAS è stato calcolato in base ai dazi all’importazione non prelevati (dazi doganali di base e dazi doganali supplementari speciali) sui materiali importati nel quadro dei tre sottosistemi usati durante il PIR (nominatore). In conformità dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base, dall’importo della sovvenzione sono state dedotte, su presentazione di richieste giustificate, le tasse che è stato necessario pagare per ottenere la sovvenzione. Conformemente all’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, l’importo della sovvenzione è stato ripartito in base al corrispondente fatturato relativo alle esportazioni del prodotto in esame durante il periodo dell’inchiesta del riesame (denominatore corrispondente), in quanto la sovvenzione è condizionata all’andamento delle esportazioni e non è stata accordata in riferimento ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o trasportati.

(49)

Durante il PIR tre produttori esportatori che hanno collaborato hanno ottenuto da tale regime vantaggi compresi tra lo 0,5 % ed il 2,1 %.

3.   Credito di dazi d’importazione (Duty Entitlement Passbook Scheme — DEPBS)

a)   Base giuridica

(50)

La descrizione dettagliata del sistema si trova al paragrafo 4.3 dell’EXIM-policy 04-09 e al volume I, capitolo 4, dell’HOP I 04-09.

b)   Ammissibilità

(51)

Possono beneficiare di tale regime tutti i produttori esportatori e gli operatori commerciali esportatori.

c)   Attuazione pratica del DEPBS

(52)

Gli esportatori ammissibili possono chiedere crediti DEPBS, che sono calcolati come percentuale del valore dei prodotti esportati nel quadro di tale sistema. Le autorità indiane hanno fissato tassi DEPBS per la maggior parte dei prodotti, compreso il prodotto in esame. Essi sono calcolati tramite le SION (Standard Input/Output Norms), che tengono conto del presunto contenuto di fattori produttivi importati nel prodotto destinato all’esportazione e dell’incidenza dei dazi doganali relativi a tali presunte importazioni, indipendentemente dal fatto che i dazi all’importazione siano stati pagati.

(53)

Per poter beneficiare del regime, un’impresa deve esportare. Al momento dell’operazione di esportazione, l’esportatore deve presentare alle autorità indiane una dichiarazione in cui precisa che tale operazione avviene nell’ambito del DEPBS. Per consentire l’esportazione delle merci, le autorità doganali indiane rilasciano, nel corso della procedura di spedizione, una bolla di sortita per l’esportazione. Questo documento indica, tra l’altro, l’importo del credito DEPBS che deve essere concesso per quella determinata operazione di esportazione. In questa fase della procedura, l’esportatore viene a conoscenza del vantaggio di cui beneficerà. Dopo che le autorità doganali hanno rilasciato una bolla di sortita per l’esportazione, il GOI non ha alcun potere decisionale sulla concessione di un credito DEPBS. Il tasso DEPBS che serve a calcolare il beneficio è quello che si applica al momento in cui è stata fatta la dichiarazione di esportazione e non esiste quindi alcuna possibilità di modificare retroattivamente il livello del beneficio accordato.

(54)

I crediti DEPBS sono liberamente trasferibili e validi per un periodo di 12 mesi dalla data del rilascio. I crediti possono essere usati per pagare dazi doganali su importazioni successive di qualsiasi tipo di merce importabile senza restrizioni, esclusi i beni strumentali. I beni importati grazie a tali crediti possono essere venduti sul mercato interno (previa imposta sulle vendite) o essere usati in altro modo.

(55)

Le domande per i crediti DEPBS sono trattate elettronicamente e possono coprire una quantità illimitata di operazioni d’esportazione. Di fatto, non esistono scadenze rigorose per la domanda di crediti DEPBS. Il sistema elettronico di gestione dei DEPBS non esclude automaticamente le operazioni d’esportazione presentate oltre le scadenze di cui al capitolo 4.47 dell’HOP I 04-09. Inoltre, come stabilisce chiaramente il capitolo 9.3 dell’HOP I 04-09, le domande pervenute oltre la scadenza dei termini possono sempre essere prese in considerazione previo versamento di una penale trascurabile (10 % dell’autorizzazione).

d)   Conclusioni sul DEPBS

(56)

Il DEPBS costituisce una sovvenzione ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii) e dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. I crediti DEPBS rappresentano un contributo finanziario concesso dal GOI; essi sono usati per compensare dazi all’importazione e riducono così le entrate del GOI dovute al versamento di dazi altrimenti dovuti. I crediti DEPBS conferiscono inoltre un vantaggio all’esportatore in quanto ne migliorano la liquidità.

(57)

Inoltre, il DEPBS è condizionato di diritto dall’andamento delle esportazioni ed è quindi ritenuto specifico e passibile di compensazione ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base.

(58)

Tale regime non può essere considerato un regime di restituzione del dazio o di restituzione sostitutiva che, a norma dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base, non sono considerati sovvenzioni. Esso non è conforme alle norme rigorose enunciate nell’allegato I, lettera i), nell’allegato II (definizione e norme relative alla restituzione) e nell’allegato III (definizioni e norme relative alla restituzione sostitutiva) del regolamento di base. In particolare, l’esportatore non è tenuto a usare effettivamente i beni importati in esenzione di dazio nel processo produttivo e l’importo del credito non è calcolato in funzione dei fattori produttivi effettivamente consumati. Inoltre, non è stato istituito alcun sistema o procedura che consenta di verificare quali fattori produttivi siano immessi nel processo produttivo del prodotto esportato o se sia stato effettuato un pagamento eccessivo di dazi all’importazione, ai sensi dell’allegato I, lettera i), e degli allegati II e III, del regolamento di base. Infine, gli esportatori possono usufruire dei vantaggi del DEPBS indipendentemente dal fatto che importino fattori di produzione. Per beneficiare del regime è sufficiente esportare dei beni, senza dover dimostrare di aver importato materiali per la loro produzione. Anche gli esportatori che acquistano sul mercato locale tutti i loro fattori produttivi e non importano merci utilizzabili come fattori produttivi possono quindi beneficiare del DEPBS.

e)   Calcolo dell’importo della sovvenzione

(59)

In conformità dell’articolo 2, paragrafo 2, e dell’articolo 5 del regolamento di base e al metodo di calcolo usato per questo regime nel regolamento (CE) n. 367/2006, l’importo della sovvenzione compensabile è stato calcolato in base al vantaggio di cui si constata l’ottenimento da parte del beneficiario durante il PIR. In proposito, si è ritenuto che il vantaggio fosse ottenuto dal beneficiario al momento dell’operazione di esportazione effettuata nel quadro di tale regime. In tale momento, il GOI è tenuto a rinunciare ai dazi doganali, il che, a norma dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base, costituisce un contributo finanziario. Una volta che le autorità doganali indiane hanno rilasciato una bolla di sortita per l’esportazione, indicante tra l’altro l’importo del credito DEPBS concesso per tale operazione di esportazione, il GOI non può più decidere se concedere o meno la sovvenzione. A ciò si aggiunga che i produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta hanno contabilizzato i crediti DEPBS, secondo i principi della contabilità per competenza, come entrate al momento dell’operazione di esportazione.

(60)

Qualora siano state presentate richieste motivate, per calcolare l’importo delle sovvenzioni (numeratore), sono state dedotte dai crediti così calcolati le tasse di domanda necessarie per avere accesso alla sovvenzione, conformemente all’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base. Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, il valore della sovvenzione è stato ripartito in base al fatturato all’esportazione del prodotto in esame durante il PIR (denominatore), in quanto la sovvenzione è subordinata all’andamento delle esportazioni e non ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o trasportati.

(61)

Durante il PIR quattro produttori esportatori che hanno collaborato hanno ottenuto da tale regime vantaggi compresi tra il 2,7 % ed il 5,9 %.

4.   Regime di Esenzione dal Dazio d’importazione Sui Beni Strumentali (Export Promotion Capital Goods Scheme — EPCGS)

a)   Base giuridica

(62)

La descrizione dettagliata dell’EPCGS si trova al capitolo 5 dell’EXIM-policy 04-09 e al capitolo 5 dell’HOP I 04-09 (manuale di procedura, volume I).

b)   Ammissibilità

(63)

Possono beneficiare del regime i produttori esportatori e gli operatori commerciali esportatori collegati a produttori e a fornitori di servizi.

c)   Attuazione pratica

(64)

Purché esporti poi i prodotti, un’impresa può importare beni strumentali (nuovi e, dall’aprile 2003, di seconda mano e risalenti a non più di 10 anni) pagando un’aliquota di dazio ridotta. A tale scopo, su domanda e versamento di un’imposta, le autorità indiane rilasciano una licenza EPCGS. Dall’aprile 2000, tale regime concede una riduzione del dazio all’importazione del 5 % su tutti i beni strumentali importati nel quadro del regime stesso. Fino al 31 marzo 2000 veniva applicata un’aliquota effettiva dell’11 % (con possibile supplemento del 10 %) e, in caso di importazioni di valore elevato, dello 0 %. Per soddisfare l’obbligo di esportazione, i beni strumentali importati devono essere usati, per un certo tempo, nel processo produttivo di un determinato quantitativo di beni destinati all’esportazione.

(65)

Il titolare di una licenza EPCGS può anche rifornirsi di beni strumentali sul mercato interno. In tal caso, il produttore nazionale dei beni strumentali può importare esenti da dazio le componenti necessarie alla fabbricazione di tali beni. In alternativa, il produttore nazionale può beneficiare dei vantaggi connessi a presunte esportazioni rispetto alla fornitura di beni strumentali al titolare di una licenza EPCGS.

d)   Osservazioni sulle informazioni comunicate

(66)

Successivamente alla comunicazione delle informazioni, un produttore esportatore ha sottolineato che i beni strumentali importati nell’ambito di tale regime erano stati impiegati anche per fabbricare prodotti non oggetto dell’inchiesta e che, nel determinare il margine di sovvenzione, l’importo della sovvenzione stabilito e attribuibile al PIR andrebbe diviso tra tutte le esportazioni e non solo tra quelle del prodotto oggetto dell’inchiesta. Quest’argomentazione è stata ritenuta fondata ed è stato effettuato il debito adeguamento nel calcolo dell’importo dei benefici ottenuti dall’impresa nell’ambito di tale regime.

e)   Conclusioni relative al regime EPCG

(67)

L’EPCGS costituisce una sovvenzione ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. La riduzione dei dazi costituisce un contributo finanziario concesso dal GOI, in quanto con tale concessione esso rinuncia a entrate che sarebbero altrimenti dovute. Inoltre, la riduzione dei dazi conferisce un vantaggio all’esportatore in quanto i dazi risparmiati all’importazione ne migliorano la liquidità.

(68)

Il regime EPCG, poi, è condizionato di diritto all’andamento delle esportazioni, in quanto tali licenze non possono essere rilasciate senza un impegno a esportare i beni prodotti. Ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base, esso viene perciò ritenuto specifico e compensabile.

(69)

Infine, esso non può essere considerato un regime consentito di restituzione del dazio o di restituzione sostitutiva, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base. I regimi consentiti, descritti all’allegato I, punto i), del regolamento di base, non riguardano i beni strumentali, perché questi non sono immessi nel processo produttivo dei manufatti destinati all’esportazione.

f)   Calcolo dell’importo della sovvenzione

(70)

Conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore della sovvenzione è stato calcolato in base ai dazi doganali non pagati sui beni strumentali importati, ripartito su un periodo corrispondente al normale periodo di ammortamento di tali beni strumentali nell’industria in questione. Conformemente alla prassi consolidata tale valore, relativo al PIR, è stato adeguato aggiungendo gli interessi maturati in tale periodo, affinché l’importo corrisponda al valore effettivo del vantaggio nel tempo. A tal fine sono stati ritenuti adeguati i tassi d’interesse commerciali vigenti in India durante il PIR. Qualora siano state presentate richieste motivate, le tasse necessariamente versate per ottenere la sovvenzione sono state dedotte a norma dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base. Ai sensi dell’articolo 7, paragrafi 2 e 3, del regolamento di base, il valore della sovvenzione così calcolato è stato ripartito sul fatturato all’esportazione del prodotto in esame durante il PIR (denominatore), in quanto la sovvenzione è subordinata all’andamento delle esportazioni e non a quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o trasportati.

(71)

Durante il PIR quattro produttori esportatori che hanno collaborato hanno ottenuto da tale regime vantaggi compresi tra l’1,0 % e l’1,9 %.

5.   Export processing zones («EPZS») — Regime per le zone che effettuano lavorazioni destinate all’esportazione/special economic zones scheme («SEZS») — Regime per le zone a statuto economico speciale/export oriented units scheme («EOUS») — Regime destinato alle unità orientate all’esportazione

(72)

Nessuno dei produttori esportatori che hanno collaborato aveva lo status di EOU e nessuno era situato in EPZS. Tuttavia uno dei produttori che hanno collaborato era situato in SEZS e ha ricevuto sovvenzioni compensabili durante il PIR. La descrizione e la valutazione che seguono è quindi circoscritta all’SEZS.

a)   Base giuridica

(73)

Il capitolo 7 dell’EXIM-policy 04-09 ed il capitolo 7 del HOP I 04-09 fanno riferimento all’SEZS. La descrizione dettagliata delle norme e delle disposizioni non si trova più nell’EXIM policy book e nemmeno nel Handbook of procedures. La politica pertinente e le disposizioni attuative si trovano nello Special Economic Zones Act (legge sulle zone economiche speciali) del 2005 (n. 28 del 2005) e nelle Special Economic Zones Rules (norme sulle zone economiche speciali) del 2006 (notifica del 10 febbraio 2006).

b)   Ammissibilità

(74)

In linea di principio, le società che si impegnano ad esportare la loro intera produzione di beni o servizi possono essere costituite conformemente al regime SEZS. Esso comprende anche società commerciali pure. Diversamente dagli EOUS, le imprese non devono superare soglie minime di investimento in attività fisse per essere ammissibili al regime SEZS.

c)   Attuazione pratica

(75)

Il SEZS ha sostituito il sistema di zone di trasformazione per l’esportazione (Export Processing Zones Scheme, EPZS). Le SEZS (Special Economic Zones) sono territori ben delimitati dove vige l’esenzione dai dazi e sono considerati territori esteri dal punto di vista di transazioni, dazi e imposte commerciali. Le unità SEZS devono essere situate in zone specifiche istituite a tal fine. Dopo l’approvazione delle autorità indiane, diciassette SEZS si trovano già nella fase operativa.

(76)

La domanda per ottenere lo status di impresa SEZ deve indicare, tra l’altro, per i cinque anni successivi, i quantitativi di produzione previsti, il valore previsto delle esportazioni, il fabbisogno in beni da importare e in beni di produzione locale. Una volta accolta la domanda dell’impresa, le autorità la informano dei termini e delle condizioni che tale accettazione comporta. Il riconoscimento come unità nel quadro dell’SEZS è valido per un periodo di cinque anni e può essere rinnovato per ulteriori periodi.

(77)

Una condizione fondamentale per beneficiare del sistema SEZS prevista dal capitolo VI delle Special Economic Zones Rules del 2006 è quella di ottenere un reddito netto in valuta straniera nel periodo di riferimento (5 anni dall’avvio della produzione commerciale), cioè il valore totale delle esportazioni deve essere superiore al valore totale delle merci importate.

(78)

Le unità SEZS beneficiano dei seguenti vantaggi:

i)

esenzione dai dazi all’importazione su tutti i tipi di beni (siano essi materie prime, beni strumentali o di consumo) necessari alla fabbricazione, alla produzione e alla trasformazione o legati a tali attività;

ii)

esenzione dalle accise sui beni acquistati da fonti locali;

iii)

esenzione dall’imposta centrale sulle vendite pagata sui beni acquistati in ambito locale;

iv)

possibilità di vendere parte della produzione sul mercato interno, ottemperando alla condizione del reddito netto in valuta straniera all’atto di pagare i dazi applicabili, dato che le SEZS non vengono considerate parte del territorio fiscale/doganale indiano;

v)

esenzione totale dall’imposta sul reddito sui profitti provenienti dalle esportazioni delle unità SEZ secondo la sezione 10AA dell’Income Tax Act per i primi 5 anni, del 50 % per i 5 anni successivi e possibilità di ulteriori benefici per i 5 anni ancora successivi; nonché

vi)

esenzione dalla tassa sui servizi per i servizi utilizzati in una SEZ.

(79)

Conformemente alle disposizioni pertinenti della legge doganale (Customs Act), le unità che beneficiano del SEZS sono soggette alla vigilanza delle autorità doganali.

(80)

Esse sono tenute a mantenere una contabilità accurata indicante il valore delle merci importate o acquistate all’interno della zona doganale nazionale (mercato interno), il consumo e l’impiego di tali merci, la produzione di merci ed il loro smaltimento attraverso esportazione, vendite nel territorio doganale nazionale ecc., nel rispetto della norma 22, paragrafo 2, delle Special Economic Zones Rules del 2006.

(81)

Tuttavia le unità SEZ non sono tenute a mettere in relazione ogni partita importata con le loro esportazioni o trasferimenti ad altre unità, oppure con le loro vendite sul mercato interno, nel rispetto della norma 35 delle Special Economic Zones Rules del 2006.

(82)

La valutazione delle importazioni e degli acquisti di materie prime e di beni strumentali sul mercato interno è basata sull’autocertificazione. Lo stesso avviene per le vendite all’esportazione. Pertanto, le partite di merci di una SEZ non sono mai soggette a controlli ordinari da parte delle autorità doganali.

(83)

Nel caso in esame il produttore esportatore che ha collaborato ha beneficiato del sistema per importare materie prime e beni strumentali in esenzione dai dazi all’importazione, per acquistare beni sul mercato interno senza corrispondere imposte indirette, per acquistare beni sul mercato interno senza versare l’imposta centrale sulle vendite e per ottenere l’esenzione dall’imposta sui servizi. L’inchiesta ha evidenziato che il produttore esportatore in questione non ha beneficiato dell’esenzione dall’imposta sul reddito, prevista dal regime SEZS.

d)   Osservazioni sulle informazioni comunicate

(84)

Successivamente alla comunicazione delle informazioni, il produttore esportatore situato in una SEZS ha presentato una serie di osservazioni secondo le quali ad esempio i sottosistemi utilizzati dall’impresa sono sistemi consentiti di esenzione dal dazio (restituzione del dazio) e che i sottosistemi utilizzati non costituiscono una sovvenzione poiché non conferiscono un vantaggio. L’argomentazione del produttore esportatore viene esaminata qui di seguito.

e)   Conclusioni sul SEZS

(85)

Per l’esenzione dall’accisa sui beni acquistati in loco, è emerso che il dazio pagato sugli acquisti effettuati da un’unità non SEZS può essere vantato come credito per il pagamento di dazi futuri, per esempio nei confronti di accise su vendite nazionali (il cosiddetto meccanismo «CENVAT»). L’accisa pagata sugli acquisti non è perciò definitiva. Con il credito «CENVAT», il dazio definitivo grava solo sul valore aggiunto, e non sui fattori di produzione. In questo modo, applicando l’esenzione dalle imposte sui consumi agli acquisti effettuati da un’unità SEZS, il governo indiano non rinuncia ad ulteriori entrate e, di conseguenza, la SEZS non gode di ulteriori benefici. In tali circostanze, poiché la SEZS non gode di ulteriori benefici, nell’ambito della presente inchiesta non è necessario analizzare ulteriormente tale sottosistema.

(86)

L’esenzione di un’unità SEZ da due tipi di dazi all’importazione (dazio doganale di base e dazi doganali speciali supplementari normalmente applicabili alle importazioni di materie prime e beni strumentali), l’esenzione dall’imposta sulle vendite per le merci acquistate sul mercato nazionale e l’esenzione dall’imposta sui servizi costituiscono sovvenzioni ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a, punto ii), del regolamento di base. Applicando tale sistema, la pubblica amministrazione rinuncia a entrate obbligatorie e conferisce un vantaggio all’unità SEZS a norma dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, in quanto viene migliorata la sua liquidità. Le sovvenzioni sono condizionate di diritto all’andamento delle esportazioni e sono quindi ritenute specifiche e passibili di compensazione a norma dell’articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base. L’obiettivo di esportazione di una SEZS, di cui alla norma 2 delle Special Economic Zones Rules del 2006, è una conditio sine qua non per ottenere gli incentivi.

(87)

Il produttore esportatore ha obiettato che i sottosistemi utilizzati dall’impresa costituiscono un’esenzione dal dazio consentita (restituzione del dazio) ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e dell’allegato I del regolamento di base e che di conseguenza non sono compensabili. Secondo l’impresa il punto i) dell’allegato prevede che solo un’esenzione, una remissione o una restituzione degli oneri sulle importazioni superiori rispetto agli importi prelevati sui fattori immessi nella produzione del prodotto esportato costituiscono una sovvenzione all’esportazione. In altre parole, finché l’importo degli oneri rimessi o esentati non è superiore all’importo prelevato o dovuto, l’esenzione dai dazi all’importazione per i fattori produttivi da impiegare nella fabbricazione, nella produzione o nella trasformazione del prodotto esportato non può essere considerata sovvenzione compensabile.

(88)

In risposta a tale argomentazione va innanzitutto osservato che i benefici di cui gode un’unità SEZ sono tutti condizionati di diritto dall’andamento delle esportazioni. Inoltre i regimi non possono essere considerati sistemi consentiti di restituzione del dazio o sistemi di restituzione sostitutiva ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base, non essendo conformi alle norme rigorose enunciate nell’allegato I [lettere h) e i)], nell’allegato II (definizione e norme relative alla restituzione) e nell’allegato III (definizione e norme relative alla restituzione sostitutiva) del regolamento di base. Se l’esenzione dalle imposte sulle vendite e dal dazio all’importazione sono utilizzate per l’acquisto di beni strumentali, esse costituiscono una violazione delle condizioni relative ai sistemi consentiti di restituzione, in quanto i beni strumentali non sono immessi nel processo di produzione, come richiesto dall’allegato I, lettera h) (rimborso delle imposte sulle vendite) e dall’allegato I, lettera i) (restituzione dei dazi all’importazione). Inoltre era stato confermato che il GOI non dispone di sistemi o procedure di verifica efficaci per accertare se e in quali quantitativi i beni strumentali acquistati in esenzione dal dazio o dall’imposta siano stati immessi nella produzione dei prodotti esportati [allegato II, titolo II, paragrafo 4, del regolamento di base, e, per i sistemi di restituzione sostitutiva, allegato III, titolo II, paragrafo 2, del regolamento di base]. Infatti le unità SEZ sono tenute a realizzare un reddito netto in valuta straniera, ma non esiste un sistema di verifica volto a controllare il consumo di beni importati in relazione alla fabbricazione di beni esportati.

(89)

Secondo un’altra argomentazione del produttore esportatore, i sottosistemi utilizzati dall’impresa non costituiscono sovvenzioni poiché non ne deriva alcun vantaggio per l’impresa. Per quanto riguarda le vendite sul territorio nazionale, i produttori esportatori hanno obiettato che, dato che le unità SEZ non vengono considerate appartenenti al territorio fiscale/doganale dell’India, sui prodotti finiti va versato l’intero dazio doganale quando sono venduti sul territorio nazionale. Non veniva quindi ottenuto alcun vantaggio perché i dazi oggetto di esenzione sui fattori produttivi immessi nella produzione di prodotti venduti sul mercato nazionale sono inferiori rispetto ai dazi versati dall’impresa quando vende sul mercato nazionale.

(90)

Per quanto concerne la suddetta argomentazione va osservato che, sebbene l’obiettivo della creazione di unità SEZ consista nel realizzare redditi netti in valuta straniera, le unità hanno la possibilità di vendere parte della loro produzione sul mercato interno. Nell’ambito del sistema SEZ, le merci sdoganate dalla zona verso il mercato nazionale vengono considerate come merci importate. In tale contesto le SEZ non si trovano in una situazione diversa rispetto ad altre imprese operanti sul mercato nazionale, ovvero i dazi e le imposte applicabili devono essere corrisposti sulle merci acquistate. Va tuttavia chiarito che, in tale ambito, la decisione del governo indiano di tassare merci destinate al consumo sul mercato nazionale non significa che l’esenzione delle unità SEZ dai dazi all’importazione e dalle imposte sulle vendite non sia un vantaggio rispetto alle vendite all’esportazione del prodotto in questione. Inoltre le vendite sul mercato nazionale non hanno alcun impatto sul fatto di stabilire se sia adeguato disporre o non disporre di un sistema di verifica efficace.

(91)

Per quanto riguarda le vendite all’esportazione, il produttore esportatore ha obiettato che l’esenzione dai dazi all’importazione e dalle imposte non costituisce una sovvenzione compensabile fintantoché non vi sono restituzioni eccessive. L’impresa ha inoltre sostenuto che le unità SEZ sono soggette alla sorveglianza dei funzionari doganali e che non è possibile vendere fattori produttivi sul mercato nazionale o incorporarli in prodotti da vendere sul mercato nazionale senza pagare i corrispondenti dazi. Quindi, secondo il produttore esportatore, non possono verificarsi restituzioni eccessive.

(92)

Per replicare a tale argomentazione va ricordato che non esistono in India sistemi o procedure atti a confermare quali fattori produttivi vengano utilizzati nel processo di produzione del prodotti esportati e se siano stati effettuati pagamenti eccessivi di dazi all’importazione o di imposte ai sensi degli allegati I, II e III del regolamento di base. Le unità SEZ non sono mai obbligate di diritto a descrivere la relazione tra ogni partita di merci importate e la destinazione del corrispondente prodotto risultante. Solo se fosse possibile effettuare controlli efficaci le autorità indiane potrebbero ottenere informazioni sufficienti sulla destinazione finale dei fattori produttivi, che consentirebbero loro di accertare in modo attendibile che le esenzioni dai dazi e dalle imposte non eccedono i fattori di produzione dei prodotti destinati all’esportazione. I sistemi di controllo interni all’impresa non bastano ed il governo dovrebbe elaborare e attuare un sistema di verifica delle restituzioni dei dazi. Di conseguenza, l’inchiesta ha accertato che le SEZ non sono soggette a norme e disposizioni di legge che impongano loro esplicitamente di documentare la relazione tra i materiali importati e i prodotti finiti e che il GOI non ha attuato un meccanismo di controllo efficace atto a stabilire quali fattori sono stati utilizzati per la produzione destinata all’esportazione e in quali quantità.

(93)

Il GOI non ha nemmeno effettuato un esame ulteriore basandosi sui fattori effettivamente in questione, anche se questa operazione sarebbe normalmente necessaria in mancanza di un sistema di verifica efficace [allegato II, titolo II, paragrafo 5, ed allegato III, titolo II, paragrafo 3, del regolamento di base]. Inoltre il GOI non ha fornito prove a sostegno del fatto che non sono state effettuate restituzioni eccessive.

f)   Calcolo dell’importo della sovvenzione

(94)

Di conseguenza, in mancanza di un sistema consentito di restituzione del dazio o di restituzione sostitutiva, il vantaggio compensabile consiste nella restituzione dei dazi doganali (dazi doganali di base e dazi doganali supplementari speciali) e nell’esenzione dall’imposta sulle vendite per le merci acquistate sul mercato nazionale nonché nell’esenzione dall’imposta sui servizi, durante il PIR.

(95)

Per quanto riguarda l’esenzione dai dazi doganali di base, l’esenzione dall’imposta sulle vendite per i beni acquistati sul mercato interno e l’esenzione dall’imposta sui servizi, il numeratore (importo della sovvenzione) è stato calcolato sulla base degli importi delle esenzioni ottenute durante il PIR. In conformità dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base, sono state dedotte dal calcolo le tasse necessarie all’ottenimento della sovvenzione; è stato così ottenuto l’importo della sovvenzione da usare come numeratore.

(96)

Diversamente dalle materie prime, i beni strumentali non vengono fisicamente incorporati nei prodotti finiti. Di conseguenza, per quanto riguarda le esenzioni dalle imposte sull’acquisto di beni strumentali, conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, del regolamento di base, l’importo della sovvenzione è stato calcolato in base ai dazi doganali non pagati sui beni strumentali importati, ripartito su un periodo corrispondente al normale periodo di ammortamento di tali beni strumentali nell’industria in questione. Conformemente alla prassi consolidata l’importo così calcolato, relativo al PIR, è stato adeguato aggiungendo gli interessi maturati in tale periodo, affinché corrisponda al valore effettivo del vantaggio nel tempo. A tale scopo sono stati ritenuti adeguati i tassi d’interesse commerciali vigenti in India nel periodo dell’inchiesta del riesame. Qualora siano state presentate richieste sostenute dalle debite prove, le tasse necessariamente versate per ottenere la sovvenzione sono state dedotte a norma dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base.

(97)

Conformemente all’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, gli importi della sovvenzione così ottenuti, di cui ai considerando 95 e 96 sono stati ripartiti in base al corrispondente fatturato relativo alle esportazioni del prodotto in esame durante il periodo dell’inchiesta del riesame (denominatore corrispondente), in quanto la sovvenzione è condizionata all’andamento delle esportazioni e non è stata accordata in riferimento ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o trasportati. Il margine di sovvenzione così ottenuto è risultato pari al 5,4 %.

6.   Income tax exemption scheme («ITES») — Regime di esenzione dall’imposta sul reddito

(98)

Nell’ambito di questo regime gli esportatori possono beneficiare di un’esenzione fiscale parziale sui profitti dovuti a operazioni di esportazione. La base giuridica dell’esenzione si ritrova nella sezione 80HHC dell’ITA.

(99)

Questa disposizione era stata abolita a partire dall’anno di valutazione 2005-2006 (l’anno finanziario 1o aprile 2004-31 marzo 2005); la sezione 80HHC dell’ITA non conferisce dunque più alcun vantaggio dal 31 marzo 2004. I produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta non hanno beneficiato di alcun vantaggio nell’ambito di questo regime durante il PIR. Ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento di base, il regime non dovrà essere compensato dal momento che è stato ritirato.

7.   Export credit scheme («ECS») — Regime di crediti all’esportazione

a)   Base giuridica

(100)

I dettagli relativi a tale regime si trovano nella Master Circular DBOD n. DIR. (Exp.)BC 02/04.02.02/2007-08 (crediti all’esportazione in valuta straniera) e nella Master Circular DBOD n. DIR.(Exp.)BC 01/04.02.02/2007-08 (crediti all’esportazione in rupie), pubblicate dalla Banca centrale indiana (RBI) e destinate a tutte le banche commerciali indiane.

b)   Ammissibilità

(101)

Possono beneficiare del regime i produttori-esportatori e gli operatori commerciali-esportatori. È emerso che tre produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta hanno ottenuto benefici nel quadro dell’ECS.

c)   Attuazione pratica

(102)

Nell’ambito di questo regime, la RBI fissa i tassi d’interesse massimi vincolanti applicabili ai crediti all’esportazione (in rupie indiane o in valuta estera), che le banche commerciali possono esigere da un esportatore. Il regime ECS comprende due sottosistemi, il Pre-Shipment Export Credit Scheme («packing credit» — Regime di crediti all’esportazione precedente alla spedizione), che eroga crediti agli esportatori per acquistare, trasformare, fabbricare, imballare e/o spedire beni prima dell’esportazione, e il Post-Shipment Export Credit Scheme (Regime di crediti all’esportazione successiva alla spedizione), che fornisce prestiti al capitale circolante per finanziare crediti a breve termine all’esportazione. La RBI obbliga inoltre le banche a destinare un certo quantitativo del credito netto al finanziamento delle esportazioni.

(103)

Grazie a quanto previsto dalle Master Circulars della RBI, gli esportatori possono ottenere crediti all’esportazione a tassi d’interesse migliori rispetto a quelli dei crediti commerciali normali (cash credits), praticati a condizioni di mercato. La differenza tra i tassi può diminuire per le imprese con buona solvibilità. Di fatto, le imprese con i migliori rating di solvibilità, possono ottenere crediti all’esportazione e cash credit alle stesse condizioni.

d)   Conclusioni sull’ECS

(104)

I tassi d’interesse preferenziali di un credito ECS stabiliti dalle Master Circulars della RBI, di cui al considerando 0, possono far diminuire i costi per interessi degli esportatori rispetto ai costi del credito fissati a condizioni di mercato e conferire quindi un vantaggio ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Il finanziamento delle esportazioni non è, di per sé, più sicuro del finanziamento interno. In realtà, esso è normalmente considerato più rischioso e l’ampiezza delle garanzie necessarie per un certo credito, indipendentemente dall’oggetto del finanziamento, rappresenta una scelta puramente commerciale della banca. Le differenze di tasso tra banche diverse dipendono dalla scelta della RBI di fissare i tassi massimi dei mutui per ogni singola banca commerciale. Inoltre le banche commerciali non sono obbligate a trasferire ai loro clienti eventuali altri tassi d’interesse più vantaggiosi per i crediti all’esportazione in valuta estera.

(105)

Anche se i crediti agevolati ECS sono concessi da banche commerciali, il beneficio è un contributo finanziario governativo ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto iv), del regolamento di base. Si noti in proposito che, secondo l’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto iv), del regolamento di base e l’ASMC, per accertare l’esistenza di una sovvenzione non occorre un onere a carico dei conti pubblici, come il rimborso del GOI alle banche commerciali: basta la direttiva della pubblica amministrazione di svolgere le funzioni di cui ai punti i), ii) e iii) dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base. La RBI è un ente pubblico e rientra nella definizione di «pubblica amministrazione» di cui all’articolo 1, paragrafo 3, del regolamento di base, essendo di proprietà statale al 100 %, perseguendo finalità corrispondenti alle politiche pubbliche, per esempio nella politica monetaria, ed essendo i suoi dirigenti nominati dal governo indiano. La RBI determina le scelte di enti privati, ai sensi del secondo capoverso dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto iv), del regolamento di base, in quanto le banche commerciali sono vincolate alle condizioni da essa imposte quali, tra l’altro, i tassi massimi d’interesse sui crediti all’esportazione stabiliti dalle sue Master Circulars e le direttive che obbligano le banche commerciali a destinare una certa percentuale di credito bancario netto al finanziamento delle esportazioni. In base a tali direttive le banche commerciali sono tenute a svolgere le operazioni di cui all’articolo 2, paragrafo 1), lettera a), punto i), del regolamento di base, nella fattispecie mutui sotto forma di finanziamento preferenziale delle esportazioni. Questi trasferimenti diretti di fondi sotto forma di prestiti a condizioni particolari spetterebbero di norma alle amministrazioni pubbliche e la prassi non differisce molto dalla prassi normale che esse seguono ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto iv), del regolamento di base. La sovvenzione è ritenuta specifica e compensabile poiché i tassi d’interesse preferenziali sono disponibili solo in relazione al finanziamento di operazioni di esportazione e sono quindi condizionati dall’andamento delle esportazioni, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base.

e)   Calcolo dell’importo della sovvenzione

(106)

L’importo della sovvenzione è stato calcolato in base alla differenza tra l’interesse pagato sui crediti all’esportazione contratti durante il RIP e l’interesse che sarebbe stato d’applicazione sui crediti commerciali ordinari contratti dai produttori esportatori che hanno collaborato all’inchiesta. Conformemente all’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, detto importo della sovvenzione (numeratore) è stato ripartito in base al fatturato totale delle esportazioni generato durante il PIR (considerato il denominatore adeguato), in quanto la sovvenzione è condizionata all’andamento delle esportazioni e non è stata concessa in riferimento ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o trasportati.

(107)

Durante il PIR tre produttori esportatori che hanno collaborato hanno ottenuto da tale regime vantaggi compresi tra lo 0,3 % e lo 0,4 %.

8.   Package scheme of incentives (PSI) — Pacchetto di incentivi

a)   Base giuridica

(108)

Nelle inchieste precedenti riguardanti i fogli di PET, compresa l’inchiesta in vista del riesame che ha condotto all’istituzione, con il regolamento (CE) n. 367/2006, del dazio compensativo definitivo attualmente in vigore, sono stati esaminati vari regimi dello Stato indiano che contemplano incentivi a imprese locali. I regimi di Stato rientrano nel presente titolo poiché contemplano diversi tipi di incentivi. L’inchiesta ha accertato che il diritto di un’impresa a beneficiare del regime è stabilito dal «Certificato di ammissibilità». Secondo l’inchiesta due produttori che hanno collaborato hanno beneficiato dell’esenzione dall’imposta commerciale (imposta sulle vendite) nell’ambito del PSI durante il PIR, in applicazione della sezione 4A dello State of Uttar Pradesh Trade Tax Act. Questa disposizione fiscale esclude le vendite delle imprese effettuate sul mercato nazionale dal versamento dell’imposta sulle vendite (sia a livello locale che centrale).

b)   Ammissibilità

(109)

Per poter beneficiare del regime, di norma le imprese devono investire nelle aree meno sviluppate di uno stato installandovi un nuovo stabilimento industriale o apportando nuovi capitali per espandere o diversificare uno stabilimento già esistente. I criteri principali per stabilire l’importo degli incentivi sono: la classificazione dell’area in cui è o sarà stabilita l’impresa e l’entità dell’investimento.

c)   Attuazione pratica

(110)

Nell’ambito dei regimi di esenzione fiscale, le unità designate non sono tenute a riscuotere l’imposta sulle vendite relativa alle loro transazioni. Analogamente, le unità designate sono esenti dal pagamento dell’imposta sulle vendite relativa ai loro acquisti di merci da un fornitore ammissibile a beneficiare del regime. Mentre l’esenzione relativa all’operazione di vendita non conferisce alcun vantaggio all’unità di vendita designata, l’operazione di acquisto conferisce un vantaggio all’unità di acquisto designata.

d)   Osservazioni sulle informazioni comunicate

(111)

Successivamente alla comunicazione delle informazioni un produttore esportatore ha osservato che, nel quantificare i vantaggi derivanti da tale regime, si suppone che i fornitori di materie prime impiegate nella fabbricazione del prodotto in questione abbiano beneficiato dell’esenzione dall’imposta sulle vendite. Le fatture hanno invece dimostrato che i fornitori in questione hanno in realtà trasferito l’imposta all’impresa interessata. Di conseguenza, dato che detta impresa ha pagato l’imposta sulle vendite, per il produttore esportatore non risultano vantaggi compensabili in relazione a tali acquisti e l’importo della sovvenzione è stato riveduto.

e)   Conclusione

(112)

Il PSI costituisce una sovvenzione ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), e dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. L’esenzione dal versamento dell’imposta sulle vendite per gli acquisti costituisce un contributo finanziario, dato che diminuisce le entrate governative che sarebbero altrimenti percepite. L’esenzione avvantaggia inoltre l’impresa, poiché ne migliora la liquidità.

(113)

Possono beneficiare del regime soltanto le società che hanno realizzato investimenti in talune aree geografiche definite sotto la giurisdizione di uno stato dell’India. Non sono ammesse al regime le imprese situate al di fuori di tali aree. L’entità del beneficio varia a seconda dell’area interessata. Il regime è specifico ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, lettera a), e dell’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento di base e dunque passibile di compensazione.

f)   Calcolo dell’importo della sovvenzione

(114)

Riguardo all’esenzione dall’imposta sulle vendite, l’ammontare della sovvenzione è stato calcolato in base all’importo dell’imposta sulle vendite normalmente dovuta durante il PIR e non pagata grazie all’esenzione.

(115)

Conformemente all’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, l’importo della sovvenzione (numeratore) è stato ripartito in base al totale del fatturato delle esportazioni e delle vendite sul mercato nazionale durante il periodo dell’inchiesta ai fini del riesame (considerato il denominatore appropriato), in quanto la sovvenzione non è condizionata all’andamento delle esportazioni e non è stata accordata in riferimento ai quantitativi fabbricati, prodotti, esportati o trasportati.

(116)

Durante il PIR due produttori esportatori che hanno collaborato hanno ottenuto da tale regime vantaggi compresi tra lo 0,3 % e l’1,4 %.

9.   Importo delle sovvenzioni compensabili

(117)

Nel regolamento (CE) n. 367/2006 e nelle successive modifiche, di cui ai precedenti considerando 2, 3 e 4 l’importo delle sovvenzioni compensabili, espresso ad valorem, si situa tra il 12 % ed il 19,1 % per i produttori esportatori in questione che hanno cooperato all’attuale esame intermedio parziale.

(118)

Durante il presente riesame intermedio parziale è stato accertato un importo (ad valorem) di sovvenzioni compensabili compreso tra il 5,4 % e l’8,6 %, come risulta dalla tabella che segue:

Regime→

AAS (12)

DEPBS (12)

EPCGS (12)

SEZS (12)

ECS (12)

PSI

Totale

Impresa↓

%

%

%

%

%

%

%

Ester Industries Limited

 

5,8

1,0

 

0,4

 

7,2

Garware Polyester Limited

0,5

3,9

1,0

 

Trascurabile

 

5,4

Polyplex Corporation Limited

1,7

3,2

1,9

 

0,4

1,4

8,6

SRF Limited

 

 

 

5,4

 

 

5,4

Uflex Limited

2,1

2,7

1,0

 

0,3

0,3

6,4

10.   Misure Compensative

(119)

In conformità a quanto disposto dall’articolo 19 del regolamento di base e ai motivi del presente riesame intermedio parziale illustrati al punto 3 dell’avviso di apertura, si accerta che il livello di sovvenzione dei produttori esportatori in questione che hanno collaborato all’inchiesta è diminuito e che, pertanto, le aliquote del dazio compensativo, istituito per tali produttori esportatori dal regolamento (CE) n. 367/2006, vanno modificate di conseguenza.

(120)

Il dazio compensativo modificato dovrebbe essere portato al livello del nuovo tasso di sovvenzione identificato durante il presente riesame, in quanto il margine di pregiudizio calcolato nell’inchiesta antisovvenzione iniziale resta più elevato.

(121)

Riguardo a tutte le altre imprese che non hanno collaborato al presente riesame intermedio parziale, si noti che le modalità effettive dei regimi studiati e la loro compensabilità non sono mutate rispetto all’inchiesta precedente. Quindi non è necessario ricalcolare il tasso di sovvenzione e l’aliquota del dazio per tali imprese. Di conseguenza le aliquote dei dazi applicabili a tutte le altre parti, eccetto i cinque produttori esportatori che hanno collaborato al presente esame, restano immutate.

(122)

Le aliquote individuali del dazio compensativo specificate nel presente regolamento corrispondono alla situazione rilevata durante il riesame provvisorio parziale. Esse si applicano perciò esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame fabbricato da tali imprese. Le importazioni di prodotti fabbricati da qualsiasi altra impresa non espressamente citata nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle espressamente citate, non possono beneficiare di tali aliquote e saranno soggette all’aliquota di dazio applicabile a «tutte le altre società».

(123)

Eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali del dazio compensativo (ad esempio, in seguito a un cambiamento della ragione sociale della società o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) vanno inoltrate senza indugio alla Commissione (13) con tutte le informazioni pertinenti, in particolare indicando eventuali modifiche delle attività dell’impresa legate alla produzione, alle vendite sul mercato interno ed estero, connesse a tali mutamenti della ragione sociale o delle entità produttive o di vendita. Se del caso la Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, provvederà a modificare di conseguenza il regolamento, aggiornando l’elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali del dazio.

11.   Misure Antidumping

(124)

Come previsto dal punto 3, ultimo paragrafo dell’avviso di apertura, la modifica dell’aliquota del dazio compensativo avrà un impatto sul dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 1292/2007 dato che quest’ultimo, nelle precedenti inchieste antidumping, era stato adeguato per evitare di tenere conto due volte degli effetti dei benefici derivanti dalle sovvenzioni all’esportazione (si rammenti che il dazio antidumping definitivo era basato sul margine di dumping poiché quest’ultimo era risultato inferiore rispetto al livello di eliminazione del pregiudizio). Ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 1, del regolamento di base e dell’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 384/96 relativo alla difesa contro le importazioni oggetti di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea, nessun prodotto può essere soggetto nel contempo a dazi antidumping e a dazi compensativi nell’intento di porre rimedio ad una medesima situazione risultante da pratiche di dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all’esportazione. L’inchiesta iniziale ha accertato che alcuni dei regimi — compensabili — di sovvenzione indagati, erogavano sovvenzioni all’esportazione ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base. Le sovvenzioni incidono in quanto tali sui prezzi all’esportazione dei produttori esportatori indiani, dando luogo ad un aumento dei margini di dumping. Di conseguenza, ai sensi dell’articolo 24, paragrafo, del regolamento di base, le aliquote del dazio antidumping definitivo sono state adeguate per riflettere il margine di dumping reale che resta dopo l’istituzione del dazio compensativo definitivo che bilancia l’effetto delle sovvenzioni all’esportazione [cfr. considerando 59 del regolamento (CE) n. 366/2006 e considerando 11 del regolamento (CE) n. 1424/2006].

(125)

Le aliquote del dazio antidumping definitivo per i produttori esportatori in questione vanno ora adeguate per tenere conto del livello riveduto del beneficio connesso alle sovvenzioni all’esportazione nel PIR dell’attuale inchiesta antisovvenzioni, per riflettere il margine di dumping effettivo che resta dopo l’istituzione del dazio compensativo definitivo adeguato, a correzione dell’effetto delle sovvenzioni all’esportazione.

(126)

I margini di dumping individuati in precedenza rispetto a Ester Industries Limited, Garware Polyester Limited, Polyplex Corporation Limited e Uflex Limited (nota al tempo quale Flex Industries Limited) (14), sono indicati dal regolamento (CE) n. 366/2006 (cfr. considerando 50) e ammontano, per le quattro imprese in questione, al 29,3 %, al 20,1 %, al 3,7 % e al 3,2 %. Per SRF Limited il livello del margine di dumping indicato nel regolamento (CE) n. 1424/2006 era il 15,5 %.

(127)

Tenendo conto dei benefici connessi alle sovvenzioni all’esportazione durante il PIR e del livello del margine di dumping individuato in precedenza, i margini e le aliquote del dazio applicabili alle imprese in questione vanno calcolati secondo le indicazioni della tabella seguente:

Società

Margine di sovvenzione all’esportazione

Margine di sovvenzione totale

Margine di dumping individuato in precedenza

Dazio compensativo

Dazio antidumping

Aliquota totale del dazio

Ester Industries Limited

7,2 %

7,2 %

29,3 %

7,2 %

22,1 %

29,3 %

Garware Polyester Limited

5,4 %

5,4 %

20,1 %

5,4 %

14,7 %

20,1 %

Polyplex Corporation Limited

7,2 %

8,6 %

3,7 %

8,6 %

0,0 %

8,6 %

SRF Limited

5,4 %

5,4 %

15,5 %

5,4 %

10,1 %

15,5 %

Uflex Limited

6,1 %

6,4 %

3,2 %

6,4 %

0,0 %

6,4 %

(128)

Per tenere conto del livello riveduto del dazio antidumping per i cinque produttori esportatori in questione, il regolamento (CE) n. 1292/2007 va modificato di conseguenza,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

L’articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 367/2006 è sostituito dal seguente:

«2.   L’aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, dei prodotti delle società sotto elencate è la seguente:

Società

Dazio definitivo (%)

Codice addizionale TARIC

Ester Industries Limited, 75-76, Amrit Nagar, Behind South Extension Part-1, New Delhi 110 003, India

7,2

A026

Garware Polyester Limited, Garware House, 50-A, Swami Nityanand Marg, Vile Parle (East), Mumbai 400 057, India

5,4

A028

Jindal Poly Films Limited, 56 Hanuman Road, New Delhi 110 001, India

17,1

A030

MTZ Polyfilms Limited, New India Centre, 5th Floor, 17 Co-operage Road, Mumbai 400 039, India

8,7

A031

Polyplex Corporation Limited, B-37, Sector-1, Noida 201 301, Dist. Gautam Budh Nagar, Uttar Pradesh, India

8,6

A032

SRF Limited, Block C, Sector 45, Greenwood City, Gurgaon 122 003, Haryana, India

5,4

A753

Uflex Limited, A-1, Sector 60, Noida 201 301 (U.P.), India

6,4

A027

Tutte le altre società

19,1

A999»

Articolo 2

L’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1292/2007 è sostituito dal seguente:

«2.   L’aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, dei prodotti delle società sotto elencate è la seguente:

Società

Dazio definitivo (%)

Codice addizionale TARIC

Ester Industries Limited, 75-76, Amrit Nagar, Behind South Extension Part-1, New Delhi 110 003, India

22,1

A026

Garware Polyester Limited, Garware House, 50-A, Swami Nityanand Marg, Vile Parle (East), Mumbai 400 057, India

14,7

A028

Jindal Poly Films Limited, 56 Hanuman Road, New Delhi 110 001, India

0,0

A030

MTZ Polyfilms Limited, New India Centre, 5th Floor, 17 Co-operage Road, Mumbai 400 039, India

18,0

A031

Polyplex Corporation Limited, B-37, Sector-1, Noida 201 301, Dist. Gautam Budh Nagar, Uttar Pradesh, India

0,0

A032

SRF Limited, Block C, Sector 45, Greenwood City, Gurgaon 122 003, Haryana, India

10,1

A753

Uflex Limited, A-1, Sector 60, Noida 201 301 (U.P.), India

0,0

A027

Tutte le altre società

17,3

A999»

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, addì 8 gennaio 2009.

Per il Consiglio

Il presidente

K. SCHWARZENBERG


(1)  GU L 288 del 21.10.1997, pag. 1.

(2)  GU L 316 del 10.12.1999, pag. 1.

(3)  GU L 68 dell’8.3.2006, pag. 15.

(4)  GU L 236 del 31.8.2006, pag. 1.

(5)  GU L 255 del 29.9.2007, pag. 1.

(6)  GU L 227 del 23.8.2001, pag. 1.

(7)  GU L 68 dell’8.3.2006, pag. 6.

(8)  GU L 270 del 29.9.2006, pag. 1.

(9)  GU L 288 del 6.11.2007, pag. 1.

(10)  GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1.

(11)  GU C 240 del 12.10.2007, pag. 6.

(12)  Le sovvenzioni segnate con un asterisco sono sovvenzioni all’esportazione.

(13)  Commissione europea — direzione generale del Commercio — Direzione B — N105, 04/90 — Rue de la Loi/Wetstraat 200 — B-1049 Bruxelles.

(14)  GU L 68 dell’8.3.2006, pag. 6.


10.1.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 6/18


REGOLAMENTO (CE) N. 16/2009 DELLA COMMISSIONE

del 9 gennaio 2009

recante fissazione dei valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) (1),

visto il regolamento (CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre 2007, recante modalità di applicazione dei regolamenti (CE) n. 2200/96, (CE) n. 2201/96 e (CE) n. 1182/2007 nel settore degli ortofrutticoli (2), in particolare l’articolo 138, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

Il regolamento (CE) n. 1580/2007 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali dell’Uruguay round, i criteri per la fissazione da parte della Commissione dei valori forfettari all’importazione dai paesi terzi, per i prodotti e i periodi indicati nell’allegato XV, parte A, del medesimo regolamento,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all’importazione di cui all’articolo 138 del regolamento (CE) n. 1580/2007 sono quelli fissati nell’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 10 gennaio 2009.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 9 gennaio 2009.

Per la Commissione

Jean-Luc DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 299 del 16.11.2007, pag. 1.

(2)  GU L 350 del 31.12.2007, pag. 1.


ALLEGATO

Valori forfettari all’importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di taluni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

MA

58,7

TR

104,0

ZZ

81,4

0707 00 05

JO

167,2

MA

88,6

TR

147,0

ZZ

134,3

0709 90 70

MA

87,0

TR

158,3

ZZ

122,7

0805 10 20

BR

44,6

CL

44,1

EG

52,5

IL

54,2

MA

55,0

TR

78,3

ZA

44,1

ZZ

53,3

0805 20 10

MA

69,0

ZZ

69,0

0805 20 30, 0805 20 50, 0805 20 70, 0805 20 90

CN

49,4

IL

69,6

TR

82,2

ZZ

67,1

0805 50 10

EG

47,1

MA

58,4

TR

65,3

ZZ

56,9

0808 10 80

CN

83,6

MK

35,0

US

116,4

ZZ

78,3

0808 20 50

CN

68,2

US

119,1

ZZ

93,7


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 1833/2006 della Commissione (GU L 354 del 14.12.2006, pag. 19). Il codice «ZZ» rappresenta le «altre origini».


DIRETTIVE

10.1.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 6/20


DIRETTIVA 2008/128/CE DELLA COMMISSIONE

del 22 dicembre 2008

che stabilisce i requisiti di purezza specifici per le sostanze coloranti per uso alimentare

(Versione codificata)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 89/107/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti gli additivi autorizzati nei prodotti alimentari destinati al consumo umano (1), in particolare l'articolo 3, paragrafo 3, lettera a),

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 95/45/CE della Commissione, del 26 luglio 1995, che stabilisce i requisiti di purezza specifici per le sostanze coloranti per uso alimentare (2) è stata modificata in modo sostanziale e a più riprese (3). A fini di razionalità e chiarezza occorre provvedere alla codificazione di tale direttiva.

(2)

Occorre stabilire requisiti di purezza per tutte le sostanze coloranti menzionate nella direttiva 94/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 giugno 1994, destinati ad essere utilizzati nei prodotti alimentari (4).

(3)

Occorre prendere in considerazione le specificazioni e le tecniche di analisi per le sostanze coloranti definite nel Codex Alimentarius redatto dal dal comitato misto di esperti FAO/OMS sugli additivi alimentari (JECFA).

(4)

Gli additivi alimentari, preparati con metodi o materiali significativamente diversi da quelli valutati dal comitato scientifico per l'alimentazione o differenti da quelli menzionati nella presente direttiva, devono essere sottoposti al giudizio di sicurezza dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare con particolare riguardo ai requisiti di purezza.

(5)

Le misure previste nella presente direttiva sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali.

(6)

La presente direttiva deve far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione delle direttive indicati nell’allegato II, parte B,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

I requisiti di purezza menzionati all'articolo 3, paragrafo 3, lettera a) della direttiva 89/107/CEE relativi alle sostanze coloranti menzionate nella direttiva 94/36/CE, sono stabiliti all'allegato I.

Articolo 2

La direttiva 95/45/CE, modificata dalle direttive di cui all'allegato II, parte A, è abrogata, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione indicati nell'allegato II, parte B.

I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza all’allegato III.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 22 dicembre 2008.

Per la Commissione

Il presidente

José Manuel BARROSO


(1)  GU L 40 dell'11.2.1989, pag. 27.

(2)  GU L 226 del 22.9.1995, pag. 1.

(3)  V. allegato II, Parte A.

(4)  GU L 237 del 10.9.1994, pag. 13.


ALLEGATO I

A.   SPECIFICHE GENERALI PER PIGMENTI COLORANTI DI ALLUMINIO

Definizione

I pigmenti di alluminio vengono preparati facendo reagire con allumina in ambiente acquoso, sostanze coloranti che soddisfano i requisiti di purezza definiti dalle appropriate specifiche. L'allumina è generalmente preparata di fresco e non essiccata, essa viene ottenuta facendo reagire solfato o cloruro di alluminio con carbonato o bicarbonato di sodio o di calcio o con ammoniaca. Dopo la formazione del pigmento, il prodotto viene filtrato, lavato con acqua ed essiccato. Il prodotto finito può contenere allumina che non ha reagito.

Prodotti insolubili in HCl

non più dello 0,5 %

Sostanze estraibili in etere

non più dello 0,2 % (in condizioni di neutralità)

Per i relativi colori si applicano i criteri specifici di purezza.

B.   CRITERI SPECIFICI DI PUREZZA

E 100 CURCUMINA

Sinonimi

CI giallo naturale 3, giallo curcuma, diferoil metano

Definizione

La curcumina si ottiene per estrazione con solvente della curcuma, ovvero dei rizomi macinati di ceppi naturali della Curcuma longa L. Per ottenere la polvere concentrata di curcumina si purifica l'estratto per cristallizzazione. Il prodotto è costituito essenzialmente da curcumine; ovvero dalla sostanza colorante [1,7-bis(4-idrossi-3-metossifenil)epta-1,6-dien-3,5-dione] e dai suoi due derivati demetossilati presenti in proporzioni diverse. Possono essere anche presenti piccole quantità di olii e di resine che si rinvengono naturalmente nella curcuma.

Per l'estrazione possono essere utilizzati unicamente i seguenti solventi: etilacetato, acetone, diossido di carbonio, diclorometano, n-butanolo, metanolo, etanolo, esano.

Classe

Dicinnamoilmetano

Colour Index n.

75300

Einecs

207-280-5

Denominazioni chimiche

I

1,7-bis(4-idrossi-3-metossifenil)epta-1,6-dien-3,5-dione

II

1-(4-idrossifenil)-7-(4-idrossi-3-metossi-fenil)epta-1,6-dien-3,5-dione

III

1,7-bis(4-idrossifenil)epta-1,6-dien-3,5-dione

Formule chimiche

I

C21H20O6

II

C20H18O5

III

C19H16O4

Peso molecolare

I:

368,39

II:

338,39

III:

308,39

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore al 90 %

E1 cm 1 %1 607 in etanolo a circa 426 nm

Descrizione

Polvere cristallina di colore giallo arancio

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in etanolo a circa 426 nm

B.

Intervallo di fusione

179 °C-182 °C

Purezza

Solventi residui

Etilacetato

Acetone

Metanolo

Etanolo

n-butanolo

Esano

non più di 50 mg/kg singolarmente o in combinazione

Diclorometano non più di 10 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più dello 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 101 (i) RIBOFLAVINA

Sinonimi

Lattoflavina

Classe

Isoallossazina

Einecs

201-507-1

Denominazioni chimiche

7,8-dimetil-10-(D-ribo-2,3,4,5-tetraidrossipentil)benzo(g)pteridin-2,4(3H,10H)-dione

7,8-dimetil-10-(1′-D-ribitil)isoallossazina

Formula chimica

C17H20N4O6

Peso molecolare

376,37

Tenore

Contenuto non inferiore al 98 % su base anidra

E1 cm 1 % 328 in soluzione acquosa a circa 444 nm

Descrizione

Polvere cristallina di colore dal giallo al giallo arancio, con un leggero odore

Identificazione

A.

Spettrometria

Il rapporto A375/A267 ha un valore tra 0,31 e 0,33

Il rapporto A444/A267 ha un valore tra 0,36 e 0,39

in soluzione acquosa

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 444 nm

B.

Potere rotatorio specifico

[α]D20: tra - 115° e - 140° in una soluzione di idrossido di sodio 0,05 N

Purezza

Perdita all'essiccamento

non più dell'1,5 % dopo 4 ore a 105 °C

Ceneri solfatate

non più dello 0,1 %

Ammine primarie aromatiche

non più di 100 mg/kg (calcolate come anilina)

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 101 (ii) RIBOFLAVINA-5′-FOSFATO

Sinonimi

5′-(idrogenofosfato monosodico) di riboflavina

Definizione

Le presenti specifiche sono valide per la riboflavina 5′-fosfato accompagnata da piccole quantità di riboflavina libera e da riboflavina difosfato

Classe

Isoallossazina

Einecs

204-988-6

Denominazione chimica

Fosfato monosodico del

(2R_,3R_,4S_)-5-(3′)10′-diidro-7′,8′-dimetil-2′,4′-diosso-10′-benzo[Y]pteridinil)-2,3,4-triidrossipentile;

sale monosodico dell'estere 5′-monofosforico della riboflavina

Formula chimica

Forma diidrata

:

C17H20N4NaO9P.2H2O

Forma anidra

:

C17H20N4NaO9P

Peso molecolare

541,36

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore al 95 % calcolato come C17H20N4NaO9P.2H2O

E1 cm 1 % 250 in soluzione acquosa a circa 375 nm

Descrizione

Polvere cristallina igroscopica di colore dal giallo all'arancio, avente un leggero odore ed un sapore amaro

Identificazione

A.

Spettrometria

Il rapporto A375/A267 ha un valore tra 0,30 e 0,34

Il rapporto A444/A267 ha un valore tra 0,35 e 0,40

in soluzione acquosa

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 444 nm

B.

Potere rotatorio specifico

[α]D20: tra + 38° e + 42° in una soluzione di HCl 5 M

Purezza

Perdita all'essiccamento

non più di 8,0 % (5 ore a 100 °C sotto vuoto su P2O5) per la forma diidrata

Ceneri solfatate

non più di 25 %

Fosfato inorganico

non più di 1,0 % (calcolato come PO4 su base anidra)

Coloranti accessori

Riboflavina (libera)

:

non più del 6,0 %

Riboflavina di fosfato

:

non più del 6,0 %

Ammine primarie aromatiche

non più di 70 mg/kg (calcolate come anilina)

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 102 TARTRAZINA

Sinonimi

CI giallo per alimenti 4

Definizione

La tartrazina è composta essenzialmente da trisodio 5-idrossi-1-(4-solfonatofenil)-4-(4-solfonatofenilazo)-H-pirazol-3-carbossilato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e da solfato sodico che sono i principali componenti non colorati.

La tartrazina è descritta come sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

19140

Einecs

217-699-5

Denominazione chimica

Trisodio 5-idrossi-1-(4-solfonatofenil)-4-(4-solfonatofenilazo)-H-pirazol-3-carbossilato

Formula chimica

C16H9N4Na3O9S2

Peso molecolare

534,37

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore all'85 % calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 530 in soluzione acquosa a circa 426 nm

Descrizione

Polvere o granuli color arancio chiaro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 426 nm

B.

Soluzione acquosa di colore giallo

 

Purezza

Prodotti insolubili in acqua

non più dello 0,2 %

Coloranti accessori

non più dell'1,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido 4-idrazin-benzensolfonico

 

acido 4-amminobenzen-1-solfonico

 

acido 5-osso-1-(4-solfofenil)-2-pirazolin-3-carbossilico

 

acido 4,4′-diazoamminodi (benzensolfonico)

 

acido tetraidrossisuccinico

totale non più dello 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più dello 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

non più dello 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 104 GIALLO CHINOLINA

Sinonimi

CI giallo per alimenti 13

Definizione

Il giallo chinolina viene preparato mediante solfonazione del 2-(2-chinolil) indan-1,3-dione. Il giallo chinolina è composto essenzialmente dai sali sodici di una miscela di disolfonati (principalmente), di monosolfonati e di trisolfonati del composto su menzionato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il giallo chinolina è descritto come sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Chinoftaloni

Colour Index n.

47005

Einecs

305-897-5

Denominazione chimica

Sali bisodici dei disolfonati del 2-(2-chinolil) indan-1,3-dione (componente principale)

Formula chimica

C18H9N Na2O8S2 (componente principale)

Peso molecolare

477,38 (componente principale)

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 70 % calcolate come sali sodici

Il giallo chinolina deve avere la seguente composizione:

Sul totale delle sostanze coloranti presenti:

Non meno dell'80 % deve essere costituito da disolfonati bisodici del 2-(2-chinolil) indan-1,3-dione

non più del 15 % deve essere costituito da monosolfonati sodici del 2-(2-chinolil) indan-1,3-dione

non più del 7,0 % deve essere costituito da trisolfonati trisodici del 2-(2-chinolil) indan-1,3-dione

E1 cm 1 % 865 (componente principale) in soluzione acquosa e in soluzione di acido acetico a circa 411 nm

Descrizione

Polvere o granuli gialli

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa di acido acetico a pH 5 e a circa 411 nm

B.

Soluzione acquosa di colore giallo

 

Purezza

Prodotti insolubili in acqua

non più dello 0,2 %

Coloranti accessori

non più del 4,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

2-metilchinolina

 

acido 2-metilchinolin-solfonico

 

acido ftalico

 

2,6-dimetil chinolina

 

acido 2,6-dimetil chinolin solforico

totale non più dello 0,5 %

2-(2-chinolil) indan-1,3-dione

non più del 4 mg/kg

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più dello 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

non più dello 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 110 GIALLO TRAMONTO FCF

Sinonimi

CI giallo per alimenti 3, giallo arancio S

Definizione

Il giallo tramonto FCF è composto essenzialmente dal sale bisodico del 2-idrossi-1-(4-solfonatofenilazo)naftalen-6-solfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il giallo tramonto FCF è descritto come sale sodico. Sono ammessi anche i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

15985

Einecs

220-491-7

Denominazione chimica

Disodio 2-idrossi-1-(4-solfonatofenilazo)naftalen-6-solfonato

Formula chimica

C16H10N2Na2O7S2

Peso molecolare

452,37

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore all’85 % calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 555 in soluzione acquosa a pH 7, a circa 485 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore rosso-arancione

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a pH 7, a circa 485 nm

B.

Soluzione acquosa color arancione

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

Non più di 0,2 %

Coloranti accessori

Non più di 5,0 %

1-(fenilazo)-2-naftalenolo (Sudan I)

Non più di 0,5 mg/kg

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido 4-amminobenzen-1-solfonico

 

acido 3-idrossinaftalen-2,7-disolfonico

 

acido 6-idrossinaftalen-2-solfonico

 

acido 7-idrossinaftalen-1,3-disolfonico

 

acido 4,4′-diazoamminodi-(benzensolfonico)

 

acido 6,6′-diazoamminodi-(benzensolfonico)

Totale non superiore a 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solfonate

Non più di 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

Non più di 0,2 % (in condizioni di neutralità)

Arsenico

Non più di 3 mg/kg

Piombo

Non più di 2 mg/kg

Mercurio

Non più di 1 mg/kg

Cadmio

Non più di 1 mg/kg

E 120 COCCINIGLIA, ACIDO CARMINICO, VARI TIPI DI CARMINIO

Definizione

Vari tipi di carminio e l'acido carminico si ottengono da estratti acquosi, alcoolici-acquosi o alcoolici della cocciniglia, che è costituita dai corpi essiccati dell'insetto di sesso femminile dactylopius coccus Costa.

La sostanza colorante è l'acido carminico.

È possibile preparare pigmenti di alluminio dell'acido carminico (carmini) nei quali l'alluminio e l'acido carminico si credere siano presenti nel rapporto molare 1:2.

Nei prodotti in commercio la sostanza colorante è associata con i cationi dell'ammoniaca, del calcio, del potassio o del sodio, singolarmente o in combinazione, e i suddetti cationi possono anche essere presenti in eccesso.

I prodotti in commercio possono contenere inoltre materiale proteico derivante dagli insetti e carminato libero o una piccola quantità di cationi alluminio non legati.

Classe

Antrachinone

Colour Index n.

75470

Einecs

Cocciniglia: 215-680-6; Acido carminico: 215-023-3; vari tipi di carminio: 215-724-4

Denominazione chimica

Acido 7-β-D-glucopiranosil-3,5,6,8-tetraidrossi-1-metil-9,10-diossoantracen-2-carbossilico (acido carminico); il carminio è la forma idrata del suddetto acido chelato con l'alluminio

Formula chimica

C22H20O13 (acido carminico)

Peso molecolare

492,39 (acido carminico)

Tenore

Contenuto non inferiore al 2,0 % di acido carminico negli estratti contenenti acido carminico; non inferiore al 50 % di acido carminico nei chelati.

Descrizione

Colore da rosso a rosso scuro, solido friabile, solido o polvere. L'estratto di cocciniglia è generalmente un liquido di colore rosso scuro ma può anche essere essiccato e dare una polvere.

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa ammoniacale a circa 518 nm

Estinzione massima in soluzione cloridrica diluita a circa 494 nm per l'acido carminico

Purezza

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 122 AZORUBINA, CARMOISINA

Sinonimi

CI rosso per alimenti 3

Definizione

L'azorubina è costituita essenzialmente da disodio 4-idrossi-3-(4-solfonato-1-naftilazo) naftalen-1-solfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali componenti principali non coloranti.

L'azorubina è descritta sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

14720

Einecs

222-657-4

Denominazione chimica

Disodio 4-idrossi-3-(4-solfonato-1-naftilazo) naftalen-1-solfonato

Formula chimica

C20H12N2Na2O7S2

Peso molecolare

502,44

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore all'85 %, calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 510 in soluzione acquosa a circa 516 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore da rosso a marrone

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 516 nm

B.

Soluzione acquosa di colore rosso

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più dello 0,2 %

Coloranti accessori

non più del 2,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido 4-amminonaftalen-1-solfonico

 

acido 4-idrossinaftalen-1-solfonico

totale non più di 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 123 AMARANTO

Sinonimi

CI rosso per alimenti 9

Definizione

L'amaranto è costituito essenzialmente da trisodio 2-idrossi-1-(4-solfonato-1-naftilazo)naftalen-3,6-disolfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

L'amaranto è descritto sotto forma di sale sodico. Sono inoltre ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

16185

Einecs

213-022-2

Denominazione chimica

Trisodio 2-idrossi-1-(4-solfonato-1-naftilazo)naftalen-3-6-disolfonato

Formula chimica

C20H11N2Na3O10S3

Peso molecolare

604,48

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore all'85 %, calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 440 in soluzione acquosa a circa 520 nm

Descrizione

Polvere o granuli marrone rossastri

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 520 nm

B.

Soluzione acquosa rossa

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più del 3,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido 4-amminonaftalen-1-solfonico

 

acido 3-idrossinaftalen-2,7-disolfonico

 

acido 6-idrossinaftalen-2-solfonico

 

acido 7-idrossinaftalen-1,3-disolfonico

 

acido 7-idrossinaftalen-1,3-6-trisolfonico

totale non più dello 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 124 PONCEAU 4R, ROSSO COCCINIGLIA A

Sinonimi

CI rosso per alimenti 7, nuovo coccine

Definizione

Il Ponceau 4R è costituito essenzialmente da trisodio 2-idrossi-1-(4-solfonato-1-naftilazo) naftalen-6,8-disolfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il Ponceau 4R è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio, di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

16255

Einecs

220-036-2

Denominazione chimica

Trisodio 2-idrossi-1-(4-solfonato-1-naftilazo) naftalen-6,8-disolfonate

Formula chimica

C20H11N2Na3O10S3

Peso molecolare

604,48

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 80 %, calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 430 in soluzione acquosa a circa 505 nm

Descrizione

Polvere o granuli rossastri

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 505 nm

B.

Soluzione acquosa rossa

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 1,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido 4-amminonaftalen-1-solfonico

 

acido 7-idrossinaftalen-1,3-disolfonico

 

acido 3-idrossinaftalen-2,7-disolfonico

 

acido 6-idrossinaftalen-2-solfonico

 

acido 7-idrossinaftalen-1,3-6-trisolfonico

totale non più di 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solfonate

non più di 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 127 ERITROSINA

Sinonimi

CI rosso per alimenti 14

Definizione

L'eritrosina è costituita essenzialmente da disodio 2-(2,4,5,7-tetraiodo-3-ossido-6-ossoxanten-9-il) benzoato monoidrato e da coloranti accessori accompagnati da acqua, cloruro sodico e/o solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

L'eritrosina è descritta sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Sono valide le specifiche generali dei pigmenti coloranti di alluminio.

Classe

Xanteni

Colour Index n.

45430

Einecs

240-474-8

Denominazione chimica

Di sodio 2-(2,4,5,7-tetraiodo-3-ossido-6-ossoxanten-9-il) benzoato monoidrato

Formula chimica

C20H6I4Na2O5.H2O

Peso molecolare

897,88

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore all'87 %, calcolate come sali sodici anidri.

E1 cm 1 %1 100 in soluzione acquosa a pH 7, a circa 526 nm

Descrizione

Polvere o granuli rossi.

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 526 nm a pH 7

B.

Soluzione acquosa di colore rosso

 

Purezza

Ioduri inorganici calcolati come ioduro sodico

non più di 0,1 %

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori (eccetto fluoresceina)

non più di 4,0 %

Fluoresceina

non più di 20 mg/kg

Composti organici diversi dai coloranti:

 

Tri-iodoresorcinolo

non più di 0,2 %

acido 2-(2,4-diidrossi-3,5-diiodobenzoil) benzoico

non più di 0,2 %

Sostanze estraibili in etere

Da una soluzione avente un pH da 7 a 8, non più di 0,2 %

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

Pigmenti di alluminio

Il metodo delle sostanze insolubili in acido cloridrico non è valido. Si utilizzano sostanze insolubili in idrato di sodio a non più dello 0,5 %, solo per questo colore.

E 128 ROSSO 2G

Sinonimi

CI rosso per alimenti 10, azogeranina

Definizione

Il rosso 2G è costituito essenzialmente da disodio 8-acetammido-1-idrossi-2-fenilazonaftalen-3,6-disolfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il rosso 2G è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

18050

Einecs

223-098-9

Denominazione chimica

Di sodio 8-acetammido-1-idrossi-2-fenilazo-naftalen-3,6-disolfonato

Formula chimica

C18H13N3Na2O8S2

Peso molecolare

509,43

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore all'80 %, calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 620 in soluzione acquosa a circa 532 nm

Descrizione

Polvere o granuli rossi

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 532 nm

B.

Soluzione acquosa di colore rosso

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 2,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido 5-acetammido-4-idrossinaftalen-2,7-disolfonico

 

acido 5-ammino-4-idrossinaftalen-2,7-disolfonico

totale non più di 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 129 ROSSO ALLURA AC

Sinonimi

CI rosso per alimenti 17

Definizione

Il rosso allura AC è costituito essenzialmente da disodio 2-idrossi-1-(2-metossi-5-metil-4-solfonato-fenilazo) naftalen-6-solfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il rosso allura AC è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

16035

Einecs

247-368-0

Denominazione chimica

Di sodio 2-idrossi-1-(2-metossi-5-metil-4-solfonatofenilazo) naftalen-6-solfonato

Formula chimica

C18H14N2Na2O8S2

Peso molecolare

496,42

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 85 %, calcolate come sali sodici

E1 cm 1 % 540 in soluzione acquosa a pH 7, a circa 504 nm.

Descrizione

Polvere o granuli color rosso scuro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 504 nm

B.

Soluzione acquosa rossa

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 3,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

acido 6-idrossi-2-naftalen solforico, sale sodico

non più di 0,3 %

acido 4-ammino-5-metossi-2-metilbenzen solfonico

non più di 0,2 %

6,6-ossibis (acido 2-naftalen solfonico) sale bisodico

non più di 1,0 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

da una soluzione avente un pH 7, non più di 0,2 %

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 131 BLU PATENTATO V

Sinonimi

CI blu per alimenti 5

Definizione

Il blu patentato V è costituito essenzialmente dal sale interno del composto di calcio o di sodio del {}{4-(α-(4-dietilamminofenil)-5-idrossi-2,4-disolfofenil-metilidene]2,5-cicloesadien-1-ilidene}} dietil-ammonio idrossido e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico e/o da solfato di calcio quali principali componenti non coloranti.

È anche ammesso il sale di potassio.

Classe

Triarilmetano

Colour Index n.

42051

Einecs

222-573-8

Denominazione chimica

Sale interno del composto di calcio o di sodio del (4-(α-(4-dietilamminofenil)-5-idrossi-2,4-disolfofenil-metilidene) 2,5-cicloesadien-1-ilidene) dietil-ammonio idrossido

Formula chimica

Composto del calcio: C27H31N2O7S2Ca Formula

Composto del sodio: C27H31N2O7S2Na

Peso molecolare

Composto del calcio: 579,72

Composto del sodio: 582,67

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 85 %, calcolate come sali sodici.

E1 cm 1 %2 000 in soluzione acquosa a pH 5, a circa 638 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore blu scuro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a pH 5, a 638 nm

B.

Soluzione acquosa di colore blu

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 2,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

3-idrossi benzaldeide

 

acido 3-idrossi benzoico

 

acido 3-idrossi-4-solfobenzoico

 

acido N,N-dietilammino benzen solfonico

totale non più di 0,5 %

Leuco base

non più di 4,0 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

Da una soluzione avente pH5, non più di 0,2 %

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 132 INDIGOTINA, CARMINIO D'INDACO

Sinonimi

CI blu per alimenti 1

Definizione

L'indigotina è costituita essenzialmente da una miscela di disodio 3,3′-diosso-2,2′-di-indoliliden-5,5′-disolfonato e disodio 3,3′-diosso-2,2′-di-indoliliden-5,7′-disolfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

L'indigotina è descritta sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Sono valide le specifiche generali dei pigmenti coloranti di alluminio.

Classe

Indigoidi

Colour Index n.

73015

Einecs

212-728-8

Denominazione chimica

Di sodio 3,3′-diosso-2,2′-di-indoliliden-5,5′-disolfonato

Formula chimica

C16H8N2Na2O8S2

Peso molecolare

466,36

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 85 %, calcolate come sali sodici.

Di sodio 3,3′-diosso-2,2′-di-indoliliden-5,7′-disolfonato: non più di 18 %

E1 cm 1 % 480 in soluzione acquosa a circa 610 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore blu scuro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 610 nm

B.

Soluzione acquosa di colore blu

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

All'infuori del disodio 3,3′-diosso-2,2′-di-indoliliden-5,7′-disolfonato: non più dell'1,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

 

acido isatin-5-solfonico

 

acido 5-solfoantranilico

 

acido antranilico

totale non più di 0,5 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 133 BLU BRILLANTE FCF

Sinonimi

CI blu per alimenti 2

Definizione

Il blu brillante FCF è costituito essenzialmente da disodio α-{}{[4-(N-etil-3-solfonatobenzilammino) fenil]-α-(4-N-etil-3-solfonatobenzilammino)cicloesa-2,5-dieniliden}} toluen-2-solfonato, dai suoi isomeri e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il blu brillante FCF è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Triarilmetano

Colour Index n.

42090

Einecs

223-339-8

Denominazione chimica

Disodio α-(4-[N-etil-3-solfonatobenzilammino) fenil]-α-(4-N-etil-3-solfonatobenzilammino) cicloesa-2,5-dieniliden) toluen-2-solfonato

Formula chimica

C37H34N2Na2O9S3

Peso molecolare

792,84

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 85 %, calcolate come sali sodici

E1 cm 1 %1 630 in soluzione acquosa a circa 630 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore blu rossastro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 630 nm

B.

Soluzione acquosa di colore blu

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 6,0 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

Somma degli acidi 2-, 3- e 4-formil benzen solfonici

non più dell'1,5 %

acido 3-[(etil)(4-solfofenil)ammino] metil benzen solfonico

non più di 0,3 %

Leucobase

non più di 5,0 %

Ammine primarie aromatiche non solfonate

non più di 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % a pH 7

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 140 (i) CLOROFILLE

Sinonimi

CI verde naturale 3, clorofilla magnesiaca, feofitina magnesiaca

Definizione

Le clorofille si ottengono mediante estrazione da ceppi naturali di piante commestibili, erba, erba medica e ortica. Durante la successiva eliminazione del solvente, il magnesio presente naturalmente e legato con un legame di coordinazione, può essere rimosso completamente o in parte dalle clorofille, si ottengono così le feofitine corrispondenti. Le principali sostanze coloranti sono le feofitine e le clorofille magnesiache. L'estratto, dal quale è stato eliminato il solvente, contiene anche altri pigmenti come i carotenoidi nonché olii, grassi e cere provenienti dal materiale di partenza. Per l'estrazione si possono utilizzare unicamente i seguenti solventi: acetone, metiletil chetone, diclorometano, diossido di carbonio, metanolo, etanolo, propan-2-olo ed esano.

Classe

Porfirine

Colour Index n.

75810

Einecs

Clorofille: 215-800-7, Clorofilla a: 207-536-6, Clorofilla b: 208-272-4

Denominazione chimica

Le principali sostanze coloranti sono:

 

Fitil(132 R,17S,18S)-3-(8-etil-132-metossicarbonil-2,7,12,18-tetrametil-13′-osso-3-vinil-131-132-17,18-tetraidrociclopenta[at]-porfirin-17-il)propionato, (Feofitina a), o come complesso del magnesio (Clorofilla a)

 

Fitil(132 R,17S,18S)-3-(8-etil-7-formil-132-metossicarbonil-2,12,18-trimetil-13′-osso-3-vinil-131-132-17,18-tetraidrociclopenta[at]-porfirin-17-il)propionato, (Feofitina b), o come complesso del magnesio (Clorofilla b)

Formule chimiche

La clorofilla a è un composto complesso del magnesio: C55H72MgN4O5

Clorofilla a: C55H74N4O5

La clorofilla b è un composto complesso del magnesio: C55H70MgN4O6

Clorofilla b: C55H72N4O6

Peso molecolare

La clorofilla a è un composto complesso del magnesio: 893,51

Clorofilla a: 871,22

La clorofilla b è un composto complesso del magnesio: 907,49

Clorofilla b: 885,20

Tenore

Contenuto totale combinato delle clorofille e dei loro composti complessi col magnesio non inferiore a 10 %.

E1 cm 1 % 700 in cloroformio a circa 409 nm

Descrizione

Solido di consistenza cerosa di colore da verde oliva a verde scuro a seconda del contenuto in magnesio legato con legame di coordinazione

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cloroformio a circa 409 nm

Purezza

Solventi residui

Acetone

Etilmetil chetone

Metanolo

Etanolo

Propano-2-olo

Esano

non più di 50 mg/kg, singolarmente o in combinazione

diclorometano non più di 10 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 140 (ii) CLOROFILLINE

Sinonimi

CI verde naturale 5, Clorofillina di sodio, clorofillina di potassio

Definizione

I sali alcalini delle clorofilline si ottengono per saponificazione dei prodotti estratti mediante solvente da ceppi naturali di piante commestibili: erba, erba medica e ortica. La saponificazione elimina i gruppi esterificanti metile e fitolo e può aprire parzialmente la struttura ciclica del pentenile. I gruppi acidi vengono neutralizzati con formazione di sali di potassio e/o di sodio.

Per l'estrazione si possono utilizzare unicamente i seguenti solventi: acetone, metiletil chetone, diclorometano, diossido di carbonio, metanolo, etanolo, propano-2-olo ed esano.

Classe

Porfirine

Colour Index n.

75815

Einecs

287-483-3

Denominazione chimica

Le principali sostanze coloranti nella loro forma acida sono:

3-(10-carbossilato-4-etil-1,3,5,8-tetrametil-9-osso-2-vinilforbin-7-il)propionato (Clorofillina a)

e

3-(10-carbossilato-4-etil-3-formil-1,5,8-trimetil-9-osso-2-vinilforbin-7-il) propionato (Clorofillina b)

A seconda del grado di idrolisi, l'anello ciclopentenile può essere aperto con formazione di una terza funzione carbossilica.

Possono essere presenti anche composti complessi del magnesio

Formule chimiche

Clorofillina a (forma acida): C34H34N4O5

Clorofillina b (forma acida): C34H32N4O6

Peso molecolare

Clorofillina a: 578,68

Clorofillina b: 592,66

Ciascuno dei valori va incrementato di 18 Dalton se l'anello ciclopentenile viene aperto

Tenore

Il contenuto di clorofilline totali di un campione essiccato per 1 ora a circa 100 °C non è inferiore a 95 %.

E1 cm 1 % 700 in soluzione acquosa a pH 9 a circa 405 nm

E1 cm 1 % 140 in soluzione acquosa a pH 9 a circa 653 nm

Descrizione

Polvere di colore da verde scuro a blu/nero.

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in tampone fosfato acquoso a pH 9 a circa 405 nm e a circa 653 nm

Purezza

Solventi residui

Acetone

Metiletil chetone

Metanolo

Etanolo

Propano-2-olo

Esano

non più di 50 mg/kg, singolarmente o in combinazione

Diclorometano non più di 10 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 141 (i) COMPLESSI DELLE CLOROFILLE CON RAME

Sinonimi

CI verde naturale 3, complesso della clorofilla con rame, complesso della feofitina con rame

Definizione

I complessi delle clorofille con rame si ottengono aggiungendo un sale del rame al prodotto ottenuto per estrazione mediante solvente da ceppi naturali di piante commestibili: erba, erba medica, ortica. L'estratto dal quale è stato eliminato il solvente, contiene anche altri pigmenti tra i quali i carotenoidi nonché grassi e cere provenienti dal materiale di partenza. Le principali sostanze coloranti sono le feofitine contenenti rame. Per l'estrazione si possono utilizzare unicamente i seguenti solventi: acetone, metiletil chetone, diclorometano, diossido di carbonio, metanolo, etanolo, propano-2-olo ed esano.

Classe

Porfirine

Colour Index n.

75815

Einecs

Clorofilla a con rame: 239-830-5; Clorofilla b con rame: 246-020-5

Denominazione chimica

[Fitil(132 R,17S,18S)-3-(8-etil-132-metossicarbonil-2,7,12,18-tetrametil-13′-osso-3-vinil-131-132-17,18-tetraidrociclopenta[at]-porfirin-17-il)propionato] rame (II) (Clorofilla a con rame)

[Fitil(132 R,17S,18S)-3-(8-etil-7-formil-132-metossicarbonil-2,12,18-trimetil-13′-osso-3-vinil-131-132-17,18-ttetraidrociclopenta-[at]-porfirin-17-il)propionato]rame (II) (Clorofilla b con rame)

Formula chimica

Clorofilla a con rame: C55H72CuN4O5

Clorofilla b con rame: C55H70CuN4O6

Peso molecolare

Clorofilla a con rame: 932,75

Clorofilla b con rame: 946,73

Tenore

Il contenuto totale di clorofille con rame non è inferiore al 10 %.

E1 cm 1 % 540 in cloroformio a circa 422 nm

E1 cm 1 % 300 in cloroformio a circa 652 nm

Descrizione

Solido di consistenza cerosa di colore dal blu azzurro al verde scuro a seconda del materiale di partenza

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cloroformia a circa 422 nm e a circa 652 nm

Purezza

Solventi residui

Acetone

Metiletil chetone

Metanolo

Etanolo

Propano-2-olo

Esano

non più di 50 mg/kg, singolarmente o in combinazione

Diclorometano non più di 10 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Ioni rame

non più di 200 mg/kg

Rame totale

non più dell'8,0 % del totale delle feofitine con rame

E 141 (ii) COMPLESSI DELLE CLOROFILLINE CON RAME

Sinonimi

Clorofillina con sodio e rame, clorofillina con potassio e rame, CI verde naturale 5

Definizione

I sali alcalini delle clorofilline con rame si ottengono aggiungendo rame al prodotto ottenuto per saponificazione dei prodotti ottenuti mediante estrazione con solvente da ceppi naturali di piante commestibili: erba, erba medica e ortica. La saponificazione elimina i gruppi esterificanti metile e fitolo e può aprire parzialmente la struttura ciclica del pentenile. Dopo l'aggiunta di rame alle clorofilline purificate, i gruppi acidi vengono neutralizzati con formazione dei sali di potassio e/o di sodio.

Per l'estrazione possono essere utilizzati unicamente i seguenti solventi: acetone, metiletil chetone, diclorometano, diossido di carbonio, metanolo, etanolo, propano-2-olo ed esano.

Classe

Porfirine

Colour Index n.

75815

Einecs

 

Denominazione chimica

Le principali sostanze coloranti presenti nella loro forma acida sono:

3-(10-Carbossilato-4-etil-1,3,5,8-tetrametil-9-osso-2-vinilforbin-7-il)propionato, composto complesso col rame (Clorofillina a con rame)

e

3-(10-Carbossilato-4-etil-3-formil-1,5,8-trimetil-9-osso-2-vinilforbin-7-il) propionato, composto complesso col rame (Clorofillina b con rame)

Formule chimiche

Clorofillina a con rame (forma acida): C34H32CuN4O5

Clorofillina b con rame (forma acida): C34H30CuN4O6

Peso molecolare

Clorofillina a con rame: 640,20

Clorofillina b con rame: 654,18

Ciascun valore va aumentato di 18 Dalton se l'anello ciclopentenile viene aperto.

Tenore

Un campione essiccato per un'ora a 100 °C deve avere un contenuto totale di clorofilline con rame non inferiore a 95 %.

E1 cm 1 % 565 in tampone fosfato acquoso avente un pH 7,5 a circa 405 nm

E1 cm 1 % 145 in tampone fosfato acquoso avente un pH 7,5 a circa 630 nm

Descrizione

Polvere di colore da verde scuro a blu/nero.

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in tampone fosfato acquoso a pH 7,5 a circa 405 nm e a circa 630 nm

Purezza

Solventi residui

Acetone

Metiletil chetone

Metanolo

Etanolo

Propan-2-olo

Esano

non più di 50 mg/kg, singolarmente o in combinazione

Diclorometano non più di 10 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Ioni rame

non più di 200 mg/kg

Rame totale

non più dell'8,0 % del totale delle clorofilline con rame

E 142 VERDE S

Sinonimi

CI verde per alimenti 4, verde brillante BS

Definizione

Il verde S è costituito essenzialmente da sodio N-[4-(dimetilammino)fenil](2-idrossi-3,6-disolfo-1-naftalenil)metilen]-2,5-cicloesa-2,5-iliden]-N-metilmetanamminio e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il verde S è descritto sotto forma di sale di sodio. Sono inoltre ammessi i sali di calcio e di potassio.

Sono valide le specifiche generali dei pigmenti coloranti di alluminio.

Classe

Triarilmetano

Colour Index n.

44090

Einecs

221-409-2

Denominazioni chimiche

Sodio N-[4-[[4-(dimetilammino)fenil](2-idrossi-3,6-disolfo-1-naftalenil-)-metilen]-cicloesa-2,5-iliden]-N-metilmetanamminio;

Sodio 5-[4-dimetilammino-α-(4-dimetilimminiocicloesa-2,5-dieniliden)benzil]-6-idrossi-7-solfonato-naftalen-2-solfonato (denominazione chimica alternativa)

Formula chimica

C27H25N2NaO7S2

Peso molecolare

576,63

Tenore

Il contenuto di sostanze coloranti totali calcolate come sali sodici non deve essere inferiore all'80 %

E1 cm 1 %1 720 in soluzione acquosa a circa 632 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore blu scuro o verde scuro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 632 nm

B.

Soluzione acquosa blu o verde

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 1,0 %

Composti organici diversi dai coloranti

 

alcool 4,4′-bis(dimetilammino) benzidrilico

non più di 0,1 %

4,4′-bis(dimetilammino)benzofenone

non più di 0,1 %

acido 3-idrossinaftalen-2,7-disolfonico

non più di 0,2 %

Leuco base

non più di 5,0 %

Ammine primarie aromatiche solfonate

non più di 0,01 % (calcolate come non anilina)

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 150 a CARAMELLO SEMPLICE

Definizione

Il caramello semplice viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio). Per ottenere la caramellizzazione si possono impiegare acidi, alcali e sali, ad eccezione dei composti ammoniacali e dei solfiti.

Einecs

232-435-9

Descrizione

Liquidi o solidi di colore da marrone scuro a nero

Purezza

Sostanze coloranti legate dalla DEAE cellulosa

non più del 50 %

Sostanze coloranti legate dalla fosforil cellulosa

non più del 50 %

Intensità (1) del colore

0,01-0,12

Azoto totale

non più di 0,1 %

Zolfo totale

non più di 0,2 %

Arsenico

non più di 1 mg/kg

Piombo

non più di 2 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 25 mg/kg

E 150 b CARAMELLO SOLFITO-CAUSTICO

Definizione

Il caramello solfito-caustico viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti a base di solfito (acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio e bisolfito di sodio); non sono usati composti ammoniacali.

Einecs

232-435-9

Descrizione

Liquidi o solidi da marrone scuro a nero

Purezza

Sostanze coloranti legate dalla DEAE cellulosa

più del 50 %

Intensità del colore (1)

0,05-0,13

Azoto totale

non più di 0,3 % (2)

Anidride solforosa

non più di 0,2 % (2)

Zolfo totale

0,3-3,5 % (2)

Zolfo legato dalla DEAE cellulosa

più del 40 %

Rapporto dell'assorbanza del colore legato dalla DEAE cellulosa

19-34

Rapporto delle assorbanze

(A 280/A 560)

maggiore di 50

Arsenico

non più di 1 mg/kg

Piombo

non più di 2 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 25 mg/kg

E 150 c CARAMELLO AMMONIACALE

Definizione

Il caramello ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri, ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti ammoniacali (idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio e fosfato di ammonio); non sono usati composti a base di solfito.

Einecs

232-435-9

Descrizione

Liquidi o solidi di colore da marrone scuro a nero

Purezza

Sostanze coloranti legate dalla DEAE cellulosa

non più del 50 %

Sostanze coloranti legate dalla fosforil cellulosa

più del 50 %

Intensità del colore (1)

0,08-0,36

Azoto ammoniacale

non più di 0,3 % (2)

4-metilimmidazolo

non più di 250 mg/kg (2)

2-acetil-4-tetraidrossi-butilimmidazolo

non più di 10 mg/kg (2)

Zolfo totale

non più di 0,2 % (2)

Azoto totale

0,7-3,3 % (2)

Rapporto delle assorbanze delle sostanze coloranti legate dalla fosforil cellulosa

13-35

Arsenico

non più di 1 mg/kg

Piombo

non più di 2 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 25 mg/kg

E 150 d CARAMELLO SOLFITO-AMMONIACALE

Definizione

Il caramello solfito-ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali in presenza di composti a base di solfito o ammoniacali (acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio, bisolfito di sodio, idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio, fosfato di ammonio, solfato di ammonio, solfito di ammonio e solfito acido di ammonio).

Einecs

232-435-9

Descrizione

Liquidi o solidi di colore da marrone scuro a nero

Purezza

Colorante legato dalla DEAE cellulosa

più del 50 %

Intensità del colore (1)

0,10-0,60

Azoto ammoniacale

non più di 0,6 % (2)

Anidride solforosa

non più di 0,2 % (2)

4-metilimmidazolo

non più di 250 mg/kg (2)

Azoto totale

0,3-1,7 % (2)

Zolfo totale

0,8-2,5 % (2)

Rapporto Azoto/Zolfo del prodotto precipitato con alcool

0,7-2,7

Rapporto delle assorbanze del precipitato con alcool (3)

8-14

Rapporto delle assorbanze (A 280/560)

non più di 50

Arsenico

non più di 1 mg/kg

Piombo

non più di 2 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 25 mg/kg

E 151 NERO BRILLANTE BN, NERO PN

Sinonimi

CI nero per alimenti 1

Definizione

Il nero brillante BN è costituito essenzialmente da tetrasodio-4-acetammido-5-idrossi-6-[7-solfonato-4-(4-solfonatofenilazo)-1-naftilazo]naftalen-1,7-disolfonato e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il nero brillante BN è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti biazoici

Colour Index n.

28440

Einecs

219-746-5

Denominazione chimica

Tetrasodio 4-acetammido-5-idrossi-6-[7-solfonato-4-(4-solfonatofenilazo)-1-naftilazo] naftalen-1,7-disolfonato

Formula chimica

C28H17N5Na4O14S4

Peso molecolare

867,69

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali calcolate come sali sodici non inferiore all'80 %

E1 cm 1 % 530 in soluzione acquosa a circa 570 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore nero

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a circa 570 nm

B.

Soluzione acquosa nero-bluastra

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 10 % (sul contenuto di colorante)

Composti organici diversi dai coloranti

 

 

Acido 4-acetammido-5-idrossinaftalen-1,7-disolfonico

 

Acido 4-ammino-5-idrossinaftalen-1,7-disolfonico

 

Acido 8-amminonaftalen-2-solfonico

 

Acido 4,4′-diazoamminodi-(benzensolfonico)

totale non superiore a 0,8 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % in condizioni di neutralità

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 153 CARBONE VEGETALE

Sinonimi

Nero vegetale

Definizione

Il carbone vegetale si ottiene dalla carbonizzazione di sostanze vegetali quali legno, residui di cellulosa, torba e gusci di noci di cocco o altri gusci. Il materiale grezzo viene carbonizzato ad alta temperatura. Esso è costituito essenzialmente da carbone finemente suddiviso e può contenere piccole quantità di prodotti azotati, idrogenati e ossigenati. Dopo la preparazione il carbone può assorbire umidità.

Colour Index n.

77266

Einecs

215-609-9

Denominazione chimica

Carbone

Formula chimica

C

Peso molecolare

12,01

Tenore

Contenuto non meno di 95 % di carbone, calcolato su base anidra e in assenza di ceneri.

Descrizione

Polvere nera, priva di odore e di sapore

Identificazione

A.

Solubilità

Insolubile in acqua e nei solventi organici

B.

Combustione

Riscaldato al color rosso brucia lentamente senza fiamma

Purezza

Ceneri (totali)

non più di 4,0 % (temperatura di ignizione: 625 °C)

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

Idrocarburi poliaromatici

L'estratto ottenuto da 1 g del prodotto trattato con 10 g di cicloesano puro in un apparato per estrazione continua, deve risultare incolore. La fluorescenza dell'estratto alla luce ultravioletta non supera l'intensità di quella ottenuta da una soluzione di 0,1 mg di solfato di chinina in 1 000 ml di acido solforico 0,01 M.

Perdita all'essiccamento

non più di 12 % dopo 4 ore a 120 °C

Sostanze solubili in alcali

Il filtrato ottenuto bollendo 2 g del campione in 20 ml di idrossido di sodio 1 N è incolore dopo filtrazione.

E 154 BRUNO FK

Sinonimi

CI bruno per alimenti 1

Definizione

Il bruno FK è costituito essenzialmente da una miscela di:

I

sodio 4-(2,4-diamminofenilazo) benzensolfonato

II

sodio 4-(4,6-diammino-m-tolilazo) benzensolfonato

III

disodio 4,4′-(4,6-diammino-1,3-fenilenbisazo) di(benzensolfonato)

IV

disodio 4,4′-(2,4-diammino-1,3-fenilenbisazo) di(benzensolfonato)

V

disodio 4,4′-(2,4-diammino-5-metil-1,3-fenilenbisazo) di(benzensolfonato)

VI

trisodio-4,4′,4″-(2,4-diamminobenzen-1,3,5-trisazo) tri-(benzensolfonato)

e da coloranti accessori accompagnati da acqua, cloruro sodico e/o solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il bruno FK è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti azoici (miscela di coloranti mono-, bi- e triazoici)

Einecs

 

Denominazione chimica

Miscela di:

I

sodio 4-(2,4-diamminofenilazo)benzensolfonato

II

sodio 4-(4,6-diammino-m-tolilazo)benzensolfonato

III

disodio 4,4′-(4,6-diammino-1,3-fenilenbisazo)di(benzensolfonato)

IV

disodio 4,4′-(2,4-diammino-1,3-fenilenbisazo)di(benzensolfonato)

V

disodio 4,4′-(2,4-diammino-5-metil-1,3-fenilenbisazo)di(benzensolfonato)

VI

trisodio 4,4′,4″-(2,4-diamminobenzen-1,3,5-trisazo)tri(benzensolfonato)

Formula chimica

I

C12H11N4NaO3S

II

C13H13N4NaO3S

III

C18H14N6Na2O6S2

IV

C18H14N6Na2O6S2

V

C19H16N6Na2O6S2

VI

C24H17N8Na3O9S3

Peso molecolare

I

314,30

II

328,33

III

520,46

IV

520,46

V

534,47

VI

726,59

Tenore

Contenuto di coloranti totali non inferiore al 70 %.

Sul totale delle sostanze coloranti presenti la proporzione dei diversi componenti non deve superare i seguenti valori:

I

26 %

II

17 %

III

17 %

IV

16 %

V

20 %

VI

16 %

Definizione

Polvere o granuli rosso bruni

Identificazione

Soluzione di colore dall'arancione al rossastro

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 3,5 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

Acido 4-amminobenzen-1-solfonico

non più di 0,7 %

m-fenilendiammina e 4-metil-m-fenilendiammina

non più di 0,35 %

Ammine primarie aromatiche non solfonate diverse da m-fenilen diammine e da 4-metil-m-fenilen diammina

non più di 0,007 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

da una soluzione avente un pH 7, non più di 0,2 %

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 155 BRUNO HT

Sinonimi

CI bruno per alimenti 3

Definizione

Il bruno HT è costituito essenzialmente da disodio 4,4′-(2,4-diidrossi-5-idrossimetil-1,3-fenilenbisazo) di(naftalen-1-solfonato) e da coloranti accessori accompagnati da cloruro sodico e/o da solfato sodico quali principali componenti non coloranti.

Il bruno HT è descritto sotto forma di sale sodico. Sono anche ammessi i sali di calcio e di potassio.

Classe

Coloranti diazoici

Colour Index n.

20285

Einecs

224-924-0

Denominazione chimica

Di sodio 4,4′-(2,4-diidrossi-5-idrossimetil-1,3-fenilenbisazo) di(naftalen-1-solfonato)

Formula chimica

C27H18N4Na2O9S2

Peso molecolare

652,57

Tenore

Contenuto di coloranti totali non inferiore al 70 % calcolati come sali sodici.

E1 cm 1 % 403 in soluzione acquosa a pH 7 a circa 460 nm

Descrizione

Polvere o granuli di colore rosso-bruno

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a pH 7 a circa 460 nm

B.

Soluzione acquosa bruna

 

Purezza

Sostanze insolubili in acqua

non più di 0,2 %

Coloranti accessori

non più di 10 % (metodo TLC)

Composti organici diversi dai coloranti:

 

acido 4-amminonaftalen-1-solfonico

non più di 0,7 %

Ammine primarie aromatiche non solforate

non più di 0,01 % calcolate come anilina

Sostanze estraibili in etere

non più di 0,2 % da una soluzione avente un pH 7

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 160 a (i) CAROTENI MISTI

1.   

Caroteni derivanti dalle piante

Sinonimi

CI Arancione per alimenti 5

Definizione

I caroteni misti si ottengono mediante estrazione con solvente da ceppi naturali di piante commestibili, carote, oli vegetali, erba, erba medica e ortica.

Il colorante principale è costituito da carotenoidi il cui componente maggiore è il β-carotene. Possono essere anche presenti α, γ-carotene e altri pigmenti. L'estratto oltre ai coloranti può contenere oli, grassi e cere che si trovano naturalmente nel materiale di partenza.

Per le estrazioni si possono utilizzare solamente i seguenti solventi: acetone, metiletil chetone, metanolo, etanolo, propano – 2-olo, esano (4), diclorometano e diossido di carbonio.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

75130

Einecs

230-636-6

Formula chimica

β-Carotene: C40H56

Peso molecolare

β-Carotene: 536,88

Tenore

Il contenuto di carotene non è inferiore al 5 % (calcolato come β-carotene). Per i prodotti ottenuti per estrazione di oli vegetali: non inferiore allo 0,2 % nei grassi alimentari

E1 cm 1 %2 500 a circa 440 nm – 457 nm in cicloesano

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cicloesano a 440 nm – 457 nm e 470 nm – 486 nm

Purezza

Solventi residui

Acetone

Metiletil chetone

Metanolo

Propan-2-olo

Esano

Etanolo

non più di 50 mg/kg, singolarmente o in combinazione

Diclorometano non più di 10 mg/kg

Piombo

Non più di 5 mg/kg

2.   

Caroteni derivati dalle alghe

Sinonimi

CI Arancione per alimenti 5

Definizione

I caroteni misti possono anche essere ottenuti dall'alga Dunaliella salina, che cresce in grandi laghi salini nella regione di Whyalla, Australia meridionale. L'estrazione del β-carotene avviene mediante un olio essenziale. La preparazione è in sospensione al 20 — 30 % in olio commestibile. Il rapporto di isomeri trans e cis è dell'ordine di 50/50 – 71/29.

Il colorante principale è costituito da carotenoidi il cui componente maggiore è il β-carotene. Possono anche essere presenti α-carotene, luteina, zeaxantina e β-criptoxantina. L'estratto oltre ai coloranti può contenere oli, grassi e cere che si trovano naturalmente nel materiale di partenza.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

75130

Formula chimica

β-Carotene: C40H56

Peso molecolare

β-Carotene: 536,88

Tenore

Il contenuto di caroteni (calcolato come β-carotene) non è inferiore al 20 %.

E1 cm 1 %2 500 a circa 440 nm – 457 nm in cicloesano

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cicloesano a 440 nm – 457 nm e 474 nm – 486 nm

Purezza

Tocoferoli naturali in olio commestibile

Non più dello 0,3 %

Piombo

Non più di 5 mg/kg

E 160 a (ii) BETA-CAROTENE

1.   

Beta-Carotene

Sinonimi

CI Arancione per alimenti 5

Definizione

Le specifiche si applicano per lo più a tutti gli isomeri trans di β-carotene con piccoli quantitativi di altri carotenoidi. I preparati diluiti e stabilizzati possono avere diversi tassi di isomero trans e cis.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

40800

Einecs

230-636-6

Denominazione chimica

β-Carotene, β,β-Carotene

Formula chimica

C40H56

Peso molecolare

536,88

Tenore

Non inferiore al 96 % del totale dei coloranti (espresso come β-carotene)

E1 cm 1 %2 500 a circa 440 nm – 457 nm in cicloesano

Descrizione

Cristalli di colore rosso brunastro o polvere di cristalli

Identificazione

Spettrometria

Massima in cicloesano a 453 — 456 nm

Purezza

Cenere solfatata

Non oltre lo 0,2 %

Altre sostanze coloranti

Carotenoidi diversi dal β-carotene: non più del 3,0 % nelle sostanze coloranti totali

Piombo

Non più di 2 mg/kg

2.   

Beta-Carotene derivato dalla Blakeslea trispora

Sinonimi

CI Arancione per alimenti 5

Definizione

Ottenuto mediante fermentazione usando una coltura mista dei due tipi di produttori (+) e (-) di ceppi naturali del fungo Blakeslea trispora. Il β-carotene è estratto dalla biomassa mediante etil acetato o acetato di isobutile seguito da alcol isopropilico, e cristallizzato. Il prodotto cristallizzato è formato principalmente da β-carotene trans. A causa del processo naturale il 3 % circa del prodotto è formato da carotenoidi misti, caratteristica specifica del prodotto.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

40800

Einecs

230-636-6

Denominazione chimica

β-Carotene, β,β-Carotene

Formula chimica

C40H56

Peso molecolare

536,88

Tenore

Non inferiore al 96 % del totale dei coloranti (espressi come β-carotene)

E1 cm 1 %2 500 a circa 440 nm – 457 nm in cicloesano

Descrizione

Cristalli rossobrunastri o viola porpora o polvere cristallina (il colore varia a seconda del solvente di estrazione utilizzato e delle condizioni di cristallizzazione)

Identificazione

Spettrometria

Massima in cicloesano a 453 nm – 456 nm

Purezza

Solventi residui

Etil acetato

Etanolo

Non oltre lo 0,8 %, singolarmente o in combinazione

Acetato di isobutile: Non più dell'1,0 %

Alcol isopropilico: Non più dello 0,1 %

Cenere solfatata

Non più dello 0,2 %

Altre sostanze coloranti

Carotenoidi diversi dal β-carotene: non oltre il 3,0 % del totale dei coloranti

Piombo

Non più di 2 mg/kg

Micotossine:

Aflatossina B1

Assente

Tricotecene (T2)

Assente

Ocratossina

Assente

Zearalenone

Assente

Microbiologia:

Muffe

Non più di 100/g

Lieviti

Non più di 100/g

Salmonella

Assente in 25 g

Escherichia coli

Assente in 5 g

E 160b ANNATTO, BISSINA, NORBISSINA

Sinonimi

C.I. Arancione naturale 4

Definizione

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

75120

Einecs

Annatto: 215-735-4; estratto dai semi di annatto: 289-561-2; bissina: 230-248-7

Denominazioni chimiche

bissina

:

6′-Metilidrogen-9′-cis-6,6′-diapocarotene-6,6′-dioato

6′-Metilidrogen-9′-trans-6,6′-diapocarotene-6,6′-dioato

norbissina

:

acido 9′cis-6,6′-diapocarotene-6,6′-dioico

acido 9′-trans-6,6′-diapocarotene-6,6′-dioico

Formula chimica

bissina

:

C25H30O4

norbissina

:

C24H28O4

Peso molecolare

bissina

:

394,51

orbissina

:

380,48

Descrizione

Polvere, sospensione o soluzione rosso bruna

Identificazione

Spettrometria

(bissina)

:

Estinzione massima in cloroformio a circa 502 nm

(norbissina)

:

Estinzione massima in soluzione diluita di KOH a circa 482 nm

i)   

Bissina e norbissina estratte con solvente

Definizione

La bissina si prepara mediante estrazione del rivestimento esterno dei semi dell'albero annatto (Bixa orellana L.) utilizzando uno o più dei seguenti solventi: acetone, metanolo, esano, diclorometano o diossido di carbonio con successiva eliminazione del solvente.

La norbissina viene preparata per idrolisi con alcali acquoso dell'estratto contenente la bissina.

Sia la bissina che la norbissina possono contenere altre sostanze estratte dai semi di annatto.

La polvere di bissina contiene numerosi componenti coloranti, di cui il più abbondante è la bissina, che può essere presente in entrambe le forme enantiomorfe cis e trans. Possono essere presenti anche prodotti derivati dalla degradazione termica della bissina.

La polvere di norbissina contiene i prodotti dell'idrolisi della bissina, sotto forma di sali di sodio o di potassio quali coloranti principali. Possono essere presenti entrambe le forme enantiomorfe cis e trans.

Tenore

Il contenuto delle polveri di bissina non è inferiore al 75 % di carotenoidi totali calcolati come bissina.

In contenuto di polveri di norbissina non è inferiore al 25 % di carotenoidi totali calcolati come norbissina.

(Bissina)

:

E1 cm 1 %2 870 in cloroformio 502 nm

(Norbissina)

:

E1 cm 1 %2 870 in una soluzione di KOH a circa 482 nm

Purezza

Solventi residui

Acetone

Metanolo

Esano

non più di 50 mg/kg singolarmente o in combinazione

diclorometano non più di 10 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

ii)   

Estratto alcalino di annatto

Definizione

L'annatto solubile in acqua si prepara mediante estrazione con alcali acquosi (con idrossido di sodio o di potassio) del rivestimento esterno dei semi dell'albero di annatto (Bixa orellana L.).

L'annatto solubile in acqua contiene norbissina, prodotto dell'idrolisi della bissina, sotto forma di sali di sodio o di potassio, quali coloranti principali. Possono essere presenti entrambe le forme enantiomorfe cis e trans.

Tenore

L'estratto contiene non meno di 0,1 % di carotenoidi totali espressi come norbissina.

(norbissina)

:

E1 cm 1 %2 870 in soluzione KOH a circa 482 nm

Purezza

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

iii)   

Annatto estratto in olio

Definizione

Si preparano estratti di annatto in olio come soluzioni o sospensioni, mediante estrazione con olii vegetali alimentari del rivestimento esterno dei semi dell'albero di annatto (Bixa orellana L.). L'annatto estratto in olio contiene numerosi componenti coloranti, di cui il più abbondante è la bissina che può essere presente in entrambe le forme enantiomorfe cis e trans. Possono anche essere presenti prodotti della degradazione termica della bissina.

Tenore

L'estratto contiene non meno di 0,1 % di carotenoidi totali espressi come bissina.

(bissina)

:

E1 cm 1 %2 870 in cloroformio a circa 502 nm

Purezza

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 160c ESTRATTO DI PAPRICA, CAPSANTINA, CAPSORUBINA

Sinonimi

Oleoresina di paprica

Definizione

L'estratto di paprica si ottiene mediante estrazione con solvente dai ceppi naturali della paprica, che è costituita dai baccelli dei frutti macinati, con o senza i semi, del Capsicum annuum L., e contiene le principali sostanze coloranti di questa spezia. I principali coloranti sono la capsantina e la capsorubina. È anche presente una gran varietà di altre sostanze coloranti.

Per l'estrazione si possono utilizzare unicamente i seguenti solventi: metanolo, etanolo, acetone, esano, diclorometano, etilacetato e diossido di carbonio.

Classe

Carotenoidi

Einecs

Capsantina: 207-364-1, Capsorubina: 207-425-2

Denominazioni chimiche

capsantina: (3R, 3′S, 5′R)-3,3′-diidrossi-β,k-carotene-6-one

capsorubina: (3S, 3′S, 5R, 5R′)-3,3′-diidrossi-k,k-carotene-6,6′-dione

Formula chimica

capsantina: C40H56O3

capsorubina: C40H56O4

Peso molecolare

capsantina: 584,85

capsorubina: 600,85

Tenore

Estratto di paprica: contenuto di carotenoidi non inferiore al 7 %

Capsantina/capsorubina: non inferiori al 30 % dei carotenoidi totali

E1 cm 1 %2 100 in acetone a circa 462 nm

Descrizione

Liquido viscoso rosso scuro

Identificazione

A.

Spettrometria

Estinzione massima in acetone a circa 462 nm

B.

Reazione cromatica

Si ottiene una colorazione blu scuro aggiungendo una goccia di acido solforico ad una goccia di campione contenuta in 2-3 gocce di cloroformio.

Purezza

Solventi residui

etilacetato

metanolo

etanolo

acetone

esano

non più di 50mg/kg singolarmente o in combinazione

diclorometano non più di 10 mg/kg

Capsaicina

non più di 250 mg/kg

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 160d LICOPINA

Sinonimi

Giallo naturale 27

Definizione

La licopina si ottiene mediante estrazione con solvente dai ceppi naturali dei pomodori rossi (Lycopersicon esculentum L.) seguita dall'eliminazione del solvente. Per l'estrazione si possono utilizzare unicamente i seguenti solventi: diclorometano, diossido di carbonio, etilacetato, acetone, propano-2-olo, metanolo, etanolo, esano. Il colorante principale dei pomodori è la licopina, possono essere presenti anche piccole quantità di altri pigmenti carotenoidi. Oltre gli altri coloranti il prodotto può contenere olii, grassi, cere e composti aromatizzanti presenti naturalmente nei pomodori.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

75125

Denominazioni chimiche

Licopina,: Ψ,Ψ-carotene

Formula chimica

C40H56

Peso molecolare

536,85

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 5 %

E1 cm 1 %3 450 in esano a circa 472 nm

Descrizione

Liquido viscoso di colore rosso scuro

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in esano a circa 472 nm

Purezza

Solventi residui

Etilacetato

Metanolo

Etanolo

Acetone

Esano

propan-2-olo

non più di 50 mg/kg singolarmente o in combinazione

Diclorometano non più di 10 mg/kg

Ceneri solfatate

non più di 0,1 %

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 160e BETA-APO-8′-CAROTENALE (C30)

Sinonimi

CI arancione per alimenti 6

Definizione

Le presenti specifiche sono valide principalmente per tutti gli isomeri trans del β-apo-8′-carotenale che è accompagnato da piccole quantità di altri carotenoidi. A partire dal β-apo-8′-carotenale che soddisfa le presenti specifiche si preparano forme diluite e stabilizzate che includono soluzioni o sospensioni di β-apo-8′-carotenale in grassi alimentari o in olii, emulsioni o polveri disperdibili in acqua. Tali preparazioni possono contenere gli isomeri cis/trans in differenti rapporti.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

40820

Einecs

214-171-6

Denominazione chimiche

β-Apo-8′-carotenale, Trans-β-apo-8′-caroten-aldeide

Formula chimica

C30H40O

Peso molecolare

416,65

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 96 %

E1 cm 1 %2 640 in cicloesano a circa 460-462 nm

Descrizione

Cristalli di colore violetto scuro con riflessi metallici o polvere cristallina

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cicloesano a 460-462 nm

Purezza

Ceneri solfatate

non più di 0,1 %

Coloranti accessori

Carotenoidi diversi dal β-apo-8′-carotenale:

non più del 3,0 % delle sostanze coloranti totali

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 160f ESTERE ETILICO DELL'ACIDO BETA-APO-8′-CAROTENOICO (C30)

Sinonimi

CI arancione per alimenti 7, estere β-apo-8′-carotenoico

Definizione

Le presenti specifiche sono valide principalmente per tutti gli isomeri trans dell'estere etilico dell'acido beta-apo-8′-carotenoico accompagnate da piccole quantità di altri carotenoidi. Forme diluite e stabilizzate si preparano a partire dall'estere etilico dell'acido β-apo-8′-carotenoico che soddisfa le presenti specifiche e include soluzioni o sospensioni dell'estere etilico dell'acido β-apo-8′-carotenoico in grassi o olii alimentari, emulsioni e polveri disperdibili in acqua. Queste preparazioni possono contenere gli isomeri cis/trans in rapporti differenti.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

40825

Einecs

214-173-7

Denominazioni chimiche

Estere etilico dell'acido β-apo-8′-carotenoico, etil 8′-apo-β-caroten-8′-oate

Formula chimica

C32H44O2

Peso molecolare

460,70

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore al 96 %

E1 cm 1 %2 550 in cicloesano a circa 449 nm

Descrizione

Cristalli di colore da rosso a rosso-violetto o polvere cristallina

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cicloesano a circa 449 nm

Purezza

Ceneri solfatate

non più di 0,1 %

Coloranti accessori

Carotenoidi diversi dall'estere etilico dell'acido β-apo-8′-carotenoico: non più del 3,0 % delle sostanze coloranti totali non più di 3,0 % delle sostanze coloranti totali

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 161b LUTEINA

Sinonimi

Miscela di carotenoidi, xantofille

Definizione

La luteina si ottiene mediante estrazione con solvente da ceppi naturali di frutti e piante commestibili: erba, erba medica (alfalfa) e tagetes erecta. Il colorante principale è costituito da carotenoidi di cui la luteina e i suoi esteri di acidi grassi sono i componenti maggiori. Sono anche presenti quantità variabili di caroteni. La luteina può contenere grassi, olii e cere che l'accompagnano naturalmente nei vegetali.

Per l'estrazione si possono utilizzare unicamente i seguenti solventi: metanolo, etanolo, propano-2-olo, esano, acetone, metiletil chetone, diclorometano e diossido di carbonio.

Classe

Carotenoidi

Einecs

204-840-0

Denominazione chimica

3,3′-diidrossi-d-carotene

Formula chimica

C40H56O2

Peso molecolare

568,88

Tenore

Contenuto totale di sostanze coloranti non inferiore al 4 % calcolato come luteina

E1 cm 1 %2 550 in cloroformio/etanolo (10 + 90) o in esano/etanolo/acetone (80 + 10 + 10), a circa 445 nm

Descrizione

Liquido scuro, di colore bruno giallastro

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cloroformio/etanolo (10 + 90) a circa 445 nm

Purezza

Solventi residui

acetone

metiletil chetone

metanolo

etanolo

propano-2-olo

esano

non più di 50 mg/kg singolarmente o in combinazione

diclorometano non più dello 10 mg/kg

Arsenico

non più dello 3 mg/kg

Piombo

non più dello 10 mg/kg

Mercurio

non più dello 1 mg/kg

Cadmio

non più dello 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più dello 40 mg/kg

E 161g CANTAXANTINA

Sinonimi

CI arancione per alimenti 8

Definizione

Le presenti specifiche sono valide principalmente per tutti gli isomeri trans della cantaxantina accompagnata da piccole quantità di altri carotenoidi. Dalla cantaxantina si preparano forme diluite e stabilizzate che soddisfano le presenti specifiche ed includono soluzioni o sospensioni di cantaxantina in grassi o olii commestibili, emulsioni e polveri disperdibili in acqua. Le suddette preparazioni possono contenere gli isomeri cis/trans in differenti rapporti.

Classe

Carotenoidi

Colour Index n.

40850

Einecs

208-187-2

Denominazione chimica

β-Carotene-4,4′-dione, cantaxantina, 4,4′-diosso-β-carotene

Formula chimica

C40H52O2

Peso molecolare

564,86

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 96 % (espresse come cantaxantina)

E1 cm 1 %2 200

in cloroformio a circa 485 nm

in cicloesano a 468-472 nm

in etere di petrolio a 464-467 nm

Descrizione

Cristalli o polvere cristallina di color violetto scuro

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in cloroformio a circa 485 nm

Estinzione massima in cicloesano a 468-472 nm

Estinzione massima in etere di petrolio a 464-467 nm

Purezza

Ceneri solfatate

non più di 0,1 %

Coloranti accessori

Carotenoidi diversi dalla cantaxantina: non più del 5,0 % delle sostanze coloranti totali

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 162 ROSSO DI RADICE DI BARBABIETOLA, BETANINA

Sinonimi

Rosso di barbabietola

Definizione

Il rosso di barbabietola si ottiene dalle radici di ceppi naturali di barbabietole rosse (Beta vulgaris L. var. rubra) per spremitura delle barbabietole frantumate o mediante estrazione con acqua delle radici trinciate e successivo arricchimento nel principio attivo. Il colorante è costituito da differenti pigmenti tutti appartenenti alla classe delle betalaine. Il colorante principale è composto da betaciani (rossi) di cui la betanina costituisce il 75-95 %. Possono anche essere presenti piccole quantità di betaxantina (gialla) e di prodotti di degradazione delle betalaine (di colore bruno chiaro).

Il liquido di spremitura o l'estratto contengono oltre ai pigmenti colorati, zuccheri, sali, e/o proteine, composti presenti naturalmente nelle barbabietole rosse. La soluzione si può concentrare e alcuni prodotti si possono raffinare per eliminare la maggior parte degli zuccheri, dei sali e delle proteine.

Classe

Betalaine

Einecs

231-628-5

Denominazioni chimiche

acido (S-(R′,R′)-4-(2-(2-Carbossi-5(β-D-glucopiranosilossi)-2,3-diidro-6-idrossi-1H-indol-1-il)etenil)-2,3-diidro-2,6-piridin-dicarbossilico; 1-(2-(2,6-dicarbossi-1,2,3,4-tetraidro-4-piridiliden)etiliden)-5-β-D-glucopiranosilossi)-6-idrossiindolium-2-carbossilato

Formula chimica

Betanina: C24H26N2O13

Peso molecolare

550,48

Tenore

Contenuto di colorante rosso (espresso come betanina) non inferiore allo 0,4 %

E1 cm 1 %1 120 in soluzione acquosa a pH 5 a circa 535 nm

Descrizione

Liquido, pasta, polvere o solido di colore rosso o rosso scuro

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in soluzione acquosa a pH 5 a circa 535 nm

Purezza

Nitrato

non più di 2 g di anione nitrato/g di colorante rosso (calcolato dai dati analitici).

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 163 ANTOCIANI

Definizione

Gli antociani si ottengono mediante estrazione con acqua trattata al solfito, acqua acidificata, diossido di carbonio, metanolo o etanolo da ceppi naturali di verdure o di frutti commestibili. Gli antociani contengono i componenti comuni ai materiali di partenza, quali l'antocianina, gli acidi organici, tannini, zuccheri, sali minerali ecc.; tuttavia, questi prodotti non si rinvengono necessariamente nelle proporzioni in cui sono presenti nei materiali di partenza.

Classe

Antociani

Einecs

208-438-6 (cianidina); 205-125-6 (peonidina); 208-437-0 (delfinidina); 211-403-8 (malvidina); 205-127-7 (pelargonidina)

Denominazioni chimiche

3,3′,4′,5,7-Pentaidrossi-flavilium cloruro (cianidina)

3,4′,5,7-Tetraidrossi-3′-metossiflavilium cloruro (peonidina)

3,4′,5,7-Tetraidrossi-3′,5′-dimetossiflavilium cloruro (malvidina)

3,5,7-Triidrossi-2-(3,4,5,triidrossifenil)-1-benzopirilio cloruro (delfinidina)

3,3′4′,5,7-Pentaidrossi-5′-metossiflavilium cloruro (petunidina)

3,5,7-triidrossi-2-(4-idrossifenil)-1-benzopirilio cloruro (pelargonidina)

Formula chimica

Cianidina: C15H11O6Cl

Peonidina: C16H13O6Cl

Malvidina: C17H15O7Cl

Delfinidina: C15H11O7Cl

Petunidina: C16H13O7Cl

Pelargonidina: C15H11O5Cl

Peso molecolare

Cianidina: 322,6

Peonidina: 336,7

Malvidina: 366,7

Delfinidina: 340,6

Petunidina: 352,7

Pelargonidina: 306,7

Tenore

E1 cm 1 % 300 per il pigmento puro a pH 3,0, a 515-535 nm

Descrizione

Liquido, polvere o pasta di colore rosso porpora, avente un leggero odore caratteristico

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in metanolo contenente 0,01 % HCl conc.:

Cianidina: 535 nm

Peonidina: 532 nm

Malvidina: 542 nm

Delfinidina: 546 nm

Petunidina: 543 nm

Pelargonidina: 530 nm

Purezza

Solventi residui

Metanolo

Etanolo

non più di 50 mg/kg singolarmente o in combinazione

Anidride solforosa

non più di 1 000 mg/kg di pigmento

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 170 CARBONATO DI CALCIO

Sinonimi

CI pigmento bianco 18, gesso

Definizione

Il carbonato di calcio si ottiene con calce macinata o precipitando gli ioni calcio con ioni di carbonato.

Classe

Composti inorganici

Color Index n.

77220

Einecs

Carbonato di calcio: 207-439-9

Calce: 215-279-6

Denominazione chimica

Carbonato di calcio

Formula chimica

CaCO3

Peso molecolare

100,1

Tenore

Contenuto non inferiore a 98 % su base anidra

Descrizione

Polvere bianca cristallina o amorfa, priva di odore e di sapore

Identificazione

A. Solubilità

Praticamente insolubile in acqua e in alcool. Si scioglie con effervescenza negli acidi acetico, cloridrico e nitrico diluiti; le soluzioni ottenute, dopo ebollizione, danno una risposta positiva al saggio per il calcio.

Purezza

Perdita all'essiccamento

non più di 2,0 % (per 4 ore a 200 °C)

Sostanze insolubili in soluzione acida

non più di 0,2 %

Sali di magnesio e sali alcalini

non più di 1,5 %

Fluoruri

non più di 50 mg/kg

Antimonio (come Sb)

Rame (come Cu)

Cromo (come Cr)

Zinco (come Zn)

Bario (come Ba)

non più di 100 mg/kg singolarmente o in combinazione

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

E 171 BIOSSIDO DI TITANIO

Sinonimi

CI pigmento bianco 6

Definizione

Il biossido di titanio è costituito essenzialmente da anatasio puro di biossido di titanio che può essere ricoperto da piccole quantità di allumina e/o di silice per migliorare le proprietà tecnologiche del prodotto.

Classe

Composti inorganici

Colour Index n.

77891

Einecs

236-675-5

Denominazione chimica

Biossido di titanio

Formula chimica

TiO2

Peso molecolare

79,88

Tenore

Contenuto non inferiore a 99 % in assenza di allumina e silice

Descrizione

Polvere bianca o lievemente colorata

Identificazione

Solubilità

Insolubile in acqua e nei solventi organici. Si scioglie lentamente in acido fluoridrico ed in acido solforico concentrato e caldo.

Purezza

Perdita all’essiccamento

Non più di 0,5 % (per 3 ore a 105 °C)

Perdita alla combustione

Non più di 1,0 % in assenza di prodotti volatili (a 800 °C)

Ossido di alluminio e/o anidride silicica

Totale non superiore a 2,0 %

Sostanze solubili in HCl 0,5 N

Non più di 0,5 % in assenza di allumina e di silice, inoltre, per prodotti contenenti allumina e/o silice, non più di 1,5 % sulla base del prodotto commerciale.

Sostanze solubili in acqua

Non più di 0,5 %

Cadmio

Non più di 1 mg/kg

Antimonio

Non più di 50 mg/kg dopo dissoluzione completa

Arsenico

Non più di 3 mg/kg dopo dissoluzione completa

Piombo

Non più di 10 mg/kg dopo dissoluzione completa

Mercurio

Non più di 1 mg/kg dopo dissoluzione completa

Zinco

Non più di 50 mg/kg dopo dissoluzione completa

E 172 OSSIDI DI FERRO E IDROSSIDI DI FERRO

Sinonimi

Ossido di ferro giallo

:

CI colorante giallo 42 e 43

Ossido di ferro rosso

:

CI colorante rosso 101 e 102

Ossido di ferro nero

:

CI colorante nero 11

Definizione

Gli ossidi di ferro e gli idrossidi di ferro si producono sinteticamente e sono costituiti essenzialmente da ossidi di ferro anidri e/o idrati. Sono disponibili i seguenti colori giallo, rosso, bruno e nero. Gli ossidi di ferro per uso alimentare si distinguono dai prodotti tecnici in primo luogo per il loro basso livello di contaminanti metallici. Questo risultato si raggiunge selezionando e controllando le materie prime di partenza del ferro e/o purificando estensivamente con metodi chimici il prodotto durante il processo di preparazione dello stesso.

Classe

Composti inorganici

Colour Index n.

ossido di ferro giallo

:

77492

ossido di ferro rosso

:

77491

ossido di ferro nero

:

77499

Einecs

ossido di ferro giallo

:

257-098-5

ossido di ferro rosso

:

215-168-2

ossido di ferro nero

:

235-442-5

Denominazioni chimiche

ossido di ferro giallo

:

ossido ferrico idrato, ossido di ferro (III) idrato

ossido di ferro rosso

:

ossido ferrico anidro, ossido di ferro (III) anidro

ossido di ferro nero

:

ossido ferroso ferrico, ossido di ferro (II, III)

Formule chimiche

ossido di ferro giallo

:

FeO(OH).H2O

ossido di ferro rosso

:

Fe2O3

ossido di ferro nero

:

FeO.Fe2O3

Peso molecolare

88,85

:

FeO(OH)

159,70

:

Fe2O3

231,55

:

FeO.Fe2O3

Tenore

Giallo non meno di 60 %, rosso e nero non meno di 68 % del ferro totale, espresso come ferro

Descrizione

Polvere di colore giallo, rosso, bruno o nero

Identificazione

Solubilità

Insolubile in acqua e nei solventi organici.

Solubile negli acidi minerali concentrati

Purezza

Sostanze solubili in acqua

non più di 1,0 %

con dissoluzione completa

Arsenico

non più di 5 mg/kg

Bario

non più di 50 mg/kg

Cadmio

non più di 5 mg/kg

Cromo

non più di 100 mg/kg

Rame

non più di 50 mg/kg

Piombo

non più di 20 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Nickel

non più di 200 mg/kg

Zinco

non più di 100 mg/kg

E 173 ALLUMINIO

Sinonimi

CI pigmento metallico, Al

Definizione

La polvere d'alluminio è costituita da particelle di alluminio finemente suddivise. La macinazione dell'alluminio può essere effettuata in presenza o in assenza di olii vegetali commestibili e/o di acidi grassi di qualità pari a quella degli additivi alimentari. Non è consentito aggiungere all'alluminio prodotti diversi dagli olii vegetali commestibili e/o e dagli acidi grassi di qualità pari a quella degli additivi alimentari.

Colour Index n.

77000

Einecs

231-072-3

Denominazione chimica

alluminio

Formula chimica

Al

Peso atomico

26,98

Tenore

Non meno di 99 % calcolato come Al in assenza di olii

Descrizione

Polvere di colore grigio argento o fogli sottili

Identificazione

Solubilità

Insolubile in acqua e nei solventi organici. Solubile in acido cloridrico diluito. La soluzione ottenuta dà risposta positiva al saggio per l'alluminio.

Purezza

Perdita all'essiccamento

non più di 0,5 % (a 105 °C, a peso costante)

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg

E 174 ARGENTO

Sinonimi

Argentum, Ag

Classe

Composti inorganici

Colour Index n.

77820

Einecs

231-131-3

Denominazione chimica

Argento

Simbolo chimico

Ag

Peso atomico

107,87

Tenore

Contenuto non inferiore a 99,5 % di Ag

Descrizione

Polvere color argento o fogli sottili

E 175 ORO

Sinonimi

Pigmento metallico 3, Aurum, Au

Classe

Composti inorganici

Colour Index n.

77480

Einecs

231-165-9

Denominazione chimica

Oro

Simbolo chimico

Au

Peso atomico

197,0

Tenore

Contenuto non inferiore a 90 % di Au

Descrizione

Polvere color oro o fogli sottili

Purezza

Argento

non più di 7,0 %

dopo dissoluzione completa

Rame

non più di 4,0 %

E 180 LITOLRUBINO BK

Sinonimi

CI pigmento rosso 57, pigmento rubino, carminio 6B

Definizione

Il litolrubino BK è costituito essenzialmente da calcio 3-idrossi-4-(4-metil-2-solfonatofenilazo)-2-naftalen carbossilato e da coloranti accessori accompagnati da acqua, cloruro di calcio e/o solfato di calcio quali principali componenti non coloranti.

Classe

Coloranti monoazoici

Colour Index n.

15850:1

Einecs

226-109-5

Denominazione chimica

Calcio 3-idrossi-4-(4-metil-2-solfonatofenilazo)-2-naftalen carbossilato

Formula chimica

C18H12CaN2O6S

Peso molecolare

424,45

Tenore

Contenuto di sostanze coloranti totali non inferiore a 90 %

E1 cm 1 % 200 in dimetilformammide a circa 442 nm

Descrizione

Polvere rossa

Identificazione

Spettrometria

Estinzione massima in dimetilformammide a circa 442 nm

Purezza

Coloranti accessori

non più di 0,5 %

Composti organici diversi dai coloranti:

 

sale di calcio dell'acido 2-ammino-5-metilbenzensolfonico

non più di 0,2 %

sale di calcio dell'acido 3-idrossi-2-naftalencarbossilico

non più di 0,4 %

Ammine primarie aromatiche non solfonate

non più di 0,01 % (calcolate come anilina)

Sostanze estraibili in etere

da una soluzione avente un pH 7, non più di 0,2 %

Arsenico

non più di 3 mg/kg

Piombo

non più di 10 mg/kg

Mercurio

non più di 1 mg/kg

Cadmio

non più di 1 mg/kg

Metalli pesanti (quali Pb)

non più di 40 mg/kg


(1)  L'intensità della colorazione è definita come l'assorbanza misurata a 610 mm di una soluzione del colorante caramello in acqua alla concentrazione di 0,1 % (p/v) in una cella di 1 cm.

(2)  Espresso sulla base di una colorazione equivalente, ovvero espresso come un prodotto avente un'intensità di colore pari a 0,1 unità di assorbanza.

(3)  Il rapporto delle assorbanze del precipitato alcolico è definito come l'assorbanza del precipitato a 280 nm divisa per l'assorbanza a 560 nm (in una cella di 1 cm).

(4)  Benzene non superiore allo 0,05 % v/v


ALLEGATO II

PARTE A

Direttiva abrogata ed elenco delle sue modificazioni successive

(di cui all’articolo 2)

Direttiva 95/45/CE della Commissione

(GU L 226 del 22.9.1995, pag. 1)

Direttiva 1999/75/CE della Commissione

(GU L 206 del 5.8.1999, pag. 19)

Direttiva 2001/50/CE della Commissione

(GU L 190 del 12.7.2001, pag. 14)

Direttiva 2004/47/CE della Commissione

(GU L 113 del 20.4.2004, pag. 24)

Direttiva 2006/33/CE della Commissione

(GU L 82 del 21.3.2006, pag. 10)

PARTE B

Elenco dei termini di attuazione in diritto nazionale

(di cui all’articolo 2)

Direttiva

Termine di attuazione

95/45/CE

1o luglio 1996 (1)

1999/75/CE

1o luglio 2000

2001/50/CE

29 giugno 2002

2004/47/CE

1o aprile 2005 (2)

2006/33/CE

10 aprile 2007


(1)  In base all’articolo 2, paragrafo 2, della direttiva 95/45/CE, i prodotti immessi in commercio o etichettati prima del 1o luglio 1996 e non conformi a detta direttiva possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.

(2)  In base all’articolo 3 della direttiva 2004/47/CE, i prodotti immessi sul mercato o etichettati prima del 1o aprile 2005 che non sono conformi a detta direttiva possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.


ALLEGATO III

Tavola di concordanza

Direttiva 95/45/CE

Presente direttiva

Articolo 1, paragrafo 1

Articolo 1

Articolo 1, paragrafo 2

Articolo 2

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 4

Allegato

Allegato I

Allegato II

Allegato III


II Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione non è obbligatoria

DECISIONI

Commissione

10.1.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 6/64


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 2 dicembre 2008

che definisce un modulo per la comunicazione degli incidenti rilevanti ai sensi della direttiva 96/82/CE del Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose

[notificata con il numero C(2008) 7530]

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2009/10/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (1), in particolare l’articolo 15, paragrafo 2,

dopo aver consultato il comitato di cui all'articolo 22 della direttiva,

considerando quanto segue:

(1)

L'articolo 14 della direttiva 96/82/CE stabilisce che gli Stati membri provvedono affinché, non appena possibile dopo che si sia verificato un incidente rilevante, il gestore sia tenuto a informare l'autorità competente. L'articolo 15, paragrafo 1, della direttiva stabilisce che gli Stati membri informano non appena possibile la Commissione degli incidenti rilevanti che si sono verificati all'interno del loro territorio e che rispondano ai criteri dell'allegato VI della direttiva. L'articolo 15, paragrafo 2, della direttiva stabilisce che raccolte le informazioni di cui all'articolo 14, gli Stati membri comunicano alla Commissione l'esito delle proprie analisi e le proprie raccomandazioni in merito a misure preventive da adottare in futuro.

(2)

Le informazioni richieste ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, devono essere comunicate per mezzo di un modulo definito e aggiornato in base alla procedura di cui all'articolo 22 della direttiva.

(3)

Le misure previste dalla presente decisione sono conformi al parere del comitato istituito dall'articolo 22 della direttiva,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Ai fini dell'articolo 15, paragrafo 2, della direttiva 96/82/CE sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, è adottato il modulo per la comunicazione degli incidenti rilevanti definito nell'allegato alla presente decisione.

Articolo 2

A decorrere dal 1o dicembre 2008, gli Stati membri inviano relazioni contenenti le informazioni in conformità dell'allegato utilizzando lo schedario e il sistema informativo previsti dall'articolo 19, paragrafo 2, della direttiva 96/82/CE.

Articolo 3

L'applicazione definitiva del modulo per la comunicazione degli incidenti rilevanti definito in allegato è preceduta da un periodo di prova di 5 mesi che avrà inizio il 1o dicembre 2008.

Articolo 4

Se dal periodo di prova emergerà la necessità di modificare il modulo per la comunicazione degli incidenti rilevanti definito in allegato, la presente decisione sarà modificata ai sensi della procedura stabilita all'articolo 22 della direttiva.

Articolo 5

Le informazioni riservate sono trattate conformemente alla decisione 2001/844/CE, CECA, Euratom della Commissione, del 29 novembre 2001, che modifica il regolamento interno della Commissione (2).

Articolo 6

Le relazioni inviate dagli Stati membri contengono unicamente le informazioni disponibili alle autorità competenti.

Articolo 7

Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 2 dicembre 2008.

Per la Commissione

Stavros DIMAS

Membro della Commissione


(1)  GU L 10 del 14.1.1997, pag. 13.

(2)  GU L 317 del 3.12.2001, pag. 1.


ALLEGATO

Informazioni da fornire ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, della direttiva 96/82/CE

(I riferimenti allo schedario e al sistema informativo indicano la base dati elettronica Major Accidents Reporting System — Sistema per la comunicazione degli incidenti rilevanti — della Commissione, disponibile all'indirizzo http://mahbsrv.jrc.it)

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10.1.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 6/79


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 19 dicembre 2008

relativa all’autorizzazione di metodi di classificazione delle carcasse di suino in Spagna

[notificata con il numero C(2008) 8477]

(Il testo in lingua spagnola è il solo facente fede)

(2009/11/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CEE) n. 3220/84 del Consiglio, del 13 novembre 1984, che determina la tabella comunitaria di classificazione delle carcasse di suino (1), in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 3220/84, le carcasse di suino sono classificate stimando il tenore di carne magra mediante metodi di stima statisticamente provati, basati sulla misurazione fisica di una o più parti anatomiche della carcassa di suino. L’autorizzazione dei metodi di classificazione è subordinata alla condizione che non venga superato un determinato margine di errore statistico di stima. Tale tolleranza è stata definita all’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2967/85 della Commissione, del 24 ottobre 1985, che stabilisce le modalità di applicazione della tabella comunitaria di classificazione delle carcasse di suino (2).

(2)

La decisione 88/479/CEE della Commissione (3) autorizza l’impiego di quattro metodi (DEST, FOM, HGP e Autofom) per la classificazione delle carcasse di suino in Spagna.

(3)

A causa di adeguamenti tecnici, la Spagna ha chiesto alla Commissione di autorizzare l’ammodernamento di due metodi (FOM e Autofom), l’utilizzazione di due nuovi metodi (UltraFOM 300 e VCS2000) e la soppressione di due metodi (HGP e DEST), ed ha presentato i risultati delle prove della dissezione nella parte II del protocollo di cui all’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2967/85.

(4)

Dall’esame della domanda presentata risultano soddisfatte le condizioni per l’autorizzazione di questi metodi di classificazione.

(5)

In conformità dell’articolo 2, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento (CEE) n. 3220/84, gli Stati membri possono essere autorizzati a prevedere una presentazione diversa delle carcasse di suini se prassi commerciale o esigenze tecniche giustificano tale deroga. In Spagna la prassi commerciale può richiedere l’asportazione degli zampi anteriori dalla carcassa di suino oltre all’asportazione di lingua, setole, unghie, organi genitali, sugna, rognoni e diaframma in conformità dell’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 3220/84.

(6)

Non possono essere autorizzate modifiche degli apparecchi o dei metodi di classificazione, salvo mediante nuova decisione della Commissione adottata alla luce dell’esperienza acquisita. Per questo motivo, la presente autorizzazione può essere revocata.

(7)

Per motivi di chiarezza, è opportuno abrogare la decisione 88/479/CEE e sostituirla con una nuova decisione.

(8)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del comitato di gestione per l’organizzazione comune dei mercati agricoli,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Per la classificazione delle carcasse di suino a norma del regolamento (CEE) n. 3220/84 in Spagna sono autorizzati:

a)

l’apparecchio denominato «Fat-O-Meater (FOM)» e i relativi metodi di stima, descritti in dettaglio nella parte 1 dell’allegato;

b)

l’apparecchio denominato «Fully automatic ultrasonic carcase grading (AUTOFOM)» e i relativi metodi di stima, descritti in dettaglio nella parte 2 dell’allegato;

c)

l’apparecchio denominato «Ultra FOM 300» e i relativi metodi di stima, descritti in dettaglio nella parte 3 dell’allegato;

d)

l’apparecchio denominato «Automatic Vision system (VCS2000)» e i relativi metodi di stima, descritti in dettaglio nella parte 4 dell’allegato.

Articolo 2

In deroga all’articolo 2 del regolamento (CEE) n. 3220/84, le carcasse di suino possono essere presentate per la pesatura e la classificazione anche senza zampi anteriori. In tal caso, per garantire la comparabilità della quotazione delle carcasse di suino, il peso a caldo constatato viene aumentato di 0,840 kg.

Articolo 3

Non sono autorizzate modifiche degli apparecchi o dei metodi di stima.

Articolo 4

La decisione 88/479/CEE è abrogata.

Articolo 5

Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 19 dicembre 2008.

Per la Commissione

Mariann FISCHER BOEL

Membro della Commissione


(1)  GU L 301 del 20.11.1984, pag. 1.

(2)  GU L 285 del 25.10.1985, pag. 39.

(3)  GU L 234 del 24.8.1988, pag. 20.


ALLEGATO

METODI DI CLASSIFICAZIONE DELLE CARCASSE DI SUINO IN SPAGNA

Parte 1

FAT-O-MEATER (FOM)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato Fat-O-«Meater (FOM)».

2.

L’apparecchio è equipaggiato di una sonda del diametro di 6 mm, avente un fotodiodo di tipo Siemens SFH 950 e un fotodetettore di tipo Siemens SFH 960 nonché una distanza operativa compresa tra 3 e 103 mm. I valori di misurazione sono convertiti in risultato di stima del tenore di carne magra mediante un computer.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato secondo la seguente formula:

Image = 66,91 – 0,895 X1 + 0,144 X2

dove:

Image

=

tenore stimato di carne magra (in percentuale),

X1

=

spessore del grasso fra la terzultima e la quartultima costola a 60 mm dalla linea media della carcassa (in millimetri),

X2

=

spessore del muscolo misurato allo stesso tempo e nello stesso punto di X1 (in millimetri).

La formula è valida per le carcasse di peso tra compreso 60 e 120 kg.

Parte 2

FULLY AUTOMATIC ULTRASONIC CARCASE GRADING (AUTOFOM)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Fully automatic ultrasonic carcase grading (Autofom)».

2.

L’apparecchio è munito di 16 trasduttori a ultrasuoni a 2 MHz (Krautkrämer, SFK 2 NP), con una distanza operativa di 25 mm fra i singoli trasduttori.

I dati ultrasonici comprendono misurazioni dello spessore del lardo dorsale e della profondità muscolare.

I valori di misurazione sono convertiti in risultato di stima del tenore di carne magra da un’unità centrale di elaborazione dei dati.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato in base a 34 singoli punti di misurazione, secondo la seguente formula:

Image = 70,59614 – 0,0904 · V22 – 0,23033 · V23 – 0,15558 · V44 + 0,086638 · V46 – 0,09965 · V48 – 0,10002 · V49 – 0,11624 · V51 – 0,05561 · V52 – 0,04854 · V53 – 0,0432 · V54 – 0,00282 · V55 + 0,051829 · V57 + 0,036795 · V58 – 0,00519 · V59 – 0,0269 · V60 – 0,06432 · V61 – 0,05323 · V62 – 0,05229 · V64 – 0,0523 · V65 + 0,005645 · V72 – 0,06505 · V73 – 0,04587 · V74 + 0,015041 · V77 + 0,030928 · V78 – 0,08024 · V79 – 0,07275 · V80 – 0,07497 · V85 – 0,06818 · V86 – 0,06875 · V87 – 0,04742 · V90 – 0,00698 · V91 + 0,046485 · V92 – 0,10403 · V93 + 0,160475 · V123

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa.

V22, V23, … V123 sono le variabili misurate con l’apparecchio Autofom

4.

La descrizione dei punti di misurazione e quella del metodo statistico sono contenute nella parte II del protocollo presentato dalla Spagna alla Commissione a norma dell’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2967/85.

La formula è valida per le carcasse di peso tra compreso 60 e 120 kg.

Parte 3

ULTRAFOM 300

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «UltraFOM 300».

2.

L’apparecchio è provvisto di una sonda ultrasonica a 4 MHz (Krautkrämer MB 4 SE). Il segnale ultrasonico è digitalizzato, archiviato ed elaborato da un microprocessore (tipo Intel 80 C 32). I risultati della misurazione sono convertiti in risultato di stima del tenore di carne magra dallo stesso apparecchio Ultra FOM.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato secondo la seguente formula:

Image = 69,22 – 1,023 X1 + 0,116 X2

dove:

Image

=

tenore stimato di carne magra (in percentuale),

X1

=

spessore del grasso fra la terzultima e la quartultima costola a 70 mm dalla linea media della carcassa (in millimetri),

X2

=

spessore del muscolo misurato allo stesso tempo e nello stesso punto di X1 (in millimetri).

La formula è valida per le carcasse di peso tra compreso 60 e 120 kg.

Parte 4

AUTOMATIC VISION SYSTEM (VCS2000)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Automatic Vision system (VCS2000)».

2.

L’apparecchio VCS 2000 è un sistema di elaborazione di immagini per determinare automaticamente i valori commerciali delle mezzene di suino. Il sistema è utilizzato online nell’ambito del sistema di macellazione che, tramite una videocamera, filma automaticamente le mezzene. I dati relativi all’immagine sono quindi elaborati in un computer mediante uno speciale programma di elaborazione dell’immagine.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato sulla base di 70 punti di misurazione, secondo la seguente formula:

Image = 37,49855 + 0,017715 · X2 – 0,00075 · X40 – 0,02522 · X50 – 0,04549 · X52 – 0,0000335 · X59 – 0,000093 · X62 – 0,0000814 · X63 – 0,0000715 · X64 – 0,0000494 · X66 – 0,0000482 · X67 – 0,00047 · X69 + 0,000304 · X70 + 0,00867 · X77 – 0,03007 · X79 – 0,04575 · X81 – 0,01742 · X82 – 0,01768 · X83 – 0,03114 · X84 – 0,02549 · X85 – 0,0265 · X92 – 0,03299 · X95 – 0,02472 · X99 – 0,0399 · X102 + 0,020178 · X103 – 0,04614 · X106 + 0,012659 · X107 + 0,012256 · X110 + 0,015358 · X113 – 0,23294 · X116 + 0,010157 · X117 – 0,07282 · X120 + 0,126624 · X142 + 6,052785 · X2/6 – 13,2893 · X14/10 + 7,287408 · X77/51 – 4,09296 · X79/51 – 11,4326 · X81/51 – 1,28847 · X82/51 – 0,57019 · X83/51 – 5,21869 · X84/51 – 2,92106 · X85/51 + 8,274608 · X88/51 + 9,886478 · X91/51 – 0,00442 · X47/79 – 0,04848 · X50/79 + 0,227913 · X54/79 + 2,845209 · X77/79 + 0,018409 · X86/79 – 0,00838 · X89/79 + 0,007447 · X94/79 + 136,5994 · X27/20 + 182,973 · X29/20 – 6,82665 · X59/20 – 261 768 · X61/20 – 7,85416 · X62/20 – 3,8587 · X63/20 – 16,6166 · X64/20 – 59,2087 · X65/20 – 3,21138 · X66/20 – 6,96096 · X67/20 + 20,91982 · X68/20 – 109,736 · X69/20 + 243,641 · X70/20 + 29,84246 · X73/20 + 15,50442 · X74/20 – 0,30367 · X36/59 – 2,07787 · X40/59 – 0,38605 · X42/59 – 1,90547 · X69/59 + 3,554836 · X70/59

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa,

X2, X40, … X70/59 sono le variabili misurate con l’apparecchio VCS2000

4.

La descrizione dei punti di misurazione e quella del metodo statistico sono contenute nella parte II del protocollo presentato dalla Spagna alla Commissione a norma dell’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2967/85.

La formula è valida per le carcasse di peso tra compreso 60 e 120 kg.


10.1.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 6/83


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 19 dicembre 2008

relativa all’autorizzazione di metodi di classificazione delle carcasse di suino in Danimarca

[notificata con il numero C(2008) 8498]

(Il testo in lingua danese è il solo facente fede)

(2009/12/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CEE) n. 3220/84 del Consiglio, del 13 novembre 1984, che determina la tabella comunitaria di classificazione delle carcasse di suino (1), in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell’articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 3220/84, le carcasse di suino sono classificate stimando il tenore di carne magra mediante metodi di stima statisticamente provati e basati sulla misurazione fisica di una o più parti anatomiche della carcassa di suino. L’autorizzazione dei metodi di classificazione è subordinata alla condizione che non venga superato un determinato margine di errore statistico di stima. Tale tolleranza è stata definita all’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2967/85 della Commissione, del 24 ottobre 1985, che stabilisce le modalità di applicazione della tabella comunitaria di classificazione delle carcasse di suino (2).

(2)

La decisione 92/469/CEE della Commissione (3) autorizza l’impiego di quattro metodi per la classificazione delle carcasse di suino in Danimarca.

(3)

A causa di adeguamenti tecnici, la Danimarca ha chiesto alla Commissione di autorizzare l’ammodernamento di quattro metodi autorizzati e l’utilizzazione di due metodi ammodernati (Autofom DK e FOM II) e ha presentato i risultati delle prove della dissezione nella parte II del protocollo di cui all’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2967/85.

(4)

Dall’esame della domanda presentata risultano soddisfatte le condizioni per l’autorizzazione di questi metodi di classificazione.

(5)

Non possono essere autorizzate modifiche degli apparecchi o dei metodi di classificazione, salvo mediante nuova decisione della Commissione adottata alla luce dell’esperienza acquisita. Per questo motivo, la presente autorizzazione può essere revocata.

(6)

Per motivi di chiarezza, è opportuno abrogare la decisione 92/469/CEE e sostituirla con la presente decisione.

(7)

Le misure di cui alla presente decisione sono conformi al parere del comitato di gestione per l’organizzazione comune dei mercati agricoli,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Per la classificazione delle carcasse di suino a norma del regolamento (CEE) n. 3220/84, in Danimarca sono autorizzati:

a)

l’apparecchio denominato «Klassificeringscenter (KC)» e i relativi metodi di stima, i cui particolari figurano nella parte 1 dell’allegato;

b)

l’apparecchio denominato «Fat-O-Meater/Manuel Klassificering (FOM/MK)» e i relativi metodi di stima, i cui particolari figurano nella parte 2 dell’allegato;

c)

l’apparecchio denominato «Uni-Fat-O-Meater (Unifom)» e i relativi metodi di stima, i cui particolari figurano nella parte 3 dell’allegato;

d)

l’apparecchio denominato «Fully automatic ultrasonic equipment (AutoFOM 1)» e i relativi metodi di stima, i cui particolari figurano nella parte 4 dell’allegato;

e)

l’apparecchio denominato «Updated fully automatic ultrasonic equipment (AutoFOM DK)» e i relativi metodi di stima, i cui particolari figurano nella parte 5 dell’allegato;

f)

l’apparecchio denominato «Fat-O-Meater II (FOM II)» e i relativi metodi di stima, i cui particolari figurano nella parte 6 dell’allegato.

Articolo 2

Non è autorizzata alcuna modifica degli apparecchi o dei metodi di stima.

Articolo 3

La decisione 92/469/CEE è abrogata.

Articolo 4

Il Regno della Danimarca è destinatario della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 19 dicembre 2008.

Per la Commissione

Mariann FISCHER BOEL

Membro della Commissione


(1)  GU L 301 del 20.11.1984, pag. 1.

(2)  GU L 285 del 25.10.1985, pag. 39.

(3)  GU L 265 dell’11.9.1992, pag. 39.


ALLEGATO

METODI DI CLASSIFICAZIONE DELLE CARCASSE DI SUINO IN DANIMARCA

Parte 1

KLASSIFICERINGSCENTER (KC)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Klassificeringscenter (KC)».

2.

L’apparecchio è munito di 9 sonde del diametro di 6 mm, ciascuna delle quali contiene un fotodiodo (Siemens di tipo SFH 950 LD242 II o analogo) e un fotorecettore (Siemens di tipo SFH 960 – PB 103 o analogo); la distanza operativa è compresa fra 1 e 180 mm. I valori di misurazione sono convertiti in risultato di stima del tenore di carne magra per mezzo di un’unità centrale.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato sulla base di dieci misurazioni effettuate nei sette punti di misurazione indicati al paragrafo 4, secondo la formula seguente:

Image 70,5489 – 0,1572 x1 – 0,1698 x2 – 0,1537 x3 – 0,1803 x4 – 0,2115 x5 – 0,1669 x6 – 0,1269 x7 + 0,04278 x8 + 0,0234 x9 + 0,0371 x10

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa.

4.

I punti di misurazione sono i seguenti:

x1

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato al centro della terza vertebra cervicale, a 10,5 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x2

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato al centro della quarta vertebra cervicale, a 7 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x3

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato tra la quartultima e la quintultima vertebra toracica, a 3 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x4

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato tra la penultima e la terzultima vertebra toracica, a 7 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x5

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato tra la prima vertebra lombare e l’ultima vertebra toracica, a 6 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x6

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 4 cm dinanzi al punto anteriore dell’osso pubico, a 7 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x7

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato al livello del punto anteriore dell’osso pubico, a 11 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x8

=

spessore, in mm, del muscolo, misurato tra la quartultima e la quintultima vertebra toracica, a 3 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x9

=

spessore, in mm, del muscolo, misurato tra la penultima e la terzultima vertebra toracica, a 7 cm lateralmente alla linea media della carcassa;

x10

=

spessore, in mm, del muscolo, misurato tra la prima vertebra lombare e l’ultima vertebra toracica, a 6 cm lateralmente alla linea media della carcassa.

La formula è valida per le carcasse di peso tra 50 e 110 kg.

Parte 2

FAT-O-MEATER/MANUEL KLASSIFICERING (FOM/MK)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Fat-O-Meater/Manuel Klassificering (FOM/MK)».

2.

Si tratta di un apparecchio del tipo Fat-O-Meater, che comprende una sonda del diametro di 6 mm che contiene un fotorecettore (Siemens di tipo SFH 960 – BP 103 o analogo) e ha una distanza operativa compresa tra 1 e 94 mm.

3.

I valori di misurazione sono convertiti in risultato di stima del tenore di carne magra per mezzo di un’unità centrale.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato secondo la seguente formula:

Image = 68,1746 – 0,3220 x1 – 0,5326 x2 + 0,0836 x3

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa.

4.

I punti di misurazione sono i seguenti:

x1

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 8 cm lateralmente alla linea media della carcassa fra la terzultima e la quartultima vertebra lombare;

x2

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 6 cm lateralmente alla linea media della carcassa fra la terzultima e la quartultima costola;

x3

=

spessore, in mm, del muscolo misurato allo stesso tempo e nello stesso punto di x2.

La formula è valida per le carcasse di peso tra 50 e 110 kg.

Parte 3

UNI-FAT-O-MEATER (UNIFOM)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Uni-Fat-O-Meater» (Unifom).

2.

L’apparecchio è identico a quello descritto nella parte 2, punto 2. Tuttavia UNIFOM si differenzia da MK per quanto riguarda il computer e il programma per l’interpretazione del profilo di riflessione della sonda ottica.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato secondo la seguente formula:

Image = 66,7393 – 0,2655 x1 – 0,5432 x2 + 0,0838 x3

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa.

4.

I punti di misurazione sono i seguenti:

x1

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 8 cm lateralmente alla linea media della carcassa fra la terzultima e la quartultima vertebra lombare;

x2

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 6 cm lateralmente alla linea media della carcassa fra la terzultima e la quartultima costola;

x3

=

spessore, in mm, del muscolo misurato allo stesso tempo e nello stesso punto di x2.

La formula è valida per le carcasse di peso tra 50 e 110 kg.

Parte 4

FULLY AUTOMATIC ULTRASONIC EQUIPMENT (AutoFOM 1)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Fully automatic ultrasonic equipment (AutoFOM 1)».

2.

L’apparecchio è munito di 16 trasduttori a ultrasuoni a 2MHz (Krautkrämer, SFK 2 NP o analoghi), con una distanza operativa di 25 mm fra i singoli trasduttori.

I valori di misurazione sono convertiti in risultato di stima del tenore di carne magra da un’unità centrale di elaborazione dei dati.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato in base a 127 singoli punti di misurazione, secondo la seguente formula:

Image = c + c0 × IP000 + c1 × IP001 + ... + c126 × IP126

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa. Le costanti c e c0 fino a c126 sono contenute nella parte II del protocollo danese, presentato alla Commissione a norma dell’articolo 3, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2967/85 della Commissione.

4.

La descrizione dei punti di misurazione e quella dei metodi statistici sono riportate nella parte II del protocollo danese, presentato alla Commissione a norma dell’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2967/85 della Commissione.

La formula è valida per le carcasse di peso tra 50 e 110 kg.

Parte 5

UPDATED FULLY AUTOMATIC ULTRASONIC EQUIPMENT (AutoFOM DK)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Updated fully automatic ultrasonic equipment (AutoFOM DK)».

2.

L’apparecchio è meccanicamente compatibile con AutoFOM 1 per quanto riguarda il medesimo dispositivo scanner. Allo stesso modo, il principio di misurazione rimane immutato. La differenza tra AutoFOM DK e AutoFOM 1 è rappresentata da un’attrezzatura destinata ad assicurare che la carcassa passi attraverso l’unità di misurazione in posizione diritta e a fornire, con l’ausilio di un sensore laser per il rilevamento della carcassa, misurazioni simmetriche, con una maggiore capacità di calcolo e un nuovo pacchetto software che permette di potenziare la velocità e la risoluzione delle immagini.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato secondo la seguente formula:

Image = 63,4322 – 0,1429 x1 – 0,0438 x2 – 0,0715 x3 + 0,9420 x4 + 0,0911 x5

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa.

4.

La descrizione dei punti di misurazione e quella del metodo statistico sono riportate nella parte II del protocollo danese, presentato alla Commissione a norma dell’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2967/85 della Commissione.

La formula è valida per le carcasse di peso tra 50 e 110 kg.

Parte 6

FAT-O-MEATER II (FOM II)

1.

La classificazione delle carcasse di suino è effettuata mediante l’impiego dell’apparecchio denominato «Fat-O-Meater (FOM II)».

2.

L’apparecchio è una nuova versione del sistema di misurazione FAT-O-Meater. Il principio di base per la misurazione è identico a quello descritto al punto 2 delle parti 2 e 3, ma software, hardware e la progettazione meccanica sono stati oggetto di una revisione. La pistola FOM II consiste in una sonda ottica con un coltello, un dispositivo di misurazione della profondità e uno schermo di acquisizione e analisi dei dati. L’acquisizione e l’analisi dei dati legalmente pertinenti sono contenute nella pistola FOM II.

3.

Il tenore di carne magra della carcassa è calcolato secondo la seguente formula:

Image = 66,5015 – 0,3568 x1 – 0,4704 x2 + 0,0947 x3

dove:

Image

=

percentuale stimata di carne magra della carcassa.

4.

I punti della misura sono:

x1

=

spessore, in mm, del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 8 cm lateralmente alla linea media della carcassa, fra la terzultima e la quartultima vertebra lombare;

x2

=

spessore in mm del lardo dorsale (compresa la cotenna), misurato a 6 cm lateralmente alla linea media della carcassa tra la terzultima e la quartultima costola;

x3

=

spessore in mm del muscolo misurato allo stesso tempo e nello stesso punto di x2.

La formula è valida per le carcasse di peso compreso tra 50 e 110 kg.


ATTI ADOTTATI DA ORGANI CREATI DA ACCORDI INTERNAZIONALI

10.1.2009   

IT

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L 6/89


DECISIONE n. 1/2008 DEL COMITATO MISTO VETERINARIO ISTITUITO DALL'ACCORDO TRA LA COMUNITÀ EUROPEA E LA CONFEDERAZIONE SVIZZERA RELATIVO AGLI SCAMBI DI PRODOTTI AGRICOLI

del 23 dicembre 2008

concernente la modifica delle appendici 2, 3, 4, 5, 6 e 10 dell’allegato 11 dell'accordo

(2009/13/CE)

IL COMITATO MISTO,

visto l'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera relativo agli scambi di prodotti agricoli (d'ora in poi definito «l'accordo agricolo»), in particolare l'articolo 19, paragrafo 3, dell'allegato 11,

considerando quanto segue:

(1)

L'accordo agricolo è entrato in vigore il 1o giugno 2002.

(2)

Ai sensi dell’articolo 19, paragrafo 1, dell’allegato 11 dell'accordo agricolo, il Comitato misto veterinario è incaricato di esaminare tutte le questioni relative a tale allegato e alla sua applicazione e di assumere tutti gli incarichi ivi previsti. Conformemente al paragrafo 3 di questo stesso articolo, il Comitato misto veterinario può decidere di modificare le appendici dell'allegato 11, in particolare al fine di adeguarle e di aggiornarle.

(3)

Le appendici dell'allegato 11 dell’accordo agricolo sono state modificate una prima volta dalla decisione n. 2/2003 del Comitato misto veterinario istituito dall'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera relativo agli scambi di prodotti agricoli, del 25 novembre 2003, relativa alla modifica delle appendici 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 11 dell'allegato 11 dell'accordo (1).

(4)

Le appendici dell’allegato 11 dell’accordo agricolo sono state modificate l'ultima volta dalla decisione n. 1/2006 del Comitato misto veterinario istituito da un accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera relativo agli scambi di prodotti agricoli, del 1o dicembre 2006, relativa alla modifica delle appendici 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 10 dell'allegato 11 dell'accordo (2).

(5)

La Confederazione svizzera («la Svizzera») si è impegnata a integrare nella sua legislazione nazionale le disposizioni della direttiva n. 91/496/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, che fissa i principi relativi all'organizzazione dei controlli veterinari per gli animali che provengono dai paesi terzi e che sono introdotti nella Comunità (3), della direttiva n. 97/78/CE del Consiglio, del 18 dicembre 1997, che fissa i principi relativi all'organizzazione dei controlli veterinari per i prodotti che provengono dai paesi terzi e che sono introdotti nella Comunità (4), della direttiva 2002/99/CE, del 16 dicembre 2002, che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l'introduzione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano (5), del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (6), e dell'insieme delle disposizioni adottate per la loro applicazione nel settore del controllo delle importazioni provenienti dai paesi terzi verso l'Unione europea.

(6)

Al fine di approntare gli strumenti necessari per effettuare i controlli all'importazione dei prodotti di origine animale provenienti dai paesi terzi, è necessario integrare almeno parzialmente la Svizzera nel sistema di allarme rapido stabilito dall'articolo 50 del regolamento (CE) n. 78/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (7).

(7)

Le misure sanitarie previste dalle legislazioni svizzera e comunitaria per i controlli veterinari dei movimenti e delle importazioni di animali e dei prodotti di origine animale sono riconosciute come equivalenti. È pertanto opportuno modificare il testo delle appendici 5 e 10 dell'allegato 11 di tale accordo.

(8)

La Svizzera si è impegnata a integrare nella sua legislazione nazionale le disposizioni del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia (8).

(9)

È opportuno modificare il testo delle appendici 2, 3, 4 e 6 dell'allegato 11 di tale accordo per tenere conto dei cambiamenti verificatisi nelle normative comunitarie e svizzere vigenti alla data del 30 giugno 2008 compreso,

DECIDE:

Articolo 1

L'appendice 2 dell’allegato 11 dell'accordo agricolo è modificata conformemente all'allegato I della presente decisione.

Articolo 2

Le appendici 3, 4, 5, 6 e 10 dell’allegato 11 dell'accordo agricolo sono modificate conformemente agli allegati da II a VI della presente decisione.

Articolo 3

La presente decisione, redatta in duplice copia, è firmata dai copresidenti o da altre persone autorizzate ad agire per conto delle parti.

Articolo 4

La presente decisione entra in vigore il giorno dell'entrata in vigore dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera che modifica l'allegato 11 dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera relativo agli scambi di prodotti agricoli («l'allegato 11 dell'accordo»).

Qualora l'allegato 11 dell'accordo sia applicato in via provvisoria, anche la presente decisione è applicata in via provvisoria dalla stessa data in attesa dell'entrata in vigore dell'accordo.

Articolo 5

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Firmato a Parigi, il 23 dicembre 2008.

A nome della Confederazione svizzera

Il capo delegazione

Hans WYSS

Firmato a Parigi, il 23 dicembre 2008.

A nome della Comunità europea

Il capo delegazione

Paul VAN GELDORP


(1)  GU L 23 del 28.1.2004, pag. 27.

(2)  GU L 32 del 6.2.2007, pag. 91.

(3)  GU L 268 del 24.9.1991, pag. 56.

(4)  GU L 24 del 30.1.1998, pag. 9.

(5)  GU L 18 del 23.1.2003, pag. 11.

(6)  GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1.

(7)  GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.

(8)  GU L 146 del 13.6.2003, pag. 1.


ALLEGATO I

L'appendice 2 dell'allegato 11 è completata come segue:

«X.   Movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia

A.   LEGISLAZIONI (1)

Comunità

Svizzera

Regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia e che modifica la direttiva 92/65/CEE del Consiglio (GU L 146 del 13.6.2003, pag. 1).

Ordinanza concernente l'importazione di animali da compagnia (OIAC) del 18 aprile 2007 (RS 916.443.14).

B.   MODALITÀ D'APPLICAZIONE PARTICOLARI

1.

Il sistema d'identificazione è quello previsto dal regolamento (CE) n. 998/2003.

2.

La validità della vaccinazione antirabbica, ed eventualmente della rivaccinazione, è riconosciuta secondo le raccomandazioni del laboratorio di fabbricazione conformemente alle disposizioni dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 998/2003 e della decisione 2005/91/CE della Commissione, del 2 febbraio 2005, che fissa il termine a partire dal quale è considerata valida la vaccinazione antirabbica (2).

3.

Il passaporto da utilizzare è quello previsto dalla decisione 2003/803/CE della Commissione, del 26 novembre 2003, che stabilisce un modello di passaporto per i movimenti intracomunitari di cani, gatti e furetti (3).

4.

Ai fini della presente appendice, per i movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia tra gli Stati membri della Comunità europea e la Svizzera, si applicano mutatis mutandis le disposizioni del capitolo II (Disposizioni relative ai movimenti tra Stati membri) del regolamento (CE) n. 998/2003.».


(1)  Qualunque riferimento a un atto s'intende, salvo indicazione contraria, come un riferimento a tale atto come modificato prima del 30 giugno 2008.

(2)  GU L 31 del 4.2.2005, pag. 61.

(3)  GU L 312 del 27.11.2003, pag. 1.


ALLEGATO II

L'appendice 3 dell'allegato 11 è sostituita dal testo seguente:

«Appendice 3

IMPORTAZIONI DI ANIMALI VIVI, DEI LORO SPERMA, OVULI ED EMBRIONI DAI PAESI TERZI

I.   Comunità — legislazione (1)

A.   Ungulati ad eccezione degli equidi

Direttiva 2004/68/CE del Consiglio, del 26 aprile 2004, che stabilisce norme di polizia sanitaria per l'importazione e il transito nella Comunità di determinati ungulati vivi, che modifica le direttive 90/426/CEE e 92/65/CEE e che abroga la direttiva 72/462/CEE (GU L 139 del 30.04.2004, pag. 320).

B.   Equidi

Direttiva 90/426/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa alle condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi (GU L 224 del 18.8.1990, pag. 42).

C.   Pollame e uova da cova

Direttiva 90/539/CEE del Consiglio, del 15 ottobre 1990, relativa alle norme di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni in provenienza dai paesi terzi di pollame e uova da cova (GU L 303 del 31.10.1990, pag. 6).

D.   Animali d'acquacoltura

Direttiva 2006/88/CE del Consiglio, del 24 ottobre 2006, relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d'acquacoltura e ai relativi prodotti, nonché alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie (GU L 328 del 24.11.2006, pag. 14).

E.   Embrioni bovini

Direttiva 89/556/CEE del Consiglio, del 25 settembre 1989, che stabilisce le condizioni di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni da paesi terzi di embrioni di animali domestici della specie bovina (GU L 302 del 19.10.1989, pag. 1).

F.   Sperma bovino

Direttiva 88/407/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1988, che stabilisce le condizioni di polizia sanitaria applicabili agli scambi intracomunitari e alle importazioni di sperma surgelati di animali della specie bovina (GU L 194 del 22.7.1988, pag. 10).

G.   Sperma suino

Direttiva 90/429/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, che stabilisce le condizioni di polizia sanitaria applicabili agli scambi intracomunitari e alle importazioni di sperma surgelato di animali della specie suina (GU L 224 del 18.8.1990, pag. 62).

H.   Altri animali vivi

1.

Direttiva 92/65/CEE del Consiglio, del 13 luglio 1992, che stabilisce norme sanitarie per gli scambi e le importazioni nella Comunità di animali, sperma, ovuli ed embrioni non soggetti, per quanto riguarda le condizioni di polizia sanitaria, alle normative comunitarie specifiche di cui all'allegato A, sezione I, della direttiva 90/425/CEE (GU L 268 del 14.9.1992, pag. 54).

2.

Regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia e che modifica la direttiva 92/65/CEE del Consiglio (GU L 146 del 13.6.2003, pag. 1).

I.   Altre disposizioni specifiche

1.

Direttiva 96/22/CE del Consiglio, del 29 aprile 1996, concernente il divieto d'utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni animali e che abroga le direttive 81/602/CEE, 88/146/CEE e 88/299/CEE (GU L 125 del 23.5.1996, pag. 3).

2.

Direttiva 96/23/CE del Consiglio, del 29 aprile 1996, concernente le misure di controllo su talune sostanze e sui loro residui negli animali vivi e nei loro prodotti e che abroga le direttive 85/358/CEE e 86/469/CEE e le decisioni 89/187/CEE e 91/664/CEE (GU L 125 del 23.5.1996, pag. 10).

II.   Svizzera — legislazione (2)

1.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione, il transito e l'esportazione di animali e prodotti animali (OITE), (RS 916.443.10);

2.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione e il transito per via aerea di animali provenienti da paesi terzi (OITA), (RS 916.443.12);

3.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione e il transito per via aerea di prodotti animali provenienti da paesi terzi (OITPA), (RS 916.443.13);

4.

Ordinanza del DFE del 16 maggio 2007 sul controllo dell'importazione e del transito di animali e prodotti animali (Ordinanza sui controlli OITE), (RS 916.443.106);

5.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione di animali da compagnia (OIAC) (RS 916.443.14);

6.

Ordinanza del 18 agosto 2004 sui medicamenti per uso veterinario (OMVet), (RS 812.212.27);

7.

Ordinanza del 30 ottobre 1985 sulle tasse dell'Ufficio federale di veterinaria (OT-UFV) (RS 916.472).

III.   Norme d'applicazione

L'Ufficio federale di veterinaria applica, simultaneamente agli Stati membri della Comunità, le condizioni d'importazione indicate negli atti menzionati al punto I della presente appendice, le misure d'applicazione e gli elenchi degli stabilimenti dai quali le importazioni sono autorizzate. Questo impegno si applica a tutti gli atti opportuni, qualunque sia la loro data d'adozione.

L'Ufficio federale di veterinaria può adottare misure più restrittive e chiedere garanzie supplementari. Si terranno consultazioni nell'ambito del Comitato misto veterinario per cercare soluzioni adeguate.

L'Ufficio federale di veterinaria e gli Stati membri della Comunità si notificano reciprocamente le condizioni specifiche d'importazione stabilite a titolo bilaterale che non sono oggetto di armonizzazione a livello comunitario.

Ai fini dell'applicazione del presente allegato, per la Svizzera, lo zoo di Zurigo è approvato come centro riconosciuto conformemente alle disposizioni dell'allegato C della direttiva 92/65/CEE.».


(1)  Qualunque riferimento a un atto s'intende, salvo indicazione contraria, come un riferimento a tale atto come modificato prima del 30 giugno 2008.

(2)  Qualunque riferimento a un atto s'intende, salvo indicazione contraria, come un riferimento a tale atto come modificato prima del 30 giugno 2008.


ALLEGATO III

L'appendice 4 dell'allegato 11 è sostituita dal testo seguente:

«Appendice 4

ZOOTECNIA, IVI COMPRESA L'IMPORTAZIONE DA PAESI TERZI

A.   Legislazioni (1)

Comunità

Svizzera

Direttiva 77/504/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1977, relativa agli animali della specie bovina riproduttori di razza pura (GU L 206 del 12.8.1977, pag. 8).

Direttiva 88/661/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1988, relativa alle norme zootecniche applicabili agli animali riproduttori della specie suina (GU L 382 del 31.12.1988, pag. 36).

Direttiva 87/328/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1987, relativa all'ammissione e alla riproduzione dei bovini riproduttori di razza pura (GU L 167 del 26.6.1987, pag. 54).

Direttiva 88/407/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1988, che stabilisce le esigenze di polizia sanitaria applicabili agli scambi intracomunitari e alle importazioni di sperma surgelato di animali della specie bovina (GU L 194 del 22.7.1988, pag. 10).

Direttiva 89/361/CEE del Consiglio, del 30 maggio 1989, relativa agli animali della specie ovina e caprina riproduttori di razza pura (GU L 153 del 6.6.1989, pag. 30).

Direttiva 90/118/CEE del Consiglio, del 5 marzo 1990, relativa all'ammissione e alla riproduzione dei suini riproduttori di razza pura (GU L 71 del 17.3.1990, pag. 34).

Direttiva 90/119/CEE del Consiglio, del 5 marzo 1990, relativa all'ammissione e alla riproduzione dei suini ibridi riproduttori (GU L 71 del 17.3.1990, pag. 36).

Direttiva 90/427/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa alle norme zootecniche e genealogiche che disciplinano gli scambi intracomunitari di equidi (GU L 224 del 18.8.1990, pag. 55).

Direttiva 90/428/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa agli scambi di equini destinati a concorsi e alla fissazione delle condizioni di partecipazione a tali concorsi (GU L 224 del 18.8.1990, pag. 60).

Direttiva 91/174/CEE del Consiglio, del 25 marzo 1991, relativa alle condizioni zootecniche e genealogiche che disciplinano la commercializzazione degli animali di razza e che modifica le direttive 77/504/CEE e 90/425/CEE (GU L 85 del 5.4.1991, pag. 37).

Direttiva 94/28/CE del Consiglio, del 23 giugno 1994, che fissa i principi relativi alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alle importazioni di animali, sperma, ovuli ed embrioni provenienti da paesi terzi e che modifica la direttiva 77/504/CEE relativa agli animali della specie bovina riproduttori di razza pura (GU L 178 del 12.7.1994, pag. 66).

Ordinanza del 14 novembre 2007 sull'allevamento di animali (RS 916.310).

B.   Norme d'applicazione

Ai fini della presente appendice, gli animali vivi e i prodotti animali oggetto di scambi tra gli Stati membri della Comunità e la Svizzera circolano alle condizioni stabilite per gli scambi tra gli Stati membri della Comunità.

Lasciando impregiudicate le condizioni relative ai controlli zootecnici che figurano alle appendici 5 e 6, le autorità svizzere s'impegnano a far sì che, per quanto riguarda le sue importazioni, la Svizzera applichi le stesse disposizioni della direttiva 94/28/CE del Consiglio.

In caso di difficoltà, il Comitato misto veterinario è adito su richiesta di una delle parti.».


(1)  Qualunque riferimento a un atto s'intende, salvo indicazione contraria, come un riferimento a tale atto come modificato prima del 30 giugno 2008.


ALLEGATO IV

L'appendice 5 dell'allegato 11 è sostituita dal testo seguente:

«Appendice 5

ANIMALI VIVI, SPERMA, OVULI ED EMBRIONI: CONTROLLI ALLE FRONTIERE E CANONI

CAPITOLO I

Disposizioni generali - Sistema TRACES

A.   LEGISLAZIONI (1)

Comunità

Svizzera

Decisione 2004/292/CE della Commissione, del 30 marzo 2004, relativa all'applicazione del sistema TRACES recante modifica della decisione 92/486/CEE (GU L 94 del 31.3.2004, pag. 63).

1.

Legge del 1o luglio 1966 sulle epizoozie (LFE), (RS 916.40);

2.

Ordinanza del 27 giugno 1995 sulle epizoozie (OFE), (RS 916.401);

3.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione, il transito e l'esportazione di animali e prodotti animali (OITE), (RS 916.443.10);

4.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione e il transito per via aerea di animali provenienti da Paesi terzi (OITA), (RS 916.443.12);

5.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione e il transito per via aerea di prodotti animali provenienti da Paesi terzi (OITPA), (RS 916.443.13);

6.

Ordinanza del DFE del 16 maggio 2007 sul controllo dell'importazione e del transito di animali e prodotti animali (ordinanza sui controlli OITE), (RS 916.443.106);

7.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione di animali da compagnia (OIAC) (RS 916.443.14).

B.   MODALITÀ D'APPLICAZIONE

La Commissione, in collaborazione con l'Ufficio federale veterinario, integra la Svizzera nel sistema informatico TRACES, conformemente alla decisione 2004/292/CE della Commissione.

Se necessario, misure transitorie e complementari sono definite nell'ambito del Comitato misto veterinario.

CAPITOLO II

Controlli veterinari e zootecnici applicabili negli scambi tra gli Stati membri della Comunità e la Svizzera

A.   LEGISLAZIONI (1)

I controlli veterinari e zootecnici applicabili negli scambi tra gli Stati membri della Comunità e la Svizzera sono effettuati conformemente alle disposizioni degli atti seguenti:

Comunità

Svizzera

1.

Direttiva 89/608/CEE del Consiglio, del 21 novembre 1989, relativa alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle legislazioni veterinaria e zootecnica (GU L 351 del 2.12.1989, pag. 34).

2.

Direttiva 90/425/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa ai controlli veterinari e zootecnici applicabili negli scambi intracomunitari di taluni animali vivi e prodotti di origine animale, nella prospettiva della realizzazione del mercato interno (GU L 224 del 18.8.1990, pag. 29).

1.

Legge sulle epizoozie (LFE) del 1o luglio 1966 (RS 916.40) e in particolare l'articolo 57;

2.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione, il transito e l'esportazione di animali e prodotti animali (OITE), (RS 916.443.10);

3.

Ordinanza del DFE del 16 maggio 2007 sul controllo dell'importazione e del transito di animali e prodotti animali (ordinanza sui controlli OITE), (RS 916.443.106);

4.

Ordinanza del 18 aprile 2007 concernente l'importazione di animali da compagnia (OIAC) (RS 916.443.14);

5.

Ordinanza del 30 ottobre 1985 sulle tasse dell'Ufficio federale di veterinaria (OT-UFV) (RS 916.472).

B.   MODALITÀ D'APPLICAZIONE GENERALI

Nei casi previsti all'articolo 8 della direttiva 90/425/CEE, le autorità competenti del luogo di destinazione entrano immediatamente in contatto con le autorità competenti del luogo di spedizione. Esse adottano tutte le misure necessarie e comunicano all'autorità competente del luogo di spedizione e alla Commissione la natura dei controlli effettuati, le decisioni adottate e i motivi di tali decisioni.

L'attuazione delle disposizioni previste agli articoli 10, 11 e 16 della direttiva 89/608/CEE e agli articoli 9 e 22 della direttiva 90/425/CEE spetta al Comitato misto veterinario.

C.   MODALITÀ D'APPLICAZIONE PARTICOLARI PER GLI ANIMALI DESTINATI AL PASCOLO FRONTALIERO

1.

Definizioni:

 

Pascolo: transumanza degli animali verso una zona frontaliera limitata a 10 km al momento della spedizione degli animali verso un altro Stato membro o verso la Svizzera. In circostanze eccezionali debitamente giustificate, le autorità competenti interessate possono autorizzare una fascia più larga a cavallo del confine tra la Svizzera e la Comunità.

 

Pascolo giornaliero: pascolo effettuato in modo tale che, alla fine della giornata, gli animali vengono ricondotti nell'azienda di provenienza in uno Stato membro o in Svizzera.

2.

Per il pascolo tra gli Stati membri della Comunità e la Svizzera, si applicano mutatis mutandis le disposizioni della decisione 2001/672/CE della Commissione, del 20 agosto 2001, che stabilisce regole specifiche applicabili ai movimenti di bovini destinati al pascolo estivo in zone di montagna (GU L 235 del 4.9.2001, pag. 23). Tuttavia, ai fini del presente allegato, l'articolo 1 della decisione 2001/672/CE si applica con gli adattamenti seguenti:

l'espressione “il periodo dal 1o maggio al 15 ottobre” è sostituita dai termini “l'anno civile”;

per la Svizzera, le parti di cui all'articolo 1 della decisione 2001/672/CE e menzionate nell'allegato corrispondente sono:

SVIZZERA

CANTONE DI ZURIGO

CANTONE DI BERNA

CANTONE DI LUCERNA

CANTONE DI URI

CANTONE DI SVITTO

CANTONE DI OBVALDO

CANTONE DI NIDVALDO

CANTONE DI GLARONA

CANTONE DI ZUGO

CANTONE DI FRIBURGO

CANTONE DI SOLETTA

CANTONE DI BASILEA CITTÀ

CANTONE DI BASILEA CAMPAGNA

CANTONE DI SCIAFFUSA

CANTONE DI APPENZELLO ESTERNO

CANTONE DI APPENZELLO INTERNO

CANTONE DI SAN GALLO

CANTONE DEI GRIGIONI

CANTONE DI ARGOVIA

CANTONE DI TURGOVIA

CANTONE TICINO

CANTONE DI VAUD

CANTONE DEL VALLESE

CANTONE DI NEUCHÂTEL

CANTONE DI GINEVRA

CANTONE DEL GIURA

In applicazione dell'ordinanza sulle epizoozie (OFE) del 27 giugno 1995 (RS 916.401), e in particolare dell'articolo 7 (registrazione) e dell'ordinanza del 23 novembre 2005 concernente la banca di dati sul traffico di animali (RS 916.404), e in particolare della sezione 2 (contenuto della banca di dati), la Svizzera attribuisce ad ogni pascolo un codice di registrazione specifico che dev'essere registrato nella banca dati nazionale relativa ai bovini.

3.

Per il pascolo tra gli Stati membri della Comunità e la Svizzera, il veterinario ufficiale del paese di spedizione:

a)

notifica la spedizione degli animali all'autorità competente del luogo di destinazione (unità veterinaria locale), alla data di rilascio del certificato ed entro le ventiquattro ore che precedono la data prevista di arrivo degli animali, mediante il sistema informatizzato di collegamento tra autorità veterinarie previsto all'articolo 20 della direttiva 90/425/CEE,

b)

procede all'esame degli animali entro le quarantott'ore che precedono la loro partenza per il pascolo; questi animali devono essere debitamente identificati,

c)

rilascia un certificato conforme al modello che figura al punto 9.

4.

Durante tutta la durata del pascolo, gli animali devono rimanere sotto controllo doganale.