ISSN 1725-258X

Gazzetta ufficiale

dell’Unione europea

L 315

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

49o anno
15 novembre 2006


Sommario

 

I   Atti per i quali la pubblicazione è una condizione di applicabilità

pagina

 

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Decisione n. 1672/2006/CE Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, che istituisce un programma comunitario per l'occupazione e la solidarietà sociale — Progress

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Decisione n. 1673/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, relativa al finanziamento della normalizzazione europea

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IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti per i quali la pubblicazione è una condizione di applicabilità

15.11.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

L 315/1


DECISIONE n. 1672/2006/CE PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 24 ottobre 2006

che istituisce un programma comunitario per l'occupazione e la solidarietà sociale — Progress

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 13, paragrafo 2, l'articolo 129 e l'articolo 137, paragrafo 2, lettera a),

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

visto il parere del Comitato delle regioni (2),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato (3),

considerando quanto segue:

(1)

Il Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha inserito la promozione dell’occupazione e dell’integrazione sociale quale parte integrante della strategia globale dell’Unione volta a raggiungere il suo obiettivo strategico per il prossimo decennio, che è quello di divenire l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e più dinamica al mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Esso ha fissato nell'Unione mete e obiettivi ambiziosi in vista del ritorno a condizioni di piena occupazione, del miglioramento della qualità e della produttività del lavoro, nonché della promozione della coesione sociale e di un mercato del lavoro favorevole all'integrazione. Inoltre, la strategia è stata riorientata dal Consiglio europeo di Bruxelles del 22 e 23 marzo 2005.

(2)

Conformemente al proposito dichiarato dalla Commissione di consolidare e razionalizzare gli strumenti di finanziamento della Comunità, la presente decisione dovrebbe istituire un programma unico e razionalizzato destinato a proseguire e sviluppare le attività avviate sulla base della decisione 2000/750/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che istituisce un programma d’azione comunitaria per combattere le discriminazioni (2001-2006) (4), della decisione 2001/51/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2000, relativa al programma concernente la strategia comunitaria in materia di parità tra donne e uomini (2001-2005) (5), della decisione n. 50/2002/CE (6) del Parlamento e del Consiglio, del 7 dicembre 2001, che istituisce un programma d’azione comunitaria inteso ad incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri al fine di combattere l’emarginazione sociale, della decisione n. 1145/2002/CE (7) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 giugno 2002, relativa a misure comunitarie di incentivazione nel settore dell’occupazione, nonché della decisione n. 848/2004/CE (8) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che istituisce un programma d’azione comunitaria per la promozione delle organizzazioni attive a livello europeo nel settore della parità tra donne e uomini, e conformemente alle attività intraprese a livello comunitario per quanto riguarda le condizioni di lavoro.

(3)

Il Consiglio europeo straordinario sull’occupazione tenutosi a Lussemburgo il 20 e 21 novembre 1997 ha varato la strategia europea per l’occupazione, in vista del coordinamento delle politiche per l’occupazione degli Stati membri in base a raccomandazioni e orientamenti in tema di occupazione concordati a livello comune. Attualmente la strategia europea per l’occupazione è lo strumento più importante a livello europeo, per la realizzazione degli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona relativamente all’occupazione e al mercato del lavoro.

(4)

Il Consiglio europeo di Lisbona, ritenendo inaccettabile il numero di persone che nell'Unione vivono al di sotto della soglia di povertà e in condizioni di esclusione sociale, ha reputato necessaria l'adozione di iniziative per imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà fissando obiettivi adeguati. Tali obiettivi sono stati concordati dal Consiglio europeo di Nizza del 7, 8 e 9 dicembre 2000. Il Consiglio ha inoltre stabilito che le politiche volte a combattere l'esclusione sociale devono essere basate sul metodo di coordinamento aperto che combini i piani d'azione nazionali e un'iniziativa della Commissione per favorire la cooperazione.

(5)

I mutamenti demografici costituiscono a lungo termine un’importante sfida per la capacità dei sistemi di protezione sociale di fornire pensioni e assistenza sanitaria di elevata qualità e di lunga durata, a un livello accessibile a tutti e il cui finanziamento sia garantito a lungo termine. È quindi importante promuovere politiche in grado di garantire un’adeguata protezione sociale e la sostenibilità dei sistemi previdenziali. Il Consiglio europeo di Lisbona ha deciso che la cooperazione in questo settore si deve basare sul metodo di coordinamento aperto.

(6)

Si dovrebbe attirare l’attenzione sulla situazione particolare dei migranti in questo contesto e anche sull’importanza di intraprendere azioni per trasformare il lavoro non dichiarato in lavoro regolare.

(7)

Garantire norme minime e il miglioramento costante delle condizioni di lavoro nell’Unione rappresenta un elemento centrale della politica sociale europea e un importante obiettivo globale dell’Unione europea. La Comunità deve svolgere un ruolo determinante per appoggiare e completare le attività realizzate dagli Stati membri nei settori della salute e della sicurezza dei lavoratori, delle condizioni di lavoro, ivi compresa la necessità di conciliare la vita professionale e la vita familiare, della protezione dei lavoratori alla fine del contratto di lavoro, dell’informazione, della consultazione e della partecipazione dei lavoratori, della rappresentanza e della difesa collettiva degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro.

(8)

La non discriminazione è un principio fondamentale dell’Unione europea. L’articolo 13 del trattato dispone che si prendano provvedimenti per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali. La non discriminazione è inoltre sancita dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Occorre considerare le caratteristiche specifiche delle varie forme di discriminazione e definire azioni adeguate in parallelo per prevenire e combattere la discriminazione basata su una o più motivazioni. Nel prendere in considerazione l’accessibilità e i risultati del programma si dovrebbe pertanto tenere conto delle particolari necessità delle persone con disabilità per quanto riguarda la garanzia di un pieno accesso, in condizioni di parità, alle attività finanziate dal presente programma e ai risultati e alla valutazione di tali attività, compreso il rimborso di spese supplementari sostenute da tali persone a motivo della loro disabilità. L’esperienza acquisita nell’arco di diversi anni di lotta contro determinate forme di discriminazione, compresa la discriminazione fondata sul sesso, può risultare utile anche per la lotta contro discriminazioni di altra natura.

(9)

In base all’articolo 13 del trattato il Consiglio ha adottato le seguenti direttive: la direttiva 2000/43/CE, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (9), la quale vieta la discriminazione fondata sulla razza o l’origine etnica, segnatamente in tema di occupazione, formazione professionale, istruzione, beni e servizi e protezione sociale; la direttiva 2000/78/CE, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (10), la quale vieta la discriminazione fondata sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro; e la direttiva 2004/113/CE, del 13 dicembre 2004, che attua il principio di parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura (11).

(10)

Ai sensi degli articoli 2 e 3 del trattato la parità di trattamento tra uomini e donne è un principio fondamentale del diritto comunitario. Le direttive e gli altri atti adottati in conformità di questo principio svolgono un ruolo importante nel miglioramento della situazione delle donne nell'Unione. L'esperienza nelle azioni a livello comunitario ha dimostrato che la promozione della parità tra uomini e donne nelle politiche comunitarie e la lotta alla discriminazione richiedono, nella pratica, una combinazione di strumenti, fra cui iniziative legislative, meccanismi di finanziamento e integrazione, progettati in maniera da completarsi vicendevolmente. Conformemente al principio di parità fra uomini e donne, l’integrazione della dimensione del genere dovrebbe essere promossa in tutte le sezioni e attività del programma.

(11)

Diverse organizzazioni non governative (ONG), che operano a vari livelli, possono fornire un importante contributo a livello europeo attraverso le principali reti che favoriscono una modifica dell’orientamento politico in linea con gli obiettivi generali del programma.

(12)

Poiché gli obiettivi della presente decisione non possono essere sufficientemente realizzati a livello di Stati membri, data la necessità di scambiare informazioni a livello europeo e di diffondere le buone prassi su scala comunitaria, e dal momento che questi obiettivi possono essere realizzati meglio a livello comunitario per via della dimensione multilaterale delle azioni e delle misure comunitarie, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito all’articolo 5 del trattato. La presente decisione si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(13)

La presente decisione istituisce per tutta la durata del programma una dotazione finanziaria che costituisce per l'autorità di bilancio il riferimento privilegiato nel corso della procedura di bilancio annuale a norma del punto 37 dell'accordo interistituzionale, del 17 maggio 2006, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (12).

(14)

Le misure necessarie all'attuazione della presente decisione dovrebbero essere adottate in conformità della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (13).

(15)

Dal momento che il programma è suddiviso in cinque sezioni, gli Stati membri dispongono la rotazione dei rispettivi rappresentanti nazionali a seconda dei temi affrontati dai comitati che collaborano con la Commissione,

DECIDONO:

Articolo 1

Istituzione e durata del programma

1.   La presente decisione istituisce il programma comunitario per l’occupazione e la solidarietà sociale, denominato Progress (di seguito «programma»), destinato a sostenere finanziariamente la realizzazione degli obiettivi dell’Unione europea nei settori dell’occupazione e degli affari sociali, fissati nella comunicazione della Commissione sull'agenda sociale, e quindi a contribuire al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona in questi ambiti.

2.   Il programma viene attuato dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2013.

Articolo 2

Obiettivi generali

1.   Gli obiettivi generali del presente programma sono i seguenti:

a)

migliorare la conoscenza e la comprensione della situazione degli Stati membri e degli altri paesi partecipanti mediante l’analisi, la valutazione e l’attento controllo delle politiche;

b)

appoggiare lo sviluppo di strumenti e metodi statistici e di indicatori comuni suddivisi, se del caso, per sesso e gruppo di età, nei settori contemplati dal programma;

c)

sostenere e seguire, se del caso, l’attuazione della legislazione e degli obiettivi strategici della Comunità negli Stati membri e valutarne l'efficacia e l’impatto;

d)

promuovere la creazione di reti, l’apprendimento reciproco, l’identificazione e la diffusione di buone prassi e di impostazioni innovative a livello europeo;

e)

sensibilizzare maggiormente le parti interessate e il grande pubblico alle politiche e agli obiettivi comunitari attuati nel quadro di ciascuna delle cinque sezioni;

f)

migliorare la capacità delle principali reti di livello europeo di promuovere, sostenere e sviluppare ulteriormente le politiche dell’Unione e, se del caso, i suoi obiettivi.

2.   L'integrazione della dimensione di genere è promossa in tutte le sezioni e attività contemplate da questo programma.

3.   I risultati ottenuti per le varie sezioni e attività del programma devono essere opportunamente diffusi alle parti interessate e al pubblico. La Commissione procede a uno scambio di vedute con le parti interessate, a seconda dell’opportunità.

Articolo 3

Struttura del programma

Il programma è suddiviso nelle seguenti cinque sezioni:

1)

occupazione;

2)

protezione sociale e integrazione;

3)

condizioni di lavoro;

4)

diversità e lotta contro la discriminazione;

5)

parità fra uomini e donne.

Articolo 4

Sezione 1 — Occupazione

La sezione 1 sostiene l’attuazione della strategia europea per l’occupazione (SEO):

a)

migliorando la comprensione della situazione relativa all’occupazione e alle prospettive del settore, in particolare mediante analisi e studi e l’elaborazione di statistiche e indicatori comuni nel quadro della SEO;

b)

seguendo e valutando l’applicazione delle raccomandazioni e degli orientamenti europei per l’occupazione e il relativo impatto, in particolare attraverso la relazione congiunta sull’occupazione, e analizzando l’interazione fra la strategia europea per l’occupazione, la strategia generale economica e sociale e altri ambiti strategici;

c)

organizzando scambi sulle politiche, le buone prassi e le impostazioni innovative e favorendo l’apprendimento reciproco nel quadro della SEO;

d)

sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle sfide, le politiche e l’attuazione di programmi nazionali di riforma nel settore dell’occupazione, in particolare fra le parti sociali, gli attori regionali e locali e altri soggetti interessati.

Articolo 5

Sezione 2 — Protezione sociale e integrazione

La sezione 2 sostiene l’applicazione del metodo di coordinamento aperto nel settore della protezione sociale e dell’integrazione:

a)

migliorando la comprensione dell’esclusione sociale e delle questioni legate alla povertà, delle politiche in tema di protezione sociale e di integrazione, in particolare mediante analisi e studi e l’elaborazione di statistiche e indicatori comuni, nel contesto del metodo di coordinamento aperto nel settore della protezione sociale e dell’integrazione;

b)

seguendo e valutando l’applicazione del metodo di coordinamento aperto nel settore della protezione sociale e dell’integrazione e il relativo impatto a livello nazionale e comunitario e analizzando l’interazione fra questo metodo e altri settori strategici;

c)

organizzando scambi sulle politiche, le buone prassi e le impostazioni innovative e favorendo l’apprendimento reciproco nel quadro della strategia per la protezione sociale e l’integrazione;

d)

sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche sollevate nell’ambito del processo di coordinamento delle Comunità nel settore della protezione sociale e dell’integrazione, in particolare fra parti sociali, attori regionali e locali, ONG e altri soggetti interessati;

e)

sviluppando la capacità delle principali reti di livello europeo di sostenere e sviluppare ulteriormente gli obiettivi e le strategie delle politiche della Comunità in merito alla protezione sociale e all’integrazione.

Articolo 6

Sezione 3 — Condizioni di lavoro

La sezione 3 sostiene il miglioramento dell’ambiente e delle condizioni di lavoro, comprese la salute e la sicurezza sul lavoro e la conciliazione della vita professionale con quella familiare:

a)

migliorando la comprensione della situazione relativa alle condizioni di lavoro, in particolare mediante analisi e studi e, se del caso, l’elaborazione di statistiche e indicatori, e valutando l’efficacia e l’impatto della legislazione, delle politiche e delle prassi in vigore;

b)

sostenendo l’applicazione del diritto comunitario del lavoro mediante un monitoraggio efficace, l’organizzazione di seminari per coloro che sono attivi nel settore, l’elaborazione di guide e lo sviluppo di reti fra organismi specializzati, comprese le parti sociali;

c)

avviando azioni preventive e favorendo la cultura della prevenzione nel campo della sicurezza e della salute sul lavoro;

d)

sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche relative alle condizioni di lavoro, anche tra le parti sociali e gli altri soggetti interessati.

Articolo 7

Sezione 4 — Diversità e lotta contro la discriminazione

La sezione 4 sostiene l’applicazione efficace del principio della non discriminazione e ne promuove l’integrazione in tutte le politiche comunitarie:

a)

migliorando la comprensione della situazione relativa alla discriminazione, in particolare mediante analisi e studi e, se del caso, l’elaborazione di statistiche e indicatori, nonché valutando l'efficacia e l’impatto della legislazione, delle politiche e delle prassi in vigore;

b)

sostenendo l’applicazione della legislazione comunitaria in tema di lotta contro la discriminazione mediante un monitoraggio efficace, l’organizzazione di seminari per coloro che sono attivi in questo settore e lo sviluppo di reti fra organismi specializzati nella lotta contro la discriminazione;

c)

sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche relative alla discriminazione e all’integrazione della lotta contro la discriminazione in tutte le politiche comunitarie, anche tra le parti sociali, le ONG e le altre parti in causa;

d)

sviluppando la capacità delle principali reti di livello europeo di promuovere e sviluppare ulteriormente gli obiettivi e le strategie comunitarie nella lotta contro la discriminazione.

Articolo 8

Sezione 5 — Parità fra uomini e donne

La sezione 5 sostiene l’applicazione efficace del principio della parità fra uomini e donne e promuove l’integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche comunitarie:

a)

migliorando la comprensione della situazione relativa alle questioni di genere e all’integrazione della dimensione di genere, in particolare mediante analisi e studi e l’elaborazione di statistiche e, se del caso, indicatori, nonché valutando l’efficacia e l’impatto della legislazione, delle politiche e delle prassi in vigore;

b)

sostenendo l’applicazione della legislazione comunitaria in tema di parità fra uomini e donne mediante un monitoraggio efficace, l’organizzazione di seminari destinati a coloro che sono attivi nel settore e lo sviluppo di reti fra organismi specializzati nelle questioni relative alla parità;

c)

sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche relative alla parità fra uomini e donne e all’integrazione di genere, anche tra le parti sociali, le ONG e gli altri soggetti interessati;

d)

sviluppando la capacità delle principali reti di livello europeo di sostenere e sviluppare ulteriormente gli obiettivi politici comunitari e le strategie in materia di parità fra uomini e donne.

Articolo 9

Tipi di azioni

1.   Il programma finanzia i seguenti tipi di azioni, che possono essere svolte, se del caso, in ambito transnazionale:

a)

attività analitiche:

i)

raccolta, elaborazione e diffusione di dati e statistiche;

ii)

elaborazione e diffusione di metodologie e, se del caso, di indicatori o criteri di riferimento;

iii)

realizzazione di studi, analisi e indagini e diffusione dei risultati;

iv)

realizzazione di valutazioni e analisi dell’impatto e diffusione dei risultati;

v)

elaborazione e pubblicazione di guide, relazioni e materiale didattico tramite Internet o altri supporti mediatici;

b)

attività di apprendimento reciproco, sensibilizzazione e diffusione:

i)

identificazione e scambio di buone prassi, impostazioni ed esperienze innovative, organizzazione di valutazioni a pari livello e apprendimento reciproco mediante riunioni/workshop/seminari a livello nazionale, transnazionale o europeo, tenendo presenti, se possibile, circostanze specifiche nazionali;

ii)

organizzazione di conferenze/seminari della presidenza;

iii)

organizzazione di conferenze/seminari a sostegno dello sviluppo e dell’attuazione della normativa e degli obiettivi politici della Comunità;

iv)

organizzazione di campagne e manifestazioni nei mezzi di comunicazione;

v)

raccolta e pubblicazione di materiali al fine di diffondere informazioni e risultati del programma;

c)

sostegno ai principali operatori:

i)

sostegno alle spese di funzionamento delle principali reti di livello europeo le cui attività sono collegate all'attuazione degli obiettivi del programma;

ii)

organizzazione di gruppi di lavoro costituiti da funzionari nazionali per seguire l’applicazione del diritto comunitario;

iii)

finanziamento di seminari specializzati destinati a coloro che sono attivi nel settore, ai principali funzionari e ad altri operatori pertinenti;

iv)

creazione di reti fra organismi specializzati a livello europeo;

v)

finanziamento di reti di esperti;

vi)

finanziamento di osservatori a livello europeo;

vii)

scambio di personale fra amministrazioni nazionali;

viii)

cooperazione con istituzioni internazionali.

2.   Le attività di cui al paragrafo 1, lettera b), devono presentare una forte dimensione europea, avere una portata tale da garantire un effettivo valore aggiunto a livello europeo ed essere realizzati da autorità nazionali, regionali o locali, organismi specializzati previsti dalla normativa comunitaria o da operatori considerati fondamentali nel settore.

3.   Il programma non finanzia misure destinate alla preparazione e alla realizzazione degli «anni europei».

Articolo 10

Accesso al programma

1.   L’accesso al programma è aperto a tutti gli organismi, operatori e istituzioni pubblici e/o privati, in particolare:

a)

Stati membri;

b)

servizi pubblici dell'occupazione e relative agenzie;

c)

autorità regionali e locali;

d)

organismi specializzati previsti dalla normativa comunitaria;

e)

parti sociali;

f)

ONG, in particolare quelle organizzate a livello europeo;

g)

istituti di istruzione superiore e istituti di ricerca;

h)

esperti di valutazione;

i)

istituti statistici nazionali;

j)

mezzi di comunicazione.

2.   La Commissione può partecipare direttamente al programma per quanto riguarda le attività di cui all’articolo 9, paragrafo 1, lettere a) e b).

Articolo 11

Modalità di richiesta del sostegno

1.   I tipi di attività di cui all’articolo 9 possono essere finanziati mediante:

a)

un contratto di servizi aggiudicato tramite gara d'appalto, nel qual caso si applicano le procedure di Eurostat relativamente alla cooperazione con gli istituti nazionali di statistica;

b)

un sostegno parziale assegnato tramite un invito a presentare proposte. In questo caso il cofinanziamento comunitario non può superare, in linea generale, l’80 % della spesa totale sostenuta dal beneficiario. Un sostegno finanziario superiore a questo massimale può essere concesso solo in circostanze eccezionali e dopo attento esame.

2.   I tipi di attività di cui all’articolo 9, paragrafo 1, possono ricevere un sostegno finanziario in risposta a richieste formulate, ad esempio, dagli Stati membri, a norma delle disposizioni in materia del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (14), in particolare il suo articolo 110, nonché a norma del regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002 della Commissione, del 23 dicembre 2002, recante modalità d'esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (15), in particolare il suo articolo 168.

Articolo 12

Disposizioni di attuazione

1.   Le misure necessarie all'attuazione della presente decisione per quanto riguarda le questioni citate nel seguito sono adottate conformemente alla procedura di cui all’articolo 13, paragrafo 2:

a)

gli orientamenti generali per l’attuazione del programma;

b)

il programma di lavoro annuale per l’attuazione del programma, suddiviso in sezioni;

c)

il sostegno finanziario che dev'essere concesso dalla Comunità;

d)

il bilancio annuale, fermo restando l'articolo 17;

e)

le modalità di selezione delle azioni sostenute dalla Comunità, e il progetto di elenco delle azioni presentato dalla Commissione per tale sostegno;

f)

i criteri per valutare il programma compresi quelli relativi al rapporto costo-efficacia e le disposizioni per la diffusione e il trasferimento dei risultati.

2.   Le misure necessarie per l'attuazione della presente decisione per quanto riguarda le questioni diverse da quelle riportate al paragrafo 1 sono adottate conformemente alla procedura di cui all’articolo 13, paragrafo 3.

Articolo 13

Comitato

1.   La Commissione è assistita da un comitato.

2.   Nei casi in cui si fa riferimento al presente paragrafo si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

Il periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 3, della decisione 1999/468/CE è fissato a due mesi.

3.   Nei casi in cui si fa riferimento al presente paragrafo si applicano gli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

4.   Il comitato adotta il proprio regolamento interno.

Articolo 14

Cooperazione con altri comitati

1.   La Commissione stabilisce i necessari collegamenti con il comitato per la protezione sociale e il comitato per l’occupazione per garantire che essi siano regolarmente e debitamente informati circa la realizzazione delle attività di cui alla presente decisione.

2.   La Commissione informa anche gli altri comitati interessati circa le azioni intraprese nell’ambito delle cinque sezioni del programma.

3.   Se del caso, la Commissione istituisce una cooperazione regolare e strutturata tra i comitati di cui all'articolo 13 e i comitati di controllo istituiti per altri tipi di politiche, strumenti e azioni pertinenti.

Articolo 15

Coerenza e complementarità

1.   In cooperazione con gli Stati membri, la Commissione garantisce la coerenza globale con le altre politiche, strumenti e azioni della Comunità e dell'Unione, in particolare mediante l'istituzione di meccanismi utili a coordinare le attività del programma con altre attività pertinenti connesse alla ricerca, alla giustizia e agli affari interni, alla cultura, all'istruzione, alla formazione e alla politica per la gioventù e nel campo dell’allargamento e delle relazioni esterne della Comunità, nonché alla politica regionale e alla politica economica generale. Un’attenzione particolare è prestata alle possibili sinergie fra il presente programma e i programmi nel settore dell’istruzione e della formazione.

2.   La Commissione e gli Stati membri garantiscono la coerenza, la complementarità e l'assenza di doppioni fra le attività condotte nell’ambito del programma e altre azioni pertinenti dell’Unione e della Comunità, in particolare nell’ambito dei Fondi strutturali e segnatamente del Fondo sociale europeo.

3.   La Commissione garantisce che le spese coperte dal programma e imputate a quest’ultimo non siano imputate ad altri strumenti finanziari della Comunità.

4.   La Commissione informa regolarmente il comitato di cui all’articolo 13 circa qualsiasi altra iniziativa comunitaria che contribuisca alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona nel settore dell’Agenda sociale.

5.   Gli Stati membri si adoperano per garantire la coerenza e la complementarità fra le attività che rientrano nel programma e quelle effettuate a livello nazionale, regionale e locale.

Articolo 16

Partecipazione di paesi terzi

Il programma è aperto alla partecipazione dei seguenti paesi:

i paesi EFTA/SEE, in conformità delle condizioni stabilite dall'accordo SEE,

i paesi in fase di adesione e i paesi candidati associati all’Unione europea, nonché i paesi dei Balcani occidentali che partecipano al processo di stabilizzazione e associazione.

Articolo 17

Finanziamenti

1.   La dotazione finanziaria prevista per la realizzazione delle attività comunitarie di cui alla presente decisione per il periodo dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2013 è pari a 657 590 000 EUR (16).

2.   La ripartizione sull'intero periodo del programma dei finanziamenti fra le diverse sezioni rispetta i seguenti minimali:

sezione 1

Occupazione

23 %,

sezione 2

Protezione sociale e integrazione

30 %,

sezione 3

Condizioni di lavoro

10 %,

sezione 4

Diversità e lotta contro la discriminazione

23 %,

sezione 5

Parità fra uomini e donne

12 %.

3.   Un importo pari al massimo al 2 % della dotazione finanziaria è destinato alla realizzazione del programma per coprire, ad esempio, le spese relative al funzionamento del comitato di cui all’articolo 13 o le valutazioni da effettuare conformemente all’articolo 19.

4.   Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio entro i limiti del quadro finanziario.

5.   La Commissione può ricorrere ad assistenza tecnica e/o amministrativa, a reciproco vantaggio della Commissione stessa e dei beneficiari, nonché a spese di sostegno.

Articolo 18

Tutela degli interessi finanziari della Comunità

1.   La Commissione garantisce che, in sede di attuazione delle azioni finanziate nell'ambito della presente decisione, vengano tutelati gli interessi finanziari della Comunità mediante l'applicazione di misure di prevenzione contro le frodi, la corruzione e qualsiasi altra attività illecita, tramite controlli efficaci e il recupero delle somme indebitamente corrisposte e, qualora venissero riscontrate delle irregolarità, mediante l'applicazione di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, in conformità dei regolamenti del Consiglio (CE, Euratom) n. 2988/95, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (17), e (CE, Euratom) n. 2185/96, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (18), e del regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio per la lotta antifrode (OLAF) (19).

2.   Per le azioni comunitarie finanziate nell'ambito della presente decisione, il concetto di irregolarità di cui all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 comprende qualsiasi violazione di una disposizione del diritto comunitario o qualsiasi inadempimento di un obbligo contrattuale derivante da un atto o da un'omissione da parte di un operatore economico che ha o potrebbe avere l'effetto di arrecare pregiudizio al bilancio generale dell'Unione europea o ai bilanci gestiti da queste ultime a causa di una spesa indebita.

3.   I contratti e gli accordi, come pure i contratti con i paesi terzi partecipanti, che risultano dalla presente decisione prevedono in particolare la vigilanza e il controllo finanziario da parte della Commissione (o di un rappresentante da essa autorizzato) e la realizzazione di verifiche da parte della Corte dei conti, se del caso in loco.

Articolo 19

Controllo e valutazione

1.   Al fine di garantire un controllo regolare del programma e di permettere i necessari riorientamenti, la Commissione elabora rapporti annuali delle attività relativi ai risultati raggiunti nell’ambito del programma e li trasmette al Parlamento europeo e al comitato di cui all’articolo 13.

2.   Le singole sezioni del programma sono inoltre oggetto di una valutazione intermedia comprendente una panoramica generale del programma, al fine di misurare i progressi realizzati nel conseguimento degli obiettivi del programma, l'efficace utilizzazione delle risorse e il suo valore aggiunto europeo. Questa valutazione può essere completata da valutazioni continue realizzate dalla Commissione con l’assistenza di esperti esterni. Una volta disponibili, i risultati sono presentati nei rapporti delle attività di cui al paragrafo 1.

3.   Una valutazione ex post dell’intero programma viene effettuata, entro il 31 dicembre 2015, dalla Commissione con l’assistenza di esperti esterni, allo scopo di misurare l’impatto degli obiettivi del programma e il suo valore aggiunto a livello europeo. La Commissione trasmette tale valutazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

4.   L'attuazione delle singole sezioni del programma, compresi la presentazione dei risultati e il dialogo sulle priorità future, è discussa anche nel contesto del forum sull'attuazione dell'Agenda sociale.

Articolo 20

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Fatto a Strasburgo, addì 24 ottobre 2006.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

J. BORRELL FONTELLES

Per il Consiglio

La presidente

P. LEHTOMÄKI


(1)  GU C 255 del 14.10.2005, pag. 67.

(2)  GU C 164 del 5.7.2005, pag. 48.

(3)  Parere del Parlamento europeo del 6 settembre 2005 (GU C 193 E del 17.8.2006, pag. 99), posizione comune del Consiglio del 18 luglio 2006 (GU C 238 E del 3.10.2006, pag. 31) e posizione del Parlamento europeo del 27 settembre 2006 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).

(4)  GU L 303 del 2.12.2000, pag. 23.

(5)  GU L 17 del 19.1.2001, pag. 22. Decisione modificata dalla decisione n. 1554/2005/CE (GU L 255 del 30.9.2005, pag. 9).

(6)  GU L 10 del 12.1.2002, pag. 1. Decisione modificata da ultimo dalla decisione n. 786/2004/CE (GU L 138 del 30.4.2004, pag. 7).

(7)  GU L 170 del 29.6.2002, pag. 1. Decisione modificata dalla decisione n. 786/2004/CE.

(8)  GU L 157 del 30.4.2004, pag. 18. Decisione modificata dalla decisione n. 1554/2005/CE.

(9)  GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.

(10)  GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(11)  GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.

(12)  GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.

(13)  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).

(14)  GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(15)  GU L 357 del 31.12.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE, Euratom) n. 1248/2006 (GU L 227 del 19.8.2006, pag. 3).

(16)  L'importo si basa sulle cifre del 2004 ed è soggetto ad un adeguamento tecnico per tener conto dell'inflazione.

(17)  GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1.

(18)  GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.

(19)  GU L 136 del 31.5.1999, pag. 1.


15.11.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

L 315/9


DECISIONE n. 1673/2006/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 24 ottobre 2006

relativa al finanziamento della normalizzazione europea

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 95 e l’articolo 157, paragrafo 3,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato (2),

considerando quanto segue:

(1)

La normalizzazione europea è un’attività volontaria svolta dalle parti interessate e nel loro interesse al fine di istituire norme e altri prodotti di normalizzazione che soddisfino le loro esigenze. I suddetti prodotti di normalizzazione sono elaborati dal Comitato europeo di normalizzazione, dal Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica e dall’Istituto europeo norme e telecomunicazioni, organismi elencati nell’allegato I della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (3) (di seguito «organismi europei di normalizzazione»).

(2)

La direttiva 98/34/CE prevede che la Commissione, sentito il comitato istituito dalla direttiva stessa, possa trasmettere richieste di normalizzazione agli organismi europei di normalizzazione. Gli orientamenti generali per la cooperazione tra il CEN, il Cenelec e l’ETSI e la Commissione e l’Associazione europea di libero scambio, del 28 marzo 2003 (4), stabiliscono i rapporti di partenariato tra gli organismi europei di normalizzazione e la Comunità e l’Associazione europea di libero scambio che sostiene a sua volta la normalizzazione europea.

(3)

La Comunità ritiene necessario contribuire al finanziamento della normalizzazione europea, vista l’utilità del suo ruolo come sostegno della legislazione e delle politiche comunitarie. La normalizzazione europea contribuisce al funzionamento e al consolidamento del mercato interno, in particolare grazie alle direttive cosiddette di «nuovo approccio» nei settori della salute, della sicurezza, e della tutela dell’ambiente e dei consumatori, o anche garantisce l’interoperabilità in settori come quello dei trasporti. Essa contribuisce inoltre a migliorare la competitività delle imprese agevolando la libera circolazione delle merci e dei servizi, l’interoperabilità delle reti, dei mezzi di comunicazione, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione in attività come quelle delle tecnologie dell’informazione. È quindi opportuno includere nella presente decisione il finanziamento delle attività di normalizzazione europea nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, disciplinato anche, più in particolare, dalla decisione 87/95/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, relativa alla normalizzazione nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni (5).

(4)

È opportuno fornire un fondamento giuridico esplicito, completo e dettagliato al finanziamento da parte della Comunità di tutte le attività di normalizzazione europea necessarie all’attuazione delle sue politiche e della sua legislazione.

(5)

È necessario fare in modo che le piccole e medie imprese, in particolar modo le piccole imprese, le microimprese e le imprese artigiane, possano applicare le norme europee. Di conseguenza tali norme dovrebbero essere concepite e adattate in funzione delle caratteristiche di tali imprese e del contesto in cui esse operano.

(6)

Il finanziamento comunitario dovrebbe essere volto a stabilire norme e altri prodotti di normalizzazione, ad agevolarne l’uso da parte delle imprese grazie alla traduzione nelle varie lingue ufficiali della Comunità, a rafforzare la coesione del sistema europeo di normalizzazione e a garantire un accesso equo e trasparente alle norme europee per tutti gli operatori del mercato nell’intera Unione europea. Ciò è particolarmente importante nei casi in cui l’applicazione delle norme consente di conformarsi alla legislazione comunitaria.

(7)

Gli stanziamenti destinati alle attività di normalizzazione europea dovrebbero essere fissati annualmente dall’autorità di bilancio nell’ambito di una dotazione finanziaria indicativa per un periodo del relativo quadro finanziario ed essere oggetto di una decisione annuale della Commissione che ne stabilisca gli importi e, se del caso, il tasso massimo di cofinanziamento per tipo di attività.

(8)

È opportuno prevedere diverse modalità di finanziamento, tenuto conto dell’ampiezza dell’area d’intervento della normalizzazione europea a sostegno delle politiche e della legislazione comunitarie e dei diversi tipi di attività di normalizzazione. Si tratta principalmente di sovvenzioni senza invito a presentare proposte per gli organismi europei di normalizzazione, secondo il disposto dell’articolo 110, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (6) (di seguito «il regolamento finanziario») e dell’articolo 168, paragrafo 1, lettera d), del regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002 della Commissione, del 23 dicembre 2002, recante modalità di esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (7).

(9)

Le stesse disposizioni dovrebbero inoltre applicarsi agli organismi che, pur non essendo riconosciuti come organismi europei di normalizzazione di cui all’allegato I della direttiva 98/34/CE, hanno ricevuto mandato in un atto di base e sono stati incaricati di svolgere lavori preliminari a sostegno della normalizzazione europea, in cooperazione con gli organismi europei di normalizzazione.

(10)

Gli Stati membri sono incoraggiati a garantire finanziamenti nazionali adeguati per i compiti di normalizzazione.

(11)

Nella misura in cui gli organismi europei di normalizzazione forniscono un costante sostegno alle attività comunitarie, è inoltre opportuno che essi dispongano di segreterie centrali efficaci ed efficienti. La Commissione dovrebbe dunque poter concedere sovvenzioni a tali organismi che perseguono un obiettivo d’interesse generale europeo, senza applicare, nel caso delle sovvenzioni per il funzionamento, il principio della riduzione annuale di cui all’articolo 113, paragrafo 2, del regolamento finanziario. Il funzionamento efficace degli organismi europei di normalizzazione presuppone inoltre che i membri nazionali di tali organismi rispettino i loro obblighi in termini di contribuzione finanziaria al sistema europeo di normalizzazione.

(12)

Il finanziamento delle attività di normalizzazione dovrebbe poter coprire anche attività preparatorie o accessorie all’istituzione di norme o di altri prodotti di normalizzazione. Si tratta in particolare di attività di ricerca, elaborazione dei documenti preparatori alla legislazione, dello svolgimento di prove eseguite in laboratori collegati, della convalida o della valutazione di norme. Inoltre, la promozione della normalizzazione a livello europeo ed internazionale dovrebbe poter includere la realizzazione di programmi di cooperazione e di assistenza tecnica con paesi terzi. Per migliorare l’accesso ai mercati ed il rafforzamento della competitività delle imprese dell’Unione europea è quindi opportuno prevedere la possibilità di concedere sovvenzioni ad altri organismi tramite inviti a presentare proposte o, se del caso, bandi di gara.

(13)

Tra la Commissione e gli organismi europei di normalizzazione vengono stipulati regolarmente accordi di partenariato per stabilire le regole amministrative e finanziarie relative al finanziamento delle attività di normalizzazione secondo il regolamento finanziario. Il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero essere informati del contenuto di tali accordi.

(14)

Per la specificità dei lavori di normalizzazione e considerata, in particolare, la partecipazione al processo di normalizzazione dei vari soggetti interessati, sarebbe necessario ammettere che il cofinanziamento delle attività di elaborazione di norme europee o di altri prodotti di normalizzazione oggetto di una sovvenzione comunitaria possa essere fornito tramite contributi in natura, ad esempio tramite la messa a disposizione di esperti.

(15)

Per garantire l’attuazione efficace della presente decisione sarebbe opportuno poter ricorrere alla perizia necessaria, in particolare in materia di revisione e gestione finanziaria, nonché ai mezzi di sostegno amministrativo atti ad agevolarne l’esecuzione, e valutare a scadenza regolare la pertinenza delle attività oggetto del finanziamento comunitario per assicurare l’utilità e l’impatto di tali attività.

(16)

Sarebbe altresì opportuno adottare i provvedimenti adeguati per evitare le frodi e le irregolarità e per recuperare i fondi versati indebitamente, a norma del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee (8), del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell’11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi ed altre irregolarità (9) e del regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, relativo alle indagini effettuate dall’Ufficio per la lotta antifrode (OLAF) (10),

DECIDONO:

Articolo 1

Oggetto

La presente decisione reca norme sul contributo della Comunità al finanziamento della normalizzazione europea al fine di sostenere l’attuazione di politiche, misure e azioni specifiche e della legislazione comunitaria.

Articolo 2

Organismi ammissibili al finanziamento comunitario

Il finanziamento comunitario può essere concesso agli organismi europei di normalizzazione riconosciuti, elencati nell’allegato I della direttiva 98/34/CE, per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 3 della presente decisione.

Il finanziamento comunitario può tuttavia essere concesso anche ad altri organismi per l’attuazione dei lavori preparatori o accessori alla normalizzazione europea descritti all’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), nonché per i programmi di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera f).

Articolo 3

Attività di normalizzazione ammissibili al finanziamento comunitario

1.   La Comunità può finanziare le seguenti attività di normalizzazione europea:

a)

elaborazione e revisione di norme europee o di qualsiasi altro prodotto di normalizzazione necessario e adeguato all’attuazione delle politiche e della legislazione comunitaria;

b)

realizzazione di lavori preparatori o accessori alla normalizzazione europea quali studi, programmi, valutazioni, analisi comparative, attività di ricerca, di laboratorio, prove eseguite in laboratori collegati e lavori di valutazione della conformità;

c)

attività delle segreterie centrali degli organismi europei di normalizzazione, come lo sviluppo delle politiche, il coordinamento delle attività di normalizzazione, la realizzazione di lavori tecnici e la fornitura di informazione alle parti interessate;

d)

verifica della qualità e della conformità alla legislazione comunitaria e alle politiche comunitarie pertinenti delle norme europee o di qualsiasi altro prodotto di normalizzazione;

e)

traduzione, se necessario, di norme europee o di qualsiasi altro prodotto di normalizzazione europeo impiegati a sostegno delle politiche e della legislazione della Comunità nelle lingue ufficiali della Comunità che non sono lingue di lavoro degli organismi europei di normalizzazione, elaborazione di documenti volti a spiegare, interpretare e semplificare le norme e messa a punto di manuali e prassi di eccellenza;

f)

attività finalizzate alla realizzazione di programmi di assistenza tecnica e cooperazione con paesi terzi, promozione e valorizzazione del sistema europeo di normalizzazione e delle norme europee presso le parti interessate nella Comunità e a livello internazionale.

2.   Le attività di cui al paragrafo 1, lettera a), sono ammissibili al finanziamento comunitario solo previa consultazione del comitato istituito dall’articolo 5 della direttiva 98/34/CE sulle richieste da trasmettere agli organismi europei di normalizzazione.

Articolo 4

Finanziamento

Gli stanziamenti destinati alle attività di cui alla presente decisione vengono stabiliti annualmente dall’autorità di bilancio, entro i limiti di cui al quadro finanziario.

Articolo 5

Modalità di finanziamento

1.   I finanziamenti comunitari sono effettuati:

a)

sotto forma di sovvenzioni, senza invito a presentare proposte, agli organismi europei di normalizzazione, per realizzare le attività di cui all’articolo 3, e agli organismi cui è stato conferito mandato in un atto di base a norma dell’articolo 49 del regolamento finanziario, per realizzare, in collaborazione con gli organismi europei di normalizzazione, i lavori di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), della presente decisione;

b)

sotto forma di sovvenzioni, previo invito a presentare proposte o con procedura d’appalto pubblico, ad altri organismi, per realizzare, in collaborazione con gli organismi europei di normalizzazione, i lavori di normalizzazione di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), o i programmi di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera f).

2.   Il finanziamento delle attività delle segreterie centrali degli organismi europei di normalizzazione di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), può essere eseguito sia sulla base di sovvenzioni per le azioni, sia di sovvenzioni di funzionamento. Le sovvenzioni di funzionamento non vengono diminuite automaticamente in caso di rinnovo.

3.   La Commissione stabilisce le modalità di finanziamento di cui ai paragrafi 1 e 2 nonché gli importi e, se del caso, le percentuali massime di finanziamento per tipo di attività. Le decisioni della Commissione al riguardo sono rese pubbliche.

4.   Gli accordi relativi alle sovvenzioni possono autorizzare una copertura forfettaria delle spese fisse del beneficiario fino a un massimo del 30 % del totale dei costi diretti ammissibili per le azioni, tranne nei casi in cui i costi indiretti del beneficiario siano coperti da una sovvenzione di funzionamento finanziata a titolo del bilancio generale dell’Unione europea.

5.   È ammesso il cofinanziamento sotto forma di contributi in natura. La stima dei contributi in natura viene effettuata secondo le modalità previste dal regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002.

6.   Gli obiettivi comuni di cooperazione e le condizioni amministrative e finanziarie relative alle sovvenzioni destinate agli organismi europei di normalizzazione sono definiti negli accordi-quadro di partenariato sottoscritti dalla Commissione e dagli organismi europei di normalizzazione, conformemente al regolamento finanziario e al regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002. Il Parlamento europeo e il Consiglio sono informati della conclusione di tali accordi.

Articolo 6

Gestione e sorveglianza

1.   Gli stanziamenti stabiliti dall’autorità di bilancio per il finanziamento delle attività di normalizzazione possono coprire le spese amministrative riguardanti la preparazione, il monitoraggio, il controllo, la revisione e la valutazione direttamente necessari alla realizzazione degli obiettivi della presente decisione, in particolare di studi, riunioni, azioni d’informazione e pubblicazione, spese connesse alle reti informatiche per lo scambio d’informazioni nonché qualsiasi altra spesa per l’assistenza amministrativa e tecnica alla quale la Commissione può ricorrere per le attività di normalizzazione.

2.   La Commissione valuta la pertinenza delle attività di normalizzazione oggetto di un finanziamento comunitario rispetto alle esigenze delle politiche e della legislazione comunitarie e informa il Parlamento europeo e il Consiglio circa i risultati di tale valutazione almeno ogni cinque anni.

Articolo 7

Tutela degli interessi finanziari della Comunità

1.   La Commissione provvede affinché, in sede di esecuzione delle attività finanziate nell’ambito della presente decisione, vengano tutelati gli interessi finanziari della Comunità mediante l’applicazione di misure di prevenzione contro le frodi, la corruzione e qualsiasi altra attività illecita, tramite controlli efficaci e il recupero delle somme indebitamente corrisposte e, qualora venissero riscontrate delle irregolarità, mediante l’applicazione di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, a norma dei regolamenti (CE, Euratom) n. 2988/95, (Euratom, CE) n. 2185/96 e (CE) n. 1073/1999.

2.   Per le attività comunitarie finanziate nell’ambito della presente decisione la nozione di irregolarità di cui all’articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 comprende qualsiasi violazione di una disposizione del diritto comunitario o l’inadempimento di un obbligo contrattuale, derivante da un’azione o un’omissione di un operatore economico che abbia o possa avere come conseguenza un pregiudizio al bilancio generale dell’Unione europea o ai bilanci da questa gestiti, a causa di una spesa indebita.

3.   Gli accordi e i contratti derivanti dalla presente decisione contemplano la sorveglianza ed il controllo finanziario della Commissione, o di qualsiasi suo rappresentante autorizzato, nonché la revisione finanziaria della Corte dei conti, se del caso in loco.

Articolo 8

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Fatto a Strasburgo, addì 24 ottobre 2006.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

J. BORRELL FONTELLES

Per il Consiglio

La presidente

P. LEHTOMÄKI


(1)  GU C 110 del 9.5.2006, pag. 14.

(2)  Parere del Parlamento europeo del 17 maggio 2006 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 18 settembre 2006.

(3)  GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37. Direttiva modificata da ultimo dall’atto di adesione del 2003.

(4)  GU C 91 del 16.4.2003, pag. 7.

(5)  GU L 36 del 7.2.1987, pag. 31. Decisione modificata dal regolamento (CE) n. 807/2003 (GU L 122 del 16.5.2003, pag. 36).

(6)  GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(7)  GU L 357 del 31.12.2002, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE, Euratom) n. 1248/2006 (GU L 227 del 19.8.2006, pag. 3).

(8)  GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1.

(9)  GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.

(10)  GU L 136 del 31.5.1999, pag. 1.